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150 anni unità d'italia
 

150 anni unità d'italia

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    150 anni unità d'italia 150 anni unità d'italia Presentation Transcript

      • ISTITUZIONE EDUCATIVA “P. COLLETTA” AVELLINO
      • Scuola Primaria
      • Scuola Secondaria di I grado
      • Liceo Classico
      • Liceo Classico Europeo
      • CELEBRAZIONE
      • 1 5 0 ° ANNIVERSARIO
      • DELL’UNITA’ D’ITALIA
      • marzo 2011
      • PALESTRA DEL CONVITTO NAZIONALE ore 9:00
    • “ CUORE” DI EDMONDO DE AMICIS
      • IL NOSTRO MAESTRO
      • 18, martedì
      • … Finito di dettare, ci guardò un momento in silenzio; poi disse adagio con la sua voce grossa, ma buona: - sentite. Abbiamo un anno da passare insieme. Vediamo di passarlo bene. Studiate e siate buoni. Io non ho famiglia.La mia famiglia siete voi. Avevo ancora mia madre l’anno scorso: mi è morta. Sono rimasto solo. Non ho più che voi al mondo, non ho più altro affetto, altro pensiero che voi. Voi dovete essere i miei figlioli. Io vi voglio bene, bisogna che voi vogliate bene a me. Non voglio aver da punire nessuno. Mostratemi che siete ragazzi di cuore ; la nostra scuola sarà una famiglia, e voi sarete la mia consolazione ...
    • Il ragazzo calabrese 22, sabato  Ieri sera (…), entrò il Direttore con un nuovo iscritto, un ragazzo di viso molto bruno, coi capelli neri, con gli occhi grandi e neri, con le sopracciglia folte e raggiunte sulla fronte, tutto vestito di scuro, con una cintura di marocchino nero intorno alla vita. Il Direttore, dopo aver parlato nell'orecchio al maestro, se ne uscì, lasciandogli accanto il ragazzo, che guardava noi con quegli occhioni neri, come spaurito. Allora il maestro gli prese una mano, e disse alla classe: - Voi dovete essere contenti. Oggi entra nella scuola un piccolo italiano nato a Reggio di Calabria, a più di cinquecento miglia di qua. Vogliate bene al vostro fratello venuto di lontano. Egli è nato in una terra gloriosa, che diede all'Italia degli uomini illustri, e le dà dei forti lavoratori e dei bravi soldati; in una delle più belle terre della nostra patria, dove son grandi foreste e grandi montagne, abitate da un popolo pieno d'ingegno, di coraggio. Vogliategli bene, in maniera che non s'accorga di esser lontano dalla città dove è nato; fategli vedere che un ragazzo italiano, in qualunque scuola italiana metta il piede, ci trova dei fratelli. Detto questo s'alzò e segnò sulla carta murale d'Italia il punto dov'è Reggio di Calabria. Poi chiamò forte: - Ernesto Derossi! - quello che ha sempre il primo premio. Derossi s'alzò. - Vieni qua, - disse il maestro. Derossi uscì dal banco e s'andò a mettere accanto al tavolino, in faccia al calabrese. - Come primo della scuola, - gli disse il maestro, - dà l'abbraccio del benvenuto, in nome di tutta la classe, al nuovo compagno; l'abbraccio dei figliuoli del Piemonte al figliuolo della Calabria. - Derossi abbracciò il calabrese, dicendo con la sua voce chiara: - Benvenuto! - e questi baciò lui sulle due guancie, con impeto. Tutti batterono le mani. - Silenzio! - gridò il maestro, - non si batton le mani in iscuola! - Ma si vedeva che era contento. Anche il calabrese era contento. Il maestro gli assegnò il posto e lo accompagnò al banco. Poi disse ancora: - Ricordatevi bene di quello che vi dico. Perché questo fatto potesse accadere, che un ragazzo calabrese fosse come in casa sua a Torino e che un ragazzo di Torino fosse come a casa propria a Reggio di Calabria, il nostro paese lottò per cinquant'anni e trentamila italiani morirono. Voi dovete rispettarvi, amarvi tutti fra voi; ma chi di voi offendesse questo compagno perché non è nato nella nostra provincia, si renderebbe indegno di alzare mai più gli occhi da terra quando passa una bandiera tricolore.
    • Martire della Repubblica Napoletana (A cura di Edoardo Festa, II Liceo Classico)
      • Eleonora de Fonseca Pimentel (Roma 1752 – Napoli 1799), di famiglia portoghese, si trasferì nel 1760 a Napoli, dove fu incoraggiata da Metastasio e acquistò una certa fama come scrittrice di sonetti e di componimenti drammatici. Abbracciò l’ideologia della Rivoluzione Francese con entusiasmo e nel 1799 aiutò i Francesi a entrare in Napoli. In quell’anno fondò il “Monitore Napoletano”, che diresse utilizzandolo come veicolo della propaganda democratica e repubblicana. Al rientro dei Borbone fu condannata a morte e giustiziata.
      • Pimentel Eleonora Fonseca Audet viris concurrere virgo.
      • Ma essa si spinse nella rivoluzione come Camilla nella
      • guerra, per solo amor della patria […]. Prima di
      • avviarsi al patibolo, volle bere il caffè e le sue parole
      • furono: Forsan et haec olim meminisse juvabit.
      • Con queste parole, dense di suggestioni classiche, Vincenzo Cuoco ha tramandato gli ultimi istanti della vita di Eleonora de Fonseca Pimentel. L’immagine è costruita attraverso il modello culturale della martire repubblicana secondo i caratteri dell’antica virtus romana. Sulla scena patibolare i cronisti la presentano, infatti, senza un attimo di debolezza. Nel momento della trasfigurazione eroica, Eleonora, “donna virile”, nell’ammirato giudizio dei suoi contemporanei, “virile compagna” dei patrioti napoletani, nell’elogio celebrativo di Benedetto Croce, non mostra alcun cedimento, né la fragilità propria del suo sesso.
      • Nella storia è grandissima quella che potrebbe dirsi l'efficacia dell'esperimento non riuscito,specie quando vi si aggiunga la consacrazione di un'eroica caduta. E quale tentativo fallito ebbe più feconde conseguenze della Repubblica napoletana del Novantanove? Essa valse a creare una tradizione rivoluzionaria e l'educazione dell'esempio nell'Italia meridionale. Essa mettendo a nudo le condizioni reali del paese, fece sorgere il bisogno di un movimento rivoluzionario fondato sull'unione delle classi colte di tutte le parti d'Italia, e gittò il primo germe dell'unità italiana; mentre spinse i Borboni ad appoggiarsi sempre più sulla classe che li aveva meglio sostenuti in quell'anno, ossia sulla plebe, trasformando via via l'illuminata monarchia di re Carlo Borbone in quella monarchia lazzaronesca, poliziesca e soldatesca, che doveva finire nel 1860. Così, per effetto del sacrificio e delle illusioni dei patrioti, la Repubblica del Novantanove, che per sé stessa non sarebbe stata altro che un aneddoto, assurse alla solenne dignità di avvenimento storico.
      • La giornalista, con acume e sensibilità, scrive tutti gli articoli del giornale, toccando vari argomenti, per esempio, le riforme economiche. I suoi scritti mantengono una linea piuttosto autonoma, perché se da un lato propongono atti e comunicati del nuovo governo, dall’altro non manca di denunciarne le «ruberie francesi». È una «vera giornalista: non parla di se stessa come persona, ma come cittadina, dà la parola agli altri, denuncia malefatte anche francesi, dà alcune indicazioni ideali e generali sugli obiettivi da perseguire». I suoi pezzi rivelano il desiderio di trascinare la parte più povera del popolo, per questo suggerisce al governo di scrivere in dialetto «cercando quel ponte linguistico che potesse avvicinare» gli uni all’altro, per poter «istruire e informare» la cittadinanza rendendola così partecipe degli eventi politici. Il suo sguardo è sempre rivolto alle ingiustizie che colpiscono gli umili di Napoli: la rivista riprende le tesi francesi di uguaglianza e si sofferma sull’importanza di “guidare” il volgo per «migliorarne le condizioni» di vita.
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      • Non distrazioni, non discorsi di letteratura o astratte discettazioni. Il Monitore va rapido e diritto, tutto assorto nelle questioni essenziali ed esistenziali che si affollarono in quei pochi mesi, i quali per intensità di vita valsero parecchi anni. E in esso ritroviamo le fuggevoli gioie, le ansie sempre rinnovate, i propositi e le aspettazioni dei patrioti napoletani, espressi con la parola della loro virile compagna, con la forma e il colorito individuale che prendevano nell'animo di lei.
      • Sabato 14. Piovoso anno VII della Libertà ;
      • I della Repubblica Napoletana una , ed
      • indivisibile ( 2, Febbrajo 1799 ) NUM. I
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      • Siam liberi in fine, ed è giunto anche per noi il giorno, in cui possiam pronunciare i sacri nomi di libertà, e di uguaglianza , ed annunciare alla Repubblica Madre, come suoi degni figliuoli; a' popoli liberi d'Italia, e d'Europa, come loro degni confratelli. […]
      • Cittadini, conoscete da tali discorsi, quale sia la generosa intenzione della Gran Nazione Francese per organo del suo glorioso Generale, e quali le idee del Governo Provvisorio in procurare la felicità della Repubblica Napoletana. Contribuite tutti colle vostre forze, co' vostri talenti, con tutt'i vostri mezzi possibili ad oggetto sì grande, e meriterete la riconoscenza della Patria, e della posterità
      • SEXTIDI’ 6. PRATILE ANNO VII DELLA LIBERTA’;
      • I. DELLA REPUBBLICA NAPOLETANA UNA, ED INDIVISIBILE
      • (SABBATO 25. MAGGIO 1799)
      • MAJESTAS POPULI
      • Secondo trimestre. Num. 31
      • Continuazione della narrativa della Festa Nazionale
      • […] né Libertà può sorgere dove non sia Umanità, perché l'Umanità è la base dell'Uguaglianza, siccome questa lo è della Giustizia, e della Libertà.
      • Così si rivolgeva ai ceti più umili nel N. Il del Monitore:
      • «Qual biasimevole contrasto opponete ora Voi a' vostri avoli de' tempi del gran Masaniellol Senza tanto lume di dottrine e di esempj, quanti ora ne avete, diè Napoli le mosse, proseguirono i vosti avoli, insorsero da per tutto contra il dispotismo, gridarono la Repubblica, tentarono stabilir la democrazia, e per solo ragionevole istinto reclamarono i diritti dell 'Uomo. Ora proclamano l'uguaglianza, e la democrazia i nobili, la sdegnano le popolazioni!»
      • Lo scoppio della rivoluzione francese del 1789, non preoccupò per nulla Ferdinando IV e Maria Carolina, oltretutto la politica neutrale del marchese Tanucci aveva tenuto il regno lontano dagli eventi bellici. Ma i fatti luttuosi del 1793, preceduti dalla nascita della Repubblica Francese nel 1792 destarono non poca preoccupazione nei sovrani di tutta Europa, napoletani compresi. Essi cominciarono a vedere nei francesi un pericolo reale per tutte le monarchie. Ferdinando, quindi, aderì alla lega anglo-napoletana del 12 luglio 1793. Fin dai primi del '94, a Napoli, già serpeggiavano movimenti liberali quali il REOMO (repubblica o morte) ed il LIOMO (Libertà o morte) che iniziarono a cospirare contro la monarchia, ma che scoperti videro in Vincenzo Galiani, Emmanuele De Deo e Vincenzo Vitaliani i loro primi martiri, essi furono giustiziati il 18 ottobre del 1794.Dopo una breve pace, le ostilità coi francesi ripresero nella seconda metà del '98 al fianco dell'Austria; ma il precipitare degli eventi bellici costrinse Ferdinando IV e famiglia, il 23 dicembre 1798, ad una precipitosa fuga a Palermo. A Napoli rimase il generale Francesco Pignatelli ed i lazzari, ma solo per poco, in quanto il 16 gennaio del 1799, il giorno dopo della presa, da parte dei rivoluzionari, di Castelnuovo, Castel dell'Ovo e Castel Sant'Elmo, raggiunse la famiglia reale in Sicilia. I lazzari, lasciati soli al loro destino, si batterono strenuamente e fino alla morte, ma nulla poterono per fermare, il 23 gennaio del 1799, l'ingresso in città del generale francese Championnet. La repubblica partenopea durò solo cinque mesi ed ebbe due governi, uno provvisorio ed un altro definitivo. Essa vide tra le sue fila annoverarsi i maggiori intellettuali napoletani, come il Lauberg, Vincenzo Porta, Gabriele Manthonè, Riario Sforza, Domenico Cirillo, Mario Pagano, Giuseppe Serra di Cassano e Luigi Carafa. Pochi giorni dopo, il 7 febbraio, il cardinale Ruffo era sbarcato in Calabria ed a marzo l'aveva riconquistata, i Borbone erano ripartiti alla conquista del regno. Ad aprile, la flotta inglese aveva ripreso Ischia, Capri e Procida ed il 13 giugno l'esercito sanfedista entrò in Napoli. I repubblicani si asserragliarono a Castel Sant'Elmo e vi uscirono solo dopo la firma di un patto che, a fronte dell'esilio in Francia, prometteva la salvezza. Purtroppo l'ammiraglio Nelson, complice Maria Carolina, rinnegò il patto, impiccò l'ammiraglio Caracciolo e, con la benedizione di Ferdinando, giustiziò i rivoluzionari . Era la fine della Repubblica napoletana.
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      • QUINTIDI’ 25. FIORILE ANNO VII. DELLA LIBERTA;
      • I. DELLA REPUBBLICA NAPOLETANA UNA, ED INDIVISIBILE
      • (MARTEDI 14. MAGGIO 1799)
      • MAJESTAS POPULI
      • Secondo trimestre. Num. 28
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      • Il primo indizio d'interna virtù, indizio, che si trasforma in arra de' futuri destini di un Popolo, è, che a misura della difficoltà delle circostanze, cresca l'attività, ed il coraggio negl'Individui. Così l'uomo si avvezza a trarre partito da tutte le sue facoltà, e co' mezzi, che procrea a se stesso si rende superiore alle circostanze, e padroneggia gli eventi. Noi cominciamo felicemente a dar quest'indizj. Destituti, per le passate vicende, di ogni mezzo, cominciamo a crearli; l'ardore, e l'attività cresce ogni giorno ne' Patrioti, ed ogni giorno decresce in questo minuto Popolo la prima ritrosia, o apatia pel nuovo sistema. Le sparse insurgenze, se affliggono, danno motivo a' buoni di riconcentrar le loro azioni, ed esercita la vigilanza di tutti sulla pubblica bisogna.
      • L'attuale posizione d'Italia, non è uno svantaggio: l'Italia resterà una Nazione guerriera, combatterà del suo, non dell'altrui ferro cinta; si comprenderà la gran verità, che un popolo non si difende mai bene, che da se stesso, e che l'Italia indipendente e libera, è utile alleata; dipendente è di peso; perché la libertà non può amarsi per metà, e non produce i suoi miracoli che presso i Popoli tutti affatto liberi.
      • Il bisogno di creare una forte identità culturale italiana era molto forte nel periodo del Risorgimento. Anche il napoletano Vincenzo Cuoco, come gli intellettuali illuministi, riponeva le sue speranze nell’istruzione, tant’è che nel 1803 fondò il quotidiano ‘Il giornale italiano’, con lo scopo di contribuire a formare uno spirito nazionale ed educare gli italiani agli ideali dell’unità e dell’indipendenza. Tra il 1804 e il 1806 Cuoco pubblicò ‘Platone in Italia’, misurandosi in tal modo con la letteratura. Il romanzo, redatto in forma epistolare, ottenne un grande successo. Esso tratta delle peregrinazioni immaginarie nella Magna Grecia del filosofo Platone in compagnia del suo discepolo Cleobulo; durante il viaggio, entrambi scoprono le tracce di una civiltà ‘italica’ antecedente la conquista greca, dimostrando in tal modo che l’Italia è la culla dell’intera civiltà occidentale. Cuoco nel ricordare ai suoi lettori le glorie trascorse d’Italia, disse che mirava “ A formar la morale pubblica degl’italiani, ed ispirar loro quello spirito di unione, quell’amor di patria, quell’amor della milizia, che finora non hanno avuto ”.
      • Questo insegnamento liberale e democratico deve essere proprio anche dell’Italia di oggi, affinché, attraverso la cultura, si crei nelle masse un sentimento forte di unità nazionale e il popolo italiano non si spacchi in diverse fazioni. Pertanto, bisogna fare in modo che il sentimento di unità nazionale non ci sia solo nei periodi di commemorazione e, per dirla alla Gaber, che il grido Italia Italia non vi sia solo alle partite.
      • "Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo" ultime, profetiche parole di Donna Lionora, come era solita indicarla quel popolo cui lei tanto si dedicò. L'essenza della rivoluzione napoletana del 1799 si può racchiudere in questa breve frase pronunciata in latino (è un verso virgiliano) sul patibolo: successivamente,infatti, quel sacrificio di tante vite umane indicò la via di uscita che la città, il Regno, l'Italia tutta doveva intraprendere. La indicò attraverso gli errori, le grandi speranze, l'immenso entusiasmo di giovani menti illuminate.
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      • Edoardo Festa
      • II Liceo Classico
      • …… .La Storia la fanno gli uomini, in particolare quelli che con il loro operare collegano campi diversi e creano quindi innovazione……..
      • L'essenza della matematica è nella sua libertà.
      • Georg Cantor
      • Francesco Brioschi
      • Nel 1861 fu eletto deputato del Regno d'Italia nella circoscrizione di Todi. Era allora politicamente legato (e lo sarà per tutta la vita) alla Destra storica .
      • Fu nominato direttore del neonato Politecnico di Milano (che ai tempi si chiamava Regio istituto tecnico superiore), fondato nel 1863 . Fu direttore di quest'ultimo fino alla morte. Fu grazie all'impegno di Brioschi che il Politecnico di Milano poté disporre di locali, laboratori e docenti di buona qualità.
      • Inoltre insistette affinché il Politecnico di Milano potesse fornire l'intera educazione superiore: fino al 1875 , infatti, erano ammessi solo studenti che avessero frequentato almeno due anni in un'altra università.
      • Nel 1865 fu nominato senatore dell'VIII Legislatura del Regno d'Italia
      • Giuseppe Battaglini
      • Matematico italiano, nacque a Napoli l’11 gennaio 1826. È maggiormente conosciuto per i contributi apportati alle geometrie non euclidee.
      • Fu un innovatore nel campo della matematica e, per tale ragione, venne spesso osteggiato dalle scuole tradizionaliste. Fu anche impegnato in diverse battaglie civili e per ragioni politiche non ha potuto ricoprire un incarico universitario fino alla fine del Regno delle due Sicilie, ovvero fino al 1860.
      • Dopo tale data fu nominato da Giuseppe Garibaldi professore di geometria superiore presso l’Università di Napoli .
      • Non solo la politica fu un ostacolo alla sua carriera, ma anche la costituzione di una scuola di geometria classica a Napoli da parte di Fergola e Flauti. L’influenza di tale scuola era così forte da impedire ai giovani geometri di ottenere una cattedra.
      • Nel 1863 fondò il “ Giornale di Matematiche ”, conosciuto come “ Giornale di Battaglini ” che è stato un riferimento per la diffusione delle geometrie non euclidee in Italia.
      • Quando nel 1870 la Francia decise di non supportare più la Chiesa, Roma divenne la capitale del Regno d’Italia (1871) e, nello stesso tempo, i migliori matematici italiani si trasferirono a Roma per ricoprire posti di eccellenza.
      • Nel 1872 Battaglini ottenne una cattedra a Roma e insegnò fino al 1885. Divenne prima Preside della Facoltà di Scienze Matematiche e Fisiche e Rettore negli anni 1873-1874.
      • Battaglini si ritirò nel 1885 a causa dei suoi problemi di salute e tornò a Napoli dove rimase fino alla sua morte avvenuta il 19 aprile del 1894.
      • Anche se si ritirò dai suoi incarichi, continuò a pubblicare alcuni articoli e un libro di testo dal titolo “ Elementi di calcolo infinitesimale ” (1889)
    • Antonio Luigi Gaudenzio Giuseppe Cremona è stato un matematico e politico italiano . Fu senatore del regno d'Italia a partire dalla XIII legislatura .
      • Cremona, spinto da una forte coscienza nazionale e da un grande amore per la patria, probabilmente alimentato anche dalla sua amicizia con Benedetto Cairoli , lasciò “senza rimorso” (scriveva egli stesso) la casa materna per servire la patria, appena diciassettenne. Il 12 aprile del 1848, infatti, si unì agli studenti napoletani volontari che erano giunti a Pavia e il 18 aprile, sotto la guida degli uffìciali Carraro e Mauro, su ordine del governo provvisorio di Milano, andò in aiuto della Repubblica di Venezia. Cremona fu dapprima a Nervesa, agli avamposti sul Piave, poi alla difesa di Treviso. Per il coraggio e la diligenza meritò le promozioni sul campo prima a caporale e poi a sergente. Caduta Treviso, ma avendo salvato l'onore delle armi, il Cremona insieme con i volontari napoletani si arruolò a Bologna nel secondo battaglione "Italia Libera", e, dopo la capitolazione di Milano, prese parte alla strenua difesa di Venezia, quando la Repubblica di Manin decise di resistere a ogni costo. Cremona partecipò alla sortita di Mestre, subì il bombardamento di Marghera, difese il forte di Brondolo a Chioggia, poi nuovamente sul Brenta a difendere Ca' Naccari, partecipo al combattimento di Conche e alla presa dei ridotti nemici. Cremona venne encomiato dal capitano Mauro «pel suo coraggio, per la sua intelligenza, per la disciplina ed onestà, come modello di virtù militari e civili». Rimase a Brondolo fino alla caduta di Venezia, presa alla fine per fame ed epidemia. Dopo diciotto mesi di combattimento Luigi dovette tornare a casa con la triste consapevolezza che gli sforzi di tanti generosi non erano valsi a nulla e che l’Italia era nuovamente sotto il dominio straniero. Fu tuttavia un’esperienza che lasciò una traccia significativa nella biografia di Cremona, sotto diversi aspetti, non ultimo quello strettamente personale
      • Ragazzi di via Panisperna è il nome con cui è divenuto noto il gruppo di fisici, quasi tutti giovanissimi che, presso il Regio istituto di fisica dell' Università di Roma allora ubicato in via Panisperna, collaborarono con Enrico Fermi alla scoperta, nel 1934 , delle proprietà dei neutroni lenti , scoperta che dette l'avvio alla realizzazione del primo reattore nucleare e della bomba atomica .
      • Ragazzi di via Panisperna Ettore Maiorana è stato un fisico italiano  
      • scomparso misteriosamente nel 1938 .
      • Fu il primo a ipotizzare l'esistenza del neutrino.
      • Fannia Balletta Luigi Perelli
      • III Liceo Classico