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Approfondimento: i gestionali nell'era del Cloud

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Approfondimento: I gestionali nell'era del cloud Approfondimento: I gestionali nell'era del cloud Document Transcript

  • i gestionali nell’era del cloudViareggio novembre 2011 ernesto hofmann
  • i gestionali nell’era del cloud Il mondo dell’economia, e più in generale dell’intera società umana, sta oggiassistendo a un fenomeno sempre più diffuso, che è quello della cosiddettaconsumerizzazione dell’IT (Information Technology Consumerization), a causa del qualel’utilizzo dell’informatica nel mondo del lavoro viene sempre più influenzato dall’ uso deidispositivi informatici di cui gli individui dispongono personalmente e dalle abitudini daloro acquisite nella vita privata. Molti di questi dispositivi (in particolare telefoni cellulari e personal computer)sono spesso più potenti, più flessibili e più facili da usare di quelli di cui si dispone sulposto di lavoro. Due distinte linee evolutive di questo fenomeno sono in particolare assairilevanti: la crescente diffusione di dispositivi per la mobilità (smartphone e tablet) e lavertiginosa crescita delle cosiddette reti sociali, come Facebook, Twitter,… Queste due linee sembrano agire come le morse di una tenaglia che serra unarealtà IT anch’essa in evoluzione e in sinergia con le morse stesse: il gestionale e lapiattaforma IT. L’informatica aziendale, soprattutto negli ultimi anni, si è sviluppata come unorganismo intorno a una vera e propria colonna vertebrale. costituita da tutti queglialgoritmi software che consentono all’azienda di controllare il proprio metabolismo eche possono essere denominati sia business intelligence sia, più semplicemente,gestionale d’azienda. Quest’ultimo ha peraltro bisogno di una piattaforma hw/sw su cui vivere, equest’ultima negli anni si è evoluta dal tradizionale modello accentrato a uno piùdistribuito, di tipo client-server. L’avvento di Internet e l’evoluzione del software hannoconsentito di distribuire ancora di più il software, con il paradossale risultato di poterloriaccentrare altrove, persino al di fuori dell’infrastruttura fisica dell’azienda, per cosìdire in una nuovola: il cloud computing. Oggi le due morse della tenaglia (mobilità e reti sociali) e la dualità mente-braccio (gestionale-cloud computing) vengono non solo a coesistere e a coevolversi, masoprattutto a integrarsi e potenziarsi a vicenda. Questo paper si propone di esporre la natura e le prospettive, soprattutto dibusiness, di questo fascio di tecnologie in rapida e persino sorprendente evoluzione. 2
  • i gestionali nell’era del cloud L’odierna economia costringe i governi, i manager e i consumatori ad adottareun nuovo modo di pensare. La crisi finanziaria e l’attuale profonda recessione hannocausato un vero e proprio terremoto che ha ridisegnato il paesaggio dell’economia. Le famiglie, le banche e i governi dovranno profondamente rivedere i propribilanci e le proprie aspettative. Gli Stati più evoluti incontrano crescenti difficoltà causate dalla crescenteconcorrenza dei paesi emergenti, dalla crescente austerità fiscale, dal crescente livellodi disoccupazione (soprattutto giovanile), dalle crescenti restrizioni nel credito, daicrescenti costi delle infrastrutture pubbliche e dalla crescente aspettativa di vita. La pressione industriale esercitata dalla Cina si può riassumere, poi, inun’unica semplice osservazione. Il complesso industriale denominato Foxconn City,situato nel sud della Cina a Shenzen, occupa quasi quattro km quadrati, è pressochèautonomo da ogni punto di vista (centri medici, case, scuole) e dà lavoro a 400.000persone impegnate nella costruzione di prodotti elettronici su commissione diindustrie elettroniche come Apple, HP, Sony, Motorola, Nokia o Dell. Ma, parlando di un simile gigante industriale dell’elettronica, c’è anche daaggiungere che secondo una recente severa denuncia dellassociazione noprofitSacom, Students & Scholars Against Corporate Misbehaviour le condizioni deilavoratori a Foxconn restano molto critiche con una terribile serie di suicidi a catena. Queste poche iniziali osservazioni danno una prima idea di quale possa essereil reale impatto di un’economia globalizzata. Ormai le previsioni dei maggiori centri di osservazione economica indicanoche per almeno un quinquennio la crescita economica dei paesi occidentali saràdestinata a rallentare. C’è persino chi, come il governatore della Banca d’InghilterraMervyn King, arriva a ipotizzare che l’attuale crisi sia peggiore di quella del 1929. Ciononostante in uno scenario così critico per l’economia e per la società è inatto una vera e propria rivoluzione tecnologica che non potrà non avere un profondoimpatto sulla società stessa e quindi sulla sua economia. L’aspetto forse più significativo di questa rivoluzione tecnologica è che si staentrando in un’era post-PC nella quale nuovi dispositivi mobili, con elevata capacitàdi trasmissione ed elaborazione dei dati, consentono a miliardi di persone di interagiresempre più rapidamente e diffusamente. E’ intuibile come una simile visione turbi imprese quali Microsoft che, avendoper anni costruito la loro strategia industriale intorno al PC, preferiscono parlare diuna nuova era PC-plus nella quale comunque continueranno a vendersi centinaia dimilioni di PC ogni anno. Ma qual è la natura dell’attuale rivoluzione tecnologica?lo scenario tecnologico L’attuale scenario tecnologico è caratterizzato da un’enorme quantità diinformazioni in continuo movimento Secondo diverse stime ogni giorno almeno duemiliardi di persone accedono a Internet. Cosa fanno? Go-Globe.com ha recentemente (giugno 2011) cercato di rispondere a talequestito con un’infografica molto efficace, che riportiamo di seguito e che è apparsasu molteplici quotidiani, dal titolo :”60 Seconds - Things That Happen On Internet 3
  • i gestionali nell’era del cloudEvery Sixty Seconds”. Ogni 60 secondi vengono inviate 168 milioni di mail mentre i server diGoogle rispondono a quasi 700 mila interrogazioni. Nello stesso arco di tempo suYoutube vengono inseriti 600 nuovi video e 6600 fotografie vengono caricate suFlickr. Intanto su Facebook vengono aggiornati 695.000 status e su Twitter vengonocreati 320 nuovi account e generati 98.000 messaggi. Si può continuare osservando che vengono scaricate 13.000 applicazioni periPhone mentre sono in corso 370.000 minuti di chiamate Skype… e molto altroancora. Come si arrivati fin qui?l’evoluzione di Internet L’odierno scenario è il momentaneo (forse) punto di arrivo di un’evoluzione,quella di Internet, che dal 1990 a oggi, ossia circa in un ventennio, sembra già avereattraversato tre distinte fasi che qualcuno ha genericamente denominato: Web 1.0,Web 2.0 e infine Web 3.0. Intorno al 1996 erano presenti circa 250.000 siti Web ai quali milioni di utentipotevano accedere per ottenere informazioni, ma con poca capacità di interazioneattiva, cioè possibilità di mettere essi stessi dati in rete stabilmente. L’attività versoInternet era un’attività che riguardava sostanzialmente solo il singolo, ed era di fattoun’attività costituita essenzialmente di transazioni di varia natura. Un decennio dopo dalle transazioni si è passati ai contenuti. Gli utenti eranoormai in grado di contribuire in modo massiccio alla costruzione delle informazioniche avrebbero preso posto sul Web. I siti Web erano diventati quasi cento milioni, gliutenti erano ormai miliardi di persone che in un modo o in un altro contribuivano allacreazione di un’intelligenza collettiva. Ma la tecnologia si evolve tuttora. Siamo oggi sulla soglia di un’era nellaquale animali, alberi e persino oggetti inanimati potranno interagire via Internet. E, inun futuro abbastanza prossimo, qualunque entità abbia valore sarà interconnessa con 4
  • i gestionali nell’era del cloudqualche altra entità. C’è infatti un grande fenomeno tecnologico in atto: l’ubiquitàdei microprocessori basata su micro-chip dotati di micro-antenne e denominatitransponder ovvero tag RFID (Radio Frequency Identification). I tag in modoanalogo ai codici a barre, possono essere apposti o inseriti in oggetti per esseresuccessivamente letti o aggiornati da un sistema informativo senza intervento direttodi una persona. Con una simile tecnologia diventa persino possibile leggere e scrivereinformazioni attinenti non solo un singolo prodotto ma persino una singola unità diprodotto. Il campo delle possibili applicazioni è vastissimo, dalla movimentazione dimerci e prodotti al controllo del bestiame, dagli acquisti in un supermercato alcontrollo automatico di accessi,…Se limitiamo la nostra analisi ai soli problemi delladistribuzione e della logistica possiamo facilmente intuire quanti e quali siano iprocessi in grado di essere perfezionati o persino interamente ridisegnati. Possiamo immaginare una prima categoria di attività tipiche del mondo delladistribuzione: l’inventario delle merci, la loro ispezione,l’aggregazione/disaggregazione dei contenitori, l’ispezione del materiale. L’utilizzodella tecnologia RFID può essere esteso all’intera catena di distribuzione, nei suoidiversi momenti, dai nastri trasportatori alla logistica. In ogni momento diquest’estesa catena distributiva potranno e dovranno essere effettuati controlli che conl’RFID diventeranno sempre più automatizzati e correlati con un’intuibileottimizzazione dell’intero processo. Non solo. Nell’attuale fase di Internet sta emergendo un comportamentocollettivo indotto da nuove applicazioni software che prendono genericamente il nomedi reti sociali, quali Facebook, Twitter, friendfeed, Google+, LinkedIn,…  Le retisociali sono di fatto strutture relazionali tra individui e costituiscono una nuovaimportante forma sociale che definisce il contesto in cui si muovono quegli stessiattori. Come tali esse sono anche in grado di ridefinire il meccanismo di diffusione 5
  • i gestionali nell’era del clouddelle informazioni. Se finora il controllo dei media era per così dire istituzionalizzatoesso ora va in parte sotto il controllo dei produttori/consumatori stessi diinformazioni, soprattutto attraverso nuove tecnologie come i blog. I Web log (per contrazione blog) sono siti web, generalmente gestiti da unapersona o da un ente, in cui lautore (blogger) pubblica più o meno periodicamente,come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni, riflessioni,considerazioni ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materialeelettronico come immagini o video. La loro disponibilità sta crescendo vistosamente e diventa complementare aquella delle reti sociali nella modellazione di una società umana diversamenteinformata rispetto al passato. Ma il fenomeno delle reti sociali ha anche un grande impatto sull’evoluzionedi Internet da un altro punto di vista.il Web è morto, viva Internet Recentemente sono apparsi diversi articoli, anche su riviste come l’Economisto Wired, nei quali vengono esaminati anche i rischi a quali Internet potrebbe andareincontro nell’ambito di quella che lo stesso Economist definisce una“controrivoluzione virtuale”. Non è casuale che la più importante rivista americana di ICT, Wired, abbiaquasi provocatoriamente annunciato sulla copertina del numero di settembre 2010che: “ Il Web è morto. Lunga vita a Internet.” Secondo Wired nonostante la continuae rapida crescita di Internet, i browser (ossia i programmi che permettono divisualizzare i contenuti delle pagine dei siti Web) vengono proporzionalmente sempremeno utilizzati rispetto ad altre applicazioni che, pur utilizzando Internet, sonodirettamente accessibili. Quella che viene annunciata quindi non è la morte di Internet ma un certodeclino nell’utilizzo di quelle tecnologie (browser, motori di ricerca,..) che da quasidue decenni consentono a centinaia di milioni di utenti di esplorare il vasto oceano diinformazioni digitali memorizzate nei punti più remoti. Alcuni dei numeri che Wiredpropone sono certamente significativi. Nel 2001 i primi dieci siti Web (per numero divisite) fornivano il 31% delle pagine Web richieste, mentre nel 2010 gli stessi siti neforniscono ben il 75%. Alcuni di questi siti - come Facebook e iTunes – riguardanoperò applicazioni sostanzialmente alternative al Web perchè una volta che vi si accedaesse monopolizzano di fatto il tempo di connessione dell’utente. Secondo Chris Anderson, autore di uno degli articoli di Wired, la vera novitànel mondo di Internet è costituita dal fatto che il suo protocollo trasmissivo vieneormai utilizzato da piattaforme chiuse (o parzialmente chiuse) che utilizzanol’infrastruttura di reti Internet solo come mezzo per trasportare dati. Lo stesso Anderson già nel 1997 aveva scritto su Wired che la tecnologiapush, che permette di inviare i dati direttamente all’utente, senza obbligarequest’ultimo a cercarli lui stesso, avrebbe indebolito il ruolo del browser. E sembra,sempre secondo Anderson, che ciò stia già avvenendo: la strategia di distribuzione deimedia interattivi, per esempio, non sarà più basata solo sul linguaggio HTML. Occorre tuttavia riflettere con cautela su simili affermazioni, che verrannoesaminate più in dettaglio nel prosieguo di questo paper. Ma è fin da ora necessariosottolineare il fatto che il mondo di Internet è quanto mai complesso e costituito di 6
  • i gestionali nell’era del cloudmolteplici tecnologie che si intersecano, si sovrappongono, o si escludono in variomodo. Nello stesso numero di Wired viene proposto un interessante grafico di Cisco(una delle imprese leader nel networking) nel quale viene mostrata l’evoluzione dellerispettive proporzioni di traffico delle varie applicazioni che utilizzano il protocolloInternet. Nel grafico si può osservare come la frazione di traffico utilizzata dal Web sirapporti nel tempo rispetto ad altre applicazioni, soprattutto per la trasmissione divideo quali per esempio Torrent o eMule, che utilizzano tecniche peer-to-peer nellequali la rete non possiede nodi gerarchici ma solo nodi equivalenti (ossia peer) cheoperano sia come client sia come server verso altri nodi della rete stessa. Ciò che sembra apparire dalla figura è come nel corso degli ultimi anni iltraffico di rete dovuto all’accesso alle pagine Web sia costantemente diminuito, nonin valore assoluto ma in rapporto ad altre applicazioni (quali video o peer-to-peer) chepure utilizzano Internet come supporto trasmissivo. Ma non è sempre facile separare iltraffico generato dalle trasmissioni video da quello delle pagine Internet, quando inrealtà quei video sono parte integrante di quelle pagine, come per esempio i video diYouTube. Occorre quindi una certa cautela nella valutazione del grafico di Cisco. Inoltre occorre aggiungere che il grafico mostra solo le rispettive proporzionidi utilizzo della rete, mentre l’utilizzo complessivo della stessa è comunqueenormemente aumentato nel corso di un solo decennio (2000-2009), da circa 10terabyte al mese a circa un milione di terabyte al mese. Ciò per dire che il numerocomplessivo di pagine Web cui si accede cresce costantemente in modo quasiesponenziale, al di là del fatto che ci siano applicazioni su Internet ancora piùaggressive del Web. L’articolo di Anderson (“Us”) è affiancato, nelle stesse pagine di Wired, da unaltro articolo, scritto da Michael Wolff (“Them”), che si propone di osservare lostesso fenomeno, ossia “la morte del Web”, in modo speculare. I due articoli sono 7
  • i gestionali nell’era del cloudinfatti intitolati rispettivamente: Who’s to Blame: Us - Who’s to Blame: Them. Wolff sostiene che l’ evoluzione di Internet è stata finora condizionata daicosiddetti venture capitalist, ossia da quegli investitori che impegnano il loro denaroin tanti piccoli progetti, molto innovativi, nella speranza che qualcuno di essi abbiasuccesso. Ma negli ultimi anni lo scenario è mutato. Sono apparsi grandi investitoriche hanno utilizzato un modello strategico molto diverso: invece di finanziare varisocial network emergenti hanno preferito puntare, per esempio, solo su Facebook. El’Economist ha scritto recentemente che Facebook sembra ormai quasi unaimpresa/nazione abitata da quasi un miliardo di clienti/cittadini. Se si sta abbandonando la logica di un Web aperto e orizzontale ciò è dovuto,secondo Wolff, anche a quegli investitori che pensano quasi esclusivamente secondola logica verticale dei media tradizionali piuttosto che secondo quella piùcollettivistica delle tante applicazioni concorrenti. Si può osservare come Facebook abbia realizzato un servizio di posta interna,così come chat-line, giochi e applicazioni proprie. Google con News, Documents eReader ha anch’essa creato un proprio mondo virtuale. Infine Apple con le sue app,costruisce anch’essa un mondo applicativo chiuso, stabilendo chi vi chi possa entrare;anche se ora sembra che essa voglia rendere tale infrastruttura meno rigida, proprioper contrastare Google. Ma c’è anche un altro tema che esula dall’analisi di Wired e che peraltroindica un ulteriore aspetto dell’attuale evoluzione di Internet, che potrebbe avereeffetti molto rilevanti sul futuro non solo della società in generale ma soprattuttodell’economia. Questo aspetto è l’inarrestabile diffusione di nuovi dispositivielettronici grandi come, o poco più, del palmo di una mano che possono pienamenteinteragire con Internet. Sempre più persone si connettono a Internet con smartphone econ tablet di vari costruttori. E questo fenomeno si diffonderà con estrema rapiditàanche nei paesi emergenti.le tecnologie con il maggior impatto sul business entro il 2015 La Oxford Economics (un’impresa di consulenza nata da una joint venture trail Templeton College e la Oxford University) nel dicembre del 2010 ha intervistato363 “business executives” di nazioni diverse (19% US, 20% UK, 15% India, 14%Giappone e 8% ciascuno da Cina, Brasile, Messico e Australia) per avere unapopolazione il più possibile rappresentativa dell’intera economia globalizzata. Gli executive provenivano da settori finanziari (26%), dal manufacturing(19%), dall’IT-comunicazioni-entertainment (15%), dal retail-consumer (15%) e dallafarmaceutica-medicina (11%): erano quindi rappresentativi di pressochè ognisegmento dell’economia. Più della metà di loro lavorava per imprese che fatturavano più di 1 B$, il 25%tra 500 milioni e 1B$ e il resto per imprese con fatturati inferiori a 500 M$ annui.Tutti facevano parte dei più alti livelli manageriali delle loro imprese. Tra le diverse domande che erano state loro poste nell’ambito della ricercadella Oxford Economics spiccava una domanda sul futuro della tecnologia. Qualisarebbero state secondo loro le tecnologie che avrebbero avuto tra il 2010 e il 2015 ilmaggiore impatto sull’economia mondiale? Tenendo conto che erano possibili anche riposte multiple, ossia che potevanoessere elencate più tecnologie in ordine di importanza, è emerso che quasi il 60%degli intervistati ha posto le tecnologie per la mobilità al primo posto, seguite dalla 8
  • i gestionali nell’era del cloudbusiness intelligence e dal cloud computing, e infine dai social media. Tenendo conto dell’analisi di Oxford Economics abbiamo pensato dianalizzare, nell’ambito di questo paper, proprio l’evoluzione di queste quattrotecnologie che complessivamente sembrano indicare un comune obiettivo chequalcuno ha già denominato SoLoMo, ossia Social-Local-Mobile. In realtà, come si vedrà meglio più avanti, SoLoMo è sostanzialmente lapiattaforma sulla quale si potrà sviluppare un nuovo modello di business intelligenceon demand, ossia, per dirla in termini quanto mai semplificati, una nuova filosofia diinformatica gestionale che possa fare leva su tutte le innovazioni tecnologicherilevanti per offrire alle imprese, soprattutto medio-piccole, opportunità di businesstali da mantenerle competitive, e a costi contenuti, in uno scenario complesso comequello attuale. Esaminiamo allora le quattro tecnologie individuate da Oxford Economics.l’evoluzione delle tecnologie per la mobilità Come già accennato, si sta entrando in un’era industriale che molti giàdefiniscono post-PC. Questo non significa che i personal computer spariranno, masecondo molti osservatori (come Gartner, Forrester, l’Economist, IDC, e altri) laquantità di smartphone e tablet installati supererà quella dei personal computer(desktop e laptop): del resto il sorpasso è già avvenuto nell’autunno del 2011. Secondo Morgan Stanley nel 2020 ci saranno probabilmente oltre 10 miliardidi dispositivi mobili in circolazione. Tali dispositivi utilizzeranno combinazionidiversificate di applicazioni software: già nel solo 2011 quasi venti miliardi di questeverranno installate. La crescita di dispositivi mobili trainerà anche una grande 9
  • i gestionali nell’era del cloud 18crescita di dati digitali. Secondo Cisco nel 2015 oltre sei exabyte (ossia 6 x 10byte), equivalenti a un centinaio di miliardi di copie di una comune rivista italiana,verranno trasferite attraverso il Web ogni mese. In un mercato globalizzato, nel quale le imprese competono per individuarecontinuamente nuovi clienti, gli smartphone forniscono un nuovo potente strumentodi lavoro. Il solo mercato relativo al mobile-commerce nel 2015 viene valutato daABI Research a oltre 160 miliardi di dollari. Ma il dato forse più significativo è quello fornito dalla World Bank (report:Mobile Telephony 2009): 10 cellulari in più ogni cento persone nelle nazioni piùevolute si riflettono in una crescita del prodotto interno lordo dello 0.8%. Uno degli aspetti più curiosi dell’importanza del telefono cellulare comestrumento di marketing è che per molte persone il suo numero è ormai più stabile neltempo dell’indirizzo di casa. E’ quindi evidente che un crescente numero di persone opera ormainell’ambito di un mondo cosiddetto online. E nel futuro tale mondo sarà costituito daun’infrastruttura di telecomunicazioni assolutamente pervasiva, cioè in grado diraggiungere tutti, e con una capacità di trasmissione (bandwidth) persino più elevatadi quanto necessario. Secondo un recente studio di IDC ci sono attualmente più di un miliardo e 200milioni di utenti che accedono a Internet. 700 milioni possiedono un proprio PersonalComputer, mentre oltre due miliardi di persone possiedono un telefono cellulare. Nell’ambito di questa vasta popolazione ci sono almeno trecento milioni dipersone che lavorano per imprese di vario genere. Queste persone elaborano escambiano enormi quantità di informazioni, tanto da venir identificate, secondo unnuovo neologismo, come iWorker, ossia come operatori dell’informazione. Uno degli aspetti più significativi di questa nuova realtà del mondo del lavoroè che gli iWorker utilizzano in proprio, e molto spesso a casa, apparecchi elettroniciche vorrebbero poter riutilizzare nello stesso modo sul posto di lavoro. Essi infattiusano molteplici dispositivi che permettono di accedere a Internet per le più diverseattività personali, quali ricerca di informazioni, gestione di testi, e-commerce,networking sociale, fruizione di contenuti multimediali di vario genere quali musica efilmati, videogiochi,.. Nasce così una crescente pressione sui reparti ICT delle varie imprese affinchèle capacità di interazione con Internet, acquisite personalmente, possano essereintegrate proficuamente nell’attività di lavoro. E ciò che maggiormente colpisce è lavelocità con la quale questo fenomeno stia ormai dilagando, soprattutto a causa di unapopolazione di utenti molto giovani (tra 18 e 30 anni) che non prova alcuna timidezzanello sperimentare sempre nuove possibilità applicative. Inoltre si vanno anche differenziando i dispositivi elettronici che possonoessere utilizzati. Secondo lo stesso studio di IDC alla fine del 2009 erano oltre seimiliardi i dispositivi in grado di connettersi a Internet, e tra essi ci sono computer,printer, telefoni cellulari, smart-phone, camera-phone, MP3 player, dispositivi pervideogiochi, macchine fotografiche digitali, dispositivi di videosorveglianza, GPS divario tipo, dispositivi elettronici per la medicina, lettori RFID e barcode, slot machine,e molto altro ancora. Di fatto già quattro dispositivi su cinque non sono computer veri e propri,mentre oltre la metà può essere considerata elettronica di consumo. Quest’ultima nelcorso dei prossimi tre anni crescerà sul mercato mondiale molto più rapidamente deicomputer, raddoppiando praticamente i propri volumi. Gestire un simile fenomeno, così complesso, così rapido e così dirompente, 10
  • i gestionali nell’era del cloudnon è più prerogativa delle sole grandi imprese, ma sta diventando un’esigenza diquasi ogni impresa in qualunque parte del mondo. Sapersi adattare a questa realtà èquindi essenziale per poter mantenere il proprio livello di competitività rispetto aglialtri. Basti pensare alla disinvoltura con la quale milioni di giovani in tutto il mondosono ormai in grado di interagire tra di loro o, nell’ambito delle loro professioni, condatori di lavoro, clienti e altri operatori; passando disinvoltamente dalle email aimessaggi sms, dalle conferenze su Web alle applicazioni sociali, come Facebook oTwitter, per scambiare qualsivoglia tipo di informazione e nei formati piùdiversi, daltesto alla foto e al video. Il numero e la varietà delle interazioni nell’ambito di questa popolazione stacrescendo rapidamente. E anche se non tutti i dispositivi dell’elettronica di consumoentreranno a far parte del mondo del lavoro molti di essi ne verranno certamente afare parte. E tra questi un ruolo fondamentale avranno certamente i dispositivi chefavoriscono la mobilità pur mantenendo l’accesso a Internet. Occorre allora distinguere gli aspetti hw da quelli sw, ossia i dispositivielettronici veri e propri dalle applicazioni utilizzate. In termini di rapidità di crescitanel breve periodo la parte del leone sembra ormai chiaro che la debbano fare glismartphone per l’hw e le applicazioni sociali per il sw. Secondo IDC nel corso dei prossimi tre anni entrambe queste due tecnologieraddoppieranno la loro presenza sul mercato. Ma nell’ambito di una simile evoluzioneappaiono anche difficoltà e rischi tutt’altro che irrilevanti: sicurezza, affidabilità,disponibilità, privacy,.. I dati aziendali possono essere trasferiti sui nuovi dispositivi elettronici? Qualè la politica aziendale? Cosa accade se il dispositivo (come del resto il PC) vieneperduto, per esempio in treno o su di un taxi, e contiene dati sensibili per l’impresa?Viceversa l’ iWorker può memorizzare sugli archivi aziendali informazioni personali? 11
  • i gestionali nell’era del cloud In che misura può essere realizzato il nuovo mescolamento di attività(personali-aziendali) sui nuovi dispositivi di elettronica di consumo, quali soprattuttogli smartphone? In che misura dovrà crescere la capacità di memorizzazione di datimultimediali e di gestione delle applicazioni sociali da parte delle imprese? E’intuibile che tali sfide devono essere trasformate in opportunità affinchè le impresepossano far leva su quello che resta il loro asset principale, ossia le persone;soprattutto se queste persone sono giovani e quindi naturalmente innovative. Non c’ètecnologia tanto innovativa quanto lo sono la giovinezza e la freschezza di idee, esoprattutto la volontà di non adeguarsi rigidamente a schemi e modelli preesistenti: eciò in ogni attività umana.l’evoluzione della “business intelligence” Le imprese sono oggi letteralmente sommerse di dati riguardanti i loro clienti,i loro concorrenti e più in generale l’intero scenario economico. Molti dei dati sono frammentati, anche perché provengono da fonti differenti ein formati diversi, e per di più vengono spesso conservati in archivi elettronicidifformi. Già raccogliere i dati non è sempre semplice così com’è difficile strutturarli inuna forma che consenta di comprendere cosa accade per poter poi prenderetempestive decisioni: è questo forse il compito più complesso ancorchè importante diun’impresa. I dati raccolti devono quindi essere opportunamente elaborati per supportareadeguatamente le decisioni di chi occupa ruoli direzionali nel comprendere 12
  • i gestionali nell’era del cloudlandamento delle prestazioni aziendali, per creare stime previsionali, per ipotizzarescenari futuri e opportune strategie di risposta. E’ anche intuibile che gli stessi dati possono essere analizzati a differentilivelli di dettaglio in ogni funzione aziendale, quali il marketing, il commerciale, lafinanza, la produzione, il personale o alter ancora. Il cosiddetto “gestionale” è quindi la vera colonna vertebrale di un’impresa edè funzionale a ottenere il conseguimento degli obiettivi stabiliti in sede dipianficazione. E’ ancora intuibile come attraverso la misurazione di appositi indicatorisi possano individuare eventuali scostamenti tra gli obiettivi pianificati e i risultaticonseguiti. Non solo questo. Attraverso un moderno gestionale è anche possibilecontrollare la cosiddetta “customer retention”, ossia il grado di soddisfazione e difedeltà della clientela, elemento fondamentale per la continuità di successo diun’impresa. Riassumendo, si può dire che la trasformazioni dei dati in conoscenza, che è indefinitiva l’obiettivo della business intelligence, deve consentire ai consumatori diriconoscere un marchio o un prodotto tra i tanti altri (branding awareness), devemigliorare il servizio fornito ai consumatori (customer service) e deve infine serviread “arruolare” ulteriori clienti (customer prospect engagement). E ciò deve poter essere fatto partendo da qualsivoglia applicazione suqualsivoglia server disponibile, per qualsivoglia tipo di dato. Per riuscire in una simile dinamica di business, nella quale la velocità dimarketing è il parametro chiave, le imprese devono poter operare in tempo reale. Ciò vuol dire che le informazioni, ovunque esse nascano, devono poter essererapidamente trasformate in decisioni. Dal punto di vista della pura tecnologia si pensapersino di abbandonare i tradizionali database su memorie periferiche per disporre idati in memorie RAM a più elevata velocità di accesso e di elaborazione. Ma questo è solo un primo passo. 13
  • i gestionali nell’era del cloud Sempre più spesso infatti i responsabili delle imprese hanno bisogno dimodelli di business e di analisi predittive accurate Nell’analisi condotta da Oxford Economics emerge che più della metà deimanager intervistati ritiene che la business intellgnce sia ormai una tecnologia chiaveper il successo delle loro imprese, sopattutto perché consente un’efficace presa didecisioni.verso la business intelligence on-demand Nell’attuale contesto economico le imprese, e soprattutto quelle medio-piccole, devono poter disporre di un’infrastruttura IT che consenta loro di fruire dellabusiness intelligence a costi possibilmente contenuti. A fronte di budget decrescenti edi una crescente concorrenza di un mercato globale le imprese hanno bisogno distrumenti software più potenti di quelli tradizionali, e ciò a costi minori. Sembrerebbe un’equazione insolubile. Ma la tecnologia, come si vedrà megliopiù avanti parlando del nuovo modello IT denominato cloud computing, dovrebbepermettere di fuire di soluzioni di business intelligence, per così dire, a consumo: inun modo non del tutto diverso da quello con il quale si fruisce della corrente elettrica. In tal modo le imprese potrebbero pagare i servizi di business intelligence dicui fruiscono secondo le loro necessità, sia che siano mensili, settimanali o anchegiornaliere. In effetti nell’economia globale anche una piccola impresa potrebbe trovarsidi fronte a un improvviso ed esplosivo carico di loro creato da clienti distribuiti suscala planetaria. Una soluzione flessibile di business intelligence permette alle imprese dientrare in nuovi mercati senza per questo dover aumentare significativamente le 14
  • i gestionali nell’era del cloudproprie spese in IT. Inoltre molti analisti di mercato stimano che gli specialisti ITdelle imprese impegnino quasi il 70% del loro tempo nel manutenere i sistemi e soloil 30% per creare nuove strumenti gestionali: sarebbe quindi appropriato ridurre perquanto possibile tali costi di mantenimento alienando, ove possibile, partidell’infrastruttura IT aziendale. Inoltre un utilizzo flessibile dell’infrasstruttura IT può consentire di saggiare acosti contenuti nuovi modelli di analisi dei dati per verificarne la validità edeventualmente deciderne l’adozione. Ciò non richiede necessariamente l’acquisto diuna infrastruttura hw-sw adeguata poiché il fornitore di quest’ultima è generalmenteampiamente sovradimensionato rispetto alle esigenze informatiche di un suo singoloutente, così come un’azienda elettrica lo è rispetto ai suoi utenti, piccoli o grandi chesiano.l’ evoluzione dei modelli IT A questo punto può essere utile una breve sintesi dell’evoluzione applicativa,soprattutto per intuire come questa possa ulteriormente svilupparsi. Durante l’epoca d’oro dei mainframe il fornitore attuava quella che può esseredefinita come un’integrazione verticale. In sostanza il provider (che poteva essereIBM, Honeywell, Univac, Hitachi,…) forniva all’utente tutti gli elementi della pilainformatica in una complessiva soluzione informatica di sua costruzione. Negli stessi anni nasceva anche un primo modello di informatica distribuita.In questo modello un dispositivo remoto (terminale non intelligente) era in grado dicolloquiare, per mezzo di campi prefissati sul proprio schermo e di comandi la cuisintassi era rigida, con un’applicazione attiva sul computer centrale. Questa prima fase dell’elaborazione distribuita era molto rigida e l’intelligenzadelle operazioni era concentrata in un solo punto. Il colloquio con il terminale dovevaavvenire secondo una sintassi prestabilita in fase di progettazione dell’applicazione. Nella prima parte degli anni ’80 nasceva, con il Personal Computer, unanuova grande fase dell’evoluzione applicativa. Quest’ultimo infatti, essendo dotato dimicroprocessore e di sistema operativo, poteva anche ospitare programmi eseguibili, adifferenza di un terminale non intelligente. La logica di business, che nella prima faseera centralizzata, poteva ora essere suddivisa in due parti che risiedevanorispettivamente sul PC (client) e sul computer centrale (server). Nascevano così nuove possibilità di articolare gli stessi processi d’impresa. Alclient potevano essere conferite maggiori autonomia e responsabilità e al tempostesso l’intera applicazione poteva essere migliorata. Molte attività potevano essereimmediatamente risolte sul client per poi comunicare al server il risultato, con unevidente miglioramento dei tempi di risposta e del carico di linea trasmissiva. Con l’apparizione del client/server, molti provider si specializzavano nelfornire specifici elementi della pila. Da un’integrazione verticale si è così passati auna sostanziale distribuzione orizzontale. Imprese come Oracle o Microsoft si sono concentrate sulla parte applicativedell’infrastruttura mentre altre imprese, come IBM o Sun Microsystems, si sonoproposte per la fornita dell’hardware e del relativo sistema operativo, e altre ancora,come Intel o AMD, si sono specializzate nella costruzione della logica di base(essenzialmente i microprocessori), pur se ci sono state diverse escursioni dei varicostruttori anche in altri elementi della pila 15
  • i gestionali nell’era del cloud Con l’avvento di Internet e del client universale (ossia di un PC in grado diconnettersi ad applicazioni diverse di imprese differenti) si è poi affermataun’ulteriore architettura (la SOA: service oriented architecture) con la quale lamodularizzazione del software applicativo si traduce in una sua dinamicadistribuibilità sul Web. A questo punto, e siamo nel primo decennio del ventunesimo secolo, ilfenomeno della crescente distribuzione del software sembra subire un’inversione ditendenza. La stessa rete (Internet) che aveva permesso di distribuire il software puòessere utilizzata per riaccentrare il software applicativo su serventi remoti, lasciandoall’utente che opera su di un microcomputer solo l’attività di interazione locale. Questo modello di informatica, che potrebbe sembrare simile al client/server, èin realtà molto diverso perchè non è il singolo utente che demanda a un serventeremoto gran parte delle proprie attività applicative ma può essere un’intera azienda,anche grande a richiedere a serventi remoti l’esecuzione delle proprie applicazioni. Per questo nuovo modello di informatica, sostanzialmente accentrato sul Web(che di solito viene rappresentato graficamente come una nuvola) viene utilizzata unnuova denominazione: “cloud computing”. Ora nell’ambito del cloud computing il fornitore (provider) è in grado difornire un servizio completo pur non costruendo egli necessariamente i vari elementidella pila, ma potendoli anche solo aggregare ottenendoli da costruttori differenti. Quello che però sembra importante per l’utente (che può essere un’interaimpresa) è una fruizione dell’intera infrastruttura nascondendone le intimecomplessità. 16
  • i gestionali nell’era del clouduna tassonomia del cloud computing Per riassumere quanto è stato detto finora si può tentare di fare una distinzioneabbastanza semplificata tra client/server e cloud computing. Nell’universo dell’ Information Technology esistevano sostanzialmente duetipi di applicazioni: accentrate (standalone) e client/server. Accentrato vuol dire che l’interfaccia utente, la logica di business, l’archiviodei dati (il database) e tutte le ulteriori risorse sono racchiuse in unico sito. Client/server significa invece che esiste una certa suddivisione tra i predetticomponenti su computer dislocati in posti diversi e con caratteristiche generalmentemolto diverse per disponibilità di risorse (capacità di calcolo, memoria, …). L’utentedi solito “vede” la propria applicazione localmente (client) mentre gran parte dellalogica e dei dati risiede in un sito remoto (server). Una tipica applicazioneclient/server è Facebook, che viene utilizzata dall’utente finale per il tramite di unapiccola (thin) applicazione locale (essenzialmente il browser del suo microcomputer)che colloquia con un insieme di serventi remoti. Cos’è allora il cloud computing? Potremmo dire che è un’astrazione dellatradizionale soluzione accentrata. Astrarre vuol dire sostituire un insieme di oggetticon un concetto, più generale, che descrive gli oggetti in base a proprietà a lorocomuni: in questo caso vuol dire che un’azienda invece di installare in proprio uncerto numero di serventi (che occorre anche alimenatre elettricamente e gestireoperativamente) si rivolge a un’impresa specializzata nel gestire (con i propriserventi) le soluzioni applicative di altre imprese. In un certo senso il cloud computing è anche un’astrazione del modelloclient/server perché deve comunque mantenere un’interfaccia con l’utente finale. Il punto è che un’impresa può creare al proprio interno una soluzioneclient/server distribuendo il software applicativo ma mantenendo i propri serventi,mentre nel modello cloud computing l’impresa esternalizza (outsources) le attivitàsvolte prima dai propri serventi, e quindi la propria logica di business. Ciò è stato reso possibile, sia in termini di costi che di prestazioni,dall’evoluzione della tecnologia sia hardware sia software. Da questo punto di vista il cloud computing è un’ulteriore forma divirtualizzazione delle risorse informatiche che riguarda l’intero sistema informativo diun’impresa. La denominazione cloud computing potrebbe apparire alquanto vaga eassumere significati diversi in contesti differenti eppure essa si viene precisandosempre meglio. Si possono ormai identificare tre diversi modelli di fondamentali di cloudcomputing, come sinteticamente mostrato nella figura che segue: - PaaS (Platform as a Service) – dal cosiddetto provider (fornitore dei servizi cloud) viene offerta una piattaforma applicativa software che può essere costituita di diversi servizi, programmi, librerie, etc. - SaaS (Software as a Service) – il provider fornisce sostanzialmente tutto, ossia l’utente si limita ad avere solo un’interfaccia d’uso. La tecnologia SaaS è in un certo senso l’evoluzione di un modello già proposto alcuni anni fa ma forse troppo presto rispetto alla tecnologia disponibile, ossia il cosiddetto ASP (Application service provider). 17
  • i gestionali nell’era del cloud - HaaS (Hardware as a Service) – in questo caso il provider fornisce l’utilizzo di risorse hardware in remoto. Potrebbe ricordare un altro modello di informatica di cui si era parlato alcuni anni fa, il G r i d Computing; ma mentre quel modello era statico nel senso che le risorse informatiche venivano assegnate indipendentemente dal loro utilizzo, ora con l’ HaaS le risorse vengono utilizzate su richiesta o domanda al momento in cui un utente ne abbia effettivamente necessità. Il cloud computing fornisce allutente (che come abbiamo detto può essereun’impresa) le risorse come se queste ultime fossero implementate da sistemi (servero periferiche personali) "standard". Limplementazione effettiva delle risorse non èdefinita in modo dettagliato; anzi lidea è proprio che limplementazione sia uninsieme eterogeneo e distribuito – the cloud, in inglese nuvola – di risorse le cuicaratteristiche non sono note allutilizzatore. Per comprendere meglio il cloud computing, e le sue attuali tipologie, puòessere peraltro utile una più precisa tassonomia, mostrata nella figura successiva, nellaquale vengono presi in esame i diversi elementi che costituiscono la complessivainfrastruttura informatica. Quest’ultima può essere immaginata come una pila che dal basso verso l’altocomprende i servizi di rete, le memorie periferiche, i serventi, le tecnologie divirtualizzazione, il sistema operativo, il cosiddetto middleware (ossia la gestione delletransazioni, dei database,..), il runtime ossia il momento in cui un programma vieneeseguito (in contrapposizione ad altre fasi del ciclo di vita del software), i dati, leapplicazioni software nelle rispettive librerie. E’ intuibile che, data la grande flessibilità dell’attuale tecnologia informatica,esiste la concreta possibilità di assegnare una parte della pila all’utente (cheovviamente può essere anche un’intera impresa) e una parte al provider. Dipendentemente da dove viene attuata la suddivisione nascono tre diversitipi di cloud computing ( HaaS, PaaS, ed SaaS) cui si è fatto riferimento. Nella figura che segue tale suddivisione viene mostrata graficamente edall’immagine si può facilmente intuire che la tendenza sembra essere quella di unagestione sempre più completa di tutte le risorse informatiche da parte dei provider diservizi cloud computing. In modo molto sintetico, ma efficace, Wikipedia sintetizza l’architettura delmodello cloud computing come articolata su tre livelli: • Il Fornitore di servizi (Service Provider) che offre servizi (server virtuali, storage, applicazioni complete) generalmente secondo un modello "pay-per- use"; • Il Cliente amministratore che sceglie e configura i servizi offerti dal fornitore, offrendo un valore aggiunto (servizi collaterali, applicazioni software, consulenza, ecc..); • Il Cliente finale che utilizza i servizi opportunamente configurati dal cliente amministratore. Larchitettura stessa contempla la disponibilità di uno o più server reali,fisicamente situati presso il centro informatico del fornitore del provider. Questi sitipossono essere molto grandi e composti di molteplici server, tanto che è ormai di usocommune la denominazione server farm (fattoria di serventi). Il provider deve ovviamente fornire le interfacce d’utilizzo dei servizi che 18
  • i gestionali nell’era del cloudoffre. Il cliente amministratore si serve di esse per individuare per individuare ilservizio richiesto e per amministrarlo (configurarlo, attivarlo, disattivarlo). Il cliente finale, infine, si avvale dei servizi che il cliente amministratore gli hamesso a disposizione. Si può così cominciare a comprendere come l’intima natura del cloudcomputing sia quella di fornire i servizi informatici in modo non del tutto dissimile daquello secondo il quale viene erogata la corrente elettrica. In un certo senso la tecnologia informatica verrebbe per così dire nascostaall’utente, in modo non molto diverso da quello con il quale oggi vengono nascostediverse tecnologie, (il motore dell’automobile, la sorgente della corrente elettrica,…)per consentirgli di operare come si dice ”a misura d’uomo”. In questa evoluzione, dall’IT delle origini a quella attuale, si è assistito anche aun progressivo riposizionamento tecnico-commerciale delle varie imprese diinformatica, come sinteticamente mostrato nella figura che segue.pro e contro del cloud computing Il modello cloud computing è in questo momento oggetto di valutazioni anchedifformi, Se c’è chi ne vede grandi potenzialità, soprattutto per gli utenti, c’è anchechi è critico nei confronti del modello stesso. Affidare i propri dati esclusivamente a server disposti in rete può essereestremamente rischioso per la privacy del proprietario dei dati stessi, perchè questiultimi potrebbero, almeno in linea di principio, diventare accessibili anche ad altri,pur se con tecniche molto sofisticate. 19
  • i gestionali nell’era del cloud Forse occorrerebbe qualcosa di simile, in termini legislativi, a quanto si stafacendo per i diritti d’autore, per i quali finalmente si sta modificando unaregolamentazione ormai obsoleta. C’è poi da aggiungere che, demandando a un fornitore di servizi esterno lagestione e l’ elaborazione dei propri dati, un’impresa si espone a potenziali rischi nelmalaugurato caso che i servizi in un qualsiasi momento non siano disponibili. Un simile eventuale malfunzionamento, per di più, potrebbe danneggiarecontemporaneamente un gran numero di utenti poichè nel caso di un’impresa,soprattutto se di dimensioni medio-grandi, c’è sempre un’elevata frazione di utentiattiva. I servizi di cloud computing devono quindi utilizzare architetture ridondanti eopportunamente progettate al fine di evidare potenziali fermi di sistema. E’ necessario tra l’altro poter disporre di una connessione Internet ad altavelocità, sia in download sia in upload, e tenere presente che anche un’interruzione diservizi da parte del proprio Internet Service Provider (ISP) potrebbe bloccare leattività. Infine occorre considerare che non è facile trasferire i dati da un gruppo diserver a un altro, nel caso si decida di sostituire il fornitore dei servizi di cloudcomputing; difficoltà che ovviamente aumentano al crescere delle dimensionidell’impresa e quindi dei suoi archivi elettronici. Ma ci sono anche aspetti molto positivi e attraenti nel modello cloudcomputing, tali probabilmente da più che bilanciare gli eventuali rischi. In sostanza ci si può servire di un’infrastruttura IT di cui si ha bisogno epagare solo per l’effettivo tempo di utilizzo, ossia per il "consumo", in maniera nondel tutto dissimile da quanto si fa con la fornitura di corrente elettrica, di gas, o diacqua. Nella figura appena proposta si possono individuare gli aspetti più significatividi questa soluzione informatica “a consumo”. 20
  • i gestionali nell’era del cloud Procedendo da sinistra, lungo l’asse del tempo, si può notare che gliinvestimenti inziali per l’infrastruttura informatica di un’impresa possono esserefortemente ridotti. Si procede quindi a una valutazione di quale sia il carico di lavoro effettivo.Questo è un punto particolarmente importante poichè le imprese dimensionano lapropria infrastruttura sul picco del carico di lavoro. Una banca, per esempio, devetenere conto il massimo delle transazioni avviene probabilmente a centro giornata,mentre di notte vengono effettuati gli aggiornamenti degli archivi e le relativequadrature. Nel caso del cloud computing si tiene conto di quale sia il carico di lavoroattuale, riducendo quindi il cosiddetto “oversupply”. Ma in caso di ulteriori richiestedi risorse informatiche (cicli di computer o memoria) l’infrastruttura del fornitore (cheè evidentemente sovradimensionata rispetto alle esigenze di quella particolareimpresa) può esaudire le richieste stesse senza far incorrere l’impresa in alcunasituazione di “undersupply”. Ovviamente l’allocazione delle ultriori risorse comporterà una tariffa diversa,come avviene con la corrente elettrica. Ma è anche vero che le risorse IT rese disponibili a quell’impresa vengonodinamicamente diminuite in caso di ridotto carico di lavoro. Riassumendo. si può quindi dire che in termini di economia il cloudcomputing rappresenta una significativa evoluzione dell’ IT verso un modello diutilizzo non diverso da quello dei servizi publici (public utilities), quali l’elettricità, ilgas, l’acqua, i trasporti,..che vengono pagati a consumo. Sarà compito di altri disegnare l’infrastruttura complessiva, effettuare gliinvestimenti necessari e gestire il tutto. Questo naturalmente, come nel caso delle utilities, non esclude affatto lapossibilità di continuare a usufruire di risorse personali come l’auto privata, l’aereoprivato, il computer privato,… che a a loro volta dovranno comunque inserirrsi in piùampie infrastrutture di trasporto, siano essi persone, merci o informazioni,opportunamente regolamentate.l’evoluzione dei social media Un’altra importante conseguenza provocata dalla diffusione di Internet è lacreazione per mezzo di opportune applicazioni software di molteplici social network(ovvero reti di relazioni sociali), che vengono a costituirsi tra individui per stabilirecontatti in ambiti differenti, come professioni, amicizie, relazioni sentimentali,… Nell’ambito di queste reti si possono creare profili individuali, stabilire liste dicontatti, inserire informazioni personali quali fotografie, e scorrere i contatti stessi. Lecaratteristiche della specifica rete ne determinano l’utilità per le persone che ne fannoparte. Attualmente alcune di queste reti sociali, come Facebook, Myspace, Twitter,Linkedln, stanno crescendo vertiginosamente, tanto che il numero di contattigiornalieri su Facebook sembra abbia persino superato quelli di Google. Da molti decenni sono stati condotti diversi studi sulla natura delle reti socialiin generale, per comprendere la psicologia delle persone che ne fanno parte, le loroabitudini, i vantaggi, i pericoli, i limiti,… Si è anche cercato di capire come retisociali diverse possano interagire. Le reti sociali sono ormai una realtà così concretada richiamare anche l’attenzione del mondo del business in quanto le imprese possono 21
  • i gestionali nell’era del cloudutilizzarle sia per la gestione del proprio personale sia per quella dei clienti, potenzialio acquisiti. Ci sono certamente aspetti negativi, tra cui soprattutto l’enfasi verso ilprotagonismo di chi vuol far parte di un rete sociale. Su Facebook ci sono persone cheelencano fino a 500 amici, quando l’ormai classica analisi di Robin Dunbar (tra iprimati la dimensione del gruppo sociale è limitata dallestensione della neocorteccia)limita a 150 il numero di persone con le quali un individuo può in realtà interagirenormalmente. Un numero che l’antropologia indica come tipico di un villaggio e chesembra persino legato alla capacità mentale di riconoscimento dei diversi membri diun gruppo. Anche nei social network c’è stata una progressiva evoluzione, dai primitentativi intorno all’anno duemila fino alla loro attuale enorme diffusione. Una prima generazione di social network, come Copains d’avant e Classmates,permetteva agli utenti di utilizzare soltanto liste di amici. Erano sostanzialmente listepiatte che indicavano le scuole e le classi che erano state frequentate. Copains d’avant, per esempio, creata nel 2001, permette agli iscritti diritrovare gratuitamente i loro vecchi compagni di scuola così come le attuali attivitàprofessionali di questi ultimi. La sua diffusione in Francia aveva portato questa rete a essere la piùfrequentata, fin quando nel 2010 è stata superata da Facebook. Una seconda generazione di reti sociali, della quale fanno parte siti comeLinkedIn, Viadeo, Xing, ha cercato di ampliare il numero dei possibili contatti, dagliamici agli amici degli amici, secondo la teoria dei sei gradi di separazione per la qualequalunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso unacatena di conoscenze con non più di 5 intermediari. Infine una terza generazione di reti sociali è costituita da tecnologie qualiMyspace, Facebook, Bebo. Queste sono le prime vere e proprie reti sociali, e 22
  • i gestionali nell’era del cloudl’enorme successo di Facebook, che si avvia ad avere un miliardo di iscritti, ne è unlampante esempio. La loro tecnologia è decisamente più evoluta e permetteconnessioni multidimensionali e reali conversazioni tra utenti, in piena conformitàcon la teoria dei grafi. Al di là di questi aspetti tecnologici occorre però porre attenzione allepossibilità di business che le più evolute reti sociali offrono oggi alle imprese. Se fino a un certo tempo fa la ricerca di un qualsivoglia prodotto da acquistareiniziava con una serie di richieste a un motore di ricerca molti, soprattutto giovani,tendono oggi a rivolgersi piuttosto alla rete dei loro amici, per es. via Facebook: “C’èqualcuno che ha comprato il telefono cellulare xxx? Che ne pensa? Dove miconsigliate di comprarlo?..”, e così via. Questa stessa persona potrebbe essere registrata anche presso gruppi diacquisto collettivo on line, e dello shopping localizzato, in grado di offrire sconti. Inbreve tempo oltre alle eventuali risposte di qualcuno della sua cinquantina di amicil’impresa di acquisto collettivo invia una serie di offerte a tutti e cinquanta gli amicidel gruppo sociale. Naturalmente simili strategie possono differenziarsi e proporsi al mercato inmodi sempre più originali. Da indagini recentemente effettuate si è constatato che le reti sociali sonoormai entrate a far parte della vita di imprese medie, grandi e piccole, perchè leimprese stesse sono consce delle opportunità che tali reti possono offrire nel rapportocon clienti attuali e potenziali. Le reti sociali possono diventare una preziosa risorsa per conoscere preferenzee opinioni relative all’impresa e ai suoi prodotti/servizi. Ormai sembra che la maggiorparte delle imprese esaminate nelle varie indagini conoscitive sia orientata a dedicareparte delle proprie risorse proprio alla comunicazione attraverso le reti sociali, tra cuisoprattutto Facebook, ma anche piattaforme di microblogging quali Twitter. Sembra che ci sia una crescente consapevolezza nelle imprese sul ruolo chetali reti potrebbero svolgere per ottimizzare la comunicazione con il mercato e permigliorare l’immagine d’impresa. Ma tale strategia è ancora in gran parte in fase sperimentale perchè, purcomprendendone le potenzialità, non si sa ancora bene come metterla pienamente afrutto. Ci sono infatti anche dei fattori di rischio, soprattutto per l’immagined’impresa, se la presenza sulle varie reti sociali non viene progettata adeguatamente.le reti sociali come strumento di business Nonostante la loro impetuosa crescita le reti sociali sono ancora argomento didibattito e di perplessità per molte imprese. Dall’analisi condotta da OxfordEconomics, cui più volte abbiamo fatto riferimento in questo paper, emerge che perun terzo dei partecipanti l’utilizzo delle reti sociali come strumento di marketing è giàparte integrante della strategia delle loro imprese. Ciononostante un quinto di loroafferma di non usarle affatto, mentre un terzo le considera irrilevanti per il business. Le ragioni di tale scetticismo riguardano soprattutto il livello di controllo chel’impresa può esercitare sulle reti social utilizzate e l’effettivo ritorno di investimento(ROI) che potrebbe discendere dal loro utilizzo. 23
  • i gestionali nell’era del cloud Le maggiori difficoltà nascono nell’interpretazione dei dati statistici che le retisociali sono in grado di fornire. Ormai esistono molteplici tecnologie in grado difornire tali statistiche, e queste informazioni sono accessibili a strumenti di businessintelligence per creare grafici, tabelle o quant’altro sia necessario a un manager peravere una visione sintetica di un eventuale andamento di mercato. Ma in pratica come possono essere create tali informazioni? Devono esserepresentate come un numero in una tabella? E’ possibile filtrare i dati per parolachiave, e in tal caso quali parole scegliere? E’ intuibile che occorre un adeguato livello di standardizzazione di similitecnologie in modo tale che esse presentino almeno una comune struttura. I termini,come la fraseologia da utilizzare, devono far parte di un comune glossario affinchèpersone diverse di cultura e mentalità diversa possano interpretare le informazioni inmaniera omogenea. E tali informazioni devono essere contestualizzate con altre informazionirelative al business. Integrare le reti sociali con la business intelligence può effettivamentediventare una strategia vincente per moltissime imprese purchè essa venga attuatacorrettamente e non in modo occasionale, frammentario o dispersivo. Per quanto riguarda il mercato italiano può essere utile ricordare alcuni numeriche indicano quanto sia esteso anche in Italia l’utilizzo di Internet. Gli utenti più attivisono soprattutto adulti tra i 35 e i 54 anni, che costituiscono poco meno del 50% degliutenti attivi giornalmente. La loro presenza su Internet dura mediamente un’ora emezza, durante la quale consultano circa 150 pagine. Nella fascia 25-53 anni gliutenti sono circa il 20 % e, durante la stessa durata di tempo ossia un’ora e mezza,sono più vivaci consultando un pò meno di 200 pagine. 24
  • i gestionali nell’era del cloud Se questi, più o meno, sono i numeri si può ben immaginare come ilpromuovere un brand all’interno dei social media possa essere certamente utile. Ma,detto in termini molto semplici, occorre saperci fare. Ciò vuol dire che chi viene preposto ad attivare simili canali di marketing,nell’ambito di un’impresa, deve avere buone relazioni sociali, deve saper inserireopportunamente messaggi e notizie, deve soprattutto comprendere le idee di chi hacreato il marchio (brand) stesso. Occorre quindi un adeguato livello non solo tecnicoma anche culturale: occorrono cioè nuove figure professionali. E forse proprio per questo molti consulenti di reti sociali stanno creandoun’opportuna documentazione che possa favorire la crescita di queste nuove figureprofessionali. Potremmo citare a mò d’esempio Social Media Marketing: An Hour a Dayossia un robusto compendio di informazioni, che non solo spiega in dettaglio lecaratteristiche delle reti sociali, ma soprattutto indica il modo migliore con il qualeinserzionisti, sviluppatori, editori, imprenditori possono costruire un potentestrumento commerciale con le reti sociali.gestionale + cloud + mobilità + social media : quale ROI ? La maggior parte delle imprese che implementano la business intelligencesono in grado di verificare abbastanza presto dei sostanziali ritorni di investimento(ROI) e pertanto possono credere che risultati simili siano da attendersi attraverso unopportuno utilizzo delle reti sociali attraverso metodologie ancora di tipo businessintelligence. Non c’è dubbio che attraverso le reti sociali possono arrivare informazioniestramente utili, ma resta il fatto che non è facile quantificare come e cosa controllaree quindi quali benefici ottenere in termini quantitativi. Non è facile integrare una tecnologia come il CRM con una come Twitter ocome Facebook. Allora quali informazioni dovrebbero essere rilevanti e quali potrebbero essereignorate fin da subito? Ogni giorno ci sono almeno cento milioni di blog attivi, quasilo stesso numero di tweets e un numero quasi incalcolabile di aggiornamenti sullepagine di Facebook. Come districarsi in un simile groviglio? Il consiglio che molti consulenti danno attuamente è quello di utilizzare toolpiù o meno standard come Radian6, Alterian, ScoutLabs, Social Mention, BrandsEye, Trendrr,… e altri ancora. Ma secondo chi scrive resta ancora determinante il poter disporre dicompetenze in loco che possano suggerire, attraverso un’acquisita nuovaprofessionalità, azioni più mirate e più attinenti la specifica impresa, soprattutto semedio-piccola. E in linea di principio possono essere anche formulate delle linee guidagenerali, tenendo sempre conto che i risultati devono essere quantificati. 25
  • i gestionali nell’era del cloud Se l’obiettivo dell’impresa è quello di ottenere la notorietà o l’immagine dellamarca, ovvero del marchio (brand awareness), è necessario, per dirla in termini moltosemplici, poter ottenere l’effettiva quota di conoscenza della marchio stesso sulmercato. Ciò vuol dire in ultima analisi dividere il numero di volte che il marchio èapparso sui siti controllati diviso per il totale delle volte nelle quali sono apparsi altrimarchi di prodotti simili. La valutazione della notorietà di un marchio è unametodologia non semplice perché occorre saper individuare i caratteri differenzialinei confronti della concorrenza e i caratteri identificativi del marchio stesso. Se invece l’obiettivo è quello di individuare potenziali clienti, esisteun’opportuna metrica denominata “audience engagement”, ossia la “cattura dellapartecipazione”. Catturare la partecipazione è il vero obiettivo di ogni impresa e di ognimarchio che si presenti su di una rete sociale. In termini ancora una volta moltosemplificati possiamo dire che si può misurare tale partecipazione dividendo ilnumero di trackbacks (ossia messaggi di avvenuta notifica) + il numero di commentidiviso per il numero totale di visite sul sito. In realtà non ci sono ancora standard ben definiti per valutare talepartecipazione e molto dipende da come essa viene definita. Infine se l’obiettivo è quello di migliorare il servizio ai clienti è intuibile che sitratta di controllare i loro commenti e rispondere per tempo. Ma tutta la disciplina è in forte evoluzione e molto dipende dalla creatività edall’intuito di chi sceglie dati e metriche per quantificare l’andamento della propriaimpresa sul mercato. 26
  • i gestionali nell’era del cloudConclusioni Cerchiamo di riassumere tutto quanto detto finora e cerchiamo anche diproporre alcune considerazioni conclusive. I fenomeni tecnologici più rilevanti che sono emersi da questa analisi sonorispettivamente: - i volumi riguardanti la tecnologia mobile (smartphone e tablet) hanno recentemente superato quelli relativi ai personal computer (desktop e laptotp) - un numero rapidamente crescente di persone si sta inserendo nelle reti sociali - il cloud computing si sta affermando come il modello IT di riferimento - la business intelligence si evolve per integrarsi sia con le tecnologie di mobilità sia con il cloud computing (BI on demand) Le imprese devono assolutamente tenere conto del fatto che sia i lorocollaboratori sia i loro clienti disporranno quanto prima, e in numero crescente, dismartphone e/o tablet. Simili dispositivi, perennemente collegati, diventeranno quindiparte integrante della loro vita. Ciò vuol dire che tutte queste persone finiranno con l’utilizzare costantementetecnologie attinenti la mobilità, dovunque esse si trovino. L’utilizzo degli smartphoneavviene ormai prevalentemente (60%) per applicazioni che fino a pochi anni fa eranoimpensabili: mail, giochi, applicazioni di vario genere, mappe, GPS e reti sociali. In un tipico paese tecnologicamente molto evoluto, come il Giappone, l’85%delle pagine Internet viene esaminato da dispositivi mobili, e solo il 15% da desktop. Nei prossimi cinque anni ci si può aspettare che i dati relativi al traffico, la 27
  • i gestionali nell’era del cloudcondivisione di file, la ricerca di informazioni quali che esse siano, la ricerca econdivisione di video, le applicazioni “voice on IP”. cresceranno di oltre 25 volte. Per questo scenario è nata una nuova denominazione, SoLoMo, che sta a indicareappunto la somma di socialità, località e mobilità, che sono le caratteristiche piùsalienti nell’utilizzo dell’attuale tecnologia informatica. Qualunque sia l’attività di un’impresa non c’è dubbio che nell’arco dei prossimicinque anni essa verrà profondamente influenzata dal modello SoLoMo. Bisogna quindi cominciare a pensare di trarre il miglior partito dall’inevitabile. Una prima scelta è proprio quella di far sì che le attività giornaliere di gestione edi marketing nell’ambito di un’impresa divengano più reattive al flusso quasiistantaneo e imprevedibile delle informazioni che provengono dal mercato. Un piano economico innovativo deve essere oggi pensato secondo una metricache individui alcuni indicatori chiave da tenere costantemente sotto controllo. Tra essici devono essere sia una metrica operativa (con quale velocità prodotti e servizivengono messi sul mercato) sia una metrica di mercato (qualità, rapporti con i clienti,ordini sbagliati, non rispetto dei costi…). Sembra tutto molto ovvio, ma il punto è che queste attività devono avvenirepressochè in tempo reale, mentre al tempo stesso occcore tenere conto del fatto checollaboratori e clienti si stanno personalmente abituando a una simile mentalità nellaloro vita privata nella quale utilizzano dispositivi e applicazioni sempre più interattivi,flessibili e pressochè a misura d’uomo. Il suggerimento è quindi quello di disegnare la messa in opera(implementation) del piano aziendale tenendo ben presente che la metrica di businesscosì come la metrica operativa devono poter essere visibili in forma gradevole sia susmartphone sia su tablet, e non solo su PC o in report stampati: e le informazionivanno costantemente aggiornate. Nei dispositivi mobili occorrerebbe poi saper inserire strumenti (tool) analiticie persino video di processi particolarmente significativi. Poiché ormai fornitori, imprese, partner e clienti vivono nella stessa realtàtecnologica si può veramente pensare a una loro più stretta collaborazione. Prodotti eservizi potrebbero finalmente essere realizzati e distribuiti “on demand”, con unbeneficio generale in termini sia di produzione sia di consumo. Sembra quindi che la tecnologia sia ora in grado, almeno nei paesi più evoluti,di creare un ambiente economico nel quale il cosiddetto footprint ecologico, ossial’indicatore dell’impatto che la popolazione esercita su di una certa area attraverso ipropri consumi, rispetti una reale sostenibilità dell’intero ecosistema umano. Come aveva detto Seneca a Lucilio: Il fato guida chi vuole lasciarsi guidare etrascina chi non vuole. Probabilmente sarà così anche con questa nuova ondatecnologica. 28
  • i gestionali nell’era del cloud BibliografiaR. Dunbar How many Friends Does One Person Need? Dunbars Number and Other Evolutionary Quirks Faber and Faber 2010B. Halligan, et al. Inbound Marketing: Get Found Using Google, Social Media, and Blogs (The New Rules of Social Media) Wiley 2009D.Evans, S. Bratton Social Media Marketing: An Hour a Day Sybex; 1st edition (October 13, 2008)A.Oram, G. Wilson Making Software: What Really Works, and Why We Believe It OReilly Media; 1 edition (October 20, 2010)C. Zhen-Wei Qiang   Mobile Telephony: A Transformational Tool for Growth and Development http://ebookbrowse.com/christine-zhen-wei-qiang-world-bank-mobile- telephony-a-transformational-tool-for-growth-and-development-pdf- d69762264J. Zittrain The Future of the Internet--And How to Stop It Yale University Press 2009- Corrriere della Sera iPad city, sempre amara per gli operai http://www.corriere.it/esteri/11_maggio_09/cina-ipad-suicidi- perasso_a3029496-7a37-11e0-a5b9-91021abd11c5.shtml- IDC A Consumer Revolution In The Enterprise, www.unisys.com/unisys/ri/report/detail.jsp?id=1120000970003910071- IDC IT Consumers Transform the Enterprise: Are You Ready http://www.ca.com/~/media/Files/whitepapers/signature-research-idc- whitepaper-final.pdfOxford Economics Digital Megatrends 2015 http://www.oxfordeconomics.com/FREE/PDFS/DIGITALMEGA.PDF- The Economist Special Report: Personal Technology http://www.economist.com/node/21531109 29
  • i gestionali nell’era del cloud- The Economist A special report on social networking: A world of connections www.economist.com/specialreports/displayStory.cfm?story_id=15351002- The Economist A special report on managing information: Data, data everywhere www.economist.com/specialreports/displayStory.cfm?story_id=15557443- The Economist The web’s new walls http://www.economist.com/node/16943579?story_id=16943579- Wired The Web Is Dead. Long Live the Internet http://www.wired.com/magazine/2010/08/ff_webrip/DreamGrowSocialMedia Your Source of Social Media Marketing Information http://www.dreamgrow.com/ 30