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9. Lantropologia culturale: una disciplina di confine tra scienze umane e fisiche                                         ...
1-12. Si.noti il carattere     etnocentrico     di questa             come il principio di ragion sufficiente sia basilare...
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Antropologia culturale da fare filosofia temi vol3

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Antropologia culturale da fare filosofia temi vol3

  1. 1. 9. Lantropologia culturale: una disciplina di confine tra scienze umane efisiche --------------------~------------------------------------- gia culturale, in questo senso, ha ripercorso i sentieri della scienza contemporanea, attenta a fornire ipotesi attendibili e suscettibili di essere cambiate di fronte ai dati dellesperienza, piuttosto che pronta a sposare definitivamente luna o laltra tesi. Così, il campo dellantropologia culturale novecentesca si presenta come una mappa con :::l bcsllore tante macchie di colore, la cui intensità e ampiezza indicano il peso delle varie correnti e dei icolore le vari autori. Una di queste macchie, che attrae inevitabilmente gli occhi del lettore di fattiI tingenti. sociali e antropologici, è indubbiamente costituita dalla scuola statunitense di cultura e per-I. la forma- ntativo di sonalità, che si inserisce da un lato nellampio dibattito sulla cultura cui abbiamo accennato da quel- sopra, risentendo però anche dellinfluenza delle europee psicologia della forma e psicoana- concetto lisi. I principali rappresentanti possono essere considerati Abram Kardiner (1891-1981), Alcune personalità una spie- allievo di Boas, elaboratore del concetto di «personalità di base», basato sullinteriorizzazio- della scuola "antispiri- ne da parte degli individui di modelli culturali comuni che sorreggono le medesime strJittu- statunitensè ré pSlcologlche di fondo; Rulli Benedlct (1887-1948), sostenitrice della teoria per cui i para- dlgml dl personalità e i criteri psicologici di base dellindividuo sono condizionati in profon- dità dai modelli culturali, di cui ella tentò di elaborare alcuni tipi in unopera famosa, Modelli di cultura, del 1934; infine Margaret Mead (1901-1978), protagonista e narratrice di celebri ricerche sul campo (Samoa, Nuova Guìnea) dagli ampi riflessi educativi, convinta assertrice uscitò del.fatto che i modelli di personalità e di comportamento sono determinati dalla cultura e :iplina ~Iogo noq biologicamenié, divulgatrice instancabile dei nsultati dellantropologia culturale e infine pen- impegnata a moCFtficarealcuni tratti della società statuuitei-se in senso i.1 •.. crculturale, tentan- ...• !tura do di correggerne stereotipi sociali negativi considerati immutabili . . con- Una delle scuole antropologiche più significative del Novecento è quella funzionalista, il I rroto. cui massimo rappresentante è Bronislaw Malìnowski (1884-1942). Polacco di origine e con 6. MaliJiowski Boas una formazione di tipo fisico-matematico, si trasferì in Inghilterra aprendosi agli interessi si serve nnpo antropologici. Le sue ricerche sul campo nelle isole Trobriand (Nuova Guinea), cultural- del concetto reo il L e il mente melanesiane, diventarono un punto di riferimento classico per la ricerca antropologi- di funzione .esso ca, anche perché furono affidate a resoconti ben curati anche da un punto di vista formale e per interpretare Jia e letterario, Tra i titoli più rinomati di Malinowski occorre menzionare almeno Argonauti del la società le la Pacifico occidentale del 1922, Delitto e costume nella società primitiva del 1926, Sesso e repres- cto. sione sessuale tra i selvaggi del 1927, Magia, scienza e religione uscito postumo nel 1948, l nei Polemico nei confronti delle tendenze evoluzionistiche dellantropologia culturale, la sua ner- analisi partecipante ruota intorno al concetto di funzione, a partire dalla sua dimensione bio- hìo- !ville logica, secondo cui un organo compie lr funzione cui è preposto, sia singolarmente, sia in rno relazione agli altri organi. Una società è perciò un complesso funzionale, ìn cui ogni realtà .iro- sìngola, ogni attività, ogni credenza, ogni forma culturale è indispensabile al sistema nella stto sua globalità. Vi è cioè, per Malinowski, una ìnterrelazione funzionale tra tutte le parti di un ad insieme, e proprio la cultura e le istituzioni servono er soddisfare i bisogni (pnmari e ] di secon an l una socle . on meravig la c e a religione e la magia a biano attratto loc- 101- chio critico dellosservatore, Infatti, per Malinowski la religione svolge una funzione utile, >0), llisi, perché sociale e rispondente ai bisogni delluomo nei confronti dellambiente. Sono proprio i bisogni che suscitano risposte culturali anche di tipo simbolico, come ad esempio la cono- scenza, il linguaggio, la religione, la magia. La religione aiuta a dare corpo alla speranza e a Lutile funzione placare lansia di fronte a quegli eventi "esistenziali" (malattia, morte, successo nel lavoro) della religione che sfuggono al controllo razionale delluomo. Ancor di più la magia contribuisce a liberare e della magia luomo, come ha scritto lantropologo polacco: «dal punto di vista psicologico [la magia] porta ad unìntegrazione mentale, a quellottimismo e a quella fiducia in presenza del rischio che ha fatto vìncere alluomo più di una battaglia contro la natura e contro avversari umani». Essa si presenta come un insieme di atti rituali finalizzati a raggiungere scopi che non sareb- bero conseguibili dalle sole forze umane senza aiuto, naturalmente nel quadro classicamen- te magico di un comportamento prescritto e ritualmente trasmesso che sia capace di influire sul corso della natura. La differenza fondamentale tra magia ecr...el· ~i.f-t: :. che la prima-è legata a fini pratici, la seconda no. È chiaro tuttavia che, fino al punto- ìn cui la tecnica svolge la sua funzione, la magia non entra affatto ìn gioco. Ma di fronte ai rischi forti della pesca o a quelli connessi alla costruzione di una buona canoa, la magia interviene ad integrare i limiti della scienza e della tecnica. Comunque, linsieme delle osservazioni anche acute dellantro- ---.......,....-------------
  2. 2. siamo. Ivi è sempre la perfetta religione, il perfetto governo, luso perfetto e compiuto di ogni cosa». I viaggiatori tra Cinquecento e Seicento alimenteranno la curiosità e il dibattito: da Pietro Martire di Anghiera a Girolamo Benzoni, da Filippo Sassetti a Francesco Carletti, da Francesco Gemelli Careri a Matteo Ricci lorizzonte dellalterità si allarga dalle Americhe alla Cina, ponendo, in maniera magari ancora implicita, domande sul rapportotra la cultura europea e quelle extra-europee, nel quadro di un etnocentrismo che ancora non solleva rimorsi e di acculturazioni più o meno drammatiche e traumatiche. In altri termini, lEuropa comincia ad interrogarsi su ciò che non è e a prendere consapevolezza di uno sviluppo poli- centrico delle civiltà umane. Rispettivamente allingresso e allo sbocco della filosofia dellIlluminismo, Vico e Rousseau esprimono riflessioni dal profondo taglio antropologico sul mito, sui primitivi, sui selvaggi, considerati non in senso evoluzionistico, cioè come prime manifestazioni della sto- ria dellumanità, ma come una radicale ed enigmatica presenza anche nel cuore delle società . NellIlluminismo civilizzate. Ma non va dimenticato che è proprio nel vivo del dibattito illuministico che emer- si pongono le basi gono i tratti salienti di una «scienza delluomo», quando appunto il «selvaggio» viene a tro- dellantropologia varsi al centro di valutazioni diverse e.perfino contrastanti, che diventeranno degli stereotipi comparata di lungo periodo (uomo di natura, innocente, ignorante, inerte, pigro, ecc.). Nonostante evi- denti limiti, lllluminismo apre davvero la possibilità di un confronto tra usi e istituzioni di popoli geograficamente distanti, lungo i lati di quel triangolo ideale (Europa moderna, civiltà antiche, società esotiche) elaborato dal gesuita Joseph-François Lafiteau (1670-1740), che getta le solide fondamenta di unantropologia comparata. Proprio per tentare di capire i pre- supposti dellorigine tardo ottocentesca dellantropologia culturale come disciplina scientifi- ca, occorre passare in rassegna rapidamente alcuni elementi che caratterizzano il clima sto- rico-culturale tra gli ultimi decenni del Settecento e i primi decenni dellOttocento: certi aspetti della cultura romantica (per esempio Herder e von Humboldt); una forte sensibilità per lesotico; il moltiplicarsi dei viaggi di esplorazione e delle missioni religiose, con i relativi resoconti; linteresse per le culture popolari, tradizionali, orali delle popolazioni europee; lo studio intensificato delle culture e delle religioni del Medio e dellEstremo Oriente; le ricer- che sul sanscrito, sui geroglifici egizianì, sulla linguistica indo-europea; il tentativo di analisi delle popolazioni senza scrittura; la costruzione di modelli economico-sociali per tentare di comprendere le civiltà antiche e quelle extra-europee. l A partire dalla metà dellOttocento il concetto generale di evoluzione è riconosciuto come il ! criterio fondamentale di interpretazione dei fenomeni naturali e socio-culturali, anche se non è ovviamente lunico. La progressiva scoperta che anche la natura è sottoposta alla legge evolutiva accompagna linterpretazione, di matrice illuministica, del progresso e del divenire dei fatti storici. Il fermento intellettuale e le ricerche legate a questo clima producono inve-;;" La preistoria stigazioni di diseguale spessore scientifico, ma comunque interessanti per intuire la preisto- dellantropologia ria dellantropologia culturale. Si possono così ricordare gli studi dello svizzero Johann culturale Jakob Bachofen, che con la sua opera Le madri l! la virilità olimpica del 1861 studia materia- nellOttocento li classici e fonti etnografiche, approfondendo il problema del primato della discendenza femminile, di certi miti letti come tracce di uno stadio evolutivo assai antico, dellistituzione della couvade (il comportamento del maschio è tale che sembra che sia lui a partorire il l figlio), alla quale gli antropologi successivi presteranno la massima attenzione. Un motivo evoluzionistico coerente è presente nelle ricerche dellamericano Henry Lewis Morgan che, nonostante seri limiti di metodo.e di contenuto, approfondisce il problema delle strutture di parentela e delle forme linguistiche, influendo sullopera di Friederich Engels.
  3. 3. 9. Lantropologia culturale: una disciplina di confine tra scienze umane e fisiche ----.,----------- di Ora, è interessante sottolineare che il concetto scientifico di cultura, che nasce con lan- tropologia culturale e coincide praticamente con questa disciplina, emerge in questo periodo da e in questo clima culturale generale, quando cioè ci sono tanti presupposti per avventurarsi da in una ricerca che valorizzi pienamente, oltre alla cultura occidentale tradizionale di matrice. he classica, anche le culture di quei popoli che venivano definiti «primitivi». Nel 1871 linglese Linglese Tylor tra E. B. Tylor nella sua opera Primitive culture elabora un preciso concetto di cultura su base elabora in va evolutiva. Formatosi nel clima positivistico della seconda metà dellOttocento, egli si libera Primitive culture pa dai presupposti rigidamente unilineari dellevoluzionismo sostenuti da tanti suoi contempo- unidea di cultura lli- .ranei e si mostra estremamente sensibile di fronte alla diffusione dei fenomeni culturali. come sviluppo Praticamente egli inaugura il metodo della corriparazione interculturale e analizza a fondo il e progresso e processo evolutivo della religione, che passa dallanimismo al politeismo al monoteismo. La ui cultura in generale è sviluppo e coincide in larga parte con il progresso della conoscenza e :0- con il perfezionamento della ragione. Si legga la prima parte della definizione del concetto di tà cultura che lantropologo inglese ci propone in Primitive culture. ~r- o- pi IÌ- :li UNA DEFINIZIONE "POSITIVISTA" DI CULTURA tà te La cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quellinsieme complesso che include la conoscenza, le credenze, larte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra 2, Ì- capacità e abitudine acquisita dalluomo come membro di unasocietà, La condizione della )- cultura nelle varie società del genere umano, nella misura in cui può essere indagata sulla 4 ti scorta di principi generali, è un argomento che si presta allo studio delle leggi del pensiero e à dellagire umani. Da un lato, luniformità che pervade così estesamente la cultura può essere 6 lÌ attribuita in larga misura allazione uniforme di cause uniformi; dallaltro, i suoi vari gradi o possono essere considerati come stadi di sviluppo o di evoluzione, ciascuno dei quali è il 8 "- risultato della storia precedente e si appresta a compiere la parte che gli compete nel pla- ;i smare la storia futura. La nostra analisi è dedicata allindagine di questi due grandi principi lO li in diversi settori delletnografia, con particolare attenzione per la civiltà delle tribù inferiori in rapporto alla civiltà delle nazioni superiori. 12 Gli studiosi moderni delle scienze della natura inorganica sono in prima fila nel ricono- scere, tanto allinterno quanto al di fuori del loro campo di ricerca specifico, lunità della 14 natura, la permanenza delle sue leggi, la concatenazione determinata di causa ed effetto per cui ogni fatto dipende da ciò che lha preceduto e agisce su ciò che deve seguirlo. Essi si 16 tengono saldamente ancorati alla dottrina pitagorea dellordine onnipervadente del cosmo universale. Essi affermano con Aristotele che la natura non è piena di episodi incoerenti 18 come una cattiva tragedia; essi concordano con quello che Leibniz chiama «il mio assioma, che la natura non procede per salti», così come concordano col suo «grande ptjgpiPio, di 20l solito scarsamente impiegato, che nulla avviene senza una ragion sufficiente». E anche nello studio della struttura e delle abitudini delle piante e degli animali, o perfino nellindagine 22 delle funzioni inferiori delluomo, queste idee direttive non vengono ignorate. Ma quando veniamo a considerare i processi superiori del sentimento e dellazione, del pensiero e del 24 linguaggio, della conoscenza e dellarte, si assiste a un mutamento di tono nellopinione cor- rente. TI mondo in generale è poco propenso ad accettare lo studio generale della vita umana 26 come ramo della scienza naturale e ad eseguire il comando del poeta di «spiegare le cose morali come cose naturali». Agli occhi di molte persone colte sembra che ci sia qualcosa di 28 presuntuoso e di repellente nella concezione che la storia del genere limano sia parte e por- zione della storia della natura, che i nostri pensieri, le nostre volontà e le nostre azioni si 30 conformino a leggi altrettanto detérminate quanto quelle che governano il moto delle onde, la combinazione degli acidi e delle basi, la crescita delle piante e degli animali. 32 E. B. Tylor, Primitive culture, in P. Rossi (a cura di), Il concetto di cultura. I fondamenti teorici della scienza antropologica, Einaudi, Torino, 1970, pp. 7-8 r
  4. 4. 1-12. Si.noti il carattere etnocentrico di questa come il principio di ragion sufficiente sia basilarerigorosa separazione tra civiltà inferiori e civiltà per lo sua filosofia: esso regge in particolare lesuperiori, che lantropologia culturale successiva verità di fatto che sono logicamente contingenti.tenterà di eliminare o, almeno, di attenuare, senza 21-32. La polemica di Tylor risente della sua forma-riuscirvi sempre. Resta tuttavia grande meritò di zione positivistica. Da rimarcare è il suo tentativo diTylor aver definito lo cultura in un accezione non separare lo storia del genere umano da quel-ampia e innovativa. . la della natura. Probabilmente, il suo concetto 13-21. Sicuramente interessante è questo richiamo etnologicamente ampio di cultura trova una spie-a due pilastri del pensiero filosofico occidentale: gazione anche in questa precisa volontà "antispiri-Aristotele e l.elbnlz: Nel caso leibniziano, è noto tualistica". Leredità di Tylor e lo scuola di Boas Che lo definizione tyloriana di cultura avesse fatto centro è dimostrato dallinteresse che essa suscitò per parecchi decenni: prendendo il concetto di cultura come base strutturale della nuova disciplina che si chiama antropologia culturale, gli studiosi si rifaranno frequentemente al lavoro dell antropologo inglese, che può essere effettivamente considerato come il punto di partenza di una corrente di pen- siero antropologico che, in Europa e in America, dibatterà a fondo il concetto scientifico di cultura almeno fino al secondo conflitto mondiale. Si è trattato di un dibattito fecondo, anche se i risultati con- seguiti sono stati tuttaltro che omogenei. Un momento forte di questa discussione è rappresentato, negli Stati Uniti dAmerica, dalla cosiddetta «scuola boasiana», che deriva il suo nome da Franz Boas (1858-1942), studioso di origine tedesca che insegnerà in America dal 1899. Figura di rilievo nel campo dellantropologia per le sue ricerche sul campo (presso gli eschimesi, gli indiani, ecc.), Boas sottolinea il valore di un metodo rigoroso di raccolta di dati, evitandone qualsiasi generalizzazione frettolosa, e il peso delle differenze culturali. Coerentemente, egli respinge il comparativismo legato ad un processo evoluzionistico lineare. Il suo ampio concetto di cultura comprende pure lo linguistica e larcheologia e diventa la chiave di volta di interpretazione dei gruppi e delle popolazioni umane, al punto che lo scuola antropologica statunitense rimane fortemente legata al concetto di cultura da lui elaborato. Aspetti impodanti di questo dibattito, come per esempio il carattere determinante della cultura nei confronti ciei membri di un gruppo, oppure il temo, :.Ì gronde fortuna, del relotlvìano culturole. emer- gono proprio àllinterno della «scuola boasiana». Per valutare questo lascito di Boas è sufficiente richia- mare alla mente alcuni protagonisti della ricerca antropologico-culturale novecentesca, quali Melville Jean Herskovits (1895-1963), specialista di culture afro-americane che ha offerto contributi sul tema dell accUiturazione e dell antropologia economica e ha radicalizzato il concetto di relativismo cultura- le che aveva derivato da Boas; Alfred Lewis Kroeber (1876-1960), il cui nome resta legato al concetto di «superorganico», secondo il quale lo cultura è un fenomeno specifico e autonomo, irriducibile ad , aspetti psicologici, sociali, ecc.; Robert Heinrich Lowie (1883-1957), che riprende le linee di ricerca di Boas attuando ampie ricerche sul campo, scartando ipotesi evoluzionistiche e dando rilievo alla mol- teplicità delle cause che producono un determinato modello culturale; Clyde Kluckhohn (1905-1960), acuto studioso degli indiani Navajo, che nel suo percorso di ricerca si incontrerà con lo psicoanalisi, dando un contributo autorevole agli studi della cosiddetta di «cultura e personalità». , NTI SALIENTI DELL ANTROPOLOGIA CULTURALE "tENTESCA: IL FUNZIONALISMO :~~;L,.;:~~.t::~~Z:~~";W::::"O:J,:.:Z::;J.U"""~.r=:"~ Se si considera che lantropologia è una scienza assai giovane, non meraviglia che nella prima metà del Novecento le piste e gli indirizzi di studio intrapresi si siano moltiplicati· con entusiasmo generoso, dando !impressione di una ricerca a volte un po vorace di metodolo- gie che potessero essere credute finalmente salde e imbattibili. Ma il tragitto dellantropolo-
  5. 5. pologo polacco sul diritto e sul costume dei «primitivi», sulla loro organizzazione sociale, sulla funzione del padre (alcuni studiosi parlano di un netto ridimensionamento delluniver- salità del conflitto edipico freudiano), sul «kula», cioè su un interessante scambio cerimonia- le di collane di conchiglie e di bracciali di conchiglie che ha scarsissima rilevanza economi- ca, ma altissimo valore simbolico, va collegato al suo concetto di cultura, alla cui elaborazio- ne egli ha profuso parecchie energie. E a questo proposito occorre ricordare lidentìfìcazìo- la cultura come ne profonda tra cultura e società, allinterno di una rivendicazione della base biologica della uncomplesso cultura stessa: la cultura è dunque il complesso delle risposte ai bisogni della natura umanasistema di risposte che, una volta soddisfatti, generano ulteriori bisogni, magari di livello.superiore. Non mera- degli uomini viglia che Malinowski, tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento, si sia cimentato in una aipropri bisogni stimolante analisi e definizione di una «teoria scientifica della cultura» a partire dalla dialetti- ca di fondo bisogni-risposte. Si legga il seguente brano tratto dallopera Teoria scientifica della cultura del 1941, nel quale Mallnowski definisce il concetto di cultura.TESTO 2 UNA TEORIA SCIENTIFICA DELLA «CULTURA» Allinizio sarà bene dare uno sguardo sintetico alla cultura, nelle sue varie manifestazioni. 2 Essa evidentemente è il tutto integrale consistente degli strumenti e dei beni di consumo, delle carte costituzionali per i vari raggruppamenti sociali, delle idee e delle arti, delle creden- 4 ze e dei costumi. Sia che noi consideriamo una cultura molto semplice o primitiva o una cultu- ra estremamente complessa o sviluppata, noi ci troviamo di fronte a un vasto apparato, in 6 parte materiale, in parte umano e in parte spirituale con cui luomo può venire a capo dei con- creti, specifici problemi che gli stanno di fronte. Questi problemi sorgono dal fatto che luomo 8 ha un corpo soggetto a vari bisogni organici e vive in un ambiente che è il suo miglior amico giacché fornisce i materiali grezzi del lavoro umano, e anche il suo nemico più pericoloso. 10 In questo giudizio un po approssimativo e certamente senza molte pretese, che sarà ela- borato pezzo per pezzo, noi abbiamo implicato per prima cosa che la teoria della cultura deve 12 prender posizione sul fatto biologico. Gli esseri umani sono una specie animale. Essi sono soggetti a condizioni elementari che debbono essere soddisfatte affinché gli uomini sopravvi- 14 vano, la razza continui e tutti gli organismi siano mantenuti in grado di funzionare. Ancora, col suo intero apparato di manufatti e con la sua capacità di produrli e valutarli, luomo crea 16 un secondo ambiente. Fin qui non cè nulla di nuovo e si sono spesso date ed elaborate defini- zioni simili della cultura. Noi, comunque, ne trarremo una o due conclusioni addizionali. 18 In primo luogo, è chiaro che il soddisfacimento dei bisogni organici o fondamentali del- luomo e della razza è una serie minima di condizioni imposte a ciascuna cultura. Si devono 20 risolvere i problemi avanzati dai bisogni nutritivi, riproduttivi e igienici delluomo. Essi sono risolti con la costruzione di un ambiente nuovo, secondario o artificiale. Questo ambiente, 22 che non è né più né meno che la cultura stessa, deve essere continuamente riprodotto, man- tenuto e diretto. Ne consegue ciò che potrebbe essere descritto nel senso più generale del 24 termine come un nuovo livello di vita, che dipende dal livello culturale della comunità, dal- lambiente e dallefficienza del gruppo. Un livello culturale di vita, inoltre, significa che nuovi 26 bisogni si manifestano e nuovi imperativi o determinanti sono imposti al comportamento umano. Chiaramente, la tradizione culturale deve essere trasmessa da ciascuna generazione 28 alla successiva. Metodi e meccanismi di carattere educativo debbono esistere in ogni cultu- ra. Lordine e la legge debbono essere mantenuti, giacché la cooperazione è lessenza di 30 ogni realizzazione culturale. In ogni comunità debbono esistere misure per sanzionare il costume, letica e la legge. Il sostrato materiale della cultura deve essere rinnovato, e mante- 32 nuto in grado di funzionare. Perciò, alcune forme di organizzazione economica sono indi- spensabili, anche nelle culture più primitive. 34 Così luomo deve, innanzitutto, soddisfare tutti i bisogni dellorganismo. Deve creare dispositivi e compiere attività per-nutrirsi, riscaldarsi, alloggiare, vestirsi o proteggersi dal 36 freddo, dal vento e dalle intemperie. Egli deve proteggere se stesso e organizzare tale prote-
  6. 6. 9. Lantropologia culturale: una disciplina di confine tra scienze umane efisiche --------.------------------------------------------------.--~~ zione contro nemici e pericoli esterni, fisici, animali o umani. Tutti questi problemi primari degli esseri umani sono risolti mediante prodotti, mediante lorganizzazione in gruppi coo- 38 perativi, e anche mediante lo sviluppo della conoscenza, il senso dei valori e letica. Noi cer- cheremo di mostrare che si può sviluppare una teoria in cui i bisogni fondamentali e il loro 40 soddisfacimento culturale possono essere connessi con la derivazione di nuovi bisogni cultu- rali; che questi nuovi bisogni impongono alluomo e alla società un tipo secondario di deter- 42 minismo. Noi potremo distinguere gli imperativi strumentali -- che sorgono da attività come quella economica, quella normativa, quella educativa e quella politica - e gli imperati- 44 vi integrativi. Fra questi elencheremo la conoscenza, la religione e la magia. Le attività arti- stiche e ricreative potremo riferirle direttamente a certe caratteristiche fisiologiche dellor- 46 ganismo umano e potremo anche mostrare la loro influenza e dipendenza da modi di azione concordata, da credenze magiche, industriali e religiose [...] Lanalisi ora delineata, in cui 48 noi tentiamo di definire la relazione fra unazione culturale e un bisogno umano, fondamen- tale o derivato, può essere chiamata funzionale. Infatti la funzione non può essere definita 50 altrimenti che come il soddisfacimento di un bisogno tramite unattività in cui gli esseril umani cooperano, usano prodotti e consumano beni. Tuttavia questa stessa definizione 52 implica un altro prirtcipio con cui possiamo integrare concretamente ogni fase del comporta- mento umano. Qui il concetto essenziale è quello di organizzazione. Al fine di realizzare un 54 certo intento, raggiungere un certo fine, gli esseri umani debbono organizzarsi. Come ora mostreremo, lorganizzazione implica uno schema o "Una struttura ben definiti, icui principa- 56 li fattori sono universali in quanto applicabili a tutti i gruppi organizzati, che, ancora, nella loro forma tipica, sono universali per tutta lumanità. 58 B. Malinowski, Teoria scientifica della cultura e altri saggi, trad. it, di G. Faina, Feltrinelli, Milano, 1971, pp. 44-47 1-9. Si tenga presente questa concezione organi- continuamente, superando i rispettivi confini di- cistica e integrata della cultura, che mira a coglie- sciplinari. re tutte le attività produttive delluomo, dal piano In definitiva, il funzionalismo malinowskiano espri- materiale a quello simbolico: è questo uno dei me senza dubbio una visione della culturà organi- tratti salienti di una concezione antropologica ca e ricca. Tuttavia, esso non è andato affatto della cultura. esente da crltiche. Infatti il funzionalismo è stato. 10-33. Il richiamo ali esistenza di forme economi- accusato di tenere in scarsa considerazione i bi- che anche in culture primitive probabilmente sogni, di essere finalistico (scambiando la causa esprime una polemica contro quelle concezioni dei fenomeni con il loro effetto), di non tenere nel che, invece, negavano a tali culture uri tratto così conto dovuto i conflitti e le lotte allinterno di una evidente nelle società sviluppate come unecono- società e, quindi, di trascurare il mutamento stori- mia più o meno complessa. co e sociale. Tutte rimostranze, queste, che hanno 34-45. La religione e la magia rappresentano due delle ragioni. Non bisogna però tacere che il fun- realtà essenziali nei modelli di società studiati "sul zionalismo di Malinowski ha costituito lesempio di campo" dallantropologo polacco. un nuovo modo di fare ricerca antropologicc:i, 45-58. Lattenzione del Malinowski per la funzio- come dimostra il fatto che ammiratori e detrattori, ne e per lorganizzazione sociale a volte sembra per decenni ancora dopo la sua scomparsa, han- accentuare aspetti della ricerca sul campo no dovuto continuare a fare i conti con la sua con- in cui antropologia e sociologia si mescolano cezione della cultura. Allinterno della cornice funzionalistica va ancora collocato, in una posizione certamente autonoma e originale, Alfred Reginald Radcliffe-Brown (1881-1955), che a partire dagli anni Trenta-Quaranta del Novecento accentua il peso della struttura sociale e limita il terreno del funzionalismo. In gioventù aveva subito linflusso del sociologo francese Durkheim e di Frazer, teorico questultimo del diffusionismo culturale e autore della celebre opera Il ramo doro (1911-1915), straordinaria raccolta di dati sociali, antropologici e religiosi di popoli primitivi. Mentre Malinowski dà grande rilievo alla cultura, Radcliffe-Brown concepisce lantropologia "

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