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Corso primo soccorso parte 1
 

Corso primo soccorso parte 1

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Corso di Primo Soccorso per Aziende parte 1 con riferimenti di anatomia. Trattati lo shock, le patologie traumatiche (contusioni, lussazioni, fratture), emorragie, ferite, amputazioni, tecniche di ...

Corso di Primo Soccorso per Aziende parte 1 con riferimenti di anatomia. Trattati lo shock, le patologie traumatiche (contusioni, lussazioni, fratture), emorragie, ferite, amputazioni, tecniche di spostamento, pervietà delle vie aeree. In collaborazione con Atena spa Bologna.

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  • Denominato TESTO UNICO perché <br />
  • Nella diapositiva è riportato il contenuto minimo della cassetta di pronto soccorso secondo il Decreto interministeriale non ancora promulgato. <br />
  • I compiti del primo soccorritore <br /> Quali sono allora i compiti del primo soccorritore? Quali interventi, manovre ed azioni sono consentite al primo soccorritore? Schematicamente e per semplicità didattica, essi possono essere distinti in 6 gruppi: <br /> 1) avviare la macchina del “Pronto soccorso” <br /> 2) valutare le funzioni vitali della vittima e, se queste sono assenti, sostenerle <br /> 3) se necessario arrestare una emorragia esterna <br /> 4) proteggere le eventuali ferite ed ustioni <br /> 5) astenersi dall’eseguire manovre, interventi od azioni inutili o dannose, in quanto in grado di compromettere ulteriormente lo stato di salute dell’infortunato o di ritardare l’arrivo dei soccorsi <br /> 6) preservare la vittima da eventuali ulteriori danni (per esempio dai danni che potrebbero esercitare le condizioni ambientali in cui la vittima si trova). <br />
  • Denominato TESTO UNICO perché <br />
  • Denominato TESTO UNICO perché <br />
  • Classificazione delle emorragie <br /> Le emorragie sono suddivise in diversi modi, a secondo se nella classificazione si sceglie la sede di localizzazione del versamento ematico (esterne, interne, esteriorizzate) o il tipo di vaso da cui il versamento proviene (arterioso, venoso, capillare). <br /> Entrambe le classificazioni hanno un’importanza sulla possibilità di prevedere l’esito del danno emorragico sui parametri vitali del paziente o sulle capacità di recupero a distanza (prognosi “quoad vitam” o “quoad valetudinem”). <br />
  • Emorragie interne <br /> Le emorragie interne sono versamenti ematici che restano racchiusi nel corpo e non affiorano; per questo, specie se sono imponenti e profonde, sono particolarmente insidiose. <br /> Semplici emorragie interne sono gli ematomi; genericamente denominate lividi - per il colore nero-verdastro che fanno assumere nella sede della lesione alla pelle - o più correttamente ecchimosi, sono esperienza comune di tutti. Si formano per infiltrazione di sangue nel tessuto sottocutaneo a seguito di un trauma o di una malattia. <br /> Traumi (al capo, all’addome), malattie generali (es. un’ulcera perforata) o del sangue possono produrre uno stravaso ematico in una cavità chiusa del corpo (cranio, peritoneo) senza che si possano vedere, come per gli ematomi, segni diretti del versamento. In questi casi bisogna cercare segni indiretti di perdita di sangue, che inizialmente sono molto vaghi (pallore, debolezza, affanno, irrequietezza o ansietà, sete, freddo), e facilmente confondibili con quelli di generico spavento. Successivamente, quando si manifestano i segni tardivi - perdita di coscienza, polso rapido e debole, abbassamento della pressione arteriosa - e s’avvia lo shock, la gestione del soggetto assume i caratteri dell’urgenza o dell’emergenza; di conseguenza occorre attivare da parte del primo soccorritore le stesse procedure adottate per lo shock (ved. la trattazione sull’argomento). <br />
  • Emorragie esteriorizzate <br /> Nelle emorragie esteriorizzate l’evento ha preso origine all’interno del corpo, in una cavità o condotto (naso, orecchio, bocca, bronchi, stomaco, intestino, vescica, retto, etc.), in comunicazione con l’esterno attraverso una via, che il sangue percorre per emergere. <br />
  • Emorragie arteriose <br /> Le emorragie arteriose sono senza dubbio le più gravi; esse infatti interessano le arterie, vasi sanguigni che trasportano il sangue dal cuore a tutte le parti del corpo. <br /> Nelle emorragie arteriose il sangue fuoriesce abbondante, in maniera sincrona con i battiti del cuore - il sangue “zampilla” - e, generalmente, i bordi della ferita sono puliti in quanto il sangue corre via dalla ferita rapidamente. <br /> Per la spinta offerta dalla pompa cardiaca, questa tipo d’emorragia non s’arresta spontaneamente; infatti l’emostasi naturale non ha il tempo di organizzarsi, l’ondata montante del torrente arterioso spazza via ogni coagulo. <br /> In poco tempo, così, si dissipano imponenti quantitativi di sangue. <br />
  • Emorragie venose <br /> Si definiscono emorragie venose quelle emorragie caratterizzate dalla fuoriuscita di sangue dalle vene. <br /> Nell’emorragia venosa il sangue scorre, sgorga lentamente con un flusso costante e i bordi della ferita sono sporchi da sangue che ristagna sulla ferita. <br /> Generalmente queste emorragie non sono gravi, perché l’organismo mette in atto dei meccanismi emostatici fisiologici; acquistano maggiore gravità (paragonabile a quelle delle emorragie arteriose) solo quando si verifica una importante lesione a carico di un ramo venoso di grandi dimensioni. <br />
  • Emorragie capillari <br /> Nelle emorragie capillari, il sangue fuoriesce dai vasi capillari in piccole quantità, lentamente. <br /> Queste emorragie non sono mai gravi in quanto i fisiologici meccanismi emostatici sono solitamente in grado d’arrestarle spontaneamente. <br />
  • Intervento nelle emorragie esterne <br /> Nelle emorragie esterne è opportuno agire utilizzando una sequenza d’interventi via via più aggressivi, che bloccano la fuoriuscita di sangue dal circuito vascolare. <br /> Si comincia con la : <br /> pressione diretta con mano guantata sul punto di emorragia, dopo avere interposto tra il punto di emorragia e la mano del soccorritore un tampone costituito da garze sterili. <br /> Se la pressione diretta è inefficace si passa alla manovra del <br /> sollevamento dell’arto, che ostacola la fuoriuscita di sangue grazie alla forza di gravità. <br /> Se anche quest’ultima manovra dovesse dimostrarsi inefficace si utilizzano <br /> i punti di compressione posti a monte dell’arteria lesionata; <br /> il laccio emostatico a monte della lesione come ultima ratio. <br /> L’impiego del laccio emostatico ha, infatti, delle precise regole che ne limitano chiaramente l’uso. <br />
  • Pressione diretta <br /> La prima manovra da compiere nel caso di emorragia esterna è far sdraiare il ferito, se questo non lo ha già fatto spontaneamente. La manovra previene lo shock. Poi, in rapida successione, vanno praticate delle manovre che favoriscano l’emostasi. <br /> La pressione diretta sul punto di emorragia (tamponamento) è la prima manovra indispensabile a questo scopo; si realizza premendo con la propria mano con forza direttamente sulla ferita fino ad arrestare l’emorragia. Non appena è possibile, tra la ferita e la mano del soccorritore va posto un tampone formato con uno o più pacchetti di garza sterile. <br /> Dopo un po’, allentata la presa sulla ferita, si deve bloccare il tampone in sede effettuando una fasciatura leggermente compressiva, arrotolando in giri successivi sul tampone una benda larga (in alternativa la benda è rimpiazzabile da una cravatta, una sciarpa). Nelle ferite degli arti è opportuno lasciare le dita (delle mani o dei piedi) scoperte, per controllare se la fasciatura è eccessivamente stretta. <br /> Per permettere una buona emostasi, il tampone di garza va rimosso solo dopo qualche giorno; togliendolo prima si rischia, infatti, di riavviare l’emorragia. <br /> In ogni modo s’intervenga su un ferita sanguinante, non si deve mai tralasciare le misure di autoprotezione! La migliore protezione dal contagio col sangue del ferito è l’impiego di guanti di lattice o di altro analogo materiale, da tenere sempre nei presidi di pronto soccorso. <br />
  • Sollevamento dell’arto <br /> La manovra di sollevamento dell’arto si affianca alla pressione diretta, se con questa manovra il sangue non si ferma. Il metodo, molto efficace di solito, è limitato alle sole emorragie degli arti. <br /> La sua efficacia è legata alla forza di gravità: quando, infatti, si solleva l’arto sanguinante sopra il cuore la forza gravitazionale rallenta il deflusso del sangue. <br /> Prima d’impiegare questa manovra va attentamente valutata la dinamica del trauma: non è praticabile al solo sospetto d’eventuali fratture o lussazioni. <br />
  • Compressione a distanza <br /> Se il tamponamento dell’emorragia combinato con il sollevamento dell’arto non hanno arrestato il gocciolamento lento e continuato di sangue (stillicidio), si ricorre all’utilizzo dei punti di compressione a distanza. <br /> I punti di compressione sono particolari zone del braccio e della gamba con le seguenti caratteristiche: in essi un vaso arterioso di grandi dimensioni (arteria principale): <br /> emerge dagli strati ossei e muscolari profondi e passa poco distante dagli strati cutanei, <br /> poggia per un tratto del suo decorso su un piano osseo. <br /> La superficialità del decorso e la base rigida dell’osso sottostante sono requisiti indispensabili per una compressione manuale a distanza: permettono, infatti, di esercitare una pressione con le dita sui punti in cui i polpastrelli avvertono le pulsazioni, senza che il vaso sfugga alla presa. <br /> S’impiega questa tecnica d’emostasi soprattutto nelle emorragie più gravi, come sono le emorragie arteriose. <br /> La corretta esecuzione della manovra richiede la capacità, da parte del soccorritore, di riconoscere e di localizzare in breve tempo i punti di compressione. Nel caso in cui il soccorritore non fosse addestrato a compiere tali manovre, può tamponare la perdita ematica con una nuova più spessa fasciatura e con un bendaggio compressivo. <br />
  • Principali punti di compressione (arteria succlavia, ascellare e brachiale) <br /> Sono riportati i principali punti di compressione e l’indicazione per il loro utilizzo (arteria succlavia, ascellare e brachiale, utilizzate rispettivamente per tamponare emorragie provenienti dalla spalla, dalla parte alta del braccio, dal braccio, dall’avambraccio e dalla mano). <br />
  • Principali punti di compressione (arteria femorale, poplitea e temporale) <br /> Sono riportati altri importanti punti di compressione (arteria femorale, poplitea e temporale utilizzate rispettivamente per tamponare emorragie provenienti dalla coscia, dalla gamba e dal cuoio capelluto). <br />
  • Pressione diretta <br /> La prima manovra da compiere nel caso di emorragia esterna è far sdraiare il ferito, se questo non lo ha già fatto spontaneamente. La manovra previene lo shock. Poi, in rapida successione, vanno praticate delle manovre che favoriscano l’emostasi. <br /> La pressione diretta sul punto di emorragia (tamponamento) è la prima manovra indispensabile a questo scopo; si realizza premendo con la propria mano con forza direttamente sulla ferita fino ad arrestare l’emorragia. Non appena è possibile, tra la ferita e la mano del soccorritore va posto un tampone formato con uno o più pacchetti di garza sterile. <br /> Dopo un po’, allentata la presa sulla ferita, si deve bloccare il tampone in sede effettuando una fasciatura leggermente compressiva, arrotolando in giri successivi sul tampone una benda larga (in alternativa la benda è rimpiazzabile da una cravatta, una sciarpa). Nelle ferite degli arti è opportuno lasciare le dita (delle mani o dei piedi) scoperte, per controllare se la fasciatura è eccessivamente stretta. <br /> Per permettere una buona emostasi, il tampone di garza va rimosso solo dopo qualche giorno; togliendolo prima si rischia, infatti, di riavviare l’emorragia. <br /> In ogni modo s’intervenga su un ferita sanguinante, non si deve mai tralasciare le misure di autoprotezione! La migliore protezione dal contagio col sangue del ferito è l’impiego di guanti di lattice o di altro analogo materiale, da tenere sempre nei presidi di pronto soccorso. <br />
  • Utilizzo del laccio emostatico <br /> Il laccio emostatico va utilizzato limitatamente agli arti superiori od inferiori solo nei casi di effettiva necessità, cioè in caso di emorragia arteriosa da un grosso tronco vasale e quando tutte le altre tecniche di emostasi (compressione diretta, sollevamento, compressione a distanza) si siano dimostrate inefficaci, tenendo presente che meno lo si tiene in loco, meglio è. Ciò perché la prolungata ischemia porta a sofferenza e morte dei tessuti a valle del punto di applicazione del laccio. <br /> Il laccio per essere efficace richiede un posizionamento analogo a quello dei punti di compressione a distanza; pertanto si applica: <br /> solo sul braccio o sulla coscia, <br /> non su avambraccio, gamba, articolazioni <br /> Infatti i vasi sotto il gomito ed il ginocchio decorrono in profondità coperti dai muscoli e nelle articolazioni coperti dalle ossa. <br />
  • Il laccio emostatico ideale <br /> Il laccio emostatico utilizzato per arrestare le emorragie è assolutamente diverso dal nastro tubolare elastico usato per effettuare i prelievi di sangue o per praticare le iniezioni endovenose. Esso deve avere una larghezza di almeno 5 cm, essere costituito da materiale morbido, a struttura piatta, tale da non danneggiare i tessuti. <br />
  • Laccio emostatico di fortuna <br /> Un utile “surrogato” del laccio emostatico è il bracciale dello sfigmomanometro, applicato tra il punto di emorragia ed il cuore (cioè a monte del punto di emorragia), e gonfiato lentamente sino a raggiungere una pressione idonea a far cessare il sanguinamento (generalmente 150-160 mmHg). <br /> In mancanza del laccio emostatico un laccio emostatico di fortuna può diventare qualsiasi nastro largo e piatto (cravatta, calza,…). <br /> Non vanno mai utilizzati elementi che possono danneggiare i tessuti penetrando in essi, quali: <br /> fil di ferro <br /> spago o cordoni <br /> calze di nylon e collant <br /> elastici. <br />
  • Indicazioni all’uso del laccio emostatico <br /> L’uso del laccio emostatico in un ferita grave alle estremità è un provvedimento d’estrema ratio, che ha una precisa indicazione soltanto quando con le altre manovre non si è avuto successo come può verificarsi in caso di un’emorragia da un grosso vaso arterioso (es. l’arteria femorale), in caso di fratture esposte con perdita di sangue a getto, amputazioni di grandi estremità (es. gamba). <br /> Per la procedura d’impiego si rimanda a quanto nel dettaglio è esposto per il trattamento delle emorragie arteriose. <br />
  • Procedura d’impiego del laccio <br /> In caso di suo utilizzo, bisognerà scrivere l’ora di applicazione del laccio per comunicarlo al personale d’ambulanza. <br /> Generalmente si scrive questo sulla fronte del paziente assieme alla lettera “L”. Questa procedura plateale d’esposizione del laccio è essenziale per dare la possibilità ai soccorritori professionisti di riconoscere con sicurezza e certezza e di trattare immediatamente il paziente emorragico. <br /> Una volta applicato, il laccio non deve essere rimosso: una brusca asportazione del laccio può comportare: <br /> un’embolia per la liberazione improvvisa d’eventuali coaguli <br /> la ricomparsa dell’emorragia <br /> la messa in circolo di grandi quantitativi di tossine prodotte dai tessuti danneggiati localmente accumulate. <br /> Il laccio può esser lasciato sul punto d’applicazione per non più di 20’ (la trascrizione su pelle dell’ora di applicazione del laccio permette di tenere sotto controllo facilmente questo tempo); trascorso questo periodo, se non lo si allenta, l’ischemia prolungata può produrre un danno irreversibile dei tessuti a valle del laccio. <br /> In un’area urbana tale lasso di tempo è sufficiente a permettere l’arrivo del personale sanitario. Ma in aree lontane da centri abitati potrebbe rendersi necessario allentare la presa per 1-2’ e permettere al sangue di rifluire nell’area traumatizzata. <br />
  • Il trattamento dell’emorragico in attesa dei soccorsi <br /> Il paziente emorragico dovrà essere ben coperto (ed isolato dal pavimento) per evitare che disperda calore, che facilita l’instaurarsi dello shock. E’ opportuno lasciare scoperto soltanto l’arto ove è stato applicato il laccio per controllare l’eventuale ripresa dell’emorragia e per dare modo ai soccorritori di riconoscere immediatamente che il paziente ha un laccio emostatico. <br /> Se la dinamica dell’incidente e la valutazione del paziente non fa sospettare la presenza di fratture, traumi spinali o altre complicazioni, l’emorragico dovrà essere posto in posizione antishock, in modo da dirigere il sangue ad irrorare gli organi nobili (encefalo e cuore). <br />
  • Emorragie interne <br /> Avvengono all’interno di cavità (addome, torace, etc.) e sono difficilmente individuabili. Vanno sempre sospettate in caso di gravi traumi cranici, addominali, toracici, ecc. <br /> Il paziente con una emorragia interna, dopo il trauma, potrebbe essere del tutto asintomatico, oppure cominciare a manifestare i primi sfumati segni clinici dello shock. <br />
  • Intervento nelle emorragie interne <br /> Nelle emorragie interne i segni di shock spesso denunciano il suo esordio; il trattamento, quindi, di questa patologia si sovrappone a quello dello shock ed a questo per la trattazione si rimanda. <br /> A ogni modo è importante rammentarsi di non dare da bere nulla al paziente, anche se a causa dello shock ha sete, per il rischio, in presenza di lesioni di organi interni, di complicazioni da ingestione di liquidi nei traumi, soprattutto toracici ed addominali; l’ingestione di alcool come tonico – consuetudine di generico conforto ancora troppo spesso praticata – ha un grave effetto di dilatazione dei vasi circolatori, che, abbassando la pressione sanguigna, induce un’ulteriore caduta dei livelli d’irrorazione cerebrale. <br /> Comunque l’azione prioritaria, in caso di sospetta emorragia interna, è l’intervento del sistema sanitario territoriale, che va prontamente attivato chiamando il 118. <br />
  • L’epistassi è la fuoriuscita di sangue dal naso. Per tamponarla il paziente viene invitato a sedersi <br /> con la testa leggermente piegata in avanti <br /> stringendo le narici tra pollice ed indice. <br /> La usuale posizione della testa reclinata all’indietro in iperestensione è controindicata perché può comportare il rischio di soffocamento o di vomito per il riflusso di sangue in gola e quindi <br /> la sua inalazione nelle vie respiratorie <br /> la sua ingestione nell’apparato digestivo. <br /> Trascorsi alcuni minuti in posizione a testa inclinata e le narici strette fra le dita, si controlla l’efficacia del tamponamento dell’emorragia invitando il paziente a liberare le narici dalla stretta delle dita: se continua a fuoriuscire sangue <br /> si ritorna alla manovra di blocco delle narici con le dita a pinza <br /> s’accompagna il paziente in ospedale per un eventuale tamponamento nasale con garza. <br />
  • Amputazione <br /> La distinzione in base al tipo di distacco è importante per il soccorritore nella gestione del moncone mozzato di netto o parzialmente tranciato, in quanto nel primo caso è molto importante il recupero della parte asportata, per poter poi tentare, nelle sedi idonee, il reimpianto chirurgico; nel caso di un’amputazione parziale il problema del reimpianto è meno grave in quanto il moncone è ancora in parte irrorato. <br /> La sede del danno influisce sulla gravità dell’evoluzione dell’emorragia, imponente e di difficile contenimento nell’amputazione di un arto, contenibile con maggior facilità nelle amputazioni delle dita. <br />
  • Amputazione di un arto <br /> Nell’amputazione di un arto, come nel trattamento di una ferita profonda delle estremità, è prioritario bloccare l’emorragia, proteggendosi dal rischio di contagio con i presidi individuali di protezione (guanti monouso e visiera paraschizzi); per il rischio di una rapida evoluzione in shock delle condizioni del ferito, porlo sempre posizione antishock e tenerlo disteso fino all’arrivo dell’ambulanza. <br /> Da sottolineare che l’uso del laccio emostatico, pur se è indicato, in questi casi vale la pena evitarlo; si consiglia, quindi, di tentare prima di tamponare l’emorragia con la compressione diretta o a distanza; qualora con queste manovre non si riuscisse a tamponarla, preferire l’uso del bracciale dell’apparecchio della pressione, in dotazione nei presidi di pronto soccorso. <br /> Anche nell’amputazione la priorità delle priorità è la chiamata del 118, al quale l’operatore dovrà riferire o far riferire che si sta tamponando un’emorragia arteriosa da amputazione d’arto. <br />
  • Amputazione di un arto - Recupero del segmento amputato <br /> Il tempo utile per il reimpianto della porzione di arto amputato è di 6-8 ore: per questo il recupero di questi segmenti può avvenire anche dopo il trasferimento d’urgenza del paziente amputato in ospedale. <br /> La parte amputata va pulita sciacquandola con acqua o soluzione fisiologica, avendo cura soprattutto di rimuovere lo sporco presente, senza disinfettarla con alcool, tintura di iodio, altri disinfettanti. La sezione amputata andrà medicata come una comune ferita, coprendola con garze sterili inumidite con soluzione fisiologica. <br /> Per il trasporto imbustare il pezzo amputato in un sacchetto di plastica o, se manca, avvolgendolo più volte un una benda; inserire l’involucro così confezionato in un altro contenitore in cui si è collocato del ghiaccio per refrigerarlo, evitando che il pezzo sia a contatto diretto con il ghiaccio. <br />
  • Amputazione delle dita <br /> Le amputazioni delle dita si gestiscono con minor difficoltà di quelle degli arti. <br /> L’emostasi del moncone sanguinante si raggiunge con la compressione diretta e dopo, quando si riduce lo sgocciolamento, medicando e fasciando la ferita con un tamponamento compressivo. <br /> Riguardo al reimpianto del frammento amputato, anche se il tempo utile per l’intervento di microchirurgia è di 10-12 ore, il recupero richiede la stessa procedura delle grosse amputazioni: la parte amputata va pulita sciacquandola con acqua o soluzione fisiologica senza disinfettarla; il frammento, avvolto in garze sterili inumidite con soluzione fisiologica, va trasportato in un sacchetto di plastica inserito a sua volta in un involucro più grande refrigerato, avendo cura di non esporre a contatto diretto del ghiaccio il pezzo recuperato. <br />
  • Ferite gravi del torace e dell’addome <br /> In questo capitolo tratteremo delle ferite gravi del torace e dell’addome. <br />
  • Ferite gravi del torace – segni d’allarme <br /> Di rilevante importanza è l’aumento della frequenza ventilatoria: una normale frequenza varia tra 10 e 20 atti al minuto; una ventilazione con una frequenza maggiore di 20 è da considerarsi alta ed indice – oltre che di trauma toracico - di pneumotorace e di shock. <br /> Altri segni di un trauma del torace da ricercare possono essere legati ad una frattura costale, che determina un’alterazione della forma della parete (asimmetrie) e una riduzione localizzata dei movimenti del torace o, a volte, un movimento paradosso della parete toracica, per cui la parte lesa, quando il soggetto inspira, rientra invece di espandersi ed a volte sporge in espirazione (“volet costale”). <br /> Nella perforazione toracica,  oltre al foro sul costato, si nota sul fianco ferito la fuoriuscita di schiuma o liquido rossastro, accompagnato da un gorgoglio della ferita (“ferita soffiante”). <br />
  • Ferite gravi del torace – altri segni <br /> Altri segni di ferite gravi del torace sono il dolore toracico (il dolore è spontaneo nell’area traumatizzata ed è accentuato dai movimenti respiratori; esso si evoca anche alla palpazione dell’area traumatizzata) e la presenza di segni di lesione della parete toracica (come ad esempio ferite cutanee ed ecchimosi); essi diventano molto importanti nella valutazione della gravità di un trauma toracico quando si associano ad uno dei segni maggiori. <br />
  • Ferite gravi del torace – valutazione della vittima <br /> Per valutare rapidamente la presenza di segni di traumi gravi del torace è consigliabile eseguire in sequenza le operazioni di osservazione (osservare forma e movimento del torace), palpazione del torace e di ascolto dell’attività respiratoria (contando il numero di atti respiratori in un minuto) utilizzando l’acronimo OPaC, costituito dalle iniziali di ogni fase valutativa. <br />
  • Ferite gravi del torace – trattamento <br /> Nel trauma del torace, se con l’OPaC non si rilevano segni d’allarme maggiori, probabilmente il danno prodottosi è legato ad una frattura costale semplice. Essa può essere trattata con delle manovre di bloccaggio del torace - sostegno con la mano del soccorritore del lato traumatizzato del torace; posizionamento del ferito in posizione antalgica semiseduta; posizionamento del braccio del soggetto ferito sul lato colpito della parete toracica e fasciatura con un triangolo (“fasciatura ad armacollo”) - che impediscano che le escursioni causino dolore. Queste misure rendono più agevole il trasporto del ferito in ospedale per ulteriori trattamenti sanitari. <br /> Un grave trauma del torace oltre al pneumotorace può provocare danni agli organi addominali (milza e fegato) in aggiunta ai danni degli organi contenuti nel torace (polmoni, pleure, cuore, grandi vasi); ma sono tutte ferite chiuse, per cui il ruolo del soccorritore è quello di allertare il sistema territoriale 118 e, nell’attesa, praticare le manovre di bloccaggio del torace al solo scopo antidolorifico. <br /> Aspettando l’ambulanza, un intervento specifico che il primo soccorritore può avviare in una “ferita soffiante” è quello di coprire il foro rilevato nella parete con una compressa sterile e fissarla con un cerotto per evitarne la contaminazione batterica. <br />
  • Ferite gravi dell’addome - segni di trauma addominale <br /> Il dolore addominale ed i segni di contusione sono indicativi di un trauma addominale, ma spesso lo stesso paziente trascura questi segni, perché non sono molto evidenti al loro esordio; quando a questi si aggiungono quelli legati all’emorragia interna, le probabilità di successo del successivo trattamento sanitario si riducono drammaticamente: per questo il primo soccorritore, ricostruendo un’accurata dinamica del trauma, può fornire all’operatore del 118 utili elementi per sospettare un meccanismo di lesione idoneo a causare un trauma addominale chiuso prima che s’instauri lo shock. <br /> In caso di traumi penetranti o perforanti, l’evidenza delle lesioni rende fin troppo scontato l’intervento precoce del sistema 118. <br />
  • Ferite gravi dell’addome – trattamento delle ferite “chiuse” <br /> In attesa dell’arrivo dell’ambulanza, oltre alle misure sommariamente elencate di prima risposta allo shock emorragico, a cui si rimanda per una più dettagliata trattazione, di specifico nel trauma chiuso dell’addome si può far eseguire al traumatizzato la manovra di flessione delle gambe sulle cosce a ginocchia flesse, che distendendo i muscoli della parete addominale, riduce il dolore in questo paziente. E’ altresì importante garantire l’apertura delle vie aeree ed allertare il 118. E’ assolutamente vietato dare da bere alla vittima, anche se questa ha sete. <br />
  • Ferite gravi dell’addome – trattamento delle ferite “aperte” <br /> Nelle ferite addominali aperte, dopo avere allertato il 118 per il trasporto rapido in ospedale del traumatizzato, bisogna far sdraiare la vittima a terra - come nelle ferite addominali chiuse – con le ginocchia flesse sull’addome; questa manovra riduce il dolore in questo paziente. <br /> Anche in questi casi non bisogna far bere il soggetto e se vomita occorre garantire la pervietà delle vie aeree. <br /> L’intervento specifico sulla ferita mira a chiudere la breccia con una medicazione occlusiva; a diretto contatto della breccia applicare una medicazione sterile imbevuta di soluzione fisiologica, facendo attenzione a non toccare l’organo eventualmente esposto nel corso della medicazione. Per tenere gli organi addominali al caldo ed evitare una pericolosa termodispersione attraverso la breccia, occorre coprire bene la medicazione. <br />
  • Traumatologia <br /> In questo capitolo verranno trattati i seguenti argomenti: <br /> Fratture, distorsioni, lussazioni <br /> Trauma cranico <br /> Traumi della colonna vertebrale <br />
  • Quando spostare un paziente <br /> Il primo soccorritore, di norma, non deve mai spostare il paziente, specie se la causa del danno è stato un evento traumatico, a meno che non ricorra anche una sola delle seguenti eventualità: <br /> 1) il luogo ove è occorso l’evento è pericoloso per il paziente e/o per i soccorritori <br /> 2) l’intervento richiede una diversa posizione della vittima. <br /> Nel primo caso occorrerà per prima cosa “allontanare la vittima dal pericolo” o, se possibile, “allontanare il pericolo dalla vittima”. Questo comportamento che, se necessario, deve precedere qualunque altra manovra di soccorso, ha la funzione di “mettere in sicurezza la scena”, per garantire alla(e) vittima(e) ed al(i) soccorritore(i) il massimo della sicurezza possibile. <br /> Nel secondo caso (intervento che richiede una diversa posizione della vittima) occorrerà invece spostare la vittima quando la posizione di rinvenimento della stessa non permette di eseguire le manovre assistenziali (per esempio, paziente in arresto cardio respiratorio rinvenuto in posizione prona). <br />
  • Spostamento e trasporto d’emergenza <br /> Nel caso in cui sia assolutamente necessario trasportare una vittima con una sospetta lesione della colonna, la colonna non deve mai essere piegata né torta, ma il collo dovrà essere immobilizzato e il resto della colonna vertebrale (regione dorsale e lombare) dovrà rimanere sempre sullo stesso asse. <br /> Maggiori indicazioni sugli spostamenti vengono illustrate in un capitolo dedicato. <br />
  • Fratture - classificazione <br /> Una prima distinzione delle fratture, molto importante sul piano clinico, è quella che le raggruppa in: <br /> fratture incomplete, dette anche infrazioni, in cui la lesione interessa una parte dello spessore osseo; <br /> fratture complete, in cui l’osso è interrotto a tutto spessore; a loro volta queste fratture sono distinte in <br /> composte, quando i monconi lesi restano in sede fra loro ingranati, <br /> scomposte, in cui i monconi si spostano dalla loro sede naturale. <br /> Se la pelle sovrastante alle fratture resta integra, si dice che la frattura è chiusa; si indica come frattura esposta quella in cui i frammenti ossei sono in comunicazione con l’esterno a causa della lesione del rivestimento cutaneo. <br /> Infine, le fratture comminute (dal latino comminutus, “stritolato”), come mostra la stessa etimologia del termine, indicano quelle lesioni traumatiche dell’osso nelle quali questo è frantumato in più frammenti. <br />
  • Fratture - segni <br /> Soccorrendo un traumatizzato bisogna sempre considerare che i segni rivelatori di un’eventuale frattura possono confondersi con quelli molto simili di patologie meno gravi quali le distorsioni e le lussazioni: anche in questi casi vale la regola di ipotizzare l’eventualità più grave e comportarsi di conseguenza. Il dolore è segno più importante di un trauma; il dolore di una frattura, spontaneo e forte, è sempre localizzato nell’area traumatizzata, s’accentua per contatti nella sede della lesione ad opera dell’infortunato o dei soccorritori ed ogni tentativo di movimento; appunto per questo il traumatizzato si pone in posizione antalgica nel tentativo di non evocare il dolore. Anche quando è isolato, il dolore in un traumatizzato non và trascurato, ma preso sempre in considerazione come evento sentinella di un possibile evento patologico da verificare mediante specifici accertamenti. <br /> Altri segni importanti sono la tumefazione, il maggior rigonfiamento per la formazione dell’ematoma, e la deformazione della parte colpita rispetto a quella sana, che compaiono subito dopo il trauma e s’incrementano a distanza, dando alla regione un aspetto inconsueto. La mancata funzionalità della parte lesa è segno di un danno più serio; compare successivamente al trauma o, nei traumi più gravi, subito dopo l’incidente assieme ai segni prima descritti e con l’aggiunta di altri - mobilità anomala, per frattura completa dell’osso; scrosci (rumori brevi e secchi prodotti dal reciproco sfregamento dei monconi ossei) – testimoni molto attendibili del maggior danno in caso di trauma. <br /> Fratture - primo soccorso <br /> Quando si soccorre un traumatizzato la prima regola è l’autoprotezione del soccorritore, che comincia già in fase di richiesta di soccorso, con la predisposizione dei dispositivi di protezione individuali, e continua al momento del soccorso con la valutazione della scena (procedura che permette di evitare azioni pericolose per i soccorritori e di decidere quali sistemi e quali dispositivi di protezione impiegare). <br /> In caso di di trauma localizzato, inoltre, prima d’intervenire sulla lesione evidente è molto importante eseguire un esame globale dell’evento traumatico, che, partendo dalla valutazione della dinamica dell’incidente, ricerchi altri danni potenziali ed assicuri al traumatizzato la protezione delle funzioni vitali ed il trattamento di eventuali patologie comportanti rischi e pericoli per la vita dell’infortunato (valutazione delle condizioni generali del traumatizzato). <br /> Queste azioni devono precedere sempre il trattamento del danno manifesto e fanno parte della valutazione primaria del traumatizzato. Si passa alla fase successiva, la valutazione secondaria, solo se la valutazione primaria non ha richiesto una specifica risposta. Infine, il primo soccorritore, in caso di trauma localizzato, ha un preciso compito: immobilizzare la parte lesa per ridurre il dolore; è importante, nell’immobilizzazione, non attuare manovre di riposizionamento in asse di monconi di un osso che abbiano perduto la normale disposizione (manovra di riduzione), per il rischio di lesioni vascolari e neurologiche e di esposizione della ferita. <br />
  • Fratture - primo soccorso <br /> Quando si soccorre un traumatizzato la prima regola è l’autoprotezione del soccorritore, che comincia già in fase di richiesta di soccorso, con la predisposizione dei dispositivi di protezione individuali, e continua al momento del soccorso con la valutazione della scena (procedura che permette di evitare azioni pericolose per i soccorritori e di decidere quali sistemi e quali dispositivi di protezione impiegare). <br /> In caso di di trauma localizzato, inoltre, prima d’intervenire sulla lesione evidente è molto importante eseguire un esame globale dell’evento traumatico, che, partendo dalla valutazione della dinamica dell’incidente, ricerchi altri danni potenziali ed assicuri al traumatizzato la protezione delle funzioni vitali ed il trattamento di eventuali patologie comportanti rischi e pericoli per la vita dell’infortunato (valutazione delle condizioni generali del traumatizzato). <br /> Queste azioni devono precedere sempre il trattamento del danno manifesto e fanno parte della valutazione primaria del traumatizzato. Si passa alla fase successiva, la valutazione secondaria, solo se la valutazione primaria non ha richiesto una specifica risposta. Infine, il primo soccorritore, in caso di trauma localizzato, ha un preciso compito: immobilizzare la parte lesa per ridurre il dolore; è importante, nell’immobilizzazione, non attuare manovre di riposizionamento in asse di monconi di un osso che abbiano perduto la normale disposizione (manovra di riduzione), per il rischio di lesioni vascolari e neurologiche e di esposizione della ferita. <br />
  • Fratture - primo soccorso (steccaggio) <br /> Lo steccaggio, l’applicazione, cioè, di stecche, docce ed altro (il termine di stecca si usa senza distinzione, riferito a qualsiasi strumento, anche di fortuna, di contenimento) è il metodo da impiegare per immobilizzare allo stesso modo fratture, lussazioni o distorsioni. <br />
  • Fratture - primo soccorso (steccaggio) <br /> Nello steccaggio bisogna sempre mettere fra strumento di contenimento e pelle, nello spazio morto residuo, spessori ed imbottiture di cotone ed altro materiale di riempimento; l’eliminazione dello spazio morto ha il duplice scopo di: <br /> favorire una migliore aderenza delle stecche al corpo <br /> limitare l’effetto compressivo provocato dalla stecca sul corpo. <br /> Lo steccaggio si completa tenendo conto anche che occorre: <br /> bloccare sempre a monte ed a valle i capi articolari e le rispettive articolazioni se si vuole tener fermi due monconi rotti; <br /> coinvolgere anche le ossa immediatamente sovrastanti e sottostanti, se il trauma riguarda un’articolazione. <br />
  • Fratture - primo soccorso (steccaggio) <br /> bloccare le stecche ancorandole con legature sempre sopra e sotto l’area traumatizzata e mai sulla stessa area; <br /> immobilizzare il tratto traumatizzato sempre nella posizione in cui si trova, senza, cioè, tentare di ridurre la frattura o allineare le parti. <br />
  • (segue) Fratture - primo soccorso (steccaggio) <br /> iniziare la fasciatura dal punto più distante dal tronco e procedendo verso la parte più interna della regione traumatizzata, provvedendo, così, a stabilizzare la stecca montata; <br /> avvolgere le fasce senza determinare, a causa di un bendaggio eccessivamente stretto, un ostacolo alla circolazione periferica a valle del trauma; <br /> nella medicazione delle fratture degli arti - per permettere la successiva verifica di eventuali problemi d’irrorazione a valle a causa di fasciature troppo strette - lasciare libere le dita per il controllo del loro colorito; se le dita diventano fredde e violacee è segno che, anche a causa della progressiva tumefazione dei tessuti, la stecca è diventata troppo stretta. <br />
  • …(segue) <br /> per ridurre il successivo gonfiore causato dallo stravaso ematico e dal conseguente ematoma <br /> cercare di tenere sollevata più in alto del cuore la regione traumatizzata; <br /> applicare sull’area traumatizzata del freddo (con il sacchetto di ghiaccio pronto uso o con altri sistemi), sfruttando l’azione vasocostrittrice del freddo. <br />
  • Fratture - primo soccorso (immobilizzazione senza stecche) <br /> Per un’immobilizzazione provvisoria si possono usare alcuni espedienti che fanno a meno delle stecche ed utilizzano parti sane del corpo del traumatizzato: <br /> si può immobilizzare una gamba steccandola con l’altra sana; <br /> si può steccare un braccio: <br /> immobilizzandolo al torace con una fasciatura adesiva <br /> contenendolo nel triangolo di tela, che si fa pendere sul torace ancorato sulla spalla opposta, passante sotto il braccio opposto (bloccaggio ad armacollo). <br />
  • Principi di immobilizzazione <br /> Sono riportati nelle due diapositive che seguono i principi per l’immobilizzazione di alcuni tipi di frattura (scapola e clavicola, braccio, avambraccio, mano, bacino, coscia, gamba, caviglia). <br />
  • Principi di immobilizzazione <br /> Sono riportati nelle due diapositive che seguono i principi per l’immobilizzazione di alcuni tipi di frattura (scapola e clavicola, braccio, avambraccio, mano, bacino, coscia, gamba, caviglia). <br />
  • Principi di immobilizzazione <br /> Sono riportati nelle due diapositive che seguono i principi per l’immobilizzazione di alcuni tipi di frattura (scapola e clavicola, braccio, avambraccio, mano, bacino, coscia, gamba, caviglia). <br />
  • (segue) Principi d’immobilizzazione <br /> Sono riportati nella tabella i principi di immobilizzazione in caso di fratture del bacino, della coscia, del ginocchio, della gamba e della caviglia. <br />
  • (segue) Principi d’immobilizzazione <br /> Sono riportati nella tabella i principi di immobilizzazione in caso di fratture del bacino, della coscia, del ginocchio, della gamba e della caviglia. <br />
  • Frattura esposta - definizione <br /> Come si diceva nella pagina sulle classificazione delle fratture, quando una una tale lesione è in comunicazione con ambiente esterno a quello corporeo, si definisce esposta. <br />
  • Distorsioni e lussazioni - segni <br /> I segni di distorsioni e lussazioni, si è già detto, possono confondersi con quelli di un’eventuale frattura: anche in queste circostanze, in caso di dubbio, vale la regola di ipotizzare l’eventualità più grave e comportarsi di conseguenza. Distorsioni e lussazioni si manifestano con segni comuni, anche se nelle prime sono più sfumati; è comunque importante distinguere le due condizioni per il successivo trattamento. <br /> Il dolore nella distorsione è attivato dal movimento, mentre nella lussazione il dolore è costante, localizzato nell’area traumatizzata, e s’accentua col movimento. <br /> La tumefazione nella distorsione è limitata, prodotta dalle lesioni capsulo-legamentose e da eventuali versamenti intrarticolari; nella lussazione la deformazione della parte colpita rispetto a quella sana è più evidente per il maggior danno prodotto dall’osso sull’impianto articolare articolare e la perdita degli usuali rapporti articolari che compaiono in questo tipo di trauma. <br /> La mancata funzionalità della parte lesa (che spesso manca nella distorsione, mentre è presente nella lussazione per il blocco articolare) è, quindi, il solo segno di danno che permette di distinguere le due patologie. Altre volte nella lussazione possono comparire i segni legati alla lesione di vasi e nervi (formicolii, perdita della sensibilità, disturbi d’irrorazione periferica). <br />
  • Strutture bersaglio degli agenti traumatici <br /> In caso di traumi il danno può riguardare soltanto la componente ossea (fratture, lussazioni, distorsioni, lesioni dei dischi intervertebrali) o coinvolgere anche quella midollare (lesioni midollari). <br /> Il midollo spinale svolge una funzione di raccordo fra l’encefalo e gli altri organi: come un cavo di trasmissione, trasporta i messaggi elaborati dal cervello e destinati alle strutture muscolari e viscerali del nostro corpo e, in senso inverso, da questi raccoglie le informazioni di stato e d’attività e le convoglia al cervello (sensibilità). Pertanto, l’interessamento del midollo produce deficit della sensibilità o dei movimenti, che possono evolvere in paralisi sensitive e motorie. <br /> In caso di trauma spinale si deve sospettare sempre una lesione midollare e, quindi, comportarsi con estrema prudenza nel praticare le manovre di primo soccorso, in quanto qualsiasi evento patologico che interrompa la continuità del midollo spinale determina l’impossibilità, da parte dei centri dell’encefalo, di comandare e regolare tutto ciò che sta al livello e al di sotto della lesione; si può dunque verificare "paralisi" motoria - dei movimenti spontanei bilaterali dei soli arti inferiori (paraplegia) o di tutti e quattro gli arti (tetraplegia) - e vegetativa nonché perdita della sensibilità superficiale e profonda. Inoltre nel suo tratto iniziale, il midollo spinale contiene i centri nervosi che controllano il respiro ed il battito cardiaco: pertanto, una lesione in questo tratto può compromettere la sopravvivenza del traumatizzato. <br />
  • Traumi della colonna vertebrale <br /> La spina dorsale, il supporto osseo costituito dalla disposizione in pila di 33-34 elementi fra loro combacianti (vertebre), nella postura eretta costituisce - con massa anteriore di ciascuna vertebra a forma di disco (corpo vertebrale) - l’asse di sostegno del corpo umano: assumono, quindi, una ragione anche legata a questa funzione le altre usuali denominazioni di colonna vertebrale e rachide. In questo compito le vertebre non sono fra loro in contatto diretto, ma tra i corpi vertebrali si dispone un cuscinetto fibro-cartilagineo (disco intervertebrale), che ha il compito di assorbire eventuali sollecitazioni e di accrescere la mobilità del rachide. <br /> La spina dorsale svolge, inoltre, un’importantissima funzione di protezione del midollo spinale, contenuto in un astuccio (canale midollare) allo stesso tempo solido e flessibilissimo, risultante dalla sovrapposizione dei fori vertebrali di ciascuna vertebra; tali fori sono delimitati dalla porzione posteriore delle vertebre a forma di arco, che, per circoscrivere uno spazio vuoto centrale, si salda in avanti al corpo vertebrale. <br /> La colonna vertebrale è suddivisa in 5 distinti tratti: cervicale, costituito da 7 vertebre, che costituiscono l’impalcatura del collo e sostengono il capo; dorsale, costituito da 12 vertebre, che si articolano con le coste e delimitano posteriormente la gabbia toracica; lombare, costituito da 5 vertebre, le più robuste e massicce, che formano la base della schiena; sacrale, costituito dalla fusione di 5 vertebre (osso sacro) in origine separate fra loro; coccigeo, anch’esso formato dalla fusione di 4-5 rudimentali vertebre. Il midollo spinale si estende dal foro occipitale fino alla 2a vertebra lombare ed è diviso in segmenti (cervicale, toracico, lombare e sacrale) in relazione al punto di emergenza dalla colonna dei rispettivi nervi spinali. <br />
  • La dinamica del trauma <br /> Si deve sempre sospettare una lesione spinale in presenza di danni del cranio da incidenti stradali, soprattutto quelli con impatto diretto (su parabrezza, cruscotto). <br /> Possono causare lesioni spinali i traumi violenti diretti della schiena, soprattutto nel tratto cervicale, oppure i movimenti improvvisi della testa in opposizione al resto del corpo (colpo di frusta), lesioni tipiche degli incidenti stradali per tamponamento, ribaltamento o rotolamento dell’automezzo. <br /> Una caduta dall’alto (da scale, ponteggi, impalcature) può produrre danno, se il soggetto urta con la testa contro ostacoli o cadendo di piedi insacca la schiena; un danno simile può prodursi nei tuffi in acqua o nelle cadute da cavallo o da sci. <br /> Ancora, i traumi della colona possono associarsi a quelli cranici, toracici, addominali, del bacino; anche i traumi degli arti superiori ed inferiori possono correlarsi con i danni spinali. Nei traumi multipli i danni extraspinali tendono a catturare l‘attenzione del soccorritore, perché hanno un quadro più evidente, mentre il trauma spinale passa inosservato: pertanto, nel trauma cranico, toracico, addominale e del bacino occorre considerare sempre l’infortunato a rischio di trauma spinale. <br /> In questi casi, come ovviamente nei traumi del rachide, è necessario richiedere al 118 l’intervento di operatori sanitari addestrati ad immobilizzare la colonna, in particolare il tratto cervicale, per il successivo trattamento ospedaliero. In attesa dell’intervento sanitario bisogna lasciare l’infortunato immobile, invitandolo, se cosciente, a restar fermo ed impedendo ad altri soccorritori di muoverlo nel soccorrerlo o di trasportarlo in ospedale con mezzi di fortuna. <br />
  • Manovre da non eseguire in caso di sospetto trauma spinale <br /> Riassumendo, vengono sintetizzate le indicazioni indispensabili per evitare i più gravi errori nella gestione del trauma spinale e per precisare i comportamenti più efficaci per proteggere l’infortunato in attesa dei soccorsi sanitari. <br />
  • Spostamenti d’emergenza <br /> Il primo soccorritore non dovrebbe mai spostare l’infermo dalla scena dell’evento patologico (morboso o infortunistico). <br /> Infatti, un’azione di questo tipo può comportare gravi danni al soggetto soccorso - soprattutto in caso di sospetto trauma alla colonna vertebrale - e richiede a chi l’esegue una specifica preparazione e l’utilizzo di appositi supporti sanitari. <br /> D’altronde, può esser indispensabile compiere uno spostamento d’emergenza per allontanare un infermo o un ferito da un’area ad alto rischio ambientale (crolli, incendi, gas tossici o radiazioni, folgorazione, traffico veicolare incontrollato, etc.), in cui la sua vita e quella dei soccorritori si trova in immediato pericolo. <br /> In questi casi la conoscenza di alcune tecniche di spostamento permette al primo soccorritore d’intervenire limitando in qualche misura il danno inevitabile che le operazioni di movimentazione dell’infermo comportano. <br />
  • Criteri generali <br /> Per permettere a soccorritori laici di prendere rapidamente una decisione ponderata si possono adottare alcuni criteri di valutazione. <br /> Il primo criterio è quello di evitare in ogni caso inutili spostamenti: trasportare, quindi, la vittima di un malore o di un infortunio in luogo sicuro soltanto se sulla scena dell’evento vi sia pericolo immediato di vita. <br /> Per evitare spostamenti improvvisati, impedire ulteriori incidenti (scuotimenti, cadute) e non aggravare i danni sul paziente nel caso si decida il suo trasferimento, occorre anticipatamente valutare il suo peso, il percorso da compiere, il numero di soccorritori necessario, il tipo di dispositivi d’ausiliazione al trasporto (barella, telo, sedia, etc.) e, se non sono disponibili, provvedere ad allestire un qualche supporto per il trasporto di fortuna. <br /> Inoltre, sarebbe opportuno che, in spostamenti a due o più soccorritori, uno di questi – il più competente e/o più esperto – diventi il team leader del gruppo, con il compito di coordinare l’intervento, dando i comandi nelle diverse operazioni, controllando tutte le operazioni di spostamento, cercando di garantire la sicurezza dell’intero team e della vittima, richiedendo l’aiuto di altre persone, se il soggetto movimentato è in pericolo o lo si riesce a spostare con affanno. <br />
  • Criteri generali <br /> Andrà, inoltre, protetta la vittima dagli stress termici, coprendola con una coperta isotermica (metallina) o con indumenti pesanti, per ridurre la dispersione di calore, che facilita l’avvio dello shock. <br /> Occorre, anche, che i soccorritori movimentino il soggetto utilizzando tecniche di sollevamento corrette per la salvaguardia della colonna vertebrale della vittima e del tratto lombare della loro schiena, soprattutto nella fase più critica di sollevamento, ma anche nelle successive fasi di trasporto e di deposizione. <br /> Per quanto riguarda la tutela dei soccorritori dai danni derivati dal trasporto (lombalgia acuta da sforzo, cadute, distorsioni articolari, strappi muscolari) è necessario che questi si proteggano sempre a partire dalla fase di sollevamento fino alla deposizione: <br /> scaricando il peso sulle gambe, <br /> posizionando ad ogni passo saldamente il peso su tutta la pianta del piede, <br /> mantenendo il corpo della vittima il più vicino possibile al corpo dei soccorritori, <br /> cercando, quando è possibile, la collaborazione del paziente. <br />
  • Fattori che condizionano il trasporto: soccorritori in campo <br /> Per spostamenti brevi o in casi d’estrema urgenza anche un solo soccorritore può spostare un paziente immobilizzato. Ma questa misura andrebbe presa solo se è impossibile coinvolgere altri, anche estranei, nelle operazioni di soccorso. Infatti, la manovre che meglio garantiscono i soccorritori e la vittima soccorsa sono quelle che coinvolgono due o più soccorritori. <br />
  • Movimentazione ad un soccorritore <br /> Le procedure indicate non richiedono l’impiego di specifiche attrezzature; presumono, inoltre, l’intervento di un solo soccorritore. Benché tale circostanza in occasione di lavoro sia poco frequente (negli ambienti di lavoro è infatti frequente avere ampia disponibilità di soccorritori) – più probabile è, invece, l’accadimento al comune soccorritore, in ambiente domestico-, essa non è improbabile, potendo riguardare chiunque lavora in coppia o in ambiti non usuali di lavoro, dove, alla tradizionale catena, si sia sostituto il lavoro per piccoli gruppi. <br /> Le tecniche di movimentazione con un unico soccorritore sono praticabili con soggetto cosciente o privo di coscienza, ma il loro impiego va attentamente ponderato in caso di traumi, ed evitato in caso di traumi nelle aree di presa richieste dalla specifica tecnica. <br /> Comunque, sarebbe utile che almeno una di queste tecniche di movimentazione fosse appresa dagli addetti al primo soccorso nei luoghi di lavoro; per ovvie ragioni, nel caso di lavoro a coppia è utile che entrambi gli appartenenti all’unità produttiva prendano confidenza con una delle tecniche in seguito descritte. <br />
  • Trascinamento inclinato - tecnica <br /> Il soccorritore si pone in posizione accovacciata dietro al paziente, gli passa le proprie braccia sotto le ascelle, gli incrocia le braccia sul petto e gli afferra i polsi (ciascuna mano del soccorritore afferra la stessa mano della vittima). <br /> A questo punto si potrà sollevare il paziente alzandosi in piedi e trascinarlo tirando il suo corpo sempre lungo il suo asse verticale, facendo attenzione a non spostarlo in senso laterale e ad evitare di piegare o torcere il tronco. <br />
  • Trascinamento inclinato <br /> Questa tecnica di trasporto può esser impiegata per spostare un soggetto cosciente con una patologia non traumatica (ad esempio, soggetto afflitto da un colpo di calore o da un’insolazione) in un ambiente più confortevole. <br /> Per quanto riguarda i traumi è assolutamente controindicata in quelli spinali e delle estremità. <br />
  • Trascinamento per le caviglie - tecnica <br /> Spostare le braccia completamente distese del paziente sopra la testa (le braccia così disposte a corona sul capo stabilizzano il rachide cervicale). Bloccare i polsi della vittima con il cerotto e afferrare il paziente per le caviglie (sollevando le gambe al minimo per non sollecitare il rachide lombare). Trascinare la vittima tirando il suo corpo sempre lungo il suo asse verticale (non spostarlo in senso laterale, evitare di piegare o torcere il tronco). <br />
  • Trascinamento per le caviglie <br /> Questa tecnica di spostamento può esser impiegata per spostare in emergenza un soggetto con un sospetto di trauma spinale: le braccia disposte a corona sul capo offrono una specie di sostegno alla colonna e stabilizzano il rachide cervicale; mentre, dovendo far forza sugli arti inferiori del soggetto, la tecnica non può esser impiegata in caso di traumi degli arti inferiori. <br /> Nel trascinamento per le caviglie, comunque, cercare di spostare il meno possibile in alto le gambe per non sollecitare in eccesso la schiena: il soccorritore, pertanto, deve cercare di tenere le sue braccia il più vicino possibile al pavimento. <br />
  • Caricamento sul dorso - tecnica <br /> Dopo avere sollevato il paziente e dopo essersi girati di schiena, si passano le braccia della vittima sulle proprie spalle, portandole sul proprio petto tenendo estese le braccia del paziente, si posizionano le proprie spalle sotto le sue ascelle. Issare a questo punto sulle spalle il paziente posizionando il tronco sul dorso e reggendo i suoi polsi con le proprie mani. Si sposta il dorso in avanti sollevando un po’ il paziente da terra (il soggetto a questo punto si sposta con un movimento di parziale trascinamento). <br />
  • Caricamento sul dorso <br /> Questa tecnica di spostamento può esser impiegata in alternativa alla tecnica del pompiere per allontanarsi in emergenza con un paziente con traumi toracici o se il soggetto ha difficoltà respiratorie; a causa delle prese sui polsi del paziente la tecnica è impraticabile nei traumi delle braccia. <br />
  • Trascinamento con una coperta <br /> Per spostamenti d’urgenza in un locale non accidentato - specie se la vittima è di costituzione fisica tale da non renderne agevole la movimentazione da parte del soccorritore che accorre in suo aiuto - si può usare la tecnica dello slittamento con un ritaglio più o meno grande di tessuto (al posto della coperta può essere impiegato un tappeto, un lenzuolo, una stuoia, etc). <br /> Il trascinamento con questa tecnica offre, anche, una specie di sostegno agli arti superiori ed inferiori; mentre, dovendo far passare il supporto per lo slittamento prima sotto il tronco del soggetto, la tecnica non può esser impiegata in un sospetto trauma spinale, a meno che il traumatizzato si trovi già riverso su un supporto che poi può esser trascinato: in questo caso, la tecnica offre un qualche sostegno anche alla colonna. <br /> Nel trascinamento con una coperta, comunque, occorre spostare il meno possibile in alto la testa ed il collo della vittima per non sollecitare troppo il tratto cervicale e la schiena: l’operatore, pertanto, deve cercare di tenere le sue braccia il più vicino possibile al pavimento. <br />
  • Movimentazione a due o più soccorritori <br /> Le tecniche che richiedono la partecipazione alla movimentazione dell’infermo di due o più soccorritori, rispetto a quelle ad un solo soccorritore, sono: <br /> più efficaci, permettendo una più rapida movimentazione dell’infermo, <br /> meno rischiose per il soggetto soccorso per scuotimenti e cadute, <br /> di maggior tutela per i soccorritori dai danni derivati dal trasporto. <br /> Nel caso di un sospetto trauma della colonna è importante che i diversi operatori riescano ad interagire fra di loro per riuscire a tenere allineati la testa al collo ed al tronco e non correre il rischio di piegare la colonna vertebrale; in questo caso il ruolo del team leader del gruppo è strategico, coordinando le varie fasi dell’intervento, dando i comandi nelle diverse operazioni, controllando che in tutte le operazioni sia garantita la sicurezza dell’intero team e della vittima soccorsa. <br />
  • Trasporto a seggiolino - seconda tecnica <br /> I 2 soccorritori s’afferrano reciprocamente i polsi, formando una specie di panca su cui far sedere il paziente; quest’ultimo viene poi invitato ad adagiarsi sul supporto formato dai polsi incrociati e afferrare le spalle dei due soccorritori mentre lo spostano. <br />
  • Trasporto a seggiolino - seconda tecnica <br /> Come l’altra tecnica consente di camminare frontalmente, quando necessita una visione della scena sicura. È indicata per spostare rapidamente un paziente colto da un malessere o da altri problemi, che non gli permettono di spostarsi spontaneamente. <br /> Rispetto all’altra tecnica la posizione del paziente è più sicura, ma è necessario un suo diretto intervento nell’atto di sorreggersi ai soccorritori. <br />
  • Trasporto per le estremità <br /> Il primo soccorritore s’inginocchia alle spalle del paziente, seduto a terra con le ginocchia flesse, passando le braccia sotto le ascelle del paziente, gli afferra i polsi. <br /> L’altro soccorritore s’accovaccia a sua volta ai piedi del paziente e gli afferra le ginocchia. <br /> A comando del team leader, i soccorritori si sollevano simultaneamente e spostano il paziente. <br />
  • Trasporto per le estremità <br /> Come le altre tecniche a 2 soccorritori consente di camminare frontalmente, quando necessita una visione della scena sicura. È indicata per spostare rapidamente un paziente colto da un malessere o da altri problemi, che non gli permettono di spostarsi spontaneamente o un paziente incosciente. <br /> Rispetto alle altre tecniche è controindicata in pazienti con fratture costali. <br />
  • Dispositivi di ausiliazione <br /> La semplice movimentazione di un infortunato in emergenza deve il più possibile limitarsi alla fase di sollevamento. Quelle successive di trasporto e di deposizione, per quanto è consentito dai mezzi o dalle circostanze, dovrebbero servire solo per trasferire il paziente soccorso su un dispositivo d’ausiliazione <br /> Pertanto, le manovre di spostamento manuale del paziente soccorso dovrebbero essere molto limitate nel tempo e nello spazio, privilegiando sempre lo spostamento con un mezzo convenzionale di trasporto o, in assenza di questi, con un mezzo di fortuna. <br />
  • Ausili alla movimentazione <br /> I principali mezzi di trasporto convenzionali sono: <br /> la sedia a rotelle <br /> la barella standard con ruote pieghevoli <br /> la barella a cucchiaio <br /> l’asse spinale. <br /> In dotazione agli equipaggi d’ambulanza di solito c’è anche il telo, che usano di preferenza in alternativa alla sedia a rotelle, ma che, a differenza di questo mezzo, richiede l’impiego di almeno tre addetti, addestrati all’uso di tale tecnica. <br /> La barella a canestro è un altro ausilio della movimentazione impiegato in particolari circostanze: spostamenti con corda da piani differenti, terreno in salita, lungo una scala, sopra macerie o rottami o terreni accidentati <br /> Questi mezzi – adoperati dagli operatori sanitari di pronto soccorso territoriali ed ospedalieri - difficilmente sono disposizione di operatori laici di primo soccorso; pertanto, in mancanza di essi, per la movimentazione si possono impiegare ausili alla movimentazione di fortuna quali una porta scardinata, un tavolo a cui si smontino i piedi, una sedia da cucina, un lenzuolo o una coperta con i lembi annodati. <br />
  • Indicazione all’utilizzo dei principali mezzi di trasporto convenzionali <br /> Si impiegano i dispostivi di trasporto convenzionali innanzitutto sulla base della presenza di una situazione traumatica o meno e poi per il tipo di percorso e per gli ostacoli presenti. <br /> Nel trauma sono d’elezione la barella a cucchiaio – molto utile per sollevare il paziente da terra e per le altre operazioni di movimentazione – e l’asse spinale, meno facile da utilizzare, ma - impiegabile anche in sala raggi, in quanto trasparente ai raggi X - evita la necessità di un’ulteriore spostamento del paziente per gli accertamenti. Pertanto, si usano i due dispositivi in reciproco supporto, sollevando il traumatizzato con la barella a cucchiaio e deponendolo sull’asse per i successivi atti diagnostici. <br /> Gli altri dispositivi s’impiegano con pazienti senza rischio di danni alla colonna, adoperando <br /> di preferenza la barella standard, specie se occorre compiere lunghi percorsi su terreno liberi; <br /> la sedia a rotelle per il trasporto in spazi ristretti, in ascensori stretti, con rampe di scale (con le stesse indicazioni della sedia è impiegato anche il telo, che, comunque, richiede l’intervento di almeno tre operatori). <br />
  • Uso dei mezzi di trasporto di fortuna <br /> I soccorritori laici, in caso di necessità, possono facilmente preparare con poche risorse (una porta scardinata, due tavole di cantiere fissate assieme, un giaccone o un cappotto abbottonati con due pali che l’attraversano, una coperta o un lenzuolo con i lembi arrotolati o annodati) un qualche dispositivo di trasporto di fortuna. <br /> Ma il trasporto con mezzi di fortuna è molto pericoloso e va limitato soprattutto a soggetti impossibilitati a muoversi non traumatizzati, circoscrivendone comunque l’impiego soltanto nelle azioni di spostamento in luogo sicuro in caso di pericolo imminente per il paziente e per i soccorritori. <br /> Pertanto, è necessario che i soccorritori laici abbiano dimestichezza con qualcuno di questi sistemi straordinari di movimentazione. <br /> In particolare, si descrivono di seguito la tecnica del trasporto con una robusta sedia da interni - qual è, ad esempio, la sedia da cucina - e quella del trasporto con il telo, che offrono i minori rischi d’impiego. <br />
  • Trasporto con sedia da cucina <br /> Il trasporto con una robusta sedia d’interni, ad es. da cucina, è: <br /> adatto con pazienti di corporatura poco gravosa, coscienti e collaboranti <br /> indicato per soggetti dispnoici, con edema polmonare, infarto <br /> controindicato in caso si sospetti traumi o fratture <br /> Il trasporto si effettua con due soccorritori e consente loro di spostarsi frontalmente e di avere una visione adeguata della scena. È indicata per gli spostamenti d’emergenza anche attraverso percorsi accidentati (scale) o ristretti (corridoi, ascensori). <br /> Nel trasporto è necessaria la collaborazione attiva del paziente, che dovrà fare attenzione a non sporgersi dalla sedia o aggrapparsi istintivamente ad appigli (maniglie, ringhiere), rischiando di sbilanciare i soccorritori e cadere. Pertanto si dovrà raccomandare al paziente di tenere le braccia conserte e le mani sulla pancia. <br /> Per un transito sicuro occorre bonificare ai soccorritori il percorso, togliendo ingombri prima dell&apos;avvio della manovra o facendoli precedere da un astante, che rimuove o segnala gli ostacoli prima del loro arrivo. <br />
  • Trasporto con sedia da cucina - tecnica <br /> Questa tecnica ha altre due varianti: <br /> a due soccorritori <br /> ad un soccorritore. <br /> Per entrambe valgono le indicazioni e le controindicazioni della tecnica principale. <br /> La variante a due soccorritori prevede la presa laterale da parte d’entrambi i soccorritori, che <br /> si portano di fianco alla sedia <br /> afferrano con la mano posteriore il montante posteriore della sedia e con l’altra mano gamba anteriore <br /> alzandosi contemporaneamente al comando del team leader. <br /> È utilizzabile quando lo spazio consente ai soccorritori di disporsi affiancati ed ha il vantaggio di una maggiore e migliore visibilità della scena e stabilità del trasporto. <br /> L’altra tecnica ad un soccorritore permette il trasporto di un soggetto su superfici piane e pavimentate con un sistema a trascinamento. Si procede dopo aver fatto sedere il paziente sulla sedia, afferrando lo schienale e inclinando la sedia all’indietro; in questa posizione, con il paziente appoggiato allo schienale, si trascina la sedia lungo il percorso stabilito. <br />
  • Trasporto con un telo <br /> Se il paziente non è collaborante o è incosciente, si può utilizzare un telo, una coperta, dopo aver disteso sopra il soggette, per spostarlo in emergenza anche attraverso percorsi accidentati (scale) o ristretti (corridoi, ascensori). <br /> I trasporto con telo è controindicato in caso di: <br /> traumi o fratture, per le sollecitazioni su schiena ed arti che la procedura consente <br /> edema polmonare, dispnea, per l’ostacolo alla respirazione diaframmatica indotta dalla posizione nel telo del paziente. <br /> Il trasporto si effettua con almeno tre, preferibilmente quattro soccorritori e permette loro di spostarsi frontalmente e di avere una visione adeguata della scena. <br />
  • Trasporto con un telo - tecnica <br /> Dopo aver fatto distendere il paziente sulla coperta i soccorritori afferrano i lembi della coperta per iniziare il trasporto, disponendosi un soccorritore alla testa del paziente (il quale, per evitare eventuali traumi durante la discesa, solleva la testa rispetto al corpo), gli altri due ai suoi fianchi. Questi due soccorritori afferrano solo i lembi laterali se il trasporto avviene con 4 soccorritori; afferrano invece solo i lembi in corrispondenza dei piedi se il trasporto è soltanto con 3; l’eventuale quarto soccorritore, se presente, afferrano entrambi i lembi in corrispondenza dei piedi. <br /> A comando del team leader s’avviano facendo avanzare i piedi prima del resto del corpo. <br />

Corso primo soccorso parte 1 Corso primo soccorso parte 1 Presentation Transcript

  • Formazione Primo Soccorso Dr. Stefano Mancini
  • PRIMO SOCCORSO IN AZIENDA D.Lgs 81/08
  • PROGRAMMA MINISTERIALE CORSI (ex D.Lgs 626 attuale D.Lgs 81/2008) • • ruolo del soccorritore occasionale • cenni medico legali • la catena del soccorso • l’attivazione del 118 • cenni di anatomia e fisiologia • patologie internistiche • ustioni • trauma • intossicazione da fumo • ferite, emorragie, fratture • punture da insetti • morsi di vipera rianimazione cardiopolmonare di base
  • EMERGENZA Condizione statisticamente poco frequente che coinvolge uno o più individui vittime di eventi che necessitano di immediato ed adeguato intervento terapeutico o ricorso a mezzi speciali di trattamento URGENZA Condizione statisticamente ordinaria che riguarda uno o pochi individui colpiti da processi patologici per i quali , pur non esistendo immediato pericolo di vita, è tuttavia necessario adottare entro breve tempo l’opportuno intervento terapeutico
  • La catena della sopravvivenza
  • Cassetta di Primo Soccorso guanti sterili monouso (5 paia) visiera paraschizzi flacone sol. cutanea di iodiopovidone al 10% di iodio da 1 lt (1) flaconi di soluzione fisiologica (sodio cloruro 0.9%) da 500 ml (3) compresse di garza sterile 10 x 10 in buste singole (10) compresse di garza sterile 18 x 40 in buste singole (2) teli sterili monouso (5) pinzette da medicazione sterili monouso (2) confezione di rete elastica di misura media (1) confezione di cotone idrofilo (1) confezione di cerotti di varie misure pronti allÕuso (2) rotolo di cerotto alto cm. 2,5 (2) un paio di forbici lacci emostatici (3) ghiaccio pronto uso (due confezioni) sacchetti monouso per la raccolta dei rifiuti sanitari (2) termometro apparecchio per la misurazione della pressione arteriosa
  • Compiti del Primo Soccorritore • • • • • • attivare il “Sistema di Soccorso“ in modo adeguato preservare la vittima da eventuali ulteriori danni valutare la vittima e mantenere le funzioni vitali se queste sono alterate arrestare una emorragia esterna proteggere ferite e ustioni immobilizzare eventuali fratture
  • CENNI DI ANATOMIA E FISIOLOGIA
  • DEFINIZIONI Anatomia: Struttura dell’organismo (cellule, tessuti, organi,apparati) Fisiologia: Funzioni dell’organismo (funzioni di ogni apparato)
  • APPARATO SCHELETRICO L’apparato scheletrico costituisce la travatura di sostegno del corpo, ha funzione di protezione ed è parte passiva nella funzione di movimento.
  • SISTEMA SCHELETRICO Il sistema scheletrico è costituito da 206 ossa che formano: Lo Scheletro assiale Cranio Vertebre Gabbia toracica Lo Scheletro appendicolare Arti sup. e inf. Spalle Bacino
  • SCHELETRO • • • • • • Cranio Colonna vertebrale Coste e sterno Scapole Ossa arti superiori e inferiori pelvi
  • COLONNA VERTEBRALE Essa costituisce un fondamentale elemento di struttura e di sostegno del corpo e protegge il midollo spinale. Consta di 33 vertebre: • Cervicali (collo) 7 • Toraciche-dorsali (torace/dorso) 12 • Lombari 5 • Sacrali (posteriore del bacino) 5 • Coccigee (regione coccigea) 4
  • Colonna vertebrale
  • TORACE • Zona interposta tra collo e addome. • Delimita la gabbia toracica contenente cuore,polmoni,vasi sanguigni (es aorta). • Funzione proteggere tali organi. • Consta 12 coste (2 fluttuanti) • Sterno (manubrio,corpo, processoxifoideo)
  • ARTI SUPERIORI • Costituiti: SPALLA (clavicola,scapola e omero prossimale) • BRACCIO (omero,radio e ulna) • POLSO E A MANO (ossa carpali,metacarpali e falangi)
  • ARTI INFERIORI Costituiti: • FEMORE • ROTULA • TIBIA E PERONE • CAVIGLIA ( ossa tarsali) • OSSA DEL PIEDE (metatarsali,calcagno,dita dei piedi costituite dalle falangi)
  • ARTICOLAZIONI La connessione tra le diverse parti dello scheletro è determinata dalle giunture, unicamente al tono dei muscoli,determinano la stabilità e saldezza del corpo. Le giunture deputate ali movimenti sotto l’azione dei muscoli sono le articolazioni.
  • APPARATO MUSCOLARE I muscoli proteggono il corpo, gli conferiscono la sua forma e ne permettono il movimento.
  • SISTEMA NERVOSO • CERVELLO • MIDOLLO SPINALE • NERVI PERIFERICI
  • SISTEMA NERVOSO • Sistema nervoso centrale: - encefalo (cervello) - midollo spinale • Sistema nervoso periferico - nervi sensitivi - nervi motori - sistema nervoso autonomo
  • SISTEMA NERVOSO S.N.C. l’encefalo è contenuto nella SCATOLA CRANICA, il midollo spinale nel CANALE VERTEBRALE S.N.P. rami nervosi dal midollo spinale ad ogni parte del corpo
  • SISTEMA NERVOSO FUNZIONE elabora e coordina le varie attività dell’organismo in base agli impulsi che riceve e conduce le informazioni da tutto il corpo al cervello e al midollo spinale, inoltre porta la risposta dal centro alla periferia
  • FUNZIONI AUTONOME • Esiste poi una parte completamente autonoma • Attraverso rilevazioni costanti (recettori pressione arteriosa) o stimoli specifici (vista del cibo) il sistema nervoso vegetativo regola e garantisce numerose funzioni complesse
  • SIMPATICO E PARASIMPATICO Sono i due sistemi antagonisti fra loro che regolano le funzioni vegetative
  • APPARATO RESPIRATORIO costituito da: • VIE AEREE SUPERIORI naso, bocca, faringe, Laringe • VIE AEREE INFERIORI trachea, bronchi, alveoli, Polmoni
  • APPARATO RESPIRATORIO SCOPO portare OSSIGENO (O2) nella corrente ematica dopo che è stato inalato, sia di eliminare dal sangue ANIDRIDE CARBONICA, che viene espulsa mediante l’espirazione.
  • ARIA INSPIRATA OSSIGENO 20.98% ANIDRIDE CARBONICA 0,04% AZOTO 78.06% GAS RARI 0,92% Dal seguente confronto si deducono alcuni dati: •solo una piccola quota dell’aria che respiriamo contribuisce alla respirazione cellulare •le variazioni tra aria espirata ed inspirata sono molto fini •la maggior parte del volume di aria introdotto ad ogni atto respiratorio è inerte ARIA ESPIRATA OSSIGENO15,80% ANIDRIDE CARBONICA 4,30% AZOTO 79.90% GAS RARI 0,70%
  • Apparato Cardiocircolatorio Composto da: • Cuore • vasi sanguigni (arterie,vene,capillari)
  • Apparato Cardiocircolatorio SANGUE: tessuto composto da una parte liquida PLASMA ed una corpuscolata GLOBULI ROSSI (eritrociti) GLOBULI BIANCHI (leucociti) PIASTRINE (trombociti)
  • Apparato Cardiocircolatorio CUORE muscolo costituito da quattro cavità: due ATRI e due VENTRICOLI, è la POMPA che spinge il sangue nei vasi è contenuto nella cavità toracica
  • Apparato Cardiocircolatorio LOCALIZZAZIONE Cuore nella CAVITA’ TORACICA seminascosto dal polmone sinistro Vasi sanguigni in OGNI PARTE DEL CORPO, i più importanti protetti da ossa o masse muscolari
  • Apparato Cardiocircolatorio FUNZIONI • • • • • PORTARE OSSIGENO e sostanze nutritizie alle cellule e allontanarne i cataboliti METTERE IN CONTATTO tra di loro le diverse parti del corpo e cellule DIFENDERE da virus, batteri e sostanze nocive facendo circolare il sangue COAGULARE/EMOSTASI REGOLARE LA TEMPERATURA
  • Apparato tegumentario costituito da: • EPIDERMIDE • DERMA • TESSUTI SOTTOCUTANEI • ANNESSI CUTANEI (vasi, nervi, ghiandole sudoripare e sebacee, peli ecc.)
  • APPARATO TEGUMENTARIO
  • Apparato tegumentario Riveste tutto il corpo Scopo • • • BILANCIO IDRICO REGOLA TEMPERATURA • • PROTEZIONE ESCREZIONE ASSORBIMENTO DEI TRAUMI
  • Apparato digerente costituito da • BOCCA • FARINGE • ESOFAGO • STOMACO • FEGATO • INTESTINO
  • Apparato digerente LOCALIZZATO: • • • • TESTA: bocca COLLO: esofago, faringe TORACE: esofago ADDOME: intestino, colon, retto FUNZIONE: trasformare gli alimenti in sostanze nutritizie
  • Apparato urinario costituito da • RENI • URETERI • VESCICA • URETRA
  • Apparato urinario LOCALIZZATO Cavità addominale FUNZIONE ELIMINARE CATABOLITI (SCORIE) REGOLARE LA PRESSIONE ARTERIOSA OMEOSTATICA IN GENERALE
  • PATOLOGIE E INCIDENTI
  • LO SHOCK
  • LO SHOCK DEFINIZIONI INCAPACITA’ DEL SISTEMA CARDIO - VASCOLARE DI FORNIRE UN SUFFICIENTE APPORTO DI SANGUE E QUINDI DI OSSIGENO AI TESSUTI VITALI DETERMINATO DA UN DISEQUILIBRIO TRA CONTENITORE E CONTENUTO CIOE’ TRA VASI SANGUIGNI E SANGUE
  • LO SHOCK CAUSE PRINCIPALI DELLO SHOCK SONO: 1 La quantità di sangue circolante diminuisce 2 La quantità di sangue circolante resta costante 3 la quantità di sangue circolante resta costante ma la quantità di sangue circolante diminuisce ma il sistema di tubi aumenta il suo volume il sistema di tubi mantiene invariato il suo volume ma LA POMPA NON FUNZIONA
  • LO SHOCK MANIFESTAZIONI FISIOLOGICHE DELLO STATO DI SHOCK SONO TACHICARDIA (INIZIALE) CADUTA PRESSORIA (SUCCESSIVA) RESPIRO SUPERFICIALE AFFANNOSO SUDORAZIONE PALLORE IL PAZIENTE LAMENTA FREDDO SETE NAUSEA VERTIGINE
  • LO SHOCK • • • • • • • • • • • LE CAUSE PIU’ COMUNI DI SHOCK Emorragie importanti Ustioni estese Cardiopatie/infarto Disidratazione Ferite gravi Contusioni estese Amputazioni Fratture gravi Folgorazioni Avvelenamenti Anafilassi
  • SIGNIFICATO MEDICO DELLE ALTERAZIONI DEL COLORE DELLA PELLE BIANCO Lipotimia, sincope,collasso cardiocircolatorio,shock, forti emozioni…. ROSSO Ipertensione, congestione cerebrale, ictus cerebrale, alcoolismo… BLU GRIGIO - TERREO GIALLO Asfissia, ipossia Infarto del miocardio Patologie epatiche
  • GCS Glasgow Coma Scale RISPOSTA VERBALE (A DOMANDA SEMPLICE): Corretta Punti 5 Errata Punti 4 Parole inappropriate (urla,ecc) Punti 3 Suoni inappropriati Punti 2 Nessuna Punti 1 ________________________________________ APERTURA DEGLI OCCHI Spontanea Punti 4 Al richiamo Punti 3 Allo stimolo doloroso Punti 2 Nessuna Punti 1 ________________________________________ RISPOSTA MOTORIA (richiedere di compiere un semplice gesto o provocare uno stimolo doloroso) Corretta Punti 6 Localizza gli stimoli dolorosi Punti 5 Recessiva (allontana la parte dolente) Punti 4 Decorticata (il paziente di irrigidisce) Punti 3 Decerebrata (si irrigidisce e ruota le Punti 2 palme delle mani verso l'esterno in maniera abnorme) Nessuna Punti 1 Risultato: Risultato: somma ii punteggi delle 3 prove somma punteggi delle 3 prove Punti 15 Punti 15 Punti da 12 a 14 Punti da 12 a 14 Punti da 9 a 11 Punti da 9 a 11 Punti da 4 a 8 Punti da 4 a 8 Punti 3 Punti 3 nella norma nella norma lieve alterazione lieve alterazione alterazione importante alterazione importante alterazione grave alterazione grave coma profondo coma profondo
  • POSIZIONI DA ADOTTARE IN CASO DI MALORE •Lipotimia •Sincope Pallore •Collasso cardiocircolatorio •Calore Rossore •Congestione cerebrale •Ipertensione •Ictus cerebrale •Infarto del miocardio Posizione semi-seduta
  • PATOLOGIE TRAUMATICHE
  • PATOLOGIE TRAUMATICHE • FERITE • EMORRAGIE • TRAUMI
  • LE FERITE • • • • • • • DEFINIZIONI E’ una interruzione della continuità della cute. E’ prodotta da un agente meccanico esterno LE FERITE SONO CLASSIFICATE IN RAPPORTO: Alla profondità Alla causa che le ha provocate IN RAPPORTO ALLA PROFONDITÀ, LA FERITA PUÒ ESSERE: Superficiale: quando interessa la cute e il tessuto sottocutaneo Profonda: quando interessa anche muscoli, vasi e nervi Penetrante: quando raggiunge le cavità che contengono gli organi interni.
  • SI CLASSIFICANO COME: •Ferite da punta. •Ferite da taglio. •Ferite lacero-contuse. •Abrasioni. •Ferite da arma da fuoco.
  • PRIMO SOCCORSO 1. Rimboccarsi le maniche e togliere anelli e bracciali. 2. Lavarsi le mani con abbondante acqua e sapone. 3. Indossare guanti in lattice monouso. 4. Lavare con acqua e sapone la cute sana, tenendosi a distanza di sicurezza dai bordi della ferita. 5. Pulire i bordi della ferita (cute sana) con piccoli movimenti, dal bordo della ferita verso l’esterno (acqua e sapone non devono penetrare nella ferita). 6. Disinfettare la sede della ferita utilizzando soluzioni adeguate (AmukinaMed, soluzioni iodate; evitare alcool). 7. Irrorare a cascata con disinfettante in caso di ferita sporca/contaminata facendo in modo che il disinfettante penetri anche nella ferita. 8. Ricoprire la ferita con garze sterili o con un cerotto medicato. 9. Fissare la garza con del cerotto o fasciare con bende o altro mezzo che fissi stabilmente la medicazione sulla ferita (la fasciatura NON DEVE essere eccessivamente stretta). In caso di ferite gravi, allertare il 118 riferendo con precisione: • Coscienza • Respiro • Polso • Sede e tipologia di ferita
  • LE FERITE ATTENZIONE!! • Non lavare l’interno della ferita con acqua e sapone. • Non strofinare la ferita con spugne o tessuti. • Non spalmare pomate sulla ferita o versare polveri. • Non utilizzare cotone idrofilo sulla ferita. • Non bagnare con acqua la medicazione per evitare macerazioni della ferita. • Non cambiare continuamente la medicazione (una medicazione ben fatta può resistere alcuni giorni). Se non si ha a disposizione materiale sterile è opportuno coprire la ferita con un fazzoletto pulito, e trasportare il ferito ove possa ricevere le cure del caso.
  • La guarigione di una ferita può avvenire: Per prima intenzione: quando i margini della ferita sono a stretto contatto Per seconda intenzione: quando i margini non sono approssimati con una marcata perdita di sostanza
  • LE EMORRAGIE
  • Classificazione Sede di Affluenza • Emorragie esterne • E. interne • E. esteriorizzare Provenienza • emorragie arteriose • emorragie venose • emorragie capillari
  • LE EMORRAGIE DEFINIZIONI FUORIUSCITA DI SANGUE DA UNO O PIÙ VASI quando un adulto sano arriva a perdere metà del proprio volume sanguigno si verificano gravi scompensi in grado di determinarne la morte GRAVITA’ DI UN’EMMORAGIA QUANTITA’ DI SANGUE PERDUTO RAPIDITA’ DELLA EMMORAGIA GRAVE STATO DI SHOCK TUTTI I VASI SANGUIGNI POSSONO DETERMINARE EMORRAGIE EMORRAGIA ARTERIOSA EMORRAGIA VENOSA EMORRAGIA CAPILLARE
  • EMORRAGIE ESTERNE possono essere più o meno gravi IL PRIMO SOCCORSO DEVE SEMPRE ESSERE LA COMPRESSIONE MANUALE DIRETTA SULLA FERITA e in seconda istanza BENDAGGIO COMPRESSIVO BENDAGGIO COMPRESSIVO PUNTA DI COMPRESSIONE A DISTANZA LACCIO EMOSTATICO Elastico - Largo 4 – 6 mm - Stretto fino ad arrestare l’emorragia - non va allentato segnare ora di applicazione (braccio-coscia) UTLIZZO: amputazioni con grave emorragia, squilibrio tra n° di feriti e n° di soccorritori, ferite multiple eo estese, frattura esposta o corpo estraneo conficcato (da non rimuovere) con grave emorragia, schiacciamento di arti
  • EMORRAGIE INTERNE Emorragie interne semplici ECCHIMOSI EMATOMI PERDITE DI SANGUE IN CAVITA’ Emorragie interne gravi Causate dalla rottura di uno o più vasi o di organi all’interno di cavità: TORACICA ADDOMINALE CRANICA
  • EMORRAGIE INTERNE ESTERIORIZZATE L’EMORRAGIA SI VERIFICA ALL’INTERNO DELL’ORGANISMO E IL SANGUE FUORIESCE ALL’ESTERNO ATTRAVERSO UN ORIFIZIO NATURALE rinorragia enterorragia emottisi emoftoe ematemesi metrorragia proctorragia melena otorragia ematuria
  • EMORRAGIE • • • • • • • PRIMO SOCCORSO Autoprotezione Tranquillizzare il paziente Identificazione della sede emorragica Misure di arresto emorragico Monitoraggio parametri vitali del paziente Posizione anti shock Allertare il 118 riferendo con precisione: – Coscienza – Respiro – Polso – Tipo e sede dell’ emorragia
  • Emorragie interne Sono versamenti di sangue confinati all’interno del corpo. • in cavità naturale forma una sacca ematica Il sangue se si versa • nello spessore di un tessuto o tra strati di diversi tessuti  forma un ematoma
  • Emorragie esteriorizzate • Sono emorragie che avvengono all’interno di cavità collegate con l’esterno (tubo digerente, vie respiratorie, vie urinarie, orecchio, naso) • Possono complicare traumi addominali, toracici, ipertensione arteriosa maligna, infarto del miocardio, embolia polmonare, disturbi della coagulazione, terapie anticoagulanti, ecc…
  • Emorragie arteriose Indotte dalla fuoriuscita di sangue dalle arterie • Il sangue zampilla 1) fuoriesce a fiotti intermittenti in maniera sincrona con i battiti del cuore 2) sprizza lontano della lesione • i bordi della ferita sono puliti • il sanguinamento è imponente e produce un rapido dissanguamento
  • Emorragie venose • • • Causate dalla fuoriuscita di sangue dalle vene Il sangue scorre, sgorga con flusso costante i bordi della ferita sono sporchi
  • Emorragie capillari Il sangue esce per danneggiamento tessutale dai capillari • il sangue fuoriesce in piccole quantità, lentamente • non sono mai pericolose in acuto ma alla lunga possono produrre comunque squilibri
  • Emorragie esterne: come intervenire 1 Pressione diretta sul punto di lesione applicazione del laccio emostatico 4 2 3 Sollevamento (di un arto) Compressione dell’arteria a monte
  • Pressione diretta sulla ferita e bendaggio • • • • sdraiare il ferito (NON da in piedi come si vede accanto) infilare i guanti di gomma sterili tamponare l’emorragia con un pacchetto di garza sterile: si comprime energicamente sul punto di sanguinamento per favorire l’emostasi fasciare la ferita con un bendaggio compressivo ma non tale da stringere eccessivamente i tessuti
  • Sollevamento (dell’arto) • • Se il tamponare l’emorragia non è stato sufficientemente efficace si può aggiungere il sollevamento dell’arto la manovra ostacola la fuoriuscita di sangue grazie alla forza di gravità con ridotto afflusso di sangue alla regione lesa
  • Compressione a distanza • Se il tamponamento combinato al sollevamento dell’arto non arrestano l’emorragia, si passa alla compressione dei punti di compressione specifici a monte del punto di emorragia (compressione a distanza)
  • Punti di compressione  arteria succlavia • emorragie della spalla  arteria ascellare • emorragie dalla parte alta del braccio  arteria brachiale • emorragie dal braccio, dall’avambraccio e dalla mano
  • Punti di compressione  arteria femorale  arteria poplitea  arteria temporale • emorragie dalla coscia • emorragie dalla gamba • emorragie dal cuoio capelluto
  • Pressione sui tronchi arteriosi Compressione bimanuale
  • Il laccio emostatico Va posizionato • solo nei casi di effettiva necessità • a monte del punto di emorragia (in un punto compreso tra la ferita ed il cuore) • può essere utilizzato solo per emorragie degli arti
  • Il laccio emostatico • larghezza di almeno 5 - 7 mm • materiale morbido • struttura piatta, tale da non danneggiare i tessuti
  • Un laccio emostatico di fortuna • • bracciale dello sfigmomanometro a 180-200 mmHg di pressione qualsiasi nastro largo e piatto (cravatta, cintura, calza, ecc…)
  • Uso del laccio emostatico • • ATTENZIONE!: l’uso del laccio è rischioso per l’arresto d’irrorazione nei tessuti a valle impiegare il laccio solo in casi non altrimenti dominabili, in particolare con: a) emorragia irrefrenabile b) fratture esposte c) amputazioni
  • Procedura d’impiego del laccio • Porre il laccio a monte del punto di emorragia • Scrivere l’ora di applicazione del laccio su un’area di pelle del paziente immediatamente e completamente visibile • Rimuovere il laccio, se possibile, dopo mezz’ora per qualche minuto per permettere un ricambio di sangue ai tessuti
  • Attendendo i soccorsi Porre l’emorragico • isolato dal pavimento e ben coperto • lasciare scoperto soltanto l’arto ove è stato applicato il laccio • se possibile, in posizione antishock (se cosciente), sennò in assenza di sospetto trauma del rachide in PLS • Osservare attentamente fino all’arrivo dei soccorsi e procedere con BLS se necessario
  • Emorragie interne • Sono emorragie che avvengono all’interno di cavità chiuse (addome, torace, ma anche muscoli e tessuti interstiziali etc.) • Sono difficilmente individuabili • Seguono traumi, di solito ad elevata energia, addominali, toracici, cranici, rachidei, da caduta, ecc.
  • Come intervenire • Con un sospetto d’emorragia interna occorre chiamare subito il 118 e - in attesa dell’arrivo dell’ambulanza - trattare l’eventuale stato di shock emorragico: – distendendo il paziente in posizione antishock – coprendolo con coperta isotermica – impedendogli di bere, anche se ha sete
  • EPISTASSI O meglio “perdita di sangue dalle narici”. CAUSE: vasodilatazione da caldo, ipertensione, trauma. TRATTAMENTO: • Posizione eretta • Testa flessa in avanti • Compressione a piatto, con le dita, sulla parte molle della piramide nasale appena davanti alle ossa nasali • Mantenimento della posizione per 5 minuti • Applicare ghiaccio alla radice del naso • Far scorrere dell’acqua fredda sul naso
  • Epistassi • • L’epistassi è la fuoriuscita di sangue dal naso; per tamponarla il paziente viene invitato a) a sedersi con la testa piegata in avanti b) a stringere le narici tra pollice ed indice
  • Amputazione • Il distacco di parti del corpo in seguito ad un evento traumatico può essere distinto: …in base a in amputazione… Tipo di distacco totale parziale Sede del danno degli arti delle dita
  • Amputazione di un arto • In caso di distacco totale o parziale di un arto il primo soccorritore deve in sequenza: 1) chiamare il 118 2) arrestare l’emorragia 3) recuperare la parte amputata dopo aver trattato l’infortunato
  • Recupero del segmento amputato Medicare il ferito con semplici bende e garze sterili cercando di comprimere leggermente la parte per evitare il sanguinamento. L’utilizzo di ghiaccio istantaneo, la posizione elevata dell’arto e le bende evitano nella maggioranza dei casi il sanguinamento eccessivo. 1) Raccogliere ogni parte staccata anche se piccola. Unghie e frammenti di cute possono essere utili nella ricostruzione! 2) Se c’è materiale contaminante (grasso, terra, segatura, ecc) è possibile effetture un lavaggio delle parti con semplice soluzione fisiologica. Evitare tinture o disinfettanti (iodio, mercuro-cromo, alcool denaturato ecc.). 3) Le piccole parti staccate vanno avvolte in garze sterili e posizionate all’interno di un semplice sacchetto di plastica che occorre chiudere accuratamente con un nodo o una legatura. Il sacchetto può essere ottenuto con un guanto di gomma chiuso alla sua estremità con un nodo.
  • Recupero del segmento amputato 4) Il sacchetto contenente le parti amputate avvolte in garze deve essere immerso in un contenitore (vaschetta, secchiello, contenitore per alimenti, ecc) contenente acqua e molti cubetti di ghiaccio (come una bottiglia di spumante che "galleggia" nel suo secchiello). In questo modo il segmento amputato può essere conservato ed utilizzato per una eventuale ricostruzione dal chirurgo, anche per 12 ore. Attenzione quindi: una conservazione inappropriata delle parti amputate può compromettere il risultato della ricostruzione di una mano traumatizzata!
  • Ferite del torace e dell’addome
  • Segni d’allarme Segni maggiori (torace) • Aumento della frequenza respiratoria • asimmetrie toraciche, riduzione delle escursioni, movimenti paradossi della parete – rientramento di una parte del costato in ispirazione (“volet costale”) • perforazione toracica con – fuoriuscita di schiuma, liquido rossastro, accompagnato da un gorgoglio (“ferita soffiante”)
  • Altri segni • • Dolore toracico a) spontaneo nell’area traumatizzata del torace, accentuato dai movimenti respiratori b) alla palpazione dell’area traumatizzata lesioni della parete toracica (ferita cutanea con aree circostanti di ecchimosi)
  • Valutazione del soggetto • • • • • Il soccorritore, per valutare la gravità di un trauma del torace, ispeziona il torace e valuta il respiro Osserva forma e movimento del torace Palpa il torace, ascoltando fremiti e fruscii (crepitazioni sottocutanee, bolle, ecc…) Conta la frequenza respiratoria/minuto Per comodità mnemonica su ricorda la sigla OPaC.
  • Trattamento Avvisare prioritariamente il 118 se con l’OPaC si rilevano segni d’allarme da trauma grave poi: • coprire l’eventuale foro nella parete di una “ferita soffiante” con una compressa sterile e fissarla con cerotto • sostenere con la propria mano il lato traumatizzato • aiutare il ferito a trovare una posizione confortevole • la posizione semiseduta di solito è la migliore • portare il braccio del lato colpito sulla parete toracica fasciandolo con un triangolo (“fasciatura ad armacollo”) • MAI estrarre corpi estranei penetranti
  • Ferite gravi dell’addome Un trauma a livello addominale produce lesioni di 2 tipi: Ferite chiuse Ferite aperte Dovute di solito a traumi contusivi, che provocano lacerazioni o rotture di organi o vasi contenuti in cavità Dovute ad oggetti penetranti in parete o perforanti da parte a parte l’addome, che provocano lesioni più gravi dei traumi contusivi
  • Segni di trauma addominale I segni principali sono: • il dolore addominale, accompagnato da • a) nausea, vomito, tosse con emissione di sangue b) segni iniziali di shock emorragico (sete, senso di spossatezza) segni di lesione specifici dell’agente traumatico a) ecchimosi e lividi da contusione b) lacerazioni, ferite penetranti, fori d’entrata e d’uscita
  • Trattamento ferite addominali chiuse • • • • ridurre il dolore, rilassando la parete addominale – sdraiare il traumatizzato e piegargli le gambe sulle cosce a ginocchia flesse non dargli da bere, anche se ha sete garantirgli l’apertura delle vie aeree in caso di vomito allertare il 118 per trasferirlo rapidamente in ospedale e trattare, se insorge, lo shock
  • Trattamento ferite addominali aperte • • • • come in quelle chiuse, allertato il 118 per trasporto rapido in ospedale – sdraiare il traumatizzato, piegargli le gambe sulle cosce; non dargli da bere; garantire le vie aeree se vomita coprire la breccia della parete con medicazione occlusiva tenere caldo l’addome coprendolo MAI estrarre eventuali corpi estranei penetranti
  • Traumatologia Fratture, distorsioni, lussazioni
  • Spostamento e trasporto Si deve spostare un paziente quando (stati di necessità): • il luogo dell'incidente è pericoloso e pone il paziente e/o i soccorritori in pericolo di vita (traffico incontrollato, minaccia d‘ incendio, folgorazione, gas tossici) • l’intervento da eseguire sulla vittima ne richiede un diverso posizionamento (es. eseguire il BLS, ma NON la PLS)
  • Spostamento e trasporto • Durante il trasporto del paziente se c’è anche soltanto il sospetto di lesione alla colonna, questa non deve mai essere piegata, flessa o torta. • La testa, il collo, il tronco devono rimanere sempre sullo stesso asse
  • Precisiamo ancora: Il codice penale sostiene lo stato di necessità come sostegno all’opera di soccorso: • L’ art. 54 non punisce chi abbia commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare se o gli altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo non da lui volontariamente causato né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionale al pericolo • L’art. 55 prevede l’eccesso colposo per atti commessi in situazioni eccedenti i limiti imposti dalla legge, dall’ autorità e dalla necessità, per negligenza, imprudenza o imperizia.
  • CLASSIFICAZIONE DEI TRAUMI • CONTUSIONI • DISTORSIONI • LUSSAZIONI • FRATTURE
  • CONTUSIONE - DISTORSIONE CONTUSIONE Lesione causata da un trauma diretto, dotato di scarsa forza • Ecchimosi: rottura di capillari con raccolta ematica sottocutanea solitamente piana • Ematoma: raccolta ematica profonda causata dalla lesione di vasi di dimensioni maggiori (dolore e compressione) DISTORSIONE Il capo articolare esce dal proprio alloggiamento e vi rientra spontaneamente Caratterizzate da: • Dolore costante al movimento • Tumefazione articolare e limitazione dei movimenti
  • CONTUSIONE - DISTORSIONE PRIMO SOCCORSO DISTORSIONI 1. Mettere a riposo e in posizione sollevata 2. Applicare ghiaccio o acqua fredda 3. Non applicare fasciature strette 4. Utile Rx per escludere fratture
  • LUSSAZIONE Perdita permanente e completa dei normali rapporti articolari Le più frequenti sono: spalla – gomito – anca - mandibola • Caratterizzate da dolore localizzato, poi diffuso, esacerbato dai minimi movimenti, impotenza funzionale, tumefazione • Complicanze: lesione di vasi o nervi per compressione o stiramento; esposizione
  • LUSSAZIONE • • • • • PRIMO SOCCORSO Non essendo un’emergenza astenersi da ogni tentativo di riduzione della lussazione Applicare ghiaccio Immobilizzare subito e trasportare prima possibile il paziente in ospedale In caso di lussazione di spalla, posizionare uno spessore sotto l’ascella e sostenere l’arto con una fascia ad armacollo In caso di lussazione di mandibola, sorreggerla con una fascia legata sopra la testa.
  • FRATTURE
  • FRATTURE • • • • • Soluzione (= interruzione) di continuità di un osso, prodotta da una forza che supera i limiti di resistenza del tessuto Le fratture possono essere: chiuse, esposte, composte, scomposte SINTOMI E SEGNI DI POSSIBILE FRATTURA Dolore severo Impotenza funzionale Deformità Motilità abnorme e/o innaturale Ematomi o ecchimosi
  • Classificazione Classificazione per tipo di lesione Denominazione tipo di lesione Frattura (fr.) incompleta parziale interruzione della continuità ossea Fr. completa interruzione dell’osso a tutto spessore in cui i monconi •composta restano in sede fra loro incastrati •scomposta si spostano dalla loro sede chiusa in cui la pelle sopra la lesione non è lesa, non consente all’osso, quindi, una comunicazione con l’esterno in cui i frammenti ossei, per una lesione del esposta rivestimento cutaneo, sono in comunicazione con l’esterno
  • Segni Nella regione traumatizzata compaiono: • dolore vivo, incrementato da ogni tentativo di movimento • gonfiore • deformazione rispetto all'altra parte del corpo • mancata funzionalità della parte traumatizzata • scrosci, mobilità anomala
  • Primo soccorso della frattura Valutazione primaria: • la scena del soccorso e la dinamica del trauma • le condizioni generali del traumatizzato Valutazione secondaria: • scoprire la parte lesa, tagliando eventualmente i vestiti con le forbici come nella medicazione delle ferite Controllo del dolore • immobilizzare nella posizione in cui si trova la parte lesa con strumenti di contenimento (steccaggio) • Applicare ghiaccio istantaneo (NON spray)
  • Cosa evitare NON tentare manovre di riduzione per il rischio di: • lesioni vascolari e neurologiche • esposizione della ferita
  • FRATTURE AGLI ARTI SUPERIORI/INFERIORI FRATTURE AGLI ARTI SUPERIORI Quando la frattura interessa un arto superiore è possibile provvedere ad una immobilizzazione provvisoria FRATTURE AGLI ARTI INFERIORI Quando la frattura interessa gli arti inferiori è preferibile evitare qualunque movimento ed evitare di tentare immobilizzazioni AGENDO SEMPRE CON ESTREMA CAUTELA
  • Steccaggio • Lo steccaggio - l’applicazione di stecche, docce e ed altri strumenti di contenimento - è il metodo usato per immobilizzare fratture, lussazioni o distorsioni
  • Alcune regole • dare una buona stabilità allo steccaggio mettendo spessori o imbottiture d’ovatta nello spazio morto fra stecche e pelle • tener fermi due monconi rotti bloccando anche le articolazioni dei capi dell’osso • per bloccare un’articolazione fare uno steccaggio esteso alle ossa sovrastanti e sottostanti
  • Alcune regole nello steccaggio • immobilizzare il tratto traumatizzato nella posizione in cui si trova • bloccare le stecche con legature poste a) mai sull’area traumatizzata b) sempre sopra e sotto ad essa
  • Alcune regole nello steccaggio • fasciare la frattura ed il supporto di steccaggio con una benda a) iniziando l’operazione dal punto più distante dal tronco b) avvolgendo le fasce, che devono essere  abbastanza strette per un buon bloccaggio  senza esagerare per non ostacolare localmente l’afflusso di sangue • nella medicazione degli arti lasciare libere e scoperte le dita per controllare l’irrorazione periferica
  • Alcune regole nello steccaggio Per ridurre il successivo gonfiore • tenere sollevata più in alto del cuore la regione traumatizzata • sulla stessa area applicare del freddo (con il sacchetto di ghiaccio pronto uso o con ghiaccio standard in sacchetto di plastica e avvolto in un telo)
  • Immobilizzazione senza stecche • Nelle immobilizzazioni provvisorie con un’altra parte del corpo si può bloccare • una gamba steccandola con l’altra sana • un braccio a) addossandolo al torace con una fasciatura adesiva b) contenerlo nel triangolo di tela ancorato sulla spalla opposta, passante sotto il braccio opposto e pendente sul torace (bloccaggio ad armacollo)
  • Principi di immobilizzazione Sospendere al collo il braccio in flessione e fissarlo Frattura di scapola / clavicola al tronco con una fascia Frattura braccio • per le frattura alte: sospendere al collo il braccio in flessione e fissarlo al tronco con una del fascia • per le frattura basse: non flettere il gomito ed immobilizzare il braccio in estensione (vedi dopo)
  • Principi di immobilizzazione Frattura dell’avambraccio • steccare l’avambraccio col polso per bloccare la mano
  • Principi di immobilizzazione Frattura della mano steccare la mano all’avambraccio bloccando il polso ed il gomito; immobilizzare la mano ponendo fra le dita, il palmo e la stecca una garza appallottolata
  • Principi di immobilizzazione Frattura del bacino • In attesa del soccorso professionale immobilizzare soltanto le due gambe Frattura della coscia • per le frattura alte: attendere il soccorso professionale • per le frattura basse: bloccare tutto l’arto in estensione steccandolo
  • Principi di immobilizzazione Frattura di ginocchio /gamba • senza sfilare la scarpa, ma slacciandola, bloccare tutto l’arto in estensione steccandolo Frattura di caviglia • senza sfilare la scarpa, ma slacciandola, immobilizzare il piede ad angolo retto
  • Ricapitolando Frattura del bacino In attesa del soccorso professionale immobilizzare soltanto le due gambe •per le frattura alte: attendere il soccorso professionale Frattura della coscia •per le frattura basse: bloccare tutto l’arto in estensione steccandolo Frattura di ginocchio / gamba senza sfilare la scarpa, ma slacciandola, bloccare tutto l’arto in estensione steccandolo Frattura di caviglia senza sfilare la scarpa, ma slacciandola, immobilizzare il piede ad angolo retto
  • Principi di immobilizzazione Frattura di ginocchio/gamba Frattura di bacino
  • Frattura esposta • La frattura esposta è la lesione traumatica in cui i frammenti ossei, per una lacerazione del rivestimento cutaneo, sono in comunicazione con l’esterno Può favorire diverse complicazioni: • emorragie incontrollabili • lesioni a nervi e vasi • embolia (da trombi, grasso, frustoli ossei) • contagio della ferita
  • Trattamento delle fratture esposte Cosa • tamponare l’emorragia con una non fare compressione diretta • medicare la ferita e l’osso sporgente • affondare sottocute i monconi ossei • steccare la frattura esposta Cosa • allertare il 118 fare • controllare l’emorragia con una compressione a distanza • coprire la ferita ed il moncone sporgente con medicazione sterile
  • I TRAUMI CRANICI
  • Traumi cranici • • • • • Commozione cerebrale (p.d.c o comunque la persona non ricorda l’accaduto) Contusione e lacerazione Ematoma Emorragia Fratture
  • TRAUMA CRANICO • • • • LESIONI ESTERNE contusioni del cuoio capelluto tumefazioni ferite (abrasioni, escoriazioni ecc.) fratture (volta cranica e ossa della faccia) LESIONI INTERNE • commozione cerebrale • contusione cerebrale • ematoma intracranico ATTENZIONE!!! Tutti i traumatizzati possono avere un trauma cervicale e un trauma cranico misconosciuto
  • TRAUMA CRANICO • • • • • • • • • SEGNI E SINTOMI DEL TRAUMA CRANICO CEFALEA, NAUSEA, SENSO DI MALESSERE CONFUSIONE MENTALE,SONNOLENZA, TORPORE DISTURBI VISIVI E/O UDITIVI DISTURBI DELL’EQUILIBRIO ECCHIMOSI PERI-ORBITALI (occhi di procione) ANISOCORIA RINORRAGIA, OTORRAGIA VOMITO A GETTO INCOSCIENZA Il traumatizzato cranico può variare molto rapidamente il suo stato di coscienza e a seguito di un trauma cranico anche modesto si può avere un arresto respiratorio che può durare vari minuti.
  • Traumi cranici • I pericoli sono emorragia, perdita di coscienza e arresto cardio-respiratorio. L'intervento consiste in: a) accertare respiro e battito cardiaco b) posizione semi-supina se il paziente è cosciente c) posizione supina se il paziente è incosciente d) non bloccare la fuoriuscita di sangue dagli orifizi e) non rimuovere gli oggetti conficcati
  • TRAUMA CRANICO PRIMO SOCCORSO • Autoprotezione • Valutare la dinamica dell’incidente e spostare il paziente se non in caso di grave ed inevitabile pericolo • Valutare i parametri vitali del paziente • Effettuare un esame superficiale della zona lesa • Tranquillizzare l’infortunato • Coprire l’infortunato • Allertare il 118 riferendo con precisione: – Coscienza – Respiro – Polso NON ispezionare l’interno di una ferita NON allontanare i margini della ferita per ispezionarla NON toccare il sito se è presente un rigonfiamento
  • TRAUMI VERTEBRALI
  • Strutture bersaglio Strutture bersaglio degli agenti traumatici Colonna vertebrale Midollo spinale Danni • Fratture • Lussazioni • Distorsioni • Lesioni dei dischi intervertebrali • Lesioni midollari con deficit della sensibilità o/e dei movimenti
  • Traumi della colonna vertebrale • • • • • Dinamica importante Dolore spontaneo al collo e alla regione lombare bassa che si accentua con il movimento Incapacità di muovere gli arti o profonda debolezza muscolare Sensazione di insensibilità, intorpidimento e formicolii a livello del tronco o degli arti Perdita involontaria di urine e feci
  • La dinamica del trauma Un sospetto di trauma insorge in caso di • trauma cranico specie se associato a perdita di coscienza • sollecitazioni violente della schiena specialmente del tratto sopra le spalle • incidenti stradali (tamponamenti, ribaltamenti, rotolamenti d’automezzo) • precipitazioni (caduta da scale, ponteggi, impalcature, sella, sci, tuffi, etc.)
  • TRAUMI VERTEBRALI UNA LESIONE ALLA COLONNA NON È SEMPRE ASSOCIATA AD UNA LESIONE AL MIDOLLO SPINALE • lesioni MIELICHE (compromissione midollare) • lesioni AMIELICHE (senza compromissione midollare) – stabili – instabili Va sospettata una lesione del rachide in caso di: • trauma cranico • traumi al di sopra del piano delle spalle • cadute dall’alto • incidenti stradali • incidenti da tuffo
  • TRAUMI VERTEBRALI INDICI DI SOSPETTO DI LESIONE VERTEBRALE MIELICA: • dolore al collo ed alla schiena • formicolii, intorpidimento • diminuzione di sensibilità o motilità agli arti • evidenti deformità alla schiena ATTENZIONE!!! l’assenza di segni e sintomi non esclude la lesione solo un accurato esame radiologico può escludere una lesione al rachide! Non è corretto fare muovere le gambe dell’infortunato per valutare segni e sintomi di danno alla colonna!
  • TRAUMI VERTEBRALI PRIMO SOCCORSO • • • • • • • • Autoprotezione Valutare la dinamica dell’incidente Non spostare il paziente se non in caso di grave ed inevitabile pericolo Valutare i parametri vitali del paziente Effettuare un esame superficiale della zona lesa Tranquillizzare l’infortunato Coprire l’infortunato Allertare il 118 riferendo con precisione: – Coscienza – Respiro – Polso
  • Comportamenti da evitare • • • flettere, estendere, ruotare la schiena Fare bere il paziente spostarlo dalla scena dell’infortunio, trascinandolo per le ascelle o le gambe, sollevandolo in braccio o in spalla IMPORTANTE INVECE • se è cosciente, invitarlo a rimanere fermo • Tranquillizzare la vittima
  • Spostamenti d’emergenza
  • Criteri generali • • • Spostare il paziente solo se è indispensabile valutare preventivamente a) il peso del soggetto b) il percorso da compiere c) il quantitativo necessario di soccorritori d) i dispositivi d’ausiliazione al trasporto necessari identificare sempre e prima il team leader
  • Criteri generali • • • • coprire bene la vittima con la metallina per contrastare lo shock utilizzare sempre tecniche di sollevamento corrette fare attenzione alla schiena della vittima / dei soccorritori compiere lo spostamento impegnando soprattutto i muscoli delle gambe
  • Soccorritori in campo Movimentazione: • ad 1 soccorritore (situazione sfavorevole, attendere se possibile aiuto) • con 2 o più soccorritori
  • Movimentazione ad 1 soccorritore • • • • • • Trascinamento inclinato trascinamento per le caviglie metodo del pompiere caricamento sul dorso trascinamento con una coperta estrinsecazione rapida
  • Trascinamento inclinato • • • • • • Accovacciati dietro il paziente passare le proprie braccia sotto le sue ascelle incrociargli le braccia sul petto afferrargli i polsi: ciascuna mano del soccorritore afferra la stessa mano della vittima sollevare il paziente alzandosi in piedi trascinarlo tirando il suo corpo sempre lungo il suo asse verticale a) non spostarlo in senso laterale b) evitare di piegare o torcere il tronco
  • Trascinamento inclinato • • Indicazioni:spostamento rapido per tratti brevi, purché non siano accidentati Controindicazioni:traumi spinali e delle estremità
  • Trascinamento per le caviglie • • • • Spostare le braccia completamente distese del paziente sopra la testa. le braccia così disposte a corona sul capo stabilizzano il rachide cervicale bloccargli i polsi con il cerotto afferrare il paziente per le caviglie (sollevare le gambe al minimo per non sollecitare il rachide lombare) trascinarlo tirando il suo corpo sempre lungo il suo asse verticale a) non spostarlo in senso laterale b) evitare di piegare o torcere il tronco
  • Trascinamento per le caviglie • • Indicazioni: spostamento in rapidità su superfici lisce, in caso di traumi spinali Controindicazioni:traumi degli arti inferiori
  • Metodo del pompiere • Si ricorre a questo metodo quando il soccorritore vuole mantenersi sempre disponibile almeno una mano per compiere altre operazioni durante l'evacuazione (esempio: aprire chiudere una porta, trasportare altri oggetti). Aiutare l'infortunato ad alzarsi. Se è incapace di alzarsi, mettersi in piedi davanti alla testa e sollevare l'infortunato utilizzando le braccia intorno o alle ascelle di quest'ultimo. • Afferrare il polso dell'infortunato con la, mano dello stesso lato e caricare sulla propria spalla il corpo dell'infortunato a livello della zona addominale. Mettere l'altro braccio tra o intorno alle gambe del trasportato.
  • Metodo del pompiere
  • Caricamento sul dorso • • • • Sollevato il paziente e dopo essersi girati di schiena, si passano le sue braccia sulle proprie spalle, portandole sul proprio petto tenendo estese le sue braccia, si posizionano le proprie spalle sotto le sue ascelle issare a questo punto sulle spalle il paziente posizionando il tronco sul dorso e reggendo i suoi polsi con le proprie mani si sposta il dorso in avanti sollevando un po’ il paziente da terra. Il soggetto a questo punto si sposta con un movimento di parziale trascinamento
  • Caricamento sul dorso • • Indicazioni:Spostamenti lunghi quando la situazione non consente altri metodi Controindicazioni:fratture degli arti superiori
  • Trascinamento con una coperta • • Indicazioni: spostamento rapido su superfici lisce, in caso di traumi degli arti superiori ed inferiori Controindicazioni: traumi spinali
  • Movimentazione a 2 o più soccorritori • • • Trasporto a 2 soccorritori a) a seggiolino b) per le estremità Trasporto a 3 o più soccorritori Sollevamento a ponte
  • Trasporto a seggiolino: 1a tecnica • i 2 soccorritori s’afferrano reciprocamente i polsi, formando una specie di panca su cui far sedere il paziente, quest’ultimo viene poi invitato ad a) adagiarsi sul supporto formato dai polsi incrociati b) afferrare le spalle dei due soccorritori mentre lo spostano
  • Trasporto a seggiolino 1a tecnica • • Indicazioni: per spostare un paziente cosciente con problemi, che non gli consentono lo spostamento spontaneo Controindicazioni: paziente incosciente, in shock, con fratture pelviche, spinali o degli arti
  • Trasporto per le estremità Il primo soccorritore • s’inginocchia alle spalle del paziente, seduto a terra con le ginocchia flesse • passando le braccia sotto le ascelle del paziente, gli afferra i polsi L’altro soccorritore • s’accovaccia a sua volta ai piedi del paziente e gli afferra le ginocchia A comando del team leader • i soccorritori si sollevano simultaneamente e spostano il paziente
  • Trasporto per le estremità • • Indicazioni:per spostare un paziente con problemi, che non gli consentono lo spostamento spontaneo Controindicazioni:shock, con fratture costali, pelviche, spinali o degli arti
  • Dispositivi d’ausiliazione • Un infortunato andrebbe sempre spostato su un mezzo convenzionale di trasporto, se non c’è in dotazione con un mezzo di fortuna • Il trasporto anche con più soccorritori in assenza di collarino rigido comporta possibili rischi per l’infortunato
  • Ausili alla movimentazione Ausili alla movimentazione convenzionali • sedia a rotelle • barella – standard – a cucchiaio • asse spinale di fortuna • sedia da cucina • telo (coperte; lenzuoli)
  • Mezzi di trasporto convenzionali • • • • Sedia a rotelle: Per trasportare pazienti non traumatici in spazi angusti, ascensori, rampe di scale barella standard: per il trasporto rapido ed in sicurezza nella gran parte delle situazioni barella cucchiaio per il sollevamento ed il trasporto nel trauma asse spinale:di scelta nel trasporto del traumatizzato, con il supporto della barella cucchiaio nella fase di sollevamento
  • Mezzi di trasporto di fortuna 1) la sedia da cucina 1) il trasporto con telo (coperte; lenzuoli)
  • Trasporto con sedia da cucina • • Indicazioni: trasporto a 2 soccorritori di soggetti coscienti e magri anche attraverso corridoi, scale, ascensori Controindicazioni: pazienti non collaboranti o con funzioni vitali compromesse, in shock, con fratture
  • Trasporto con sedia da cucina Dopo aver fatto sedere il paziente sulla sedia • un soccorritore afferra lo schienale della sedia e la inclina all’indietro verso di se • l’altro soccorritore, posizionatosi con un ginocchio a terra, afferra le gambe anteriori della sedia • i soccorritori, a comando del team leader, contemporaneamente spostano in alto anteriormente ed inclinano ulteriormente all’indietro la sedia • lentamente s’avviano e procedono lungo il percorso stabilito
  • Ponte olandese >3
  • Trasporto con un telo • • Indicazioni: paziente non collaborante o incosciente Controindicazioni:pazienti con fratture traumi, fratture; edema polmonare, dispnea
  • Trasporto con un telo • • • • • Dopo aver fatto distendere il paziente sulla coperta i soccorritori afferrano i lembi della coperta per iniziare il trasporto, disponendosi un soccorritore alla testa del paziente e, per evitare eventuali traumi durante la discesa, solleva la testa rispetto al corpo gli altri due ai suoi fianchi solo i lembi laterali, se il trasporto avviene con 4 soccorritori afferrano i lembi in corrispondenza dei piedi, se il trasporto è soltanto con 3 l’eventuale quarto soccorritore, afferrando entrambi i lembi in corrispondenza dei piedi a comando del team leader s’avviano
  • In attesa…
  • Apri le vie aeree • La caduta della lingua è la causa più comune di ostruzione vie aeree
  • Apri le vie aeree - Estensione testa - Sollevamento mandibola
  • Apri le vie aeree Sublussazione mandibola
  • A Paziente TRAUMATIZZATO SE NON E’ POSSIBILE RENDERE PERVIE LE VIE AEREE IN NESSUN ALTRO MODO LIMITARE L’ ESTENSIONE DEL CAPO, ESEGUIRE COMUNQUE PROTRUSIONE DELLA MANDIBOLA: L’ASSENZA DI RESPIRO E’ PEGGIO DI UN RISCHIO DI DANNO AL RACHIDE CERVICALE LA CANNULA OROFARINGEA PUO’ ESSERE UTILE
  • A PERVIETA’ DELLE VIE AEREE SVUOTAMENTO CAVO ORALE Solo se sono evidenti corpi estranei solidi o in caso di storia di sospetto corpo estraneo Rimuovi ogni materiale estraneo o vomito dalla bocca – Liquidi: dito coperto dal guanto o da un telino Liquidi – Solidi: dito indice a uncino, sostenendo la mandibola con l’altra mano Solidi
  • A CANNULA OROFARINGEA E AL ON ZI OP
  • A Paziente TRAUMATIZZATO Nel trauma MANTENERE manualmente immobilizzato il rachide cervicale
  • Arrivederci all’ 8 gennaio 2014 Buon Natale e Felice Anno Nuovo