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  • 1. ECC.MO TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DELLA LIGURIA RICORSOdel Comitato “La Salamandra” per la protezione dell’ambiente a La Spezia, consede a La Spezia, V.le San Bartolomeo n. 103, in persona del Presidente e legalerappresentante pro tempore, Sig. Davide Rapallini, rappresentato e difeso,unitamente e disgiuntamente, dall’Avv. Francesca Beconcini e dall’Avv. GiancarloMoizo, domiciliato in Genova nello studio di Via Rivale 2/6, presso la personadell’Avv. Giancarlo Moizo, in forza di delega posta in calce al presente atto, contro - Comune della Spezia, in persona del Sindaco in carica - Regione Liguria, in persona del Presidente della Giunta Regionale - Provincia della Spezia, in persona del Presidente della Giunta Provinciale - Agenzia Regionale Protezione Ambiente Ligure, A.R.P.A.L.in persona del legale rappresentante pro tempore - Azienda Sanitaria Locale, in persona del legale rappresentante pro tempore - Conferenza dei Servizi, in persona del legale rappresentante pro tempore e nei confronti di - Ente Nazionale Idrocarburi, E.N.I., in persona del legale rappresentante pro tempore - Grifil s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore - Sviluppo Immobiliare s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore - Foster Wheeler Italiana s.p.a., in persona del legale rappresentate pro tempore per l’annullamento previa sospensione 1
  • 2. della Determinazione Dirigenziale n. 17 del 20 aprile 2005 avente ad oggetto“Approvazione modifica progettuale del progetto di bonifica area ex IPporzione Grifil presentata da ENI spa e autorizzazione ai relativi lavori” e per l’annullamento, previa sospensionedi tutti gli atti presupposti, preparatori, inerenti e/o comunque connessi, ed inparticolare:- degli atti della Conferenza dei Servizi Deliberante del 15 febbraio 2005 per la parte relativa alla modifica progettuale della bonifica area ex IP, porzione Grifil, presentata da ENI s.p.a. e relativamente al parere favorevole allo svincolo parziale delle aree del sub distretto 3, individuate sub 3/1- degli atti della Conferenza dei Servizi in sede istruttoria del 7/7/2004- degli atti della Conferenza dei Servizi in sede istruttoria del 29/06/2004- del parere della Regione, settore Valutazione di Impatto Ambientale, del 14/2/2005- della deliberazione della Giunta Regionale del 17/12/2004, atto di verifica screening ex L.R. 38/98- degli atti della Conferenza dei Servizi in sede istruttoria del 17/9/2004- del parere della Regione, settore Valutazione di Impatto Ambientale, del 16/9/2004- del parere della Regione, settore Valutazione di Impatto Ambientale, del 17/6/2004 2
  • 3. PREMESSE IN FATTODal 1929 al 1983, a La Spezia, in località Antoniana, area centrale adiacenteall’insediamento urbano (doc.1, trattasi di superficie triangolare con la base, lato piùlungo che si distende in aderenza ad una via cittadina, mentre il vertice culmina suun terreno leggermente collinare), insisteva in funzionamento una raffineria diprodotti petroliferi.Attualmente, l’area è oggetto di riqualificazione urbanistica e prevede un futuroutilizzo residenziale, terziario-quaternario, nonché il passaggio della variante S.S.Aurelia. I sub distretti in corso di bonifica sono: 2,4,5,9 destinati ad uso residenzialee verde; 3 ad uso commerciale.L’area I.P. si estendeva per circa 65 ettari, la porzione acquistata dalla soc. Grifilnegli anni ’90 comprende circa 60 ettari. Il problema della bonifica dell’area sipresentava immediatamente dopo l’acquisto di Grifil; tuttavia, sino al 20/04/2005,data delle deliberazione dirigenziale del Comune di La Spezia, avente ad oggettol’approvazione delle modifiche presentate da ENI e redatte dalla soc. FosterWheeler al progetto definitivo di bonifica approvato nel 2002, il terreno è statobonificato in minima parte. (doc.2- cronistoria procedurale), e la realizzazione dimisure di sicurezza (trincee drenanti e pozzi di emungimento), atte ad evitare lapercolazione di acque inquinate sino al mare, recettore finale, è iniziata vent’annidopo la dismissione della raffineria (Nel 1992, a Rho, terminavano le attivitàproduttive della raffineria là esistente ed iniziavano contestualmente le attività dicaratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica del sito). 3
  • 4. Dall’anno 2000 (in cui erano approvati il piano di caratterizzazione, il progettopreliminare e l’esecutivo relativo ad opere generali, piani tutti presentati da Grifil)al gennaio 2004, il progetto e l’attuazione del piano di bonifica procedevano a“singhiozzo” a causa del susseguirsi di contenziosi giudiziari, tra il produttore deirifiuti - ENI/AGIP- ed il detentore degli stessi- Grifil- volti all’accertamento delsoggetto obbligato a procedere ai lavori di bonifica. Attualmente, pendeprocedimento penale per truffa promosso da Grifil contro ENI, per avere detto entevenduto a Grifil l’area in oggetto con l’assicurazione, suffragata da una nota ASL,della perfetta compatibilità dei livelli d’inquinamento con la destinazione ediliziaprevista. Nel 2000, prima dell’inizio della bonifica erano state rilasciate dalComune concessioni edilizie a Grifil (doc.3), annualmente rinnovate, la cuiefficacia è subordinata all’avvenuta bonifica dei sub distretti che dovrebberoospitare gli insediamenti commerciali e residenziali. Le concessioni davano atto chenel dicembre 1999 era pervenuta al Comune della Spezia “comunicazionedell’avvio di procedimento penale per l’ipotesi di disastro ambientale di cuiall’art. 434 C.P. in relazione alla consulenza tecnica d’ufficio espletata dall’Ing.Boeri ed avente ad oggetto l’accertamento dello stato d’inquinamento delle areedella ex raffineria I.P.. la predetta comunicazione si intendeva data anche aglieffetti della non utilizzabilità dell’aree interessate, ai fini edilizi-urbanistici, primadel raggiungimento dei limiti di accettabilità della relativa contaminazione, comeprevisto dai commi 6 e seguenti dell’art.17 del D.L.vo 22/97”.Durante i quattro anni (2000-2004) di progetti e lavori iniziati ed interrotti, ilComune diffidava Eni e Grifil affinché realizzassero la bonifica e dava avvio,ripetutamente, al procedimento per l’adozione delle misure sostitutive per il 4
  • 5. mancato avvio della bonifica, senza, peraltro, attuarlo e ciò nonostante la solvibilitàdei soggetti obbligati ed inadempienti.Come sopra accennato nel 2004 la bonifica era ripresa da Eni, con riserva di rivalsanei confronti di Grifil, in attuazione del progetto approvato con determinazionedirigenziale n.84 del 14/8/2002 (doc.4), “visto l’esito positivo dell’esame delprogetto da parte della Conferenza dei servizi in data 30/7/2002” (doc. 5), senzaprevio assoggettamento non solo alla procedura di VIA, ma anche alla procedura discreening che costituisce comunque, pur forzando le operazioni di smaltimentopreviste nel suddetto progetto entro l’elenco delle opere e degli impianti di cuiall’allegato B del D.P.R. 12/4/96, un obbligo procedurale ai sensi dell’art.1, c.6 e 10dello stesso decreto.Il principio alla base della tecnica prescelta nel progetto approvato nel 2002,Landfarming -tecnica “on site”- consiste, quando correttamente applicato,nell’incentivare i naturali processi di biodegradazione in atto nei terreni,movimentandoli e fornendo, in condizioni controllate, nutrienti, umidità edossigeno nelle quantità ritenute ottimali per coadiuvare le attività degli organismimicrobici presenti nel terreno.Il terreno contaminato dovrebbe, inoltre, essere additivato con l’aggiunta difertilizzante biocompatibile, per fornire un adeguato supporto nutritivo alla florabatterica responsabile della biodegradazione dei prodotti idrocarburici contenuti nelterreno –bioventing-.Il progetto di bonifica 2002 autorizzava anche lo smaltimento e/o il trattamentopresso impianti esterni dei terreni altamente inquinati e non trattabili con successo 5
  • 6. per mezzo della tecnologia indicata. Il terreno inquinato pareva, allora, essere pari a178.000 metri cubi.Il progetto definitivo del 2002 faceva proprio, in ampia misura, il pareredell’Istituto Superiore della Sanità 23/4/2001 (doc.6), richiesto dal Comune per labonifica della porzione ENI dell’area ex IP, le cui operazioni sono state giàcompletate. Il parere I.S.S. 23/4/2001 riveste grande importanza per lacomprensione delle problematiche di bonifica del sito. Ancorché il documentosottoposto all’attenzione dell’Istituto Superiore della Sanità avesse ad oggettol’investigazione solo dell’area che ospitava “i serbatoi strategici” della raffineria,l’intera area ex I.P. presenta caratteristiche analoghe d’inquinamento “a macchia dileopardo”. Infatti vi insistevano una quarantina di serbatoi, impianti per lalavorazione, reti sotterranee di tubature che collegavano l’imponente complesso.Riprese le operazione di bonifica nel gennaio 2004, l’ENI era sollecitato dalComune affinché accelerasse la realizzazione delle stesse in alcune porzionidell’area, quelle cioè interessate dalla variante Aurelia e quelle del sub distretto 3,oggetto delle summenzionate concessioni edilizie (doc.2, cronistoria procedurale,pag. 4, doc. 7 -Estratto progetto di variante pag.9). Contestualmente all’incrementodelle escavazioni, ENI anticipava “che sarebbero stati effettuati ulteriori sondaggidi caratterizzazione per meglio quantificare il terreno inquinato e acquisireelementi di conoscenza nella zona demaniale precedentemente non indagata”. Laprecedente caratterizzazione dell’area, fondata essenzialmente sulla perizia Boeridel 1999 (il documento era stato redatto sulla base di 89 campionamenti del terrenoe non era rinnovato integralmente a seguito dell’entrata in vigore del D.M. 471/99) 6
  • 7. si era rivelata affatto insufficiente a conseguire gli obbiettivi di cui all’allegato 4 delcitato regolamento ministeriale.La progressiva scoperta di ulteriori, notevoli quantità di terreno inquinato portavanoall’approvazione delle prime due modifiche progettuali in data, rispettivamente,21/4/04 e 14/5/04 (doc. 2- cronistoria procedurale- pag. 4) senza che fossemodificata sostanzialmente la tecnica prescelta. Dal risultato della rinnovatacaratterizzazione del sito pareva che, allo stato degli scavi e del campionamento, ilterreno presunto inquinato fosse di 248.000 mc e il terreno di scavo fosse pari a310.000 mc (variante al progetto definitivo di bonifica, pag.62, doc.7). NellaRelazione Istruttoria n°265, Procedura di Screening(doc.8, pag.2) il quantitativototale stimato di terreno eccedente i limiti normativi è pari a circa 496.000 t.. Talevalore non corrisponde a 248.000 mc., che sono invece equivalenti a circa 414.000t., se si assume come rapporto mc/t quanto riportato nel Progetto di variante, peresempio a pag.112. Forse nella Relazione istruttoria della procedura di screeningsono confusamente inclusi altri 100.000 mc, menzionati nella Conferenza deiServizi 7/7/2004.Ebbene, per fronteggiare quest’insospettata estensione dell’inquinamento e poterdisporre delle superfici oggetto delle concessioni edilizie citate erano proposti, nelmaggio 2004, i trattamenti on site di Desorbimento Termico (La tecnologia separafisicamente la contaminazione organica dal suolo. Il suolo è riscaldato in unacamera in cui l’umidità e i contaminanti organici vengono vaporizzati. Il vapord’acqua e i contaminanti organici sono trasferiti a un sistema di trattamento delleemissioni gassose. L’obbiettivo della progettazione è quello di far volatilizzare lacontaminazione, senza operare un ossidazione – del terreno- pag.18 doc.28- 7
  • 8. screening) e Soil washing (lavaggio con acqua) + estrazione con solvente. NellaConferenza dei Servizi 29/6/04 per esame modifiche progettuali al progetto dibonifica area Grifil, il dr Biso funzionario comunale dell’uff. ambiente,condividendo le preoccupazioni dei comitati ambientalisti (doc.9-10), facevapresente le problematiche relative all’accettabilità sociale degli impianti tecnologiciprevisti, specie il desorbitore termico. Invitava, quindi, nell’ambito dellapredisposizione delle specifiche progettuali integrative, a valutare la possibilità dialtri sistemi di trattamento della corrente gassosa, rispetto alla ossidazione, quali peresempio la condensazione della corrente gassosa ed il trattamento conseguente delleacque derivanti. In tale sede, data lettura della decisione della Giunta Regionale, cheaveva escluso all’unanimità di assoggettare a procedura di VIA il nuovo progetto(doc.11), un rappresentante ENI rilevava ”una presunta incongruità di questoparere rispetto alle norme regionali vigenti sulla VIA”.Le nuove tecniche proposte da ENI, definite integrative rispetto al landfarming edall’asporto in discariche (doc. 7, estratti del progetto di variante, pag.100),dovrebbero, invece, smaltire rispettivamente 132.000 mc (pag.118) e 79.000 (pag.112). Le dette quantità sono, come già si evince dalla grande incertezza sullaquantità totale di terreno inquinato, approssimative anche perché, al fine diottimizzare il risultato della bonifica le quantità complessivamente trattate con unatecnica o con l’altra saranno decise in corso d’opera, “ENI fa peraltro presente lapropria esigenza di mantenere una idonea flessibilità nella gestione, essendonecessario, per dare risposte adeguate, continuare ad utilizzare tutte le previstetecnologie di bonifica nel modo più efficace” (doc. 12, Conferenza dei Servizi15/2/2005, pag.2, doc.7 Variante al progetto, pag.67, 68). Tuttavia, in data 3/9/04, 8
  • 9. Eni richiedeva di incrementare la quota di terreno da trattare con landfarming,realizzando una ulteriore vasca. La richiesta era approvata e recepita nelladeterminazione dirigenziale n°47 del 21/9/04. Pare, secondo officiose “voci dicorridoio”, che la maggior parte degli inquinanti sarà trattata con il desorbitoretermico. Persino la determinazione dirigenziale n.17 del 20/4/2005, avente adoggetto Approvazione modifica progettuale del progetto di bonifica area ex IP,porzione Grifil presentata da Eni spa e autorizzazione ai relativi lavori (doc.21),nella parte relativa all’indicazione delle prescrizioni, rinvia ad un ulteriore “pianodettagliato” la quantificazione delle terre che si intendono avviare ai varitrattamenti.Contestualmente all’esame della variante al progetto, nel sito inquinato infuriavano,letteralmente, le attività di raccolta, stoccaggio, trattamento con landfarming,riprese nel gennaio 2004. Le persone residenti nelle zone adiacenti o prossimeall’ambiente di lavoro lamentavano prima verbalmente, presso l’Arpal e l’UfficioAmbiente, bruciori alla gola, agli occhi e mal di testa, poi con lettera raccomandata14/6/04 richiedevano più incisivamente chiarimenti in merito alle esalazioni gassose(doc.13). Gli enti e le amministrazioni interrogate provvedevano tardivamente apredisporre inadeguate misure di sicurezza e di monitoraggio per verificarel’efficacia dell’azione delle prime, come previsto dal D.M. 471/1999, alleg.3 –Messa in sicurezza d’emergenza-, alleg.4 –Relazione tecnica descrittiva punto 5,D.L. 22/1997 art. 2. Non solo, in aperta contraddizione con quanto espresso nelcitato parere I.S.S. 21/4/2001, i detti enti riferivano che “..Dalle prime risultanzeparrebbe desumersi che si tratta per lo più di idrocarburi di componente alifatica enon aromatica e pertanto con minor rischio sanitario” (doc.14, 15). L’Istituto 9
  • 10. Superiore della Sanità aveva invece ribadito la presenza di idrocarburi policicliciaromatici, Benzene, Toluene, Etilbenzene e Xileni, ecc, raccomandando misure dicautela idonee al fine di non permettere la dispersione delle polveri e/o gas inatmosfera (irrorazione e bagnatura del terreno, ecc). - Lagenzia internazionale perla ricerca sul cancro (IARC) e lorganizzazione mondiale della sanità indicanoalcuni idrocarburi policiclici aromatici (IPA) come cancerogeni -.Foster Wheeler per ENI approntava delle coperture di nylon, penosamente inadattea contenere il danno ambientale causato dalla migrazione degli idrocarburivolatili(doc.16), ma risolutivi per ottemperare alla prescrizione contenuta nelladeterminazioni dirigenziale di approvazione del primo progetto di bonifica -n.84 del14/8/2002- del seguente tenore:”Dovrà essere prestata attenzione durante ilrivoltamento e mobilizzazione dei terreni nelle aree di landfarming onde evitaredanneggiamento dei teli” (teli doppi, al carbone attivo).L’ufficio ambiente disponeva quindi nuovi accertamenti da parte di Arpal ed ilposizionamento di rilevatori di benzene (ma non di Toluene, Xileni ecc.) e uncampionatore gas massa portatile, messo a disposizione da ENI (doc.15), inaggiunta alla centralina collocata nell’ambiente di lavoro. Come potrà accertarequesto Ecc.mo Tribunale, detto apparecchio, insufficiente comunque a monitorarele polveri sottili su un’area così vasta, e collocato nel giugno 2004 (doc.15), aseguito delle proteste dei cittadini, è rimasto fuori servizio durante tutta l’estate,mentre avveniva la movimentazione e lo stoccaggio di centinaia di migliaia ditonnellate di terreno, in piena tempesta di polveri e gas (doc.17, dati Arpal); lacircostanza era confermata dall’assessore e dal funzionario Arpal, dr.ssa Colonna,nel corso delle riunioni presso la sede della IV circoscrizione. Invero, le attività di 10
  • 11. stoccaggio e di bonifica sono state, ad oggi, condotte con scellerato autoritarismo,in massiccia violazione della normativa comunitaria e nazionale relativa allagestione dei rifiuti ed alla VIA. Considerata la vicinanza del sito al centro abitato,sarebbe stato, forse, opportuno ed in aggiunta alla concreta adozione delle cautelesuggerite dall’Istituto Superiore della Sanità, peraltro non edotto della contiguità delsito alla città e non competente ad esprimersi sul progetto, far precedere iltrattamento di Soil vapor extraction (SVE - Si tratta di una tecnologia applicata insitu per la bonifica della cosiddetta zona insatura del suolo. La rimozione dell’inquinante viene realizzata con un flusso controllato di aria mediante una serie dipozzi tenuti sotto vuoto con apposite pompe. I gas estratti vengono trattati con filtria carbone attivo o con trappole a freddo, in certi casi con sistemi ditermodistruzione. Il richiamo di aria dalla superficie favorisce anche i processi didegradazione biologica. La SVE, particolarmente adatta per rimozione dellafrazione volatile dell’ inquinante, puo’ essere impiegata in combinazione con altretecnologie- doc.18, pag. 10, Tecnologie Innovative e procedure operative per labonifica di suoli inquinati) alla movimentazione del terreno per la rimozione, dallostesso, dei metalli pesanti e degli idrocarburi non volatili. Purtroppo, l’assunto diENI e del Comune escludeva “per lo più” la presenza di idrocarburi volatili.Non essendo il sito, comprensibilmente, interessato da grosse opere diurbanizzazione ed essendo, invece, chiuso dalla collina nei lati ovest, nord, est, essorisulta defilato alla vista della grande maggioranza dei residenti in città, benchéoccupi un’area centrale. Infatti il sito inquinato dista, in linea d’aria, un centinaio dimetri da una delle principali vie del centro (Via Veneto) e dall’ospedale. I comitatiambientalisti, dopo aver espresso in sedi diverse la loro preoccupazione per la 11
  • 12. complessiva gestione dei rifiuti pericolosi dell’area ex IP, affiggevano manifestiniin città per sensibilizzare l’opinione pubblica (doc.19) ed infine inviavano alsindaco, all’assessore all’ambiente ed all’assessore all’urbanistica note inerenti lavariante progettuale datate 14/4/2005(doc.20). Il sindaco replicava con documento22/4/2005, allegando allo stesso la determinazione dirigenziale n.17 del 20/4/2005avente ad oggetto l’approvazione della modifica progettuale (doc.21). DIRITTO 1) Violazione dell’art.10 c.3 del D.M. 471/99 in relazione alla violazione dell’art.13 della L. 24 novembre 2000, capo II modifiche alla legge 7 agosto 1990 n.241, e ulteriori norme in materia di conferenza dei servizi. Incompetenza.Ai sensi dell’art.10 c. 3, del D.M. 471/99, il Comune approva il progetto definitivodi bonifica, concludendo l’iter procedurale:”…Il Comune..approva il progettodefinitivo..sentita una conferenza di servizi convocata ai sensi dell’art. 14 dellalegge 7 agosto 1990 n.241, e successive modifiche ed integrazioni, alla quale sonochiamati a partecipare gli enti locali interessati, l’Arpa competente per territorio etutte le altre amministrazioni competenti per le autorizzazioni, le concessioni, iconcerti, le intese, i nulla osta e gli altri atti di assenso di cui al comma 10”. Ilprovvedimento di approvazione del progetto da parte del Comune produce gli effettidi cui al comma 10° del medesimo articolo, costituendo, altresì, varianteurbanistica; la conferenza di servizi è, nel caso di specie, atto infraprocedurale incui convergono pareri e determinazioni relative a procedimenti funzionalmentecollegati. Il progetto di bonifica dell’area ex IP ha proposto l’installazione el’utilizzo di impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti che, ai sensi dell’art.19 12
  • 13. c.1, punti d-e, ed in forza degli art. 27 e 28 del D.L.22/1997 devono essereautorizzati dalla Regione.L’art.13 (Disposizioni in materia di trasferimento di funzioni amministrative) dellaL 24/11/2000 recita:” 1. Nell’ambito del trasferimento di funzioni amministrativedallo Stato alle regioni e agli enti locali, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, dellalegge 15 marzo 1997, n. 59, e delle successive norme di attuazione, agli entidestinatari del trasferimento, come amministrazioni procedenti, sono conferitialtresì tutti i compiti di natura consultiva, istruttoria e preparatoria connessiall’esercizio della funzione trasferita, anche nel caso di attività attribuite dalla leggead uffici ed organi di altre amministrazioni. Tale disposizione non si applica ove sitratti di funzioni attribuite da specifiche norme di legge ad autorità prepostealla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute; in tali casi, l’amministrazione procedente èsempre tenuta a convocare una conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14 eseguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni”.Alla Conferenza dei Servizi 15 febbraio 2005 in sede deliberante ed alle precedenticonferenze istruttorie del 17/9/2004, 7/7/2004 e 29/6/2004 tutte aventi ad oggetto lamodifica progettuale della bonifica dell’area ex IP -Porzione Grifil- secondo ilprogetto presentato da Eni nel maggio 2004, non ha mai preso parte la Regione.Anche a voler ritenere che il generico consenso agli impianti “integrativi” dibonifica, espresso dalla Provincia nella Conferenza dei Servizi 15/2/2005, siaidoneo a perfezionare il più complesso iter autorizzatorio di cui all’art.27 e 28 deldecreto Ronchi, l’atto resta invalido sotto il profilo della competenza. LeConferenze dei Servizi indicate non sono state legittimamente costituite con la 13
  • 14. partecipazione della Regione che ha competenza esclusiva ad autorizzare gliimpianti e le operazioni di gestione dei rifiuti. Neppure la Regione ha collaborato,altrimenti, con pareri, richieste ed autorizzazioni al complesso iter procedurale digestione rifiuti dell’ex area IP, se non per esprimere ed adottare pareri e decisioniillegittime sull’assoggettabilità a VIA del progetto di variante. 2) Violazione dell’art.32 Cost. e dell’art.2, in relazione all’allegato D, del D.L.vo 5 febbraio 1997 n.22 (elenco dei rifiuti armonizzato al testo della Decisione 2000/532 CE che si coordina con le Decisioni 2001/118/CE del 16 gennaio 2001, 2001/119/CE del 22 gennaio 2001, 2001/573/CE del 23 luglio 2001 e con la rettifica pubblicata sulla G.U. CE L 262 del 2/10/2001). Violazione dell’art.6 commi 3 e seguenti della L. 8 luglio 1986 n.349, dell’art.1 del D.P.C.M 10 agosto 1988, n.377, dell’art.2 c.2 in relazione all’allegato 1 lettera i) della L.R. 30 dicembre 1998, n.38, ovvero violazione dell’art. 1 comma 3° in relazione all’allegato A, lettera i) del D.P.R. 12 aprile 1996, come modificato dal D.P.C.M. 3 settembre 1999, dell’art. 2 c.3 in relazione all’allegato 2, lettera u della L.R. 38/98. Falsa applicazione di legge. Eccesso di potere per travisamento dei fatti. Sviamento.Premesso che il decreto regionale per la valutazione di impatto ambientale attiene alprocedimento conclusosi con l’atto di approvazione del progetto di variante e che,pertanto, rappresenta atto infraprocedurale non impugnabile autonomamente inquanto non immediatamente lesivo (Sentenza della VI sez. Cons. Stato sui ricorsi n.sui ricorsi in appello n. 10205/01, n. 10321/01, n. 11414/01) si rileva: 14
  • 15. a) Con parere 17/6/04 il Settore VIA della Regione comunicava al Comune che“l’installazione degli impianti tecnologici di Soil washing (non è menzionato iltrattamento con solventi) e desorbimento termico non risultano da assoggettare alladisciplina in oggetto se detti impianti servono per lo sviluppo ed il collaudo dinuovi metodi e non sono utilizzati per più di due anni”(doc. 22). Ritenuto che i dettiimpianti non possono essere sussunti nella fattispecie ora citata, il dirigente delSettore VIA ometteva, comunque, di aggiungere “forse” prima delle parole:” nonrisultano da assoggettare”. Un“lapsus calami” . Infatti gli impianti per lo sviluppoed il collaudo di nuovi metodi, non utilizzati per più di due anni, ricadononell’elenco di cui all’allegato 3, lett.n, della L.R. 38/98 e non nelle ipotesiderogatorie alla disciplina di VIA di cui all’art.2 della medesima L.R..In data 16/9/2004 l’Arpal, dimostrando scarsa conoscenza della materia, richiedevaall’Ufficio VIA della Regione “la procedibilità dell’istruttoria tecnica in assenza diavvio della procedura di screening da parte della ditta proponente l’intervento”. Sirappresentava “per completezza che trattasi di n.2 impianti non sperimentale permeno di 24 mesi”(doc.23). La Regione replicava precisando la necessità disottoporre alla procedura di screening l’installazione dei due impianti proposti nellavariante del maggio 2004 (doc.24).Con deliberazione 17/12/2004 la Giunta Regionale concludeva la procedura diverifica-screening nel senso di non assoggettare a procedura di valutazione diimpatto ambientale il progetto presentato da Eni (doc.11). La premessa della P.A. èche- Le opere previste nel progetto di che trattasi rientrano nell’allegato 3, punto11b) alinea 4 della citata legge regionale n. 38/1998 e, non ricadendo in areenaturali protette, sono sottoposte alla procedura di verifica di cui al ridetto art.10-. 15
  • 16. L’allegato 3 al punto 11b) alinea 4 prevede:”Impianti di smaltimento rifiuti specialinon pericolosi con capacità complessiva superiore a 10t/giorno, medianteoperazioni di incenerimento o di trattamento (operazione di cui all’allegato B,lettere D2 e da D8 a D11 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.22)”. Conlettera 14/2/2005 (doc.25), l’Uffico VIA, nella persona della Dr.ssa Minerviniribadiva la sufficienza della procedura di screening a fronte delle osservazioniformulate dai comitati ambientalisti. Nella relazione del responsabile delprocedimento sulla pratica di “Modifica progettuale Area IP”- Conferenza deiservizi 15/2/2005 (doc.26) è scritto:”….Veniva fissato il termine di utilizzo degliimpianti inferiore a 24 mesi, per cui la Regione si esprimeva circa la non necessitàdella valutazione di impatto ambientale…”. Di tale parere dell’Ufficio VIA era datoatto nella Conferenza dei Servizi 7/7/04 (doc.27).La P.A. e l’Arpal hanno cancellato “con un colpo di spugna” decenni di studi edattività del legislatore europeo, nazionale e degli organi giurisprudenziali; inparticolare, è stato completamente obliato l’elenco dei rifiuti pericolosi di cuiall’allegato D del decreto Ronchi come modificato dalle decisioni dellaCommissione Europea. I terreni dell’area ex IP sono contaminati da rifiutipericolosi e come tali inclusi nell’allegato D del decreto Ronchi ed iviindividuati al capitolo 05 -Rifiuti della raffinazione del petrolio, del gasnaturale e trattamento pirolitico del carbone;- al capitolo 06 con il codice 06 0405 rifiuti contenenti altri metalli pesanti; al capitolo 13- Oli esauriti e residuidi combustibili liquidi-. In relazione all’allegato i (alleg. III della Direttiva91/689/CEE) detti rifiuti presentano le seguenti caratteristiche di pericolo:Irritante, Nocivo, Tossico, Cancerogeno, Corrosivo, Teratogeno, Ecotossico . 16
  • 17. Il progetto in esame, che prevede l’installazione di un desorbitore termico e di unimpianto chimico per lo smaltimento di rifiuti pericolosi, rientra nell’elenco delleoperazioni di smaltimento di rifiuti di cui al punto D9 dell’allegato B –Operazionidi Smaltimento- del sopra menzionato decreto Ronchi:”Trattamento fisico-chimiconon specificato altrove nel presente allegato che dia origine a composti o amiscugli eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D1 a D12 (ades. evaporazione, essiccazione, calcinazione etc.)”.Stante l’obbligatorietà dell’assoggettamento del progetto alla VIA per lapericolosità dei rifiuti, ed in assenza di una legge quadro in materia, il committentee l’autorità amministrativa avrebbero dovuto attivare il Ministero dell’Ambiente perverificare la necessità del procedimento della VIA statale ovvero regionale.Infatti, alla pregressa classificazione dei rifiuti in urbani, speciali e tossico nocivi, sisostituisce quella in urbani e speciali, che a loro volta si differenziano in pericolosie non pericolosi.Ai sensi dell’art.1, lettera i) del D.P.C.M. 377/1988 sono sottoposti alla proceduradi valutazione di cui all’art.6 della L. 349/86 (VIA statale) gli impianti dieliminazione dei rifiuti tossici e nocivi mediante incenerimento, trattamentochimico e stoccaggio a terra; in tal senso l’allegato 1 lett. i) della L.R. 38/1998.Ex art.1 c.3 in relazione all’allegato A, lettera i) del D.P.R. 12 aprile 1996,riprodotto nell’art. 2 c.3 in relazione all’allegato 2, lettera u, della L.R. 38/98 sonosottoposti a VIA regionale gli impianti di smaltimento e recupero di rifiutipericolosi, mediante operazioni di cui allallegato B ed allallegato C, lettere da R1a R9 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, ad esclusione degli impianti di 17
  • 18. recupero sottoposti alle procedure semplificate di cui agli articoli 31 e 33 delmedesimo decreto legislativo n. 22/1997”.Il criterio per individuare la competenza in materia di VIA nella fattispecie è offertodall’art. 57 c.6 ter del D.L.vo 22/1997:” In attesa dell’adozione della nuovadisciplina organica in materia di valutazione d’impatto ambientale la proceduradell’art.6 della legge 8 luglio 1986 n.349, continua ad applicarsi ai progetti delleopere rientranti nella categoria di cui all’art.1 lettera i) del decreto del Presidentedel Consiglio dei Ministri 10 agosto 1988, n.377, pubblicato nella GazzettaUfficiale del 31 agosto 1988 n.204, relativa ai rifiuti già classificati tossico nocivi”.Il D.P.R. 10 settembre 1982, n. 915 . -Attuazione delle direttive (CEE) numero75/442 relativa ai rifiuti, n. 76/403 relativa allo smaltimento deipoliclorodifenili e dei policlorotrifenili e numero 78/319 relativa ai rifiutitossici e nocivi- includeva all’allegato 1/a n.16 i prodotti a base di catrame derivantida procedimenti di raffinazione e residui catramosi derivanti da operazioni didistillazione; nonché piombo, n.7, ed altri metalli pesanti che sono altresì presentinel sito spezzino, in concentrazioni non trascurabili.b) Per quanto occorrer possa confutare la confusa allusione alla temporaneità degliimpianti, di cui alla relazione del responsabile del procedimento sulla pratica di“Modifica progettuale Area IP”- Conferenza dei servizi 15/2/2005(doc.26):”….Veniva fissato il termine di utilizzo degli impianti inferiore a 24 mesi,per cui la Regione si esprimeva circa la non necessità della valutazione di impattoambientale…”si precisa quanto segue.In forza dell’art. 2 comma 5° L.R. 38/98 non sono sottoposti alla procedura di VIA ilavori e gli interventi che non determinano effetti sull’ambiente quali: lett.e, gli 18
  • 19. ”interventi di bonifica come definiti dalla normativa sulla gestione dei rifiuti e glieventuali impianti utilizzati a tal fine se a carattere temporaneo”. Evidentemente,la ragione che comporta l’esclusione di determinate opere ed interventiall’assoggettamento alla procedura di VIA è l’assunto che essi non determininoeffetti sull’ambiente. In tal senso la pronuncia dalla Corte di Giustizia CEE,11agosto 1995 che non lascia margini per interpretazioni diverse:”La direttivan.85/337/CEE trova applicazione con riferimento a tutte le domande diautorizzazione di progetti di opera pubblica o privata, presentati alle competentiautorità nazionali dopo il termine di trasposizione della direttiva anche seall’epoca la direttiva non era stata ancora effettivamente traspostanell’ordinamento; gli articoli, 2,3 e 8 della direttiva 85/337 impongono l’obbligochiaro e preciso alle autorità nazionali di effettuare la valutazione di impattoambientale dei progetti di opera pubblica o privata rilevanti per l’ambiente”.Secondo la Corte Costituzionale (17 luglio 1998, n.273), il D.P.R. 12 aprile 1996,che completa l’attuazione della direttiva 85/337, non si configura come norma didettaglio e vincolante nei particolari procedurali; le regioni e le province autonomesono tenute ad attuare gli obbiettivi del decreto nel rispetto delle previsioni degliStatuti e delle relative norme di attuazione, il che significa: “proteggere la salute emigliorare la qualità della vita umana, al fine di contribuire con un migliorambiente alla qualità della vita..”(art.2 del D.P.R. 12/4/96).I volumi di terreno da trattare e le conseguenti emissioni inquinanti del camino di6,5 metri, l’adiacenza del sito a zone a forte densità demografica la cui qualitàambientale è piuttosto deprimente (per lo stato dell’aria si ricorda che La Speziaospita una centrale termoelettrica, Relazione Arpal doc.24,) rendono, ictu oculi, il 19
  • 20. progetto di variante al piano di bonifica dell’area ex IP un’iniziativa moltopericolosa per la salute.Per completezza si aggiunge quanto statuito dal T.A.R. Emilia Romagna, nelladecisione n.235 del 27/4/2001, in relazione al concetto di temporaneità degliimpianti ed alle caratteristiche di impianto fisso o di impianto mobile dismaltimento o di recupero di rifiuti.“Solo gli impianti mobili infatti, possono beneficiare, in ragione del tenue esoprattutto provvisorio impatto con l’ambiente circostante il sito d’installazione,del semplificato e celere regime autorizzatorio previsto dall’art. 28, 7° comma delD. Lgs. 5/2/1997 n.22, secondo il quale “Gli impianti mobili di smaltimento o direcupero, ad esclusione della sola riduzione volumetrica, sono autorizzati in viadefinitiva dalla regione ove l’interessato ha la sede legale o la società stranieraproprietaria dell’impianto ha la sede di rappresentanza. Per lo svolgimento dellesingole campagne di attività sul territorio nazionale l’interessato, almeno sessantagiorni prima dell’installazione dell’impianto, deve comunicare alla regione nel cuiterritorio si trova il sito prescelto le specifiche dettagliate relative alla campagna diattività…”.Ritiene il Collegio, che nel predisporre tale semplificato regime autorizzatorio, inuna materia di estrema delicatezza quale è in via generale quella ambientale e, piùin particolare, il settore del trattamento dei rifiuti, il legislatore statale abbia intesoricondurre ad esso esclusivamente quegli impianti di smaltimento o di recupero dirifiuti che siano “mobili” in senso funzionale e cioè che non solo siano “facilmenteamovibili” dal sito prescelto ma che si pongano anche in rapporto del tutto 20
  • 21. precario e, quindi, ben delimitato temporalmente, con il suddetto luogo e conl’ambiente circostante.”Gli impianti previsti dalla variante al progetto di bonifica sono privi di entrambi irequisiti che contraddistinguono il carattere temporaneo degli stessi non ponendosiin rapporto precario né con il sito, né con l’ambiente. Non è possibile fissare iltermine di utilizzo del desorbitore termico e dell’impianto chimico per un periododeterminato poiché, ad oggi, non sono note le quantità di terreno inquinato chedovrebbero essere avviate al trattamento con l’una o con l’altra tecnica.Inoltre non possono considerarsi, propriamente, facilmente amovibili, impianti conun un ingombro di 5000 mq per il soil washing-enisolvex e di 2000 mq per ildesorbitore.Neppure è ragionevole pensare che emissioni di gas e polveri (“Dal camino deldesorbitore termico si hanno emissioni di benzene, toluene, etilbenzene, cilene, ecc.nonché di metalli pesanti, PCDD e PCDF” che dovrebbero essere mitigati da unsistema di abbattimento. doc.28-Screening- pag 108, punto A.8), emesse a ciclocontinuo in centro città, per diversi anni, non producano effetti rilevanti sullaqualità dell’aria, sullo stato di sensibilità attuale dell’ambiente cittadino.Consumata, con spagiria politica, la derubricazione di rifiuti pericolosi in rifiuti nonpericolosi, onde gestire discrezionalmente le ipotesi dell’all.3, L.R. 38/98, nonstupisce, tuttavia, che le attuali condizioni di sensibilità di La Spezia e i conseguentiprobabili impatti sullo stato igienico-sanitario ed ambientale, siano statisottovalutati dal proponente e dall’Amministrazione. 21
  • 22. I risultati, registrati da Arpal nella Relazione Ambientale 2003 (doc. cit.) e daFoster Wheeler, per il periodo gennaio a settembre 2004, mostrano i valori diciascun inquinante monitorato (doc.28, Screening- pag.48 e ss). Tali concentrazioninon sono assolutamente confortanti come vorrebbero far credere il proponente ed ilComune. Il D.M. 2/4/2002 n.60, in recepimento delle direttive 1999/30 e 2000/69CE, pone valori limite progressivamente più bassi ai principali inquinantiatmosferici, secondo una percentuale annua costante; per le polveri fini PM10, dalgennaio 2005, la media annuale non deve superare i 40µg/m3 e tale valore limiteannuale sarà progressivamente ridotto sino a raggiungere 20µg/m3 per il 2010; leconcentrazioni misurate da tre postazioni indicano medie pari a 30, 38, 37 µg/m3che sono molto vicine alla media critica. Considerazioni analoghe valgono per leconcentrazioni misurate di benzene nei siti sensibili (tab. 4.10, pag. 50) il cui limiteannuale pari a 10µg/m3 deve, in forza della normativa citata, essere annualmenteridotto di 1µg/m3 sino a raggiungere il limite annuale di 5µg/m3; le stessededuzioni si applicano anche agli altri inquinanti. Per la qualità dell’aria nell’areadell’ex raffineria (pag.51) la definizione della stessa è parametrata ai valori diconcentrazione in ambienti di lavoro; il paragrafo termina evidenziando che:”nonesistono nella zona circostante gli impianti di trattamento temporaneo di terrenicontaminati elementi dell’ambiente di elevata sensibilità al deposito di inquinantipericolosi, quali coltivazioni ed ecosistemi di elevato pregio.” A pochi decine dimetri, ed in alcuni casi a pochi metri, ci sono gli abitanti dell’Antoniana, circacentotrenta, qualche famiglia ha anche l’orto. Centocinquanta metri più a sud c’è ilcentro. Gli spezzini e soprattutto gli abitanti dell’Antoniana dovrebbero continuaread assumersi anche il rischio professionale dell’esposizione, e non per otto ore al 22
  • 23. giorno, a sostanze tossico-nocive. Non solo, i risultati ottimistici del monitoraggiodelle polveri fini in Antoniana sono assicurati dai fuori servizio “strategici” dellacentralina, come detto in narrativa. I “fuori servizio” si sono verificati anche nellasuccessiva campagna di monitoraggio e sempre contestualmente alle fasi dimaggior attività del cantiere.L’istruttoria del procedimento di VIA avrebbe consentito ai comitati ambientalistidi sollecitare il Comune affinché conducesse inchieste pubbliche ex art. art.2 edart.9 comma 4°del D.P.R. 12/4/96 e di cui alla L.R. 38/98. La direttiva 2003/35 CE,il cui termine d’attuazione è fissato al 25 giugno 2005, si fonda sulla considerazioneche “Leffettiva partecipazione del pubblico alladozione di decisioni consente allostesso di esprimere pareri e preoccupazioni che possono assumere rilievo per talidecisioni e che possono essere presi in considerazione da coloro che sonoresponsabili della loro adozione; ciò accresce la responsabilità e la trasparenza delprocesso decisionale e favorisce la consapevolezza del pubblico sui problemiambientali e il sostegno alle decisioni adottate”. “….Vi è il desiderio di garantire ildiritto di partecipazione del pubblico alle attività decisionali in materia ambientale,per contribuire a tutelare il diritto di vivere in un ambiente adeguato ad assicurarela salute e il benessere delle persone”. Lontana da tale sinergico rapporto trapolitica e società è la realtà dell’Amministrazione spezzina, che ben si riassumenella dichiarazione resa, per un “lapsus linguae”, dall’Assessore all’Ambientedurante la riunione della IV circoscrizione 7/4/2005; l’Assessore ebbe a precisareche il procedimento di VIA sarebbe stato solo più lungo, ma non avrebbe mutatonulla nella sostanza delle decisioni prese. 23
  • 24. Invero, il procedimento di VIA avrebbe, anche, rafforzato l’obbligo prescrittodall’art.5, comma 3°, lett.c del D.L.vo 5/2/1997 n.22 che impone di smaltire i rifiutiutilizzando: ”i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado diprotezione dell’ambiente”. Infatti lo studio d’impatto ambientale, che completa laredazioni dei progetti soggetti a VIA, deve contenere in forza del D.P.C.M.10/8/1988 n.377, art.4. comma 4°, lett.c: ”le motivazioni tecniche della sceltaprogettuale e delle principali alternative prese in esame, opportunamente descritte,con particolare riferimento a: 1) le scelte di processo per gli impianti industriali,per la produzione di energia elettrica e per lo smaltimento di rifiuti”; ed ex art.6,all.c n.1e 2 del D.P.R. 12/4/96, per la VIA regionale, “la descrizione della tecnicaprescelta, con riferimento alle migliori tecniche disponibili a costi non eccessivi, edelle altre tecniche previste per prevenire le emissioni degli impianti e per ridurrelutilizzo delle risorse naturali, confrontando le tecniche prescelte con le miglioritecniche disponibili; L’ illustrazione delle principali soluzioni alternative possibili,con indicazione dei motivi principali della scelta compiuta dal committente tenendoconto dellimpatto sullambiente”. 3) Violazione dell’art.2 c.1 del D.P.C.M 377/1988, dell’art.7 c.1 del D.P.R. 12 aprile 1996. dell’art.15 c.4 L.R. 38/1998, dell’art.27 comma 1° del D.L.vo 22/1997In forza degli articoli rubricati i pareri, i nulla-osta e comunque le autorizzazioniafferenti l’approvazione del progetto di variante alla bonifica dell’area ex IP el’aggiudicazione dei relativi lavori avrebbero dovuto essere preceduti dallaprocedura di VIA. L’art.15 della L.R. 38/1998 sancisce l’inefficacia di tutti gli atti 24
  • 25. rilasciati dalla Regione e dagli Enti Locali in difetto della preventiva, positivaconclusione della procedura di VIA. 4) Violazione dell’art.32 Cost., dell’art.2 del D.L.vo 5 febbraio 1997 n.22, dell’allegato 2 (Procedure di riferimento per l’analisi dei campioni) del D.M. 471/1999, in relazione alla violazione dell’allegato 4 del D.M. 25 ottobre 1999 n.471 avente ad oggetto criteri per la redazione del Piano della caratterizzazione. Eccesso di potere per difetto di istruttoria. Sviamento.Il piano della caratterizzazione ai sensi dell’all. 4 del D.M. 471/1999 “descrivedettagliatamente il sito e tutte le attività che si sono svolte; individua le correlazionitra le attività svolte e tipo, localizzazione ed estensione delle possibilicontaminazioni; descrive le caratteristiche delle componenti ambientali siaall’interno del sito che nell’area da questo influenzata; descrive le condizioninecessarie alla protezione ambientale e alla tutela della salute pubblica; presentaun piano delle indagini per definire tipo, grado ed estensione dell’inquinamento”.La completezza raggiunta nella descrizione del sito, la precisa conoscenza dellatipologia produttiva, dell’ubicazione degli impianti, di depositi, di infrastrutturesotterranee (tubature, reti di distribuzione ecc.), delle attività di carico e scarico,così come la redazione dell’ elenco dei materiali impiegati nelle diverse attività deicicli di raffinazione o comunque utilizzate nella gestione degli impianti, sononecessari per formulare ipotesi sulla localizzazione delle possibili perdite,sversamenti e rotture e per definire, esattamente, la lista delle sostanze da 25
  • 26. analizzare. Questi elementi sono indispensabili per orientare la selezione dei puntidi campionamento e di un piano di analisi.La bonifica del sito è iniziata, invece, sulla base della caratterizzazione “Boeri”del1999, solo 89 campionamenti del terreno per una superficie così vasta (all.2, D.M.471/99); la caratterizzazione è stata, poi, integrata a singhiozzo, finché FosterWheeler effettuava, altri 277 campionamenti in corso d’opera, nel febbraio 2004,omettendo, tra l’altro, di effettuare prelievi dei gas interstiziali per individuare,prima della movimentazione dei terreni, la presenza di aree ad elevataconcentrazione di sostanze volatili. La perizia “Boeri” avrebbe dovuto, invece,essere utilizzata e recepita nella fase iniziale del piano di caratterizzazione, cioènella “Raccolta e sistematizzazione dei dati esistenti” che, con gli elementi soprabrevemente sintetizzati, consente di elaborare la caratterizzazione e la formulazionepreliminare del modello concettuale del sito e del piano di investigazione iniziale.“Questa schematizzazione del sito è la base per la definizione degli obbiettivi dibonifica, la formulazione del progetto, la valutazione del rischio e la selezionedelle eventuali misure di sicurezza permanente” (all.4 punto I.2, D.M. 471/99).Con il piano di investigazione iniziale sono definite accuratamente l’estensione e lecaratteristiche dell’inquinamento, la localizzazione dei punti,…la profondità diperforazioni e prelievi. “La lista delle sostanze da analizzare e la possibileselezione di sostanze indicatrici dipende dalla completezza raggiunta nelladescrizione delle attività svolte sul sito”. La violazione dei criteri dell’allegato 4 delD.M. 471/99, il ricorso a un criterio di campionamento solo statistico, benchéfossero disponibili informazioni storiche ed impiantistiche per orientare unacaratterizzazione adeguata, la mancata adozione della diligenza richiesta in tali 26
  • 27. delicate operazioni, hanno prodotto “a catena” effetti negativi e dannosi nellagestione della bonifica. In particolare non è stato preso in considerazione che: nellearee di carico del greggio erano frequenti cospicui sversamenti per troppo pieno; letubare interrate, soggette saltuariamente a rotture, hanno provocato saturazioni delterreno circostante, stante la comprensibile intempestività degli interventi dimanutenzione; per cinquant’anni le decine di depositi insistenti nell’area sono staticiclicamente ripuliti dalle incrostazioni di piombo e dalle morchie con solventi.Piombo, morchie e solventi erano quindi scaricati all’interno del sito. Ebbene,queste gravi deficienze nella fase preliminare di elaborazione del progetto hannoavuto come prima conseguenza la sottovalutazione delle quantità e dell’estensionedell’inquinamento; come, peraltro, era intuibile i terreni maggiormente inquinatisono quelli posti a valle del sito. La seconda conseguenza è l’erronea ed incompletaprecisazione degli inquinanti presenti nel terreno. Si è già detto in narrativa deigravi disagi provocati a molti cittadini dall’assunto che negava la rilevante presenzadi idrocarburi aromatici e della mancata, tempestiva adozione di adeguateprecauzioni in fase di movimentazione dei terreni. L’installazione del desorbitoretermico rinnova le preoccupazioni del ricorrente e degli altri comitati ambientalistinon solo per le emissioni di monossido di carbonio, ossidi di zolfo e di azoto,idrocarburi aromatici, metalli pesanti, ma anche a causa della formazione didiossine e furani, in concentrazioni eccessive, nella fase di riscaldamento delterreno all’interno dell’impianto. Foster Wheeler ha svolto n. 12 verifiche analitichesu campioni prelevati nel terreno “che hanno confermato l’assenza” ( doc.28screening, pag.90) di composti organoalogenati, da cui si sviluppano diossine. Leesperienze di trattamento di terreno inquinato da idrocarburi, condotti all’estero, - 27
  • 28. prosegue il documento di screening- confermano concentrazioni di PCDD/PCDFinferiori ai limiti previsti dalla normativa vigente. A seguito delle reiterate protestedei comitati ambientalisti, Foster Wheeler, nel febbraio 2005, consegnava un nuovorapporto analitico sulla (non) presenza di composti organoalogenati nel terreno. Leindagini svolte da Foster Wheeler sono affatto inidonee ad escludere il pericolopaventato per i seguenti motivi: a) Non è stata considerata la storia industriale dellaraffineria e quindi possibili sversamenti di sostanze organoalogenate; b) Come inuso in tutte le raffinerie negli anni passati sicuramente anche nella raffineria IP sonostati usati PCB (policlorobifenili) come liquido dielettrico nei trasformatori elettrici;le indagini avrebbero dovuto essere effettuate nei pressi delle aree che ospitavano itrasformatori; c) analogamente si sarebbe dovuto campionare il terreno limitrofo alpunto in cui insisteva un catalizzatore organoclorurato che ha raffinato, per ventianni, 800 ton. di benzina al giorno; d) si sarebbe dovuto inoltre accertare se inpassato erano stati usati PCB come olio termico in qualche scambiatore di calore. Sideve inoltre evidenziare che i composti organoalogenati, se presenti, sonorinvenibili superficialmente nel terreno, per cui i campioni devono essere prelevatiad una profondità minima.Dove tra le centinaia di migliaia di tonnellate di terreno stoccato sono statecondotte le indagini che hanno “confermato” l’assenza di compostiorganoalogenati? Evidentemente è impossibile certificare l’assenza di tali sostanzein concentrazioni non dannose per l’uomo e l’ambiente; appare, quindi, chiaro chela prevenzione sia il criterio cui attenersi rigorosamente:” Le autorità competentiadottano…inizitive dirette a favorire, in via prioritaria, la prevenzione e lariduzione dei rifiuti mediante:…d) lo sviluppo di tecniche appropriate per 28
  • 29. l’eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti destinati ad essererecuperati o smaltiti” (art.3, comma 1°, lett.d, del Decreto Ronchi).5) Violazione dell’art.32 Cost., dell’art.2 del D.L.vo 22/97 in relazione allaviolazione e falsa applicazione dell’art. 17 comma 6° del D.L.vo 22/1997 e degliartt. 5 e 10, dell’allegato 4 –II (Progetto preliminare, Analisi del rischiospecifica), della tabella 1 del D.M. 471/99 . Eccesso di potere per difetto diistruttoria, per contraddittorietà manifesta. Sviamento.L’art.5 del D.M. 471/99, rubricato “Bonifica con misure di sicurezza e ripristinoambientale” prevede:”Qualora il progetto preliminare di cui all’art.10 dimostri chei valori di concentrazione limite accettabili di cui all’art.3, comma 1, non possonoessere raggiunti nonostante l’applicazione, secondo i principi della normativacomunitaria, delle migliori tecnologie a costi sopportabili, il Comune….puòautorizzare interventi di bonifica e ripristino ambientale con misure di sicurezza,che garantiscano, comunque, la tutela ambientale e sanitaria anche se i valori diconcentrazione residui previsti nel sito risultino superiori a quelli stabilitinell’allegato 1. Tali valori di concentrazione residui sono determinati in base aduna metodologia di analisi del rischio riconosciuta a livello internazionale cheassicuri il soddisfacimento dei requisiti indicati nell’allegato 4.Il provvedimento che approva il progetto deve stabilire le misure di sicurezza e ipiani di monitoraggio e controllo necessari ad impedire danni derivantidall’inquinamento residuo e può fissare limitazioni temporanee o permanenti oparticolari modalità per l’utilizzo dell’area…Le misure di sicurezza e le limitazioni temporanee o permanenti o le particolarimodalità previste per l’utilizzo dell’area devono risultare dal certificato di 29
  • 30. destinazione urbanistica…e dalle norme tecniche di attuazione dello strumentourbanistico generale del Comune..”.L’art.10, comma 7° precisa le condizioni per gli interventi di cui al citato art.5.Come spiegato al punto precedente, il Piano della caratterizzazione, benchéintegrato in momenti successivi, è stato elaborato con metodologia approssimativa.Tale errore iniziale e la fretta di terminare la bonifica hanno, inevitabilmente,inficiato la precisione e l’attendibilità delle successive fasi progettuali. Difatti,l’impossibilità di definire nel dettaglio il tipo, l’estensione ed il gradodell’inquinamento (all.4, II.1) ha portato ad un’elaborazione frettolosa del Progettodi variante, che è privo dell’esatta definizione e descrizione di tutti gli elementirichiesti dall’allegato 4, II.Scopo del lavoro, si legge nel progetto del maggio 2004 “è fornire gli elementiprogettuali integrativi al progetto stesso relativamente a: - L’aggiornamento dellacaratterizzazione ambientale dell’area effettuata, sulla base dei dati acquisiti inFebbraio 2004; - Acquisizione di informazioni sullo stato di qualità delle matriciambientali dell’Area Demaniale (Sub distretto 2); - L’aggiornamento del modelloconcettuale del sito, con aggiornamento delle quantità di terreno da sottoporre atrattamento e/o smaltimento; - Una revisione ed integrazione delle tecnologie ditrattamento, recupero e smaltimento del terreno contaminato utilizzate; - Ilprogramma temporale aggiornato di realizzazione degli interventi previsti, cheinclude le fasi di accelerazione degli scavi nell’ambito del Sub distretto 3 edell’area di pertinenza della Variante alla SS1 Aurelia; - La stima aggiornata deicosti previsti per gli interventi (pag.11-12). Il documento si presenta come unasintesi incompleta della fase di caratterizzazione e di quella di redazione del 30
  • 31. progetto preliminare, come descritti dall’allegato 4, II. La revisione del progettoprecedente è così radicale che il documento di variante avrebbe dovuto definire,accuratamente, tutti gli elementi che costituiscono il progetto preliminare secondola normativa tecnica menzionata: Analisi dei livelli di inquinamento, Eventualiinvestigazioni di dettaglio, Analisi delle tecnologie adottabili, Analisi di rischiospecifica, Descrizione delle tecnologie da adottare , Verifica dell’ efficacia degliinterventi proposti, Compatibilita’ ambientale interventi.La violazione, ora esaminata, riguarda l’omessa redazione dell’Analisi di rischiospecifica di cui all’allegato 4, II.4), che, nell’ultimo comma puntualizza il fine diquesta sezione:”..la stima dettagliata del rischio posto alla salute pubblica eall’ambiente dalle concentrazioni residue in suolo e sottosuolo proposte per gliinterventi di bonifica e ripristino ambientale con misure di sicurezza…”.Nel provvedimento di approvazione del progetto di bonifica 14/8/2002, n.84 sidetermina che:”Dovranno essere mantenute in esercizio trincee e pozzi durantetutta la bonifica e comunque fino a quando necessario”.Il paragrafo 7.9 del Progetto di variante, (doc. pag. 124 e ss,)“ descrive linterventodi messa in sicurezza e bonifica delle acque sotterranee, così come previsto dalProgetto Definitivo di Bonifica approvato e in accordo alle modifiche apportate”.Le caratteristiche costruttive delle quattro trincee drenanti saranno analoghe aquelle previste nel Progetto Definivo di Bonifica approvato e la cui lunghezza variada m. 52 a 377 e la profondità da 5 a 6 m. Saranno realizzati, altresì, 6 pozzi diemungimento di acqua di falda laddove labbattimento della superficie freatica nonpuò essere raggiunto con la sola trincea drenante. 31
  • 32. Lo stato qualitativo delle acque sotteranee, come rilevato dai piezometri, èpreoccupante (screening, pag.56) e l’inquinamento dei suoli raggiunge i 10-12metri.A pagina 21 del progetto di variante leggiamo: “Come definito nel progettopreliminare di bonifica- il riferimento è probabilmente al progetto preliminareapprovato il 4/8/2000-, il presente progetto ha come obiettivo il conseguimentodei limiti previsti dalla normativa nazionale, costituita dallArt. 17 del D. Lgs.n°22 del 5 febbraio 1997 (Decreto Ronchi) e dal relativo Regolamento AttuativoDM n° 471 del 25 ottobre 1999. - 3.1 Suoli- Tale Decreto definisce (Art. 4,comma 1), in relazione alla specifica destinazione d’uso del sito, due livelli dibonifica, cui corrispondono diversi limiti tabellari per le concentrazioniammissibili degli inquinanti organici ed inorganici nel terreno, superati i quali sideve procedere ad un intervento di messa in sicurezza, bonifica e ripristinoambientale. Per ogni sostanza, tuttavia, i valori da raggiungere con gli interventidi bonifica e ripristino ambientale sono riferiti ai valori del fondo naturale (Art. 4,comma 2), nei casi in cui sia dimostrato che nell’intorno non influenzato dallacontaminazione del sito i valori di concentrazione del fondo naturale per la stessasostanza risultano superiori a quelli indicati nell’Allegato 3. Per il sito in esame, ilimiti di riferimento saranno quelli relativi ad un uso industriale e terziario delterreno per il Sub distretto 3 e quelli relativi ad un utilizzo residenziale e a verdeper gli altri Sub distretti 2, 4, 5 e 9 . Si ritiene, in via preliminare, che i valori delfondo naturale di alcuni parametri (quali ad esempio piombo e rame) possanopresentare valori superiori ai limiti tabellari previsti per un utilizzo residenzialedei suoli. Tale ipotesi dovrà essere confermata attraverso approfondimenti 32
  • 33. analitici, applicando le procedure previste dall’Allegato 2 del citato decreto.Qualora gli obiettivi di bonifica non possano essere raggiunti nonostantel’applicazione, secondo i principi della normativa comunitaria europea, dellemigliori tecnologie disponibili a costi sopportabili, l’autorità competente puòautorizzare progetti di “bonifica con misure di sicurezza e ripristino ambientale”che garantiscano, comunque, la tutela ambientale e sanitaria. In questo caso, ivalori di concentrazione residua ammissibili (obiettivi di bonifica) sarannodeterminati in base ad una metodologia di analisi di rischio riconosciuta a livellointernazionale”. La descrizione, sopra riportata, degli obbiettivi del progetto divariante contiene asserzioni superflue, aleatorie, del tutto prive di riscontri concretied analisi approfondite che costituiscono il fondamento della redazione delprogetto preliminare. Infatti è il progetto preliminare che deve dimostrare laraggiungibilità o la non raggiungibilità, con le migliori tecnologie di bonificadisponibili, dei valori di concentrazione limite accettabili per l’uso specifico delsito; è il progetto preliminare che, nel caso di bonifica con misure di sicurezza, deveproporre i valori di concentrazioni residui per ogni sostanza al termine degliinterventi, valori che devono essere sottoposti a valutazione mediante analisi delrischio e tali, comunque, da non costituire pericolo per la salute pubblica e lediverse matrici ambientali, considerate tutte le possibilità di esposizioni attive per ilsito in esame.Dunque, il progetto di variante ha come obiettivo il conseguimento dei limitiprevisti dalla normativa nazionale “Come definito nel progetto preliminare dibonifica”; il progetto preliminare di bonifica del 2000 è basato sulla“Caratterizzazione Boeri” che i fatti hanno confermato essere un documento 33
  • 34. completamente inidoneo ad esaurire la prima fase della progettazione della bonificae tale da dover essere integrata, come esplicitato negli scopi, sopra citati, deldocumento di variante!L’affermazione:”Si ritiene, in via preliminare, che i valori del fondo naturale dialcuni parametri (quali ad esempio piombo e rame) possano presentare valorisuperiori ai limiti tabellari previsti per un utilizzo residenziale dei suoli” èformulata, vanamente, per gli effetti di cui all’art.4, comma 2°, del D.M. cherecita:”Per ogni sostanza i valori di concentrazione da raggiungere sono tuttaviariferiti ai valori del fondo naturale nei casi in cui, applicando le procedure di cuiall’allegato 2, sia dimostrato che all’intorno non influenzato dalla contaminazionedel sito i valori di concentrazione del fondo naturale per la stessa sostanzarisultano superiori a quelli indicati nell’allegato 3”; allegato che richiama i limititabellari dell’allegato 1. Non si dubita che l’Ecc.mo Tribunale apprezzi la profondailliceità, pari alla totale mancanza di buon senso, di questa asserzione che haalimentato le preoccupazioni per la gestione della bonifica. Il timore del comitatoricorrente, peraltro diffusamente condiviso, è che, stante le altissime concentrazionidi piombo, presenti nel sito e causate sia dalla raffinazione del petrolio, sia dallapulizia dei serbatoi che dagli sversamenti, la bonifica in corso produca risultatimodestissimi, in aggiunta ai danni ambientali già cagionati ed a quelli che sarannocausati dalle nuove tecnologie.Da pagina 30 a 34 del progetto di variante sono riepilogati i risultati delle analisi deicampioni di suolo. Per i sub distretti 2, 9 (destinazione d’uso verde e residenziale) eper il sub distretto 3 (destinaz. Commerciale) non compare il dato relativo alpiombo, pare che il metallo sia addirittura inferiori ai valori del fondo naturale, il 34
  • 35. quale, in forza dell’assunto del proponente, dovrebbe invece presentare valori diconcentrazione superiori al limite accettabile per l’uso residenziale, di cui alleg.1,Tabella 1 del D.M.471/99 . Per converso, nel sub distretto 4 e 5 (verde eresidenziale) le concentrazioni di piombo sono decisamente elevate. Ciò èparadossale e contraddittorio con i risultati dello screening, relativi allo stato delleacque sotterranee e di cui a pag.56 del documento:”I risultati analitici confermanola presenza di uno stato di contaminazione derivante da idrocarburi di originepetrolifera e metalli pesanti diffuso soprattutto nei Sub distretti 2,3,4..” e conquanto considerato nella Conferenza dei servizi 15/2/2005, pag.3, ultima riga, e cioèche nel sub distretto 3 sono più accentuati i fenomeni d’inquinamento e le “areecalde”.Non solo, il desorbitore termico e la rimozione con solventi utilizzano tecnicheadatte a volatilizzare e rimuovere solo composti inquinanti organici e non metallipesanti (pag. 9 e 32 del Progetto esecutivo, doc.30) che dovrebbero essere trascinativia dal lavaggio con acqua, soil washing. Secondo le previsioni progettuali, dettatecnologia sarebbe applicata unicamente ai terreni da avviare al trattamento diestrazione con solventi.L’analisi del rischio per valutare le concentrazioni di inquinanti residui sarebbestata necessaria anche alla luce dei criteri adottati dal proponente per stimare laquantità di terreno inquinato:a) I limiti considerati per classificare un’area come contaminata dipendono dalladestinazione d’uso prevista per quell’area. Ciò si concretizza nell’assunzione, peril solo Sub distretto 3, dei limiti fissati dalla normativa per uso 35
  • 36. Commerciale/industriale (colonna B, DM 471/99) e - per tutto il resto dell’area -del limite per uso Residenziale/verde pubblico (colonna A, DM 471/99).b) I parametri considerati nella valutazione della contaminazione dei terrenisono: − Idrocarburi totali, intesi come somma di Idrocarburi C<12 e C>12. Leconcentrazioni rilevate sono state confrontate con il valore 1000 mg/kg per il Subdistretto 3 e con il valore di 60 mg/kg per il resto dell’area. − BTEX − IPA −Metalli pesanti. Anche in questo caso sono stati assunti i limiti presenti innormativa in funzione delle diverse destinazioni d’uso previste per i vari subdistretti. (pag.60-61 variante)Sub b) si osserva: la tabella 1 del D.M. 471/99 per siti ad uso verde-residenzialefissa le concentrazioni limite degli idrocarburi leggeri e pesanti rispettivamente a 10e 50 mg/kg, per quelli ad uso commerciale a 250 e 750 mg/kg. Attenendosi alcriterio del proponente dovremmo, paradossalmente, considerare non inquinato unterreno residenziale che, per esempio, ha una concentrazione di C<12 pari a 30mg/kg ed una concentrazione di C>12 di 28 mg/kg, perché addizionando tali valorinon è raggiunta la concentrazione di 60 mg/kg. La somma di idrocarburi C<12 eC>12 deroga a quanto previsto dalla normativa che, non a caso, differenzia leconcentrazioni limite accettabili per le due classi di idrocarburi.Sub a) Il sub distretto 3, per quanto sopra detto, conterrà concentrazioni diidrocarburi e di piombo poco inferiori a 1000 mg/kg. Non solo il valore degliidrocarburi è, come detto, erroneamente parametrato, ma neppure sono statianalizzati i rischi di una migrazione degli inquinanti nei sub distretti adiacenti aln.3, che sono destinati all’uso verde-residenziale. Ne discende, quasi certamente, 36
  • 37. l’impossibilità di mantenere la concentrazione degli inquinanti entro i limiti dettatiper la specifica destinazione d’uso di tali sub distretti.I risultati dell’analisi di rischio avrebbero comportato limitazioni temporanee opermanenti all’utilizzo dell’area bonificata, ovvero particolari modalità perl’utilizzo della stessa, creando “imbarazzo” con i beneficiari delle concessioniedilizie. Per le dette ragioni si ritiene illegittimo il parere della Conferenza deiServizi 15/2/2005 che ritiene svincolabile parte del sub distretto 3, per l’areadefinita sub 3/1. Tale illegittimità si riflette sulla certificazione di avvenuta bonificada parte della Provincia che attesti la conformità degli interventi di bonifica alladestinazione d’uso prevista, utilizzando i parametri errati che sono stati adottati nelprogetto di variante per la valutazione della contaminazione dei terreni.6) Violazione dell’art.32 Cost., dell’art.2 del D.L.vo 22/97 in relazione allaviolazione e falsa applicazione dell’art.5 del D.L.vo 22/97, dell’art.4, comma 4°,dell’allegato 3 (Criteri generali per gli interventi di messa in sicurezza, bonificae ripristino ambientale, per le misure di sicurezza e messa in sicurezzapermanente), dell’allegato 4 (Progetto preliminare II.3- Analisi delle possibilitecnologie adottabili) del D.M. 471/99. Eccesso di potere per difetto diistruttoria, per travisamento dei fatti, per mancanza dei presupposti.Irrazionalità manifesta della motivazione.Il cardine, su cui s’incentra la normativa introdotta dal decreto Ronchi in attuazionedelle direttive comunitarie, è il concetto di “gestione dei rifiuti”. Il precipuoobbiettivo della disciplina è regolamentare lo smaltimento ed il recupero deglistessi, privilegiando, nei limiti del possibile, il recupero. 37
  • 38. Nel contempo la normativa sulla “gestione dei rifiuti”, che comprende tutte leattività dalla raccolta al recupero/smaltimento, fissa, come suggerisce il termine“gestione”, il principio della necessità di mantenere il controllo sulle sostanzeinquinanti, minimizzandone gli effetti dannosi, dall’inizio alla fine delle operazionidi gestione. Poiché le leggi della fisica escludono che si possa eliminare unasostanza, ma solo trasformarla o cambiarle stato, l’intento del legislatore è quellod’imporre procedimenti che, avvalendosi delle migliori tecnologie disponibili,mutino le sostanze tossico-nocive in composti bio-compatibili, ovvero riducano ladannosità e la quantità degli inquinanti grazie al cambiamento dello stato in cui sipresentano originariamente; coerentemente, la gestione dei rifiuti proseguenell’immobilizzazione dei residui del trattamento, che si presumono estremamenteridotti. La dispersione nell’ambiente degli inquinanti residui, solidi, liquidi, gassosiche siano, è un criterio estremo, residuale, quando non è possibile “catturare”,circoscrivere, i resti inquinanti al termine delle operazioni di smaltimento.La finalità della legge vuole assicurare che le attività di recupero o smaltimentosiano condotte senza pericolo per la salute dell’uomo e senza pregiudizio perl’ambiente (art.2 D.L.vo 22/97). Se infatti il comma 2° dell’art. 5 del D.L.vo 22/97richiede che“ i rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il piùpossibile ridotti potenziando la prevenzione e le attività di riutilizzo, riciclaggio e direcupero”, il comma 3° del medesimo articolo fissa le condizioni in cui deverealizzarsi l’ipotesi subordinata dello smaltimento “a perdere” nell’ambiente: “Losmaltimento è attuato con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impiantidi smaltimento, che tenga conto delle tecnologie più perfezionate a disposizione,che non comportino costi eccessivi, al fine di b) permettere lo smaltimento dei 38
  • 39. rifiuti in uno degli impianti appropriati più vicini, al fine di ridurre i movimenti deirifiuti stessi; c) utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un altogrado di protezione dell’ambiente e della salute pubblica”. Secondo quantoprevisto dall’allegato 3, lettera d del D.M. 471/99, il trattamento dei rifiuti pressoimpianti esterni (off site) può, inoltre, essere complementare al recupero e riutilizzodel suolo nel sito stesso o in luoghi che presentino caratteristiche ambientaliadeguate. Appare, dunque, chiarito il principio fissato dall’art.4, comma 4° delD.M. 471/99, che indirizza la scelta delle diverse tecnologie:”Gli interventi dibonifica e ripristino ambientale di un sito inquinato devono privilegiare il ricorso atecniche che favoriscano la riduzione della movimentazione, il trattamento nel sitoed il riutilizzo del suolo, del sottosuolo e dei materiali di riporto sottoposti abonifica”. Nella sezione “Bonifica e ripristino ambientale; messa in sicurezzapermanente” dell’allegato 3 del citato decreto ministeriale, si precisa che gliinterventi in situ sono effettuati senza movimentazione o rimozione del suoloinquinato e pertanto di minimo impatto ambientale; gli interventi on sitepresuppongono movimentazione del terreno, finalizzata al trattamento ed alrecupero del suolo bonificato nel sito stesso; i trattamenti off site, come sopraaccennato, implicano movimentazione dei suoli, trasporto ed eventuale recupero.Nel documento prodotto (doc. 18)”Tecnologie Innovative e procedure operativeper la bonifica di suoli contaminati” sono esaminate molte tecniche di bonifica deisuoli tali da consentire, con la possibilità di ricorso congiunto a diversi trattamenti,la realizzazione del risanamento ambientale del sito inquinato in modoassolutamente conforme alla legge. 39
  • 40. Le tecniche, adottate per le operazioni di bonifica già effettuate, sono stateapplicate malamente e le scelte di quelle previste dal progetto di variante di bonificadell’area ex IP, sono illogiche ed irrazionali. Come accennato in narrativa, lamovimentazione del terreno ed il Landfarming (on site) non sono stati preceduti datrattamenti del terreno atti ad abbattere le concentrazioni di idrocarburi volatili enon (quali per es. Soil Vapor Exctraction –in situ- pag.10, Air Sparging –in situ-pag.11, Bioventing –in situ- pag.16, Biosparing –in situ- pag.18, elencati neldoc.18). Illuminanti sono le considerazioni svolte a pag. 21 del medesimodocumento:”Linquinamento dei suoli rappresenta uno dei problemi principali checontribuiscono al degrado ambientale. Gli interventi di risanamento ambientaleche si eseguono al giorno doggi vengono attuati attraverso molteplici tecnologie.La più diffusa rimane ancora il conferimento in discarica che, allo stesso mododellincenerimento, è non solo un approccio molto costoso ma comporta anche uningente impatto ambientale. Più interessanti sono invece le tecnologie dirisanamento, distinte in fisiche, chimiche e biologiche, le quali prevedono larimozione dellagente inquinante con la conseguente riutilizzazione del suolo. Eimportante la distinzione fra le tecniche di intervento ex situ, in cui il suolo vienescavato e portato ad un impianto di trattamento, e tecniche on site, in cuis’interviene direttamente sul posto di origine. Sono particolarmente interessantile tecnologie di tipo biologico soprattutto per quel che concerne la modalità in situpoiché permette di eliminare la sostanza inquinante a costi contenuti. La rimozionedel contaminante tramite una tecnologia di tipo biologico può essere effettuata siautilizzando piante (phytoremediation) sia utilizzando microrganismi tra cui funghi ein prevalenza batteri, autoctoni o alloctoni (bioremediation)”. 40
  • 41. Anche l’Avv.Toscano, per Grifil, nelle note allegate al verbale della Conferenza deiServizi 15/2/2005, lamenta l’omesso utilizzo di acceleratori dei processi enzimaticidurante il landfarming, nonché, aggiungiamo di ossigeno (biosparing) cheavrebbero accorciato i tempi di esecuzione del ciclo. Evidenzia, semprel’avv.Toscano, “che fino ad ora l’attività di bonifica è progredita utilizzando inmodo esclusivo le capacità recettizie delle piazzole di stoccaggio per terreniinquinati, che sono tuttavia esaurite da tempo. Il materiale accumulato non è statoportato in discarica come previsto nel progetto originario..”. Inutile è insistere, inquesta sede, sui danni già provocati ai residenti delle zone limitrofe da taleomissione, dai ritardi nel predisporre idonea bagnatura in fase di raccolta emovimentazione e nel sistemare idonea copertura dei terreni stoccati.L’impugnazione dei provvedimenti contrastati è tesa ad “evitare ogni rischioaggiuntivo a quello esistente di inquinamento dell’aria, delle acque sotterranee esuperficiali, del suolo e sottosuolo, nonché ogni inconveniente derivante darumori ed odori; evitare i rischi igienico sanitari per la popolazione durante losvolgimento degli interventi”(lettere n, o, sezione I, allegato 3 del D.M.471/99),nella speranza che la bonifica sia proseguita e terminata a norma di legge.La considerazione espressa nel merito degli aspetti tecnici dalla Conferenza deiServizi 15/2/2005, in sede deliberante, dovrebbe, teoricamente, motivare, “reggere”la legittimità e la coerenza delle scelte della P.A.; invero, leggiamo le seguentilapidarie parole: “sussiste l’indirizzo generale, derivante da norme comunitarie,secondo il quale è prioritario il ricorso di tecniche in situ o comunque checonsentono il recupero del materiale, rispetto alla smaltimento indiscarica”(pag.3). Sennonché, tecniche in situ non sono ancora state adottate, come 41
  • 42. lamentato dall’Avv. Toscani, o progettate, e tra quelle che consentono il recuperodel materiale, rientra anche il trattamento off site. Non si vuole, comunque,significare che le soluzioni tecniche del progetto di bonifica 2002, landfarming edasporto in discarica, siano una panacea per l’area ex IP, ma che le tecnologieintrodotte dalla variante sono molto pericolose per l’uomo e l’ambiente, soprattuttoil desorbimento termico. Le due tecniche “integrative”, on site, desorbimentotermico e soilwashing, comportano un’imponente movimentazione di terrenoinquinato (carichi, trasporti, vagliature) in prossimità di non poche abitazioni emolto vicino al centro città, non solo, il desorbimento termico peggiora, anchenell’ipotesi di perfetto funzionamento dell’impianto, la qualità sia dell’aria che delsuolo, per ricaduta. Il progetto di variante è, con tutta evidenza, assolutamenteconfliggente con il criterio informatore della normativa sulla gestione dei rifiuti chevuole assicurare, prioritariamente, la tutela della salute e dell’ambiente.Al paragrafo 8 (pag. 74 e seguenti) dello screening sono esaminati le componenti edi fattori ambientali interessati dal progetto. Di essi, in parte si è già detto al punto 2,4 e si dirà al successivo punto 7 del presente ricorso; tuttavia, si precisa altresì chenell’identificazione dei punti di attenzione si è trascurato di approfondire: il puntoA.3 –componente aria- e ciò in considerazione del fatto che La Spezia è sita in unaconca, abbracciata dall’Appennino che impedisce la dispersione degli inquinantiaereformi e delle polveri. La città è un fiordo del Mediterraneo. Durante il giorno, ilvento di mare da ovest, sud ovest spinge gli inquinanti verso est, nord est; di notte,la brezza di terra fa compiere loro il tragitto inverso; i punti: C2, C4, C7, C9, C10,C12 –componente acque superficiali-; E7 –componente suolo-; da G1 a G3 –componente vegetazione flora- poiché la zona collinare. recettore del lato nord, 42
  • 43. nord-ovest delle emissioni del camino, presenta una vegetazione, di macchia e dibosco, tipica della collina e dell’Appennino Ligure; H1 e H4 –componente fauna-per la ragione precedente.Individuati i punti di attenzione, lo screening passa alla valutazione degli impattiattesi (pag.108), di cui si contesta, in toto, l’attendibilità. In sintesi, il documentoconsidera poco significativo, in assenza di criticità, benchè relativo ad elementivulnerabili, l’impatto ambientale del desorbimento termico su vegetazione,coltivazioni, scuole, nuclei residenziali, e sull’ospedale civico, i cui edifici a montedistano circa 200 m, in linea d’aria, dal sito che ospiterà i nuovi impianti; leemissioni del camino conterranno anche diossine, sebbene non sia possibilestabilirne la concentrazione per i motivi esposti sub 4, oltre che metalli pesanti,monossido di carbonio ecc.. Si puntualizza che la temperatura di esercizio dellaprima fase di trattamento dei terreni nel desorbitore è di 150-300°C, ideale per laformazione di diossine; la fase successiva di trattamento di post-combustioneraggiunge una temperatura di 800-850° C (doc. 28, screening, pag.21), insufficienteper l’eliminazione di diossine e furani per il cui effettivo smaltimento si richiedonotemperature superiori: 1100-1200°C.. A fronte del rischio ineliminabile di talegrave pericolo per la salute, il principio, cui attenersi nel modo più rigoroso, èquello della prevenzione.Al danno ambientale provocato dalle emissioni del camino, la cui concretapericolosità potrà essere quantificata solo successivamente al funzionamento deldesorbitore, si aggiunge l’inidoneità di detto impianto a bonificare terreni inquinatida metalli pesanti (pag. 9 e 32 del Progetto esecutivo, doc. 30) e l’elevato costo delsuo utilizzo. 43
  • 44. E’ mancata, completamente, la dettagliata analisi comparativa delle diversetecnologie di bonifica applicabili al sito, in considerazione delle specifichecaratteristiche dell’area.“L’analisi delle tecnologie deve essere basata su una esaustiva rassegna dellesoluzioni adottate in casi simili sia a livello nazionale che internazionale perdefinire in che modo possano essere rispettati i criteri stabiliti nell’allegato 3.Questa sezione, non si configura come una rassegna della letteratura nazionale edinternazionale, ma deve permettere di stabilire l’efficacia delle diverse tecnologieapplicate nelle condizioni specifiche del sito, in particolare termini dicaratteristiche ambientali, geologiche, idrogeologiche, urbanistiche eterrittoriali”(allegato 4, sezione II.3)Ne consegue la violazione di tutte le norme rubricate.7) Violazione dell’art.32 Cost., dell’art.2 del D.L.vo 22/97 in relazione allaviolazione e falsa applicazione dell’art.28 comma 1° del D.L.vo 22/1997,dell’allegato 3 lettera m, dell’allegato 4 II.3, penultimo comma del D.M. 471/99,dell’allegato 1 del D.M. 124/2000. Eccesso di potere per difetto di istruttoria,dei presupposti. Sviamento.In forza dell’art.28 del D.L.vo 22/97, l’esercizio delle operazioni di smaltimento edi recupero dei rifiuti è autorizzato dalla regione competente per territorio…L’autorizzazione individua le condizioni e le prescrizioni necessarie per garantirel’attuazione dei principi di cui all’art.2, ed in particolare: a) i tipi ed i quantitativi dei rifiuti da smaltire o da recuperare; 44
  • 45. b) i requisiti tecnici, con particolare riferimento alla compatibilità del sito, alle attrezzature utilizzate, ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti, ed alla conformità dell’impianto al progetto approvato; c) le precauzioni da prendere in materia di sicurezza ed igiene ambientale; d) il luogo di smaltimento;I) Secondo le valutazioni contenute nel progetto di variante “circa 248.000 mc (inbanco) di terreno eccedono i limiti normativi di riferimento. L’attività diescavazione dei terreni contaminati permetterà di definire con maggiore precisioneil quantitativo dei terreni contaminati da sottoporre a trattamento; qualoradovesse venire riscontrata una significativa variazione dei quantitativi di terrenoda trattare, si procederà in corso d’opera ad una ottimizzazione delle modalità diconduzione degli interventi proposti in relazione alle nuove esigenze, in modo daminimizzare un’eventuale variazione dei tempi di bonifica ad oggiprevedibili”.(pag.68)Nella relazione istruttoria del documento di screening, allegata alla delibera dellaGiunta Regionale, il quantitativo totale è stimato in circa 496.000 tonnellate, neldocumento di screening la quantità totale, da avviare ai diversi trattamenti, è stimatatra le 350.000 e le 590.000 ton. (pag.24); durante la Conferenza dei Servizi 7/7/04,prosecuzione della Conferenza 29/6/04 si dava atto dell’autorizzazione all’ulteriorestoccaggio di 60.000 mc ed era richiesto lo stoccaggio di altri 10.000 mc, approvatocon Determinazione Dirigenziale n.47 del 21/9/2004 (doc.29); durante laConferenza 7/7/04, Eni faceva, altresì, presente che “qualora venisse menol’esigenza di accelerazione di bonifica nel sub distretto 3, non c’è più l’esigenzaimmediata di avere ulteriori 40.000 mc di stoccaggi di terreni inquinati”. La 45
  • 46. scrivente non è a conoscenza se poi sia venuta meno l’esigenza di accelerazione dibonifica nel sub distretto 3.E’ lecito, altresì, domandarsi dove e come saranno smaltiti i rifiuti dei terreniinquinati dell’area demaniale e della cui contaminazione si dà atto nella Conferenzadei Servizi 15/2/2005 (pag.3).In questa Conferenza era espresso un generico parere favorevole all’autorizzazionedi tutti gli impianti e operazioni di gestione dei rifiuti derivanti dalla bonifica,effettuate all’interno dell’area e trattamento dei rifiuti nella stessa prodotti, nonchéper le emissioni in atmosfera… Neppure il Comune, nella determinazione dirigenziale n.17 del 20/4/2005 che approva la variante al progetto di bonifica, individua, pur nel difetto di competenza, le condizioni necessarie all’autorizzazione degli impianti e delle operazioni di smaltimento e recupero; sub 1) d, il documento ripete lo stesso laconico ed illegittimo, tanto più in considerazione della pericolosità dei rifiuti gestiti, assenso espresso nella Conferenza dei Servizi 15/2/2005. Stravolgendo l’iter procedurale, il Comune, nel capo relativo alle prescrizioni richiede –punto 2) i. - “che venga prodotto un piano dettagliato, che definisca le tipologie ed i quantitativi delle terre che s’intendono avviare ai vari trattamenti sulla base delle concentrazioni rilevate del parametro idrocarburi C<12, nonché le relative modalità gestionali; ii. Dovranno essere previsti e messi in opera opportuni sistemi di contenimento delle sostanze volatili provenienti dal terreno in trattamento; 46
  • 47. iii. Dovrà essere effettuato il monitoraggio dell’area in prossimità dell’area di trattamento; iv. Dovranno essere fornite e messe in atto procedure che consentano in caso di sviluppo di odori di intervenire in modo da eliminare il problema; v. Dovrà essere fornita con anticipo al Comune l’informazione relativa agli impianti di Soil washing, Enisolvex e Desorbimento termico che saranno effettivamente utilizzati per la bonifica, allo scopo di consentire al Comune verifiche sul loro stato di manutenzione ed efficienza, nonché dovrà essere fornita informazione sull’idoneità tecnica dei soggetti preposti alla loro gestione”.All’incertezza sul quantitativo di terreno effettivamente inquinato, come espostosopra ed al punto 5 del presente ricorso, si aggiunge, conseguentemente,l’indeterminatezza delle quantità di terreno da sottoporre ai diversi trattamenti. Taleillegittima genericità del provvedimento di approvazione del progetto di varianteconsegue ai vizi rubricati nei punti 4, 5, 6, di cui sopra, ma è funzionale al rispettodella tempistica di completamento della bonifica, consentendo un largo margine diflessibilità nella gestione dei terreni contaminati:“La bonifica dei suoli sarà pertanto strutturata mediante limpiego combinato dellediverse tecnologie, con selezione dei volumi da destinarsi all’una o all’altra, infunzione delle potenzialità e dimensionamento dei singoli impianti on site”.(pag.67 progetto variante, a pag. 22-23 screening, si fa riferimento, anche, allaqualità dei suoli per individuare il trattamento ideale).Nelle premesse dell’impugnata Determinazione Dirigenziale n.17 del 20/4/2005, silegge che il Comune era ancora in attesa di conoscere da Eni, dietro richiesta 47
  • 48. comunicata con nota n.13441 del 18/2/2005 e seguita da un primo riscontro in data24/2/2005,“le modalità con cui la stessa intende aderire all’invito contenuto nelverbale della conferenza di accedere con maggior incisività alla tecnologia diasporto e smaltimento dei rifiuti maggiormente inquinati, per accelerare leoperazioni di bonifica”.II) La violazione all’art.28 comma 1° del decreto Ronchi è reiterata dall’errataindividuazione dei requisiti tecnici delle attrezzature che saranno effettivamenteutilizzate.Non è, infatti, acquisito al procedimento che le caratteristiche tecniche degliimpianti, descritte nei progetti e documenti prodotti da Eni e Foster Wheeler,completeranno, realmente, gli impianti che saranno installati nell’area. A questalacuna, annoverabile tra le carenze del progetto preliminare, si aggiunge la mancataprevisione di quanto prescritto dall’allegato 4, II, punto 3, penultimo comma, :”Larassegna delle tecniche di bonifica/messa in sicurezza permanente adottabili nelcaso specifico deve essere corredata da una analisi dei costi degli interventi,comprensiva dei costi delle misure di sicurezza e dei controlli da adottare durantegli interventi di bonifica, che permetta di valutare la fattibilità economica deidiversi interventi”.Attenendosi allo spirito della legge, l’analisi dei costi ha ad oggetto non solo lediverse tecnologie adottabili e di cui si è detto al punto precedente; al fine digarantire l’aggiudicazione dei lavori ad imprese che assicurino le prestazionidescritte in progetto, sarebbe stata necessaria una preliminare disamina dei costipreventivati, a parità di specifiche tecniche, per la stessa tecnologia di trattamentoadottabile. 48
  • 49. Per l’impianto di soilwashing + estrazione con solvente leggiamo a pag. 27 delprogetto esecutivo che l’impianto sarà realizzato e gestito dalla Società Ecotec diRoma, che detiene con EniTecnologie il brevetto Enisolvex. Alla data diapprovazione del progetto di variante i lavori non erano stati ancora aggiudicati. Ciòè comprensibile, a condizione che la successiva scelta dell’appaltatore cadaeffettivamente su un’impresa che gestisce impianti rispondenti alle descrizioni diprogetto, evitando di privilegiare il criterio dell’economicità in fase diaggiudicazione dei lavori.L’esatta definizione delle prestazioni tecniche-operative è fondamentale non soloper il pericolo di emissioni dannose dal camino del desorbitore ma anche inrelazione all’enorme quantità di acqua utilizzata nel processo di soilwashing +solvente (pag.11 e seguenti dello screening). L’acqua, adeguatamente “chiarificata”e depurata dai fanghi, sì da “essere idonea alla vita dei pesci ciprinidi, tab.1/B,D.L.vo 152/99”(pag. 72 dello screening) dovrebbe essere immessa nel giàcontaminato torrente Cappelletto e, per ivi, nel sempre più plumbeo mare del Golfodei Poeti.L’allegato 3 del D.M. 471/99 specifica che gli interventi di messa in sicurezzad’emergenza, bonifica e ripristino ambientale, le misure di sicurezza e gli interventidi messa in sicurezza permanente devono essere condotti secondo criteri generali iviindicati; alla lettera m) leggiamo:”sottoporre le tecnologie proposte a test dilaboratorio o a verifiche con impianti pilota che permettano di valutarne l’efficacianelle condizioni geologiche e ambientali del sito”.Il test pilota non è stato eseguito per l’impianto di desorbimento termico, ma soloprevisto a pag.74 del progetto di variante. Le informazioni integrative presentate da 49
  • 50. Foster Wheeler riguardano l’esperienza di utilizzo del desorbitore nell’area dell’exraffineria di Rho. Per le ragioni elencate tale documento integrativo è doppiamenteinconferente. Ulteriore motivo di doglianza è la mancanza dell’analisi dei rischi sudetto impianto, non essendo garanzia sufficiente il sistema di blocco in caso dimalfunzionamento; l’analisi dei rischi ha ad oggetto proprio il sistema di blocco edè calcolata in base al rateo di guasto dei componenti del sistema di controllo e diarresto del sistema.In difetto di un’analitica ed approfondita elaborazione progettuale, la bonificadell’area ex IP è, in buona sostanza, affidata alla versatilità operativa degli impiantied alla capacità d’improvvisazione del personale addetto. Siamo ben oltre i naturalilimiti di “flessibilità della gestione” nelle operazioni di trattamento dei terrenicontaminati dell’Antoniana.III) Quanto alla rubricata violazione delle prescrizioni contenute nell’allegato 1 delDM 124/2000 –Regolamento recante i valori limite di emissione e le normetecniche riguardanti le caratteristiche e le condizioni di esercizio degli impiantid’incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti pericolosi- richiamato dall’art. 28,comma 1°, lettera f del decreto Ronchi, si evidenzia che la DeterminazioneDirigenziale n.17 del 20/4/05 prescrive sub 2 d) ii:”monitoraggio continuo deiparametri progettualmente previsti (registrazione in continuo delle emissioni acamino per i parametri: COT e CO ed analisi semestrale della concentrazione diBenzene e NOx, pag.116 –Variante-)…e monitoraggio semestrale con rispetto deilimiti del D.M. 124/2000 per i seguenti parametri: CO; Polveri totali; COT; ossididi zolfo e di azoto;metalli pesanti (Cd;Hg;Sb;As;Pb; Cr;Cu;Ni;); IPA e PCDD ePCDF, questi ultimi due con frequenza annuale: Il previsto tavolo tecnico degli enti 50
  • 51. di controllo potrà integrare e modificare questa prescrizione”. In forza del decretocitato, al n. 2 dell’allegato 1, devono essere misurate e registrate in continuonell’effluente gassoso le concentrazioni delle sostanze inquinanti di cui alla letteraA punti da 1 a 7; per la fattispecie in esame le sostanze sono: Monossido dicarbonio, Polveri totali, Sostanze organiche sotto forma di gas o vapori espressecome carbonio organico totale, Ossidi di zolfo e di azoto; le concentrazioni diPCDD e PCDF devono essere misurate almeno semestralmente. Inoltre, per i primi12 mesi di funzionamento le misurazioni devono essere bimestrali.Alla lettera F dell’allegato 1 è richiesto che l’evacuazione degli effluenti gassosi siaeffettuata in modo controllato attraverso una ciminiera di altezza adeguata e convelocità e contenuto entalpico tale da favorire una buona dispersione degliinquinanti in maniera tale da salvaguardare la salute umana e l’ambiente. Ilcamino del desorbitore termico è alto 6,50 m..8) Violazione dell’art.2, comma 3° della legge n.447 del 26/10/1995 in relazionealla violazione della Classificazione Acustica del Territorio Comunale ed allafalsa applicazione dell’art.2 e 3 del DGR n.2510 del 18/12/1998Nella valutazione revisionale di impatto acustico, allegato 14 dello screening,(pag.3 ultime righe), si ritiene che”ai sensi dell’art.2, comma 1 del DGR n.2510 del18/12/1998, queste attività possano essere considerate come temporanee dicantiere” pertanto, si prosegue a pag.5, l’art.3, comma 2° del DGR citato prevedepossibilità di deroga ai limiti imposti dalla Classificazione Acustica del TerritorioComunale. “In questo ambito, il suddetto articolo stabilisce che, limitatamenteall’intervallo orario compreso tra le ore 08:00 e le ore 19:00, il valore diimmissione in facciata agli edifici non deve superare i 70.0 dB (A). Questo assunto 51
  • 52. è inaccettabile per le ragioni, esposte al punto 2, lett.b del suesteso ricorso, relativealla definizione di temporaneità degli impianti, e che sono qui richiamateinteramente. ◊◊◊Per il rilevante numero di norme violate e per la centralità delle stesse nell’impiantonormativo e strutturale previsto dal decreto 22/97 e dal decreto 471/99, risultapalese quanto pervicacemente sia stata perseguita una finalità diversa da quella cheinforma la disciplina legale. Si può correttamente affermare che l’azioneamministrativa, avente ad oggetto l’area ex I.P., abbia seguito un procedimentocompletamente inverso a quello richiesto dalla logica e dal diritto. Non èconcepibile, giuridicamente, rilasciare concessioni edilizie prima dell’inizio dellabonifica; tali illegittimi provvedimenti sono, oltremodo, sintomatici dello sviamentodall’interesse pubblico e dalla causa del potere esercitato. Il progetto di variante èstato elaborato affannosamente e confusamente, soprattutto, per consegnare le areea Grifil ed a Sviluppo Immobiliare; se il rapporto giuridico, instaurato tra il Comunee le predette società, è in sé meritevole di tutela, si rappresenta forviante edillegittimo quando assume prevalenza nel confronto con l’interesse pubblico,connesso alla realizzazione della bonifica. Dopo che l’area ex IP è rimastaabbandonata a sé stessa per vent’anni, è stato deciso, di fretta e furia, di restituirealla città una superficie così vasta, centrale ed inquinata. Gli obiettivi di “crescitaeconomica” della città e della “creazione di posti di lavoro” sono stati perseguiticon logica da stato di emergenza, mentre la vera emergenza è la crisi ambientale,purtroppo estesa “globalmente”. 52
  • 53. Le concessioni edilizie, benché “condizionate nella loro efficacia alla verifica ecertificazione, da parte della Provincia, dell’avvenuta bonifica attestante anche lacompatibilità degli usi programmati e previsti dei suoli”, sono state rilasciate inviolazione e falsa applicazione dell’art.17 comma 6° e seguenti del D.L.vo 22/1997e dell’art.5 e 10 del D.M. 471/99 per le ragioni esposte al punto 5 del presentericorso, nonché contravvenendo a quanto previsto dall’art.56 comma 1° della L.R.21 giugno 1999 n.18 che recita:”Qualora sulla base del progetto di bonifica siapossibile l’utilizzazione dell’area per lotti successivi e ricorrano particolaricondizioni di interesse pubblico, con riguardo allo sviluppo economico edoccupazionale della zona interessata, il Comune può, previa certificazione diavvenuta bonifica dei singoli lotti da parte della Provincia, e in assenza diinterazione tra gli stessi rilasciare la concessione edilizia ed il certificato diagibilità e di abitabilità relativo alle opere nei singoli lotti, fermo restando losvincolo delle garanzie di cui all’art.17, comma 4 del D.L.vo 22/97, ad avvenutocompletamento dell’intero progetto di bonifica”.A poco rilevano le premesse contenute nelle concessioni rilasciate, e cioè che ilPiano d’Area e la Convenzione Urbanistica, stipulata tra il Comune della Spezia eGrifil, prevedano che in ogni sub distretto l’inizio dei lavori relativo alleconcessioni per la realizzazione delle opere edificatorie e di urbanizzazione siasubordinato alla certificazione della compatibilità dei suoli agli usi programmati. E’il rilascio della concessione edilizia, infatti, ad essere subordinato allacertificazione, non l’inizio dei lavori. Del tutto inconferente è la ragione chesorregge la richiesta di Grifil, accolta dal Comune, a che fossero rilasciateconcessioni edilizie condizionate per “la regolare prosecuzione del finanziamento 53
  • 54. in funzione sia delle preventive opere di bonifica e sia delle successive realizzazionidei complessi edilizi”. ◊◊◊Si considera, infine, che l’evento dedotto in condizione, cui è subordinata l’efficaciadelle concessioni edilizie, non solo è futuro ed incerto ma anche impossibile ovveroillecito. Detta valutazione è compiuta con riferimento alle prevedibili conseguenze,causate dalla contestata gestione della bonifica, sulla qualità dei terreni. Potrebbe,pertanto, configurarsi la nullità delle concessioni stesse. ◊◊◊ ISTANZA ISTRUTTORIASi chiede che sia ordinato alle Amministrazioni intimate il deposito in giudizio ditutti gli atti inerenti le deliberazioni ed i pareri impugnati e di ogni atto successivo,inerente e/o connesso, i relativi elaborati tecnici e progettuali, con riserva diproporre motivi aggiunti di ricorso. ◊◊◊ ISTANZA DI SOSPENSIONELa realizzazione del progetto aggraverebbe la condizione igienico-sanitaria edambientale della Spezia, che già presenta elementi di criticità a causa dell’emissionidella centrale termoelettrica dell’ENEL, dell’inquinamento del golfo, e delpercolamento dal sito di Pitelli, la cui bonifica riveste interesse nazionale ai sensidel D.L.vo 22/97. La Spezia detiene una posizione da primato, o quasi, per lapercentuale di decessi a causa di tumori, soprattutto all’apparato respiratorio. 54
  • 55. I danni, che potrebbero essere causati all’ambiente ed alla salute dell’uomo daemissioni e scarichi cancerogeni ed ecotossici, sarebbero irreparabili. La lesione diquesti valori non può, per natura, essere adeguatamente risarcita. P.Q.MSi chiede l’annullamento degli atti impugnati, in epigrafe indicati, previasospensione dell’esecuzione, con la vittoria delle spese, competenze ed onorari delgiudizio.Con riserva di proporre motivi aggiunti.Ai sensi della Legge 23/12/1999 n.488 e successive modificazioni, la presentecontroversia, di valore indeterminabile, è esente da contributo unificato essendo ilricorrente un comitato senza scopo di lucro.La Spezia, 5 giugno 2005PROCURA ALLE LITIIl comitato la Salamandra in persona del Presidente e legale rappresentante pro-tempore Davide Rapallini, delega a rappresentarlo e difenderlo nella presente causa,in ogni fase e grado compresa esecuzione ed eventuale opposizione, concedendoogni più ampia facoltà di legge, ivi compresa la facoltà di delegare, transigere,rilasciare quietanze, rinunziare agli atti, proporre motivi aggiunti e con facoltà dichiamare in causa o in garanzia terzi, di riassumere il giudizio e di compiere ognialtro atto connesso o necessario per la procedura, gli Avv.ti Francesca Beconcinidel Foro della Spezia e l’Avv. Giancarlo Moizo del Foro di Genova; eleggedomicilio presso lo Studio del secondo in Genova, Via Rivale 2/6. 55
  • 56. RELAZIONE DI NOTIFICAL’anno 2005, addì…….del mese di Giugno, richiesto dal Comitato “LaSalamandra” per la protezione dell’ambiente a La Spezia, in persona del Presidentee legale rappresentate pro tempore Sig. Davide Rapallini, e per essa dall’Avv.Giancarlo Moizo, io sottoscritto Ufficiale Giudiziario addetto all’Ufficio UnicoNotifiche presso la Corte di Appello di Genova ho notificato il suesteso ricorso alComune della Spezia, in persona del Sindaco in carica, alla Regione Liguria, inpersona del Presidente della Giunta Regionale, alla Provincia della Spezia, inpersona del Presidente della Giunta Provinciale, all’Agenzia Regionale ProtezioneAmbiente Ligure, A.R.P.A.L. in persona del legale rappresentante pro tempore,all’Azienda Sanitaria Locale, in persona del legale rappresentante pro tempore, allaConferenza dei Servizi, in persona del legale rappresentante pro tempore, all’EnteNazionale Idrocarburi, E.N.I., in persona del legale rappresentante pro tempore, allaGrifil s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, a SviluppoImmobiliare s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, a FosterWheeler Italiana s.p.a., in persona del legale rappresentate pro tempore,quanto al Comune della Spezia, in persona del Sindaco in carica, presso la CasaComunale in La Spezia, P.zza Europa n.1, ivi rimettendone copia conformeall’originale a mezzo del servizio postale ai sensi di legge. CAP 19121. 56
  • 57. quanto alla Regione Liguria, in persona del Presidente della Giunta Regionale incarica, nel Palazzo della Regione in Genova, Via Fieschi n.15, ivi consegnandonecopia conforme all’originale a mani diquanto alla Provincia della Spezia, in persona del presidente della GiuntaProvinciale, presso la sua sede in La Spezia, Via Vittorio Veneto n.2, ivirimettendone copia conforme all’originale a mezzo del Servizio Postale, ai sensi dilegge. CAP 19121quanto all’Agenzia Regionale Protezione Ambiente Ligure, A.R.P.A.L., in personadel legale rappresentante pro tempore, presso la sua sede in Genova, Via Bombrinin.8, ivi consegnandone copia conforme all’originale a mani di 57
  • 58. quanto all’Azienda Sanitaria Locale n.5, in persona del legale rappresentante protempore, presso la sua sede in La Spezia, Via XXIV Maggio, 139, ivi rimettendonecopia conforme all’originale a mezzo del Servizio Postale, ai sensi di legge. CAP19124quanto alla Conferenza dei Servizi, in persona del legale rappresentante protempore presso la sua sede nella Casa Comunale del Comune di La Spezia, in LaSpezia, P.zza Europa n.1, ivi rimettendone copia conforme all’originale a mezzo delServizio Postale, ai sensi di legge. CAP 19121quanto all’Ente Nazionale Idrocarburi, E.N.I. s.p.a., in persona del legalerappresentante pro tempore, presso la sua sede in Roma, P.zzale Enrico Mattei n.1,ivi rimettendone copia conforme all’originale a mezzo del Servizio Postale, ai sensidi legge. CAP 00144 58
  • 59. quanto a Sviluppo Immobiliare s.p.a., in persona del legale rappresentante protempore, presso la sua sede in Savona, Via Francesco Baracca 1/R, ivi rimettendonecopia conforme all’originale a mezzo del Servizio Postale, ai sensi di legge. CAP17100quanto a Grifil s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, presso la suasede in Lucca, Via Castruccio Castracani n.93, ivi rimettendone copia conformeall’originale a mezzo del Servizio Postale, ai sensi di legge. CAP 55100Quanto a Foster Wheeler 59
  • 60. 60

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