Seminario Interdisciplinare                               DONO                  30 novembre 2006 ore 14.00 - 16.00        ...
ABSTRACTHomo sapiens, homo faber, homo oeconomicus, zoon politikon. . . la classificazione del generehomo, che si compia s...
lassenza di effetti esterni (o "esternalità", effetti cioè che ricadono sullinsieme della collettività o suuna sua parte, ...
Del resto la dimensione stessa del fenomeno blog e la quantità di software gratuito anche di grandequalità che si trova og...
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI·       Adam Smith, An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, 1776 ,trad. i...
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Freeconomics la dimensione economica del dono tra antropologia filosofica, sociologia dei consumi e responsabilità sociale d’impresa. 2006

  1. 1. Seminario Interdisciplinare DONO 30 novembre 2006 ore 14.00 - 16.00 FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA, VIA COLUMBIA 1 Edificio A – AULA T 29 ECONOMIA Sergio GuidaFreeconomics: la dimensione economica del Dono tra antropologia filosofica,sociologia dei consumi e responsabilità sociale d’impresa.INDICE1. PREMESSA2. DONO, ALTERITA’ E SCAMBIO3. DONO, SOCIETA’, ECONOMIA4. DONO, INFORMAZIONE E TECNOLOGIA5. DONO, IMPRESA E RESPONSABILITA’ SOCIALE6. L’ESTETICA DEL DONO TRA ECONOMIA E FILOSOFIA7. CONCLUSIONIRIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 1
  2. 2. ABSTRACTHomo sapiens, homo faber, homo oeconomicus, zoon politikon. . . la classificazione del generehomo, che si compia sotto auspici scientifici o filosofici, empirici o ideali, è un dato costante dellastoria del pensiero. Luomo vive prima di tutto nella concezione che si fa di se stesso e riflette nellesue grandi narrazioni. Da questa si deducono i rapporti con i suoi simili e con il mondo che locirconda.A quale potente definizione di uomo obbedisce la modernità? Quella dellindividuo come "essere dibisogno", destinato incessantemente ad approntare i mezzi per soddisfare i propri fini, supponendoche questi ultimi siano illimitati. Si guardino, ad esempio, i grandi generi sotto cui è stata catalogatalumanità dalla cultura moderna e affiorerà sempre questo nocciolo duro: luomo ricercarazionalmente il suo migliore interesse e non smette di lavorare, di accumulare, di scambiare o diconservare...I concetti di dono e di gratuità analizzati non costituiscono tanto la negazione paradigmatica o lacontraddizione dialettica del calcolo e dellaccumulazione, quanto la loro sfida simbolica, la loro"parte maledetta", incessantemente soffocata, incessantemente rinascente. Richiamando lanticapresenza della generosità e della prodigalità, la verifica dei fondamenti delleconomia politicadimostra come la maggior parte delle società umane abbiano accordato un posto non secondarioallutilitarismo, tuttavia non mancano esempi di attività di carattere economico che possonopresupporre un rivolgimento di quei valori e codici che pure sembrano dominanti.Le passioni autoconservative della modernità configurano un rapporto con laltro essenzialmenteoppositivo e strumentale: in una prima fase laltro è visto come nemico o rivale nella corsa al poteree alla ricchezza (homo œconomicus); mentre in una seconda fase laltro diventa un oggetto opaco eindifferente, puro specchio della proiezione narcisistica di un Io indebolito nelle proprie stessepassioni (homo democraticus). Nel primo caso il legame sociale sembra avere una funzionepuramente strumentale tesa alla conservazione e allaffermazione dellIo; nel secondo caso, essoviene corroso e messo in crisi dallapatia di individui atomisticamente chiusi in una sterile logicaidentitaria. Già Rousseau e Tocqueville hanno suggerito la possibilità di combattere gli effettiperversi di questo modello attraverso lattivazione di passioni altre, rimosse dallo sviluppo dellamodernità, e potenzialmente capaci di contrastare lazione disgregante dellindividualismoacquisitivo e narcisistico. Oggi l’Economia del Benessere si occupa delle scelte di politicaeconomica in grado di promuovere il benessere sociale. Questa branca delleconomia ha carattere"normativo" e si contrappone alla teoria economica "positiva" che analizza il funzionamento delsistema economico e gli effetti delle azioni umane (comprese le scelte di politica economica) senzaconfrontarsi con un determinato sistema di valori.Mentre le asserzioni della teoria economica positiva (per esempio, quella secondo la quale lariduzione del tasso di cambio di un paese determina un miglioramento della bilancia dei pagamentidello stesso) possono essere confermate o confutate dallanalisi empirica, quelle delleconomia delbenessere si basano su giudizi di valore che hanno carattere etico e non possono essere verificati oconfutati dallesperienza.Nellambito di questa branca delleconomia si è sviluppata una teoria che definisce le condizioni dasoddisfare per determinare una distribuzione delle risorse in grado di massimizzare il benesseresociale. Tra queste condizioni in uneconomia di mercato devono sussistere: lesistenza di mercatiperfettamente competitivi, il corretto funzionamento dei canali di trasmissione delle informazioni, 2
  3. 3. lassenza di effetti esterni (o "esternalità", effetti cioè che ricadono sullinsieme della collettività o suuna sua parte, come ad esempio linquinamento) e di "beni pubblici puri" (come la difesanazionale). Poiché queste condizioni difficilmente possono essere soddisfatte, molti economistiritengono che il mercato non sia in grado di determinare in modo automatico (cioè senzalintervento dello stato) unallocazione delle risorse disponibili che massimizzi il benessere sociale.Si può dunque provare a verificare lesistenza, nella società contemporanea, di forme fattuali dilegame fondate su passioni comunitarie e su un sentimento di philía che riaffiora dentro la crisi dellegame sociale, prefigurandone la ricomposizione in forme inedite anche nei rapporti economici,adeguate alla complessità della società democratica. Si tratta dunque di scommettere sullapossibilità di rintracciare, nella struttura antropologica degli individui, passioni alternative a quellepeculiari del paradigma utilitaristico, nelle quali emerga come prioritaria la tensione comunitaria, ildesiderio del legame; passioni che interpretano laltro come costitutivo dellidentità dellIo. Lascommessa consiste nel supporre che gli uomini non siano motivati solo dal desiderio diacquisire, che riduce il legame sociale a puro strumento di fini individualistici; ma cheagiscano anche spinti da un insieme di motivazioni, come la generosità e il desiderio di dare,lalleanza e lamicizia, che fanno del legame sociale il fine stesso dellazione. Questa scommessaè ciò che, sia pure nelle diverse prospettive, accomuna gli autori che si riconoscono nella teoria deldono e nella necessità di costruire un paradigma alternativo a quello utilitaristico: tra questi, M.Mauss, A. Caillé, J.T. Godbout.Tesi di fondo di Caillè, ad esempio, è che «nell’azione sociale certo entrano il calcolo e l’interesse,materiale e immateriale, ma che non c’è solo questo: ci sono anche l’obbligo, la spontaneità,l’amicizia e la solidarietà, in breve c’è il dono». Al di là di una società puramente contrattualistica,fondata sulla logica del dare e dell’avere, la "logica del dono" caratterizza a un livello profondo irapporti umani e garantisce l’uomo tecnologico dal rischio di cadere in una visione puramenteutilitaristica della vita.Il tema avrebbe potuto essere sviluppato anche in relazione a quell’ambito della famiglia che, giànel rapporto fra uomo e donna, e ancor più nella relazione genitori-figli, è sollecitato a porsi nellaprospettiva del "dono" ed è insieme minacciato dalla tentazione del perfetto bilanciamento dei dirittie dei doveri e di una reciprocità, dunque, di tipo contrattualistica piuttosto che emozionale e vitale.Nella pratica del dono, sostiene Godbout, la società è come condotta al di là di se stessa, così comelindividuo mette in gioco ]a propria identità. Il rischio del dono, infatti, è il rischio dellidentità.Perché si dona? Si chiede Godbout. "Per collegarsi, mettersi in presa con la vita, per rompere lasolitudine, trasmettere, appartenere a qualche cosa". Ogni dono è la ripetizione della nascita,dellarrivo della vita, un salto misterioso al di fuori di ogni determinismo. Né ipocrita né strumentalee neppure residuale, come spesso si sostiene oggi, lesperienza del dono si rivela essere fondamentostesso di ogni società, la sua stessa condizione di sopravvivenza. Esso ci collega allimprevisto, allalibertà, al mistero, alla nostra stessa natura di animali sociali.A partire da ricerche recenti, la riflessione mostra che anche nel dono tra sconosciuti - comenel caso dell’open source (ad es. Blog e scambi P2P) - lesperienza che si configura è quella diun debito positivo verso gli altri.In particolare, l’Open source espone il concetto della economia del dono, tipica delle comunitàrurali antiche dove chi crea risorse non le vende, ma le scambia con gli altri sulla base diregole e convenzioni non scritte sostanzialmente impostate sul concetto di reciprocità.Il blogger e lo scrittore di software open di fatto aderiscono a questo paradigma mettendo adisposizione le proprie idee e il risultato del loro lavoro in una comunità fatta di relazioni e discambi con il risultato di amplificare enormemente il risultato del proprio lavoro. 3
  4. 4. Del resto la dimensione stessa del fenomeno blog e la quantità di software gratuito anche di grandequalità che si trova oggi in rete sono la chiara testimonianza di un fenomeno con basi solidissime, alpunto che “Il medium di riferimento delleconomia del dono è quello che i bloggerconversando stanno costruendo. I blogger che si regalano vicendevolmente il loro tempo e leloro idee, in questo modo creando una miniera di beni relazionali, sono la dimostrazione delvalore di ciò che non ha prezzo”.La generosità è la spontaneità donatrice, ma due sono i modi della generosità che ci è datoconoscere. Da una parte sta la generosità come "cifra della sovrabbondanza", là dove il donaredipende da un surplus di vitalità anonima, indifferente, impersonale, come nella concezionedell"Uno" di Plotino che dà perché non può non dare, producendo un continuo eccesso.Questa generosità come libero movimento naturale della vita contrappone il "paradigma dellaspesa" al "paradigma dellutile", intorno al quale si sono costituite le moderne scienze della vita. Lastessa dottrina dellevoluzione, infatti, ci dice che la vita è organizzata secondo la massimizzazionedella capacità di sopravvivenza - del "voler avere di più" di vita -, sì che la selezione naturaleprivilegia ciò che è utile per soddisfare questo impulso.Ma aldilà dellutile sta anche quel "sufficit" che pare sia stata lultima parola pronunciata da Kantmorente. "Sufficit" - "è abbastanza" - ci insegna un altro tipo di generosità, la generosità come"cifra della rinuncia", quella generosità di cui la povertà di Socrate, esibita agli ateniesi sulla scenadel processo, è testimonianza.La generosità "come cifra della rinuncia" è latto damore che cambia noi stessi prima di cambiaregli altri. Se la generosità come sovrabbondanza sommerge gli altri con limmensa marea di cose chepossediamo e, anche se donate, continuiamo a possedere e a produrre secondo abitudine, lagenerosità come rinuncia consiste, nella sua essenza, nella capacità di fermarsi e di fare spazio aglialtri, nellaccettare di sentirci limitati e finiti.Tra economia e filosofia, la generosità come povertà e rinuncia è, quindi, individuale, differente,personale. Detto altrimenti, il dono non è la cosa donata, ma è il donatore. Il dono della filosofia èquello "stile di vita", quella "cura dellanima", quella padronanza dellessere rispetto allillimitatezzadellavere, che interrompe la catena rettilinea del chiedere e dellottenere, che ne chiude il cerchio.Lunico dono possibile è il dono che noi facciamo della nostra cura: del nostro tempo, deinostri pensieri, dei nostri gesti, del nostro lavoro. E il prendersi cura dellaltro che nel dono simanifesta. Quando, nei nostri doni banali, nei doni di tutti i giorni, diciamo "è solo unpensiero", forse, senza saperlo, del dono diciamo la cosa più importante.D’altronde, nell’epoca della globalizzazione e, dopo il disastro dell’11 settembre, anche della crisidi una forte identità nazionale come quella USA, sembra prendere forma – come nella precedentefin de siècle – un diffuso desiderio di una dimensione collettiva fondata sul presupposto dellacondivisione, ispirata alle emozioni più che alla razionalità e al potere, per superare l’appiattimentoe la crisi di certi modelli etici e culturali, prima che economici.Resta da vedere se il terzo millennio riuscirà ad essere più forte del disincanto, e se un mondo in cuiperfino l’università deve funzionare secondo i principi dell’economia di mercato saprà superare lafredda ragione capitalista (come direbbe Mauss), e riscoprire il lato meno prosaico (e quindi piùpoetico) delle relazioni umane.Roma, 30 novembre 2006 4
  5. 5. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI· Adam Smith, An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, 1776 ,trad. it.Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, ISEDI, Milano.· Alain Caillé, Le tiers paradigme. Anthropologie philosophique du don, trad. it. Il terzoparadigma. Antropologia filosofica del dono, Bollati Boringhieri, Torino. · Andrea Tagliapietra, Il dono del filosofo. Il dono della filosofia in Rivista Telematica“XÁOS. Giornale di confine", Anno I, n.2 luglio - ottobre 2002.· Benedetto Vecchi, Un logo in nome dell’intelletto comune, Il Manifesto - 14.04.06.· Charles Champetier, Homo consumans. Morte e rinascita del dono, Arianna Editrice.· Claudio Risé, Felicità è donarsi. Contro la cultura del narcisismo e per la scopertadellaltro, Sperling & Kupfer.· Emile Benveniste, Dono e scambio nel vocabolario indoeuropeo, in Id., Problemi dilinguistica generale, Milano, Il Saggiatore.· Ferdinand Tönnies, Gemeinschaft und Gesellschaft, trad. it. Comunità e società, Comunità,Milano.· Genevieve Vaughan, LEconomia del dono in Athanor - The Gift Anno XV, nuova serie, n.8, 2004, Meltemi.· Gian Luca Rivalta, LEconomia del Dono e l’ipotesi del Management Postmoderno:divagazioni, dubbi, speranze pubblicato il 27 gennaio 2003 su Rivista Telematica Bloom –Frammenti di Organizzazione.· Hannah Arendt, Vita Activa. La condizione umana, Bompiani.· Jacques T.Godbout, Il linguaggio del dono, Bollati Boringhieri.· Jurgen Habermas, L’inclusione dell’altro, Feltrinelli.· Karl Polany, The Great Trasformation, trad. it. La grande trasformazione, Einaudi, Torino.· Marcel Mauss, Essai sur le don. Forme et raison de léchange dans les sociétés archaiques(1923-24), trad. it. Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche, PiccolaBiblioteca Einaudi, Scienze Sociali.· Marco Deriu, Il dono in una società di mercato, in Rivista Telematica Missione Oggi, Aprile2004.· Michel Bauwens, The Political Economy of Peer Production, 2005 Arthur and MarilouiseKroker, Editors , trad. it. Economia Peer To Peer Come Approccio Alternativo Alla Produzione inRivista Telematica Masternewmedia.org(masternewmedia.org/it/economia_P2P/un_approccio_alternativo_alla_produzione_20060303.htm)· Michel Tournier, Lo specchio delle idee, Garzanti.· Nicoletta Pireddu, Antropologi alla corte della bellezza. Decadenza ed economia simbolicanell’Europa fin de siècle, Edizioni Fiorini.· Pier Paolo Baretta, La Responsabilita`sociale dellImpresa e il ruolo delle parti sociali inRivista Telematica Culture e Impresa Fondazione Ansaldo Genova-Milano, n. 3 ,aprile 2006.· Serge Latouche, Quale "economia plurale"?A proposito del ritorno del dono in RivistaTelematica Ora Locale, n.27 , dicembre 2001-gennaio 2002.· Simone Santini, LEconomia del Dono conviene?, pubblicato l’08 Maggio 2005 su RivistaTelematica Clarissa – CLAR.· Stefania De Donatis, Antropologia filosofica del dono: uno scambio simbolico,Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia, anno 7 (2005).· Wikipedia, voce Sistemi di scambio non monetario, sito Internet. 5

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