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L´ OSSERVATORE ROMANO (23.fev.2014)

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  • 1. Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n. 649004 Copia € 1,00 Copia arretrata € 2,00 L’OSSERVATORE ROMANOGIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLIV n. 44 (46.586) Città del Vaticano domenica 23 febbraio 2014 . y(7HA3J1*QSSKKM(+&!"!?!?!%! Papa Francesco in un concistoro ordinario pubblico tenuto nella basilica vaticana ha creato diciannove cardinali Gesù davanti a noi E ai porporati il Pontefice ha detto che la Chiesa ha bisogno di loro in questo momento di dolore e sofferenza in tanti Paesi del mondo Lunedì e martedì la fiducia in Parlamento Ha giurato il Governo guidato da Matteo Renzi PAGINA 2 Udienza al presidente della Repubblica federativa del Brasile Roma, 22 febbraio 2014 Il Sommo Pontefice Francesco ha tenuto questa mattina, sabato 22 febbraio 2014, nella Basilica Vatica- na, il Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione di nuovi Cardinali, l’imposizione della berretta, la con- segna dell’anello e l’assegnazione del Titolo o della Diaconia. Il Santo Padre è giunto alle ore 11 nella Basilica e ha fatto una breve preghiera davanti alla Confessione. Preso posto sulla Cattedra, ha rice- vuto dal Segretario di Stato Pietro Parolin, primo tra i nuovi Cardinali, un indirizzo di saluto. Quindi il Pa- pa, dopo aver pronunciato l’orazione iniziale e dopo la proclamazione del Vangelo, ha tenuto l’allocuzione. Successivamente ha letto la formula di creazione dei Cardinali procla- mando i loro nomi: — Pietro Parolin, Segretario di Stato; — Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi; — Gerhard Ludwig Müller, Prefet- to della Congregazione per la Dot- trina della Fede; — Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero; — Vincent Gerard Nichols, Arcive- scovo di Westminster (Gran Breta- gna); — Leopoldo José Brenes Solórza- no, Arcivescovo di Managua (Nica- ragua); — Gérald Cyprien Lacroix, I.S.P.X., Arcivescovo di Québec (Canada); — Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan (Costa d’Avorio); — Orani João Tempesta, O.CIST., Arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro (Brasile); — Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve (Ita- lia); — Mario Aurelio Poli, Arcivescovo di Buenos Aires (Argentina); — Andrew Yeom Soo-jung, Arcive- scovo di Seoul (Corea); Ricardo Ezzati Andrello, S.D.B., Arcivescovo di Santiago de Chile (Cile); — Philippe Nakellentuba Oué- draogo, Arcivescovo di Ouagadou- gou (Burkina Faso); — Orlando B. Quevedo, O.M.I., Arcivescovo di Cotabato (Filippine); — Chibly Langlois, Vescovo di Les Cayes (Haiti); — Loris Francesco Capovilla, Arci- vescovo titolare di Mesembria; — Fernando Sebastián Aguilar, C.M.F., Arcivescovo emerito di Pam- plona (Spagna); — Kelvin Edward Felix, Arcivesco- vo emerito di Castries (Saint Lucia). Sono seguite l’imposizione della berretta ai nuovi Cardinali, la conse- gna dell’anello e l’assegnazione a ciascuno di loro del Titolo o della Diaconia. La cerimonia si è conclusa con la Benedizione Apostolica che il Santo Padre ha impartito ai presenti. Svolta in Ucraina mentre si sgretola il potere di Ianukovich Yulia Tymoshenko verso la libertà Il presidente del Consiglio al Quirinale con Giorgio Napolitano (Reuters) I profili biografici PAGINE 4-7 NOSTRE INFORMAZIONI Nella sera di venerdì 21 febbraio, intorno alle ore 19.30, il Santo Pa- dre Francesco ha ricevuto nello Studio presso l’Aula Paolo VI il presidente della Repubblica federa- tiva del Brasile, signora Dilma Rousseff, giunta a Roma per parte- cipare al concistoro in cui viene creato cardinale l’arcivescovo di Rio de Janeiro, Orani João Tempe- sta. Il colloquio è stato ampio e cor- diale e ha dato occasione al Papa di esprimere ancora una volta i suoi sentimenti di affetto e di au- gurio per tutto il popolo brasilia- no. Al termine del colloquio, nell’auletta attigua, il Papa ha salu- tato la delegazione che accompa- gnava la signora Rousseff e ha avu- to luogo lo scambio dei doni. L’in- contro è terminato dopo le 20. Il Santo Padre ha ricevuto in udienza, nel pomeriggio di venerdì 21, Sua Eccellenza la Signora Dilma Rousseff, Presidente della Re- pubblica Federativa del Brasile, e Seguito. Provvista di Chiesa Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Iquique (Cile) Sua Ec- cellenza Reverendissima Monsignor Guillermo Patricio Vera Soto, finora Vescovo di San Juan Bautista de Calama. KIEV, 22. Si sgretola il potere del presidente ucraino, Viktor Ianuko- vich, nonostante il compromesso firmato ieri tra Governo e opposi- zione — grazie alla mediazione dei rappresentanti dell’Unione europea — per cercare di uscire dalla gravis- sima crisi dopo settimane di sangui- nosi scontri di piazza che hanno causato decine di vittime innocenti. Ianukovich, che secondo alcune fonti avrebbe promesso di dare le dimissioni, ha lasciato la capitale e sarebbe a Kharkiv, città al confine con la Russia, da dove parlerà oggi su una televisione locale. Lo ha re- so noto Anna Gherman deputata e consigliera del capo di Stato. Ma, intanto, il Parlamento ha approvato — con 322 voti a favore — la libera- zione immediata dell’ex premier Yulia Tymoshenko, da mesi in car- cere, «in base a una decisione della Corte europea per i diritti dell’Uo- mo», senza quindi dover aspettare la firma del presidente Ianukovich. Uno stretto alleato di Yulia Tymoshenko all’interno del partito Patria, Oleksandr Turcinov, è stato eletto nuovo presidente del Parla- mento e successivamente è stato eletto anche premier ad interim con 314 voti a favore. In mattinata, ave- va rassegnato le dimissioni dalla ca- rica, citando ragioni di salute, l’esponente del Partito delle Regio- ni, Volodimir Rybak. E mentre l’opposizione chiede le dimissioni di Ianukovich, il Parla- mento ha eletto Arsen Avakov, altro stretto alleato della Tymoshenko co- me ministro dell’Interno al posto di Vitaly Zacharchenko, destituito ieri. Il ministero dell’Interno a nuova guida ha fatto sapere che la polizia ucraina «serve il popolo e condivi- de il desiderio di rapidi cambia- menti». E sono almeno 41 i deputa- ti che hanno abbandonato il Partito delle Regioni del presidente ucrai- no. Lo fa sapere l’agenzia di stam- pa Interfax. Ai 28 di ieri se ne sa- rebbero infatti aggiunti 13 oggi. Il gruppo parlamentare fedele al pre- sidente contava prima 205 deputati su 450. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e quello russo, Vladimir Putin, hanno nel frattem- po concordato sulla necessità di «attuare rapidamente l’accordo po- litico raggiunto a Kiev». Lo ha reso noto oggi la Casa Bianca riportan- do il contenuto di una telefonata durata circa un’ora fra i due capi di Stato. Durante lo scambio di vedu- te Obama e Putin hanno peraltro sottolineato «l’importanza di stabi- lizzare la situazione economica, av- viare le riforme necessarie e fare in modo che tutte le parti si astengano da ulteriori violenze». D’altra parte, preoccupato dal futuro dell’Ucrai- na, il Cremlino ha deciso di conge- lare i due miliardi di dollari di aiuti promessi a Kiev in queste ore. «La Chiesa ha bisogno di voi, della vostra collaborazione, della vostra comunione con me e tra voi, del vostro coraggio, della vostra preghiera, della vostra compassione». Ha bi- sogno di «uomini di pace», affinché «invo- chiamo la pace e la riconciliazione per i po- poli che in questi tempi sono provati dalla violenza e dalla guerra». Nel giorno in cui ha creato diciannove car- dinali — alla significativa presenza del suo predecessore Benedetto XVI — Papa Francesco è tornato a manifestare preoccupazione per le tragedie che continuano a martoriare intere popolazioni nel mondo e ha chiesto ancora preghiere. Ai nuovi membri del collegio cardi- nalizio, ricordando la missione che Cristo ha affidato ai suoi discepoli — «camminare dietro a lui» sulla «strada della croce» — ha indicato le necessità della Chiesa in questi tempi se- gnati da dolore e sofferenza. Nell’allocuzione pronunciata questa matti- na, sabato 22 febbraio, nel concistoro ordina- rio pubblico svoltosi nella basilica di San Pietro, il Pontefice ha ricordato che Gesù «non è venuto a insegnare una filosofia, un’ideologia» ma «una via». E agli apostoli ha proposto di percorrerla insieme a lui, di seguirlo. Oggi, ha fatto notare il Papa, abbiamo un vantaggio rispetto ai discepoli perché sappia- mo «che Gesù ha vinto». Dunque «non dobbiamo aver paura della Croce». Anche se siamo peccatori e «esposti alla tentazione di pensare alla maniera degli uomini e non di Dio». E quando si pensa in modo mondano la conseguenza — ha messo in guardia il Pontefice — è che «prevale la mentalità del mondo, subentrano le rivalità, le invidie, le fazioni». Poi il Papa ha espresso vicinanza alle co- munità e a tutti i cristiani che soffrono discri- minazioni e persecuzioni. «Dobbiamo lottare contro ogni discriminazione» ha esortato. «Lasciamoci convocare» da Gesù, ha ripetuto infine, «in mezzo al popolo fedele, al santo popolo di Dio, alla santa madre Chiesa». PAGINA 8
  • 2. L’OSSERVATORE ROMANOpagina 2 domenica 23 febbraio 2014 L’OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt 00120 Città del Vaticano ornet@ossrom.va http://www.osservatoreromano.va GIOVANNI MARIA VIAN direttore responsabile Carlo Di Cicco vicedirettore Piero Di Domenicantonio caporedattore Gaetano Vallini segretario di redazione TIPOGRAFIA VATICANA EDITRICE L’OSSERVATORE ROMANO don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Segreteria di redazione telefono 06 698 83461, 06 698 84442 fax 06 698 83675 segreteria@ossrom.va Servizio vaticano: vaticano@ossrom.va Servizio internazionale: internazionale@ossrom.va Servizio culturale: cultura@ossrom.va Servizio religioso: religione@ossrom.va Servizio fotografico: telefono 06 698 84797, fax 06 698 84998 photo@ossrom.va www.photo.va Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale € 99; annuale € 198 Europa: € 410; $ 605 Africa, Asia, America Latina: € 450; $ 665 America Nord, Oceania: € 500; $ 740 Abbonamenti e diffusione (dalle 8 alle 15.30): telefono 06 698 99480, 06 698 99483 fax 06 69885164, 06 698 82818, info@ossrom.va diffusione@ossrom.va Necrologie: telefono 06 698 83461, fax 06 698 83675 Concessionaria di pubblicità Il Sole 24 Ore S.p.A System Comunicazione Pubblicitaria Alfonso Dell’Erario, direttore generale Romano Ruosi, vicedirettore generale Sede legale Via Monte Rosa 91, 20149 Milano telefono 02 30221/3003, fax 02 30223214 segreteriadirezionesystem@ilsole24ore.com Aziende promotrici della diffusione de «L’Osservatore Romano» Intesa San Paolo Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Banca Carige Società Cattolica di Assicurazione Credito Valtellinese Accuse della missione delle Nazioni Unite ai ribelli Stragi di civili in Sud Sudan Anche la matrice etnica tra le componenti del conflitto Lunedì e martedì la fiducia in Parlamento Ha giurato il Governo guidato da Matteo Renzi JUBA, 22. Drammatiche testimonian- ze sono state raccolte dalla Minuss, la missione dell’Onu in Sud Sudan, su stragi di civili, compresi bambini, da parte delle forze ribelli che fanno riferimento all’ex vicepresidente Rijek Machar, insorte a metà dello scorso dicembre contro il Governo del presidente Salva Kiir Mayardit. Le accuse, delle quali secondo la Minuss ci sono riscontri, riguardano soprattutto la città di Malakal, la ca- pitale dello Stato petrolifero dell’Al- to Nilo, dove si sono riaccesi i com- battimenti negli ultimi giorni, vanifi- cando il già fragile accordo di tregua del mese scorso. In un comunicato diffuso ieri si afferma che reparti ri- belli vi hanno ucciso non meno di una ventina di persone. Il comunica- to aggiunge che due bambini sono stati uccisi fuori dal perimetro della base dell’Onu a Malakal, dove han- no trovato rifugio circa mille civili. Secondo la Minuss, le uccisioni hanno avuto connotazione anche se non soprattutto etnica. Anche questa componente, infatti, concorre alla guerra civile scoppiata in Sud Su- dan. Le forze militari rimaste fedeli al Governo sono formate in massima parte da appartenenti all’etnia mag- gioritaria dinka, quella di Salva Kiir Mayardit, mentre i soldati ribelli so- no soprattutto di etnia nuer, quella di Rijek Machar. Gli osservatori più attenti sanno bene che il conflitto esploso in Sud Sudan, il più giovane Stato del mondo, diventato indipendente dal Sudan nel luglio 2011, è soprattutto una questione di spartizione del po- tere, il che nel caso specifico signifi- ca essenzialmente controllo sul pe- trolio. Non a caso, nei negoziati avviati ad Addis Abeba per iniziativa dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad), alla mediazione dell’Igad stessa si è subito affiancata quella dell’Unione africana e, per la prima volta nella storia del continen- te, quella della Cina, principale ac- quirente del petrolio sudsudanese La lotta per il potere e per il con- trollo delle risorse, come spesso ac- cade in Africa, s’innesta però anche in Sud Sudan su contrasti etnici mai sopiti. I rapporti tra le due etnie era- no stati molto tesi in passato, ma sembravano essere stati messi da parte nella comune militanza nell’ul- traventennale conflitto delle popola- zioni sudsudanesi con Khartoum. Né la componente etnica era sem- brata motivo di scontro nei sei anni e mezzo trascorsi tra l’Accordo gene- rale di pace che mise fine a quel conflitto, il 9 gennaio 2005, e la di- chiarazione d’indipendenza sudsuda- nese del 9 luglio 2011. Anche negli ultimi anni non erano erano mancati scontri su basi etniche, in particolare nello Stato dello Jonglei, ma i pro- blemi sudsudanesi erano sempre sta- ti più esterni che interni, soprattutto per le irrisolte questioni con Khar- toum. Ora, invece, le tensioni inter- ne sono esplose in un conflitto che minaccia la tenuta stessa del giova- nissimo Stato. Bambini sin un campo profughi nei pressi di Juba (Reuters) L’Eta e il disarmo controverso Mentre si discute l’abbassamento dell’età pensionabile Diventa più vecchio il mondo del lavoro tedesco MADRID, 22. La commissione in- ternazionale di verifica (Civ) del cessate il fuoco dell’Eta ha an- nunciato ieri a Bilbao che l’or- ganizzazione secessionista basca ha posto fuori uso una «quanti- tà dettagliata» di armi, munizio- ni ed esplosivi. La commissione ha espresso fiducia sul fatto che si tratti di «un passo significati- vo e credibile» verso un disarmo definitivo del gruppo. La stam- pa spagnola ha però liquidato il processo di disarmo annunciato dai separatisti baschi come una «farsa», definendolo «insignifi- cante». La verifica era stata chiesta in modo informale dalla stessa Eta nell’aprile del 2013 al- la Civ, organismo che peraltro non è riconosciuto dal Governo di Madrid. L’organizzazione ter- rorista basca — colpevole di ol- tre 800 morti e migliaia di feriti in più di quarant'anni di violen- ze — aveva annunciato la rinun- cia alla lotta armata e il cessate il fuoco unilaterale nell’ottobre del 2011 e da allora non ha più commesso attentati. Quattordici morti nell’attacco al palazzo presidenziale Mogadiscio torna campo di battaglia I relitti delle autobombe usate durante l’attacco (LaPresse/Ap) Si profila a Bangui il rafforzamento delle truppe internazionali BANGUI, 22. Si profila in tempi relativamente brevi il rafforza- mento delle truppe internazionali a Bangui e nel resto della Repub- blica Centroafricana. Fonti diplo- matiche concordi, riferiscono che il Consiglio di sicurezza dell’Onu accoglierà nei prossimi giorni la richiesta del segretario generale, Ban Ki-moon, di inviare altri tre- mila uomini, fra soldati e poli- ziotti, a Bangui, con l’incarico di ristabilire l’ordine e proteggere i civili, e soprattutto, di dotarli di mezzi aerei per potersi spostare più facilmente lungo un vasto ter- ritorio. Si tratta di una misura d’urgenza, in vista dell’invio di una vera e propria missione di ca- schi blu, il cui lancio a livello bu- rocratico e logistico richiederà in ogni caso dei mesi. Alla stessa logica risponde l’ap- pello fatto ieri dalla presidente ad interim centroafricana, Catherine Samba-Panza, affinché la Francia mantenga il suo contingente nel Paese. L’Aif sigla memorandum di intesa con le controparti australiana e cipriota Per contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo MOGADISCIO, 22. La capitale so- mala Mogadiscio torna campo di battaglia e vengono ulteriormente compromesse le prospettive di re- stituire alla pace un Paese in cui la guerra civile si protrae, sia pure con fasi di diversa intensità, da bel oltre vent’anni. Né la situazione sembra sostanzialmente cambiata nei diciotto mesi seguiti alla fine formale della transizione dichiarata dalla comunità internazionale. L’at- tacco sferrato ieri contro il palazzo presidenziale a Mogadiscio, che se- condo le ultime notizie ufficiali ha provocato 14 morti e che è stato ri- vendicato dai ribelli islamici di al Shabaab, conferma un quadro di instabilità e di incertezza. Il presi- dente Hassan Mohamoud, rimasto illeso, ha dichiarato che la situazio- ne è tornata sotto controllo e che «atti odiosi come questo non fa- ranno arretrare il Governo dal suo intento di ricostruire il Paese, dopo anni di conflitto». Tuttavia, a giudizio di molti os- servatori, il conflitto è tutt’altro che concluso e sembra, anzi, entrato in una fase di riacuita intensità. Al Shabaab era stata data per scon- fitta dopo essere stata costretta a ritirarsi da Chisimaio, sua princi- pale roccaforte, da un’offensiva dell’Amisom, la missione dell’Onu in Somalia nella quale erano state incorporate le truppe kenyane in precedenza entrate nel Paese per una loro missione autonoma. Ma da allora il gruppo ribelle ha più volte dimostrato di avere ancora un forte radicamento nel Paese e di mantenere intatta la sua capacità di colpire, in patria e all’estero, sia con attentati sia con azioni di guer- riglia contro obiettivi governativi e contro le stesse forze dell’Amisom. BERLINO, 22. Nella Germania che in questi giorni discute sull’età pensio- nabile (la grande coalizione, con un clamoroso dietrofront, vuole abbas- sarla a 63, dopo aver fatto da esem- pio a tutta Europa con la riforma che la portava a 67) aumentano significa- tivamente i lavoratori over 60. Nel 2012, secondo l’ufficio federale di Statistica, il numero di lavoratori di età compresa fra i 60 e i 64 anni ha toccato i 2,35 milioni. Dieci anni pri- ma erano appena 1,39 milioni. All’origine di questo consistente cambiamento di tendenza, spiega lo stesso ufficio, anche la legge che ha messo un freno ai prepensionamenti. Significativo anche il dato sulla di- soccupazione nella terza età: ridotta dal 9,5 per cento di dieci anni fa, al 6,4 per cento. E secondo le statisti- che sono soprattutto le donne in età avanzata a restare attive sul mercato del lavoro. La tendenza è visibile an- che su un altro fronte: nel 2012 il 40,9 per cento delle persone fra i 60 e i 64 anni ha avuto o cercato un la- voro; dieci anni prima la quota era ferma al 16,4 per cento. In dieci anni, dunque, la presenza degli over 60 nel mercato del lavoro è quasi raddoppiata. E i tedeschi vanno complessivamente più tardi in pensione: l’età media dei pensiona- menti nel 2011 è stata 61,1, dieci anni prima fu 59,3. Il segnale sulla profon- da trasformazione della locomotiva d’Europa, arriva nel momento in cui il Governo di Angela Merkel e Sigmar Gabriel si accinge a riformare il sistema pensionistico ancora una volta, portando a 63 anni l’età pen- sionabile per chi abbia versato 45 an- ni di contributi. Una iniziativa voluta dai socialdemocratici, e fortemente criticata proprio da un ex cancelliere dell’Spd come Gerhard Schröder, che nei giorni scorsi ha attaccato dura- mente il Governo attuale. ROMA, 22. Il nuovo Governo italia- no guidato da Matteo Renzi ha giurato questa mattina in Quirinale nelle mani del presidente della Re- pubblica Giorgio Napolitano. Ren- zi aveva sciolto la riserva e presen- tato la lista dei ministri nella tarda serata di venerdì, dopo circa due ore e mezza di colloquio e lavoro con lo stesso capo dello Stato. L’Esecutivo — che si presenterà in Senato lunedì e alla Camera martedì per il voto di fiducia — si caratterizza per la novità molto po- sitiva della presenza, su sedici mi- nistri, di otto donne (tre senza por- tafoglio), e per l’età media, di 48 anni. Agli Esteri andrà Federica Mogherini (Partito democratico, Pd), all’Interno Angelino Alfano (Nuovo centrodestra, Ncd), alla Giustizia Andrea Orlando (Pd), al- la Difesa Roberta Pinotti (Pd), all’Economia Pier Carlo Padoan, allo Sviluppo economico Federica Guidi, all’Agricoltura Maurizio Martina (Pd), all’Ambiente Gian Luca Galletti (Unione di centro), alle Infrastrutture e Trasporti Mau- rizio Lupi (Ncd), al Lavoro Giulia- no Poletti, all’Istruzione e ricerca scientifica Stefania Giannini (Scelta civica), ai Beni Culturali e Turismo Dario Franceschini (Pd), alla Salu- te Beatrice Lorenzin (Ncd), alle Ri- forme e Rapporti con il Parlamen- to Maria Elena Boschi (Pd), alla Semplificazione e Pubblica ammi- nistrazione Marianna Madia (Pd), agli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta (Pd). Eliminata la figura del vicepresi- dente del Consiglio, sarà Graziano Delrio (Pd) il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei mini- stri. Sono quindi otto i ministri del Pd, tre quelli dell’Ncd, uno di Scelta civica, uno dell’Udc, tre i “tecnici”. Dopo aver giurato in Quirinale e dopo il passaggio delle consegne a Palazzo Chigi il nuovo Esecutivo si è riunito nel primo consiglio dei ministri. Il nuovo Governo è nato dun- que rispettando le scadenze stabili- te. Dopo la presentazione della li- sta dei ministri da parte del presi- dente del Consiglio, Napolitano si è intrattenuto brevemente con in giornalisti: «Direi che l’impronta del presidente Matteo Renzi, che è chiamato a guidare il Governo — ha detto — risulta evidente nei mol- ti nomi nuovi chiamati ad assume- re per la prima volta il ruolo di mi- nistri della Repubblica». E ha pre- cisato che il colloquio con Renzi si è tenuto in un clima «di serena collaborazione istituzionale» e che non c’è stato alcun «braccio di fer- ro» circa i nomi scelti. Anche Renzi, al termine del col- loquio di venerdì sera al Quirinale, si è intrattenuto con i giornalisti: «È normale che dovendo fare un governo di quattro anni si possano impiegare due ore e mezzo», ha detto riferendosi alla durata dell’in- contro con Napolitano, aggiungen- do che si è trattato di «due ore e mezzo di messa a punto che sono state bene investite». E ha conclu- so: «In questa vicenda, per come sono andate le cose molti di noi si giocano la faccia, e la faccia è mol- to più importante della carriera». Intesa in Islanda contro il progetto di adesione all’Ue REYKJAVÍK, 22. I due partiti eu- roscettici al Governo in Islanda hanno raggiunto un accordo su un progetto di legge che chiede all’Esecutivo di «ritirare la can- didatura per una adesione all’Unione europea». Lo ha an- nunciato ieri il Governo. Il Par- tito del progresso (centro) e dell’Indipendenza (destra) si so- no messi d’accordo per l’abban- dono della richiesta di adesione depositata dal Paese nel 2010. «Questo progetto di legge sa- rà di mia responsabilità — ha detto il ministro degli Esteri Gunnar Bragi Sveinsson —. Era stato il ministero degli Esteri a presentare la candidatura, è quindi naturale che sia io a pre- sentare il progetto per ritirarlo». I lavori per il negoziato con l’Ue erano già stati sospesi dall’inizio della campagna elet- torale per il voto del 2013. L’Autorità di Informazione Finan- ziaria (Aif) della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, ha firmato venerdì 21 febbraio un Me- morandum d’intesa con l’Australian Transaction Reports and Analysis Centre (Austrac), la sua contropar- te australiana. Precedentemente, in questa stessa settimana, in occasio- ne dell’incontro dell’Egmont Wor- king Group a Budapest, era stato firmato un Memorandum d’intesa con l’Unità di informazione finan- ziaria della Repubblica di Cipro, l’Unità per la Lotta contro il Rici- claggio di Denaro (Mokas). I due Memorandum sono stati firmati da René Brülhart, Direttore dell’Aif. Un Memorandum d’intesa è lo strumento standard per formalizza- re la cooperazione e lo scambio di informazione finanziaria per la lot- ta contro il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo at- traverso le frontiere e viene firmato dalle autorità competenti dei due Paesi interessati. Esso è basato sul modello di Memorandum d’intesa preparato dall’Egmont Group, l’or- ganizzazione globale delle Unità d’informazione finanziaria naziona- li, e contiene clausole sulla recipro- cità, gli usi permessi di informazio- ni e confidenzialità. «Questi nuovi Memorandum rafforzano l’inserimento dell’Aif nel quadro internazionale e rappresen- tano un forte impegno della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano nella iniziativa a livello globale nella lotta contro il riciclag- gio di denaro e il finanziamento del terrorismo» ha dichiarato il Di- rettore dell’Aif Rene Brülhart. «Questa firma sottolinea le fruttuo- se relazioni con le nostre contro- parti internazionali e favorisce i no- stri sforzi congiunti». L’Aif è divenuta membro del- l’Egmont Group nel luglio del 2013. Essa ha firmato Memoran- dum d’intesa e coopera con le Uni- tà d’informazione finanziaria di Stati Uniti, Belgio, Italia, Spagna, Slovenia, Olanda e Germania. Si prevede che nuovi Memorandum vengano firmati nelle prossime set- timane. L’Aif è stata istituita nel 2010 ed è l’Autorità competente della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano per la lotta con- tro il riciclaggio del denaro e il fi- nanziamento del terrorismo.
  • 3. L’OSSERVATORE ROMANOdomenica 23 febbraio 2014 pagina 3 Ancora proteste a Caracas Maduro chiama Obama al dialogo WASHINGTON, 22. Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha invitato al dialogo il presidente statunitense, Barack Obama, per risolvere i problemi tra i due Pae- si. «Chiedo un dialogo con lei presidente Obama», ha detto ieri Maduro nel corso di una confe- renza stampa al palazzo di Mira- flores, sede ufficiale del Governo del Venezuela, aggiungendo di es- sere disposto a rinominare un am- basciatore a Washington, pochi giorni dopo l’espulsione dal Vene- zuela di tre funzionari americani. «Accetti la sfida — ha aggiunto — iniziamo un dialogo di alto li- vello e mettiamo la verità sul tavo- lo». Per questo incontro, ha sug- gerito Maduro, «può designare il segretario di Stato John Kerry o chiunque voglia e io manderò il mio ministro degli Esteri». Allo stesso tempo, il presidente vene- zuelano ha accusato l’Amministra- zione Obama di non avere mante- nuto l’impegno di non «interferire con gli affari venezuelani». In precedenza il segretario di Stato americano, John Kerry, ave- va condannato l’uso della forza in Venezuela da parte dell’Esecutivo contro i manifestanti che conti- nuano le proteste antigovernative a Caracas e in altre zone del Pae- se. «L’uso della forza da parte del Governo e l’intimidazione giudi- ziaria contro i cittadini che eserci- tano i loro diritti legittimi a mani- festare è inaccettabile e servirà so- lo ad aumentare i rischi di violen- za», aveva affermato Kerry. «La soluzione ai problemi del Vene- zuela — aveva aggiunto il capo della diplomazia statunitense — può essere trovata solo attraverso il dialogo con tutti i venezuelani, attraverso un libero scambio di opinioni in un clima di rispetto reciproco». Anche l’alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza co- mune dell’Ue, Catherine Ashton, ha condannato l’uso della violenza «da tutte le parti in causa in Ve- nezuela» e ha rivolto un appello al presidente Nicolás Maduro e all’opposizione affinché si impe- gnino «in un dialogo globale». Ma nel Paese la tensione resta alta. Mentre si moltiplicano le de- nunce dei manifestanti contro la polizia, per violenze e aggressioni, la Cnn fa anche sapere che alla sua corrispondente Osmary Her- nández, nonché alla conduttrice Patricia Janiot e al reporter di Cnn International Rafael Romo, è stato revocato il permesso di sog- giorno. Anche il canale internazio- nale tedesco Deutsche Welle ha reso noto oggi che il lavoro dei suoi giornalisti nel Paese è ostaco- lato. Le proteste in Venezuela so- no iniziate nove giorni fa e hanno già fatto registrare un bilancio di otto morti, 134 feriti e centinaia di persone arrestate. Una famiglia di Aleppo dopo un bombardamento (Afp) Si allenta l’irrigidimento diplomatico tra Stati Uniti e Russia L’Onu chiede garanzie per i profughi siriani DAMASCO, 22. L’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha rivolto ieri un appello agli Stati affinché di fronte alla crisi in Siria assumano impegni per il reinsediamento e altre forme di ammissione di centomila rifugiati tra il 2015 e il 2016. Il reinsediamento, una forma di accoglienza con speciali garanzie di protezio- ne, è una misura prevista per un numero relativa- mente esiguo di rifugiati ritenuti particolarmente a rischio nei Paesi di primo asilo. Già in passato, l’Unhcr aveva chiesto a Stati terzi di fornire accoglienza per trentamila rifugiati siriani, tra quelli che si trovano in condizioni di maggiore vulnerabilità, attraverso il reinsediamen- to o altre forme di ammissione entro la fine di quest’anno. Finora venti Governi, in particolare quello della Germania, hanno messo a disposizio- ne oltre 18.800 posti. L’Unhcr ritiene che questo obiettivo dei trentamila siriani inseriti in Paesi di- versi da quelli dove sono arrivati sarà conseguito entro la fine dell’anno, soprattutto grazie a una già annunciata disponibilità in questo senso da parte degli Stati Uniti. Dallo scoppio del conflitto, sono fuggite dalle Siria quasi due milioni e mezzo di persone, che nella quasi totalità si trovano attualmente in cin- que Paesi di primo asilo. Quello che ne ospita di più è il Libano, dove sfiorano il milione. L’Unhcr ne assiste poi 613.000 in Turchia, 574.000 in Gior- dania, 223.000 in Iraq e 134.000 in Egitto. Nel frattempo, sembra allentarsi l’irrigidimento delle diplomazie internazionali seguito alla con- clusione senza esito, la scorsa settimana, della se- conda tornata dei colloqui alla conferenza Gine- vra 2, sebbene si attenda ancora che venga fissata la data per la ripresa delle trattative. Negli ultimi giorni si erano accentuate le polemiche tra Stati Uniti e loro alleati nei confronti non solo del Go- verno di Damasco, ma anche di quello di Mosca. Toni diversi sembrano esserci stati ieri, invece, in un colloquio telefonico tra il presidente statuni- tense, Barack Obama, e quello russo, Vladimir Putin. Il colloquio era incentrato soprattutto sulla crisi in atto in Ucraina, ma la Casa Bianca ha specificato che Obama e Putin hanno parlato a lungo anche della questione siriana. In particola- re, i due hanno discusso dell’importanza degli sforzi per arrivare a una soluzione politica del conflitto siriano, della necessità che il Governo di Damasco mantenga i propri impegni sul pro- gramma di distruzione delle armi chimiche, dei timori sulla crisi umanitaria e della necessità di una risoluzione del Consiglio di sicurezza su que- sto tema. Vertice intergovernativo tra Israele e Germania TEL AVIV, 22. Il cancelliere tede- sco, Angela Merkel, sarà lunedì nel Paese per il vertice intergover- nativo Israele-Germania. Si tratta del quinto incontro di alto livello tra i due Paesi. L’ultimo si era te- nuto in Germania, a dicembre del 2012. Nella fitta agenda del cancellie- re, che incontrerà anche il primo ministro, Benjamin Netanyahu, vi saranno i temi del processo di pa- ce e degli insediamenti in Cisgior- dania. Temi delicati, sui quali vi sono state tensioni a causa delle critiche tedesche agli insediamenti e dell’astensione di Berlino quan- do l’assemblea generale dell’Onu ha riconosciuto lo Stato palestine- se, nel dicembre del 2012. Il portavoce del cancelliere, Steffen Seibert, ha tuttavia voluto sottolineare come la visita della delegazione del Governo tedesco s’inserisca in un rapporto speciale, amichevole e sempre più stretto fra i due Paesi. Il prossimo anno, Israele e Germania festeggeranno cinquant’anni di relazioni diplo- matiche. Durante la visita, il presi- dente israeliano, Shimon Peres, consegnerà ad Angela Merkel la medaglia presidenziale di Distin- zione, massima onorificenza civile, in riconoscimento dell’impegno del cancelliere per la sicurezza d’Israele. Mercoledì si vota in cinque regioni della Libia TRIPOLI, 22. Nella roccaforte dei fondamentalisti islamici a Derna e in altre zone del Paese, dopo gli attacchi ai seggi elettorali, merco- ledì si tornerà a votare per la co- stituente. La decisione della com- missione elettorale è stata dettata dalle violenze che hanno impedito alla popolazione di recarsi alle ur- ne. Il presidente della commissio- ne elettorale, Nuri Al Abbar, ha spiegato che quanti sono stati pri- vati del diritto di voto per gli at- tentati e le violenze a Derna, Se- bha, Oubari, Murzak e Kufra po- tranno esprimere la loro preferen- za mercoledì. Solo un terzo dei 3,4 milioni di libici aventi diritto si è iscritto nelle liste, contro gli oltre 2,7 milioni delle legislative del luglio 2012. Finora il 45 per cento dei libici si è recato alle ur- ne. L’alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza co- mune dell’Unione europea, Cathe- rine Ashton, ha ieri sera sottoli- neato che i 58 membri dell’Assem- blea costituente libica «avranno una grande responsabilità» e do- vranno «proteggere e promuovere i diritti di tutta la popolazione e cercare attivamente il dialogo an- che con coloro che non partecipe- ranno alle elezioni». A Pechino fabbriche chiuse per inquinamento La cappa di smog che incombe sulla capitale cinese (Reuters) Cooperazione tra Cuba e Messico CITTÀ DEL MESSICO, 22. Ha preso il via oggi a Città del Messico il quattordicesimo vertice interparla- mentare tra Messico e Cuba, con l’obiettivo di rafforzare gli scambi commerciali, le relazioni economi- che, culturali e di migrazione, ol- tre a intensificare la cooperazione per lo sviluppo bilaterale. Nel suo discorso di apertura, il presidente della Camera dei depu- tati messicana, Ricardo Anaya, ha detto che l’incontro ha enormi aspettative, «per costruire accordi per il bene dei nostri popoli». A sua volta, il presidente del Parlamento cubano, Esteban Lazo Hernández, ha parlato del rilancio delle relazioni, soprattutto dopo il riavvicinamento che c’è stato tra i due Governi, facendo riferimento a una recente visita all’Avana del presidente messicano, Enrique Peña Nieto. Lazo Hernández ha poi lodato il sostegno del Con- gresso messicano, che ha respinto il blocco economico degli Stati Uniti contro Cuba. Al via a Sydney la riunione dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali Convergenza di vedute al G20 SYDNEY, 22. È iniziata oggi a Syd- ney, in Australia, la riunione dei mi- nistri delle Finanze e dei governato- ri delle banche centrali delle venti maggiori economie mondiali, il co- siddetto G20. Sul tavolo, la fragilità della ripre- sa in un contesto di economia glo- bale che resta sotto il suo potenzia- le, tra pericolosi squilibri nelle eco- nomie emergenti e rischi di deflazio- ne, soprattutto in Europa. L’appuntamento di Sydney — l’Australia detiene la presidenza di turno del gruppo delle venti econo- mie più grandi — segna l’esordio sulla scena internazionale del neo- presidente della Federal Reserve, Ja- net Yellen, chiamata a rispondere anche alle critiche dei Paesi emer- genti sul ritiro degli stimoli moneta- ri e dell’Europa sulla scelta unilate- rale statunitense di imporre norme più severe sulle banche estere. In apertura dei lavori, il tesoriere australiano, Joe Hockey, ha propo- sto di stabilire un target per la cre- scita dei Paesi più avanzati nei pros- simi cinque anni, invitando le ban- che centrali a coordinare le loro po- litiche per evitare sorprese e conte- nere un’eccessiva volatilità dei mer- cati, specie nei Paesi emergenti. La proposta è stata accolta positi- vamente dal ministro francese delle Finanze, Pierre Moscovici, che l’ha definita «non irrealistica». Secondo fonti interne al G20, la Germania ha ritirato la sua opposizione al target, poiché non impone obiettivi ai sin- goli Paesi, anche se il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha comunque definito problematica la definizione esatta di obiettivi quantitativi. La proposta di Hockey ricalca un documento del Fondo monetario in- ternazionale (Fmi), secondo il quale le riforme strutturali potrebbero ga- rantire un incremento dello 0,5 della crescita economica l’anno per i pros- simi cinque anni. L’Fmi prevede una crescita globale del 3,75 per cento nel 2014 e del 4 per cento nel 2015. Nodo ancor più delicato è quello della politica monetaria, che deve essere calibrata e comunicata chiara- mente. Una raccomandazione que- sta, che giunge da Sydney per cer- care di allentare le tensioni fra Stati Uniti e Paesi emergenti. Questi ulti- mo criticano infatti la decisione del- la Fed di ridurre le iniezioni di li- quidità a sostegno dell’economia, innescando una pericolosa fuga di capitali dai loro mercati. Rientra la protesta dei contadini thailandesi BANGKOK, 22. Marcia indietro della nutrita colonna di automezzi degli agricoltori, che minacciava di arri- vare ieri a Bangkok per costringere il Governo a pagare gli arretrati ai risicoltori. Oltre diecimila contadini si erano messi in viaggio dalle pro- vince centrali e settentrionali come strumento di pressione finale per ottenere quanto dovuto. La protesta nasce dopo l’acquisto da parte governativa del riso a un prezzo di almeno il 50 per cento superiore a quello di mercato, che — dopo avere provocato una voragi- ne nelle casse pubbliche, in conco- mitanza con la crisi politica — im- pedisce il pagamento ai contadini. Colloqui con rappresentanti del Puea Thai, partito di maggioranza governativa, che la maggior parte degli agricoltori ha votato e soste- nuto prima dei recenti sviluppi, hanno convinto i dimostranti a tor- nare nelle province di provenienza, in cambio della promessa di un pa- gamento in tempi brevi. Il dietrofront della marcia rap- presenta un alleggerimento solo momentaneo per il Governo guida- to da Yingluck Shinawatra, in grave difficoltà su più fronti. PECHINO, 22. Le autorità di Pechi- no hanno ordinato la chiusura — o la riduzione delle attività — a oltre cento fabbriche, dopo avere innal- zato ieri al grado arancione, il se- condo più alto, l’allarme inquina- mento nella capitale. Sono 36 le fabbriche chiuse com- pletamente, mentre a 75 è stato chiesto di ridurre la produzione. Si tratta del primo allarme inqui- namento emesso dalle autorità della capitale dopo l’entrata in funzione del nuovo sistema di allerta, che considera il livello arancione quan- do il tasso di particolato con un diametro inferiore ai 2.5 micron (il più pericoloso, perché si insinua negli organi interni) supera i 250 microgrammi per metro cubo. Il limite massimo stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità è di trenta microgrammi. Nei giorni scorsi a Pechino si è arrivati anche a trecento. Oltre al taglio della produzione e allo stop dato ad alcune fabbriche, le autorità di Pechino hanno chiesto ai cittadini — soprattutto bambini e anziani — di non uscire di casa, o comunque di limitare le attività all’aperto.
  • 4. pagina 4 domenica 23 febbraio 2014 L’OSSERVATORE ROMANO domenica 23 febbraio 2014 pagina 5 I cardinali creati da Papa Francesco Pubblichiamo le biografie dei diciannove porporati creati da Papa Francesco du- rante il concistoro ordinario pubblico te- nutosi sabato mattina, 22 febbraio, nel- la basilica Vaticana. L’ordine seguito è quello dato dal Papa durante l’Angelus di domenica 12 gennaio. Pietro Parolin segretario di Stato Nella delicata missione di primo e diretto collaboratore del Pontefice il cardinale Pietro Parolin è stato chia- mato a portare la sua esperienza di- plomatica — maturata nei ventotto anni di servizio svolto in alcune nunziature e nella Segreteria di Sta- to — e il suo tratto umano impronta- to al dialogo e allo spirito di colla- borazione. Un compito assegnatogli lo scorso 31 agosto, quando è stato nominato segretario di Stato, e por- tato avanti in questi mesi in piena sintonia con lo stile pastorale di Pa- pa Francesco. Nato il 17 gennaio 1955 a Schia- von, in provincia e diocesi di Vicen- za, viene educato in una famiglia semplice e profondamente cattolica — il padre ha un negozio di ferra- menta e vende macchine agricole, la madre è maestra elementare — e fre- quenta fin da piccolo la parrocchia del paese. Qui, nel parroco don Au- gusto Fornara trova un punto di ri- ferimento spirituale che orienta la sua fede e, in particolare, la vocazio- ne sacerdotale maturata in quegli anni. L’esperienza della tragica per- dita del padre, morto in un inciden- te stradale nel 1965, segna la sua in- fanzia e quella della sorella e del fra- tello, che ha appena otto mesi. A 14 anni entra nel seminario di Vicenza. Conseguita la maturità clas- sica, continua gli studi di filosofia e teologia. È ordinato sacerdote il 27 aprile 1980 dal vescovo Arnoldo Onisto e incardinato a Vicenza. Per due anni è vice parroco nella parroc- chia della Santissima Trinità a Schio. Poi viene inviato a Roma, dove stu- dia alla Pontificia Università Grego- riana. Nel 1983 entra alla Pontificia Accademia Ecclesiastica e nel 1986 si laurea in diritto canonico alla Gre- goriana con una tesi dedicata al Si- nodo dei vescovi. Nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 1° luglio 1986, presta la propria opera dapprima nelle rap- presentanze pontificie in Nigeria, fi- no al 1989, e in Messico, dal 1989 al 1992, e poi nella sezione per i Rap- porti con gli Stati della Segreteria di Stato, dove lavora fino al 2002. In questo periodo, tra l’altro, accompa- gna il cardinale Etchegaray nella missione compiuta nel maggio 1993 nel Rwanda, sconvolto dalla guerra civile, e fa parte della delegazione, guidata dall’arcivescovo Tauran, che nel giugno 1997 partecipa alla di- ciannovesima sessione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite dedica- ta ad ambiente e sviluppo. Dal 2000 collabora con il vescovo Nicora su questioni legate all’attuazione della revisione del Concordato lateranense del 1984, con particolare riguardo all’ordinariato militare e all’assisten- za religiosa nelle carceri e negli ospedali. Il 30 novembre 2002 Giovanni Paolo II lo nomina sotto-segretario della sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, incari- co che svolge per quasi sette anni. In questa veste interviene in diversi consessi internazionali, testimonian- do in particolare l’attenzione della Santa Sede ai temi della pace e dei diritti essenziali della persona uma- na, con uno sguardo particolare an- che ai problemi dello sviluppo eco- nomico e sociale mondiale. Particolarmente esperto di que- stioni riguardanti l’area mediorienta- le e, più in generale, la realtà geopo- litica del continente asiatico, lavora in particolare per tessere e rafforzare i rapporti tra Santa Sede e Vietnam: fa parte delle delegazioni della Santa Sede che si recano nel Paese tra l’aprile e il maggio 2004, nel marzo 2007 e nel febbraio 2009 — quando si riunisce per la prima volta il grup- po di lavoro congiunto sulle relazio- ni diplomatiche bilaterali — mentre tra giugno e luglio 2005 conduce in Vaticano alcune sessioni di lavoro con una delegazione della commis- sione governativa vietnamita per gli affari religiosi in visita alla Santa Se- de. Contribuisce anche a rilanciare il dialogo tra israeliani e palestinesi, convinto della necessità di un impe- gno condiviso per creare le condizio- ni di una pace giusta e duratura. Nel dicembre 2008 è alla guida della delegazione che partecipa ai lavori della Commissione bilaterale perma- nente tra la Santa Sede e lo Stato di Israele, riunita per portare avanti i negoziati tra le due parti dopo l’Ac- cordo fondamentale sancito nel 1993. Il 17 agosto 2009 Benedetto XVI lo nomina arcivescovo titolare di Ac- quapendente e nunzio apostolico in Venezuela. Il 12 settembre successivo riceve l’ordinazione episcopale dallo stesso Papa Ratzinger nella basilica Vaticana, conconsacranti i cardinali Bertone e Levada. A Caracas, dove arriva il 3 novembre 2009 e presenta le credenziali il 12 gennaio 2010, la- vora in particolare per ristabilire un clima di rispetto e di collaborazione tra Governo e Chiesa cattolica, in vi- sta di un impegno comune soprat- tutto sul terreno della giustizia so- ciale e della lotta a povertà e delin- quenza. Il 31 agosto 2013 Papa Francesco lo nomina suo segretario di Stato, fissando l’inizio effettivo del suo ser- vizio al successivo 15 ottobre. In quei giorni, però, il presule è costret- to a un ricovero a Padova per un in- tervento chirurgico. E così alla data stabilita, nel corso di una breve ceri- monia svoltasi nella biblioteca della Segreteria di Stato, il Pontefice gli dà il benvenuto in absentia, ringra- ziando al tempo stesso il cardinale Bertone, che lascia l’incarico dopo oltre sette anni. Il 25 ottobre viene dimesso dal nosocomio veneto, ma rimane anco- ra alcuni giorni nella regione natale per la convalescenza. Giunto sabato 16 novembre in Vaticano, inizia la sua nuova missione lunedì 18, dopo aver concelebrato la messa con il Pontefice a Santa Marta. Il 13 dicembre nella Sala Regia, incontra per la prima volta gli amba- sciatori dei Paesi che hanno relazioni con la Santa Sede. Nello stesso mese e poi nel febbraio successivo parteci- pa ai lavori della seconda e della ter- za riunione del Consiglio di cardina- li istituito da Papa Francesco per aiutarlo nel governo della Chiesa universale e per studiare un progetto di revisione della Pastor bonus. Il 16 dicembre il Pontefice lo no- mina membro della Congregazione per i vescovi. Il 15 gennaio 2014 lo annovera nella Commissione cardi- nalizia di vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione (Ior), rinnova- ta per un quinquennio, e il 19 feb- braio nella Congregazione per le Chiese Orientali. Lorenzo Baldisseri segretario generale del Sinodo dei Vescovi È stato il segretario del Conclave che la sera del 13 marzo 2013 ha elet- to Papa Francesco, il quale, secondo un’antica consuetudine, prima di af- facciarsi alla loggia centrale della ba- silica Vaticana per benedire i fedeli, gli ha posto sul capo lo zucchetto rosso porpora, preannunciando così la sua nomina cardinalizia. Lorenzo Baldisseri nasce il 29 set- tembre 1940 a San Pietro in Campo, nel comune di Barga, in provincia di Lucca e arcidiocesi di Pisa, ultimo dei sette figli di Giovanni Battista e Gemma Satti. Frequenta la scuola elementare, dal 1946 al 1951, e il pri- mo anno di scuola media nel paese natale. Entra poi nel seminario arci- vescovile di Pisa, dove completa gli studi primari e secondari. Perfeziona gli studi in filosofia e teologia fino al 1963, anno in cui, nella festa dei santi Pietro e Paolo, riceve l’ordina- zione sacerdotale dall’arcivescovo Ugo Camozzo nella cattedrale pri- maziale di Pisa. In quel periodo fre- quenta anche il conservatorio di Luc- ca, perfezionandosi in pianoforte. È viceparroco nella parrocchia di Santo Stefano extra moenia, dal 1964 al 1967, e poi viceparroco a Querceta. L’incontro con monsignor Marcello Fascetti segna una svolta nella sua vita. Il sacerdote lo orienta spiritualmente, aiutandolo anche a coltivare la sua passione per la musi- ca. Dopo un anno trascorso ad Az- zano come parroco, con l’assenso dell’arcivescovo Benvenuto Matteuc- ci si trasferisce a Roma, nel convitto di San Carlo al Corso. Frequenta la Pontificia Università Lateranense, dove consegue la licenza in teologia dogmatica (1968-1969) e quindi il dottorato in diritto canonico presso l’istituto utriusque iuris (1970-1973) con una tesi dal titolo «La nunziatu- ra in Toscana», poi pubblicata nel 1977 dall’Archivio Segreto Vaticano. Nel 1971 entra nella Pontificia Ac- cademia Ecclesiastica, dove completa la formazione nel 1973. Segue anche i corsi al Pontificio Istituto superiore di Musica sacra con il maestro Raf- faele Baratta, conseguendovi il bac- calaureato in gregoriano. Con Do- menico Bartolucci si perfeziona poi in polifonia e canto sacro. La sua passione musicale lo spinge a prose- guire gli studi di canto e di piano- forte con vari maestri, tra i quali En- zo Borlenghi, Bruno Aprea e João Carlos Martins e diventa concertista. Nel 1973 entra nel servizio diplo- matico della Santa Sede e viene in- viato come addetto di nunziatura in Guatemala ed El Salvador. Nel 1974 viene promosso segretario di nunzia- tura. Tra il 1973 e il 1977 è professore di diritto canonico e internazionale all’istituto teologico salesiano, dipar- timento di humanidades dell’Univer- sità Francisco Marroquin in Guate- mala. Dal 1977 al 1980 è in Giappone, quindi in Brasile, dove rimane fino al 1982, e poi per un anno in Paraguay. Dal 1983 al 1986 è in Francia, dove era stato nunzio apostolico il cardina- le Paolo Bertoli, originario di Poggio di Garfagnana, paese dei suoi nonni materni. Tra il 1986 e il 1991 lavora alla rappresentanza pontificia in Zim- babwe, svolgendo la sua missione ad Harare, la capitale del Paese, mentre il nunzio risiede in Mozambico. Nel gennaio 1991 viene inviato ad Haiti, dove la grave situazione politica e so- ciale esploderà nel settembre successi- vo con il colpo di Stato. Il 15 gennaio 1992 Giovanni Paolo II lo nomina nunzio apostolico ad Haiti assegnandogli la sede titolare arcivescovile di Diocleziana. Il 7 marzo 1992 riceve l’ordinazione epi- scopale dal cardinale Angelo Soda- no, segretario di Stato, nella catte- drale di Pisa. Il 28 marzo riparte per l’isola caraibica, dove rimane fino al 1995, in un periodo particolarmente difficile per la vita civile del Paese, sconvolto da conflitti, tensioni socia- li e violenze anche contro la Chiesa. Nel 1995 è nominato nunzio apo- stolico in Paraguay. Vi resta per quat- tro anni, seguendo da vicino la deli- cata fase di transizione del Paese ver- so la democrazia. Nel 1999 diventa nunzio apostolico in India e Nepal, poi nel 2002 nunzio in Brasile, dove rimane fino al 2012. In questa veste, tra l’altro, è l’artefice principale delle trattative e della conclusione dell’ac- cordo tra Santa Sede e Repubblica Federativa del Brasile, firmato il 13 novembre 2008 in Vaticano. All’ac- cordo dedica diversi interventi e pub- blicazioni negli anni successivi: tra questi, Diplomacia pontificia. Acordo Brasil - Santa Sé. Intervenções (São Paulo, 2011) e Acordo Brasil - Santa Sé comentado (São Paulo, 2012). L’11 gennaio 2012 Benedetto XVI lo chiama a Roma come segretario della Congregazione per i vescovi. Il 7 marzo successivo lo nomina segre- tario del Collegio cardinalizio e, il 21 aprile, consultore della Congregazio- ne per la dottrina della fede. Il 21 settembre 2013 Papa France- sco gli affida la guida della segrete- ria generale del Sinodo dei vescovi. Il 16 dicembre lo annovera tra i membri della Congregazione per i vescovi e, lo scorso 15 gennaio, tra i consiglieri della Pontificia Commis- sione per l’America Latina. Gerhard Ludwig Müller prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Secondo tedesco dopo Joseph Ratzinger alla guida della Congrega- zione per la dottrina della fede, il cardinale Gerhard Ludwig Müller è un profondo conoscitore della teolo- gia moderna e ha dedicato la sua vi- ta allo studio della comprensione cristiana della rivelazione, dell’eccle- siologia e dell’ecumenismo. Nasce il 31 dicembre 1947 a Fin- then, un sobborgo di Mainz, l’antica Magonza, da Martin, operaio del set- tore automobilistico, e Lioba Straub, casalinga. Frequenta il liceo cittadino Willigis, quindi studia filosofia e teo- logia, prima nella città natale, poi a Monaco di Baviera e a Friburgo in Brisgovia, laureandosi nel 1977 sotto la guida di Karl Lehmann — oggi cardinale — con una tesi dal titolo Kirche und Sakramente im religionslo- sen Christentum. Bonhoeffers Beitrag zu einer ökumenischen Sakramenten- theologie (Chiesa e sacramenti nel cri- stianesimo areligioso. Il contributo di Bonhoeffer a una teologia ecumenica dei sacramenti). L’11 febbraio 1978 viene ordinato sacerdote a Magonza dal cardinale arcivescovo Hermann Volk. Dopo l’ordinazione presta servizio in tre parrocchie e insegna religione nei li- cei di Büdingen e Nidda. Nel 1985 consegue la libera docenza a Fribur- go in Brisgovia. L’anno dopo gli viene affidata la cattedra di dogmati- ca cattolica presso l’università Lud- wig-Maximilian di Monaco di Bavie- ra, dov’è tuttora professore onorario. Durante l’attività di insegnamento (1986-2002) nella capitale bavarese — svolta anche come visiting professor in vari atenei di diverse parti del mondo — lavora come coadiutore nella parrocchia della Passione di Cristo. Dal 1990 è membro della commissione per la fede della Con- ferenza episcopale tedesca e, dal 1998 al 2002, membro della Com- missione teologica internazionale. Nel 1999 è consulente teologico dell’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l’Europa e, nella stes- sa veste, partecipa anche all’assem- blea generale ordinaria celebrata nel 2001 sul tema: «Il vescovo servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo». In quell’anno diviene membro onorario della Pon- tificia Accademia di San Tommaso d’Aquino e, nel 2002, membro corri- spondente della sezione di teologia della Real Academia de doctores de España a Madrid. Il 1° ottobre 2002 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Ratisbona. Riceve l’ordinazione episcopale dal cardinale Friedrich Wetter, arcivesco- vo di Monaco e Frisinga, il 24 no- vembre successivo nel duomo citta- dino. Alla cerimonia è presente an- che il cardinale Joseph Ratzinger, all’epoca prefetto della Congregazio- ne per la dottrina della fede. Predicazione, cultura, liturgia, azione caritativa della Chiesa sono tra le priorità del suo ministero epi- scopale. Promuove numerosi pro- grammi umanitari in tutto il mondo. Nel novembre 2003 istituisce una fondazione ecclesiale che si assume la gestione di alcune scuole religiose. Tra il 2004 e il 2005 si dedica in particolare alle visite pastorali nelle otto regioni della diocesi. Nel 2005 riordina l’apostolato laico diocesano, per rimodellarne le strutture renden- dole più efficienti e più rispondenti al diritto canonico. Avvia inoltre il progetto “Assistenza spirituale nel centro città” per garantire la cura pastorale dei residenti e dei turisti. Accogliendo una sua sollecitazione, nel 2008 e nel 2009 alcune parroc- chie della città organizzano una Stadtmission (missione cittadina), cui partecipano oltre mille volontari, con l’obiettivo di coinvolgere la po- polazione, stimolando il confronto e rivitalizzando nella gente l’interesse per la fede cristiana. Nel periodo del suo episcopato a Ratisbona partecipa al Sinodo dei vescovi del 2005 dedicato all’Eucari- stia, e accoglie Benedetto XVI duran- te il viaggio in Baviera del settembre 2006. Ricopre diversi incarichi nell’am- bito della Conferenza episcopale te- desca: è presidente della commissio- ne per l’ecumenismo, vicepresidente della commissione per la dottrina della fede, direttore per parte cattoli- ca della commissione comune con le Chiese ortodosse. Inoltre è attivo nella commissione per la Chiesa mondiale, nella sottocommissione per l’assistenza ai Paesi in via di svi- luppo (che si concretizza in partico- lare attraverso l’agenzia Misereor), ed è primo presidente dell’associa- zione per la promozione dell’Istituto ratisbonense per le Chiese orientali. Il 12 giugno 2012 Papa Ratzinger lo annovera tra i membri della Con- gregazione per l’educazione cattolica e del Pontificio Consiglio per la pro- mozione dell’unità dei cristiani. Il 2 luglio 2012 lo chiama a succedere al cardinale William Joseph Levada ne- gli incarichi di prefetto della Con- gregazione per la dottrina della fede e di presidente della Pontificia Com- missione Ecclesia Dei, della Pontifi- cia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazio- nale, elevandolo alla dignità di arci- vescovo. Il 29 settembre successivo diventa anche membro del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. Benedetto XVI gli affida personal- mente l’edizione delle sue Gesammel- te Schriften, gli scritti di carattere teo- logico, incaricandolo di curare la pubblicazione dell’opera omnia pres- so la casa editrice Herder di Fribur- go. A supporto scientifico di questo progetto, articolato in 16 volumi, fonda nel 2008 a Ratisbona l’Istituto Papa Benedetto XVI, il cui compito principale consiste nella raccolta e nell’elaborazione di tutto il materiale edito e inedito di Joseph Ratzinger. Ha all’attivo oltre cinquecento pubblicazioni scientifiche. Tra le più note, Katholische Dogmatik. Für Stu- dium und Praxis der Theologie (Dog- matica cattolica. Per lo studio e la prassi della teologia), di 900 pagine edita nel 1995 da Herder e più volte ristampata e tradotta in diverse lin- gue. Numerosi i riconoscimenti in- ternazionali tributatigli: tra gli altri, quelli di due atenei cattolici polacchi e della Pontificia Università di Lima in Perú per la sua collaborazione con il teologo Gustavo Gutiérrez. Il 23 settembre 2013 Papa France- sco lo conferma prefetto del dicaste- ro e il 19 febbraio scorso lo annovera tra i membri della Congregazione per le Chiese orientali. Beniamino Stella prefetto della Congregazione per il Clero Alla guida della Congregazione per il clero dopo una lunga espe- rienza nella Segreteria di Stato e in diverse rappresentanze pontificie, il cardinale Beniamino Stella deve la sua formazione ad Albino Luciani. È stato lui infatti che nel 1966 — quan- do era vescovo della sua diocesi di origine Vittorio Veneto — gli ha con- sentito di iniziare gli studi alla Pon- tificia Accademia Ecclesiastica. E proprio nella prestigiosa istituzione di piazza della Minerva, dove si for- mano gli ecclesiastici al servizio di- plomatico della Santa Sede, a di- stanza di oltre quarant’anni Stella è tornato nel 2007 come presidente. Nato a Pieve di Soligo (Treviso), in diocesi di Vittorio Veneto, il 18 agosto 1941, da Giuseppe e Rosa Pe- deriva, riceve il battesimo il giorno seguente. Proviene da una famiglia rurale dell’Alto Trevigiano, secondo di dodici figli. Entra in giovane età nel seminario vescovile diocesano, dove resta fino al conseguimento della maturità clas- sica. Nel 1960 si trasferisce a Roma, nel Pontificio seminario romano mag- giore, per proseguire gli studi presso la Pontificia Università Lateranense. Consegue la licenza in filosofia e, in seguito, quella in teologia. Riceve l’ordinazione sacerdotale il 19 marzo 1966 dallo zio, monsignor Costantino Stella, arcivescovo dell’Aquila. Terminati gli studi di teologia, nell’ottobre 1966 viene chiamato dal presidente della Pontificia Accade- mia Ecclesiastica, l’arcivescovo Gino Paro, originario di Ponte di Piave, a intraprendere il percorso formativo per il servizio diplomatico nella San- ta Sede. Con il consenso del vescovo Luciani — eletto Papa nel 1978 con il nome di Giovanni Paolo I — entra nell’Accademia, dove rimane per quattro anni, dal 1966 al 1970, conse- guendo la laurea in diritto canonico e un dottorato in diritto internazio- nale dedicato al tema della libertà religiosa nei documenti delle Nazio- ni Unite. Nel febbraio del 1970 viene inviato alla nunziatura apostolica di Santo Domingo, dove rimane tre anni, pri- ma di essere trasferito per un altro triennio alla rappresentanza pontificia di Kinshasa, nella Repubblica Demo- cratica del Congo (all’epoca Zaire). Nel 1976 è chiamato in Vaticano nel Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa (oggi confluito nella se- zione dei Rapporti con gli Stati del- la Segreteria di Stato), dove lavora a stretto contatto con il segretario, l’arcivescovo Agostino Casaroli, e con il sotto-segretario, monsignor Achille Silvestrini. Due anni dopo viene inviato alla nunziatura aposto- lica di Malta come incaricato d’affa- ri. Vi rimane sino al 1983, essendo assente, per ragioni politiche locali, il nunzio apostolico. Nel 1983 viene richiamato nel Consiglio per gli Affari Pubblici del- la Chiesa, di cui nel frattempo è di- venuto segretario l’arcivescovo Silve- strini. In quegli anni si occupa in particolare delle tematiche riguar- danti l’America latina. Il 21 agosto 1987, memoria liturgica di san Pio X, viene nominato arcive- scovo titolare di Midila e al contem- po nunzio apostolico nella Repubbli- ca Centroafricana, nel Congo Brazza- ville (oggi Repubblica del Congo) e in Ciad. Il 5 settembre successivo ri- ceve l’ordinazione episcopale nella basilica vaticana da Giovanni Paolo II. Durante la sua missione in quei Paesi, protrattasi per cinque anni, percorre in lungo e in largo i territori a lui affidati. In quel periodo, tra l’altro, vengono allacciati i rapporti diplomatici tra la Santa Sede e la Repubblica del Ciad, dove Papa Wojtyła si reca nel 1990. Il 15 dicembre 1992 viene inviato a guidare la rappresentanza pontificia di Cuba, nella quale rimane per sei anni. Come nunzio apostolico, nel gennaio 1998 accoglie Giovanni Pao- lo II in visita nell’isola caraibica. Nel 1999 il trasferimento in Colombia, dove è nunzio apostolico per oltre otto anni, durante i quali visita tutte le circoscrizioni ecclesiastiche e so- stiene i vescovi del Paese nella deli- cata situazione sociale. Nel maggio 2007 è invitato dal Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) a partecipare alla quinta conferenza generale di Aparecida, in Brasile. Il 13 ottobre dello stesso an- no Benedetto XVI lo nomina presi- dente della Pontificia Accademia Ec- clesiastica, incarico che mantiene per sei anni, fino al 21 settembre 2013, quando Papa Francesco lo designa prefetto della Congregazione per il clero. Vincent Gerard Nichols arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna) In una città cosmopolita come Londra ha fatto del dialogo la parola chiave del suo ministero: Vincent Gerard Nichols, arcivescovo di West- minster e presidente della Conferen- za episcopale di Inghilterra e Galles, è infatti uno dei principali promotori dell’impegno ecumenico, in primo luogo con gli anglicani, e del dialogo tra le religioni, soprattutto con ebrei, del comitato direttivo del Consiglio delle Chiese per la Gran Bretagna e l’Irlanda. Ricopre entrambi gli inca- richi fino al 1996. Nel frattempo, il 5 novembre 1991 è eletto da Giovanni Paolo II vesco- vo titolare di Othona e ausiliare di Westminster, e riceve l’ordinazione episcopale il 24 gennaio 1992 dal cardinale arcivescovo Basil Hume, che gli affida la cura pastorale della zona settentrionale di Londra. A partire dal 1994 comincia a rico- prire vari incarichi nella Conferenza episcopale nazionale, soprattutto nei dipartimenti finanziari e dell’educa- zione, ed è membro della Commissio- ne congiunta del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) e della Conferenza delle Chie- se europee (protestante) oltre che vi- cepresidente della Società biblica. Dopo la morte del cardinale Hu- me, avvenuta il 17 giugno 1999, è per alcuni mesi amministratore dell’arci- diocesi di Westminster. Il 15 febbraio 2000 Papa Wojtyła lo promuove arci- vescovo metropolita di Birmingham, dove fa il suo ingresso il 29 marzo. L’anno successivo è nella direzione della Commissione cattolica per la protezione dei minori dagli abusi del clero. Nel frattempo partecipa a di- versi Sinodi dei vescovi, compresi quelli per la vita consacrata (1994), per l’Oceania (1998) — dove rappre- senta l’episcopato europeo — e per l’Europa (1999), del quale è segretario speciale. Nel 2005 commenta per la BBC le trasmissioni speciali realizzate in occasione della morte di Giovanni Paolo II e dell’elezione di Benedetto XVI. Nel 2008 è designato presidente della Commissione per l’educazione e la catechesi delle Conferenze episco- pali d’Europa (Ccee). Il 3 aprile 2009 Papa Ratzinger lo trasferisce a Westminster, come suc- cessore del cardinale Cormac Mur- phy-O’Connor. E subito dopo, il 30 aprile, viene eletto per acclamazione presidente della Conferenza episco- pale d’Inghilterra e Galles. Il 21 maggio fa l’ingresso nella cattedrale del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Nel settembre 2010 accoglie Bene- detto XVI in visita pastorale nel Re- gno Unito, contribuendo in modo decisivo al successo del viaggio in- ternazionale. Dopo che Papa Ratzin- ger istituisce l’ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham per accogliere nella Chiesa cattolica fedeli provenienti dall’anglicanesimo, il 15 gennaio 2011 conferisce le prime ordinazioni sacerdotali ai tre ex ve- scovi anglicani Keith Newton, An- drew Burnham e John Broadhurst. Si impegna a mantenere buone rela- zioni con la Comunione anglicana e aderisce a iniziative comuni di pre- ghiera e di solidarietà insieme con l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e, dal marzo 2013, con il suo successore Justin Welby. Anche i leader delle altre religioni presenti a Londra trovano in lui un interlocu- tore sempre attento e partecipe. Pa- trono di varie associazioni benefiche, tra cui The passage e The Cardinal Hume Centre, è stato insignito di nu- merosi riconoscimenti accademici. Il 16 dicembre 2013 Papa Francesco lo annovera tra i membri della Congre- gazione per i Vescovi e il 19 febbraio in quella per le Chiese Orientali. Leopoldo José Brenes Solórzano arcivescovo di Managua (Nicaragua) È il secondo prete nicaraguense a ricevere la porpora: Leopoldo José Brenes Solórzano, dal 2005 arcive- scovo di Managua, ha una lunga esperienza pastorale maturata dap- prima in diverse parrocchie, quindi nella diocesi di Matagalpa e infine nella sede metropolitana, dov’è suc- ceduto al cardinale Miguel Obando Bravo. Interprete attento delle attese della comunità cattolica che vive nel più grande Stato dell’America cen- trale, ma anche in uno dei più pove- ri al mondo, è una voce autorevole nella promozione del dialogo per la pace sociale nel Paese. Nato il 7 marzo 1949 a Ticuante- pe, dipartimento di Masaya, nel ter- ritorio dell’arcidiocesi della capitale, è il primogenito dei quattro figli di Leopoldo Brenes Flores e Lilian So- lórzano Aguirre. Sin dagli anni in cui riceve l’istru- zione primaria alla scuola rurale di Ticuantepe, alla scuola Cristóbal Rugada di Masaya e all’Escuela Normal di Managua, manifesta l’in- tenzione di voler diventare sacerdo- te. Per gli studi secondari frequenta l’istituto nazionale di Masaya, quin- di decide di entrare nel seminario nazionale Nuestra Señora de Fátima a Managua. Del gruppo di circa cin- quanta giovani che all’alba degli an- ni Settanta iniziano la formazione fi- losofica e teologica, solo in tre com- pletano il ciclo. Per quattro anni in Messico frequenta anche il seminario conciliare dell’arcidiocesi di México. Per altri due anni è a Roma dove consegue il baccellierato in teologia alla Pontificia Università Gregoriana e la licenza in teologia dogmatica al- la Lateranense. Intanto, il 16 agosto 1974, è ordi- nato sacerdote nella capitale del Ni- caragua dal suo predecessore, l’arci- vescovo Obando Bravo. Svolge il ministero di parroco in diverse co- munità a Titipapa, Las Brisas, Jino- tepe, Ticuantepe, Nindirí e Niqui- nohomo, Tisma, e nella stessa Ma- nagua. Diviene inoltre vicario per la pastorale e sostituto vicario generale dell’arcidiocesi. Eletto da Giovanni Paolo II vesco- vo titolare di Maturba e ausiliare di Managua il 13 febbraio 1988, riceve l’ordinazione il 19 marzo dello stesso anno dal cardinale Obando Bravo, che gli regala la sua veste cardinali- zia color porpora indossata nel con- cistoro del maggio 1985. Il 19 dicembre 1991 è trasferito alla sede residenziale vescovile a Mata- galpa. Durante i quattordici anni di servizio in questa diocesi, dopo aver presieduto la commissione per le vo- cazioni e i ministeri della Conferen- za episcopale nazionale, ne diviene segretario generale. In tale veste nel 1995 organizza il congresso eucaristi- co-mariano per la provincia nicara- guense e due anni dopo, nel novem- bre 1997, partecipa all’assemblea spe- ciale per l’America del Sinodo dei vescovi, svoltasi in Vaticano. Quando il cardinale Obando Bra- vo rinuncia al governo pastorale di Managua, il 12 marzo 2005 Giovanni Paolo II lo promuove quarto arcive- scovo della capitale. La nomina è re- sa pubblica il successivo 1° aprile, il giorno prima della morte di Papa Wojtyła. Fa ingresso in diocesi il 21 maggio. In quel periodo presiede la Caritas nazionale, mentre crescono le sue responsabilità in seno alla Confe- renza episcopale del Nicaragua: dopo essere stato presidente della commis- sione per la catechesi e del comitato delle comunicazioni sociali, ne è no- minato vice presidente e poi presi- dente (2005-2011), in un periodo cru- ciale a livello continentale, caratteriz- zato dalla quinta Conferenza genera- le dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi, tenutasi ad Aparecida nel maggio 2007, e dal successivo terzo Congresso missionario americano (Cam3), svoltosi nel 2008 a Quito in Ecuador. Lo stesso avviene nel Consi- glio episcopale dell’America latina e dei Caraibi (Celam), all’interno del quale diventa membro della commis- sione per le vocazioni e i ministeri, e presidente della commissione fami- glia-vita-giovani, e nella Pontificia Commissione per l’America Latina (2009), di cui è tuttora membro, es- sendo stato riconfermato da Papa Francesco il 16 gennaio scorso. Nel maggio 2009 ospita a Mana- gua la XXXII assemblea ordinaria del Celam. Tra gli ultimi interventi co- me presidente della Conferenza epi- scopale, da ricordare il suo appello al dialogo e alla collaborazione tra le parti politiche del Nicaragua in oc- casione delle elezioni presidenziali del 2011. Da quell’anno, lasciata la guida della Conferenza episcopale, ne presiede la commissione per la cura del clero. Ricopre inoltre l’inca- rico di presidente del Segretariato episcopale dell’America centrale (Se- dac), che riunisce i presuli di Belize, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panamá. Si tratta dell’organismo regionale epi- scopale più antico dell’America, la cui creazione risale al 1942. Gérald Cyprien Lacroix arcivescovo di Québec (Canada) Ha 56 anni ed è tra i più giovani membri del sacro collegio. Anche per questo il primate del Canada Gérald Cyprien Lacroix ha una spiccata pro- pensione per le nuove tecnologie di- gitali, che utilizza assiduamente nel suo ministero pastorale. È molto atti- vo sui social-network: da oltre sei an- ni ha una pagina personale su Face- book e da tre ha aperto un account su Twitter, dove commentando la sua nomina cardinalizia ha scritto: «Una grandissima responsabilità. Molto contento di continuare a servire la Chiesa con Francesco». Nasce il 27 luglio 1957 a Saint-Hi- laire de Dorset, borgo agricolo nella regione di Beauce, nell’arcidiocesi di Québec, ai confini con gli Stati Uni- ti d’America. Primogenito dei sette figli di Raymond e Brigitte Lauren- deau, nel 1965 emigra con la sua fa- miglia a Manchester, nel New Ham- pshire, dove frequenta la Trinity Hi- gh School e successivamente il Saint-Anselm College. Nell’ultimo anno di scuola (1975) entra nell’istituto secolare Pio X (Ispx), fondato a Manchester nel 1939 da padre Henri Roy, con il cari- sma di “annunciare il Vangelo con la propria vita”. Tornato a Québec Ci- ty, lavora in un ristorante e in una casa editrice. Nel 1980 prende un anno di aspettativa e parte missiona- rio per la Colombia. Al rientro a ca- sa decide di diventare prete: pronun- cia i voti perpetui nel 1982 e riceve la formazione teologica presso l’Uni- versità di Laval, ottenendovi il bac- calaureato (1985). Subito viene scelto come segretario generale del suo isti- tuto, carica che mantiene fino al 1987, ricoprendo anche l’incarico di direttore del centro di formazione cristiana e di rinnovamento spiritua- le a Québec City. Qui, nella parroc- chia di Notre-Dame-de-la-Recou- vrance, è ordinato sacerdote l’8 otto- bre 1988 da monsignor Maurice Couture, arcivescovo di Québec. Dal 1990 al 1998 è di nuovo in Colombia, come missionario inviato ad aprire nuove case per il suo isti- tuto. In particolare è parroco di Nuestra Señora del Carmen in Arge- lia, Cauca, nell’arcidiocesi di Popa- yán, dal 1990 al 1993, anno in cui consegue il master in teologia pasto- rale presso l’Università di Laval. Durante la permanenza nell’arcidio- cesi di Popayán, è professore al se- minario maggiore San José, membro del consiglio pastorale diocesano, del consiglio presbiterale e della commissione dei mezzi di comunica- zione sociale, e direttore della com- missione per la liturgia. Nominato nel 2001 direttore gene- rale dell’Ispx, torna in Québec. Ri- copre l’incarico per due mandati consecutivi, fino al 2009. Dal 2008 è presidente del segretariato della scuola di evangelizzazione Saint-An- dré in Canada e membro del consi- glio esecutivo della Conferenza mondiale degli istituti secolari. Nominato da Benedetto XVI ve- scovo titolare di Ilta e ausiliare di Québec il 7 aprile 2009, riceve l’or- dinazione episcopale il successivo 24 maggio, nella basilica di Sainte-An- ne-de-Beaupré, dal cardinale Marc Ouellet, arcivescovo di Québec. E quando nell’estate del 2010 questi viene chiamato in Vaticano come prefetto della Congregazione per i vescovi, è eletto amministratore dio- cesano. Nel frattempo diviene mem- bro del Comitato per le relazioni in- terculturali e interreligiose dell’As- semblea dei vescovi del Québec e, in seno alla Conferenza dei vescovi cat- tolici del Canada, membro del Co- mitato ad hoc famiglia e vita, e ve- scovo di collegamento per gli istituti secolari canadesi. Fa parte anche del consiglio dei governatori della Fon- dation communautaire du grand Qué- bec, organismo filantropico per il mi- glioramento della qualità di vita del- la collettività locale. Promosso da Papa Ratzinger arci- vescovo metropolita di Québec il 22 febbraio 2011, fa ingresso nell’arci- diocesi il 25 marzo successivo. Tre anni dopo diventa l’ottavo cardinale originario del Québec e il diciasset- tesimo nella storia del Canada. Jean-Pierre Kutwa arcivescovo di Abidjan (Costa d’Avorio) Il terzo cardinale nella storia della giovane Chiesa della Costa d’Avorio è Jean-Pierre Kutwa, arcivescovo di Abidjan come i suoi predecessori nel sacro collegio, Bernard Yago, scom- parso nel 1997, e Bernard Agré at- tuale arcivescovo emerito. Nasce il 22 dicembre 1945 a Bloc- khauss, nell’arcidiocesi di Abidjan, ultimo dei dieci figli di Martin Kut- wa e Louise Ahouo. Il 4 gennaio che gli domanda cosa vuol fare da grande, risponde: “Farò come te”. Per questo nel 1957 entra nel semina- rio minore di Bingerville, per poi passare agli studi teologici nel semi- nario maggiore di Anyama. L’11 lu- glio 1971 è ordinato sacerdote per l’arcidiocesi di Abidjan da monsi- gnor Yago, poi divenuto cardinale nel 1983. Inizialmente avrebbe volu- to entrare nei frati predicatori, ma la madre si oppone a un suo eventuale trasferimento in Francia per seguire l’iter formativo dei domenicani. Ad Abidjan inizialmente svolge il ministero come vicario nella parroc- chia della cattedrale di Saint Paul du Plateau e cappellano della Gio- ventù studentesca cattolica (Jec, 1971-1974), quindi è assegnato alla parrocchia di Saint Agustin a Bin- gerville (1974-1978). Nominato nel 1977 direttore nazionale delle Opere cattoliche, l’anno seguente torna nel- la comunità della cattedrale come parroco (1978-1995). Nel frattempo si specializza in teologia biblica all’Isti- tuto cattolico dell’Africa occidentale (Icao, 1982) e consegue il dottorato nella stessa materia alla Pontificia Università Urbaniana (1985). In que- sti anni trascorre brevi periodi a Ge- rusalemme e a Washington per ap- profondire l’ebraico e l’inglese. Nel 1987 ritorna in Costa d’Avorio di nuovo come parroco della catte- drale, aggiungendo al ministero pa- storale gli incarichi di professore di Sacra scrittura al seminario maggiore di Anyama e di cappellano diocesa- no della Jec. Nel 1995 diviene parro- co di Notre Dame du Perpétuel Se- cours a Treichville, continuando a insegnare al seminario maggiore. Il 7 luglio 1997 è coinvolto in un grave incidente stradale in cui rischia di perdere la vita. Dopo otto mesi di degenza in ospedale, nel febbraio 1998 torna nella parrocchia di Trei- chville, dove riprende il ministero di parroco oltre agli incarichi di cap- pellano — dapprima diocesano e poi nazionale — della Jec. Il 2 giugno 2001 Giovanni Paolo II lo nomina arcivescovo di Gagnoa. Il 16 settembre riceve l’ordinazione episcopale dal cardinale Agré, arci- vescovo di Abidjan. Nell’ottobre 2005 partecipa come delegato dell’episcopato della Costa d’Avorio all’undicesima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, sull’Eucaristia. Il 2 maggio 2006, a motivo della rinuncia presentata dal cardinale Agré, Benedetto XVI lo trasferisce alla sede metropolitana della capitale. Contemporaneamente al ministero ad Abidjan, in seno alla Conferenza epi- scopale nazionale presiede la commis- sione per l’apostolato dei laici; è inol- tre vicepresidente della Conferenza episcopale regionale dell’Africa occi- dentale (Recowa/Cerao) e vice gran cancelliere dell’università cattolica dell’Africa occidentale, Unità univer- sitaria di Abidjan (Uco/Uua). Svolgendo il suo ministero nella capitale, ha raccolto la sfida di un Paese che ha vissuto negli anni recen- ti la drammatica esperienza della guerra civile. Attento alla dimensione del dialogo ecumenico e interreligio- so, dopo le violenze seguite alle ele- zioni del novembre 2010, conclusesi solo nell’aprile 2011, ha invocato più volte la riconciliazione nazionale: «La Costa d’Avorio — ha detto tra l’altro — deve essere una terra di amicizia e fratellanza». Nel gennaio 2012, par- lando a nome del Forum nazionale dei gruppi religiosi, ha chiesto al ca- po dello Stato un gesto di clemenza verso i prigionieri politici al fine di facilitare il processo di pacificazione. Orani João Tempesta arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro (Brasile) Da semplice monaco dell’antico ordine cistercense a pastore della metropoli di Rio de Janeiro, dove ha organizzato la prima Giornata mon- diale della gioventù presieduta da Papa Francesco: il brasiliano Orani João Tempesta è da oggi nel colle- gio cardinalizio, decimo porporato del Paese con il maggior numero di cattolici al mondo. Nasce il 23 giugno 1950 a São Jo- sé do Rio Pardo, in diocesi di São João da Boa Vista, nello Stato di San Paolo, da Achille e Maria Bár- bara de Oliveira. Dopo gli studi pri- mari nel complesso scolastico Tar- quínio Cobra Olyntho (1957-1960) e nell’istituto educativo Euclides da Cunha (1961-1964), riceve l’istruzione secondaria in quest’ultima struttura didattica (1965-1967). Nel 1967, nella città natale, entra nel monastero cistercense São Ber- nardo. A São Paulo inizia quindi la formazione filosofica presso il mona- 1946 riceve il battesimo nella chiesa di Saint-Pierre a Blockhauss, poi fre- quenta la scuola elementare Saint Jean Bosco di Treichville e l’8 luglio 1955 riceve la prima comunione, fa- cendosi notare in particolare per le sue doti canore: è il solista della co- rale dei bambini. Una passione, quella per la musica, che coltiva an- cora oggi. La sua vocazione comincia a ma- nifestarsi sin dall’infanzia: al parroco di Blockhauss, padre André Carré, stero di São Bento (1969-1970), pas- sando poi per quella teologica all’istituto salesiano Pio IX (1971- 1974). Emessa la professione religiosa nei cistercensi il 2 febbraio 1969, è ordinato sacerdote nella sua parroc- chia il 7 dicembre 1974 da monsignor Tomás Vaquero, vescovo di São João da Boa Vista. Nel 1976 si laurea in fi- losofia alla facoltà Don Bosco di São João del Rei, nel Mato Grosso. Per dieci anni a São José do Rio Pardo è vicepriore del monastero di Nostra Signora di San Bernardo e vi- cario della parrocchia di São Roque; nel 1984 diviene priore del monastero e parroco di São Roque, svolgendo nel contempo le attività di coordina- tore delle comunicazioni e della pa- storale diocesane e di professore nel seminario Coração de Maria. Nel set- tembre 1996, quando il suo monastero di São Bernardo è elevato ad abbazia, ne diviene primo abate. Il 26 febbraio 1997 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di São José do Rio Preto e il successivo 25 aprile ri- ceve l’ordinazione episcopale dal proprio predecessore, il vescovo José de Aquino Pereira. Il 1° maggio fa l’ingresso nella diocesi paulista. Nel contempo ricopre l’incarico di re- sponsabile della pastorale della co- municazione nel Regionale Sud 1 della Conferenza nazionale dei ve- scovi del Brasile (Cnbb). Nel 1998 diviene membro del con- siglio superiore dell’Instituto brasilei- ro de comunicação cristã (Inbrac) – del quale è attualmente presidente – a cui fa capo il network RedeVida da Televisão. Negli stessi anni, ammini- stra l’abbazia di Claraval, apparte- nente all’ordine cistercense nel Minas Gerais, fino al momento in cui viene unita alla diocesi di Guaxupé (1999- 2002), ed è visitatore apostolico nel monastero di São Bento a Olinda, nel Pernambuco (2001-2002). In seno alla Conferenza episcopale nazionale, nel maggio 2003 è eletto presidente della commissione per la cultura, l’educazione e le comunicazioni so- ciali, e membro del consiglio episco- pale pastorale, del consiglio perma- nente e del consiglio economico. Il 13 ottobre 2004 Papa Wojtyła lo promuove alla sede arcivescovile di Belém do Pará. E nella solennità dell’Immacolata, l’8 dicembre, fa l’ingresso nell’arcidiocesi metropoli- tana. Poco dopo la Cnbb lo elegge delegato alla quinta Conferenza ge- nerale dell’episcopato latinoamerica- no e dei Caraibi, svoltasi ad Apareci- da nel maggio 2007. Il 19 novembre 2008 il Centro universitario São Ca- milo dei padri camilliani di San Pao- lo gli conferisce il dottorato honoris causa. Nello stesso tempo diviene vi- cepresidente del Regionale Nord 2 (Stati di Pará e Amapá) della Confe- renza episcopale brasiliana. Il 27 febbraio 2009 Benedetto XVI lo sceglie come arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro, succes- sore del cardinale Eusébio Oscar Scheid, dimessosi per raggiunti limi- ti di età. Fa ingresso nell’arcidiocesi carioca il successivo 19 aprile. Il 12 maggio 2011 è eletto presidente del Regionale Est 1 della Cnbb. Negli anni di ministero nella cida- de maravilhosa ricopre anche gli in- carichi di presidente della Fondazio- ne Radio Duomo, di gran cancellie- re della Pontificia Università Cattoli- ca, di presidente della pastorale dei minori dell’arcidiocesi e dell’Istituto brasiliano di marketing cattolico. È tra i principali artefici dell’orga- nizzazione della XXVIII Giornata mondiale della Gioventù, la prima di Papa Francesco, svoltasi sulla spiag- gia di Copacabana dal 23 al 28 luglio 2013. Una gmg con cifre da record soprattutto per la massiccia parteci- pazione di giovani di tutto il Brasile e dell’intero continente latinoamerica- no. Lo scorso 7 febbraio il Santo Pa- dre lo annovera tra i membri del Pontificio Consiglio per i Laici. musulmani e indù. Uno stile che se- gna anche il rapporto con il mondo della politica e dell’economia, carat- terizzato da un’attenzione pastorale verso i settori più svantaggiati della società. Nasce a Crosby, nell’arcidiocesi di Liverpool, l’8 novembre 1945 da Henry Joseph e Mary Russell. Dopo aver frequentato le scuole primarie della parrocchia Saint Peter and Paul e il Saint Mary’s College nella cittadina natale del Lancashire, nel 1963 si trasferisce a Roma, nel Vene- rabile Collegio Inglese, per iniziare la formazione al sacerdozio. Qui vie- ne ordinato prete il 21 novembre 1969. Studia anche alla Pontificia Università Gregoriana, conseguen- dovi la licenza in teologia, all’Uni- versità di Manchester, dove ottiene un master con una tesi su San Gio- vanni Fisher vescovo di Rochester, e alla Loyola University di Chicago, negli Stati Uniti. A Liverpool è dapprima alla gui- da di un gruppo di sacerdoti incari- cati della pastorale per i poveri, poi nel 1979 è nominato vice-cancelliere dell’arcidiocesi e, l’anno seguente, direttore dell’Upholland Northern Institute, che si occupa di educazio- ne degli adulti e di formazione del clero. Nel 1984 viene scelto come se- gretario generale della Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles e nel 1989 diviene anche moderatore
  • 5. L’OSSERVATORE ROMANOpagina 6 domenica 23 febbraio 2014 Gualtiero Bassetti arcivescovo di Perugia - Città della Pieve (Italia) Unico italiano tra i vescovi residen- ziali creati cardinali da Papa France- sco, Gualtiero Bassetti guida l’arci- diocesi di Perugia - Città della Pieve, che dopo 160 anni — tanti ne sono trascorsi da quando nel 1853 Pio IX concesse il cardinalato a Vincenzo Gioacchino Pecci, poi eletto Papa col nome di Leone XIII — vede un pro- prio pastore insignito della porpora. È originario dell’Appennino tosco- emiliano, precisamente di Popolano di Marradi — in provincia di Firenze e diocesi di Faenza-Modigliana — dove nasce il 7 aprile 1942, primo di tre figli. In famiglia ha due cugini sacerdoti, don Giuseppe e don Luca Bassetti. Dopo aver trascorso l’infan- zia a Fantino, nel 1956 entra nel se- minario arcivescovile di Firenze, fre- quentando prima il liceo e poi i corsi di filosofia e teologia. Il 29 giugno 1966 viene ordinato sacerdote nella cattedrale di Santa Maria del Fiore dal cardinale Ermenegildo Florit. La sua prima esperienza pastorale è come vice parroco nella comunità di San Salvi. Nel 1968 il cardinale Florit lo nomina responsabile della pastorale vocazionale e assistente del seminario minore, di cui diventa ret- tore nel 1972. Sette anni dopo, il car- dinale Giovanni Benelli — divenuto arcivescovo di Firenze nel 1977 — gli affida l’incarico di rettore del semi- nario maggiore. Ha solo 37 anni e mantiene questo ufficio fino al 1990, quando l’arcivescovo cardinale Silva- no Piovanelli lo nomina pro-vicario e, due anni dopo, vicario generale dell’arcidiocesi. Il 9 luglio 1994 Giovanni Paolo II lo sceglie come vescovo di Massa Marittima Piombino. Riceve l’ordi- nazione episcopale l’8 settembre se- guente dal cardinale Piovanelli nella basilica di San Lorenzo a Firenze e dieci giorni più tardi fa il suo ingres- so in diocesi. Il 21 novembre 1998 viene trasferi- to alla sede vescovile di Arezzo-Cor- tona-Sansepolcro, dove fa ingresso il 6 febbraio 1999. Il suo ministero epi- scopale è subito proiettato verso la celebrazione del grande giubileo del 2000, alla quale dedica la sua prima lettera pastorale. Nel mese di agosto dell’Anno santo partecipa al grande raduno di Tor Vergata per la giorna- ta mondiale della gioventù che si svolge a Roma. Una delle caratteri- stiche della sua azione pastorale è proprio la priorità riservata ai giova- ni, che segue accompagnandoli per- sonalmente anche alle successive edi- zioni della gmg. Si rivolge diretta- mente a loro attraverso lettere, ini- ziative comunitarie e anche con il lancio di un “patto educativo” fra comunità ecclesiale, istituzioni, realtà formative e associazionismo. La sua attività si concentra poi sul tema della famiglia, con un’attenzio- ne specifica alla preparazione delle coppie al matrimonio. Punta a tra- sformare le parrocchie in comunità missionarie dove si annuncia il Van- gelo a quanti sono lontani. L’interes- se per il sociale lo porta a intervenire per denunciare, tra l’altro, l’illegalità e la corruzione nella vita civile e po- litica, lo sfruttamento delle persone, le morti bianche sul lavoro. In un territorio alle prese con i problemi della disoccupazione e della crisi economica incontra più volte operai e dirigenti di aziende, membri di or- ganizzazioni di categoria e sindacati. Dopo aver iniziato nel 2003 la visita pastorale alla diocesi, il 1° maggio 2004 pubblica la lettera Nella crisi: la speranza oltre ogni paura indirizzata al mondo del lavoro e un anno dopo crea un fondo di solidarietà affidato alla Caritas. Nel 2001 Giovanni Pao- lo II lo nomina delegato nazionale per i seminari d’Italia, incarico che nel marzo 2006 Benedetto XVI gli ri- conferma per altri cinque anni. Il 16 luglio 2009 viene promosso alla sede arcivescovile metropolitana di Perugia - Città della Pieve, dove fa ingresso il 4 ottobre successivo. An- che in questa sede continua a dedica- re un’attenzione pastorale privilegiata al sociale e in particolare ai problemi occupazionali. Visita le fabbriche del territorio incontrando i lavoratori di- rettamente nei luoghi di produzione, soprattutto le aziende in crisi. Nel novembre 2009 l’assemblea generale della Conferenza episcopale italiana lo elegge vicepresidente. Il 5 ottobre 2012 è anche scelto dalla Conferenza episcopale umbra come presidente. Membro del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, lo scorso 18 dicembre è stato annoverato da Papa Francesco anche nella Congregazio- ne per i Vescovi. Mario Aurelio Poli arcivescovo di Buenos Aires (Argentina) È il successore di Jorge Mario Ber- goglio alla guida dell’arcidiocesi di Buenos Aires. Non a caso la sua è stata la prima nomina episcopale compiuta da Papa Francesco dopo la sua elezione. Mario Aurelio Poli è dal 28 marzo 2013 arcivescovo della capitale argentina, il primo a essere scelto tra il clero locale un secolo dopo l’episcopato di Mariano Anto- nio Espinosa, che fu pastore della città dal 1900 al 1923. Come il Pontefice ha origini ita- liane: suo padre Mario era toscano, originario di La Scala, in diocesi di San Miniato, mentre sua madre, Jo- sefa Felisa Zambotti, era argentina. Nasce a Buenos Aires il 29 novem- bre 1947. Fin da piccolo fa parte del movimento scout: un’esperienza di cui fa tesoro e alla quale si dedica anche molti anni dopo, quando gli viene affidato il ministero di cappel- lano nazionale della commissione pastorale degli scout argentini. Compie gli studi primari nella scuola statale e quelli secondari nella scuola parrocchiale di San Pedro Apóstol. Si iscrive alla facoltà di di- ritto e scienze sociali dell’Università di Buenos Aires, dove consegue la laurea. Avvertendo la chiamata al sa- cerdozio, nel 1969, a 22 anni, entra nel seminario metropolitano Inma- culada Concepción (Villa Devoto) di Buenos Aires, dove compie gli studi di filosofia e teologia. Il 25 novem- bre 1978 viene ordinato sacerdote nella cattedrale metropolitana della capitale, dall’arcivescovo cardinale Juan Carlos Aramburu. Dopo l’ordi- nazione è inviato a svolgere servizio pastorale come vicario parrocchiale a San Cayetano (Liniers), dove rimane fino al 1980. Viene quindi chiamato al semina- rio maggiore di Buenos Aires, dove, tra il 1980 e il 1991, è superiore, poi economo, infine direttore degli studi. Dal 1988 al 1991 è anche cappellano delle missionarie serve dello Spirito Santo e, dal 1988 al 1992, assistente ecclesiastico dell’associazione laicale Fraternidades y Agrupaciones Santo Tomás de Aquino (Fasta). Nel 1992 l’arcivescovo di Buenos Aires, il car- dinale Antonio Quarracino, lo nomi- na direttore dell’istituto vocazionale propedeutico San José, a San Isidro, dove i seminaristi dell’arcidiocesi ini- ziano la loro formazione e compiono un’esperienza spirituale, della durata di un anno, per maturare la vocazio- ne sacerdotale. Dal 1980 è professore di storia della Chiesa e di patrologia alla fa- coltà di teologia dell’Università Cat- tolica argentina e membro del consi- glio accademico. Fa parte anche del collegio dei consultori e del consi- glio presbiterale di Buenos Aires. Il 26 agosto 1997 consegue il dottorato in teologia. L’8 febbraio 2002, Giovanni Paolo II lo nomina vescovo titolare di Abidda e ausiliare di Buenos Aires. Riceve l’ordinazione episcopale il 20 aprile successivo, nella cattedrale, dal cardinale arcivescovo Jorge Ma- rio Bergoglio. Conconsacranti sono il cardinale Aramburu, arcivescovo emerito, il vescovo Mario José Serra e gli ausiliari di Buenos Aires, Joa- quín Mariano Sucunza e Guillermo Rodríguez-Melgarejo. Come incarico pastorale si occupa di Flores, la zo- na vicariale di cui è originario, la stessa che era stata affidata a Bergo- glio nel periodo in cui era vescovo ausiliare della capitale argentina. Il 24 giugno 2008 Benedetto XVI lo trasferisce alla sede vescovile di Santa Rosa (La Pampa), dove inizia il suo ministero il 30 agosto successi- vo. Il 28 marzo 2013 Papa Francesco lo promuove arcivescovo metropolita di Buenos Aires, dove fa il suo in- gresso il 20 aprile seguente. Allo stesso tempo diviene gran cancelliere dell’Università Cattolica argentina. È anche cappellano nazionale della commissione pastorale cattolica degli scout. Nell’arcidiocesi della capitale rac- coglie l’eredità del cardinale Bergo- glio, mettendosi in dialogo con tutti i settori della società. «Con un mae- stro simile — confida in un’intervista — era impossibile non imitarlo. Mi sono sempre sentito molto in sinto- nia con il suo stile pastorale, così vi- cino alla gente». Una prossimità che si concretizza non solo all’interno della comunità cattolica, ma anche nella partecipazione a iniziative ecu- meniche e interreligiose. Il 4 maggio 2013 Papa Francesco lo nomina ordinario per i fedeli cat- tolici di rito orientale residenti in Argentina e il 19 febbraio 2014 lo an- novera tra i membri della Congrega- zione per le Chiese orientali. Nella Conferenza episcopale nazionale, è stato membro delle commissioni per i ministeri e per l’educazione cattoli- ca. Come presidente della commis- sione di catechesi e pastorale biblica, attualmente fa parte della commis- sione permanente. Andrew Yeom Soo-jung arcivescovo di Seoul (Corea) Ha antenati martiri il terzo porpora- to della storia della Chiesa in Corea. Dopo i suoi predecessori sulla catte- dra di Seoul, Stephen Kim Sou- hwan, morto nel 2009, e Nicholas Cheong Jin-suk, arcivescovo emerito, entra nel collegio cardinalizio anche l’attuale pastore della capitale, An- drew Yeom Soo-jung. Settant’anni compiuti da poco, è nato il 5 dicembre 1943 ad Ansong, diocesi di Suwon, nella provincia di Gyeonggi-do, la più popolosa del Paese asiatico. È il quarto dei sei figli di Yeom Han-jin (1908-1983) e di Baek Geum-waul (1908-1995). La sua è una famiglia cattolica da cinque ge- nerazioni, da quando cioè il trisavolo Joseph Yeom Deuk-soon (1768-1827) fu tra i primi battezzati in Corea. An- che il bisnonno del futuro cardinale, Pietro Yeom Seok-tae (1794-1850), di- venne un fervente cattolico. E con sua moglie Mary Kim fu vittima del- le persecuzioni che infuriarono in on- date successive dal 1839 al 1867. Cresciuto in un ambiente di pro- fonda fede e devozione, grazie alla madre che insegnava ai figli la Bib- bia e pregava per la loro vocazione, entra nel seminario di Seoul. Nella capitale riceve l’ordinazione sacerdo- tale dal cardinale Kim Sou-hwan l’8 dicembre 1970. Poco dopo anche i suoi due fratelli più giovani, Yeom Soo-wan e Yeom Soo-ee, seguono le sue orme diventando preti. All’inizio del suo ministero è vice- parroco a Bulgwang e a Dangsan (1971-1973), professore e preside alla Sungshin High School, seminario minore dell’arcidiocesi (1973-1977), e per dieci anni parroco a Itaewon, Jangwi e Yeongdeungpo (1977-1987). Divenuto procuratore del seminario maggiore della capitale coreana (1987- 1992), è poi cancelliere della curia ar- cidiocesana (1992-1998), parroco a Mok e vicario foraneo (1998-2001) e membro del consiglio presbiterale. Il 12 dicembre 2001 è nominato vescovo titolare di Tibiuca e ausilia- re di Seoul, e il 25 gennaio 2002 ri- ceve l’ordinazione episcopale dall’ar- civescovo Cheong Jin-suk. Durante i dieci anni in cui è ausiliare ricopre diversi incarichi nell’arcidiocesi — tra i quali vicario episcopale per la pa- storale e l’apostolato dei mass media — fino a divenirne vicario generale. Presiede inoltre per un determina- to periodo la Caritas diocesana, la Seoul catholic youth foundation e il movimento One body one spirit, che attraverso l’omonima fondazione rac- coglie l’eredità spirituale del cardina- le Kim Soo-hwan distribuendo anche borse di studio. Per un tempo più lungo presiede anche la Pyeonghwa broadcasting & news (2002-2013) — un’emittente televisiva e una radio cattoliche impegnate nella promozio- ne dei valori della pace e della digni- tà dell’uomo — e il Comitato per la vita, istituito il 5 ottobre 2005 per or- ganizzare iniziative sociali e accade- miche sui temi dell’aborto, della clo- nazione umana e del suicidio. In se- no alla della Conferenza episcopale coreana è membro del consiglio per- manente e delle commissioni per le missioni e per la pastorale della salu- te, oltre che presidente del comitato per l’apostolato dei laici. Il 10 maggio 2012 Benedetto XVI lo promuove arcivescovo metropolita di Seoul. E poiché contestualmente diviene anche amministratore apo- stolico di Pyongyang, in Corea del Nord, sceglie simbolicamente di ce- lebrare la messa per l’ingresso in diocesi il successivo 25 giugno, nel giorno del 62° anniversario dello scoppio della guerra di Corea. Pastore particolarmente sensibile alle necessità degli ultimi, il 19 gen- naio scorso si è recato in visita pa- storale a Eun - Pyong Village, un ri- fugio per senzatetto gestito dalla Ca- ritas diocesana che ospita novecento persone, tra cui molti disabili. L’at- tenzione verso i senzatetto risale al tempo in cui era parroco a Yeon- gdeungpo, dove nel 1986 ha voluto una mensa per loro vicina alla sta- zione. Ricardo Ezzati Andrello arcivescovo di Santiago de Chile (Cile) Non aveva ancora diciotto anni quando, nel 1959, Ricardo Ezzati An- drello è salpato da Genova alla volta di Buenos Aires. Ha compiuto il viaggio di tanti emigrati italiani che, agli inizi del XIX secolo, partivano al- la volta del Sud America. E dalla ca- pitale argentina ha raggiunto Santia- go del Cile dove oggi è arcivescovo. Nato a Campiglia dei Berici, in diocesi di Vicenza, il 7 gennaio 1942, da Mario e Assunta, compie gli stu- di elementari nella scuola comunale del paese natale. Il primo segnale della sua vocazione risale a quegli anni: un giorno la madre di un suo amico viene a far visita alla famiglia e gli parla del figlio che si prepara a frequentare un centro salesiano di orientamento vocazionale. Decide di seguirne le orme. Così si iscrive al collegio di Penango (Asti). E quan- do nel 1959 arriva in Cile, entra a Quilpué nel noviziato della società fondata da don Bosco. Il 31 gennaio 1961 emette la prima professione reli- giosa. Studia filosofia e pedagogia nell’istituto della congregazione affi- liato alla Pontificia Università Catto- lica di Valparaíso. Dal 1964 al 1966 insegna nel liceo Camilo Ortúzar Montt, di Santiago. Inviato a Roma per perfezionare gli studi di teologia, segue i corsi alla Pontificia Università Salesiana e ot- tiene la licenza. Successivamente si trasferisce all’ateneo di Strasburgo, in Francia, dove frequenta il master in pedagogia religiosa. Rientrato in Cile, insegna religione e filosofia all’Università Cattolica di Valparaíso. Intanto il 30 dicembre 1966 emette la professione perpetua e il 18 marzo 1970 viene ordinato sacerdote. I superiori gli affidano vari incari- chi. Dal 1971 al 1972 è responsabile della pastorale dell’istituto salesiano a Valdivia. Dal 1973 al 1977 è a Con- cepción, come superiore della locale comunità religiosa e rettore del col- legio salesiano. Nel 1978 rientra a Santiago, dove rimane fino al 1983. In quel periodo è nominato direttore del seminario maggiore della congre- gazione, oltre a essere eletto consi- gliere provinciale. Insegna pastorale fondamentale nella facoltà di teolo- gia della Pontificia Università Catto- lica del Cile ed è membro e direttore del Centro de estudios y experien- cias catequísticas (Ceec). Nel 1984, durante il capitolo generale viene nominato ispettore provinciale dei salesiani cileni. È eletto anche vice- presidente della conferenza dei supe- riori maggiori di religiosi e religiose del Cile (Conferre). Nel 1990 parte- cipa per la seconda volta ai lavori capitolari. Concluso il mandato di ispettore provinciale nel 1991, è chia- mato in Vaticano per collaborare con l’arcivescovo Errázuriz Ossa, al- lora segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. Il 28 giugno 1996, Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Valdivia, do- ve riceve l’ordinazione episcopale l’8 settembre successivo dal cardinale Carlos Oviedo. L’anno seguente partecipa all’assemblea speciale per l’America del Sinodo dei vescovi. Il 10 luglio 2001 è trasferito alla Chiesa titolare di La Imperial e al contem- po nominato ausiliare di Santiago del Cile. Il 24 aprile 2006 il presi- dente della Repubblica, su richiesta del Congresso nazionale, gli concede la cittadinanza cilena “per grazia speciale”. Il 27 dicembre successivo Bene- detto XVI lo promuove alla sede arci- vescovile di Concepción. Nel 2007 partecipa alla quinta Conferenza ge- nerale dell’episcopato dell’America latina e dei Caraibi ad Aparecida, in Brasile. In seno al Consiglio episco- pale latinoamericano (Celam) ha di- versi incarichi, tra i quali membro del dipartimento di vita consacrata e presidente del dipartimento della cultura e dell’istruzione. Nella Con- ferenza episcopale cilena è membro della commissione pastorale, dove presiede l’area dell’educazione per due mandati. Fa anche parte della commissione dei seminari, della pa- storale vocazionale e della commis- sione mista vescovi - superiori mag- giori. Dal 2007 è membro del comi- tato permanente. Benedetto XVI lo sceglie tra i cin- que vescovi ai quali affida la visita apostolica ai legionari di Cristo, svoltasi tra il 2009 e il 2010. E il 15 dicembre 2010 lo nomina arcivesco- vo metropolita di Santiago del Cile. Quell’anno la Conferenza episcopale lo elegge suo presidente, incarico che gli viene rinnovato l’8 novembre 2013 per un altro triennio. Nella ca- pitale cilena punta soprattutto a educare le persone alla condivisione con i più poveri. Sottolinea come non manchino i beni, ma sia neces- saria una più equa e giusta distribu- zione, per trasformare il Paese in una mesa para todos, secondo lo slo- gan lanciato per sensibilizzare i fede- li. Richiama i laici alla corresponsa- bilità nella nuova evangelizzazione. Lancia un appello nel corso della messa celebrata in occasione del quarto congresso internazionale Ca- tólicos y vida pública, svoltosi nell’ot- tobre 2011 a Santiago. Notevole è poi il suo contributo alla valorizza- zione della vita consacrata, attraver- so documenti e interventi. Il 30 novembre 2013 Papa France- sco lo annovera tra i membri della Congregazione per l’educazione cat- tolica. Philippe Nakellentuba Ouédraogo arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso) Proviene da una famiglia in maggio- ranza musulmana il “piccolo pastore della savana burkinabé” — come egli stesso si definisce — Philippe Nakel- lentuba Ouédraogo, arcivescovo di Ouagadougou. E sebbene avesse già scelto un monastero in cui ritirarsi al compimento dei 75 anni, per lui da oggi il futuro si prospetta diverso, visto che Papa Francesco ha deciso di annoverarlo nel collegio cardinali- zio. È il secondo porporato origina- rio del Burkina Faso e riceve la ber- retta quattordici anni dopo la morte del primo, Paul Zoungrana (1917- 2000). Un presule che ama citare sant’Agostino, Charles de Foucault e anche Martin Luther King, ma pre- ferisce continuare a essere per tutti semplicemente Philippe, il figlio di Pierre Zudwende e Jeanne Pegrima. Nasce il 25 gennaio 1945 a Konéan, nella diocesi di Kaya, provincia di Sanmetenga, nella zona centro-setten- trionale del Paese africano (ex Alto Volta) tra i più poveri al mondo. Do- po gli studi nella scuola pubblica di Kaya (1952-1959), entra nel Petit Sé- minaire de Pabré, a Ouagadougou, dove nel giugno 1967 ottiene il bacca- laureato. Poi entra nel seminario re- gionale di Koumi, in diocesi di Bo- bo-Dioulasso, dove completa il ciclo di studi filosofici e teologici. È ordi- nato sacerdote il 14 luglio 1973 per il clero di Kaya. Svolge inizialmente il ministero come vicario nella parroc- chia della cattedrale fino al 1978, quando parte alla volta di Roma per proseguire la formazione alla Pontifi- cia Università Urbaniana. Quattro anni dopo, nel 1982, vi consegue il dottorato in diritto canonico. Tornato in patria, è ancora per un anno vice parroco della cattedrale di Kaya. Ne diviene poi parroco (1984- 1991), ricoprendo nel contempo an- che gli uffici di membro del tribuna- le ecclesiastico regionale, di vicario generale della diocesi (1989-1994), di direttore delle Pontificie opere mis- sionarie (1987-1996) e di incaricato della Fondazione del seminario mi- nore Saint Cyprien (1992-1995). Di- viene quindi rettore del medesimo seminario minore (1993-1995), poi torna al ministero attivo come parro- co nella comunità di Notre Dame de l’Assomption a Pissila, continuando a ricoprire i precedenti incarichi in curia e nel tribunale. Giovanni Paolo II il 25 luglio 1996 lo nomina quarto vescovo di Ouahigouya, nel nord del Paese a maggioranza islamica. Riceve l’ordinazione episcopale il successivo 23 novembre da monsi- gnor Jean-Marie Untaani Compaoré, suo predecessore a Ouagadougou. Durante il servizio episcopale a Ouahigouya si impegna principal- mente nella realizzazione degli obiet- tivi del Sinodo speciale per l’Africa del 1994 con la sua opzione pastorale fondamentale per una “Chiesa fami- glia di Dio”. Cerca di portare il suo contributo nel campo dell’educazio- ne, attraverso strutture formative a tutti i livelli di istruzione. In seno al- la Conferenza episcopale nazionale diviene presidente della commissione per le Pontificie opere missionarie (1997-2001). Quindi è eletto presiden- te della Conferenza episcopale di Burkina Faso e Niger (2001-2007) e il 1° luglio 2003 è nominato consulto- re della Congregazione per l’Evange- lizzazione dei Popoli. Al termine del 2008 celebra i cinquant’anni dell’isti- tuzione della diocesi e in quell’occa- sione ordina sette nuovi sacerdoti e consacra la nuova cattedrale. Il 13 maggio 2009 è promosso ar- civescovo metropolita di Ouagadou- gou. Il modello per la sua nuova missione episcopale è il secondo Si- nodo speciale per l’Africa, celebrato nel novembre 2009. «Abbiamo biso- gno — dice riferendosi al tema dell’assise — di una società più ri- conciliata, abbiamo la nostra storia, con la rivoluzione, le ferite profon- de, e non è sicuro che esse siano guarite». E come nella precedente esperienza a Ouahigouya, anche nel- la capitale si impegna a costruire la Chiesa “famiglia di Dio” guardando soprattutto alle piccole comunità cri- stiane di base, perché, come dice Charles de Foucault, «se non vivia- mo il Vangelo, Gesù non vive in noi». Per questo vuole essere accan- to a quanti soffrono, soprattutto là dove mancano cibo, sistemi sanitari e strutture educative per lo sviluppo. Per farlo punta in particolare sul dialogo con l’islam che è maggiorita- rio nel Paese. Partecipa personalmen- te alla preghiera nella grande piazza della Nazione in occasione della fe- sta della Tabaski, una delle più im- portanti e significative per i musul- mani, che nella circostanza ricordano il sacrificio di Abramo. Un gesto ap- prezzato da esponenti di alto livello dell’islam, che ricambiano la visita in occasione di celebrazioni cristiane. I cardinali creati da Papa Francesco
  • 6. L’OSSERVATORE ROMANOdomenica 23 febbraio 2014 pagina 7 Orlando B. Quevedo arcivescovo di Cotabato (Filippine) Prete missionario, pastore al servizio dei poveri, promotore dell’amicizia e della convivenza pacifica tra cristiani e musulmani nelle Filippine, il cardi- nale Orlando Beltran Quevedo, arci- vescovo di Cotabato, è una delle fi- gure più rappresentative della Chie- sa in Asia. Nato l’11 marzo 1939 a Laoag, pro- vincia di Ilocos Norte, nell’isola di Luzon, è l’ultimo dei quattro figli di una coppia di insegnanti nelle scuo- le pubbliche. Riceve l’istruzione pri- maria a Laoag e poi a Marbel, nel Mindanao, nella parte più meridio- nale dello Stato. Qui frequenta an- che la Notre Dame High School, prima di entrare in seminario. Iscrittosi per gli studi filosofici al San Jose Seminary di Quezon City, si trasferisce quindi negli Stati Uniti d’America: dapprima presso il novi- ziato dei missionari oblati di Maria Immacolata in Texas, quindi a Wa- shington per la formazione teologi- ca. Nella capitale statunitense conse- gue un master in educazione religio- sa all’Oblate College e il baccelliera- to in sacra teologia alla Catholic University of America. Sempre a Washington il 5 giugno 1964 è ordi- nato sacerdote negli oblati di Maria Immacolata. Completa la formazione con una laurea in pedagogia all’Università Santo Tomas di Manila (1968-1970) e con una specializzazione in vita con- sacrata alla Saint Louis University nel Missouri (1976-1977). Nel frat- tempo, rientrato nelle Filippine, svolge il ministero pastorale a Cota- bato, come vicario cooperatore nella parrocchia della cattedrale, e a Jolo, sempre nel Mindanao. Insegna inol- tre in seminari e atenei, fino a dive- nire il primo rettore filippino della Notre Dame University a Cotabato City (1971-1976). All’interno della sua congregazione religiosa, intanto, ini- zia ad assumere incarichi di rilievo, tra i quali quello di superiore dello scolasticato di Manila. Il 23 luglio 1980 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo prelato di Ki- dapawan. Riceve l’ordinazione epi- scopale il 28 ottobre dello stesso an- no dal nunzio apostolico Bruno Tor- pigliani. Quando la prelatura viene elevata a diocesi, il 15 novembre 1982, ne diviene primo vescovo. Il 22 marzo 1986 è promosso arci- vescovo metropolita di Nueva Sego- via, nella provincia di Vigan, di cui è originario. Nel 1992 è annoverato tra i membri del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace e nel 1994 tra quelli del Consiglio ordinario della segreteria generale del Sinodo dei vescovi. Il 30 maggio 1998 viene trasferito all’arcidiocesi di Cotabato. È il primo filippino a guidare la Chiesa del Mindanao, dove dà un contributo rilevante al processo di pace tra il Governo di Manila e gli indipendentisti musulmani. L’anno seguente è eletto presiden- te della Conferenza episcopale na- zionale (Cbcp), incarico che ricopre fino al 2003. Dal 2005 al 2011 è se- gretario generale della Federazione delle conferenze episcopali dell’Asia (Fabc). Apprezzato conferenziere e predicatore di ritiri spirituali, sensi- bile alle aspettative di giustizia e di pace dei popoli asiatici, segue con particolare attenzione le comunità ecclesiali di base. Presiede infatti, tra l’altro, il comitato di redazione degli atti e dei decreti del secondo conci- lio plenario delle Filippine (PCP-II) tenutosi a Manila nel 1991, che dà loro piena cittadinanza in seno alla Chiesa. Inoltre è tra i principali re- dattori di numerose lettere pastorali della Cbcp e dichiarazioni delle as- semblee plenarie della Fabc. Chibly Langlois vescovo di Les Cayes (Haiti) Con Papa Francesco anche Haiti, lo Stato più povero delle Americhe, ha il suo rappresentante nel collegio cardinalizio: è Chibly Langlois, ve- scovo di Les Cayes e presidente del- la Conferenza episcopale nazionale. Cinquantacinquenne, è tra i cardina- li più giovani, ma già può vantare esperienze in due diverse diocesi del Paese, che da tempo si trova ad af- frontare una catastrofica emergenza umanitaria. La nomina del Pontefice è infatti arrivata proprio nel giorno del quarto anniversario del disastro- so terremoto che il 12 gennaio 2010 devastò il Paese uccidendo oltre 220.000 persone. Nasce il 29 novembre 1958 a La Vallée, in diocesi di Jacmel, nella parte sud-occidentale dell’isola carai- bica di Hispaniola. Qui compie gli studi primari presso i Fratelli dell’istruzione cristiana. Entrato al Petit Séminaire Collège Saint-Mar- tial di Port-au-Prince per la forma- zione secondaria, nel 1985 passa al Grand Séminaire Notre-Dame della capitale, dove segue i corsi filosofici e teologici, ottenendo il baccellierato in teologia. Ordinato sacerdote il 22 settembre 1991, ricopre l’incarico di vicario del- la cattedrale di Jacmel fino al 1994, anno in cui si trasferisce a Roma. Per un biennio studia presso la Pon- tificia Università Lateranense e con- segue la licenza in teologia pastora- le, con la dissertazione dal titolo La nouvelle évangélisation, oeuvre d’incul- turation en Haïti. Rientrato in patria nel 1996, dirige fino al 2004 gli uffici della diocesi di Jacmel per la pastorale catechetica e giovanile. Nello stesso tempo, dal 2000, svolge il ministero di parroco della parrocchia-santuario dell’Im- macolata Concezione, in località Des Orangers, ed è professore di teologia pastorale al Grand Séminaire Notre- Dame di Port-au-Prince. Sempre dal 2000 insegna anche all’istituto dio- cesano per l’educazione e la promo- zione umana di Jacmel. Eletto da Giovanni Paolo II se- condo vescovo di Fort-Liberté l’8 aprile 2004, riceve l’ordinazione il successivo 6 giugno dall’arcivescovo di Cap Haïtien, Hubert Constant, suo predecessore in quella sede. Conconsacranti sono il vescovo di Jacmel, monsignor Guire Poulard, e l’arcivescovo di Port-au-Prince, mon- signor Joseph Serge Miot, poi morto nel sisma del 2010. In seno alla Conferenza episcopa- le nazionale presiede la commissione per la catechesi (2004-2012) ed è membro della commissione per le missioni (2007), di cui fa parte tutt’ora. È tra i testimoni della immane catastrofe provocata dal terremoto che sconvolge l’isola. E diventa uno dei protagonisti dell’opera di rico- struzione materiale e spirituale del Paese. Il 15 agosto 2011 Benedetto XVI lo trasferisce alla sede residenziale di Les Cayes, di cui diventa nono ve- scovo. Nello stesso anno, il 15 di- cembre, è eletto presidente della Conferenza episcopale di Haiti. Pre- siede anche la commissione per la pastorale della prima infanzia e il consiglio di amministrazione dell’Université Notre-Dame d’Haïti. Alla guida dell’episcopato, in di- verse circostanze fa sentire la propria voce dinanzi alle sofferenze e alla miseria del suo popolo. Si fa inoltre mediatore nel negoziato per pro- muovere il dialogo tra il presidente della Repubblica e i suoi oppositori durante la grave crisi politica in cui precipita il Paese, promuovendo l’iniziativa di riconciliazione nazio- nale «Insieme per il bene di Haiti». Loris Francesco Capovilla arcivescovo titolare di Mesembria È il custode della memoria storica di Angelo Giuseppe Roncalli, che ha servito come discreto e fedele segre- tario particolare per dieci anni, pri- ma durante il patriarcato a Venezia (1953-1958) e poi nel corso del ponti- ficato (1958-1963). Così sembra quasi naturale che Loris Francesco Capo- villa venga creato cardinale nello stesso anno della canonizzazione di Giovanni XXIII. Una circostanza che il porporato novantottenne, destina- to a divenire il più anziano dei membri del collegio cardinalizio, ha accolto soprattutto come «un rico- noscimento a lui, a Papa Giovanni. E ricevendo questo onore — ha detto appena appresa la notizia — mi sem- bra di servirlo ancora». In realtà da quando lo ha incontrato per la pri- ma volta a Sant’Angelo degli Arme- ni, nel 1950, la sua vita si è intreccia- ta indissolubilmente a quella del Pontefice bergamasco. Nato a Pontelongo (Padova) il 14 ottobre 1915, da Rodolfo e Irma Le- tizia Callegaro, viene battezzato nel- la chiesa del paese dedicata a Sant’Andrea il 7 novembre dal par- roco don Angelo Finco. Funzionario della Società Belga Zuccherifici, il padre scompare ap- pena trentasettenne il 26 maggio 1922. La sua morte provoca per la vedova e i due figli, Loris e Lia, un lungo periodo di precarietà che co- stringe la famiglia a continui sposta- menti, sino all’approdo definitivo a Mestre nel 1929. Alunno del seminario patriarcale di Venezia, viene ordinato sacerdote il 23 maggio 1940 dal cardinale Adeodato Giovanni Piazza. Assolve diversi incarichi nella parrocchia di San Zaccaria e in curia. È cerimonie- re capitolare a San Marco, catechista alle scuole medie e superiori, cappel- lano dell’Opera nazionale di assi- stenza religiosa e morale degli operai (Onarmo) a Porto Marghera, cap- pellano del carcere minorile e all’Ospedale degli infettivi. Durante la seconda guerra mon- diale presta servizio militare in avia- zione. All’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre 1943, è all’aeroporto Natale Palli di Parma, dove in quei giorni si adopera per sottrarre quanti più avieri possibile all’internamento in Germania. Nel 1945 il cardinale Piazza lo sce- gli come predicatore domenicale a Radio Venezia, incarico che mantie- ne sino al 1953. Nel 1949 il patriarca Carlo Agostini lo nomina direttore del settimanale diocesano «La Voce di San Marco» e redattore della pa- gina veneziana dell’«Avvenire d’Ita- lia». È iscritto all’albo dei giornalisti dal 1950. Per oltre un decennio è segretario particolare di Angelo Giuseppe Roncalli, cardinale patriarca di Ve- nezia dal 1953 al 1958, anno in cui il 28 ottobre viene eletto vescovo di Roma con il nome di Giovanni XXIII. È al suo fianco durante l’espe- rienza veneziana e poi per tutto il pontificato. Lo accompagna nelle vi- site e nelle celebrazioni, condivide con lui gioie e difficoltà, è spettatore partecipe della sua paternità pastora- le. Ma soprattutto è diretto testimo- ne della straordinaria intuizione di convocare il concilio ecumenico Va- ticano II, che il Papa annuncia a sor- presa nel 1959, guidandone poi la preparazione e la prima fase. Alla morte di Roncalli, il 3 giugno 1963, il successore Paolo VI lo nomi- na perito conciliare, confermandolo inoltre nell’ufficio di prelato d’anti- camera, e il 26 giugno 1967 lo sceglie come arcivescovo di Chieti-Vasto, conferendogli l’ordinazione episco- pale il 16 luglio successivo, nella ba- silica di San Pietro. È lo stesso Pon- tefice bresciano a nominarlo poi, il 25 settembre 1971, prelato di Loreto e delegato pontificio per il santuario lauretano, assegnandogli la stessa se- de titolare di Mesembria che fu dell’arcivescovo Roncalli dal 1934 al 1953. Rinuncia all’ufficio pastorale il 10 dicembre 1988 e si ritira a Sotto il Monte, paese natale di Roncalli, do- ve si dedica a coltivarne la memoria e a promuovere la conoscenza della sua figura e della sua opera. Ne cura la pubblicazione degli scritti princi- pali: Il Giornale dell’anima, la trilogia Questo è il mistero della mia vita, le raccolte Lettere ai familiari e Lettere 1958-1963. È autore anche di nume- rosi volumi sulla vita e le opere del Pontefice bergamasco, ai quali si ag- giungono centinaia di opuscoli e di articoli apparsi in quotidiani, setti- manali e riviste. Per questa opera riceve numerosi riconoscimenti, a testimonianza della stima e dell’affetto che circondano la sua persona. Tra l’altro, è cittadino onorario di Bergamo e di Chieti, sua prima sede arcivescovile. Fernando Sebastián Aguilar arcivescovo emerito di Pamplona (Spagna) È religioso claretiano da quasi set- tant’anni, sacerdote da poco più di sessanta, vescovo da oltre trentacin- que. Lo spagnolo Fernando Seba- stián Aguilar riceve la porpora cardi- nalizia dopo una vita dedicata allo studio della teologia e al ministero pastorale, che ha svolto prima a León, poi a Granada e quindi a Pamplona, diocesi della quale è arci- vescovo emerito. Aragonese, nasce a Calatayud, in diocesi di Tarazona, il 14 dicembre 1929. Quindicenne entra nella con- gregazione dei missionari figli del Cuore Immacolato di Maria (clare- tiani) a Vich, dove l’8 settembre 1946 emette la professione religiosa. Ter- mina gli studi filosofici e teologici nei seminari della congregazione a Solsona e poi a Valls, dove riceve l’ordinazione sacerdotale dal cardi- nale Benjamín de Arriba y Castro il 28 giugno 1953. Viene inviato a Roma per la spe- cializzazione in teologia alla Pontifi- cia Università San Tommaso d’Aqui- no e nel 1957 consegue il dottorato con una tesi sulla maternità divina di Maria. Nel 1956 perfeziona gli studi in filosofia contemporanea, teologia fondamentale e teologia e pastorale dei sacramenti all’Universi- tà cattolica di Lovanio, in Belgio. Dal 1957 inizia la sua attività di do- cente in teologia, insegnando nei se- minari claretiani di Valls, Salamanca e Roma. Nel 1959 è annoverato tra i membri della Società mariologica spagnola e nel 1966 è nominato di- rettore della rivista «Ephemerides mariologicae». Nello stesso anno fonda la rivista «Iglesia viva», che dirige fino al 1971. Nel 1967 inizia l’insegnamento della teologia alla Pontificia univer- sità di Salamanca e nel 1970 è eletto decano di facoltà. Nel settembre 1971 è nominato rettore dell’università, incarico che svolge fino al 17 luglio 1979. Il 22 agosto 1979 Giovanni Paolo II lo sceglie come vescovo di León. Il 29 settembre successivo riceve l’or- dinazione episcopale nella cattedrale cittadina. Inizia un’intensa attività ministeriale utilizzando anche l’origi- nale strumento delle Cartas desde la fe (Lettere dalla fede), scritti brevi su temi di attualità pastorale, teologica e sociali con i quali si rivolge ai suoi fedeli. Durante la permanenza nella diocesi ne scrive più di seicento. Il 21 giugno 1982 è eletto segreta- rio generale della Conferenza episco- pale spagnola. In questa veste parte- cipa ai preparativi della visita di Giovanni Paolo II, che si svolge dal 31 ottobre al 9 novembre di quell’an- no, e cura le relazioni tra l’episcopa- to nazionale e il primo Governo a guida socialista. Le responsabilità e gli impegni come segretario generale dell’episco- pato nazionale lo inducono, nel giu- gno 1983, a rinunciare al governo pastorale della diocesi di León. Nel 1987 viene rieletto segretario generale della Conferenza episcopale per un altro quinquennio, ma l’anno dopo rinuncia all'incarico perché l’8 aprile 1988 Papa Wojtyła lo nomina arcive- scovo coadiutore di Granada, dove fa il suo ingresso il 5 giugno se- guente. Nel 1990 viene chiamato a far par- te della commissione preparatoria dell’assemblea speciale per l’Europa del Sinodo dei vescovi, che si svolge dal 28 novembre al 14 dicembre 1991. Nel settembre dello stesso an- no, intanto, è nominato amministra- tore apostolico della diocesi di Má- laga, dove inizia il suo ministero il 15 settembre. Nel 1992 diventa gran cancelliere della Pontificia Universi- tà di Salamanca e nel febbraio suc- cessivo viene eletto vice presidente della Conferenza episcopale spagno- la, incarico che gli viene rinnovato nel 1996 e nel 2002. Il 26 marzo 1993 Giovanni Paolo II lo nomina arcivescovo di Pamplo- na e nel maggio 1994 lo annovera tra i membri della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le so- cietà di vita apostolica. Nel settem- bre dello stesso anno partecipa all’assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sulla vita consa- crata e viene eletto nella commissio- ne che si occupa della redazione del messaggio finale. Nel febbraio 1999 è membro del comitato esecutivo della Conferenza episcopale spagnola e dal 1° al 23 ot- tobre interviene alla seconda assem- blea speciale per l’Europa del Sino- do dei vescovi. Il 31 luglio 2007 ri- nuncia al governo pastorale dell’arci- diocesi. Dal settembre successivo si dedica all’insegnamento a Málaga, nella Fondazione Paolo VI, della quale è presidente. Continua a scri- vere le sue Cartas desde la fe, pubbli- cate attraverso i mezzi di comunica- zione digitali, e cura il blog Veritas in caritate. Kelvin Edward Felix arcivescovo emerito di Castries (Saint Lucia) Ha appena compiuto ottantun’anni il cardinale Kelvin Edward Felix. Proviene da Dominica, ha svolto il suo ministero anche a Saint Kitts, a Trinidad e soprattutto a Santa Lu- cia, ma ha ricoperto un ruolo di pri- mo piano in tutta l’area insulare cen- troamericana, essendo stato a lungo ai vertici della Conferenza delle Chiese dei Caraibi (Ccc) e presiden- te della Conferenza episcopale delle Antille. Nasce il 15 febbraio 1933 in Rose- au, Dominica, sesto dei nove figli del maggiore Edward Mosley, so- vrintendente di polizia, e di sua mo- glie Melanie Cadette. Ricevuta l’istruzione primaria presso la Rose- au Boys School e quella secondaria alla Dominica Grammar School, du- rante gli anni delle scuole superiori si distingue nella pratica sportiva, in particolare nel cricket, nel calcio e nell’atletica, conseguendo eccellenti risultati in tornei giovanili. Dopo essersi diplomato, agli inizi del 1951 lascia Dominica per iscriver- si al Saint John Vianney Seminary di Trinidad. Ordinato sacerdote a Do- minica l’8 aprile 1956, è il primo pre- te nativo della diocesi di Roseau. Dopo le iniziali esperienze pastorali in patria e a Saint Kitts, si trasferisce in Canada, dove nel 1963 consegue una specializzazione in area pedago- gica presso l’Istituto internazionale Coady dell’Università di San Fran- cesco Saverio in Nova Scotia. Nel 1967 ottiene un master in sociologia e antropologia presso l’ateneo statu- nitense di Notre Dame (Indiana). Durante gli anni in cui ultima la formazione presso l’Università di Bradford, in Inghilterra (1967-1970), presta servizio come cappellano del- la comunità caraibica nella città in- dustriale e nell’intera regione del West Yorkshire. Colpito dalle condi- zioni di difficoltà sociali ed econo- miche dei suoi fedeli, comincia a or- ganizzare una cooperativa di credito. Da quell’esperienza nasce il Brad- ford Credit Union, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti nel corso degli anni ed è tuttora fiorente, di- mostrandosi uno strumento efficace per risolvere i problemi sociali ed economici dei migranti antillani nel Regno Unito. Intanto, conclusi gli studi, ritorna come docente al seminario regionale San Giovanni Vianney di Trinidad. Insegna sociologia e teologia pasto- rale, svolgendo attività accademica anche presso l’Università delle Indie Occidentali - Saint Augustine Cam- pus. Ma presto deve rientrare a Do- minica: è infatti designato preside della Saint Mary Academy, una scuola secondaria cattolica per ra- gazzi, che era stata chiusa a causa delle agitazioni provocate dal movi- mento Black Power. Riavviata piena- mente l’attività dell’istituto dopo tre anni di intenso lavoro e restituitane la direzione didattica ai Fratelli cri- stiani, è nominato segretario genera- le aggiunto della Conferenza delle Chiese dei Caraibi. Il 17 luglio 1981 è nominato da Giovanni Paolo II arcivescovo metro- polita di Castries in Saint Lucia. Il successivo 5 ottobre riceve l’ordina- zione episcopale. Nello stesso perio- do è eletto anche presidente della Ccc (1981-1986) e successivamente presidente della Conferenza episco- pale delle Antille (1991-1997). In que- gli anni diviene membro dei Pontifi- ci Consigli per la famiglia e per il dialogo interreligioso, e del Consi- glio per l’America del Sinodo dei vescovi. Nell’arcidiocesi di Castries dedica le proprie energie pastorali soprat- tutto alla formazione del clero loca- le, delle organizzazioni religiose e dei leader laici. Prepara l’accoglienza di Papa Wojtyła in occasione del suo viaggio a Saint Lucia (7 luglio 1986), che comporta un impegno su vasta scala e coinvolge tutti i vescovi della regione e i capi di Governo della Caribbean Community (Caricom). Insignito di vari riconoscimenti pubblici — tra i quali l’Ordine dell’Impero britannico conferitogli a Londra dalla regina Elisabetta II — svolge per ventisette anni il ministe- ro episcopale a Saint Lucia. Tra le sue realizzazioni, il noviziato di un ordine religioso femminile al servizio dell’arcidiocesi, l’associazione di pre- ti diocesani, il centro pastorale per la formazione della leadership locale che oggi porta il suo nome, il pre-se- minario per i giovani della provincia di Castries e della regione, intitolato a Giovanni Paolo II, propedeutico al seminario maggiore di Trinidad. In quegli anni promuove inoltre la formazione dei diaconi permanenti e dei catechisti, e istituisce il centro Sacra Famiglia per bambini bisogno- si. Fiore all’occhiello della sua azio- ne pastorale sono la casa di Sister Lucy per i cittadini indigenti, realiz- zata mettendo a disposizione la sua residenza episcopale, e l’organizza- zione provinciale Caritas Antille con sede a Saint Lucia per il servizio dei poveri e dei bisognosi della regione. Durante la Settimana santa del 2004 è vittima di un’aggressione ap- pena fuori dalla sua cattedrale. Ri- porta una lieve ferita alla gola, ma il fendente sferratogli con un coltello non è mortale perché attutito dal collare romano. Al compimento dei 75 anni, il 15 febbraio 2008 Benedet- to XVI ne accoglie la rinuncia al go- verno pastorale dell’arcidiocesi. Tor- nato a Dominica, continua il suo servizio nelle parrocchie rurali dell’isola. I cardinali creati da Papa Francesco
  • 7. L’OSSERVATORE ROMANOpagina 8 domenica 23 febbraio 2014 Papa Francesco ha creato diciannove cardinali Gesù cammina davanti a noi Durante il concistoro ordinario pubblico per la nomina di 19 cardinali, svoltosi sabato mattina, 22 febbraio, nella basilica di san Pietro, il Papa ha pronunciato la seguente allocuzione. «Gesù camminava davanti a loro…» (Mc 10, 32). Anche in questo momento Gesù cammina davanti a noi. Lui è sem- pre davanti a noi. Lui ci precede e ci apre la via... E questa è la nostra fi- ducia e la nostra gioia: essere suoi discepoli, stare con Lui, camminare dietro a Lui, seguirlo... Quando con i Cardinali abbiamo concelebrato insieme la prima santa Messa nella Cappella Sistina, “cam- minare” è stata la prima parola che il Signore ci ha proposto: camminare, e poi costruire e confessare. Oggi ritorna quella parola, ma co- me un atto, come l’azione di Gesù che continua: «Gesù camminava...». Questo ci colpisce nei Vangeli: Gesù cammina molto, e istruisce i suoi lungo il cammino. Questo è impor- tante. Gesù non è venuto ad inse- gnare una filosofia, un’ideologia... ma una “via”, una strada da percor- rere con Lui, e la strada si impara facendola, camminando. Sì, cari Fra- telli, questa è la nostra gioia: cammi- nare con Gesù. E questo non è facile, non è co- modo, perché la strada che Gesù sceglie è la via della croce. Mentre sono in cammino, Egli parla ai suoi discepoli di quello che gli accadrà a Gerusalemme: preannuncia la sua passione, morte e risurrezione. E lo- ro sono «stupiti» e «pieni di timo- re». Stupiti, certo, perché per loro salire a Gerusalemme voleva dire partecipare al trionfo del Messia, al- la sua vittoria — lo si vede poi dalla richiesta di Giacomo e Giovanni; e pieni di timore per quello che Gesù avrebbe dovuto subire, e che anche loro rischiavano di subire. Diversamente dai discepoli di al- lora, noi sappiamo che Gesù ha vin- to, e non dovremmo avere paura della Croce, anzi, nella Croce abbia- mo la nostra speranza. Eppure, sia- mo anche noi pur sempre umani, peccatori, e siamo esposti alla tenta- zione di pensare alla maniera degli uomini e non di Dio. E quando si pensa in modo mon- dano, qual è la conseguenza? Dice il Vangelo: «Gli altri dieci si sdegnaro- no con Giacomo e Giovanni» (v. 41). Si sdegnarono. Se prevale la menta- lità del mondo, subentrano le rivali- tà, le invidie, le fazioni... Allora questa Parola che oggi il Signore ci rivolge è tanto salutare! Ci purifica interiormente, fa luce nelle nostre coscienze, e ci aiuta a sintonizzarci pienamente con Gesù, e a farlo insieme, nel momento in cui il Collegio dei Cardinali si accre- sce con l’ingresso di nuovi Membri. «Allora Gesù, chiamatili a sé...» (Mc 10, 42). Ecco l’altro gesto del Signore. Lungo il cammino, si ac- corge che c’è bisogno di parlare ai Dodici, si ferma, e li chiama a sé. Fratelli, lasciamo che il Signore Ge- sù ci chiami a Sé! Lasciamoci con- vocare da Lui. E ascoltiamolo, con la gioia di accogliere insieme la sua Parola, di lasciarci istruire da essa e dallo Spirito Santo, per diventare sempre di più un cuore solo e un’anima sola, intorno a Lui. E mentre siamo così, convocati, “chiamati a Sé” dal nostro unico Maestro, vi dico ciò di cui la Chiesa ha bisogno: ha bisogno di voi, della vostra collaborazione, e prima anco- ra della vostra comunione, con me e tra di voi. La Chiesa ha bisogno del vostro coraggio, per annunciare il Vangelo in ogni occasione opportu- na e non opportuna, e per dare testi- monianza alla verità. La Chiesa ha bisogno della vostra preghiera, per il buon cammino del gregge di Cristo, la preghiera — non dimentichiamolo! — che, con l’annuncio della Parola, è il primo compito del Vescovo. La Chiesa ha bisogno della vostra com- passione soprattutto in questo mo- mento di dolore e sofferenza in tanti Paesi del mondo. Esprimiamo insie- me la nostra vicinanza spirituale alle comunità ecclesiali, a tutti i cristiani che soffrono discriminazioni e perse- cuzioni. Dobbiamo lottare contro ogni discriminazione! La Chiesa ha bisogno della nostra preghiera per loro, perché siano forti nella fede e sappiano reagire al male con il bene. E questa nostra preghiera si estende ad ogni uomo e donna che subisce ingiustizia a causa delle sue convin- zioni religiose. La Chiesa ha bisogno di noi an- che affinché siamo uomini di pace e facciamo la pace con le nostre opere, i nostri desideri, le nostre preghiere. Fare la pace! Artigiani della pace! Per questo invochiamo la pace e la riconciliazione per i popoli che in questi tempi sono provati dalla vio- lenza, dall’esclusione e dalla guerra. Grazie, Fratelli carissimi! Grazie! Camminiamo insieme dietro il Si- gnore, e lasciamoci sempre più con- vocare da Lui, in mezzo al Popolo fedele, al santo Popolo fedele di Dio, alla santa madre Chiesa. Gra- zie! Conclusi i lavori del concistoro straordinario E ai piedi dell’altare anche Benedetto XVI Il rito nella basilica di San Pietro Titoli e diaconie dei porporati Nomina episcopale in Cile Il saluto del segretario di Stato, primo dei nuovi porporati Con due parole Uno a uno i nuovi porporati sono saliti all’altare della Confessione, si sono inginocchiati davanti a Papa Francesco e hanno ricevuto dalle sue mani le insegne cardinalizie. È stato il momento culminante della cele- brazione del concistoro ordinario pubblico per la creazione di 19 car- dinali, svoltasi sabato mattina, 22 febbraio, festa della cattedra di San Pietro, nella basilica vaticana. All’ap- pello mancava solo l’arcivescovo Lo- ris Capovilla, quasi centenario; rice- verà la berretta nei prossimi giorni nella sua terra natale. Ai piedi dell’altare, accanto ai car- dinali dell’ordine dei vescovi, aveva preso posto Benedetto XVI. Una pre- senza significativa e senza precedenti che è stata accolta da un affettuoso e prolungato applauso. E Papa Fran- cesco, al suo ingresso in basilica, pri- ma di iniziare la celebrazione, si è avvicinato a lui e lo ha abbracciato. All’inizio del rito il segretario di Stato Pietro Parolin — primo dei car- dinali di Papa Francesco — ha rivol- to al Pontefice un saluto a nome dei nuovi porporati. Dopo di lui all’alta- re sono saliti tutti gli altri. Il cardi- nale Kutwa, sulla sedia a rotelle, ha atteso ai piedi dell’altare Papa Fran- cesco. Quindi ognuno di loro ha ri- cevuto dal maestro delle Celebrazio- ni liturgiche pontificie, monsignor Guido Marini, la bolla di creazione cardinalizia e di assegnazione del ti- tolo, a significare la partecipazione alla cura pastorale del vescovo di Roma per la sua diocesi. Pochi istanti prima avevano prestato il loro giuramento di fedeltà secondo la formula liturgica: «Io cardinale di Santa Romana Chiesa, prometto e giuro di rimanere da ora e per sem- pre finché avrò vita, fedele a Cristo e al suo Vangelo... nel mio servizio alla Chiesa». L’universalità della Chiesa è stata rappresentata dalle diverse aree geo- grafiche da cui provengono i nuovi cardinali: otto dall’Europa (cinque dei quali dall’Italia); sette dalle Americhe; due dall’Africa e due dal- l’Asia. Quattro sono i porporati di Curia: il segretario di Stato, Parolin, il segretario del Sinodo dei vescovi, Baldisseri, il prefetto della Congre- gazione per la dottrina della fede, Müller, il prefetto della Congrega- zione per il clero, Stella. Il più gio- vane è l’haitiano Langlois. Tre gli ul- traottantenni: con Capovilla anche Sebastián Aguilar e Felix. Al rito erano presenti oltre un centinaio di porporati, tra i quali il decano del Collegio cardinalizio An- gelo Sodano. Con il corpo diploma- tico accreditato presso la Santa Sede erano gli arcivescovi Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, i monsigno- ri Peter Bryan Wells, assessore, An- toine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, e monsignor José Avelino Bettencourt, capo del Protocollo. Moltissimi gli arcivesco- vi, i vescovi e i prelati della Curia romana. Tra questi, l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, e Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia. Quindici le delegazioni ufficiali: quelle dell’ordine di Malta, guidata dal gran maestro fra Matthew Fe- sting; del Brasile, da Dilma Rous- seff, presidente della Repubblica; di Haiti, da Michel Joseph Martelly, presidente della Repubblica; del Burkina Faso, da Djbrill Yipènè Bassole, ministro degli Esteri; del Canada, da Denis Lebel, ministro per le Infrastrutture; del Cile, da Cristian Larroulet, ministro segreta- rio alla Presidenza; della Gran Bre- tagna, da lord Patten of Barnes; del Nicaragua, da Samuel Santos Ló- pez; della Germania da Johannes Singhammer; dell’Argentina, da Guillermo Oliveri, segretario per il culto; della Corea, da Cho Hyun Jae; della Dominica, da Nicholas J.O. Liverpool, ex presidente della Repubblica; del Vietnam, da Duong Ngoc Tan, vice presidente del Comi- tato governativo per gli Affari Reli- giosi; della Costa d’Avorio, da He- nriette Dagri Diabate, gran cancel- liere dell’Ordine nazionale; della Spagna, da Carlos Lesmes, presiden- te del Tribunale supremo; dell’Italia, infine, da Francesco Maria Greco, ambasciatore presso la Santa Sede. Significativa la presenza, accanto alla Cappella Sistina, del coro della cattedrale di Westminster. Ad anima- re il canto liturgico anche il coro Mater Ecclesiae e quello del Pontifi- cio Istituto di musica sacra. Al termine della celebrazione, Pa- pa Francesco, dopo aver nuovamen- te salutato Benedetto XVI, si è recato a rendere omaggio all’antica e vene- ratissima statua di San Pietro. Si è concluso nel pomeriggio di ve- nerdì 21 febbraio il concistoro straordinario convocato da Papa Francesco. Tra le 16.30 e le 18.45, nell’Aula del Sinodo, sono conti- nuati gli interventi dei cardinali sulla relazione tenuta giovedì mat- tina dal cardinale Kasper. Nelle due giornate di riflessione e di confronto sono intervenuti in tutto 69 porporati, che hanno af- frontato un’ampia gamma di temi riguardanti la famiglia. L’assemblea si è svolta e si è conclusa in un cli- ma di grande serenità e soddisfa- zione da parte di tutti i presenti per l’ampiezza e la profondità de- gli interventi. Al termine dei lavori ha preso la parola il Pontefice, ringraziando tutti i partecipanti ed esprimendo la convinzione che il Signore ha condotto la Chiesa ad affrontare il tema del vangelo della famiglia e la accompagnerà nel cammino avviato con questo passo importante del Concistoro e destinato a continuare nei due prossimi anni con le as- semblee del Sinodo dei vescovi. Il Papa ha poi invitato tutti a pregare il Signore per questa intenzione e per lui. Pubblichiamo l’indirizzo di saluto ri- volto al Papa dal primo dei cardina- li, Pietro Parolin, segretario di Stato. Santo Padre, con animo commosso e trepido, le rivolgo un devoto saluto a nome dei vescovi che oggi sono aggregati da vostra Santità al Collegio cardi- nalizio e di monsignor Loris Capo- villa, che lo sarà fra qualche giorno a Bergamo. Salutiamo, con uguale affetto e venerazione, il Papa emerito, sua Santità Benedetto XVI, lieti per la sua presenza in mezzo a noi. Vorrei riassumere ed esprimere i molti pensieri e sentimenti che af- follano la mente e il cuore in que- sto momento con due parole. La prima è: “grazie”. Grazie, Santo Padre, per la gran- de fiducia manifestata nei nostri confronti! È la fiducia che sapremo rispondere, con fedeltà, generosità e perseveranza, alla chiamata con- tenuta nel simbolo della porpora ed esplicitata dall’esortazione che accompagna l’imposizione della berretta, ad essere pronti a «com- portarci con fortezza usque ad san- guinis effusionem per l’incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa romana Chiesa». Se, fin dall’inizio del nostro cammino vocazionale e grazie al buon esempio di tanti fratelli e so- relle, che ci hanno accompagnato nelle varie fasi della vita, abbiamo ricevuto la grazia di capire che es- sere discepoli di Gesù è imbarcarci in una avventura di santità e di amore, la cui misura è quella di non avere misura e che può esigere anche il dono della vita — come è avvenuto e avviene per tanti cristia- ni nel mondo — oggi, in un certo senso, ratifichiamo in modo pub- blico e solenne questa opzione. L’essere cardinali ci abilita ad una missione e ad un servizio ec- clesiali ancora più carichi di re- sponsabilità e richiede una volontà sempre maggiore di assumere lo stile del Figlio di Dio, che è venu- to in mezzo a noi come colui che serve (cfr. Lc 22, 25-27) e di seguirlo nella sua donazione d’amore umile e totale alla Chiesa sua sposa, sulla Croce. «È su quel legno — diceva Papa Benedetto — che il chicco di frumento, lasciato cadere dal Padre sul campo del mondo, muore per diventare frutto maturo». E non in maniera diversa si esprimeva vostra Santità nella bella e affettuosa lettera che ci ha inviato dopo l’annuncio della nomina e per la quale le siamo profondamen- te grati. La seconda parola è: “eccomi”. Di essa sono piene le pagine della Bibbia, perché è risuonata sulle labbra di tutti coloro che hanno ac- colto la chiamata di Dio e si sono messi a sua disposizione per realiz- zare il suo progetto di salvezza e di pace. Pure noi la pronunciamo og- gi. E vorremmo farlo con sincerità e convinzione profonde, con la stessa fede di Abramo, “nostro pa- dre nella fede” (Rom 14, 11) e di Maria, l’umile serva del Signore (cfr. Lc 1, 48), con la consapevolez- za di chi confida più sulla grazia di Dio e sulle preghiere della Chiesa che sulla sua debole volontà e sulle sue fragili forze. Eccoci, dunque, Santo Padre, per assumere quel compito che l’inserimento nel Collegio cardina- lizio significa e comporta, di essere cioè suoi speciali collaboratori, uni- ti più strettamente alla Chiesa di Roma e a colui che “presiede nella carità” e testimoni dell’unità della Chiesa e della sua universalità, pro- seguendo con rinnovato entusia- smo nello svolgimento delle speci- fiche missioni a noi affidate, nella Curia romana o nelle varie sedi episcopali. Eccoci, Santo Padre, per cammi- nare, edificare e confessare insieme, come lei stesso ci esortava a fare il primo giorno del suo pontificato, con il coraggio «di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versa- to sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti» (Ome- lia della santa messa con i cardina- li, 14 marzo 2013). Eccoci, Santo Padre, per intra- prendere e continuare, con lei e sotto la sua guida, «il cammino di una conversione pastorale e missio- naria, che non può lasciare le cose come stanno», costituendoci in tut- te le regioni della terra in un «stato permanente di missione» (cfr. Evangelii gaudium 25), secondo gli orientamenti del concilio ecumeni- co Vaticano II. Le assicuriamo la nostra preghie- ra intensa e insistente e affidiamo i nostri propositi a Maria, madre della Chiesa e regina degli aposto- li. Ella, insieme a san Giuseppe, ai beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, a tutti i santi interceda per lei, Santo Padre, e per tutti noi qui presenti, per la Chiesa e il mondo intero! E così sia. Pietro Parolin, titolo dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela; Lorenzo Baldisseri, diaconia di Sant’Anselmo all’Aventino; Gerhard Ludwig Müller, diaco- nia di Sant’Agnese in Agone; Beniamino Stella, diaconia dei Santi Cosma e Damiano; Vincent Gerard Nichols, titolo del Santissimo Redentore e Sant’Alfonso in via Merulana; Leopoldo José Brenes Solórza- no, titolo di San Gioacchino ai Prati di Castello; Gérald Cyprien Lacroix, I.S.P.X., titolo di San Giuseppe all’Aurelio; Jean-Pierre Kutwa, titolo di Sant’Emerenziana a Tor Fiorenza; Orani João Tempesta, O.Cist., ti- tolo di Santa Maria Madre della Provvidenza a Monte Verde; Gualtiero Bassetti, titolo di San- ta Cecilia; Mario Aurelio Poli, titolo di San Roberto Bellarmino; Andrew Yeom Soo-jung, titolo di San Crisogono; Ricardo Ezzati Andrello, S.D.B., titolo del Santissimo Redentore a Valmelaina; Philippe Nakellentuba Ouédrao- go, titolo di Santa Maria Consola- trice al Tiburtino; Orlando B. Quevedo, O.M.I., ti- tolo di Santa Maria «Regina Mun- di» a Torre Spaccata; Chibly Langlois, titolo di San Giacomo in Augusta; Loris Francesco Capovilla, titolo di Santa Maria in Trastevere; Fernando Sebastián Aguilar, C.M.F., titolo di Sant’Angela Me- rici; Kelvin Edward Felix, titolo di Santa Maria della Salute a Prima- valle. La nomina di oggi riguarda la Chiesa in Cile. Guillermo Patricio Vera Soto, vescovo di Iquique Nato a Isla de Maipo, in diocesi di Melipilla, il 7 giugno 1958, ha compiuto gli studi filosofici e teo- logici nel Pontificio seminario maggiore di Santiago de Chile. Ordinato sacerdote il 12 giugno 1982 per l’arcidiocesi di Santiago de Chile, s’è incardinato poi nella vicina diocesi di Melipilla quando essa è stata eretta nel 1991. Ha svol- to l’incarico di parroco nelle par- rocchie di Talagante, di Curacaví e della cattedrale di Melipilla. Il 10 aprile 2003 è stato nominato vesco- vo prelato di Calama. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 31 mag- gio 2003. Il 20 febbraio 2010 la prelatura di Calama è stata elevata al rango di diocesi con la denomi- nazione di San Juan Bautista de Calama e monsignor Vera Soto ne è divenuto primo vescovo.

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