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Raimondo Villano - Le bilance
 

Raimondo Villano - Le bilance

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abs- da 16. R. Villano “Ph@rmastorie” cd rom multimediale a colori con raccolta di articoli di storia della farmacia in pdf dell’Autore editi dal 2005 al 2007 dal periodico Punto Effe (10,5 Mb; ...

abs- da 16. R. Villano “Ph@rmastorie” cd rom multimediale a colori con raccolta di articoli di storia della farmacia in pdf dell’Autore editi dal 2005 al 2007 dal periodico Punto Effe (10,5 Mb; 20 files) Ed. Chiron dpt Ph@rma, Torre Annunziata, dicembre 2007;

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    Raimondo Villano - Le bilance Raimondo Villano - Le bilance Presentation Transcript

    • BilanceBilance “Se paura o tristezza durano per molto tempo, questo è un fenomeno melancolico” (Ippocrate, Aforismi VI, XXIII)
    • Sul Conci1 leggiamo a proposito delle bilance di farmacia: “Antichissima è la documentazione d’uno dei più tipici e indispensabili strumenti farmaceutici: la Bilancia (dal lat. bis e lanx “piatto”). Secondo gli storici, la bilancia sarebbe stata conosciuta in Oriente già nell’età neolitica. In Europa, però, sarebbe giunta soltanto nell’età dei metalli, probabilmente attraverso le isole di Cipro e di Creta. Fra i vari segni geroglifici di una tavoletta iscritta del II Palazzo di Cnosso (prima metà del secondo millennio a. C.) v’è anche quello della bilancia (a bracci eguali, con un piede verticale di sostegno). Un’altra documentazione è sulla lastra tombale di Kivik (Svezia), probabilmente della tarda età del bronzo. Numerosa è pure la documentazione di bilance egiziane. Oltre alle bilance a sostegno, le antichissime età conobbero anche le bilance appese. Di questo tipo esistono, nel Museo Nazionale di Atene, due bilancette d’oro, trovate in una tomba di Micene: la leva è formata da un’esile verga d’oro, con fili sempre d’oro che reggono sottilissimi piattini. Bilance con pesi scorrevoli sui bracci erano probabilmente note anche ai Babilonesi.
    • Gli Ebrei usavano bilance a bracci eguali e disuguali, con pesi liberi e scorrevoli: ed anche le bilancine tascabili. Nel Talmud sono ricordate bilance...addomesticate, col bilanciere vuoto, contenente mercurio, il quale spostandosi dalla parte della merce, collaborava egregiamente col mercante ad imbrogliare il compratore. Nessun esemplare di bilance greche di età storica ci è rimasto conservato. Non mancano invece i monumenti figurati, fra cui uno dei più antichi è quello della coppa cirenaica di Arcesilao (conservata nella Biblioteca Nazionale di Parigi ove è rappresentato il re Arcesilao che sorveglia la pesatura e la preparazione dei pacchi di sifio, la famosa droga che formava la ricchezza di Cirene e di cui s’ignora tuttora la origine botanica, malgrado le ricerche di molti botanici moderni). La bilancia etrusca corrisponde a quella greca, almeno per quanto si può arguire dai monumenti figurati (cisti e vasi incisi).
    • I Romani usavano bilance a bracci uguali, bílanx (trutina e libra indicano tanto la bilancia che la stadera), e a bracci disuguali, stadera. Ai Romani è dovuta l’introduzione dell’indice (examen), posto al di sopra della leva. Numerosi sono i monumenti figurati di queste bilance e numerosi pure gli esemplari ricuperati dagli scavi (Pompei). Si conservano anche esemplari di combinazione fra la bilancia a bracci eguali e la stadera (Museo Nazionale di Napoli) con contrappeso cursore fusiforme, scorrente su uno dei bracci. A giudicare dal numero degli esemplari rimastici, la stadera, venuta dalla Campania, deve esser stata maggiormente usata che non la bilancia a bracci eguali. Le bilance greche e romane - libra e stadera - rimasero in uso nelle farmacie fin quasi ai nostri giorni”. In vetro soffiato, la bilancetta idrostatica abbina il principio della spinta di Archimede a quello della bilancetta galileiana. Consente di misurare le diverse densità dei fluidi per mezzo del numero dei frammenti di cristallo aggiunti o tolti per trovare l’equilibrio del braccio.
    • Pesi e misure Nel parlare di bilance si devono anche ricordare le unità di misura di peso che sono state utilizzate in passato. Le unità di misura più frequentemente usate sono quelle di origine greca. Nella stessa Grecia l’unità di misura cambia a seconda della zona e dell’area geo-politica. Ma nella definizione delle varie misure si trova la suddivisione di una unità in sottomultipli non su base decimale ma su base duodecimale, originaria dall’area mesopotamica dove probabilmente nascono i primi tentativi di regolare le misure in modo uniforme. Tutte le misurazioni di peso, volume, superfici lineari, derivano dalle prime misurazioni dello spazio; in un una seconda fase dello sviluppo delle conoscenze e dei rapporti tra i gruppi umani le misurazioni di spazio si collegano a quelle specificamente di volume (che è sempre uno spazio occupato) e quindi al rapporto tra spazio occupato (volume) e senso della gravità che fa intuire sia il peso in assoluto che il peso specifico delle varie sostanze. Si può immaginare come gli antichi artefici usassero misure di volume per indicare la quan- tità di varie sostanze per preparare sia Sostanze medicamentose che altri ma- teriali, come le pitture di pareti di edifici o grotte o per le ceramiche, le le tinture tessili e via dicendo. Osservando che volumi uguali di mate- rie diverse possedevano un peso diver- so, e questa è una sensazione assoluta- mente primordiale, almeno per certe sostanze, si è preferito introdurre la
    • misura in unità di peso. Nell’antica Grecia esisteva una complessa struttura di unità di misura per il peso e le altre grandezze fisiche. Il valore e il peso delle unità cambiava a seconda delle epoche e delle aree; il “peso base” era il Talento, a seconda dell’area di riferimento detto “Euboico” (Eubea) o “Eginetico” (Egina), per quelli più antichi, poi dopo la riforma Soloniana (Vll secolo a.C.) fu detto “Soloniano”. Il peso del Talento Attico, dopo il VII secolo è calcolabile intorno ai 26,20 Kg, ed era applicato soprattutto per pesare l’argento; i danni di guerra per le città sconfitte durante le frequenti battaglie erano stabiliti in migliaia di Talenti di argento da pagare al vincitore. Un Talento era suddiviso in 60 Mine; una Mina (436,60 g) era suddivisa in 100 Dracme. La denominazione Dracma servirà come unità di misura per millenni, praticamente da noi fino all’unità italiana e l’introduzione del sistema metrico decimale; la Dracma è stata la moneta della Grecia moderna fino all’introduzione dell’Euro. Inoltre, il termine Dracma, divenuto nel linguaggio comune Dramma, contribuirà alla formazione della denominazione Grammo (insieme al Grano). Una Dracma greca di età classica, sia per la monetazione che per la pesatura, inserita nel sistema detto “eginetico”, ma accettato in quello detto “euboico” e infine “attico”, pesava circa 4,366 g. A sua volta, la Dracma era suddivisa in sei Oboli (0,728 g circa); l’Obolo, per le pesature minime veniva suddiviso ulteriormente in 8 Calcoli cor- rispondenti a 0,091 g circa. I Romani costruirono un sistema di pesa- tura, fondato su rapporti numerici un po’ diversi. Il contatto con il mondo greco favorì la fusione tra sistemi e in certe aree vi fu coesistenza.
    • Il sistema romano risulta interessante in quanto in molti testi tecnici e medici si trovano sia le unità di misura greche che quelle romane e perché le sue tracce restano nel sistema vigente nel mondo anglosassone (nelle transazioni commerciali correnti). Il Talento e la Mina servirono ai romani per le grandi unità di peso; il peso maggiore fu senz’altro la Libbra (Libra), equivalente a 327,456 g, che veniva suddivisa in 12 Once (Uncia), equivalenti a 27,288 g, Nell’area anglosassone esiste anche l’Oncia fluida (Fluid Once) per i liquidi e lo stesso termine era usato per unità di misura lineari e di superficie. Sia la Libbra che l’Oncia erano a loro volta suddivise: la prima per le pesature più grossolane e la seconda per quelle più accurate. La Libbra veniva detta anche Asse (As), che è una delle più antiche unità di misura; 1/11 di Libbra costituiva il Deunx (300,168 g); 1/12 il Dextans, 1/9 il Dodrans e così di seguito. Tra le più frequenti unità di misura presenti nei testi tecnici e farmaceutici ritroviamo: Semis o Semissis, ovvero mezza Libbra (163,728 g), Triente o Triens, un terzo di Libbra (109,152 g) e Quadrans o Teruncius, un quarto di Libbra (81,864 g).
    • Per l’Oncia si usavano sempre molte suddivisioni, ma le più frequenti e interessanti sono senz’altro la Semuncia, mezza Oncia (13,644 g), la Sextula, un quarto di Oncia quasi corrispondente alla Dracma greca; lo Scripulum (che nel corso del tempo diverrà lo Scrupolo, unità usata largamente nei Ricettari tardo rinascimentali e successivi), un ventiquattresimo di Oncia, ovvero 1,137 g. Infine, ritroviamo l’Obolo rimpiccolito, a 0,5685 g. e, come unità di misura più piccola, la Siliqua, corrispondente a un terzo dell’Obolo (e, quindi, ad un centoquarantaquattresimo dell’Oncia), cioè a 0,1895 g. I Greci costruirono, dunque, un sistema di misura del peso molto efficace, articolato e preciso, mentre i Romani dovettero integrarlo aggiungendo i pesi “medi” per correlare alcune delle loro unità a quelle greche soprattutto per le pesature accurate. I Greci avevano unità di misura più piccole e, quindi, più adatte alle misure più precise. In effetti, con la conquista del mondo ellenistico da parte di Roma si verificarono in questo campo delle cosiddette perdite di tecnologia.
    • Dalle opere mediche di Celso, Dioscoride, Galeno e Plinio si rileva che la Libbra romana era divisa in 12 Once 96 Dramme 288 Scrupoli. Tra le unità di misure greche e romane di volume per i liquidi2 , poi, vi erano: Cocliarion, lat. Coclearius, da cui “cucchiaio”: 0,56 ml; Keme 9,12 ml; Mystron 11,40 ml; Kocche 22,80 ml; Kiatos, Ciato 45,60 ml; Oxybafon, Acetabulum 68,40 ml; Tetarton, Quartarius (1/4 di sestario) 136,80 ml; Kotyle, Triblyon, Hemina 273,60 ml; Zestes, Sestarius 547,20 ml il più celebre; Kois, Congius 3,28 litri; Semi-Modius 4,381itri solo romano; Modius 8,75 litri solo romano; Amphorein Metretes 39,39 litri (greca); Amphora Quadrantal 26,26 litri (romana); Culeus, solo romano 525,26 litri solo romano. Il Coclearius (nome che discende dal greco Cocliarion e probabilmente fa riferimento a un antichissimo uso di gusci di chiocciola per prelevare sostanze) era usato solo nella Grecia classica e nel mondo ellenistico per misure molto precise; nel mondo romano si usa il Culeus, unità di misura per trasporti e transazioni quasi “industriali”. Molto usati in epoca romana erano il Sestario (circa mezzo litro) e il Moggio (8,75 litri); anzi il Semi-Modius e il Modius sono unità di misura tipicamente romane.
    • Anche in questo caso si assiste ad una “perdita di esattezza” tecnologica passando dall’epoca ellenistica a quella romana imperiale. Solo durante il principato degli Antonini (Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio, Commodo), epoca in cui operò Galeno (dal 160 al 199 d.C.), si verificò un parziale recupero della grande scienza ellenistica. Nell’area bizantina, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, emerse una nuova unità monetaria, derivante dal Solido aureo ed ebbe due nomi, divenuti importanti: Nomisma (probabilmente da “Nummus” latino) e Bisante, che divenne la moneta d’oro più importante dell’area mediterranea, finché gli arabi non ne insidiarono il primato. Gli arabi fecero concorren- za e riuscirono a battere il Bisante con la loro princi- pale moneta d’oro, il Dinàr, che deriva il suo nome dal latino Denarius, ma ha un peso (4,25 g) equipara- bile alla Dracma. Come peso, il Dinar venne normal- mente utilizzato nei Ricettari farmaceutici al posto della Dracma e le importanti innovazioni furono il Dirham (una moneta d’argento di 2,97 g) e il Rub, un quarto di Dinàr di 1,06 g. Nei Ricettari troviamo an- che l’Aureus, corrispondente a 1,5 Dracme (ovvero a circa 6,75 g.). Sul testo “I discorsi” del Mattioli (1573) che rappresenta il più importante commentario dell’opera “De materia medica” di Pedacio Dioscori- de (nato ad Anazarbe in Cilicia nel I sec. d.C.) leggia- mo i nomi e le quantità di peso secondo Dioscoride ed anche come si debbano intendere le misure delle cose solide e liquide.
    • Prima dell’introduzione del sistema metrico decimale non esistevano criteri uniformi a riguardo dei valori di peso, capacità e lunghezza. Il sistema di peso medicinale o farmaceutico in uso per tutto il medioevo ed oltre si basava sul sistema romano ove la libbra con le sue suddivisioni era la misura usuale. Il pavese Luigi Valentino Brugnatelli nella sua Farmacopea Generale del 1807 riporta i pesi di uso farmaceutico, espressi in grani, che “sono usati in tutto il regno”. Nella seconda metà del XIX secolo, in Italia ogni Stato aveva il suo sistema metrico e occorreva sempre specificare se una Libbra o una Dracma fossero Milanesi o Fiorentine o Napoletane; paragonando i vari sistemi a quello metrico decimale, già inventato e largamente diffuso, si nota come, per esempio, la Libbra oscillasse tra i 301,224 g (a Venezia) e i 340,456 g (a Modena), mentre la Dramma dai 2,672 g (a Napoli) ai 3,546 g (sempre a Modena). Negli anni la Dracma è stata progressivamente ridotta più o meno al valore del Dirham arabo e il rimpiccolirsi delle unità di misura può essere visto come un tentativo di adeguarsi a una maggiore accuratezza di misura. Inoltre, Libbra e Oncia sono unità di peso Romane e, quindi, dotate ab origo di una maggiore “autorevolezza giuridica”. Inoltre, Libbra e Oncia sono unità di peso Romane e, quindi, dotate ab origo di una maggiore “autorevolezza giuridica”. Il Grano, che poi è un mezzo Calcon, riflette l’esigenza della maggiore accuratezza possibile.
    • Libbre, once, dramme, grani, con l’introduzione del sistema metrico decimale furono convertiti in grammi, centigrammi e milligrammi. Vi erano, tuttavia, notevoli oscillazioni di valori ponderali tra le varie città italiane. Dal Codice Farmaceutico Militare del 1862 leggiamo che a Pavia 1 libbra corrispondeva a 326,793 g. Sempre il Brugnatelli ci riporta nella sua Farmacopea accanto ai segni medici usati nelle ricette i pesi empirici che venivano utilizzati.
    • Note 1 Conci Giulio (1934), “Pagine di Storia della Farmacia” Edizioni Vittoria Milano. Ristampa Anastatica del 1994, Veneta Editrice, Conselve (PD). Brugnatelli L.V. (1807), “Farmacopea Generale ad uso de’ medici moderni ossia Dizionario delle preparazioni farmaceutico - Mediche semplici e composte più usate ai tempi nostri e conformi alle nuove teorie Chimico Mediche”. Pavia, Dalla tipografia di Giovanni Capelli. 2 Granelli Luigi - “Le antiche unità di misura” - Farmacia News, settembre 2004. N O T E