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Osservatore Romano (20.abr.2014)

  1. 1. Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n. 649004 Copia € 1,00 Copia arretrata € 2,00 L’OSSERVATORE ROMANOGIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLIV n. 91 (46.633) Città del Vaticano domenica 20 aprile 2014 . y(7HA3J1*QSSKKM(+[!"!&!?!"! In occasione delle festività pasquali il nostro giornale non uscirà. La pubblicazione riprenderà con la data 22-23 aprile. I riti del venerdì santo presieduti da Papa Francesco Come l’alba di una notte lunga La croce da emblema della mostruosità dell’uomo a simbolo della misericordia di Dio Oltre cento vittime di un’epidemia In Vietnam i bambini muoiono ancora di morbillo Un piccolo paziente in un ospedale di Hanoi (Afp) Gli insorti filo-russi non intendono deporre le armi Già traballa l’accordo sull’Ucraina Al sepolcro La donna che non c’era Speranza, risurrezione, amore di Dio. Restano queste tre parole al termine della giornata in cui la Chiesa fa memoria della Passione di Gesù. È Papa Francesco a consegnarle al mondo intero, al termine della Via crucis presieduta al Colosseo nella sera del 18 aprile, venerdì santo. Dio ha messo sulla croce di Gesù il peso di tutte «le ingiustizie — ha detto il Pontefice — per- petrate da ogni Caino contro suo fratello, tutta l’amarezza del tradimento di Giuda e di Pietro, tutta la vanità dei prepotenti, tutta l’arroganza dei falsi amici». Proprio per questo «era una croce pesante, co- me la notte delle persone abbandonate, pesante come la morte delle persone care, pesante perché riassume tutta la bruttura del male». Tuttavia, è anche «una croce gloriosa come l’alba di una notte lunga — ha aggiunto il Santo Padre — per- ché raffigura in tutto l’amore di Dio che è più grande delle nostre iniquità e dei nostri tradi- menti». La croce, ha spiegato il vescovo di Roma, se- gno della «mostruosità dell’uomo, quando si la- scia guidare dal male», diventa dunque il simbo- lo dell’«immensità della misericordia di Dio», perché lui «non ci tratta secondo i nostri peccati, ma secondo la sua misericordia». E così di fronte a quella croce finiamo per sentirci «figli e non cose o oggetti» ha sottolineato Papa Francesco citando una preghiera di san Gregorio Nazian- zeno. L’ultimo pensiero della Via crucis il Santo Padre ha voluto dedicarlo ai malati e «a tutte le persone abbandonate sotto il peso della Croce, affinché — ha detto — trovino nella prova della croce la forza della speranza». Nel pomeriggio il Papa aveva presieduto la ce- lebrazione della Passione del Signore nella basili- ca vaticana. Alla vigilia della solennità di Pasqua, il presi- dente della Repubblica Italiana Giorgio Napoli- tano ha fatto pervenire al Pontefice un caloroso messaggio di augurio. PAGINA 8 HANOI, 19. Almeno 112 bambini so- no morti di morbillo in Vietnam. Lo riferisce un rapporto del ministero della Salute, secondo cui — dall’ini- zio dell’anno — nel Paese asiatico so- no stati registrati oltre 8.500 casi della malattia. Una patologia alta- mente infettiva che in Occidente non desta alcuna preoccupazione ma che, in un contesto di povertà, di malnutrizione e di carenze sanitarie, può essere letale. Nell’87 per cento dei casi, rilevano fonti sanitarie, i bambini vietnamiti morti — tutti al di sotto dei dieci anni — non erano stati infatti vaccinati. Questo perché, nonostante le iniziative promosse da alcune organizzazioni internazionali con l’obiettivo di sradicare la malat- tia entro il 2012, molti bambini viet- namiti non hanno avuto accesso alle profilassi, anche per i timori manife- stati dai loro genitori per possibili effetti collaterali. Nella capitale, Hanoi, e in molte altre città gli ospedali sono stati pre- si letteralmente d’assalto da famiglie in preda al panico. E questo, secon- do il rapporto ministeriale, avrebbe contribuito ulteriormente a diffonde- re la malattia. In molti casi, i bambi- ni sono morti per complicazioni as- sociate alla patologia, che indeboli- sce il sistema immunitario. In una nota, il rappresentante in Vietnam dell'Organizzazione mon- diale della Sanità ha dichiarato di essere molto preoccupato. «Questo virus è molto contagioso e difficile da controllare» ha detto all’agenzia Afp, sottolineando che il modo mi- gliore per limitare la diffusione è proprio quello di incoraggiare la vaccinazione. In Vietnam, l’ultima epidemia di morbillo risaliva al 2009 A livello globale, secondo le ulti- me statistiche dell’Organizzazione mondiale della Sanità, oltre trenta milioni di bambini contraggono ogni anno il morbillo e di questi cir- ca mezzo milione muore. Il maggior numero di decessi si verifica — e for- se non sarebbe nemmeno necessario sottolinearlo — nei Paesi più poveri dell’Asia e dell’Africa. KIEV, 19. L’accordo di Ginevra fir- mato ieri da Mosca e Kiev — con la mediazione di Ue e Stati Uniti — per provare a disinnescare la crisi ucraina già traballa pericolosamente. Al momento di passare dalle parole ai fatti, gli ostacoli al piano interna- zionale per fare cessare le violenze si sono manifestati immediatamente. Gli insorti filo-russi dell’autoprocla- mata Repubblica di Donetsk, che occupano alcuni edifici amministrati- vi in una decina di città dell’est dell’Ucraina, non si sentono vincola- ti all’intesa, non intendono deporre le armi e sono già tornati a chiedere le dimissioni del nuovo Governo filo-occidentale di Kiev, per loro «il- legittimo». E un portavoce del Cremlino, ieri sera, ha ammesso che alcune unità militari russe si trovano vicino al confine ucraino. Ma anche a livello internazionale, Russia e Occidente hanno già dato vita a un nuovo braccio di ferro sull’attuazione di quanto concordato — solo sulla carta — a Ginevra. Da una parte ci sono lo scettici- smo del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nei confronti di Mo- sca e l’irritazione dell’Europa, che potrebbero presto portare a nuove sanzioni economiche contro la Rus- sia se questa non assumerà azioni «immediate e concrete» per disinne- scare la tensione nell’Ucraina orien- tale. Dall’altra parte c’è il Cremlino, che invece ritiene inaccettabili queste minacce, sottolineando una respon- sabilità collettiva, anche se sia Kiev che i suoi alleati occidentali accusa- no Mosca di appoggiare gli insorti. E da Kiev, il Governo ad interim salito al potere sull’onda della rivol- ta, ha fatto subito sapere che l’ope- razione militare contro i ribelli dell’est prosegue. Anche se in un di- scorso alla Nazione trasmesso in te- levisione, il presidente, Oleksandr Turcinov, e il premier, Arseniy Yatse- niuk, hanno promesso una riforma costituzionale che rafforzerà i poteri delle regioni. Lo stesso capo dello Stato ha dichiarato che, per assicura- re la pace e la mutua comprensione tra i cittadini ucraini, ai consigli re- gionali, municipali e distrettuali sarà dato il potere di decidere l’assegna- zione dello status di lingua ufficiale al russo o ad altre lingue parlate dal- la popolazione locale. Una mossa che mira evidentemente a venire in- contro alla popolazione russofona delle turbolente regioni dell’est, sen- titasi in parte minacciata quando — subito dopo la caduta del presidente Yanukovich — il Parlamento di Kiev ha deciso di abrogare una legge che prevedeva lo status di lingua ufficia- le regionale per gli idiomi parlati da almeno il 10 per cento della popola- zione locale (anche se poi Turcinov non ha firmato la controriforma). Ma al momento sembrano mosse parziali e prive di effetto, mentre la situazione in Ucraina continua a es- sere molto tesa. Ieri notte, secondo alcuni media locali, l’esercito ha at- taccato un posto di blocco degli in- sorti filo-russi nei pressi del villaggio di Serghiivka. Inoltre, uomini dei servizi segreti ucraini hanno ripreso il controllo della stazione di trasmissione televi- siva di Kramatorsk-Sloviansk, occu- pata da filo-russi armati che avevano bloccato i canali ucraini ripristinan- do la trasmissione nella zona delle tv russe oscurate. E nel timore di ulte- riori violenze, il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Deshchytsia, ha an- nunciato azioni più concrete se non verranno sgomberati tutti gli edifici occupati, ma i ribelli insistono nel chiedere un referendum per definire lo status delle regioni di Donetsk e Lugansk, senza escludere l’annessio- ne alla Russia. Elio Toaff e il Centro Wiesenthal sulla canonizzazione dei due Pontefici I giusti Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II PAGINA 6 di GIULIA GALEOTTI È un’assenza assordante. Così enorme, che dapprincipio nemmeno si avverte. Ma quando viene percepita, si realizza che è un’assenza indice dell’amore travolgente che porta ad abbando- narsi in modo totale, assoluto. Gesù esala l’ultimo respiro. Tra i pochi in prossimità della croce, sua madre. Maria, rimasta in piedi sot- to quel legno di condanna, è con il figlio, accanto al suo corpo soffe- rente. Guardandolo negli occhi, la madre rinnova al figlio il suo amo- re, la sua fiducia. Maria guarda ne- gli occhi il figlio che muore: vede davvero la morte? Lei, la giovane di Nazaret, lei, fragile donna, può — insieme — impazzire di dolore ed esplodere di speranza, perché Ma- ria che guarda negli occhi il figlio che muore, è la stessa Maria che sa. Che crede. Per Maria — solo per Maria — la risurrezione è già verità. Lì e ora. Maria parla poco. Poco con le parole, moltissimo con i gesti. Ep- pure ha per noi un significato pro- fondo pensare che il suo gesto più forte è un non gesto. Perché Maria — la fanciullina che ebbe la forza di opporsi alla ragione, alla legge e alla rispettabilità; quella donna tal- mente forte da essere capace di confrontare tutte le cose nel suo cuore — al momento della risurre- zione parrebbe non esserci. È il primo giorno dopo il saba- to, molto presto al mattino. È an- cora buio. Maria Maddalena (se- condo il vangelo di Giovanni), le pie donne (come raccontano gli al- tri evangelisti), fremono. Sono im- pazienti, inquiete. Non possono aspettare, quasi corrono verso la tomba. Maria di Nazaret, però, non è con loro. E non perché la madre di Gesù sia annientata dalla dispera- zione, sopraffatta dal dolore. Non perché stia riposando o perché im- pegnata altrove. Maria, del resto, non arriva nemmeno poi, con Gio- vanni e Simon Pietro. Non comu- nica la notizia, e nemmeno la rice- ve. Non si stupisce. Maria di Nazaret non c’è. Riap- parirà solo dopo l’ascensione, quando Luca, all’inizio del libro degli Atti degli apostoli, scrive che Maria si trovava nel cenacolo di Gerusalemme, con gli apostoli, le altre donne che avevano seguito il Signore dalla Galilea e diversi suoi familiari. Al sepolcro Maria non c’è; ci piace pensare che abbia passato in veglia il tempo che era stato indi- cato, in attesa del momento in cui Gesù avrebbe adempiuto la sua promessa. Maria, la madre di Ge- sù, non va al sepolcro perché ha la certezza che lì non vi troverà suo figlio. Lui aveva detto che il terzo giorno sarebbe risuscitato, e lei gli ha creduto. La risurrezione è per chi nell’amore si perde. E dell’amo- re si fida. In una iscrizione del V secolo la commovente storia di un bimbo morto una settimana dopo aver ricevuto il battesimo La Pasqua di Severus CARLO CARLETTI ALLE PAGINE 4 E 5
  2. 2. L’OSSERVATORE ROMANOpagina 2 domenica 20 aprile 2014 L’OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt 00120 Città del Vaticano ornet@ossrom.va http://www.osservatoreromano.va GIOVANNI MARIA VIAN direttore responsabile Carlo Di Cicco vicedirettore Piero Di Domenicantonio caporedattore Gaetano Vallini segretario di redazione Servizio vaticano: vaticano@ossrom.va Servizio internazionale: internazionale@ossrom.va Servizio culturale: cultura@ossrom.va Servizio religioso: religione@ossrom.va Servizio fotografico: telefono 06 698 84797, fax 06 698 84998 photo@ossrom.va www.photo.va Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale € 99; annuale € 198 Europa: € 410; $ 605 Africa, Asia, America Latina: € 450; $ 665 America Nord, Oceania: € 500; $ 740 Abbonamenti e diffusione (dalle 8 alle 15.30): telefono 06 698 99480, 06 698 99483 fax 06 69885164, 06 698 82818, info@ossrom.va diffusione@ossrom.va Necrologie: telefono 06 698 83461, fax 06 698 83675 Segreteria di redazione telefono 06 698 83461, 06 698 84442 fax 06 698 83675 segreteria@ossrom.va TIPOGRAFIA VATICANA EDITRICE L’OSSERVATORE ROMANO don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Concessionaria di pubblicità Il Sole 24 Ore S.p.A. System Comunicazione Pubblicitaria Ivan Ranza, direttore generale Sede legale Via Monte Rosa 91, 20149 Milano telefono 02 30221/3003, fax 02 30223214 segreteriadirezionesystem@ilsole24ore.com Aziende promotrici della diffusione de «L’Osservatore Romano» Intesa San Paolo Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Banca Carige Società Cattolica di Assicurazione Credito Valtellinese Il Consiglio di sicurezza condanna l’attacco a Bor Crimine di guerra in Sud Sudan Ucciso anche un sacerdote della diocesi di Bossangoa Violenze centroafricane Libere quarantaquattro studentesse rapite in Nigeria ABUJA, 19. Notizie parzialmente rassicuranti e persistenti inquietu- dini si alternano sulla vicenda delle studentesse nigeriane rapite nella notte tra lunedì e martedì nel dormitorio di una scuola a Chibok, nello Stato nordorientale del Borno. Ieri sera si è appreso che altre 14 ragazze sono riuscite a fuggire ai sequestratori, ritenuti miliziani di Boko Haram, il gruppo fondamentalista islamico responsabile da quattro anni di attacchi e sistematici atti di terro- rismo che hanno provocato mi- gliaia di morti, in massima parte civili. Il ritrovamento delle 14 ra- gazze è stato annunciato dal commissario all’Educazione del governatorato del Borno, Musa Inuwa Kubo. Il funzionario ha spiegato che sono state indivi- duate mentre vagavano nella sa- vana intorno a Chibok. In precedenza era stato confer- mato il ritrovamento di trenta ra- gazze, 14 sempre nella boscaglia e 16 in una scuola dove si erano rifugiate quando la loro è stata assalita. Sempre secondo le auto- rità locali, dunque, sulle 129 stu- dentesse presenti nel dormitorio ne sono tornate libere finora 44. Nell’area continua la mobilita- zione delle forze di sicurezza, dei militari e anche di gruppi civili organizzati per riuscire a liberare le 85 ragazze ancora nelle mani dei sequestratori. In particolare nella ricerca so- no impegnati i familiari delle ragazze, che non nascondono la delusione nei confronti delle autorità e in particolare dell’eser- cito, dopo che tre giorni fa il mi- nistero della Difesa aveva diffuso la falsa notizia della liberazione di quasi tutte le rapite. «Inten- dono setacciare la boscaglia», ha dichiarato la direttrice della scuola teatro del sequestro, Asabe Kwambura, aggiungendo che le varie famiglie hanno deciso di mettersi insieme per acquistare il carburante per i veicoli con i quali parteciperanno alle ri- cerche. NEW YORK, 19. Una dichiarazione approvata ieri sera dal Consiglio di sicurezza dell’Onu definisce un cri- mine di guerra l’attacco sferrato gio- vedì contro i rifugiati nella base dell’Unmiss, la missione dell’Onu in Sud Sudan, a Bor, la capitale dello Stato sudsudanese orientale dello Jonglei. Nell’attacco sono morti, oltre a dieci aggressori, non meno di 48 civili, tra i quali alcuni bambini, che avevano cercato prote- zione nella base dell’Onu, dove so- no ospitati circa cinquemila sfollati, e sono rimasti feriti diversi caschi blu del contingente indiano del- l’Unmiss, che hanno invano tentato di arginare gli aggressori. Secondo il capo delle operazioni umanitarie delle Nazioni Unite in Sud Sudan, Toby Lanzer, le conseguenze po- trebbero diventare ancora più dram- matiche perchè più di cento persone sono rimaste ferite, alcune in modo molto grave. Prima della riunione del Consi- glio di sicurezza una dura condanna dell’accaduto era arrivata dal segre- tario generale dell’Onu. «L’attacco in un luogo dove i civili sono pro- tetti dalle Nazioni Unite è una gra- ve escalation», aveva affermato Ban Ki-moon attraverso il suo portavo- ce, Stephane Dujarric, ricordando anch’egli che ogni attacco ai caschi blu e ai civili sotto la loro protezio- ne «è inaccettabile e costituisce un crimine di guerra». Nella strage, secondo quanto con- fermato dall’Unicef, il fondo dell’Onu per l’infanzia, sono stati uccisi anche numerosi bambini, ol- tre a diverse donne. «Bambini total- mente indifesi sono stati attaccati in un luogo in cui avrebbero dovuto sentirsi al sicuro», ha dichiarato Jo- nathan Veitch, il rappresentante dell’Unicef in Sud Sudan, aggiun- gendo che quanto accaduto a Bor allunga il tragico conteggio dei bambini uccisi nella guerra civile esplosa da oltre quattro mesi in Sud Sudan tra le forze del Governo del presidente Salva Kiir Mayardit e i ribelli guidati dall’ex vicepresidente Rijek Machar. Una nota dell’Unicef aggiunge che numerosi minori sono stati re- clutati da entrambe le parti fin dall’inizio del conflitto, a metà di- cembre scorso, e che gli operatori umanitari hanno documentato un significativo aumento del loro im- piego in combattimento. Ancora all’inizio di questa settimana, duran- te i combattimenti intorno a Bentiu, la capitale dello Stato petrolifero settentrionale di Unity, numerosi ra- gazzi sono stati visti trasportare ar- mi, in uniforme militare come se fossero in fase di addestramento. Centinaia di altri sono fuggiti alla ricerca di protezione in una base dell’Unmiss. Dall’inizio del conflitto sono già più di un milione i profu- ghi sudsudanesi, tra rifugiati oltre confine e sfollati interni. Su quanto accaduto a Bor è inter- venuto anche il dipartimento di Sta- to di Washington la cui portavoce, Marie Harf, ha ribadito «l’appello al governo del Sud Sudan a porre fine alla violenza, fornendo pieno sostegno alla missione Unmiss nella protezione dei civili». Un miliziano della Seleka (Reuters) Nuova offerta delle multinazionali ai lavoratori in sciopero Possibile compromesso sulle miniere in Sud Africa BANGUI, 19. Notizie di persistenti violenze giungono dalla Repubblica Centroafricana, soprattutto dalle re- gioni settentrionali dove si sono intensificati questa set- timana gli scontri tra le milizie degli ex ribelli della Se- leka e quelle loro contrapposte degli anti-balaka (balaka in lingua locale sango significa machete, in riferimento all’arma spesso usate nei massacri della Seleka). Nelle prime ore di oggi si è appreso anche dell’uccisione di un sacerdote cattolico, padre Labbé Christ Formane Wilibona, parroco di Paoua, nella diocesi di Bossangoa, quella di cui è vescovo monsignor Nestor-Desiré Non- go-Aziagbia, sequestrato per alcune ore mercoledì assie- me a tre sacerdoti, che comunque non ha ancora potuto fare ritorno nella sede vescovile. A uccidere il sacerdote sarebbero stati miliziani di etnia fulani vicini alla Sele- ka. La notizia è stata confermata dal vicario generale della diocesi, padre Frederic Tonfio, secondo il quale il sacerdote è stato ucciso mentre dal villaggio di Boguila stava rientrando nella sua parrocchia e purtroppo non è stato ancora possibile recuperarne la salma. Pronto a insediarsi il Governo del Madagascar ANTANANARIVO, 19. Il nuovo Go- verno del Madagascar, guidato dal primo ministro Roger Kolo è pronto a insediarsi. La stampa lo- cale riferisce oggi che l’elenco completo dei membri dell’Esecuti- vo, circa trenta, dovrebbe essere pubblicato nelle prossime ore. Se- condo il quotidiano «Madagascar Tribune», potrebbero farne parte della compagine due esponenti dell’uscente Governo di transizio- ne e molti volti nuovi, tra cui al- cuni tecnici. Roger Kolo, un me- dico tornato in patria nel 2013 do- po trent’anni all’estero, ha detto nei giorni scorsi che il suo sarà un Governo di apertura e riconcilia- zione nazionale, costituito da «personalità che hanno dato pro- va di buona volontà». Nelle ulti- me ore, a sorpresa, 35 dei 49 de- putati del Mapar, la piattaforma dell’ex presidente di transizione Andry Rajoelina, hanno offerto sostegno alle nuove autorità. CITTÀ DEL CAPO, 19. Una nuova proposta avanzata dalle multinazio- nali titolari dei diritti di sfruttamen- to delle miniere sudafricane potreb- be favorire un compromesso per porre fine a uno sciopero di minato- ri che si protrae da mesi. Lo sciopero, incominciato a gen- naio, è l’ultima iniziativa di due anni di mobilitazione e tensione spesso sfociate in violenze, culminate nella strage davanti alla miniera di Mari- kana, gestita dalla compagnia britan- nica Lonmin, nell’agosto del 2012, quando 34 minatori furono uccisi in scontri con le forze di polizia. Se- condo il portale di informazione News24, l’Amplats e altre multina- zionali hanno espresso disponibilità ad aumenti progressivi delle retribu- zioni del 9 per cento l’anno. La trat- tativa con i sindacati sugli incremen- ti dovrebbe riprendere martedì pros- simo, dopo le festività per la Pasqua. In questi mesi, peraltro, diversi an- nunci di intese tra le aziende e i sin- dacati non si sono concretizzati. Sono dodicimila i lavoratori della sola Amplats che rifiutano di tornare al lavoro finché la loro paga non sa- rà alzata ben oltre la misura prevista nell’accordo siglato alla fine di otto- bre fra la Camera delle miniere, l’as- sociazione degli imprenditori del set- tore, e il National Union of Mine- workers (Num), il sindacato nazio- nale dei minatori considerato vicino alle posizioni dell’African National Congress, il partito al potere in Sud Africa fin dalla fine dell’apartheid. All’accordo, che prevedeva aumenti salariali fortemente inferiori alle ri- chieste degli scioperanti, si era op- posta l'Association of Mineworkers and Construction Union (Amcu), il sindacato emergente del settore, che accusa la Num di eccessiva acquie- scenza sulle posizione delle compa- gnie minerarie e, comunque, di ap- piattimento sulle posizioni del Go- verno, preoccupato per le perdite fi- nanziarie provocate dal blocco delle miniere. Lo scontro sta infatti aven- do pesanti ripercussioni anche sull’economia generale del Paese, e in parte significativa legata proprio alle esportazioni minerarie. Il Gover- no ha finora tenuto un atteggiamen- to drastico. Più volte, anche durante quest’ultimo sciopero, la polizia è intervenuta con idranti e proiettili di gomma per disperdere i manifestan- ti. Durante il braccio di ferro di que- sti mesi con le multinazionali, co- munque, Num e Amcu si sono tro- vate più volte sulle stesse posizioni. Il protrarsi di quest’ultimo sciope- ro non solo sta causando forti perdi- te alle multinazionali, ma sta met- tendo in difficoltà migliaia di fami- glie. Nel bacino minerario di Ru- stenburg, la cosiddetta cintura del platino, epicentro della mobilitazio- ne dei lavoratori, migliaia di loro non possono infatti contare da mesi su un’entrata sicura e si sono indebi- tati, sottoscrivendo spesso prestiti a tassi d’interesse esorbitanti. A loro si aggiungono le migliaia di minatori licenziati negli ultimi mesi. Cordoglio di Papa Francesco per le vittime Proseguono le indagini sul naufragio in Corea del Sud SEOUL, 19. Proseguono le indagini sul tragico naufragio del traghetto sudcoreano che ha causato 29 vitti- me accertate, mentre 273 persone ri- sultano ancora disperse. Papa Fran- cesco, attraverso un tweet, ha intan- to chiesto ai fedeli di unirsi a lui nella preghiera per le vittime e per i loro familiari. Il comandante della nave traghetto è stato arrestato. Lee Joon-Seok, 69 anni, è accusato di cinque capi di imputazione, tra cui negligenza e violazioni del diritto della navigazione. Al comando del traghetto c’era il terzo ufficiale, una donna di 26 anni e con soli due an- ni di esperienza. Anche per lei, co- me per il capitano Lee e per un al- tro ufficiale, è scattata la richiesta d’arresto dalla Procura di Mokpo, cui è stata affidata l’indagine sul di- sastro. È stato accertato che Lee, al momento della tragedia, non si tro- vava nemmeno sul ponte di coman- do. Nel primo interrogatorio, il co- mandante ha ammesso di avere ri- tardato lo sgombero della nave per oltre quaranta minuti. Malgrado il blocco della caccia ordinato dalla Corte internazionale di giustizia Tokyo non rinuncia alle balene TOKYO, 19. Il Giappone non rinun- cia alla caccia alle balene, malgrado la Corte internazionale di giustizia dell’Aja abbia a marzo ordinato il blocco immediato delle attività, ac- cogliendo un ricorso dell’Australia. Entro il prossimo autunno, ha re- so noto ieri il ministro nipponico della Pesca, Yoshimasa Hayashi, sa- rà infatti presentato un nuovo piano all’International Whaling Commis- sion (Iwc) sulla caccia dei cetacei «a fini scientifici», che proseguirà an- che quest’anno. «Siamo giunti alla conclusione di volere continuare do- po aver esaminato attentamente la sentenza dell’Aja» ha spiegato il mi- nistro. La decisione «riflette ciò che la sentenza ha sottolineato e vor- remmo spiegare il tutto con sinceri- tà a ogni Paese coinvolto» ha ag- giunto Hayashi in una nota uffi- ciale. Tokyo la chiama «caccia alle bale- ne per ricerca», finalizzata alla rac- colta di dati per dimostrare che la cattura di balene non intacca la so- stenibilità dei cetacei. Ma per Paesi come l’Australia e la Nuova Zelanda la caccia ha solo fini commerciali. Hayashi ha anche comunicato che il Governo di Tokyo rivedrà il «pro- getto di ricerca» sulle balene in An- tartide, modificando le quote per la caccia baleniera scientifica nel Paci- fico (con 210 cetacei da catturare, invece dei 380 dello scorso anno), che inizierà entro pochi giorni, subi- to dopo la visita in Giappone del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, prevista per il 24 e 25 aprile prossimi. Minatori nei pressi di Johannesburg (LaPresse/Ap) Gli ex ribelli del Mozambico trattano l’ingresso nell’esercito MAPUTO, 19. I combattenti della Resistenza nazionale del Mozam- bico (Renamo) potrebbero essere integrati nelle forze armate nazio- nali a tutti i livelli: lo prevede un accordo di massima raggiunto a Maputo tra il Governo, da sempre espressione del Fronte di libera- zione del Mozambico (Frelimo) e l’ex formazione ribelle. L’intesa, non ancora formalizzata, dovreb- be essere attuata con la supervi- sione di osservatori internazionali. Secondo il rappresentante del Go- verno Gabriel Muthisse, la dispo- nibilità espressa dalla Renamo è un enorme passo avanti nel dialo- go. In Mozambico la guerra civile tra Frelimo è Renamo si è conclu- sa nel 1992. Negli ultimi due anni, però, militari e combattenti della Renamo si sono scontrati più vol- te nella regione centrale di Sofala.
  3. 3. L’OSSERVATORE ROMANOdomenica 20 aprile 2014 pagina 3 Riunione a Riad Compromesso difficile tra monarchie del Golfo persico RIAD, 19. A due mesi dalla frattu- ra senza precedenti nei rapporti diplomatici tra i Paesi del Golfo persico, i leader della regione hanno concordato ieri un primo, decisivo passo verso la risoluzione delle divergenze, stabilendo il meccanismo di attuazione dell’ac- cordo raggiunto nel novembre scorso. Al termine di una riunio- ne straordinaria a Riad, i ministri degli Esteri dei Paesi del Consi- glio di cooperazione del Golfo persico (Oman, Kuwait, Arabia Saudita, Qatar, Bahrein ed Emi- rati Arabi Uniti) hanno infatti pattuito che le politiche adottate da ciascuno Stato non devono avere effetti su interessi, sicurezza e stabilità dei suoi membri, né un impatto sulla sovranità. Proprio questa, al contrario, era stata l’accusa rivolta il 5 marzo scorso da Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti al Qatar, a cui era seguito il ritiro dei rispet- tivi ambasciatori da Doha. Gli analisti politici internazionali con- cordano nel giudicare l’intesa una mossa senza precedenti nella tren- tennale storia delle relazioni tra i Paesi della regione. Al Qatar veniva rimproverato il sostegno ai Fratelli musulmani e la linea critica verso i Paesi vicini dell’emittente di Al Jazeera. I rappresentanti di Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti accusavano il Governo di Doha di non avere rispettato la linea comune di «non-interferenza, di- retta o indiretta, negli affari inter- ni degli Stati membri». Ciò sembrava contraddire quanto deciso nel corso di un mi- ni vertice tenutosi a Riad il 23 novembre scorso, quando i rap- presentanti di Riad, Manama e Abu Dhabi avevano concordato con il Qatar — sostenitore dei Fratelli musulmani, messi al ban- do nella maggior parte dell’area — di «non sostenere chiunque, gruppi o individui, metta a repen- taglio sicurezza e stabilità dei Paesi del Golfo persico». Le altre monarchie dell’area te- mono, infatti, il pesante impatto che le politiche della fratellanza potrebbero avere anche sui loro Paesi. Nel compromesso raggiun- to a Riad non si fa però menzio- ne del ritorno degli ambasciatori dei tre Paesi in Qatar, né è chiaro se questo provocherà un cambia- mento nella politica di sostegno dell’Esecutivo di Doha al movi- mento islamista. Nel mese scorso il Qatar aveva insistito sul fatto che la politica estera dell’emirato non era nego- ziabile. Allo stesso tempo, dalla capitale dell’Arabia Saudita era stato sottolineato che Doha dove- va cambiare linea, se voleva ri- comporre la frattura. Tra i con- tendenti, il compito di mediare è stato assegnato al Kuwait, che ha lavorato alacremente per raggiun- gere il difficile compromesso, de- finito tuttavia da alcuni osservato- ri locali come «vago e non risolu- tivo, sebbene animato da spirito di riconciliazione». Oltre dieci morti in una moschea Guerra e terrorismo devastano Homs DAMASCO, 19. La città siriana di Homs è sempre più campo di battaglia e alle violenze della guerra si aggiun- gono quelle del terrorismo. Non meno di dieci persone sono morte ieri per l’esplosione di un’autobomba contro una moschea, in concomitanza con la preghiera islamica del venerdì. La notizia, data dall’emittente televisiva li- banese Al Mayadeen, da molti considerata espressione del movimento sciita Hezbollah, è stata confermata da fonti concordi. Nelle stesse ore, l’esercito è avanzato nella città vec- chia di Homs, prendendo il controllo di diversi edifici nella zona di Wadi Sayeh. Già in precedenza, si era avu- ta notizia che le forze governative si erano assestate nella stessa zona e nei quartieri limitrofi di Shiyah Hamadiyev e Bad Hud. La città vecchia di Homs, considerata da molti il cuore dell’insurrezione contro il presidente Bahar Al Assad, da più di un anno era nelle mani dell’Esercito libero siriano (Els), primo gruppo a ribel- larsi, al quale negli oltre tre anni del conflitto si sono aggiunte diverse formazioni ribelli, spesso in lotta tra lo- ro. Diverse fonti segnalavano fin da lunedì scorso l’Els in ritirata da Homs in concomitanza con l’avanzata go- vernativa. Ma il protrarsi dei combattimenti — e anche l’attentato di ieri — sembrano confermare che in città re- stano diversi gruppi di miliziani. Dal Paese in conflitto giungono intanto nuove testi- monianze di efferate violenze contro i cristiani da parte di miliziani dei gruppi islamisti. Confermato presidente dell’Algeria La quarta volta di Bouteflika ALGERI, 19. Come era largamente prevedibile, Abdelaziz Bouteflika è stato riconfermato per un quarto mandato consecutivo di cinque an- ni nelle presidenziali svoltesi giove- dì. Il capo dello Stato ha ottenuto più di otto milioni e trencentomila voti, con una percentuale pari all’81,53 per cento. Non c’è stata dunque partita per il suo sfidante, Al Benflis, che ha ottenuto il 12,18 per cento delle preferenze e non ha riconosciuto la vittoria di Boutefli- ka parlando esplicitamente di bro- gli. Gli altri candidati hanno rag- giunto percentuali bassissime. An- che Moussa Touati, arrivato ultimo con lo 0,56 per cento, ha denuncia- to «brogli generalizzati in tutto il Paese» e ha annunciato che farà ri- corso al Consiglio costituzionale. Ad annunciare i risultati è stato il ministro dell’Interno, Tayeb Be- laiz, durante una conferenza stam- pa tenutasi ad Algeri. Belaiz ha detto che circa ventitré milioni di persone si erano registrate al voto, ma i votanti effettivi sono stati po- co più di undici milioni: l’affluenza è stata dunque pari al 51,7 per cen- to. Il ministro dell’Interno ha poi tenuto a precisare che la campagna elettorale si è svolta in un clima «normale e senza violenza». I principali mezzi di informazio- ne del Paese, rileva l’agenzia Ansa, hanno sottolineato che gli algerini abbiano atteso «nella calma e quasi nell’indifferenza» l’esito del voto, e ciò probabilmente perché il nome che sarebbe uscito vincitore dalle urne era più o meno scontato. Tut- tavia non sono mancati episodi di violenza, provocati da manifestanti contrari al voto che — alla vigilia dell’appuntamento elettorale — hanno ingaggiato scontri con le forze dell’ordine nella regione della Cabilia. Il bilancio parla di più di settanta feriti. Sul tavolo la ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi Colloqui separati in Vicino Oriente John Kerry e Catherine Ashton (LaPresse/Ap) Ancora disordini in Egitto IL CAIRO, 19. Violenti scontri tra simpatizzanti e oppositori dei Fra- telli musulmani si sono verificati ie- ri in tutto l’Egitto dopo la preghie- ra del venerdì. Ad Alessandria, al- cuni sostenitori dell’ex presidente Mursi sono rimasti intossicati dai gas lacrimogeni lanciati dalla poli- zia per disperdere le manifestazioni di protesta. Dieci manifestanti sono stati arrestati per possesso di bom- be incendiarie e armi contundenti. Lo hanno riferito fonti della sicu- rezza. Tensione anche a Mehala, nel governatorato di Ghabeya, dove i dimostranti hanno dato fuoco a una vettura delle forze dell’ordine. Al Cairo, invece, un ufficiale della polizia è stato ucciso dall’esplosione di una bomba. Obiettivo dell’attacco una posta- zione della polizia stradale a piazza Libano. Un altro agente è rimasto ferito.Raid contro Al Qaeda nello Yemen SAN’A, 19. Quindici miliziani di Al Qaeda e tre civili sono morti, ieri, in seguito al raid di un drone (velivolo senza pilo- ta) nella provincia di Al Ba- yda, nello Yemen centrale: lo hanno riferito fonti tribali lo- cali, e la notizia è tata poi confermata dalle forze di sicu- rezza yemenite. Nell’attacco è stata bombardata una colonna di veicoli, con a bordo i mili- ziani, che stavano transitando ni pressi del villaggio di Sa- wm’a. Il convoglio era diretto verso la provincia meridionale di Shabwa. Il raid è avvenuto proprio mentre stava transitan- do una vettura con a bordo i tre civili rimasti poi uccisi. Come in Pakistan, anche nello Yemen il ricorso ai droni suscita polemiche e dibattiti, perché tale strategia, pur diret- ta a colpire i miliziani estremi- sti e le loro postazioni, rischia di mettere a repentaglio l’inco- lumità dei civili, dal momento che i velivoli senza pilota non garantiscono il cosiddetto «bombardamento scientifica- mente mirato». Nel marzo scorso, ricorda la France Pres- se, il presidente dello Yemen, Abd Rabbo Mansour Hadi, aveva difeso il ricorso ai droni, sottolineando che si è costretti ad adottare questa strategia perché consente di limitare l’azione destabilizzante dei mi- liziani di Al Qaeda. Varato in Italia il decreto sui tagli alla spesa pubblica ROMA, 19. Il Governo italiano ha varato ieri il decreto legge sui tagli alla spesa pubblica. Nelle previsioni dell’Esecutivo saranno 15 i miliardi risparmiati. Tra le misure, un taglio dell’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) pari a circa 80 euro al mese, da maggio, per tutti i con- tribuenti con un reddito annuo com- preso tra gli 8.000 e i 24.000 euro. Alle imprese andranno 13 miliardi grazie allo sblocco dei rimborsi arre- trati della pubblica amministrazione. Previsto inoltre un taglio dell’Irap (Imposta regionale sulle attività pro- duttive) in favore delle imprese che risparmieranno 700 milioni di euro nel 2014. Nel complesso, si tratta di una manovra da 7,7 miliardi di euro. Per alimentarla, il Governo Renzi ha di- sposto tagli alle spese della difesa per 400 milioni di euro, degli enti locali e delle regioni per 700 milioni e degli stipendi dei dirigenti pubbli- ci e dei magistrati. Riorganizzazione e tagli previsti anche per la Rai, che dovrà ridurre le spese di circa 150 milioni di euro: il decreto autorizza viale Mazzini a vendere una quota di Rai Way o a razionalizzare le sedi regionali. Un altro aspetto cruciale del de- creto riguarda la Banca d’Italia: è previsto un aumento della tassazione sulle quote dell’istituto centrale de- tenute dalle banche con un’aliquota che passa dal 12 al 26 per cento con un introito previsto di 1,8 miliardi di euro. La misura è stata apertamente contestata dall’Abi (Associazione bancaria italiana). Soddisfazione è stata espressa dal presidente del Consiglio. «Ci vuole un po’ di coraggio per andare con- tro alcune abitudini e alcune scelte che non venivano messe in discus- sione da tempo» ha detto Renzi presentando il decreto in conferenza stampa. Allerta tsunami in Messico dopo un terremoto CITTÀ DEL MESSICO, 19. Le autorità messicane hanno lanciato un’allerta tsunami, sia pure contenuta, per le principali zone costiere occidentali del Paese, dopo il terremoto di setti- mo grado sulla scala Richter regi- strato ieri nello Stato sudoccidentale di Guerrero. L’epicentro è stato lo- calizzato a trentasette chilometri a nord di Técpan de Galeana. L’aller- ta è stata lanciata sulla base di pre- visioni formulate dagli esperti, se- condo i quali si potrebbero creare onde anomale sulla costa pacifica del Messico, con possibili danni a cose e persone. Ricorda l’agenzia Ansa che già in passato, dopo che si erano registrate scosse del settimo grado sulla scala Richter, le coste messicane erano state investite dalla violenza dello tsunami. Il presidente venezuelano annuncia una nuova offensiva economica La vetrina vuota di un negozio a Caracas (Afp) TEL AVIV, 19. La delegazione israe- liana e quella palestinese hanno in- contrato separatamente, ieri, il me- diatore statunitense Martin Indyk. Nessuna fonte ha fornito dettagli sugli incontri, ma per la prossima settimana sembrerebbe essere previ- sta una nuova serie di colloqui. La portavoce del dipartimento di Stato, Jennifer Psaki, ha confermato che entrambe le parti si stanno sforzan- do di definire un accordo quadro per prolungare i colloqui oltre la scadenza fissata al 29 aprile. Da mesi l’Amministrazione ameri- cana sta cercando di rilanciare i ne- goziati in Vicino Oriente. Nono- stante l’impegno del segretario di Stato, John Kerry, che si è recato nella regione undici volte, la situa- zione resta, agli occhi della maggior parte degli osservatori, estremamen- te incerta e l’obiettivo di Washing- ton — raggiungere un’intesa su tutti i punti del negoziato entro la fine dell’anno — appare ben lungi dall’essere a portata di mano. Sullo stato dei negoziati è interve- nuta ieri anche l’Unione europea. L’Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune, Cathe- rine Ashton, ha duramente condan- nato la recente uccisione di un israe- liano nei pressi di Hebron e l’an- nuncio di nuovi insediamenti da parte di Israele. Questi episodi, ha detto, «non creano quel clima di fi- ducia e di collaborazione necessario per un buon esito dei negoziati di pace». La reazione israeliana alle parole di Ashton non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri, Avigdor Lie- berman, ha duramente contestato l’intervento dell’Alto rappresentante. «Mentre il mondo intero cerca di ri- solvere la crisi dell’Ucraina, mentre in Siria ogni giorno sono massacrati innocenti — ha dichiarato, non sen- za una nota di sarcasmo, Lieberman — Ashton trova il vero pericolo alla pace nel mondo e pubblica una no- ta in cui chiede a Israele di annulla- re alcuni provvedimenti adottati nei confronti dei palestinesi». Nel frattempo, resta alta la tensio- ne a Gerusalemme. Reparti della polizia israeliana hanno disperso ieri con la forza gruppi di dimostranti palestinesi nel rione di Ras El Amud, a Gerusalemme est. Altri in- cidenti sono stati segnalati alla por- ta di Damasco, uno degli accessi al- la Città Vecchia: non si ha notizia di vittime. All’origine delle tensioni, le limitazioni imposte ai fedeli islamici che si recavano nella Spianata delle Moschee e la profanazione di un luogo di culto islamico nel nord di Israele. Infatti, pochi giorni fa l’in- gresso di una moschea della popolo- sa città di Um El Fahem è stato in- cendiato da sconosciuti. Scritte ri- conducibili a fazioni dell’estrema destra israeliana sono state rinvenute sui muri. CARACAS, 19. Mentre procede, per ora a piccoli passi, il dialogo fra Governo e opposizione, il presiden- te del Venezuela, Nicolás Maduro, ha annunciato una nuova «offensi- va economica» mirata a «bilanciare l’intera economia». Tale offensiva, che dovrebbe essere lanciata marte- dì 22, riguarda la produzione, il ri- fornimento di beni di prima neces- sità, che in alcune parti del Paese continuano a scarseggiare, e il rie- quilibrio dei prezzi. Maduro ha detto che questa manovra sarà «su- periore» a quella intrapresa alla fine dell’anno scorso, quando il capo dello Stato ordinò di abbassare i prezzi degli elettrodomestici e dei prodotti di largo consumo dopo aver accusato i commercianti di speculare «gonfiandoli fino al mille per cento». Maduro, che ha anche annunciato un’imminente riforma fiscale, ha detto che occorre pro- durre di più, smettere di importare e costruire una nuova cultura del ri- sparmio sradicando «i vizi del con- sumismo».
  4. 4. pagina 4 domenica 20 aprile 2014 L’OSSERVATORE ROMANO domenica 20 aprile 2014 pagina 5 Una miniatura dell’Evangeliario di Enrico III a Brema, ad esempio, fa vedere le tre donne con l’angelo, mentre una di- dascalia precisa il momento scenico: Mulieribus angelus inquit («L’angelo allora dice alle donne»). Ma le “donne” sono, ap- punto, donne; né qui né altrove troveremo raffigurazioni di sacerdoti in piviali che impersonano donne. Ancor prima che la tradizione scenica permettesse costumi, cioè, gli artisti avevano travestito gli “attori”, riportando l’evento al contesto narrativo biblico. Questo è dovuto in par- te a un’autonomia storica della tradizione iconografica: sin dai primi secoli, pittori e scultori cristiani avevano rappresen- tato i personaggi dei racconti neotestamentari in questi abiti genericamente classici, e la novità medievale del dramma li- turgico tutt’al più sembra aver suggerito atteggiamenti e gesti più espressivi. Ma il dramma nasce dalla liturgia, abbiamo detto, e i testi liturgici tendono a una personalizzazione drammatica del contenuto biblico. Nella Sequenza cantata prima di leggere il vangelo del giorno di Pasqua, ad esempio (Victimae paschali laudes) le prime strofe sono impersonali, di puro carattere teologico. Celebre è la seconda: Mors et vita duello, conflixere mirando. Dux vitae mortuus, regnat vivus. Ma a un tratto, nella terza strofa il tenore del testo cambia, si umanizza, si perso- nalizza, e i cantori chiedono alla Maddalena che cosa ha visto quella mattina: Dic nobis Maria, quid vidistis in via? Lei ri- sponde, sempre in tono teologico, ma con una commovente aggiunta personale: Surrexit Christus spes mea: praecedet suos in Galileam. “Spes mea”: due piccole parole che cambiano tut- to: mia speranza. La traduzione definitiva del contenuto biblico-liturgico in teatro avviene tra il Duecento e il Trecento sotto l’influsso so- prattutto dei nuovi ordini religiosi, in modo particolare quello francescano. Nell’arte del medesimo periodo — in Duccio, ma anche in Giotto — e soprattutto nell’arte del Quattrocento la drammaticità implicita del testo sacro e dei riti liturgici si trasforma in elo- quente linguaggio figurativo. Là dove Duccio ripro- porrà uno schema bizantino, illustrando il testo di Matteo, Giotto inscena il personalissimo episodio giovanneo in cui la Maddalena cerca di trattenere Cristo risorto. Nell’ordinamento del ciclo d’affreschi di cui questa scena fa parte, alla Cappella Scrovegni a Pa- dova, la scena immediatamente precedente, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, fa vedere Maria Maddalena con le altre donne chine sul corpo orizzontale del Salvatore; qui in- vece sia la discepola sia il Maestro si sono alzati ed è come se guardassimo le sequenze di un film. Nell’affresco a sinistra, pure Gesù era supino, pianto dalle donne. Qui, sullo sfondo del sepolcro vuoto, lo vediamo in piedi che attira Maria mentre dormono i soldati: una composizione che sale da sinistra a destra — da chi dorme a chi si sveglia a chi si è risvegliato definitivamente, un movimento “risurrezionale” completato nella scena seguente, a destra del Noli me tan- gere, dove vediamo Cristo ascendere alla gloria del Padre. ghilterra quadruplicò. E gli inglesi, in un circolo vizioso, per ripagarsi il tè a loro volta esportarono sem- pre maggiori quantità di oppio nei porti cinesi. Ci fu un vero boom nelle vendite e il prezzo, ora strac- ciato, creò un prodotto — prima pensato per pochi — che diventava di massa. Contrariamente a quanto si cre- de, non furono gli inglesi a intro- durre la devastante droga in Cina — già gli arabi lo vendevano come farmaco analgesico, e poi gli olan- desi presero a esportarlo dalla re- gione del Bengala, in India — ma furono certamente i respon- sabili nel rifornire con maggiore efficienza il mercato. Un altro fattore che portò all’epidemia vera e propria di oppio fu l’in- venzione in Cina di un nuovo modo di consumare il prodotto: se prima veniva ingoiato ora l’oppio veniva fumato con l’ag- giunta di altri additivi (nicotina dal tabacco ad esempio) cosa che produceva un aumento esponenziale dell’intensità e una maggiore assuefazione. Allo scoppio della guerra dun- que Macao non era più un porto sicuro, e Andrea dovette fuggire. Si rifugiò a Manila per ritornare di nuovo nell’enclave portoghese po- chi mesi dopo, quando la situazio- ne si andava tranquillizzando. Nel 1842 Andrea decise di tornare nel Paese natale. Sulla via del ritorno passò per Nanchino dove nell’ago- sto di quell’anno fu testimone della storica firma del Trattato di Nan- chino, che rappresentò però solo una tregua delle ostilità tra l’impe- ro britannico e la Cina. No- nostante infatti gli inglesi ottenessero enormi risarci- menti di guerra e la cessio- ne di Honk Kong, nel trat- tato nessuna menzione veni- va fatta dell’oppio il cui commercio e uso rimaneva illegale. Da Nanchino An- drea si spostò a Shangai dove nel 1944 venne or- dinato sacerdote. Tornato in Corea si premurò di in- dividuare i percorsi di in- per sette giorni dai neobattezzati, è spiegato da san Girolamo in una lettera inviata a Fabiola che gli aveva richiesto uno scritto sul significato delle vesti sacerdotali (Epistola, 64, 19, 3): «Quando avremo deposto le vesti di pelle (tunicas pellicias) allora indossere- mo una veste di lino che non ha in sé nessuna traccia di morte, ma è tutta bianca, in modo che, ve- nendo fuori dal battesimo, possia- mo cingere i lombi nella verità». Ancora in una circostanza del tutto eccezionale si colloca la vita brevissima di una bambina di cin- que mesi e dodici giorni, origina- ria di Autun: «Eufronia, figlia di Eufronio (...) morì in un naufra- gio (naufragio enecta). Nacque il 31 ottobre, ricevette (percepit) il battesimo l’11 aprile, morì il 30 aprile». La defunta fu battezzata in tenerissima età evidentemente in previsione di una traversata La Corea vista dal santuario dedicato ad Andrea Taegon Se un buon vento forte trasporta il più piccolo tra i semi In una iscrizione del v secolo la commovente storia di un bimbo morto una settimana dopo aver ricevuto il battesimo La Pasqua di Severus Lo stupore degli apostoli di fronte a una tomba misteriosamente vuota Corpo assente di GIULIANO ZANCHI S arebbe del tutto vano lo sforzo di cercare nella te- stimonianza dei vangeli il racconto della resurrezio- ne di Gesù. L’iperbolica — e apocrifa — messa in scena dell’arte religiosa che vede Cristo riemergere dalla tomba, stendardo in mano, con sprezzatura cavallere- sca, ha il suo senso, ma non corri- sponde all’attento pudore evan- gelico. La Scrittura — che in questo for- nisce indirettamente gli elementi maggiori della sua attendibilità — si impegna, proprio sul fatto chiave della propria attestazione credente, a esprimersi semplicemente su quel- lo che è stato visto. Non una cosa di più. Non una cosa di meno. Con intrepido senso di onestà, la testi- monianza apostolica, sedimentata nel testo, accetta di fondare l’intera credibilità della propria professione di fede essenzialmente sulle tracce di un’assenza: una tomba lasciata misteriosamente vuota, bende fune- bri diligentemente piegate in un an- golo. Nessun cedimento alla tenta- zione di infondere enfasi e inventi- va a questo referto oggettivamente scarno. L’evidenza difatti — come suggeriranno misteriose presenze al- la tomba — andrà cercata altrove e altrimenti. Intanto il testimone evangelico depone nella sapienza del proprio racconto l’emozionata cronaca della scoperta. Senza omettere l’imbaraz- zante dettaglio — per il suo tempo così segnato dalle differenze di ge- nere — di un primato femminile del primo annuncio. Solo l’invincibile fedeltà delle donne, capaci di tenere in piedi una relazione anche con niente, in grado di trattenere con i denti l’intensità di un legame a co- sto di venire a patti con la morte, solo questa granitica resistenza fem- minile poteva farsi trovare presente nell’istante in cui una vicenda data per morta torna nel vivo attraverso l’imponderabile. Le donne erano lì. Gli uomini, future colonne dell’incarnazione ec- clesiale del Risorto, quelli no. Sem- plicemente reclusi nei loro senti- menti di sconfitta, di irreparabilità, persino di vergogna: per aver la- sciato casa, lavoro e affetti ed essere andati dietro alle favole di un rab- bino dalla parola facile. Toccherà loro di ricredersi. Sulla base di qua- si niente. Di un corpo assente. La cui scomparsa, in prima battuta, rinnova semplicemente il dolore della perdita. Ma che lentamente porta sulla strada della comprensio- ne. L’evangelista — con l’efficacia di uno sceneggiatore di livello — im- prime al suo racconto l’ancora in- tensa vibrazione di un ricordo vivo, personale, indimenticabile: il fulmi- ne a ciel sereno di una notizia inde- cifrabile, il vortice dei pensieri, il cuore in gola, la corsa forsennata, la trepidante curiosità da frenare di fronte al rispetto per un fratello maggiore, la sospesa e silente rico- gnizione del luogo, le bende, le do- mande, una luce interiore che si ac- cende. In poche righe è dispiegato ai nostri occhi il processo della fede che nasce senza premeditazione dal visibile, che accende una volta per tutte il motore della memoria, che culmina con il discorso messo in bocca a Pietro che, prendendo la parola (negli Atti degli apostoli), for- mula la più sintetica, originaria, ge- nuina professione di fede: avevano ragione le Scritture. di CARLO CARLETTI I l 28 aprile dell’anno 463, Severus — compiuti appe- na sei anni — muore e le sue spoglie vengono depo- ste nella catacomba di Ca- stulo. I genitori — committenti dell’iscrizione — consegnano alla memoria la circostanza e i tempi in cui si consuma il trapasso del figlio: «Pascasio, nato col nome di Severo nei giorni pasquali, gio- vedì 4 aprile, sotto il consolato di Flavio Costantino e Rufo uomini chiarissimi (anno 457), visse 6 an- ni. Ricevette (scilicet la grazia / la fede) il 21 aprile e depose le sue (vesti) bianche nel sepolcro l’otta- va di Pasqua, il 28 aprile, nell’an- no del consolato di Flavio Basilio uomo chiarissimo (anno 463)». Il giovanissimo defunto aveva assunto alla nascita il nome di Se- verus al quale poi, nel corso del rito battesimale, si aggiunse il so- prannome (supernomen) specifica- mente identitario di Pascasius. Lo stesso fenomeno onomastico si riconosce in altre iscrizioni ro- mane dove occorrono antroponi- mi come Redentus, Restitutus, Renata (Inscriptiones Christianae Urbis Romae, VII, 17472; IV, 9679; II, 6100) da considerare con ogni evidenza veri e propri cognomina ex baptismate. Nel 457 la domenica di Pasqua cadde nell’ultimo giorno di marzo e i giorni pasquali (dies pascales), nel corso dei quali si colloca la nascita di Severo, sono i quindici giorni comprensivi della settimana precedente e successiva al giorno di Pasqua, nel corso dei quali — come anche previsto da una costi- tuzione del Codice Teodosiano del 392 (II, 8, 21, ed. Theodor Mommsen, p. 88) — ogni attività amministrativa sia pubblica sia privata veniva sospesa: actus om- nes publici seu privati diebus quin- decim paschalebus sequestrentur. Il 28 aprile (octabas Pascae) — al ter- scriptiones Christianae, VI 17005, 17107). Questo repertorio espressivo, evidentemente assorbito nell’am- bito delle comunità attraverso la catechesi prebattesimale e l’omile- tica, esprimeva compiutamente l’essenza sacramentale, invece so- lo implicita nei termini greci bap- tìsma / baptìzein, che formalmente sottolineavano l’azione (il lavacro) e la materia (l’acqua) del sacra- mento dell’iniziazione. Tra le moltissime iscrizioni di Roma che testimoniano l’uso del- le forme perifrastiche battesimali, particolarmente esemplificativa è quella posta al giovanissimo Postumius Euthenion dai genitori Felicissimus e Euthenia congiun- tamente alla nonna Festa: «Po- stumio Eutenio, fedele, che rice- vette la grazia santa (qui gratiam sanctam consecutus) il giorno pri- ma (dell’anniversario) della sua tecnicismi greci baptìsma, bapti- smus, ma quelle forme perifrasti- che che, nella loro laconica in- tensità, testimoniano la compren- sione acquisita del reale effetto sacramentale dell’azione battesi- male. Nella percezione collettiva la ritualità del lavacro cede il passo al suo valore essenziale, l’illumi- nazione, che trova — soprattutto nelle aree di lingua e cultura elle- nistica — un eloquente corrispetti- vo concettuale nella designazione dei neobattezzati con la forma neophòtistos (“illuminato di recen- te”) derivato dal campo semanti- co di phòs (“luce”). Nell’Occidente latino la mede- sima realtà è invece significata nel calco greco neophytus (piantato di recente) che sottolinea la nuova vita del neobatezzato incorporato nella comunità ecclesiale. La rappresentazione artistica del mistero pasquale nei secoli Quell’intreccio tra Scrittura, liturgia e spettacolo marina, poi finita tragicamente (Corpus Inscriptionum Latinarum, XIII 2718) L’azione battesimale nella sua complessità, qui come in altre centinaia di iscrizioni dei secoli IV e V, non è designata con il cal- co greco baptisma. Nella prassi corrente occidentale — di cui le iscrizioni si propongono come autentico testimonio riflettente — è invece pressoché costante l’uso di forme perifrastiche come «ac- cogliere / ricevere la fede / la grazia» nelle forme gratiam dei / fidem accipere / percipere / consequi (Inscriptiones Christianae, IV 11806; V 14808; X 26704, 26652); ovvero, di forme ellittiche con l’impiego assoluto delle forme verbali percepit, accepit, consecutus est (Inscriptiones Christianae, I 2724; III 7379; V 14093; VII 17540; IX 24865, 25276, 25562) o dei sostan- tivi derivati acceptio, perceptio (In- Aveva solo sei anni e portava ancora la veste bianca che aveva ricevuto durante la veglia pasquale Quella notte ricevette il nome Pascasius Ricostruzione grafica dell’epitaffio di Pascasius (V secolo) Qui nacque il primo sacerdote martirizzato a metà dell’Ottocento Qui Papa Francesco verrà in agosto a rispondere alle domande dei giovani asiatici mine del ciclo dei giorni pasquali del 463 — Severo muore quan- do ancora indossava la veste bianca, l’ultimo segno tangibile del- l’azione liturgica batte- simale, susseguente al- l’immersione nella va- sca battesimale e al- l’unzione crismale: una circostanza eccezionale efficacemente sottoli- neata nell’epitaffio con l’espressione et albas suas octabas Pascae ad sepulcrum deposuit, che richiama — per contra- sto solo apparente — la formula liturgica domi- nica in albis deponendis impiegata per designa- re la domenica succes- siva alla Pasqua nella quale appunto i neo- battezzati deponevano la veste bianca. Il va- lore assunto dalla ve- ste bianca, indossata nascita, la sera stessa restituì il debito della sua vita. Visse 6 anni, fu sepolto l’11 luglio, di giovedì, giorno in cui era nato. La sua anima in pace con i santi» (Inscriptiones Christianae, VI 15634). La teoria elaborata da alcuni studiosi — anche di gran nome — che le più antiche comunità di lingua la- tina avessero adottato per designare il batte- simo pressoché esclu- sivamente le forme greche baptìsma, bapti- smus non trova, come risulta evidente, alcu- na corrispondenza nella prassi epigrafica. I tanti singoli e dun- que collettivamente la comunità — come di- rettamente veicolato dalle scritture ultime — scelgono non già i da Solmoe CRISTIAN MARTINI GRIMALDI «S e c’è vento si- gnifica che si avrà un buon raccolto!». A parlare è don Paolo Lee, il custode del santuario di Solmoe, luogo di nascita di An- drea Taegon, il primo sacerdote co- reano. È qui che Papa Francesco verrà a parlare ad agosto con i gio- vani asiatici, i quali avranno il grande privilegio di fargli delle do- mande e soprattutto di ascoltare dalla sua voce le risposte. Solmoe è al centro di una zona con una con- centrazione di risaie pari solo al numero di cattolici (sono il 40 per cento della popolazione, cioè ben quattro volte la media nazionale). Il riso viene seminato ad aprile e raccolto a ottobre, e tra ottobre e aprile si coltiva frutta e verdura in serra. Andrea Taegon è nato qui in questa remota provincia a centinaia di chilometri a sud di Seoul. Ra- gazzo dall’animo inquieto non si accontentò della vita di villaggio. Giovanissimo viaggiò per cinque- mila chilometri all’interno della Ci- na, per giungere infine a Macao nel 1837. Qui imparò il latino, il francese, il catechismo, studiò teo- logia e filosofia. I professori erano per lo più missionari di passaggio (le mete finali erano il Giappone, la Cina, le Filippine), soprattutto francesi, come padre Legrégeois, padre Maistre, padre Berneux. Intanto nel Paese natale aveva inizio la seconda ondata di perse- cuzioni contro i cristiani (detta Kihae persecution) ma la stessa Ma- cao non era più un luogo sicuro: nel 1839 scoppiava infatti la prima delle due guerre dell’oppio. Con l’invenzione del motore a vapore, e la meccanizzazione della produzio- ne dei tessuti di cotone in Inghil- terra, si realizzò una tale sovrap- produzione di prodotti che solo un nuovo e grande mercato avrebbe potuto assorbire: la risposta venne dall’India. Gli indiani presero a comprare cotone in grandi quantità e per ripagarsi del costo comincia- rono a coltivare e vendere più op- pio. Poi nel 1833 un evento segnò per sempre la rapidissima diffusio- ne della droga in Cina. Il parla- mento inglese abolì il monopolio di commercio della East India Company, e in un solo anno l’im- portazione di tè dalla Cina all’In- dello di donna verrebbe categorica- mente rifiutato da una ventottenne. Se pure non c’è un allarme di di- soccupazione femminile, le statisti- che parlano pur sempre di stipendi bassi per le donne a parità di im- piego e soprattutto di costante pre- carietà: le donne sono state le pri- me a essere licenziate in massa du- rante le crisi economiche del 1997, e del 2008. so il fiume Han vicino a Seoul. Passeggiamo per il santuario punti da questo vento fastidiosissi- mo. «Non c’è mai nessuno in que- sto periodo, fa troppo freddo!», mi dice il parroco. E invece oggi qual- cuno c’è, oltre me e Samuele (Sa- muele è il prete della cattedrale di Daejeon che ha vissuto a Grottafer- rata per diversi anni, e che mi fa da traduttore e da guida). Lei si chiama Stella, e questo luogo, sino a tre giorni fa, non sapeva neppure che esistesse. «Cosa è successo tre giorni fa?» domando, ma è retorica pura. Lo sanno anche i sassi ormai Ora don Paolo invita me e Sa- muele a salire nel suo appartamen- to per un caffè. Anche lui ha stu- diato in Italia e, come tutti i parro- ci che ho incontrato che parlano italiano, beve rigorosamente espres- so. È una piccola e modesta stanza piena di libri, una grande scrivania e un computer. Padre Paolo mi fa omaggio di una statua della Ma- donna. Questa però non ha la clas- sica veste azzurra con il velo a co- prire i capelli, ma veste l’hanbok — l’abito tradizionale delle donne co- reane, usato nelle occasioni speciali come matrimoni o battesimi — e ha gresso nel Paese per i missionari che avrebbero dovuto eludere le pattuglie di confine. Mentre svolgeva questo suo compito fu arresta- to, torturato e infi- ne decapitato pres- Il logo per il viaggio del Papa Due fiamme intrecciate — una di colore blu e l’altra rossa — alla base delle quali ci sono due onde rappresentate a mo’ di barca: è questo il logo scelto per il viaggio di Papa Francesco in Corea, in programma nell’agosto prossimo in occasione dell’incontro continentale dei giovani asiatici. Ispirato al motto della visita papale, «Alzati, rivestiti di luce, la gloria del Signore brilla sopra di te», il logo è stato realizzato utilizzando i colori delle due Coree e l’intreccio tra le fiamme vuole sottolineare l’auspicio di una riunificazione dei due Paesi. Le onde che formano la barca sono a forma di lame di coltello, segno del sacrifico dei martiri della Chiesa coreana, mentre il blu sta a significare la misericordia di Dio, sconfinata come l’oceano. sposarlo che lei si è convinta a bat- tezzarsi. Stella fa la casalinga e non ha figli. Non è la prima giovane donna che mi è capitato di incon- trare che decida di restare a casa piuttosto che trovare un impiego, e non certo per carenza di occupa- zione. La storia turbolenta del recente passato coreano — basta considera- re che dal 1945 al 1992 ogni Gover- no è caduto o per proteste di mas- sa o per colpi di Stato: il più insta- bile sistema politico al mondo per quasi cinquant’anni — ha generato una forte divisione generazionale: se non è raro incontrare casalinghe anche a trent’anni, la cosa diventa rarissima invece per la generazione nata solo pochi anni prima. Se an- cora pochi anni fa una divertente sit-com di successo, Queen of Housewives, raccontava la storia di una quarantenne casalinga tutta dedita al successo lavorativo del proprio marito, già oggi quel mo- i capelli raccolti in uno chignon proprio come si usava una volta. Non è solo un segno di incultu- razione, c’è anche un pizzico di or- goglio nazionale: in fondo sono passati solo 16 anni da quando tre milioni e mezzo di coreani donaro- no al proprio Governo qualcosa come 227 tonnellate di oro per ar- restare la svalutazione della moneta nazionale durante la grande crisi asiatica. Quale altra nazione al mondo, in un periodo di relativo benessere e di pace, sarebbe capace di tanta abnegazione nei confronti del proprio Paese? Che è relativa- mente piccolo, ma dalla fibra du- rissima. E viene da pensare che so- lo fino al 1880 i cattolici qui erano diecimila, mentre ora sono il 10 per cento della popolazione: un granel- lino di senapa è il più piccolo tra tutti i semi, ma se ben nutrito di- viene un arbusto dai grandi rami. Sarà un caso, ma fuori spira ancora un vento molto forte: sembra sia il segno di un ottimo raccolto. che c’è stato l’annuncio ufficiale dell’arrivo del Papa in Corea, anzi pro- prio qui il Pontefice ver- rà a rendere omaggio al grande martire della Chiesa coreana. Stella è di Seoul, ha trentatré anni, è cattolica da due, ed è sposata con un pilota militare, cattoli- co anche lui, anzi è per di TIMOTHY VERDON Tra le arti di cui la Chiesa si è servita per comunicare il mi- stero pasquale un posto di particolare importanza spetta allo spettacolo o al dramma sacro, coltivato nei monasteri d’Euro- pa già prima del mille. Nato dalla liturgia come drammatiz- zazione della Scrittura, ha vissuto un duplice rapporto con le arti figurative, a volte plasmandole, a volte lasciandosi pla- smare da esse. Il dramma sacro medievale nasce dalla Scrittura ma anche, in un certo senso, nella Scrittura, come suggerisce il racconto della Risurrezione in Marco, 16, 1-8. Di fortissima impronta drammatica, questo testo è anche carico d’elementi “teatrali”. Ha un elenco dettagliato dei personaggi, specifica il luogo e il tempo precisi, è fornito di movente, dialogo, sviluppo dell’azione. Culmina nell’annuncio inatteso che il Gesù cerca- to dalle donne «è risorto, non è qui», e si apre poi alla scena seguente, con l’ordine di andare a dire agli altri che Gesù li precede in Galilea. Il testo in un’atmosfera di sacro terrore: le donne tacciono, tremano, fuggono. Rimane solo il silenzio e la scena deserta, illuminata dal sole ormai alto del nuovo «giorno dopo il sabato». A questa più antica e semplice testimonianza della visita al sepolcro gli altri vangeli sinottici aggiungono dettagli spetta- colari. In Matteo la terra è scossa, e il “giovane” diventa un angelo sceso dal cielo, seduto sulla pietra che celava la tom- ba. «Il suo aspetto era come la folgore — si legge — e il suo vestito bianco come la neve» (28, 1-10). Nel vangelo di Luca, le donne sono due, non tre, ma vedono «due uomini, in vesti sfolgoranti» (24, 1-12). In san Giovanni invece, è una scena intensamente personale: al sepolcro va solo la Maddalena e, dapprima almeno, sta lì a piangere senza vedere nessuno, sol- tanto la pietra ribaltata (20, 1). In tutte e quattro le versioni, però, questa scena è cruciale. Dopo il lento, quasi rituale, racconto della passione, morte e sepoltura — quando già il lettore o uditore è ipnotizzato, rive- stito di dolore come chi porta il lutto — a un tratto la veste scura viene strappata, la storia di morte viene interrotta e al levar del sole sfolgora un annuncio incomprensibile, impossi- bile. La tomba, da triste reliquia di una fine, diventa segno di qualcosa che inizia, di una morte subita ma sconfitta, e della vita, impercettibile come l’alba che avanza. L’intera esperienza di fede del cristiano giunge all’apice in questo evento, e non è un caso che il dramma sacro in Occi- dente nasca come tentativo di visualizzarlo come il Nuovo Testamento lo narra. Nei monasteri del X secolo, al termine della terza lezione del mattino del giorno di Pasqua, mentre nella luce ancor debole i cantori eseguivano il responsorio Cum transisset sabbathum, alcuni sacerdoti parati del piviale cominciavano la breve ma serrata scena drammatica, imperso- nando le pie donne davanti al sepolcro. Quid revolvet nobis la- pidem ad hostio monumenti? chiedevano («Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del monumento?»). E un diacono che fa- ceva la parte dell’angelo, stando dietro all’altare, domandava alle “donne”: Quem quaeritis in sepulchro, Christicolae? Esse ri- spondevano: Jesum Nazarenum crucifixum, o Coelicola. Poi il momento da tutti atteso, l’annuncio: Non est hic! Le “donne” allora, tornate sacerdoti, incensavano l’altare- sepolcro, mentre l’angelo comandava: Ite, nuntiate quia surre- xit de sepulchro! Obbedendo, i sacerdoti si rivolgevano ai mo- naci nel coro sotto l’altare, intonando trionfalmente l’antifo- na, Surrexit Dominus de sepulchro, qui pro nobis pependit in li- gno. Alleluja! Infine l’abate veniva davanti all’altare per canta- re il Te Deum mentre le campane squillavano a festa. Si cele- brava allora solennemente la liturgia eucaristica. Questo straordinario rito suggerisce l’intreccio storico tra Scrittura, liturgia e spettacolo. La rappresentazione pittorica dell’evento, nella tavola della Maestà di Duccio, segnala l’esi- stenza di un’analoga tradizione iconografica. Non è facile de- finire il rapporto tra queste diverse realtà, che del resto cam- bia di caso in caso, evolvendosi nel tempo. Ancor prima che esista una cultura teatrale vera e propria, si trovano elementi scenici nella pittura medievale che poi influiranno sullo svi- luppo della scenografia. Questa poi esercita un forte influsso sulla pittura. È meglio non insistere su separate linee di sviluppo ma pensare invece a un’unica storia dell’immagine scenica scatu- rita dalla parola biblica vissuta liturgicamente. Plausibile è l’idea di un’immaginazione o indole scenica che, in un secon- do tempo, con naturalezza, si traduce in espressioni sceniche vere e proprie, le quali a loro volta trasformano la pittura oc- cidentale dai tempi di Giotto in poi. È uno sviluppo a spirale in cui l’esperienza teatrale sembra essersi definita tra questi due poli: la parola, all’origine dell’impulso creativo, e l’imma- gine dipinta o scolpita. Possiamo illustrare la complessità degli influssi reciproci partendo appunto dalla Visitatio sepulchri. Ricostruito nella sua forma tipica circa settant’anni fa, questo rito è documenta- to a partire dal X secolo, quando viene descritto in una perga- mena del monastero di San Gallo (ms. 484). Ebbe una diffu- sione eccezionale, restando in uso fino al XV secolo: si cono- scono più di 220 uffici pasquali che ne contengono versioni. Nel medesimo arco di secoli troviamo lo stesso evento — la visita delle pie donne al sepolcro — illustrato in scultura e pit- tura, dove però sembrano dominare elementi testuali, non scenici: elementi cioè derivanti dalla lettura diretta del testo, la paura delle donne, ad esempio, e la veste “più bianca della neve” dell’angelo. Tende a nascondersi, invece, il retroterra li- turgico, e persino in raffigurazioni coeve ai primi testi del rito l’evento viene trasformato in spettacolo, viene drammatizzato. Mikhail Nestervov, «La tomba vuota» (1889) Scena di battesimo in un epitaffio per un defunto (IV secolo, Aquileia, Museo paleocristiano) Giotto, «Noli me tangere» Giotto, «Il Compianto sul Cristo morto» (1303-1305, Padova, Cappella Scrovegni) La statua di Andrea Taegon a Solmoe
  5. 5. L’OSSERVATORE ROMANOpagina 6 domenica 20 aprile 2014 Davanti al sepolcro vuoto Non è qui È risorto Il patriarca Sako auspica la fine delle violenze nel Paese Per la risurrezione dell’Iraq Jean Guitton, «Gesù appare alla Maddalena» (1970) Elio Toaff e il Centro Simon Wiesenthal sulla canonizzazione dei due pontefici I giusti Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II di INOS BIFFI L’attrattiva dapprima è ancora il se- polcro di Gesù, ormai vivo soltanto nel ricordo e nell’affetto; così inse- gna l’esperienza, che non permette di pensare a una vittoria sulla mor- te. E infatti, ancora avvolta nel buio, «sotto la spinta dell’affetto che arde in lei» (Tommaso d’Aqui- no), illuminata dalle luci della cari- tà, Maria di Magdala si reca a tene- re compagnia al corpo del Signore. La pietra ribaltata e l’assenza della spoglia desiderata non sa suscitare altra convinzione se non quella che «hanno portato via il corpo del Si- gnore» (Giovanni, 20, 13), in un po- sto che non si conosce, ma pur sempre in un luogo della terra. Chi potrebbe immaginare che es- so sia risorto e glorioso alla destra del Padre? Nel posto che unica- mente compete al corpo del Figlio di Dio? L’esperienza offriva dun- que queste evidenze e creava queste certezze; quanto alle Scritture resta- vano chiuse e incomprese. La fede nella risurrezione è laboriosa a na- scere e a radicarsi. Simon Pietro ve- de i segni dell’assenza: le bende per terra e il sudario, il simbolo della morte, piegato a parte, ma non pro- cede oltre: forse è assalito dalla do- manda, è inquieto e perplesso, ma non è detto che abbia oltrepassato i dati e abbia creduto. Riesce a farlo invece l’altro discepolo — «quello che Gesù amava» (Giovanni, 19, 26) — il quale «vide e credette» (Gio- vanni, 20, 8). Egli interpreta e con- nette il senso di quelle bende per terra e di quel sudario a lato: dall’assenza perviene alla presenza. Il corpo di Gesù non è stato porta- to via: è risorto e vivente. Con le apparizioni e la conversa- zione prolungata la fede nel Risorto si diffonderà e costituirà «i testimo- ni prescelti da Dio», che la annun- zieranno al mondo, non quale sug- gestione e soddisfazione di un biso- gno o di un desiderio, ma quale ve- rità assoluta, da cui deriva e dipen- de tutto. La Chiesa è nata come testimo- nianza che Gesù, l’appeso a una croce, «è il giudice dei vivi e dei morti», e che ogni uomo e ogni ge- nerazione lo ritrova, non nella me- moria che tenta di riscattare il tem- po e di rievocare chi è passato e soltanto continua nelle sue tracce, ma nella realtà di chi è il «Signore della vita», vittorioso nel «prodi- gioso duello» contro la morte (Se- quenza Victimae paschali). La risur- rezione del Signore è avvenimento per l’umanità: è vocazione e impe- gno per ognuno. Chi ha ricevuto la grazia di credervi, è chiamato a la- sciarsene trasformare l’esistenza. Pietro presenta questa trasformazio- ne come remissione dei peccati, e quindi liberazione e amicizia con Dio. «Cristo innocente ha riconci- liato col Padre i peccatori» (ibidem): la risurrezione è assoluzione. Ma occorre aderire e affidarsi; occorre lasciarsi perdonare. Il sacro triduo ha svolto la storia di Dio — nell’umiliazione e nell’amore — «per noi uomini e per la nostra sal- vezza». La conclusione di questa storia è la presenza del Risorto che, proprio perché alla destra del Pa- dre, è ora nella prossimità più inti- ma e nella compagnia più vicina per ogni uomo che riconosce: «Cri- sto, mia speranza, è risorto» (ibi- dem). Un cristiano ha già fatto il pas- saggio essenziale alla vita, è già un rinato, nel quale la mortalità è stata superata. Una valutazione che si fermi alle apparenze non trova nell’universo dei segni immediati della gloria di Gesù: tutto in super- ficie sembra scorrere come prima. Anche la nostra vita prosegue le sue connivenze terrene, le sue solidarie- tà quotidiane, dalle cui pieghe non filtra la gloria. E tuttavia l’apparen- za, se non ingannevole, è parziale: lo sa chi ha veramente fede; e può accorgersene chi è disposto a racco- gliere gli indizi della vita rinnovata che si trovano negli autentici cre- denti. Ma questi chi sono? Secondo Paolo sono quelli la cui vita vera «è nascosta con Cristo in Dio» (Colos- sesi, 3, 3). Il contenuto dell’identità cristiana rimane celato per ora ai nostri stessi occhi, eppure sa anima- re tutto; sa unificare le intenzioni, determinare le scelte, suggerire le iniziative, dare sostanza alle aspira- zioni, fissare i termini della ricerca. Un «risorto con Cristo» — così Paolo definisce il cristiano — cerca «le cose di lassù, dove si trova Cristo», pensa «alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Colossesi, 3, 1-2). Dunque un cristiano vive come in uno stato di “alienazione”: non abbandona certo la terra, non la di- sprezza, non la abita con disgusto e disanimazione, e d’altra parte sta già al di là — anche se non local- mente né cronologicamente. Il luo- go e il tempo non sono degli asso- luti; valgono se in essi il cristiano vive la risurrezione e matura la sua libertà in comunione con Gesù glo- rificato. Egli è preso dalla passione di “oltrepassare”. Se in qualche mi- sura noi siamo definiti e connotati dal nostro desiderio, ebbene: «Il nostro desiderio dev’essere teso a Cristo» (Tommaso d’Aquino, Super Ad Colossenses reportatio): nell’esi- stenza quaggiù troviamo “il vuoto” impresso dalla risurrezione di Gesù e dalla nostra conresurrezione, che incessantemente aspiriamo a colma- re. Nessun incidente sarà ormai di tale gravità, per chi ha fede (ma la fede è analoga alla passione del Crocifisso il venerdì santo) da com- promettere l’essenziale garantito dal legame ultraterreno di Chi sta alla destra del Padre, là dove non siamo semplicemente assenti, pur non es- sendo ancora perfettamente presen- ti. Pensa «le cose di lassù», ne ha il sapore — scrive il Dottore Angelico, commentando queste parole di Pao- lo — chi imposta la sua vita a parti- re dalle ragioni della risurrezione e tutto valuta e giudica secondo la sapienza del Risorto. La Chiesa ha trascorso lungo tempo in questi giorni nella celebrazione, al cui ver- tice sta l’intensa e impegnativa ve- glia pasquale. Paolo ammoniva a non celebrare la festa ancora nella corruzione vecchia del peccato, del- la malizia e della perversità: vorreb- be dire che Cristo è risorto come solo per sé, ma non in noi. La festa va celebrata nella sincerità e nella verità (1 Corinzi, 5, 8): allora il rito diventa realtà, passando dal “giuo- co” all’applicazione, e la Pasqua da manducazione puramente sacra- mentale diviene assunzione dello stile e del comportamento nuovo. La Chiesa — dice la preghiera a conclusione dell’assemblea di Pa- squa — è «rinnovata dai sacramenti pasquali» e raggiunta dall’«inesau- ribile forza dell’amore del Padre»; quindi può arrivare «alla gloria del- la risurrezione», ma con le azioni concrete quotidiane che a essa l’av- vicinano. ROMA, 19. «Il giusto delle nazioni Karol Wojtyła è certamente un uo- mo destinato da Dio ad assomigliare maggiormente alla sua immagine. Che il ricordo dei giusti sia di bene- dizione per tutti noi»: in un’intervi- sta all’Adnkronos, il rabbino capo emerito di Roma, Elio Toaff, parla della canonizzazione dell’amico Gio- vanni Paolo II, che si celebrerà, as- sieme a quella di Giovanni XXIII, domenica 27 aprile in piazza San Pietro. «Nella Pasqua ebraica del 1987 — ricorda Toaff — Papa Wojtyła mi scriveva perché mi facessi porta- voce presso la mia comunità dei suoi voti, volti a proseguire insieme, ebrei e cristiani, nel cammino della libertà e della fede nella speranza, con la gioia che è nei cuori durante la grande solennità pasquale. “Ri- cordiamoci in ogni momento della nostra vita — sottolineava Papa Gio- vanni Paolo II — che l’uomo è fatto a immagine di Dio”». Nel Talmud «è scritto che ogni generazione conosce l’avvicendarsi di 36 uomini giusti, dalla cui con- dotta dipendono i destini dell’uomo. Sono questi i giusti delle nazioni, che portano in sé più degli altri — spiega il rabbino — la shekhinah, la presenza di Dio. Sono i giusti che ci indicano la via del bene, avendo de- dicato la loro vita al servizio del prossimo e alla gloria dell’Eterno. Nell’ebraismo, come è noto, non ci sono santi, ma soltanto giusti, e la canonizzazione di un santo è un fat- to interno della Chiesa cristiana. Ma noi ebrei in questo momento voglia- mo sottolineare che niente si attaglia meglio alla figura di Giovanni Paolo II della qualifica di giusto». Per gli ebrei, ha sottolineato Toaff nell’in- tervista, le visite simboliche di Papa Wojtyła alla Sinagoga di Roma, al campo di sterminio di Auschwitz e al Muro occidentale del Tempio a Gerusalemme «hanno segnato come pietre miliari il percorso che egli con coraggio e fermezza ha inteso com- piere come atto di sincero affetto e comprensione nei confronti del po- polo di Israele e di riparazione per le sofferenze e i torti inflittigli nel corso della storia e culminati nella tragedia della Shoah». E Giovanni Paolo II, nel suo testamento, non ha potuto «non ricordare il rabbino di Roma e così numerosi rappresentan- ti delle religioni non cristiane». Alle canonizzazioni del 27 aprile dedica un articolo anche il «Simon Wiesenthal Center» (una delle più grandi organizzazioni internazionali ebraiche per i diritti umani) che si unisce ai cattolici di tutto il mondo nel riconoscere il notevole contribu- to dato alla storia da Papa Roncalli e da Papa Wojtyła. «Gli ebrei ricor- deranno sempre Giovanni XXIII co- me la forza animatrice del concilio Vaticano II, che ha cambiato il mo- do con cui i cattolici hanno guarda- to le altre fedi, specialmente l’ebrai- smo. Il documento Nostra Aetate che ne seguì — osserva il rabbino Yit- zchok Adlerstein, direttore degli Af- fari interreligiosi del Centro Wiesen- thal — ha “staccato la spina” su se- coli di antisemitismo teologico e po- sto i rapporti tra cristiani ed ebrei su un piano di reciproco rispetto». Dal canto suo Giovanni Paolo II, com- menta il rabbino Abraham Cooper, decano associato del Centro, «è di- ventato il primo Papa a visitare una casa di culto ebraico, abbracciando il rabbino capo di Roma Elio Toaff e chiamando gli ebrei “fratelli mag- giori” dei cristiani». Cooper ricorda poi altri due fatti per i quali Papa Wojtyła ha «un posto speciale nel cuore del popolo ebraico»: la sua decisione di stabilire piene relazioni diplomatiche con lo Stato di Israele e, durante la visita a Gerusalemme, il biglietto inserito nel Muro occi- dentale nel quale riconosceva il san- gue ebraico di generazioni versato in nome del cristianesimo, pregando per il perdono. Un gesto che «non sarà mai dimenticato».Il rabbino capo Elio Toaff con Giovanni Paolo II in visita alla Sinagoga di Roma (13 aprile 1986) Il presidente della Federazione luterana e la Pasqua in Terra santa Non facciamo come san Tommaso GERUSALEMME, 19. La speranza e l’auspicio che, un giorno, israeliani e palestinesi possano vivere insieme pacificamente sono stati espressi in un messaggio, diffuso in occasione della Pasqua di Risurrezione, dal presidente della Federazione mon- diale luterana e vescovo della Evan- gelical Lutheran Church in Giorda- nia e Terra Santa, Munib Younan. Nel documento, si evidenzia come «ognuno di noi fondi la propria vi- ta sul dubbio e sul sospetto, pro- prio come san Tommaso. La storia di Tommaso — spiega Younan — continua a essere la nostra storia, il nostro contesto. Si tratta di una storia in cui le persone stanno du- bitando della Risurrezione di Gesù, perché il fatto che ci sia così tanto di sbagliato nel mondo sembra sug- gerire il contrario». Oggi nel Vicino Oriente, si legge nel messaggio, le persone sono pre- se dal dubbio: «Il processo di pace giungerà a buon fine? Quando cammino per le strade della città vecchia di Gerusalemme e ascolto la gente — racconta il presidente della Federazione mondiale lutera- na — sento tanti dubbi e sospetti. Abbiamo giustamente ereditato lo spirito di san Tommaso. A volte sembra che non accada nulla se non violenza, occupazione, oppres- sione, odio, disumanizzazione ed estremismo. Vogliamo un segno tangibile che ciò non è vero. Vo- gliamo sapere che Dio è vivo. A volte ci chiediamo nel nostro dub- bio: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Perché dovrem- mo continuare a vivere in un tale mondo di ingiustizia?». Secondo il vescovo, «lo spirito di san Tommaso tiene il mondo nel suo pugno cinico. Gli argomenti di Tommaso sono ancora validi. In un mondo razionale, la gente vuole la prova, non retorica o vuote promes- se. Colui che ha dubbi guarda le potenze e i principati di questo mondo e si sente privo di speranza. Come si può superare la potenza delle economie ingiuste, il potere di autorità, il potere della forza? Cosa succede alla nostra fede nel Signore risorto di fronte a queste cose nega- tive? Dobbiamo sempre ricordarci che il Signore risorto ha insegnato a Tommaso che, anche se le cose sembrano senza speranza, la risurre- zione è più potente del nostro dub- bio, dei governanti, della violenza, dell’ingiustizia e dell’estremismo. Gesù — conclude Younan — può cambiare il corso della storia in un modo che non ci aspettiamo, per- ché il Dio uno e trino promette di rendere nuove tutte le cose». BAGHDAD, 19. Con l’auspicio che la Pasqua possa porre fine alle violenze in Iraq, il patriarca di Babilonia dei Caldei, sua beatitudine Louis Raphaël I Sako, nel mes- saggio per la solennità ha invitato tutti a far tesoro del- la Settimana santa e del tempo pasquale, augurando che «le celebrazioni della santa Pasqua, Pasqua di ri- surrezione e di vita nuova, mettano fine alla sofferenza del nostro popolo. Nonostante la preoccupante situa- zione in cui viviamo in Iraq — ha sottolineato il pa- triarca caldeo — le celebrazioni della Settimana santa rendono viva la nostra memoria cristiana e ci donano una speranza viva. Gesù è il cuore di questi avveni- menti, il suo corpo distrutto e poi risorto è la forza che ci spinge verso la vita nuova. Anche nei momenti bui, la sua risurrezione sorge come il sole su di noi e sull’umanità». Sako esorta tutti, in questo particolare momento, a esaminare la propria vita e a «scoprire ciò che ci chiede il festeggiato, che è Cristo, a incontrarci nelle nostre chiese e case per festeggiare, pregare, ringraziare, gioire insieme, aiutandoci reciprocamente», e a essere per tut- ti, in ogni situazione, «esempio vivente nella vita co- munitaria attraverso il nostro comportamento, la lealtà, la nostra rinuncia e il nostro amore per rafforzare — ha messo in evidenza il patriarca di Babilonia dei Caldei — l’appartenenza alla patria eliminando la discordia e seminando la speranza. Con questo spirito non si rima- ne nella condizione di sentirsi minacciati, nonostante il nostro numero». Il messaggio di Pasqua offre a sua beatitudine Sako anche l’occasione per sottolineare l’importanza del prossimo appuntamento elettorale al quale è chiamato il Paese, ancora dilaniato dalle violenze settarie: «Dob- biamo partecipare numerosi alle prossime votazioni con spirito di responsabilità», scrive il patriarca, suggeren- do di orientare il consenso elettorale verso «persone qualificate e leali, che si impegnano per il bene della patria e per il suo progresso, puntando sui veri valori della libertà, della dignità e della giustizia sociale». Le elezioni nazionali, in programma il prossimo 30 aprile, dovranno selezionare i trecentoventicinque membri del Parlamento (con cinque seggi riservati ai cristiani) chia- mati a loro volta a eleggere il presidente e il primo mi- nistro. Messaggio del primate della Chiesa ortodossa copta Quella dal peccato è la vera libertà dell’uomo ALESSANDRIA D’EGITTO, 19. «La ve- ra libertà è quella che viene dall’in- timo dell’uomo, la libertà dal pec- cato che è l’unico disastro di questo mondo, come dice san Giovanni Crisostomo. La vera libertà è dun- que quella dell’uomo dal peccato. Perciò la croce è diventata liberatri- ce e riconciliatrice dell’uomo e l’uo- mo si è riconciliato con Dio e, con la risurrezione di Cristo, è entrato in una nuova alleanza con il Signo- re». Lo scrive in un messaggio, in occasione della Pasqua, il primate della Chiesa ortodossa copta e pa- triarca di Alessandria, Teodoro II, il quale sottolinea quanto sia impor- tante questa solennità per i cristiani di tutto il mondo: «La festa di Ri- surrezione è la colonna principale del nostro cristianesimo, della no- stra Chiesa, della nostra predicazio- ne e della nostra vita quotidiana. La Risurrezione di Cristo Signore rappresenta per noi tutto e la sua Croce costituisce per noi la vita nuova che possiamo vivere». Teodoro II ricorda che la Pasqua si celebra quest’anno nello stesso giorno per tutti i cristiani del mon- do: «Aneliamo a unirci nel celebra- re tutte le feste negli stessi giorni, iniziando con la festa della Risurre- zione in modo che abbia una sola data in tutto il mondo. Noi pre- ghiamo e operiamo per questo».

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