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L'antidoto per il disagio giovanile
 

L'antidoto per il disagio giovanile

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Questo é il documento dell' iniziativa progettata e realizzata dall'Associazione Culturale Trinacria o.n.l.u.s. presso il Castello di Calatabiano, Domenica 23 Settembre 2012.

Questo é il documento dell' iniziativa progettata e realizzata dall'Associazione Culturale Trinacria o.n.l.u.s. presso il Castello di Calatabiano, Domenica 23 Settembre 2012.

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    L'antidoto per il disagio giovanile L'antidoto per il disagio giovanile Document Transcript

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    • PRESENTAZIONE L’idea di organizzare un evento che promuova la cultura della legalità e sostenga chi vive disagiosociale, da un po’ mi balenava nella mente e riflettendo su quale fosse il motivo del disinteresse delleistituzioni, nonostante il Ministero dell’ Interno, attraverso le Prefetture, conceda finanziamenti afronte di progetti validi, ed ove, anche gli enti locali possono partecipare con propri fondi, immaginosia riconducibile alla carenza di progettualità, di strutture e di servizi. Nell’organizzazione del Convegno il sostegno dei “soci” è stato di fondamentale importanza, mi hadato la forza di non arrendermi, nonostante la moltitudine di difficoltà riscontrate e l’inspiegabilemancanza di appoggio da parte dell’amministrazione locale. Ciò non mi ha impedito di andare avanti,anzi ha sortito l’effetto contrario, ho pensato, nessuno potrà mai impedirmi di realizzare una cosìimportante iniziativa. Grande approvazione e appoggio ho avuto da parte dei relatori che arricchisconoquesto convegno con la loro presenza. Il progetto intende perseguire diversi obbiettivi, il più importante è di focalizzare l’attenzione suigiovani, in particolare su quelli di animo buono, non nati per delinquere, ma, purtroppo, più“vulnerabili”. Quei giovani che la società non accetta favorevolmente e, ove la piazza non offra nientedi meglio, o quantomeno di alternativo, nel tentativo di emulare gli altri che a volte operano al di fuoridella legalità e nei quali rivedono “pseudo valori”, li induce a perdere di vista la via maestra. Queisoggetti che, in momenti di depressione, compiono azioni deprecabili ma che, certamente, potrebberoessere scongiurate dai saggi consigli di una persona esperta. Tantissimi sono i motivi per cui non sempre i giovani espongono i loro problemi a chi gli sta vicino,come la famiglia che, nella normalità delle cose, dovrebbe dare forza e indirizzare i giovani verso legiuste ideologie e verso i giusti comportamenti, ma, ciò nonostante, spesso percorrono altre vie. Inalcune zone o territori, spesso, il confine con l’illegalità è labile ed è frequente il rischio che i ragazzivengano coinvolti in attività e pratiche non legali. Purtroppo la mancanza di riferimenti familiari esociali forti rende questo confine praticamente inesistente. La scintilla che mi ha spinto ad agire è scoccata durante il funerale di un giovane, certamente non ilprimo ad aver compiuto un gesto estremo: altra vittima innocente di un sistema che non perdona. Durante l’omelia, Don Sebastiano Leotta, Arciprete di Calatabiano, con grande rammarico, esprimeva il proprio disappunto per quanto accaduto e ricordava a tutti di non chiudersi a riccio ma di esternare i propri problemi a chi ci vuole bene e ci sta accanto. Altri giovani erano presenti al funerale e oltre al dolore ed alla frustrazione per il gesto estremo compiuto dal loro amico dimostravano tutte le Il Tavolo dei Relatori loro fragilità. In quel preciso istante ho pensatoche doveva essere fatto qualcosa per questi ragazzi e scongiurare che simili fatti abbiano a ripetersi, farsi che, dal quel gesto estremo poteva e doveva nascere qualcosa di buono. Mi rendevo conto che l’obbiettivo principale ed immediato è di prestare aiuto a coloro che sitrovano in serie difficoltà, dare un supporto a coloro che per problemi lavorativi, economici omeramente personali con pesanti ricadute sulla loro vita di relazione di fronte alle tentazioni al di fuoridella legalità. 2
    • A tal fine saranno resi noti dei numeri telefonici ai quali risponderanno degli operatori qualificatiche sapranno ascoltare e consigliare chi ha bisogno di un immediato aiuto psicologico o di un sempliceconsiglio. Le relazioni dei presenti che hanno aderito all’iniziativa, permetteranno la compilazione di unopuscolo che sarà inviato tramite e-mail a scuole, parrocchie, comunità, gruppi e aggregazioni. LaSer.T. di Giarre attraverso i propri funzionari, oltre i normali compiti istituzionali, a chi ne faràrichiesta telefonando ai numeri 095934581, 0957782687, darà un aiuto immediato. Tutti abbiamo il dovere di affrontare con impegno la questione, attivandoci ad offrire qualcosadi meglio, che fino ad oggi non c’è stato, ognuno per il ruolo che riveste, da quello istituzionale piùimportante a quello socialmente meno importante. L’ultimo obiettivo, non meno importante, che si intende perseguire con il convegno, è diaccendere i riflettori sul tema di oggi, nell’intenzione di sensibilizzare le Istituzioni a farsi carico diavviare politiche mirate a favore dei giovani e diffondere con costanza una cultura di legalità chestenta a prendere corpo non solo a Calatabiano. Desidero infine ringraziare tutti i soci dell’Associazione: mia moglie, Lea Santisi, Giorgina Falanga,Salvatore Samperi, il giovane Giuseppe Samperi , mia figlia Vanessa, l’artista Michele Patanè contutto il suo gruppo musicale, la Cultinvest che ci ha ospitati, la Prefettura e la Procura dellaRepubblica di Catania che hanno accolto l’invito, onorandoci con un proprio rappresentate, i partner,gli sponsor, un ringraziamento particolare è indirizzato al presidente dell’Associazione A. G. M.dott.sa Agata Mazzaglia e ai suoi collaboratori. Un sentito ringraziamento è,inoltre, rivolto a coloro che, a vario titolo, hanno prestatocollaborazione, sopratutto ai relatori che hanno permesso la realizzazione della presentemanifestazione. Grazie. Dott. Gaetano Tradito 3
    • LA LOCANDINA 4
    • L’INVITO 5
    • L A STRATEGIA MERITODEMOCRATICA A SOSTEGNO DI UNA POLITICA DI INTERVENTO A FAVORE DEI GIOVANI,TRA DISAGIO EDUCATIVO E PRECARIETA’ LAVORATIVA. Il disagio giovanile, preludio di condotte antisociali e criminali, è un fenomeno sociale moltodiffuso.Spesso sfocia in gravi comportamenti come: suicidio, tossicodipendenza, alcolismo, disturbialimentari, bullismo, violenza tra minori, nei casi meno gravi,genera comunque le premesse per lacomparsa di situazioni di disagio, in quanto impedisce la piena consapevolezza delle propriepotenzialità in ambito familiare, scolastico e professionale.Per contrastare tale fenomeno è necessario soddisfare il forte bisogno di essere ascoltati che esprimonoi giovani, contribuendo a valorizzare le loro capacità, le loro competenze, le loro potenzialità, la stimadi sé, la loro personalità, che in mancanza si tradurrebbe in una visione negativa, e quindi in undisagio Anche la trasgressione delle leggi e quindi la violazione del principio di legalità, crea disagiosociale soprattutto nei giovani, che vedono, così, ledere le norme di comportamento che regolano lapacifica convivenza sociale. Ma è l’allarmante situazione dovuta alla crescente precarietà lavorativa, ossia la mancanza diprospettive professionali,a creare un grave disagio sociale, in quanto i giovani, privi di certezze,speranze e prospettive future, vengono travolti da un senso di smarrimento che gradualmentecausa la perdita di identità individuale, e che, inevitabilmente, si trasmette anche ai genitori. L’attuale contesto necessità, quindi, delle riforme urgenti. A sostegno di una politica di intervento a favore dei giovani, tra disagio educativo e precarietàlavorativa, si potrebbe applicare uno strumento innovativo: la “Strategia LavorativaMeritodemocratica”. Una società precaria è una società destinata a rimanere immobile, ancorata all’appartenenza di casta,di classe, di ceto. E’ necessario rendersi conto che la crescita di un Paese è strettamente legataall’esistenza di una società democratica basata sul lavoro, in cui l’impegno ed il merito di ciascunindividuo vengono premiati nell’ambito dell’interesse generale di crescita individuale e diconseguenza di crescita sociale e nazionale. E’ fondamentale, a tal fine, la diffusione ed affermazione di una Cultura Meritodemocratica: laMeritodemocrazia. La “Meritodemocrazia”, è un sistema di valorizzazione diretto a premiare, riabilitare, conservare edifendere le risorse umane, attraverso il riconoscimento e la difesa del “diritto” alla giusta ricompensain proporzione alle proprie capacità, ai risultati conseguiti ed alle proprie potenzialità. La Meritodemocrazia costituisce l’essenza della“Strategia Lavorativa Meritodemocratica”, che èuno strumento diretto a garantire il dirittosociale al lavoro e la sua tutela Costituzionale attraverso la valorizzazione meritevole delle risorseumane, che nasce dall’esigenza di contrastare laprecarietà e l’insicurezza sociale nel campo lavorativo, fino a diventare uno strumento di giustizia, la“Giustizia Meritodemocratica”, che è giustificata e legittimata dal “Superiore interesse nazionale allatutela e difesa delle risorse umane, in quanto fonti inesauribili per il progresso economico, sociale epolitico della Nazione”. Criterio base è il Merito, l’unità di misura del merito è il Valore Meritodemocratico inteso comevalore di differenziazione del diverso contributo al progresso e allo sviluppo della nazione e che faacquisire ad ogni individuo il “diritto” alla stima ed alla riconoscenza di una giusta ricompensa. L’esistenza del Valore Meritodemocratico di un individuo, così inteso, è riconosciuto dalla stessaCostituzione, che ne ammette l’esistenza riconoscendo i meriti e premiando chi si è distinto in modoparticolare in campo sociale, scientifico, artistico, letterario, militare. Il valore meritodemocratico viene calcolato attraverso l’applicazione di modelli matematiciquantitativi multicriteriali, ossia con le metodologie della Multiple Criteria Decision Analysis(MCDA). Il valore che misura il livello di qualità meritodemocratica è attribuito e riconosciuto con il rilasciodi un certificato, la Certificazione di Qualità Meritodemocratica delle Risorse Umane CQMRU,rilasciata dai Nuclei di valutazione meritodemocratici, ossia da commissioni specializzate per 6
    • l’occupazione e le competenze dirette a massimizzare la competitività economica del Paese e leopportunità individuali, composti da professoriuniversitari, liberi professionisti dotati di alta competenza e professionalità. In merito esiste la prima pubblicazione scientifica, la certificazione meritodemocratica, infatti, èstata proposta il 25 settembre 2012 in occasione del 18th IGWT Symposium “Technology andInnovation for a Sustainable Future: a Commodity Science Perspective” - Roma Tre University -Faculty of Economics “F.Caffè”- Department of Business and Law-“Merit Democratic businessStrategy for human resources development: proposal for a certification model”- Agata GiuseppaMazzaglia- Agata Matarazzo – Maria Teresa Clasadonte ISBN 978-88-8286-269-5. Attualmente l’unica certificazione riconosciuta a livello internazionale è la certificazione l’Investorin People. La preliminare conoscenza della strategia da parte di alcune personalità, del campo accademico,politico, economico, avendone accresciuto l’interesse, ha portato, ai fini di una sperimentazioneiniziale, in collaborazione, tramite protocolli d’intesa, con il dipartimento di Economia e Impresadell’Università degli Studi di Catania, con il Centro per l’Impiego di Catania, con l’Upla - Claai diCatania, con vari comuni della provincia di Catania, con enti, istituzioni, associazioni di categoria esindacati,alla costituzione dell’Associazione A.G.M. “Autorità Garante della GiustiziaMeritodemocratica”. L’Autorità ha lo scopo principale di promuovere e diffondere la Cultura Meritodemocratica agendoattraverso una produzione strategica meritodemocratica, intesa come serie di proposte strategicheinnovative e multisettoriali, in nome di principi supremi, quali il Merito e la Democrazia, consideratinella loro più profonda accezione, e come strumento di stimolo, incentivo e contributo di ciascuno, neilimiti delle proprie potenzialità, professionalità ed esperienze, guardando allo sviluppo e al progressodella società. Inoltre si ispira ai supremi principi della Legalita’e della Giustizia, su cui si basa la GiustiziaMeritodemocratica, intesa come riconoscimento del giusto parametrandolo ai meriti, non ha tutti inmodo uguale ma aciascuno il proprio e che viene attuata attraverso l’applicazione di tre strumenti: l’Immunitàmeritodemocratica, lo Scudo delle note di demerito, la Grazia e l’Amnistia Meritodemocratica. La sperimentazione e l’attuazione della strategia prevede: 1) l’istituzione di un ufficio dicollocamento meritodemocratico; 2) la costituzione di Nuclei di valutazione meritodemocratici; 3)l’applicazione a casi concreti; 4) la simulazione di processi riabilitativi meritodemocratici; 5) ladimostrazione dell’utile attribuzione della “Giurisdizione Meritodemocratica” ad un’apposita “AutoritàGarante della Giustizia Meritodemocratica”. L’Autorità Garante della Giustizia Meritodemocratica opererà attraverso Nuclei di valutazionecompetenze e rilascio della Certificazione di Qualità delle Risorse Umane CQMRU. In quest’ottica la strategia lavorativa meritodemocratica si propone come uno strumento innovativodi gestione delle risorse umane diretto a garantire competenze, professionalità e competitività,consentendo alle aziende di aumentare la propria performance attraverso la valorizzazione meritevoledelle risorse umane. Uno degli strumenti fondamentali dell’Associazione sarà la Merito Card, una di carta diriconoscimento della professionalità, rilasciata a tutti i soggetti accreditati per la certificazione diqualità meritodemocratica.L’Autorità opera anche sul Web, il cui indirizzo è http://www.autorita-meritodemocratica.eu. L’ “Autorità Garante della Giustizia Meritodemocratica”collabora in stretta sinergia con l’ “Istitutodi Valutazione Meritodemocratica” I.S.VA.M. Si tratta di un centro di ricerca scientifica, monitoraggio, vigilanza, controllo, valutazione,certificazione e consulenza tecnico-scientifica in materia di qualità, trasparenza e merito. L’Istituto ha lo scopo principale di vigilare al fine di garantire la trasparenza dei processi divalutazione e merito nell’interesse degli associati e degli utenti in genere, sulla base del CodiceTrasparenza Meritodemocratico, che sancisce un articolato sistema di norme tecniche cheprevedono, per ogni settore, specifici standard qualitativi, nonché principi, criteri ed indicatori divalutazione meritodemocratici.L’attività dell’I.S.VA.M consiste, principalmente ma non esclusivamente, nella: 7
    • - Ricerca scientifica, monitoraggio, vigilanza, controllo, valutazione, certificazione e consulenzatecnico-scientifica in materia di qualità, trasparenza, valutazione e merito;- Analisi comparativa (valutazione) di prassi di organizzazioni aziendali, analisi e valutazioni diimprese, servizi di valutazioni aziendali e dei requisiti del personale, certificazione in materia diqualità, trasparenza e merito. LI.S.VA.M è articolato in tre rami principali gestiti da tre organismi (Unità Organizzative di Supporto): - I.C.M. (Istituto per Certificazione Meritodemocratica) - Specializzato, principalmente ma non esclusivamente, nell’attività di valutazione e certificazione; - I.S.M. (Istituto di Studi Meritodemocratici) – Specializzato, principalmente ma non esclusivamente, nel settore della ricerca sperimentale, sviluppo e innovazione; - I.FOR.M. (Istituto per la Formazione Meritodemocratica) – specializzato, principalmente ma non esclusivamente, nel settore dell’Istruzione e della Formazione Professionale; L’Istituto opera anche sul Web, il cui indirizzo è http://www.isvam.eu La Strategia, quindi, rappresenta un importante strumento per contrastare la precarietà giovanile, nonché uno strumento innovativo di progresso e di benessere per tutta la società in quanto, essendo un efficiente strumento di gestione delle risorse basato sulla valorizzazione meritevole delle risorse umane, diretto ad Premiazione dott.ssa Agata Mazzaglia ottimizzare la performance e la qualità, consente di fornire unvantaggio competitivo all’azienda e all’intero sistema economico. Il metodo proposto si basa sullaprofonda convinzione che tutelando il diritto al lavoro si tutela anche la dignità dell’uomo, in quantolavoro ed uomo sono strettamente collegati, non c’è uno se non c’è l’altro. Il lavoro come fonteprimaria di reddito per l’acquisto dei mezzi necessari per sopravvivere, come diritto fondamentale, masoprattutto come strumento di crescita e perfezionamento della persona, ed in quanto tale diventaespressione della sua dignità. La strategia si basa, anche, sul principio fondamentale che lo stato siamo noi e che esso sarà comenoi vogliamo che sia e ciò dipende solo ed esclusivamente dalle scelte sociali, politiche, economiche,strategiche, innovative che noi faremo. E’ quindi essenziale l’affermazione e diffusione di una vera e propria Cultura Meritodemocratica,su cui si basano i principi, i metodi e le Strategie Meritodemocratiche Multisettoriali, volte allo studio,alla ricerca scientifica, alla sperimentazione, all’attuazione, all’innovazione, alla promozione ed alladiffusione di soluzioni innovative ed alternative ai problemi che caratterizzano i diversi settori dellasocietà moderna, nell’ambito delle prospettive scientifiche di sviluppo delle Tecnologie e delleInnovazioni per uno sviluppo strategico sostenibile. Il Presidente Ass. A.G.M. Autorità Garante della Giustizia Meritodemocratica e dell’I.S.V.A.M Istituto di Valutazione Meritodemocratica Dott.ssa Agata Giuseppa Mazzaglia 8
    • FUGA DEI CERVELLI O BRAIN DRAIN Mi occupo dal 2009 della fuga dei cervelli o brain drain, alcuni lo dichiarano come slogan, altricome titolo di ricerca, ma in realtà comincia a vedersi come disagio sociale di alcune fasce della nostrapopolazione. Il brain drain del quale mi occupo è quello meno monitorato sotto il profilo dei dati: mi riferiscoalla fuga dei cervelli degli accademici. E’ un ambito abbastanza scottante, la stampa ha dato molto risalto alle nostre ricerche, basta andaresu google e digitare “brain drain” e il nome dei ricercatori che ci lavoriamo, le prime otto pagine sonotutte sulle nostre ricerche. Il che ci conforta molto perché rappresentano quei pochi dati esistenti suiquali, devo dire, abbiamo fatto anche azione di politica attiva e quindi mi collego all’introduzione fattadal dott. Tradito non si vuole fare politica, ma ritengo qui si voglia fare fucina culturale. Il che ècertamente ben più di fare politica, poi occorre sperare nella lungimiranza dei politici di vedere nelleparole, nelle nostre relazioni, nel nostro operato giornaliero, nelle idee della dott.ssa Mazzagliacogliere l’essenza e la spinta tecnica. I politici fanno i politici noi facciamo i tecnici, occorre trovarciin un momento comune. Oggi sono andato su internet, ho cercato il termine “meritocrazia”, quello che esce fuori nelle primepagine mipiace leggervelo: “il merito? In Italia non esiste, lo sappiamo tutti, il nostro è un paese delleraccomandazioni, della clientela, delle famiglie, delle caste, delle corporazione, delle oligarchie”; “unsolo dato: l’Italia è la società più ineguale dell’occidente. Ma come possiamo rimettere in moto questasocietà che assomiglia molto agli Stati Uniti”? “La carenza del merito nella società italiana stadiventando un tema sempre più urgente, ripreso ogni giorno dalla stampa, dagli studiosi e dai comunicittadini”. Mancano però le soluzioni perché in realtà molto a fondo non si va o non si vuole andare, perchéspesse volte si toccano dei terreni decisamente minati. Il tema che ho pensato per stasera: “la fuga dei cervelli per mancanza di meritocrazia, per unambiente di lavoro ostile e quindi disagio o per altri fattori”? Con i dati delle nostre ricerche possiamosoddisfare tutti questi elementi. In questo scenario (che alcuni vivono con disagio, mentre altri ci sguazzano con disinvoltura) unaparte della nostra società che produce cultura, ricerca, innovazione, futuro e speranze ritroviamocoloro che sono impegnati nel mondo della ricerca scientifica, pubblica e privata. In questo ambientelavorativo spesse volte si consumano ogni giorno vittorie, ma anche sconfitte legate ad espressioni dimeritocrazia, a stati di benessere lavorativo non sempre ideale o idoneo. Insommaqualità della vita lavorativa che spesso lascia molto a desiderare. Questi tre elementi: meritocrazia, ambiente lavorativo e qualità della vita rappresentano gli elementisui quali cercherò di soddisfare utilizzando dei dati. I dati sono questi: in particolare noi abbiamo, dal 2009 ad oggi, con due questionari abbiamomonitorato un gruppo di ricercatore italiani che vive all’estero di diversi livelli accademici, e inparticolare ne abbiamo monitorati 1400 e 4700 quelli che risiedono in Italia. Le difficoltà sono enormi,perché mancano dati e principalmente manca il modo come raggiungerli. Ma noi siamo riusciti adavere qualche dato. I ricercatori italiani all’estero sono attratti in particolare dalle università inglesi, canadesi, tedesche,francesi, belghe, meno quelle italiane. Tutta la stampa nazionale e internazionale rileva che il sistemadella ricerca italiana non è competitiva e i dati lo dimostrano.In Italia, nonostante la preparazione di base (l’università, la laurea, i dottorati) all’estero vienericonosciuta ottima, il successo spesse volte non dipende dall’esperienza che questi colleghi hannomaturato in Italia. Quindi, un modo come dire laurearsi in Italia ancora ne vale molto la pena, peròsi trova successo evidentemente all’estero.Circa il 68% degli intervistati aveva prestato già servizio in Italia e quindi sa come funziona il sistema,ma è pure andato via. Il giudizio del rapporto tra università e impresa risulta all’estero molto buono ecioè riconosciuto dal 72% degli intervistati. Oltre il 92% ritiene che all’estero riesce a fare ricerca conrisultati decisamente migliori. Il 91% ritiene che il grado di avanzamento della carriera è assolutamente meritocratico. Per il 66%non dipende dall’anzianità, ma il 100% pensa che dipenda dal curriculum che si è costruito. 9
    • Quali sono i fattori che spingono a questo trasferimento all’estero? Uno di questi è innanzitutto ilprestigio dell’Università che ci ospita; il secondo dato è la valorizzazione delle proprie capacità, unmodo come dire che in Italia i nostri colleghi ritengono che non riescono ad avere valorizzate leproprie competenze.Se poi entriamo nei meandri del benessere organizzativo e dell’ambiente lavorativo all’estero,all’estero i colleghi trovano un ambiente meno ostile, un ambiente partecipato, un ambiente dove illavoro di gruppo rappresenta la chiave vincente. Qual è la propensione a ritornare in Italia? La maggior parte dice di non voler ritornare in Italia.Questo dato è importanteperché può rappresentare l’inizio di una povertà dal punto di vista culturale. Abbiamo chiesto a chi rimane in Italia. Le risposte se pur all’apparenza scontate, sono menoscontate dal fatto che unprofessore ordinario, un professore associato ha (come altrettanto oggi un ricercatore, ma con ilvecchio sistema contrattuale) una posizione contrattuale tale che potrebbe vivere tranquillo. Eppurel’ambiente lavorativo è talmente ostile, con una bassa produttività che anche i senior, alcuni associati eordinari, nelle risposte dicono “me ne vorrei andare”. Questa per noi giovani ricercatori, per idottorandi, è una cosa disarmante. Nel tempo la presenza nei concorsi di dottorato di ricerca è sempreinferiore, si trova meno manodopera per fare attività di ricerca. Una volta per poterci entrare sifacevano lunghe file, lunghi anni di dedizione, oggi è difficile trovare persone pronte per spendersi inquesto ambiente. Questo comincia ad essere vissuto come disagio. Qual è la propensione dei nostri colleghi italiani ad andare via? Comincia ad essere alta. Se nevogliono andare perché ritrovano, nell’83% delle risposte, una maggiore e migliore valorizzazionedelle competenze e questo si coniuga sempre con il concetto della meritocrazia. Come i colleghi vivono nell’ambiente lavorativo estero? Vivono molto bene, mentre in Italiatrovano difficoltà nel benessere organizzativo, nel benessere relazionale, quindi coni colleghi il meccanismo di lavoro di gruppo spesse volte è conflittuale. I ricercatori italiani scelgono quindi dilavorare all’estero per maggiorevalorizzazione del proprio curriculum,migliori esperienze, maggiori opportunitàdi lavoro, per alti livelli della qualità dellavita e del benessere lavorativo. Forse molti non lo sanno, ma unricercatore in Italia inizia a lavorare lamattina e finisce la notte, all’estero laqualità della vita di un ricercatore è diversaperché riesce a produrre, riesce ad avere uncarico didattico inferiore, una qualità dellaricerca migliore. Quindi maggioriincentivi nella produttività e adeguati tempidi ricerca, ma sono disponibili a tornare ( Il Professor Benedetto Torrisi – primo a destra)solo se trovassero determinate condizioni:un ambiente lavorativo migliore, non cercano una maggiore contribuzione. I ricercatori che rimangono in Italia rimangono per adattamento, perché siamo più attaccati allafamiglia, da nord a sud, sfatiamo il concetto che i siciliani, i meridionali siamo più attaccati allafamiglia dei colleghi del nord. Da nord a sud statisticamente risulta provato che c’è assolutaindipendenza in questo atteggiamento verso il rapporto con la famiglia. Rimangono perché vogliono sperare ad un cambiamento, vogliono avere una fiducia diversa verso ilsistema universitario.Spesse volte non sono propensi ad andare perché l’età di un ricercatore comincia ad essere molto altarispetto ad un collega che va all’estero. Un ricercatore a 42 anni, a 50 anni deve pensarci dieci volteperché sposta la famiglia; eppure in molti è matura l’idea “me ne voglio andare”. Per i ricercatori italiani in Italia la fuga sembra essere ponderata, per i ricercatori all’estero la fuga èpermanente. Su questo dato: possibile disagio sociale, possibile campanello d’allarme, possibileimpoverimento del nostro sistema della ricerca italiana. Professor Benedetto Torrisi 10
    • LE INZIATIVE ISTITUZIONALI A SUPPORTO DEI GIOVANI E FINALIZZATE A SUPPORTO DELLA CULTURA DELLA LEGALITA’ Ringrazio il dott. Tradito per questo invito. Sono qui in rappresentanza del Prefetto di Catania di cuivi porto i saluti e che per altri impegni fuori sede non è potuto essere presente qui oggi. Per il miointervento sul tema di questo convegno “Il disagio dei giovani di oggi – Il valore della legalità”vorrei partire dalla riflessione che molto spesso, oggigiorno, ci si trova a criticare con estrema facilitàl’atteggiamento dei giovani. Una gioventù sempre più caratterizzata da un forte egoismo, dalla voglia di ottenere tutto e subito,ma soprattutto da una serie di comportamenti devianti, quali l’uso di droghe, l’abuso di alcol, ilbullismo, la predilezione per i giochi pericolosi. Sovente questi sono segnali di debolezza e non sonorari i casi di giovani incapaci di affrontare e risolvere anche i piccoli problemi della routine quotidianao di prendere una posizione di fronte alle diverse problematiche sociali. Puntare il dito contro questi giovani risulta essere molto facile; più difficile, invece, è tentare dicomprendere le ragioni di questi comportamenti e del perché i giovani, impotenti e scontenti, sfoganoquesta loro frustrazione attraverso l’aggressività nei confronti dei genitori, dei conoscenti e dellasocietà in generale. Alla base di questo individualismo, di quest’aggressività, di questa mancanza diautostima, troviamo frequentemente problemi e disagi che sorgono all’interno dei nuclei familiari,favoriti anche dalla struttura di questa società non sempre disponibile ad ascoltarli. Nondimentichiamo, poi, i mezzi di comunicazione di massa, che per la loro diffusione tanto potrebberofare per lo sviluppo positivo dell’individuo; al contrario, spesso, sono portatori di messaggi negativi emalsani. In tale quadro negativo va aggiunta l’attuale situazione economica che accentua il disagio, poichéprofila per i giovani la mancanza di lavoro e di prospettive per il futuro, inducendo i predetti ascegliere la via d’uscita che sembra la più facile, quella della illegalità. Tutto ciò premesso, vorreisoffermarmi su alcune attività che ravvisano l’impegno della Prefettura su più fronti, contribuendo in più occasioni a intervenire a favore dei giovani. In particolare segnalo la competenza sui progetti finanziati con i fondi comunitari del Pon Sicurezza – il cui obiettivo è la diffusione della “Cultura della legalità” - che vede la Prefettura di Catania nel ruolo di coordinatrice della Sicilia orientale. Ebbene, più volte si è riusciti ad ottenere l’approvazione a livello centrale di progetti incentrati sul recupero del disagio giovanile. Preme, però, sottolineare che l’opportunità di questi aiuti comunitari non sempre vengono Premiazione dott.ssa Cettina Pennisi sfruttati in pieno proprio permancanza di idee, mancanza di progettualità, o scarsa attenzione e cura in tal senso. Altro fronte,peraltro curato da me personalmente, è quello dei beni confiscati alla mafia che testimoniano ilpercorso di patrimoni che fuoriescono dal circuito della illegalità per essere immessi in quello dellalegalità. Con la fattiva collaborazione prestata all’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati eConfiscati, posso testimoniare che molti di questi beni – grazie alla collaborazione dei Sindaci dei 11
    • Comuni in cui ricadono i medesimi e con il supporto delle associazioni di volontariato, delle Onlus,ecc.. - sono stati messi a disposizione dei giovani attraverso la creazione di circoli sportivi, centriricreativi, punti di aggregazione e quant’altro. In questo senso, sono state avviate diverse collaborazioni con i vari Enti istituzionali interessati econ le Forze dell’Ordine onde consentire il più tempestivo utilizzo dei beni confiscati e la risoluzionedi alcuni gravami, quali ad es.: occupazione indebita degli immobili, interventi di ristrutturazione,sgravio da ipoteche. Concludo dicendo che bisogna ad ogni costo evitare che i giovani scelgano la viaalternativa della illegalità, ed a tal fine è necessario individuare forme di aiuto e supporto ai giovani. E’per questo che rivolgo il mio apprezzamento all’iniziativa presentata quest’oggi e all’impegno profusodall’associazione organizzatrice dell’evento; un’iniziativa non solo volta a difendere il valore dellalegalità in quanto tale, ma che vuole soprattutto preservare la gioventù dei nostri giorni che,consentitemi di ricordare, rappresenta il nostro futuro. Viceprefetto Aggiunto – Prefettura di Catania Dott.ssa Cettina Pennisi 12
    • L’EDUCAZIONE ALLA LEGALITA’ E’UN’OPPORTUNITA’ PER MIGLIORARE LA SOCIETA’. Vorrei iniziare questo mio breve intervento soffermandomi sul concetto di legalità, la legalità è unparola che sentiamo spesso, forse a volte anche abusata, ma sul cui significato probabilmente non èstata fatta chiarezza, dal dizionario Italiano si legge: rispetto per le norme, questo è il suo significato,tuttavia, dalla mia esperienza professionale , molto spesso si tende a pensare che il concetto di legalitàvada interpretata in termini repressivi, si pone il problema del rispetto delle regole e quando queste nonvengono rispettate, devono intervenire le forze di polizia, i carabinieri i tribunali, questainterpretazione ritengo sia limitativa,soprattutto perché quando si rende necessario l’intervento delleforze di polizia si è prossimi al fallimento. Invece, il concetto della legalità non deve essere vissuto come un problema di repressione, ma come un problema di educazione che parta dalla famiglia e dalle scuole per insegnare un cammino di vita, come a un modello positivo che vada nella direzione di cogliere il disagio giovanile, che non sempre è limitato ai giovani che non si sentono valorizzati nella propria professionalità, ma, si va oltre, alla devianza, all’ambiente della droga e del crimine ai comportamenti illeciti che in Sicilia sono molto Premiazione dott. Pasquale Pacifico forti e presenti. A mio avviso la società non è ingrado di proporre, a partire dalle istituzioni basilari, come la famiglia, la scuola, un modello positivo,questo il primo punto sul quale si deve compiere una riflessione collettiva, la legalità non deve essereun concetto astratto, distante da noi, la legalità deve essere un concetto in cui la famiglia, la scuoladevono riuscire a far sentire come propria l’esperienza quotidiana, soltanto cosi può iniziare uncammino complesso che vada nella direzione opposta a quella di devianza giovanile. Il valore della legalità deve essere vissuto non come un costo, io sento molto spesso parlareimpropriamente di costi della legalità, la legalità va vissuta in termini di opportunità , perchésoltanto una società con certe regole, ove tutti abbiano le stessa opportunità e chi ha più meriti vadaavanti , e non si veda scavalcato da chi è raccomandato, soltanto questo tipo di società può produrrebenessere. Mi volevo riallacciare agli interventi che mi hanno preceduto, la costituzione sancisce che l’Italiaè una Repubblica fondata sul lavoro e non sulla raccomandazione, malcostume, invece, consolidatosinel tempo,quando non c’è lavoro non c’è dignità e senza dignità non può esserci legalità, è necessarioinvestire sui giovani e creare le condizioni in termini di qualificazione dal punto di vista lavorativo, sipuò superare il disagio mettendo i giovani nelle condizioni giuste, la legalità non è appannaggio diavvocati e magistrati, la legalità è un affare che ci interessa direttamente da quando inizia la giornata,da qui bisogna partire per migliorare la società. In Sicilia vent’anni fa non si poteva parlare di legalità o di lotta alla mafia, oggi nei convegni siparla di legalità, di mafia , tanta strada è stata fatta, rispetto a vent’anni fa, sono stati necessari deisacrifici di due eroi nazionali, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, affinché si prendesse coscienza. Eppure, vent’anni fa, avevano capito perfettamente quando fosse centrale, per un magistrato,affrontare il problema della formazione giovanile, motivo per il quale questa sera mi trovo presente 13
    • qui, dalla visione di una lettera che Paolo Borsellino ebbe a scrivere a studenti di una scuola media delnord Italia, che richiedevano una lezione di legalità,è riuscito far comprendere in maniere chiara unconcetto di legalità, con un’ esempio personale di quando non era magistrato, quando ragazzo, eglistesso provava ammirazione per un compagno che aveva un padre “uomo di rispetto”, con la vergognadi una persona cinquantenne, proprio in questo bisogna lavorare, facendo capire che non bisognaammirare chi ha il padre di rispetto, ciò appartiene ad una mentalità negativa che non aiuta la legalità. I nostri giovani non devono mai ammirare chi ha il padre di rispetto bisogna lavorare su questoaspetto, ognuno di noi deve impegnarsi in questa direzione, nelle scuole, nei gruppi di lavoro, bisognaformare i giovani alla legalità e questa va sviluppata giorno dopo giorno solo così si potrà migliorarela società. Grazie. Sostituto Procuratore - Procura della Repubblica di Catania Dott. Pasquale Pacifico 14
    • E’ STUPIDO ESSERE GIUSTI QUANDO CHI E’ INGIUSTO OTTIENE MIGLIORE GIUSTIZIA? “E stupido essere giusti quando chi è ingiusto ottiene migliore giustizia”, così scriveva Esiodo, nell’VIII sec. a.C. Il lettore che, dopo più di duemilasettecento anni, provando a riflettere su questa affermazione diEsiodo, ne ricava che le mutate condizioni storiche, sociali, culturali, politiche, del mondo, obbliganochiunque a sostenere che essa non sia più attuale, erra profondamente, dimostrando di essere digiunodei processi costitutivi del vivere civile e di quelli che producono i dinamici costrutti psicologiciindividuali e collettivi e le loro fattuali conseguenze. Nei fatti, l’uomo è un animale gregario che ha bisogno di procedere attraverso modelli e progetti divita, appresi più per inconsapevole lettura dei comportamenti reali dei propri simili e delle loroistituzioni che attraverso una lettura astratta di principi enunciati da teorici illustri (questi ultimi hanno influenza, soprattutto, su una consapevole minoranza di colti). Se gli uomini e le loro istituzioni con cui un individuo è chiamato a convivere predicano (quasi tutti) la probità e la rettitudine di comportamenti e, nel contempo, la incarnano nel loro procedere storico (lasciando ad una inevitabile minoranza la funzione necessaria di delinquere), allora la pretesa di comportamenti virtuosi nei confronti della stragrande maggioranza degli uomini di quel determinato tempo non solo è legittima, ma diventa conseguente proiezione di quei modelli positivi di vita. Ma, se prevale, nelle Premiazione Professor Antonino Alibrandi élite di potere e conseguentemente neglistrati sociali più avveduti, la degenerazione delle scelte fattuali, nella convinzione che l’illegittima eillegale scelta di comportamento, camuffato sovente di legale forma, sia l’esercizio necessario per ilproprio arricchimento o per la propria ascesa politica, sociale o professionale, allora l’intera società siadagerà sullo scontato, e apparentemente remunerativo, largo sentiero dell’illegalità. Stein Rokkan ha posto l’accento, nelle sue novecentesche riflessioni sui partiti politici, su comequesti siano frutto, nel loro diverso modo di presentarsi nella storia, di “fratture” che a loroimpongono non solo la loro ragion d’essere in un determinato tempo storico, ma anche il senso dellaloro “missione”. Le vicende storiche d’Italia, in quest’ultimo quarantennio, hanno dimostrato,inconfutabilmente, come, sempre viepiù (a dispetto del “punto critico di Tangentopoli, del 1992-94),l’interdipendenza fra l’azione politica delle istituzioni e dei partiti che ne sono stati l’ossaturaessenziale e l’ ”illegale” comportamento degli stessi è stata tale da costituire una cifra di persistenzasuperiore al limite di tollerabilità nella coscienza dei molti uomini virtuosi. E poiché, spesso, ilcomportamento non “legale”, di chi dovrebbe assumere la funzione pubblica della salvaguardia e delladifesa della legalità, ha dimostrato essere fortemente remunerativo per i gruppi sociali e per gliindividui che se ne sono fatti carico, allora risulta evidente come, nella coscienza collettiva dellanazione e dei singoli individui che la compongono, si è imposta, sempre più, la convinzione che “Estupido essere giusti quando chi è ingiusto ottiene migliore giustizia”, fino alla catastrofe politica,economica e sociale di quest’ultimo tempo, quando l’Italia così si è presentata all’appuntamento con lagrave congiuntura internazionale che tutti stiamo attraversando. In queste condizioni e fino a quando queste, speriamo ancora per poco, permarranno, comepossiamo pretendere che la maggioranza degli uomini, e soprattutto dei giovani, persegua educatescelte, virtuosamente giuste oltre i maggioritari limiti di negatività politica, sociale e culturaleprevalenti, nei collettivi e individuali comportamenti? Professor Antonino Alibrandi 15
    • IL DISAGIO GIOVANILE Preliminarmente, intendo ringraziare lAssociazione Culturale "Trinacria", ed il Suo Presidenteper aver organizzato questo incontro. Li ringrazio, inoltre, di avermi invitato a dire anche lamia sullargomento del giorno. Che ben vengano iniziative del genere! Soprattutto per il bene dellanostra società. È necessario che ognuno, con le proprie possibilità e capacità, faccia qualcosaaffinché si possa rimuovere il terreno di coltura ove attecchisce il disagio, che nelle sue forme piùgravi diventa disadattamento, devianza e, di conseguenza, lillegalità giovanil e: mancanza didialogo nelle famiglie, carenza di centri di aggregazione culturale e sportiva, mancanza diprospettive lavorative per il futuro, ciò favorito dallalto tasso di disoccupazione giovanile. Ogni giorno leggendo i giornali ci troviamo dinanzi un gioventù che appare allo sbando sinistristradali causati da giovani alla guida dei loro bolidi in stato di ebbrezza derivante dallassunzione dialcolici e/o droghe; atti di violenza; commissione di reati; furti, rapine, violenze fisiche e sessualiindividuali e di branco, il bullismo, atti di autolesionismo sino alle sue estreme conseguenze (altonumero di suicidi) ed altro ancora. Ma da dove nasce tutto ciò. Dalla mancata assunzione di unareale responsabilità di tutte le istituzioni e non parlo solamente di quelle pubbliche ma anche delnucleo fondamentale la famiglia. Essa negli ultimi anni ha subito uno stravolgimento. Oggi il senso di famiglia si è molto modificato e ciò senza distinzione di classi sociali. I genitoribadano più allapparire dei loro figli: non deve loro mancare nulla; devono essere uguali agli altriragazzi; devono poter esibire in pubblico il nuovi IPHON, IPAD, vestiti ed orologi di marca, ilvespino e il cinquantino. Ma per fare ciò hanno abdicato al loro reale e naturale ruolo genitoriale,lavorano entrambi, non hanno tempo da dedicare ai loro figli e li lasciano soli, senza alcun controllo,dinanzi la TV ed ai videogiochi (per la maggior parte diseducativi e stimolanti la violenza), oaddirittura per strada divenendo facile fonte di rigenerazione della criminalità. I ragazzi,soprattutto, dagli undici anni sino alla maggiore età,hanno, costante, bisogno di avere accanto unafigura di adulto in cui identificarsi. Una guida che li segua, li sorregga, li protegga e rispondaalle loro inesauribili domande, che dica loro ciò che giusto e ciò che non lo è ma che, soprattutto, liascolti. Insomma il genitore dovrebbe essere un solido palo, conficcato nel terreno, in cui la giovane etenera piantina possa crescere protetta dagli agenti atmosferici e curata sino a quanto non saràdiventata un solido albero adulto. Il genitore è il primo e più importante educatore. È nella famigliache vengono impartite le prime e fondamentali regole di vita, il rispetto verso gli altri leprime norme comportamentali da rispettare. È qui che incomincia a formarsi il senso di legalità.Non vi è dubbio che i comportamenti degli adulti, nellambito famigliare, fungono da esempio per ibambini, modelli da imitare ed emulare. La prima Istituzione pubblica con cui i ragazzi si confrontano è la scuola. Il primo volto che lo Statoassume è quello di maestri e insegnanti. Qui il giovane si trova in un contesto sociale diverso dallafamiglia insegnati e compagni di classe, gerarchie professionali, m a soprattutto nuove e diverseregole legate alla disciplina scolastica. È qui che si concentrano le prime vere difficoltà, il minore,sino a questo momento, ha vissuto protetto nellambito famigliare, ora deve inserirsi in un ambientediverso dove gli si impone, improvvisamente di relazionare con altri, di mettersi in competizione conaltri, di dare prova delle proprie capacità, della propria intelligenza deve dimostrare di poterraggiungere i risultati che gli vengono richiesti. È qui che il bambino si scontra con i primi insuccessicon le prime reali difficoltà della vita, Sempre nellambito scolastico, soprattutto nella classe, siincominciano a manifestare e scontrare le diversità educative, culturali ed economiche tra il fanciulloed suoi coetanei. È in tutto questo contesto che attecchisce il germe del disagio e che sisviluppa allinterno dellindividuo man mano che si presentano i primi insuccessi le primediscriminazioni. Queste manifestazioni si manifestano durante tutta la fase di crescita dalla fanciullezza per trovarel’apice nel raggiungimento dell’età adulta. Infatti è nel giovane, oramai adulto, che deve confrontarsicon la società, con la mancanza di lavoro e con le delusioni, le insoddisfazioni e con gli insuccessi cheha accumulato, che si manifestano le forme più gravi di disagio. 16
    • IL DISAGIO Ma che cos’è il disagio? Secondo alcuni studiosi, il disagio giovanile "è la manifestazione presso le nuove generazionidelle difficoltà di assolvere ai compiti evolutivi che vengono l oro r i ch i e st i dalco nt es t o s o ci al e p e r i l c ons e gui m e nt o del l i d e nt i t à personale e per lacquisizionedelle abilità necessarie alla soddisfacente gestione delle relazioni quotidiane". Per altri, invece, "è una domanda non patologica inerente i bisognipsicologici ed affettivi, le difficoltà familiari e di relazione, le difficoltà scolastiche, il più generalemalessere esistenziale connesso agli squilibri che il processo di costruzione dellidentitàproduce".. Il termine disagio, nel linguaggio comune, comprende tutte le difficoltà che possono investire diversi ambiti della vita di un giovane, sia a livello affettivo, che familiare, che scolastico o sociale. Dunque, il disagio è una condizione legata a percezioni soggettive di malessere (il disagio "si sente", ma non necessariamente "si vede"). Possiamo individuare tre diversi livelli del disagio: 1) Disagio evolutivo endogeno, legato alla crisi di transizione delletà adolescenziale; Disagio socio-culturale esogeno, legato Al centro - in piedi - Avvocato Vincenzo Filippello ai condizionamenti della societàcomplessa; Disagio cronicizzante, legato allinterazione di fattori-rischio individuali con le precedentiforme di disagio; è questa la forma più grave di disagio, che prepara il terreno al disadattamento vero eproprio e alla devianza. Il disagio può manifestarsi sia in forma emotiva, attraverso alcuni segnalicome stati d’ansia, cambiamenti di umore, irrequietezza che possono poi diventare veri e proprisintomi, quali disturbi psicosomatici, dellalimentazione, del sonno o altro. Mentre, diverso, è il disagioespresso attraverso comportamenti devianti; questa forma di disagio invece, è più facile da coglierepoiché è qualcosa di molto diverso dai segnali dai sintomi, è un vero e proprio disadattamento che simanifesta con lazione. Quindi, il disagio giovanile ha diverse e molteplici forme e trova espressionenelle varie fasi della crescita si può manifestare in modo diverso in ogni fascia d’età. Dunque, è moltoimportante il ruolo dei genitori, educatori ed insegnanti in quanto sono chiamati a cogliere questisegnali di esordio del disagio; infatti, se il disagio viene trattato prima che si radichi, potranno evitarsiin futuro altre forme più gravi di natura psicopatologica. È quindi fondamentale porre la massimaattenzione ai segnali precoci che possono emergere già durante i primi anni di vita del bambino. Ancorpiù rilevanti sono i disturbi di carattere comportamentale, sempre più frequenti in bambini anchemolto piccoli, intorno ai due/tre anni, quando iniziano ad acquisire e ad interiorizzare le prime regoledella vita sociale. In questo contesto così delicato è molto importante il ruolo di entrambe lefigure genitoriali che devono, sempre, rimanere distinte. Per il bambino/a è necessaria e la presenzapaterna, la quale deve integrare e supportare lazione educativa della madre; già Freud sottolineava ilruolo cardine svolto dal padre nella costruzione del Super-io infantile, il quale rende capaci dicontrollare le esigenze della realtà con le pulsioni e gli istinti. Il disagio, dunque, già nelle prime fasidelletà evolutiva se non viene tempestivamente individuato e preso in considerazione, viene esternatoin altri momenti della vita, ed in particolare, nel periodo adolescenziale dove possonopresentarsi sintomi di disadattamento, quali: diffi coltà di apprendimento e di rendimentoscolastico, disturbi della condotta, rifiuto improvvisi della scuola. Al fianco dellimportante ruolo deigenitori, cè quello della scuola, ancor di più quando le famiglie presentano aspetti carenti oproblematici; in questi casi, infatti, lambiente della scuola può diventare uno spazio di accoglienza peril giovane in una circostanza delicata, dove il rifiuto e il disprezzo nei confronti del mondo degli 17
    • adulti la fanno da padrone. Dunque, occorre un intervento di rete che riesca ad assumere ancheuna valenza preventiva mediante la collaborazione tra scuola, associazioni ed operatori socio-sanitari,attraverso attività mirate rivolte al gruppo classe ed ai genitori. LA DEVIANZA MINORILENon esiste una visione univoca del concetto di devianza, il quale ha assunto nel tempo, molteplicisignificati e valenze. Dal punto di vista strettamente sociologico, non esiste di per sé un atto deviante,ma esiste una definizione sociale di ciò che è deviante in riferimento ad uno sp ecifico contestoculturale e normativo che, modificandosi, modifica anche la definizione di devianza. Ciò significa chela definizione di ciò che è o non è deviante non è uniforme e condivisa da tutti i gruppi sociali;anzi lesperienza ci dice che quasi tutti i comportamenti che noi consideriamo devianti, in paesi,classi sociali ed epoche diverse, possono essere valutati in modo del tutto opposto."Fino a pochi anni fa la cultura giuridica minorile era ancorata alla suddistinzione deifenomeni patologici dellinfanzia e delladolescenza tra disagio, devianza e delinquenzaminorile. Essi venivano abitualmente rappresentati come i tre cerchi concentrici di cui il piùampio era quello relativo al disagio (termine con cui si faceva riferimento alle situazionipregiudizievoli ed emarginanti vissute dal minore) quello intermedio era costituito dalla devianza,che si riferiva alle manifestazioni di regolarità della sua condotta (fughe da casa, assunzione distupefacenti) senza consumazioni di reati, e quello più piccolo rappresentava la delinquenzaminorile, connotata da condotte devianti comportanti la consumazione di reati.Ad essi corrispondevano anche tre tradizionali competenze dei tribunali minorili: quella civile, quellaamministrativa o rieducativa e quella penale. Ora, invece, tutto è cambiato; vanno infatti emergendonuove forme di manifestazione di criminalità come quella del "malessere del benessere" che nonsono precedute ne da manifestazioni di disagio ne tanto meno da forme di devianza, maesplodono improvvisamente nei ragazzi dalla condotta precedentemente irreprensibile. Daltrocanto anche il termine criminalità minorile tende ad essere per lo più assorbito in quello di devianza.Possiamo, dunque, affermare che la complessità del disagio e della devianza sta articolando gli stessi invari modelli e sottocategorie, tanto da iniziare a parlare di "devianze" e "disagi". MANCANZA DI ASCOLTO Tra le cause del disagio giovanile emerge prepotentemente la mancanza di disponibilità, nellasocietà adultocratica, all’ascolto dei minori. Gli adulti assillati dalla moltitudine dei loro problemi nontentano, neppure, di capire quelli dei minori, ritenendoli privi di fondamento, puerili ed il più dellevolte risibili. Dimenticando, a loro volta, di essere stati anche loro dei minori, anche loro, inascoltati.Dimenticando, soprattutto, la sofferenza subita per l’incomprensione dell’adulto e l’assoluta assenza didialogo. Anche nelle vicende più importanti della famiglia il bambino non viene ascoltato, anzi gliviene assolutamente impedito di dire la sua: sono cose da grandi. Ciò non è accaduto solo nel contestofamigliare ma anche in quello sociale. La società ha sempre ritenuto i minori come elementi dellacomunità da proteggere e per tal motivo non venivano e non venivano ascoltati. Oggi, per fortuna ciò sta cambiando soprattutto nell’ambito della giustizia minorile e di quella civileriguardante situazioni che comunque coinvolgono minori. Pur rientrando il processo minorilenellambito dello spazio proprio del sistema delle tutele e delle garanzie dei diritti e pur essendocollocato quindi nellarea ascritta agli interventi diretti ad assicurare al minore il diritto allaprotezione, è tuttavia da rilevare che al minore coinvolto nel processo sia civile che penalevengono riconosciuti molteplici spazi di autonomia .Il minore infatti può essere: protagonista delprocesso penale, se gli sono addebitati comportamenti integranti gli estremi di un reato; testimone difatti per i quali è indispensabile sentire la sua versione, sia in campo civile che penale; destinatariodiretto o indiretto di accertamenti sulla sua personalità, quando viene esaminato un caso di vita che loriguarda profondamente . Va ricordato che in tutti questi casi, per un minore che comincia a sentirsi parte del contestosociale in cui vive, diventa di fondamentale importanza dargli spazio e considerazione, avvicinarsi a 18
    • lui con delicatezza, tenendo conto della sua psicologia e della sua personalità, al fine di evitare che larealtà giudiziaria sia percepita come violenta e autoritaria. Sono tre gli spazi di intervento riconosciutial minore in ambito processuale I1 minore coinvolto in un processo penale ne diventa protagonista seha compiuto il quattordicesimo anno perché limputabilità minorile è esclusa per legge (art. 97 c.p.)prima del compimento di tale età. Egli ha diritto di difendersi e, quindi, di nominare un propriodifensore. Va aggiunto che il principale mezzo giuridico utilizzato a tal fine è linterrogatorio, che tendeallaccertamento della verità, consentendo al minore imputato di esporre le proprie ragioni. Peraltroesso si riferisce a una serie di atti compiuti a fine di investigazione, contestazione dei fatti e altro daparte della polizia giudiziaria, del PM e dal GIP; ma per limputato minorenne ha anche finalitàulteriori, che vanno dal non pregiudicare il percorso educativo in atto, ad attivare interventi esupporti educativi, se se ne ravvisa la necessità. È dunque una comunicazione più ampia, diretta nonsoltanto allaccertamento dei fatti ma anche a indagare nel vissuto del minore, a capire quali siano lesue inclinazioni e aspettative, al fine di incidere positivamente sul suo percorso educativo. Aconclusione del procedimento compete al giudice illustrare al minorenne imputato il significato delleattività processuali e il contenuto e le ragioni anche etico - sociali delle decisioni. Quando invece il minore ultraquattordicenne è persona offesa, gli viene riconosciuto il diritto diproporre querela, diritto peraltro che viene riconosciuto anche al genitore, nonostante ognideclinazione di volontà contraria del minore (art.120 c.p.) Il secondo spazio di protagonismo èrelativo alle situazioni in cui il minore è testimone sia nellambito di processi civili che penali inrelazione a fatti di cui egli è informato. Va rilevato che non esiste unetà minima al di sottodella quale il minore non può essere sentito, salva ovviamente la valutazione dellattendibilitàdelle sue dichiarazioni. Incide significativamente a questo proposito, in ambito penale, la particolarecondizione del soggetto minorenne e lesigenza che laudizione assuma in casi particolaricaratteristiche diversificate. Si parla dì "audizione protetta" con riferimento alla testimonianza chepuò essere resa dal testimone infrasedicenne, vittima di reati sessuali. Questa audizione può avvenire in un luogo protetto diverso dal tribunale oppure presso strutturespecializzate di assistenza oppure presso labitazione del minore. Inoltre la struttura specializzata deveessere munita di specchio unidirezionale, impianto di registrazione e di citofono interno chepermettano ai soggetti processuali (giudice, pubblico ministero, difensori) situati in una stanzaadiacente di intervenire sullo svolgimento dellatto, comunicando attraverso il citofono eventualidomande che il perito (o consulente del PM) comunicherà al minore in un linguaggiocomprensibile e adeguato alletà. Vengono in tal modo conciliate le esigenze di tutelare il diritto di protezione del minore comesoggetto in età evolutiva con le garanzie di difesa dellimputato, per lo più maggiorenne. Inoltre,istituzionalizzando le modalità di audizione a misura di ragazzo, si tende anche ad affermarne inqualche misura il suo ruolo di protagonista. Nulla invece è previsto per le dichiarazioni delminorenne sentito come testimone nel procedimento civile, se non la previsione che egli se non hacompiuto il quattordicesimo anno di età non è chiamato a pronunziare la dichiarazione di assunzione diresponsabilità. Infine, il terzo spazio va creato nelle situazioni in cui il minore è coinvolto in unprocedimento civile che comunque lo riguarda; in questo caso si propone il discorso del suo ascolto. Merita tuttavia di essere ricordata sin da questo momento la decisione assunta dalla Cortecostituzionale con la sentenza n. 1/2002, nella quale al minore viene attribuita la qualità di parte neiprocedimenti riguardanti l’ablazione e la limitazione della potestà genitoriale. Dice testualmente la Corteche tale disposizione: «ormai entrata nell’ordinamento, è idonea -ove necessario- la disciplina dell’art.336,c. 2, cc, nel senso di configurare il minore come "parte" del procedimento, con la necessità delcontraddittorio nei suoi confronti, se del caso previa nomina di un curatore speciale ai sensi dellart.78 c. p .c. Ed è ancora una volta rilevante il richiamo alla legge n. 149 del 2001, dalla qualechiaramente si evince lattribuzione al minore (nonché ai genitori) della qualità di parte, con tutte leconseguenti implicazioni. Nonostante non si siano ancora affermati ampi spazi di applicazione, si staormai delineando nelle pratiche un utilizzo appropriato e rispettoso dellascolto del minore. Unadimensione nella quale il rapporto parentale si integra con la specializzazione dei serviziconsentendo di far giungere allinterno del procedimento civile il punto di vista del 19
    • minore. E si integra altresì con la specializzazione del giudice, che potrebbe consentire il superamento didualismi di procedure e iter giudiziari che lattuale distinzione tra tribunali per i minorenni etribunali ordinari determina. Il tribunale per la famiglia si va quindi ponendo come untraguardo indispensabile, insieme alla presenza di servizi territoriali specialistici, perchéallinfanzia e alladolescenza venga riconosciuta quella priorità sancita dal diritto convenzionale, manon ancora affermata nella realtà dei tribunali. Peraltro in questa sede, ai fini del discorso che si sta svolgendo a proposito del riconoscimento delminore come soggetto di diritto - come persona alla quale in tal modo si dà voce, mentre fino aqualche anno fa era tra coloro che non avevano voce –, va sottolineato laffermarsi sempre piùaccentuato del diritto del minore allascolto, la sua centralità. Si tratta di un ruolo centrale perché, purnascendo nellambito degli interventi di protezione e tutela, tende a proporre il bambino eladolescente come protagonista dellazione. Qui peraltro la distinzione tra protezione e protagonismo non è lasciata al caso, matrova una specifica disciplina che li distingue nella previsione normativa di uno specifico istituto,quello della capacità di discernimento che costituisce il crinale che distingue i minorenni per i quali èaffermato il diritto a essere ascoltati e a ottenere che la loro opinione incida sulla decisioneprocessuale e quelli di cui si verifica lincapacità di discernimento, che comportalesclusione per loro del diritto allascolto. Listituto dellascolto del minore diventa quindi il punto di convergenza delle linee evolutivedella condizione dellinfanzia sopra esposte e crea un modello unitario di collegamento, nel qualetrovano una sintesi efficace listanza di protagonismo e quella di protezione del minore. Unmodello che potrà in futuro estendersi anche ad altri contesti. Tale convergenza si attua con la previsione della disciplina relativa al concetto di capacità didiscernimento, il cui accertamento è essenziale per dare luogo al diritto allascolto e la cui mancanza èla base per realizzare in via esclusiva quel diritto di protezione del minore che abbiamo esaminato inprecedenza. Daltra parte, essa si attua anche nei modi in cui questo diritto viene rispettato. Setalora, infatti, esso è assoluto (nel senso che non sono previstenormativamente sue limitazioni) – come avviene a proposito del diritto del minore alla partecipazionesociale –, in altri casi è subordinato alla presenza di importanti presupposti: ladeguata informazionesui fatti su cui verterà lascolto e la conoscenza degli effetti che le sue dichiarazioni avranno sulladecisione che sarà pronunciata. È quindi necessario soffermarsi diffusamente sullistituto dellascolto, facendo riferimento alla sualegislazione (che è la più ampia e puntuale rispetto a quella di ogni altro istituto) e al modo in cui si èvenuta creando sulla base del diritto convenzionale e di quello italiano, della giurisprudenza e dialcune prassi operative. Negli ultimi anni lascolto del minore ha acquistato sempre più la dignità giuridica didiritto soggettivo del bambino. Ma ciò è avvenuto più grazie alle leggi di ratifica delleconvenzioni internazionali in materia che non per effetto della legislazione nazionale vera e propria. Quattro sono state le principali convenzioni che hanno consentito allascolto di acquisire tale dignità.Le Regole minime per lamministrazione della giustizia minorile (cosiddette Regole di Pechino)approvate a New York il 29 novembre 1989, riconoscono al minore presunto autore di reato ildiritto di partecipare al processo e di esprimersi liberamente. a Convenzione ONU sui diritti delfanciullo del 1989 con lart. 12 introduce in modo innovativo la conciliazione tra lesigenza diprotezione e quella di promozione dei diritti del fanciullo. Nel riconoscere il diritto di ascolto, siprende atto che il fanciullo non è solo una persona debole, meritevole di una protezione genericaderivante dallalto, ma anche componente di una comunità capace di accoglierlo come cittadino informazione. LAja del 29 maggio 1993 per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozioneinternazionale, ratificata dallItalia con legge 31 dicembre 1998, n. 476, prevede che il minoreda adottare nel suo Paese dorigine, tenuto conto della sua età e maturità, sia stato assistitomediante una consulenza e informato delle conseguenze delladozione e del suo consenso aessa; che il suo consenso sia stato liberamente dato e che i desideri e le opinioni del minoresiano stati presi in debita considerazione (art. 4, lett. d); che sia consultato quando, 20
    • successivamente al suo trasferimento nello Stato di accoglienza, la permanenza nella famiglia che loha accolto non sia più conforme al suo interesse (art. 21, e. 2). Il nostro ordinamento ha datoattuazione alla Convenzione de LAja con la legge di ratifica n. 476/1998 e con le modifiche alla L.184/1983 sulladozione e sullaffidamento. La Convenzione europea sullesercizio dei diritti dei minori del 25 gennaio 1996 in unottica dicomplementarità, non crea nuovi diritti sostanziali, rispetto a quelli previsti dalla Convenzione suidiritti dellinfanzia, ma ne facilita lesercizio, mediante lattribuzione al minore, che secondolordinamento interno abbia capacità di discernimento, di diritti processuali, da esercit arsipersonalmente o mediante altre persone, con finalità più di -promozione" che di protezione di talidiritti. Tutto ciò attraverso il riconoscimento del diritto del bambino e delladolescente a essereascoltato e informato in relazione alle questioni giudiziarie che lo riguardano, nonché attraverso lapossibilità di chiedere la designazione di un rappresentante speciale nelle ipotesi di conflitto diinteressi con i detentori delle responsabilità parentali, per giungere, in una prospettiva futura, a essereassistito in giudizio, a potere nominare un rappresentante al di là delle ipotesi di conflitto di interessi eessere riconosciuto in qualità di parte processuale (artt. 3 e 6). Il nostro ordinamento ha ratificato la Convenzione europea con la legge 20 marzo 2003, n. 77, maper il momento essa ha applicazione molto limitata in quanto sono stati scelti, come campi diapplicazione della Convenzione, solo tre sub-procedimenti di scarso rilievo, lasciando fuori perora quelli di adozione, di separazione coniugale e divorzio, delle tutele, di controllosullesercizio della potestà genitoriale. Per quanto riguarda la legislazione italiana, non cèdubbio che si tratta di una normativa frammentaria e disorganica, nellambito della quale sicoglie – sia pure in modo indiretto – lesistenza di un inderogabile dovere di ascolto per igenitori, desumibile dallart. 147 cc e derivante dallart. 30 della Costituzione, in attuazione delprincipio che lo svolgimento del compito educativo comporta il saper ascoltare il figlio, tenendo contodelle sue capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni. Se anche molte norme prevedono non sololascolto, ma il consenso del minore con riferimento a vari istituti, va tuttavia ribadito che due solenorme fanno riferimento in modo specifico al tema dellascolto: lart. 10, c. 5, L. 149/2001,relativa al procedimento di adottabilità, per la quale il tribunale, prima di confermare, modificare orevocare i provvedimenti monocratici assunti durgenza, deve sentire il minore che ha compiuto i 12anni e anche quello di età inferiore in considerazione della sua capacità di discernimento, e lart.155 sexties cc in tema di affidamento condiviso, che ribadisce il principio dellascolto del minoreultradodicenne o anche di età inferiore se capace di discernimento. Da quanto si è esposto si può pervenire alla conclusione che, se anche la legislazioneinternazionale ha influito sulla nostra legislazione, tuttavia lapplicazione del principio dellascolto ètuttora lenta e parziale per la mancanza di una consapevolezza culturale unanime che causaresistenza soprattutto nella pratica giudiziaria. Non cè però dubbio che essa stia crescendo a livellonazionale. Ciò vuol dire che, se anche la legislazione italiana non introduce quello dellascolto delminore come principio generale, avendone limitato il riferimento alle sole disposizioni suddette,tuttavia la ratifica della legislazione convenzionale in materia – e soprattutto dellart. 12 dellaConvenzione ONU– sta divenendo un efficace strumento di affermazione dei principi che essasostiene. Si può dunque ritenere che lascolto abbia assunto carattere generale e debba essereapplicato in Italia in tutti i procedimenti giudiziari e amministrativi che coinvolgono minori. Ciò nontoglie che lintroduzione normativa di una disposizione di carattere generale in materiacomporterebbe il superamento definitivo di ogni ulteriore dubbio. Lesame della normativa (soprattutto di quella internazionale) consente, come già accennato,di affermare che il diritto del minore allascolto non può svolgersi sic et simpli-citer, che non trovaapplicazione senza limiti, ma esige la presenza di duepresupposti. Il primo è laccertamento che il minore da ascoltare abbia capacità didiscernimento; il secondo riguarda il suo diritto allinformazione in ordine ai fatti sui qualiverterà lascolto. Avvocato Vincenzo Filippello 21
    • PRINCIPIO DI LEGALITA’ Il principio della legalità, valore universalmente condiviso, è spesso oggetto di violazioni chegenerano disagio sociale e inquietudine soprattutto nei giovani. L’INDULGENZA EDUCATIVA Oggi ci troviamo a condividere il tetto con dei giovani che non temono le direttive genitoriali esi trovano in difficoltà ad attenersi alle regole. E’ stato davvero duro per la generazione di persone oggi quaranta/cinquantenni, attivare quellafunzione genitoriale in grado di educare e sostenere la crescita con un misto di severità e idealismoaccompagnati da una attenzione al riconoscimento del talento naturale dei figli. Siamo invecchiatimettendo in discussione il ruolo che i nostri genitori avevano avuto nelle nostre vite e abbiamo fattofigli cercando di negare il vincolo che ancora ci legava ai nostri discussi padri, senza mai davverosganciarci da esso. Il risultato quindi dell’educazione che abbiamo impartito ai nostri figli è unrisultato falsato da un nostro bisogno. Ci sentivamo feriti per alcune costrizioni che sentivamo di avereavuto noi, e così ingenuamente e narcisisticamente abbiamo adottato con i figli una tecnica educativada fratelli maggiori. Il problema infatti è che i nostri figli non ci hanno chiesto la libertà dall’inizio della loroesistenza. La libertà è un processo lungo che implica la coscienza della costrizione. La libertà è sentirela forza di poter agire un cambiamento perché si immagina. La sazietà materiale impigrisce purtroppooppure rende ingordi, incapaci di sentire il limite. Noi genitori invece abbiamo saltato totalmente ilterritorio della capacità di conquista. Abbiamo quindi giovani ignavi che senza chiedere hannoottenuto; che senza lottare posseggono e sono infatti deboli, senza ideali per cui lottare. La verità è chenoi genitori siamo cresciuti con genitori che si sacrificavano per noi, pensando di darci di più rispetto aquello che loro stessi avevano avuto. Abbiamo fatto figli pensando di poter fermare il tempo alla nostra giovinezza. In virtù di questoquindi non diamo spazio alle generazioni, ci sostituiamo ai figli. Troppo assorbiti nella riuscita sociale abbiamo demandato ai vecchi nonni la cura dei nostripiccoli. IMPARARE DIVERTENDOTI Fare bene qualcosa implica impegno e piacere nel riuscire a compiere qualcosa. La passioneper qualcosa è durevole e implica il dovere e il piacere. L’impegno per qualcosa deve superare il divertimento perché per definizione il divertimento èmomentaneo e privo di ambivalenze: mi diverto fino a quando non mi sento frustrato. Ciò è unparadiso per merchandising. Più cose provo, più spendo. L’uomo nuovo quindi è pensato come unconsumatore compulsivo già piccolo. LA COMUNICAZIONE GENITORI-FIGLI Nella comunicazione familiare il dialogo, lascolto, lattenzione sono gli elementi fondamentaliper la crescita, lo sviluppo e la maturità dei figli. Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire da una dimensione di ascolto,prestando attenzione alle emozioni e alle opinioni che i figli possono esprimere. E una modalità dicomunicazione che va costruita quotidianamente, con pazienza e attenzione, cominciando dai primiscambi verbali e non verbali. La comunicazione fra genitori e figli può, quindi, diventare difficile, i genitori possono sentirsiinsicuri, poco informati, e i figli possono sentirsi incompresi, non ascoltati, e non trovare argomenti dacondividere con i genitori. Per i genitori è importante essere flessibili e cambiare le modalitàcomunicative adottate. Mantenere il rapporto maturato con il figlio dallinfanzia rischia, infatti, di portareincomprensioni, continue ed esasperate richieste e provocazioni da parte del ragazzo, con il rischio dicompromettere il dialogo e di rompere i rapporti. 22
    • Quando i bambini sono piccoli è importante la funzione e la modalità della comunicazione -numero di scambi, varietà di segnali,ricchezza del linguaggio - per aiutarli a sviluppare il linguaggio, le competenze comunicative el’intelligenza. E fondamentale prendere seriamente quello che dice il bambino, che ha bisogno diessere ascoltato attentamente e non superficialmente. Lessere sempre interrotto o criticato non glipermette di acquisire sicurezza nei suoi stessi pensieri e di sviluppare un buon livello di autostima, maanche, dargli sempre ragione, lasciarlo parlare continuamente quando ha bisogno di essere contenuto,non gli permettere di sviluppare un proprio senso critico e la capacità di interpretare in modo obiettivoed equilibrato un evento, una situazione, un argomento, ecc. Il sostegno maggiore è dato dallessereascoltato fino in fondo, dal sentirsi compreso, appoggiato e contenuto e dalla possibilità di confrontarsicon ladulto quando questi ha unopinione diversa dalla sua. Un aspetto fondamentale della comunicazione in famiglia è l’apertura al dialogo, infatti, èpossibile uno sviluppo più armonico e sereno della personalità se c’è maggiore confidenza con igenitori e se si creano situazioni in cui è possibile per ognuno raccontare le proprie esperienze,esempio quanto accade durante la giornata; i bambini, i ragazzi risultano emotivamente più equilibratie socialmente maturi. Una fase dello sviluppo che mette a dura prova la comunicazione fra genitori e figli è la faseadolescenziale: la conflittualità tra i bisogni di autonomia e di protezione delladolescente siesprimono allinterno della famiglia attraverso nuove e diverse forme di comunicazione sia verbalicome silenzi, aggressività verbale, aumento dei conflitti, provocazioni; che non verbali come modo divestire e di atteggiarsi, rapporto con il cibo, modalità di gestire gli spazi personali. La fase delladolescenza caratterizzata da comportamenti che vanno dalla solitudineallirrequietezza, dal rifiuto delle regole familiari (fino ad allora accettate) al rifiuto scolastico, dallenuove richieste ed esigenze relative al desiderio di avere il motorino, di andare in discoteca, di nonavere orari da rispettare, comporta delle irregolarità di condotta nel contesto familiare, che rischiano dicompromettere in modo drastico la comunicazione allinterno della famiglia. Una comunicazione funzionale, posta ad un livello condiviso permette al genitore di conoscereciò che i figli sanno, i loro punti di vista, per questo motivo lascolto dovrebbe essere empatico e nongiudicante, questo permette di capire le reali richieste dei figli rispetto alle loro conoscenze del lambiente circostante e rispetto al sostegno che inconsciamente richiedono ai genitori riguardoalle loro scelte e ai loro comportamenti. Anche nelle decisioni da prendere e nella definizione delle regole è importante cercare di mantenere un atteggiamento di negoziazione. Latteggiamento più efficace, in base alletà, potrebbe essere quello di stabilire degli orientamenti, dopo averli discussi, con i figli, cercando di arrivare a delle regole il più possibile condivise, senza imposizioni troppo rigide. Nella famiglia, il dialogo e il confronto rappresentano, un mezzo per creare senso di fiducia, affetto e senso di appartenenza. Parlare ai figli in modo da tenere aperti i canali di comunicazione Premiazione dott.ssa Rosaria Franco permette di superare i disaccordi. Mettersi in una posizione di ascolto può modificare moltociò che si vuole dire e anche il modo di dirlo. In questo caso lintervento psicologico propone percorsidi approfondimento e miglioramento degli stili educativi e della comunicazione in famiglia attraverso un coinvolgimento attivo e concreto. Partendo dalle situazioni didifficoltà quotidiana si possono individuare dei percorsi per facilitare la comunicazione nel rapportoeducativo con i figli, entrare in empatia con loro, acquisire abilità nellascolto e nella riformulazionedei messaggi, saper esprimere i sentimenti, negoziare le regole, la disciplina, educare alla gestione deiconflitti. 23
    • Favorire la comunicazione, lespressione ed il confronto sulle diverse reazioni emotive (amore,rabbia, insofferenza,tenerezza, frustrazione, affetto, passione, attaccamento, avversione, indifferenza,solidarietà, ostilità, ecc.) dei singoli membri della famiglia, permette di individuare e verificaremodalità alternative di comportamento così da ampliare il repertorio espressivo verso canali più adattie funzionali. Dott.ssa Rosaria Franco 24
    • IL BENE RELAZIONALE: ANTIDOTO AL DISAGIO GIOVANILE Recandoci in reparto non abbiamo trovato una neonata tra le braccia della madre, ma una neonatache da qualche tempo piangeva, dimenandosi, pur avendo mangiato. Dopo esserci soffermati adosservarla e scrutarla è matura una idea: in uno spazio appartato, in un letto, fare giacere Maia su unpetto nudo e rilassato di donna. Dopo quasi un’ora l’atteggiamento della piccola era totalmente mutato:dormiva serena,su quel petto come mai prima. Una esperienza di vita a conferma di una verità: quandosi viene alla luce siamo esseri affamati non solo di latte ma pure di contato umano: di calore. In maniera intensa e viscerale siamo affamati della relazione con l’altro. Desiderosi delle sue attenzioni,del suo sguardo,della sua presenza premurosa vogliamo sentire che per lui esistiamo. Vogliamo essere rassicurati sul fatto che egli si sia accorto di noi, dei nostri bisogni e sentimenti,del nostro semplice ed unico esserci. Ciascuno di noi da subito esperimenta l’importanza della relazione con l’altro: nostra madre sentendoci, osservandoci e conoscendoci ha colto ed interpretato suoni, espressioni e la nostra postura leggendoli come nostri segnali di stato di bisogno inespressi. Allora si è prodigata fornendo a noi l’aiuto di cui necessitavamo per continuare a stare meglio. Corrisposti ed appagati da questa presenza abbiamo esperimentato la relazione con l’altro come luogo di riconoscimento personale di rassicurata appartenenza. Appartenenza e individuazione costituiscono le fondamentali esperienze da cui scaturisce la nostra identità personale. Non saremmo senza questa relazione. Premiazione dott. Concetto LaSpina Da questa relazione e dalla sua qualità dipende la nostra maturazione la salute mentale, la felicità o la nostradisperazione come afferma Pietro Cavalieri. 1 La relazione con l’altro è per la psiche quello che l’ossigeno è per il corpo. La nostra vita mentale si nutre di questa. Da una buona e nutrita relazione tracciamo il sostegnoquotidiano per la nostra crescita personale. Diversamente una relazione può rivelarsi densa di elementidi tossicità che inquinano la mente. C’è un fatto dal quale Maia e ognuno di noi non può prescindere. Ilnostro essere nel mondo passa attraverso lo stare con gli altri: con l’altro ci incontriamo, cirapportiamo, ci confrontiamo, ci scontriamo. Guardando la nostra esperienza dobbiamo prendere attoche noi abitiamo costantemente un luogo: il rapporto. Lì si ritrovano la nostre mente,il cuore, i gesti, ipensieri. In questo luogocasa si cresce, si cambia. 2 La psicoterapia della GESTAL infatti afferma: “larelazione cura”. La relazione dunque è indispensabile nella vita di tutti noi. Alla luce di questeconsiderazioni la relazione con l’altro non tarda a svelarsi come un bene. Il bene relazionale, di cui tuttavia poco o nulla ci curiamo e attenzioniamo da diversi decenni, comenel caso di Maia: gli si davano latte e cure credendola solo affamata di questo. E’ difficile oggi trovarequalcuno che insegni in quale modo produrre ed avere cura del bene relazionale che insegna comevivere con se stessi e con l’altro, come comunicare con lui, come gestire i conflitti e le differenze cheda lui ci separano. Oggi diviene sempre più difficile soprattutto per le nuove generazioni,imparare a vivere con sestessi con l’altro, sapendo scoprire nella relazione con lui il bene più importante per la crescitapersonale. Il bene relazionale è il nostro bene: è presupposto di crescita e felicità. Avviandomi alla conclusione di questo mio apporto avanzo una proposta: Visto che ci proponiamodi essere protagonisti nella vita, un senso di scopo e un senso di missione possiamo darcelo,confermandoci seri artigiani produttori di beni relazionali.E come tanti Pollicino disseminare nelle relazioni che quotidianamente intraprendiamo e curiamocomportamenti eo atteggiamenti di disponibilità.1 Sul bene relazionale, c f. P.A. CAVALIERI,Vivere con l’altro. Per una cultura della relazione,CITTA’ NUOVA - ROMA 2007.2 Sulla relazione come incontro tra persone,c f. V.M. SANESE, PERCHE’ TI AMO. Un uomo una donna. MARIETTI,GENOVA 2006 25
    • Teniamo presente che noi accogliamo l’altro prima di incontralo; in ambito sociale noi possiamofare il bene ed eludere il male. Un detto Cinese recita : “Tu non sai quanto bene fai quando fai il benee quanto male fai quando fai il male”. Quando un giovane mostra di vivere condizioni di vitasgradevoli, situazioni devianti, si mostra mancante di cose necessarie o opportune o risulta afflitto dadifficoltà,li dobbiamo attivarci dimostrando di avere le competenze al contatto elementare; come stareall’erta, vigili,capaci di osservazioni, tenere la porta del nostro cuore aperta andare col cuore lì dovel’altro soffre, mettergli a disposizione i beni di cui disponiamo. In pratica cercare di fare il bene predisponendosi all’intesa disseminando il contatto buoneintenzioni divenendo così come tanti Pollicino per sostenere e promuovere nella vita di relazione ogniforma di comunione dove il disagio non viene giudicato ma viene condiviso,compreso nella suaportata comunicativa e impiegato come input per l’educazione. Competenza al contato significapaziente attitudine dell’ascolto,capacità di mettersi nei panni dell’altro, disponibilità a condividere e adessere solidali. Auguro a tutti una buona avventura relazionale. Dott. Concetto La Spina 26
    • Personale Associazione A.G.M.da sinistra - Marco Di Franco, Elisa Sciacca, Maria Monaco, Agata Mazzaglia (Presidente), Francesca Bonaventura, Grazia Scuderi L’intermezzo musicale Da sinistra : Amedeo Bucalo - Desiree’ Torre Salvatore Previtera – Michele Patanè 27
    • RASSEGNA STAMPA 28
    • L’ANTIDOTO PER IL DISAGIO GIOVANILE INDICEPresentazione (Dott. Gaetano Tradito)…….…………………..........................................pag.1Locandina e Invito……………………………………………………………………….......pag.4La Strategia Lavorativa Meritodemocratica a sostegno di una politica di intervento a favore deigiovani, tra disagio educativo e precarietà lavorativa (Dott.ssa Agata GiuseppaMazzaglia…….......................................................................................................................pag.5Brain Drain - (Prof. BenedettoTorrisi)…………………………..…………………….…….pag.6Le iniziative istituzionali a supporto dei giovani e finalizzate alla diffusione della cultura della Legalità (dott.ssa Cettina Pennisi).………………………………………..…………….…pag.9L’educazione alla Legalità è un’opportunità per migliorare la società (Dott. PasqualePacifico)……………………………………………………………………………………..pag.12E’stupido essere giusti quando chi è ingiusto ottiene miglior giustizia (Prof. Antonino Alibrandi)………………………………..……………………………………………………………..pag.14Disagio giovanile (Avv. Vincenzo Filippello)…...........................................................pag.16Il disagio dei giovani di oggi. Il valore della legalità (Dott.ssa Rosaria Franco)..………….pag.23Il bene relazionale Antidoto al disagio giovanile (Dott. Concetto La Spina)……………....pag.26Rassegna stampa .…………………….…..……………………………….……….……....pag.28I collaboratori…………………………………………………………….………………….pag.29La galleria fotografica…………………………………………………….…………………pag.31La Brochure……………………………………………………………….…………………pag.36 Su https://www.sangiorgiocooperativa.com trovi tutte le pubblicazioni dell’Associazione Culturale Trinacria O.n.l.u.s. I video del Convegno sono presenti su You tube scrivendo: Il disagio dei giovani di oggi. Il valore della Legalità (prima parte). 29
    • LA GALLERIA FOTOGRAFICA 30
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    • LA BROCHURE 35
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