Raimondo villano - La conoscenza di Dio nel pensiero di Pascal

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Estratto dalle tesine fatte dall'autore ad un corso di Teologia presso pontificia università

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Raimondo villano - La conoscenza di Dio nel pensiero di Pascal

  1. 1. Raimondo Villano - Conoscenza di Dio nel pensiero di Pascal 1/4Raimondo VillanoConoscenza di Dio nel pensiero di Pascal(1)Cosa pensa il grande scienziato (matematico, logico, psicologo) della possibilità da parte dell’intelletto diconoscere Dio?In Pensées (Fr. 543) afferma che “le prove metafisiche di Dio sono così lontane dal modo di ragionareordinario degli uomini e così intricate che colpiscono poco e, quand’anche fossero utili ad alcuni, nonservirebbero loro che nell’attimo in cui vedono la dimostrazione, ma un’ora dopo essi temerebbero diessersi ingannati”.Di per sé, dunque, sarebbe possibile dedurre dalla realtà del mondo l’esistenza di Dio ma ciò è faticoso,pochi sono in grado di comprendere i processi di pensiero necessari alle dimostrazioni che, comunque, nonproducono convinzioni autentiche e, soprattutto, durature.Chi esamina il mondo in modo sperimentale senza fede o disposizione ad essa bensì con la ragione, trovasolo ‘oscurità e tenebre’; Pascal, quindi, non nega la possibilità astrattamente teoretica di conoscere dallacreazione il Creatore: ma se si pone dinanzi alla natura un uomo non credente in Dio né disposto a credervi,questi non vedrà altro che la semplice ‘natura’.C’è, dunque, una via logica dal mondo a Dio ma, perché sia rettamente intesa e porti al senso esatto, occorreun occhio conveniente.Il non credente in Dio crede nel concetto di natura.La semplice osservazione della natura scopre, nel migliore dei casi, un Essere metafisico assoluto; se si devegiungere oltre, a vedere il Dio vivente cui si rivolge l’interiorità umana che aspira alla salvezza, deve nascereun nuovo evento, al di sopra della natura: Dio deve rivelarsi, dischiudendo una nuova ‘vue’, un nuovospazio in cui sta. È lo spazio della parola, dell’annuncio, del messaggio: in una parola la ‘Chiesa’, una nuovasituazione in cui le testimonianze di Dio presenti nella natura diventano efficaci e dispiegano il loro verosignificato.Per Pascal come per Agostino(2)l’esistenza è costituita da piani: il senso e le possibilità del piano inferioresi dischiudono soltanto sul piano superiore. La vita non può venir compresa dal basso verso all’alto bens^viceversa, gerarchicamente.Pascal, inoltre, parla del ‘velo della natura’ che avvolge Dio. C’è una forza che oscura lo sguardo; perPascal l’uomo non costituisce un’unità autarchica ma si rapporta a qualcosa. L’uomo è un essere attrattoverso l’alto, che giunge a realizzare il suo vero significato quando incontra l’Essere vero che dall’alto gliviene incontro, Dio, e quando entra con Lui in un vivente rapporto. Solo in una tale relazione con Diol’uomo è uomo nel senso della rivelazione; solo da qualcosa che è ‘sopra’ in modo assoluto, non metafisicoma del Dio vivo, l’uomo attingere il suo essere vero e autentico.Ciò vale anche per la conoscenza. Nell’atto conoscitivo c’è tutto l’uomo. Solo quando la tensioneconoscitiva va a Dio e da Dio ritorna, come un arco di fuoco, la conoscenza è pienamente se stessa; ma ilpeccato ha distrutto questo rapporto, spezzando l’arco di fuoco che non afferra più l’esistenza nel suo pienosignificato. Il peccato non vuole che si attui la conoscenza del Dio vivo.L’essenza del peccato è l’egoismo: la volontà di non essere rapportati a Dio, ma di rimanere in se stessi;l’amore dell’uomo per se stesso, che rende sé e il suo mondo il centro di quanto esiste. Inoltre, vaconsiderato il fatto che, come Dio, anche il vero io dell’uomo è nascosto: lo stesso limite che si oppone alla
  2. 2. Raimondo Villano - Conoscenza di Dio nel pensiero di Pascal2/4conoscenza di Dio ostacola anche la conoscenza di Dio, lo stesso velo che cade su Dio cade anchesull’uomo, il cui vertice naturale è nella relazione con Dio.È opportuno precisare, a tal proposito, che il concetto del Dio nascosto o sconosciuto non ha nulla a che farecon quello sviluppato nella teologia dialettica ed è del tutto errato interpretare Pascal sulla falsariga diKierkegaard: Pascal, infatti, non sa nulla dell’incommensurabilità assoluta che Kierkegaard pone fra il Dio,che è santità, e l’uomo, che non solo è peccatore ma anche peccato. Pascal, in pratica, afferma (Fr. 557):“non è vero che tutto riveli Dio e non è vero che tutto nasconda Dio. Ma è vero che Egli si nasconde a quelliche lo tentano e si rivela a quelli che lo cercano; perché gli uomini sono a un tempo indegni di Dio e capacidi Dio ‘capables de Dieu’, l’agostiniano ‘capax Dei’. Indegni a causa della loro corruzione, capaci in virtùdella loro primigenia natura”. È, dunque, qualcosa di diverso dall’incommensurabilità radicale: la chiarezzadello sguardo prima del peccato, consistente nel rapporto originario con Dio, è distrutta a tal punto chel’uomo non comprende più il suo primo stato: “non comprendiamo né lo stato glorioso di Adamo né lanatura del suo peccato né la trasmissione di questo in noi. Sono cose accadute nello stato di una natura deltutto diversa dalla nostra e che trascendono il grado della nostra capacità attuale(3)”.Tuttavia, ciò che è andato perduto continua ad agire, non è semplicemente perduto, è sconvolto ma nonestinto. L’uomo è oggi peccatore ma essere uomo non vuol dire essere peccato, ciò è un’esagerazione delpensiero biblico non giustificabili né in Paolo né altrove. Nel Nuovo testamento l’uomo è peccatore mal’intenzione a Dio è ancora presente in lui e l’incommensurabilità con Dio non è assoluta ma relativa eoccultezza significa essere velato; Pascal afferma: “se nulla fosse mai apparso di Dio, questa privazioneeterna sarebbe equivoca (…) ma il fatto che Egli è apparso qualche volta e non sempre toglie ogniequivoco(4)”.Pascal, poi, afferma che non conoscono nella sua occultezza Dio i pagani né nel suo nascondimentosacramentale i protestanti, mentre ben Lo conoscono i cattolici e, infine, là dove ‘gli altri’ non Lo conosconoEgli è “manifesto a noi in tutte le cose”. Pascal, attingendo alla tradizione agostiniana, dà affermazioni gravisulla condizione dell’uomo affermando, ad esempio, che ‘non è affatto il paese della verità (…) sconosciutafra gli uomini(5)” e da Dio coperta da un velo(6)” mentre altrove(7)dice che “gli uomini sono nelle tenebre elontani da Dio (…) nascosto alla loro conoscenza” e che l’attributo che Egli si dà nella Sacra Scrittura è‘Deus absconditus(8)’. Un Dio che, nonostante l’accecamento dello spirito e l’impurità del cuore fossesenz’altro conoscibile non sarebbe il Dio santo; il suo nascondimento a causa del peccato è segno della Suaverità e santità.Appena l’uomo pecca, dunque, l’occultezza diviene il naturale luogo di Dio e, per il medesimo motivo,anche l’uomo è nascosto a se stesso e, quindi, “sa così poco chi è Dio, che non sa neppure cosa sia luistesso(9)’: in effetti, non è “soltanto Deus, ma anche homo absconditus”.Pascal, conseguentemente, si pone il quesito sulla possibilità di penetrare al di là del velo giungendo allaconclusione che la sola possibilità sia insita nel ripercorrere la via opposta al peccato, ovvero il superamentodella centralità esistenziale di se stessi, umiltà e abbandono in Dio e purificazione interiore: tutto impossibilecon le proprie umane forze giacché, trascendendo il semplice esame di coscienza e il ravvedimento, prendeDio a misura e fondamento e, pertanto, l’orientamento da assumere è determinato da Dio. In altri termini, sitratta di una nuova arcatura dell’arco, di un nuovo configurarsi della tensione verso Dio, non raggiungibiledalla natura peccatrice.Altrove, poi, Pascal afferma che: “tutti i corpi insieme e tutti gli intelletti insieme e le loro realizzazioni nonvalgono il più piccolo moto di carità. Questo (…) è di un altro ordine, di un ordine soprannaturale(10)”. Lacarità ha una propria natura, un suo piano di valore, una sua propria “grandeur”, fra quelli e questa vi è una‘différence de genre” che deriva dal superamento di se stessi per amore di Dio: è la grazia che solo Dio puòdare.In un altro passo Pascal afferma che Dio non è semplice autore di verità geometriche (matematiche elogiche) e dell’ordine degli elementi o solo provvidenza su vita e beni umani accordando “prosperasuccessione di anni a coloro che l’adorano” o comprensibile “dal semplice contenuto dell’esistenza umana e
  3. 3. Raimondo Villano - Conoscenza di Dio nel pensiero di Pascal 3/4della storia” ma è un “Dio di amore e di conforto, che riempie anima e cuore di chi Egli possiede” purfacendo sentire essi interiormente la loro miseria ma anche la Sua misericordia infinita, “che si unisce alfondo della loro anima; che la riempie d’umiltà, di gioia, di fiducia d’amore; che li rende incapaci d’altrofine che non sia Lui stesso(11)”.Il donarsi di Dio è storico, legato ad una determinata figura in cui Egli si rivela venendo all’uomo: nellarivelazione si fonda il nuovo ordine della carità e della grazia.In effetti “noi non conosciamo Dio che per mezzo di Gesù Cristo. Senza questo Mediatore è tolta ognicomunicazione con Dio(12)” e “ma neppure noi stessi conosciamo se non per mezzo di Gesù Cristo. (…) Così,senza la Scrittura, che ha per unico oggetto Gesù Cristo, non conosciamo nulla e non vediamo che oscurità econfusione nella natura di Dio e nella nostra stessa natura(13)”. Pascal, poi, esprime il concetto fondamentaleche “noi conosciamo, al tempo stesso, la nostra miseria perché quel Dio altro non è che il riparatore dellanostra miseria. Così come noi non possiamo conoscere Dio che conoscendo le nostre iniquità(14)”.Il rivelarsi di Dio nelle cose e negli eventi del mondo era un Suo ‘darsi generale’: la trasparenza dellecreature per il Creatore; in Cristo vi è un ‘darsi particolare’: una forma precisa, quella storica; la SacraScrittura di Antico e Nuovo testamento prepara al Cristo, lo immette e spiega la storia. Il Donarsi di Dio èstorico, legato a figure storiche.Mentre nelle religioni i miti non sono legati ad alcun evento storico, il Cristianesimo è una serie di eventibiblici, ovvero la storia della salvezza.D’altro canto, Dio non ha bisogno della proclamazione di santi ma siamo noi uomini ad averne bisogno. “Ilsanto è colui che ha attorno a sé persone che gli si rivolgono per essere orientate: è uno strumento con il suocorpo che, come un violino in un’orchestra, crea una sinfonia(15)”.Pascal, infine, considera la Chiesa in stretta connessione con Cristo e vi riserva un’ardente professione difede e l’espressione lapidaria che “la storia della Chiesa deve essere propriamente chiamata storia dellaverità(16)” e che “è impossibile che coloro i quali amano Dio con tutto il loro cuore non riconoscano laChiesa(17)”. La stessa Sacra Scrittura, dunque, non è un fenomeno qualsiasi proiettato da Dio nello spaziouniversale della storia, bensì legata ad un piano particolare, affidata a una realtà insita nella storia: la Chiesa,sola interprete della Sacra Scrittura e nel cui esclusivo ambito la Sacra Scrittura può essere rettamenteascoltata.___________Note(1) Romano Guardini, Pascal, Morcelliana, Brescia, 1972(1^ ed.: Christliches Bewußtsein, Versuche über Pascal, Bautzen 1934).Romano Guardini (1885-1968), teologo tedesco-italiano, docente a Monaco di Baviera di Filosofia della Religione.(2) Si trovò a giudicare dal piano più alto conoscitivo la possibilità del piano inferiore.(3) Blaise Pascal, Pensées (Fr. 560).(4) Ibid. (Fr. 559).(5) Ibid. (Fr. 843).(6) Ibid. (Fr. 718).(7) Ibid. (Fr. 194).(8) Ibid. (Fr. 415).(9) Ibid. (Fr. 430).(10) Ibid. (Fr. 793).
  4. 4. Raimondo Villano - Conoscenza di Dio nel pensiero di Pascal4/4(11) Ibid. (Fr. 556).(12) Ibid. (Fr. 547).(13) Ibid. (Fr. 548).(14) Ibid. (Fr. 547).(15) Achim Buckenmaier, Lezione del 17 aprile 2013, Città del Vaticano, Pontificia Università Lateranense, Cattedra di Teologia delPopolo di Dio.(16) Ibid. (Fr. 858).(17) Ibid. (Fr. 850).

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