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Antonio Pisano

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Ghirardello Danilo- Pavanello Andrea …

Ghirardello Danilo- Pavanello Andrea
III°E
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  • 1. Vita e opere di Antonio Pisano detto “Pisanello” “Congedo di san Giorgio dalla “La Visione di “Medaglione di Principessa” Sant’Eustachio” Leonello d’Este”
  • 2. Antonio Pisano, detto il Pisanello, fupittore e medaglista insigne, figlio diPuccio da Pisa, drappiere, e di Isabetta diNicolò veronese. Nacque a S. Vigilio e,artista assai dotato, fu il genio della pitturaveronese del 400. Figura se vogliamo,anacronistica, in quanto si trovò adoperare in un periodo in cui all’arteavevano impresso una svolta radicale gliartisti fiorentini che inventarono ilrinascimento. Pisanello, invece, memoredella sua formazione basata sull’arte diGentile da Fabriano e di Michelino daBesozzo, non si allontanò mai dallo stiletardo gotico.
  • 3. Ma il fervore di riscoperta dell’antico,comune alla cultura italiana del tempo enon solo in campo artistico, lo coinvolsesoprattutto nella sua attività di medaglista.Rifacendosi alla medaglistica romana,Pisanello fu l’artista che introdusse in Italia,nel Quattrocento la moda del ritratto diprofilo.Questa tipologia di ritratto fu infattidenominata «all’italiana», per distinguerladal ritratto fiammingo nel quale il volto erainvece rappresentato a tre quarti.
  • 4. MEDAGLIA DI LEONELLO D’ESTELa medaglia segue la tipologia del ritratto diLeonello eseguito da Pisanello tre anni primae oggi conservato all’Accademia Carrara diBergamo e mostra il profilo del principe con lafolta capigliatura. Sul recto appare il profilo diLeonello volto verso destra, entro l’iscrizione«LEONELLVS MARCHIO ESTENSIS», lecui parole sono intervallate da rami di ginepro.Sul verso appare il volto tricipite di unfanciullo, ai cui lati, appesi a dei rami diginepro, appaiono i ginocchielli diun’armatura. La medaglia è stata datata tra il1441 e il 1443. Il volto tricipite ha avutomolteplici letture, ma la maggior parte deglistudiosi vi riconosce l’immagine della 1441-1443Prudenza, che divenne l’emblema di Leonello bronzo, fusione; diametro mm. 65dal 1435 Washington, National Gallery of Art, coll. Kress
  • 5. Pittore cortese che incarna lidealeestetico e spirituale della sua epoca, ilPisanello viene chiamato in tutte lecorti dei signori dellepoca. Lo si trovaa Mantova, a Roma (e, di passaggio, aFirenze), a Ferrara, a Napoli, ecc. Trail 1424 e il 1426, nella chiesa di SanFermo Maggiore a Verona, dipingelaffresco dell Annunciazione per ilmonumento funebre della cappellaBrenzoni. Se la scelta del modellorichiama Gentile da Fabriano, il trattoè quello di Stefano da Zevio; ma, piùaudace e più deciso, esso si sviluppacon uno sfoggio di virtuosismo nellestrutture leggere e aeree, ornate dirami fioriti. Alla stessa epoca risalgonogli affreschi eseguiti per il palazzo deiGonzaga a Mantova e per il castello diPavia. Annunciazione
  • 6. PISANELLO A MANTOVAIl ciclo di affreschi commissionati a Pisanelloda Ludovico Gongaza intorno al 1440 meritaun posto di rispetto. Per prima cosa, il lavoroè rimasto incompiuto. Poi è andatoparzialmente, se non sostanzialmente,distrutto: il cedimento delle travi del soffitto,quindi robuste picconate e mani di calce, euna completa ristrutturazione della Sala, finoa mandarlo - letteralmente - in soffitta.Dimenticato e cancellato. Infine, ilritrovamento casuale se non “miracoloso” eabbastanza recente degli anni Sessanta delsecolo scorso, e il faticoso ma proficuorecupero.Cosa insolita per l’epoca, la sala non aveva unnome (ad esempio, “dei cavalieri della tavolorotonda” o “di Lancillotto”), ma veniva Visione dinsieme degli affreschichiamata “sala del Pisanello” - come per mantovani, con al centro la Battaglia.riconoscere grande importanza all’artista, oper lasciargli tutta intera la responsabilità diquanto raccontava.
  • 7. I frammenti di affrescorimasti e restaurati hannobisogno di pochi commenti,per la compattezza d’azionedella scena raffigurata, lavisuale spericolata e iparticolari curati.Celebrava l’eroismo deicavalieri, ma a modo suo: nefaceva vedere anche icadaveri scomposti e leminacciate decapitazioni. Lascena è di grande violenza Ciclo cavallesesco arturiano: La Battaglia; guerriero morto riverso a terra, particolare dellaffresco.
  • 8. Ciclo cavallesesco arturiano: Ciclo cavallesesco arturiano: Ciclo cavallesesco arturiano:cavaliere cavaliere in atto di uccidere La Battaglia; guerriero trafitto un guerriero inginocchiato inginocchiato, particolare dellaffresco.
  • 9. Nel 1431-32, lartista è a Roma, dovetermina gli affreschi iniziati da Gentile daFabriano in San Giovanni in Laterano,raffiguranti le Storie del Battista; anchequesti ultimi sono stati distrutti nel Seicentoe ne resta soltanto una riproduzione eseguitada Borromini. Due delle scene dipinte daGentile sono inoltre note da due disegni diPisanello, la Cattura del Battista (Londra,British Museum) e il Battesimo di Cristo(Parigi, Louvre), mentre il foglio con laDecollazione del Battista è probabilmentepreparatorio a una delle scene interamenteideate e condotte dal pittore veronese. Studio per la Decollazione del Battista 1431-1432 inchiostro a penna su pergamena; 27 x 19 Parigi, Louvre
  • 10. Nel 1432, alla morte di Gentile da Fabriano, il Pisanello eredita la sua bottega. Èsoprattutto nei ritratti e nei disegni che lartista riesce a liberarsi dai vincoli gotici.Gli schizzi magistrali che raffigurano i personaggi del seguito dellimperatoreSigismondo ( Dignitari imperiali ) anticipano certamente la creazione della suaopera maggiore: laffresco della Partenza di san Giorgio, eseguito nel 1437-38 per lacappella Pellegrini della chiesa di Santa Anastasia a Verona.
  • 11. Congedo di san Giorgio dalla Principessa
  • 12. Descrizione del “Congedo di san Giorgio dalla principessa” Pisanello ha una cultura figurativa composita, nel quale entrano anche suggestioni del primo rinascimento. Ma sono solo suggestioni, non la reale comprensione dell’effettivo meccanismo della visione ottica umana, che portava gli artisti fiorentini a percorrere la strada della prospettiva. Per cui la ricerca di profondità nell’immagine viene condotta più su intuizioni ed espedienti, che non su una reale applicazione matematica della prospettiva. In questi affreschi di Verona, rispetto ad altre sue opere, l’illusione spaziale appare comunque più convincente. La distanza tra il piano iniziale e lo sfondo appare visivamente corretto, con una linea di orizzonte che unifica correttamente i punti di vista utilizzati per le varie parti dell’affresco. La città sullo sfondo presenta una serie di edifici tutti collocati nella stessa direzione, così da presentare alla vista sempre due facce: un piccolo espediente per dare l’illusione di una costruzione prospettica che in realtà non c’è. In effetti, i singoli elementi che costituiscono l’immagine rimangono sostanzialmente autonomi l’uno dall’altro.
  • 13. Particolare del quadro “Congedo di san Giorgio dalla Principessa”
  • 14. Descrizione del particolare Da notare il virtuosismo con il quale Pisanello rappresenta i due cavalli sulla destra: uno in posizione del tutto frontale, l’altro visto solo di dietro. È sicuramente questa la prima volta che in un dipinto appare il posteriore di un cavallo (questo particolare sarà copiato un paio di anni dopo da Domenico Veneziano nella «Adorazione dei Magi» oggi a Berlino), ma anche l’altro cavallo visto di fronte è, in un certo qual senso, una novità. Fino ad ora i cavalli erano stati rappresentati sempre di profilo che è di certo l’angolazione più semplice per rappresentare questo animale. Tra i due cavalli vi è la principessa, ritratta in posizione di profilo netto. È questo infatti il tipo di ritratto introdotto da Pisanello e utilizzato da tutti i pittori italiani nel XV secolo, indipendentemente dallo stile praticato. L’estrema levigatezza del volto della principessa, nonché la perfetta geometria della testa, sembrano anticipare tratti stilistici che ritroviamo in Piero della Francesca, a dimostrare quasi una continuità di esperienze nell’arte italiana del Quattrocento, che travalica il confine di una netta suddivisione stilistica tra artisti tardo gotici e del primo rinascimento.
  • 15.  Continua da diapositiva precedenteMa il quadro di Pisanello è un’autentica fiaba: l’armonia delle varie tonalità di verdi e di brunicreano un’immagine che già nell’impasto cromatico è di grande suggestione. In questo piccoloangolo di paesaggio vi sono in realtà tanti piccoli quadri che devono essere guardatiseparatamente: ogni animale ha il suo piccolo microcosmo, nel quale si percepisce un’armoniatra mondo animale e vegetale di intensa poesia.
  • 16. Sempre più legato alla corte dei Gonzaga di Mantova, il Pisanello si dedicaallattività di ritrattista mondano, eseguendo, oltre a un Ritratto dellimperatoreSigismondo (Kunsthistorisches Museum, Vienna) di attribuzione controversa, ilRitratto di Lionello dEste (Accademia Carrara, Bergamo), in gara con JacopoBellini, e il Ritratto di Margherita Gonzaga (1435 c.ca, Museo del Louvre, Parigi),che richiamano lestetica della medaglia
  • 17. I personaggi sono rappresentati di profilo, con il contorno grafico che determina le grandimasse del modellato e anche lequilibrio degli spazi che costituiscono lo sfondo. Al giocolineare caratteristico dello stile cortese si aggiungono una forza morale e una densità nuove.
  • 18. Nel 1438-39, il Pisanello, allontanato daVerona per essersi schierato con i Gonzagacontro Venezia, crea, forse sotto gli influssidi Ghiberti, la prima medaglia delRinascimento, quella di Giovanni VIIIPaleologo, seguita da numerose altre; inparticolare, ricordiamo quelle di GianFrancesco Gonzaga (1439), Filippo MariaVisconti (1440), Niccolò Piccinino (1441),Lionello dEste (1442 c.ca-49), SigismondoNovello Malatesta (1445), Vittorino daFeltre (1446), Ludovico e Cecilia Gonzaga(1447-48), Inigo de Alfonso dAragona Medaglia di Cecilia Gonzaga(1448-49). Attraverso composizioniequilibrate e un impiego estremamentelibero del metallo, egli tende a rivelare itratti psicologici dei suoi modelli, benchéidealizzati, mentre dà libero corso allafantasia nelle allegorie del rovescio.
  • 19. Eseguita da Pisanello nel 1449, nel periododel suo soggiorno alla corte aragonese diNapoli, la medaglia ritrae il re di Napoli e diSicilia Alfonso V d’Aragona, per la quale èconservato un disegno preparatorio dellostesso anno, al Louvre. L’effigiato è ritrattodi profilo, con indosso una giubba bordatadi pelliccia, al di sopra della corona. Sulrovescio appare, su un fondo roccioso, ungiovane cacciatore seminudo che attacca ungrosso cinghiale, assalito alle orecchie dadue cani, dei quali uno è ben visibile inprimo piano, mentre del secondo si scorgeunicamente la coda, che spunta dietro al Medaglia di Alfonso V d’Aragonacinghiale. In alto appare la scritta 1449«VENATOR/INTREPIDUS», che allude bronzo, fusione; diametro 10,6non solo all’amore di Alfonso per la caccia,ma anche all’indole coraggiosa del suoanimo.
  • 20. Nel 1440, è documentata lapresenza dellartista a Milano;alcuni critici ritengono chepossano essere attribuiti a lui gliaffreschi dei Giuochi, in casaBorromeo. Nel 1448, egli è aNapoli, e da questo momentoesistono soltanto indicazionipiuttosto incerte sulle suevicende. Una delle ultime opereè certamente la Madonna con isanti Antonio abate e Giorgio(National Gallery, Londra),risalente al 1447-48.
  • 21. Pisanello non è soltanto unpittore cortese, un granderitrattista e uno dei maggiorimedaglisti del Quattrocentoitaliano; è soprattutto unosservatore della natura, che eglirappresenta nei suoi disegni (inparticolare raffiguranti animali)con unincomparabile delicatezzaespressiva. Uomo capace dianticipare i futuri sviluppi artistici,egli si stacca dal formalismodecorativo e dalla magniloquenzadella tarda arte gotica attraversoun sentimento lirico e poetico,una forza esoterica e unaprofonda vita interiore che lo Cicognaavvicinano agli umanisti del 1430-1440?Rinascimento. penna, matita nera, acquerello su carta bianca; 18,6 x 20,9 Parigi, Musée du Louvre
  • 22. L’opera la Visione di Sant’Eustachio (1435-1440 circa) offre a Pisanello l’occasione diimpiegare tutte le sue straordinarie capacità di pittore del mondo naturale. Tra tuttele sue opere, infatti, la tavola di Londra è quella per la quale sono conservati ilmaggior numero di disegni preparatori, che ritraggono dal vero soprattutto i numerosianimali. Levriero
  • 23. Visione di sant’ Eustachio
  • 24. Descrizione della “Visione di sant’ Eustachio” Sant’Eustachio era un cavaliere dell’esercito romano di nome Placido. Durante una caccia, fu attirato da un cervo al quale apparve con un crocefisso tra le corna. La miracolosa apparizione fu accompagnata dalla voce di Cristo che gli disse di essergli apparso per salvarlo. Placido si convertì e assunse il nome di Eustachio. Questa storia, riferita da Jacopo da Varazze nella sua «Legenda aurea» (una raccolta di vite di santi scritta nel XIII secolo) era molto popolare ai tempi, e fu il soggetto scelto da Pisanello per questa tavola. Come era abitudine del tempo, la vicenda viene attualizzata nell’immagine: il soldato romano diviene in questo quadro un nobile signore del XV secolo. Il suo vestito, l’acconciatura del cavallo, ma anche l’ambientazione, ci illustrano in realtà quella che doveva essere una battuta di caccia dei tempi contemporanei. Al quadro manca una unitarietà di costruzione prospettica: i vari particolari si sommano senza riuscire realmente ad amalgamarsi. L’effetto più straniante di tutti è che il pittore rappresenta tutte le figure (Sant’Eustachio a cavallo, il cervo, i cani e tutti gli altri animali) nettamente di profilo. Ciò presuppone un punto di vista basso. Il paesaggio in cui sono inserite le figure ha invece un punto di vista molto alto: è una vista nettamente dall’alto in giù, tanto che nella parte superiore del quadro, al posto dell’orizzonte, troviamo un laghetto sul quale galleggiano dei cigni. Questo è un particolare comune a tutti i pittori tardo gotici, fiamminghi e nordici in genere, che cercano di applicare la prospettiva senza averla compresa del tutto: in pratica è come se usassero, sempre, due punti di vista: uno basso per le figure, uno nettamente più alto per lo spazio nel quale le figure si inseriscono. Ciò crea delle ambiguità visive con effetti molto singolari e in apparenza decisamente irrazionali.

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