Approcci terapeutici alle vaginiti e vaginosi
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Approcci terapeutici alle vaginiti e vaginosi Approcci terapeutici alle vaginiti e vaginosi Document Transcript

  • Minerva Ginecol. 2010 Feb;62(1):1-5.Beta-glucano e terapia delle candidosi recidivanti e delle disepitelizzazioni cutaneeiatrogenePietrantoni E., Signore F., Berardi G., Donadio F., Donadio C.Obiettivo. Lo scopo dello studio è stato quello di valutare gli effetti del trattamento del beta-glucanoin donne affette da candidiasi vulvare recidivante e in quelle precedentemente sottoposte adiatermocoagulazione (DTC) per lesioni vulvari conseguenti ad infezione da papillomavirus umano(HPV).Metodi. Da gennaio a marzo 2008 sono state reclutate presso il Dipartimento Materno Infantiledell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini 23 donne con una storia anamnestica di candidiasirecidivante e 209 donne sottoposte a DTC per lesioni vulvari HPV-correlate. I due gruppi sono statitrattati con 2 cicli di un’applicazione locale giornaliera di beta-glucano per 15 giorni, intervallati da20 giorni di sospensione. Gli effetti del trattamento sono stati analizzati ad un mese e tre mesidall’inizio della terapia.Risultati. In totale 209 pazienti, 21 con candidiasi ricorrente e 188 con lesioni da HPV trattate conDTC, hanno ultimato lo studio. Dopo un mese dall’inizio della terapia non abbiamo riscontratorecidive infettive in entrambi i gruppi; d’altra parte un mese dopo il termine della terapia abbiamoosservato il 5% ed il 3% di recidive micotiche ed alterazioni vulvari HPV-correlate,rispettivamente, sebbene di minima entità.Conclusioni. I nostri risultati dimostrano l’efficacia del trattamento con beta-glucano nelle micosirecidivanti, nelle lesioni HPV-correlate e nei processi riparativi cutanei.
  • Minerva Ginecol. 2008 Oct;60(5):369-76.Efficacia del Lactobacillus Rhamnosus GR-1 e del Lactobacillus Reuteri RC-14 neltrattamento e nella prevenzione delle recidive nelle vaginosi e nelle vaginiti battericheCianci A., Giordano R., Delia A., Grasso E., Amodeo A., De Leo V., Caccamo F.Obiettivo. Valutare l’efficacia del Lactobacillus rhamnosus GR-1 e del Lactobacillus reuteri RC-14sommministrati per via orale nel trattamento delle vaginiti batteriche e delle vaginosi perripristinare un normale ambiente vaginale.Metodi. Sono state reclutate 50 donne di età compresa tra i 18 e i 48 anni con sintomi qualibruciore, leucorrea, prurito e infiammazione vaginale. Le pazienti sono state suddivise in duegruppi: il gruppo A comprendeva 25 pazienti affette da vaginite batterica; il gruppo B comprendeva25 pazienti affette da vaginosi. A ciascuna paziente è stata prescritta la terapia antibiotica mirata ela successiva assunzione del Lactobacillus rhamnosus GR-1 e del Lactobacillus reuteri RC-14 nellaformulazione in capsule da assumere per via orale con la posologia di 2 al giorno per 15 giorni.Dopo una settimana dalla fine del trattamento a tutte le pazienti è stato eseguito il controllomediante tampone vaginale ed esame microscopico a fresco del secreto vaginale.Risultati. Delle 50 donne incluse nello studio 46 pazienti al controllo hanno presentato completaricolonizzazione lattobacillare, due assente colonizzazione lattobacillare e due sono state esclusepoiché non ripresentatesi ai controlli. Riportando i risultati in percentuale possiamo dire che il 92%delle donne arruolate ha risposto positivamente al trattamento.Conclusioni. I risultati del presente studio dimostrano che il Lactobacillus rhamnosus GR-1 e ilLactobacillus reuteri RC-14 assunti per via orale in una formulazione che permette il mantenimentodella loro vitalità fino al raggiungimento dell’intestino, sono risultati utili nel trattamento dellevaginosi e delle vaginiti batteriche e nella prevenzione delle recidive, in quanto in grado diriequilibrare in maniera ottimale l’ecosistema vaginale.
  • Minerva Ginecol. 2008 Apr;60(2):135-42.Prevalenza di agenti d’infezioni del tratto riproduttivo in una popolazione sintomatica delNord-EstTrevisan A., Mengoli C., Rossi L., Cattai M., Cavallaro A.Obiettivo. Le infezioni dell’apparato riproduttivo (reproductive tract infections, RTIs)rappresentano una delle cause principali di morbidità nel mondo e le infezioni sessualmentetrasmesse (sexually transmitted infections, STIs) possono provocare gravi sequele (malattiainfiammatoria pelvica, ecc.). L’epide-miologia di queste infezioni è variabile e dipende da fattorigeografici ed economici, dai flussi migratori e dalle abitudini sociali e sessuali. Questa variabilità,assieme alla mancanza di dati sufficienti nella letteratura scientifica, rappresenta un grave problemaper lo sviluppo di strategie di screening, di prevenzione e terapeutiche mirate, sulla base dellenecessità locali. L’obiettivo di questo studio è stato quello di valutare l’epidemiologia delleinfezioni dell’apparato riproduttivo in una popolazione asintomatica del Nord-Est d’Italia.Metodi. Nel periodo compreso tra il gennaio e il giugno 2006 presso il Servizio di Microbiologia eVirologia dell’ospedale di Padova sono stati studiati 207 soggetti con età compresa tra 18 e 65 anni,di entrambi i sessi, italiani e immigrati. Tutti presentavano sintomi o avevano avuto comportamentisessuali che deponevano a favore di una possibile infezione dell’apparato riproduttivo. Per eseguirele indagini microscopiche e colturali per Neisseria gonorrhoeae, Trichomonas vaginalis,Mycoplasma spp., altri batteri e lieviti e per le indagini molecolari per Chlamydia trachomatis, neisoggetti di sesso femminile sono stati eseguiti tamponi vaginali e cervicali, in quelli di sessomaschile sono stati eseguiti tamponi uretrali.Risultati. Nella popolazione studiata le prevalenze di Chlamydia trachomatis, Neisseria gonorrhoeaee Trichomonas vaginalis sono state, rispettivamente, pari al 6,28%, all’1,93% e al 3,86%. Le STIserano più frequenti nei soggetti di sesso maschile, negli immigrati e nei pazienti con età compresatra 18 e 30 anni.Conclusioni. Dai risultati ottenuti sono emerse alcune idee per cercare di ottimizzarequalitativamente e quantitativamente la diagnosi di RTIs, sviluppando percorsi diagnostici basatisulle diverse tipologie di pazienti e sull’epidemiologia locale.
  • Minerva Ginecol. 2008 Apr;60(2):121-5.Studio preliminare sull’utilizzo di una crema contenente Lattoferrina neltrattamento della vulvovaginite acuta da candidaCostantino D., Guaraldi C.Obiettivo. L’obiettivo dello studio è verificare l’efficacia clinica del trattamento con cremacontenente lattoferrina nella vulvovaginite acuta da Candida.Metodi. Sono state reclutate 34 pazienti di età compresa fra i 25 e i 45 anni che presentavano segnie sintomi di vulvovaginite acuta da Candida. Le pazienti sono state trattate con crema contenetelattoferrina al 4% (Elleffe 100 crema DICOFARM®), 5 g di crema in vagina e 2 cm applicataesternamente a livello vulvare, per due volte al giorno per 7 giorni. Alla fine del trattamento lapaziente ritornava in ambulatorio e veniva eseguito un esame clinico e microscopico per valutarel’efficacia della terapia.Risultati. I risultati ottenuti dimostrano che 27 pazienti hanno avuto completo beneficio dallaterapia, 5 un netto miglioramento e 2 risultavano ancora affette da vulvovaginite al controllo.Conclusioni. Dai dati del nostro studio, una crema che contiene lattoferrina sembra risultareclinicamente efficace nel trattamento della vulvovaginite acuta da Candida, con una buona rispostasu tutti i sintomi caratteristici di questa infezione.
  • Minerva Ginecol. 2008 Apr;60(2):105-14.Progetto SOPHY: studio osservazionale sul pH vaginale e sullo stile di vita della donna nellediverse età e condizioni fisiopatologiche. Parte IGuaschino S., Benvenuti C., Sophy Study GroupObiettivo. L’importanza del pH e della flora vaginali nel mantenere l’ecosistema vaginale in buonequilibrio è nota e ampiamente descritta. A tutt’oggi non erano disponibili studi sistematici, su scalanazionale, relativi alla correlazione tra pH vaginale, stile di vita e le differenti età e condizioni delladonna.Metodi. Lo studio SOPHY (Study on pH and Hygiene) ha raccolto dati su stile di vita, pH vaginalee la presenza di sintomi, stratificati in differenti sottogruppi (prepubere, fertile, gravidanza,allattamento, premenopausa e menopausa) in un campione rappresentativo della popolazioneginecologica italiana, 264 ginecologi per un totale di 2 641 donne, con l’aiuto di uno specifico sitointernet per inserire i dati.Risultati. Il pH vaginale più acido si correla a una più soddisfacente attività sessuale e a più sanecondizioni genitali. Si è evidenziata una correlazione positiva tra scolarità e buona percezione dellasessualità. Particolari abitudini nell’abbigliamento sono associate a maggior frequenza di candidosie vaginosi batterica.Conclusioni. Si sono evidenziate interessanti correlazioni tra abbigliamento e frequenza dicandidosi e vaginosi batterica, tra pH vaginale e soddisfacente attività sessuale e tra scolarità esessualità. Lo studio SOPHY ha fornito un forte impatto educazionale, spingendo medici e donne aconsiderare la misurazione del pH vaginale un importante momento della loro vita quotidiana.
  • Minerva Ginecol. 2006 Jun;58(3):227-31.Efficacia dell’utilizzo del Lactobacilllus paracasei subsp. paracasei F19 nella vaginosi e nellaprevenzione delle recidive di vaginite somministrato per via orale contemporaneamente ad unLactobacil-lus acidofilus per via vaginaleDelia A., Morgante G., Rago G., Musacchio M. C., Petraglia F., De Leo V.Obiettivo. Lo scopo di questo lavoro era valutare l’efficacia dell’utilizzo contemporaneo delLactobacilllus paracasei subsp paracasei F19 per via orale in associazione a ovuli vaginalicontenenti lactobacilllus acidofilus nelle vaginosi e nella prevenzione delle recidive di vaginite.Metodi. Sono state reclutate 60 pazienti in buona salute di età compresa tra i 18 e i 40 anni consospetta o accertata diagnosi di vaginosi in atto. Le pazienti sono state randomizzate in 2 gruppi: ilGruppo A è stato trattato per 3 mesi con ovuli vaginali contenenti Lactobacillus acidofilus (Calagin,SIFFRA, Firenze); il Gruppo B è stato trattato per 3 mesi con gli stessi ovuli vaginali + probioticocontenente Lactobacilllus paracasei subsp paracasei F19 in buste per via orale (Genefilus F19,SIFFRA, Firenze). Le pazienti arruolate sono state esaminate al termine della terapia (3 mesi) edopo 3 mesi dalla fine del trattamento.Risultati. In entrambi i gruppi, al termine dei 3 mesi di trattamento si sono registrati una riduzionesignificativa del pH vaginale e un miglioramento dello sniff test oltre che della sintomatologiasoggettiva che continuava a ridursi nel follow-up a 6 mesi. Nel secondo gruppo si è osservata unariduzione significativa sia del pH vaginale sia dello sniff test al termine della terapia e unmantenimento di tali valori positivi anche dopo 6 mesi di follow-up.Conclusioni. Questo studio conferma la validità della terapia con lattobacilli per via vaginale neltrattamento della vaginosi e dimostra che l’associazione della terapia per via orale è utile aequilibrare l’ambiente vaginale con quello della microflora intestinale che sembra mantenere irisultati positivi anche a distanza di tempo. L’utilizzo di probiotici sembra avere un ruolodeterminante nella risoluzione di una patologia quale la vaginosi e si pone come alternativa alleclassiche terapie antibiotiche locali.
  • Minerva Ginecol. 2005 Apr;57(2):131-9Vulvovaginiti da candida. Approccio terapeuticoBattaglia F., Mariani L., Anglana F., Milite V., Quattrini M., Plotti F., Tomao F., Plotti G.La candidosi vulvovaginale rappresenta, dopo la vaginosi batterica, la più frequente causa diaffezione vaginale. E stimato che circa il 75% delle donne di età riproduttiva abbia sofferto almenodi un episodio di vulvovaginite da candida, di cui il 40-45% di episodi ricorrenti e il 10-20% diforma complicata.La specie di candida più frequentemente isolata nella vagina di donne sintomatiche è la Candidaalbicans, che, presente nel 10-20% dei casi in assenza di sintomatologia, può considerarsi quasi unsaprofita. Tuttavia, sempre con maggior frequenza si possono isolare ceppi non albicans, inparticolare la specie tropicalis e la glabrata, di solito resistenti alle comuni terapia.La classificazione delle candidosi vulvovaginali proposta da Sobel, e ormai universalmenteaccettata, prevede 2 forme cliniche di candidosi vulvovaginali differenti per patogenesi, decorsoclinico, sintomatologia e frequenza: la vulvovaginite da candida non complicata (VVC) e lavulvovaginite da candida complicata (VVCC). Esse devono essere considerate, nella sostanza, 2entità nosologiche distinte e richiedono un approccio diagnostico e un impegno terapeuticodifferenti. In questo studio vengono riassunte le principali caratteristichem soffermandosi sulle piùrecenti acquisizioni in tema di terapia.Le preparazioni a base di acido borico, a parità di efficacia, sembrano presentare il miglior rapportocosto-beneficio e la compliance migliore e si prestano a un uso complementare o, talvolta,alternativo alle più consolidate terapie con azoli.
  • Minerva Ginecol. 2004 Apr;56(2):149-53.Risultati preliminari dello studio epidemiologico Italiano sulle vulvovaginitiBoselli F., Chiossi G., Garutti P., Matteelli A., Montagna M. T., Spinillo A.Obiettivo. Lo scopo di questo lavoro era di valutare la prevalenza delle infezioni vulvo-vaginali elatteggiamento diagnostico di 158 ginecologi, distribuiti su tutto il territorio nazionale.Metodi. Sono state esaminate 1644 pazienti in età fertile con età media di 32,4±7,8 anni. Inrelazione ai parametri prestabiliti è stata fatta una diagnosi presunta in 902 (55,4%) casi e unadiagnosi definitiva in 1439 (87,5%) casi.Risultati. I risultati delle diagnosi definitive sono stati i seguenti: 844 (51,3%) pazienti affette davulvovaginite micotica; 327 (19,9%) affette da vaginosi batterica; 110 (6,7%) affette datrichomoniasi; 100 (6,1%) affette da vaginite batterica aspecifica; 58 (3,5%) affette da vaginite noninfettiva. La tipizzazione delle infezioni micotiche è risultata positiva per Candida albicans in 459(78%) casi.Conclusioni. Dal presente studio è emerso che: 1) soltanto per mezzo degli accertamentimicrobiologici si è potuto stabilire una diagnosi definitiva nella maggior parte delle 702 pazientiche non avevano avuto una diagnosi presunta; 2) la diagnosi di infezione micotica è statasottostimata; 3) la Candida albicans, nel nostro paese, è il patogeno più frequente delle infezionimicotiche vulvovaginali. In conclusione, si evidenzia limportanza del ricorso agli esamimicrobiologici nellattività ginecologica ambulatoriale per la diagnosi di patologia infettiva genitale.
  • Minerva Ginecol. 2003 Dec;55(6):483-92.Utilizzo del perossido didrogeno nel trattamento delle vaginosi battericherecidivantiCardone A., Zarcone R., Borrelli A., Di Cunzolo A., Russo A., Tartaglia E.Obiettivo Gli Autori hanno valutato la reale efficacia dellutilizzazione del perossido di idrogenocome terapia per le vaginosi batteriche recidivanti, già trattate e resistenti ad altri tipi di trattamenti.Metodi. Sono state incluse nello studio 58 pazienti di età compresa tra i 18 e i 42 anni. A ognipaziente furono prescritte irrigazioni vaginali con 30 ml di perossido di idrogeno al 3% in vagina daeffettuarsi ogni sera per 1 settimana. Il follow-up fu effettuato a 3 mesi dopo la fine del trattamento.Risultati. I risultati mostrarono chiaramente che lutilizzo del perossido di idrogeno (H2O2) invagina è capace di eliminare i principali sintomi delle vaginosi batteriche e in particolare laleucoxantorrea maleodorante nel 89% dei casi a 3 mesi dalla fine del trattamento, una rispostasovrapponibile a quelle ottenute utilizzando metronidazolo o clindamicina in forma di cremavaginale. Inoltre, il perossido di idrogeno facilita il ripristino della normale flora batterica vaginale(rappresentata dai lattobacilli H2O2 produttori) nel 100% dei casi e del normale pH acido (pH<4,5)nel 98% dei casi e favorisce la scomparsa di clue cell dagli strisci vaginali e della flora patogenaanaeroba dalle secrezioni vaginali nel 100% dei casi. Lamine-test si è negativizzato nel 97,8% deicasi. I risultati sono stati statisticamente analizzati e sono risultati statisticamente significativi.Conclusioni. Il perossido didrogeno rappresenta una valida alternativa alle terapie convenzionalidella vaginosi batterica recidivante, associando allassenza di effetti collaterali e al basso costo,unottima tollerabilità e una reale efficacia terapeutica.