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Fu nel 48 che Carlo decise di intervenire contro l’austria, ma venne sconfitto. Si prese le sueresponsabilità e abdicò, la...
Il 1860 è anche un’importante tappa per la nostra UNIFICAZIONE. è l’anno della SPEDIZIONE DEIMILLE sotto la guida di Garib...
ulteriore colpo al cuore per le famiglie che puntavano sulla forza di questi ragazzi più giovani eforti nel lavoro.Questi ...
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Tappe dell'unificazione d'Italia

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  1. 1. TAPPE DELLUNIFICAZIONE DITALIA Nel corso della rivoluzione francese, la personalità di Napoleone acquistava sempre più fama. Erano le sue concezioni di rivoluzione nei confronti dei sovrani assolutisti che resero Napoleone un idolo per tutti i popoli sottomessi di gran parte dellEuropa. il rivoluzionario raggiunse la maggior gloria dopo il 1800, quando le condizioni lo portarono a diventare addirittura imperatore. fu poi precluso sullisola dElba ma, rimpatriato, verrà poi sconfitto sullisola di SantElena (1821).Durante il suo ultimo esilio, a Vienna si assiste al congresso di Vienna. Tutti i sovrani precedentiNapoleone decisero di riunirsi per ridefinire i confini dellorganizzazione governativa dellEuropa nelperiodo antecedente alla rivoluzione francese. A pianificare il congresso e a rappresentare lAustriavi era il principe di Meternich.LItalia a quei tempi era ben lontana dallessere una nazione. si divideva in numerosi territori alcunidei quali erano indirettamente controllati dallimpero austroungarico. "indirettamente” significa diquesti stati vengono poste persone di fiducia al governo austriaco. I regni indipendenti erano quellodi Sardegna, dello Stato Pontificio, e delle due sicilie. Questultimo però era governato dai Borboni,dinastia legata per via spagnola a quella degli Asburgo. perciò in Italia nella prima metàdellottocento sorsero i primi moti rivoluzionari dellindipendenza, concentrati soprattutto nella zonacentro settentrionale dellItalia: il lombardo Veneto.Il primo moto avvenne nel 21, quando in Sardegna sale al trono CARLO ALBERTO. Questo sovranodava l’idea di liberare i popoli che erano sotto la dominazione austroungarica e inserirli nel suoregno. I patrioti italiani organizzarono degli incontri segreti con il re dai quali stipularono unastrategia di attacco contro l’Austria: nel momento in cui i rivoluzionari si fossero ribellati, CarloAlberto avrebbe attraversato il Ticino e affiancato i lombardo veneti. Fatto sta che all’ultimo, dopoche gli “italiani” avevano sollevato la rivolta, il re di Sardegna si ritirò. Ci fu una strage in quantol’inadeguato esercito lombardo veneto non avrebbe mai sconfitto quello dell’impero austroungarico:molti patrioti furono sterminati e tant’altri furono imprigionati. Tra questi vi era Silvio Pellico, che giàdall’anno 20 aveva cominciato a scrivere ‘le mie prigioni’. Per quanto riguarda ancora laLetteratura italiana di questo periodo, Manzoni scrisse un ode: ”marzo 1821” in qui descrisse inpoesia l’esercito spagnolo che stava sulla sponda del Ticino.I moti del 31 non ebbero nessun effetto in virtù dell’obbiettivo preposto. Tuttavia nemmeno il primoche, anzi, peggiorò la situazione.
  2. 2. Fu nel 48 che Carlo decise di intervenire contro l’austria, ma venne sconfitto. Si prese le sueresponsabilità e abdicò, lasciando il trono al figlio: VITTORIO EMANUELE II. In realtà il fatto diabdicare nasconde in se una strategia di difesa, poiché in questo modo non c’era da preoccuparsi diimprovvise vendette o eccessive vendette da parte del regno d’austria.Vi erano diverse concezioni in merito a ciò che la condizione di “indipendenza” auspicata stava aindicare: Cattaneo era sostenitore del federalismo; si pensava un’annessione dell’Italia allo StatoPontificio, al tempo vi era Pio IX; Mazzini: era promotore della republica; ognuna di queste teoriepareva difficile da mettere in pratica. Innanzi tutto Pio IX non era d’accordo con l’annessione deiterritori italiani al suo Stato in quando sarebbe stato il motore primo di una serie di guerre. Ilpensiero di Mazzini al tempo era addirittura impensabile. Non si riusciva ad immaginare la propriasocietà autonoma, senza un sovrano. L’unica strategia fattibile pareva quella ideata da Cavour.Nel 1852 Camillo Benso conte di Cavour ottenne la carica di primo ministro. Era del parere che dasolo, l’esercito di cui disponeva il lombardo veneto non era per niente sufficiente per sconfiggerel’Austria. Bisognava disporre perciò di un potente alleato. per comoda coincidenza in quel periodola Francia era all’opera per limitare il potere degli Asburgo. La buona occasione per avere unbuon rapporto con la Francia si presentò nel 55 con la guerra in Crimea. Cavour decise di farintervenire un esercito di piemontesi, chiamati Zuavi, a fianco della Francia in questa battaglia di cuil’italia non se ne sarebbe fatta nulla. Era solo un modo astuto per quanto azzardato, per acquistarela fiducia. Alla fiducia seguì L’ACCORDO DI PLOUMBIER: se il regno di sardegna fosse statoattaccato dall’impero Austroungarico, Napoleone III, con truppe FRANCESI, sarebbe sceso in campoa fianco dell’italia. Vi era però un tornaconto: se la guerra fosse andata bene, il Lombardo venetosarebbe passato nel regno di Sardegna, PERò Napoleone III vuole in cambio Nizza e la Savoia, cheerano parte della Spagna. A malincuore, poiché terre native dei monachi come vittorio Emanuele eGaribaldi (nato a Nizza), verranno cedute.Per far in modo che fosse l’Austria ad attaccare la sardegna e non viceversa, serviva un pretesto.Cavour ordinò di varcare ripetutamente il confine del nemico. Così l’Austria, com’era stato benprevisto, dopo un ultimatum, dichiarò guerra e NAPOLEONE SCESE IN CAMPO. Scoppiò così nel 59la II guerra d’indipendenza.Successe però un inconveniente. Napoleone III arrivato a Villafranca firmò un’armistizio all’austria. Ilre di francia si sentiva obbligato a prender quella decisione in quanto in Francia erano scoppiatevere e proprie insurrezioni. Infatti i francesi non vedevano di buon occhio la guerra intrapresa dalloro Re in quanto non portava alcun beneficio, anzi stavano perdendo molte vittime e soprattutto,allora molto più importante, molto denaro. Il LOMBARDO VENETO VENNE COSì TRADITO. Cavour didimesse; Nizza e Savoia restarono nel regno di spagna in quanto gli accordi, da parte dellaFrancia, non erano stati rispettati; Infine SOLO la Lombardia passò al regno di Sardegna. Nelfrattempo nell’italia centro settentrionale si sollevavano moti per l’annessione dei propri territori alregno di Sardegna. Napoleone accettò le loro richieste, ma in cambio di NIZZA E SAVOIA. Fu cosìche il regno di sardegna perse per sempre i due territori ad esso tanto cari, e acquistò gran partedel nord centro-settentrionale dell’Italia.Nel 1860 l’Italia comincia a costituirsi. Per come, geograficamente, la conosciamo noi oggi devonoancora essere annessi: il regno delle due Sicilie, lo stato pontificio e il triveneto composto dallaVenezia tridentina, dalla Venezia Euganea e dalla Venezia Giulia. Tutti questi territori entrerannogradualmente all’interno dell’Italia.
  3. 3. Il 1860 è anche un’importante tappa per la nostra UNIFICAZIONE. è l’anno della SPEDIZIONE DEIMILLE sotto la guida di Garibaldi che anche lui mirava ad un’Italia unita. Si organizzarono così degliaccordi segreti tra Cavour, Vittorio Emanuele II e Garibaldi. Il piano che ne venne fuori consistevanella conquista, da parte di Garibaldi, del R. d. due Sicilie e la conseguente annessione di questiterritori a R. d. Sardegna. (Benso e Vittorio, avrebbero provveduto alle armi).va ricordato cheL’accordo preso da ambedue le parti era di tipo UFFICIOSO e non ufficiale.La notte fra il 5 e il 6 maggio 1860, 1070 volontari partirono insieme a Garibaldi da Quarto(presso Genova). Sbarcati in Sicilia cominciano a conquistare i nuovi territori, affiancati daicontadini, dagli uomini appartenenti alla classe più sfruttata dal Regno dei Borboni. Questa famigliaaveva impoverito tutta l’italia meridionale. Vi erano aristocratici che erano proprietari di vastissimiterritori concessi dai Borboni in modo da mantenersi la fiducia. Questi uomini dell’alto rango eranoplorassi e assenteisti in quanto: non giovavano alla produttività del territorio e non vivevano quasimai nei loro territori, ma si stabilizzavano spesso nei tre centri principali: Napoli, Palermo e Coretto.La conquista procedeva molto velocemente, finchè Garibaldi non arrivò a Teano, dove fu fermatoda Vittorio Emanuele II e da Cavour. Questa loro scelta era dovuta in primo luogo perché Garibaldinon si sarebbe fermato, avrebbe proceduto sempre più verso Nord, verso lo stato pontificio. Unoscontro con l’esercito di Napoleone lasciava poco da sperare a quello di Garibaldi. In secondoluogo l’accordo, come detto, era ufficioso e non ufficiale. I Re di Sardegna e il primo ministrotemevano che Garibaldi uscisse con l’idea di governare quanto aveva conquistato. In realtà ilrepubblicano, filo-mazziniano, era uomo di parola. Lasciò così che il regno delle due Sicilie fosseannesso al regno di Sardegna.Nel 1861 Vittorio Emanuele II potè così proclamare il Regno d’Italia. La capitale fu spostata daTorino a Firenze. Ma questo era solo un passo verso ciò che si aspettava veramente da questaunificazione. Massimo d’Azelio asserì “fatta l’italia, facciamo gli italiani”. Infatti si trattava di unirevasti territori non solo dal punto di vista geografico, ma culturale, dell’istruzione, della lingua,sociale, economico. Sarà questo il tallone d’achille della nuova Italia: L’INCONSAPEVOLEZZA DIAPPARTENERE AD UNA NAZIONE. Il Nord e il Sud già dal 1861 presentavano le loro condizioni su due facce opposte di una stessa medaglia. Il settentrione, avendo avuto alle spalle una colonizzazione austriaca che ha saputo ben rendere prolifero il territorio, era più sviluppato, tanto che prese il nome di Giardino d’Europa. Il meridione, che già sotto i Borboni non stava passando il periodo migliore della sua storia, peggiora la sua situazione nel momento in cui si unifica con l’Italia nordica. Questo essenzialmente per tre motivi: 1) l’apertura delle barriere doganali aprì le porte ad una concorrenza sempre più forte tra le industrie del Nord e quelle del Sud, così che nel meridione sparirono. 2) lo stato italiano doveva raggiungere il pareggio del bilancio. Tale parità era raggiungibile attraverso l’imposizione di tasse. Fu così che pensarono bene di mettere una tassa sul macinato, su tutti quegli ingredienti che erano alla base dell’alimentazione dell’epoca. Era un ulteriore saltoverso il basso per popolazioni che già morivano di fame. 3) lo Stato Italiano necessitava di unesercito. Ne conseguì la COSTRIZIONE MILITARE OBLIGATORIA. Tutti i ragazzi compresi tra i 18 e20 anni venivano prelevati con anche con forza dalle loro abitazioni e portati a fare i soldati, acombattere per un qualcosa che con fatica poteva essere immaginato: la propria nazione. Era un
  4. 4. ulteriore colpo al cuore per le famiglie che puntavano sulla forza di questi ragazzi più giovani eforti nel lavoro.Questi tre moventi portarono a due plausibili soluzioni: 1) l’emigrazione: verso l’americasettentrionale o verso l’America meridionale (Argentina,Uruguai, nelle Pampas) dove potevanosvolgere la mansione di contadini. Il loro introito lo spedivano poi alla loro famiglia in Italia. 2)brigantaggio: i ragazzi che si rifiutavano di svolgere servizio militare, si rifugiavano sugli appenninimeridionali, si riunivano in vere e proprie comunità e costruivano vere e proprie barricate contro icarabinieri. In questi luoghi si trovano le radici di quella che oggi compare spesso in televisione sottoil nome di Mafia, Camorra o Sacra Corona Riunita.Allo Stato italiano mancavano ancora il triveneto e lo stato pontificio. Nel frattempo si formava ilprimo esercito, composto da numerosi uomini che non si capivano tra loro e paradossalmenteinconsapevoli di essere Italiani, e la scuola elementare, che puntava all’alfabetizzazione.L’esercito italiano non sarebbe mai stato capace di annettersi quei territori sconfiggendo in guerra ilregno d’Austria. Tuttavia, nel 1866 vi fu un’altra tappa fondamentale a livello internazionale. LaPrussia, un principato tedesco (che per noi corrispondeva all’ex regno di Sardegna), vuole annetterea sé i territori tedeschi. L’Italia coglie l’occasione e chiede di unirsi a fianco della Prussia, così daottenere, in caso di vittoria il TRIVENETO. Quando la Prussia si senti pronta dichiarò guerra, dandoinizio al conflitto Austro-prussiano, chiamata anche guerra delle sei settimane, che per noi passasotto il nome di 3° guerra d’indipendenza. L’esercito italiano fu DISTRUTTO, non era pronto in tutti i sensi ad intraprendere una guerra. Solo Garibaldi con i cacciatori delle alpi aveva ottenuto qualche vittoria. La sconfitta più memorabile fu quella nella battaglia di Lissa in cui l’esercito austroungarico sconfisse l’esercito italiano nonostante questo contava un numero di uomini che ammontava ben al doppio dell’altro. Tuttavia i prussiani ne uscirono vittoriosi. La prussia però non voleva annettere al suo regno anche l’intero impero austroungarico, così nella battaglia di Sadowa chiese un’armistizio, a seguito del quale tutti i territori entrarono a far parte della Prussia, che divenne da allora la GERMANIA. L’Italia nonostante si ritrovò con un esercito smantellato, seppur per via prussiana, la battaglia la vinse. Il triveneto entrò così a far parte del regno d’Italia.

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