Your SlideShare is downloading. ×
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
La favola di Kadaina
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

Thanks for flagging this SlideShare!

Oops! An error has occurred.

×
Saving this for later? Get the SlideShare app to save on your phone or tablet. Read anywhere, anytime – even offline.
Text the download link to your phone
Standard text messaging rates apply

La favola di Kadaina

284

Published on

Published in: Education
0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total Views
284
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
6
Actions
Shares
0
Downloads
3
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

Report content
Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
No notes for slide

Transcript

  • 1. MARAFIKIPRIMARY SCHOOL ONLUSKadainala favola di
  • 2. E l i s a b e t t a   M a r i g o n d a- 2013 -“L’educazione è il grande motoredello sviluppo personale.È grazie all’educazioneche la figlia di un contadinopuò diventare medico,il figlio di un minatore il capo minierao un bambino nato in una famiglia poverail presidente di una grande nazione”.NELSON MANDELA(Premio Nobel per la Pace 1993)Kadainala favola di
  • 3. MaraFiki Primary School | 5C’era una volta, e per fortuna c’è ancora,un uomo di nome Mario Rossi… Un giornoMario, per naturamolto curiosoe desideroso disapere, trovandosiin vacanza inKenya, decisedi fare un giroin barca perperlustrare unazona del litoralea lui sconosciuta.Era una zonavasta e suggestiva,p u n t e g g i a t ad’isolette e venata da molti canali.Mario continuava a girare e girare, finché gli venne fame.Per fortuna scorse un posto che sembrava perfetto per un pic-nic:una piccola spiaggia e una semplice tettoia fatta di rami secchi.Poiché Mario, oltre ad essere curioso, era anche una persona moltoeducata, si guardò intorno per vedere se c’era qualcuno cui chiedereil permesso di fermarsi a mangiare proprio lì. Guarda e riguarda,vide una donna che teneva un bimbo in braccio, così le si avvicinòe lo chiese a lei. Lei gli rispose che non era possibile fare un pic-nicproprio in quel posto poiché, quella che per Mario era una semplicetettoia, per la gente del posto era una SCUOLA!Mentre la donna parlava, Mario non poteva staccare il suo sguardodal bambino che teneva in grembo… quel bimbo aveva gli occhi colordell’ebano e uno sguardo e un sorriso che lo colpirono direttamenteal cuore.“Come una scuola?” chiese Mario, stupito. La donna, che si rivelò essere la maestra, gli spiegò che la scuolapiù vicina era su un’altra isola e che per raggiungerla bisognavaattraversare un canale.“Quest’anno, disgraziatamente, alcuni bambini sono morti affogatie quindi il nostro Governo ci ha assegnato questo spazio e ha mandatome a insegnare!” spiegò.LamuMALINDIWatamuISOLA DI KADAINAKilifiIsola di PateIsola di MandaIsola di Lamu.MombasaKENYAGalanaTanaUngamaBayKENYA
  • 4. 6 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 7Mario, stupito, con il viso diquel bimbo dagli occhi colordell’ebano impressi nella mentee nel cuore, sentì la necessitàdi saperne qualcosa di più.Scoprì che su quell’isola,chiamata  Kadaina, non c’eraacqua, si cucinava ancora conil fuoco a legna, la gente eramolto povera e non aveva nédi che vestire, né da mangiare.Decise che era suo doverefare qualcosa, soprattutto nell’intento di dare un futuromigliore ai bambini.Così iniziò una meravigliosa storia di solidarietà.Con l’aiuto di qualche amicoraccolse un po’ di soldi e iniziò lacostruzione di una vera scuola conle pareti, un tetto e dei banchi veri.La gente dell’isola partecipòattivamente: gli uomini facevano imuratori e le donne intrecciavanoi rami che avrebbero poi formatoil tetto. Lavorarono così tanto, chein pochi giorni la prima aula erapronta. Purtroppo, però, Mario aveva finito le suevacanze, ma quell’opera era ormai iniziata e lui promise che sarebbetornato per continuarla. E Mario tornò.Tornato in Italia, Mario non si era dimenticato degli abitanti diKadaina, tanto meno dello sguardodi quel bimbo; anzi, non avevafatto altro che pensare a comepoter aiutare quella popolazionecosì priva di tutto, e trovò naturaleorganizzarsi. Per prima cosa eraindispensabile che sull’isola cifosse acqua per tutti: senza l’acquanon si può vivere. Come risolvere ilproblema?Mario comprò delle grosse cisterne perraccogliere l’acqua piovana e ne regalò una aogni famiglia presente nell’isola. Fu una verafesta! La gente stentava a credere a quello chevedeva. Una signora volle addirittura entrarenella cisterna che le era stata assegnata e sifece trasportare fino alla sua capanna.Poi, sempre con l’aiuto degli uominidell’isola, costruì una zattera legata a delle funi chesarebbe stata utilizzata per attraversare il canale,evitando così che qualcun altro morisse affogato. Nel frattempo la scuola stava lavorando consuccesso e… sorpresa! Era diventato necessariocostruire altre due classi, poiché i bambini eranoaumentati: dai sette che erano all’inizio, il numeroera salito a ben 107!Mario nonsi perse d’animo, anzi, erafelicissimo che gli scolari fosserodiventati così numerosi. Chieseaiuto a destra e a manca, compròil materiale e iniziò la costruzionedi due nuovi edifici.Anche questa volta però, lesue vacanze finirono troppopresto e ripartì per l’Italiacon l’immancabile promessa:“Tornerò! Aspettatemi!”.Di nuovo a casa, non smetteva mai di pensarea quelli che oramai erano diventati un po’ i “suoi”bambini, e diventava triste al pensiero di tuttoquello di cui avevano bisogno e che purtroppo nonpotevano avere: vestiti, scarpe, materiale scolastico.Un giorno, ebbe un’idea: avrebbe chiesto aiutoad altri bambini. Si recò in una piccola scuolamaterna e raccontò la sua storia. Fu ascoltato congrande attenzione e i piccoli alunni, aiutati dallemamme e dalle insegnanti, iniziarono subito araccogliere tutto quello che potevano per i loroamichetti meno fortunati. Mario pensò che sarebbe
  • 5. 8 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 9stato bello creare un’amicizia a distanza tra ledue scuole: un vero scambio da bambino abambino!Così chiese dei disegni e delle fotografieda poter portare con sé a Kadaina.Ilviaggiosuccessivoerastatoprogrammatoper Natale: quale momento migliore perarrivare con dei regali?I bambini non se lo fecero ripetere duevolte, prepararono dei disegni bellissimi epensarono anche a un altro regalo: dellescatole di pennarelli.Le insegnanti invece mandarono alle lorolontane colleghe degli astucci con penne,matite, gomme, temperini, insomma, tuttequelle piccole importanti cose che potevanoservire a una maestra.Mario pensò anche a come poter affrontareil problema del cibo: cosa potevano desideraredei bambini che vivono su un’isoletta in Africa?Patatine, pop-corn, Nutella? No di certo!Una capra? Ecco: una capra, o meglio due,potevano assolvere, almeno parzialmente, a unafondamentale esigenza. Le capre danno il latte econ il latte si fa il formaggio; poi, partoriscono iloro piccoli, così da due diventano tre, quattro.Inoltre, anche la loro carne è buona da mangiare!Insomma, la comunità di Kadaina doveva potercontare sicuramente anche su delle capre. Sipuò dire che il  Natale del2001 fu veramente magico, perché, grazie a ungruppetto di nonne e mamme, insieme ad altri,arrivarono anche le capre. Fu inviato  un medico. Un medico ci volevaproprio, perché a Kadaina la gente si ammalaproprio come in un qualsiasi altro posto; mamentre noi, per curarci, abbiamo mille risorse epossibilità, per la gente di Kadaina non era così.I poveri ammalati, gli anziani, le donne incintedovevano percorrere molti chilometri perpoter trovare chi li potesse curare e nonpossedevano certo delle automobili perspostarsi.Ora il medico c’era, però… mancavanole medicine! C’era, sì, buona parte delmateriale che serviva per avviare unambulatorio, ma di medicine neanchel’ombra. Mario pensò di non lascarsi sfuggire quell’occasione, perciòracimolò qualche soldo e comprò il minimo indispensabile per nonvanificare la presenza di un medico. Con quello che rimase, gli anticipòil primo stipendio, restando d’accordo che si sarebbe impegnato apassare due volte al mese per tre mesi. Sapeva, Mario, che ci volevaben altro, ma per il momento non era in grado di fare di più.In un anno molte cose erano cambiate sull’isola: i bambini avevanouna scuola, le cisterne per l’acqua, le capre per nutrirsi, dei vestiti eadesso anche un minimo di assistenza medica, eppure Mario nonera tranquillo. Mille pensieri lo angustiavano: che cosa potrebbesuccedere? E se un giorno io non sarò più in grado di continuare?Chi si occuperà dei miei bambini? Che ne sarà di loro? E della scuola?Era talmente preoccupato che si confidò con il medico del posto egli chiese consiglio.“Bisogna fare in modo che la scuola sia riconosciuta dal Governo”rispose il medico,“ma per fare questo,gli edifici devono essere costruitidiversamente, rispettando alcune norme e regole governative”.Qualche giorno dopo il dottore portò un progetto che al Governosarebbe piaciuto moltissimo, ma questo voleva dire ricominciare tuttoda capo. Secondo voi, Mario si arrese? Certo che no!
  • 6. 10 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 11
  • 7. 12 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 13“Volere è potere”, “Chi si ferma è perduto”, “La fortunapremia gli audaci”, “Chi trova un amico trova un tesoro”,tutte frasi perfette per Mario!Lui era come quei bambini che una ne fanno e cento ne pensano:per fortuna poteva ora contare sull’aiuto di tanti amici per trasformareil suo sogno in una realtà. Al suo ritorno in Italia, con il progetto della nuova scuola sotto ilbraccio, andò a trovare il suo amico Luciano Quaggia e, insieme,decisero di organizzare una festa per raccogliere i fondi di cui c’erabisogno. Arrivarono in tanti eognuno offrì qualcosa.A Natale del 2002 ci fuun regalo davvero speciale:la costruzione del primoedificio scolastico.I muri erano di mattonie il tetto non era più uninsieme di rami di palma,ma era di lamiera. Poi c’eraanche una grondaia costruita in modo da recuperare l’acqua piovana,perché a Kadaina non bisogna sprecarne nemmeno una goccia. L’acqua va bene, la grondaia va bene, le cisterne anche, ma inAfrica non piove mica tanto! Non si può vivere dell’acqua che cadedal cielo, perché è davvero poca. A Kadaina non ci sono rubinetti daaprire, quello più vicino è a 5 Km. di distanza. E allora, come fare?Bisognava stendere 5 Km di tubi dalla statale Malindi-Mombasa finoalla scuola.Era un’impresa ambiziosa che richiedeva molto lavoro e moltissimisoldi. Mario ne possedeva solo una piccolissima parte, ma cominciòugualmente i lavori.Gli uomini del villaggio lavoraronosenza sosta per scavare le fosse dove farpassare i tubi; sapevano che, se Mario siera messo in testa di portare l’acqua aKadaina, l’acqua sarebbe arrivata. Furono necessari  1000 tubi lunghi 6metri per arrivare all’isola. Questi tubipassavano sotto canali lunghi e profondi,ma nessun ostacolo poteva ormai fermareMario e i suoi.E finalmente l’acqua arrivò. Tuttosembrava magico e aveva il sapore di unafavola, c’era perfino un rubinetto d’oro! Inrealtà si trattava di ottone, ma il colore erauguale e per la gente di Kadaina aveva lostesso valore.L’acqua sarebbe servita a tutta la comunitàe anche ai 6.000 abitanti del villaggio diOjombo che si trova a circa 3 Km. di distanza.A questo punto la scuola accoglieva ben 120 bambini di età diverse,tutti ricevevano un’istruzione, ma pochi sapevano cosa significagiocare. Non avevano niente e Mario sognava di vederli giocare eridere tutti insieme.Nel gennaio del 2003, con l’aiuto di un grosso sponsor, realizzòanche questo progetto: costruì un campo da beach-volley, un campoda basket e un campo da calcio. Per ogni sport c’erano magliette epalloni; si formarono squadre e tutti erano molto felici.Mario tornò in Italia e, come sempre, aveva mille pensieri per latesta.
  • 8. 14 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 15Continuerà ad arrivare l’acqua all’isola di Kadaina?Riusciremo a fare un consultorio con un medico sempre presente?Riusciremo a fare il ponte sul canale?Interverrà il Governo per esonerarmi dal pagamento degli stipendidegli insegnanti?Volere è potere… chi si fermaè perduto… la fortuna aiuta gliaudaci… chi trova un amico trovaun tesoro… Nel  gennaio 2004 arrivò invacanza un ragazzo: Ivan Bordoli.Conobbe Mario, ascoltò la sua storia,visitò la scuola e decise di fare unapiccola offerta.Anche lui era curioso e poi aveva origini comasche e, comeforse non tutti sanno, i laghee sono noti perla loro diffidenza. Mario era in partenza. Ivantornò da solo alla scuola: fece domande,osservò, s’informò e riuscì ad avere tutte leconferme di cui aveva bisogno.Tornò in Italia, chiamò Mario, chiesescusa per la mancanza di fiducia e offrì ilsuo primo contributo.  Chi trova un amico, trova untesoro… E fu grazie ad un gruppo di amici che partì un altro progettoimportantissimo: la costruzione di un consultorio/dispensario. Ilsogno di Mario era di arrivare ad avere un medico presente giornoe notte per sei giorni la settimana. Non sarebbe stato facile, perchélo stipendio di un medico residenteera pari a quello di tre insegnanti, mabisogna coltivare grandi sogni perrealizzare grandi cose.  Nell’aprile del 2005 a Kadainaarrivò lo Scuola-Bus.Una lancia in vetro resina lunga 5mt. con una grande scritta: MarafikiPrimary School Bus. Ogni mattinaalle 7:00 un marinaio trasportavada una parte all’altra del canale ibambini che dovevano andare ascuola… WOW !!!La Marafiki Primary Schoolaveva ora cinque aule, c’era l’asilo per i più piccoli con due insegnanti,sei classi per la scuola e l’ascari, che era una sorta di bidello per laprima classe, responsabile di tutti i materiali scolastici.Prima di partire nuovamente per l’Italia,Mario riuscì a volare sopra la scuola e afotografarla dall’alto. Che bello vederetutto quello che, grazie all’aiuto di tantiamici, era riuscito a realizzare! Il progettodel ponte era purtroppo irrealizzabileperché  costava davvero molto: maKadaina era un’isola e Mario e Ivandecisero di non alterare in nessun modola sua naturale bellezza. Ora erano i bambini che dovevanosuperare una grande prova: partecipare a unagara nel distretto di Kilifi, dove avrebberoaffrontato ventotto scuole.Questa gara era molto importante perchéera arrivato il momento di dimostrare aMario e Ivan che i bambini, per i quali tuttoquesto era stato realizzato, avevano imparato la lezione: potevanoconfermare che, con l’impegno e la volontà, si possono otteneregrandi risultati. I rappresentanti della Marafiki, dalla prima alla sestaclasse, si classificarono nei primi cinque posti in tutti e sei i livelli dicompetizione. La Marafiki Primary School diventò una scuola molto ambita e agennaio 2005 ci furono più di cento nuovi iscritti. Le aule diventaronosette e gli alunni oltre trecento! Ma, aumentando ulteriormente ibambini, si moltiplicarono anche le loro necessità.Mario e Ivan si resero conto che c’era ancora molto da fare.Con tantissimo sacrificio, fu costruita anche l’ottava aula, ma
  • 9. 16 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 17servivano banchi e medicinali; c’erabisogno di altri maestri, anche se gliattuali faticavano a raggiungere la scuolae chiedevano aumenti di stipendio perpagarsi i mezzi di trasporto.Furono allora costruiti degli alloggiper i maestri e le loro famiglie.Obiettivo raggiunto: stipendiinvariati, niente ritardi o assenze epresenza costante di persone adulte eresponsabili.Ma, come i maestri, anche i bambinia volte dovevano camminare perchilometri per raggiungere la scuola.Gli anni passavano… i bambini crescevano e, per qualcuno, eraormai tempo di esami. Sarebbe stato bello se avessero potuto dormirepresso la scuola e avere più tempo per studiare.Serviva un dormitorio, ma anchei soldi per costruirlo.Dio esiste e questa volta…mandò Valentina Moscheni.Un angelo dai riccioli biondi,un vulcano d’idee che, essendostata in Kenya molte volte fin daragazza, conosceva molto benele condizioni in cui si viveva inAfrica. Da donna cresciuta eaffermata qual era, tornò con deldenaro da donare. Grazie al suo aiuto, ora cinquantaseistudenti potevano dormire presso lascuola.Ma lei non si fermò a questo.Eh no!… uno fa per uno, matre fan per tre! SECONDO VOI, MARIO,IVAN E VALENTINASI FERMARONO QUI?Che cosa mancava ancora all’Isola diKadaina?Le divise scolastiche! Già, perché inKenya era obbligatorio andare a scuolacon la divisa scolastica.Furono decisi i colori: blu e verde.Inoltre, grazie all’aiuto economicodi Piero Melis, fu costruito unlaboratorio di sartoria, dando cosìun’opportunità alle mamme di imparare un mestiere e confezionareloro stesse le divise dei figli. La sartoria fu dotata di ben tre macchineper cucire e intere pezze di stoffa.  L’intensa attività missionariafece sì che la maggior partedei Kenioti abbracciasse lareligione cattolica. Potevaquindi l’isola di Kadainanon avere una chiesa, chepotesse accogliere tuttiquelli che, nel momentodel bisogno, sentivanol’esigenza di raccogliersi inpreghiera, senza distinzionedi confessione religiosa?Mario, durante unsuo soggiorno in Kenya, incontrò Emanuele Gavazzi, il quale,affascinato da tutto ciò che Mario stava facendo, decise di contribuire
  • 10. 18 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 19donando una sostanziosasomma finalizzata allarealizzazione di una chiesain ricordo della nonnaAnna. In tutte le scuole delmondo, il primo giorno discuola è un ricordo che rimarrà indelebile pertutta la vita.Mario voleva organizzare una festa, unagiornata che sarebbe rimasta per sempre neiricordi di tutti i suoi bambini e così, durante uno dei suoi periodicisoggiorni in Kenya, incontrò il suo amico Dino Abbascià ovvero “Mr.Cemento”,come simpaticamente amava soprannominarlo,perché Dinoaveva contribuito alla costruzione della scuola donando buona partedel cemento per costruire le aule della Marafiki Primary School. Dinoa sua volta presentò a Mario un gruppo di amici che soggiornavanopresso il Villaggio Blue Bay;organizzò con loro unavisita all’isola di Kadainain maniera tale da farconoscere a queste personeil progetto dell’amicoMario.Ilgruppo,moltosensibileall’aiuto al prossimo, si fececoinvolgere nel progetto.L’incontro con quelliche lui definì “LaCompagnia del Blue Bay” ovvero Simona e Stefano, Dino eTeresa, Margot, Carlo e Corrado permise e permette a Mario,da diversi anni a questa parte, diorganizzare il party di aperturadell’anno scolastico. Mangiarela mucca, il riso, i fagioli e poterbere l’aranciata sono un lussoche i nostri amici color cioccolatopossono permettersi di assaporaresolo grazie a questo compattogruppo di persone.Nel 2007 la Compagnia del BlueBay realizzò un calendario beneficocon immagini di donne di Watamu,e il ricavato della vendita permise diaiutare Mario e di poterlo in parteesonerare dal pagamento deglistipendi degli insegnanti.Ma a Kadaina si poteva fare ancora di più !!!Chi trova un amico, trova un tesoro…Nel 2007, durante uno dei suoi soggiorni in Kenya, Valentinaincontrò Elisabetta Marigonda.Tra le due fu simpatia a primavista. Anche Elisabetta, comeValentina, era stata in Kenya inpassato e come lei conoscevabenissimo la difficile realtà diquei luoghi. Valentina la travolsecon i suoi racconti ed Elisabetta,curiosa e affascinata dalla storiaraccontatale dall’amica, decise diandare a visitare l’isola di Kadaina.Elisabetta non credeva in ciò chevedeva e si chiese: ”Com’è possibile che questi tre ‘angeli’ abbianocreato tutto questo”? Al suo rientro a casa decise di adoperarsi inqualche modo per aiutare tutti quei piccoli e promise di tornare. Elisabetta e Valentina, così come Mario e Ivan, daallora tornarono tante altre volte da quelli che chiamano“i loro bambini”.
  • 11. 20 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 21
  • 12. 22 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 23I bimbi di Kadaina non avevano giocattoli, probabilmente nonne conoscevano l’esistenza, però avevano la grande fortuna di avereenormi spazi verdi e sole tutto l’anno; quindi, perché non sfruttarequesti privilegi e trovare qualcosa per poterli far giocare all’aperto?C’era il campo di calcio, c’era il campo di basket e quindi… cos’altrosi sarebbe potuto fare? Grazie agli amici Pier Colombo e Gianni Ditri, i bambinipoterono letteralmente toccare ilcielo con dito, perché alla Marafikiarrivarono le altalene. Era l’anno2008.Ma che cosa mancava ancoraa Kadaina? I bambini potevanostudiare, giocare, avevano vestiti,l’acqua, ma il cibo ancora eraancora a carico delle famiglie.Venne costruita una capanna evennero acquistati due grandi pentoloni.Il Governo mise a disposizione due cuochi e fornì quotidianamenteun semplice pasto ai bambini. Si trattava di mais da mangiare bollito,la razione a pasto era pari a una tazza, ma per loro tutto questoera sufficiente al fabbisogno giornaliero. Basti pensare che fino a unanno prima nessuno dei bambini aveva di che mangiare, se non unavolta rientrati nelle proprie famiglie, la sera.Gli anni del 2008/09 furonoanni innovativi per l’isola. L’arrivo dei computerall’isola aveva dell’incredibile. Tre computer con tanto dilinea adsl e la stanza dotatadi pannelli fotovoltaici perraccogliere l’energia necessariaal funzionamento. Moderni eutili i computer, ma se nessunoinsegnava ai bambini comeusarli, tanta innovazione era sprecata. Elisabetta e Valentina nel Novembre 2009 organizzarono una cenacon il Governo e chiesero e ottennero un’insegnante d’informatica.Il suo stipendio sarebbe stato metà a carico del Governo e metàsulle spalle dei nostri amici. Purtroppo la scuola era situata in unterreno governativo e, per qualsiasi pietra si posasse sull’isola, servival’autorizzazione del Governo. Ottenuti i computer e un’insegnante,si pensò a una biblioteca.Una stanza piena di libri, dove darspazio alla curiosità dei bambini e doveloro, a orari stabiliti, avessero liberoaccesso. Nel dicembre del 2009 il Capo delGoverno del Comune Kilify cui fa capol’isola di Kadaina, decise di andare coni suoi collaboratori in visita alla scuola. Da tantotempo non si recavano all’isola e il Boss rimase colpito dallo sviluppoche negli ultimi anni aveva avuto la scuola.Mario, Ivan e Valentina li guidarono in visita e organizzarono unincontro con gli studenti.Questi ultimi rivolsero al Capo del Governo il loro desiderio:
  • 13. 24 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 25rimanere all’isola di Kadaina a studiareanche dopo le scuole primarie. Alla richiesta degli studenti ilBoss propose di esonerare Mario dalpagamento degli stipendi delle scuolesecondarie, ma gli affidò l’incarico dicostruire le cinque aule. Ecco un altroprogetto importante, e servivano ancoratantissimi soldi.Volere è potere… chi si fermaè perduto… la fortuna aiuta gliaudaci… chi trova un amico trovaun tesoro.Valentina e Mario chiamaronoElisabetta in Italia e proposero a lei di costruire la prima classe dellescuole secondarie.Elisabetta aveva messo da parte una certa somma da donare allascuola e aspettava solo il momento giusto per realizzare qualcosa diconcreto, alla memoria di suo padre Silvano recentemente scomparso:quale miglior opportunità se non quella di costruire le aule delleScuole Secondarie?MARAFIKI PRIMARY & SECONDARY SCHOOLSuona bene, no?…se uno fa per uno e tre fan per tre, ora quattro fannoper quattro! Detto fatto, un mese dopo Elisabetta era di nuovo in Kenya dallasua amica Valentina e da tutti i loro bambini, pronta a posare la primapietra di quella che sarebbe stata la Secondary School.  A gennaio 2010 un altrosogno a Kadaina diventavarealtà. Armati di mattoni,cemento e legno, fu datoinizio alla costruzione algrezzo della prima aula diquello che per noi è il liceo:il futuro, la SECONDARYSCHOOL!Purtroppo però i costi perla costruzione erano moltoalti e ancora una volta i soldi iniziarono a scarseggiare.I quattro amici dovettero sospendere momentaneamente i lavori epensare a come racimolare la somma mancante. C’erano sempre glistipendi, il medico e le medicine, le periodiche migliorie da fare.Ancora una volta ecco la soluzione: organizzare una cena benefica.Elisabetta in quell’occasione pensò: “Ho tantissimi amici a Jesolo,perché non coinvolgerli tutti e far conoscere loro questa straordinariarealtà che è Marafiki Primary School?”! Con l’aiuto della sua amicaSilvia Lazzarini e alla presenza di Mario, Ivan e Valentina, organizzòuna charity dinner al “Marina Club” di Jesolo finalizzata a raccogliereil denaro necessario per ultimare l’aula.Copiosi, gli amici jesolani presero parte a questa iniziativa; molti,affascinati dai racconti, presero a cuore questo progetto e decisero diaiutare a regalare un sorriso a questi nuovi, piccoli amici.A  novembre 2010, grazie al denaro raccolto da quella serata, èstato possibile ultimare l’aula. L’edificio è stato tinteggiato dentro efuori, sono stati acquistati i banchi di lavoro per i ragazzi, l’aula èstata dotata di tutto il materiale didattico necessario; ma, ancora unavolta, a sconvolgere i quattro amici è la richiesta da parte del Governodi dotare obbligatoriamente le classi superiori dei servizi igienici.Soldi però, i nostri amici non ne hanno proprio più, e chiedonoil permesso al Governo di posticipare questo progetto in attesa difinanziamenti. Il 5 gennaio 2011, con la classica festa di apertura d’anno, si è dato
  • 14. 26 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 27inizio al primo Anno Scolastico della SECONDARY SCHOOL.Mille idee frullavano ancora in testaai nostri amici, e ancora una volta siconcretizzarono in mattoni e cemento.Grazie all’iniziale sostanziosocontributo dell’amica Anna diBolzano, viene decisa la costruzionedi un altro dormitorio: ancora unavolta, infatti, il Governo impone che laSecondarie, oltre ai bagni riservati ai ragazzi più grandi, debba avereanche un dormitorio riservato a loro.Il contributo di Anna non è però sufficiente a ultimare la costruzionee i nostri quattro amici devono fermare i lavori.Ed è durante una lorovacanza in Kenya che Carlae Umberto Lazzarini,amici da tantissimi anni diElisabetta, fanno visita allascuola e, vedendo le dueamiche in difficoltà con lacostruzione del dormitorio,decidono di aiutarle edi portare a termine larealizzazione. A settembre 2011 viene finalmente ultimato il fabbricato, dotatodi letti a castello, materassi e zanzariere, che ospiterà sessantottoragazzi.Il dormitorio è stato dedicato in parte alla memoria di Igor Loro(figlio di Anna) e in parte alla più piccola dei nostri sostenitori: AmiraLazzarini, venuta alla luce proprio nell’anno 2011.GRAZIE ANNA e grazieFAM. LAZZARINI!Siamo quasi alla fine dell’anno2011  e bisogna nuovamentepensare al cemento e ai mattoni.Infatti, i ragazzi che stannofrequentando il primo annodella Secondary, se promossi,in gennaio dovranno passare inseconda, ma non c’è ancora l’aulache dovrebbe ospitarli.Servono ancora soldi: AIUTOOOO!La storica frase di Mario tornabuona ancora una volta.Volere è potere… chi si fermaè perduto… chi trova un amicotrova un tesoro… Ancora una volta Elisabettachiama e Jesolo risponde.E’ a settembre 2011 che vieneorganizzata a Jesolo, al Marina Club,la seconda Charity Dinner finalizzata a raccogliere il denaro necessarioper la costruzione della seconda aula della Secondary.Alla presenza di Mario, Valentina, Ivan ed Elisabetta, gli amiciJesolani prendono parte, ancora una volta, a questa iniziativa: oramaianche loro sentono i nostri piccoli far parte delle loro vite.
  • 15. 28 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 29E’ un altro grande successo:vengono raccolti i soldi necessariper iniziare a costruire.Anche Ivan organizza la suaannuale serata di beneficenza al suolocale “IL CRIS” per raccogliere ildenaro necessario al mantenimentodella scuola.A novembre 2011 inizia lacostruzione della Seconda auladella Secondary: il nostro progettocontinua.Gli amici di Jesolo hanno volutodedicare la seconda aula delleSecondarie alla memoria di FrancoBorin, il giovane pilota acrobaticodel Piooner Team, recentementescomparso. A dicembre 2011 la Marafiki Primary School è statapremiata come miglior scuola di tutto il Distretto di Kilify…Questi Ragazzi danno proprio dellegrandi soddisfazioni:meritano un Regalo!Siamo a Natale e Mario, Valentina,Elisabetta e Ivan portano gli scivolialla Marafiki.Che gioia vederli salire e scendere! L’anno scolastico 2012 ha inizio con la rituale Festa Benefica diapertura organizzata dalla “Compagnia del Blue Bay”…I quattro amici ancora una volta peròsono alle prese con la mancanza di denaroper soddisfare le richieste del Governo: cisono sempre i servizi igienici da costruiree ci sarà pure la terza aula delle Secondarieda realizzare entro la fine dell’anno, senzadimenticare gli stipendi degli insegnanti,dei barcaioli…Agli inizi dell’anno Valentina viene invitata a visitare una realtàdiversa da quella che è la Marafiki: il Thoya Oya Children Homedi Mambrui.Il Thoya Oya è un orfanotrofio cheospita ragazzini dai quattro ai diciannoveanni. Per mancanza di fondi i ragazziversano in condizioni disperate: il pozzodell’acqua è stato costruito solo a metà,mancano i soldi per ripristinare le bollettedella luce ma, quel che è peggio, mancanoi soldi per sfamarli.Valentina chiama ancora una voltal’amica Elisabetta in Italia e le raccontala situazione. La sintonia delle ragazzein queste situazioni non ha bisogno diparole e immediatamente d’accordodecidono di dare una mano a questisfortunati ragazzi.
  • 16. 30 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 31Portano a termine la costruzione del pozzo, ripristinano la luce masoprattutto offrono loro il cibo.L’Orfanotrofio diventa però enormemente impegnativo edispendioso da gestire perché si trova a circa 50 Km dall’isola diKadaina: raggiungerlo regolarmente per portare gli aiuti è difficile erappresenta un altro costo. Un pensiero salta subito allamente delle due amiche: “E sei ragazzi dell’orfanotrofiovenissero da noi a studiaree a vivere alla Marafiki?C’è tanto posto e potremmoanche seguirli meglio!”.Detto… fatto!A maggio i ragazzidell’Orfanotrofio Thoya Oya sonotrasferiti e regolarmente iscrittialla Marafiki Primary School e inseguito registrati al Children Home di Malindi. Studiano e vivonoall’isola di Kadaina e si sono ben integrati con i loro nuovi amici.Il più scettico di tutti riguardoall’iniziativa di portare i ragazzidell’Orfanotrofio alla Marafiki siera dimostrato proprio Mario, ilquale, preoccupato, aveva rivoltouna domanda alle due amiche:“Già fatichiamo enormementeper raccogliere il denaronecessario al funzionamento eal mantenimento della scuola,spiegatemi ora voi come riuscirete agestire i ragazzi del Thoya Oya ChildrenHome”.Ma sia Valentina, sia Elisabetta eranodecise nel loro intento: “Abbiamo un saccodi amici, perché non coinvolgere ancheloro in questo nuovo Progetto?”“E se creassimo una catena di sostegnoa distanza?   Una forma di solidarietàche consista in un contributo stabile econtinuativo destinato a un beneficiario ben identificato; ovvero unaformula attraverso la quale una persona o un gruppo di amici possonoassicurare un livello base di alimentazione, salute e educazionescolastica, iscrizione a scuola e materiale didattico a ognuno di questiorfani?”.Secondo voi Elisabetta e Valentina hanno fallito nel lorointento?NOOOO…In brevissimo tempo tutti i ragazzi del Thoya Oya ChildrenHome hanno trovato una famiglia.Questo progetto prevede, quindi, non solo il sostentamentomateriale di un bambino ma, grazie all’educazione scolastica, haanche l’obiettivo di aprirgli la strada verso un futuro diverso emigliore, senza strapparlo dalla sua Terra, rispettando la sua culturae salvaguardando la sua dignità dipersona.Ma il Governo è sempre un’ombrache si aggira sui nostri amici.Ora, per far sì che i ragazzidell’Orfanotrofio possano rimanerea vivere all’isola, viene richiesta lacostruzione di un  Refettorio,  ovverouna mensa con cucina per lasomministrazione dei pasti ai ragazzi,utile per gli studenti della Marafiki maindispensabile per quelli del ChildrenHome in quanto il Governo, avendo dotato lascuola dei pannelli solari, non fornisce più gratuitamente i pasti.Da più di un anno la cucina e i due pentoloni sono inutilizzati.Come fare? Il preventivo è costosissimo; il progetto, però, èentusiasmante.Marafiki Primary School sta diventando una realtà veramentemolto grande: ospita ora 530 bambini di tutte le età, e ha ora bisognodi avere una sua natura giuridica ben definita per operare alla lucedel sole e in maniera visibile e trasparente.Il 14 giugno 2012 viene costituita“MARAFIKI PRIMARY SCHOOL ONLUS”Suona bene, vero? 
  • 17. 32 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 33Il Refettorio, i servizi igienici, la costruzione della terza aula delleSecondarie, le spese fisse, tutti costi da sostenere nel 2012…Comefare?Dio esiste un’altra volta per i nostri quattro amici…E questa volta la soluzione arriva da Guido Bertoni, il titolaredel Garoda Resort di Watamu.  Guido  vive in Kenya dadiversi anni e la sua strutturaalberghiera ospita ogni settimanacentinaia di persone: “Potremmotrovare il modo di far conoscereil Progetto Marafiki agli ospitidell’hotel e cercare di coinvolgerliaccompagnandoli, se interessati,a conoscere una vera realtà, avisitare una vera scuola creataproprio da italiani!”… Ed è proprio in occasione di una Convention di Medici-Pediatripresso il suo Resort che Guido presenta a Valentina e Elisabetta ilDott. Gabriele Gravina e Pasquale Rodomonti i quali, graziealla loro sensibilità e, dopo aver visitatola scuola ed esser stati rapiti dagli sguardiinnocenti dei bambini, suggeriscono allenostre amiche una soluzione per riceverela sponsorizzazione per la costruzionedel Refettorio.Pasquale Rodomonti, ex arbitrodi Serie A e ora Presidente dellaCommissione Regionale Arbitridell’Abruzzo, propone ai nostriamici di presentarsi alla FederazioneItaliana Giuoco Calcio e raccontare la realtà di Marafiki.Le due amiche non se lo fanno ripetere due volte e iniziano araccogliere tutto il materiale finalizzato a far conoscere il loro progettoalla FIGC.Nel frattempo Garoda Resort di Watamu è diventato Partnerufficiale di Marafiki! Nella primavera del 2012, un altro gruppo di Medici-Pediatri, inoccasione di un Congresso organizzato, sempre al Garoda Resort,con l’infettivologo Mauro Saio da Domenico Francomano (dettoMimmo Fregoli) incontrano Valentinae vengono a conoscenza del ProgettoMarafiki.Con tutti gli strumenti a lorodisposizione si recano all’isola diKadaina per fare accurate visite a ognisingolo bambino presente alla scuola.Questo gruppo molto sensibile faparte dell’Associazione Pediatriaper l’Emergenza Onlus di cui il Dott. PaoloCalafiore  è il Presidente. Il loroobiettivo è quello di prendersi curadei bambini non solo nell’ambitodell’assistenza sanitaria, maanche fornendo modalità estrumenti per superare momentidi difficoltà.  Il Dott. Calafiore etutti i Pediatri del Gruppo, dopoaver accuratamente visitato ibambini e avendo approntatole cure di cui più necessitavano,sono tornati altre volte all’isoladi Kadaina, portando medicinali per terapiespecifiche: con un’assistenza di base, infatti, sipossono risolvere molteplici problemi di salute,in un Continente come l’Africa, in cui i minorimuoiono spesso per malattie banali o facilmentecurabili. I Servizi Igienici! Sono due anni che inostri quattro amici promettono al Governola loro costruzione…Lo scenario si è oltremodoaggravato perché il Ministerodell’Istruzione ha già più voltecaldamente invitato a far fronteall’aspetto sanitario della scuola,non essendo più a norma inbase alle nuove leggi e agliordinamenti entrati in vigore agennaio di quest’anno.
  • 18. 34 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 35Pretendono dai nostri quattro amici interventiche dovrebbero essere fatti da loro.Come fare per trovare il denaro?L’occasione si presenta con il Matrimoniodi Barbara e Andrea Rienzo, ovvero, la nuorae il figlio di Simona e Stefano, gli amici del BlueBay. In occasione di un momento così gioiosogli sposi hanno voluto pensare a chi non è statofortunato come loro ed hanno deciso di regalareun futuro migliore a questi piccoli amici che, inpassato, hanno più volte avuto modo di conoscere.Barbara e Andrea, rinunciando alle bombonieretradizionali in occasione delle loro nozze e contribuendocon l’equivalente al Progetto Marafiki, hanno quindi consegnato aMario, Ivan, Valentina e Elisabetta la prima parte di denaro necessariaalla costruzione dei Servizi Igienici. A dicembre 2012, grazie alledonazioni natalizie dei vari amici che in tutti questi anni non li hannomai abbandonati, sono stati in grado di realizzare i servizi igienici,ovvero otto bagni maschili e otto bagni femminili.I mesi passano e, a novembre2012, una lettera del Dott. GiancarloAbete, Presidente della FIGC,comunica di aver apprezzato il lavorosvolto dai nostri amici in questi annie di voler interamente sponsorizzare ilprogetto di costruzione del Refettorio.Questa per Mario, Valentina,Elisabetta e Ivan è felicità allostato puro!…un altro sogno che si realizza per tutti quei bambini che loroamano incondizionatamente!Il Dott. Paolo Calafiore e l’amico Pasquale Rodomonti non sisono dimenticati di Valentina, Elisabetta, Mario e Ivan. Verso la fine del2012, sono tornati in Kenya con un’idea meravigliosa da sottoporreai nostri amici: la trasformazione dell’attuale  Dispensario Medicoin un funzionale Primo Soccorso, ampliato grazie all’aggiunta distanze di degenza e alla nuova collaborazione da parte di medicivolontari italiani. Questo sarebbe un progetto di grande utilità ancheper formare i medici locali su nuove tecniche di cura e sull’uso deifarmaci: non solo a vantaggio dei bambini della Marafiki, ma ancheper gli abitanti dei paesi vicini che sono privi di strutture sanitarie.Durante le loro periodiche visite con i Medici-Pediatri, si sono resiconto che l’attuale dispensario medico è ben lungi da poter erogare, inmodo decoroso, i basilari servizi igienico-sanitari; infatti, la mancanzadi pratiche corrette provoca la diffusione di diarrea, colera, tifo, tignae altre infezioni che diventano inesorabilmente letali se non vengonocurate. Siamo tutti consapevoli di come l’acqua impura e la mancanzad’igiene costituiscono una delle prime cause di decesso dei bambiniafricani.Altro punto dolente e frustrante è l’impossibilità di poter affrontaree risolvere la benché minima situazione di emergenza, anche la piùovvia e banale.Una scuola frequentata da bambini è un luogo in cui leproblematiche mediche sono pressoché quotidiane.Un Primo Soccorso porterebbe adavere la soluzione ai problemi di salutesenza ogni volta, al bisogno, doversirecare sino all’ospedale di Malindi,a trenta kilometri e senza l’ausilio diambulanze. Sarebbe un interventostrettamente necessario e di primariaimportanza soprattutto se si pensaalla posizione di questa scuola e alledifficoltà nel raggiungere la terraferma.Secondo Voi Mario, Ivan,Valentina e Elisabetta comehanno reagito?
  • 19. 36 | La Favola di Kadaina MaraFiki Primary School | 37Wow! Un Primo Soccorso con stanze di degenza… il sognocontinua!Questo è il prossimo obiettivo per l’anno 2013 che inostri amici vogliono raggiungere!La realizzazione di questo progetto ha un costo molto elevato;stanno attendendo le varie autorizzazioni sanitarie-governative, sistanno cercando sponsorizzazioni… Anche questa volta ci sarannomille difficoltà da affrontare ma,i nostri amici, si sono fatti le spallein tutti questi anni e sono preparati ad affrontare le situazioni piùimpervie ora poi si avvalgono di persone preparate ma soprattuttopersone sensibili che condividono in pieno il lavoro svolto.Una promessa, è una promessa… quindi va mantenuta!!!I ragazzi, che quest’anno hanno frequentato il secondo anno delleSecondarie, a gennaio, sempre se promossi, dovranno andare interza quindi, come promesso a novembre 2012 viene dato inizio allacostruzione della terza aula delle Secondary.Mario, Ivan, Valentinaed Elisabetta hanno volutoterminare l’anno 2012 con unregalo di Natale per tutti i loropiccoli amici.Una nuova barca capace dicontenere oltre cinquantaPersone!SECONDO VOI MARIO, IVAN, VALENTINAed ELISABETTA SI FERMERANNO QUI ?LA NOSTRA FAVOLANON PUO’AVERE UNA FINE,NON E’ POSSIBILE!LA PAROLA GIUSTA DA USARE A QUESTO PUNTO E’CONTINUA...
  • 20. L’importante non è quanto facciamo,ma quanto amore mettiamo in ciò che facciamo.A TUTTI VOI CHE CI AIUTATE A RENDEREQUESTO SOGNO UNA REALTA’GRAZIE!Elisabettamarioivanvalentina
  • 21. Seguiteci alla Pagina FacebookMARAFIKY PRIMARY SCHOOLPER EFFETTUARE UNA DONAZIONE:Unicredit Banca - filiale di Jesolo Lido (Ve)IBAN  IT 27 S 02008 36142 000102137626BIC SWIFT  UNCRITM1UP9Vogliamo farvi partecipare al nostro sognoper farlo diventare una realta’ per altri bambiniùperche’ i grandi obiettivi si raggiungono attraverso piccoli gesti.

×