Aterosclerosi

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Aterosclerosi

  1. 1. Aterosclerosi
  2. 2. Definizione <ul><li>Aterosclerosi è il termine usato per indicare una patologia vascolare, solitamente a lento sviluppo, caratterizzata da: </li></ul><ul><li>Indurimento delle arterie </li></ul><ul><li>Ispessimento della parete arteriosa </li></ul><ul><li>Perdita di elasticità delle arterie </li></ul><ul><li>I vasi principalmente colpiti sono le grosse arterie elastiche (es. aorta e carotidi) e le arterie muscolari. Ne sono esenti capillari, vene e linfatici. </li></ul>
  3. 3. Fattori di rischio <ul><li>I fattori di rischio per questa patologia comprendono fattori immodificabili e fattori controllabili </li></ul><ul><li>Fattori immodificabili: </li></ul><ul><li>Età: l’aterosclerosi è un processo a lento sviluppo. Nonostante alcune evidenze autoptiche dimostrino che questa patologia possa iniziare già in età precoce (10 – 14 anni), generalmente essa diviene clinicamente manifesta solo in età adulta o anziana. </li></ul><ul><li>Sesso: generalmente i maschi sono più soggetti allo sviluppo di questa patologia rispetto alle femmine, nelle quali, prima della menopausa, gli elevati livelli di estrogeni sembrano possedere effetti protettivi. </li></ul>
  4. 4. <ul><li>Predisposizione genetica: l’aterosclerosi è una patologia poligenica e la sua ereditarietà è in buona parte influenzata anche da altri fattori di rischio, alcuni dei quali ancora poco conosciuti. </li></ul><ul><li>Fattori controllabili: </li></ul><ul><li>Ipertensione: una P.a. superiore a 110/70 mmHg può aumentare il rischio di infarto cardiaco di 5 volte. </li></ul><ul><li>Diabete: si associa spesso ad ipercolesterolemia e determina un marcato aumento del rischio di sviluppo della patologia. </li></ul>
  5. 5. <ul><li>Fumo: è un importante fattore di rischio che può aumentare del 200% l’incidenza di patologie cardiovascolari. L’azione negativa del fumo è mediata, almeno in parte, dalla formazione di radicali liberi e altri composti fortemente ossidativi in grado di danneggiare strutture cellulari. </li></ul><ul><li>Iperomocisteinemia: oltre a provocare danno endoteliale, agisce anche diminuendo l’efficacia vasodilatante e antitrombotica dell’ossido nitrico. </li></ul><ul><li>Iperlipidemia: le LDL provenienti dal metabolismo intravasale delle VLDL contengono elevate concentrazioni di colesterolo, che esse trasportano ai tessuti periferici. La captazione delle LDL avviene grazie a recettori di membrana che riconoscono apoB100. Nei casi di iperlipidemia, un aumentata quantità di LDL circolanti è associata con un aumento del rischio di aterosclerosi. Le LDL sono coinvolte nelle fasi iniziali della patogenesi di questa malattia. </li></ul>
  6. 6. Distribuzione nella popolazione mondiale <ul><li>Considerando soprattutto i fattori di rischio “controllabili” e tenendo conto dell’elevata importanza delle abitudini alimentari, si può capire come l’aterosclerosi sia una patologia che colpisca principalmente le popolazioni dei paesi sviluppati. Nei paesi in via di sviluppo, infatti, il regime alimentare con un basso contenuto di grassi e lo stile di vita certamente meno sedentario forniscono un certo effetto protettivo nei confronti di questa patologia. Inoltre la dieta di alcune popolazioni (es. eschimesi e giapponesi), è molto povera di grassi saturi e si basa essenzialmente su carboidrati e pesce, ricco di grassi insaturi (aventi anch’essi potere protettivo). </li></ul><ul><li>Inoltre, la maggior longevità nei paesi industrializzati permette alla patologia di manifestarsi clinicamente. </li></ul>
  7. 7. Patogenesi: fase precoce <ul><li>Nelle fasi iniziali di questa patologia, l’evento primario è l’infiltrazione di LDL nel connettivo sottoendoteliale. Ciò può essere dovuto sia ad aumenti (anche limitati) della permeabilità vascolare, sia ad aumenti della concentrazione sierica di LDL. </li></ul><ul><li>Le LDL passate nella matrice sottoendoteliale vanno incontro ad ossidazione. La apo B 100 così ossidata non può essere riconosciuta dai recettori normalmente presenti sulle cellule endoteliali, ma viene riconosciuta dai recettori “ scavenger ” dei macrofagi residenti. </li></ul><ul><li>L’attivazione macrofagica comporta l’internalizzazione per fagocitosi delle oxLDL e la sintesi di citochine proinfiammatorie. Quest’ultime agiscono dando inizio al processo infiammatorio che coinvolge anche l’espressione di molecole di adesione endoteliale quali ICAM e VCAM nonché la produzione di chemochine. </li></ul><ul><li>La produzione da parte dei macrofagi di PDGF, TGF-β e FGF recluta le cellule muscolari lisce della tonaca media inducendole, tra l’altro, a replicarsi. </li></ul>
  8. 8. Patogenesi: fase avanzata <ul><li>Il processo infiammatorio richiama ulteriori monociti dal sangue che, giunti in sede, differenziano in macrofagi e divengono in grado di riconoscere e fagocitare le oxLDL, diventando anch’essi cellule schiumose. </li></ul><ul><li>Il reclutamento delle cellule muscolari della media ne determina la loro migrazione nello strato sottoendoteliale, la loro proliferazione e la loro trasformazione in cellule schiumose dopo l’internalizzazione (anch’esse tramite recettori scavenger) delle oxLDL. </li></ul><ul><li>Le cellule muscolari attivate producono anche componenti della matrice, partecipando attivamente alla formazione della capsula connettivale che caratterizza la placca. </li></ul>
  9. 9. Rottura della placca <ul><li>La placca è formata da un core lipidico costituito essenzialmente da accumuli lipidici e accumulo di cellule schiumose, molte delle quali in apoptosi. Questo core è rivestito da una capsula fibrosa prodotta e organizzata da fibroblasti e cellule muscolari lisce. </li></ul><ul><li>Mentre la formazione della placca è un processo lento, che consente lo sviluppo di circoli collaterali, la rottura della placca è un fenomeno imprevedibile seguito dalla rapida formazione di un trombo che in poco tempo può ostruire anche completamente il vaso. </li></ul><ul><li>La probabilità di rottura della placca è correlata con lo spessore della capsula fibrosa ma non con l’estensione della placca. </li></ul><ul><li>Il fenomeno più pericoloso è appunto la rottura della placca, per via della rapidità con cui si può formare il trombo. In alcuni casi, la terapia prevede proprio la stabilizzazione della placca (anziché la sua rimozione) al fine di evitarne la rottura. </li></ul>
  10. 10. L’infiammazione cronica nella patogenesi <ul><li>Per certi aspetti l’aterosclerosi è assimilabile ad un processo infiammatorio cronico. </li></ul><ul><li>Ciò è avvalorato dalla presenza di infiltrati di linfociti Th1 nella matrice sottoendoteliale. Questi partecipano alla patogenesi con la produzione di IFN-γ, il quale ha un duplice effetto: </li></ul><ul><ul><li>Effetto “benefico”: riduce l’espressione dei recettori scavenger e inibisce la proliferazione delle cellule muscolari, </li></ul></ul><ul><ul><li>Effetto “dannoso”: attiva i macrofagi stimolandoli a produrre citochine proinfiammatorie responsabili del mantenimento dello stato infiammatorio </li></ul></ul><ul><ul><li>In generale, l’effetto prevalente è quello dannoso, pro-aterogenico. </li></ul></ul>
  11. 11. Bibliografia <ul><li>Pontieri – Patologia generale. Capitolo 55: “Aterosclerosi” </li></ul><ul><li>Appunti prof. Mantovani, lezione del 16/09/2011 </li></ul>

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