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Il mito dal mito d’europa all’unità europea
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Il mito dal mito d’europa all’unità europea Presentation Transcript

  • 1. PON C4 – FSE2010-595 PROGRAMMA OPERATIVO NAZIONALE. COMPETENZE PER LO SVILUPPO ANNO SCOLASTICO 2010/2011 ISTITUZIONE EDUCATIVA “ P. COLLETTA” AVELLINO DIRIGENTE SCOLASTICO: ANGELINA ALDORASI Esperto: Tutor: Prof.ssa Annamaria Pellecchia Prof.ssa Linda Ciampi Il mito dal mito d’Europa all’Unità Europea
  • 2. Gli alunni
    • Alessandra Avellino
    • Erika Buonavita
    • Laura Candela
    • Clara Capozza
    • Debora D'Agostino
    • Raffaella D'Amore
    • Luigi De Silva
    • Edoardo Festa
    • Marlene Mancino
    • Lorenzo Meomartino
    • Filomeno Napolitano
    • Chiara Palumbo
    • Italo Papandrea
    • Simone Polcaro
    • Clara Raspanti
    • Flora Vozzella
    • Annamaria Zaccaro
  • 3. INDICE
    • INDICE PRIMA PARTE
    • Che cos’è il mito:miti di dei,miti di eroi 3-4
    • Chi ci ha trasmesso il mito 5
    • La tradizione iconografica 6-18
    • La nascita del mito :dal mito alla religione 19-20
    • Antropomorfismo degli dei 21-23
    • GLI EROI (Eracle,Orfeo,Teseo,Prometeo,Edipo,Giasone) 24-39
    • MOSTRI MITOLOGICI ( Centauri,Chimera,Cerbero,Ippogrifo,Satiri,Sirene,Minotauro) 40-60
  • 4. Che cos’è il mito?
    • È una narrazione che ha per oggetto dei ed eroi con cui vengono simbolicamente spiegate le origini del mondo,dell’umanità, la creazione di istituzioni,leggi,la scoperta delle arti etc.
    • Il mito ( Mythos ,discorso,parola, racconto) è considerato il depositario della saggezza antica (la parola mito ha la stessa radice di mimnesco,ricordo).
    • Al mito,che è una forma di pensiero umana ma dogmatica, si contrappone il Logos ,cioè il pensiero scientifico che è ricerca,messa in discussione “curiosità”.
    • Il mito nasconde in sé verità eterne a cui (secondo Giambattista Vico) si può accedere soltanto con l'intuizione immediata, non con la scienza
    • Il mito è a fondamento delle istituzioni civili e rappresentazione di valori universali indiscutibili.
  • 5. Miti di dei, Miti di eroi
    • Diversa è l’origine del mito che riguarda gli eroi o gli dei
    • i miti degli dei sono più antichi,si riferiscono ad un’età primordiale;
    • i miti degli eroi sono più recenti (circa 1500 anni a.C).
    • la mitologia degli eroi è collegata con un tempo storico
    • l’eroe ha un’esistenza che è “più” di quella umana (il loro culto continua dopo la morte) e meno di quella divina;
    • gli eroi ,pur avendo origine nella storia,vivono al di fuori di essa,sono investiti da una luce soprannaturale ,vivono solo una storia,in una dimensione “acronica” in loro lo splendore del divino si mescola con la mortalità.
    • i due mondi interagiscono continuamente.
  • 6. Chi ci ha trasmesso il mito?
    • La trasmissione del mito è stata inizialmente orale e deriva comunque dal “culto”per l’eroe o la divinità.
    • Il mito viene poi raccontato :
    • dagli storici
    • dai poemi epici
    • dai mitografi , cioè coloro che per primi raccolsero,ordinarono,narrarono i miti :Esiodo con la Teogonia, i cronisti della Ionia, gli eruditi legati a biblioteche o scuola di filosofia . Callimaco, Apollonio Rodio, Ovidio.
    • dai tragediografi (la tragedia è un atto di culto legato a Dioniso )
  • 7. La tradizione iconografica
    • Non esiste altra polis dell’antica Grecia come Atene che abbia una documentazione visiva dei miti così ricca e così varia ; il carattere di queste rappresentazioni può essere: 
    • pubblico : un tempio,un edificio pubblico abbellito da sculture o dipinti (vd. Pausania che descrive quattro grandi dipinti nella Stoà poikile) pezzi singoli o narrazioni complesse
    • Privato : soprattutto la pittura vascolare che aveva diversi usi : familiare,funebre,votivo
    • Le immagini mitologiche di Atene ci permettono di intenderle come un sistema coerente di comunicazione anche se soggetto a mutamenti storici.
    • I Greci hanno sempre convissuto con i loro miti, che sentivano onnipresenti e reali e che prendevano forma entrando nel loro mondo visibile attraverso rappresentazioni che mescolavano storia e mito (ad esempio l’«eroe nazionale», Teseo, fu visto combattere sul campo di battaglia di Maratona come un fusma, un’apparizione)
  • 8. Gli Dei
  • 9. Crono divora i suoi figli
  • 10. Zeus ad Olimpia
  • 11. Poseidone, dio del mare
  • 12. Ade e Proserpina
  • 13. Atena, la sapienza
  • 14. Apollo del Belvedere «Una primavera perenne come nel beato Elisio, riveste di amabile giovinezza la sua matura affascinante virilità e aleggia con grazia delicata sulla superba struttura delle sue membra …». Winckelmann
  • 15. Apollo…. 11
  • 16. Artemide e Atteone
  • 17. Dioniso
  • 18. Mercurio, messaggero degli dei
  • 19. Venere, la bellezza e l’amore
  • 20. Nascita del Mito
    • Il mito nasce in un’età lontana,nell’infanzia del genere umano,quando l’uomo ,scoprendo e contemplando la natura, non ancora indagata con metodo scientifico, finì col “personificare” le potenze naturali ,considerate essere agenti ,animati da forza portentosa e segreta.
    • Questa personificazione si avvicinò progressivamente alla forma umana via via che l’uomo acquistava consapevolezza di sé e delle proprie facoltà,tanto che tutte le forze della natura assunsero aspetti e qualità umani ( antropomorfismo ).
  • 21. Dal Mito alla religione
    • Questa personificazione delle qualità umane assunse presto carattere e potenza straordinari tanto da suscitare stupore,meraviglia e timore religioso nell’uomo ;si passa dal mito come concezione antropomorfica dell’Universo al mito come espressione di religiosità.
  • 22. Antropomorfismo degli dei
    • Gli dei erano concepiti come esseri simili agli uomini sia nell’aspetto che nelle qualità morali portate, però, ad un grado di eccellenza (Ares,caduto a terra dopo una battaglia,occupava uno spazio di 700 piedi (un piede circa 30cm) –Iliade,XXI,407).
    • Gli dei percorrevano immense distanze ,vedevano ogni cosa, erano soggetti al sonno ed alla fame (ma il loro cibo è il nettare e la bevanda è l’ambrosia), anche se nascono,sono bambini e poi adulti non invecchiano mai.
  • 23. I limiti degli dei
    • Gli dei possono provare anche sentimenti negativi (ira,odio,gelosia),soffrono come gli uomini,non sono immuni da intrighi
    • pur essendo superiori per intelligenza agli uomini, gli antichi non attribuivano loro l’onniscienza e l’onnipotenza perché li sovrastava una forza:
    • Il Fato
  • 24. Il Fato
    • Il Fato (o Ananke= necessità; Tyche) ,era considerato il Dio più antico,generato dalla Notte.
    • Era immaginato come cieco ;neppure gli dei potevano sottrarsi alla sua volontà.
    • Le sue ministre erano le Moirai o Parche che in Esiodo sono Cloto (che tesse il filo della vita), Lachesi (che assegna la sorte), Atropo (che taglia il filo).
  • 25. Il mito dal mito d’Europa all’Unità Europea
    • GLI
    • EROI
  • 26. Eracle
    • Visse poco prima della guerra di Troia e fu identificato dai Romani -che gli dedicarono un tempio nel foro Boario- con il popolarissimo dio etrusco Ercole .
    • Figlio di Zeus e della mortale Alcmena, fu educato dal centauro Chirone e fu tenuto in schiavitù da Euristeo, discendente anch’egli di Zeus, che gli impose le 12 fatiche .
    •  
  • 27. Eracle e le dodici fatiche
    • 1)il leone Nemeo
    • 2)l’uccisione dell’ Idra di Lerna ,il mostro dalle molte teste velenoso Erc
    • 3) la caccia al cinghiale di Erimanto
    • 4)la cattura della cerva dalle corna d’oro di Cerinea
    • 5) la caccia agli uccelli Stinfali
    • 6)la conquista del cinto di Ippolita
    • 7)la ripulitura delle stalle di Augia
    • 8) la cattura del toro di Creta
    • 9)la cattura della cavalle di Diomede
    • 10)la cattura dei buoi di Gerione
    • 11 )la raccolta dei pomi d’oro dell’Esperidi
    • 12)la cattura di Cerbero
  • 28. Eracle
    • Protagonista, anche assieme ad altri eroi di innumerevoli avventure Ercole si sposò con Megara , figlia di Creonte, re di Tebe (che uccise assieme ai loro figli dopo essere impazzito ) e Deianira.
    • Quest’ultima, quando Ercole decise di sposare Iole, inviò al marito una tunica imbevuta del sangue di Nesso , credendo fosse un filtro d’amore. Ercole indossò la tunica avvelenata e morì fra atroci tormenti.
    • Zeus lo condusse sull’Olimpo e gli donò l’ immortalità .
  • 29. Eracle, caratteri
    • Venerato in moltissime città non solo della Grecia, Eracle è il rappresentante mitico degli ideali aristocratici greci e raduna in sé tutte le qualità del buon combattente individuale
    • Anche nei miti in cui partecipa a guerre e spedizioni, l’eroe non è mai al servizio di nessuno stato, ma solo al servizio di sé e del suo fato , vero cavaliere errante dell’antichità, vittima solo dell’ira.
    • Le sue peregrinazioni , a differenza di quelle di Ulisse, sono animate dal desiderio di imporre se stesso all’ignoto, vincendo ogni difficoltà naturale e superando ogni timore.
    • - Con il decadere della società aristocratica Eracle diventa un eroe”pensoso” travagliato dall’eterno conflitto interiore tra piacere e virtù
  • 30. Orfeo
  • 31. Orfeo
    • Cantore della Tracia, figlio di Calliope ed Eagro o di Clio ed Apollo con la dolcezza della sua musica fermava le correnti dei fiumi, muoveva le montagne, ammansiva le belve.
    • Prese parte alla spedizione degli Argonauti e fermò le sirene; sposò Euridice che morì, molestata da Euristeo, il giorno stesso delle nozze, morsa da un serpente.
    • Il suo tentativo di riportarla sulla terra dopo aver convinto Ade, fallì perché egli non rispettò il patto di non volgersi a guardarla.
    • Tornato sulla terra, poiché rifiutava ogni amore, fu assalito dalle Baccanti che lo fecero a pezzi e gettarono la testa nell’ Ebro che la portò nell’ isola di Lesbo considerata da allora in poi la patria della poesia lirica
  • 32. Orfeo, caratteri del mito
    • Assieme a Lino ,Orfeo rappresenta la poesia e la sua forza che dà l’illusione di sconfiggere le ferree leggi della morte. Tale illusione è però vana.
    • Ad Orfeo sono attribuiti gli Ieroi logoi (discorsi sacri) in cui si narra la nascita del cosmo e la dottrina dell’ orfismo , una delle dottrine misteriche più diffuse in Grecia che prometteva la salvezza dell’anima agli uomini iniziati ai misteri e purificati dalla espiazione.
  • 33. Teseo
  • 34. Teseo
    • Dopo Eracle è l’eroe greco più famoso. Figlio di Egeo (o di Posidone) e di Etra , riconquistò il potere dopo aver superato sei fatiche ed essere sfuggito all’agguato di Medea.
    • Si recò a Creta per liberare i 14 giovani offerti in pasto al Minotauro, essere mostruoso nato dall’unione di Zeus e Pasifae .
    • Ucciso il mostro grazie all’aiuto di Arianna ,la abbandonò al ritorno sull’isola di Nasso e fu per questo punito con la morte del padre Egeo.
    • Successe al padre nel governo della città, realizzò il “sinecismo” cioè la riunione di tutti gli abitanti dell’Attica in una sola città (Atene)e governò realizzando riforme in ogni campo. Poi riprese a viaggiare e prima con Ercole e poi con Piritoo partecipò a varie imprese: la spedizione contro le Amazzoni, il ratto di Elena ,il viaggio degli Argonauti.
    • Tornato ad Atene trovò il suo trono occupato e si rifugiò a Sciro dove fu ucciso a tradimento
  • 35. Teseo, caratteri
    • Come Eracle fu l’eroe dei Dori, Teseo fu l ’eroe fondatore degli Ioni e venne considerato dagli Ateniesi come il loro grande riformatore , padre della patria e della democrazia in Occidente.
    • E’ l’eroe giovane e giusto di una società più evoluta che unisce in sé le caratteristiche del buon legislatore e dell ’uomo di avventura .
    • -In alcune tragedie incarna le virtù ateniesi :offre ospitalità, aiuta i supplici, rispetta la religione; il suo fantasma sarebbe apparso ai Greci durante la battaglia di Maratona (490 a.C).
    • -Nelle arti figurative è rappresentata soprattutto la lotta contro il Minotauro.
  • 36. Prometeo
  • 37. Prometeo
    • Il “previdente” (promanthano) Titano figlio di Giapeto e Climene, durante la lotta dei Titani contro Zeus si schierò dalla parte di Zeus (la giustizia) creò con la terra l’uomo infondendogli la vita;
    • Rubò il fuoco agli dei per darlo agli uomini e fu per questo punito da Zeus che lo incatenò ad una rupe nel Caucaso dove un’aquila gli rodeva il fegato che ricresceva (Prometeo incatenato,Eschilo) finchè Eracle lo liberò.
    • Gli uomini furono puniti con il vaso di Pandora ,accolta da Epimeteo, fratello di Prometeo
  • 38. Prometeo, caratteristiche
    • Il dono del fuoco contiene una forte simbologia : fuoco è progresso,lavorazione dei metalli, ma anche guerra,distruzione morte.
    • Prometeo è l’eroe che rende gli uomini simili agli dei , è ora simbolo della libertà di pensiero, ora (come nel Prometeo di Eschilo) simbolo di arrogante superbia.
  • 39. Edipo Figlio di Laio e di Giocasta,ebbe il tragico destino di uccidere il padre e di sposare la madre senza saperlo. Alla sua nascita,infatti,il padre lo affidò ad un servo perché lo uccidesse avendo saputo che dal figlio che stava per nascere egli sarebbe stato ucciso. Il servo non ebbe il coraggio di eseguire l’ordine e, forati i piedi al bambino,lo appese ad un albero. Anni dopo Edipo, dopo aver risolto l’enigma della Sfinge,uccise Laio e sposò Giocasta avendo da lei quattro figli (Eteocle,Polinice,Antigone,Ismene).Una terribile pestilenza che colpì Tebe fu il segno del castigo divino rivelato dall’indovino Tiresia :Giocasta si impiccò e Edipo si accecò.
  • 40. Giasone e gli argonauti
  • 41. Giasone, le origini del mito
    • Giasone, figlio di Esone, vive a Iolco, dove lo zio Pelia ha usurpato il regno a Esone ed è educato dal Centauro Chirone , che gli insegna la medicina.
    • Divenuto adulto Giasone reclamò il potere sul suo paese, che Pelia s'impegna a restituirgli dopo che gli avesse portato il vello d’oro dell’ariete che aveva trasportato Frisso in salvo. Il vello era consacrato ad Ares ed era custodito nella Colchide da un drago, e Pelia era convinto che Giasone sarebbe morto nell'impresa.
    • Questi chiese l'aiuto di Argo , figlio di Frisso, il quale costruì la nave Argo, cioè "Veloce", che dovrà trasportare Giasone e i suoi compagni nella Colchide: tra i partecipanti (almeno 50-55) erano lo stesso Argo, Tifi, al quale Atena aveva insegnato l'arte sconosciuta della navigazione; il musico Orfeo , che doveva dare il tempo ai rematori nonché contrastare il canto ammaliatore delle Sirene ; numerosi indovini e i Dioscuri Castore e Polluce
    • Dopo aver molto viagiato,quando finalmente raggiungono la Colchide, il re Eete subordina la consegna del vello alla condizione che Giasone riesca a domare due tori dagli zoccoli di bronzo, che soffiano fuoco dalle narici,a dissodare quattroiugeri di terra e a seminare i denti di un drago
    • L’eroe riesce a portare a temine l’impresa grazie all’aiuto della figlia del re Medea , esperta di arti occulte, innamoratasi di Giasone che gli offre il suo aiuto, purché lui la porti con sé in Grecia.
    • Giasone supera le diverse prove, con i sortilegi di Medea riesce a far addormentare il terribile drago e fugge con Medea e con il vello, inseguito dai soldati di Eete, dopo aver ucciso il fratello di lei.
  • 42. Il viaggio degli Argonauti
    • La navigazione porta gli Argonauti fino in Adriatico, dove Zeus li punisce dell'omicidio, facendo loro smarrire la rotta.
    • La prua rivela allora che, per ottenere il favore del Dio, dovranno purificarsi presso la Maga Circe. La nave risale l‘ Eridano (il fiume Po) e, attraverso il Rodano, raggiunge la Liguria e poi la Sardegna e infine il Monte Circeo, dove la Maga purifica Giasone, ma rifiuta la propria ospitalità.
    • Gli eroi riprendono la navigazione, scampano alle Sirene grazie al canto di Orfeo, attraversano Scilla e Cariddi , raggiungono le "isole erranti" sulle quali si innalza una nuvola di fumo nero - certamente le Lipari - e finalmente giungono a Corcira, l'odierna Corfù , abitata dai Feaci di cui è re Alcinoo.
    • Da lì si dirigono verso Creta, poi raggiungono l’isola di Egina e,dopo un viaggio di quattro mesi , approdano ad Iolco.
    • Qui,secondo una leggenda, poiché Pelia aveva indotto Esone - il padre di Giasone - al suicidio, quest'ultimo lo vendica per mano di Medea che, con i suoi incantesimi, induce le figlie stesse di Pelia ad ucciderlo per poi fuggire a Corinto.
    • Dove Giasone consacra la nave a Posidone e vive dieci anni sposo felice di Medea.
    • Quando ,però,poi Giasone ripudia Medea per unirsi a Creusa , figlia del re Creonte , Medea si vendica regalando alla nuova sposa una veste nuziale che le diffonde nelle vene un fuoco magico, che si propaga all'intero palazzo reale e ai suoi abitanti. Uccide poi i figli avuti da Giasone e fugge in cielo su un carro luminoso, dono del Sole.
  • 43. Il mito dal mito d’Europa all’Unità Europea
    • MOSTRI MITOLOGICI
  • 44. I centauri
  • 45. I Centauri
    • Figli di Nefele e di Issione , vivevano in Tessaglia sul monte Pelio e
    • avevano forma di uomo e di cavallo.
    • Venivano rappresentati come ubriaconi,violenti, pericolosi per le donne.
    • Il centauro armato di freccia ( Sagittario ) rappresenta una costellazione
    • Chirone (maestro di Achille ,di Asclepio, diTeseo) cedette ad Eracle la sua
    • Immortalità.
    • Durante le nozze fra Piritoo ed Ippodamia aggredirono la sposa ma
    • furono respinti da Teseo e Piritoo (Centauromachia)
    • La Centauromachia fu adoperata per rappresentare la lotta fra
    • selvaticità e civiltà, ossia la lotta fra Persiani e Greci ( nelle metope del
    • Tempio di Zeus ad Olimpia ,del Partenone ad Atene, del tempio di
    • Posidone a Capo Sunion ). In epoche successive rappresentano i Centauri,
    • Michelangelo,Botticelli , Canova, Picasso
    • Furono,in età più tarda, rappresentati assieme a Dioniso ,simbolo di una vita sfrenata
  • 46. Chimera
  • 47. La chimera
    • “ Lion la testa,il petto capra,e drago la coda /e dalla bocca orrenda vampe vomitava di foco” (Omero,Iliade VI 221 sgg.)
    • Figlia di Tifone e di Echidna ,sorella di Cerbero , della Sfinge, dell’idra di Lerna venne uccisa da Perseo in groppa al cavallo alato Bellerofonte.
    • Può considerarsi la personificazione di forze distruttrici come vulcani o tempeste
    • Riprodotta più volte nell’arte antica in atto di vomitar fuoco dalle tre bocche (leone,capra,drago)
  • 48. Cerbero
  • 49. Cerbero, il mito
    • Figlio di Tifone ed Echidna, cane a tre teste (per Esiodo ne aveva 50),posto a guardia del palazzo di Ade,fu addormentato da Orfeo con la sua lira quando dovette scendere negli Inferi per riportare Euridice e fu ammansito da Enea con un focaccia di miele.
    • Nella dodicesima ed ultima fatica Ercole riuscì a legarlo e portarlo via con sé.
    • Le tre teste rappresenterebbero la distruzione del passato,del presente,del futuro perché il tempo divora ogni cosa;o le discordie che dilaniano la città di Firenze di cui Ciacco parlerà
  • 50. Cerbero, riferimenti letterari
    • “ Giunti che furo,il gran Cerbero udiro abbaiar con tre gole e ‘l bui regno intronar tutto;indi in un antro immenso sel vider pria giacer disteso innanzi ,poi sorger,digrignar ,rapido farsi con tre colli arruffarsi e mille serpi squassarsi attorno” Eneide ,libro VI 612 e sgg.
    • Nella Divina Commedia Cerbero-fiera,vermo,demonio- vigila l'accesso al terzo cerchio ( i golosi)
    • La figura di questo mostro mitologico si fonde con l'ideologia del fantastico di stampo medievale, in cui prevalgono significati simbolici; ne viene fuori una figura nuova, i cui particolari realistici danno una straordinaria vivacità.
  • 51. Cerbero, Divina Commedia
    • Cerbero, fiera crudele e diversa,
    • con tre gole caninamente latra
    • sovra la gente che quivi è sommersa 15
    • Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra
    • e ’l ventre largo, e unghiate le mani;
    • graffia li spirti iscoia ed isquatra. 18
    • Urlar li fa la pioggia come cani;
    • de l’un de’ lati fanno a l’altro schermo;
    • volgonsi spesso i miseri profani. 21
    • Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
    • le bocche aperse e mostrocci le sanne;
    • non avea membro che tenesse fermo. 24
    E ’l duca mio distese le sue spanne, prese la terra, e con piene le pugna la gittò dentro a le bramose canne. 27 Qual è quel cane ch’abbaiando agogna, e si racqueta poi che ’l pasto morde, ché solo a divorarlo intende e pugna, 30 cotai si fecer quelle facce lorde de lo demonio Cerbero, che ’ntrona l’anime sì, ch’esser vorrebber sorde
  • 52. Ippogrifo
  • 53. Non è finto destrier ma naturale:l’ippogrifo
    • Creatura alata, originata dall'incrocio tra un cavallo ed un grifone, con testa e ali di aquila, zampe anteriori e petto da leone ed il resto del corpo da cavallo.
    • Ludovico Ariosto così lo descrive:
    • Non è finto destrier, ma naturale, /ch'una giumenta generò d'un Grifo: /simile al padre avea la piuma e l'ale, /li piedi anteriori, il capo e il grifo;/ in tutte l'altre membra parea quale era la madre, /e chiamasi ippogrifo;/ che nei monti Rifei vengon, ma rari,/ molto di là dagli aghiacciati mari
  • 54. I Satiri
  • 55. I Satiri
    • Divinità agresti al seguito di Dioniso o di Pan rappresentavano la vita licenziosa e la bestiale brutalità dell’uomo primitivo.
    • Erano descritti come esseri deformi con orecchie,corna,coda caprini;pigri e maliziosi trascorrevano la vita nei boschi tra giochi e danze importunando i passanti e molestando la ninfe.
    • Con il passar del tempo i S.si “addolcirono” e vennero umanizzati divenendo graziose figurine umane dall’aria arguta e maliziosa
  • 56. I Satiri e la letteratura
    • Tra i S. più noti sono Sileno e Marsia
    • Il primo è rappresentato da Lorenzo de’Medici nella Canzone di Bacco ed Arianna ; del secondo ,scorticato da Apollo che lo aveva sconfitto dopo una gara (flauto/lita) si ricorderà D. nel I Canto del Paradiso.
    • La nascita della tragedia sarebbe legata al culto dei satiri
  • 57. Le Sirene
    • Figlie del fiume Acheloo e di Calliope (o Melpomene) o, secondo altri mitografi,ninfe marine figlie di Oceano ed Anfitrite, erano creature dal corpo di donna con coda di pesce.
    • Partenope,Leucosia,Ligea furono le più note:dimoravano fra la rupe di Scilla e l’isola di Circe,erano venerate a Sorrento.
    • Riuscivano col loro canto ad ammaliare i marinai che morivano d’inedia (o andavano a schiantarsi sugli scogli).
  • 58. Le sirene, riferimenti letterari
    • Fallirono con Giasone (Orfeo le ammaliò col suo canto) e con Ulisse
    • “ ..ma voi diritto me della nave all’albero legate/con fune sì ch’io dar non possa un crollo;/e dove di slegarmi io vi pregassi /pur con le ciglia o comandassi ,voi le ritorte raddoppiatemi ed i lacci/” (Odissea,XII 204 e sgg.)
    • “ Io son,cantava ,io son dolce sirena,/che i marinai in mezzo al mar dismago/tanto son di piacere,a sentir, piena/Io volsi Ulisse del suo cammin,vago/al canto mio “ (Purgatorio XIX 19-24).
  • 59. Il mito di Partenope
    • Il mito di Partenope ed il suo significato
    • Legato alla presenza dei Rodii nel golfo di Napoli, il mito della sirena Partenope si riferisce a quello della sirena più bella del Golfo di Napoli morta nelle vicinanze di Castel dell’Ovo (l’isolotto di Megaride)forse per un rifiuto di Ulisse ( o comunque di un uomo greco).
    • La leggenda contiene gli elementi costitutivi della natura di Napoli :figlia del dio del mare e della dea della terra (unione fra acqua e terra),non può sconfiggere l’eroe della conoscenza, dopo la sua morte il suo corpo si dissolve e dà origine al paesaggio napoletano, dolce e sinuoso(la testa a Capodimonte, il corpo a Posillipo)
  • 60. Il Minotauro Mostro dal corpo di uomo e dalla testa di toro, nacque dall’unione di Pasifae,moglie di Minosse e sorella di Circe con un toro bianco.
  • 61. Minotauro
    • Minosse, re di Creta ,aveva chiesto a Posidone di mandargli un toro perché lo sacrificasse in suo onore. Posidone inviò a M. un toro bianco di tale bellezza che il re decise di non sacrificarlo e tenerlo per sé.Il dio del mare allora,per vendicarsi, fece innamorare follemente Pasifae del toro:la regina si unì al toro nascondendosi in una vacca di legno costruita da Dedalo.
    • Dall’ unione nacque un mostro feroce,simbolo dell’irrazionalità e della violenza che Dante colloca a guardia del girone dei violenti.
  • 62. Il mito dal mito d’Europa all’Unità Europea
    • I
    • MITI
  • 63. INDICE SECONDA PARTE
    • I miti e i codici espressivi 63
    • Amore e Psiche 64- 68
    • La nascita di Atena 69-71
    • Il mito di Europa 72-79
    • Il mito di Dedalo e Icaro 80-93
    • Il mito di Narciso 94-101
  • 64. I miti e i codici espressivi
    • La letteratura ha sempre offerto alle altre arti (musica,pittura,scultura e cinema)materiale narrativo da riassumere o tradurre in immagini.
    • i miti antichi hanno seguito sempre una via sia letteraria sia iconografica,sia musicale
    • i linguisti hanno dato a questa forma particolare di traduzione il nome di “traduzione intersemiotica” (passaggio da un sistema di segni ad un altro ) o “transcodificazione” passaggio da un codice (letterario,scritto o parlato) a un altro (codice iconografico,visivo,musicale)
  • 65. Amore e Psiche
  • 66. Erat in quadam civitate rex et regina
    • Erant in quadam civitate rex et regina. Hi tres numero filias forma conspicuas habuere, sed maiores quidem natu, quamvis gratissima specie, idonee tamen celebrari posse laudibus humanis credebantur, at vero puellae iunioris tam praecipua, tam praeclara pulchritudo nec exprimi ac ne sufficienter quidem laudari sermonis humani penuria poterat. Multi denique civium et advenae copiosi, quos eximii spectaculi rumor studiosa celebritate congregabat, inaccessae formonsitatis admiratione stupidi et admoventes oribus suis dexteram primore digito in erectum pollicem residente eam ut ipsam prorsus deam Venerem religiosis venerabantur adorationibus. Iamque proximas civitates et attiguas regiones fama pervaserat deam, quam caerulum profundum pelagi peperit et ros spumantium fluctuum educavit, iam numinis sui passim tributa venia in medias conversari populi coetibus, vel certe rursum novo caelestium stillarum germine non maria, sed terras Venerem aliam virginali flore praeditam pullulasse.
    • Vi erano in una citta' un re e una regina. Questi avevano tre bellissime figliuole. Ma le due piu' grandi, quantunque di aspetto leggiadrissimo, pure era possibile celebrarle degnamente con parole umane; mentre la splendida bellezza della minore non si poteva descrivere, e non esistevano parole per lodarla adeguatamente. lnfatti molti cittadini e molti stranieri che la fama della mirabile visione faceva accorrere ininterrottamente, rimanevano a bocca aperta dalla maraviglia per la inarrivabile bellezza, e mettendo davanti alle labbra la destra, e accostando il dito indice al pollice dritto, la veneravano come si fa nei templi, quasi fosse addirittura Venere in persona. E gia' si era sparsa nelle citta' vicine e nelle regioni confinanti la fama che la dea generata dal ceruleo abisso del mare e nutrita dalla rugiada degli spumeggianti flutti fosse scesa in terra e si aggirasse fra le adunanze del popolo, e che certo da un nuovo germe di stille celesti non piu' i mari ma la terra avesse fatto germogliare un'altra Venere adorna del fiore verginale.
    (Apuleio, scrittore latino del II secolo d.C, Metamorfosi).
  • 67. Il mito
    • Gelosa della bellezza di Psiche, Venere invia Amore (Cupido) perché faccia innamorare Psiche dell’uomo più brutto della terra ma ,vista la fanciulla ,anche il Dio si innamora di lei ed ordina a Zefiro di trasportarla nel suo palazzo senza rivelarle la sua vera identità.
    • I due vivono la loro passione in un amore che mai nessun mortale aveva conosciuto, ad una condizione: la fanciulla dovrà incontrarsi con il suo sposo al buio e non chiedere mai di vedere il suo viso.
    • Una notte Psiche,però, istigata dalle sorelle, con una spada e una lampada ad olio decide di vedere il volto del suo amante, nella paura che l'amante tema la luce per la sua natura malvagia e bestiale.
  • 68. Il mito (2)
    • È questa bramosia di conoscenza ad esserle fatale: una goccia cade dalla lampada e ustiona il suo amante: « … colpito, il dio si risveglia; vista tradita la parola a lei affidata, d'improvviso silenzioso si allontana in volo dai baci e dalle braccia della disperata sposa (V, 23) »
    • Per riconquistare il suo sposo Psiche dovrà affrontare una serie di prove : solo alla fine si ricongiungerà col suo sposo e otterrà da Zeus l’ immortalità .
  • 69. Significato e rappresentazione del mito
    • Psiche è l’anima,figlia di Dio e della materia (re e regina) ,insidiata dalle sorelle (carne e libero arbitrio); Venere è la passione senza controllo che cerca di prendere l’anima
    • La tradizione iconografica :I cicli pittorici che raccontano la favola:
    • la volta della loggia di Psiche nella villa Farnesina a Roma progettata da Raffaello 1527-30; la sala di Psiche nel Palazzo Te a Mantova (Giulio Romano)
    • La favola rappresenterebbe il destino dell'anima,che colpevole di hybris (tracotanza) deve scontare la sua colpa con umiliazioni ed affanni di ogni genere prima di ricongiungersi al dio.
    • il significato religioso è evidente soprattutto nell'intervento finale del dio Amore, che, come Iside, prende l'iniziativa di salvare chi è caduto, e lo fa di sua spontanea volontà, non per i meriti della creatura umana.
  • 70. La nascita di Atena
  • 71. La Nascita di Atena
    • Dea della sapienza e della guerra ordinata (contrapposta ad Ares ,personificazione della guerra indiscriminata e violenta,)protettrice delle arti e dei lavori femminili,nacque dalla testa di Zeus che aveva ingoiato la prima moglie Metis (dea dell’intelligenza e della prudenza,
    • Quando Zeus cominciò ad avvertire i primi dolori,chiamò Efesto e gli ordinò di spaccargli la testa dalla quale nacque,già adulta e vestita,la dea.
    • Nella guerra di Troia si schierò dala parte dei Greci,protesse Ulisse,contese a Posidone il possesso dell’ Attica .Insegnò agli uomini ad usare il tornio,l’aratro,a cavalcare ,ad usare il fuoco .
  • 72. La nottola di Minerva
    • Le si dedicavano le Panatenee e le Erreforie e le erano sacri il cavallo, il gallo, la civetta .
    • Gli occhi e il becco seguono la linea della lettera φ (fi), simbolo alfabetico greco della filosofia e in seguito della sezione aurea.
    • Lettera che accomuna armonia, bellezza e amore per la conoscenza e per la ricerca in senso lato. Secondo Hegel «la filosofia arriva sempre troppo tardi. Come pensiero del mondo, essa appare per la prima volta nel tempo, dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione ed è bell'e fatta. [...] La nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo». Con ciò il pensatore tedesco intende significare che la filosofia giunge a comprendere una condizione storica solo dopo che questa è già trascorsa.
  • 73. Il mito di Europa
  • 74. Il mito di Europa Tiziano
  • 75. IL MITO DI EUROPA
    • Principessa fenicia ,sorella di Cadmo ,mitico fondatore di Tebe fu rapita da Zeus trasformatosi in toro bianco.
    • Dalla loro unione nacquero Minosse, Radamanto, Sarpedonte, allevati da Asterione, re di Creta che aveva sposato Europa
    • Minosse governò Creta ed alla morte della madre diede al continente a nord dell’isola il nome di Ευρώπη (ben irrigata o dal viso grande,come la Luna).
    • Motivo molto diffuso nell’antichità (metope del tempio di Delfi,)mosaici ed affreschi (Pompei), trattato da Esiodo, Ovidio, Orazio, Apuleio e in tempi più moderni da Matisse e Picasso
    Picasso
  • 76. SIGNIFICATO DEL MITO
    • Il mito,uno dei più antichi che si conoscano (risalirebbe a cinque generazioni prima di Eracle) sembrerebbe alludere all’invasione di Creta da parte di popolazioni elleniche o di Elleni di Creta in Fenicia o,ancora,al ratto di una principessa fenicia da parte dei Greci per vendicare il rapimento di IO ,figlia di Inaco re di Argo.
    • La raffigurazione di Europa su di un toro si trova in diversi dipinti preellenici, che probabilmente raccontano della Dea Luna trionfante in groppa alla sua vittima.
    • "Gli studiosi hanno riconosciuto in questa vicenda - Furio Jesi - una storia sacra connessa con il dio celeste cretese, identificato spesso con Zeus,divinità oscura del cielo notturno. Dopo di lui Europa si sarebbe unita con il re Asterion o Asterios ("sovrano delle stelle")".
    Matisse
  • 77. ATTUALIZZARE IL MITO
    • Ogni elementi del mito di Europa è importante per comprendere come si sia formata la concezione che gli europei hanno di se stessi.
    • L’Europa è sempre definita in rapporto a qualcos'altro,mai da sola. (“sorella di Asia” (Esiodo) o “nipote di Libia” (Ovidio).
    • I Greci, infatti, diedero il nome di “Europei” agli abitanti dell'estremità occidentale del continente asiatico senza definirne bene i confini. In questo modo,nasce una questione che ancora oggi costituisce uno dei grandi problemi relativi alla definizione di Europa: qual è la frontiera a Est? (Le steppe dell'attuale Russia, il paese degli Sciti nell'antichità, il Bosforo e gli altipiani, che separano l'Anatolia dalle valli dell'Eufrate e del Tigri, sono zone indefinite, in cui l' Europa emerge dall'Asia.) e quali sono i rapporti fra Oriente ed Occidente ?
  • 78. Il ratto: vendetta violenta o muoversi verso l’avvenire
    • Il ratto è violenza: gli europei spingendosi nell'estremità del grande continente asiatico, sono destinati ad un futuro di orrori e disgrazie.
    • La leggenda di Europa indica come la nascita della civiltà cretese prima, e greca poi, fosse dovuta ad un originario atto di inganno e violenza , del quale sono protagonisti gli stessi Dei dell'Olimpo , le cui azioni si intrecciano con quelle di eroi leggendari: ratto d'Europa da parte di Zeus, l'uccisione del Minotauro da parte di Teseo, quale mitica celebrazione della fine della potenza marittima della Creta minoica a favore del neonato imperialismo militare e commerciale greco, soprattutto ateniese.
    • Il ratto è però,anche indice di irruenza, impeto e passione: simboleggia, quindi, il modo in cui gli europei hanno pensato al “loro” tempo: un tempo dinamico opposto al tempo statico e impassibile di cui si presume fosse pervaso l'Oriente.
  • 79. CONCLUSIONI
    • Il mito che può essere inteso come una vera e propria "cosmogonia“: narra di origini, unisce terra, mare e cielo, continenti e popoli.
    • E’un mito che si compone di tre elementi strutturali : il toro, la donna e l’acqua.
    • Il toro , rappresenta l’autorità, il potere, il rapporto tra l’essere umano e la natura: è il toro della tauromachia, della corrida spagnola, ma anche il toro di Wall Street , il potere economico.
  • 80. CONCLUSIONI
    • Il mare , simbolo del movimento, l’acqua intesa come fonte di vita, dinamismo : può richiamare la storia del nostro continente, il rapporto tra i popoli, l’idea del Mediterraneo come elemento aggregante e di apertura alla dimensione interculturale.
    • La donna ,infine,con la sua femminilità,rapita e ingannata dal toro, alla fine doma e domina il suo divino seduttore ed il mare che insieme attraversano.
  • 81. Dedalo e Icaro
  • 82. DEDALO E ICARO
    • Figlio di Eufemio,ateniese, fu uomo di straordinario ingegno,forse allievo di Ermes o di Atena;famoso in tutto il mondo ,gli vengono attribuite le invenzioni del trapano, della scure, della livella.
    • Costretto ad abbandonare la sua città perché aveva ucciso Acale (o Talo o Perdice ),il nipote della cui straordinaria abilità era geloso, gettandolo da una rupe (ma secondo una leggenda Atena lo sostenne nell’aria e lo trasformò in pernice),si rifugiò a Creta ,presso Minosse.
    • Progettò per Pasifae la vacca artificiale che le permise di unirsi al Minotauro; per Minosse costruì a Cnosso il labirinto nel quale il re lo rinchiuse assieme al figlio Icaro-avuto a Creta da una schiava Naucrate- perché aveva dato ad Arianna il filo che aveva consentito a Teseo di fuggire.
  • 83. DEDALO E ICARO
    • Per fuggire dal labirinto Dedalo costruì ali di piume e cera con le quali i due riuscirono a volar via ;nonostante gli avvertimenti del padre,però, Icaro volò troppo in alto : il sole sciolse la cera delle ali ed il giovane precipitò nel mare che da lui fu detto Icario.
    • Dedalo si rifugiò in Sicilia presso il re Cocalo e Minosse,desideroso di ritrovarlo e vendicarsi di lui promise una forte ricompensa a chi avesse trovato il modo di far passare un filo tra le volute di una conchiglia.
    • Dedalo riuscì nell'impresa, legando un filo ad una formica che attraverso i bordi cosparsi di miele riuscì ad entrare nella conchiglia.
    • Minosse giunse in Sicilia e pretese la consegna di Dedalo, ma le figlie del re Cocalo aiutarono Dedalo ad ucciderlo annegando il re in un bagno caldo.
    • Dedalo visse ancora molti anni in Sicilia fino a quando decise di andare con IOLAO, nipote di Eracle, in Sardegna dove si stabilirono fino alla sua morte.
  • 84. IL MITO IN LETTERATURA
    • Ovidio – Metamorfosi Liber VIIIvv. 183-200 - Dedalo e Icaro Daedalus interea Creten longumque perosus exilium tactusque loci natalis amore, clausus erat pelago ."Terras licet" inquit "et undas obstruat, at caelum certe patet.Ibimus illac; omnia possideat, non possidet aera Minos". Dixit et ignotas animum dimittit in artes naturamque novat. Nam ponit in ordine pennas, a minima coeptas, longam breviore sequenti, ut clivo crevisse putes; sic rusticam quondam fistula disparibus paulatim surgit avenis. Tum lino medias et ceris alligat imas ut veras imitetur aves. Puer Icarus una stabat et, ignarus sua se tractare pericla, ore renidenti modo, quas vaga moverat aura, captabat plumas, flavam modo pollice ceram mollibat lusuque suo mirabile patris impediebat opus.
  • 85. IL MITO IN LETTERATURA………
    • Nel frattempo, avendo Dedalo in odio Creta, preso da amore per la terra natia, era chiuso dal mare. "Chiuda pure la terra e il mare, ma il cielo almeno rimane aperto; ce ne andremo per di là;anche se Minosse possiede tutto, non possiede il cielo . Così disse e si dedica ad arti sconosciute e rinnova la natura . Infatti dispone in ordine le penne, incominciando dalla più piccola, a una più breve che segue una lunga, in modo da credere ad un ordine crescente; così talvolta viene su la rustica zampogna a poco a poco con canne differenti.Allora lega le penne centrali con il filo e con la cera quelle più in basso e dopo averle così disposte vi imprime una leggera curvatura, per imitare gli uccelli veri. Era con lui, il figlio Icaro e, ignorando di maneggiare gli strumenti della sua rovina, ora col volto sorridente toccava le piume che erano mosse dalla brezza errabonda, ora con il pollice ammorbidiva la bionda cera e con i suoi scherzi impediva l'opera mirabile del padre.
  • 86. IL MITO IN LETTERATURA
    • Nell’Eneide (libro VI vv14-33)in riferimento al Tempio di Apollo nel cui antro vaticinava la Sibilla,è rappresentata in dipinto la storia di Dedalo, la sua fuga dal labirinto e la successiva uccisione di Minosse.
    • Nel 1700 Vincenzo Monti nell’ Ode al Signor di Montgolfier ,paragona l’inventore della mongolfiera ed il suoi volo al volo di Dedalo e Icaro.
  • 87. …… .e nelle arti Matisse,Icaro Van Dyck Canova
  • 88. Icaro di Matisse
    • Icaro di Matisse (1869-1954)
    • Esponente del gruppo francese dei Fauves,Henri Matisse recupera nelle sue opere il mito della classicità ,di “una classicità originaria , mitica,universale e proprio per questa priva dei contenuti storici del classicismo” (g.c.argan)
  • 89. LETTURA DEL MITO
    • Il mito di Dedalo e Icaro è stato spesso trattato nella letteratura e nelle arti,simbolo ora di un’instancabile spirito di ricerca (Giordano Bruno),ora della disubbidienza e della superbia ,per mettere in guardia di fronte alle violazioni delle leggi e della natura e all’aspirazione all’estremo.
    • A partire dal XX prevale la prima lettura del mito di Icaro: la “sfida impossibile” rappresenta la voglia,tipica dell’ età moderna,di oltrepassare limiti considerati invalicabili, le “colonne d’Ercole “ del mondo antico già violate dall’ Ulisse dantesco
  • 90. I caratteri principali del mito
    • Dedalo rappresenta la figura dello scienziato antico,figura multiforme capace di unire scienza e tecnica,”demiurgo” che:
    • -inventa partendo dalla osservazione della realtà e piega la natura all’uomo;
    • -porta su di sé la colpa dell’invidia e dell’uccisione del nipote che sconterà con la morte del figlio;
    • -mette la sua scienza al servizio dei potenti (Pasifae e Minosse);ma è costretto dai suoi stessi segreti a fuggire. Da ricordare che nel mondo antico molto forte era il disprezzo, da parte dei ceti più benestanti, del lavoro manuale, considerato un'occupazione da schiavi o da servi domestici:uno sviluppo eccessivo della techne avrebbe dato al lavoro una dignità pericolosa, che avrebbe potuto rimettere in discussione i rapporti di classe, basati su precise differenze di censo, di casta ecc.
    • In questo contesto culturale Dedalo è l'archetipo dell'artigiano geniale, tra i primissimi inventori,accanto a Epeo (che costruì il cavallo di Troia) e Palamede (ucciso da Ulisse, il cui genio militare mal sopportava uno sviluppo eccessivo della scienza e della tecnica)
  • 91. DEDALO
    • Tuttavia la techne di Dedalo è “concettuale” : lo stesso labirinto "è un luogo enigmatico, scarsamente materiale, un percorso inestricabile, rappresentazione spaziale del concetto di aporia, di problema insolubile o che contiene la soluzione in se stesso. Il "dedalo" è l'immagine stessa dello spirito che lo ha concepito: tortuoso, sinuoso, ricco di infiniti meandri come ricco di risorse è il genio del suo autore. Anche Minosse, per ritrovare l'artigiano, non propone una prova manuale, ma un test di capacità intellettuale“(.).
  • 92. ICARO
    • Icaro rappresenta, col suo volo aereo straordinariamente anticipatore, il sogno dell'adolescente di superare la mediazione di una vita piena di contraddizioni,di prudenza ,di compromessi e di riserve (quella di Dedalo) con una coerenza assoluta all'ideale;
    • Icaro, figlio di una schiava,rappresenta la voglia di conoscere e di fuggire dai condizionamenti della realtà :la sua avventura si consuma,simbolicamente,tra i punti estremi dell’universo :il sole,irraggiungibile e la profondità degli abissi del mare
  • 93. Interpretazioni moderne del mito
    • Nel Seicento Bacone offrì di questo mito-ammonimento un'interpretazione famosa: Dedalo è il prototipo dello scienziato moderno inventore di ordigni pericolosi e incontrollabili.Le arti meccaniche generano aiuti per la vita e, insieme, “strumenti di vizio e di morte”. Il sapere tecnico mentre si pone come possibile produttore del male e del negativo, offre, insieme e congiuntamente a quel negativo, la possibilità di una diagnosi del male e di un rimedio. Dedalo costruì anche “rimedi per i delitti”. Fu autore dell’ingegnoso espediente del filo capace di sciogliere i meandri del Labirinto : “Colui che ideò i meandri del Labirinto, ha mostrato anche la necessità del filo. Le arti meccaniche sono infatti di uso ambiguo e possono nel contempo produrre il male e offrire un rimedio al male”. Per gli esponenti della rivoluzione scientifica, la restaurazione del potere umano sulla natura, l’avanzamento del sapere hanno valore solo se realizzati in un più ampio contesto che concerne la religione, la morale, la politica. [Sono questi gli] ambiti entro i quali il sapere scientifico e tecnico deve operare per funzionare come strumento di riscatto e di liberazione .(Paolo Rossi, La nascita della scienza moderna in Europa, 1997, p. 53.
    • -
  • 94. Attualizzazione del Mito
    • Oggi lo sviluppo della tecnica ha abolito ogni spiegazione “umanistica “ del nostro essere;le domande di senso restano inappagate dinanzi allo sviluppo di una tecnica che ha come unico scopo quello di far “funzionare” un mondo in cui essa costituisce l’essenza dell’uomo ,strumento assoluto di controllo e di dominio privo di ogni “neutralità”.
    • Porsi nei confronti di questo mondo con gli strumenti che aveva a disposizione l’uomo pre-tecnologico,è inadeguato e può generare la sconfitta definitiva della nostra umanità.
  • 95. NARCISO
    • Quando la ninfa Liriope chiese all’indovino Tiresia il destino del figlio suo che stava per nascerle daldiofluviale Cefiso,l’indovino rispose che sarebbe vissuto a lungo se non avesse mai visto il suo stesso volto.
    • Narciso crebbe bellissimo, senza mai vedere i suoi lineamenti mentre molti giovani e giovinette si innamoravano di lui senza essere corrisposti. Tra costoro vi era anche la ninfa Eco,che si consumò a tal punto di amore per Narciso che di lei rimase solo la voce.
  • 96. NARCISO
    • Le altre fanciulle si rivolsero allora a Nemesi, dea della giustizia che punì il giovane facendolo specchiare in una fonte al ritorno da una battuta di caccia.
    • Narciso si innamorò dell’immagine riflessa,ed annegò nel vano tentativo di afferrarla. Nel luogo della sua morte fiorì un fiore che da lui prese il suo nome.
  • 97. IL MITO DI NARCISO
    • Di un anno aveva ormai superato i quindici il figlio di Cefiso
    • e poteva sembrare tanto un fanciullo che un giovane:
    • più di un giovane, più di una fanciulla lo desiderava,
    • ma in quella tenera bellezza v'era una superbia così ingrata,
    • che nessun giovane, nessuna fanciulla mai lo toccò……..
    • Così di lei,(Eco) così d'altre ninfe nate in mezzo alle onde o sui monti
    • s'era beffato Narciso, come prima d'una folla di giovani.
    • Finché una vittima del suo disprezzo non levò al cielo le mani:
    • "Che possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama!" .
    • Così disse, e la dea di Ramnunte assentì a quella giusta preghiera.
    • C'era una fonte limpida, dalle acque argentee e trasparenti,
    • che mai pastori, caprette portate al pascolo sui monti
    • o altro bestiame avevano toccato, che nessun uccello, fiera
    • o ramo staccatosi da un albero aveva intorbidita.
    • Qui il ragazzo, spossato dalle fatiche della caccia e dal caldo,
    • venne a sdraiarsi, attratto dalla bellezza del posto e dalla fonte,
    • ma, mentre cerca di calmare la sete, un'altra sete gli nasce:
    • rapito nel porsi a bere dall'immagine che vede riflessa,
    • s'innamora d'una chimera: corpo crede ciò che solo è ombra.
    Caravaggio-1571-1610 Narciso
  • 98. IL MITO DI NARCISO:OVIDIO
    • Attonito fissa sé stesso e senza riuscire a staccarne gli occhi
    • rimane impietrito come una statua scolpita in marmo di Paro.
    • Desidera, ignorandolo, sé stesso, amante e oggetto amato,
    • mentre brama, si brama, e insieme accende ed arde.
    • Quante volte lancia inutili baci alla finzione della fonte!
    • Quante volte immerge in acqua le braccia per gettarle
    • intorno al collo che vede e che in acqua non si afferra!
    • Ingenuo, perché t'illudi d'afferrare un'immagine che fugge?
    • Ciò che brami non esiste ; ciò che ami, se ti volti, lo perdi!
    • Ma né il bisogno di cibo o il bisogno di riposo
    • riescono a staccarlo di lì: disteso sull'erba velata d'ombra,
    • fissa con sguardo insaziabile quella forma che l'inganna
    • e si strugge, vittima dei suoi occhi. […]
  • 99. IL MITO DI NARCISO :OVIDIO
    • Mi piace, lo vedo; ma ciò che vedo e che mi piace
    • non riesco a raggiungerlo : tanto mi confonde amore.
    • E a mio maggior dolore, non ci separa l'immensità del mare,
    • o strade, monti, bastioni con le porte sbarrate:
    • un velo d'acqua ci divide! E lui, sì, vorrebbe donarsi:
    • ogni volta che accosto i miei baci allo specchio d'acqua,
    • verso di me ogni volta si protende offrendomi la bocca.
    • Diresti che si può toccare; un nulla, sì, si oppone al nostro amore.
    • Chiunque tu sia, qui vieni! Perché m'illudi, fanciullo senza uguali?
    • …… ..quando ti tendo le braccia, subito le tendi anche tu;
    • quando sorrido, ricambi il sorriso; e ti ho visto persino piangere,
    • quando io piango; con un cenno rispondi ai miei segnali
    • e a quel che posso arguire dai movimenti della bella bocca,
    • mi ricambi parole che non giungono alle mie orecchie.
    • Io, sono io! l'ho capito, l'immagine mia non m'inganna più!
    • Per me stesso brucio d'amore, accendo e subisco la fiamma!
  • 100. IL MITO DI NARCISO ,OVIDIO
    • […]Ormai il dolore mi toglie le forze, e non mi resta
    • da vivere più di tanto: mi spengo nel fiore degli anni.
    • No, grave non mi è la morte, se con lei avrà fine il mio dolore;
    • solo vorrei che vivesse più a lungo lui, che tanto ho caro.
    • Ma, il cuore unito in un'anima sola, noi due ora moriremo".
    • Dice, e delirando torna a contemplare quella figura,
    • e con le sue lacrime sconvolge lo specchio d'acqua,
    • che increspandosi ne offusca lo splendore. Vedendola svanire:
    • "Dove fuggi?" esclama. "Fèrmati, infame, non abbandonare
    • chi ti ama! Se non posso toccarti, mi sia permesso almeno
    • di guardarti e nutrire così l'infelice mia passione!".
    • In mezzo ai lamenti, dall'orlo in alto lacera la veste
    • e con le palme bianche come il marmo si percuote il petto nudo………
    • Specchiandosi nell'acqua tornata di nuovo limpida,
    • non resiste più e, come cera bionda al brillio
    • di una fiammella o la brina del mattino al tepore
    • del sole si sciolgono, così, sfinito d'amore,
    • si strugge e un fuoco occulto a poco a poco lo consuma.
  • 101. IL MITO DI NARCISO,OVIDIO
    • Del suo colorito rosa misto al candore ormai non v'è più traccia,
    • né del fuoco, delle forze, di ciò che prima incantava la vista,
    • e nemmeno il corpo è più quello che Eco aveva amato un tempo.
    • Ma quando lei lo vide così, malgrado la collera al ricordo,
    • si addolora e ogni volta che l'infelice mormora 'Ahimè',
    • rimandandogli la voce ripete 'Ahimè',
    • e quando il ragazzo con le mani si percuote le braccia,
    • replica lo stesso suono, quello delle percosse.
    • Le ultime sue parole, mentre fissava l'acqua una volta ancora,
    • furono: "Ahimè, fanciullo amato invano", e le stesse parole
    • gli rimandò il luogo; e quando disse 'Addio', Eco 'Addio' disse.
    • Poi reclinò il suo capo stanco sull'erba verde e la morte chiuse
    • quegli occhi incantati sulle fattezze del loro padrone.
    • Già approntavano il rogo, le fiaccole da agitare e il feretro:
    • il corpo era scomparso; al posto suo scorsero un fiore,
    • giallo nel mezzo e tutto circondato di petali bianchi Metamorfosi Ovidio ,3 vv.229 e sgg .
  • 102. IL DOPPIO E LA SUA PUNIZIONE
    • DORIAN GRAY :paura di invecchiare,paura di morire
    • Si guardò intorno e vide il coltello che aveva colpito Basil Hallward: L’aveva ripulito più e più volte ,non vi era rimasta alcuna macchia,era liscio e lucente.Come aveva ucciso il pittore avrebbe ucciso l’opera di lui e qule che significava .Avrebbe ucciso così anche il passato e quella morte lo avrebbe reso libero. Impugnò il pugnale e colpì la tela. Si udì un grido e un tonfo: Un grido edi agonia così tremendo che i servi si svegliarono atterriti ed uscirono cauti dalle loro stanze. Due signori che passavano nella piazza si fermarono e si volsero in su a guardare.il palazzo……
    • Dopo circa un quarto d’ora alcuni dei servi salirono sopra. Bussarono ma nessuno rispose .Chiamarono:Tutto rimase silenzioso . Finalmente dopo aver tentato invano di forzare la porta ,si calarono dal balcone.La finestra cedette facilmente:le serrature erano vecchie. Entrati videro,appeso al muro,uno speldido ritratto del loro padrone come lo avevano visto l’ultima volta,in tutto il prodigioso nitore della sua giovinezza e della sua bellezza. Per terra giaceva un uomo morto,in abito da sera, con un coltello piantato nel cuore .Era sfiorito,rugoso,ripugnante nel volto.Solo esaminando i suoi anelli riuscirono a riconoscerlo. (O.Wilde,Il ritratto di Dorian Gray)