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La Cultura della Sufficienza
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La Cultura della Sufficienza

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Le nuove premesse culturali per un nuovo modello socioeconomico

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La Cultura della Sufficienza La Cultura della Sufficienza Presentation Transcript

  • La cultura della sufficienza Educare alla Pace con l’Economia Solidale Intervento di Toni Montevidoni Civitanova Alta 09 dicembre‘09 Corso di Formazione per insegnanti ed educatori
  • Per iniziare… alcune domande!
    • A noi piace questo modello di sviluppo?
    • Cosa non ci piace?
    • Cosa ci manca di più?
    • Che tipo di relazioni caratterizzano questo modello socio-economico?
  • Paradosso del “benessere”
    • nonostante la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL), dei consumi e dei redditi, il benessere sociale si va sempre più riducendo, anche all’interno delle nostre società “ricche”
    • Nello scenario globale ricchezza e benessere coesistono sempre più con un vasto panorama di esclusi dal banchetto della società di consumo
  • Ragione di fondo
    • Il progresso tecnologico, e dunque la produttività, hanno raggiunto livelli tali che una minoranza è in grado di produrre tutto ciò di cui hanno bisogno le economie mondiali.
    • Gli altri, i “naufraghi dello sviluppo”, sia singoli individui che interi stati nazione, sono incapaci di prendere parte a questo gioco poiché non sono sufficientemente efficienti e competitivi
  • Quale sviluppo?
    • Sviluppo umano
    • Sviluppo durevole
    • Sviluppo sostenibile .
    • Questo però senza mai mettere in discussione i presupposti del mito e delle pratiche dello sviluppo: la fede incondizionata nel progresso tecnico, la massimizzazione dei profitti per le imprese e, soprattutto, la crescita illimitata della produzione e dei consumi, vera e propria spina dorsale di ogni politica di sviluppo.
  • Impronta ecologica
    • il sistema produttivo globale sia già oggi insostenibile per la biosfera.
    • Le ragioni profonde: I sistemi biologici e gli ecosistemi, a differenza del sistema economico, non tendono alla massimizzazione di alcuna variabile, sono al contrario soggetti a limiti invalicabili. Negli organismi viventi, un valore troppo grande di qualsiasi grandezza, come uno troppo piccolo, è sempre pericoloso
    • Es.: troppo ossigeno comporta la combustione dei tessuti, troppo poco conduce all’asfissia.
  • Natura entropica del processo economico
    • Ogni attività produttiva comporta l’irreversibile degradazione di una certa quantità di materia ed energia.
    • Poiché la biosfera è un sistema chiuso, che scambia energia ma non materia con l'ambiente, si arriva all’importante conclusione che la crescita illimitata della produzione e dei redditi - in quanto si basa sull’impiego di risorse energetiche e materiali non rinnovabili - è in contraddizione con le leggi fondamentali della termodinamica: esso pertanto va abbandonato o, comunque, radicalmente rivisto.
    • Georgescu-Roegen, Bioeconomia. Verso un’altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile. Bollati Boringhieri, 2003.
  • Bisogna osare la decrescita?
    • Non è un programma di riduzione dei consumi e della produzione
    • Non è semplicemente crescita negativa.
    • E’ evidente, infatti, che una politica economica incentrata su una drastica riduzione dei consumi creerebbe, data l’attuale struttura del sistema produttivo e delle preferenze, una drammatica riduzione della domanda globale e un aumento significativo della disoccupazione e del disagio sociale.
  • … ma allora cos’è?
    • Una complessiva trasformazione della nostra struttura sociale, economica e politica e dell’immaginario collettivo.
    • Questo avendo come prospettiva un significativo aumento, non certo di una riduzione, del benessere sociale.
  • Ripensare l’immaginario collettivo
    • La cooperazione al posto della competizione sfrenata
    • la reciprocità al posto dell’ egoismo e della massimizzazione dei profitti
    • la qualità della vita al post dell’efficienza
    • la partecipazione al posto dell’eteronomia
  • Piccolo …è bello!
    • riduzione delle dimensioni (della scala) dei grandi apparati produttivi (le imprese trans-nazionali) e, più in generale, delle grandi organizzazioni, tecnocrazie, sistemi di trasporto, cura, svago, ecc.
    • Più alto è il grado di complessità, maggiore è l'entropia, maggiori sono le risorse che queste megamacchine divorano semplicemente per autoconservarsi.
    • significa spostare il baricentro dell’economia dai mercati globali a quelli regionali e locali.
  • Sostenibilità sociale
    • La biologia e l’antropologia ci mostrano poi che comportamenti particolarmente aggressivi e competitivi possono favorire la specie in contesti espansivi
    • La decrescita, cioè la riorganizzazione del processo economico secondo modalità non predatorie, in particolare delle risorse possedute da altre società, è la premessa indispensabile per non fare della guerra l’unico possibile esito dei conflitti.
    • Vivere più semplicemente, perché agli altri sia semplicemente consentito di vivere
  • Autonomia, convivialità e partecipazione
    • Dimensione locale, favorendo l’affermarsi di forme politiche partecipate e conviviali.
    • l'autonomia di ciascun lavoratore, intesa come potere di controllo sulle risorse e sui programmi
    • Partecipazione,innanzitutto, alla definizione delle modalità di produzione della ricchezza, e quindi al controllo democratico della tecnologia
  • La società vernacolare
    • l’insieme dei modi in cui i naufraghi dello sviluppo producono e riproducono la loro vita, al di fuori del campo ufficiale, mediante strategie relazionali.
    • ogni sorta di attività economiche, ma tali attività non sono (o sono poco) professionalizzate.
    • Gli espedienti, il bricolage, la capacità di arrangiarsi di ciascuno s’iscrivono nelle reti.
    • I «collegati» formano dei «grappoli». In fondo, queste strategie, fondate su un gioco sottile di «cassetti» sociali ed economici, sono paragonabili alle strategie familiari, ovvero le strategie delle massaie, ma adattate ad una società in cui i membri della famiglia allargata si contano a centinaia.
    • La società vernacolare (l’oikonomia neo-clanica) è a prima vista soprattutto femminile, fondata sulla pluriattività, sul non professionalismo e sulle strategie relazionali.
  • economia del dopo-sviluppo
    • Proviamo a vedere questa economia informale senza commisurarla al paradigma dello sviluppo vecchio stile.
    • Non è un altro modello economico. E’ un’altra società! Non è solo economia informale, ma una società legata da relazioni e tradizioni: vernacolare
    • Carlyle e società vernacolare: i due opposti relazionali
  • I tratti più significativi
    • pluriattività
    • gli espedienti della sopravvivenza
    • lo «spirito del dono».
  • Confronti
    • Sono altri che decidono quali aziende aprire, quale agricoltura, quale industria, quali servizi ecc.
    • E'il capitale , e solo il capitale, in modo sempre più aggressivo a prendere le decisioni.
    • Noi, al contrario, vogliamo un' Economia delle Persone perché siamo convinti che ciò che conta non è il denaro ma la gente!
    • Occorre quindi iniziare a proporre iniziative che puntino alla riconquista di spazi di autodeterminazione.
    • favorire la produzione locale o, primariamente, affermare la necessità di iniziare a produrre ciò che serve.
    Quindi...
  • Un'Economia che INCLUDE
    • Come sappiamo, il profitto di un'azienda è legato al rapporto tra costi e ricavi: occorre minimizzare il primo per aumentare il secondo. Per ridurre i costi si tende a ridurre al massimo tutte le sue componenti e, in particolare oggi, i costi ambientali ed il costo del lavoro.
    • lavoro come pura merce. Come tale, perciò, è sottoposto alle regole della
    • concorrenza e a tutte le altre regole del mercato. E' assolutamente rotto il collegamento tra il lavoro e la persona (uomo, donna, bambino, immigrato...) che lo produce.
    • Dobbiamo perciò riaffermare con forza che il lavoro è la massima ricchezza che una persona possiede e che solo col contributo di TUTTI il sistema sociale potrà svilupparsi positivamente!
  • Un'Economia delle RELAZIONI UMANE
    • Questa economia è tipicamente “personalistica” in cui ognuno è valutato in quanto lavoratore, consumatore utente ecc...
    • Ciò induce la produzione a sfornare prodotti per queste categorie e a solleticarne gli appetiti o la propensione all'acquisto.
    • Ma non è assolutamente vero che tutti i prodotti sono uguali, come dice il mercato! Anche questo dogma del mercato è falso! Lo stesso tipo di pane è diverso a seconda della storia che ha alle spalle!
    • Ciò può diventare un elemento importante, ed in parte sta già avvenendo, nella definizione della qualità dei prodotti!
  • Un'Economia Equa e Nonviolenta
    • La povertà è ormai entrata anche da noi: il 12 % degli italiani vive alla soglia della povertà.
    • Tutti i potenti stanno arraffando le risorse del mondo aumentando la forbice tra un piccolo numero di arricchiti ed una marea di impoveriti
    • Sappiamo che il 16% della popolazione pappa l’84% delle risorse. Questo sistema impone il suo disordine solo se dispone di una potente macchina poliziesca-militare.
    • Chi ha possibilità le mantiene, crescono i sistemi di sicurezza, i ricchi si sentono subito in allarme, vogliono le guardie, guardiamo le ronde nei quartieri, e a livello mondiale i forti spazzano via i diritti, la verità è che vogliono mettere le mani sulle risorse!
    • Questa che stiamo affrontando è la strada maestra per costruire un mondo pacifico, quella del commercio equo e solidale, dei bilanci di giustizia, che rispettano i limiti del pianeta.
  • Un’Economia solidale, dei DIRITTI
    • Sappiamo tutti che la concorrenza è un pilastro del libero mercato, in cui essa dovrebbe far
    • emergere il prodotto o il servizio “migliore”.
    • Oggi, tuttavia, la stessa concorrenza è deteriorata, oggi fa emergere non il migliore ma il più forte !
    • Oggi, per chi ha soldi, è possibile trovare tutto, anche la carne umana (il mercato degli organi è floridissimo!) E per chi i soldi non li ha?
    • Gli USA hanno invaso il mercato del Messico con prodotti a basso costo
    • Si sono persi milioni di posti di lavoro e, in sostituzione, sono entrate le cosiddette “maquilladoras” imprese che operano l'assemblaggio di componenti di provenienza straniera (spesso gli USA stessi o l'Europa o l'Asia) con uno sfruttamento grandissimo della mano d'opera locale e la quasi totale
    • eliminazione dei sindacati e del “welfare” in genere.
  • Un'Economia SOSTENIBILE
    • Ha valore solo ciò che ha un prezzo e quindi solo ciò che può essere venduto. Ciò fa sì che tutto ciò che è accessibile a tutti non sia vendibile e quindi sia “disprezzabile” ai fini del mercato.
    • Tentativo in atto in questi tempi di privatizzare ad esempio l'acqua con il falso intendimento della sua salvaguardia. Per impedire poi limitazioni del profitto, ci vogliono far credere che la crescita è infinita con il conseguente sfruttamento illimitato delle risorse ed il degrado esponenziale del pianeta e della vita. Questi meccanismi vogliono crescere, c’è un istinto per la crescita, vogliono farci credere che le leggi economiche sono al pari delle leggi naturali, ci sono istinti di crescita continua, ma crescita fino a quando? Non si sa, all’infinito.
    • Tutto ciò intacca i processi naturali.
  • Relazione economia-ecologia. principi chiave:
    • Utilitarismo
    • Il benessere è associato al consumo di beni e servizi. L’economia tende a massimizzarlo.
    • Principio di razionalità strumentale: dato un obiettivo, l’economia si occupa di come fare per conseguirlo.
  • Individualismo
    • L’unità fondamentale è l’individuo, mosso da self-interest.
    • Ciò esclude ogni soggetto associato (GAS).
    • Presuppone che l’individuo, nel consumare i beni, si preoccupi solo del proprio tornaconto personale.
    • Le logiche sistemiche sono escluse da questo approccio.
  • Naturalismo o universalismo
    • Le idee economiche valgono per tutti ed in tutti i luoghi.
    • Chi è diverso si deve uniformare.
    • E’ applicato per quanto riguarda le leggi economiche nei riguardi di tutto.
  • L’economia solidale
    • Principio di reciprocità , che presuppone una relazione dare-ricevere;
    • Non è individualistica : opera con soggetti sociali, gruppi, reti di gruppi (quindi contraddice il self-interest);
    • Vuol essere radicata nel territorio (progetto locale);
    • Ha una fondazione antropologica (più dell’economia neoliberista);
    • L’economia solidale aumenta gli spazi di libertà reale di ciascuno della società civile.
  • Grazie! [email_address] www.resmarche.it www.mondosolidale.it