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  • 1. Ricercatrice di Statistica Economica per il Centro Studi L’Unione Sarda Analista di sistemi informativi statistici e Presidente CdA di Vispo Srl, spin-off dell’Università di Sassari 1
  • 2. Scaletta della presentazione Questa è la situazione attuale che caratterizza la provincia rispetto al resto della Sardegna. E’ il punto di partenza per prospettare una crescita e uno sviluppo, quindi un incremento occupazionale. 2
  • 3. Dall’unità d’Italia al 2011, ultimo censimento, la popolazione della provincia di Nuoro è appena raddoppiata, il tasso di crescita annuo è stato inferiore alla media regionale, come pure alla provincia di Olbia Tempio (che cresce più di tutte le altre province sarde), di Cagliari, ma anche di Sassari, Carbonia Iglesias e l’Ogliastra. Solo Oristano e il Medio Campidano hanno avuto dei tassi di crescita inferiori a Nuoro. Nella provincia di Nuoro ci sono 52 comuni di cui appena 4 costieri (Posada, Dorgali, Orosei e Siniscola) tutti di piccole e medie dimensioni. Tra i comuni solo Siniscola e Macomer superano i 10 mila abitanti (rispettivamente con 11.400 e 10.400 nel 2012). Dal 1991 al 2011 (di cui si dispongono i dati a livello comunale che consentono l’aggregazione nelle 8 province) meno del 20% dei comuni (10) ha avuto un incremento di popolazione, gli altri si sono spopolati. Oltre all’essere o meno costiero rileva infatti nell’incremento o decremento demografico anche la dimensione del comune. Solitamente i comuni di dimensioni più elevate attirano nuovi residenti, mentre i comuni piccoli li perdono. In provincia di Nuoro ci sono solo 2 comuni con più di 10 mila abitanti (Macomer e Siniscola) e uno con più di 30 mila, il capoluogo che ne conta 36.300. Nel caso specifico di questa provincia neanche le dimensioni del comune influenzano la crescita della popolazione, considerato che sia Nuoro che Macomer perdono popolazione dal ‘91 al 2011. 3
  • 4. La situazione presentata ci aggiornava fino all’ultimo censimento. Dal 2011 al 2012 Nuoro ha subito ancora un calo demografico del 5 per mille. Nell’Isola invece il tasso di crescita totale, che misura le variazioni demografiche dell’ultimo anno, è stato positivo anche se esiguo: +1,5 per 1000. Il tasso di crescita totale è un indicatore di breve periodo che consente il monitoraggio continuo dell’andamento della popolazione e può essere utilizzato per prevenire fenomeni di spopolamento. Nel 2012 i comuni che sono rimasti stabili o hanno visto aumentare la loro popolazione residente sono stati 12 (23% del totale dei comuni), ma solo in 6 il saldo naturale è risultato positivo. Questi dati non consentono ancora di capire quale fetta della popolazione sia aumentata. Perché fa differenza se a crescere è la popolazione non più in età attiva, quindi gli over 65enni o invece la popolazione cresce perché aumentano i giovani. 4
  • 5. Per fare questo tipo di considerazioni si possono utilizzare degli altri indicatori, che propongo nella slide, coi valori aggiornati al 2012. La provincia è abitata da quasi 160 mila residenti e si caratterizza per una densità di popolazione molto bassa: 40 abitanti per km2, mentre la media regionale è 68, a sua volta molto distante dalla media italiana: 167. L’indicatore in rosso mostra che la provincia di Nuoro è meno attrattiva verso gli immigrati rispetto alla media regionale (di sicuro rispetto ad Olbia Tempio). L’indice di vecchiaia invece indica che i giovani stanno diminuendo rispetto agli anziani. Ogni 100 giovani ci sono infatti 163 anziani; nel ’91 erano 72, nel 2001 erano 116. Gli indici di dipendenza (sia giovani che anziani) sono più elevati della media regionale, il che significa che in questa provincia la fascia della popolazione maggiormente in calo è quella centrale, la pop. attiva. Nel 2011 rappresenta il 66,5% della popolazione (68,3% in Sardegna). L’indice di ricambio della popolazione fornisce invece un’indicazione della sostituzione generazionale nella popolazione in età attiva. Un valore dell’indice pari a 100 costituisce la soglia di equilibrio, significa cioè che tutti quelli che potenzialmente sono in uscita dal mercato del lavoro sono sostituiti da quelli che vi stanno entrando. Valori inferiori a 100 indicano che le persone potenzialmente in uscita sono meno di quelle in entrata, mentre valori superiori a 100 rilevano che le uscite sono maggiori delle entrate. Fino al 2006-2007 questo indicatore risultava in equilibrio, ha poi iniziato a crescere portandosi oggi a 125, quindi c’è il 25% di esubero di uscenti dal mercato rispetto ai potenziali nuovi ingressi. Gli indicatori proposti non si discostano comunque in maniera significativa dalla media sarda. 5
  • 6. Altra precondizione allo sviluppo sono le infrastrutture, sia economiche che sociali. I valori indicati hanno come confronto 100, che è il valore normalizzato relativo all’Italia. Questo significa che sia la provincia che la regione hanno delle dotazioni infrastrutturali inferiori a quelle mediamente presenti in Italia. Il dato si può interpretare come valore pro-capite. Anche se non particolarmente aggiornati gli indicatori di dotazione infrastrutturale contribuiscono a chiarire quali sono le condizioni endogene che possono favorire o meno lo sviluppo della provincia. Nel dettaglio si possono analizzare sia le infrastrutture economiche che sociali. Anche se già da un primo sguardo si intravede una situazione molto scoraggiante. I valori della Sardegna sono pressappoco la metà di quelli nazionali e quelli della provincia risultano quindi un quarto (quando ci arrivano) rispetto al resto del Paese. 6
  • 7. I livelli infrastrutturali al di sotto dei valori medi nazionali determinano una scarsa attrattività per la localizzazione di imprese per via degli alti costi di trasporto. 7
  • 8. La provincia ha una scarsissima dotazione di infrastrutture culturali e ricreative. L’indicatore delle strutture per l’istruzione è ben al di sotto del livello regionale e nazionale e presumibilmente contribuisce a determinare un livello di istruzione più basso rispetto alla media italiana. Più della metà dei residenti della provincia (di età compresa tra 25 e 64 anni) ha al massimo un’istruzione secondaria inferiore: “la terza media”. Il valore medio nazionale si ferma al 45,7%. Il dato aggiornato al 2012 per la Sardegna è del 53,4%, mentre la media italiana è del 43,12%. Come noto, la carenza di infrastrutture sociali determina un deterioramento del capitale umano e sociale, legato al senso di appartenenza dei cittadini e al livello di istruzione, nonché una diminuzione diretta della qualità della vita, specialmente nel caso delle infrastrutture sanitarie. I musei e le aree archeologiche presenti nella provincia non sono in grado di fruttare se si considera che nel 2011 l’introito è stato inferiore ai duemila euro. Secondo un recente studio di Unioncamere il valore aggiunto del sistema produttivo culturale privato ammonta a 76 miliardi in tutta Italia nel 2012. In Sardegna si arriva a un miliardo (1,4% dell’Italia), distribuito nelle 8 province: 8 Provincia Valore % Sassari 153,1 14% Nuoro 106,1 10% Oristano 127 12% Cagliari 442,4 41% Olbia-Tempio 93,5 9% Ogliastra 38,1 4% Medio Campidano 55,8 5% Carbonia-Iglesias 58,5 5%
  • 9. Un focus sulle strutture ricettive per mettere in evidenza la capacità ricettiva della provincia e la sua specializzazione. Un quarto degli esercizi ricettivi sono alberghi, ma non ci sono alberghi di lusso. I posti letto negli alberghi a 4 stelle sono più della metà dei posti letto disponibili in albergo. Non sono frequenti invece gli alberghi a una stella. 9
  • 10. Le due mappe mostrano la distribuzione degli alberghi e degli esercizi complementari nella provincia di Nuoro 10
  • 11. Ancora nel dettaglio del settore turistico per mettere in evidenza le performance. L’indice di utilizzazione lorda delle strutture ricettive è più basso rispetto alla media regionale, che è a sua volta più basso di quello medio nazionale. I turisti si trattengono però per periodi superiori. I turisti stranieri sono meno presenti in provincia rispetto alla media regionale. E’ possibile che dipenda dal fatto che non ci sono collegamenti aerei diretti. Infatti nella provincia di Sassari, grazie ai voli low cost la presenza dei turisti stranieri è ben più rilevante. 11
  • 12. Un altro focus sulla capacità di attrarre capitali di investimento. E’ evidente, dai dati riportati in tabella, che a parte alcune eccezioni non è così. Per misurare la capacità di attrazione dei capitali d’investimento, solitamente si usa la propensione ad investire, calcolata come rapporto tra gli impieghi bancari nel territorio in esame e i depositi dei residenti nello stesso territorio. In Sardegna 100 euro depositati in banca producono 141 euro impiegati (cioè richiesti per investimenti). Più è alto questo rapporto più è alto il contributo dei capitali esterni. In Sardegna il moltiplicatore ha un valore basso (141) se si confronta col resto del paese, in cui il ritorno in termini di investimento arriva a 171. Olbia Tempio è l’unica provincia sarda in cui gli impieghi sono il doppio dei depositi, questo significa che il territorio è in grado di attirare investitori. Nuoro invece ha un valore abbastanza basso (110), nel senso che in provincia si utilizza poco più di quanto raccolto dai residenti. Il che si traduce in un basso riutilizzo della raccolta bancaria. 12
  • 13. Terzo flash, il reddito dei contribuenti della provincia. A Nuoro e provincia i redditi sono mediamente più bassi rispetto al livello regionale, quasi 2 mila euro di differenza. Rispetto al 2006 è aumentato il numero dei contribuenti e in misura maggiore il reddito medio. Questo significa che è aumentato il numero dei contribuenti con reddito alto. Questo se si considera quanto dichiarato dai contribuenti. Se invece consideriamo il valore aggiunto pro-capite, che dovrebbe stimare l’intera ricchezza provinciale, una previsione dell’Unioncamere (Scenari di sviluppo delle economie locali italiane,2011) fatta due anni fa prevedeva per il 2012, per Nuoro 15.973 euro di valore aggiunto pro-capite, il 68,6% del valore Italiano (23.248 euro). Questo valore però si riferisce alla provincia considerata coi vecchi confini provinciali a 4. Cagliari 18.820; 80,8 Sassari 17.872; 76,8 Oristano 16.142; 69,3 13
  • 14. Tornando alle pre-condizioni per lo sviluppo, si analizza ora la struttura produttiva per mettere in evidenza le peculiarità provinciali e trovare dei punti sui quali intervenire. La situazione nel complesso si presenta simile al resto dell’Isola, anche se il settore agricolo è decisamente più rilevante. Nella provincia nuorese c’è l’11% circa delle imprese sarde. Il tasso di crescita, che misura la dinamicità e la capacità di resistere nel mercato delle imprese (è un indicatore di breve periodo) risulta negativo per il 2012, -0,6. Questo significa che sono di più le imprese che chiudono di quelle che aprono e in questo calcolo si considerano sia le imprese di dimensioni elevate che quelle di dimensioni minori, compreso i liberi professionisti. L’agricoltura ha un peso molto rilevante nella provincia, considerato che il 35% delle imprese attive opera in questo settore, mentre in Sardegna si arriva al 24% e in Italia appena al 15%. 14
  • 15. Il dato sulle imprese attive della slide precedente si riferisce al 2012 ed è di fonte Camera di Commercio. I dati censuari ci consentono di stabilire come è cambiata la situazione dal 2001 al 2011 e di entrare più nel dettaglio delle informazioni. In dieci anni è aumentato il numero delle imprese ma si è ridotto quello degli occupati. In Sardegna le variazioni sono rispettivamente: 12,3% per le unità e 6,4% per gli addetti. In Italia invece 8,4% per le unità e 4,5% gli addetti. Ma in quali settori ci sono state queste variazioni? 15
  • 16. Una analisi per settore mette in evidenza che anche se aumenta il numero delle imprese non sempre vi corrisponde un incremento nel numero di addetti. Ad esempio nel settore delle costruzioni, in cui a fronte di un incremento del 23,7% delle unità corrisponde una riduzione di addetti del 4,4%. Gli addetti considerati in tabella non comprendono i lavoratori esterni e temporanei, che sono complessivamente 232 in tutta la provincia. 16
  • 17. Per poter studiare la distribuzione per classe dimensionale e settore di attività economica e forma giuridica, bisogna utilizzare ancora il dato censuario del 2011. Questo dato comprende, del settore agricolo solo le attività agricole manifatturiere, con l’esclusione delle aziende agricole già conteggiate nel censimento dell’agricoltura. Il 94% delle imprese dell’industria e dei servizi ha fino a 5 dipendenti, il 97% ha meno di 10 dipendenti. Quindi le imprese nuoresi sono ancora più piccole di quelle sarde. 17
  • 18. Questa slide, anche sei i numeri risultano troppo piccoli per essere letti mette in evidenza la distribuzione per classe dimensionale per settore. Come si può notare c’è solo una impresa con più di 200 addetti. 18
  • 19. Ancora facendo ricorso ai dati del censimento dell’industria e dei servizi, si può analizzare la struttura produttiva suddividendola per settore di attività economica. Non si rilevano differenze rispetto alla distribuzione regionale. Il commercio è il settore più rilevante (30,2%), seguito dalle costruzioni (16,4%), dalle attività professionali (12,7%), dai servizi di alloggio e ristorazione e dalle attività manifatturiere (10,9%). Gli altri settori non arrivano al 5%. 19
  • 20. Il commercio è il primo settore per numero di occupati in provincia, come accade nel resto dell’Isola, ma non in Italia dove prevale l’industria manifatturiera. Quest’ultima è invece seconda a Nuoro (anche se il numero delle imprese risulta un po’ meno rilevante), questo perché come mostrato nella slide 18 è l’unico settore in cui ci siano imprese con più di 200 addetti (anche se solo una). 20
  • 21. La distribuzione delle imprese e degli addetti non è comunque uniforme nel territorio provinciale, considerato che il 28,5% delle imprese e il 30,6% degli addetti ha sede nella città di Nuoro. I tre comuni più grandi della provincia: Nuoro, Macomer e Siniscola rappresentano assieme il 37% della popolazione della provincia, mentre gli addetti sono invece quasi la metà del totale provinciale (il 48%). Ottana, non compresa tra i primi dieci comuni per numero di imprese ha invece il 3,5% degli addetti della provincia. 21
  • 22. La stragrande maggioranza di imprese opera come impresa individuale (73% contro una media regionale del 67% e una nazionale del 63%). Ovviamente questo comporta una minore efficienza nell’utilizzo delle risorse umane e minori possibilità di strutturare le unità produttive. In tutta la provincia di Nuoro ci sono appena 22 società per azioni. Le società a responsabilità limitata sono 918 e il 47% sono a Nuoro città e un 15% si ripartisce tra Macomer e Siniscola. 22
  • 23. Dal censimento dell’agricoltura si possono trarre le informazioni sulle aziende agricole, che si possono suddividere per forma giuridica, rilevando che la quasi totalità sono aziende individuali (il 97%). E’ rilevante notare che appena il 10% delle aziende agricole censite ha come capo azienda una persona con meno di 35 anni di età. Mentre il 30% quasi ha più di 64 anni. meno di 35 | 825| 10,2% 35-44 |1469| 18,1% 45-64 |3431| 42,2% + di 64 |2396| 29,5% Totale |8121| 23
  • 24. La maggior parte delle aziende agricole è di piccole o piccolissime dimensioni con delle eccezioni. Di queste aziende, 4.209 hanno allevamenti (il 52%). Sono aziende con allevamenti il 95% delle 381 aziende con più di 100 ettari e il 98% delle 1.083 aziende tra 50 e 100 ettari. 24
  • 25. Il saldo della bilancia commerciale della provincia di Nuoro è positivo, contrariamente a quanto accade nell’Isola nel suo insieme. Gli scambi con l’estero si riferiscono prevalentemente ai prodotti dell’estrazione di minerali (nello specifico a pietra, sabbia e argilla) rivolti ai paesi asiatici e africani, e ai prodotti delle industrie manifatturiere: prodotti delle industrie lattiero casearie e prodotti chimici. Le esportazioni dei primi sono indirizzate verso gli Stati Uniti mentre i prodotti chimici hanno un mercato di sbocco prevalentemente europeo: Romania, Spagna, Regno Unito, Portogallo e Grecia. Gli importi sono però complessivamente bassi rispetto ai valori della Sardegna, rappresentando l’intera provincia appena il 2% degli scambi regionali. 25
  • 26. L’agricoltura ha un peso superiore rispetto al resto della Sardegna (5,6%), come pure l’industria in senso stretto (9,1%) e le costruzioni (8,5%) I servizi invece pesano meno del resto dell’Isola (77,2%). Il tasso di attività è più basso mentre il tasso di occupazione supera il valore medio regionale. Questo si spiega col fatto che i disoccupati sono meno. I tassi di disoccupazione totale e giovanile sono inferiori. Tasso di attività 60,3| 61,4 Tasso di occupazione 53,4 |51,7 Tasso di disoccupazione totale 11,3 |15,5 Tasso di disoccupazione giovanile 34,3| 47,3 Bisogna ricordare che secondo la definizione Istat sono occupati anche i cassaintegrati e nel 2012 sono state autorizzate 66 ore per occupato in provincia contro le 46 della media regionale. 26 ore per occupato Nuoro Sardegna Italia CIG - Totale 65,6 46,3 47,6 CIG - settore "costruzioni" 175,1 86,6 61,1 CIG - settore "industria in senso stretto" 148,1 186,2 132,0 CIG - settore "commercio" 22,1 51,2 36,3
  • 27. La popolazione si può ripartire nelle varie categorie: occupati, non occupati (disoccupati e forze di lavoro potenziali), inattivi e minori. Questa ripartizione consente di determinare la composizione della popolazione per condizione professionale. Gli occupati sono 57 mila, gli inattivi 62,6 mila e i minori 20,6 mila. I disoccupati e le forze di lavoro potenziali sono complessivamente 19 mila ed è di questi che bisognerebbe occuparsi principalmente. Non tralasciando però il fatto che parte dell’occupazione non è altro che cassa integrazione. 27
  • 28. Un confronto con il dato medio regionale ci informa che i disoccupati sono in percentuale minore nella provincia, le forze di lavoro potenziali (la somma degli inattivi disponibili a lavorare e degli inattivi che cercano ma non disponibili), e gli occupati sono invece in linea col dato reginale. I minori sono più numerosi (proporzionalmente) a Nuoro, come pure gli inattivi. 28
  • 29. Qualche considerazione più in dettaglio sui tassi di disoccupazione a livello provinciale. Nel 2008 il tasso di disoccupazione della provincia era secondo solo a Sassari, nel 2012 è invece il più basso, anche se non si è modificato in modo significativo. Sono infatti le altre province che hanno visto peggiorare la propria situazione. In Ogliastra si è passati ad esempio da un tasso del 12,1% a uno del 22,4%. 29
  • 30. Se si considera solo la fascia d’età 15-24 anni, i giovani, si può osservare un netto incremento della disoccupazione. A Nuoro un terzo dei giovani che si presenta sul mercato del lavoro è in cerca di un’occupazione. 30
  • 31. Il tasso di disoccupazione giovanile maschile, nonostante l’incremento nel periodo considerato, risulta ancora tra i più bassi dell’Isola. Solo il Medio Campidano ha un valore inferiore. 31
  • 32. Discorso diverso per le donne, il cui tasso è aumentato portandosi quasi al 44%. 32
  • 33. Classi di età a confronto. La provincia ha i tassi di disoccupazione più bassi tra le province sarde, ad eccezione per la classe 18-29, in cui è Olbia Tempio che ha il valore più basso. Ricordo che queste percentuali sono calcolate in rapporto alle forze di lavoro per quella classe di età. I valori di Nuoro sono prossimi ai livelli medi nazionali. 33
  • 34. L’Unioncamere, attraverso la banca dati Excelsior raccoglie le intenzioni di assunzione delle imprese, sia in termini di quantità di lavoro richiesta che in termini di qualità. Questa rilevazione, per la Sardegna, si scompone al massimo per le 4 province storiche, quindi il dato della provincia di Nuoro comprende anche l’Ogliastra, o una parte di essa. Questa slide è esemplificativa a dimostrazione di un lavoro che dovrebbe essere più dettagliato e che può dare l’idea dell’effettiva richiesta di lavoro. Attraverso i CSL , quindi con dati amministrativi (ripuliti) e non con rilevazioni campionarie si dovrebbe fare il conteggio delle professionalità presenti nell’Isola e incrociare i dati con le richieste di manodopera qualificata o meno da parte delle imprese. In modo da pianificare corsi di formazione e percorsi universitari che possano soddisfare le richieste. 34
  • 35. I dati presentati forniscono un quadro abbastanza preciso della situazione economica della provincia. Stando a quanto presentato la provincia si regge ancora su un’economia agricola, mentre la manifatturiera (compreso le attività artigianali, che contribuiscono più che nel resto della Sardegna e dell’Italia alla produzione del valore aggiunto: rispettivamente 15,7% Nuoro; 14,8% Sardegna; 12,4% Italia) ha dimostrato di non essere una soluzione adeguata per lo sviluppo della provincia. Il turismo, così come si intende solitamente in Sardegna, quindi mare e coste in tre mesi all’anno probabilmente non è un adeguato modello da seguire e ne danno dimostrazioni i numeri sull’utilizzazione delle strutture ricettive. Potrebbe rendere molto meglio un “turismo attivo e sostenibile”, più legato alle produzioni agricole. Esempi di attività: cicloturismo, trekking, golf, vela, kitesurf, windsurf, kayak, diving, arrampicata, equitazione, deltaplano, paracadutismo, parapendio, nordic walking, sci nautico. Esempi di professionalità richieste dalle imprese, fonte Excelsior Operai specializzati e conduttori di impianti e macchine Conduttori di mezzi di trasporto e di macchinari mobili Commessi e altro personale di vendita nelle attività commerciali Specialisti e tecnici amministrativi, finanziari e bancari 35
  • 36. 36

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