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Il monachesimo
 

Il monachesimo

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    Il monachesimo Il monachesimo Presentation Transcript

    • Monachesimo “ Egli andò in chiesa  pensando a queste cose e proprio in quel momento avvenne che ci fosse la lettura del Vangelo, e ascoltò la voce del signore che diceva all'uomo ricco: "Se vuoi essere perfetto, va, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e troverai il tuo tesoro in paradiso". Fu come se il passaggio fosse letto sul suo conto. Immediatamente Antonio uscì dalla casa di Dio e diede ai poveri i beni che aveva ricevuto in eredità dagli antenati.” Athanasio, La Vita di Sant' Anthonio Nuovo fenomeno sociale, culturale e religioso per vivere in modo più completo il rapporto uomo-Dio. Inizio del percorso
    • Monachesimo orientale
      • Si possono distinguere, nella sua storia, due periodi: l'Egiziano e il Basiliano.
      • I primi monaci egiziani furono cristiani ferventi che si ritirarono a vivere nel deserto, sia per desiderio di praticare più liberamente le norme della
      • vita evangelica, sia per trovare nell'Eremitismo e nell'Anacoretismo la forma penitenziale sostitutiva del martirio; loro padri spirituali furono, nel
      • III sec., l'eremita Paolo di Tebe e l'anacoreta sant'Antonio Abate. Il ritiro di Paolo nel deserto non ebbe imitatori; quello dell’egiziano
      • Antonio (la cui vita fu resa famosa dal racconto che ne fece s. Attanasio nella “Vita di Antonio”) suscitò grandi folle di discepoli che
      • lo seguirono (inizio del IV sec.), vivendo isolati o in piccoli gruppi, mentre la scelta delle pratiche ascetiche era lasciata all'ispirazione,
      • al temperamento e anche alle bizzarrie dei singoli individui. Il monachesimo antoniano era individualistico, solitario, puramente
      • contemplativo: il monaco — solo, con Dio, nella titanica lotta contro Satana — era quasi esclusivamente dedito a espiare con
      • pratiche mortificative le colpe della carne. Ben presto però si formarono delle vere colonie di eremiti, i quali -pur mantenendo una vita
      • solitaria- intrattenevano rapporti con i vicini fratelli, dando così inizio ad una certa forma di vita in comune (le Laure - dal greco
      • “ laùra” grotta- dove i monaci si ritiravano, una volta compiuti i doveri comuni). Tali colonie si svilupparono nel deserto d’Egitto e uno
      • dei monaci più illustri fu Macario (che visse tra il 330 e il 390).
      • La successiva realtà monastica, il Cenobitismo (dal greco coinòs bìos: vita in comune) si costituì attorno a San Pacomio a Tabennisi,
      • sul Nilo, nell'alta Tebaide (Egitto), verso il 318 – 320, dove egli fondò un monastero, stilando i primi rudimenti di regola monastica.
      • l'obbedienza al superiore (Abate, derivato dall’aramaico Abba: Padre), che aveva la direzione del cenobio, introdotta come elemento
      • essenziale della vita perfetta, la rinuncia alla discrezione individuale negli esercizi ascetici con la sottomissione di tutti a norme
      • comuni (ma con la possibilità di abbandonare il cenobio, qualora si volesse) e la precisa suddivisione del tempo tra la
      • contemplazione, la preghiera e il lavoro manuale, caratterizzarono il monachesimo pacomiano, che si diffuse in modo straordinario,
      • contando migliaia di seguaci, in Egitto, Palestina, Siria, Persia e Armenia. Comunque, i fondamenti duraturi dell'organizzazione
      • monastica nel Vicino Oriente, in Asia Minore, furono posti, nel IV sec., da San Basilio .
      • Basilio di Cesarea, detto il Grande (329/31-370/79), monaco egli stesso, critico dell'eremitismo (che giudicava pregiudizievole
      • all'esercizio della carità cristiana) e di alcuni aspetti del cenobitismo pacomiano, cui pure si ispirava, riorganizzò la vita e la
      • spiritualità monacale: il cenobio basiliano, poco numeroso (qualche decina di monaci), fu centro di preghiera e di penitenza,
      • d'apostolato e di lavoro per uomini che dovevano mettere — questo era il fatto nuovo — al servizio degli altri (anche di coloro che
      • vivevano nel mondo, specie i bisognosi) il frutto delle particolari esperienze spirituali fatte nel chiostro.
      • I monaci basiliani particolarmente colti, inoltre, (diversamente da quelli egiziani che, contenti della fede dei semplici, disdegnavano la
      • speculazione sulle cose di religione) valorizzarono il pensiero greco al fine della precisazione del dogma e parteciparono attivamente
      • alle dispute teologiche dalle quali uscì definita la dottrina della Chiesa.
      • Nello statuto lasciato da san Basilio — più sommario di riflessioni e insegnamenti di grande sapienza pratica sui fondamenti della
      • vita religiosa, che vera e propria regola — e nelle precisazioni apportatevi dall'imperatore Giustiniano (Novellae 5 e 139) e da Teodoro
      • Studita, il monachesimo orientale vide per sempre fissati i suoi tratti essenziali. Importanti forme di di cenobitismo, ispirate
      • all’esempio orientale di S. Basilio, fiorirono nei monasteri costantinopolitani e sul monte Athos, in Grecia, caratterizzate da rigoroso
      • ascetismo affiancato dallo studio dei testi teologici, e furono importanti per l’evoluzione successiva del monachesimo.
      • Il Monachesimo orientale subì successivamente le persecuzioni persiane e soprattutto islamiche, le quali, mentre fecero inaridire nei
      • territori conquistati la vita monastica, costrinsero all'emigrazione molti che rafforzarono le comunità balcaniche e russe e svilupparono un monachesimo orientale in Sicilia e nell'Italia meridionale.
    • In che contesto si affermò il monachesimo?
      • Situazione socio-politica
      • l’autorità politica centrale non esisteva più;
      • le istituzioni statali (politiche e civili) erano operanti solo in alcune grandi città;
      • l’impero era sconvolto dall’anarchia militare
      • le ondate migratorie dei nuovi barbari, i Germani, sconvolgono l’assetto della popolazione europea;
      • l’instabilità politica determina un clima di insicurezza sociale;
      • pirateria, brigantaggio, vandalismi condizionano la vita dei singoli e delle comunità
      • Situazione economica
      • il commercio e l’industria subiscono una forte contrazione delle attività;
      • le popolazioni si impoveriscono con gravi conseguenze sulle entrate dello Stato;
      • le popolazioni emigrarono dalla città alla campagna per trovare lavoro nei fondi;
      • la popolazione si riduce e di conseguenza diminuisce la mano d’opera impiegata nel settore agricolo e artigianale;
      • Situazione culturale
      • il cristianesimo si diffonde in tutti i territori dell’impero grazie all’editto di Costantino del 313 d.c. che permise la libertà di culto;
      • le infrastrutture costruite nei secoli dell’impero vennero abbandonate e non più manutentate;
      • Roma, come capitale culturale e politica decadde e di conseguenza la capitale venne spostata a Ravenna;
      • tutte le attività culturali, dalla scrittura al teatro, si ridussero o scomparvero del tutto;
      • i progressi in campo scientifico diminuirono ulteriormente;
      • le città, come centro di scambi culturali decaddero;
      • La pratica dello schiavismo ebbe una recrudescenza e colpì soprattutto le donne.
      … Come si inserì in questo contesto il Monachesimo?
    • In questo contesto di disgregazione socio-politica e valoriale come si inserisce il fenomeno del Monachesimo?
      • Vide che era necessario realizzare il programma radicale della santità evangelica…in una forma ordinaria, nelle dimensioni della vita quotidiana di tutti gli uomini. era necessario che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, quotidiano diventasse eroico’’. (Giovanni Paolo II)
      • “ Messaggero di pace, operatore di unità, maestro di civiltà, e soprattutto araldo della fede cristiana e iniziatore della vita monastica in Occidente: questi i titoli che giustamente esaltano San Benedetto abate’’. (Paolo VI )
      • “ Nel momento in cui, ormai al tramonto, l’Impero Romano crollava, mentre alcune regioni d’Europa sembravano precipitare nelle tenebre ed altre ancora erano prive di civiltà e di valori spirituali, fu Benedetto che, con impegno vigoroso e infaticabile, si adoperò perché su questo nostro continente sorgesse l’alba di un nuovo giorno.” ( Paolo VI )
      •   Proprio in mezzo a disgrazie così gravi, nel cuore degli uomini si ridestavano domande profonde: dove cercare qualche speranza di salvezza?  Da dove ripartire per dare ordine a questo caos?  Quali erano i nuovi bisogni degli uomini?  Nel momento in cui tutto un mondo andava verso la distruzione e il dissolvimento, un uomo, Benedetto da Norcia, pose le fondamenta di una nuova vita e le premesse di un fenomeno sociale, culturale e insieme religioso:
      • I monasteri diventarono isole di civiltà:
      • insegnarono la pratica del lavoro, dell’obbedienza e dell’umiltà;
      • dissodarono i campi rimasti incolti, bonificarono i terreni, allevarono le bestie, tagliarono la legna nei boschi;
      • introdussero la pratica di fare contratti agrari vantaggiosi per i contadini;
      • inventarono nuove tecniche agricole;
      • copiarono le opere dei classici greci e latini e la copiatura dei testi divenne un lavoro;
      • organizzarono la difesa della città, provvidero ai rifornimenti alimentari durante le carestie;
      • ripararono e fecero la manutenzione delle strade, costruirono ponti ed argini;
      • assistettero i malati di peste, costruendo i primi ospedali;
      • diffusero i valori del cristianesimo in tutta l’ Europa;
      • I MONASTERI DIVENNERO LUOGHI DI LAVORO,
      • DI PREGHIERA, DI CULTO, DI ARTE, DI PELLEGRINAGGIO,  DI CULTURA
      Ritorno
    • Cos’è il monachesimo?
      • Il cristianesimo, messaggio di salvezza spirituale, fu il portatore naturale di un orientamento ascetico inteso a fare della vita un'assidua lotta
      • contro i nemici della salute dell'anima, identificati nel mondo (egoismo), nel demonio (orgoglio), nella carne (concupiscenza). Nella primitiva
      • comunità cristiana la perfezione evangelica si fece ben presto consistere nella rinuncia, nella mortificazione, nella penitenza. Ma finché i
      • cristiani rimasero una minoranza perseguitata, l'ideale di perfezione evangelica poteva facilmente essere attuato in seno alla società dei fedeli,
      • scuola di disciplina, di fede, di martirio. Col progressivo trionfo della nuova religione, sempre meno frequenti divennero le occasioni per
      • l'esercizio di una volontà eroica nella vita comunitaria. Mentre la Chiesa stessa, divenuta organismo sociale, assumeva struttura terrena, le
      • comunità cristiane cessavano di essere cenacoli di eletti. Al tempo della conversione delle grandi masse pagane, esse dovettero accogliere,
      • accanto ai fedeli sinceri e puri, i credenti per convenienza e per tornaconto, che portavano nella vita comunitaria i residui di una tenace
      • mentalità paganeggiante e gli elementi corruttori di un'etica sociale rilassata. In questa situazione, molti pensarono che non si potesse rimanere
      • fedeli all'ideale della perfezione cristiana se non in solitudine, in una vita da monaco. Monaco deriva dal greco “monacòs” e significa appunto
      • solitario. La solitudine, nella forma più rigorosa e originaria del monachesimo, era pressoché assoluta; l'individuo, interrotto ogni rapporto con i
      • suoi simili, si ritirava a vivere in una grotta, o in qualsiasi altro luogo inaccessibile, dedicandosi esclusivamente alle cose dello spirito,
      • realizzando la preghiera e la meditazione, secondo un ideale ascetico di perfezione basato fondamentalmente sulla rinuncia al possesso dei
      • beni materiali e sulla totale mortificazione della carne: fu l'epoca dell' eremitismo e dell' anacoretismo . A questa fase primigenia del
      • monachesimo ne seguì una seconda in cui predominarono le forme di vita associata, pur nell'isolamento dal mondo. L'ascetismo che è alla
      • base della spiritualità monastica, sebbene di per sé di natura individuale, in quanto non è atteggiamento passivo di pura negazione del mondo
      • ma tentativo energico di sostituire i valori dello spirito a quelli mondani, tese a diventare socialmente efficace attraverso la comunione di vita dei
      • confratelli religiosi: fu l'epoca del cenobitismo .
      • Nel corso della storia, il monachesimo si è espresso in diversi modi, in relazione al contesto sociale e culturale; l’ambito in cui esso si è
      • sviluppato in tutte le sue conseguenze e con tutta la sua importanza è senza dubbio il Cristianesimo.
      • Molte religioni hanno elementi monastici: Buddhismo, Cristianesimo, Induismo, Giainismo, Taoismo anche se la loro espressione differisce
      • considerevolmente.
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    • Monachesimo femminile
      • Il monachesimo femminile rappresenta un fenomeno molto diffuso, anche se poco conosciuto. Già prima di S.Benedetto si hanno testimonianze
      • di comunità femminili alle quali, a differenza del monachesimo maschile, manca inizialmente l’esperienza eremitica, poiché la solitudine è
      • considerata pericolosa per le donne. Considerata fragile e bisognosa di protezione, la donna arriva al monastero direttamente dalla famiglia,
      • passando dalla protezione del padre a quella di Dio.
      • Già alla fine del sec. IV alcune donne dell’aristocrazia romana si riuniscono intorno a S. Girolamo, seguono i suoi consigli e conducono una vita
      • di preghiera, ma non vivono insieme. Dal racconto della vita di S. Benedetto da Norcia si è a conoscenza, invece, che la sorella Scolastica vive
      • vicino a Cassino con un gruppo di compagne.La prima fioritura del monachesimo femminile è però databile intorno al sec. VII-VIII, con l’arrivo
      • dei Longobardi. Essi, infatti, nonostante la distruzione di alcuni edifici religiosi, tra cui il monastero di Montecassino, ritengono utile consolidare
      • la Religione cattolica e, conseguentemente, facilitano anche la fondazione di monasteri femminili, nei quali entrano numerose donne,
      • appartenenti alla nobiltà longobarda, che ricoprono spesso cariche importanti. Le comunità monastiche femminili seguono la Regola di
      • S.Benedetto, anche se per loro sono previsti obblighi meno gravi.
      • I nuovi Ordini religiosi, che si vengono a creare nei secc. XI e XII, hanno anche rami femminili: questo mostra la volontà
      • delle donne di aderire ai nuovi ideali monastici, e lascia intendere che ora i monasteri femminili non sono più solo
      • fondazioni private volute da "questo o da quel sovrano", per riunire le donne non sposate della propria famiglia, oltre
      • naturalmente coloro che hanno un’autentica vocazione religiosa.
      • Accanto alla Regola benedettina, i nuovi Ordini prevedono delle "Costituzioni" proprie, diverse, naturalmente, per ù
      • monaci e monache, salvo alcuni principi base, per l’osservanza dello spirito comune che li caratterizza.
      • Mentre, però, gli uomini possono scegliere tra diverse forme di "vita monastica", per le donne resta una certa uniformità, indipendentemente dall’Ordine scelto, e cioè continuano
      • a rimanere rinchiuse dietro le grate della clausura. Anche in questo ruolo di azione non diretta,
      • emergono, in questo periodo, figure femminili di grande importanza, come ad esempio
      • Ildegarda di Bingen, che proprio nella clausura vivono in modo sorprendente la loro responsabilità
      • monastica: esse sono apparentemente escluse dal mondo, ma con la loro preghiera sostengono
      • ’ opera di coloro che affrontano i problemi della Chiesa e della società.La preghiera delle monache
      • diventa in tal modo azione, che va ben oltre le mura del monastero, diventando un grande
      • aiuto su cui contare. Tra le nuove forme del monachesimo benedettino l’Ordine dei Cistercensi
      • è quello che suscita più interesse nel mondo monastico femminile. Il rigore cistercense esercita una
      • grande forza di attrazione,e lo stesso Stefano Harding fonda un monastero femminile a Tart nel 1123,
      • nel quale si seguono le consuetudini di Cîteaux.
    • Paolo di Tebe
      • Paolo nasce nel 228, al tempo di Alessandro Severo. “Di famiglia molto ricca,
      • poté ricevere una raffinata educazione e attendere agli studi e Girolamo scrive di lui
      • che, appena adolescente, era in grado di muoversi a proprio agio nella cultura greca
      • e in quella egiziana. Si imbatté però ben presto nella malvagità degli uomini, perché,
      • durante la persecuzione di Decio, il cognato lo denunciò per venire in possesso delle
      • sue ricchezze. Paolo si diede alla fuga, maturando, intanto, la decisione di lasciare
      • il mondo per vivere in totale solitudine. La scelta poté ben presto essere realizzata,
      • perché, giunto fuggendo nella Bassa Tebaide, si trovò di fronte a una spelonca che
      • immetteva in un andirivieni di grotte scavate nella viva roccia, rifugio un tempo di
      • falsari. Dopo la spelonca, una palma non visibile dall’esterno era lì per offrire i suoi
      • datteri e, accanto, un breve corso d’acqua garantiva aiuto contro la sete. Paolo sentì
      • che in quella solitudine avrebbe potuto trovare la più perfetta unione con Dio e decise
      • di restarvi per sempre, ricevendo una soprannaturale conferma della scelta della
      • sua vita, perché un corvo veniva a trovarlo ogni giorno, recando una razione di pane.
      • Dei novant’anni trascorsi in quella solitudine i testi tacciono, per dare invece risalto al
      • prodigioso epilogo della giornata terrena di Paolo, che ricevette, ultracentenario, la
      • visita di Antonio, condotto a lui dal volere divino, espresso in una serie continua di
      • miracoli. Il santo abate poté, infatti, raggiungere la dimora di Paolo, a lui ignota,
      • perché guidato da vari interventi miracolosi.
      • Nella spelonca il corvo portò loro una doppia razione di pane5) e Paolo, presentendo,
      • al termine delle sante conversazioni, prossima la fine, si fece promettere da Antonio
      • di essere avvolto, per la sepoltura, nel mantello che questi aveva ricevuto da
      • Atanasio. Rifacendo il viaggio verso il monastero per procurarsi il mantello, Antonio
      • vide l’anima di Paolo salire al cielo fra lo splendore degli angeli e, tornato nella
      • spelonca, non gli restò che avvolgerne il corpo e seppellirlo nella fossa che era stata
      • scavata da due leoni.”Nella Vita narrata da Girolamo “l’ininterrotta presenza del
      • prodigio (ha la finalità) di imprimere nel lettore l’idea che tutto, nel santo eremita,
      • portava il segno dell’assoluto e dell’intervento di Dio. Significativa è anche la volontà
      • di presentare Paolo come un eremita colto e di porre a confronto la sua scelta di
      • distacco assoluto dagli uomini e dal mondo con quella di Antonio, padre e maestro
      • di asceti, ma anche impegnato nelle vicende della storia e della Chiesa.Motivo
      • costante nell’iconografia è l’incontro di Paolo con Antonio e la sua sepoltura ad opera
      • dei leoni. Altri dati iconografici rimandano ai particolari del racconto di Girolamo,
      • come il libro, per indicare la cultura di Paolo e il corvo, da cui fu nutrito.
    • Sant’Antonio
      • “ Antonio nacque verso il 251 a Coma, la Keman dei giorni nostri, una località centro-egiziana nei pressi del Nilo.i suoi genitori erano
      • cristiani benestanti, di buon livello sociale. Probabilmente crebbe in una comunitä copta. La sua istruzione si arrestò al livello elementare dal
      • momento che egli rifiutò l’educazione superiore, ossia quella greca. A circa diciotto anni, in seguito alla morte dei genitori, rimase a
      • prendersi cura della casa e della sorella minore.
      • Un giorno - meno di sei mesi dopo la loro scomparsa - assisté in chiesa alla lettura del passo
      • del vangelo di Matteo (19, 21), in cui Gesù invita a distribuire ai poveri i beni terreni come
      • condizione per una vita perfetta. Antonio, che stava già riflettendo sulla rinuncia a ogni
      • ricchezza, secondo l’esempio degli Apostoli e dei cristiani di Gerusalemme, percepì questa
      • lettura come un messaggio personale di Dio, la chiamata a una vita di povertà e di abnegazione.
      • Diede quindi in elemosina ciò che possedeva, riservando soltanto una piccola somma al
      • sostentamento della sorella. Avendo poi ancora ascoltato in chiesa l’esortazione a non
      • preoccuparsi per il domani (Mt 6, 34), distribuì anche questa somma residua e affidò la sorella
      • alle cure di alcune vergini affinché l’allevassero secondo il loro modello di vita. Egli stesso si
      • mise a praticare la vita ascetica, prima di fronte a casa sua, poi in un luogo appena fuori dal
      • suo villaggio, quindi ancora più lontano, in un sepolcro.
      • Quando ebbe circa trentacinque anni scelse come abitazione una fortezza deserta a est del Nilo.
      • Dopo vent’anni si ritirò nel deserto, sul monte Pispir. Infine, tormentato da un numero sempre
      • crescente di visitatori, penetrò ancor più nel deserto, facendo un viaggio di tre giorni verso est e
      • stabilendosi in una regione montana, non lontana dal Mar Rosso: la tradizione locale indica
      • il monastero di Deir-amba-Antonios come il luogo della sua ultima residenza. A volte si recava
      • sul monte Pispir per rimanere in contatto con i suoi discepoli e, se necessario, per comunicare
      • con il mondo esterno, ma faceva sempre ritorno al suo amato eremo sulle montagne orientali,
      • dove morì nel 356.”
    • San Pacomio
      • Nacque nell'Alto Egitto, nel 287, da genitori pagani. Arruolato a forza nell'esercito imperiale all'età di vent'anni, finì in prigione a Tebe con tutte le
      • reclute. Protetti dall'oscurità, la sera alcuni cristiani recarono loro un po' di cibo. Il gesto degli sconosciuti commosse Pacomio, che
      • domandò loro chi li spingesse a far questo. «Il Dio del cielo» fu la risposta dei cristiani. Quella notte Pacomio pregò il Dio dei cristiani di liberarlo
      • dalle catene, promettendogli in cambio di dedicare la propria vita al suo servizio. Tornato in libertà, adempì al voto aggregandosi a una
      • comunità cristiana di un villaggio del sud, l'attuale Kasr-es-Sayad, dove ebbe l'istruzione necessaria per ricevere il battesimo. Per qualche
      • tempo condusse vita da asceta, dedicandosi al servizio della gente del luogo, poi si mise per sette anni sotto la guida di un vecchio monaco, ù
      • Palamone. Durante una parentesi di solitudine nel deserto, una voce misteriosa lo invitò a fissare la sua dimora in quel luogo, al quale presto
      • sarebbero convenuti numerosi discepoli. Alla morte dell'abate Pacomio, i monasteri maschili erano nove, più uno femminile. Del santo restò
      • sconosciuto il luogo della sepoltura.
      • Come emblema ha il bastone pastorale.
      • Nella Tebaide, in Egitto, san Pacomio, abate, che, ancora pagano, spinto da un gesto di carità cristiana nei confronti dei
      • soldati suoi compagni con lui detenuti, si convertì al cristianesimo, ricevendo dall’anacoreta Palémone l’abito monastico; dopo sette anni, per
      • divina ispirazione, istituì molti cenobi per accogliere fratelli e scrisse per i monaci una regola divenuta famosa.
    • San Basilio
      • Nato intorno al 330 in Cappadocia, a Cesarea, oggi la città
      • turca di Kaysery, Basilio proveniva da una famiglia dalla
      • profonda spiritualità. Oltre ai genitori anche tre dei suoi nove
      • fratelli sono annoverati tra i santi. Prima di essere vescovo
      • nella sua terra natale, aveva vissuto in Palestina e Egitto.
      • Vi era stato attratto dal richiamo del deserto e della vita
      • monastica. Fu in solitudine che, insieme con Gregorio di
      • Nazianzo conosciuto durante gli studi ad Atene, elaborò la
      • regola per i monaci basiliani, che sarà imitata anche in
      • Occidente. Visse appena 49 anni ma la sua intensa e
      • profonda attività di predicatore gli valsero il titolo di «Magno».
      • Ricevette l'ordinazione sacerdotale verso il 364 da Eusebio
      • di Cesarea cui successe sulla cattedra vescovile nel 370.
      • Durante il servizio episcopale si impegnò attivamente contro
      • l'eresia ariana. Morì l'1 gennaio 379 a Cesarea dove fu
      • sepolto. Tra le sue opere dottrinali si ricorda soprattutto il
      • celebre trattato teologico sullo Spirito Santo.
      • Etimologia del suo nome è dal greco “re, regale”.Come
      • Pacomio ha da emblema il bastone.
      • Basilio, vescovo di Cesarea in Cappadocia, detto Magno per
      • dottrina e sapienza, insegnò ai suoi monaci la meditazione
      • delle Scritture e il lavoro nell’obbedienza e nella carità
      • fraterna e ne disciplinò la vita con regole da lui stesso
      • composte; istruì i fedeli con insigni scritti e rifulse per la cura
      • pastorale dei poveri e dei malati; morì il primo di gennaio.
      • Gregorio, suo amico, vescovo di Sásima, quindi di
      • Costantinopoli e infine di Nazianzo, difese con grande ardore
      • la divinità del Verbo e per questo motivo fu chiamato anche il
      • Teologo. Si rallegra la Chiesa nella comune memoria di
      • così grandi dottori.
    • Monachesimo Cos’è Contesto storico
    • Storia
    • Il monastero
      • L'ampiezza delle comunità monastiche variavano enormemente in funzione della ricchezza e del prestigio: alcune erano piccolissime, altre
      • (poche) potevano accogliere anche 900 monaci. In media però ne riunivano da 10 a 50 perché l'Abate doveva conoscere e seguire i suoi
      • monaci e guidarli come un padre spirituale.Solitamente costruito vicino ad un corso d'acqua, l'intero complesso monastico era orientato in modo
      • che l'acqua poteva essere convogliata verso le fontane e la cucina prima di raggiungere la lavanderia ed i bagni.Le origini della struttura del
      • tipico monastero rimangono oscure. Probabilmente i monaci si rifecero in parte alle ville romane , edifici a loro familiari e costruite su uno
      • schema unico in tutto l' Impero . D'altra parte i monaci, quando potevano, stabilivano le loro comunità in edifici preesistenti, spesso proprio delle
      • ville di origine romana che poi adattavano alle loro esigenze. A volte occupavano anche edifici precedentemente dedicati a culti pagani .
      • Il tempo, l'esperienza e le esigenze delle comunità monastiche lentamente influirono sull'impostazione originale dei monasteri che, essendo
      • comuni a tutte le latitudini, portò a monasteri a rassomigliarsi tra loro.Alla fine l'aspetto generale del convento risultò essere quello di una sorta
      • di città con case divise da strade ed edifici, soprattutto nei grandi monasteri, divisi in gruppi. L'edificio della chiesa forma il nucleo e
      • rappresenta il centro religioso della comunità. Perseguendo l'indipendenza dal mondo esterno, inoltre, i monaci si dotarono di mulini , forni ,
      • stalle , cantine e dei laboratori artigiani necessari per eseguire riparazioni e quant'altro fosse richiesto per soddisfare le esigenze della loro
      • comunità.
    • Pianta del complesso abbaziale
      • 1a- CHIESA-ESTERNO 1b- CHIESA-INTERNO 2- CHIOSTRO 3- SALA DEL CAPITOLO 4- REFETTORIO 5- SCRIPTORIUM 6- CELLARIUM 7- DORMITORIO DEI CONVERSI 8- LOCUTORIUM 9- CALEFACTORIUM
      • Chiesa
      • In altezza la chiesa di norma domina materialmente il resto dell'abbazia, inoltre è sempre molto ricca dimostrando la grande importanza che
      • l'ufficio divino deve avere nella vita del monaco. La sua dimensione e ricchezza esprime anche la prosperità del monastero e spesso vi sono
      • seppelliti i benefattori della comunità e conservate le reliquie dei santi .Per la sua costruzione i monaci si rifecero soprattutto alle basiliche
      • romane , molto diffuse in Italia : una navata centrale e due laterali illuminate da una fila di finestre sulle pareti, terminanti in un abside
      • semicircolare.
      • Chiostro
      • Il chiostro (dal latino claustrum, luogo chiuso), è stilisticamente ripreso dall' atrium delle ville romane ed
      • è il luogo deputato alla meditazione (per questo vi vige la regola del silenzio) servendo ai religiosi da
      • deambulatorio e riparo. È sempre circondato da portici sostenuti da colonne e pilastri ed è posizionato
      • centralmente alle varie costruzioni del monastero di cui viene così a formare l'ossatura, infatti su di
      • esso si affacciano gli edifici più importanti, come la chiesa, il capitolo per le riunioni della comunità
      • monastica, il dormitorio (poi sostituito dalle celle), il refettorio.
      • Capitolo
      • È il locale deputato alle riunioni della comunità monastica dove:
      • Il postulante si presenta a chiedere l'ammissione al monastero
      • l' abate impone il nome nuovo al postulante che così diventa novizio e, in segno di umiltà ed affetto, gli lava i piedi , seguito in ciò da tutti i fratelli;
      • Il novizio emette i voti divenendo monaco
      • l'abate convoca i suoi monaci per consultarli su questione importanti per la comunità .
      • funge anche da camera ardente per la veglia dei monaci deceduti.
      • Sebbene San Benedetto non abbia mai nominato esplicitamente il capitolo, non di meno egli aveva ordinato nella Regola dei momenti di
      • riunione così, intorno al IX secolo , si cominciò ad adibire un apposito locale allo scopo scegliendolo sempre accanto al chiostro.
      • Inizialmente nel capitolo si ci riuniva solo per la distribuzione del lavoro manuale tra i monaci, solo con il tempo fu dedicato escusivamente alle
      • riunioni ufficiali della comunità. Il suo nome deriva dalle letture (preghiere, sacre scritture e la regola dell'ordine) che accompagnavano
      • abitualmente l'attribuzione delle varie incombenze. Benché il passo letto quotidianamente non corrispondesse sempre ad un capitolo, tuttavia
      • questo nome restò attribuito alla sala.
      • Biblioteca
      • Le biblioteche benedettine hanno svolto l'importantissima funzione di preservare, dopo la caduta dell' Impero Romano , le conoscenze antiche
      • raccogliendo dalle rovine quello che veniva recuperato.Anche ai giorni nostri la biblioteca di un monastero ha grande importanza, dato che la
      • lettura e lo studio fanno parte integrante della vita monastica. Sono inoltre aperte e frequentate anche da studiosi esterni, che spesso solo lì
      • possono reperire i documenti di cui necessitano.
      • Dormitorio e celle
      • Il dormitorio era la camerata comune dove, secondo la Regola, una lampada era mantenuta sempre accesa. Quando i monaci erano tanti,
      • erano divisi tra più dormitori.Con gli anni si passò dalla camerata comune alle celle. Dapprima si praticarono delle divisioni di legno per isolare il
      • monaco dalle inevitabili distrazioni di una sala comune, incompatibili con le esigenze dell'attività intellettuale (studio). In seguito la stanza fu
      • chiusa da una porta e, in tal modo, si giunse al tipo di costruzione attuale divenuto di uso generale dal XV secolo .
      • Refettorio
      • Il refettorio era la sala comune dove i monaci si riunivano per consumare i loro pasti. Originariamente costruito sul piano del triclinium romano,
      • terminava in un'abside. I tavoli erano (e sono tuttora) normalmente disposti su tre lati lungo le pareti, lasciando il centro libero per gli inservienti.
      • Vicino al refettorio c'era sempre una fontana dove si ci poteva/doveva lavare prima e dopo i pasti.
      • Per evitare che fosse solo un'occasione per appagare le proprie esigenza fisiologiche e rendere il tempo lì trascorso in un atto profondamente
      • religioso, durante tutto il pasto un monaco a turno è incaricato di leggere brani tratti dalla Sacra Scrittura , per questa ragione vi vige regola del
      • silenzio. Turni settimanali sono adottati anche per avvicendare i monaci nel servire gli altri in cucina.
      • Cimitero
      • Alla loro morte, i monaci erano seppelliti nel cimitero interno al monastero.
      • Nei secoli passati, quando le difficoltà delle comunicazioni rendevano enormi le distanze, i monaci avevano trovato il mezzo di annunziarsi
      • scambievolmente la morte di un confratello e assicurare così i reciproci suffragi: d'abbazia in abbazia, di provincia in provincia, peregrinava un
      • religioso che portava con sé la lista dei morti dove erano annotati i defunti dell'anno con un breve curriculum vitae .
      • Questo uso ha perduto la sua ragion d'essere ma ancora oggi, quotidianamente ed all' ora prima , i monaci ricordano i religiosi ed i benefattori
      • defunti e, una volta al mese, tutta la comunità va a benedire le salme che riposano nei sepolcri.
      • L'onore di essere sepolti tra i monaci era un privilegio che la comunità talvolta poteva concedere a vescovi , re e benefattori.
      • Foresteria
      • Le comunità monastiche sempre ed ovunque hanno accordato una generosa ospitalità a tutti con spirito di servizio. Per questa ragione i
      • monasteri costruiti lungo vie molto trafficate erano particolarmente attrezzati allo scopo e molto apprezzati. Spesso accoglievano anche
      • ospiti di riguardo come re, principi e vescovi in viaggio insieme alle loro corti ed accompagnatori. Le infermerie erano collegate a queste ali del
      • monastero per curare anche gli ospiti che ne avessero bisogno.
      • Gli edifici adibiti all'ospitalità erano spesso suddivisi in aree distinte in funzione del censo di chi dovevano accogliere: ospiti importanti, altri
      • monaci o pellegrini e poveri viaggiatori. Erano, inoltre, posizionati dove meno interferivano con la privacy del monastero ed avevano anche una
      • cappella perché gli estranei non erano ammessi nella chiesa utilizzata da monaci e monache.
      • Infermeria e giardino dei semplici
      • L'infermeria era un edificio separato dedicato ad ospitare i monaci malati o deboli che erano affidati ad un monaco-medico. Era dotata di un orto
      • per la coltivazioni delle erbe medicinali, il giardino dei semplici . Spesso erano poste vicino al dormitorio.
      • Cucine
      • La cucina (dove i monaci servivano in turni settimanali) era naturalmente situata vicino al refettorio. Nei monasteri più grandi c'erano più cucine:
      • per i monaci, i novizi e gli ospiti.
      • Gabinetti
      • I gabinetti erano separati dagli edifici principali ed erano raggiungibili percorrendo un corridoio. Erano sempre disposti
      • con grande cura verso l'igiene e la pulizia e forniti di acqua corrente ogni volta che era possibile.
      • Scuole
      • Molti monasteri avevano scuole esterne per gli oblati , ragazzi destinati dai loro genitori alla vita monastica. In anni
      • recenti alcuni hanno istituito anche scuole e collegi aperti a giovani che non hanno la chiamata religiosa.
      • Noviziato
      • I novizi, non essendo ancora parte della comunità, non avevano il diritto di frequentare la zona di clausura . Avevano un
      • posto nel coro durante gli uffici divini, ma trascorrevano il resto del tempo nel noviziato . Un monaco anziano, il prefetto
      • o maestro dei novizi, li istruiva nei principi della vita religiosa e li sorvegliava. Il periodo di prova durava una settimana. I
      • noviziati più grandi avevano propri dormitori, cucine, refettori, sale di lavoro ed anche chiostri.
      • Azienda agricola
      • Le aziende agricole sono intese dalla regola da un lato come un'occasione di lavoro, dall'altro come un mezzo di
      • sostentamento che assicurava al monastero l'autonomia alimentare.
      • Pur mantenendosi ben curata ed ordinata, oggi non ha più l'importanza dei secoli passati, quando la terra costituiva
      • l'elemento quasi esclusivo della ricchezza monastica. Oggi la funzione della tenuta monastica, dove pure essa esiste, è
      • quella di permettere al monastero di trarne, almeno in parte, i prodotti necessari al proprio sostentamento.
      • Magazzini e laboratori
      • Nessun monastero era completo senza le sue dispense per conservare il cibo. C'erano, inoltre, granai, cantine e altri
      • locali di servizio; tutto posto, insieme agli edifici delle fattorie, sotto la tutela del monaco cellaio.
      • Molti monasteri possedevano mulini per macinare il grano .
      • Appartamenti dell'abate
      • A partire dal tardo Medioevo separati erano anche gli appartamenti del capo della comunità: l' abate .