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Manipulation techniques in journalism - Thesis by Maria Chiara Stefanelli
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This thesis about the various manipulation tecniques used in the journalism and analizes the cases of four italian newspapers: Il Corriere della Sera, La Repubblica, Libero and Il Manifesto. I wrote …

This thesis about the various manipulation tecniques used in the journalism and analizes the cases of four italian newspapers: Il Corriere della Sera, La Repubblica, Libero and Il Manifesto. I wrote it as conclusive work of my graduation in Communication Sciences at University of Siena.

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  • 1. UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SIENA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE ALLA CONQUISTA DEL LETTORE LE TANTE DIVERSE TECNICHE DI MANIPOLAZIONE RELATORE: Prof. Maurizio Boldrini TESI DI LAUREA DI: Maria Chiara Stefanelli ANNO ACCADEMICO 2011-2012
  • 2. Ai miei cari, quelli sinceri, forse imperfetti, ma comunque meravigliosi.
  • 3. INDICE 1 Introduzione 3 1. Alla conquista del lettore 3 1.1 L’evoluzione del giornale 12 1.2 Notizia e notiziabilità 16 1.3 Natura del quotidiano 20 1.4 Un nuovo modo di conquistare il lettore: la manipolazione giornalistica 22 1.5 Contributi di altre branche: linguistica, semiotica, sociologia 29 2. Quattro testate a confronto 29 2.1 Caratteristiche della ricerca 31 2.2 Risultati e conclusioni 44 Bibliografia
  • 4. INTRODUZIONE Pensare al lettore, soddisfare le sue aspettative, attirarlo e conquistarlo: sono questi gli obiettivi principali di un giornalista. Le motivazioni? In primo luogo il giornale ha bisogno di essere acquistato per sopravvivere, ma affinché questo avvenga esso deve avere una cerchia di lettori che deve fidelizzare cercando poi di conquistarne di nuovi. Inoltre non è da sottovalutare la sfera professionale del giornalista, il quale desidera e necessita di avere un feedback da parte di chi legge i suoi articoli, o ancora più profondamente vuole avere conferme, vuole sapere di essere “letto”. Le modalità? Varie. Partiamo col dire che il giornalista è un professionista, deve sicuramente avere un talento di base nella scrittura, deve essere portato per la professione (anche se al giorno d’oggi il giornalismo è aperto e raggiungibile da un numero maggiore, forse anche troppo, di persone), deve mostrare spirito critico e passione per quello che fa. Tutto questo in linea un po’ generale visto l’evidente cambiamento della professione dalla sua nascita ad oggi. Il punto è che egli sa cosa gli è richiesto: scrivere per qualcuno, dove quel qualcuno è ben preciso ed identificato, è, cioè, il lettore modello. Ogni testata giornalistica contempla un certo lettore modello e i professionisti lavorano per la sua conquista. Di qui, le varie modalità di conquista si concretizzano nelle tecniche di manipolazione. Come vedremo, la manipolazione giornalistica è tutt’altro che la mera e consapevole intenzione di influenzare i lettori. Essa è piuttosto una naturale ed istintiva propensione verso il coinvolgimento del pubblico attraverso tecniche precise, lontana dalla sospettata accezione negativa che viene in mente quando si parla di manipolare. A questo ambito sono stati forniti numerosi contributi: si va dalla psicologia alla semiotica alla linguistica. 1
  • 5. È interessante osservare come queste branche si intreccino per dare vita a tecniche tanto semplici quanto efficaci. Tenendo presenti tutti questi fattori, il mio lavoro si è basato sull’individuazione di alcune delle varie tecniche, precisamente forza illocutoria, tematizzazione, costruzione del conflitto, virgolettato ed uso di discorso o storia (ambito dell’enunciazione) utilizzate all’interno di quattro testate giornalistiche, ovvero il Corriere della Sera, La Repubblica, Libero ed Il Manifesto. 2
  • 6. 1. ALLA CONQUISTA DEL LETTORE 1.1 L’evoluzione del giornale “La conquista del lettore è l’aspirazione massima di ogni giornalista(...)”. 1 È così: il concetto di conquista del lettore è centrale nel lavoro giornalistico, in cui il professionista non deve limitarsi a fare il proprio dovere, ma deve andare anche oltre, esponendosi, rischiando, mostrando qualità e carisma con l’intento di sedurre. È evidente, infatti, il potere che un uomo carismatico può avere su un pubblico, quel potere che il sociologo Max Weber2 chiama autorità carismatica, da lui stesso definita come “fondata sulla devozione all’eccezionale santità, eroismo o carattere esemplare di una singola persona, e dei modelli normativi o ordini rivelati o impartiti da tale soggetto”. L’opinione positiva di cui un giornale (o chi ne fa parte) gode, è utile anche per quella fidelizzazione che porta il pubblico a compiere la scelta verso il giornale stesso, la quale non si fonda su un desiderio o un capriccio momentaneo, bensì sulla volontà di seguire una regola, un cerimoniale. Sedurre ma anche persuadere: in questo consiste la vera conquista. Le modalità con cui le varie comunicazioni riescono a persuadere sono oggetto di studio di molte discipline, prima fra tutti la retorica. Questa ha origini molto antiche: ne parlava già Aristotele, secondo il quale essa era “l’arte di scoprire in ogni argomento ciò che è in grado di persuadere”3. È ben nota la sua teoria che suddivideva la 1 2 3 M. BOLDRINI, Il quotidiano. Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico, Mondadori Università, Milano 2006, pag. 113. M. WEBER, Teoria sociologica del potere. N. CAVAZZA, Comunicazione e persuasione, il Mulino, Bologna 2006, pag. 10. 3
  • 7. persuasione in tre aspetti: ethos, logos e pathos, rispettivamente corrispondenti all’etica della fonte, che doveva essere buona e valorosa, al messaggio, ben elaborato attraverso logica o esempi storici, ed ai sentimenti del pubblico, che l’oratore doveva cogliere al fine di suscitare ulteriori emozioni. I discorsi e le loro parti erano, dunque, elaborati al fine di produrre determinati effetti sul pubblico. Inoltre, secondo la retorica classica, la persuasione era divisa in cinque punti: inventio, cioè la costruzione di argomenti, dispositio, ovvero il loro ordine, elocutio, la capacità di ornare il discorso, memoria, riuscire a tenerlo a mente senza ulteriori supporti, e actio, l’uso del corpo e della voce in maniera recitativa. Rivolgendo, infine, lo sguardo ai giorni nostri, i sociologi parlano di una società sempre più densa di richiami persuasivi: 4 molti di essi hanno l’obiettivo di cambiare i nostri comportamenti e le nostre opinioni, ed altri mirano alla trasformazione delle semplici opinioni in veri e propri comportamenti. Sostanzialmente, gran parte della comunicazione contemporanea e passata non è altro che un gioco di persuasione nella nostra vita relazionale. Gli esempi più evidenti arrivano dalla politica: orientare le opinioni di gruppi e categorie di persone verso direzioni determinate manifesta l’esigenza da parte del potere politico di assicurarsi il consenso. E noi, privi della possibilità di ottenere informazioni in modo diretto, possiamo solo affidarci a quelle mediate dai giornali e dai telegiornali. L’estrema evoluzione di questo meccanismo è la propaganda, una sorta di persuasione organizzata, “l’insieme di metodi usati per conseguire il consenso, attivo o passivo, della massa in relazione ad azioni 4 politiche talvolta anche attraverso manipolazioni N. CAVAZZA, Comunicazione e persuasione, il Mulino, Bologna 2006, pag. 7. 4
  • 8. psicologiche”. 5 Lontana da queste dinamiche, per natura e per intenzione d’uso, è la seduzione: riprendendo le parole di Baudrillard, essa “è ciò che sottrae al discorso il suo senso e che lo svia dalla sua verità” 6, ed è contrapposta nettamente all’interpretazione: infatti ogni discorso interpretativo non ha alcunché di seducente. Il senso di un discorso non ha mai sedotto nessuno, quindi, affinché il contenuto sensistico sia cancellato, bisogna ricorrere all’apparenza del discorso stesso, ai suoi segni in superficie, alle sue sfumature e inflessioni. Sedurre ed essere sedotti: questo è il gioco illusionistico su cui si basa tutta la comunicazione della nostra società. Vincent Descombes direbbe che essere sedotti significa essere sviati dalla propria verità, mentre sedurre è sviare l’altro dalla sua verità. Ed è esattamente quello che accade nella vita di ogni giorno attraverso una seduzione fredda che simula, mette in scena, incanta. Il mondo che viene presentato è lontano dalla realtà, è una sorta di sogno ad occhi aperti della comunicazione, frutto di un contratto sociale, di un patto di simulazione suggellato dall’informazione e dai media. Questi seducono le masse e le masse si autoseducono, in una formula che in verità sminuisce il vero significato di seduzione. Essa diventa estensiva, volgarizzata e riveduta dall’ideologia del desiderio, ben lontana dalla concezione originale, duale ed aristocratica. Ma non possono bastare conoscenze teoriche e propositi specifici per descrivere l’attività giornalistica. Il concetto chiave in cui tutto si deve concretizzare è quello della manipolazione. La maggior parte delle volte la sua prima e più comune accezione è negativa, in quanto essa è considerata una trasmissione di falsità o 5 6 N. CAVAZZA, Comunicazione e persuasione, il Mulino, Bologna 2003, pag. 11. J. BAUDRILLARD, Della seduzione, SE, Milano 1997, pag. 61. 5
  • 9. menzogne. In realtà quella giornalistica è una manipolazione differente, vista come una narrazione ben costruita e preparata, che si sviluppa attraverso alcuni elementi: dal lead narrativo alle campagne giornalistiche, dalla firma dell’articolo all’analisi delle contingenze 7, dall’enunciazione all’uso di un gergo. In un giornale quotidiano, come vedremo, essa è davvero onnipresente. Questo bisogno di conquista, l’andare incontro alle esigenze del lettore, soddisfare le sue aspettative, sono elementi sempre esistiti all’interno di un giornale, ma hanno presentato modalità di applicazione differenti nel corso della storia. Partendo dall’Ottocento, quelli che nascono in Italia sono giornali per acculturati, che mirano alla conquista di lettori di ceto medio-alto, considerati prodotto d’élite non solo per l’elevato costo, ma anche per la ristretta cerchia di lettori (visto il tasso di analfabetismo), stampati da piccoli editori e venduti tramite abbonamento. E il fatto che, oltre alla naturale predisposizione dei giornalisti per una scrittura dall’impostazione letteraria, siano presenti la debolezza del ceto intellettuale, l’arretratezza del sistema editoriale, e la scarsa predisposizione degli italiani ad acquistare e leggere libri, lascia terreno fertile per la creazione della cosiddetta terza pagina. Essa nasce con il Giornale d’Italia di Bergamini, il quale era desideroso di introdurre nel suo quotidiano qualche elemento di novità che facesse colpo sul pubblico. Quindi pensa di dedicare un’intera pagina ad un avvenimento particolarmente atteso: la prima assoluta dell’opera teatrale “Francesca da Rimini” di Gabriele D’Annunzio, interpretata la sera del 10 dicembre 1901 al teatro Costanzi di Roma. Bergamini decide di parlare dell’evento in maniera originale e incarica ben 7 L’analisi delle contingenze permette di avere un riscontro matematico-statistico della misura in cui due o più concetti sono correlati nella notizia. 6
  • 10. quattro redattori di scrivere un’elaborata relazione che occupa l’intera terza pagina. Non è una nascita consapevole, e nonostante questo diventa consuetudine redazionale presso i maggiori quotidiani. Ogni terza pagina presenta più o meno una struttura standard: le prime due colonne sono occupate dall’elzeviro, le colonne centrali dal taglio, le ultime due colonne dalla varietà. L’elzeviro è un pezzo di pura letteratura, un brano di fantasia oppure un saggio di critica letteraria, sganciato dall’attualità e sempre caratterizzato da un linguaggio elegante e ricercato; il taglio ospita un racconto di viaggio o una corrispondenza dall’estero; le ultime due colonne sono dedicate al varietà, con articoli scientifici, di cronaca, costume, di storia o curiosità. Più tardi, verso la metà del secolo, si colloca la nascita di numerose tipologie di giornale. Quelle italiane sono caratterizzate da elementi quali l’orientamento sociale e politico, l’area geografica di collocazione o l’area politica a cui si riferiscono, e sono il quotidiano nazionale indipendente, quello sportivo, interregionale e quello locale, il quotidiano nazionale di tendenza, di partito e di settore. Bisogna precisare che spesso queste tipologie si intrecciano formando veri e propri ibridi: per esempio un quotidiano sportivo può essere considerato anche di settore, o un nazionale indipendente può essere giudicato di tendenza. Il primo quotidiano, quello nazionale indipendente, si rivolge ad un pubblico vario, appartenente a qualsiasi classe sociale, è distribuito a livello nazionale e parla una lingua universale. La sua credibilità è data dall’autorevolezza che esprime attraverso fattori come la propria storia, i rapporti e i legami importanti, una diffusa rete di corrispondenze e di inviati a livello nazionale e internazionale, cercando allo stesso tempo di non mostrarsi al servizio di alcuno, non 7
  • 11. schierarsi, eccetto che in casi particolari. I giornali sportivi rappresentano il tema dell’immortale chiacchiera al bar per la loro natura diretta, semplice ed efficace, e per questo conquistano il favore della gente senza esclusione alcuna. “Un quotidiano popolare in Italia non ha mai attecchito probabilmente perché nessun’altra espressione pubblica può essere più popolare del giornalismo sportivo”(Franco Arturi) 8. Il quotidiano interregionale pur mantenendo un forte radicamento in un territorio va oltre il luogo in cui nasce e possiede caratteristiche simili al nazionale. Questo tipo di quotidiano intende fornire il massimo dell’informazione locale, ma anche un’accurata informazione a livello nazionale, e i suoi utenti si differenziano antropologicamente piuttosto che geograficamente. Il giornale locale si può trovare a livello cittadino, provinciale o regionale. Fino agli anni 80 del Novecento tutti i giornali avevano inserti locali, ma in seguito da inserti diventano veri e propri quotidiani e riescono e diffondersi per alcuni precisi motivi: gli investimenti nel settore editoriale da parte degli imprenditori, l’avvicinamento alla lettura da parte di donne e giovani prima esclusivamente interessati all’informazione televisiva, l’ingente quantità di informazioni immediate o quasi provenienti da ogni parte del mondo. L’avvento delle nuove tecnologie, infatti, fa sì che i cittadini si abituino alla televisione, perciò il cittadino sa quello che accade nel mondo ma non nelle immediate vicinanze. Ecco spiegato il motivo dell’importanza dell’informazione locale: se i riflettori dei media puntano ai personaggi famosi, i giornali locali si focalizzano sui cittadini comuni rendendoli protagonisti, personaggi pubblici. 8 M. BOLDRINI, Il quotidiano. Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico, Mondadori Università, Milano 2006, pag. 11. 8
  • 12. Il quotidiano nazionale di tendenza non è un giornale di partito, è una loro evoluzione, ed ha una forte ideologia di schieramento. La lettura supera la semplice esigenza di informazione, i n quanto leggerlo significa condividere con la testata una certa visione del mondo. Le testate di tendenza, pur non vendendo molte copie, sono comunque importanti per l’influenzamento dell’opinione pubblica e per l’innovazione sul modo di operare dei giornalisti, in quanto hanno comportato una rottura con in conformismo professionale tipico del giornalismo italiano. Il quotidiano di partito è l’organo ufficiale di partito, copre tutto il territorio nazionale ma è maggiormente diffuso nelle zone di insediamento elettorale. Deve essere autorevole e rappresenta il biglietto da visita dell’appartenenza ad un certo partito politico. Dalla seconda metà dell’Ottocento in poi questi giornali assumono una funzione rilevantissima, durante il periodo fascista vengono distribuiti all’estero e al giorno d’oggi sono quasi scomparsi del tutto perché sostituiti dalle testate di tendenza. Il quotidiano di settore si riferisce a determinate categorie, e le principali sono finanza, economia e antropologia. Essi pongono particolare attenzione agli argomenti contenuti in tali categorie e ne riflettono i linguaggi, le necessità e le competenze. Dall’inizio del Novecento, infine, emerge un’opposizione tra la precedente stampa d’élite e quella popolare, in quanto la prima continua a dedicarsi a cultura e politica, mentre la seconda si focalizza sulla cronaca, sull’intrattenimento o sullo sport9. Si nota, inoltre, un rilevante mutamento nella generale configurazione del giornalismo: si amplia attraverso contenuti nuovi; si trasforma a livello economico ed organizzativo; 9 grafica e impaginazione diventano strumenti G. GOZZINI, Storia del giornalismo, Bruno Mondadori, Milano 2000, pag. 136. 9
  • 13. caratterizzanti per rendersi visibili in un mercato sempre più affollato; si esalta la notizia attraverso la sua presentazione; titoli, immagini e articoli diventano componenti fondamentali nell’ambito della singola pagina; la foto in prima pagina sconvolge l’impaginazione e attira su di sé l’attenzione. Tutto questo accade perché, se in precedenza i giornali sapevano bene a chi si rivolgevano e a chi dovevano adeguarsi, nel nuovo secolo devono andare incontro ad un pubblico di massa in continua evoluzione. “L’esistenza di un mercato mediale comporta la crescita della competizione nelle imprese editoriali, con una conseguente ricaduta sui contenuti presentati caratterizzati dall’allargamento dello spazio sociale rappresentato. In un Paese in cui il giornalismo si è coniugato con ottiche elitarie e intenzioni pedagogiche, si assiste oggi a fenomeni di popolarizzazione” (Sorrentino, 2002). E la popolarizzazione di cui si parla comprende anche quel tipo di pubblico non contemplato dal giornalismo precedente, come le donne e i giovani, e ne abbiamo un esempio lampante con la modernissima free press: questa nasce in Italia nel 2000 e si afferma nelle grandi città in quanto fenomeno metropolitano. Il termine free significa sia “libero” che “non a pagamento”. Apparentemente è una grande risorsa se si pensa al fatto che i cittadini possono accedere alle informazioni senza spendere, ma d’altro canto il suo limite è che viene sostenuta economicamente dalla pubblicità a scapito della qualità informativa. Quello della free press è un tipo di stampa innovativo: i giornali sono presentati con pagine colorate, un formato comodo e maneggevole, con notizie curiose e brevi riguardanti moda, spettacolo, attualità, politica (meno presente) ed un linguaggio semplice. La sua diffusione 10
  • 14. avviene in qualche modo a seguito di un’indagine svolta dal Censis 10 nel 1996 dalla quale scaturì il rifiuto da parte dei giovani della lettura dei giornali quotidiani per la loro eccessiva politicizzazione, il loro linguaggio difficile, la grafica poco coinvolgente e il formato troppo grande. La loro esigenza era poter leggere un giornale più vicino alle loro richieste, meno noioso, divertente e meno dedito alla politica. Anche se le testate free press sono state definite un “non quotidiano” rimangono le uniche ad avere avvicinato nell’ultimo decennio alla lettura tutte quelle persone prima disinteressate. In conclusione, il giornale italiano si è trasformato in un ibrido, dove ad interventi raffinati e colti si affiancano pezzi destinati al grande pubblico, ed il concetto di conquista, a questo punto, ruota tutto attorno alla notizia. A dimostrazione che le tipologie non sono riscontrabili solamente nei quotidiani, ma anche nei riguardi delle singole notizie Ugo Volli, nel suo “Manuale di semiotica”, ne elenca alcune: le notizie virtuali, che esprimono previsioni, intenzioni o che incitano a compiere un’azione, le notizie potenziali, come le comunicazioni operative di una dirigenza aziendale, le notizie performative, che presentano un’azione decisiva, e le notizie cerimoniali, che presentano una conclusione. Interessante è che non sono le notizie di per se stesse ad appartenere all’una o all’altra tipologia, ma è il modo in cui sono confezionate che le spinge ad essere tali, rispondendo, così, al concetto semiotico di manipolazione. Non a caso, infatti, tutte queste tipologie rispecchiano in qualche modo le fasi della narrazione elaborate da Greimas, di cui parlerò più avanti: competenza, performanza e sanzione. 10 Il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, è un istituto di ricerca socioeconomica fondato nel 1964. 11
  • 15. 1.2 Notizia e notiziabilità Nel contesto giornalistico è indispensabile conoscere la distinzione tra notizia e fatto. Quest’ultimo è un avvenimento in corso o concluso, mentre per la prima ci sono varie definizioni: può essere l’avvenimento raccontato da parte di giornali, trasmissioni televisive e radio, oppure può essere sensazionale e imprevedibile come il famoso “uomo che morde il cane”, o ancora può esserne sottolineata l’assoluta eterogeneità. Probabilmente per questo motivo è difficile trovare precise caratteristiche che la rappresentino: “un grave problema connesso con le notizie è che nessuno sa esattamente cosa siano” (Sigal nel 1973)11. Secondo Sorrentino, “la trasformazione di ogni fatto in notizia è un processo sociale, una negoziazione che si compie fra diversi attori sociali che mettono in gioco risorse politiche, economiche, culturali”12. Essa non nasce con l’invenzione del giornale, ma solo dopo uno sviluppo tecnologico e industriale, ed è per questo che bisogna ragionare sulle sue modalità di riconoscimento. Il punto da cui solitamente si parte è la capacità del giornalista di scovare fatti che possano essere tramutati in notizia, il cosiddetto fiuto giornalistico, anche se questo non è elemento sufficiente nell’intero percorso di una notizia. Oltre ad una predisposizione naturale, messa a punto con la pratica costante, è necessaria anche una preparazione teorica e formale di base. Il percorso, infatti, è ampio: si pone attenzione alle esigenze del lettore e si tenta di creare un prodotto, la notizia appunto, che rispetti il più possibile le logiche informative (velocizzazione dell’informazione, semplificazione attraverso la 11 12 C. SORRENTINO, Tutto fa notizia. Leggere il giornale, capire il giornalismo, Carocci Editore, Roma 2007,pag.3. C. SORRENTINO, Tutto fa notizia. Leggere il giornale, capire il giornalismo, Carocci Editore, Roma 2007,pag. 13. 12
  • 16. personalizzazione, il sensazionalismo, la frammentazione degli eventi, le esigenze di approfondimento). L’eredità della penny press, che aveva già cambiato la cultura americana dando l’impressione di difendere i singoli cittadini contro gli abusi dei “poteri forti”13, ha portato a considerare ogni fatto potenzialmente una notizia, nel momento in cui essa susciti l’interesse per un pubblico di lettori, il che si lega al concetto di human interest, connesso con l’esperienza di vita del pubblico stesso. La relazione con quest’ultimo è stabilita dai giornalisti. Dopo l’avvento della televisione, che si è imposta come un medium portante il cambiamento culturale, il quotidiano, da essere lo strumento di creazione di un’opinione pubblica, era diventato conformista, attento ai rapporti con la classe politica, uno strumento pedagogico. Solo negli ultimi tempi, invece, sta acquisendo una certa autonomia rispetto al potere politico. Quello che accade, però, è che il cammino verso tale l’autonomia è reso difficile, come sostiene Sorrentino “dall’abilità delle fonti informative di produrre messaggi coerenti con le logiche e con i formati dei media; nonché dalla difficoltà d’individuare un orientamento al lettore che non sia soltanto compiacimento dello stesso”. Tornando alla questione centrale, cioè cos’è una notizia, essa è considerata una selezione di fatti provenienti dalla realtà, fondata su “criteri di pertinenza che si sedimentano nel tempo, a seconda dei contesti e delle culture” (Stuart Hall, 1973; Staab, 1990) 14. Selezione, gerarchizzazione e presentazione sono i tre compiti principali del lavoro giornalistico (Rosten 1937). Per raggiungere il lettore, ogni 13 14 GOZZINI, Storia del giornalismo, Bruno Mondadori, Milano 2000, pag. 121. C. SORRENTINO, Tutto fa notizia. Leggere il giornale, capire il giornalismo, Carocci Editore, Roma 2007, pag. 5. 13
  • 17. giornale deve essere soggetto ad una serie di selezioni riguardanti le notizie, deve prendere decisioni sulle posizioni nelle quali devono essere pubblicate e lo spazio da occupare, e deve ulteriormente tenere conto di alcuni criteri generali a monte della scelta delle notizie stesse: tipologia di giornale, nome della testata, tipo di pubblico, concorrenza fra testate, ecc. Durante la selezione si compie una sottrazione di alcuni aspetti significativi dalla realtà in base alla cultura professionale giornalistica e alla cultura organizzativa dei luoghi di attività. Si potrebbe quindi parlare di cultura della notizia, che non è interpretazione o rappresentazione del mondo, ma informazione precisa relativa al mondo in tutte le sue sfaccettature, cominciando dalla geografia e finendo con la cultura. In tutto questo processo gioca un importante ruolo la notiziabilità, ovvero l’attitudine di un evento a essere trasformato in notizia 15, concetto introdotto in Italia da Umberto Eco, e che si fonda su alcuni criteri flessibili e razionalizzabili per adattarsi alla varietà di eventi e cambiamenti possibili. Questi sono detti news values, cioè valori notizia, criteri valutativi convenzionali che regolano la selezione e la notiziabilità di un argomento (A. Papuzzi), fondamentali nel linguaggio giornalistico e corrispondenti alla forma che la notizia deve assumere per catturare l’attenzione del lettore. Essi si dividono in: Criteri sostantivi. “L’avvenimento riguarda personaggi conosciuti? Ha un impatto sull’interesse nazionale? Quante persone sono coinvolte”? Più persone coinvolte ci sono, più si suscita interesse. Più si può dare vita a storie a puntate, più l’evento ha possibilità di diventare notizia; Relativi al prodotto. Rispettano i criteri di brevità (le notizie 15 M. WOLF, Teorie delle comunicazioni di massa, Milano, Bompiani, marzo 2000, pag. 190. 14
  • 18. dovrebbero essere come le gonne di una donna: lunghe abbastanza per coprire l’essenziale, ma abbastanza brevi da trattenere l’attenzione), novità, qualità e bilanciamento (distinzione tra notizie pesanti e leggere, o secondo discipline). Relativi al mezzo, secondo cui la qualità del materiale deve essere in relazione al tipo di mezzo che si usa. Ogni mezzo ha una propria comunicazione, quindi se la radio ha come punto di forza l’audio, la televisione il visivo e il quotidiano il testo scritto. Relativi al pubblico: quando le notizie permettono al pubblico di identificarsi nei protagonisti del racconto o di condividerne il punto di vista con cui sono descritte; quando le notizie corrispondono alle “informazioni utili” che aiutano il lettore nella sua vita quotidiana; quando le notizie sono leggere e non opprimono o appesantiscono il lettore. Relativi alla concorrenza. I giornali cercano di avere l’esclusiva e di ottenere notizie “sfiziose”, e ragionano in prospettiva delle altre testate: accade che si selezioni una notizia solo perché ci si aspetta che lo facciano le altre. Sorrentino classifica la concorrenza in cognitiva, corrispondente alla disputa delle risorse di tempo e spazio, informativa, legata alla crescita informativa, inter-media, cioè tra media differenti, intra-media, cioè all’interno dello stesso tipo di medium. In conclusione, poiché un fatto è originariamente un ritaglio della realtà, ci si deve allontanare dall’equivoco comune secondo cui la notizia corrisponde ad una assoluta verità. Uno stesso fatto può essere presentato in maniera differente a seconda delle testate giornalistiche e dei vari criteri precedentemente indicati, e questo non significa che una versione sia più veritiera dell’altra, ma piuttosto che la notizia non 15
  • 19. può essere una fotocopia oggettiva della realtà, bensì viene probabilmente usata come espediente per manipolare la conoscenza al fine di produrre certi effetti. In ogni caso, anche con la totale onestà e la buona volontà da parte del giornalista, una notizia non rispecchierà mai perfettamente il reale accaduto. Questa è quella che si chiama relatività della notizia giornalistica. E sarebbe anche accettabile senza troppe domande, se non fosse che c’è chi addirittura nega completamente l’esistenza di una qualche verità: si sta parlando del sociologo Baudrillard, secondo il quale “si può vivere solo dell’idea di una verità alterata” 16 se si vuole vivere davvero della verità. Una verità che è in realtà apparenza, costruzione illusionistica, ma nella quale, secondo lui, risiede il concetto di seduzione. 1.3 Natura del quotidiano Diventa necessario, a questo punto, identificare anche cosa è un quotidiano nella sua natura più primitiva: è innanzitutto e soprattutto un contenitore di notizie 17, in cui le informazioni sono organizzate nel tempo e nello spazio, cioè tenendo conto della successione dei giorni e delle pagine. Esso è certamente fonte informativa, ma la sua funzione non si ferma semplicemente a questo, in quanto negli anni passati come al giorno d’oggi rappresenta uno status symbol con cui il lettore si identifica. Una funzione non solo pratica, ma anche simbolica, secondo cui un certo lettore compra un determinato giornale perché ne condivide l’ideologia, il pensiero e la visione del mondo. Da qui nasce la 16 Per approfondire: J. BAUDRILLARD, Della seduzione, SE, Milano 1997, pag. 67. 17 M. BOLDRINI, Il quotidiano. Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico, Mondadori Università, Milano 2006, pag. 1. 16
  • 20. cosiddetta aspettativa incrociata, in base alla quale il giornalista scrive per un tipo di lettore (quello che Umberto Eco chiamerebbe lettore modello 18), e lo stesso lettore sceglie un tipo di giornale perché crede che questo soddisfi le sue aspettative in una sorta di rapporto di reciprocità. Ogni quotidiano possiede valori di identificazione in base ad una serie di fattori: La proprietà che equivale all’interesse del lettore ed alle pratiche comunicative del giornale, influenzato proprio dall’azienda editrice del proprietario; Il contesto socio-economico in cui il giornale è prodotto; Il territorio geografico di diffusione; La tipologia di giornale, che può influire direttamente sul tipo di prodotto; Il nome della testata, il quale indica quello che si vuole far capire al lettore modello, quale sarà l’obiettivo del giornale e quali contenuti affronterà. Le redazioni curano la produzione operativa e sono divise gerarchicamente, la proprietà è controllata dall’apparato editoriale, e nel giornale le informazioni sono classificate in maniera piramidale. Le motivazioni di questo tipo di classificazione sono la funzionalità del lavoro all’interno delle redazioni, la flessibilità e la dinamicità. Infatti, vi è costantemente la necessità di rigorose routine produttive, in contemporanea alla concentrazione delle notizie in rigidi schemi di spazio e tempo. La divisione gerarchica del personale delle redazioni permette di filtrare e supervisionare le notizie attraverso un lavoro di newsmaking e gatekeeping, corrispondenti alla modalità di rendere un 18 Detto anche lettore implicito, è un concetto della semiotica: si intende il lettore immaginario a cui un testo è rivolto. 17
  • 21. fatto notizia e di selezionare quelle meritevoli di essere esposte sul quotidiano. Per precisare, il newsmaking è la produzione informativa intesa come copertura per periodi estesi, mentre il gatekeeping è curato da reporter, fotografi, redattori e produttori: infatti, riprendendo testualmente le parole dello studioso americano Garrison “questi individui aprono e chiudono i cancelli che permettono il flusso dell’informazione ai lettori o agli ascoltatori. Una storia giudicata notiziabile passa attraverso il cancello, ma quelle che non ottengono l’approvazione del gatekeeper non sono diffuse o pubblicate e dunque non sono notizie”19. Qualunque lettore di giornale o spettatore di telegiornale chiede di essere messo di fronte ad un ristretto ventaglio di notizie, quelle più rilevanti o interessanti, perciò la selezione deve essere scrupolosa e deve tenere conto di criteri di rilevanza, come la vicinanza spaziale con il lettore, la sua sfera culturale, l’unicità narrativa, l’anomalia o la sorpresa. E proprio questa tendenza da parte del giornale ad enfatizzare le stranezze o i casi eccezionali dimostra quanto poco contemplata sia la sola idea di rispecchiare la realtà. Si parla di enfatizzare perché l’effetto anomalia, molto spesso, è appositamente voluto e creato attraverso un apposito ritaglio della realtà che ne omette riferimenti al contesto, le eventuali motivazioni e gli obiettivi. A rendere maggiormente difficile il lavoro della redazione è l’attuale pervasività dei mass media: essi rappresentano uno spunto per la creazione e l’affermazione di un’identità, che possono avvenire attraverso la lettura di un certo tipo di quotidiano o la visione o meno di determinati programmi, così come attraverso quello che Abercrombie 19 e Longhurst chiamerebbero paradigma A. PAPUZZI, Professione giornalista. Le tecniche, i media, le regole, Manuali Donzelli, Roma 2010, pag. 19. 18
  • 22. Spectacle/Performance 20, in cui prevale il narcisismo del pubblico conseguente a quello preesistente dei sistemi elettronici ed informatici, ed al fascino freddo dei media. I media sono insostituibili fonti di informazione ma anche accompagnamento nei momenti della giornata, influenzano e trasformano la realtà, e stanno assumendo sempre di più la funzione di mediazione e scambio tra i soggetti (scambio a livello sociale, economico, politico). Da anni ormai vengono predette la morte e la scomparsa definitiva dei giornali a causa dell’avvento di questi nuovi media, i quali sembrano essere sempre un passo in avanti. Philip Meyer, uno studioso americano, ha di recente sostenuto che i giornali scompariranno entro il 2040 per via della dispersione dei lettori e del calo delle vendite. In effetti dire che i giornali stanno attraversando un momento roseo sarebbe mentire, ma il fatto che il giornale quotidiano stampato sia ancora oggi diffuso e letto, dimostra quanto la società abbia bisogno di un medium come questo, che probabilmente non scomparirà mai, e al massimo si limiterà a trasformarsi nel tempo più di quanto non sia già accaduto finora. Non si può negare che la carta stampata continui a mantenere un ruolo importante per la crescita civile di un Paese. Questo perché “È giornalistico ogni atto di comunicazione volto a diffondere informazione di attualità, sia in formato di notizia che in formato di commento, interpretazione o analisi” 21. Ma il giornale va oltre la semplice trasmissione della notizia (sa bene che la televisione lo batterebbe sul tempo), e punta all’approfondimento di determinati 20 Elaborato intorno agli anni ‘90, il paradigma SPP sostiene che il pubblico diventa spettatore e performer allo stesso tempo. Si presenta, cioè, attraverso una spettacolarizzata performance del sé, creando una propria identità da mostrare agli altri in base ai valori imposti dai media. 21 G. BECHELLONI, Il giornalismo oltre il giornalismo, problemi dell’informazione, giugno 1998. 19
  • 23. contenuti non curato dai media rivali. La loro minaccia ha, dunque, portato una notevole crisi nel mondo giornalistico, ma ha anche suscitato una certa sua reazione: è vero che i giornali sono stretti nella morsa mediatica, ma è altrettanto vero che essi hanno trovato un modo per farsi leggere e per influenzare il loro pubblico: le tecniche di manipolazione. 1.4 Un nuovo modo di conquistare il lettore: la manipolazione giornalistica La manipolazione non è alterazione delle informazioni, né falsificazione della realtà, ma è, riprendendo quello che sostiene il linguista Greimas, una narrazione che porta il soggetto a prepararsi (competenza), ad agire (performanza) e a giudicare (sanzione). Manipolare vuol dire toccare qualcosa per modificarla, montarla in una certa maniera o smontarla, e non sempre questi sono atti consapevoli. Gran parte dei giornalisti che fanno newsmaking, infatti, agiscono in maniera inconsapevole nella ricerca e nell’esposizione informativa. Il lettore, la maggior parte delle volte, non è neanche consapevole dell’eventuale utilizzo di queste tecniche da parte del giornalista, in quanto ogni elemento di quel contesto, che sia un’immagine, un titolo, la struttura o un atto linguistico trasuda manipolazione. A questo punto si può cominciare a parlare di tecniche, che sono svariate, ben diverse tra loro, provenienti da ambiti di studio differenti, ma che mirano, tutte indistintamente, a fare colpo sul lettore. Tra gli atti linguistici troviamo la forza illocutoria, che è un elemento di pressione su determinati gruppi sociali o di potere. Se è esplicita si rivolge al grande pubblico, se invece lascia dei concetti “non detti” o 20
  • 24. impliciti allora si rivolge a specifici gruppi di potere, ambienti politici o economici. Essa va intesa con l’influenza che un articolo può avere sul lettore, secondo tre tipi di atti: con l’atto direttivo un articolo avverte e consiglia; con l’atto comportativo l’articolo suscita reazioni emotive; con l’atto verdittivo il messaggio porta il lettore a credere a qualcosa. La stesura dell’articolo manifesta sempre una tematizzazione, che è il modo in cui vengono organizzati gli argomenti nell’articolo stesso, e si ritrova anche nella sistemazione di più articoli all’interno dell’intera pagina. Il giornale crea, in questo modo, percorsi impliciti per guidare la lettura del pubblico: porre titoli accanto ad altri titoli, foto accanto a titoli, accostare temi differenti, fa si che, agli occhi del lettore, essi si leghino automaticamente. Chiaramente le argomentazioni non sono sempre chiare ed esplicitamente dette, ma si ritrovano anche elementi detti implicitamente ed esplicitamente taciuti. Un fattore molto comune a cui non si presta grande attenzione è l’uso del virgolettato: le virgolette possono essere segno di insicurezza sul significato delle parole, o possono sottolineare il significato di una parola in maniera più profonda. Attraverso esse l’enunciatore, per esempio, può citare direttamente le parole di qualcun altro prendendo le distanze dal contenuto, oppure può trasmettere un forte senso di veridicità su quello che sta dicendo, riportando fedelmente le parole di altri. O ancora può decidere di non usare le virgolette su parole altrui, mescolando il loro punto di vista al proprio, e dando l’impressione che ciò di cui sta parlando sia una realtà oggettiva. Ad ogni modo, attualmente, il loro uso risulta spropositato. In linea con il tentativo di coinvolgimento del pubblico si è passati da uno schema in cui i protagonisti erano molteplici ad un modello in cui il duello è duale (ce ne parla il semiologo Omar Calabrese nel suo 21
  • 25. libro “Come nella boxe. Lo spettacolo della politica”) secondo il principio di costruzione del conflitto. In effetti spesso il giornalismo trae spunto da duelli o battaglie, perché il pubblico si appassiona nelle occasioni in cui vede uno scontro. Tutta la scrittura giornalistica italiana si basa sulla narrazione. Nell’articolo, sulla stessa riga di quello che accade nella narrativa, si trovano personaggi, situazioni, trame ed intrecci che tendono a spettacolarizzare l’avvenimento di cui trattano. E questi si esplicitano in precise strutture narrative, che si dividono in macro-struttura, cioè il tema complessivo del testo, intreccio, che corrisponde all’insieme dei fatti nell’ordine in cui sono raccontati, e fabula, il susseguirsi dell’ordine reale degli avvenimenti. Quest’ultima può fare uso di prolessi o analessi attraverso anticipazioni o flashback. Un ulteriore espediente utilizzato è l’incompletezza della narrazione, la quale viene ripresa giorno dopo giorno aggiungendo qualcosa di nuovo (una delle caratteristiche richieste dai valori notizia sostantivi precedentemente visti, la possibilità di creare le cosiddette running stories). La modalità di presentazione di una notizia, infatti, può portare il lettore a completare inconsapevolmente le parti mancanti, come insegnano gli psicologi della percezione, secondo i quali la mente umana ha la tendenza di completare automaticamente quello che manca nelle forme che le vengono presentate. 1.5 Contributi di altre branche: linguistica, semiotica, sociologia “Nel testo viene ricapitolato tutto il processo di produzione e ricezione della comunicazione” 22. Numerosi sono stati, a questo 22 M. SORICE, Sociologia dei mass media, Carocci editore, Roma 2009, pag. 164. 22
  • 26. proposito, gli studi nei diversi ambiti comunicativi, e tra i primi a dare il loro contributo ci sono Shannon e Weaver, che intorno alla metà del 1900 elaborano il modello matematico-informazionale, conosciuto anche come circuito della comunicazione. Fonte di informazione Destinatario Messaggio Messaggio Trasmittente Ricevente Segnale Segnale ricevuto Fonte di rumore Tale circuito presentava un’andatura lineare, dall’emittente al destinatario, e la corretta comprensione del messaggio coincideva con e intenzioni comunicative dell’emittente. Ma soprattutto si concentrava sull’eliminazione del possibile rumore sul canale attraverso la ridondanza di messaggi, cioè il loro arricchimento e la loro complessità oltre lo stretto necessario, implicando un aumento della frequenza dei messaggi, ma anche una diminuzione della qualità informativa. Si noti come in questo modello manchino le nozioni di codice e decodifica, che verranno introdotte solo in seguito con il modello semiotico-informazionale di Eco e Fabbri nel 1965. Secondo questo non era possibile dare per certa la comprensione del messaggio secondo l’esatto volere dell’emittente, proprio per via di una eventuale discrepanza di codici. Ed è da qui che nasce il concetto 23
  • 27. delle cosiddette decodifiche aberranti 23. Se, infatti, un ascoltatore riceve un messaggio in una lingua che conosce, i codici corrisponderanno, e comprenderanno tutti i tratti distintivi possibili, tutti i possibili fonemi e tutte le sequenze. Più il destinatario è vicino al codice usato dall’emittente maggiore sarà la quantità informativa trasmessa e ricevuta. Al contrario, se non vi è condivisione di codice si può difficilmente avere una qualsiasi forma di comunicazione. Lo schema di Shannon e Weaver precedentemente esposto è stato rielaborato nel 1963 da R. Jakobson, che identifica sei elementi del processo comunicativo: emittente, contatto, messaggio, codice, contesto e destinatario. Accanto al suo nuovo modello Jakobson elabora le sei funzioni della comunicazione, corrispondenti ai sei elementi sopra elencati: quelle emotiva o espressiva, fàtica, poetica, metalinguistica, referenziale e conativa. L’emotiva rispecchia la capacità che ogni emittente ha di esprime il sé, la fàtica consiste nello stabilire il contatto, la poetica riguarda la modalità di organizzazione interna del messaggio, la metalinguistica definisce il codice e quindi il rapporto tra gli interlocutori, la referenziale permette il rapportarsi del messaggio con il mondo circostante, ed infine la conativa è quella per cui si cercano effetti sul ricevente. Particolare attenzione va attribuita al messaggio ed al suo atto linguistico, poiché esso è il frutto di una selezione di certe entità linguistiche e della loro combinazione in unità più complesse. Chi parla lo fa secondo i propri sistemi, ma deve anche tener conto del bagaglio lessicale che lui stesso ed il destinatario possiedono in comune. Il tipo di griglia jakobsoniana appena vista è criticabile, secondo 23 Per approfondire: U. VOLLI, Il nuovo libro della comunicazione, Il Saggiatore, Milano 2007, pag. 44. 24
  • 28. Baudrillard, in quanto si adatta alla configurazione classica del discorso e della comunicazione, ma non al nuovo spazio delle reti in cui regna la digitalità. Essendo, comunque, questo schema adattabile ad ogni tipo possibile di comunicazione, può essere usato per prendere spunto per altre forme di comunicazione più specifiche. Una di queste è il circuito seduttivo elaborato da U. Volli. La seduzione, secondo il sociologo, è un effetto espressivo che dipende dalla capacità dell’emittente di trasmettere un forte valore di se stesso. Il circuito seduttivo si usa per comprendere meglio tutte quelle forme di comunicazione in cui vi è un emittente molto esposto che attua una forte pressione sul ricevente, ed è schematizzato nel seguente modo: 1. Emittente; 2. Contatto; 3. Messaggio; 4. Destinatario. Si tratta, diciamo, di una riduzione del modello jakobsoniano, come anche accade alle funzioni indicate dallo stesso Volli, che sono espressiva, fàtica, poetica e conativa. Passando al testo, se è vero che in esso la comunicazione trova la sua ottimale applicazione, non si possono evitare riferimenti alle ricerche e agli studi su di esso. Semioticamente parlando il testo è l’oggetto concreto di una comunicazione, quello che viene ricevuto durante l’atto comunicativo, un messaggio prodotto e riconosciuto come tale. L’efficacia di questo messaggio dipende dall’enciclopedia del lettore, cioè dal complesso delle conoscenze che egli possiede. In un giornale, per esempio, i messaggi possono essere organizzati in maniera tale che vengano suggerite al lettore le modalità in cui leggere il testo attraverso i paratesti, ovvero tutto quello che lo circonda, dal nome dell’autore al titolo, dai commenti alle immagini associate. Avendo già accennato ai codici ed alla decodifica, partiamo dal modello encoding/decoding di S. Hall. Lo studioso sostiene che la 25
  • 29. comunicazione sia circolare: il messaggio è codificato con certi codici e decodificato con altri ancora, ed essi possono anche non coincidere poiché tutti i testi sono polisemici, hanno una gamma di letture possibili a seconda della posizione del lettore, del suo tempo, della sua condizione sociale e classe di appartenenza, del genere o dell’etnicità. Il testo mantiene comunque un’interpretazione privilegiata, detta lettura preferita, secondo la quale la comprensione del testo è la stessa desiderata dall’autore per via della coincidenza dei codici. Quando nel testo si riconosce il codice preferito come tale e si accettano le implicazioni generali, allora si è di fronte alla lettura negoziata. E se, infine, si riconosce il codice preferito e si svelano le sue contraddizioni, i suoi limiti e i suoi punti di rottura, allora si tratta della lettura oppositiva. Un altro contributo sostanziale è dato dal modello semiotico-testuale, elaborato da Eco e Fabbri nel 1978. In questo modello i destinatari non si scambiano semplicemente messaggi, ma veri e propri insiemi testuali, interpretati con strumenti quali pratiche testuali, invece che esclusivi codici. L’asimmetria tra emittente e ricevente viene così attenuata anche attraverso quella che Eco chiama cooperazione interpretativa: secondo il semiologo il testo è una macchina pigra, quindi è necessario che il lettore si renda disponibile ad attualizzare i modelli presenti nel testo solo in potenza. Questo avviene attraverso due linee guida: il topic e l’isotopia. Il primo è il tema del racconto, una sorta di lead narrativo (di cui abbiamo parlato precedentemente), possiamo immaginarlo come la risposta all’ipotetica domanda: “Di cosa stai parlando?”, e può riassumere o un solo segmento del testo oppure, a lettura finita, l’insieme degli argomenti descritti. Esso non è definito esplicitamente all’interno del testo, ma è il risultato di un’operazione da parte del lettore, che in base alle sue conoscenze 26
  • 30. pregresse riassume i contenuti sotto forma di titoli. L’isotopia, invece, è “l’insieme delle categorie semantiche ridondanti che rendono possibile la lettura uniforme di una storia” (Greimas), e viene progettata per essere riconosciuta dal lettore attraverso la scelta del topic. In altre parole è una sorta di filo rosso che conduce il lettore ad una certa interpretazione del testo, la coerenza di un percorso di lettura. Ed è proprio sul concetto di interpretazione che si muove l’enunciazione, ovvero l’atto attraverso il quale si realizza l’impiego della lingua in un contesto comunicativo. Ogni comunicazione comprende un enunciato, i cui simulacri (enunciatore ed enunciatario) si ritrovano nel testo, e ciascun enunciato produce effetti enunciativi. Abbiamo visto come l’uso della terza persona e la costruzione immaginaria di un referente esterno produca un senso più oggettivo, chiamiamolo effetto di realtà. Al contrario, l’uso della seconda persona produce un effetto di soggettività, di presenza. Tali effetti però possono essere sfruttati per coinvolgere insieme l’intero testo, attraverso il gioco e lo scambio tra débrayage ed embrayage, cioè il passaggio dall’istituzione della distanza tra enunciatore ed enunciato alla sua negazione. Il primo studioso a trattare questo concetto è stato E. Benveniste, che parte parlando della distinzione tra storia e discorso. Essi sono entrambi modalità narrative, ma se la prima non fa nessun tipo di riferimento all’emittente, che si nasconde dietro alla terza persona attraverso una sorta di débrayage (distacco), e fa uso di verbi al passato, il secondo fa esplicito riferimento al soggetto, abbondando di avverbi di luogo e tempo, rivolgendosi in prima e seconda persona, e facendo uso di verbi al presente. Il fatto di mostrarsi come diretto enunciatore, o di lasciar parlare i fatti, fanno intendere due assunzioni 27
  • 31. diverse di responsabilità su quello che viene raccontato. Un altro concetto enunciazionale interessante, questa volta ad opera di Greimas, è quello degli attori/attanti, che tende ad individuare i personaggi della narrazione e a scoprire i rapporti tra le loro azioni. I personaggi vengono identificati con dei ruoli (i più comuni sono l’eroe, l’antieroe, l’oggetto del desiderio, l’aiutante, il mandante) detti attanziali, e il racconto si sviluppa per poi arrivare ad una sanzione, positiva o negativa, che rappresenta il raggiungimento o meno da parte dell’eroe del proprio obiettivo. Secondo quanto sostiene Volli, esiste anche un tipo di enunciazione tipica dell’ambito giornalistico, caratterizzata da quello che si chiama effetto di verità, ma che non ha nulla a che vedere con la corrispondenza al reale accadimento dei fatti. È indipendente dal grado si sincerità o affidabilità informativa. In ogni narrazione ci sono due tipi di storie: una storia riferita, libera dall’eventuale mano dei giornalisti, e una storia della ricerca degli elementi della precedente, che contempla l’accertamento della verità, l’accesso alle informazioni, la raccolta delle impressioni, ecc. 28
  • 32. 2. QUATTRO TESTATE A CONFRONTO 2.1 Caratteristiche della ricerca Dopo aver preso visione di alcune delle tante tecniche di manipolazione giornalistica esistenti è possibile valutare quali di esse siano presenti all’interno dei prodotti delle diverse testate attraverso l’uso di ulteriori tecniche da parte, questa volta, del lettore che volesse “leggere” più in profondità i contenuti, andando oltre quella che sembra essere l’evidenza dei testi, dei titoli o delle immagini. L’attenzione nella lettura di testi giornalistici permette di capire in che modo la seduzione coinvolge il pubblico e quali effetti comporta su di esso. Il primo passo è prendere in considerazione la natura della testata. Si deve, infatti, tener conto del suo nome e della sua storia, della proprietà, della tipologia del giornale, del territorio di riferimento, della diffusione e della tiratura, della sua posizione politica ma anche sociologica, e perfino del confronto con i suoi principali competitori. In secondo luogo ci si concentra sul microcosmo della titolazione, in quanto è proprio il blocco titolo a fare gran parte del lavoro di trasmissione implicita di messaggi: le modalità di scrittura, la grandezza dei caratteri, l’eventuale virgolettato sono solo pochi esempi di come sia dal titolo che parte la conquista nei confronti del lettore. Un titolo maggiormente enfatizzato e gridato, in pratica, attirerà di più l’attenzione di chi osserva la pagina e lo incoraggerà alla lettura dell’articolo. A livello del blocco titolo, quindi, si deve valutare quali argomenti sono accostati e quali unità di notizie sono evidenziate od omesse, qual è il grado di enfasi e che tipo di forza illocutoria mostra. 29
  • 33. Gli stessi fattori di cui si è tenuto conto nella titolazione vanno ricercati ulteriormente nell’intera pagina. È anche il testo, infatti, a dover essere smembrato ed analizzato: dagli argomenti messi in evidenza od omessi nella narrazione al lead narrativo, dall’accostamento di temi (analisi delle contingenze) al raffronto di determinate parole (analisi delle frequenze). Si devono sottolineare le parole chiave, le metafore e i campi semantici, individuare la forma ed il modo verbali, ponendo attenzione all’uso di gerghi, di tecnicismi o di un linguaggio colloquiale, che possono o meno mettere in evidenza gli aspetti che hanno in comune, a livello di linguaggio, esperienze e conoscenze, l’emittente e il destinatario. Inoltre è fondamentale ritrovare nel testo gli elementi dell’enunciazione, quindi la persona (che può essere seconda, usata quando il giornale si rivolge direttamente al proprio target di riferimento, o terza) nella quale l’articolo è scritto, i riferimenti al tempo o al luogo e qualsiasi altro fattore che porti a individuare il grado di coinvolgimento di chi sta scrivendo. Il mio personale obiettivo per questo lavoro è stato quello di individuare in quattro testate giornalistiche, rispettivamente il Corriere della Sera, La Repubblica, Il Manifesto e Libero, alcuni esempi di tecniche manipolatorie tenendo conto delle caratteristiche generali di ciascuna testata, con il sussidio dello schema per uso didattico esposto nel libro “Il Quotidiano” di M. Boldrini, illustrato di seguito. 30
  • 34. ANALISI DELLA TESTATA 24 Nome e storia Nome della testata e brevi cenni della sua storia Proprietà Editore o gruppo editoriale e possibili interessi sul tema analizzato Tipologia Tipologia di quotidiano, insediamento territoriale Copie Copie tirate, diffuse e indici di lettura Posizione politica Posizione politica di riferimento Posizione sociologica Posizione sociologica sul tema analizzato, tenendo presente gli elementi di corrispondenza con la posizione politica Analisi dei competitor Confronto tra testata e principali competitori Periodo di osservazione Eventuali svolte editoriali o altri elementi rilevanti che possono aver influito sulla trattazione 2.2 Risultati e conclusioni La mia ricerca si è basata sull’individuazione, nelle quattro testate giornalistiche sopra citate, di esempi delle tecniche di forza illocutoria, di enunciazione, di tematizzazione, di costruzione del conflitto e dell’uso del virgolettato. Qui di seguito ne riporterò alcuni esempi fornendo una spiegazione secondo quella che è stata la mia interpretazione. Forza illocutoria -Atti direttivi- Abbiamo già detto che gli atti direttivi sono quelli che in qualche modo consigliano, invitano o avvertono il lettore. Qui di seguito alcuni esempi: 1) “ Il suo appello al perdono per l’assassino si trasforma 24 M. BOLDRINI, Il quotidiano. Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico, Mondadori Università, Milano 2006, pag. 133. 31
  • 35. nell’ultima preghiera per Vanessa”. 2) “ (…) ci impone una riflessione sul ruolo della Banca Centrale Europea e, in senso più ampio, del grado di democrazia operante oggi, ma direi sin dalla sua fase costitutiva, all’interno dell’Unione”. Nell’esempio (1) si parla di un sacerdote che durante la celebrazione per il funerale di una ragazza assassinata esorta i fedeli al perdono, per qualunque cosa possa essere, suscitando con le sue parole compassione e pietà per l’omicida. Nell’esempio (2) è il giornalista Lucarelli che parla in prima persona (secondo, quindi, lo schema enunciazionale del discorso). Egli invita i lettori ad una riflessione sulla Banca Centrale Europea e, collegandola con il tipo di democrazia vigente, manifesta una sorta di critica camuffata. -Atti comportativi- Cercano di suscitare una reazione emotiva nel lettore, molto usati come tecnica di conquista. Eccone alcuni esempi: 1) “Troppo giovane per andare in pensione e decisamente troppo vecchio per trovare un’altra occupazione, Caccavale deve essersi sentito come tanti che, schiacciati dalla crisi, hanno scelto la via d’uscita più estrema: perso”. 2) “Non ha retto più, lo spettro di una povertà imminente lo assillava senza tregua. (…) Salgono così a 27 le persone suicidatesi dall’inizio dell’anno per ragioni legate alla devastante crisi economica: è già un numero inquietante, tutto 32
  • 36. lascia presagire che continuerà a salire”. Questi due articoli (il primo dal Corriere della Sera, il secondo da Libero) parlano del portiere di un palazzo che si è suicidato dopo la morte della madre, l’avviso di sfratto e la lettera di licenziamento ricevuti. In essi egli viene descritto con tono compassionevole, e nella stessa maniera si sottolinea il numero di suicidi incolpando la crisi economica italiana. 3)“ (…) Alle loro domande io riesco solo a rispondere commosso che se mollano loro, molla il Paese. Che hanno nelle mani il futuro dell’Italia e dei nostri figli. Che senza di loro non ce la faremo mai”. In questo caso, tratto dal Corriere della Sera, ci troviamo di fronte ad un appello agli imprenditori, in cui chi scrive li esorta a non mollare, a continuare a lottare perché sono loro il futuro dell’Italia. Un invito che suscita emozione anche se chiede tanto, vista la situazione attuale italiana. -Atti verdittivi- Questi atti, ripetiamo, portano il lettore a credere ad una certa cosa dopo la lettura dell’articolo. 1) “(…) un “comico” - come la logica dell’informazione si ostina a definire Beppe Grillo (…)”. 2) “Il fatto è che nel programma del Movimento 5 Stelle (…) c’è tutto e il contrario di tutto. Idee buone e meno buone o comunque vaghe e strampalate”. 33
  • 37. In entrambi gli esempi di La Repubblica si parla di Beppe Grillo: nell’(1) è palese che il giornalista vuol far pensare che Grillo ormai non è più un comico, coinvolto totalmente nelle dinamiche politiche, nonostante si continui comunque a chiamarlo così. Nel (2) si parla del movimento fondato da Grillo: quello che si vuol far credere è che nonostante contenga molte e diverse idee queste rimangono tutte vaghe, e quindi sostanzialmente inutili. 3) “La «realtà»? Quella di Silvio Berlusconi, la realtà parallela”. 4) “Diventa difficile sottrarsi al clima di «cazzeggio» (non esiste sinonimo) che l’ex premier gestisce con un’abilità da intrattenitore, ma le domande serie cascano senza avere risposte serie”. In questi due esempi tratti da La Repubblica si parla, invece, di Silvio Berlusconi. Nel (3) quello che si comunica è che l’ex Premier vive in un mondo suo, in una realtà parallela, nella quale anche l’evidenza può essere trasformata a proprio piacimento. Nel (4) traspare l’idea di un Berlusconi giullare, che intrattiene con poca serietà, che non fornisce risposte adeguate. La sensazione di poca serietà è trasmessa anche dal tipo di linguaggio con cui il pezzo è scritto, sicuramente poco formale e più colloquiale. 5) “Per la tv siamo solo corpi, il clima di ostilità comincia lì”. 6) “A proposito di narrazione distorta della donna, la classe politica degli ultimi ani non ha certo aiutato a fare passi in avanti. «Il rapporto di Berlusconi con le donne ricorda un brutto film 34
  • 38. degli anni ‘50. E se la rappresentazione femminile nella nostra società è ancora così arretrata è anche perché il potere politico ha consentito che questo avvenisse»”. Questi ultimi due esempi di La Repubblica si riferiscono alle donne e sono tratti da un’intervista alla regista Francesca Comencini. Nel (5) si accusa la televisione di creare un clima sfavorevole per il genere femminile, mentre nel (6) il lettore è portato a pensare che la concezione attuale della donna, sicuramente non poi tanto positiva, dipende dalla classe politica degli ultimi anni e degli eventi/scandali ad essa collegati (si parla, infatti, anche di Berlusconi). 7) “(…) leggere il ruolo della Bce anche alla luce dell’attuale crisi strutturale che mette a nudo la fragilità e i limiti delle istituzioni europee, quali modelli calati dall’alto e quindi inadeguati, oggi più che mai, a essere espressione di democrazia rappresentativa, partecipativa e diretta”. 8) “Erano decenni che in Italia non bisognava lottare anche in questa data”. Questi due esempi sono tratti da Il Manifesto. Nel (7) si parla della Bce e delle istituzioni europee, definite limitate ed inadeguate per essere espressione di democrazia; nell’(8) si parla della lotta del primo maggio: la frase riportata nell’articolo accusa implicitamente la situazione del Paese, tale da rendere difficile anche un giorno di festa come quello del primo maggio. 9) “ Si sono incattiviti. Hanno sviluppato per i politici un vero e 35
  • 39. proprio odio, e quest’odio spalmano uniformemente e forse forse - ingiustamente su tutti i partiti e su tutti i leader”. 10) “(...) da quando la stretta sui redditi delle famiglie si è fatta sentire maggiormente, dunque ne pieno delle ricette Monti e le immagini quotidiane ad alimentare un clima di depressione economica, che accentua quella psicologica”. L’esempio (9), preso dal Corriere della Sera, è un frammento di una lettera agli imprenditori. La parte interessante è quella sull’odio verso i politici che sottolinea il “forse”, implicando, appunto, che se l’odio degli imprenditori verso tutta la classe politica potrebbe non essere ingiusta. L’esempio (10), da Il Manifesto, punta palesemente il dito contro Monti e il suo governo accusandoli della depressione economica e psicologica del Paese. Tematizzazione In breve, la tematizzazione è l’accostamento di più argomenti nella pagina o nello stesso articolo, al fine di creare un percorso di lettura. 1) a. “GOVERNO DA BUTTARE” b. “La 27esima vittima della crisi” 2) a. “Disoccupazione giovanile raddoppiata” b. “La spending review la fanno le famiglie: il carrello della spesa è più caro del 4,7%” Nell’esempio (1), tratto da Libero, al titolo “Governo da buttare” è associato un articolo sulle vittime della crisi, per fa pensare che la crisi che il Paese sta passando, e di conseguenza le numerose morti per la disperazione, sia opera del governo; nel (2), anch’esso preso da 36
  • 40. Libero, sono due titoli ad essere associati, uno sulla disoccupazione giovanile e l’altro sulla spending review: il significato è che oltre alla disoccupazione giovanile che aumenta, sale il prezzo del carrello della spesa. 3) a. “GOVERNO DA BUTTARE” b. “La critica - I soldi recuperati? Sono pochi e inutili” c. “I tecnici non sanno tagliare e chiamano un altro tecnico” d. “Pdl e Pd già mettono i paletti per difendere i loro «orti»” Questi esempi appartengono tutti alla stessa pagina del quotidiano Libero, riportati nell’ordine reale. Leggendoli è lampante che tutto parte dal “governo da buttare”, proseguendo con il programma tagli: i soldi recuperati sono pochi, i tecnici del governo chiamano un altro tecnico per effettuare i tagli (si accusano i tecnici di non saper gestire il governo), Pdl e Pd non contemplano le forbici nei loro “orti”. 4) a. “«In quelle cene niente sesso, solo burlesque» lo show di Berlusconi a palazzo di giustizia - E sui travestimenti delle olgettine: «Le donne per natura sono esibizioniste»” b. L’imbarazzo delle donne del Pdl «Silvio attento, possiamo anche essere cattive»”. Entrambe queste titolazioni de La Repubblica coinvolgono Berlusconi: nella (4.a) l’ex Premier sostiene che le donne siano esibizioniste, e nella (4.b) troviamo la risposta delle donne del Pdl scandalizzate dalle sue parole. Evidentemente il messaggio che 37
  • 41. traspare dai titoli è che l’ex Premier non dimostra più di tanto rispetto per il genere femminile, e arriva a suscitare reazioni anche nella parte femminile del Pdl. Costruzione del conflitto Una tecnica largamente usata che consiste nel riportare litigi o provocazioni al fine di suscitare una sorta di duello virtuale. 1) “Che ridicoli. È il governo delle comiche”. 2) “(…) Soprattutto perché non è la Littizzetto o una qualsiasi racchia che con l’empatia e la paracula identificazione delle brutte ci si compra la casa al mare”. 3) “Guardate con che competenza e sicurezza gli uomini che hanno governato il Paese negli ultimi anni con i noti risultati indicano oggi al governo la strada da prendere”. 4) “Nicole mette sempre in bella mostra le sue tante borse griffate, in particolare le Birkin di Hermès, da 14 mila euro, e le classiche Chanel, con il ciondolo dalla doppia C”. Nell’esempio (1) Libero dà del ridicolo al governo attuale, nel (3), tratto dal Corriere della Sera, vediamo una palese critica nei confronti degli uomini del vecchio governo, che dopo i risultati non propriamente buoni degli ultimi anni cercano di indicare la giusta strada nella situazione odierna. Gli esempi (2) e (4), rispettivamente tratti da Libero e dal Corriere della Sera, trattano argomenti più leggeri e parlano di gossip: nel (2) Selvaggia Lucarelli critica palesemente le cosiddette brutte sostenendo che con la loro bruttezza mostrata in giro guadagnano molto più di altri; nel (4) si parla della consigliera regionale lombarda Nicole 38
  • 42. Minetti e della sua bella vita, tra pranzi nei locali più in vista, uscite e abbigliamento da migliaia di euro. Virgolettato Usato per sottolineare un termine, come nel caso di Repubblica che definisce il nuovo partito di Berlusconi “liquido”, oppure quando descrive il clima delle sue feste come “gioioso”, o infine quando afferma che l’importanza è restare “machi” in risposta alla frase dell’ex Premier “mai avuto bisogno di pagare una donna per fare del sesso...”; ed anche come simbolo di insicurezza o incertezza sul concetto di cui si sta parlando. 1) “(…) quel «cavillo» non lo applica nessun altro ufficio dell’anagrafe”. 2) “L’assessore con delega alle Pari opportunità, Emanuela Patta, manda all’Unar una lettera in cui si parla di «fraintendimento», ma la signora Abidi resta ancora senza documenti”. Ecco un esempio tratto dal Corriere della Sera in cui si parla delle regole in vigore per le fototessere, che impongono al soggetto di avere le orecchie visibili: ad una donna non è accettata la fototessera proprio per questo motivo, e non le è possibile fare il proprio permesso di soggiorno. L’argomento sembra anche essere trattato con una sottile ironia. Enunciazione Ruota intorno alla differenza tra storia e discorso: secondo quest’ultimo il giornalista scrive in prima persona, con tempi al 39
  • 43. presente ed uso di deittici, mentre secondo la storia l’articolo è scritto in terza persona, con tempi prevalentemente al passato, per dare l’idea di distacco di chi scrive da quello che sta scrivendo, per mostrare una mancanza di responsabilità. Ecco alcuni esempi di discorso tratti da Libero e La Repubblica: “Sì, sto per tessere le lodi di una showgirl bionda, alta 1,80, con calendario/tetta finta in curriculum (…) ma giuro, non sto fumando foglie d’assenzio essiccate”. “(…) ci impone una riflessione sul ruolo della Banca Centrale Europea”. “I partiti pullulavano di tecnici e noi non lo sapevamo. I politici erano tutti professori e noi ce li siamo andati a cercare alla Bocconi”. “Uno dei settori che io conosco meglio - quello degli anziani - è toccato da due fenomeni specifici(...) “. “Ormai ci prendono per i fondelli”. In tutti questi esempi troviamo l’uso della prima persona, o singolare o plurale, che non solo dà l’idea di una presa di posizione, ma anche esorta ed invita il lettore. Il messaggio arriva direttamente da chi scrive, con o senza una certa ironia, e questo fa sì che il messaggio colpisca il lettore ancora di più. I tempi, notiamo, sono per la maggior parte al presente, in forma attiva. Qui di seguito, invece, gli esempi di storia: “Si commetterebbe però un errore grossolano a giudicare l’iniziativa politica di Grillo (...)”. 40
  • 44. “La prima impressione (…) è che si stiano attrezzando per il medio-lungo periodo (…)”. “Però, con il passare del tempo, sempre più persone si domandano se i tecnici siano davvero tecnici e non una banda di pasticcioni (...)”. In questo caso vediamo l’uso dei “si” impersonali, del “sempre più persone”, per manifestare dissenso verso ciò che si sta scrivendo o per discostarsi dalla responsabilità di ammettere che si è d’accordo. Dall’analisi da me condotta sono scaturiti i seguenti risultati: Corriere della Sera. Partiamo col dire che questo quotidiano è un nazionale indipendente, quindi si rivolge ad un gruppo di lettori eterogeneo, proveniente da diverse classi sociali, usa un linguaggio ampiamente accessibile e non è politicamente schierato. Edito da Rcs quotidiani S.p.A, con una tiratura di 622.070 copie, è il primo per diffusione (482.800 copie). Da quello che ho potuto constatare il Corriere della Sera è particolarmente incline a suscitare l’emotività del lettore a livello umano, riscontrabile, per esempio, nella forma di discorso usata negli articoli, in cui predominano inviti ed appelli ai lettori spesso accompagnati da testimonianze in prima persona. Il suo carattere umano è rivelato anche dalla quantità di argomenti relativi alla popolazione o al nucleo familiare. La maggior parte delle volte è oggettivo, ed il suo tono passa dal grave all’ironico. La Repubblica. Nasce come quotidiano nazionale indipendente, edito dal Gruppo editoriale l’espresso, con una tiratura di 576.216 copie e secondo per 41
  • 45. diffusione (438.695 copie), ma attualmente è considerato tendente a sinistra: proprio per questo motivo il lettore modello è più specifico e negli articoli il tono è meno formale e più colloquiale, fattore che dà l’idea di sapere con chi si sta parlando e per chi si sta scrivendo. Indubbiamente è un quotidiano che critica la situazione politica attuale, mostrando un tono spesso ironico, e dedica abbastanza spazio alle campagne giornalistiche. In particolare l’ironia nella scrittura viene messa in evidenza nell’uso del virgolettato, di cui ci si serve per non far prendere sul serio un termine, per far capire che si sta scrivendo ciò che in realtà non si intende. Dedica attenzione alla donna, particolarmente negli articoli di cronaca, e in alcuni articoli il giornalista si rivolge direttamente al soggetto interessato esortandolo a fare qualcosa (accade negli articoli di politica). Libero. Edito da Editoriale Libero, con una tiratura di 194.818 copie ed una diffusione di 105.796 copie, questo è un quotidiano nazionale di tendenza di centro-destra, il che implica la conoscenza profonda del proprio lettore modello, le sue aspettative e il modo in cui trattare con lui. Non spende belle parole nei confronti del governo Monti, spesso gli punta il dito contro anche attribuendogli la responsabilità di tragedie e sciagure all’interno della nostra società (mi riferisco ai suicidi per via della crisi) e lo si può osservare dal tipo di tematizzazione e dai titoli usati. Il linguaggio è colloquiale e informale specialmente nell’ambito dell’articolo scritto tramite discorso. Il Manifesto. Edito da Cooperativa editoriale, pur non essendo un quotidiano di partito si schiera a sinistra e si dichiara di indirizzo comunista, e la cerchia d lettori modello, di conseguenza, si restringe ulteriormente. Anche per questo ha tiratura e diffusione ridotte rispetto ad altri 42
  • 46. quotidiani (rispettivamente 72.863 e 21.344 copie). Il tono usato negli articoli è assolutamente informale, colloquiale, a volte anche gergale, duro, aspro, spesso accusatorio e direttivo. Dedito alle campagne giornalistiche, si concentra su argomenti strettamente legati all’uomo e ai suoi diritti, al lavoro, e sul contrasto con lo strapotere politico. È stato molto interessante osservare come il giornalismo mostri una serie di espedienti insiti nella sua struttura e interamente dediti al coinvolgimento del lettore, sviluppati e usati nel corso di lungo tempo. Senza voler essere esagerati, il giornale gioca un ruolo importante nella vita dei lettori, nonostante le negative previsioni che gli aleggiano intorno, non solo perché rappresenta una fonte di informazioni costante e abbastanza aggiornata, ma anche in quanto elemento direi speculare della persona. In che senso? Come già detto, tra lettore e giornale si instaura un rapporto di reciprocità: il lettore legge un determinato quotidiano perché rivede in esso il proprio pensiero, i propri ideali, in un certo senso vi legge quello che si aspetta di trovare; il giornale, invece, sa con chi parla e come parlarvi, e questo facilita il compito informativo. In conclusione, hanno bisogno l’uno dell’altro, ed ecco spiegato il motivo della necessità della conquista. 43
  • 47. BIBLIOGRAFIA J. BAUDRILLARD, Della seduzione, 1980, Bologna, Cappelli Editore. M. BOLDRINI, Il quotidiano. Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico, 2006, Milano, Mondadori Università. N. CAVAZZA, Comunicazione e persuasione, 2003, Bologna, il Mulino. G. GOZZINI, Storia del giornalismo, 2000, Milano, Bruno Mondadori. R. JAKOBSON, Saggi di linguistica generale, 1966, Milano, Feltrinelli. A. PAPUZZI, Professione giornalista, 1998 [nuova versione, 2010], Roma, Donzelli Editore. M. SORICE, Sociologia dei mass media, 2009, Roma, Carocci Editore. C. SORRENTINO, Tutto fa notizia. Leggere il giornale, capire il giornalismo, 2007, Roma, Carocci Editore. U. VOLLI, Il nuovo libro della comunicazione, 2007, Milano, Il Saggiatore. 44

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