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La città di Fondi, tappa dell'Appia
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La città di Fondi, tappa dell'Appia

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  • 1. FONDI Storia della città fin dalle sue lontane origini… Storia Posizione Struttura Realizzato da
  • 2. LE ORIGINI DAL MITO
    • La mitologia attribuisce la fondazione della città di Fondi ad Ercole, che nella sua decima
    • fatica sconfisse il gigante Caco.La leggenda colloca l’evento a cinquanta anni prima della
    • guerra di Troia. Caco viveva in un anfratto dell‘Aventino, colle di Roma, e terrorizzava i suoi
    • vicini con i suoi furti. Tra le sue azioni vi fu anche il furto di una parte della mandria dei buoi
    • che Ercole aveva a sua volta rapito a Gerione, mentre Ercole li stava portando ad Argo.
    • L'eroe si adirò molto e si mise alla ricerca dei buoi, che se però si rivelò molto ardua perché
    • Caco aveva portato le bestie nella sua grotta trascinandole per la coda, in modo che le
    • orme rovesciate indicassero la direzione opposta. Una delle bestie però rispose al richiamo
    • di Ercole,e l’eroe, sentiti i muggiti dei suoi animali riuscì a localizzare il nascondiglio e a stanare
    • il ladro. Proprio nel luogo dove uccise Caco, Ercole costruì la città di Fondi in memoria del fatto.
    • Questa origine spiega l’esistenza di un tempio e di un culto preminente nei confronti di Ercole
    • tanto da essere appellato Ercole Fondano.
    • Questa origine fa collocare la fondazione della Polis Fundana nel VIII sec.A.C. quindi prima
    • della fondazione di Roma.
    Interpretazione del mito di Nicolas Poussin
  • 3.
    • Iscrizioni rinvenute all’interno della città.
    • Herculi invicto sac. Fvndan L. Gavinivs L. F. Lena C. Valerivs Felix patr. Pec. Sva P.
    • (trovata al centro della città dove sorgeva il tempio dedicato ad Ercole)
    • Dionisivs Herc. D D L M // Dionisius Herculi dono libens merito
    • (rinvenuta nel 1902)
  • 4.
    • Landscape with Hercules and Cacus – Nicolas Poussin 1658-1659, olio su tela di canapa.
    • Esposto al The Pushkin Museum of Fine Art, Moscow, Russia.
  • 5. STORIA
    • La storia più antica del territorio fondano è avvolta nel buio. La risposta alla ricerca delle sue vere
    • origini può anche essere individuata nella mitologia. Infatti una leggenda attribuisce la fondazione
    • della città all’eroe greco Ercole.
    • Fonti ci parlano di un’antica colonia greca, Amyclae, situata sulla costa tra Fondi e Terracina.
    • Certamente la sua antica origine è strettamente legata alla sua favorevole posizione,in quanto
    • situata a metà strada tra Roma e Napoli.
    • Nella zona vivevano gli antichi Aurunci, ed a partire dagli inizi del V secolo a.C. si aggiunsero i Volsci,
    • popolazione proveniente dal centro Italia che raggiunse le pianure pontina e fondana fondando
    • Terracina.
    Le origini dal mito Amyclae I primi abitanti Fondi romana
  • 6. AMYCLAE
    • Nella regione che si stende fra Terracina e Sperlonga, non lungi dalla costa, ma ad una distanza che
    • non si può precisare, la tradizione vuole che sia stata fondata nella laguna la città di Amyclae o
    • Amunclae. Fondatori sarebbero stati quegli stessi Laconi che, guidati dai Dioscuri, avrebbero fondato
    • anche le città di Gaeta e di Formia. La città avrebbe avuto insomma origine da genti di origine ellenica,
    • giunte dal mare. Intorno alla scomparsa di Amyclae si narravano storie paurose. Secondo alcuni gli
    • abitanti di Amyclae, seguendo i dettami della setta pitagorica che vietava di uccidere gli animali, non si
    • sarebbero curati di uccidere i serpenti che infestavano le paludi, e sarebbero stati completamente
    • distrutti dai loro morsi velenosi. Secondo altri, gli Amiclei, ricevendo spesso false notizie sulI'arrivo di
    • nemici, avrebbero fìnito col proibire, per legge, che fosse data notizia di tali inesistenti pericoli. Un
    • brutto giorno i nemici sarebbero venuti davvero, senza che alcuno osasse di avvertire gl'interessati, e
    • gli Amiclei sarebbero caduti in potestà degl'invasori.
    • Taluni degli studiosi di storia antica pensano che la Amyclae o Amunclae italica sia una duplicazione
    • della omonima città della Laconia. In Italia non si conoscono colonie spartane fuorchè Taranto, la
    • quale appunto diventò la cittadella delle dottrine pitagoriche. Scartata la leggenda dei serpenti,
    • sarebbe da concludere che furono genti di stirpe osca che distrussero Amyclae sulla laguna, e
    • avrebbero dato poi vita alla città di Fondi. Il sito in cui sorse Amyclae o Amunclae
    • non è stato ancora scoperto.
    Amyclae come Sparta Amyclae e Virgilio Amyclae e Foponomastica Amyclae e Omero Il quinto villeggio
  • 7. AMYCLAE COME SPARTA
    • Non esiste al mondo una città tanto misteriosa quanto Amyclae e di essa nessuno ha mai potuto
    • accertare la collocazione urbana sul territorio “tra Gaeta e Terracina”. Amyclae laziale si dice fondata
    • dai Laconi provenienti da Sparta che fu una città greca  formata da cinque obai  (Limna, Pitane,
    • Cinossura, Mesoa e Amyclae, dal cui sinecismo era sorta Sparta, ed ognuno di questi villaggi
    • eleggeva un eforo). Sinecismo è detto l’accentramento in una città-stato di popolazione prima sparsa
    • per borgate e campagne. Sparta, a quanto pare, non era quindi una vera e propria città (come anche
    • Roma era la “città dei sette colli”) come oggi noi la intendiamo, ma una comunità costituita da cinque
    • villaggi (obà) i cui cittadini (obàtas), pur avendo ritenuto opportuno dividersi sul territorio (attraverso
    • un obàzo) si riconoscevano uniti comunque nel nome di quella città. Questo sistema di convivenza
    • era forse dovuto alla natura agricola delle comunità: per rendere cioè più facili le coltivazioni o la
    • pastorizia dalle quali soltanto si ritraeva nutrimento e vita. Ebbene, l’impossibilità di rintracciare
    • resti archeologici certi dell’antica Amyclae dipende proprio dal fatto che, con le
    • precedenti premesse, essa non fu una vera e propria città intesa secondo i canoni moderni cui siamo
    • abituati, bensì una serie di villaggi simili all’ordinamento di Sparta, e che si riconoscevano col nome
    • comune di Amyclae. Oggi possiamo definire il sistema amiclano come un “distretto di villaggi”;
    • l’esempio di oggi può ben essere quello di Castelnuovo Parano (Fr), comune suddiviso in vari villaggi
    • molto distanti l’uno dall’altro. Così si spiegherebbe anche il “regno di Camerte” su questa tipologia
    • cittadina.
  • 8. AMYCLAE E VIRGILIO
    • Virgilio scrive (Eneide, X, 902-906, traduz. A. Caro)
    • … . Era Camerte    figlio a Volscente, generoso germe    del magnanimo padre, e de’ più ricchi    d’Ausonia tutta; in quel tempo reggea    la taciturna Amiclae….
    • Le ipotesi finora avanzate di un singolo ed imponente centro urbano di Amyclae (a Sperlonga o sulla
    • costa di Fondi) non sembrano collimare con la descrizione virgiliana che definisce Camerte uno tra i
    • più ricchi d’Ausonia (Italia); in quell’epoca essere ricchi significava possedere redditi derivanti da vaste
    • estensioni di terreno produttivo e/o altrettabnto vaste estensioni di pascolo per esercitare la pastorizia;
    • all’intera Piana di Fondi e Monte San Biagio dovrebbe, quindi, essere aggiunta anche la porzione di
    • montagne retrostanti.
    • Virgilio fa anche intravvedere un “regno di Amyclae” governato da Camerte, uomo tanto importante da
    • spingere addirittura la ninfa Giuturna, sorella di Turno, a scendere in campo prendendo le sue
    • sembianze (Eneide, XII, 375-378, traduz. A. Caro).
    • Si può, quindi, concludere che, per eseere definito in tal modo, Camerte governava un vasto territorio
    • che non poteva assolutamente limitarsi alle sole rocce di Sperlonga o alla sola striscia costiera
    • tirrenica di Fondi.
  • 9. AMYCLAE E TOPONOMASTICA
    • Due toponimi locali ci hanno portato alle precedenti conclusioni: Obico e Mesole .
    • Come è noto, in questo Lazio meridionale si è verificata una persistenza eccezionale nel nome delle
    • contrade che si è andato diversificando soltanto all’indomani della seconda guerra mondiale.
    Toponimo Orbene Toponimo Mesole
  • 10. TOPONIMO MESOLE
    • Per quanto riguarda Mèsole lo troviamo come toponimo in Campello d’Itri: “Questa località è un vasto
    • altopiano formato completamente da doline ed in una di queste, posta ai piedi di Monte Ruazzo,
    • sotto una coltre di alberi di faggi, vi è una grotta indicata come Fosso di Fabio; essa è poco profonda e
    • vi si discende con qualche difficoltà per raccogliere l’acqua che filtra dalla roccia e si deposita in una
    • nicchia. Sparsi su tutto l’altopiano vi sono diversi recinti in pietra a secco e numerosi siti abitativi  di
    • diverse forme. In particolare, immediatamente vicino alla grotta, a fianco di una roccia, vi sono due di
    • tali siti, di forma, circolare, di modesta dimensioni, che, dallo stato di conservazione, se ne deduce
    • essere molto più antichi degli altri.
    • In mezzo a questi due siti abitativi, sempre vicino alla roccia, vi è un piccolo manufatto di forma,
    • sferica, simile ad una piccola nicchia, provvista di una grossolana apertura: potrebbe essere una
    • piccola edicola votiva dedicata a qualche sconosciuta divinità.Il modesto manufatto lapideo (alt.
    • 1,50 m.; largh. 1,00 m. circa) definito come nicchia si trova esposta ad Est, verso il sorgere del sole, ai
    • piedi del Monte Ruazzo e nell’ambiente prospiciente vi si trova un importante incrocio di antichi
    • sentieri che portano in diverse direzioni esterne a Campello. Dal che se ne potrebbe dedurre essere
    • questo un tempietto arcaico dedicato ad una divinità protettrice dei viandanti come potrebbe essere
    • appunto Ercole, di cui nelle vicinanze antichi documenti ci attestano un Casale intestato proprio ad
    • Ercole….D’altra parte, da questa località è relativamente facile raggiungere il vicino Monte Altino dove
    • esiste il santuario dedicato a San Michele che fu edificato sui resti di un precedente tempio pagano.
    • Ciò dimostra quindi l’esistenza di centri sacrali lungo questi sentieri montani”. Nel toponimo Mèsole
    • riecheggia il nome dello spartano villaggio di Mesoa e l’arcaico tempietto in pietre ne dimostra
    • un’antica frequentazione come anche i vicini “palazzi in opera poligonale” risalenti ad una civiltà
    • “ talaiotica” risalente ad almeno quattromila anni fa.
  • 11. TOPONIMO ORBENE
    • Orbene, nel dizionario toponomastico del Lazio Meridionale a cui stiamo per mettere la parola fine
    • troviamo per Obico: “ Òbico, Òbache, Obachelle: il termine, pur nelle sue variazio­ni dialettali, è
    • sovente attestato nella zona montana del Cairo (Colle S. Magno, Terelle) e dell'altopiano di Pastena,
    • nei M. Ausoni. Secondo l’interpretazione di A.  Giannetti ( Notiziario archeologico, II, Cassino, 1988,
    • pp. 512-515) dovrebbe derivare da obicio che vale «opporre»; e perciò: monti, colli che ostruiscono il
    • cammino e impediscono la vista.
    • Per Monte San Biagio troviamo la Montagna dell' Obico del Monte della Fico: “giusta nella radice
    • confinante col prato, di mogia approssimative 192, con querce e macchie, suscettibile di solo pascolo”;
    • assegnato all'ex Barone poi Principe D. Vincenzo di Sangro dalla Suprema Commissione feudale colla
    • decisione del 20 Novembre 1810 e soggetto al pieno uso civico” (T. Testa – R. Gigante, Pel Comune
    • di Monte S. Biagio contro il Sig. Francesco Lazzaro e [Vincenzo di Sangro principe di Fondi] a cura di
    • Dario Lo Sordo, Fondi 1991).
    • Riteniamo che in questo caso il toponimo debba ricollegarsi al greco obà , villaggio della montagna.
  • 12. AMYCLAE DA AMICLE
    • Nel tempo arcaico, da uno dei cinque villaggi che costituivano la città-stato di Sparta, Amicle, si partì
    • un certo numero di gente di stirpe laconia alla conquista di una nuova terra. Essa trovò conveniente
    • stanziarsi nel territorio costiero tirrenico situato tra Gaeta e Terracina dando vita ad un proprio “regno”
    • esteso sull’attuale Piana di Fondi e Monte San Biagio e sulle montagne retrostanti.
    • Qui, come d’antico è abitudine dei migranti, si dettero un assetto territoriale (urbanistico, come si dice
    • oggi) che ricalcava quello della madrepatria Sparta: una città formata da cinque villaggi, tra i quali
    • Amicle; formarono quindi un distretto di cinque villaggi che chiamarono Amicle in ossequio alla
    • “ frazione spartana” di provenienza.
    • In precedenza abbiamo tentato una individuazione della collocazione di quattro villaggi del “regno
    • amiclano” aiutati in ciò dalle emergenze archeologiche ancora esistenti sul territorio, dai lacerti
    • toponomastici tuttora viventi, dall’essere Camerte, al tempo d’Enea, definito da Virgilio come uno dei
    • Re più ricchi d’Italia. Lo stanziamento detto, quindi, poteva ben essere ricco avendo a disposizione
    • una fertile pianura, montagne altrettando comode per la pastorizia (già dall’epoca pre-romana il
    • vocabolo pecus = pecunia, denaro, sta ad indicare il possesso di greggi) dalla quale grossi redditi
    • traevano anche i Caetani fino almeno al 1700. In più, Camerte aveva a disposizione ed aperte le vie
    • del commercio marittimo, anch’esso produttore di redditi d’alto valore possedendo materie da
    • barattare o vendere. Qui sopra noi abbiamo indicato la posizione di quattro villaggi amiclani: sulla
    • montagna dell’Obico (da individuare); nella vicinanza del Porto delle Pietre sulla costiera di Fondi;
    • nella contrada Mesole di Campello d’Itri; sulla montagna di Pianara di Fondi (che riteniamo non
    • esattamente collocata dagli stimati proff. Quilici e Gigli che la ritengono come l’unica città di Amicle).
  • 13. IL QUINTO VILLAGGIO
    • Ma dove sarebbe da collocarsi il quinto villaggio che costituiva il “regno amiclano”?
    • Esso è proprio sotto gli occhi di tutti perché tuttora abitato e trasformatosi oggi in una grande città
    • industriosa e di cultura. Il quinto villaggio che costituiva il “regno di Amicle” non può essere altri che la
    • città di Fondi.
    • Il “fundus” dal quale si fa originare il suo nome non è altro che il “fondo”, la masseria, il villaggio per
    • eccellenza, al quale tutto il “regno amiclano” faceva riferimento e perpetuatosi così nello scorrere dei
    • secoli. I diversi resti di mura ciclopiche, erroneamente datate come tutte le mura ciclopiche del Lazio
    • meridionale, e che Fondi ancora mantiene inglobale nel suo reticolo urbanistico non possono che
    • essere i resti del quinto villaggio del “regno amiclano” e non certo in ordine di importanza.
    • Le grandi impostazioni non servono a svelare il mistero di Amicle; la realtà è molto più semplice di
    • quanto si creda. Amicle fu un “regno” formato almeno da cinque villaggi; alcuni di essi sono scomparsi
    • o di difficile individuazione; ma uno di essi è tuttora vivente: la città di Fondi costruita sui resti di uno di
    • questi villaggi di fondazione amiclana.
  • 14. I PRIMI ABITANTI
    • Il popolo che in questo momento abita il nostro nucleo e` sicuramente quello degli Ausoni, antica
    • popolazione indo-europea stanziatasi nella nostra zona fin dalla media età del bronzo, cioè del
    • secondo millennio a. C. La sua attività primaria rimane l’agricoltura e la pastorizia, ma gia fiorisce il
    • commercio sottoforma di scambi di prodotti dal nord, centro Italia (ambra, stagno, ferro, rame) e dal
    • sud (grano, olio, tornio del vasaio, ossidiana per la fabbricazione di utensili indispensabili, come punte
    • di frecce, cuspidi, raschiatoi...). A questo punto ci pare precisare che non furono i Volsci ad assorbire
    • la civiltà ausonica, bensì gli Etruschi o i Greci. I Volsci dell’Umbria scesero verso il Lazio giungendo
    • però fino al Circeo, senza superare i monti Ausoni, cioè senza discendere nella valle di Fondi. Più
    • plausibile è ammettere che in questo periodo giunsero da noi gli Etruschi.
    • Essi organizzarono una forma di città, le cui mura si possono individuare nei resti di via Volsci, cioè in
    • tutto il muro di cinta del lato nord. Sono massi enormi la cui staticità e resistenza è affidata alle loro
    • dimenzioni ed al loro peso. Alla sua base correva un fossato alimentato dalla sorgente di Petrulo,
    • seguendo il percorso dell’attuale via L. Caro. Scesero dai monti circostanti i popoli ausonici, pastori e
    • cacciatori che abbandonarono le loro sedi di Pianara, di Petrulo, di San Raffaele (vicus Setteaqui), del
    • Salto (vicus Lacus Fundanus), abitato fin dal neolitico (VIII- VII millennio a. C. Nelle vicinanze qualche
    • tempo fa la famiglia Velocci rinvenne numerose punte di frecce, di raschiatoi...)
    • Si fondono coi nuovi venuti; il nucleo così ingrandito, compreso tra il muro suddetto e l’attuale C. A.
    • Claudio, si arricchisce di abitazioni che preludono alla costituzione della città. E in questi tempi
    • possiamo far cadere la distruzione della mitica Amycle, fondata dagli Spartani, sulle rive del Salto e
    • forse  alla foce di S. Anastasia da cui per mezzo del lago e del fiume Acquachiara si poteva giungere
    • fino al nucleo di cui si fa cenno (antico porto al bivio di Lenola). 
  • 15. AMYCLAE E OMERO
    • Forse la leggenda va spiegata in questo modo: questi Spartani di Amycle erano gli ultimi Greci, i più
    • lontani dalla madre patria, che costituivano la punta più avanzata della prima colonizzazione greca del
    • VII sec. a. C. Perciò non potevano comunicare con gli altri coloni, quindi come se fossero stati
    • obbligati al silenzio, circondati, come erano, da popolazioni barbare, cioè non parlanti greco. Un
    • precedente di questa situazione si può vedere nell'episodio di Ulisse, quando incontra Polifemo e i
    • Lestrigoni, proprio sulle nostre coste. Omero in questi episodi ci rivela la selvatichezza dei due popoli,
    • facendo notare in Polifemo l'assoluta mancanza di pietà religiosa e di umanità; nei Lestrigoni la
    • mancanza del senso dell' ospitalità e di ogni contatto con altre genti. Un ultimo particolare: in questi
    • episodi Ulisse e i compagni non parlano, non dialogano, ma articolano solo suoni, quindi manca
    • qualsiasi comunicazione. Nell'episodio di Circe, invece, Ulisse e i compagni parlano e dialogano,
    • segno che la Terra di Circe era grecizzata o almeno non estranea alle rotte marittime dei Greci o
    • Fenici. La caduta di Amyclae può essere quindi attribuita a delle discordanze culturali tra le
    • popolazioni italiche del tempo.
  • 16. STRUTTURA DELLA CITTA’
    • La città ha pianta quadrata, è regolarmente divisa da decumani e da cardini, ha la forma
    • ideale di un accampamento, con le sue quattro porte agli estremi del decumano massimo
    • e dal cardine massimo (l’attuale corso Appi Claudio), e col suo foro al posto del pretorio,
    • nel centro della città, nel luogo dove oggi sorge la chiesa madre di Santa Maria. Si
    • direbbe il "tipo“ di un'impianto di accampamento, secondo norme rituali. Ognuno dei lati
    • della città misura poco meno che 400 metri, e il perimetro delle mura si
    • accosta ai 1550 metri un perimetro che "risponde con esattezza quasi matematica a
    • quello del Palatino" (Pais). La larghezza delle vie è all'incirca la stessa che può notarsi
    • nei vecchi centri di Napoli greca e di Torino romana.
    Le mura megalitiche Mappa del centro Il castrum La Portella
  • 17. FONDI ROMANA
    • Gli antichi Romani capirono subito l’importanza strategica e militare della sua posizione, tanto che il
    • console Appio Claudio il Cieco, nel 312°.C. vi fece passare la Via Appia, che da Roma raggiungeva
    • prima Capua, per finire, in seguito, a Brindisi.
    • Nel 338 a.C., al termine di una serie di scontri coi Latini, Roma concede alle città di Fondi e Formia la
    • cittadinanza senza diritto di voto (civitas sine suffragio). Ma nel 330 le città della zona son di nuovo sul
    • piede di guerra: la guerra, guidata dal fondano Vitruvio Vacco, termina con la vittoria romana. Altri
    • episodi bellici, durante le guerre sannitiche, avranno come teatro il passo di Lautalae nell’entroterra
    • fondano. Alla fine del IV secolo risale il primo impianto di mura, ancora oggi ben visibile. Nel 188 Fondi
    • riceve la cittadinanza romana. Nel 184 inizia la costruzione della via Flacca, arteria litoranea di natura
    • prettamente commerciale. La presenza di numerose ville rustiche nell’entroterra e le tracce di grandi
    • opere di centuriazione testimoniano l’importanza della produzione del Cecubum, vino pregiato.
    • Coinvolta in guerre civili nel I secolo, è necessaria un’opera di ricostruzione di mura e torri
    • documentata da fonti epigrafiche. In età imperiale entra a far parte del demanio imperiale con
    • l’edificazione della villa dell’imperatore Tiberio.
    Epigrafi Le terme Le strade
  • 18.
    • Mappa del centro storico della città di Fondi
  • 19. LE MURA MEGALITICHE
    • La cinta urbana di Fondi è il monumento antico più caratteristico della città. La cinta è, in genere, in
    • opera poligonale assai accurata, da ascrivere ad un'età di perfetto sviluppo di tal genere di costruzioni.
    • Non vi è ancora, in gran parte della murazione, la tendenza alla regolarità della disposizione dei
    • blocchi in file orizzontali; la connessione è ancora, quanto si può, poligonale; ma essa è
    • accuratissima; le facce dei blocchi sono levigate, non vi sono spazi tra blocco e blocco riempiti
    • con scheggioni di risulta. In altre parti l'opera megalitica è più rude; in altre ancora la messa in opera è
    • condotta per file tendenzialmente orizzontali . La cinta murale di Fondi si è mantenuta sino ad oggi nei
    • limiti antichi, pur essendo stata, la città, più volte incendiata, abbandonata, restaurata durante l'evo
    • medio; dal V secolo a.C. sino ad età recentissima la città occupa la identica area. In età che forse è
    • sillana si addivenne a una parziale ricostruzione di porte, torri e
    • mura, come risulta da iscrizioni incorporate nella cinta murale. Particolarmente notevole
    • la porta romana conosciuta oggi col nome di Portella.
    • La cinta muraria di Fondi è lunga circa 1500 metri in quanto l’impianto quadrato misura circa 370 m
    • per lato. Essa è conservata, dopo oltre 2500 anni, per l’80% in buono stato e piccoli interventi di
    • riscoperta e di ricostruzione favorirebbero la visione di un “unicum” in Italia e nell’area mediterranea, di
    • straordinaria importanza, capace di offrire agli studiosi spunti di riflessioni e nuove conclusioni sulla
    • tecnica edilizia dalla preistoria (dopo il mille a.C.) fino alla tarda età romana (IV secolo d.c.) e fino al
    • mille d.c. con la costruzione di numerosi edifici religiosi in città e dintorni (cappelle votive, eremi,
    • cenobi).
    Fasi di costruzione
  • 20. Fasi di costruzione della cinta muraria di Fondi
    • Nella sua costruzione si possono cogliere varie fasi che testimoniano i tempi e le varie
    • conquiste della scienza edilizia.
    • Nella prima costruzione (mura ciclopiche) di cui restano notevoli esempi lungo il lato (via degli Osci,
    • dei Latini, Portella...)si può vedere il primitivo insediamento diffuso e delimitato da mure formate da
    • blocchi enormi, sovrapposti, senza malta e a scarpata, di una certa stabilità grazie all’enorme peso dei
    • blocchi stessi. Siamo intorno all’ 800- 700 a. C.
    • Una seconda fase possiamo cogliere nel lato ovest della cinta (via Marconi) dove fa bella mostra di sè
    • l’opus poligonale, cioè formata da blocchi con almeno cinque lati che si incastrano fra loro fino a
    • formare un reticolato tenace difficilmente attaccabile  dalle nuove armi di ferro (cunei, pali, arieti...).
    • Anche quì siamo in presenza di mura priva di malta, ma i blocchi combacianti perfettamente tra di loro,
    • offrono molta resistenza di attrito e molta forza centripeta, cioè il peso complessivo del muro tende a
    • scaricarsi verso il centro. Inoltre abbiamo la presenza di torri e bastioni ogni 40 metri. Siamo in un
    • epoca anteriore al IV secolo a.C.
    Prima fase Seconda fase Terza fase
  • 21. Prima fase
    • Nella prima costruzione (mura ciclopiche) di cui restano notevoli esempi lungo il lato (via degli Osci,
    • dei Latini, Portella...)si può vedere il primitivo insediamento diffuso e delimitato da mure formate da
    • blocchi enormi, sovrapposti, senza malta e a scarpata, di una certa stabilità grazie all’enorme peso dei
    • blocchi stessi. Siamo intorno all’ 800- 700 a. C.
  • 22. Seconda fase
    • Una seconda fase possiamo cogliere nel lato ovest della cinta (via Marconi) dove fa bella mostra di sè
    • l’opus poligonale, cioè formata da blocchi con almeno cinque lati che si incastrano fra loro fino a
    • formare un reticolato tenace difficilmente attaccabile  dalle nuove armi di ferro (cunei, pali, arieti...).
    • Anche quì siamo in presenza di mura priva di malta, ma i blocchi combacianti perfettamente tra di loro,
    • offrono molta resistenza di attrito e molta forza centripeta, cioè il peso complessivo del muro tende a
    • scaricarsi verso il centro. Inoltre abbiamo la presenza di torri e bastioni ogni 40 metri. Siamo in un
    • epoca anteriore al IV secolo a.C.
  • 23. Terza fase
    • La terza fase delle mura è determinata dall’introduzione della malta, che proveniva dal medioriente e
    • giunse in Italia meridionale  verso il terzo secolo a.C. nella zona campana (Pozzuoli, da cui
    • pozzolana). Con la malta si ha una grande rivelazione in quanto con essa si potevano costruire, con
    • piccoli blocchi lavorabili anche da un singolo costruttore, mura di enormi dimenzioni e ancora  molto
    • piu` resistenti dei muri delle prime due fasi. Con la malta non occorrevano blocchi ciclopici con
    • l’impiego di molte braccia  di argani e macchine di sollevamento. Un singolo costruttore poteva
    • procurarsi gli strumenti semplici (martelli, scappelli, cazzuola , squadra, filo a piombo...) e costruire
    • edifici anche imponenti. Con la malta la tecnica edilizia raggiunse risultati che al tempo d’oggi  sono
    • stati superati solo  dal cemento armato. Da questo momento il mondo romano pullula di costruzioni, di
    • tutti i tipi  in ogni luogo e ad ogni latitudine.
    • La terza fase, quella della malta e i piccoli blocchi è presente in tutta la sua bellezza nel lato est delle
    • nostre mura (viale R. Margherita, via Giulia Gonzaga) L’opus incertum e il reticulatum costituiscono la
    • fase più evoluta; essi non hanno limiti di altezza o di larghezza; l’interno del muro è riempito con malta
    • e scaglie di lavorazione dei blocchi stessi; il tutto fanno un monoblocco di eccezionale resistenza.
  • 24. POSIZIONE
    • La città di Fundi (Fondi), a 74 miglia romane da Roma e a 13 da Formia, è ubicata al vertice
    • settentrionale di una valle che è chiusa a monte dal massiccio dei monti Ausoni, e si stende a
    • triangolo verso mare. All'estremo di sudovest è Terracina, all'estremo di sudest è Sperlonga da
    • Sperlonga il lido marino prosegue sempre in direzione di sud-est sino alla penisoletta di Gaeta. Nella
    • valle sono vaste paludi; Fondi invece è in terreno sempre asciutto; e per Fondi passa l'unica via della
    • zona, l'antica Via Appia, la quale provenendo da Terracina e dal Lazio, conduce dalla parte di levante,
    • attraverso Itri, a Formia, a Minturnae e alla Campania. Nella zona dei monti che dominano Fondi da
    • nord è, secondo il fondato parere di Colasanti, il famoso passo di Lautalae, che dà adito alla valle del
    • fiume Sacco (antico Trerus): la quale valle era la principale via di comunicazione romana con la
    • Campania, prima che fosse aperta e assicurata la via più breve per Terracina, e cioè quella che fu
    • chiamata Via Appia. Questa ubicazione cosi favorevole di Fondi dal punto di vista militare spiega il
    • perchè del sorgere e del fiorire di questa città, dopochè, verisimilmente per opera di genti osche, fu
    • distrutta Amyclae.
    • Il fondo etnico originario di Fondi fu essenzialmente ausone.
    Collocazione morfologica
  • 25.
    • Piana di Fondi
  • 26. LA LINEA STRADALE
    • Fondi, per la sua posizione strategica all’interno della pianura pontina, è stata sempre attraversata da
    • un reticolo stradale che congiungeva Roma con le altre città dell’Impero.
    • Tra le più antiche troviamo la via Setina che univa Roma a Terracina nei pressi della città.
    • Vicino alla Setina iniziò la costruzione della via Appia terminante a Capua ma successivamente
    • tracciata fino a Brindisi.
    Via Setina L’Appia Antica
  • 27. VIA SETINA
    • Antichissima strada che annodava Roma agli 8insediamenti sui Colli Albani, si dirigeva a mezza costa
    • tagliando il territorio dei Volsci e toccando Cora, Setia e Privernum (l’attuale Priverno). Con un
    • tracciato pedemontano che costeggiava i Monti Lepini, si dirigeva verso Terracina per poi sboccare,
    • superato l’antico Lazio, nella pianura litoranea di Fondi, antichissima città che in età romana fu sede di
    • una fiorente colonia agricola. Da Fondi la Setina entrava in Campania. La Sua utilizzazione venne
    • condizionata dalla via Appia, che lungo la costa collegava Roma al Sud con un percorso più rettilineo
    • e agevole. Quando l’Appia fu lastricata, nel 312 d.C., la Setina fu trascurata come strada di lunga
    • percorrenza, anche in considerazione della maggiore tortuosità del suo tracciato.
  • 28. L’APPIA ANTICA
    • La Via Appia attraversa i Monti Aurunci tra Fondi e Formia. La via, solo in parte perpetuata dalla
    • strada moderna, conserva stupefacenti testimonianze della sua storia antica, con templi, ville,
    • mausolei, ponti, tagli rupestri, grandiosi terrazzamenti in opera poligonale, magnifici tratti di lastricato
    • di basalto, fontane, stazioni di servizio, mialiari borbonici. La salita da Fondi è dominata da un
    • santuario dedicato ad Apollo, che si sviluppa su colossali terrazzamenti di ultima età repubblicana,
    • mentre la discesa verso Formia è caratterizzata dallo svettare del Castello di Itri, se si aspetto
    • medievale, sorge però su una posizione antica. Oggi i 3 km di strada rimasti in disuso fin dalla fine
    • dell’Ottocento fanno parte del Parco della Via Appia tra i comuni di Fondi e Itri. La via romana
    • conserva per lunghi tratti il lastricato di basalto della strada, largo 4,2m, rinnovato dall’imperatore
    • Caracolla nel 216 d.C., con marciapiedi in battuto larghi 1,1m e 2,4m di lato. Conserva, inoltre,
    • magnifiche opere di terrazzamento sulla forra, in diverse opere poligonali che testimoniano i diversi
    • interventi succedutisi per mantenerla in piena efficienza. Successivamente all’età
    • antica, i principali interventi si devono a Perafàn de Ribera, vicerè di Napoli per conto di Filippo II re di
    • Spagna, che nel 1568 rinnovò il lastricato e ricostruì i ponti, tra quali è spettacolare quello sul fosso di
    • S. Andrea, ora ricostruito dopo i danni dell’ultima guerra. Ferdinando IV di Borbone nel 1767 1768
    • rinnovò poi radicalmente la strada, imbrecciandola sulla larghezza di 4,9m e adattando i marciapiedi
    • laterali allo scolo delle acque piovane, rinnovando i ponti e il parapetto che ancora si vede su tutto il
    • percorso. Spettacolari sono le rovine del santuario di Apollo a metà percorso, del quale restano
    • colossali terrazzamenti in opera poligonale e in opera incerta, che si articolano per 205 m sulla fronte
    • del fosso, eretti tra il IV sec a.C. e il I a.C.
    • L’edificio templare, rinnovato da Caracalla, ancora esisteva alla fine del VI sec., quando al suo interno
    • fu eretta la cappella dedicata a S. Andrea Apostolo, della quale rimane il nome alla valle e al forte che
    • in età Napoleonico fu eretto sul sito.
  • 29. FONDI E LE TERME
    • L'edificio termale venne alla luce nel 1964 durante l'asportazione delle macerie della Chiesa di San
    • Rocco, distrutta da un bombardamento aereo nel 1944. L'edificio romano sorgeva subito fuori la città
    • antica lungo una strada di raccordo tra il decumanus maximus (strada principale) e il ramo esterno
    • della Via Appia. In esso furono individuate varie fasi dalla prima età imperiale al V sec. d. C. quando fu
    • realizzato un mosaico a tessere bianche e nere in parte ancora in situ. A causa della ristrettezza
    • dell'area in cui è stato compiuto lo scavo, che ha comunque reso possibile l'individuazione del
    • calidarium (bagno caldo) e del tepidarium (bagno freddo), non è facile capire se l'impianto messo in
    • luce appartenga ad un balneum vero e proprio oppure ad una villa suburbana. Tuttavia, le piccole
    • dimensioni degli ambienti e il fatti che i marmi usati, rinvenuti durante lo scavo, sono tutti di grande
    • qualità e provengono da cave private, fa pensare che si tratta di terme appartenenti ad un'importante
    • villa imperiale.
  • 30. LA PORTELLA
    • La Portella, situata a nord della città, è formata da due stipiti, strutturati con blocchi bugnati a forma di
    • parallelepipedo, disposti orizzontalmente senza malta.
    • I rinfianchi in opera incerta presentano archetti e rientranze. È l'unica delle quattro porte costruite nel
    • periodo sillano ad essere rimasta eretta, quali ingressi per accedere all'interno della possente cinta
    • muraria (ancora oggi visibile per lunghi tratti).
  • 31. IL CASTRUM
    • Il Castrum (accampamento fortificato costruito di pietra e muratura usato per l'alloggiamento o di
    • legioni o di forze ausiliarie di stanza presso i confini) di Fondi è uno dei rari esempi di "castra" romani
    • rimasti ancora intatti, sappiamo per certo che questo sia anteriore alla conquista romana, e a
    • testimonianza di ciò, vi sono le mura ciclopiche, risalenti al 800 - 700 a. C. Le strade al suo interno,
    • ripartivano l'antico accampamento romano in aree dalla perfetta forma geometrica, a cui era possibile
    • acceedervi solamente attraverso quattro porte poste sui vari lati dell'antica Città e alcune porticelle
    • secondarie, di quest’ultime non abbiamo più alcun resto.
    Struttura classica di castrum
  • 32. Schema di accampamento
  • 33. L’Appia oggi
  • 34. Realizzata da Eleonora Bompieri Fantina Martina *** 20 Novembre 2007

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