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Progetto "Le donne del Risorgimento"
 

Progetto "Le donne del Risorgimento"

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Viaggio in ciò che ha reso la donna non solo icona del patriottismo, ma vera interprete dei valori risorgimentali. ...

Viaggio in ciò che ha reso la donna non solo icona del patriottismo, ma vera interprete dei valori risorgimentali.

In concorso per: http://www.flclatina.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1271:flc-latina-prende-avvio-il-2d-concorso-peri-giovani-studenti&catid=1:ultime&Itemid=50

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    Progetto "Le donne del Risorgimento" Progetto "Le donne del Risorgimento" Document Transcript

    • Viaggio in ciò che ha reso la donna non solo icona del patriottismo, maUn lavoro di Eleonora Bompieri vera interprete dei valori risorgimentali.
    • "Lamore di una madre per i figli non può nemmeno essere compreso dagli uomini ... Con donne simili una nazione non può morire." Giuseppe Garibaldi1In occasione del cento cinquantenario, ripercorrere le dinamiche che portarono all’unificazionedella nostra penisola, è un dovere collettivo. Ricordare tale evento non ha solo scopo didattico,marappresenta anche una forte presa di coscienza del presente attraverso la rievocazione del passato.Un simile spunto di riflessione sullo sviluppo tanto politico, quanto culturale e sociale del nostropaese non può che essere un rafforzamento dell’identità nazionale e dei valori che più di un secolofa animarono i piccoli e grandi personaggi del Risorgimento.Voglia di cambiamento, intraprendenza e forza d’animo sono i veri protagonisti del processorisorgimentale, troppo spesso trattato nella sua generalità. I meriti dei suoi interpreti non trovanomolte volte il giusto riconoscimento sui libri di storia: l’Unità non è solo un tentativo bellico ediplomatico ben riuscito, ma una conquista collettiva di cui tutta la società del tempo poté far vantodel proprio contributo. Attraverso arte, articoli e storie è possibile ripercorrere e rivivere lesensazioni che centocinquant’anni fa fecero fremere inostri compatrioti, trovando forse stimoli di cambiamentoed emulazione per il presente. Immagini e testi tengonoancora vivo il ricordo e l’animo di questi eroi patrioti,molto spesso anche anonimi, dando loro giustizia ericonoscimento al prezioso, seppur a volte minimo,sostegno nel lungo e sudato cammino verso ilriconoscimento nazionale.Battaglie, moti rivoluzionari, Mazzini, Cavour, Garibaldi,la nascita dello Stato italiano, del patriottismo e delleprime forme di democrazia: del Risorgimento conosciamobene le figure maschili, ma poco sappiamo delle donneche contribuirono alla nascita dell’Italia. L’impegnodell’universo femminile in questo processo non ètrascurabile: la donna, quanto in casa che sui campi dibattaglia, ha saputo dimostrare le capacità che le sonoproprie, riscattando la sua condizione sociale. Entità fortee al contempo sensibile, il femminile è riuscito a mostrarela parte più emotiva di un evento storico coinvolgente erivoluzionario. L’Italia è donna.Fin dalla prima metà dell’Ottocento la figura femminilerappresentò l’idea di patria e di sentimenti risorgimentali.La tomba di Vittorio Alfieri in Santa Croce a Firenze puòconsiderarsi l’iniziatrice di questo nuovo percorsoiconologico. Il monumento, inaugurato nel settembre 1810alla presenza dello stesso autore, Antonio Canova, ebbe dasubito entusiastici consensi. Del resto fu il celebrescultore, nel 1806, a ideare per la prima volta in campofigurativo limmagine dellItalia piangente. La Patriaappare afflitta, sciolta dalla commozione per la perdita diuno dei suoi figli più illustri. I lavori per la sistemazione in Santa Croce furono terminati con l’aiutodi Onofrio Boni, antiquario e amante delle belle arti, il quale in una lettera al Canova parlava delmonumento come un’opera “che nasce dalla nazione”.2 L’amore per la libertà, strettamentecongiunto a quello della patria, che aveva intessuto quasi tutta la produzione letteraria dell’Alfieri,1 Estratto di una lettera di Garibaldi a d Adelaide Boito Cairoli, patriota, datata settembre 1860(http://www.donneconoscenzastorica.it/testi/trame/cairolilettere.htm)2 “Garibaldi, arte e storia” curato dal Museo di Palazzo Venezia, Roma
    • prese forma marmorea anche sul suo cenotafio. Sotto vesti ancora neoclassiche, la statuarappresentava i valori e gli ideali di un Romanticismo che in Italia si farà portavoce del pensierorisorgimentale. L’Italia piangente incarnava l’auspicio e la speranza di una patria ritrovata, nelricordo di una patria perduta.Lo sguardo malinconico, il volto pensoso della statua canoviana sembrano proiettarsi nelleraffigurazioni di altri artisti impegnati nelle stesse ambizioni concettuali. La capacità di far proprigli insegnamenti del grande Canova è sicuramente attribuibile a uno dei più celebri interpreti delRisorgimento: Francesco Hayez. Quasi con atteggiamento di sfida verso la censura austriaca,l’artista cela la propria fede patriottica, trasferendo la valenza politica in metafore e allegorie: ledonne dei suoi quadri sono eroine, portavoci d’ideali sempre più radicati e coinvolgenti nellapenisola. Abbandonati i tratti neoclassicisti, nelle tele di Hayez si propongono soggetti del popolo,protagonisti anonimi, ambasciatori di una realtà italiana insofferente.“La Ciociara”, dipinta nel 1842, sembra così personificare l’Italia stessa: la donna pensosa,appoggiata a un rudere antico, che nella sua arcaica bellezza allude a un glorioso passato perduto.L’abito tradizionale, dai colori della nostra bandiera, sembrerebbe confermare tale lettura. Il suosguardo scruta il lettore, spronandolo all’azione.Il romanticismo storico di Hayez trova ancora migliore rappresentazione in quadri più noti come“Un pensiero malinconico” e “La meditazione”. I due soggetti furono al centro degli studidell’artista per quasi un decennio (1841-1850); le numerose raffigurazioni ci fanno comprendere lasua morbosa ricerca per il perfezionamento di temi a lui così cari. L’espressione e la postura dellefigure femminili, gli elementi della scena pongono l’accento sul valore: il sentimento di pessimismoideologico della fanciulla è in realtà quella dell’artista, in crisi a causa della situazione politica inatto. Le raffigurazioni femminili, dai forti accenti sensuali e sentimentali, rappresentano l’Italia nonancora unita, ma già esistente nel pensieri di un intero popolo che sogna di ritrovare la patriaperduta.Nel dipinto “Un pensiero malinconico”, la malinconia è rappresentata da una giovane donnamedievale; proprio al Medioevo si rivolgeva l’attenzione degli Italiani, per ritrovare in quel tempolontano episodi che ne indicassero l’orgoglio nazionale.Anche “La Meditazione” ben incarnava lo smarrimento esistenziale e sentimentale che pervase glianimi nei più difficili momenti della vicenda risorgimentale.Sembra rappresentare proprio uno scritto di Mazzini: “la Patria vi è apparsa un giorno nei vostri sogni come una sorella disonorata dalla violenza, come una madre che perduto i suoi figli e che piange…”.3 Da sinistra: “Un pensiero malinconico”, 1842 – collezione privata, Milano “Un pensiero malinconico”, 1843 “La Meditazione”, 1850 - collezione privataNella sua produzione artistica, Hayez, per gli innumerevoli riferimenti al passato, si conferma, tra imaggiori interpreti del Romanticismo Storico, grazie soprattutto ai suoi ideali civili: è l’arte deldivenire, la cui missione consiste nel rendere esemplari eventi passati, come le Crociate, o della3 “Scritti editi e inediti di Giuseppe Mazzini” curato dall’ Università di Princeton, 2009
    • storia più recente, come le lotte combattute dai Greci per conquistare la libertà, dove il protagonistaè stato popolo.I Macchiaioli furono i interpreti del fondamentale passaggio dalla pittura del Romanticismo Storico,che aveva rievocato e idealizzato il passato, a un realismo che rappresentò senza retorica e con unostile completamente nuovo la realtà risorgimentale. Con pennellate veloci e macchie di colore,questo moderno movimento artistico riesce a illustrare sentimenti, eventi e battaglie in tutte le lorosfumature, dove non mancano i toni di ribellione sociale e politica. I Macchiaioli toscani, comeOdoardo Borrani, e i pittori lombardi come Domenico Induno, hanno saputo rendere in struggentiscene gli sviluppi delle lotte risorgimentali quali poterono essere vissuti, con grande dignità epartecipazione, dalle famiglie italiane. La storia era così rappresentata nei suoi risvolti quotidiani,affidandosi ad atmosfere sospese o pervase da un doloroso sentimento di sconfitta.Da ricordare è certamente Giovanni Fattori, nato a Livorno nel 1825 e attivo partecipante allebattaglie per l’Unità d’Italia. Nel suo quadro più celebre, “La battaglia di Magenta”, rievoca unodegli episodi della Seconda Guerra d’Indipendenza svoltasi il 4 giugno 1859, fra gli eserciti franco-piemontese e austro-ungarico. Fu la battaglia più grande e sanguinosa del Risorgimento italiano.Pochi sanno che furono le donne dei paesi della zona a fare bende e legacci con le proprie lenzuolae con le strisce degli abiti per dare il primo soccorso alle migliaia di feriti, senza distinzione tra glieserciti di appartenenza. “Il campo italiano alla battaglia di Magenta”, 1861-1862, Galleria dArte Moderna, FirenzeIl fervore patriottico, le ansie, le aspettative, le speranze dei soldati al fronte sono condivisi da chiresta ad attenderli, le donne, i bambini, gli anziani.Sono gli umili protagonisti, illustrati da una pittura che scopre la nazione attraverso la natura,l’esaltazione della casa, della famiglia, delle piccole grandi cose di ogni giorno.La donna adesso rappresenta il perno di un popolo che si risveglia: è al centro della famiglia malavora anche nei campi faticosamente, silenziosamente. Molti contemporanei non si accorgonodell’importanza del femminile, ma l’attento occhio dei Macchiaioli ne coglie il valore dando voceall’eroina anonima: nel mondo rurale, come in quello piccolo-medio borghese emergono solide edeterminate figure femminili nella loro vita di ogni giorno.
    • Alcune donne parteciparono alla lotta risorgimentale findai primi tempi.Eleonora Fonseca Pimentel, scrittrice di poesie ecomponimenti, fu in primo piano nella Napolirepubblicana e giacobina del 1799 e fu tra le prime adessere condannata a morte dai seguaci reazionari dellamonarchia, una volta tornata al potere. Personalità piùvolte elogiata da Benedetto Croce, redattrice del giornale“Il Monitore Napoletano”, Eleonora Pimentel fece proprigli ideali della Rivoluzione Francese tanto da gettarsinell’impegno politico per l’affermazione della libertà e peril progresso delle classi meno fortunate.Salì sul patibolo affrontando la morte con un’indifferenzauguale al suo coraggio e citando il Virgilio dell’Eneide: “Forsan et haec olim meminisse iuvabit!”4 “ Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo”.Eleonora Fonseca Pimentel è solo una dei tanti esempi femminili attivi (contro la dominazionestraniera) per l’Unità. Se da una parte possiamo sicuramente ricordare il contributo intellettuale dialcune donne, dall’altra non possiamo tralasciare l’intervento più pragmatico di alcune di esse.Negli anni della Restaurazione, dopo il 1815, alcune donne fecero parte della Carboneria nel ruolodi “ giardiniere ”. Donne di qualunque ambiente sociale potevano dare il loro contributoall’organizzazione, ad una condizione: condividere la carica reazionaria, unite dal malcontento peril loro tempo. Queste s’incontravano nei loro giardini in gruppi ristretti, di circa dieci persone.Come l’analoga organizzazione maschile, questa prevedeva due livelli: apprendista e maestra. Dopoaver superato la prima fase, venendo a conoscenza degli obiettivi del gruppo, la maestra siimpegnava nel conseguimento del programma accordato. Nascondere il pugnale nella giarrettieranon era solo un segno di riconoscimento nella gerarchia tra membre, ma ilun chiaro simbolo delrischio dei loro intenti.L’esistenza della società delle giardiniere, in quegli anni, apparve inizialmente dubbia: fino adallora, la donna era stata considerata esclusivamente nel suo ruolo di madre, moglie, sorella eamante, legando i suoi sentimenti esclusivamente all’area familiare-affettiva. Difficile era ritrattarela figura della donna, vista non più solo come protettrice del focolare domestico, ma agguerritanemica del sistema dei suoi tempi. Giardiniere come Bianca Milesi, Maria Gambarana e MatildeViscontini possono ben rappresentare la fierezza di queste donne nella partecipazione al gruppo. Leparole chiave della loro attività erano Onore, Virtù, Costanza e Perseveranza.Le donne non si limitarono solo a sostenere e a diffondere le nuove idee, ma parteciparonoattivamente alle lotte impugnando le armi. Quando non avevano i fucili, adoperavano i forconi e isassi.La pittura ci rimanda immagini di donne in umili case o in ville fastose, ma ci sono donne intrepidedi tutti i ceti pronte ad appoggiare l’azione risorgimentale: le popolane aiutando i loro uomini, leborghesi magari scrivendo e lottando per i diritti del genere femminile. Tra costoro moltemazziniane e liberali parteciparono ai giornali dell’epoca, o addirittura a qualche azione patriottica.Erano le pioniere di una lotta che era già movimento per l’emancipazione che talvolta padri e maritividero con sospetto.4 Virgilio, Eneide, I, 203, parole con cui Enea faceva coraggio ai compagni nelle avversità della sorte e dei pericoli.
    • La pittura ci offre soltanto qualche squarciodella partecipazione al processorisorgimentale, anche se molto indicativo. Siguardi ad esempio al quadro di OdoardoBorrani, “Le cucitrici di camicie rosse”.5 datato1863 , che illustra perfettamente questa idea: lecamicie rosse e sullo sfondo il ritratto diGaribaldi, anche se vengono rappresentateall’interno di un quieto salotto borghese.Donne speranzose e pazienti cuciono le divisedei loro combattenti, partecipando, seppursoltanto nella preparazione, ai fitti intrecciottocenteschi. E’ così che le case, le famiglie siriempiono di quello spirito patriottico che ne fale vere culle del Risorgimento.Cucendo bandiere e camicie il tricolore preseper la prima volta forma sulla stoffa in ricchiricami. A Livorno gruppi di donne fecerovessilli per i circoli politici del 1849. Lamoglie di Andrea Sgarallino, un patriotaborghese, è ricordata per aver nascostoaddosso, durante l’occupazione austriaca, il tricolore cucito dalle donne di Reggio Emilia e donatoai Livornesi che combatterono a Curtatone nel “Le cucitrici di camicie rosse”, 1863 – Collezione privata1848, sfidando con audacia la poliziagranducale.Le donne erano escluse dai campi di battaglia, anche se comparivano nell’assistenza ai feriti: fuproprio il loro a far da spunto per la nascita della Croce Rossa nel 1864.Nonostante ciò, non mancavano immagini di donne sulle barricate, nella guerriglia come bencompare nel famoso quadro sulle Cinque Giornate di Milano di Carlo Stragliati6. Mentre alcune eroine risorgimentali come Cristina di Belgioioso furono nel cuore della battaglianella Repubblica romana, altre donne seppero dare conforto agli uomini in armi, fornendol’appoggio necessario per la buona riuscita degli scontri.Alcune aristocratiche alte borghesi seppero trasformare il loro salotto7 in luoghi di formazione delleidee liberali. Il salotto livornese di Angelica Palli Bartolomei, letterata e poetessache meritò lode dai più grandi ingegni del suo tempo, fu il maggior centro della propagandamazziniana negli anni compresi tra il 1820 e il 1840. Il suo boudoir fu frequentato da illustripersonaggi, tra i quali spiccano i nomi di Bini, Guerrazzi, Manzoni, Ricci e tantissimi altriprotagonisti del Risorgimento.Al contempo, a Firenze, il salotto di Emilia Toscanelli, protagonista di una bella e operosa “fucina”intellettuale, fu il cuore dei liberali più avanzati. A Milano erano attivi i salotti di Teresa BerraCramer, sostenitrice dei moti del 1821; quello di Vittoria Cima, di educazione francese e di famiglianapoleonica, che divenne un punto di riferimento importante per la letteratura del tempo; dellacontessa Eugenia Tendolo Bolognini Litta , incline protettrice delle intemperanze di Enrico Boito edella Scapigliatura.Famoso fu anche il salotto della contessa Clara Maffei. Sorto intorno al 1834 a Milano, divenne benpresto luogo d’incontro d’intellettuali e politici. La fama poetica del marito e lo spirito d’iniziativadella stessa Clara non tardarono a renderlo il più celebre della penisola. Vi si ritrovarono Manzoni,Grossi, D’Azeglio, Rossini, Verdi, il pittore Hayez e la sua più cara amica, la poetessa Giulietta5 http://it.paperblog.com/borrani-cucitrici-di-camicie-rosse-250176/6 http://i54.tinypic.com/66jm84.jpg Le Cinque Giornate di Milano – Carlo Stragliati7 http://www.url.it/donnestoria/testi/trame/salotti.htm
    • Pezzi. Dopo i moti rivoluzionari del 1848 Clara Maffei dette al suo salotto un forte connotatopolitico .“Chi sa alzare il pensiero al di sopra di questa povera terra, trova coraggio per ogni dura prova”8Arte e letteratura allietavano le memorabili serate in via dei Tre Moschettieri, dove oggi un’epigrafericorda ai passanti l’impegno cultuale della padrona di casa.Altre donne agirono così, come le sorelle Lombroso e la genovese Bianca De Simone Rebizzo,fondatrice del Collegio italiano femminile di educazione, che ospitò Mamiani, Bixio, Mameli oltre atanti esuli politici.Tra tutte spiccò la principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso.Anche il suo salotto fu un centro di propaganda italiana e liberale, dove si incontravano personaggidel panorama musicale come Bellini, Chopin e Rossini, e di quello letterario, tra cui spiccaronoBalzac, Hugo e l’allora emergente Tommaseo. La dissero eccentrica, avventuriera, narcisistica efilantropa. "Bella, nobile, intelligente, appassionata, è stata un esempio di donna moderna, insofferente all’oppressione straniera, risoluta a mettere in atto la sua fede per sovvertire l’ordine del suo tempo"9 Costruì abitazioni per i contadini e gli artigiani, asili e scuole, distribuì l’assistenza sanitaria. Fu una pioniera del messaggio di Croce Rossa: durante gli eventi bellici legati alla presa di Porta Pia del 1870 si adoperò in prima persona nellassistenza ai feriti unendosi a un gruppo di giovani donne delle più varie estrazioni sociali. A soli 20 anni, nel 1828, iniziò la sua avventura politica alla quale si dedicò per l’intera vita, con convinzione e caparbietà. Iscritta alla Giovine Italia, la sua fortuna e la sua posizione sociale le permisero di fuggire a Nizza e poi a Parigi, dove privata dei propri beni in patria, fu costretta a vivere di pittura. Ancora una volta dimostrò il suo impegno parlando alla Camera francese per illustrare la penosa situazione italiana. Sempre a Parigi fondò la “Gazzetta Italiana” che successivamente chiamò l’Ausonio, diventando la prima donna Ritratto della principessa fondatrice e direttrice di un giornale. Belgioioso,1832 – Francesco E’ ricordata soprattutto come una veterana della rivoluzione italiana del Hayez, Collezione privata ‘48 .Tornata a Napoli e informata che Milano era insorta, raccolse fondi con l‘aiuto di molte patriote napoletane e si imbarcò conduecento volontari per portare aiuto ai milanesi. Quando, nel 1849, la Repubblica romana sidifendeva dall’attacco francese e al contempo i suoi politici si attivavano per scrivere laCostituzione repubblicana con l’aiuto di Garibaldi e Mazzini, non esitò ad accorrere riorganizzandogli ospedali romani. Unica firma femminile sul numero uno della rivista “Nuova Antologia” scrisseil saggio “Della presente condizione delle donne e del loro avvenire”. A conclusione della suaopera:“Vogliano le donne felici dei tempi a venire rivolgere il pensiero alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità.”8 Estratto dall’epistolario con Carlo Tenca, principale animatore del salotto della contessa Clara Maffei, alla quale era sentimentalmente legato:http://www.movimentolibero.it/150%C2%B0-unita-ditalia/note-risorgimentali-xxxii-il-salotto-della-contessa-maffei.html9 Estratto di una lettera di Francesco Hayez sull’amica Belgioioso
    • Nel nostro paese l’affermazione dei diritti delle donne emerge con evidenza nel corso del periodo risorgimentale e molte di loro si formarono alla scuola della Giovine Italia e della cultura mazziniana, garibaldina e democratica. Sebbene furono per lo più le popolane a combattere concretamente, molte altolocate ebbero il sogno di abbracciare le armi e dare il loro contributo: “Mentre tutti gli italiani corrono alle armi per liberare la nostra generosa nazione dal giogostraniero , noi donne italiane non sappiamo resistere al bisogno di servire noi pure ad una causa sì santa. Coi nostri padri, coi nostri mariti, coi nostri fratelli, vogliamo dividere i pericoli; vogliamo dividere con essi l’onore di salvare questa patria comune. Debole è certo il soccorso delle nostre braccia, ma s’è vero che la difesa più tremenda è il coraggio , noi portiamo fiducia di poter in questi gravi momenti giovare alla patria. Cittadino comandante! Alla vostra Guardia Civica aggiungete un battaglione di donne, destinateda voi, quando urga il pericolo, o a curar i soldati feriti, o a formare cartucce, o a trattare le armi, le Veneziane non isdegneranno nessun ufficio, il quale abbia per fine la Indipendenza di tutta Italia.10” La disuguaglianza fra i sessi e il disprezzo verso le donne si concretizzava anche sul campo dibattaglia: quando venivano trovate morte, i nemici ne facevano a pezzi i cadaveri. Ma le donne nonsi facevano intimorire, si vestivano da uomo e andavano a combattere, proprio come fece RosaliaMontmasson, moglie di Francesco Crispi, che sfidò i tempi e i costumi con inusuali scelte di vita.Dopo aver seguito il marito in esilio in Piemonte e aMalta, fu accusata di complotto in associazione conFelice Orsini per il tentato assassiniodell’imperatore francese Napoleone III durante unaparata. Costretta così a fuggire a Londra, Rosaliadovette aspettare ben tre anni per fare ritorno inpatria. Il maggior merito riconosciutole riguarda il 1860, anno centrale per la storia italiana: fu l’unica donna che partecipò alla spedizione dei Mille. Travestita da uomo, con camicia rossa, spada e carabina, s’imbarcò a Quarto contro la volontà del marito. Sfidando ogni pregiudizio che riguardasse anche l’intervento del femminile sul campo, dimostrò il L’epigrafe in onore dell’eroina risorgimentale in Via suo valore sia imbracciando il fucile sia prestando Scala a Firenze soccorso ai feriti. Un altro caso noto è quello di Colomba Antonietti che, vestita da garibaldino, si era battuta eroicamente nella battaglia di Velletri . La sua vicenda fu al centro di un acceso dibattito che, già pochi anni dopo il 1849, contrappose repubblicani e cattolici in un contenzioso per la giusta versione dell’accaduto. Combattente intrepida secondo i repubblicani, travestita da uomo per ricongiungersi al marito secondo le ipotesi dei cattolici che mettevano in dubbio anche il suo attivo coinvolgimento negli scontri perché incompatibile con la vocazione materna della donna. Garibaldi stesso narra nelle sue memorie il tragico scontro in cui il marito, il conte Luigi Porzi, perse la vita: “La palla di cannone era andata a battere contro il muro e ricacciata indietro aveva spezzato le reni di un giovane soldato. Il giovane soldato posto nella barella aveva incrociato le mani, alzato gli occhi al cielo e reso l’ultimo respiro. Stavano per recarlo all’ambulanza quando un ufficiale si era gettato sul cadavere e l’aveva coperto di baci. Quell’ufficiale era Porzi. Il giovane soldato era Colomba Antonietti, sua moglie, che lo aveva seguito a Velletri e combattuto al suo fianco.11”10 “Raccolta per ordine cronologico di tutti gli atti, decreti, nomine ecc. del governo provvisorio della Repubblica Veneta”,1848http://books.google.it/books?id=PI8ZAQAAIAAJ&printsec=frontcover#v=onepage&q&f=false11 Estratto da “Le eroine del Risorgimento: amore e politica al femminile” con breve citazione delle Memorie di Garibaldi
    • Il 13 giugno dello stesso anno, Colomba cadde sul campo durante la difesa di Porta San Pancrazio a Roma, durante un attacco dei francesi. La notizia della sua morte corse per la penisola tramite i giornali e le innumerevoli parole di lode di storici e politici. Il suo nome, ancora oggi, è accantoaaccosta quello del marito nella cappella di Santa Cecilia dell’Accademia Musicale a Roma, dove le loro salme furono tumulate. Ma l’esempio più luminoso e amato di donna combattente fu Anita Garibaldi. Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva conobbe Garibaldi, comandante della squadra navale diCatarina, nel luglio 1839 a Laguna, in Brasile. Da quel giorno divenne l’inseparabile compagna del generale non solo negli eventi risorgimentali che le diedero fama, ma anche nelle vicende tra Uruguay e Argentina che coinvolsero l’eroe dei due mondi. Quando egli fu richiamato dall’esilio americano da re Carlo Alberto, Anita ebbe la possibilità di conoscere la terra natia del proprio marito. Da subito sensibile alle problematiche della penisola, l donna gli fu di gran sostegno sia accompagnandolo nelle sue imprese sia incoraggiandolo nella fatica e nell’incertezza. Lo seguì a Roma sul campo di battaglia nei combattimenti in difesa della Repubblica Romana, minacciata dalle truppe francesi e napoletane nel 1849. I continui capovolgimenti dello scontro costrinsero la coppia a fuggire con il rimanente delle truppe garibaldine. Quando la Repubblica romana cadde, anche se incinta del loro quinto figlio, volle essere con lui nella lunga fuga verso il nord della penisola. Dopo aver guadato fiumi e paludi, in una pineta di Ravenna, Anita si lasciò morire dalla stanchezza. Fu rimpianta da tutti gli amanti della libertà che videro in lei un simbolo. “ Sorridimi sempre, è il solo sorriso che mi venga dalla vita!12” Così Mazzini scriveva di Giuditta Sidoli, sua grande collaboratrice nella Giovine Italia. Nonostante Mazzini avesse avuto un infinità di relazioni sentimentali, fu lei il suo unico vero amore. Compagna passionale e ribelle portavoce degli ideali risorgimentali, Giuditta fu spiata e incarcerata come pericolosa emissaria dell’organizzazione insurrezionale. La polizia austro- borbonica, nel rapporto del suo arresto, scrisse di lei: età 29 anni, statura piuttosto alta, capelli biondi. occhi grandi e scuri, bellissima ed “estremamente problematica per la sicurezza del Regno.” Giuditta è ancora oggi un personaggio affascinante poco citato e studiato. Nè moglie nè amante, il suo ruolo non è codificabile se non nella pari dignità di uomo e donna che fu nel pensiero di Mazzini, per il quale la democrazia, ancora prima di un insieme Ritratto di Giuditta Sidoli, 1835 – di regole scritte, deve essere il modo giusto di sentire e vivere i Pittore anonimo, Museo Glauco rapporti umani. Lombardi, Parma Da quello spirito si sviluppò il femminismo italiano interpretato da quelle donne che seppero rappresentare i bisogni di tutte, anche di quelle che la condizione sociale confinava all’ultimo gradinino della scala della società, ultime anche nelle famiglie di cui portavamo il peso più grande. Iniziando dalle numerose e scomode manifestazioni di piazza, le italiane riuscirono lentamente a farsi spazio in editorie e sedi giornalistiche e ad estendere a un pubblico sempre più vasto la loro passione politica dall’alto connotato polemico. Sebbene la lotta per l’emancipazione della donna giunse in ritardo in Italia, in accordo con l’avanzare della rivoluzione industriale, le suffragette si fecero subito vedere come consapevoli del proprio ruolo determinante anche nella politica e decise nel loro obiettivo: rivendicare il suffragio.12 http://www.url.it/donnestoria/testi/trame/sidoli.htm
    • Nel 1868 Gualberta Alaide Beccari, protagonista del movimento emancipazionista italiano, fondò a Padova il giornale “La donna”, prima rivista femminile di impegno civile e politico. In esso le donne trovarono spazio, speranze e idee, fecero conoscere le loro poesie, la loro letteratura, il lorodesiderio di cambiamento. Su quelle pagine si parlò di lotte per il divorzio, contro la pena di morte e per l’estensione del voto all’elettorato femminile e, non ultima,dell’educazione dei figli. Il giornaledi Gualberta Alaide guidò le donne alla scoperta dei propri diritti e anche alla scoperta dei diritti dei lavoratori, uomini o donne che fossero. Scrittrice, pubblicista e autrice di teatro, il suo impegno profuso nell’avanzata femminile permeò la sua vita. Animata dal pensieromazziniano e patriottico, Alaide spiccò ben presto nella vita pubblicafino a ricoprire incarichi importanti in politica, da sempre considerati inadeguati a una donna.Il suo quotidiano, fondato a soli ventisei anni grazie alla disponibilità economica in virtù della sua estrazione alto-borghese, vantava di un’ampia rosa di scrittrici e artiste che trovarono modo di emergere nel panorama culturale. Tra queste ricordiamo: Emilia Mariani, futura fondatrice del settimanale “L’Italia femminile” e cooperatrice di una rubrica con Sibilla Aleramo; Angelica Palli, scrittrice e poetessa, autrice dell’opera “Discorsi di una donna alle giovani maritate del suo paese” in cui rivaluta il ruolo della donna nella famiglia e nella politica; Maria Pastore Mucchi, grande giornalista ricordata per i suoi articoli incisivi su “La donna” “ Che cosa vuole la donna moderna? Diventare ragione senza perdere il sentimento, diventare diritto senza perdere il dovere,diventare lavoro senza perdere la poesia. Ecco perchè la mentalità a cui aspirano le donne contemporanee è uno dei grandi segni precursori dei tempi nuovi e sarà una delle più grandi potenze dell’ avvenire.13” Così scriveva Maria Pastore Mucchi in un articolo su “La donna” del 5 aprile 1909. Era la cultura più alta del Risorgimento italiano che, così diffusa fra le donne, consentì loro un maggiore grado dicondivisione rispetto alla politica maschile perchè indirizzata, prima di tutto, al principio di solidarietà . Anna Maria Mozzoni, donna colta e pragmatica, fu la prima emancipazionista che identificò nella questione femminile la baseper la formazione di una democrazia compiuta e lottò perchè le donne potessero votare. Nel 1871 fu chiamata da Mazzini a collaborare a “La Roma del popolo “, giornale dove scrisse in quattro puntate l’articolo “Sulla questione dell’emancipazione della donna in Italia”, documento rappresentativo nella questione femminile. L’altro Risorgimento, quello ignorato o censurato dalla storia omologata, fu vissuto da donne istruite che non accettarono matrimoni imposti o infelici, che sacrificarono ricchezze o vite agiate; atre furono mogli e madri esemplari; donne intellettuali nobili, borghesi, ma anche donne del popolo, tutte accomunate dal desiderio di riscatto , per conquistare il diritto alla cittadinanza.Lottarono per la democrazia contro tutti i poteri assoluti, per i loro figli e condivisero, prime e forse uniche in quegli anni, la prospettiva umanitaria mazziniana. Prendendo distanza dalla concezione che le dava l’esclusiva definizione nel nucleo familiare, la donna potè farsi padrona dell’autonomia di giudizio, della capacità decisionale e dell’individualità che troppo a lungo le erano state sottratte.13 http://www.url.it/donnestoria/testi/accardidonne/acprotagoniste.htm
    • E’ con l’intervento femminile che il progetto di “una nazione in armi” trova pieno compimento nel Risorgimento: l’entusiasmo e l’energia, anche nel sacrificio, urono stati d’animo indispensabili per saldare il popolo e unire la nazione.Per molte, essere cittadina italiana significava dimostrarsi meritevole di far parte della propria patria ed essere pronta a sacrificarsi per essa, non solo in quanto madre e moglie, ma anche in quanto individuo. La scissione tra queste due identità costituiva un ostacolo per tutta la comunità che quest’ultima doveva impegnarsi a superare. Il vero spirito italiano, intollerante alla dominazione straniera, animato da fratellanza e coesione, prende forma in gesti e pensieri delle sue eroine: le cucitrici di camicie rosse, le prime giornaliste, curatrici e sostenitrici sono solo alcune delle tante realtà di cui non possiamo fare a meno per una visione sempre più ampia e variegata del lungo processo che ci portò a diventare Paese. La nostra Unità fu frutto di un radicale movimento partito dal basso, in cui tutti i suoi futuri cittadini, mossi dal comune senso di appartenenza e voglia di cambiamento, hanno saputo imporsi senza tirarsi indietro davanti a ostacoli e sacrifici.La duplice battaglia della donna, sociale e nazionale, ne sottolinea un merito ulteriore come lotta al pregiudizio e a tutto ciò di apparentemente sistematico Quelle donne furono le avanguardie più preziose di quella massiccia partecipazione che le vide impegnate nella lotta contro il fascismo,nella resistenza fino a raggiungimento della costituzione laquale, scritta anche dalle donne, finalmente sanciva tutte le aspirazioni risorgimentali e il loro diritto di voto.