Arteterapia e Interculturalità
La scelta dell’Arteterapia come metodo principale, intorno al quale ruotano gli
interventi ...
L’arteterapia è in grado, e lo ha potuto dimostrare nel contesto “Colours”, di
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Axel Rutten - Arteterapia e interculturalità

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Corso Sessismo e Razzismo - lezione 5 novembre 2010 Axel Rutten formatore in comunicazione interculturale e arte terapia

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Axel Rutten - Arteterapia e interculturalità

  1. 1. Arteterapia e Interculturalità La scelta dell’Arteterapia come metodo principale, intorno al quale ruotano gli interventi all’interno del progetto “Colours”, non è casuale. Consolidato strumento d’intervento in ambiti dove canali di comunicazione verbale sono compromessi o assenti, pare funzionale sperimentalo anche nell’interculturalità dove uno dei problemi principali è la comunicazione per la varietà delle lingue che si incontrano e che spesso non si comprendono e solamente in modo rudimentale. Certamente non si intende sostituire con l’Arteterapia il corso di lingua che necessariamente va frequentato per potersi inserire nel paese ospitante, come già accade in Enti pubblici e privati per favorire l’inserimento dei migranti nel tessuto sociale. Infatti gli atelier di Arteterapia si sono svolti all’interno di organismi che da anni si occupano di tematiche legate alla migrazione e che hanno dato anche la disponibilità dei spazi, già vissuti parzialmente dai partecipanti e quindi impregnati di un’aria di familiarità. Il vissuto è un concetto importante di cui dovrebbe tenere in considerazione chi lavoro nell’intercultura, specialmente quando si tratta di vissuti che abbracciano diversi paesi e culture, il passaggio spesso non per libera scelta ma per necessità o con la speranza di migliorare la qualità della propria vita, spesso nutriti da speranze vaghe o bei paesi esteri per sentito dire per poi trovarsi in luoghi e situazioni veramente difficili da sostenere, forse invitati da qualcuno con promesse false o con idee fantastiche sul “paese dei desideri”. Sappiamo oggi che la situazione della migrazione è difficile da comprendere e ancora più difficile da organizzare e risolvere. Gli aspetti vanno dalle regolarizzazioni, al lavoro e la casa, dalle famiglie alla formazione, dalla politica alla religione etc. Tutto sommato possiamo osservare che i paesi si stanno trasformando in società multietniche le quali devono necessariamente sviluppare proposte e metodi per affrontare un profondo cambiamento nella convivialità, che non è solo il condividere gli spazi ma un nuovo modo di stare insieme, dove la molteplicità dei popoli diventa ricchezza e risorsa. Attualmente pare però che ci troviamo ancora lontano da una società che convive pacificamente con questa varietà e che prevalgono tensioni e conflitti. In questa costellazione di accadimenti starà alla scelta dei popoli se condurre questa situazione in uno stato di conflitti e tensioni permanenti o attraversi metodologie creative in una nuova società più matura e in grado di adeguare i propri sistemi alle nuove esigenze.
  2. 2. L’arteterapia è in grado, e lo ha potuto dimostrare nel contesto “Colours”, di fornire strumenti per stimolare e intensificare la comunicazione non-verbale e quindi di aiutare nella comprensione di se stessi e degli altri. Il progetto “Colours” è partito con questa consapevolezza e con l’idea principale che se integrazione è possibile, voluta e ricercata, questa integrazione deve partire da un’integrazione personale e interiore di ogni singola persona. Non abbiamo dato per scontato nei gruppi il desiderio di integrazione con gli altri e di conseguenza abbiamo creato all’inizio uno spazio creativo per sondare questo concetto. Integrazione personale significa un’indagine nella propria vita alla ricerca di temi portanti e alla scoperta delle proprie zone d’ombra: spesso l’altro è solo il riflesso delle proprie paure come per esempio accade nella xenofobia. Integrazione è anche il ricordarsi e la valorizzazione dei propri ricordi come segno di ricchezza della propria esistenza, legame e radicamento, che nella migrazione spesso viene a mancare per gli spostamenti fisici e per la rimozione di ricordi negativi. Abbiamo vissuto la delicatezza e la friabilità di queste zone, ma è proprio l’integrazione anche dei vissuti dolorosi che consente una maggiore integrazione personale. In questo senso nella prima fase si sono creati gruppi divisi tra locali e migranti per dare ad ogni gruppo prima di incontrare gli altri, la possibilità di svolgere un lavoro di formazione personale attraverso un percorso con l’Arteterapia. I temi proposti in tutti i gruppi erano legati ai concetti: passato, presente e futuro abbinati a tecniche come la grafica, la pittura, il collage e la scultura. Il lavoro in questa fase è stato individuale e alla fine di ogni ciclo i gruppi hanno discusso i risultati. La seconda fase invece ha visto i gruppi uniti nei cosiddetti “gruppi misti”, dove il lavoro è stato principalmente di gruppo. Si trattava di confrontarsi con gli altri e di esprimere questa intenzione attraverso i lavori. Il lavoro in atelier è stato molto intenso e ricco di incontri tra conduttori e tra partecipanti. Il percorso è stato un inizio, una sperimentazione dove abbiamo potuto rilevare che l’Arteterapia come strumento di comunicazione è funzionale e che può dare un contributo importante nella comunicazione tra popoli diversi. Più che altro, però, è stato un incontrarsi tra uomini dove, non essendo più importante la provenienza etnica, è sostanza umana che emerge. Axel Rütten Arteterapeuta, Ideatore “Colours”, conduttore atelier, coordinatore degli Arteterapeuti nel progetto Pamela Palomba Arteterapeuta, conduttrice atelier

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