Your SlideShare is downloading. ×
  • Like
  • Save
Il restauro della Madonna del Cardellino (Raffaello)
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

Thanks for flagging this SlideShare!

Oops! An error has occurred.

×

Now you can save presentations on your phone or tablet

Available for both IPhone and Android

Text the download link to your phone

Standard text messaging rates apply

Il restauro della Madonna del Cardellino (Raffaello)

  • 3,074 views
Published

desicrizioni delle fasi del restauro

desicrizioni delle fasi del restauro

  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Be the first to comment
No Downloads

Views

Total Views
3,074
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
0

Actions

Shares
Downloads
0
Comments
0
Likes
3

Embeds 0

No embeds

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
    No notes for slide

Transcript

  • 1. La Madonna del Cardellino Eleonora Bompieri Martina Fantini Sara La Torre
  • 2.
    • Dopo dieci lunghi anni di assenza dalle Gallerie degli Uffizi ,
    • il restauro della Madonna del Cardellino restituisce al
    • pubblico un capolavoro assoluto del genio di Raffaello .
    • Il blu oltremare del cielo, i dettagli del paesaggio e la grazia
    • dell’incarnato, sino ad oggi celati da ridipinture, sono
    • nuovamente leggibili.
    • Ed anche se l’opera “non è stata riportata al suo antico
    • splendore, impossibile da recuperare”, essa “è stata resa
    • nuovamente fruibile nei suoi significati espressivi”.
    Raffaello Sanzio , insieme a Leonardo da Vinci e Michelangelo, è uno dei giganti del Rinascimento, il periodo in cui l'arte italiana raggiunse il culmine della grandezza, e fece da modello e ispirazione per gli artisti di epoche successive. Estremamente precoce, a diciassette anni Raffaello era già riconosciuto come grande artista e a venticinque cominciò a lavorare per papa Giulio II, illuminato mecenate del Rinascimento. Per tutta la vita fu impegnato in grandiosi progetti in Vaticano, ma operò anche per i più illustri committenti del suo tempo. Benché gran parte delle sue opere siano di carattere religioso, Raffaello eccelse anche come ritrattista e, oltre che pittore, fu anche un eminente architetto. Morì a soli trentasette anni, ma la sua breve vita fu d'immenso valore e per molti secoli fu considerato il più grande pittore di tutti i tempi.
  • 3.
    • Ad annunciarlo il 30 ottobre, nel corso di una conferenza stampa a Roma, Bruno Santi, direttore dell’Opificio
    • delle Pietre Dure, istituto che ha curato il restauro in collaborazione con gli Uffizi.Presenti, nella sede romana
    • della Stampa Estera ad illustrare i risultati del restauro, le istituzioni locali ma anche la sovrintendente al Polo
    • Museale Fiorentino, Cristina Acidini , il direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali , il responsabile
    • Settore Restauro dipinti Opificio Pietre Dure, Marco Ciatti , e Patrizia Riitano , responsabile dei lavori di
    • restauro.
    • La Madonna del Cardellino restaurata di Raffaello Sanzio Santi e da sinistra: Giovanna Folonari , Assessore alla Cultura della provincia di Firenze, Cristina Acidini , Soprintendente al Polo Museale Fiorentino, Patrizia Riitano , Responsabile del restauro della Madonna del Cardellino.
    • La Madonna del Cardellino restaurata di Raffaello Sanzio Santi e da sinistra: Bruno Santi , Soprintendente dell'opificio delle Pietre Dure, Antonio Natali , Direttore della Galleria degli Uffizi e curatore della mostra, Matteo Renzi , Presidente della Provincia di Firenze, Cristina Acidini , Soprintendente al Polo Museale Fiorentino, Giovanna Folonari , Assessore alla Cultura della provincia di Firenze.
    • Esposizione della documentazione prodotta sulle indagini diagnostiche realizzate sul dipinto .
  • 4.
    • La storia della Madonna del Cardellino è intimamente
    • connessa con quella fiorentina.
    • Raffaello la dipinge durante il periodo trascorso nella città
    • toscana prima di andare a Roma. L’opera fu realizzata per
    • Lorenzo Nasi , ricco commerciante di panni di lana, in
    • occasione del suo matrimonio con Sandra Canigiari , donna
    • appartenente all'alta borghesia di Firenze, nel 1506 .
    • In quegli anni, sono presenti a Firenze - “Nuova Atene” –
    • Michelangelo e Leonardo . E senza dubbio Raffaello guarda
    • ai due grandi maestri del Rinascimento italiano , come risulta
    • evidente nella Madonna del Cardellino ed in particolare nella
    • posa della Vergine, leonardesca, che al tempo stesso
    • includendo i due bambini in una piramide richiama la
    • Madonna di Bruges di Michelangelo.
    Sacra Famiglia Canigiani, 1507, Raffaello Sanzio (1483 – 1520) Alte Pinakothek – Monaco, XVI secolo, Tavola cm. 131 x 107 Raffaello lavorò per la famiglia Canigiani dal 1505 e 1508. Oltre a quest’opera ricordiamo anche la “Bella giardiniera”, conservata al Louvre di Parigi.
  • 5.
    • Il paesaggio in lontananza sfuma in trasparenze azzurrine, anch’esse leonardesche, mentre più vicino si precisa in
    • un’orizzontale che taglia tutto il quadro come nel Tondo Doni. La linea di Raffaello non espande come in Leonardo, né contrae
    • come in Michelangelo, ma definisce con evidenza plastica il rapporto tra figura e spazio. Il dipinto riflette magistralmente le
    • vicende artistiche dell’epoca, non solo quelle degli artisti più noti, ma evoca la tradizione pittorica del Ghirlandaio , che
    • Raffaello conosce grazie alla tradizione di Perugino , alla cui bottega è stato allievo alla fine del Quattrocento, prima di
    • trasferirsi a Firenze.
    Madonna del garofano, Leonardo Da Vinci Adorazione dei Magi, Ghirlandaio Adorazione dei Magi, Perugino
  • 6.
    • Nel 1547 l'opera fu ridotta in 17 pezzi a causa del crollo del soffitto di Palazzo Nasi dove questa era custodita. I
    • frammenti furono recuperati e rimessi insieme. Del danno subito, scrive nel 1568 Giorgio Vasari:
    • «Ritrovati i pezzi fra i calcinacci della rovina furono da Battista, figlio di Lorenzo,
    • amorevolissimo dell'arte, fatti rimettere insieme in quel miglior modo che si potesse»
    • La devozione che la famiglia nutriva per l’opera, recuperata in pezzi tra il fango e le macerie, evitò che se ne
    • decidesse la distruzione definitiva: il primo restauro fu affidato a un pittore fiorentino che Antonio Natali
    • identifica ora con Ridolfo del Ghirlandaio , coetaneo e amico del grande artista di Urbino. La tavola fu via via
    • patinata e verniciata, con l’aggiunta di materiali sempre nuovi, senza che mai fosse eseguita una pulitura.
  • 7.
    • Quando il dipinto giunse nel Laboratorio
    • di restauro della Fortezza da Basso , in
    • seguito alle prime indagini, si comprese che
    • al di sotto dei materiali aggiunti nel tempo
    • e che sono venuti via via conferendo al
    • dipinto un colore ambrato, molto caldo
    • (tanto da creare il mito del “Raffaello
    • dorato”) erano completamente celati gli
    • splendidi colori della tavolozza di
    • Raffaello, che, al di là delle zone con le
    • rotture, si mostravano sostanzialmente in
    • discrete condizioni.
    • L’auspicio è che l’opera fiorentina non sia
    • soggetta, com’è accaduto in passato, ad una
    • sterile polemica della critica spesso legata
    • ad un’immagine romantica dell’opera,
    • perché le cromie di Raffaello, come di
    • Michelangelo, sono vivaci e la loro origine
    • comune è da ricercarsi nella tradizione
    • cromatica quattrocentesca.
  • 8.
    • Il restauro della Madonna del cardellino, è stato al centro di un progetto di studio e di ricerca che ha
    • mirato alla conoscenza il più possibile approfondita della tecnica pittorica utilizzata da Raffaello e delle
    • vicende che l’opera ha subito nel corso dei secoli.
    • Per giungere a tale conoscenza sono indispensabili molte indagini diagnostiche di tipo fisico-ottico e
    • chimico che vengono di routine condotte all’interno del Laboratorio dell’ Opificio delle Pietre Dure.
    • Sono state utilizzate svariate tecniche, prevalentemente non invasive:
    La Radiografia X , ha rivelato chiaramente la tecnica originale di costruzione del supporto e soprattutto i danneggiamenti dovuti al crollo cinquecentesco del Palazzo dei Nasi, la maniera in cui i vari frammenti sono stati ricomposti e le parti aggiunte all’epoca per ricomporre l’unità perduta.
  • 9.
    • La riflettografia IR (realizzata con scanner IR ad alta risoluzione dell’Istituto Nazionale di Ottica Applicata di Firenze) ha poi portato all’individuazione del disegno preparatorio e ha messo in evidenza l’uso dello spolvero come tecnica utilizzata per il trasferimento del disegno dal cartone alla tavola;
    A indicare chiaramente la presenza di una quantità elevata di vernici alterate al di sopra della superficie pittorica è stata infine la Fluorescenza UV .
  • 10.
    • Una volta appurato che la pellicola pittorica originale era in buona parte integra, si è dato il via al restauro.
    • Il colore è coinvolto in due tematiche assai complesse: la pulitura e l’ integrazione delle lacune .
    • La pulitura è stata condotta in maniera selettiva, setto il controllo costante del microscopio binoculare, per sorvegliare momento
    • dopo momento le operazioni. In alcuni punti la materia non originale, soprammessa e scurita dagli anni , aveva raggiunto anche
    • diversi millimetri di spessore. Rimuovendo tali strati alterati, il colore rinvenuto ha davvero rappresentato una sorpresa: si è
    • recuperata, oltre a una brillantezza stupefacente del lapislazzuli del manto della Madonna e oltre al rosso della veste, una finezza di
    • particolari nel paesaggio del fondo, che per secoli erano stati nascosti.
  • 11.
    • La stuccatura delle lacune, il trattamento della superficie e la reintegrazione pittorica, hanno permesso di coniugare il miglioramento strutturale a quello di una corretta fruizione dei valori espressivi del dipinto.
  • 12.
    • Anche il supporto ligneo è stato rivisto,
    • abbinando il miglioramento dell’andamento
    • della superficie e della tenuta delle giunzioni
    • con il massimo rispetto della materia originale.
    Infatti, in seguito al crollo di Palazzo Nasi, i frammenti superstiti della tavola schiantata furono riassemblati unendo i vari pezzi del supporto mediante tasselli di legno e lunghi chiodi metallici. Sconosciuta è l’identità di chi assunse quest’arduo compito.
  • 13.
    • Oggi, dopo ben dieci anni di cure, l’opera è pronta a rientrare definitivamente nella Sala 26 della
    • Galleria degli Uffizi , sua collocazione permanente.
    1918 Durante il restauro
  • 14. Torna così ad essere esposta, frutto di un lungo lavoro di restauro, un’opera di notevolissima importanza, che segna l’ormai raggiunta maturità di Raffaello, frutto del genio e della straordinaria temperie culturale che caratterizza Firenze ai primi del Cinquecento, inaugurando il nuovo secolo, l’epoca moderna, il Rinascimento .
  • 15.
    • Un lavoro di
    • Eleonora Bompieri