Note su lacune istruttorie rilascia aia centrale enel sp

  • 110 views
Uploaded on

 

  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Be the first to comment
    Be the first to like this
No Downloads

Views

Total Views
110
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
0

Actions

Shares
Downloads
5
Comments
0
Likes
0

Embeds 0

No embeds

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
    No notes for slide

Transcript

  • 1. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 1 NOTE PER LA PREDISPOSIZIONE DI UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE AI MINISTRI AMBIENTE E SALUTE IN RELAZIONE ALLE LACUNE ISTRUTTORIE PER IL RILASCIO DELLA AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE ALLA CENTRALE ENEL DELLA SPEZIA La Spezia Marz0 2014
  • 2. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 2 SOMMARIO PARTE A LE LACUNE ISTRUTTORIE NEL RILASCIO DELLA AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE ALLA CENTRALE ENEL DELLA SPEZIA ..................................3 PARTE B LA CONVENZIONE ENEL ENTI LOCALI SPEZZINI ATTUATIVA DELLA AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE......................................................................14 PARTE C LA “EVENTUALE” REVISIONE DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE..................................................................................................................................21
  • 3. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 3 PARTE A LE LACUNE ISTRUTTORIE NEL RILASCIO DELLA AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE ALLA CENTRALE ENEL DELLA SPEZIA SCRIVEVA L’ATTUALE SINDACO DEL COMUNE DELLA SPEZIA NEL SUO PROGRAMMA ELETTORALE, RELATIVAMENTE ALLA CENTRALE ENEL “Per quanto riguarda la centrale termoelettrica Enel, l'obiettivo della dismissione del sito potrebbe aprire nuove prospettive strategiche di utilizzo del territorio e di conversione dell'economia cittadina: diventa allora importante perseguire quest'obiettivo per il futuro prossimo, plausibilmente entro il 2015, alla scadenza della prima Autorizzazione Integrata Ambientale attualmente in via di istruttoria presso il Ministero dell'Ambiente; già nell'immediato, comunque, la procedura di rilascio dell'AIA dovrà essere l’occasione per rimettere in discussione l’impianto nelle attuale funzioni e caratteristiche: • ridiscussione della potenza, della tipologia dei combustibili, • delle tecniche di disinquinamento nonché della possibilità di investimenti in politiche energetiche territoriali a favore delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico. E’ stato messo in pratica tutto questo SOPRATTUTTO IL PRIMO PUNTO? vediamo:
  • 4. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 4 AIA FINALITÀ 1. Non mette in discussione il sito 2. mette in discussione il modello gestionale dell’impianto in rapporto al sito 0 3. riprende nella sua istruttoria temi tipici della via Articolo 10 DLGS 152/2006 “Norme per il coordinamento e la semplificazione dei procedimenti: “ 1. Il provvedimento di valutazione d'impatto ambientale fa luogo dell'autorizzazione integrata ambientale per i progetti per i quali la relativa valutazione spetta allo Stato” Quindi è chiaro che se è vero che formalmente non si applica la VIA nella sostanza l’istruttoria da svolgere per l’AIA si rifà a principi tipici della VIA a cominciare da quello della specificità del sito.
  • 5. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 5 METTERE IN DISCUSSIONE IL MODELLO GESTIONALE RISPETTO AL SITO PUO’ VOLER DIRE METTERE IN DISCUSSIONE POTENZA E QUALITÀ DEI COMBUSTIBILI “ tra le considerazioni per determinare le migliori tecnologie applicabili alla centrale ci debbano essere anche il consumo e natura delle materie prime ivi compresa l'acqua usata nel processo e efficienza energetica” (punto 9 allegato XI parte II al dlgs 152/2006) ESEMPIO AIA centrale termoelettrica di Fiume Santo “Il Gestore dovrà attenersi alla capacità produttiva dichiarata in sede di domanda di AIA ed è autorizzato all’utilizzo dei seguenti combustibili, ovvero combustibili più puliti, definiti nelle caratteristiche merceologiche ai sensi delle normative vigenti”.
  • 6. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 6 COSA VUOL DIRE METTERE IN DISCUSSIONE IL MODELLO GESTIONALE DELL’IMPIANTO IN RAPPORTO AL SITO SECONDO LA NORMATIVA DELL’AIA 1. domanda AIA: contiene: 1.1. stato del sito sede dell’impianto 1.2. situazione dell’impianto (tecnologica, gestionale etc.) 1.3. alternative tecnico gestionale dell’impianto 2. Istruttoria di AIA principi: 2.1. impatto cumulativo con altre fonti 2.2. divieto trasferimento inquinamento da un fattore ambientale all’altro 3. Strumenti da attivare previsti dalla normativa sull’AIA 3.1. Norma di qualità ambientale 3.2.La valutazione a confronto delle alternative tecnico gestionali 3.3. Parere sanitario del Sindaco Tutte e tre questi strumenti si tengono insieme anche se: la 3.1. compete formalmente al ministero con il decreto previo passaggio in conferenza dei servizi la 3.2. compete alla Commissione AIA la 3.3. compete al Sindaco del Comune territorialmente competente Si tengono insieme anche perché la 3.1. (norma di qualità ambientale) è definita sula base di una istruttoria che abbia valorizzato le altre due. Vediamo partitamente questi tre strumenti:
  • 7. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 7 DEFINIZIONE DI NORMA DI QUALITÀ AMBIENTALE “ la serie di requisiti, inclusi gli obiettivi di qualità, che sussistono in un dato momento in un determinato ambiente o in una specifica parte di esso, come stabilito nella normativa vigente in materia ambientale;” QUESTO STRUMENTO E’ LA CONFERMA DI QUANTO AFFERMATO DA ULTIMO DAL TAR Friuli 231/2013: “l’AIA è espressione amministrativa del principio di precauzione” (nel rispetto dell’articolo 37 della Carta dei Diritti fondamentali della UE “ Un livello elevato di tutela dell'ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell'Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile” In altri termini non decido di adeguare il sito ai limiti di emissione di legge come avveniva nel passato Ma adeguo l’impianto al sito e quindi posso imporre, oltre a quelli di legge vigenti, ulteriori e più adeguate/i: 1. Limiti di emissione 2. Tecnologie disinquinanti 3. Tipologie di combustibile 4. Modelli gestionali Per arrivare alla norma di qualità ambientale bisogna svolgere bene l’istruttoria utilizzando gli alti due strumenti citati: La valutazione a confronto delle alternative tecnico gestionali Parere sanitario del Sindaco Il tutto nel quadro di una analisi rigorosa della specificità del sito e quindi del modello gestionale dell’impianto
  • 8. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 8 COME FARE LA VALUTAZIONE A CONFRONTO DELLE ALTERNATIVE TECNICO GESTIONALI Applicando le analisi costi benefici (vedi comma 4 articolo 15 Direttiva 75/2010 disciplina dell’AIA) Che dimostri la fondatezza ambientale/sanitaria, tecnica ed economica delle alternative Come si svolge questa analisi ? Lo spiega un decreto specifico per l’AIA Decreto Ministeriale 1/10/2008 (Emanazione di linee guida in materia di analisi degli aspetti economici e degli effetti incrociati per le attività soggette ad AIA): “le alternative siano valutate secondo gli effetti ambientali incrociati (Cross-Media Effects) cioè poter valutare l’effetto dovuto contemporaneamente a più inquinanti che rilasciano in uno stesso o più corpi ricettori”. L’obiettivo metodologico dei Cross-Media è quello di fornire - nei casi più complessi come questo della CTE - una guida alla scelta dell’opzione migliore sotto il profilo sanitario ed ambientale, fra le tecniche o le tecnologie che in alternativa possono essere implementate in un contesto di rilascio dell’AIA.
  • 9. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 9 COME PREDISPORRE IL PARERE SANITARIO Fondamento giuridico del Parere Sanitario del Sindaco Recita il comma 7 articolo 29quater del dlgs 152/2006 : “7. Nell'ambito della Conferenza dei servizi di cui al comma 5, vengono acquisite le prescrizioni del sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265,”. Tradotta in concreto questa norma significa che il Parere del Sindaco è obbligatorio ed è rilasciato nell’ambito del suo ruolo di massima autorità sanitaria del territorio comunale. Si vedano : 1. Tar Lazio sezione Latina sentenza n.819 del 2009 “dal dato positivo, si desume che l’autorità procedente deve comunque concludere nei termini fissati i lavori della conferenza e che, per il caso di dissenso manifestato dal titolare di attribuzioni inerenti ad un cd. interesse sensibile, alla stessa è preclusa la possibilità di assumere una determinazione favorevole collocandosi la competenza ad un distinto livello. Il che si è verificato nella fattispecie nella quale il dissenso, veicolato dal parere sindacale negativo, investe un interesse sensibile (quello “alla tutela della salute e della pubblica incolumità” di cui agli articoli 14 - quater, comma 3, legge 241/1990 e 217 R.D. 1265/1934)……” 2. il comma 3 dell’articolo 14 quater legge 241/1990 “ove venga espresso motivato dissenso da parte di un’amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico - territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, la questione, in attuazione e nel rispetto del principio di leale collaborazione e dell’articolo 120 della Costituzione, è rimessa dall’amministrazione procedente alla deliberazione del Consiglio dei Ministri, che si pronuncia entro sessanta giorni, previa intesa con la Regione o le Regioni e le Province autonome interessate, in caso di dissenso tra un’amministrazione statale e una regionale o tra più amministrazioni regionali, ovvero previa intesa con la Regione e gli enti locali interessati, in caso di dissenso tra un’amministrazione statale o regionale e un ente locale o tra più enti locali. Se l’intesa non è raggiunta entro trenta giorni, la deliberazione del Consiglio dei Ministri può essere comunque adottata. Cosa deve contenere il Parere Sanitario 1. una valutazione della rilevanza sanitaria delle emissioni dell’impianto, attraverso: - una valutazione delle emissioni inquinanti della centrale - una valutazione delle ricadute inquinanti in aria, acqua e suolo - simulazioni sui tassi di mortalità e morbilità determinati da tali ricadute 2. una valutazione dello stato sanitario della popolazione interessata 3. una valutazione della evoluzione del contesto urbanistico interessato dall’impianto 4. una valutazione dei rischi di incidenti rilevanti dall’impianto 5. prescrizioni conseguenti alle valutazioni di cui ai punti precedenti
  • 10. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 10 GLI STRUMENTI SOPRA DESCRITITTI NON SONO STATI UTILIZZATI ADEGUATAMENTE DAL COMUNE DI SPEZIA, DALLA COMMISSIONE TECNICA AIA E DAL MINISTRO DELL’AMBIENTE Nonostante che, come dimostrato sopra la legge e la giurisprudenza riconoscono: 1. i principi/obiettivi cogenti : precauzione in rapporto ad istruttoria aia 2. gli strumenti : norma di qualità ambientale, parere sanitario 3. una procedura: valutazione delle alternative con il sistema effetti ambientali ed economici incrociati Tutto ciò non è stato utilizzato, a cominciare dal parere Sanitario del Sindaco come dimostra lo stesso Decreto del rilascio dell’AIA 1. Afferma questo Decreto nelle sue premesse: “i Sindaci della Spezia e di Arcola non hanno formulato per l’impianto specifiche prescrizioni ai sensi degli articoli 216 e 217 del RD 27/7/1934 n. 1265” si tratta cioè dell’atto che il Sindaco deve rilasciare all’interno della procedura di approvazione dell’AIA come previsto dal comma 7 articolo 29quater del DLgs 152/2006 (c.d T.U ambientale). Tale Parere doveva essere rilasciato Atto rilasciato dal Sindaco nella qualità di Autorità Sanitaria ai sensi del TU sulle leggi sanitarie del 1934. Non solo ma si è arrivati quasi alla presa in giro, come con la la richiesta accolta in conferenza dei servizi ad integrazione del parere istruttorio di prevedere in base all’esito del suddetto modello di ricadute dei microinquinanti, “uno specifico riesame dell’AIA”. Infatti la legge prevede un’ipotesi di questo tipo. Recita infatti l’articolo 29-octies del DLgs 152/2006: “ 4. Il riesame é effettuato dall'autorità competente, anche su proposta delle amministrazioni competenti in materia ambientale, comunque quando: a) l'inquinamento provocato dall'impianto é tale da rendere necessaria la revisione dei valori limite di emissione fissati nell'autorizzazione o l'inserimento in quest'ultima di nuovi valori limite; b) le migliori tecniche disponibili hanno subito modifiche sostanziali, che consentono una notevole riduzione delle emissioni senza imporre costi eccessivi; c) la sicurezza di esercizio del processo o dell'attività richiede l'impiego di altre tecniche; d) nuove disposizioni legislative comunitarie o nazionali lo esigono.” 1 Decreto Ministeriale (prot. DEC MIN - 0000244 - del 06/09/2013)
  • 11. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 11 CONCLUSIONI Nel rilascio della autorizzazione integrata ambientale alla centrale enel della Spezia sono mancati 1. un parere sanitario 2. una analisi delle alternative come sopra spiegato Tutto questo perché continua a permanere da parte delle istituzioni locali spezzine ma anche del Ministero dell’Ambiente un limite di approccio culturale e quindi di sudditanza verso Enel S.p.A. Ma c’è anche una interpretazione giuridica in aperto contrasto con gli indirizzi recenti della Corte di Giustizia sull’AIA per impianti esistenti che vanno a tale autorizzazione per la prima volta. Si veda Corte Di Giustizia 31 marzo 2011 causa C-50/10 (testo integrale pag. 47 e 48 osservazioni Comitato). Secondo questa sentenza la valutazione di una “esecuzione piena e conforme” degli Impianti esistenti alla direttiva sull’AIA deve essere fatta come se fossimo di fronte ad una nuova AIA. Invece il Decreto che autorizza la centrale E nel della Spezia si è limitato ad adeguare l’impianto ai nuovi limiti di emissione che entreranno in vigore, riducendoli solo in parte ed in modo non adeguato o comunque senza aver dimostrato il livello di tollerabilità sanitaria del territorio spezzino in rapporto alla permanenza di una centrale a carbone sia pure in parte aggiornata. In sostanza si sono rinviati al dopo AIA: 1. monitoraggi 2. valutazioni sanitarie 3. risoluzione di problematiche tecnologiche come quelle del ciclo del carbone che andavano affrontate da anni Non sono state sfruttate, da chi di dovere , tutte le potenzialità della istruttoria AIA e ora tutto sarà più difficile come dimostra la nota che Enel ha presentato dopo la autorizzazione
  • 12. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 12 Infatti già nelle autorizzazione passate Enel era stato impegnato ex post a raggiungere degli obiettivi che però non ha mai attuato e ora dichiara di attuare, ma come vuole l’ente, non come prevede la normativa europea. Vediamo ad esempio. 1. la questione dei c.d. transitori Sia la vecchia normativa (articolo 8 di un decreto del 1989), sia il decreto del 1997 con la quale la centrale è attualmente autorizzata (punto 16) sia infine la vigente normativa nazionale (comma 14 articolo 271 del DLgs 152/2006). Tutte norme che prevedono prescrizioni da applicare a questi transitori e delle quali non si sa "se e come" siano state fino ad ora applicate, visto che nessun rapporto pubblico è stato mai prodotto. 2. Non risultano mai pubblicati i rapporti sullo stato della gestione delle prescrizioni suddette in relazione a questi transitori (vedi comma 8 articolo 29 decies Parte II del DLgs 152/2006). Quanto sopra è già previsto dal comma 14 articolo 271 del dlgs 152/2006 che recita: “14. Salvo quanto diversamente stabilito dalla parte quinta del presente decreto, i valori limite di emissione si applicano ai periodi di normale funzionamento dell'impianto, intesi come i periodi in cui l'impianto è in funzione con esclusione dei periodi di avviamento e di arresto e dei periodi in cui si verificano anomalie o guasti tali da non permettere il rispetto dei valori stessi. L'autorizzazione può stabilire specifiche prescrizioni per tali periodi di avviamento e di arresto e per l'eventualità di tali anomalie o guasti ed individuare gli ulteriori periodi transitori nei quali non si applicano i valori limite di emissione. In caso di emissione di sostanze di cui all'articolo 272, comma 4, lettera a), l'autorizzazione, ove tecnicamente possibile, deve stabilire prescrizioni volte a consentire la stima delle quantità di tali sostanze emesse durante i periodi in cui si
  • 13. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 13 verificano anomalie o guasti o durante gli altri periodi transitori e fissare appositi valori limite di emissione, riferiti a tali periodi, espressi come flussi di massa annuali.” Quindi secondo questa norma per i transitori si possono prevedere apposite prescrizioni nella autorizzazione alla centrale . Non solo ma sempre secondo questa norma, che esiste da oltre 6 anni, nel caso di emissioni di sostanze cancerogene, tossiche per la riproduzione o mutagene o di sostanze di tossicità e cumulabilità particolarmente elevate (tutte emesse da questa centrale) l’autorizzazione deve stabilire prescrizioni volte a consentire la stima delle quantità di tali sostanze emesse durante i periodi transitori e fissare appositi valori limite di emissione, riferiti a tali periodi, espressi come flussi di massa annuali. la Decisione 2012/249/UE relativa alla determinazione dei periodi di avvio e di arresto ai fini della direttiva 2010/75/UE La nuova Decisione introduce vincoli più stringenti in materia di gestione di questi transitori anche per un impianto come la centrale Enel di Spezia. All’articolo 3 infatti afferma che per stabilire la fine del periodo di avvio e l’inizio del periodo di arresto, si devono applicare le seguenti regole: 1) i criteri o i parametri utilizzati per stabilire i periodi di avvio e di arresto devono essere trasparenti e verificabili da terzi; 2) la determinazione dei periodi di avvio e di arresto deve essere basata su condizioni che consentano un processo di produzione a regime nel rispetto della salute e della sicurezza; Inoltre ai fini della determinazione dei periodi di avvio e di arresto le autorizzazioni agli impianti dovranno includere: 1. La introduzione del termine del periodo di avvio e l’inizio del periodo di arresto, oppure processi specifici o valori soglia per parametri di esercizio associati alla fine del periodo di avvio e all’inizio del periodo di arresto chiari, facilmente monitorabili e applicabili alla tecnologia impiegata; 2. misure che assicurino che i periodi di avvio e di arresto siano ridotti al minimo necessario; 3. misure che assicurino che tutti i dispositivi di abbattimento siano messi in funzione non appena tecnicamente possibile. Come si vede questa Decisione rispetto alla normativa passata (a quanto consta, non rispettata fino ad ora dal gestore) contiene le seguenti novità: 1. la necessità di una verifica di soggetti terzi (quindi esterni all’Enel) nel definire i criteri e i parametri per la gestione dei transitori; 2. la massima trasparenza sulla gestione e sul rispetto delle vincoli di legge nella gestione dei transitori; quindi la necessità di rendere pubblici: i vincoli posti, i controlli svolti, i risultati degli stessi; 3. riduzione al minimo dei transitori (la normativa vigente invece richiedeva solo una loro gestione); 4. la necessità di legare i protocolli tecnici di gestione dei transitori con particolari dispositivi di abbattimento; 5. parametri precisi per definire i criteri di gestione dei transitori (vedi allegato alla Decisione).
  • 14. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 14 PARTE B LA CONVENZIONE ENEL ENTI LOCALI SPEZZINI ATTUATIVA DELLA AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE Il Consiglio Comunale spezzino ha approvato la Convenzione2 socio economica legata al rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale. REGIME GIURIDICO DELLA CONVENZIONE ALLEGATA ALL’AIA DELLA CENTRALE ENEL La norma di riferimento è il comma 15 dell’articolo 29quater del DLgs 152/2006, che recita: “ 15. In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell'impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, d'intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l'armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi l'autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 12, assicura il necessario coordinamento tra l'attuazione dell'accordo e la procedura di rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma i termini di cui al comma 10 sono raddoppiati.” I parametri, ex lege, da cui partire nella elaborazione di questi accordi (Convenzioni) sono: 1. il rilevante impatto ambientale dell’impianto che deve ricevere l’AIA, 2. la complessità dell’impianto, 3. il rilevante interesse nazionale dell’impianto. Questi tre parametri di riferimento dovranno essere attuativi delle disposizioni del DLgs 152/2006, in materia di AIA. E’ chiaro quindi come il riferimento alle politiche del territorio e alle strategie aziendali sia riferito al rapporto tra l’impianto da autorizzare (secondo i principi del DLgs 152/2006) e il territorio in cui è collocato. Ciò è confermato dal penultimo capoverso del comma, sopra riportato, secondo il quale l’autorità competente al rilascio dell’AIA (in questo caso il Ministero dell’Ambiente) deve svolgere un ruolo di garanzia nel coordinare quanto emerge dalla istruttoria dell’AIA e l’accordo stesso. 2 http://www.slideshare.net/MarcoGrondacci/convenzione-enel-comune-della-speziafirma01-lug-2013
  • 15. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 15 In sostanza l’accordo dovrà attuare le prescrizioni emerse dall’AIA in chiave socioeconomica ma strettamente inerenti il rapporto tra modello gestionale dell’impianto e il territorio e le sue politiche. Dove per modello gestionale si intende in primo luogo: potenza, tipo di combustibili, tecniche e tecnologie disinquinanti. Quindi, sotto il profilo del dettato della norma vigente, non è possibile utilizzare la Convenzione per produrre logiche di monetizzazione della salute: tipo l’Enel mantiene il carbone nella centrale ma in cambio investe su fonti rinnovabili e risparmio energetico nel resto del territorio o ancora peggio l’Enel mantiene il carbone in centrale e finanzia progetti urbanistici e/o infrastrutturali totalmente slegati dalla centrale stessa e dal suo ciclo produttivo. Quanto sopra risulta inoltre coerente ai criteri della Direttiva sul risarcimento danno ambientale 2004/35/CE, quindi non a interpretazioni dottrinali ( o addirittura a petizioni di principio politiche ) sempre contestabili, ma ad una norma europea che è stata in gran parte recepita in Italia attraverso gli articoli da 299 a 318 del TU ambiente dlgs 152/2006. In particolare nella citata direttiva 2004/35 le misure di compensazione del danno ambientale alternative alle misure dirette di ripristino ambientale sono così definite : “ La compensazione consiste in ulteriori miglioramenti alle specie e agli habitat naturali protetti o alle acque nel sito danneggiato o in un sito alternativo. Essa non è una compensazione finanziaria al pubblico”. NOTE DI MERITO SULLA BOZZA DI CONVENZIONE Lettera e) delle Premesse della bozza di Convenzione La lettera rimuove le specifiche violazioni della vigente Convenzione approvata dal Consiglio Comunale in data 7/11/2001 e sottoscritta da Comune ed Enel il 21/1/2002. In particolare di quella Convenzione molti impegni non furono rispettati. 1. Mancato rispetto punto 7.2. articolo 1 della Convenzione che prevede l’aggiornamento della rete sul controllo della qualità dell’aria alla evoluzione delle nuove tipologie di inquinanti (si pensi solo a titolo di esempio ai microinquinanti organici ed inorganici): monitoraggio non attivato con regolarità come rilevato dalla stessa relazione dell’Istituto Superiore di Sanità vedi link sopra. 2. Mancata attuazione del punto 7.3 articolo 1 della Convenzione in quanto il permanere della rumorosità della centrale dimostra che gli impegni ai monitoraggi e le misure di riduzione delle emissioni rumorose previste non sono stati rispettati in modo efficace per la tutela della salute dei cittadini. 3. Mancato rispetto del punto 7.4 articolo 1 della Convenzione che prevedeva la realizzazione del raccordo ferroviario per la movimentazione dei materiali, al fine di
  • 16. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 16 collegare con apposito progetto tali interventi con l’utilizzo più razionale delle infrastrutture a servizio dell’area portuale, progetto che non risulta mai presentato. 4. Non è dato sapere se il punto 7.8 articolo 1 della Convenzione sia stato rispettato: prevedeva la presentazione di un piano di utilizzo delle ceneri e dei gessi, prodotti dalla attività della centrale, alternativo alla discarica. 5. Non rispettato il punto 7.9 articolo 1 della Convenzione sulle possibili collaborazioni con l’Università, in accordo con gli enti locali. L’attuazione di questo punto poteva essere utile sia per avviare studi sull’impatto sanitario della centrale sia per avviare progetti di promozione dell’uso delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico. 6. Non rispettato il punto 7.10 articolo 1 della Convenzione che prevedeva la riqualificazione urbanistica delle aree non utilizzate per l’attività della produzione energetica 7. Non rispettato il punto 7.7. articolo 1 della Convenzione relativo all’avvio di un Osservatorio epidemiologico, utilizzando i contributi previsti dall’articolo 2, Osservatorio mai stato avviato completamente come confermato dalla recente audizione dell’ASL in Consiglio Comunale. 8. Non rispettato il punto 2 articolo 2 della Convenzione sulla cessione di aree di qualità utili a favorire nuovi insediamenti produttivi 9. Non rispettato il punto 3 articolo 2 della Convenzione sul recupero del calore residuo emesso dalla centrale. Lettera g) delle Premesse della bozza di Convenzione La lettera fa riferimento al Piano Energetico Comunale che non compensa di certo il mantenimento della centrale a carbone e quindi delle emissioni di gas serra della stessa. Vediamo gli obiettivi di riduzione di emissioni di gas serra secondo le proiezioni (al 2020) dei consulenti del Comune per il Piano Energetico Comunale: 1. Edilizia residenziale: contributo politiche comunali riduzione di 4.872 [ton di CO2] 2. Nuovo Edificato di grandi dimensioni : contributo politiche comunali riduzione di 776 [ton di CO2] 3. Nuovo edificato di piccole dimensioni: contributo politiche comunali di riduzione1.421 [ton di CO2] 4. Raffrescamendo edilizia residenziale esistente: contributo politiche comunali di riduzione 8.343 [ton di CO2] 5. Raffrescamendo edilizia residenziale esistente di grosse dimensioni: contributo politiche comunali di riduzione 1.569 [ton di CO2] 6. Usi finali elettrici settore residenziale: contributo politiche comunali di riduzione 4.225 [ton di CO2] 7. Energia termica dei grossi complessi terziari di nuova costruzione contributo politiche comunali di riduzione 1.089 [ton di CO2]
  • 17. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 17 8. efficienza energetica nel patrimonio edilizio pubblico contributo politiche comunali di riduzione : 528 [ton di CO2] 9. sistema di illuminazione pubblica locale contributo politiche comunali di riduzione 1.382 [ton di CO2] 10. sistema efficienza mobilità privata: contributo delle politiche comunali di riduzione 4.049 [ton di CO2] 11. Diffusione efficienza energetica e delle fonti rinnovabili nel settore produttivo contributo delle politiche comunali di riduzione 5.955 [ton di CO2] Complessivamente il Bilancio dei consulenti del Comune stima una riduzione percentuale del 14% circa (pari a 56.387 tonnellate di CO2 in meno). Ma di queste il 50% è legato alla attuazione di politiche nazionali regionali in atto ancora da eseguire come pure dall’evoluzione del mix elettrico nazionale. L’altro 50% a politiche del Comune da sviluppare nei prossimi 10 anni con fondi da trovare. Nel primo 50% ( riduzione di 28.246 tonnellate di CO2) quindi è decisiva la evoluzione del mix di fonti energetiche per la produzione di energia elettrica che come dimostrato dallo studio dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - ISPRA 2011 non sta andando nella direzione di ridurre il consumo di carbone. Infatti il carbone nella generazione termoelettrica in Italia è passato dalla produzione di 26.000 GWH (nel 2000) a quasi 40.000 GWH (2009): vedi pagina 12 del Rapporto ISPRA ( per il testo vedi qui) Articolo 2 della proposta di nuova Convenzione L’articolo fa alcune affermazioni di principio assolutamente non coerenti con la ratio e le finalità della normativa sull’AIA. Non è la città che deve diventare sostenibile ma la centrale nel senso che il suo modello gestionale deve adeguarsi al territorio e non viceversa come è avvenuto fino ad ora. Questo articolo di principio quindi è in palese contrasto con le finalità e la natura giuridica della Convenzione come analizzato in premessa. Articolo 3 della proposta di nuova Convenzione Gravissima sanatoria di tutte le violazioni degli impegni previsti con la Convenzione firmata nel 2002 e non rispettati come elencato in precedenza in questo post. Articolo 4 della proposta di nuova Convenzione Si prevedono investimenti su fonti rinnovabili. E’ la conferma della totale violazione della ratio della norma del Testo Unico Ambientale che disciplina gli accordi legati al rilascio delle AIA. Gli investimenti, peraltro non certo significativi (3 milioni di euro)
  • 18. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 18 riguarderanno progetti di promozione delle fonti rinnovabili in una logica di scambio territorio – centrale che è l’esatto opposto dei principi dell’AIA: specificità del sito, norma di qualità ambientale, modello gestionale dell’impianto sostenibile rispetto all’impatto sanitario e ambientale dello stesso. Gravissimo poi il riferimento alla realizzazione del tele calore che di fatto comporterebbe un consolidamento della centrale a carbone ben oltre gli 8 anni di durata dell’AIA previsti dalla legge. Articolo 6 della proposta di nuova Convenzione Prevede vari finanziamenti a pioggia su attività formative non tutte legate alla attività della centrale e al controllo del suo inquinamento e dell’impatto di questo sulla salute dei cittadini. Articolo 7 della proposta di nuova Convenzione Questo articolo da un lato contiene impegni generici (come quello dello scarico del carbone) ma soprattutto contiene impegni che andrebbero prima tradotti in prescrizioni dell’AIA (come quello dei filtri a manica peraltro previsti come BAT da tempo per questi impianti). La convenzione dovrebbe invece tradurre queste prescrizioni in impegni precisi sotto il profilo degli investimenti e delle realizzazioni impiantistiche, cosa che invece non fa. Si realizza in questo articolo l’ennesima confusione (voluta?) tra compiti dell’AIA e della Convenzione. Articolo 8 della proposta di nuova Convenzione Tra i vari aspetti si ribadisce la cessione di aree bacini ceneri ancora da bonificare ripetendo quanto già previsto da una bozza di convenzione del 2006 mai approvata. Non solo ma invece che applicare il principio della riduzione in pristino di dette aree si prevede una compensazione monetaria anche in questo caso sostitutiva della riutilizzabilità delle aree stesse. Incomprensibile la frase: “Qualora intervengano necessità di parziali bonifiche”, è chiaro che devono intervenire le bonifiche siamo in un SIN o al massimo in SIR , comunque in un’area da bonificare ex lege! IL MANCATO RISARCIMENTO DEL DANNO AMBIENTALE
  • 19. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 19 Il finanziamento previsto dalla bozza di Convenzione su fonti rinnovabili e su attività formativa e di ricerca rimuove completamente la questione dei danni ambientali pregressi della centrale. Come è noto il danno ambientale anche in termini economici della centrale Enel è stato riconosciuto da sentenze passate in giudicato. La Perizia Annovi, Cocheo, Cruciani, (Perizia tecnica in incidente probatorio nei procedimenti n° 2540/91 R.G. notizie di reato e n° 6656/91 R.G. GIP contro Benedetti Luigi ed altri – Ufficio del GIP della Pretura Circondariale di La Spezia. Vol. I, Vol. II, Appendice) già nel gennaio 1993 affermava senza ombra di dubbio che: “Esiste un rapporto di causalità fra emissioni della CTE Enel e ricadute nelle zone limitrofe duplice, riguardando sia le immissioni non visibili che quelle visibili dalla popolazione” e che “ E’ stato accertato che esiste un nesso di causalità fra funzionamento della centrale ed aumento della deposizione gravinometrica in alcune località limitrofe all’impianto”. Sulla base di quella perizia i dirigenti Enel patteggiarono la pena ammettendo la loro responsabilità per le ripetute emissioni anomale. Nel procedimento penale relativo alla violazione della legge Merli (in vigore all’epoca, siamo negli anni 90) il giudice, utilizzando le perizie dell’USL 12 e dell’IRSA relative al giudizio di legittimità davanti al TAR (sull’ordinanza di chiusura della CTE Enel per violazione dei limiti agli scarichi termici), stabilì che si fosse verificato un danno ambientale condannando i due direttori della CTE e riconoscendo i diritti alle parti civili attraverso una provvisionale di £. 50.000.000; tale somma doveva essere considerata un anticipo sul risarcimento totale del danno che, secondo la perizia a firma Prof. Finzi Contini (che sosteneva essere già in atto, e da tempo, una gravissima compromissione ambientale del golfo della Spezia), veniva prudenzialmente quantificato in 229 miliardi del vecchio conio. Ovviamente le varie Amministrazioni succedutesi in questi anni non solo non hanno mai attivato le cause civili possibili sulla base delle suddette sentenze penali ma neppure hanno posto la questione del risarcimento del danno ambientale sia al momento della autorizzazione del 1996 che ora in sede di rilascio dell’AIA. LA VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO CHI INQUINA PAGA Anche la attuale bozza di convenzione limitandosi a chiedere qualche finanziamento alle fonti rinnovabili e ad una limitata attività di formazione e ricerca rimuove il problema del risarcimento del danno ambientale prodotto dalla centrale al nostro ecosistema e alla nostra economia soprattutto marina. Tutto ciò avviene quindi in totale violazione del principio chi inquina paga come tradotto dalla Direttiva sul risarcimento danno ambientale e dalla più recente giurisprudenza, ad esempio TAR Campania 3727/09: “ Il principio comunitario “chi inquina paga”, piuttosto
  • 20. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 20 che ricondursi alla fattispecie illecita integrata dal concorso dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa e dall’elemento materiale, imputi il danno a chi si trovi nelle condizioni di controllare i rischi, cioè imputa il costo del danno al soggetto che ha la possibilità della “cost-benefit analysis”, per cui lo stesso deve sopportarne la responsabilità per essersi trovato, prima del suo verificarsi, nella situazione più adeguata per evitarlo in modo più conveniente.". Questo articolo 6 ci porta lontani anni luce dalla interpretazione prevalente nella UE del principio chi inquina paga; dove questo principio (proprio perché distinto specificamente nel Trattato di funzionamento delle Istituzioni UE) assume i caratteri di principio orizzontale: 1. la precauzione deve ispirare l’azione preventiva 2. l’azione preventiva deve essere preferita alla correzione 3. la correzione alla fonte degli inconvenienti ambientali deve imporsi rispetto alle forme di risarcimento per equivalente 4. il risarcimento del danno fondato sui meccanismi della responsabilità civile riveste la funzione di strumento di chiusura del sistema in grado di fornire un minimo di protezione a tutte le situazioni non altrimenti tutelabili. In altri termini il principio chi inquina paga se correttamente applicato e introdotto nella Convenzione in esame avrebbe costituito lo strumento di chiusura dei principi tipici dell’AIA a cominciare da quello di precauzione della specificità del sito. Vale a dire che 1. definiti scientificamente il danno ambientale e le criticità sanitarie del sito interessato dalla centrale (principio di specificità del sito) 2. applicate misure di modifica del modello gestionale dell’impianto in chiave di tutela sanitaria (principio di precauzione) 3. si passava a quantificare il danno ambientale sotto il profilo socio economico e su questa base si andava ad elaborare una proposta di convenzione (principio chi inquina paga)
  • 21. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 21 PARTE C LA “EVENTUALE” REVISIONE DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE L’ex Ministro dell'Ambiente (vedi QUI) ha ricordato di aver prescritto, per la centrale Enel di Spezia, uno studio sanitario entro un anno: "se emergeranno anomalie -ha concluso- l'AIA sarà rivista". Il Ministro dovrebbe sapere che se emergono anomalie l'AIA (autorizzazione integrata ambientale) deve essere rivista per legge a prescindere dalle dichiarazioni del Ministro. COME FUNZIONA LA REVISIONE DELL'AIA Recita il comma 4 articolo 29 octies del DLgs 152/2006 (Testo Unico Ambientale): " 4. Il riesame è effettuato dall'autorità competente, anche su proposta delle amministrazioni competenti in materia ambientale, comunque quando: a) l'inquinamento provocato dall'impianto è tale da rendere necessaria la revisione dei valori limite di emissione fissati nell'autorizzazione o l'inserimento in quest'ultima di nuovi valori limite; b) le migliori tecniche disponibili hanno subito modifiche sostanziali, che consentono una notevole riduzione delle emissioni senza imporre costi eccessivi; c) la sicurezza di esercizio del processo o dell'attività richiede l'impiego di altre tecniche; d) nuove disposizioni legislative comunitarie o nazionali lo esigono." COSA SI POTEVA FARE SIN DAL RILASCIO DELL'AIA ATTUALE Peraltro se fossero state effettuate analisi e monitoraggi preventivi (che non sono stati fatti nonostante lo prevedesse la normativa sull'AIA) si potevano dare obiettivi di qualità (ambientale e sanitaria, si definiscono norme di qualità ambientale nella vigente legge[1]) già con l'attuale AIA ed applicare da subito (non tra un ipotetico anno) quanto previsto dall'articolo 29septies del DLgs 152/2006, che recita: "Se, a seguito di una valutazione dell'autorità competente, che tenga conto di tutte le emissioni coinvolte, risulta necessario applicare ad impianti, localizzati in una determinata area, misure più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili, al fine di assicurare in tale area il rispetto delle norme di qualità ambientale, l'autorità competente può prescrivere nelle autorizzazioni integrate ambientali misure supplementari particolari più rigorose, fatte salve le altre misure che possono essere adottate per rispettare le norme di qualità ambientale". Per inciso l'autorità competente citata in questo articolo è quella che rilascia l'AIA: il Ministero dell'Ambiente.
  • 22. Dott. Marco Grondacci giurista ambientale Telefono Mobile: 347 0935524 - e-mail: marco.grondacci@libero.it - http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/ 22 Insomma quello che secondo il Ministro verrà, forse, fatto tra un anno poteva essere applicato prima. Ricordo che la domanda di AIA è stata presentata alla fine dell'anno 2006....altro che valutazioni si potevano fare nel frattempo. Ovviamente il Ministro Orlando è stato nominato da poco, ma questo non cambia una virgola la sostanza del problema e della violazione secca della normativa in materia, semmai dimostra che non c'è niente di personale nella mia critica ma solo la legittima richiesta di un cittadino attivo e competente di far rispettare una legge del nostro Stato nei tempi giusti ed utili per la salute dei cittadini. [1] “la serie di requisiti, inclusi gli obiettivi di qualità, che sussistono in un dato momento in un determinato ambiente o in una specifica parte di esso, come stabilito nella normativa vigente in materia ambientale;...” (lettera i-nonies comma 1 articolo 5 DLgs 152/2006)