SETTEMBREOTTOBRE2011Gli spettacolida vivere insieme
INVESTIAMOIN UN CAPITALECHE ARRICCHISCETUTTI.FRIULADRIA PER L’ARTE E LA CULTURA.
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MAHLER                              SINFONIA “RESURREZIONE”                              Orchestra e Coro della Fondazione...
perniato sulla fede per l’arte. Gustav Mahler, nato in una famigliapiccolo borghese in Boemia, di origini ebraiche, è uno ...
sione. Sono il verbale di una di una salvifica catastrofe. Il dia-    “    Le sinfonie    mahleriane                    gra...
PACO DE LUCÌAchitarra Paco de LucìaLA BANDchitarra Antonio Sanchezfisarmonica, tastiere Antonio Serranobasso Alain Perezper...
La genialità di Paco de Lucia é spesso stata confusa con una    mera abilità tecnica. “C’é bisogno di una certa tecnica pe...
NOVECENTO MUSICALENOTTURNI, SALMIED UN ENIGMAOrchestra e Coro della FondazioneTeatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Triestedir...
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Donato Renzetti, uno dei direttori d’orchestra italiani più affer-mati nel mondo, dirigerà questa produzione. Durante la s...
LISZT, DANTE                               E UN VIOLINO DIABOLICO                               Orchestra e Coro della Fon...
sue composizioni per orchestra: i dodici Poemi Sinfonici, la DanteSymphonie e la Faust Symphonie.L’esigenza di estrema lib...
VINICIO CAPOSSELA                               MARINAI, PROFETI E BALENE                               La ciurma che segu...
verità intollerabile. Quale sia, lo dirò alla fine. Intanto, godiamocila crociera.Ecco subito gli oceani ottocenteschi di C...
TONI SERVILLO                               SCONCERTO                               Teatro di musica                      ...
Mauricio Kagel; nel 1978-79 ha seguito a Parigi i corsi di tecni-ca e interpretazione nel teatro musicale contemporaneo co...
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ALESSANDRO BERGONZONIURGEtesti, scene di Alessandro Bergonzoniregia di Alessandro Bergonzoni e Riccardo RodolfiProgetti Dad...
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SOCI FONDATORIComune di PordenoneProvincia di PordenoneRegione Autonoma Friuli Venezia GiuliaSOCI ONORARIAMICI DEL TEATRO ...
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  1. 1. SETTEMBREOTTOBRE2011Gli spettacolida vivere insieme
  2. 2. INVESTIAMOIN UN CAPITALECHE ARRICCHISCETUTTI.FRIULADRIA PER L’ARTE E LA CULTURA.
  3. 3. IL CALENDARIO Informazioni sui biglietti: www.comunalegiuseppeverdi.it - tel. 0434 247624SINFONICA Orchestra e Coro Teatro Lirico Verdi Triestegi 22 settembre direttore Boris BrottFESTA PACO DE LUCÌAD’APERTURAlu 26 settembreSINFONICA Orchestra e Coro Teatro Lirico Verdi Triestegi 13 ottobre direttore Donato RenzettiMUSICA Vinicio Caposselalu 17 ottobre MARINAI, PROFETI E BALENEPROSA Toni Servillolu 24, ma 25 SCONCERTOottobreSINFONICA Orchestra e Coro Teatro Lirico Verdi Triestegi 27 ottobre direttore Paul ChiangINTERAZIONI Alessandro Bergonzonive 28 ottobre URGEUNDER 12 Il baule volantedo 30 ottobre ATTENTO PIERINO... ARRIVA IL LUPO!Teatro Comunale Giuseppe Verdi PordenoneSeguici su facebook! 1
  4. 4. MAHLER SINFONIA “RESURREZIONE” Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste direttore Boris Brott soprano Sara Galli mezzosoprano Tiziana Carraro maestro del coro Paolo Vero giovedì 22 settembre 2011 PROGRAMMA ore 20.45 Gustav Mahler (1860-1911) Sinfonia n. 2 in do minore “Resurrezione” (1894) Abbonamenti: per coro, orchestra e voci soliste - Sinfonica 2011 1. Allegro maestoso. Mit durchaus ernstem und feierlichem Ausdruck - Sinfonica 2011’12 (Allegro maestoso. Con espressione assolutamente seria e solenne) 2. Andante moderato. Sehr gemächlich Biglietti in vendita da (Andante moderato. Molto comodo) sabato 17 settembre 3. In ruhig fließender Bewegung (Con movimento tranquillo e scorrevole) 4. “Urlicht” (Luce primordiale) - Sehr feierlich, aber schlicht, Choral- mässig (Molto solenne ma con semplicità, come un corale) testo tratto da “Die Wunderhorn” di Ludwig Achim von Arnim e Clemens 5. Im Tempo des Scherzo. Wild herausfahrend. Allegro energico. Langsam. Misterioso (Tempo di Scherzo. Selvaggiamente. Allegro energico. Lento. Misterioso) contiene l’inno “Die Auferstehung” (La Resurrezione) di Friedrich Klopstock Inizia ancora una volta con un grande affresco mahleriano la stagione sinfonica del Teatro di Pordenone, in stile tradiziona- le e magniloquente, con organici orchestrali e corali quanto mai ricchi e dilatati, quasi un’ora e mezza di grande musica per una sinfonia che qualcuno ha definito “cantata sinfonica”, drammatica ed esaltante allo stesso tempo. “Scrivere sinfonie significa creare un mondo con tutti i mez- zi disponibili”. Di questo parere fu Mahler quando si accinse a scrivere la Seconda sinfonia: si tratta di vita e morte, anzi di più. La “Resurrezione” è un viaggio epico-musicale che porta dalla morte, alla vita dopo la morte. “Auferstehen, Du wirst auferstehen” (“Risorgerai, tu risorgerai”), invoca il coro. La sinfonia che sinora rappresentava un lamento di morte si apre ad una dichiarazione spirituale. A lungo Mahler non trovava una soluzione per questo finale finché non si imbatté in un verso di Klopstock, (“Auferste- hung”, “resurrezione” appunto), verso che Mahler mise in musi- ca poi a modo suo: i versi e la musica abbandonano l’intenzione cristiano-devozionale di Klopstock e si avvicinano ad una visione di liberazione che racconta il processo eterno della creazione, il perenne “Muori e crea”, per nulla legato ad una religione, ma im-2
  5. 5. perniato sulla fede per l’arte. Gustav Mahler, nato in una famigliapiccolo borghese in Boemia, di origini ebraiche, è uno specialistadell’ossessione musicale vissuta fino all’autodistruzione. Da bam-bino – a quanto pare – desiderava diventare martire. E in qualchemaniera lo divenne. Una vita logorante, piena di traversie private,schizofrenica, tra una fortunatissima carriera di direttore d’orche-stra e direttore d’opera di successo quando, in realtà, egli prefe-riva comporre. Ma i mille impegni teatrali gli concedevano taleattività solo durante l’estate. Il profondo, l’eroico e la semplicità,sono tutto ciò che troviamo nella musica mahleriana. Ad am-massi sonori drammatici seguono semplici passaggi cantabili. Lapopolarità di Mahler è certamente dovuta ai repentini passaggidall’uragano orchestrale al piccolo Ländler (canto/danza popola-re) austriaco.Più nel dettaglio, la “Sinfonia n. 2” è divisa in cinque movimenti.Richiede un organico smisurato, con l’aggiunta di due voci fem-minili e un coro. Il primo movimento è, come di norma, in formasonata e il suo primo tema in tonalità di do minore, veemente esolenne, dal timbro scuro, quasi funebre. Il secondo tema però, piùcantabile e disteso, invece di rispettare la regola del classicismobeethoveniano, che lo vorrebbe nella relativa maggiore, è in domaggiore.Alla fine del primo movimento sono previsti cinque minuti di si-lenzio, indicati da Mahler in partitura, probabilmente a scopo me-ditativo, simbolo della volontà da parte dell’autore di esprimereil proprio pensiero e dell’aspirazione a qualcosa oltre il conosci-bile. Il secondo movimento, Andante moderato, comincia con unLäendler. Questo tema, dalle movenze quasi schubertiane, vienepoi variato e abbellito. Il terzo movimento, Scherzo, procede inmodo lineare sempre seguendo il tempo ternario unitario, mentrenel quarto, Lento, interviene il contralto che canta Urlicht (Luceprimordiale), basata su un canto popolare, accorata invocazionedell’uomo alla Divinità. Nel quinto movimento invece la poesia diKlopstock, adattata poi da Mahler, Die Auferstehung (Resurrezio-ne), è stavolta cantata dal soprano con intervento del coro. Degnodi nota anche il frequente uso di corni e trombe, strumenti tral’altro tipici di uno scenario “militare” anche per via dell’uso chequi ne fa il compositore.“Le mie Sinfonie trattano a fondo il contenuto di tutta la mia vita;dentro vi ho messo esperienze e dolori, verità e fantasia, in suo-ni… In me creare e vivere sono radicalmente congiunti nel pro-fondo… E gli uomini continuano a credere che la natura stia allasuperficie! Ma neanche ne hanno visto le orme coloro che di fron-te alla Natura non hanno provato ancora tutti i brividi di un infinitoMistero, di una infinita Divinità, di cui abbiamo il presentimento,ma non sappiamo né comprendere, né penetrare. Una traccia diquesto infinito che esiste in natura deve esistere anche in ogniopera d’arte, la quale deve essere una copia della natura.” (Gustav Mahler)“Le sinfonie mahleriane sono la spettacolare cronaca di un’inva- 3
  6. 6. sione. Sono il verbale di una di una salvifica catastrofe. Il dia- “ Le sinfonie mahleriane gramma di un’esplosione. In esse serpeggia il profumo acre della modernità”. (Alessandro Baricco) sono la spettacolare “Mahler per molti aspetti rappresenta il momento di massima estenuazione della civiltà romantica, ma d’altro lato è punto di cronaca di riferimento obbligato per tutti i giovani musicisti viennesi, sensibili un’invasione. al fervore modernista.” (Guido Salvetti) ” A dirigere il nutrito organico di orchestra e coro del Teatro Verdi di Trieste sarà Boris Brott, per la prima volta a Pordenone, uno dei più affermati direttori d’orchestra in Canada e negli Stati Uniti. Già assistente di Leonard Bernstein alla New York Philharmonic Or- chestra, ha ricoperto il ruolo di direttore Musicale del Royal Ballet al Covent Garden di Londra, direttore principale alla BBC National Symphony Orchestra (Galles) e direttore musicale della Northern Sinfonia of England; direttore ospite presso l’Orchestra Sinfonica di Toronto, del Quebec, di Vancouver, di Montreal, di Bari, di Ge- rusalemme, la Kitchener-Waterloo Symphony Orchestra, la Isra- el Chamber Orchestra, la Rotterdam Philharmonic e la London Symphony Orchestra. Nel 2000 ha diretto Mass di Bernstein in Vaticano per Papa Giovanni Paolo II. Tiziana Carraro nel 1994 vince il Concorso “Amici del Loggione del Teatro alla Scala” e il concorso AsLiCo. Tra i recenti impegni Rigoletto (Maddalena) allo Sferisterio di Macerata, Verdi Requiem in Brasile (Tournèe), Aida (Amneris) alla Royal Albert Hall di Lon- dra, Anna Bolena (Giovanna Seymour) al Teatro Verdi di Trieste e Carmen (Carmen) al Teatro Coccia di Novara. Sara Galli, vincitrice della IX edizione del Concorso Internaziona- le Giulietta Simionato, del Concorso Lirico Internazionale Cascina Lirica e finalista al concorso AsLiCo, inizia la sua carriera al Tea- tro Regio di Parma con Hansel und Gretel e Il flauto magico. Nel 2011 ha cantato Aida a Il Cairo Opera House e ad Oldenburg e I Vespri Siciliani al Regio di Torino diretta da Gianandrea Noseda e da Davide Livermore.4
  7. 7. PACO DE LUCÌAchitarra Paco de LucìaLA BANDchitarra Antonio Sanchezfisarmonica, tastiere Antonio Serranobasso Alain Perezpercussioni Piranhavoce Duquendevoce David de Jacobadanza Farruco lunedì 26 settembre 2011 ore 20.45Paco De Lucìa é la più grande leggenda vivente del flamenco. Fuori abbonamentoSi esibisce insieme al suo gruppo, portando in scena le sue com-posizioni degli ultimi 30 anni. Accompagnato da artisti giovani, lo Biglietti in vendita dasi potrebbe definire come una sorta di “ grande padre” di quella sabato 10 settembremusica che lui solo è riuscito a nobilitare, trasformandola da folktradizionale in musica moderna.Suona alla sua maniera, dritto al cuore del pubblico. La bellezzadelle melodie ed il fuoco vivo del ritmo sono mozzafiato, ilpubblico riesce quasi a toccare con mano l’amore che Pacode Lucìa ha per la sua musica.La sua apertura verso altri stili musicali, come nella collaborazionecon John McLaughlin e Al di Meola, si combina alla sua creativitàed al suo desiderio di portare il flamenco alla contemporaneità.Ha imparato un sacco da questi grandi musicisti, ed ha trovato unsuo modo unico di improvvisare.E’ e rimane un chitarrista di flamenco, ma il suo voler integra-re nuovi strumenti e stili nel flamenco tradizionale ha influenzatoun’intera generazione di giovani musicisti spagnoli.Oggi si esibisce appunto con giovani artisti provenienti dalla Spa-gna e da Cuba. La tradizione e la modernità emergono da ciascu-na nota che il gruppo suona.Tra gli artisti c’é “Farruco”, un giovane che viene da una fami-glia di ballerini. I suoi movimenti e i suoi “staccati” lasciano lospettatore senza respiro. “Duquende” è invece uno dei cantantidi flamenco più acclamati in Spagna, tanto da essere consideratoil nuovo Cameron De La Isla.Paco de Lucìa dà corpo alla band, ma lascia spazio a ciascunostrumento per un’improvvisazione. I ritmi esplosivi, e gli strumentiche una volta non erano utilizzati nel flamenco tradizionale, por-tano alla musica un nuovo meraviglioso colore. Le linee del bassosono potenti, la drammaticità delle voci trascina l’ascoltatore inuna dimensione parallela. 5
  8. 8. La genialità di Paco de Lucia é spesso stata confusa con una mera abilità tecnica. “C’é bisogno di una certa tecnica per es- sere capaci di suonare”, dice. “Ma il resto viene dal cuore”. E il cuore si sente. Molti studenti di conservatorio hanno trascritto le sue musiche, che oggi vengono usate per studi classici. Infatti lui non legge né scrive musica. Però ha scritto la storia. Francisco Sanchez Gomez è nato ad Algericas, Cadice, il 21 di- cembre 1947. Fin dal giorno in cui, a cinque anni, corresse suo padre Antonio Sanchez (un chitarrista professionista) sul tempo di un passaggio, l’impegno e la passione di Paco verso la chitarra sono stati totalizzanti. Più di 25 album pubblicati, centinaia di pre- mi ricevuti ed il consenso unanime della critica sulla spettacolare rivoluzione musicale che ha provocato: tutto contribuisce a ren- derlo l’artista universale che é. Nel 1965 Paco registra il suo primo LP, Dos Guitarras Flamencas. Nel 1975, col suo disco Fuente Y Caudal, inizia i suoi dialoghi con l’improvvisazione, e con la rumba Entre Dos Aguas trasforma la chitarra flamenco da strumento marginale in fenomeno di livello mondiale. Introducendo il cajon, il basso e le percussioni, Paco fonda le basi del corrente idioma flamenco: Almoraima, che segna il definitivo sorpasso dei suoi maestri Nino Ricardo e Sabicas; Siroco, il più grande omaggio melodico e armonioso che esista, e Luzia e Cositas Buenas, entrambi frutto di lunghi periodi di as- senza, sono solo alcuni dei punti di riferimento che dimostrano il genio rivoluzionario, l’intuitività ed il talento che sono marchio di fabbrica di Paco de Lucia. L’interazione tra la sua musica ed i ritmi brasiliani, il jazz di Larry Coryell, Chick Corea, Al di Meola o John McLaughlin, la musica classica di Albeniz, Falla e Rodrigo, riflettono la sua irrequietezza musicale e la sua trasversalità. Non c’è dubbio che il nome di Paco de Lucia sia uno dei pochi che sarà usato dalla storia per aprire un nuovo capitolo.6
  9. 9. NOVECENTO MUSICALENOTTURNI, SALMIED UN ENIGMAOrchestra e Coro della FondazioneTeatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Triestedirettore Donato Renzettivoce solista Osman Daniel Spangher giovedìmaestro del coro Paolo Vero 13 ottobre 2011 ore 20.45PROGRAMMAClaude Debussy (1862-1918) Abbonamenti:Nocturnes per coro femminile e orchestra (1899) - Sinfonica 2011Nuages - Sinfonica 2011’12FêtesSirènes Biglietti in vendita da sabato 17 settembreLeonard Bernstein (1918-1990)Chichester psalms per coro, voce solista e orchestra(intervallo)Edwar Elgar (1857- 1934)Enigma variations op.36“C.A.E.” – “H.D.S-P.” – “R.B.T.” – “W.M.B.” – “R.P.A.” – “Ysobel” –“Troyte” – “W.N.” – “Nimrod” – “Dorabella” – “G.R.S.” – “B.G.N.”– “***” – E.D.U.”Nei Notturni Debussy prosegue il cammino intrapreso con il Prélu-de à l’après-midi d’un faune. Approfondisce lo studio di una or-chestrazione pensata come mezzo coloristico, atta a tradurre“le misteriose concordanze tra la natura e l’immaginazione”.Egli stesso così li descrive. “Il titolo va interpretato qui in senso ge-nerale e più decorativo. La forma non è quindi quella del Notturno.Si tratta di un’indicazione che comprende tutto ciò che questotermine contiene, di impressioni e di effetti di luce particolari.Nuages è l’immutabile aspetto del cielo, il lento e solenne movi-mento delle nubi che svaniscono in un grigio lievemente tinto dibianco. Fêtes è il movimento, il ritmo danzante dell’atmosfera colbalenare di luci crude, è l’episodio di un corteo, visione lucente espettrale che attraversa la festa perdendosi in essa. Sirènes è ilmare col suo ritmo incessante; dalle onde inargentate della lunasi leva ridente e svanisce il canto misterioso delle sirene” (Claude Debussy)I Chichester Psalms furono composti da Leonard Bernstein per 7
  10. 10. l’edizione del 1965 del festival musicale della Cattedrale di Chi- chester, sede di un’antica tradizione di musica vocale e per orga- no. A quel tempo “Lenny” era già uno dei direttori d’orchestra più affermati al mondo, ma soffriva per la scarsa considerazio- ne che veniva attribuita alla sua attività di compositore da parte dell’ambiente “alto”, che guardava con maggior interesse a Berio, Stockhausen, Boulez, Ligeti, Nono. Le sue stravaganze, nella vita e nella professione, lo confinavano ad un’immagine di compositore da Broadway, o da Hollywood, visti i suoi successi nel musical e nelle colonne sonore. Chissà se è giusto dire che il tempo ha dato torto alle avanguardie di Darmstadt, certo che la musica di Bernstein gode oggi di ottima salute e, rispetto allo sperimen- talismo di quella “scuola” spesso autoreferenziale, mantiene una freschezza ed una modernità invidiabili, fascinose. La composizione consta di tre brani, il cui testo, in lingua ebrai- ca, comprende parti dei Salmi rispettivamente 108, 100, 23, 2, 131, 133. Questi Salmi cantano la fiducia in Dio del popolo di Israele e la gioia di chi sa che il suo Dio non lo abbandonerà mai. La musica di Bernstein esprime una gamma totale di emozio- ni, dall’esplosione quasi caotica della prima composizione, la cui furia esprime una gioia che confina con il dolore, alla tenerezza struggente della melodia solista della seconda composizione, in- terrotta da un incalzante irrompere del coro maschile che con- danna i potenti che si levano contro Dio, fino all’arcano fascino della melodia finale, che esprime la felicità del vivere insieme tra fratelli. L’impatto emotivo che la musica è in grado di produrre è, per un pubblico attento, assolutamente straordinario, coinvolgen- te, grazie alla bellezza delle melodie ed all’energia ritmica che la percorre. La sua intersezione con le vicende rappresentate ottiene volta a volta l’effetto dell’accentuazione drammatica, della pausa di ristoro dalla sofferenza, del sublime ed infine del conforto dell’amore di fronte all’indicibile. Elgar ebbe una vita lunga, prospera e ricca di affetti. Niente di più lontano dall’immagine che certa vecchia storiografia ha traman- dato, di genio incompreso e solitario. La sua composizione più nota, Variations on an Originale Theme (“Enigma”) op 36, pre- se corpo quasi per caso, come lo stresso compositore raccontò più volte. Dopo una lunga giornata di insegnamento, si sedette al pianoforte improvvisando una melodia che catturò subito l’at- tenzione della moglie, sua musa ispiratrice. “Che cos’è?” “Niente, niente. Ma potrebbe diventare qualcosa”. E quella stessa sera ab- bozzò la struttura e l’idea di un tema e variazioni che parlasse di sé e della cerchia dei suoi amici. Il suo lavoro più famoso, che dopo il debutto londinese sotto la direzione di Hans Richter, ebbe immediato successo in tutta Europa. Il tema è quasi un autoritratto, le variazioni un susseguirsi di dediche, prima fra tutte quella alla moglie Alice, e poi quella all’amico pianista, all’attore, al cognato, all’allieva violinista, all’architetto, e così via. La musica svela i loro tratti caratteriali con grande efficacia. Ma la correlazio- ne tra persone e titoli delle variazioni (ora indicate con le sole ini- ziali, ora con degli asterischi, ora con titolo enigmatici) fu rivelata dallo stesso compositore solo 30 anni dopo, nel 1929.8
  11. 11. Donato Renzetti, uno dei direttori d’orchestra italiani più affer-mati nel mondo, dirigerà questa produzione. Durante la sua lungacarriera Renzetti ha sempre alternato l’attività sinfonica con pro-duzioni d’opera lirica e registrazioni discografiche.Ha diretto le più importanti orchestre al mondo: la London Sin- “ L’impatto emotivo chefonietta, la London Philharmonic, la Philarmonia di Londra, l’En-glish Chamber Orchestra, la RIAS di Berlino, l’Orchestra di Stato la musicaUngherese, la Filarmonica di Tokyo, la Filarmonica di Buenos Ai- è in grado dires, l’Orchestra della Scala di Milano, l’Orchestra dell’Accademiadi Santa Cecilia di Roma, la Dallas Symphony, la BRT di Bruxelles, produrre è,l’Orchestre National du Capitol de Toulouse, l’Orchestre National per unde Lille e la National del Lyon, la Zeeland Symphony, l’Orchestradella RAI di Milano, Torino, Roma e la Scarlatti di Napoli, la Sinfoni- pubblicoca di Bilbao, nei principali Teatri Lirici del mondo: Opera di Parigi, attento,Covent Garden di Londra, Grand Theatre de Ginevra, Staatsoperdi Monaco, Capitol de Toulouse, Carnegie Hall e Metropolitan di assolutamenteNew York, Lyric Opera di Chicago, Opera di Dallas, San Francisco straordinario,Opera, Teatro Colon di Buenos Aires, Teatro Bunka di Tokyo, TeatroMegaron di Atene, Teatro alla Scala di Milano e tutti i maggiori coinvolgente,teatri italiani.Nel 1987 ha diretto “Aida” a Luxor con i complessi artistici dell’Are- grazie allana di Verona. Dal 2005 è direttore principale dell’Orchestra Sinfo- bellezzanica Portoghese del Teatro S. Carlo di Lisbona. delle melodie ed all’energia ritmica che la percorre. ” 9
  12. 12. LISZT, DANTE E UN VIOLINO DIABOLICO Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” Di Trieste direttore Paul Chiang violinista Lara St. John maestro del coro Paolo Vero giovedì 27 ottobre 2011 PROGRAMMA ore 20.45 Johannes Brahms (1833-1897) Nänie, op. 82, per coro e orchestra Abbonamenti: - Sinfonica 2011 Franz Liszt (1811 – 1886) - Sinfonica 2011’12 Totentanz, per pianoforte e orchestra (1849) - trascrizione per violino ed orch. di Martin Kennedy e Lara St.John Biglietti in vendita da sabato 17 settembre Maurice Ravel (1875-1937) Tzigane, rapsodia da concerto per violino e orchestra (1924) (intervallo) Franz Liszt (1811 – 1886) Dante-Symphonie, per coro femminile e orchestra (1856) Per l’omaggio ai 200 anni della nascita di Franz Liszt, il più grande pianista romantico ed una delle figure maggiormen- te rivoluzionarie ed aperte al futuro di quel grande movimento innovatore che fu appunto il Romanticismo tedesco, l’Orchestra del Verdi di Trieste propone una novità assoluta. Si tratta infatti di una trascrizione per violino della celebre Totentanz, parafrasi da concerto per pianoforte e orchestra sulla sequenza del Dies irae gregoriano, brano di travolgente virtuosismo. Interessante la sfida tra la magniloquente scrittura pianistica originale e quello che la violinista Lara St.John saprà “cavare” dal suo strumento ad arco. Sfida enorme se si pensa che l’originale pianistico offre soluzioni strumentali d’avanguardia per il suo tempo, con inesauribile ric- chezza di trovate ritmiche ed armoniche, grandi effetti plateali, tanto da venir considerato il vero e proprio Terzo Concerto di Li- szt, scritto nel 1849 praticamente assieme ai precedenti altri due concerti per pianoforte. Sono gli anni di Weimar, gli anni in cui diede tutta la misura del suo genio. Nella serena atmosfera della cittadina tedesca matu- rarono e presero forma tutte le intuizioni che aveva avuto durante la sua disordinata vita di concertista. Sono gli anni della Sonata in si minore per pianoforte, oltre che dei due Concerti, delle opere di ispirazione religiosa, come la Messa di Gran, e soprattutto delle10
  13. 13. sue composizioni per orchestra: i dodici Poemi Sinfonici, la DanteSymphonie e la Faust Symphonie.L’esigenza di estrema libertà nella creazione musicale, che d’al-tronde aveva già caratterizzato parte della sua produzione perpianoforte, raggiunse in questi anni piena consapevolezza dandoluogo alla più grande innovazione che Liszt apportò nell’ambitodella composizione: il Poema Sinfonico. Così egli denominò i suoilavori orchestrali a programma, ossia congiunti a un soggetto, ilpiù delle volte letterario, e liberi dagli schemi formali della sinfoniaclassica.La grandiosa Sinfonia sulla Divina Commedia di Dante fucomposta tra il 1855 e il 1856. Liszt la pensò in due parti: In-ferno e Purgatorio. Probabilmente ritenne impossibile una tradu-zione musicale dell’ineffabile visione dell’eterna beatitudine delParadiso, soggetto dell’ultima cantica della commedia dantesca.Tuttavia con il coro di chiusa per voci femminili, sul testo del Ma-gnificat, riuscì a tradurre in una luminosa immagine sonora di in-credibile bellezza la mistica ascesa dell’uomo al Regno dei Cieli,pur non varcandone la soglia.Completa il programma una composizione corale di Brahms (cherappresenta l’altro fronte del romanticismo tedesco, rispetto al ri-voluzionario Liszt, quello più legato alla tradizione), all’inizio, Näniesu un testo di Schiller che evoca i canti funebri intonati durantele esequie. Ispirata dalla morte di un giovane pittore, la compo-sizione è un’ode alla morte che, secondo la concezione antica, èrappresentata come sorella gemella del sonno. Brahms tratta ilsoggetto senza terrore ma anzi con dolcezza, come nel Requiem,come negli Ernste Gesänge. E con tenerezza, soavità, malinconia,consolazione.Invece tutt’altro colore orchestrale presenta la Tzigane di Ra-vel, istrionico affresco novecentesco dalle tinte macabre evagamente luciferine, pezzo di grande virtuosismo che riecheg-gia la musica zingaresca. Inizia con una lunghissima cadenza delviolino solo, affascinante. Quindi una cadenza dell’arpa porta viavia all’entrata degli archi, fino all’inizio della danza vera e propriache si conclude con un finale frenetico ed esultante.Il direttore Ching-Po Paul Chiang è uno dei più affermati direttoricinesi, ha recentemente debuttato alla Carnegie Hall di New Yorke alla Berlin Konzerthaus.Dopo il debutto a 10 anni a Lisbona con l’Orchestra Gulbenkian,Lara St.John ha studiato al prestigioso Curtis Institute di Phila-delphia ed in seguito si è esibita con le orchestre di Cleveland,Philadelphia, Minnesota, Seattle, Brooklyn, Toronto, Montreal, Van-couver, Hannover, Zurich Chamber, Royal Philharmonic, EnsembleOrchestral de Paris, Marseilles Opera, Amsterdam Symphony, Ge-wandhaus Lipsia, Hong Kong Symphony, Tokyo Symphony, ChinaPhilharmonic, Guangzhou Symphony e Shanghai BroadcastingOrchestra, Queensland Orchestra in Australia. Da segnalare la suacapacità manageriale di fondare una propria etichetta discogra-fica per concedersi la libertà artistica che le major difficilmenteconcedono. Suona un prezioso violino Guadagnini del 1779. 11
  14. 14. VINICIO CAPOSSELA MARINAI, PROFETI E BALENE La ciurma che seguirà Capitan Vinicio nella sua impresa marinaresca sarà composta da: trombone, conchiglie, ottoni, flauti, kalimba, temporale Mauro Ottolini flauti, shakuhachi, shehnai, tinwhistle Achille Succi giovedì chitarre, banjo, baglama Alessandro “Asso” Stefana 17 ottobre 2011 contrabbasso Glauco Zuppiroli ore 20.45 batteria, conga, gong delle nuvole, teste di morto Zeno De Rossi / Diego Sapignoli Abbonamenti: sega musicale, balafon, campionatore, steeldrum, saz, santoor - Fidelity gold Francesco Arcuri - Fidelity platinum theremin, campionatore, marimba, voce, glockenspiel - Azzurro Vincenzo Vasi - Rosa - Young Musica/ coro Edoardo Rossi e Le Sorelle Marinetti Danza Biglietti in vendita da sabato 10 ottobre Il Mare: mitologia, canzone di gesta, simbolo del fato, sfida al de- stino, scenario di passioni umane, organismo vivente, acquario abissale, spettri, presagi, voci di marinai, uragani, naufragi… Trop- po vasta è la materia per ricondurla a un disco solo. Eccone allora due, uno oceanico e l’altro omerico. Diciannove pezzi inediti in ottantasei minuti di musica. Un’opera fuori misura, Ciclopedi- ca: la Marina Commedia di Vinicio Capossela. I temi esistenziali della grande letteratura di mare sono qui evo- cati da una complessa architettura musicale, da arrangiamenti che sono una vera e propria colonna sonora dell’immaginazione e dall’asciuttezza atavica della musica cretese. Molti e insoliti sono gli strumenti utilizzati: le percussioni indonesiane gamelan, la vio- la d’amore barocca, il santur, le onde Martenot, il theremin, la sega musicale, l’ondioline. A sostegno della voce, una grande varietà di cori: da ciurma di voci bianche, classici e anni Trenta. “Un’antica metafora vuole che nel temerario navigare gli uomini trovino virtù e conoscenza, e che là, sullo spaesante mare, cioè lontano dalla terraferma e dalle ferme leggi degli uomini, meglio comprendano la loro esistenza e il loro destino. Marinai, Profeti e Balene ci porta con sé su quelle rotte estreme, ci dice che è tempo di mettere noi per l’alto mare aperto. Si tratta, beninteso, dello smisurato mare immaginario di Vinicio Caposse- la, quello che alcuni libri immortali hanno popolato di favole, spet- tri, voci e creature fuori scala. E diconsi qui immortali i libri che continuano a sospingere i viventi verso mete che li oltrepassano. Figlio della lunghissima immaginazione occidentale, Vinicio è sta- to spesso il fededegno Ismaele di burrasche e naufragi. Stavolta invece si volge alla sostanza mitica della sua vita e vi vede una12
  15. 15. verità intollerabile. Quale sia, lo dirò alla fine. Intanto, godiamocila crociera.Ecco subito gli oceani ottocenteschi di Conrad e di Melville,squassati da prediche, da incubi freddi, da volti gravi comesuoni d’organo; ed ecco il mare rapsodico di Omero, con lasua aria da kolossal, il suo eroe illuminista e i suoi dei feno-menali. Ovunque incombe l’oltremare dei presagi, attrazioni lo-cali che influenzano le bussole di chiesuola di chiunque navighinell’apparente anomia del finimondo. Ascoltiamo le voci veggentidi Tiresia, del carenato Padre Mapple, delle retrospettive Sirene.E quella biblica di Giobbe, col suo bell’acciaio martellato di dolo-re. Da sotto la superficie specchiante delle acque, risuonano gliabissi disneyani di Céline e sospira in apnea il tentacolare PolpoD’Amore. E finalmente affiora Lui, il più grande di tutti, il più terri-ficante e il più richiesto: il mostruoso Leviatano, l’orrenda balenasenza colore, incarnazione del male assoluto!Ed ecco ancora le voci di Lord Jim, Billy Budd, Odisseo, Calipso,Polifemo, l’Aedo, le Pleiadi... tutte incastonate in una fantasmago-ria di ballate, gighe, prison songs, canzoni da giaccone, da peplo,da uniforme, da scafandro, o in pezzi di pura evocazione, brevie perfette colonne sonore della vita tra i flutti. Anche i mezzi dibordo sono strabilianti: aulofoni, plettri atavici, flauti primordia-li, lire cretesi, gamelan, ghironde, viole barocche, onde Martenot,macchine celibi, e cori, tanti cori, di tutti i tipi, le mille disincarnatevoci del mare.Ora, non so voi, ma io non conosco artista che più di Vinicio Ca-possela si sappia mettere al servizio dell’opera. Che sappia cioèintonare lessico, strumentario, scelta dei compagni e persino luo-ghi di registrazione, alla “cosa in sé”. Altri vi sapranno precisarei dettagli del Pequod caposseliano, del suo lento cantiere sullerotte atlantiche e mediterranee, del maestro d’ascia, dell’armato-re, degli ufficiali, dell’equipaggio. Io vi dirò invece che l’illusionemarina di Vinicio deve pur avere un briciolo di vero se ad intaccar-la non bastano le corrispondenze con la tanto strombazzata realtà.Una metafora più recente ci vuole tutti su una stessa barca, pergiunta governata dalle leggi marziali di pochi, pochissimi uomini.I Marinai, i Profeti e le Balene di Vinicio, simboli di vita naturante edi epopea umana, ci dicono invece che siamo stati tutti mangiatidal mostruoso, plenario, capitale Leviatano. E qui dentro, finchéce ne stiamo buoni buoni, non ci sarà né virtù, né conoscenza enemmeno un c(…) di destino”. (Marco Castellani) 13
  16. 16. TONI SERVILLO SCONCERTO Teatro di musica con Toni Servillo Sarajevska filaharmonija 1923 e con la partecipazione di Peppe Servillo musica di Giorgio Battistelli testo di Franco Marcoaldi lunedì costumi di Ortensia De Francesco 24 ottobre 2011 suono di Daghi Rondanini ore 20.45 luci di Pasquale Mari regia di Toni Servillo Abbonamenti: - Fidelity gold editore Casa Ricordi - Fidelity platinum Teatri Uniti, Fondazione Teatro di San Carlo, Fondazione Ravello, Fondazione Musica per Roma martedì in collaborazione con 25 ottobre 2011 Piccolo Teatro di Milano, MITO SettembreMusica ore 20.45 Abbonamenti: - Fidelity gold La recita sociale, il consumismo compulsivo, le morti sul lavoro, la - Fidelity platinum sete di potere della classe dirigente, gli oscuri meccanismi della finanza, l’immigrazione, una lingua sempre più astratta e irrelata… Come è possibile orientarsi in un mondo così confuso? Dov’è il Biglietti in vendita da senso? sabato 10 ottobre Da queste domande è travolto un direttore d’orchestra, che quasi dimentica di dirigere i suoi strumentisti. Fra pause, dubbi, incer- tezze, interrogativi enormi e piccole verità, il musicista riscopre come proprio la musica possa essere il mezzo per passare dal caos al cosmo, per ritornare al cuore semplice della vita. Sconcerto nasce dall’incontro eccezionale di tre autori: Toni Ser- villo, che ci regala ancora un’interpretazione di uno degli at- tori italiani più apprezzati nel mondo, già vincitore del Nastro d’argento e del David di Donatello; lo scrittore e poeta Franco Marcoaldi e il compositore Giorgio Battistelli Poeta italiano tra i più conosciuti e apprezzati, Marcoaldi è anche autore di libri di viaggio, saggi e romanzi. Collabora da molti anni al quotidiano La Repubblica. Da tempo è attivo nell’ambito del teatro e della musica: dopo aver scritto due libretti d’opera per il compositore Fabio Vacchi (Il letto della storia e Teneke), ha colla- borato con lo stesso Vacchi e Toni Servillo per la messa in scena del suo poemetto teatrale a due voci, Benjaminowo: padre e figlio che è stato rappresentato nei più importanti teatri italiani. Con lo stesso Servillo ha partecipato a diversi recital delle proprie poesie (Il tempo ormai breve). Voce recitante nell’opera di Giorgio Batti- stelli Experimentum mundi, sempre con Battistelli sta lavorando a una nuova opera: L’ultima mano. Diplomatosi in composizione nel 1978 con Giancarlo Bizzi al Con- servatorio de L’Aquila, Giorgio Battistelli ha frequentato nel 1975 a Colonia i seminari di composizione di Karlheinz Stockhausen e14
  17. 17. Mauricio Kagel; nel 1978-79 ha seguito a Parigi i corsi di tecni-ca e interpretazione nel teatro musicale contemporaneo con JeanPierre Drouet e Gaston Sylvestre. Negli anni ‘80 si è affermatocome uno dei più interessanti compositori della sua generazione.Dopo gli anni a Berlino, al Deutscher Akademischer Austausch-dienst, fino al 1996 è stato direttore artistico del Cantiere Inter-nazionale d’Arte di Montepulciano e fino al 2002 dell’Orchestradella Toscana; dal 2000 al 2005 della Società Aquilana dei Con-certi e dal 2005 al 2007 dell’Accademia Filarmonica Romana,della Biennale Musica di Venezia nel periodo 2004-2007 e dellaFondazione Arena di Verona nella stagione 2006/2007. E’ com-poser-in-residence all’Opera di Anversa negli anni 2005-2006 ealla Deutsche Oper am Rhein di Düsseldorf, nel biennio 2007-2008. Dal 2006 insegna alla Aldeburgh Music.Da febbraio 2009 è presidente della Società Aquilana dei Con-certi. Il Teatro alla Scala gli ha commissionato per il 2013 unanuova opera.Tra i suoo tanti riconoscimenti il titolo di Chevalier de l’Ordre desArts et des Lettres dal Ministero della Cultura Francese; è inoltreAccademico di Santa Cecilia.La recensioneSpettacolo forse non è la parola giusta perchè è più un melo-logo, o come dicono i tre artefici è teatro di musica perchè pa-role, musica, recitazione dialogano in modo stretto, importante.Forte l’idea di partenza e la scena iniziale: un direttore salesul podio e inizia a dirigere la sua orchestra. Dopo le pri-me note, però, si gira verso il pubblico e inizia curiosamente aparlare, come se stesse seguendo i suoi pensieri ad alta voce,come un flusso di coscienza joyciano di un uomo che ragio-na sul proprio sconcerto di fronte al mondo: “questo” mon-do di nani, ballerine e affaristi, di egoisti, opportunisti, razzi-sti, paese “confuso, frivolo, stordito”. Insomma, l’Italia di oggi.Nel testo di Marcoaldi si riconoscono ragionamenti, pensieri, in-vettive, angosce che ognuno di noi ha ogni giorno di fonte allo“sconcerto” di quello che la politica mette in campo e la musica diBattistelli, cupa, incisiva sta in perfetto equilibrio. Ma chi davveroè uno spettacolo è Toni Servillo: la sua intelligenza di attore, lasua autorevole presenza scenica qui paiono perfino più nitide chein altri lavori. Perchè qui, dove l’attore non deve apparentementeagire, sono le posture del corpo, i gesti, le pause, le sottolineature,i respiri e tutto il vocabolario d’attore a creare la sostanza espres-siva. Con un momento di emozione, quando dall’orchestra si alzaPeppe Servillo e i due fratelli, il cantante e l’attore, duettano su unmotivetto di sapore brechtiano carico di sarcasmo e dolore. Anna Bandettini, La RepubblicaIntervista a Toni ServilloIn scena un’orchestra e il suo direttore: ovvero lei, Toni. Ma ildirettore non dirige, ha in testa altri pensieri, altri rovelli, le sueparole sono come un fiume in piena di affanni e malumori. De- 15
  18. 18. “ nunciano, appunto, lo sconcerto che attraversa i nostri giorni. Il titolo significa che il concerto fatica a impaginarsi perché colui L’arte che dovrebbe farlo dà voce a quella perdita di senso in cui ci sentiamo precipitati. Racconta lo sgomento che viviamo, non solo deve fare morale o ideologico, ma una condizione che si riflette sul linguag- gio e ci impedisce l’autenticità delle emozioni. domande e sollecitare, Sconcerto: non c’è parola più contemporanea e simbolica. E altrettanto simbolica è la figura nobilissima di un intellet- sottilmente, tuale, il direttore d’orchestra, che dal centro di un’esecuzio- delle ne musicale lancia un grido di allarme per ritrovare la digni- tà e uscire finalmente da uno stato di narcosi che disorienta. risposte. ” Il direttore d’orchestra, dunque, è il ventriloquo del malesse- re contemporaneo. Ma anche colui che armonizza, indirizza... Entriamo nella sua testa che si sente oppressa dal troppo mondo, a rischio di per- dere i valori che danno senso all’azione. È la condizione in cui ci troviamo tutti. E mi piaceva che questo significato così den- so passasse attraverso l’arte più pura, più caduca e meno ma- terica al mondo: la musica. Che la figura cui affidare il no- stro grido di allarme per un paese narcotizzato non fosse un personaggio di finzione, ma un simbolo che si fa carne viva. La musica arriva là dove le parole sono in affanno. È questa la via d’uscita? È un’indicazione, non solo metaforica. Nel finale affidiamo alla musica la possibilità di ritrovare l’armonia, la disponi- bilità all’ascolto, e dunque la capacità di accettare i contra- sti, di ridurre a unità pensieri orientati in direzioni opposte. Il segreto è nell’evidenza, nella pura, semplice presenza. E quindi nella testimonianza? Compito di chi fa il nostro mestiere è proporsi non solo come mezzo per evadere dalla realtà, ma anche di interpretar- la, questa realtà, e farsene testimoni. L’arte deve fare do- mande e sollecitare, sottilmente, delle risposte. Diffido di chi lancia messaggi, le arti sceniche suggeriscono, sfida- no il silenzio e solo così, solo allora colgono nel segno. Di questi “suggerimenti»” è disseminata la sua carriera. Ed è quello che conta. In un momento di annichilito stupore di fronte agli avvenimenti recenti, credo che qualsiasi dichiarazione diventi inefficace. Voglio sottrarmi al conformismo del tuttologo, preferisco affermare con forza certi valori con l’efficacia del nostro linguaggio. L’intervento degli artisti deve limitarsi al loro campo d’azione. Evitando quindi di generalizzare e di fornire ai politici un alibi per continuare a starsene zitti. O dando loro parole da usare come slogan quando sono a corto di idee. Dunque mi sottraggo, pur restando, come tanti altri, sconcertato. Titta Fiore, Il Mattino.it16
  19. 19. ALESSANDRO BERGONZONIURGEtesti, scene di Alessandro Bergonzoniregia di Alessandro Bergonzoni e Riccardo RodolfiProgetti Dadaumpa venerdìDopo “Nel”, il lavoro che due anni fa gli ha fatto conquistare l’Ubu 28 ottobre 2011come miglior interprete delle scene italiane, Alessandro Bergon- ore 20.45zoni torna sul palcoscenico con Urge, spettacolo che egli stessodefinisce “un’allerta, una necessità senza indugi”. L’embrione di Abbonamenti:una trama/pretesto, di un contenitore in cui poter inoculare acro- - Interazioni A e Bbazie semantiche: un autentico corpo a corpo, vis-à-vis, tête-à-tête - Fidelity platinumcon il linguaggio agilmente smontato, scardinato, riassemblato inuniversi surreali, onirici, vertiginosi. Biglietti in vendita da sabato 10 ottobreNote di regiaStai colmo! Questo mi sono detto nel fare voto di vastità, scavandoil fosse, usando il confine tra sogno e bisogno (l’incubo è confon-derli). Come un intimatore di alt, come un battitore di ciglia chemette all’asta gli apostrofi delle palpebre, come l’inventore delcuscino anticalvizie o del transatlantico anti aggressione, comechi è posseduto da sciamanesimo estatico, a suon di decibellez-ze da scorticanto, come giaguaro che diventa uno degli animalipiù lenti se in ascensore e come lumaca che diventa uno dei piùveloci se in aereo, così tra tellurico e onirico, tra lo scoppio dellealte cariche dello stato (delle cose), tra me e me, in uno spazio daantipodi, in un limbo dell’imparadiso, (infermo di mente più chefermo di mente), ho avuto un sentore: urge. Alessandro BergonzoniSe dovessi descrivere i punti dai quali siamo partiti per la ge-nesi di questo spettacolo non avrei dubbi: l’urgenza, l’allerta, lanecessità di non astenersi dal dire, la traiettoria che permette losconfinamento veloce da un territorio artistico conosciuto e pra-ticato in direzione dei “vasti” spazi confinanti. Ma cosa, in definiti-va, “Urge” a Bergonzoni? Sicuramente segnalarci delle differenze;quella mancanza di precisione nello sguardo del mondo che setrascurata può realmente cambiare il senso delle cose, quelle fret-tolose banalizzazioni che accomunano cose in realtà diversissimetra loro. E anche dimostrare che la comicità è fatta di materia-li non solo legati all’evidente o al rappresentato. Ma soprattuttomettere sotto gli occhi degli spettatori il suo “voto di vastità”: unvero e proprio canone artistico che lo obbliga, sia come uomo masoprattutto come artista, a non distogliere mai gli occhi dal tutto:un tutto composto dall’enormità, dall’invisibile, dall’onirico, dallo 17
  20. 20. sciamanico, dal trascendentale. Un tutto che forzatamente non può non essere poi riversato anche sul palcoscenico per essere esibito con tutti i mezzi dell’arte autoriale prima ed attoriale poi. Ed anche oltre. La glossolalia non lo frena e gli “illuminati” sul fon- do non lo irretiscono. Un tutto perturbante che, forse, costringerà a considerare Bergonzoni non più solamente maestro di cerimo- nia di una liturgia comica ma anche strumento di correzione ottica per permettere di vedere meglio la vastità in cui siamo immersi. Attenzione: lo stupore della scoperta può essere fragoroso. Riccardo Rodolfi La recensione Un’immersione nell’universo Bergonzoni dovrebbe diventare tap- pa obbligata per tutti, una “una tantum” da versare come tributo alla lingua italiana. In tempi di miseria lessicale, di prosciugamento sintattico, dove molti giovani - ci dicono i sondaggi - si limitano ad un vocabolario di un centinaio di parole, l’esperienza di un’oretta di spettacolo con il comico, scrittore, attore, pittore bolognese si trasforma in un viaggio nelle possibilità infinite della lingua italia- na, un vero piacere per le orecchie. E per la mente: perchè poi, nei suoi spettacoli, anche e soprattutto il significato oltre il signifi- cante non è mai banale e affronta temi di urgente attualità, in una sorta di irrefrenabile flusso di coscienza, di monologo interiore inarrestabile, che lui definisce mentale, filosofico, antropologico e che si rivela a tratti anche irresistibilmente comico. In venticinque anni ha fatto una dozzina di spettacoli Alessandro Bergonzoni, classe 1958 e una laurea in giurisprudenza. In televisione ci va poco, preferisce la radio o i dibattiti magari in convegni di filosofia, ma il pubblico che lo segue è un esercito. Ma che cosa “urge” all’acrobata della parola, all’equilibrista dell’in- credibile e dei nonsense, giusto per scegliere due tra le tante de- finizioni che per lui si sono trovate? Urgono tante cose, oggi. Ne citiamo una selezione: il pensiero, la grandezza e non la mania di grandezza, le idee, la coltivazione dell’anima, la differenza tra sogno e bisogno. Gli preme mettere sotto i nostri occhi il “voto di vastità” in un universo ormai “limite esente”, un tutto composto dall’enormità e dall’invisibile, onirico, sciamanico e trascendentale. Scarno ed essenziale il palco, che Bergonzoni riempie con i fiumi delle sue parole e delle immagini iperboliche, dove ci si può anche smarrire tanto poi si ritrova il filo al giro successivo di preposizione. Firma tutto lui, testo, scene, interpretazione. Solo la regia la condivide come al solito con Riccardo Rodolfi e punta sempre sulla veloci- tà. E’ per questo che ti puoi perdere, ma Bergonzoni dice che va bene così: è l’effetto sciamano, ti trasporta in una dimensione da cui poi esci rinnovato. E prosegue dicendo “Io voglio avvenire, non essere avvenente, voglio far succedere, non voglio successo”. Più unico che raro.. Monica Sicca, La Stampa.it18
  21. 21. UNDER 12ATTENTO PIERINO...ARRIVA IL LUPO!tratto da “Pierino e il lupo” di Sergej Prokofievtesto e regia di Andrea Luglicon Liliana Letterese, Andrea Lugli, Nicola Zampieriscene e costumi di Chiara Bettella e Andrea Manfredinipupazzi di Liliana Letterese, Andrea Lugli domenica 30 ottobre 2011Il Baule Volante ore 16.00 Abbonamenti: - Under 12Questo spettacolo, che è stato prodotto nel 1999 e vantafino ad oggi oltre 500 rappresentazioni, con partecipazionia rassegne di rilievo nazionale, mette in scena la celebre fiaba Biglietti in vendita datradizionale di “Pierino e il lupo”, musicata da Sergej Prokofiev. sabato 10 ottobreNarra la storia di un ragazzo che, con l’aiuto dei suoi inseparabiliamici animali, riesce a catturare un ferocissimo lupo. Ogni per-sonaggio è contraddistinto da uno specifico strumento musicale,che ne facilita l’identificazione e che ha reso giustamente notis-sima questa fiaba musicale che Prokofiev aveva composto conlo scopo di educare alla musica i ragazzi delle scuole elementarirusse. L’allestimento vede in scena un direttore d’orchestra-nar-ratore, che presenterà e condurrà i bambini attraverso la storia,messa in scena da una serie di pupazzi animati a vista.L’Associazione Teatrale Il Baule Volante nasce nel 1993 comegruppo di teatro di ricerca e dal 1994 opera professionalmenteed in forma esclusiva nel settore del teatro ragazzi. Prende partea festival di teatro d’attore, di narrazione e di teatro di figura dirilevanza nazionale ed internazionale. Partecipa annualmentecon i suoi spettacoli a rassegne di teatro per le scuole e perle famiglie su tutto il territorio italiano. Le tecniche utilizzatenegli spettacoli sono diverse, ma sempre con l’intendimento diricercare un teatro per ragazzi che non abbia confini d’età. Lospettacolo “Il tenace soldatino di stagno e altre storie” ha conse-guito la menzione speciale della giuria in occasione del PremioETI-Stregagatto 2002; “La bella e la bestia” la menzione specialedella giuria del Premio Nazionale Eolo Awards 2007; “Il sognodi tartaruga” il Premio Maria Signorelli 2008/9, assegnato dalpubblico della rassegna nazionale “Oltre la scena”, al Teatro Verdedi Roma.Dal 2007 la compagnia ha compiuto diverse tournèe in Spagnae Francia, partecipando a rassegne teatrali in numerose città.L’associazione tiene laboratori e corsi di aggiornamento suscenografia, costruzione di pupazzi ed educazione all’immaginerivolti a bambini e insegnanti. Organizza, in collaborazione conenti pubblici, rassegne di teatro ragazzi per le scuole e per ilpubblico delle famiglie. 19
  22. 22. IN BREVE UNA GRANDE FESTA La stagione 2011’12 inizia con uno straordinario evento in esclu- siva Nordest che vedrà sul palco del Verdi la leggenda vivente del flamenco: Paco De Lucìa! Il 26 settembre sarà una grande festa del Teatro e della città tutta da vivere insieme. TANTE PROPOSTE YOUNG! Per il popolo under25! tante le proposte per i grandi spettacoli e concerti della stagione 2011’12. Biglietti e abbonamenti a prezzi speciali per il teatro, della musica e della danza. Chiedi informa- zioni alla biglietteria del Teatro per i pacchetti SinfoTonica, Young Musica/Danza e Young Prosa. UNDER 12, TEATRO PER I PICCOLI Un abbonamento pensato per i bambini e le loro famiglie, per quattro speciali appuntamenti magici, perchè il teatro parla al cuore dei piccoli. Quattro pomeriggi per emozionarsi e stare in- sieme, un abbonamento al divertimento! TUTTO PER LA SCUOLA Il Teatro Verdi rinnova il suo invito alle scuole (infanzia, prima- ria, secondaria di I e II grado) proponendo molteplici percorsi sia nell’ambito teatrale che musicale. Progetti di avvicinamento all’opera lirica e alla musica classica, spettacoli teatrali di qualità e occasioni preziose per vivere e conoscere la magia del teatro. OSPITI A TEATRO Dall’1 all’8 ottobre il Teatro ospiterà Le giornate del Cinema Muto, il festival internazionale che è giunto alla 30. edizione e nel 150. anno dell’Unità d’Italia rende omaggio al cinema nazionale. Informazioni www.cinetecadelfriuli.org/gcm/ Testi del programma a cura di Franco Calabretto, Cristina Savi20
  23. 23. SOCI FONDATORIComune di PordenoneProvincia di PordenoneRegione Autonoma Friuli Venezia GiuliaSOCI ONORARIAMICI DEL TEATRO - STAGIONE 2011’12CimolaiPalazzettiPeressini spaTipografia Sartor 0434.247624INFOLINEwww.comunalegiuseppeverdi.it

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