Daniele BiacchessiDal libro L’ambiente negato – Viaggio nell’Italia dei dissesti Editori Riuniti, Roma 1999Pitelli, sponda...
Avvio la fase delle intercettazioni. Ho ascoltato 11mila conversazioni, 350 risultano significative. APitelli si svolgevan...
Lombardia e del responsabile dell’Ufficio speciale di Severo, Luigi Noé, direttore dell’Enea. Cisono le prove, le fotograf...
parte mia e degli organi di polizia giudiziaria, il Corpo Forestale, il Gico di Genova e i carabinieri.Certi accertamenti ...
Secondo i periti, tra il 1993 e il 1995 qualcuno ha trasferito sostanze tossiche interrate negli anniOttanta. Ripetutament...
Desta perplessità il fatto che non vi sia stato alcun intervento giudiziario, benché le prime denuncedegli ambientalisti r...
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  1. 1. Daniele BiacchessiDal libro L’ambiente negato – Viaggio nell’Italia dei dissesti Editori Riuniti, Roma 1999Pitelli, sponda orientale del golfo di La Spezia. Da lassù si vede il mare davanti alla città e quellenavi militari e civili che entrano ed escono dal porto, ogni giorno, a ogni ora. Dalla collina puoiosservare la bellezza del golfo dei poeti, Portovenere, l’isola Palmaria. Le case che stanno laggiù,dall’altra parte della baia, sembrano punti rossi persi in un mare blu intenso. E i lievi pendii chevanno dalle Cinqueterre fino all’ultima propaggine del promontorio fanno la bellezza di un postoche sa di magia. E’ stato così fino a quando gli scavi delle discariche abusive hanno distrutto unospicchio d’Italia: sostanze tossico-nocive ammassate l’una sull’altra, in un groviglio difficile dasbrogliare. Discariche illegali, costruite dall’imprenditore Orazio Duvia, grazie alla compiacenzadelle autorizzazioni della giunta regionale ligure. Duvia, il re di Pitelli, che elargisce fiumi di denaroa La Spezia, l’ex meccanico, l’uomo che trasforma una rivendita di moto in un impero finanziarioformidabile. Sulla collina non ci sono più i pini. La terra è sezionata, tagliata e scavata dalle paledella Sistemi Ambientali, della Ipodec, della Marina Militare, della centrale Enel. Quattordici,quindici discariche che dominano il lungomare dell’Arsenale di La Spezia. 1Ho visto i pini sparire dalla macchia mediterranea in meno di una stagione. Dal balcone di unavecchia casa di mare si vedevano caterpillar che troncavano alberi e la collina si trasformava interrazze senza forma. (pag. 43)Le stesse che una mattina deve aver visto il sostituto procuratore della Repubblica di Asti, LucianoTarditi, e che altri non hanno voluto vedere. Per anni. Perché dietro a Pitelli c’è un mistero. Quellodei fusti di Seveso e delle centrali nucleari russe, dei rifiuti ospedalieri trattati e dei veleni di mezzaEuropa. Tarditi è un magistrato caparbio. Lavora dodici ore al giorno coadiuvato da un manipolo dipoliziotti e carabinieri specializzati in vicende ambientali. Indaga sul traffico nazionale einternazionale dei rifiuti. Lui parte dalla fase successiva all’alluvione del 1994: "La mia indaginecoinvolge fin da subito la responsabilità della Isa Srl, inquisita nel 1997 in relazione a truffericonducibili allo smaltimento di rifiuti alluvionali. Ho individuati contattti tra la Isa e la discarica diPitelli. Metto sotto accusa i responsabili della Isa e acquisisco documenti che provano collegamentitra la Ati e la Sdm di Pioltello che cura il ritiro di rifiuti ospedalieri presso diverse Usl del Piemontee della Lombardia. Rifiuti conferiti, in parte, al forno inceneritore di Pitelli. Attraverso un lavoro diintelligence, intercetto un traffico proveniente dal consorzio per la raccolta dei rifiuti solidi urbanidi La Spezia, il Conir. Emerge che una quantità di rifiuti è destinata alle discariche del Piemontementre la normativa vieta l’arrivo di sostanze di questo tipo in altre regioni. Il meccanismo attuato èquello solito, del cosiddetto giro bolla e delle false fatturazioni. Ma dietro ogni giro bolla falsoesiste una fattura in tutto o in parte falsa riferita a lavorazioni non avvenute".Tarditi offre il racconto davanti ai volti esterrefatti della commissione parlamentare sul ciclo deirifiuti, presieduta da Massimo Scalia. E’ il 2 dicembre 1997. "Indago sulla provenienza dei rifiuti eincrocio le attività della Ipodec, che risulta essere una delle società di Orazio Duvia. Lavoro sulleutenze telefoniche della Ipodec, le stesse della società base, la Contenitori Trasporti. Solo alloracomprendo che l’impero finanziario di Duvia è costellato da scatole cinesi, da decine di società cheseguono il viaggio dei rifiuti in tutte le fasi operative, comprese le bonifiche. La ContenitoriTrasporti è proprietaria del sito di Pitelli, affidato in gestioni, attraverso un affitto di azienda, dallaSistemi Ambientali. (pag. 44)
  2. 2. Avvio la fase delle intercettazioni. Ho ascoltato 11mila conversazioni, 350 risultano significative. APitelli si svolgevano traffici illegali, penalmente rilevanti. Fatti che si svolgono proprio durantequelle intercettazioni. Si sviluppa il fenomeno del giro bolla, delle falsificazioni, della richiesta aifunzionari responsabili di certificazioni compiacenti. Si truccano davanti ai nostri occhi gare cheinteressano altre ditte del sistema italiano dei rifiuti. Un quadro davvero impressionante. Riesco aottenere la rottura dell’omertà nell’area spezzina, che contraddistingue tutte le attività inerenti alfenomeno delle discariche. Mi insospettisco perché la discarica di Pitelli si appoggia alla polverieradella Marina militare. Interrogo impiegati, dipendenti e operai della Contenitori Trasporti. Parlanodi interramenti illeciti avvenuti negli anni Settanta e Ottanta, che durano fino al 1992, quandoOrazio Duvia cede la Sistemi Ambientali, conservando una quota della società. Raccolgo quattrodeposizioni che indicano i luoghi precisi in cui vengono sotterrati i corpi di reato. Qualcuno cimostra perfino fotografie scattate sul posto."Tarditi sa che a San Macuto, dove si riunisce la commissione parlamentare, il circuito audio èaperto ma non si fa problemi nei confronti dei giornalisti che lo stanno ascoltando. Vuole far saperedove è arrivata la sua inchiesta. Spesso chiede la seduta segreta quando mostra le intercettazionitelefoniche e ambientali. Altre volte va avanti a braccio, con brogliacci scritti nella notte: "Nellaprima parte dell’indagine sequestro poche decine di metri quadrati di terreno in quattro o cinquepunti precisi della discarica. Alcuni sono dentro il perimetro di Pitelli, altri stanno fuori. Ilcarotaggio del terreno avviene subito ma è difficile giungere ai bidoni perché nel frattempo vengonocostruiti almeno quattro piani di discarica. I rifiuti più pericolosi, terribili, stanno in fondo e inquesto momento non sono raggiungibili. All’ipotesi di associazione a delinquere, aggiungo il reato 2di disastro ambientale. E’ sufficiente recarsi sul posto, osservare alcune fotografie e quegli edificidieci metri dai muri di contenimento. Ci si chiede come è stato possibile concedere autorizzazioniedilizie, con quali coperture. (pag. 45)Perquisizioni accurate negli uffici di Orazio Duvia fanno emergere annotazioni nel libro giornaleche portano a nami della pubblica amministrazione. Dalle prime perizie risulta che la terra èimpregnata di diossina, forse proveniente dal possibile interramento a Pitelli dei fusti dell’Icmesa diSevero. L’indagine epidemiologica in relazione ai tumori non viene effettuata e nelle carte chesequestriamo sono riportati i risultati di analisi sugli eczemi. Il forno inceneritore risulta inadeguato.E’ un dato sul quale tutti i testimoni sono concordi, tanto che definiscono quel forno una stufa opoco più. Nei giorni precedenti alle misure cautelari ci appostiamo nella zona e fotografiamo losversamento dei camion, utilizzando macchine fotografiche con teleobiettivo: uomini di poliziagiudiziaria si posizionano in un cimitero. Rileviamo le targhe degli automezzi. Così agli attirisultano foto che evidenziano il ribaltamaneto in discarica di confezioni che somigliano a rifiutiospedalieri trattati. Sono prove".Da Pitelli passano i 41 fusti frutto della bonifica dell’Icmesa di Severo. La Givaudan affida allaMannesman l’incarico di trasportare i residui del reattore dell’Icmesa. Vengono caricati sopra uncamion da Bernard Paringaux, l’autotrasportatore legato ai servizi segreti francesi e di mezzomondo. La sua missione è chiara fin dall’inizio: portare lontano dagli occhi dei giornalisti un carcopericoloso, che potrebbe provare le produzioni militari di Severo: Trova una discarica aSchoenberg, in Germania. Così organizza un viaggio parallelo con la complicità della Regione
  3. 3. Lombardia e del responsabile dell’Ufficio speciale di Severo, Luigi Noé, direttore dell’Enea. Cisono le prove, le fotografie trovate dal giornalista della televisione tedesca Udo Gumpel.Paringaux fa trovare il 13 settembre 1982 in un ex macello di Saint-Quentin, 41 fusti che hannopeso e diametro diversi da quelli veri. Arrivano i giornalisti che raccontano il ritrovamento dellapolizia francese. Viene avvisata la Hoffman La Roche, proprietaria dell’Icmesa: attraverso laconsociata Givaudan. li prende in consegna e li brucia nell’inceneritore della Ciba Geigy di Basilea. (pag. 46)I fusti falsi non ci sono più, bruciati, volatilizzati. Quelli veri vanno invece a Schoenberg, vicino aLubecca, la discarica dei veleni radioattivi dove finiscono le scorie delle centrali nucleari russe.L’assessore regionale della Lombardia, il verde Carlo Monguzzi, trova le bolle diaccompagnamento del viaggio parallelo e mentre alcuni giornalisti italiani si recano in Germania ifusti di Seveso spariscono di nuovo, tronano in Italia, nella discarica di Pitelli, trenta metri sotto lapolveriera, nel sistema intricato di tunnel situati in territorio militare. Sono ancora lì. A meno chequalcuno li abbia portati altrove. Il Secolo XIX del 25 giugno 1988 pubblica un’intervista a unosmaltitore di rifiuti illegali pentito. "In dieci anni ho scaricato scorie di ogni tipo in Liguria,Piemonte e in Lombardia. In queste discariche ricordo uno per uno i punti dove ho interratocontenitori colmi di residui chimici. Posso definirmi un inquinatore pentito. Ho lavorato in un certomodo ed era un’attività che rendeva bene. Ne ho viste troppe. Ho visto sparire carichipericolosissimi. E anche quando la stampa scopriva qualcosa e cominciava a sparare a zero sugliinquinatori non c’erano problemi. Bastava saper aspettare e trovare un’altra discarica."Tarditi a Italia Radio entra nei particolari: "Le Usl del Piemonte pagavano per incenerire i rifiutiprovenienti da ambulatori e sale operatorie. L’organizzazione invece provvedeva a metterli sottoterra con un costo notevolmente inferiore. 5 giugno 1996. Telefonata intercettata su un’utenzasospetta: "Le nuove bolle le faccio io direttamente. Comunque voi fate sparire, non fate vedereniente a nessuno: voi tenete di questo conferimento solo il tagliando di pesata".27 giugno 1996. Intercettazione telefonica agli atti della magistratura di La Spezia. 3"Strappate l’originale del verbale che avete voi, lo strappate e mettete per ricevuta una sigla sullanostra copia".Scattano le manette. I primi arrestati sono dirigenti, amministratori, rappresentanti commercialidella ditta spezzina Sistemi Ambientali, della Contenitori Trasporti, della Ipodec: Giancarlo Motta,Orazio Duvia, Daniele Paletti, Franco Bertolla, Ettore Cozzani, Luca Galli, Marco Callegari, PietroBonetti ed Eros Polotti. (pag. 47)Gli indagati nel primo troncone d’inchiesta sono 21. Poi l’inchiesta passa al sostituto procuratoredella Repubblica di La Spezia, Silvio Franz.Franz viene sentito dalla commissione d’inchiesta sul traffico dei rifiuti, lo stesso giornodell’audizione di Luciano Tarditi. "Dall’indagine sono emersi reati che fanno ipotizzare alla procuradi Asti, l’associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale. Asti ha provveduto astralciare una parte dell’indagine e continua a procedere solo per un pezzo dell’inchiesta mentre hatrasmesso il resto a La Spezia. Nel luglio 1997 mi è stato assegnato questo fascicolo piuttostocomplesso dal procuratore capo Conte. La gestione dell’inchiesta richiede un impegno notevole da
  4. 4. parte mia e degli organi di polizia giudiziaria, il Corpo Forestale, il Gico di Genova e i carabinieri.Certi accertamenti sono troppo delicati. L’impressione che ne ho tratto è questa. In alcune regioniitaliane se si vuole costruire un palazzo lo si fa senza concessione edilizia mentre in altre si ottienela concessione, cioè il provvedimento formale, viziato in molti passaggi che rendono difficilmenteaccertabile l’illegittimità dello stesso provvedimento. Lo stesso è accaduto a Pitelli. C’è laformalità, esistono i documenti relativi ai procedimenti che si sono conclusi con il rilascio diautorizzazioni. Ritengo di avere individuato ipotesi di falso ideologico: spesso sono state dichiarateesistenti condizioni che esistenti non erano. Mi riferisco a compatibilità con il piano paesaggistico,con il piano regolatore, esistenza di condizioni per l’apertura della discarica, compatibilità del fornoinceneritore con la possibilità di trattare rifiuti speciali. Ma i fatti più gravi, avvenuti tra la fine deglianni Settanta e l’inizio degli Ottanta, potrebbero essere oggi prescritti perché sono passati troppianni da quei fatti."Ci sono dunque due filoni che corrono paralleli: disastro ambientale e corruzione. Franz lavora inuna città difficile ma va avanti. Arresta un alto funzionario del ministero della Difesa, NicolaMiglino con l’accusa di corruzione: somme di denaro, buoni benzina, orologi d’oro.Destinataria di un altro provvedimento cautelare è la sorella di Miglino, Maria Pia, anche leidipendente del ministero. (pag.48)Finisce in carcere Baldo Pagano, ammiraglio, responsabile della sezione amministrativa dellaMarina di La Spezia. C’è il sospetto che abbia ottenuto dazioni di denaro per gli appalti dellosmaltimento dei rifiuti offerti successivamente a Orazio Duvia. L’ex presidente della provinciaSauro Baruzzo riceve un avviso di garanzia per mazzette che avrebbe ricevuto dalla SistemiAmbientali. Insieme ai fusti spuntano altri nomi. Antonio Malatesta, geometra del comune di LaSpezia, in pensione, e Ruggero Fiorello, finanziere in servizio all’ufficio registro e protocollo delleFiamme Gialle. Viene perquisita l’abitazione di Mario Mattei, ingegnere del dipartimentio ambientedella Regione Toscana. Secondo l’accusa avrebbe preso soldi e buoni benzina per favorire leautorizzazioni alla Contenitori Trasporti e alla Ipodec. Risultano sotto inchiesta AntoninoMassartotto, responsabile dell’ufficio ambiente della provincia di Rovigo, il maresciallo Orengodell’ aeronautica e altri ancora. La procura di La Spezia sequestra un mercantile in disarmo,attaccato al molo dell’ex terminal Messina. Trova tracce di radioattività. L’indagine è naturalmentelegata alla discarica di Pitelli. Sorge il sospetto che la nave possa essere stata usata come deposito dimateriale torrido, forse radioattivo. Accanto a Franz c’è il giudice delle indagini preliminari DianaBrusacà. Decide di commissionare ad alcuni periti i rilievi tecnici su Pitelli. "La discarica per tipo dirifiuti smaltiti e per l’ assenza di qualsiasi misura di salvaguardia, rappresenta un pericolo per 4l’ambiente e l’igiene."Lo scenario che emerge da millecinquecento pagine di perizia è allarmante. Le colline di Pitellisono una stratificazione di sostanze chimiche scaricate nel corso di quasi un ventennio e la naturasta già presentando il conto del disastro attraverso l’inquinamento delle acque di falda. Mercurio,piombo, cadmio, cromo e nichel sono i metalli presenti ovunque. Si potrebbe dunque pensare ainterramenti che risalgono a parecchi anni fa, ma gli scavi più recenti di rifiuti portano alla luce lapresenza di scarti dell’industria farmaceutica classificati tossico-nocivi, fanghi, ceneri, scoriecontenenti metalli pesanti, che fanno risalire l’attività illecita a poco tempo prima dell’iniziodell’indagine. (pag. 49)
  5. 5. Secondo i periti, tra il 1993 e il 1995 qualcuno ha trasferito sostanze tossiche interrate negli anniOttanta. Ripetutamente.A Pitelli l’intreccio con la criminalità organizzata è provato. Orazio Duvia vanta un sodalizioaffaristico con Ferdinando Cannavale, piccolo imprenditore spezzino arrestato dalla procura diNapoli tre anni fa in un’indagine sul giro di rifiuti tossici in Campania. Entrambi intrattengonorapporti con uomini poi arrestati per associazione camorristica. La Sistemi Ambientali hapartecipazioni della società Di.Fra.Bi. di cui sono principali azionisti due imprenditori nel mirinodegli inquirenti: Giorgio Di Francia e Francesco La Marca. Duvia e Cannavale inoltre sono iscrittialla loggia massonica coperta "Mozart" e nel corso di ina perquisizione a casa di Duvia sono statetrovate tracce consistente di questa sua appartenenza. Duvia e Cannavale intendono allargare gliaffari in altre regioni, in zone dove sono presenti numerose logge massoniche, come la provincia diMassa. Intanto un voluminoso dossier di circa mille pagine, redatto da Legambiente e Wwf, è nellemani della commissione presieduta da Scalia. L’inchiesta degli ambientalisti dimostra come laLiguria sia il crocevia di traffici illeciti. Una connection mafiosa che ha utilizzato gli scalimercantili di La Spezia, Genova e Savona e che ha fatto transitare veleni e armi. Sono raccontatiepisodi specifici, nomi, ricostruzioni dettagliate di società collegate con un sistema di scatole cinesi.Armi e rifiuti che portano lontano. Forse alla pista delle navi fantasma che giungono nei porti delCentro Africa. La commissione del Parlamento Italiano offre un quadro inquietante del connubiocriminale. "Secondo Legambiente e Wwf, fino alla fine degli anni Ottanta, approfittando dellavocazione marittima del territorio ligure, nella regione hanno operato soggetti imprenditorialiinteressati all’esportazione illegale di rifiuti tossico-nocivi, attraverso una rete di brokeraggiointernazionale con armatori compiacenti verso impianti di smaltimento siti in paesi del terzo mondo,Venezuela e Nigeria, e dell’est europeo, Romania. (pag 50)Successivamente, dopo lo scoppio dello scandalo delle navi dei veleni Zanoobia e Jolly Rosso,l’imprenditoria illegale, organizzata per aree territoriali, si è prevalentemente rivolta ai trafficinazionali e il territorio regionale diviene progressivamente discarica del Nord Italia e interporto peri traffici via terra e via mare di organizzazione internazionali di stampo mafioso.Su alcuni impianti e discariche di rifiuti solidi urbani si sono verificati accordi e collusioni traimprenditori e amministratori locali. Dopo una localizzazione concordata, sarebbero state acquisitea prezzo agricolo le aree poi inserite nei piani regionali di smaltimento dei rifiuti, con conseguentiguadagni."Nella relazione della commissione si entra nel dettaglio: "Il filone che lega tutte le inchieste sullegestioni delle varie discariche di La Spezia sarebbe il collegamento tra società operanti in Liguria esoggetti appartenenti a gruppi camorristici campani fatti oggetto di provvediemti giudiziari chehanno riguardato la cosiddetta "rifiuti connection" della zona di Caserta. La vicenda giudiziaria siinquadra nell’ambito dell’operazione Adelphi, del 1993 che vede implicato Ferdinando Cannavale,titolare della società Transfermar, in cui il pacchetto azionario è per il cinquanta per cento, gestitodalla Contenitori Trasporti di Orazio Duvia. Non può suscitare sorpresa che la discarica di Pitelli 5abbia agito per quasi un ventennio senza che alcun controllo amministrativo individuasse leillegalità, come il seppellimento di rifiuti pericolosi sotto la mensa e altri locali dell’impianto.
  6. 6. Desta perplessità il fatto che non vi sia stato alcun intervento giudiziario, benché le prime denuncedegli ambientalisti risalgono agli anni Ottanta, e che sia intervenuta la magistratura di un’altra città,quella di Asti". La protesta del Comitato difesa ambiente coinvolge gran parte dei cittadini dei paesidi Pitelli e Ruffino. Intanto qualcuno Parla.Un collaboratore di giustizia ha già fornito agli inquirenti importanti dettagli in relazione agli affarigestiti da dirigenti dell’Oto Melara, fabbrica di armi di La Spezia. Parla di due armatori che neglianni Ottanta mettono a disposizione alcuni mercantili per il trasporto da La Spezia alla Somalia dirifiuti tossici e di altro materiale bellico. (pag. 51)In Africa entrano poi in azione i pescherecci di altura costruiti da imprenditori italiani nell’ambitodella cooperazione con il governo di Mogadiscio. Le stesse navi intercettate da Ilaria Alpi,giornalista del Tg3, e dal cameraman Miran Hrovatiin poco prima di essere uccisi a Mogadiscio. (pag. 52)

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