Disgrafia, disortografia, discalulia...cosa sono?

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Disgrafia, disortografia, discalulia...cosa sono?

  1. 1. Per disgrafia si intende una condizione in cui il bambino in età scolare produce una calligrafia molto irregolare con difficoltà di identificazione dei singoli grafemi e/o delle parole non dipendente dall'esperienza e quindi imputabile a qualche problema nelle fasi di programmazione e controllo dei movimenti che permettono la realizzazione della scrittura oppure ad una difficoltà ortografica (sostituzioni, omissioni, inversioni di grafemi) di natura neuropsicologica, resistente alle normali pratiche didattiche. Per questo secondo aspetto della scrittura si può anche usare anche il termine di disortografia. Il significato condiviso a livello internazionale del termine neuropsicologico dysgraphia si riferisce a questo secondo aspetto. Il termine disortografia si riferisce ad una difficoltà nel rispettare le regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto non imputabile alla mancanza di esperienza o a deficit motori o sensoriali. Spesso si usa il sinonimo di disgrafia che però può essere usato anche per riferirsi alle sole difficoltà calligrafiche. I sintomi possono essere omissioni di grafemi o parti di parola (es. pote per ponte o camica per camicia), sostituzioni di grafemi (es. vaccia per faccia; parde per parte), inversioni di grafemi (es. li per li; spicologia per psicologia). La discalculia è l'equivalente matematico della dislessia. E' una condizione che colpisce fino al sei per cento di tutti i bambini. I discalculi non riescono a fare calcoli in modo automatico, non riescono a fare numerazioni progressive e ad imparare le procedure delle operazioni aritmetiche. Hanno inoltre grandi problemi nel memorizzare le tabelline. Da alcuni studi molto recenti si è dedotto che la discalculia vera ha una base neurologica diversa dalla dislessia e che questo problema interessa una parte molto inferiore della popolazione. L'intelligenza associata al riconoscimento delle quantità e quindi dei numeri e alla loro elaborazione è inconscia e deriva da molto lontano dal punto di vista ereditario genetico. Il problema è spesso associato, a torto, alla dislessia, perché si manifesta come difficoltà a riconoscere il segno grafico anche numerico e quindi viene a galla la relativa difficoltà a collegare il numero alla quantità interessata. In questi casi, molto spesso, il riconoscimento delle quantità e quindi la capacità di riconoscere i numeri e di eseguire calcoli è intatto. Da qui si generano molti falsi positivi durante le diagnosi. È importante diagnosticare la discalculia, così come la dislessia e la disgrafia, prima possibile, in modo tale che possano essere messe in pratica adeguate strategie di insegnamento che facilitino il superamento delle difficoltà che i bambini discalculi incontrano ogni giorno. La dislessia è una sindrome che ha la sua maggiore manifestazione nella difficoltà dei soggetti colpiti a leggere e a scrivere. Tali difficoltà non possono essere giustificate dal loro livello generale di intelligenza (sempre nella norma), di istruzione o da problemi di vista o di udito. Dato che leggere è un complesso processo mentale, la dislessia ha svariate espressioni. Questa sindrome sembra strettamente legata alla morfologia stessa del cervello. La dislessia non è una malattia o un problema mentale. La definizione più recente, approvata dall'International Dyslexia Association è la seguente: "La dislessia è una disabilità dell'apprendimento di origine neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà a effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella scrittura (ortografia). Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio, che è spesso inattesa in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di una adeguata istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere i problemi di comprensione nella lettura e una ridotta pratica nella lettura che può impedire una crescita del vocabolario e della conoscenza generale". Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità classifica la dislessia e gli altri disturbi specifici di apprendimento come Disabilità per cui non è possibile apprendere i principi di lettoscritura-matematica nei normali tempi e con i normali metodi di insegnamento. Alcune teorie affermano che il modo di recepire la realtà del dislessico è tridimensionale. Questa caratteristica si scontra con la realtà della letto-scrittura che è invece bidimensionale: le conseguenze sono un congenito disadattamento del soggetto a tutto quello che ha a che fare con la lettura e la scrittura. Se questo problema non viene immediatamente compreso nei primi anni di vita da chi ha la responsabilità dell’educazione del bambino dislessico le conseguenze possono risultare di una certa gravità. Se il bambino dislessico è sottoposto a un metodo d'apprendimento usuale, egli riuscirà solo con un grande dispendio di
  2. 2. energia e concentrazione a ottenere risultati che per i suo compagni e per il suo maestro sono quasi banali. L'età migliore per intervenire è quella prescolare, periodo in cui gli interventi specifici hanno un'elevata possibilità di successo. Se non compresi i bambini dislessici passano per fannulloni o addiruttura per stupidi. Questo li porta spesso a perdere la propria autostima e a rigettare in toto il mondo della scuola. Peculiarità dei dislessici La loro predisposizione a concepire la realtà in modo tridimensionale ne fa spesso degli ottimi pittori e scultori. Il loro modo di pensare li facilita spesso nella comprensione di realtà complesse o realtà che devono essere simultaneamente viste da vari punti di vista. Le loro difficoltà con la scrittura e la lettura ne fanno spesso degli eccellenti oratori. Recenti ricerche Secondo quanto riportato dal notiziario on line de Le Scienze, ricercatori della Scuola di Medicina dell'Università di Yale, hanno identificato un gene nel cromosoma umano 6, chiamato DCDC2, le cui alterazioni sarebbero associate alla dislessia. Secondo questi studiosi una mutazione genetica di DCDC2 condurrebbe a un difetto nella formazione dei circuiti cerebrali preposti alla lettura. L’alterazione genetica sarebbe ereditaria. Il principale autore della ricerca, Jeffrey R.Gruen, ritiene che questi risultati, se confermati, potrebbero portare ad una migliore diagnostica per identificare la dislessia e potrebbero portare ad una migliore comprensione delle funzionamento a livello molecolare della lettura. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. La ricerca si basa su un campionamento statistico effettuato su 153 famiglie dislessiche. Le prove statistiche dimostrerebbero che circa il 20% dei casi di dislessia è dovuto all'alterazione nel gene DCDC2. L'alterazione genetica su questo cromosoma corrisponde alla cancellazione di una regione regolatrice. Lo stesso gene è responsabile, nei centri della lettura del cervello, della modulazione della migrazione di neuroni. Questa architettura cerebrale è necessaria per leggere normalmente Il mondo della scuola Purtroppo i bambini dislessici ancora faticano ad essere compresi ed accettati a scuola. Recentemente la circolare Prot. n 4099/A/4 emanata dal MIUR il 05.10.2004 ha raccomandato agli insegnanti di utilizzare strumenti compensativi e dispensativi che agevolano l'apprendimento di bambini e ragazzi dislessici e di applicare con loro una valutazione specifica in tutte le fasi del percorso scolastico, compresi i momenti di valutazione finale. Si specifica, altresì, che per adottare tali misure possa essere sufficiente la diagnosi specialistica di disturbo specifico di apprendimento (o dislessia). Per bambini e ragazzi dislessici non si ritiene opportuno l'appoggio di un insegnante di sostegno. Dislessici famosi • • • • • • • • • • • • • • • • • Albert Einstein (Scienziato) Alexander Graham Bell (Fisico) Ann Bancroft Anthony Hopkins Ashley Scott Carlomagno Charles Schwab Cher (Cantante) George Patton (Generale) George Washington (Primo presidente degli Stati Uniti) Gwen Stefani (Cantante) Hans Christian Andersen (Scrittore) Henry Ford (Imprenditore) Henry Winkler Ingvar Kamprad (IKEA) Isaac Newton (Fisico) Jackie Stewart (pilota di Formula1)
  3. 3. • • • • • • • • • • • • • • • • • Jay Leno John F. Kennedy Leonardo da Vinci (probabilmente) Muhammad Ali (alias Cassius Clay) (pugile) Napoleone Bonaparte (Generale) Nelson Rockfeller (Imprenditore) Nicholas Negroponte (guru dell'informatica) Noel Gallagher Quentin Tarantino (Regista) Richard Branson (Virgin Group) Ted Turner (AOL Time Warner) Tom Cruise (Attore) Walter Elias Disney (Walt Disney Fondatore della The Walt Disney Company) Whoopi Goldberg William Butler Yeats (Poeta Winston Churchill (Primo ministro inglese Woodrow Wilson (Presidente degli Stati Uniti Cos'è la Dislessia Perchè questo bambino non sa leggere? Perché scrive così male? Perché non sa le tabelline? Forse il suo problema é la dislessia. La dislessia e' una difficolta' che riguarda la capacita' di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. leggere e scrivere sono atti cosi' semplici e automatici che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico. purtroppo in italia la dislessia è poco conosciuta, benchè si calcoli che riguardi almeno 1.500.000 persone. la dislessia non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici. il bambino dislessico puo' leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacita e le sue energie, poiche' non puo' farlo in maniera automatica. percio' si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara. la difficolta' di lettura puo' essere piu' o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura, nel calcolo e, talvolta, anche in altre attivita' mentali. tuttavia questi bambini sono intelligenti e - di solito - vivaci e creativi. Come si manifesta la Dislessia Il bambino dislessico ha difficoltà scolastiche, che di solito compaiono già nei primi anni di scuola e persistono negli anni seguenti. Il bambino spesso compie nella lettura e nella scrittura errori caratteristici come l'inversione di lettere e di numeri (es. 21 - 12) e la sostituzione di lettere (m/n; v/f; b/d). a volte non riesce ad imparare le tabelline e alcune informazioni in sequenza come le lettere dell'alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell'anno. può fare confusione per quanto riguarda i rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani; mesi e giorni) e può avere difficoltà a esprimere verbalmente ciò che pensa. in alcuni casi sono presenti anche difficoltà in alcune abilità motorie (ad esempio allacciarsi le scarpe), nel calcolo, nella capacità di attenzione e di concentrazione. spesso il bambini finisce con l'avere problemi psicologici, ma questo è una conseguenza, non la causa della dislessia. anche dopo le elementari persistono lentezza ed errori nella lettura, che ostacolano la comprensione del significato del testo scritto. i compiti sscritti richiedono un forte dispendio di tempo. il bambino appare disorganizzato nelle sue attivita', sia a casa che a scuola. ha difficolta' a copiare dalla lavagna e a prendere nota delle istruzioni impartite oralmente. talvolta perde la fiducia in se stesso e puo' avere alterazioni del comportamento. Come si riconosce la Dislessia
  4. 4. Ogni dislessico è diverso dall’altro perchè la dislessia non è una entità monolitica. Essa si presenta come un complesso di caratteristiche che ogni dislessico condivide in misura più o meno estesa. Di seguito è riportato un elenco di tratti, comportamenti, abilità, differenze percettive o di sviluppo che possono essere presenti in misura più o meno ampia negli individui dislessici. Tanto più alto è il numero delle risposte affermative, tanto maggiore è la probabilità che si tratti di dislessia. In tal caso è necessario rivolgersi ad uno specialista (neuropsichiatra, psicologo) per avere una diagnosi; l’Associazione Italiana Dislessia offre al riguardo una consulenza gratuita. STILE DI APPRENDIMENTO L’acquisizione delle abilità connesse alle prime fasi dello sviluppo è stata più lenta rispetto alla media (camminare, parlare, ecc.) La capacità di lettura e scrittura è significativamente inferiore alla vivacità intellettiva. Viene frequentemente rimproverato, accusato di agire in modo stupido o di essere pigro o sbadato, immaturo e di “non impegnarsi abbastanza”. Il quoziente di intelligenza è nella media o sopra la media, ma il rendimento scolastico è basso, specie nelle prove scritte Si sente stupido, ha una bassa auto-stima, tende a nascondere le debolezze. Tende ad eccellere in materie quali arte, ingegneria, meccanica, costruzioni, amministrazione, vendite, musica, design, e sport. Ha difficoltà a mantenere l’attenzione; sembra “iper”. Gli riesce difficile concentrarsi ed è molto vivace. Va bene agli esami orali, ma ha scarsi risultati a quelli scritti. Apprende rapidamente attraverso l’osservazione, la dimostrazione, la sperimentazione e gli aiuti visuali. E’ bravo a mettere in pratica idee astratte. Sogna molto ad occhi aperti; si perde facilmente nei propri pensieri; perde il senso del tempo. ABILITA’ DI LETTURA, SCRITTURA E LINGUISTICHE E’ molto lento nella lettura. Può avere una ragionevole rapidità di lettura, ma non comprende ciò che ha letto. Non legge mai per il gusto di farlo. Può essere distratto dal riconoscere “disegni” nel testo scritto e si lamenta che le parole saltano fuori dalla pagina. Legge male ad alta voce. Nella lettura e nella scrittura mostra ripetizioni, trasposizioni, aggiunte, omissioni, sostituzioni o inversioni di lettere, parole e numeri. Durante la lettura può provare mal di testa, giramenti di testa o malessere. Si confonde con alcuni tipi di lettere, numeri o parole e tende ad invertirli Tende a non ricordare le elencazioni (nomi, cose, numeri, ecc.) specie se in sequenza. Si confonde facilmente con le lunghe spiegazioni verbali, specie se in sequenza. Esprime le sue idee con difficoltà. Nella lettura e/o nella scrittura tende a ripetere sillabe, parole e addirittura intere frasi, talvolta legge o scrive parole al contrario, talvolta salta le parole. Dimentica la parte centrale della frase o ciò che ha appena finito di leggere. Trova difficoltà nel compitare correttamente. E’ facilmente distratto da stimoli sonori. Gli capita di equivocare ciò che sente. Ha difficoltà nel verbalizzare i suoi pensieri. Può pronunciare male parole lunghe o trasporre parole e frasi nel parlare. VISIONE Durante la lettura si lamenta di provare sensazioni di movimento o di vedere le parole in movimento o distorte. Può vedere sulla pagina cose che non ci sono. Ha problemi visivi che i test standard non sembrano rivelare. Trova difficile vedere le cose nel modo appropriato.
  5. 5. LATERALIZZAZIONE Può avere difficoltà con i compiti che implicano abilità motorie. Ha difficoltà a copiare o a riassumere correttamente. La scrittura è talvolta illeggibile. Può non essere in grado di leggere la propria scrittura. La scrittura può continuamente oscillare da leggibile a illeggibile. Il modo in cui tiene in mano la penna è inconsueto. Può essere ambidestro. Appare non coordinato e goffo nei movimenti quando gioca o è impegnato in attività sportive. Spesso confonde la destra con la sinistra e il sopra con il sotto. TEMPO Sperimenta difficoltà nella consapevolezza del tempo, nella sua gestione e nell’essere puntuale. MATEMATICA Si basa sulle sue dita per contare. Può essere capace di contare bene, ma ha difficoltà a contare gli oggetti. Non sa amministrare il denaro. E’ bravo in aritmetica, ma non in problemi che implichino il linguaggio. E’ incapace di afferrare i concetti di algebra o del calcolo. MEMORIA Ha problemi con la memoria a breve termine. Generalmente ha un’eccellente memoria a lungo termine. Ha problemi di memoria con l’informazione strutturata in sequenza. Pensa principalmente per immagini e non ricorrendo al dialogo interno. COMPORTAMENTO E’ una persona molto frustrata. Può essere molto disordinato e brama attenzione. In realtà è molto più indietro con gli studi di quanto non appaia. In classe disturba oppure fa il buffone, oppure è troppo calmo. Può essere emotivo o ansioso in merito ai suoi problemi scolastici, alla lettura, alla scrittura, alla matematica. E’ propenso alle allergie. Può avere una soglia di sensibilità al dolore molto elevata o molto bassa. Ha un forte senso del “fair play” e della giustizia. Può essere ipersensibile, emotivo e aspira alla perfezione. Come affrontare la Dislessia Più tardi la difficoltà del bambino viene riconosciuta, più si complica il problema. Quando qualcuno (genitore o insegnante) sospetta di trovarsi di fronte ad un bambino dislessico é importante che venga fatta, al più presto una valutazione diagnostica. La diagnosi deve essere fatta da specialisti esperti, mediante specifici test. La diagnosi permette di capire finalmente che cosa sta succedendo ed evitare gli errori più comuni come colpevolizzare il bambino ("non impara perché non si impegna") e l'attribuire la causa a problemi psicologici, errori che determinano sofferenze, frustrazioni e talora disastri irreparabili. Quando la diagnosi è fatta si possono mettere in atto aiuti specifici, tecniche di riabilitazione e di compenso, nonché alcuni semplici provvedimenti come la concessione di tempi più lunghi per lo svolgimento di compiti, l'uso della calcolatrice o del computer. I dislessici hanno un diverso modo di imparare ma comunque imparano. Non sempre è facile trovare la persona in grado di identificare il problema; è utile consultare le figure professionali che se ne occupano (neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista). NOTA PER LE SCUOLE SU DISLESSIA E DSA: PROVVEDIMENTI COMPENSATIVI E DISPENSATIVI
  6. 6. La dislessia è un disturbo specifico di apprendimento che può verificarsi in ragazzi per il resto normali , cioè senza handicap neurologici o sensoriali o condizioni di svantaggio sociale. La difficoltà di lettura può essere più o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura e/o nel calcolo. Lo sviluppo delle conoscenze scientifiche ha permesso di stabilire che si tratta di una caratteristica costituzionale, determinata biologicamente e non dovuta a problemi psicologici o di disagio socio-culturale. Queste difficoltà permangono dopo la prima fase di acquisizione e si manifestano in un difficile rapporto col testo scritto e la sua decodifica. E' facile capire come in una cultura come la nostra, così fortemente legata alla scrittura, questo problema incida pesantemente condizionando la vita scolastica e in seguito la vita professionale. Molti di questi ragazzi non sono riconosciuti come dislessici e non ottengono alcuna facilitazione o adattamento della didattica che permetta loro di avere pari opportunità di apprendimento. Il mancato riconoscimento ha importanti conseguenze psicologiche, determina spesso l’abbandono della scuola e talvolta un futuro professionale di basso livello nonostante le potenzialità di creatività e di intelligenza che questi ragazzi manifestano. Inoltre influisce negativamente sullo sviluppo della personalità e compromette un adattamento sociale equilibrato. Anche se riconosciuti, i ragazzi dislessici attualmente non godono di nessuna tutela specifica, a differenza di quanto accade in numerosi paesi europei. Per riuscire a leggere e scrivere devono impegnare al massimo le loro capacità e le loro energie, si stancano molto ed impegnano molto tempo, sono lenti, troppo lenti, commettono errori, saltano parole e righe. Altra caratteristica è la sostituzione in lettura e scrittura di lettere con grafia simile p b d g q - a/o - e/a o suoni simili: t/d - r/l - d/b - v/f e altre non prevedibili. Molti dislessici hanno difficoltà : - ad imparare l'ordine alfabetico, i giorni della settimana, i mesi in ordine. - nell'espressione anche verbale del pensiero, hanno un lessico povero e non memorizzano i termini difficili. - a riconoscere le caratteristiche morfologiche della lingua italiana; quasi sempre le prestazioni grammaticali sono inadeguate. Molti dislessici sono anche discalculici, ovvero non riescono a: - imparare le tabelline - fare calcoli in automatico - fare numerazioni regressive - imparare le procedure delle operazioni aritmetiche. Praticamente tutti i dislessici hanno grosse difficoltà ad apprendere le lingue straniere, in particolare scritte, e la difficoltà maggiore è rappresentata dalla lingua inglese a causa delle differenze molto accentuale tra la scrittura e la pronuncia delle lettere e tra la pronuncia e la scrittura di una stessa lettera in parole diverse. Per i motivi sopra indicati si ritiene importante che i ragazzi segnalati dai servizi sanitari con dislessia o difficoltà di apprendimento, ottengano la possibilità di uso, dove necessario, di strumenti compensativi quali: - tabella dei mesi, tabella dell'alfabeto e dei vari caratteri, - tavola pitagorica, - tabella delle misure, tabelle delle formule, - calcolatrice, - registratore, - cartine geografiche e storiche, tabelle della memoria di ogni tipo - computers con programmi di videoscrittura con correttore ortografico e sintesi vocale, commisurati al singolo caso - cassette registrate (dagli insegnanti, dagli alunni, e/o allegate ai testi), mediante anche la predisposizione in ogni scuola di una fonoteca scolastica contenente il testo parlato dei libri in adozione , ed altri testi culturalmente significativi, ( possibilità di collaborazione col Centro del "Libro parlato” dell'Unione Italiana Ciechi) - dizionari di lingua straniera computerizzati, tabelle, traduttori - richiesta alle case editrici di produrre testi anche ridotti e contenenti audio- cassette o cd-rom
  7. 7. Parallelamente, in maniera commisurata alle necessità individuali e all’entità del disturbo di apprendimento, si dovrà garantire la dispensa da alcune prestazioni quali: - lettura a voce alta, scrittura veloce sotto dettatura, lettura di consegne, uso del vocabolario, studio mnemonico delle tabelline; - dispensa dallo studio delle lingue straniere in forma scritta, a causa delle difficoltà rappresentate dalla differenza tra scrittura e pronuncia; - tempi più lunghi per prove scritte e per lo studio, mediante una adeguata organizzazione degli spazi ed un flessibile raccordo tra gli insegnanti; - organizzazione di Interrogazioni programmate; - assegnazione di compiti a casa in misura ridotta; - possibilità d'uso di testi ridotti non per contenuto, ma per quantità di pagine (come già avviene in vari paesi europei tra i quali la Gran Bretagna dove esiste lo stesso testo ampio oppure ridotto per i dislessici). SALUTE: UNA FAVOLA TRIDIMENSIONALE PER CURARE LA DISLESSIA Il bambino dislessico, che scambia una parola per un'altra o un numero per un altro, ascolta la favola, si immerge nei suoni tridimensionali e vive la storia. I primi risultati su bambini romani con questa metodica, messa a punto dall'Istituto di Ortofonologia di Roma, sono estremamente significativi: l'annuncio è stato dato a Roma in una conferenza stampa dal dottor Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell'Istituto di Ortofonologia. ''E' purtroppo affollato di bambini e di diagnosi - dice Bianchi di Castelbianco - il pianeta dislessia. Su cento bambini, dodici presentano disturbi dislessici: per uno o due l'origine potrebbe essere genetica; per gli altri la causa è funzionale, psichica o altro. I bambini dislessici presentano, nella maggioranza dei casi, problemi di disorganizzazione spaziale. Il problema si può presentare in forme diverse, dalle più leggere, nelle quali il bambino pur leggendo male comprende tutto ciò che ha letto, a quelle più gravi. Bisogna sfatare una credenza e cioè che chi soffre di dislessia sia meno intelligente degli altri. Molti i personaggi famosi dislessici come Albert Einstein, Thomas Edison, Walt Disney, Leonardo da Vinci, Agata Christie e poi Tom Cruise, Robin Williams''. La metodica, che è stata messa a punto dall'Istituto di Ortofonologia di Roma, prevede un doppio livello di intervento: da una parte psicologico per quegli aspetti correlati alla dislessia come l'ansia che spesso sono causa o concausa del problema e rendono ancor più difficile la vita del bambino. L'altro intervento consiste in metodiche diverse a seconda delle specifiche difficoltà come le favole sonore tridimensionali che puntano a riattivare l'organizzazione spaziale. L'obiettivo, in questo caso, è la riorganizzazione spaziale raggiunta non visivamente bensì acusticamente. Mediante una tecnologia sviluppata ad hoc, i bambini dislessici ascoltano in cuffia favole tridimensionali, ideate appositamente, che ''costruisconò' un mondo virtuale nel quale si ritrovano immersi. Questo consente loro di costruire una rete di punti di riferimento acustici che li aiuta a dissipare la ''confusione spazialè' in quanto by-passa la modalità che solitamente caratterizza la loro percezione. E i risultati, come è stato detto nella conferenza stampa a Roma, cui hanno preso parte la logopedista Francesca Sgueglia, l'ingegnere Hubert Westkemper e il programmatore di computer Marco D'Ottavio, sono evidenti: i bambini trattati con questa nuova terapia dimostrano di sapere risolvere agilmente compiti che prima li vedevano in difficoltà. Esempi di errori (tratto da G. Denes & L. Pizzamiglio, 1990) Errori semantici Errori visivi Errori morfologici Sostituzione di parole funzione
  8. 8. età-vita scrivere-leggere identico-uguale via-strada divisione-più pericolo-attento svelto-correre misura-bilancia decimo-nove prezioso-valore biro-matita pino-albero Emilia-Amalia banale-banane soffitto-soffritto figlio-foglio brocca-bocca mandarino-natalino credevo-pure orfano-orfanatrofio scrive-scrivere fiorisce-fiorisco prendere-prende entrano-entrando questo-quello cioè-perciò chiunque-qualcuno perciò-perché poiché-oppure quassù-pure Il modello di apprendimento della lettura e la dislessia evolutiva Sarah Menini Il modello a due vie visto in precedenza rende conto di quali siano i processi implicati nella lettura di soggetti adulti che hanno già imparato a leggere e di che tipo di deficit si possa presentare nel momento in cui una delle vie di lettura diviene non operativa. Per parlare della dislessia evolutiva tuttavia bisogna far riferimento ad un modello di apprendimento della lettura che spieghi come il bambino perviene all'utilizzo corretto di entrambe le vie di lettura (fonologica e lessicale). Il modello di apprendimento della lettura di Uta Frith (1985) spiega come i bambini passino da una totale ignoranza dei rapporti tra linguaggio orale e linguaggio scritto all'automatizzazione dei processi di lettura. Secondo questo modello d'apprendimento, l'acquisizione della lettura avviene attraversano 4 fasi tra loro indipendenti. Ciascuno stadio è caratterizzato dall'acquisizione di nuove procedure e dal consolidamento e automatizzazione delle competenze già acquisite. Stadio logografico: coincide solitamente con l'età prescolare. Il bambino riconosce e legge alcune parole in modo globale, perché contengono delle lettere o degli elementi che ha imparato a riconoscere, tuttavia egli non ha né conoscenze ortografiche né fonologiche sulle parole che legge. Stadio alfabetico: il bambino impara a discriminare le varie lettere ed è in grado di operare la conversione grafema-fonema, potendo in questo modo leggere (attraverso la via fonologica) le parole che non conosce. Stadio ortografico: il bambino impara le regolarità proprie della sua lingua. Il meccanismo di conversione grafema-fonema si fa più complesso ed il bambino diviene capace di leggere suoni complessi (sillabe) rendendo più veloce la lettura. Stadio lessicale: il bambino riconosce in modo diretto le parole. Il bambino, a questo livello, ha formato un vocabolario lessicale che gli permette di leggere le parole senza recuperare il fonema (suono) associato ad ogni grafema (simbolo o lettera). Ora il bambino controlla bene l'attività della lettura che é diventata automatica e veloce. E' comunque ancora in grado di utilizzare le modalità di lettura degli stadi precedenti e, in effetti, le utilizza quando si trova ad affrontare la lettura di parole nuove, di cui non conosce il significato, o la lettura di parole senza senso. In sostanza, la completa acquisizione delle prime tre fasi rende completa la modalità di lettura tramite la via fonologica. Mentre, il raggiungimento della quarta fase permette al bambino di utilizzare correttamente la via lessicale e di leggere le parole conosciute senza bisogno di operare la conversione grafema-fonema. Seymour (1985) utilizza un modello molto simile a questo per riclassificare le dislessie evolutive sulla base del mancato raggiungimento dei vari stadi di apprendimento della lettura. Secondo questo ed altri autori si possono osservare tre tipologie di dislessie evolutive: dislessia fonologica dislessia morfologica-lessicale (detta anche superficiale) dislessia mista Classificazione delle dislessie evolutive Dislessia fonologica evolutiva Sostanzialmente i sintomi di questa dislessia evolutiva sono simili a quelli della dislessia fonologica acquisita, sebbene si presentino in forma più sfumata e le dissociazioni sono meno marcate. Il bambino ha maggior difficoltà nel leggere le non parole (stringhe di lettere senza senso) rispetto alle parole frequenti e a quelle che costituiscono eccezioni di pronuncia o di accentazione.
  9. 9. Questi sintomi sarebbero la conseguenza di un arresto dello sviluppo nel processo di apprendimento della lettura e precisamente a livello del passaggio dallo stadio alfabetico a quello ortografico. In altre parole, lo sviluppo della lettura nel bambino con dislessia fonologica rimarrebbe fermo a livello della conversione grafema-fonema delle singole lettere, non riuscendo a raggiungere la fase in cui tali regole vengono applicate a gruppi di lettere corrispondenti a sillabe, affissi e morfemi. Dislessia superficiale evolutiva La dislessia superficiale è presente sia come disturbo evolutivo che come disturbo acquisito, sebbene in letteratura siano stati descritti pochi casi di dislessia evolutiva superficiale. I sintomi caratteristici di questo deficit sono, come abbiamo già detto, la sostanziale inefficienza della lettura di parole contenenti eccezioni di pronuncia o di accentate in modo irregolare, mentre vengono lette bene le non parole. Secondo il modello di apprendimento della lettura di Frith, un deficit di questo tipo dovrebbe essere il risultato di un blocco dello sviluppo a livello dello stadio ortografico, per cui il bambino non ha problemi a compiere le conversioni grafema-fonema, ma non ha costruito il vocabolari lessicale necessario ad automatizzare la lettura. Dislessia mista È la dislessia che si può osservare più frequentemente. In essa sono presenti sintomi tipici di entrambe le categorie precedenti. Secondo il modello di apprendimento precedentemente presentato, questa dislessia sarebbe il frutto di un arresto alle prime fasi dello stadio alfabetico dello sviluppo. Occorre, inoltre, ricordare che nei casi di dislessia studiati, sia in soggetti di lingua inglese che italiana, non sono riscontrabili casi tipici di dislessia fonologica o superficiale e che nella maggior parte dei casi si ha una compresenza dei vari sintomi indicante una relativa superiorità di un meccanismo di lettura sull'altro. Iperlessia evolutiva Questa sindrome è presente in forma evolutiva oltre che acquisita. I bambini con diagnosi di iperlessia sono precoci nell'imparare a leggere, ma hanno significative difficoltà nella comprensione del linguaggio verbale. Inoltre hanno difficoltà si socializzazione e di interazione appropriata con le persone. Molti di questi bambini, inoltre, hanno: difficoltà ad iniziare la conversazione forte necessità di attuare comportamenti abitudinari e ritualistici difficoltà a pensare concetti astratti e in modo non letterale grande memoria visiva e uditiva Esempi di errori commessi dai bambini dislessici Sarah Menini I bambini dislessici durante la lettura fanno frequentemente questi errori: confondono lettere che sono visivamente simili, ma orientate diversamente: d-b-p, u-n, m-n confondono lettere che hanno suoni simili: v-f, g-c, b-p, d-t leggono le parole al contrario invertono le sillabe che compongono le parole sbagliano la sequenza delle lettere (capra-carpa) inoltre, fanno confusione e hanno spesso difficoltà nell'apprendere: le tabelline le serie numeriche le informazioni in sequenza (mesi dell'anno, giorni della settimana, lettere dell'alfabeto) i rapporti spaziali e temporali (ieri/domani destra/sinistra) alcuni abilità motorie problemi di attenzione e di concentrazione Come si manifesta La persona con disturbo di dislessia evolutiva può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando molte delle sue risorse attentive e delle sue energie mentali, poiché non può farlo in maniera completamente automatica come gli altri soggetti; di conseguenza si stanca molto, commette errori, rimane indietro rispetto ai propri compagni, ha poche energie attentive da spendere per la comprensione. È come se i bambini dislessici vedessero sempre le parole per la prima volta e pertanto siano costretti a
  10. 10. procedere tramite una lettura lettera per lettera, senza automatizzare il riconoscimento visivo. Questo causa un gran dispendio di energie attentive e porta il ragazzo a una lettura corretta per le prime righe del testo scritto e a commettere molti errori nel prosieguo, perché le sue risorse attentive si esauriscono o diventano più labili. La difficoltà di lettura può essere più o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura, nel calcolo e talvolta anche in altre attività mentali (memoria, percezione, linguaggio,…). Tuttavia questi studenti sono generalmente intelligenti, vivaci e creativi. Le difficoltà scolastiche compaiono nei primi anni di scuola primaria e persistono negli anni seguenti. Errori caratteristici della lettura e della scrittura sono: L’inversione di lettere e numeri (legge “al” invece di “la” e “51” al posto di “15”); La sostituzione di suoni vicini come m/n (“mano” al posto di “nano”), f/v (“foce” al posto di “voce”), t/d (“tue” al posto di “due”), s/z (“Sara” al posto di “Zara”), c/g (“care” al posto di “gare”), c/g (“ciro” al posto di “giro”), p/b (“palla” al posto di “balla”),…; La sostituzione di suoni scritti in modo simile come m/n dove la differenza è solo una gambetta (“muovo” al posto di “nuovo”); n/u dove la lettera è ribaltata (“nova” al posto di “uova”); p/q/d/b (“quove” al posto di “dove”; “paro” invece di “baro”; “dalla” al posto di “palla”;…); Difficoltà, a volte, di imparare informazioni in sequenza come le tabelline, i giorni della settimana, i mesi dell’anno, le stagioni, le lettere dell’alfabeto,…; Difficoltà, a volte, nei rapporti spaziali e temporali (lateralizzazione destra-sinistra, alto basso e le varie combinazioni: in alto a destra, in basso a sinistra,…; ieri, oggi, domani; collocare le proprie ed altrui esperienze nel tempo indivi- duando il giorno, il mese e l’anno,…; Difficoltà, a volte, ad esprimere verbalmente ciò che pensa in modo chiaro e corretto; Difficoltà, a volte, di coordinazione oculo-motoria come l’allacciarsi le scarpe, ripassare una figura andando sopra le linee, lanciare le freccette in un bersaglio o la palla nel canestro,…; Difficoltà, a volte, nel calcolo e nell’utilizzare la linea dei numeri; Difficoltà, a volte, di attenzione e concentrazione; Difficoltà di comprensione del testo scritto, essendo molte energie attentive impegnate nella decodifica del messaggio scritto. I compiti scritti vengono vissuti dallo studente dislessico come fonte di ansia, dovuta ad un rapporto molto modesto tra grandezza dello sforzo cognitivo con un notevole dispendio di tempo e risultati scarsi o modesti. Spesso lo studente appare disorganizzato nelle sue attività sia a casa che a scuola. Presenta difficoltà a copiare dalla lavagna e a prendere appunti di quanto detto oralmente, riuscendo poco a svolgere più azioni contemporaneamente come l’ascoltare e lo scrivere (o fa una cosa o l’altra). Quali sono la cause della dislessia È un disturbo specifico di origine costituzionale, cioè fa parte del corredo genetico del bambino, trasmissibile per via ereditaria, come il colore degli occhi, i lineamenti del viso, la tendenza all’obesità, alla longilineità, alla timidezza o all’aggressività. Secondo Coltheart (1999) le cause della dislessia sono per il 60% organiche e per il 40% di tipo educativo, da ricondurre in gran parte al fatto che gli studenti sono colpevolizzati anziché aiutati. Le cause organiche purtroppo non sono ancora completamente note e diverse sono le ipotesi che sono state avanzate: una prima teoria, probabilmente la più nota, è quella della “disconnessione funzionale” (o connessione disturbata) fra i centri cerebrali deputati alla decodifica della lettura (Geschwind, 1965; Marshall, 1983); tra le varie articolazione di questa teoria, quella fonologica (deficit del processamento fonologico) sembra essere quella più accreditata da un punto di vista delle attuali evidenze scientifiche (Frith, 2002); essa descrive la dislessia come una difficoltà dei ragazzi dislessici a manipolare i suoni rispetto ai non dislessici (ad esempio di effettuare la compitazione, lo spelling delle parole) e nel passare dal codice visivo a quello uditivo e viceversa; una seconda teoria è quella che parla della difficoltà di inibire gli stimoli visivi e orientare l’attenzione in modo selettivo da sinistra a destra: il ragazzo dislessico avrebbe un campo visivo attentivo troppo ampio e quindi gli stimoli periferici andrebbero ad interferire con la discriminazione visiva creando un problema di affollamento di stimoli (crowding). Sembra che i lettori dislessici percepiscano in modo meno chiaro rispetto agli altri lettori gli stimoli che si allontanano leggermente dalla fovea, viceversa percepiscano troppo distintamente gli stimoli alla periferia del campo visivo, che creerebbero in questo modo un
  11. 11. affollamento di stimoli, rendendo confusa la discriminazione visiva (Geiger e Lettvin, 1999). Il bambino dislessico discriminerebbe peggio di un buon lettore, perché non sarebbe in grado di inibire gli stimoli periferici (disturbi magnocellulari, Cestnick e Coltheart, 1999); una terza teoria ipotizza una mielinizzazione (ricopertura delle cellule nervose) incompleta che non permette un’attenzione focalizzata verso gli stimoli visivi e una conseguente difficoltà di discriminazione e decodifica degli stimoli visivi che stanno alla base della lettura (Bakker, 1998). Qual è l’incidenza della dislessia evolutiva nella popolazione scolastica italiana? Tale disturbo interessa probabilmente il 3-4% della popolazione italiana, che tradotto vuol dire più di un milione e mezzo di persone. Il problema sta nell’individuazione dei dislessici da parte degli insegnanti e nell’orientare i genitori ad andare nei centri specializzati nella diagnosi di questo disturbo, perché molto spesso questi ragazzi non vengono riconosciuti e le cause delle loro basse prestazioni nella lettura vengono imputate a demotivazione, scarsa attenzione, relazioni familiari disturbate, scarso impegno nell’esercizio della lettura. Come si può aiutare lo studente dislessico Occorre un’alleanza stretta tra genitori, insegnanti ed esperti del settore. Lo studente va aiutato a prendere consapevolezza delle sue difficoltà e del suo diverso funzionamento intellettivo: essere una persona diversamente abile non vuol dire essere inferiori agli altri. Occorre conoscere e accettare queste differenze per trovare strategie alternative nell’affrontare i vari compiti scolastici. Alcune direttrici di questi aiuti potrebbero essere (Parziani, Consolaro, Bombardelli, 2002): Credere nell’alunno, nel suo successo formativo, capirlo e sostenerlo nei suoi sforzi, gratificarlo rompendo il circolo vizioso della caduta dell’autostima e offrendogli sfide cognitive in grado di vincere; Ridurre il suo disagio concedendogli tempi più lunghi per svolgere i compiti, elaborare le domande e le relative riposte; Utilizzare strumenti informatici dotati di videoscrittura con correttore ortografico e sintesi vocale; Utilizzare strumenti informatici come dei CD Rom interattivi per migliorare le capacità lessiche e ridurre il danno causato dal disturbo specifico (ad esempio: “Lettura di base 1” e “Lettura di base 2” di Andrich e Miato, Erickson, Trento, 2002); Utilizzare la calcolatrice. Generalmente i ragazzi dislessici migliorano notevolmente nell’accuratezza della lettura (leggere senza fare errori) e poco nella velocità, che resta sempre inferiore rispetto a quella dei ragazzi di pari età. Cosa possono fare i genitori eo gli insegnanti I genitori nei confronti dei loro figli devono accettare e convivere con questo disturbo, cercare di essere positivi, pazienti, perseveranti, consapevoli, pratici,… La stessa cosa vale per gli insegnanti. Alcuni suggerimenti utili ad entrambi possono essere: 1. Informarsi il più possibile sul disturbo specifico; 2. Cercare una valutazione diagnostica appropriata; 3. Scambiare esperienze tra genitori, anche associandosi insieme; 4. Discutere il problema genitori assieme a tutti gli insegnanti; 5. Cercare strategie di aiuto per le attività scolastiche; 6. Intervenire adeguatamente nell’aiuto a casa (per esempio leggendo i testi scritti a voce alta, o ripetendo insieme l’argomento di studio); 7. Favorire quelle abilità specifiche che possono svilupparsi normalmente (ad esempio l’apprendimento orale delle lingue straniere); 8. Supplire la lettura con altre fonti di informazione (ad esempio cassette video e audio, CD rom, giochi didattici da tavolo, figure, schemi, mappe cognitive,…); 9. Cercare di dialogare continuamente per coordinare i vari interventi della famiglia, della scuola e degli operatori socio-sanitari; 10. Decidere insieme di dispensare lo studente da alcuni compiti quali la lettura a voce alta, la scrittura veloce sotto dettatura, la lettura individuale delle consegne dei compiti scolastici, l’uso del vocabolario, lo studio mnemonico delle tabelline,…; 11. Cercare di concedere allo studente tempi più lunghi per le prove scritte, per lo studio e l’esecuzione dei compiti scolastici;
  12. 12. 12. Permettere allo studente l’uso della calcolatrice, del computer dotato di videoscrittura con correttore ortografico e meglio se con sintetizzatore vocale, del registratore o di altri ausili quali cartine geografiche e storiche, tabelle di ogni tipo, schemi e mappe cognitive, tavola pitagorica e delle varie formule; 13. Cercare di chiarire ai compagni di classe il diverso funzionamento cognitivo dell’alunno dislessico, chiedendo anche il loro aiuto per favorire il suo apprendimento (lettura dei testi, spiegazioni orali, aiuti nella scrittura,…). 14. Assegnazione di compiti a casa in misura ridotta; 15. Utilizzazione di libri di testo con ridotto utilizzo di parti solo scritte a favore di pagine ricche di immagini, schemi, mappe cognitive; 16. Utilizzazione di cassette audio e video registrate per i vari argomenti di studio e di ingrandimenti delle consegne o parti di testi scritti in piccolo; 17. Organizzazione di interrogazioni programmate per tempo su argomenti di studio ben definiti. Giacomo Stella, noto esperto di dislessia in Italia, ha proposto una idea innovativa che ha notevolmente influenzato l’approccio al problema: egli ha dichiarato che la dislessia non è una malattia, e che dalla dislessia non si guarisce. Questo ha fatto propendere per una ipotesi di base biologica del disturbo, ipotesi che sembrerebbe spiegare le variabili che la psicoanalisi non riusciva a giustificare. L’orientamento che prevale oggi dice che si nasce, vive e muore dislessici, anche se con una grande variabilità individuale nell’evoluzione del disturbo: alcuni adulti conservano una marcata dislessia, altri (definiti compensatori) evitano di esporsi in situazioni pubbliche e utilizzano con successo strategie alternative alla lettoscrittura, altri ancora (definiti in ricerche in paesi anglofoni "recovered"), hanno recuperato ed il disturbo compare soltanto in casi di affaticamento o in situazioni in cui sono fortemente disturbati o confusi. Generalmente alcuni segnali che possono permanere sono difficoltà a leggere l’orologio, a conteggiare i resti, a ricordare la sequenza dei mesi dell’anno, ecc: a buone capacità cognitive accompagnano difficoltà procedurali e, a volte, una certa goffaggine nei movimenti e difficoltà di motilità fine. Spesso solo un accurato esame neuropsicologico può ancora identificarli come dislessici. Le strategie La riabilitazione deve essere incentrata sulla motivazione: occorre muoversi con equilibrio per far sì che bambini dislessici continuino ad affrontare la lettoscrittura senza arrivare ad un rifiuto di un compito per loro difficile ed altamente frustrante. La continuazione dell’esercizio della lettura può consentire una lettura sempre più basata sul riconoscimento visivo delle parole e sempre meno sulla faticosa decifrazione. Solo in casi di conclamata alessia (totale incapacità di leggere) la lettura e la scrittura non vanno proposte e occorre rivolgersi a strategie completamene alternative: in caso di dislessia, invece, la lettoscrittura va conservata come supporto ad altre modalità di presentazione dei contenuti da apprendere, ma non va in ogni caso considerata la via principe. Il progetto, prima che didattico, deve essere di aiuto: vanno privilegiati gli apprendimenti anche a scapito della forma. Purtroppo tale attenzione, presente nella scuola elementare (la percentuale dei bocciati che presentano tale disturbo è in linea con la media generale), tende a scemare nella scuola media, dove la percentuale di bocciati che presentano dislessia è del 600% superiore alla media generale. Accorgimenti utili per implementare, prima ancora di un percorso didattico, una strategia di aiuto sono: 1. Evitare di costringere alla lettura ad alta voce: è preferibile una verifica finale della comprensione
  13. 13. 2. Utilizzare per scrivere una tastiera che consente la selezione diretta delle lettere, senza costringere a ricercare in memoria la forma da attribuire ad un suono 3. Addestrare all’uso delle dieci dita per fare in modo che si guardi il monitor e non la tastiera, cosa che consente un maggiore controllo di quanto viene scritto 4. Consentire l’utilizzo del registratore come alternativa alla stesura degli appunti in classe 5. Utilizzare uno scanner con sistema OCR che consenta di importare i testi scritti da utilizzare poi con la sintesi vocale 6. Utilizzare un word processor (come Microsoft Word) che comprenda la correzione ortografica (è meglio escludere l’opzione di correzione immediata del testo e correggere solo al termine del compito: può essere frustrante vedersi sottolineare gran parte di quanto si è faticosamente prodotto) e la correzione automatica (che consente di correggere automaticamente gli errori più frequenti: tale funzione è da utilizzare solo quando l’obiettivo non è più correggere, ma produrre) 7. Consentire l’utilizzo della calcolatrice che libera capacità attentive che possono essere convogliate sulla parte procedurale che consente la soluzione di problemi 8. Utilizzare strategie divertenti e motivanti che diano alla lettura una valenza positiva e ludica Ecco alcuni esempi riportati da casi reali: • un genitore legge abitualmente alcuni semplici testi proponendo al figlio dislessico di seguirlo col dito e di individuare i trabocchetti che gli tenderà sbagliando appositamente nella lettura • una bambina, fortemente frustrata dai compiti di lettoscrittura era arrivata a rifiutare completamente la lettura, conservando però una forte motivazione agli apprendimenti attraverso modalità alternative (audiovisivi). La madre ha adottato la seguente strategie, che la bambina ha mostrato di gradire moltissimo: ogni mattina le fa trovare foglietti che, una volta decifrati, danno luogo ad azioni che portano ad un rinforzo altamente positivo, una sorta di caccia al tesoro (guarda nel barattolo dello zucchero…) Tutto ciò perché non si ripeta inutilmente l’esperienza di Paolo "Paolo è teso, preoccupato, le mani appoggiate sul libro sono sudate e tremano….la sua voce è senza intonazione…la lotta e lo sconforto sono grandi e si alternano dentro di lui altalenando tra coraggio e paura. E’ come paralizzato…..quando la tortura finisce Paolo si accascia sul banco….". (da "Quando un bambino non sa leggere" - Biancardi e Milano 1999) Paolo, dislessico, è descritto qui mentre sta leggendo. (dall’intervento del Dott. A. Biancardi al corso di alta qualifica per insegnanti di sostegno organizzato dal Provveditorato agli Studi di Reggio Emilia) per ulteriore approfondimento "Quando un bambino non sa leggere" Biancardi – Milano 1999 Rizzoli

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