Piano azione Agenda XXI La Spezia testo finale 2001

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  • 1. a2211sp agenda 21 locale della città della Spezia Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile Novembre 2001
  • 2. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 2 Coordinamento e elaborazione a cura di: Gruppo operativo di Ambiente Italia: Orsola Bolognani, Stefania Calzetta, Dario Franchini Alessandro Ghiandai, Francesco Paolo Nicoletti, Piergiorgio Secci Hanno collaborato: il responsabile Agenda 21 del Comune della Spezia, Lanfranco Biso i coordinatori dei gruppi di lavoro Agenda 21: Pietro Lazagna, Fabio Giacomazzi, Paolo Vagaggini il personale e i collaboratori dell’Ufficio Ambiente del Comune della Spezia il personale e i collaboratori del Laboratorio Territoriale per l’Educazione Ambientale (LABTER) Un particolare ringraziamento è rivolto a tutti i soggetti della comunità locale che hanno partecipato alle sessioni di lavoro di Agenda 21, portando il loro indispensabile e appassionato contributo
  • 3. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 3 INDICE INTRODUZIONE 11 1. Premessa 11 2. Il percorso di Agenda 21 della Spezia 11 3. I temi di lavoro per il Piano d’Azione 15 4. L’impostazione metodologica del Piano d’Azione 18 5. Agenda 21 e Piano Strategico della città della Spezia 18 6. L’implementazione del Piano d’azione 19 MOBILITÀ, INQUINAMENTO ATMOSFERICO E ACUSTICO 23 Indirizzo strategico: migliorare la qualità e la vivibilità dell’ambiente urbano per tutelare la salute, il benessere, la sicurezza dei cittadini 23 1. Premessa 24 2. Obiettivi generali 25 2.1 Migliorare la qualità dell’aria 25 2.2 Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico 27 2.3 Migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’ambiente urbano 29 3. Strategie e azioni attivate a livello regionale, provinciale e comunale 32 3.1 Agenda XXI della Regione Liguria 32 3.2 Il Piano di risanamento e tutela della qualità dell’aria della Regione Liguria 34 3.3 Il Piano Urbano del Traffico 36 3.4 Le scelte del preliminare di Piano Urbanistico Comunale 37 3.5 Il Piano dei trasporti pubblici 39 3.6 Il Piano del trasporto marittimo 40 3.7 Il progetto biciclette 40 3.8 Il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico 41 3.9 I provvedimenti per la riduzione delle emissioni inquinanti e acustiche 43 3.10 La zonizzazione acustica 44 3.11 Il Piano di Risanamento acustico 45 3.12 Le ipotesi progettuali del Piano Strategico 45 4. Valutazione delle strategie e azioni attivate 48 5. I settori di intervento: strategie e azioni da attivare o consolidare 55 5.1 Linea strategica n. 1 - Promuovere una mobilità sostenibile 55 5.2 Linea strategica n. 2 - Ridurre e ottimizzare la necessità di spostamento: informatizzazione, telelavoro e pianificazione dei tempi 62 5.3 Linea strategica n. 3 – Garantire la sostenibilità ambientale degli interventi sulle infrastrutture per la mobilità e delle trasformazioni urbanistiche che possono comportare impatti significativi sul sistema della mobilità 63
  • 4. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 4 5.4 Linea strategica n. 4 – Promuovere una pianificazione territoriale e settoriale che garantiscano il miglioramento della qualità dell’aria, la riduzione dell’inquinamento acustico e la promozione di una mobilità sostenibile 64 5.5 Linea strategica n. 5 – Migliorare il sistema di monitoraggio 65 5.6 Linea strategica n. 6 – Informare e sensibilizzare la comunità locale 66 6. Le azioni prioritarie da attivare 67 6.1 Azione n. 1 – Moderazione e fluidificazione del traffico e ottimizzazione della mobilità ciclopedonale: progetto biciclette 67 6.2 Azione n. 2 – Promozione di un servizio di TPL più sostenibile, più accessibile, più confortevole e più competitivo con il mezzo privato 71 6.3 Azione n. 3 – Attivazione dei Mobility Managers aziendali e del Mobility Manager d’Area 72 6.4 Azione n. 4 – Valorizzazione della funzione di pubblica utilità del servizio taxi 74 6.5 Azione n. 5 – Pianificazione dei tempi 75 6.6 Azione n. 6 – Prescrizioni per l’attuazione e l’aggiornamento del PUT e dei relativi Piani Particolareggiati e Piani di settore 78 6.7 Azione n. 7 – Studio di sostenibilità ambientale degli interventi sulle infrastrutture per la mobilità e degli interventi di trasformazione urbanistica e partecipazione della comunità locale alla definizione degli interventi 80 6.8 Azione n. 8 - Aggiornamento della mappa del clima acustico - definizione e attuazione del Piano di Risanamento acustico 82 6.9 Azione n. 9 – Potenziamento e integrazione del sistema di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico e provvedimenti di restrizione del traffico veicolare 84 7. Le fonti di finanziamento 87 RISORSE IDRICHE 93 Indirizzo strategico: garantire l’uso sostenibile e una qualità elevata delle risorse idriche 93 1. Premessa 94 2. Situazione attuale: gli elementi di criticità 95 3. Gli obiettivi specifici e i target 96 4. Strategie e azioni attivate a livello regionale, provinciale e comunale 97 4.1 Agenda XXI della Regione Liguria 97 4.2 Interventi su reti fognarie e impianti di depurazione 99 4.3 Il monitoraggio della qualità delle acque superficiali 101 4.4 Pulizia, disostruzione e ripristino dei tombini 102 5. Valutazione delle strategie e azioni attivate 103 6. I settori di intervento: strategie e azioni da attivare o consolidare 105 6.1 Linea strategica n.1 – Tutelare le acque per il consumo umano (acquifero del Magra)105 6.2 Linea strategica n.2 – Utilizzare in modo sostenibile le risorse idriche 105
  • 5. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 5 6.3 Linea strategica n.3 – Recuperare e valorizzare gli ambienti fluviali e l’ambiente marino108 6.4 Linea strategica n. 4 – Informare e sensibilizzare la comunità locale 110 7. Le azioni prioritarie da attivare 111 7.1 Azione n. 1 – Misure di salvaguardia nella zona di ricarica dell’acquifero del Magra 111 7.2 Azione n. 2 – Risparmio idrico e reti duali per i nuovi insediamenti e le grandi utenze idriche 112 7.3 Azione n. 3 – Campagna per la diffusione di apparecchi per l’uso efficiente dell’acqua113 7.4 Azione n. 4 – Progettazioni sostenibili nelle abitazioni 115 8. Le fonti di finanziamento 116 PAESAGGIO E NATURA 118 Indirizzo strategico: Valorizzare il paesaggio e la natura per renderli più fruibili ai cittadini e ai turisti 118 1. Premessa 119 2. Situazione attuale: gli elementi di criticità 120 3. Gli obiettivi specifici e i target 121 4. Strategie e azioni attivate a livello regionale, provinciale e comunale 122 4.1 Agenda XXI della Regione Liguria 122 4.2 I progetti sulla gestione del verde dell’Amministrazione comunale 122 4.3 Le aree protette 123 4.4 Le scelte del Preliminare di Piano Urbanistico Comunale 124 4.5 Le scelte del Piano strategico: “Quali turismi” e “Fare comunità: il progetto quartieri”125 4.6 Il progetto “Città dei bambini” 126 4.7 Diserbo e sfalcio delle scalinate 127 4.8 Inventario dei Biotopi dell’area urbana 127 4.9 I progetti sul paesaggio e natura di altri soggetti delle comunità locale 127 5. Valutazione delle strategie e azioni attivate 128 6. I settori di intervento: strategie e azioni da attivare o consolidare 130 6.1 Linea strategica n.1 – Valorizzare il golfo attraverso il suo mare 130 6.2 Linea strategica n.2 – Valorizzare il paesaggio urbano 131 6.3 Linea strategica n.3 – Valorizzare il paesaggio collinare nell’ottica di un Parco dell’Arco collinare 132 6.4 Linea strategica n.4 – Protezione dagli incendi e dal dissesto idrogeologico 133 6.5 Linea strategica n.5 – Promuovere un turismo ecosostenibile 134 7. Le azioni prioritarie da attivare: riqualificazione e valorizzazione della rete delle scalinate e dei sentieri 136 7.1 Azione n. 1 – Riqualificazione della sentieristica 136 7.2 Azione n. 2 – Valorizzazione delle scalinate storiche 137 7.3 Azione n. 3 – Aumento del patrimonio di conoscenza sui sentieri 138
  • 6. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 6 7.4 Azione n. 4 – Rivitalizzare l’utilizzo dei sentieri 138 7.5 Azione n. 5 - Favorire l’azione del volontariato e l’interesse culturale sui sentieri 139 7.6 Risultati attesi 139 7.7 Attori 139 7.8 Strumenti 141 8. Le fonti di finanziamento 142 ENERGIA 145 Indirizzo strategico: migliorare l’innovazione energetica nel sistema pubblico e privato 145 1. Premessa 146 2. Situazione attuale: gli elementi di criticità 146 3. Gli obiettivi specifici e i target 148 4. Strategie e azioni attivate a livello regionale, provinciale e comunale 149 4.1 Agenda XXI della Regione Liguria 149 4.2 Il Piano regionale di risanamento e tutela della qualità dell’aria 151 4.3 Il Piano Energetico Comunale 153 4.4 Il Progetto di ambientalizzazione della Centrale ENEL 160 4.5 Analisi preliminare di fattibilità per l’introduzione del teleriscaldamento a La Spezia162 5. Valutazione delle strategie e azioni attivate 163 6. I settori di intervento: strategie e azioni da attivare o consolidare 165 6.1 Linea strategica n.1 – Valorizzazione delle fonti rinnovabili 166 6.2 Linea strategica n.2 – Valorizzazione delle fonti assimilabili 170 6.3 Linea strategica n.3 – Risparmio energetico nella Pubblica Amministrazione 171 6.4 Linea strategica n.4 – Risparmio energetico nel residenziale e terziario 173 6.5 Linea strategica n.5 – Risparmio energetico nei trasporti 174 6.6 Linea strategica n.6 – Risparmio energetico nei settori produttivi 176 6.7 Linea strategica n.7 – Sostenibilità ambientale della Centrale ENEL 176 6.8 Linea strategica n. 8 – Informare e sensibilizzare la comunità locale 178 7. Le azioni prioritarie da attivare 179 7.1 Azione n. 1 – Utilizzo dell’energia solare per la produzione di acqua calda sanitaria negli edifici pubblici o ad uso pubblico secondo il DPR 412/93 179 7.2 Azione n. 2 – Studio di fattibilità di interventi solari passivi su larga scala. Selezione di un quartiere adeguato per la realizzazione di interventi pilota e per il loro monitoraggio 180 7.3 Azione n. 3 – Realizzazione di impianti fotovoltaici integrati negli edifici 181 7.4 Azione n. 4 – Piano Comunale della Illuminazione Pubblica 182 7.5 Azione n. 5 – Certificazione energetica degli edifici di proprietà del Comune e di Enti da esso dipendenti 183
  • 7. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 7 7.6 Azione n. 6 – Realizzazione di un ”Catasto Energetico Informatizzato” per gli edifici e gli impianti 184 7.7 Azione n. 7 – Campagna di diffusione delle tecnologie e tecniche di raffrescamento passivo di edifici nel settore terziario 185 7.8 Azione n. 8 – Piano di intervento sul parco edilizio pubblico ad uso terziario per il contenimento dei consumi energetici per la climatizzazione estiva 186 7.9 Azione n. 9 – Campagna elettrodomestici ad alta efficienza 187 7.10 Azione n. 10 – PUC, Norme di conformità e di congruenza, Regolamento Edilizio 188 8. Le fonti di finanziamento 189 8.1 Risorse Nazionali 189 8.2 Risorse regionali 191 8.3 Risorse della Unione Europea 191 INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO 195 Indirizzo strategico: ridurre l’impatto delle sorgenti di inquinamento elettromagnetico sulla salute della popolazione e sull’ambiente 195 1. Premessa 196 2. Situazione attuale: gli elementi di criticità 196 3. Riferimenti utilizzati per la definizione del Piano d’Azione 197 3.1 Le linee guida ANPA 197 3.2 Studi epidemiologici 199 4. Gli obiettivi specifici e i target 200 5. Strategie e azioni attivate a livello regionale, provinciale e comunale 200 5.1 Agenda XXI della Regione Liguria 200 5.2 Il Piano comunale di adeguamento e organizzazione degli impianti di teleradiocomunicazione 201 5.3 I controlli 201 5.4 La disciplina paesistica del Piano Urbanistico Comunale 202 6. Valutazione delle strategie e azioni attivate 203 7. I settori di intervento: strategie e azioni da attivare o consolidare 204 7.1 Linea strategica n.1 – ridurre l’impatto sulla salute della popolazione e sull’ambiente degli impianti di teleradiocomunicazione 204 7.2 Linea strategica n.2 – ridurre l’impatto sulla salute della popolazione e sull’ambiente delle sorgenti ELF (elettrodotti, cabine di traspormazione, utenze elettriche) 206 7.3 Linea strategica n. 3 – Informare e sensibilizzare la comunità locale 207 8. Le azioni prioritarie da attivare 208 8.1 Azione n. 1 – Piano comunale di adeguamento e organizzazione degli impianti di teleradiocomunicazione 208 8.2 Azione n. 2 – Catasto comunale delle sorgenti di inquinamento elettromagnetico 211
  • 8. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 8 8.3 Azione n. 3 – Fasce di rispetto e misure di cautela per linee e impianti elettrici 212 8.4 Azione n. 4 – Monitoraggio 213 9. Le fonti di finanziamento 214 RAPPORTI TRA CITTÀ, MARE E PORTO 215 Indirizzo strategico: sviluppo sostenibile del Golfo della Spezia 215 1. Premessa 216 2. Le azioni prioritarie da attivare: valutazione di impatto ambientale del Piano Regolatore Portuale e inchiesta pubblica 218 3. Riferimenti da utilizzare per sviluppare l’azione di Piano 220 3.1 Ordine del giorno approvato dal Consiglio Comunale del Comune della Spezia nella seduta del 6 aprile 2001 220 3.2 Intesa sul Piano Regolatore Portuale del Porto della Spezia 220 3.1 Ordine del giorno approvato dal Consiglio Comunale del Comune della Spezia nella seduta del 12 novembre 2001 222 3.3 Legge 28 gennaio 1994, n. 84: “Riordino della legislazione in materia portuale” 222 3.3 La normativa nazionale sulla Valutazione di Impatto Ambientale 223 3.4 La normativa comunitaria sulla Valutazione di Impatto Ambientale 226 3.5 La partecipazione del pubblico nella normativa sulla VIA 227 3.6 Strumenti normativi in materia di diritto di accesso e partecipazione ai procedimenti231 3.7 Scheda: un modello procedurale di Inchiesta Pubblica 233 4. Le fonti di finanziamento 238 RIFIUTI 240 Indirizzo strategico: garantire piena attuazione al sistema di gestione integrata del ciclo dei rifiuti (riduzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero) 240 1. Premessa 241 2. Situazione attuale: gli elementi di criticità 241 3. Gli obiettivi specifici e i target 241 4. Strategie e azioni attivate a livello regionale, provinciale e comunale 242 4.1 L’Agenda XXI regionale 242 4.2 Il Piano regionale di gestione dei rifiuti 242 4.3 Il Piano per l’organizzazione del sistema integrato di gestione dei RU nella Provincia della Spezia 244 4.4 Il Piano integrato di gestione rifiuti di ACAM 244 5. Valutazione delle strategie e azioni attivate 247 6. I settori di intervento: strategie e azioni da attivare o consolidare 251 6.1 Linea strategica n. 1 – Ridurre la produzione di rifiuti 251
  • 9. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 9 6.2 Linea strategica n. 2 – Ottimizzare la Raccolta Differenziata 253 6.3 Linea strategica n. 3 – Valorizzazione e collocazione di mercato delle materie recuperate 255 6.4 Linea strategica n. 4 – Garantire la sostenibilità ambientale delle attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti 256 6.5 Linea strategica n. 5 – Sviluppo di nuove imprese e posti di lavoro mirati alla sostenibilità del settore 258 7. Le azioni prioritarie da attivare 260 7.1 Azione n. 1 – Promozione del compostaggio domestico 260 7.2 Azione n. 2 – Raccolta differenziata dello scarto alimentare 262 7.3 Azione n. 3 – Acquisti verdi nel Comune della Spezia (Green Public Procurement) 263 7.4 Azione n. 4 – Requisiti relativi all’utilizzo di materiali riciclati negli appalti pubblici 264 7.5 Azione n. 5 – Realizzazione di una ricicleria 265 7.6 Azione n. 6 – Ecovolontari 266 7.7 Azione n. 7 – Informazione, comunicazione e educazione ambientale 267 7.8 Altre azioni 269 8. Le fonti di finanziamento 270 BONIFICA DEI SITI INQUINATI 272 Indirizzo strategico: bonificare e riqualificare i siti inquinati 272 1. Premessa 273 2. Le azioni prioritarie da attivare: l’Osservatorio tecnico bonifiche 274 2.1 La proposta delle associazioni 274 2.2 La proposta di documento costitutivo del Comune e della Provincia della Spezia 275 INFORMAZIONE E PARTECIPAZIONE 276 Indirizzo strategico: promuovere la partecipazione della comunità locale alle scelte di sviluppo del territorio e alla definizione delle politiche ambientali 276 1. Premessa 277 2. Il progetto A21Speak 278 2.1 Le azioni da attivare 279 2.2 I risultati attesi 281 2.3 Gli attori 281 2.4 Gli strumenti 281 LA NECESSITÀ DI INTEGRAZIONE 285 1. Premessa 286 2. Integrazione tra Piano d’azione e Piano Urbanistico Comunale 288 3. Integrazione tra Piano d’azione e Regolamento Edilizio 289
  • 10. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 10 3.1 Azione integrata n. 1 – Regolamento Edilizio Ecocompatibile 289 4. Integrazione delle azioni di contabilità ambientale 290 4.1 Azione integrata n. 2 – Lo sportello ambientale 291 5. Acquisti verdi nella Pubblica Amministrazione 292 5.1 Azione integrata n. 3 – Acquisti verdi nel Comune della Spezia (Green Public Procurement) 292 QUADRO DI SINTESI - ALLEGATO 1 310 QUADRO DI RIFERIMENTO NORMATIVO 310 1. Mobilità, inquinamento atmosferico e acustico 311 1.1 Inquinamento atmosferico 311 1.2 Inquinamento acustico 316 1.3 Accessibilità e fruibilità dell’ambiente urbano 320 2. Risorse idriche 330 2.1 La normativa nazionale 330 2.2 La normativa regionale 336 3. Paesaggio e natura 338 3.1 La normativa nazionale 338 3.2 La normativa regionale 340 4. Energia 341 4.1 Riferimenti normativi internazionali 341 4.2 La normativa italiana 342 4.3 La normativa regionale 346 5. Inquinamento elettromagnetico 348 5.1 La legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici 348 5.2 La disciplina degli elettrodotti: il DPCM 23/4/1992 350 5.3 La VIA per gli elettrodotti 351 5.4 La disciplina nazionale per impianti di telecomunicazione e radiotelevisioni 351 5.5 La disciplina regionale 354 6. Rifiuti 357 6.1 La normativa nazionale 357 6.2 La normativa regionale 358 7. Bonifica dei siti inquinati 360 7.1 La normativa nazionale 360 7.2 Normativa e pianificazione regionale 361
  • 11. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 11 INTRODUZIONE 1. Premessa L’ambiente é riconosciuto come uno dei principali fattori che determinano lo sviluppo di un territorio. Le risorse naturali (acqua, aria, suolo, ecc.) sono gli elementi di supporto di base per gli esseri umani e per gli ecosistemi. La qualità dell’ambiente determina il grado di attrazione esercitato da un territorio e, in quanto tale, costituisce uno dei fattori di localizzazione degli investimenti. L’ambiente e le sue componenti non hanno però durata illimitata e non possono essere sfruttati indefinitamente senza esaurirsi o degradarsi. Per definire le scelte di sviluppo di un territorio diventa quindi indispensabile porsi in un’ottica di sviluppo sostenibile, inteso come “quello sviluppo che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le capacità delle generazioni future di soddisfare i propri” e ancora come “… un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto, dai quali essa dipende”. E’ la Conferenza dell’ONU su “Ambiente e Sviluppo” di Rio de Janeiro, nel 1992, a rilanciare con forza l’idea della sostenibilità dello sviluppo, approvando l’Agenda 21, il documento programmatico che sintetizza le azioni specifiche e le strategie che i paesi firmatari si impegnano ad attuare per favorire lo sviluppo sostenibile. Tra questi è indicata la necessità che ogni Autorità locale sviluppi una “Agenda 21 locale” per la comunità: “… Gli amministratori locali dovranno consultare i cittadini e la comunità, le organizzazioni economiche e industriali per raccogliere informazioni e costruire il consenso intorno ad una strategia per lo sviluppo sostenibile. Tale consenso dovrà aiutarli a ridefinire i programmi, le politiche, le leggi e i regolamenti locali, al fine di raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 21. L’Agenda 21, “le cose da fare nel XXI secolo”, è il processo che, sulla base delle emergenze e delle criticità locali, deve portare a elaborare e realizzare i piani di risanamento ambientale da parte dei governi locali, generando cambiamenti concreti nell’organizzazione del territorio della vita quotidiana di chi produce e consuma. La nozione fondamentale è quella di “processo”. Agenda 21 è un processo: nasce da una scelta volontaria e condivisa tra più attori locali, che deve esplicitare e condividere obiettivi, verificare la loro credibilità e desiderabilità, e quindi tradurli in una strategia integrata, a sua volta articolata in linee d’azione concrete, che consentano di conseguire gli obiettivi assunti con il coinvolgimento attivo e volontario di tutti i soggetti interessati (attori economici e sociali, cittadini singoli, associazioni no profit, ecc.). Il processo si concretizza anche nella definizione di un Piano d’Azione per lo sviluppo sostenibile, che è però il frutto di tale processo e non un prodotto consegnato “chiavi in mano” da un referente esterno dell’Amministrazione. Questo è il percorso avviato dall’Amministrazione Comunale della Spezia, quando nel 1999 ha deciso di costruire l’Agenda 21 locale della città. 2. Il percorso di Agenda 21 della Spezia Il percorso di Agenda XXI della città della Spezia è stato avviato formalmente con la prima convocazione del Forum dell’Ambiente del 27 marzo 2000. A partire dal modello proposto da ICLEI (The International Council for Local Environmental Initiatives), perfezionato da diverse esperienze applicative e recepito nel Manuale ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione
  • 12. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 12 Ambientale) – “Linee Guida per le Agende 21 in Italia”, il percorso (figura 1) si è sviluppato attraverso le seguenti fasi: 1. attivazione del forum dell’ambiente, avviato formalmente con la prima convocazione del 27 marzo 2000, quale sede privilegiata per la discussione e il confronto tra gli attori sociali, economici ed istituzionali del territorio spezzino, con il compito di orientare l’intero processo di elaborazione dell’Agenda 21, 2. predisposizione, nell’ambito del forum dell’ambiente, del Rapporto sullo Stato dell’Ambiente, presentato nel giugno 2000 in occasione della Conferenza Strategica della città, per disporre di un quadro conoscitivo organico e oggettivo sullo stato dell’ambiente del territorio comunale, condiviso con tutti i soggetti locali, sulla base del quale individuare le criticità ambientali da affrontare; 3. approvazione, nell’ambito del forum dell’ambiente, del Rapporto sullo Stato dell’Ambiente e delle regole di funzionamento del forum, in base alle quali sono state stabilite le modalità di lavoro del forum al fine della costruzione del Piano d’azione; 4. costruzione, nell’ambito del forum dell’ambiente, articolato in gruppi di lavoro e sessioni tematiche, del Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile della Spezia. Per arrivare alla predisposizione del Piano d’Azione, il Forum ha articolato i suoi lavori in tre gruppi tematici: 5. Valutazione di sostenibilità delle politiche locali e degli strumenti di pianificazione, coordinato dal Prof. Pietro Lazagna, del Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste; questo gruppo di lavoro, partendo dall’analisi delle attuali politiche e degli strumenti di pianificazione (territoriale e settoriale) vigenti e/o in fase di definizione, deve valutarne la sostenibilità ambientale in relazione a opzioni alternative di sviluppo e agli obiettivi di sostenibilità assunti nel percorso di Agenda 21, e individuare le azioni (intese come politiche alternative, strumenti attuativi delle politiche e/o dei piani esistenti, azioni specifiche, ecc.) necessarie a garantirne la sostenibilità. L’attività di questo gruppo di lavoro si è articolata nelle seguenti sessioni tematiche: – Rapporti città-mare-porto; – Mobilità, inquinamento atmosferico e acustico; – Piano Urbanistico Comunale; – Energia e inquinamento elettromagnetico; – Acqua. 6. Bonifica dei siti inquinati e gestione dei rifiuti, coordinato dal Dott. Paolo Vagaggini, imprenditore; questo gruppo di lavoro deve contribuire alla definizione della strategia di gestione dei rifiuti nel comune della Spezia e deve svolgere una attività di supervisione e indirizzo dell’attività di bonifica e riqualificazione dei siti inquinati. L’attività di questo gruppo di lavoro è articolata nelle seguenti sessioni tematiche: – Bonifica dei siti inquinati; – Gestione dei rifiuti; 7. Informazione e comunicazione, coordinato dal Dott. Fabio Giacomazzi, consulente del Laboratorio per l’Educazione Ambientale del Comune; questo gruppo di lavoro deve promuovere la massima partecipazione della comunità locale al percorso di Agenda 21 e garantire l’informazione sul suo percorso. L’attività di questo gruppo di lavoro è articolata inunità
  • 13. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 13 operative con specifici compiti (elaborazione materiale informativo, predisposizione di un progetto di “informazione e partecipazione” per la richiesta di finanziamenti al Ministero dell’Ambiente). Nell’ambito di questo gruppo di lavoro viene anche sviluppato il tema “valorizzazione del paesaggio e della natura”, attraverso un percorso di partecipazione attiva della comunità locale alla definizione del relativo Piano d’Azione. I tre coordinatori dei gruppi di lavoro, unitamente all’Assessore all’Ambiente e al responsabile Agenda 21 del Comune, e ad un consulente esterno, hanno formato la cabina di regia del Forum, che ha programmato e coordinato i lavori.
  • 14. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 14 Figura 1 – il percorso di Agenda 21 della città della Spezia Il percorso di Agenda XXI Realizzazione del Rapporto sullo Stato dell’Ambiente Individuazione e analisi delle Criticità ambientali Individuazione degli obiettivi che si vogliono perseguire per affrontare le criticità ambientali Realizzazione del Piano d’Azione Ambientale, in cui sono individuate le azioni e le strategie che si intendono attivare per raggiungere gli obiettivi fissati, integrato con il Piano Strategico e gli altri strumenti di programmazione e pianificazione a livello locale Coinvolgimento della Comunità locale alla realizzazione di Agenda XXI
  • 15. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 15 3. I temi di lavoro per il Piano d’Azione I gruppi di lavoro hanno sviluppato il Piano d’Azione analizzando i diversi temi di interesse in specifiche sessioni tematiche. In figura 2 sono illustrati i temi sviluppati da ogni gruppo di lavoro. Nella tabella seguente sono descritte in modo più dettagliato le attività svolte e i risultati raggiunti dai gruppi di lavoro, per i diversi temi affrontati. Tabella 1 – Attività svolte e risultati raggiunti dai gruppi di lavoro Sessione tematica Stato dei lavori Gruppo di lavoro: valutazione sostenibilità politiche locali e strumenti pianificazione Rapporti città-mare- porto Si è sviluppata, nell’arco di due riunioni nei mesi di dicembre 2000/gennaio 2001, l’attività di analisi delle criticità ambientali e delle politiche in atto. L’attività di questa sessione tematica si è, quindi, interrotta, in attesa della presentazione, da parte dell’Autorità Portuale, del Piano Regolatore Portuale. A seguito dell’approvazione, in Consiglio Comunale, di un Ordine del giorno (seduta del 6 aprile 2001) relativo alla valutazione di sostenibilità ambientale dell’attività portuale e dei suoi possibili sviluppi, si è svolto un altro incontro, nell’ambito del quale si è discusso della strategia da adottare per dare seguito agli impegni assunti in quell’Ordine del giorno e di possibili linee strategiche finalizzate ad un recupero di efficacia sociale ed economica del Golfo della Spezia. Su questi punti non è stato ancora possibile raggiungere punti di vista comuni tra i soggetti interessati. Allo stato attuale, quindi, si è deciso di assumere quale unica azione di Piano l’implementazione del percorso di valutazione di sostenibilità ambientale dell’attività portuale, da concordare in base ad un accordo tra il Comune della Spezia e gli altri soggetti interessati Mobilità, inquinamento atmosferico e acustico Si sono concluse, nell’arco di tre incontri, le fasi di analisi delle criticità ambientali e delle politiche in atto e di individuazione degli obiettivi e delle azioni di Piano; il 16/3/01 è stata presentata al gruppo di lavoro la proposta preliminare di Piano d’Azione. Piano Urbanistico Comunale Si è svolta una sessione di lavoro sul tema della sostenibilità ambientale del PUC, finalizzata anche a individuare le possibili sinergie tra PUC e Piano d’Azione di Agenda 21 Energia e inquinamento elettromagnetico Si sono concluse, nell’arco di due incontri, le fasi di analisi delle criticità ambientali e delle politiche in atto e di individuazione degli obiettivi e delle azioni di Piano; il 25/5/01 è stata presentata la proposta preliminare di Piano d’Azione. Acqua Si sono concluse, nell’arco di un incontro, le fasi di analisi delle criticità ambientali e delle politiche in atto e di individuazione degli obiettivi e delle azioni di Piano; è stata predisposta la proposta preliminare di Piano d’Azione, consegnata al forum il 22/6/01 nell’ambito della proposta di Piano d’Azione complessiva. Gruppo di lavoro: bonifica dei siti inquinati e gestione dei rifiuti Bonifica dei siti Si sono concluse, nell’arco di tre incontri, le fasi di analisi delle criticità
  • 16. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 16 Sessione tematica Stato dei lavori inquinati ambientali e delle politiche in atto e di individuazione degli obiettivi e delle azioni di Piano ed è stata discussa la definizione del Piano d’azione, da concretizzare nella costituzione di un Osservatorio sulle attività di bonifica; in base alle decisioni assunte, è stata formulata una proposta di Piano d’azione, consegnata al forum il 22/6/01 nell’ambito della proposta di Piano d’Azione complessiva. Gestione dei rifiuti Si è sviluppata, nell’arco di 5 incontri, l’attività di analisi delle criticità ambientali e delle politiche in atto, dedicando particolare attenzione al Piano Provinciale di gestione dei rifiuti; è stata predisposta la proposta preliminare di Piano d’Azione, consegnata al forum l’8/11/01. Gruppo di lavoro: informazione e comunicazione Informazione e comunicazione Il gruppo di lavoro si è organizzato in unità operative che: – hanno prodotto del materiale informativo, che è stato inserito nel sito internet del Comune (www.comune.sp.it) e sarà a breve distribuito con il giornale di informazione del Comune; – hanno elaborato il logo di Agenda 21 della Spezia; – hanno elaborato il progetto “A21Speak” per la costruzione di un sistema permanente interattivo di informazione e comunicazione ambientale, presentato al Ministero dell’Ambiente per la richiesta di finanziamenti (bando per il finanziamento di programmi di sviluppo sostenibile e di attuazione di Agende 21 locali) Il Progetto A21Speak è stato assunto come Piano d’azione su questo tema. Valorizzazione paesaggio e natura Il gruppo di lavoro ha individuato nel tema “valorizzazione del paesaggio e della natura” lo spunto per ampliare la partecipazione della comunità locale al processo di Agenda XXI. Ha quindi organizzato, con la collaborazione del Laboratorio Territoriale di Educazione Ambientale (LABTER) un percorso di partecipazione attiva della comunità locale alla costruzione del Piano d’Azione su questo tema, imperniato sul tema della valorizzazione del sistema di sentieri e delle scalinate dell’arco collinare. Tale percorso si é così articolato: – 16/5/01: momento pubblico di riflessione in cui sono stati invitati a portare il loro contributo tutti i soggetti che si occupano a diverso titolo della valorizzazione dei sentieri; – 27/5/01: escursione (Chiappa, Salto del Gatto, Strà, Foce, Torracche, Bocca Lupara, Chiappa), finalizzata a verificare criticità e potenzialità delle scalinate e dei sentieri collinari – 30/5/01: sessione di sintesi del gruppo di lavoro finalizzata a definire il Piano d’Azione (le cose da fare per promuovere la riqualificazione e valorizzazione dei sentieri) In base ai risultati emersi in questo percorso, è stata definita una proposta di Piano d’azione, riportata nei capitoli successivi.
  • 17. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 17 Figura 2 – I temi affrontati dai gruppi di lavori di Agenda 21 L’articolazione dei lavori di AGENDA XXI Coordinato da Pietro Lazagna, del Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste Temi sviluppati: • Mobilità, inquinamento atmosferico e acustico: il traffico urbano e i relativi impatti ambientali (inquinamento atmosferico e acustico, congestione e degrado della vivibilità degli insediamenti), le scelte sulla mobilità del Piano Urbano del Traffico e le scelte sulla viabilità del Piano Urbanistico Comunale, il trasporto pubblico, ecc. • Rapporti città-mare-porto: i problemi di sostenibilità ambientale legati alla presenza e ai possibili sviluppi delle attività portuali, • Piano Urbanistico Comunale: la sostenibilità ambientale delle scelte del Piano Urbanistico Comunale • Energia ed inquinamento elettromagnetico: l’uso sostenibile dell’energia (risparmio energetico, uso di fonti energetiche rinnovabili, cogenerazione, ecc.), gli impatti della Centrale ENEL, l’inquinamento elettromagnetico (le stazioni radio base, gli elettrodotti e le cabine di trasformazione) • Acqua: la qualità delle acque del golfo, la rete fognaria e la depurazione Temi sviluppati: • informazione e partecipazione: definizione di strumenti e attività per promuovere la partecipazione della comunità locale al percorso di Agenda 21 e garantire una diffusa informazione sul suo percorso • valorizzazione del paesaggio e della natura: definizione delle azioni da sviluppare per valorizzare il paesaggio e la natura spezzine (le colline, il golfo, il paesaggio urbano), attraverso un percorso di partecipazione attiva della comunità locale (programma di iniziative e escursioni legate al tema del recupero e della valorizzazione della rete dei sentieri collinari) Coordinato da Paolo Vagaggini, imprenditore Temi sviluppati: • bonifica dei siti inquinati:supervisione e indirizzo dell’attività di bonifica e riqualificazione dei siti inquinati (Pitelli e area ex-IP) • gestione dei rifiuti: la riduzione della produzione dei rifiuti, la raccolta differenziata, il riutilizzo e il riciclaggio, lo smaltimento finale, le scelte del Piano Provinciale di gestione dei rifiuti, le scelte di ACAM GRUPPO DI LAVORO: Valutazione di sostenibilità delle politiche locali e degli strumenti di pianificazione, GRUPPO DI LAVORO: Bonifica dei siti inquinati e gestione dei rifiuti GRUPPO DI LAVORO: Informazione e comunicazione coordinato da Fabio Giacomazzi, consulente del Laboratorio per l’Educazione Ambientale del Comune
  • 18. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 18 4. L’impostazione metodologica del Piano d’Azione Il Piano d’Azione per lo sviluppo sostenibile della città della Spezia è un programma di azioni concrete e integrate tra loro, adatte a raggiungere specifici obiettivi di sostenibilità ambientale, da attuarsi da parte del governo locale e del forum dell’ambiente, attraverso una diretta responsabilizza- zione dei diversi “attori” che saranno i protagonisti della loro attuazione. Tenendo conto della necessità di inserirsi in un quadro di riferimento normativo ed amministrativo consolidato, nell’ambito del quale altri strumenti di governo sono già stati adottati, o sono in via di adozione, e tenendo conto dell’importante lavoro di predisposizione del Piano Strategico della città, di cui il percorso di Agenda 21 costituisce parte integrante, il Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile è stato elaborato mantenendo un’impostazione pragmatica e flessibile, cercando per quanto possibile di “mettere in rete” obiettivi e politiche derivanti da strumenti di piano e programma già attivati, ovvero di sintetizzare nell’ambito di un approccio integrato gli sforzi e le azioni già avviati dai diversi settori dell’Amministrazione locale e dai diversi soggetti della comunità locale. L’elaborazione del Piano, per ogni tema affrontato, si è articolata nei seguenti passaggi: 1. analisi sintetica delle criticità ambientali emerse dal Rapporto sullo Stato dell’Ambiente; 2. analisi del quadro di riferimento normativo, al fine di individuare gli obblighi e gli obiettivi derivanti dalla normativa e di ricostruire le competenze specifiche dell’autorità locale relative a settori/attività umane e fattori di pressione individuati; 3. definizione degli obiettivi, al raggiungimento dei quali finalizzare il Piano d’Azione, e dei relativi target (soglie qualitative e/o quantitative da conseguire entro un determinato termine temporale) e indicatori di monitoraggio; 4. analisi delle relazioni tra agenda 21 e altri strumenti di piano e programmi locali, con l’obiettivo di valutare l’efficacia delle azioni in atto o previste ai fini del perseguimento degli obiettivi fissati; 5. analisi e definizione delle strategie e delle azioni da attivare per il conseguimento dei target individuati, in un’ottica di medio-lungo termine (i prossimi10 anni); 6. individuazione, in base a criteri di fattibilità e di efficacia, delle azioni prioritarie da attivare a partire dal primo anno dall’approvazione del Piano d’azione; 7. individuazione, con particolare riferimento alle azioni prioritarie da attivare, degli strumenti da adottare e degli attori (Comune, Provincia, ARPAL, ACAM, Associazioni ambientaliste e del volontariato, Associazioni di categoria, etc.) da coinvolgere e responsabilizzare nell’attuazione del Piano, delle risorse finanziarie attivabili e delle possibili aree di integrazione verticale ed orizzontale da ricercare al fine di ottimizzare le risorse impiegate e massimizzare i risultati. L’impostazione del Piano d’azione rispecchia questa articolazione dei lavori. 5. Agenda 21 e Piano Strategico della città della Spezia Il percorso di Agenda 21 della città della Spezia si inserisce nel più generale processo di pianificazione strategica della città della Spezia, che, attraverso la costruzione del Piano Strategico, si propone “la costruzione di un percorso condiviso della città per la città, di medio-lungo periodo in grado di fissare mete di crescita e di sviluppo condivise dalla Istituzione e dagli
  • 19. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 19 attori sociali ed economici cittadini, attraverso un’analisi critica e permanente del nesso esistente tra economia, territorio e ambiente, politiche sociali e formative, e conseguente produzione di ipotesi progettuali, definite e ridefinite in continuum, la loro attuazione, gestione e riprogettazione sintotica con le esigenze che l’evoluzione impone. Esso è quindi anche e soprattutto un modello di gestione delle politiche urbane, basato sulla costruzione di una rete di attori e avente l’intenzione di: – gestire un processo in cui vengano coinvolte tutte le istituzioni economico-sociali, sia pubbliche che private, per sviluppare un progetto della città che, oltre a stabilire obiettivi e linee prioritarie di azione, trovi la sua realizzazione attraverso la formazione di partnerships pubblico/privato. – determinare un criterio di equilibrio nello sviluppo della città attraverso una forte integrazione tra diversi progetti in una visione di insieme delle politiche urbane complessive; – consentire una riflessione sul merito e sulle funzione della città, onde identificare quale è la sua area di influenza; – delineare una rete formata da tutti gli attori decisionali della città con altro grado di interazione tra loro, condizione necessaria per la costruzione del consenso sul futuro dello sviluppo locale, sostituendo il sistema della sovraordinazione con quello della condivisione; – creare le condizioni favorevoli all’implementazione dei progetti mediante un modello volontaristico e prospettico, negoziato e flessibile volto alla costruzione di un piano che indichi le regole del gioco e le linee guida piuttosto che vincoli e regolamenti1.” Appare evidente, da quanto sopra enunciato, da un lato la piena coerenza tra i due percorsi avviati dall’Amministrazione comunale, dall’altro la forte necessità di integrazione, che ha portato a identificare nel percorso di Agenda 21 locale lo strumento di attuazione della linea strategica del Piano Strategico: “Qualità ambientale, qualità urbana e sostenibilità dello sviluppo”. Oltre a ciò, è importante tenere presente che la “sostenibilità dello sviluppo”, motore dell’intero percorso di Agenda 21, è un tema centrale per la quasi totalità delle linee strategiche sviluppate nell’ambito del processo di pianificazione strategica. Sarà pertanto importante individuare momenti di confronto tra i due percorsi e le relative ipotesi progettuali, per arrivare alla definizione di strategie e obiettivi comuni e sviluppare le opportune sinergie. 6. L’implementazione del Piano d’azione Per avviare l’implementazione del Piano d’Azione l’Amministrazione comunale prevede di effettuare i seguentipassaggi2: 1. Adozione del Piano d’Azione da parte del Forum e del Consiglio Comunale: L’adozione formale del Piano d’Azione rappresenta un importante passaggio verso la reale attivazione di una percorso di sviluppo sostenibile della comunità. È infatti con l’adozione da parte del Forum e da parte del Consiglio Comunale che il Piano d’Azione cessa a tutti gli effetti di essere una 1 Tratto da: Comune della Spezia, Il Piano Strategico della Spezia, Proposta di contratto di partenariato”. 2 Il percorso operativo delineato nel documento è definito facendo riferimento alle buone pratiche di implementazione di Agende 21 locali (Linee Guida per le Agende 21 locali, Manuale ANPA, 2000).
  • 20. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 20 dichiarazione di intenti di un’associazione o di un assessore, e può finalmente diventare un atto politico preciso: l’assunzione, da parte dell’organo di governo della città e del Forum, di obiettivi e strategie in grado di incidere profondamente sul futuro dell’intera comunità. Da questo punto di vista, è utile sottolineare ancora l’importanza che il documento portato all’attenzione del Consiglio abbia già maturato un significativo livello di condivisione da parte della collettività: non è l’assessore che sottopone il Piano al Consiglio, é il Forum civico che, avendo discusso obiettivi, impostazione metodologica e strategie, ed avendo se del caso introdotto più o meno sostanziali modifiche, fa proprio e adotta il documento di lavoro e lo propone alla considerazione del governo locale. In questo senso, l’adozione formale del Piano d’Azione da parte del Consiglio locale dovrà essere giustamente sottolineata ed adeguatamente pubblicizzata: il Piano non è un documento preliminare o informale, ma un preciso ed impegnativo programma, che viene ratificato dall’organo rappresentativo locale a valle di un processo di maturazione collettiva che, a sua volta, ha coinvolto una parte significativa della comunità, sia direttamente che attraverso le più varie forme di delega e/o rappresentanza. Soprattutto, l’adozione del Piano d’Azione implica l’assunzione di precise responsabilità, non solo da parte dell’Amministrazione, ma anche da parte di tutti coloro che, avendo partecipato all’elaborazione del documento, devono sentirsene a tutti gli effetti gli autori e, per quanto nella loro volontà e responsabilità, anche gli esecutori. 2. Attivazione del piano: responsabilità e strutture. Il consenso politico e sociale intorno al Piano d’Azione per uno sviluppo locale sostenibile è importante, ma non garantisce di per sé il buon esito dell’iniziativa. Una volta adottato, il Piano potrà esplicitare appieno le sue potenzialità solamente in quanto diventerà a tutti gli effetti il documento di riferimento di tutta l’amministrazione locale, che lo dovrà considerare non solamente nei suoi aspetti immediatamente operativi (avvio effettivo delle azioni previste), ma anche nel suo essere uno strumento integrato che deve interagire con tutti gli strumenti, ordinari e straordinari, di programmazione territoriale e settoriale, di gestione interna, di investimento, di spesa. Questa è la scommessa fondamentale per il buon esito dell’Agenda 21 locale. A tal fine l’Amministrazione comunale prevede i seguenti passaggi operativi (vedi figura 1): – Individuazione, all’interno dell’amministrazione, di un responsabile dell’attuazione del Piano: dovrà essere un funzionario che dedica la maggior parte del suo tempo al progetto Agenda 21, interessato alle tematiche della sostenibilità, consapevole del ruolo strategico che viene chiamato a svolgere. Dovrà rispondere direttamente al Sindaco e dovrà avere referenti nei diversi assessorati e/o uffici del Comune, specificamente designati dai capi d’area. – Mantenimento di una struttura di consultazione, di comunicazione e di monitoraggio del Piano d’azione, che garantisca la partecipazione del pubblico interessato anche a tutti i successivi e principali momenti di avanzamento e realizzazione del Piano (LABTER – Progetto A21Speak, con particolare riferimento allo Sportello Ambientale). – Definizione di Programmi operativi annuali, con i quali l’Amministrazione comunale dovrà individuare le azioni di Piano che si intendono attivare, nonché le relative responsabilità, modalità attuative e risorse disponibili. – Mantenimento del Forum dell’Ambiente, quale organismo consultivo e d’intervento diretto della comunità locale, con il compito di verificare l’attuazione e l’efficacia del Piano d’azione,
  • 21. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 21 nonché discutere e approvare eventuali revisioni e/o integrazioni del Piano stesso. Il Forum dovrà individuare un proprio coordinatore, che fungerà anche da garante del percorso di Agenda 21 locale nei confronti della comunità locale. – Verifiche trimestrali da parte del Forum: ogni tre mesi il processo di implementazione del Piano sarà sottoposto ad una fase di verifica da parte del forum, per valutare lo stato di attuazione del programma operativo e i risultati conseguiti. – Mantenimento di un nucleo operativo di coordinamento del percorso di Agenda 21 (Cabina di regia), composto dal responsabile interno dell’attuazione del Piano, dal responsabile della struttura di consultazione, di comunicazione e di monitoraggio del Piano d’Azione (LABTER) e dal coordinatore del Forum, che garantisca delle diverse strutture e attività previste nell’ambito del percorso di Agenda 21 locale. 3. Monitoraggio del Piano d’Azione: l’attivazione di un Piano d’Azione, ancorché completo e mirato, non determina automaticamente il rapido conseguimento di obiettivi che, nella gran parte dei casi, sono misurabili nel medio e lungo termine. D’altra parte, se non immediatamente, alcuni indicatori potranno manifestare nel breve termine modificazioni anche sensibili, che se anche non renderanno conto di un raggiunto stato di sostenibilità, testimonieranno pur tuttavia di una inversione di tendenza, di un primo segnale di riduzione della pressione, o di incremento della qualità ambientale, che dovranno essere colti e debitamente pubblicizzati. Il monitoraggio del Piano d’Azione serve a questo: a rendere manifesti i risultati positivi delle azioni intraprese (quando sono misurabili), così come ad evidenziare tendenze negative, magari impreviste, e ad individuarne tempestivamente le cause. Nel seguito del documento saranno forniti indirizzi per lo svolgimento di questa fondamentale attività nell’ambito del percorso di Agenda 21 della Spezia. 4. Revisione del Piano d’Azione: Il Piano d’azione non può essere inteso quale strumento statico e immodificabile, bensì deve essere uno strumento programmatico flessibile e dinamico proprio in quanto deve saper governare l’evoluzione di fenomeni complessi, alcuni dei quali sono caratterizzati da elevati livelli di incertezza e di difficile previsione. A partire dai risultati delle attività di monitoraggio, sarà quindi importante provvedere alla periodica revisione e/o integrazione del Piano. A tal fine, la struttura di consultazione, di comunicazione e di monitoraggio del Piano d’azione (LABTER), in collaborazione con il Responsabile dell’attuazione del Piano interno all’Amministrazione, dovrà predisporre, in occasione di ogni verifica trimestrale da parte del Forum, dei Rapporti sullo stato di attuazione del Piano, e alla fine di ogni anno, dei Rapporti sul monitoraggio del Piano, allo scopo di fornire alla comunità locale elementi informativi utili per valutare la necessità di apportare modifiche e/o integrazioni al Piano. Le richieste di revisione e/o integrazione potranno essere presentate in forma scritta alla struttura di consultazione, di comunicazione e di monitoraggio del Piano in qualunque momento del percorso di Agenda 21 e saranno discusse nell’ambito delle sessioni trimestrali del forum. Nell’ambito delle sessioni trimestrali del forum sarà comunque possibile avanzare direttamente richieste di revisione e/o integrazione del Piano, anche in forma orale, che saranno discusse nell’ambito della sessione stessa. In base agli esiti della discussione, il Responsabile dell’attuazione del Piano interno all’Amministrazione comunale, in collaborazione con la Cabina di Regia, provvederà alla revisione e/o integrazione del Piano d’azione e del relativo programma operativo annuale.
  • 22. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 22 Struttura operativa del Percorso di Agenda XXI della Spezia Sindaco – Giunta comunale Responsabile Interno al Comune Un funzionario a disposizione di AgendaXXI per: • Promuovere e seguire l’attuazione del Piano • Promuovere partenariato • Individuare finanziamenti • Aggiornare il Piano Labter • A21 Speak • Informazione e comunicazione • Educazione ambientale • Monitoraggio del Piano Forum Plenario Attua verifiche trimestrali e discute osservazioni al Piano Coordinatore del Forum Provvede al coordinamento del forum ed è garante del percorso di Agenda 21 locale Sportello ambientale Struttura Struttura comunicazioneed Struttura Referenti in altri uffici Cabinadiregia
  • 23. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 23 MOBILITÀ, INQUINAMENTO ATMOSFERICO E ACUSTICO Indirizzo strategico: migliorare la qualità e la vivibilità dell’ambiente urbano per tutelare la salute, il benessere, la sicurezza dei cittadini
  • 24. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 24 1. Premessa Per definire il Piano d’azione relativo ai problemi della mobilità, dell’inquinamento atmosferico e acustico in ambito urbano sono state considerate le relazioni che intercorrono tra le aree obiettivo “Qualità dell’aria”, “Rumore urbano” e “Accessibilità e fruibilità degli insediamenti” e il settore di intervento “Mobilità”, evidenziati nella figura seguente. Componenti ambientali Driving Force RISPOSTA PRESSIONE STATO ARIA RUMORE MOBILITA' TRASPORTI QUALITA' DELL'ARIA: Indicatori di concentrazione atmosferica LIVELLO SONORO: Indicatori di impatto, indicatori di esposizione della popolazione Emissioni inquinanti atmosferiche (distribuzione per settori, ambiti territoriali, profilo temporale) Emissioni sonore: sorgenti puntuali e lineari, distribuzione territoriale, profilo temporale Domanda di mobilità, offerta di infrastrutture e servizi, ripartizione modale, efficienza energetica Monitoraggio Pianidi risanamento e tutela Piani d'azione di settore e di ambito territoriale INSEDIAMENTI QUALITA’ iNSEDIAMENTI Indicatori di Accessibilità e Fruibilità degli insediamenti Congestione da traffico, incidenti auto in sosta In questa parte di Piano non sono invece affrontati i problemi di inquinamento atmosferico derivanti da fonti diverse dalla mobilità, con particolare riferimento agli impianti termici, civili ed industriali e alle attività produttive. Questa scelta deriva dalla considerazione che, benché anche tali fonti contribuiscano a determinare, seppure in misura inferiore rispetto alla mobilità, la qualità dell’aria in città, le possibilità di ridurne i relativi impatti sono legate prevalentemente ad azioni di riduzione e
  • 25. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 25 razionalizzazione dei consumi energetici. Pertanto si è deciso di affrontare queste problematiche nella parte di Piano relativa all’energia3. 2. Obiettivi generali Gli obiettivi generali che si intendono perseguire, con riferimento alle componenti ambientali interessate, sono così individuati: 1. Migliorare la qualità dell’aria 2. Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico 3. Migliorare l’accessibilità e la fruibilità degli insediamenti. 2.1 Migliorare la qualità dell’aria 2.1.1 Situazione attuale: gli elementi di criticità I dati registrati dalla rete cittadina di controllo della qualità dell’aria consentono di comporre un quadro informativo sufficientemente approfondito per quanto riguarda l’andamento delle concentrazioni dei principali macroinquianti atmosferici. In estrema sintesi, la situazione che emerge dalla loro lettura consente di individuare alcuni specifici fattori di criticità relativamente alle concentrazioni di diversi inquinanti fra quelli monitorati. Gli indici relativi alle concentrazioni di SO2, NO2, PTS presentano, in misura diversa, un tendenziale miglioramento. Tale miglioramento è evidente e significativa soprattutto per quanto riguarda l’anidride solforosa e, negli ultimi anni, il monossido di carbonio (che fa però tuttora rilevare un certo numero di superamenti del valore limite, laddove l’anidride solforosa presenta indici inferiori sia ai valori limite che ai valori guida). Meno positiva appare la situazione per quanto riguarda il biossido di azoto: la graduale diminuzione è meno pronunciata e univoca, permanendo tuttora i livelli rilevati al di sopra del valore guida, nonché dei nuovi valori limite che l’Unione Europea sta adottando. Per le polveri (PTS), nonostante la significativa riduzione, si evidenziano tuttora livelli superiori ai valori guida. Assai meno documentata risulta invece la situazione per quanto riguarda alcuni inquinanti non convenzionali (frazione inalabile del particolato PM10, benzene, idrocarburi policiclici aromatici, ecc.), benché nell’arco del 2000 sia stato effettuato un numero significativo di campagne di monitoraggio del benzene e delle PM10 con il mezzo mobile. Per quanto riguarda, in particolare, il benzene, da marzo 1999 ad oggi sono state effettuate complessivamente nove campagne di misurazione in cinquanta siti cittadini, con il metodo dei campionatori passivi. La situazione emersa è piuttosto preoccupante: le medie annuali dei valori rilevati nel 2000 supera l’obiettivo di qualità, pari a 10 µg/mc, in 20 delle 49 postazioni monitorate, con valori medi annuali in molte postazioni superiori ai 15 µg/mc (Viale Italia-Via Doria: 16,11 µg/mc; via Crispi-Poste-Spallanzani: 17,83 µg/mc; via Spallanzani-cabina: 15,69 µg/mc; Via Carducci-Via della Pianta: 15,46 µg/mc; Via Carducci-C.so Nazionale: 16,91 µg/mc; Via Carducci-Via della Torre G.: 15,61 µg/mc; Via Fiume 132: 17,50 µg/mc; Via Sarzana-Via Sommovigo: 18,09 µg/mc) e valori medi rilevati nei periodi più critici, di novembre e dicembre, spesso superiori a 20 µg/mc, fino a massimi intorno ai 30 µg/mc (Via Crispi-Poste-Spallanzani: 29,9 3 Risposta a osservazione al Piano presentata da Giuseppe Romeo in data 3.10.2001.
  • 26. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 26 µg/mc; Via Carducci-C.so Nazionale: 29,4 µg/mc; Via Carducci-Via della Torre G.: 31,59 µg/mc; via XX Settembre-Smeraldo: 33,57 µg/mc; Via Fiume 132: 29,81 µg/mc). Nel 2000, sono iniziate anche le misurazioni delle polveri fini (PM10), sia in permanenza nella centralina di Via Spallanzani, sia con campagne mensili condotte con la postazione mobile ARPAL: a proposito di questo inquinante, un primo quadro che ad oggi emerge è la conferma di una criticità ambientale in Via Spallanzani, mentre nelle altre zone i valori misurati sono risultati entro la media stabilita per legge, benché si siano registrati alcuni superi del valore fissato come obiettivo di qualità dalla vigente normativa (DM 25/11/94), pari a 40 microgrammi/mc. 2.1.2 Gli obiettivi specifici e i target Sotto il profilo dell’inquinamento atmosferico, l’obiettivo del Piano dovrà sicuramente essere ricondotto al progressivo conseguimento e costante rispetto degli standard di qualità dell’aria vigenti a livello nazionale, e degli obiettivi di qualità previsti dalla nuove norme europee. In particolare, è necessario garantire, secondo le scadenze fissate, il rispetto dei limiti introdotti dalla DIR 99/30/CE in attuazione della direttiva 96/62/CE (quest’ultima adottata con dlgs 351/1999 mentre la DIR 99/30/CE dovrà essere adottata dal nostro Paese entro il 19/7/2001) . Per i suddetti limiti, ex DIR 99/30, pur non essendo ancora in vigore sotto il profilo formale il Piano di Azione per le situazioni individuate a maggior rischio sanitario potrebbe individuare scadenza temporali più ravvicinate, rispetto a quelle della normativa comunitaria citata, per il raggiungimento dei limiti previsti per i vari inquinanti. In tal senso potranno essere considerati anche i limiti di riferimento previsti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in relazione alla tutela della salute dall’inquinamento atmosferico. Nel breve termine dovrà essere comunque perseguito il sostanziale rispetto dei limiti già vigenti in forza delle normative precedentemente adottate dal nostro paese (vedi Allegato 1 – Quadro di riferimento normativo, Tabella 4 – Standard e obiettivi di qualità dell’aria fissati dalla normativa). A tal fine, è importante porsi anche obiettivi di riduzione delle emissioni in atmosfera, facendo riferimento, in particolare, ai target definiti a livello internazionale e europeo (impegni di riduzione delle emissioni di gas serra assunti dall’Italia con riferimento al protocollo di Kyoto). Gli obiettivi specifici assunti dal Piano, con l’indicazione dei relativi target e degli indicatori di monitoraggio, sono riassunti in Tabella 1. Tabella 1 – Obiettivi specifici, indicatori e target per il miglioramento della qualità dell’aria Obiettivo Indicatore Valore attuale Target Ridurre le concentrazioni di inquinanti in atmosfera Concentrazioni degli inquinanti in atmosfera (SO2, NOx, CO, O3, Polveri e PM10, benzene) Da determinare Entro le scadenze fissate (vedi Tabella 4) garantire il rispetto degli obiettivi di qualità dell’aria a lungo termine introdotti dalle direttive attuative della direttiva 96/62/CE. Garantire comunque il rispetto dei limiti di legge vigenti Ridurre le emissioni in atmosfera Emissioni di CO2 (t/anno) 387 milioni di t/anno Ridurre le emissioni di CO2 del 6,5% entro il 2010
  • 27. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 27 2.2 Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico 2.2.1 Situazione attuale: gli elementi di criticità L’analisi condotta sul clima acustico della città della Spezia, in particolare su alcune aree cosiddette “protette”, pone in evidenza una situazione oltremodo critica che rende necessari interventi sia attivi che passivi. Tali interventi dovranno essere finalizzati non solo al raggiungimento degli standard previsti dalla normativa nazionale, ma anche al conseguimento degli obiettivi definiti nel programma di azione della Unione Europea. La situazione risulta particolarmente critica in alcune aree del territorio comunale, come evidenziato dal Piano di Risanamento Acustico: – area retroportuale (Viale S. Bartolomeo)4: i valori rilevati nel periodo di riferimento diurno si avvicinano molto ai 75 dB(A) mentre in orario notturno si sono determinati livelli compresi tra 65 e 70 dB(A); le attività portuali “continue” intervengono sulla rumorosità in modo trascurabile rispetto al rumore causato dal traffico veicolare, che nel tempo di riferimento notturno (e in parte anche nel tempo di riferimento diurno) è sempre superiore ai limiti di zona dei ricettori individuati; quest’ultimo risulta fortemente influenzato dalla presenza significativa di traffico pesante indotto dalle attività portuali. Per quanto riguarda la rumorosità dovuta al Porto, benché dalle misure emerge che essa rientra all’interno dei limiti previsti nella zona in cui si trovano i ricettori, occorre fare alcune considerazioni: - nell’intorno dell’ingresso del Porto di Via Palmaria la rumorosità supera sempre i limiti di zona ed il contributo della rumorosità specificatamente portuale, anche se difficilmente quantificabile, è, comunque, rilevante e non si può escludere sia, da sola, sufficiente a provocare il superamento dei valori limite di immissione; - esiste una situazione, pur eccezionale, in viale San Bartolomeo n. 302, edificio in prossimità del quale non si rileva un superamento dei limiti di rumorosità, in quanto si trova in classe VI, ma per il quale, nella sostanza, gli esiti dei rilievi danno un rumore proveniente prevalentemente dal Porto Mercantile a livelli comunque alti per una civile abitazione; il problema è stato risolto evacuando tutti gli abitanti dello stabile. Resta tuttavia il fatto che tutto il porto è in classe VI (peraltro in contrasto con le linee guida del dpcm del 1997 che mette i porti commerciali in classe IV) e a pochi metri dal suo confine c’è un quartiere residenziale densamente abitato. - sono stati rilevati specifici rumori disturbanti (sobbalzi degli autoarticolati portacontainers, fischi e segnalazioni dei treni-merci, “cicalini” dei mezzi di sollevamento, gruppi elettrogeni delle navi in ormeggio), che pur non violando sistematicamente le soglie del dpcm 14/11/1997 rientrano sicuramente nella fattispecie del disturbo della quiete pubblica di cui all’art. 659 del Codice Penale e art. 844 del Codice Civile. – area ospedaliera (Ospedale S.Andrea): sono stati rilevati valori medi compresi tra 65 e 75 dB(A) in orario diurno, mentre in orario notturno i livelli sono compresi tra 55 e 60 dB(A); le sorgenti di rumore principali sono state individuate nel traffico veicolare e ferroviario; – aree scolastiche (Via Prosperi e Via della Torre): i valori oscillano tra i 70 e 75 dB(A) e sono imputabili al traffico di tipo misto (autoveicoli, mezzi pesanti, autobus, motocicli); 4 ARPAL, Valutazione della rumorosità indotta dal porto mercantile della Spezia, Relazione Tecnica, 2000.
  • 28. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 28 – via XX Settembre, angolo Via Spallanzani all’uscita della omonima galleria: le misurazioni hanno evidenziato un sostanziale decremento dei livelli rilevati nel 1993-1994 in sede di mappatura acsutica, dovuti a flussi di traffico ridotti ottenuti con l’adozione del Piano Urbano del Traffico; nelle postazioni di riferimento sono stati rilevati valori diurni di 76 dB(A) e notturni di 73 dB(A); seppur ridotto rispetto alle condizioni misurate negli anni 1993-94, la galleria resta comunque caratterizzata in tutte le ore del giorno e della notte, da flussi di traffico notevoli, fortemente influenzati dal traffico pesante. 2.2.2 Gli obiettivi specifici e i target Il Programma politico e di azione della comunità Europea per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile indica, per quanto riguarda l’inquinamento acustico un obiettivo generale di tutela della salute e della qualità della vita, che viene tradotto negli obiettivi operativi (riferiti al periodo notturno) riportati nella tabella successiva, e assunti come obiettivi specifici di riferimento nell’ambito della Agenda 21 della Spezia. Gli obiettivi specifici assunti dal Piano, con l’indicazione dei relativi target e degli indicatori di monitoraggio, sono riassunti in Tabella 2. Tabella 2 - Obiettivi specifici, indicatori e target per la riduzione dell’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico Obiettivo* Indicatore Valore attuale Target Eliminare l’esposizione della popolazione a livelli sonori eccedenti i 65 dB(A); in nessun caso devono essere ammessi livelli sonori eccedenti gli 85 dB(A) Percentuale di popolazione urbana esposta a livelli di rumore superiori a 65 dB(A) Da determinare Progressiva riduzione, fino all'annullamento (entro il 2010), della popolazione esposta a livelli >65dB(A) Mantenere ai valori attuali la percentuale di popolazione esposta a livelli di rumore compresi tra 55 e 65 dB(A); Percentuale di popolazione urbana esposta a livelli di rumore compresi tra 55 e 65 dB(A) Da determinare Stabilizzare il valore dell’indicatore Garantire per la popolazione esposta a livelli inferiori ai 55 dB(A) il rispetto di tale soglia; Percentuale di popolazione urbana esposta a livelli di rumore inferiori ai 55 dB(A) Da determinare Stabilizzare il valore dell’indicatore *I limiti di esposizione si riferiscono al periodo notturno Sotto il profilo normativo, comunque, la definizione di obiettivi specifici di qualità ambientale deve logicamente seguire la zonizzazione acustica del territorio comunale, che a sua volta definisce le priorità di intervento del Piano Comunale di Risanamento. Una volta adottato il documento di zonizzazione, infatti, valgono per ogni zona gli specifici limiti di cui al DPCM 14/11/1997, come sintetizzati nella Tabella 5 (vedi Allegato 1 – Quadro di riferimento normativo).
  • 29. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 29 2.3 Migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’ambiente urbano 2.3.1 Situazione attuale: gli elementi di criticità Le indagini sulla mobilità spezzina, condotte nell’ambito degli studi per la predisposizione del Piano Urbano del Traffico adottato nel 1996, evidenziavano una serie di elementi estremamente significativi: – la scarsa presenza di traffico di attraversamento tra i flussi che penetrano quotidianamente nella Spezia: solo il 3% era traffico di attraversamento del Comune, mentre il 25% era traffico di attraversamento dell’Area Centrale compresa all’interno delle sezioni di rilevamento. Questo dato portava ad indicare che i problemi del traffico della Spezia possono trovare la loro soluzione non tanto nella realizzazione di assi tangenziali o di gronda (comunque da prevedere con tracciati, caratteristiche e ruoli adeguati nell’ambito degli studi di Piano Urbanistico Comunale), bensì nella gestione della mobilità di accesso alla Città. Questo significava che era possibile affrontare i problemi del traffico della Spezia già nel breve termine, con buone prospettive di soluzione, attraverso interventi normativi di gestione del traffico e della sosta e di potenziamento del trasporto pubblico e con limitati interventi di tipo infrastrutturale; – la forte presenza di traffico di origine extracomunale (oltre il 40% sulle radiali di penetrazione all’Area Centrale). Questo dato evidenziava la necessità, per risolvere i problemi specifici della Spezia, di affrontare il problema complessivo della mobilità alla scala sovracomunale, con il coinvolgimento di tutti gli Enti competenti: Provincia, FS, Comuni viciniori; – il forte utilizzo dell’auto privata da parte dei pendolari e la grande disponibilità per i pendolari di spazi di sosta su suolo pubblico e su suolo privato. Dalle indagini emergeva la disponibilità, nell’Area Centrale della Spezia, di circa 19.000 posti-auto su sede stradale (di cui poco più di 1.000 riservati a Enti e handicappati) e di circa 4.000 posti-auto non su sede stradale ad uso non residenziale, in aree prevalentemente di proprietà privata. Questa significativa disponibilità di sosta gratuita, anche al netto della domanda dei residenti, che non aveva eguali in Città delle dimensioni della Spezia, condizionava fortemente la struttura della mobilità spezzina; – la forte domanda di parcheggio su strada da parte dei residenti: i rilievi dell’occupazione notturna degli spazi di sosta su sede stradale mostravano coefficienti estremamente alti, con una percentuale superiore all’80% per l’Area Centrale nel suo complesso e con coefficienti superiori all’unità in molte zone del Centro Storico. Dai rilievi emergeva per altro che oltre il 50% delle auto dei residenti del Centro venivano lasciate permanentemente parcheggiate su sede stradale; – l’inquinamento acustico ed atmosferico che, pur apparendo abbastanza diffuso nella Città, presentava alcune situazioni particolarmente critiche, quali Via Fiume (in particolare nel tratto terminale verso Piazza Garibaldi), e Piazza Caduti per la Libertà, con livelli di inquinamento preoccupanti e flussi di traffico incompatibili con la funzione e la capacità ambientale della strada o della piazza; – la gerarchia funzionale delle diverse strade, con una incompatibilità talvolta molto evidente tra funzione cinematica e caratteristiche urbanistiche ed ambientali della strada. La situazione senza dubbio più grave era quella della direttrice Fiume-Spallanzani che presentava impropriamente i massimi flussi di tutta la Città in particolare ai nodi più sensibili di Piazza Garibaldi e di Piazza Caduti per la Libertà.
  • 30. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 30 E’ inoltre importante rilevare che l’attuale offerta di aree pedonali e percorsi ciclopedonali risulta piuttosto limitata, sia sotto il profilo quantitativo, che per quanto concerne l’articolazione di una rete. Emerge, infatti, la mancanza di veri e propri itinerari pedonali e soprattutto di un’asta forte di collegamento pedonale che dalla città storica arrivi alla passeggiata a mare e all’area centrale da realizzare, sostanzialmente, attraverso l’estensione delle aree oggi già interessate dalla pedonalizzazione, in cui sono presenti situazioni a forte vocazione pedonale. La rete attuale risente, soprattutto, della necessità di un potenziamento del sistema attraverso interventi mirati al recupero ambientale e alla pedonalizzazione di tutte quelle situazioni (strade, piazze, aree) inserite in contesti urbani di forte pregio o a forte vocazione pedonale. Così come si registra la mancanza di significativi itinerari pedonali urbani, non risulta riconoscibile una vera e propria rete ciclabile. Le uniche piste ciclabili sono presenti lungo viale Italia, via Prosperi, viale Fieschi e via Monfalcone, ma non sono tra loro connesse. In tal senso, la programmazione comunale prevede interventi significativi (si veda nel seguito quanto previsto dalla proposta di aggiornamento del Piano Urbano del Traffico). Le nuove indagini effettuate nel 1999, in occasione dell’aggiornamento del Piano Urbano del Traffico, hanno evidenziato le seguenti evoluzioni nel sistema della mobilità: – un incremento del 13,6% dei flussi di traffico complessivi in ingresso nell’ora di punta del mattino (7.15-8.15) e il mantenimento degli stessi flussi del 1995 in uscita. I maggiori incrementi dei flussi in ingresso si sono registrati lungo Via Fiume (+31%), lungo Viale Fieschi (+19%) e lungo Via Buonviaggio (+18%); su Viale San Bartolomeo si è registrata una riduzione dei flussi del 6% rispetto al 1995 e su Viale Sauro dell’1%. Lungo la Galleria Spallanzani si è registrato un aumento dell’11% dei traffici bidirezionali sempre nell’ora di punta del mattino (7-15-8.15), allorché la Galleria è aperta nelle due direzioni; la direttrice verso Est, monte-mare, risulta aver avuto i massimi incrementi (+14%). Lungo Viale Italia, sempre nella stessa ora, di punta, non si sono verificate variazioni significative (+4% dei traffici bidirezionali all’incrocio con Viale San Bartolomeo); – un utilizzo più razionale dei parcheggi centrali, con minori coefficienti di occupazione, tutelando le esigenze dei residenti e della sosta a rotazione: complessivamente, l’offerta di sosta a servizio dell’Area Centrale è rimasta inalterata dal 1995 al 2000; la struttura dell’offerta è invece profondamente mutata, con la sosta libera che è passata da un’incidenza dell’88% nel 1995 a un’incidenza del 45,4% nel 2000; la sosta a pagamento è passata da un’incidenza del 4,3% nel 1995 a un’incidenza del 47,9% nel 2000. L’evoluzione della domanda di sosta ha positivamente risentito del cambiamento della struttura dell’offerta: infatti, il numero complessivo di auto parcheggiate su suolo pubblico nell’Area Centrale Allargata si è ridotto del 9,1% dal 1995 al 2000, con un coefficiente medio di occupazione che nell’ora di massima punta (11.00-12.00) si è ridotto dallo 0,99 allo 0,93 (parte degli automobilisti pendolari del 1995 in parte parcheggiano l’auto più esternamente raggiungendo la destinazione finale a piedi, in parte nei parcheggi di interscambio di Piazza d’Armi e del Palasport utilizzando i minibus gratuiti e in parte si sono trasferiti direttamente al trasporto pubblico, che ha recuperato utenza). Il coefficiente di occupazione dei parcheggi più centrali si è significativamente ridotto da un valore medio di 1,1 nell’ora di massima punta (11.00-12.00) a un valore medio di 0,98. A corona del Centro, in zona comunque interessata in parte dalla tariffazione della sosta, il coefficiente medio di occupazione si è mantenuto sullo 0,87. Nel Centro, le auto di residenti parcheggiate sempre nell’ora di punta del mattino sono 3.762, pari al 43% del totale delle auto parcheggiate, mentre
  • 31. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 31 le auto in sanzione (cioè non autorizzate o senza documento di pagamento) o in divieto di sosta sono 1.036, pari al 12% del totale delle auto parcheggiate. Le auto paganti, o con abbonamento o con parcometro, sono, sempre per il Centro, 2.269, pari al 26% del totale delle auto parcheggiate. – il miglioramento delle condizioni di inquinamento atmosferico da traffico della Città: i dati rilevati evidenziano una situazione in positiva evoluzione grazie al miglioramento del parco circolante. Permangono, tuttavia, situazioni critiche indotte dai traffici ancora eccessivi della Galleria Spallanzani; – anche per quanto riguarda i livelli di rumore, viene confermata la criticità indotta dal traffico della Galleria Spallanzani, sia nella zona ospedaliera sia nella zona a Ovest, con superamenti assolutamente inaccettabili, di 15-20 dB(A), dei limiti di legge. – l’aumento dell’utenza del trasporto pubblico, con un’importante inversione di tendenza, che rappresenta un risultato difficile da raggiungere in Italia: dopo 10 anni di continua perdita di passeggeri, tra il 1998 e il 1999 si è registrato un aumento dei passeggeri trasportati del 3,27% considerando il servizio di minibus gratuiti dai parcheggi di interscambio di Piazza d’Armi e del palasport e del 2,22% escludento i passeggeri trasportati dai minibus; – un’inversione di tendenza nell’incidentalità: nel 1999 si è riusciti ad arrestare il preoccupante aumento del numero di incidenti con lesioni alle persone che si era verificato negli ultimi anni. Tuttavia i risultati conseguiti non possono essere ritenuti sufficienti. 2.3.2 Gli obiettivi specifici e i target Obiettivo Indicatore Valore attuale Target Percorrenze da traffico privato in ambito urbano (km/anno) Da determinare Entro il 2010 riduzione del 35% delle percorrenze da traffico privato in ambito urbano; Ridurre il traffico veicolare Percorrenze da traffico privato in ambito extraurbano (km/anno) Da determinare Entro il 2010 riduzione del 20% delle percorrenze da traffico privato in ambito extraurbano Tasso di mortalità (n. morti/1000 incidenti) 5,1 Progressiva riduzione, fino all’annullamento, del valore dell’indicatore Ridurre l’incidentalità Tasso di lesività (n. feriti/10 incidenti) 1,6 Progressiva riduzione del valore dell’indicatore Incidenza mobilità sostenibile su distribuzione modale mobilità (%) Auto 70%, Bus 28%, Bicicletta 2% Entro il 2010 raggiongere il ..% di spostamenti con sistemi di mobilità sostenibile (TPL, bicicletta, a piedi, car pooling, car sharing, etc.) Aumentare l’utilizzo di sistemi di mobilità sostenibile (trasporto pubblico, bicicletta, a piedi, car pooling, car sharing, etc.) Tasso medio di occupazione veicoli (n.persone/veicolo) 1,45 Entro il 2010 raggiungere un tasso medio di occupazione delle auto in circolazione pari a due persone per veicolo
  • 32. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 32 Obiettivo Indicatore Valore attuale Target indicatori di efficienza e efficacia del TPL: – n.utenti/abitante/anno; – passeg./km; – km esercizio rete; % rete riservata; % rete filoviaria o su sede propria; – velocità commerciale (km/h) Da determinare Migliorare progressivamente il valore degli indicatori Mq/abitante di aree pedonali Da determinare km rete percorsi ciclabili Da determinare Aumentare la dotazione di aree libere dal traffico km rete percorsi pedonali protetti Da determinare Progressivo aumento del valore degli indicatori Migliorare la qualità dei servizi di mobilità Indice di gradimento della qualità della mobilità Da determinare Progressivo aumento del valore dell’indicatore 3. Strategie e azioni attivate a livello regionale, provinciale e comunale 3.1 Agenda XXI della Regione Liguria L’agenda XXI della Regione Liguria costituisce un importante quadro di riferimento per la definizione degli obiettivi da perseguire e delle azioni da attivare per affrontare i problemi della mobilità e dell’inquinamento atmosferico e acustico. Gli obiettivi generali di sostenibilità individuati dall’Agenda XXI regionale per il settore dei trasporti possono essere sinteticamente ricondotti ai seguenti: – contenimento delle emissioni in atmosfera e nel suolo – ridurre la necessità di spostamenti urbani – contenimento dei consumi energetici – risanamento e tutela del paesaggio – contenimento e razionalizzazione dell’uso del suolo – abbattimento dell’inquinamento acustico – contenimento dell’effetto serra A questi si devono aggiungere gli obiettivi generali di sostenibilità relativi alla “qualità dell’aria”, così individuati: 1. La riduzione delle emissioni inquinanti atmosferiche, in particolare in ambito urbano; 2. La tutela del bene "aria pulita" per le zone non inquinate; 3. riduzione dell'accumulo di sostanze tossiche o nocive in altri comparti ambientali (trasferimento dell'inquinamento). Per uno sviluppo sostenibile nel campo dei trasporti l’Agenda XXI regionale individua la necessità di sviluppare le seguenti azioni strategiche: 1. Riduzione delle emissioni globali: attraverso il controllo degli inquinanti, l’introduzione di motori a minore consumo, forme di limitazione del traffico privato, controllo degli insediamenti che
  • 33. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 33 possono provocare afflussi di veicoli nelle zone congestionate, spostamento di quote consistenti di traffico persone e merci sui sistemi di trasporto ad alta efficienza (in particolare, ferrovia e trasporto marittimo) tenendo anche conto delle potenziali e/o accidentali situazioni di rischio ambientale (trasporti di merci pericolose). 2. Riduzione della necessità di mobilità: si tratta di non subire passivamente l’incremento crescente della domanda di mobilità - peraltro conseguente a processi di natura sociale ed economica che, in Liguria costituiscono fattori essenziali per la vitalità della Regione, quali il turismo, il trasporto con origine/destinazione il sistema portuale ecc. - ma di identificare una correlazione forte tra la dimensione della città, la sua forma, la sua organizzazione spaziale e temporale, ed il traffico crescente. Contenere la domanda di mobilità significa governare, innanzitutto il rapporto domanda/offerta per le aree più critiche, anche attraverso l’introduzione del concetto di limite alla capacità di un’area urbana di accogliere determinati livelli di traffico, che deve essere commisurata all’impatto che essi generano e con obiettivi di tutela ambientale e di sicurezza. 3. Incremento dell’offerta di trasporto collettivo: In Italia il trasporto pubblico è scarso e genera anche notevoli costi della mano pubblica, necessari al suo sostegno, a causa degli altri costi, nonché dell’inefficienza, disintegrazione eseparazione dell’offerta. Si impone dunque il vincolo di incrementare il servizio diminuendo contestualmente il costo/ passeggero x Km. 4. Contenimento dell’uso del mezzo privato: contestualmente alla riqualificazione e potenziamento del trasporto pubblico, debbono essere predisposte azioni di disincentivo del mezzo privato individuale. Non solo per ridurre l’inquinamento, ma per liberare la viabilità al servizio del trasporto pubblico, delle piste ciclabili, delle aree residenziali e pedonali. 5. Adeguamento delle infrastrutture: Occorre innanzitutto accelerare i tempi per adeguare il sistema infrastrutturale portante regionale della rete ferroviaria in termini di capacità, funzionalità, efficienza. Occorre affrontare i problemi di fabbisogno di grande viabilità, per adeguare l’attuale rete in capacità e per renderla più sicura oltreché meno rumorosa. Occorre, infine, sviluppare la portualità, che richiede completamenti infrastrutturali ma soprattutto una forte saldatura con reti infrastrutturali che non interferiscano con i sistemi urbani. 6. Interventi in campo urbano: realizzare una adeguata infrastrutturazione dei territorio urbani, soprattutto delle aree a cintura dei centri storici, con la realizzazione di impianti fissi di trasporto, tramvie e metropolitane, quale presupposto fondamentale per raggiungere duraturi obiettivi di mutamento delle condizioni del rapporto domanda/offerta di mobilità. 7. Interventi di razionalizzazione e integrazione degli strumenti di programmazione e pianificazione e attività di informazione e sensibilizzazione. Per affrontare i problemi relativi alla qualità dell’aria la regione individua, innanzitutto, la necessità di approfondire la conoscenza territoriale del comparto aria, per fare fronte alle seguenti necessità: - conoscere la distribuzione di tutte le fonti emittenti ed il loro peso relativo; - valutare i dati provenienti dalle diverse reti di monitoraggio; - stimare la qualità dell'aria per le zone non coperte da centraline di rilevamento, sulla base delle caratteristiche delle emissioni e con l'ausilio della modellistica diffusionale, il cui uso presuppone, tra l'altro, la necessità di disporre di affidabili dati meteo; - confrontare i dati delle centraline con quelli stimati in base alla modellistica; - mettere in relazione i dati delle emissioni e quelli di qualità dell'aria con le caratteristiche territoriali delle zone di volta in volta considerate.
  • 34. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 34 Definisce, quindi, due grandi filoni di approccio dal punto di vista delle strategie di contrattazione e concertazione e partenariato: 1. Liguria produttrice in cui i problemi ambientali derivano da ruoli che assume il territorio ligure nel quadro produttivo nazionale e mondiale, in settori particolarmente strategici, dove gli obiettivi di sostenibilità sono legati a scenari statali e sovranazionali. Questo avviene nei seguenti ambiti: – la produzione di energia termoelettrica; – il ciclo del petrolio; – il sistema logistico della grande movimentazione delle merci 2. Liguria consumatrice in cui i problemi ambientali derivano dagli atteggiamenti di produzione e consumi legati a comportamenti quotidiani in cui è il livello locale ad esprimere le principali potenzialità e capacità di intervento: – il traffico civile; – i consumi energetici a livello domestico – le industrie locali – tutte le attività consumatrici di energie e produttrici di inquinanti fra i servizi pubblici: il trasporto pubblico, lo smaltimento di rifiuti, la depurazione, le forniture idriche. Infine, per affrontare i problemi relativi all’inquinamento atmosferico, l’Agenda XXI regionale individua le seguenti azioni prioritarie: 1. Completamento delle zonizzazioni acustiche comunali; 2. Campagne di misura del rumore; 3. Completamento del progetto caso pilota Genova (per la bonifica acustica nei punti critici dei tracciati autostradali); 4. Mitigazione del rumore autostradale; 5. Adeguamento dei mezzi di trasporto pubblico; 6. Requisiti acustici passivi degli edifici; 7. Educazione acustica. 3.2 Il Piano di risanamento e tutela della qualità dell’aria della Regione Liguria Il Piano regionale di risanamento e tutela della qualità dell’aria è stato elaborato applicando e sviluppando le indicazioni della Agenda 21 regionale e della collegata pianificazione nazionale al fine di: – conseguire il miglioramento della qualità dell’aria per i diversi inquinanti, nei diversi ambiti di territorio regionale nei quali si registrano i carichi inquinanti più elevati o livelli di inquinamento maggiori, riguardanti sia le sorgenti fisse che mobili, con particolare attenzione alle problematiche maggiormente emergenti quali produzione di ozono troposferico, emissioni di IPA, benzene e PM10; – prevenire l’aumento dell’inquinamento atmosferico in riferimento alle porzioni del territorio regionale nelle quali si può ipotizzare un’evoluzione peggiorativa in termini di incremento dei carichi inquinanti e conseguente peggioramento della qualità dell’aria, ponendo particolare attenzione alle componenti ambientali ed alle aree maggiormente sensibili all’inquinamento atmosferico o comunque da sottoporre a particolare tutela;
  • 35. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 35 – conseguire un miglioramento in riferimento alle problematiche globali quali la produzione di gas serra. Nella redazione del Piano, pur prevedendo misure di carattere generale per la riduzione delle emissioni e di conseguenza per la tutela della qualità dell’aria, sono state privilegiate alcune iniziative di intervento sulle emissioni di particolare efficacia ed importanza ed in particolare: – forte sviluppo del teleriscaldamento utilizzando il calore di scarto delle centrali termoelettriche ENEL di La Spezia e Vado Ligure e, nelle aree interne, le biomasse vegetali; – limite all’aumento della produzione di energia elettrica della Regione da fonti tradizionali per controbilanciare l’aumento di produzione elettrica da biomasse e rifiuti; – riduzione del traffico urbano mediante introduzione di: meccanismi di pedaggio per l’accesso ai centri storici delle città e conseguente riduzione del trasporto passeggeri su strada ("car pooling" e “car pricing”), estensione delle zone di sosta a pagamento, ulteriore chiusura dei centri storici; – riduzione della pressione dovuta al traffico merci su gomma sulle Autostrade e incremento del trasporto su treno in maniera da stabilizzare i flussi di autoveicoli merci ai livelli del 1995; – divieto del peggioramento delle emissioni dovute alla combustione nel settore civile e di utilizzo dei combustibili più inquinanti per le zone con carico inquinante più elevato; – forte riduzione del contributo delle emissioni nei porti della regione con la limitazione dell’uso di combustibili più inquinanti ed il controllo dei terminali marittimi di combustibili liquidi; – interventi specifici sui grandi impianti della regione (impianti di produzione energetica, chimica e petrolchimica, vetrerie), – potenziamento della lotta agli incendi boschivi Le misure rispondono alla necessità di conseguire entro il 2010 i seguenti obiettivi: – con riferimento ai principali inquinanti, il rispetto degli obiettivi di qualità dell’aria a lungo termine, stabiliti dalle più recenti normative europee già emanate o in corso di emanazione e da conseguire, ai sensi di dette norme, entro un dato termine temporale (di massima al 2010); – con riferimento in particolare all’anidride carbonica, il conseguimento entro il 2010, per la Regione, della percentuale di riduzione che l’Italia deve conseguire in applicazione del protocollo di Kyoto. Per quanto concerne le azioni correlate con i trasporti gli obiettivi sono i seguenti: – riduzione del 35% delle percorrenze da traffico privato in ambito urbano; – riduzione del 20% delle percorrenze da traffico privato in ambito extraurbano; – stabilizzazione dei flussi di autoveicoli merci in autostrada ai livelli del 1995; – riduzione del contributo dovuto ai porti, mediante la riduzione dell’80% delle emissioni di ossidi di zolfo e del 30% degli ossidi di azoto, rispetto alle emissioni prevedibili al 2010. Essenziale alla realizzazione del Piano è naturalmente la precisazione dei singoli interventi, il monitoraggio dei risultati e la ridefinizione nel tempo degli obiettivi. Accanto alle misure per la riduzione delle emissioni, nell’ambito del Piano sono state inoltre individuate alcune misure atte a porre le basi per la riorganizzazione del sistema di monitoraggio della qualità dell’aria presente in Regione, con riferimento anche ai parametri meteorologici. In particolare, il Piano definisce una prima struttura di misure, da precisarsi successivamente unitamente alle Amministrazioni provinciali ed ARPAL, atte a razionalizzare l'attuale sistema, in attuazione della direttiva 96/62 CE sulla gestione della qualità dell'aria ambiente, recentemente recepita dal decreto legislativo 351/99, e delle Direttive figlie indicanti i nuovi valori di riferimento per il controllo della
  • 36. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 36 qualità dell'aria, avendo come obiettivo da un lato la semplificazione del sistema e dall'altro la sua migliore rappresentatività. In connessione con le misure, sia al fine di determinare le priorità nelle azioni volte alla riduzione delle emissioni, sia per orientare le scelte finalizzate alla riorganizzazione del sistema di monitoraggio, nell’ambito del piano si sono individuate le zone del territorio regionale più vulnerabili sotto il profilo dell’inquinamento atmosferico. Suddividendo il territorio in zone omogenee di 1 kmq, nell’ambito del Comune della Spezia sono state individuate: 1 zona appartenente alla classe di priorità di intervento molto alta, 2 zone appartenenti alla classe di priorità di intervento alta e 3 zone appartenenti alla classe di priorità di intervento media. 3.3 Il Piano Urbano del Traffico Il Comune della Spezia, con Delibera del Consiglio Comunale del 29/07/1996, si è dotato del Piano Urbano del Traffico (PUT). Gli interventi più significativi realizzati con il Piano Urbano del Traffico comprendono: – la limitazione del traffico per fasce orarie lungo la Galleria Spallanzani per contenere l’inquinamento ambientale da traffico nei nodi critici di Piazza Garibaldi e di Via Crispi; – la centralizzazione semaforica, con l’aumento della capacità dei Viali Italia e Amendola per far fronte ai flussi trasferiti dalla direttrice Spallanzani, e un sistema di pannelli a messaggi variabili sulle principali radiali di penetrazione alla Città; – un sistema di centraline di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico; – la tariffazione della sosta in tutta l’Area Centrale con esenzione per i residenti e con possibilitàdi abbonamenti agevolati; – la realizzazione di due parcheggi di attestamento al Palasport e in Piazza d’Armi collegati al Centro con servizio di minibus gratuito. Il PUT, ai sensi del Codice della Strada, deve essere aggiornato ogni 2 anni, pertanto l’Amministrazione Comunale, al completamento dei programmati interventi sul traffico e sulla sosta, ha predisposto l’aggiornamento del PUT. L’aggiornamento del PUT proposto dall’Amministrazione comunale mira a consolidare i risultati raggiunti cercando di contenere ulteriormente l’incremento del traffico privato ed il relativo inquinamento ambientale, e nel contempo garantire accessibilità alla città ed alle sue funzioni, attraverso il progressivo rafforzamento del trasporto pubblico (soprattutto con il potenziamento e la razionalizzazione dei servizi navetta per il centro e delle corsie preferenziali) e concrete previsioni di parcheggi a corona del Centro. Circa questi ultimi, le modifiche viabilistiche previste dal Put, ed attuabili entro l’estate 2001, consentono il recupero di circa 300 posti auto in carreggiata fra Viale Amendola (con lo spostamento del percorso bus in Via Persio - Via Gramsci) e Viale Garibaldi (con il senso unico previsto). Nuove aree di sosta in superficie sono poi realizzabili entro l’anno con la sistemazione ed utilizzo delle aree di Piazzale Mirabello e di Via del Cappelletto, per un totale di almeno 700 nuovi posti auto. Nell’autunno 2001 potrà poi partire anche il cantiere per la realizzazione del parcheggio sotto la Stazione FS (313 posti) e sarà definita a breve l’intesa necessaria con il Ministero della Difesa finalizzata alla costruzione del Parcheggio multipiano alle Associazioni d’Arma (circa 300 posti).
  • 37. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 37 Queste previsioni rendono più facilmente perseguibile un altro obiettivo importante che il vecchio e nuovo PUT si propongono e il Comune gradualmente sta realizzando, e cioè il recupero pedonale e la riqualificazione urbana di importanti spazi della città quali Via Prione, Piazza Garibaldi e Via Fiume fino a Piazza Saint Bon, Via del Torretto, Via S. Agostino e Via Diaz, fino alla pedonalizzazione e riqualificazione, a regime della realizzazione di tutti i nuovi parcheggi previsti, di Piazza Cavour, Piazza Beverini e del Piazzale della Stazione. Il nuovo Piano del Traffico, infine, prevede anche alcuni interventi sul sistema di circolazione che cercheranno di conciliare la necessità di risanamento ambientale delle zone cittadine ancora inquinate, perché gravate da forte traffico d’attraversamento, con l’obiettivo di fluidificare la viabilità dell’area centrale recuperando, in particolare, un moderato utilizzo della Galleria Spallanzani in direzione monte-mare ma distogliendo dal percorso viario ad essa collegato ulteriori quote di traffico improprio. La scelta della cosiddetta Moderazione del Traffico, che il nuovo PUT recepisce, vuole infatti rispondere ai fattori di congestione ed inquinamento dei nodi viabilistici più problematici non solo e non tanto in termini di nuovi divieti, almeno fin quando possibile, ma anche e prioritariamente con risistemazioni dell’assetto stradale e degli incroci che favoriscano una circolazione a velocità moderata ma fluida: un esempio tipico di questa impostazione sono le previste intersezioni a rotatoria in sostituzione dei semafori nei nodi viabilistici più nevralgici e congestionati, cominciando dagli ambiti di accesso ed uscita dalla Galleria Spallanzani (Piazza St.Bon e Largo Maestri del Lavoro), Via Monfalcone X Via Sauro, Piazzale Montegrappa, Via Carducci X Viale Italia. Tutti progetti finalizzati a conciliare l’obiettivo della sicurezza stradale con quello della vivibilità e della riduzione dell’inquinamento, sul modello delle esperienze italiane ed europee più avanzate. 3.4 Le scelte del preliminare di Piano Urbanistico Comunale Il nuovo preliminare di Piano Urbanistico Comunale tende ad una politica integrata tra previsioni infrastrutturali e nuovi insediamenti, con particolare attenzione alle situazioni di rafforzamento del trasporto pubblico e agli assi di riqualificazione urbana. In merito al trasporto pubblico il PUC auspica l’attivazione di sistemi di incentivazione dell’offerta, con il potenziamento delle linee filoviarie, con la costituzione di parcheggi scambiatori lungo le principali direttrici del trasporto pubblico e con la regolamentazione della sosta nell’area centrale. Interventi funzionali anche al rafforzamento del ruolo commerciale e culturale del centro storico. Un ruolo determinante è attribuito al servizio ferroviario, che sempre più dovrà svolgere anche un servizio metropolitano con i centri limitrofi. Ciò é sostenuto dalla previsione di una nuova stazione passeggeri a Valdellora nell’ambito della riorganizzazione urbanistica dell’attuale scalo ferroviario, nel quale sarà previsto il nuovo centro d’interscambio, originariamente localizzato all’interno del piano d’area dell’ex raffineria IP. Una proposta innovativa riguarda la realizzazione di un sistema di collegamento automatico di tipo ettometrico (micrometrò / monorotaia) tra la nuova Stazione ferroviaria di Valdellora e Calata Paita. Inoltre, decisivo è considerato il ruolo del servizio marittimo, anche per il traffico legato al turismo organizzato, attraverso la realizzazione di stazioni di interscambio che in via preliminare sono previste nel progetto d’area del primo bacino portuale e nel Levante cittadino. Per il sistema della grande viabilità il nuovo PUC punta sul completamento delle infrastrutture programmate, finanziate e in parte già realizzate, adeguandone i tracciati ove
  • 38. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 38 necessario. Al completamento del 3° lotto della Variante Aurelia viene attribuito un ruolo determinante sia a livello territoriale, (soprattutto se raccordata a nord-ovest al nuovo casello di Beverino sulla A12-Genova Livorno) che urbano, in quanto si configura come “tangenziale della città” a tutto beneficio della qualità urbana dell’area centrale e delle attuali condizioni di attraversamento della città. Inoltre la previsione dell’uscita di Beverino sulla A12 è individuata come l’intervento che consentirà il raggiungimento di tale comprensorio attraverso la strada del Maggiano senza che il traffico che proviene da Genova continui a gravitare sulla città della Spezia. Sempre per il sistema della grande viabilità in PUC individua la necessità di completamento dei tracciati già in divenire della nuova strada per Lerici e le infrastrutture di accesso al Porto, comprese le nuove strutture doganali. Per quanto attiene alla viabilità urbana primaria il nuovo sistema della mobilità consentirà una rigerarchizzazione più chiara dei tracciati esistenti. La riorganizzazione più incisiva riguarderà tre assi urbani primari: Via Carducci, sulla quale insistono importanti aree di trasformazione, via San Bartolomeo e Viale Italia, nell'ambito della riorganizzazione urbanistica della Calata Paita. In particolare, Via Carducci deve essere recuperata a strada urbana, con una ridefinizione e riqualificazione delle sue caratteristiche morfologiche; per Via San Bartolomeo si ipotizza un risezionamento della sede stradale e il suo equipaggiamento, anche riutilizzando eventualmente il sedime ferroviario e la fascia verso il mare attualmente destinata ad attività portuali; il risezionamento della sede stradale e la riqualificazione attraverso un nuovo e consistente equipaggiamento riguarderà anche Viale Italia, riconfermando così il suo ruolo di asse urbano primario. Ancora fra gli interventi di riqualificazione si collocano, quelli previsti per Via Sarzana all'interno del quartiere di Melara: la realizzazione del nodo di Pianazze consentirà infatti di individuare unaviabilità alternativa a sud del quartiere di Melara, completando con modeste integrazioni la viabilità di servizio alla zona industriale, sul quale potrà essere deviato il traffico in ingresso e in uscita dalla città; su via Sarzana continuerà invece ad insistere il traffico residenziale di quartiere. Un altro elemento di novità, che si colloca pur sempre in una logica di adeguamento e integrazione di strade esistenti, è rappresentato dall'asse urbano di gronda, una connessione con caratteristiche prettamente urbane che collega Via Carducci, Corso Nazionale e il relativo sottopasso al prolungamento della Via Fontevivo fino a raccordarsi con la Galleria Spallanzani al centro città, attraverso il riposizionamento di Via Valdellora nell'ambito della trasformazione prevista per lo scalo ferroviario e la nuova stazione. Tale asse non dovrà avere caratteristiche di scorrimento veloce, per non creare un'alternativa urbana alla variante Aurelia, ma servirà per rafforzare l'accessibilità delle parti di città cresciute oltre la ferrovia. Per quanto riguarda il Levante cittadino, il relativo Piano d'Area ha individuato in primo luogo una nuova viabilità primaria a servizio degli insediamenti in corrispondenza delle pendici collinari direttamente tangente alle aree di trasformazione, capace di ridurre il traffico su via San Bartolomeo davanti ai nuclei di Fossamastra e di riconnettere il settore del Levante alla città, tramite la ridefinizione delle connessioni con la via Oto Melara e il sistema dell' Aurelia. Ad essa si salderà la viabilità legata ai nuovi insediamenti artigianali: si tratta di una previsione che alleggerisce i flussi su viale San Bartolomeo e permetterà di riconnettere allo stesso tempo i tessuti settentrionali del Levante con quelli meridionali. La nuova viabilità di progetto si pone come elemento di ricucitura urbana, dando continuità all'accesso all'area da Nord e da Sud. Ad essa si salda in primo luogo la rete della viabilità esistente di cui si configura il ruolo tramite interventi di ridefinizione della sede
  • 39. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 39 stradale: per viale San Bartolomeo si prevede una risezionatura a carattere residenziale , mentre per la via Val di Locchi un adeguamento dell'attuale sezione con lo scopo di determinare un'omogeneità del tracciato e di carico capace di sopportare il traffico d'accesso alla città da Est e di fungere contemporaneamente da viabilità di servizio agli insediamenti industriali. Previsioni di riqualificazione interessano inoltre la viabilità minore, attraverso interventi di regolamentazione del traffico, tesi a creare un sistema di circolazione con attestamenti limitati e con ricucitura e integrazione dei tratti esistenti. Si tratta della ridefinizione delle caratteristiche morfologiche e fisiche di via Della Pianta, Via Canaletto, Via Molo: questi tracciati risulteranno direttamente connessi a via Carducci, vera e propria spina urbana, e alla vecchia Aurelia, con carattere anch'esso urbano e parzialmente connessi alla gronda interna. Anche il tratto terminale di Viale Italia potrebbe assumere le connotazioni di un viale residenziale attestato all'interno del nucleo abitato di Migliarina. 3.5 Il Piano dei trasporti pubblici L’A.T.C., contestualmente alla redazione da parte del Comune della Spezia del Piano Urbano del Traffico, ha predisposto il Piano dei Trasporti Pubblici Urbani e Suburbani, che rappresenta uno strumento indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento della mobilità prefissati dal PUT, per il ruolo portante nella gestione della mobilità assegnato al trasporto pubblico. Con il Piano dei Trasporti Pubblici la nuova rete di trasporto pubblico della Spezia è stata gerarchizzata in diversi livelli: le linee di forza urbane e suburbane, le linee complementari urbane, le linee complementari suburbane, le linee deboli urbane, e le Corse scolastiche. L’Azienda A.T.C. della Spezia, dal 13 Settembre 1998, ha attuato la prima fase del Piano intervenendo sulla struttura urbana in modo radicale. In breve si possono ricordare i seguenti interventi: – l’eliminazione della linea circolare 1/3, sostituita dalla linea 3 “Chiappa-Ospedale Felettino/Canaletto” con il doppio capolinea raggiunto alternativamente dalla linea 1 “Pegazzano-Bragarina” con l’estensione del percorso filoviario al quartiere di Bragarina; – il passaggio della linea 5 “Fossitermi-Bragarina” attraverso la Galleria Spallanzani (chiusa al traffico in direzione mare per il traffico privato al di fuori delle fasce di punta) costituendo un collegamento rapido tra le parti opposte della Città; – la linea 21 “Fabiano Basso-Pegazzano-Piazzale Kennedy” e l’eliminazione della linea 4 per l’Ospedale del Felettino; – la profonda ristrutturazione dei collegamenti da e per il quartiere della Pieve con la creazione della linea 10 “Pieve-Via Milano”; – la linea 27 “Piazzale Ferro-Cimitero Boschetti”; – la creazione di una linea circolare notturna “N”. Tali interventi si sono tradotti in un miglioramento delle frequenze fra il Centro, l’Ospedale Felettino, il Cimitero Boschetti e i quartieri di Bragarina, Pegazzano, Fossitermi, Chiappa; inoltre si è avuta una maggior regolarità delle corse soprattutto sulle linee 1 e 3 che sono divenute meno tortuose nel loro percorso. Contestualmente alla entrata in vigore della sosta a tariffa si sono resi disponibili due parcheggi pubblici gratuiti attestati uno in zona Est (in zona Palasport) e uno in zona Ovest (in zona Piazza d’Armi) aventi capacità di oltre 200 posti-auto ciascuno. E’ stato inoltre istituito un collegamento con
  • 40. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 40 il Centro Città e i sopramenzionati parcheggi di scambio: il servizio è gratuito ed è attivo nelle fasce orarie 7.00-9.00, 12.40-14.30 e 17.30-20.15. Per il 2001 è inoltre prevista la costruzione di nuovi tratti di filovia (per 515.664 nuovi km di esercizio, che portano il servizio filoviario a 944.032 km d’esercizio complessivi) che, integrati con tratti esistenti, permetteranno la sostituzione degli autobus con i filobus su due linee urbane. 3.6 Il Piano del trasporto marittimo L’A.T.C., in collaborazione con i Comuni della Spezia, di Lerici e di Portovenere ha predisposto il Piano dei Trasporti Marittimi per il Golfo che, integrandosi con il Piano dei Trasporti Pubblici, rappresenta un’opportunità per affrontare i problemi della mobilità alla scala sovracomunale. Il servizio di navigazione pubblica si rivolge sia alla mobilità di tipo turistico, concentrata in particolare modo nei mesi estivi ma anche nelle belle giornate festive del resto dell’anno, sia alla mobilità dei residenti che oggi si spostano tra le località del Golfo con i mezzi privati e pubblici su gomma, soprattutto nei giorni feriali. Nel Piano si sono individuate le fermate prioritarie, corrispondenti ai terminali di La Spezia (qui sono previste due fermate, una in Centro, nella zona del Molo Italia – trasferibile in una seconda fase alla Calata Paita – e un’altra nella zona di Fossamastra), Portovenere e Lerici, e una serie di possibili fermate aggiuntive, alcune utili per la mobilità turistica, altre utili solo per la mobilità dei residenti che corrispondono alle borgate che si affacciano sul Golfo (Cadimare, Fezzano, Le Grazie, Muggiano, S. Terenzo). Il Comune della Spezia, in collaborazione con i Comuni di Lerici e di Portovenere nell’estate del 2000 ha avviato una prima fase sperimentale di trasporto marittimo per il Golfo. Il servizio, reso dagli operatori privati in convenzione con i Comuni, ha abbracciato il periodo compreso tra il 15 giugno ed il 15 settembre, con corse giornaliere a frequenza oraria sulla linea La Spezia - Portovenere e La Spezia – Lerici a condizioni tariffarie competitive con il trasporto pubblico su gomma (lit. 5000 andata e ritorno per i residenti nella provincia spezzina). E’ intendimento degli Enti Locali ripetere ed ampliare l’esperienza dalla Pasqua 2001 potenziando i servizi connessi (promozione, aree di sosta di interscambio, nuovi attracchi intermedi sulle due linee). 3.7 Il progetto biciclette L’Amministrazione Comunale ha ottenuto dal Ministero dell’Ambiente i finanziamenti per la realizzazione di un “progetto pilota parcheggio + bici”, che ha come obiettivo principale la promozione di veicoli a basso impatto ambientale, e quindi di riduzione nel contempo del numero di autovetture circolanti in centro. Lo strumento di promozione è costituito dalla istituzione di un servizio di noleggio a basso costo di biciclette elettriche e non elettriche. Da una prima analisi in merito alla possibile utenza del servizio, è apparso in una prima fase più ragionevole puntare sui “city user”, quindi con esigenze di brevi spostamenti nelle zone a limitazione di traffico più spinto. Solo successivamente, nel caso di buon esito di questa prima fase sarà possibile puntare su diverse categorie di utenza e su raggi di percorrenza più ampi. Da qui la scelta di non considerare in prima battuta i parcheggi più esterni ma i siti più centrali: i siti di interscambio di progetto sono previsti in Piazza Europa e Piazza Beverini, i siti da attivare successivamente potrebbero essere la stazione, il lungomare, il parcheggio di piazza Baratta, i parcheggi di
  • 41. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 41 interscambio. Questa scelta è motivata anche dalla necessità di una economia di gestione: le due zone proposte sono infatti limitrofe a due parcheggi di rotazione dove è già presente personale dell’Azienda trasporti che gestisce la sosta a pagamento. Detta unità, già presente nel periodo 8-20 sul posto, potrebbe gestire le biciclette fornendole in prestito e ricevendole. La presenza di due punti di scambio consentirebbe inoltre di prendere la bici in un punto e lasciarla nell’altro. 3.8 Il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico La rete di rilevamento della città della Spezia include 4 stazioni fisse di monitoraggio per la misura degli inquinanti atmosferici. La tabella seguente sintetizza i principali dati caratteristici della rete cittadina. N Stazione Tipologia Attivazione parametri rilevati caratteristiche del sito 1 Via Spallanzani C 1990 PTS, NOx, NO, NO2, CO, SO2 urbano 2 Via Veneto C 1990 PTS, NOx, NO, NO2 urbano 3 Piazza Caduti Libertà C Aprile 1999 NOx, NO, NO2, CO urbano 4 Piazza Chiodo C Aprile 1999 NOx, NO, NO2, CO urbano A queste si aggiungono le 14 postazioni della rete di rilevamento realizzata dall’ENEL attorno al proprio impianto (12 per il rilevamento di SO2, NOx, PTS e 3 per il rilevamento di parametri meteorologici). La rete di rilevamento cittadina è attualmente in fase di riconfigurazione. La Provincia, in accordo con il Comune della Spezia e con l’ARPAL, ha infatti manifestato l’esigenza di provvedere all’ammodernamento ed alla riconfigurazione della rete di rilevamento di proprietà degli EE.LL. da attuarsi da parte di ENEL contestualmente alla rete ENEL, dando così origine ad un’unica rete provinciale per il controllo della qualità dell’aria. Lo “schema di convenzione per la riconfigurazione e l’aggiornamento della rete di rilevamento della qualità dell’aria” è stato approvato con Delibera della Giunta Provinciale n. 137 del 28/4/2000. La rete integrata di rilevamento della qualità dell’aria sarà costituita da 14 postazioni localizzate ed equipaggiate come indicato nella tabella seguente: N Stazione parametri rilevati Finalità prevalente 1 Follo NOx, SO2, particelle sospese Sottorete centrale ENEL 2 Bolano NOx, SO2, particelle sospese Sottorete centrale ENEL 3 La Spezia – S. Venerio NOx, SO2, particelle sospese Sottorete centrale ENEL 4 Portovenere – Le Grazie NOx, SO2, particelle sospese Sottorete centrale ENEL 5 La Spezia – M.te Beverone Stazione meteorologica Sottorete centrale ENEL 6 La Spezia - Pitelli NOx, SO2, particelle sospese Stazione rurale per monitoraggio territorio posto a SSE dell’impianto ENEL e del centro urbano della Spezia 7 La Spezia - Fossamastra NOx, SO2, particelle sospese Stazione in area portuale per monitoraggio
  • 42. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 42 N Stazione parametri rilevati Finalità prevalente contributo da traffico navale 8 La Spezia – Parco Maggiolina NOx, SO2, CO, O3; stazione meteorologica; predisposta per installazione analizzatore idrocarburi (totali escluso metano) e analizzatore BTX (benzene, toluene, xilene), in alternativa Stazione di riferimento in area urbana non direttamente interessata da sorgenti locali 9 La Spezia – Via Spallanzani NOx, CO; predisposta per installazione analizzatore idrocarburi (totali escluso metano) e analizzatore BTX (benzene, toluene, xilene), in alternativa Stazione in area urbana in prossimità di galleria a traffico intenso 10 La Spezia – V.le Amendola NOx, CO; predisposta per installazione analizzatore idrocarburi (totali escluso metano) e analizzatore BTX (benzene, toluene, xilene), in alternativa Stazione in area urbana 11 La Spezia – via S. Cipriano NOx, CO; predisposta per installazione analizzatore idrocarburi (totali escluso metano) e analizzatore BTX (benzene, toluene, xilene), in alternativa Stazione in area urbana in prossimità ospedale civile 12 La Spezia – loc. Chiappa NOx, O3 Stazione in area suburbana-periferica destinata alla misura di inquinanti fotochimici 13 Sarzana SO2, NOx; predisposta per l’installazione analizzatori particelle sospese, CO e O3 Stazione destinata al monitoraggio inquinamento urbano e di altre sorgenti potenzialmentei nfluenzanti presenti nel comprensorio 14 S. Stefano SO2, NOx; predisposta per l’installazione analizzatori particelle sospese, CO e O3 Stazione destinata al monitoraggi prevalente dell’inquinamento da traffico e di altre sorgenti potenzialmente influenzanti presenti nel comprensorio La consistenza delle apparecchiature sarà costituita da tutti gli analizzatori indicati in tabella, in modo stabile, e dalle seguenti ulteriori apparecchiature, da installare alternativamente, per periodi di tempo significativi, in una delle postazioni allo scopo attrezzate: – Un analizzatore per la rilevazione di idrocarburi; – Un analizzatore BTX per la rilevazione del benzene, toluene, xilene; – Un analizzatore a raggi beta per la rilevazione delle particelle sospese; – Un analizzatore per la rilevazione del CO; – Un analizzatore per la rilevazione dell’O3.
  • 43. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 43 La dotazione della rete di rilevamento della qualità dell’aria sarà completata, inoltre, con le seguenti apparecchiature: – Un campionatore sequenziale per la determinazione delle particelle sospese totali con metodo gravimetrico; – Un campionatore sequenziale per la determinazione del particolato con frazione granulometrica inferiore ai 10 µm (PM10). Oltre alla misurazione sistematica effettuata con la rete fissa di rilevamento, annualmente vengono effettuate, in convenzione con ARPAL, campagne di monitoraggio della qualità dell’aria con il mezzo mobile. Per l’anno 2000 sono stati presi in esame i seguenti parametri: CO, NO-NO2-NOx, O3, SO2, PM10), nelle seguenti postazioni: – Via Malaspina (esclusa la campagna di via Malaspina in quanto il campionatore per PM10 non era ancora disponibile) – dal 27/1 al 17/3; – Viale S. Bartolomeo – Marina del Canaletto, dal 7/4 al 2/6; – P.zza Cesare Battisti, dal 10/6 al 10/7; – V.le San Bartolomeo, Scuola Scarpato, dal 13/7 al 6/9; – P.zza Verdi, dal 11/9 al 5/10; – Via Fabio Filzi, dal 10/10 al 13/10; Oltre al monitoraggio dei cosiddetti inquinanti tradizionali e delle polveri fini, nell’arco dell’anno 2000 sono state effettuate sette campagne di misurazione dei livelli di benzene in cinquanta siti cittadini, con il metodo dei campionatori passivi. 3.9 I provvedimenti per la riduzione delle emissioni inquinanti e acustiche La normativa prevede che, sulla base della valutazione annuale della qualità dell’aria cittadina, le Amministrazioni adottino misure di risanamento conseguenti, con limitazioni del traffico derivanti non da interventi episodici ma sulla base di una programmazione almeno annuale. Dalla valutazione dei dati annuali emerge per la città della Spezia il seguente quadro sintetico: – la stagione prenatalizia ha comportato un rilevante incremento delle emissioni da traffico in città e questo si evidenzia nel superamento del limite di qualità nei mesi di novembre e dicembre – tutte le campagne evidenziano comunque alcuni percorsi ambientalmente più critici perché portatori di forte traffico d’attraversamento; – di contro l’area più centrale della città risulta ad oggi più salvaguardata, anche se con qualche situazione locale ancora problematica, come del resto in alcune situazioni periferiche. Alla luce di tale quadro, le previsioni di intervento previste, in sintesi, sono le seguenti: 1. Via Fiume-Spallanzani-Valdellora-Crispi: le modifiche previste dal nuovo PUT mirano a disincentivare il traffico di attraversamento e fluidificare la circolazione mediante rotatorie negli ambiti di accesso ed uscita dalla Galleria. 2. Via Carducci: l’apertura in primavera della nuova strada subalvea per il Porto consentirà di liberare la strada dal traffico pesante e fluidificare quello veicolare; prevista anche l’“onda verde” semaforica. 3. Viale Amendola – Viale Italia: anche in questo percorso sono previsti interventi di fluidificazione del traffico, con la realizzazione di rotatorie in Piazzale Montegrappa ed
  • 44. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 44 all’incrocio tra Via Carducci e Viale Italia e una nuova corsia su Viale Italia, tra Via San Cipriano e Via Carducci, d‘accesso all’autostrada. 4. Migliarina: dopo il primo intervento attuato l’anno scorso con il senso unico di Via Sarzana, la realizzazione del sottopasso tra Corso Nazionale e Via Fontevivo (già in fase d’appalto ANAS) consentirà di sgravare da quote di traffico anche Viale Italia nel tratto che attraversa Migliarina. 5. Strada provinciale che attraversa i quartieri di Melara-Pianazze: accordo tra Comune della Spezia e Comuni di Arcola e Vezzano. 6. Mesi invernali: sarà da valutare attentamente l’opportunità di adottare, nell’ultimo trimestre del prossimo anno, provvedimenti ambientali specifici che vietino l’accesso alle zone ed ai percorsi più inquinati a tutti gli autoveicoli non catalizzati; la valutazione sull’opportunità, l’estensione ed il periodo esatto di applicazione di tale provvedimento sarà svolta insieme ad ARPAL ed ASL, sulla base dei dati ambientali più aggiornati che saranno disponibili, ed in ogni caso ne sarà data preventivamente ampia ed accurata informazione a tutti i cittadini. Per quanto riguarda, invece, i quartieri prospicienti il porto commerciale, in questi ultimi due anni, numerosi sono stati i provvedimenti dell’Amministrazione finalizzati alla riduzione dell’inquinamento da polveri e da rumore: 1. Fuori dalla cinta portuale, con i divieti di circolazione per il traffico pesante adottati in: – Via della Torre – Corso Nazionale, – Via del Canaletto, – Via del Molo – Viale S. Bartolomeo. Entro la primavera, inoltre, con l’apertura della nuova strada subalvea per il porto, tali divieti saranno estesi anche a Via Palmaria ed al quartiere di Fossamastra, consentendo una netta separazione del traffico portuale pesante dal traffico residenziale e cittadino. 2. All’interno del porto, con l’attività di controllo e sanzione, esercitata dalla Polizia Municipale, sul rispetto delle ordinanze emesse dall’Autorità Portuale nei confronti dei terminalisti e finalizzate a: – limitare la rumorosità delle attrezzature e dei macchinari; – regolamentare la modalità di trattamento delle merci per ridurne la polverosità; – imporre la manutenzione di vie e piazzali nelle aree di movimentazione dei containers. 3.10 La zonizzazione acustica Con delibera del C.C. n°99 del 27/10/97 l’Amministrazione Comunale ha adottato la proposta di zonizzazione acustica del territorio elaborata dalla società Sintesis srl ai sensi dell’art.4 e dell’art.6 della Legge n°447/95, nonché della specifica normativa regionale; con atto di Giunta Provinciale n. 376 del 20/7/99, esecutivo il 9/8/99, la zonizzazione acustica è stata definitivamente approvata. La zonizzazione acustica ha l’obiettivo di fornire una mappatura dei requisiti minimi di qualità che devono essere garantiti al fine della tutela della salute della popolazione e delle attività in essere e previste. Tale classificazione viene effettuata seguendo le indicazioni contenute nelle “Linee Guida per la elaborazione di piani comunali di risanamento acustico” pubblicate dall’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente – ANPA, che sono alla base delle normative tecniche regionali. La classificazione avviene mediante l’assegnazione, ad ogni singola unità territoriale
  • 45. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 45 individuata (generalmente la sezione censuaria), di una classe di destinazione d’uso, alla quale corrispondono specifici limiti per i livelli di rumorosità diurni e notturni, fissati dalla normativa. 3.11 Il Piano di Risanamento acustico In base alla normativa acustica esistente e alla zonizzazione acustica del territorio comunale approvata, l’intero territorio comunale è da sottoporre a risanamento acustico. In attesa della definitiva approvazione della zonizzazione acustica da parte della Provincia, il Comune della Spezia ha, tuttavia, individuato a priori la necessità di effettuare un Piano di Risanamento acustico che fosse finalizzato al risanamento di determinate aree critiche del territorio comunale, individuate di concerto con il servizio dell’Urbanistica. Il piano di risanamento acustico, redatto sulla base dei suddetti indirizzi ai sensi dell’art.7 della Legge n°447/95 e della specifica normativa regionale (L.R. n°12/98), adottato dall’Amministrazione Comunale con deliberazione del C.C. n°16 del 21/3/2000, individua la necessità di intervenire su tre siti “a rischio”: area ospedaliera (Ospedale S.Andrea), area retroportuale (Viale S. Bartolomeo), via XX Settembre, angolo Via Spallanzani all’uscita della omonima galleria, con priorità per queste due ultime situazioni. Sulla base della situazione acustica emersa sono state suggerite alcune azioni di bonifica (sia attive che passive) suddivise in due tipologie di interventi: 1) comuni a tutte le aree (bonifica acustica dei mezzi pubblici di trasporto; controllo tassativo dei mezzi più rumorosi, specialmente cicli motori e motocicli; adozione progressiva di asfalti fonoassorbenti, contenimento del traffico pesante nelle aree protette); 2) interventi mirati per area (interventi sul traffico, interventi in ambiente; interventi sul corpo ricettore; interventi sui mezzi di propagazione del rumore). Gli interventi più urgenti, previsti in quest’anno (2001), comprendono l’asfaltatura con materiale fonoassorbente degli ambiti di ingresso ed uscita dalla Galleria Spallanzani, nella quale peraltro sono già stati adottati interventi di limitazione del traffico anche nelle ore notturne, ed interventi strutturali anti - rumore sul cavalcavia di Viale S. Bartolomeo, che andranno ad unirsi ai provvedimenti, già adottati, di limitazione del traffico pesante nel viale stesso e nelle vie adiacenti, all’interno del quartiere Canaletto. Per quanto attiene la zona retroportuale, il Sindaco ha chiesto all’Autorità portuale di svolgere autonome perizie, avvalendosi di soggetto qualificato, gradito all’amministrazione. L’Autorità portuale ha affidato questo studio all’ARPAL5. Inoltre, l’Amministrazione Comunale ha affidato una ulteriore consulenza, attualmente in corso di svolgimento, con lo scopo di approfondire gli interventi da assumere per risanare la zona retroportuale posta lungo il Viale Italia, non esaminata nel dettaglio dal Piano di Risanamento già adottato. 3.12 Le ipotesi progettuali del Piano Strategico Fra le ipotesi progettuali sviluppate nell’ambito del Piano Strategico, in relazione ai temi sviluppati in questo capitolo assumono un certo interesse le seguenti: 5 ARPAL, Valutazione della rumorosità indotta dal porto mercantile della Spezia, Relazione Tecnica, 2000.
  • 46. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 46 – Formazione per la net economy – Information Technology School: l’ipotesi progettuale si pone l’obiettivo di cercare di avviare una formazione di massa, strutturata, metodica e costante nel tempo che non si fermi all’erogazione di competenze di base ma dia formazione specialistica nei profili professionali del settore dell’Information Technology. A tal fine propone la nascita di una Information Technology School, per arrivare a presentare La Spezia come Web-City, cioè un luogo dove l’informatica è diffusa, con i giovani e le aziende che hanno familiarità nell’uso delle nuove tecnologie e le competenze spendibili sul mercato del lavoro. – Formazione per la net economy – il progetto Innovazione@Tradizione: l’ipotesi progettuale prevede l’attuazione del progetto per la diffusione dell’informatica presentato sul bando regionale “Piano di Sviluppo Locale” bandito dalla Regione Liguria il 23 marzo c.a., che è stato integralmente finanziato (4°progetto in Liguria). Esso è incentrato su una delle priorità trasversali del bando regionale - la “Società dell’informazione”- costituendo dunque uno strumento di attuazione della strategia comunitaria sancita nella Comunicazione della Commissione Europea dell’8 dicembre 1999 intitolata “e-Europe. Una Società dell’informazione per tutti”. Il progetto fra le altre azioni contemplate prevede la realizzazione di 4 I.T. Point che nasceranno con il P.S.L. e successivamente vivranno di vita propria grazie a privati (aziende, istituzioni, associazioni di categoria) che li sosterranno adottandoli a termine (periodo minimo 1mese per anno). – Fare comunità/Progetto quartieri - “Ritrovemose a Pegassan”: L’ipotesi progettuale si pone l’obiettivo di creare coesione sociale, senso di appartenenza e animazione in un quartiere povero di realtà associative, nel quale manca un luogo percepito come “centro”. In particolare il progetto prevede, nel breve periodo, la costruzione di sinergie tra i tre principali progetti di riqualificazione urbana attualmente previsti per il quartiere: il progetto di riqualificazione di piazza Baracchini elaborato dai Lavori Pubblici, il progetto di riqualificazione del Parco del Colombaio della società La Corte dei Vicci, il progetto della Caritas diocesana di recupero ai fini sociali dei fabbricati adiacenti alla chiesa (la Cittadella). – Fare comunità/Progetto quartieri - “Vivere Liber(t)y, per un quartiere senza barriere”: l’ipotesi progettuale si propone di rivitalizzare questa zona della città individuandone una “vocazione” e creando un senso di identità capace di aggregare le diverse realtà associative, culturali e generazionali già esistenti ma ancora separate e frammentate. Il progetto mette insieme l’attenzione agli spazi ed ai percorsi con quella alla sicurezza, all’integrazione sociale e all’animazione sociale e culturale e si allarga per comprendere entrambe le zone che possono trarre risorse l’una dall’altra (la maggior presenza di realtà associative e culturali nella zona di piazza Brin è compensata dalla ricchezza di spirito imprenditoriale e volontà di rinnovamento in piazza Saint Bon - 5 Vie). – Fare comunità/Progetto quartieri - “Il quartiere in rete”, nuovi spazi tra reale e virtuale: l’ipotesi progettuale si pone l’obiettivo di progettare insieme un “futuro telematico” per il quartiere di Mazzetta, recuperando però anche la coesione sociale, il senso di appartenenza al territorio e la cura dei luoghi della quotidianità (la rete dei piccoli spazi della socialità). – Fare comunità/Progetto quartieri - “Cataletto, un quartiere da abitare”: l’obiettivo dell’ipotesi progettuale è quello di recuperare l’identità territoriale del quartiere e la coesione sociale
  • 47. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 47 attraverso l’individuazione e la progettazione partecipata dei luoghi che possono diventare occasione d’incontro e di animazione sociale, lo studio dei percorsi pedonali ad essi collegati per facilitare gli spostamenti delle persone (con particolare attenzione alle categorie deboli ) e la messa in rete delle risorse del territorio.
  • 48. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 4. Valutazione delle strategie e azioni attivate Obiettivi generaliStrategia e azioni attivate Migliorare la qualità dell’aria Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico Migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’ambiente urbano Agenda XXI regionale Il documento elaborato dalla Regione Liguria per il processo di agenda XXI regionale costituisce un utile riferimento per inquadrare in un contesto più ampio la scelta degli obiettivi, dei target e delle azioni da adottare nel percorso di Agenda 21 del Comune della Spezia e nel relativo Piano d’Azione. Tuttavia, il documento non sviluppa nel dettaglio le linee d’azione individuate, bensì si limita ad enunciare le tipologie di azioni che sarebbe opportuno sviluppare in un’ottica di sviluppo sostenibile del territorio. In particolare, non definisce specifici programmi di attuazione, correlati alle diverse azioni, comprensivi delle risorse finanziarie attivabili per la loro attuazione. In tal senso, pertanto, il documento costituisce solo un’utile riferimento concettuale. Il piano regionale di tutela e risanamento della qualità dell’aria Il Piano fornisce un importante quadro di riferimento per la definizione degli obiettivi e dei target di miglioramento della qualità dell’aria, nonché indicazioni specifiche sulle situazioni di maggiore criticità per l’inquinamento atmosferico nell’ambito della Regione, su cui è necessario intervenire in modo prioritario. Il Piano fornisce anche importanti indirizzi e specifiche prescrizioni per il potenziamento e la razionalizzazione delle reti di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico. Fornisce, inoltre, una indicazione di massima delle strategie di intervento e delle azioni da attivare per conseguire gli obiettivi fissati. Con riferimento alle azioni da attivare, tuttavia, come nel caso dell’Agenda XXI regionale, il Piano non definisce specifici programmi di attuazione. Il Piano non affronta il problema dell’inquinamento atmosferico. Tuttavia, le azioni indicate per conseguire il miglioramento della qualità dell’aria, essendo principalmente concentrate sul settore dei trasporti, consentono di conseguire sostanziali miglioramenti anche in termini di riduzione dell’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico. Tuttavia, poiché per quanto riguarda le azioni da attivare il Piano si limita a fornire indicazioni di massima e non definisce specifici programmi d’attuazione, esso si configura più come utile riferimento concettuale che come strumento di supporto per l’attuazione di specifici interventi. Il Piano individua nel settore dei trasporti la principale causa di inquinamento atmosferico e individua specifici obiettivi, target e azioni per il contenimento del traffico privato. In tal modo, è sicuramente un utile riferimento anche per il conseguimento di obiettivi di miglioramento dell’accessibilità e fruibilità degli insediamenti. Come già osservato, tuttavia, poiché per quanto riguarda le azioni da attivare il Piano si limita a fornire indicazioni di massima e non definisce specifici programmi d’attuazione, esso si configura più come utile riferimento concettuale che come strumento di supporto per l’attuazione di specifici interventi. Il Piano Urbano del traffico Sia il Piano Urbano del Traffico del 1996, sia l’attuale aggiornamento, pongono tra gli obiettivi da perseguire il “miglioramento delle condizioni ambientali”, con riferimento alle criticità ancora presenti di inquinamento atmosferico. Per le problematiche di inquinamento acustico valgono essenzialmente le stesse osservazioni fatte con riferimento all’inquinamento atmosferico. La riduzione dell’inquinamento acustico rientra infatti tra gli obiettivi prioritari del Piano e la strategia delineata dal Piano è Il miglioramento dell’accessibilità e della fruibilità dell’ambiente urbano può essere considerato obiettivo fondante sia del Piano Urbano del Traffico del 1996 sia dell’attuale aggiornamento. Gli obiettivi di riduzione del traffico in città, il miglioramento della sicurezza
  • 49. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 49 Obiettivi generaliStrategia e azioni attivate Migliorare la qualità dell’aria Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico Migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’ambiente urbano Peraltro dal 1996, anno in cui è iniziata l’attuazione del PUT, si è registrato in città un progressivo miglioramento delle condizioni di inquinamento atmosferico (che tuttavia è da attribuire in buona parte al rinnovo del parco veicolare). Sicuramente la strategia di intervento delineata nel 1996, e riaffermata con l’attuale aggiornamento, è improntata al perseguimento di obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria: mira, infatti, a contenere la pressione del traffico sulla città incentivando modalità di trasporto alternative all’automobile, in particolare il trasporto pubblico e la bicicletta. Molte delle azioni a tal fine definite sono quindi importanti e sicuramente da consolidare. Si ritiene, tuttavia, che debba essere fatto uno sforzo maggiore per integrare le problematiche dell’inquinamento atmosferico nella definizione e nella attuazione degli interventi. Il Piano, infatti, parte anche dalla considerazione dello stato attuale dell’inquinamento atmosferico per la definizione delle scelte, ma non effettua più alcuna verifica, né identifica alcuna misura di controllo, per valutare l’effettiva efficacia delle misure adottate ai fini del perseguimento di obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria. coerente con tale obiettivo. Tuttavia, benché si parta anche dalla considerazione dei livelli rilevati di inquinamento acustico per la definizione degli interventi, non si effettua più alcuna verifica, né si identifica alcuna misura di controllo, per valutare l’effettiva efficacia delle misure adottate ai fini della riduzione dell’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico. In particolare, non si prendono assolutamente in considerazione né la zonizzazione acustica del territorio né il Piano di Risanamento Acustico. Questo porta, ad esempio, a trascurare l’ubicazione di eventuali recettori sensibili (es. scuole) nella definizione delle scelte. stradale, il rilancio del trasporto pubblico e della mobilità ciclopedonale contribuiscono, infatti, in modo determinante al miglioramento della qualità dell’ambiente urbano, in termini sia di accessibilità che di fruibilità. La strategia delineata dal Piano è sicuramente coerente con il perseguimento dei suddetti obiettivi. Tuttavia, si ritiene che, in fase sia di definizione sia di attuazione degli interventi: – debba essere fatto un maggiore sforzo di armonizzazione con gli strumenti urbanistici: è necessario considerare con maggiore attenzione le caratteristiche dell’ambiente urbano (ubicazione delle funzioni e relativi profili di accessibilità, sensibilità delle aree, ecc.) attuali e previste dagli strumenti urbanistici, in particolare per la definizione di interventi di tipo infrastrutturale; – debbano essere considerati con maggiore attenzione i possibili impatti ambientali degli interventi, individuando gli eventuali condizionamenti da porre alle trasformazioni – debba essere fatto uno sforzo maggiore nella definizione di azioni di incentivazione di modalità di trasporto alternative all’automobile: è necessaria una forte integrazione con la pianificazione del servizio di TPL, è necessario affrontare in modo più organico la scelta di promozione della mobilità ciclopedonale, è necessario definire specifiche azioni per la promozione di altre misure (car pooling, car sharing, mobility
  • 50. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 50 Obiettivi generaliStrategia e azioni attivate Migliorare la qualità dell’aria Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico Migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’ambiente urbano manager, ecc.) – debba essere garantita la sincronia tra le diverse tipologie di interventi previsti dal Piano (restrizioni per il traffico veicolare/promozione di sistemi di mobilità alternativa, ecc.) Le scelte del Piano Urbanistico Comunale Il Piano Urbanistico Comunale è stato sviluppato ponendo un’attenzione centrale ai temi dello sviluppo sostenibile del territorio. Le regole di trasformazione sono state definite a partire dai condizionamenti ecologico-ambientali individuati. L’approccio seguito ha sicuramente portato alla definizione di scelte di Piano molto attente alla salvaguardia degli aspetti ecologici, storici e ambientali del territorio extraurbano e alla riqualificazione urbanistica e al miglioramento delle condizioni insediative generali nel medio-lungo periodo nelle zone urbanizzate. In questo approccio, il miglioramento della qualità dell’aria e la riduzione dell’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico non sono stati assunti esplicitamente come obiettivi e/o parametri di riferimento per la definizione o la verifica delle scelte di Piano. E’ pertanto non immediata la valutazione di quanto effettivamente le scelte di Piano possano contribuire al conseguimento di questi obiettivi. Sicuramente le scelte per il territorio extraurbano risultano coerenti con obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria. Anche la strategia definita per la pianificazione infrastrutturale è finalizzata sostanzialmente alla razionalizzazione dei flussi di traffico automobilistico esistente non sostituibile con servizi di trasporto pubblico, che vengono comunque incentivati, e le soluzioni proposte sono sostanzialmente pensate per decongestionare la rete urbana abbattendo insieme al traffico anche l’inquinamento atmosferico e acustico della viabilità interna. La criticità dei livelli di inquinamento atmosferico e acustico in ambito urbano renderebbe opportuna, tuttavia, una più attenta valutazione degli effetti di tali scelte sullo stato di qualità dell’aria e sui livelli di esposizione al rumore e la definizione di specifiche prescrizioni in tal senso nella normativa di Piano, analogamente a quanto effettuato in relazione agli aspetti paesistici (Norme sulla disciplina paesistica delle infrastrutture e servizi pubblici). Inoltre, tenendo conto della domanda di mobilità e della strategia di gestione della mobilità definite nel PUT, sarebbe importante prevedere nell’ambito del Piano specifici interventi di governo della domanda, prestando in particolare attenzione alle esigenze della mobilità nelle scelte di allocazione delle funzioni urbane e alla capacità di attrarre traffico da parte dei principali interventi di trasformazione urbanistica.
  • 51. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 51 Obiettivi generaliStrategia e azioni attivate Migliorare la qualità dell’aria Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico Migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’ambiente urbano Il Piano del trasporto pubblico Lo sviluppo del servizio di trasporto pubblico è assolutamente strategico anche al fine del conseguimento di obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria e di riduzione dell’inquinamento acustico, la cui principale causa è il traffico veicolare. La strada intrapresa con il Piano del trasporto pubblico è coerente con tale obiettivo e particolarmente importante è il previsto sviluppo della rete filoviaria. Nella definizione dei prossimi strumenti di pianificazione dei trasporti l'obiettivo di miglioramento della qualità dell’aria e di riduzione dell’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico dovrà essere assunto esplicitamente tra gli obiettivi da conseguire e dovrà concretizzarsi in specifiche strategie d’azione (adozione di mezzi di trasporto a ridotte emissioni inquinanti e acustiche, definizione del percorso dei mezzi che tenga conto anche delle esigenze di tutela dall’inquinamento atmosferico e acustico, etc.). Lo sviluppo del servizio di trasporto pubblico è l’elemento centrale per il conseguimento di obiettivi di miglioramento dell’accessibilità e fruibilità dell’ambiente urbano. Il Piano del trasporto pubblico ha già consentito di muoversi in questa direzione, portando ad un aumento dell’utenza, con un’importante inversione di tendenza, che rappresenta un risultato difficile da raggiungere in Italia. Nella definizione dei prossimi strumenti di pianificazione dei trasporti il ruolo del trasporto pubblico andrà potenziato, anche attraverso una efficace integrazione con tutti gli altri strumenti di gestione della mobilità. Il Piano del trasporto marittimo La promozione del trasporto marittimo prevista con il relativo Piano è sicuramente un’opportunità per affrontare i problemi della mobilità anche a scala sovracomunale e per migliorare l’accessibilità delle località servite e ridurre il traffico veicolare, con conseguenti miglioramenti anche in termini di inquinamento atmosferico e acustico. Per valorizzare le potenzialità offerte da questa modalità di trasporto, è fondamentale una forte integrazione tra il Piano del trasporto marittimo e gli altri piani di settore per la gestione della mobilità (Piano Urbano del Traffico e relativi piani particolareggiati, pianificazione del trasporto pubblico) Il progetto biciclette Progetti di promozione della mobilità ciclabile sono sicuramente efficaci anche al fine di conseguire obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria e riduzione dell’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico. Si tratta di un progetto specifico di promozione della mobilità ciclabile, sicuramente importante per lo sviluppo di sistemi di mobilità alternativi all’automobile. E’ importante inserire questo progetto nell’ambito di una strategia più complessiva di ottimizzazione della mobilità ciclopedonale, prevedendone anche l’integrazione nei progetti per la rete ciclabile e per la moderazione del traffico Il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico La rete di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, nella sua attuale configurazione, non rispetta le prescrizioni del Decreto
  • 52. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 52 Obiettivi generaliStrategia e azioni attivate Migliorare la qualità dell’aria Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico Migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’ambiente urbano Ministeriale 20/5/1991 che fissa i "Criteri per la raccolta dei dati inerenti la qualità dell'aria". L’inadeguatezza della rete di monitoraggio è rilevata anche dal Piano Regionale di tutela e risanamento della qualità dell’aria, in cui si rileva: “una situazione di grave carenza del monitoraggio della rete pubblica di La Spezia, che non può per ovvie ragioni di differenziazione dei ruoli, essere sostituito dal monitoraggio svolto dalla rete privata ENEL”. Il progetto di riconfigurazione e aggiornamento della rete di rilevamento della qualità dell’aria, approvato con Delibera della Giunta Provinciale n. 137 del 28/4/2000, consente di adeguare la rete di rilevamento alle prescrizioni della normativa, portando alla realizzazione di un’unica rete provinciale per il controllo della qualità dell’aria. E’ pertanto prioritario attuare al più presto la prevista riconfigurazione della rete. Sarà comunque importante integrare la rete di rilevamento fissa con altri sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria, consolidando e/o potenziando anche alcune esperienze già in atto sul territorio comunale (campagne di rilevamento annuali, sistemi di biomonitoraggio attivi e passivi) I provvedimenti per la riduzione delle emissioni inquinanti e acustiche L’adozione di provvedimenti puntuali per intervenire sulle situazioni di maggiore criticità è sicuramente importante per conseguire obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria. Tuttavia è fondamentale inserire gli specifici provvedimenti in una strategia più complessiva Anche per l’inquinamento acustico valgono le stesse considerazioni fatte per l’inquinamento atmosferico. In particolare, per la situazione critica dell’area portuale, è opportuno definire al più presto una strategia complessiva di “risanamento ambientale”, ponendo anche le Nell’attuazione di provvedimenti di restrizione del traffico veicolare è importante considerare con attenzione le esigenze di accessibilità e fruibilità dell’ambiente urbana, sia per esaltare i risultati conseguibili con i provvedimenti anche rispetto a questo obiettivo, sia per
  • 53. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 53 Obiettivi generaliStrategia e azioni attivate Migliorare la qualità dell’aria Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico Migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’ambiente urbano di gestione dei problemi di inquinamento atmosferico, e valutarne le effettive ricadute anche in termini di miglioramento della qualità dell’aria, anche per evitare che i provvedimenti si possano tradurre in semplici trasferimenti in altre aree delle situazioni di criticità. problematiche di inquinamento acustico alla base delle previsioni di trasformazione della linea di costa e di sviluppo dell’attività portutale. accompagnare tali provvedimenti con tutte le misure necessarie a garantire comunque il miglioramento dell'accessibilità dei luoghi (devono essere predisposte o rafforzate adeguate alternative trasportistiche che assicurino il soddisfacimento della domanda di mobilità delle merci e delle persone tramite veicoli a ridotte emissioni inquinanti) La zonizzazione acustica La zonizzazione acustica rappresenta la base informativa per definire le attività di prevenzione e risanamento nei confronti dell’inquinamento acustico. In riferimento a tale specifico obiettivo la zonizzazione acustica deve avere caratteristiche tali da poter essere “realisticamente” utilizzata allo scopo; la normativa prevede, a tale fine, una fase di aggregazione delle aree omogenee individuate e l’analisi critica dello schema proposto. Il Piano adottato dall’Amministrazione Comunale manca di queste fasi risultando una mera applicazione delle indicazioni normative, peraltro con un problema di illegittimità nell’inserimento del porto in classe VI, perchè in contrasto con le linee guida del dpcm del 1997 che mette i porti commerciali in classe IV. Tale strumento potrà quindi comportare, in fase di applicazione, oggettive e non sempre risolvibili difficoltà nel far rispettare le classi acustiche individuate (es. difficoltà di tutelare adeguatamente manufatti in classe I all’interno del contesto urbano generalmente in III o IV classe; difficoltà di garantire la tutela della salute ai residenti in civili abitazioni all’interno
  • 54. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 54 Obiettivi generaliStrategia e azioni attivate Migliorare la qualità dell’aria Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico Migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’ambiente urbano o in prossimità di aree poste in VI classe – vedi area portuale -, ecc.). Il Piano di Risanamento acustico Gli interventi di bonifica suggeriti e adottati dall’Amministrazione Comunale rappresentano un primo significativo passo per conseguire una riduzione dell’esposizione della popolazione all’inquinamento acustico, soprattutto se adeguatamente monitorati nel tempo e integrati nelle politiche di programmazione comunale, in particolare nel Piano Urbano del Traffico e nel Piano Urbanistico Comunale. Vista, tuttavia, la criticità dei livelli di inquinamento acusitico nell’area urbana, è fondamentale provvedere al più presto alla definizione di un Piano di Risanamento acustico che interessi l’intero territorio comunale, supportato da una valutazione aggiornata del clima acustico della città. Piano Strategico: ipotesi progettuali formazione per la net-economy e Progetto quartieri-il quartiere in rete Lo sviluppo delle tecnologie informatiche, che possono consentire di promuovere l’accesso elettronico ai servizi pubblici, il telelavoro e altre forme di fruizione a distanza di servizi, può diventare uno strumento importante anche per ridurre e ottimizzare le necessità di spostamento, e conseguentemente anche le emissioni in atmosfera e acustiche determinate dal traffico veicolare e le relative concentrazioni di inquinanti. Piano Strategico: ipotesi progettuali del Progetto quartieri Il miglioramento della qualità e dell’accessibilità degli spazi fisici dei quartieri offrono un importante contributo al perseguimento di questi obiettivi, tenuto conto che il traffico veicolare e la presenza di auto in sosta sono tra le principali criticità
  • 55. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 5. I settori di intervento: strategie e azioni da attivare o consolidare Le strategie e le azioni individuate nel seguito si intendono da attuare e/o consolidare in un ottica di medio-lungo termine (i prossimi 10 anni). 5.1 Linea strategica n. 1 - Promuovere una mobilità sostenibile 5.1.1 Obiettivi e risultati attesi Promuovere nella città della Spezia lo sviluppo di un sistema di “mobilità sostenibile”, che contribuisca al benessere economico e sociale della comunità locale senza danneggiare le risorse naturali, distruggere l’ambiente o compromettere la salute umana. Il gruppo di esperti dell’Unione Europea su Trasporto e Ambiente ha definito un sistema di trasporto sostenibile come quel “sistema di trasporto che: – consente di soddisfare i bisogni fondamentali di mobilità garantendo la sicurezza, la tutela della salute umana e la salvaguardia degli ecosistemi e rispettando i principi di equità intragenerazionale e intergenerazionale; – è accessibile, efficiente, offre la possibilità di scelta tra diversi mezzi di trasporto e contribuisce allo sviluppo del territorio; – contiene la produzione di emissioni e rifiuti entro la capacità di carico dell’ambiente, usa risorse rinnovabili entro la loro capacità di rigenerarsi e risorse non rinnovabili entro la capacità di sviluppo di sostituti rinnovabili e riduce al minimo il consumo di suolo e la generazione di rumore”6. Azioni da attivare o consolidare 1. Car sharing: il Car Sharing è un servizio di auto di proprietà collettiva che consente, aderendo ad una apposita associazione, di utilizzare in qualsiasi ora di qualsiasi giorno dell’anno, un veicolo con una semplice prenotazione telefonica presso uno dei punti parcheggio, con un costo proporzionale al tempo impiegato e ai chilometri percorsi. Il vantaggio di questa soluzione riguarda il fatto di non dover pensare a tutte le problematiche connesse all’uso dell’auto propria, nel poter differenziare la scelta del mezzo a seconda delle esigenze, ma soprattutto, consiste nel risparmio di denaro per chi ha percorrenze annuali ridotte. Il Car Sharing può contribuire a ridurre la congestione e migliorare l’uso del suolo urbano e, con una gestione centralizzata della ricarica, può privilegiare l’uso di auto a trazione elettrica. Secondo alcune stime, una macchina condivisa, può ridurre la circolazione di circa 5 auto private. La formula ha conseguito in Svizzera un rapido successo (dai 2 veicoli e 28 clienti del 1987 si è passati ai 997 veicoli e 22.137 clienti nel 1997) e altre esperienze sono da tempo in atto in città austriache, tedesche e olandesi. All’Associazione European Car Sharing aderiscono 300 città. E il sistema si sta diffondendo anche in altri Paesi come Irlanda, Paesi nordici, Gran Bretagna, Usa, Canada. In Italia è in corso una sperimentazione a Venezia Lido (Progetto Comunitario Entire) e in altre 6 Commission Expert Group on Transport and Environment - WORKING GROUP I – Defining an Environmental sustainable Transport System, Settembre 2000
  • 56. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 56 città (Torino, Milano, Udine, Modena, Bologna, Firenze) si è alla fase di studio preliminare. Tali esperienze locali sono state coordinate dal Ministero dell’Ambiente all’interno di un programma nazionale, sottoscritto da 14 comuni che hanno costituito il progetto “ICS – Iniziativa Car Sharing”, sotto forma di ufficio comune regolato da apposita convenzione, ai sensi dell’art.24 della L. n°172/90, e con capofila il Comune di Modena. Tale protocollo di intesa è operativo dal 26 gennaio 2000 e ha già ottenuto finanziamenti sia per la sua costituzione (8 miliardi con DMA 495/99/SIAR del 27/11/99), mentre sono in bilancio altri 10 miliardi per la sua promozione (DMA – SIAR del 20 /12/2000 in attesa di registrazione alla Corte dei Conti). 2. Car pooling: il Car Pooling è il sistema di condivisione tra più persone dell’uso di un veicolo allo scopo di limitare il numero delle auto circolanti. E’ una iniziativa che molti lavoratori pendolari praticano da tempo e che consente oggettivi risparmi. Generalmente gli equipaggi che praticano il Car Pooling si formano autonomamente, ma può essere costituito un servizio d’informazione per mettere in contatto persone interessate allo stesso tragitto in orari simili o comunque compatibili, sempre nel rispetto delle norme della privacy. A Mantova, l’azienda trasporti ha assunto il ruolo di promotrice di questo servizio assumendo il servizio di “matching”. 3. Servizi flessibili: servizi a chiamata e servizi di taxi collettivo: i servizi flessibili fanno perno su autobus a domanda e taxi collettivi. I servizi di autobus a domanda si svolgono su prenotazione dell’utente presso una centrale operativa che compone percorsi variabili nella zona servita a seconda delle richieste ricevute; per ora, sono stati sperimentati per lo più situazioni ad utenza rarefatta o per trasporti specifici (es. disabili,…). Il taxi collettivo è invece un livello di offerta di tipo intermedio tra le tradizionali linee di bus e i servizi taxi, al fine di conseguire i vantaggi della “collettività” dello spostamento e del contenimento del prezzo, e nello stesso tempo garantire capillarità, flessibilità, comfort e sicurezza personale. Questa formula è stata introdotta dal decreto n. 422/97, che prevede che gli Enti locali, al fine di decongestionare il traffico e diminuire l’inquinamento ambientale, possano utilizzare veicoli classificati M1 dalla normativa vigente (veicoli collettivi con massimo 9 posti compreso il conducente), nell’organizzazione dei servizi dei trasporti di linea delle aree urbane e suburbane. Nelle prime esperienze italiane di Roma e Napoli, le linee taxi-bus hanno avuto la finalità di rafforzare e completare, nelle ore di punta, le linee di forza della rete di trasporto pubblico. Vi sono esperienze all’estero, in particolare in Germania, dove la tendenza è invece quella di adottare questa soluzione in città medio – piccole per coprire itinerari poco frequentati dai mezzi pubblici, o per servizi durante le ore di morbida, prevalentemente in coincidenza con le linee di forza del sistema. 4. Mobility manager: l’esigenza del mobility manager, figura istituita dal DMA 28/3/98, nasce dalla valutazione che i grandi poli di attrazione con un alto numero di lavoratori contribuiscono significativamente all’aumento del traffico. Quindi, in base alla nuova normativa, le aziende con più di 300 dipendenti (sia queste imprese private o enti pubblici) devono contribuire a ridurre la irrazionalità degli spostamenti urbani cercando di incentivare e organizzare, in collaborazione con le autorità comunali, soluzioni che consentano di limitare l’uso dell’auto privata dei dipendenti. E’ necessario quindi, per una pianificazione territoriale più ampia, che presso i Comuni venga svolto
  • 57. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 57 un coordinamento dei mobility managers la cui attività è supportata dal Ministero dell’Ambiente e dall’Unione Europea. 5. Promozione di un servizio di TPL più sostenibile, più accessibile, più confortevole e più competitivo con il mezzo privato, attraverso: – L’offerta di servizi di trasporto pubblico in sede propria e l’utilizzo di veicoli a trazione elettrica: prosecuzione e ampliamento dei progetti di estensione della rete filoviaria, realizzazione di un sistema di collegamento automatico di tipo ettometrico (micrometrò/monorotaia) tra la nuova Stazione ferroviaria di Valdellora e Calata Paita; – L’ottimizzazione dell’efficacia del servizio, da misurare in termini di utilizzo dell’offerta di posti/km; – L’adeguamento della rete e dei servizi alle esigenze di mobilità; – L’incremento della velocità del mezzo pubblico (raggiungimento dell’eguaglianza “Tempo di Viaggio medio TPL” = “Tempo di Viaggio medio Auto private”), tramite interventi di sviluppo e protezione delle corsie riservate, di preferenziamento semaforico, politiche di disincentivazione all’uso del mezzo privato e investimenti in nuove tecnologie. – L’incremento dell’offerta di punti di scambio tra pubblico e privato, da concentrare nei nodi più esterni generati dalla rete su ferro e dalla rete stradale; – L’incremento del livello qualitativo dell’offerta dei servizi, ottenibile tramite il miglioramento del comfort alle fermate (installazione di pensiline/panchine/pannelli informativi/distributori biglietti alle fermate), il miglioramento del comfort sui mezzi, la certificazione di qualità (ISO9000) per le aziende di TPL, il costante monitoraggio del gradimento del servizio; – l’incremento qualitativo e quantitativo dell’informazione sui servizi resa all’utenza, anche tramite investimenti in nuove tecnologie (es. il controllo della flotta veicoli mediante GPS e l’installazione di display informativi alle fermate e sui mezzi); – l’utilizzo di motorizzazioni a basso consumo e alto rendimento energetico: i gestori dei servizi di TPL devono rinnovare il loro parco automezzi con veicoli elettrici, ibridi o con alimentazione a gas naturale, gpl o con carburanti alternativi (sostituzione al 50% entro il 31/12/2003); – la creazione di forme di trasporto che siano in grado di fronteggiare specifiche necessità ed in particolare la mobilità dei portatori di handicap, il trasporto di persone anziane, gli spostamenti d’urgenza, la mobilità di persone con bambini nonché la mobilità nelle ore notturne; – l’abbattimento del costo del TPL, attraverso la promozione di un sistema di tariffe agevolate e adatte ai diversi profili d’utenza e integrate tra i diversi modi di trasporto. 6. Promozione del servizio di trasporto marittimo: consolidamento e attuazione degli interventi previsti con il Piano del trasporto marittimo. 7. Valorizzazione della funzione di pubblica utilità del servizio Taxi, attraverso: – L’organizzazione di trasporti collettivi a tariffe convenzionate in occasione di particolari ricorrenze (es. giornate senz’auto), per specifiche categorie di utenza o per l’accessibilità a determinati servizi; – La creazione di corsie preferenziali taxi/TPL (consentendo l’accesso ai taxi in tutte le corsie preferenziali per il TPL già istituite);
  • 58. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 58 – Il miglioramento dei parcheggi di stazionamento taxi, attraverso l’installazione di pensiline, colonnine telefoniche, punti di illuminazione e quant’altro possa servire per rendere decorose le suddette aree; – La predisposizione di varchi di entrata ed uscita riservati per l’area centrale protetta. 8. Moderazione del traffico: consolidare la scelta, effettuata con l’aggiornamento del PUT, di perseguire l’obiettivo di riduzione del numero di incidenti con danni alle persone attraverso: – L’individuazione di tutta l’Area Centrale, dove sono stati riscontrati livelli critici di incidentalità e dove è massima la conflittualità tra mobilità autoveicolare e mobilità pedonale e ciclabile, come zona a traffico moderato su cui intervenire prioritariamente attraverso il Piano di Moderazione del Traffico; – Interventi di moderazione del traffico e della velocità per limitare la conflittualità tra pedoni, ciclisti e traffico autoveicolare e per migliorare le condizioni di visibilità agli incroci. Gli interventi previsti comprendono: – L’istituzione di zone a velocità limitata ai 30 km/h – La protezione degli attraversamenti pedonali e ciclabili – L’aumento degli spazi per la mobilità pedonale e ciclabile; – L’inserimento di dissuasori fisici alla velocità; – La riduzione della capacità stradale; – Il miglioramento della visibilità agli incroci; – La creazione di intersezioni a rotatoria; – Eventuali nuovi impianti semaforici. 9. Fluidificazione del traffico: garantire una maggiore scorrevolezza del traffico, anche al fine di ridurre i consumi energetici e conseguentemente le emissioni in atmosfera (il passaggio da situazioni con velocità media di marcia di 8 km/h a situazioni con velocità media di marcia di 25 km/h comporta più che un dimezzamento dei consumi di carburante), attraverso una gerarchizzazione della rete viaria che curi la massima omogeneità in termini di capacità di quella interessata da flussi di traffico primario, la diminuzione dei punti di conflitto (e quindi anche delle possibilità di incidenti), l’eliminazione delle sovrapposizioni e la riduzione delle interferenze tra flussi circolatori di natura diversa (traffico primario e traffico locale), individuando anche specifici interventi (es. sistemi telematici di controllo semaforico, razionalizzazione delle intersezioni) nel previsto Piano di Moderazione del Traffico e nell’aggiornamento del Progetto dei Semafori lungo la direttrice Amendola-Italia (in quest’ultimo caso, sarà necessario valutare l’opportunità di estendere misure di sincronizzazione degli impianti semaforici ad altre aree della città). 10. Ottimizzazione della mobilità ciclopedonale, attraverso: – L’estensione della rete delle piste ciclabili, come previsto dall’aggiornamento del Piano Urbano del Traffico; – La realizzazione di cicloparcheggi con vari livelli d’uso e di protezione; – La realizzazione di flotte di biciclette, appartenenti al comune, agli enti pubblici e/o ai gestori dei servizi pubblici, da destinare al noleggio nell’area urbana (progetto pilota parcheggio + bici già previsto dall’Amministrazione comunale); – La realizzazione di parcheggi di scambio, che consentano di parcheggiare l’auto all’esterno dell’Area Centrale e di avere una bicicletta a noleggio;
  • 59. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 59 – La pedonalizzazione del centro storico, come previsto dall’aggiornamento del Piano Urbano del Traffico, ma anche dei “centri” dei quartieri, specialmente nei nuclei storici individuati dal Piano Urbanistico Comunale; – La realizzazione di itinerari pedonali alternativi per le zone più a rischio tramite la trasformazione a “misura di pedone” di vie secondarie (ampliamento marciapiedi, miglioramento pavimentazione ed illuminazione, pulizia accurata, difesa dal parcheggio selvaggio, tecniche per attestare la “precedenza pedonale” sulle auto, ecc.) – La realizzazione di percorsi pedonali protetti, da rendere opportunamente “leggibili” anche in chiave di accoglienza turistica, o da “attrezzare” per specifiche categorie (bambini, anziani, portatori di handicap). – la definizione di interventi di riqualificazione degli spazi destinati alla mobilità ciclopedonale: piantumazione, arredo urbano e segnaletica oculata. – L’integrazione degli interventi di ottimizzazione della mobilità ciclopedonale con gli interventi moderazione del traffico 11. Road e area pricing: più volgarmente pedaggio per l’ingresso in città o in particolari settori di questa. Un sistema che vanta buoni risultati nel mondo (in particolare Singapore e Norvegia) sia dal punto di vista della vivibilità urbana che da quello dell’efficienza economica in grado di regolare i flussi di traffico, limitando i livelli di inquinamento atmosferico. Perplessità per questa forma di esazione fiscale viene espressa da automobilisti e camionisti che versano allo Stato ingenti quantità di denaro tramite tasse sulla benzina, pedaggi autostradali, imposte di fabbricazione, ecc. Un capitale che però viene assorbito interamente dal sistema strutturale extraurbano (rete Anas, strade provinciali, autostrade) e che non lascia niente per il sistema urbano. L’alternativa al road pricing per finanziare le infrastrutture di trasporto pubblico potrebbe essere trovata nel modello francese – che però non sembra riscuotere molto successo tra gli addetti ai lavori – in cui le imprese che sono interessate a garantire la mobilità dei propri dipendenti, e i cittadini pagano una quota del proprio reddito per finanziare investimenti nel settore del trasporto pubblico. 12. Regolazione della sosta: consolidamento del sistema di gestione della sosta su strada definito dal PUT e promozione di accordi con gli Enti proprietari di spazi di sosta su area privata (es. Arsenale) che favoriscano l’utilizzo del trasporto pubblico o di sistemi di trasporto collettivo da parte dei dipendenti (anche attraverso le figure dei Mobility Managers) 13. Parcheggi scambiatori con bus-navetta gratuiti: consolidamento della strategia già delineata dal PUT con il servizio di minibus gratuito dai parcheggi di attestamento del Palazzetto dello Sport e di Piazza d’Armi. 14. Realizzazione di parcheggi pertinenziali, integrando quanto già previsto nell’aggiornamento del PUT con la definizione di specifici “incentivi urbanistici” per i privati per la realizzazione di parcheggi pertinenziali, quali: – non considerare il volume interrato dei parcheggi ai fini del conteggio complessivo del volume edificabile; – consentire la realizzazione di parcheggi in struttura anche nelle aree attualmente utilizzate dai parcheggi a raso. Se realizzate da privati dovrà essere mantenuto libero il numero di parcheggi attualmente libero.
  • 60. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 60 15. Sincronia tra tempi di realizzazione degli interventi infrastrutturali e/o gestionali che sono alla base delle scelte del PUT (dotazione di parcheggi, piste ciclabili, potenziamento trasporto pubblico) e interventi di pedonalizzazione e riqualificazione urbana: fermo restando il principio stabilito dal PUT, e ribadito nel suo aggiornamento, per cui la realizzazione di nuovi parcheggi non deve essere rivolta a servire una nuova domanda di mobilità con l’auto privata e quindi ad aumentare il traffico, bensì è rivolta da una parte a sanare le carenze ancora esistenti e dall’altra a consentire il recupero di strade e di piazze oggi utilizzate impropriamente come parcheggi, è comunque importante, per non penalizzare l’accessibilità a determinati servizi e funzioni, garantire la sincronia tra tempi di realizzazione degli interventi infrastrutturali e/o gestionali che sono alla base delle scelte del PUT e interventi di pedonalizzazione. 16. Utilizzo di tecnologie telematiche per la gestione del traffico: sviluppo di strategie di controllo per la gestione del traffico attraverso la realizzazione di un sistema integrato di controllo in grado di gestire attraverso un Supervisore del traffico e dei trasporti i singoli sottosistemi: controllo del traffico urbano, gestione e controllo del trasporto pubblico, indirizzamento collettivo con segnali a messaggio variabile, indirizzamento individuale (route guidance), controllo ambientale (inquinamento atmosferico e acustico), informazione e pianificazione degli spostamenti, controllo parcheggi e indirizzamento in base alla disponibilità diposti liberi, controllo veicoli a massima priorità, sistema di tariffazione integrata dei trasporti sia urbani che extraurbani, dei parcheggi e di altri ulteriori servizi con utilizzo di un’unica carta di pagamento intelligente ricaricabile attraverso gli sportelli Bancomat, vigilanza urbana per il rilievo automatico delle infrazioni e per la gestione delle emergenze. 17. Utilizzo di motorizzazioni a basso consumo e/o alto rendimento energetico, allo stato attuale rappresentati dai motori con combustibili alternativi, principalmente gas naturale, e a trazione elettrica. L’utilizzo di motorizzazioni a basso consumo e alto rendimento energetico è da considerare una tappa “obbligata” nella composizione della flotta ecologica delle aziende di trasporto pubblico e del parco veicoli degli Enti pubblici (vedi a tale proposito quanto contenuto nel DM 27/3/98 sul rinnovo annuale del parco autoveicolare delle amministrazioni degli enti locali e degli enti e dei gestori di servizi pubblici e di servizi di pubblica utilità, sia pubblici che privati) e una tappa “necessaria” per la mobilità privata, da supportare adeguatamente sia in termini di incentivi economici che di vantaggi, quali accesso libero alle zone a traffico limitato e sosta gratuita nei parcheggi a pagamento. 18. Provvedimenti di restrizione del traffico veicolare: – Istituzione di zone a traffico limitato (Z.T.L. nel comparto urbano compreso tra Corso Cavour, Via S. Agostino-Via del Torretto e Via Chiodo prevista dall’aggiornamento del PUT) – blocco della circolazione per tutti i veicoli non catalizzati per i periodi dell’anno e per le aree più critici per la qualità dell’aria. 19. Intensificazione del controllo delle infrazioni, anche attraverso l’installazione di dispositivi per il rilevamento automatico. 20. Potenziamento dell’offerta di trasporto ferroviario, attraverso la riorganizzazione del servizio FS in funzione di un servizio metropolitano tra centri minori e il miglioramento
  • 61. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 61 dell’efficienza nei nodi urbani (realizzazione della stazione Valdellora con punto internodale di scambio), da conseguire anche attraverso una efficace integrazione con i sistemi di trasporto pubblico locale e di sosta: sviluppo dell’asse strategico 9 – l’integrazione economico-territoriale d’area vasta e le infrastrutture esterne/ipotesi progettuale: collegamenti ferroviari e stradali nel Sistema territoriale provinciale – previsto dal Piano Strategico della Spezia, affrontando i problemi di integrazione degli interventi con i sistemi di trasporto pubblico locale e di sosta e i problemi di sostenibilità ambientale degli interventi già nelle fasi di definizione delle ipotesi progettuali. 21. Razionalizzazione della distribuzione delle merci in ambito urbano, attraverso: – la definizione del Piano del Trasporto Merci, come previsto dal PUT; – la cooperazione tra aziende di trasporto finalizzata alla “collettivizzazione” della distribuzione, che sposti la domanda di trasporto di merci in conto proprio verso quello in conto terzi, realizzando veri e propri servizi di distribuzione gestiti da aziende sottoposte al controllo dell’Amministrazione comunale, con l’uso di veicoli di dimensioni adeguate ed a basso impatto ambientale; – la costituzione di depositi notturni di quartiere o, addirittura, di strada; – la distribuzione con modalità alternative a quella stradale. 22. Sviluppo dei traffici merci sulle medie-lunghe distanze con modalità di trasporto più sostenibili rispetto a quella stradale e promozione e crescita dell’intermodalità, anche attraverso l’integrazione e il potenziamento dell’offerta logistica spezzina nell’ottica dell’intermodalità e dei servizi a valore aggiunto, nell’ambito di un sistema porto strettamente connesso al territorio, in un’ottica di sostenibilità ambientale del suo sviluppo: sviluppo dell’asse strategico 4 – la logistica – previsto dal Piano Strategico della Spezia, affrontando i problemi di sostenibilità ambientale degli interventi già nelle fasi di definizione delle ipotesi progettuali. 5.1.3 Strumenti – PUT e Piani particolareggiati – PUC e regolamento edilizio – Piano dei Trasporti Pubblici – Contratto di servizio di TPL – Piano dei Trasporti Marittimi – Piano del Trasporto Merci – Piano Urbano della Mobilità (PUM)/Programma integrato per la mobilità (PIM) – Carta dei servizi integrati di mobilità – Piano della qualità della mobilità – Piano strategico – Progetto Quartieri
  • 62. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 62 5.2 Linea strategica n. 2 - Ridurre e ottimizzare la necessità di spostamento: informatizzazione, telelavoro e pianificazione dei tempi 5.2.1 Obiettivi e risultati attesi Le problematiche inerenti alla tendenza alla crescita della domanda di mobilità rendono necessaria una specifica attenzione agli strumenti di governo della domanda di trasporto stessa. In tal senso il controllo del territorio, ed in particolare delle densità insediative, o una allocazione degli funzioni urbane attenta alle relative esigenze di mobilità, attraverso gli strumenti di pianificazione territoriale, si presenta di gran lunga come lo strumento più rilevante, anche se gli impatti degli interventi in questa direzione, per le difficoltà intrinseche nell’adozione di misure tendenti a ridisegnare l’organizzazione del territorio, devono essere proiettati essenzialmente nel medio-lungo periodo. Particolarmente importante è anche il ricorso alle tecnologie informatiche, che consentono di promuovere l’accesso elettronico ai servizi pubblici, il telelavoro e altre forme di fruizione a distanza di servizi. 5.2.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Infrastrutture a larga banda per lo sviluppo sostenibile (cablaggio): la utilizzazione di infrastrutture a larga banda come sistema di trasporto ad alta capacità per la trasmissione di segnali numerici, di fonia, dati e video, atto a garantire accessi e connettività ad elevata velocità rappresenta un valido mezzo per: a) ridurre i flussi veicolari, limitando la necessità degli spostamenti attraverso l’accesso elettronico ai servizi comunali (certificazioni nei servizi pubblici attuate in modo automatizzato attraverso reti informatiche), la firma digitale, la promozione del telelavoro, la telemedicina, il commercio elettronico, on banking e possibilità di offrire servizi (anche bidirezionali) a pagamento, compatibilmente con le norme di sicurezza della firma digitale, come previsto dall’AIPA; b) creare occupazione in un settore tecnologicamente avanzato; c) diffusione in tempo reale di informazioni di pubblico interesse sulla situazione del traffico, dei trasporti, dell’inquinamento atmosferico; d) trasmissione di programmi tematici, a cominciare da quelli dedicati alle utenze scolastiche, sui temi più rilevanti in materia di uso e salvaguardia del territorio; e) accesso ai servizi erogati dal Comune e dalle altre Amministrazioni pubbliche che vorranno usufruire delle tecnologie esistenti sul territorio. Alcune esperienze nazionali, non ancora concluse, sono state attivate a Siena e Trieste mentre è da verificare la possibilità di accedere a eventuali cofinanziamenti mediante il Programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio – Prusst o progetto URBAN. 2. Distribuzione delle funzioni che riduca la necessità di spostamento: includere nella definizione e attuazione degli strumenti di pianificazione del territorio (PUC, PUO e PA) la programmazione della riorganizzazione globale della “fruibilità della città”, assicurando una distribuzione delle funzioni che da un lato riduca le necessità di spostamenti casa-lavoro (città compatta e multifunzionale) e dall’altro tenga conto dei diversi profili di accessibilità delle funzioni (“the right business in the right place”). 3. Pianificazione dei tempi: definizione e adozione da parte del comune della Spezia del Piano regolatore dei tempi, tenendo conto dell’esigenza dell’organizzazione programmata dei tempi di vita, di lavoro e di mobilità dei cittadini, anche al fine di favorire una fruizione dei servizi pubblici e privati che non induca necessità di mobilità.
  • 63. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 63 5.2.3 Strumenti – Piano Urbanistico Comunale – Piano Strategico – Piano dei tempi – Piano Urbano della Mobilità (PUM)/Programma Integrato per la Mobilità (PIM) – Progetto quartieri 5.3 Linea strategica n. 3 – Garantire la sostenibilità ambientale degli interventi sulle infrastrutture per la mobilità e delle trasformazioni urbanistiche che possono comportare impatti significativi sul sistema della mobilità 5.3.1 Obiettivi e risultati attesi La realizzazione di interventi sulle infrastrutture per la mobilità, in particolare modo sulla rete stradale, o di interventi di trasformazione urbanistica possono comportare significativi impatti ambientali sia alla macro-scala, ravvisabili a livello di aree territoriali di ampia dimensione, sia alla micro-scala, territorialmente localizzati in prossimità degli interventi realizzati. E’ quindi importante effettuare una analisi preliminare degli impatti ambientali degli interventi già nelle fasi di progettazione preliminare degli interventi, nella consapevolezza che una adeguata considerazione degli effetti ambientali delle opere fin dalle prime fasi della progettazione consente di conseguire un alto livello di integrazione degli aspetti ambientali nella formulazione stessa delle ipotesi progettuali. 5.3.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Studio di sostenibilità ambientale degli interventi sulle infrastrutture per la mobilità: per tutti gli interventi sulle infrastrutture per la mobilità che comportano significativi impatti ambientali o generano forte conflitto con la comunità locale, indipendentemente dagli obblighi derivanti dalla normativa sulla Valutazione di Impatto Ambientale, deve essere prevista l’elaborazione di uno specifico studio di sostenibilità ambientale nella fase di progettazione preliminare degli interventi, i cui contenuti devono essere definiti anche attraverso il confronto con la comunità locale interessata dagli interventi stessi. 2. Studio di sostenibilità ambientale delle trasformazioni urbanistiche che comportano un sistema complesso di interventi destinati ad innovare in modo sostanziale l’assetto fisico e funzionale del territorio e che comportano un incremento sostanziale del carico insediativo o la sua sostanziale modificazione qualitativa: come previsto dalla LR n. 36/97, le trasformazioni urbanistiche relative ai distretti di trasformazione, da attuare mediante uno o più Progetti Urbanistici Operativi (PUO), devono essere definite anche sulla base di uno specifico studio di sostenibilità ambientale, i cui contenuti devono essere definiti anche attraverso il confronto con la comunità locale. 3. Partecipazione della comunità locale alla definizione degli interventi: per tutti gli interventi sulle infrastrutture per la mobilità che comportano significativi impatti ambientali o generano forte conflitto con la comunità locale, deve essere definito uno specifico programma di informazione e
  • 64. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 64 partecipazione del pubblico, che accompagni la fase di progettazione degli interventi e di definizione e valutazione del relativo studio di sostenibilità ambientale. 5.3.3 Strumenti – Piano Urbanistico Comunale (PUC) e Programmi Urbanistici Operativi (PUO) – Studio di sostenibilità ambientale ex LR n. 36/97 – Scoping, procedura di verifica e procedura di VIA (per le categorie di opere sottoposte a VIA regionale) 5.4 Linea strategica n. 4 – Promuovere una pianificazione territoriale e settoriale che garantiscano il miglioramento della qualità dell’aria, la riduzione dell’inquinamento acustico e la promozione di una mobilità sostenibile 5.4.1 Obiettivi e risultati attesi Uno fra i principali fattori che possono garantire la definizione e attuazione di politiche locali che portino ad un complessivo miglioramento della qualità ambientale è sicuramente il conseguimento di un effettivo ed elevato livello di integrazione fra politiche di settore ed obiettivi ambientali. E’ la natura stessa delle questioni ambientali a richiedere un approccio integrato, nel quale ad obiettivi definiti e verificabili si accompagnino azioni e politiche attuate a scala locale. Il concetto di integrazione rappresenta dunque una parola chiave per qualsiasi politica ispirata a criteri di sostenibilità. 5.4.2 Azioni da attivare e consolidare 1. Prescrizioni per l’aggiornamento e l’attuazione del PUT e per l’aggiornamento, la definizione e l’attuazione dei relativi Piani Particolareggiati e Piani di Settore, affinché si tenga conto in modo adeguato, in un’ottica di integrazione delle politiche di settore, delle opportunità e/o dei condizionamenti derivanti: – dai problemi di inquinamento acustico e atmosferico, – dai problemi della sicurezza stradale, – dalla sensibilità delle aree interessate dagli interventi, – dalla distribuzione delle funzioni e dai relativi profili di accessibilità, – dalle condizioni di fruizione dell’ambiente urbano nel suo complesso e delle peculiarità delle singole parti che lo caratterizzano, – dalle necessità di risparmio energetico, – dalla necessità di armonizzazione con gli strumenti urbanistici vigenti o in fase di predisposizione, garantendo anche la partecipazione della comunità locale alla definizione delle scelte. 2. Definizione e attuazione del Piano Urbano della Mobilità (valutando le possibili sinergie con il Programma Integrato della Mobilità previsto dalla LR n. 10/97), con l’obiettivo di operare in una logica di forte integrazione tra le politiche e/o gli strumenti settoriali che possono contribuire a definire un sistema di “mobilità sostenibile”. Il PUM si configura, infatti, come strumento di governo della mobilità urbana particolarmente efficace per conseguire tale obiettivo, dovendo esso prevedere “l’insieme organico degli interventi sulle infrastrutture di
  • 65. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 65 trasporto pubblico e stradali, sui parcheggi di interscambio, sulle tecnologie, sul parco veicoli, sul governo della domanda di trasporto attraverso la struttura dei mobility manager, i sistemi di controllo e regolazione del traffico, l’informazione all’utenza, la logistica e le tecnologie destinate alla riorganizzazione della distribuzione delle merci nelle citta’.” Con finanziamenti non più per singole opere, ma per obiettivi. 3. Definizione e attuazione, per l’intero territorio comunale, del Piano di risanamento acustico previsto dalla L.R. n°12/98, che deve essere predisposto dai Comuni nel caso di superamento dei valori di attenzione o quando si riscontri l’impossibilità di garantire il rispetto della differenza di 5 dBA di livello sonoro tra le differenti zone acustiche. Tale strumento deve individuare la tipologia e entità dei rumori nelle zone da risanare, stabilire i soggetti a cui compete l’intervento, indicare le priorità e modalità di risanamento, individuare le eventuali misure cautelari o urgenti per la tutela della salute e dell’ambiente. Il Piano acustico dovrà essere coordinato con il Piano Urbano del Traffico e con i piani in materia ambientale e dovrà recepire il contenuto dei Piani pluriennali per il contenimento delle emissioni sonore generate dalle infrastrutture di trasporto, previsti dall’art.3 della L. n°447/95, che devono essere adottati dallo Stato, e dei Piani di contenimento e di abbattimento del rumore delle infrastrutture di trasporto, di cui all’art.10, da redigere a cura delle società ed enti gestori dei servizi o infrastrutture quando sono superati i vari limite di emissione e immissione. Il piano dovrà inoltre adeguarsi ai contenuti del Piano triennale di intervento per la bonifica dell’inquinamento acustico. 5.4.3 Strumenti – Tutti gli strumenti di pianificazione (PUC e Piani attuativi, PRUSST, ma anche Piani territoriali provinciali) e tutti i piani settoriali su mobilità, inquinamento atmosferico e acustico (Piano di Risanamento acustico, Piano Urbano del Traffico, Rapporto annuale sulla qualità dell’aria) – Piano Urbano della Mobilità/Programma Integrato per la Mobilità 5.5 Linea strategica n. 5 – Migliorare il sistema di monitoraggio 5.5.1 Obiettivi e risultati attesi La conoscenza è sempre strategia di sostenibilità e per l’aria, in modo particolare, è necessario un complesso patrimonio di informazioni tecniche per la determinazione di efficaci strategie di intervento, sia per lo scenario planetario che per quello locale. E’ pertanto fondamentale costruire sistemi di monitoraggio dei livelli di inquinamento atmosferico e acustico e dello stato di qualità dell’aria che consenta di analizzare le relazioni di causa-effetto e di individuare in modo sistematico gli effetti provocati dagli inquinanti sugli organismi viventi e di fornire informazioni a carattere sia puntuale che zonale. 5.5.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Aggiornamento della mappa del clima acustico, in riferimento a quanto previsto dalla L.R. n°12/98, per cui i comuni con più di 50.000 abitanti devono approvare una relazione biennale sullo stato acustico del proprio territorio, con le modalità e nei termini indicati dall’art.7, comma 5 della L. n°447/95. Tale fase di aggiornamento presuppone la verifica del clima acustico mediante campagne di rilevamento condotte in collaborazione con l’ARPAL; a tale proposito si
  • 66. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 66 rileva inoltre come l’implementazione di un adeguato sistema di rilevamento dei flussi di traffico relativamente ad alcuni punti significativi (assi di ingresso alla città, via di attraversamento del centro; area portuale; siti sensibili) permetterebbe di verificare nel tempo l’efficacia delle misure intraprese sul settore mobilità. 2. Potenziamento e integrazione del sistema di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, attraverso: – L’immediata attuazione del progetto di riconfigurazione e aggiornamento della rete di rilevamento della qualità dell’aria, approvato con DGP n. 137 del 28/4/2000; – La realizzare di campagne di misura degli inquinanti ex art. 5, DM 15.4.94; – Il rilevamento dei flussi di traffico in corrispondenza delle centraline per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico e/o delle postazioni di misura con i mezzi mobili, al fine di valutare l’effettiva correlazione tra inquinamento atmosferico e traffico veicolare; – La realizzazione di campagne annuali di monitoraggio con campionatori passivi; – La realizzazione di campagne annuali di biomonitoraggio mediante lo studio dei licheni epifiti sia come bioindicatori che come bioaccumulatori; – la pianificazione di una rete di monitoraggio biologico integrato dell'inquinamento atmosferico, in particolare presso la centrale ENEL. 5.5.3 Strumenti – Piano di qualità dell’aria – Piano di risanamento acustico – Sistema di monitoraggio del Piano d’azione 5.6 Linea strategica n. 6 – Informare e sensibilizzare la comunità locale 5.6.1 Obiettivi e risultati attesi L’obiettivo che si vuole perseguire è quello di promuovere una piena “cittadinanza ambientale”, ovvero la copartecipazione dei cittadini al governo dell’ambiente. Tale obiettivo presuppone e si compone di un insieme di abilità cognitive, strategiche, metodologiche, comunicative e relazionali in qualche modo progressive che vanno dalla “sensibilizzazione” sui problemi ambientali, alla “conoscenza”, alla “responsabilità”, alla “competenza” ambientale. In tal senso, è necessario fare un salto di qualità nel fare informazione sulle questioni ambientali, adottando modalità comunicative più coerenti e funzionali agli scopi che si intendono perseguire. 5.6.2 Azioni da attivare o consolidare Le azioni da attivare e consolidare per promuovere l’informazione e la sensibilizzazione della comunità locale sui temi della mobilità sostenibile e dell’inquinamento atmosferico e acustico dovranno essere sviluppate nell’ambito del gruppo di lavoro “informazione e comunicazione”, al fine di garantirne l’opportuno coordinamento con le altre attività del percorso di Agenda 21 locale finalizzate ad informare e coinvolgere attivamente la comunità locale nell’attuazione del Piano d’Azione. In linea di massima, sarà opportuno valutare la necessità di prevedere: – Campagne di informazione sulle modifiche al sistema della mobilità indotte dal PUT; – Iniziative per la promozione della mobilità alternativa e del trasporto pubblico;
  • 67. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 67 – Strumenti informativi per garantire la trasparenza sugli utili della sosta e sulla relativa gestione; – La predisposizione di pannelli elettronici per fornire informazioni utili ai cittadini sul traffico e sull’inquinamento atmosferico e acustico; – L’educazione nelle scuole: educazione stradale, educazione acustica, promozione dell’uso della bicicletta e del mezzo pubblico. – L’inserimento degli indicatori di monitoraggio del Piano d’Azione nel Sistema Informativo Trattico – la definizione delle opportune sinergie tra Sistema Informativo Traffico/Sistema Informativo Territoriale/Sportello ambientale – La predisposizione di un luogo fisico che svolga funzioni di interfaccia con la comunità locale relativamente alle azioni previste dal Piano d’Azione (Labter, Sportello ambientale) – Campagne di informazione sui gas di scarico; – Strumenti informativi sullo stato di attuazione del Piano d’azione e sui risultati conseguiti. 5.6.3 Strumenti – Labter – Rete civica – Progetto A21Speak/Sportello ambientale – Domeniche ecologiche 6. Le azioni prioritarie da attivare Le azioni descritte nel seguito, individuate come prioritarie, sono quelle per cui si prevede l’attuazione a partire dal primo anno dall’approvazione del Piano d’azione. 6.1 Azione n. 1 – Moderazione e fluidificazione del traffico e ottimizzazione della mobilità ciclopedonale: progetto biciclette 6.1.1 Contenuto La definizione dei contenuti di questa azione parte dalla considerazione che una delle principali cause per cui la mobilità ciclopedonale stenta ad affermarsi è l’eccessiva settorialità delle politiche per la ciclabilità, fino ad oggi quasi sempre slegate dal concetto più ampio di riqualificazione della vita nei centri urbani. Negli altri paesi europei la diffusione dell'uso della bicicletta rientra in ampi programmi di riqualificazione urbana assieme alla sicurezza stradale per tutti, all'autonomia degli utenti deboli della strada, alla riduzione dell'inquinamento e del rumore, alla riscoperta della funzione sociale della strada. Come risposta a tutti di questi obiettivi di miglioramento nei centri abitati di molti paesi europei si stanno realizzando interventi di moderazione del traffico che si basano sul principio di imporre la velocità massima di 30 km/h ed una parallela fluidificazione del traffico. Come effetto indiretto collegato ne risulta una minor pericolosità e una maggior disponibilità della gente a muoversi a piedi in bicicletta (oggettiva diminuzione dei veicoli). Partendo da questa considerazione, e preso atto che, con l’aggiornamento del Piano Urbano del Traffico, l’Amministrazione comunale ha deciso di avviarsi in questa direzione individuando tra gli interventi prioritari la definizione di un Piano di moderazione del traffico, si ritiene opportuno
  • 68. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 68 rafforzare ulteriormente i benefici per la mobilità ciclopedonale che possono derivare dalla realizzazione di interventi di moderazione dal traffico, prevedendo la definizione di un Piano integrato di moderazione del traffico e della mobilità ciclopedonale. Oltre ai già previsti interventi di moderazione del traffico (istituzione di zone a 30 km/h, protezione degli attraversamenti pedonali e ciclabili, aumento degli spazi per la mobilità pedonale e ciclabile, inserimento di dissuasori fisici alla velocità, riduzione della capacità stradale, miglioramento della visibilità agli incroci, creazione di intersezioni a rotatoria, eventuali nuovi impianti semaforici, campagne di informazione e sensibilizzazione) il Piano dovrà porre particolare attenzione alla definizione e integrazione dei seguenti interventi nelle più generali scelte di Piano: – l’estensione della rete delle piste ciclabili, con l’obiettivo di costruire una rete caratterizzata da tre tipologie di soluzioni ciclabili: 1. la separazione: corsie o sedi proprie per le biciclette, separate da cordoli, a quota marciapiede, monodirezionali o bidirezionali, obbligatorie in affiancamento alle strade classificate di scorrimento. E' il caso delle tratte caratterizzate da forte domanda come i collegamenti periferia - centro, da sezioni stradali con carreggiate o marciapiedi sufficientemente larghe o da forte pericolosità; 2. l'integrazione: promiscuità tra le biciclette e gli altri veicoli, cercando comunque condizioni di sicurezza; si attua dove, pur essendoci forte domanda, non c'è spazio per la separazione o dove la domanda non è talmente forte da giustificare la separazione. Corsie contro mano nel senso unico, corsia ciclabile o riqualificazione fisica e gestionale della strada al fine di migliorarne la pericolosità ciclabile sono esempi di integrazione. Interventi finalizzati a ridurre la velocità dei veicoli, organizzazione del parcheggio consentito, divieto assoluto della fermata breve, rimozione dei cassonetti dalla sede stradale, pavimentazione in ottimo stato e tombini perfettamente a livello possono contribuire alla sicurezza delle biciclette che si muoveranno assieme agli altri veicoli. In questo ambito alcune facilitazioni locali hanno un loro significato a favore della sicurezza pur in assenza della continuità con un percorso; è il caso di attraversamenti ciclabili di grandi arterie, corsie di contromano in un senso unico per abbreviare percorsi tortuosi, attrezzatura di un incrocio con corsie preferenziali e spazi di attesa davanti alle automobili 3. moderazione del traffico: interventi all'assetto stradale finalizzati a trasformare l'immagine della strada affinché l'automobilista modifichi automaticamente ed inconsciamente il suo modo di guidare. Sono interventi di generale riqualificazione, che consentono di creare una sicurezza diffusa per tutti gli utenti della strada. – la realizzazione di cicloparcheggi con vari livelli d’uso e di protezione; – la realizzazione di flotte di biciclette, appartenenti al comune, agli enti pubblici e/o ai gestori dei servizi pubblici, da destinare al noleggio nell’area urbana; – la realizzazione di parcheggi di scambio, che consentano di parcheggiare l’auto all’esterno dell’Area Centrale e di avere una bicicletta a noleggio (progetto pilota parcheggio + bici); – la pedonalizzazione e riqualificazione urbana dell’area centrale, come previsto dall’aggiornamento del Piano Urbano del Traffico, ma anche dei “centri” dei quartieri, specialmente nei nuclei storici individuati dal Piano Urbanistico Comunale; – la realizzazione di itinerari pedonali alternativi per le zone più a rischio tramite la trasformazione a “misura di pedone” di vie secondarie (ampliamento marciapiedi, miglioramento pavimentazione
  • 69. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 69 ed illuminazione, pulizia accurata, difesa dal parcheggio selvaggio, tecniche per attestare la “precedenza pedonale” sulle auto, ecc.) – la realizzazione di percorsi pedonali protetti, da rendere opportunamente “leggibili” anche in chiave di accoglienza turistica, o da “attrezzare” per specifiche categorie (bambini, anziani, portatori di handicap), valutando anche la possibilità di istituire un servizio di scale mobili in alcuni punti della città (vedi zone Vicci-Stazione, Prione-Poggio, piazza Verdi, proposte da ACI); – la definizione di interventi di riqualificazione degli spazi destinati alla mobilità ciclopedonale: piantumazione, arredo urbano e segnaletica oculata, – l’integrazione di tutti gli interventi con misure di fluidificazione del traffico, per garantire comunque una buona scorrevolezza del traffico veicolare, – l’introduzione di incentivi per la mobilità ciclopedonale. Nella definizione degli interventi per la mobilità ciclabile sarà necessario fare riferimento alle linee guida per la progettazione degli itinerari ciclabili e agli elementi di qualità delle diverse parti degli itinerari medesimi definiti nel DM 30 novembre 1999, n. 557, “Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili”. Sarà inoltre fondamentale analizzare le esigenze specifiche dei singoli quartieri, sviluppando anche forme di consultazione della popolazione in sinergia con il Progetto quartieri (laboratori di quartiere). 6.1.2 Risultati attesi I risultati attesi sono molteplici: – aumento della sicurezza anche per gli automobilisti attraverso tecniche di riduzione della velocità sia fisiche che legate alla percezione; – integrazione e non separazione delle diverse modalità di trasporto con risparmio di suolo e utilizzo più razionale di quello disponibile; – rivalutazione della mobilità ciclopedonale e del ruolo sociale della strada, diritto di precedenza ai pedoni e ciclisti in alcune zone; – riqualificazione degli spazi urbani e revisione estetica della strada, piantumazione, arredo e segnaletica oculata; – riduzione dell'inquinamento e miglioramento della mobilità veicolare. 6.1.3 Attori – Comune della Spezia – Progetto quartieri – Soggetti della comunità locale – Forum mobilità 6.1.4 Strumenti L’attuazione di questa azione prevede la predisposizione del Piano integrato della moderazione e fluidificazione del traffico e della mobilità ciclopedonale. Il Piano dovrà essere sviluppato secondo la metodologia già individuata nell’ambito del PUT per la definizione del Piano di moderazione del traffico, prevedendo però, per ognuna delle fasi di studio, un maggiore approfondimento degli aspetti relativi alla mobilità ciclopedonale. La definizione del progetto si dovrà articolare, dunque, nelle seguenti fasi di studio:
  • 70. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 70 1. Identificazione delle zone: la prima fase di studio riguarda l’identificazione dei settori dell’area urbana su cui intervenire con una politica di moderazione e fluidificazione del traffico e di promozione della mobilità ciclopedonale. Si tratta di analizzare le funzioni delle diverse strade al fine di definire una gerarchizzazione complessiva della rete stradale. Si può quindi procedere ad una prima delimitazione delle future Zone 30 e delle reti di percorsi pedonali e ciclabili. Per quanto riguarda questi ultimi, sarà importante prendere in considerazione le esigenze specifiche dei singoli quartieri, lavorando in sinergia con il Progetto quartieri. 2. Analisi conoscitiva: si raccolgono quindi i dati necessari a verificare la compatibilità delle zone individuate con gli obiettivi relativi a sicurezza, ambiente, vita locale, circolazione, sviluppo economico e urbano, propri della moderazione del traffico e della mobilità ciclopedonale, e a sviluppare la successiva fase progettuale. Andranno raccolti e valutati i seguenti elementi: – cartografia degli insediamenti, – incidentalità, – rilievo delle velocità, – rilievo dei flussi di traffico, – percorsi privilegiati di pedoni e ciclisti, – percorsi delle linee di trasporto pubblico, – rilievo delle caratteristiche urbanistico-ambientali: distribuzione delle funzioni e relativi profili di accessibilità, livelli di inquinamento atmosferico e acustico, sensibilità ambientale delle aree determinata dalla presenza di recettori sensibili, ecc. 3. Definizione e attuazione degli interventi: la fase successiva prevede la definizione di tutti gli aspetti progettuali: – gerarchizzazione della rete stradale urbana, – delimitazione delle Zone 30, – individuazione delle porte di ingresso/uscita, – schema della circolazione, – sistema dei parcheggi, – rete delle piste ciclabili, comprensiva delle soluzioni ciclabili di separazione, integrazione e moderazione del traffico; – rete dei percorsi pedonali (aree pedonalizzate, itinerari pedonali alternativi per le zone più a rischio, percorsi pedonali protetti, ecc.); – piano degli interventi specifici di moderazione del traffico (anche esterni alle zone 30), – piano degli interventi specifici a supporto della mobilità ciclopedonale (cicloparcheggi, parcheggi di scambio con bici a nolo, interventi di protezione e/o specializzazione dei percorsi pedonali, piantumazioni, arredo urbano, segnaletica oculata, ecc.), – programmazione temporale degli interventi. 4. Coordinamento e integrazione con gli altri strumenti di pianificazione e gestione della mobilità: secondo il percorso definito nella successiva azione n. 6: “ Prescrizioni per l’attuazione e l’aggiornamento del PUT e dei relativi Piani Particolareggiati e Piani di settore”. 5. Controllo: una volta realizzato il progetto di una Zona 30 e di interventi per la mobilità ciclopedonale, che di norma prevedono una attuazione per fasi successive, è utile monitorarne il
  • 71. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 71 funzionamento nel tempo. Andrà considerato il grado di rispondenza agli obiettivi prefissati e l’eventuale insorgenza di effetti indesiderati (dispositivi disattesi o controproducenti, peggioramento della situazione al contorno), al fine di mettere in pratica eventuali soluzioni correttive. 6. Attività di promozione dell’utilizzo della bicicletta: per garantire il successo del progetto, sarà fondamentale avviare al contempo specifiche iniziative di promozione dell’utilizzo della bicicletta, attraverso campagne di sensibilizzazione dei cittadini integrate al percorso di definizione del progetto e interventi di educazione ambientale nelle scuole. 6.2 Azione n. 2 – Promozione di un servizio di TPL più sostenibile, più accessibile, più confortevole e più competitivo con il mezzo privato 6.2.1 Contenuto Questa azione di piano definisce indirizzi per l’attività di pianificazione e gestione dei servizi di trasporto pubblico locale, da recepire nei relativi contratti di servizio tra Enti locali e Aziende di gestione. Gli indirizzi da perseguire sono così individuati: 1. trasferimento di quote crescenti di mobilità urbana dal mezzo privato al mezzo pubblico e avvicinamento della ripartizione modale ai valori obiettivo; 2. ottimizzazione dell’efficacia del servizio, da misurare in termini di utilizzo dell’offerta di posti/km; 3. adeguamento della rete e dei servizi alle esigenze di mobilità; 4. valorizzazione e potenziamento dei servizi di trasporto pubblico in sede propria e utilizzo di veicoli a trazione elettrica (potenziamento rete filoviaria, utilizzo di mezzi bimodali sulle linee suburbane più importanti) tramite un’adeguata politica di riqualificazione delle linee esistenti e di nuovi investimenti; 5. incremento della velocità del mezzo pubblico (raggiungimento dell’eguaglianza “Tempo di Viaggio medio TPL” = “Tempo di Viaggio medio Auto private”), tramite interventi di sviluppo e protezione delle corsie riservate, di preferenziamento semaforico, politiche di disincentivazione all’uso del mezzo privato e investimenti in nuove tecnologie. 6. incremento dell’offerta di punti di scambio tra pubblico e privato, da concentrare nei nodi più esterni generati dalla rete su ferro e dalla rete stradale; 7. incremento del livello qualitativo dell’offerta dei servizi, ottenibile tramite il miglioramento del comfort alle fermate (installazione di pensiline/panchine/pannelli informativi/distributori biglietti alle fermate), il miglioramento del comfort sui mezzi, la certificazione di qualità (ISO9000) per le aziende di TPL, il costante monitoraggio del gradimento del servizio. 8. incremento qualitativo e quantitativo dell’informazione sui servizi resa all’utenza, anche tramite investimenti in nuove tecnologie (es. il controllo della flotta veicoli mediante GPS e l’installazione di display informativi alle fermate e sui mezzi) 9. utilizzo di motorizzazioni a basso consumo e alto rendimento energetico: i gestori dei servizi di TPL devono rinnovare il loro parco automezzi con veicoli elettrici, ibridi o con alimentazione a gas naturale, gpl o con carburanti alternativi (sostituzione al 50% entro il 31/12/2003); 10. creazione di forme di trasporto che siano in grado di fronteggiare specifiche necessità ed in particolare la mobilità dei portatori di handicap, il trasporto di persone anziane, gli spostamenti d’urgenza, la mobilità di persone con bambini nonché la mobilità nelle ore notturne;
  • 72. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 72 11. abbattimento del costo del TPL, attraverso la promozione di un sistema di tariffe agevolate e adatte ai diversi profili d’utenza e integrate tra i diversi modi di trasporto; 12. coordinamento e integrazione con gli altri strumenti di pianificazione e gestione della mobilità. 6.2.2 Risultati attesi Il risultato atteso è lo sviluppo di un servizio di TPL più sostenibile in termini di impatti ambientali sull’ambiente urbano, più accessibile per gli utenti, sia in senso fisico che in senso economico, più confortevole e in generale più competitivo con il mezzo privato. 6.2.3 Attori – Provincia della Spezia – Comune della Spezia – Azienda di TPL – Sindacati di categoria: Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal, RSU SpA ATC – Commissione traffico ACI – Soggetti della comunità locale 6.2.4 Strumenti L’attuazione di questa azione di Piano presuppone il recepimento dei contenuti e degli obiettivi sopra enunciati nel Contratto di servizio del TPL e nel successivo atto di Concessione dei servizi di trasporto pubblico locale, definiti ai sensi della LR n. 31/98, e nel Contratto di servizio tra l’Azienda di TPL e il Comune della Spezia. 6.3 Azione n. 3 – Attivazione dei Mobility Managers aziendali e del Mobility Manager d’Area 6.3.1 Contenuto La priorità attribuita allo sviluppo di questa azione nell’ambito del Piano d’Azione nasce dalla considerazione che le esperienze di successo europee hanno dimostrato che il "governo della domanda di mobilità" è un fattore strategico per garantire sia la qualità della vita delle città che la redditività del sistema di imprese. Esso consente infatti di ridurre gli effetti negativi prodotti dalla congestione sulla vita delle comunità con investimenti di quindici volte inferiori rispetto alla costruzione di infrastrutture. Le politiche di "mobility management" sviluppate in altre realtà europee si sono dimostrate particolarmente efficaci in tal senso, consentendo di intervenire sul segmento del mercato della mobilità degli spostamenti casa - lavoro, una quota che, seppur contratta per il forte incremento della mobilità erratica (svago, acquisti,..), oscilla tra il 20 ed il 40 % del totale degli spostamenti complessivi nelle nostre città (si tenga presente che, dalle indagini effettuate per il PUT nel 1995, gli spostamenti in auto per tornare a casa alla Spezia rappresentano il 29% del totale, e gli spostamenti per motivi di lavoro il 32,5%). Questa quota di mobilità sistematica presenta, oltre alla consistenza della dimensione dei volumi, alcune caratteristiche peculiari che concorrono in modo determinante sia alla formazione dei picchi di traffico delle ore di punta, che alla criticità dei fenomeni di congestione: catene di spostamenti casa - scuola - spesa - lavoro, coefficiente molto basso di deviazione dei tempi di partenza ed arrivo, prevalenza dell’utilizzo dell’auto con un solo conducente.
  • 73. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 73 Il Mobility Manager utilizza i nuovi strumenti del governo della domanda di mobilità per individuare con precisione i bisogni di mobilità di addetti ed utenti di enti ed imprese e concordare ed offrire pacchetti personalizzati di mobilità ad elevata qualità. Essi contengono cioè prodotti di mobilità integrata, con alto confort e con tempi di spostamento "porta a porta" competitivi con l'auto. In Italia la figura del Mobility Manager è stata introdotta con il DMA 27/3/98, che prevede che le imprese e gli enti pubblici con singole unità locali con più di 300 dipendenti e le imprese con complessivamente più di 800 addetti ubicate nei comuni con popolazione superiore a 150.000 abitanti e nei comuni compresi nelle zone a rischio di inquinamento atmosferico, individuate dalle Regione ai sensi del DM 20 maggio 1991, adottino il Piano degli Spostamenti Casa – Lavoro (di seguito PSCL) del proprio personale dipendente, individuando a tal fine un responsabile della mobilità aziendale (il Mobility Manager). Il Piano è finalizzato alla riduzione dell’uso del mezzo di trasporto privato individuale e ad una migliore organizzazione degli orari per limitare la congestione del traffico. Il Piano viene trasmesso al Comune entro il 31 dicembre di ogni anno. Entro i successivi 60 giorni il comune stipula con l’impresa o l’ente pubblico proponenti eventuali accordi di programma per l’applicazione del Piano. Il Piano viene aggiornato con un rapporto annuale che dovrà contenere la descrizione delle misure adottate e i risultati raggiunti. I comuni istituiscono, presso l’Ufficio tecnico del Traffico, una struttura di supporto e di coordinamento tra i responsabili della mobilità aziendale, con il compito di mantenere i collegamenti con le amministrazioni comunali e le aziende di trasporto. Le imprese e gli enti con singole unità locali con meno di 300 dipendenti possono individuare i responsabili della mobilità aziendale ed usufruire della struttura di supporto. Tale struttura potrà avvalersi di consulenze esterne (Mobility Manager d’area). 6.3.2 Risultati attesi L’attuazione di questa azione tende ad anticipare i tempi di adeguamento alla normativa nazionale in tema di mobilità sostenibile nelle aree urbane e rappresenta un significativo contributo all’attuazione del Piano Urbano del Traffico. I risultati attesi riguardano: a) La promozione di azioni di divulgazione, formazione e indirizzo presso le aziende e gli enti interessati ai sensi del decreto; b) L’assistenza alle aziende nella redazione dei PSCL; c) L’integrazione tra i PSCL e le politiche dell’Amministrazione Comunale in una logica di rete e di interconnessione modale; d) La verifica di soluzioni, con il supporto delle aziende che gestiscono i servizi di trasporto locale, su gomma e su ferro, per il miglioramento dei servizi e l’integrazione degli stessi, con sistemi di trasporto complementari ed innovativi, per garantire l’intermodalità e l’interscambio, e l’utilizzo anche della bicicletta e/o di servizi di noleggio di veicoli elettrici e/o a basso impatto ambientale; e) La diffusione e sperimentazione di servizi di taxi collettivo, di Car Pooling e di Car Sharing; f) Il monitoraggio degli effetti delle misure attuate in termini di impatto ambientale (livelli inquinamento acustico e atmosferico) e decongestione del traffico veicolare; g) La predisposizione di PSCL o piani per la gestione della domanda di mobilità riferiti ad aree industriali, artigianali, commerciali, di servizi, poli scolastici o sanitari o aree che ospitano, in modo temporaneo o permanente, manifestazioni ad alta affluenza di pubblico.
  • 74. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 74 6.3.3 Attori – Imprese private e enti pubblici con singole unità locali con più di 300 dipendenti – Imprese con complessivamente più di 800 addetti ubicati nel comune – Comune della Spezia – Provincia della Spezia – Aziende di Trasporto collettivo e altri Operatori della Mobilità – Soggetti della comunità locale 6.3.4 Strumenti L’attuazione di questa azione presuppone la predisposizione dei seguenti strumenti: 1. Azioni di divulgazione, formazione e indirizzo presso le imprese e gli enti interessati ai sensi del decreto 2. Struttura di supporto presso l’Ufficio Traffico, che effettui una azione di coordinamento dei bisogni dei mobility managers aziendali, collaborando con loro alla ricerca delle soluzioni migliori, caso per caso, mediante la ricerca di pacchetti integrati di mobilità sostenibile: car pooling, car sharing, parcheggi per bici e motorini, accordi coi taxisti, bus aziendali, miglioramento del trasporto pubblico, road pricing, etc.... 3. Piani degli spostamenti casa-lavoro del personale dipendente, che dovranno essere sviluppati dalle imprese e dagli Enti e dovranno essere finalizzati al raggiungimento in tempi definiti degli obiettivi di riduzione della congestione del traffico, delle emissioni inquinanti e acustiche e dei consumi energetici fissati dall’Amministrazione comunale. 1. Tavoli negoziali e Accordi di Programma: i singoli piani della mobilità aziendale, coordinati a livello di area comunale, sono basati sulla adesione volontaria dei soggetti e dovranno portare a protocolli d'intesa e/o ad accordi di programma tra imprese e Comune in cui si definiranno accordi di massima sugli obiettivi da perseguire e sulle sinergie da sviluppare tra le azioni definite da ogni Mobility Manager e i diversi strumenti di gestione della mobilità. 6.4 Azione n. 4 – Valorizzazione della funzione di pubblica utilità del servizio taxi 6.4.1 Contenuto La presente azione prevede una serie di interventi finalizzati a promuovere l’utilizzo del taxi in un’ottica di integrazione dei servizi offerti dal trasporto pubblico locale, valorizzando l’esteso orario di copertura del servizio (24 ore) e l’elasticità nel percorrere itinerari inaccessibili ai mezzi di TPL. In quest’ottica, si prevede la promozione dei seguenti interventi: – l’organizzazione di trasporti collettivi a tariffe convenzionate in occasione di particolari ricorrenze (es. giornate senz’auto), per categorie deboli di utenza (bambini, anziani, portatori di handicap), per l’accessibilità a determinati servizi o per gli spostamenti da aree a domanda debole, caratterizzate cioè da insediamenti molto dispersi; – la creazione di corsie preferenziali taxi/TPL (consentendo l’accesso ai taxi in tutte le corsie preferenziali per il TPL già istituite);
  • 75. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 75 – il miglioramento dei parcheggi di stazionamento taxi, attraverso l’installazione di pensiline, colonnine telefoniche, punti di illuminazione e quant’altro possa servire per rendere più decorose le suddette aree; – la predisposizione di varchi di entrata ed uscita riservati per il centro storico. 6.4.2 Risultati attesi Il risultato atteso consiste nella creazione di un servizio di trasporto taxi che possa integrare le funzioni svolte dal trasporto pubblico locale, rispondendo anche a motivazioni di ordine sociale attraverso l’offerta di servizi di mobilità destinati a una utenza debole o ad aree a domanda debole, difficilmente servibili con servizi di TPL. 6.4.3 Attori – Comune della Spezia – Confartigianato – CNA – Consorzio Radiotaxi – Soggetti della comunità locale 6.4.4 Strumenti L’attuazione della presente azione presuppone la definizione di uno specifico Accordo tra Comune della Spezia e Associazioni di categoria. 6.5 Azione n. 5 – Pianificazione dei tempi 6.5.1 Contenuto Le politiche sui tempi della città si sono inizialmente avvicinate al tema con un approccio di tipo orario, attento cioè principalmente a studiare ed intervenire modificando e adattando gli orari di apertura delle attività in funzione di un analisi dei bisogni temporali delle popolazioni utenti. Oggi il quadro di riferimento delle politiche temporali è quello della trasformazione dei servizi e dei tempi della città nel senso di una riqualificazione urbana. Il senso dell’azione si è progressivamente arricchito, rispetto all’attenzione iniziale posta essenzialmente sulla razionalizzazione degli orari, in relazione ai nuovi ruoli sociali ed economici che stanno assumendo i servizi pubblici e l’azione dello stato nel disegno più generale di un economia basata sui servizi e il declino dell’idea classica di welfare state. Operando, dunque, in un’ottica di trasformazione dei tempi della città nel senso di una riqualificazione urbana, le aree di intervento possono comprendere: 1. Accessibilità dei servizi burocratici; questo campo di intervento è teso ad assicurare ai cittadini la possibilità di svolgere le pratiche burocratiche conciliandole con i loro impegni. Si realizza soprattutto come intervento sull’attività di sportello attraverso tre strategie principali: - ridefinizione degli orari di sportello, adottando il prolungamento delle ore di apertura al pubblico e/o la collocazione degli orari in momenti della giornata più confacenti ai bisogni dei cittadini. (aperture pomeridiane o serali, al sabato).
  • 76. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 76 - Semplificazioni delle pratiche burocratiche: risponde alla necessità di diminuire e razionalizzare il carico lavorativo che grava sugli sportelli, mediante la riduzione dell’accesso al pubblico. - Informazione: fornire al cittadino le informazioni necessarie per poter accedere ai servizi presenti nella città senza dovere perdere ulteriore tempo nella ricerca di tali notizie o creando disfunzioni rivolgendosi a servizi sbagliati. Un esempio è l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP). - Decentramento di servizi, anche attraverso la predisposizione di punti di accesso telematico 2. Servizi alla persona: gli interventi in questo campo si orientano in due direzioni: liberazione di tempo a favore delle donne adulte su cui continuano a gravare i maggiori oneri della cura, miglioramento della qualità del tempo a favore delle popolazioni deboli (bambini, anziani, disabili). Alcuni esempisono: – Per i bambini: interventi di allungamento e flessibilizzazione della scuola per l’infanzia, possibilità di uso misto (frequentanti non frequentanti) degli spazi esterni delle scuole dell’infanzia, costituzione di ludoteche e centri di recreazione per la prima e seconda infanzia, attività per ragazzi nel periodo estivo al termine del calendario scolastico, organizzazione di attività ricreativa per scolari nei periodi elettorali. – Per gli anziani: potenziamento delle strutture sanitarie per l’assistenza medica, con forme di trasporto per il raggiungimento in cui vengono praticate le cure temporanee; forme di assistenza per anziani autosufficienti non solo di tipo medico, ma rivolte alle attività della vita quotidiana. ecc. 3. Le Politiche del commercio: sono gli interventi relativi agli orari di apertura, che seguono le seguenti direzioni: – Estensione della fascia di apertura – Avvio del superamento della chiusura generalizzata con la sostituzione di un sistema di rotazione – Sperimentazioni per quartieri di aperture coordinate con altri servizi e manifestazioni. 4. I teleservizi: Le tecnologie informatiche consentono di progettare i servizi pubblici miglorandone la qualità attraverso il miglioramento dell’accessibilità e dell’integrazione. Esse rendono possibile l’erogazione di un servizio a distanza e in orari inconsueti e consentono l’integrazione tra le procedure, lo scambio certificativo tra amministrazioni pubbliche, il controllo da parte dei cittadini degli iter amministrativi ad esempio per le concessioni edilizie, sollevando il cittadino dal ruolo di facchinaggio a cui è stato a lungo sottoposto. 5. La progettazione integrata di aspetti fisici e calendari di animazione, relativi allo spazio pubblico aperto quali piazze urbane, parchi di servizi, percorsi tematici, mercati. 6. I patti per la mobilità fra attori sociali ed economici e dei servizi, finalizzati a desincronizzare l’inizio e la fine delle attività lavorative e di studio al fine di migliorare la congestione del traffico, ma anche a promuovere l’uso di mezzi di trasporto pubblico per particolari categorie di cittadini. 7. Le banche del tempo: sono associazioni di cittadini che regolano lo scambio bilaterale di tempo per piccoli servizi, quali quelli scambiati tradizionalmente nelle pratiche di buon vicinato:portare fuori il cane, innaffiare le piante, curare il bambino nel quarto d’ora prima che la madre torni dal lavoro. E’ un movimento attuato direttamente dai cittadini, in collegamento con l’ente pubblico
  • 77. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 77 che svolge la funzione di mettere in comunicazione le parti contraenti e di sancire il rapporto tra di esse, oltre a fornire il supporto organizzativo e localizzativo necessario. 6.5.2 Risultati attesi Il risultato atteso consiste nell’organizzazione programmata dei tempi di vita, di lavoro e di mobilità dei cittadini che garantisca il miglioramento della qualità della vita, favorendo anche una fruizione dei servizi pubblici e privati che non induca (o almeno che ottimizzi) la necessità di mobilità. 6.5.3 Attori – Comune della Spezia – Progetto quartieri e IV Circoscrizione – Soggetti della comunità locale 6.5.4 Strumenti Per definire in modo puntuale gli strumenti di attuazione di questa azione è fondamentale tenere presente che, nell’ambito del Progetto quartieri, sul tema della pianificazione dei tempi è stata individuata come ipotesi progettuale per la quarta circoscrizione la realizzazione di una Banca del tempo. Si ritiene sicuramente opportuno sviluppare questa azione di Piano in sinergia con questo specifico progetto. L’ipotesi di lavoro, da verificare insieme all’Ufficio progetto quartieri, potrebbe essere quella di considerare la realizzazione della Banca del tempo come una prima realizzazione di questa azione di Piano, utile per mettere a punto una strategia più generale di pianificazione dei tempi da estendere all’intera città. Tale strategia più generale può presupporre, nel suo complesso, la predisposizione dei seguenti strumenti operativi: 1. Il Piano regolatore dei tempi: è lo strumento che deve rendere visibili i soggetti in gioco, fornire un quadro di insieme dei problemi, indicare le priorità e le linee di indirizzo su cui convogliare l’azione. I caratteri salienti del Piano Regolatore dei tempi possono essere indicati dalle seguenti parole chiave: – Negoziato: alla logica impositiva, gerarchica, attraverso cui il Sindaco opera attraverso ordinanze si sostituisce una logica negoziale in cui il Sindaco diventa garante della coordinazione tra le esigenze delle parti. – Sistemico: il Piano deve rispondere ad una logica sistemica in senso forte, non solo rispetto alla piena integrazione delle sue parti, ma anche rispetto alla necessaria integrazione con gli altri piani presenti in città. E’ un insieme di orientamenti e azioni che entrano a far parte di altre programmazioni. – Integrato: l’attenzione posta sul miglioramento della qualità della vita dei cittadini, più che sull’efficienza delle singole parti della macchina organizzativa, procede parallelamente alla creazione di un nuovo stile organizzativo che sostituisce alla logica delle politiche per comparti, la logica dell’azione integrata. 2. L’ufficio tempi e orari della città: si tratta di creare una struttura amministrativa con funzioni di: – promozione di iniziative finalizzate al miglioramento e alla razionalizzazione dei tempi e degli orari cittadini, in attuazione del Piano regolatore dei tempi.
  • 78. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 78 – coordinamento delle iniziative e dei progetti, delineati in diversi settori e assessorati, sollecitando la considerazione della dimensione temporale come elemento costitutivo nella valutazione dei provvedimenti adottati dal decisore pubblico. L’ufficio può essere supportato da un Comitato Tecnico Scientifico, composto da esperti nel campo dell’analisi dei tempi sociali e degli spazi urbani, cui è affidato il compito di elaborare i progetti di ricerca e di dirigerne la realizzazione, nonché contribuire ad indicare i programmi di intervento e la traduzione in politiche per la città. L’effettivo coordinamento tra le politiche decise dai diversi assessorati e le linee delineate dall’ufficio può essere conseguito con l’istituzione di un Comitato Interassessorile, collegato all’ufficio (o in sostituzione di esso) che dovrebbe operare in una logica di integrazione dei provvedimenti. 3. Tavoli negoziali, laboratori di quartiere e Protocolli d’intesa: per avviare disposizioni di modificazione degli orari possono essere adottati, quali strumenti operativi, Tavoli negoziali (o di concertazione) o laboratori di quartiere (esperienza del Progetto quartieri) che portino, ad esempio, alla stesura di “Protocolli d’intesa” in cui si definiscono accordi di massima su alcune politiche relative agli orari e ai tempi nella città tra le categorie interessate. 6.6 Azione n. 6 – Prescrizioni per l’attuazione e l’aggiornamento del PUT e dei relativi Piani Particolareggiati e Piani di settore 6.6.1 Contenuto Tenendo conto della necessità di perseguire i seguenti obiettivi: 1) Miglioramento delle condizioni di circolazione (movimento e sosta) 2) Miglioramento della sicurezza stradale 3) Riduzione degli inquinanti acustici e dell’aria. 4) Risparmio energetico 5) Armonizzazione tra PUT e strumenti urbanistici vigenti, 6) Preservazione e miglioramento della fruizione dell’ambiente urbano nel suo complesso e delle peculiarità delle singole parti che lo caratterizzano, quali i centri storici, le aree protette archeologiche, monumentali e naturali e gli spazi collettivi destinati al transito ed alla sosta pedonali, alle attività commerciali, culturali e ricreative ed al verde pubblico e privato, é fondamentale, nella definizione e attuazione del Piano Urbano del Traffico (interventi sul sistema di circolazione, pedonalizzazione, ecc.) e dei relativi Piani Particolareggiati (Piano di Moderazione del Traffico, Programma dei semafori, Piano della sosta) e Piani di settore (Piano dei trasporti pubblici, Piano dei trasporti marittimi, Piano del trasporto merci): – verificare che gli interventi previsti siano coerenti con gli indirizzi degli altri strumenti settoriali di interesse (e viceversa): provvedimenti finalizzati al monitoraggio e alla tutela della qualità dell’aria, zonizzazione acustica e piano di risanamento acustico, piano energetico comunale, strumenti di pianificazione dei trasporti. – verificare che gli interventi previsti siano coerenti con le trasformazioni del territorio, le modifiche di destinazione d’uso ed in generale l’attuazione delle opere previste dagli strumenti urbanistici (qualora generino od attraggono traffico) (e viceversa).
  • 79. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 79 – verificare che gli interventi previsti siano coerenti con la distribuzione delle funzioni e i relativi profili di accessibilità, nonché con le peculiarità delle singole parti che caratterizzano l’ambiente urbano, quali i nuclei storici, le aree protette e gli spazi collettivi destinati al transito ed alla sosta pedonali, alle attività commerciali, culturali e ricreative ed al verde pubblico e privato In caso contrario, o qualora gli strumenti previsti per la definizione delle altre politiche di interesse non siano ancora stati elaborati, è necessario procedere attraverso una opportuna attività di coordinamento tra gli uffici appartenenti ai diversi assessorati competenti e/o tra i soggetti responsabili della definizione e/o attuazione degli strumenti, al fine di raccordare le diverse esigenze. E’ in ogni caso necessario prevedere uno specifico programma di informazione e partecipazione del pubblico alla definizione delle scelte, al fine di costruire obiettivi e interventi condivisi. 6.6.2 Risultati attesi Il risultato atteso consiste nella creazione di un “circolo virtuoso” nella pianificazione e gestione della mobilità, che superi la logica delle osservazioni a valle della definizione degli strumenti e sviluppi in modo efficace, valorizzando anche le esperienze pregresse, la cooperazione tra soggetti responsabili della definizione e attuazione delle politiche di interesse per il settore fin dalle fasi di impostazione delle stesse, consentendo di sviluppare le opportune sinergie tra i diversi strumenti. 6.6.3 Attori – Comune della Spezia – Provincia della Spezia – Aziende di trasporto pubblico – ARPAL – Progetto quartieri – Commissione traffico ACI – Soggetti della comunità locale – Forum mobilità 6.6.4 Strumenti Questa azione di piano presuppone la predisposizione dei seguenti strumenti operativi: 1. Tavoli periodici interassessorili: per conseguire un effettivo coordinamento tra le politiche decise dai diversi assessorati e le linee delineate nel Piano del traffico e nei relativi Piani Particolareggiati e di Settore, nonché per monitorarne i risultati, vengono istituiti Tavoli periodici interassessorili, che devono operare in una logica di integrazione dei provvedimenti. 2. Programmi di informazione e partecipazione del pubblico: devono essere definiti specifici programmi di informazione e partecipazione del pubblico, che prevedano possibilmente la collocazione delle procedure di consultazione nelle fasi di pianificazione degli interventi (Modello della partecipazione preventiva), in cui sono indicati i modelli di udienza pubblica (udienze plenarie, udienze tecniche, udienze informative) e le modalità operative di gestione della partecipazione (tempi e modalità di presentazione di osservazioni scritte, modalità per redigere e approvare i verbali delle singole udienze, durata del periodo di concertazione, ecc.). Tali programmi devono essere definiti tenendo conto dei seguenti indirizzi: – Le decisioni da prendere devono essere chiaramente definite all’inizio della procedura di partecipazione
  • 80. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 80 – colui che prende le decisioni deve impegnarsi pubblicamente ad accettare l’influenza del pubblico – un’informazione adeguata deve essere trasmessa al pubblico sulle tematiche sottopostegli, sui meccanismi e sul seguito della partecipazione – Spesso i conflitti meglio risolti con la realizzazione concordata del progetto, sono stati quelli che prevedevano la presenza di autorità quasi giudiziaria indipendente dalle parti in causa compresa l’autorità pubblica responsabile della decisione finale. Questo organismo esige ed appoggia la partecipazione della popolazione ed ha il potere di far rispettare i suoi regolamenti, potrebbe inoltre ricevere appelli per soddisfare le rivendicazioni ragionevoli di un pubblico scontento. – la valutazione e l’utilizzo del risultato della partecipazione devono essere previsti, organizzati e resi pubblici – Ogni programma di partecipazione deve necessariamente finire in un termine ragionevole. Bisogna precisare la durata della partecipazione del pubblico, se essa deve terminare in un momento preciso o quando si sono raggiunti determinati obiettivi. 3. Tavoli negoziali, laboratori di quartiere e Protocolli d’intesa: per avviare il confronto con i soggetti responsabili della definizione e/o attuazione degli strumenti di programmazione/pianificazione, nonché con i soggetti della comunità locale, vengono attivati Tavoli negoziali (o di concertazione) o laboratori di quartiere (vedi esperienza del Progetto quartieri) che possono portare alla stesura di “Protocolli d’intesa” in cui si definiscono accordi di massima sugli indirizzi da perseguire per creare le opportune sinergie tra i diversi strumenti e sui condizionamenti da porre per l’attuazione degli interventi. 6.7 Azione n. 7 – Studio di sostenibilità ambientale degli interventi sulle infrastrutture per la mobilità e degli interventi di trasformazione urbanistica e partecipazione della comunità locale alla definizione degli interventi 6.7.1 Contenuto La presente azione prevede che: – Per tutti gli interventi sulle infrastrutture per la mobilità che comportano significativi impatti ambientali o generano forte conflitto con la comunità locale, indipendentemente dagli obblighi derivanti dalla normativa sulla Valutazione di Impatto Ambientale, – Per tutte le trasformazioni urbanistiche che comportano un sistema complesso di interventi destinati ad innovare in modo sostanziale l’assetto fisico e funzionale del territorio e che comportano un incremento sostanziale del carico insediativo o la sua sostanziale modificazione qualitativa, sia elaborato uno specifico studio di sostenibilità ambientale, nella fase di progettazione preliminare degli interventi (nel caso delle trasformazioni urbanistiche, in fase di definizione del Progetto Urbanistico Operativo), i cui contenuti devono essere definiti anche attraverso il confronto con la comunità locale interessata dagli interventi stessi. A tal fine, deve anche essere definito uno specifico programma di informazione e partecipazione del pubblico, che accompagni la fase di progettazione degli interventi e di definizione e valutazione del relativo studio di sostenibilità ambientale.
  • 81. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 81 Le metodologie di definizione e valutazione degli studi di sostenibilità ambientale devono riferirsi rispettivamente alla procedura di “scoping” e alla procedura di “screening”, così come disciplinate dalla normativa regionale sulla Valutazione di Impatto Ambientale. 6.7.2 Risultati attesi Lo scopo di questa azione é quello di contribuire a definire le scelte progettuali relative a interventi infrastrutturali sul sistema della mobilità e a trasformazioni urbanistiche che possono comportare significativi impatti sul sistema della mobilità con l’obiettivo di: – prevenire gli effetti ambientali negativi ogni qual volta é possibile, – esaltare gli effetti ambientali positivi, – ridurre al minimo gli impatti ambientali negativi, qualora non sia possibile prevenirli, per raggiungere un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso. Il risultato atteso è quello di garantire la sostenibilità ambientale di tali interventi, tenendo conto anche del punto di vista della comunità locale. 6.7.3 Attori – Comune della Spezia – Soggetti proponenti, che predispongono gli interventi – Soggetti della comunità locale – Forum mobilità 6.7.4 Strumenti Questa azione di piano si attua attraverso la definizione dei seguenti strumenti: 1. Integrazione della normativa del PUC: si dovrà inserire nella normativa del Piano Urbanistico Comunale una norma che prescriva l’obbligatorietà di elaborazione dello studio di sostenibilità ambientale e di definizione del programma di informazione e partecipazione del pubblico per le categorie di interventi suddetti. 2. Studi di sostenibilità ambientale: per ogni intervento dovrà essere predisporre, a cura dei soggetti proponenti, uno specifico studio di sostenibilità ambientale, definito con riferimento a quanto previsto dalla LR n. 36/97. Lo Studio dovrà contenere almeno l’indicazione (art. 11, comma 4, LR n. 36/97): – Delle alternative considerate; – Della sostenibilità delle previsioni stesse in relazione alla loro giustificazione e alla sensibilità delle aree interessate; – Dei potenziali impatti residuali e delle loro mitigazioni; – Dell’esito delle verifica ambientale operata. I contenuti dello studio di sostenibilità ambientale dovranno essere definiti in modo puntuale nella normativa di Piano Urbanistico Comunale di cui al precedente punto 1. 3. Nucleo di valutazione: si dovrà costituire, presso l’Amministrazione Comunale, un apposito nucleo di valutazione, che dovrà effettuare l’attività istruttoria finalizzata a fornire all’Amministrazione comunale gli elementi tecnici necessari a formulare un giudizio di sostenibilità ambientale degli interventi; qualora il giudizio di sostenibilità ambientale sia positivo, potranno essere individuate specifiche prescrizioni finalizzate all’eliminazione e/o alla mitigazione degli
  • 82. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 82 impatti negative, alle quali il proponente è tenuto ad adeguarsi nelle fasi della progettazione successive a quella preliminare. 4. Programmi di informazione e partecipazione del pubblico: devono essere definiti specifici programmi di informazione e partecipazione del pubblico, che prevedano la collocazione delle procedure di consultazione nelle fasi di pianificazione degli interventi (modello della partecipazione preventiva), in cui sono indicati i modelli di udienza pubblica (udienze plenarie, udienze tecniche, udienze informative) e le modalità operative di gestione della partecipazione (tempi e modalità di confronto e/o presentazione di osservazioni scritte, modalità per redigere e approvare i verbali delle singole udienze, durata del periodo di concertazione, ecc.). Tali programmi devono essere definiti tenendo conto dei seguenti indirizzi: – le decisioni da prendere devono essere chiaramente definite all’inizio della procedura di partecipazione – colui che prende le decisioni deve impegnarsi pubblicamente ad accettare l’influenza del pubblico – un’informazione adeguata deve essere trasmessa al pubblico sulle tematiche sottopostegli, sui meccanismi e sul seguito della partecipazione – spesso i conflitti meglio risolti con la realizzazione concordata del progetto, sono stati quelli che prevedevano la presenza di autorità quasi giudiziaria indipendente dalle parti in causa compresa l’autorità pubblica responsabile della decisione finale. Questo organismo esige ed appoggia la partecipazione della popolazione ed ha il potere di far rispettare i suoi regolamenti, potrebbe inoltre ricevere appelli per soddisfare le rivendicazioni ragionevoli di un pubblico scontento. – la valutazione e l’utilizzo del risultato della partecipazione devono essere previsti, organizzati e resi pubblici – ogni programma di partecipazione deve necessariamente finire in un termine ragionevole. Bisogna precisare la durata della partecipazione del pubblico, se essa deve terminare in un momento preciso o quando si sono raggiunti determinati obiettivi. 6.8 Azione n. 8 - Aggiornamento della mappa del clima acustico - definizione e attuazione del Piano di Risanamento acustico 6.8.1 Contenuto Il clima acustico nella città della Spezia presenta come caratteristica di fondo una elevata rumorosità. E’ pertanto importante, innanzitutto, monitorare l’evolversi del clima acustico in ambito urbano, sia al fine di definire gli interventi di bonifica da attuare sia al fine di verificarne l’efficacia. Questo richiede, innanzitutto, l’immediato aggiornamento della mappa del clima acustico (quella attualmente disponibile è del 1994) e di prevederne l’aggiornamento periodico (almeno biennale), anche attraverso la predisposizione di un adeguato monitoraggio in continuo, eventualmente su un numero limitato ma rappresentativo di punti. A tale proposito si ricorda come la Legge n°447/95 preveda, all’art.7 comma 5, la predisposizione, da parte di tutti i comuni con popolazione superiore a 50 mila abitanti, di una relazione biennale sullo stato dell’ambiente acustico. Il Comune dovrà quindi provvedere, nel caso di superamento dei valori di attenzione fissati dalla normativa in relazione alla classificazione acustica del territorio comunale, all’adozione di Piani di
  • 83. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 83 risanamento acustico (allo stato attuale, in base alle informazioni disponibili, si ritiene comunque alquanto diffuso sul territorio comunale il superamento di tali limiti, e pertanto obbligato il ricorso al Piano di Risanamento Acustico, peraltro già definito per le aree più critiche), assicurandone il coordinamento con il Piano Urbano del Traffico e con i piani previsti dalla vigente legislazione in materia ambientale. In base all’art.10 della L.R. n°12/98 il Piano di Risanamento acustico dovrà: a) Individuare la tipologia e l’entità dei rumori presenti, incluse le sorgenti mobili, nelle zone da risanare individuate sulla base della mappa del clima acustico; b) Individuare i soggetti a cui compete l’intervento; c) Indicare le priorità, le modalità e i tempi per il risanamento; d) Stimare gli oneri finanziari e i mezzi necessari al risanamento acustico; e) Individuare eventuali misure cautelari a carattere di urgenza per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Poiché il traffico veicolare è il maggior responsabile di questo stato di fatto, gli interventi di riduzione dei livelli di pressione sonora, sia attivi che passivi, dovranno essere mirati in particolare modo alla definizione e attuazione di misure di riduzione del traffico, e alle modifiche, per quanto possibile, della struttura urbana. A tale proposito la predisposizione del nuovo Piano Urbanistico Comunale dovrà tenere conto delle indicazioni fornite dall’indagine sulla caratterizzazione del clima acustico e sulla classificazione acustica del territorio, per non compromettere la vivibilità di coloro che abiteranno e lavoreranno nelle aree residenziali e produttive che saranno eventualmente identificate dal nuovo strumento urbanistico. Sarà anche importante prevedere, nell’ambito del Regolamento Urbanistico, la definizione delle tipologie costruttive e dei materiali utilizzabili per conseguire una riduzione dell’esposizione al rumore nelle aree a diverso clima acustico. 6.8.2 Risultati attesi Gli obiettivi conseguibili tramite l’aggiornamento della mappa del clima acustico e l’adozione dei Piani di Risanamento sono: a) Il rispetto dei valori limite (attenzione e qualità) e il progressivo raggiungimento dei valori obiettivo; b) Il raggiungimento e il rispetto di determinati livelli di esposizione della popolazione; c) Il rispetto dei valori limite di emissione sonora; d) L’adeguamento e il potenziamento degli strumenti e delle procedure di monitoraggio; e) L’attuazione di interventi in materia di prevenzione (anche urbanistica ed edilizia) e risanamento. 6.8.3 Attori – Comune della Spezia – ARPAL – Soggetti della comunità locale 6.8.4 Strumenti Gli strumenti necessari per l’attuazione di questa azione sono:
  • 84. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 84 1. Mappa del clima acustico: da definire anche facendo riferimento ai requisiti minimi fissati nella Proposta di direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale (2000/C 337 E/41) 2. Piano di risanamento acustico: da definire anche facendo riferimento ai requisiti minimi fissati nella Proposta di direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale (2000/C 337 E/41) 3. Informazione dei cittadini: la mappa acustica e il piano di risanamento dovranno essere divulgati con mezzi idonei e l’Amministrazione Comunale dovrà provvedere, prima di adottare il piano di risanamento, ad effettuare una consultazione pubblica e dovrà tenere conto dei risultati che ne emergono. 4. Coordinamento e integrazione con gli strumenti di pianificazione e gestione della mobilità e con gli strumenti urbanistici, secondo il percorso definito nella precedente azione n. 6: “ Prescrizioni per l’attuazione e l’aggiornamento del PUT e dei relativi Piani Particolareggiati e Piani di settore”. 5. Integrazione del Regolamento Edilizio: dovranno essere definite nell’ambito del RE le tipologie costruttive e i materiali utilizzabili per conseguire una riduzione dell’esposizione al rumore nelle aree a diverso clima acustico. 6.9 Azione n. 9 – Potenziamento e integrazione del sistema di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico e provvedimenti di restrizione del traffico veicolare 6.9.1 Contenuto Monitoraggio della qualità dell’aria La priorità di attuare specifici interventi sul sistema di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico alla Spezia deriva, innanzitutto, dalla constatazione dall’inadeguatezza della rete pubblica di monitoraggio, che nella sua attuale configurazione non rispetta le prescrizioni della normativa. Risulta quindi assolutamente prioritaria l’immediata attuazione del progetto di riconfigurazione e aggiornamento della rete di rilevamento della qualità dell’aria, approvato con Delibera della Giunta Provinciale n. 137 del 28/4/2000, che consente di adeguare la rete di rilevamento alle prescrizioni della normativa e alle indicazioni del Piano regionale di tutela e risanamento della qualità dell’aria, portando alla realizzazione di un’unica rete provinciale per il controllo della qualità dell’aria. Poiché la realizzazione, l’esercizio e la manutenzione dell’intera rete saranno svolte a cura dell’ENEL, nell’atto da stipularsi con gli EE.LL. (previsto nello schema di convenzione approvato) sarà importante definire in modo puntuale le modalità di esercizio e manutenzione ai fini del controllo e dell’assicurazione della qualità dei dati rilevati. Sarà comunque opportuno valutare la necessità di integrare la rete di monitoraggio con analizzatori in continuo di benzene, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e frazione respirabile delle particelle sospese (PM10), secondo quanto disposto dal DM 25.11.94. Oltre al monitoraggio della qualità dell’aria con la rete pubblica (che, nella riconfigurazione prevista, sarà integrata con la rete ENEL), si dovranno inoltre realizzare campagne di misura di specifici inquinanti, con riferimento a quanto disposto dall’art. 5 del DM 15.4.94: – particolato PM10 (polveri con diametro inferiore a 10 micron); – piombo, cadmio e nichel;
  • 85. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 85 – composti acidi; – perossiacetilnitrato (PAN); – benzene; – formaldeide; – idrocarburi policiclici aromatici cancerogeni; – policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani. Sarà inoltre necessario prevedere il rilevamento dei flussi di traffico in corrispondenza delle centraline per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico e/o delle postazioni di misura con i mezzi mobili, al fine di valutare l’effettiva correlazione tra inquinamento atmosferico e traffico veicolare. Il monitoraggio ambientale tradizionale, realizzato con le centraline di rilevamento ed analisi fisico - chimiche di campo, dovrà inoltre essere integrato con sistemi di monitoraggio di tipo biologico che, utilizzando come mezzi di indagine animali e vegetali, permettono di individuare gli effetti provocati dagli inquinanti sugli organismi viventi e di fornire informazioni a carattere sia puntuale che zonale. Il sistema di biomonitoraggio dovrà prevedere: – campagne annuali di monitoraggio con campionatori passivi; – campagne annuali di biomonitoraggio mediante lo studio dei licheni epifiti sia come bioindicatori che come bioaccumulatori; – l’integrazione dei dati emersi dal biomonitoraggio con altri parametri ottenuti da test diversi (es. test di AMES) – la pianificazione di una rete di monitoraggio biologico integrato dell'inquinamento atmosferico, in particolare presso la centrale ENEL. Per la pianificazione di una rete di monitoraggio biologico integrato di tipo avanzato è di particolare interesse fare riferimento alla metodologia di monitoraggio biologico che si basa sulle Normative VDI, determinate dall’Associazione Tedesca degli Ingegneri. Le norme VDI comprendono un complesso di metodologie, finalizzate al monitoraggio ambientale, tramite principi e tecniche innovative nel settore, appunto, del biomonitoraggio integrato avanzato. Le metodologie derivano da un’intensa ricerca scientifica, che ha permesso di individuare principi generali innovativi (biosensori, strutture, spazi e tempi), su cui applicare tecniche di analisi e determinazione, anche strumentali, all'avanguardia. In particolare si può fare riferimento al metodo delle colture erbacee standardizzate (VDI 3792) che misura la quantità di immissione nelle foglie e negli aghi degli alberi nella loro ubicazione naturale, al metodo dell’esposizione standardizzata (VDI 3799) che riguarda la misurazione e valutazione degli effetti fitotossici delle sostanze ambientali inquinanti dell’aria con licheni. Le Normative VDI comprendono standard per il monitoraggio sia attivo che passivo ed è previsto l’utilizzo di biosensori erbacei ed arborei. L’insieme dei fattori e dei metodi utilizzati permette di ottenere numerosi dati che vengono analizzati ed interpretati tramite specifici procedimenti statistici. Provvedimenti di restrizione del traffico veicolare Il potenziamento e l’integrazione del sistema di monitoraggio della qualità dell’aria consentirà anche di definire con maggiore dettaglio l’effettivo stato di qualità dell’aria nell’ambito del Rapporto annuale da redigere ai sensi del DM n. 163/99. Ciò consentirà di stabilire più efficaci misure di restrizione del traffico veicolare.
  • 86. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 86 In ogni caso, visti gli attuali livelli di inquinamento atmosferico, nell’ultimo trimestre dell’anno (2001) saranno adottati provvedimenti ambientali specifici che prevederanno: – il divieto di accesso alle zone ed ai percorsi più inquinati a tutti gli autoveicoli non catalizzati, sia a benzina che diesel (auto e autocarri nonché moto e motorini a due tempi); – provvedimenti di car pooling: anche le auto non catalizzate potranno circolare se avranno a bordo almeno tre persone; – i possessori di veicoli non catalizzati potranno acquistare abbonamenti ai servizi di TPL a prezzi scontati. L’estensione ed il periodo esatto di applicazione di tali provvedimenti sarà svolta insieme ad ARPAL ed ASL, sulla base dei dati ambientali più aggiornati che saranno disponibili, ed in ogni caso ne sarà data preventivamente ampia ed accurata informazione a tutti i cittadini. 6.9.2 Risultati attesi Gli obiettivi conseguibili tramite la riorganizzazione del sistema di monitoraggio consistono: – nell’adeguamento ai disposti della normativa; – nell’ottenimento di un sistema di monitoraggio più efficiente, che consenta di analizzare le relazioni di causa-effetto e di individuare in modo sistematico gli effetti provocati dagli inquinanti sugli organismi viventi e di fornire informazioni a carattere sia puntuale che zonale. L’adeguamento e l’integrazione della rete consente, inoltre, di definire con maggiore efficacia le misure di restrizione del traffico veicolare da adottare per garantire una adeguata tutela della qualità dell’aria e della salute dei cittadini. 6.9.3 Attori – Provincia della Spezia – Comune della Spezia – ARPAL – ASL – Soggetti della comunità locale 6.9.4 Strumenti Gli strumenti previsti per l’attuazione della presente azione sono: 1. la convenzione per la riconfigurazione e l’aggiornamento della rete di rilevamento della qualità dell’aria, (il cui schema è stato approvato con Delibera della Giunta Provinciale n. 137 del 28/4/2000), eventualmente integrata secondo le indicazioni contenute nella presente azione; 2. convenzioni con ARPAL, Istituti di ricerca pubblici e/o privati, per l’effettuazione di campagne di monitoraggio degli inquinanti in atmosfera, secondo le indicazioni contenute nella presente azione; 3. convenzioni con ARPAL, Istituti di ricerca pubblici e/o privati, per l’effettuazione di campagne di biomonitoraggio (con monitori attivi e passivi) 4. Il rapporto annuale previsto dal Decreto n. 163/99, predisposto dai Comuni al termine di ogni anno e comunque non oltre il mese di gennaio, che costituisce lo strumento di valutazione dello stato della qualità dell'aria nel territorio comunale, per gli inquinanti normati, e di informazione sulle misure di prevenzione già adottate, sui risultati ottenuti e su quelli previsti sulla base delle misure programmate. Tale rapporto assume la valenza di strumento di intervento in quanto
  • 87. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 87 contiene l’individuazione delle aree dove ridurre i livelli di inquinamento e delle zone urbane da assoggettare a misure di limitazione della circolazione. Come stabilito dal decreto, il rapporto deve infatti contenere: a) un quadro dei dati raccolti nel corso dell'anno mediante i sistemi di rilevamento e le campagne di misura effettuate; b) l'inventario aggiornato delle emissioni disaggregato per aree e per tipologie di sorgenti; c) le informazioni sull'andamento dei parametri meteoclimatici; d) le mappe della concentrazione degli inquinanti in relazione al loro andamento nel corso dell'anno ottenute integrando eventualmente le misure con le simulazioni modellistiche; e) la valutazione della qualità dell'aria e dei fattori meteoclimatici ed antropici coinvolti; f) la valutazione dell’estensione delle aree interessate, delle sorgenti di emissione e della popolazione ivi presente coinvolta; g) le misure di prevenzione attuate ed un’analisi critica dei risultati conseguiti in termini di riduzione delle emissioni e di miglioramento della qualità dell’aria con particolare riferimento alle zone oggetto dei provvedimenti di cui all'art. 1 ed a quelle che comunque possono avere subito effetti negativi in conseguenza di detti provvedimenti (es. aree limitrofe); h) i programmi di rilevazione per l'anno successivo; i) sulla base delle valutazioni effettuate sub d), e), f) e g), l'individuazione delle aree in cui dovranno essere ridotti i livelli di inquinamento e le zone dei centri abitati che dovranno essere soggette a tal fine a misure di limitazione della circolazione dei veicoli a motore. 7. Le fonti di finanziamento Numerose sono le iniziative che il Ministero dell’Ambiente, nei suoi Servizi Sviluppo Sostenibile (SVS) e Inquinamento atmosferico, acustico e rischi industriali (IAR), sta promovendo nell’ottica di favorire interventi finalizzati alla riduzione strutturale e permanente dell’impatto ambientale derivante dal traffico urbano tramite l’attuazione di modelli di mobilità sostenibile. Tra i principali, in gran parte in attesa di registrazione alla Corte dei Conti e successiva pubblicazione, vi sono: 1. DMA – Servizio IAR 20 dicembre 2000, Promozione del Car Sharing: con il decreto si promuove l’integrazione ed il completamento del progetto per la realizzazione di un sistema coordinato ed integrato di servizi locali di Car Sharing, finalizzato, insieme ad altri interventi, alla riduzione strutturale e permanente dell’impatto ambientale derivante dal traffico urbano tramite l’attuazione di politiche di mobilità sostenibile, già previsto e finanziato nel quadro del progetto nazionale realizzato attraverso “ICS – Iniziativa Car Sharing”, con capofila il Comune di Modena. Per la realizzazione del Progetto nazionale, ICS ha già adempiuto agli impegni previsti dal decreto di finanziamento e sta provvedendo alla attivazione del servizio nelle città aderenti. Va inoltre evidenziato che il Protocollo di Intesa del 26/1/2000 è stato sottoscritto, oltre che dalle otto città che avevano presentato progetti ai sensi del DM 27/3/98, anche di sei città, che hanno proposto l’istituzione di servizi locali di Car Sharing. Dopo la firma del Protocollo anche altre città hanno chiesto di poter aderire a ICS ed utilizzare i servizi messi a disposizione da ICS attraverso l’utilizzo dei fondi del Ministero dell’Ambiente. Il DMA prevede un impegno finanziario pari a 10 miliardi di lire.
  • 88. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 88 2. DMA – Servizio IAR 20 dicembre 2000, Incentivazione dei programmi proposti dai mobility managers aziendali: il decreto intende promuovere la realizzazione di interventi di organizzazione e gestione della domanda di mobilità, delle persone e delle merci, finalizzati alla riduzione strutturale e permanente dell’impatto ambientale derivante dal traffico nelle aree urbane e metropolitane, tramite l’attuazione di politiche radicali di mobilità sostenibile. Per il raggiungimento di tali obiettivi e l’attuazione delle politiche necessarie viene stabilito che la struttura di supporto e coordinamento dei responsabili della mobilità aziendale, istituita dai comuni presso l’Ufficio Tecnico del Traffico ai sensi del DMA 27/3/98, faccia capo alla figura del Mobility Manager d’Area. Sono ammessi al cofinanziamento i progetti presentati da Comuni e/o forme associative di Comuni – previste dal Capo V° del D.Lgs. n°267/2000 – e/o dalle Province su delega dei comuni interessati, pertinenti alla realizzazione, integrazione o completamento di interventi relativi agli spostamenti casa – scuola – lavoro, previsti dai piani predisposti dai Mobility Manager aziendali ed approvati dal Mobility Manager d’Area, anche attraverso il supporto alla sperimentazione di servizi di trasporto aggiuntivi a quelli eventualmente già esistenti, innovativi o integrativi o complementari ai servizi del TPL, che sostituiscano gli spostamenti individuali motorizzati. Il DMA prevede un impegno finanziario pari a 30 miliardi di lire. Il termine per la presentazione delle domande di cofinanziamento è fissato per il 10 ottobre 2001 3. DMA – Servizio IAR 20 dicembre 2000, Promozione sviluppo carburanti a basso impatto ambientale: il decreto intende promuovere lo sviluppo dei carburanti per autotrazione a basso impatto ambientale, in particolare GPL (Gas di Petrolio Liquefatto) e metano, presso i cittadini – convertendo i veicoli non catalizzati – e per lo sviluppo della rete di distribuzione, a garanzia della riduzione strutturale e permanente dell’impatto ambientale derivante da traffico nelle aree urbane e metropolitane. Per il raggiungimento di tali obiettivi e l’attuazione di politiche necessarie è indispensabile la costituzione di un unico referente che coordini in ambito nazionale il rapporto con le associazioni dei produttori degli impianti GPL e metano, le associazioni dei gestori degli impianti di distribuzione GPL e metano e cittadini. Il referente dovrà garantire il coordinamento per la erogazione degli incentivi ai cittadini delle città con popolazione superiore a 150.000 abitanti e nei comuni compresi nelle zone a rischio di inquinamento atmosferico, individuate dalle Regione ai sensi del DM 20 maggio 1991. Analogamente a quanto previsto e attuato nel progetto nazionale “ICS – Iniziativa Car Sharing”, la convenzione sarà costituita, a norma dell’art.30 del D.Lgs. n°267/2000, da almeno tre comuni che avranno al loro interno provveduto a formalizzare lo schema di convenzione, e avranno individuato il comune incaricato di provvedere alla gestione operativa del progetto. Il DMA prevede un impegno finanziario pari a 40 miliardi di lire. 4. DMA – Servizio IAR 21 dicembre 2000, Programmi radicali per la mobilità sostenibile: il decreto intende promuovere la realizzazione di interventi strutturali radicali finalizzati alla riduzione permanente dell’impatto ambientale derivante dal traffico urbano tramite l’attuazione di modelli di mobilità sostenibile. Sono ammessi a cofinanziamento progetti pertinenti alle seguenti aree di intervento: a) Realizzazione, integrazione o completamento di sistemi di taxi collettivo ovvero di trasporti collettivi innovativi (impegno finanziario 10 miliardi di lire);
  • 89. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 89 b) Regolazione del traffico nei centri urbani mediante impianti automatizzati per l’applicazione di “road and area pricing” (impegno finanziario 6 miliardi di lire); c) Realizzazione, integrazione o completamento di sistemi di trasporto pubblico o servizi di pubblica utilità che utilizzano veicoli a trazione elettrica o alimentati a gas delle categorie M2, M3 e N2 (impegno finanziario 28 miliardi di lire); d) Realizzazione, integrazione o completamento di flotte di biciclette e di veicoli elettrici a due o tre ruote e quadricicli, appartenenti ai comuni, agli enti e ai gestori di servizi pubblici e di servizi di pubblica utilità, pubblici e privati, nonché da destinare al noleggio nelle aree urbane (impegno finanziario 6 miliardi di lire); e) Realizzazione, ampliamento o adeguamento tecnologico dei sistemi di monitoraggio degli inquinati atmosferici, in particolare di quelli finalizzati agli adempimenti di cui all’art.2 del DMA 21/4/99 n°163 (impegno finanziario 6 miliardi di lire). Possono presentare istanza di cofinanziamento tutti i comuni che abbiano aderito alla iniziativa “Domeniche Ecologiche”. Il termine per la presentazione delle domande di cofinanziamento è fissato per il 10 ottobre 2001 5. DMA – Servizio SVS 25 luglio 2001 Campagna “Giornate ecologiche 2001”: nell’ambito della Campagna il Ministero intende cofinanziare l’attuazione di inziative presentate dai Comuni con popolazione superiore a 40.000 abitanti o capoluogo di provincia, finalizzate alla sensibilizzazione e informazione dei cittadini sulle tematiche della mobilità sostenibile e al più efficiente svolgimento delle “Domeniche ecologiche”. Tali azioni riguardano: a) Campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte alla generalità dei cittadini o a loro particolari categorie (ad es. residenti, popolazione scolastica, commercianti) condotte attraverso i mezzi di comunicazione di massa, affissione di manifesti, distribuzione di materiale informativo, sportelli informativi e numeri verdi, attivazione siti internet e pagine web; b) Sondaggi di opinione pre, durante e post lo svolgimento delle iniziative al fine diverificare il raggiungimento degli obiettivi; c) Iniziative direttamente finalizzate allo sviluppo della consapevolezza dei cittadini sui problemi della mobilità sostenibile; d) Iniziative direttamente finalizzate al più efficace svolgimento delle “Giornate ecologiche 2001”. Tali azioni dovranno garantire il coinvolgimento del più ampio numero di cittadini e privilegiare linee di approfondimento e sensibilizzazione sulle tematiche della mobilità sostenibile, in grado di incidere sui comportamenti abituali della cittadinanza. Il DMA prevede un impegno finanziario di 5,2 miliardi. Le domande di cofinanziamento devono essere presentate entro il 19 settembre 2001. 6. Legge Finanziaria 2001, Capo XVII – Interventi in materia ambientale, art. 109 – Interventi in materia di promozione dello sviluppo sostenibile: al fine di incentivare misure ed interventi di promozione dello sviluppo sostenibile è istituito presso il Ministero dell’ambiente un apposito fondo, con dotazione complessiva di lire 150 miliardi per l’anno 2001, 50 miliardi per l’anno 2002 e 50 miliardi per l’anno 2003, le cui risorse sono destinate anche al finanziamento di misure ed interventi di cui al presente Piano:
  • 90. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 90 h) Promozione presso i comuni […] dell’adozione delle procedure e dei programmi denominati Agende XXI […]; l) Interventi per il miglioramento della qualità dell’ambiente urbano. Oltre alle iniziative promosse dal Ministero dell’Ambiente, altre possibili fonti di finanziamento di interventi finalizzati alla promozione di una mobilità sostenibile sono: 1. Progetto CIVITAS della Unione Europea: La Commissione Europea ha pubblicato un progetto di invito congiunto a presentare proposte in materia di trasporti urbani non inquinanti denominato “Iniziativa CIVITAS” (City – Vitality – Sustainability) che riunisce le azioni chiave di due programmi specifici. L’obiettivo dell’invito è quello di valutare l’impatto sul consumo energetico, sulle condizioni del traffico e sull’inquinamento urbano di nuove strategie che si avvalgano di interventi, tecnologie e infrastrutture innovative. Le proposte devono riguardare sia il ricorso a veicoli pubblici e/o privati ad alto rendimento energetico, efficaci rispetto ai costi e non inquinanti, sia un pacchetto più ampio di interventi innovativi. Tale pacchetto potrebbe includere, tra l’altro, strategie di gestione della domanda basate su restrizioni di accesso e su una politica della tariffazione integrata, misure di incentivo ai sistemi collettivi di trasporto passeggeri e all’elaborazione di una nuova concezione per il trasporto merci, nuove forme di proprietà e di utilizzo dei veicoli. I progetti devono essere elaborati nell’ambito di partenariati trasnazionali di cui facciano parte un certo numero di iniziative fortemente impegnate a livello locale (comprese le amministrazioni municipali) e devono essere in grado di determinare un significativo cambiamento della configurazione delle varie modalità di trasporto impiegate nell’intero territorio cittadino e nell’area urbana interessata. 2. LIFE-Ambiente: il programma LIFE è uno strumento finanziario comunitario che opera su tre aree d’azione: ambiente, natura e Paesi Terzi. LIFE-Ambiente, in particolare, attiene ad azioni dimostrative e preparatorie per le industrie e gli Enti locali, tese a supportare le politiche e la legislazione comunitaria in materia di ambiente, ed è prioritariamente destinato agli Enti locali ed alle azioni che possono implementare in materia di gestione ambientale e sviluppo sostenibile del territorio. Ad esso è destinato il 47% dell’ammontare complessivo dei fondi destinati al programma Life. Complessivamente, il contributo comunitario non può eccedere il 50% del costo complessivo del progetto. Il nuovo Life-Ambiente per il quadriennio 2000-2004 supporto due tipologie di progetti: progetti di dimostrazioni ed azioni preparatorie, che devono attenere alle seguenti aree: – integrazione delle valutazioni ambientali nella pianificazione territoriale, incluse le aree urbane e costiere, – riduzione degli impatti ambientali delle attività economiche, – prevenzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, – riduzione dell’impatto ambientale dei prodotti attraverso un approccio integrato nella produzione, distribuzione ed utilizzo al termine del loro ciclo, incluso lo sviluppo di prodotti a basso impatto. Tra le misure di particolare interesse in tema di mobilità, inquinamento atmosferico e acustico si segnalano:
  • 91. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 91 – qualità dell’aria: progetti di dimostrazione che si prefiggano di convalidare nuovi metodi di controllo della qualità dell’aria oppure che promuovano la sensibilizzazione del pubnblico, ad esempio progetti su bioindicatori; – riduzione del rumore: convalida su scala europea di indicatori di esposizione al rumore e simulazione dei potenziali effetti delle decisioni riguardanti la pianificazione territoriale; strategie innovative di informazione del pubblico basate su una mappatura adeguata dei livelli di rumore; sistemi di supporto alle decisioni, elaborazione di piani per la riduzione del rumore nell’ambiente urbano, controllo e valutazione dei risultati delle politiche in questo campo; – impatto dei trasporti su qualità dell’aria e sul livello di rumore: progetti di dimostrazione che comprendano iniziative riguardanti la mobilità sostenibile, la gestione dei trasporti e la sostenibilità del trasporto aereo. 4. L. 366/98, Norme per il finanziamento della mobilità ciclabile: la legge finanzia interventi a favore della mobilità ciclistica, attraverso un apposito fondo costituito presso il Ministero dei trasporti e della navigazione, che ogni anno, entro il 31 marzo, approva la ripartizione della quota annuale del fondo tra le regioni, sulla base dei piani regionali di riparto dei finanziamenti per la mobilità ciclistica e per la realizzazione di reti di percorsi ciclabili integrati. Gli interventi finanziabili sono i seguenti: a) realizzazione di reti di piste ciclabili e ciclopedonali; di ponti e sottopassi ciclabili; di dotazioni infrastrutturali utili alla sicurezza del traffico ciclistico negli incroci con il traffico motorizzato; b) costruzione e dotazione di parcheggi attrezzati, liberi e custoditi, e di centri di noleggio riservati alle biciclette; c) messa in opera di segnaletica luminosa, verticale e orizzontale, specializza ta per il traffico ciclistico; d) predisposizione di strutture mobili e di infrastrutture atte a realizzare l'intermodalità tra biciclette e mezzi di trasporto pubblico; e) redazione cartografica specializzata; posa in opera di cartelli segnaletici degli itinerari ciclabili; attivazione presso gli enti preposti al turismo di servizi di informazione per cicloturisti; f) realizzazione di conferenze, attività culturali ed iniziative educative atte a promuovere la conversione del trasporto motorizzato a quello ciclistico; g) progettazione e realizzazione di itinerari ciclabili turistici e delle infrastrutture ad essi connesse; a tal fine i progetti possono essere inseriti nei programmi elaborati ai sensi dei regolamenti CEE n.2080/93, n. 2081/93, n. 2082/93, n. 2083/93, n.2084/93, n. 2085/93, al fine di accedere al cofinanziamento dei fondi strutturali stanziati dall'Unione Europea; h) realizzazione di intese con le Ferrovie dello Stato SpA al fine di promuovere l'intermodalità tra la bicicletta e il treno, in particolare con la dislocazione di parcheggi per biciclette nelle aree di pertinenza delle stazioni ferroviarie e la promozione del trasporto della bicicletta al seguito; i) realizzazione di intese con le aziende di trasporto pubblico o in concessione per l’integrazione fra detto trasporto e l’uso della bicicletta, nonchè predisposizione di strutture per il trasporto delle biciclette sui mezzi pubblici; j) ogni ulteriore intervento finalizzato allo sviluppo ed alla sicurezza del traffico ciclistico.
  • 92. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 92 5. Finanziamenti per i Piani Urbani per la Mobilità (introdotti con il Piano Generale dei Trasporti Nazionali): con i PUM si potranno richiedere finanziamenti all’Autorità Centrale per interventi atti a conseguire gli obiettivi generali previsti dal governo ai quali possono aggiungersi altri obiettivi della amministrazioni locali. Si vuole così sottolineare che il Richiedente, al fine di conseguire nel proprio ambito territoriale gli obiettivi di riorganizzazione e di sviluppo del sistema dei trasporti, non è più vincolato nella scelta degli investimenti a seconda che siano previsti finanziamenti per questo o quel tipo di infrastruttura di trasporto (metropolitane, tram, strade, parcheggi ecc.), ma potrà decidere liberamente quali opere o mix di esse siano preferibili nell'ambito urbano di sua competenza al fine di conseguire gli obiettivi di piano. I finanziamenti, quindi, saranno non più "per opere" ma "per obiettivi". Per accedere ai finanziamenti il PUM dovrà avere ottenuto dalla Regione competente il parere favorevole di coerenza e compatibilità con i piani regionali. Per tale parere occorre prevedere tempi ragionevolmente brevi (30-60 giorni) e attuare la procedura del "silenzio-assenso". Le procedure di accesso ai finanziamenti potranno essere attivate con richieste in modo standardizzato a cadenza annuale (sulla base della Legge finanziaria di ogni anno). 6. LR n. 10 del 16/4/97, Interventi della Regione per la programmazione e attuazione di parcheggi e infrastrutture per la mobilità e per il traffico nelle aree urbane , con cui la Regione contribuisce alla realizzazione di infrastrutture e parcheggi per l’organizzazione della mobilità (parcheggi pubblici rotativi, per autoveicoli o motocicli; infrastrutture e dispositivi per la protezione del trasporto pubblico locale, la regolazione della circolazione veicolare, pedonale e della sosta, anche utilizzanti tecnologie informatizzate; interventi di pedonalizzazione di zone urbane e di realizzazione d itinerari pedonali e ciclabili attrezzati, comprensivi degli arredi stradali necessari e adeguati al superamento delle barriere archietettoniche; realizzazione di impianti fissi di trasporto con funzioni di puntuale interconnessione dei parcheggi pubblici con le reti a servizio della mobilità delle persone; interventi di adeguamento dell’accessibilità pedonale e dell’attraversamento veicolare degli impianti e delle linee delle Ferrovie dello Stato, avuto riguardo all’interesse per la circolazione e lo svolgimento dei pubblici servizi, per l’eliminazione di passaggi a livello, da definirsi in appositi Accordi di Programma con i soggetti interessati; progetti di fattibilità tecnico-economica e progetti definitivi degli interventi di cui sopra), ammettendo a finanziamento sia Programmi integrati per la mobilità sia interventi singoli.
  • 93. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 93 RISORSE IDRICHE Indirizzo strategico: garantire l’uso sostenibile e una qualità elevata delle risorse idriche
  • 94. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 94 1. Premessa La disponibilità di risorse idriche, in particolare per gli usi potabili e per quelli agricoli, rappresenta un problema di grande importanza e gravità per il futuro della popolazione mondiale. Dinamiche legate ai cambiamenti climatici, unitamente a quelle concernenti la situazione demografica, il progressivo inquinamento e il maggior bisogno di risorse idriche, aggraveranno situazioni già oggi estremamente critiche. Nel Quinto programma d’azione dell’Unione Europea in materia ambientale si afferma “Sulla base delle più recenti statistiche EUROSTAT/OCSE, il consumo medio annuo pro capite (compreso il consumo di acqua per irrigazione) nella Comunità dei 12 è passato da 590 mc nel 1970 a 650 mc nel 1975, a 750 mc nel 1980 e a 790 mc nel 1985, con un aumento globale del 35% circa in 15 anni. Nella Comunità il consumo medio annuo di acqua pro capite variava, alla fine degli anni ’80, da 200-300 mc in Lussemburgo a 1.000-1.200 mc in Italia, Portogallo e Spagna. Per migliorare la qualità della vita e in vista di uno sviluppo sostenibile è necessario garantire quantità sufficienti di acqua di qualità adeguata in tutta la Comunità senza minacciare l’equilibrio naturale dell’ambiente”. La strategia comunitaria in materia di gestione delle acque delineata nel Quinto programma d’azione sull’ambiente è “intesa a: – prevenire l’inquinamento delle acque di superficie dolci e marine, delle acque sotterranee, in particolare con un’opera di prevenzione alla fonte; – ripristinare una condizione ecologicamente sana delle acque sotterranee e di superficie naturali, in modo da garantire (tra l’altro) una fonte sufficiente per l’estrazione dell’acqua potabile; – garantire l’equilibrio tra domanda e disponibilità di acqua mediante un uso e una gestione più razionale delle risorse idriche”. – e ancora (a seguito dell’aggiornamento, nel 1998, del Quinto programma d’azione): “sviluppare una strategia globale che preveda un sistema integrato di pianificazione e di gestione delle risorse idriche sotterranee e di superficie, che si concentri tanto sugli aspetti quantitativi quanto su quelli qualitativi e che assicuri una gestione sostenibile dei mari regionali dell’Europa”. Tale strategia viene ribadita nel Sesto programma d’azione per l’ambiente, recentemente approvato, che pone alla base delle politiche UE in materia di ambiente e salute il seguente obiettivo “conseguire livelli di qualità delle acque che non producano impatti o rischi inaccettabili per la salute umana e per l'ambiente e garantire che il tasso di estrazione delle risorse idriche risulti sostenibile sul lungo periodo”. Per dare attuazione a tale strategia l’Unione Europea ha predisposto una nuova direttiva quadro che, oltre a coordinare le numerosissime direttive già emanate in materia di acque, introduce alcuni principi fondamentali: – la scelta del bacino idrografico come unità territoriale per la pianificazione del settore idrico al posto delle tradizionali unità amministrative: in tutti i paesi dell’UE dovranno essere costituite Autorità di Bacino che avranno la responsabilità e il controllo sulla gestione delle risorse idriche. – la definizione di “obiettivi ambientali” per tutti i corpi idrici superficiali e sotterranei. Entro una certa data, tutti i corpi idrici dovranno raggiungere l’obiettivo ambientale “buono”, definito attraverso parametri fisico-chimici e biologici di qualità delle acque. Per raggiungere l’obiettivo ambientale le Autorità di Bacino dovranno adottare tutte le misure possibili, agendo sia sul fronte
  • 95. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 95 della riduzione dei prelievi sia su quelli del miglioramento della qualità degli scarichi, del restauro degli ecosistemi acquatici e del recupero della loro capacità autodepurativa. Tenendo conto di questo quadro di riferimento, recepito e sviluppato in Italia con le leggi n. 183/89 e n. 36/94 e con il D.lgs n. 152/99 e successive modifiche, nel seguito è sviluppato il Piano d’Azione in tema di risorse idriche. 2. Situazione attuale: gli elementi di criticità Per quanto riguarda le risorse idriche, la città della Spezia presenta alcuni elementi di criticità in relazione alla qualità delle acque sotterranee e del golfo ed anche ai consumi idrici e alla capacità di depurazione. In particolare, per quanto riguarda la qualità delle acque, si deve innanzitutto rilevare l’esiguità dei dati disponibili: mancano completamente dati relativi alla qualità delle acque superficiali e i dati sulla qualità delle acque sotterranee sono relativi solo ad alcune zone del territorio comunale. Dall'analisi delle poche informazioni disponibili si ricava che nella zona est della città la qualità delle acque sotterranee è decisamente scadente a causa della presenza di siti di stoccaggio di rifiuti urbani e speciali e di aree industriali da bonificare. Molto spesso i valori di alcuni parametri superano abbondantemente quelli delle concentrazioni massime ammissibili fissate dal DPR 236/88. Lo stesso avviene per le acque analizzate nei campioni prelevati in prossimità dell'area dove era situata la Raffineria dell'IP, in cui è possibile notare la presenza di notevoli quantità di idrocarburi. Un discorso a parte deve essere fatto per le acque del golfo, in quanto la presenza di numerose attività antropiche e dello scarico della centrale termoelettrica dell'ENEL ne condizionano pesantemente la qualità. Eccetto un piccolo lembo in prossimità dell'area di Tramonti, tutta la costa è interdetta alla balneazione, anche a causa dell'impossibilità di accesso. I dati ricavati dal monitoraggio delle acque del golfo negli anni 1994 e 1995 hanno evidenziato un generale aumento di temperatura e la presenza di sostanze che comportano un inquinamento diffuso. Infine, per quel che riguarda le pressioni sulle risorse idriche, è importante sottolineare che i consumi idrici risultano superiori di circa una volta e mezzo rispetto ai fabbisogni stimati, nonostante il consumo pro capite sia paragonabile a quello di città di dimensioni analoghe. Per quel che riguarda la rete fognaria e la capacità di depurazione, invece, sono in corso di realizzazione, da parte di ACAM, significativi interventi di estendimento della rete fognaria e adeguamento dell’impianto di depurazione. Con la realizzazione di tali interventi si prevede che, per la fine del 2001, risulteranno allacciati alla pubblica fognatura circa 82.000 abitanti equivalenti. Il programma dei lavori per il quadriennio 2001-2004 prevede l’estensione della rete fognaria a tutte le zone della città, portando a 105.000 abitanti equivalenti il bacino di utenza servito dalla pubblica fognatura, comprese le attività produttive.
  • 96. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 96 3. Gli obiettivi specifici e i target Obiettivo Indicatore Valore attuale Target Migliorare la qualità delle acque superficiali e del golfo – Deficit di depurazione (% Abitanti equivalenti allacciati a impianto depurazione/abitanti equivalenti totali) – Indice trofico delle acque del golfo, come definito dal D.lgs n. 152/99 e successive modifiche Da determinare – Entro il 2005 conseguire gli obiettivi fissati dal Piano ACAM (105.000 abitanti equivalenti – residenti + aziende - allacciati a pubblica fognatura) – Progressivo miglioramento del valore dell’indicatore Tutelare la qualità delle acque utilizzate per il consumo umano (acquifero del Magra) Stato di qualità ambientale e stato di qualità per specifica destinazione, come definiti dal D.lgs n. 152/99 e successive modifiche Da determinare Conseguire gli obiettivi fissati dal D.lgs n 152/99 e successive modifiche: – mantenere o raggiungere lo stato di qualità ambientale “buono” entro il 2016; – mantenere, se già esistente, lo stato di qualità ambientale “elevato”; – mantenere o raggiungere, per le acque a specifica destinazione d’uso o funzione, la qualità corrispondente alla stessa destinazione funzionale prestabilita, entro il 2016; – rispettare i valori più cautelativi tra quello della qualità ambientale e quello della qualità per specifica funzionalità riferiti allo stesso corpo idrico; Risparmiare le risorse idriche Consumo idrico procapite (litri/abitante giorno) (consumo medio procapite calcolato sulla quantità di acqua addotta per usi civili rapportata al numero di residenti) Da determinare Progressiva riduzione del valore dell’indicatore, tenendo conto dei seguenti obiettivi minimi: – dotazione procapite alla consegna non inferiore a 150 l/ab*d, – nel caso di reti separate, dotazione potabile non inferiore a 50 l/ab*d e dotazione integrativa non potabile sino a 150 l/ab*d
  • 97. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 97 4. Strategie e azioni attivate a livello regionale, provinciale e comunale 4.1 Agenda XXI della Regione Liguria L’agenda XXI della Regione Liguria costituisce un importante quadro di riferimento per la definizione degli obiettivi da perseguire e delle azioni da attivare per sviluppare il tema delle risorse idriche. Gli obiettivi generali di sostenibilità individuati dall’Agenda XXI su questo tema sono sostanzialmente due: 1. tutela della qualità dell'acqua con standard fissati in funzione degli "usi" o delle caratteristiche dell'acqua di cui si parla. Si va infatti da standard destinati a tutelare la salute umana per quello che riguarda l'acqua potabile, a standard per l'acqua destinata ad essere potabilizzata a standard per l'acqua di balneazione o per la tutela delle specie che in acqua trovano il loro habitat, ecc. 2. tutela della quantità: ovvero assicurarsi che esista acqua sufficiente per la tutela di un determinato ecosistema o per gli usi idropotabili o quant'altro. In generale le strategie di tutela sono sempre rivolte a questi due obiettivi e possono essere enunciate in maniera estremamente generale: 1. evitare che vengano veicolate sostanze inquinanti tramite l'acqua, dove queste possono essere sia di origine antropica che di origine naturale; 2. assicurare attraverso una politica gestionale corretta la quota d'acqua necessaria alla vita delle persone e degli altri biotopi; 3. gestire solidarmente la risorsa anche verso le generazioni future e le altre specie viventi del pianeta; 4. aumentare le conoscenze sul complesso ciclo dell'acqua. Il Piano individua per la gestione delle acque le seguenti azioni prioritarie: 1. accelerare i tempi di realizzazione delle politiche gestionali portando a compimento il disegno organizzativo della Legge Galli; 2. affrontare tutta una serie di problematiche concrete nei vari ambiti territoriali: deficit acquedottistici, deficit di collettamento e conseguenti necessità di realizzazioni fognarie, deficit di depurazione. 3. migliorare le capacità di programmazione integrata, ivi compresa quella finanziaria, di tutti gli Enti e le Istituzioni. In questo senso il ruolo di Agenda XXI riveste una notevole importanza soprattutto nel processo di concertazione fra tutti i soggetti che può permettere di far emergere le priorità condivise da tutti e tutte le risorse possibili. Oltre al processo di concertazione e programmazione è necessario individuare adeguati percorsi di finanziamento, valutando opportunamente strumenti come patti territoriali e contratti d'area per le principali necessità realizzative; 4. dar corso alle azioni relative alla attuazione del decreto legislativo 15299; 5. elaborare un testo unico della legislazione regionale sulle acque; 6. completare lo "Studio dell'organizzazione del governo delle risorse idriche regionali". Lo Studio, è finalizzato all'individuazione e implementazione degli strumenti necessari per il controllo ed il governo dei Servizi Idrici Integrati in dotazione al futuro Organismo regionale, all'uopo
  • 98. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 98 predisposto nell'ambito delle funzioni di competenza della Regione, previste ai sensi della Legge 36/94; 7. gestire risorse consumi perdite scarichi e depurazioni, con la consapevolezza che si sta trattando una risorsa preziosa con un sistema, che comprende Cittadini, Enti Gestori e Enti sul territorio, ognuno con i suoi compiti e competenze e con un buona attitudine al dialogo: – il cittadino che evita gli sprechi; – l'Ente Gestore che assume il criterio della gestione della risorsa, accanto a quello della fornitura di un servizio fondamentale, dando evidenza nei suoi bilanci non solo all'erogato e al contabilizzato ma anche a quanto viene captato a bocca di risorsa in funzione della potenza della risorsa stessa; – l'unità territoriale (Comuni e aggregazioni adeguate) che conta in termini di risorse, consumi, scarichi e utilizzi, ivi inclusi i temi naturalistici e usi plurimi, assumendo una visione integrale della "sua" acqua; 8. operare una attenta contabilità ambientale del bene riferita ai prelievi e consumi, in modo da poter valutare la gestione complessiva che si sta facendo del bene acqua, anche in questo caso con un sistema triangolare Cittadino, Ente Gestore, Ente territoriale. Questo consentirebbe di valutare attentamente la realtà dei deficit idrici di Liguria. Infatti il deficit può essere di carattere endogeno ma potrebbe essere anche di natura gestionale: ovvero risorse non abbondantissime non hanno un sistema di distribuzione adeguato; 9. operare un rinnovamento tecnologico di reti di distribuzione in strategia mirata e integrata individuando le priorità in termini di perdite e vetustà delle reti; 10. attuare adeguate e concertate strategie finanziarie su ampliamento fognature e capacità depurativa, con modelli pubblico-privato, utilizzando anche strumenti tipo patti territoriali o programmi di riqualificazione urbana; 11. effettuare il "Revamping" di fognature e sistemi di depurazione esistenti. La Liguria è partita presto nel campo della depurazione: è pertanto evidente che i suoi sistemi possono essere aggiornati e integrati dal punto di vista tecnologico; 12. coinvolgere i soggetti economici del territorio ligure nella tutela delle risorse idriche, attraverso una forte campagna di sensibilizzazione prima e applicando strumenti quali i protocolli EMAS per le industrie; 13. individuare modelli di intervento pubblico privato per rinnovare impianti interni vetusti nelle abitazioni; 14. sensibilizzare i cittadini alla loro responsabilità individuale nella gestione di questo bene. Il prezzo, estremamente basso, al quale il bene acqua è notoriamente venduto in Italia rispetto a tutto il resto del territorio europeo può indurre a comportamenti scorretti, per i quali, è bene ricorrere anche all'educazione in senso proprio, oltre che alla leva tariffaria. 15. promuovere le progettazioni sostenibili nella propria casa: sono disponibili molti accessori, di piccole dimensioni e di costo non eccessivo che permettono effettivi e significativi risparmi idrici, che vanno dai miscelatori per doccia in grado di ottenere buone pressioni del getto incamerando aria e quindi risparmiando acqua, agli scarichi che consentono di scegliere il volume di acqua erogata nello scarico; 16. esaltare la gestione sostenibile della risorsa da parte degli Enti Gestori e il ruolo delle Comunità Locali. Il ruolo degli Enti Gestori esce molto rafforzato da tutte le recenti politiche idriche: questo
  • 99. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 99 passa infatti da erogatore di un servizio percepito come facile e ben noto, (in uso dai tempi dei Romani) in cui ci viene fornito un bene di basso costo e di basso valore, a gestore intelligente di una risorsa qualificata e delicata, in cui debbono venire utilizzate tecnologie raffinate che vanno dai monitoraggi e i controlli, all'uso corretto di una risorsa in equilibrio con l'ecosistema; 17. sul tema delle perdite di distribuzione/adduzione si propongono due criteri di priorità nell'operatività: cominciare dai grandi acquedotti; in dipendenza del tipo di risorsa da cui si preleva in alcuni casi gli sforzi economici (non piccoli) vanno concentrati nella parte a valle dell'impianto di potabilizzazione; 18. promuovere in ogni modo un approccio al bene acqua di carattere ecologico integrato: così come in natura c'è un ciclo, le strategie di tutela e valorizzazione sono un ciclo dal prelievo allo scarico, passando per tutti gli utilizzi, ivi compresi quelli ricreativi, che hanno fra l'altro un notevole valore economico. 4.2 Interventi su reti fognarie e impianti di depurazione Nel corso dell’anno 2001 è proseguito, da parte di ACAM, l’impegno volto all’estensione delle reti fognarie alle zone cittadine ancora sprovviste e all’adeguamento dell’impianto di depurazione delle acque reflue urbane in loc. Stagnoni. Il programma degli interventi dal 1999 al 2004 è descritto nella tabella seguente. Interventi realizzati nel 1999 Realizzazione rete fognaria Fabiano 1° lotto - completamento Realizzazione rete fognaria Fabiano 2° lotto Estendimento rete fognaria ex area IP Realizzazione fognatura nera zona Canaletto Lavori di adeguamento e ristrutturazione del depuratore degli Stagnoni - 1° lotto Collegamento alla rete fognaria zona Capitaneria di Porto Estendimento rete fognaria zona Coregna Interventi in corso di realizzazione 2000-2001 Realizzazione fognatura nera via Roma e Piazza Beverini Realizzazione collettore fognario principale tratto Cadimare-Fabiano Fognatura unitaria I° lotto zona Valdellora - piazza Verdi - via Gianturco Realizzazione rete fognaria loc. Biassa Realizzazione rete fognaria zona P.zza Concordia Realizzazione rete fognaria Fabiano lotto di completamento Realizzazione rete fognaria via del Monte Estendimento rete via S. Eutichiano, Filzi, Belvedere Estendimento rete via del Prione e via Fiume Interventi previsti anno 2001-2002 Realizzazione rete fognaria nera in depressione zona P.zza S.Agostino P.zza Verdi Realizzazione rete fognaria nera loc. Campiglia Realizzazione rete fognaria loc. San Venerio - Carozzo e collegamento alla rete PEEP comparto C Lavori di adeguamento e ristrutturazione del depuratore degli Stagnoni - 2° lotto Estendimento rete fognaria loc. Sarbia /Pianacce Estendimento rete fognaria da via Calcinara lungo via del Canale loc. Limone Realizzazione rete in via dei Pilastri loc. Felettino Completamento rete zona Migliarina
  • 100. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 100 Realizzazione allacci utenza zona viale Garibaldi - via dei Mille – allacci e stazione di sollevamento Realizzazione rete fognaria zona Caserma Guardia di Finanza Estendimento collettore principale V.le S.Bartolomeo Realizzazione rete fognaria nei quartieri di Cadimare, Marola Adeguamento L. 152 depuratore degli stagnoni Studio per rete fognaria località La Foce, Isola, Fabiano Alto Interventi previsti anno 2003-2004 Realizzazione rete fognaria nera zona via Carducci-V.le S. Bartolomeo nel quartiere del Canaletto Realizzazione rete fognaria nei quartieri di Acquasanta, Bucci Fognatura unitaria 2° lotto zona Valdellora - piazza Verdi - via Gianturco Realizzazione rete fognaria loc. Pitelli e collegamento all’impianto di depurazione della Fincantieri Realizzazione rete zona Maggiano e Toracca e collegamento alla rete di via Monfalcone Realizzazione rete fognaria quartieri di Fossamastra, Muggiano e Ruffino Nell’anno 2000 è anche iniziata l’attività di censimento puntuale degli scarichi per verificare l’avvenuto e corretto allacciamento alla fognatura di tutte le abitazioni servite dalla rete del Comune della Spezia. Per quanto riguarda l’impianto di depurazione in Loc. Stagnoni, il progetto di adeguamento e ristrutturazione (I° lotto) consiste fondamentalmente nel potenziamento e adeguamento linea acqua + impianto elettrico, e porta ad ottenere un impianto a fanghi attivi con rimozione azoto per 100.000 abitanti equivalenti, con adeguamento impianto elettrico, diverse stazioni e linea fanghi (digestore e fasi intermedie) Il II° lotto dei lavori di potenziamento e ristrutturazione, in appalto entro la fine del 2001, riguarda la linea fanghi e relativa parte elettrica. Riguardo alla linea di trattamento acque, attualmente l’impianto è in grado di rispettare le tabelle 1 e 3 dell’allegato V del dlgs n. 152/99 e successive modifiche ed integrazioni; è cioè conforme alla più stringenti normative vigenti. Per quanto concerne la linea fanghi, al termine dei lavori di ristrutturazione verrà avviata la digestione anaerobica con recupero del biogas prodotto sia per il riscaldamento del digestore stesso, sia per generare energia elettrica. L’impianto è anche dotato di un centro di pretrattement oper rifiuti liquidi costituiti da fanghi settici e percolato di discarica RSU, in conformità sia dell’art. 36 del d.lgs n. 152/99 e n. 258/2000 (disciplina scarichi), sia del d.lgs n. 22/97 (disciplina rifiuti). Si prospettano per l’impianto le seguenti linee di sviluppo: – Realizzazione di un centro di trattamento unico per trattare, oltre a percolato e bottini conferiti con automezzi, anche il percolato di Valbosca previa realizzazione di eluatodotto di collegamento tra la discarica e l’impianto di depurazione – Realizzazione di un’unica centrale di cogenerazione previo collegamento del biogas prodotto dalla discarica di Valbosca – Collocazione entro locali chiusi delle fasi di trattamento più soggette ad insorgenza di composti maleodoranti; – Realizzazione di sistema di filtrazione finale per garantire un adeguato margine di sicurezza nel rispetto del parametro “solidi sospesi” anche in condizioni di elevato carico idraulico e per operare una efficace disinfezione UV, con possibile recupero ad uso industriale delle acque depurate.
  • 101. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 101 4.3 Il monitoraggio della qualità delle acque superficiali Nella convenzione Comune della Spezia-ARPAL per l’esercizio delle attività connesse alle funzioni in materia ambientale, relativa all’anno 2001, è previsto che ARPAL effettui la caratterizzazione biologica e chimica dei corsi d’acqua significativi del territorio comunale. Il progetto elaborato da ARPAL, in corso di attuazione, si propone una prima indagine conoscitiva e caratterizzazione biologica e chimica dei corsi d’acqua comunali con descrizione del territorio, analisi chimiche e microbiologiche delle acque, determinazione dei paramentri chimico-fisici e valutazione della qualità delle acque con il campionamento dei macroinvertebrati secondo il metodo IBE, previsti dal decreto legislativo n.152 dell’11 maggio 1999. Caporacca, Fabiano, Biassa, Fossamastra, Stagnoni, Colombaro, Cappelletto, Dorgia Nuova, Dorgia Vecchia sono stati individuati come i 9 bacini principali nel Comune della Spezia dove effettuare i campionamenti. Sono state localizzate 33 stazioni di campionamento così distribuite: 5 stazioni nel Caporacca, 2 stazioni nel Fabiano, 5 stazioni nel Biassa, 3 stazioni nel Fossamastra, 3 stazioni negli Stagnoni, 6 stazioni nel Colombaro, 2 stazioni nel Cappelletto, 4 stazioni nel Dorgia Nuova, 3 stazioni nel Dorgia Vecchia. In ogni corso d’acqua sono state localizzate almeno due stazioni, una nel primo tratto per definirne la qualità potenziale ed uno a valle dell’area antropizzata per valutarne l’impatto e le condizioni prima dell’immissione a mare. Sono previsti campionamenti nel periodo di magra, morbida e piena in tutte le stazioni. A seguito dei risultati preliminari delle analisi chimiche e microbiologiche sulle acque sarà valutata la possibilità di effettuare delle analisi sul sedimento della parte terminale in almeno tre dei canali più significativi. L’attuazione del progetto avverrà attraverso le seguenti azioni: – Descrizione del territorio: ricerca bibliografica e cartografica dell’area in esame, ispezione accurata del percorso dei corsi d’acqua per determinare i punti di campionamento più rappresentativi, con georeferenziazione, descrizione delle vie di accesso e documentazione fotografica. Compilazione di una scheda con le caratteristiche morfologiche e vegetazionali dell’area studiata e delle caratteristiche generali del corpo idrico coerenti con le indicazioni del Dlgs 152/99. – Analisi chimiche di laboratorio: prelievi di campioni di acqua per la determinazione dei parametri chimici e fisici secondo la tipologia del campione: conducibiltà, BOD5, COD, azoto ammoniacale, azoto nitrico, fosfati totali, piombo e mercurio nelle stazioni prima dell’immissione a mare, conducibiltà, azoto ammoniacale, azoto nitrico, ortofosfato, cloruri, solfati, calcio, magnesio, sodio, potassio nelle acque di sorgente, solo conducibilità nei punti intermedi. – Determinazioni parametri fisico-chimici di campo: misura di pH, temperatura dell’acqua e dell’ossigeno disciolto in tutte le stazioni. – Analisi microbiologiche: prelievi di campioni di acqua per la determinazione in tutte le stazioni di Escherichia coli, Coliformi fecali, Streptococchi fecali e spore di Clostridi solfito riduttori e la determinazione di Salmonella solo nelle stazioni prima dell’immissione a mare. – Bioindicatori: campionamento una volta all’anno in una stazione su ogni corso d’acqua dei macroinvertebrati per la valutazione dell’IBE e caratterizzazione biologico faunistica in ogni stazione.
  • 102. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 102 4.4 Pulizia, disostruzione e ripristino dei tombini In base al contratto di servizio che il Comune ha stipulato con ACAM quest’ultima deve provvedere allo spazzamento di tutti i tombini presenti sul territorio comunale (circa 10.000) nell’ambito dell’ordinaria pulizia delle strade. In aggiunta a questo servizio di pulizia ordinaria, il Comune della Spezia, per l’anno 2001, ha affidato ad ACAM l’incarico di eseguire lavori di pulizia, disostruzione e ripristino dei tombini. Sulla base dei dati rilevati ed in collababorazione con i tecnici del Comune della Spezia, è stato concordato un programma che prevede l’effettuazione di interventi di pulizia su 1500 tombini/anno, così articolati: – interventi su 1000 tombini/anno, posizionati in sequenza lungo le vie cittadine, come indicato in uno specifico piano; – interventi su 500 tombini/anno di volta in volta secondo due diverse modalità: – interventi puntuali, in caso di precipitazioni meteorologiche di particolare intensità; – interventi su richiesta dei tecnici del Comune, per un numero di tombini di volta in volta non inferiore a 10. ACAM fornirà inoltre quanto necessario per ripristinare il funzionamento dei tombini stradali rilevati non funzionanti, fornendo strumenti di diagnosi, analisi puntuale dei lavori straordinari necessari per il ripristino del pozzetto e/o sifone e/o delle tubazioni primarie e secondarie annesse, predisposizione di computo metrico per le opere da eseguire, manodopera ed attrezzature per le opere edili. Il Comune della Spezia intende revisionare quanto prima il contratto di servizio stipulato con ACAM, prevedendo nello stesso l’affidamento definitivo ad ACAM anche della pulizia e sistemazione dei tombini.
  • 103. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 5. Valutazione delle strategie e azioni attivate Obiettivi specificiStrategia e azioni attivate Migliorare la qualità delle acque superficiali e del golfo Tutelare la qualità delle acque utilizzate per il consumo umano (acquifero del Magra) Risparmiare le risorse idriche Agenda XXI regionale Il documento elaborato dalla Regione Liguria per il processo di agenda XXI regionale costituisce un utile riferimento per inquadrare in un contesto più ampio la scelta degli obiettivi, dei target e delle azioni da adottare nel percorso di Agenda 21 del Comune della Spezia e nel relativo Piano d’Azione. Tuttavia, il documento non sviluppa nel dettaglio le linee d’azione individuate, bensì si limita ad enunciare le tipologie di azioni che sarebbe opportuno sviluppare in un’ottica di sviluppo sostenibile del territorio. In particolare, non definisce specifici programmi di attuazione, correlati alle diverse azioni, comprensivi delle risorse finanziarie attivabili per la loro attuazione. In tal senso, pertanto, il documento costituisce solo un’utile riferimento concettuale. Interventi su reti fognarie e impianti di depurazione Se si tiene presente che il recapito finale degli scarichi non allacciati al depuratore sono proprio le acque superficiali e le acque del Golfo, è immediato valutare l’importante miglioramento in termini di qualità delle acque che potrà essere conseguito con la realizzazione di tutti gli interventi previsti Il progetto non ha effetti diretti sulla qualità delle acque utilizzate per il consumo umano. In generale, comunque, il miglioramento della qualità delle acque superficiali conseguibili con la realizzazione del progetto comporta una generale riduzione anche del rischio di contaminazione delle acque sotterranee e un miglioramento del sistema delle risorse idriche in generale Il progetto non contribuisce direttamente alla riduzione dei consumi idrici. Tuttavia, potrebbe contribuire a rendere fattibili ipotesi di riutilizzo delle acque reflue depurate, riducendo quindi il consumo di risorse idriche più pregiate. Il monitoraggio della qualità delle acque superficiali Il monitoraggio della qualità delle acque è di fondamentale importanza nell’ambito di una strategia generale di risanamento e tutela della qualità delle acque superficiali. Potrà infatti consentire di valutare l’effettivo stato attuale di qualità delle acque, di fissare specifici obiettivi di risanameno e, se ripetuto con periodicità, di verificare l’efficacia delle azioni in atto per conseguire gli obiettivi Il progetto non contribuisce al perseguimento di questo obiettivo Il progetto non contribuisce al perrseguimento di questo obiettivo Pulizia, disostruzione e ripristino dei tombini Questa attività non fornisce un contributo diretto al perseguimento degli obiettivi fissati. Tuttavia, in una strategia complessiva di uso sostenibile delle risorse idriche un obiettivo non secondario è rappresentato dalla gestione corretta delle acque meteoriche, allo scopo di limitare il rischio idraulico, gli episodi di allagamento e i processi erosivi delle acque superficiali. In tale ambito, la manutenzione programmata delle reti di collettamento riveste un’importanza primaria.
  • 104. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 6. I settori di intervento: strategie e azioni da attivare o consolidare 6.1 Linea strategica n.1 – Tutelare le acque per il consumo umano (acquifero del Magra) 6.1.1 Obiettivi e risultati attesi Il Comune della Spezia dispone di risorse idriche per l’approvvigionamento idropotabile in quantità e qualità elevate (acquifero del Magra). Tuttavia, nel passato i forti emungimenti e le attività di escavazione in alveo hanno determinato significativi abbassamenti della falda acquifera, rischiando di compromettere questa preziosa risorsa. La situazione è progressivamente migliorata grazie alla definizione di opportuni interventi di regolamentazione delle pressioni sulla risorsa. Diventa ora fondamentale consolidare l’azione di tutela di questa risorsa abbondante e di buona qualità, adottando una attenta politica di salvaguardia e regolamentando l’esercizio delle attività antropiche nelle zone di ricarica della falda. 6.1.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Promuovere attraverso la Provincia, in quanto Autorità d’Ambito per la gestione delle risorse idriche, la formulazione di una proposta alla Regione relativa alla individuazione e alla disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, ai sensi dell’art. 21 del D.lgsl n. 152/99, e alla relativa adozione di un Piano di intervento per il risanamento ed il miglioramento della qualità delle acque destinate al consumo umano, ai sensi della LR n. 18/99. 2. Promuovere e verificare l’inserimento, nell’ambito del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia della Spezia e degli strumenti urbanistici dei comuni interessati, per le zone di protezione individuate all’interno delle aree di ricarica della falda (ex art. 21, comma 1, D. lgsl n. 152/99), di specifiche misure relative alla destinazione del territorio interessato, limitazioni e prescrizioni per gli insediamenti civili, produttivi, turistici, agroforestali e zootecnici. 6.1.3 Strumenti – Piano di intervento per il risanamento e miglioramento della qualità delle acque destinate al consumo umano (LR n. 18/99) – Delimitazione delle zone di rispetto e delle zone di protezione delle captazioni potabili – Norme del Piano Territoriale di Coordinamento e degli strumenti urbanistici dei comuni interessati dalla presenza di zone di ricarica della falda. 6.2 Linea strategica n.2 – Utilizzare in modo sostenibile le risorse idriche 6.2.1 Obiettivi e risultati attesi Benché il territorio spezzino sia caratterizzato dalla presenza di risorse idriche per l’approvvigiona- mento idropotabile in quantità e qualità elevate (acquifero del Magra), in un’ottica di sviluppo sostenibile è comunque indispensabile adottare un approccio di tutela, risparmio e valorizzazione
  • 105. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 106 delle risorse stesse. Con uso sostenibile delle risorse idriche s’intendono, per l’appunto, tutte le azioni mirate alla tutela, al risparmio ed alla valorizzazione delle stesse. L’obiettivo primario per un uso sostenibile delle risorse idriche è garantire a tutta la popolazione una sufficiente dotazione di acqua potabile di buona qualità, assicurando al tempo stesso un corretto uso della risorsa e la riduzione della captazione alla fonte. Mantenendosi pressoché costante la crescita del fabbisogno idrico complessivo, le strategie di riduzione delle captazioni devono ricorrere necessariamente ad interventi per il contenimento degli sprechi (perdite, sfiori e usi impropri), per la riduzione dei consumi e, ove possibile, per il recupero e il riuso delle acque depurate. Un obiettivo non secondario è rappresentato dalla gestione corretta delle acque meteoriche, allo scopo di limitare il rischio idraulico, gli episodi di allagamento e i processi erosivi delle acque superficiali. In tale ambito, rivestono un ruolo importante il rispetto e l’ampliamento delle aree di pertinenza fluviale, gli interventi mirati al ripristino delle condizioni di efficienza ottimale del reticolo idrografico minore e la manutenzione programmata delle reti di collettamento. 6.2.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Operare una attenta contabilità ambientale delle risorse idriche riferita ai prelievi e consumi, nonché dello stato di efficienza, efficacia e economicità dei servizi idrici, consolidando e sviluppando le seguenti attività, già avviate da ACAM: – l’installazione di contatori del consumo idrico per le singole unità abitative (ex art. 5 L. n. 36/94); – l’installazione di contatori differenziati del consumo idrico per le attività produttive e del settore terziario esercitate nel contesto urbano (ex art. 5, L. n. 26/94); – l’attivazione, da parte del gestore del Servizio Idrico Integrato, di un sistema di controllo dello stato globale del servizio attraverso l’attivazione di una banca dati opportunamente consultabile anche da postazione remota e da soggetti diversi dal gestore, riportante tutti gli elementi di conoscenza sulla consistenza delle risorse idriche disponibili, degli impianti e dell’utenza, del personale e delle attrezzature, sui parametri caratteristici che definiscono compiutamente il servizio sotto il profilo qualitativo e quantitativo, sui risultati prodotti dagli interventi di manutenzione e di emergenza, nonché in generale sull’organizzazione della quale il soggetto si è dotato per garantire nel tempo il servizio (ex DPCM 4 marzo 1996 recante “Disposizioni in materia di risorse idriche”). A tal fine si tenga anche conto della necessità, da parte del soggetto gestore, di dotarsi di un inventario informatizzato delle componenti fisiche del sistema, appoggiato ad un idoneo Sistema Informativo Territoriale, nell’ambito del Sistema di Qualità da redigere conformemente alle norme della serie UNI 29000; 2. Promuovere il risparmio idrico e verificare la fattibilità di sistemi duali di distribuzione dell’acqua per i nuovi insediamenti abitativi, commerciali e produttivi di rilevanti dimensioni. Si tratta di valutare, in fase di progettazione di nuove trasformazioni urbanistiche di rilevanti dimensioni (si pensa, ad esempio, all’area ex-IP), la fattibilità di un sistema integrato di risparmio, recupero e riuso dell’acqua negli edifici di nuova costruzione, tenendo conto della possibilità di realizzare le seguenti azioni fondamentali: – risparmio dell’acqua, influendo direttamente sui consumi domestici tramite l’utilizzo di tecnologie commerciali (rubinetti monocomando a flusso controllato e dotati di dispositivi
  • 106. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 107 frangi-getto, regolazione della portata e della temperatura dell’acqua, cassetta di scarico ad alimentazione differenziata); – recupero e riciclo delle acque grigie, ovvero quelle provenienti dai lavandini, dalla doccia e dalla vasca da bagno (esclusi il water, il bidet e l’intera cucina) che, per il loro basso grado di contaminazione, possono essere raccolte, trattate e disinfettate, per poi essere rinviate all’utenza domestica (cassetta di scarico del water); – recupero ed utilizzo delle acque piovane, raccogliendole attraverso il tetto ed un apposito sistema di tubazioni, per impiegarle dopo un opportuno trattamento (filtrazione e disinfezione), nei cicli di lavaggio delle macchine lavastoviglie e lavabiancheria, grazie alle loro caratteristiche chimico-fisiche che le rendono particolarmente adatte a tale utilizzo (durezza molto bassa); – modalità di consumo, ovvero agendo sugli aspetti comportamentali e sulla consapevolezza del consumatore, dotando le unità di strumenti tecnologici in grado di informare l’utente dei propri consumi e i relativi costi in tempo reale. A tal fine sarà importante tenere conto dei risultati di esperienze in atto in questo campo in altre realtà territoriali, valutandone la trasferibilità al contesto territoriale spezzino (vedi ad esempio il progetto Life-Environment dell’Unione Europeo, denominato “Acquasave” e coordinato dall’ENEA, applicato nell’ambito di un piano di costruzione di 11 palazzine nel Comune di Bologna). 3. Garantire la costante manutenzione delle reti di adduzione e di distribuzione delle acque al fine di ridurre le perdite, consolidando l’attività già svolta da ACAM in tal senso con il programma di ricerca perdite, basato su sistema informatizzato. 4. Riutilizzare le acque reflue depurate: valutare la possibilità di riutilizzo delle acque reflue in uscita dall’impianto di depurazione degli Stagnoni, verificando in particolare le potenzialità di riutilizzo nell’ambito dell’area portuale e degli ambiti territoriali di trasformazione del levante, attraverso la realizzazione di reti duali di distribuzione. La compatibilità ed i costi di questi interventi necessitano comunque un attento esame, tenendo conto, in particolare, delle distanze tra l’impianto di depurazione e i potenziali utilizzatori, nonché dei requisiti di qualità delle acque per gli usi possibili. In particolare, potrebbe risultare interessante sviluppare uno specifico studio di fattibilità nell’ambito della progettazione degli interventi di trasformazione previsti nel Piano d’area degli ambiti territoriali del levante. 5. Coinvolgere i soggetti economici del territorio spezzino nell’uso sostenibile delle risorse idriche, affinché adottino sistemi che consentano il riutilizzo dell’acqua nei cicli di produzione o comunque un risparmio nell’uso della risorsa idrica, con possibilità di conseguire la certificazione ambientale EMAS o ISO14000, tenendo anche conto della possibilità di ridurre la tariffa dell’acqua per le utenze industriali allo scopo di incentivare il riutilizzo di acqua reflua o già usata nel ciclo produttivo (art. 14, comma 4-bis, L. n. 36/94), nonché di promuovere e stipulare accordi e contratti di programma con i soggetti economici interessati, con la possibilità di ricorrere a strumenti economici, di stabilire agevolazioni in materia di adempimenti amministrativi e di fissare, per le sostanze ritenute utili, limiti agli scarichi in deroga alla disciplina generale, nel rispetto comunque delle norme comunitarie e delle misure necessarie al conseguimento degli obiettivi di qualità (art. 28, comma 10, D.lgsl n. 152/99).
  • 107. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 108 6. Ridurre i consumi idrici degli utenti, promuovendo la diffusione di apparecchi per l’uso efficiente dell’acqua, i quali riescono a fornire lo stesso servizio finale agli utenti utilizzando però una minore quantità d’acqua. I principali di questi sistemi sono: rubinetti e docce a basso flusso, erogatori a tempo o con controlli elettronici, lavabiancheria e lavastoviglie a bassi consumi, wc a bassi consumi, sistemi per l’innaffiamento efficiente. La loro installazione presso un’utenza può comportare una riduzione dei consumi idrici totali della stessa anche superiore al 30% ed inoltre è accompagnata a notevoli risparmi energetici, e quindi economici, in relazione ai minori consumi di acqua calda. Alcuni interventi presso l’utenza, quali ad esempio l’utilizzo di acqua piovana per usi non potabili (wc, innaffiamento), o la contabilizzazione individuale dei consumi o la separazione degli scarichi fra acque reflue e acque di pioggia, comportano la modifica degli impianti idrici presenti negli edifici. Essi possono essere attuati solo su nuovi edifici o in occasione del rifacimento degli impianti degli edifici esistenti; lo strumento fondamentale per la loro realizzazione risulta quindi il Regolamento Edilizio, che deve contenere apposite norme sulle modalità di realizzazione degli impianti idrici degli edifici (progettazione sostenibile degli edifici). 7. Gestire correttamente il deflusso, svolgendo una costante e efficace attività di manutenzione delle reti di collettamento, elemento fondamentale per mitigare i rischi di allagamenti e dissesti, attraverso la definizione e attuazione di un progetto di manutenzione programmata della rete fognaria, che consolidi l’attività di manutenzione (pulizia, disostruzione e ripristino dei tombini)già programmata per l’anno 2001 dal Comune della Spezia e affidata ad ACAM con specifico incarico. 6.2.3 Strumenti – Programma degli interventi e Piano economico-finanziario per la gestione del Servizio Idrico Integrato; – Sistema di Qualità conforme alle norme della serie UNI 29000 per il gestore del Servizio Idrico Integrato – Tariffa del servizio idrico integrato ex L. n. 36/94 – Piano Urbanistico Comunale, Programmi Urbanistici Operativi e Regolamento Edilizio – ISO14000 e EMAS – Accordi e contratti di programma tra Autorità competenti e soggetti economici interessati (ex art. 28, comma 10, D.lgsl n. 152/99) – Contratto di servizio tra Comune della Spezia e ACAM 6.3 Linea strategica n.3 – Recuperare e valorizzare gli ambienti fluviali e l’ambiente marino 6.3.1 Obiettivi e risultati attesi Nell’ambito di un generale progetto di gestione sostenibile delle risorse idriche, alle strategie di tutela e corretta gestione delle acque destinate al consumo umano, si devono necessariamente affiancare strategie di tutela e riqualificazione della qualità delle acque superficiali. Questo risulta particolarmente importante per la città della Spezia, dato lo stato di degrado qualitativo sia dei corsi d’acqua che attraversano l’area urbana sia, in particolare, delle acque del Golfo. Del resto i significativi progetti di
  • 108. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 109 risanamento in atto nel Comune della Spezia (estensione rete fognaria e adeguamento impianto di depurazione, ambientalizzazione Centrale ENEL, bonifica siti inquinati) già delineano e attuano un Piano d’azione di recupero e valorizzazione degli ambienti fluviali e dell’ambiente marino. Su questo aspetto, si tratta, pertanto, di consolidare e sviluppare ulteriormente gli interventi in atto. 6.3.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Eliminare le fonti di inquinamento, attraverso il consolidamento e l’attuazione dei seguenti interventi: - la bonifica dei siti inquinati (in particolare Pitelli e ex area IP); - il completamento del progetto ACAM di estensione della rete fognaria e collettamento degli scarichi fognari al depuratore; - il completamento e il continuo aggiornamento dell’attività ACAM di censimento degli scarichi, con integrazione delle relative informazioni nella banca dati del sistema di controllo dello stato globale del servizio (vedi linea strategica n. 2, azione n. 1); - l’applicazione del D.lgs n. 152/99 nell’ambito delle procedure autorizzatorie degli scarichi idrici. 2. Migliorare le capacità depurative, attraverso: - il completamento del progetto ACAM di ampliamento e adeguamento dell’impianto di depurazione in loc. Stagnoni; - la verifica del dimensionamento dell’impianto di depurazione in loc. Stagnoni, nella nuova configurazione, in funzione della portata trattabile a seguito del completamento del progetto di estensione della rete fognaria (studio in corso da parte di ACAM); - la verifica dell’efficienza dell’impianto di depurazione in loc. Stagnoni, nella nuova configurazione, in funzione degli obiettivi di qualità dei corpi idrici ricettori ex D.lgs 152/99 (studio in corso da parte di ACAM); - l’adozione di efficaci sistemi di depurazione per le case sparse e gli insediamenti non serviti dalla rete fognaria, tenuto conto delle indicazioni e dei tempi di adeguamento stabiliti dalla Regione ai sensi dell’art. 27, comma 4, del D.lgsl n. 152/99. 3. Monitorare la qualità delle acque, consolidando l’attività di controllo della qualità delle acque superficiali effettuata da ARPAL in convenzione con il Comune della Spezia, finalizzandola anche alla verifica dell’efficacia degli interventi di risanamento in atto. 4. Ripristino naturalistico dei corsi d’acqua e utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica per ogni intervento di sistemazione idraulica e/o di consolidamento dei versanti dei corsi d’acqua superficiali. 5. Ripristino della balneabilità all’interno del Golfo, con particolare riferimento alla zona immediatamente adiacente la parte interna della diga Foranea (progetto dell’Autorità Portuale per l’adeguamento della diga Foranea ai fini della balneabilità all’interno del Golfo) 6.3.3 Strumenti – Progetti di bonifica Pitelli e area ex-IP – Convenzione annuale Comune-ARPAL per l’esercizio delle attività connesse alle funzioni in materia ambientale
  • 109. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 110 – Piano investimenti ACAM per estensione rete fognaria e adeguamento impianto di depurazione – Progetto di adeguamento della diga Foranea ai fini della balneabilità all’interno del Golfo 6.4 Linea strategica n. 4 – Informare e sensibilizzare la comunità locale 6.4.1 Obiettivi e risultati attesi L’obiettivo che si vuole perseguire è quello di promuovere una piena “cittadinanza ambientale”, ovvero la copartecipazione dei cittadini al governo dell’ambiente. Tale obiettivo presuppone e si compone di un insieme di abilità cognitive, strategiche, metodologiche, comunicative e relazionali in qualche modo progressive che vanno dalla “sensibilizzazione” sui problemi ambientali, alla “conoscenza”, alla “responsabilità”, alla “competenza” ambientale. In tal senso, è necessario fare un salto di qualità nel fare informazione sulle questioni ambientali, adottando modalità comunicative più coerenti e funzionali agli scopi che si intendono perseguire. 6.4.2 Azioni da attivare o consolidare Le azioni da attivare e consolidare per promuovere l’informazione e la sensibilizzazione della comunità locale sui temi della tutela, conservazione e uso sostenibile delle risorse idriche dovranno essere sviluppate nell’ambito del gruppo di lavoro “informazione e comunicazione”, al fine di garantirne l’opportuno coordinamento con le altre attività del percorso di Agenda 21 locale finalizzate ad informare e coinvolgere attivamente la comunità locale nell’attuazione del Piano d’Azione. In linea di massima, sarà opportuno valutare la necessità di prevedere: – la realizzazione di campagne di informazione e promozione finalizzate alla sensibilizzazione della popolazione sull’uso sostenibile dell’acqua per la formazione di una cultura del risparmio idrico. Le campagne informative e promozionali possono basarsi su spot radiofonici, annunci su quotidiani e periodici locali, distribuzione di opuscoli divulgativi, affissioni stradali negli autobus e negli esercizi commerciali, allestimento mostre. – la realizzazione di azioni di formazione dei professionisti e degli operatori del settore edile ed impiantistico, al fine di preparare in maniera qualificata la risposta alla domanda di servizi e consulenze per interventi di risparmio idrico. In tale ambito sono da prevedere brevi seminari di presentazione di nuove tecnologie e prodotti e di approfondimento normativo, oltre a corsi di formazione in accordo con gli Ordini professionali e di categoria (vedi anche sinergia con azioni sul tema Energia e risparmio energetico). 6.4.3 Strumenti – Labter – Rete civica – Progetto A21Speak/Sportello ambientale – Campagne informative ACAM – Corsi di formazione professionale
  • 110. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 111 7. Le azioni prioritarie da attivare Come evidenziato nei precedenti paragrafi, sul tema della tutela e valorizzazione qualitativa e quantitativa delle risorse idriche sono già in atto, nel Comune della Spezia, significativi interventi. Ci si riferisce, in particolare, all’estensione della rete fognaria cittadina e all’adeguamento dell’impianto di depurazione in loc. Stagnoni, ma anche al progetto di ambientalizzazione della Centrale ENEL, al progetto Comune-ARPAL per il monitoraggio della qualità delle acque superficiali, all’implementazione, da parte di ACAM, di un sistema informativo sui servizi idrici, etc. Data l’importanza degli interventi in atto, anche dal punto di vista dell’impegno finanziario, non si ritiene fattibile, nell’immediato, programmare ulteriori significativi investimenti in questo settore. Il presente Piano d’Azione, pertanto, conferma sostanzialmente la necessità di consolidare e garantire la massima efficacia agli interventi già in atto, con particolare riferimento a: – attuazione del progetto di estensione della rete fognaria e di adeguamento dell’impianto di depurazione in loc. Stagnoni, – consolidamento dell’attività di monitoraggio della qualità delle acque superficiali programmando la periodica ripetizione delle campagna di misure, – bonifica dei siti inquinati, – attività di manutenzione delle reti acquedottistiche, ai fini della riduzione delle perdite, e delle reti fognarie, al fine di garantire il corretto deflusso delle acque, – implementazione, da parte di ACAM, del Sistema Informativo Territoriale sulle risorse e i servizi idrici, da sviluppare anche in sinergia con lo sportello ambientale di cui al presente Piano d’Azione (Capitolo “Informazione e partecipazione”, Progetto A21Speak). Specifiche azioni prioritarie, intese come le azioni per cui si prevede l’attuazione a partire dal primo anno dall’approvazione del Piano, sono previste solo per promuovere un uso sostenibile delle risorse idriche, ed in ogni caso si tratta di azioni che, nell’immediato, comportano per lo più la messa a punto di specifiche norme da inserire nell’ambito degli strumenti urbanistici. 7.1 Azione n. 1 – Misure di salvaguardia nella zona di ricarica dell’acquifero del Magra 7.1.1 Contenuti La tutela qualitativa e quantitativa dell’acquifero del Magra è di importanza strategica in un’ottica di uso sostenibile delle risorse idriche nel territorio spezzino, sia per l’importanza della risorsa ai fini dell’approvvigionamento idropotabile sia per i potenziali fattori di pressione sulla risorsa (con particolare riferimento alle escavazioni in alveo finalizzate al ripascimento delle spiagge), che già in passato hanno determinato preoccupanti abbassamenti dei livelli piezometrici. Per la tutela di questa risorsa è pertanto fondamentale che il Comune della Spezia si faccia promotore, in particolare nei confronti della Provincia della Spezia, ma anche dei comuni nell’ambito del cui territorio ricadono le zone di ricarica della falda, della definizione di specifiche misure per la tutela della zona di ricarica della falda (attenta valutazione e limitazione delle escavazioni in alveo, regolamentazione degli attingimenti che interessano la fascia di ricarica, regolamentazione dell’uso e dello spargimento di reflui zootecnici e scarichi inquinanti in genere, messa a dimora di colture a basso impatto ambientale, etc.).
  • 111. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 112 Tale azione potrà anche concretizzarsi nella formulazione di una proposta alla Regione relativa alla individuazione e alla disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, ai sensi dell’art. 21 del D.lgsl n. 152/99, e alla relativa adozione di un Piano di intervento per il risanamento ed il miglioramento della qualità delle acque destinate al consumo umano, ai sensi della LR n. 18/99. L’azione dovrà inoltre portare a definire, almeno per le zone di protezione individuate all’interno delle aree di ricarica della falda (ex art. 21, comma 1, D. lgsl n. 152/99), specifiche misure relative alla destinazione del territorio interessato, limitazioni e prescrizioni per gli insediamenti civili, produttivi, turistici, agroforestali e zootecnici, da inserire nell’ambito del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia della Spezia (come peraltro già previsto nell’ambito dei materiali già predisposti per il PTC) e degli strumenti urbanistici dei comuni interessati. 7.1.2 Risultati attesi Tutela della qualità e quantità delle acque destinate al consumo umano. 7.1.3 Attori – Provincia della Spezia/Autorità d’ambito; – Comune della Spezia; – Comuni interessati dalla presenza delle aree di ricarica dell’acquifero del Magra; – Autorità di bacino (?) – ACAM. 7.1.4 Strumenti – Piano di intervento per il risanamento e miglioramento della qualità delle acque destinate al consumo umano (LR n. 18/99) – Delimitazione delle zone di rispetto e delle zone di protezione delle captazioni potabili – Norme del Piano Territoriale di Coordinamento e degli strumenti urbanistici dei comuni interessati dalla presenza di zone di ricarica della falda. 7.2 Azione n. 2 – Risparmio idrico e reti duali per i nuovi insediamenti e le grandi utenze idriche 7.2.1 Contenuti In un programma di uso sostenibile delle risorse idriche l’utilizzo improprio di acque potabili di buona qualità per usi non esigenti rappresenta una tendenza da circoscrivere il più possibile. L’utilizzo di sistemi duali per la distribuzione dell’acqua risulta in tal senso un’opzione strategica che potrebbe portare a vantaggi ambientali (risparmio di risorse pregiate) ed economici (risparmi nei costi e nuove entrate). Benché in tal senso non risulti fattibile nell’immediato pensare ad una diffusione capillare di reti duali in alcuni settori della città per raggiungere le utenze civili oltre che con acqua potabile anche con acqua non potabile, anche perché nel territorio spezzino l’abbondanza di risorse idropotabili di buona qualità non rende prioritaria la realizzazione di interventi spinti di risparmio idrico, è comunque importante, in vista di interventi di trasformazione e riqualificazione urbanistica di porzioni significative della città (vedi Piano d’area ex-IP, o Piano d’area dei quartieri del levante), condizionare le
  • 112. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 113 trasformazioni alla valutazione delle potenzialità di risparmio di risorse idriche pregiate attraverso l’utilizzo di risorse idriche non potabili di tipo tradizionale (acque superficiali o sotterranee di scarsa qualità) o di tipo innovativo (acque meteoriche o acque reflue depurate). Ciò si può realizzare prevedendo l’inserimento, nella Normativa del Piano Urbanistico Comunale, di specifiche norme che prescrivano lo studio di fattibilità di interventi di risparmio idrico in fase di definizione degli strumenti urbanistici attuativi dei nuovi interventi di trasformazione urbanistica di rilevanti dimensioni, tenendo conto della possibilità di realizzare le seguenti azioni: – risparmio dell’acqua, influendo direttamente sui consumi tramite l’utilizzo di tecnologie commerciali (rubinetti monocomando a flusso controllato e dotati di dispositivi frangi-getto, regolazione della portata e della temperatura dell’acqua, cassetta di scarico ad alimentazione differenziata); – recupero e riciclo delle acque grigie, ovvero quelle provenienti dai lavandini, dalla doccia e dalla vasca da bagno (esclusi il water, il bidet e l’intera cucina) che, per il loro basso grado di contaminazione, possono essere raccolte, trattate e disinfettate, per poi essere rinviate all’utenza domestica (cassetta di scarico del water); – recupero ed utilizzo delle acque piovane, raccogliendole attraverso il tetto ed un apposito sistema di tubazioni, per impiegarle dopo un opportuno trattamento (filtrazione e disinfezione), nei cicli di lavaggio delle macchine lavastoviglie e lavabiancheria, grazie alle loro caratteristiche chimico- fisiche che le rendono particolarmente adatte a tale utilizzo (durezza molto bassa); – recupero ed utilizzo delle acque reflue depurate dall’impianto di depurazione in loc. Stagnoni; – modalità di consumo, ovvero agendo sugli aspetti comportamentali e sulla consapevolezza del consumatore, dotando le unità abitative di strumenti tecnologici in grado di informare l’utente dei propri consumi e i relativi costi in tempo reale. 7.2.2 Risultati attesi Questa azione permette di mettere a punto e sperimentare una serie di misure comportamentali e tecnologiche che contribuiscano a garantire il fabbisogno idrico nell’area urbana, attraverso un consumo compatibile con l’ambiente, e d in un’ottica temporale a lungo termine 7.2.3 Attori Comune della Spezia 7.2.4 Strumenti Questa azione di piano si attua inserendo nella normativa del Piano Urbanistico Comunale una norma che prescriva l’obbligatorietà di elaborazione di uno studio di fattibilità di interventi di risparmio idrico per le trasformazioni urbanistiche di rilevanti dimensioni, o che coinvolgano grandi utenze idriche. 7.3 Azione n. 3 – Campagna per la diffusione di apparecchi per l’uso efficiente dell’acqua 7.3.1 Contenuti La riduzione dei consumi idrici degli utenti è legata alle abitudini di utilizzo della stessa, ma soprattutto alle apparecchiature per l’uso dell’acqua installate presso gli utenti.
  • 113. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 114 A tal fine può risultare molto efficace la diffusione di apparecchi per l’uso efficiente dell’acqua, i quali riescono a fornire lo stesso servizio finale agli utenti utilizzando però una minore quantità d’acqua. I principali di questi sistemi sono: rubinetti e docce a basso flusso, erogatori a tempo o con controlli elettronici, lavastoviglie e lavatrici a basso consumo idrico, wc a bassi consumi, sistemi per l’innaffiamento efficiente. La loro installazione presso un’utenza può comportare una riduzione dei consumi idrici totali della stessa anche superiore al 30% ed inoltre è accompagnata a notevoli risparmi energetici, e quindi economici, in relazione ai minori consumi di acqua calda. Tale riduzione delle spese energetiche rende la gran parte di questi apparecchi notevolmente conveniente dal punto di vista economico per gli utenti. Per la diffusione degli apparecchi considerati possono essere molto utili azioni a grande scala, organizzate in particolare dalla Regione, dal Governo, dall’Unione Europea. Alcuni esempi possono essere i seguenti: modificazione delle strutture tariffarie; programmi di formazione per progettisti, rivenditori, installatori, gestori di impianti ed apparecchiature; etichettatura delle apparecchiature; standards minimi di efficienza per le apparecchiature; incentivi economici per l’acquisto o l’installazione di sistemi efficienti. Alcune di queste misure, tuttavia, possono essere intraprese anche a livello locale, organizzando una campagna per la diffusione di apparecchi per l’uso efficiente dell’acqua (in analogia con azioni n. 7 e n. 9 della proposta di Piano d’azione sul tema energia). Si tratta, a tal fine, di: – predisporre materiale informativo sulle potenzialità di risparmio sui consumi idrici, costi di investimento, tempi di ritorno, difficoltà tecniche, da distribuire attraverso canali associativi ai potenziali utenti; – predisporre attività di formazione dei tecnici, rivenditori, installatori, gestori di impianti ed apparecchiature: bollettini informativi tecnici, corsi, seminari, borse di studio; – contattare produttori e rivenditori di materiali e tecnologie per verificare la disponibilità a pianificare una strategia dei prezzi adeguata al largo respiro dell’azione. 7.3.2 Risultati attesi Diffusione del know-how per l’attuazione di interventi che utilizzino materiali, tecniche, tecnologie e accorgimenti progettuali per limitare i consumi idrici degli utenti finali. 7.3.3 Attori – Soggetti promotori: Comune della Spezia, ACAM – Soggetti coinvolti o coinvolgibili: Associazioni dei consumatori, Associazioni di categoria, Camera di Commercio, Ordini Professionali (Ingegneri, Architetti, Periti Industriali, Geometri), Università. Strumenti L’azione può essere definita e finanziata attraverso la definizione di un Protocollo di intesa tra Comune della Spezia, ACAM, Associazioni consumatori, Associazioni di categoria, Camera di Commercio, Ordini Professionali, e altri soggetti a vario titolo coinvolti.
  • 114. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 115 7.4 Azione n. 4 – Progettazioni sostenibili nelle abitazioni 7.4.1 Contenuti Una nota a parte spetta agli interventi presso l’utenza che comportano la modifica degli impianti idrici presenti negli edifici, quali ad esempio l’utilizzo di acqua piovana per usi non potabili (wc, innaffiamento), o la contabilizzazione individuale dei consumi o la separazione degli scarichi fra acque reflue e acque di pioggia. Essi possono essere attuati solo su nuovi edifici o in occasione del rifacimento degli impianti degli edifici esistenti; lo strumento fondamentale per la loro realizzazione risulta quindi il Regolamento Edilizio, che deve contenere apposite norme sulle modalità di realizzazione degli impianti idrici degli edifici. Analogo discorso vale anche per la corretta gestione degli scarichi idrici per gli insediamenti, installazioni o edifici isolati che scaricano acque reflue domestiche nelle zone non servite da pubblica fognatura. Anche in questo caso sarà importante inserire, nell’ambito del Regolamento edilizio, apposite norme sulle modalità di realizzazione di sistemi di depurazione, tenendo conto, in particolare, di quanto disposto dall’Art. 27 comma 4 d.lgs 152/99 integrato con d.lgs 258/00 “Per gli insediamenti, installazioni o edifici isolati che scaricano acque reflue domestiche, le regioni identificano sistemi individuali o altri sistemi pubblici o privati adeguati secondo i criteri di cui alla delibera indicata al comma 7 dell’art. 62 che raggiungano lo stesso livello di protezione ambientale, indicando i tempi di adeguamento”. In assenza di indicazioni da parte della Regione, dovranno comunque essere inserite nel Regolamento Edilizio apposite norme, con riferimento ai diversi sistemi di trattamento applicabili per piccole comunità e/o singole utenze, valutate in riferimento alle peculiarità del territorio spezzino. Nell’ambito della normativa del Piano Urbanistico Comunale le trasformazioni urbanistiche nelle aree non servite da pubblica fognatura dovranno comunque essere condizionate alla realizzazione di idonei sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue, che garantiscano lo stesso livello di protezione ambientale della rete fognaria. 7.4.2 Risultati attesi L’integrazione di idonee misure per il risparmio idrico e la corretta gestione degli scarichi idrici negli strumenti di pianificazione urbanistica e nella pratica edilizia. 7.4.3 Attori – Comune della Spezia – ACAM 7.4.4 Strumenti Questa azione di piano si attua: 1. inserendo nella normativa del Piano Urbanistico Comunale una norma che condizioni la realizzazione delle trasformazioni urbanistiche nelle aree non servite da pubblica fognatura alla realizzazione di idonei sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue, che garantiscano lo stesso livello di protezione ambientale della rete fognaria; 2. definendo nell’ambito del Regolamento Edilizio apposite norme sulle modalità di realizzazione degli impianti idrici degli edifici, finalizzate al risparmio idrico, e sulle modalità di realizzazione di
  • 115. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 116 sistemi di depurazione per insediamenti, installazioni o edifici isolati che scaricano acque reflue domestiche in aree non servite da pubblica fognatura. 8. Le fonti di finanziamento 1. Tariffa del servizio idrico integrato (art. 13, L. n. 36/94): “la tariffa è determinata tenendo conto dellaqualità della risorsa idrica e del serviziofornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell’entità dei costi di gestione delle opere, dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio”. A proposito della tariffa, c’è tuttavia da rilevare che il metodo tariffario introdotto dal DM 1 agosto 1996 (il cosiddetto “metodo normalizzato”) che costituisce il riferimento per il gestore del servizio idrico ai sensi della l. n. 36/94, non apporta alcun positivo segnale in quanto a stimolare l’uso sostenibile della risorsa idrica. Sarebbe invece fondamentale che in Italia venisse adottata una politica tariffaria che renda possibili investimenti funzionali allo sviluppo dei servizi, tenendo conto che lo strumento tariffario, come ricorda anche la recente Comunicazione della Commissione UE7, può costituire, se opportunamente impostato, uno strumento importante nella politica di uso razionale della risorsa e di “segnale” al sistema degli utilizzatori, siano essi agricoli, industriali o civili, per indirizzare verso strumenti e politiche di tipo sostenibile. 2. Accordi e contratti di programma tra Autorità competenti e soggetti economici interessati, con la possibilità di ricorrere a strumenti economici, di stabilire agevolazioni in materia di adempimenti amministrativi e di fissare, per le sostanze ritenute utili, limiti agli scarichi in deroga alla disciplina generale, nel rispetto comunque delle norme comunitarie e delle misure necessarie al conseguimento degli obiettivi di qualità (art. 28, comma 10, D.lgsl n. 152/99) 3. Fondi Strutturali 2000-2006, per tutte le aree conformate a gravi esigenze di ristrutturazione economica e sociale, la Unione Europea a individuato un “nuovo” Obiettivo 2. Sono interessate in particolare le zone in cui la trasformazione strutturale interessa i settori dell’industria, dei servizi e della pesca, le zone rurali colpite da declino a causa di una insufficiente diversificazione economica ed i quartieri urbani in crisi per la perdita di attività economiche. Le linee di programmazione regionale per il periodo 2000 – 2006, presentate in bozza nell’estate 1999, individuano la struttura del nuovo Documento Unico di Programmazione che sarà suddiviso in quattro assi prioritari, ed in particolare: 1) sviluppo e rafforzamento del sistema produttivo; 2) sviluppo, rafforzamento e riqualificazione del sistema rurale; 3) risanamento e miglioramento del sistema ambientale; 4) qualificazione del territorio. 4. LIFE-Ambiente: il programma LIFE è uno strumento finanziario comunitario che opera su tre aree d’azione: ambiente, natura e Paesi Terzi. LIFE-Ambiente, in particolare, attiene ad azioni dimostrative e preparatorie per le industrie e gli Enti locali, tese a supportare le politiche e la legislazione comunitaria in materia di ambiente, ed è prioritariamente destinato agli Enti locali ed alle azioni possono implementare in materia di gestione ambientale e sviluppo sostenibile del 7 Comunicazione n. 477 della Commissione Europea su “Politiche di tariffazione per una gestione più sostenibile delle riserve idriche”, Bruxelles, 26 luglio 2000).
  • 116. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 117 territorio. Ad esso è destinato il 47% dell’ammontare complessivo dei fondi destinati al programma Life. Complessivamente, il contributo comunitario non può eccedere il 50% del costo complessivo del progetto. Il nuovo Life-Ambiente per il quadriennio 2000-2004 supporto due tipologie di progetti: progetti di dimostrazioni ed azioni preparatorie, che devono attenere alle seguenti aree: – integrazione delle valutazioni ambientali nella pianificazione territoriale, incluse le aree urbane e costiere, – riduzione degli impatti ambientali delle attività economiche, – prevenzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, – riduzione dell’impatto ambientale dei prodotti attraverso un approccio integrato nella produzione, distribuzione ed utilizzo al termine del loro ciclo, incluso lo sviluppo di prodotti a basso impatto. Tra le misure diparticolare interesse in tema di risorse idriche si segnalano: – integrazione delle valutazioni ambientali nella pianificazione territoriale / gestione delle risorse idriche: progetti di gestione delle acque fluviali, di protezione dei corsi d’acqua, di trattamento dell’inquinamento idrico, aspetti organizzativi e gestionali nella gestione delle risorse idriche; – integrazione delle valutazioni ambientali nella pianificazione territoriale / gestione integrata delle zone costiere: progetti fondati su un approccio che tenga in considerazione tutti i sistemi umani e naturali idonei ad influire sull’equilibrio delle zone costiere, azioni che coinvolgano tutti gli attori territoriali nella pianificazione delle zone interessate, utilizzo combinato di strumenti e metodi (accordi territoriali, soluzioni tecniche, ricerca, educazione, informazione).
  • 117. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 118 PAESAGGIO E NATURA Indirizzo strategico: Valorizzare il paesaggio e la natura per renderli più fruibili ai cittadini e ai turisti
  • 118. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 119 1. Premessa La Spezia è una città caratterizzata da rilevanti problematiche ambientali. Basti pensare, in tal senso, che l’intera zona sud-orientale del territorio comunale (comprendente gli abitati in località San Bartolomeo, Ruffino, Pagliari, Fossamastra e Pitelli) è caratterizzata da un’alta concentrazione di infrastrutture, impianti ed attività ad elevato impatto ambientale (impianti di smaltimento rifiuti attivi e dismessi, industrie, Centrale ENEL, attività portuale, infrastrutture viarie), che l’inquinamento acustico nell’area urbana, determinato dalle attività portuali e dal traffico veicolare, è estremamente elevato e causa forti disagi alla popolazione, che in prossimità del centro abitato è ubicata una Centrale Termoelettrica ENEL e nella zona collinare di Pitelli sono presenti numerosi impianti di smaltimento rifiuti, sia attivi che dismessi, in buona parte da bonificare, con livelli di criticità tali che l’intera area è stata individuata come intervento di bonifica di interesse nazionale (ex Legge n. 426/98, concernente “Nuovi interventi in campo ambientale”). D’altra parte è importante rilevare che significative sono anche le risorse naturali del territorio spezzino che potrebbero essere maggiormente valorizzate perseguendo in modo più organico una politica di sviluppo sostenibile. Sia il verde urbano che il patrimonio boschivo sono particolarmente estesi e tra le aree verdi presenti in ambito urbano, alcune rivestono anche una particolare rilevanza per il loro pregio. Il territorio extraurbano presenta ancora diverse zone di notevole valore naturalistico, caratterizzate dalla presenza di habitat naturali, specie animali e vegetali importanti per la salvaguardia della biodiversità. E’ proprio dalla valorizzazione di queste risorse che è fondamentale partire per delineare un percorso di sviluppo sostenibile della città. La valorizzazione del paesaggio e della natura assumono, dunque, un ruolo centrale nell’ambito di questo Piano d’Azione per lo sviluppo sostenibile. E’ importante, peraltro, rilevare che su questo tema non si parte da zero. Negli ultimi anni, infatti, l’Amministrazione comunale ha cominciato a delineare un percorso di sviluppo sempre più connotato da obiettivi di tutela e valorizzazione del paesaggio e della natura. L’esempio più importante in tal senso è il nuovo Piano Urbanistico Comunale, che viene sviluppato ponendo un’attenzione centrale a questi temi, ma grande importanza rivestono anche il piano di risanamento del golfo (adeguamento rete fognaria e depuratore e ambientalizzazione della centrale termoelettrica ENEL), il programma di interventi per il miglioramento della qualità della vita in città denominato “una rete per la città dei bambini”, i progetti dell’Amministrazione sulla gestione del verde. Questo tema ha assunto un’importanza centrale anche nell’ambito dei lavori di predisposizione del Piano Strategico della città: diverse commissioni (Quali turismi, Fare comunità e Progetto quartieri) hanno infatti sviluppato importanti ipotesi progettuali finalizzate a promuovere la valorizzazione delle risorse naturali e culturali presenti sul territorio. Questo Piano d’Azione si inserisce, pertanto, in un contesto di scelte di pianificazione e programmazione già ampiamente sviluppate e comunque orientate a perseguire obiettivi di tutela e valorizzazione delle risorse presenti. Per questo motivo, nell’ambito del percorso di Agenda 21, a differenza di quanto fatto sugli altri temi di lavoro affrontati, si è ritenuto opportuno focalizzare l’attenzione su un aspetto specifico, la riqualificazione e valorizzazione del sistema delle scalinate e dei sentieri dell’arco collinare spezzino, anziché sviluppare una analisi e discussione a tutto campo. Oltretutto, tenuto conto:
  • 119. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 120 – dell’importanza centrale che il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini assumono nell’ambito di un percorso di Agenda XXI, – del fatto che da tempo si sono interessati al sistema delle scalinate e dei sentieri enti, associazioni, scuole, singoli cittadini che attraverso varie azioni ne hanno sottolineato gli aspetti critici e quelli di valore, arrivando anche a proporre forme di utilizzo, quando non azioni dirette di tutela e valorizzazione, si è ritenuto opportuno individuare nel tema “riqualificazione e valorizzazione del sistema delle scalinate e dei sentieri” lo spunto per ampliare la partecipazione della comunità locale al processo di Agenda XXI, sviluppando il tema stesso nell’ambito del gruppo di lavoro “Informazione e partecipazione” attraverso l’organizzazione, con la collaborazione del Laboratorio Territoriale di Educazione Ambientale della Spezia (LABTER), di un percorso di partecipazione attiva della comunità locale alla costruzione di questa parte di Piano d’Azione, con momenti di incontro e escursioni sul territorio. 2. Situazione attuale: gli elementi di criticità Il reale paesaggio vegetale che caratterizza il territorio del Comune della Spezia è un complesso mosaico di sfumature ed aspetti differenti che scaturisce dal contrasto antico, capillare e continuo, fra natura e azione modificatrice dell’uomo la quale si traduce in disboscamenti, ampliamenti delle zone agricole e destinate al pascolo, sostituzione della flora originaria con altre specie arboree come il Pino marittimo e il Castagno, incendi ed urbanizzazione. Il sistema paesaggio e natura presenta nel territorio spezzino alcuni elementi di criticità da segnalare: – la scarsa qualità delle biocenosi arboree, perché sempre più spesso l’uomo in passato ha provveduto a modificare la struttura originaria della vegetazione locale importando essenze vegetali alloctone che economicamente e per gli scopi a cui erano utilizzate potevano essere più vantaggiose di quelle locali ma che con l’andar del tempo hanno alterato l’assetto vegetazionale autoctono con la conseguenza di avere dei boschi poco evoluti e ricchi di vegetazione infestante e non originaria del posto; – la problematica incendi che molto spesso distrugge intere formazioni vegetazionali cambiando definitivamente l’assetto originario e alterando in maniera talvolta drastica il substrato su cui la vegetazione pioniera deve instaurarsi; – il rischio idrogeologico conseguente al continuo ed inesorabile abbandono dei terreni coltivati che comporta una costante ma ineluttabile erosione dei terreni e la perdita di una rete di sentieri che un tempo costituiva l’unica via di comunicazione delle zone collinari intorno alla città. – l’abbandono delle coltivazioni e il conseguente dissesto idrogeologico, che portano anche alla perdita culturale dei caratteri tipici liguri, dei terrazzamenti che l’uomo aveva creato in questo territorio impervio per poter coltivare. La conseguenza più importante di questo abbandono è anche la perdita, a livello ecologico, di molte specie vegetali legate agli ambienti dei muretti a secco con conseguente impoverimento della biodiversità. Il rischio più grande è quindi quello di un graduale depauperamento degli elementi naturali e paesaggistici di pregio che caratterizzano il territorio spezzino e che per tutti i fattori di criticità sopra elencati rischiano di andare inesorabilmente persi.
  • 120. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 121 Nonostante la presenza di tali elementi critici, il paesaggio e la natura spezzini presentano elementi di notevole pregio, spesso sottovalutati, che meritano di essere maggiormente valorizzati. A questo proposito è il caso di segnalare l’inventario dei Biotopi dell’area urbana e periurbana della Spezia che ha messo in evidenza ben 32 zone particolarmente interessanti per una valorizzazione ecologica, naturalistica, didattica, turistica e culturale. Lo scopo di questo inventario è quello di offrire all’Amministrazione Comunale uno strumento in più per comprendere, pianificare e gestire il territorio nella maniera più efficace. Analogo discorso si può fare per lo studio agronomico-ambientale per Organismi Territoriali Elementari, elaborato nell’ambito dei lavori di redazione del PUC, che ha permesso di individuare aree omogenee di territorio su cui indirizzare ed elaborare un’unica sintesi programmatoria per l’intero comune. Altri elementi di pregio naturalistico sono: – la Costa di Tramonti, di recente inserita nel Parco Nazionale delle Cinque Terre per il suo alto valore paesaggistico e naturalistico; – i numerosi spazi verdi urbani ed extraurbani di cui il Comune è dotato e di cui i cittadini possono liberamente fruire, che mettono a disposizione per ogni abitante del Comune circa 28 mq di verde pubblico; – le tantissime forme di vita, sia animali che vegetali, che popolano sia l’ambiente urbano che quello extraurbano. Interessanti sono, inoltre, i progetti che l’Amministrazione Comunale intende adottare per la gestione del verde, dimostrando di voler valorizzare e salvaguardare il patrimonio naturale di cui il territorio spezzino è dotato. 3. Gli obiettivi specifici e i target In questa fase del percorso di Agenda 21 gli obiettivi specifici e i target individuati in tema di paesaggio e natura, riportati nella tabella seguente, si riferiscono esclusivamente al tema della valorizzazione e riqualificazione di sentieri e scalinate. Obiettivi specifici Indicatori Valore attuale Target Mantenere la funzionalità di scalinate e sentieri nel contesto della tutela della cinta collinare spezzina - Km di percorsi pubblici censiti - Km/anno di percorsi (sentieri e scalinate) interessati da interventi di manutenzione, riqualificazione e ripristino Da determinare Progressivo aumento del valore dell’indicatore Valorizzare la rete dei sentieri come elemento culturale, ricreativo, di interesse storico N. di giorni/anno caratterizzati da iniziative di valorizzazione della rete dei sentieri Da determinare Progressivo aumento del valore dell’indicatore
  • 121. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 122 4. Strategie e azioni attivate a livello regionale, provinciale e comunale 4.1 Agenda XXI della Regione Liguria L’agenda XXI della Regione Liguria costituisce un importante quadro di riferimento per la definizione degli obiettivi da perseguire e delle azioni da attivare per valorizzare e tutelare il paesaggio e la natura. Gli obiettivi generali di sostenibilità individuati dall’Agenda XXI regionale per la tutela del paesaggio possono essere sinteticamente ricondotti ai seguenti: – risanamento e tutela del paesaggio; – contenimento e razionalizzazione dell’uso del suolo; – azioni per il rilancio del turismo ecosostenibile; – migliorare la politica di gestione delle aree protette al fine di salvaguardare la biodiversità; – realizzazione di interventi di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, rimboschimento e manutenzione delle zone montane e collinari al fine di evitare ulteriori dissesti idrogeologici; – revisione della normativa con il recepimento dei principi di sostenibilità (es. regolamenti edilizi, .... ). Nell’ottica di questi obiettivi Agenda XXI regionale punta ad una strategia di valorizzazione della fruizione del territorio attraverso l’escursionismo ed in particolare lo sviluppo di percorsi a tema: biotopi, geotopi, elementi culturali-tradizionali, gastronomia, prodotti tipici ed emergenze naturalistiche. Tutto ciò in una prospettiva di mobilitazione dell’interesse immediato da parte del turista generico. Nel medio lungo termine lo sforzo dovrebbe invece essere quello di una lettura del territorio, molto più ricca e matura, non per singoli episodi tematici, ma come insieme relazionato di unità organiche. Occorre una forte strategia regionale e locale di integrazione e di comunicazione per questi percorsi; occorre studiare il modo di collegarli organicamente con le infrastrutture di trasporto, in primo luogo pubblico; occorre progettare la rete dei percorsi; occorre studiare una strategia di comunicazione e diffusione dell’informazione relativa; occorre attrezzare i percorsi con un sistema ricettivo in rete. 4.2 I progetti sulla gestione del verde dell’Amministrazione comunale Il progetto “La città del verde” presentato dal Comune della Spezia nel maggio 1998 ha evidenziato le idee e gli indirizzi che orienteranno la gestione del verde urbano nei prossimi anni. In questo contesto assumono particolare significato tre obiettivi: – l’inserimento del territorio di Tramonti nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, giustificato dalle sue caratteristiche di omogeneità naturalistica, paesaggistica ed ambientale rispetto al territorio destinato a Parco. Tale obiettivo è stato raggiunto con la nascita del Parco Nazionale delle Cinque Terre la cui inaugurazione si è tenuta nell’ aprile del 2000. – il progetto Bosco-Parco, presentato all’Unione Europea per concorrere ai finanziamenti del programma Obiettivo Due (il progetto non ha ottenuto i finanziamenti), ed articolato in alcuni sottoprogetti: la ristrutturazione della sede della Colonia del Parodi, in località Paradiso, per creare una foresteria destinata all’accoglienza di studenti, ricercatori ed escursionisti e per
  • 122. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 123 realizzarvi un centro studi naturalistico-ambientale; il recupero del Forte Bramatane, nel quale verrà realizzato il Parco delle Stelle con l’osservatorio astronomico; l’ampliamento della Palestra nel Verde con la creazione di un grande Parco giochi opportunamente inserito nel contesto boschivo. – la riqualificazione territoriale e paesaggistica della fascia collinare della zona sud-est del Comune, le colline di Pitelli, la cui rinaturalizzazione consentirà il completamento del sistema dei parchi dell’arco collinare. Nei programmi dell’Amministrazione comunale, oltre a questi indirizzi, viene individuata la necessità di riqualificare e potenziare il verde urbano esistente. Dalla presentazione del progetto “La città del verde” l’Amministrazione ha realizzato già alcuni interventi come: – il recupero dell’aiuola del monumento a Garibaldi; – la collocazione di cartelli didattico-naturalistici nei Giardini Pubblici e nel Parco della Maggiolina in collaborazione con il Garden Club; – la realizzazione della nuova aiuola del Porto; – è in fase di realizzazione il progetto di riqualificazione dei Giardini Pubblici nella porzione relativa all’area dei giochi, al Centro Allende ed alla Pinetina dove verrà realizzata una recinzione ed una ristrutturazione dell’area giochi per i bambini al fine di renderla più sicura e fruibile. 4.3 Le aree protette L’unica porzione di territorio del Comune della Spezia che ricade in un’area protetta è la zona di Tramonti. Tale tratto di costa rappresenta la prosecuzione (a Est di punta Merlino) delle Cinque Terre, delle quali ricalca caratteristiche fisiche e naturalistiche. La zona di Tramonti è stata inserita nel Parco Nazionale delle Cinque Terre per il suo pregio naturalistico e paesaggistico caratterizzato da uno splendido mosaico di terrazzamenti coltivati cha fanno da cornice ai nuclei abitati di Schiara, Monesteroli ecc che come vuole la tradizione venivano popolati dai contadini, proprietari dei numerosi vigneti allora presenti e oggi in totale abbandono, solo durante il periodo della vendemmia. Questo paesaggio antropico ma allo stesso tempo naturalmente inserito nel contesto vegetazionale rende la zona di Tramonti particolare per la sua unicità e per la sua omogeneità con il paesaggio delle Cinque Terre. Altre caratteristiche, altrettanto importanti come le garighe, la florida macchia mediterranea e lembi di bosco a Leccio hanno fatto si che questa porzione di territorio del Comune della Spezia fosse inserita nel Parco Nazionale delle Cinque Terre. L’area del Parco Nazionale delle Cinque Terre è suddivisa in tre zone e la Costa di Tramonti ricade nelle zone due e tre. Suddivisione dell’area del Parco Caratteristiche ZONA 1 Di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e culturale con inesistente o limitato grado di antropizzazione. ZONA 2 Di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e culturale con maggior grado di antropizzazione.
  • 123. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 124 Suddivisione dell’area del Parco Caratteristiche ZONA 3 Di rilevante valore paesaggistico, agricolo-ambientale, storico e culturale con elevato grado di antropizzazione. 4.4 Le scelte del Preliminare di Piano Urbanistico Comunale Attraverso lo studio agronomico-ambientale per Organismi Territoriali Elementari, elaborato nell’ambito dei lavori di redazione del PUC, l’Amministrazione comunale è stata in grado di individuare aree omogenee di territorio su cui indirizzare ed elaborare un’unica sintesi programmatoria per l’intero comune. In particolare, alla luce dei risultati delle indagini geologiche, agronomiche, biotiche e paesaggistiche, gli obiettivi della pianificazione per il territorio extraurbano si articolano essenzialmente in otto condisioni fondative: 1. favorire la presenza agricola sul territorio extraurbano: la caratterizzazione paesaggistica ed il presidio territoriale possono essere garantiti da un’agricoltura a basso impatto ambientale, perfettamente sostenibile sotto il profilo ecologico-ambientale, 2. contenere la nuova edificazione residenziale: i nuovi insediamenti programmati sul territorio (territori di produzione agricola e territori di presidio ambientale) saranno vincolati esclusivamente a zone limitate sulle quali le trasformazioni saranno indirizzate al suo miglioramento e preservazione secondo precisi e predeterminati programmi e diversificate sulla base delle specifiche attività prescelte, nonché sulla base delle attribuzioni date ai diversi territori dallo stesso PUC. 3. migliorare le condizioni degli attuali insediamenti: Saranno dispiegate tutte le possibili forme di "intervento edilizio" in grado di consentire una riqualificazione consistente e tipologicamente orientata del notevole patrimonio edilizio esistente. Tali azioni riguarderanno anche le porzioni di territorio in stretta connessione ai fabbricati (aree verdi private, recinzioni, accessi, ecc.). Sarà inoltre favorita, in quelle porzioni di territorio extraurbano più densamente insediate, la formazione di servizi sia privati (attività commerciali e artigianali dimensionalmente e tipologicamente compatibili al contesto generale) che pubblici (viabilità, sosta, verde ecc.) con l'obbiettivo di migliorare le condizioni degli insediamenti concentrati., 4. favorire il presidio attivo sul territorio: il PUC garantirà e favorirà il presidio territoriale abbracciando la tesi, in contrapposizione al vecchio PRG, secondo la quale è più conveniente favorire lo svolgimento di attività coerenti piuttosto che la esclusiva residenzialità. Favorire le attività coerenti sul territorio comporterà anche agevolare interventi strutturali ed infrastrutturali a basso o nullo impatto paesaggistico ed ambientale (strade poderali ed interpoderali, manufatti tecnici, ecc.). 5. stimolare iniziative ed attività compatibili: Oltre ai servizi privati e pubblici in precedenza richiamati, il PUC intende non sottovalutare le possibilità potenziali offerte da nuove attività connesse al tempo libero con le quali individuare una rigenerazione ecologica attraverso attività agrituristiche, il turismo verde, attività sportive e ricreative nel verde, attività culturali in spazi aperti. 6. favorire la oculata fruizione del territorio: il PUC intende favorire e promuovere tutte quelle iniziative, sia pubbliche che private, finalizzate alla migliore e più oculata fruizione del territorio. Il
  • 124. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 125 ripristino di vecchie scalinate, la pulizia dei sentieri, la creazione di percorsi attrezzati, la opportuna dislocazione di aree di sosta ecc. rappresentano possibili esempi di intervento. 7. incidere sulla riqualificazione dei siti degradati: il PUC si preoccuperà di fornire una chiara e dettagliata specificazione di come dovranno essere redatti e realizzati le diverse tipologie di riqualificazione dei siti degradati. 8. migliorare la valenza biologica del territorio: il perseguimento degli obiettivi sopra esposti dovrà contribuire ad incrementare e meglio distribuire la potenzialità biotica sul nostro territorio. Tale potenzialità dovrà essere messa in connessione con la stessa città attraverso stretti corridoi ecologici e congiunzioni, ove mancanti, tra le diverse parti territoriali. Per l’attuazione di questi obiettivi, il PUC ha anche definito una disciplina paesistica puntuale, che detta alcune norme specifiche relative al sistema delle dorsali: – la formazione e valorizzazione dei punti di incrocio tra il sistema dei sentieri gradonati e la viabilità di dorsale, mediante la realizzazione di punti di visibilità e di sosta, dovrà avere un carattere unitario sia nella definizione degli spazi, sia nell’uso dei materiali d’arredo e delle sistemazione a verde; – le pavimentazioni delle aree di sosta e parcheggio dovranno essere permeabili; – dovrà essere prescritto per l’intero tratto della dorsale il diradamento delle alberature (non di pregio) che impediscono la visuale del golfo; – gli edifici che insistono sulla dorsale dovranno riqualificare il “fronte strada” secondo i criteri espressi nella disciplina paesistica art. 4; – l’impiego di cartellonistica illustrativa degli itinerari storico-etnografici, dei collegamenti delle gradinate, degli itinerari escursionistici dovrà avere un carattere omogeneo. 4.5 Le scelte del Piano strategico: “Quali turismi” e “Fare comunità: il progetto quartieri” Nei lavori di definizione del Piano Strategico della città della Spezia sono stati individuati alcuni assi strategici significativi per lo sviluppo sostenibile del territorio comunale. Tra questi quelli che affrontano in particolare i temi trattati anche nel nostro Piano d’Azione sono la Commissione “Quali turismi” e “Fare comunità: il Progetto quartieri”. Nell’ambito dei lavori della Commissione “Quali Turismi” quello che è emerso dai lavori del Piano è la volontà di creare una città accogliente e sostenibile che sia parte integrante di un sistema turistico locale che sappia: – attivare processi di riqualificazione delle strutture ricettive – individuare le tipologie di turismo possibili verso cui indirizzare offerte mirate – costruire un sistema informativo strutturato a diversi livelli di accesso, di supporto di enti, operatori ed utenti finali. E’ proprio da questa volontà che poi sono emerse delle ipotesi progettuali (Parco dell’Arco collinare, Sea & Mountain, Sistema culturale urbano, gli elementi di accoglienza turistica) sulle quali l’Amministrazione comunale dovrà elaborare dei programmi di attuazione. Per quanto riguarda invece la Commissione “Fare comunità: Progetto quartieri” l’Amministrazione parte dalla consapevolezza che questo progetto deve potenziare e mantenere le progettazioni e realizzazioni di opere pubbliche secondo programmi e priorità già concordate con le Circoscrizioni
  • 125. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 126 ma deve anche arrivare a mappare e mettere in rete tutti i bisogni e le risorse sociali, economiche, ambientali, educative e culturali presenti nel territorio. In questo contesto assume particolare valenza l’identificazione e la realizzazione di un’opera simbolo per ogni quartiere, intesa come il luogo dell’incontro e del fare comunità interno al quartiere. Una particolare attenzione va inoltre rivolta al fatto che il Progetto Quartieri non si vuole limitare a mettere a sistema tutti gli interventi di carattere pubblico, ma prevede di connetterli con le previsioni di intervento privato contenute nel Piano Urbanistico Comunale e con le energie del privato-sociale presenti sul territorio. 4.6 Il progetto “Città dei bambini”8 Durante la prima riunione del Forum per l’Ambiente, nel marzo 2000, l’Assessorato alla città dei bambini presentò, quale contributo all’Agenda 21 comunale, i contenuti e i risultati raggiunti del progetto “Città dei bambini”, che si propone di sviluppare una strategia di promozione e di coordinamento che faccia convergere le azioni dell'Amministrazione e le iniziative dei diversi attori urbani (modo politico, economico, culturale, professionale, scuola, associazioni, volontariato, privato sociale, famiglie, ecc.) in un piano integrato di interventi concreti, finalizzati a rendere la qualità della vita in città più sostenibile per l'infanzia. Da allora il Progetto “Città dei bambini” si è ulteriormente sviluppato, anche attraverso l’elaborazione del progetto “Una rete per la città dei bambini”, campagna di sensibilizzazione ed interventi per una città sostenibile per le bambine ed i bambini, che ha visto l’adesione, tra le altre, di numerose scuole elementari e medie inferiori della città ed ha ottenuto la stipula di una Convenzione con l’Istituto per Geeometri “V. Cardarelli” per la prosecuzione ed il potenziamento del progetto “Da grande a piccolo”, progetto pilota che coinvolge Assessorato e scuole di ogni ordine e grado nella progettazione partecipata e nell’adozione da parte dei bambini ed adolescenti di spazi urbani nuovi e/o recuperati. Il progetto stesso non deve essere considerato come un progetto “per i bambini”, ma lo si deve vedere, come in realtà è, rivolto agli abitanti di tutte le età, in quanto si prefigge di porre i bambini come punto di riferimento per riprogettare la città al fine di renderla più adatta a tutti i cittadini. Per questo l’Assessorato si è impegnato, durante questi anni, a dare la parola ai bambini, attraverso questionari, incontri, stimolo alla progettazione e ad ascoltasrli considerandoli cittadini a tutti gli effetti e, come tali, a farli partecipare attivamente ai processi di riqualificazione urbana in chiava ecologica. In particolare, in merito al tema della tutela e valorizzazione di scalinate e sentieri dei colli spezzini, è da sottolineare come, già da alcuni anni, molte scuole si siano impegnate nel proporre agli allievi un lavoro di riscoperta dei vecchi percorsi collinari da parte die bambini, evidenziandone le peculiarità e, dove esistente, il grado di abbandono. La stessa Ludoteca civica si impegna, durante il periodo estivo, a far riscoprire ai bambini scalinate e sentieri parzialmente dismessi attraverso l’effettuazione di escursioni guidate. L’interesse dimostrato dai bambini è veramente grande e li spinge a ripetere più volte l’esperienza fino ad arrivare a proporre di adottare tutti o in parte gli spazi percorsi. Ultima in ordine di tempo l’adozione da parte della scuola media Jean Piaget del sentiero del Salto del Gatto. 8 Tratto dal contributo presentato al forum di Agenda 21, sessione tamatica sulla tetela e valorizzazione di scalinate e sentieri dei colli spezzini, dall’Assessorato alla città dei bambini
  • 126. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 127 L’adozione di borghi e percorsi da parte dei bambini è prevista e sollecitata dal Progetto Citta sostenibili per i bambini e le bambine del Ministero dell’Ambiente oltre che dal Progetto Città dei bambini dle CNR di Roma, in quanot entrambi i progetti prevedono l’approfondimento della conoscenza di tutti i luoghi della città da parte dei bambini per coinvolgerli nel rispetto dell’ambiente oltre che nell’amore per il proprio territorio. 4.7 Diserbo e sfalcio delle scalinate Il Comune della Spezia nel corso dell’anno 2000, con deliberazione n. 470/2000, aveva affidato ad ACAM in via sperimentale e per un periodo determinato e monitorato il servizio di diserbo delle strade e delle scalinate comunali, al fine di addivenire alla valutazione sulla opportunità di affidamento definitivo alla stessa ACAM del servizio per gli anni successivi. Nel 2001 il Comune della Spezia ha nuovamente affidato ad ACAM i lavori di sfalcio e diserbo delle scalinate comunali, secondo un programma che prevede n. 2 interventi di sfalcio meccanico delle infestanti erbacee, arbustive ed arboree, il primo nel periodo di aprile/maggio ed il secondo nel periodo di ottobre/novembre, eseguiti con l’impiego di decespugliatore a filo o altra attrezzatura idonea, e n. 2 interventi di diserbo chimico, il primo in giugno ed il secondo in settembre, effettuati con l’impiego di un sdiserbante fogliare sistemico non selettivo e non residurale, efficace sulle infestanti erbacee (annuali, biennali e perenni) nonché sugli arbusti (il diserbante deve contenere il principio attivo glyphosate in una misura non inferiore al 30%). Il Comune prevede di sottoporre quanto prima a revisione il contratto di servizio stipulato con ACAM al fine di affidare definitivamente ad ACAM il diserbo e lo sfalcio delle vie pubbliche e delle aree verdi. 4.8 Inventario dei Biotopi dell’area urbana L’inventario dei Biotopi dell’area urbana e periurbana della Spezia è stato realizzato con lo scopo di offrire all’Amministrazione Comunale uno strumento in più per comprendere, pianificare e gestire il territorio nella maniera più efficace. Esso ha messo in evidenza ben 32 zone particolarmente interessanti per una valorizzazione ecologica, naturalistica, didattica, turistica e culturale. 4.9 I progetti sul paesaggio e natura di altri soggetti delle comunità locale Durante i lavori del Gruppo di Lavoro “Informazione e Comunicazione” sul tema “Paesaggio e Natura” sono emersi, come contributo degli attori interessati all’argomento, alcuni progetti, iniziative, materiali che sarà importante valorizzare nella programmazione delle azioni finalizzate alla tutela e valorizzazione del paesaggio e della natura. Segnaliamo i principali: – adozione da parte di alcune Scuole (scuola Piajet e Scuola 2 Giugno) di sentieri al fine di conservarli e valorizzarne l’aspetto storico e naturalistico; – carta dei sentieri realizzata da CAI –Panathlon club; – progetti di manutenzione e ristrutturazione di alcuni sentieri da parte di associazioni di volontariato (associazione Montisola, etc); – Carta comunale dei sentieri del 1980, realizzata dall’architetto Bruchi; – Libro di Marco Danesi: “Golfo della Spezia: guida agli antichi sentieri” del 1991;
  • 127. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 128 – progetto nazionale Parchi – Parchi redatto dalla UISP per la cui realizzazione sono già stati chiesti finanziamenti; – progetto “Grande traversata del Golfo” realizzato dalla Coop Natour. 5. Valutazione delle strategie e azioni attivate Obiettivi specificiStrategia e azioni attivate Mantenere la funzionalità di scalinate e sentieri nel contesto della tutela della cinta collinare spezzina Valorizzare la rete dei sentieri come elemento culturale, ricreativo, di interesse storico Agenda XXI regionale Il documento elaborato dalla Regione Liguria per il processo di agenda XXI regionale costituisce, in generale, un utile riferimento per inquadrare in un contesto più ampio la scelta degli obiettivi, dei target e delle azioni da adottare nel percorso di Agenda 21 del Comune della Spezia e nel relativo Piano d’Azione. Tuttavia, il documento non sviluppa nel dettaglio le linee d’azione individuate, bensì si limita ad enunciare le tipologie di azioni che sarebbe opportuno sviluppare in un’ottica di sviluppo sostenibile del territorio. I progetti sulla gestione del verde dell’Amministrazione comunale L’amministrazione comunale ha elaborato le idee e gli indirizzi che orienteranno la gestione del verde extraurbano nei prossimi anni cercando di mantenere la funzionalità delle scalinate e dei sentieri. A tale scopo ha realizzato una mappatura di tutti i sentieri del territorio comunale che ha utilizzato come strumento conoscitivo. Tale strumento diventa essenziale per l’Azienda municipalizzata (ACAM) che ha avuto in affidamento la pulizia e il ripristino delle scalinate storiche della città. Il Comune prevede anche altri progetti a più largo respiro come la realizzazione del Bosco-Parco e la realizzazione del sistema del Parco dell’arco collinare. Tali progetti hanno l’obiettivo di valorizzare e tutelare la sentieristica come elemento di interesse culturale – ricreativo, storico e naturalistico. La strada intrapresa dall’Amministrazione è quella di rendere più fruibile il territorio extraurbano sia ai cittadini che ai turisti, insegnare loro a conoscere tutti gli aspetti del paesaggio non solo quello prettamente naturalistico. Le aree protette L’unica porzione del territorio comunale che ricade in un area protetta è la zona di Tramonti. Tale porzione di territorio è stata inserita nel Parco allo scopo di tutelarne il graduale degrado a cui era soggetta, per cui attraverso i finanziamenti che derivano dall’essere Parco si potrà intervenire nelle situazioni di maggiore degrado e mantenere quelle che ancora sono ben conservate. La zona di Tramonti, per il suo valore naturalistico, storico e di conservazione dei muretti a secco è stata inserita nel Parco Nazionale delle Cinque Terre con lo scopo di salvaguardarne l’ulteriore alterazione e valorizzarne la bellezza Le scelte del Preliminare di Piano Urbanistico Comunale Il Piano Urbanistico Comunale, attraverso le scelte pianificatorie per il territorio extraurbano definite sulla base dello studio agronomico ambientale e attraverso la disciplina paesistica, fornisce un fondamentale contributo al perseguimento di questi obiettivi.
  • 128. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 129 Obiettivi specificiStrategia e azioni attivate Mantenere la funzionalità di scalinate e sentieri nel contesto della tutela della cinta collinare spezzina Valorizzare la rete dei sentieri come elemento culturale, ricreativo, di interesse storico Le scelte del Piano strategico Il piano Strategico non affronta nello specifico le tematiche della manutenzione e della funzionalità delle scalinate storiche e dei sentieri ma tali tematiche rimangono implicite nelle schede progettuali inerenti la valorizzazione del paesaggio (Parco dell’arco collinare e Sistema culturale urbano) e nelle quali vengono affrontate tematiche in cui è necessario partire da una corretta gestione della funzionalità delle strutture esistenti. Le scelte del Piano Strategico si sono indirizzate sullo sviluppo sostenibile di un turismo diversificato a seconda delle richieste di mercato ma che trovi nella città della Spezia un punto forte di attrazione. Tutto questo deve essere poi collegato ad ipotesi progettuali a più ampio respiro come la realizzazione del Parco dell’Arco collinare che vede il raggiungimento ultimo di questi obiettivi. Il Progetto “Città dei bambini” Il progetto promuove, tra le altre cose, l’approfondimento della conoscenza di tutti i luoghi della città da parte dei bambini per coinvolgerli nel rispetto dell’ambiente oltre che nell’amore per il proprio territorio. Questo tipo di azione stimola naturalmente l’intervento manutentivo e di recupero dei siti da parte delle Amministrazioni locali oltre a richiamare l’attenzione degli adulti su porzioni di territorio da tempo dimenticate ed abbandonate. Per questa ragione sarà importante conseguire un elevato livello di integrazione tra questo progetto e il percorso di Agenda 21, in particolare in tema di riqualificazione e valorizzazione dei sentieri e delle scalinate. Diserbo e sfalcio delle scalinate L’attività di diserbo e sfalcio delle scalinate e di fondamentale importanza per mantenerne la relativa funzionalità. Questa attività dovrebbe quindi essere effettuata con una periodicità tale da garantire l’effettiva assenza di infestanti erbacee, arbustive ed arboree lungo le scalinate in tutti i periodi dell’anno. In un’ottica di sostenibilità degli interventi di manutenzione, sarà inoltre importante garantire che le attività di diserbo chimico siano effettuate in modo tale da evitare ogni possibilità di inquinamento del suolo, del sottosuolo e delle acque. La buona manutenzione delle scalinate costituisce uno dei primi requisiti essenziali per la valorizzazione della rete dei sentieri dell’arco collinare. Inventario dei Biotopi dell’area urbana L’obiettivo dell’inventario dei Biotopi è stato quello di offrire all’Amministrazione Comunale uno strumento in più per comprendere, pianificare e gestire il territorio nella maniera più efficace. Esso ha messo in evidenza ben 32 zone particolarmente interessanti per una valorizzazione ecologica, naturalistica, didattica, turistica e culturale. Tale documento non sviluppa nel dettaglio le azioni da intraprendere per raggiungere gli obiettivi prefissati ma costituisce comunque un utile riferimento per inquadrare le azioni da adottare nel percorso di Agenda 21del Comune della Spezia I progetti sul paesaggio e natura di altri soggetti delle comunità locale Tutti i progetti segnalati dai diversi soggetti della comunità locale che hanno partecipato ai lavori della sessione tematica sul paesaggio e la natura offrono un contributo molto importante al perseguimento di questi obiettivi. In particolare l’azione del volontariato è estremamente preziosa per mantenere la funzionalità di sentieri e scalinate e promuoverne e valorizzarne la fruizione. Sarà anzi necessario, nel futuro, incoraggiare e sostenere tali iniziative, che necessitano di strumenti di supporto economico e di un programma di attuazione per poter essere realizzati.
  • 129. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 130 6. I settori di intervento: strategie e azioni da attivare o consolidare Come già evidenziato, il tema della valorizzazione del paesaggio e della natura riveste un’importanza centrale ai fini della definizione di un percorso di sviluppo sostenibile della città della Spezia, sia per l’importanza e la ricchezza delle risorse naturali e culturali presenti sul territorio, sia per l’entità delle pressioni antropiche che su di esse si esercitano. Nell’ambito del percorso di Agenda 21, su questo tema si è deciso, per i motivi illustrati in precedenza, di focalizzare l’attenzione esclusivamente sugli aspetti di “riqualificazione e valorizzazione della rete delle scalinate e dei sentieri”. Le proposte di Piano presentate nel seguito sviluppano, dunque, questo aspetto. Al fine, comunque, di inquadrare le proposte sul tema della “riqualificazione e valorizzazione del sistema delle scalinate e dei sentieri” emerse dalla sessione tematica, nell’ambito di una più generale strategia di tutela e valorizzazione del paesaggio e della natura spezzine, nel seguito sono sinteticamente delineate le linee strategiche che si ritiene opportuno siano sviluppate dall’Amministrazione comunale e con le quali sarà opportuno confrontate le scelte di pianificazione e programmazione del territorio effettuate da altri strumenti (es. Piano Urbanistico Comunale) e nell’ambito di altri percorsi (es. Piano Strategico della città). 6.1 Linea strategica n.1 – Valorizzare il golfo attraverso il suo mare “Il Golfo della Spezia, nella sua struttura territoriale, organizzata sulle due penisole, i loro affacci interni ed esterni, il suo carattere di ampio seno di una serenità quasi lacustre ma di una vivezza tutta marina e mediterranea, è luogo di straordinaria bellezza. Questa non è una pura descrizione. Questo è il motivo per cui la qualità del golfo e la sua esaltazione divengono il criterio dominante e prioritario di qualunque intervento si voglia effettuare sul golfo stesso. Tutto ciò è ancora più significativo se si considera che il Mare, il Golfo, non può essere considerato “res nullius”, ma bensì patrimonio dello stato (della nazione) e quindi bene comune, soprattutto dei cittadini degli insediamenti rivieraschi. E’ noto che dal punto di vista ecologico il luogo di maggior interesse è quello dove i sistemi si incontrano, il luogo delle interfacce tra sistemi poiché è lì che si garantisce la maggiore intensità degli scambi della vita. Anche dal punto di vista degli insediamenti e delle economie locali le zone delle interfacce tra sistemi naturali sono spesso preferiti perché anche per le economie le zone di interfaccia sono le più convenienti. Così la linea di costa ha sempre rappresentato il luogo più significativo dei sistemi viventi marini ed è il luogo di maggiore intervento delle strutture urbane ed industriali. Spesso questi interessi sono anche in contrasto tra loro, ma in ogni caso occorre che lo scambio ambientale sia sempre garantito, pena l’asfissia dell’intero sistema”9. 9 Tratto da: Coordinamento dei comitati per l’ambiente del Golfo della Spezia (Golfo-Città-Porto), Appunti per il dibattito, “il Golfo sarà dei Poeti”, a cura di G. Pizziolo, uno dei consulenti del coordinamento.
  • 130. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 131 Questi elementi di riflessione, portati dal coordinamento dei comitati per l’ambiente del Golfo della Spezia nel dibattito sullo sviluppo sostenibile del Golfo aperto nell’ambito di Agenda 21, devono necessariamente essere approfonditi e sviluppati nell’ambito di una più generale strategia di valorizzazione del paesaggio e della natura spezzine. Sarà quindi fondamentale, nella definizione dei futuri sviluppi della linea di costa, e in particolare dell’attività portuale, porre un’attenzione centrale anche al tema della valorizzazione del golfo, per garantire uno sviluppo sostenibile del golfo stesso. Questo potrà essere fatto nell’ambito del percorso delineato nella parte di Piano d’Azione sui rapporti tra città, mare e porto, illustrato in un successivo capitolo. 6.2 Linea strategica n.2 – Valorizzare il paesaggio urbano Valorizzare il paesaggio urbano della Spezia significa creare una nuova immagine della città che si fondi sulla specificità delle risorse locali e sulla valorizzazione di uno sviluppo composito, con più vocazioni e con più opzioni cercando di essere tradizionalmente città di produzione, territorialmente città di servizi e geograficamente città di mare. Attraverso i tre scenari strategici (La Spezia città di produzione, di servizi e di mare) il nuovo PUC tende ad inquadrare La Spezia come porta d’accesso e parte del sistema turistico locale valorizzando quelle che sono le sue caratteristiche principali sempre nell’ottica di uno sviluppo sostenibile. Il nuovo PUC prevede quindi una strategia più determinata sulla riqualificazione degli spazi aperti, restituendo alla pedonalità piazze e strade che oggi risultano congestionate a causa della circolazione e della sosta automobilistica e individuando un coordinamento per gli interventi di arredo urbano. Nell’ambito di questa strategia, nell’ottica di Agenda 21, sarà comunque importante realizzare interventi che consentano di migliorare la qualità e fruibilità degli spazi urbani e del verde urbano in particolare (incremento degli spazi verdi dei quartieri, valorizzazione delle emergenze naturalistiche dei Parchi e Giardini e dei biotopi presenti in ambito urbano, adeguamento delle strutture delle aree verdi anche per renderle fruibili ai portatori di handicap, etc.), anche attraverso la creazione di una rete di percorsi pedonali e/o ciclabili che colleghino le risorse di paesaggio urbano da valorizzare (in sinergia con l’azione n. 1 del Piano d’azione sviluppato sul tema della mobilità). Un altro aspetto importante della valorizzazione del paesaggio urbano è senza dubbio lo sviluppo di un “Sistema culturale urbano”, come ipotizzato nella commissione “Quali Turismi” del Piano Strategico che prevede l’accrescimento e la valorizzazione dell’offerta dei servizi culturali esistenti e in fase di sviluppo. L’obiettivo principale che il Piano Strategico si pone è quello di ottenere il miglioramento strutturale dell’offerta esistente, il miglioramento dell’immagine della città e con essa la sua fruibilità e la sua appetibilità in vista di un posizionamento efficace nel mercato del turismo culturale. I risultati attesi, così come emersi dal Piano Strategico, da questo tipo di impostazione progettuale sono: – una maggiore crescita della comunità; – un incremento del flusso turistico interno ed internazionale; – un accrescimento del patrimonio artistico della città.
  • 131. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 132 6.3 Linea strategica n.3 – Valorizzare il paesaggio collinare nell’ottica di un Parco dell’Arco collinare 6.3.1 Obiettivi e risultati attesi Nell’ambito dei lavori di Agenda 21 e nello specifico del gruppo “Informazione e comunicazione” la linea strategica sulla riqualificazione e valorizzazione del paesaggio collinare è stata senza dubbio la più partecipata e sentita dalla comunità locale. Lo stesso Piano Urbanistico Comunale ha dedicato un’attenzione centrale a questo tema, individuando come obiettivo di riqualificazione e valorizzazione del territorio collinare la realizzazione di un Parco dell’Arco collinare. Questo stesso tema è stato affrontato e sviluppato anche nella Commissione “Quali Turismi” del Piano Strategico ponendosi come principale obiettivo quello di tutelare e valorizzare il territorio ed il paesaggio spezzino e di realizzare un sistema di parchi e di verde integrato e fruibile sia dai turisti che dalla comunità locale. Peraltro l’ipotesi di realizzare un “Parco dei colli del Golfo” era già contenuta nella legge quadro regionale sui parchi del 1977. Dare credito alle potenzialità ambientali dei territori extraurbani della città vuol dire creare occasioni e risorse di diversificazione dell’offerta turistica ed una più equilibrata ripartizione dei flussi turistici, in particolare di quelli sensibili alle tematiche ambientali escursionistiche, al fine di creare un sistema integrato di attrazioni culturali e ambientali situate tra il Parco naturale Montemarcello-Magra e il Parco Nazionale delle Cinque Terre. Nello specifico del gruppo di lavoro di Agenda 21 sono emersi, dalle esigenze e testimonianze dei soggetti interessati, molti elementi di criticità ambientale (scarsa conoscenza e manutenzione della sentieristica, situazioni ambientali di grave degrado, scarsa connessione tra ambiente urbano e territorio extraurbano, totale abbandono del paesaggio collinare, scarsa recettività turistica, mancanze di zone adeguatamente attrezzate etc.) a cui cercare di porre rimedio. Attraverso il coinvolgimento dell’Amministrazione comunale, delle Circoscrizioni che rivestono un ruolo chiave come controllo e portavoce dei cittadini, dei soggetti interessati (associazioni – ambientaliste, sportive, culturali -, gruppi di volontariato, scuole etc.) si è arrivati a definire degli obiettivi e delle azioni prioritarie da attivare da subito. L’obiettivo che è emerso con più forza dalla sessione tematica è quello di impostare i lavori di recupero e riqualificazione del territorio collinare intorno ad una progettualità finalizzata alla realizzazione di un sistema culturale-paesaggistico da proporre non solo alla comunità locale ma anche ai turisti; questo progetto è realizzabile se all’interno di Agenda 21 si costituisce un Gruppo di Lavoro, come auspicabile viste le premesse emerse dalle sessioni tematiche, che si attivi al fine di realizzare gli obiettivi fissati. 6.3.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Riqualificazione della sentieristica, attraverso la definizione di un Piano che tuteli e valorizzi il sistema dei sentieri dell’arco collinare, che contribuisca alla nascita di un Parco dell’Arco collinare, coerentemente con l’ipotesi progettuale già contemplata dalla Commissione Quali Turismi del Piano Strategico della Città della Spezia. 2. Riqualificazione e valorizzazione delle scalinate storiche.
  • 132. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 133 3. Aumento del patrimonio di conoscenza sui sentieri, attraverso l’elaborazione di materiale informativo e cartografico che riorganizzi in un quadro organico, di carattere divulgativo, il patrimonio di conoscenze e materiali già disponibili 4. Progettazione e realizzazione del Parco dell’arco collinare, sviluppando l’ipotesi progettuale “Parco dell’Arco collinare” elaborata nell’ambito della commissione “Quali turismi” del Piano Strategico. 5. Conservazione e riqualificazione del territorio extraurbano, secondo gli indirizzi definiti nel Piano Urbanistico Comunale, principalmente finalizzati alla conservazione dei caratteri storico- culturali del paesaggio e a consolidare e sviluppare il sistema agricolo. 6. Attuazione della normativa paesistica del PUC, che prevede una serie di discipline paesistiche a cui attenersi nelle trasformazioni previste in territorio extraurbano, come la la pulizia del lotto per eliminare le erbe e gli arbusti infestanti, la manutenzione della viabilità interna pubblica e privata con particolare riferimento alle opere connesse con lo smaltimento delle acque, la manutenzione di muretti a secco, poggi e gradoni, la prote-zione e cura della flora esistente, la conservazione del manto vegetale naturale e della conformazione del tessuto poderale collinare. Ogni intervento deve essere fatto nel rispetto dell’esistente e dovrà avere un carattere omogeneo. 6.3.3 Strumenti – Piano Strategico – Piano Urbanistico Comunale, con particolare riferimento alla disciplina paesistica puntuale (elaborato P7/c) – Piano di assestamento forestale – Piano antincendio della Provincia della Spezia – Cartografia e materiale informativo sui sentieri già elaborato (carta del Comune della Spezia del 1980, quadro conoscitivo del PUC, carta dei sentieri elaborata da CAI-Panathlon club, etc.) 6.4 Linea strategica n.4 – Protezione dagli incendi e dal dissesto idrogeologico Nell’ambito di una valorizzazione e tutela del territorio comunale Agenda 21 non può non tenere conto di due aspetti fondamentali: il dissesto idrogeologico e gli incendi. Sono temi trattati e sviluppati anche dal nuovo Piano Urbanistico Comunale proprio perché il territorio extraurbano della città è soggetto al fenomeno del dissesto idrogeologico specialmente nelle zone agricole abbandonate (zone terrazzate dove i muretti a secco sono abbandonati al totale degrado), nelle zone di cava e nelle zone carsiche; mentre la problematica incendi si fa sentire maggiormente nelle zone boscate dove l’uomo nel corso degli anni ha spesso soppiantato le essenze locali con piante più vantaggiose economicamente, come i pini, ma soggette con più facilità al problema degli incendi. La problematica del rimboschimento con essenze non autoctone è molto importante in quanto porta ad un graduale depauperamento dei boschi della cinta collinare e alla grave perdita in biodiversità; per cui si ritiene opportuno fare interventi di rimboschimento, dopo un incendio, mirati alla conservazione della vegetazione autoctona preferendo, ad esempio, l’inserimento di essenze vegatali
  • 133. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 134 a latifoglie rispetto alle conifere. A tal fine gli strumenti più idonei a garantire la conservazione del paesaggio naturale preesistente sono il Piano Urbanistico Comunale e il Piano di Assestamento forestale. Nell’ottica di uno sviluppo sostenibile del territorio collinare della città Agenda 21 può consolidare ed attuare, sul tema del dissesto idrogeologico, le norme di disciplina previste dal PUC, secondo le quali eventuali smottamenti o frane dovranno essere sistemati in modo da riconfigurare il pendio del versante terrazzato del colle, con interventi di ingegneria naturalistica (è una disciplina tecnica, a basso impatto ambientale, che utilizza le piante vive come materiale da costruzione in abbinamento con inerti tradizionali e non) che prevedono l’utilizzo di elementi vegetali propri dell’ambiente climacico di appartenenza. Altri interventi che si possono prevedere sono la realizzazione di commissioni di controllo sul territorio che svolgano un’attività di sorveglianza intesa e di registrazione, analisi ed azioni per una corretta gestione del territorio stesso e una corretta regimazione delle acque superficiali, abbinate ad un incremento della formazione di affossature e manutenzione delle esistenti per contenere i movimenti del suolo. Il problema incendi deve essere affrontato in un’ottica di salvaguardia e valorizzazione del paesaggio, in quanto costituisce una grave pressione sul territorio sia per la perdita di essenze vegetali ed animali rare ed importanti sia per la perdita di pezzi di storia costruita dall’uomo in passato come i vecchi selciati, le scalinate storiche ed altri manufatti di pregio storico-ambientale. Agenda 21 regionale affronta il problema incendi predisponendo un’azione specifica nella quale prevede la protezione della vegetazione attraverso la realizzazione di fasce tagliafuoco, viabilità forestale e punti d’acqua. Agenda 21 comunale può sicuramente recepire tali direttive associandole ad azioni di educazione ambientale, di sensibilizzazione dei cittadini a mantenere adeguati comportamenti e di pulizia dei boschi e dei terreni al fine di evitare il rapido propagarsi degli incendi. 6.5 Linea strategica n.5 – Promuovere un turismo ecosostenibile Per quanto riguarda l’attività turistica vi è piena consapevolezza dell’importanza economica che essa assume per la comunità spezzina e proprio in quest’ottica Agenda 21 comunale deve intervenire cercando di unire le diverse programmazioni territoriali (urbanistica, ambiente, viabilità e trasporti, beni culturali etc) con una corretta programmazione del turismo sostenibile dalla città. Bisogna creare le condizioni sia ambientali che strutturali idonee affinché il turista possa fruire nel modo migliore sia del territorio che delle strutture ed infrastrutture esistenti, sempre naturalmente nel rispetto dell’ambiente, che deve essere peraltro considerato uno dei supporti primari del turismo stesso. Una programmazione razionale e ben strutturata può portare ad uno sviluppo di un turismo di qualità e non di quantità, un turismo culturale, ecosostenibile e finanziabile, ad esempio, attraverso l’obiettivo comunitario 5b per l’incentivazione di strutture ricettive e per il ripristino di percorsi escursionistici e la realizzazione di posti tappa. Il tema del turismo è stato affrontato anche dalla commissione “Quali Turismi” del Piano Strategico ed in questa sede è emersa l’esigenza di realizzare il Piano di coordinamento turistico che individui gli indirizzi e le strategie del settore. I contenuti di questo Piano si possono riassumere in quattro punti essenziali: – monitorare il sistema per affrontare in modo coordinato i problemi strutturali del sistema locale; – attivare processi di riqualificazione delle strutture ricettive; – individuare le tipologie di turismo possibili verso cui indirizzare offerte mirate;
  • 134. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 135 – costruire un sistema informativo strutturato a diversi livelli di accesso, a supporto di enti, operatori ed utenti finali. Agenda 21, sviluppando nel Piano d’azione sul Paesaggio e Natura la componente più legata alla valorizzazione e tutela della sentieristica, pone maggiore attenzione allo sviluppo di un turismo verde, ecosostenibile, che valorizzi economicamente i valori estetici di un territorio extraurbano quasi inesplorato e che allo stesso tempo contribuisca alla salvaguardia e al rispetto per la natura e l’ambiente. Il primo passo da fare deve essere quindi la costruzione di un’offerta locale che vede sinergicamente uniti enti pubblici e privati nella realizzazione di un calendario di iniziative e manifestazioni che incentivino il turista a conoscere aspetti alternativi alle Cinque Terre del territorio spezzino. Lo scopo finale dovrebbe essere quello di costruire una rete di servizi che tenga conto delle componenti storiche (scalinate), culturali (sistema dei musei cittadini), naturalistiche (sentieri) e ludiche (sagre, feste paesane o religiose) che attraggano il turista potenziando e valorizzando le risorse già esistenti sul territorio. A tal fine sarà anche importante produrre del materiale cartografico che consenta di evidenziare e promuovere tali elementi.
  • 135. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 136 7. Le azioni prioritarie da attivare: riqualificazione e valorizzazione della rete delle scalinate e dei sentieri La scelta di focalizzare questa parte del Piano d’azione sul tema della riqualificazione e valorizzazione della rete delle scalinate e dei sentieri è derivata dalle seguenti considerazioni: – l’arco collinare è, insieme allo specchio d’acqua del Golfo, il carattere naturale che contraddistingue maggiormente la città – il sistema delle scalinate e sentieri del Golfo è unanimemente riconosciuto come patrimonio di notevole valore sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo – il sistema dei percorsi collinari è già stato identificato come importante risorsa ambientale, culturale, ricreativa e turistica anche da strumenti di pianificazione e programmazione (esempi recenti: il Piano Urbanistico Comunale ed il Piano strategico all’interno della Misura sul Turismo) – da tempo si sono interessati a tali percorsi enti, associazioni, scuole, singoli cittadini che attraverso varie azioni ne hanno sottolineato gli aspetti critici e quelli di valore, arrivando anche a proporre forme di utilizzo, quando non azioni dirette di tutela e valorizzazione – qualsiasi strategia di tutela e valorizzazione deve prevedere come discriminante che scalinate e sentieri siano conosciuti dalla cittadinanza e percorsi con frequenza (tale condizione è oltretutto garanzia di controllo e tutela del territorio nel suo complesso) – risulta quindi innegabile l’importanza che il mondo del volontariato riveste in questo ambito sia sotto il profilo delle conoscenze che delle azioni dirette – si identifica infine nel variegato insieme dei soggetti che si interessano di scalinate sentieri del Golfo una delle risorse più importanti da valorizzare per ottenere risultati concreti sul fronte della salvaguardia e valorizzazione di questo patrimonio Per l’attuazione di questo progetto di riqualificazione di valorizzazione della rete delle scalinate e dei sentieri sono state individuate alcune azioni prioritarie, descritte nel seguito, da attuare a partire dal primo anno dall’approvazione del Piano d’azione. Tutte le azioni sono tra loro integrate, coinvolgono gli stessi attori e si prevede che siano attuate attraverso un percorso comune di progettazione partecipata. I risultati attesi, gli attori e gli strumenti di attuazione sono pertanto comuni a tutte le azioni. 7.1 Azione n. 1 – Riqualificazione della sentieristica L’azione di riqualificazione della sentieristica prevede la definizione di un Piano che tuteli e valorizzi il sistema dei sentieri dell’arco collinare. Tale Piano può concretamente, con l’aiuto dell’Amministrazione Comunale, portare alla nascita di un Parco dell’Arco collinare, possibilità peraltro già contemplata dal Piano Urbanistico Comunale e dalla Commissione Quali Turismi del Piano Strategico della Città della Spezia (da notare che l’ipotesi di realizzare un “Parco dei colli del Golfo” era già contenuta nella legge quadro regionale sui parchi del 1977). Lo sviluppo di questa azione può articolarsi nei seguenti livelli di azione: 1. Elaborazione di un progetto per il recupero e la riqualificazione dei sentieri, da utilizzare per la richiesta di finanziamenti, che preveda lo sviluppo dei seguenti elementi, emersi nel corso dei lavori della sessione tematica:
  • 136. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 137 - la creazione della Via dei forti spezzini con possibilità di collegare i due lati del Golfo (Parco Nazionale delle Cinque Terre e Parco regionale Montemarcello – Magra) - il recupero di spazi pubblici attrezzati lungo la rete dei sentieri - il recupero e la valorizzazione delle fontane tuttora presenti lungo i percorsi - la realizzazione di orti botanici in cui preservare e valorizzare le specie endemiche - la ristrutturazione dei sentieri - l’introduzione di cartellonista e segnaletica adeguata alla sentieristica - l’adeguamento dei sentieri ed attrezzature, con appositi interventi, alle persone portatrici di handicap ed agli anziani - Il recupero dell’edilizia storica lungo i percorsi - la promozione della fruizione dei sentieri - l’impegno della Pubblica Amministrazione nella gestione e manutenzione della sentieristica - la realizzazione di percorsi didattici per le Scuole - la promozione e lo sviluppo del rapporto Scuola/valorizzazione dei sentieri - l’adozione, da parte delle Scuole, di sentieri da tutelare e valorizzare - la realizzazione di concorsi a premi per le Scuole che hanno conservato al meglio il sentiero adottato - la manutenzione e il recupero delle fasce terrazzate dell’arco collinare - l’utilizzo di materiali compatibili con l’ambiente per segnalare i sentieri percorribili - la garanzia della compatibilità tra sentieri, infrastrutture ed urbanizzazione - la creazione di aspettative nei fruitori dei sentieri (valorizzare le emergenze naturalistiche, storiche, culturali ed architettoniche presenti nel sentiero) Nello sviluppo del progetto, è fondamentale tenere presente che il territorio è un tutt’uno: l’opera di recupero non deve essere fermata dai confini comunali, bensìdovrà estendersi all’intero arco collinare del Golfo. 2. Azione di verifica e controllo per evitare il depauperamento qualitativo e quantitativo dei percorsi, attraverso: - azioni di mantenimento e recupero dell’uso pubblico dei percorsi (contrastare la privatizzazione e l’abusivismo, esproprio del privato) - definizione di capitolati che tengano conto delle necessità di preservazione della tipologia costruttiva e dei materiali di sentieri e scalinate - azione di stimolo, consulenza e controllo sulle aziende incaricate della manutenzione di scalinate e sentieri (es. ACAM) - verifica del regolamento comunale al proposito (ad esempio in relazione alla tematica dei Frontisti); prevedere meccanismi anche di incentivazione per i frontisti affinché si impegnino nella pulizia e manutenzione dei sentieri 3. Riqualificazione di un sentiero 7.2 Azione n. 2 – Valorizzazione delle scalinate storiche Il sistema delle scalinate storiche della città della Spezia costituisce un notevole patrimonio che può essere valorizzato e tutelato attraverso: – il censimento delle scalinate storiche
  • 137. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 138 – un recupero architettonico delle scalinate – interventi sulle scalinate nel totale rispetto del preesistente – la promozione a livello culturale del valore storico delle scalinate – il ripristino della funzionalità delle scalinate – l’utilizzo di materiali locali nelle nuove costruzioni (ciottolati, arenarie etc) – l’attivazione di una progettualità di recupero delle scalinate che funga da premessa al più ampio progetto del Parco dell’Arco collinare – la promozione e la valorizzazione della funzione delle Circoscrizioni come controllo e portavoce dei cittadini, ad esempio attraverso il ripristino delle piccole squadre di manutenzione che già un tempo svolgevano funzione di controllo e pulizia delle scalinate – il recupero e la valorizzazione delle mura storiche della città 7.3 Azione n. 3 – Aumento del patrimonio di conoscenza sui sentieri La realizzazione di una carta dei sentieri aiuta tutti i possibili utenti a conoscere al meglio il territorio del Comune di Spezia e allo stesso tempo fa sì che la città si riappropri di sentieri ormai dimenticati ed abbandonati ma sicuramente ricchi di un valore storico inestimabile. Molti materiali cartografici e informativi sono già stati realizzati nel corso degli anni (vedi, ad esempio, carta del Comune della Spezia del 1980, quadro conoscitivo del PUC, carta dei sentieri elaborata da CAI-Panathlon club e Carta di fruizione del territorio realizzata dalla Coop. Natour). La necessità è ora quella di riorganizzare i materiali già disponibili per elaborare una carta d’insieme dei sentieri dell’arco collinare spezzino, che non si limiti a indicare i percorsi esistenti, ma ne evidenzi le peculiarità, la percorribilità, gli elementi di interesse storico, naturalistico, culturale, enogastronomico, etc. Questo si può realizzare attraverso: – la ricognizione dei materiali cartografici e informativi già disponibili, – il censimento della sentieristica del territorio comunale e redazione di un catasto dei sentieri pubblici e non (vicinali, comunali, ...), – il censimento delle emergenze naturalistiche e storiche presenti nei sentieri – la realizzazione della Carta dei sentieri tenendo conto dei materiali cartografici e informativi già disponibili, – l’integrazione della Carta dei sentieri con diversi tematismi di interesse per i possibili fruitori dei sentieri (informazioni geologiche, vegetazionali, climatiche; informazioni su percorribilità sentieri, presenza di punti di sosta, di ristoro, panoramici; presenza di agriturismi, maneggi, etc), anche con finalità di promozione turistica dei sentieri. 7.4 Azione n. 4 – Rivitalizzare l’utilizzo dei sentieri La valorizzazione del territorio spezzino parte da una buona promozione turistica e dalla realizzazione di iniziative naturalistiche che insegnino a percorrere i sentieri osservando tutte le emergenze storiche e naturalistiche presenti lungo i percorsi. L’iniziativa prevede quindi la realizzazione di un calendario di iniziative che potrà comprendere: – escursioni guidate sui sentieri dell’Arco collinare
  • 138. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 139 – Camminabus: percorsi sui sentieri in collegamento con le rete dei mezzi pubblici (a cura del LABTER, coinvolgimento ATC); – escursioni naturalistiche anche per persone portatrici di handicap ed anziani – giornate ecologiche con il coinvolgimento delle Scuole – manifestazioni pubbliche sui lavori realizzati dalle Scuole (adozioni dei sentieri e loro manutenzione, problematiche connesse alla riqualificazione e gestione dei sentieri, mostre sulle emergenze storiche e naturalistiche ed altri temi) – feste popolari che sensibilizzino le persone alle tematiche della valorizzazione e tutela del territorio – promozione e valorizzazione dei prodotti tipici locali – realizzazione di pacchetti turistici (in collaborazione con l’APT) con percorsi naturalistici inerenti l’arco collinare e collegamento con le realtà imprenditoriali che operano sul territorio (agriturismi, maneggi, bed & breakfast) 7.5 Azione n. 5 - Favorire l’azione del volontariato e l’interesse culturale sui sentieri Favorire l’azione del volontariato è di fondamentale importanza sia per mantenere la funzionalità di scalinate e sentieri, sia per valorizzare la rete dei sentieri come elemento culturale, ricreativo, di interesse storico. Questo può essere realizzato attraverso: – la creazione della “Rete del volontariato su scalinate e sentieri”: tramite gruppo di lavoro di Agenda 21 (anche con metodologia tipo: “M’informo, discuto partecipo”) che si costituisce ad hoc, comprendente associazioni, cittadini, enti pubblici – circoscrizioni ed uffici preposti; – la realizzazione di un sistema di supporto al volontariato: con le metodologie già ravvisate dal progetto quartieri (Banca del Tempo, ecc.), con sistemi di finanziamento indiretto (es. materiali, strumenti, ecc.) – l’organizzazione e diffusione dell’Iniziativa “Adottiamo un sentiero” da parte delle scuole spezzine: da raccordare alla rete del volontariato 7.6 Risultati attesi L’attivazione delle azioni precedentemente analizzate deve portare al raggiungimento dell’obiettivo di valorizzazione e tutela del Paesaggio e del territorio extraurbano nell’ottica futura della formazione del Parco dell’arco collinare, collegato al Parco Nazionale delle Cinque Terre. Si prevede quindi la realizzazione di un sistema di parchi e di verde integrato e fruibile sia dai cittadini che dai turisti, attraverso la rete delle scalinate e dei sentieri. La città di Spezia deve valorizzare culturalmente, ma anche economicamente, gli aspetti estetici di un territorio sconosciuto offrendosi ad una migliore e più attiva fruizione del territorio extraurbano da parte dei cittadini e ad turismo di qualità, che contribuiscano anche alla salvaguardia e al rispetto della natura e dell’ambiente. 7.7 Attori Nel contesto dell’amministrazione:
  • 139. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 140 – Agenda XXI della città della Spezia che tramite il Gruppo di Lavoro “Informazione e comunicazione” imbastisce il percorso, coordina le forme di partecipazione, e che, attraverso il Piano d’Azione per lo sviluppo sostenibile della Città, rielabora le linee strategiche e le soluzioni scaturite nelle varie fasi. – LABTER – Laboratorio Territoriale di Educazione Ambientale che promuove la partecipazione, cura la ricaduta educativa del progetto, fornisce le risorse umane per garantire il coordinamento tra i soggetti coinvolti e la circolazione delle informazioni. – Ufficio di Piano che fornisce le basi conoscitive scaturite dagli studi propedeutici al Piano, nonché l’elaborato di programma relativo, ai fini di inserire le iniziative nel contesto pianificatorio e programmatorio; ricava inoltre dal percorso elementi utili alla verifica d all’integrazione delle norme relative contenute nel Piano stesso. – Progetto Quartieri che fornisce informazioni circa necessità ed aspettative rilevate nei vari quartieri; sui soggetti localmente interessati, cura i rapporti con i gruppi di lavoro scaturiti nelle varie circoscrizioni, collabora alla gestione dei momenti di partecipazione. – Settore Turismo cura l’inserimento del percorso nella soluzione 3 “Quali Turismi” del Piano Strategico, anche tramite l’elaborazione di una Scheda progetto apposita, evidenziando quindi tutti i nessi con il settore. – Settore Lavori Pubblici si rapporta al percorso in merito alle proprie competenze, sia indirizzando specifiche risorse finanziarie (Piano delle opere) ed umane (militari in servizio civile), sia in riferimento ad eventuali protocolli tecnici volti alla tutela e al recupero delle scalinate storiche. – Settore Boschi e Giardini supporta il percorso in base all’esperienza maturata nel settore, fornendo informazioni tipo il censimento dei percorsi collinari, le specifiche tecniche relative alla loro manutenzione, curando i rapporti con il redigendo Piano di assestamento forestale nonché con il progetto “Bosco-Parco”. – Assessorato alla città dei bambini estende e integra il percorso con le attività del progetto “Città dei bambini”. Altri Uffici e Settori comunali interessati per le rispettive competenze: – Circoscrizioni (soggetto indispensabile e prezioso per sensibilizzare i cittadini alle problematiche ambientali e renderli consapevoli del ruolo fondamentale che hanno nello sviluppo sostenibile della loro città). – Ambiente, – Pubblica Istruzione, – Città dei Giovani, – Istituzione per i servizi Culturali, Altri Enti pubblici interessati: – Provincia (Polizia provinciale, GEV, Difesa del suolo, etc.), – Comuni limitrofi al Comune della Spezia, – APT (Azienda di Promozione Turistica), – Corpo Forestale dello Stato, – Parco di Montemarcello Magra, – Parco Nazionale delle Cinque Terre,
  • 140. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 141 – CIS Provveditorato – Sovraintendenza alle Belle Arti Altri soggetti – CAI, – Panathlon Club – Legambiente, WWF, Italia Nostra, Pro Natura – ARCI, UISP, AICS, Associazione Sportiva Montisola, Jonas, “Vivere insieme” – AVIS, AIDO – AGESCI – Associazione scalinate soriche, FAI – Associazioni sportive, Comitati marce – Natour, Natura Trekking, Tramontur, Kaleidos, Itinerari – Centro Turistico Studentesco – VAB (Volontari antincendio boschivi) – Fondazione Carispe, – Alleanza Assicurazioni, – ACAM – Scuole Medie “J Paiget”, “2 Giugno” – Cooperative settore pulizia dei sentieri, – Confcooperative – Scuola Edile Spezzina – Associazione Castagna A proposito degli attori, è importante rilevare che, fermo restando il fondamentale coinvolgimento del volontariato e dell’associazionismo, un’azione complessiva di tutela del patrimonio paesaggistico e architettonico dell’arco collinare spezzino richiede anche interventi posti in essere con professionalità, continuità e attrezzature che solo un’azione imprenditoriale può garantire. In tal senso l’ipotesi progettuale può rappresentare anche l’occasione per perseguire uno sviluppo occupazionale attraverso il recupero ed il mantenimento dei sentieri. A tal fine sarà pertanto importante individuare e promuovere modalità per armonizzare interventi provenienti dal mondo del volontariato ed attività imprenditoriali10. Sarà inoltre importante, da parte del Comune della Spezia, promuovere una azione coordinata con i comuni limitrofi per garantire completezza e significatività all’azione di Piano. 7.8 Strumenti Tra gli strumenti possibili per la realizzazione di questo Piano d’azione quello che ha ottenuto il consenso maggiore dai soggetti partecipanti alla sessione tematica “tutela e valorizzazione del paesaggio e della natura” è la formazione di un gruppo di lavoro di Agenda 21 comprendente Associazioni, cittadini, enti pubblici-circoscrizioni ed uffici preposti (gli attori di cui al precedente paragrafo 2.7) che garantisca la realizzazione delle azioni da attivare già dal primo anno del Piano d’azione. 10 Osservazione presentata dalla Confederazione Cooperative Italiane – Unione provinciale della Spezia.
  • 141. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 142 Il Gruppo di lavoro avrà il compito di favorire l’azione del volontariato garantendo la creazione della “Rete del volontariato sulle scalinate e sentieri” e la realizzazione di un sistema di supporto al volontariato con metodologie già ravvisate dal progetto quartieri e con sistemi di finanziamento indiretto (materiali, strumenti etc) Il gruppo di lavoro, in particolare attraverso soggetti quali l’APT (Azienda di Promozione Turistica), la Provincia e lo stesso Comune della Spezia, dovrà promuovere l’iniziativa nei Comuni limitrofi, coinvolgendoli come potenziali partners del più ampio progetto “Parco dell’arco collinare”. Il Gruppo si dovrà inoltre occupare, con il supporto degli uffici comunali preposti, della ricerca di possibili fonti di finanziamento a supporto economico del progetto stesso. 8. Le fonti di finanziamento 1. Programma LIFE III (2000 – 2004): il programma LIFE è uno strumento finanziario comunitario che opera su tre aree d’azione: ambiente, natura e Paesi Terzi. attiene ad azioni dimostrative e preparatorie per le industrie e gli Enti locali, tese a supportare le politiche e la legislazione comunitaria in materia di ambiente, ed è prioritariamente destinato agli Enti locali ed alle azioni questi possono implementare in materia di gestione ambientale e sviluppo sostenibile del territorio. Ad esso è destinato il 46% dell’ammontare complessivo dei fondi destinati al programma Life. Il nuovo Life-Ambiente per il quadriennio 2000-2004 supporta due tipologie di progetti: progetti di dimostrazioni ed azioni preparatorie, che devono attenere alle seguenti aree: – integrazione delle valutazioni ambientali nella pianificazione territoriale, incluse le aree urbane e costiere, – riduzione degli impatti ambientali delle attività economiche, – prevenzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, – riduzione dell’impatto ambientale dei prodotti attraverso un approccio integrato nella produzione, distribuzione ed utilizzo al termine del loro ciclo, incluso lo sviluppo di prodotti a basso impatto. Tra le misure di particolare interesse in tema di paesaggio e natura si segnala: – integrazione delle valutazioni ambientali nella pianificazione territoriale / turismo sostenibile: progetti dimostrativi tesi alla regolarizzazione dell’impatto del turismo sull’ambiente, sviluppo e sperimentazione di indicatori adeguati e di metodi integrati per la gestione sostenibile del turismo, tecniche e metodi innovativi per il recupero dei luoghi in fase di degrado. Per quanto riguarda, invece, Life-Natura, esso supporta azioni di sostegno alla conservazione degli habitat naturali e della flora e fauna di interesse comunitario, e in particolare azioni di conservazioni di uno (o più) siti naturali di interesse comunitario (Direttiva Habitat) o di una o più specie appartenenti alla flora e alla fauna protette dalle direttive comunitarie. Ad esso è destinato il 46% delle risorse finanziarie complessive del programma Life. Sia per Life-Ambiente sia per Life-Natura le proposte vengono selezionate annualmente e sono cofinanziate al 50%. 2. Programma LEADER regionale (PLR) – periodo 2000 – 2006 (misura 4: azioni integrate per lo sviluppo del turismo rurale): tale programma intende contribuire alle
  • 142. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 143 strategie di valorizzazione delle risorse culturali, naturali e paesaggistiche del territorio che sono alla base di uno sviluppo delle aree rurali. Gli interventi finanziabili sono i seguenti: – Creazione di piccole strutture ricettive (affittacamere, bed&breakfast e piccoli rifugi) in edifici esistenti, per migliorare le strutture di accoglienza locali. – Miglioramento dell’immagine della rete commerciale, attraverso il finanziamento di piccole opere di ristrutturazione e arredo delle strutture esistenti poste in prossimità di itinerari turistici (escursionistici e tematici), finalizzato a creare punti di esposizione dei prodotti tipici del territorio e di informazione per il turista – Miglioramento dell’immagine e della fruizione della rete escursionistica ambientale attraverso interventi di adeguamento della cartellonistica e della segnaletica, creazione di piccole aree attrezzate di sosta – Realizzazione di itinerari tematici collegati al patrimonio architettonico e insediativo, alle produzioni tipiche, all’artigianato artistico – Valorizzazione dell’ambiente e della cultura dei luoghi, per la costituzione di una rete di ecomusei, attraverso il recupero e la valorizzazione di antiche strutture produttive (cave, antiche ferriere ecc.) e delle emergenze architettoniche – Realizzazione e sviluppo di centri di accoglienza attrezzati per le attività sportive legate alla fruizione delle risorse ambientali dell’area (canoistica, palestre di roccia, rafting etc.) – Miglioramento dei collegamenti costa-entroterra, in collaborazione con le aziende di promozione turistica, per la fruizione degli itinerari tematici, per la partecipazione a eventi e manifestazioni (noleggio bus-navetta ecologici) I beneficiari possono essere o privati o enti pubblici e le modalità attuative saranno definite o tramite bando di concorso o attraverso la predisposizione di un programma di intervento seguito dal GAL. 3. Piano regionale di sviluppo rurale 2000 – 2006 (Asse 2 – agricoltura plurifunzionale: misura 10, 19, 20.): tale piano consente di utilizzare fondi pubblici per lo sviluppo dell’agricoltura, per la tutela del patrimonio naturale e del paesaggio, per il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi a favore dell’agricoltura. Nel periodo citato, il piano rende disponibili ca. 190 milioni di euro (circa 370 miliardi di ire) per un complesso di 21 misure che fanno capo a tre assi strategici principali. Le linee strategiche che il piano si propone sono: – agricoltura imprenditoriale: lo sviluppo di un'agricoltura di mercato che riguarda in particolare i settori della floricoltura, delle fronde verdi e di alcune produzioni orticole, anche attraverso la valorizzazione delle colture anche non floricoleorticole specializzate, viticoltura, olivicoltura, allevamento – agricoltura plurifunzionale: – evidenziando il ruolo dell'agricoltura e delle attività ad essa collegata costituiscano un elemento di riequilibrio territoriale e sociale – individuando le linee di intervento in grado di valutare sempre più a fondo il valore economico dell'attività agricola legata alla manutenzione e alla salvaguardia del territorio e dell'ambiente (manutenzione del bosco, dei prati e la prevenzione degli incendi, la
  • 143. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 144 manutenzione delle sistemazioni dei versanti in particolare dei muretti a secco, la conservazione del patrimonio vegetale e del paesaggio; e così via. – servizi e infrastrutture: facendo fronte alle emergenze territoriali più rilevanti: – incendi boschivi, concentrati in almeno due periodi – crescente scarsità di acqua – difficile convivenza con la fauna selvatica – Gli argomenti delle misure 10, 19, 20 a cui richiedere finanziamenti sono i seguenti: – misura 10 – miglioramento fondiario – misura 19 – itinerari turistici – misura 20 – tutela dell’ambiente Le domande per ottenere gli aiuti devono essere presentate alla Comunità Montana o al Consorzio di Comuni nel cui territorio ha sede l’attività. 4. Stanziamenti da parte di Enti locali. 5. Leggi regionali a sostegno del settore turistico: L.R. 1/85, L. R. 16/92, L.R. 39/89, L.R. 22/98.
  • 144. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 145 ENERGIA Indirizzo strategico: migliorare l’innovazione energetica nel sistema pubblico e privato
  • 145. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 146 1. Premessa Le problematiche legate alla pianificazione energetica possono essere efficacemente sostenute soprattutto a livello locale. La città, luogo di concentrazione di gran parte della attività umane, che costituiscono la prima causa del degrado ambientale, rappresenta un ambito fondamentale sul quale basare una concreta strategia energetico-ambientale. Introdurre dunque nelle città la programmazione energetico-ambientale significa incentivare politiche di razionalizzazione degli usi finali dell’energia, l’organizzazione ottimale dei trasporti urbani, la gestione e lo smaltimento dei propri rifiuti, sostenendo attivamente una politica globale di risparmio energetico e di miglioramento della qualità di vita collettiva. A fronte di questo scenario, ruolo ed obiettivi degli enti locali in ambito energetico trovano il loro primo riferimento normativo nella legge nazionale 142/1990, che attribuisce a questi ultimi la protezione e la valorizzazione delle risorse locali, con particolare riferimento ad acqua ed energia. Di conseguenza, primo obiettivo degli enti locali è la valorizzazione delle risorse energetiche locali, con particolare attenzione alle fonti rinnovabili (geotermico, solare, biomasse, eolico, etc.), alle assimilate (cogenerazione, termovalorizzazione, etc.), ed alla riduzione della domanda (risparmio energetico), come principali componenti del sistema energetico su cui l'ente può avere un effettivo ruolo, sia di pianificazione che di programmazione finanziaria. Che sia questo l'obiettivo dell'ente locale è ulteriormente desumibile dalla successiva produzione legislativa nazionale sull’energia, con particolare riferimento alle leggi 9/1991 e 10/1991, ed al DPR 412/93 e successive modifiche. Anche in questo caso viene ribadito che l'obiettivo è la riduzione della domanda e la sua soddisfazione attraverso la progressiva sostituzione delle fonti tradizionali con le fonti rinnovabili ed assimilate. In questo quadro normativo nazionale, si inserisce un accordo internazionale, meglio conosciuto come “Protocollo di Kyoto”. E' questo un accordo sulle emissioni inquinanti e sulle politiche energetiche, sottoscritto dal Governo nazionale nel 1998, che prevede la riduzione delle emissioni climalteranti del 7% per l’intera Unione Europea. Per l’Italia, la quota di riduzione è fissata al 6,5%, rispetto al livello delle emissioni stimate nel 1990. Nonostante la sua recente messa in discussione da parte degli Stati Uniti, l’Unione europea continua a considerare il Protocollo come elemento fondante delle sue politiche energetico-ambientali. 2. Situazione attuale: gli elementi di criticità Il sistema energetico spezzino si distingue per due aspetti: – la presenza di una Centrale termoelettrica che assorbe mediamente 1.500 ktep di combustibili fossili per produrre energia elettrica da cedere alla rete nazionale; – la presenza del porto, dove approdano le navi che trasportano il gas naturale liquido (GNL) destinato al terminale di Portovenere, dove viene rigasificato e immesso nella rete nazionale di metanodotti;
  • 146. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 147 Per quanto riguarda l’analisi dei consumi finali, che nel 1997 sono risultati pari a 169.728 tep, si riportano di seguito due grafici che esprimono la suddivisione percentuale per fonte impiegata e per settore di utilizzo. In merito alle fonti energetiche va detto che, malgrado la diffusione del metano, sono ancora i combustibili liquidi a conservare la percentuale più alta (62%). Ciò è dovuto al settore dei trasporti che incide per il 55% sui consumi totali comunali, seguito dal settore civile (34%). Ripartizione dei consumi energetici per fonti impiegate, 1997 Combustibili liquidi 62% Energia Elettrica 15%Combustibili solidi 0% Combustibili gassosi 23% Ripartizione dei consumi energetici per settori di utilizzo, 1997 Trasporti 55% Agricoltura e pesca 0% Civil e34% Industria 11%
  • 147. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 148 Per quanto riguarda l’evoluzione temporale dei consumi finali, nel grafico successivo è riportato l’andamento degli usi finali per settore di utilizzo dal 1995 al 1997. 3. Gli obiettivi specifici e i target Obiettivo Indicatore Valore attuale Target Riduzione delle emissioni climalteranti T/anno emissioni climalteranti da determinare entro il 2010 riduzione del 6,5% delle emissioni climalteranti, con riferimento ai livelli registrati nel 1990 Aumento della quota % di utilizzo di energie rinnovabili % consumo energie rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico, moto ondoso, termodistruzione dei rifiuti)/consumi energetici annui da determinare entro il 2010 raggiungimento del 14,6% di utilizzo delle energie rinnovabili (12% impegno italiano) 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 140.000 160.000 180.000 tep/anno Evoluzione termporale dei consumi finali di energia per settore di utilizzo Trasporti 77.844 97331 93.695 Civile 59.110 60.879 56.938 Industria 20.143 18.244 19.003 Agricoltura e pesca 68 95 92 1995 1996 1997
  • 148. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 149 Obiettivo Indicatore Valore attuale Target Aumento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio, dei sistemi produttivi e dei trasporti Consumi energetici annui, in tep/anno, per il patrimonio edilizio, i sistemi produttivi e i trasporti da determinare entro il 2010: – riduzione >20% dei consumi energetici primari per il patrimonio edilizio nuovo ed esistente – risparmio energetico complessivo del 18% rispetto ai valori del 1997 (scenario alta applicazione Piano Energetico Comunale). 4. Strategie e azioni attivate a livello regionale, provinciale e comunale 4.1 Agenda XXI della Regione Liguria L’agenda XXI della Regione Liguria costituisce un importante quadro di riferimento per la definizione degli obiettivi da perseguire e delle azioni da attivare per sviluppare il tema dell’energia. Su questo tema l’Agenda XXI individua i seguenti obiettivi generali di sostenibilità: – sviluppare l'utilizzo delle fonti di energia rinnovabili, diminuendo la dipendenza dagli idrocarburi; – appoggiare lo sviluppo e l'applicazione di tecnologie e metodi che consentano di risparmiare energia, con particolare riferimento alle principali fonti di consumo: produzione industriale, riscaldamento domestico, trasporto su gomma; – rendere più severe le norme sul rendimento energetico nell'ambito delle possibilità tecniche ed economiche e prevedere che la loro etichettatura rechi indicazioni sull'efficienza energetica; – promuovere l'attuazione di tutte le misure relative alla gestione della domanda dì energia ai fini di indirizzarla sulle forme di energia sostenibile; – promuovere azioni solidali nell'utilizzo delle fonti energetiche e nella distribuzione di capacità di uso efficiente e razionale dell'energia; – informare e sensibilizzare i consumatori nei programmi sul risparmio energetico; – sviluppare criteri che consentano di vagliare i sistemi di sostegno alle imprese ma anche altre forme di aiuti, al fine di incentivare il risparmio energetico sia per quanto attiene alle fonti primarie che alle secondarie; – diffondere tecnologie corrette verso i paesi cosiddetti emergenti e incentivare studi e ricerche verso forme di produzione energetica adatte alla cultura e al livello effettivo dei bisogni delle aree in questione. Per perseguire tali obiettivi, l’Agenda XXI individua le seguenti strategie e azioni: – Il Piano Energetico Regionale: La Liguria ha avviato le procedure per completare il Piano Energetico Regionale (PER), la cui approvazione costituisce obiettivo strategico. – Energie rinnovabili: in ambito regionale saranno ulteriormente sviluppate le seguenti fonti e esaminati i seguenti aspetti:
  • 149. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 150 – solare termico e fotovoltaico, eolico e idroelettrico: gli studi sul potenziale solare ed eolico e idroelettrico regionale già condotti saranno utilizzati tenendo conto della reale situazione del territorio, per consentirne una più puntuale applicazione; – i residui agricoli e forestali: verrà effettuata una valutazione quali-quantitativa del prodotto disponibile, il valore energetico ricavabile e la distribuzione sul territorio e verranno altresì sviluppate politiche per l'incentivazione della risorsa in accordo con la programmazione agricola e forestale. – Fonti secondarie: Fra le fonti secondarie di energia vanno considerati: i residui di produzione dal vapore ai gas di cokeria, i potenziali cogenerativi delle grandi industrie e i rifiuti. In particolare, quest'ultimo settore, che comprende RSU, RDF, ecc., dovrà essere sviluppato, anche grazie alle strategie individuate dal Piano di Gestione dei Rifiuti. – Interventi sui cicli produttivi: da questo punto di vista le azioni dell'industria paiono chiaramente impostabili attraverso il criterio della certificazione ambientale di cui una larga fetta è intuitivamente rivolta all'energia, anche per la voce economica dei bilanci. In questo campo strategie quali il controllo degli sprechi, la cogenerazione, e lo studio di processi meno "energivori", la diminuzione dei rifiuti sono del tutto applicabili a partire dalla conoscenza dei cicli produttivi. Per quel che riguarda i problemi aggiuntivi delle piccole e medie imprese a poter affrontare questi problemi è auspicabile l'individuazione di "alleanze" fra Enti tecnici a carattere pubblico, che abbiano la finalità di mettere a sistema le conoscenze necessarie a questo tipo di risparmio. È inoltre fortemente auspicabile una maggiore attenzione degli Enti Locali all'utilizzo del teleriscaldamento, anche attraverso un costante dialogo con quelle imprese che si ritrovassero ad avere con "calore" di basso pregio industriale, cioè a bassa energia fra i loro scarti, ma che utilizzava per fini civili, ad esempio riscaldamento di ambienti e di acqua sanitaria, può portare ad un considerevole risparmio energetico. – Interventi sull'edilizia: Gli studi che collegano il mondo dell'edilizia e dell'urbanistica all'energia sono sempre più numerosi. In particolare, per quanto concerne il tema del riscaldamento domestico, si è di fronte ad una sorta di ritardo strutturale che va colmato: nella progettazione degli edifici il tema degli impianti va assolutamente rinforzato e deve assumere a partire dalla progettazione il dato di consumo energetico quale dato di dimensionamento. Le scelte odierne dei progettisti di edifici si basano in generale su criteri di costi costruttivi, prescindendo da quelli di gestione, che effettivamente per le parti strutturali e murarie sono piuttosto trascurabili rispetto ai primi, anche se il criterio della durata dei materiali è in realtà un aspetto molto critico dal punto di vista ambientale. Per gli impianti termici per le quali il costo di gestione, diventa di estremo rilievo è necessario un approccio molto diverso, che consideri non solo il costo ma anche il bilancio energetico dell'edificio. Il problema di questo genere di progettazione non è in realtà molto complesso se correttamente impostato e può essere affrontato mettendo a disposizione dei progettisti una manualistica di repertorio che dia gli opportuni criteri per la progettazione di edifici ed impianti "energy saving", anche nel settore civile. Si ricorda che il tema dei consumi energetici degli edifici non concerne solamente gli impianti, ma anche la morfologia dell'edificio, la localizzazione e i materiali impiegati, in particolare questi ultimi saranno esaminati sia dal punto di vista: quello della loro capacità isolante e sia da quello dell' "embodied energy" ovvero del costo energetico della loro produzione. Non ultimo occorre tenere in stretta considerazione l'aspetto riferito alla certificazione energetica degli edifici.
  • 150. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 151 – Interventi sui trasporti: va naturalmente richiamata fra le aree più urgenti il settore dei trasporti, per i quali si rimanda al capitolo relativo. Anche in questo caso si ribadisce come la adeguata progettazione urbanistica sia di fatto un aiuto molto concreto alla diminuzione della domanda, per quanto riguarda lo scenario locale. – Educazione al risparmio energetico: per ottenere significativi risultati nel campo del risparmio energetico, è importante che i cittadini vengano sensibilizzati ad un uso consapevole delle risorse energetiche e che dispongano delle informazioni necessarie alla soluzione delle esigenze dei singoli. Si dovrà provvedere, quindi, alla divulgazione delle politiche energetiche regionali e sulle possibilità di finanziamento, alla possibilità di accedere ai dati del bilancio energetico ed a quelli sulle potenzialità delle energie rinnovabili. – Sistema informativo energetico regionale: È necessario che la base dati su cui valutare le possibili strategie regionali sia dettagliata, ampliata e ben distribuita sul territorio, con aggiornamenti rapidi, sviluppando un Sistema Informativo Energetico regionale. Dovranno essere prese in considerazione le fonti rinnovabili disponibili e potenziali e le convenzionali, lo stato di utilizzo e la loro localizzazione, la localizzazione sul territorio degli impianti di produzione, di trasformazione e della rete di distribuzione sia primaria che secondaria, ecc. – Agenzia Regionale per l'Energia: La Giunta regionale, con deliberazione n. 3300 in data 10/10/95, ha approvato il contratto tra l'Unione Europea e la Regione Liguria volto alla creazione di agenzie locali o regionali nel quadro dell'iniziativa "Gestione dell'energia a livello regionale ed urbano nell'Unione Europea". Nel dicembre 1995 è stata costituita l'Agenzia Regionale che ha assunto la forma di Consorzio, senza fini di lucro, tra F.I.L.S.E. S.p.A. (società finanziaria regionale) e CESEN S.p.A. (un centro di consulenza facente parte della rete di Sportelli europei per lo sviluppo del settore industriale). L'Agenzia, tramite convenzione con la Regione, approvata con deliberazione GR n. 4690 del 27/12/96, ed integrata con successiva deliberazione GR n. 1509 del 24/4/1997, è stata tra l'altro, incaricata della messa a punto di una metodologia per l'aggiornamento del Bilancio energetico Regionale e per lo sviluppo del PER in base alle ultime decisioni prese, in ambito nazionale ed internazionale. Rientrano tra le finalità dell'Agenzia tutte le attività di supporto tecnico alla Regione ed altri Enti locali per la programmazione energetica e lo sviluppo delle attività connesse al settore, la promozione dell'uso razionale dell'energia, la valorizzazione delle risorse energetiche locali, il monitoraggio energetico regionale e la disseminazione delle nuove tecnologie energetiche, la valutazione di impatto socio- economico ed ambientale degli interventi, la cooperazione internazionale in campo energetico e le attività di divulgazione. Inoltre la recente legge regionale 21/6/1999 n. 18 affida alla F.I.L.S.E. S.p.A. ai sensi della legge regionale 21/1/1998 n. 3 il progetto di trasformazione, nella forma di società di capitali, dell'Agenzia regionale per l'energia della Liguria promuovendo la partecipazione alla stessa di enti pubblici e di altri soggetti dotati di specifiche competenze in materia di energia. 4.2 Il Piano regionale di risanamento e tutela della qualità dell’aria Il Piano regionale di risanamento e tutela della qualità dell’aria è stato elaborato applicando e sviluppando le indicazioni della Agenda 21 regionale e della collegata pianificazione nazionale al fine di:
  • 151. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 152 – conseguire il miglioramento della qualità dell’aria per i diversi inquinanti, nei diversi ambiti di territorio regionale nei quali si registrano i carichi inquinanti più elevati o livelli di inquinamento maggiori, riguardanti sia le sorgenti fisse che mobili, con particolare attenzione alle problematiche maggiormente emergenti quali produzione di ozono troposferico, emissioni di IPA, benzene e PM10; – prevenire l’aumento dell’inquinamento atmosferico in riferimento alle porzioni del territorio regionale nelle quali si può ipotizzare un’evoluzione peggiorativa in termini di incremento dei carichi inquinanti e conseguente peggioramento della qualità dell’aria, ponendo particolare attenzione alle componenti ambientali ed alle aree maggiormente sensibili all’inquinamento atmosferico o comunque da sottoporre a particolare tutela; – conseguire un miglioramento in riferimento alle problematiche globali quali la produzione di gas serra. A tal fine nella redazione del Piano sono state previste misure per la riduzione delle emissioni e di conseguenza per la tutela della qualità dell’aria. Tra queste particolare rilevanza assumono le misure correlate ai consumi energetici, per le quali il Piano fissa i seguenti obietti di riferimento: – riduzione del 10% dei consumi energetici nel settore terziario/civile da riscaldamento degli ambienti, ottenibile con la ristrutturazione degli edifici; – riduzione del 13% dei consumi energetici nei settori civile/industriale, ottenibile: – nella misura del 6% utilizzando il calore di scarto degli impianti di cogenerazione alimentati con biomasse; – nella misura del 1,3% utilizzando il calore di scarto degli impianti di cogenerazione alimentati a CDR; – nella misura del 5,7% utilizzando il calore di scarto delle centrali ENEL ed ipotizzando una penetrazione di mercato degli impianti collegati al teleriscaldamento pari al 50% rispetto al possibile bacino di utenza; – riduzione della produzione energetica regionale da fonti tradizionali a compensazione della produzione energetica ottenuta con gli impianti alimentati a biomasse e CDR. Le misure individuate dal piano direttamente correlate con i consumi energetici sono le seguenti: – Incentivazione del risparmio energetico nell'industria e nel terziario attraverso la ristrutturazione degli edifici, il teleriscaldamento ed il passaggio a fonti energetiche ad emissione nulla (SOx, NOx, CO2, PM10); – Introduzione della limitazione all’utilizzo dei combustibili di cui all’art.8 del D.P.C.M. 2/10/95 per le zone in cui si registrano i carichi inquinanti più elevati; – Incentivazione degli impianti di teleriscaldamento in cogenerazione alimentati da biomasse vegetali (CO, CO2, PM10) di origine forestale, agricola e agroindustriale e CDR, con bilanciata riduzione della produzione di energia elettrica da fonti tradizionali al fine di non aumentare la produzione elettrica complessiva della regione; – Sviluppo di iniziative di teleriscaldamento nelle aree urbane maggiori (SOx, NOx, CO2, PM10), utilizzando il calore di scarto delle centrali termoelettriche ed in particolare delle centrali ENEL di La Spezia e Vado Ligure; – Incentivazione delle iniziative di recupero del biogas derivante dall’interramento dei rifiuti (COV, CH4, NH3);
  • 152. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 153 – Passaggio a gas di quegli impianti, attualmente alimentati ad olio combustibile, localizzati in aree già allacciate alla rete dei metanodotti (SOx, NOx, CO2, PM10). – Campagna per l'aumento dell'efficienza energetica e del risparmio energetico. – Campagna per la diffusione di fonti energetiche ad emissione nulla. – Campagna per la gestione ottimale dei grandi impianti di combustione. – Campagna per la diffusione dell’Eco Audit (EMAS ed ISO14.000) nelle aziende indicate come sorgenti puntuali; – Campagna per la gestione ottimale (analoga all’Eco Audit) delle aree portuali. 4.3 Il Piano Energetico Comunale11 A seguito delle indicazioni della L. 10/91, che prevede l’obbligo di redazione del Piano Energetico Comunale per i comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, il Comune della Spezia ha avviato la predisposizione del Piano Energetico comunale, affidando l’incarico per la redazione del Piano alla società AICOM s.r.l., che ha completato i lavori di elaborazione nel novembre 1999 consegnando al Comune i relativi elaborati. Gli obiettivi del Piano Energetico comunale possono essere così sintetizzati: – contenimento della domanda, intervenendo principalmente nel settore domestico ottimizzando la dispersione energetica degli edifici e nel settore dei trasporti promovendo efficienti forme di trasporto collettivo; – razionalizzazione del sistema energetico in termini economici ed ambientali attraverso l’integrazione tra le trasformazioni energetiche e graduale modifica della percentuale di uso delle fonti primarie nella direzione indicata dai Piani Energetici nazionale e regionale. Il processo di pianificazione si è articolato in due fasi. Nella prima fase è stato elaborato il quadro conoscitivo di base attraverso la raccolta e l’elaborazione dei dati e delle informazioni di supporto alla definizione degli aspetti territoriali, socio- economici ed energetici della città della Spezia. Con l’obiettivo di acquisire il modello di sviluppo perseguito dalla comunità spezzina verso cui coordinare le iniziative di carattere energetico, sono state individuate nella prima fase: – le finalità e le linee di orientamento dettate dalla legislazione energetica nazionale e dal contesto programmatorio regionale (Agenda XXI regionale e Piano Energetico regionale), nazionale ed internazionale; – gli indirizzi degli strumenti di pianificazione: la pianificazione urbanistica comunale, il Piano Urbano del Traffico, il PTC della Provincia della Spezia, il Piano paesistico; – le principali caratteristiche del territorio comunale: caratteri morfologici e strutturali, inquadramento climatico, emergenze naturalistiche, uso del suolo e vincoli territoriali; – i principali caratteri insediativi, infrastrutturali e socio-economici connessi agli aspetti energetici: il sistema insediativo, l’evoluzione demografica, la struttura economica, il patrimonio abitativo, la mobilità e le infrastrutture di trasporto; – le caratteristiche, dal punto di vista dell’efficienza energetica, delle attrezzature collettive, a servizio della popolazione comunale (servizi di tipo sociale, servizi culturali, ecc.), dei servizi a rete (acqua, gas, elettricità, fognature, depurazione) e dei servizi di trasporto pubblico; 11 Comune della Spezia, Aicom, Piano Energetico Comunale, ottobre-novembre 1999
  • 153. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 154 – la situazione energetica del territorio comunale, attraverso l’analisi delle strutture e infrastrutture energetiche presenti sul territorio (rete del gas, reti elettriche, Centrale termoelettrica) e la redazione del Bilancio Energetico Comunale; – gli effetti ambientali dovuti al consumo di combustibili, valutati sulla base delle quantità stimate di emissioni in atmosfera. La seconda fase rappresenta la fase propositiva del Piano Energetico comunale. In via generale, essa contiene le analisi e le elaborazioni mirata a definire le potenzialità di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili sul territorio spezzino ed i margini di incremento dell’efficienza energetica nei settori di uso energetico finale. Nell’individuare gli interventi di carattere energetico in questa fase della pianificazione sono analizzati: – i risultati relativi alle potenzialità di risparmio energetico nei settori civile/residenziale e dei trasporti, analizzati in modo più approfondito in quanto rappresentano i due settori di uso finale nei quali l’amministrazione pubblica può incidere con maggiore efficacia; – le potenzialità di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia (minidraulica, eolico, solare termico e fotovoltaico, biomasse vegetali, rifiuti) e la quantificazione del reale apporto che esse possono offrire in ambito locale; Si delineano quindi le linee strategiche per l’attuazione di un quadro organico di interventi nel settore energetico, capace complessivamente di incidere con diversi punti percentuali sul Bilancio Energetico Comunale. Tale quadro operativo individua interventi di carattere energetico nel settore civile-residenziale, nei trasporti, e nella gestione dei servizi della Pubblica Amministrazione, valutando le relative potenzialità di risparmio energetico, e definisce le potenzialità di utilizzo delle fonti rinnovabili ed assimilabili. E’ articolato in due scenari – alta e bassa applicazione – che identificano due livelli diversi di impegno da parte dell’Amministrazione Comunale e che, raggiungendo valori diversi in termini di risultati ottenibili, determinano un range all’interno del quale è possibile muoversi. Viene inoltre delineato uno scenario mirato a raggiungere i parametri di riferimento, in termini di riduzione delle emissioni di gas serra, ratificati nel Protocollo di Kyoto ed inclusi tra gli impegni di governo in campo ambientale. Per ogni intervento proposto e per ogni scenario sono anche valutati parametri legati alla fattibilità tecnico-economica, ai risultati conseguibili in campo energetico e ambientale, ai tempi e alle modalità di attuazione. Il quadro operativo e le relative valutazioni, per i tre scenari proposti, sono sintetizzati nei quadri riepilogativi di seguito riportati, nei quali: – l’approccio economico è finalizzato a verificare che l’investimento iniziale sia capace di produrre nell’arco di tempo della sua vita economica un flusso reali di risorse superiore a quello necessario per la sua realizzazione; gli indici economici utilizzati sono il Valore Attuale Netto (VAN), calcolato sottraendo l’investimento iniziale alla somma dei flussi di cassa attualizzati, e l’indice di redditività (IR), che rappresenta il ricavo per unità di investimento (VAN/investimento iniziale); – la valutazione di impatto ambientale è sviluppata quantificando le emissioni evitate di CO2 associate alla quantità di energia risparmiata o non prelevata dalla rete, relativa a ciascuna iniziativa; – tenendo conto della convenienza economica, dei tempi di concretizzazione del progetto e quindi di entrata a regime ai fini dell’ottenimento dei vantaggi ambientali ed energetici viene espresso un giudizio sintetico, sulla base della seguente scala di valori: ottimo, buono, sufficiente, negativo;
  • 154. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 155 negativo risulta l’intervento i cui parametri economici hanno dato risultato negativo; tuttavia occorre sottolineare che tale giudizio viene espresso senza tenere conto di nessun tipo di incentivo finanziario pubblico; lo stesso progetto pertanto potrebbe risultare fattibile identificando la presenza di strumenti di sostegno finanziario a livello comunitario, nazionale e regionale.
  • 155. SCENARIO DI ALTA APPLICAZIONE Valorizzazione delle fonti rinnovabili Valorizzazione delle fonti assimilate Risparmio energetico nel residenziale Risparmio energetico nei trasporti Risparmio energetico nella P.A. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 Potenzialitàdella minidraulica Potenzialitàdellafonteeolica Applicazionedicollettori solarinelresidenziale Sfruttamentodeiresidui forestaliafinienergetici Applicazionefotovoltaica nellecasesparse Applicazionedella cogenerazionenelsettore ospedaliero(Felettino) Utilizzodeirefluitermici dellaCentraleENELper maricoltura Applicazioendellacogenerazione perteleriscaldamentonelsettore civile/terziario(AreaexIP) Manutenzionestraordinaria diedificistoricicon riqualificazioneenergetica Riqualificazioneenergeticadi edificidietàintermedia Recuperodiefficienzaenergetica degliimpiantitermicicon verificaemanutenzione Sostituzionediimpianti termicinonefficienti Razionalizzazionedeiconsumi contermoregolazionee contabilizzazionedelcalore Razionalizzazionedeltrasporto privatoconscenariofinaledel PUT Razionalizzazionedel trasportopubblicocon scenariofinaledelPUT Risparmioelettriconella illuminazionediambienti interni Risparmioelettriconella illuminazionestradale Totale Fattibilità tecnica Suf. Suf. Ottima Suf. Suf. Ottima Buona Buona Buona/ ottima Buona/ ottima Buona/ ottima Buona/ ottima Buona/ ottima Suf. Suf./ buona Buona Buona Risparmio energetico Tep/ anno 183 3.337 725 7.366 122 347 17 970 2.816 1.669 732 503 703 4.079 857 103 70 24.599 Compatibilità ambientale t CO2 evitate 1.548 28.193 1.741 33.833 1.032 2.958 141 8.269 6.729 3.988 1.749 1.202 1.680 10.883 2.254 870 591 107.661 Investimenti complessivi da attivare M Lit 2.343 30.026 9.442 17.799 28.800 1.050 7.700 34.000 40.790 19.678 826 13.926 23.003 846.400 * - - - 1.075.783 Investimenti della P.A. M Lit - - - - - - - - 400** 400** 400** 400** 400** 9.927 2.000 910 289 15.126 Fattibilità economica VAN (M Lit) 1.374 38.649 2.453 9.043 Negati- va*** 410 3.800 36.130 5.176 7.402 10.826 Negati- va*** Negati- va*** Negati- va*** 10.417 1.210 1.152 Fattibilità economica IR % 59 129 26 51 Negati- va 18 13 32 13 37 883 Negati- va Negati- va Negati- va 521 133 400 Giudizio sintetico Suf./ buono Suf./ buono Buono Buono /ottim o Negati vo Ottim o Suf. Buono Suf./ buono Buono Ottim o Negati vo Negati vo Suf. Ottim o Buono Buono /ottim o *L’investimento complessivo è valutato sulla base dei costi di acquisto delle nuove autovetture da parte dei privati; ** l’investimento complessivo riguarda il supporto finanziario dovuto ad iniziative e campagne di promozione e sensibilizzazione; *** la fattibilità economica è stimata senza considerare le eventuali pubbliche incentivazioni
  • 156. 157 SCENARIO DI BASSA APPLICAZIONE Valorizzazione delle fonti rinnovabili Risparmio energetico nel residenziale Risparmio energetico nei trasporti Totale 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Potenzialitàdella minidraulica Potenzialitàdellafonte eolica Applicazionedicollettori solarinelresidenziale Sfruttamentodeiresidui forestaliafinienergetici Manutenzione straordinariadiedifici storiciconriqualificazione energetica Riqualificazioneenergetica diedificidietàintermedia Recuperodiefficienza energeticadegliimpianti termiciconverificae manutenzione Sostituzionediimpianti termicinonefficienti Razionalizzazionedei consumicon termoregolazionee contabilizzazionedel calore Razionalizzazionedel trasportoprivatocon scenarioPUTdi immediatointervento Razionalizzazionedel trasportopubblicocon scenarioPUTdi immediatointervento Fattibilità tecnica Sufficiente Sufficiente Ottima Sufficiente Buona/ ottima Buona/ ottima Buona/ ottima Buona/ ottima Buona/ ottima Sufficiente Sufficiente/ buona Risparmio energetico Tep/ anno 122 1.787 311 5.935 1.609 1.112 439 302 422 3.143 557 15.739 Compatibili tà ambientale t CO2 evitate 1.032 15.093 746 27.259 3.845 2.659 1.049 722 1.009 8.420 1.465 63.299 Investimenti complessivi da attivare M Lit 1.562 15.768 4.046 14.340 23.309 113.118 498 8.355 13.705 423.200* - 617.901 Investimenti della P.A. M Lit - - - - 200** 200** 200** 200** 200** 9.927 2.000 12.927 Fattibilità economica VAN (M Lit) 916 20.829 1.051 7.308 2.992 5.010 6.528 Negativa *** Negativa *** Negativa *** 6.070 Fattibilità economica IR % 59 132 26 51 13 38 833 Negativa *** Negativa *** Negativa *** 304 Giudizio sintetico Sufficiente/ Buono Sufficiente/ Buono Buono Buono/ Ottimo Sufficiente/ Buono Sufficiente Ottimo Negativo Negativo Negativo Buono/ ottimo *L’investimento complessivo è valutato sulla base dei costi di acquisto delle nuove autovetture da parte dei privati; ** l’investimento complessivo riguarda il supporto finanziario dovuto ad iniziative e campagne di promozione e sensibilizzazione; *** la fattibilità economica è stimata senza considerare le eventuali pubbliche incentivazioni
  • 157. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile SCENARIO OBIETTIVO KYOTO Valorizzazione delle fonti rinnovabili Risparmio energetico nel residenziale Risparmio energetico nei trasporti Totale 1 2 3 4 5 Applicazionedicollettori solarinelresidenziale– Bassaapplicazione Sfruttamentodeiresidui forestaliafinienergetici– Bassaapplicazione Manutenzionestraordinaria diedificistoricicon riqualificazioneenergetica– Bassaapplicazione Recuperodiefficienza energeticadegliimpianti termiciconverificae manutenzione–Bassa applicazione Razionalizzazionedel trasportopubblicocon scenarioPUTdiimmediato intervento Fattibilità tecnica Ottima Sufficiente Buona/ ottima Buona/ ottima Sufficiente/ buona Risparmio energetico Tep/ anno 311 5.935 1.609 439 557 8.851 Compatibilit à ambientale t CO2 evitate 746 27.259 3.845 1.049 1.465 34.364 Investimenti complessivi da attivare M Lit 4.046 14.340 23.309 498 - 42.193 Investimenti della P.A. M Lit - - 200** 200** 2.000 2.400 Fattibilità economica VAN (M Lit) 1.051 7.308 2.992 6.528 6.070 Fattibilità economica IR % 26 51 13 833 304 Giudizio sintetico Buono Buono/ Ottimo Sufficiente/ Buono Ottimo Buono/ ottimo * L’investimento complessivo è valutato sulla base dei costi di acquisto delle nuove autovetture da parte dei privati; ** l’investimento complessivo riguarda il supporto finanziario dovuto ad iniziative e campagne di promozione e sensibilizzazione; *** la fattibilità economica è stimata senza considerare le eventuali pubbliche incentivazioni Nella tabella che segue si riporta la valutazione delle potenzialità di riduzione dei consumi energetici, in termini di percentuale di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 rispetto al Bilancio Energetico Comunale 1997 e al Bilancio tendenziale 2010, per i tre scenari analizzati. Valutazione delle potenzialità di riduzione dei consumi energetici e dei relativi impatti % di riduzione rispetto al Bilancio 1997 % di riduzione rispetto al Bilancio tendenziale 2010 Scenario alta applicazione -17,74 -15,00 Scenario bassa applicazione -11,35 -9,60 Risparmio energetico Scenario obiettivo di Kyoto -6,38 -5,40
  • 158. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 160 Valutazione delle potenzialità di riduzione dei consumi energetici e dei relativi impatti Scenario alta applicazione -21,40 -18,13 Scenario bassa applicazione -12,58 -10,65 Emissioni CO2 Scenario obiettivo di Kyoto -6,83 -5,78 E’ interessante, infine, confrontare tali risultati con gli obiettivi di riduzione dei consumi energetici derivanti dal contesto programmatico nazionale e internazionale, che possono essere cosi sintetizzati: – impegni, assunti dall’Italia in attuazione del Protocollo di Kyoto, alla riduzione del 6,5 % delle emissioni climalteranti, entro il 2010, con riferimento ai livelli registrati nel 1990; – impegni europei al raggiungimento del 14,6% di utilizzo delle energie rinnovabili entro il 2010; – impegni italiani a raddoppiare la propria quota di utilizzo delle energie rinnovabili (5,5% al 95 e 6% al 96) per attestarsi intorno al 12% entro il 2010, come assunti alla Conferenza nazionale Energia ed Ambiente (novembre 98), soprattutto valorizzando le “nuove” fonti rinnovabili in quanto quelle “convenzionali” (idraulico e geotermia) sono ritenute ormai arrivate ad esaurire le potenzialità di sfruttamento ambientalmente sostenibili; – raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica definiti nel 5° Programma di Ricerca Europeo: entro il 2010 riduzione >20% dei consumi energetici primari per il patrimonio edilizio nuovo ed esistente. Come si può osservare, per quanto riguarda gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti derivanti dal Protocollo di Kyoto, tutti gli scenari consentono di raggiungerli ampiamente (per quanto i calcoli di riduzione sono valutati rispetto al 1997, non essendo disponibili i livelli di consumo energetico nel 1990). Per quanto riguarda gli impegni di utilizzo delle energie rinnovabili, nel Piano si stima una quota di utilizzo di 13.068 tep/anno (9,42% sul BEC 1997) in caso di attuazione dello scenario alto e una quota di utilizzo di 8.155 tep/anno (5,88% sul BEC 1997) in caso di attuazione dello scenario basso. In entrambi i casi non risulta quindi possibile raggiungere gli impegni fissati a livello europeo e italiano. Si deve comunque tenere presente che il passaggio alla scala locale comporta necessariamente una contestualizzazione degli obiettivi fissati a livello nazionale, che tenga conto delle effettive fonti energetiche rinnovabili disponibili a livello locale. Analizzando, infine, l’obiettivo di efficienza energetica relativo ai consumi energetici primari per il patrimonio edilizio nuovo ed esistente, nel Piano si stima che, con l’attuazione degli interventi di risparmio energetico proposti nel settore civile-residenziale, può essere conseguito un risparmio energetico di 6.422 tep/anno nello scenario di alta applicazione e di 3.884 tep/anno nello scenario di bassa applicazione, cui corrisponde una riduzione rispettivamente del 22,1% e del 13,4% sul consumo comunale per riscaldamento nel civile-residenziale. Lo scenario di alta applicazione consentirebbe dunque di raggiungere ampiamente l’obiettivo. 4.4 Il Progetto di ambientalizzazione della Centrale ENEL12 Nella città della Spezia da circa 30 anni è insediata una Centrale termoelettrica ENEL convenzionale, alimentata a carbone ed olio combustibile, con una potenza nominale superiore a 1.800 MW. 12 Viviano G., Biso L., “Adeguamento di centrali termoelettriche e aspetti ambientali: il caso di La Spezia”.
  • 159. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 161 Nel luglio del 1995 gli EE.LL. (Regione, Provincia e Comune) hanno stipulato con l’ENEL un accordo per la definitiva riambientalizzazione della Centrale ENEL; nell’ambito di detto accordo si prevedeva il depotenziamento della stessa a 1200 MW (di cui metà prodotta da due impianti turbogas di nuova costruzione a ciclo combinato, alimentati a gas naturale e il rimanente prodotto mediante le due sezioni da 600 MW, esistenti, alimentate a carbone e olio combustibile, utilizzate alternativamente). In origine il piano di risanamento prevedeva nuovi impianti per l’abbattimento delle polveri (con adeguamento degli elettrofiltri), degli NOX (con riduzione catalitica mediante ammoniaca) e degli SOx (tramite reazione con carbonato di calcio con formazione di gesso). Questi impianti di abbattimento dovevano essere predisposti in un’unica linea, a servizio esclusivamente ed alternativamente di entrambe le sezioni da 600 MW. In corso di esecuzione l’ENEL però ha ritenuto di sottoporre a ristrutturazione, in questa prima fase, solamente un gruppo da 600 MW e quindi di predisporre i raccordi con la sezione di abbattimento solo per questa sezione. L’accordo ha quindi trovato la sua esecuzione nella sede del Ministero per l’Industria il Commercio e l’Artigianato (MICA), che approvava gli interventi impiantistici e gestionali per il risanamento ambientale della Centrale, con decreto del 29.1.97. In quest’atto venivano anche fissate le prescrizioni per l’esecuzione del progetto e per l’esercizio della Centrale, sia a regime che nel transitorio, nel quale è previsto e consentito l’utilizzo dei soli due gruppi da 600 MW. Nello stesso decreto, su richiesta degli EE.LL. veniva prevista la costituzione presso la Regione Liguria di un “osservatorio ambientale” (OA) nel quale fossero presenti tecnici della Regione, della Provincia, del Comune, nonché dell’ENEL. Compito di detto OA è quello di seguire l’esercizio della Centrale per poter meglio gestire gli aspetti ambientali, in particolare durante la delicata fase intercorrente tra la situazione pre-ambientalizzazione e post-ambientalizzazione. Allo stato attuale (gennaio 2001) lo stato di avanzamento dei lavori è il seguente13: – sono completate le opere di progettazione esecutiva sulle sez. 1-2 (trasformazione in ciclo combinato) e 3 (adeguamento ambientale) ed è stata completata la progettazine concettuale sistemistica, la definizione planimetrica degli edifici e della parti di impianto che costituiscono il complesso delle opere di adeguamento ambientale; – è stata completata l’emissione di tutti i contratti legati alle commesse principali per gli interventi previsti complessivamente dal progetto di adeguamento ambientale; – sono state completate le forniture e gli approntamenti in officina; – sono state completate le scoibentazioni-demolizioni di opere civili necessarie alla trasformazione in ciclo combinato ed all’adeguamento ambientale, a meno delle opere di finitura (pavimentazioni, asfaltature, verniciature, etc.); – sono stati completati i montaggi meccanici e di elettroautomazione per le sezioni 1 e 2; – per quanto riguarda i montaggi meccanici e di elettroautomazione per la sez. 3: – sono in corso le prove di funzionamento degli impianti DeNOx e DeSOx, della zona stoccaggio e movimentazione solidi, del GGH e condotti fumo, degll’edificio ausiliari sez. 3- 4, del generatore di vapore, dell’area precipitatore elettrostatico-ciminiera sex. 3 e della zona trasformatori-blindati sez. 3-4; 13 ENEL, Centrale termoelettrica di La Spezia – sezioni 1-2-3, Trasformazione in ciclo combinato sez. 1-2, Interventi di adeguamento ambientale sez. 3, Rapporto periodico sullo stato di avanzamento dei lavori al 31/1/2001.
  • 160. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 162 – sono stati completati i lavori di ricondizionamento della ciminiera PE sez. 4; – per l’area impiant iproduzione e stoccaggio acqua industriale, osmosi, antincendio, trattamento acque sono stati completati montaggi e prove funzionali ed è in corso il trasferimento delle utenze dell’impianto di trattamento reflui dalla vecchia alla nuova configurazione; – è in corso la sostituzione della pannellatura esterna della sala macchine sez. 1-2-3-4; – sono da completare i montaggi relativi all’impianto di stoccaggio delle ceneri; – sono stati completati i montaggi della zona caricamento autobotti; – per la sez. 1 sono state completate le prove funzionali, è stato effettuato il parallelo del ciclo combinato il 9/3/2000, sono in completamento le prove di funzionamento, per il 31/5/01 è previsto il completamento dell’intervento; – per la sez. 2 sono state completate le prove funzionali, è stato effettuato il parallelo del ciclo combinato il 21/6/2000, sono attualmente in corso le prove di funzionamento, per il 30/4/01 era previsto il completamento dell’intervento; – per la sez. 3 sono state completate le prove funzionali, l’accensione delle torce pilota della caldaia è avvenuta in data 26/9/2000, il riavviamento della sezione a metano è avvenuto in data 22/10/00 ed il parallelo di sezione in data 1/11/00; attualmente sono in corso le prove di funzionamento a carbone con l’inserimento dei vari sistemi di ambientalizzazione (DeSOx, DeNOx, impianto trattamento acque, tra i principali), per il 31/12/01 è previsto il completamento dell’intervento; – la sez. 4 è stata fermata e dismessa in data 30.9.1999. 4.5 Analisi preliminare di fattibilità per l’introduzione del teleriscaldamento a La Spezia Nell’ambito dell’Osservatorio Centrale ENEL della Spezia (art. 2 del decreto MICA del 29/1/97 relativo al progetto di ambientalizzazione della centrale ENEL della Spezia) è in corso di valutazione una ipotesi di cogenerazione (produzione combinata di elettricità e calore) nei gruppi 1 e 2 della Centrale finalizzata all’introduzione del teleriscaldamento a La Spezia. Nel corso della riunione dell’Osservatorio del 28 novembre 2000 ENEL ha illustrato un documento sull’ipotesi di cogenerazione “Analisi preliminare di fattibilità per l’introduzione del teleriscaldamento a La Spezia”, riguardante i dati principali e di massima relativi agli aspetti termodinamici ed economici della possibile applicazione alla cdentrale. L’Osservatorio ha inoltre discusso nel merito del possibile bacino di utenza, che è l’altro aspetto da considerare per stabilire la concreta realizzabilità dell’ipotesi. L’ing. Degli Espinosa, membro dell’Osservatorio, si è riservato di approfondire sia gli aspetti toccati dalla relazione di ENEL che gli aspetti collegati al possibile bacino di utenza, tenendo conto di un documento già elaborato dal Comune.
  • 161. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 5. Valutazione delle strategie e azioni attivate Obiettivi specificiStrategia e azioni attivate Riduzione delle emissioni climalteranti Aumento della quota % di utilizzo di energie rinnovabili Aumento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio, dei sistemi produttivi e dei trasporti Agenda XXI regionale Il documento elaborato dalla Regione Liguria per il processo di agenda XXI regionale costituisce un utile riferimento per inquadrare in un contesto più ampio la scelta degli obiettivi, dei target e delle azioni da adottare nel percorso di Agenda 21 del Comune della Spezia e nel relativo Piano d’Azione. Tuttavia, il documento non sviluppa nel dettaglio le linee d’azione individuate, bensì si limita ad enunciare le tipologie di azioni che sarebbe opportuno sviluppare in un’ottica di sviluppo sostenibile del territorio. In particolare, non definisce specifici programmi di attuazione, correlati alle diverse azioni, comprensivi delle risorse finanziarie attivabili per la loro attuazione. In tal senso, pertanto, il documento costituisce solo un’utile riferimento concettuale. Il Piano regionale di tutela e risanamento della qualità dell’aria Il Piano individua nei consumi energetici una delle principali cause di inquinamento atmosferico e individua specifici obiettivi, target e azioni per la riduzione dei consumi, incentivando in modo particolare la ristrutturazione degli edifici e l’utilizzo del calore di scarto di impianti di cogenerazione, delle centrali ENEL e del teleriscaldamento. In tal modo, è sicuramente un utile riferimento per il conseguimento di obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti e di aumento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio, dei sistemi produttivi e dei trasporti. Il Piano Energetico Comunale In base alle analisi effettuate nel Piano Energetico Comunale, l’attuazione delle azioni in esso individuate consentirebbero di conseguire riduzioni delle emissioni climalteranti, per i tre scenari valutati dal Piano “obiettivo Kyoto”, “bassa applicazione” e “alta applicazione”, rispettivamente del 6,83%, 12,58% e 21,4% rispetto ai valori del 1997. In tutti i casi è possibile raggiungere gli impegni fissati a livello internazionale e italiano (6,5%). In base alle analisi effettuate nel Piano Energetico Comunale, l’attuazione delle azioni in esso individuate consentirebbero di conseguire un aumento della quota % di utilizzo di energie rinnovabili, per i due scenari valutati dal Piano “bassa applicazione” e “alta applicazione”, rispettivamente del 5,88%, 9,42% rispetto ai valori del 1997. In entrambi i casi non risulta quindi possibile raggiungere gli impegni fissati a livello europeo (14,6%) e italiano (12%). In base alle analisi effettuate nel Piano Energetico Comunale, l’attuazione delle azioni in esso individuate consentirebbero di conseguire una riduzione dei consumi energetici primari per il patrimonio edilizio nuovo ed esistente nel settore civile- residenziale, rispettivamente del 22,1% e del 13,4% rispetto ai valori del 1997 per i due scenari “alta applicazione” e “bassa applicazione”. Lo scenario di alta applicazione consentirebbe di raggiungere l’obiettivo fissato (20%). In generale, si stima che l’attuazione del Piano nel suo complesso consentirebbe di conseguire un risparmio energetico, per i tre scenari “obiettivo Kyoto”, “bassa applicazione” e “alta applicazione”, rispettivamente del 6,38%, 11,35% e 17,74%, sempre rispetto ai valori del 1997.
  • 162. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 164 Obiettivi specificiStrategia e azioni attivate Riduzione delle emissioni climalteranti Aumento della quota % di utilizzo di energie rinnovabili Aumento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio, dei sistemi produttivi e dei trasporti Il Piano Energetico Comunale offre un utile strumento per il perseguimento degli obiettivi specifici fissati nel presente Piano d’Azione, sia per il contributo di dati locali e statistici sia per l’analisi delle potenzialità, anche se la seconda non appare esaustiva. La logica con cui è stato costruito il PEC è quella di un piano industriale in cui però manca tutta l’analisi economica, fondamentale per valutare la fattibilità degli interventi. Perseguendo la logica industriale, il PEC, quindi, non tiene conto della complessità espressa da un territorio in cui devono essere considerati una molteplicità di azioni interagenti tra di loro dalla salute all’occupazione, dalla cultura alla produzione, da interesse dei singoli a quelli colettivi. Il progetto di ambientalizzazione della Centrale ENEL Il progetto prevede un depotenziamento della Centrale ENEL, con parziale conversione dalla generazione di elettricità a partire da carbone e olio combustibile verso gas naturale. Questo comporta sicuramente una significativa riduzione delle emissioni climalteranti. Il progetto non contribuisce al perseguimento di questo obiettivo Il progetto non contribuisce al perseguimento di questo obiettivo Analisi di fattibilità per l’introduzione del teleriscaldamento a La Spezia La produzione combinata di calore e di energia elettrica nei gruppi 1 e 2 della Centrale ENEL finalizzata all’introduzione del teleriscaldamento a La Spezia, qualora dovesse risultare fattibile, offrirebbe sicuramente un potenziale di riduzione delle emissioni di CO2. In proposito si tenga anche presente che il 6° Programma di Azione UE stabilisce che entro il 2010 questo tipo di impianti combinati dovrebbe costituire il 18% dell’approvvigionamento elettrico La cogenerazione non è una fonte energetica rinnovabile in senso stretto, ma è considerata una fonte di energia assimilata alle fonti rinnovabili e il suo utilizzo generalmente è incentivato dagli strumenti normativi e programmatici nel settore energetico al pari delle fonti rinnovabili. La produzione combinata di elettricità e calore consentirebbe senza dubbio un significativo risparmio della fonte di energia primaria rispetto alla produzione separata, che cresce al diminuire del livello termico del calore utilizzato. Il progetto, pertanto, contribuirebbe senza dubbio all’aumento dell’efficienza energetica (in termini di riduzione dei consumi nei settori civile e industriale), benché l’applicazione della cogenerazione alla centrale potrebbe comportare una riduzione della potenza elettrica disponbile e la necessità di adeguarne il funzionamento alle esigenze del fabbisogno termico richiesto dall’utenza.
  • 163. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 165 6. I settori di intervento: strategie e azioni da attivare o consolidare Il Comune della Spezia ha a disposizione un importante strumento di gestione del parco energetico locale: il Piano Energetico del Comune per l’uso di fonti rinnovabili. All’interno del Piano si trovano trattate ampiamente molte tematiche energetiche locali ed è presente una buona raccolta dati indispensabile per affrontare qualunque problema relativo alle risorse. Il Piano risulta quindi uno strumento importante nella pianificazione generale del territorio ed è punto di partenza nella presente trattazione. Punto di partenza in quanto il Piano è impostato come Piano industriale di settore, cosa che non può e non deve essere un Piano d’Azione all’interno di una Agenda 21. All’interno di questa trattazione si ha infatti la necessità di un supporto tecnico che consenta di affrontare il problema in modo complesso e non per schemi riduttivi di tipo ingegneristico. Nasce da qui la necessità di non proporre interventi economicamente vantaggiosi, ma di costruire un consenso di azioni che non si basi su modelli costi - benefici ma che implementi all’interno di uno scenario di azioni, oltre a qualità economiche, priorità etiche, valori, scelte di vita, scelte politiche. Azioni destinate a migliorare la qualità della vita locale e non il tasso di profitto. Nel piano di azione dell’Agenda 21 deve quindi essere affrontato anche il problema del lavoro, della vivibilità, della salute. Aumentare la velocità media di trasporto a 60-80 Km/h è sicuramente l’ottimo per quanto riguarda i consumi energetici e le emissioni gassose (velocità a cui si hanno, in genere i massimi rendimenti delle odierne auto) ma è cosa pessima per quanto riguarda la vivibilità delle strade, la probabilità di incidenti, la fruizione della strada da parte delle persone svantaggiate. Così come se energeticamente è preferibile avere una centrale elettrica solare, per quanto riguarda l’occupazione locale è molto meglio istallare pannelli termici ovunque e comunque visto che le recenti stime dicono che si realizzano dai 10 ai 14 nuovi posti di lavoro per ogni 1000 mq di pannelli istallati. Che il tema energetico, inoltre, sia un tema trasversale all’interno delle scelte operate dall’Ente Locale è un altro dato di fatto inequivocabile proveniente da alcune considerazioni: - la localizzazione dei poli di domanda energetica in relazione ai poli dell’offerta presente negli strumenti urbanistici che definiscono reti viarie, infrastrutture,...; - l’operato dei molti Enti locali che partecipano direttamente nel settore energetico attraverso le aziende municipali, consortili, private e non (distribuzione del gas, energia elettrica, trasporto pubblico, ciclo dei rifiuti,...); - il ruolo di formatore ed informatore degli Enti in merito ai problemi energetici; - il controllo che devono svolgere gli Enti in merito all’impatto provocato dall’utilizzazione dei vettori energetici; - il ruolo di utilizzatori finali dei vettori energetici che impone all’Ente di essere attore esemplare. Vi è quindi la necessità di integrare molte singole azioni, attuate da più soggetti che hanno vari obiettivi. Il fine della definizione di un Piano d’Azione è quello di sviluppare una serie di interventi condivisi che focalizzino obiettivi di sostenibiltà e che siano un processo flessibile in divenire come un ciclo chiuso in cui le azioni possano essere controllori di se stesse e possano innescare processi di monitoraggio in itinere. I sistemi di pianificazione degli Enti diventano quindi sistemi prioritari di analisi, applicazione e controllo come possono essere i piani pluriennali di attuazione (PPA) che consentono di verificare la
  • 164. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 166 corretta attuazione e gestione delle scelte operate all’interno dello strumento urbanistico, ma che possono indirizzare le risorse economiche verso la realizzazione di una politica razionale dell’energia evidenziando le necessità finanziarie, pubbliche e degli operatori privati anche in campo energetico; definite le risorse si potrà decidere quali parti dei piani energetici attuare. I PPA inoltre possono monitorare la validità delle azioni energetiche attraverso indicatori delle attendibilità delle previsioni attraverso un confronto tra risorse economiche e fabbisogni. Risulterà quindi determinante la stesura dei bilanci in chiave energetica dove, tramite uno studio causa effetto, dovranno essere individuate quelle azioni economiche che reindirizzino il mercato ed i comportamenti personali verso scelte energetiche sostenibili. 6.1 Linea strategica n.1 – Valorizzazione delle fonti rinnovabili 6.1.1 Obiettivi e risultati attesi La caratteristica fondamentale delle fonti rinnovabili consiste nel fatto che esse “rinnovano” la loro disponibilità in tempi estremamente brevi: si va dalla disponibilità immediata nel caso di uso diretto della radiazione solare, ad alcuni mesi o anni nel caso delle biomasse. Un corollario di questa caratteristica mette in luce un altro aspetto essenziale: l’energia rinnovabile viene “prelevata” con un ritmo compatibile con la costante di tempo di rinnovabilità. L’importanza di valorizzare e rafforzare l’utilizzo delle fonti rinnovabili è evidente non solo in previsione di una riduzione nell’uso delle fonti energetiche tradizionali, quali i combustibili fossili, il cui uso prolungato porterebbe a insostenibili conseguenze, ma anche al raggiungimento degli obiettivi individuati dalla Unione Europea:14 ⇒ riduzione dell’8% delle emissioni di CO2 (rispetto al valore del 1990) entro il 2008-2012; ⇒ aumento della quota di utilizzo delle risorse energetiche rinnovabili dal 6% al 12% entro il 2010; ⇒ aumento della quota di risparmio energetico derivante dall’utilizzo delle risorse energetiche assimilabili e uso razionale dell’energia al 18% entro il 2010. 6.1.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Potenzialità della fonte eolica: l’energia del vento rappresenta oggi una delle fonti energetiche rinnovabili più mature e competitive fra quelle disponibili. La varietà di macchine attualmente disponibili sul mercato è elevata, pari a circa un centinaio di prodotti diversi adeguati a differenti necessità. Una possibile classificazione tecnica degli impianti eolici, sviluppata sulla base della loro “taglia” prevede: a) piccoli impianti con taglia inferiore ai 50 kW (diametro del rotore fino a 15 m) utilizzati prevalentemente per domanda periferica e isolata; b) impianti di media taglia (50 – 500 kW con rotore di 15 – 35 m di diametro) utilizzati in applicazioni decentrate (es. comunità montane) o in gruppi di qualche decina di unità collegati alla rete elettrica (wind farms). Le apparecchiature disponibili sul mercato sono mediamente affidabili, hanno generalmente due o tre pale, rotore ad asse orizzontale e sono abbastanza competitive sul piano economico; c) grandi impianti con taglia superiore a 500 kW (diametro del rotore da 35 a 100 m) concepiti per l’allacciamento in rete, non ancora sufficientemente maturi, ma oggetto di grande interesse. In questo caso i costi sono di circa tre – quattro volte superiori a quelli delle macchine di media 14 Commissione Europea DGXVII, 1997. “Energia per il futuro: le fonti energetiche rinnovabili. Libro bianco per una strategia e un piano d’azione della Comunità”, Bruxelles.
  • 165. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 167 potenza. Le macchine di media dimensione sono generalmente installate in connessione con la rete elettrica locale. Tale configurazione permette all’autoproduttore di cedere all’Ente Elettrico tutta l’energia generata in surplus rispetto al proprio fabbisogno. Una soluzione di sfruttamento dell’energia eolica che prescinda da dispendiosi sistemi di accumulo dell’energia elettrica è praticabile con la realizzazione di sistemi di produzione connessi alla rete. Utilizzando generatori di piccola o media taglia (da qualche kW a 500 kW) si può ottenere un sistema adatto a fornire sia l’energia richiesta in loco da utenze elettriche (industrie, impianti di trattamento acque, nuclei abitativi,...) sia a cedere all’ente elettrico il surplus generato. Tali sistemi appaiono di un certo interesse perché producono energia in prossimità del carico e quindi con un “valore” superiore a quella prodotta ai morsetti delle centrali convenzionali perché si evitano le perdite di trasporto e distribuzione. Dal punto di vista delle caratteristiche anemologiche necessarie per lo sfruttamento a fini energetici si considerano di interesse siti con “classi di velocità media annua” almeno di 5/6 m/sec a 10/25 m.s.l. (e/o con “classi di densità della potenza eolica” di 150/250 W/mq); i dati riguardanti La Spezia sono, in questo caso, evidentemente da approfondire. Sono invece considerati prerequisiti minimi per poter realizzare degli impianti la stabilità del terreno, la pendenza, la distanza dalla rete e dalla strada, la dimensione dell’area disponibile. Riguardo a questo ultimo punto, occorre evidenziare come sia necessario, all’interno del Piano Urbanistico Comunale, individuare e aree idonee a ricevere eventuali impianti eolici e predisporre una normativa a tutela di questi. 2. Applicazione di collettori (pannelli) solari nel residenziale e negli edifici pubblici o ad uso pubblico: l’energia solare, contrariamente ad altre fonti rinnovabili, si caratterizza per una sua diffusione omogenea sul territorio e, con l’eccezione di particolari situazioni microclimatiche, una sua variabilità molto modesta in funzione della latitudine. L’utilizzazione termica dell’energia solare attraverso collettori solari a bassa temperatura ha raggiunto un livello di maturità più che accettabile per un uso finale di più ampia diffusione, quale la produzione di acqua calda per usi sanitari in sostituzione degli scalda acqua elettrici o a gas. Questa maturità si traduce in una standardizzazione degli schemi impiantistici più adatti alle varie utenze (il residenziale, suddiviso a sua volta in abitazioni unifamiliari e abitazioni plurifamiliari, il settore alberghiero, i centri sportivi, le piscine), definiti su basi tecnico – economiche. La standardizzazione degli schemi impiantistici si traduce a sua volta in una economicità ed applicabilità della tecnologia solare, laddove vengono riscontrati: a) la fattibilità economica, principalmente come disponibilità degli spazi necessari ad una corretta disposizione e installazione, in primo luogo, dei collettori solari, e, in secondo luogo, delle tubazioni e degli altri componenti dell’impianto; b) la congruenza quantitativa e temporale tra la curva di carico degli usi finali e quella della fonte solare; c) l’accessibilità architettonica ed estetica. Al fine di incentivare l’applicazione di collettori solari il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato i decreti di impegno e i bandi che avviano i programmi “Solare Termico” e “Comune Solarizzato”. Per il Programma “Solare Termico”, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3 aprile 2001 il comunicato di bando che consente:
  • 166. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 168 a) ai Comuni che, ai sensi della Legge 10/91, devono prevedere all’interno del Piano Regolatore Generale, uno specifico piano a livello comunale relativo all’uso delle fonti rinnovabili di energia (il Piano Energetico Comunale); b) alle Aziende distributrici di gas di proprietà comunale che in relazione al D.L.vo 164/2000 devono raggiungere obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico e di sviluppo di fonti rinnovabili, di presentare, a partire dal 3 aprile 2001, domande di finanziamento al Ministero dell’Ambiente per la realizzazione di impianti solari termici per la produzione di calore a bassa temperatura. Per il Programma “Comune Solarizzato”, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3 aprile 2001 il decreto di impegno delle risorse che rende ufficiale l’avvio del Programma. Le risorse destinate agli enti locali e Regioni che hanno aderito al Programma porteranno alla realizzazione di oltre 35.000 metri quadrati di impianti solari termici per la produzione di calore a bassa temperatura. L’installazione degli impianti sarà affidata a Lavoratori di Pubblica Utilità sotto la guida delle imprese del settore. Il Ministero del lavoro sta definendo le condizioni di partecipazione degli LPU al Programma. 3. Sfruttamento dei residui forestali a fini energetici: con biomassa si intende la sostanza organica, di origine vegetale o animale da cui è possibile ottenere energia attraverso processi di combustione di vario tipo. Le biomasse hanno varie provenienze: - Scarti - Prodotti primari Alla prima categoria appartengono tutti i residui provenienti da lavorazioni che manipolano sostanza organica: dal settore agro-forestale alle falegnamerie agli scarti provenienti dalle catene distributive, alle deiezioni degli animali. Alla seconda categoria appartengono le colture appositamente impiantate in “Short Rotation Forestry” per ricavarne biomassa; sono queste le colture affiancate alle “energy farm” quali pioppi, robinie, oppure con minore efficacia salici e castagni. L’uso delle biomasse a fini energetici portano i seguenti vantaggi: - l’anidride carbonica prodotta nei processi di combustione viene assorbita dalla biomassa durante il ciclo vitale, ottenendo, quindi, emissione globale nulla - possibilità di utilizzare terreni non utilizzati o sotto-utilizzati - possibilità di utilizzare la parte putrescibile dei rifiuti - possibilità di introdurre colture tradizionali ed alternative a basso impatto in termini di richiesta di acqua, basa richiesta nutrizionale, buona adattabilità a varie condizioni del suolo, buona resistenza ai parassiti - possibilità per il miglioramento delle pratiche agronomiche - basse emissioni di ossidi di zolfo e di azoto durante la loro combustione. Le tecniche per l’utilizzo delle biomasse sono variegate e la distinzione può essere posta tra l’uso del combustibile “tal quale” rispetto alla trasformazione di un combustibile “povero” le biomasse, in un combustibile migliore. Sono questi i processi di gassificazione, pirolisi, idrogenazione, fermentazione alcolica, digestione anaerobica, processo DRANCO, produzione di biogas da discarica, transesterificazione. L’utilizzo delle biomasse come vettore energetico ha una limitazione relativa al dimensionamento degli impianti in quanto per ottenere 12 MWe netti da un impianto avanzato di gassificazione
  • 167. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 169 sono necessari circa 3.680 ettari per ottenere le 72.000 tonnellate anno (circa) di materiale legnoso per alimentare l’impianto. A questo problema (estensione dei terreni) si sommano due aspetti: il problema del trasporto che ha un bilancio energetico negativo e che viene di regola trascurato nel bilancio complessivo relativo all’utilizzo delle biomasse, e il problema della complessità delle tecnologie relative alla trasformazione energetica delle biomasse. Complessità che si traduce in scarsa flessibilità impiantistica e tempi lunghi per trovare l’affidabilità degli stessi. Nella realtà del territorio del comune della Spezia, è possibile individuare due linee prioritarie di intervento: la valutazione dell’utilizzo per produzione di biogas dalla discarica di Val Bosca che, con una dimensione di 350.000 mc, si colloca al limite inferiore per un suo eventuale utilizzo per produrre biogas. Altro intervento è quello dell’utilizzo in caldaia della biomassa “tal quale” proveniente da manutenzione di aree boscate e verde pubblico. Tale materiale potrebbe essere utilizzato o in un unico impianto di cogenerazione con produzione principale di calore a bassa temperatura e produzione secondaria di energia eletrica, oppure si potrebbe favorire la diffusione di sistemi locali di riscaldamento a biomasse (stufa economica collegata all’impianto di riscaldamneto); tale seconda soluzione appare vantaggiosa dove gli inverni sono miti e vi è un’antropizzazione diffusa nel territorio. 4. Applicazione fotovoltaica nelle case sparse e negli edifici pubblici o ad uso pubblico, il processo fotovoltaico si basa sulla capacità di alcuni materiali semiconduttori opportunamente trattati, come il silicio, di generare direttamente energia elettrica quando vengono esposti alla radiazione solare. La conversione della radiazione solare avviene con un rendimento del 12 – 15% nella cella fotovoltaica; ogni cella è in grado di produrre circa 1,5 W a tensione di 0,6 V. Decine di celle collegate elettricamente formano un modulo (40-50 W), componente elementare dei sistemi fotovoltaici. Più moduli collegati in serie e parallelo sono in grado di fornire potenza richiesta dalle diverse applicazioni. La conversione fotovoltaica è già competitiva nel settore dell’alimentazione di impianti di servizio (telecomunicazioni, dispositivi di segnalazione, strumentazione per rilevamenti climatici,…) per i quali si utilizzano sistemi di potenza da 0,1 a 3 kW, dotati di accumulo elettrochimico. L’impiego si sistemi di grande potenza (da 0,1 a 3 MW) a sostegno della rete di distribuzione consente di massimizzare il valore dell’energia prodotta e risulta tanto più conveniente quanto più la curva di carico coincide con quella della producibilità fotovoltaica. Gli effetti positivi che essi possono avere sulla rete sono molteplici: a) Riduzione delle perdite e del flusso di potenza reattiva; b) Controllo delle cadute di tensione sulla rete; c) Differimento dell’adeguamento di trasformatori e linee; d) Miglioramento dell’affidabilità di queste ultime. Un aspetto molto delicato di queste applicazioni sta nella necessità di occupare ampi spazi del territorio interessato. Ciò dipende dalla presenza o meno di aree marginali. Al momento le applicazioni impiantistiche di maggiore interesse riguardano gli impianti a servizio diretto delle utenze civili, siano esse isolate o connesse alla rete elettrica, e gli edifici pubblici o ad uso pubblico. Al fine di incentivare l’applicazione di sistemi fotovoltaici il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato i decreti di impegno e i bandi che avviano i programmi “Tetti fotovoltaici” e “Interventi fotovoltaici ad alta valenza architettonica ”.
  • 168. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 170 Per il Programma “Tetti fotovoltaici” è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29 marzo 2001 il decreto di impegno delle risorse del 16 marzo 2000 approvato dalla Corte dei Conti il 19 febbraio 2001, e il comunicato di bando che consente a Comuni capoluogo, comuni insistenti in aree naturali protette, Provincie, Enti nazionali di ricerca e Università di presentare, a partire dal 29 marzo 2001, domande di finanziamento al Ministero dell’Ambiente per la realizzazione di impianti fotovoltaici integrati negli edifici pubblici. Le risorse destinate ai soggetti privati e gli atri soggetti pubblici saranno gestiti dalle Regioni. Le Regioni entro trenta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta del decreto di impegno (termine ultimo il 28 aprile u.s.) dovranno dichiarare la loro adesione al Programma ed entro i successivi sessanta giorni emanare i bandi per i soggetti privati e pubblici. Per il Programma “Interventi fotovoltaici ad alta valenza architettonica”, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 aprile 2001 il decreto di impegno delle risorse e il comunicato di bando che consente a tutte le Amministrazioni pubbliche e gli Enti pubblici di presentare domande di finanziamento al Ministero dell’Ambiente, entro il 31 gennaio 2002, per la realizzazione di impianti fotovoltaici di grande scala ad alta valenza architettonica su edifici pubblici. 6.1.3 Strumenti – Piano Regionale di Risanamento e tutela della qualità dell’aria – Piano Energetico Comunale – PUC e Regolamento edilizio 6.2 Linea strategica n.2 – Valorizzazione delle fonti assimilabili 6.2.1 Obiettivi e risultati attesi La legge 10/91 considera assimilabili alle fonti rinnovabili tutte quelle soluzioni tecnologiche che perseguono obiettivi di razionalizzazione dell’energia. Alcuni esempi di dette tecnologie sono: - L’utilizzo di sorgenti di calore locale; - Il recupero di reflui termici provenienti da impianti termini preesistenti o programmati (centrali termoelettriche, impianti di termovalorizzazione di RU); - La realizzazione di impianti per la produzione combinata di energia elettrica e termica (cogenerazione); - La realizzazione di reti per distribuire calore prodotto da un impianto centralizzato in sostituzione di una moltitudine di piccoli impianti diffusi (teleriscaldamento). Tra le fonti assimilabili la cogenerazione e il teleriscaldamento assumono una particolare rilevanza proprio per gli aspetti legati alla elevata efficienza energetica. 6.2.2 Azioni da attivare o consolidare Alcune di queste soluzioni sono state affrontate nel Piano Energetico Comunale che la Società AiCom ha redatto nel 1999 per conto di ENEL ed a favore del Comune della Spezia. Di seguito si riportano esclusivamente le considerazioni emerse nella applicazione di cogenerazione e teleriscaldamento. Per quanto riguarda la cogenerazione, lo studio ha cercato di definire alcune possibili realizzazioni in ambito civile e industriale con risultati decisamente soddisfacenti. In particolare è stato approfondito il caso dell’Ospedale “Felettino” che (allora come oggi) utilizza olio combustibile per la produzione
  • 169. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 171 di energia termica, con conseguente innalzamento delle emissioni nocive rispetto ad un possibile uso del gas naturale come fonte di energia primaria. Partendo dalla considerazione che vi è comunque la necessità di una sostituzione dell’olio combustibile, lo studio ENEL ha ipotizzato un intervento più ampio che consiste nella realizzazione di un impianto di cogenerazione di piccole dimensioni capace di coprire i fabbisogni della struttura. Per quanto riguarda il teleriscaldamento, ritenendo requisito preferenziale, anche se non vincolante, la localizzazione del sistema all’interno di un’area di nuova costruzione al fine di contenere i costi di realizzazione ed i disagi per i residenti, lo studio ENEL ha esplorato la possibilità di applicare un impianto di cogenerazione e teleriscaldamento al complesso residenziale, commerciale e terziario progettato per l’area dell’ex raffineria IP. Il progetto, organizzato per ambiti di intervento, comprende zone destinate ad accogliere strutture commerciali e di servizio, affiancate da ambiti del carattere esclusivamente residenziale. Alcuni degli ambiti di progetto sono infine destinati ad insediamenti produttivi. 6.2.3 Strumenti – Piano Regionale di Risanamento e tutela della qualità dell’aria – Piano Energetico Comunale – PUC e Regolamento edilizio 6.3 Linea strategica n.3 – Risparmio energetico nella Pubblica Amministrazione 6.3.1 Obiettivi e risultati attesi Dal Bilancio Energetico Comunale predisposto dalla Società AiCom, relativo al 1997, emerge come i consumi energetici del comparto Servizi Pubblici rappresenti circa il 7% del totale: 11.093 tep/anno su un totale di 138.700 tep/anno. All’interno di questo spicchio la ripartizione dei consumi per sottosettore mostra come quelli più energivori siano: il settore del trasporto pubblico (3.408 tep/anno, in gran parte combustibili liquidi per autotrazione); il Civile-PA (4.263 tep/anno, in gran parte combustibili liquidi e gas per riscaldamento e solo in minima parte energia elettrica); il Civile- ASL (1.633 tep/anno, in gran parte combustibili per riscaldamento) e Civile Illuminazione Pubblica (695 tep/anno). Risulta quindi particolarmente interessante sviluppare alcune considerazioni finalizzate a verificare quali siano i margini di intervento che si presentano nella PA per ottenere una riduzione dei consumi sulla base dei dati forniti. I risultati che si possono ottenere da questa linea strategica vanno apprezzati al di là della loro valenza energetica. Vanno infatti considerati anche i riflessi positivi che tali risultati possono comportare sull’immagine della PA agli occhi della comunità locale. L’analisi si è quindi concentrata sul miglioramento del patrimonio edilizio della PA e sulla razionalizzazione e ottimizzazione della illuminazione pubblica. 6.3.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Risparmio elettrico nella illuminazione pubblica, anche se l’incidenza dell’illuminazione sul consumo elettrico complessivo di una città è generalmente limitata, tale servizio rappresenta comunque un comparto di grande peso relativo, in termini sia energetici che economici, sulla “bolletta” elettrica complessivamente sostenuta da un’Amministrazione cittadina. Un piano di
  • 170. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 172 razionalizzazione del servizio di illuminazione pubblica stradale può essere realizzato direttamente dall’Amministrazione comunale in tempi brevi, e può condurre a conseguire significativi risparmi di energia, con ricadute economiche assai interessanti. Queste ultime si concretizzano in risparmi in tutte le voci che compongono il costo di gestione del servizio (ed in particolare: consumi di energia attiva, impegno di potenza, sostituzione delle lampade esaurite), a fronte di un investimento iniziale significativamente contenuto. L’ottimizzazione degli impianti al fine di contenere al massimo i consumi energetici è un obiettivo relativamente facile nel caso di nuove installazioni, laddove risulti possibile affrontare il problema sulla base di una completa progettazione illuminotecnica, che individui il tipo di apparecchiature e di sorgenti luminose più adatti in funzione dei dati geometrici delle strade, della tipologia prevalente della utenza (traffico veicolare, pedoni, …) e dei livell di illuminamento e di luminanza desiderati. Ovviamente, è comunque possibile intervenire anche in presenza di impianti esistenti; in questo caso, al fine di contenere i costi di ristrutturazione, andranno analizzati il tipo, il numero e la dislocazione dei punti luce. L’introduzione delle migliori tecnologie disponibili (lampade ad elevata efficienza luminosa ed eventualmente nuove apparecchiature illuminanti a più elevato rendimento e minore coefficiente di dispersione) consente infatti di perseguire il duplice obiettivo di: a) ridurre i consumi di energia e i costi di manutenzione; b) migliorare le prestazioni (livello di illuminamento) fornite dall’impianto. 2. Miglioramento del patrimonio edilizio della P.A: principalmente attraverso interventi strutturali (interventi passivi) che riguardano il corpo dell’edificio e consentono, attraverso una corretta scelta degli elementi strutturali (superfici trasparenti, superfici opache, aperture e interazioni con l’ambiente esterno), di creare le migliori condizioni di comfort ambientale interno (invernale e estivo). In proposito, gli adempimenti dettati dalla legge 10/91 richiedono innanzitutto una valutazione delle opportunità di risparmio energetico nei diversi settori. La quantificazione del potenziale di risparmio energetico nel riscaldamento ambientale, in questo caso del patrimonio edilizio pubblico, e l’individuazione di priorità di intervento vengono raggiunti attraverso due passaggi: - Classificazione e ordinamento degli interventi di retrofit sull’involucro calcolando sia gli effetti sulle dispersioni termiche (variazione della trasmittanza), sia sui costi del risparmio ottenuto (espressi non solo attraverso l’usuale Tempo di Ritorno, ma anche con l’utilizzo dell’indicatore Costo dell’Energia Risparmiata – CER). Tale catalogazione si articola: a) nella individuazione dei componenti edilizi (pareti perimetrali, chiusura superiore o copertura, solaio sottotetto e primo solaio inferiore) sui quali è possibile intervenire mediante le tecnologie di isolamento termico che sono oggi normalmente impiegate dagli operatori del settore; b) catalogazione delle tecnologie costruttive utilizzate per ogni componente edilizia divise per epoche di costruzione; c) individuazione e catalogazione dei materiali isolanti attualmente impiegabili per ogni ipotesi di intervento; d) catalogazione delle ipotesi di intervento riferite alle singole tecnologie costruttive. - Definizione di alcuni prototipi che rappresentino le caratteristiche termofisiche delle tipologie edilizie più significative del patrimonio edilizio comunale; valutazione del potenziale di
  • 171. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 173 risparmio nel Comune quando si applichino all’involucro edilizio dei prototipi alcuni tra gli interventi di retrofit che hanno mostrato bassi valori del CER e in ogni caso con un CER inferiore al costo di fornitura dell’energia degli ambienti. 3. Utilizzo di combustibili meno inquinanti: sostituzione di combustibili ad alta emissività (olio combustibile, gasolio) con combustibili a emissività ridotta (metano)15. 6.3.3 Strumenti – Piano Comunale della Illuminazione Pubblica – Piano Regionale di Risanamento e tutela della qualità dell’aria – Piano Energetico Comunale – PUC e Regolamento edilizio 6.4 Linea strategica n.4 – Risparmio energetico nel residenziale e terziario 6.4.1 Obiettivi e risultati attesi L’analisi dei consumi energetici condotta nella fase preliminare al Piano Energetico Comunale ha evidenziato l’alta incidenza del settore civile, pari al 41% del totale. All’interno di tale percentuale le tipologie di usi finali con la più alta incidenza, sia in termini assoluti che percentuali, riguardano il riscaldamento degli ambienti (energia termica) e il raffrescamento degli edifici (energia elettrica). Su tali utilizzi si è quindi concentrata l’attenzione con l’obiettivo di evidenziare azioni strategiche che possano determinare non solo un risparmio in termini energetici ma anche la riduzione delle emissioni inquinanti. A questa linea è possibile affiancare l’obiettivo del risparmio energetico negli usi finali elettrici relativamente al settore dei grandi elettrodomestici, non solo per l’alta percentuale di risparmio energetico stimabile (pari al 30%), quanto per l’impatto che una siffatta campagna può avere nella popolazione. 6.4.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Miglioramento del patrimonio edilizio, con una aumento della inerzia del patrimonio edilizio esistente (vedi considerazioni punto 6.3.2) 2. Miglioramento della efficienza energetica degli impianti termici, recupero di efficienza energetica degli impianti termici con verifica manutenzione; incentivazione alla sostituzione o nuova realizzazione di impianti centralizzati con termoregolazione e contabilizzazione del calore. 3. Utilizzo di combustibili meno inquinanti: sostituzione di combustibili ad alta remissività (olio combustibile, gasolio) con combustibili a emissività ridotta (metano)16. 4. Risparmio energetico negli usi finali elettrici, in particolare nei campi strategici di intervento dei grandi elettrodomestici nel residenziale e del condizionamento estivo, in particolare nel terziario. Per quanto riguarda il risparmio energetico da grandi elettrodomestici, da indagini campionarie condotte dall’ENEL e da altre aziende municipalizzate, la disaggregazione per usi finali del consumo di un utente domestico mostra come i grandi elettrodomestici (il cosiddetto 15 Da osservazione al Piano presentata da Giuseppe Romeo in data 3.10.2001 16 Come nota precedente.
  • 172. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 174 “bianco”. Frigorifero, congelatore, lavabiancheria, lavastoviglie) incidano su di esso in misura essenziale (non includendo qui i consumi per l’eventuale scaldabagno elettrico). Per una famiglia tipo di tre componenti, infatti, alla illuminazione spetta un po’ più del 25% dei consumi complessivi, ai grandi elettrodomestici poco più del 50%, alla televisione un 10% e il rimanente spetta agli altri usi (piccoli elettrodomestici). Il risparmio derivante dalla sostituzione di vecchi apparecchi con elettrodomestici ad alta efficienza è stimabile intorno al 30%: il potenziale di risparmio energetico ed economico associato a questa categoria di prodotti è dunque ingente. Se si nota, peraltro, che l’utilizzo di alcuni di tali apparecchi è differenziato nella giornata, si comprende come incentivi all’acquisizione della tecnologia ad alta efficienza possano portare ad una rimodellazione della curva di carico giornaliera. Per quanto riguarda i consumi energetici per il raffrescamento degli edifici, risulta come questo sia più energivoro del riscaldamento. Infatti esso è generalmente prodotto utilizzando energia elettrica, cioè la forma di energia più qualificata, dando luogo a consumi primari molto elevati. Sia dal punto di vista termodinamico, che da quello economico, la refrigerazione degli edifici attraverso impianti frigoriferi elettrici è quindi la più sconveniente. Per dare una idea delle quantità di energia in gioco, è sufficiente osservare che negli anni ’80 il consumo di energia elettrica nel terziario ha registrato una notevole crescita. Nel periodo 1975 – 91, il consumo in questo settore è cresciuto del 150% pari ad un aumento di circa 27.000 GWh. Nello stesso periodo la crescita del consumo elettrico nell’industria è stato del 47%. Relativamente alla classe di attività comprendente le banche, i servizi finanziari e le assicurazioni, i consumi per addetto relativi alla classe in oggetto sono mediamente pari a circa 3.500 kWh/anno per addetto e di 115 kWh/anno per mq. A titolo di confronto, i consumi domestici sono circa 1.000 kWh/anno per residente e 25 – 30 kWh per mq. All’interno di tali consumi, il consumo elettrico per il condizionamento degli ambienti raggiunge il 35% del totale, con una generale tendenza a crescere. L’impatto del condizionamento sui consumi specifici è quindi rilevante. Il consumo specifico, per addetto o mq, di unità che utilizzano sistemi di condizionamento centralizzato è complessivamente pari al doppio della media. Circa il 60% degli impianti di condizionamento centralizzato è utilizzato anche per il riscaldamento invernale (pompe di calore). Il consumo specifico di energia elettrica è in questi casi pari a circa 195 kWh per mq e 6.000 kWh per addetto. 6.4.3 Strumenti – Piano Regionale di Risanamento e tutela della qualità dell’aria – Piano Energetico Comunale – PUC e Regolamento edilizio 6.5 Linea strategica n.5 – Risparmio energetico nei trasporti 6.5.1 Obiettivi e risultati attesi Gli strumenti di pianificazione del traffico e della mobilità urbana possono, in analogia a quanto visto per altri settori di pianificazione energetica, essere classificati in strumenti di intervento sul lato offerta e sul lato domanda. In particolare, i primi perseguono l’adeguamento dell’offerta di infrastrutture e di servizio di trasporto alla domanda (sono riconducibili a questa categoria piani e progetti di viabilità ed
  • 173. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 175 i Piani dei Trasporti), essendo dunque condizionati dalla disponibilità di ingenti risorse finanziarie e da tempi di sviluppo e realizzazione generalmente lunghi. Gli strumenti di intervento sul lato domanda, viceversa, tendono ad orientare la domanda di mobilità verso situazioni di miglior impiego delle risorse disponibili sul lato offerta, agendo sulla ripartizione modale, sulla distribuzione temporale e sulla dislocazione territoriale della domanda stessa. In questo senso, si può considerare quale strumento di governo della domanda il Piano Urbano del Traffico che – secondo la definizione ministeriale – è costituito da un insieme coordinato di interventi per il miglioramento delle condizioni della circolazione stradale nell’area urbana, dei pedoni, dei mezzi pubblici e dei veicoli provati, realizzabili nel breve periodo – arco temporale biennale – e nell’ipotesi di dotazioni di infrastrutture e mezzi di trasporto sostanzialmente invariate. Sempre secondo la definizione ministeriale, il PUT può inoltre perseguire la gestione ottimale del sistema di trasporto pubblico collettivo stradale (individuazione di nuovi percorsi e nuove frequenze delle linee, finalizzata al miglior uso del relativo parco dei mezzi esistenti). 6.5.2 Azioni da attivare o consolidare L’assunzione di obiettivi di riduzione del consumo energetico nell’ambito del PUT è prevista espressamente dal Codice della Strada. Tali obiettivi, in termini generali, possono essere perseguiti: – Mediante interventi finalizzati all’incentivazione dell’uso dei mezzi pubblici (viabilità riservata e corsie protette, asservimento della rete semaforica); – Mediante interventi finalizzati allo scoraggiamento dell’uso dei mezzi privati e/o all’incremento dei coefficienti di occupazione degli stessi (isole pedonali e zone a traffico limitato, park & road pricing, car pooling); – Mediante interventi finalizzati alla riduzione dei consumi unitari degli autoveicoli privati (regolazione delle condizioni di circolazione, riduzione delle velocità massime consentite); – Mediante interventi finalizzati alla incentivazione di biciclette e ciclomotori (corsie protette, itinerari ciclopedonali, parcheggi custoditi nelle stazioni ferroviarie e nei principali nodi di interscambio con i mezzi pubblici). In questo contesto viene quindi adottato il percorso individuato dal Piano di Azione proposto sul tema Mobilità, Inquinamento atmosferico e acustico consegnato alla Amministrazione Comunale nel marzo 2001, a cui si rimanda. 6.5.3 Strumenti – Piano Regionale di Risanamento e tutela della qualità dell’aria – Piano Energetico Comunale – Piano Urbano del Traffico e piani particolareggiati – PUC e regolamento edilizio – Piano dei trasporti Pubblici – Piano dei Trasporti Marittimi – Piano del Trasporto Merci – Piano Urbano della Mobilità/Programma Integrato per la Mobilità – Piano degli orari
  • 174. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 176 6.6 Linea strategica n.6 – Risparmio energetico nei settori produttivi 6.6.1 Obiettivi e risultati attesi L’analisi dei consumi energetici condotta nella fase preliminare al Piano Energetico Comunale ha valutato l’incidenza del settore industriale, pari al 21% del totale (Centrale termoelettrica ENEL esclusa). In tale contesto il consumo di energia termica è notevole. Molte attività produttive hanno infatti necessità di energia termica per i propri processi produttivi in modi, quantità e forma dipendenti dalla tecnologia adottata e dai livelli produttivi. Anche i consumi di energia elettrica mostrano come il settore industriale rappresenti il 50% dei consumi complessivi in ambito comunale. I consumi industriali, seppur elevati, rendono più complessi per loro natura gli interventi mirati in quanto estremamente differenziati tra loro e dipendenti dal mercato del settore. Pertanto, in questa fase, si sono individuate possibili azioni che fanno riferimento a miglioramenti della efficienza energetica in ambiti specifici (quali quelli portuali) e in alcuni processi produttivi 6.6.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Miglioramento dell’efficienza energetica (illuminazione e riscaldamento degli ambienti) del patrimonio edilizio dell’Arsenale (uffici, caserme, mense, ecc.) 2. Miglioramento dell’efficienza energetica nell’ambito portuale (illuminazione dei piazzali, mezzi di trasporto interno, ecc.) 3. Miglioramento dell’efficienza energetica nei cicli di processo nel settore industriale, in particolare negli impianti dotati di centraline di trasformazione con potenzialità superiore a 60 kW installati, con applicazione della metodologia dell’auditing ambientale. 6.6.3 Strumenti – Piano Regionale di Risanamento e tutela della qualità dell’aria – Piano Energetico Comunale – Piano Urbano del Traffico e piani particolareggiati – PUC e regolamento edilizio – Piano dei Trasporti Marittimi – Piano del Trasporto Merci – Certificazioni ambientali ISO14000 e EMAS 6.7 Linea strategica n.7 – Sostenibilità ambientale della Centrale ENEL 6.7.1 Obiettivi e risultati attesi L’elevato impatto ambientale, in particolare in termini di emissioni in atmosfera e inquinamento termico del golfo, esercitato dalla Centrale termoelettrica ENEL ha, di fatto, caratterizzato la storia della città della Spezia negli ultimi 30 anni, dando origine ad un acceso conflitto ambientale, culminato nel 1991 con il referendum consultivo per la chiusura della stessa centrale. Allo stato attuale è in corso un processo di “ambientalizzazione” della Termocentrale, la cui completa attuazione porterà sicuramente una significativa riduzione dell’impatto ambientale della Centrale stessa.
  • 175. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 177 Tuttavia una Centrale termoelettrica, alimentata in parte a carbone e olio combustibile e ubicata nelle immediate vicinanze del centro urbano, in una zona con caratteristiche geomorfologiche e meteorologiche sfavoerevoli per impianti simili, rappresenta comunque un rilevante fattore di pressione sul territorio. Basti pensare che l’inventario regionale delle emissioni al 1995 ha evidenziato il peso determinante esercitato dalle centrali termoelettriche sulla qualità dell’aria della Regione in relazione in particolare alle emissioni di ossidi di zolfo (78%, di cui il 21% alla Centrale della Spezia), ossidi di azoto (18% Centrale ENEL della Spezia), particolato fine (41%) e anidride carbonica (24% Centrale ENEL della Spezia). E’ pertanto importante mantenere un’attenzione costante sulla presenza della Centrale ENEL, finalizzata innanzitutto a verificare la completa attuazione del processo di ambientalizzazione, quindi a garantire un costante e efficace controllo dei relativi impatti ambientali, a verificare che siano sempre utilizzate le migliori tecnologie disponibili per il controllo e la mitigazione degli impatti ambientali e che siano adottate le più efficaci misure di gestione ambientale d’impresa, a promuovere l’efficienza energetica nella produzione e nell’utilizzo dell’energia, nonché a valutare il ruolo della Centrale ENEL in un ottica di sostenibilità ambientale delle scelte di pianificazione energetica a scala comunale, provinciale e regionale. 6.7.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Osservatorio ambientale ENEL: consolidare l’esperienza dell’Osservatorio ambientale istituito presso la Regione Liguria nell’ambito del processo di ambientalizzazione della Centrale (art. 2 decreto MICA 29/1/97), costituito da tecnici della Regione, della Provincia, del Comune e dell’ENEL, mantenendo in attività l’Osservatorio stesso anche a seguito della completa attuazione del processo di ambientalizzazione. 2. Cogenerazione e teleriscaldamento: verificare la fattibilità dell’ipotesi di cogenerazione (produzione combinata di elettricità e calore) nei gruppi 1 e 2 della Centrale finalizzata all’introduzione del teleriscaldamento alla Spezia, secondo gli indirizzi emersi nell’ambito dei lavori dell’Osservatorio di cui al punto 1, e attuare l’intervento qualora dovesse risultare fattibile. 3. Certificazione ambientale della Centrale ENEL: conseguire la certificazione ambientale ISO14000 e/o EMAS della Centrale. 4. Monitoraggio: garantire il costante e efficace monitoraggio dell’inquinamento atmosferico prodotto dalla Centrale (vedi azione n. 9 – Potenziamento e integrazione del sistema di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, proposta di Piano d’Azione sul tema mobilità, inquinamento atmosferico e acustico). 6.7.3 Strumenti – Certificazione EMAS e ISO14000 – Piano Energetico Comunale – Osservatorio ambientale Centrale ENEL
  • 176. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 178 6.8 Linea strategica n. 8 – Informare e sensibilizzare la comunità locale 6.8.1 Obiettivi e risultati attesi L’obiettivo che si vuole perseguire è quello di promuovere una piena “cittadinanza ambientale”, ovvero la compartecipazione dei cittadini al governo dell’ambiente. Tale obiettivo presuppone e si compone di un insieme di abilità cognitive, strategiche, metodologiche, comunicative e relazionali in qualche modo progressive che vanno dalla “sensibilizzazione” sui problemi ambientali, alla “conoscenza”, alla “responsabilità”, alla “competenza” ambientale. In tal senso, è necessario fare un salto di qualità nel fare informazione sulle questioni ambientali, adottando modalità comunicative più coerenti e funzionali agli scopi che si intendono perseguire. 6.8.2 Azioni da attivare o consolidare Le azioni da attivare e consolidare per promuovere l’informazione e la sensibilizzazione della comunità locale sui temi dell’energia dovranno essere sviluppate nell’ambito del gruppo di lavoro “informazione e comunicazione”, al fine di garantirne l’opportuno coordinamento con le altre attività del percorso di Agenda 21 locale finalizzate ad informare e coinvolgere attivamente la comunità locale nell’attuazione del Piano d’Azione. In linea di massima, sarà opportuno valutare la necessità di prevedere: – La realizzazione del Centro di consulenza energetica, uno sportello per il risparmio energetico da istituirsi e da gestire direttamente da parte dell’Ente pubblico. Esso deve offrire in particolare assistenza e consulenza verso i servizi e le attività produttive. L’informazione effettuata da parte di questi centri consente inoltre di valutare l’interesse e la partecipazione del pubblico – La realizzazione di campagne di informazione e promozione finalizzate alla sensibilizzazione della popolazione sull’uso efficiente dell’energia per la formazione di una cultura del risparmio energetico. Le campagne informative e promozionali possono basarsi su spot radiofonici, annunci su quotidiani e periodici locali, distribuzione di opuscoli divulgativi, affissioni stradali negli autobus e negli esercizi commerciali, allestimento mostre. – Realizzazioni di azioni di formazione dei professionisti e degli operatori del settore edile ed impiantistico, al fine di preparare in maniera qualificata la risposta alla domanda di servizi e consulenze per interventi di risparmio energetico. In tale ambito sono da prevedere brevi seminari di presentazione di nuove tecnologie e prodotti e di approfondimento normativo, oltre a corsi di formazione in accordo con gli Ordini professionali e di categoria. 6.8.3 Strumenti – Labter – Rete civica – Progetto A21Speak/Sportello ambientale
  • 177. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 179 7. Le azioni prioritarie da attivare Le azioni descritte nel seguito, individuate come prioritarie, sono quelle per cui si prevede l’attuazione a partire dal primo anno dall’approvazione del Piano d’azione. 7.1 Azione n. 1 – Utilizzo dell’energia solare per la produzione di acqua calda sanitaria negli edifici pubblici o ad uso pubblico secondo il DPR 412/93 7.1.1 Contenuti L’azione consiste nell’utilizzazione termica dell’energia solare attraverso collettori solari a bassa temperatura, che trasformano l’energia solare in energia termica. I passi principali dell’azione saranno i seguenti: 1. La creazione di un gruppo di esperti incaricato di effettuare la selezione degli edifici e l’analisi di fattibilità; 2. La creazione di una lista (banca dati aggiornabile annualmente) di tutti gli edifici pubblici o ad uso pubblico che dispongono o possono in breve disporre di un impianto termico per la produzione di acqua calda centralizzata; 3. L’identificazione dei casi di sostituzione o modifica degli impianti esistenti per i quali le condizioni della legge sono soddisfatte; 4. Controllo dell’applicazione corretta della legge. Progettazione ed attuazione degli interventi. 7.1.2 Risultati attesi La legge 10/91 richiede l’analisi di fattibilità per l’applicazione di energia rinnovabile per ogni sostituzione o retrofit di un impianto termico. Nel caso che il pay-back semplice dell’intervento “rinnovabile” sia inferiore a 10 anni l’intervento diventa obbligatorio (per le città con oltre 50.000 abitanti). Secondo il DPR 412/93 un gruppo di esperti dovrà verificare in quali casi è obbligatorio intervenire e progettare gli interventi. Gli obiettivi finali sono: – il censimento degli edifici pubblici/ad uso pubblico atti alla installazione del solare termico; – la diffusione al massimo possibile dell’uso del solare negli edifici pubblici, applicando semplicemente una legge già in vigore. 7.1.3 Attori Soggetti promotori: Municipalizzata, Comune. Soggetti coinvolti o coinvolgibili: imprese e grandi fornitori di sistemi solari; Associazioni professionali (architetti, progettisti, installatori); ENEL; ENEA, ISES, Unione Europea. 7.1.4 Strumenti – Piano Energetico Comunale – PUC e Regolamento edilizio – Programma Solare Termico – Programma Comune Solarizzato
  • 178. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 180 7.2 Azione n. 2 – Studio di fattibilità di interventi solari passivi su larga scala. Selezione di un quartiere adeguato per la realizzazione di interventi pilota e per il loro monitoraggio 7.2.1 Contenuti Gli interventi solari passivi consistono sostanzialmente in interventi strutturali sul corpo dell’edificio finalizzati ad ottimizzare le condizioni di comfort ambientale interno. Questi sistemi raccolgono e trasportano il calore con mezzi non meccanici. La più comune definizione di un sistema passivo di riscaldamento o raffrescamento solare è un sistema in cui i flussi termici avvengono per mezzi naturali come l’irraggiamento, la conduzione e la convezione naturale. Questi sistemi necessitano di accurate progettazioni come pareti a sud per la captazione solare e una massa termica per l’assorbimento, l’accumulo e la distribuzione del calore. Esistono vari sistemi per trattenere la radiazione solare d’inverno e allontanarla d’estate: muri vetrati e finestrati (trombe), camini, parasole, serre, portici, etc. Con la presente azione di Piano si intende valutare la possibilità di realizzare interventi solari passivi su larga scala alla Spezia, attraverso i seguenti passaggi: Fase A realizzabile entro 2002 – scelta della metodologia da adottare per lo studio di fattibilità degli interventi su larga scala. Creazione di una banca dati con le tipologie edilizie e lo sviluppo tridimensionale degli edifici esistenti almeno per un quartiere. Creazione di nuovi dati e aggiornamento della banca. Uso di software (per lo studio dell’irraggiamento in situazioni geometriche complesse) adatti per la elaborazione di questi dati, in modo da ottenere le prime indicazioni sulle aree possibili di intervento, la disponibilità di superfici captanti e il potenziale di energia captabile. – identificazione di una zona dove le tipologie di intervento più adatte e promettenti possano essere applicate. Fase B realizzabile dal 2002 al 2006: – applicazione delle tecnologie di solare passivo secondo i risultati dei passi precedenti e monitoraggio del funzionamento dei sistemi. – raccolta dati e valutazione dei risultati ottenuti in modo da identificare strategie articolate per l’ulteriore diffusione di questa tecnologia. 7.2.2 Risultati attesi Gli interventi solari passivi offrono un notevole potenziale di risparmio energetico. Nelle applicazioni, la scelta degli interventi da adottare dipendono dalla tipologia edilizia di ogni caso specifico. Obiettivo di questa azione è dunque la valutazione delle tipologie edilizie più adatte, l’applicazione su alcuni casi pilota e la verifica della convenienza in modo da avviare una diffusione degli interventi su larga scala. 7.2.3 Attori Soggetti promotori: Municipalizzata, Comune. Soggetti coinvolti o coinvolgibili: Imprese di costruzione; Associazioni professionali (architetti, progettisti, installatori); ENEA, ENEL, ISES, Unione Europea.
  • 179. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 181 7.2.4 Strumenti – Piano Energetico Comunale – PUC e Regolamento edilizio – Programma Solare Termico – Programma Comune Solarizzato 7.3 Azione n. 3 – Realizzazione di impianti fotovoltaici integrati negli edifici 7.3.1 Contenuti Gli impianti fotovoltaici sono sistemi che trasformano l’energia solare in energia elettrica tramite un impianto costituito da un pannello di captazione, un sistema di accumulo (accumulatori, batterie), un sistema di trasformazione dell’energia fornita dai pannelli (l’energia elettrica fornita è continua, i nostri apparecchi funzionano a corrente alternata) inverter, eventualmente un collegamento alla rete dell’ENEL. I sistemi che utilizzano in proprio l’energia elettrica prodotta sono detti stand-alone, i sistemi che sono collegati alla rete dell’ENEL sono detti grid-connected. I pannelli sono costituiti da celle di trasformazione dell’energia solare in energia elettrica mediante materiali semiconduttori opportunamente trattati (il silicio) che creano una corrente elettrica utilizzando l’energia posseduta dalla luce solare. Questa azione di Piano è finalizzata all’introduzione di questa tipologia di impianti negli edifici. L’azione ha valenza di carattere promozionale, al di fuori dei puri criteri di mercato, ed è vincolata all’accesso dei finanziamenti Ministeriali riguardanti il Programma “Tetti Fotovoltaici” e “Interventi fotovoltaici ad alta valenza architettonica”. E’ possibile prevedere, una volta ottenuti i finanziamenti e realizzati gli interventi, una fase di monitoraggio e raccolta dati sul funzionamento del sistema realizzato in termini di energia prodotta annualmente, recupero del calore, valutazione del risparmio energetico ottenuto mediante i sistemi frangisole, affidabilità dei sistemi, problemi di interfacciamento della rete, manutenzione. 7.3.2 Risultati attesi Produzione di energia elettrica pulita e riduzione delle emissioni mediante l’uso del fotovoltaico. Promozione del fotovoltaico. Realizzazione di impianti integrati negli edifici e produzione diffusa di elettricità fotovoltaica immessa direttamente nella rete di distribuzione della città. Sperimentazione dei sistemi fotovoltaici quali strumenti di risparmio energetico in qualità di sistemi frangisole integrati in un lucernario. Sperimentazione di sistemi ibridi fotovoltaici con recupero di calore. Divulgazione della tecnologia energetica attraverso la scelta di installazioni ad elevata replicabilità e visibilità al pubblico. 7.3.3 Attori Soggetti promotori: Municipalizzata, Comune. Soggetti coinvolti o coinvolgibili: Imprese di costruzione; Associazioni professionali (architetti, progettisti, installatori); ENEA, ENEL, ANIT, ISES, Unione Europea. 7.3.4 Strumenti – Piano Energetico Comunale – PUC e Regolamento edilizio
  • 180. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 182 – Programma Tetti fotovoltaici – Programma Interventi fotovoltaici ad alta valenza architettonica 7.4 Azione n. 4 – Piano Comunale della Illuminazione Pubblica 7.4.1 Contenuti Il Piano Comunale della Illuminazione Pubblica indica le modalità ed i termini per l’adeguamento degli impianti pubblici e privati esistenti alle indicazioni di buona norma tecnica nel settore del risparmio energetico e uso razionale dell’energia, nonché nella limitazione dell’“inquinamento luminoso”, inteso come ogni forma di irradiazione di luce artificiale al di fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata e in particolare verso la volta celeste. Il Piano Comunale della illuminazione Pubblica fa parte integrante del Piano Urbanistico Comunale. Il Comune pertanto integra il Regolamento Edilizio con disposizioni concernenti la progettazione, l’installazione e l’esercizio degli impianti di illuminazione esterna. Gli ambiti operativi per la predisposizione del Piano devono prevedere: la trasformazione progressiva degli impianti da media tensione a bassa tensione e contemporanea sostituzione delle lampade ad incandescenza con lampade a vapori di sodio ad alta pressione e sostituzione delle lampade a vapori di mercurio ad alta pressione con lampade a vapori di sodio ad alta pressione; l’adozione di sistemi automatici di controllo e riduzione del flusso luminoso o spegnimento programmato totale degli impianti dove possibile, la installazione di apparecchi ad alto rendimento luminoso, schermati e con coefficiente medio di emissione superiore Rn% non superiore al 3%, la riduzione dei punti luce là dove il livello di illuminamento successivo alla sostituzione delle lampade supererebbe i valori consigliati; la utilizzazione dei livelli minimi di luminanza e illuminamento previsti dalla norma UNI 10439 per le strade a traffico motorizzato. 7.4.2 Risultati attesi Il Piano Comunale della Illuminazione Pubblica in quanto strumento di programmazione per la realizzazione e la gestione degli impianti di illuminazione esterna, persegue i seguenti obiettivi: – sicurezza del traffico veicolare e delle persone; – riduzione dell’inquinamento luminoso; – risparmio energetico (sostituzione attuali impianti di illuminazione con impianti a più alta efficienza, riduzione della potenza elettrica impegnata; riduzione dei consumi energetici valutabile nell’ordine del 30%); – miglioramento della qualità della vita e delle condizioni di fruizione dei centri urbani e dei beni ambientali, monumentali e architettonici; – ottimizzazione dei costi di esercizio e manutenzione. 7.4.3 Attori Soggetti promotori: Comune. Soggetti coinvolti o coinvolgibili: Municipalizzata, ENEL, aziende produttrici, associazioni ambientaliste, gruppi astrofili.
  • 181. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 183 7.4.4 Strumenti – Piano Energetico Comunale – PUC e Regolamento edilizio 7.5 Azione n. 5 – Certificazione energetica degli edifici di proprietà del Comune e di Enti da esso dipendenti 7.5.1 Contenuti La certificazione energetica degli edifici è prevista dall’art. 30 della legge n. 10/91 e dalla direttiva europea 93/76. E’ l’atto che documenta il fabbisogno energetico convenzionale di riferimento di un edificio o di una unità immobiliare, cioè la quantità di energia primaria richiesta in un anno per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria di un edificio o di una unità immobiliare nelle condizioni convenzionali climatiche di benessere e d’uso previste dalla normativa. E’ praticamente un elaborato tecnico che documenta lo “stato di salute” del sistema edificio- impianto. La certificazione è redatta da un tecnico abilitato. La presente azione intende promuovere l’applicazione di questo strumento agli edifici di proprietà del Comune e di Enti da esso dipendenti e si realizza attraverso i seguenti passaggi: – identificazione del soggetto attore (Ufficio tecnico del Comune, Municipalizzata, consulenti esterni), – affidamento dell’incarico, – identificazione della procedura di certificazione energetica da utilizzare (ad es. procedura sviluppata per il Comune di Milano e la C.C.E. dal Politecnico di Milano), – raccolta dei dati con ispezione diretta del patrimonio edilizio - impiantistico del Comune secondo la procedura adottata, – costruzione di una base dati informatizzata in formato compatibile con eventuali programmi per l’analisi tecnico – economica degli interventi di risparmio, che non si limiti all’archiviazione del dato puntuale di fabbisogno certificato ma contenga memoria storica dei consumi e dei dati climatici annui relativi. 7.5.2 Risultati attesi Il Comune quale soggetto consumatore di energia superiore ai 1000 tep è obbligato dall’art.9 della legge 10/91, alla nomina di un “energy manager” e, tramite le funzioni per esso previste (circolare MICA 2/03/1992 n.219/F), alla predisposizione dei bilanci e dei dati energetici che il MICA può richiedere, oltre che alla individuazione delle azioni, interventi e procedure che possano promuovere il risparmio energetico. L’azione si propone quindi, a soddisfacimento parziale di tale obbligo, di creare una banca dati dettagliata sulle caratteristiche termofisiche degli edifici e degli impianti ad essi associati che correli ad ogni singolo sistema edificio – impianto il suo fabbisogno energetico e il relativo consumo di combustibile. Tale azione, oltre che percorrere eventuali obblighi legati all’art.30 della legge 10/91 e fornire una conoscenza dettagliata e disaggregata di flussi energetici per il riscaldamento ambientale, fornisce la base dei dati necessaria per prospettare, identificare, valutare e verificare la validità di possibili interventi di risparmio energetico. A ciò si aggiunge l’ulteriore beneficio di disporre di uno strumento di identificazione e descrizione dettagliata del patrimonio edilizio comunale, disponibile su archivio informatico.
  • 182. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 184 7.5.3 Attori Soggetti promotori: Comune. Soggetti coinvolti o coinvolgibili: Municipalizzata. 7.5.4 Strumenti – Piano Energetico Comunale – PUC e Regolamento edilizio 7.6 Azione n. 6 – Realizzazione di un ”Catasto Energetico Informatizzato” per gli edifici e gli impianti 7.6.1 Contenuti L’azione si sviluppa attraverso i seguenti passaggi: – Identificazione del soggetto attore (Ufficio tecnico del Comune, Municipalizzata, consulenti esterni), – affidamento dell’incarico, – identificazione della procedura di deposito informatizzato da utilizzare (ad es. è possibile adottare il metodo messo a punto dal Ministero dei Lavori Pubblici per la presentazione delle schede catastali: il Comune fornisca gratuitamente a tutti gli operatori interessati il programma per la produzione della relazione in formato unificato), – identificazione della procedura automatica di verifica della relazione, identificazione della procedura di acquisizione della informazione proveniente dalle verifiche sul rendimento di combustione, identificazione del livello di decentralizzazione (un solo sportello o più sportelli per la presentazione delle relazioni informatizzate), – realizzazione della piattaforma software specifica per la gestione di tale catasto, – acquisizione e localizzazione della piattaforma hardware. Il software di costruzione e gestione del catasto deve essere realizzato in modo da essere compatibile con eventuali programmi per l’analisi tecnico – economica degli interventi di risparmio, e deve potere includere o correlare ai singoli edifici accatastati anche la memoria storica dei loro consumi e dei dati climatici annui relativi, successivamente rilevati o rilevabili, e specificatamente l’aggiornamento delle caratteristiche dei generatori e i rendimenti di combustione misurati durante le verifiche di legge. 7.6.2 Risultati attesi Il Comune, quale soggetto erogatore di servizi e controllore, ai sensi dell’art.28, comma 5 della legge 10/91 deve, già dal 17/07/91, avere attivo un servizio per il deposito delle relazioni tecniche di cui al comma 3 dello stesso articolo (verifica del Cd, del fabbisogno energetico normalizzato e del rendimento globale medio stagionale), e successivamente provvedere, ai sensi dell’art.33 comma 1, al controllo dell’osservanza delle norme della citata legge in relazione al progetto delle opere, cioè deve verificare che la dichiarazione rilasciata dal progettista (relazione tecnica sul rispetto delle prescrizioni) sia veritiera (art.34, comma 3). Tale servizio e controllo, invece che essere un mero accatastamento di pratiche cartacee contro ricevuta di deposito (come accaduto già in passato per le dichiarazioni relative alla legge 373), può essere strutturato in modo da produrre un catasto
  • 183. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 185 energetico informatizzato, utilizzabile non solo quale strumento di verifica automatizzata di rispondenza alle prescrizioni e conoscitivo della struttura e dislocazione dei fabbisogni per il riscaldamento degli edifici nuovi e ristrutturati, ma anche quale base dei dati necessari per prospettare, identificare valutare e verificare la validità di possibili interventi di risparmio energetico su tutto il patrimonio edilizio accatastato e quindi relativamente all’intero comprensorio comunale. Allo stesso tempo il Comune deve provvedere, ai sensi dell’art.31 della legge 10/91, alla verifica, almeno biennale, dell’osservanza delle norme sul rendimento di combustione degli impianti termici per il riscaldamento ambientale. Tale verifica, che va condotta secondo i criteri riportati nella norma UNI 10389, comporta la misura del rendimento di combustione in condizioni nominali e al 30% del carico, e quindi in pratica corrisponde ad un censimento continuo del parco di generatori termici installati, sia in termini descrittivi che in termini prestazionali. Anche tale informazione, comunque obbligatoriamente raccolta, può essere inclusa nel catasto energetico informatizzato amplificandone il valore da mera verifica di legge a memoria storica di tipologie, dimensioni e caratteristiche di impianto, sempre utilizzabile per la stima di potenziali risparmi energetici indotti da azioni specifiche sui sistemi edificio – impianto. 7.6.3 Attori Soggetti promotori: Comune. Soggetti coinvolti o coinvolgibili: Municipalizzata, Catasto. 7.6.4 Strumenti – Piano Energetico Comunale – PUC e Regolamento edilizio 7.7 Azione n. 7 – Campagna di diffusione delle tecnologie e tecniche di raffrescamento passivo di edifici nel settore terziario 7.7.1 Contenuti Predisporre materiale informativo sulle potenzialità di risparmio sulle bollette energetiche, costi di investimento, tempi di ritorno, difficoltà tecniche, da distribuire attraverso canali associativi ai potenziali utenti. Predisporre attività di formazione dei tecnici: bollettini informativi tecnici, corsi, seminari, borse di studio. Rendere disponibili strumenti di valutazione (procedure standard, software di certificazione). Contattare produttori di materiali e tecnologie per verificare la disponibilità a pianificare una strategia dei prezzi adeguata al largo respiro dell’azione. L’organizzazione della campagna di diffusione richiede l’allestimento di uno staff multidisciplinare (tecnici, pubblicitari, economisti, giornalisti, accademici) che può indurre qualche marginale effetto di ricaduta occupazionale. Gli effetti occupazionali derivanti invece dall’innesco delle tecnologie e tecniche proposte mostrerebbe ben altre potenzialità di generazione di lavoro. Ad esempio la realizzazione di interventi di retrofit su edifici esistenti può sicuramente generare un incremento occupazionale nel settore edilizio.
  • 184. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 186 7.7.2 Risultati attesi Diffusione del know-how per l’attuazione di interventi che utilizzino materiali, tecniche, tecnologie e accorgimenti progettuali per limitare i carichi termici di raffrescamento di grandi edifici. Le strategie considerate sono: a. Controllo del comfort termico attraverso l’uso della ventilazione naturale o forzata; b. Controllo della radiazione solare e delle interazioni energetiche edificio – ambiente (ombreggiamento, greening, uso di vetrature selettive, colorazione elementi architettonici, etc.); c. Incremento delle caratteristiche isolanti e di tenuta dell’involucro edilizio (isolamento termico e controllo delle infiltrazioni); d. Riduzione dei guadagni termici associati alle attività svolte all’interno dell’edificio (l’utilizzo di apparecchiature elettriche ad alta efficienza che oltre a ridurre i consumi energetici contengono i guadagni in calore). L’attuazione delle strategie dovrebbe essere, quando possibile, obbligatoria nel caso di progettazione di edifici nuovi, mentre va valutata in termini economici il retrofit del parco esistente. 7.7.3 Attori Soggetti promotori: Comune, Municipalizzata Soggetti coinvolti o coinvolgibili: Associazioni di categoria, Camera di Commercio, Ordini Professionali (Ingegneri, Architetti, Periti Industriali, Geometri), Università. 7.7.4 Strumenti – Piano Energetico Comunale – PUC e Regolamento edilizio 7.8 Azione n. 8 – Piano di intervento sul parco edilizio pubblico ad uso terziario per il contenimento dei consumi energetici per la climatizzazione estiva 7.8.1 Contenuti L’azione consiste nell’attuazione di interventi strutturali sul corpo dell’edificio finalizzati ad ottimizzare le condizioni di comfort ambientale interno estivo. L’azione prevede i seguenti passaggi: – Predisporre un inventario dettagliato degli edifici pubblici ad uso ufficio dotati di impianti per la climatizzazione estiva, che includa le caratteristiche tecniche e anagrafiche di detti impianti. In particolare censire il numero di condizionatori compatti attualmente utilizzati negli edifici pubblici. – Procedere attraverso l’uso di procedure standardizzate (software di certificazione) alla diagnosi energetica degli edifici, verificando la congruità dei consumi attuali e di quelli potenzialmente ridotti. – Fissare degli standard di efficienza globale (sistema edifico / impianto) o parziali (solo edifico o solo impianto) per valutare la necessità e le priorità degli interventi. 7.8.2 Risultati attesi I risultati attesi sono molteplici: – la riduzione dei carichi e dei consumi energetici per il condizionamento estivo degli edifici;
  • 185. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 187 – la determinazione di un passaggio dalla climatizzazione decentrata (uso largamente diffuso di condizionatori compatti) alla climatizzazione attraverso impianti centralizzati; – il miglioramento degli standard di conduzione e controllo degli impianti; – il miglioramento del rendimento degli impianti centralizzati; – il miglioramento delle caratteristiche termofisiche e “progettuali” del parco edilizio pubblico; – il miglioramento degli standard di conduzione e controllo degli impianti; – l’arginamento della diffusione o la massiccia rimozione dei condizionatori compatti da finestra produrrebbe inoltre un miglioramento di carattere estetico anche in edifici di notevole pregio architettonico; – la realizzazione di misure di controllo dei carichi termici o la progettazione di impianti centralizzati efficienti migliorerebbe senza dubbio le condizioni di comfort e quindi lavorative dei dipendenti. 7.8.3 Attori Soggetti promotori: Comune, Municipalizzata Soggetti coinvolti o coinvolgibili: Ordini Professionali (Ingegneri, Architetti, Periti Industriali, Geometri). 7.8.4 Strumenti – Piano Energetico Comunale – PUC e Regolamento edilizio 7.9 Azione n. 9 – Campagna elettrodomestici ad alta efficienza 7.9.1 Contenuti Monitoraggio carichi sia globali sia di alcuni utenti campione o di un gruppo di utenti o di un quartiere prima della attivazione della campagna. Compilazione e aggiornamento di un database sugli elettrodomestici. Contattare le associazioni di categoria per richiedere disponibilità: a. Dei produttori ad attivare una campagna promozionale di apparecchi ad alta efficienza per 1–2 anni (frigoriferi di classi di efficienza A o B; lavabiancheria / lavastoviglie a bassi consumi e a doppia presa); può essere eventualmente selezionato un certo segmento di mercato (frigocongelatori invece che tutti i frigoriferi); i prodotti efficienti più cari di quelli equivalenti meno efficienti devono essere scontati in modo da avere un prezzo competitivo; b. Dei rivenditori a seguire un corso di formazione sul tema dell’efficienza energetica dei prodotti; il corso dovrebbe includere tecniche di marketing sugli argomenti di efficienza energetica; al rivenditore viene rilasciato un attestato che gli consente la partecipazione alla iniziativa; il rivenditore che partecipa usufruisce di spazi pubblicitari adeguati; il rivenditore è regolarmente aggiornato sui prodotti che ricadono nella campagna promozionale durante il periodo della campagna (indicativamente l’aggiornamento è mensile o ogni volta che si verifica il lancio sul mercato di un nuovo prodotto che ricade nella campagna). Invio agli utenti di brochure informative sugli elettrodomestici ad alta efficienza e di un buono di acquisto per avere diritto all’eventuale sconto sul prodotto. Possono partecipare gli utenti elettrici
  • 186. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 188 (Municipalizzata + ENEL). Eventuale coinvolgimento di associazioni dei consumatori nella predisposizione e realizzazione della campagna informativa sul tema dell’efficienza energetica. Attivazione o verifica delle operazioni di smaltimento degli elettrodomestici dismessi:le associazioni ambientali possono avere il ruolo di verificatori esterni della qualità del processo di riciclo e/o smaltimento. Monitoraggio carichi sia globali sia di alcuni utenti campione o di un gruppo di utenti o di un quartiere dopo la campagna. 7.9.2 Risultati attesi Diffusione dei grandi elettrodomestici ad alta efficienza: frogoriferi, lavabiancheria, lavastoviglie. Si intende stimolare: – l’interesse da parte dei consumatori sulle caratteristiche di efficienza energetica del prodotto che decidono di acquistare; – la sensibilità da parte dei rivenditori verso gli argomenti di efficienza energetica; – l’interesse da parte dei produttori di estendere l’offerta di apparecchi ad alta efficienza. – la campagna procede di pari passo con una esplicita politica di riciclo e trattamento come rifiuto speciale degli elettrodomestici dismessi (recupero di sostanze tossiche eventualmente presenti). Altri benefici possono essere individuati nella riduzione della potenza richiesta sulla rete elettrica e i risparmi in termini di risorse idriche grazie a lavabiancheria e lavastoviglie a bassi consumi. 7.9.3 Attori Soggetti promotori: Comune, Municipalizzata, ENEL Soggetti coinvolti o coinvolgibili: ANIE, associazioni rivenditori, associazioni dei consumatori e ambientaliste 7.9.4 Strumenti – Piano Energetico Comunale – Programmi di riqualificazione urbana – Piano di smaltimento dei rifiuti speciali nell’ambito del piano di smaltimento RSU 7.10 Azione n. 10 – PUC, Norme di conformità e di congruenza, Regolamento Edilizio 7.10.1 Contenuti La possibilità di agire sul flusso energetico che alimenta e attraversa la struttura urbana, modificandone la composizione e la portata, può rappresentare una opportunità strategica nel riqualificare ambientalmente la città (diminuzione delle emissioni e della congestione) e nel rendere sostenibile il suo sviluppo. Tale sforzo di integrazione può avvenire anche con pianificazioni separate (non sempre, infatti, coincidono i tempi e l’iter di approvazione dei distinti strumenti di piano). Il grado di efficacia (risultati/costi) risulterà di gran lunga maggiore, se le scelte dell’Agenda 21 e del Piano Energetico non solo si integreranno ma interagiranno, sin dalle fasi preliminari, con le elaborazioni del PUC, della Variante Generale, dei Progetti Urbanistici Operativi e dei Programmi Attuativi, degli interventi straordinari di recupero e riqualificazione di interi comparti o aree urbane, di programmi speciali che coinvolgono parti consistenti dell’assetto urbano, di progetti “pilota” la cui
  • 187. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 189 significatività o replicabilità può interessare casi analoghi, della revisione delle Norme di conformità e di congruenza del PUC e del Regolamento Edilizio. A proposito di quest’ultimo, dall’esperienza che sta maturando in diverse città, in particolare in applicazione della Legge 10/91 art.5, comma 5 (Firenze, Siena) e più in generale cogliendo l’occasione di revisione degli strumenti di Piano o Varianti nelle aree in trasformazione urbana o aree dismesse (Sesto S. Giovanni, Cologno Monzese, Cinisello Balsamo) si sta optando per una maggiore integrazione del fattore “energia” attraverso la stesura di specifici Allegati al Regolamento Edilizio relativi al Piano Energetico Comunale. 7.10.2Risultati attesi L’integrazione del Piano Energetico Comunale con gli strumenti della pianificazione urbanistica e territoriale (legge 10/91 art.5, comma 5). 7.10.3Attori Comune della Spezia 7.10.4Strumenti – Piano Energetico Comunale – Piano Urbanistico Comunale e Regolamento Edilizio 8. Le fonti di finanziamento 8.1 Risorse Nazionali – Legge 10/91 “Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia”. La tipologia delle agevolazioni finanziarie (art. 8 – art. 18) prevista da tale normativa si sotanziano in un contributo in conto capitale compreso tra il 20 e l’80% della spesa ammissibile documentata. Gli incentivi finanziari di cui agli artt. 8 (“Contributi in conto capitale a sostegno dell’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia nell’edilizia”), 10, 11 (“Norme per il risparmio di energia e l’utilizzazione di fonti rinnovabili di energia o assimilate”) e 13 (“Incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili di energia nel settore agricolo”) vengono concessi ed erogati dalle Regioni (Art.9), quelli relativi agli artt. 12 (“Progetti dimostrativi”) e 14 sono invece di competenza del Ministero dell’Industria Commercio e Artigianato. Per quanto concerne l’art.11, ai sensi dell’art.12 della legge 537/93 comma 3, le disponibilità sono state trasferite su un apposito capitolo del Ministero del Bilancio e sono divenute di competenza diretta delle Regioni, le quali costituiscono l’Ente di riferimento per la concessione del finanziamento. – Programma “Comune Solarizzato” (GURI n. 78 del 03/04/2001): Il Servizio Inquinamento Atmosferico e Rischi Industriali, nell’ambito del progetto denominato "Comune Solarizzato", Programma tra il Ministero dell'Ambiente e l'ENEA per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, ha impegnato la somma di Lire 18.000 milioni a favore delle Regioni e degli Enti Locali che hanno aderito al Progetto per la realizzazione di impianti solari termici. Gli impianti
  • 188. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 190 verranno realizzati da lavoratori di Pubblica Utilità organizzati in un sistema di micro-imprese ambientali di tipo di società miste e cooperativo, con la partecipazione di soggetti pubblici e privati, in grado di creare nuova occupazione per giovani disoccupati. Tale Progetto è in uno stato di attuazione avanzato, e si ritiene che risponda agli obiettivi di Kyoto per la riduzione delle emissioni di gas serra e per il raddoppio del contributo delle fonti rinnovabili, nonché agli obiettivi ed i programmi di sviluppo sostenibile attraverso la formazione di micro-imprese ambientali autonome. Con successivi atti verranno individuati i soggetti beneficiari nonché verranno individuate le modalità di erogazione delle risorse. – Programma “Solare Termico” (GURI n. 81 del 06/04/2001): Il Servizio Inquinamento Atmosferico e Rischi Industriali, nell’ambito del progetto denominato "Solare Termico", Programma tra il Ministero dell'Ambiente e l'ENEA per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, ha impegnato la somma di Lire 12.000 milioni a favore dei Comuni che, ai sensi della Legge 10/91, devono prevedere all’interno del Piano Regolatore Generale, uno specifico piano a livello comunale relativo all’uso delle fonti rinnovabili di energia (il Piano Energetico Comunale) e delle Aziende distributrici di gas di proprietà comunale che in relazione al D.L.vo 164/2000 devono raggiungere obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico e di sviluppo di fonti rinnovabili. Il bando disciplina le procedure per la richiesta di concessione e per l’erogazione del contributo pubblico nella misura massima del 30% del costo di investimento ammesso – non inclusivo dell’IVA – per l’installazione di impianti solari termici per la produzione di calore a bassa temperatura. – Programma “Tetti Fotovoltaici” (GURI n. … del 29/03/2001): Il Servizio Inquinamento Atmosferico e Rischi Industriali, nell’ambito del progetto denominato "Tetti fotovoltaici", Programma tra il Ministero dell'Ambiente e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali mirato all’abbattimento delle barriere non tecniche alla diffusione delle fonti rinnovabili in ambito urbano, ha impegnato la somma di Lire 20.000 milioni finalizzato alla realizzazione nel periodo 2000 – 2002 di impianti fotovoltaici collegati alla rete elettrica di distribuzione e integrati/installati nelle strutture edilizie. Il bando è indirizzato ai Comuni capoluogo, ai comuni insistenti in aree naturali protette, alle Provincie, agli Enti nazionali di ricerca e Università Il finanziamento copre l’75% del costo d’investimento ammesso non inclusivo dell’IVA. Le risorse destinate ai soggetti privati e gli atri soggetti pubblici saranno gestiti dalle Regioni. Le Regioni entro trenta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta del decreto di impegno (termine ultimo il 28 aprile 2001) dovranno dichiarare la loro adesione al Programma ed entro i successivi sessanta giorni emanare i bandi per i soggetti privati e pubblici. – Programma “Interventi fotovoltaici ad alta valenza architettonica” (GURI n. 79 del 04/04/2001): Il Servizio Inquinamento Atmosferico e Rischi Industriali, nell’ambito del progetto denominato "Tetti fotovoltaici", Programma tra il Ministero dell'Ambiente e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali mirato all’abbattimento delle barriere non tecniche alla diffusione delle fonti rinnovabili in ambito urbano, ha impegnato la somma di Lire 3.110 milioni per la realizzazione di impianti fotovoltaici di grande scala, completamente integrati in un complesso edilizio, caratterizzati da elevate prestazioni energetico - ambientali e da alta valenza architettonica. Il bando è indirizzato alle Amministrazioni ed enti pubblici i quali siano proprietari, o esercitino un altro diritto reale di godimento o, anche, semplicemente siano possessori o gestori, purché
  • 189. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 191 autorizzati dal proprietario, della struttura edilizia oggetto dell’intervento. Il soggetto richiedente deve altresì essere titolare del contratto di fornitura di energia elettrica relativo al punto di connessione alla rete dell’impianto fotovoltaico da realizzare; detto contratto di fornitura deve necessariamente riferirsi alla struttura edilizia destinata ad accogliere l’impianto medesimo. Il finanziamento copre l’85% del costo d’investimento ammesso non inclusivo dell’IVA. Il Ministero ammetterà ad istruttoria le domande che risultino spedite esclusivamente a partire dal primo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del comunicato relativo all’emanazione del presente bando e non oltre il 31 gennaio 2002. 8.2 Risorse regionali – Legge Regionale 48/96, con cui la Regione intende sviluppare attività ed iniziative nel campo delle energie alternative e del risparmio energetico, tra le quali: a) promuovere studi e ricerche ivi compreso il completamento del Piano energetico regionale; b) incentivare la produzione e l’uso razionale di energia derivante da fonti alternative; c) promuovere attività volte al contenimento dei consumi energetici anche ai fini di miglioramento ambientale; d) promuovere iniziative volte alla diffusione delle conoscenze per le finalità della legge,…Agli oneri derivanti dall’attuazione della Legge si provvede mediante lo stanziamento di lire 25.269 milioni in termini di competenza e di cassa dal capitolo 9530… – Legge Regionale 18/99, con cui la Regione promuove e sviluppa, in forma coordinata con Stato ed Enti locali, azioni e iniziative volte e conseguire: a) l’uso razionale dell’energia; b) il risparmio energetico, c) la riduzione dei gas serra mediante la valorizzazione e l’incentivazione dell’utilizzo delle fonti rinnovabili e pulite di energia. La Legge delega ai comuni: a) la certificazione energetica degli edifici civili di cui all’art.30, comma 3 della legge 10/91, nell’ambito della funzione di indirizzo dello Stato ai sensi dell’art.8 della legge 59/97 e della regione per quanto di competenza, b) il controllo sul rendimento energetico degli impianti termici ai sensi del DPR 412/93, per i Comuni superiori a 40.000 abitanti; c) l’adozione del Piano Comunale per le fonti rinnovabili nell’ambito del Piano regolatore Generale, ai sensi dell’art.5, comma 5 della legge 10/91 per i Comuni superiori a 50.000 abitanti. Alle esigenze di spesa relative alle disposizioni di legge si provvede sino ad esaurimento ai fondi di cui alla L.R. 48/96; successivamente con finanziamenti destinati al Piano Energetico Regionale anche ai sensi dell’art.30, comma 4 del DLgs 112/98. La Giunta Regionale programma annualmente l’utilizzo dei fondi in base ai criteri e alle priorità individuati nel PER, stabilendo i requisiti di ammissibilità e le modalità di finanziamento degli inetreventi. 8.3 Risorse della Unione Europea – Fondi Strutturali, per tutte le aree conformate a gravi esigenze di ristrutturazione economica e sociale, la Unione Europea a individuato un “nuovo” Obiettivo 2. Sono interessate in particolare le zone in cui la trasformazione strutturale interessa i settori dell’industria, dei servizi e della pesca, le zone rurali colpite da declino a causa di una insufficiente diversificazione economica ed i quartieri urbani in crisi per la perdita di attività economiche. Le linee di programmazione regionale per il periodo 2000 – 2006, presentate in bozza nell’estate 1999, individuano la struttura del nuovo Documento Unico di Programmazione che sarà suddiviso in quattro assi
  • 190. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 192 prioritari, ed in particolare: 1) sviluppo e rafforzamento del sistema produttivo; 2) sviluppo, rafforzamento e riqualificazione del sistema rurale; 3) risanamento e miglioramento del sistema ambientale; 4) qualificazione del territorio. All’interno dell’asse 3 si legge testualmente che “In ottemperanza a quanto disposto dal Protocollo di Kyoto ed in accordo con il Piano Energetico Regionale verrà perseguita la linea di azione riguardante il risparmio energetico e lo sviluppo di fonti energetiche alternative”. – Quinto Programma Quadro di RS&T – I programmi comunitari ALTENER II e SAVE II sono stati approvati dal Parlamento e dal Consiglio della Unione Europea per la promozione, rispettivamente, delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. In particolare, le azioni previste mirano sia a garantire la sicurezza dell’approvigionamento sia ad assicurare la competitività, salvaguardando, nel contempo, l’ambiente. Le quote stanziate variano in funzione del tipo di azione intrapresa e possono essere a copertura totale da parte del bilancio generale dell’Unione o cofinanziate da organi diversi. Di seguito si riportano gli schemi descrittivi dei due programmi ricordando come la partecipazione alla loro parte propositiva (Proposals), da parte dei soggetti interessati, scade alle ore 12 del 31 maggio 2001. ALTENER PREMESSA – Destinato a potenziare il ricorso alle fonti rinnovabili e a favorire la riduzione delle emissioni di CO2, ALTENER II è stato riconfermato per il 1998 – 2002 dalla decisione 646/2000/CE con uno stanziamento di 77 milioni di euro. AZIONI – Il Programma si propone di incoraggiare gli investimenti privati e pubblici nella produzione e nello sfruttamento di energie ricavate da fonti rinnovabili. I progetti dovranno riguardare: – studi e altre azioni destinate a sviluppare il potenziale delle fonti energetiche rinnovabili, aventi per tema: strategie settoriali e di mercato, elaborazione di norme e certificazioni, agevolazione a gare di appalto, attività legislativa, il ricorso a incentivi fiscali e/o economici,… – azioni pilota volte a creare o ampliare le strutture e gli strumenti per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili; – iniziative per la diffusione delle informazioni e misure atte a favorire lo scambio di esperienze e know – how; – azioni mirate, che facilitino la penetrazione sul mercato delle fonti energetiche rinnovabili e incoraggino gli investimenti, mediante l’assistenza alla preparazione, presentazione e realizzazione di progetti; – azioni di monitoraggio, sostegno e valutazione dell’attuazione delle strategia comunitaria in materia di fonti energetiche rinnovabili. SOGGETTI INTERESSATI – Possono presentare progetti le Pmi, gli artigiani, le grandi imprese, gli intermediari finanziari, le associazioni di categoria e Camere di Commercio, gli enti locali, Centri di formazione e ricerca, Università e scuole, associazioni no-profit, con sede nella UE. I requisiti previsti sono: coinvolgimento di almeno due diversi stati membri e approccio
  • 191. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 193 ALTENER innovativo al problema delle fonti di energia rinnovabili (biomassa; energia eolica, energia solare termica e fotovoltaica; sistemi solari per edifici; energia idroelettrica prodotta con impianti di dimensioni piccole (< 10 MW); energia geotermica e pompe di calore). MODALITA’ – Contributo comunitario a fondo perduto: – Fino al 50% del costo totale del progetto per: 1) azioni pilota volte a realizzare infrastrutture; 2) le misure di promozione di informazioni – Del 100% dei costi per: 1) studi; 2) azioni di controllo e sostegno – La quota di cofinanziamento per le azioni mirate verrà stabilita in funzione della portata del progetto. SAVE PREMESSA – L’Unione Europea ha provveduto, con la decisione 647/2000/CE, a rifinanziare il programma SAVE che distribuirà, sino al 2002, fondi per 66 milioni di euro, contro i 45 del passato. Introdotto nel 1996, SAVE ha dimostrato la sua efficacia come programma non tecnologico per promuovere l’utilizzazione razionale dell’energia in tutti i settori di consumo, incoraggiando investimenti da parte di consumatori pubblici, privati e industria a favore del risparmio energetico e creando le condizioni per migliorare l’intensità energetica del consumo finale. AZIONI – I progetti potranno riguardare: – studi e altre azioni finalizzate all’introduzione, esecuzione, completamento e valutazione degli effetti di misure comunitarie (quali mandati a organismi di normalizzazione, acquisti in cooperazione, legislazione,..) adottate per migliorare l’efficienza energetica, studi relativi agli effetti del prezzo dell’energia sull’efficienza energetica, studi volti a introdurre tale criterio nei programmi comunitari; – azioni pilota mirate ad accelerare gli investimenti per l’efficienza tecnica e/o migliorare le tendenze di consumo in settori chiave quali trasporti, edilizia, pianificazione delle risorse, formazione,…; – facilitazione nello scambio di esperienze e migliore coordinamento tra le attività internazionali, comunitarie, nazionali, regionali e locali usando mezzi idonei di diffusione dell’informazione (quali conferenze, workshop, seminari, pubblicazioni e materiale informativo in formato elettronico). – valutazione e controllo dei progressi in materia di efficienza energetica raggiunti nella Comunità e nei singoli stati membri; – azioni specifiche per la gestione dell’energia a livello regionale e urbano, anche tramite la costituzione di Agenzie, e a favore di una maggiore coesione. SOGGETTI INTERESSATI – Sino al 2002 possono presentare progetti: autorità regionali e locali, organizzazioni, imprese pubbliche e private, università, studi di consulenza, reti, associazioni temporanee di imprese e/o organizzazioni appartenenti e non alla UE. I requisiti previsti sono: coinvolgimento di almeno due diversi stati membri e approccio innovativo al problema di efficienza energetica trattato; quantificazione e diffusione dei risultati in termini di
  • 192. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 194 SAVE risparmio energetico. MODALITA’ – Contributo comunitario a fondo perduto: – Fino al 50% del costo totale del progetto per: 1) azioni pilota; 2) misure di diffusione dell’informazione proposte da organismi diversi dalla Commissione – Del 100% dei costi per: 1) studi; 2) misure di divulgazione dell’informazione proposte dalla Commissione; 3) azioni di controllo. – Finanziamento tramite terzi. Tale forma innovativa di finanziamento prende avvio dalla Direttiva UE 93/76 nella quale l’Unione, tra l’altro, invita gli Stati membri a “…promuovere la diffusione del Third Party Financing come formula contrattualistica atta a consentire ad un soggetto pubblico o privato, con una chiara potenzialità di ottimizzazione energetica, di soddisfare l’esigenza di abbattere i consumi energetici ed i relativi costi, ricercando sul mercato un operatore specializzato in tale settore di intervento (Energy Service Companies ESCO) capace di garantire il servizio – energia con annessa un’opzione di finanziamento degli investimenti di efficienza energetica necessari, e nel contempo di assicurare alla controparte le performances di risparmio previste”. Il Finanziamento tramite terzi si basa, in sostanza, sul fatto che il risparmio energetico determina un flusso di minori costi e/o maggiore efficienza che è in grado di ripagare l’investimento iniziale effettuato; viene così richiesto ad un fornitore di servizi energetici (ESCO) di progettare, finanziare, realizzare e gestire gli interventi oggetto dell’investimento recuperando il capitale investito sulla base di una pianificazione con il committente circa i risparmi economici attesi durante la vita del contratto.
  • 193. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 195 INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO Indirizzo strategico: ridurre l’impatto delle sorgenti di inquinamento elettromagnetico sulla salute della popolazione e sull’ambiente
  • 194. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 196 1. Premessa Quando si parla di inquinamento elettromagnetico ci si riferisce all’inquinamento causato dai campi elettromagnetici prodotti dal funzionamento di elettrodotti, antenne televisive, impianti di telefonia mobile e similari. È un tipo di inquinamento i cui effetti sulla salute umana non sono stati ancora sufficientemente studiati dalla comunità scientifica, e che risulta comunque particolarmente pericoloso, in quanto agisce a livello genetico. D’altronde il problema è accentuato dalle difficoltà nel far interagire diverse competenze scientifiche: i medici non hanno eccessiva familiarità con le grandezze fisiche che definiscono le forze elettromagnetiche, mentre i fisici non sempre riescono ad inquadrare la complessità dei fenomeni biologici. La ricerca scientifica ha proceduto in parallelo sui due filoni delle bassissime frequenze (ELF - Extremely Low Frequences) prodotte da elettrodotti e utenze elettriche industriali e domestiche e delle radiofrequenze (emittenti radiotelevisive, telefonia cellulare e impianti di telecomunicazione in genere). Sono stati ipotizzati due tipi di effetti sulla salute delle persone: acuti per esposizioni brevi a livelli elevati e cronici per esposizioni prolungate a livelli bassi. Gli effetti acuti sono stati provati sia per le ELF che per le radiofrequenze. Riguardo alle ELF si è giunti alla conclusione che il rischio sanitario sia legato alla densità di corrente (Ampère/metro quadrato) che i campi elettrico (Volt/metro) e magnetico (Ampère/metro o Tesla per l'induzione magnetica) inducono nei tessuti umani. Riguardo invece alle radiofrequenze si è giunti alla conclusione che il rischio per la salute sia legato al surriscaldamento prodotto nei tessuti umani dalla deposizione di energia connessa con l'assorbimento dell'onda elettromagnetica. La comunità scientifica ha prodotto diversi studi senza raggiungere però risultati concordi sull'effettiva esistenza o incidenza di effetti cronici. Esistono comunque dei sospetti, in particolare modo per quel che riguarda la correlazione tra il campo magnetico ELF e alcune forme di leucemia. Tutte le normative tecniche internazionali che hanno tentato di stabilire limiti di esposizione si sono generalmente basate sugli effetti acuti, ponendo dei livelli di soglia primari sulle grandezze densità di corrente e SAR (rateo di assorbimento specifico di energia elettromagnetica convertita poi in energia termica, espressa in Watt/Kg.). I limiti di densità di corrente, validi per le ELF, portano alla formulazione di limiti sui livelli di campo elettrico e magnetico per le emissioni a 50 Hz, mentre i limiti di SAR utilizzati nella letteratura scientifica per quanto riguarda le radiofrequenze, portano ad una serie di limiti di campo elettrico e magnetico differenziati in base alla frequenza. Questo perché il corpo umano si comporta come un'antenna che capta in maniera più efficace alcune frequenze (ad esempio dai 3 ai 3000 MHz) piuttosto che altre. 2. Situazione attuale: gli elementi di criticità Nel Comune della Spezia la lunghezza complessiva delle linee elettriche al 1998 è pari a 766 km. Il servizio di distribuzione conta 759 km di reti (tra BT, MT e AT) e 322 cabine di trasformazione e raggiunge il 100% della popolazione. Il numero di utenze per unità di lunghezza della rete è di 75 ut/Km (valore regionale 45,15 ut/Km) e la densità territoriale della rete (lunghezza della rete sull’unità di superficie territoriale) è di 15 Km/Km2 (valore regionale 4,8 Km/Km2 ). Nelle tabelle successive si riportano i dati dettagliati della consistenza delle infrastrutture elettriche presenti a La Spezia.
  • 195. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 197 Lunghezza delle linee elettriche, distinte per livelli di tensione - 1998 Classe di tensione Tensione (kV) Lunghezza (km) Densità (km/kmq sup. territoriale) BT 0,38 e 0,22 540 10,52 MT 15 189 3,68 AT 132 30 0,58 220 3 0,06AAT 380 4 0,08 Cabine di trasformazione - 1998 N. cabine Potenza di trasformazione installata complessiva (MVA) Primarie 132/15 kV 2 160 Secondarie di trasformazione MT/BT 226 97,2 Secondarie di consegna MT 92 Secondarie di sezionamento 2 Fonte: ENEL Per quanto riguarda, invece, gli impianti per le teleradiocomunicazioni a radiofrequenze e microonde (RW e MW), la situazione attuale nel Comune della Spezia è la seguente: – le stazioni radio base per telefonia mobile nel 1999 erano 22; ad oggi ne sono previste 38 di cui 20 con Pot. < 7 watt; – sono presenti 318 impianti radio TV, di cui 73 radio FM, 105 TV, 140 impianti diversi. Di questi circa il 39% è situato nel comprensorio del M. Parodi. Ad oggi sono state controllate completamente 10 stazioni radio base cittadine e i siti con presenza di impianti radio TV più significativi (M. Parodi, Valdellora, Vignale). Presso le 10 SRB cittadine che sono state controllate si sono rilevati valori estremamente bassi di campo elettromagnetico (<< 6 V/m); presso gli impianti radio TV si è rilevato un superamento dei limiti di legge (M. Parodi) in via di risoluzione. E’ in via di realizzazione un archivio contenente i dati di tutte le sorgenti TLC a RF e MW (LR 41/99). 3. Riferimenti utilizzati per la definizione del Piano d’Azione 3.1 Le linee guida ANPA Al fine di favorire una uniforme applicazione del Decreto del Ministero dell’Ambiente n. 381/98 “Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana” sono state elaborate dal Gruppo di Lavoro Interministeriale di cui al DMA 2 giugno 1997, a cura dell’ANPA, apposite linee guida applicative.
  • 196. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 198 3.1.1 La valutazione preventiva dell’impatto elettromagnetico e paesaggistico Secondo le linee guida (punto 5): “Nelle more dell’adeguamento della specifica normativa regionale e locale, ai fini della minimizzazione dell’esposizione della popolazione, si può eseguire una valutazione preventiva all’installazione di nuovi impianti basandosi sull’effettiva potenza degli stessi, sulle loro caratteristiche radioelettriche e su quelle geometriche e architettoniche del sito prescelto, per poi eventualmente prescrivere soluzioni migliorative”. Al fine della valutazione dovrebbero essere richiesti al gestore i dati sulle caratteristiche tecniche dell’impianto (vedi l’allegato 1 alle linee guida). Secondo le linee guida (punto 5) le informazioni utili per la valutazione preventiva potranno consentire anche l’istituzione di un catasto regionale delle sorgenti. 3.1.2 La necessità della concessione edilizia Attualmente molte regioni prevedono che l’autorizzazione degli impianti in oggetto sia di competenza dei Comuni (Concessione edilizia) previo parere tecnico e sanitario delle Agenzie Regionali per la protezione dell’ambiente e delle ASL. A conferma di quanto sopra le linee guida ANPA (punto 5 in relazione all’art. 4.3 del Decreto Ministeriale 381/1998) affermano che: “L’installazione o la modifica degli impianti (di cui all’articolo 1 del decreto ministeriale) collocati sopra edifici o in prossimità di aree urbane o rurali è soggetto ad autorizzazione motivata o, ricorrendo le condizioni secondo la specifica normativa, a concessione edilizia dal Sindaco del Comune nel quale è situato l’impianto. In tali situazioni non può essere seguita la procedura di Dichiarazione di Inizio Attività (DIA). Le Regioni e gli Enti locali competenti, con propri atti, adeguano, ove ritenuto necessario, le loro strumentazioni legislative e regolamentari in materia edilizia e urbanistica”. Secondo le linee guida ANPA appare inoltre opportuno puntare sullo sviluppo di soluzioni tecnologicamente innovative, che consentano anche un contenimento dell’impatto paesaggistico. 3.1.4 Le attività di controllo e vigilanza Secondo le linee guida ANPA (punto 5 in relazione all’art. 4.3 Decreto Ministeriale 381/1998) le attività di controllo e vigilanza sono svolte: – dalle Regioni e dalle Province tramite le Agenzie Regionali (o Provinciali) per la Protezione dell’Ambiente (ARPA e APPA) o, dove non sono operative, dai Presidi Multizonali di Prevenzione (PMP) delle Aziende Sanitarie Locali (ASL); – dall’Autorità Sanitaria e dalle Asl - Dipartimenti di prevenzione per quanto attiene in particolare agli interventi di natura epidemiologica e sanitaria a tutela e promozione della salute umana nei luoghi di vita e di lavoro; – dall’ISPESL, in ordine alle specifiche competenze in materia di sicurezza sul lavoro, per la verifica di conformità degli impianti e degli insediamenti produttivi, in termini di consulenza e supporto all’Autorità Sanitaria; – dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, anche per il tramite degli Ispettorati territoriali del Ministero delle Comunicazioni, relativamente all’assegnazione delle frequenze e alle caratteristiche degli impianti in conformità con le previste concessioni.
  • 197. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 199 3.2 Studi epidemiologici Come già affermato nella premessa al presente capitolo del Piano d’Azione, sebbene gli effetti sanitari delle radiazioni non ionizzanti siano tuttora poco conosciuti e patogeneticamente definiti, nella letteratura scientifica più recente sono apparsi studi che sollecitano a prendere in seria considerazioni i potenziali rischi derivanti dai campi elettromagnetici non ionizzanti. Già molte indagini hanno mostrato effetti nocivi per la salute dei lavoratori e della popolazione, in particolare per le frequenze basse (50-60 Hz - elettrodotti), soprattutto a medio-lungo termine17. Il quadro che emerge dalla letteratura scientifica depone, nel suo complesso, a favore di un’associazione fra esposizione a campi a 50/60 Hz e leucemia infantile. In particolare alcuni studi indicano un incremento di rischio di leucemia infantile in relazione ad esposizione a livelli di induzione magnetica superiori a 0,2 µT (microTesla). Per quanto riguarda l’azione dei campi elettromagnetici a frequenza elevata (radiofrequenza e microonde) sono ben conosciutigli effetti termici, dovuti alla dissipazione in forma di calore dell’energia assorbita dai tessuti, cui si dimostrano particolarmente sensibili le gonadi maschili (con riduzione della fertilità) e il cristallino, che può opacizzarsi. 17 P. Comba, M. Grandolfo, S. Lagorio, A. Polichetti, P. Vecchia, Istituto superiore di Sanità, 1995, Rischio cancerogeno associato a campi magnetici a 50/60 Hz, Rapporti ISTSAN 95/29.
  • 198. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 200 4. Gli obiettivi specifici e i target Obiettivo Indicatore Valore attuale Target Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento elettromagnetico N. di asili, scuole, aree verdi attrezzate e ospedali, nonché edifici adibiti a permanenza di persone superiori a 4 ore giornaliere, in prossimità (come definita dal target) di sorgenti di inquinamento elettromagnetico Da definire Progressiva riduzione, fino all’annullamento entro il 2010, del valore dell’indicatore, tenendo presente che per “prossimità” a sorgenti di inquinamento elettromagnetico si intende: – per sorgenti ELF (elettrodotti, cabine trasformazione, ecc.) nell’ambito dell’area il cui perimetro è definito dal superamento del valore di induzione magnetica di 0,2 microTesla (o valori più restrittivi eventualmente fissati dalla normativa vigente); – per sorgenti RW e MW (sistemi fissi delle telecominicazioni e radiotelevisivi) nell’ambito dell’area il cui perimetro è definito dal superamento dei valori fissati dalla normativa vigente Migliorare l’inserimento paesaggistico degli impianti Per tale indicatore è difficile trovare un indicatore significativo e definire il relativo target. Pertanto ci si limita ad individuarlo come obiettivo specifico, al fine di orientare la definizione della azioni di Piano, senza tuttavia individuare specifiche misure di monitoraggio del conseguimento dell’obiettivo. 5. Strategie e azioni attivate a livello regionale, provinciale e comunale 5.1 Agenda XXI della Regione Liguria In tema di inquinamento elettromagnetico, l’Agenda XXI della Regione Liguria non definisce specifici obiettivi di sostenibilità da perseguire, ma stabilisce che il programma da perseguire nei prossimi anni consiste nell’attuare e nel dare operatività alla legge regionale sull’inquinamento elettromagnetico (capo VI bis legge regionale n. 18/1999). In particolare si sottolineano i seguenti punti:
  • 199. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 201 – la realizzazione e l'aggiornamento del catasto degli impianti demandata all'ARPAL per conto della Regione sulla base della documentazione pervenuta ai sensi delle procedure previste per l'installazione degli impianti, nonchè di altri dati conoscitivi acquisiti o disponibili; – il rispetto delle rigorose procedure autorizzative previste; – il rispetto degli obiettivi di qualità indicati e l'effettuazione dei controlli e l'adeguamento tecnico delle strutture di Arpal; – l'adozione dei piani di risanamento in caso di superamento dei valori limite previsti dalla normativa vigente; – l'adozione del Piano comunale di adeguamento ed organizzazione degli impianti che i Comuni, sentiti i gestori ed acquisiti i programmi di sviluppo delle reti, predispongono entro 1 anno dalla data di entrata in vigore della legge, tenendo conto dei livelli di inquinamento elettromagnetico e dei valori paesaggistici del territorio; – l'applicazione delle sanzioni in quanto la legge prevede che, in caso di inosservanza delle disposizioni in essa previste, vengano applicate sanzioni amministrative pecuniarie cui provvede l'ARPAL. 5.2 Il Piano comunale di adeguamento e organizzazione degli impianti di teleradiocomunicazione Il Comune della Spezia, in collaborazione con ARPAL, sta predisponendo il Piano comunale di adeguamento e organizzazione degli impianti di teleradiocomunicazione, come previsto dall’articolo 72 undecies della legge regionale n. 18/99. La realizzazione di questo Piano è finalizzata, innanzitutto, all’individuazione delle localizzazioni possibili, sia per impianti esistenti che per impianti nuovi, intese come le aree che consentono di conseguire il migliore inserimento ambientale e la minore esposizione media della popolazione all’inquinamento elettromagnetico; al tempo stesso, per gli impianti di telefonia cellulare che devono essere necessariamente installati in ambito urbano, il Piano è finalizzato alla definizione di regole che consentano all’amministrazione pubblica e ad ARPAL di razionalizzare la distribuzione degli impianti in città, individuando i siti e i criteri di ubicazione più idonei (delocalizzazione impianti, distanza minima tra impianti in funzione delle potenze, ecc.), senza lasciare la libera iniziativa ai gestori. La definizione del Piano si articola nelle seguenti fasi: 1. censimento degli impianti; 2. monitoraggio dell’inquinamento elettromagnetico; 3. predisposizione del Piano, anche attraverso una trattativa con i gestori. Allo stato attuale è stato effettuato il censimento degli impianti ed è stata costruita una banca dati su sistema informativo. 5.3 I controlli Nella convenzione Comune della Spezia-ARPAL per l’esercizio delle attività connesse alle funzioni in materia ambientale, relativa all’anno 2001, è previsto che ARPAL effettui attività di monitoraggio dell’induzione magnetica e attività di controllo sulle stazioni radio-base per la telefonia cellulare, secondo uno specifico piano di attività da concordare tra il Comune e il Dipartimento provinciale dell’ARPAL.
  • 200. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 202 ARPAL sta quindi procedendo gradualmente al monitoraggio delle stazioni radio base presenti in città. Sul fronte delle basse frequenze sta invece effettuando un censimento delle cabine di trasformazione MT/BT dislocate sul territorio urbano; tra queste sceglierà un campione per effettuare un monitoraggio dell’esposizione a campi elettromagnetici nelle abitazioni collocate in prossimità delle cabine stesse. 5.4 La disciplina paesistica del Piano Urbanistico Comunale La disciplina paesistica puntuale del Piano Urbanistico Comunale della Spezia (Elaborato P7/c) detta alcune norme specifiche relative all’ubicazione delle antenne: – nelle aree di produzione agricola di pregio ambientale e nei territori non insediabili di pregio ambientale non sono ammessi nuovi impianti di antenne o similari e quant'altro modifichi in maniera paesaggisticamente percepibile lo stato dei luoghi (artt. 7 e 10); – nelle aree di produzione agricola e nel territorio di presidio ambientale (artt. 8 e 9) gli impianti di antenne e similari dovranno essere collocati preferibilmente in radure e nelle vicinanze della viabilità esistente, a distanza adeguata dagli edifici esistenti. L'intervento non dovrà comportare l'abbattimento di alberature di alto fusto ed opere di modifica del sito in modo paesaggisticamente percepibile; – nei territori non insediabili e nella aree filtro gli impianti di antenne e similari dovranno essere collocati preferibilmente in radure e nelle vicinanze della viabilità esistente, con esclusione delle aree filtro. L'intervento non dovrà comportare l'abbattimento di alberature di alto fusto ed opere di modifica del sito in modo paesaggisticamente percepibile
  • 201. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 203 6. Valutazione delle strategie e azioni attivate Obiettivi specificiStrategia e azioni attivate Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento elettromagnetico Migliorare l’inserimento paesaggistico degli impianti Agenda XXI regionale Il documento elaborato dalla Regione Liguria per il processo di agenda XXI regionale costituisce, in generale, un utile riferimento per inquadrare in un contesto più ampio la scelta degli obiettivi, dei target e delle azioni da adottare nel percorso di Agenda 21 del Comune della Spezia e nel relativo Piano d’Azione. Tuttavia, il documento non sviluppa nel dettaglio le linee d’azione individuate, bensì si limita ad enunciare le tipologie di azioni che sarebbe opportuno sviluppare in un’ottica di sviluppo sostenibile del territorio. In particolare, per quanto riguarda l’inquinamento elettromagnetico, si limita ad auspicare l’attuazione della legge regionale in materia. Volendo sintetizzare i limiti della attuale politica regionale in materia di inquinamento elettromagnetico, potremmo indicarli nei seguenti: – i principi e le finalità che non riconoscono il principio precauzionale – il sistema dei controlli: totalmente inadeguato ad affrontare un problema così vasto e articolato come quello dell’inquinamento elettromagnetico – il riordino delle procedure autorizzatorie, attualmente poco chiaro e soprattutto troppo permissivo sotto il profilo della tutela della salute dall’inquinamento elettromagnetico, basti pensare alle questioni: della valutazione di impatto, dei termini dei procedimenti, delle istruttorie per i pareri tecnici, del rapporto tra strumenti di pianificazione dei siti e autorizzazione sui singoli ipianti, alla procedure per i risanamenti; – le procedure di partecipazione del pubblico nella legge regionale vigente quasi del tutto assenti; – una definizione più precisa ed organica delle misure cautelari nonché dei limiti e divieti di localizzazione; – la necessità di adeguare il sistema sanzionatorio soprattutto per le infrazioni più gravi. Piano comunale di adeguamento e organizzazione degli impianti di teleradiocomunicazione L’attività di predisposizione di tale Piano, avviata dal Comune della Spezia insieme ad ARPAL, è sicuramente pienamente coerente con l’obiettivo di ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento elettromagnetico. Si ritiene, infatti, che il Piano, elaborato secondo l’impostazione metodologica adottata da Comune e ARPAL, possa essere lo strumento ad oggi più efficace per garantire il perseguimento del suddetto obiettivo. Al fine di tenere conto della forte preoccupazione della popolazione su questo tema, sarà importante prevedere idonee forme di informazione e partecipazione del pubblico prima della definitiva adozione del Piano. Secondo l’impostazione metodologica adottata da Comune e ARPAL, il Piano dovrà anche tenere conto dell’impatto visivo degli impianti sia nella definizione dei livelli di attitudinalità del territorio all’installazione di impianti di teleradiocomunicazione, sia nell’individuazione delle regole di inserimento degli impianti nelle zone idonee.
  • 202. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 204 Obiettivi specificiStrategia e azioni attivate Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento elettromagnetico Migliorare l’inserimento paesaggistico degli impianti I controlli L’attività di controllo effettuata da ARPAL in convenzione con il Comune, per l’anno 2001, consentirà di acquisire un approfondito livello di conoscenza degli effettivi livelli di inquinamento elettromagnetico presenti sul territorio comunale La disciplina paesistica del Piano Urbanistico Comunale Il Piano Urbanistico Comunale definisce alcune norme di non ammissibilità e/o inserimento paesaggistico per antenne o impianti similari nelle zone di pregio del territorio extraurbano; esse costituiscono un utile strumento per contribuire al miglioramento dell’inserimento paesaggistico di detti impianti. Sarà importante, in sede di regolamento urbanistico, individuare norme di maggiore dettaglio, relative anche al territorio urbano 7. I settori di intervento: strategie e azioni da attivare o consolidare Le strategie e le azioni individuate nel seguito si intendono da attuare e/o consolidare in un ottica di medio-lungo termine (i prossimi 10 anni). 7.1 Linea strategica n.1 – ridurre l’impatto sulla salute della popolazione e sull’ambiente degli impianti di teleradiocomunicazione 7.1.1 Obiettivi e risultati attesi Definire strumenti e procedure per l’installazione e il risanamento degli impianti di teleradiocomunica- zione con l’obiettivo di: – tutelare la salute della popolazione dall’inquinamento elettromagnetico , sia per gli effetti acuti che per l’esposizione a lungo termine, conformemente ai principi degli art. 32 e 117 della Costituzione e al principio precauzionale dell’art. 174 del Trattato istitutivo della Comunità Europea; – tutelare l’ambiente e il paesaggio in generale – assicurare la coerente localizzazione degli impianti ed apparecchi di teleradiocomunicazione in raccordo con la pianificazione territoriale urbanistica e ambientale – garantire il rispetto delle prescrizioni tecniche attinenti l’esercizio ed il risanamento degli impianti di teleradiocomunicazione.
  • 203. Piano d’azione per lo sviluppo sostenibile 205 7.1.2 Azioni da attivare o consolidare 1. Procedura di autorizzazione degli impianti di teleradiocomunicazione: definire e applicare una procedura di autorizzazione degli impianti di teleradiocomunicazione che, tenendo conto della loro valenza sanitaria nonché dell’elevato impatto sociale, preveda una puntuale valutazione preventiva atta a verificare il rispetto di tutti i limiti posti dalla normativa sulla salute umana e idonee forme di partecipazione del pubblico al procedimento. In particolare, nell’ambito della procedura, l’Ente gestore dovrà produrre una valutazione dell’impatto ambientale generato dall’impianto in riferimento ai valori “Limite di esposizione” e “Misure di cautela ed obiettivi di qualità” fissati dalla normativa (si veda ad es. Comune di Bologna, circolare n. 50/1999, P.G. n. 140309/99, relativa alla installazione di antenne di grandi dimensioni e di sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi