PIETRO DA EBOLI, "De Rebus Siculis Carmen Ad Honorem Augusti"
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PIETRO DA EBOLI, "De Rebus Siculis Carmen Ad Honorem Augusti"

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Presentazione dell’avvicendamento tra Normanni e Svevi sul trono di Sicilia, alla fine XII secolo, attraverso le rare immagini del documento di Pietro da Eboli, chierico filo imperiale testimone ...

Presentazione dell’avvicendamento tra Normanni e Svevi sul trono di Sicilia, alla fine XII secolo, attraverso le rare immagini del documento di Pietro da Eboli, chierico filo imperiale testimone della vicenda.

Il Codice è uno tra i rari documenti di quell’epoca con il doppio registro, narrativo e figurativo. Al seguente link è possibile trovare in mostra digitale le miniature del poema, con le relative immagini che corredano il testo:

https://plus.google.com/photos/100987746139943343881/albums/5440009933972085441?banner=pwa

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PIETRO DA EBOLI, "De Rebus Siculis Carmen Ad Honorem Augusti" PIETRO DA EBOLI, "De Rebus Siculis Carmen Ad Honorem Augusti" Presentation Transcript

  • Pietro da Eboli (1170-1220 ca.)
  • UNA SCENEGGIATURA MEDIEVALE PER GLI SVEVI  Una cronaca in poesia e immagini su come, dopo il 1189, si  Un documento unico, avvicendarono nel Regno di Sicilia la dinastia normanna e composto a Eboli alla quella sveva. È il De Rebus Siculis Carmen, Liber ad Honorem Augusti (Carme sulle vicende di Sicilia in onore di fine del XII secolo, Augusto), il poema composto da Pietro da Eboli (1170-1220 narra con testo e ca.) riportato da un manoscritto conservato nella Biblioteca immagini municipale di Berna. Un’opera in tre libri nei quali, nelle pagine di destra, sono illustrati gli eventi che nelle pagine di l’avvicendamento tra sinistra l’autore racconta in poesia. Normanni e Svevi sul Il volume era forse un dono dell’autore, probabilmente un trono di Sicilia. chierico impiegato a corte come estensore di atti pubblici, allo stesso Enrico VI di Hohenstaufen (1165-1197), imperatore svevo del Sacro Romano Impero e re di Sicilia e di Puglia, vittorioso sui territori dell’Italia meridionale.  A Eboli è stata curata da Mariano Pastore e dal gruppo culturale «Ebolus Dulce Solum» un’edizione del carme che, con testo originario in latino medievale e traduzione italiana e con riproduzione a pagina intera delle 53 tavole illustrate, rende lo spirito narrativo dell’opera.
  • • Pubblicazione del “De Rebus Siculis Carmen, Liber ad Honorem Augusti” di Pietro da Eboli • Curato da MARIANO PASTORE e dal gruppo culturale “Ebolus Dulce Solum”  Ecco il link per vedere in mostra digitale le miniature del poema: https://plus.google.com/photos/ 100987746139943343881/albums/ 5440009933972085441?banner= pwa • Il Codice è uno tra i rari documenti di quell’epoca con il doppio registro, narrativo e figurativo.
  • INCIPIT DEL TESTO • Il Liber ad honorem Augusti è la prima opera scritta di Pietro da Eboli; è composta da tre libri di distici suddivisi in cinquantadue particulae. • Dato l'uso di materiali e colori pregiati, nonostante la presenza di correzioni, che sembrerebbero essere state apportate dalla mano dello stesso autore, non è improbabile che il manoscritto conservato fosse destinato a essere donato al dedicatario Enrico VI. Non sappiamo, però, se l'autore riuscì effettivamente a consegnarlo. Il Liber, in ogni caso, fu composto in un periodo compreso tra la fine del 1194, epoca in cui Enrico VI si impadronì dei territori dell'Italia meridionale sconfiggendo Tancredi conte di Lecce, e il 28 settembre 1197, data della morte dell'imperatore svevo. • Il libro celebra la dinastia sveva attraverso la cronaca della guerra per la successione al trono siciliano e attraverso la celebrazione solenne di Enrico VI e di suo figlio Federico II, il ben più famoso Federico di Svevia
  • ENRICO E COSTANZA SPOSI Il 27 gennaio 1186 viene celebrato il matrimonio in S. Ambrogio - in una Milano ancora devastata (la distruzione della città era avvenuta ventiquattro anni prima, il 26 marzo 1162 ad opera del Barbarossa; i milanesi si erano poi presi la loro rivincita a Legnano, il 29 maggio 1176) - fra Enrico di Svevia, secondogenito di Federico Barbarossa e di Beatrice di Borgogna, con Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II il Normanno e di Beatrice dei conti di Rethel. Lui ha ventun anni, la sposa dieci anni di più. Dopo il matrimonio i due partono per la Germania.
  •  Nel 1189 muore Guglielmo II, ultimo sovrano normanno di Sicilia.  I pretendenti al trono sono Costanza, zia del re defunto e moglie di Enrico di Svevia (secondogenito dell’imperatore Federico Barbarossa); Tancredi, conte di Lecce; e Ruggero, conte di Andria, già gran ciambellano di Guglielmo II.  Le aristocrazie locali per evitare di finire sotto la dinastia straniera appoggiano il pretendente autoctono e Tancredi viene incoronato re nel 1190. Ma la reazione di Enrico non tarderà.
  • ENRICO VI ASSEDIA NAPOLI Dopo la morte del padre, il Barbarossa (giugno 1190), e del fratello Federico duca di Svevia (gennaio 1191), Enrico si fa prima incoronare imperatore a Roma dal papa Celestino III (30 marzo 1191) e poi procede alla conquista della Campania. Nel maggio, cinge d’assedio Napoli: la città è difesa dal conte Riccardo D’Acerra, che, come mostra l’immagine, viene ferito da un dardo durante i combattimenti.
  • PARTENZA DI ENRICO VI PER LA GERMANIA Salerno giura fedeltà ad Enrico ed invita l’imperatrice: Costanza accetta di buon grado ed elegge Salerno a sua residenza. Frattanto scoppia un’epidemia tra le truppe. Nell’estate 1191, l’imperatore, malato, se ne deve tornare in Germania per sedare una rivolta, lasciando la moglie a Salerno.
  •  Dell’epidemia che attanaglia l’esercito tedesco ne approfitta Tancredi, che cerca di fare proseliti tra le fila imperiali. A Salerno scoppia quindi una rivolta popolare fomentata dai sostenitori di Tancredi, cosicché Costanza è costretta a rifugiarsi nel Castel Terracina (Salerno) dal quale cerca di placare in prima persona i rivoltosi.
  • COSTANZA PRIGIONIERA VIENE TRASFERITA IN SICILIA Dopo l’assedio, l’imperatrice è fatta prigioniera e da Napoli viene mandata in Sicilia. La sezione superiore rappresenta la partenza dell'imperatrice Costanza d'Altavilla prigioniera per Messina. La sezione inferiore dell’immagine rappresenta Costanza sulla nave in viaggio per Messina.
  • LA LIBERAZIONE DI COSTANZA PER INTERCESSIONE DI CELESTINO III • Nel 1192 l'imperatrice Costanza viene liberata per l'intercessione di papa Celestino III e dell’abate di Montecassino. • (In basso) Costanza, dopo essere stata liberata, parte per la Germania.
  •  Per il momento Tancredi ed i suoi sostenitori sembrano aver avuto la meglio. La partita per il trono del regno di Sicilia, sembra chiusa, ma una nuova reazione di Enrico VI non si farà attendere.  In un monologo del poema, Pietro da Eboli descrive il timore di Tancredi, consapevole di aver usurpato un trono. Il re ha degli alleati, come il cognato Riccardo d’Acerra, ma sa che non hanno il polso per affrontare le forze imperiali che non mancheranno di reagire.
  • ESERCITO E FLOTTA IMPERIALE ALLA CONQUISTA DEL REGNO DI SICILIA • Già nel 1193 Enrico manda in Italia altre truppe che si scontrano contro quelle normanne con alterne fortune. • Il 20 febbraio 1194 muore Tancredi, re di Sicilia. • Nel maggio 1194 l’imperatore svevo ritorna in Italia a capo di un potente esercito, intenzionato a stroncare la rivolta e a prendere una volta per tutte le redini dell’Italia meridionale.
  •  Con questa nuova spedizione militare si apre il secondo libro del carme che descrive la presa di Salerno, città ribelle, che viene messa a ferro e fuoco. La reazione imperiale fu molto severa a causa del tradimento di tre anni prima verso la regina. Il poema descrive la rappresaglia contro i tancredini.  Questo evento probabilmente segna anche personalmente l’autore, che nella dedica del carme si definirà servus fidelis, come fedele è la sua città natale, Eboli, a differenza di Salerno che si è fatta corrompere dalle pressioni e dal denaro di Tancredi.
  •  La riconquista imperiale del regno di Sicilia continua con lo sbarco a Messina (ottobre 1194) e con Sibilla, la vedova di Tancredi, che si rifugia col figlio – il piccolo Guglielmo - nel castello di Caltabellotta, dove si vota inutilmente ai santi Pietro e Paolo.  Intanto Enrico VI fa il suo ingresso trionfale a Palermo (nel cui duomo verrà incoronato il 25 dicembre).  Nel frattempo (26/12/1194), a Jesi, nasce il figlio dell’imperatore, il futuro Federico II di Svevia, al quale il poeta dedica un inno di lode.
  • LA CONGIURA CONTRO ENRICO VI Siamo nel dicembre del 1194. Enrico VI si è appena insediato in Palermo quando una congiura ordita contro di lui dai superstiti del partito nazionale viene scoperta offrendo all'imperatore l'occasione per infierire nei loro confronti.
  • VIENE SCOPERTA LA CONGIURA Denunzia della congiura Cattura e imprigionamento dei congiurati Il sovrano venne messo al corrente che era in atto una congiura per attentare alla sua vita proprio nel corso della cerimonia di incoronazione. Quattro giorni dopo Enrico fece arrestare Sibilla e accecare ed evirare il piccolo Guglielmo, che morirà di stenti qualche anno dopo. Nei giorni successivi inoltre fece torturare ed evirare molti influenti dignitari del Regno. Altri li fece bruciare vivi. Vennero riesumati i cadaveri di Tancredi e di suo figlio Ruggero, morti quello stesso anno, e li fece decapitare in piazza.
  • L’IMPERATRICE COSTANZA MENTRE PARTE PER LA SICILIA AFFIDA IL PICCOLO FEDERICO ALLA DUCHESSA DI SPOLETO L’imperatrice Costanza, già avanti nella gravidanza, scendeva lungo il fianco orientale della penisola per incontrare Enrico in Sicilia quando fu costretta a fermarsi, essendo il parto imminente, a Jesi nella marca anconetana. Il bambino nasce il 26 dicembre 1194, non solo all’indomani del Natale, ma anche il giorno dopo l’investitura in Palermo del padre a re di Sicilia e dell’Italia meridionale. Era un importante segno: sin dal momento in cui era uscito dal grembo materno il neonato era erede della corona di Sicilia, destinato alla porpora e per giunta erede all’impero romano. Non a caso il nome inizialmente scelto dalla madre era stato quello di Costantino.
  • UNO SCRIBA, RUOLO CHE A CORTE ERA OCCUPATO DA PIETRO DA EBOLI L’immagine è in tono con il tenore del terzo libro, celebrativo della casa di Svevia. In alto si intravvedono la base di un trono e alcuni soldati Nel celebrare la gloria futura di Federico II il poeta prospetta un futuro di pace. La forza militare, la sovranità imperiale e l’accentrarsi del potere in un’autorità unica che supera tutte le altre vengono visti fondamentali elementi per un periodo di stabilità e di prosperità.
  •  Il tono di celebrazione dell’ultimo libro del poema è ben rappresentato dagli ultimi versi: «ho composto questo libro in onore di Augusto. Concedimi, o Signore, un buon segno affinché mi vedano i tancredini e ne siano sconvolti»
  • PIETRO DA EBOLI DONA IL POEMA ALL’IMPERATORE ENRICO VI • L’immagine raffigura Pietro da Eboli nell’atto della donazione del Liber ad Honorem Augusti all’imperatore Enrico VI. • Soprattutto dal terzo libro, il poema vuole essere la celebrazione oltre che di Enrico di Svevia anche di suo figlio Federico II, che l’autore del carme definisce: Agnus inter lupos. • Già alla fine del secondo libro, la descrizione della nascita di Federico II e dei suoi presagia, esprimendo quelle attese mistiche ed escatologiche che caratterizzarono la fine del secolo XII, dà inizio al processo di mitizzazione dell'ultimo grande imperatore svevo, di colui che passerà alla storia come lo Stupor Mundi.