Master  Marketing Enti Non Profit Piepoli 7/8/9 Aprile 2010
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Master Marketing Enti Non Profit Piepoli 7/8/9 Aprile 2010

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MASTER UNIVERSITARIO DI I°LIVELLO...

MASTER UNIVERSITARIO DI I°LIVELLO
“MARKETING INTELLIGENCE E TECNICHE DI MERCATO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - Modulo 5 - Marketing
“Best Practices negli Enti Non Profit“
A cura di Vincenzo Giarmoleo

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  • 1. Aprile 2010
    Modulo 5 - Marketing
    “Best Practices negli Enti Non Profit“
    A cura di Vincenzo Giarmoleo
    MASTER UNIVERSITARIO DI I°LIVELLO
    “MARKETING INTELLIGENCE E TECNICHE DI MERCATO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE”
    1
  • 2. Best Practices negli Enti Non Profit
    L’avv. Vincenzo Giarmoleo è studioso dei problemi giuridici del non profit.
    Ha pubblicato numerosi studi in Riviste specializzate del settore e, per CEDAM, il libro “Attività commerciale ed enti non-profit”.
    E’ consigliere d’amministrazione, con delega al bilancio e agli affari legali, della Fondazione “Vincenzo Agnesi” - Museo Nazionale delle Paste Alimentari di Roma
  • 3. Best Practices negli Enti Non ProfitGiorno I
    • Il Corso sarà dedicato, nella prima giornata, alla conoscenza e all’approfondimento delle tipologie giuridiche non lucrative (enti non profit secondo il diritto civile), con cenni su alcune normative specialistiche (Onlus, Impresa sociale) e su alcuni casi esemplari di giurisprudenza da cui si evince l’evoluzione organizzativa degli istituti. Si parlerà del nuovo istituto della trasformazione eterogenea (da ente profit a ente non profit e viceversa)
    • 4. L’esercitazione pratica, con questionario, verterà sulla assimilazione delle nozioni impartite e sulle differenze tra i vari tipi civilistici del non profit
    • 5. Sarà passato in rassegna lo statuto di associazione Onlus
  • Best Practices negli Enti Non ProfitGiorno II
    • Durante la seconda giornata saranno date le basilari nozioni di marketing sociale e si affronterà il tema del fundraising(tecniche di ricerca fondi).
    • 6. L’esercitazione avrà per oggetto la progettazione di una campagna di raccolta fondi per una fondazione.
  • Best Practices negli Enti Non ProfitGiorno III
    La terza giornata di lezione sarà
    dedicata al bilancio sociale e alla
    Corporate Social Responsibility,
    con analisi di casi reali e una
    esercitazione con questionario
  • 7. Tipologie giuridiche ed elementi distintivi degli enti non profit
  • 8. Caratteristica essenziale dell’ente non profit:non distributionconstraint
    Tipi giuridici del non profit:
    Associazione (riconosciuta, non riconosciuta)
    Fondazione (di erogazione, di impresa, holding, bancaria)
    Comitato
    Cooperativa sociale
    Società (se impresa sociale)
    Onlus
    (tipo fiscale)
    Ente di volontariato
    Impresa sociale
    Libertà di forma
    (solitamente associazione)
    • Enti privati del Libro I c.c.
    • 13. Società del Libro V c.c.
  • Alcuni esemplari casi di giurisprudenza
  • 14. Indice della Giurisprudenza
    Tribunale
    - Trib. Alba,25/3/2009
    - Trib. Milano 17.6.1994
    - Trib. Pescara 30/6/2004
    • Trib. Udine 26/7/1988
    Corte d’Appello
    • App. Palermo 7/4/1989
    Corte di Cassazione
    - Cass. 7/3/1977 n.925
    - Cass. Civ. Sez. Un. 9/10/2008 n. 24883
    - Cass. Sez. Trib. 10/9/2009 n. 19486
    - Cass. Civ. 12/3/2007 n. 5746
    - Cass. Civ. Sez. Lav. 2/8/2003 n. 11772
    - Cass. Civ. 9/11/1979 n.5770
    - Cass. Civ. Sez. Un. n. 1593/2009
    Corte Giustizia CE
    - Corte Giustizia 1/7/2008 causa C-49/07
    - Corte Giustizia 10/1/2006 causa C-222/04
    • Corte Giustizia 17/2/1993 cause 159/91
    e 160/91
    - Corte Giustizia 16/11/1995 causa 244/94
    - Corte Giustizia 17/6/1997 causa 70/95
    TAR
    • TAR Liguria Sez. II 23/12/2002 n. 1206
    • 15. TAR Piemonte Sez. II 15/12/2001 n. 2427
    • 16. TAR Marche 14/5/1999 n. 638
    • 17. TAR Milano 12/1/1999 n. 108
    Consiglio di Stato
    • Cons. Stato 16/6/2009 n.3897
    • 18. Cons. Stato VI n. 185/2008
    • 19. Cons. Stato V n.1128/2009
  • La trasformazione eterogenea
  • 20. La Trasformazione Eterogenea
    art. 2500 septies c.c.
    da:
    società di capitali
    (Spa, Srl, Sapa)
    in:
    • consorzio
    - società consortile
    • cooperativa
    • 21. comunione d’azienda
    - associazione non riconosciuta
    - fondazione
    art. 2500 octies c.c.
    da :
    - consorzio
    - società consortile
    - comunione d’azienda
    - associazione riconosciuta
    - fondazione
    in :
    • Società per azioni
    • 22. Società a respons. limitata
    • 23. Società in accom. per azioni
  • Indice delle Fonti Normative
    COSTITUZIONE
    Art. 2
    Art. 3
    Art. 18
    Art. 39
    Art. 45
    Art. 49
    Art. 53
    Art. 118
     
    CODICE CIVILE
    Art. 12
    Art. 14
    Art. 16
    Art. 25
    Art. 27
    Art. 28
    Art. 36
    Art. 37
    Art. 38
    Art. 39
    Art. 40
    Art. 41
    Art. 42
    Art. 1332
    Art. 2498
    Art. 2500
    Art. 2500 septies
    Art. 2500 octies
    Art. 2500 novies
    LEGGI SPECIALI
    L. 11.8.1991 n.266
    (leggequadrovolontariato)
     
    D.LG. 4.12.1997 n.460 (decretoOnlus)
     
    D.LG. 17.5.1999 n.153 (fondazionibancarie)
    D.P.R. 10.2.2000 n.361
    (disciplinariconoscimento)
     
    L.23.12.2000 N.388 + D.P.R. 24.5.2001 N.254 (fondazioniuniversitarie)
     
    L. 13.6.2005 n.118 +D.LGS. 24/3/2006 n.155 (impresa sociale)
  • 24. ESERCITAZIONE:QUESTIONARIO
  • 25. ESAME DELLO STATUTODI UNA associazione onlus: Emergencyongonlus
  • 26. IL MARKETING SOCIALE
  • 27. Marketing degli Enti Non Profit
    Marketing
    non profit
    Marketing
    filantropico
    Marketing
    sociale
    Marketing
    pubblico
    Le aree di studio inerenti il marketing non profit
  • 28. Cliente
    Organizzazione
    non profit
    Beni o servizi
    Pagamento
    Donatore
    Fra cliente e donatore si crea spesso una frattura
    Doppio sistema delle organizzazioni non profit
  • 29. IL CAUSE RELATED MARKETING
    E’ un’attività commerciale, in cui le imprese, le organizzazioni non profit o le cause di utilità sociale formano una partnership al fine di promuovere un’immagine, un prodotto o un servizio, traendone reciprocamente vantaggio.
    Si differenzia dalle sponsorizzazioni poiché, a differenza di queste, ove predomina l’aspetto dell’immagine aziendale, il marketing sociale privilegia il rapporto commerciale legato al prodotto.
    VANTAGGI:
    • - contribuisce ad elevare l’immagine aziendale;
    • 30. - migliora l’atteggiamento dei consumatori verso l’azienda;
    • 31. - aggiunge valore a quanto l’azienda fa nei confronti della comunità;
    • 32. - è una valida leva di marketing.
  • FORME DI CAUSE RELATED MARKETING
  • PRINCIPI DEL CAUSE RELATED MARKETING
  • CRM: ELEMENTI PER IL SUCCESSO
    • Pianificazione e preparazione
    • 41. Negoziazione della partnership
    • 42. Accordo formale
    • 43. Gestione del programma
    • 44. Comunicazione del programma
    • 45. Monitoraggio, misurazione e valutazione del programma
  • CRM: 10 BUONE REGOLE
    1. obiettivi misurabili e condivisi da entrambi i partner
    2. strategia definita e pianificazione accettata da entrambe le parti
    3. designazione delle giuste persone dotate dei necessari poteri d’azione
    4. numerosi punti di contatto stabiliti con l’organizzazione
    5. rispetto della lettera d’accordo e/o contratto
    6. giusto coinvolgimento dei clienti
    7. giusto coinvolgimento dei dipendenti
    8. giusto coinvolgimento delle strutture di vendita
    9. definizione di un budget necessario per attivare la partnership
    10. piano di comunicazione (interno e esterno) definito.
  • 46. IMMAGINE E REPUTAZIONE
    somma di caratteristiche distintive dell’organizzazione, legata alla capacità di gestire nel breve termine le percezioni dei suoi interlocutori
    IMMAGINE
    integrazione dell’immagine con gli effettivi comportamenti dell’azienda;
    fa parte integrante dell’identità dell’organizzazione e appartiene a una logica di gestione a lungo termine
    REPUTAZIONE
  • 47. STRATEGIA DI COMUNICAZIONE
    Analisi dello scenario
    Definizione degli obiettivi
    Analisi dei pubblici di riferimento (segmentazione)
    Definizione del contenuto della comunicazione
    Scelta degli strumenti e dei canali
    Definizione dei tempi e delle risorse
    Misurazione dei risultati
  • 48. IL FUND RAISING: TECNICHE DI RACCOLTA FONDI
  • 49. Strumento raccolta A
    Oneri/Proventi = X
    Strumento raccolta B
    Oneri/Proventi =Y
    Tot Oneri/Tot Proventi
    = Indice di efficienza
    della raccolta fondi
    Strumento raccolta C
    Oneri/Proventi =Z
    Efficienza relativa degli strumenti di raccolta fondi
  • 50. CANALI DI COMUNICAZIONE (COMMUNICATION MIX)
  • MAILING: esempio lettera A
    28
  • 66. MAILING: esempio lettera B
    29
  • 67. ESERCITAZIONE: IDEARE E REALIZZARE UNA RACCOLTA FONDI
  • 68. IL BILANCIO SOCIALE
  • 69. Risorse
    Attività
    Scopo
    Valori
    Strategie
    Risultati
    (Output - Effetti positivi)
    il bilancio sociale è parte ma anche strumento di questo processo
  • 70.
  • 71.
  • 72. MODELLO GBS
    Parte I
    • Obiettivi del Bilancio Sociale
    • 73. Principi di redazione
    Parte II
    • Identità aziendale
    • 74. Produzione e distribuzione del valore aggiunto
    • 75. Relazione sociale
    Parte III - APPENDICE
    • Informazioni per la determinazione
    del valore aggiunto
    • Schemi di traslazione dal conto economico
    di esercizio ai prospetti del valore aggiunto
  • 76. Bilancio Sociale: il modello AA1000
    INCLUSIVITA’
    AMBITO E NATURA
    DEL PROCESSO
    GESTIONE DEL DOCUMENTO
    SU BASE CONTINUATIVA
    SIGNIFICATIVITA’
    DELLE INFORMAZIONI
    VERIFICA ESTERNA
    DELLA QUALITA’
    INTEGRAZIONE
    NEI SISTEMI
    DI GESTIONE
    COMPLETEZZA
    RILEVANZA
    ACCESSIBILITA’
    MIGLIORAMENTO
    CONTINUO
    REGOLARITA’
    E TEMPESTIVITA’
    QUALITA’
    DELLA
    INFORMAZIONE
  • 77. CARATTERISTICHE PRINCIPALI:
    • Standard di processo:
    • 78. Approccio multi stakeholder
    • 79. Valenza sia interna che esterna
    • 80. Coinvolgimento degli stakeholder
    • 81. Forte integrazione con i sistemi gestionali d’impresa
    Pianificazione
    Raccolta di informazioni
    Verifica e comunicazione
    Integrazione nei sistemi
    Coinvolgimento degli stakeholder
    Il principio fondamentale è “rendere conto”
    ACCOUNTABILITY 1000 (AA 1000)
  • 82. Bilancio Sociale: Proposta del CNDC
  • 83. Il ciclo del bilancio sociale
    6: Miglioramento
    INIZIO CICLO SUCCESSIVO
    1: Preparazione e programmazione
    5: Comunicazione
    2: Analisi e modellizzazione
    4: Redazione
    e Validazione
    3: Raccolta
    dei dati
  • 84. PROCESSO DI REALIZZAZIONE
    Linee Guida
    Stesura del documento
    Social Audit
    Pubblicazione
  • 85. Destinatari del Valore aggiunto
  • 86. 6. Conferire potere
    Stakeholder
    Azienda
    5. Collaborare
    Stakeholder
    Azienda
    4. Coinvolgere
    Stakeholder
    Azienda
    3. Consultare
    Stakeholder
    Azienda
    2. Informare
    Stakeholder
    Azienda
    1. Monitorare
    COINVOLGIMENTO DEGLI STAKEHOLDER
    TIPO DI
    COMUNICAZIONE
    LIVELLI DI COINVOLGIMENTO
  • 87. MEZZI DI COMUNICAZIONE
    I contenuti del bilancio sociale si prestano a diverse formulazioni, ciascuna diretta a pubblici specifici:
  • FundRaising
    ONP
    Responsabilità sociale di impresa
    Comunicazione (Bilancio) sociale
    Baricentro delle organizzazioni non profit
  • 94. LA CSR:CORPORATE SOCIALRESPONSIBILITY
  • 95. L’IMPRESA SOCIALMENTE RESPONSABILE
    “In linea generale, un’impresa può essere considerata socialmente responsabile quando si fa carico degli effetti che il suo comportamento produce nei confronti di tutti gli stakeholders”
    (F. Vermiglio, 2003)
  • 96. L’IMPRESA SOCIALMENTE RESPONSABILE
    “Il successo globale di un’impresa è in larga misura un bene pubblico, da cui scaturiscono beni collettivi cui tutti contribuiscono, che non possono essere suddivisi in pezzetti, ciascuno composto dalla ricompensa specifica di ogni persona, commisurata al contributo proprio di quella persona.
    E’ esattamente in questa connessione che motivazioni diverse dall’interesse egoistico assumono un ruolo fondamentale per la produttività.”
    (AmartyaSen, 1994)
  • 97. I TRE “FILONI” DEGLI ANNI 80
    Stakeholder
    Theory
    Business
    Ethics
    Corporate Social
    Performance
    individua
    i beneficiari
    e i meccanismi
    che l’impresa utilizza
    per ottenere o perdere
    la sua legittimazione sociale
    indaga la sfera etica delle imprese analizzando fini
    norme e principi
    che ne orientano
    la condotta
    introduce e definisce
    il concetto
    di performance relativa
    al comportamento socialmente responsabile
  • 98. GRUPPI CON INTERESSI SPECIFICI
    GOVERNO
    MEDIA
    Stakeholder
    secondari
    PROPRIETARI
    INVESTITORI
    Stakeholder
    primari
    CLIENTI
    FORNITORI
    IMPRESA
    DIPENDENTI
    ASSOCIAZIONI
    COMUNITA’
    SINDACATI
    STAKEHOLDERS THEORY
  • 99. SOCIAL STATEMENT
    SCHEDA ANAGRAFICA
    SET DI INDICATORI
    +
    =
    Progetto Csr-Sc: IL SOCIAL STATEMENT
    “Il Social Statement è uno strumento volontario, pensato in primo luogo per guidare le imprese nell’attività di rendicontazione delle proprie prestazioni sociali, standardizzando la modalità di rilevazione e presentazione delle informazioni e favorendo forme di confronto e valutazione dei risultati ottenuti”
    • Autovalutazione delle performance di responsabilità sociale
    • 100. Rendicontazione attraverso il Social Statement
  • STAKEHOLDERS
    INTERNI
    STAKEHOLDERS
    ESTERNI
    • Proprietari e azionisti
    • 101. Sopravvivenza dell’azienda
    • 102. Equo ritorno sull’investimento
    • 103. Dipendenti e sindacati
    • 104. Protezione del posto di lavoro
    • 105. Giusta retribuzione
    • 106. Corretto numero di ore
    • 107. Formazione
    • 108. Management
    • 109. Fornitori
    • 110. Protezione dall’abuso di posizione dominante
    • 111. Protezione da contratti di reciprocità
    • 112. Clienti
    • 113. Qualità dei prodotti/servizi
    • 114. Assistenza a costi ragionevoli
    • 115. Consumatori e loro associazioni
    • 116. Istituzioni pubbliche e comunità locali
    • 117. Tutela ambientale
    • 118. ONG e sindacati
    • 119. Mass media
    STAKEHOLDERS INTERNI ED ESTERNI
  • 120. CSR RISORSE INTANGIBILI PERFORMANCE ECONOMICHE
    ORGANIZZAZIONE
    Comportamenti Esterni
    Comportamenti Interni
    Dimensione esterna
    Coinvolgimento
    Reputazione
    Dimensione interna
    Posizione di mercato
    Prestazioni
    PROFITTO
    LA CONVENIENZA DELLA CSR
    ETICA = PROFITTO
  • 121. CSR: Analisi delle Motivazioni
    La RSI consiste essenzialmente nel preservare la riuscita economica e nel trarre vantaggi commerciali migliorando la reputazione dell’azienda e conquistando la fiducia degli stakeholder
    • I clienti vogliono un fornitore affidabile, che sia riconosciuto per la qualità dei prodotti e dei servizi che offre
    • 122. I fornitori vogliono clienti fidelizzati, che ripetano gli acquisti nel tempo ed effettuino tempestivamente I pagamenti
    • 123. La comunità, in cui l’azienda è inserita, vuole contare sul fatto che questa operi in maniera responsabile a livello sociale e ambientale
    • 124. I dipendenti vogliono lavorare per un’azienda di cui essere fieri e che riconosca il contributo che essi le apportano
  • CSR E REPUTAZIONE
    La responsabilità sociale come fattore di reputazione
    Attese
    Le imprese devono farsi carico dei problemi della società: 60%
    Le imprese devono rendere pubblico il loro modo di operare nei confronti degli stakeholder: 93%
    Consumatori
    Disponibilità
    Cittadini pronti a pagare di più i prodotti di un’impresa socialmente responsabile: 62%
    Fonte: Unioncamere 2006
  • 125. La comunicazione Sociale
    Far sì che le persone conoscano ciò che si sta facendo nell’area della RSI significa fornire informazioni sui valori dell’azienda, nonché sui prodotti forniti. Comunicando la propria strategia di RSI si trasmette un esempio positivo alle altre imprese.
    Benefici derivanti dalla comunicazione sociale:
    • livelli più elevati di soddisfazione del cliente
    • 126. migliore reputazione del marchio e del prodotto
    • 127. risorse umane maggiormente motivate e produttive
    • 128. rapporti migliori con la comunità e gli enti pubblici locali
    • 129. costi minori
    I mezzi di comunicazione comunemente usati oltre al Bilancio Sociale sono:
    Cosa comunicare
    A chi comunicare
  • CSR
    ISO 14001:2004
    AMBIENTE
    SA 8000:2001
    OHSAS 18001:1999
    QUALITA’
    SALUTE
    E SICUREZZA
    ISO 9001:2000
    SISTEMI CERTIFICABILI
  • 143. ampiezza del documento
    IDEE GUIDA
    CARTA DEI PRINCIPI
    MANIFESTO AZIENDALE
    CODICE DI
    COMPORTAMENTO
    SINTETICO
    CODICE DI
    COMPORTAMENTO
    ANALITICO
    1. Valori/principi
    2. Linee guida
    1.Valori/principi
    1. Valori/principi
    2. Linee guida
    3. Norme di comportamento
    I CODICI ETICI
    Finalità
    Favorire la diffusione all’interno dell’azienda di atteggiamenti/ comportamenti corretti
    Sostenere lo sviluppo e il consolidamento di una cultura aziendale forte e coesa
    Agevolare lo sviluppo dell’immagine aziendale presso i diversi interlocutori
  • 144. SOCIAL ACCOUNTABILITY 8000 (SA 8000)
    Il principio fondamentale è la tutela dei diritti umani e dei lavoratori
    CARATTERISTICHE PRINCIPALI:
    • Norma volontaria
    • 145. Standard di processo e di contenuto
    • 146. Riferito ai soli dipendenti e fornitori
    • 147. Valenza sia interna che esterna
    • 148. Verifica esterna
    • 149. Forte integrazione con i sistemi gestionali d’impresa
    • 150. Ampio campo di applicazione
    • 151. Garanzia sulla catena dei fornitori/subappaltatori
    Caratteristica distintiva: attestazione di un organismo di certificazione esterno ed indipendente, come forma di garanzia esterna del rispetto dei requisiti sociali
  • 152. SA 8000: Vantaggi
    • Migliore credibilità e reputazione aziendale
    • 153. Tutela del marchio
    • 154. Maggiore fiducia da parte dei consumatori e delle organizzazioni sindacali
    • 155. Miglioramento dei rapporti con le Istituzioni
    • 156. Controllo dell’eticità e della correttezza sociale nella catena dei fornitori nuova partnership con i propri fornitori
    • 157. Miglioramento del clima aziendale
  • REGISTRAZIONE AMBIENTALE EMAS
    “Eco Management and Audit System”
    Sistema di gestione e di audit che si basa su un approccio volontario alla protezione dell’ambiente attraverso l’utilizzo degli strumenti del mercato
  • 158. AMBITI DELLA CSR
    I QUATTRO “PILASTRI” DELLA COMMISSIONE EUROPEA
    Fonte: Commissione Europea
  • 162. ACCREDITAMENTO PRESSO CLIENTI/ CONDIZIONE DI PARTECIPAZIONE
    A GARE
    CREDIBILITÀ PER LO SVILUPPO DI PARTNERSHIP
    ESTERNI
    DETERRENTE
    VERSO
    TERZI
    IMMAGINE AZIENDALE
    SVILUPPO
    CULTURA
    DI GRUPPO
    INTEGRITA’ DEI COLLABORATORI/
    PREVENZIONE ILLECITI AZIENDALI
    INTERNI
    CULTURA FORTE
    (SENSO DI APPARTENENZA)
    CONDIVISIONE CULTURA
    INTEGRITÀ CONDOTTA
    SINTESI DEGLI OBIETTIVI
  • 163. BUONE PRASSI
    Investire nella responsabilità sociale per le imprese è sinonimo di INNOVARE
    • Risparmio energetico e limitazione degli impatti della propria attività come fattori di sviluppo e crescita
    • 164. Trasparenza dei processi produttivi, informazione sull’attività dell’azienda destinate ai clienti
    • 165. Coinvolgimento dei fornitori e deipartner di riferimento negli impegni in ambito di sostenibilità
    • 166. Coinvolgimento di tutti gli stakeholderdi riferimento e impegno a favore della comunità come fattori di innovazione e miglioramento dell’immagine aziendale
    • 167. Passione e motivazione (incentivare le persone)
    • 168. Garantire riconducibilità dei meriti, valorizzare appieno le persone, soddisfare i bisogni attribuendo incarichi nel rispetto di capacità e valori
  • LE 4 DIMENSIONI DELLA SOSTENIBILITA’
    • Sostenibilità economica
    • 169. Sostenibilità del mercato
    • 170. Sostenibilità sociale
    • 171. Sostenibilità ambientale
  • La Ricerca Unioncamere
    • Oltre il 60% dei consumatori è pronto a pagare di più per un prodotto di un’impresa socialmente responsabile
    • 172. Circa il 65% dei consumatori ritiene che le imprese debbano farsi carico dei problemi della società
    • 173. Oltre il 90% dei consumatori ritiene necessario che le imprese vengano obbligate a rendere pubblico il loro modo di operare nei confronti dei dipendenti, dell'ambiente e dei consumatori
    • 174. I consumatori nutrono un alto livello di fiducia nei confronti delle PMI (oltre il 65%), mentre banche e multinazionali registrano valori molto più bassi (circa il 30%)
    • 175. Essi sono attenti soprattutto ai comportamenti scorretti da parte delle imprese, in tema di sicurezza e diritti dei lavoratori (35%), ambiente (30%) e attività nel Terzo Mondo (29%)
  • Campagne di CSR Coca Cola ed Eni
    http://www.youtube.com/watch?v=95yCcJzDmxg
    http://www.youtube.com/watch?v=M7gS2XqS3VM
  • 176. CSR: CASI DIIMPRESE
    Callipo - dati anagrafici e strutturali
  • 177. CSR: CASI DIIMPRESE
    Callipo – descrizione impegno CSR
    Strumenti di
    gestione
    della CSR
    L’azienda è dotata di sistemi di gestione della qualità, della sicurezza, sociale e ambientale
    L’azienda compie azioni di CSR nei confronti di tutti gli stakeholderdi riferimento
    Iniziative in
    ambito CSR
    Performance
    economiche
    L’azienda registra una crescita del fatturato continua e pari all’8% tra il 2005 e il 2006
  • 178. CASI DI CSR
    Il caso del Monte Paschi
    Criticità su cui si è deciso di intervenire
    Uso poco responsabile delle risorse idriche
    Un utilizzo più efficiente e responsabile delle risorse idriche inverte il trend negativo che ha caratterizzato il nostro paese negli ultimi anni
  • 179. CASI DI CSR
    Il caso del Monte Paschi
    Il progetto: “Acqua preziosa liquidità”
    • Aumentare la consapevolezza e l’informazione della comunità circa l’utilizzo responsabile delle risorse idriche
    • 180. Fornire informazioni pratiche che favoriscano un uso responsabile dell’acqua
    • 181. Attuazione di programmi per il contenimento dei consumi
    Obiettivi
  • 182. CASI DI CSR
    Il caso del Monte Paschi
    Il progetto: “Acqua preziosa liquidità”
    • Coinvolgimento nel progetto di più di 10.000 persone
    • 183. Forte e attiva partecipazione degli “attori locali” alle iniziative realizzate sul territorio
    • 184. Adozione e consolidamento di pratiche di uso responsabile delle risorse idriche da parte dei diversi “attori locali”
    Risultati
  • 185. ESERCITAZIONE:questionario su bilancio sociale e csr
  • 186. BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA
    LIBRI
    • “Attività commerciale ed enti non profit” di Vincenzo Giarmoleo, Cedam
    • 187. “La responsabilità sociale delle imprese e gli orientamenti dei consumatori”, Unioncamere Centro Studi,FrancoAngeli
    • 188. “Il bilancio sociale delle organizzazioni non profit”, di Colombo-Stiz , Ipsoa
    RIVISTE
    • “Enti Non Profit” di Ipsoa
    • 189. “Terzo Settore” de il Sole 24 Ore