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Le criticità del mercato del lavoro meridionale osservate attraverso le nuove misure dell e forze di lavoro potenziali

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  • 1. Sintesi paperObiettivo di questo saggio è verificare se l’osservazione c) i “sottoccupati part time”, le persone che lavorano adel mercato del lavoro meridionale attraverso i nuovi orario ridotto, ma vorrebbero lavorare più ore o aindicatori complementari al tasso di disoccupazione, tempo pieno (underemployed part-time workers).sviluppati dall’Eurostat, consenta di analizzare e I primi due indicatori costituiscono le “forze di lavorod’interpretare quel mercato in maniera più corrispondente potenziali” o “addizionali” - FdLP (Potential additionalalla sua complessità e di rileggere in modo inconsueto e labour force - PAF).inatteso le sue criticità, in particolare della componentefemminile. Il fenomeno delle forze di lavoro potenziali interessaLa tradizionale e rigida divisione tra occupati, disoccupati particolarmente l’Italia dal momento che su una plateae inattivi che ci presenta un Mezzogiorno dove più della europea complessiva di 11 milioni di persone, più di unmetà della popolazione non lavora e non cercherebbe quarto risiede nel nostro Paese (3 milioni, pari al 28% delneppure un’occupazione e dove la quota di donne inattive totale e al 12% delle forze di lavoro). Nella Germania chesarebbe pari ad un terzo di tutta la popolazione femminile, ha una popolazione superiore alla nostra, le forze dicon punte del 70% in Campania, non sarebbe socialmente lavoro potenziali ammontano a circa 1,2 milioni, insostenibile e non corrisponde alla realtà. Francia sono 800 mila.Del resto è condivisa da tutto il mondo scientifico la Viceversa l’incidenza dei sottoccupati part time in Italia èconsapevolezza che il solo tasso di disoccupazione non fra le più basse d’Europa: 1,8% delle forze di lavoro asia in grado di misurare la reale quantità di lavoro fronte del 3,6% della media europea (451 mila sul totaledisponibile inutilizzata nel processo produttivo. europeo di 8,6 milioni). La quota contenuta deiPer queste ragioni l’Eurostat, consapevole che the ILO sottoccupati in Italia è determinata in grande misura dalladefinition does not capture all unemployment, in accordo minore diffusione dei part time nel nostro Paese.con gli istituti statistici degli Stati membri dell’Unioneeuropea, l’ILO, l’OECD e la Banca Centrale europea, ha Un’altra caratteristica specifica delle FdLP italiane èsviluppato e definito tre nuovi indicatori complementari al rappresentata dal divario di genere: il 60% delle forze ditasso di disoccupazione (Eurostat indicators to lavoro potenziali è costituito da donne (17,4% delle forzesupplement the unemployment rate) che sono pubblicati di lavoro femminili a fronte dell’8,3% degli uomini).con frequenza almeno annuale, a partire dal 2011. L’osservazione del mercato del lavoro meridionaleQuesti tre nuovi indicatori, adottati successivamente in attraverso questi nuovi indicatori, soprattutto quello deglimodo conforme dagli uffici statistici dei paesi europei, inattivi disponibili a lavorare, ma che non cercanoarricchiscono le possibilità di fotografare il mercato del un’occupazione attivamente, consente di guardare da unlavoro nel quale, fino ad adesso, le persone potevano punto di vista diverso il fenomeno più abnormeavere, secondo le definizioni standardizzate dall’ILO, solo rappresentato dal fatto che più della metà dellatre condizioni professionali: occupato, disoccupato e popolazione delle otto regioni del Sud non lavora (almenoinattivo. Troppo semplificate per riuscire a cogliere, in un non in modo regolare) e non cercherebbe neppuremercato del lavoro sempre più frammentato e un’occupazione (55%).diversificato con livelli di “attaccamento” al lavoro moltodiversi, le complessità delle aree grigie in cui l’inattività Ma la dimensione anomala delle forze di lavoro potenzialidegli scoraggiati che sono pronti a lavorare italiane rispetto agli altri paesi europei non riflette unaimmediatamente non ha caratteri molto diversi dalla loro distribuzione uniforme su tutto il territorio daldisoccupazione e anche l’occupazione a tempo parziale momento che su 3 milioni di persone, 2 milioni risiedonoinvolontaria con retribuzioni ridotte condivide alcune nelle regioni del Mezzogiorno (66%), 400 mila in quelledelle criticità della disoccupazione, come per esempio il del Centro (14%) e 600 mila in quelle del Nord (20%).rischio di povertà. Da questa analisi emergono, di conseguenza, alcuneI tre nuovi indicatori sono complementari al tasso di inattese e inconsuete evidenze.disoccupazione e non alterano la sua definizione, così Innanzitutto il Mezzogiorno non è costituito da unacome è stata standardizzata dall’ILO, perché definiscono maggioranza di “fannulloni”, addirittura dal 70 per centonuove categorie di inattivi e di occupati: di donne inattive che si osservano in alcune regioni meridionali, come nel Marocco, ma da una quotaa) gli “inattivi disponibili a lavorare immediatamente, ma rilevante di forze di lavoro potenziali. che non cercano un’occupazione attivamente” Queste sono in gran parte costituite da persone, in (Persons available to work but not seeking); maggioranza donne, che sarebbero disponibilib) gli “inattivi che cercano un’occupazione attivamente, immediatamente a lavorare se si presentasse l’occasione. ma non sono disponibili a lavorare immediatamente” Hanno una propensione al lavoro non molto diversa da (Persons seeking work but not immediately available); quella dei disoccupati, tra i quali non sono comprese dal punto di vista statistico solo perché non hanno cercato 1
  • 2. attivamente un lavoro nelle quattro settimane precedenti Il forte attachment to work degli inattivi meridionalil’intervista. disponibili a lavorare, ma che non cercano emerge ancheGuardando il bicchiere dalla parte vuota, la quota di da un’altra evidenza: gran parte di questa platea silavoro, soprattutto femminile, inutilizzata nel processo considera e si dichiara disoccupato per valori superiori aproduttivo nel Mezzogiorno è assai più elevata di quella quelli che si osservano nel resto delle Paese.rappresentata dal tasso di disoccupazione. Di conseguenza Anche sulla base dell’analisi delle precedenti esperienzeil tasso di mancata partecipazione al lavoro che prende in lavorative si conferma che la propensione al lavoro degliconsiderazione non solo i disoccupati, ma anche gli inattivi disponibili a lavorare non è molto diversa dainattivi disponibili a lavorare, ma che non cercano, quella dei disoccupati, ma è molto lontana da quelle deiassume valori piuttosto elevati: 18% nella media italiana, “veri” inattivi, depurati dalle FdLP.11% nelle regioni del Centro-Nord (inferiore alla mediadei paesi europei che è pari al 13%), e 32% nel Infine, è altamente probabile che una quota importanteMezzogiorno che sale al 41,7% per la componente delle forze di lavoro potenziali sia occupata in attività nonfemminile. In Italia, di conseguenza, le persone che regolari. Sarebbe, infatti, socialmente insostenibile che nelcercano effettivamente un lavoro e non riescono a Mezzogiorno circa 3 milioni di persone, tra disoccupati etrovarlo sono nel 2011 complessivamente circa 5 milioni, inattivi disponibili a lavorare, il 32% delle forze di lavorodei quali quasi 3 risiedono nelle regioni del Mezzogiorno. allargate, non percepissero redditi da lavoro, se non quelli derivanti dalle indennità di disoccupazione. In pocheÈ un’evidenza certamente negativa, ma mostra che parole, tre milioni di “disoccupati” nel solo nell’offerta effettiva di lavoro nelle regioni meridionali è Mezzogiorno determinerebbero aspri conflitti socialiassai ampia, superiore a quella presente nel resto del difficilmente non rilevati con allarme dall’opinionePaese. pubblica.La presenza di una alta quota di scoraggiati, ma anche di Così non è perché i consumi, anche se hanno subito lapersone che stanno aspettando gli esiti di passate azioni di stessa flessione che si osserva nel resto del Paese,ricerca fra gli inattivi disponibili a lavorare, ma che non rimangono sempre incongrui rispetto alle retribuzioni dacercano spiega per una parte perché essi non sono lavoro regolare e dalle dichiarazioni dei redditi.considerati disoccupati, secondo i requisiti ILO. Non c’è scontro sociale semplicemente perché è altamente probabile che una buona fetta delle forze diUn’altra robusta evidenza è emersa analizzando i rapporti lavoro potenziali ogni giorno entri in un ufficio, in undi questo gruppo di inattivi con i Centri per l’impiego cantiere, in una fabbrica che magari non esiste per il fiscopubblici e con gli altri intermediari privati. Gli inattivi oppure in un’azienda agricola e lavori senza contratto.disponibili a lavorare immediatamente, ma che non L’alta probabilità che via sia una stretta contiguità,cercano un’occupazione attivamente sono in gran parte soprattutto nel Mezzogiorno, tra inattivi disponibili aiscritti ai CpI, firmano la dichiarazione di immediata lavorare, ma che non cercano e l’area del lavoro irregolaredisponibilità al lavoro e, per una parte, sono considerati emerge dalle stime del modello di regressione e dal fattodalla legge disoccupati amministrativi. Alcuni che oltre il 40% di questa componente delle FdLP, chebeneficiano persino delle indennità di disoccupazione. sale al 45% nel Mezzogiorno viva in famiglie nelle qualiSono a tutti gli effetti disoccupati, ma non dal punto della nessuno lavora. Vivere in una famiglia non composta dadefinizione ILO. anziani senza apparenti fonti di reddito è un indizio della presenza di lavoro non regolare.È stata confermata, sulla base delle analisi longitudinali edelle dinamiche dei tassi di permanenza e transizione fra Sono così emerse molte evidenze inattese o comunquele sei condizioni professionali con cui i nuovi indicatori inconsuete rispetto alla letteratura prevalente.dell’Eurostat consentono di segmentare tutta la Infatti il Mezzogiorno non è costituito da unapopolazione in età lavorativa, la tesi espressa da molti maggioranza di “fannulloni”, addirittura dal 70 per centoautori che nel Mezzogiorno vi sarebbe minore di donne inattive che si osservano in alcune regioniconvenienza a cercare attivamente un lavoro, rispetto al meridionali, come nel Marocco che deve però tenereresto del Paese. conto di fenomeni di segregazione che per fortuna nonDall’analisi dei dati è risultato, infatti, che la probabilità di esistono nel nostro Paese, ma da una quota rilevante ditrovare un lavoro degli inattivi meridionali disponibili a forze di lavoro potenziali.lavorare non è molto diversa da quella dei disoccupati eche quella dell’altra componente delle forze di lavoro Quali indicazioni di policy per il Mezzogiorno potrebberopotenziali – gli inattivi che cercano attivamente, ma non derivare dalle evidenze emerse da questa analisi?sono disponibili a lavorare immediatamente, è persino Il mancato sviluppo del Mezzogiorno non è determinatosuperiore. Insomma, la scelta di non cercare attivamente sicuramente dall’insufficienza dei trasferimenti finanziariun’occupazione, anche in presenza di una chiara da parte dello Stato in queste regioni, ma dall’incapacitàdisponibilità a lavorare immediatamente, è razionale. della classe dirigente locale di utilizzarli proficuamente per creare servizi e infrastrutture efficienti e stimoli per la crescita e l’innovazione del sistema produttivo. 2
  • 3. Ancora più esplicito è stato il Presidente del Consiglio dimensione di economia sommersa, soprattuttoMario Monti quando ha affermato che a crescita anche favorendo lefficienza e la redditività delle impresenel Sud non nasce da soldi pubblici infilati nel tubo dal legali attraverso il miglioramento dellofferta di beni equale poi escono imprese e posti di lavoro, ma da servizi d’interesse pubblico, come i servizi di fornituraun’economia e da una società che funzionano. di input materiali, la realizzazione di infrastruttureProbabilmente è già un passo avanti essere consapevoli soprattutto digitali o di consulenza finanziaria,che gli incentivi nel Mezzogiorno non solo non servono, industriale, per linnovazione tecnologica e per ilspiazzano e fanno concorrenza sleale nei confronti delle marketing per aumentare la produttività e laimprese non sussidiate, ma possono essere anche causa competitività delle imprese legali esistenti, per farledella mancata capacità di uscire dalle logiche clientelari: crescere di dimensione, per aiutare aper far partire un percorso virtuoso di crescita, occorre internazionalizzarsi e per rendere possibile nelinnanzitutto ridurre i finanziamenti distribuiti a pioggia Mezzogiorno la creazione di nuova impresa legale.per concentrarli su pochi progetti interregionali.  Il ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca ha Già sapere che occorre operare prevalentemente sullaaffermato a questo proposito che “si è deciso di fare di domanda di lavoro, piuttosto che sull’offerta, è unpiù, soprattutto per togliere il fiato ai “progettifici” che già passo avanti.nel Sud vedevano affacciarsi nuovi e vecchi rentier, Inoltre, bisogna tenere ben presente a questo propositopronti a calare sui fondi. E così abbiamo concentrato gli che non esiste un unico sistema produttivo meridionaleinterventi su pochi obiettivi misurabili in termini concreti, con caratteristiche simili e in gran parte scarsamenteindicando con chiarezza risultati attesi verificabili”. produttivo, ma dietro alle medie si celano realtàCome suggeriva il governato della Banca d’Italia territoriali che hanno portato avanti un recupero piùnell’intervento di apertura del convegno sul Mezzogiorno, intenso e che oggi presentano livelli di valore aggiunto“servono rilevazioni indipendenti, sistematiche, frequenti, per occupato superiori a quelli di numerose Provincesu cui misurare i progressi delle amministrazioni, stabilire del Centro-­‐Nord.un corretto sistema di incentivi, indirizzare le risorse Questo processo di sviluppo non deve essere ancorapubbliche”. “aiutato” con fondi pubblici, ma deve essere autonomoMa più modestamente, dalle evidenze empiriche emerse e autosostenersi.da questa analisi si può affermare che nel Mezzogiornovivono circa due milioni di persone, mimetizzate sotto la Intorno a questo traguardo principale e ineludibile, anchedefinizione di non forze di lavoro, spesso considerati nell’interesse del Nord, debbono muoversi le politiche.sfaticati dagli stereotipi antimeridionali, che ogni giorno, Questo significa, per la parte minima di competenza delloinvece, lottano e si arrangiano per trovare un lavoro Stato in tutte le sue articolazioni, che bisogna innanzituttoregolare e sarebbero disponibili a lavorare impedire, come affermava nel 2007 l’attuale governatoreimmediatamente se si presentasse l’occasione, ma l’unica della BCE Mario Draghi, che siano profittevoli, graziealternativa loro offerta dal mercato sembrerebbe essere all’evasione fiscale e al lavoro nero, attività a basso valorequella del lavoro in nero. aggiunto altrimenti non sostenibili. Nel Sud, queste criticità sono aggravate da un sistemaNon di ulteriori ingenti stanziamenti a fondo perduto, produttivo che è profittevole non perché è piùnel senso letterale della parola, c’è bisogno, ma, per competitivo, ma spesso grazie all’intermediazione politicalimitarsi alle evidenze di questo saggio, occorre e clientelare, alla debolezza della di quella componenteprincipalmente creare una domanda di lavoro regolare, della società che rispetta e pratica la legalità epiù qualificata, che si avvicini a due milioni di posti di dell’economia di mercato che non riesce a competere inlavoro per assorbire questa platea di supposti inattivi un ambiente globalizzato e, dopo l’entrata nell’euro,così vasta e anomale non solo in Europa, ma anche nel senza le provvidenziali svalutazioni della lira del passato,Centro-Nord del Paese. dal rafforzarsi del capitalismo basato su attività illecite e,E questo un programma ambizioso di difficile non per ultimo, dalla scarsa dotazione di capitale socialerealizzazione, ma che avrebbe almeno il vantaggio, senza il quale il decentramento e l’autonomia falliscono.come suggerisce il Ministro Barca, di avere un Lo Stato deve, innanzitutto, garantire alle persone e alleobiettivo chiaro e misurabile: quale quota dell’abnorme imprese beni e servizi collettivi con standard paragonabilie anomala platea di forze di lavoro potenziali del a quelli che si osservano nel resto del paese, anche nelmeridione è transitata verso l’occupazione regolare? settore della sicurezza per chi vuole andare nelle regioniOccorre tenere presente che questo risultato non si può meridionali per intraprendere senza dover pagare unaraggiungere prospettando, in modo piuttosto tassa locale aggiuntiva a quella dello Stato, delle regioni esemplicistico, l’emersione dal sommerso per una dei comuni che lo penalizza immediatamente neisemplice ragione: l’economia non osservata ha, confronti della concorrenza delle imprese del resto delsoprattutto nel Mezzogiorno, una causa Paese.prevalentemente economica e solo in parte legata ad Lo Stato può fare, molto di più nell’aiutare le imprese,altri fattori. Bisogna, di conseguenza, ridurre i fattori soprattutto quelle più piccole, a crescere innovando,economici che nel Mezzogiorno determinano una tale 3
  • 4. rendendo più efficienti i processi produttivi, concentrandoi pochi finanziamenti disponibili, anche quelli di originecomunitaria, nei settori a maggiore valore aggiunto e chepossono avere maggiore successo grazie al grande bacinodi risorse inutilizzate del Mezzogiorno e favorendo leoccasioni di internazionalizzazione delle imprese.Bisogna, infatti, puntare soprattutto su tre risorse esistentiin grande misura nel Mezzogiorno: beni culturali eambientali mediamente superiori a quelli disponibili nelCentro-Nord; una specializzazione agricola di notevolerilievo nel panorama nazionale ed europeo ma da sempresottovalutata; risorse di conoscenza scientifica nontrascurabili negli atenei legate al ruolo dell’universitàpubblica”. Insomma occorre far divenire profittevole ilsole e la conoscenza scientifica e tenere conto conmaggiore attenzione gli studi più accreditatisull’evoluzione della domanda internazionale di prodottiagricoli di qualità nel prossimo futuro determinata dallacrescita dei ceti medi nei paesi emergenti.Gli unici incentivi alle imprese meridionali che sonogiustificabili e accettabili, perché si riferiscono a beni eservizi d’interesse collettivo che producono benefici allasocietà, ma che i mercati non sono in grado di offrire (icosiddetti fallimenti di mercato), sono quelli rivolti afinanziare le spese per la ricerca e sviluppo, sia quella dibase che applicata, e per l’innovazione perché induconoattività addizionali soprattutto fra le piccole e medieimprese, le start-up e le imprese giovanili, erogatiattraverso contributi automatici che impedisconoall’amministrazione di esercitare poteri discrezionali e discambio politico con le imprese sicuramente non migliori,ma che hanno maggiori relazioni.Si muove nella direzione giusta di promuovere l’aumentodella produttiva delle imprese, anche inserendo nelleimprese maggiore flessibilità, misure di conciliazione e diwelfare aziendale, il progetto sperimentale di successo,promosso dal Ministero del lavoro, realizzato da ItaliaLavoro e finanziato con i fondi strutturali europei,“Lavoro femminile nel Mezzogiorno”.Questo progetto non offre denaro alle impresemeridionali, ma solo consulenza, anche personalizzata,per aiutarle a essere più produttive, anche grazie al lavoropiù qualificato delle donne, e a restare sul mercato anchesenza ricorrere al lavoro nero e alle tante forme dieluzione fiscale. 4
  • 5. 5