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Art Weekly Report 22 luglio 2013
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Art Weekly Report 22 luglio 2013

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  • 1. …“L’eros e l’Arte che da Scandalo”…
  • 2. pag. 2 Si può essere tutto ciò che si vuole, basta trasformarsi in tutto ciò che si pensa di poter essere. dal brano “Innuendo" dei Queen ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013 Nero su Bianco Freddy Mercury A cura del dott. Paolo Ceccherini Non diventerò una stella, diventerò una leggenda! Voglio essere il Rudolf Nureyev del rock n'roll…
  • 3. Con questa sezione del report si è voluto interrogare alcuni tra i maggiori operatori nazionali ed internazionali del mondo dell’arte e della cultura, al fine di lasciare loro esprimere un proprio personale punto di vista sulle tendenze attuali del settore, le aspettative future. ***** La riflessione vuole essere uno “spazio libero di espressione”, consapevoli che spesso sia utile sentire voci diverse, per riconoscere meglio la propria. La nudità nelle varie rappresentazioni artistiche crea ancora oggi scandalo. Anche in una società governata dall’ipersessualizzazione e dove i tabù sono stati ormai quasi tutti abbattuti lo scandalo nell’arte ha quasi sempre a che vedere con l’ostentazione del corpo nudo. Facendo un rapido excursus si ricorda che la nudità nel corso della storia dell’espressione artistica, dalla letteratura alla pittura, dalla scultura al cinema e, qualche volta, la ricombinazione tra alcune di esse, si è trasformata sostanzialmente, come bene esprime Luca Beatrice nel suo ultimo libro «Sex - Erotismi nell’arte da Courbet a YouPorn», edito da Rizzoli, che ha esaminato il limite tra opera d’arte da museo e immaginario erotico. L’erotismo lo ritroviamo raffigurato nelle immagini fin dai tempi remoti, nelle decorazioni parietali delle case e nelle ceramiche fino a che l’immagine della donna, subirà una forte censura e solo eccezionalmente gli artisti potranno raffigurarla nuda col pretesto di rappresentare episodi biblici. Grande successo ebbe , in un periodo dove i valori morali iniziarono ad essere messi in discussione, L’origine du monde di Gustave Courbet, dipinto commissionato al pittore nel 1866 da Khalil-Bey, diplomatico turco e ambasciatore dell'impero ottomano ad Atene per la sua personale galleria di ritratti erotici. Nell’epoca della Secessione Viennese, grazie al famoso Nuda Veritas del 1899 di Klimt il sesso in arte iniziò ad essere trattato nei modi erotico. più disparati riflettendo soprattutto l'opinione che gli artisti avevano delle donne e cioè quella di esseri decisamente superiori incarnando l’idea stessa di Eros. La grande rivoluzione però apparve nell’arte americana degli anni sessanta attraverso Andy Warhol, pioniere della pop art, che introdusse nudità, uso di droghe, relazioni omosessuali e personaggi transgender in quasi tutti i suoi lavori alla Silver Factory. Nella nostra rassegna non potranno poi mancare i nudi di Lucien Freud e gli scatti “di massa” del fotografo americano Spencer Tunick, ma neanche Milo Manara, conosciuto soprattutto per la sensualità delle sue tavole e Luis Royo uno dei più importanti illustratori contemporanei le cui opere sono improntate sui generi fantastico ed erotico ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013 pag. 3A cura di Vernice Progetti Culturali
  • 4. Andamento mensile del Mps Art Market Value Index degli ultimi tre anni (22/07/2010 – 22/07/2013) pag. 4 Il rendimento espresso dall’MPS Art Market Value Index resta superiore agli altri due indici considerati, raggiungendo nel triennio la performance del +92,5%, rispetto al +51,8% dello S&P500 e al dato del -21,4% di Piazza Affari. Con riferimento alle performance dei 3 indici dall’inizio dell’anno (01/01/2013) ad oggi, si registrano le seguenti variazioni: miglior performer il MPS Art Market Value Index (+40,6%) seguito dal S&P500 (+34,5%), chiude il Ftse Mib (+8,4%). * Indice costruito su un paniere di 10 società quotate su mercati finanziari internazionali e operanti nel comparto artistico, ponderato per le capitalizzazioni medie giornaliere; l’indice è espresso in dollari poiché il fatturato del mercato artistico è realizzato prevalentemente in tale valuta (principio di competenza territoriale). ** Tutti e tre gli indici sono espressi in dollari (Y): MPS Index Vs. FTSE Mib (X): MPS Index Vs. S&P 500 X Y +78,9% +10,1% Matrice di correlazione Fonte: Il grafico è frutto di elaborazione dell’Area Research, sulla base di dati provenienti da info provider. L’analisi mensile del MPS Art Market Value Index* mostra negli ultimi tre anni (Luglio 2010 – Luglio 2013) una correlazione con il Ftse Mib** diretta (+10,1%); rimane positivamente correlato con il principale indice del mercato americano (S&P 500), il dato aggiornato sull’ultima settimana si attesta a: +78,9%. +51,8% +92,5% -21,4% ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013 30 50 70 90 110 130 150 170 190 210 230 250 Mps Art Market Value FTSE Mib S&P 500
  • 5. Andamento settimanale del Mps Art Market Value Index (15/07/2013 al 19/07/2013) Leggermente positivo il FTSE Mib (+5,21%). L’indice si è confermato tra i migliori in Europa grazie ai forti rialzi che hanno interessato il comparto finanziario con le principali banche fortemente in positivo. Inoltre, la BCE ha modificato le regole sul collaterale usato per il rifinanziamento delle banche ed annunciato che sta studiando delle modalità per aumentare i prestiti alle piccole/medie imprese. E’ stato abbassato il rating per gli ABS accettati come garanzia da “due AAA” a “due A- ”, riducendo lo sconto (haircut) dal 16% al 10%. Allo stesso tempo l’istituto aumenterà i vincoli sul collaterale composto da covered bond, modificando le valutazioni sul rischio, in modo che l’effetto complessivo sul collaterale sia neutrale. Settimana in calo per il Mps Art Market Value Index (-1,87%), in territorio positivo il listino americano S&P 500 (+0,71%), molto bene anche piazza affari, che registra una decisa salita del FTSE Mib 500 (+5,21%). Tra le aste della settimana da segnalare per Sotheby's, la Finest and Rarest Wines, del 17 luglio a Londra, in cui sono stati totalizzati oltre 1,3 milioni di sterline. Top Lot, “Richebourg 1970 Henri Jayer “, aggiudicato per 72.8 mila steriline rispetto ad una stima alta di 34 mila. Oltre 5,8 milioni di dollari è la cifra battuta da Christie’s nella “First Open: Summer Edition”, svolta a Rockefeller Plaza di New York il 17 Luglio. La vendita ha fatto registrare ottime percentuali di venduto, 87% per lotto e 95% per valore. Top Lot Jack Hamilton Bush (1909-1977), Red Side Right , dipinto nel 1965, aggiudicato per 603 mila dollari, facendo segnare il record mondiale di prezzo in asta per l’artista. pag. 5 Fonte: Il grafico è frutto di elaborazione dell’Area Research, sulla base di dati provenienti da info provider. In rialzo la chiusura settimanale dello S&P 500 (+0,71%), gli ultimi trenta giorni sono stati caratterizzati da due fasi principali: inizialmente l’impatto delle parole di Bernanke in tema di riduzione del piano di acquisti. Tuttavia l’allentamento dei timori di un rallentamento immediato del piano di QE, e il buon andamento dei conti di Morgan Stanley hanno continuato ad alimentare gli acquisti. Il principale beneficiario è stato il comparto finanziario seguito dai sevizi per i consumatori ed energetici. +0,71% -1,87% +5,21% ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013 97 99 101 103 105 15/07/13 apertura lunedì 16/07/13 17/07/13 18/07/13 19/07/13 Prezzo di chiusura venerdì Mps Art Market Value S&P 500 Ftse Mib
  • 6. Per poter accedere a tutti i lavori sul mercato dell’arte visita il sito: http://www.mps.it/Investor+Relations/ResearchAnalisis/Settori/MercatoArte/default.htm Andamento semestrale del Mps Art Global Painting Index degli ultimi sei anni (01/01/2006 – 31/12/2012) Il catalogo fa la differenza: la clientela è molto più attenta ed esigente rispetto alla fase euforica del 2008, il tasso di unsold medio staziona nella regione del 22,7% per lotto, testimoniando un livello di aspettative molto alto. La sostanziale stabilità del $ sulle altre due valute nel semestre, non porta effetti valuta nella performance complessiva dell’indice globale. Confronto II sem 2012 VS II sem 2011 +3,4% pag. 6 0 50 100 150 200 250 300 350 400 I sem 2006 II sem 2006 I sem 2007 II sem 2007 I sem 2008 II sem 2008 I sem 2009 II sem 2009 I sem 2010 II sem 2010 I sem 2011 II sem 2011 I sem 2012 II sem 2012 Mps Global Painting Art Index Fonte: il grafico è frutto di elaborazione dell’Area Research, sulla base di dati provenienti dai siti delle principali case d’aste.  I risultati consuntivi del II semestre 2012 mostrano numerosi fattori positivi e un ritrovato clima di fiducia dopo la fase di assestamento degli ultimi 3 anni: il MPS Global Painting index è in leggera crescita del +3,4% sul secondo semestre 2011. Tuttavia il mercato resta ancora lontano dal picco del 2008, favorito dal boom dell’arte contemporanea e dall’effetto valuta. In questo semestre la crescita è stata trascinata dai comparti Old Master e Post War, in controtendenza il Pre-war che registra una contrazione: Mps Art Post War Index (+31,3% su II semestre 2011), Mps Art Pre War Index (-12,11% su II semestre 2011), Mps Art Old Masters e XIX sec. Index (-12,11% su II semestre 2011). ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013
  • 7. pag. 7 1895: La prima Biennale, il primo scandalo di Enzo di Martino* Nonostante il manifesto porti la data del 22 aprile, la prima Biennale venne in realtà inaugurata la mattina del 30 aprile 1895, alla presenza di Umberto I e Margherita di Savoia. Fatto non secondario se si pensa che gran parte degli artisti espositori erano “accademici”, molto sensibili dunque alla “ufficialità” e, come ricorda ancora Bazzoni, l’inaugurazione «riuscì festa veramente solenne a cui partecipò con entusiasmo tutta la -cittadinanza». Il successo della Prima Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia – come allora si chiamava la Biennale – fu immediato e clamoroso: basti pensare che i visitatori furono ben 224.327, un numero incredibilmente alto, specie se rapportato ai nostri tempi. E che furono vendute 186 delle complessive 516 opere esposte per un valore complessivo di oltre -trecentossessantamila lire di allora. La grande esposizione si chiuse perciò in attivo finanziario per il Comune di Venezia, tanto che subito dopo venne deciso di elargire una cospicua somma in beneficenza, destinata all’assistenza pubblica dei poveri della città. La Giuria internazionale assegnò il premio Città di Venezia – praticamente il primo premio, ben 10.000 lire – a La figlia di Jorio del pittore abruzzese Francesco Paolo Michetti (1851- 1939), sostenuto dal suo grande amico e conterraneo Gabriele D’Annunzio. Il poeta, infatti, aveva nei giorni precedenti scritto una lettera a Fradeletto raccomandandogli calorosamente di esporre *Fonte: Tratto dal libro La Biennale di Venezia 1895-2013; Enzo Di Martino, Papiro Art Giacomo Grosso, Supremo convegno, il dipinto scandalo alla biennale del 1895 bene il dipinto di Michetti, «in una luce calma e riposata». Il premio del Ministero, anch’esso molto importante, venne invece attribuito a Ritorno al paese natio di Giovanni Segantini (1858-1899), suscitando non poche perplessità e qualche polemica per i modi divisionisti – allora una assoluta novità – con i quali esso era dipinto. Altri premi vennero assegnati a Max Liebermann, Julius Paulsen (Cassa di Risparmio) ed all’americano James Whistler che, in quella occasione, donò un cospicuo numero di acqueforti alle raccolte della città di Venezia: non esisteva ancora il Museo d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro che venne istituito solo più tardi, nel 1902. La prima edizione non viene tuttavia ricordata per questi premi ma per uno scandalo clamoroso che fece discutere appassionatamente l’intera città e tutta la stampa italiana e straniera, causando perfino un pesante intervento del Patriarca di Venezia Giuseppe Sarto, futuro Papa con il nome di Pio X e successivamente anche Santo. Cosa era accaduto? Era accaduto che dall’Accademia Albertina di Torino, raccomandato personalmente dal suo presidente conte di Sambuy come «opera di ardita composizione», era giunto alla Biennale, fin dal 10 aprile, un grande dipinto di Giacomo Grosso (1860-1938) dal titolo Supremo convegno. Rappresentava, come lo descrisse a suo tempo con efficacia Romolo Bazzoni, «un feretro dal quale emergeva il volto cadaverico d’un uomo irrigidito dalla morte, mentre cinque donne ignude dalle membra fresche e giovanili lo attorniavano in pose disperate e voluttuose ad un tempo»: un grande scandalo! E scandalo fu per davvero tanto che a Venezia non si parlava d’altro, con curiosità ed animazione, ancora prima che la Biennale aprisse le porte al pubblico dei visitatori. Invitato dal sindaco Selvatico a visitare l’Esposizione, il Patriarca di Venezia rispose con una lettera nella quale, oltre a rifiutare l’invito, scriveva che «corre in città la voce che tra le opere d’arte da esporsi ve ne sia una che offende altamente il pudore ed io la prego di adoperarsi perché non sia messa in mostra». Ancora prima di aprire i battenti la Biennale incappa dunque nel suo primo incidente storico: sarà una costante di tutta la sua vita centenaria. Per premunirsi il sindaco Selvatico aveva nel frattempo chiesto un parere sul dipinto ad una apposita commissione presieduta da un uomo di cultura cattolico e di grande prestigio come Antonio Fogazzaro. ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013In collaborazione con la Dott.ssa Paola Gribaudo
  • 8. pag. 8 1895: La prima Biennale, il primo scandalo di Enzo di Martino* «Il dipinto del signor Grosso – scrisse Fogazzaro nella relazione – -rappresenta in modo violento uno stretto, pauroso nesso fra la libidine e la morte, onde lo spettatore è mosso ad inorridire delle nudità che vi si ostentano bestialmente in un atto orribile, tanto più sinistre quanto più intere. Ci parrebbe duro di condannare questo Supremo Convegno in nome della morale – continuava Fogazzaro – mentre passano dovunque senz’accusa tele spiranti una lascivia che invita, che se qualche cosa cela, non è per vergogna, è per arte. Quindi noi, caro Selvatico – concludeva con decisione lo scrittore – Vi rispondiamo unanimi: no, il dipinto non reca oltraggio alla morale pubblica». Era la pezza d’appoggio che consentiva al Sindaco di dichiarare al Patriarca di aver condiviso le sue preoccupazioni ma di doversi conformare «a un voto così esplicito, concorde ed autorevole». Affermando così una indipendenza che sarà la costante di tutta la storia della Biennale in molte altre occasioni future, dinanzi alla quale anche il Patriarca dovette far buon viso a cattivo gioco. Il giorno dopo scrisse infatti a Selvatico una seconda lettera nella quale lo ringraziava d’avergli «comunicato il giudizio di persone superiori ad ogni eccezione», aggiungendo però: «quantunque nemmeno questo mi rassicuri che il pubblico, il quale guarda al superficiale, non ne riceva cattiva impressione». L’episodio divenne di dominio pubblico, se ne discuteva appassionatamente, con morbosità o in nome della libertà di espressione, in ogni *Fonte: Tratto dal libro La Biennale di Venezia 1895-2013; Enzo Di Martino, Papiro Art ambiente della città, e tutti i giornali, sia quelli italiani che stranieri, indicavano nello “scandaloso dipinto” l’attrazione più clamorosa della Biennale, mentre il pubblico, nonostante il quadro fosse stato prudentemente sistemato in una saletta un pò appartata, entrava chiedendo subito informazioni su dove si trovasse il Supremo convegno. Come se non bastasse verso la fine dell’Esposizione si verificò un episodio ancora più rumoroso perché, come ricorda Bazzoni,«avendo stabilito la presidenza di assegnare un premio in base a referendum popolare, il premio toccò, a grande maggioranza, all’opera del Grosso. E questa assegnazione provocò una nuova ondata di discussioni e di polemiche. I cattolici ne rimasero doppiamente offesi e gridarono allo scandalo, -«quasicché la Presidenza della Biennale con la sua trovata del premio popolare avesse voluto provocarlo». Il clamore suscitato dalla vicenda fu enorme in tutto il mondo ed attirò l’attenzione di una spregiudicata e misteriosa compagnia – la Venice Art & Co, probabilmente costituita apposta nell’occasione – che acquistò il dipinto con l’intenzione di esporlo a pagamento in vari paesi, confidando nella “pruderie” tipica del tempo. La prima tappa fu una città degli Stati Uniti, e pare che l’ambiente dove era esposto prendesse fuoco ed il dipinto andò dunque distrutto in un incendio che molti definirono allora misterioso e forse anche doloso. Oggi, a distanza di cento anni, si può forse dire che questo episodio segnò per davvero l’inizio della storia della Biennale, una storia contrassegnata infatti da scandali, polemiche ed incidenti diplomatici che, lungi dall’incrinare il prestigio dell’istituzione, ne hanno invece accresciuto la notorietà e probabilmente fatto la fortuna. Fin dalla prima edizione, dunque, la Biennale seppe attrarre una straordinaria attenzione del pubblico e dei giornali di tutto il mondo. Ugo Ojetti, che era a quel tempo una vera e propria autorità critica, non a caso scrisse sul Resto del Carlino del 28 aprile del 1897 che «la prima esposizione internazionale d’arte a Venezia, due anni fa, parve e fu un miracolo» perché, aggiungeva, «fino allora, chi in Italia parlava o scriveva di qualche impresa artistica, era una campana che suonava a morto: triste e solitario irritava la maggioranza del pubblico affaccendata in tutt’altre faccende e non raccoglieva che i pochi fedeli memori della Morta gloriosa. Tutte quelle speranze che tendevano soltanto alle riunioni di oltre monte e di oltre mare, a Parigi o a Monaco, a Barcellona o a Vienna, a Londra o a Zurigo – concludeva Ojetti – ora fidano in Venezia». Tratto dal libro La Biennale di Venezia 1895-2013; DI Enzo Di Martino, Papiro Art ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013In collaborazione con la Dott.ssa Paola Gribaudo
  • 9. La camera turca-1963 Hervé Joncour era «uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla». Pensava che sarebbe stato così per sempre, fino a quando, inaspettatamente, qualcosa cambiò. Hervé Joncour, giovane commerciante francese, è il protagonista del romanzo Seta (1996), scritto da Alessandro Baricco. Quando i viaggi di Hervé lo condurranno fino in Giappone per l’acquisto di bachi da seta, egli comincia a vivere una specie di ossessione nei confronti di una misteriosa e conturbante donna, i cui occhi «non avevano un taglio orientale, e il suo volto era il volto di una ragazzina». Si tratta della donna di Hara Kei, uomo con cui commercia Hervé e la cui potenza è dimostrata proprio dalla presenza di lei sdraiata accanto al guru. La carica erotica del romanzo è data dalla spasmodica ricerca della donna, delle sue linee, del suo sguardo, della sua presenza invisibile: un’indomita passione tessuta come trame segrete da fili di seta. Ciò che, in particolare, consente di ascrivere Seta nell’ambito della letteratura erotica è la lettera indirizzata a Hervé e riportata nella parte conclusiva del romanzo, una lettera costruita attraverso una serie di immagini sessuali raccontate (probabilmente solo sognate) che non scadono mai nell’eccesso, piuttosto nella “leggerezza della seta”. Il desiderio del possesso è mescolato alla dolcezza di gesti forse mai compiuti, A cura della Dott.ssa Gisella Tropea pag. 9 ma ardentemente agognati: il risultato è una danza dei sensi, un perpetuarsi di atti sensuali. Un Oriente così impenetrabile e sobillatore di fantasticherie non può sottrarsi dall’essere in contrasto con tutto ciò che è sicurezza e amore: Hélène, la giovane moglie di Hervè, che aspetta i suoi ritorni con dedizione quasi religiosa. Nell’immaginario degli artisti occidentali, a partire dalla metà dell’ Ottocento, l’Oriente ha di fatto sempre rappresentato un “altro mondo”, la diversità, l’ esotismo ai confini della sregolatezza. L’ Oriente offre la possibilità di conoscere un modello nuovo di bellezza, ma anche di accedere a nuovi profumi, colori e sensazioni, per immaginare e tentare nuove forme di piacere: un Oriente di certo più spregiudicato di fronte a certe inibizioni occidentali. Il topos dell’amante, concubina (spesso molto giovane) orientale sembra essere un elemento abbastanza ricorrente in letteratura, in arte e anche nel cinema, tanto da poterlo considerare un leitmotiv dell’erotismo (si pensi ad un classico della letteratura erotica, L’amante di Duras, di cui è celebre anche la trasposizione cinematografica). Molte sono, pertanto, le donne orientali che occupano la scena di importanti dipinti, tra i quali quello di Balthus, che a Roma ritrasse la giovane moglie giapponese, Setsuko Ideta, in posa sinuosa nella “Camera turca”, una stanza L’Oriente che si sveste di seta ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013 orientaleggiante ricavata nel sottotetto di Villa Medici. Nel dipinto Setsuko si “sveste” da odalisca ponendo il corpo vellutato su un canapè a fiori; la sua espressione è tanto rassicurante quanto enigmatica. La donna di Balthus (nella Camera così come in altre opere) si fa emblema del segreto carnale vistosamente celato attraverso gli audaci profili femminili e gli effetti di luce. Come per Seta, al fruitore potrebbe accadere di lasciarsi sorprendere dalla terribile tentazione di viaggiare verso l’Oriente, o magari soltanto immaginarlo. Gisella Tropea
  • 10. Le stampe erotiche, chiamate “shunga”, acquistano popolarità in Giappone nel periodo che va dal 1600 al 1800, grazie all’emergere di una classe sociale molto forte economicamente. Stampate su carta con tavolette di legno intagliate, oltre al loro esplicito erotismo, rappresentano anche un fenomeno artistico importante. Queste stampe offrono infatti uno sguardo su molti aspetti peculiari della società giapponese dell’epoca. La parola “shunga” significa letteralmente ‘immagini della primavera’. La ‘primavera’ talvolta era usata in Giappone come metafora per alludere al sesso. Gli shunga sono stampe erotiche appartenenti alle xilografie policrome della scuola “ukiyo-e”. Le stampe rappresentano una delle espressioni artistiche di maggior rilievo nel periodo compreso tra il XVII e XIX secolo. Questo periodo è conosciuto sia come periodo Edo, dall’antico nome di Tokyo, sia come periodo “Tokugawa”, dal nome della dinastia al potere. La classe dirigente a quell’epoca era l’aristocrazia. Accanto ai nobili però pag. 10 c’era una vasta classe di mercanti e artigiani molto ricchi, chiamati “Chonin”. I Chonin, esclusi dal potere politico, erano desiderosi di godersi la vita. Appassionati frequentatori del teatro kabuki, erano anche grandi consumatori di ukiyo-e e shunga. Perfino i grandi maestri dell’ukiyo-e, dunque, lavorarono agli shunga, che garantivano in genere migliori guadagni. Gli shunga nascono normalmente in serie di 12, come i mesi dell’anno. Hanno diversi formati: stampe, libri, libretti ‘tascabili’. Le stampe decoravano la casa, i libri potevano essere presi in prestito dai librai ambulanti, mentre i libretti erano portati in giro come portafortuna, sia da uomini sia da donne. Paolo Ceccherini, in collaborazione con il Museo delle Culture di Lugano Speciale: Shunga, Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo 1/3 ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013 www.mcl.lugano.ch Kitagawa Utamaro pagina dal Michiyuki koi no hutosao (L’inflessibile bastone dell’amore). 1803. Gessai Gabimaru, Una oiran con l’amante, 1803 ca. Keisai Eisen, Due amanti, 1835-1840. Utagawa Kuniyoshi, pagina da Setsugekka (Neve, luna e fiori), 1840- 1845
  • 11. Diverse scuole furono attive nella realizzazione di shunga. Le scuole sono fondate dagli artisti più famosi, e normalmente tutti i discepoli prendono il cognome del primo maestro. Molti pittori shunga vivevano a Edo o a Osaka, centri ricchi e importanti, più dell’allora capitale imperiale Kyoto. Fino al 1760, il cosiddetto periodo ‘dei primitivi’, le stampe sono monocrome e i tratti più elementari. Il ‘periodo d’oro’, tra il 1760 e il 1820, si caratterizza per stampe policrome, composizioni più slanciate e più ricche. Infine nel ‘periodo tardo’, che va fino alla fine XIX secolo, le linee sono ardite e la tendenza è quella di riproporre dei temi classici reinterpretati. Kitagawa Utamaro è forse il più famoso disegnatore di shunga; visse tra il 1753 e il 1806. È noto soprattutto per la sua capacità di rappresentare la bellezza femminile, introducendone la componente psicologica. Un altro maestro è Isoda Koryusai, attivo tra il 1760 e il 1780. Koryusai era un samurai. Divenuto un “ronin” alla morte del suo padrone e quindi sciolto dal vincolo di fedeltà, si dedicò all’arte. Nishikawa Sukenobu, uno dei primitivi, fu attivo a Kyoto. Le sue stampe in bianco e nero, in particolare di figure femminili, sono caratterizzate da un pag. 11 tratto delicato. Un maestro del periodo d’oro, invece, è Torii Kiyonaga, il cui nome alla nascita era Sekiguchi Shinsuke. Prese il nome dalla scuola Torii, di cui fu il quarto titolare. La scuola Torii era legata alla rappresentazione degli attori del teatro Kabuki. Katsushika Hokusai, nato nel 1760 in un sobborgo contadino di Edo, a 18 anni iniziò l’apprendistato come incisore su legno. Si dedicò alla rappresentazione del teatro kabuki e di paesaggi, come le vedute del Monte Fuji. Spesso è difficile attribuire i lavori a questo maestro, perché lungo la propria vita assunse molti pseudonimi, probabilmente per evitare la censura politica. A un primo sguardo, l’amplesso e le dimensioni smisurate degli organi genitali sembrano l’unico ‘soggetto’ delle stampe “shunga”. L’aspetto erotico era importante a più livelli: per stimolare i sensi ed intrattenere, ed anche – forse sorprendentemente – per educare le giovani donne alla vita sessuale. La scena dell’amplesso, certo, attirava l’ attenzione degli acquirenti delle stampe del tempo, tanto quanto oggi quella dei visitatori. È comunque molto interessante dedicarsi ai dettagli oltre l’eros, ai piccoli elementi di cornice, vero messaggio del pittore. Gli shunga, infatti, regalano uno sguardo sulla società giapponese di quel periodo: i volti, il kimono, i mobili, il rito del tè, lo scorrere delle stagioni, i paesaggi. Sono dettagli che permettono di cogliere aspetti di una borghesia ricca e desiderosa di godersi la vita, su molti fronti. Alle volte gli shunga mostrano anche ambienti domestici e familiari, ma per lo più è il mondo della ricca borghesia ad essere rappresentato, la vita mondana, e con lei gli interni delle “case verdi”, le case a pagamento delle “geisha” e delle “oiran”, molto pulite, eleganti e curate. Gli “shunga” ci permettono di cogliere molti aspetti della società giapponese nel periodo tra il 1600 e il 1800. Possiamo comprendere il ruolo della donna, che - secondo l’etica confuciana - è soggetta ad una triplice sottomissione: serva del padre prima, del marito poi, infine dei figli. I matrimoni in quel periodo sono Paolo Ceccherini, in collaborazione con il Museo delle Culture di Lugano Speciale: Shunga, Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo 2/3 ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013 www.mcl.lugano.ch Nishikawa Sukenobu, pagina da Koshoku tamatebako (Lo scrigno del libertino) 1710-1720 Yushido Shuncho,Koshoku zue jiniko (Immagini erotiche per 12 mesi) 1788 ca. Kitagawa Utamaro, Ehon Komachi biki (Abbracciare Komachi), 1802
  • 12. combinati e se l’uomo non ne è soddisfatto, ha il diritto di andare a cercare altrove quelle passioni che non è riuscito a trovare all’interno del matrimonio. Nelle grandi città c’erano interi quartieri di donne a pagamento, detti “città senza notte”, in cui gli uomini trovavano “geisha” e “oiran”. Le oiran sono le prostitute di alto bordo. Le geishe sono invece donne che intrattengono l’uomo raffinatamente, con musica, canto, danza, cerimonia del tè, etc. Le donne ritratte in atteggiamento colto negli shunga, ad esempio mentre scrivono, sono quasi sempre geisha: donne colte, eleganti e raffinate. Gli uomini, fuori dal matrimonio, non cercavano solo avventure a pagamento, ma vere e proprie relazioni intellettuali, che le loro mogli poco colte non potevano offrire. Le oiran appaiono invece con un abbigliamento meno raffinato, più appariscente, piuttosto eccessivo. Gli shunga servono anche da manuale della buona moglie, insegnando come comportarsi col marito. Le rare rappresentazioni di mogli, come la donna che allatta, si possono cogliere grazie ad un particolare copricapo, lo “tsunokakushi”, che poteva essere indossato solo da donne sposate. Paolo Ceccherini, in collaborazione con il Museo delle Culture di Lugano pag. 12 Il progetto di ricerca del Museo delle Culture intitolato ‘Shunga - Arte ed Eros in Giappone nel periodo Edo’ è stato un’occasione straordinaria per apprezzare un’importante espressione artistica di grandissimo rilievo in Giappone fino alla fine del XIX secolo. Le stampe erotiche, per la loro estetica e per le loro tematiche, hanno esercitato un’influenza profonda sulla cultura giapponese contemporanea, inclusi i Manga. Torii Kiyonaga, Sode no maki (Rotolo per la manica), 1785 ca. http://www.britishmuseum.org/res earch/research_projects/all_curre nt_projects/shunga_japanese_art _1600-1900.aspx Speciale: Shunga, Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo 3/3 ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013 www.mcl.lugano.ch Utagawa Kunisada, Amanti, pagina da un volume del1830- 1840 Utagawa Kuniyoshi, pagina da Setsugekka (Neve, luna e fiori), 1840- 1845 Utagawa Kunisada, pagina da: Shunka shuto shiki no nagame: Haru, Natsu, Aki, Fuyu no bu (Il canto delle quattro stagioni), 1827
  • 13. Fonte: http://onlineonly.christies.com/s/andy-warhol-at-christies-for-members-only-eyes-on-the-guise/lots/7 pag. 13 Christie’s presenta l’asta vietata ai minori… La sperimentazione negli scatti di Andy Warhol Miguel Bose (See F. & S. IIIB.19) ANDY WARHOL (1928-1987) Pool Party ANDY WARHOL (1928-1987) Sono pochi i cataloghi delle major Christies e Sotheby’s vietati ai minori di 18 anni, ma la vendita del mese scorso organizzata da Christie’s aveva l’alert vietato ai minori. Fino al 27 giugno 2013, Christie's ha messo in vendita online una raccolta di opere originali del leggendario artista pop Andy Warhol, provenienti direttamente dalla collezione della Fondazione Andy Warhol per le arti visive. La vendita si è concentrata su quelle opere d'arte che offrono quella che era la visione del mondo più intima ed esclusiva dell’artista Warhol. Questa vendita intitolata: “Eyes on the Guise”, comprendeva oltre 200 fotografie, stampe e disegni in cui l'artista ha incentrato il suo sguardo unico sul nudo maschile. Per due settimane, i collezionisti di tutto il mondo hanno avuto l'opportunità di fare offerte per acquistare queste opere, la maggior parte dei quali non sono mai state viste in pubblico. Marc Porter, presidente di Christie America, ha commentato: "Mentre continuiamo a esplorare il vasto ambito delle opere di Andy, lo spirito audace e innovativo della sua opera si rivela a noi ancora e ancora. Spesso spingendosi oltre i confini, e questa selezione di immagini e disegni dimostra il coraggio di Warhol sia nell’esplorare che nel celebrare una identità gay che stava emergendo nel tardo 20 secolo a New York. Sfocando le distinzioni tradizionali tra arte e fotografia, Warhol dimostra di essere un innovatore instancabile e la sua continua volontà di sperimentare. In effetti, l'ultimo decennio della sua vita è stato considerato da alcuni come il più innovativo della sua carriera. Oltre alle sue fotografie cucite, vediamo le opere che mostrano l'artista ad essere stato ricco di idee pionieristiche, sia in termini di contenuti che di tecnica. Halston Torso ANDY WARHOL (1928-1987) ANDY WARHOL Self-Portrait in Fright Wig unique polaroid print Executed in 1986. ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013 Querelle ANDY WARHOL (1928-1987) A cura del Dott. Paolo Ceccherini,
  • 14. Il suo grande talento fu oscurato dallo scandalo causato dalla violenza sessuale perpetrata sulla sua persona dal proprio maestro di arte Agostino Tassi; infatti, il lungo processo giudiziale nel quale il Tassi venne condannato alimentò molte dicerie sulla promisquità di Artemisia che ne ostacolarono l’affermazione come artista. In effetti, il termine scandalo deriva dal greco σκάνδαλον (skàndalon), che significa "ostacolo", "inciampo", turbamento morale e grave A cura della dottoressa Stella Annesi pag. 14 Approfondimento: Artemisia Gentileschi, Amore, trasgressione e scandalo. Artemisia Gentileschi (1593 - 1656) “l'unica donna in Italia che abbia mai saputo di pittura, coloritura, ad impasto e di altri fondamentali” sconvolgimento della coscienza altrui. Oggi però lontano dai pregiudizi del tempo Artemisia è considerata uno dei pittori più progressisti ed espressionisti del Barocco e della generazione dopo Caravaggio. La sua grandezza è testimoniata dal fatto che, in un'epoca in cui i pittori di sesso femminile non erano facilmente accettati dalla comunità artistica o mecenati, ella, trasferitasi in Toscana, fu la prima pittrice a diventare membro della Accademia di Arte del Disegno di Firenze. In questo periodo Artemisia, dopo aver meditato l’abbandono della città di Roma ove i suoi riconoscimenti artisticierano ormai venuti meno, decise di mutare temporaneamente il suo cognome in “Lomi” (cognome originario di suo padre) per distaccarsi dalla vicenda dello stupro e dagli eventi della propria vita romana. Sicuramente l’episodio della violenza subita plasmò l’artista; infatti, spesso tra le sue opere troviamo molte immagini di donne forti e che soffrono. I suoi personaggi non rappresentano lo stereotipo femminile con i tratti-sensibilità, timidezza e debolezza ma mostrano personalità coraggiose, ribelli e potenti. Uno dei suoi quadri più noti è sicuramente, Giuditta e Oloferne; esso ritrae la decapitazione di Oloferne, in una scena di lotta orribile e salasso. L’eroina della Bibbia Giuditta, esempio di virtù e castità, viene raffigurata nell’atto di tagliare la testa del nemico Oloferne, condottiero assiro da lei ingannato con la seduzione pur mantenendo salva la propria purezza. Alcuni critici contemporanei in questo dipinto hanno rivisto il desiderio femminile di rivalsa rispetto alla violenza sessuale subita da parte di Agostino Tassi. È chiaro, come nei suoi lavori Artemisia sembra trasferire la sua esperienza direttamente sulla tela; tale teoria è supportata dal fatto che in diverse opere dell’artista, le eroine dipinte da Artemisia ricordano molto i suoi autoritratti. Inoltre la forza d’animo che caratterizzò la pittrice si rispecchia anche nel tratto del pennello audace e determinato in cui “non vi era alcun segno di timidezza" (Bissell, 112). ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013
  • 15. “Reaching art” è la rubrica in collaborazione con Artribune dedicata ad un approfondimento sul pensiero e le opere degli artisti esposti nelle principali mostre organizzate sul territorio nazionale. Questa settimana: Matt Mullican - The Meaning of Things 18 luglio-6 settembre Spazio Culturale Antonio Ratti (ex chiesa di San Francesco), Como Matt Mullican (Santa Monica, 1951) è un artista americano da sempre interessato al rapporto tra percezione e realtà, tra capacità di vedere qualcosa e quella di rappresentarla. Per creare le proprie opere Mullican utilizza svariati medium, spaziando da disegni e opere grafiche a sculture e banner. Ha inoltre sviluppato un sistema di classificazione di tutta la materia sensibile che viene da lui suddivisa in cinque categorie, “Cinque Mondi”: le materie prime naturali, il mondo reale in cui viviamo, le arti, la lingua e la comprensione soggettiva. Attraverso questo sistema Mullican tenta di osservare e classificare tutte le esperienze umane. E’ lo stesso concetto alla base della mostra “The Meaning of Things” che si incardina intorno a “Untitled”, set di quattro stendardi. Ogni stendardo, della misura di quasi 14 metri di altezza per 7 di larghezza, che scandirà nel senso della lunghezza la navata dell'ex chiesa di San Francesco, contiene un repertorio di figure stilizzate che tocca ogni aspetto del reale e dell'esperienza umana, a loro volta suddivise in cinque aree di colore diverso. Il linguaggio visivo dei banner è immediato, simile a quello dei loghi commerciali, della segnaletica urbana o dell'araldica. Al tempo stesso il significato dei simboli, e l'architettura del sistema che li comprende, A cura di Claudia Giraud; www.artribune.com pag. 15 richiedono allo spettatore la conoscenza del codice soggettivo elaborato dall'artista. Il quale non si stanca mai di ripetere che la sua complessa cosmologia è in realtà una riflessione artistica sul modo in cui costruiamo collettivamente un'immagine del reale. Matt Mullican - The Meaning of Things 18 luglio-6 settembre Spazio Culturale Antonio Ratti (ex chiesa di San Francesco), Como Foto: Matt Mullican, Untitled ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013
  • 16. Le Proposte Della Settimana Di www.Artslife.Com – Le Aste A cura di www.artslife.com, portale di critica ed economia dell’arte. Calendario 22–28 Luglio 2013 22 luglio Artcurial Hôtel Hermitage, Monte Carlo Monaco 2013 - Motori Dorotheum Vienna Gioielli Tajan Monte Carlo Gioielli 23 luglio Artcurial Hôtel Hermitage, Monte Carlo Gioielli (anche il 24) Artcurial Hôtel Hermitage, Monte Carlo Orologi Artcurial Hôtel Hermitage, Monte Carlo Hiquily, Déshyquilibre - 14 sculture Christie’s Londra Interni Christie’s New York Interni 24 luglio Artcurial Hôtel Hermitage, Monte Carlo Hermès Vintage Christie’s Londra Interni Dorotheum Vienna Asta estiva Dreweatts Godalming Gioielli, argenti e orologi 25 luglio Bonhams Chester The Oak Interior (Tessuti, mobili e oggetti d’arte) Dorotheum Salisburgo Arte, antiquariato e gioielli Dorotheum Vienna Gioielli 26 luglio 27 luglio Bonhams San Francisco Vini 28 luglio Bonhams San Francisco Design pag. 16ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013
  • 17. L’appuntamento In Evidenza Della Settimana pag. 17 Carlo Buzzi: antologia pubblica (1990-2013) 7 luglio | 31 agosto 2013 SEDE DELLA MOSTRA Theca Gallery Via Pessina, 13 Lugano CH gallery@theca-art.com Carlo Buzzi: un rabdomante da Venezia a Lugano (storie di una biennale) ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013
  • 18. GLOSSARIO Mps Art Market Value Index: indice costruito su un paniere di 10 società quotate su mercati finanziari internazionali e operanti nel comparto artistico, ponderato per le capitalizzazioni medie giornaliere; l’indice è espresso in dollari poiché il fatturato del mercato artistico è realizzato prevalentemente in tale valuta (principio di competenza territoriale). S&P 500: indice Standard & Poor’s della Borsa di New York calcolato sui 500 titoli a maggiore capitalizzazione nel mercato USA. Ftse Mib: indice che coglie circa l’80% della capitalizzazione di mercato interna italiana; è composto da società di primaria importanza e a elevata liquidità nei diversi settori ICB. Mps Gobal Painting Art Index: indice costruito sul fatturato realizzato dalle principali case d’asta internazionali nel comparto dell’Arte Pittorica. In base al principio di competenza territoriale, l’indice è espresso in dollari, poiché la maggior parte del fatturato in tale settore è realizzato in tale valuta. pag. 18ART WEEKLY – 22 LUGLIO 2013
  • 19. CONTATTI Autori della Pubblicazione Paolo Ceccherini Responsabile Art Weekly Report Email: paolo.ceccherini@banca.mps.it Tel:+39 0577-29-8424 Si ringrazia, il Dott. Simone D’Onofrio e il Dott. Claudio Coniglio per la preziosa collaborazione alla realizzazione del report I grafici sono frutto di elaborazione dell’Area Research, sulla base di dati provenienti dai siti delle principali case d’aste e dai principali infoprovider. Responsabile Area Pianificazione Strategica, Research & Investor Relations Alessandro Santoni, PhD Email: alessandro.santoni@banca.mps.it Tel:+39 0577-293753 Vuoi ricevere gratuitamente via Email l’Art Weekly Report? DISCLAIMER: La presente analisi è stata predisposta esclusivamente a fini d’informazione. Il presente documento non costituisce offerta o invito alla vendita o all’acquisto di titoli o di qualsivoglia altro bene, esercizio o attività in esso descritti, né potrà costituire la base di alcun contratto. Nessun affidamento potrà essere fatto per alcuna finalità sulle predette informazioni. Banca Monte dei Paschi non ha provveduto a verifica indipendente delle informazioni e non intende fornire alcuna dichiarazione o garanzia, esplicita o implicita, in merito all’accuratezza o completezza delle informazioni contenute nel presente documento. Nei limiti consentiti dalla legislazione vigente, la Società (inclusi suoi amministratori, partner, dipendenti, consulenti o altri soggetti) declina ogni responsabilità in relazione a qualsivoglia informazione ovvero omissione di cui al presente documento, ovvero all’eventuale affidamento che possa esservi fatto da alcuno. Banca Monte dei Paschi non si assume alcun impegno a fornire al destinatario alcun accesso ad informazioni aggiuntive ovvero ad aggiornarle o correggerle. Le presenti informazioni non potranno essere estratte, riassunte, distribuite, riprodotte o utilizzate senza il previo consenso di Banca Monte dei Paschi. La ricezione delle presenti informazioni da parte di qualsivoglia soggetto e le informazioni stesse di cui al presente documento non costituiscono, né dovranno essere ritenute come costituenti, prestazione di consulenza all’investimento a detto soggetto da parte di Banca Monte dei Paschi. In nessuna circostanza, Banca Monte dei Paschi, ovvero qualsivoglia azionista, controllata o dipendente della stessa, potrà essere contattato direttamente in relazione alle presenti informazioni.