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LE INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL NOSTRO TERRITORIO......................................................7
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Clan D’Alessandro............................................................................................................
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LE INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL NOSTRO TERRITORIO
Il ruolo dei Casalesi a Parma
Da Casapesenna, nel cuore dell’agro aversano,...
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Il sequestro dei beni ai fratelli Panepinto
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riconosce come un esponente inf...
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tangenziale di Novella...
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dei lavori in attesa ...
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(Aprea) e il clan a cui l'...
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corru...
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concussione. Il tribunale...
SIGNORINI, RIGETTATO IL PATTEGGIAMENTO. IL GUP: "CONCUSSIONE, NON
CORRUZIONE".
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Dossier libera 2013 - LE INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL NOSTRO TERRITORIO PARMA
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Dossier libera 2013 - LE INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL NOSTRO TERRITORIO PARMA

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LE INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL NOSTRO TERRITORIO 7
Il ruolo dei Casalesi a Parma 7
Il ruolo di Bazzini 7
Parmalat: Operazione Ducato - dicembre 2003 8
Operazione Antimafia contro il clan Emmanuello 9
ARRESTO MICHELE ZAGARIA – 7/12/2011 10
Annullata dalla Cassazione la condanna Aldo Bazzini 11
Sequestrati immobili e un caseificio 11
Riciclaggio per conto dei Casalesi, un indagato a Colorno 12
Un campano di 46 anni, residente nella Bassa Parmense, è tra gli indagati della maxi-inchiesta
che ha coinvolto Modena e Reggio 12
Latitante Clan Sarno arrestato in ospedale a Parma. 13
Paolo Signifredi 16
Paolo Signifredi, dal Brescello calcio a Ciancimino 16
CHI E' PAOLO SIGNIFREDI - 16
Venus 17
Sgominato giro dei nightclub 17
L'ombra della camorra dietro i night di Parma e Rimini 19
Tentano di dare fuocoallo studio legale Dimichele 20
Truffe al mercato ortofrutticolo 21
LA SITUAZIONE IN PROVINCIA 24
Salsomaggiore…meta ambita. 24
Clan D’Alessandro 25
Camorra: arrestato a Salso latitante del clan Di Lauro 25
Fidenza: Operazioni DDA 06/03/2010, camorra e 12/05/2010, ‘ndrangheta 26
Busseto - Novembre 2009-zoomafie 27
Ottobre 2010 - Fitofarma 2 28
Noceto – 18 maggio 2009-CAMORRA 28
NOCETO 2011 – OPERAZIONE “FACE OFF”.-mafia siciliana 29
Processo Face Off: assoluzione per Vincenzo Ferranti e Marcello Panepinto 29
Il sequestro dei beni ai fratelli Panepinto 30
Colorno- CAMORRA e ‘NDRANGHETA 30
BASSA: ‘NDRANGHETA 31
TORRILE 32
Inceneritore, ditta in odore di mafia, esclusa da Iren, vince ricorso al Tar. 32
Medesano - Camorra 33
RAFFAELE GUARINO il boss di BARRA (NA).33
Mario e Simona Illuminato 34
Usura –6 ottobre 2011 (Repubblica Parma) -camorra 34
I parenti di Guarino arrestati per usura. 35
Clan Cava-CAMORRA 36
IL CASO PARMA 37
Operazione “Green money 1 e 2” 37
Forni patteggia altri 4 mesi 39
Tarana parla tre ore: "Vittima della concussione di Bernini" 40
Signorini, rigettato il patteggiamento. Il gup: "Concussione, non corruzione". 41
Fondi di Parma per Haiti 41
Spot Money 42
Chiusa l'indagine Spot Money – Savi e Benecchi, accusa è concussione 44
Easy Money 45
Public Money 47
Le motivazioni dell'ordinanza 47
Campagna elettorale. 48
Le mani su polis quotidiano. 48
Dehors e hotel di lusso. 49
Facebook, falsi profili e firme fittizie. 50
La raccomandazione di Bondi e Berlusconi. 51
"Interferenze" di potere - La longa manus di Villani-Vignali 52
Prefettura e questura 54
Villani torna libero, revocati arresti 54
Stolen tax 55
Ecco come agiva il pool antitasse Cifre e intercettazioni di Stolen Tax 55
Approfondimenti 58
Imprenditoria 67
PIZZAROTTI 67
Da Rapporto SOS IMPRESA 2011:Perché le mafie hanno scelto di insediarsi in EmiliaRomagna 70
BONATTI 71
Parma e i rifiuti tossici (Rapporto Ecomafie) 72

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  1. 1. LE INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL NOSTRO TERRITORIO......................................................7 Il ruolo dei Casalesi a Parma............................................................................................................7 Il ruolo di Bazzini ........................................................................................................................7 Parmalat: Operazione Ducato - dicembre 2003 ...........................................................................8 Operazione Antimafia contro il clan Emmanuello ..........................................................................9 ARRESTO MICHELE ZAGARIA – 7/12/2011 .......................................................................10 Annullata dalla Cassazione la condanna Aldo Bazzini..............................................................11 Sequestrati immobili e un caseificio ..........................................................................................11 Riciclaggio per conto dei Casalesi, un indagato a Colorno ...........................................................12 Un campano di 46 anni, residente nella Bassa Parmense, è tra gli indagati della maxi-inchiesta che ha coinvolto Modena e Reggio................................................................................................12 Latitante Clan Sarno arrestato in ospedale a Parma.......................................................................13 Paolo Signifredi..............................................................................................................................16 Paolo Signifredi, dal Brescello calcio a Ciancimino..................................................................16 CHI E' PAOLO SIGNIFREDI -.................................................................................................16 Venus .............................................................................................................................................17 Sgominato giro dei nightclub.....................................................................................................17 L'ombra della camorra dietro i night di Parma e Rimini............................................................19 Tentano di dare fuocoallo studio legale Dimichele ...................................................................20 Truffe al mercato ortofrutticolo .....................................................................................................21 LA SITUAZIONE IN PROVINCIA..................................................................................................24 Salsomaggiore…meta ambita. .......................................................................................................24
  2. 2. Clan D’Alessandro.........................................................................................................................25 Camorra: arrestato a Salso latitante del clan Di Lauro ..............................................................25 Fidenza: Operazioni DDA 06/03/2010, camorra e 12/05/2010, ‘ndrangheta............................26 Busseto - Novembre 2009-zoomafie.........................................................................................27 Ottobre 2010 - Fitofarma 2 ........................................................................................................28 Noceto – 18 maggio 2009-CAMORRA.....................................................................................28 NOCETO 2011 – OPERAZIONE “FACE OFF”.-mafia siciliana ............................................29 Processo Face Off: assoluzione per Vincenzo Ferranti e Marcello Panepinto ..........................29 Il sequestro dei beni ai fratelli Panepinto.......................................................................................30 Colorno- CAMORRA e ‘NDRANGHETA...................................................................................30 BASSA: ‘NDRANGHETA............................................................................................................31 TORRILE.......................................................................................................................................32 Inceneritore, ditta in odore di mafia, esclusa da Iren, vince ricorso al Tar................................32 Medesano - Camorra.....................................................................................................................33 RAFFAELE GUARINO il boss di BARRA (NA). ..........................................................................33 Mario e Simona Illuminato ................................................................................................................34 Usura –6 ottobre 2011 (Repubblica Parma) -camorra ...............................................................34 I parenti di Guarino arrestati per usura. .....................................................................................35 Clan Cava-CAMORRA .................................................................................................................36 IL CASO PARMA...............................................................................................................................37 Operazione “Green money 1 e 2” ..................................................................................................37 Forni patteggia altri 4 mesi ........................................................................................................39 Tarana parla tre ore: "Vittima della concussione di Bernini" ....................................................40
  3. 3. Signorini, rigettato il patteggiamento. Il gup: "Concussione, non corruzione". ........................41 Fondi di Parma per Haiti............................................................................................................41 Spot Money....................................................................................................................................42 Chiusa l'indagine Spot Money – Savi e Benecchi, accusa è concussione .................................44 Easy Money....................................................................................................................................45 Public Money.................................................................................................................................47 Le motivazioni dell'ordinanza....................................................................................................47 Campagna elettorale..................................................................................................................48 Le mani su polis quotidiano.......................................................................................................48 Dehors e hotel di lusso...............................................................................................................49 Facebook, falsi profili e firme fittizie.........................................................................................50 La raccomandazione di Bondi e Berlusconi. .............................................................................51 "Interferenze" di potere - La longa manus di Villani-Vignali ...................................................52 Prefettura e questura...................................................................................................................54 Villani torna libero, revocati arresti ...........................................................................................54 Stolen tax........................................................................................................................................55 Ecco come agiva il pool antitasse Cifre e intercettazioni di Stolen Tax....................................55 Approfondimenti................................................................................................................................58 Imprenditoria......................................................................................................................................67 PIZZAROTTI.................................................................................................................................67 Da Rapporto SOS IMPRESA 2011:Perché le mafie hanno scelto di insediarsi in Emilia- Romagna ....................................................................................................................................70 BONATTI......................................................................................................................................71 Parma e i rifiuti tossici (Rapporto Ecomafie) ................................................................................72
  4. 4. Operazione “Black mountains”..................................................................................................72 operazione “Marco Polo”...........................................................................................................72 Sequestri discariche abusive ......................................................................................................73
  5. 5. LE INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL NOSTRO TERRITORIO Il ruolo dei Casalesi a Parma Da Casapesenna, nel cuore dell’agro aversano, enclave criminale di Caserta e della Campania, i Casalesi compiono la trasformazione dell’economia camorristica da rurale e parassitaria a capitalistica e industriale, capace oggi di auto-riprodursi e moltiplicarsi in forza del suo denaro, e da qui, a partire dalla fine degli anni’ 80, il clan dei Casalesi ha iniziato ad uscire fuori dai confini campani alla volta di Lazio, Umbria (con le aziende agricole), Toscana (con gli alberghi e gli stabilimenti termali), Lombardia (puntando a Piazza Affari), passando per l’Emilia Romagna. Dopo cemento, narcotraffico, racket, appalti, rifiuti, la capacità dei Casalesi è andata ancora oltre: dall'economia industriale sono passati a quella finanziaria. «Sono così ricchi che agiscono investendo capitali nelle imprese legali, senza pretendere il controllo della gestione. Hanno inventato le società a partecipazione di capitale mafioso, che sono ormai parte rilevante dell'economia campana e nazionale. Ma trovano mercato anche all'estero. Perché la loro strategia è vincente: i boss guadagnano facendo risparmiare leimprese. Sono più morbidi delle banche: chiedono interessi inferiori, non fanno fretta per recuperare l'investimento. (…) Il processo Zagaria sulle infiltrazioni nelle ditte di Parma e della Pianura Padana dimostra come gli imprenditori del Nord fossero felici di avere i capitali della camorra». 1 Pasquale Zagaria possiede una costellazione di società per il “movimento terra”, che gli consentono di avere il monopolio nei sub appalti. Ditte che vengono utilizzate nel campo dell’edilizia e della costruzione di grandi opere, come ad esempio la TAV. Pasquale Zagaria diventa genero dell'imprenditore parmense Aldo Bazzini, sposando Francesca Linetti, figlia della compagna di Bazzini, Annamaria Errante. 2 IL RUOLO DI BAZZINI 3 1 Intervista di GIANLUCA DI FEO a FRANCO ROBERTI, Pm antimafia, L’Espresso, 10 agosto 2007. 2 CAPACCHIONE R., L’oro della camorra, pp. 13-14 3 CAPACCHIONE R., L’oro della camorra, pp. 18; 84-85; 128; pp. 127-145
  6. 6. Aldo Bazzini ha riciclato denaro per conto di Zagaria. In una dichiarazione durante un interrogatorio dell'imprenditore da parte del pm Raffaele Cantone, Bazzini accenna a come lo “scudo fiscale” di allora abbia agevolato il rientro di capitali dall’estero e conseguente riciclaggio di denaro. Il principale affare concluso da Bazzini insieme a Zagaria è l'acquisto di un immobile a Milano, nel 2003. Per comprarlo occorrono cinque milioni e mezzo di euro. La banca (la Unicredit di Parma) gli concede il prestito, ma vuole in pegno un milione e mezzo di euro in titoli. Una parte, Bazzini la reperisce con i capitali rientrati dall'estero tramite lo scudo fiscale, un'altra parte arriva dai conti personali. Mancano ancora cinquecentomila euro. Bazzini ricorre a Zagaria: i soldi arrivano dall'entroterra campano in “un giorno o due” è scritto nella documentazione del processo. Verranno inoltre sequestrati beni per un valore di 20 milioni di euro tramite l'operazione Maisonette. Bazzini aveva costituito una fitta rete di ditte e società costituite ad hoc nel settore delle costruzioni edili e dell'intermediazione immobiliare: il denaro veniva investito soprattutto in immobili di lusso localizzati in alcune zone di maggior pregio turistico come la riviera della Versilia o la campagna cremonese dove era stata ristrutturata una vecchia scuola trasformandola in due lussuose abitazioni finemente arredate. Nel gennaio 2012 la Dia di Napoli confisca beni per un valore di 65 milioni di euro ad esponenti del clan dei Casalesi. I provvedimenti eseguiti sono emessi dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) contro gli imprenditori Gaetano Iorio e Aldo Bazzini, e Pasquale Zagaria, fratello del capo clan Michele. Rispetto a Bazzini, ed al figlio Andrea, si legge che "il cui rilevante patrimonio costituisce il frutto del reinvestimento delle cospicue risorse, di sicura provenienza illecita, del clan facente capo a Zagaria". Inoltre, "Pasquale Zagaria, grazie all'amicizia di Aldo Bazzini, conosce e si unisce in matrimonio con Francesca Linetti, figlia di Annamaria Errante, convivente 'more uxorio' di Aldo Bazzini". 4 Pertanto è da ritenersi che parte dei beni confiscati nel gennaio 2012 siano quei beni sequestrati nel 2009. PARMALAT 5 : OPERAZIONE DUCATO - DICEMBRE 2003 Secondo quanto emerso dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, le concessionarie Parmalat (Eurolat e Newlat) erano in mano ad esponenti del sodalizio criminale che 4 http://www.gazzettadiParma.it/primapagina/dettaglio/1/32658/Camorra_sequestrati_a_Parma_beni_del_clan_Zagaria_. html e http://Parma.repubblica.it/cronaca/2012/01/17/news/maxisequestro_alla_camorra_confiscati_beni_a_bazzini- 28274573/ 5 http://www.corrierediaversaegiugliano.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1451&Itemid=43 e http://espresso.repubblica.it/dettaglio/emilia-le-mani-della-mafia/2171907.
  7. 7. all’epoca era capeggiato da Francesco Schiavone (Sandokan), che per questo è stato condannato a 10 anni. I concorrenti venivano messi fuori gioco a suon di bombe, così i Casalesi imponevano i prodotti parmensi. Secondo gli atti dell’inchiesta, la Parmalat versava al Clan anche un “obolo” di 400 milioni delle vecchie lire annue, nel contempo l’organizzazione aveva fatto assumere all’azienda di Collecchio il monopolio totale del mercato (quasi il 95%), ed inoltre praticava un prezzo di vendita decisamente più alto che nel resto d’Europa. Calisto Tanzi, ascoltato nel processo, ha detto di non sapere chi fossero quei concessionari. La condanna. 9 maggio 2009. La Cassazione ha reso definitive le condanne relative al monopolio dei marchi Parmalat imposti dal Clan dei Casalesi in tutta la Campania. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 1996 ed il 2003, quando ci furono 13 richieste d’arresto, tra le quali quella del super-boss latitante Michele Zagaria, che ha avuto 13 anni di carcere; 8 anni è stata la condanna per il nipote Filippo Capaldo, Carmine Mattuozzo e Vincenzo Cantiello; 10 anni di reclusione, per il boss Francesco Schiavone «Sandokan». Recentemente (gennaio 2012) Lirio Abbate su L’Espresso scrive: “…Da mesi gli inquirenti sono anche impegnati ad accertare la natura dei rapporti fra Calisto Tanzi, l'ex patron di Parmalat, l'imprenditore campano Catone Castrese, arrestato dai pm di Salerno a giugno per bancarotta, e alcuni soggetti legati alla camorra: il sospetto è che stessero organizzando un grande riciclaggio.” Operazione Antimafia contro il clan Emmanuello 6 14/12/2009 Con l’operazione Compendium la Direzione investigativa antimafia, la squadra mobile di Caltanissetta e il commissariato di polizia di Gela hanno ricostruito le attività illecite della criminalità organizzata gelese degli ultimi 8 anni, tracciando la mappa di affari e interessi del gruppo di Cosa nostra, monitorando le attività di sostegno alla latitanza di Daniele Emmanuello, sgominando la rete di collegamento che il clan aveva realizzato con il Nord, scegliendo Parma come base operativa. La prima traccia l’ha fornita uno dei pizzini ritrovati, durante l’autopsia, nello stomaco del boss, ucciso a novembre del 2007, mentre tentava di sottrarsi alla sua cattura, nelle 6 http://www.crimeblog.it/post/3922/mafia-operazione-compendium-contro-il-clan-emmanuello-di-gela-40-arresti (Crime blog.it).
  8. 8. campagne di Enna. A Parma si era trasferito uno dei luogotenenti di Daniele Emmanuello, Salvatore Terlati, il quale, con la complicità di alcuni imprenditori gelesi che operavano sul posto (i fratelli Infuso e gli Alabiso), era riuscito a mettere in piedi una lucrosa attività di caporalato, piazzando a varie imprese del Nord manodopera specializzata (saldatori, tubisti, carpentieri) proveniente da Gela. Lo stesso Terlati sottoponeva ad estorsione molte ditte di varie regioni attuando una sorta di ‘racket dal volto umano’. Incassava tangenti ma a modo suo ‘aiutava’ le vittime a recuperare la spesa extra fornendo loro fatture false per prestazioni inesistenti, che permettevano di scaricare i costi ed evadere il fisco. Due degli arrestati furono candidati dall’UDEUR di Clemente Mastella alle precedenti elezioni amministrative 2007, ottenendo 22 voti. Per noi, il problema non sono i 22 voti, quanto ciò che si preannunciava essere un impegno anche nel contesto politico della città. ARRESTO MICHELE ZAGARIA – 7/12/2011 (ParmaSera.it) L’arresto di Michele Zagaria (n.d.r. nel Casertano) ha un contraccolpo diretto anche nei legami torbidi che il clan dei casalesi ha con alcuni segmenti dell’economia emiliana, il super- boss ha da scontare anche una condanna a 13 anni che riguarda direttamente Parma. L’organizzazione criminale aveva imposto il monopolio della Parmalat in vaste aree del sud (vedi sezione precedente del dossier, alla voce “Operazione Ducato”, ndr), le ditte concessionarie del latte di Collecchio erano una diretta emanazione della camorra, che arrivò a minacciare a suon di bombe un altro produttore concorrente di Parmalat, che ebbe il coraggio di denunciare tutto e mettere in luce vicende inconfessabili. L’incasso delle vendite insanguinate risaliva la penisola finendo a Parma e nel parmense, infatti, il latte, da quelle parti, grazie al monopolio imposto dalla camorra, costava di più che altrove (vedi sezione precedente del dossier, alla voce “Operazione Ducato”, ndr). Non mancano gli interessi nel settore immobiliare che nel giugno del 2007 furono denunciati pubblicamente da un gruppo nato su internet, che arrivarono a Parma attaccando gigantografie del boss Zagaria in Viale Mentana e Borgo Giacomo. Per questi interessi nel settore immobiliare a Parma c’è la condanna del fratello, Pasquale Zagaria che in appello ha avuto 8 anni e 10 mesi. L’uomo noto per l’incontro con l’ex assessore del Comune di Parma, Bernini. Nel parmense sono stati sequestrati beni per circa 30 milioni di euro nell’operazione "Normandia" che erano amministrati da amici parmigiani. Del resto è di Parma il primo imprenditore settentrionale condannato per avere legami con la camorra, Aldo Bazzini in appello ha avuto 3 anni e 4 mesi (Corriere Giugliano e Aversa.it).
  9. 9. ANNULLATA DALLA CASSAZIONE LA CONDANNA ALDO BAZZINI LA FIGURA DI ALDO BAZZINI, costruttore di Parma, primo imprenditore settentrionale condannato per legami con la camorra. Consuocero di Pasquale Zagaria detto Bin Laden (fratello dell'ultimo boss latitante Michele), il costruttore parmense era considerato dalla Dia di Napoli uno dei principali artefici del reinvestimento dei capitali insanguinati dei casalesi. Il 9 giugno 2008 il parmense è stato condannato in primo grado, due anni dopo in appello gli è stata comminata una pena di 3 anni e quattro mesi di reclusione. L'imprenditore l'ha impugnata in Cassazione. Proprio quando le autorità hanno assestato un durissimo colpo alle attività del clan camorristico con gli eclatanti arresti di questi giorni, la Suprema Corte ha stabilito che il processo di secondo grado nei confronti di Bazzini è da rifare.La Cassazione avrebbe accolto la tesi difensiva sulla carenza probatoria sui vincoli associativi dell'imprenditore parmense con i casalesi. La condanna è stata così revocata, ma siccome rimangono in piedi altre imputazioni gli atti sono stati rinviati in al tribunale d'Appello di Napoli per un secondo giudizio. 9 dicembre 2011 - repubblica.Parma.it e tv Parma SEQUESTRATI IMMOBILI E UN CASEIFICIO L'ombra dei Casalesi su Parma: sequestrati immobili e un caseificioL'ombra dei clan camorristico ancora una volta sulla nostra città. Nel sequestro disposto dal Tribunale di Bologna nei confronti di un affiliato che vive a Modena alcune unità di lusso in provincia di Parma L'ombra dei casalesi ancora una volta su Parma. Questa volta per un sequestro di beni, alcuni dei quali si trovano nella nostra provincia. La Guardia di Finanza di Bologna infatti ha eseguito un sequestro, su disposizione del Tribunale di Modena, di un patrimonio di 18 milioni nei confronti di Paolo Landolfo, originario di Casal di Principe, da molti anni trasferitosi nel Modenese e ritenuto organico al clan camorristico dei Casalesi. Si tratta di 48 unità immobiliari, quattro auto, 22 rapporti bancari e due rapporti assicurativi. Tra i beni sequestrati anche un caseificio ed alcune unità immobiliari nel parmense.
  10. 10. Il sequestro, una misura di prevenzione patrimoniale motivata dai contatti 'pericolosi' dell'uomo, è il frutto dell'operazione 'Next One' iniziata ad ottobre 2011, condotta dal Gico e coordinata dal pm della Dda di Bologna Enrico Cieri. Nel 2003 era stato arrestato e poi condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso, in concorso con Sebastiano Panaro, cugino di Francesco Schiavone, conosciuto come 'Sandokan'. Landolfo fin dagli anni '90 ha gestito alcuni night club di Modena e provincia, che sono risultati essere nella disponibilità della Camorra, tanto da essere luogo di incontro per affiliati e militanti. 8 Febbraio 2013 - www.Parmatoday.it Riciclaggio per conto dei Casalesi, un indagato a Colorno Un campano di 46 anni, residente nella Bassa Parmense, è tra gli indagati della maxi- inchiesta che ha coinvolto Modena e Reggio Il blitz dei carabinieri del Ros di Napoli COLORNO (Parma) – C’è anche un napoletano residente a Colorno tra le persone coinvolte nella maxi inchiesta contro il clan dei Casalesi, che ha riguardato soprattutto Modena, Reggio e la Campania, con decine di indagati e ben 57 arresti. L’inchiesta ha portato alla luce la rete dei fiancheggiatori che riciclavano i soldi del boss Schiavone: un fiume di denaro proveniente soprattutto da scommesse e giochi on-line. Il campano residente a Colorno, indagato per riciclaggio, avrebbe aiutato il clan a nascondere parte del denaro in due modi. In un caso F. M., di 46 anni, ha depositato sul suo conto corrente 11mila euro provenienti dai traffici illeciti, allo scopo secondo le accuse di occultarne la reale provenienza. In un altro caso all’uomo è stata affidata, con il compito di venderla, una Bmw X3 prelevata da una concessionaria di Modena i cui titolari erano in difficoltà economica. A prendere in consegna l’auto era stato Nicola Schiavone, figlio del boss Sandokan, che poi aveva incaricato l'uomo residente a Colorno di venderla. Per F. M. i magistrati non hanno richiesto l'applicazione della misura cautelare. giovedì 27 giugno 2013 17:40di Jacopo Della Porta-parmaonline.it
  11. 11. Latitante Clan Sarno arrestato in ospedale a Parma. Abitava di fronte l’Ospedale Maggiore perché così poteva meglio monitorare il suo stato di salute. Salvatore Casella, esponente di spicco di quello che fu il clan più potente di Napoli, il clan Sarno, è stato arrestato ieri mattina (leggi) a seguito di un’importante azione dei carabinieri. L’hanno preso lì, dentro l’ospedale, in coda come tanti altri per eseguire dei controlli, e lì l’hanno lasciato, piantonato da due militari. Rischioso spostarlo, perché Casella, a detta dei medici, è affetto da “ipertensione arteriosa di grado severo in cardiopatia ischemico-ipertensiva complicata da ipertrofia ventricolare sinistra, aterosclerosi polidistrettuale, dislipidemia mista e altri mali minori”. Insomma, non sta bene. A raccontare il precario stato di salute del pluripregiudicato era stata la stessa moglie, la quale in un’intervista a Giovanni Cosmo per ‘Il Roma – Giornale di Napoli’ chiedeva aiuto per il marito, malato e trasferito continuamente da un carcere all’altro. “Chiamò in redazione con l’anonimo - racconta lo stesso Cosmo - e volle parlare con me. Ma non diede alcun recapito o contatto.” Ma chi è Salvatore Casella? “Lo chiamano ‘pachialone‘, che significa grosso di stazza. E’ un ex fedelissimo dei Sarno, clan che ci è sfasciato perché pian piano si sono pentiti molti dei suoi esponenti. Così lui si è messo in proprio e insieme a nipoti, cugini e altri parenti controlla il rione Siberia a Poggioreale. Si occupano di droga e di estorsioni, anche se lui nasce come contrabbandiere di sigarette negli anni ’80, quando Napoli era la capitale del contrabbando.” Casella, quindi, si è sempre districato nei clan e nell’illecito, forse per la sua capacità di mettersi in prima linea, senza tirarsi indietro: “Era in prima persona nelle batterie di fuoco – continua il giornalista - fin quando negli anni ’90 non fece il salto di qualità”. Così, da quel ‘salto’, passò a organizzare e pianificare gli omicidi, specializzandosi negli agguati ai collaboratori di giustizia. Mario Scala, Anna Sodano, Gennaro Busiello, Giuseppe Schisa furono trucidati – e in qualche caso anche torturati – dai plotoni che lui aveva organizzato. Con lo sfaldamento dei Sarno e con la guerra del ’98 “in cui c’era un tutti contro tutti e si sparavano e trivellavano“, il territorio s’era fatto troppo stretto e Casella fu tra i camorristi che scelse la via dell’emigrazione. All’inizio del secolo (si parla del 2000, ndr), infatti, traslocare in Emilia era un’abitudine per molti esponenti dei clan, tant’è che il boss Esposito prese il soprannome di ‘Modenese’, perché era dalla provincia di Modena che gestiva traffici campani ed emiliani. “Casella si trasferì per stare tranquillo, ormai era fuori dal giro perché gli affari ce li aveva qui a Napoli, anche se qualche legame con la criminalità di Parma aveva certamente.” Di sicuro aveva degli appoggi, tali da permettergli di trasferirsi a Parma, a due passi da un ottimo ospedale, per curare un male “comune a molti camorristi, è la tipica malattia di chi vive sempre sul chi va là.” (Fabio Manenti - Parmanews24 – 5 giugno 2012).
  12. 12. 4.10.2012: Al Parcheggio Nord, accanto all’autostrada, vengono incendiati 5 tir Parmarepubblica.it ‘NDRANGHETA- PARMA Gioco illegale on-line e videoslot manomesse Parmaonline.it, gennaio 2013 L’inchiesta “Black Monkey” della guardia di finanza, coordinata dalla Dda di Bologna, che ha smantellato un’organizzazione con a capo NICOLA FEMIA, ritenuto dagli inquirenti un importante boss ‘ndranghetista, tocca anche Parma. Alcune perquisizioni, tra le circa 150 disposte dagli inquirenti, si sono svolte anche a Parma. E’ stato perquisito un circolo di Parma. Il gestore è tra gli indagati. Oltre alle 29 ordinanze di custodia cautelare, 19 delle quali in carcere, emesse dal Gip Bruno Perla, sono 150 le persone indagate. Sono stati sequestrati beni per oltre 90 milioni di euro. La Guardia di Finanza dellla nostra città ha partecipato all’inchiesta. Nell’inchiesta anche le intrecettazioni con le minacce di morte al giornalista della Gazzetta di Modena Giovanni Tizian, che attualmente vive sotto scorta. “O la smette o gli spariamo in bocca”. Così due degli arrestati nella maxi-operazione anti-‘ndrangheta della GdF di Bologna, parlano al telefono del giornalista. Nell’intercettazione di fine 2011 quello che è ritenuto il capo dell’organizzazione, NICOLA FEMIA, si lamenta con un faccendiere, GUIDO TORELLO, di articoli pubblicati su di lui dal cronista. Rete emiliana degli imprennditori della ‘ndragheta Parmaonline.it, Febbraio 2013 La GdF di Cremona, la Dda di Bologna e la procura nazionale antimafia hanno inferto un colpo al sistema di finanziamento della ‘ndrangheta crotonese con base a reggio Emilia e ramificazioni a Parma, Modena e nel Nord-Italia. Le fiamme gialle, dopo l’arresto di un usuraio a Cremona, hanno scoperto un giro di frodi fiscali e false fatture che coinvolgono imprenditori e professionisti che si sospetta essere collusi con l’organizzazione mafiosa in Emilia, Lombardia, Veneto e Calabria. Nel mirino degli inquirenti imprese di trasporto (due con sede a Parma) ed edili che sarebbero coinvolte in un giro di false fatture e usura ai danni delle imprese emiliane. A sette imprenditori, quasi tutti calabresi da tempo residentiin Emilia (uno di loro è un emiliano), sono stati notificati avvisi di garanziaper usura e frode fiscale, con l’aggravante di aver agito per agevolare
  13. 13. l’associazione mafiosa. Perquisizioni sono state eseguite a Crotone, Cremona, Mantova, Verona, Parma, Modena e Bologna. Nel corso dell’operazione sono state perquisite anche BANCHE (UNA A COLORNO), filiali delle Poste, studi di professionisti (tra cui tre commercialisti) e sedi di società (alcune con sede legale nel crotonese, ma di fatto operanti in Emilia). “La svolta nelle indagini – si legge in una nota – è giunta quando è emerso che gli imprenditori calabresi, titolari di aziende con fatturati anche milionari, intattenevanofrequenti rapporti con persone risultate appartenere a organizzazioni mafiose calabresi. Le attività imprenditoriali, in alcuni casi erano già state colpite da informative antimafia della Prefettura di Crotone per tentativi di infiltrazione mafiosa da parte di gruppi criminali locali.” Nel corso dell’operazione “sono state sentite numerose persone, tra dipendenti di banca e delle poste, e professionisti, per fare chiarezza sui rapporti intattenuti con gli indagati ed accertare la natura delle ingenti movimentazioni di danaro transitate sui conti personali e delle società coinvolte nella frode.” ‘NDRANGHETA: operazione contro le cosche cosentine, 28 arresti. Coinvolta anche Parma Gazzetta di Parma, 19.06.2013 È in corso da stamane un’operazione dei Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza per l’arresto di 28 persone ritenute esponentie gregari della cosca di ‘ndrangheta ACRI-MORFO di Rossano (Cosenza). Gli arresti vengono eseguiti a Rossano, Vigevano (Pavia), Viterbo, Parma e Cuneo. Gli arrestati sono accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, ricettazione, estorsioni, spaccio di droga, rapine e trasferimento fraudolento di valori. Gli arresti vengono eseguiti dai carabinieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari di Catanzaro, che ha accolto la richiesta della DDA del capoluogo calabrese. I militari del Ros e del Comando provinciale di Cosenza hanno ricostruito tutte le attività illecite gestite dalla cosca di ‘ndrangheta ACRI-MORFO di Rossano. Gli investigatori hanno individuato anche le attività economicheche erano nelle disponibilità della cosca. Nell’ambito dell’operazione del Ros sono stati sequestrati beni per 40 milioni di euro, tra cui 17 società (molte delle quali riconducibili ad attività commerciali), 25 immobili tra terreni e appartamenti, 45 autoveicolie 7 polizze assicurative. Sono stati anche poi sequestrati conti correnti bancari e denaro contante.Nel corso delle indagini, secondo quanto si è appreso, è emerso che la
  14. 14. cosca riciclava i proventi delle attività illecite investendo principalmente in attività commerciali. Paolo Signifredi PAOLO SIGNIFREDI, DAL BRESCELLO CALCIO A CIANCIMINO L'imprenditore di Baganzola arrestato ieri con il figlio dell'ex sindaco di Palermo, nel 2003 aveva comprato la squadra reggiana, ma poi era finito in galera PARMA – Paolo Signifredi, il 49enne di Baganzola arrestato ieri con Massimo Ciancimino, nell’ambito dell’operazione della Dda di Bologna e della Guardia di finanza , che ha sgominato un’associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale, è un nome noto tra Parma e Reggio. Anni fa l’imprenditore aveva comprato il Brescello calcio da Ernesto Foglia (quando la squadra era in serie D) e ne restò proprietario per nove mesi, a cavallo tra il 2003 e il 2004. Poi arrivò unordine di esecuzione pena emessa dal tribunale di Parma, per una condanna a tre anni per riciclaggio e ricettazione, e finì in galera. Il Brescello, che aveva cominciato bene la stagione, cominciò poi a scivolare in basso in classifica. giovedì 30 maggio 2013 - www.Parmaonline.info CHI E' PAOLO SIGNIFREDI - Paolo Signifredi, 49enne imprenditore attivo in passato nel campo dell'edilizia e delle società calcistiche, è già stato coinvolto in diversi procedimenti giudiziari a Parma. Nel 2001 è stato condannato a tre anni di reclusione e a 2 milioni di lire di multa per riciclaggio, una vicenda che risalirebbe al 1997 quando venne trovato a bordo di un'auto rubata. La sentenza è poi divenuta definitiva. In altri tre processi più recenti che lo vedevano coinvolto insieme ad altre persone per reati di droga, lesioni e falsità in scrittura privata, Signifredi è stato pienamente assolto in primo grado perché il fatto non sussiste. L'OMONIMO - Il dipendente comunale Paolo Signifredi, omonimo dell'imprenditore arrestato, chiede di precisare di non avere niente a che fare con la vicenda e di essere estraneo ai fatti. COME FUNZIONAVA - L'organizzazione creava aziende ad hoc per l'importazione dall'estero, in particolare dall'Egitto, di materiale ferroso in sospensione d'Iva e lo rivendeva in territorio italiano senza versare all'erario l'imposta pagata dall'acquirente. Le società di sottraevano ai controlli del
  15. 15. fisco fallendo, sparendo per inattività oppure con trasferimenti della sede legale e delle quote societarie all'estero. Signifredi in particolare si occupava della liquidazione della società. L'indagine ha riscontrato, tra il 2009 e il 2011, un giro d'affari di 100 milioni di cui 30 di Iva evasa. L'arresto è scattato proprio all'indomani dell'apertura del processo per la trattativa Stato-mafia, in cui Ciancimino è imputato ma anche testimone chiave. L'ultima volta che Ciancimino jr era finito dietro le sbarre è stato nell'aprile del 2011, quando fu arrestato proprio a Parma con l'accusa di truffa pluriaggravata e calunnia aggravata nei confronti dell'ex capo della polizia Gianni de Gennaro. GLI ARRESTI - Secondo gli inquirenti Signifredi e Ciancimino sarebbero stati i promotori dell'associazione a delinquere insieme a Patrizia Gianferrari di Riccione, sedicente rappresentante di affari, e Gianluca Apolloni di Roma, il presunto commercialista che si occupava di far "scomparire" le aziende a Panama. Anche loro sono finiti in manette con Mario Carlomagno e Mario Paletta di Potenza, Massimiliano Paletta di Ferrara, Valter Lotto di Reggio Emilia e Ennio Ferracane di Bergamo. Ai domiciliari Giulio Galletto di Rovigo, Armido Manzini di Modena (che era l'uomo incaricato di cercare aziende inattive da riutilizzare per le frodi dell'associazione), Elena Rozzanti di Ferrara e la marocchina Etois Safà. 29 maggio 2013 - repubblica.Parma.it Venus SGOMINATO GIRO DEI NIGHTCLUB Prostituzione, sgominato giro dei nightclub. Arrestati avvocati, poliziotti e vigili. Sette locali chiusi, sei persone in carcere e venti agli arresti domiciliari, 44 avvisi di garanzia. Questo il bilancio della maxioperazione condotta dai carabinieri. In manette i legali Antonio e Serena Dimichele, i poliziotti Antonio Ciotta e Francesco Reda e ilvigile urbano Angelo Di Maggio, già noto per aver fatto il pieno con la carta della Municipale Sette nightclub del parmense chiusi, sei persone in carcere e venti agli arresti domiciliari, 44 avvisi di garanzia. E' questo il bilancio della maxi-operazione "Venus" condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri contro lo sfruttamento della prostituzione di ragazze dell'Est. Tra la notte e la prima mattina di mercoledì sono scattate le ordinanze di custodia cautelare e di sequestro dei locali, richieste dal pm Roberta Licci e concesse dal giudice Alessandro Conti.
  16. 16. INSOSPETTABILI NEI GUAI. Il giro era gestito da anni grazie alla complicità di due avvocati di Parma, i fratelli Antonio e Serena Dimichele, che concedevano ai locali coinvolti la licenza di circolo sportivo "Csen", ente riconosciuto dal Coni. I due sono ai domiciliari. In carcere è finito un ispettore dell'Ufficio volanti, Antonio Ciotta, che avrebbe favorito la regolarizzazione delle giovani sul territorio italiano e avrebbe cercato di evitare controlli delle forze dell'ordine sui locali di cu era un assiduo frequentatore. Ai domiciliari anche un ex commissario della Squadra mobile, in pensione dall'anno scorso, Francesco Reda, che avrebbe favorito l'attività dei locali cercando di sviare le indagini dei carabinieri con false denunce. Coinvolto anche Angelo Di Maggio, il vigile urbano arrestato per aver fatto il pieno di benzina con la carta della Municipale. E' stato messo ai domiciliari perché avrebbe rilasciato false attestazioni anagrafiche per fare ottenere il permesso di soggiorno alle giovani. Tra gli indagati figurano anche carabinieri e altri vigili urbani (tra cui due condannati per il caso Bonsu) che, abusando della propria qualifica, avrebbero ottenuto prestazioni o drink gratuiti nei nightclub. LE CASE D'APPUNTAMENTO. I sigilli sono scattati per i night Diane Park, Quasar, La Notte, Bodegon, Aeroflot 2, La Castorina Birichina e Can Am. Circoli sportivi e culturali sulla carta, tutti affiliati al Centro sportivo educativo nazionale (Csen) di cui era presidente l'avvocato 38enne Antonio Dimichele. Nella realtà, vere e proprie case d'appuntamento aperte agli avventori come normali nightclub. Nei locali si appartavano con i clienti giovani donne fatte venire dall'Est Europa e messe in regola grazie alla complicità di pubblici ufficiali compiacenti. L'indagine ha accertato che quest'attività andava avanti da anni, almeno dal 2006. Come è stato possibile? Sicuramente, molto è dovuto alla protezione di cui godevano i gestori grazie alle "amicizie" nelle forze dell'ordine. Amicizie non disinteressate, certamente. L'ispettore di polizia finito in carcere, Antonio Ciotta, è accusato di concussione, favoreggiamento della prostituzione, false attestazioni e calunnia. Avrebbe cercato di sviare i controlli anti-prostituzione, avrebbe attestato falsi rapporti di lavoro per far ottenere il permesso di soggiorno alle giovani e avrebbe favorito l'affiliazione dei circoli allo Csen. Questo, in cambio di prestazioni e di consumazioni gratis nei locali. Oltre a lui, sono finiti in via Burla un suo uomo di fiducia, l'albanese Elton Kadrijia, buttafuori di un night regolarizzato confalse attestazioni, e alcuni gestori con ruoli di spicco nel giro di prostituzione: Giorgio Sani, Michele Ventruti, Gaetano Villirillo e Pietro Gandolfo. L'ACCUSA: "UN RACKET". Ma l'indagine ha colpito anche altri insospettabili. Due giovani avvocati del foro di Parma, i fratelli Antonio e Serena Dimichele, da questa mattina sono ai domiciliari con le pesanti accuse di estorsione e favoreggiamento della prostituzione. Avrebbero
  17. 17. preteso dai gestori dai 20mila ai 50mila euro per garantire ai locali il paravento dell'affiliazione allo Csen. Inoltre, chiedevano l'erogazione di una somma mensile per garantire la copertura legale in caso di problemi, a prescindere dall'effettiva attività professionale svolta. Chi si rifiutava di pagare rischiava la revoca della licenza Csen e la denuncia all'attività giudiziaria. L'ex sostituto commissario della Mobile Francesco Reda è accusato di aver favorito l'attività dei locali grazie alla conduzione di suoi famigliari, di avere cercato di sviare le indagini dei carabinieri grazie al suo ruolo e con calunnie. Per i due legali e per i due agenti di polizia coinvolti il pm ha ipotizzato l'associazione ai delinquere, ma il giudice Conti non ha ritenuto che ci fossero gli elementi per sostenere l'organizzazione di un racket. TUTTI GLI ARRESTATI. Agli arresti domiciliari sono finite anche altrepersone coinvolte a vario titolo nella gestione dei locali: Gianluca Uccelli, Giorgio Puliti, Eugenio Maresca, Kais Trabelsi, Domenico Spagnolo, Salvatore Metrangolo, Adriatik Hanija, Orazio Cellamare, Flavio Curto - già condannato lo scorso marzo a 3 anni e 4 mesi per sfruttamento della prostituzione nel caso dei festini a luci rosse di Rocco Bormioli -, Albert Guza, Entrico Morini, Roberto Donelli, Ermanno Lasagni, Giuliano Oliverio, Yassine Ali. Il vigile urbano Angelo Di Maggio, già arrestato per peculato per aver fatto il pieno con la carta di servizio (LEGGI), avrebbe avvisato i gestori di imminenti controlli nei locali e fornito false attestazioni d'identità per i permessi di soggiorno. "SENSO DI IMPUNITA'". Il procuratore Gerardo Laguardia, presente alla conferenza stampa presso la caserma di via delle Fonderie, ha espresso rammarico per il coinvolgimento di esponenti delle forze dell'ordine in un giro consolidato di sfruttamento della prostituzione. L'indagine è partita da controlli sui locali, in particolare su quelli associati allo Csen. E' proseguita con molte difficoltà, anche per i numerosi tentativi di depistaggio messi in atto dai pubblici ufficiali coinvolti. "E' emersa una sorta di prassi, un senso di impunità, come se queste cose fossero tollerabili" ha spiegato il sostituto procuratore Roberta Licci. 30 maggio 2012 - repubblica.Parma.it L'OMBRA DELLA CAMORRA DIETRO I NIGHT DI PARMA E RIMINI Un'operazione in Riviera getta nuova luce sul giro di locali sequestrati un anno fa nel Parmense. E rispunta il clan Licciardi. PARMA – Un legame tra la vita notturna di Parma e quella di Rimini e soprattutto tra gli affari illeciti che ruotano intorno ai night club. Affari dietro ai quali potrebbe celarsi la camorra. Il 29
  18. 18. aprile i carabinieri hanno arrestato a Rimini 20 persone e sequestrato due noti locali notturni: il Lady Godiva di Rimini e La Perla di Riccione. L’ipotesi è che gli arrestati stessero riciclando il denaro del clan camoristico Licciardi. I carabinieri hanno documentato i metodi violenti di alcuni degli affiliati, che avrebbero minacciato e picchiato chi non voleva fare affari con loro. A rivelare il legame con Parma è stato oggi un servizio dell’edizione regionale del Tg3, a firma di Luca Ponzi, che ha sottolineato come una delle persone finite ai domiciliari nei giorni scorsi, Ugo Pizzatti Sartorelli (66 anni, di Sondrio), lo scorso maggio venne indagato a Parma insieme al fratello Mauro nell’inchiesta sulla gestione di alcuni locali e di un giro di prostitute, inchiesta che portò tra l’altro all'arresto di due avvocati Serena e Antonio Dimichele e di due agenti di polizia (in quella operazione, denominata Venus, vennero chiusi 7 locali, 6 persone furono arrestate, 20 finirono ai domiciliari e complessivamente una cinquantina di persone vennero indagate). A Rimini Sartorelli è finito ai domiciliari per riciclaggio, sempre attraverso i night. Il nome dei Licciardi a Parma non è nuovo. Secondo gli inquirenti l’omicidio di Raffaele Guarino è stato ordinato dall’usuraio Mario Illuminato, probabilmente per conto dei camorristi. E tra i clienti di Illuminato figurano Loris Tonelli, anche lui finito dentro nell’inchiesta sui locali di Parma. Intrecci e sospetti sui quali ora si dovrà fare luce. venerdì 3 maggio 2013 - www.Parmaonline.info TENTANO DI DARE FUOCOALLO STUDIO LEGALE DIMICHELE Nella notte ignoti hanno infranto un vetro dell'ufficio e hanno gettato all'interno materiale in fiamme. Il rogo non è divampato. A ottobre il legale, indagato nell'inchiesta su un giro di prostituzione nei night, aveva trovato una finta molotov in giardino Un tentativo di incendio doloso dello studio dell'avvocato Antonio Dimichele, nella palazzina al civico uno di via Furlotti, è stato perpetrato nella notte. Verso le 2.15 ignoti hanno infranto un vetro della finestra dell'ufficio dall'esterno e, senza entrare, hanno lanciato un oggetto a cui avevano dato fuoco (probabilmente della carta appallottolata) all'interno dello studio legale. Gli inquirenti escludono che si sia trattato di una molotov, che avrebbe provocato un'esplosione e probabilmente un violento rogo. Pare invece che l'oggetto incendiario si sia spento dopo pochi minuti, senza intaccare documenti e carte. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri del Nucleo operativo. I militari, che conducono le indagini, non escludono nessuna pista. Il legale presenterà denuncia contro ignoti per danneggiamenti.Già lo scorso ottobre il legale aveva trovato nel giardino di casa sua un rudimentale ordigno realizzato con una bottiglia di plastica piena di liquido arancione
  19. 19. e con una striscia di stoffa come miccia. L'oggetto non era stato incendiato, ma era stato sequestrato dalla polizia per accertamenti sulla natura del liquido. Nessuna ipotesi è esclusa.Il nome dell'avvocato Antonio Dimichele è legato a quello dell'inchiesta "Venus" che nel maggio 2012 smantellò un giro di prostituzione attivo da anni nei nightclub di Parma. Il legale, insieme alla sorella Serena, venne posto ai domiciliari con le accuse di estorsione e di favoreggiamento della prostituzione. Proprio nei giorni scorsi uno degli indagati dell'inchiesta Venus, Ugo Pizzatti, è finito agli arresti a Rimini in un'operazione che ha portato al sequestro di due night nella riviera romagnola. Per gli inquirenti, oltre ad ospitare un presunto giro di prostituzione quei locali servivano a riciclare denaro della camorra, in particolare del clan Licciardi di Secondigliano. 17 maggio 2013 - Parma.repubblica.it Truffe al mercato ortofrutticolo Una società che ha ottenuto uno stand in concessione al mercato ortofrutticolo e in pochi anni ha rifilato insoluti da un milione di euro ai fornitori di Parma e del resto d’Italia. La moglie di un condannato per mafia che si riforniva di frutta e verdura per il suo negozio, lasciando ai grossisti debiti per migliaia di euro (in città la donna ha anche comprato un bar senza pagarlo e poi l’ha ceduto in gestione al marito…). Cosa succede al mercato ortofrutticolo di Parma? Dal Centro agroalimentare e logistica (Cal) di via del Taglio emergono vicende che offrono una spaccato sulla zona grigia che minaccia l’economia legale. All’interno di questo spazio pubblico alcuni operatori sono rimasti vittime di veri e propri raggiri, perché è di questo che si tratta e non di semplici insoluti frutto di una difficile fase economica. Partiamo da una premessa: i commercianti che si recano al mercato ortofrutticolo e le società che vi operano all’interno devono essere accreditati e la struttura è una società a maggioranza di capitale pubblico (i soci sono il Comune di Parma, 53,60%, la Provincia di Parma, 2,33%, la Regione Emilia-Romagna, 11,08%, la Camera di Commercio di Parma, 8,70%, la Cassa di Risparmio di Parma, 11,40%, la Banca Monte Parma, 8,31% e altri soci privati al 4,58%). All’interno dei 10mila metri quadrati della struttura operano 14 grossisti e il centro mobilizza in media 550.000 quintali di prodotti ogni anno. Parliamo dunque di una realtà importante del Parmense, anche se vive una situazione di difficoltà finanziaria di cui si è parlato proprio ieri in Consiglio comunale (il bilancio 2012 parla di debiti per un milione e 136mila euro).
  20. 20. Gli affari del mafioso in città Il primo caso di cui ci occupiamo è stato segnalato a PARMAONLINE dal presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia, Enrico Bini. La vicenda riguarda una commerciante moldava di 29 anni, titolare di un negozio di frutta e verdura a Parma che risulta ancora attivo alla Camera di commercio, ma che di fatto non opera più. La donna a partire dal 2008 ha rifilato insoluti da alcune migliaia di euro a grossisti del Cal. Un creditore, dopo aver cercato invano di tornare in possesso dei soldi, e constatata l’impossibilità di trovare la donna, ha deciso di rivolgersi a una società privata di investigazioni per verificare se ci fosse la possibilità di recuperare il denaro. Gli investigatori privati sono arrivati in poco tempo a scoprire quello che forse anche altri avrebbero potuto notare: “Emerge che la persona indagata vive in un contesto familiare legato a un clan malavitoso”. Dunque? “Riteniamo non vi siano i presupposti perché un’attività investigativa mirata porti elementi utili nell’ambito di un recupero del credito da Voi vantato”. Tradotto: “Meglio lasciare perdere certa gente”. Il marito della moldava, il messinese 54enne Vincenzo Crascì, era arrivato a Parma nel 2000, quando era già un sorvegliato speciale in quanto indagato per reati in materia di mafia, estorsioni e omicidi. Le forze dell’ordine lo tenevano d’occhio già dagli anni ’90 e il suo nome lo avevano fatto alcuni commercianti vittime del pizzo in Sicilia. Crascì è stato condannato in via definitiva nel processo “Mare Nostrum”, scaturito da un’operazione antimafia del 1994 – 1995 contro decine di persone accusate di fare parte delle famiglie mafiose del Barcellonese e dei Nebrodi, protagoniste di una sanguinosa faida negli anni ’80 e ‘90. Il processo contro la cosiddetta mafia Tirrenica è durato ben 17 anni. Nel 2006 è arrivata per l’uomo una condanna di primo grado a 27 anni di galera: Crascì, che nel frattempo si era trasferito con la compagna da Parma a Colorno, venne individuato e arrestato dai carabinieri nella Bassa. L’uomo è tornato libero in attesa del processo di secondo grado e nel 2009 è stato arrestato nuovamente a Parma dopo la sentenza d’Appello che lo ha condannato a 21 anni di reclusione, poi confermati in Cassazione nel 2011. Il bar comprato e mai pagato. Nonostante le inchieste e le condanne a carico dell’uomo, la moglie è riuscita a gestire alcune attività in città e fare debiti. Da controlli effettuati dalla società di investigazioni sono emersi protesti a carico della moldava su cambiali e assegni elevati nel 2008, 2009 e 2010 per 28.420 euro. Lo stesso indagato per mafia, nonostante l’arresto del 2006, ha emesso nel 2009 due assegni, poi protestati, per 60mila euro (dal 2003 al 2007 l’uomo è stato titolare di una società individuale operante nel campo dell’edilizia). Oltre al negozio di frutta e verdura i coniugi hanno gestito altre attività a Parma. Nel 2008 la moglie ha comprato un bar in via Savani, salvo poi non onorare il
  21. 21. pagamento a chi glielo aveva ceduto. Sempre nel 2008 la donna ha venduto il bar a un’altra società, controllata dalla madre e dallo stesso Crascì (questa società è ancora attiva). Nel 2009 l’atto è stato ritenuto illecito e il tribunale di Parma ha fatto sequestrare il bar (dove ora si trova un’altra attività). La vicenda offre uno spaccato su come alcuni soggetti, anche in odore di mafia, riescano, senza neppure nascondersi più di tanto, ad aprire e chiudere attività a Parma, agendo in modo spregiudicato e danneggiando gli operatori onesti. La cronaca, anche recente, offre anche altri spunti che confermano questa tesi. “Servono più controlli” Il presidente della Camera di Commercio Bini, che da anni, a cominciare dai suoi primi incarichi in Cna, invoca un maggiore impegno per contrastare le infiltrazioni malavitose nell’economia, sottolinea come in questa vicenda emerga prima di tutto la mancanza di controlli a vari livelli. “Sono necessarie verifiche, soprattutto all’interno di enti pubblici. Stupisce la semplicità con la quale alcuni soggetti riescono ad operare indisturbati. Servono controlli puntuali e protocolli e la massima attenzione da parte delle istituzioni”. Nella prossima puntata vi racconteremo di una società che ha operato fino a poco tempo al mercato ortofrutticolo di Parma e che è fallita in un mare di insoluti di Jacopo Della Porta il 20 giugno 2013 Parmaonline
  22. 22. LA SITUAZIONE IN PROVINCIA Salsomaggiore…meta ambita. Negli anni Settanta Vito Ciancimino incontra Stefano Bontate a Salsomaggiore. Successivamente Nicolino Grande Aracri, insieme ad altri tre coimputati, è sotto processo a Parma per una vicenda di assegni contraffatti che sarebbero serviti a finanziare il traffico di droga della cosca cutrese. I fatti risalgono al 1999: caduta l'aggravante del sostegno alla mafia, è scattata la prescrizione. Nicolino Grande Aracri è considerato il boss di una delle più potenti cosche del crotonese, fortemente radicata anche in Emilia da Reggio a Piacenza. Nel parmense, i territori su cui le 'ndrine avrebbero cercato di mettere radici con traffico di droga ed estorsioni sono soprattutto Salsomaggiore e Fidenza. Protagonista del crimine internazionale, Nicolino Grande Aracri sarebbe il mandante di numerosi omicidi. Nicolino Grande Aracri è stato “compare d’anello” al matrimonio di Raffaele Dragone, figlio del capo ‘ndrina Antonio. La Criminalpol sostiene che Raffaele Dragone si spostasse di frequente da Brescello, dove vivevano due sue sorelle, verso Parma e Cremona dove, secondo un’indagine della Dda di Bologna del ‘96, vivevano suoi uomini di fiducia. Il suo mondo, fatto di legami di sangue e omertà, di silenzi e affari criminali, svegliò Salsomaggiore alla vigilia del 2000 (cioè il 16/07/1999, con l’omicidio di Carceo, ndr). I loro debiti, almeno in un caso, raggiunsero anche trenta milioni di lire. I gestori dei locali avevano iniziato ad assoldare buttafuori, ma negarono di avere subito estorsioni e ai carabinieri lamentarono solo di avere problemi con i calabresi: «Pretendevano di consumare senza pagare». Furono comunque ascoltati durante le indagini per l’omicidio del 16 luglio 1999, quando Salsomaggiore si svegliò durante la notte per l’esplosione di cinque colpi di pistola. L’ultimo, alla nuca, fu il colpo di grazia a Giuseppe Carceo. In carcere, con una condanna a 22 anni per omicidio volontario, vi finì solo Domenico Mangone, un ragazzo che secondo l’accusa doveva “salire” di potere a Salsomaggiore. Pochi giorni prima dell’omicidio, nella casa dove Carceo viveva, fu organizzata una riunione per gestire “il territorio”. Domenico Mangone e Gennaro Galli avrebbero dovuto occuparsi di Salsomaggiore, Carceo di Fiorenzuola.
  23. 23. Clan D’Alessandro «Sempre nell'ambito dei reati estorsivi vanno, altresì, collocate le condotte delittuose di estorsione ed usura poste in essere dal «clan D'Alessandro» di Castellammare di Stabia ai danni di un concittadino che aveva aperto un ristorante a Salsomaggiore. Il relativo procedimento si è concluso con sentenza del tribunale di Parma, che ha condannato a pene elevate (anche in forza dell'articolo 7, legge n. 203 del 1991) i 5 imputati, tutti appartenenti al «clan D'Alessandro» 7 . CAMORRA: ARRESTATO A SALSO LATITANTE DEL CLAN DI LAURO I carabinieri del Nucleo Investigativo e del Ros di Napoli hanno catturato a Salsomaggiore Terme un latitante inserito nell’elenco dei 100 ricercati più pericolosi: Antonio Petrozzi, 44 anni, ritenuto affiliato al clan camorristico dei “Di Lauro” operante nell’area Nord del capoluogo campano. L'uomo, considerato elemento di spicco del traffico di stupefacenti per conto del clan, era latitante da 3 anni. I militari gli hanno notificato un ordine di carcerazione. Dovrà espiare 10 anni di reclusione per traffico internazionale e spaccio di stupefacenti. Antonio Petrozzi, si era rifugiato nel Parmense da diverso tempo, insieme alla sua famiglia. Al momento dell’arresto, era in una casa a due piani, in via Parma, a Salsomaggiore Terme, con la moglie e due figli maschi di 17 e 11 anni. Quando i carabinieri, la scorsa notte, hanno bussato alla sua porta, nessuno ha risposto al campanello nel tentativo di far capire che all’interno non ci fosse nessuno. I militari hanno fatto irruzione trovando i suoi familiari al primo piano; hanno negato di sapere dove fosse Petrozzi. Estendendo le ricerche a tutto l’edificio, al secondo piano è stato trovato un appartamentino nascosto in una sorta di mansarda all’interno del quale si era rifugiato il latitante. Vistosi scoperto, l’uomo non ha opposto resistenza e si è lasciato ammanettare. L’uomo stava quasi sempre chiuso in casa perché temeva di essere catturato mentre la moglie aveva iniziato a lavorare saltuariamente presso ristoranti o pizzerie della in zona e il figlio più grande faceva il pizzaiolo. Petrozzi, 44 anni, è considerato elemento di spicco del traffico di stupefacenti, cocaina, eroina e hashish per conto dei 7 Le mani della criminalità sulle imprese – XII Rapporto SOS Impresa – pag. 42
  24. 24. Di Lauro; sfuggì all’esecuzione di un ordine di carcerazione emesso a suo carico nel 2009 per l’espiazione di 10 anni di reclusione per traffico internazionale e spaccio di stupefacenti. 4/02/2012 - Ansa FIDENZA: OPERAZIONI DDA 06/03/2010, CAMORRA E 12/05/2010, ‘NDRANGHETA Associazione per delinquere finalizzata allo spaccio. Nove arresti eseguiti dai carabinieri di Castellammare di Stabia, firmati dal gip di Napoli su richiesta della Divisione distrettuale antimafia. Arrestato Giuseppe Di Lorenzoche si era trasferito a Fidenza. Gli arrestati avevano anche conti in corrente in comune in cui depositavano i proventi della vendita della droga che tra loro, per telefono, chiamavano con altri nomi: prosciutti, caffè, pannolini, bottiglie di vino... In realtà si trattava di ben altro come ha dimostrato l’arresto di Ferdinando Gargiulo, considerata la mente della banda, e fermato a Cassino nel 2006 con 5 Kg di hashish. I carabinieri di Fidenza sono intervenuti per arrestare anche l’ultimo componente della banda, Di Lorenzo, trasferitosi recentemente in Emilia senza però avere sciolto i legami con i suoi amici campani. Secondo i militari aveva iniziato una serie di amicizie con lo scopo - questo è l’accusa - di aprire un nuovo canale di vendita nel parmense 8 . Trenta chili di droga sequestrata, 80 indagati e 33 arrestati tra cui un 57 enne di Fidenza e un 44 enne di Bore (Parma). Il fulcro del traffico di droga era un sudamericano, portinaio di un convento di suore nel centro di Milano che organizzava i viaggi dei corrieri della droga dalla Colombia, mascherandoli come pellegrinaggi. È da qui che i carabinieri di Piacenza, sotto il coordinamento delle Dda di Bologna e Milano hanno concluso l'operazione Annibale, durata tre anni, che ha portato all'arresto di 33 persone, tra cui un 57enne di Fidenza. Quelli che risultavano come pellegrini, diretti in Italia per un periodo di preghiera, in realtà trafficavano cocaina, stoccandola prima in Ghana, trasportandola poi in Italia. Dietro alla base africana anche una truffa: l'organizzazione avrebbe infatti richiesto un finanziamento alla Fao, dietro il paravento di una società di import-export che avrebbe dovuto sviluppare il mercato ittico in Africa. Una casa è stata anche sequestrata a Alemanno San Bartolomeo (Bergamo), che sarebbe stata, secondo gli 8 http://www.Parmaok.it/cronaca/Parma_fidenza_operazione_carabinieri_camorra.aspx
  25. 25. inquirenti, il laboratorio clandestino per la raffinazione della droga poi smerciata nelle province di Milano, Bergamo, Brescia, Varese, Lecco, Lodi, Parma, Piacenza e La Spezia. Tra le persone finite in manette ci sono affiliati delle cosche calabresi Pelle - Vottari e Coco-Trovato, originarie di San Luca (Reggio Calabria, legati a due cartelli colombiani). Incluse negli arresti anche due persone di Alseno, a 7 km da Fidenza, aventi un conto presso una banca di Fiorenzuola.Uno dei due, un autotrasportatore, fu già arrestato a suo tempo, condannato a tre anni per un reato analogo, ma trattandosi della prima volta gli fu sospesa la pena. Il quartier generale dello smercio della droga era un convento di suore nel centro di Milano 9 . BUSSETO - NOVEMBRE 2009 10 -ZOOMAFIE Maxirapina alla Zoocenter e ventiquattrore più tardi, maxifurto alla Fitofarma di Busseto. Alla Zoocenter sono stati trafugati medicinali per animali e prodotti zootecnici per svariate centinaia di migliaia di euro; alla Fitofarma, invece, sono stati rubati fitofarmaci per circa 100 mila euro. Le indagini portano al Sud Italia, sulle tracce di una pericolosa ed organizzata banda campana che avrebbe il proprio «quartier generale» nei pressi di Napoli.Proprio per quanto riguarda questi ingenti furti di medicinali e di fitofarmaci, un aspetto inquietante sembra emergere con maggior vigore: quello della cosiddetta «zoomafia» che si nasconderebbe dietro questi episodi.Combattimenti illegali tra cani, corse di cavalli dopati, truffe ai danni dell’Erario, dell’Unione Europea e dello Stato, traffico illegale di medicinali, furto di animali da allevamento, falsificazione di documenti sanitari, fino al pesantissimo reato di diffusione di malattie infettive attraverso la commercializzazione di carni e derivati provenienti da animali malati: sono questi alcuni «affari» portati avanti da cosche mafiose, legate all’ndrangheta ma anche alla camorra.Si tratta, per le cosche, di un business che comprende appunto combattimenti illegali tra cani, corse di cavalli dopati, ma anche traffico illegale di medicinali (ecco perché tutta questa attenzione verso i medicinali per animali), e numerosi altri reati per 9 http://Parma.repubblica.it/cronaca/2010/05/12/news/narcos_mascherati_da_pellegrini_importavano_cocaina_colombia na-4006602/. 10 http://www.gazzettadiParma.it/primapagina/dettaglio/2/30317/Busseto_i_sospetti_sulla_%C2%ABzoomafia%C2%B B.html (Gazzetta di Parma.it).
  26. 26. fare soldi: tanti soldi.Per quanto riguarda invece i prodotti fitosanitari per l’agricoltura (di cui è specializzata la Fitofarma), si tratta di composti chimici che, se opportunamente manipolati da esperti in laboratorio, possono essere utilizzati per confezionare potenti esplosivi: particolarmente utili, purtroppo, alle organizzazioni criminali. OTTOBRE 2010 - FITOFARMA 2 Fitofarma di nuovo presa di mira dai malviventi. Ad un anno dal colpo messo nel 2009, i soliti ignoti, autentici «professionisti» del settore, sono tornati a colpire e hanno rubato farmaci per parecchie decine di migliaia di euro. Le stime, ieri, erano ancora in corso ma si parla di una cifra non inferiore ai 100 mila euro: esattamente come un anno fa. Sul mezzo pesante hanno quindi caricato diversi bancali di fitofarmaci. Tutto materiale scelto, di alta qualità e quindi di elevato valore, che si trovava nel grande capannone dell’azienda. Sapevano cosa prendere e che cosa lasciare lì; con tutta probabilità avevano un committente al quale consegnare poi tutta la merce. NOCETO – 18 MAGGIO 2009 11 -CAMORRA Scampia, il famigerato quartiere della periferia Sud di Napoli, è il più vasto mercato di spaccio in Europa, ma agli “scissionisti” capeggiati dal boss Raffaele Amato arrestato in Spagnanon basta il fiume di soldi che incassano a Napoli: hanno tentato di allargarsi a Parma, Modena, Bologna, Mantova, Piacenza e Verona. Il referente parmigiano abitava nel comune di NOCETO, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, si tratta di Salvatore Gabriele, 33enne napoletano di Scampia, arrestato dopo un’indagine iniziata nel giugno del 2008, quando a Modena, su segnalazione della Squadra Mobile di Parma, fermò un’auto con a bordo Raffaele Casaburi 26enne di Modena, un incensurato, portava 350 grammi di cocaina. Complessivamente oltre alle persone già arrestate, nella parte finale delle indagini sono finite in carcere sei persone: due a Napoli, due a Modena e una a Parma, mentre Gabriele è latitante. 11http://www.corrierediaversaegiugliano.it/index.php?option=com_content&task=view&id=9176&Itemid=56 (Corriere di Aversa e Giugliano). ).
  27. 27. NOCETO 2011 – OPERAZIONE “FACE OFF”.-MAFIA SICILIANA Nel gennaio di quest'anno è stato arrestato dai carabinieri Marcello Panepinto, 35 anni, di Bivona, condannato nell'ambito del processo scaturito dall'inchiesta "Face off". Dovrà scontare dieci anni di reclusione per estorsione. Si trovava a Noceto, in provincia di Parma, dove, nel frattempo, si era trasferito per lavoro. Nel 2008 Panepinto e i fratelli Luigi e Maurizio, assieme allo zio Giuseppe Favata e al cugino Domenico Parisi, erano stati arrestati il 15 luglio del 2008 perché ritenuti responsabili di minacce, estorsioni, danneggiamenti ed incendi fra Santo Stefano Quisquina, Bivona, Cianciana ed Alessandria della Rocca. A dare il via all'inchiesta, allora, furono le denunce dell'imprenditore Ignazio Cutrò (classe 1967, imprenditore edile e testimone di giustizia, attuale Presidente dell’associaizone aazionale “Testimoni di Giustizia”). Secondo l'accusa Marcello Panepinto, insieme ai suoi fratelli, anch'essi condannati, era a capo dellacosca mafiosa operante nel territorio di Bivona (AG). Il clan avrebbe avuto il monopolio della fornitura del calcestruzzo e della movimentazione di terra per la realizzazione di lavori pubblici ed avrebbero messo a segno una serie di estorsioni e attentati nei confronti degli imprenditori che si rifiutavano di pagare il "pizzo". Nel 1994, i fratelli Panepinto, titolari di un impianto di calcestruzzo, vennero considerati "vittime" della mafia, dopo che gli era stato ammazzato il padre Ignazio e lo zio Calogero. L’impianto di calcestruzzo allora venne posto sotto tutela e a Luigi Panepinto venne assegnata la scorta dei carabinieri. I Panepinto, poco tempo dopo, si sarebbero messi sotto la protezione e a disposizione di Maurizio Di Gati, allora esponente di vertice di Cosa Nostra. PROCESSO FACE OFF: ASSOLUZIONE PER VINCENZO FERRANTI E MARCELLO PANEPINTO Assoluzione definitiva per due indagati del processo Face Off: si tratta di Vincenzo Ferranti e Marcello Panepinto, il primo già assolto nei primi due gradi di giudizio, il secondo condannato a dieci anni in primo grado e assolto in appello. L’operazione Face Off che scaturì nell’omonimo processo fu resa possibile grazie alle dichiarazioni del testimone di giustizia Ignazio Cutrò, che permisero di smantellare la famiglia mafiosa della Bassa Quisquina.A comparire al banco degli imputati davanti la Cassazione, quindi, saranno solo Luigi Panepinto, Maurizio Panepinto, Giovanni Favata e Domenico Parisi. 18/05/2013 - www.magaze.it
  28. 28. Il sequestro dei beni ai fratelli Panepinto Nel marzo di quest'anno sono arrivati anche i sequestri che colpiscono il patrimonio dei fratelli Luigi, Marcello e Maurizio Panepinto. L'operazione antimafia è stata portata a termine dalla Guardia di Finanza e riguarda beni per oltre quattro milioni di euro. Il sequestro è stato disposto dai giudici del tribunale di Agrigento su richiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.Le indagini, eseguite dal Nucleo di polizia tributaria di Agrigento, hanno portato alla luce - spiegano gli inquirenti – l'esistenza di beni mobili ed immobili anche in province del nord Italia, nonché numerose imprese che operavano del settore degli appalti nella Bassa Quisquina, acquistati dai Panepinto attraverso le attività illecite poste in essere. In particolare, sono stati sequestrati fabbricati di civile abitazione e per uso industriale (a Bivona e Parma), terreni per decine di ettari (a Bivona), conti correnti (nelle province di Agrigento e di Parma) e autovetture nella disponibilità dei Panepinto.Sono inoltre sottoposti a sequestro gli interi compendi aziendali (fabbricati, terreni, impianti ed automezzi) relativi a sei imprese operanti nel campo della produzione del cemento, del movimento terra e del trasporto, settori rispetto ai quali viene mantenuto un elevato livello di attenzione per prevenire il rischio che le organizzazioni mafiose riescano ad infiltrarsi nel ciclo degli appalti pubblici. http://www.agrigentoflash.it/2011/03/08/mafia-sequestrati-i-beni-ai-fratelli-panepinto/ Colorno- CAMORRA e ‘NDRANGHETA Ciro Dell’Ermo, classe ’59, esponente di spicco del clan camorristico degli Orefice e noto nel napoletano come “Miché ‘o Svizzero”. Dopo aver scontato una condanna per omicidio nel carcere di via Burla l’uomo è andato a vivere a Colorno con la compagna, svolgendo qualche lavoretto come muratore. Ma ha mantenuto i contatti col clan: nel giugno scorso è tornato ad Acerra con un permesso premio ed è stato contattato da un tale Mario Balisciano per un “favore”. Voleva che Dell’Ermo, grazie alla sua influenza, lo aiutasse ad estorcere 100mila euro a un imprenditore locale che aveva già acquistato da Balisciano un immobile per 105 mila euro. L’imprenditore non si è fatto intimorire da “Miché lo Svizzero“e ha sporto denuncia. Le indagini della polizia di Acerra hanno portato all’arresto di Dell’Ermo nella sua residenza parmense. COLORNO – ‘NDRANGHETA “[…] Carlo Cosco,’ndranghetista di Petilia Policastro, residente a Milano e arrestato per il brutale omicidio di Lea Garofalo. I fratelli Cosco […] avrebbero sciolto nell’acido Lea Garofalo. […] Cosco nel periodo in cui ha maturato l’idea di uccidere la moglie cerca l’avallo del boss Pasquale
  29. 29. Nicoscia. […] Che Cosco cerchi l’assenso di Nicoscia non è di poco conto. Vuol dire che lo riconosce come un esponente influente della ?ndrangheta da cui dipende l’agire della cosca di Petilia di cui Cosco è un affiliato. Cosche di Petilia che sono vicine anche ai Grande Aracri.” Il collaboratore di giustizia Salvatore Cortese sostiene che l’incontro per la richiesta di avallo al clan di Nicoscia sia avvenuto proprio a Colorno: “Ho avuto modo di incontrare Carlo Cosco due volte, nell’anno 2007, prima del mio ultimo arresto: una prima volta […];la seconda volta, in Colorno (Parma) presso il night-club Bataclan, ove si trovava in compagnia di Luca Megna e altri soggetti originari di Papanice, frazione di Crotone.” Tratto da: Giovanni Tizian, Gotica, ‘drangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea,2011, Round Robin Editrice, Roma. Da ParmaRepubblica.it, 14.02.2013, articolo di ALESSANDRO TRENTADUEcontenente alcune dichiarazioni della Sindaca Michela Canova, già minacciata in ottobre 2012 con lettera contenente due proiettili, a seguito dell’indagine della Gdf che ha scoperto infiltrazioni mafiose in una banca di Colorno […] COLORNO è un polo strategico per gli affari. (Su circa 9000 abitanti, ndr)Ci sono 10 banche, il nuovo ospedale. Attorno alla cittadina ruotano gli interessi degli altri comuni della Bassa, Reggiana compresa. Lo sa bene la Canova, che è in stretto contatto con il presidente della Camera di Commercio e il prefetto di Reggio Emilia. Tutti e due già minacciati dalla mafia. “Il fenomeno è sempre più dilagante a causa della crisi economica – spiega ancora –le banche non fanno credito e gli imprenditori cedono quando gli arriva davanti una grande disponibilità di denaro”. Il sindaco mette in guardia dai subappalti, regolari su carta ma con ditte che non si conoscono mai fino in fondo. Sui limiti dell’interdittiva antimafia, che non vale a livello nazionale, ma solo sul territorio di pertinenza. “Così se una ditta di Reggio non può più operare sul suo territorio, si sposta a Parma e continua i suoi giri”, avverte. […] BASSA: ‘NDRANGHETA Roccabianca e Soragna- ‘NDRANGHETA Titolo dell’articolo preso da Repubblica: NOVELLARA Mafia, interdette due imprese edili (dicembre 2011) Il Tribunale amministrativo di Parma ha respinto il ricorso di due imprese edili, la Tre Emme Costruzioni di Roccabianca e il Consorzio edile M2 di Soragna, che chiedevano l’annullamento colpite di un’interdizione antimafia emessa lo scorso aprile dal Prefetto di Parma, che impediva
  30. 30. loro di partecipare ad appalti pubblici. Le due imprese erano state allontanate dal cantiere per la tangenziale di Novellara perché ritenute vicine a famiglie della ‘ndrangheta, in particolare ai Mattace di Cutro riconducibile al clan Grande Aracri. Le due imprese erano subappaltanti della Bacchi di Boretto, colpita da un’interdittiva antimafia della Prefettura di Reggio Emilia proprio per i rapporti con le due aziende parmensi. Anche la Bocchi nei mesi scorsi ha fatto ricorso al Tar e si è vista annullare il provvedimento. Così non è stato per le due ditte di Roccabianca e Soragna. Nell’ordinanza del tribunale amministrativo si legge infatti che “gli elementi acquisiti al procedimento e le valutazioni operate dall’Amministrazione depongono, nel loro insieme, per la sussistenza di un quadro indiziario rivelatore della sussistenza di fattori sufficientemente indicativi del pericolo che i comportamenti e le scelte delle imprese rappresentino un veicolo di infiltrazione delle organizzazioni criminali negli appalti pubblici”. Il collegio di giudici presieduto da Giancarlo Mozzarelli ha così dato ragione alla Prefettura di Parma: sulle due ditte continuerà a pendere l’interdittiva antimafia. TORRILE INCENERITORE, DITTA IN ODORE DI MAFIA, ESCLUSA DA IREN, VINCE RICORSO AL TAR. La prefettura ha emesso una informativa antimafia "atipica" contro una delle ditte subappaltanti del Polo Ambientale Integrato, lasciando a Iren la discrezionalità di revocare l'appalto. La ditta edile è stata esclusa, ma il tribunale amministrativo ha sospeso il provvedimento perché carente di motivazioni. Il prefetto di Parma lo scorso febbraio ha emesso un'informativa antimafia "atipica" sulla ditta edile I. Co Costruzioni Generali Srl di Torrile, azienda che si era aggiudicata l'appalto di Iren per la realizzazione di viabilità, fognature e cavidotti nell'ambito del Polo Ambientale Integrato di Parma, il comparto di Ugozzolo su cui sorgerà il termovalorizzatore. A differenza di un'informativa antimafia tipica, che fa scattare automaticamente l'interdizione delle aziende da appalti pubblici, questo provvedimento è più "soft": la Prefettura evince un rischio di tentativo di infiltrazione mafiosa, ma non essendoci elementi tali da giustificare un provvedimento interdittivo, il compito di valutare discrezionalmente le sorti del rapporto con l'impresa viene lasciato alla stazione appaltante. Iren, in questo caso, ha deciso di revocare l'appalto a I. Co Costruzioni e di affidarlo contestualmente al Consorzio Corma, con determina dell'amministratore delegato del 24 febbraio 2012. I. Co. ha impugnato il provvedimento davanti al Tar di Parma, chiedendone la sospensione cautelare. Ha vinto il ricorso: i giudici nell'udienza di ieri hanno ritenuto che mancasse una motivazione, per quanto sintetica, a supporto del provvedimento di revoca dell'appalto emesso
  31. 31. da Iren. La ditta ricorrente subirebbe un grave e irreparabile danno se rimanesse esclusa dall'avvio dei lavori in attesa di un giudizio di merito. Per questo, il Tar ha accolto l'istanza di sospensione. Per ora, I. Co Costruzioni potrà procedere con i lavori. (Maria Chiara Perri – Parma.Repubblica – 12 aprile 2012) Medesano - Camorra Salvatore Illuminato20 agosto 2003. UCCISO dalla camorra o morto per la droga e cacciato in fretta e furia nel portabagagli della sua auto per allontanare responsabilità. Gira attorno a queste due ipotesi il giallo della morte di Salvatore Illuminato, l' imprenditore di Medesano(piazzava manodopera del Sud - caporalato) che si trovava in regime di libertà vigilata (ha precedenti per rapine e droga), trovato nel bagagliaio della sua Stilo in un parcheggio a Ceretolo di Casalecchio. Nella macchina c'era l'agenda del 2002, dove l' uomo appuntava minuziosamente ogni incombenza, ma non quella del 2003. Mancano gli abiti e i gioielli che indossava (Rolex, catenina, bracciale, anello con brillante), almeno 7000 euro in contanti, documenti, due cellulari. Non c' è nessuno scontrino di pedaggio da Parma o altre città. La morte portata per mano della malavita napoletana troverebbe legittimità nel fatto che un paio di anni fa Salvatore Illuminato, che per ragioni di salute tornava mensilmente a curarsi a Napoli, era stato minacciato di morte. Il suocero racconta anche di essere stato preso di mira in un attentato: colpi di proiettile sparati contro l' auto che hanno ferito la suocera di Salvatore. Una situazione creata dalla denuncia da parte dei due uomini di tentativi di estorsione subiti, con l' arresto dei responsabili. Ma se è stata la malavita organizzata, c'è la stranezza di un cadavere nascosto a metà, lasciato cioè sull'auto della moglie della vittima, la cui targa era stata segnalata insieme alla scomparsa dell' uomo il 5 agosto. RAFFAELE GUARINO IL BOSS DI BARRA (NA). 29 Ottobre 2010 - Circa un mese prima che Raffaele Guarino, napoletano di 47 anni, venisse ucciso nella notte del 29 Ottobre 2010 a Medesano (Parma) in quello che ha tutte le caratteristiche dell'assassinio di camorra, la Procura di Parma aveva aperto a carico dell'ex 'ras' di Barra un fascicolo per usura. La Procura emiliana - su denuncia di un presunto usurato di origine napoletana ma domiciliato a Medesano - aveva iniziato ad indagare sulle attività illecite del camorrista, che era
  32. 32. dovuto fuggire da Napoli a causa della faida innescata nel 2005 tra il suo clan di appartenenza (Aprea) e il clan a cui l'uomo aveva deciso di affiliarsi (Celeste). Già nel 2005 la Camorra decretò la condanna a morte a carico di Guarino. Non era noto per essere un elemento che avesse prestato collaborazione agli inquirenti, quindi la sua morte apparirebbe come un regolamento di conti tra camorristi. A volerlo ammazzare erano i vertici del clan Aprea- Cuccaro, Raffaele Guarino detto “Lelluccio", li aveva traditi fondando il gruppo Celeste-Guarino assieme al ras Ciro Celeste detto “'O Roce", al quale hanno ucciso un figlio di 26 anni due anni fa. Sono stati arrestati Mario Illuminato, sua figlia Simona, suo fratello Riccardo, Massimiliano Sinatra mentre stavano organizzando un altro omicidio (da Parma Repubblica: …Gennaro Visconti, il testimone che, secondo gli arrestati, avrebbe fornito ai carabinieri le informazioni per risalire agli autori del delitto dell'ottobre 2010. L'ordine di uccidere il testimone sarebbe arrivato da Mario Illuminato direttamente alla figlia durante un colloquio in carcere. "Bisogna usare il trapano della buonanima di mio fratello per finire quel lavoro nel cantiere vecchio", questa la frase pronunciata da Illuminato, dove il trapano era la pistola di proprietà del fratello Salvatore, morto alcuni anni fa. La Smith& Wesson è stata sequestrata dai carabinieri nella casa di Sinatra, un altro napoletano residente in provincia di Parmache avrebbe dovuto essere il killer), Graziano Acampa. L’accusa per quest’ultimo è di concorso in omicidio. Per gli inquirenti il 48enne artigiano edile, residente a Collecchio, è il fornitore della pistola - una semiautomatica 7,65 - con la quale Mario Illuminato e Massimiliano Sinatra uccisero il ras degli scissionisti di Barra. MARIO E SIMONA ILLUMINATO USURA –6 OTTOBRE 2011 (REPUBBLICA PARMA) -CAMORRA Padre e figlia arrestati per usura. Mario e Simona Illuminato tenevano sotto scacco aziende del parmense con tassi da strozzini del 120%. Il primo già in carcere per l'omicidio del capoclan Guarino. Uno strozzinaggio da 500mila euro e tassi d'interesse folli, del 120 percento in un anno. A tirarne le fila secondo il nucleo investigativo dei carabinieri di Parma era Mario Illuminato, già in carcere dallo scorso 18 marzo con l'accusa di omicidio. Per gli investigatori dopo l'arresto per omicidio era stata sua figlia Simona a ereditare l'attività usuraria. Padre e figlia, napoletani, risiedevano da anni a Medesano. Della provincia di Parma erano anche le vittime, imprenditori tutti di origine campana. Le richieste di interessi sui prestiti erogati, pari anche a 180mila euro, avevano un tasso oscillante tra il 60 e il 120 percento. Quando i malcapitati non riuscivano più a tenere il
  33. 33. ritmo la soluzione era semplice: padre e figlia rilevavano l'attività, per esempio un ristorante, beneficiando di un canone d'affitto e costringendolo l'ex titolare a lavorare per pagare. Secondo il comando dei carabinieri " il contesto criminale nel quale agivano gli Illuminato era tale da intimorire i corregionali, i quali pur se trapiantati da tempo nel parmense riconoscevano un certo modo di agire. E un filo rosso che portaal mondo dei night. Diverse lepersone che sarebbero state costrettea restituire i denari prestaticon interessi da capogiro,ma tra questi figura anche LorisTonelli, il titolare del «DianaPark» finito ai domiciliari nell'ambitodella maxi inchiesta«Venus» sulla prostituzione neilocali di Parma e provincia (n.d.r. inchiesta che ha coinvolto avvocati e diversi operatori delle Forze dell’Ordine sia di Polizia di Stato che Carabinieri).Parte offesa, Tonelli, come altrisetteimprenditorichecompaiononella richiesta di rinvio a giudizio.In particolare, il gestore del localedi strada Argini avrebbe ricevuto apiù riprese nel 2010 da Mario Illuminatoe dalla figliasomme tra i 20ei 30milaeuro, con l'obbligo di restituirlepagando un tasso annualetra il 60 e il 120%.Da poche migliaia di euro fino acifre ben più consistenti: padre efiglia si sarebbero mostratipronti ad andare in soccorso ditutti. Ma il prezzo era altissimo.In un caso, dopo aver prestato 50mila euro a un ristoratore, avrebbero preteso in cambio la cessione del suo locale e il pagamento di 250 euro a settimana a tempo indeterminato. Imprenditori e amici: tutti dovevano restituire i soldi con tassi da paura. Tra le parti offese, infatti, c'è anche Graziano Acampa, l'uomo accusato di concorso nell'omicidio di Guarino insieme a Illuminato e Sinatra. Avrebbe ricevuto a più riprese 10-20mila euro a tassi tra il 60 e il 120% annui. Vittima e imputato. Il doppio ruolo che dovrà interpretare al processo (Georgia Azzali – 19 giuno 2012 – Gazzetta di Parma). I PARENTI DI GUARINO ARRESTATI PER USURA. L'eredità Guarino. Un tesoretto che cresceva di mese in mese: un due per cento qua (per gli «amici »), un dieci per cento là (per i semplici «clienti»), che all'anno farebbe un 120 per cento d'interessi. Usura allo stato puro. L'eredità Guarino consisteva in una serie di «cravatte» strette al collo di una decina di commercianti e piccoli imprenditori d'origine campana, ma da tempo residenti nel Parmense. A raccoglierla erano stati - secondo le indagini condotte dai carabinieri - sei parenti di Raffaele Guarino, che ora si trovano in carcere. Sono stati i carabinieri del Reparto operativo di Parma insieme con i colleghi della Compagnia di Salsomaggiore e i carabinieri di Napoli, Poggioreale, Stella e Torre del Greco a dare la sveglia ai sei, ieri mattina alle 5. Sembra che nessuno abbia opposto resistenza: erano tutti a letto. In manette sono finiti Caterina Schiavo, 47 anni, vedova di «Lelluccio», i suoi figli, Carlo e Luigi (detto Gino), 22 anni il primo, 19 il secondo, e tre cognati del camorrista ucciso nella sua villetta di Medesano nell'ottobre del 2010: Guglielmo Schiavo, 45
  34. 34. anni, Pasquale Schiavo, 41, già ai domiciliari per un furto, ed Elvira Visconti, 39 anni. Tutti nati e residenti a Napoli, tutti già noti alle forze dell'ordine per svariati motivi, tranne Elvira Visconti che risulta invece incensurata. Secondo le indagini dei carabinieri, dopo l'uccisione di Raffaele Guarino, i sei dovettero impegnarsi a far sentire la loro «presenza» a chi aveva chiesto dei prestiti. In un modo o nell'altro (e pare anche con argomenti piuttosto convincenti) fecero capire che quei due proiettili sparati in testa a «Lelluccio», uccidendolo nel sonno, non saldavano alcun conto pregresso. Qualcuno doveva aver tenuto la memoria dei soldi che dovevano rientrare, con tanto di interessi, nelle casse di famiglia che ha la sua sfera d'influenza soprattutto nel quartiere Barra di Napoli. E così - sempre stando alle accuse - per un po' di mesi, il furgoncino con le specialità alimentari campane ha fatto la spola tra il Sud e il Parmense portando «prodotti dal gusto amaro». Cioè richiami all'ordine, al pagamento del dovuto. Nel frattempo, però, l'inchiesta dei carabinieri sull'omicidio di Guarino aveva permesso anche di squarciare il velo di omertà sulle presunte attività di strozzinaggio di una famiglia che aveva un tenore di vita non giustificato dai possibili introiti ufficiali. Qualcuno, per uscire dalla paura e dai debiti che crescevano sempre più, ha iniziato a parlare. Le indagini, coordinate dal pm Roberta Licci, non si sono fermate un attimo: fino a che il gip Paola Artusi ha firmato le ordinanze di custodia cautelare. E dalle cravatte s'è passati alle manette. (Gazzetta di Parma – 6 maggio 2012) Clan Cava-CAMORRA L’omicidio del 47 enne Raffaele Guarino, ucciso a Medesano (Parma) ha fatto accendere i riflettori sugli strani passaggi di camorrista nel paese Parmense, che in passato è stato “scelto” da Biagio Cava esponente dell’omonimo clan avellinese contrapposto a quello dei Graziano, attivi a Quindici (Avellino). Qualche anno fa a Medesano nell’ambito dell’operazione “Tempesta” fu sequestrato un conto corrente riconducibile ai Cava, è solo l’ultimo di una sequela di fatti di Camorra avvenuti nel comune Parmense. I Cava avevano un conto corrente, anch’esso sequestrato, alle Poste di Alseno nel piacentino. La stranezza èche entrambi i conti erano quasi vuoti, ad Alseno furono sequestrati anche numerosi immobili in località Colle San Giuseppe, ben 36 unità abitative che secondo gli inquirenti erano intestate a dei prestanome. Salvatore Cava, fratello di Biagio fu il primo ad arrivare a Piacenza, in soggiorno obbligato, il quale ad Alseno aprì anche una carrozzeria.
  35. 35. IL CASO PARMA Di seguito, inseriamo una serie di articoli relativi al “caso Parma”, città commissariata nel 2011 per corruzione, perché, anche se non sono stati evidenziati reati da ascriversi all’associazione mafiosa, sono comunque reati spia di un modo di pensare e intendere la cosa pubblica mafioso. Le operazioni di cui si legge nelle prossime pagine denominate “Green Money 1 e 2”, che ha portato alla luce un sistema di tangenti legate agli appalti del verde, “Easy Money” (tangenti legate alle mense scolastiche e alle donazioni per il terremoto di Haiti), “Public Money” (distorsione di fondi pubblici su conti di amici di funzionari e assessori del Comune), “Spot Money” (sistema di tangenti legate agli appalti per opere pubbliche e condotte fraudolente nella loro assegnazione), fino alla più recente “Stolen Tax” (condotta fraudolenta di funzionari di equitalia e liberi professionisti per evitare il pagamento delle tasse all’Erario) costituiscono ciò che Nando Dalla Chiesa in una bellissima lezione tenuta a Savignano sul Rubicone nel 2009 indica come DINAMICHE FUNZIONALI ALLA MAFIA. Nell’elenco redatto dal presidente onorario di Liberatroviamo: minore trasparenza dei mercati, carenza di liquidità/occupazione; sviluppo di tendenze anarcoidi civili; declino del senso delle istituzioni; delegittimazione della magistratura/parlamento; modelli di rappresentanza; invisibilità materiale della mafia e ancora: riduzione del pluralismo (l’ex sindaco Vignali aveva creato un sistema clientelare per cui i funzionari del Comune non venivano scelti per il loro cv o le loro competenze professionali tramite pubblico concorso, ma venivano semplicemente “NOMINATI” dal sindaco); controllo politico dell’informazione (attraverso il quotidiano Polis); modelli di concezione della vita: avere, apparire; domanda di beni funzionali; involgarimento del linguaggio (Villani, ex assessore regionale del PDL parla addirittura in dialetto e usa spesso locuzioni poco consone per l’incarico che ricopre) e senso comune; Svuotamento di senso dei confini: vita/morte, ecc; moltiplicazione delle logiche di scambio sui valori. PER CHI DESIDERA AVERE ILTESTO INTEGRALE DELLA LECTIO MAGISTRALIS DI NANDO DALLA CHIESA, consultare, Narcomafie, ottobre 2009, pp.45-52 Operazione “Green money 1 e 2” Nel giugno del 2010 quattro persone sono state arrestate per corruzione nell'ambito dell'operazione 'Green money', condotta dalla Guardia di Finanza di Parma in città e provincia. Si tratta di Nunzio Tannoia, funzionario dell'Enìa
  36. 36. di Parma, e Alessandro Forni, Francesco Borriello (di Casal di Principe) e Gian Luca Allodi, tre imprenditori, accusati di aver pagato tangenti per diverse migliaia di euro per aggiudicarsi appalti di manutenzione del verde pubblico assegnati a prezzi gonfiati. Dall'aprile del 2009 è stato documentato, grazie ad intercettazioni ambientali e telefoniche, come ogni lavoro per il verde pubblico in città fosse assegnato a prezzi gonfiati a dismisura e previa consegna di cospicue tangenti. Il 24 giugno 2011, la seconda ondata di arresti. Undici per la precisione, tra dirigenti comunali e imprenditori. Tra gli arrestati, anche il comandante della Polizia Municipale Giovanni Maria Jacobazzi, cui sono contestati i reati di peculato, di corruzione e di tentata concussione. In particolare, Jacobazzi avrebbe venduto informazioni riservate a un investigatore privato, Giuseppe Romeo Lupacchini, anche lui tratto in arresto, e lo avrebbe incontrato a Pavia recandosi all'appuntamento con l'auto del Comune, e a Monza. Il capo dei vigili avrebbe poi fatto effettuare lavori nel giardino della sua abitazione privata, non pagandoli, dall'imprenditore Alessandro Forni, già arrestato nella prima fase dell'inchiesta. Infine avrebbe minacciato di trasferire ad altro servizio il responsabile del nucleo Annonaria della Pm dopo che questi aveva "elevato una contravvenzione per alcuni tavolini all'aperto in via Farini, nel ristorante Sorelle Picchi", ha spiegato il procuratore Laguardia che ha definito Jacobazzi "succube dei potenti della città". Ad essere tratti in arresto, oltre a Jacobazzi, Lupacchini e Forni, Emanuele Moruzzi, attuale direttore dell'area Benessere e Sostenibilità del Comune ed ex direttore del settore Mobilità e Ambiente, e Carlo Iacovini, attuale direttore marketing part-time del Comune ed ex direttore di Infomobility, Ernesto Balisciano di Enjoy, che sarebbe chiamato in causa per l'attività della società Asfalti e costruzioni. E poi Mauro Bertoli, direttore di Enia, Gianvittorio Andreaus e Tommaso Mori imprenditori titolari della società Essevuesse, l'imprenditore Gianluca Faccini; Norberto Mangiarotti, altro imprenditore che si occupava di lavori pubblici nel settore Mobilità e ambiente . Nel corso delle indagini, per le quali si sono utilizzate intercettazioni ambientali e telefoniche, è emerso che "Enìa era diventata una mucca da mungere", ha detto il procuratore. E non solo da Nunzio Tannoia, addetto agli appalti per la manutenzione del verde pubblico arrestato nel giugno scorso e che in aprile ha patteggiato tre anni e tre mesi per corruzione. Il direttore di Enìa Mauro Enìa S.p.A. era una società per azioniitaliana che operava nel settore dei multiservizi (gas, acqua, elettricità, rifiuti), nata a Parma il 24/02/2005). Era l'azienda per i servizi di pubblica utilità nelle Province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia.Dal 1º luglio 2010 è stata incorporata in Iride, che ha cambiato ragione sociale in Iren S.p.A., ndr da Wikipedia)
  37. 37. Bertoli e l'allore dirigente del settore Ambiente del Comune Emanuele Moruzzi, infatti, "a loro volta ordinavano di effettuare pagamenti per operazioni senza alcuna giustificazione". Il principale collettore del denaro pubblico sarebbe stata una società, ha spiegato Laguardia, che attingeva denaro dal Comune “da fondi straordinari per l'emergenza - attraverso consulenze fittizie dell'ente e di società partecipate”. Il denaro pubblico che sarebbe stato sottratto sarebbe intorno ai 500mila euro. "Il fenomeno della corruzione è molto diffuso in questa città - ha detto il procuratore -. Sempre più funzionari piegano il servizio ai propri interessi". E ha aggiunto: "L'inchiesta non è ancora finita". FORNI PATTEGGIA ALTRI 4 MESI L'imprenditore del verde ha chiuso la sua posizione relativa alla corruzione del funzionario di Enìa Nunzio Tannoia, al quale secondo le accuse avrebbe elargito mazzette di 4mila euro in cambio di appalti. Era stato arrestato due volte nell'ambito della stessa inchiesta. Ora deve rispondere di peculato in Public Money. Altri quattro mesi di reclusione da scontare in continuazione con i due anni patteggiati lo scorso aprile. Oggi Alessandro Forni, l'imprenditore del verde finito in manette ben due volte nell'ambito della stessa inchiesta, si è lasciato alle spalle Green Money chiudendo la sua posizione rispetto alla corruzione di Nunzio Tannoia, il responsabile del servizio Ambiente di Enìa che intascava mazzette per distribuire appalti gonfiati. Il 44enne originario di Genova è stato arrestato la prima volta nel giugno 2010, per le vicende legate a Tannoia, e una seconda volta l'anno successivo, quando finì in manette insieme ad altre dieci persone coinvolte nel noto scandalo Green Money 2. Per il titolare di Verdissimo e di Mondo Verde srl l'accusa era di aver beneficiato di appalti gonfiati di Enìa e di Infomobility in cambio di tangenti e lavori di giardinaggio a favore di Emanuele Moruzzi, ex dirigente del servizio Ambiente del Comune, e a Carlo Iacovini, ex responsabile dello staff del sindaco. Per queste ultime accuse di peculato e corruzione, Forni è stato uno dei primi a trovare un accordo col pm Dal Monte per il patteggiamento. Ma quelle mazzette da 4mila euro elargite a Tannoia tra l'aprile e il dicembre 2009 erano rimaste fuori da quei due anni di pena. Oggi l'imprenditore ha patteggiato ulteriori quattro mesi - in continuazione con la precedente sentenza, perché i fatti contestati si riferiscono allo stesso sistema corruttivo - davanti al gup Alessandro Conti. Sebbene la pena non sia stata sospesa, è difficile che Forni torni in carcere: dopo l'arresto del 24 giugno 2011 è rimasto quasi cinque mesi dietro le sbarre, e ai domiciliari per un altro mese. Può quindi chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali. Dopo il secondo arresto, Forni non ha voluto più abitare a Parma e si è trasferito nella città d'origine, dove continua la sua attività di
  38. 38. imprenditore del verde. Alessandro Forni aveva inizialmente sostenuto di essere stato vittima di concussione. Il tribunale del Riesame dopo il primo arresto gli aveva dato ragione, scarcerandolo. Ma la seconda volta non è andata così. Dopo mesi e mesi di custodia cautelare ha deciso di collaborare alle indagini e ha raggiunto un accordo per il patteggiamento. Le vicende giudiziarie di Forni presso la Procura di Parma si chiudono qui? No. L'imprenditore è indagato per peculato anche nell'inchiesta Public Money: secondo le accuse avrebbe ricevuto da Enìa appalti per 140mila senza gara pubblica, ma in cambio avrebbe curato tramite le sue aziende la campagna elettorale per la corsa a sindaco di Vignali. Ma questo è un altro capitolo. (maria chiara perri) Parma.Repubblica (06 marzo 2013) TARANA PARLA TRE ORE: "VITTIMA DELLA CONCUSSIONE DI BERNINI" L'ex amministratore di Copra scarcerato dal Riesame ha sostenuto davanti al pm Paola Dal Monte la sua tesi difensiva: se non avesse pagato l'assessore ai Servizi per l'infanzia non avrebbe ricevuto appalti. La posizione di Bernini potrebbe aggravarsi. E' durato meno di tre ore il colloquio di Mauro Tarana, ex amministratore della società di ristorazione piacentina Copra, con il pm Paola Dal Monte. Scarcerato pochi giorni fa su decisione del Tribunale del Riesame, Tarana ha raggiunto alle 15 gli uffici della Procura di Parma da uomo libero, accompagnato dal legale difensore Paolo Fiori del foro di Piacenza. Ha risposto a tutte le domande, ma avrebbe sempre mantenuto la sua versione dei fatti: sarebbe vittima della concussione dell'ex assessore Giovanni Paolo Bernini, non il suo corruttore. Se non avesse pagato la tangente di 8mila euro che il braccio destro del politico gli chiedeva con tanta insistenza, avrebbe potuto dire addio al rinnovo del contratto d'appalto per la ristorazione scolastica. Una tesi difensiva che i giudici del Riesame hanno validato, rimettendo in libertà l'imprenditore finito in manette tre settimane fa. E se questo da un lato fa scricchiolare l'impianto accusatorio di Easy Money, dall'altro potrebbe aggravare la posizione di Bernini: se il pm dovesse decidere per l'archiviazione delle accuse di Tarana, Bernini si troverebbe sul groppone un'altra contestazione per concussione. L'assessore, infatti, è già accusato di tentata concussione dopo la denuncia dell'amministratore della Camst, la "rivale" della Copra, che ha dato il via all'indagine. Il dirigente aveva riferito alla Procura di aver ricevuto richieste di denaro da Bernini per l'aggiudicazione di un appalto. Le intercettazioni disposte dopo la querela hanno confermato che l'assessore era solito procurarsi un tornaconto proprio dai servizi sui quali avrebbe dovuto vigilare. (Maria Chiara Perri, Parma.Repubblica, 18 ottobre 2011)
  39. 39. SIGNORINI, RIGETTATO IL PATTEGGIAMENTO. IL GUP: "CONCUSSIONE, NON CORRUZIONE". L'ex braccio destro di Giovanni Paolo Bernini, coinvolto nell'indagine Easy Money, aveva raggiunto un accordo per una pena di un anno e sei mesi con il pm Paola Dal Monte. Il giudice ha rinviato gli atti al pm perché proceda per il reato più grave di concussione. L'accordo con il pm Dal Monte era stato formalizzato lo scorso febbraio, ora non restava che la parola del giudice sul patteggiamento. Un anno e sei mesi perché Paolo Singorini, braccio destro dell'ex assessore Giovanni Paolo Bernini, chiudesse il suo conto con la giustizia. Il collaboratore del politico è accusato di tentata concussione e corruzione nell'ambito dell'indagine Easy Money: avrebbe trattato le tangenti sugli appalti delle mense scolastiche per conto del suo capo. Oggi era prevista l'udienza davanti al Gup per l'applicazione della pena, ma il giudice Paola Artusi ha detto no. Respinto l'accordo di patteggiamento e rinviati gli atti al pm Dal Monte. Il motivo? Il giudice ritiene che le accuse di corruzione a carico di Signorini configurino piuttosto il reato di concussione, più grave e punito con pene più pesanti. La pena di un anno e mezzo, quindi, non sarebbe congrua. Il Pm dovrà procedere per altre strade: con richiesta di rinvio a giudizio, oppure con una riformulazione dei capi d'accusa. Scelta, quest'ultima, che scagionerebbe Tarana. Secondo le accuse, Signorini avrebbe ricevuto 8mila euro per conto di Bernini da Mauro Tarana, amministratore di Parma Multiservizi, per garantire il rinnovo dell'appalto comunale su mense di asili nidi e scuole dell'infanzia. Lo stesso Tarana era finito in carcere lo scorso settembre con l'accusa di corruzione, ma è stato scarcerato dal Riesame che lo ha ritenuto vittima della concussione di Bernini e Signorini. La stessa tesi sposata oggi dal giudice Artusi. Signorini è accusato anche di tentata concussione per aver chiesto denaro a un dirigente della Camst, sempre per il rinnovo di un appalto. L'imprenditore però non si è piegato al ricatto e ha denunciato tutto alla Procura, facendo scattare l'indagine che ha portato al crollo della giunta Vignali. (Maria Chiara Perri, Parma.Repubblica, 08 maggio 2012) FONDI DI PARMA PER HAITI Bernini: spesi in beneficenza - L'ex assessore è stato interrogato dal pm Paola Dal Monte per circa un'ora in mezzo, in particolare sull'accusa di appropriazione indebita delle donazioni per i bimbi haitiani, che lui ha sempre respinto, Un'ora e mezza di interrogatorio davanti al Pm Paola Dal Monte per respingere le accuse di essersi appropriato di 12mila euro delle donazioni dei parmigiani per i bambini colpiti dal terremoto di
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