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L’OSSERVATORE ROMANOpagina 2 domenica 2 marzo 2014
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Il cardinale Gianfranco Ravasi e il filosofo Luc Ferry a confronto su f...
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  1. 1. Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n. 649004 Copia € 1,00 Copia arretrata € 2,00 L’OSSERVATORE ROMANOGIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLIV n. 50 (46.592) Città del Vaticano domenica 2 marzo 2014 . y(7HA3J1*QSSKKM( +&!z!%!z!$ Il discorso pronunciato dal Papa durante l’udienza alla plenaria della Pontificia Commissione per l’America latina Per trasmettere fede e speranza Secondo il Governo ucraino la Russia avrebbe inviato altri seimila soldati in Crimea Alta tensione tra Mosca e Kiev Oggi l’inserto mensile Donne e arte IN ALLEGATO Infuriano i combattimenti tra l’esercito di Assad e i ribelli Sangue a Damasco Udienza al primo ministro di Romania Accanto a Papa Giovanni LORIS FRANCESCO CAPOVILLA A PAGINA 6 NOSTRE INFORMAZIONI DAMASCO, 1. Sangue in Siria: i combattimenti tra ribelli ed esercito non conoscono tregua a tre anni dall’inizio delle ostilità. Almeno 17 persone, tra le quali donne e bam- bini, sono state gravemente ferite, ieri, in seguito a colpi di mortaio sulle zone orientali di Damasco. Lo riferisce l’agenzia di stampa ufficia- le Sana, che parla di una ragazza in condizioni critiche dopo essere sta- ta ferita. L’attacco — per il quale la Sana accusa non meglio precisati «gruppi di terroristi» — è avvenuto mentre migliaia di manifestanti era- no scesi in piazza nel distretto di Mazzeh, a ovest di Damasco, in so- stegno del regime del presidente Bashar Al Assad. La situazione è critica anche al confine con il Libano. Due ragazzi sono morti ieri in un raid effet- tuato dai caccia dell’esercito siria- no sull’area di Arsal, località liba- nese al confine con la Siria. Fonti di stampa precisano che nell’attac- co cinque persone sono rimaste fe- rite. Altre fonti riferiscono di due raid: il primo avrebbe colpito la zona di Khirbit Youneen e Wadi Hmayyed, senza provocare vittime, mentre il secondo avrebbe causato — sempre nella stessa area — due vittime. «Per modalità e per tipologia delle vittime, i crimini commessi in Siria sono assai più gravi di quelli perpetrati nella ex Jugoslavia» ha dichiarato ieri Carla del Ponte, ex procuratore capo del Tribunale Pe- nale Internazionale per l’ex-Jugo- slavia e ora membro della commis- sione di inchiesta sulla Siria. «Non esistono buoni e cattivi, e tutte le parti commettono crimini». Del Ponte e gli altri membri della com- missione d’inchiesta Onu sono in questi giorni impegnati in incontri a porte chiuse, nel sud della Tur- chia, con rifugiati siriani e dissiden- ti. Il mandato della commissione, presieduta dal brasiliano Paulo Sér- gio Pinheiro, è già scaduto e il cin- que di questo mese sarà presentato a Ginevra il rapporto conclusivo dell’inchiesta. Ma a suscitare le preoccupazioni della comunità internazionale è so- prattutto l’emergenza dei profughi. Quello siriano sta diventando il più grande gruppo di profughi al mondo, superato per il momento solo dagli afghani. Secondo l’Alto commissario per i rifugiati del- l’Onu, António Guterres, le perso- ne registrate come profughi causati dalla guerra sono quasi due milioni e mezzo. Se la tendenza attuale do- vesse proseguire, ha aggiunto l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, ci si attende che il numero di profughi raggiunga i quattro milioni entro la fine dell’an- no. E pochi giorni fa le autorità di Damasco hanno reso noto che in- tendono cooperare con le Nazioni Unite nell’ambito del «rispetto del- la sovranità della Siria» per la fine delle violenze e per l’apertura di corridoi umanitari. Stiamo “scartando” i nostri giovani e loro stanno lentamente «scivolan- do nel disincanto». Ma non possia- mo abbandonarli: hanno bisogno di chi gli sappia dare «fede e speran- za». È il senso del discorso che Pa- pa Francesco ha rivolto ai parteci- panti alla plenaria della Pontificia Commissione per l’America latina nell’incontro che ha avuto lu0go ve- nerdì mattina, 28 febbraio, nella Sa- la Clementina. Esplicito il riferimen- to alla situazione dei giovani lati- noamericani, oggetto della riflessio- ne dei lavori dell’assemblea appena conclusa: una realtà che il Pontefice conosce bene e che gli sta partico- larmente a cuore. Ma il suo pensiero non poteva non abbracciare l’intero mondo giovanile, che in ogni ango- lo del mondo è alla ricerca di un’«utopia» destinata a infrangersi quotidianamente contro una realtà dura e difficile. Come farvi fronte? Lasciato da parte il testo del discorso già prepa- rato — e da noi pubblicato integral- mente nell’edizione di ieri — il Pon- tefice ha parlato a braccio, offrendo alcune indicazioni racchiuse in un trinomio: memoria, discernimento, utopia. Su questo, ha poi suggerito, si può innestare quel processo che porta alla traditio fidei e dunque alla traditio spei. L’incontro per Papa Francesco è stato anche occasione per richiamare le sue esperienze con i giovani lati- noamericani. Ha ricordato, per esempio, come proprio a causa di una «cattiva educazione all’utopia», alcuni giovani argentini appartenenti all’Azione Cattolica, negli anni Set- tanta, sono finiti tra le fila dei guer- riglieri. Poi, per rendere più imme- diata la percezione del valore del le- game generazionale tra anziani e giovani, ha citato Rapsodia in agosto, un film opera del regista giapponese Akira Kurosawa, nel quale viene esaltato il ruolo dei nonni nella con- servazione della cultura tradizionale, anche quando i genitori ne hanno assimilata una diversa. «L’incontro dei ragazzi e dei giovani con i nonni — ha affermato — è decisivo per rice- vere la memoria di un popolo e il discernimento sul presente». PAGINA 7 Uomini armati a Simferopoli dietro un cartello che rivendica l’appartenenza russa della Crimea (LaPresse/Ap) KIEV, 1. Cresce la tensione in Crimea, malgrado i primi accenni di dialogo diplomatico fra Russia e Occidente sulla spinosa questione. Il Governo di Kiev ha denunciato oggi che Mosca ha inviato in territo- rio ucraino seimila militari. Lo ha fatto sapere il ministro della Difesa, Ihor Tenyukhè, avvertendo che le forze armate nazionali sono state po- ste in stato di massima allerta nella penisola della Crimea, dove ieri era stata denunciata la presenza di due- mila soldati. Dal canto suo, il primo ministro, Arseny Yatseniuk, aprendo stamane il consiglio dei ministri, ha definito inaccettabile la presenza di blindati russi nel centro di città ucraine, solle- citando Mosca a cessare ogni opera- zione militare. «La presenza inade- guata dei militari russi in Crimea è una provocazione, ma i tentativi di fare reagire l’Ucraina con la forza so- no falliti» ha detto il capo del Go- verno. «Per questo — ha precisato — chiediamo alla Federazione russa e alle autorità che ritirino le proprie forze armate nelle basi militari». Lo stesso primo ministro ha poi annunciato che il referendum sullo status della Crimea all’interno dell’Ucraina è stato anticipato dal 25 maggio al 30 marzo prossimo. La Crimea è già una Repubblica autonoma. La penisola, che si pro- tende nel Mar Nero, già territorio russo, venne donata nel 1954 da Nikita Kruschev a Kiev, all’epoca una delle Repubbliche sovietiche. Quattro giorni fa, il Parlamento locale aveva deciso di tenere un refe- rendum sull’ampliamento dell’auto- nomia di Simferopoli da Kiev il 25 maggio, che è anche la data delle elezioni anticipate presidenziali in Ucraina. E mentre fonti dell’Amministrazio- ne statunitense hanno segnalato mo- vimenti militari russi in Crimea via aria e via mare, sulla grave crisi è in- tervenuto anche il presidente, Barack Obama, che ha lanciato un monito alle autorità di Mosca. «La situazio- ne è fluida, ma un intervento militare — ha detto, senza specificare — sareb- be una grave violazione del diritto internazionale e avrebbe un costo». Obama ha assicurato che Washing- ton sarà a fianco della comunità in- ternazionale e si adopererà per l’inte- grità territoriale ucraina. Convocato su richiesta di Kiev, si è riunito ieri sera il Consiglio di sicu- rezza dell’Onu. L’ambasciatore ucrai- no, Iuri Sergeyev, ha chiesto aiuto, mentre la rappresentante statuniten- se, Samantha Power, ha auspicato che si attivi subito una mediazione internazionale. Dopo una serie di telefonate con il primo ministro britannico, David Cameron, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il presidente dell’Unione europea, Herman van Rompuy, è stato il presidente russo, Vladimir Putin, rompendo giorni di silenzio, a invitare alla calma per evi- tare ogni escalation. E in tutto questo — proprio mentre l’Unione europea definisce legittimo il nuovo Governo transitorio di Kiev, dicendosi pronta a firmare un accordo di associazione con l’Ucrai- na — il deposto presidente, Viktor Ianukovich, è riapparso per la prima volta in pubblico, in Russia. Durante una conferenza stampa a Rostov, sul Don, ha bollato il nuovo Governo rivoluzionario come «neofa- scista», accusando la «politica irre- sponsabile dell’Occidente per la crisi e i morti di una sceneggiatura non scritta in Ucraina». Subito dopo, le nuove autorità di Kiev hanno chiesto ufficialmente alla Russia l’estradizio- ne dell’ex capo dello Stato. Nuovi disordini a Caracas L’Onu condanna le violenze in Venezuela PAGINA 2 Il Santo Padre ha ricevuto que- sta mattina in udienza: le Loro Eminenze Reveren- dissime i Signori Cardinali: — Marc Ouellet, Prefetto del- la Congregazione per i Vescovi; — José Manuel Estepa Llau- rens, Arcivescovo Ordinario Mi- litare emerito per la Spagna, in visita «ad limina Apostolorum»; le Loro Eccellenze Reveren- dissime i Monsignori: — Santiago García Aracil, Ar- civescovo di Mérida-Badajoz (Spagna), in visita «ad limina Apostolorum»; — Braulio Rodríguez Plaza, Arcivescovo di Toledo (Spa- gna), con l’Ausiliare, Sua Eccel- lenza Reverendissima Monsi- gnor Ángel Fernández Collado, Vescovo titolare di Iliturgi, in visita «ad limina Apostolorum»; — Juan del Río Martín, Arci- vescovo Ordinario Militare per la Spagna, in visita «ad limina Apostolorum»; — Francisco Cerro Chaves, Vescovo di Coria-Cáceres (Spa- gna), in visita «ad limina Apo- stolorum»; — Amadeo Rodríguez Magro, Vescovo di Plasencia (Spagna), in visita «ad limina Apostolo- rum»; — Ciriaco Benavente Mateos, Vescovo di Albacete (Spagna), in visita «ad limina Apostolo- rum»; — Antonio Ángel Algora Her- nando, Vescovo di Ciudad Real (Spagna), in visita «ad limina Apostolorum»; — José María Yanguas Sanz, Vescovo di Cuenca (Spagna), in visita «ad limina Apostolo- rum»; — Atilano Rodríguez Martí- nez, Vescovo di Sigüenza-Gua- dalajara (Spagna), in visita «ad limina Apostolorum». Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eccellenza il Signor Victor-Vio- rel Ponta, Primo Ministro della Romania, con la Consorte, e Seguito. Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eccellenza il Signor Fernando Zegers Santa Cruz, Ambasciato- re di Cile, in visita di congedo. Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Vescovo della Diocesi di České Budějo- vice (Repubblica Ceca), presen- tata da Sua Eccellenza Reveren- dissima Monsignor Jiři Paďour, OFMCAP., in conformità al cano- ne 401 § 2 del Codice di Dirit- to Canonico. Nella mattinata di sabato 1° marzo, il Santo Padre Francesco ha ricevu- to in udienza il primo ministro della Romania, Victor-Viorel Ponta, che successivamente ha incontrato il car- dinale Pietro Parolin, segretario di Stato, accompagnato dall’arcivesco- vo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati. Il primo ministro ha portato i sa- luti del Patriarca ortodosso Daniele. Al centro dei colloqui, svoltisi in un clima di cordialità, sono stati i temi della famiglia, dell’educazione, del- la libertà religiosa e della salvaguar- dia dei valori comuni, nel contesto della proficua cooperazione tra la Santa Sede e la Romania a livello bilaterale e nell’ambito della comu- nità internazionale. Nel rilevare il potenziale della Chiesa Cattolica per contribuire al bene comune dell’intera società, sono state tocca- te anche alcune questioni aperte che interessano la comunità cattoli- ca in Romania. Infine, c’è stato uno scambio di opinioni sull’attuale si- tuazione internazionale, in partico- lare ribadendo l’auspicio che si per- segua la via del dialogo e del nego- ziato per porre fine ai vari conflitti che affliggono il mondo.
  2. 2. L’OSSERVATORE ROMANOpagina 2 domenica 2 marzo 2014 L’OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt 00120 Città del Vaticano ornet@ossrom.va http://www.osservatoreromano.va GIOVANNI MARIA VIAN direttore responsabile Carlo Di Cicco vicedirettore Piero Di Domenicantonio caporedattore Gaetano Vallini segretario di redazione TIPOGRAFIA VATICANA EDITRICE L’OSSERVATORE ROMANO don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Segreteria di redazione telefono 06 698 83461, 06 698 84442 fax 06 698 83675 segreteria@ossrom.va Servizio vaticano: vaticano@ossrom.va Servizio internazionale: internazionale@ossrom.va Servizio culturale: cultura@ossrom.va Servizio religioso: religione@ossrom.va Servizio fotografico: telefono 06 698 84797, fax 06 698 84998 photo@ossrom.va www.photo.va Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale € 99; annuale € 198 Europa: € 410; $ 605 Africa, Asia, America Latina: € 450; $ 665 America Nord, Oceania: € 500; $ 740 Abbonamenti e diffusione (dalle 8 alle 15.30): telefono 06 698 99480, 06 698 99483 fax 06 69885164, 06 698 82818, info@ossrom.va diffusione@ossrom.va Necrologie: telefono 06 698 83461, fax 06 698 83675 Concessionaria di pubblicità Il Sole 24 Ore S.p.A System Comunicazione Pubblicitaria Alfonso Dell’Erario, direttore generale Romano Ruosi, vicedirettore generale Sede legale Via Monte Rosa 91, 20149 Milano telefono 02 30221/3003, fax 02 30223214 segreteriadirezionesystem@ilsole24ore.com Aziende promotrici della diffusione de «L’Osservatore Romano» Intesa San Paolo Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Banca Carige Società Cattolica di Assicurazione Credito Valtellinese Nuovi disordini a Caracas L’Onu condanna le violenze in Venezuela La decisione del supremo tribunale federale Nuova sentenza in Brasile sul Mensalão BRASILIA, 1. È stata respinta l’accusa di associazione a delinquere a carico di otto condannati nell’ambito del processo sul Mensalão, lo scandalo delle tangenti politiche in Brasile scoppiato nel 2005. Oltre a vedersi ridurre le pene, molti degli incrimi- nati (tra i quali l’ex braccio destro di Lula, José Dirceu) ora potranno la- sciare il carcere prima del previsto. La decisione — resasi necessaria do- po l’ammissione di nuovi ricorsi — è stata annunciata ieri dal supremo tri- bunale federale brasiliano con una maggioranza di sei voti a cinque. Il risultato ha così capovolto una precedente sentenza dello stesso tri- bunale, emessa nel 2012 e in cui il capo di imputazione era invece stato accolto. Determinanti per l’assolu- zione dalla nuova condanna sono stati i voti dei giudici Luís Roberto Barroso e Teori Zavascki, nominati dalla presidente Dilma Rousseff. Critico nei confronti del verdetto è stato invece il giudice Joaquim Bar- bosa, presidente del tribunale, se- condo il quale quello del voto è sta- to «un giorno triste». Lo scandalo del Mensalão causò nel giugno del 2005 una grave crisi nel Governo brasiliano guidato dall’allora presidente Luiz Inácio Lula da Silva, sempre dichiratosi estraneo alla vicenda. Isabel Allende eletta presidente del Senato cileno SANTIAGO DEL CILE, 1. «Per me è un enorme onore e fonte di orgo- glio». Ha commentato così Isabel Allende la nomina a presidente del Senato del Cile. Scrittrice di fama mondiale e figlia del presi- dente socialista morto nel golpe del 1973, Allende sarà la prima donna a ricoprire questo incarico nella storia del Paese. È stata scelta e nominata da Nueva Ma- yoría, la coalizione di centro sini- stra uscita vincitrice dalle elezioni dello scorso dicembre, che si inse- dierà nel Parlamento cileno il prossimo 11 marzo. Allende ha di- chiarato di sperare che il suo nuovo ruolo aiuti altre donne a entrare nel mondo della politica, esprimendo inoltre la propria soddisfazione nel ricoprire lo stes- so incarico che dal 1966 al 1969 fu di suo padre. Il primo compito di Allende sarà quello di presiedere al giura- mento di Michelle Bachelet, che ritorna alla presidenza del Cile, dopo un primo mandato tra il 2006 e il 2010. L’accordo di coali- zione che ha portato Allende alla presidenza del Senato prevede che dopo un anno l’incarico sia affidato a Patricio Walker, senato- re della Democracia cristiana, partito che negli anni Settanta si oppose a Salvador Allende, ora alleata dei socialisti nella maggio- ranza di Governo. Sempre più critica la situazione a Ceuta e a Melilla Salto nel buio per migliaia di migranti MADRID, 1. Si fa ogni giorno più critica la situazione a Melilla e a Ceuta — le due enclaves spagnole in Marocco — che per i migranti afri- cani rappresentano una delle vie più tentate per entrare in Europa. I cen- tri di accoglienza temporanea hanno un numero di persone tre volte su- periore alle loro capacità e non c’è giorno in cui non vi siano tentativi di ingresso. Si stima che negli ulti- mi nove anni circa quarantamila persone abbiano cercato di superare la stretta sorveglianza e le reti di protezione: diverse migliaia di mi- granti ci sono riusciti, molti altri so- no stati respinti, e alcune decine vi hanno trovato la morte cercando di entrare via mare (come è accaduto a quindici uomini annegati il 6 feb- braio a largo di Ceuta). Uomini, donne e ragazzi, stremati dalla fame e dalla disperazione, si radunano vi- cino alle due cittadine in attesa del momento migliore per tentare l’in- gresso. Come è avvenuto ieri, quan- do in 350 hanno cercato di passare per il varco di Beni Enzar: duecento ci sono riusciti, e sono stati trasferiti nei centri di accoglienza, o meglio nelle tende supplementari allestite dall’esercito e dalla Croce rossa. Persiste dunque in quest’area una si- tuazione di grave emergenza in cui troppo spesso il viaggio della spe- ranza si traduce in una realtà di ul- teriore sofferenza, se non di morte. Promosso dalla troika il risanamento di Lisbona LISBONA, 1. I rappresentanti della troika (Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale, Unione europea) hanno promosso ieri il programma di risanamento del Portogallo. Al termine della nuova missione a Lisbona, la troika ha emesso un comunicato in cui si afferma che la ripresa economica si va rafforzando e si evidenzia che il deficit del 2013 è al 4,5 per cento, ovvero «ben al di sotto delle previ- sioni iniziali». Il verdetto sulla re- visione del programma economico portoghese, che sbloccherà 2,5 mi- liardi del prestito da 78 miliardi concesso a Lisbona, è atteso ad aprile. Sempre ieri il Governo di Lisbona ha ribadito, dopo la valutazione positiva espressa dai rappresentanti della troika, che l’obiettivo resta quello di uscire a maggio dal programma di salva- taggio. Intanto nel Paese hanno avuto luogo nuove proteste contro le mi- sure di austerità approvate dal Par- lamento. Nella giornata di ieri mi- gliaia di persone hanno protestato a Lisbona e in altre città nell’ambi- to di manifestazioni organizzate dal maggiore sindacato portoghese, il Cgtp. La protesta è diretta in particolare contro il taglio degli sti- pendi pubblici e delle pensioni. Dopo le divisioni all’interno della coalizione di maggioranza Si è dimesso il Governo di Cipro Proteste ad Atene contro i licenziamenti ATENE, 1. Centinaia di funziona- ri greci hanno manifestato ieri per le strade di Atene per prote- stare contro i numerosi licenzia- menti nell’ambito della ricostru- zione del settore pubblico. Il Governo greco aveva infatti pro- messo ai rappresentanti della troika (Unione europa, Banca centrale europea e Fondo mone- tario internazionale) di licenzia- re, nell’arco del 2014, 11.500 di- pendenti per ridurre la spesa pubblica e per poter continuare a beneficiare dei prestiti interna- zionali. I manifestanti si sono raduna- ti di fronte al ministero delle Ri- forme amministrative per poi es- sere allontanati dalla polizia in tenuta antisommossa. Successi- vamente i dimostranti si sono diretti verso il ministero delle Finanze, dove sono stati nuova- mente respinti dalle forze dell’ordine. Tra i lavoratori scesi ieri in piazza vi sono stati anche nume- rosi insegnanti. Riferiscono i media locali che durante la ma- nifestazioni sono divampati scontri con gli agenti di polizia che hanno fatto uso di gas lacri- mogeni per disperdere la folla. Nominati da Renzi 9 viceministri e 35 sottosegretari CARACAS, 1. Le Nazioni Unite con- dannano le violenze in Venezuela. L’alto commissario per i Diritti umani, Navi Pillay, ha espresso vi- va preoccupazione per gli scontri che hanno causato morti e feriti e per l’uso eccessivo della forza da parte delle autorità. In un comunicato diffuso a Gi- nevra, Pillay ha esortato il Governo e l’opposizione al dialogo e ha chiesto indagini imparziali su «ogni caso di morte o ferimento». Pillay si è detta preoccupata anche per l’alto numero di persone arre- state e per le notizie di persone de- tenute in isolamento. «Le persone detenute solo per aver esercitato i propri diritti devono essere imme- diatamente rilasciate», ha afferma- to. Secondo l’esponente delle Na- zioni Unite, «questa crisi sarà risol- ta solo se i diritti umani di tutti i Venezuelani sono rispettati; la reto- rica incendiaria delle parti è assolu- tamente inutile e rischia di accen- tuare le tensioni». È giunto il tem- po «di andare oltre l’aggressione verbale e di approdare al dialogo» ha sottolineato il commissario delle Nazioni Unite. Sulla crisi venezuelana è interve- nuto, sempre ieri, il segretario di Stato americano, John Kerry, che in un incontro con i giornalisti ha anch’egli auspicato il dialogo tra le parti coinvolte. «Devono — ha det- to Kerry — tendersi la mano e ave- re un dialogo, riunire la gente e ri- solvere i loro problemi: abbiamo bisogno di dialogo, non di violenze e di arresti». Sul terreno, comunque, la situa- zione resta estremamente critica. Tre settimane di scontri politici in Venezuela sono costate la vita ad almeno 17 persone: il bilancio è sta- to fornito dalla procuratrice gene- rale, Luisa Ortega, secondo la qua- le durante le proteste ci sono stati anche 261 feriti. Le dimostrazioni organizzate a Caracas e in altre città venezuelane per protestare contro l’aumento della criminalità e la crisi economi- ca sono degenerate in violenti scontri fra gruppi di giovani e la polizia. A far salire ulteriormente la tensione è stata poi la decisione del Governo di arrestare alcuni espo- nenti di spicco dell’opposizione. Dall’inizio delle proteste, partite il 4 febbraio dalla città di San Cristó- bal, capitale dello Stato di Táchira, la polizia ha arrestato circa seicento persone. E anche ieri, nelle strade di Ca- racas, la tensione è stata altissima. Sono infatti registrati nuovi scontri tra qualche centinaio di manife- stanti e le forze dell’ordine; segna- lati lanci di pietre e di bombe mo- lotov. I tafferugli hanno interessato soprattutto il quartiere di Chacao, nella parte est della capitale. Stan- do a quanto riferiscono le autorità non ci sarebbero vittime né feriti. Per cercare di riportare la calma, il presidente Maduro ha aperto due giorni fa una conferenza per il dialogo nazionale, che tuttavia è stata boicottata dall’opposizione. Nelle intenzioni di Maduro, la conferenza dovrebbe servire per arginare i disordini attraverso «il dialogo e l’azione per la difesa del- la Costituzione e della pace». Uno dei partiti di opposizione Voluntad Popular, il cui leader Leopoldo López è già in carcere, ha visto arrestare anche il proprio coordi- natore politico, Carlos Vecchio, provvedimento duramente conte- stato dalle formazioni contrarie a Maduro. NICOSIA, 1. I ministri ciprioti han- no rassegnato ieri le dimissioni per facilitare i cambiamenti nel Gover- no dopo la decisione del Partito democratico (Diko, di destra, gui- dato da Nicolas Papadopoulos) di uscire dalla coalizione con Adunata democratica (Disy, di centrodestra, del presidente della Repubblica, Nicos Anastasiades). Diko ha lasciato l’Esecutivo per disaccordi con il capo dello Stato sulla gestione dei negoziati, di re- cente riavviati con la controparte turco-cipriota, per la riunificazione dell’isola. Lo riferiscono i media. Anastasiades — parlando con i giornalisti durante una conferenza stampa a Nicosia — ha detto di avere chiesto ai ministri di rimane- re ai loro posti sino a quando non verrà effettuato un rimpasto di Go- verno, che per gli analisti potrebbe avvenire al massimo entro il prossi- mo 15 marzo. La decisione dei ministri di ras- segnare le dimissioni è arrivata an- che a poche ore dal voto con cui il Parlamento ha respinto un disegno di legge per la privatizzazione delle aziende a partecipazione statale, previsto nel memorandum firmato l’anno scorso da Nicosia con la troika (Fondo monetario interna- zionale, Commissione europea e Banca centrale europea) in cambio di aiuti economici per uscire dalla grave crisi finanziaria. Ieri, avevano annunciato le di- missioni entro mercoledì prossimo i quattro ministri del Diko (sugli 11 che formano il Governo): quello dell’Energia, Commercio, Industria e Turismo, Yiorgos Lakkotrypis; dell’Istruzione e della Cultura, Kyriakos Kenevezos; della Salute, Costas Petrides; e della Difesa, Photis Photiou. L’ex presidente brasiliano Lula da Silva (Reuters) Migranti scavalcano la recinzione a Melilla (LaPresse/Ap) ROMA, 1. Il presidente del Consi- glio dei ministri italiano, Matteo Renzi, ha completato venerdì la composizione della compagine governativa con la nomina di 35 sottosegretari e 9 viceministri. Fra le 43 nomine, figurano solo 9 donne. In totale, compresi i mi- nistri già in carica, le esponenti di sesso femminile rappresentano il 27 per cento, quota analoga a quella del precedente Governo guidato da Enrico Letta. Aumentano gli ingressi in Gran Bretagna dai Paesi dell’Ue LONDRA, 1. L’immigrazione è sempre di più un tema cruciale nel dibattito politico britannico. Il premier David Cameron deve fare i conti con nuovi arrivi, soprattutto dall’Unione euro- pea. E aumenta il fronte politico di coloro che chiedono maggiori controlli alla frontiera. L’ufficio na- zionale di statistiche ha reso noto ie- ri che nel Paese si registra un au- mento di arrivi provenienti soprat- tutto dall’Ue. In particolare da Polonia, Spagna, Portogallo e anche Italia. I dati si ri- feriscono al periodo settembre 2012 - settembre 2013. Nel dettaglio, si cal- colano 212.000 nuovi arrivi rispetto ai 154.000 dello stesso periodo per l’anno precedente. Circa il settanta per cento per lavoro, il trenta per cento per studio. Il numero dei citta- dini europei è aumentato a 209.000 da 149.000. Per gli italiani si registra inoltre un primato: sono oltre 44.000 quelli ai quali lo scorso anno è stato attri- buito nel Regno Unito il National Insurance Number (equivalente al codice fiscale), il 66 per cento in più rispetto al 2012. Si tratta dell’aumen- to maggiore registrato tra i Paesi di provenienza. Comunque, il dato generale diffu- so dall’istituto di statistica britannico — riferiscono gli analisti — è parziale e limitato a chi appunto richiede il National Insurance Number (che nel Paese potrebbero essere giunti da molto tempo) e andrebbe combinato con il sommerso, ovvero il dato non dichiarato. Tuttavia, resta indicativo di una tendenza che sembra andare nella direzione opposta a quella auspicata dal Governo, il cui obiettivo è di li- mitare gli arrivi a meno di 100.000 all’anno entro il 2015.
  3. 3. L’OSSERVATORE ROMANOdomenica 2 marzo 2014 pagina 3 Criticato per l’incapacità di arginare le violenze il presidente nigeriano promette una rapida soluzione In guerra contro i miliziani di Boko Haram I manifestanti tolgono gli accampamenti a Bangkok La crisi thailandese resta irrisolta ABUJA, 1. Il presidente della Nigeria, Jonathan Goodluck, ha dichiarato ieri che il Paese è in guerra contro i miliziani islamisti di Boko Haram, in seguito ai numerosi, efferati attac- chi che negli ultimi giorni hanno provocato decine di vittime. L’ammi- nistrazione del presidente Goodluck, ricordano le agenzie di stampa inter- nazionali, è stata criticata per la sua presunta incapacità di fermare gli at- tacchi contro i civili indifesi. Dal canto suo il capo di Stato nigeriano ha definito invece «un grande suc- cesso» l’offensiva militare contro Bo- ko Haram nel nord del Paese, ag- giungendo che presto «la situazione tornerà alla normalità». Al momento, tuttavia, sembra dif- ficile che la situazione possa essere normalizzata in tempi brevi. I mili- ziani infatti non danno tregua con i loro attacchi indiscriminati contro uomini, donne e bambini. Violenze che hanno di conseguenza causato distruzione e miseria in varie parti del Paese. Nei giorni scorsi un re- sponsabile dell’amministrazione del distretto di Madagali, Mallam Mai- na Ularamu, ha lanciato un allarme riguardo alla situazione nella zona a confine tra gli Stati di Borno e Ada- mawa. A causa delle violenze, sono giun- te nelle ultime settimane migliaia di persone sono giunte nella zona co- strette ad abbandonare la località di Izge dove i miliziani avevano ucciso due donne e un uomo e poi dato al- le fiamme alcune abitazioni. Si è trattato di un episodio tra i tanti che hanno indotto gran parte della po- polazione a temere sempre più per la propria incolumità. Nel maggio scorso il presidente aveva lanciato un’offensiva militare a Borno, Adamawa e nello Stato di Yobe per cercare di arginare le vio- lenze scatenate dai miliziani di Boko Haram, che si battono per rovesciare il Governo federale di Abuja e im- porre la legge islamica nel Paese. Ma finora la lotta non ha dato i ri- sultati sperati. E proprio nello Stato di Yobe, nei giorni scorsi, i miliziani islamisti hanno perpetrato una strage di stu- denti, nell’attacco contro il collegio Buni Yadi. Nell’azione destabilizzan- te dei terroristi sono proprio le scuo- le a essere uno degli obiettivi più colpiti: molte sono state date alle fiamme, con un conseguente pesante bilancio di vittime. Proprio nella cit- tà di Yobe, nel settembre scorso, era- no stati uccisi quaranta studenti du- rante un attacco compiuto contro un centro per la formazione agraria. Dopo questa strage, il governatore dello Stato, Ibrahim Gaida, ha rivol- to critiche al Governo di Abuja per- ché le forze di sicurezza sarebbero giunte troppo tardi sul luogo della strage una volta interpellate d’urgen- za. «Per ben cinque ore non c’erano agenti in grado di impedire quello che stava accadendo» ha affermato in un comunicato il governatore. E in questi giorni si è tenuta ad Abuja una conferenza internazionale sulla pace e la sicurezza in Africa al- la quale ha preso parte anche il pre- sidente francese, Fraçois Hollande. Civili nigeriani costretti ad abbandonare le proprie abitazioni (Reuters) Coprifuoco nella città libica di Sebha TRIPOLI, 1. Un coprifuoco in vi- gore dalle 22 alle 7 nella città libi- ca di Sebha per «bloccare le mi- nacce alla sicurezza» e per «argi- nare le violenze causate da quanti intendono andare contro la pace» è stato ieri annunciato dal porta- voce dell’unità responsabile delle operazioni militari nel sud, Ala Al Huwaik. Dal mese scorso la loca- lità di Sebha è teatro di scontri tra esponenti della tribù Awlad Soliman, di origine araba, e quelli di origine africana dei Tabu, che hanno provocato finora un centi- naio di vittime. Oltre ad aver de- cretato lo stato di emergenza, le autorità libiche hanno dispiegato rinforzi militari a Sebha, bastione dell’ex colonnello Gheddafi. Le violenze hanno finito per avere ri- percussioni sul voto per l’Assem- blea costituente. Il presidente dell’Alta commissione elettorale nazionale, Nuri Elabbar, ha di- chiarato che a causa dell’insicu- rezza e dei sabotaggi da parte di gruppi etnici, la seconda tornata elettorale non si è potuta tenere in numerosi seggi. Elabbar ha ag- giunto che una terza tornata non sarà organizzata e sarà il Parla- mento a decidere che cosa fare degli 11 seggi, su 60, vacanti. I primi 49 seggi sono stati assegnati dal 45 per cento degli aventi dirit- to andati alle urne il 20 febbraio. Svolta in Cina sulla sicurezza informatica PECHINO, 1. Il presidente cinese, Xi Jinping, presiederà un gruppo di lavoro del Partito Comunista Cine- se sulla sicurezza cibernetica del Paese. «Senza sicurezza su internet non c’è sicurezza nazionale» ha di- chiarato il presidente, secondo i media cinesi. «Senza informatizza- zione non c’è modernizzazione» ha aggiunto Xi Jinping. Il presidente ha quindi dichiarato che la Cina «deve sforzarsi di diventare una potenza cibernetica». Il gruppo di lavoro avrà due vice presidenti, il premier Li Keqiang e il membro dell’ufficio politico comunista Liu Yunshan. In Cina — come sottoli- neano numerose fonti di stampa — la rete internet è strettamente con- trollata dal Governo, che impedisce l’accesso del pubblico ai siti consi- derati pericolosi. Netanyahu atteso a Washington S’infiamma il confine tra Gaza e Israele Emergenza siccità in Malaysia Razionata l’acqua a Kuala Lumpur Un corso d’acqua quasi asciutto (Reuters) TEL AVIV, 1. Ancora tensione al con- fine tra la Striscia di Gaza e Israele. Una donna palestinese è stata ucci- sa, oggi, nel sud del territorio con- trollato da Hamas da colpi sparati dall’esercito israeliano al confine. Lo riferiscono fonti palestinesi; nessuna smentita da parte israeliana. L’episo- dio segue di poche ore un raid israe- liano nel nord della Striscia: l’obiet- tivo, come riferiscono fonti militari, era una postazione per il lancio di razzi. Dopo circa un anno di calma relativa — sottolinea la France-Presse — nelle ultime settimane si è assistito a un incremento degli incidenti , con diversi lanci di razzi da parte di mi- liziani palestinesi e rappresaglie israeliane. Intanto, gli occhi della diplomazia internazionale guardano a Washing- ton, dove è atteso il premier israelia- no, Benjamin Netanyahu, che do- vrebbe incontrare lunedì alla Casa Bianca il presidente Barack Obama. Pochi giorni fa, il segretario di Stato americano, John Kerry, aveva annun- ciato che i colloqui di pace diretti tra israeliani e palestinesi, che sulla carta avrebbero dovuto durare nove mesi, si estenderanno oltre la sca- denza prefissata, ovvero fino alla fi- ne di aprile. La visita del presidente palestinese Abu Mazen a Washing- ton è prevista per il 17 marzo. I negoziati di pace tra israeliani e palestinesi sostenuti dagli Stati Uni- ti, ripresi a luglio scorso dopo tre anni di stallo, sono al momento bloccati. Kerry, che nei mesi scorsi ha effettuato undici viaggi in Israele e in Cisgiordania, sta lavorando con entrambe le parti per dirimere alcu- ne questioni chiave, come quelle degli insediamenti e dei profughi palestinesi, in vista di un accordo quadro. Il principale obiettivo della Casa Bianca è di arrivare a un’intesa gene- rale, su tutti i punti, entro la fine dell’anno. Nonostante le difficoltà, Kerry ha sempre ribadito l’impegno di Washington per una giusta solu- zione del conflitto che guardi nella direzione della formazione di due Stati autonomi e sovrani, in pace tra loro. Uccisi cinque talebani in Afghanistan KABUL, 1. Non si fermano le vio- lenze in Afghanistan, mentre si acuiscono le divergenze tra l’Af- ghanistan da un lato e gli Stati Uniti e la Nato dall’altro, in meri- to al mancato accordo sulla sicu- rezza. Ieri cinque talebani sono morti in un raid di un drone sta- tunitense (velivolo senza pilota) nella provincia di Kunar. Come accade anche in Pakistan, la strate- gia dei droni è un motivo di con- tenzioso anche fra Kabul e Wa- shington, con le autorità afghane che esprimono riserve sui droni perché ritenuti una minaccia per l’incolumità della popolazione. Il Pentagono replica che, fatta salva la volontà di non nuocere ai civili, finora tale strategia ha permesso di distruggere numerosi postazioni talebane. MANILA, 1. Il Governo delle Filippi- ne e i leader della ribellione musul- mana nel sud dell’arcipelago asiatico firmeranno entro la fine di marzo gli attesi accordi di pace. Intese che porranno fine a una delle guerriglie più lunghe e sanguinose dell’Asia. Lo ha reso noto ieri il primo mini- stro della Malaysia, Najib Razak, precisando che il presidente delle Fi- lippine, Benigno Aquino III, lo ha invitato a Manila per la cerimonia della firma, «prevista — ha detto — entro la fine marzo». Un funziona- rio dell’ufficio presidenziale filippino ha confermato che gli accordi saran- no siglati in quel periodo, ma una data precisa non è stata ancora fissa- ta. Benigno Aquino III è attualmente in visita ufficiale in Malaysia, Paese che in diverse occasioni ha ospitato round di negoziati tra il Governo di Manila e i ribelli.Il presidente filippino (Afp) Tra il Governo di Manila e i guerriglieri musulmani del sud dell’arcipelago Verso un accordo di pace nelle Filippine Ancora violenze in Egitto IL CAIRO, 1. Un manifestante è morto ieri durante gli scontri al Cairo tra sostenitori e oppositori dell’ex presidente Mohammed Mursi, destituito dall’esercito. Lo ha reso noto il ministero della Sa- nità, aggiungendo che altre sedici persone sono state ferite, nove delle quali in modo grave. Oltre quattromila sostenitori di Mursi hanno manifestato per ore nel quartiere di Ain Shams della capitale, paralizzando il traffico. Manifestazioni simili si sono svolte nelle città di Alessandria, Suez e Ismailia, oltre che nelle province di Ben Sueif e Minya. Ad Alessandria incidenti sono stati segnalati dopo che alcuni cittadini hanno cercato di zittire i manifestanti, in gran parte espo- nenti dei Fratelli musulmani, che intonavano slogan contro l’eserci- to e il Governo. Dallo scorso di- cembre, i Fratelli musulmani, cui appartiene il deposto presidente, sono stati dichiarati fuorilegge. E in considerazione del pro- gressivo deterioramento della si- tuazione di sicurezza, Italia, Bel- gio, Olanda e Germania hanno sconsigliato ai propri cittadini di recarsi in Egitto, in particolare nel Sinai e a Sharm el Sheikh, per il timore di attentati. BANGKOK, 1. Il leader della prote- sta monarchico-nazionalista contro il Governo thailandese, l’ex vice premier Suthep Thaugsuban, ha annunciato che da domani, dome- nica, il suo movimento abbandone- rà tutti gli accampamenti nel cen- tro di Bangkok, a eccezione di quello nel parco Lumphini. Ma l’epilogo della crisi politica che la- cera il Paese asiatico sembra ancora molto lontano. L’ex vice premier ha parlato du- rante uno degli abituali comizi alla folla di manifestanti, specificando di volere comunque continuare la lotta per ottenere le dimissioni del Governo di Yingluck Shinawatra. La mossa di Suthep rappresenta in sostanza la fine dell’operazione Bangkok Shutdown (paralisi di Bangkok) lanciata lo scorso 13 gen- naio, una strategia che ha portato immensi disagi ai residenti della capitale, incidendo pesantemente anche sugli arrivi turistici. «Restituiremo ogni incrocio alla popolazione di Bangkok e da lune- dì non paralizzeremo più la capita- le» ha annunciato Suthep. In prati- ca, il movimento antigovernativo abbandonerà i centralissimi presidi di Phatumwan, Ratchaprasong e Asok, situati lungo l’arteria stradale principale di Bangkok, per conflui- re in un unico accampamento nel parco Lumphini. Tuttavia, rimar- ranno operativi — e gestiti da grup- pi affiliati — altri tre bivacchi attor- no ad alcuni palazzi istituzionali, tra cui la sede dell’Esecutivo. Nelle ultime settimane, le diffi- coltà logistiche ed economiche di una protesta che va avanti ormai da fine ottobre sono state comun- que evidenti, con presidi semivuoti sorvegliati solo da un minaccioso servizio di sicurezza reclutato dal sud, feudo dell’opposizione. Una serie di violenze — sparato- rie, attacchi esplosivi e scontri con le forze dell’ordine, che hanno pro- vocato 21 morti e oltre settecento feriti — ha progressivamente fatto calare la partecipazione della bor- ghesia di Bangkok, che continua comunque a sostenere compatta la lotta contro il Governo. Ma anche se le strade di Bangkok torneranno libere, la crisi politica rimane al momento irrisol- vibile. Suthep, che chiede l’istitu- zione di un Consiglio del popolo nominato dagli ambienti monarchi- ci, non ha mai accettato alcun compromesso. La sua offerta di un dibattito televisivo con Yingluck è stata respinta ieri dal Governo, che ribadisce la sua legittimità prove- niente dal trionfo elettorale del 2011 e, probabilmente, anche del voto anticipato del 2 febbraio. Dato il boicottaggio dell’opposi- zione — sostenuta dall’élite tradi- zionale vicina alla monarchia — e l’ostruzionismo della protesta, l’esi- to della consultazione elettorale del mese scorso ancora non è stato an- cora reso noto e Yingluck — ap- poggiata dalle classi medio-basse rurali — rimane precaria nella posi- zione di primo ministro ad interim. La crisi politico-istituzionale ri- schia, quindi, di trascinarsi ancora a lungo. KUALA LUMPUR, 1. Molte zone della Malaysia sono state colpite dalla siccità, insuale in un Paese dove le piogge sono una costante dovuta alla vicinanza all’Equatore e alla posizione geografica. Particolarmente colpiti gli Stati di Selangor, Johor e Negeri Sembilan, dove il livello dell’acqua negli invasi per l’approvvigiona- mento è già sceso del 50 per cen- to. Emergenza per due milioni e mezzo di persone. Anche nella ca- pitale, Kuala Lumpur — dopo due mesi di siccità, accompagnata da temperature sopra la media — è previsto un razionamento del pre- zioso liquido. Si temono pesanti conseguenze sull’economia di quello che è il primo esportatore al mondo di gomma e il secondo produttore di olio di palma, oltre che sul pregiato export di frutta esotica e fiori. Sangue sulle vaccinazioni in Pakistan ISLAMABAD, 1. Nuovi attacchi dei talebani in Pakistan contro la cam- pagna antipolio. Oggi attentati di- namitardi nel distretto di Khyber hanno provocato la morte di tredici poliziotti, che stavano scortando una squadra di medici impegnati nelle vaccinazioni. Si è poi appres- so che anche un bambino è rimasto vittima degli attentati. Un com- mando di miliziani ha lanciato al- cuni ordigni in un’area dove erano radunati medici e i volontari, so- pravvissuti all’attacco. Si stima che nel 2013 in Pakistan più di trenta medici, impegnati nella campagna antipolio, siano rimasti uccisi negli attacchi compiuti dai miliziani. Il Pakistan è tra l’altro l’unico Paese dove il numero di nuovi casi di po- lio è stato segnalato in aumento nel 2013.
  4. 4. L’OSSERVATORE ROMANOpagina 4 domenica 2 marzo 2014 Il cardinale Gianfranco Ravasi e il filosofo Luc Ferry a confronto su fede e ragione Con gli occhi del poeta È davvero possibile prima credere e poi comprendere? La fede non è una raccolta di norme ma coinvolge mente e cuore Come accade fra due innamorati Quando i vescovi si confrontarono sul Vaticano II Lettura storica e lettura teologica Quarant’anni di interpretazioni Pubblichiamo uno stralcio di un articolo uscito sul numero di gennaio del mensile «La rivista del clero italiano». Nel testo l’autore sintetizza quanto elaborato in maniera più diffusa nel libro La recezione del Concilio Vaticano II nel dibattito storiografico dal 1965 al 1985. Riforma o discontinuità? (Cantalupa, Effatà, 2011). Nel volume — introdotto da una prefazione del gesuita Norman Tanner e da una sezione dedicata alla premesse di metodo — l’autore ricostruisce le tappe salienti del periodo preso in esame descrivendo alcune figure come «agenti della recezione» e ripercorrendo la documentazione storiografica sul concilio alla luce della dialettica interna fra diverse posizioni. Il raggio di analisi del dibattito è principalmente limitato all’Europa occidentale e al Nord America, limitazione ragionevole data la vastità del tema trattato; corredano il testo una sezione composta da tre appendici di testi e un prezioso indice dei nomi. Secondo Peter Hünermann Il ponte di Ratzinger Sarebbe utile studiare la fase gesuitica del santuario Quella in cui esso divenne uno dei luoghi principali a sperimentare la penitenza In volo Storica contemporaneista, Lucetta Scaraffia ha ricostruito la storia del santuario mariano nel volume Loreto, uscito nel 1998 con la casa editrice il Mulino. Il libro ripercorre le vicende e i significati religiosi e sociali della storia di quel lembo di Terra santa giunto miracolosamente in volo nel cuore dell’Italia. Marc Chagall, «Giobbe in preghiera» (1960) Raccolti gli scritti di Mario Sensi su Loreto Le scelte misteriose della madre di Dio Una riproduzione devozionale della Santa Casa di FRANCESCO SAVERIO VENUTO Il sinodo straordinario dei vescovi del 1985 non poté e allo stesso tempo non volle for- nire un’interpretazione “ufficiale” del Vati- cano II e risolverne problematiche lasciate aperte, ma cercò, lontano da steccati ideo- logici, di ribadire e indicare alcuni criteri di ermeneutica e lettura dei documenti conciliari. Il concilio — dichiararono i Pa- dri sinodali — legittimamente convocato e validamente celebrato, essendo espressione autorevole del Magistero del Papa in co- munione con i vescovi nell’interpretare il deposito della fede, è da promuovere e ap- plicare integralmente. Senza dubbio — osservarono ancora i vescovi — sono attive delle resistenze nel processo recettivo come conseguenza di un’ermeneutica impostata su una lettura parziale e riduttiva dei testi conciliari, do- vuta anche a una mancata attenzione da parte dell’episcopato nel vigilarne l’inter- pretazione e l’applicazione. Nella relazione finale, oltre a incoraggia- re una più ampia e profonda conoscenza del concilio, attraverso la sua assimilazione interiore, la sua riaffermazione e la sua at- tuazione, il sinodo promosse alcune indi- cazioni di natura ermeneutica, riproponen- do quasi alla lettera i criteri di lettura dell’avvenimento e dei documento conci- liari, così come erano stati redatti dal teo- logo Walter Kasper in un suo contributo inviato in fase preparatoria alla Segreteria generale. Essi sono: lettura integrale di tut- ti i documenti nella loro specificità e nel loro reciproco rapporto; attenzione parti- colare verso le quattro Costituzioni come “chiavi interpretative” dei decreti e delle dichiarazioni; unità tra spirito e lettera conciliare; continuità del Vaticano II con la grande tradizione della Chiesa. Il documento conclusivo del sinodo rap- presentò un caloroso invito a considerare il concilio Vaticano II un momento significa- tivo della storia della Chiesa e una ulterio- re fondamentale occasione di approfondi- mento teologico per la fede cristiana. Una lettura storica e allo stesso tempo teologica del Vaticano II avrebbe potuto contribuire a una sua più integrale comprensione, evi- tando così il rischio di letture aprioristiche, a scapito di una corretta ricostruzione dei fatti storici, e un’interpretazione “ateologi- ca” e storicista, incapace di rendere ragione a una continuità e sviluppo nella storia della Chiesa. «Benedetto XVI ha gettato un ponte sul quale ora cammina Francesco»: così il teologo tedesco Peter Hünermann nel corso dell’intervista pubblicata sul blog dell’editrice Queriniana. Ratzinger, afferma, ha svolto «un ruolo molto importante nei processi di riforma della Chiesa cattolica del secolo XX e nella comprensione del Vaticano II. Nella serie dei Papi egli è l’ultimo che ha partecipato al concilio. È significativo che l’ultimo atto del suo ministero sia consistito nel presentare ancora una volta al clero romano il concilio dal suo punto di vista di testimone». La singolarità, spiega Hünermann, sta nella «concezione additiva del concilio, che potrebbe conciliare due aspetti: il vecchio e il nuovo, tradizione e riforma. Come i suoi predecessori nel ministero papale, Ratzinger ha compreso il concilio come un evento che ha segnato un passaggio. Qui sono in discussione questioni del tutto essenziali, questioni di fede e di comprensione della Chiesa. Credo che Benedetto abbia visto chiaramente questa responsabilità» sottolinea il teologo. «La nuova formulazione dell’autocomprensione ecclesiale, che si esprime nel concilio — prosegue il teologo — non fu subito patrimonio dei teologi e della prassi dei vescovi. Una parte si poneva con stupore di fronte a questo “evento mondiale”, come lo ha chiamato Karl Rahner, perché la Chiesa integrava per la prima volta il mondo nella riflessione su se stessa. L’altra parte continuava a viaggiare sui vecchi binari. E in Ratzinger lei trova entrambe le posizioni. Le decisioni di Benedetto, conclude Hünermann, sono state «pietre miliari per la Chiesa nel suo cammino in questo tempo. Pensiamo a quando ha detto “Non sono più nelle condizioni di prestare il servizio a me affidato”: è una nuova definizione, pragmatica nel senso migliore del termine, del ministero di Papa, senza che la teologia del ministero ne fosse toccata». di LUCETTA SCARAFFIA M ario Sensi, gran- de studioso del- la Chiesa in epoca medieva- le e nella prima età moderna, ha raccolto in Lo- reto, una chiesa “miraculose fun- data” (Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2013, pagine 469, euro 65), i suoi numerosi scritti sulla storia del santuario di Loreto. E riesce anche in questi studi, co- me negli altri suoi lavori, nel dif- ficile compito di far convivere precisione filologica e rigorosa quali riesce a scoprire l’irradia- mento devozionale del santuario e le modalità con le quali que- sto culto viene replicato prima nella zona umbro-marchigiana, poi sempre più lontano. E la profonda conoscenza della sto- ria devozionale della regione lo porta a trovare le origini della chiesa lauretana in un ex voto contro la peste, che prevedeva l’edificazione di un sacello sacro in una sola giornata, e quindi senza fondamenta: da qui l’attri- buto di miraculose fundata. Il piccolo santuario mariano sorto vicino a Recanati si tra- un osservatore meno attento, possono anche suggerire un trasporto angelico. Con Sisto V il piccolo centro raggiunge il suo apogeo: il Pa- pa marchigiano, infatti, coronò l’operazione di traslazione di sacralità dalla Palestina all’occi- dente cristiano conferendo a Loreto la dignità di città vesco- vile, e quindi vera e propria cit- tà-santuario. La successione dei rettori, lo sviluppo del pellegrinaggio vo- tivo, i risvolti economici della vita di questo santuario sempre più importante nella geografia dei pellegrinaggi, e divenuto tappa quasi obbligatoria nel percorso di discesa verso Ro- ma, sono tutti aspetti appro- fonditi con rigore documenta- rio e acuta analisi storica nei vari saggi raccolti nel volume. Il libro si conclude con la se- gnalazione di nuove piste di ri- cerca, necessarie per completare la storia del santuario, alle qua- li vorrei aggiungerne una: la necessità di studiare l’importan- te fase gesuitica, in cui il san- tuario divenne, grazie alla forte presenza della Compagnia, uno dei luoghi principali in cui si sperimentava la pratica della penitenza, e dove i religiosi ela- borarono i punti essenziali del- la loro trattatistica sulla confes- sione. Molti aspetti della storia di questo santuario, quindi, sono stati chiariti, e altri almeno se- gnalati ai futuri storici, ma ri- mane aperto quello che Roma- na Guarnieri chiama «il miste- ro dei santuari». Che forse, in questo caso, è — a dirlo sempre con le sue pa- role — il «mistero insondabile di scelte misteriose da parte della Madre di Dio, capace di servirsi financo dei nostri pove- ri “falsi storici”, per confondere i “superbi nei pensieri del loro cuore”, effondendo invece gra- zie su grazie sui “poveri di spi- rito”». attenzione per le fonti con una sincera disponibilità ad ascoltare le ragioni e le pratiche della de- vozione popolare. In questo, fe- dele allievo di don Giuseppe De Luca e soprattutto della sua compagna di studi e di ricerca Romana Guarnieri, della quale è qui ristampato un saggio di bi- lancio e di commento alla prima parte della ricerca. Sensi è attento studioso dei documenti notarili, attraverso i mariano, partecipa della sacrali- tà della Santa Casa di Nazaret. In questo stesso periodo, l’occupazione musulmana ave- va reso impossibile il pellegri- naggio in Terra santa, per cui la traslazione di sacralità in ter- ritori più accessibili diventa ne- cessaria e l’idea che questa sia proprio la Santa Casa origina- ria si fa strada. Ma a ispirare la leggenda di una vera e propria traslazione miracolosa fu un conflitto giurisdizionale fra Re- canati e Macerata, risolto dal rettore del santuario, Pietro To- lomei, con il ricorso alla leg- genda: il volo magico da Naza- ret a Loreto consente così alla Sede romana di assumere diret- tamente la giurisdizione del santuario. Volo magico che sembrava trovare origine e al tempo stes- so conferma in una delle più antiche immagini della Madon- na di Loreto, ritratta all’interno di un tabernacolo — simbolo dell’anàstasis che sta per la Ge- rusalemme celeste — con due angeli ai lati che sembrano so- stenere il tabernacolo ma che, a sforma però presto, da santuario per uno scopo specifico a santuario sede di un culto polivalen- te. Che, come per altri casi vicini, nel periodo fra Trecen- to e Quattrocento, in quanto santuario Dal 4 marzo sarà in libreria Lo scandalo dell’amore (Milano, Mondadori, 2014, pagine 200, euro 18) nel quale il cardinale Gianfranco Ravasi e il filosofo Luc Ferry dialogano sulla fede, la ragione, la vita, la morte, la verità e la menzogna. Anticipiamo una parte del dibattito finale. LUC FERRY: Credo ut intelligam dice sant’Agostino. Vorrei ritornare con lei su quest’idea volontariamente paradossale, se- condo la quale si dovrebbe prima trovare e poi cercare. Per dirla in termini più comuni, bisognerebbe cominciare dapprima con la fe- de e solo in un secondo tempo mobilitare la ragione. A più riprese lei dice che la vera ti, la coscienza primaria della persona è sim- bolica, è segnata da un moto di adesione af- fettiva a un universo che si spalanca davanti allo sguardo. Il bambino, per esempio, ha come prima conoscenza la visione d’insieme, in seguito imparerà a distinguere secondo i canoni dell’analisi. Allo stesso modo procede il poeta, il quale non analizza i sentimenti, i volti, gli sguardi, le passioni, le vicende, ma li rappresenta in termini sintetici, a volte fulminanti, con il bagliore accecante di un lampo. nale, che non significa semplicemente affer- mare dei principi o delle idee vaghe, inconsi- stenti, ma riconoscere che esiste un altro or- dine conoscitivo con un suo statuto metodo- logico e una sua coerenza intrinseca. Questo modello di conoscenza, per esempio, consi- dera la Bibbia anche come parola trascen- dente, che supera i rigorosi principi di un linguaggio letterario, storico-critico. Può aiutarci a entrare in questa seconda dimensione il libro di Giobbe, che vede da una parte i tre amici Zofar, Bildad ed Elifaz, ai quali si aggiunge Elihu, che intessono i lo- ro dialoghi su una trama di razionalità pura, senza aprirsi alla trascendenza. In un primo momento Giobbe polemizza con gli amici af- frontandoli sullo stesso terreno del razioci- nio, ma alla fine apre un altro orizzonte co- noscitivo, che gli consente di affermare, ri- guardo a Dio: «Io ti conoscevo per sentito dire [è la via razionale] ma ora i miei occhi ti vedono» (Giobbe, 42, 5). Con questa affermazione egli introduce il parametro della visione, la conoscenza, ap- punto, di tipo teologico in senso stretto, che non è vagamente sentimentale, ma possiede un suo statuto e metodo. In tale prospettiva possiamo ricordare Tommaso d’Aquino, Anselmo, Pascal, Kier- kegaard e altri autori ancora, che cercano di individuare non solo la grammatica della ra- gione, ma pure quella della “metaragione”. Su questa scia possiamo richiamare anche al- cuni grandi mistici come Giovanni della Cro- ce e Teresa d’Avila. Per esempio, Giovanni della Croce descri- ve l’ascesa verso Dio per gradi, passando an- che attraverso la notte dello spirito. Ora, tut- to questo non è una pura emozione, ma ma- nifesta un rigore espositivo articolato su una sintassi teologica. In questo senso possiamo dire che l’esperienza del credente e, in subor- dine, il lavoro del teologo nascono da un percorso per certi aspetti paragonabile al coinvolgimento totale richiesto nell’innamo- ramento. Infatti, l’esperienza d’amore ha cer- tamente una dimensione razionale — i due si conoscono, discutono, sognano, progettano — ma la componente fondamentale è sinto- nizzata su una lunghezza d’onda diversa. Tanto che il volto della donna che ami ti ap- pare bellissimo, unico, mentre per gli altri non è che uno dei tanti volti che scorrono sul «video» della quotidianità. Sarebbe errato pensare che l’innamora- mento sia solo un’esperienza emotiva; esso, infatti, contempla anche l’aspetto razionale che, talvolta, può mettere in crisi il piano af- fettivo. teologia cammina su uno spartiac- que, fra due abissi, due vallate, in cui non bisogna cadere: da un lato, l’ap- proccio unicamente storico, fattuale, razionale, filosofico; dall’altro un mi- sticismo irrazionalista, un «entusia- smo mistico», una Schwärmerei per usare un termine del romanticismo tedesco. Occorre dunque mantenersi sul crinale, e questo implica insieme sia la ragione e la storia fattuale, sia un approccio trascendente. Solo in questo modo si può essere in ar- monia con l’oggetto principale della teologia, Gesù, che è a un tempo un essere storico, ma anche qualcuno di cui non si può com- prendere il messaggio se non si possiede già la fede. Unicamente a tale condizione ci sarà armonia fra il metodo teologico e l’oggetto della teologia. Perché ha scelto questo approccio, visto che si tratta di indirizzarsi a dei non creden- ti, nel quadro del Cortile dei gentili? Che co- sa si aspetta che comprendano di preciso, da- to che ci vuole in primo luogo la fede per comprendere, e che, per definizione, noi non credenti non l’abbiamo? Che cosa ha voluto mostrare loro? GIANFRANCO RAVASI: L’amare precede il comprendere. Questo assunto può essere l’avvio per esplicitare il mio pensiero sulla ri- flessione teologica, che si rifà a uno schema che parte da Pascal, il quale diceva che si comprendono le cose che si amano. Tale concezione può essere ampliata fino a lambi- re i confini dell’antropologia, cioè dell’espe- rienza comune a ogni persona umana. Infat- L’itinerario di fede autentico è, per certi aspetti, parallelo al percorso estetico; perciò il punto di partenza è credere/amare, con un esordio di tipo simbolico rappresentativo. In tale orizzonte, per usare il binomio a cui lei faceva cenno, possiamo affermare: credere, e poi cominciare a comprendere. A questo punto si passa al secondo mo- mento, cioè all’analisi in senso stretto. Que- sta ricerca, però, non può essere condotta at- traverso un unico canale, un’unica via di co- noscenza. Infatti, lo statuto epistemologico proprio della teologia necessita di almeno due percorsi paralleli. Il primo comprende la documentazione storica e l’analisi razionale. La figura di Gesù, per esempio, deve essere studiata prendendo in considerazione la veri- fica storico-critica ma anche la dimensione psicologica, con il contributo della psicoana- lisi, con i suoi criteri di indagine, oppure dell’antropologia culturale, e non soltanto con la pur necessaria analisi razionale intesa secondo rigidi canoni filosofici o storici. Il secondo livello lo definirei, pur con qualche precisazione, mistico, teologico in senso stretto. Si tratta di un canone più specifico, che tiene conto della dimensione metarazio- L’innamorato fa un’“esperienza di fede” che non ha come interlocutore Dio, ma la bellezza, che è, comunque, una realtà tra- scendente. Questo ci dovrebbe offrire la pos- sibilità di presentare la fede non come una raccolta di norme, ma come un’esperienza “oltre”, che coinvolge tutta la persona, mente e cuore.
  5. 5. L’OSSERVATORE ROMANOdomenica 2 marzo 2014 pagina 5 Intervista a don Francesco Cereda regolatore del capitolo generale salesiano Testimoni della radicalità del Vangelo di CARLO DI CICCO Mistico nello Spirito, profeta della fraternità, servo dei giovani: è que- sto l’ideale identikit del salesiano oggi. A tracciarne il profilo è don Francesco Cereda, regolatore del- l’imminente capitolo generale 27 della congregazione salesiana. «L’Osservatore Romano» ha posto a don Cereda alcune domande per approfondire il senso di questo ap- puntamento che proietta la congre- gazione nell’anno del bicentenario del nascita di don Bosco attraverso le novità riformatrici del pontificato di Papa Francesco. «Testimoni della radicalità evangelica: lavoro e temperanza». Perché i salesia- ni hanno scelto questo tema per il loro capitolo generale 27? La vita consacrata è chiamata a dare testimonianza del Vangelo; questa è la sua identità. La testimo- nianza è fondamentale per la vita cristiana e ancor più per la vita con- sacrata. La testimonianza fa crescere la Chiesa; Papa Benedetto XVI ci ri- cordava che «la Chiesa cresce per testimonianza e non per proseliti- smo». La testimonianza che attrae è quella della vita vissuta secondo il vangelo. Il “lavoro” e la “temperan- za” sono il distintivo del salesiano, ossia il suo modo di testimoniare la radicalità del Vangelo; con il lavoro e la temperanza egli concretizza il programma di vita di don Bosco: «dammi le anime, toglimi pure tutto il resto». Tale programma rappre- senta infatti la mistica e l’ascetica del salesiano, che si esprime in mo- do visibile proprio con la dedizione nel lavoro apostolico e con la capa- cità di rinuncia. In che modo il vostro capitolo generale terrà presente il bicentenario della na- scita di don Bosco e il valore simbolico di rinnovamento e riforma del pontifi- cato di Francesco? Dopo il pellegrinaggio dell’urna di don Bosco e dopo il triennio di preparazione, il capitolo generale è come la “porta” che ci introduce al bicentenario della sua nascita, che sarà celebrato dal 16 agosto 2014 al 16 agosto 2015. Il capitolo intende infatti aiutarci ad assumere con più consapevolezza la nostra identità ca- rismatica, a conoscere, comprendere, imitare, invocare maggiormente Don Bosco e quindi ad approfondi- re e comunicare la sua attualità spi- rituale ed educativa. Nello stesso tempo questo capitolo avviene du- rante il primo anno del servizio pe- trino di Papa Francesco; esso non potrà non tener conto della sua te- stimonianza di vita semplice e pove- ra; del suo invito a superare la mon- danità spirituale; del suo impegno di essere vicini a tutti, specialmente ai poveri e sofferenti, ai giovani e agli anziani, alle famiglie; della sua audacia ad uscire, ad andare nelle periferie, a recarsi nelle frontiere. La Evangelii gaudium diventerà certa- mente un riferimento imprescindibi- le per il nostro impegno di evange- lizzazione dei giovani. I lavori saranno orientati nel chiuso di una riforma interna della congregazio- ne o saranno spinti dall’attenzione ai segni dei tempi emersi nella Chiesa e nel mondo giovanile? La testimonianza ci proietta al di fuori; ci domanda di “uscire” e an- dare sulle strade, di farci ancor più vicini ai giovani e camminare con loro. Il capitolo ci chiede di far emergere il nuovo profilo del sale- siano di oggi: mistico nello Spirito, profeta della fraternità e servo dei giovani. La nostra testimonianza è per gli altri, è per tutti, è special- mente per i giovani, perché il mon- do creda. La testimonianza ci spin- ge a superare l’autoreferenzialità. Se saremo credenti, diventeremo credi- bili; se saremo convinti, allora po- tremo essere convincenti; se saremo persuasi, diventeremo persuasivi. La testimonianza attraente farà risplen- dere il Vangelo e attrarre vocazioni. Quale contributo pensate di dare alla soluzione della questione giovanile nei Paesi del benessere in crisi e nei Paesi più poveri? La questione del benessere e della povertà ci interpella a dare risposte soprattutto attraverso l’educazione. Là dove i giovani sono più segnati dall’esclusione, dall’emarginazione, dal disagio, là siamo e dobbiamo continuare a esserci e ad andare. Il compito educativo oggi è una mis- sione chiave; senza l’educazione non c’è cambio culturale e sull’educazio- ne si inserisce l’annuncio del Vange- lo. Dobbiamo preparare i giovani a essere capaci di trasformare la socie- tà secondo lo spirito del Vangelo come agenti di giustizia e di pace e a vivere come protagonisti nella Chiesa. Il superamento delle situa- zioni di povertà richiede il cambia- mento dei modelli culturali; ciò av- viene con strategie di lungo termine, quali sono quelle dell’educazione: educazione ai diritti umani e alla cittadinanza attiva, formazione alla “leadership”, qualificazione profes- sionale, proposta del Vangelo e cre- scita nella fede. Occorre per questo formare educatori che siano all’al- tezza delle persone che educano e che sappiano annunciare Cristo a una generazione che cambia; in questo campo la formazione dei lai- ci e il loro coinvolgimento nell’edu- cazione è una priorità carismatica per noi. Già dal documento di lavoro capito- lare emergono linee operative di rinno- vamento. Ci sono delle difficoltà da superare per la fattibilità di nuovi pro- positi? Lo “strumento di lavoro” prepara- to per questa assemblea capitolare è il frutto e la sintesi dei capitoli ispettoriali celebrati nelle novanta ispettorie di tutto il mondo. Esso ci invita a fare del discernimento il metodo per interrogarci sulle do- mande dei giovani e sulle risposte da dare loro. Tale metodo ci indica tre tappe: l’ascolto dei bisogni, desi- deri, difficoltà e rischi; la lettura di queste situazioni e delle loro cause; il cammino da percorrere in risposta all’ascolto e alla lettura. Il compito più impegnativo che ci si prospetta è la conversione, ossia il cambio di mentalità, il rinnovamento del cuo- re, la riforma di noi stessi e delle co- munità; si tratta di una triplice con- versione: spirituale, fraterna e pasto- rale. In ogni caso occorre mettersi in ascolto disponibile dello Spirito, percepirne la voce, seguirlo dove ci vuole condurre, come don Bosco che alla fine della vita diceva: «So- no sempre andato avanti come Dio mi ispirava e le circostanze mi sug- gerivano». L’invecchiamento, specialmente in Occi- dente, è uno dei problemi maggiori an- che dei religiosi e quindi dei salesiani. Ma non sembra emergere negli istituti l’urgenza di porre in modo nuovo il te- ma delle vocazioni. I salesiani hanno maturato una strategia vocazionale? La geografia vocazionale sta cam- biando; oggi le vocazioni alla vita consacrata crescono di numero in Africa e in Asia; mentre diminuisco- no nei Paesi occidentali. Dio conti- nua a chiamare i giovani anche nei contesti secolarizzati, ma in questi casi occorre maggior cura nel rico- noscere le vocazioni, incoraggiarle e accompagnarle. I salesiani si impe- gnano a far sì che tutta la pastorale giovanile sia orientata vocazional- mente, ossia che tutte le comunità educative, i gruppi e le associazioni, gli educatori e le famiglie aiutino ogni giovane a scoprire il disegno di Dio sulla propria vita. Inoltre sono consapevoli che le vocazioni di spe- ciale consacrazione si sviluppano a partire dalla scoperta di una voca- zione apostolica; per questo coin- volgono i giovani in esperienze di servizio e gratuità nell’educazione, nel volontariato, nella missionarietà, nella catechesi e insieme in espe- rienze di preghiera e vita comunita- ria. Infine, offrono ai giovani espe- rienze vocazionali specifiche, quali la partecipazione alla vita della co- munità salesiana, i cammini voca- zionali per fasce di età, gli esercizi spirituali, la “comunità proposta” per giovani in ricerca vocazionale, l’impegno apostolico, l’accompagna- mento spirituale. Omelia catechetica del patriarca Bartolomeo Pentimento è cambiare sul serio ISTANBUL, 1. «L’opportunità, nel bel mezzo di una crisi finanziaria diffu- sa e globale, per dimostrare il no- stro aiuto materiale e spirituale ver- so gli altri. Quando agiamo con ca- rità e manifestiamo il nostro penti- mento nella pratica, passando da un modo individualistico e farisaico di vivere a un altro comunitario e al- truista, allora potremo trarre profit- to dalla penitenza e dalla conversio- ne, vivendo anche il pentimento co- me passaggio fondamentale dal pec- cato di egocentrismo e vanagloria alla virtù dell’amore, aspirando all’umiltà e all’atteggiamento del pubblicano, che ha meritato la mise- ricordia di Dio». È uno dei passag- gi più significativi dell’omelia cate- chetica per la Quaresima scritta dal patriarca ecumenico, Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli. Con la Quaresima, «entriamo in questo periodo salvifico di purifica- zione del cuore e dell’anima, al fine di accogliere la Passione, la Croce, la Sepoltura e la Risurrezione di no- stro Signore non solo attraverso ri- tuali e parole ma anche nella pratica e l’esperienza. Pentitevi per diventa- re persone nuove — esorta Bartolo- meo — rinunciando alla vecchia na- tura di peccatori e acquisendo novi- tà di vita». Vigilanza, disciplina, «cura per la nostra salvezza», since- ro e tangibile pentimento «per tutti i nostri peccati, misfatti e ingiusti- zie»: queste le richieste “quaresima- li” del patriarca. «Ecco ora il mo- mento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2 Corinzi, 6, 2). La Chiesa ortodossa raccomanda che, durante il periodo di Quaresima, «concentriamo la nostra attenzione sul pentimento sincero, il “crogiolo del peccato”, secondo san Giovanni Crisostomo». Il pentimento, infatti, è «il primo tema della predicazione di nostro Signore Gesù Cristo e la vera essenza della dottrina cristiana. È l’invito quotidiano della Chiesa a tutti noi. Nonostante ciò, molti di noi non hanno mai veramente vissu- to il pentimento. A volte sentiamo che non ci riguarda personalmente», perché non si ritiene possibile l’aver commesso dei peccati. Invece — ri- corda ancora l’arcivescovo ortodosso — «come ci insegna il saggio mae- stro di vita spirituale Isacco il Siro, e come la maggior parte dei Padri della Chiesa proclamano attraverso l’esperienza, “il pentimento è neces- sario anche al perfetto”. Questo per- ché il pentimento non è semplice- mente provare rimorso per i nostri peccati, con la conseguente decisio- ne di non ripeterli, ma implica an- che un cambiamento dei nostri at- teggiamenti in direzione di ciò che è meglio, così da acquisire un costan- te miglioramento davanti a Dio e al mondo». In tal senso, il pentimento è un «viaggio senza fine verso la perfe- zione divina a cui dobbiamo sempre mirare e muoverci. Infatti, dal mo- mento che la perfezione di Dio è in- finita, la nostra strada verso la sua somiglianza deve essere illimitata e infinita. C’è sempre un livello di perfezione al di là di ciò che abbia- mo realizzato — sottolinea nel di- scorso Bartolomeo — e quindi dob- biamo cercare costantemente il pro- gresso spirituale e la trasformazione, come sollecitato da san Paolo, che è asceso al terzo cielo e ha visto i mi- steri ineffabili: “E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, ve- niamo trasformati in quella medesi- ma immagine, di gloria in gloria, se- condo l’azione dello Spirito del Si- gnore” (2 Corinzi, 3, 18). Quanto più il nostro mondo interno è puli- to, più il nostro occhio spirituale si purifica e più chiaramente vediamo noi stessi e tutto ciò che ci cir- conda». Di conseguenza, conclude il pa- triarca ecumenico, il pentimento è il presupposto fondamentale del pro- gresso spirituale, per essere più so- miglianti a Dio. Ma per essere au- tentico deve essere accompagnato da «frutti adeguati», soprattutto dal perdono e dalla carità: «Dopo tutto, la via del pentimento è il riconosci- mento e la confessione dei nostri peccati, è non provare più rancore verso gli altri, pregare con passione e integrità». Una via lastricata di misericordia, umiltà, amore: è la vit- toria del bene sul male. Caritas italiana Il cibo è un diritto di tutti ROMA, 1. «Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro»: è questo il titolo della campagna nazionale di sensibiliz- zazione e formazione elaborata dagli organismi, dalle associazio- ni e dai movimenti cattolici ita- liani per rispondere unitariamen- te all’appello del Papa «a dare voce a tutte le persone che sof- frono silenziosamente la fame, af- finché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo». Un appello che Papa Francesco aveva lanciato in un videomessaggio lo scorso 9 di- cembre per l’avvio della campa- gna mondiale sul diritto al cibo promossa da Caritas Internatio- nalis. «L’importanza di un forte im- pegno di consapevolezza circa le cause e le conseguenze degli squilibri globali, nazionali e loca- li — si legge nel documento base della campagna — è una tematica ben presente nel magistero della Chiesa, e nell’azione degli orga- nismi di volontariato che sulla dottrina sociale della Chiesa pog- giano la propria ispirazione. Ol- trepassare l’attuale crisi è possibi- le ricostruendo relazioni, struttu- re, comunità e comportamenti re- sponsabili per il buon vivere a li- vello locale e globale, esplorando quelle periferie geografiche ed esistenziali di recente evocate da Papa Francesco». Aspetto centrale della campa- gna, nell’ambito della quale — come riferisce un comunicato di Caritas Italiana — saranno anche elaborate precise richieste alla politica a livello internazionale, europeo e italiano, è l’elemento educativo, mentre tre sono i filo- ni tematici in cui essa si articola: cibo giusto per tutti; finanza al servizio dell’uomo; relazioni di pace. L’iniziativa — che intende coinvolgere organismi, associazio- ni, gruppi e scuole nell’approfon- dire la conoscenza delle questioni della fame e della crisi e nel tra- durla in impegno sociale e politi- co nei singoli territori — rappre- senta un’occasione di impegno comune a livello nazionale e lo- cale di numerosi enti e organismi di origine ecclesiale. Insegnanti, educatori e animatori sono le ca- tegorie interpellate innanzitutto dalla campagna, ma anche giova- ni imprenditori presenti nei di- versi settori produttivi, in parti- colare in ambito alimentare e in grado di interpretare una dimen- sione economico-produttiva e fi- nanziaria responsabile e sosteni- bile. In 220 da 58 Paesi Sarà il rettor maggiore don Pascual Chávez Villanueva, nono successore di don Bosco, ad aprire i lavori del capitolo generale 27 dei salesiani dedicato al tema «Testimoni della radicalità evangelica: lavoro e temperanza». Nella mattina di lunedì 3 marzo, presso il Salesianum di Roma, don Chávez Villanueva presiederà una messa, a cui farà seguito il discorso inaugurale. Nella mattinata, oltre ai saluti dei rappresentanti della famiglia salesiana, è previsto l’intervento del cardinale prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica, João Braz de Aviz. Ai lavori del capitolo generale — che si concluderà il 12 aprile e che ha all’ordine del giorno anche l’elezione del nuovo rettor maggiore — partecipano 220 persone tra aventi diritto, delegati e invitati. Saranno rappresentate cinquantotto nazionalità a indicare l’irradiamento mondiale del carisma di don Bosco. Il gruppo più consistente sarà quello degli italiani, con 34 membri, seguiti da indiani (31), spagnoli (20), brasiliani (13) e polacchi (dieci). I lavori veri e propri del capitolo sono stati preceduti da cinque giorni di esercizi spirituali, dalla presentazione della relazione del rettor maggiore e da un pellegrinaggio ai luoghi salesiani. A orientare la riflessione dei padri capitolari sarà lo “strumento di lavoro”, realizzato da una commissione che ha sintetizzato i contributi dei capitoli ispettoriali. Monsignor Galantino presenta il sussidio della Cei per la quaresima e la Pasqua In Cristo la speranza ROMA, 1. «Nell’itinerario quaresima- le e pasquale la liturgia ci mette a contatto con la profondità del mi- stero della misericordia di Dio, sem- pre sorprendente. Quest’anno, acco- gliendo l’invito di Papa Francesco, siamo chiamati a tornare al cuore del Vangelo: la volontaria donazio- ne del Figlio di Dio, che spogliando se stesso ci arricchisce con l’amore del Padre e ci ridona speranza»: lo scrive il vescovo di Cassano all’Jo- nio, Nunzio Galantino, segretario generale ad interim della Conferen- za episcopale italiana (Cei), nella presentazione del Sussidio per il tempo di Quaresima e di Pasqua, da ieri on line, frutto del lavoro sinergi- co di alcuni uffici della segreteria generale della Cei. «Svuotò se stes- so (…) per questo Dio lo esaltò» (Filippesi, 2, 7-9) e «Da ricco che era, si è fatto povero per voi» (2 Corinzi, 8, 9) i brani che fanno da filo conduttore. Allo svuotamento del Figlio di Dio corrisponde il tempo di Quaresima, all’esaltazione il tempo pasquale. E Gesù non sal- va gli uomini nonostante la croce ma attraverso la croce, il suo farsi povero. «Una Chiesa chiamata ad annun- ciare l’Evangelii gaudium, una Chie- sa che intende educare alla Vita buona del Vangelo, non può — af- ferma monsignor Galantino — fare a meno di entrare nello stesso dinami- smo dell’azione di Cristo: affiancarsi a chi è fragile, a chi ha bisogno di tutela, come le giovani generazioni, che si aprono alla vita e alla speran- za del futuro, o anche a chi è smar- rito, senza trascurare le persone che invocano aiuto per ritrovare la pie- nezza della dignità umana. Chi se- gue fino in fondo i suoi passi si ren- de conto che viene infine il momen- to del dono totale, del “perdere la vita per causa sua”; una prospettiva che fa paura, anche se poi si sa che è solo per ritrovarla. Questa è la forma piena della vita del discepolo e della Chiesa». Perciò, continua il presule, «mentre siamo in cammino verso il convegno ecclesiale di Fi- renze, mentre cerchiamo di ritrovare le tracce di un autentico umanesi- mo, scopriamo che il contributo più grande che possiamo dare al nostro tempo è assumere pienamente in noi l’impronta di Cristo, l’uomo nuovo che emerge vittorioso dalle tenebre dell’odio, dell’ingiustizia, della morte: una vittoria non otte- nuta con la violenza, ma con il do- no totale di sé. In Cristo, povero che arricchisce con la forza del suo dono e del suo perdono, le famiglie cristiane trovano la speranza per continuare sulla via dell’amore reci- proco; in Cristo, umiliato dagli uo- mini, ma esaltato da Dio, ogni fra- gilità e miseria trova motivi di spe- ranza e risurrezione». Il Sussidio per il tempo di Qua- resima e Pasqua contiene linee cele- brative, commenti biblici alle letture domenicali, suggerimenti liturgico- musicali, schemi per Via Crucis e li- turgia penitenziale, itinerari catechi- stici, video e testimonianze esperien- ziali. La via della celebrazione — spiega un comunicato della Cei — viene così a integrarsi con quella della catechesi (con suggerimenti e spunti di riflessione per vivere la Quaresima in famiglia), dell’espe- rienza (con la presentazione video di alcune iniziative concrete di im- pegno e la narrazione di testimo- nianze su come i giovani vivono la ricchezza del tempo quaresimale e pasquale), del futuro (dove si offro- no spunti di riflessione che spaziano dall’educazione e dal mondo della scuola alle vocazioni e all’orizzonte ecumenico) e della bellezza (con una ricca sezione di immagini di opere d’arte, provenienti dal patri- monio artistico italiano). Il sussidio, scrive il segretario ge- nerale ad interim della Conferenza episcopale italiana, «intende offrire spunti a sostegno del cammino di fede per i “tempi forti” della Quare- sima e della Pasqua, nella consape- volezza che, come rimarcato da Pa- pa Francesco nella esortazione apo- stolica Evangelii gaudium, “l’evange- lizzazione gioiosa si fa bellezza nel- la liturgia in mezzo all’esigenza quotidiana di far progredire il bene. La Chiesa evangelizza e si evange- lizza con la bellezza della liturgia” (n. 23). Come Maria, restiamo nell’ascolto umile della Parola divi- na e nella semplice e silenziosa di- sponibilità a seguire ogni passo di Cristo, anche quando porta verso la croce: proprio dalla croce può rico- stituirsi una comunità che testimoni la forza della risurrezione. Con l’au- spicio che questo umile strumento torni utile all’azione pastorale delle nostre comunità cristiane — conclu- de Galantino — lo affido ai sacerdo- ti, ai diaconi e agli operatori pasto- rali, perché possano trovarvi idee e suggerimenti per un cammino fe- condo e fedele alla sequela di Cristo Crocifisso Risorto, sorgente della vi- ta e della gioia».

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