#assembleapd la relazione di Bersani (6 ottobre 2012)

  • 219 views
Uploaded on

"Siamo oggi sotto gli occhi del mondo, la serietà e il rigore delle nostre decisioni daranno un segno rilevante delle prospettive dell’Italia e non solo del PD". Testo integrale della relazione di …

"Siamo oggi sotto gli occhi del mondo, la serietà e il rigore delle nostre decisioni daranno un segno rilevante delle prospettive dell’Italia e non solo del PD". Testo integrale della relazione di Pier Luigi Bersani di apertura dei lavori dell’Assemblea Nazionale del PD. Sintesi, video e la replica di Bersani a chiusura del dibattito disponibili sul sito del PD http://www.partitodemocratico.it/doc/244305/il-coraggio-ci-fa-bene.htm

More in: News & Politics
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Be the first to comment
    Be the first to like this
No Downloads

Views

Total Views
219
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
0

Actions

Shares
Downloads
1
Comments
0
Likes
0

Embeds 0

No embeds

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
    No notes for slide

Transcript

  • 1. Assemblea nazionale del Pd Roma 6 ottobre 2012 Relazione del segretario Pier Luigi BersaniPrima di tutto, vorrei cominciare con una bella notizia: il segretario generale dell’Onu, Ban KiMoon, ha scritto poche ore fa al Consiglio di sicurezza così: sono lieto di informarvi della miaintenzione di nominare Romano Prodi come mio inviato speciale per il Sahel. E’ una grandesoddisfazione per noi. Tanti auguri di buon lavoro in una situazione certamente difficilissima.Care democratici e cari democratici, cari membri dell’Assemblea nazionale, questa volta non avreteda me una relazione organica e omnicomprensiva. Sarò breve. Pronuncerò solo qualcheconsiderazione introduttiva alla discussione e alle nostre decisioni, senza riprendere temi politici eprogrammatici che ho già esposto di fronte a voi recentemente. In particolare, vorrei rimandareall’occasione della festa nazionale di Reggio Emilia, che tra l’altro, lo ricordo, si è svolta aconclusione di una stagione di oltre duemila feste, che hanno confermato sia il volto popolare delnostro partito, sia la passione civile e politica di migliaia di volontari e di militanti ai qualidobbiamo corrispondere come gruppo dirigente. Non dobbiamo scandalizzare: dobbiamocorrispondere.Starò ai punti essenziali. Primo punto e qui mi metto nello spirito delle cose che diceva anche lapresidente Rosy Bindi: sono certo che da questa assemblea e da ciascuno dei suoi partecipanti saràcolta la crucialità e direi anche la solennità di questo momento. Io non amo l’enfasi, come si ècapito in questi anni. Quindi, quel che dico adesso lo dico sul serio: noi siamo oggi, più di quelloche possiamo pensare, non solo sotto gli occhi dell’Italia, ma sotto gli occhi di una larga schiera diosservatori politici, economici, diplomatici dell’Europa e del mondo. Affido a ciascuno di noi lapiena consapevolezza di questo dato. La compostezza, la serietà e il rigore delle nostre decisionidaranno un segno non irrilevante delle possibili prospettive dell’Italia, non del Pd, dell’Italia,perché ci stanno guardando per l’Italia.Consideriamo infatti la situazione essenziale e con un linguaggio di verità. Primo: consideriamo ildrammatico distacco tra cittadini e politica, secondo me peggiore rispetto al 1992. Secondo:consideriamo la situazione economica e sociale. Siamo in mezzo alla crisi più grave, più lunga e piùincerta che si sia vista in Italia e in Europa dal dopoguerra. Terzo: consideriamo le tendenze giàoperanti e i rischi di frantumazione e di balcanizzazione del sistema politico, la crisi scompostadella destra, l’insorgere di nuovi e antichi populismi, ma anche di più e oltre: una voglia e genericae potente di rifiuto, di semplice e radicale rifiuto che corre nel Paese.Chiunque abbia a mente tutto questo non può non concludere che senza il Pd non c’è alcunapossibilità di mettere ordine nelle prospettive del Paese. Nessuna possibilità. Non c’è possibilità disuscitare le forze vitali, che pure ci sono in Italia, chiamandole ad una riscossa. Al contrario, c’è ilrischio evidente che il Paese si metta davanti ad una palude o forse anche ad una avventura.Noi sappiamo bene, non siamo ingenui, che in Italia, in Europa e anche oltre, c’è chi può pensareche un Paese stremato, indebolito e portato all’impasse possa essere comandato o comprato perpoco. Lo sappiamo bene. Ripeto: non siamo ingenui. Ma c’è anche chi, pur non avendo certamentein testa queste intenzioni, non comprende la fase attuale. Qualche volta l’incomprensione riguarda 00187 Roma  Via Sant’Andrea delle Fratte, 16  Tel. 06/695321
  • 2. anche il nostro stesso grande campo dei democratici, dei progressisti. La nostra discussione nondeve peccare di leggerezza, non deve ignorare che in questi mesi possiamo essere a un tornantestorico per la vita del Paese. E quindi di qualsiasi cosa noi si discuta, deve percepirsi l’ancoraggio aiproblemi, alle ansie del Paese e la preoccupazione di lavorare per una prospettiva positiva perl’Italia. L’ho detto altre volte: guai se ci facessimo sorprendere lontani dal punto principale dellaquestione, che è l’Italia, gli italiani, il cammino che abbiamo davanti, direi che è la bussola per ilfuturo degli italiani. Il punto è proprio questo: la bussola per il futuro degli italiani. E’ di questo chesi deve parlare, è di questo che dovranno sentirci parlare.Ribadiamo dunque in questa occasione, davanti all’Italia e al mondo, e avendo di fronte mesicruciali e decisivi, chi siamo e che cosa vogliamo. Noi siamo un partito riformista, capace digarantire la decisione politica e di governo a partire da culture plurali. Noi siamo l’unica forzapolitica che ha radici incontestabili e di assoluta coerenza nella fedeltà all’ideale europeo, con laforza dei fatti e non solo con le parole. Noi garantiamo la piena affidabilità sull’asse fondamentaledella nostra politica europeistica e porremo questa affidabilità come condizione ineludibile edesigibile per qualsiasi alleanza di governo.Ho detto e ripeto che noi consideriamo la credibilità e il rigore che Monti ha mostrato al mondocome un punto di non ritorno. Ai dubbiosi, sinceri o strumentali che siano, rispondiamo che non c’èbisogno di spiegare a noi il valore davanti al mondo di questa esperienza di governo e di questapersonalità: noi abbiamo voluto Monti e lo abbiamo voluto al prezzo di una nostra rinuncia. Noi lostiamo sostenendo in condizioni difficili, spesso fronteggiando noi i problemi acuti della società ecaricandoci di responsabilità non nostre. Certo non da soli. Ma noi prima di ogni altro abbiamomandato a casa Berlusconi e aperto la strada al governo Monti. Quindi noi non abbiamo bisogno diricevere istruzioni su questo punto, né per l’oggi, né per il domani. Noi prenderemo il meglio diquesta esperienza e ne garantiremo lo sviluppo, ma nel pieno recupero di una fisiologia democraticae politica.Una fisiologia democratica e politica è un diritto per l’Italia come per ogni altro Paese, ma perl’Italia è anche un dovere, se vogliamo presentare al mondo un Paese che esce da un eccezionalismoperennemente instabile. E noi vogliamo che questo diritto e questo dovere non vengano contraddettida una legge elettorale che, pur nel giusto superamento della Calderoli, tuttavia oscuri i temi dellagovernabilità e della trasparenza del rapporto con gli elettori. Su questo stiamo lavorando.Secondo punto che vogliamo chiarire. Noi sappiamo da dove si deve partire per rimettere in moto ilPaese. Noi partiremo dalla riforma delle istituzioni e della politica, dal rinnovamento morale, dallariscossa civica, dai diritti illuminati dall’articolo 3 della nostra Costituzione. Noi partiremo da lì peril cambiamento. La nostra parola sarà il cambiamento. E sappiamo anche come fare: moralità,sobrietà, legalità, regole, uno strumento operante davvero per rivedere in modo organico la secondaparte della Costituzione, legge sui partiti, costi della politica, norme anticorruzione (quelle cheresteranno da fare, dal falso in bilancio all’antiriciclaggio, e così via), diritti fondamentali, parità digenere, giustizia per i cittadini, trasparenza e regole di mercato, liberalizzazioni.Insomma, noi non vogliamo meno riforme di quelle viste fin qui: noi ne vogliamo di più e di piùpertinenti, e fuori dai condizionamenti di una destra che ha corroso negli anni legalità e civismo eche ancora oggi tiene il piede sul freno. Quindi sia chiaro che, disturbando anche noi stessi se sarànecessario, noi alzeremo la bandiera di un rinnovamento morale del Paese.Terzo punto, la questione economica e sociale. Una parola in più sono costretto a dirla per unmotivo molto semplice. Io ritengo, e spero naturalmente di sbagliarmi, che noi non arriveremo alle 00187 Roma  Via Sant’Andrea delle Fratte, 16  Tel. 06/695321
  • 3. elezioni senza sviluppi ulteriori nella dinamica della crisi. Leggo in quello che sta avvenendo sulpiano economico e sociale un’urgenza di cui francamente mi sembra che non ci sia consapevolezzanella discussione pubblica. Le cose così non vanno, e non possiamo chiudere gli occhi. E’ tempo diaprire gli occhi in Europa e in Italia. Non rifarò qui la storia di questi anni di crisi, non prenderò dinuovo spunto dalle analisi che più volte abbiamo fatto. Sto all’oggi, all’urgenza. Se guardiamo iPaesi sotto condizionalità formali da alcuni anni, e cioè Irlanda, Grecia e Portogallo, più la Spagna,che le condizionalità se le è dovute dare da sé, il risultato in sintesi è il seguente: tutti questi paesihanno avuto una drammatica riduzione della ricchezza prodotta, per alcuni paragonabile a unperiodo bellico; tutti hanno visto aumentare il debito pubblico anziché ottenerne una riduzione; tuttihanno visto la disoccupazione galoppare; nel frattempo la dinamica dell’intera area euro si puòsintetizzare così: c’è chi va in recessione, c’è chi va in stagnazione, c’è chi va in rallentamento. Lafreccia indica per tutti una direzione sola. Chi è più sul fronte viaggia al ritmo di due manovreall’anno. E il distacco tra i cittadini e la democrazia si fa sempre più drammatico.L’Italia è pienamente e drammaticamente dentro questa tendenza, perché la recessione è più fortedelle previsioni. Finiremo purtroppo oltre il 2,4 stimato. Le previsioni di finanza pubblicapeggiorano. Il Sud si allontana ancora di più, basta leggere il rapporto Svimez per rendersene conto,mentre l’Italia si allontana ancora di più dall’Eurozona. Noi dal 2007 abbiamo perso 7 puntipercentuali di Prodotto interno lordo e 20 punti percentuali di produzione industriale.Prendere questa enorme questione solo dal lato degli spread è insufficiente e perfino illusorio. C’èpoco da fare. La speranza fatalistica in una ripresa nel 2013, purtroppo – dobbiamo essere sinceri –non ha pezze d’appoggio. Quindi bisogna agire. La situazione non consentirà di attendere con lemani in mano le elezioni tedesche. Non so in quali condizioni ci arriverà mezza Europaall’appuntamento elettorale tedesco. Allora diciamo almeno con forza quale deve essere per noil’agenda europea e di conseguenza l’agenda italiana. Di questo si deve parlare, non dell’agendaMonti o dell’agenda Bersani: ci vuole una correzione dell’agenda europea e quindi di quellaitaliana.Bisogna dire con chiarezza qual è la piattaforma, che può solo essere questa. Primo: subito,rapidamente, l’unione fiscale, con l’autorizzazione europea sulla presentazione delle leggi dibilancio e sanzioni automatiche per chi viola gli impegni. Lo so che è una cosa durissima, ma vafatta se è la condizione per poi fare le altre cose, che sono: un po’ di respiro per le politiche dibilancio, la golden rule per dare un po’ di investimenti e di lavoro; la tassa sulle transazionifinanziarie, che non è uno sfizio de L’Unità, come sostengono alcuni commentatori: ci sono Paesiche la vogliono, a cominciare dalla Francia e dalla Germania; eurobond e project bond per leinfrastrutture e le innovazioni; l’unione bancaria e una regolazione finanziaria ampia ed effettiva; ilcoordinamento delle politiche di tassazione e un’offensiva contro i paradisi fiscali, perché laricchezza scappa e la povertà resta; infine standard retributivi, oltretutto già previsti, e cioè muoverei salari per chi recupera produttività, per attivare la domanda. Sotto tutto questo vi deve essereovviamente la predisposizione di un percorso per una nuova democrazia europea che lanci dal 2014una fase costituente, nuovi trattati su iniziativa dei Paesi dell’eurozona. E’ in questa logica chepossono essere attivati in modo efficace e coerente anche strumenti per la mutualizzazione e lagestione del debito.Il Pd chiede che questa sia l’agenda europea dei democratici e dei progressisti, chiede che questa sial’agenda europea dell’Italia e che nessuno si rassegni all’inerzia di un avvitamento che è in corso trarecessione, squilibri della finanza pubblica e crisi democratica.Detto questo, vi segnalo che nelle settimane e nei mesi che ci aspettano avremo altri esiti socialidella recessione che è in corso e saremo anche di fronte a nuove misure che arriveranno. 00187 Roma  Via Sant’Andrea delle Fratte, 16  Tel. 06/695321
  • 4. Raccomando dunque a me stesso e a tutti voi di non perdere il contatto con il disagio, non lasciarlonella solitudine, anche quando le risposte non le abbiamo. E, in questo contesto, fatemi mandare daqui un saluto a Claudio De Vicenti, il sottosegretario che l’altro giorno, a mezzanotte, in unariunione con la Thyssen, in mezzo alle trecento crisi aziendali, è stato preso da un pre-infarto: non èdiventato infarto perché trattandosi di Thyssen c’era il nostro sindaco di Terni che è un medico, uncardiologo, e se ne è accorto. Non voglio essere macabro, ma se quella sera si discuteva il caso diPiombino, forse non sarebbe andata allo stesso modo, dato che lì abbiamo un ottimo sindaco, cheperò non è un cardiologo. Noi mandiamo dunque a De Vincenti un saluto affettuoso e cogliamo dinuovo l’occasione per chiedere al governo - l’ho già detto una decina di volte, perché solo chi nonha fatto questo mestiere può non sapere quale sia il peso da sopportare - di organizzare per favoreuna task force per affrontare con i sindacati, con gli imprenditori, l’enormità del numero delle crisiaziendali che stanno arrivando e che non possono essere caricate solo su due o tre persone. Non sopiù come bisogna dirla questa cosa.Naturalmente raccomando a tutti noi, oltre che di stare vicino alle sofferenze, di dare una mano aalle vitalità che ci sono, a coloro che stanno inventando qualcosa, a chi vuole investire, a chi vuoledare lavoro: tra amministratori e politica, bisogna incoraggiarli e semplificargli la vita.Infine non posso dimenticare che il Parlamento e il governo hanno ancora qualche mese di lavoro.Quindi lasciatemi sottolineare alcuni punti. Primo, la legge anticorruzione. Dopo le misure che ilgoverno ha preso nei giorni scorsi e che vanno nella direzione giusta di evitare il degrado della vitapolitica e amministrativa, non si possono lasciare in sospeso norme così rilevanti e che meriterannoin futuro anche delle estensioni, perché ce ne sono sicuramente da aggiungere. Questa legge vaapprovata. Ricordo che il governo ha messo fin qui oltre 40 fiducie, per cose anche minori.Secondo, la legge elettorale. Adesso si sta discutendo di nuovo, come al solito nell’incertezza dellaposizione del Pdl. Ribadisco qui che noi siamo flessibili, che siamo pronti a trovare un’intesa e arispondere al messaggio giusto del presidente della Repubblica. I paletti che mettiamo non sono pernoi. Non vogliamo che sia impedita la governabilità, perché di questo si tratta; vogliamo i colleginon le preferenze, questa è la nostra opzione; vogliamo la parità di genere, di cui nessuno parla; evogliamo che non si possano fare dei gruppi tipo Scilipoti dalla sera alla mattina. Sono quattro cosedi civilizzazione, non sono per il Pd. Ultima puntualizzazione, la legge di stabilità in arrivo. Sobenissimo - l’ho detto prima - quale sia la situazione. E so benissimo che in nome di questasituazione e in nome delle bombe a orologeria che Berlusconi e Tremonti hanno lasciato lì dadisinnescare, saremo di nuovo di fronte a scelte complicate. Dico dunque due cose. Se a causa dellarecessione o anche a seguito di qualche buco rilevante nelle riforme che sono state fatte la rispostasociale andasse troppo sotto soglia, invito il governo a mettere il riflettore su alcune situazioni cherischiano di superare il limite della sostenibilità. Questo è un paese civile. Secondo, i serviziuniversalistici, pur nelle ristrettezze, devono essere trattati con grande cura, grande precisione,grande attenzione, non in modo generico. E fatemelo dire: non si può ogni sei mesi dare una bottaalla scuola. Basta. Gli ultimi anni sono stati fatti interventi in modo scomposto. Cerchiamo di avereil tempo di riflettere, di avere una ripartenza ragionata. Cerchiamo di non accendere altre micce inuna situazione già molto complicata.Arrivo al punto finale. Cari amici e compagni, abbiamo dichiarato davanti all’Italia che vogliamoprenderci la responsabilità di governare, che vogliamo farlo mettendo in campo largamente nuoveenergie che ci sono e che abbiamo, che vogliamo farlo organizzando un centrosinistra di governo e 00187 Roma  Via Sant’Andrea delle Fratte, 16  Tel. 06/695321
  • 5. rivolgendo un appello largo a forze moderate, europeiste, saldamente costituzionali, disposte acontrastare in Europa e in Italia una destra regressiva e possibili derive populiste.Abbiamo detto questo e lo ribadiamo. Ma governare non sarà facile. Chi vende ricette facili, osuggestioni da uomini soli al comando, vende fumo. Non si potrà governare senza popolo, non saràpossibile: è inutile mettersi in marcia, se non si comprende questo. E quindi se non ci sarà unminimo di recupero di vicinanza e di fiducia tra la politica e i cittadini, se la politica celebreràsemplicemente i suoi riti dentro un fortino, non ci sarà speranza alcuna di poter guidare il Paesefuori dalla crisi. Insomma, se la politica non si prende qualche rischio, la fiducia non tornerà.Questa è la sostanza. Credo che chi non comprende questo dato di fondo sottovaluta gravemente lasituazione.La fiducia invece può riprendere. Le forze ci sono. Uscire dalla crisi si può. Cambiare si può, maassieme, mettendoci partecipazione, trasparenza, sincerità, un po’ di coraggio: il coraggio di arrivarealla governabilità attraverso la partecipazione consapevole. Questa è la strada. E questo è il sensodelle nostre primarie di coalizione; un senso che viene compreso già adesso. Lasciate stare quel chespesso si legge. Questa mattina ho letto che stiamo in una crisi di nervi, in una crisi isterica.Lasciate stare queste cose. Guardate al fondo dell’opinione pubblica. Nel marasma della politica,nel fango che investe tutto, noi comunque leghiamo il nome e l’iniziativa del Pd ad una occasionedi partecipazione, di mobilitazione, di scelta, di apertura. Abbiamo segni evidenti che tutto ciò vienecompreso, lo vediamo nelle rilevazioni che facciamo e nelle relazioni con forze economiche, socialie del civismo che abbiamo avuto anche in queste settimane.Questa nostra scelta non ci farà male, come qualcuno teme: ci farà bene, sempre che noi si siacapaci di guidare noi stessi, di dimostrare che siamo un grande collettivo che discute, ma che decidee che funziona. Ci farà bene, a fronte di una destra che cerca strategie di sopravvivenza chiusa in unpalazzo. Ci farà bene a fronte di tentativi di costruire soggetti politici in laboratorio, soggettid’occasione ora che arrivano le elezioni e dove si fa vedere chi non s’era mai visto. Ci farà bene afronte di populismi che parlano a nome dei cittadini senza incontrali mai. Mettiamoci dunque forza,convinzione, fiducia in questo percorso.E’ in questa stessa logica di apertura, e perché la logica di apertura non appaia contraddetta, che hochiesto prima alla Direzione e oggi nell’Assemblea di sospendere la norma statutaria che prevede ilsegretario del Pd come unico candidato alle primarie di coalizione, superando anche le onestepreoccupazioni di tanti, che sono pure qui. Non è che non ho ascoltato le loro argomentazioni. Ma èuna buona cosa per l’Italia e per noi. Io ne sono convinto.L’unica preoccupazione che ho è che questo gesto importante che vi chiedo oggi, che questo rischioche segnala appunto una politica che vuole anche rischiare con sincerità, non venga svilito da noistessi. Lasciatemi dire una cosa personale. In tre anni non l’ho mai fatto. Dico una cosa a titolopersonale e non desidero che entri nel dibattito. Sono stato veramente ferito dal leggere che qui sicambierebbero le regole in corso d’opera per chiudere e per bloccare. Questo no. C’è un limite atutto. Sia chiaro che l’unica regola esistente che si cambia in corso d’opera è la regola statutaria cheprevede come unico candidato il segretario, ed è un cambiamento di apertura. Detto questo, chiedoa tutti voi e a ciascuno di voi di accogliere questa proposta.L’assemblea deciderà oggi anche il mandato a discutere con Sel e Psi l’organizzazione delleprimarie, la loro convocazione. Anche qui, nelle cose che decideremo e nella nostra discussione,ricordiamoci che l’organizzazione delle primarie non è solo affar nostro. Chiedo quindi che siariconosciuto quel tanto di rispetto che dobbiamo alla discussione con le altre forze politiche. 00187 Roma  Via Sant’Andrea delle Fratte, 16  Tel. 06/695321
  • 6. Per quel che ci riguarda come Pd, come segretario segnalo l’impegno che dobbiamo mettere nelrealizzare ciò che abbiamo già deciso parecchio tempo fa. Magari chi non frequenta la Direzionepuò non saperlo, ma noi nel giugno del 2011, dopo drammatiche evenienze a proposito di primarielocali delle quali portiamo ancora un segno profondo, facemmo una Direzione con cui voti che poifurono confermati in diversi momenti successivi. Si decise cioè di rendere effettivi strumenti che inteoria c’erano da sempre, dagli albori delle primarie, come il famoso albo, ma mai veramenteattivati sul piano organizzativo, perché impossibili da attuare nel quadro organizzativo che abbiamovisto fin qui. Molto semplicemente, questo è il punto.Allora o facciamo chiacchiere o facciamo fatti. E se facciamo fatti e decidiamo che un albo civuole, allora occorre trovare soluzioni organizzative che lo rendano pensabile, possibile. Dobbiamodunque fare un passo in avanti ma non per chiudere la partecipazione, per mettere trasparenza,serietà nello strumento, per metterlo in sicurezza per il futuro, perché è prezioso. Dobbiamoguardare quali sono le migliori esperienze mondiali e produrre finalmente la possibilità di unarelazione non occasionale con un numero enorme di elettori del Centrosinistra. Elettori vecchi eanche nuovi, perché certamente un elettore del Centrodestra può cambiare idea, ma se partecipa alleprimarie ce lo viene a dire. Tutto qua. E se gli diamo 21 giorni di tempo invece che un giorno solo,gli diamo più agio.Io insomma sto al principio. Poi l’Assemblea sceglie. E il principio è questo: chi partecipa ricevesovranità e può decidere. In cambio si prende una responsabilità, si dichiara, si registra in modoordinato. E noi non dobbiamo avere paura della parola regole. La parola regole è una bella parola.Io ho proposto qualche riflessione, ho offerto qualche indicazione. L’assemblea deciderà secondo leregole della nostra comunità, che meritano il rispetto di tutti. Poi la coalizione deciderà con la nostrapresenza attiva, con il contributo che qui sarà indicato. Auguro buon lavoro all’Assemblea ecerchiamo tutti, prima ancora delle nostre vicende personali, di avere a cuore il Partito democraticoche - credetemi- è l’unica speranza per il nostro Paese. 00187 Roma  Via Sant’Andrea delle Fratte, 16  Tel. 06/695321