Giovanni Pisano
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Sementino M

Sementino M
III°E
2005/2006

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Giovanni Pisano Giovanni Pisano Presentation Transcript

  • GIOVANNI PISANO (Pisa, 1245 c. - Siena, dopo il 1314) Giovanni Pisano fece certo le sue prime esperienze insieme al padre Nicola lavorando forse, ancora giovanissimo, al pulpito di Pisa e, sicuramente, a quello di Siena. La sua cultura siforma dunque sulle orme del padre, anche se, già a partire dai rilievi pisani, Giovanni dimostra lasua predilezione per raffigurazioni caratterizzate da una vitalità veemente. Autonomamente, infatti, egli indirizzerà la sua ricerca proprio in direzione delle componenti culturali più gotiche del padre.
  • Pulpito di Siena Pulpito di Pisa Questo secondo pulpito di Nicola Pisano fu realizzato tra il 1265 e il 1268 per il Duomo di Siena. In esso troviamo diverse varianti stilistiche rispetto al pulpito di Pisa, che fanno pensare ad una più attiva collaborazione sia del figlio Giovanni sia di Arnolfo di Cambio. In particolare il pulpito appare meno classicheggiante ma più gotico. La differenza tra "classico" e "gotico", in questo caso come in molti casi analoghi, riguarda la perdita di compostezza a favore di una accentuazione espressionistica delle azioni edelle figure. In pratica l’artista cerca non più la sola armonia formale, ma vuole comunicare l’intensità di un sentimento di partecipazione dolorosa: quel sentimento che definiamo "pathos", ovvero partecipare, commovendosi, al dolore altrui.I termini "classico" e "gotico" sono sempre stati considerati antitetici: il primo esprime la visione apollinea di una bellezza che si dà senza altro aggiungere; la seconda esprime il gusto nordico di una deformazione,fino al grottesco, che accentui il sentimento di sofferenza o dolore. Questa componente stilistica di matrice gotica viene in genere definita "patetismo gotico". Ed è ciò che troviamo in questo pulpito di Siena, così come nelle opere successive di Giovanni Pisano. Non è da dimenticare, del resto, che questo pulpito vienerealizzato per una città, quale Siena, nella quale il gusto gotico era sicuramente più accentuato che in altre città toscane, o italiane in genere.
  • Il dinamismo tipicamente gotico è evidente nelle sculture che eseguì per la facciata del duomo di Siena tra il 1284 e il 1298, rappresentanti Profeti e Sibille.Ma non tutte le statue sono di sua mano, infatti appartengono a Giovanni Pisano: Abacuc, Maria di Mosè, Isaia, Argo, David , Sibilla, Platone e Simeone View slide
  • ABACUCAnche nelle figure più raccolte quali la Sibilla e lAbacuc, la quietepensosa o la calma profonda della meditazione, sembranoincrinarsi repentinamente per un inatteso fremito, che genera nelvolgare pausato dei piani plastici, senza sbalzi o forzature, unasottile tensione; che evidenzia, con acuta precisione, tra fidentiabbandoni e brucianti contrasti, la complessa psicologia deipersonaggi Abacuc nella storia… View slide
  • ABACUC NELLA STORIAAbacuc fu un profeta ebraico, ottavo dei profeti minori.Ha lasciato una profezia di 56 versetti in tre capitoli, in cuitratta dellingiustizia umana e preannuncia la teofania. Gliaccenni alla conquista babilonese e allo stato della societàgiudaica porterebbero la data della composizione ai primi delVII secolo AC.Il nome Abacuc compare nel racconto apocrifo di Daniele14:33-39. In questo racconto Abacuc aveva preparato unaminestra e stava portandola in campagna ai mietitori. Unangelo lo afferrò per i capelli e con la velocità del vento lotrasferì in Babilonia e lo posò sullorlo della fossa dei leonidovera confinato Daniele. Gridò Abacuc: “Daniele, prendi ilcibo che Dio ti ha mandato!”. Daniele si sfamò, mentrelangelo di Dio riportava subito Abacuc in Giudea.
  • LA SIBILLASe la trama compositiva che legava tra loro lestatue, in rispondenze ritmiche e in sapienticontrapposizioni, è per noi smarrita (per ladistruzione di alcune sculture e per la rimozionedella più parte delle altre per ripararle nel MuseodellOpera) inalterata è la comprensione dellapoetica giovannesca, che sfoggia nelle statuesenesi un repertorio spettacolare di genialiinvenzioni formali
  • CHI E’ LA SIBILLA?Nella mitologia greca e romana, era una qualsiasi donna dotata di poteridivinatori donatigli da Apollo. Le Sibille vivevano in grotte o nei pressi di corsidacqua e vaticinavano in stato di inconsapevole frenesia, abitualmentescrivendo in esametri greci. Gli antichi scrittori greci citavano una sola Sibilla,probabilmente Erofile di Eritre, che aveva predetto la guerra di Troia. Circa ilsignificato della parola, sappiamo che rimane decisamente oscuro. La parola"Sibilla" potrebbe avere il significato di "VERGINE NERA", cioè la vergine odivinità che opera in un luogo oscuro, comè lantro nel quale la tradizione lacolloca nei momenti in cui pronuncia i suoi "VATICINI". La Sibilla, possedutadalla divinità, è una creatura sconvolta, che cerca di resistere ad una condizionedi sofferenza alla quale viene trascinata da una forza superiore: i suoi vaticinisono perciò duri e spesso angosciosi. Le leggende posteriori enumeravano noveSibille: "la CUMANA (denominata da altri autori DEIFOBE, EROFILE, AMALTEA,DEMIFELE), la DELFICA, la LIBICA, la SAMIA, lELLESPONTICA, la FRIGIA, laPERSICA, l ERITREA, la TIBURTINA.
  • MARIA DI MOSE’Protesa, in uno scatto di passionale ardore, ad afferrare il senso misteriosodella profezia, la profetessa sattorce in una spirale tesa e fremente checulmina nella duttile mobilità del volto, di una intensità espressivatrepidamente cangiante, quasi dolorosa.Giovanni lavorò alla cattedrale senese fra il 1284 e il 1296, lasciandocompiuta solo la parte bassa della facciata.
  • SIMEONEPer la facciata del duomo senese, Giovanni Pisano ideò un unitario organismofigurativo in cui i Sapienti, i Profeti, gli Apostoli e le due più celebri vaticinatricidellAntichità, lebrea Maria di Mosè e la pagana Sibilla, dovevano formare le«note rilevate» di un complesso inno celebrativo della Vergine, acclamataregina di Siena dopo la battaglia di Montaperti.
  • PLATONEConseguentemente al caratteristico sincretismo della culturamedioevale, il grande filosofo greco è assimilato ai profeti di Israeleche fra mille incertezze e contrasti coltivarono nei secoli lapromessa messianica: e di quegli aspri predicatori gli si attribuiscelassillante tensione e la calda veemenza.
  • Pulpito della chiesa di S.AndreaIl pulpito per la chiesa di S. Andrea a Pistoia è stato realizzato da Giovanni Pisano tra il 1297 e il 1301. In questopulpito ritroviamo molti degli elementi stilistici che differenziano la scultura di Giovanni da quella del padreNicola. In sintesi, mentre il padre è più classicheggiante, il figlio Giovanni aderisce con maggiore enfasi allo stilegotico che si stava affermando in quegli anni nell’Europa centro settentrionale. Ma il suo goticismo si ritrovasoprattutto nella ricerca di effetti di pathos: per il resto la pienezza della forma è ancora di matrice del tuttoclassicheggiante.
  • Il pulpito è a pianta esagonale, sostenuto da archi gotici trilobati. Dei cinque pannelli che definiscono l’esagono del pulpito (il sesto era aperto perconsentirne l’accesso) uno dei più interessanti è quello con la rappresentazione della Strage degli Innocenti. La composizione è giocata su una lineadiagonale che parte dall’angolo in alto a destra, dove è posto re Erode, e giunge all’angolo opposto. Questa linea coincide con il braccio teso di re Erode, cheordina la strage di tutti i bambini al di sotto dei due anni. Come un sasso gettato in uno specchio d’acqua, da questo braccio teso si allargano una serie diarchi concentrici sui quali lo scultore va a disporre i gruppi di figure. La scena si compone quindi di soldati che cercano di strappare i figli alle madri perucciderli. Nella scena sono rappresentati, con grande varietà di registri espressivi, diversi momenti di questa strage. Vediamo il soldato che alza il bambinoper i piedi, a testa in giù, dopo averlo ucciso; un altro soldato che infila un pugnale nel fianco di un altro bambino; un soldato cerca di strappare alla madreun bambino, afferrandolo per le gambe, mentre la madre cerca di stringerlo a se. In basso altre madri piangono disperate sui figli che sono già stati uccisi.Tutta la scena è animata da una forte carica di pathos, e lo spettatore non riesce certo a restare indifferente alla violenza così realisticamente rappresentata.La commozione che la scena suscita è un obiettivo che va decisamente oltre la ricerca della pura perfezione formale. In questo Giovanni Pisano dimostra diessere uno scultore decisamente consapevole dei propri mezzi espressivi, che lui piega alla ricerca del grande effetto drammatico.Anche nel pannello con la rappresentazione della Crocifissione, Giovanni Pisano cerca il grande effetto. Il Cristo sulla croce, non ha affatto una posizionestatica, ma sembra quasi colto durante un movimento di ripiegamento su se stesso. Il peso del suo corpo, che pian piano perde le forze, lo porta a piegarsiin basso, e questo movimento sembra trasmettersi a tutta l’atmosfera circostante al punto che le figure al suo intorno vengono quasi schiacciate da questomovimento. Il senso del patetismo gotico si ritrova anche nella esasperata deformazione espressiva dei volti e dei gesti che assumono pose e fattezze quasiteatrali. Ma di certo l’intera scena ha una tale carica di pathos che non si ritrova in altra opera coeva.
  • Pulpito per il Duomo di Pisa Opera di grande complessità, in questo pulpito, realizzato tra il 1302 e il 1310, Giovanni Pisano raggiunge il vertice della sua potenza espressiva. Il pulpito ha una pianta ottagonale, ma gli otto lati a grande curvatura realizzano inpratica un cerchio. La grande complessità dell’opera si nota già negli archi che sorreggono i lati del pulpito: GiovanniPisano è passato da una forma a sesto acuto ad una che sembra quasi barocca. Anche la struttura complessiva si è arricchita di altre parti scultoree, sostituendo con figure alcune delle colonne di sostegno. In pratica l’intera opera è un virtuosistico esempio della grande padronanza dei mezzi espressivi raggiunta da Giovanni Pisano. Nei pannelli il programma iconografico non si discosta molto dagli altri pulpiti, ma la complessità compositiva è ancora maggiore, così come gli effetti di grande drammaticità di ogni singola scena.
  • La strage degli Innocenti La strage degli innocenti, ordinata a Betlemme da Erode, governatore della Giudea con lo scopo di uccidere il bambino Gesù, è un episodio biblico narrato nei nel Vangelo secondo Matteo.Il racconto è divenuto un topos culturale che ha dato luogo nei secoli a moltissime rappresentazioni artistiche; esse possono essere esaminate come altrettante icone della crudeltà umana e dei soprusi del potere. La strage degli Innocenti La strage degli Innocenti Pistoia, S.Andrea Pisa, Duomo 1294-1301 d.C 1302-1310
  • La strage degli innocenti a Pistoia innocenti La strage degli Duomo di PisaLorrore folle che proietta i protagonisti della strage, vittime epersecutori, in un grottesco groviglio di passioni bestiali, giustificatutte le esasperazioni stilistiche: i passaggi tra i pieni e i vuoti sonobruschi, dissonanti, brutale la deformazione, totalmente ignorataqualsiasi norma di proporzione, corroso, scarnito, il modellatoplastico: incombente, una tumultuosa lancinante ansietà.
  • LaLa strage degli Innocenti strage degli Innocenti Pistoia, S.AndreaIl rotto cozzare di masse plastiche prive di ogni continuità,il dissonante emergere delle figure dal fondo, in groviglidisarticolati, sferzati da irrazionali balenii di luce, voglionoessere la trascrizione letterale dellimpotente furore dellemadri betalamite, rivissuto in uno spirito di allucinatadrammaticità.
  • Il profeta Geremia Pur impeccabilmente serrati nel tessuto architettonico-decorativo del pergamo, i profeti e le altre figure angolari che separano luno dallaltro gli specchi narrativi, vivono di una loro personalità imperiosamente inquisita, così che la loro funzione, che avrebbe dovuto essere emblematica secondo lo schema dottrinario di fondo, cede ad una individuazione appassionata e perspicua.Pistoia, S.Andrea1297-1301
  • La Natività Pistoia, S. Andrea 1297- 1301Il melodioso rincorrersi di profiliellittici e lemergere calmo elievitante delle superfici daprofondi golfi dombra,assecondano in un arabesco disquisita fattura, eguagliata ineleganza solo dai miglioriscultori delle cattedrali francesi,lumanissima sensibilità diGiovanni, che qui piega la suaportentosa espressività adaccenti di commoventemalinconia.
  • La SibillaPistoia, S. Andrea1297-1301 Le raffinatissime Sibille che nel pergamo pistoiese pausano lacuta tensione degli archetti gotici in affusolati ritmi lineari, di una musicalità pacata - accentuata dalla levigata trasparenza delle superfici - sono indubbiamente fra le creazioni più alte del Gotico italiano e rivelano nel Pisano una perfetta conoscenza della cultura artistica europea più avanzata. Le superfici, quasi morbida cera, sembrano plasmarsi solo in virtù del soffio della luce, che con il suo battito folgorante isola le immagini, accentuandone le straordinarie possibilità emotive.