UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO-BICOCCA
                           Facoltà di Psicologia
             Facoltà di Scienze ...
Ringrazio il Prof. Roberto Polillo relatore di questa tesi, per la grande disponibilità e
                 il supporto for...
Indice

CAPITOLO 1
OBBIETTIVI DELLA TESI ..............................................................................4

...
4.5 Flickr...................................................................................................................
PayPal ......................................................................................................................
Capitolo 1
                                   Obbiettivi della Tesi


Il mondo di Internet si è semplificato ed è divenuto...
modo migliore possibile per entrare a far parte di ogni flusso comunicativo che abbia
importanza per un determinato contes...
Il lavoro di questa tesi è coordinato a quello svolto in altri elaborati, che verranno via
via citati nel seguito.
La deci...
Capitolo 2
        Le Charity Statunitensi e la loro presenza web


2.1 Cosa sono le charity

Il termine charity è riferit...
espressioni per rivolgersi a questo settore sono diverse: philantropic sector,
charitable sector, third sector, ecc. Nei P...
Nella Tabella 2.1 sono proposte alcune percentuali riguardanti la composizione del
settore non-profit negli Stati Uniti.7
...
2.3 Presenza sul Web e suo utilizzo

Per valutare la presenza sul Web delle charity statunitensi si farà riferimento a una...
proposito di aumentare i fondi destinati a questo settore della propria presenza nel
Web denota, a mio parere, una compren...
2.4 Sezioni tipiche dei siti web delle charity

I siti web delle charity statunitensi, nel corso della loro presenza nel W...
che raccontano in maniera più dettagliata la storia dell’organizzazione e i suoi
obbiettivi.

Attività della charity
Sono ...
Nella visione dei siti web delle charity statunitensi non è stata rilevata una presenza
diffusa di forum. Probabilmente le...
Comunicazione con media / organi di stampa
Le charity più grosse prevedono anche una sezione adibita alla comunicazione co...
Strumenti di ricerca dei contenuti presenti nel sito
Le charity più grosse forniscono all’utenza la possibilità di rintrac...
Capitolo 3
                 Best Practice: struttura e sezioni del sito


In questo capitolo saranno prese in considerazio...
3.1 Esempi di best practice per sezione

Home page
La home page di un sito ricopre un ruolo molto importante. Come suggeri...
Charity: World Vision
Website: www.worldvision.org




La home page del sito di World Vision comunica in modo efficace qua...
nei paesi in via di sviluppo e che desiderano utilizzare il sito web istituzionale per
comunicare con la charity.


Charit...
Charity: Micheal J.Fox Foundation
Website: www.michaeljfox.org




L’organizzazione, fondata dall’attore statunitense Mich...
About Us / Who We Are
La sezione “About Us” / “Who We Are” del sito di una charity riveste un ruolo
importante. Qui l’uten...
Nel seguito del paragrafo saranno riportati alcuni esempi di best practice riguardanti
la sezione “About Us” / “Who We Are...
Charity: World Vision
“About Us” Web Page: www.worldvision.org/content.nsf/about/who-we-are




La sezione del sito di Wor...
Charity: US Fund for Unicef
“About Us” Web Page: www.unicefusa.org/about




Le informazioni messe a disposizione dell’ute...
Get Involved
Questa sezione, presente nella maggior parte dei siti delle charity statunitensi, è
utilizzata con diversi fi...
La sezione “Get Involved” del sito di Greenpeace USA offre all’utente diverse
possibilità per entrare a far parte del mond...
raccolta fondi. Inoltre, è data la possibilità agli studenti e alle scuole di offrire il
proprio aiuto a una scuola bisogn...
Our Work / Project
Nella maggior parte dei siti delle charity statunitensi è presente una sezione dedicata
al lavoro e ai ...
trova posto anche un menu di navigazione dedicato che permette di ottenere maggiori
informazioni circa specifici progetti ...
Sono presenti diverse sottosezioni (“Emergencies”, “Campaigns”, “Issues”) che
descrivono il lavoro che la charity sta svol...
Charity: Care
“Our Work” Web Page: www.care.org/careswork/index.asp




La charity statunitense Care si occupa di combatte...
La scelta, per le charity che operano in diversi Paesi, di utilizzare una cartina
geografica interattiva, è da ritenersi u...
prendere parte. Nella stessa pagina è presente una cartina geografica interattiva degli
Stati Uniti che rimanda alle pagin...
Charity: World Vision
“News & Events” Web Page: www.worldvision.org


World Vision utilizza la sezione delle news del prop...
Per gli utenti del sito deve essere semplice trovare informazioni su come poter essere
d’aiuto all’organizzazione. È neces...
aziende ed enti che, nella realizzazione dei loro prodotti, non rispettano le leggi per la
tutela dell’ambiente e della po...
Charity: Oxfam America
“What You Can Do” Web Page: www.oxfamamerica.org/whatyoucando




Nella sezione del sito web istitu...
Donation
Le donazioni on-line rappresentano uno strumento di fondamentale importanza per le
organizzazioni non-profit. Nel...
Capitolo 4
                                       Strumenti Web 2.0


4.1 Blog

Il termine blog deriva dalla contrazione d...
•     blog d’attualità: parla di ciò che accade nel mondo ed è rilevante per l’autore;
    •     corporate blog: sono gli ...
Per ogni post è presente la data e l’ora della pubblicazione, un permalink2 (per
consentire che possa essere recuperato an...
La presenza di nuove informazioni sui siti web scelti dall’utente viene verificata da
un aggregatore. Questo fa una ricerc...
riferimento scaricando i nuovi contenuti in locale per una consultazione più rapida ed
agevole.7
In questo modo gli utenti...
Questo termine nel gergo del servizio indica tutti coloro che si sono registrati per
ottenere gli aggiornamenti di un part...
messaggio con i propri follower, nel gergo di Twitter questa operazione prende il
nome di Re-Tweet.
Su Twitter è anche pos...
i contatti tra gli studenti universitari sparsi per il globo ma, dal 2007, è diventato un
fenomeno, figurando nella top te...
visualizzare gli aggiornamenti direttamente sulla bacheca dei fan. Come per i profili
personali degli utenti sono presenti...
Nel 2005 la piattaforma per il photo sharing è stata acquistata da Yahoo! Inc. Il boom
di questo servizio è avvenuto quand...
tecniche di mashup (è sufficiente copiare il codice HTML fornito da Flickr all’interno
di quello del proprio sito) e conse...
Per capire la portata del successo di YouTube basta leggere le statistiche di Alexa che
classificano YouTube come il quart...
I filmati caricati su YouTube possono essere condivisi sui più diffusi social network e
anche su siti web esterni e blog, ...
Il Web 2.0 per le organizzazioni non-profit: best practice delle charity statunitensi
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Il Web 2.0 per le organizzazioni non-profit: best practice delle charity statunitensi

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Paolo Magosso, Tesi di laurea magistrale in Teoria e tecnologia della comunicazione, Università di Milano Bicocca (marzo 2010).

Realizzata presso TangoLab.
Relatore: R.Polillo

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  1. 1. UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO-BICOCCA Facoltà di Psicologia Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali Corso di Laurea Specialistica in Teoria e Tecnologia della Comunicazione Il Web 2.0 per le organizzazioni non-profit: best practice delle charity statunitensi Relatore: Prof. Roberto POLILLO Tesi di Laurea di: Paolo MAGOSSO Matr. N. 064096 Anno Accademico 2008/2009
  2. 2. Ringrazio il Prof. Roberto Polillo relatore di questa tesi, per la grande disponibilità e il supporto fornitomi durante la stesura delle pagine che seguiranno. Desidero ringraziare i miei genitori che mi hanno aiutato a raggiungere questo importante traguardo sostenendomi sia moralmente che economicamente, credendo sempre in me e appoggiando ogni mia scelta. Senza di loro non sarei arrivato sin qui. Voglio ringraziare Marina, mia fidanzata, che mi è sempre stata vicina durante questo percorso e che ha saputo fornirmi un aiuto prezioso. Grazie Paolo Magosso, Gennaio 2010
  3. 3. Indice CAPITOLO 1 OBBIETTIVI DELLA TESI ..............................................................................4 CAPITOLO 2 LE CHARITY STATUNITENSI E LA LORO PRESENZA WEB......................7 2.1 Cosa sono le charity............................................................................................................................... 7 2.2 Caratteristiche e principali ambiti di intervento del mondo delle charity USA.......................... 8 2.3 Presenza sul Web e suo utilizzo ......................................................................................................... 10 2.4 Sezioni tipiche dei siti web delle charity........................................................................................... 12 Identità della charity ............................................................................................................................... 12 Attività della charity ............................................................................................................................... 13 Gallerie di documenti fotografici e filmati............................................................................................ 13 Informazione, sia per gli addetti ai lavori che per i semplici curiosi................................................... 13 Interazione con gli utenti........................................................................................................................ 13 Coinvolgimento....................................................................................................................................... 14 Raccolta fondi ......................................................................................................................................... 14 Comunicazione........................................................................................................................................ 14 Comunicazione con media / organi di stampa ...................................................................................... 15 Collegamenti ai social site utilizzati dalla charity ................................................................................ 15 Comunicazioni e annunci mirati ............................................................................................................ 15 Newsletter................................................................................................................................................ 15 Strumenti di ricerca dei contenuti presenti nel sito .............................................................................. 16 CAPITOLO 3 BEST PRACTICE: STRUTTURA E SEZIONI DEL SITO .............................17 3.1 Esempi di best practice per sezione .................................................................................................. 18 Home page............................................................................................................................................... 18 About Us / Who We Are ........................................................................................................................ 22 Get Involved............................................................................................................................................ 26 Our Work / Project.................................................................................................................................. 29 News & Events........................................................................................................................................ 33 What You Can Do / Take Action........................................................................................................... 35 Donation .................................................................................................................................................. 39 CAPITOLO 4 STRUMENTI WEB 2.0 ..................................................................................40 4.1 Blog ........................................................................................................................................................ 40 4.2 Web Feed .............................................................................................................................................. 42 4.3 Twitter ................................................................................................................................................... 44 4.4 Facebook ............................................................................................................................................... 46 Differenze tra Page e Group................................................................................................................... 47 1
  4. 4. 4.5 Flickr...................................................................................................................................................... 48 4.6 Youtube ................................................................................................................................................. 50 4.7 Sintesi e classificazione button 2.0 .................................................................................................... 52 Facebook Button ..................................................................................................................................... 53 Twitter Button ......................................................................................................................................... 54 Flickr Button ........................................................................................................................................... 54 YouTube Button...................................................................................................................................... 55 Share This Button ................................................................................................................................... 55 Add This Button...................................................................................................................................... 56 CAPITOLO 5 BEST PRACTICE: FUNZIONALITÀ WEB 2.0..............................................57 5.1 Blog Best Practice ................................................................................................................................ 57 L’utilità del blog per le organizzazioni non-profit................................................................................ 65 5.2 Web Feed Best Practice ...................................................................................................................... 67 L’utilità dei web feed per le organizzazioni non-profit........................................................................ 73 5.3 Twitter Best Practice........................................................................................................................... 74 L’utilità di Twitter per le organizzazioni non-profit............................................................................. 86 5.4 Facebook Best Practice ....................................................................................................................... 87 L’utilità di Facebook per le organizzazioni non-profit....................................................................... 110 5.5 Flickr Best Practice ........................................................................................................................... 111 Flickr Group .......................................................................................................................................... 111 Flickr Page............................................................................................................................................. 113 Flickr – Raccolte Fotografiche............................................................................................................. 117 Flickr Gallery ........................................................................................................................................ 118 Flickr Geotagging ................................................................................................................................. 118 Flickr Photostream ................................................................................................................................ 120 L’utilità di Flickr per le organizzazioni non-profit............................................................................. 121 5.6 YouTube Best Practice ..................................................................................................................... 122 YouTube Videostream Gallery & Channel......................................................................................... 122 YouTube Videostream & Channel ...................................................................................................... 125 L’utilità di YouTube per le organizzazioni non-profit ....................................................................... 131 CAPITOLO 6 DONAZIONI ON-LINE.................................................................................132 6.1 Donazioni on-line: qual è la situazione attuale ............................................................................. 133 6.2 Quali sono gli aspetti che aiutano a incrementare il gettito e cosa va evitato?........................ 134 6.3 Donation form: esempi di best practice ......................................................................................... 136 Esempi di best practice di donation form e sezioni dedicate al sostegno economico delle charity statunitensi............................................................................................................................................. 138 6.4 Donation Form: utilizzo di strumenti non proprietari per supportare il processo di donazione on-line ........................................................................................................................................................ 145 Google Checkout .................................................................................................................................. 145 2
  5. 5. PayPal .................................................................................................................................................... 149 PayPal & Google Checkout ................................................................................................................. 151 Amazon Payments ................................................................................................................................ 152 6.5 Non-profit Giving Platform Sites .................................................................................................... 154 CAPITOLO 7 PATTERN WEB 2.0 PER LE CHARITY .....................................................157 CAPITOLO 8 CONCLUSIONI E SCENARI FUTURI.........................................................208 RIFERIMENTI..............................................................................................212 Bibliografia ............................................................................................................................................... 212 Sitografia ................................................................................................................................................... 213 Sitografia Charity .................................................................................................................................... 216 3
  6. 6. Capitolo 1 Obbiettivi della Tesi Il mondo di Internet si è semplificato ed è divenuto più accessibile, e lo sarà sempre di più. La Rete sta diventando uno strumento di comunicazione sempre più alla portata di tutti grazie alla presenza di strumenti che consentono a chiunque, anche a chi non possiede particolari conoscenze tecniche, di essere presente e dire la sua attraverso il Web. Grazie all’avvento del Web 2.0,1 il modello di Internet che vedeva l’utente come mero fruitore di contenuti, non rappresenta più il modo principale di utilizzare il Web. Oggi siamo nell’era dello user generated content dove ognuno, attraverso la Rete, può mettere a disposizione la propria conoscenza ed esperienza nell’ottica di una condivisione senza limiti. Questo significa che la Rete mette a disposizione dei suoi utilizzatori tutti gli strumenti di cui necessitano per comunicare in modo efficace, senza preoccuparsi dell’aspetto tecnico del mezzo. Il Web 2.0 segna l’evoluzione del World Wide Web da una serie (collegata) di siti statici a un ambiente globale nel quale i software on line, le connessioni a banda a larga e le applicazioni multimediali offrono contenuti più ampi e un’interazione più stretta fra gli utenti. Il fenomeno del Web 2.0 è caratterizzato da un numero crescente di sviluppatori (da un lato) e di utenti (dall’altro) che generano, condividono, distribuiscono e riutilizzano il contenuto del Web.2 Oggi essere presenti sul Web non significa più avere soltanto un proprio sito internet attraverso il quale parlare ai visitatori. La presenza in Rete, nell’era del Web 2.0, ha diverse sfaccettature: ci sono i siti di social networking, i blog, i sistemi di microblogging, foto e video sharing e molto altro ancora. In questo panorama l’attenzione di chi desidera affacciarsi in Rete non deve, e non può, essere focalizzata solo sul sito web e sul numero di utenti che questo riuscirà ad attrarre. Questo non significa che tale aspetto non abbia più importanza, ma vuol dire che ve ne sono altri che meritano altrettanta attenzione e investimenti in termini di energie da spendere. Infatti, ciò che conta è utilizzare gli strumenti messi a disposizione dalla Rete nel 1 Questo neologismo è stato introdotto da Dale Dougherty, vicepresidente della O’Reilly Media, e ha avuto larga diffusione a partire dalla prima Web 2.0 Conference, promossa nel 2004 dalla stesa O’Reilly Media. 2 Cfr. V. Di Bari (a cura di), Il Web 2.0, Il Sole 24 Ore, Milano, 2007, pp. 3-sg. 4
  7. 7. modo migliore possibile per entrare a far parte di ogni flusso comunicativo che abbia importanza per un determinato contesto. Accanto al sito web si situano numerosi altri canali attraverso i quali comunicare. Questi, per essere usati in maniera efficace ed efficiente, necessitano di una coerenza di fondo nel loro utilizzo che garantisca un’unica presenza sotto forma di tante varianti, a seconda del canale web 2.0 utilizzato. L’obbiettivo di questa tesi è indagare come i diversi Strumenti Web 2.0 sono utilizzati dal mondo del non-profit statunitense, al fine di rilevare delle best practice che possano essere utili a tutte quelle ONG (Organizzazioni Non Governative), in particolare italiane, che si affacciano o che sono già presenti, nel mondo Internet 2.0 e desiderano farlo nel miglior modo possibile. Lo scopo è mettere in evidenza tali aspetti e fare in modo che le organizzazioni non- profit, aventi a disposizione risorse limitate dal punto di vista economico, tecnologico e delle competenze spendibili, possano trovare indicazioni utili per utilizzare il Web 2.0 nel modo più efficace possibile. Il lavoro di questa tesi si colloca nel contesto del Laboratorio TangoLab del Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Tango è acronimo di Technology Assistance for Non- Governmental Organizations. La missione di questo laboratorio è quella di sperimentare e proporre strumenti informatici che possano aiutare il mondo del non- profit (e in particolare le ONG che operano nei Paesi in via di sviluppo) a fare meglio il proprio lavoro. L’obbiettivo non è quello di creare nuovo software o strutture informatiche costose, ma quello di scoprire ciò che di utile esiste sul Web, selezionarlo e costruire soluzioni semplici ma utili, facili da usare e da installare. 3 Il laboratorio è stato costituito di recente, nel maggio 2009. La prima fase del progetto vede un’ampia indagine esplorativa sullo stato dell’utilizzo del web da parte delle ONG italiane e delle charity statunitensi, allo scopo di individuare le best practice attuali e gli strumenti/servizi a basso costo disponibili in Rete, che possano essere utilizzati da queste organizzazioni per realizzare una presenza web efficace e a basso costo. 3 Polillo R., “Nasce TangoLab!”, 2009, http://labtango.wordpress.com/2009/05/14/nasce-oggi-tangolab/#more- 143. 5
  8. 8. Il lavoro di questa tesi è coordinato a quello svolto in altri elaborati, che verranno via via citati nel seguito. La decisione di rivolgere questa ricerca al mondo del non-profit americano è dettata dal fatto che, tradizionalmente, il mondo del Web made in USA si distingue da quello di altri Paesi, e dell’Italia in particolare, per la rapida adozione dei nuovi paradigmi di utilizzo di questo mezzo. Proprio per questo motivo, è ragionevole pensare che anche il mondo delle ONG statunitensi utilizzi il Web in modo innovativo, soprattutto sotto il punto di vista degli strumenti Web 2.0. Nelle pagine che seguiranno vedremo brevemente cosa sono le charity, quali sono gli ambiti principali di intervento e in che modo utilizzano la Rete. Il corpo centrale della tesi indagherà le best practice nell’utilizzo del Web 2.0 analizzando sia la struttura tipica delle sezioni dei siti web delle ONG statunitensi sia l’utilizzo che le organizzazioni fanno degli strumenti Web 2.0 (Web Feed, Blog, Twitter, Facebook, ecc.). Oltre a questo tema assumerà una rilevanza particolare quello delle donazioni on-line. L’obbiettivo in questo caso è quello di capire le modalità di utilizzo del Web per la raccolta di fondi e, allo stesso tempo, rilevare delle best practice che possano aiutare le ONG a migliorare il proprio approccio nei confronti delle donazioni on-line. Anche in questo caso verranno riportati esempi di sezioni e donation form che possono essere considerati esempi da seguire. Nel seguito della tesi sarà fatta una breve rassegna dei social button, strumenti che permettono di collegare il sito web dell’organizzazione agli altri siti sociali sui quali la charity ha un proprio spazio dedicato, e si cercherà di capire il modo migliore per implementarli e renderli disponibili all’utenza. Altra parte molto rilevante sarà il capitolo inerente ai design pattern web 2.0 per le ONG. Lo scopo è quello di estrarre, dalle best practice individuate, dei design pattern generali che possano essere specializzati nelle varie situazioni pratiche. Attraverso le indicazioni ivi contenute ci si propone di fornire delle linee guida che siano d’aiuto alla realizzazione di una presenza Web 2.0 efficace e a misura di ONG. La parte conclusiva di questa tesi sarà dedicata a tracciare le conclusioni del lavoro svolto e a indagare possibili scenari futuri sul rapporto tra mondo del non-profit e Web. 6
  9. 9. Capitolo 2 Le Charity Statunitensi e la loro presenza web 2.1 Cosa sono le charity Il termine charity è riferito a una tipologia di organizzazione non-profit che si pone obbiettivi caritatevoli a favore delle persone che necessitano di aiuto. Sotto il profilo legale non è possibile dare una definizione univoca di queste organizzazioni poiché questa varia a seconda del Paese in cui operano. Negli Stati Uniti una charity è definita come un’organizzazione il cui unico fine è quello di portare benefici caritatevoli alla società. Tali benefici devono rientrare all’interno di una categoria legale di scopi e devono raggiungere un numero indefinito di beneficiari per godere di esenzioni fiscali specifiche per il mondo del non-profit. Infatti, la legge statunitense non permette l’esistenza di charity private che abbiano come scopo quello di portare giovamento a un particolare soggetto o a un numero definito di persone.1 Il Tax Reform Act del 1969 ha diviso l’universo delle organizzazioni descritte nella sezione 501 (c) (3) del Internal Revunue Code statunitense in due sezioni: le charity pubbliche e le fondazioni private.2 Il termine private, utilizzato per descrivere le fondazioni dal Tax Reform Act, non deve essere frainteso con il discorso delle charity private precedentemente accennato. Infatti, ciò che distingue una fondazione privata da una charity pubblica è che la prima non utilizza i fondi raccolti in maniera diretta, ma li destina ad altre organizzazioni che si adoperano al raggiungimento degli obbiettivi della fondazione. Tra le organizzazioni a cui vengono destinati i fondi raccolti vi sono anche le charity pubbliche che li utilizzano in maniera operativa adoperandosi attivamente per il raggiungimento degli scopi caritatevoli. Riassumendo, il mondo delle charity statunitense comprende quella parte di economia che non è controllata né da soggetti privati né da aziende. Negli Stati Uniti le 1 Marion R. Fremont-Smith , Governing Nonprofit Organizations - Federal And State Law And Regulation, ,Harvard University Press, Cambridge, 2008, pp. 3-sg. 2 L’Internal Revenue Code, nato il 10 Febbraio del 1939, è il codice statunitense per la regolamentazione delle imposizioni fiscali. 7
  10. 10. espressioni per rivolgersi a questo settore sono diverse: philantropic sector, charitable sector, third sector, ecc. Nei Paesi al di fuori degli USA, ad esempio nel Regno Unito, le organizzazioni non-profit sono spesso definite come Non Governamental Organizations o NGOs e il loro settore è identificato da questo termine. Nonostante le diverse terminologie utilizzabili per descrivere il mondo del non-profit, nessuna di queste esprime in modo esaustivo tutte le attività che lo caratterizzano.3 2.2 Caratteristiche e principali ambiti di intervento del mondo delle charity USA Le charity che sono registrate all’IRS (Institute For Revenue Service), agenzia governativa americana responsabile della raccolta delle tasse e dell’applicazione delle leggi sulle trattenute fiscali, sono approssimativamente 1.4 milioni.4 Le organizzazioni del terzo settore producono il 5.2% del PIL statunitense e coprono l’8.35% dei salari dei lavoratori americani.5 Queste cifre fanno luce sulle dimensioni del settore ma non è comunque possibile ottenere un quadro completo della situazione se non si tiene conto di due fattori rilevanti che caratterizzano il mondo del non-profit: il volontariato e le donazioni. Nel 2005 singoli, enti e fondazioni hanno donato circa $241 miliardi al mondo delle charity e il 29% degli americani si è impegnato personalmente in attività di volontariato presso organizzazioni non-profit.6 Il terzo settore statunitense è composto da organizzazioni di vario tipo, che spaziano da quelle di quartiere a quelle che operano in campo nazionale e internazionale. La maggior parte delle organizzazioni è registrata presso l’IRS come public charity. In questa categoria sono incluse diversi tipi di charity: artistiche, umanitarie, mediche, ecc. Oltre a quelle iscritte formalmente all’IRS, si contano anche oltre 350.000 charity religiose che, a differenza delle altre organizzazioni non-profit, non hanno alcun obbligo di registrarsi presso il servizio di tassazione statunitense. 3 Marion R. Fremont-Smith , Op. cit., pp. 3-sg. 4 Id., p.1. 5 Blackwood A., Wing K., Pollak T., The Non Profit Almanac, “The Non Profit Sector In Brief, Facts and Figures from the Nonprofit Almanac”, Urban Institute Press, 2007, pp. 1-sg. 6 Id., p. 6. 8
  11. 11. Nella Tabella 2.1 sono proposte alcune percentuali riguardanti la composizione del settore non-profit negli Stati Uniti.7 Composizione Settore Non-Profit USA TIPOLOGIA CHARITY PERCENTUALE Organizzazioni religiose 0.8% Organizzazioni a tutela della salute 58.7% Organizzazioni a tutela dell’istruzione 16.3% Organizzazioni con scopi umanitari e 19.1% sociali Organizzazioni artistiche e culturali 2,3% Organizzazioni per la salvaguardia dell’ambiente e per la protezione degli 0.9% animali Organizzazioni per gli affari 1.9% internazionali Tabella 2.1 I dati riportati nella Tabella 2.1 mostrano che la maggior parte delle charity statunitensi ha come obbiettivo la tutela della salute: sono presenti organizzazioni dedicate alle cure ospedaliere, al primo soccorso e alla ricerca medica. Le altre tipologie di charity che occupano una fetta importante del terzo settore USA sono le organizzazioni con scopi umanitari (19,1%) e quelle dedicate all’istruzione (16,3%). Le organizzazioni con altri obbiettivi, quali ad esempio la salvaguardia ambientale, godono di una presenza esigua all’interno del mondo del non-profit americano. 7 Blackwood A., Wing K., Pollak T., Op. cit., p. 3 . Alcuni ambiti di intervento, valutati come simili, sono stati aggregati rispetto alla divisione originale. 9
  12. 12. 2.3 Presenza sul Web e suo utilizzo Per valutare la presenza sul Web delle charity statunitensi si farà riferimento a una ricerca del 2009 condotta dalla società USA Blackbaud specializzata nella ricerca e nello sviluppo di software per la raccolta fondi on-line.8 Lo studio ha coinvolto 96 charity e il primo dato che emerge è che il 97% delle charity partecipanti è presente sul Web e di queste il 52% utilizza strumenti per il social networking.9 Il 32% dei presenti sui social network attribuisce a questo canale di comunicazione una responsabilità nella raccolta fondi della charity. Figura 2.1 – Presenza delle charity sui social network Come si nota nel grafico sopra riportato (fig. 2.1), Facebook è il social network maggiormente utilizzato. Questo sta a significare che il mondo del non-profit ha compreso le potenzialità di questo strumento che connette oltre 300 milioni di utenti in tutto il mondo. Il secondo strumento più utilizzato è Twitter, sistema per il microblogging molto diffuso nel panorama Web statunitense. Oltre il 60% delle charity che hanno partecipato allo studio dichiara di essere insoddisfatto riguardo agli investimenti per la attuale presenza web ma, nonostante ciò, per il 2010 destinerebbero più risorse all’e-mail marketing (vedi grafici nella pagina seguente). L’attività di mailing è sicuramente importante per una charity, ma il 8 Blackbaud, Internet return on investments, 23 Aprile 2009. 9 Per una panoramica completa dei dati ricavati dalla ricerca e delle metodologie utilizzate si invita il lettore a scaricare il report completo su www.blackbaud.com/files/.../Survey_ReturnOnInternetInvestments.pdf. 10
  13. 13. proposito di aumentare i fondi destinati a questo settore della propria presenza nel Web denota, a mio parere, una comprensione ancora limita delle potenzialità messe a disposizione dal mezzo. Infatti, condividendo il pensiero di Triglia, avere un sito web non deve essere considerato un obbligo o un onere che l’organizzazione deve sostenere ad ogni costo: deve essere visto come un investimento dal quale poter ricavare ritorni positivi, non solo in termini economici. Le charity dovrebbero adoperarsi per ottenere un sito usabile ed accessibile dove le informazioni si leggono e si comprendono facilmente.10 Questo dà la possibilità di attirare più simpatizzanti, utenti, nuovi volontari e donatori. Chiaramente acquisire tutto questo con l’e-mail marketing non è nemmeno pensabile. Una charity deve utilizzare i propri spazi nel Web in modo efficace per fornire all’utenza consapevolezza circa l’organizzazione, i suoi obbiettivi, la sua missione, il suo lavoro e in che modo utilizza i fondi raccolti. Figura 2.2 – Adeguatezza Investimenti Internet per l’anno 2008 Figura 2.3 – Previsioni di investimento in Internet per il 2009 10 Triglia F., I siti Web delle organizzazioni di volontariato in Italia. Analisi e un caso: Auser Lombardia, A.A. 2006 – 2007, Università degli Studi Milano-Bicocca, p. 84. 11
  14. 14. 2.4 Sezioni tipiche dei siti web delle charity I siti web delle charity statunitensi, nel corso della loro presenza nel Web, hanno costruito uno stile tipico che, nella varietà delle realizzazioni, presenta dei tratti comuni. Questo fa sì che, potenzialmente, l’utente possa navigare da un sito all’altro agevolmente grazie alla struttura di navigazione simile tra i siti. Infatti, accedendo ai siti web del terzo settore americano, si riscontrano delle somiglianze nel tipo di esperienza di navigazione proposta all’utente. I siti propongono sezioni tipiche, sia nel contenuto che nel labelling, che intendono spiegare all’utente di che cosa si occupa la charity, quali sono i suoi obbiettivi, la sua mission, la vision, i programmi ecc. Il sito web di un’organizzazione può essere diviso in alcune aree tematiche principali, che costituiscono le fondamenta su cui si vanno a posizionare le diverse pagine. Queste fondamenta vanno a costituire i nodi più significativi e riconoscibili all’interno del processo di navigazione e fanno sì che l’utenza, navigando nell’universo dei siti delle charity, riesca a riconoscere una coerenza di fondo nei percorsi di navigazione e nella presentazione dei contenuti proposti. Quindi, quali sono le principali aree tematiche dei siti web delle charity11 e come sono identificate? Identità della charity A questo tema sono dedicate solitamente le sezioni “Home”, “About US” o “Who We Are”. Nella pagina iniziale del sito web, le organizzazioni forniscono all’utente informazioni essenziali circa l’ambito e i modi d’intervento (ad esempio tramite l’utilizzo di uno slogan o d’immagini significative). Le sezioni “About Us” / “Who We Are” hanno lo scopo di fornire informazioni dettagliate circa la mission della charity, la vision, i suoi obbiettivi. Spesso queste sezioni presentano delle sottosezioni 11 Le osservazioni riguardanti i siti web delle charity statunitensi sono state elaborate visionando diversi spazi web istituzionali del mondo non-profit americano. Gli indirizzi utilizzati sono stati presi sia da liste visionabili tramite i link sotto riportati, sia attraverso le indicazioni sul mondo del non-profit statunitense fornite da alcune watchdog organization (ad es. www.charitynavigator.org). http://ceres.ca.gov/org/ngo.html http://www.summit-americas.org/ngolist2.htm http://library.duke.edu/research/subject/guides/ngo_guide/ngo_links/namerica.html http://www.charitywatch.org/azlist.html 12
  15. 15. che raccontano in maniera più dettagliata la storia dell’organizzazione e i suoi obbiettivi. Attività della charity Sono rivolte a questo tema le sezioni “What We Do” / “Our Work” / “Our Program”, “Where We Work”. In queste pagine le charity cercano di fornire all’utente una panoramica completa circa il modo in cui le organizzazioni si adoperano per raggiungere gli obbiettivi alla base del loro lavoro. Oltre a questo, sono presentate informazioni circa i programmi portati a termine, quelli in corso d’opera e quelli futuri. La sezione “Where We Work”, solitamente utilizzata dalle charity che operano a livello internazionale, contiene informazioni sui Paesi in cui opera l’organizzazione. Spesso sono utilizzate mappe geografiche interattive, che evidenziano le zone d’intervento della charity. Gallerie di documenti fotografici e filmati Sono rivolte a questo tema le sezioni “Photo” / “Photogallery” e “Video” / “Videogallery”. Qui sono contenuti i documenti fotografici e i filmati utilizzati dalle charity sia a scopo informativo sia come strumenti di sensibilizzazione dell’utenza. Informazione, sia per gli addetti ai lavori che per i semplici curiosi Per informare i volontari e gli utenti occasionali, le sezioni più utilizzate sono: “News” / “News & Events”. Qui sono contenute informazioni circa le nuove attività della charity, eventi promossi o collegati al lavoro dell’organizzazione, notizie rilevanti e aggiornamenti dei contenuti del sito. Interazione con gli utenti A questo tema si rivolgono i blog delle charity. Nel panorama statunitense si riscontra l’utilizzo sia di blog interni che esterni al sito istituzionale, implementati tramite l’utilizzo di piattaforme gratuite (es. Blogger). I blog permettono alla charity di rapportarsi con l’utenza attraverso la funzionalità dei commenti. Oltre a svolgere una funzione di interazione con i visitatori, il blog è un mezzo efficace per la comunicazione tra gli addetti ai lavori della charity. Solitamente la presenza del blog è evidenziata nel menu principale di navigazione del sito web oppure in box dedicati. 13
  16. 16. Nella visione dei siti web delle charity statunitensi non è stata rilevata una presenza diffusa di forum. Probabilmente le funzionalità di questo strumento sono state assorbite sia dalle opportunità di interazione messe a disposizione dai social site, sia dalla diffusione di strumenti come i blog. Coinvolgimento Questo tema è identificabile nei siti web delle charity statunitensi attraverso le sezioni “Get Involved” e “Work With Us”. Qui sono mostrati i diversi modi per entrare a far parte attivamente del lavoro della charity. Alcune organizzazioni collocano in questa sezione anche i collegamenti agli spazi web esterni al sito (es. social network). Raccolta fondi Questo tema, come prevedibile, occupa una posizione rilevante nei siti web delle organizzazioni non-profit USA. Infatti, oltre a riportare il link per la sezione delle donazioni “Donation” / “Support Us” / “Donate” come voce del menu principale di navigazione, una delle soluzioni più adottate dalle charity è quella di fornire, per ogni pagina del sito, un pulsante che consente all’utenza di collegarsi velocemente con la sezione dedicata alle transazioni on-line. Nella pagina delle donazioni, oltre alle modalità on-line, sono proposte informazioni circa l’utilizzo di metodi tradizionali per sostenere economicamente la charity. Comunicazione Gli strumenti utilizzabili per comunicare direttamente con la charity sono proposti all’utenza nella sezione “Contact Us”. Qui, vengono indicati indirizzi e-mail, numeri di telefono e referenti vari. 14
  17. 17. Comunicazione con media / organi di stampa Le charity più grosse prevedono anche una sezione adibita alla comunicazione con i media (ad esempio i giornalisti) etichettandola con i “Media Center” / “Press” / “Pressroom”. Questa sezione contiene i comunicati stampa dell’organizzazione, nominativi e metodi specifici per comunicare con la charity. Solitamente il label di questa sezione compare nel menu principale di navigazione del sito web. Collegamenti ai social site utilizzati dalla charity Sono rivolti a questo tema i social button: icone cliccabili che collegano l’utente con i canali di comunicazione esterni al sito utilizzati dalla charity (Facebook, Twitter, ecc.). Le organizzazioni statunitensi posizionano questi link direttamente in home page, tipicamente nell’header e nel footer del sito, e fanno si che questi rimangano disponibili durante la navigazione nel sito web. Un’altra soluzione adottata per sponsorizzare questi collegamenti è il loro posizionamento all’interno delle sezioni dedicate al coinvolgimento dell’utenza. Comunicazioni e annunci mirati Sono rivolti a questo tema i banner. Le charity statunitensi li utilizzano per diversi fini: sponsorizzare le donazioni on-line, comunicare emergenze e bisogni urgenti, fornire scorciatoie di navigazione a sezioni del sito particolarmente rilevanti. I banner sono presenti principalmente in home page, a eccezione di quelli che sponsorizzano il collegamento alla sezione del sito dedicata alle donazioni on-line. Newsletter Nei siti delle charity, per fornire all’utente la possibilità di rimanere in contatto con gli aggiornamenti sull’operato e l’iniziative dell’organizzazione, è data la possibilità di sottoscrivere una newsletter. Solitamente sono presenti moduli localizzati in posizioni ben visibili del sito in cui l’utente deve inserire i dati richiesti per registrarsi al servizio. 15
  18. 18. Strumenti di ricerca dei contenuti presenti nel sito Le charity più grosse forniscono all’utenza la possibilità di rintracciare i contenuti presenti nel sito tramite l’uso di motori di ricerca interni, strumento che si aggiunge alla tradizionale mappa del sito, cliccabile, molto spesso disponibile. Nella maggior parte dei casi il posizionamento del modulo per l’inserimento delle informazioni ricercate è posto in alto a sinistra nella pagina web, in linea con il menu principale di navigazione o con l’header del sito. 16
  19. 19. Capitolo 3 Best Practice: struttura e sezioni del sito In questo capitolo saranno prese in considerazione le best practice riguardanti le sezioni dei siti web delle charity statunitensi.1 Per best practice si intende una tecnica, un metodo, un processo, un’attività particolarmente efficace per ottenere un determinato risultato se applicata in un dato contesto.2 Una best practice può anche essere intesa come il modo migliore (il più efficace e il più efficiente) per portare a termine un compito, basato su procedute ripetute che hanno dimostrato di essere una valida soluzione per diverse persone. A seconda dell'ambito di applicazione, le migliori pratiche possono essere definite come raccolta di esempi opportunamente formalizzati in regole che possono essere osservate. Nelle pagine seguenti saranno esaminate alcune sezioni di siti web di charity statunitensi ritenute esempi da seguire. Questi sono stati presi sia da charity note che da altre meno note, il tutto per rendere significativa la trattazione proposta, e utilizzabile in un contesto, come quello italiano, costituito prevalentemente da piccole organizzazioni. Le best practice analizzate saranno formalizzate in regole nel capitolo sette, dedicato ai design pattern Web 2.0 per le charity. Come il lettore potrà notare, gli esempi riportati dimostrano che, nonostante il mondo web del non-profit statunitense sia più evoluto di quello italiano, i siti delle charity americane sono in generale migliorabili. Probabilmente ciò può essere rapportato alla quantità di risorse investite nel campo della comunicazione in Rete. 1 v. nota 11 del II capitolo. 2 La paternità di questo termine può essere riferita a Frederick Taylor che nel 1911, nell’ambito del business management, definisce una best practice un’idea manageriale che asserisce l’esistenza di una tecnica, o metodo, più efficace di qualunque altra nel raggiungere un particolare risultato. 17
  20. 20. 3.1 Esempi di best practice per sezione Home page La home page di un sito ricopre un ruolo molto importante. Come suggerisce Polillo nel suo libro Il check-up dei siti web, non potremmo concepire un libro che non abbia una copertina con il titolo e, preferibilmente, un’illustrazione che ne suggerisca il contenuto. Eppure non è sempre stato così: nella tecnologia del libro l’invenzione della copertina è relativamente recente e oggi, data l’enorme produzione di libri, non è più possibile farne a meno. Sarebbe molto difficile, se non praticamente impossibile, riconoscere un volume fra le migliaia che riempiono lo scaffale di una libreria. Questo discorso può essere ritenuto valido per i siti web, in particolar modo per quelli associati a marchi poco conosciuti, come ad esempio quelli delle charity. Solitamente la home page deve spiegare qual è lo scopo del sito e quale vantaggio ne può trarre l’utente. Varie analisi empiriche sul comportamento di campioni di utenti hanno dimostrato che la navigazione nel Web è “saltabeccante”. Nella maggior parte dei casi la permanenza per più di dieci secondi sullo stesso sito è piuttosto rara.3 Questi dati ci suggeriscono che un sito ben concepito dovrà essere in grado di far percepire all’utente il suo scopo in meno di dieci secondi, senza richiedere clic aggiuntivi per esplorare pagine diverse dalla home page. Parlando di siti web per le organizzazioni non-profit questo discorso può essere riferito al fatto che, sin dalla pagina iniziale, l’utente deve riuscire a capire di cosa si occupa la charity: quali sono gli ambiti di intervento e le tematiche centrali della sua missione. Una tecnica molto efficace è quella di aggiungere, a fianco al nome (o marchio) del sito, uno slogan che caratterizzi in modo chiaro e sintetico lo scopo del sito. Offrire all’utente messaggi che stimolano la sua curiosità ma che potrebbero rivelarsi fuorvianti nel veicolare l’informazione essenziale è controproducente. Nella pagina seguente saranno riportati alcuni esempi di best practice delle home page di charity statunitensi. 3 Cocburn A., McKenzie B., “What do Web User Do? An Empirical Analysis of Web Use”, Internet Journal of Human-Computer Studies, Academic Press, 2000. 18
  21. 21. Charity: World Vision Website: www.worldvision.org La home page del sito di World Vision comunica in modo efficace quali sono gli scopi dell’organizzazione. Il logo della charity è accompagnato dal motto “building a better world for children” che fa capire all’utente qual è l’ambito di intervento dell’organizzazione. Il sito propone un menu di navigazione chiaro che consente al visitatore di orientarsi facilmente. La home page propone all’utente uno slide show dei destinatari del lavoro dell’organizzazione e delle eventuali donazioni provenienti dagli utenti. Ogni proposta di aiuto è corredata da immagini e spiegazioni. World Vision aiuta i bambini costretti a vivere in povertà. Il modo migliore per farlo è quello di mostrare le storie, e chiedere un aiuto concreto, direttamente in home page. La pagina web di apertura va dritta al punto, senza proporre contenuti poco utili. Il sito di World Vision è realizzato ottimamente sia sotto il punto di vista grafico, sia sotto quello delle funzionalità messe a disposizione dell’utenza. Questo comporta però un rallentamento nei tempi di caricamento delle pagine, soprattutto per chi non ha a disposizione connessioni a banda larga, basti pensare ai volontari che operano 19
  22. 22. nei paesi in via di sviluppo e che desiderano utilizzare il sito web istituzionale per comunicare con la charity. Charity: Action Against Hunger Website: www.actionagainsthunger.org Action Against Hunger (già il nome della charity è auto esplicativo) pone a fianco al proprio logo lo slogan dell’organizzazione “providing innovative solutions to world hunger”. La home page propone uno slide show delle attività che l’organizzazione sta portando avanti nei paesi in via di sviluppo tramite il quale è possibile approfondire gli argomenti proposti e fare una donazione on-line in modo immediato. Il menu di navigazione è chiaro e le sezioni sono definite da etichette adeguate. 20
  23. 23. Charity: Micheal J.Fox Foundation Website: www.michaeljfox.org L’organizzazione, fondata dall’attore statunitense Micheal J. Fox, propone una home page efficace dal punto di vista comunicativo, nella quale si capisce immediatamente l’ambito di intervento della charity: sostenere la ricerca contro il morbo di Parkinson. Accanto al logo della charity sono presenti informazioni supplementari (Foundation for Parkinson’s Reasearch) che spiegano all’utente lo scopo e l’ambito di intervento della fondazione. Inoltre, la missione è collocata direttamente nella pagina iniziale, in modo tale che l’utente non debba prodigarsi in ulteriori approfondimenti per capire gli obbiettivi che la charity intende perseguire. Come per gli esempi precedentemente riportati anche qui è possibile accedere direttamente alla sezione dedicata alle donazioni on-line. 21
  24. 24. About Us / Who We Are La sezione “About Us” / “Who We Are” del sito di una charity riveste un ruolo importante. Qui l’utente può trovare informazioni più dettagliate a proposito della mission e della vision dell’organizzazione. È importante che tramite questa sezione sia possibile capire in modo chiaro cosa fa la charity e come lo fa. Affinchè questa sezione sia facilmente rintracciabile, è bene che il suo link sia posto nel menu principale e che abbia un’etichetta intitolata “About Us” / “Who We Are” o equivalente. I contenuti della sezione “About Us” dovrebbero essere organizzati seguendo lo stile della piramide invertita: si inizia dalla sintesi per proseguire con i dettagli. Una sezione di questo tipo deve essere ricca di microcontent. Con questo termine, coniato da Jakob Nielsen, si indicano quei contenuti espressi in frasi brevi, che tuttavia contengono tutte le informazioni essenziali, senza alcuna ridondanza. Questo non vuol dire non fornire informazioni esaustive, ma renderle disponibili in ulteriori pagine di approfondimento per chi ne è interessato, rendendo così la fruizione dei contenuti meno pesante per chi desidera ottenere informazioni esaurienti ma non estremamente dettagliate. La piramide invertita dovrebbe seguire il seguente schema per presentare le informazioni rilevanti in modo efficace e far capire la missione della charity in maniera chiara: 1. Proporre uno slogan in home page che sintetizzi di cosa si occupa l’organizzazione; 2. Sintetizzare, in uno/due paragrafi all’inizio della pagina “About Us”, gli obiettivi e i risultati ottenuti dalla charity; 3. Proporre un’ulteriore sezione a quella precedente in cui sviluppare i punti chiave e i fatti essenziali riguardanti l’organizzazione; 4. Se necessario, prevedere delle pagine supplementari dove le persone fortemente interessate e motivate possono approfondire la conoscenza dell’organizzazione. Uno schema di questo tipo sfrutta la natura ipertestuale di un sito web per preservare l’utente da informazioni aggiuntive e ridondanti, che possono indurlo a sperimentare un’esperienza di navigazione frustrante e lontana dai propri obbiettivi. 22
  25. 25. Nel seguito del paragrafo saranno riportati alcuni esempi di best practice riguardanti la sezione “About Us” / “Who We Are” dei siti web delle charity statunitensi. Charity: Oxfam America “Who We Are” Web Page: www.oxfamamerica.org/whoweare La sezione “Who We Are” di Oxfam America presenta le informazioni riguardanti la charity in maniera concisa ed efficace. Il titolo della sezione cattura subito l’attenzione dell’utente e la porzione di testo sottostante aiuta a capire che cosa fa la charity e in che modo lo fa. La vision e la mission occupano ciascuna lo spazio di una riga e, nonostante questo, risultano sufficientemente esaustive dal punto di vista informativo. Per gli utenti che desiderano approfondire la conoscenza di Oxfam America sono presenti diversi link: in alto a destra è situato un box che contiene diverse informazioni finanziarie e sotto il riquadro “Who we are”, l’utente trova un menu a tab che contiene ulteriori informazioni circa l’organizzazione. 23
  26. 26. Charity: World Vision “About Us” Web Page: www.worldvision.org/content.nsf/about/who-we-are La sezione del sito di World Vision dedicata a fornire all’utente maggiori informazioni sull’organizzazione è ben strutturata. Infatti, le informazioni sono presentate in maniera concisa e all’interno della sezione è presente un menu di navigazione di secondo livello. Oltre alle informazioni basilari sulla charity, sono a disposizione di chi ne volesse approfondire la conoscenza, contenuti circa la leadership e gli aspetti finanziari dell’organizzazione. Il menu della sezione è ben strutturato e consente all’utente di navigare tra i contenuti in modo coerente al label proposto. 24
  27. 27. Charity: US Fund for Unicef “About Us” Web Page: www.unicefusa.org/about Le informazioni messe a disposizione dell’utente nella sezione “About Us” del fondo statunitense dell’Unicef sono sufficienti per far capire di cosa si occupa l’organizzazione. Nel testo sono inseriti diversi collegamenti ipertestuali che consentono di approfondire la conoscenza dei temi al centro delle missioni di Unicef. Per chi desidera ottenere più informazioni è possibile visionare e scaricare il report annuale (in formato .pdf). La sezione “About Us” di Unicef USA ha un menu dedicato tramite il quale l’utente può approfondire la conoscenza di temi specifici riguardanti la charity (“Our Value”, “Leadership”, “Next Generation”, “Regional Offices”, ecc.). 25
  28. 28. Get Involved Questa sezione, presente nella maggior parte dei siti delle charity statunitensi, è utilizzata con diversi fini: invitare gli utenti a seguire la charity attraverso i social media, offrire l’iscrizione alla newsletter, dare la possibilità di diventare volontari, invitare gli utenti a effettuare donazioni, ecc. La sezione “Get Involved” dovrebbe essere messa in evidenza tramite un’etichetta omonima del menu principale o attraverso un link ben visibile all’interno delle pagine del sito web istituzionale. La sezione è molto importante dal punto di vista utente poiché fornisce informazioni che lo riguardano direttamente. Nelle pagine seguenti saranno proposti esempi di siti di charity che utilizzano al meglio tale sezione. Charity: Greenpeace USA “Get Involved” Web Page: www.greenpeace.org/usa/getinvolved 26
  29. 29. La sezione “Get Involved” del sito di Greenpeace USA offre all’utente diverse possibilità per entrare a far parte del mondo della charity e del suo lavoro. La moltitudine di proposte è corredata da poche righe che forniscono informazioni circa le alternative di coinvolgimento. Se l’utente lo desidera può approfondire il suo bagaglio informativo riguardo le differenti proposte, valutandole nello specifico attraverso il menu contestuale della sezione. Ciò che colpisce, della sezione “Get Involved” di Greenpeace USA, è il ventaglio di possibilità offerto all’utente per invitarlo ad entrare a far del mondo della charity. Ci sono alternative per tutti: sia per chi desidera impegnarsi attivamente sul campo, sia per chi desidera sostenere l’organizzazione attraverso un attivismo più blando. Charity: Charity Water “Get Involved” Web Page: www.charitywater.org/getinvolved Charity Water, organizzazione dedita allo sviluppo e alla diffusione di fonti idriche disponibili e sicure dal punto di vista sanitario, nella sezione “Get Involved”, mette a disposizione dell’utente diverse alternative per entrare a far parte attivamente delle attività dell’organizzazione. Oltre alle possibilità di diventare volontario e di iscriversi alla newsletter, l’utente può proporre un progetto e dare vita a una nuova 27
  30. 30. raccolta fondi. Inoltre, è data la possibilità agli studenti e alle scuole di offrire il proprio aiuto a una scuola bisognosa dal punto di vista della disponibilità di fonti d’acqua sicure. Charity: World Vision “Get Involved” Web Page: www.worldvision.org/content.nsf/getinvolved/getinvolved L’immagine sopra riportata rappresenta solo una porzione della sezione del sito web dedicata al coinvolgimento diretto degli utenti. Le possibilità loro offerte sono molte e, all’inizio della pagina, l’utente è informato del fatto che esistono diversi modi per sostenere l’organizzazione. Le alternative sono presentate sia in funzione delle tematiche trattate, sia in funzione del numero di soggetti che desiderano prendervi parte. Inoltre, in conclusione della sezione, è presentata una sorta di mappa delle possibilità che riassume tutte le opzioni date all’utente per entrare a far parte del mondo di World Vision. Le voci di questa mappa sono cliccabili e consentono all’utente di ottenere maggiori informazioni sui singoli progetti. 28
  31. 31. Our Work / Project Nella maggior parte dei siti delle charity statunitensi è presente una sezione dedicata al lavoro e ai progetti che coinvolgono le attività dell’organizzazione. Solitamente questa parte del sito è caratterizzata dalla presenza di informazioni sommarie circa il lavoro svolto e da link di approfondimento dello stesso. Visitando la sezione in questione, l’utente deve poter capire appieno i progetti della charity, anche senza ricorrere ai link citati in precedenza. Le informazioni riportate dovrebbero essere esaustive e al tempo stesso coincise. Nel caso in cui la charity operi in diverse nazioni o zone geografiche è bene riportarlo. Il link alla pagina dedicata al lavoro dell’organizzazione dovrebbe essere incluso nel menu principale del sito, con un label che rappresenti in modo chiaro le informazioni presenti nella sezione. Charity: Orphan Aid Africa “Our Work” Web Page: www.oafrica.org/front_content.php?idcat=83 Orphan Aid Africa, attraverso la sezione “Our work” opportunamente etichettata e presente nel menu principale di navigazione del sito web istituzionale, spiega ai propri utenti cosa fa in maniera chiara e concisa. Oltre a queste informazioni, sono presenti link che consentono di approfondire ulteriormente la questione. Nella pagina 29
  32. 32. trova posto anche un menu di navigazione dedicato che permette di ottenere maggiori informazioni circa specifici progetti e attività concluse. Nella sezione “Our Work” del sito di Orphan Aid Africa è presente anche un link che collega in maniera diretta l’utente alla sezione dedicata alle donazioni on-line. Come vedremo nelle pagine seguenti è bene che questo collegamento sia presente e facilmente riconoscibile per tutta la navigazione all’interno del sito web di una charity. La scelta di renderlo disponibile in maniera esplicita all’interno della sezione dedicata al lavoro dell’organizzazione è corretta e consigliabile. Infatti, è probabile che, se l’utente desidera effettuare una donazione on-line a favore della charity, una volta conosciuto il suo modo di lavorare, porti a termine tale intenzione. Charity: Oxfam America “What We Do” Web Page: www.oxfamamerica.org/whatwedo Oxfam America, attraverso la sezione “What We Do”, presenta all’utenza del sito il proprio lavoro in maniera chiara e approfondita. Le informazioni sono organizzate e riportate in una forma adatta al mezzo di comunicazione utilizzato, ovvero il sito web istituzionale. 30
  33. 33. Sono presenti diverse sottosezioni (“Emergencies”, “Campaigns”, “Issues”) che descrivono il lavoro che la charity sta svolgendo, o ha svolto, nelle diverse zone del mondo. Inoltre, poiché Oxfam America agisce in diversi Paesi, è presente una cartina geografica interattiva che permette di approfondire le diverse situazioni affrontate dalla charity nel mondo. 31
  34. 34. Charity: Care “Our Work” Web Page: www.care.org/careswork/index.asp La charity statunitense Care si occupa di combattere la povertà in diversi paesi del mondo. L’esempio riportato non ha lo scopo di delineare una best practice per quel che riguarda il design della sezione, ma vuole sottolineare il fatto che la charity pone nella sezione dedicata al lavoro dell’organizzazione una mappa interattiva. Tale scelta, corretta e consigliabile, spesso non è presa in considerazione da charity che sembrano avere investito buone competenze nella progettazione del sito web. La sezione del sito istituzionale dedicata al lavoro dell’organizzazione è nominata in maniera chiara: “Care’s Work”. All’interno di questa, il lavoro svolto dalla charity è presentato in maniera efficace attraverso una descrizione sintetica. Oltre a ciò, è presente anche una cartina geografica interattiva che consente all’utente di scoprire in che modo lavora la charity nelle diverse zone del Mondo. 32
  35. 35. La scelta, per le charity che operano in diversi Paesi, di utilizzare una cartina geografica interattiva, è da ritenersi utile ed esaustiva dal punto di vista informativo. Un’alternativa alla mappa geografica potrebbe essere un’apposita sezione o sottosezione. News & Events La sezione dedicata alle notizie e agli eventi collegati alla charity e alle sue attività è importante dal punto di vista informativo poiché permette di comprendere il livello di vitalità del sito e, al tempo stesso, fa sì che l’utente possa avere un’idea dell’impegno speso dall’organizzazione nel promuovere notizie e attività che la riguardano da vicino. È molto importante che le news riportate, così come gli eventi, siano strettamente connesse al lavoro della charity e al suo ambito di intervento. Infatti, un evento o un articolo la cui relazione con il mondo della charity non sia facilmente comprensibile potrebbe confondere l’utente sulle attività svolte dall’organizzazione. Charity: Amnesty International USA “News & Events” Web Page: www.amnestyusa.org/events/page.do?id=1102261 Lo screenshot sopra riportato rappresenta la pagina “Events” della sezione “News and Events” del sito di Amnesty International USA. Questa pagina web è particolarmente interessante poiché consente di scoprire, a seconda della propria collocazione geografica negli USA, quali sono gli eventi organizzati dalla charity a cui è possibile 33
  36. 36. prendere parte. Nella stessa pagina è presente una cartina geografica interattiva degli Stati Uniti che rimanda alle pagine web degli attivisti di ogni zona della nazione. Charity: Micheal J.Fox Foundation “News & Events” Web Page: www.michaeljfox.org/newsEvents.cfm Il sito della fondazione di Micheal J. Fox presenta una sezione “News & Events” ben strutturata. Sono presenti tre categorie di notizie: la prima riguarda quelle strettamente legate al Morbo di Parkinson e alla sua cura, la seconda categoria “MJff Press Releases” fornisce all’utente aggiornamenti sui comunicati stampa emessi dall’organizzazione, la terza è dedicata agli eventi che vedono il coinvolgimento diretto della charity o che sono correlati con la ricerca sul Morbo di Parkinson. Le notizie presenti nella sezione “News & Events” sono strettamente connesse all’ambito di intervento dell’organizzazione. La vicinanza tra gli scopi della charity e i temi trattati nelle news fa sì che l’utenza non possa avere alcun dubbio circa le tematiche che stanno a cuore all’organizzazione e che sono al centro del suo lavoro. 34
  37. 37. Charity: World Vision “News & Events” Web Page: www.worldvision.org World Vision utilizza la sezione delle news del proprio sito in maniera peculiare. Il collegamento alle notizie è riportato in home page attraverso un box dedicato. Le news riguardano le nuove emergenze per le quali è possibile prestare il proprio aiuto tramite l’apposito bottone “help now”. Ogni news è corredata di un’immagine e di una didascalia e l’utente ha a disposizione un bottone “Read Story” che gli consentirà di approfondire le informazioni riguardanti la notizia. What You Can Do / Take Action Molte charity statunitensi dedicano almeno una sezione del loro sito al reclutamento di aiuti da parte di chiunque abbia voglia di impegnarsi nelle attività alle quali l’organizzazione dedica tempo e forze. Spesso, fornire un aiuto non significa necessariamente prendere parte in modo diretto alle attività della charity. In molti casi, ciò che è richiesto all’utente è promuovere la charity o prendere parte ad azioni via web (campagne di e-mail alerts) in modo tale che la voce dell’organizzazione sia sempre più udibile. 35
  38. 38. Per gli utenti del sito deve essere semplice trovare informazioni su come poter essere d’aiuto all’organizzazione. È necessario che la sezione fornisca informazioni dettagliate e dirette sul volontariato, che dia la possibilità di arruolarsi direttamente per una causa laddove possibile. Proporre contenuti di questo tipo significa agevolare il contatto tra l’organizzazione e l’utente interessato a far parte del mondo della charity. Il collegamento alla sezione “What You Can Do” / “Take Action” dovrebbe essere reso disponibile in maniera evidente, possibilmente tra le voci del menu principale di navigazione. Charity: Earth Justice “Take Action” Web Page: www.earthjustice.org/how_to_help/action/ Earth Justice propone la voce “Take Action” nel menu principale di navigazione del sito web. In questa sezione l’organizzazione mette a disposizione dell’utenza diversi modi per prendere parte in maniera attiva alle battaglie intraprese dalla charity. L’utente può partecipare alle attività sia attraverso le petizioni messe in evidenza nella sezione, sia tramite l’invio di e-mail (pre-compilate dalla charity stessa) ad 36
  39. 39. aziende ed enti che, nella realizzazione dei loro prodotti, non rispettano le leggi per la tutela dell’ambiente e della popolazione. Per partecipare alle campagne promosse dalla charity sono richieste informazioni personali e dati sensibili dell’utente. Charity: Amnesty International USA “What You Can Do” Web Page: http://www.amnestyusa.org/take-action-online/page.do?id=1031043 Il sito di Amnesty International USA mette a disposizione dell’utenza diversi modi per partecipare alle iniziative della charity. La sezione del sito intitolata “What You Can Do” comprende diverse sottosezioni tramite le quali è possibile scegliere in che modo supportare l’organizzazione. Le sottosezioni utilizzano motori di ricerca interni che consentono all’utente di trovare la causa più vicina a sé, sia dal punto di vista geografico che dal punto di vista delle motivazioni alla base della causa stessa. 37
  40. 40. Charity: Oxfam America “What You Can Do” Web Page: www.oxfamamerica.org/whatyoucando Nella sezione del sito web istituzionale di Oxfam America troviamo diversi modi per sostenere il lavoro della charity. In apertura di pagina è fornita una breve introduzione che spiega all’utente perché il suo supporto è importante per la charity. La sezione propone al visitatore diversi strumenti tramite i quali concretizzare il proprio aiuto. Nella sezione “What You Can Do” è presente un menu a tab che consente di scegliere in che modo sostenere il lavoro della charity. Nella sezione “Take Action” l’utente può scegliere di diventare parte attiva delle iniziative promosse da Oxfam America. La tab “toolbar” consente di collegare il proprio browser di navigazione web direttamente al sito della charity. Nel caso in cui l’utente abbia uno spazio personale sul Web, attraverso la sezione “banners and buttons”, può far comparire sul proprio sito un collegamento diretto con oxfamamerica.org e promuovere così la charity. 38
  41. 41. Donation Le donazioni on-line rappresentano uno strumento di fondamentale importanza per le organizzazioni non-profit. Nel sito web di una charity non può mancare uno spazio dedicato al suo sostegno economico. Il sito deve quindi dare la possibilità all’utente di effettuare donazioni in maniera semplice, veloce e sicura. Un sito donor-friendly dovrebbe proporre tutte quelle informazioni che possono aiutare l’utente a capire in che misura e in che modo i suoi soldi aiuteranno le attività svolte dalla charity. Per una rassegna delle best practice delle sezioni dedicate alle donazioni on-line si invita il lettore a consultare il paragrafo 5.4 del capitolo cinque. 39
  42. 42. Capitolo 4 Strumenti Web 2.0 4.1 Blog Il termine blog deriva dalla contrazione dei vocaboli “web” (Rete) e “log” (traccia) ideato da John Barger nel dicembre del 1997. Oltre alla nascita di questa nuova parola, è stato coniato il verbo “to blog” che significa bloggare, aggiornare un blog, inserire del nuovo. Il blog è una tipologia di sito web gestito da una o più persone che, secondo una certa periodicità, ne aggiorna i contenuti inserendo pensieri, opinioni ed esperienze insieme ad altro materiale elettronico come immagini e filmati. I primi blog erano tenuti da “web entusiasti”, gente che trascorreva molte ore al giorno on-line e che pubblicava brevi annotazioni su ciò che aveva trovato, opinioni su quanto accadeva nel mondo e anche piccoli saggi.1 Questo strumento nasce affinché la pubblicazione di contenuti in Rete non sia più appannaggio di pochi. Attraverso il blog viene offerto all’utenza Internet uno strumento che consente di esprimersi grazie a sistemi per la gestione dei contenuti semplificati, che non richiedono particolari competenze tecniche per essere utilizzati. Infatti, non è necessario apprendere tecniche di programmazione HTML per redigere un blog. Questo è basato su una piattaforma sostanzialmente semplice, con un’interfaccia di amministrazione chiara, che mette a disposizione diverse funzionalità per l’editoria on-line. Definire le diverse tipologie di blog non è facile, ve ne sono davvero molti. Secondo la mia opinione è possibile delineare cinque categorie principali: • blog personale: l’autore parla di sé, delle proprie esperienze e dei suoi interessi; • blog tematico: sono tutti quei blog che discutono di un argomento specifico; • blog politico: dedicato a temi politici, tenuto anche dagli stessi protagonisti del mondo politico; 1 Cfr. Granieri G., Blog Generation, Edizioni Laterza, Roma, 2005, p. 33. 40
  43. 43. • blog d’attualità: parla di ciò che accade nel mondo ed è rilevante per l’autore; • corporate blog: sono gli spazi ufficiali delle aziende. L’autore di un blog è chiamato blogger e la comunità formata da queste persone non rappresenta un gruppo omogeneo poiché le motivazioni che portano ad aprire e scrivere un blog sono diverse. L’insieme dei blog presenti in rete è chiamato Blogosfera. Con la diffusione dei blog sono nati anche servizi di ricerca appositi dedicati alla blogosfera, come ad esempio Technorati, che tengono traccia delle interconnessioni tra i blog e fungono, al tempo stesso, come strumento di ricerca per i temi trattati nei post. Nella sua forma essenziale un blog è un sito web in cui è possibile scrivere ciò che si vuole dando la possibilità ai visitatori di leggere i contenuti e commentarli. I blog sono realizzati utilizzando software appositi (della famiglia dei CMS – Content Management System) che ne rendono immediata la realizzazione e l’aggiornamento. Sono molti i siti e i portali che permettono di creare il proprio blog in maniera semplice anche a chi non ha particolari competenze informatiche. Gli strumenti più diffusi per l’implementazione dei blog sono Wordpress e Blogger (di proprietà di Google). Quest ultimo è tra i due lo strumento più semplice per realizzare un blog: offre alla propria utenza un servizio di hosting gratuito e un set-up del proprio spazio facile e intuitivo. Wordpress, nato nel 2003, permette di creare il proprio blog grazie a un servizio open-source ma rispetto a Blogger si caratterizza per un set-up meno intuitivo. Oltre alla versione gratuita di Wordpress (nella quale non è possibile apportare modifiche al codice sorgente) è possibile scaricare due versioni più sofisticate che consentono maggiori possibilità di personalizzazione della pagina. In un blog i post sono ordinati secondo una cronologia inversa, ovvero dal più recente al più datato. Ad ognuno di essi sono associate delle tag per fare in modo che i contenuti possano essere indicizzati e ordinati in categorie definite dal gestore della pagina. 41
  44. 44. Per ogni post è presente la data e l’ora della pubblicazione, un permalink2 (per consentire che possa essere recuperato anche dopo la sua archiviazione) e un backlink3/trackback4 ad altri blog che referenziano il post. Una funzionalità che rende il blog uno strumento peculiare rispetto a un sito web tradizionale è la possibilità da parte degli utenti di commentare i contenuti postati sulla pagina e quindi di interagire sia con l’autore del contenuto che con gli altri utenti. Tali commenti permangono nel tempo assieme al contenuto stesso del blog. L’autore del blog può regolare la partecipazione ai commenti richiedendo una registrazione al sito. 4.2 Web Feed I Web feed sono uno strumento utilizzato per la distribuzione dei contenuti sul Web. Attraverso i feed i contenuti pubblicati all’interno di un sito internet possono essere formattati con un linguaggio standard, come ad esempio l’XML, ed essere messi a disposizione all’interno di un file per la ripubblicazione su altri siti web. 5 Utilizzare i Web feed rende semplice consultare le nuove informazioni inserite in un sito senza necessariamente doverlo visitare con regolarità. Per fare questo è necessario utilizzare un feed reader detto anche aggregatore di feed, un piccolo programma nel quale si possono aggregare una serie di feed forniti dai siti che incontrano l’interesse dell’utente. Solitamente i feed non riportano l’intero contenuto, ma solo una sua sintesi sommaria, per far sì che l’utente possa approfondire l’informazione sul sito web che contiene la nuova informazione. In ogni caso la lunghezza del documento e la quantità di informazioni disponibili dipende direttamente dal feed rilasciato. 2 Un permalink (contrazione della frase inglese "permanent link") è un tipo di URL che si riferisce ad una specifica informazione ed è implementato in modo da non cambiare per lunghi periodi di tempo. Il termine è spesso impiegato nell'ambito dei weblog per indicare il link ad un determinato post 3 Un backlink (abbreviato talvolta con BL) è un link ipertestuale che punta ad una determinata pagina web. Esso viene chiamato anche con i nomi di incoming link, inbound link, inlink e inward link. 4 Il Trackback è un meccanismo per la comunicazione e la notifica tra due risorse: la risorsa A manda un Trackback ping (spesso chiamato Pingback) alla risorsa B, la quale risponde con un messaggio di avvenuta notifica o con un eventuale errore. 5 Prati G., Op. cit., p. 71. 42
  45. 45. La presenza di nuove informazioni sui siti web scelti dall’utente viene verificata da un aggregatore. Questo fa una ricerca sui siti sorgente dei feed, rileva i contenuti nuovi e li propone all’utente. I formati per i web feed maggiormente utilizzati sono RSS (Really Simple Syndacation) e Atom. All’utilizzo dei feed sono legati alcuni vantaggi. Infatti, l’utente per rimanere aggiornato sui contenuti che riscontrano il suo interesse, non deve fornire alcun indirizzo di posta elettronica riducendo così il rischio di incorrere nei problemi connessi all’e-mail: spamming, virus, phishing e furti d’identità solo per citarne alcuni. Inoltre, una volta scaduto l’interesse per i contenuti di un determinato fornitore è sufficiente disattivare il feed dal proprio lettore, senza dover quindi inviare e-mail per richiedere la cessazione del servizio. Oltre ai vantaggi legati all’utilizzo dei feed al posto della newsletter, ve ne sono altri: i feed, se aggiornati con regolarità, permettono un’indicizzazione delle pagine del sito all’interno dei motori di ricerca con una maggiore frequenza rispetto a quei siti che non li adottano; la ripubblicazione dei contenuti del sito su altri siti web viene semplificata poiché la modifica apportata al testo sorgente sarà propagata in automatico a tutti i siti che fanno riferimento al feed. Inoltre, poiché i feed si basano su linguaggio XML, sono consultabili da diversi dispositivi. È possibile quindi leggere l’estratto di un feed attraverso dispositivi come: PDA, telefoni cellulari, ecc.6 I feed rss sono individuabili solitamente all'interno di un sito web attraverso una serie di icone: La gestione dei feed è semplice e non si discosta di molto dall’organizzazione dei preferiti del proprio browser di navigazione in Rete. Innanzitutto, è necessario possedere un lettore di feed (ad es. Google Reader) e abbonarsi ai contenuti di un sito. Una volta salvati i feed, l’aggregatore provvede a sincronizzarsi con i siti di 6 Prati G., Op cit., p. 73. 43
  46. 46. riferimento scaricando i nuovi contenuti in locale per una consultazione più rapida ed agevole.7 In questo modo gli utenti possono consultare attraverso il proprio computer gli ultimi articoli pubblicati in un’ampia serie di siti web senza spendere tempo visitandoli uno ad uno. Alla stessa maniera è possibile includere l’utilizzo dei feed all’interno del proprio sito web, tramite l’uso di un aggregatore per aggiornare l’utenza sui contenuti che verranno caricati. L’immagine sopra riportata rappresenta il funzionamento dei Web feed. Il feed reader, o l’aggregatore, scandaglia i siti scelti dall’utente come sorgenti dei contenuti alla ricerca di nuove informazioni. Una volta trovati li propone all’utente.8 4.3 Twitter Twitter è un servizio di social networking e micro-blogging, creato nel 2006 da Jack Dorsey, che consente ai suoi utenti di scrivere e leggere messaggi chiamati tweet che sono mostrati istantaneamente sul profilo dell'utente e su quello dei suoi follower. 7 Prati G., Op cit., p. 70. 8 Immagine tratta da http://www.slideshare.net/rpolillo/web-feed-e-aggregatori. 44
  47. 47. Questo termine nel gergo del servizio indica tutti coloro che si sono registrati per ottenere gli aggiornamenti di un particolare profilo Twitter. Un altro termine, utilizzato è following che denota la lista personale degli aggiornamenti seguiti dall’utente. I messaggi di aggiornamento del proprio stato possono avere una lunghezza massima di 140 caratteri. Inizialmente questo limite fu posto per far sì che il servizio fosse fruibile tramite SMS e ciò ha portato nel mondo del Web l’utilizzo di slang e shorthand notation usati comunemente nella scrittura di messaggi per cellulare. La limitazione del numero di caratteri spendibili per ogni tweet ha spinto gli utenti a utilizzare servizi di URL-shortening.9 Fin dalla sua comparsa sul Web, Twitter ha continuato ad acquisire attenzioni e popolarità in tutto il mondo. Infatti, è classificato come uno tra i 20 siti più visitati secondo i dati sul traffico web pubblicati da Alexa.10 Nel Marzo 2009, il blog di Nielsen ha classificato Twitter come il sito con il maggior tasso di crescita del mese di Febbraio. Il nome Twitter, corrispondente sonoro della parola tweeter, deriva dal verbo inglese “to tweet” che significa cinguettare. Tweet è anche il termine tecnico degli aggiornamenti del servizio. Per utilizzare Twitter è necessario iscriversi al sito e creare un account personale. I messaggi che l’utente scrive, utilizzando i 140 caratteri a disposizione, sono i tweet e corrispondono ai post pubblicati sulla bacheca personale dell’utente. Quando una persona effettua un tweet, questo appare sulla home dei propri follower mentre nella home dell’utente compariranno tutti i tweet della sua lista di following, che comprende le persone che ha deciso di seguire. Attraverso i tweet gli utenti hanno la possibilità di interagire tra loro. Infatti, per rispondere ad un messaggio, e indirizzarlo a un soggetto in particolare, si usa la chiocciola davanti al suo username all'inizio del tweet, ad esempio @nomeutente. Oltre alla risposta, all’utente è data anche la possibilità di girare e condividere un 9 URL-shortening è una tecnica che, grazie all’utilizzo di un provider, fa sì che un indirizzo web sia accessibile tramite un URL molto corto rispetto a quello originale. Questo è molto utile se si utilizza un servizio come Twitter: essendo presente un limite di 140 caratteri per tweet abbreviare un URL da inserire nel proprio messaggio fa risparmiare caratteri che possono essere impiegati per scrivere al posto che per riportare un collegamento. 10 "twitter.com - Traffic Details from Alexa", Alexa (azienda statunitense che si occupa di statistiche riguardanti il traffico internet) [ultima cons. 2010-01-26], www.alexa.com/siteinfo/twitter.com. 45
  48. 48. messaggio con i propri follower, nel gergo di Twitter questa operazione prende il nome di Re-Tweet. Su Twitter è anche possibile servirsi del motore di ricerca interno al sistema per rintracciare quali tweet parlano di un determinato argomento. Per fare ciò è necessario scrivere la parola preceduta dal simbolo # (es. #parolaricercata). Un’altra funzionalità messa a disposizione da Twitter è la possibilità di raggruppare gli utenti in list in modo tale da interagire con loro più facilmente. Oltre a collegarsi al proprio account Twitter dal sito, esistono modi più immediati per leggere i tweet. Uno di questi è riceverli attraverso un programma di messaggistica istantanea come Google Talk, oppure utilizzare programmi appositi come Twitteroo o Twitterrific. Inoltre, è possibile usufruire dei servizi di Twitter anche da cellulare scaricando applicazioni dedicate. Ecco un esempio di tweet: 4.4 Facebook Facebook è il social network più utilizzato al mondo. Attualmente conta più di 300 milioni di iscritti e, secondo il ranking di Alexa, a Gennaio 2010 è il secondo sito più visitato al mondo dopo Google. Il sito è stato realizzato e progettato da Mark Zuckerberg e dai suoi compagni di stanza all’Università di Harvard11. Le sue origini risalgono al 2003 con la creazione del suo antenato Facemash. Il suo nome si riferisce agli annuari con tutte le foto degli studenti (Facebooks) che alcune scuole statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno scolastico. 12 Un social network può essere definito non tanto come un insieme di individui ma come un insieme di relazioni tra individui. Facebook è un social network, ossia una rete sociale di persone connesse tra loro attraverso legami di vario tipo. L’intento iniziale di Facebook era quello di tenere vivi 11 Phillips S., “A brief history of Facebook”, The guardian, (2007-07-25), http://www.guardian.co.uk/technology/2007/jul/25/media.newmedia. 12 Polillo R., “Reti sociali”, 2009, www.slideshare.net/rpolillo/lezione-10-reti-sociali. 46
  49. 49. i contatti tra gli studenti universitari sparsi per il globo ma, dal 2007, è diventato un fenomeno, figurando nella top ten dei siti più visitati al mondo. Ciò che questo social network permette di fare è comunicare con i propri amici, familiari o collaboratori, condividere informazioni, creare e pubblicare contenuti in maniera estremamente semplice. Per utilizzare Facebook è necessario registrarsi tramite la compilazione di un breve form che consente di creare immediatamente il proprio profilo. Il sito è gratuito per gli utenti e trae profitto dalla pubblicità. Una volta creata la propria pagina non resta che completarla con informazioni personali che si desiderano rendere pubbliche. Dopo aver impostato il proprio profilo è possibile dare vita alla propria rete sociale andando a cercare le persone che si conoscono tramite gli strumenti di ricerca messi a disposizione dal social network. Il profilo personale può essere impostato come pubblico o privato a seconda delle preferenze dell’utente. Se il profilo viene reso pubblico chiunque può accedervi e ottenere informazioni personali. È anche possibile creare dei gruppi d’interesse, diventare fan di persone o organizzazioni, creare network collegati con il proprio posto di lavoro, con la scuola frequentata, con la città in cui si vive e molto altro ancora.13 Si può accedere a Facebook anche tramite dispositivi mobili come smartphone e palmari. Tramite questi strumenti è possibile aggiornare il proprio profilo, caricare contenuti (immagini, foto), ricevere e rispondere a messaggi, scrivere sulla bacheca di altri utenti e navigare all’interno del social network. Differenze tra Page e Group Come avremo modo di vedere nel capitolo 5, più precisamente nel paragrafo 5.4 dedicato alle best practice nell’utilizzo di Facebook, la maggior parte delle charity sponsorizza sul proprio sito il collegamento a una pagina Facebook tramite la quale è possibile diventare fan. Il social network da anche la possibilità di creare dei gruppi oltre alle Page, ma qual è la differenza? Perché scegliere una pagina e non un gruppo? Una pagina fan può essere paragonata a un normale profilo utente, la differenza più evidente è che si possono avere due bacheche: una per l’organizzazione e una per i fan. Sulla pagina è possibile caricare contenuti come immagini e video e far 13 "Facebook—My Account", Facebook, www.facebook.com/editaccount.php?networks. 47
  50. 50. visualizzare gli aggiornamenti direttamente sulla bacheca dei fan. Come per i profili personali degli utenti sono presenti diverse sezioni che consentono di ottenere maggiori informazioni sul soggetto intestatario della pagina. I gruppi sono leggermente differenti dalle pagine. Per creare un gruppo è necessario specificarne la tipologia, inoltre, bisogna decidere se il gruppo sarà pubblico (aperto a chiunque voglia iscriversi), privato o segreto. I gruppi hanno un amministratore che si occupa della gestione. Questo a sua volta può decidere di nominare dei vice per alcune pratiche che comunque non godono degli stessi privilegi per l’amministrazione dello spazio. Facendo un paragone con il mondo il reale, un gruppo può essere paragonato a un club. Quindi: • Le pagine non hanno un amministratore visibile; • Le pagine possono comprendere contenuti personalizzati e applicazioni, i gruppi no; • Gli aggiornamenti delle pagine compiano sulla bacheca dell’utente, i gruppi devono usare i messaggi di posta per gli aggiornamenti e questi sono sottoposti al limite dei 500 destinatari per volta; • I gruppi offrono un controllo sulla partecipazione. Le pagine possono restringere la partecipazione solo attraverso limiti per età o disposizione geografica; • Sia i gruppi che le pagine permettono di creare eventi. 4.5 Flickr Flickr è il portale più popolare dedicato alla condivisione di fotografie. Nasce nel Febbraio del 2004 ad opera della società canadese Ludicorp. All’inizio era utilizzato dai blogger come semplice deposito e successivamente si è evoluto, divenendo una piattaforma semplice e completa per la gestione e la condivisione di fotografie sul Web. Fino ad oggi Flickr è riuscito a raccogliere attorno a sé milioni di utenti in tutto il mondo che condividono decine di milioni di scatti. 48
  51. 51. Nel 2005 la piattaforma per il photo sharing è stata acquistata da Yahoo! Inc. Il boom di questo servizio è avvenuto quando i suoi realizzatori hanno deciso di inserire al suo interno la folksonomia e quindi permettere ai propri utenti di catalogare le immagini archiviate tramite l’uso dei tag.14 La chiave del successo di questo metodo sta nel fatto che per le immagini non si possono applicare le tecniche utilizzate dai motori di ricerca per l’analisi dei testi presenti nel Web. Quindi, facendo associare all’utente delle parole chiave per ogni scatto, è possibile analizzare il contenuto delle fotografie in maniera semplice. Flickr mette a disposizione dell’utente una pagina personale dove chiunque avrà accesso e potrà lasciare commenti sugli scatti caricati. Questa tipica caratteristica Web 2.0 permette di creare una rete di contatti collegata al proprio account Flickr. Flickr mette a disposizione delle organizzazione non-profit un’apposita sezione intitolata “Flickr for Good” dove rende disponibili delle charity degli account PRO. Il sito di photo sharing, per permettere alle organizzazioni di mostrare il proprio lavoro tramite immagini e video, ha deciso di donare 10.000 account PRO. Per fare questo ha stabilito una partnership con Techsup, una non-profit statunitense. L’intento è quello di donare questi account a persone che partecipano al lavoro delle organizzazioni non-profit negli USA, Canada, Inghilterra, Australia, Hong Kong e Spagna. Per poter usufruire dei servizi messi a disposizione da Flickr è necessario possedere un account Yahoo!. Gli unici vincoli circa il caricamento delle foto riguardano la proprietà dei diritti degli scatti. Infatti, è consentito caricare solo foto per le quali l’intestatario dell’account abbia i diritti di riproduzione. Flickr mette a disposizione due tipi di account, uno gratuito e uno a pagamento (PRO account). Le differenze sostanziali tra i due sono che quello a pagamento consente di avere uno spazio di archiviazione illimitato e permette l’esplorazione e la visione degli scatti senza la presenza di messaggi pubblicitari. Il servizio offre una serie di funzionalità utili per la condivisione delle immagini: permette di condividere gli scatti e mostrarli anche all’interno di altri siti utilizzando 14 Il termine folkosonomia (dall’inglese folksonomy) descrive una caratterizzazione delle informazioni generata dagli utenti tramite l’utilizzo di parole chiave. 49
  52. 52. tecniche di mashup (è sufficiente copiare il codice HTML fornito da Flickr all’interno di quello del proprio sito) e consente di gestire gli album fotografici con livelli di privacy personalizzati. Le immagini possono essere caricate sia tramite Web che e- mail o anche da telefono cellulare. Le foto possono essere catalogate in archivi organizzati per avvenimento o argomento. Inoltre, la piattaforma fornisce la possibilità di abbonarsi ai Web feed per gli scatti caricati su un determinato account. In questo modo l’utente può rimanere aggiornato sul materiale caricato sui profili interessati. Un’altra funzione, a dir poco innovativa, messa a disposizione da Flickr è quella di permettere agli utenti di lasciare delle tag direttamente all’interno della foto, selezionando con il mouse l’area che si desidera taggare. Un altro tipo di tagging a disposizione dell’utente è il geotagging che consente di indicare, direttamente su una mappa, il luogo dove è stata scattata una determinata fotografia. Questo servizio è erogato in collaborazione con quello di cartografia terrestre fornito da Yahoo! Maps. Una volta selezionato un luogo sulla mappa, il geotagging permette di vedere quali fotografie sono state scattate nei dintorni. 4.6 Youtube YouTube è un servizio di distribuzione gratuita di video on-line. Questo sito permette di caricare, condividere o semplicemente guardare filmati on-line. YouTube è nato nel Febbraio 2005 e, in meno di due anni, è diventato il punto di riferimento per lo streaming di filmati in Rete. Secondo i dati riportati da Nielsen/NetRating il sito ha un traffico medio di 20 milioni di utenti al mese.15 YouTube da spazio a produzioni di qualsiasi tipo e i contenuti caricati sono sottoposti a un controllo ex-post. Dal suo esordio in Rete, il sito di video-sharing ha arricchito notevolmente le sue funzioni garantendo all’utenza elevate possibilità di interazione tramite lo scambio dei filmati e i commenti correlati. 15 Nielsen/NetRating è una società che si occupa di indagini di mercato riguardanti il Web. 50
  53. 53. Per capire la portata del successo di YouTube basta leggere le statistiche di Alexa che classificano YouTube come il quarto sito più visitato al mondo.16 Inoltre, a un anno dalla sua nascita, YouTube è stato acquistato da Google per la ragguardevole cifra di $1.65 miliardi. Nel Maggio 2009 le stime riguardanti i video caricati sul sito dicono che YouTube riceve ogni minuto circa 20 ore di filmati dei quali un quarto proviene dagli USA. 17 Prima del lancio di YouTube non erano molti i metodi disponibili per caricare contentuti video sul Web. Il sito ha reso possibile, per chiunque abbia una connessione Internet, di caricare video in maniera semplice, senza preoccuparsi del formato e degli aspetti tecnici in generale. Inoltre, la grande varietà degli argomenti trattati dai video ha reso YouTube e il video-sharing, uno degli aspetti più interessanti del Web 2.0 e della sua cultura. YouTube mette a disposizione delle organizzazioni non-profit canali specifici (attualmente solo negli USA e nel Regno Unito) tramite i quali invita ad utilizzare i video per lanciare campagne che sarebbero oltre misura costose se attuate attraverso i media tradizionali. In molti paesi la diffusione di YouTube è stata impedita ostacolandone l’accesso sin dall’inizio della sua diffusione. L’utilizzo dei servizi messi a disposizione da YouTube è molto semplice: basta produrre un video con qualsiasi dispositivo (telecamera, webcam, cellulare) e trasferirlo sul sito attraverso l’interfaccia dedicata. Il video sarà disponibile agli utenti del portale in pochi minuti. Per caricare e commentare video su YouTube è necessario creare un account personale. Oltre ad avere un proprio account è possibile creare un canale gratuitamente. Il sito di video sharing fornisce la possibilità di creare canali diversi (Guru, Comedian, Musician, Politician, Director) in base ai temi che verranno trattati nei video o al lavoro dell’intestatario dell’account. Ciò che cambia da una tipologia all’altra riguarda sostanzialmente le possibilità di personalizzazione dell’aspetto grafico del canale. Le funzionalità caratteristiche di YouTube non variano. 16 Dati aggiornati a Gennaio 2010. Per un riscontro più preciso http://www.alexa.com/siteinfo/www.youtube.com 17 Junee R., “Zoinks! 20 Hours of Video Uploaded Every Minute!”, Maggio 2009, www.youtube.com/blog?entry=on4EmafA5MA, 51
  54. 54. I filmati caricati su YouTube possono essere condivisi sui più diffusi social network e anche su siti web esterni e blog, grazie agli strumenti messi a disposizione dal portale. Per far comparire sul proprio sito un video presente su YouTube è sufficiente copiare il codice HTML fornito nel codice sorgente del sito Web esterno. 4.7 Sintesi e classificazione button 2.0 Con la diffusione del social networking, e di altri siti che consentono un’interazione diretta con l’utenza, riguardante la condivisione e la generazione di nuovo materiale, nasce anche la necessità di informare il visitatore circa la presenza della charity su diversi canali di comunicazione web e dargli, allo stesso tempo, la possibilità di collegarsi a questi spazi in maniera semplice e veloce. Con l’obbiettivo di soddisfare queste esigenze sono nati i social button. Questi strumenti consentono all’utente di collegarsi a pagine web, condividere informazioni e materiale attraverso uno o pochi clic. I social button non sono altro che delle icone, cliccabili, che svolgono la funzione di link. Sono alla portata di tutti poichè esistono diversi siti che offrono strumenti gratuiti per l’implementazione di questi bottoni. I social button sono utili anche per il mondo del non-profit. Infatti, attraverso il loro utilizzo, un’organizzazione può segnalare la propria presenza su altri siti web e creare consapevolezza nell’utente circa i diversi canali utilizzabili per interagire con la charity. Oltre ai diversi siti che consentono di implementare questi collegamenti, i più diffusi siti di social networking, di microblogging, di photo-sharing forniscono i mezzi adeguati per apporre i social button al proprio spazio web. Ciò che solitamente viene fornito all’utente è una stringa di codice, in linguaggio HTML, da copiare e incollare sul codice sorgente della propria pagina web, per far comparire il collegamento sotto forma di icona cliccabile. Fanno parte della categoria dei social button anche quei bottoni che consentono all’utente di condividere il contenuto di una pagina web su uno spazio personale come, ad esempio, il proprio profilo Facebook. Questa funzionalità ha delle potenzialità significative per il mondo delle charity. Infatti, attraverso la condivisione 52

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