Rapporto greenitaly 2012
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Green Jobs: i lavori della Green Economy

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Rapporto greenitaly 2012 Document Transcript

  • 1. GreenItaly ® Rapporto L’economia verde sfida la crisi 2012 I Quaderni di Symbola
  • 2. Realizzato da Coordinamento Marco Frey Coordinatore scientifico GreenItaly e direttore Istituto di Management Scuola Superiore Sant’Anna, Claudio Gagliardi Segretario generale Unioncamere, Domenico Mauriello Responsabile Centro Studi Unioncamere, Fabio Renzi Segretario generale Fondazione Symbola, Alessandro Rinaldi Dirigente CAMCOM Universitas Mercatorum, Domenico Sturabotti Direttore Fondazione Symbola Gruppo di lavoro Kim Bizzarri Ricercatore Università di Strathclyde (Scozia), SaraCon il patrocinio di Consolato Ricercatore Fondazione Symbola, Andrea Fidanza Ricercatore Unità Centrale Studi e Strategie ENEA, Marco Gisotti Fondatore Green Factor, Giacomo Giusti Ricercatore CAMCOM Universitas Mercatorum, Mirko Menghini Ricercaore CAMCOM Universitas Mercatorum, Marco Pini Ricercatore CAMCOM Universitas Ministero dello Sviluppo Economico Mercatorum, Alessandro Piras Ricercatore Dintec, Paolo Preti Professore Università Bocconi, Romina Surace Ricercatore Fondazione Symbola, Raffaello Vignali Vice Presidente Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati Si ringraziano per i contributi autoriali Carlo Antonelli Direttore Wired, Duccio Bianchi Dirigente Istituto di ricerche Ambiente Italia, Danilo Bonato Direttore Generale Consorzio Remedia, Elisa Boscherini Responsabile Relazioni Istituzionali e Public Funding ANFIA, Marco Botteri Ricercatore Ecocerved,Partners Federico Brugnoli Unic, Sandro Cobror Corporate Representative for Industrial Associations Chemtex, Omar Degoli Responsabile Ufficio Ambiente e Sicurezza Federlegno, Francesco Ferrante Membro Segreteria Nazionale Legambiente e Vicepresidente Kyoto Club, Paolo Foglia Responsabile Ricerca e Sviluppo presso  ICEA-Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, Antonio Franceschini Responsabile Nazionale CNA Federmoda, Miriam Gangi Responsabile Comunicazione e Ufficio stampa ANFIA, Rossella Giannotti Presidente Consorzio Assa, Gianmarco Giorda Direttore ANFIA, Stefano Leporati Ricercatore Ufficio Studi Coldiretti, Aurora Magni Presidente Blumine srl (sustainability-lab.net) e Docente di Applicazioni Industriali Settore Tessile Università LIUC, Carlo Manna Responsabile Ufficio studi ENEA, Stefano Masini Responsabile Ambiente Coldiretti, Manuela Medoro Ricercatore Ecocerved, Massimo Medugno Direttore Generale di Assocarta, Thomas Miorin Direttore di Habitech Distretto Tecnologico Trentino, Donato Molino Ricercatore Ecocerved, Carlo Montalbetti Direttore COMIECO, Walter Rebosio Presidente Consorzio Remedia, Andrea Serri Responsabile comunicazione Confindustria Ceramica Progetto Grafico Elisa Pasceri Ufficio Comunicazione Symbola La riproduzione e/o diffusione parziale o totale dei dati e delle informazioni pre- senti in questo volume è consentita esclusivamente con la citazione completa della fonte: Fondazione Symbola - Unioncamere, GreenItaly, 2012
  • 3. Indice Premessa 3. Geografie di Green Italy p. 119 Ferruccio Dardanello Presidente Unioncamere 3.1 Agroalimentare p. 124 Ermete Realacci Presidente Fondazione Symbola p. 9 3.2 Manifatturiero p. 139 3.2.1 Legno-Arredo p. 139 I. Quadro di riferimento 3.2.2 Tessile-Calzaturiero 3.2.3 Ceramico 3.2.4 Automotive p. 146 p. 165 p. 174 1.1 Politiche internazionali p. 17 3.2.5 Conciario p. 187 1.2 Economia verde e occupazione: una prospettiva europea p. 25 3.2.6 Cartario p. 196 1.3 La globalizzazione delle materie prime seconde p. 35 3.2.7 Nautica p. 204 3.2.8 Chimica p. 213 3.3 Edilizia2.Numeri di GreenItaly p. 223 3.4 Le fonti rinnovabili di energia p. 233 2.1 I programmi di investimento delle imprese italianein tecnologie, 3.5 Il sistema italiano del riciclo p. 247 processi e prodotti green nell’attuale ciclo economico p. 41 3.5.1 L’anomalia italiana: l’unica economia avanzata che importa materie seconde p. 251 2.1.1 Geografia degli eco-investimenti p. 50 3.5.2 L’industria del riciclo, componente-chiave 2.1.2 Le tecnologie green al servizio della riduzione di consumi, della green economy p. 253 dell’efficienza di processo e della qualità di prodotto p. 55 3.5.3 Benefici ambientali del riciclo p. 258 2.1.3 La green economy nel 2012: tra congiuntura e ciclo degli investimenti p. 58 3.6 Rifiuti da apparecchiature elettriche 2.1.4 L’impatto occupazionale delle imprese che investono nel green p. 60 ed elettroniche (RAEE) p. 262 3.6.1 AEE immessi sul mercato (POM) e RAEE Generati p. 265 2.2 La diffusione della green economy tra le imprese in fase 3.6.2 Considerazioni sull’industria del riciclo dei RAEE: di start-up p. 66 Obiettivo 2019 p. 270 2.3 I network per lo sviluppo delle green technology p. 72 Allegati 2.4 L’eco-convergenza dei settori manifatturieri p. 80 I quattro fattori ambientali dell’eco-efficienza del sistema manifatturiero p. 277 2.5 La centralità del lavoro nei processi di riconversione delle imprese in chiave eco-sostenibile p. 88 Elenco delle figure professionali dei green jobs in senso stretto secondo la classificazione Istat CP 2011 p. 290
  • 4. Premessa Ferruccio Dardanello Presidente Unioncamere Ermete Realacci Presidente Fondazione Symbola
  • 5. «Se fossimo ciò che siamo capaci di fare, rimarremmo letteralmente sbalorditi» T. EdisonContro la crisi, oltre la crisi. È questa oggi la sfida. aumento del numero di assunzioni di lavoratori di-Intervenire per mitigare gli impatti sociali ed econo- pendenti con un incremento record del 10,1% rispet-mici, rassicurare cittadini, operatori e mercati. In ma- to lo stesso trimestre 2011, in netta controtendenzaniera più o meno tempestiva ed efficace è quello che con l’andamento generale. Un incremento che vedein questi mesi è stato messo in campo con dimensioni protagoniste le nuove generazioni: per la prima voltafinanziarie e strategie diverse, forse anche troppo, da da almeno dieci anni aumentano i giovani agricoltori,stati nazionali, organismi e autorità internazionali. con un incremento del 4,2% nel numero di impreseOccorre affrontare nella crisi i mali antichi del nostro individuali. Ma passi in avanti si stanno facendo inPaese: il pesante debito pubblico, illegalità ed evasio- maniera diffusa in tutto il nostro sistema produtti-ne fiscale, una burocrazia spesso soffocante, la dise- vo. L’Italia - che fino a qualche anno fa sembrava nonguaglianza nella distribuzione della ricchezza, il Sud aver colto questo nuovo orientamento, ultima nelleche perde contatto. Ma è necessario al tempo stesso classifiche nello sviluppo di energia da fonti rinnova-avere un’idea di futuro. Si può affrontare il futuro par- bili e apparentemente assente sui principali filoni ditendo dell’Italia che c’è, puntando sulla conoscenza e ricerca dell’ecoinnovazione - in realtà, come spessosulla ricerca, sui settori più vitali e creativi: dall’inno- avviene per il nostro Paese, ha recuperato questovazione tecnologica all’economia digitale, dal rispar- gap e sviluppato in maniera diffusa nelle sue fabbri-mio energetico alle fonti rinnovabili. Rinnovando la che e nei territori una reinterpretazione della greenscommessa antica che tiene insieme qualità italiana, economy del tutto peculiare. Non è un caso se l’Oc-territorio e comunità. se, nel recente rapporto sull’innovazione nei diversiUna nuova economia che può essere oggi vista come paesi aderenti all’organizzazione, ha rilevato comeuna straordinaria occasione per rendere non solo le nell’ultimo decennio le attività di ricerca nel camponostre società più giuste, ma anche più avanzati e delle tecnologie legate all’ambiente hanno sviluppatocompetitivi i nostri sistemi produttivi. Un esempio per il nostro Paese una vera e propria specializzazio-eclatante è il settore agricolo, che davanti ad una cri- ne. Sul fronte dell’efficienza energetica, nella classi-si epocale puntando sulla qualità delle produzioni e fica delle 12 maggiori economie del mondo stilatasul miglioramento degli impatti ambientali è riuscito dall’International Energy Efficiency Scorecard curatoa ripensarsi e riposizionarsi a partire dagli scenari, dai da Aceee, American Council for an Energy-Efficientvincoli ma anche dalle inedite potenzialità della gre- Economy, l’Italia nel 2012 si colloca al terzo posto,en economy. Non è un caso se oggi l’Istat registra nel dietro a Gran Bretagna e Germania, ma davanti a Statisecondo trimestre 2012 per il settore il più elevato Uniti, Giappone, Francia e Cina. Tutto questo sembra GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 9
  • 6. avere una ricaduta positiva anche sul versante occu- Proprio per evidenziare questo processo di trasfor-pazionale, posto che i green jobs - ovvero le profes- mazione del sistema produttivo e le sue peculiarità,sioni in grado di attuare con successo il connubio fra che a nostro parere rende il nostro Paese un labora-sostenibilità e competitività - risultano più presenti torio interessante nel percorso della green economy,nel nostro Paese rispetto alla maggioranza delle altre Unioncamere e Fondazione Symbola hanno dato vitaeconomie leader in Europa. nel 2010 al rapporto GreenItaly. Lo studio che segue,Per l’Italia, più ancora che per altri Paesi, l’economia prendendo le mosse da un affinamento dell’impo-verde sta quindi rappresentando una chiave straordi- stazione concettuale alla base dei lavori precedenti,naria per rigenerare il Made in Italy e, più in genera- si è calato all’interno del nostro sistema economico,le, per sostenere la piena affermazione di un nuovo osservandolo prima dall’alto della visione macroeco-modello di sviluppo all’interno dell’intero sistema nomica per poi scendere sul piano della osservazioneimprenditoriale, fondato sui valori della qualità, microeconomica dei comportamenti delle imprese,dell’innovazione, dell’eco-efficienza e dell’ambiente. attraverso l’illustrazione e la valorizzazione delle tan-Un modello, peraltro, pienamente coerente rispetto te realtà di eccellenza italiana, censite grazie alla col-a quanto ha caratterizzato la nostra storia e che con- laborazione con esperti, enti di ricerca e associazionicilia modernizzazione, produzione di ricchezza e coe- di categorie che ringraziamo per il preziosissimo con-sione sociale. In Italia, infatti, la green economy non tributo conoscitivo.interessa solo i settori “tradizionali” delle politiche I risultati del Rapporto 2012 ci confermano come laambientali - dal ciclo dei rifiuti, alle fonti rinnovabi- volontà delle nostre imprese di credere nel green sili, dai parchi al risparmio energetico - ma attraversa mantenga anche con il persistere di condizioni ester-tutti i settori produttivi e coinvolge migliaia di piccolee medie imprese che hanno colto l’opportunità offer- ne avverse e una concorrenza straniera sempre piùta da questa nuova prospettiva di sviluppo. Anche se agguerrita: quasi 360mila unità hanno puntato negliesiste una maggiore propensione a investire in tecno- ultimi tre anni o punteranno quest’anno in prodottilogie green al crescere della dimensione organizzati- o tecnologie green, pari al 23,6% di tutte quelle indu-va d’impresa, vi è infatti anche un continuo impegno striali e terziarie con almeno un dipendente. Tale pro-strategico delle imprese di minore dimensione nella pensione assume maggiore incisività nel settore ma-direzione della green economy, spesso sfruttando i nifatturiero, esposto più di altri alle insidie della crisivantaggi della relazionalità d’impresa secondo logi- ma che proprio nella riconversione in chiave green hache di filiera integrata, nel manifatturiero come nei trovato una leva con la quale affrontare con successoservizi. la forte competizione sui mercati internazionali.La sostenibilità, come ampiamente descritto nel pre- Investire nella green economy appare sempre più unasente lavoro, rappresenta un asset centrale per la scelta di competitività come di etica, una necessitàcompetitività di tutto il nostro sistema produttivo. per tenere il passo del mondo che cambia. 10 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 7. Il segno di come la green economy possa tuttora es- laddove gli impatti ambientali delle attività econo-sere considerata come uno dei più potenti fattori di miche appaiono più accentuati. Tranne poche ecce-competitività trova piena conferma nella maggiore zioni, sono infatti molti i settori manifatturieri (tra ipresenza sui mercati esteri delle imprese che punta- quali il conciario merita una menzione specifica) cheno sulla sostenibilità ambientale rispetto alle altre. registrano riduzioni sul versante degli input energe-Infatti, tra le prime (ossia, quelle che hanno investito tici adottati, delle emissioni atmosferiche generate enel 2009-2011 in prodotti e tecnologie ‘verdi’ o che dei rifiuti prodotti, sempre più riciclati: in sintesi, unaprevedono di farlo quest’anno) ben il 37% ha espor- eco-tendenza positiva.tato nel 2011, contro il 22% di quelle che, invece, non Questo processo di convergenza, considerando diinvestono nel green. Una propensione all’export che nuovo i dati sugli investimenti “green”, risulta eviden-appare addirittura in crescita rispetto alla rilevazio- te anche dal punto di vista territoriale, con un egualene dello scorso anno (riferita al periodo 2008-2011), impegno delle imprese - al Sud come al Nord - nel ri-quando le esportatrici raggiungevano il 35%. correre a tecnologie sempre più avanzate per garanti-Il profilo competitivo delle aziende che investono nel re sostenibilità ambientale alle proprie produzioni. Legreen è fatto anche di altri importanti tasselli, come diverse aree del Paese poco si discostano, infatti, dal’orientamento continuo all’innovazione e alla valoriz- quel valore medio del 23,6% di aziende investitrici nelzazione del capitale umano. Il 38% delle imprese che green tra il 2009 e il 2011, o con programmi nel 2012:realizzano eco-investimenti hanno, infatti, introdot- si arriva al 23,7% nel Nord-Ovest, al 23,9% nel Nord-to innovazioni di prodotto o di servizio nel corso del Est, al 23,4% nel Centro e al 23,6% nel Mezzogiorno.2011, mentre nel caso delle altre imprese tale impe- La strada green viene seguita oggi anche da unagno strategico ha interessato una quota pari appenaal 18%. E per quest’anno, le 360mila imprese ‘green’ quota significativa di imprese in fase di start-up, nelhanno nel loro insieme programmato quasi 250mila manifatturiero come nell’agricoltura e nel terziario, aassunzioni di personale alle dipendenze, pari a poco partire dal turismo. Tra le “vere” nuove imprese in-meno del 40% del fabbisogno occupazionale com- dividuate da Unioncamere (circa 103mila) nei primiplessivo del sistema produttivo italiano. A testimo- sei mesi del 2012, il 14% ha già realizzato nella primanianza della centralità del lavoro all’interno di questo parte dell’anno o realizzerà entro il 2013 investimen-nuovo modello di sviluppo economicamente e social- ti green. Una propensione che appare decisamentemente sostenibile. significativa se si pensa non solo alle difficoltà nell’av-Tale modello risulta, nel tempo, sempre più pervasi- vio di una nuova attività, ma soprattutto allo spessorevo nei diversi settori e nei diversi territori del Paese. (in termini di dimensione organizzativa ed entità degliLe nostre analisi evidenziano un processo di “eco- investimenti) e ai risvolti motivazionali di queste nuo-convergenza” nel nostro sistema, ovvero una tenden- ve iniziative imprenditoriali e dei loro titolari, con leza virtuosa ad incrementare i livelli di eco-efficienza regioni del Sud a svolgere un ruolo di tutto rilievo. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 11
  • 8. Diversi settori del made in Italy stanno seguendo 2008-2010 e pari al 40%). La gran parte delle impresequesta strada. La filiera dell’arredo, ad esempio, agricole ha in tal senso concentrato i propri sforzisempre più utilizza materie prime ecologiche, sulla riduzione del consumo di metano (46,1% controsoprattutto il legno proveniente da foreste certificate. il 30% circa dell’edizione scorsa); ciò vale ancor piùNon a caso, il numero di imprese italiane certificate se si focalizza l’attenzione sulle imprese localizzatePEFC per la catena di custodia è in costante aumento: nelle regioni centrali e/o attive con prevalenzasi è passati dalle 88 del 2007 alle 697 del 2012. La nelle coltivazioni di serra (fiori, piante e vivai).Unaceramica, negli ultimi vent’anni, ha dimezzato i “rivoluzione verde” dagli ampi risvolti anche sul pianoconsumi energetici, a fronte di una produzione che, sociale. A partire dall’occupazione. I dati del Sistemanello stesso periodo, è raddoppiata. Il comparto, Informativo Excelsior indicano che quasi il 30% delleinoltre, è in grado di riassorbire la maggior parte dei assunzioni complessive programmate dalle impreserifiuti di produzione e depurazione generati: l’acqua industriali e dei servizi nel 2012 (ovvero, in valorirecuperata copre mediamente il fabbisogno interno assoluti, poco meno di 110mila lavoratori dipendentiper oltre il 55%, mentre gli scarti solidi riutilizzati non stagionali) riguarda professioni legate alla greencoprono il 12% degli input di materie prime minerali. economy. E, pur in uno scenario particolarmenteLa filiera della concia è particolarmente virtuosa per difficile del mercato del lavoro, le professioni piùquanto concerne la gestione dei rifiuti: le percentuali strettamente legate ai temi dello sviluppo sostenibiledi raccolta differenziata, dal 2002, non sono mai scese - definite in questo lavoro come “green jobs in sensoal di sotto del 91% dei rifiuti prodotti, fino a toccare il stretto” (che quest’anno concentrano 55mila entrate98% nel 2010 e nel 2011, valore massimo assoluto. Ma di personale alle dipendenze) - fra il 2011 e il 2012non solo. Una volta raccolta, la maggior parte di questi riescono a recuperare mezzo punto percentuale sulrifiuti viene riciclata, con una percentuale di recupero totale delle assunzioni programmate dalle imprese,che, nel 2011, è stata del 71%. L’industria cartaria mostrando quindi una migliore tenuta rispetto aditaliana utilizza sempre meno materia prima nel ciclo altre tipologie professionali esposte ai venti della crisi.produttivo: più della metà della carta prodotta sul Nello sviluppo di comportamenti virtuosi in camponostro territorio – il 57,2% - nasce dal riciclo. Il nostro green, sia sul versante degli investimenti che dell’oc-Paese è, infatti, il quarto utilizzatore europeo di cupazione, una leva che sempre più di frequentemacero con 5 milioni di tonnellate. Il settore agricolo viene attivata dalle imprese è quella dello svilupposi distingue per l’impegno nella riduzione degli di una progettualità comune, secondo una logica diimpatti ambientali negli ultimi tre anni (2009-2011), network. Lo dimostra il diffuso utilizzo dello strumen-il 54,9% delle imprese agricole dichiara di aver ridotto to del Contratto di rete, che permette di superare il’utilizzo di energia ed acqua, il che rappresenta un possibili ostacoli dettati dalla dimensione aziendale eulteriore miglioramento rispetto all’analoga incidenza di trovare nuovi spazi di integrazione di filiera, sul ver-emersa nel precedente rapporto (basato sul triennio sante dell’innovazione produttiva come della ricerca 12 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 9. di nuovi mercati: a metà settembre di quest’anno, uncontratto su cinque (87 dei 458 esistenti) può essereconsiderato “green”, riguardando temi quali le fontirinnovabili, il risparmio energetico, la riqualificazionedel patrimonio edilizio, la promozione del territorio ela cura del verde. Queste informazioni, lette congiun-tamente alle interdipendenze settoriali rilevate sulversante degli investimenti green, ci confermano lacapacità della green economy di riuscire a ingenerareuna “contaminazione positiva” su tutti gli anelli dellacatena produttiva.Esiste una larga condivisione sui punti di debolezzadell’Italia, non altrettanto si può dire sui nostri puntidi forza. La ricerca GreenItaly vuole essere un contri-buto in questa direzione, aiutando a cogliere nellecaratteristiche del nostro sistema produttivo le radicidi una scommessa sul futuro. Una scommessa che sinutre di valori, di coesione sociale e che vede nella so-stenibiltà un formidabile fattore produttivo in gradodi valorizzare i saperi e i talenti dei territori.È un l’Italia che ha un grande bisogno di essere mes-sa in rete, raccontata, rappresentata per quello cheè, di riconoscersi in un progetto comune per esserepiù forte. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 13
  • 10. Quadro di riferimento Politiche internazionali, green jobs, mercato mondiale delle materie prime seconde 1
  • 11. 1.1. Politiche internazionaliA livello internazionale il 2012 è stato caratterizzato dalla Conferenza Rio+20 e da tutti i lavoripreparatori alla stessa. Come è noto la Conferenza è nella prima parte quali sono gli ambiti del capitale naturale in cui è necessario investire (l’agricoltura, la pesca, l’acqua, le foreste), nella seconda partestata incentrata attorno a due temi: la green economy approfondisce le opportunità nella gestionenell’ambito dello sviluppo sostenibile e della lotta efficiente delle risorse (energia rinnovabile, industria,alla povertà e l’assetto istituzionale della governance rifiuti, edifici, trasporti, turismo, città) e nella terzadello sviluppo sostenibile a livello globale. si sofferma su come supportare la transizione versoSulla interpretazione da dare alla green economy la green economy (modelli, condizioni abilitanti,e, soprattutto, alla sua implementazione vi è stata finanza). Nel complesso l’investimento ipotizzato permolta dialettica, prima e durante la Conferenza, che attuare la conversione dell’economia tradizionale indi fatto ha portato ad un documento finale che non si una economia più verde, è pari a 1.300 miliardi disbilancia su alcuni dei temi chiave. Per questo motivo dollari (2% del PIL). All’interno di questi investimentiè nelle politiche e nei rapporti prodotti da altre complessivi si possono individuare alcuni ambiti diorganizzazioni, come l’UNEP, l’OCSE e la Commissione particolare rilevanza, come ad esempio l’agricolturaEuropea, in vista di Rio+20 che troviamo la maggior biologica che garantirebbe non solamente ilvalorizzazione della centralità della green economy. miglioramento della qualità del rendimento delleGli esiti della Conferenza intergovernativa organizzata colture e dei suoli, ma anche una maggiore coesionedalle Nazioni Unite li prenderemo in considerazione sociale e un presidio del territorio.al termine di questa disamina, sia per seguire un Oltre l’UNEP anche l’OCSE ha prodotto documentipercorso coerente dal punto di vista temporale, sia e strategie a supporto della green economy e inper contestualizzare gli esiti della Conferenza stessa. particolare del green growth. Con questo termineIl primo importante documento della fase preparatoria l’OCSE si riferisce alla promozione di una crescitaè senz’altro il rapporto “Verso una green economy”1 economica che sappia ridurre l’inquinamento, lecon cui nel novembre del 2011 l’UNEP ha tracciato emissioni di gas serra e i rifiuti, assicurando che ilchiaramente l’importanza della green economy come patrimonio naturale continui a fornire le risorse e ichiave per perseguire lo sviluppo sostenibile e lo servizi ambientali su cui si basa il nostro benessere.sradicamento della povertà, in un periodo di crisi. Il Crescita verde, concepita come sottoinsieme dellorapporto, molto corposo (oltre 630 pagine), evidenzia sviluppo sostenibile caratterizzato da un’agenda politica operativa capace di coniugare le esigenze dell’economia con quelle dell’ambiente, significa1 UNEP, 2011, Towards a Green Economy: Pathways to SustainableDevelopment and Poverty Eradication, quindi anche migliorare le prospettive di salute perw ww.unep.org/greeneconomy. la popolazione e rafforzare la sicurezza energetica GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 17
  • 12. grazie a un alleggerimento della dipendenza dai nergia low carbon, sarebbero nell’ordine dei 20 milio-combustibili fossili importati. Il forte appello ni di nuovi posti di lavoro creati entro il 2030.dell’OCSE a favore di una strategia di crescita verde Per quanto riguarda le politiche, l’OCSE indica diversesi è manifestato in parte come reazione alla crisi modalità a disposizione dei governi per concentrare ieconomica, la quale ha convinto molti paesi della propri sforzi sull’innovazione sostenibile. Uno di que-necessità di affrontare la crescita in maniera diversa; sti consiste nel migliorare l’accesso ai finanziamenti,ma in parte per la consapevolezza della necessità sia per la ricerca sia per lo sviluppo dei risultati su sca-di occuparsi seriamente dell’interdipendenza dei la commerciale.sistemi economico e naturale, nonché dei rischi a Interessante al proposito è quanto sta facendo la Cinalungo termine generati dal continuo ipotecare le per rendere più sostenibile la sua economia. Neglirisorse in esaurimento del pianeta. ultimi anni il colosso asiatico è stato quello che haIl cuore della strategia verde, presentata a metà 2011 investito di più nella green economy. Dal 2007 am-e sistematicamente rafforzata da allora2, è la promo- monterebbero già a 338 miliardi di yuan gli interventizione delle condizioni necessarie a favorire l’innova- del governo centrale per sostenere il risparmio ener-zione, gli investimenti e la concorrenza che possano getico e la riduzione delle emissioni, ma il totale deglicreare un terreno fertile per la nascita di nuove fonti investimenti - sommando i contributi delle ammini-di sviluppo economico compatibile con ecosistemi re- strazioni locali - salirebbe a 1.000 miliardi. Questi ul-silienti (ovvero capaci di sopportare gli stress che le timi dati confermano l’accelerazione data dalle auto-nuove sfide, prime fra tutte il cambiamento climati- rità centrali a uno sviluppo sostenibile dell’economiaco stanno generando). Tra le condizioni si sottolinea cinese, che già lo scorso anno secondo una rapportol’importanza di assicurare un quadro stabile in grado dell’organizzazione no-profit Pew Charitable Trusts,di generare fiducia e sicurezza per le imprese e i cit- ha visto la Cina al primo posto fra i paesi che hannotadini, favorendo gli investimenti e l’innovazione ne- realizzato gli investimenti maggiori nel campo dell’e-cessari per sostenere la “crescita verde”. Per l’OCSE nergia pulita, con un totale - fra pubblico e privato - diL’innovazione, orientata ad un uso più efficiente delle 54,4 miliardi di dollari.risorse, può ridurre le criticità ambientali e contribu- Nel 2012 gli investimenti per il risparmio energeticoire al disaccoppiamento tra crescita e impoverimen- e la riduzione delle emissioni oltre che per lo svilup-to del capitale naturale. Al tempo stesso la crescita po delle energie rinnovabili ammonteranno a 97,9verde potrebbe anche produrre notevoli incrementi miliardi di yuan, pari a 15,5 miliardi di dollari, 25,1dell’occupazione, che, limitandosi al settore dell’e- miliardi in più rispetto allo scorso anno. Questa som- ma va ad aggiungersi ad altri investimenti nel setto-2 Tra l’altro con uno sforzo significativo nella direzione della crea- re ambientale che porta il totale di investimento nelzione di indicatori di misurazione della green growth che vadano“oltre il PIL”, con il“Global Project on Measuring the Progress of green per quest’anno a ben 170 miliardi di yuan. FraSocieties”. le iniziative, vi sono i sussidi per 25,5 miliardi di yuan18 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 13. per aumentare la diffusione di elettrodomestici a ri- incentivi per incrementare ulteriormente l’efficien-sparmio energetico, a dimostrazione di come le isti- za e l’innovazione. Peraltro in periodo di riforme fi-tuzioni cinesi si stiano muovendo su terreni, come la scali e di spending review, un maggiore utilizzo dellepromozione della produzione e del consumo sosteni- tasse ambientali può giocare un ruolo nell’ambito dibili, sinora circoscritti ai Paesi più avanzati. Gli investi- politiche fiscali orientate alla crescita, contribuendomenti, peraltro, come ha recentemente riconosciuto a ridurre parte dell’onere fiscale gravante sul reddi-il ministro delle Finanze Xie Xuren, si inseriscono fra to personale e societario, nonché i contributi sociali.gli interventi di stimolo con cui il governo punta ad Anche le imposizioni sui prodotti energetici e sulleaccrescere i consumi interni, in risposta all’indebo- emissioni di anidride carbonica possono facilmentelimento delle esportazioni e al rallentamento dell’e- costituire parte di un più ampio pacchetto di consoli-conomia, con una crescita scesa “solo” al più 8,1 per damento fiscale, offrendo un’interessante alternativacento nel primo trimestre 2012 dal più 8,4 per cento a imposte più elevate sul lavoro o a tagli notevoli del-nel quarto trimestre dello scorso anno. Questi incen- la spesa pubblica.tivi, secondo le stime del ministero, potrebbero far A questo proposito si può far riferimento alla decisio-crescere i consumi fino a 450 miliardi di yuan, con un ne presa recentemente dal Governo giapponese cherisparmio in termini di emissioni pari a 11,7 milioni di ha varato una tassa ambientale con cui intende fartonnellate di carbone. ridurre il ricorso ai combustibili fossili e combatterePer quanto cruciali, soprattutto in un periodo di tran- il riscaldamento globale. Questa tassa, decisamentesizione caratterizzato da scarsa liquidità, da soli gli green, verrà caricata sui combustibili fossili tra cui ilstrumenti finanziari non sono tuttavia sufficienti. La petrolio greggio e il gas naturale. Non solo: essa è instrategia green dell’OCSE evidenzia infatti la necessi- linea con la politica del Governo di ridurre le emissio-tà di politiche per l’innovazione anche dal lato della ni di anidride carbonica del 25% rispetto ai livelli deldomanda che contribuiscano a promuovere un mer- 1990 entro il 2020. C’è chi però ha sollevato la propriacato per le eco-tecnologie innovative. Tra queste, il contrarietà alla decisione: il Keidanren (l’equivalenteperfezionamento dei sistemi di appalti pubblici e la giapponese della nostra Confindustria) ha bocciatomessa a punto di strumenti che favoriscano prodotti l’introduzione della tassa e ha chiesto al Governo die servizi ecocompatibili. congelare, per il momento, il suo piano per aumen-Inoltre un elemento centrale all’interno delle politi- tare ulteriormente il prelievo nel mese di aprile 2014.che dovrebbe riguardare l’attribuzione di un prezzo Ovviamente non tutte le situazioni si prestano a es-all’inquinamento o allo sfruttamento eccessivo di sere gestite con strumenti di mercato, per cui l’OC-risorse naturali scarse, attraverso meccanismi quali SE evidenzia come, in alcuni casi, una normativa benimposte o sistemi di permessi negoziabili. La tassa- congegnata, politiche attive di supporto tecnologicozione tende a ridurre i costi delle operazioni volte a e approcci volontari potrebbero rivelarsi più appro-raggiungere un determinato obiettivo e fornisce gli priati degli strumenti di mercato o potrebbero affian- GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 19
  • 14. care questi ultimi. Inoltre, in numerose situazioni, la incremento dei posti di lavoro legati ai settori dellecapacità di risposta delle imprese e dei consumatori rinnovabili e dell’efficienza energetica.ai segnali inviati tramite la politica sui prezzi può esse- Uno scenario a lungo termine per la lotta al cambia-re rafforzata da misure informative che evidenzino le mento climatico è rappresentato da Roadmap 2050,conseguenze dei danni ambientali causati da attività approvata dal Parlamento europeo a marzo, che legaspecifiche, nonché la disponibilità di alternative più l’obiettivo comunitario di ridurre dell’80% le emissio-pulite. Il caso cinese degli elettrodomestici a basso ni inquinanti entro il 2050 alla completa decarboniz-consumo che abbiamo visto in precedenza rientra in zazione della produzione energetica. Ciò è legato allaquesto ambito di policy integrate, ma ciò ci porta ad convinzione dei policy makers europei che solo sealcune azioni core in corso a livello europeo. saremo in grado di produrre energia a impatto zeroAnche la Commissione Europea, infatti, nell’ultimo il livello complessivo delle emissioni potrà subire unaperiodo ha emanato politiche fortemente orientate riduzione drastica. Quattro i pilastri su cui si fonda ilalla sostenibilità e alla green economy. Ciò avviene nuovo modello energetico: innanzitutto l’efficienza einnanzitutto con la strategia Europa 2020, varata nel la riduzione dei consumi; in secondo luogo l’aumento2010, che definisce un quadro di obiettivi per una cre- della quota prodotta da fonti rinnovabili; poi lo svi-scita sostenibile, intelligente ed inclusiva in Europa, luppo delle tecniche di cattura e stoccaggio di CO2per far fronte alle sfide attuali e alle problematiche (Carbon capture storage); infine, l’energia nucleare,che rischiano di vanificare il percorso di crescita sin che l’Unione non prescrive agli Stati membri, ma con-qui compiuto (crisi economica, globalizzazione, pres- tinua a difendere quale alternativa sicura e sostenibi-sione sulle risorse, invecchiamento). le alle fonti tradizionali.Con riferimento alla “sostenibilità” della crescita, Questo nuovo modello richiede una profonda trasfor-Europa 2020 evidenzia la necessità di promuovere mazione del sistema energetico europeo che riguardal’incremento dell’efficienza dell’uso delle risorse, di- sia le modalità di produzione di energia, sia le reti, chesaccoppiando la crescita dall’uso delle risorse, con le caratteristiche dell’interscambio con l’estero. Unaazioni sui seguenti fronti: delle prospettive riguarda lo sviluppo complementare• la competitività, mirando a consolidare la capacità delle fonti rinnovabili, con il Nord Europa più specializ- dell’Europa di mantenere una posizione di leader- zato sull’eolico e il Sud più dedito al solare. In questo ship sul mercato delle tecnologie verdi scenario peraltro si colloca il rafforzamento della coo-• la lotta al cambiamento climatico, agendo sia sul perazione con i Paesi del Sud del Mediterraneo, in cui fronte della mitigazione, riducendo le emissioni cli- malteranti, sia sul fronte dell’adattamento, incre- il potenziale di energia solare è particolarmente rile- mentando la resilienza ai “rischi climatici” vante, nel cui ambito si stanno muovendo progetti tra• l’energia pulita, riducendo la dipendenza dalle fonti i più ambiziosi e futuristici come quelli promossi dall’i- fossili, con i connessi vantaggi sul fronte della sicu- niziativa Desertec. In questa prospettiva il Nord Africa rezza dell’approvvigionamento nonché in termini di potrebbe diventare un centro focale per un sistema20 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 15. elettrico integrato con l’Europa e il Medio Oriente, sformazione dell’energia, alla sua distribuzione e alfornendo rilevanti quantità di energia rinnovabile, in consumo finale. Essa impone inoltre agli Stati membrigran parte solare a concentrazione prodotto nel de- di fissare obiettivi indicativi nazionali per il 2020. Siserto del Nord Africa. prevede che la direttiva sull’efficienza energetica daràTornando all’efficienza, dalla CE è stata varata una un contributo significativo per l’inserimento dell’U-apposita Iniziativa faro “Un’Europa efficiente sotto nione sulla buona strada verso l’obiettivo del 20% diil profilo delle risorse”, seguita dalla “Tabella di mar- efficienza energetica entro il 2020. Nel primo seme-cia per una Europa efficiente nell’uso delle risorse” stre del 2014, la Commissione esaminerà i progressi e(COM(2011) 571). Complementare a questa, ma spe- valuterà se sono necessarie ulteriori misure.cificamente dedicata al settore industriale e alla green In prospettiva per la CE l’ecoinnovazione dovrebbeeconomy, é la strategia inerente “Una politica indu- anche includere un insieme di politiche mirate a in-striale per l’era della globalizzazione”3. coraggiare stili di produzione e consumo diversi. TraSul tema dell’uso sostenibile delle risorse e segnata- queste politiche troviamo “spostare la tassazione dalmente della produzione e del consumo sostenibile, lavoro all’inquinamento”, eliminare i sussidi dannosil’Iniziativa faro e la Tabella di marcia si collocano nella per l’ambiente, puntare sull’eco-design e sull’etichet-scia di numerose altre iniziative già intraprese prece- tatura ambientale e tassare in modo appropriato ildentemente, che qui trovano una sistematizzazione consumo delle risorse come, ad esempio, l’acqua.organica ed un rilancio con carattere di priorità. Nel febbraio 2012 la CE ha poi adottato una strategiaDi grande rilevanza negli ultimi mesi è stata l’adozio- sulla bioeconomia, da intendersi come un’economiane definitiva della direttiva sull’efficienza energetica, che si fonda su risorse biologiche provenienti delladi cui l’attuazione inizierà a breve con la Commissione terra e dal mare, nonché dai rifiuti, che fungono dadedicata e impegnata a continuare il suo sostegno in combustibili per la produzione industriale ed ener-direzione degli obiettivi individuati sia a livello comu- getica e di alimenti e mangimi. La comunicazionenitario che da parte dei singoli Stati membri. La diretti- della Commissione fornisce gli indirizzi perché l’eco-va sull’efficienza energetica è volta ad adottare misure nomia europea si basi su una corretta gestione delgiuridicamente vincolanti per intensificare gli sforzi ciclo delle risorse biologiche (produzione, consumo,degli Stati membri ad utilizzare l’energia in modo più trasformazione, stoccaggio, riciclaggio e smaltimen-efficiente in tutte le fasi della energy chain - dalla tra- to) nell’ambito di una crescita intelligente che faccia fronte al rapido esaurimento delle risorse biologiche3 In questa comunicazione, oltre ad auspicare la piena integrazio- necessarie per produrre alimenti e mangimi sicu-ne delle diverse azioni di politica industriale, si riconosce che l’in- ri e sani ma anche materiali, energia e altri prodot-dustria dell’UE deve accelerare il passaggio a un’economia carat- ti. Questa strategia prevede un piano d’azione il cuiterizzata da basse emissioni di carbonio e da un impiego efficientedelle risorse (in particolare dell’energia), che potrebbero compor- obiettivo è creare una società più innovatrice e un’e-tare riduzione dei costi e dell’impatto ambientale. conomia a emissioni ridotte, conciliando l’esigenza di GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 21
  • 16. un’agricoltura e una pesca sostenibili e della sicurezza Di fatto a Rio la preoccupazione del gruppo di paesialimentare con l’uso sostenibile delle risorse biologi- in via di sviluppo, appoggiati dalla Cina, che la gre-che rinnovabili per fini industriali, tutelando allo stes- en economy potesse, con la richiesta di standard eso tempo la biodiversità e l’ambiente. prestazioni ambientali elevate, costituire un frenoCome è possibile ricavare da questa breve analisi, a per la espansione economica dei paesi emergenti egiugno alla Conferenza di Rio, quindi, si è giunti con delle loro esportazioni, ha portato ad approvare ununa forte spinta sia da parte dell’UNEP che di mol- documento finale che è certamente meno incisivoti Paesi OECD, nonché da parte della Commissione dei documenti preparatori dell’UNEP e dell’OCSE.Europea. Nonostante ciò, però, la Conferenza ha avu- Dall’altro lato della medaglia, però, si deve registrareto esiti per molti deludenti. Perché? l’acquisizione condivisa a livello mondiale della greenInnanzitutto si deve sottolineare come gli equilibri a economy come fattore chiave per il perseguimento dilivello internazionale si siano fortemente modificati uno sviluppo più sostenibile.negli ultimi anni. I Paesi occidentali e l’Europa non Proviamo a documentare quanto acquisito scorren- do proprio il documento finale di Rio+20 il “Futurosono più in grado di esprimere una chiara leadership che vogliamo”, in cui la Green Economy compare pernelle politiche della sostenibilità come era avvenuto la prima volta all’articolo 12, con una dichiarazionea Rio 1992, per una serie di motivi. Innanzitutto, vi di carattere generale: “esprimiamo la nostra deter-sono realtà emergenti come i BRICS che stanno inve- minazione ad affrontare i temi della Conferenza, instendo in modo significativo nella green economy se- particolare la green economy nell’ambito dello svi-condo una prospettiva che però vuole evitare vincoli luppo sostenibile e dello sradicamento della pover-particolari nell’uso delle risorse e del capitale natu- tà...” e viene ripresa successivamente in un appositorale; dall’altro lato vi sono i Paesi in via di sviluppo (i paragrafo che si sviluppa dall’articolo 56 al 74. Qui sicosiddetti G77) che vogliono che siano privilegiate le ribadisce che “noi consideriamo la green economy...politiche di lotta alla povertà, per le quali chiedono uno degli strumenti importanti disponibili per il rag-flussi di risorse finanziarie dal nord al sud del mon- giungimento dello sviluppo sostenibile e che potreb-do, che sono difficilmente reperibili nell’attuale fase be fornire opportunità per i policy-maker, ma nondi crisi. Infine c’è la diffidenza da parte della socie- dovrebbe essere una rigida serie di regole”. In questatà civile rispetto ad un orientamento alla green eco- formulazione si legge il bilanciamento delle diversenomy prevalentemente di mercato e caratterizzato istanze, ribadita poi nella dichiarazione che la greenda un forte coinvolgimento dei privati. Tutto ciò ha economy “dovrebbe contribuire ad eliminare la po-fatto sì che tutto il processo di negoziazione per Rio vertà così come ad una crescita economica sostenuta,sia risultato particolarmente faticoso e che sia stato a migliorare l’inclusione sociale, a migliorare il benes-molto difficile trovare una convergenza sul documen- sere umano e a creare opportunità per l’occupazio-to preparatorio. ne e il lavoro dignitoso per tutti, pur salvaguardando22 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 17. l’integro funzionamento degli ecosistemi della Terra”. nel contesto dello sviluppo sostenibile e dell’elimina-Inoltre all’art. 57 si ribadisce come le politiche per zione della povertà”.la green economy dovrebbero essere guidate e coe- Poi all’art. 69 si spezza una lancia a favore del modorenti “con tutti i Principi di Rio, Agenda 21 e il piano del business, dicendo: “invitiamo inoltre, le impresedi attuazione di Johannesburg e contribuire al con- e l’industria, secondo le opportunità e in conformitàseguimento di importanti obiettivi di sviluppo inter- con la legislazione nazionale, a contribuire allo svi-nazionalmente concordati, compresi gli Obiettivi di luppo sostenibile e a sviluppare strategie di sosteni-sviluppo del Millennio”. Nell’art. 58 vi è poi un lungo bilità che integrino, tra l’altro, le politiche della greenelenco di altri elementi che le politiche per la green economy”. Questo viene rafforzato dall’art. 71 in cuieconomy dovrebbero tenere in conto, compresi il ri- si incoraggiamo “le partnership nuove ed esistenti,spetto: dei diritti umani, delle esigenze dei paesi in incluse le partnership pubblico-private, a mobilitarevia di sviluppo (finanziarie, di “capacitazione”, ineren- i finanziamenti pubblici rafforzati dal settore privato,ti il trasferimento tecnologico e la riduzione del gap tenendo conto, quando possibile, degli interessi dellerispetto ai paesi sviluppati), della sovranità naziona- comunità locali e indigene”.le di ciascun paese sulle proprie risorse naturali, del Al proposito non va dimenticato che la Conferenza dibenessere e della cultura dei popoli indigeni e delle Rio è stata accompagnata anche da una grande mobi-loro comunità, delle donne e delle disuguaglianze litazione di esperienze e di buone pratiche che hannopromuovendo l’inclusione sociale. evidenziato che siamo ormai in presenza di un pro-In questa ottica l’art. 62 recita: “Incoraggiamo ogni cesso in cui una parte consistente dell’economia stapaese a valutare l’attuazione delle politiche della gre- cambiando in varie Paesi del mondo.en economy nel contesto dello sviluppo sostenibile e A questo proposito si deve sottolineare il grandedell’eliminazione della povertà, in un modo che miri successo che hanno avuto il Corporate Sustainabilitya realizzare una crescita economica sostenibile, inclu- Forum organizzato dal Global Compact e il BASDsiva ed equa e la creazione di posti di lavoro, in par- (Business Action for Sustainable Development), in cuiticolare per donne, giovani e poveri. A questo riguar- il World Busines Council for Sustainable Development,do, notiamo l’importanza di garantire che i lavoratori insieme alla Camera di Commercio Internazionale esiano dotati delle competenze necessarie, anche allo stesso Global Compact hanno riunito i leader del-attraverso l’istruzione e la capacitazione, e vengano la business community.forniti delle necessarie protezioni sociali e sanitarie”. Al primo evento, a cui hanno partecipato più di 2700Di seguito sugli strumenti di policy si dice (art. 64): “... attori (circa la metà rappresentanti del mondo delci rendiamo conto che un mix di misure, tra cui quelle business e degli investitori e metà di organizzazioninormative, volontarie e altre, applicate a livello na- della società civile, dell’accademia, delle istituzioni),zionale e coerenti con gli obblighi degli accordi inter- vi è stata una grande condivisione della rilevanzanazionali, potrebbero promuovere la green economy della green economy e del potenziale contributo del GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 23
  • 18. mondo del business, dimostrato da 200 commitment re decisamente verso una visione condivisa del ruoloto action annunciati dalle imprese e dai Network della green economy, il mondo delle imprese, con-locali partecipanti al Forum, dal lancio di nuove ini- sapevole della necessità di una transizione radicaleziative multi-stakeholder (Green Industry Platform, dell’economia e dell’opportunità di un nuovo modelloWater Action Hub, Natural Capital Declaration, ecc.) di sviluppo maggiormente basato sulla sostenibilità ee dal lancio della Declaration for Higher Education sull’uso efficiente delle risorse, ha dimostrato a Rio diInstitutions, condiviso da più di 300 Università e essere pronto per essere un protagonista delle nuoveBusiness School. sfide.In questo ambito:• è stata confermata l’importanza della corporate sustainability come fattore fondamentale per per- seguire uno sviluppo sostenibile e la conseguente necessità da parte delle Nazioni Unite di ingaggiare sempre più il settore privato come partner chiave;• è stata dimostrata l›efficacia di una piattaforma ba- sata su principi e su partnership innovative per af- frontare, con rilevanti prospettive, temi critici come: l’energia sostenibile, il clima, l’acqua, il cibo, l’empo- werment femminile, i diritti dei bambini;• è stato sottolineato che non vi può essere sviluppo sostenibile senza il rispetto per i diritti umani;• sono stati presentati innumerevoli casi di innova- zione tecnologica e sociale, mostrando come le so- luzioni per il cambiamento in parte esistono già e potrebbero essere maggiormente adottate se ade- guatamente supportate, anche, ma non solo, da Governi e investitori.Questa crescita culturale ma anche concreta del mon-do delle imprese è stata confermata nella giornatadel BASD, che ha seguito il forum del global Compacte preceduto la Conferenza intergovernativa di Rio, incui è stata ribadita la necessità di “scale up”, ovve-ro di diffondere su larga scala l’orientamento strate-gico green che caratterizza la parte più avanzata delmondo del business a livello globale. In altri termini,seppur i governi hanno trovato difficoltà a converge-24 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 19. 1.2 Economia verde e occupazione: una prospettiva europeaIn Europa si possono contare circa 3,4 milioni di po- ca, la silvicoltura sostenibile e il turismo ecologico6.sti di lavoro nell’eco-industria,4 circa l’1,5% dell’in- Secondo questa logica, si possono contare circa 5,6tera forza lavoro europea: un contributo che supera milioni posti di lavoro direttamente connessi all’eco-quello dell’industria automobilistica, della chimica nomia verde. Estendendo poi la definizione fino a in-o del sistema moda5. Come osserva la Commissione cludere anche altri settori come, ad esempio, quelliEuropea, il numero dei posti di lavoro connessi all’am- inerenti alla domanda di componenti e materiali “gre-biente si estende, tuttavia, ben oltre l’eco-industria en”, si stima che un posto di lavoro su sei in Europa siain senso stretto, includendo tutti quei settori legati connesso in qualche modo all’ambiente7.allo sviluppo ambientale – come l’agricoltura biologi- 6 La Commissione Europea definisce ‘lavori verdi’ tutti quegl’im- pieghi che dipendono dall’ambiente o sono stati creati, sostitu-4 La Commissione Europea adotta la definizione di eco-industria iti o ridefiniti (in termini di set di abilità, metodi lavorativi ecc.)dell’OCSE e dell’Eurostat (Doc. Eco-Ind/98/1), cui: “L’industria dei durante la transizione del processo verso un’economia più ver-beni e dei servizi ambientali consiste di attività mirate alla produ- de. Questa vasta definizione è complementare a quella coniatazione di beni e servizi finalizzati a misurare, limitare, minimizzare dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP), la qualeo correggere i danni ambientali recati all’acqua, all’aria, al suolo, definisce lavori verdi le professioni nell’agricoltura, manifattura,o relativi a problemi legati ai rifiuti, all’inquinamento acustico e ai installazione e manutenzione, così come nelle attività tecniche edanni recati agli ecosistemi. Tali attività includono le tecnologie scientifiche, amministrative e relative ai servizi che contribuisconopulite, i prodotti e servizi che riducono i rischi ambientali e che in maniera sostanziale al mantenimento o al ripristino della quali-minimizzano l’inquinamento e l’utilizzo delle risorse naturali.” Al tà ambientale. In modo specifico, ma non esclusivo, questo inclu-loro interno, pertanto, rivestono un ruolo predominante le impre- de tutti i lavori che aiutano a proteggere e ripristinare gli ecosiste-se operanti nel campo della fornitura di acqua, della gestione delle mi e la biodiversità; riducono il consumo dell’acqua, dell’energia eacque di scarico e della gestione dei rifiuti. dei materiali attraverso l’alta efficienza e le strategie di riduzione5 Circa 600.000 nuovi posti di lavoro sono stati creati tra il 2004 e delle materie prime; riducono il consumo di carbonio in ambitoil 2008 in settori quali i rifiuti e l’acqua. Cfr. Ecorys, The number of produttivo e minimizzano o eliminano del tutto la formazione diJobs dependent on the Environment and Resource Efficiency im- qualsiasi forma di rifiuto e d’inquinamento. Cfr. Commission Staffprovements. Final report, Rotterdam, 2011. Nello stesso lavoro, si Working Document (2012), Exploiting the employment potentialriporta che le industrie ‘rinnovabili’ e ‘riciclabili’ hanno apportato of green growth , allegato alla Comunicazione dalla Commissioneun tasso di crescita rispettivamente del 78% e del 38% nell’inter- al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico evallo di tempo considerato. Va tuttavia evidenziato che, in alcuni Sociale e al Comitato delle Regioni Towards a job-rich recovery.casi, la crescita di posti di lavoro è dovuta ai cambiamenti nella SWD(2012) 92 final.metodologia per la raccolta dei conti nazionali negli Stati membri, 7 Commissione Europea, EU Environment Policy Supporting Jobscome nel caso della Germania. and Growth, Bruxelles, 2011. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 25
  • 20. È da notare, però, come la distribuzione di que- poi rivelato che (con un giusto equilibrio di incentivista componente della struttura occupazionale non fiscali e più efficienti processi di recupero e riciclag-sia uniforme nei vari settori economici e, come ri- gio) da qui a venti anni l’industria europea potrebbevela uno studio recente condotto per conto della ridurre il proprio consumo di risorse (soprattutto diCommissione Europea8, un miglioramento dell’eco- metalli) del 17-25%, contribuendo cosi a una crescitaefficienza produttiva non comporti sempre e co- del PIL di 3,3 punti e alla creazione di un numero dimunque un maggior impiego di forza lavoro. Mentre posti di lavoro compreso tra 1,4 e 2,8 milioni di unità.nel settore delle rinnovabili è prevista una crescita Per ogni punto percentuale di riduzione nell’uso dellecostante dell’occupazione (se nel 2005 impiegava risorse si potrebbero dunque creare tra i 100.000 ed icirca 1,4 milioni di lavoratori in Europa, per il 2020 200.000 nuovi posti di lavoro. Altri studi12 evidenzianoè previsto un raddoppio di tale cifra), in altri settori poi che l’impatto positivo sull’occupazione di questeci si attende invece una flessione dei posti di lavoro direttive europee potrebbe essere ulteriormente in-(come nel settore dei combustibili fossili, ad esempio) crementato re-indirizzando le entrate legate alle co-o, quantomeno, una sostanziale stabilità (come nei siddette ‘tasse verdi’ verso la creazione di nuovi postisettori ad alto consumo energetico, quali la produzio- di lavoro13.ne di cemento e rame)9. Bisogna tenere presente che Come fanno notare sia l’ETUC (European Trade Unionvari fattori andranno a incidere sul potenziale di cre- Confederation, la confederazione europea dei sin-scita occupazionale in un continente che si prefiggere dacati) che l’ILO (International Labour Organization,il difficile compito di evolvere in direzione di un’eco- l’Organizzazione Internazionale del Lavoro), alla que-nomia pienamente sostenibile. Le direttive europee stione della quantità dei posti di lavoro va necessa-hanno comunque svolto fino a oggi un ruolo impor-tante nel facilitare questo processo: la ‘Direttiva sulle of Economic Structures Research (GWS), dal Sustainable EuropeRinnovabili e la Prestazione Energetica degli Edifici’, Research Institute (SERI) e dal Wuppertal Institute for Climate,ad esempio, oltre ad aver stimolato la creazione di Environment and Energy (WI): Macroeconomic Modelling ofun mercato di nicchia, ha saputo anche aprire nuove Sustainable Development and the Links between the Economyopportunità lavorative10. Per quanto riguarda l’effi- and the Environment, Osnabruek, 2011.cienza nell’uso delle risorse, varie simulazioni11 hanno 12 GHK, IVM, SERI and TML, The Economic Benefits of Environmental Policy, Amsterdam, 2009. 13 La tassa verde in Germania, ad esempio, ha contribuito alla cre-8 Cfr. Ecorys, op.cit. azione di 250,000 posti di lavoro nel periodo 1999-2009. Va inoltre9 Employ-RES, The Impact of Renewable Energy Policy on Economic evidenziato che la media del contributo delle tasse sull’ambien-Growth and Employment in the European Union, Bruxelles, 2009. te nell’Ue ammonta al 6,3% di tutte le entrate fiscali. Se gli Stati10 Commissione Europea, A Roadmap for Moving to a Competitive Membri innalzassero questa quota fino al 10%, il risultato fina-Low Carbon Economy in 2050, COM (2011) 112 final, Bruxelles, le sarebbe un’incidenza delle entrate fiscali pari all’1,4% del PIL2011. dell’Ue, che potrebbe essere usato per ridurre le tasse sul lavoro.11 Si veda, in particolare, il Rapporto per la Commissione Europea, Cfr. Ecorys, The Role of Market-Based Instruments in Achieving aDG Ambiente, preparato da Cambridge Econometrics, dall’Institute Resource Efficient Economy, Rotterdam, 2011.26 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 21. riamente accompagnata la questione della qualità La chiave per la piena affermazione di un modello didell’impiego verde. Secondo l’ETUC, i lavori verdi sa- sviluppo basato su eco-sostenibilità e competitivitàranno affetti dalle stesse problematiche che riguar- sarà, dunque, la capacità di integrare lo sviluppo so-deranno, ad esempio, le professioni emergenti del stenibile e le questioni ambientali all’interno dei per-settore dell’ICT, con una retribuzione inadeguata ri- corsi formativi e delle qualificazioni esistenti, cattu-spetto al contenuto di conoscenze applicato14. L’ILO, rando al contempo nuovi ed emergenti fabbisogni didal canto suo, enfatizza la necessità di monitorare competenze e professioni in ambito green17. La defini-gli impatti delle politiche di crescita sostenibile sulle zione di idonee misure di intervento in questo ambitocondizioni lavorative, tenendo conto anche del ruolo sarà dunque essenziale perché i mercati del lavoro(attuale e potenziale) delle donne e dei giovani all’in- possano agire da catalizzatore, e non come ostaco-terno dell’occupazione verde e, di conseguenza, della lo, per questo processo di trasformazione. Nella sualoro integrazione nel mondo del lavoro. Comunicazione del 2012, ‘Verso una ripresa fonte diIn generale, comunque, agli impieghi verdi è asso- occupazione’,18 la Commissione Europea ha cercato diciato in Europa un contributo importante e positi- sviluppare ulteriormente la sua ‘Agenda per le nuovevo alla questione della crescita occupazionale. La competenze e impieghi’ (2010) con lo scopo di colma-Commissione Europea è fermamente convinta che re le carenze avvertite nella forza lavoro per quantola dimensione occupazionale della transizione verso riguarda le competenze verdi. A questo proposito, laun’economia ‘verde’ dovrebbe essere una priorità Commissione Europea si è impegnata a:politica per gli Stati Membri15, specialmente alla luce promuovere il pieno inserimento dell’occupazionedell’attuale scenario economico. A tal fine, occorrerà ‘verde’ all’interno dei programmi nazionali per il la-non solo finalizzare l’utilizzo dei fondi europei (a par- voro, incoraggiando gli Stati Membri a intensificaretire dal FSE, fino a misure specifiche del FESR e del l’impegno sulla riqualificazione del lavoro in una di-FEASR) allo sviluppo delle competenze necessarie alla rezione ‘verde’ attraverso le politiche attive del la-creazione e diffusione di posti di lavoro ‘verdi’, ma an- voro e l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita,che attrarre sempre più investimenti privati finalizzati invitandoli altresì a fare un uso maggiore delle tassealla crescita dell’industria verde nell’Ue.16 ambientali e dei ricavi ETS (Emissions Trading System) per alleggerire il carico fiscale sull’occupazione;14 ETUC, Climate Change and Employment. Impact on Employmentin the European Union-25 of Climate Change and CO2 Emission l’Indice di Attrattiva dell’Energia Rinnovabile Nazionale elaboratoReduction Measures by 2030, Bruxelles, 2007. quest’anno, la Cina rappresenta ancora oggi il Paese più attraen-15 Sito della Commissione Europea: http://ec.europa.eu/ te per gli investimenti mirati all’energia rinnovabile, seguita daglienvironment/integration/employment_en.htm Stati Uniti.16 Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) gli investi- 17 Cedefop, Skills for Green Jobs. European Synthesis Report,menti nelle energie rinnovabili sono diminuiti del 14% in Europa Luxemburg, 2010.durante il 2008 e di un ulteriore 10% nel 2009. All’opposto, gli 18 Commissione Europea, Verso una ripresa fonte di occupazione,investimenti privati sono aumentati del 50% in Cina, e, secondo COM(2012) 173 final, Bruxelles, 2012. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 27
  • 22. rafforzare l’intelligence per le competenze ecolo- quest’area. A tal fine, l’Agenda mira anche al raffor-giche, garantendo l’impegno a livello Europeo de- zamento del ruolo dei Servizi Pubblici per l’Impiegogli strumenti di previsione dell’occupazione e delle (PSI) perché possano fornire informazioni sui corsi dicompetenze (Skills Panorama, ESCO, CEDEFOP ed formazione in grado di rendere disponibiliindia co-EUROFOUND) affinché includano e valutino i fabbiso- noscenze utili a sfruttare al meglio le opportunità digni emergenti di competenze in campo ecologico. Per impiego ecologico20.il 2013 sono state, inoltre, previste reciproche azioni Come enfatizzano molti studi, è tuttavia importante(anche finalizzate allo sviluppo di partenariati) con i ribadire che le richieste di competenze ‘verdi’ nondiversi attori del mercato del lavoro a livello naziona- sempre implicheranno la creazione di nuovi posti dile, finalizzate a incorporare la dimensione delle com- lavoro ma saranno piuttosto mirate all’aumento dellepetenze e della formazione all’interno delle più am- capacità in campo ecologico (come, ad esempio, l’au-pie strategie di sviluppo della green economy e, non mento dell’efficienza energetica, le energie rinnova-da ultimo, a favorire la ricerca di lavoro nell’ambito bili, la riduzione delle emissioni di CO2 e la protezionegreen per coloro che sono a rischio di disoccupazione; della biodiversità) da parte dei profili professionalifavorire un uso maggiore degli strumenti finanziari e dei lavoratori già esistenti21. Gli esempi più signifi-dell’UE per gli investimenti ‘verdi’, coordinando con cativi a tal riguardo sono già riscontrabili nel settorela Banca Europea per gli Investimenti (BEI) un incre- automobilistico e nel settore della cantieristica nava-mento dei prestiti mirati agli investimenti pubblici e le, che rispondono alle richieste di veicoli ibridi e aprivati nell’ambito dell’efficienza delle risorse e delle necessità di investimento offshore nell’energia eolicaenergie rinnovabili e incoraggiando gli Stati Membri a e delle maree22.indirizzare parte dei fondi del FSE per il periodo 2014-202019 verso iniziative nel campo della formazione Allo stesso modo, va sottolineato che non tutti i lavoriper lo sviluppo delle competenze ‘verdi’. ecologici apparterranno alla categoria delle high skill,L’Agenda delle Nuove Competenze intende dunque ossia delle professioni intellettuali, scientifiche e tec-supportare la transizione verso un’economia a bas- niche, a maggior contenuto di conoscenza23. Sebbenesa emissione di carbonio aiutando l’Europa ad an- l’Europa avrà bisogno di scienziati, ricercatori e inge-ticipare le richieste del futuro mercato del lavoro in 20 Commissione Europea, Background Paper on: The Employment19 L’importanza degli investimenti in capitale umano per consen- Dimension of Greening of the EU Economy, Bruxelles, 2010.tire la transizione verso un’economia a bassa emissione di carbo- 21 Cedefop, Continuity, consolidation and change. Towards anio e più efficiente nelle risorse economiche è peraltro ben rico- European Era of Vocational Education and Training, Luxembourg,nosciuta nella proposta della Commissione per il Fondo Sociale 2009.Europeo 2014- 2020. Cfr. Commissione Europea, Proposal for a 22 Cedefop, Skills for Green Jobs. European Synthesis Report,Regulation of the European Parliament and of the Council on the Luxemburg, 2010.European Social Fund and Repealing Regulation. COM (2011) 607 23 Ecorys, The Number of Jobs Dependent on the Environment andfinal. Bruxelles, 2011. Resource Efficiency Improvements. Final report, Rotterdam, 2012.28 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 23. PMI europee che impiegheranno almeno un green job nel 2014 (incid. % sul totale PMI, per Paese) Fonte: Commissione Europea, Eurobarometer Survey, 2012gneri per sviluppare tecnologie all’avanguardia che Pertanto, sarà essenziale che questi lavoratori riceva-consentano di risparmiare energia e risorse, tali solu- no la formazione necessaria per sfruttare le più re-zioni innovative dovranno essere applicate su un’am- centi tecnologie e applicazioni verdi.pia gamma di settori, quali, ad esempio, i trasporti e Questo richiama direttamente il ruolo delle picco-le costruzioni. In altri termini, un architetto potrà pro- le e piccolissime imprese nella riconversione verdegettare la perfetta eco-abitazione utilizzando le tec- dell’economia europea. Secondo l’Eurobarometronologie più recenti per ridurre il consumo di energia e del 201224 su ‘PMI, efficienza delle risorse e mercatiaumentare l’efficienza termica, ma i lavori continue-ranno pur sempre ad essere effettuati da operai spe- 24 Eurobarometer 342, SMEs, Resource Efficiency and Greencializzati quali i falegnami, gli elettricisti e gli idraulici. Markets, Bruxelles, 2012. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 29
  • 24. verdi’, i green jobs25 sono e verranno creati in misura destinati ad espandersi dinamicamente nei prossimimaggiore dalle piccole e medie imprese e non dalle due anni, con un tasso medio del 35% circa.aziende di più grandi dimensioni. Nel 2012, un dipen- Nel complesso, il 37% delle PMI europee dichiara didente ogni otto nelle PMI può essere definito un gre- avere almeno un addetto ‘verde’, una quota che, sullaen job (ossia, che applica competenze ‘verdi’ durante base delle dichiarazioni delle imprese, dovrebbe rag-tutte o parte delle proprie mansioni lavorative), ossia giungere il 39% nel 2014. Il numero medio di greencirca il 13% di tutti i posti lavoro nelle PMI, contro il jobs per impresa dovrebbe inoltre aumentare dall’at-3% circa rilevato nel caso delle grandi aziende. È pre- tuale 1,7 ai 2,3 del 2014. Questo fenomeno sembravisto, inoltre, che gli impieghi verdi nelle PMI saranno interessare soprattutto l’Italia, dove le PMI con alme- no un green job dovrebbero costituire nel 2014 ben il 51% del totale, una quota leggermente inferiore a25 La definizione di green job utilizzata nell’Eurobarometro è quel-la solitamente adottata dalla Commissione Europea e riportata in quella attuale (55%) ma ben al di sopra di quella me-nota all’inizio del presente lavoro. dia europea (39%).1.2.2 Alcune buone pratiche europee nel sostegno all’occupazione verdeNell’esame delle iniziative e delle misure promos- Tra le iniziative dei Paesi più ‘virtuosi’, si segnala lose in Europa a sostegno dei posti di lavoro ‘verdi’ e sviluppo di alcuni sistemi di monitoraggio e previ-delle competenze ecologiche, appare utile valutare sione dei fabbisogni professionali green: in Francia èle differenze esistenti all’interno dell’Ue. Nello spe- stato, ad esempio, avviato un piano di interventi checifico, mentre alcuni Paesi come il Regno Unito, la prevede, tra l’altro, la creazione di un nuovo osserva-Danimarca, la Germania e la Francia hanno saputo torio sulle professioni ambientali emergenti, mentresviluppare contesti istituzionali tali da facilitare la cre- il Regno Unito ha iniziato a istituire (su scala regiona-azione di nuove competenze in chiave green, anche le e con la partecipazione delle agenzie di sviluppoattraverso interventi mirati sul versante dell’istruzio- regionale) un nuovo sistema per identificare le com-ne e della formazione, altri Stati Membri (in partico- petenze necessarie in ambito green come base infor-lare i Paesi di nuova adesione, dove la questione eco- mativa per il sistema dell’istruzione e della formazio-logica non sembra ancora in cima all’agenda politica) ne. A tal fine, il Regno Unito ha inoltre istituito unasembrano aver avuto finora più difficoltà ad attuare Commissione per l’Occupazione e le Competenze, alprogrammi di qualificazione ambientale26. fine di effettuare, come si vedrà meglio in seguito, un controllo annuale delle competenze ecologiche26 Cedefop, Skills for Green Jobs. European Synthesis Report, richieste dai datori di lavoro in alcuni settori consi-Luxemburg, 2010. derati strategici. In Germania, l’attenzione agli aspetti30 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 25. ambientali ha fortemente influenzato il sistema tede- ma anche tra le imprese ed i soggetti coinvolti nellosco d’istruzione e di formazione ormai già da molti sviluppo delle competenze ecologiche. Ne deriva laanni: il tema della tutela dell’ambiente è stato inclu- necessità di favorire una più stretta cooperazione traso sia nella formazione professionale, sia nell’istru- l’offerta formativa, i governi e le comunità imprendi-zione universitaria, con nuovi corsi di formazione e toriali per garantire un’istruzione in grado di fornire aipercorsi universitari incentrati sulle specializzazioni lavoratori le competenze necessarie per essere com-ambientali. petitivi in un mercato del lavoro sempre più ecolo-Nonostante l’eterogeneità dei programmi nazionali gico: una linea che la Commissione Europea intendefin qui sviluppati non costituisca in sé un problema, la peraltro seguire nell’ambito della sua ‘Strategia permancanza di standardizzazione tra i 27 Paesi Membri l’Occupazione’29. Nel prosieguo della trattazione, si ri-dell’UE ha fatto sì che spesso i titoli professionali ri- portano alcuni degli esempi più interessanti di buonelasciati da un paese europeo non siano riconosciuti pratiche in Germania, Francia e Regno Unito.30da altri. La mancanza di trasferibilità di tali qualifiche Fin dall’inizio, le norme in materia di tutela dell’am-all’interno dell’UE rimane, infatti, il principale ostaco- biente in Germania non sono state limitate all’o-lo al funzionamento di un vero e proprio mercato del biettivo di migliorare le condizioni di vita, ma hannolavoro unico in Europa27. Come evidenziato da una re- rappresentato un meccanismo utile allo sviluppo dicente analisi comparativa a livello europeo28, l’accre- nuove opportunità di mercato per i fornitori nazio-ditamento e il mutuo riconoscimento possono contri- nali di servizi e tecnologie ambientali. L’attuazione dibuire ad aumentare la mobilità di lavoratori ecologici norme in campo ambientale è stata quindi utilizzataqualificati in tutta l’Ue. Soprattutto a livello settoriale, come leva per creare nuovi posti di lavoro e sostene-questo potrebbe consentire alla manodopera qualifi- re la crescita economica, portando così la tecnologiacata di ricollocarsi laddove esiste una domanda di de- ambientale e i servizi ecologici a diventare uno deiterminate competenze non pienamente soddisfatta principali settori economici con oltre 2 milioni di la-dall’offerta locale. Nel settore delle costruzioni eco- voratori. Anche gli investimenti per la ristrutturazionelogiche, ad esempio, è stato riconosciuto il bisogno industriale sono considerati come un meccanismo didi un miglioramento della portabilità delle qualifiche sostegno per la crescita dell’occupazione e ci si aspet-come fattore chiave per sostenere la costruzione di ta che portino alla creazione di 500.000 nuovi posti dialloggi sostenibili. lavoro entro il 2020 e 800.000 entro il 2030.Esiste, tuttavia, la possibilità di promuovere lo scam-bio di buone pratiche, non solo tra gli Stati Membri, 29 Commissione Europea, Verso una ripresa fonte di occupazione. COM(2012) 173 final, Bruxelles, 2012.27 Ecorys, Assessing the Implementation and Impact of Green 30 I casi sono stati tratti da uno studio piu ampio condoto dalElements of Member States’ National Recovery Plans. Final CEDEFOP per conto della Commissione Europea. Cfr. Cedefop,Report, Rotterdam, 2011. Skills for Green Jobs. European Synthesis Report, Luxemburg,28 Ibid. 2010. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 31
  • 26. Già nel 2006, il Ministero Federale dell’Ambiente ave- In Germania, dunque, le politiche occupazionali inva peraltro avviato un’iniziativa educativa intitolata campo green si sono di recente concentrate per lo‘L’Ambiente crea prospettive’, in collaborazione con più a rendere la forza lavoro esistente più ecologicaimprese di tecnologie ambientali e settori dell’energia (garantendone, così, una maggiore occupabilità e te-rinnovabile, con l’obiettivo di identificare i mestieri, le nuta rispetto ai mutamenti dello scenario economicoabilità e le competenze richieste dal settore ambien- e tecnologico) piuttosto che a creare di nuovi posti ditale. La riconversione in chiave ecologica dell’econo- lavoro tout court.mia tedesca si è, dunque, fortemente basata sul ruolo L’elevato assorbimento energetico nel settore deidei sistemi di istruzione e formazione, con la creazio- trasporti e in quello dell’edilizia ha reso una prioritàne di nuovi programmi di studio e percorsi formativi ambientale per la Francia la riduzione del consumoprofessionalizzanti. Accanto a questi, si sono andate di energia nucleare, tramite una maggiore efficien-sempre più a sviluppare iniziative mirate di formazio- za dell’uso energetico e la generazione di energiene interna aziendale e integrazione di moduli forma- rinnovabili.tivi green complementari ai programmi di formazione Di conseguenza, è stata lanciata nel 2009 una vera eformale. Le esigenze in termini di specifiche compe- propria strategia di sviluppo delle competenze green,tenze nel settore ambientale sono state quindi princi- con l’obiettivo (similmente alla Germania) di adegua-palmente soddisfatte grazie alla creazione di percorsi re i programmi di formazione già esistenti e creareformativi fino al livello universitario, fornendo in tal nuove qualifiche laddove necessario. Se, come pre-modo la possibilità di costruire gradualmente le com- visto, questo meccanismo garantirà la creazione dipetenze individuali in ambito green e favorendo così 600.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020 (un terzouna maggiore flessibilità e adattabilità dei lavoratori dei quali emergeranno dal settore delle rinnovabili),rispetto alle occupazioni emergenti. si riuscirà in tal modo a bilanciare la perdita di postiUn buon esempio di come professioni esistenti siano di lavoro contemporaneamente prevista anche all’in-state aiutate a integrarsi in una prospettiva ecologica terno dello stesso settore economico. Ad esempio, lasono i tecnici addetti all’istallazione di pannelli solari. flessione occupazionale del settore automobilisticoLa grande richiesta di tali tecnici ha portato, infatti, ‘tradizionale’ – caratterizzato negli ultimi tre anni daalla creazione di programmi di formazione finalizzati consistenti licenziamenti e dal mancato rinnovo dia soddisfare questa specifica richiesta del mercato, quasi tutti i contratti di lavoro temporanei – potrebbeindividuando come target degli interventi di riquali- essere compensata dalla creazione di nuovi posti dificazione professionale i tecnici e i meccanici di im- lavoro (tra i 15.000 e 30.000 posti entro il 2030) legatipianti elettronici, sanitari, di riscaldamento e condi- alla produzione di veicoli elettrici e ibridi.zionamento, i quali (attraverso attività di formazione A prescindere dal volume netto di creazione di nuo-continua) hanno sviluppato le capacità necessarie per vi posti di lavoro, la crescita degli impieghi verdi inadeguarsi a questa nuova richiesta di lavoro ‘verde’. Francia sarà caratterizzata, come in Germania, da32 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 27. un’evoluzione verde delle professioni già esisten- da. Queste attività di ricerca e di monitoraggio sonoti. Tuttavia, dal punto di vista dell’educazione, il realizzate spesso a livello nazionale, seguendo tutta-Ministero della Pubblica Istruzione francese ha adot- via un’ottica di analisi settoriale o regionale, combi-tato un approccio prudente verso l’introduzione di nando le proiezioni macroeconomiche e le indagininuove competenze verdi all’interno delle riforme sco- quantitative con le informazioni qualitative e renden-lastiche. Questo atteggiamento sembra però aver già do questo sistema uno dei più completi strumenti acausato una carenza delle figure professionali neces- sostegno dell’occupazione ecologica in Europa.sarie nel settore delle energie rinnovabili, con compe- Rispondere alle sfide del cambiamento climatico restatenze specifiche di cui si avverte la mancanza nel caso la priorità ambientale per il Regno Unito. All’internodei lavori relativi all’efficienza energetica, all’energia delle politiche energetiche ed edilizie, il governo bri-eolica e all’installazione di impianti solari fotovoltaici. tannico ha già dato inizio a una serie di strategie mira-Nonostante questa lacuna nell’ambito dell’educa- te a sostenere una transizione agevole e veloce versozione scolastica, l’offerta formativa nel settore delle un’economia verde.energie rinnovabili risulta comunque in crescita, gra- In tema di politica industriale, in particolare, sono sta-zie all’aumento degli indirizzi di istruzione superiore te previste misure specifiche di sostegno allo sviluppospecializzati in energie rinnovabili e all’integrazione delle imprese verdi, soprattutto nei settori dell’eoli-delle energie rinnovabili nei moduli dei più tradizio- co, dell’energia marina, del nucleare, dell’automotivenali programmi di formazione. Infatti, anche se non (vetture elettriche), dell’edilizia (materiali rinnovabi-è prevista una modifica sostanziale delle competen- li) e dell’industria manifatturiera (a basso consumoze di base nei programmi di formazione in Francia, energetico). Un elemento fondamentale del pianolo sviluppo sostenibile sarà uno ‘sfondo’ comune per d’azione britannico è lo sviluppo di corsi e di qualifi-tutte le professioni e le nuove competenze. Questo si che che forniscano le competenze necessarie perchéè dimostrato particolarmente vero nel settore agrico- questi settori possano rendere un contributo impor-lo, dove la scommessa di passare gradualmente a una tante alla crescita economica (verde) del Paese. Neiproduzione biologica sta comportando lo sviluppo di settori emergenti, come l’eolico e l’energia marina,nuove competenze tecniche tra gli agricoltori (come, accordi tra il settore privato e quello pubblico hannoad esempio, le tecniche per ridurre i fertilizzanti e i già dato avvio a una serie di interventi (in primo luogoprodotti chimici) e l’apprendimento dei requisiti ri- sul versante dell’apprendistato) mirati a un incremen-chiesti dagli obiettivi ecologici. to del personale necessario per lo sviluppo di questiVa evidenziato, comunque, che sulle questioni oc- settori.cupazionali la Francia può contare su una vasta rete L’implementazione di iniziative formative miratedi ‘osservatori’ professionali in grado di monitorare anche agli occupati dei settori non-verdi costituirà,e seguire l’evoluzione dei vari attori del mercato del tuttavia, una strategia altrettanto importante perlavoro, sul versante sia dell’offerta che della doman- il Regno Unito. A differenza della Germania e della GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 33
  • 28. Francia, questo Paese ha infatti già subito una perdita metamorfosi in chiave ecologica. Una strategia piùdell’occupazione dovuta (parzialmente) alle regola- efficace e duratura dovrà, infatti, prevedere il conso-mentazioni ambientali (quali, ad esempio, l’Emissions lidamento del legame tra lo sviluppo delle competen-Trading Scheme dell’UE). Negli anni a venire sono ze verdi e l’educazione scolastica/universitaria. A talpreviste ulteriori perdite di posti di lavoro, che inte- riguardo, va evidenziata la creazione ad aprile 2010resseranno soprattutto i minatori, gli operai nautici, dell’Agenzia per il Finanziamento delle Competenzecome anche gli operai del settore automobilistico. Il (The Skills Funding Agency), al fine di raccogliere lere-indirizzamento dei settori tradizionali verso l’eco- informazioni sulle competenze verdi richieste dainomia verde rappresenta dunque un obiettivo strate- vari settori dell’economia attraverso uno scambio digico, al fine di minimizzare l’impatto socio-economico informazioni tra le varie agenzie per lo sviluppo eco-di tale flessione occupazionale. nomico operanti a livello regionale. In questo modo,A tale riguardo, alcune imprese inglesi hanno già ini- il governo britannico spera di poter rispondere più ef-ziato a organizzarsi, sia indipendentemente che con il ficacemente alla richiesta di nuove competenze verdisostegno pubblico, come ad esempio la società navale da parte del sistema delle imprese.Harland and Wolff e la società automobilistica Nissan.Harland and Wolff ha intrapreso una strategia di di-versificazione dei propri prodotti, includendo nuovicomponenti per il settore eolico nel proprio portafo-glio di vendita. Tramite corsi di formazione organiz-zati all’interno dell’impresa stessa, i dipendenti dellaHarland and Wolff hanno potuto specializzarsi nellalavorazione di nuovi prodotti verdi, salvaguardandoquindi i propri posti di lavoro. Allo stesso modo, laNissan ha iniziato a diversificare la propria offerta in-troducendo la produzione di autovetture elettriche.In cooperazione con l’agenzia di sviluppo regionale in-glese One North East, la Nissan ha inoltre intrapresouna serie di corsi formativi finalizzati all’acquisizionedi nuove competenze da parte dei propri dipendenti.Così facendo, la migrazione verso un’economia verderappresenterà più un’opportunità che una minacciasia per la Nissan che per i suoi dipendenti.Tuttavia, queste iniziative non saranno in sé sufficien-ti a sostenere l’industria britannica durante la sua34 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 29. 1.3. Globalizzazione delle materie prime seconde Le economie avanzate dipendono dalle economie emergenti.Veniamo qui al tema della struttura del mercato glo- me. Vi è uno squilibrio, che non potrà essere di brevebale delle materie seconde, delle opportunità e dei periodo, tra territori nei quali si forma la domanda dirischi di questa globalizzazione e del ruolo specifico rottami e maceri e territori nei quali si forma la loroche vi ha l’Italia. offerta (cioè dove si producono e recuperano i rifiuti).Le materie seconde hanno ormai un mercato globale, Fintantoché resterà questo squilibrio, in presenza disia pure con differenze tra un prodotto e l’altro: in al- disponibilità limitate di materie prime, resterà anchecuni casi di tratta di un mercato continentale, in altri la necessità di forti interscambi commerciali. Nellacasi di un mercato mondiale. recessione questi fenomeni sono apparsi persino piùMaterie plastiche, carta, rottami ferrosi, alluminio e evidenti. La geografia delle esportazioni e delle im-rame sono materie seconde caratterizzate da un mer- portazioni di materie seconde segnala un ruolo domi-cato mondiale. Legno, vetro, piombo sono materie nante della Cina come importatore in mercati comeseconde con un mercato più di carattere continenta- quello delle materie plastiche, della carta, dell’allumi-le. Gli inerti hanno mercati nazionali e sub-nazionali. nio, del rame. Nei metalli ferrosi il principale impor-L’export mondiale delle nove principali materie se- tatore è invece la Turchia. Altre economie emergenti,conde vale, a dati 2010, più di 90 miliardi di dollari. E come l’India e l’Indonesia, si affacciano sul mercatole quantità complessivamente esportate sono pari a delle materie seconde, sia pure con volumi ancora di200 milioni di tonnellate. un ordine di grandezza inferiori a quelle della Cina.Il commercio mondiale di materie seconde è persi- Stati Uniti ed economie avanzate europee dominanono cresciuto a tassi superiori a quelli dell’insieme dei invece la geografia degli esportatori. Per molte eco-beni e dei servizi. Il valore delle esportazioni delle nomie avanzate l’esistenza di un forte mercato inter-quattro principali materie seconde è aumentato, tra nazionale delle materie seconde è la condizione peril 2000 e il 2010, del 422%, a fronte di un incremento il mantenimento di elevati livelli di raccolta e recupe-del valore totale del commercio mondiale del 136%31. ro dei rifiuti. I livelli di raccolta di carta e plastica inQuesta domanda è infatti il prodotto di una nuova ge- Francia e Gran Bretagna, ad esempio, non sarebberoografia della produzione industriale e di una contra- sostenibili senza il ricorso ai mercati esteri. La capaci-zione della disponibilità a bassi costi delle materie pri- tà di riciclo interno dell’industria cartaria britannica è pari a meno del 50% della quantità raccolta, quello31 In un precedente studio, anteriore al manifestarsi dei primi se- della Francia è pari a meno del 75%.gni di recessione, abbiamo sottolineato che la domanda interna- La Germania, che ha investito pesantemente nellazionale di materie seconde sarebbe stata un dato strutturale della creazione di una industria interna del riciclo, ha com-nuova economia globalizzata. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 35
  • 30. piuto il miracolo di trasformarsi da paese esportatore allontanamento dalle aree urbane. Ma la trasforma-a paese importatore di maceri di carta nonostante gli zione è in corso.altissimi livelli di raccolta interna, ma esporta 1,5 mi- Il dodicesimo piano quinquennale cinese (2011-lioni di tonnellate di rifiuti di plastica e 9 milioni di 2015) stabilisce l’obiettivo del recupero del 70% delletonnellate di rottami ferrosi. risorse rinnovabili da rifiuti e i ministri di 16 stati del-Se è vero che è prevedibile una domanda strutturale la Cina hanno stabilito un obiettivo del 30% di riciclodi materie seconde forte e crescente per l’economia nelle aree urbane, con alcune municipalità che hannomanifatturiera, è anche vero che questa domanda adottato un più stringente obiettivo del 50%. La realiz-sarà sempre più soddisfatta domesticamente dai pa- zazione di un sistema efficiente di gestione dei rifiuti,esi produttori. Per due semplici ragioni. La prima è costruito attorno al principio dell’economia circolare,che in Cina, India o Brasile, come ha mostrato O’Neill è una delle priorità ambientali della Cina e dovrebbe(O’Neill 2011), l’inventore dell’acronimo BRIC, dalla portare il paese a dotarsi di 100.000 imprese di ge-crisi creditizia del 2008 la crescita di queste economie stione dei rifiuti e all’impiego di 18 milioni di personenon è più trainata solo dalla domanda dei consuma- (China Daily 2011). Le statistiche ufficiali riportano,tori americani ed europei ma dalla domanda interna per il 2009, il recupero per il riciclo di 140 milioni die dal loro interscambio. Ne consegue che una quota tonnellate di rifiuti, urbani e industriali (comprenden-crescente della produzione resterà all’interno e si tra- do la frazione organica e i residui agroindustriali), consformerà in un rifiuto interno, disponibile al recupero un incremento superiore al 50% rispetto al 2006. Lae riciclo (in tempi rapidi quando si tratta di consumi raccolta differenziata dei solidi urbani (per il 60-70%cartacei o plastici, in tempi più lunghi quando si tratta frazione organica) è una realtà nelle principali città e,di consumo di acciaio o di alluminio o legno). nel 2009, ha intercettato il 40% dei rifiuti a Pechino,La seconda è che i sistemi di gestione dei rifiuti dei il 30% a Guangzhou, il 18% a Shangai (Jun Tai et alpaesi emergenti si stanno cominciando a strutturare. 2011).La produzione dei rifiuti domestici delle aree urbane Nel breve e nel medio periodo non sembra prevedibi-della Cina è stimata, nel 2010, pari a 160 milioni di le un incremento della raccolta interna tale da copriretonnellate e la produzione di rifiuti industriali a 2.400 la domanda di materie seconde, sia dall’economia ci-milioni di tonnellate (ResearchInChina 2011). La ge- nese che dalle altre economie emergenti – come l’In-stione dei rifiuti resta, in tutti questi paesi, ancora dia, l’Indonesia, il Vietnam - che stanno rafforzandomolto critica. Una parte importante della popolazio- la loro potenzialità manifatturiera. Ma vi sono invecene ancora vive in condizioni di estrema povertà e in già chiari ed espliciti segni che l’incremento dell’of-molti territori, comprese alcune grandi metropoli, il ferta domestica di questi paesi sostituisce e sempreproblema della gestione dei rifiuti è essenzialmente più sostituirà l’offerta estera di più bassa qualità. Nelun problema igienico, di segregazione dei flussi di ri- periodo 2007 – 2010 l’incremento della raccolta in-fiuto solido e liquido dai luoghi di vita e residenza, di terna per alcuni materiali, come la carta, è cresciuta36 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 31. più rapidamente delle importazioni ed ha sostituitoparte delle stesse importazioni (Wrap 2011). “Se vo-lete continuare ad esportare in Cina – ha detto RanjitBaxi il presidente della divisione carta del BIR – do-vete lavorare su tre fattori: qualità, qualità, qualità”.Per la plastica e per la carta, che sono le materie se-conde oggi più dipendenti dalla domanda dei paesiemergenti, si apre un periodo di nuova competitivi-tà per l’accesso ai mercati esteri basato non solo suiprezzi, ma anche sulla qualità. E questo significa chela raccolta interna dei paesi europei dovrà essere piùselettiva e più sottoposta a processi di valorizzazione. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 37
  • 32. I numeri di GreenItaly Investimenti, eco trend, greenjobs 2
  • 33. 2.1 I programmi di investimento delle imprese italiane in tecno- logie, processi e prodotti green nell’attuale ciclo economicoL ’aggiornamento dell’annuale monitoraggio sui comportamenti delle imprese in campo ambienta-le previsto dal Rapporto GreenItaly ci offre un qua- e tecnologie green in grado di assicurare un maggior risparmio energetico o un minor impatto ambienta- le1, ne sono l’esempio. Come dire che quasi una sudro in cui le nostre imprese mostrano una apprez- quattro (23,6%) di tutte le imprese extra-agricolezabile propensione all’eco-investimento, nonostante con almeno un dipendente (1milione e 514mila inuno scenario non particolarmente favorevole sia dal totale) ha puntato negli ultimi anni sul green. A pre-punto di vista delle tendenze del mercato che delle scindere dall’ammontare delle somme investite (nongrandezze macroeconomiche in gioco. Pur tuttavia, rilevate nell’indagine alla base di tali informazioni),il delicato momento potrebbe indurre anche un’ul- siamo comunque di fronte a un’importante fasciateriore accelerazione a favore di una nuova strategia del nostro sistema imprenditoriale, considerando siadella crescita che individui proprio nella green eco- il ruolo svolto dalla micro e piccola impresa, certa-nomy una delle leve per far ripartire l’Italia, accom- mente meno ‘attrezzata’ per investire, non potendo,pagnando le imprese verso nuovi modi più efficienti peraltro, contare su determinanti economie di scaladi consumare, più innovativi di produrre, più originali a differenza della medio-grande impresa, sia il ciclodi curare la qualità del bene o del servizio prodotto. particolarmente negativo degli investimenti, con-Sebbene il nostro sistema imprenditoriale stia attra- traddistinto (in base ai dati di contabilità nazionale)versando una difficile e lunga fase evolutiva – fatta da una contrazione del valore nominale degli inve-di una domanda interna persistentemente stagnante, stimenti fissi, tra il 2008 e il 2011, di oltre sei puntidi una domanda estera che impone sempre più la ri- percentuali.cerca di nuovi mercati inesplorati e una frenetica, ma Il segno di come la green economy possa tuttora es-imprescindibile, rincorsa all’innovazione – le nostre sere considerata come uno dei più potenti fattori diaziende non sembrano voler arrendersi alle difficol- competitività trova piena conferma nella maggioretà e alle nuove sfide che le attendono, rispondendo presenza sui mercati esteri delle imprese che punta-con scelte strategiche che guardano al futuro e con- no sulla sostenibilità ambientale rispetto alle altre.tinuando a investire sulla green economy per essereall’avanguardia e competitivi oggi quanto domani. 1 Nello specifico, si tratta dell’indagine condotta su un campione di 100mila imprese private dell’industria e dei servizi con almenoLe quasi 360mila imprese industriali e terziarie con un dipendente intervistate nell’ambito del Sistema Informativodipendenti che negli ultimi tre anni hanno realizzato, Excelsior, progetto realizzato da Unioncamere e dal Ministero delo realizzeranno quest’anno, investimenti in prodotti Lavoro. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 41
  • 34. Infatti, tra le imprese che investono nel green (con ri- Ma la competitività richiede anche una buona dose diferimento a quelle che lo hanno fatto nel triennio capacità innovativa: non a caso, il 37,9% delle impre-2009-2011 e/o prevedono di farlo quest’anno) ben il se che realizzano eco-investimenti hanno introdotto37,4% ha esportato nel 2011 , contro il 22,2% di quel- nel 2011 innovazioni di prodotto o di servizio, quandole che non investono. Una propensione all’export che nel caso delle altre imprese tale impegno strategicoappare addirittura in crescita rispetto alla rilevazione ha interessato una quota pari appena al 18,3%.dello scorso anno (riferita al periodo 2008-2011), Del resto, il fatto di come la green economy sia unaquando le esportatrici sfioravano il 35%. delle migliori risposte alla crisi trova piena testimo- Imprese che hanno investito o investiranno tra il 2009 e il 2012 in prodotti e tecnologie green* sul FIG. totale delle imprese, per settore di attività 1 (valori assoluti e incidenze percentuali sul totale delle imprese) Fonte: Centro Studi Unioncamere 400.000 45 357.780 350.000 39,9 40 300.000 35 250.000 27,3 213.570 30 26,7 200.000 27,4 23,6 25 144.220 21,7 150.000 20 100.000 77.320 62.810 50.000 15 3.390 - 10 INDUSTRIA Industria Public utilities Costruzioni SERVIZI TOTALE manifatturiera Valori assoluti (scala sx) Incidenza % (scala dx) * Imprese con almeno un dipendente dell’industria e dei servizi che hanno investito tra il 2009 e il 2011 o hanno programmato di investire nel 2012 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale42 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 35. FIG. Incidenza percentuale delle imprese esportatrici e innovatrici di prodotto/servizio tra le imprese che investono in tecnologie green* a confronto con quelle che non investono 2 Fonte: Centro Studi Unioncamere * Imprese con almeno un dipendente dell’industria e dei servizi che hanno investito tra il 2009 e il 2011 o hanno programmato di investire nel 2012 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale.nianza nel momento in cui si scopre come proprio il imprese che hanno investito nell’eco-efficienza nelmanifatturiero - settore maggiormente colpito dalla triennio 2009-2011, o hanno messo in programma direcessione economica, scontando una maggiore farlo quest’anno.esposizione ai ‘venti’ della congiuntura internaziona- Un impegno i cui risultati possono in parte, verosi-le - abbia mostrato una più elevata quota di imprese milmente, essere visibili anche in quel processo diche negli ultimi anni (compreso anche l’anno in corso) eco-tendenza che sarà evidenziato in uno dei capitolihanno investito in tecnologie green, avvicinandosi ai del proseguo del Rapporto, secondo cui quasi tutte le30 punti percentuali (27,4%); grazie alle oltre 77mila attività manifatturiere hanno ridotto negli ultimi anni GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 43
  • 36. sia consumi energetici, sia le emissioni atmosferiche quota di imprese investitrici molto prossima a quellaper unità di prodotto, e contemporaneamente au- del comparto chimico-farmaceutico.mentato la quota di rifiuti riciclati. Importanti sfide attendono anche l’industria dellaContando su una struttura aziendale più robusta in meccanica e mezzi di trasporto, uno dei principali set-termini dimensionali, ma anche in termini economi- tori dove la tecnologia si pone sempre più al servizioci grazie alla forza della domanda estera (che appare dell’ambiente. Non a caso, sono quasi 8mila le impre-quasi a-ciclica), il comparto chimico-farmaceutico2 se di questo settore che hanno investito negli ultimispicca con quasi la metà delle imprese (41%, pari a tre anni - o investiranno quest’anno - nell’eco-efficien-circa 2mila 500) che negli ultimi tre anni hanno in- za, pari a quasi un terzo del totale (30,1%), alle qualivestito, o lo faranno nel 2012, in tecnologie green. si potrebbero affiancare anche le quasi 6mila impreseD’altra parte, la riconversione verso la sostenibilità investitrici (28,8%) che operano nel campo elettro-ambientale non può che partire innanzitutto dai set- tecnico e della strumentazione di precisione; le quali,tori a più elevato impatto, perché è proprio in questi peraltro, rispetto alla meccanica e mezzi di trasporto,che esistono i margini più ampi di intervento, peraltro hanno potuto contare anche sull’aumento delle risor-dall’elevato effetto moltiplicativo sull’orientamento se provenienti dalle vendite estere3. Un comporta-complessivo dell’economia verso questa nuova fron- mento, quindi, che sembra diffondersi quindi lungotiera. Basti pensare solo allo sviluppo di tutti quei l’intera filiera della meccatronica, a testimonianza dimateriali eco-sostenibili ai quali contribuisce diretta- come la presenza di filiere riesca a diffondere e ampli-mente anche l’industria chimica e che costituiscono ficare i ‘virtuosi’ comportamenti aziendali.gli input primari per la produzione di tante altre atti- Ma la green economy tocca anche altri importantività manifatturiere (concia, ecc.). segmenti del Made in Italy, anche solo consideran-Tra gli altri settori ad elevato impatto che investono do come siano circa 16mila le imprese dell’alimenta-in misura rilevante in tecnologie green rientra anche re e del legno-mobilio che hanno investito in campol’industria della gomma e plastica, dove poco più di ambientale negli ultimi anni (rispettivamente 8.500un terzo delle imprese (36,2%, pari a 3.200 unità) e 7.500 circa), rappresentando circa un quarto deihanno investito nel green; come, del resto, anche nel rispettivi totali di settore. A differenza, invece, dellacartario, in cui le imprese investitrici hanno toccato i filiera del tessile, abbigliamento e calzature, dove le30 punti percentuali. Senza contare le public utilities 10mila 500 imprese circa investitrici costituiscono(energia, gas, acqua e ambiente) che, pur collocan- una quota ben più limitata rispetto alla media ma-dosi fuori dal terreno manifatturiero, registrano una nifatturiera (23,1 contro 27,4%): polverizzazione im- prenditoriale e perdita di quote di mercato possono2 Basti considerare che tra il 2008 e il 2011 le esportazioni del set-tore chimico-farmaceutico sono cresciute in termini nominali del 3 Nel periodo 2008-2011 il corrispondente export è aumentato di17,8% contro una media del manifatturiero al di sotto del 3%. oltre il 10%.44 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 37. avere inciso verosimilmente sulla fiducia attuale e ambito sia veramente un terreno fertile per la greenprospettica di queste imprese, a tal punto da restare economy in tutte le fasi del processo produttivo. Acaute di fronte a spese in conto capitale. confronto con la media generale dell’industria, se traNel campo delle costruzioni, le quasi 63mila imprese le piccole imprese edili fino a 49 dipendenti non sonoche hanno investito negli ultimi tre anni, o sono in riscontrabili ritardi, è soprattutto tra le medie impre-procinto di farlo quest’anno, costituiscono circa un se in cui la propensione a investire in tecnologie gre-quarto del totale (26,7%) del settore; un quota non en non appare particolarmente elevata (38,9 controeccessivamente elevata se si considera come questo 53,3%). Certo è che la forte crisi che si è abbattuta sul Incidenza percentuale delle imprese manifatturiere che hanno investito o investiranno tra il 2009 e FIG. il 2012 in prodotti e tecnologie green* sul totale delle imprese, per comparto di attività 3 (valori assoluti e incidenze percentuali sul totale delle imprese) Fonte: Centro Studi Unioncamere INDUSTRIA MANIFATTURIERA 27,4 Alimentare 26,9 Tessile, abbigl., pelli e calz. 23,1 Legno e mobilio 26,6 Cartario e stampa 30,2 Chimica-farmac. e petrol. 41,0 Gomma e plastica 36,2 Minerali non metalliferi 30,2 Metallurgia 27,5 Meccanica e mezzi di trasporto 30,1 Elettronica e strum. precisione 28,8 Impianto tecn., riparaz. manut. e… 22,8 Altre manifatturiere 23,2 0 10 20 30 40 50 * Imprese manifatturiere con almeno un dipendente che hanno investito tra il 2009 e il 2011 o hanno programmato di investire nel 2012 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 45
  • 38. settore delle costruzioni, unico macro settore che ha Tra le attività terziarie, mediamente sono circa duesubito - secondo i dati Istat di contabilità nazionale - su dieci le imprese che hanno investito nel trienniouna flessione nominale del valore aggiunto tra il 2009 2009-2011 - o investiranno nel 2012 - in tecnologiee il 2011 (-2,6%), potrebbe avere verosimilmente raf- green, corrispondenti a circa 213mila imprese. Infreddato i processi di accumulazione di capitale, date questo senso, i comparti dove si accentua, seppuranche le prospettive non del tutto positive. non eccessivamente, tale fenomeno sono riconduci- FIG. Incidenza percentuale delle imprese dei servizi che hanno investito o investiranno tra il 2009 e il 4 2012 in prodotti e tecnologie green* sul totale delle imprese, per comparto di attività (valori assoluti e incidenze percentuali sul totale delle imprese) Fonte: Centro Studi Unioncamere SERVIZI 21,7 Commercio e ripar. di autov. e motocicli 21,9 Commercio allingrosso 23,1 Commercio al dettaglio 23,1 Servizi di alloggio e ristorazione e turistici 24,0 Servizi di trasporto, logistica e magazz. 25,1 Servizi dei media e della comunicazione 19,0 Servizi informatici e delle telecomun. 19,9 Servizi avanzati di supporto alle imprese 19,4 Servizi finanziari e assicurativi 18,8 Servizi operativi alle imprese e alle pers. 21,4 Istruzione e servizi formativi privati 22,0 Servizi sanitari e socio-assist. privati 23,5 Servizi culturali, sport. e alle persone 20,7 Studi professionali 15,4 0 5 10 15 20 25 30 35 * Imprese dei servizi con almeno un dipendente che hanno investito tra il 2009 e il 2011 o hanno programmato di investire nel 2012 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale.46 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 39. bili al turismo (24%), al commercio (sia all’ingrosso sia stringenti in campo creditizio. Tutte criticità che risul-al dettaglio 23,1%) e ai servizi di trasporto, logistica e tano maggiormente diffuse tra le imprese di minorimagazzinaggio (25,1%): tre ambiti per molti versi in- dimensioni, le quali, chiaramente, si trovano peral-terdipendenti, a ulteriore conferma di come la green tro anche nell’impossibilità di sfruttare le economieeconomy, nel momento in cui entra nella filiera, rie- di scala tipiche della medio-grande impresa, tale dasce ad essere altamente pervasiva abbracciando tutti rendere l’investimento spesso una scelta difficilmentegli anelli della catena. sostenibile. Non a caso, la propensione all’investimen-Ma esiste anche un altro ambito del terziario in cui to in tecnologie green da parte della micro impresarisultano apprezzabili gli sforzi compiuti dalle imprese (fino a 9 dipendenti) si rivela più contenuta (il 21,4% dinegli ultimi anni: quello della sanità (con riferimento esse ha investito nel 2009-2011 o lo farà quest’anno)al settore privato), grazie a una quota di imprese che se confrontata con la medio-grande impresa, dove trahanno investito nel green negli ultimi tre anni (o lo fa- il 40 e il 60% delle imprese investe nell’eco-efficienza.ranno quest’anno) che si avvicina a un quarto del tota- Anche se merita sottolineare come la piccola impresa,le (23,5%), in linea con la media generale e superiore a tra i 10 e i 49 dipendenti, riesca comunque a esibirequella dei servizi di quasi due punti percentuali. un’apprezzabile propensione all’investimento green,Ritardi maggiori sono riscontrabili invece tra i servizi dal momento che quasi un terzo di esse (circa 30%,high-tech, che vanno dai media, comunicazione e te- pari a 57mila imprese) si è impegnata a favore dellalecomunicazioni a quelli informatici e avanzati alle im- sostenibilità ambientale. Evidenze di uno sforzo pro-prese, passando per quelli finanziari, dove meno del fuso dalle imprese più piccole nel puntare sulla green20% delle imprese sono investitrici nel green. Sebbene economy, anche a scapito di impegni talvolta onerosisi tratti di settori che fino a oggi non sono rientrati in per l’impresa, ma guidati sempre dalla lungimiranza dimaniera decisa nell’agenda della green economy, è non voler perdere un’importante occasione per accre-tuttavia vero che sembrano oramai avviati a entrar- scere la propria competitività negli anni a venire.ci, anche solo pensando al rapporto cinematografia- Un grande contributo a favore della piccola impren-ambiente, piuttosto che al tema dei rifiuti elettronici, ditoria è rappresentato dallo strumento dei Contrattitanto più in un mondo in cui l’elettronica è sempre più di rete, grazie ai quali le piccole imprese e non solo,presente nella nostra vita. possono sfruttare gli ampi benefici provenienti dallaComunque, nonostante luci e ombre trasversali ai vari condivisione con altre imprese di know-how, di capa-settori di attività economica, è pur sempre vero che cità economica e patrimoniale4, di relazioni con clienti,esiste un’ampia fetta di imprese che non ha investitonegli ultimi anni nella green economy, verosimilmente 4 Tra le recenti misure governative, rientra anche il riconoscimento al Contratto di rete fra imprese la possibilità di acquisire soggetti-per difficoltà di natura congiunturale quanto struttu- vità giuridica nel caso in cui venga istituito un fondo patrimonialerale: vuoi per il calo delle vendite, vuoi per difficoltà unico, al fine di conferire a questo istituto maggiore operatività,di accesso ai mercati esteri, vuoi per condizioni più flessibilità e bancabilità. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 47
  • 40. fornitori e istituti di ricerca. E, soprattutto, in un’ot- comparto, uno dei volti del nostro Made in Italy.tica di filiera, possono agganciarsi più facilmente alla Come, del resto, restando sempre nell’ambito delmedio-grande impresa, traendone tutti i vantaggi in Made in Italy, non si può non sottolineare gli sforzitermini di investimenti e crescita competitiva dell’a- delle piccole imprese (10-49 dipendenti) del settorezienda, con tutti i positivi riflessi positivi sul piano alimentare o del legno-arredo nell’investire in campooccupazionale del Paese. Un’opportunità, come ve- ambientale, visto che ben oltre il 30 per cento (rispet-dremo nel proseguo del Rapporto, che già sta inte- tivamente 36,2 e 38,4%) di esse investe nella crescitaressando quasi 300 imprese solo con riferimento a sostenibile, distanziando la media del manifatturieroquelle che hanno aderito ad uno degli 87 Contratti di (32,4% per la classe 10-49 dipendenti) di diversi puntirete finalizzati allo sviluppo sostenibile. percentuali. Tra i servizi, il turismo riesce a spiccareEsistono comunque diversi casi in cui l’imprenditoriameno strutturata dimostra, nonostante le difficoltà, anche con riferimento alla piccola impresa, grazie adi riuscire a impegnarsi concretamente nell’orientare poco più di un terzo (34,4%, pari a quasi 5mila impre-la propria attività verso una modus operandi sosteni- se) del proprio bacino imprenditoriale tra i 10 e i 49bile dal punto di vista ambientale. È il caso, ad esem- dipendenti che sta puntando negli ultimi anni sull’e-pio, della micro impresa che opera nel cartario, grazie co-efficienza, assieme al settore dei servizi culturali,alle oltre 2mila imprese con meno di dieci dipendenti sportivi e alla persona, dove la quota invece sfiora unche ha investito nell’ultimi triennio - o ha intenzione terzo (31%). A parte queste specifiche eccellenze perdi farlo quest’anno - in tecnologie green, pari a quasi alcuni settori di attività, rimane sempre l’impresa piùil 26% del corrispondente totale, contro una media strutturata dal punto di vista organizzativo a trainareche per il manifatturiero di questa classe dimensio- la riconversione in chiave green della nostra econo-nale si ferma, come visto, al 22,5%. mia. Tra le attività manifatturiere, ad esempio, fattaCiò che avviene anche nel settore chimico-farma- eccezione per la filiera della moda, delle produzioniceutico (26,2% delle imprese fino a 9 dipendenti ha di beni per la casa e delle attività di istallazione, ma-investito o investirà quest’anno in tecnologie green) nutenzione e riparazione, non meno della metà dellee ancor di più nel settore della gomma e materie pla- medie imprese ha investito nel 2009-2011 o investiràstiche (sono investitrici il 29% delle micro imprese).E anche nel manifatturiero più tradizionale, quello quest’anno in tecnologie dirette ad abbattere i con-legato alla lavorazione dei minerali non metalliferi sumi o l’impatto ambientale delle proprie produzioni,(vetro, ceramica, porcellana, ecc.), ben una micro toccando la punta del 62% nelle imprese della lavora-impresa su quattro è impegnata a ridurre l’impatto zione dei minerali non metalliferi, che rappresentanoambientale delle proprie produzioni, facendo leva un’importante fascia del Made in Italy tradizionale.sul green per arricchire la qualità e l’originalità checontraddistingue da sempre le produzioni di questo48 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 41. Incidenza percentuale delle imprese che hanno investito o investiranno tra il 2009 e il 2012 in TAB. prodotti e tecnologie green* sul totale delle imprese, per settore di attività e classe dimensionale 1 (valori assoluti e incidenze percentuali sul totale delle imprese) Fonte: Centro Studi Unioncamere Classi dimensionali (numero di dipendenti) Media Settori di attività economica 500 e 1-9 10-49 50-249 250-499 generale oltreTOTALE 21,4 29,6 41,9 49,1 59,1 23,6INDUSTRIA 24,2 32,7 53,3 66,5 78,2 27,3 di cui:Industria manifatturiera 22,5 32,4 55,5 69,1 81,1 27,4 Alimentare 22,2 38,4 56,4 90,5 83,6 26,9 Tessile, abbigl., pelli e calzature 19,7 25,9 44,3 62,2 59,6 23,1 Legno e mobilio 22,8 36,2 57,6 84,8 84,8 26,6 Cartario e stampa 25,6 35,9 58,0 78,4 95,6 30,2 Chimica-farmaceutico e petrol. 26,2 36,7 57,9 56,7 95,3 41,0 Gomma e plastica 29,0 38,9 60,7 67,2 84,9 36,2 Minerali non metalliferi 24,9 30,7 62,0 87,1 87,3 30,2 Metallurgia 23,1 33,8 57,3 73,4 96,3 27,5 Meccanica e mezzi di trasporto 22,2 32,5 55,9 66,8 78,1 30,1 Elettronica e strum. precisione 22,9 30,7 59,2 61,0 79,2 28,8 Impianto tecn., riparaz. manut. e istall. 20,9 26,6 49,1 52,0 100,0 22,8 Altre manifatturiere 22,1 22,5 48,6 87,0 0,0 23,2Public utilities (energia, gas, acqua, ambiente) 29,4 43,7 52,3 54,7 67,6 39,9Costruzioni 25,7 32,3 38,9 55,2 75,3 26,7SERVIZI 20,0 26,8 34,0 40,7 53,0 21,7* Imprese con almeno un dipendente dell’industria e dei servizi che hanno investito tra il 2009 e il 2011 o hanno programmatodi investire nel 2012 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 49
  • 42. Se per le medie-imprese il limite minimo è la metà, associata al commercio di autoveicoli e all’ingrosso, aiper quelle grandi tra i 250 e i 499 dipendenti l’asti- servizi di trasporto e logistica e, in parte anche ai ser-cella sale al 60%, al di sotto della quale non scende vizi finanziari; per i quali ultimi è riscontrabile un net-nessun comparto manifatturiero (fatta eccezione per to divario tra la micro e piccola impresa (dove pocoil chimico-farmaceutico e lavori di istallazione, manu- più del 10% delle imprese hanno investito o investi-tenzione e riparazione) e all’80% circa nel caso delle ranno quest’anno in tecnologie green, dimostrandosiimprese ancora più grandi con 500 e oltre dipendenti di molto inferiore alla corrispondente media del ter-(legno e mobilio è l’unica eccezione) ziario del 20% circa) e la grande impresa (250 dipen-Nel terziario, la grande impresa (con 250 e oltre di- denti e oltre) dove invece l’aliquota del 50% circa su-pendenti) che guarda con più forza al green è quella pera la media dei servizi.2.1.1 Geografia degli eco-investimentiQuando si entra nel mondo della green economy, l’Ita- 7 province nelle prime venti posizioni della classifi-lia fornisce una sola immagine: quella di un territorio ca assoluta per numerosità di imprese che investo-in cui il comportamento di impresa sembra converge- no nell’eco-sostenibilità (corrispondenti a Padova,re in maniera coesa verso questa nuova frontiera del- Treviso, Vicenza, Verona e Venezia, con valori chelo sviluppo, vedendo impegnate le imprese del Nord oscillano tra 7mila imprese circa della prima provinciacome quelle del Sud nel ricorrere alle tecnologie più citata e 5.600 dell’ultima), il Lazio può contare, dallaavanzate per garantire sostenibilità ambientale alle sua, la provincia con il maggior numero in assoluto diproprie produzioni. imprese investitrici, corrispondente a quella di Roma,Alle 181mila imprese del Nord si affiancano le qua- in cui sono presenti quasi 24mila imprese investitrici,si altrettante 176mila e più del Centro-Sud, arrivan- pari al 6,6% del totale nazionale.do così alla soglia prossima delle 358mila unità a Appena sotto la soglia delle 30mila imprese si collocalivello nazionale. Una su cinque di queste risiede in l’Emilia Romagna con 29mila imprese che puntanoLombardia (19,2%), grazie alle 69mila imprese della sul green (8,2% del totale nazionale), di cui 6.500 cir-regione che puntano sulla sostenibilità ambientale, ca si trovano a Bologna. Dopo l’Emilia Romagna si tro-delle quali oltre 23mila sono localizzate a Milano, se- va la Campania, con 26mila imprese che investonoconda realtà provinciale quanto a presenza di impre- nel green, tra le quali spiccano le 13mila che operanose investitrici. a Napoli, terza provincia italiana in termini di diffusio-Alla regione Lombardia segue, sempre per nume- ne di imprese che puntano sull’eco-sostenibilità. Arosità assoluta, la regione Veneto e quella del Lazio poca distanza dalla Campania si piazzano Toscanacon, rispettivamente, quasi 34mila e 33mila imprese (24mila), Piemonte (23mila), Sicilia (22mila) e Pugliainvestitrici, contribuendo, ognuna, a circa il 10% del (21mila), che contribuiscono, ognuna, per il 6-7% cir-totale nazionale. Se il Veneto vanta ben 5 delle sue ca all’intera imprenditoria nazionale che investe in50 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 43. tecnologie green. All’interno di queste quattro regio- Ma la convergenza territoriale verso questo nuovoni si distinguono le province di Torino (11mila impre- paradigma dello sviluppo emerge anche dall’analisise investitrici), di Bari (quasi 9mila), di Firenze (quasi della concentrazione in termini relativi delle imprese6mila), di Catania e Palermo (circa 5mila in ciascuna investitrici nelle varie macro-ripartizioni geografiche,di esse). Infine, risultano essere poco più di 10mila le ovvero rapportandole al totale delle imprese presentiimprese investitrici nelle Marche, così come in nell’area di appartenenza (sempre con riferimento aSardegna, con un’incidenza pari, per ciascuna regio- quelle industriali e dei servizi con dipendenti, comene, a quasi il 3% del totale nazionale. Tutte le altre da campo di osservazione dell’indagine Excelsior).regioni contano, invece, meno di 10mila imprese in- Basti pensare che sono solo cinque i decimi di pun-vestitrici, passando dalle circa 9mila della Liguria alle to che separano la percentuale minima di impresequasi mille della Valle d’Aosta. che hanno investito nel 2009-2011, o hanno messo Graduatoria provinciale delle prime venti posizioni secondo la numerosità delle imprese che hanno TAB. investito o investiranno tra il 2009 e il 2012 in prodotti e tecnologie green* 2 (valori assoluti** e incidenze percentuali sul totale delle imprese) Fonte: Centro Studi UnioncamerePos. Province Imprese che Incidenza Pos. Province Imprese che Incidenza investono % su tota- investono % su tota- (v.a.)* le Italia (v.a.)* le Italia1 Roma 23.760 6,6 11 Vicenza 6.080 1,72 Milano 23.470 6,6 12 Firenze 5.900 1,63 Napoli 13.070 3,7 13 Varese 5.820 1,64 Torino 11.030 3,1 14 Verona 5.780 1,65 Brescia 9.060 2,5 15 Salerno 5.670 1,66 Bari 8.970 2,5 16 Venezia 5.660 1,67 Bergamo 8.190 2,3 17 Monza 5.510 1,58 Padova 6.970 1,9 18 Perugia 5.100 1,49 Treviso 6.570 1,8 19 Catania 5.100 1,410 Bologna 6.490 1,8 20 Palermo 4.740 1,3 * Imprese con almeno un dipendente dell’industria e dei servizi che hanno investito tra il 2009 e il 2011 o hanno programmato di investire nel 2012 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale. ** Valori assoluti arrotondati alle decine. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 51
  • 44. in programma di farlo quest’anno, rilevata nel Centro tivamente 8.800 e poco più di 69mila imprese): se(23,4% sul totale delle imprese della ripartizione) la prima regione può vantare la provincia di L’Aquilae quella massima registrata nel Nord-Est (23,9%); come seconda realtà italiana per propensione delleall’interno delle quali si colloca il Nord-Ovest e il imprese a investire nel green, la seconda vede ben seiMezzogiorno (23,7 e 23,6%). province di appartenenza nelle prime venti posizioniViste anche le diverse strutture imprenditoriali, se nel della graduatoria provinciale, che vanno dalla terzaMeridione la buona performance è ascrivibile quasi posizione occupata da Lodi (28,6%) alla 19esima diesclusivamente all’orientamento green delle imprese Cremona (25,3%) (v. figura 5).minori - sia per la micro che per la piccola impresa la Oltre all’Abruzzo, il Meridione compare tra le primepropensione a investire è in quest’area leggermente posizioni anche con le regioni della Sardegna, dellasuperiore rispetto al Centro-Nord - il Settentrione si Calabria, del Molise e della Puglia, tutte con incidenzeè giovato anche del contributo fornito dalle medio- che oscillano tra i 23,5 e i 24,5 punti percentuali. Ingrandi imprese, verosimilmente più impegnate a in- queste regioni spicca nettamente la provincia dinalzare l’asticella della loro competitività, considerata Brindisi - in testa alla graduatoria provinciale, sempreanche l’elevata presenza sui mercati internazionali. relativa all’incidenza delle imprese investitrici sul to-A prescindere comunque dalla dimensione di impre- tale provinciale - e le due riconducibili a Catanzaro, insa, è emblematico notare come nella top-ten delle re- quarta posizione, e a Nuoro, in sesta posizione, graziegioni con la più elevata incidenza di imprese investi- a quote di imprese investitrici che sfiorano il 30% deitrici nel green all’interno del territorio (ovvero, come totali provinciali.già sopra precisato, rapportandole al totale delle im- Per il Centro, invece, accanto all’Umbria nella top-prese presenti nella regione), si passi dalla ‘punta’ del ten regionale compare anche il Lazio (24,5%; 33milaTrentino allo ‘zoccolo’ della Puglia. imprese), con la provincia di Latina (27,7%) all’otta-In graduatoria, è l’Umbria la regione a vantare la più vo posto della graduatoria provinciale, così comeelevata quota di imprese investitrici in tecnologie gre- per il Nord, assieme al Trentino-Alto Adige e allaen sul totale regionale (27,6%, pari a 6.700 imprese Lombardia, è presente anche il Veneto (24%; quasicirca), con entrambe le sue due province di Perugia e 34mila imprese).Terni a occupare il nono e il decimo posto della corri- In generale, anche scendendo a livello regionale, laspondente graduatoria provinciale per incidenza delle stretta convergenza territoriale è facilmente desumi-imprese investitrici sul totale. Dopo l’Umbria si collo- bile nel momento in cui si scopre come l’ultima re-ca il Trentino-Alto Adige (26,1% del totale delle im- gione per diffusione delle imprese che investono nelprese della regione; 8.200 imprese circa), che vede le green, la Liguria (20,4%), si distanzi dalla prima di ap-corrispondenti province quasi appaiate al 15esimo e pena sette punti percentuali; che diventano non piùal 16esimo posto della relativa graduatoria. Seguono di dieci tra la prima e l’ultima (Imperia; 19,1%) dellal’Abruzzo e la Lombardia con aliquote del 25% (rispet- classifica provinciale.52 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 45. Graduatoria regionale secondo l’incidenza percentuale delle imprese che hanno investito o investi- FIG. ranno tra il 2009 e il 2012 in prodotti e tecnologie green* sul totale delle imprese 5 Fonte: Centro Studi Unioncamere Umbria 27,6 Trentino-A.A. 26,1 Abruzzo 25,3 Lombardia 25,0 Sardegna 24,6 Lazio 24,5 Calabria 24,5 Veneto 24,0 Molise 23,9 MEDIA ITALIA 23,6 Puglia 23,5 Emilia Romagna 23,4 Campania 23,2 Valle DAosta 23,2 Friuli-V.G. 23,2 Marche 22,6 Sicilia 22,6 Basilicata 22,5 Piemonte 21,6 Toscana 21,4 Liguria 20,4 15 17 19 21 23 25 27 29* Imprese con almeno un dipendente dell’industria e dei servizi che hanno investito tra il 2009 e il 2011 o hanno programmatodi investire nel 2012 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 53
  • 46. Incidenza delle imprese che hanno investito o investiranno tra il 2009 e il 2012 in prodotti e tecno- FIG. logie green* sul totale delle imprese, per provincia 6 (incidenza percentuale sul totale provinciale) Fonte: Centro Studi Unioncamere * Imprese con almeno un dipendente dell’industria e dei servizi che hanno investito tra il 2009 e il 2011 o hanno programmato di investire nel 2012 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale54 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 47. 2.1.2 Le tecnologie green al servizio della riduzione di consumi, dell’efficienza di processo e della qualità di prodottoNel momento in cui un’impresa decide di effettua- e più immediati effetti positivi in termini di conteni-re un investimento per ridurre l’impatto ambien- mento dei costi aziendali.tale della propria attività, possono essere diversi i Oltre alle ragioni di carattere congiunturale, da nonpunti della catena produttiva sui quali intervenire. dimenticare, tuttavia, come la stessa virtù del pro-Seguendo l’approccio metodologico adottato in tut- durre “di più” impiegando minore materia costituiscato il rapporto, l’analisi degli investimenti viene de- sempre la prima importante spinta all’economia ver-clinata anche secondo la destinazione relativa varie so il ri-orientamento in chiave green, così come unfasi del ciclo produttivo (IPO Input- Process- Output). crescente elemento distintivo dell’azienda sui merca-Considerando gli investimenti realizzati nel triennio ti, spesso visto come marchio di qualità.2009-2011, è l’efficienza relativa all’utilizzo di input Seguendo l’intero percorso del ciclo di produzione, ilprimari (energia e materia) la prima priorità di inter- secondo ambito preferito dalle imprese è quello delvento delle imprese, interessando poco più dei due processo produttivo, sul quale si concentrano preva-terzi di quelle che hanno già investito negli ultimi tre lentemente circa un quinto delle imprese che hannoanni5, dimostrandosi peraltro un fenomeno in legge- investito nel periodo 2009-2011, scontando tuttaviaro aumento se confrontato con il triennio spostato una leggera flessione rispetto al triennio 2008-2010,solo di un anno indietro (2008-2010); i cui risultati preferendo a esso la diretta riduzione dei consumi disono ben visibili, come vedremo nel proseguo del energia e materie prime.Rapporto, nella riduzione quantitativa degli input per Riguardo infine al prodotto, sebbene sia stato menounità di prodotto conseguita in quasi tutti i comparti oggetto di investimenti green nell’ultimo trienniodel manifatturiero. È verosimile ritenere che la persi- (anche per ragioni chiaramente legate alle sue carat- teristiche intrinseche rispetto al consumo di materiestenza delle difficoltà congiunturali che si riflettono prime piuttosto che del processo produttivo), vale co-sui ‘conti’ dell’azienda induca sempre più le imprese a munque sottolineare come rispetto al triennio 2008-prendere le decisioni in grado di assicurare i maggiori 2010 le imprese hanno mantenuto lo stesso livello di attenzione, a testimonianza di come oggi la green5 Riguardo alla destinazione degli investimenti (riduzione consu-mi, processo produttivo e prodotto) ricavabile dall’indagine del economy non sia percepita solo come efficienza oSistema Informativo Excelsior, trattandosi di una domanda a rispo- sostenibilità ambientale nel solo momento della fasesta multipla, il rapporto citato è stato ricostruito riproporzionando produttiva, ma anche valore intrinseco nel prodottole risposte in modo che il totale corrispondesse a 100. Operazione stesso, e ben riconoscibile agli occhi della domanda,che è stata condotta anche per la realizzazione dei grafici e gra-duatorie regionali e provinciali oggetto di analisi in tema di desti- con tutti i suoi risvolti sul piano della competitività.nazione degli investimenti in campo green. Del resto, non è un caso che sia proprio la grande GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 55
  • 48. impresa, quella più orientata verso i mercati esteri, filiera della meccanica-elettronica e strumentazionea puntare con più decisione l’investimento green sul di precisione, assieme a quella della chimica-farma-prodotto, anche a scapito, in parte, della massima ra- ceutica. Non vi è dubbio, quindi, come sembra esserezionalizzazione degli input primari. oramai assodata la consapevolezza che il green, inte-Non a caso, l’attenzione sul prodotto sembra essere so come valore intrinseco del prodotto, sia una dellemaggiormente propria dei settori di attività con la più migliori armi per sostenere l’upgrading competitivoelevata propensione all’export, tra cui rientra l’intera delle nostre imprese sui mercati internazionali. FIG. Distribuzione percentuale delle imprese che hanno investito tra il 2009 e il 2011 in prodotti e tecno- 7 logie green* per finalità degli investimenti realizzati e per settore di attività Fonte: Centro Studi Unioncamere TOTALE INDUSTRIA MANIFATTURIERA Alimentare Tessile, abbigl., pelli e calzature Legno e mobilio Cartario e stampa Chimica-farmaceutico e petrol. Gomma e plastica Minerali non metalliferi Metallurgia Meccanica e mezzi di trasporto Elettronica e strum. precisione Impianto tecn., riparaz. manut. e istall. Altre manifatturiere PUBLIC UTILITIES COSTRUZIONI SERVIZI 0% 20% 40% 60% 80% 100% Riduzione consumi Processo produttivo Prodotto/servizio * Imprese con almeno un dipendente dell’industria e dei servizi che hanno investito tra il 2009 e il 2011 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale56 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 49. FIG. Incidenza percentuale di imprese che hanno investito tra il 2009 e il 2011 in tecnologie green sul 8 prodotto e propensione all’export*, per comparto di attività manifatturiera Fonte: Centro Studi Unioncamere 25 60 50 20 40 15 30 10 20 05 10 00 00 Investimenti green nel prodotto (scala sx) Propensione allexport (scala dx) * Incidenza percentuale del valore delle esportazioni sulla produzione. Media 2009-2010Restando sempre all’interno dell’industria, emerge sure di politica economica a favore delle ristruttura-con forza l’attenzione riservata al prodotto da parte zioni edilizie, anche in chiave di riqualificazione ener-delle imprese di costruzioni, settore, quest’ultimo, in getica, che implicano chiaramente un’offerta dicui proprio il prodotto si presta più che in qualsiasi prodotti sempre più green da parte delle impresealtro settore di attività a essere oggetto di investi- edili. Il prodotto rappresenta comunque sempre l’ul-menti in tecnologie green; e ciò vale ancora di più se timo anello della catena, che per l’impresa manifattu-si pensa alle agevolazioni introdotte dalle recenti mi- riera si dimostra più lunga e complessa di una che GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 57
  • 50. opera nel terziario, data l’intensa fase che contraddi- laddove per i servizi il rapporto si dimezza. In questostingue il ciclo di produzione industriale una volta im- caso sono le industrie della gomma e plastica assiememesse le materie prime. a quelle della lavorazione dei minerali non metalliferiMotivo che spiega verosimilmente come il manifat- a direzionare i maggiori sforzi verso questo segmentoturiero veda nel processo produttivo, in misura su- della catena produttiva, alle quali si possono affianca-periore al terziario, un importante terreno di investi- re anche quelle che operano nel settore del cartario,mento, dimostrato dalle oltre 30 imprese su 100 che del chimico-farmaceutico e della metallurgia.lo hanno individuato come ambito di investimento,2.1.3 La green economy nel 2012: tra congiuntura e ciclo degli investimentiSe dal comportamento delle imprese in campo gre- come proprio nel 2011 il settore vantasse un livelloen osservato nel medio periodo (che, come visto, ha superiore alla media generale dell’intera economiaabbracciato gli ultimi tre anni - dal 2009 al 2011 - con di quasi due punti percentuali (16,1 contro 14,3%).l’aggiunta delle previsioni per il 2012) si passa ad ana- Tra l’altro, guarda caso, al suo interno, le maggiorilizzare specificatamente le scelte aziendali nel solo flessioni si sono generalmente riscontrate in quelle2012, si scopre un restringimento del cerchio delle attività dove proprio nel 2011 era maggiormente dif-imprese che investono in tecnologie green rispetto fuso l’orientamento delle imprese a investire nell’e-al 2011. Infatti, nel 2012 sono circa 12 su 100, pari a co-efficienza: dal chimico-farmaceutico alla gomma eoltre 184mila unità, le imprese che hanno investito materie plastiche, passando per l’elettronica e stru-in campo ambientale, o hanno programmato di farlo mentazione di precisione. Tutte attività in cui l’inci-nel corso dell’anno, quando nel 2011, invece, lo erano denza delle imprese investitrici è calata tra i tre e i14 su 100, corrispondenti a più di 219mila unità. Una cinque punti percentuali dal 2011 al 2012, a fronte,tendenza dietro alla quale possono celarsi differenti comunque di livelli che l’anno passato superavano damotivazioni. Oltre a quella più comune, identificabi- sei a più di dieci punti percentuali la media generale.le, come anticipato, nella persistenza delle difficoltà Discorso che potrebbe valere in gran parte nel ter-congiunturali che sempre più deteriorano i ‘conti’ ziario, con specifico riferimento ai servizi di trasportodell’azienda, è necessario considerare anche quella e logistica assieme a quelli inerenti la sanità e l’assi-ricollegabile al ciclo degli investimenti. Ciò perché, ad stenza sociale.esempio, sebbene sia vero come nel manifatturiero Per altre attività, il raffreddamento della propensio-la quota delle imprese che investono in tecnologie ne a investire nel 2012, sempre rispetto al 2011, puògreen sia calata di due punti e mezzo percentuali tra essere individuato nella fisiologica causa legata alleil 2011 e il 2012 (dal 16,1 al 13,6%), è altrettanto vero difficoltà congiunturali, considerando che le flessioni,58 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 51. di circa due punti percentuali, sono in linea con la me- servizi, immateriali, sì, in termini di output quasi perdia nazionale: è il caso dell’industria alimentare, del definizione, ma dall’elevato contenuto materiale selegno e mobilio, della lavorazione dei minerali non pensiamo anche solo alle attrezzature hard propriemetalliferi. Avendo chiamato in causa una grande fet- dei loro processi e, di conseguenza, al loro impattota del Made in Italy, volendo completare l’intero seg- sull’ambiente. Un obiettivo da perseguire con forza,mento non rimane che volgere lo sguardo alla filiera considerando come in diverse attività terziarie, qualidel tessile, abbigliamento, pelli e calzature, dove il i media e comunicazione, i servizi culturali e quelli at-2012 rappresenta una conferma della bassa propen- tinenti agli studi professionali, nel 2012 la quota dellesione delle imprese nell’investire in tecnologie green imprese che investirà nella sostenibilità ambientale(11,2% che segue il 12,1% del 2011, contro medie del diminuirà notevolmente, tra i tre e i quattro punti emanifatturiero del 13,6% nel 2012 e del 16,1% nel mezzo percentuali; senza considera come, sempre in2011); dai cui bassi livelli scaturisce anche una lieve questi settori, partendo già dai bassi livelli nel 2011,diminuzione della quota di imprese investitrici, non quest’anno si è scesi sotto la soglia del 10% di impre-per questo da leggersi positivamente. se investitrici.Completando il quadro dell’industria, il settore me- Leggendo il comportamento delle imprese sotto l’ot-tallurgico e quello delle costruzioni si pongono in an- tica della dimensione di impresa, a ulteriore confer-titesi, dal momento che, pur partendo da livelli nel ma di quanto già evidenziato nell’analisi di medio pe-2011 quasi simili (circa 16-17 imprese su 100 investi- riodo, è la grande impresa che si dimostra il motorevano nell’eco-efficienza), nel primo si è registrata una più potente per condurre la nostra economia verso ladecisa contrazione della quota delle imprese investi- frontiera della green economy. Basti pensare che nel-trici di oltre tre punti percentuali, mentre il secondo le grandi imprese tra i 250 e i 499 dipendenti, quel-nel 2012 ha dato prova di grande costanza, ripetendo le investitrici in tecnologie green sono passate tra ilquasi il risultato del 2011 (16,8% nel 2011 e 16,1% 2011 e il 2012 da 35 a 37 su 100, e in quelle con oltrenel 2012). 499 dipendenti, il rapporto è salito da 42 a 44 su 100;Data l’ampiezza e la capacità pervasiva del fenomeno a differenza, invece, della micro e piccola impresa,green economy, soffermarsi solo sull’industria appare dove si è riscontrato un calo della quota di imprese in-certamente riduttivo, perché sarebbe il frutto di una vestitrici, passate, ordinatamente, da 13 a 11 e da 19concezione legata a una visione ormai superata, dato a 15 su 100. Un treno al quale, questa volta, non è riu-che sempre più la sostenibilità ambientale dovrà ra- scito ad agganciarsi la media impresa, contraddistintamificarsi anche tra le maglie del terziario, non fosse da un raffreddamento della propensione a investirealtro per il semplice fatto che oggi i servizi rappre- (da 26 a 23 imprese su 100 tra il 2011 e il 2012).sentano i tre quarti della nostra economia. Ed è per Resta comunque la conferma di quanto sia fonda-questo che diviene necessario riuscire ad affermare mentale riuscire a supportare le politiche di filiera,questa nuova idea di sviluppo anche nelle attività dei armonizzando i processi produttivi secondo logiche di GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 59
  • 52. relazionalità di impresa, non solo tra le piccole realtà, dimensioni anche nella piccola e micro imprenditoria;ma anche tra piccola e grande impresa, in modo che anche secondo logiche e metodi applicativi diversi,si diffondano quelle scelte di politica industriale al- ma accomunate dalla stessa idea di riuscire a compe-tamente competitive seguite delle realtà di maggiori tere su scala globale, oggi come domani.2.1.4 L’impatto occupazionale delle imprese che investono nel greenNel momento in cui un’impresa trae vantaggio an- di assumere, laddove per le altre imprese non inve-che sul piano della competitività dall’investimento stitrici la quota quasi si dimezza (12,6%). Addirittura,nell’eco-efficienza, si innescano esternalità positive nell’industria manifatturiera, nonostante le persisten-tanto nell’ambito strettamente economico quanto in ti difficoltà congiunturali, quasi 25 imprese che inve-quello sociale, a partire, ad esempio, dall’occupazio- stono nel green su 100 hanno messo in programmane. Anche in periodi crisi. Le imprese che investono in quest’anno di effettuare assunzioni, contro appenatecnologie green (con riferimento a quelle che hanno 12 circa nel caso della altre imprese non investitrici.investito tra il 2009 e il 2011 o investiranno quest’an- Un’ulteriore conferma di come la green economy rie-no) dimostrano una più forte capacità di resilienza alle sca a imprimere alle imprese, anche quelle più espo-difficoltà rispetto alle altre, ben testimoniata da un ste alle incertezza del quadro economico internazio-saldo occupazionale di lavoratori dipendenti previsto nale, quella dinamicità competitiva spesso in gradoper il 2012 - sempre secondo il Sistema Informativo di superare ostacoli, compiendo quel salto di qualitàExcelsior - che, nel loro caso, pur essendo negativo imprescindibile per stare al passo con i tempi.(-0,7%, corrispondente a una flessione di circa 35.500 Del resto, non a caso, le imprese che investono neldipendenti) si dimostra in termini relativi la metà di campo della green economy puntano maggiormentequello corrispondente alle imprese che non investo- a inserire i neo-assunti in aree aziendali più strategi-no invece in campo ambientale (-1,4%; -95mila di- che per l’upgrading innovativo della propria attività:pendenti). Una tendenza riscontrabile in quasi tutti i una su tutte quella tecnica e della progettazione - chesettori di attività economica, come in qualsiasi tipolo- ricomprende ricerca e sviluppo, certificazione di qua-gia di impresa a seconda della dimensione, così come lità, sicurezza e ambiente -, destinazione di almenoin qualunque ripartizione geografica del Paese. 6 assunti non stagionali previsti quest’anno su 100Un’evidenza frutto anche della maggiore dinamicità dalle imprese investitrici (solo 4 nel caso delle altrein campo occupazionale dell’imprenditoria attenta imprese), a leggero scapito di altre aree più trasversa-all’ambiente: delle 358mila imprese che hanno inve- li e tradizionali, quali quella amministrativa (in termi-stito negli ultimi tre anni - o lo faranno quest’anno ni percentuali; 4,6 contro 6,1%) o della logistica (3,1- in tecnologie green, ben il 20% prevede nel 2012 contro 4,6%).60 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 53. Incidenza percentuale delle imprese che prevedono assunzioni nel 2012 tra le imprese che investono FIG. in prodotti e tecnologie green* e tra le imprese che non investono, per settore di attività, ripartizione 9 territoriale e classe dimensionale Fonte: Centro Studi Unioncamere * Imprese con almeno un dipendente dell’industria e dei servizi che hanno investito tra il 2009 e il 2011 o hanno programmato di investire nel 2012 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale.Un dinamismo sul piano occupazionale mostrato dalle come nel Nord quanto nel Centro e nel Meridione. Ciòimprese che investono in tecnologie green riscontra- rimanda ancora con più forza all’idea che la green eco-bile da qualsiasi angolo si guardi la nostra economia: nomy incarna non solo aspetti prettamente ambienta-alla luce di quote di imprese investitrici che assume- li ed economici, ma anche sociali, legati all’inclusioneranno quest’anno superiori a quelle relative alle im- e alle opportunità di lavoro che riesce comunque a of-prese non investitrici, evidenti tanto per la micro e pic- frire, come si avrà modo di osservare meglio più avanticola impresa quanto per la media e grande impresa; riguardo al tema dei green jobs. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 61
  • 54. Riflesso di questa maggiore positiva tendenza ad as- vi sono casi in cui ci si avvicina alla metà, come il com-sumere, l’impatto occupazionale delle imprese che parto del trasporto e logistica (48,7%; quasi 17milainvestono in tecnologie green (sempre con riferimen- assunzioni), del commercio al dettaglio (46,9%; più dito a quelle che hanno investito tra il 2009 e il 2011 29mila assunzioni), dei servizi finanziari e assicurativio prevedono di farlo nel 2012) risulta di tutto rispet- (44,6%; quasi 5mila assunzioni) e dei servizi operativito. Sempre secondo l’indagine condotta nell’ambito alle imprese e alle persone (40,2%; poco più di 20miladel Sistema Informativo Excelsior, delle oltre 631mila assunzioni). La capacità di inclusione sociale propriaassunzioni complessive programmate nel 2012 dalle della green economy, grazie alla quale le imprese nelimprese dell’industria e dei servizi con dipendenti, compiere il salto di qualità necessitano di nuova for-ben più di 241mila sono ascrivibili alle imprese in- za lavoro in entrata, si dimostra ancor più di rilievovestitrici in tecnologie green. L’effetto moltiplicativo considerando la crescita dell’impatto occupazionalesul piano occupazionale prodotto dall’investimen- nello specifico caso delle assunzioni di giovani underto nell’eco-efficienza è bene espresso dal fatto che 30. Infatti, con particolare riguardo alle assunzionile imprese che investono in tecnologie green, pur non stagionali, se nel complesso delle assunzioni, aspiegando il 23,6% dell’imprenditoria complessiva prescindere dall’età, le imprese che investono nel(sempre con riferimento all’industria e servizi con green contribuiscono al 41,6% delle assunzioni com-almeno un dipendente) riescono a contribuire per il plessive previste nel 2012, nel caso dei giovani under38,2% alle assunzioni complessive programmate da 30 il loro impatto sale quasi al 44%. Un fenomeno ri-tutte le imprese. Addirittura nell’industria manifat- scontrabile peraltro in tutte le aree del Paese, com-turiera, anche grazie, come già visto, all’apprezzabile preso il Meridione, dove le imprese investitrici riser-propensione ad assumere da parte delle imprese che veranno quest’anno a coloro con età fino a 29 anni 37investono nella sostenibilità ambientale, le entrate di assunzioni non stagionali su 100, mentre quelle nonpersonale dipendente programmate nel 2012 dalle investitrici solo 33. on solo giovani, ma anche quelliimprese investitrici spiegano più della metà (54,3%; appena usciti dal sistema formativo. Le imprese chepiù di 54mila assunzioni) di quelle complessive del puntano sulla sostenibilità ambientale hanno dichia-settore, arrivando a superare anche la soglia dei 60 rato che per il 50% delle assunzioni non stagionalipunti percentuali in alcuni segmenti del Made in Italy, messe in programma nel 2012 sarà adatto un giovanecome l’alimentare (61,5%; quasi 15mila assunzioni) e ‘fresco di studi’, laddove, invece, per le altre impresela filiera della meccanica, mezzi di trasporto, elettro- la quota scende di diversi punti percentuali (42,5%).nica e strumentazione di precisione (62-64%; quasi D’altra parte, trattandosi, come visto, di imprese più15mila assunzioni). elle costruzioni, così come nei dinamiche, competitive e dalla maggiore capacità in-servizi, l’impatto occupazionale in termini di entrate novativa, diventa facilmente spiegabile come le im-determinato dalle imprese che investono in tecnolo- prese orientate al green necessitino di forza lavorogie green supera di poco il 30%, anche se nel terziario giovane, altamente preparata e aggiornata.62 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 55. Assunzioni complessive previste per il 2012 dalle imprese che investono in prodotti e tecnologie FIG. green* e dalle imprese che non investono, per settore di attività, ripartizione territoriale e classe 10 dimensionale (composizioni percentuali e valori assoluti**) Fonte: Centro Studi Unioncamere TOTALE 241.470 389.870 INDUSTRIA 79.510 87.410 Ind. manifatturiera 54.430 45.770 Public utilities 4.040 4.080 Costruzioni 20.200 37.300 SERVIZI 161.960 302.460 Nord Ovest 64.800 97.660 Nord Est 62.160 107.620 Centro 47.440 77.950 Sud e Isole 67.060 106.650 1-9 dip. 62.840 180.870 10-49 dip. 34.560 91.360 50-249 dip. 37.000 50.120 250-499 dip. 20.950 20.900 500 dip. e oltre 86.120 46.620 0% 20% 40% 60% 80% 100% Imprese che investono nel green Imprese che non investono nel green* Imprese con almeno un dipendente dell’industria e dei servizi che hanno investito tra il 2009 e il 2011 o hanno programmatodi investire nel 2012 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale.** Valori assoluti arrotondati alle decine. A causa di questi arrotondamenti, i totali possono non coincidere con la somma deisingoli valori GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 63
  • 56. Ma non solo. Perché la maggiore preferenza per i gio- cora ampi i margini di sviluppo, rappresentati da quelvani potrebbe verosimilmente scaturire anche da una milione e 150mila imprese industriali e terziarie conpiù elevata richiesta di determinate competenze tra- dipendenti che negli ultimi tre anni non hanno inve-sversali da parte dalle imprese che investono in tec- stito, e tanto meno investiranno nel 2012, in prodottinologie green rispetto alle altre. Si tratta dell’abilità di e tecnologie green. Magari lo faranno nei prossimigestire i rapporti con i clienti, la capacità di lavorare anni, ma per essere certi di questo è opportuno ac-in team e quella della flessibilità e adattamento: tre compagnare questa fascia della nostra imprenditoriacompetenze facilmente associabili all’impresa dai più verso la frontiera della green economy, mettendoampi mercati di sbocco, anche esteri, consapevole in risalto i reali effetti positivi per l’azienda prodottidegli effetti positivi derivanti dalle sinergie interne dall’investimento nell’eco-efficienza, supportando laalla propria forza lavoro, che insegue – e, se può, an- relazionalità di impresa per superare gli ostacoli ti-ticipa - le tendenze. pici della piccola dimensione, favorendo l’accesso alNon a caso, la politica economica si sta muovendo credito per stimolare e rendere realizzabili impegniproprio nella consapevolezza dei postivi effetti che di spesa in conto capitale e, in generale, incentivarepossono scaturire dall’interdipendenza tra giovani tutte le iniziative a più elevato contenuto di innova-e green economy, secondo la quale al determinan- zione. Anche in questa direzione guardano le recenticontributo che i primi possono fornire allo sviluppo misure governative a favore delle start-up innovati-sostenibile corrispondono le ampie opportunità che ve e all’apertura al mercato di capitali per le societàproprio la green economy è in grado di offrire ai gio- non quotate, così come l’istituzione del “Fondo pervani. Tanto più se, come incentivato dalle ultime mi- la Crescita sostenibile” a favore della ricerca e svilup-sure di politica economica, le imprese che operano po, innovazione e internazionalizzazione. Solo così sinei settori strettamente ‘verdi’ (protezione del ter- riesce a rendere la green economy quel “punto” sulritorio, biocarburanti, energie rinnovabili, efficienza quale far leva per risollevare la nostra economia.energetica nel settore civile e terziario) si trovano abeneficiare di agevolazioni nel caso non solo di as-sunzioni di giovani figure, ma anche con contratto atempo indeterminato.Sostenibilità ambientale, competitività, occupazio-ne e inclusione sociale. Questi potrebbero essere iquattro pilastri sui quali poggia la green economy, unfenomeno che si sta ramificando nel nostro sistemaeconomico, entrando all’interno della piccola e an-cora di più nella medio-grande impresa, percorrendol’intera Penisola da Nord a Sud. Anche se restano an-64 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 57. Le competenze che le imprese che investono in tecnologie green* ritengono molto importanti per lo FIG. svolgimento delle professioni richieste tra le assunzioni non stagionali nel 2012, a confronto con le 11 imprese che non investono in tecnologie green Fonte: Centro Studi Unioncamere Capacità comunic. scritta e orale Abilità nel gestire rapporti con clienti Capacità di lavorare in gruppo Capacità direttive e di coordin. Capacità di risolvere problemi Capacità di lavorare in autonomia Abilità creative e dideazione Flessibilità e adattamento 0 10 20 30 40 50 60 Imprese che investono nel green Imprese che non investono nel green* Imprese con almeno un dipendente dell’industria e dei servizi che hanno investito tra il 2009 e il 2011 o hanno programmatodi investire nel 2012 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 65
  • 58. 2.2 La diffusione della green economy tra le imprese in fase di start-upLa propensione a investire da parte delle imprese visto che tale propensione delle nuove imprese a in-implica disponibilità finanziarie spesso consistenti, vestire in tecnologie green viaggia da Nord a Sud trapiù facilmente presenti tra le unità più strutturate e il 12-13% dell’Italia settentrionale al 15-16% di quellamagari già con diversi anni di vita alle spalle, durante centro-meridionale. Così come, tra i settori di attività,i quali hanno potuto rafforzarsi sia finanziariamente è interessante notare che quei primi segnali di orien-che patrimonialmente. Tuttavia, nel caso delle tec- tamento dei servizi verso la sostenibilità ambientale,nologie green, l’importanza che riveste il legame fra emersi dall’analisi degli investimenti condotti neglisostenibilità e competitività nelle strategie aziendali ultimi anni dalle imprese terziarie (sempre secondoè talmente elevata da indurre l’impresa, anche quella l’indagine Excelsior), trovino conferma anche nell’am-appena nata, a lanciarsi verso la frontiera della gre- bito delle nuove imprese, dove proprio tra le attivitàen economy sin da subito.Secondo l’indagine svolta terziarie gli investimenti in tecnologie green si dimo-a cadenza semestrale da Unioncamere sulle “vere” strano piuttosto diffusi, soprattutto nel commercio,nuove imprese, finalizzata a cogliere tra le iscrizioni turismo e servizi alle imprese (17-18%). Non da menoal Registro Imprese quelle effettivamente frutto della si dimostra, come naturale sia, l’industria in sensonascita di una nuova attività imprenditoriale6, delle stretto, con il 16% delle “vere” nuove imprese nate103mila “vere” nuove imprese stimate per i primi sei nel primo semestre di quest’anno che hanno già inve-mesi del 2012, ben il 14% ha già realizzato nella prima stito o investiranno entro il 2013 nel campo dell’eco-parte dell’anno o realizzerà entro il 2013 investimenti sostenibilità. Potrebbe stupire, invece, il settore dellein prodotti e tecnologie green finalizzati al risparmio costruzioni per la bassa propensione a investire (soloenergetico o a ridurre l’impatto ambientale dell’atti- il 9%), anche se il valore medio potrebbe essere at-vità. Una propensione più che apprezzabile, solo pen- tenuato, in questo caso, dall’inclusione delle attivitàsando alle classiche difficoltà iniziali di avvio attività, immobiliari all’interno della filiera delle costruzioni inaccompagnate, peraltro, da tutti gli imprescindibili esame. Dal punto di vista della destinazione dell’inve-costi fissi di partenza da sostenere. stimento, è interessante notare come il prodotto at-Comunque, anche da questo punto di vista è facile tiri notevole attenzione nel momento in cui l’impresanotare la già citata pervasività della green economy, decide di investire nella sostenibilità ambientale. Ad esempio, nel caso delle “vere” nuove imprese (sempre riguardo a quelle nate nei primi sei mesi di6 Le “vere” nuove imprese rappresentano, in altri termini, la quotadi nuove iscrizioni al Registro delle Imprese che non siano frutto di quest’anno), più di un quinto (22%) di quelle che pre-trasformazioni, scorpori, separazioni o filiazioni. vedono di investire in tecnologie green entro il 201366 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 59. (facendo esclusione per questo specifico caso delle caso, le attenzioni verso il prodotto superano dunqueunità che hanno già investito nella prima parte del quelle attinenti al processo produttivo (14%); la pre-2012) lo farà direttamente sul prodotto, arrivando a valenza rimane, tuttavia, quella nei confronti della ri-oscillare attorno ai 30 punti percentuali nel caso di duzione degli input primari (energia e materie pri-quelle con un portafoglio clienti più contenuto, maga- me), verso la quale si concentreranno poco più dellari più attente a fidelizzarli facendo leva sulla qualità metà (53%) delle “vere” nuove imprese che prevedo-green intrinseca del bene o servizio offerto. In questo no di investire entro il prossimo anno nell’eco-effi- FIG. Incidenza percentuale delle “vere” nuove imprese che hanno investito nella prima metà del 2012 e/o 12 investiranno entro il 2013 in tecnologie green* sul totale delle “vere” nuove imprese iscritte nel primo semestre del 2012 Fonte: Centro Studi Unioncamere, Osservatorio sulla demografia delle imprese, 2012 TOTALE 14% Agricoltura 10% Industria in senso stretto 16% Costruzioni e attività immobiliari 9% Commercio 17% Alloggio, ristor. e servizi turistici 18% Servizi alle imprese 17% Servizi alle persone 14% Nord Ovest 13% Nord Est 12% Centro 15% Sud e Isole 16% 0% 2% 4% 6% 8% 10% 12% 14% 16% 18% 20% * Prodotti e tecnologie green a maggior risparmio energetico e/o a minor impatto ambientale GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 67
  • 60. cienza, con punte che arrivano a sfiorare il 60% per le conoscenze pregresse sono i fattori che spingonoimprese con un portafoglio clienti più ampio; a maggiormente alla nascita di un’impresa che investeconferma di come, nel momento in cui si ampliano i nell’eco-sostenibilità (che potremmo definire “veramercati di riferimento, diventano più determinanti nuova impresa green”), alla luce del fatto che leeconomie di scala ed efficientamento produttivo. conoscenze di opportunità offerte dal mercato eMa andando a scoprire le motivazioni che risiedono la volontà di valorizzare le proprie competenze eddietro la nascita di un’impresa, così come l’identikit esperienze professionali sono i fattori che hannodel neo-imprenditore, emergono aspetti interessanti, prevalentemente contribuito - rispettivamente per ilche confermano gran parte delle considerazioni 21 e il 18% del totale* – alla creazione di queste nuoveemerse dall’analisi precedente su tutte le imprese imprese, contro valori che si fermano al 19 e al 14%che investono in tecnologie green. Competenze e nel caso delle “vere” nuove imprese non investitrici. FIG. Distribuzione percentuale delle “vere” nuove imprese iscritte nel primo semestre del 2012 che 13 prevedono di investire entro il 2013 in tecnologie green* per finalità degli investimenti realizzati Fonte: Centro Studi Unioncamere, Osservatorio sulla demografia delle imprese, 2012 Recupero scarti/ Riduzione Processo emissioni; 11% produttivo; 14% Prodotto; 22% Riduzione consumo energia/materie prime; 53% * Prodotti e tecnologie green a maggior risparmio energetico e/o a minor impatto ambientale. I dati sulla destinazione degli investimenti si riferiscono specificatamente alle “vere” nuove imprese che investiranno entro il 2013, facendo esclusione di quelle che hanno già investito nella prima parte del 2012..* Si precisa che, per l’analisi dei risultati dell’indagine sulle “vere” nuove imprese, i valori relativi alla modalità “non risponde” sono statiriproporzionati tra le altre modalità di risposta.68 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 61. Motivazioni che hanno spinto alla nascita delle “vere” nuove imprese iscritte nel primo semestre del TAB 2012 che hanno già investito e/o investiranno entro il 2013 in tecnologie green*, per classe di età 3 dell’imprenditore (incidenze percentuali sul totale delle risposte) Fonte: Centro Studi Unioncamere Motivazioni Fino a Fra 31 e 36 anni Media 30 anni 35 anni e oltre generaleConoscenza di opportunità di mercato 15% 21% 24% 21%Necessità di trovare un primo o un nuovo sbocco lavorativo 17% 17% 15% 16%Difficoltà a trovare un lavoro dipendente stabile 12% 17% 7% 10%Possibilità di continuare ad operare per l’impresa in cui era occupato 1% 3% 3% 2%Successione a un familiare 2% 1% 2% 2%Insoddisfazione verso il precedente lavoro 9% 8% 7% 7%Volontà di valorizzare competenze ed esperienze professionali 23% 15% 17% 18%Successo personale ed economico 14% 7% 8% 10%Sfruttamento di idea innovativa 5% 5% 8% 6%Agevolazioni fiscali, creditizie, contributi 2% 4% 2% 3%Altro 2% 3% 7% 5% Totale 100% 100% 100% 100% * Prodotti e tecnologie green a maggior risparmio energetico e/o a minor impatto ambientale. mercato del lavoro, è da non sottovalutare che laAnche lo spirito d’innovazione sembra distinguere necessità di trovare un primo o un nuovo sboccoi neo-imprenditori che investono nel green, dal lavorativo, piuttosto che la difficoltà a trovare unmomento che 6 su 100 di essi hanno deciso di lavoro dipendente stabile, rappresentano motivazioniintraprendere un’avventura imprenditoriale per che hanno spinto la nascita nei primi sei mesi delmettere a frutto un’idea innovativa, contro solo 4 su 2012 di molte “vere” nuove iniziative imprenditoriali,100 nel caso di quelli che non investono. Pur tuttavia, a prescindere dalla volontà di investire in tecnologiedate anche le criticità che sembrano persistere nel green o meno. Del resto, con specifico riguardo alle GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 69
  • 62. “vere” nuove imprese green, non stupisce come la Le debolezze del mondo lavorativo sembrano invecedifficoltà a trovare un impiego stabile alle dipendenze avere indotto coloro con una formazione “professio-sia una motivazione più rilevante tra i neo-imprenditori nale” (formazione professionale biennale o istruzionegiovani (12% del totale tra coloro con età fino a 30 anni professionale) ad avviare un’attività in proprio (sem-e 17% tra i 31 e i 35enni) rispetto a quelli con età più pre riguardo a quelle che investono nel green), in mi-avanzata (meno del 10%). Pur tuttavia, i giovanissimi sura maggiore rispetto agli altri con diverso titolo di(al massimo 30enni) riescono a trovare importanti e studio, a causa delle difficoltà a trovare un lavoro di-maggiori motivazioni, rispetto agli altri, anche nella pendente stabile (21% contro la media generale dellevoglia di valorizzare le proprie competenze (23%) e “vere” nuove imprese green del 10%) o per l’insod-nel raggiungere il successo personale ed economico disfazione verso il precedente lavoro (13 contro 7%).(14%); grazie, verosimilmente, a dinamicità e fiducia A prescindere dalle motivazioni che hanno deter-dei propri mezzi, valori che spesso appartengono di minato l’avvio dell’attività, le “vere” nuove impresepiù ai giovani. green nate nel primo semestre del 2012 si contrad-Tant’è che, in maniera non del tutto casuale, la prima distinguono per una vasta serie di caratteristiche, amotivazione (valorizzare le proprie competenze) pre- partire innanzitutto dalla dimensione organizzativa.vale in misura superiore tra i laureati (23%) - che cor- Perché, se quasi un quinto (18%) di esse può contarerispondono verosimilmente alla popolazione più gio- almeno su 3 o più dipendenti, nel caso delle “vere”vane -, più consci e fiduciosi delle proprie conoscenze nuove imprese che non investono in tecnologie greene competenze acquisite dopo un lungo percorso di il rapporto scende a meno di un decimo (8%). D’altrastudi. Una forza lavoro, quella laureata, decisamen- parte, circa 44 “vere” nuove imprese green su 100te più presente tra i neo-imprenditori che investono sono state avviate nei primi sei mesi del 2012 con unin tecnologie green rispetto agli altri (29% contro investimento complessivo iniziale superiore ai 10mila13%), a scapito, quasi esclusivamente, di coloro con euro, dimostrandosi più del doppio rispetto alle cor-il livello più basso di istruzione corrispondente alla rispondenti 20 su 100 registrate nel caso delle altrelicenza media. Grazie anche all’esperienza maturata “vere” nuove imprese. Dietro alla più elevata “capi-negli anni, gli over 35 riescono invece a trovare più di talizzazione” risiede anche una maggiore struttura-frequente la spinta nell’avviare un’impresa (sempre zione aziendale, testimoniata dalla maggiore quotacon riferimento a quelle investitrici in tecnologie gre- di società di capitali o di persone tra le “vere” nuoveen) nelle opportunità ricavabili dalla conoscenza del imprese green rispetto alle altre (27% contro appenamercato. Motivazione, quest’ultima, maggiormente il 7%).prevalente tra i diplomati e tra coloro che hanno fre-quentato solo la scuola dell’obbligo (rispettivamente,23 e 27%, contro 17-18% per i laureati e qualificatiprofessionali).70 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 63. La più forte capacità di resilienza alla crisi in termini farà utilizzando il contratto a tempo indeterminato,occupazionali vista nel precedente capitolo con riferi- contro meno del 20% se si tratta di un neo-imprendi-mento al complesso delle imprese industriali e terzia- tore che non investe; senza considerare, inoltre, il piùrie che hanno investito negli ultimi anni - o lo faranno elevato ricorso al contratto di apprendistato (14 con-quest’anno - nella sostenibilità ambientale, trova pie- tro 9%).na conferma anche nel comportamento delle “vere” La maggiore dinamicità occupazionale sembra ac-nuove imprese green nate nei primi sei mesi dell’an- compagnarsi anche a un upgrading competitivo,no: quasi un quarto (23%) di esse aumenterà il perso- riflesso in un mercato di riferimento più ampio pernale entro la metà del 2013, a differenza delle altre le nuove iniziative d’impresa che investono nell’eco-“vere” nuove imprese dove saranno meno di un deci- sostenibilità rispetto alle altre.mo (8%) quelle che amplieranno la propria forza lavo- Infine, frutto anche di una più profonda integrazionero. Ma non solo: quando si tratta di assumere, oltre il all’interno dei processi di filiera, i neo-capitani di im-30% dei neo-imprenditori che investono nel green lo presa che puntano sulla green economy hanno mag- FIG. Distribuzione percentuale delle “vere” nuove imprese iscritte nel primo semestre del 2012 che hanno già investito e/o investiranno entro il 2013 in tecnologie green* secondo l’investimento iniziale per 14 l’avvio dell’attività, a confronto con quelle che non investono Fonte: Centro Studi Unioncamere Nuove "vere" imprese green 56% 36% 8% 3% Altre "vere" nuove imprese 81% 16% Fino a 10mila Da 11 a 50mila Oltre 50mila * Prodotti e tecnologie green a maggior risparmio energetico e/o a minor impatto ambientale. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 71
  • 64. giori rapporti con le imprese (non commerciali) e la tori che si sono affacciati nel mondo produttivo neipubblica amministrazione rispetto agli altri: sono ben primi sei mesi del 2012 deve senza dubbio costitui-21 le “vere” nuove imprese green che hanno come re uno stimolo ulteriore per accompagnare il nostroclienti imprese o soggetti della pubblica amministra- sistema produttivo verso questo nuovo paradigmazione, contro le 16 nel caso delle altre nuove imprese; dello sviluppo, supportando le nuove iniziative im-quest’ultime, invece, più dedite alla vendita diretta al prenditoriali già impegnate in tal senso a proseguireconsumatore finale (72 contro 64% per quelle che nel loro cammino, come le altre nell’imboccare il sen-investono). tiero ‘verde’ che porta alla crescita economica.L’apprezzabile impegno mostrato nei confronti dellasostenibilità ambientale da parte dei neo-imprendi-2.3 I network per lo sviluppo delle green technology Le opportunità offerte dallo strumento del Contratto di reteIn questo processo di riconversione verde termini di opportunità e agevolazioni per l’impresa, didell’economia nazionale, uno strumento che potrebbe un modus operandi tipico e unico dell’imprenditoriaimprimere un’ulteriore accelerazione, soprattutto per italiana, costituita da quell’universo di piccole e microle PMI, è il Contratto di rete, introdotto7 con lo scopo imprese che grazie alla logica del “fare comune” - nondi “promuovere lo sviluppo del sistema delle imprese solo tra di esse ma agganciandosi anche alla medioattraverso azioni di rete che ne rafforzino le misure e grande impresa, in un’ottica di filiera integrataorganizzative, l’integrazione per filiera, lo scambio - hanno costruito il loro successo. La nascita deie la diffusione delle migliori tecnologie, lo sviluppo distretti italiani negli anni ’70 sono stati il risultatodi servizi di sostegno e forme di collaborazione tra e il più emblematico esempio di questo modellorealtà produttive anche appartenenti a regioni imprenditoriale, in cui cultura e ‘saperi’ locali si sonodiverse”. In realtà, non sembrerebbe altro che la fortemente connessi fra di loro, dando vita a quellalegittimazione giuridica, con tutti i suoi risvolti in organizzazione industriale sulla quale si è costruito il successo del Made in Italy nel mondo. Ma il mondo negli ultimi quarant’anni è cambiato, e7 Il Contratto di rete è disciplinato dall’art. 3, commi 4-ter, 4-quater, così anche le necessità e le esigenze delle imprese,4-quinquies, della Legge n. 33 del 9 aprile 2009 (di conversione del il modo di produrre e di crescere. Fino a pocoD.L. n. 5 del 10 febbraio 2009), così come modificata dal D.L. n. 78del 31 maggio 2010, convertito nella Legge n. 122 del 30 luglio tempo fa i network collaborativi si concentravano2010. soprattutto sui rapporti di sub-fornitura all’interno72 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 65. di specifiche filiere produttive o su consorzi per gli piccole e micro-imprese di organizzarsi mettendo aacquisti di materie prime per il conseguimento di “fattor comune” le proprie risorse, tanto finanziarieeconomie di scala, oppure nascevano per sostenere quanto di know how, per sostenere processi aziendalie promuovere le esportazioni di gruppi di aziende. premium, ad elevato valore strategico e capaci diOggi, invece, le imprese sono spinte a costruire generare marginalità crescenti. E le scelte chenetwork stabili andando ben al di là della semplice puntano sulle rinnovabili, sul risparmio energetico,catena di subfornitura, impegnandosi a cogliere tutte sullo sviluppo sostenibile, in generale, possonole opportunità che lo scenario offre: è proprio questo senz’altro essere esemplificative di tali processiil caso della green economy, ovvero la possibilità di aziendali, a tal punto che il Contratto di rete si rivelaperseguire politiche di efficientamento alle quali si un potente acceleratore della riconversione greenricollegano i positivi effetti sulla redditività aziendale, della nostra economia, sopperendo così alle lacunefacendo di questo, oltretutto, un tratto distintivodella propria competitività. associabili alla mancanza di economie di scala tipicheIn questo, il Contratto di rete rappresenta uno stru- della piccola imprenditoria.mento di grande valore, perché permette anche alle Infatti, facendo leva anche sul Contratto di rete, molte imprese oggi hanno deciso di puntare con forza alla FIG. Numero di Contratti di rete, di cui green 15 Fonte: Centro Studi Unioncamere (aggiornamento al 15 settembre 2012) 87; 19% 371; 81% Contratti di rete "green" Altri contratti di rete GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 73
  • 66. sostenibilità ambientale, superando ostacoli forse è piuttosto elevata, con 5 contratti “green” su 12insormontabili se avessero dovuto affrontarli da sole. di quelli che interessano le imprese della regione.A metà settembre di quest’anno, dei 458 Contratti Nell’Italia centrale, i Contratti di rete mossi dalladi rete presenti in Italia, 87 sono stati costituiti per volontà di conseguire lo sviluppo sostenibile sifinalità legate alla sostenibilità ambientale, tanto da concentrano soprattutto, vuoi anche per ragionipoterli definire Contratti di rete “green”: che vanno di estensione geografica, in Toscana (9), Lazio (8) edalle rinnovabili alle tecnologie più avanzate per il Marche (7); anche se, all’interno delle stesse regioni,risparmio energetico o per lo sviluppo del ciclo delle non rappresentano eccessivamente la numerositàmaterie, con tutte le esternalità positive che ne del totale dei Contratti di rete. Dietro gli 87 Contrattiderivano (riduzione sostanze inquinanti, riduzione di di rete “green” risiede l’operato di ben 424 imprese,rifiuti, ecc.), passando per l’edilizia di riqualificazione con la prevalenza di quelle industriali (240 imprese) –in chiave sostenibile piuttosto che per la promozione non a caso quelle con una maggiore propensione addel territorio e la cura del verde. Un fenomeno investire in tecnologie green come visto nel capitoloche, dopo le prime 5 esperienze nate nel 2010, si è sugli investimenti - su quelle terziarie (175 imprese),intensificato considerevolmente nel 2011, con la alle quali si aggiungono anche 4 agricole8. All’internonascita di 47 Contratti di rete “green” e proseguita nel dell’industria si evidenzia il settore edile, che vede2012, con altri 35 Contratti istituiti sostanzialmente nei impegnate 72 imprese in rete “green”, sospinteprimi nove mesi del 2012 (fino al 15 settembre). Vista verosimilmente dal nuovo ciclo dell’edilizia didal lato geografico, questa relazionalità di impresa riqualificazione all’insegna dell’efficienza energetica.in chiave green si mostra maggiormente sviluppata Del resto, si supererebbe la soglia delle 100 impreseal Nord, con la regione Lombardia in testa, in cui se si aggiungessero anche le 26 imprese del terziarioinsistono (in termini di numerosità di contratti che impegnate nelle attività al servizio delle costruzionicoinvolgono almeno un’impresa della regione) quasi e paesaggio, le 25 attinenti con l’architettura e le 430 Contratti di rete, pari a circa un quinto del totale di stampo ingegneristico civile. Tra le imprese cheregionale, staccando nettamente l’Emilia-Romagna operano nell’industria in senso stretto, il settore(15) e il Veneto (12). Tra le regioni meridionali, la metallurgico ne concentra circa un terzo, con 49Puglia è quella che si distingue, grazie a 10 Contratti di imprese che puntano su network in chiave green, unarete in cui sono coinvolte imprese della regione, che decina in più di quelle del settore meccanico-elettricocostituiscono, fra l’altro, un terzo di quelli complessivi (39). Non mancano casi anche dell’industria piùdel territorio. Da questo punto di vista, la Sicilia è la tradizionale del Made in Italy, grazie alle 24 impreseregione a più elevata concentrazione di Contratti direte “green”, dato che, seppur essendo solamente 8 Se ne contano anche cinque per le quali non è stato ancora6, rappresentano la metà del totale regionale; oltre indicato il settore di attività in sede di iscrizione al Registroalla Sicilia, anche in Trentino Alto-Adige tale quota Imprese.74 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 67. che sono specializzate nel comparto dei minerali non Graduatoria regionale secondo la numerosità delle imprese nei Contratti di rete green TAB. (valori assoluti e incidenze percentuali sul totale) 4 Fonte: Centro Studi Unioncamere (aggiornamento al 15 settembre 2012) Regioni Numero Contratti Numero totale di Incid. % Contratti di di rete "green" Contratti di rete rete "green" sul totaleLombardia 29 134 21,6Emilia Romagna 15 75 20,0Veneto 12 74 16,2Puglia 10 33 30,3Toscana 9 59 15,3Lazio 8 53 15,1Piemonte 7 36 19,4metalliferi e del legno-mobilio.Friuli-Venezia Giulia 7 27 25,9Marche 7 43 16,3Campania 7 31 22,6Sicilia 6 12 50,0Trentino-Alto Adige 5 12 41,7Calabria 3 8 37,5Umbria 2 15 13,3Abruzzo 2 20 10,0Basilicata 2 13 15,4Sardegna 1 16 6,3ITALIA* 87 458 19,0 * Dal momento che uno stesso Contratto di rete può coinvolgere diversi ambiti regionali, non è possibile attribuire ciascun Contratto a una sola regione. Pertanto, l’aggregazione dei Contratti di rete regionali risulta differente dal numero complessivo dei Contratti. Il totale Italia corrisponde al numero effettivo di Contratti di rete, sia per quelli “green” sia per il totale dei contratti, includendo in quest’ultimo aggregato anche quelli delle regioni dove non sono presenti Contratti “green”. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 75
  • 68. Nel terziario, i servizi alle imprese sono quelli che 51 e 44 imprese impegnate in reti “green”. Se nell’E-contribuiscono maggiormente al networking di milia-Romagna oltre la metà delle imprese coinvol-stampo green, grazie alle 114 unità che hanno te in Contratti di rete “green” si trova a Ravenna eaderito a un Contratto di rete di questo tipo, da a Modena (ordinatamente 16 e 13 unità), in Pugliaquelle professionali (tra cui rientrano anche i casi dei primeggia la provincia di Bari, con 27 imprese cheservizi posti lungo la filiera delle costruzioni) a quelle operano in un network “green”.della logistica e trasporti. Accanto alle 28 imprese del Da Nord a Sud senza trascurare il Centro Italia, un’a-commercio che operano in rete “green”, tra gli altri rea dove si trova la provincia, quella di Roma, con ilservizi merita sottolineare la prevalente presenza maggior numero di imprese (33) che puntano sulladelle imprese che lavorano nel campo socio-sanitario relazionalità per raggiungere livelli ottimali di eco-so-(21 casi). stenibilità. Nei tre capoluoghi che guidano la classificaRiflesso anche della più elevata presenza dei Contratti provinciale, Roma, Bari e Milano, si trova ben il 20%di rete “green”, la metà delle imprese che vi hanno dell’imprenditoria che opera attraverso un Contrattodato vita risiede nel Nord del Paese (56,4%, pari a 239 di rete “green”.imprese), con una più elevata concentrazione di quel- I dati fin qui illustrati sembrano dunque dimostrarele di stampo industriale in senso stretto; segno, anche che, anche sul versante della green economy, è pos-questo, di una ricerca nella sostenibilità ambientale sibile mettersi insieme, crescere nella collaborazionedi quell’upgrading di competitività tanto necessario tra imprese (anche di dimensioni e specializzazionia chi è più votato a presidiare i mercati internazionali. produttive diverse), mettendo a fattor comune com-Il Centro Italia, con le sue 96 imprese coinvolte in petenze e tecnologie e stabilendo progetti di collabo-Contratti di rete votati al green, vede una più equa razione su nuovi mercati e in ambiti meno esplorati odistribuzione settoriale tra l’industria in senso stretto, innovativi.le costruzioni, i servizi alle imprese e gli altri servizi; a Tra gli 87 Contratti di rete in esame, è stato inoltredifferenza del Meridione, dove è presente una mag- realizzato un approfondimento specifico su due retigiore bipolarizzazione tra industria in senso stretto e “green”, ossia Infrabuild e Chp-net9.servizi alle imprese (rispettivamente 39 e 28 imprese La prima, Infrabuild, raggruppa dieci aziende lombar-su 89). A livello regionale, una impresa su quattro tra de operanti nel settore edile, con l’obiettivo di trovarequelle inserite in un network per lo sviluppo sosteni- soluzioni costruttive innovative che abbiano la massi-bile appartiene alla Lombardia (109 imprese su 424), ma attenzione al rispetto ambientale. Infrabuild si è,vantando ben quattro province (Milano, Bergamo,Monza-Brianza e Varese) nella top-ten della gradua- 9 Tale approfondimento è stato condotto all’interno di una ricerca più ampia promossa dalla Fondazione “Costruiamo il Futuro” etoria provinciale per numerosità di Contratti di rete realizzata con la collaborazione di Unioncamere, sotto la guida“green”: più di Emilia-Romagna e Puglia complessi- scientifica del professor Paolo Preti dell’Università Bocconi divamente considerate, dato che vantano non più di Milano.76 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 69. dunque, data la finalità di svolgere attività di ricerca, novazione e sostenibilità dal punto di vista ingegneri-progettazione, produzione, e commercializzazione di stico e ha incluso precise stime analitiche del livello disoluzioni legate al settore delle infrastrutture e delle impatto ambientale, di fattibilità e di fabbisognocostruzioni, della mobilità sicura e della sostenibilità. finanziario.Nel primo anno di attività è stato realizzato un mo- La rete ha così messo a punto un modello funzionan-dello costruttivo replicabile e sostenibile dal punto di te di quartiere ecologico, con abitazioni di ultima ge-vista ecologico denominato Eco Village. nerazione costruite con materiali e finiture di pregio,Tale modello è stato supportato da uno studio tecnico dotate di tutti i dispositivi più all’avanguardia, dallaapprofondito che ha messo in luce gli elementi d’in- domotica agli impianti geotermici, fino alla gestione FIG. Imprese nei Contratti di rete “green”, per settore di attività economica 16 (valori assoluti e composizione percentuale) Fonte: Centro Studi Unioncamere (aggiornamento al 15 settembre 2012) Agricoltura 4 Altri servizi* 1% 38 9% Industria in senso stretto 168 40% Servizi alle imprese 114 27% Commercio 28 6% Costruzioni 72 17% * Comprende anche le 5 imprese inattive per le quali non è stato attribuito il settore di attività GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 77
  • 70. dell’energia tramite sistemi smart grid per la rego- secondo progetto con un forte connotato green è illazione dei consumi, da realizzare e replicare ovun- risultato di una doppia rete di imprese facente capoque esista una domanda per questo genere di mo- ad una azienda unica. Il primo contratto di rete, Chp-dello abitativo. La logica innovativa dell’Eco Village è net, nasce tra due aziende – una trentina e una ve-stata riconosciuta e finanziata da Expo2015. In una neta – che operano nel comparto dell’energia e chedelle aree dedicate alle manifestazioni fuori Milano, si sono messe insieme per creare un laboratorio inpotrebbe quindi sorgere un insediamento abitativo comune che elabori un progetto relativo alle cellemodulare che, terminati i lavori dell’Expo, sarebbe utilizzate per la cogenerazione di energia. Il secondofacilmente riconvertibile in edifici residenziali. In pa- contratto, denominato Crisalide, si sviluppa invece surallelo al concorso per l’Expo, in un’area di 24mila me- una filiera industriale nata da tre aziende trentine, latri quadri di superficie in provincia di Lecco, è stato cui capo fila è coinvolta anche in Chp-net. Crisalidedi recente approvato un progetto Eco Village per la si pone, in particolare, l’obiettivo di promuovere lacostruzione di circa 70 unità abitative modulari, che micro-cogenerazione con celle a combustibile a li-si caratterizzeranno per l’attenzione ed il rispetto alle vello nazionale, anche coinvolgendo i maggiori ope-tematiche ambientali. La sostenibilità dell’Eco Village ratori energetici ed industriali al fine di sviluppareriguarda la generazione di energia (geotermia, ener- concretamente la generazione distribuita e le appli-gia solare, fotovoltaico, teleriscaldamento e tecnolo- cazioni evolute per la sicurezza del Sistema Elettricogia per la gestione efficiente dei flussi di energia), la Nazionale. L’obiettivo di lungo periodo della rete èdisponibilità ed il recupero dell’acqua (dal recupero quello di dotare il Trentino di una filiera di sistemidell’acqua piovana all’utilizzo dell’acqua in falda), l’e- di riscaldamento basati sulla micro-cogenerazione,dilizia (la costruzioni di edifici esclusivamente in legno soluzione competitiva a livello mondiale, e dunquedi classe energetica A+) e i trasporti (green mobility). esportabile successivamente in altri territori, nazio-Il progetto, che verrà avviato già nel 2012, oltre ad nali e non. Ad oggi sono stati realizzati tre sistemi diessere totalmente ecocompatibile, rappresenta una micro-cogenerazione, all’interno di un box tecnicoinnovazione nella concezione costruttiva – simile ai facilmente trasportabile, che forniscono energia elet-prefabbricati – che consentirà tempi di realizzazione trica e termica ad altissima efficienza.assolutamente impensabili nell’edilizia tradizionale.Questa novità potrebbe essere replicata in altre zoneed essere usata non solo nel comparto residenzialema anche in quello industriale e commerciale. EcoVillage è anche tra i vincitori di un concorso indettodal Ministero dell’Ambiente che ha valorizzato, tra-mite una mostra al museo Maxxi di Roma nel luglio2012, i progetti più innovativi di case ecologiche. Il78 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 71. Graduatoria regionale secondo la numerosità delle imprese nei Contratti di rete green TAB. (valori assoluti e incidenze percentuali) 5 Fonte: Centro Studi Unioncamere (aggiornamento al 15 settembre 2012)Regioni Numero imprese nei Contratti Numero tota- Incid.% imprese nei di rete "green" le imprese nei Contratti di rete "gre- Contratti di rete* en" su totale imprese Valori assoluti Incidenza % sul nei Contratti di rete totale ItaliaLombardia 109 25,7 514 21,2Emilia Romagna 51 12,0 261 19,5Puglia 44 10,4 110 40,0Lazio 36 8,5 129 27,9Toscana 30 7,1 409 7,3Veneto 26 6,1 226 11,5Piemonte 24 5,7 116 20,7Friuli-Venezia Giulia 19 4,5 70 27,1Marche 15 3,5 122 12,3Umbria 15 3,5 83 18,1Campania 12 2,8 97 12,4Calabria 10 2,4 26 38,5Sicilia 10 2,4 19 52,6Trentino-Alto Adige 10 2,4 28 35,7Abruzzo 6 1,4 84 7,1Basilicata 6 1,4 63 9,5Sardegna 1 0,2 77 1,3ITALIA 424 100,0 2.473 17,1* Il totale Italia corrisponde al numero effettivo di tutte le imprese nei Contratti di rete, includendo anche quelle delle regionidove non sono presenti Contratti di rete green GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 79
  • 72. I casi analizzati confermano, quindi, che attraverso lo affrontato in maniera adeguata, rimandando dunquestrumento del Contratto di rete è possibile ‘diventare all’opportunità offerta dalle reti tra imprese digrandi pur restando piccoli’, anche nello sviluppo affrontare più compiutamente la complessità. Questodi tecnologie e prodotti green, laddove il mettersi istituto si sta rivelando, pertanto, particolarmenteinsieme di imprese con competenze profondamente efficace anche nell’ambito dello sviluppo sostenibile,diversificate permette di raggiungere ambiziosi soprattutto grazie alla facilità con il quale puòobiettivi di innovazione. Si tratta in questo caso di essere adottato e alla flessibilità che lascia alle partiun ambito con tecnologia in continua evoluzione contraenti.e che spesso richiede massa critica per essere2.4 L’eco-convergenza dei settori manifatturieri L’approccio I-P-O e l’analisi dei flussiNegli anni recenti, dunque, l’attenzione delle in linea con le precedenti edizioni del Rapporto,imprese verso processi produttivi sostenibili è quindi, seguendo un approccio di tipo I-P-O (chaandata spontaneamente crescendo per via di analizza i settori di attività economica secondo gliuna maggiore consapevolezza ambientale dei Input utilizzati, i Processi attivati e l’Output prodotto),consumatori, soprattutto se caratterizzati da elevata Unioncamere e Fondazione Symbola, con il supportocapacità di spesa. Come visto, ciò ha influito sul di Camcom (società del sistema italiano delle Camerelivello degli investimenti green al punto da rendere di Commercio attiva nel campo della ricerca statistico-l’efficienza ambientale uno dei fattori più importanti economica), hanno adotta e sviluppato un modellodi comunicazione in fase di commercializzazione di analisi che tenta di rispondere alle esigenzedei prodotti, soprattutto qualora essi siano diretti ai informative appena ricordate e che si pone l’obiettivomercati esteri. ultimo di misurare i diversi apporti che, in termini diL’importanza strategica dell’apporto green alla impatto ambientale, ognuno dei comparti di attivitàcompetitività aziendale e i riflessi sulla società di manifatturiera offre (v. figura che segue). Entrandoun sistema imprenditoriale capace di accrescere nello specifico, l’analisi dell’impatto ambientalela propria efficienza ambientale rendono allora dei settori di attività economica dell’industrianecessario un monitoraggio continuativo dell’impatto manifatturiera è stata sviluppata a partire dallae delle recenti tendenze evolutive che i processi disamina del livello di consumo energetico derivanteproduttivi delle imprese generano sul territorio. dall’utilizzo di cinque tra le principali fonti energetiche (gasolio, olio combustibile, metano, rifiuti e80 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 73. biomasse, elettricità) opportunamente convertitein TEP (Tonnellate Equivalenti di Petrolio). Il valore FIG. Schema flussi Input-Output ambientali del sistema produttivosintetico ottenuto è stato quindi utilizzato come 17 Fonte: Centro Studi Unioncamere, Fondazione Symbola, 2012sintesi dell’effetto ambientale nell’utilizzo degli inputdi produzione. MATERIA PRODOTTI CO2 Anidride Carbonica N20 Protossido di azoto CH4 Metano { NOx Ossidi di azoto SETTORI DI ATTIVITÀ EMISSIONI CO Monossido di carbonio PM10 Particolato ECONOMICA Pb Piombo Zn Zinco CONSUMI RIFIUTI ENERGETICI { Metano Energia Elettrica Olio Combustibile Recupero rifiuto all’interno Gasolio di altri cicli produttivi Recupero rifiuto all’interno Recupero riÝuto all’interno deldel ciclo produttivo ciclo produttivo corresponsabili del così detto effetto serra (metano,I legami tra processo e ambiente, invece, sono stati anidride carbonica e protossido d’azoto), convertiti inesaminati tenendo conto della capacità dei sistemi tonnellate di CO2 equivalente secondo le linee guidamanifatturieri di gestire e recuperare i rifiuti derivanti codificate dall’Intergovernmental Panel on Climatedal ciclo produttivo mentre, per ciò che riguarda Change (IPCC).l’output, il livello di pressione ambientale è statomisurato attraverso l’utilizzo di due indicatori: laproduzione in tonnellate di rifiuti derivanti dall’attivitàaziendale; l’emissione dei principali agenti atmosferici GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 81
  • 74. Nel caso degli input energetici10 e delle emissioni una coerenza con le altre analisi del Rapporto derivantiatmosferiche, la fonte dati è rappresentata dall’Istat dai sistemi di indagine Unioncamere su investimentimentre, per l’analisi della produzione e della e fabbisogni professionali precedentemente utilizzatigestione dei rifiuti, il riferimento statistico è offerto e caratterizzati, come noto, da un elevato livello didalla banca dati di Ecocerved - società del sistema tempestività, in quanto basati su rilevazioni direttecamerale operante nel campo dei sistemi informativi progettate per essere gestite in tempi compressi.per l’ambiente - che sintetizza le informazioni Partendo dalla ricostruzione delle serie temporali,desumibili dalle dichiarazioni MUD (Modello Unico dunque, è stato possibile elaborare indicatori di eco-di Dichiarazione Ambientale) cui sono obbligate efficienza (espressivi della capacità di produrre benile imprese che producono rifiuti pericolosi o che e servizi con bassi livelli di impatto ecologico e uso diproducono qualsiasi tipo di rifiuto ma con una risorse naturali) rapportando i fenomeni ai livelli didimensione di almeno dieci addetti11. attività produttiva dei diversi comparti manifatturieri;L’utilizzo di tali basi informative, rese disponibili dalla ciò ha permesso di analizzare, per ognuno dei quattrostatistica ufficiale, tuttavia, risente, a causa degli ar- ambiti, anche gli scenari evolutivi dei fenomeniticolati processi di raccolta, verifica ed elaborazione indagati (eco-tendenza), favorendo quindi l’emersionedei dati a loro sottesi, di un livello di aggiornamento di eventuali miglioramenti nel tempo dei livelli di eco-che non consente di “tenere il passo” con le urgen- efficienza. Le informazioni di struttura e dinamicaze di analisi dettate dal quadro congiunturale delica- sono poi state analizzate congiuntamente attraversoto e mutevole in cui le nostre imprese si trovano ad una matrice ambientale che, come si vedrà, suddivideoperare. i due aspetti indagati in quattro classi. L’analisi delPertanto, prima di passare alla lettura di sintesi livello di eco-efficienza di ogni settore13, ottenutadei risultati dei quattro aspetti ambientali (inputenergetici, emissioni ambientali, produzione e analitiche per ciascuna voce di flusso, adottando quale variabile direcupero dei rifiuti), si è voluto proiettare i dati di riferimento l’andamento del valore aggiunto prodotto espresso inpartenza in modo da disporre di un quadro evolutivo termini reali. Tale operazione ha richiesto una serie di elaborazioniallineato per il periodo 2009-201112, garantendo quindi sui dati di partenza, riguardanti ad esempio nel caso delle basi dati sui rifiuti il completamento del campo di osservazione alle imprese senza dichiarazioni MUD.10 Solo per ciò che riguarda i prodotti petroliferi, stante 13 Per facilitare l’analisi e l’interpretazione dei risultati, si è decisol’indisponibilità di dati Istat, si è scelto di utilizzare stime apposite di riportare i valori ottenuti in quattro classi (nelle precedentieffettuate a partire da dati di fonte Enea. edizioni le classi erano tre), per ciò che riguarda l’eco-efficienza11 Per un’analisi più dettagliata delle informazioni statistiche (alta, medio-alta, medio-bassa e bassa) e l’eco-tendenza (moltosui quattro ambiti di efficienza ambientale (input energetici, positiva, positiva, negativa o molto negativa). Nel primo caso ilemissioni atmosferiche, produzione di rifiuti e recupero degli metodo di suddivisione in classi è ricaduto sui quartili; nel secondostessi) si rimanda all’appendice. si è invece deciso di suddividere le variazioni positive o negative12 Tale proiezione è stata realizzata adottando un modello attraverso le medie di volta in volta riferite ai comparti in crescitaregressivo per ciascun settore elaborato su serie storiche o riduzione.82 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 75. relazionando gli indicatori ambientali in valore assoluto a una riduzione del carico inquinante, prefigurandoalla produzione, così da facilitare l’emersione delle nuovi percorsi per l’evoluzione del rapporto produzio-reali performance14, risente ovviamente delle diverse ne-ambiente. D’altronde, come già sottolineato, l’im-modalità di processo e delle diverse tipologie di output pulso derivante dai comportamenti dei consumatoridi ogni comparto. Ciò implica che il livello naturale facilita la trasposizione verso processi produttivi piùdi inquinamento di imprese attive in settori quali la sostenibili. Il duplice indirizzo dei mercati e delle nor-chimica, la produzione petrolifera o la metallurgia, ha mative ha avuto quindi certamente riflessi positivi innaturalmente un impatto particolarmente rilevante tutte le tipologie manifatturiere.in termini ambientali. In aggiunta, è senza dubbioutile soffermarsi sul fatto che proprio questi settori In termini di eco-efficienza spicca l’industria meccani-sono spesso considerati di base per altre produzioni, ca, caratterizzata da performance ambientali positiveil che tende ad aumentare i differenziali strutturali sotto tutti i punti di vista; anche l’elettronica, l’auto-riscontrati, in quanto la pressione ambientale prodotta motive e la concia si posizionano nella fascia più altadai primi è spesso successivamente incorporata nella della ripartizione in classi, confermando la diffusionedomanda di materie prime e semilavorati attivata di una cultura della sostenibilità già evidenziata nelladai secondi. Il trasferimento di pressione ambientale precedente edizione del Rapporto.che ne discende non è ovviamente intercettato Rispondono positivamente alla sfida ambientale an-dalle statistiche ufficiali, il che determina un effetto che i settori del legno e della carta, soprattutto condistorsivo nel computo delle reali conseguenze riferimento alla capacità di recupero dei rifiuti, pas-ambientali che ogni comparto produce. Queste sante per un ampio utilizzo degli scarti di produzione.constatazioni evidenziano la necessità di affiancare Appaiono in chiaroscuro le tinte del tessile (si scuse-ad analisi di tipo strutturale anche letture di carattereevolutivo sui livelli di efficienza ambientale che rà il gioco di parole), in cui si registrano dati di eco-l’industria italiana, e i comparti che la compongono, efficienza particolarmente positivi in termini di livellihanno permesso di riscontrare durante questi ultimi di input energetici e produzione di rifiuti, a cui si as-anni. sociano livelli meno esaltanti per quanto riguarda leIn termini complessivi, appare evidente come, an- emissioni e il recupero dei rifiuti.che grazie all’introduzione di normative sempre più Come già sottolineato, i differenziali nei livelli di eco-stringenti o così dette “ambient friendly”, un numero efficienza tra settori risentono di tutto ciò che distinguecrescente di imprese sembra positivamente orientato i processi di produzione. In altre parole, in termini di impatto ambientale, molti settori non possono essere14 Solo nel caso del recupero dei rifiuti si è scelto di tralasciare oggetto di comparazione, in quanto caratterizzati dal’utilizzo della produzione derivante dalle stime di contabilitànazionale a favore dell’utilizzo di quanto complessivamente processi molto diversi fra loro sotto molteplici punti digestito nell’attività di riciclaggio. vista. Non a caso, il passaggio nel tempo da una classe GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 83
  • 76. all’altra di ogni singolo comparto e ognuno dei quattro TAB. L’eco-efficienza* ambientale dei comparti di attività economica dell’industria manifatturiera 6 Anno 2011 Fonte: elaborazioni Centro Studi Unioncamere su dati Ecocerved e Istat) Input Emissioni Produzione Recupero Sintesi energetici atmosferiche rifiuti rifiuti Comparti manifatturieri Alimentari, bevande e tabacco Tessili e abbigliamento Cuoio, pelli e calzature Legno e prodotti in legno Carta, stampa ed editoria Prodotti petroliferi raffinatiambiti ambientali non è questione di breve periodo. Chimica e farmaceutica Gomma e materie plastiche Lavorazione di minerali non metalliferi Metallurgia e prodotti in metallo Meccanica Elettronica ed apparecchi elettrici Mezzi di trasporto Altre industrie manifatturiere Legenda Bassa Medio-bassa Medio-alta Alta * I raggruppamenti sono stati individuati a partire da una suddivisione in quartili (in tonalità di verde i due raggruppamenti contrassegnati da valori più elevati, in rosso per gli altri). La sintesi esprime un posizionamento medio rispetto ai risultati ottenuti per ciascun ambito.84 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 77. Stando alla ricostruzione in serie storica dei valori, della concia, a “quattro stelle” in ognuno deglii casi di cambiamento della classe di appartenenza ambiti ambientali osservati, così come il cartario, larisultano appena quattro negli ultimi cinque anni meccanica e l’elettronica, che pur non posizionandosi(dal 2007 ad oggi): il tessile e l’abbigliamento che sempre nella prima delle rispettive classi, offrono unamigliorano di una posizione per ciò che riguarda valutazione tendenziale comunque all’insegna dell’utilizzo di input energetici (prima era posizionato deciso miglioramento.in seconda classe); la carta che fa lo stesso ma a Positivi, anche se su valori meno elevati, appaionopartire dalla classe di eco-efficienza più bassa; le i risultati dell’alimentare (in particolare in ambito diattività manifatturiere che peggiorano per ciò che recupero rifiuti), del tessile e abbigliamento (inputriguarda il medesimo ambito ambientale; gomma e energetici e produzione rifiuti), del legno (emissionimaterie plastiche, che evidenziano un miglioramento atmosferiche), della chimica (emissioni e produzionenel recupero rifiuti bilanciato da un peggioramento rifiuti, con un “bollino rosso” per il recupero), dellaper quel che riguarda l’utilizzo di input energetici. gomma, minerali non metalliferi e mezzi di trasportoStando a quanto affermato fino ad ora, è certamente (in tutti e tre i casi con valori mediamente positivi perutile associare alla analisi dei livelli di eco-efficienza, tutte le componenti di flusso osservate).i cambiamenti che quest’ultima registra nel breve Esaminate efficienza e tendenza green distintamentee medio periodo. Ciò è reso possibile dall’utilizzo all’interno del settore manifatturiero, è naturale con-della così detta eco-tendenza, che misura appunto cludere l’analisi con una lettura incrociata che mettale dinamiche che l’eco-efficienza offre ed in base alla in relazione entrambi gli aspetti osservati, sempre aquale è possibile cogliere il percorso che il nostro partire dall’adozione di quattro classi di intensità.sistema industriale sta sperimentando in termini diprogressiva attenzione all’ambiente. L’eco-tendenza In termini complessivi, è fin da subito chiaro un(o tendenza green) che ormai da anni interessa comportamento complessivo che solo di recentel’industria manifatturiera italiana complessivamente sembra emergere con evidenza. I comparti di attivitàconsiderata, sembra oramai diffusa in tutti o quasi i manifatturiera che mostrano dinamiche favorevolicomparti qui specificatamente analizzati. Solo nel caso in termini di miglioramento dell’eco-efficienza, sonodei prodotti petroliferi e delle attività manifatturiere, quelli che più di tutti scontano livelli strutturali dellainfatti, si registra una tendenza mediamente stessa peggiori. In altre parole, siamo di fronte ad unnegativa. Nel primo caso, tale posizionamento è fenomeno che potremmo definire di eco-convergenzada associare soprattutto al contributo offerto dalle che sembra sintetizzare il comportamento del sistemaemissioni ambientali; nel secondo, è l’andamento manifatturiero durante gli anni della crisi. Non adel recupero rifiuti a determinare un peggioramento caso, sono proprio i settori meno efficienti in sensodel livello complessivo di eco-efficienza. Al contrario, ambientale a mostrare maggiori livelli di investimentisi distinguono per dinamiche positive il settore green, il che lascia presagire come il fenomeno di eco- GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 85
  • 78. convergenza possa protrarsi ancora a lungo, qualora TAB. L’eco-tendenza* dei comparti di attività economica dell’industria manifatturiera nel periodo anni 2009-2011 7 Fonte: elaborazioni Centro Studi Unioncamere su dati Ecocerved e Istat) Input Emissioni Produzione Recupero Sintesi energetici atmosferiche rifiuti rifiuti Comparti manifatturieri Alimentari, bevande e tabacco Tessili e abbigliamento Cuoio, pelli e calzature Legno e prodotti in legno Carta, stampa ed editoriatali sforzi diano i frutti sperati. Prodotti petroliferi raffinati Chimica e farmaceutica Gomma e materie plastiche Lavorazione di minerali non metalliferi Metallurgia e prodotti in metallo Meccanica Elettronica ed apparecchi elettrici Mezzi di trasporto Altre industrie manifatturiere Legenda Molto negativa Negativa Positiva Molto positiva * I raggruppamenti sono stati individuati a partire da una bipartizione tra variazioni negative (colore rosso) e positive (colore verde), a loro volta bipartite in base ai valori medi riscontrati.86 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 79. Particolarmente emblematico in tal senso è il settore differenza dei prodotti petroliferi, associano valoricartario, caratterizzato da bassi livelli intrinseci in inferiori alla media per quel che riguarda i livelli ditermini di eco-efficienza, che registra una particolare eco-efficienza, contrastati da risultati positivi indinamicità nella direzione del green, dimostrandosi termini di dinamiche di breve e medio periodo.tra i più eco-convergenti. Ugualmente significativi Altri settori eco-convergenti appaiono la lavorazionesono i casi della metallurgia e della chimica, che a di minerali non metalliferi (si pensi all’attenzione alla TAB. Matrice di relazione tra grado di eco-efficienza e valori di eco-tendenza dei comparti manifatturieri 8 Fonte: Centro Studi Unioncamere, Fondazione Symbola, 2012 ECO-TENDENZA Molto negativa Negativa Positiva Molto positiva Altre attività Alta Meccanica manifatturiere Alimentari, bevande e Cuoio, pelli e tabacco calzature Medio-Alta Tessili e abbigliamento Elettronica ECO-EFFICIENZA Mezzi di trasporto Legno e prodotti in legno Gomma e materie Carta, stampa ed Medio-Bassa plastiche editoria Lavorazioni minerali non metalliferi Chimica Prodotti petroliferi e farmaceutica Bassa raffinati Metallurgia e prodotti in metallo GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 87
  • 80. sostenibilità ambientale del mondo della ceramica), a decidere le sorti competitive, e i dati sembrano perla gomma e materie plastiche e il legno e prodotti appunto avvalorare tale constatazione.in legno, settore in cui la sfida ambientale sta Anche le attività dell’elettronica e della concia eprogressivamente diventando un importante fattore calzature mostrano un connubio di eco-efficienzadi competitività. ed eco-tendenza, pur senza riuscire a replicareLa meccanica è invece l’unico comparto che, ad una completamente quanto appena ricordato per laconnotazione generale di elevata eco-efficienza, ha meccanica.associato anche dinamiche estremamente positive in Chiude questa classificazione il comparto “spurio”termini tendenziali. Non è allora un caso se proprio delle altre attività manifatturiere (che spaziano molto,tali attività abbiano rappresentato e rappresentino riguardando contestualmente gioielleria, articolisempre più il vero motore dell’export italiano durante sportivi, ecc.) i cui elevati livelli di eco-efficienzagli anni della crisi. Chi investe in green (la meccanica, (dettati probabilmente da minori livelli di impattocome visto, è uno dei comparti a maggior diffusione di ambientale) si associano a dinamiche negative diinvestimenti “verdi”) ha spesso maggiori possibilità di tendenza green negli anni recenti.emergere nei mercati internazionali in cui è la qualità2.5 La centralità del lavoro nei processi di riconversione delle imprese in chiave eco-sostenibile2.5.1 Il fabbisogno di professioni ‘verdi’ espresso dalle imprese italianeIl percorso di riconversione in chiave green del sistema imprimere all’impresa quel salto di qualità verso laproduttivo italiano sta passando non solo attraverso il frontiera della green economy.fattore capitale - espresso, come visto in precedenza, Ciò perché, se risorse finanziarie e capacità di politicadall’impegno delle imprese nell’investimento in gestionale lungimirante e competitiva giocano untecnologie green per ridurre l’impatto ambientale ruolo determinante nella scelta di realizzare undelle produzioni e trasferire un plus competitivo ai investimento green, la completa ‘virata’ aziendalebeni e servizi prodotti - ma anche attraverso quello del verso la sostenibilità ambientale viene compiutalavoro, con l’internalizzazione di figure professionali quando ci si dota, al proprio interno, di risorsele cui competenze, se ben formate, sono in grado di lavorative che apportano in modo strutturale e88 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 81. continuo nel tempo conoscenze potenzialmente classificazione Istat delle professioni. Sono statilegate all’ambito green. comunque mantenuti saldi i principi metodologiciTale motivazione ha spinto ad affiancare all’analisi sul di base, espressi dalla suddivisione delle professionicomportamento di impresa in termini di investimenti ‘verdi’ in due categorie: le professioni green (greenanche quella in termini di occupazione strettamente jobs) in senso stretto, da un lato, corrispondentilegata alla sostenibilità ambientale. Nello specifico, alle professioni caratterizzate da specifichein continuità con le edizioni passate di GreenItaly, è competenze green; le figure attivabili dalla green economy, dall’altro, costituite da quelle professionistato effettuato un approfondimento specifico sulla che, sebbene non abbiano per natura competenzedomanda di figure professionali ‘verdi’, con una specifiche riconducibili al green (e verosimilmentenovità di rilievo legata alla nuova tassonomia delle la gran parte oggi non le possiede), potenzialmentesingole professioni15 aggiornata sulla base della nuova possono trovare collocazione nell’ambito di filiere o imprese green oriented. Determinante in tal senso15 Data l’introduzione da parte dell’Istat della nuova Nomenclatura è il contesto in cui operano, le attività lavorative cuidelle Unità Professionali 2011, come aggiornamento di quelladel 2001 (più dettagliata dalla classificazione Istat-Isfol NUP-06), sono dedite e le proprie competenze green attualirecependo anche le novità introdotte dall’ultima International o potenziali (attraverso lo sviluppo di una maggioreStandard Classification of Occupation (ISCO-08), è sorta la sensibilità ‘green’ o prevedendo specifici interventinecessità di ridefinire le figure professionali ‘verdi’, con riferimento formativi sul tema)16. Per queste ultime figure sarannosia ai green jobs in senso stretto, sia alle figure attivabili dallagreen economy (nelle precedenti edizioni “figure riconducibili algreen”), sulla base della nuova classificazione. Operazione che, a Occupation Classification (SOC), l’equivalente statunitense dellapartire dalle professioni ‘verdi’ individuate secondo la precedente nostra Nomenclatura delle Unità Professionali (NUP).classificazione delle unità professionali (cfr. Unioncamere, C on l’occasione dell’aggiornamento, si è proceduto non solo aFondazione Symbola, Rapporto GreenItaly, edizione 2010 e un’attenta perimetrazione delle figure attinenti ai green jobs in2011), si è sviluppata attraverso il raccordo tra la vecchia e nuova senso stretto a partire dalle indicazioni fornite dallo studio delnomenclatura, con alcune particolari specifiche attinenti a casi COE, ma anche a un affinamento metodologico delle figure atti-di non perfetto raccordo o di avvento di nuove professioni. Si vabili dalla green economy, guidato dall’evoluzione più recentericorda che l’identificazione dei green jobs è sempre ispirata alla del sistema economico italiano e dai relativi nuovi fabbisogni dimetodologia applicata dallo studio del Center of Excellence (COE, professioni a più alta potenzialità nel contribuire alla transizioneUnderstanding the Green Economy in California. A community della nostra economia verso lo sviluppo sostenibile. In sintesi, si ècollege perspective, June, 2009) nel quale, alla luce del contesto arrivati a identificare, sulla base della classificazione delle profes-territoriale e produttivo tipico della California, sono state sioni 2011 a 4 digit, 90 profili professionali per i green jobs e 100individuate le ‘professioni verdi’ a partire dai sei ambiti: energie profili per le figure attivabili dal green, su un totale di 496 profilirinnovabili; produzione e stoccaggio di energia; installazione di che compongono tale classificazione.impianti; edilizia sostenibile ed efficienza energetica; produzione 16 A tal riguardo, si pensi che, secondo il Programma per l’ambientee coltivazione di biocombustibili; mobilità sostenibile; acqua, delle Nazioni Unite (UNEP) e l’Organizzazione Internazionale delgestione dei rifiuti e dei reflui; tutela ambientale e sviluppo Lavoro (ILO), un lavoratore su due nel mondo (circa un miliardosostenibile. Ambiti che nello studio sono stati ricondotti, per e mezzo di persone) sarà convolto dalla rivoluzione green, aquanto possibile, alle professioni già classificate dalla Standard prescindere dal settore di impiego, dall’agricolo ai trasporti GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 89
  • 82. pertanto necessari, nel prossimo futuro, profondi e arrivando a sfiorare il 13% per i green jobs in sensointensi programmi formativi per far sì che possano stretto e confermandosi al 14% per le figure attivabiliessere pienamente espressione della sostenibilità dalla green economy. In altri termini, la richiesta com-ambientale e svolgano così un ruolo più incisivo nella plessiva di professioni ‘verdi’ (siano esse green jobs inriconversione verde della nostra economia. senso stretto o figure potenzialmente attivate dallaÈ così che l’impresa valica il confine della green eco- green economy) rappresenta quasi il 30% dell’interonomy, investendo nella sostenibilità ambientale e ri- fabbisogno occupazionale delle imprese extra-agrico-correndo a forza lavoro in grado di rafforzare questa le italiane (ovvero, 108mila assunzioni non stagionalisvolta aziendale, a supporto diretto, peraltro, della previste per quest’anno su un totale di quasi 407milapiù efficiente realizzazione dell’investimento stesso. entrate), rafforzando così il ruolo svolto da questoUna forza lavoro assolutamente di rilievo, anche solo tema nel tracciare le traiettorie di crescita economicapensando come nel 2012, secondo le informazioni del nostro Paese.fornite dal Sistema Informativo Excelsior, il 23% circa Un Paese che si trova ad affrontare i profondi proble-(pari oltre 142mila unità, includendo anche i lavora- mi che insistono sul mercato del lavoro, riflessi in untori stagionali) delle assunzioni complessivamente fabbisogno occupazionale che nel 2012 vede il nume-programmate dalle imprese industriali e dei servizi ro di assunzioni non stagionali programmate dalle im-con dipendenti fa riferimento a professioni legate prese - sempre secondo l’indagine Excelsior - inferio-alla green economy, vuoi che si tratti di green jobs re all’anno precedente di ben 188mila unità, comein senso stretto, più di 55mila assunzioni (8,7%), vuoi differenza tra le quasi 600mila messe in programmache si tratti di figure attivabili dal green, oltre 87mila nel 2011 e le quasi 407mila di quest’anno, segnandoassunzioni (13,8%). un calo che va oltre i 30 punti percentuali (-31,6%).Ma grazie alla maggiore proprietà strutturale della Una tendenza di tale entità non può non avere inte-domanda di professioni ‘verdi’, contraddistinta da ressato anche le professioni collegate o potenzial-una bassa quota di assunzioni di natura stagionale (ad mente attivabili dalla green economy: ma va eviden-esempio, nei green jobs in senso stretto le assunzioni ziato che quantomeno il fabbisogno di green jobs instagionali rappresentano solo l’8% del totale, contro senso stretto dimostra ancora una maggiore resisten-una media generale del 36% circa), il ruolo di queste za ai duri colpi della crisi, in virtù di una flessione dellafigure professionali all’interno del fabbisogno di lavo- domanda che si è assestata lievemente al di sotto del-ro complessivo cresce ulteriormente facendo esclu- la media (-29% contro -31,6%). Una capacità di tenutasivamente riferimento alle assunzioni non stagionali, confermata anche dall’analisi di medio periodo, dal momento che, rispetto al 2008, il livello delle assun-passando per il manifatturiero e l’edile, oltre ovviamente a quelli zioni previste nel 2012 di green jobs in senso stretto èdell’energia e dei rifiuti (cfr. International Labour Organization,Working Towards Sustainable Development: opportunities for sì inferiore, ma in misura senz’altro più contenuta ri-decent work and social inclusion in a green economy, 2012). spetto a tutte le figure non collegate in alcun modo90 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 83. alla sostenibilità ambientale. A conferma, quindi, di settori nei quali trovano più di frequente sboccocome l’imprenditoria italiana continui a investire su (dall’edilizia alle lavorazioni manifatturiere più legatequella parte di forza lavoro più determinante per rag- a una domanda interna in forte sofferenza), le figuregiungere il punto di svolta verso la green economy, attivabili dalla green economy hanno invece subitoovvero sui green jobs in senso stretto, le vere figure nel 2012 una consistente e maggiore flessione delleespressione della green economy: basti pensare agli assunzioni a confronto con quella registrata dai greeningegneri, ai molti tecnici (da quelli del risparmioenergetico a quelli della gestione di cantieri edili,piuttosto che della sicurezza sul lavoro), agli installa- FIG. Le professioni ‘verdi’: assunzioni totali e non stagionali programmate dalle imprese dell’industria etori. Anche a causa degli andamenti economici dei 18 dei servizi nel 2012 Fonte: elaborazione Centro Studi Unioncamere su dati Sistema Informativo Excelsior GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 91
  • 84. jobs in senso stretto, sia rispetto al 2011 (-40%) sia green economy - che rappresentano comunquerispetto al 2008 (-18,9%). Questo sembra ulterior- ancora nel 2012 un terzo della forza lavoro in entratamente confermare che le imprese hanno badato a (superiore sia alle costruzioni sia ai servizi, meno delsalvaguardato in primo luogo le figure già pronte e 10% in entrambi i casi) - quanto delle altre al di fuoricompetenti da impiegare per raggiungere in tempi della green economy. Verosimilmente, la maggiorebrevi eco-efficienza e sostenibilità - ovvero i green propensione delle imprese industriali nell’investirejobs in senso stretto -, rimandando, magari a un mo- in tecnologie green, come visto in un precedentemento successivo e in un clima di maggior fiducia, il capitolo del presente lavoro, ha comportato anchepotenziamento all’interno dell’azienda di figure che un necessario ri-direzionamento della domanda dipotrebbero dare un apporto in questo campo a segui- lavoro verso figure ‘verdi’, in grado di amplificare ito di futuri e intensi processi di formazione e sensibi- corrispondenti ritorni in termini di efficienza.lizzazione sul tema. Fatto sta che, dal 2008 a oggi, Tale fenomeno sembra aver interessato anche le co-l’impegno delle imprese in campo ambientale risulta struzioni, dove i green jobs in senso stretto rivestonoevidente anche attraverso una lenta trasformazione un ruolo di crescente spessore della forza lavoro, ar-della domanda a favore soprattutto dei green jobs in rivando a rappresentare 33 assunzioni non stagiona-senso stretto: mentre quattro anni fa questi ultimi li su 100 di quelle previste per quest’anno, ben 5 inconcentravano 11 assunzioni non stagionali circa su più rispetto al 2008, a differenza delle figure attivabili100, quest’anno ne rappresentano quasi 13, anche a dalla green economy (da 13 a 8 su 100) e alle restantiscapito delle figure attivabili dalla green economy (da figure (da 60 a 59, sempre su 100). Gli interventi a16 a 14 circa), più soggette a fenomeni di ciclicità. sostegno della riqualificazione energetica delle co-Un’imprenditoria che si sta riorganizzando proprio struzioni che si sono succeduti negli ultimi anni possoa partire dall’industria (costruzioni escluse), che aver fatto propendere l’impresa edile a limitare la ri-nonostante il ‘maremoto’ della crisi che ha spinto duzione di assunzioni di green jobs in senso stretto, ala sua produzione in questi anni ai minimi storici, scapito magari di altre figure prettamente operativeha mostrato una crescita di attenzione verso i green ma dal minore, o assente, bagaglio di competenze injobs in senso stretto. Soprattutto nel 2012, quando ambito green.questi sono arrivati a spiegare ben il 20% del proprio Come precedentemente osservato a proposito dell’o-fabbisogno occupazionale previsto (sempre con rientamento verso l’investimento ‘verde’ da parteriferimento alle assunzioni non stagionali17), ben 4,5punti in più rispetto al 2011 e 5,3 a confronto con delle imprese, nel terziario sembra diffondersi un piùil 2008; a scapito tanto delle figure attivabili dalla lento ma inesorabile processo di transizione verso il nuovo paradigma della green economy, riflesso in una crescita nel 2012 del peso relativo delle assunzio-17 Si precisa che l’analisi che seguirà sul fabbisogno occupazionaledelle professioni ‘verdi’ sarà esclusivamente incentrata sulle ni sia di green jobs in senso stretto, sia di figure atti-assunzioni non stagionali. vabili dalla green economy, tanto su base annua (ad92 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 85. esempio, i green jobs in senso stretto sono passati dal tenzialmente tali peraltro diffuso anche tra le micro-5,9% del 2011 al 6,8% del 2012) che nel medio termi- imprese (12,8 e 14,5% il peso, ordinatamente, deine (6,1% nel 2008). La piccola impresa (10-49 dipen- green jobs in senso stretto e delle figure attivabili dal-denti) sembra essere quella più propensa ad assume- la green economy sul totale delle entrate di personalere green jobs in senso stretto (14,7% del totale dipendente programmate dalle aziende con meno diassunzioni non stagionali previste nel 2012, contro il 10 occupati). Due realtà imprenditoriali che, dunque,12,5% della media generale) e figure attivabili dalla dimostrano di tenere bene il passo della medio-gran-green economy (17,5%, contro una media del 14,1%). de impresa (50-499 dipendenti), dove il fabbisognoUn orientamento a internalizzare figure ‘verdi’ o po- totale di professioni ‘verdi’ si allinea sostanzialmente Andamento delle assunzioni non stagionali di green jobs in senso stretto e di figure attivabili dalla FIG. green economy programmate dalle imprese* nel periodo 2008-2012 19 (incidenze percentuali sul totale delle assunzioni non stagionali) Fonte: elaborazione Centro Studi Unioncamere su dati Sistema Informativo Excelsior 16,0 16,0 14,1 13,6 12,9 12,5 12,2 12,0 11,3 10,9 2008 2009 2010 2011 2012 Greenjobs in senso stretto Figure attivabili dalla green economy * Imprese dell’industria e dei servizi con almeno un dipendente. Tale precisazione vale anche per i dati riportati nei grafici e tabelle successive GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 93
  • 86. a questi valori, a dispetto, invece della grande impresa confronto sia con il 2011 sia con il 2008. Esempio più(500 dipendenti e oltre) dove non più di 10-11 emblematico di questo fenomeno è la piccola impre-assunzioni non stagionali previste per quest’anno su sa, dove quest’anno la fetta di domanda di queste fi-100 interesseranno i green jobs in senso stretto o gure (intesa come incidenza percentuale delle assun-figure attivabili dalla green economy. zioni sul totale) si è allargata di quasi due puntiMa se si vuole trovane il comune denominatore a percentuali (+1,7 punti) e di oltre due rispetto a quat-tutte le tipologie di impresa, esso va ricercato proprio tro anni fa (+2,4 punti). Se il comportamento generalenella capacità pervasiva della green economy, delle imprese è stato quello, in un periodo di crisi etestimoniata da un aumento, più o meno intenso, del dovendo quindi individuare pochi e precisi ambiti supeso delle assunzioni di green jobs in senso stretto in cui puntare, di scegliere di focalizzarsi sulle professio-tutte le classi dimensionali di impresa nel 2012, a ni di stampo green economy ‘autentico’, merita inve- Assunzioni non stagionali di green jobs in senso stretto e di figure attivabili dalla green economy FIG. programmate dalle imprese, per settoredi attività economica 20 Anni 2008, 2011 e 2012 (incidenze percentuali sul totale assunzioni non stagionali) Fonte: elaborazione Centro Studi Unioncamere su dati Sistema Informativo Excelsior 14,4 32,1 8,3 36,1 35,7 13,3 31,8 33,1 26,7 8,3 8,9 9,8 20,0 14,7 15,5 6,1 5,9 6,8 2008 2011 2012 2008 2011 2012 2008 2011 2012 Industria in senso stretto Costruzioni Servizi Green jobs in senso stretto Figureattivabili dalla green economy Figure riconducibili alla green economy94 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 87. ce sottolineare come la medio-grande impresa abbia di vista geografico, per effetto di un Nord del Paesedeciso di puntare con più forza sulle figure attivabili che vanta nel 2012 le maggiori attenzioni verso ledalla green economy, cercando di sviluppare professioni ‘verdi’ o potenzialmente tali: nel Nord-maggiormente anche i canali comunicativi (attraverso Ovest con riferimento ai green jobs in senso strettofigure come gli specialisti o tecnici nel campo delle (14,9% del totale assunzioni non stagionali previstepubbliche relazioni, pubblicità e cura dell’immagine, per quest’anno; più di 18mila unità); nel Nord-Estgli addetti all’informazione, ecc.), in stretta riguardo alle figure attivabili dalla green economydipendenza con quelli informatici (soprattutto tecnici (15,7%). Seguono sostanzialmente il Centro e ilprogrammatori), in grado di valorizzare al massimo il Mezzogiorno, con ritardi non particolarmenteprodotto. Qualche differenza invece emerge se si marcati.osservano i comportamenti di assunzione dal punto Assunzioni non stagionali di green jobs in senso stretto e di figure attivabili dalla green economy FIG. programmate dalle imprese, per classe dimensionale di impresa 21 Anni 2008, 2011 e 2012 (incidenze percentuali sul totale assunzioni non stagionali) Fonte: elaborazione Centro Studi Unioncamere su dati Sistema Informativo Excelsior 20,1 17,5 17,1 18,9 15,8 15,8 14,2 16,3 14,5 15,9 12,3 12,8 13,7 11,2 11,1 14,7 12,9 13,6 13,8 11,1 12,4 12,8 12,3 12,9 11,4 10,7 12,0 9,5 10,0 10,4 2008 2011 2012 2008 2011 2012 2008 2011 2012 2008 2011 2012 2008 2011 2012 1-9 dip. 10-49 dip. 50-249 dip. 250-499 dip. 500 dip. e oltre Green jobs in senso stretto Figure attivabili dalla green economy Figure riconducibili alla green economy GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 95
  • 88. FIG. Assunzioni non stagionali di green jobs in senso stretto e di figure attivabili dalla green economy programmate dalle imprese, per ripartizione geografica 22 Anni 2008, 2010 e 2012 (incidenze percentuali sul totale assunzioni non stagionali) Fonte: elaborazione Centro Studi Unioncamere su dati Sistema Informativo Excelsior 16,1 13,9 17,0 14,4 16,7 16,8 15,7 16,8 13,5 16,0 14,1 13,1 13,5 14,9 12,1 10,7 11,4 11,2 12,3 11,5 12,5 10,9 10,3 10,5 2008 2011 2012 2008 2011 2012 2008 2011 2012 2008 2011 2012 Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud e Isole Green jobs in senso stretto Figure attivabili dalla alla green economy Figure riconducibili green economy96 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 89. 2.5.2 Il profilo delle professioni verdi previste in entrata nel 2012Visto che la green economy si sviluppa all’interno del politiche a sostegno della crescita come risultato dellasistema produttivo italiano ramificandosi in entrambi coniugazione tra politica industriale e politica attivai fattori della produzione (capitale e lavoro), il punto del lavoro, di cui le recenti misure governative possonodi massima espressione di questo fenomeno si rappresentarne un esempio, in quanto puntano arealizza quindi nel momento in cui si è in presenza di favorire l’occupabilità nei settori strettamente ‘verdi’una domanda di lavoro ‘verde’ da parte delle imprese (protezione del territorio, biocarburanti, energieinvestitrici nel green, costituite da quei 360mila circa rinnovabili, efficienza energetica nel settore civile eesempi che – come visto in precedenti sezioni di terziario), con particolare riferimento all’inserimentoquesto lavoro - hanno investito tra il 2009 e 2011, o lavorativo in pianta ‘stabile’ dei giovani.prevedono di farlo quest’anno, in tecnologie green a Proprio in tema di stabilità contrattuale, le professionifavore del risparmio energetico o del minor impatto strettamente ’verdi’riescono a offrire maggioriambientale della propria attività. Svolte aziendali che opportunità, anche solo considerando come oltre lanon possono che necessitare il rafforzamento della metà delle assunzioni non stagionali previste nel 2012forza lavoro più affine al tema, testimoniata da una da tutte le imprese italiane (sempre con riferimentorichiesta di green jobs in senso stretto che nel caso a quelle industriali e dei servizi con dipendenti) didi queste imprese investitrici raggiunge il 14% del green jobs in senso stretto saranno effettuate confabbisogno occupazionale programmato per il 2012, un contratto a tempo indeterminato (53,4%) controsuperiore di quasi tre punti percentuali al caso delle meno del 40% nel caso delle figure non associate inimprese non investitrici (11,4%). nessun modo al green. Ritenendo tali figure altamenteDel resto, basti pensare che delle quasi 51mila strategiche delle proprie scelte aziendali in un’otticaassunzioni non stagionali complessive di green jobs di medio-lungo periodo, le imprese che investonoin senso stretto previste per quest’anno in Italia, circa nel green ricorreranno al contratto di lavoro stabilela metà, quasi 24mila (pari al 46,9%) sarà effettuata per quasi il 60% delle assunzioni di green jobs indalle imprese che hanno investito negli ultimi tre anni, senso stretto programmate per quest’anno. Volendoo investiranno quest’anno, in campo ambientale. considerare anche l’apprendistato una forma ‘stabile’Come dire che un quarto dell’imprenditoria italiana, di lavoro (come sottolineato nella recente riformacorrispondente a quella che punta chiaramente sulla del mercato del lavoro), è sempre tra i green jobssostenibilità ambientale (come visto in precedenza in senso stretto, e ancor di più tra le figure attivabilia proposito delle imprese che investono nel green), dalla green economy, a prevalere rispetto alle altreriesce a contribuire alla metà della domanda totale figure richieste dalle imprese per quest’anno.di green jobs in senso stretto. In questo semplice Pur tuttavia, sebbene la crescita conosciuta neglirapporto si esalta la necessità e il valore delle ultimi anni della flessibilità del mercato del lavoro GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 97
  • 90. non abbia risparmiato anche le professioni legate specializzazione - ben 47 su 90 tra ingegneri, chimici,all’eco-sostenibilità, merita sottolineare come queste specialisti in campo economico e ambientale - e tecni-abbiano arginato con più forza il fenomeno: infatti, tra ci di elevata preparazione (tecnici del risparmio ener-il 2008 e il 2012 la quota di assunzioni non stagionali getico, tecnici agronomi, ecc.), le figure attivabili dallaa tempo indeterminato di green jobs in senso stretto green economy vedono la prevalenza di professioni diè diminuita (-3,3 punti percentuali) della metà circa matrice artigiana e operaia specializzata - 43 su 100rispetto a quanto evidenziato dalle figure al di fuori tra pavimentatori, montatori, installatori, ecc.dell’ambito green (-7,3 punti); rispetto alle quali Ma andando oltre le motivazioni di carattere struttu-ultime la riduzione registrata nel caso delle figure rale, la preparazione risulta essere un requisito deter-attivabili dalla green economy si è dimostrata sempre minante per svolgere una professione strettamentedi minore entità (-5,9 punti). Addirittura, quest’anno, ‘verde’, visto che nel momento di assunzione di unrispetto all’anno passato e in controtendenza a tutte green jobs in senso stretto in un terzo dei casi il titolole altre figure, la propensione ad assumere con di studio è ritenuto molto importante, scendendo acontratto a tempo indeterminato è aumentata per i un quinto nel caso di una figura attivabile dalla greengreen jobs in senso stretto (da 52,7 a 53,4%). economy - dove comunque è cresciuta notevolmenteMaggiori prospettive stabili di lavoro che implicano negli ultimi anni la richiesta di un titolo di post-diplo-innanzitutto un adeguato livello di istruzione, corri- ma - e a poco più di un decimo in quello di una altraspondente almeno al titolo di scuola secondaria (per restante figura. Un fenomeno che tende ad ampliarsisvolgere una professione attivabile dalla green eco- se le assunzioni sono previste dalle imprese che inve-nomy) o universitario (per una ricompresa tra i gre- stono nell’eco-efficienza, le quali attribuiscono anco-en jobs in senso stretto). Nello specifico, risultanoessere quasi 40 le assunzioni non stagionali previste ra più importanza al titolo di studio, consapevoli chequest’anno di laureati tra i green jobs in senso stretto l’upgrading competitivo dell’azienda passa dalla qua-(contro una media di circa 10 per tutte le altre figure, lità di entrambi i fattori produttivi. Ciò che spieghe-comprese quelle attivabili dal green), mentre 45 sono rebbe, presumibilmente, anche la più elevata richiestaquelle di diplomati tra le figure attivabili dalla green di laureati espressa da queste imprese quando si tro-economy (contro una media che oscilla tra le 34 dei vano ad assumere i green jobs in senso stretto (43,5green jobs in senso stretto e le 41 per il resto delle contro il 34,9% delle imprese non investitrici).figure non attinenti al tema della sostenibilità). Il più elevato livello di preparazione e competenze ri-Del resto, questa diversità tra le due tipologie di pro- chieste alle figure strettamente ’verdi’ o attivabili dallafessioni ‘verdi’ è ascrivibile in gran parte alla diversa green economy può in prima battuta far propenderestruttura professionale che le contraddistingue, se- le imprese a ritenere meno adatto un giovane appenacondo la quale, mentre i green jobs in senso stretto uscito dal sistema formativo a svolgere la professionesono costituiti prevalentemente da profili di elevata green richiesta.98 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 91. Principali caratteristiche delle assunzioni di green jobs in senso stretto, di figure attivabili dalla green economy e di altre TAB. figure professionali programmate dalle imprese nel 2012 9 (valori assoluti* e incidenze percentuali sul totale assunzioni non stagionali) Fonte: elaborazione Centro Studi Unioncamere su dati Sistema Informativo Excelsior Assunzioni realizzate dal totale imprese dellin- dustria e dei servizi con dipendenti di cui: dalle imprese investitrici in tecnologie green** Figure Green jobs Figure attiv. Figure non Green jobs Figure attiv.. Totale Totale figure non attiv. in senso dalla green attiv. dalla gre- in senso dalla green figure profess. dalla green stretto economy en economy stretto economy profess. economyTotale assunzioni 55.240 87.400 488.700 631.340 25.540 35.150 180.790 241.470- non stagionali 50.830 57.220 298.770 406.820 23.820 24.300 120.950 169.070- stagionali 4.410 30.180 189.930 224.520 1.710 10.850 59.840 72.390Tempo indeterminato 53,4 41,2 38,8 41,0 57,4 42,5 41,1 43,6Apprendistato 10,4 11,5 8,8 9,4 10,0 11,0 7,7 8,5Inserimento 2,6 1,1 1,7 1,7 3,9 1,4 2,5 2,5Tempo determinato e altri contratti 33,6 46,2 50,7 47,9 28,7 45,1 48,7 45,3Laurea 38,9 10,5 11,1 14,5 43,5 12,0 10,9 15,7Diploma 34,3 44,3 41,4 40,9 33,7 44,4 40,5 40,1Qualifica professionale 10,7 22,2 10,7 12,3 10,1 16,1 10,2 11,0Nessuna formazione specifica 16,1 22,9 36,9 32,3 12,7 27,5 38,4 33,2È adatto un giovane in uscita dal sistema 39,7 40,7 47,6 45,6 44,3 47,1 51,8 50,0formativoSostituzione di analoga figura 34,3 43,8 45,9 44,1 36,7 47,1 45,5 44,5Non in sostituzione e non presente in azienda 15,6 11,3 11,8 12,2 13,0 7,5 9,5 9,7Esperienza nella professione o nel settore 67,2 61,9 50,2 54,0 67,2 60,1 48,9 53,1- specifica nella professione (ass. con 46,4 48,1 34,8 38,7 49,2 52,7 33,6 39,5esper.=100)- nello stesso settore (ass. con esper.=100) 53,6 51,9 65,2 61,3 50,8 47,3 66,4 60,5Difficoltà di reperimento 23,1 21,2 13,9 16,1 27,5 24,0 15,9 18,7- ridotto numero di candidati (ass. diff. rep.=100) 46,0 51,9 44,0 45,8 49,6 55,7 50,7 51,4- inadeguatezza dei candidati (ass. diff. 54,0 48,1 56,0 54,2 50,4 44,3 49,3 48,6rep.=100)Con necessità di ulteriore formazione 73,1 76,4 74,4 74,6 77,5 85,1 81,9 81,8 * Valori assoluti arrotondati alle decine. A causa di questi arrotondamenti, i totali possono non corrispondere alla somma dei singoli valori. ** Imprese con almeno un dipendente dell’industria e dei servizi che hanno investito tra il 2009 e il 2011 o hanno programmato di investire nel 2012 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 99
  • 92. Sono circa 40 le assunzioni non stagionali su 100 pre- per lo svolgimento di professioni strettamente ‘verdi’,viste per quest’anno di green jobs in senso stretto, considerato l’elevato tasso di competenze a esse as-come di figure attivabili dalla green economy, in cui è sociato. Non a caso, e senza distinzioni tra impreseritenuto adatto un giovane che ha appena concluso il investitrici e non investitrici, circa i due terzi delle as-percorso formativo (rispettivamente, poco più di sunzioni di green jobs in senso stretto e di figure atti-20mila e di 23mila), laddove per le restanti figure si vabili dalla green economy previste per il 2012 sonosfiorano le 50 unità. legate al possesso di esperienza nella professione oLe imprese investitrici nel green riserveranno nel settore, quando per il resto delle altre figure ilquest’anno, nell’ambito delle professioni ‘verdi’, spazi vincolo si ferma alla metà. Inoltre, incarnando com-leggermente più ampi ai giovani ‘freschi di studi’ ri- petenze altamente tecniche, nell’insieme delle figurespetto a quelle non investitrici (44,3 contro 35,7% per verdi previste in entrata, l’esperienza nella professio-i green jobs in senso stretto e 47,1 contro 35,9% per ne è richiesta quasi nella stessa misura di quella piùle professioni attivabili dalla green economy), anche generica nel settore, a differenza per le restanti pro-se va evidenziato che la preferenza per un giovane fessioni dove è quest’ultima a prevalere. Un’ulterioreappena uscito dal sistema formativo prevale sempre, testimonianza di come la green economy sia sempreanche nelle imprese che investono nella sostenibilità più espressione di competenze specifiche legate al la-ambientale, nel caso delle assunzioni di figure non ri- voro, impiegabili trasversalmente all’economia, sgan-conducibili al green (51,8%). ciandosi così dalla tipica attribuzione a pochi e circo-Pur tuttavia, è rimarchevole constatare che proprio scritti settori di attività. D’altra parte, nelle impresetra le assunzioni di green jobs in senso stretto pro- che investono nel green, che come visto sono diffusegrammate nel 2012 sia stato registrato il più elevato fra tutte le maglie del sistema economico, la richiestaincremento, rispetto al 2011, della quota di entrate di esperienza nella professione tende ad aumentare.per le quali è ritenuto adatto un giovane appena usci- Quando un’impresa al momento di assumere unato dal percorso scolastico o universitario, rimandan- professione ‘verde’ richiede preparazione, competen-do all’idea di un probabile avvio di migliore conver- ze ed esperienza specifica, con più probabilità devegenza tra formazione e mondo lavorativo. In questo fronteggiare alcuni problemi nel trovare la personasenso, la nascita di molti indirizzi universitari dediti adatta alle proprie esigenze. Nel solo 2012, sono benal tema della sostenibilità ambientale, come di corsi 23 su 100 le assunzioni di green jobs in senso strettodi post-laurea (master) o post-diploma (Istituti Tecnici (quasi 12mila) per le quali le imprese dichiarano diffi-Superiori), possono contribuire realmente a facilitare coltà di reperimento, non troppo distante da quantola transizione scuola-lavoro. accade per le figure attivabili dalla green economy,Comunque, il fattore esperienza sembra giocare un 21 su 100 (poco più di 12mila), a differenza inveceruolo di rilievo nell’orientare le imprese a non ricor- delle altre figure dove il rapporto scende a circa 14rere con estrema frequenza a giovanissimi inesperti su 100. E anche in questo caso, riflesso di una ricerca100 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 93. più intensa di forza lavoro dall’elevato bagaglio tecni- trovare la figura di cui si necessita, in quanto per esseco, nelle imprese che investono in tecnologie green (sia green jobs in senso stretto sia figure attivate dal(sempre relativamente a quelle che hanno investito green) assume maggiore rilievo la carenza di offerta,nel periodo 2009-2011, o investiranno quest’anno) la la quale nel caso delle figure attivabili dalla greendifficoltà di reperimento sale sia per i green jobs in economy supera addirittura l’altra motivazionesenso stretto (quasi 28 su 100) sia per le figure attiva- espressa dall’inadeguatezza della preparazione delbili dalla green economy (24 su 100). candidato (sul totale assunzioni difficili da reperire:Oltre ai livelli, ciò che distingue le professioni stretta- 51,9 contro 48,1%). Un fenomeno che tende ad am-mente ‘verdi’ o attivabili dalla green economy dalla pliarsi se sono le imprese investitrici ad avere difficol-altre è la motivazione che risiede dietro la difficoltà a tà di reperimento, visto che in questo caso quasi il Assunzioni non stagionali di green jobs in senso stretto, di figure attivabili dalla green economy e FIG. del resto delle figure professionali, in base alla motivazione alla base della difficoltà di reperimento 23 Anni 2010 e 2011* (incidenze percentuali sul totale assunzioni non stagionali) Fonte: elaborazione Centro Studi Unioncamere su dati Sistema Informativo Excelsior 15,0 13,4 12,5 10,2 8,5 7,8 12,6 13,0 10,6 11,0 8,3 6,1 2011 2012 2011 2012 2011 2012 Green jobs in senso stretto Figure attiv. dal green Figure ricond. al green Figure non ricond. green Figure attiv. dal al green Ridotto numero dei candidati Inadeguatezza dei candidati * In questo caso, i dati relativi all’anno 2008 non sono stati riportati perché non sono comparabili con quelli del 2010 e 2011 per effetto di sviluppi legati al questionario di indagine. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 101
  • 94. 56% figure attivabili dal green difficili da reperire lo competenze nuove e innovative, si prestano chiara-sono per ridotto numero di candidati (48,3% tra le im- mente meno alla formazione post-entry per colmareprese che non investono) e il 50% circa se si tratta di le lacune formative. Non a caso, quando si tratta digreen jobs in senso stretto (41,4% tra le imprese che assumere un green jobs in senso stretto è più proba-non investono). bile che si tratti di una figura nuova e non presenteTrasposte sul piano delle politiche attive del lavoro, nell’azienda rispetto agli altri casi (15,6% contro l’11%queste considerazioni rimandano all’idea della ne- circa di tutte le altre figure).cessità di sviluppare percorsi di orientamento e di In questo ambito lo sviluppo di percorsi formativi astudio con lo scopo ultimo di formare tutti quei pro- tutti livelli (dal post-secondario a quello universitario,fessionisti in grado di colmare il gap ‘quantitativo’ master compresi) conosciuto negli ultimi anni è riu-che separa domanda e offerta di lavoro. Un gap, que- scito in parte ad attrezzare i giovani del ‘giusto’ baga-sto, più difficile da colmare per le imprese rispetto a glio per rispondere alle esigenze delle imprese. Tant’èquello di natura ‘qualitativa’ legato alla preparazione che, non del tutto casuale, le difficoltà di reperimentoinadeguata dei candidati, di fronte al quale possono - sia tra le professioni dei green jobs in senso strettosempre ricorrere (specie nel caso delle imprese di piùgrande dimensione) allo strumento della formazione sia tra le figure attivabili dalla green economy - trapost-entry. il 2008 e il 2012 si sono ridotte in misura superioreUna scelta prevista quest’anno in misura più diffusa rispetto alle altre figure. E senza contare come, nelper le figure attivabili dalla green economy (76,4% del 2012, la quota delle figure difficili da reperire sul tota-totale assunti) e meno per i green jobs in senso stret- le assunzioni si è ridotta, anche solo rispetto al 2011,to (73,1%), verosimilmente spiegabile con il fatto che di ben cinque punti percentuali per le due tipologie dile prime, alle quali si richiedono competenze ambien- professioni sopra citate (da 26-27 a 21-23%), mentretali magari più generiche, possono prestarsi meglio a solo di tre punti per le altre figure, grazie prevalente-una formazione in azienda post-assunzione; mentre mente alla diminuzione degli ostacoli legati all’inade-le seconde, alle quali si associano più di frequente guatezza avvertita circa la preparazione dei candidati.2.5.3 I green jobs più richiesti e le competenze che le imprese vi associanoSolo entrando più in profondità nel mondo del lavo- Rifacendosi sempre al Sistema Informativo Excelsiorro ‘verde’ si riesce a comprendere esaustivamente sulla base delle previsioni di assunzioni delle impre-i tratti e le specificità di questa importante fascia di se industriali e dei servizi, tra i green jobs in sensooccupazione, a partire dalla individuazione dei pro- stretto più richiesti nel 2012 si trovano professionifili professionali dai maggiori sbocchi occupazionali. dal variegato profilo. Tra quelle high-skill (di elevata102 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 95. specializzazione e tecniche) si va dal campo dell’infor- rappresenta sempre più un elemento distintivo dellamatica, con gli analisti e progettisti di software (quasi comunicazione aziendale.5.300 assunzioni non stagionali) e i tecnici esperti in Ma per riconvertire l’intera economia in chiave greenapplicazioni (3mila), a quello dell’ingegneria, energe- sono necessarie anche professioni dal minor conte-tico-meccanica (2.500 assunzioni) assieme a quella nuto di conoscenza. Si pensi a quelle impiegate nell’e-industriale-gestionale (circa mille assunzioni), pas- dilizia, settore le cui future fortune passeranno senzasando per il campo della promozione, costituito dalle dubbio dall’acquisizione della sensibilità ambientale,4.700 circa assunzioni tra specialisti nei rapporti con il rappresentate dagli idraulici (circa 5.500 assunzionimercato e tecnici del marketing, alle quali potrebbe- non stagionali previste nel 2012), dai carpentieri ero aggiungersi anche le oltre mille assunzioni di spe- falegnami (3.500 assunzioni), dagli elettricisti nellecialisti in scienze economiche. Tutte professioni che, costruzioni civili (2.300 assunzioni) e dai tecnici del-se riescono a “pensare sostenibile”, sono in grado di la gestione dei cantieri edili (circa 1.200 assunzioni).apportare innovazione e competitività in chiave gre- La rivoluziona ‘verde’ richiede quindi professionalitàen all’impresa, sviluppando tecnologie ed efficienza tradizionali, ma certamente rinnovate nel modo dilungo la fase di processo e promozione unita alla dif- pensare “sostenibile”, che implica aggiornamento efusione della sensibilità ambientale nel momento in competenze anche avanzate nel campo della tecno-cui si collocano i prodotti sui mercati. logia. Oltre all’edilizia, in questo caso spicca ancheÈ indubbio che la green economy necessiterà sempre l’industria, con la presenza nelle prime posizioni dellapiù di ingegneri ed economisti in grado di sviluppare classifica dei meccanici e montatori industriali (3milal’efficientamento energetico: si pensi ad esempio alla circa) e dei tecnici meccanici (mille assunzioni). Anchenuova figura dell’energy manager, piuttosto che a queste sono professioni quasi per natura ‘tradiziona-quella di esperto economico finanziario di interventi li’, che se ben accompagnate da percorsi formativienergetici. Ma anche di sviluppare l’attenzione incentrati sulla sostenibilità, anche con un’improntadell’azienda nei confronti dell’ambiente a 360 gradi, tecnologica, sono veramente in grado di incanalare lagrazie all’impiego di altre nuove figure emergenti nostra industria verso il sentiero ‘verde’.come il risk manager ambientale, così come, nel Da questa varietà dei principali profili più richiesti dicampo della promozione e marketing, il ricercatore green jobs in senso stretto scaturiscono possibilitàdi mercato sostenibile e il green copywriter18. Ciò di impiego non solo per i laureati, ma anche perperché non è solo indispensabile innovare, ma anche i diplomati e, in certi casi, anche ai meno istruiti, acomunicare, visto che la sostenibilità ambientale conferma di come la green economy rappresenti un’opportunità comune non solo a territori, settori18 Per una descrizione analitica dell’attività di queste figure sirimanda a: Gelisio T., Gisotti M., Guida ai Greenjobs, Edizione di attività e dimensioni di impresa, ma anche alleAmbiente, 2012. diverse fasce di popolazione dal differente grado di GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 103
  • 96. istruzione, dimostrando un elevato grado di capacità punte che superano il 50% per figure riconducibili aglidi inclusione sociale19. ingegneri (sia elettronici e delle telecomunicazioni siaProprio sul versante dell’inclusione, va evidenzia- energetici e meccanici), ai tecnici della sicurezza sulta l’esistenza di diverse professioni dei green jobs in lavoro e agli specialisti in scienze economiche assie-senso stretto per le quali le imprese preferiscono - in me agli analisti e progettisti di software.oltre la metà delle assunzioni non stagionali previste Ma gli spazi potenzialmente riservati ai giovani, e nonper quest’anno - figure giovanili under 30: è il caso solo, rischiano di restare inoccupati a causa di diffi-degli analisti e progettisti di software (quasi 3mila coltà a reperire le figure di cui l’impresa necessita,assunzioni under 30), degli ingegneri elettronici e vuoi per carenza di offerta, vuoi per inadeguatezzadelle telecomunicazioni (circa 500), dei meccanici e del candidato. Infatti, molte delle professioni greenmontatori di apparecchi industriali (400 assunzioni jobs in senso stretto più richieste, o dalla maggioreunder 30) e degli specialisti in scienze economiche preferenza per gli under 30, rientrano tra quelle più(più di mille assunzioni), dove la quota di assunzioni difficile da trovare per le imprese. E si tratta quasidi personale con età fino a 29 anni va dai 55 ai 60 esclusivamente di profili high-skill: spiccano gli ana-punti percentuali circa. Un livello che sale fino a sfio- listi e progettisti di software (40 su 100 saranno diffi-rare i 70 punti nel caso dei tecnici delle reti idriche cili da trovare secondo le esigenze delle imprese neled energetiche (320 assunzioni) per superare gli 80 2012) e tutte le figure legate all’ingegneria (da 24 apunti percentuali se si tratta di pavimentatori e posa- 35 su 100), a causa prevalentemente del ridotto nu-tori di rivestimenti (poco più di 400 assunzioni). Data mero di candidati nel caso degli analisti di software,la consistenza numerica e il campo di applicazione, ingegneri energetici e meccanici, industriali e gestio-merita evidenziare anche le opportunità di impiego nali e, soprattutto, degli ingegneri elettronici; men-per i giovani nel campo dell’ingegneria energetica e tre l’inadeguatezza del candidato sopravanza per glimeccanica (più di mille assunzioni under 30). ingegneri civili; ma tra i green jobs di difficile reperi-Giovani che dovranno comunque acquisire una buo- mento rientrano anche diversi tecnici, con particolatena dose di esperienza, visto che molte delle principali riguardo ai tecnici meccanici (30% circa), oltre a quelliprofessioni di green jobs in senso stretto dalla mag- della sicurezza sul lavoro e quelli esperti in applica-giore preferenza per gli under 30 richiedono, anche zioni, i quali ultimi vanno a irrobustire la già rilevantequando si tratta proprio di assumere un giovane con presenza di molte professioni scientifiche tra quelleetà fino a 29 anni, il possesso di esperienza nel setto- più ‘introvabili’.re o nella professione in oltre un terzo dei casi, con Su questo fronte diviene quanto mai strategico riusci- re ad avvicinare i giovani anche verso percorsi di studi19 Si pensi che, secondo il Programma per l’Ambiente delle Nazioni scientifici, perché più che mai da questo ambito for-Unite (UNEP), la green economy sarebbe in grado di creare da 15a 60 milioni di posti di lavoro a livello mondiale da qui a venti anni, mativo passa la capacità del nostro sistema economi-facendo emergere dalla povertà milioni di persone. co di rinnovarsi puntando sulla tecnologia. E per que-104 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 97. sto sarà fondamentale anche modellare la formazione tenze tecniche quanto trasversali. Ciò perché le im-al servizio della domanda di lavoro, puntando sull’al- prese non richiedono solo conoscenze specifiche pro-ternanza scuola-lavoro, su corsi di specializzazione prie della professione, ma anche di carattereperfettamente ‘tarati’ alle esigenze del mondo pro- attitudinale. Ad esempio, per esercitare una profes-duttivo e ai cambiamenti del tempo, in modo da ren- sione ricompresa tra i green jobs in senso stretto, saràdere i giovani all’altezza delle professioni green di molto importante, e in misura maggiore rispetto aoggi e quelle di domani, grazie al possesso di compe- qualsiasi altra professione, la capacità di lavorare in TAB. Le prime 15 figure professionali dei green jobs in senso stretto in base alla preferenza delle imprese ad assumere giovani under 30 nel 2012 10 (valori assoluti* e incidenze percentuali sul totale assunzioni non stagionali) Fonte: elaborazione Centro Studi Unioncamere su dati Sistema Informativo Excelsior Assunzioni under 30 Professioni Incidenza % su totale Valori assolutI assunzioni Pavimentatori e posatori di rivestimenti 84,5 420 Tecnici dellesercizio di reti idriche ed energetiche 69,0 320 Specialisti in scienze economiche 61,5 740 Meccanici e montatori di appar. indus. termici, idraulici e di condizion. 59,3 400 Ingegneri elettronici e in telecomunicazioni 56,2 510 Analisti e progettisti di software 54,8 2.890 Tecnici esperti in applicazioni 45,9 1.380 Ingegneri energetici e meccanici 45,2 1.150 Lastroferratori 41,9 320 Elettricisti nelle costruzioni civili e professioni assimilate 39,2 910 Ingegneri civili e professioni assimilate 37,7 310 Chimici e professioni assimilate 37,1 320 Idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gas 35,9 1.970 Tecnici del marketing 35,8 790 Tecnici della sicurezza sul lavoro 35,4 160 * Valori assoluti arrotondati alle decine GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 105
  • 98. team, di problem solving, ma anche le abilità direttive che contraddistinguono i green jobs in senso strettoe di coordinamento, l’autonomia, oltre alla capacità dal resto delle altre figure professionali.espressa dalla flessibilità e adattamento assieme a Proprio mosso da questa consapevolezza, il sistemaquella creativa e di ideazione. Quest’ultime due formativo italiano si sta orientando verso questa nuo-esprimono meglio di tutte le altre quella dose di inno- va strada che ha intrapreso l’economia, attraverso l’i-vatività e di saper adattarsi ai cambiamenti del tempo stituzione degli Istituti Tecnici Superiori come di corsi TAB. Le prime 15 figure professionali dei green jobs in senso stretto per difficoltà di reperimento, secondo le assunzioni non stagionali previste dalle imprese nel 2012 11 Fonte: elaborazione Centro Studi Unioncamere su dati Sistema Informativo Excelsior di cui: ass. diff.rep.=100) Assunzioni dif- Assunzioni difficili Professioni ficili da reperire Ridotto numero Inadeguatezza da reperire (v.a.)* (% su tot.ass.) di candidati dei candidati Analisti e progettisti di software 39,1 64,6 35,4 2.060 Idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gas 38,1 21,3 78,7 2.090 Ingegneri energetici e meccanici 34,1 65,7 34,3 860 Muratori in cemento armato 31,9 8,1 91,9 160 Tecnici meccanici 29,8 46,3 53,7 300 Ingegneri industriali e gestionali 28,4 53,1 46,9 270 Ingegneri civili e professioni assimilate 28,1 29,5 70,5 230 Meccanici e montatori di macchinari industriali ed 26,0 47,6 52,4 790 assimilati Ingegneri elettrotecnici 25,3 84,8 15,2 160 Lastroferratori 24,4 37,0 63,0 190 Ingegneri elettronici e in telecomunicazioni 23,8 48,1 51,9 220 Specialisti nei rapporti con il mercato 22,3 56,8 43,2 570 Tecnici della sicurezza sul lavoro 20,9 32,3 67,7 90 Tecnici esperti in applicazioni 20,0 40,9 59,1 600 Specialisti gestione e sviluppo del personale e or- 16,8 59,5 40,5 70 ganizz. del lavoro * Valori assoluti arrotondati alle decine106 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 99. di laurea, dottorati e master finalizzati alla trasmissio- zati ad acquisire quelle competenze trasversali neces-ne delle migliori conoscenze e competenze applicati- sarie per completare il ‘bagaglio’ formativo del giova-ve in ambito green, prevedendo nel contempo intensi ne studente.percorsi di formazione on the job (stage, ecc.) finaliz- Le competenze trasversali che le imprese ritengono molto importanti ai fini dell’assunzione per le fi- FIG. gure professionali dei green jobs in senso stretto nel 2012, a confronto con le altre figure professionali 24 (incidenza percentuale della modalità molto importante per ogni competenza; assunzioni non stagionali) Fonte: elaborazione Centro Studi Unioncamere su dati Sistema Informativo Excelsior . Capacità comunic. scritta e orale Abilità nel gestire rapporti con clienti Capacità di lavorare in gruppo Capacità direttive e di coordin. Capacità di risolvere problemi Capacità di lavorare in autonomia Abilità creative e dideazione Flessibilità e adattamento 0 10 20 30 40 50 60 70 Greenjobs in senso stretto Figure ricond. al green Figure attiv. dal Figure non ricond. al green attiv. dal green GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 107
  • 100. 2.5.4 Le prospettive di sviluppo dei green jobs: l’offerta formativa esistenteLa gran parte delle competenze green (in particolare riforma Gelmini sull’università (Legge 240/2010),quelle dei green jobs in senso stretto) vengono che ha di fatto indotto numerose cancellazioni ocostruite all’interno delle facoltà tecnico-scientifiche, accorpamenti in seno all’offerta formativa deglima basta dare uno sguardo alla distribuzione delle atenei.lauree per facoltà per rendersi conto che le aspirazioni Guardando nel dettaglio i corsi di formazione deldei giovani vanno ancora, in gran parte, verso indirizzi 2010-2011, quelli cioè non rivolti esclusivamentediversi e più ‘tradizionali’: nel 2011, a fronte di 4.336 ai laureati, rileviamo che 165 hanno riguardato lelaureati in agraria, 12.025 in architettura, 21.677 energie rinnovabili e l’efficienza energetica, 17 lain giurisprudenza, 43.170 in economia, 37.529 in bioedilizia, 241 il disinquinamento, il risparmio e ilingegneria, 33.125 in medicina e chirurgia, se ne controllo delle risorse (di cui 50 relativi alla gestionesono contati appena 119 in chimica industriale, 49 in dei rifiuti), 60 l’agricoltura ecocompatibile e 38 lascienze ambientali e solo 11 si sono interessati alle normativa, la politica e l’economia sostenibile. Discienze del farmaco per l’ambiente e la salute (non tutti, 25 sono stati corsi IFTS.esiste, in assoluto, un indirizzo che raccolga meno Per quanto riguarda i corsi post-laurea ambientali, ilaureati). master di I livello sono stati 53, quelli di II livello 91, iAnche se poi, a ben guardare, l’offerta formativa master privati 44, i corsi di alta formazione 10 e quelligreen degli ultimi anni è stata comunque rilevante. di perfezionamento 42.Nel biennio 2009-2010, per esempio, il numero In generale, una laurea verde ‘paga’ di più rispettocomplessivo dei corsi ambientali erogati in Italia ad altre. Secondo una recente indagine21, che haè composto da 619 corsi di laurea, 160 corsi post- coinvolto più di 550 laureati su tematiche ambientalilaurea e 993 altre proposte formative di tipo tecnico di 48 università italiane per verificare gli esitiper le quali era richiesto, al massimo, un diploma di occupazionali di un diploma di laurea green, il tasso discuola superiore di secondo grado; in totale queste occupazione tra i laureati ambientali di primo livelloproposte hanno impegnato 393 enti diversi20. Per ad un anno dal conseguimento del titolo è del 43,5%.quanto riguarda, invece, il biennio 2010-2011, i corsi Le cose vanno meglio a distanza di tre anni dalladi laurea sono stati invece 534, quelli post-laurea 241 laurea, quando risulta occupato il 53,4% dei laureati.e i corsi di formazione 592, per un totale di 1.367 Occorre tuttavia evidenziare che un diplomacorsi ambientali sostenuti da 265 enti diversi. Un triennale sembra non bastare per trovare uno sboccocalo significativo, dovuto in buona parte alla recente 21 Rita Ammassari, Maria Teresa Palleschi e altri, Lauree ambientali20 Dati Isfol – Ifolamb (http://ambiente.isti.cnr.it/formazione/ triennali. Inserimento lavorativo e prosecuzione degli studi, Isfol,index.html). 2011108 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 101. occupazionale, soprattutto per chi ha scelto questi mesi dalla conclusione del percorso per trovarestudi. I laureati ambientali, infatti, si iscrivono ad una collocazione in impresa. Va, inoltre, aggiunto chelaurea specialistica o ad un master con una frequenza l’occupazione trovata è risultata essere di alto profilodel 7% maggiore rispetto ai colleghi di altre facoltà. e coerente con il percorso formativo che si è seguito.Certo c’è differenza fra chi, in materia di ambiente, Circa il 58% degli occupati ha raggiunto l’obiettivosceglie una strada anziché un’altra. Secondo lo studio di far coincidere il proprio percorso di studi con lecitato, a un anno dal diploma di laurea le maggiori ga- aspirazioni professionali e il lavoro svolto. Il 68% degliranzie lavorative arrivano ai raggruppamenti di medi- occupati ha trovato una collocazione rispondente alcina (76,9%) e chimico-farmaceutica (65,5%), che nel livello formativo acquisito: il 31% circa ha ottenutotriennio di studi hanno puntato su una formazione un lavoro nell’ambito delle professioni intellettuali,particolarmente specializzata e professionalizzante: scientifiche e di elevata specializzazione, il 31,7%è l’esempio dei corsi di laurea per le Tecniche della svolge professioni di tipo tecnico ed il 5,2% è collocatoprevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro o in in posizioni manageriali. A dare maggiori garanzieScienze e tecnologie erboristiche. di successo per quanto concerne la collocazioneNon è, perciò, una sorpresa rilevare che sia più mo- lavorativa sono stati i master green di II livello (condesta la percentuale dei giovani che hanno fatto l’in- l’85% di occupati) e quelli erogati da strutture privategresso nel mondo del lavoro nei gruppi di ingegneria (con risultati pari all’83% di occupati entro un anno(17,5%) e architettura, dove la maggior parte pro- dalla fine dei corsi).segue lo studio verso la laurea specialistica e oltre. Secondo i dati Almadiploma-Almalaurea ripresi ancheTant’è che, a distanza di tre anni, una percentuale di dal MIUR23, i giovani che studiano negli istituti tecnicibuona occupazione riguarda i laureati del gruppo me- e professionali hanno, in percentuale, maggioridico (82,1%). Tra i laureati nei raggruppamenti inge- probabilità di trovare un lavoro prima. A un anno dalgneria (+36,7%), geo-biologico, agraria e architettura diploma, il 61% dei giovani provenienti da un istituto(30,5%), i livelli occupazionali sono più alti ma in mol- professionale già lavora, al contrario degli istitutiti proseguiranno con master, corsi di perfezionamen- tecnici (45,3%) e dei licei (26,7%). A tre anni dalto o di alta formazione. diploma, il dato trova ulteriore conferma: 73,7% perRiguardo ai master ambientali, è importante coloro i quali si sono diplomati in un professionale;citare l’indagine Isfol22 del 2009-2010 sui risultati 57,9% per chi è uscito da un tecnico e solo il 33,6% didi placement. L’80,6% del campione intervistato chi ha un diploma di liceo.risulta, infatti, avere trovato occupazione a un solo Una fondamentale occasione formativa nel mondoanno dal completamento del master, ma un 80% delle professioni green è quella offerta dai percorsidi questi non ha dovuto attendere nemmeno sei 23 MIUR – DGIFTS, La nuova istruzione tecnica e professionale. Una22 Isfol (IFOLAMB), 2009-2010 scelta che mira in alto, 2011 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 109
  • 102. formativi tecnici superiori. Oltre ai tradizionali IFTS, divise in 17 ambiti e che hanno erogato 77 diversisi tratta dei più recenti Istituti Tecnici Superiori (ITS), corsi, impegnando un totale di 1.956 corsisti.capaci di soddisfare una domanda formativa di qua- Troppo presto, invece, per fare delle considerazionilità che consente un ingresso diretto al mondo del sugli IFP (gli Istituti per la formazione professionale)lavoro anche senza titolo universitario, rispondendo il cui avvio della messa a regime risale appena alcosì all’annosa questione della specializzazione di chi settembre 2010, in concomitanza con il processoabbandona il percorso di studi con il solo diploma di di riordino della scuola secondaria di II grado. Siscuola secondaria. tratta di percorsi fortemente professionalizzantiDei 62 ITS24 che all’ottobre 2012 risultavano che hanno raggiunto in breve numeri significativi,ufficialmente attivi, ben 23 hanno un esplicito richiamo sia in termini di percorsi disponibili che di iscrittialle fonti rinnovabili, all’efficienza energetica, alla soprattutto in alcune regioni: solo nel 2009/1026 sonomobilità sostenibile o comunque fanno riferimento stati superati i mille percorsi in Piemonte, Lombardiaa competenze decisamente green già nella propria e Toscana, mentre Piemonte, Lombardia e Venetoragione sociale. Per i restanti occorre dire che hanno coperto da soli quasi il 50% dei percorsi IFPmolti dei percorsi formativi proposti riguardano esistenti in tutta Italia. Nel biennio 2010-2011, gliinnovazioni industriali spesso riconducibili a specifici studenti iscritti erano 179.054. Per ora le figure piùsettori della green economy o comunque strategici richieste, secondo l’Isfol, sono quelle degli operatoriper la transizione d’impresa verso il “green”: è il caso del benessere, che rappresentano nel 2010 il 19% deidella meccatronica, del turismo o dell’agroalimentare qualificati, gli addetti alla ristorazione (14,4%), i peritidi qualità. Nel 2012, gli ITS hanno dunque raggiunto elettrici (13%), i periti meccanici (12%) e gli operatorigran parte delle Regioni italiane, con l’esclusione amministrativi (9,5%). Almeno in quel 25% di peritidella Basilicata e dei due territori a statuto speciale sono presenti figure certamente riconducibili ai greendella Valle d’Aosta e del Trentino Alto Adige. jobs.Un’indagine25 del MIUR del 2012 ha inoltre rilevatoche i 59 ITS attivi nel 2011 hanno riguardato 6aree tecnologiche (efficienza energetica, mobilitàsostenibile, nuove tecnologie della vita, nuovetecnologie per il made in Italy, tecnologie innovativeper i beni culturali e le attività culturali - turismo,tecnologie dell’informazione e comunicazione),24 http://www.indire.it/its/  http://www.indire.it/lucabas/lkmw_file/ITS///Istituti%2025 26 Isfol, Rapporto Isfol 2012 - le competenze per l’occupazione e laTecnici%20Superiori%20-%20Sala%20dello%20Stenditoio.pdf crescita, 2012110 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 103. 2.5.5 Le nuove occupazioni verdiNelle precedenti edizioni di GreenItaly sono state col tempo sono stati assimilati all’interno della greenevidenziate, in maniera esemplificativa, alcune pro- economy e che non sarebbe più possibile immaginarefessioni green emergenti sul mercato del lavoro, non in un altro contesto.ancora inserite nella classificazione nazionale del- Le 10 figure di seguito elencate in maniera esemplifi-le professioni. La breve carrellata proposta anche cativa e non certo esaustiva, hanno tutte assunto unquest’anno riguarda dieci professioni che riassumono particolare rilievo nel corso dell’ultimo anno o per lale diverse categorie di green jobs, da quelli nuovi (ov- consistenza dei professionisti richiesti o per l’emerge-vero, del tutto inesistenti fino a qualche tempo fa) a re di nuovi mercati (o che hanno subito una rivoluzio-quelli che diventano ‘green’ perché il mercato richie- ne come quello edile) che richiedono l’urgente messade un aggiornamento delle competenze nella direzio- in campo di nuove competenze in questo specificone della sostenibilità ambientale, fin poi a quelli che ambito.1. Tecnico meccatronicoNelle decine di imprese emiliane del distretto della Il tecnico meccatronico (o anche meccatronico) è ilmeccatronica, lo sviluppo di motorizzazioni tradizio- professionista che progetta ed elabora sistemi di con-nali ma più efficienti o di nuovo di tipo, come quello trollo più o meno complessi del settore, lavorando suelettrico, richiede lo sviluppo di nuove competenze interi prodotti o cicli o su parti di essi.applicate al miglioramento ambientale. Ciò non appa- Il tecnico meccatronico può intervenire in diverse fasire più come un fatto isolato, frutto di un’ispirazione o della vita di un prodotto: in fase di progettazione nedi una sperimentazione, ma come una precisa strate- individua e seleziona i componenti meccanici, elet-gia mirata alla crescita di nuove fette di mercato. tronici ed elettromeccanici che serviranno per l’atti-La meccatronica, più in generale, è una disciplina che vità; in fase di produzione ne assembla i componenti;fonde meccanica, elettronica e informatica. La sua collauda i prodotti e ne cura la manualistica, arrivan-trasversalità, oltre che nel settore dell’automotive, la do all’installazione e alla manutenzione.rende imprescindibile in tutti quei settori dove l’auto- La sua formazione, di tipo tecnico industriale, puòmazione industriale è fondamentale, fra questi, per passare per percorsi universitari o di tipo tecnicoesempio, la domotica. superiore.2. Promotore edile di materiali sostenibiliIl settore edilizio risente, più di altri, della crisi eco- comparto in chiave “green”. La progettazione di nuovinomica e sono sempre più numerosi gli operatori del manufatti, come la loro riqualificazione, passerà at-settore che guardano alla trasformazione di questo traverso l’applicazione di criteri di sostenibilità am- GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 111
  • 104. bientale che già riguarda in maniera sostanziale l’uso Il suo ruolo è, quindi, prevalentemente di consulenzadi nuovi materiali e nuovi processi di edificazione e e di supporto tecnico per favorire un corretto ed este-messa in opera. Il promotore edile dei materiali so- so utilizzo di materiali edili naturali, nell’applicazionistenibili è la figura di cerniera fra i principali comparti di tecnologie e tecniche costruttive per la riqualifica-della filiera del settore. Rappresenta le imprese pro- zione energetica degli edifici, tutto volto ad abbattereduttrici per le quali commercializza i prodotti, ma può gli impatti ambientali e verificare la congruità con glianche essere l’esperto interno all’azienda costruttrice obiettivi di budget.che suggerisce e/o sceglie i materiali.3. Esperto economico-finanziario di interventi energeticiQuesta figura istruisce e verifica l’intero percorso dei gli interventi energetici richiede una professionalitàprogetti economici-finanziari che riguardano gli inter- specifica.venti per le fonti rinnovabili, l’efficientamento ener- L’esperto economico-finanziario degli interventi ener-getico o la riqualificazione edilizia. getici non solo si relaziona con il panorama legislativoNonostante le incertezze legislative per quanto ri- al fine di rendere operative le attività, ma studia, ap-guarda gli aiuti al settore delle rinnovabili, incluse le plica, propone o ricerca le migliori offerte in materiadetrazioni per le riqualificazioni, e anzi in ragione di di mercato finanziario.un quadro normativo sempre in evoluzione e diverso La sua formazione, di tipo giuridico o economico,territorialmente, la programmazione economica de- deve essere spesso accompagnata da percorsi di spe- cializzazione nel settore.4. Energy manager 2.0Dell’energy manager GreenItaly si era occupato già La crisi economica e la necessità di aggiornare pro-nell’edizione del 2010. Due anni dopo, il ruolo di que- cessi e tecnologie ha invece spinto molti compartista figura appare sostanzialmente rafforzato. economici, dalla manifattura all’industria, dal com-Si tratta di una figura introdotta per legge addirittura mercio all’agroalimentare, a migliorare le proprienel 1991 come obbligatoria per enti pubblici superiori performance attraverso l’efficientamento energetico.ai 15.000 abitanti e, in particolare, per le aziende del Nel nuovo contesto, l’energy manager – che, per po-terziario che consumano più di 1.000 Tep di energia tersi definire tale, dovrebbe essere iscritto al registroall’anno. Poiché, però, l’obbligatorietà non prevedeva della FIRE (Federazione italiana per l’uso razionalealcun meccanismo di sanzione per i soggetti inadem- dell’energia) tenuto dall’Enea - opera ormai al di fuoripienti, la figura è rimasta per quasi venti anni poco del quadro normativo degli anni Novanta, prestandoricercata e considerata. nei fatti le sue competenze prevalentemente nel set-112 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 105. tore dell’impresa privata che ne ha ormai colto l’im- di laurea in ingegneria dell’ambiente, gestione delleportanza e la necessità. risorse energetiche, scienze ambientali, economiaAnche se per essere iscritti alla FIRE non è richiesto dell’ambiente o simili può essere decisivo per accre-un particolare titolo di studio, ma certo un diploma scere le proprie competenze.5. Agricoltore bioSecondo i dati di Euromonitor International, nono- di nicchia, al punto da richiedere sempre più figurestante la crisi economica che ne ha certamente ral- con competenze specialistiche spendibili in manieralentato la crescita, il mercato globale del biologico si trasversale nella filiera.è ulteriormente ampliato. Nella classifica dei paesi Importante diventa tanto la conoscenza delle tecni-d’eccellenza, l’Italia è prima come numero di opera- che e dei processi del biologico quanto dei sistemi ditori (circa 48mila), con un mercato stimato intorno ai certificazione e garanzia del prodotto.3,5 miliardi di euro, pari a più di un quinto di tutto Oltre al titolo di perito agrario o di agronomo, esisto-il mercato globale. E con 130.000 addetti dichiarati no corsi di laure specificatamente dedicati al biologi-dalle associazioni di categoria, il mondo dell’agricol- co e alla gestione di impresa agricola.tura biologica italiana non può più dirsi un fenomeno6. Programmatore agricolo della filiera cortaSi stima che oggi, in Italia, fra il 5 e il 6% del consu- si occupa della pianificazione e della programmazio-mo nazionale complessivo di prodotti agroalimentari ne dei processi produttivi secondo le esigenze dellaarrivi da una filiera corta. La diversificazione dell’of- domanda locale, delle tradizioni culturali e gastrono-ferta nella filiera dell’agroalimentare ha creato spazi miche, della stagionalità dei prodotti. Interviene neidi mercato specializzati, capaci di valorizzare le pro- processi di marketing e nell’individuazione di mercatiduzioni locali, sempre più di qualità anche certificata. locali, reti di acquisto, farmers market, sagre, feste lo-La filiera corta, inoltre, ha suggerito ai produttori uno cali, ristoranti, ecc. È la figura capace di integrare instrumento diretto per offrire al consumo frutta, ver- maniera efficace i diversi momenti che vanno dalladura, ortaggi e persino prodotti trasformati che siano produzione alla commercializzazione.rappresentativi del territorio stesso e il cui impatto Pur non esistendo una formazione specifica, un per-ambientale, in termini di trasporto, sia ridotto fin corso accademico in scienze agrarie appare il più co-quasi allo zero. erente. Per gli operatori agricoli occorre, comunque,Il programmatore agricolo della filiera corta opera un diploma di qualifica professionale.nel rispetto dell’ambiente e degli impatti energetici, GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 113
  • 106. 7. Disegnatore industriale per la sostenibilità e l’efficienzaIl disegnatore industriale sostenibile si occupa della prodotto; la sua ergonomia nelle fasi del trasportoprogettazione di prodotti destinati a essere realizzati può abbattere, e significativamente, i costi e gli im-in serie, dagli elettrodomestici all’oggettistica, dalle patti ambientali; la progettazione per il disassemblag-automobili ai loro accessori. gio delle parti per destinarle al riutilizzo o al ricicloÈ il professionista che stabilisce quali siano i materiali al termine della vita del prodotto è un altro requisitoda usare, la loro sicurezza, l’efficienza ergonomica e possibile che il disegnatore industriale può conferirequella energetica, l’usabilità e la piacevolezza per l’u- per rispettare una produzione tesa alle migliori per-tente finale. L’attenzione alla sostenibilità ambientale formance ambientali.attiene all’intero processo di cui il disegnatore indu- In possesso di un diploma da geometra, può anchestriale deve farsi carico, dal bozzetto iniziale fino alla essere perito meccanico, elettronico, elettrotecnico,produzione e immissione sul mercato. La riduzione grafico ecc. Il diploma di laurea in architettura, inge-della massa di materia prima è, per esempio, uno dei gneria o proprio in disegno industriale sono titoli cherequisiti per aumentare l’efficienza ambientale del attestano le migliori competenze.8. Comunicatore ambientaleCon un quarto delle imprese italiane che hanno intra- zioni di elaborare strategie di comunicazione integra-preso la strada della green economy, poter vantare te, campagne di sensibilizzazione ed eventi coerentii pregi di sostenibilità della propria produzione può con il messaggio da proporre.rappresentare un vantaggio nei confronti della pro- Il percorso formativo di questa figura può arrivarepria clientela. Si tratta per lo più di informazioni spe- da due fonti distinte ma che convergono sulle stessecialistiche che devono essere veicolate con precisione competenze e conoscenze. Biologi, naturalisti, inge-e competenza. Il comunicatore ambientale è quindi gneri o chimici possono infatti spendere la propriauna figura ad alta specializzazione tematica, capace conoscenza scientifica nel supporto alla creazionedi tradurre le innovazioni sostenibili dei prodotti e dei dei contenuti da comunicare con rigore tecnico, cosìprocessi industriali in oggetti della comunicazione. La come chi arriva da scienze della comunicazione puòconoscenza trasversale delle diverse discipline am- offrire il suo contributo in termini di competenze nelbientali, dai rifiuti alle energie, dalla biodiversità alla campo dell’informazione. In entrambi i casi è neces-logistica sostenibile, mette questa figura nelle condi- sario specializzarsi con master e corsi ad hoc.9. Esperto della borsa rifiuti dell’ediliziaLa riqualificazione del patrimonio edilizio esistente è perdute, in tempi di crisi, nel settore. Riqualificarericonosciuta dagli operatori del settore come la strada significa però anche abbattere. L’esperto della borsaprincipale attraverso la quale recuperare le economie rifiuti dell’edilizia è una figura importantissima per il114 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 107. corretto, ed economicamente efficiente, smaltimen- Il restauro dei monumenti è l’unica attività nel cam-to dei materiali edili provenienti dall’abbattimento di po della progettazione riservata esclusivamente aglivecchi edifici o dalla loro ristrutturazione. architetti, ed esistono corsi di laurea dedicati al temaPiuttosto che destinarli alla discarica, l’esperto della nelle facoltà di architettura.borsa rifiuti dell’edilizia si occupa del piano di dismis-sione dei materiali e ne valuta le caratteristiche permeglio indirizzarli sul mercato. Le sue competenze gliconsentono di ottimizzare la decostruzione, il reim-piego, il riciclaggio dei materiali e dei manufatti edi-lizi, sia occupandosi della parte tecnica che di quellaamministrativo/finanziaria.Può essere un architetto o un ingegnere ambientale,ma la perfetta conoscenza delle normative e dei mer-cati di riferimento consigliano una specializzazione incorsi o master dedicati.10. Esperto del restauro urbano storicoSe il patrimonio edilizio italiano più moderno ne-cessita di interventi di efficientamento energeticoe di miglioramento ambientale, l’estesa ricchezza dibeni storici e culturali, rappresentati da palazzi anti-chi e monumenti di inestimabile valore, richiedonoun approccio altrettanto importante ma di carattereconservativo.L’esperto del restauro urbano storico mira, perciò,alla salvaguardia e alla conservazione di quei beni chetestimoniano una tradizione costruttiva del passato.È lui ad occuparsi dei piani per la salvaguardia dellascena urbana, si occupa delle analisi preventive, dellaprogettazione degli interventi e dell’esecuzione deglistessi. Le sue competenze possono essere necessa-rie per la corretta redazione delle normative e deiregolamenti per la salvaguardia della scena urbana,assumendo anche ruoli di dirigenza di uffici tecnicinella pubblica amministrazione e nella direzione deicantieri. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 115
  • 108. Geografie di GreenItaly Storie, territori e nuovo made in Italy 3
  • 109. L ’obiettivo di questa parte della ricerca è ricostruire e descrivere la geografia della green economy ita-liana, attraverso un’analisi qualitativa che ha visto il ficativi vantaggi ambientali e competitivi nel breve- medio periodo, con un taglio delle emissioni e dei costi di produzione. Altro tema è quello della salute:coinvolgimento di diversi attori – imprese, istituzioni, chi compra mobili, oggi, prende sempre più in con-università, associazioni di categoria, centri di ricerca siderazione, nelle proprie scelte di acquisto, aspetti- e che ha consentito di raccogliere informazioni non quali la salubrità e la qualità dell’aria nell’ambienteancora codificate, per leggerle in un unico quadro. domestico. Le aziende italiane lo hanno capito, comeCome vedremo nei prossimi paragrafi, per affronta- dimostra la progressiva sostituzione di alcuni pro-re la recessione e aumentare la propria competitività dotti chimici con altri che, pur avendo la medesimasul mercato globale, molte piccole e medie imprese funzione, risultano meno nocivi sia per la salute cheitaliane stanno puntando anche sull’eco-compatibili- per l’ambiente. Le vernici ad acqua stanno così pren-tà, innalzando il profilo qualitativo dei processi e dei dendo il posto di quelle al solvente: nel quinquennioprodotti. La green economy si conferma, quindi, un 2005-2010, il valore delle prime è passato dal 20% delnuovo paradigma produttivo che rinnova la vocazio- totale al 34%, mentre il valore delle seconde è scesone alla qualità del made in Italy, confermando la vita- dal 39% al 23%4.lità del nostro sistema industriale. Nel settore tessile-calzaturiero si valorizzano sempreLa filiera dell’arredo, ad esempio, sempre più utilizza di più le fibre tessili animali, la lana in particolare, conmaterie prime ecologiche, soprattutto il legno prove- progetti che coinvolgono i produttori locali. L’obiettivoniente da foreste certificate. Non a caso, il numero di perseguito è la creazione di filiere naturali corte cheimprese italiane certificate PEFC1 per la catena di cu- mettano in contatto diretto le imprese agricole constodia è in costante aumento: si è passati dalle 88 del quelle legate alla lavorazione e trasformazione dei2007 alle 711 del 20122. L’Italia è, inoltre, il 5° Paese filati, assicurando alta qualità della materia prima eal mondo per certificati FSC3, con 1401 aziende ac- rispetto per l’ambiente, in un contesto di piena trac-creditate, aggiudicandosi il 3° posto in Europa. Molto ciabilità. Grazie al riciclo, poi, è possibile recuperare ediffusi cominciano ad essere interventi finalizzati a dare nuova vita a materie che altrimenti finirebberomigliorare l’efficienza energetica, garantendo signi- inutilizzate nelle discariche delle nostre città. Si va dal recupero degli scarti di lavorazione a quello della pla-1 Il Programme for Endorsement of Forest Certification Scheme è stica post consumo con cui si creano materie primeun sistema di certificazione per la gestione sostenibile delle fore- secondarie che vengono utilizzate all’interno dellaste costruito sul reciproco riconoscimento di schemi di certifica- stessa filiera tessile o in altri cicli produttivi. Graziezione forestale nazionali o internazionali. all’introduzione di macchinari più efficienti, inoltre,2 Dati PEFC Italia.3 Il marchio Fsc (Forest Stewardship Council) indica i prodotti con-tenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera correttae responsabile, secondo rigorosi standard ambientali, sociali edeconomici. 4 FederlegnoArredo, Rapporto Ambientale, 2010 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 119
  • 110. sta diminuendo il consumo di energia, acqua e so- riguarda i componenti, uno tra i filoni più battuti èstanze chimiche nei processi produttivi. sicuramente quello delle batterie: si va da quelle alLa ceramica si conferma, ancora una volta, uno dei sale che presentano notevoli vantaggi in termini eco-settori più virtuosi dal punto di vista ambientale. logici (risparmio energetico, riciclabilità al 100%) e diNegli ultimi vent’anni, grazie all’introduzione di tec- efficienza (massima resistenza agli sbalzi termici, altonologie innovative che hanno reso il ciclo produttivo numero di cicli, nessuna manutenzione, massima si-più efficiente, i consumi energetici si sono dimezzati, curezza, una lunga durata e una consistente riduzio-a fronte di una produzione che, nello stesso periodo, ne dei costi di gestione), a quelle al litio-zolfo, cinqueè raddoppiata. Il comparto, inoltre, è in grado di rias- volte più potenti di quelle attualmente sul mercato.sorbire la maggior parte dei rifiuti di produzione e de- La concia sta investendo sempre di più sulla riduzio-purazione generati: l’acqua recuperata copre media- ne a monte dell’impatto ambientale. In nove anni,mente il fabbisogno interno per oltre il 55%, mentre dal 2002 a 2011, il consumo di acqua si è ridotto delgli scarti solidi riutilizzati coprono il 12% degli input di 23,5%: si è passati dai 136 litri usati nel 2002 permaterie prime minerali5. Molte sono le innovazioni di ogni metro quadro di prodotto, ai 108 del 20116. Laprodotto. Una è la piastrella antibatterica, realizzata filiera della concia è particolarmente virtuosa anchecon un tipo di materiale che per le sue caratteristiche per quanto concerne la gestione dei rifiuti: le per-risulta particolarmente adatto per la cucina e per i luo- centuali di raccolta differenziata, dal 2002, non sonoghi pubblici che prevedono standard igienici elevati. mai scese al di sotto del 91% dei rifiuti prodotti, finoLe piastrelle sottilissime, invece, comportano minori a toccare il 98% nel 2010 e nel 2011, valore massimocosti di produzione (perché dimezzano la quantità di assoluto7. Ma non solo. Una volta raccolta, la maggiormaterie prime da usare e riducono i consumi di acqua parte di questi rifiuti viene riciclata, con una percen-ed energia), di trasporto e di applicazione, rispetto ai tuale di recupero che, nel 2011, è stata del 71%. Ilprodotti di spessore standard. Diverse azioni sono incorso per raggiungere una mobilità, delle persone e 6 Dati tratti dal Rapporto Socio-Ambientale 2012, curato da UNIC – Unione Nazionale Industria Conciaria. La ricerca è stato realizzatadelle merci, maggiormente sostenibile. attraverso una raccolta dati sul campo presso concerie che hannoAnche la filiera italiana dell’automotive si sta muo- dato disponibilità a collaborare. I criteri di selezione adottati pervendo sul tema della sostenibilità: il 43% delle azien- la ricerca delle aziende del campione sono di tipo territoriale, dide ha promosso, di recente, progetti ed investimen- produzione specifica, di importanza relativa nei contesti produtti- vi locali. Le concerie selezionate contribuiscono infatti a rappre-ti in questo settore, in particolar modo nelle nuove sentare la struttura del settore a livello nazionale, in termini dimotorizzazioni ibride o elettriche (il 15,4% del cam- distribuzione geografica, valore della produzione e occupati. Le 30pione), nel progettare componenti più efficienti (il aziende che hanno collaborato sono ubicate prevalentemente nei13% del campione) o materiali alternativi. Per quanto tre principali distretti produttivi nazionali, rappresentano in totale il 18,6% del valore della produzione nazionale del 2011. 7 Dati del Bilancio Socio-Ambientale 2012, curato da Unic– Unione5 Ibidem Nazionale Industria Conciaria.120 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 111. carniccio viene trasformato in prodotti destinati a vari scarti di produzione: il conferimento in discarica deimercati, quali, per esempio, quello dei saponi, della residui si è ridotto negli ultimi anni a meno del 25%,depurazione e dell’agricoltura. I fanghi che non con- mentre la percentuale di scarti dell’industria avviatatengono cromo sono riutilizzati in agricoltura per rea- a recupero energetico è del 33%.lizzare fertilizzanti, mentre i fanghi di concia al cromo Nella nautica, il mercato sta cambiando e vuolediventano materiale da impiegare per produrre filler consumi inferiori. In questo campo, gli investimentie calcestruzzi. Inoltre, per ridurre l’inquinamento da maggiori riguardano lo sviluppo di carene ottimizza-COV (e in misura minore da polveri) si sta procedendo te e sistemi propulsivi innovativi, in grado di ridurre,alla sostituzione, nella fase di rifinizione, dei prodotti se non azzerare, le emissioni, la rumorosità e le vi-a spruzzo a base di solvente con equivalenti a base brazioni della navigazione a motore. Analogamenteacquosa. a quanto avviene per altri settori industriali, ancheL’industria cartaria italiana utilizza sempre meno qui si sta cercando di introdurre la metodologia LCA12materia prima nel ciclo produttivo: più della metà per ragionare attorno al tema del ciclo di vita dei pro-della carta prodotta sul nostro territorio – il 57,2% - dotti. L’adozione, ad esempio, dei principi del designnasce dal riciclo8. Il nostro Paese è, infatti, il quarto for disassembling e del design for recycling consen-utilizzatore europeo di macero con 5 milioni di ton- tono di individuare i vari componenti e materiali pernellate. Un risultato possibile grazie all’elevato tasso inviarli a riciclo, una volta che l’imbarcazione vienedi riciclo, ovvero la quantità percentuale di imballaggi dismessa. Interessanti novità si registrano anche nelimmessi al consumo che vengono recuperati e ricicla- settore degli accessori e dei materiali dove si stannoti. L’Italia recupera e ricicla 9 imballaggi su 10, posi- diffondendo prodotti innovativi come i gelcoat ecolo-zionandosi così ai vertici in Europa9. L’industria car- gici, le resine poliestere o i detergenti, in sostituzionetaria italiana sostiene l’adozione da parte dei propri dei solventi (per la pulizia delle attrezzature per la for-fornitori di standard riconosciuti per la gestione delle matura del FRP). La tendenza è quella di arrivare allaforeste: il 67% della cellulosa impiegata dalle cartie- totale sostituzione delle resine a base di solvente conre italiane è dotata di certificazione forestale10. Alta è altre a base di acqua.poi la percentuale di energia prodotta con impianti di L’industria chimica italiana, grazie ad una struttu-cogenerazione ad alto rendimento: si parla di un 60%. ra aziendale più robusta, sia in termini dimensiona-È così che, grazie alla diffusione di questa tecnologia, li che economici, e alla forza della domanda esteraogni anno si evitano 1 milione di tonnellate di CO₂11. (che appare quasi a-ciclica), si distingue per l’alta per-Il settore migliora anche nella valorizzazione degli 12 Lyfe Cycle Assesment (LCA) è una metodologia di progettazione8 Assocarta, Rapporto Ambientale, 2012. che consente di valutare e di ridurre l’impronta ambientale di cia-9 Comieco, Rapporto Annuale sulla Raccolta di Carta, 2012. scuna delle fasi di cui si compone l’intero ciclo di vita, a monte e10 Assocarta, Rapporto Ambientale, 2012. a valle della produzione, come stabilito dalle direttive europee in11 Ididem. tema di risparmio energetico e di riduzione dei rifiuti. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 121
  • 112. centuale di imprese che negli ultimi tre anni hanno vati dall’agricoltura e dall’allevamento. Per la primainvestito, o lo faranno nel 2012, in tecnologie green: volta, quest’anno, alle Olimpiadi di Bioarchitettura diil 41%, quasi la metà, pari a circa 2mila 500 unità13. Madrid ha partecipato un progetto totalmente italia-I settori che vedono più attivo il nostro Paese sono no, MED in Italy, realizzato da Università degli stu-quello delle bioplastiche con il caso emblematico del- di di Roma TRE, Sapienza Università di Roma, Liberala Novamont, e quello dei biocarburanti di seconda Università di Bolzano e Fraunhofer Italia. La casa nogenerazione trainato da Mossi&Ghisolfi. carbon italiana, che ha vinto la medaglia di bronzo allaNell’edilizia, l’attenzione si sta progressivamente competizione spagnola, s’ispira alle antiche abitazionispostando dalle costruzioni alle ristrutturazioni. Una mediterranee, innovandole e traducendole in unconsistente porzione del patrimonio immobiliare ita- prototipo leggerissimo e facilmente trasportabile.liano ha un’età superiore ai 50 anni (40%) e la ten- Velocissima da costruire, adatta anche ad esseredenza a conservarlo ha comportato una notevole utilizzata nei casi in cui è necessario intervenirecrescita del mercato del recupero edilizio a partire prontamente (ad esempio dopo un terremoto), MEDdagli anni Ottanta, tanto che oggi rappresenta oltre in Italy è anche economica: costa 1.400 euro al metroil 60% dell’intero comparto delle costruzioni14. Sono quadrato.oltre 2 miliardi di metri quadrati di edifici in Italia che Nel settore agro-alimentare, dove la sostenibilità am-aspettano una rimessa a nuovo, per un giro d’affari bientale va di pari passo con la tutela della qualità, lada 6 miliardi di euro15. In questo nuovo corso, il ri- difesa del territorio, la promozione delle produzionisparmio energetico assume un ruolo determinante. locali, l’Italia conferma la sua leadership con diversiSi moltiplicano le proposte di impianti di condiziona- primati. In primis, quello nell’offerta di prodotti tipi-mento più efficienti: dalla pompa di calore ad assor- ci con ben 242 denominazioni di origine riconosciutebimento a gas in grado di ridurre i consumi di energia a livello comunitario e 4.671 specialità tradizionalielettrica fino al 40% a quella a gas zeolite che ha un censite dalle regioni, 517 vini a denominazione di ori-rendimento superiore del 20% rispetto alla semplice gine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg)tecnologia a condensazione. Nel settore dei materia- e a indicazione geografica tipica, che alimentano unli isolanti, ai pannelli coibentanti di lana naturale di fatturato, in Italia e all’estero, di circa 10 miliardi dipecora si affiancano l’intonaco ecocompatibile a base euro. L’Italia è poi uno dei Paesi europei in cui la ven-di sughero, la biocalce che contiene il 30% di mine- dita diretta agroalimentare sta registrando una for-rali riciclati, il cemento che, grazie ad un processo te crescita. Nel 2009 le aziende inserite nella filierafoto-catalitico, riduce l’inquinamento atmosferico, corta sono salite a 63.600, con una crescita del 7%e le vernici realizzate con l’aggiunta di additivi deri- rispetto al 2008, confermando il trend di crescita16. Il giro di affari del settore sale anch’esso ad oltre 3 mi-13 Su questo argomento, vedere capitolo 2.14 A. Lorenzoni, Il Risparmio Energetico, Il Mulino, 201215 Dati Rebuild 16 Dati Ufficio Studi Coldiretti122 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 113. liardi di euro. Sono circa 1.113 i mercati a chilometro zazione sta modificando anche il sistema energeticozero: aperti in tutta la Penisola, coinvolgono 20.800 dell’Italia, dove l’energia prodotta da fonti rinnovabiliproduttori che hanno creato nuove opportunità di la- continua a coprire quote sempre maggiori del consu-voro per 3.500 persone17. Gli acquisti, per i 9,2 milio- mo interno lordo (CIL) nazionale. Dal punto di vistani di italiani che vi hanno fatto la spesa, ammontano del mercato, il 2011 è stato un anno eccezionale per ila 489 milioni di euro nel 2011 (+53 per cento)18. Nel settore fotovoltaico con oltre 9 GW di nuova potenzaperiodo 1999-2012, l’agricoltura italiana ha registrato installata, facendo diventare l’Italia il primo mercatoanche una crescita dei prodotti di origine biologica. al mondo20. Questo ha permesso anche di superare,Il nostro Paese è il maggior esportatore mondiale di con ben nove anni d’anticipo, l’obiettivo al 2020, cheprodotti biologici e, con una superficie bio di oltre 1 il Piano d’Azione Nazionale per le energie rinnovabi-milione di ettari, occupa l’ottavo posto a livello mon- li stabiliva in 8 GW, e di arrivare a fine anno a unadiale e il secondo a livello europeo. L’Italia è anche potenza cumulata sul territorio nazionale di quasi 13al primo posto in Europa per il numero di imprese GW. Nell’ultimo anno, inoltre, il fotovoltaico, grazie aagricole con metodo biologico che sono cresciute una produzione pari al 13% di tutta l’energia rinno-dell’1,3% nell’ultimo anno, attestandosi sulle 48.269 vabile, ha superato per la prima volta l’eolico (12%),unità, con un fatturato di oltre un miliardo e 550 mi- diventando, a pari merito con gli impianti a bioener-lioni di euro19. Infine, l’agricoltura italiana si distingue gie (13%), la seconda fonte rinnovabile in Italia dopoper il basso impiego di fitofarmaci - nel decennio l’idroelettrico21. Per quanto attiene ai mercati delle al-2001-2011 la quantità di prodotti fitosanitari distri- tre fonti rinnovabili, si registra nel 2011 un volume dibuiti per uso agricolo è diminuita complessivamente oltre 1 GW di nuove istallazioni nel settore eolico, didel 3,6% - e per la sicurezza degli alimenti: il 99,7% circa 500 MW di nuova potenza su impianti alimentatidell’ortofrutta italiana è assolutamente in regola con a bioenergie, prevalentemente biogas e bioliquidi, dila legislazione vigente per quanto consente la presen- circa 200 MW nel settore idroelettrico e una sostan-za di residui di antiparassitari. ziale invarianza della potenza installata nel settoreLa green economy non è solo un nuovo approccio geotermico. A fine 2011, la potenza cumulata a livelloproduttivo trasversale ai diversi comparti del made nazionale degli impianti a fonti rinnovabili era di 41,4in Italy, ma è anche l’insieme di tutti quei settori più GW, corrispondente a una crescita del 36,7% rispettodirettamente collegati alla dimensione ambienta- all’anno precedente22.le (energie rinnovabili, nuovi materiali, gestione dei L’Italia ha una forte filiera del riciclo. Il nostro Paeserifiuti e del ciclo delle acque, mobilità sostenibile, recupera 33 milioni di tonnellate di materie seconde,servizi di monitoraggio). Il processo di decarboniz- 20 Dati Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e17 Ibidem lo sviluppo economico sostenibile.18 Ibidem 21 Ibidem.19 Dati Ufficio Studi Coldiretti 22 Ibidem. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 123
  • 114. escludendo inerti e frazione organica, un dato inferio- to e smaltimento dei rifiuti (incenerimento, discari-re solo a quello della Germania e uguale a quello del che, compostaggio). Complessivamente, il settore delRegno Unito23. In questo ultimo decennio, l’industria “riciclo allargato”, che pur non comprende le attivitàdella valorizzazione e della preparazione al riciclo si manifatturiere di lavorazione delle materie seconde,è rafforzata nei numeri e qualificata, anche sotto il costituisce oggi una realtà economica significativaprofilo tecnologico. Nel decennio 1998 - 2008, il nu- con oltre 70.000 addetti e 14 miliardi di fatturato26.mero delle imprese è aumentato del 30%, arrivando Nel 2011 in Italia sono stati raccolti complessivamen-a oltre 2.700, gli occupati sono più che raddoppiati, te 260.090.413 kg di RAEE (rifiuti da apparecchiaturepassando da poco più di 10.000 a circa 21.000, il valo- elettriche ed elettroniche), con un aumento pari are della produzione è cresciuto di 4,7 volte24. Mentre quasi il 6% su base annua rispetto al 2010, nonostan-i comparti del riciclaggio dei metalli – quelli più stori- te un rallentamento nell’ultimo trimestre del 2011ci e consolidati – hanno mostrato un incremento più in corrispondenza dell’acuirsi della crisi economica27.contenuto (ma comunque pari a poco meno di 4.000 Tra le tipologie di RAEE raccolti, 1 su 3 appartiene aladdetti), negli altri la crescita è stata pari a circa 7.000 Raggruppamento R3 (tv e monitor), 1 su 4 a R1 (ap-addetti25. Del più ampio settore della gestione dei ri- parecchiature refrigeranti), 1 su 4 a R2 (grandi elet-fiuti, il recupero dei materiali costituisce la compo- trodomestici) e 1 su 6 al Raggruppamento R4 (piccolinente più rilevante in termini di numero di imprese (il elettrodomestici e Ict)28. Incoraggiante l’incremento51% del totale), con un peso superiore - sia per valore della raccolta delle sorgenti luminose (R5), con un piùche per occupati – a quello del settore del trattamen- 20% nell’ultimo anno e quasi il 50% in più rispetto al 2009.23 Duccio Bianchi, Il riciclo ecoefficiente. L’industria italiana delriciclo tra globalizzazione e sfide della crisi, Edizioni Ambiente, 26 IbidemMilano, 2012 27 ReMedia, Il sistema nazionale di gestione dei RAEE, proposte per24 Ibidem il raggiungimento dei target europei, 2012.25 Ibidem 28 Ibidem3.1 AgroalimentareL’agricoltura e il settore agroalimentare rappresenta- patrimonio ambientale e culturale, e dalla creativitàno un nuovo modello di sviluppo in grado di coniuga- delle piccole e medie imprese che insieme rendonore competitività sui mercati internazionali e sosteni- distintivo il marchio Italia. Alcuni dati recenti29 foto-bilità, ripartendo dai territori, in primo luogo dal loro 29 Dati dei conti economici trimestrali dell’Istat divulgati il 9 otto-*  Paragrafo realizzato con il contributo di Coldiretti bre 2012.124 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 115. grafano un Paese in cui l’agricoltura è l’unico settore Ciò affiora evidentemente se ci si riferisce alle infor-in controtendenza nel 2012, con un incremento del mazioni desumibili dall’indagine Excelsior31 focalizza-Pil (1,1%) sul piano tendenziale. Si registra anche un ta proprio sulle imprese agricole. In termini generali,aumento delle assunzioni che crescono del 10,6% nel infatti, emerge una attenzione diffusa nell’utilizzo disecondo trimestre, a differenza di quanto succede a nuove tecnologie e processi sostenibili che, di annolivello generale30. Il comparto contribuisce per il 15% in anno, sembra addirittura evolversi in terminial Pil nazionale, con un valore complessivo di 250 mi- progressivi.liardi di euro. Più nello specifico, ciò vale se si fa riferimento allaL’agricoltura è una leva strategica del Paese, perché riduzione dei consumi energetici. Negli ultimi treoltre a garantire la produzione di cibo, sempre più im- anni (2009-2011), il 54,9% delle imprese agricole di-portante in futuro, è un presidio del territorio a tutela chiara di aver ridotto l’utilizzo di energia ed acqua, ildel paesaggio, della biodiversità, della stabilità idro- che rappresenta un ulteriore miglioramento rispettogeologica del terreno e delle sue tradizioni. Da qui, il all’analoga incidenza emersa nel precedente rappor-suo carattere multifunzionale. Ma vi è anche un altro to (basato sul triennio 2008-2010 e pari al 40%). Laaspetto, forse il più importante: l’agricoltura fatta di gran parte delle imprese agricole ha in tal senso con-dialogo con la società, attraverso la vendita diretta, e centrato i propri sforzi sulla riduzione del consumo didi risposte concrete a scelte di consumo sempre più metano (46,1% contro il 30% circa dell’edizione scor-consapevoli, racconta che si può generare crescita sa); ciò vale ancor più se si focalizza l’attenzione sullee nuova occupazione arricchendo nel contempo la imprese localizzate nelle regioni centrali e/o attivecomunità. con prevalenza nelle coltivazioni di serra (fiori, pianteUn’idea di economia dello sviluppo che mette insie- e vivai).me competitività, sostenibilità, etica del lavoro e co- Evidenti segnali di miglioramento rispetto ai già ot-esione sociale. timi risultati dell’edizione passata provengono poiD’altronde, più che per altri settori, l’attenzione per dall’utilizzo di fonti rinnovabili; il 15,3% delle impresel’ambiente è divenuta per l’agricoltura un fattore stra- agricole (appena il 10% nel triennio 2008-2010) utiliz-tegico per le aziende assumendo sempre più valore za fonti rinnovabili che sono provenienti, per lo più,economico direttamente spendibile sui mercati. dall’utilizzo delle tecnologie del solare fotovoltaico (12,1%). Progressi più evidenti riguardano l’impiego di sostanze inquinanti (fertilizzanti e prodotti fitosa- nitari); sempre con riferimento all’ultimo triennio, circa il 22% delle imprese agricole ha ridotto sensi-30 Le aperture di nuove aziende agricole hanno superato legger-mente le chiusure, con la presenza nel secondo trimestre di ben824.516 aziende agricole registrate negli elenchi delle Camere di 31 L’indagine Excelsior, realizzata annualmente da Unioncamere ecommercio. Una ripresa che avviene dopo due anni di continue Ministero del Lavoro nel mese di Luglio, è condotta a partire da unriduzioni. campione di circa 6.400 imprese agricole. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 125
  • 116. bilmente il consumo di tali agenti mentre la quota di denominazioni di origine riconosciute a livello comu-quelle che l’hanno aumentato risulta prossima allo nitario, 4.671 specialità tradizionali censite dalle re-zero. Sono soprattutto le piccole e medie imprese a gioni, 517 vini a denominazione di origine controllatamostrare maggior interesse per la riduzione dell’uti- (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazionelizzo di agenti fitosanitari, il che è da ricondurre alla geografica tipica, che contribuiscono ad alimentareminore industrializzazione dei processi agricoli che la il motore della vacanza enogastronomica che, con 5dimensione in termini di addetti suggerisce. miliardi di fatturato stimato, è l’unico segmento inAnalogamente, è interessante notare come quasi costante e crescita nel panorama dell’offerta turisti-due imprese su tre siano ormai attive stabilmente ca32. Il fatturato al consumo complessivo realizzato dainel recupero degli scarti e dei rifiuti, sia internamen- prodotti italiani di qualità, protetti dal riconoscimen-te (33,5%), sia attraverso il ricorso a società dedicate to comunitario (Dop/Igp), in Italia e all’estero, è pari(28,2%). Le piccole imprese, per quanto possibile, ac- a quasi 10 miliardi33. A frenare la diffusione del Madecingono a trattare tale tematica direttamente in casa, in Italy a denominazione è la proliferazione, all’este-mentre le imprese con più di cinquanta addetti prefe- ro, di prodotti alimentari taroccati che sono causa diriscono più diffusamente esternalizzare tale attività, danni economici, ma anche di immagine. Si stima cheal fine di ottenere maggiori livelli di efficienza. il falso Made in Italy alimentare valga 50 miliardi diGeneralmente, tuttavia, l’elemento di interesse che euro e riguardi i prodotti più rappresentativi34. I Paesiemerge da questa breve panoramica di informazio- in cui le imitazioni sono più diffuse sono Australia,ni statistiche sull’attività agricola riguarda il ruolo Nuova Zelanda e Stati Uniti dove appena il 2% deinon certo secondario occupato dalle imprese mino- consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfattiri, ovvero piccole attività che hanno compreso come con le importazioni di formaggi Made in Italy, mentresia possibile competere su un settore a favore della per il resto si tratta di falsificazioni ottenute su suo-grande dimensione puntando sulla naturalità dei pro- lo americano con latte statunitense. A preoccuparecessi e collocandosi così in nicchie di mercato ormai sono anche le tendenze di Paesi emergenti, come lain espansione (vedi l’esempio canonico del biologico Cina, dove il falso Made in Italy è arrivato prima dio delle produzioni “tipiche”). Nicchie in cui la com- quello originale e rischia di comprometterne la cre-petizione non si basa sul prezzo ma tende invece a scita. Nonostante questo fenomeno, l’export agroa- limentare ha raggiunto i 28 miliardi di euro con tassipremiare soprattutto quei prodotti capaci di eccellere di crescita annuale attorno al 12%35. Tendenza che siin termini qualitativi favorendo le imprese più rispet- conferma nei primi 6 mesi del 2012 con un aumentotose dei delicati equilibri dei cicli naturali.Ed in effetti, il concetto di green economy, in agricol- 32 Dati Ufficio Studi Coldiretti.tura, è sinonimo innanzitutto di produzioni di qua- 33 Ibidemlità. Analizzando i dati, l’Italia vanta la leadership 34 Ibidemeuropea nell’offerta di prodotti tipici con ben 242 35 Ibidem126 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 117. del 18% delle esportazioni di vino e cibo Made in Italy, di crescita37. Il giro di affari del settore sale anch’essoraggiungendo i 15,2 miliardi di euro. Cresce l’export ad oltre 3 miliardi di euro. Analizzando i dati a livel-della pasta che fa segnare un incremento in valore lo regionale, emerge il distacco della Toscana, condel 7% e delle conserve di pomodoro che aumenta- 11.448 aziende di vendita diretta; seguono Lombardiano dell’8% nel primo semestre del 2012, rispetto allo (6.996), Piemonte e Veneto (5851), poi Sicilia estesso periodo dello scorso anno36. Se l’andamento Abruzzo (oltre 5.300 imprese); agli ultimi posti, in-positivo sarà confermato nei prossimi mesi, il valore vece, Calabria (318) e Valle d’Aosta (191 aziende)38.dell’export agroalimentare è destinato a far segnare, In questo ambito merita una menzione il progettoa fine anno, un nuovo record. della Coldiretti Una filiera agricola tutta italiana cheIl modello agricolo italiano è vincente nel mondo non promuove la vendita diretta dei prodotti agricoli esolo grazie al primato conquistato nella qualità, ma alimentari delle aziende agricole locali, garantendoanche a quello nel valore aggiunto per ettaro di ter- identità e qualità al giusto prezzo. Una opportunitàreno: la ricchezza netta prodotta per unità di super- resa possibile dalla presenza, in tutta Italia, di circaficie dalla nostra agricoltura è praticamente il doppio 6.926 punti vendita di Campagna Amica. Di questi,di quella di Germania, Francia e Spagna e il triplo di circa 1.113 sono mercati a chilometro zero: aperti inquella inglese. tutta Italia, coinvolgono 20.800 produttori che hannoL’agricoltura sostenibile è anche legata alla diffusio- creato nuove opportunità di lavoro per 3.500 perso-ne di nuovi modelli di sviluppo e di consumo fondati ne39. Gli acquisti per i 9,2 milioni di italiani che vi han-su alcuni principi cardine, quali, ad esempio, la difesa no fatto la spesa ammontano a 489 milioni di euro neldel territorio, la valorizzazione della biodiversità, la 2011 (+53 per cento)40. Nel primo semestre del 2012,promozione delle tradizioni produttive e della cultura rispetto allo scorso anno, gli acquisti nei mercati deglilocale, elementi associati a forme, anche innovative, agricoltori sono aumentati del 23%, un fenomeno ind’informazione e di scambio di beni e servizi. controtendenza rispetto all’andamento generale delIn particolare l’Italia, assieme alla Francia e alla commercio al dettaglio che vede, nella prima parteGermania, è uno dei Paesi europei in cui la vendita del 2012, le vendite di alimenti diminuire del 2,3 %diretta agroalimentare sta registrando una forte cre- nei piccoli esercizi, e la crescita del ricorso ai discountscita. Questo modello di commercializzazione non (+1,8%)41. Quest’anno Campagna Amica ha registratosolo consente ai consumatori di effettuare scelte di il grande successo di Cibi d’Italia, il più grande far-acquisto consapevoli e meno inquinanti, ma anche di mers market del mondo: sono stati oltre trecentomi-ottenere prezzi più contenuti. Nel 2009 le aziende in-serite nella filiera corta sono salite a 63.600, con una 37 Dati Ufficio Studi Coldiretticrescita del 7% rispetto al 2008, confermando il trend 38 Ibidem 39 Ibidem 40 Ibidem36 Ibidem 41 Ibidem GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 127
  • 118. la i visitatori di questa manifestazione che, per quat- tutelare i piccoli produttori di montagna, rappresentatro giorni, ha proposto a Roma il meglio del Made in oggi una moderna realtà produttiva che lavora esclu-Italy agroalimentare, presentato nella straordinaria sivamente il latte locale, raccolto quotidianamentevallata dell’Arena del Circo Massimo da produttori nelle stalle dei 400 soci conferenti. Questo prodottoagricoli, allevatori e pastori giunti da tutte le regioni viene venduto anche attraverso sei punti di venditaitaliane. Negli oltre 200 stands sono state esposte cir- diretta, i cosiddetti Bar Bianco. La storia di quest’ulti-ca diecimila specialità tipiche offerte in degustazione mo risale a oltre 43 anni fa, quando l’azienda ha de-e vendute fino ad esaurimento. ciso di aprire uno spaccio per i prodotti caseari e unSempre nell’ambito della vendita diretta, un’altra ini- adiacente bar per i soli prodotti analcolici: da qui ilziativa interessante è quella dei Gruppi di acquisto nome bianco che richiama il candido colore del lattesolidale42 finalizzati all’organizzazione di gruppi per e dei suoi derivati. Pochi avrebbero scommesso sull’approvvigionamento diretto nei mercati di vendita successo di un bar in cui non si vendevano alcolici,degli agricoltori o nelle imprese agricole. invece, già da subito, i numeri hanno dato ragioneSono tante le aziende italiane che hanno sposato la a questa scelta coraggiosa. Oggi il Bar Bianco è unofilosofia del chilometro zero. La Cooperativa Idea degli elementi più forti per veicolare l’immagine delNatura è una rete di numerosi imprenditori agrico- consorzio e di tutti i prodotti, punto d’incontro in-li che hanno messo a sistema le fasi di produzione, dispensabile e prezioso tra azienda e consumatore.dal raccolto al confezionamento, e di distribuzione. È La Tenuta Vannulo realizza squisite mozzarelle e al-così nato il primo supermercato dei produttori agri- tri prodotti con latte di bufala che vengono venduticoli: un vero show room dove è possibile acquista- direttamente in azienda, riuscendo a soddisfare ol-re frutta, verdura e tanto altro con la certezza della tre 300 clienti al giorno. Ma c’è di più. La tenuta èqualità, conoscendo l’origine e riempiendo il proprio riuscita a chiudere internamente il ciclo produttivo,paniere direttamente nella casa dell’agricoltore. Dalle trasformando le pelli ricavate dai propri allevamen-albicocche ai carciofi, al cavolfiore al cavolo rapa, ti in prodotti di pellame, conciati al vegetale, ispiratidal cetriolo ai fiori di zucca, alle fragole ai kiwi, dalla alla tradizione contadina del Cilento: borse, svuotata-lattuga alle melanzane, è un costante andirivieni di sche, portariviste. Interessante è il progetto della Malgatrattori e camion, di scatole e imballaggi, di casset- Vazzo, realizzato dalla famiglia Bonelli nell’area dellate e bolle, tutto in mano agli agricoltori, senza nulla Lessinia, che ha saputo rivitalizzare il territorio sposandoconcedere a grossisti e distributori, dal profondo sud appieno il paradigma della multifunzionalità e della so-della Piana del Sele fino ai mercati dell’Europa cen- stenibilità. Alla produzione di latte alimentato con fienitrale e settentrionale. Pioniere della vendita diretta è locali di Velo Veronese si affianca un piccolo caseificio peranche Lattebusche. La cooperativa, nata nel 1954 per la produzione di formaggi realizzati riscoprendo vecchie ricette. Nel laboratorio aziendale si producono salumi42 Ibidem con maiali allevati internamente. Durante il periodo esti-128 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 119. vo, nel punto vendita, oltre ai prodotti dell’azienda, com- Un altro aspetto importante, per lo sviluppo del chi-presa la carne, è possibile acquistare gelati e dolci fatti lometro zero, è l’evoluzione della normativa sui critericon materie prime locali. La commercializzazione viene minimi ambientali per l’approvvigionamento di ali-fatta anche partecipando ai mercati degli agricoltori di menti e servizi di ristorazione, definiti in uno speci-Campagna Amica di Verona attraverso due camioncini. fico decreto. In questo contesto, risulta inserita, traLa Malga Vazzo è un luogo di incontro, di amicizia e di i parametri di eco - sostenibilità, la filiera corta, allaaccoglienza che offre passeggiate a cavallo, trekking sino luce sia delle comprovate capacità di riduzione del-ad una fattoria didattica per i più giovani, ma rappresenta le emissioni di CO₂, sia in virtù dei benefici legati allaanche una testimonianza della possibilità di fare impresa stagionalità, alla freschezza, alla qualità e alla tradi-di successo in territori di montagna con al centro i valori zione dei prodotti. Ad esempio, di recente, il gruppodella famiglia rurale. italiano Hera ha deciso di dare priorità, nel servizioIl Pastificio Jolly Sgambaro, invece, produce la prima di mensa interna aziendale, alla materia prima loca-pasta italiana a chilometro zero, realizzata garanten- le, privilegiando i fornitori dell’Emilia Romagna. Altrado la minor percorrenza possibile tra i campi di colti- esperienza positiva è quella delle mense scolastichevazione del grano duro e l’azienda: grazie all’accordo del comune di Milano dove vengono serviti 86 miladi filiera siglato con i produttori del Veneto orientale piatti con insalate e verdure della Lombardia e la pa-e dell’Emilia, un quarto della materia prima utilizza- sta viene condita con la polpa di pomodoro degli agri-ta proviene da 9 mila ettari seminati nella pianura coltori della regione, grazie a un accordo fra Milanoveneto-emiliana. La disponibilità di grano duro a chi- Ristorazione e Agricolturamica, la coop costituita dal-lometro zero crea un forte rapporto con il territorio, le aziende agricole. Anche in Puglia, il gruppo Educomincide positivamente sulle problematiche ambientalie sui costi dei trasporti, visto che non c’è più neces- di Bari, che raccoglie scuole materne ed elementari,sità di grandi spostamenti di merci. La filiera corta e fornisce ai giovani studenti prodotti ortofrutticoli ri-controllata secondo i severi disciplinari di coltivazione gorosamente di stagione, acquistati dagli agricoltorie produzione fanno della pasta Sgambaro un prodot- locali per una sana e sostenibile alimentazione.to di altissima qualità, ricco di proteine, biologico ma Nel periodo 1999-2012, l’agricoltura italiana ha re-poco energivoro: si pensi solo che per la sua produ- gistrato anche una crescita dei prodotti di originezione – dalla coltivazione della spiga allo scaffale del biologica. Il nostro Paese, con una superficie bio dinegozio – ogni anno sono risparmiate all’ambiente oltre 1 milione di ettari, occupa l’ottavo posto a li-emissioni di CO₂ pari alla combustione di oltre 70.000 vello mondiale e il secondo a livello europeo, dopolitri di gasolio. Dal 2002, inoltre, Jolly Sgambaro è il Germania e Francia. L’Italia è anche al primo posto inprimo e unico pastificio industriale della penisola il Europa per il numero di imprese agricole con meto-cui prodotto è certificato Grano Duro Italiano da do biologico che sono cresciute dell’1,3% nell’ultimoCSQA certificazioni. anno, attestandosi sulle 48.269 unità, con un fattura- GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 129
  • 120. to di oltre un miliardo e 550 milioni di euro43. In Italia prodotti biologici in dieci anni è triplicato, passandoil settore bio ha caratteristiche fortemente innovati- da meno di un miliardo di euro del 2000 agli oltre treve, soprattutto se paragonate alla situazione generale miliardi di euro nel 2010, con circa 1,8 miliardi di ven-della nostra agricoltura: un’alta percentuale di donne dite al dettaglio in negozi specializzati, supermercati,imprenditrici (25%), di giovani (il 50% ha meno di 50 vendite dirette delle aziende agricole (in particolareanni), di scolarizzazione elevata (il 50% dei produttori olio, vino e ortofrutta), vendite a domicilio e gruppibio ha il diploma, il 17% la laurea) e la propensione d’acquisto47. Nel carrello della spesa degli italiani au-alle nuove tecnologie (il 52% utilizza Internet)44. Il no- menta solo il biologico che fa segnare un incrementostro Paese è il primo produttore al mondo di ortaggi del 6,1% nel primo semestre del 2012, in netta con-biologici (con una superficie di 23.407 ettari, otto vol- trotendenza con il calo del 3% dei consumi alimentarite quella spagnola), cereali (con circa 184.111 ettari), nello stesso periodo48. La tendenza di crescita nei con-agrumi (21.940 ettari), uva (con 52.812 ettari, il triplo sumi nel 2012 è più evidente nel Nord Est (+14,2%) edella Francia) olive (oltre 141.568 ettari)45. Sono colti- nel Centro (+11%)49.vati molti altri prodotti biologici, vere e proprie eccel- Nella top ten dei prodotti bio più consumati si classi-lenze agroalimentari come vino, olio e formaggi che ficano la frutta e la verdura fresca, seguite da mielenegli anni hanno ricevuto prestigiosi premi in con- e marmellate, uova, yogurt, olio extravergine d’oliva,corsi internazionali. Con una parte significativa della formaggi, succhi di frutta, biscotti e carne. Il canaleproduzione bio indirizzata all’estero, l’Italia è anche il dei punti vendita specializzati in soli prodotti biologicimaggior esportatore mondiale di prodotti biologici (oltre un migliaio di negozi distribuiti in tutta Italia,(che raggiungono i punti vendita di tutta Europa, Stati in prevalenza concentrati al Nord e al Centro) segnaUniti e Giappone) per un valore che nel 2010 ha supe- regolarmente performance superiori alla Granderato 1 miliardo di euro46. Distribuzione, facendo registrare una crescita mediaTuttavia, i consumi di prodotti bio nel nostro Paese dal 15% (negozi indipendenti) al 20% (punti venditanon sono all’altezza dei primati produttivi, sebbe- affiliati in franchising)50. Analogo andamento positi-ne registrino un trend in notevole ascesa, poiché si vo per le vendite dirette dei mercati degli agricoltoricollocano attorno al 3% della spesa alimentare com- (sono oltre 2.000 quelli che offrono direttamente alplessiva delle famiglie italiane, contro quote che, per pubblico i loro prodotti in spacci aziendali e nei mer-alcune tipologie di prodotti, sfiorano il 20% in stati eu- cati) e per i gruppi d’acquisto.ropei come Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania La ristorazione scolastica presenta un valore di cir-e Paesi scandinavi. Nonostante questo, il fatturato dei ca 250 milioni di euro e interessa circa un migliaio43 Dati Ufficio Studi Coldiretti 47 Ibidem44 Ibidem 48 Ibidem45 Ibidem 49 Ibidem46 Ibidem 50 Ibidem130 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 121. di Comuni che ogni giorno forniscono a 1 milione controllati e certificati dall’organismo di controllo IMCdi bambini pasti con prodotti biologici. Sono nume- (Istituto Mediterraneo di Certificazione). Gli oli sonori destinati ad aumentare: la legge finanziaria 2000 il frutto di un’attenta selezione di varietà autoctone,promuove l’uso quotidiano di prodotti biologici nelle certificate dal CNR di Perugia e di una lavorazione ese-mense scolastiche e molte leggi regionali premiano le guita nel massimo rispetto delle norme igieniche, sen-amministrazioni locali che ne fanno uso. Il Piano d’A- za l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi. L’azienda hazione Nazionale sul Green Public Procurement, recen- rivolto da sempre particolare attenzione alla ricerca:temente entrato in vigore, prevede che nelle mense nel 1990 ha lanciato sul mercato il primo olio monova-debba essere di produzione biologica almeno il 40% rietale nelle Marche, costituito solo ed esclusivamentedi frutta, ortaggi, legumi, cereali, pane e prodotti da da olive “raggia”, cultivar autoctono; nel 2005 ha mes-forno, pasta, riso, farina, patate, polenta, pomodori so a punto un extravergine, unico nel suo genere, dal-e prodotti trasformati, formaggio, latte UHT, yogurt, le particolari caratteristiche nutrizionali. Questo olio,uova e olio extravergine. scaturito da una collaborazione con le Università diIn aumento i ristoranti che propongono menù bio- Bologna e di Ancona e denominato Petrini Plus, è unlogici: oggi sono oltre 500, in particolare nel centro extra vergine biologico che, arricchito delle vitamineItalia e nelle grandi città, una realtà che ha spinto D3, K1 e B6, è in grado di migliorare il metabolismoSana a ospitare la prima edizione del premio Locale delle ossa. Il prodotto è autorizzato dal Ministero del-Bravo Bio per bar, ristoranti, pizzerie e hotel con signi- la Salute italiano e gode di un brevetto internazio-ficativa proposta biologica. nale che vieta qualsiasi possibilità di imitazione. IlAnche nel settore zootecnico, nonostante alcune Consorzio BioPiace, invece, è stato costituto nel 2002differenze tra le diverse specie, si è assistito ad un grazie all’impegno di un gruppo di agricoltori, contendenziale aumento del numero di capi allevati con l’obiettivo di offrire nuove opportunità commercialimetodo biologico. Confrontando i dati del SINAB51 dal alle aziende agricole di montagna e collina del2001 ad oggi, si registra un aumento del numero di territorio piacentino, valorizzandone le produzioni. Ilcapi per tutte le specie ad eccezione dei bovini che da Consorzio annovera circa 50 aziende associate ed è330.700 si sono ridotti a 193.67552. I consumi in Italia una realtà unica, che incontra i criteri di genuinità,rispetto al paniere “prodotti biologici” di origine zoo- tipicità e rispetto ambientale, adottando la sceltatecnica evidenziano una quota rilevante di acquisti di dell’agricoltura biologica quale metodo per offrirelatte e prodotti derivati e di uova.La Fattoria Petrini, azienda agricola a conduzione fa- prodotti buoni e sani che tutelino la salute dei con-miliare, dal 1993 produce oli extra vergine biologici, sumatori. Le realtà presenti all’interno del Consorzio sono molteplici, dalle aziende zootecniche da latte (bovino- ovino- caprino) a quelle da carne, passando51 Acronimo di Sistema d’Informazione Nazionale sull’AgricolturaBiologica. per piccoli allevamenti di suini allo stato brado fino52 Dati Ufficio Studi Coldiretti. ad arrivare a quelle dedicate all’apicoltura o dotati di GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 131
  • 122. piccoli caseifici per la trasformazione del formaggio e era considerata solo una stranezza. È dal 1979 che inper l’imbottigliamento del latte oppure a vocazione questo casolare, oggi restaurato secondo i criteri del-ortofrutticola e vitivinicola. Altro caso è quello della la bioedilizia e diventato un bellissimo agriturismo,cooperativa La Terra e il Cielo che ha puntato sul ri- si parla di dignità del contadino, sostenibilità, filieralancio di vecchie varietà di cereali e, per confrontarsi corta, rapporto diretto col cliente e con la natura.con i buyer e gli importatori di tutto il mondo, si è do- Progetti lungimiranti che all’epoca avevano il saporetata di tutte le certificazioni possibili, perfino quella dell’utopia ma che oggi sono all’origine del successorelativa al biologico giapponese e quella kosher per dell’azienda, fatto non solo di vini di qualità, ma dil’esportazione in Israele. Dal 1980 questa cooperati- accoglienza. Sulla naturalità punta l’azienda agricolava, con oltre 100 aziende associate che conferiscono Pravis, nel cuore della Valle dei Laghi, a nord di Rivala materia prima, svolge anche una funzione sociale del Garda in Trentino: scavata completamente nele ambientale, programmando e controllando tutte le terreno e avvolta nella roccia, funziona attraversofasi della filiera produttiva, dalla semina alla vendita. un condizionamento naturale della temperatura in-L’azienda Al Confin di Camisano Vicentino ha punta- terna. La cantina è articolata su tre livelli, cosicché ito sul rapporto diretto con i consumatori e le nuove passaggi del vino avvengono per caduta e non attra-tecnologie. Si tratta di una piccola realtà agricola che verso pompe idrauliche, con il risultato dell’ottimiz-produce ortaggi, frutta, mais e farina rigorosamentebiologici, adottando un approccio basato sulla natu- zazione delle risorse, del rispetto dell’ambiente e delralità dei processi produttivi. Questi prodotti vengono notevole risparmio di energia. Ogni fase della trasfor-poi venduti tramite un proprio spaccio e, soprattutto, mazione dell’uva in vino, dalla vigna con la riscopertavia internet, privilegiando i gruppi di acquisto solida- di vitigni autoctoni delle varietà Negrara, Franconia,li. Non a caso l’azienda è stata premiata da Coldiretti Groppello, Nosiola sino all’imbottigliamento, rispec-con il green oscar non solo per l’impegno a favore chia la naturalità del procedimento. Tanto da permet-della tutela delle tradizioni con le sue 86 varietà di tere di arrivare, negli ultimi anni, ad un vino rosso cheortaggi tipici, ma anche per la costruzione di una rete non contiene solfiti.di rapporti virtuosi con i consumatori, come l’offerta Per quanto riguarda le opportunità di marketing of-del pacco famiglia che unisce il risparmio alla garanzia ferte dalla diffusione delle etichette ambientali, va ci-di genuinità. Con 26 euro è possibile portare a casa tata, tra le altre, la carbon footprint. Si tratta di un pa-uova, insalate, carote e tanti altri prodotti genuini in rametro che sta diventando sempre più importantegrado di soddisfare le esigenze di una famiglia per nell’ambito delle scelte di acquisto, come dimostranouna intera settimana. Pioniere della produzione di le iniziative di alcune grandi catene53 e i tentativi, avino biologico è l’azienda Aurora, promotrice di que-sta pratica agricola da tempi lontani, quando ancora 53 Il caso dell’inserimento della carbon footprint in etichetta pro-l’idea di tenere lontana la chimica dalla viticoltura mosso da Tesco.132 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 123. livello normativo, di promuoverne l’indicazione nelle del raffreddamento adiabatico (secondo il quale unaetichette54. superficie bagnata se ventilata evapora cedendo calo-Al parametro citato, tuttavia, se ne dovrebbero asso- re all’aria) terrà freddo il tetto nei mesi caldi. In questociare altri già noti (ad es. water footprint e ecological modo gli ambienti sottostanti della cantina (1.400 mqfootprint) e forse anche alcuni di nuova concezione, circa), non dotati di climatizzazione, saranno mante-in grado, cioè, di rappresentare le esternalità positive nuti a temperatura semplicemente sfruttando l’acquadell’agricoltura italiana, quando questa si integra con del laghetto dove finiscono le acque recuperate e de-funzioni di protezione e tutela del territorio. L’utilizzo purate da una pompa da 1kw, per un risparmio di oltredi un solo indicatore non risponde alle esigenze di un 3.000 kw/h all’anno. Anche l’illuminazione sarà 100%modello di produzione multifunzionale, come quello naturale in una cantina dove non esistono lampadine.nostrano, che verrebbe penalizzato se si seguisse un Il sole è l’unica fonte di luce che entra in bocche dalcriterio esclusivamente basato sulla riduzione delle diametro di circa 35 cm e, grazie ad un gioco di spec-emissioni per chilogrammo di prodotto (parametro chi, si riflette illuminando fino a 25mq e garantendoche rischia di finire per avvantaggiare le produzioni (è stato certificato) il livello di illuminazione previstointensive). Resta comunque interessante e positivo il dalla legge in un ambiente di lavoro. Questa cantina,diffondersi tra i consumatori di una sensibilità nei con- dove si lavorerà meno ore l’inverno e più ore l’estate,fronti di prodotti che utilizzano la certificazione delle entrerà a pieno regime con la prossima vendemmiaprestazioni ambientali come strumento di competiti- e potrebbe diventare un modello di riferimento per ilvità sul mercato. comparto vitivinicolo italiano.In questo ambito, c’è il caso pioneristico di Salcheto: Anche l’attività agrituristica contribuisce a valorizza-1,83 kg di emissioni di CO₂ fra produzione, imballaggio re le aree rurali in un’ottica green: l’offerta può con-e trasporto. Questo è l’impatto sull’ambiente di una tare su 20 mila unità con 385.470 posti a sedere asingola bottiglia di vino, secondo i calcoli effettuati tavola autorizzati e 206.145 posti letto55. Le aziendedall’azienda toscana che, risultati alla mano, è passata sono relativamente più diffuse nel Nord del Paese,immediatamente ai fatti per abbattere drasticamente dove se ne concentrano il 45,3%, seguono il Centrola propria impronta di carbonio. Via dunque al calo- (34,1%) e il Mezzogiorno (20,6%)56. Toscana e Altore prodotto con la combustione delle biomasse (sar- Adige, con 4074 e 2990 aziende, si confermano imenti e scarti di potature), al freddo ottenuto grazie al territori in cui l’agriturismo risulta storicamente piùgeotermico, all’energia fotovoltaica, agli accorgimenti rilevante. L’attività agrituristica è significativa anchestrutturali come l’isolamento con parete verde, la coi- in Lombardia, Veneto, Umbria, Emilia-Romagna ebentazione interna e il tetto che, sfruttando il principio Piemonte (con oltre 1.000 aziende) e in Campania,54 Unione Europea, Libro Verde sui prodotti agricoli: norme di pro- 55 Dati Ufficio Studi Coldiretti.dotto, requisiti di produzione e sistemi di qualità, 2008 . 56 Ibidem GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 133
  • 124. Lazio, Sardegna e Marche (con oltre 700 aziende). Si riduce anche la quantità dei principi attivi consen-Più di un’azienda agrituristica su tre è a conduzione titi in agricoltura biologica e contenuti nei prodottifemminile. fitosanitari (-8,4% rispetto al 2010). A fronte di que-Sul fronte dei processi, gli sforzi compiuti dall’agricol- sta situazione, l’Italia manifesta, inoltre, una gestio-tura per attuare un modello di sviluppo sostenibile ne positiva dei fitofarmaci, avendo anticipato giàemergono anche dal diverso rapporto che essa ha da tempo alcuni obblighi introdotti ora dalla diretti-con l’uso della chimica. L’Italia è all’avanguardia per va 2009/128/CE per tutti gli Stati membri, quali, adquanto concerne l’impiego sostenibile dei fitofar- esempio, il registro dei trattamenti e la concessionemaci in agricoltura. Secondo l’ISTAT57, nel decennio di una specifica autorizzazione all’acquisto dei pro-2001-2011, la quantità di prodotti fitosanitari distri- dotti fitosanitari, da parte delle imprese agricole (c.d. patentino), che viene rilasciata a seguito di un corsobuiti per uso agricolo è diminuita complessivamente di formazione e di un esame finale.del 3,6%. In particolare, sono calati i fungicidi (18,3%) Anche per quanto concerne la sicurezza degli alimen-e gli insetticidi e acaricidi (-20,7%); i prodotti molto ti rispetto alla presenza di residui di prodotti fitosani-tossici e tossici si sono ridotti del 34,7% e quelli non tari, i dati confermano un trend del tutto positivo. Nelclassificabili del 15%. Nel decennio considerato, il 2011, il numero di campioni di ortofrutticoli analizzaticalo dei prodotti fitosanitari è abbastanza generaliz- e trasmessi al Ministero della Salute dai Laboratori,zato e per i prodotti molto tossici e tossici è dovuto, coordinati dalle Regioni e Province Autonome diin particolare, all’utilizzo di pratiche agronomiche, Trento e Bolzano, è pari a 6.694, di cui solo lo 0,3 %incentivate da politiche europee e nazionali, che pun- è risultato non regolamentare (nel 2010 era lo 0.8%),tano sul minor utilizzo di mezzi tecnici chimici nelle il 64,6% non presenta residui ed il 35,1% ha residuicoltivazioni. Inoltre, negli ultimi anni, i prodotti fito- inferiori ai limiti di legge consentiti58. In sostanza, ilsanitari si sono evoluti, grazie alla sostituzione delle 99,7% dell’ortofrutta italiana è assolutamente inmolecole di vecchia concezione con principi attivi regola con la legislazione vigente per quanto riguar-di nuova generazione a ridotto impatto ambientale. da la presenza di residui di antiparassitari. In questoNel 2011, rispetto all’anno precedente, diminuisce settore, la Commissione Europea considera l’Italiadell’1,3% la quantità di principi attivi contenuti nei come il Paese più efficiente per quanto concerne ilpreparati distribuiti per uso agricolo, di cui i fungici- rapporto tra uso dei prodotti fitosanitari e sicurezzadi rappresentano il 61% del totale, gli insetticidi e gli alimentare.acaricidi il 10,7%, gli erbicidi l’11,9%, i vari il 15,9% e Anche rispetto all’uso dei fertilizzanti, nel periodoi biologici lo 0,5%. 2000-2009, c’è stato un calo del 4% (di 2 milioni di quintali circa). In particolare, tra le diverse tipolo-57 ISTAT, La distribuzione per uso agricolo dei prodotti fitosanitari,2012. 58 Dati del Ministero della Salute.134 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 125. gie di prodotti, i concimi sono diminuiti del 35,9%. maggiore attenzione nei confronti degli impatti pa-Inoltre, il d.lgs. 75/2010 ha introdotto un sistema di esaggistici ed ambientali conseguenti alla diffusionetracciabilità dei fertilizzanti tramite l’istituzione di un delle fonti rinnovabili, anche attraverso una serie diapposito registro dei fertilizzanti e dei fabbricanti di meccanismi orientati a favorire la diffusione degli im-fertilizzanti che consente di avere la massima traspa- pianti di piccola e media taglia, gestiti direttamenterenza sulle materie prime di cui è composto il pro- dalle imprese agricole. Restano, tuttavia, da valutaredotto, al fine di evitare che nei terreni agricoli fini- gli effettivi impatti legati all’introduzione delle nuovescano sostanze potenzialmente inquinanti. In questo premialità aggiuntive, sia per quanto riguarda l’inci-ambito, merita una menzione l’accordo agro-ambien- denza sulla redditività degli investimenti, sia per latale per l’area della Valdaso, sostenuto dalla Regione loro complessità di gestione dal punto di vista tecnicoMarche, che interessa le provincie di Ascoli Piceno e di e burocratico. Un altro settore di potenziale interesseFermo. L’iniziativa promuove la protezione del suolo e è quello del biometano che potrebbe dare un impor-delle acque dall’inquinamento da fitofarmaci e nitra- tante contributo al raggiungimento degli obiettivi diti, attraverso il ricorso a metodi di produzione a basso produzione dei biocarburanti. Anche sul biometano siimpatto ambientale. Le aziende coinvolte sono oggi attende uno specifico decreto che ne dovrebbe san-circa 100. L’obiettivo principale è di raggiungere in set- cire le modalità di incentivazione, ma, tuttavia, restate anni la riduzione degli impieghi di macroelementi da valutare, sul piano dei costi, la reale possibilità di(azoto, fosforo e potassio) di almeno il 30% rispetto rendere competitivo questo prodotto nel panoramaai massimi consentiti dalla normativa per le aree ZVN energetico nazionale, specie in relazione all’effettivooggetto di intervento, e la riduzione e/o sostituzio- ne coinvolgimento del settore agro-zootecnico (esigenzedei principi attivi a tossicità acuta e cronica, rispetti- di copertura dei costi di trasformazione e problema-vamente del 90% e 85%. Ad oggi si è raggiunto un ab- tiche legate alla messa in rete). Un caso interessan-battimento di circa il 70% della chimica utilizzata per i te in questo settore è quello dell’azienda Andreattatrattamenti e una riduzione di oltre il 30% nell’impiego e Bizotto che ha realizzato uno dei primi impianti adi concimi. biogas del Veneto in grado oggi di produrre energiaPer quanto riguarda lo sviluppo delle fonti energeti- per un mega watt. Questa azienda conta 700 capi bo-che rinnovabili, le imprese agro-energetiche rappre- vini che giungono qui ad un anno di vita e rimangonosentano una componente in crescita. Le potenzialità per 7 mesi: i loro reflui zootecnici sono il nutrimentoproduttive del settore agricolo in campo energetico di un enorme stomaco che produce biogas. Da qui la(da fonti rinnovabili) sono consistenti. Secondo un’in- materia viene disgregata e il gas viene trasformato indagine Coldiretti, lo scenario al 2020 vede una pro- energia elettrica che si diffonde in 300 case da 120duzione energetica pari a 17,38 Mtep/anno, con metri quadri. Sia l’impianto di biogas che l’essiccato-39,85 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente evitata. io sono collegati in remoto e, tramite internet, pos-Il nuovo regime di incentivi sembra confermare una sono essere controllati e gestiti da qualunque parte GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 135
  • 126. del mondo. Un discorso a parte merita l’esperienza mondiali di legna da ardere e i quarti di cippato e didi Trionfi Honorati di Jesi, esempio di impresa agra- scarti legno. Se allo scenario aggiungiamo l’elevatoria multi- funzionale, fra le prime ad aver introdotto livello del consumo residenziale di legna da arderenelle Marche l’allevamento di bufali. L’azienda, grazie (che attualmente sfugge alla contabilizzazione ai finiall’installazione di pannelli fotovoltaici, è indipenden- del raggiungimento degli obiettivi energetici), appa-te dal punto di vista dell’approvvigionamento energe- re evidente l’importanza di rilanciare la gestione deitico, mentre grazie ad un impianto di biogas di 250 kw boschi che, oltre alle note valenze territoriali, socia-produce energia che immette nella rete e concime li e paesaggistiche, potrebbero contribuire in modoche utilizza nei propri campi, in sostituzione di quel- decisivo anche al raggiungimento degli obiettivi dello sintetico. Dal 2011, Trionfi Honorati porta avanti Piano d’Azione Nazionale al 2020. Secondo quest’ul-un progetto di rilancio della coltivazione di canapa timo, le biomasse, tra le quali spicca il ruolo dei pro-da utilizzare nella coibentazione delle abitazioni per dotti legnosi, dovranno coprire il 44% dei consumi digarantire il risparmio energetico. fonti rinnovabili e il 58% dei consumi di calore totale,Tra le varie opportunità energetiche, il settore più in- fornendo energia nell’ambito di una filiera sostenibileteressante in prospettiva, anche per la reale possibilità anche nelle modalità di trasformazione energetica,di coinvolgimento attivo delle imprese agro-forestali come nel caso delle centrali di teleriscaldamento ali-(anche in termini di potenzialità ancora inespresse), mentate con biomassa territoriale. A questo proposi-risulta essere quello legato alla valorizzazione ener- to si segnala l’esperienza realizzata, nella provincia digetica delle biomasse (specie quelle residuali), il cui Como-Lecco, dalla società La Grande Stufa, nata nelprincipale fattore di sviluppo risiede proprio nel fatto 2007, che, con una compagine sociale composta dache si tratta di una energia a misura di territorio. In diversi soggetti del territorio, ha inaugurato il proprioquesto ambito si attende il varo definitivo del nuovo impianto nel settembre 2012. Si tratta di un progettodecreto che fisserà incentivi specifici che andranno di Filiera Biomassa-Energia realizzato in un comunead aggiungersi ai titoli di efficienza energetica (certifi- di 7.000 abitanti attraverso una struttura per la pro-cati bianchi) e alle detrazioni fiscali. Di particolare in- duzione combinata di energia elettrica e calore (si ri-teresse sono gli incentivi dedicati alla sostituzione di scaldano le case), alimentata dalla biomassa legnosaimpianti di climatizzazione invernale con generatori vergine ottenuta dalle attività agricole e forestali deldi calore alimentati da biomassa, previsti dal decreto territorio circostante. Il progetto ambientale colle-in emanazione, che potrebbero costituire un volano gato all’iniziativa mira a mantenere in loco le risorseper la filiera bosco-legna-energia. In Italia, tra l’altro, oggi spese per l’approvvigionamento di combustibi-scontiamo un grande paradosso in questo senso, vi- li fossili. L’intero costo di approvvigionamento dellasto che, pur essendo un Paese dalla consistente su- materia prima è quindi rimesso sul territorio tramiteperficie boschiva (il dato forestale complessivo è di le imprese che si occupano del reperimento, lavora-circa oltre 10 milioni di Ha), siamo i primi importatori zione e conferimento del cippato. In quest’ottica la136 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 127. realizzazione dell’iniziativa diviene un volano econo- alla creazione di indotti economici e occupazionali amico, creando occupazione sul territorio e aumen- livello territoriale. Disegnare la politica delle rinnova-tando le possibilità di reddito di chi presidia i terreni e bili significa, infatti, anche elaborare una nuova piani-di risparmio per i cittadini consumatori. ficazione territoriale e, in questo senso, la definizioneSulla biomassa ha investito anche la Masseria delle modalità di erogazione degli incentivi e delleSalamina, in provincia di Brindisi, che produce olio procedure di autorizzazione restano gli strumenti piùextra vergine di oliva DOP. L’azienda ha puntato su importanti da utilizzare con lungimiranza, risponden-una scelta energetica innovativa che consente non do, in primis, alle esigenze di chi paga (il consumato-solo di ridurre i consumi, ma anche di gestire in modo re) e di chi opera e vive sul (e del) territorio (l’agricol-ottimale il ciclo produttivo. Nella struttura è stata tore). Un ruolo strategico nella tutela dell’ambiente èistallata una caldaia di 114 kw alimentata a cippato - ricoperto dal settore forestale, sia come elemento diprodotto di scarto ottenuto dalla potatura degli olivi difesa del territorio e della biodiversità, sia per il con-- e dai gusci delle mandorle, ad integrazione dell’im- tributo positivo nel bilancio dei gas serra (funzione dipianto solare termico che alimenta 3 boiler, situati carbon sink). La superficie forestale italiana è stimatanelle varie ali della masseria. Inoltre, per riscaldare in 10.467.533 ettari, pari al 34,7% del territorio nazio-gli ambienti più grandi sono state istallate, a sostegno nale59. Dal 1950 al 2005, è cresciuta di circa 1 milionedella caldaia, diverse stufe a legna in ghisa. di ettari60. Tale processo, negli ultimi 30 anni, è statoIn campo energetico, la sfida principale resta quella rafforzato dagli incentivi per la piantagione di specielegata ad una generale presa di coscienza circa l’im- forestali e da legno su terreni agricoli. Negli ultimi 15portanza, specie in un territorio come quello italiano, anni, sono stati coltivati circa 104.000 ettari di im-del corretto dimensionamento degli impianti, delle pianti forestali, costituiti per il 57% da latifoglie nobilitecnologie effettivamente percorribili e delle modali- (ciliegio, noce, frassino, rovere), per il 40% da specie atà di valutazione degli impatti ambientali, territoriali, rapido accrescimento (pioppeti) e in minima parte dapaesaggistici e sociali degli investimenti energetici. conifere (3%)61. Nell’ambito del programma italianoIn sintesi, le politiche energetiche dovrebbero essere per le attività agro-forestali62, si sottolinea come mi-coerenti con la scelta di assicurare una predominan- gliori pratiche agricole con minori consumi energeticiza al modello distribuito, caratterizzato, cioè, da una possano contribuire direttamente al raggiungimentorete di impianti di piccola e media taglia che produ-cono energia in prossimità di dove questa viene con- 59 Dati dell’Inventario Nazionale (Infc 2005).sumata. Questo sulla base delle maggiori garanzie 60 Dati delle indagini congiunturali Istat.in termini di sostenibilità territoriale e di efficienza 61 Dati Ufficio Studi Coldiretti. 62 Si fa riferimento alla delibera CIPE n. 123/2002 che ha appro-energetica, dell’esistenza di un tradizionale e consoli- vato il Piano Nazionale di riduzione delle emissioni di gas serra,dato know-how tecnologico italiano in questo ambito documento di riferimento per l’attuazione del protocollo di Kyotoe in ragione delle positive esternalità sociali legate nel nostro Paese. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 137
  • 128. dell’obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni un percorso accessibile a non vedenti, ipo-vedenti edei gas serra. In totale, le foreste italiane hanno un disabili motori presso il bosco di faggio di Parto del-potenziale di assorbimento di 10,8 MtC02, pari a cir- le Macinaie, nel comune di Castel del Piano. Altraca l’11% dell’obiettivo nazionale di riduzione. Oltre il esperienza di successo è rappresentata dal Consorzio40% di questo potenziale di assorbimento deriva dal- Comunalie Parmensi64, nata nel 1957, che ammini-la gestione forestale, il resto del potenziale si divide stra un territorio di quasi 14.000 ettari, formato daequamente tra le attività di nuova forestazione e la 29 Comunalie e 8 Consorzi forestali. Da qualche annoriforestazione naturale63. il Consorzio ha investito in attività legate alle ener-Diversi gli esempi virtuosi in questo ambito. Il gie rinnovabili, come il Progetto filiera-legno: cal-Consorzio Forestale Amiata, nato nel 1958 per vo- daia dell’Ospedale Santa Maria di Borgo Val di Tarolontà dei Comuni dell’Amiata Grossetano, gestisce (Parma) con lo scopo di valorizzare ulteriormente ilil patrimonio boschivo di proprietà comunale, oc- mercato della legna da ardere. Il cippato servirà sia adcupandosi del mantenimento della certificazione di alimentare la caldaia dell’Ospedale Santa Maria, siaGestione Forestale Sostenibile, della vigilanza bo- altri impianti che dovrebbero sorgere nel territorio.schiva e del servizio antincendio, della progettazio- Negli ultimi anni, si è consolidato il ruolo dell’attivitàne e manutenzione dei sentieri e delle aree di sosta agricola come promotrice di servizi di welfare sociale,attrezzate, della realizzazione di corsi di formazione specie in ambito montano e periferico, dove maggior-professionale e di educazione ambientale (Festa degli mente carenti sono i servizi ad anziani, bambini e di-Alberi, Montagnando e Passeggiando sul Penna). Di sabili. Sono tanti gli esempi. Uno è La Vecchia Fattoriaparticolare interesse è l’iniziativa Percorso Amiata per di Bonavicina di San Pietro di Morubio. Nonostante iltutti che permette di accedere all’interno dei boschi nome molto classico, l’azienda rappresenta un’auten-di faggio del Monte Amiata e di conoscere la realtà fo- tica novità, perché svolge una attività che si potrebberestale e ambientale della zona. Il Consorzio, inoltre, definire di agroterapia integrale, realizzando terapiacon la collaborazione dell’Unione Italiana Ciechi e la equestre e doposcuola con bambini diversamen-Comunità Montana Amiata Grossetano, ha realizzato te abili, con attività di teatro, musica e burattini. Da marzo a giugno ha registrato circa 16 mila presenze di alunni provenienti da Veneto, Lombardia e Emilia63 Va rilevato, in questo ambito, che la legislazione nazionale at-tuale prevede che tutto il carbonio assorbito dal settore agrofo- Romagna. Per questa attività, la fattoria recupera an-restale venga calcolato come se fosse di proprietà esclusiva dello che animali altrimenti destinati al macello e scartatiStato. Sarebbe, invece, auspicabile la messa a punto di un vero dagli ippodromi. L’azienda agricola La Piemontesinae proprio meccanismo di certificazione dei crediti di carbonio, in è, invece, la prima in Italia ad avere al suo interno ungrado di attribuire un valore remunerabile al lavoro dei proprietaridelle superfici agroforestali che concorrono a realizzare l’assorbi-mento nazionale, attraverso la revisione delle funzioni dell’attuale 64 Le Comunalie sono “domini collettivi” i cui beni sono inalienabiliRegistro Nazionale dei serbatoi di carbonio agroforestali, istituito ed indivisibili; queste proprietà, di estesa superficie, sono godutedal Ministero dell’Ambiente attraverso il D.M. del 1 aprile 2008. in forma collettiva dagli aventi diritto.138 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 129. agriasilo aperto tutto l’anno, con attività, svolte da zione dei giocattoli, fino alla recitazione e alla prepa-educatori specializzati per la prima infanzia, che van- razione dei cibi utilizzando i prodotti agricoli coltivatino dai giochi con gli asinelli o nei campi alla costru- sul posto.3.2 Manifatturiero3.2.1 Legno-arredoNel settore del legno-arredo, sostenibilità e inno- italiane certificate PEFC66 per la catena di custodia è invazione appaiono sempre più legate a doppio filo. costante aumento: si è passati dalle 88 del 2007 alleMolte delle novità di prodotto o di processo intro- 711 del 201267. L’Italia è, inoltre, il 5° paese al mondodotte dalle aziende più dinamiche riguardano, infat- per certificati FSC68, con 1401 aziende accreditate, ag-ti, l’eco-compatibilità. Un trend interessante è quello giudicandosi il 3° posto in Europa69.che vede l’incremento costante delle materie prime Arriva da aree geografiche certificate il legno naturaleecologiche: dal 2005 al 2009 il loro utilizzo è aumen- della nuova collezione Trax di Foppapedretti (casset-tato del 59%, passando dall’11% al 22,76 % del totale tiere, scarpiere, assi da stiro, armadi, librerie ecc.),di quelle impiegate65. Rientrano in questa categoria i quello utilizzato per produrre i piallacci multilami-materiali legnosi provenienti da foreste gestite in ma- nari della Tabu di Cantù o i mobili dell’azienda Rivaniera sostenibile o con catena di custodia garantite, il 1920. Quest’ultima, in particolare, oltre a utilizzarepannello in legno 100% riciclato, materie prime con solo il legno proveniente da fornitori che aderisconocertificazioni ambientali e/o etichette di prodotto. allo Smart-wood Certified Forestry Initiative, ha cre-L’acquisto o la produzione di legno certificato si tra- ato il proprio programma di gestione responsabileduce in un forte vantaggio competitivo soprattuttoper le aziende che sono presenti nei mercati europeio nord-americani. Non a caso, il numero di imprese 66 Il Programme for Endorsement of Forest Certification Scheme è un sistema di certificazione per la gestione sostenibile delle fore- ste costruito sul reciproco riconoscimento di schemi di certifica- zione forestale nazionali o internazionali.65 FederlegnoArredo, Rapporto Ambientale, 2010. Il campione 67 Dati PEFC Italia.su cui si basa la ricerca è costituito da 84 aziende appartenenti a 68 Il marchio Fsc (Forest Stewardship Council) indica i prodotti con-diverse tipologie produttive tipiche della filiera, dalle lavorazioni tenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera correttaprimarie ai prodotti finiti: segheria, produzione di tranciati, imbal- e responsabile, secondo rigorosi standard ambientali, sociali edlaggi, pannelli, mobili, divani, pavimenti, legno strutturale, sughe- economici.ro e arredi per esterni. 69 Dati Fsc Italia. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 139
  • 130. delle risorse forestali. Si tratta di natural living: ogni Il pannello riciclato è oggi giunto alla sua evoluzioneacquirente di un prodotto della collezione Riva 1920 con il Leb71, ossia il pannello ecologico a più bassariceve in dono un piccolo alberello, coltivato in vivai emissione di formaldeide al mondo, con tassi cinqueappositamente creati e consegnato in una scatola di volte più bassi di quelli richiesti a livello europee elegno. Nel corso degli anni, la pianta adottata risarcirà persino inferiori allo standard giapponese, considera-la natura per il legno utilizzato nella produzione del to il più severo di tutti. Ne fa uso, ad esempio, Morettimobile acquistato. Per chi, pur aderendo al progetto, Compact, azienda marchigiana che è stata la primanon è in grado di mettere a dimora la piantina, Riva ad impiegarlo per produrre camerette per bambini,ha pensato all’adozione “a distanza”. ma anche Ernesto Meda che, dal 1° gennaio 2009,Altra materia prima ecologica è il pannello riciclato: ha scelto di utilizzare per le proprie cucine Idroleb, laper la sua produzione vengono impiegati legno prove- versione idrofuga del pannello Leb.niente da pallets, trucioli, mobili vecchi, rami e legno Per preservarne le caratteristiche di eco-compati-da potatura degli alberi, imballaggi in legno, cassette bilità, è necessario che il legno, oltre a provenireda frutta e residui di lavorazione. Oltre ad essere una da foreste certificate, sia trattato con materiali nonscelta sostenibile dal punto di vista ambientale, que- inquinanti. Chi compra mobili, oggi, prende sempresto prodotto conserva le medesime caratteristiche di più in considerazione, nelle proprie scelte di acqui-solidità, compattezza e indeformabilità del legno ver- sto, aspetti quali la salubrità e la qualità dell’ariagine. A differenza di quest’ultimo, però, non richiede nell’ambiente domestico. Le aziende italiane lo han-l’abbattimento di alberi. In questo ambito, il nostro no capito, come dimostra la progressiva sostituzionePaese detiene una posizione di leadership: circa l’80% di alcuni prodotti chimici con altri che, pur avendo ladelle materie prime utilizzate per la produzione di medesima funzione, risultano meno nocivi sia per lapannelli truciolati proviene dal riciclo70. Uno dei nomistorici del settore è Saib, società fondata 40 anni fa in salute che per l’ambiente. Le vernici ad acqua stan-provincia di Piacenza e gestita da tre generazioni di no così prendendo il posto di quelle al solvente: neldonne. A quest’azienda si deve l’intuizione di utilizza- quinquennio 2005-2010 il valore delle prime è pas-re pannelli truciolari per la costruzione dei mobili, in sato dal 20% del totale al 34%, mentre il valore delleun’epoca in cui ancora non si parlava di ecologia e ri-utilizzo di rifiuti. Non a caso, uno dei prodotti di punta 71 A livello di controlli, essendo il progetto LEB destinato al mer- cato mondiale, le aziende produttrici hanno incaricato il CATAS diè la linea di pannelli Ecosaib, fatti esclusivamente con farsi garante delle caratteristiche del LEB, effettuando controllilegno riciclato, selezionato con cura fra le tonnellate costanti sulle emissioni. Il CATAS ha emesso, dopo un anno di test,di scarti recuperati dai resti di lavorazione di differen- la certificazione di prodotto. Le prove del CATAS vengono eseguiteti comparti, dall’edilizia agli imballaggi. conformemente alle norme EN, europee e secondo la norma JIS giapponese. Il risultato è un certificato valido e confrontabile in tutto il mondo ed attesta univocamente che il LEB è il pannello70 FederlegnoArredo, Rapporto Ambientale, 2010. truciolare ecologico con la più bassa emissione di formaldeide140 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 131. seconde è sceso dal 39% al 23%72. L’acquisto di nuovi parte integrante degli elementi che si trovano mag-macchinari, lo sviluppo di nuove tecnologie e l’intro- giormente a contatto con le sostanze alimentari.duzione di nuove norme più stringenti73 hanno contri- La progressiva sostituzione di prodotti chimici conbuito al raggiungimento di questo risultato. L’azienda altri meno inquinanti e il recupero di gran parte deiMazzali di Parma ha ideato 100% Acqua: il primo si- rifiuti prodotti, più del 90%74, hanno delle ricadutestema di verniciatura per mobili intermente all’acqua positive sulla quantità di emissioni rilasciate in atmo-che si caratterizza per le sue bassissime emissioni di sfera. Dal Rapporto di FederlegnoArredo emerge chesolvente, con una riduzione di oltre il 90% rispetto nel 2009, le aziende del campione, grazie al riutilizzoalle tradizionali finiture. Questa tecnologia è stata di 203 mila tonnellate di materiale posto-consumo,premiata con il marchio comunitario LIFE per lo svi- hanno contribuito a ritardare le emissioni in atmosfe-luppo durevole e sostenibile e vanta le certificazioni ra dell’equivalente di 230 mila tonnellate dei CO₂. IlUNI EN 71-3 per la sicurezza dei giocattoli e la 97/48/ riciclo, allungando la vita del materiale legnoso, per-CE come vernice idonea al contatto con sostanze mette ad uno scarto destinato allo smaltimento di ri-alimentari. tardare il momento in cui il carbonio che contiene siL’ultima novità in tema di casa sana è l’argento. trasformerà in anidride carbonica o in altri composti come il metano, che ha un potenziale di effetto serraInglobato in forma di particelle nel processo di im- 20 volte superiore a quello della CO₂.pregnazione dei materiali, ha un forte potere igieniz- Molto diffusi cominciano ad essere interventi finaliz-zante, non evapora e rimane inalterato nel tempo. zati a migliorare l’efficienza energetica, garantendoNe è un esempio la cucina ecologica Ecocompatta di significativi vantaggi ambientali e competitivi nel bre-Veneta Cucine, realizzata in laminato antibatterico a ve-medio periodo, con un taglio delle emissioni e deibase di ioni d’argento e verniciata ad acqua. Il tutto costi di produzione. Il consumo energetico per metrograzie al marchio BBS® Bacteria BlockerSilverguard, cubo di materia prima lavorata, in media, è sceso dacreato dall’azienda per identificare il trattamento an- 0,05 TEP/m3 del 2005 ai 0,0375 del 200975. Un risultatotibatterico a base di ioni d’argento a cui sono sottopo- possibile, in primis, grazie alla diversificazione del mixsti i laminati e le vernici delle superfici, con l’effetto di di fonti di energia, con un graduale abbandono delleridurre del 99,9% il proliferare dei batteri. Questo si-stema, che ha conferito a Ecocompatta, disegnata per 74 Dal Rapporto FederlegnoArredo emerge come le aziende delVeneta Cucine da Paolo Rizzatto, lo status di prima campione abbiano un rapporto virtuoso con i loro rifiuti: nel 2009,cucina antibatterica immessa sul mercato, si estende hanno inviato a recupero circa il 93% del totale degli scarti pro-oggi alla maggior parte dei modelli in catalogo, quale dotti che vengono poi riutilizzati sia per realizzare nuovi manufatti che per produrre energia. Un risultato possibile anche grazie agli ingenti investimenti, più di un milione di euro, nell’acquisto di at-72 FederlegnoArredo, Rapporto Ambientale, 2010. trezzature per la raccolta differenziata e nella realizzazione di aree73 Come, ad esempio, il nuovo sistema di controllo dell’utilizzo del di stoccaggio.solventi, entrato in vigore nel 2004. 75 FederlegnoArredo, Rapporto Ambientale, 2010. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 141
  • 132. fonti fossili a favore di quelle rinnovabili, come im- 2010 con la partecipazione di un ampio numero dipianti fotovoltaici, tecnologie co-generative, centrali imprese aderenti al Distretto Industriale del Mobiletermiche che utilizzano materiali di scarto o biomas- di Livenza, si è sviluppata in diverse fasi: dall’anali-se. La riduzione del fabbisogno energetico è spesso si dei fabbisogni energetici alla progettazione degliraggiunta anche attraverso semplici investimenti negli strumenti, dalla rilevazione estensiva alla creazionestabilimenti produttivi per migliorarne l’isolamento di un database per arrivare all’elaborazione di propo-termico, ridurre la necessità di illuminazione artificia- ste concrete e replicabili. L’indagine è stata arricchi-le, ripensare la logistica interna. Scavolini, già da di- ta da 40 audit ambientali e 20 audit energetici perversi anni, utilizza esclusivamente energia provenien- delineare una mappatura degli approvvigionamentite da fonti rinnovabili nelle proprie attività. L’azienda energetici aziendali. Dalla fase di rilevazione diffusa,ha infatti installato, al di sopra della copertura dei alla quale hanno partecipato 89 aziende, è emersopropri stabilimenti, due impianti fotovoltaici di ultima che i costi energetici dipendono in larga misura daigenerazione che consentono di raggiungere la quasi processi produttivi aziendali, e decrescono al cresce-totale autonomia energetica (il 90% circa del consu- re del fatturato. È stato inoltre rilevato che le aziendemo attuale). Inoltre, allo scopo di ridurre le emissioni di dimensioni minori hanno una incidenza dei costiin atmosfera, Scavolini utilizza, per il riscaldamento energetici più elevata rispetto alle realtà più grandi.di parte dello stabilimento, un impianto alimentato La fonte energetica di approvvigionamento che inci-a biomassa, costituita da truciolo di legno vergine76. de maggiormente è l’energia elettrica, con un costoGrazie poi ad un’attenta raccolta differenziata, l’a- pari all’88%, mentre gas naturale e olio combustibilezienda recupera il 90% della quantità di scarti prodot- si dividono a pari merito il restante 12%, in quantoti dalle proprie attività, utilizzandoli in nuovi processi l’energia termica, per le aziende del campione, vie-produttivi oppure sfruttandoli per ottenere energia. ne spesso ottenuta anche con la combustione degliSu questo fronte, merita una menzione il progetto di scarti di legno. Rispetto alle 20 aziende intervistate,mappatura energetica promosso da ASDI, Agenzia sono stati individuati 32 possibili interventi sui ser-per lo Sviluppo del Distretto Industriale del Mobile vizi generali che potrebbero incidere sulla riduzioneLivenza, e condotto da FederlegnoArredo, con l’obiet- dei consumi. L’installazione di inverter sui sistemi ditivo di incrementare la competitività delle aziende a ventilazione e aspirazione e sui compressori, la sosti-partire da una migliore gestione della componente tuzione dei sistemi illuminanti con lampade a LED oenergetica. L’iniziativa, che è partita nel settembre la posa di sensori di luminosità sono solo alcuni degli accorgimenti che potrebbero portare ad un risparmio76 Bruciando tali materiali vegetali, si ottengono alta efficienza e energetico complessivo di 2.860.000kWh, pari a unminor impatto ambientale, in quanto il legno emette una quantità risparmio economico di 436.000 € l’anno, con un in-di anidride carbonica molto inferiore rispetto a quella dei combu-stibili fossili. Inoltre utilizzando una sostanza rinnovabile (il legno), vestimento di 1.870.000 € e un conseguente temposi evita lo sfruttamento di risorse energetiche non rinnovabili. di pay back di circa 4,3 anni.142 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 133. L’attenzione alla sostenibilità ambientale si sta af- utilizzo di colle e, dunque, nessuna traccia di formal-fermando anche nella progettazione di prodotto. deide. Meccanica viene proposta inoltre con un parti-Da qui la necessità di considerare tutti gli attori del- colare piano in RE-Y-STONE®, un materiale biocompo-la catena del valore per poter realizzare innovazioni sito di carta riciclata post-consumo e resina naturale,che riducano concretamente l’impatto sull’ambiente, residuo fibroso della macinazione e spremitura dellacome previsto dall’approccio Lyfe Cycle Assesment canna da zucchero. La cucina è progettata per esse-(LCA). Quest’ultimo consente di valutare e di ridurre re riutilizzabile al 90% e riciclabile al 100% e, graziel’impronta ambientale di ciascuna delle fasi di cui si alla garanzia di responsabilità a vita di Valcucine, ne ècompone l’intero ciclo di vita, a monte e a valle del- garantito il ritiro a fine ciclo di vita, producendo cosìla produzione, come stabilito dalle direttive europee zero rifiuti.in tema di risparmio energetico e di riduzione dei Anche il ruolo dei nuovi materiali ecologici sembrarifiuti. Indispensabile in questo senso è la funzione essere una frontiera promettente. I bio-polimeri, indell’eco-design, grazie al quale è possibile concepi- particolare, sono in grado di sostituire gli equiva-re mobili che durino nel tempo, che siano costituiti lenti a base fossile - senza eccessivi investimenti neida componenti identificabili e separabili, in modo da processi produttivi esistenti - per realizzare prodottipoter essere facilmente disassemblati e riciclati, e la come schiume o vernici. L’azienda Lago di Villa Delcui realizzazione richieda meno energia e materie pri- Conte, 170 dipendenti, un fatturato di 30 milioni dime, grazie all’introduzione di tecnologie produttive euro, ha puntato su questo tipo di plastica. Uno deipiù efficienti. Caso esemplificativo di questa filoso- suoi prodotti di punta a basso impatto, il divano Air,fia è Valcucine, diventata celebre per le sue cucine progettato con metodologia LCA, ha visto l’impiegoecologiche prodotte con materiali 100% riciclabili (al- della tecnologia di stampaggio a iniezione per rea-luminio e vetro), il più possibile dematerializzate, ad lizzare dei particolari meccanici per il fissaggio dellaemissione zero di formaldeide, che garantiscono una seduta al telaio. Il polimero scelto per i fermi sedutalunga durata tecnica ed estetica. L’azienda ha di re- è un nylon in fibra di vetro derivato, in parte, da risor-cente presentato Meccanica, a marchio demode engi- se naturali rinnovabili (olio di ricino). Si tratta dellaneered by Valcucine: un programma dall’intelaiatura prima applicazione industriale di questo biomaterialeleggera e dal design innovativo, i cui singoli elementi in Italia. La Cividina di Martignacco, che progetta estrutturali si uniscono tra loro attraverso giunzioni realizza sedute imbottite per il settore contract e resi-meccaniche. Si tratta di un sistema rivoluzionario di denziale, ha lanciato di recente Nautile, una poltronacucina dematerializzata, progettata utilizzando soli disegnata da Peter Harvey e declinata anche nella ver-ripiani e cestoni. Anche le innovative ante in tessuto sione completamente ecosostenibile. L’imbottitura èe in metallo sono dematerializzate grazie ai minimi ottenuta con una schiuma poliuretanica riciclabile,spessori e utilizzi di materiale: un telaio rivestito nelle composta da una miscela di estratti vegetali ricavatiprime e uno spessore di 2mm per le seconde. Nessun da fonti rinnovabili presenti in natura. Il rivestimen- GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 143
  • 134. to è realizzato con una microfibra priva di sostanze potranno controllare e ritardare i processi di degradotossiche o inquinanti. La vicentina Sbabo Cucine ha ai quali il legno è sottoposto, soprattutto per quantoinvece realizzato un prototipo di cucina, disegnata dal riguarda la resistenza ai raggi UV, una delle principalidesigner Alessio Passan, in paperstone, un materia- fonti di degrado della lignina e della cellulosa. Inoltre,le composito costituito da fibre ottenute al 100% da sarà possibile migliorare le proprietà di resistenzacarta per ufficio riciclata, resine a base di acqua e olii meccanica del film (durezza superficiale, elasticità,ottenuti dai gusci degli anacardi. Questa sostanza è adesione, resistenza all’abrasione) e la resistenza aldurissima e resiste al calore fino a una temperatura calore e alle fiamme. Lo sviluppo di questa tecnolo-di 180 gradi. Per la colorazione del prodotto si sono gia e le sue applicazioni daranno, alle aziende che lescelti esclusivamente processi non inquinanti. adottano, un valore aggiunto al loro brand e una serieAnche all’interno del progetto FLAA, promosso dall’I- di vantaggi quali: riduzione dei costi di produzione,CE – Istituto Commercio Estero, per rilanciare la com- contenimento dei costi energetici, drastica riduzionepetitività della Filiera Legno Alto Adriatica, si lavora dell’over-spray e, quindi, dei consumi, una copertu-alla messa a punto di nuovi materiali lignei. Uno di ra ottimale dei pezzi con minori quantità applicate.questi è il novo legno, un materiale composto da cel- A settembre 2011 è invece partita la raccolta di ade-lulosa e lignina in grado di adattarsi all’uso in ambien- sioni per il progetto del plasma atmosferico, fruttoti acquatici e ad elevata umidità, grazie alla presenza di una ricerca innovativa e assolutamente green-sulla sua superficie di batteri e funghi che limitano oriented. Questa tecnologia si basa su un sistema dil’aggressione degli agenti deterioranti. In pratica, si incollaggio che utilizza il cosiddetto plasma atmosfe-tratta di una sostanza che conferisce al legno una re- rico per unire diverse parti lignee tra loro o con altrisistenza simile a quella delle materie plastiche e che, tipi di materiale. La superficie del legno viene attivatauna volta commercializzata, potrebbe aprire nuovi e attraverso una sorta di scarica elettrica controllata,interessanti scenari di mercato. Una prima sperimen- permettendo l’incollaggio grazie all’aria ionizzata chetazione c’è già stata a Venezia, dove i pontili di alcuni diventa conduttrice.vaporetti di linea sono stati realizzati con questo ma- In alternativa a legno, plastica e altri materiali innova-teriale. I vantaggi sono molteplici: riduzione dei costi tivi, il cartone è sempre più utilizzato: semplice e na-industriali, benefici ambientali, aumento della dura- turale, riciclato e riciclabile, estremamente versatile ebilità. In fase di industrializzazione è il progetto sui dalle eccellenti potenzialità, in grado quindi di rispon-nano-impregnanti che ha portato alla realizzazione dere alle esigenze della vita moderna, sempre piùdi una pellicola nanostrutturata, ossia super sottile, in mobile ed orientata al cambiamento. Ne è un esem-grado di migliorare le prestazioni chimico-fisiche del pio Kubedesign, azienda pioniere nel mondo dell’ar-legno. Grazie alle potenzialità di sviluppo nanotecno- redo in cartone, nata da una costola dello scatolificiologico di particolari materie prime, tra cui le vernici e Mengoni di Osimo, che partendo da complementigli impregnanti a base acquosa anche per esterno, si semplici, è arrivata a progettare mobili sempre più144 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 135. sofisticati nei dettagli, anche grazie alla collaborazio- ad esempio, produce mobili ecosostenibili di qua-ne con l’architetto Roberto Giacomucci. Lo sviluppo lità utilizzando, come rivestimento, una lana condi nuove tecnologie, attente all’ambiente, hanno per- marchio ecolabel e imbottiture certificate CertiPUR.messo all’azienda di raggiungere livelli di grande qua- Essent’ial, marchio specializzato nella produzione dilità e prestigio creando allestimenti suggestivi, come complementi d’arredo e oggettistica in carta e tessutil’arredo dell’intera sala stampa del G8 Ambiente di riciclati, ha di recente lanciato una linea di poltroneSiracusa nel 2009. Ma non solo. Dopo l’esperienza e divani imbottiti di fieno con un involucro idrorepel-fatta nel 2010, con l’allestimento ideato per la visita lente e trasparente.del Papa a Malta che includeva altari, poltrone, seg- Sul fronte delle certificazioni di prodotto, in Italia,giole papali, leggii e inginocchiatoi, tutti in cartone dove a differenza di altri Paesi manca un marchioriciclato, nel 2011 l’azienda ha realizzato quaranta nazionale ecologico, i Ministeri dell’Ambiente e delloesemplari di un innovativo confessionale, utilizzati in Sviluppo Economico hanno recentemente siglato unoccasione del 25° congresso eucaristico nazionale di protocollo di intesa finalizzato a valorizzare la qualitàAncona. Anche la veneziana P-One produce mobili in ambientale dei prodotti del made in italy. Per esse-cartone riciclato e riciclabile, dal design interamente re al passo con questa iniziativa, FederlegnoArredomade in Italy, già finiti in molti show-room di famosi ha avviato il progetto del Marchio Italiano di Qualitàbrand italiani, come Naj-Oleari, Feltrinelli, Oviesse e Ambientale - sviluppato a livello sperimentale dalPelikan. L’azienda - nata dall’unione di Pro-Gest, pro- Distretto del Mobile Livenza nel periodo 2008-2012duttore di carta, e Publiremor, società di comunica- - per caratterizzare i mobili attraverso una filie-zione - è titolare di alcuni brevetti in sede europea. ra ecologica certificata. Proprio in occasione dellaGrazie all’utilizzo di tecnologie evolute, dalla stampa presentazione dei risultati dell’esperienza friulana,digitale su cartone a innovativi sistemi per il taglio e FederlegnoArredo ha annunciato la costituzione dila cordonatura, P-One valorizza una materia prove- un Comitato di cluster di filiera nazionale per l’arredoniente dal riciclo, trasformandola in un prodotto di che consentirà l’allargamento della sperimentazionequalità e chiudendo così la filiera della carta gestita del marchio dal livello locale a quello nazionale, condal gruppo Pro-Gest. Nella produzione della poltrona il coinvolgimento delle aziende associate alla fede-Giulia, composta da 52 fogli, incollati con colle vinili- razione. L’adozione di un marchio ambientale accre-che, lo scarto, dopo il taglio, rientra nel cassone della ditato dai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppocarta da macero e successivamente viene riportato in Economico consentirà alle imprese italiane di presen-cartiera per essere utilizzato nuovamente nella pro- tarsi sul mercato con un’ulteriore leva di marketing,duzione della carta. la sostenibilità del prodotto in tutto il suo ciclo di vita,Anche le fibre naturali si stanno diffondendo nel oltre al design, alla qualità dei materiali e alla tradi-settore, dove vengono utilizzate per realizzare tap- zione della produzione. In questo modo sarà possibilepezzerie, rivestimenti e imbottiture. Passoni Nature, creare un circolo virtuoso che coniughi obiettivi di tu- GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 145
  • 136. tela ambientale e competitività nel mercato globale, seguiti dalle persone fisiche con una quota del 19,5%orientando i consumatori verso prodotti migliori. . Fra le domande di brevetto che sono cointestate aSul fronte dell’innovazione, nel periodo 2007-2011, più richiedenti si rileva la collaborazione con 5 sog-l’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) ha pubblicato getti stranieri, suddivisi fra imprese e enti di ricerca.4.438 domande di brevetto europeo riconducibili a Sul fronte del recupero degli imballaggi in legno, si re-tecnologie green nel settore legno-arredo77. L’Italia gistrano risultati positivi grazie all’attività di Rilegno79detiene il 7,3% di queste richieste78. Il Nord-Est guida che, nel 2011, ha gestito 1 milione e 796 mila ton-la produzione brevettuale in Italia con una quota del nellate di rifiuti legnosi in tutta Italia: di questi, 83939,3%, seguito dal Nord-Ovest con il 30,3%. Le do- mila tonnellate sono rifiuti di imballaggio, ovveromande di brevetto si concentrano in quattro regioni pallet, cassette ortofrutticole e imballaggi industriali.che insieme raggiungono circa il 70% dell’attività di Complessivamente sono stati avviati al recupero e ri-tutela: Lombardia (23,3%), Veneto (17,8%), Marche ciclo 1 milione 340 mila tonnellate di materiale giun-(15,4%) e Emilia Romagna (13,8%). Alle richieste di to a fine vita, una quantità che corrisponde a circa ilbrevetto hanno partecipato 150 imprese che, com-plessivamente, ne detengono il 78,7%. Gli Enti di ri- 58% dell’immesso al consumo e che supera di grancerca e le Università contribuiscono per l’1,0% – pari lunga gli obiettivi previsti dal Testo Unico Ambientalea 2 soli soggetti di elevato profilo tecnico scientifico – 152/2006 (fissati al 35% di recupero di rifiuti prove- nienti da imballaggio, per la materia prima legno).77 Elaborazioni Dintec - Consorzio per l’Innovazione Tecnologica -su dati dell’Osservatorio Unioncamere Brevetti Marchi e Design. 79 Consorzio nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclaggio78 Ibidem degli imballaggi di legno che fa parte del Conai.3.2.2 Tessile-calzaturiero*Nel settore del tessile, anche se in modo meno so- quasi tutte le grandi griffe hanno un indumento rea-stenuto rispetto agli altri comparti, cresce l’inciden- lizzato con materiali o tecnologie verdi. Solo per fareza della sostenibilità: scelte e comportamenti green qualche esempio, fin dagli anni ’90, quando l’ecoso-oriented si consolidano, sia dal lato dell’offerta che da stenibilità non era ancora un vero e proprio trend,quello della domanda. Se un tempo il green riguarda- Giorgio Armani lanciò per primo una linea ecologicava solo i negozi equosolidali e di fairtrade, lontani dal di jeans realizzati con capi riciclati e indumenti in ca-fashion, oggi la tendenza si sta allargando. In Italia, napa coltivata senza pesticidi e diserbanti. Più di re-*  Paragrafo realizzato con il contributo di CNA FederModa cente, lo stilista, insieme ad altri big della moda, ha146 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 137. aderito al progetto The Green Carpet Challenge80, che con lo scopo di trovare una via italiana alla moda re-vuole diffondere la moda eco-sostenibile sulle passe- sponsabile e sostenibile e di favorire l’adozione di mo-relle più celebri, realizzando per Livia Firth un elegan- delli di gestione responsabile lungo tutta la catena delte abito nero con il tessuto riciclato Newlife, prodotto valore. Il Manifesto si propone come uno strumentoda una filiera di aziende piemontesi. Anche Valentino, in grado di guidare le imprese italiane a cogliere leai Bafta di Londra, ha esordito nella moda ecologica opportunità offerte da una maggiore attenzione aglicon l’abito rosa indossato dall’attrice Viola Davis. La aspetti ambientali e sociali e, al contempo, di assister-maison fiorentina Gucci ha presentato, a settembre le nel gestire al meglio i rischi di reputazione e i rischi2012, il nuovo logo dedicato esclusivamente alle atti- operativi. Altra prova dell’interesse del settore per ilvità per la sostenibilità sociale e ambientale, ultima tema dell’eco-sostenibilità è il blog Sustainability-lab:tappa di un percorso iniziato da tempo. L’azienda ha nato nel 2010 per iniziativa di Blumine, oggi aggregasottoscritto, nel 2009, un accordo – il primo del setto- una community di oltre 500 addetti ai lavori (impren-re in Italia - con Confindustria Firenze, CNA e le parti ditori, managers, ricercatori, giornalisti, consulenti)sociali, allo scopo di adottare buone pratiche per la che realizzano progetti legati allo sviluppo di prodottisostenibilità economica e ambientale dell’intera ca- e processi etici e eco-sostenibili. La piattaforma webtena di fornitura e promuovere modelli di comporta- è strutturata in gruppi di discussione tematici inte-mento che garantiscano, ad ogni livello, l’adozione rattivi e in una newsletter mensilmente inviata a unadi standard di responsabilità sociale. Più di recente, mailing list di 2500 contatti. La redazione del blog haGucci ha avviato un progetto con il Ministero dell’Am- portato alla pubblicazione, per conto del Centro dibiente che porterà alla valutazione dell’impatto am- Firenze per la Moda il volume, del libro Il bello e ilbientale di alcuni dei principali prodotti dell’azienda buono. Le ragioni della moda sostenibile.e dei relativi eco-costs di produzione, al fine di ridurli. Più in generale, tre sono i principali assi di sviluppoOltre ai grandi marchi, nel nostro Paese, vi sono nu- del tessile ecologico. Da un lato, c’è il grande temamerose imprese di piccola e media grandezza che delle materie prime, in cui si inseriscono diversistanno investendo in green economy, sia perché indi- aspetti, come la nascita e il consolidamento di filiereviduano nella qualità e nell’innovazione gli strumenti certificate biologiche, il recupero e la valorizzazionepiù sicuri per superare la difficile congiuntura eco- di produzioni artigianali locali, il riciclo e lo sviluppo dinomica, sia perché le risposte favorevoli provenien- filati e tessuti innovativi. Dall’altro lato, si intervieneti dal mercato sono sempre più forti. Non a caso, la sui processi, dove le criticità maggiori del ciclo di pro-Camera della Moda italiana ha di recente ha emesso duzione riguardano la tintura e il finissaggio, fasi cheil Manifesto della sostenibilità per la moda italiana, provocano l’impatto più grande sull’ambiente, consu- mando circa l’85% delle acque, il 75% dell’energia e80 Fondato nel 2009 da Livia Firth (moglie dell’attore Colin) e Lucy il 65% dei prodotti chimici. Infine, c’è chi investe inSiegle. innovazione di prodotto. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 147
  • 138. Riguardo al primo dei grandi temi qui trattati, quello gi non compensino gli impatti determinati sulla pro-delle materie, va tenuto conto che a livello globale duzione di cibo, sulla salute e sull’ambiente. In oltrecresce il consumo delle fibre sintetiche a scapito di 500 pagine, la Commissione suggerisce al Governoquelle naturali: dei 70 milioni di tonnellate di fibre Indiano di rivedere le decisioni prese in passato a fa-consumate nel mondo, oggi le fibre chimiche rappre- vore delle colture transgeniche84.sentano il 62,6% mentre quelle naturali ricoprono il Al contempo anche in Italia, come nel resto del mon-restante 37,4%81. Autorevoli previsioni82 stimano che, do, cresce l’attenzione rivolta alle fibre naturali dala produzione mondiale di fibre sintetiche di qui al agricoltura biologica e alla conseguente produzione2020 crescerà ad un tasso superiore a quello degli ul- e certificazione delle materie prime e dei materialitimi 10 anni e pari al 4% annuo.83 Ciò è dovuto a un impiegati nella filiera tessile-abbigliamento. La loromix di fattori: crescita dei consumi tessili mondiale, diffusione è estremamente importante perché ponecosti e performances delle fibre chimiche, crescita dei al centro del tema della valutazione della sostenibi-tessili destinati a industria ed applicazioni tecniche, lità l’attenzione per l’intero ciclo di vita dei prodottima anche a perdita di volumi della produzione di fibre e la tracciabilità lungo la catena di produzione. Se sinaturali dovuti a scelte di diverso utilizzo dei terreni osservano i dati relativi alla certificazione delle azien-destinati alle colture. Considerando l’elevata criticità de italiane che utilizzano fibre naturali da agricoltu-da un punto di vista ambientale delle fibre sintetiche, ra biologica, ad esempio, si nota come a partire dalin primis la loro non biodegradabilità, importante è 2005 si è avuto un significativo e costante aumentolo sviluppo di alcune alternative, come il riciclo delle del numero dei certificati emessi dall’Istituto per lafibre sintetiche e naturali e lo sviluppo di bio polimeri. Certificazione Etica e Ambientale – ICEA85. MentreForti rimangono invece i dubbi sui benefici derivan- nel 2005 le aziende italiane certificate, in accordoti dallo sviluppo del cotone OGM, in grado di ridurre ai criteri del GOTS, erano appena 12, ad oggi il loroconsumi di acque e sostanze chimiche. A questo pro- numero è salito a 76, ossia un numero sei volte piùposito, interessante è la presentazione del Rapporto“Cultivation of Genetically Modified Food Crops – 84 Inoltre, il rapporto affronta anche il caso dei suicidi causati dalProspects and Effects” ad opera della Commissione cotone Bt a partire da una loro precisa contabilizzazione: nella regione di Vidharbha, nel periodo 2006-2011, i suicidi sono statiAgricoltura del Parlamento Indiano (presentato ad 7992. A proposito delle cause, il rapporto evidenzia che “in diversiagosto 2012, dopo 2 anni e mezzo di indagini). Il rap- casi, l’indebitamento e una moltitudine di altri problemi causatiporto riconosce alcuni potenziali vantaggi derivanti dal cotone Bt sono stati una causa concomitante”.dall’aumento di produttività e dalla migliore gestione 85 È un consorzio che controlla e certifica aziende che svolgono ladei fitofagi, ma evidenzia anche come questi vantag- propria attività nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente, tutelando la dignità dei lavoratori e i diritti dei consumatori. Con circa 13mila aziende controllate a forte valenza etica, ambientale e sociale,81 Fonte Assofibre Cirf Italia. 300 tecnici e 28 Strutture Operative Territoriali in Italia e all’Este-82 Fonte Tecnon Orbichem ro, Icea è tra i più importanti organismi del settore in Italia e in83 Fonte Assofibre Cirf Italia. Europa.148 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 139. alto86. L’Italia mantiene quindi la sua seconda posizio- e insetticidi e che ha un accrescimento rapidissimo.ne nel quadro europeo, solo dopo la Germania 87. Dalle sue fibre si ottengono tessuti sottili, morbidiLa rilevanza ambientale delle coltivazioni biologiche e robusti. Il Consorzio Canapa Italia di Ferrara, perè resa evidente dai risultati di alcuni studi che dimo- oltre dieci anni, si è occupato di studiarne i miglio-strano che questo tipo di coltivazioni ha effetti posi- ri metodi di coltivazione e di lavorazione. Per il suotivi in termini di diminuzione del contribuito inqui- impegno ha ricevuto l’appoggio di importanti nominante dell’industria tessile mondiale. Solo per fare un della moda italiana, interessati ad aprire le proprieesempio, se il cotone, tra le fibre naturali più utilizzate frontiere verso l’impiego di tessuti biologici ed ecolo-nell’industria tessile mondiale, fosse solo biologico, la gici per la realizzazione di abiti, scarpe ed accessori.percentuale di pesticidi, concimi di sintesi e tinture Tuttavia, sul territorio emiliano, la filiera della canapaartificiali, diminuirebbe del 92%88. Prevalentemente, ha manifestato alcune criticità che hanno portato allale aziende che scelgono di produrre con materiali dismissione dell’impianto di prima lavorazione dellabiologici, appartengono alla catena della fornitura fibra con sede a Comacchio, cui faceva riferimento ilnel suo complesso: filature, tessiture, tintorie e via consorzio. Occasione di sviluppo della filiera regiona-dicendo. A queste si aggiungono alcuni casi di re- le mancata, considerando che la canapa risulta adattatailers, che di recente hanno introdotto sul mercato non solo per gli indumenti ma anche per gli accessori.capi d’abbigliamento bio, non sempre certificati. Per Solo per fare un esempio, anche Dario Quintavalle,questo motivo, per quanto riguarda l’Italia, è estre- Hat Designer e co-fondatore del marchio Rub&Dubmamente difficile poter elaborare una stima attendi- che, dalla metà degli anni ottanta è presente conbile circa la dimensione del mercato. In alcuni casi, i suoi originali copri capo nelle migliori boutique inle aziende investono nella ricerca di nuovi filati otte- Italia, Francia, Londra e Tokyo, ha realizzato dei cap-nuti dall’applicazione di tecniche di lavorazione mo- pelli artigianali in canapa. Altrettanto antica e di bas-derne alle tradizionali piante da fibra, come la canapa so impatto ambientale come la canapa è la fibra die il lino, o alle piante da fibra anticamente diffuse e lino, con un ciclo di vita di soli cento giorni e il vantag-oggi dimenticate, come l’ortica e la ginestra. La ca- gio di richiedere poca acqua e di essere quasi esentenapa risulta una delle materie prime più ecologiche, dall’attacco dei parassiti. A questo si aggiunge il fattoessendo una pianta che richiede pochi fertilizzanti che il lino è la sola fibra originaria del continente eu- ropeo - che ne assicura più dei due terzi della pro-86 Rispetto all’anno scorso, il numero è sceso di tre unità, a cau- duzione mondiale - senza necessità di importazione89.sa della difficile congiuntura economica, che ha costretto alcune Realtà italiana significativa per questo segmento è ilaziende a chiudere, ad essere comprate da altri soggetti esteri o a Centro Lino Italiano, un consorzio promozionale a cuidecidere di tagliare la spesa.87 Dati dell’Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale – ICEA.88 Cambridge University, Rapporto Well dressed dell’Institute for manu- 89  Fonte: http://www.centrolinoitaliano.it/Site/facturing., 2006. LINO2008-PREV2010-DOCUM-05-2009-INTERN.pdf GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 149
  • 140. aderiscono oggi circa 45 aziende (filature, tessiture alcune zone del centro Italia, l’alpaca e il Mohair90biancheria / arredamento e tessiture abbigliamento, dell’America Latina. L’obiettivo perseguito è la crea-aziende di nobilitazione tessile, centri di ricerca, etc.), zione di filiere naturali corte che mettano in contattodepositario per l’Italia del marchio di qualità Master diretto le imprese agricole con quelle legate alla la-of Linen. Questo marchio internazionale, identifica vorazione e trasformazione dei filati. Per fare questoi tessuti e gli articoli di abbigliamento, biancheria e il consorzio fornisce all’impresa agricola due diversiarredamento, prodotti a partire dal lino coltivato e la- tipi di supporto: il primo è di tipo tecnico, finalizzatovorato in Europa Occidentale: il più pregiato per qua- alla diffusione di modalità di lavorazione della lanalità e tradizione. Tra le numerose aziende che hanno che assicurino un miglioramento della qualità dellascelto questa fibra per i motivi appena elencati, di materia prima; il secondo è di tipo commerciale, assi-particolare interesse è la Zenoni & Colombi, produt- curando al piccolo allevatore i clienti a cui vendere latrice di tessuti e biancheria di grande pregio, che ha materia prima prodotta. La logica dell’accorciamen-differenziato la sua produzione realizzando una serie to della filiera non solo garantisce la tracciabilità deldi collezioni per l’outdoor e per il leisure in 100% lino processo e la qualità del prodotto finale, ma consentebiologico, per ambienti come barche, yacht, giardini, una diminuzione del costo finale, grazie all’elimina-piscine, angoli doccia esterni. Tutti i coordinati inol- zione di intermediari e a un collegamento più strettotre, non richiedono stiratura grazie alla particolare tra aziende di trasformazione e quelle che produco-lavorazione del filato che acquista una goffratura na- no la materia prima. Così facendo, l’impresa agricolaturale dopo il lavaggio (effetto delavé). partecipa al rischio d’impresa e alla distribuzione delIl recupero e la valorizzazione di produzioni artigia- guadagno, essendo il prezzo del filato concordato tranali locali, può portare alcune imprese, che si occu- maglierista e allevatore. Il consorzio si è valso di al-pano di confezionamento, a svolgere ricerche più ap- cuni impianti adatti alla lavorazione e valorizzazioneprofondite sulla filiera corta, per entrare in contatto della fibra situati a Biella, distretto in cui si concentra-diretto con pastori e produttori di filati e tessuti. È no capacità tecniche e know how di altissimo livello.qui che si colloca l’esperienza di Arianne, il Consorzio Nella fattispecie ci si è rivolti a Biella wool company,Internazionale per lo studio delle fibre tessili natura- che rappresenta ancora oggi l’esperienza più signi-li e dei sistemi di produzione e trasformazione, nato ficativa in Italia in tema di valorizzazione delle lanesu iniziativa dell’Università di Camerino. L’Ateneo ha autoctone. Questo consorzio offre all’allevatore dicoinvolto in questo progetto un numero crescente di pecore, autoctone e non, l’opportunità di trasforma-soggetti, tra cui enti e associazioni nazionali e inter- re i propri piccoli lotti di lana dal sucido al lavato, alnazionali, operatori agricoli e imprese di trasforma- filato, fino al prodotto finito, assicurando alta quali-zione operanti nelle Marche, in Umbria e in Toscana.Di particolare interesse sono i progetti realizzati sul- 90 Fibra tessile animale con caratteristiche simili alla seta, ricavatole fibre tessili animali, in particolare la lana ovina di dal pelo di capra Angora.150 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 141. tà e rispetto per l’ambiente, in un contesto di piena torio circostante e al concetto di filiera corta, è il la-tracciabilità. Il costo di questa lavorazione è elevato boratorio bolognese Pamphile. Anche in questo casoma in parte ripagato dalla crescita del valore aggiunto molta attenzione è rivolta alle lane: dalla sarda allache in questo modo acquista la materia prima, al pun- zerasca, dalla garfagnina alla sopravissana fino allato che ogni anno il numero di piccoli allevatori che si gentile di Puglia. Ma le lavorazioni Pamphile interes-rivolge al consorzio raddoppia. Il Centro di Raccolta sano anche la canapa, il lino e la seta. Inoltre, il con-Lane Sucide di Migliano è un altro grande successo nubio a livello culturale, formativo e professionale tradel consorzio: come il viticoltore si rivolge alle coo- artigianato, design e sostenibilità sta alla base dellaperative predisposte per la valutazione delle uve, così scelta di continuare a produrre con telai manuali, chel’allevatore che non vuole proseguire la lavorazione assicurano bassi consumi di elettricità e di acqua. Edella lana sucida ha oggi la possibilità di conferirla al sulla valorizzazione della filiera tessile laniera localecentro affinché essa venga selezionata manualmente ha lavorato molto anche il CNR-Ibimet, impegnatoe valutata secondo alcuni standard qualitativi. A se- da anni in due progetti di ricerca destinati, in parti-guito, viene prodotta una sorta di “pagella” rilascia- colare, allo studio di queste tematiche. Percorsi dita all’allevatore, in cui si indicano i punti di forza e di Orientamento, finanziato dal Ministero del Lavoro edebolezza della lana conferita. In parallelo, tutta la delle Politiche Sociali ha avuto l’obiettivo di valorizza-lana raccolta viene classificata dai tecnici del centro re l’imprenditoria femminile legata al settore agricoloin lotti omogenei e in quantità adeguata alle neces- e dell’artigianato tessile nelle aree rurali di Toscana,sità industriali. Viene poi analizzata e testata da un Sardegna, Emilia Romagna e Campania. Una delle li-Ente di certificazione di qualità riconosciuto a livel- nee più importanti di ricerca è stata quella sul possibi-lo internazionale, per essere, infine, venduta grezzatramite asta internazionale. Il ricavato, dedotti i costi le recupero e valorizzazione della filiera delle lane lo-dell’operazione, viene reso all’allevatore. Il reddito cali e autoctone attualmente considerate uno scartodell’allevatore può incrementare grazie ad una cor- e non valorizzate attraverso la trasformazione tessile.retta gestione della lana di tosa, quindi dell’animale: Questa tematica è stata ulteriormente approfonditai tecnici del centro hanno infatti notato, che da un nel progetto trasfrontaliero Italia-Francia marittimo,anno all’altro i singoli allevatori tendono a migliorare MED Laine, il cui obiettivo è stato quello di trasforma-nei punti critici riscontrati nella valutazione dell’an- re le criticità rappresentate da risorse non utilizzate,no precedente. Il tutto ha quindi un risvolto positivo quali le lane locali e autoctone e le piante officina-nella formazione dei piccoli allevatori. Il successo del li, in elementi di sviluppo dei territori rurali dell’areaprimo centro biellese è confermato dall’imminente transfrontaliera dell’alto Tirreno (Sardegna, Toscana,apertura di due altri centri: uno nel Parco Nazionale Corsica). Medlaine è stato selezionato tra i 27 fina-d’Abruzzo e l’altro nella provincia di Bari. Altra realtà listi dell’iniziativa europea RegioStars nella categoriache impiega fibre legate alla rivalutazione del terri- sustainable growth ed è stato presentato nell’ambito GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 151
  • 142. degli Open Days - European week of regions and cities per il riuso ha spinto numerosi designer e stilisti dia Bruxelles. moda a rispolverare la tecnica del “taglia, riassem-E per concludere sul tema delle materie, c’è chi in- bla e cuci”: Faclover, ad esempio, acquista pelliccetervie a valle del ciclo di vita del prodotto, per recu- usate da negozietti vintage e le applica a pochette eperare e dare nuova vita alle materie che altrimenti tracolle, sempre vintage, mentre Canedicoda, è unafinirebbero inutilizzate nelle discariche delle nostre linea di maglieria basata sul collage di vecchi capi.città. A questo proposito, Assosistema91 ha lanciato Ugualmente, anche Milena Altini di Milla taglia alcuniuna nuova proposta di politica industriale relativa al vecchi indumenti in pelle ricavandone strisce e tas-riciclo dei dispositivi tessili a fine vita. Ogni anno, lo selli da applicare su nuovi capi, sotto forma di frange0,5% dei prodotti tessili processati è dismesso, gene- e paillettes. Altra esperienza interessante è quella dirando circa 132.000 quintali di scarti destinati alla di- Orsola de Castro che nel 1997, a Londra, ha creatoscarica, con gravi ripercussioni sull’ambiente. Da qui il marchio di moda From Somewhere, conquistandol’idea di promuovere accordi di programma interset- rapidamente un posto di eccellenza nelle sfere piùtoriali e consorzi di filiera che riciclino il tessile a fine alte del fashion system, senza mai rinunciare alla suavita, trasformandolo in materia prima secondaria da rivoluzionaria idea di fondo. L’industria della modautilizzare in diversi comparti, come quello automobi- produce infatti una montagna di scarti di lavorazione,listico, della nautica e dell’arredamento, oltre ad un tessuti di altissima qualità che nel migliore dei casipossibile impiego per ottenere pannelli isolanti. In vengono riciclati per realizzare imbottiture di varioquesto modo si potenzierebbe il giro di affari per le tipo, con costi e consumi energetici molto alti. La deaziende coinvolte e si otterrebbero indubbi vantaggi Castro ha pensato di offrire a questi “rifiuti di quali-ambientali. tà” una seconda chance: d’accordo con alcune azien-Quest’anno il tema del riciclo nel tessile è stato pre- de (anche italiane, come MILES e Robe di Kappa),dominante anche nella mostra Rithinking Fashion: recupera scarti di lavorazione di vari tessuti, dal ca-Design Responsability, all’interno del Milano Fashion chemire alla seta, dai tessuti tecnologici alle lane eweek, curata da C.L.A.S.S. Tra le proposte più inte- ai cotoni, e li utilizza per creare collezioni composteressanti figuravano insolite borse realizzate con le da abiti dal design riproducibile, che però rimango-più varie materie riciclate: dalle cinture di sicurezza no pezzi unici proprio per il tipo di materiali utilizzati.recuperate presso gli autodemolitori da 959, alla L’impegno di From Somewhere non è solo quello del-juta dei sacchi di caffè utilizzati per il trasporto dalBrasile, Honduras e Vietnam recuperata da Fondo9 ai la salvaguardia dell’ambiente attraverso la pratica delvecchi giacconi riadoperati da Silent People. Il gusto riciclaggio e del riuso, ma anche quello della produ- zione etica: le collezioni vengono infatti confezionate dalla Cooperativa Rinascere con sede a Vicenza, in91 L’associazione rappresenta la categoria delle imprese che opera-no nel comparto dei servizi tessili, di sterilizzazione e fabbricazio- cui i designer collaborano con persone svantaggiatene dei dispositivi tessili a fine vita. – affette da disturbi mentali o in riabilitazione dopo152 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 143. un periodo di dipendenza da droghe o alcol – con lo da tessuto che rientra in commercio, trasformato neiscopo di creare un’intera filiera sostenibile e solidale. feltrini antirumore presenti nelle macchine o negliL’enorme successo ottenuto in Gran Bretagna, con l’a- elettrodomestici.pertura di uno store a Notting Hill e la vendita dei capi E ancora è il riciclo la chiave del successo dell’aziendadel marchio From Somewhere a boutique di tutto il goriziana Miko, produttrice della microfibra ecologi-mondo, ha consentito ad Orsola e Filippo di ottenere ca Dinamica ottenuta senza solventi chimici da botti-dal British Fashion Council il compito di lanciare il pri- glie di PET riciclate e scelta dall’inglese Beyond Skin,mo spazio ecosostenibile durante la London Fashion che ha studiato le sue collezioni in una logica vegana,Week. cioè senza materiali derivati da animali. Il poliestereCi sono poi aziende che ritengono conveniente ope- recuperato da 20 bottiglie è quanto occorre per la re-rare a valle per recuperare la materia prima dei loro alizzazione di un metro di Dinamica, materiale ecolo-capi, a tal punto da organizzare in modo autonomo il gicamente interessante, se si pensa che il poliestereritiro degli scarti provenienti dalla lavorazione di ma- ricavato da scarti di produzione e da PET presentaglifici, confezioni, taglierie, filature e tessiture disloca- livelli di emissione di inquinanti e consumi di ener-ti in tutta Italia. È il caso della GreenLine di Recanati, gia bassissimi, con riduzioni del 84% dei consumi dinei cui stabilimenti questi scarti vengono selezionati, risorse di energia rispetto a una microfibra tradizio-lavorati e stoccati in base alla loro composizione e de- nale. Inoltre il carico di unità di CO₂ viene abbattutostinazione (filatura, sfilacciatura, garnettatura, fusio- del 77%, grazie ai processi produttivi di purificazionene), divenendo materia prima che viene poi commer- e riciclaggio della materia prima. Filature Miroglio hacializzata. Si va dalle ovatte per imbottiture ai ritagli invece lanciato sul mercato Newlife™, una piattafor-selezionati per filatura in misto lana e pura lana, dal ma tecnologicamente innovativa, che offre una vastapezzame per l’industria a quello per la pulizia. Il rici- gamma di fili di poliestere riciclato di alta qualità eclo di materiali da scarto può diventare un vero e pro- performance, derivati al 100% da bottiglie di plasti-prio guadagno oltre che una scelta etica ed estetica, ca post-consumo raccolte e processate interamen-come dimostrato dalla modenese Fratelli Malavasi, te in Italia. L’originalità dell’approccio produttivo diazienda che da decenni si occupa della compraven- Newlife™ viene definita da due elementi: la catena didita di tessuti e che a margine del proprio core busi- fornitura non è più verticale ma si sviluppa orizzontal-ness, da qualche tempo ha attuato la buona pratica mente in un sistema di partnership italiane di filieradi riutilizzare i residui di lavorazione. Lo scarto viene certificate e, pertanto, totalmente tracciabile. Il pro-assorbito in quantità massiccia da 6 aziende estere dotto finale - il filo - è interamente derivato da mate-che ogni mese prenotano ordinativi elevati di tale riale di riciclo post consumer mediante un processomateriale. Sono, infatti, 40mila chilogrammi mensili meccanico, non chimico, certificato 100% Made inche, moltiplicati per gli undici mesi all’anno di attività Italy in tutta la sua catena di fornitura. Newlife è statodell’azienda, danno una cifra interessante di cascame trasformato da Giorgio Armani in un abito nero con GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 153
  • 144. coda a stampa floreale nei toni dell’avorio, indossato no con questo marchio erano 9, oggi sono passate ada Livia Firth in occasione della cerimonia dei Golden 31. Tra queste, vi sono anche molte griffe nazionaliGlobes 2011. Newlife è stata certificata in accordo ed internazionali, che in questo ultimo anno hannoallo standard Global Recycle Standard (GRS) che si sta lanciato linee di abbigliamento o singoli indumentiaffermando a livello internazionale. A questo propo- green, per la realizzazione dei quali si sono avvalsi delsito, ICEA è l’unico organismo di certificazione italiano cardato laniero pratese, riuscito ad inserirsi così inautorizzato da Textile Exchange a rilasciare tale certi- questa nuova nicchia in espansione.ficato. È quindi opera di ICEA lo studio di Life Cycle E c’è chi punta ancora più lontano e non si ferma allaAnalysis (LCA) che ha consentito di valorizzare la fi- sola industria tessile: la Rewind Selection ha spostatoliera del riciclato piemontese e il processo di riciclo l’orizzonte verso il mare e, riflettendo, sulle difficoltàmeccanico in comparazione con altri processi. In base incontrate nello smaltire le vele usate, ha deciso dia questa autorizzazione, ICEA ha di recente certificato farle rivivere in oggetti che ricordano il sogno di eva-anche Serates, azienda specializzata nella produzione sione. Grazie ad un felice insieme di ecologia, riciclodi articoli tecnici di qualità per abbigliamento spor- e arte, il cotone delle vele, il dacron-il kevlar, diventativo e moda, che produce i tessuti ortogonali in PET materia prima da cui ricavare accessori unici: dal sac-riciclato. co marinaio alla shopping bag, dalle tovagliette perA livello territoriale, merita una menzione il Cardato la colazione ai paraventi, dalle lampade alle poltrone,Regenerated CO₂ neutral, progetto del distretto tes- pouf, pareti attrezzate, gazebo e tutto quello che unasile di Prato che assicura un doppio risultato: primo, vela può ispirare. Questo è reso possibile dalla con-che i filati prodotti all’interno del distretto sono re- solidata collaborazione ed all’efficace coordinamentoalizzati con il 70% di materiale riciclato (abiti o scar- fra Rewind Selection e alcune velerie, nonché maestriti di lavorazione tessile); secondo, che la Camera di d’ascia e studi di design. Dalle vele delle imbarcazioniCommercio ha acquistato un numero di crediti tale alle camera d’aria delle biciclette: dall’idea di due gio-da annullare l’impatto ambientale delle emissio- vani torinesi, Marco Gianbra e Laura Comino nasceni di CO₂ prodotte nella loro realizzazione. Si stima la linea di accessori Mnmur fatta di borse, portafogli,che oggi si utilizzino nel comprensorio pratese circa cinte e accessori realizzati con le camera d’aria delle20.000 tonnellate l’anno di materiali tessili lanieri da bici, materiale di scarto recuperato da ciclofficine erigenerare (ritagli, cascami, indumenti usati), grazie a in seguito lavorato con metodi artigianali. La sceltacui vengono risparmiati 60 milioni di kilowatt di ener- del materiale deriva dalle sue proprietà fisiche: le ca-gia, 500.000 metri cubi di acqua, 650 tonnellate di mera d’aria donano infatti al nuovo prodotto elasti-ausiliari chimici e 300 tonnellate di coloranti. In più, si cità, impermeabilità e resistenza. La selezione delleevita l’immissione in atmosfera di 18.000 tonnellate camere d’aria, inoltre, è indirizzata verso quei pezzidi anidride carbonica e 1.000 tonnellate di anidride che contengono scritte o serie numeriche. Ogni ac-solforosa. Se l’anno scorso le aziende che produceva- cessorio Mnmur ha quindi la particolarità di essere154 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 145. un pezzo unico, di moda, ma soprattutto green, la cui ri italiani di macchinario tessile, ha avviato il proget-produzione ha evitato la messa in discarica di milioni to Sustainable Technologies, allo scopo di svilupparedi ruote di bicicletta. Il recupero diventa arte anche e promuovere alcune tematiche ritenute chiave pernel caso di Esercizi di Stile, laboratorio di ricerca e l’industria tessile. Fulcro del progetto è la targa verderecupero di tessuti che si propone di reinterpretare ACIMIT: una dichiarazione volontaria dei costruttorii gusti quotidiani dei lavori domestici per dare vita meccanotessili italiani, che evidenzia le prestazionia una collezione di creazioni originali. Tutto è parti- energetiche e/o ambientali, calcolate in riferimento ato dal ritrovamento di alcune vecchie tele in canapa un ciclo produttivo di riferimento definito dallo stes-tessute a mano, in un armadio impolverato di una so costruttore, delle macchine oggetto di labelling. Dicasa nella campagna emiliana. Da quel giorno Giorgia recente presentata nella capitale economica cinese,Palmirani e Fabrizia Bergonzoni, ideatrici del proget- nell’ambito della partecipazione alla fiera Itma Asia eto, hanno trovato ispirazione ed è così che sono nate Citme 2012, la carta verde funge da distintivo di so-le tovaglie su misura decorate sui bordi con racconti stenibilità da apporre sui macchinari che passano ildi cucina, tovagliette stampate con disegni o ricette test e che assicurano quindi risparmi economici deltipiche, presine, sacchi porta biancheria o, ancora, 20% rispetto alle macchine precedenti, oltre che contende da doccia realizzate con tessuti impermeabili enorme guadagno per l’ambiente in termini di mino-abbinate a garze, cotoni e lini. Tutto è realizzato quasi ri emissioni e di minori scarti e inquinanti. Grazie adinteramente con materiale proveniente da rigattieri un accordo con il Rina, che controlla l’applicazionee tappezzieri. del protocollo di sostenibilità, 34 aziende associateIl secondo grande asso di sviluppo del tessile ecolo- ACIMIT hanno accettato di certificare i loro macchi-gico è l’innovazione di processo. Per garantirsi una nari in chiave ecologica: le prime sei possono già fre-nuova spinta di crescita, l’industria tessile si sposta giarsi dell’etichetta verde. Nel settore dei macchinarisempre più verso modelli di produzione con processi destinati all’industria esistono altri marchi che hannoefficienti dal punto di vista energetico e a ridotto im- la pretesa di attribuire la patente di sostenibilità a chipatto ambientale. Lo sviluppo di innovativi prodotti se ne fregia. In realtà si tratta sempre di marchi au-tessili non può prescindere da un’interazione conti- toreferenzialli e di natura esclusivamente promozio-nua con il mondo dei macchinari tessili per poter com- nale. Con l’etichetta verde ACIMIT le aziende italianepetere a livello mondiale. L’industria meccanotessile invece sono in grado di fornire ai potenziali clientiitaliana si è mobilizzata e lavora per fornire soluzio- informazioni prestazioni ali verificate da un ente dini tecnologiche che pongano al centro del processo certificazione internazionale, al punto che il modelloproduttivo la riduzione di energia, acqua e sostanze adottato ha riscosso molto interesse non solo nellachimiche per un ciclo di produzione più responsabi- stampa specializzata intervenuta a Shanghai, ma so-le e attento ai consumi, nel rispetto dell’ambiente. In prattutto tra gli operatori del settore arrivati alla fieraquesto contesto ACIMIT, l’Associazione dei costrutto- da tutto il mondo. Anche Replay ha investito in inno- GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 155
  • 146. vazione di processo, adottando Laserblast, una me- marchio Ecogeco – tessuto genova ecologico, richia-todologia di produzione e lavaggio a basso impatto mando alla memoria quel tessuto made in Italy, il tes-ambientale che, grazie all’utilizzo di macchinari di suto Genova, che poi in America è diventato famosoproduzione italiana ed unito a un processo di lavag- con il nome “denim”. Ecogeco, si presenta come ungio all’ozono, consente di risparmiare fino all`85% tessuto altamente resistente, non solo alle intempe-di acqua. A proposito di jeans ecologico, alta rima- rie, ma anche alle logiche del mercato del tessile: ilne l’attenzione verso quei capi realizzati perlopiù da tessuto viene infatti fornito da un’azienda veneta chegrandi multinazionali che ufficialmente dichiarano importa cotone biologico dalla Turchia, mentre fila-di seguire standard di lavorazione rispettosi dell’am- tura, tintura e tessitura vengono fatte in Italia. Anchebiente e dei propri lavoratori. Purtroppo la produ- nella tintura si ricorre ad un prodotto a basso impat-zione dei jeans è una delle più inquinanti nel settore to ambientale, che originariamente veniva utilizzatodell’abbigliamento: per produrne un paio si consuma- per il denim: l’indaco naturale. Infine, il confezionatono circa 13 mila litri d’acqua. Poi ci sono coloranti e avviene anche interamente in Veneto, grazie all’im-altri prodotti chimici, i prodotti per il finissaggio, o il pegno straordinario di alcuni piccoli laboratori locali,processo di sabbiatura, altamente tossico. Produzioni che hanno saputo resistere a questo nuovo mondoche spesso avvengono in Paesi del sud del mondo globalizzato. Ad aver preso a cuore le pericolose con-dove, spesso, i diritti dei lavoratori e l’ambiente non seguenze che il processo di sabbiatura provoca suivengono tutelati.92 Dalla consapevolezza di questa lavoratori di molti paesi del Sud del mondo, costrettisituazione, nasce la sfida lanciata da Claudia Lubrano a lavorare senza le adeguate misure di sicurezza, c’èe Giampaolo Bianchi: creare e commercializzare un anche il gruppo abruzzese Fimatex, ideatore di unjeans che riesca a conciliare etica ed estetica con il nuovo sistema naturale e biodegradabile, che man- da in soffitta la tradizionale tecnica della sabbiatura.92 Alto è l’attenzione sul jeans ecologico, soprattutto in seguito alla L’azienda di Corropoli è partner dei colossi mondialidenuncia arrivata dalla Campagna Abiti Puliti. Alcuni ricercatori di del jeans e produce 15 milioni di capi, dando lavoro aquesta associazione hanno deciso di verificare sul campo le con-dizioni di lavoro in cui viene trattato il tessuto denim allo scopo di 1000 persone. Il metodo eco-aging si avvale di un mixottenere l’effetto usato che la moda richiede. L’ispezione di 7 fab- vegetale fatto di scarti del ciclo alimentare, in gradobriche bengalesi e l’intervista a 73 lavoratori, di cui oltre la metà di produrre il tanto ricercato effetto “usato” sul tessu-addetti alla sabbiatura, hanno dato esiti preoccupanti. In nessuno to. La soluzione è frutto della creatività e degli inve-dei 7 stabilimenti la sabbiatura è stata definitivamente abolita,qualunque siano state le istruzioni dei committenti, e spesso vie- stimenti in ricerca e sviluppo (negli ultimi anni oltre 5ne eseguita di notte in modo da non dare nell’occhio. I principali milioni di euro) di questa azienda manifatturiera tera-marchi identificati sono H&M, Levi’s, C&A, D&G, Esprit, Lee, Zara mana, specializzata da oltre venti anni nella produzio-e Diesel, la totalità dei quali, ad eccezione di Dolce e Gabbana ne e nel trattamento dei jeans. L’innovazione studia-che ha sempre rifiutato di fornire informazioni sulle sue tecnicheproduttive, sostiene di avere abolito l’uso della sabbiatura nelle ta e già messa a regime, offre ai colossi mondiali delproprie filiere internazionali. settore, l’opportunità di realizzare i propri indumenti156 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 147. seguendo un protocollo di applicazione in linea con le nuova tendenza è quella del ritorno alla colorazio-rigorose leggi di sicurezza italiane ed europee. Oltre ne naturale che garantisce sia vantaggi estetici chealla sicurezza per gli addetti ai lavori si garantisce così ambientali: i colori naturali sono policromi, più pro-qualità ai consumatori e valore aggiunto alla propria fondi e più cangianti di quelli sintetici. A differenzaazienda. È grazie a casi di successo come questo che di questi ultimi, non richiedono l’uso di additivi chi-può continuare a crescere nel mondo la reputazione mici. A tal proposito, caso esemplare è quello delledell’Italia come polo produttivo tessile di qualità rivol- Marche e del guado, un arbusto cespugliato da cuito ad segmento alto del mercato, in cui moda e salute deriva il colore indaco, di cui il territorio vanta unasono considerate due facce della stessa medaglia. lunga tradizione, come testimoniano le vecchie maci-Oltre che su macchinari più efficienti, è possibile poi ne presenti nella zona dell’alta valle del Metauro e delintervenire sulle fonti energetiche, a favore di un au- Foglia, a Cagli, Piobbico e Apecchio. Dopo essere sta-mento delle fonti rinnovabili, come ha fatto Gabel, ta abbandonata per cinque secoli, questa pianta oggigruppo industriale specializzato nel segmento della è tornata in auge ed è al centro di diverse iniziative.biancheria per la casa: dopo un percorso di oltre cin- Nel 2009 è stato lanciato il progetto Introduzione deiquant’anni, non solo gestisce l’intera filiera del pro- coloranti naturali nel settore industriale del tessiledotto, dalla scelta del cotone al confezionamento, ma marchigiano che ha coinvolto aziende del territorioper confermare il suo impegno di azienda interamen- e tre università: il dipartimento di Botanica di Anconate green, ha pensato a un nuovo modo di produrre a per affinare la ricerca delle cultivar, dei semi antichibasso consumo, seguendo un ciclo completo nel pie- locali; la Facoltà di Agraria di Pisa, impegnata nellano rispetto dell’ambiente. Per questo ha recuperato coltivazione e nell’estrazione del colore dalle pian-una centrale idroelettrica di importanza storica sul te; il dipartimento di Chimica di Camerino per tuttafiume Isonzo, in grado di fornire l’energia per il fun- la fase di trasformazione. Quattro sono invece le im-zionamento dello stabilimento di Texgiulia. Grazie a prese partner: Oasi Colori produce i coloranti, la tin-quest’operazione oggi Gabel è in grado di produrre toria Le Group applica i colori sui tessuti e Dondupanche energia per conto terzi. e il Lanificio Cariaggi commercializzano il prodottoLungo la filiera tessile le lavorazioni attualmente finito. La cooperativa Oasi Colori è impegnata nellaeseguite in ambito industriale prevedono l’impiego filiera agricola e della trasformazione del colore, condi sostanze chimiche con diversi scopi, dal lavaggio tanto di autoproduzione ex-novo dei macchinari (cheall’eliminazione di alcune impurità, dalla colorazione non esistono in commercio). Nel 2010 la società haal conferimento di caratteristiche specifiche. I risul- iniziato una produzione su vasta scala di pigmenti etati sono qualitativamente e quantitativamente ap- coloranti vegetali tra cui il più noto è l’antico blù diprezzabili, ma la qualità dei prodotti e la sostenibilità Guado; ma coltiva anche reseda, robbia e raccoglieambientale dei processi ne risentono negativamen- dalla flora spontanea scotano, mallo di noce, ederate. Novità si registrano anche in questo campo. Una e olivo. La cooperativa offre un’ampia proposta di GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 157
  • 148. colori di qualità riproducibili su scala industriale, volte in un progetto di ricerca realizzato in sinergiacommercializzati in polvere, liquidi o in pasta. con il Dipartimento di Agronomia dell’Università diDondUp-Arcadia di Fossombrone (Pu), situata nel Bologna e del Dipartimento di Chimica dell’Universitàterritorio conosciuto come la Valle del jeans, da qual- di Camerino, volto alla messa a punto di una filiera diche anno ha messo in commercio la linea Natural produzione economicamente sostenibile per la tintu-Colors interamente tinta con colori naturali; protago- ra con pigmenti di estrazione vegetali, quali la rese-nista della collezione è il primo jeans al mondo pro- da o la robbia, in grado di sostituire i principi chimicidotto interamente con il color Guado. Inoltre, tutti attualmente impiegati nell’industria tessile. I risultatii processi di realizzazione sono eseguiti nella salva- non hanno tardato ad arrivare e i prodotti sono solidiguardia dell’ambiente, senza prodotti chimici; anche alla luce, al lavaggio e sfregamento, sia umidi che al’ effet- to usato del jeans è fatto manualmente. Il secco. L’esito positivo ha spinto quindi ad allargare laLanificio Cariaggi di Cagli (PU) è invece sul mercato ricerca anche ai pigmenti di origine animale.con una linea di filato cashmere di altissima qualità, Oltre alla colorazione naturale, cresce l’uso di enzimitinto con il guado e altri colori naturali. La tintura del e biomasse fungine per sostituire sostanze ad altocashmere di Systema Natvrae avviene tramite infu- impatto ambientale, come la soda caustica nei pro-sione di erbe, bacche e radici, provenienti per il 60% cessi di preparazione e nobilitazione tessile. In questodall’Italia e dall’Europa e per il restante 40% da Sud ambito, il Centro Tessile Cotoniero di Busto ArsizioAmerica, Asia e Africa. Ora l’obiettivo è far nascere (Centrocot) si è affermato come punto di riferimento,dal progetto un consorzio che promuova una filiera svolgendo un’attività di supporto e coordinamento delcertificata e garantita del prodotto colorante di origi- lavoro delle aziende nell’accesso ai bandi specifici e dine vegetale, incoraggiandone l’uso anche in altri set- certificazione dei prodotti innovativi. Sul fronte bio-tori produttivi: quello dell’edilizia e della cosmetica, tecnologie, il progetto più avanzato è Biotex, finaliz-ma anche quelli del mobile e dell’industria conciaria. zato alla sostituzione di agenti chimici con enzimi, perIl problema da superare è la disponibilità di queste il migliorando della sostenibilità dell’intero processo,tinture vegetali che, come ogni prodotto agricolo, di- sia perché gli enzimi sono impiegati in piccole quanti-pende dalla quantità di terreni messi a coltura e dal- tà, sia perché sono biodegradabili. Il progetto93 ha vi-la “bontà” del raccolto. La scelta di coltivare in zona sto coinvolte piccole, medie e grandi imprese lombar-aumenta il valore di questa rete di soggetti locali, per de, centri di ricerca e università. Alla sua conclusionela possibilità di portare avanti un’operazione “a chilo- sono stati registrati ben quattro brevetti. I primi tremetro zero” e per la riscoperta di antiche tradizioni riguardano l’utilizzo di enzimi per conferire proprietàautoctone. specifiche ai tessuti: dalle proprietà anti-muffa delleIn tema di tinture bio si muove qualcosa anche nel di-stretto modenese. La Tintoria Alvit, insieme all’Azien- 93 Finanziato dalla Regione Lombardia e sviluppato nell’arco dida Agricola La Campana sono state entrambe coin- poco più di due anni (ottobre 2007 – febbraio 2010).158 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 149. reti da pesca, ai tessuti a protezione bioattiva (capaci mette un risparmio energetico di elettricità ed evitacioè di reagire in presenza di particolari agenti atmo- l’utilizzo di catalizzatori sintetici inquinanti. Il proget-sferici; ad esempio, per proteggere da esalazione no- to, per il quale si prevede la realizzazione del proto-cive nell’aria), alla biomarcatura, ossia l’applicazione tipo entro la fine del 2013, viene condotto in siner-di enzimi per il riconoscimento dei materiali utilizza- gia con il Dipartimento di Chimica dell’Università diti e la loro provenienza, assicurandone una perfetta Siena. Con SUPERTEX, invece, quello che si cerca ditracciabilità. La quarta e ultima domanda di brevetto ottenere è la produzione di tessili tecnici utilizzandoè inerente all’attività di bioassorbimento per il tratta- poliestere da riciclo di bassa qualità come il polieste-mento dei reflui di tintura con biomasse fungine. Nel re proveniente da packaging alimentare che contienesuccessivo progetto Green Made, sostanzialmente si impurità di poliolefine, a differenze del poliestere dasono mantenute le stesse linee di ricerca, ma oltre bottiglie. Il progetto va avanti da un anno e nel giro diagli enzimi si sta sperimentando l’utilizzo di liquidi io- 6 mesi si prevede la sua ottimizzazione e la messa anici94 per ridurre o eliminare l’uso di sostanze chimi- punto dei primi filati. Il secondo programma di ricercache potenzialmente pericolose per l’ambiente e per è stato avviato in occasione del Bando Industria 2015,la salute nella nobilitazione dei tessuti. per lo sviluppo di materiali più facilmente lavabili, conLa terza e ultima componente su cui è possibile agire un effetto ambientale indiretto generato da un minorè quella relativa all’innovazione di prodotto. L’ultima utilizzo di energia (elettrica e termica), di acqua efrontiera sembra essere quella delle nanotecnolo- detergenti. L’obiettivo è la realizzazione di un tessu-gie. Su questo fronte, particolarmente attivo è un to autopulente, grazie ad un composto fotocataliticoimportante organismo di ricerca che promuove l’in- inorganico (biossido di titanio), utilizzato come addi-novazione tecnologica e la competitività delle azien- tivo nel processo di fissaggio. Le capacità autopulentide che affrontano quotidianamente le sfide dell’ef- dovrebbero essere assicurate per tutto il ciclo di vitaficienza produttiva e dell’efficacia di gestione: Next del tessuto. Infine, il Next Technology Tecnotessile haTechnology Tecnotessile di Prato. I programmi green sviluppato innovative tecnologie di trattamento delledi questo centro riguardano tre filoni principali. Il acque di processo, per garantirne una maggior capa-primo è quello inerente al grande tema della sosteni- cità di riutilizzo nel processo produttivo. Diversi pro-bilità, in cui si inseriscono i due progetti denominati getti hanno portato alla conclusione che le tecnologieEco-Innovation. BISCOL, Il primo dei due, ha come migliori di trattamento sono quelle che prevedono laobiettivo la produzione di coloranti mediante proces- combinazione di tre processi: l’ultrafiltrazione (attra-si biocalitici, che utilizzano un enzima per sintetizzare verso membrane che hanno la dimensione dei poriil prodotto al posto di prodotti chimici. Questo per- di alcune centinaia di nanometri, capaci di trattenere solidi sospesi e batteri), i processi di ossidazione (che94 Composti chimici costituiti esclusivamente di ioni e di loro riducono la presenza di composti organici) e l’osmosicombinazioni. inversa, per ridurre la concentrazione salina delle ac- GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 159
  • 150. que, dovuta ai processi di tintura. La combinazione di Rimasto senza lavoro da due anni, insieme alla figliaqueste tre tecniche può garantire anche il 100% di ri- designer 26enne, si dedica completamente alla ricer-ciclo delle acque. Tuttavia, l’elevato costo dell’osmosi ca di un materiale sostenibile in grado di sostituireinversa, attualmente fa prediligere l’applicazione del- completamente la pelle. Padre e figlia, entrambi ve-le sole prime due tecniche. getariani, per più di un anno hanno cercato aziendeCaso interessante è quello della Lana NTT, invenzione artigiane che li aiutassero in una complessa speri-dell’azienda chimica varesina dell’Orsa Foam di Gorla mentazione della lavorazione del legno. È stata cosìMinore, entrata a far parte del novero dei 237 pro- elaborata una tecnologia laser per incidere il legno, ingetti selezionati dal bando “Innovazione Industriale modo tale da ottenere solo una parte della fibra che- Nuove tecnologie per il Made in Italy”. La novità è viene poi associata al cotone. Dall’unione di legno eun nuovo tipo di tessuto realizzato senza filo e tela- cotone nasce un innovativo tessuto, di cui Antonelliio, che sfrutta una materia prima naturale con una ha depositato la richiesta di brevetto. La sostenibilitànuova tecnologia d’avanguardia, capace di valorizza- del materiale è garantita sia a monte, visto che il le-re le caratteristiche uniche della lana (idrorepellenza, gno proviene da fornitori che hanno la certificazionepermeabilità al vapore acqueo, termoisolamento, fo- Fsc; sia a valle, considerando che il legno può esse-noassorbenza, resistenza al fuoco). Il primo terreno re smaltito col compostaggio. Inoltre, My Mantra had’applicazione di questa tecnologia è astato quello stipulato un accordo con l`associazione Tree Nationdelle imbottiture per mantenere la temperatura. Di per cui, a fronte di ogni prodotto venduto, l’azien-fatto, a parità di potere termico, un giubbotto fatto da si impegna a far piantare un albero, con il qualecon la lana NTT ha un terzo del peso rispetto ad uno si producono 300 borse o 150 paia di scarpe. Il pro-normale. In futuro, grazie all’innovazione dell’Orsa, dotto verrà messo sul mercato a prezzi accessibili:che già collabora con il Politecnico di Milano, po- la sua lavorazione costa da 60 ai 150 euro a metrotremo stare al caldo d’inverno senza avere addosso quadrato, contro la vera pelle che nella fascia medio-ingombranti chili di cappotti. Le possibili applicazio- alta va dai 40 ai 300 euro. Nel frattempo l’azienda hani toccano diversi settori oltre all’abbigliamento, tra curato la produzione di Lígneah, una linea di prototipicui arredamento, edilizia, insonorizzazioni. Questa di borse, portafogli, cinture, cappelli, scarpe intera-tecnologia è stata utilizzata anche nella fabbricazio- mente realizzata in legno, presentata a So Criticai Sone degli accappatoi dell’ultimo G8 italiano, tenutosi Fashion95, evento milanese dedicato alla moda criticaall’Aquila. I grandi della Terra hanno trovato un como- e indipendente.do accappatoio in microfibra realizzato con la tecno-logia d’avanguardia di “tessuto non tessuto”. 95 So Critical So Fashion, nato nel 2010 e giunto alla 3^ edizione, dopo il successo del 2011 (3500 visitatori, 39 espositori e 110 gior-La spinta ad innovare spesso proviene dalle situazioni nalisti accreditati) è il primo evento in Italia interamente dedicatopiù critiche. Caso esemplificativo è quello di Marcello ad un’ “altra moda”, fatta di saperi e principi etici, di tessuti biolo-Antonelli, ex titolare dell’azienda tessile My Mantra. gici e tagli sartoriali, di prodotti a basso impatto ambientale, creati160 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 151. Nel periodo 2007-2011, l’Ufficio Europeo dei Brevetti le tecnologie green più ricorrenti97 si ricordano: il trat-(EPO)96 ha pubblicato circa 3.210 domande di brevet- tamento al plasma (18%), la realizzazione di costumito europeo riconducibili a tecnologie green nel setto- da bagno da competizione (12,2%) e il tessuto a basere tessile-abbigliamento. L’Italia, con 139 domande, di lana naturale (10,1%).detiene il 4,3% di queste richieste, posizionandosi Per quanto riguarda il calzaturiero, si distingue l’e-alle spalle di Germania (23,0%) e Francia (6,2%). Il sperienza delle Marche, regione che vanta una lungaterzo posto italiano nella graduatoria è caratterizza- tradizione nella produzione di scarpe. Oggi, il com-to da una percentuale di richieste in significativo calo parto, di fronte alla crescente pressione competitiva(-24,0% passando dal 2010 al 2011). L’andamento te- proveniente dai paesi in via di sviluppo, è in difficoltà:desco è simile a quello italiano (-14,7%), mentre la tra il 1981 e il 2010 il numero di addetti del settorecompagine francese, nello stesso periodo, presenta calzaturiero in Italia e nelle Marche si è quasi dimez-un incremento dell’attività brevettuale in ambito gre- zato98. Ai mutamenti in atto nel contesto internazio-en del 25,0%. Il Nord-Ovest guida la produzione bre- nale ha corrisposto una profonda rivisitazione dell’or-vettuale in Italia con una quota del 51,4%, grazie al ganizzazione delle imprese. Due sono le direttricisignificativo contributo della Lombardia che, da sola, prevalenti: da una parte si cerca di contenere i costicopre il 42,8% delle domande di brevetto. La Toscana delle produzioni di media qualità, anche delocaliz-e il Veneto - rispettivamente con il 15,5% e il 12,9% zando all’estero (focalizzazione sui costi), dall’altra sidelle richieste - seguono la regione lombarda. Alle punta su un’accentuata differenziazione qualitativa,domande di brevetto hanno contribuito 80 imprese supportata da investimenti nel marchio, nella ricercache, complessivamente, ne detengono il 74,8%. Gli e sviluppo, in reti commerciali dedicate, remunerati da un elevato prezzo dei prodotti99. In questo upgradeEnti di ricerca e le Università contribuiscono per il qualitativo, c’è posto anche per l’innovazione green.5,4% – pari a 6 soggetti richiedenti diversi -mentre le Non a caso proprio nel fermano sta nascendo, graziepresone fisiche forniscono un apporto del 18,7%. Fra al progetto Ecomarchebio, la prima filiera di scarpe ecosostenibili che coinvolge piccole aziende a con-da designer all’avanguardia e stilisti indipendenti. Giunto alla suaterza edizione, organizzato da Terre di mezzo Eventi, si conferma duzione familiare la cui attività è stata fortementecome l’appuntamento di riferimento della moda critica all’interno penalizzata dalle importazioni cinesi, con il rischio didella Milano Fashion Week. So Critical So Fashion presenta stilisti, veder svanire gran parte della ricchezza artigianaleartigiani e produttori che lavorano seguendo parametri di respon- del distretto. Si è così pensato di avviare un nuovosabilità etica, sociale e ambientale. I loro capi e i loro accessorisono il risultato di una precisa ricerca di materiali (riciclati o diriuso, filati biologici o naturali, materie prime organiche, tinture 97 Le tecnologie green più ricorrenti sono selezionate in base allavegetali, ecc.), di una commistione di artigianalità innovativa e re- classe tecnologica e alla frequenza delle parole chiave utilizzatecupero di antiche tradizioni e di un processo produttivo, una scel- nei titoli dei brevetti.ta di packaging e una distribuzione attenta all’impatto ambientale. 98 Fonte: Banca d’Italia.96 Fonte: Osservatorio Brevetti Marchi e Design Unioncamere-Dintec 99 Ibidem GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 161
  • 152. tipo di produzione che rispetti requisiti etici, ecologi- totale biodegradazione, a fronte dei 500-1000 annici ed economici: l’obiettivo è coinvolgere il maggior che impiega invece la gomma. Per queste sue caratte-numeri di imprenditori e innescare un meccanismo ristiche, si presenta come un materiale che promuo-virtuoso che parta dalla fabbricazione di calzature ve l’utilizzo di materie prime rinnovabili, generandoecosostenibili per culminare con la rete distributiva rifiuti post-uso che si biodegradano più facilmentedei Gas marchigiani. Per ora all’appello hanno rispo- dei prodotti convenzionali, e garantendo, allo stessosto tre calzaturifici che mettono insieme una forza tempo, prestazioni paragonabili a quelle di elastome-lavoro di 130 operai. Tutto è al naturale: pelli concia- ri termoplastici tradizionali. Se nella sua prima ver-te al vegetale, fibbie senza nichel, utilizzo di sughero sione gli oli plastificanti di origine petrolifera eranoal posto di sostanze derivate dal petrolio, suole fatte stati sostituiti con quelli vegetali in una percentualecon gomme naturali. La filiera è corta e la lavorazio- intorno al 35%, salita poi al 50% grazie all’impiego dine è di qualità, grazie ai materiali scelti e alle capaci- filler vegetali, la versione più evoluta del materiale,tà artigianali delle aziende coinvolte. La produzione presentata a giugno 2010, contiene anche dei bioca-avviata si è concentrata su tre modelli per uomo e talizzatori che ne accelerano il processo di decom-bambini che hanno avuto nelle vendite dei riscontri posizione. Ecopowerbio ha riscosso immediatamen-positivi, incoraggiando la pianificazione di una nuo- te interesse da parte del settore calzaturiero - doveva linea produttiva. Ogni modello proposto possiede viene utilizzato prevalentemente per stampare suoletre differenti carte di identità: quella ecologica, che - in particolare dal comparto che produce scarpe pergarantisce che la scarpa è priva di materiale sintetico bambini, compresi anche marchi famosi. Lo sviluppoe sostanze tossiche; quella sociale che conferma che di questo composto ha visto un incremento, dal se-è stata realizzata intermante da piccole e piccolissi- condo al terzo anno di attività, del 150%, influendome ditte che si trovano nel distretto calzaturiero del positivamente sui risultati economici di Tecnofilm efermano, nel rispetto delle norme sul lavoro; quelle contribuendo così a mantenere l’occupazione in annieconomica che stabilisce un prezzo sostenibile sia per di crisi.chi produce sia per chi compra. C’è poi Santoni che con le sue scarpe di alto artigia-Di questo progetto fa parte anche Pasyr, la nuova nato – indossate da Vladimir Putin e Cindy Crawford,scarpa infradito ecologica realizzata con una gomma ma anche Dustin Hoffmann, Tom Cruise e Georgeparzialmente biodegradabile, che sostituisce materie Clooney – ha conquistato i principali mercati inter-prime vegetali a quelle di origine petrolifera. Il mate- nazionali del lusso. Un’azienda virtuosa, legatissimariale utilizzato, Ecopowerbio, è stato brevettato dal- alle origini marchigiane, in cui lavorano 450 personela Tecnofilm, azienda di Casette D’Ete: si tratta di un seguendo la filosofia del chilometro zero. Ogni fasecomposto termoplastico che raggiunge il 44,57% di della lavorazione avviene all’interno degli stabilimen-biodegradabilità in 180 giorni, un risultato che porta ti dove i maestri calzaturieri seguono il processo dia stimare in 748 giorni il tempo necessario per la sua realizzazione della scarpa, coordinando l’intervento162 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 153. dei più giovani: dalla scelta delle pelli alle operazioni tradizionale pece artificiale, così come i colori di rifi-di taglio, cucitura e orlatura fino alla famosa «anti- nitura e di manutenzione della tomaia e della suola,catura», laboriosa colorazione a più strati della pel- anch’essi ottenuti con coloranti naturali e cera d’api.le, di cui è particolarmente esperto proprio Andrea Una volta portato a termine il progetto, si è provve-Santoni, fondatore della società. L’ultima novità è la duto a commissionare specifiche analisi chimiche adsneaker Stockholm, una scarpa sportiva tutta in pel- un laboratorio preposto100 che ha garantito la totalele prodotta, ovviamente, interamente “in casa”. Poi assenza di sostanze tossiche nel prodotto.ci sono le limited edition: pezzi unici o in produzione Sempre ai bambini si rivolge l’azienda marchigianalimitata, anche con 800 punti messi a mano, che ne- Fast, famosa per i brand Momino e Ocra. Per realizza-cessitano di 20 ore di lavoro spalmate su 3/4 settima- re le sue calzature eco-friendly, Fast impiega pellamine per permettere alla calzatura di prendere forma. e fodere lavorate con tannini vegetali, prive di cromo.All’artigianato di eccellenza si aggiungono anche sta- Anche le tinture impiegate nella finitura del prodottobilimenti ecocompatibili con riciclo delle acque pio- sono al 100% vegetali. Stessa attenzione è dedicatavane e risparmio energetico. I quasi quattromila pan- agli accessori, privi di nichel e ai fondi realizzati impie-nelli fotovoltaici situati sopra le strutture dell’azienda gando esclusivamente materiali naturali. Ma gli esem-sono in funzione da un anno e producono oltre un mi- pi interessanti all’interno del distretto marchigianolione di kWh all’anno, che corrispondono al 170% del non mancano neanche nel caso di scarpe per adulti.fabbisogno, stimabile attorno agli 650.000 kW annui. Silvano Lattanzi, che tra i suoi illustri clienti annove-Altro nome è quello del calzaturificio Silvano Sassetti ra Arnold Schwarzenegger e altri big di Hollywood, èche sta portando avanti un progetto per realizzare un appassionato sperimentatore di tecniche naturaliuna linea di scarpe per bambini utilizzando esclusiva- per ottenere effetti personalizzati sul pellame. Dopomente materiale ecologico. Il primo passo per la co- le scarpe invecchiate in una fossa sotto terra, Lattanzistruzione dei prototipi è stato l’uso di pelle conciata ha ideato un metodo naturale ed ecocompatibile persolo con materiali naturali, eliminando così la presen- l’asciugatura delle calzature, mediante esposizione alza di cromo e minerali pesanti. Nella colorazione del- calore del sole, nel giardino pensile dell’azienda a Sanla stessa si sono impiegati esclusivamente coloranti Elpidio a Mare. Il risultato: non solo l’eliminazione diestratti da fiori e piante e, nella fase del montaggio, alcuni trattamenti chimici ma la possibilità di ottene-si è proceduto alla pressoché totale eliminazione dei re dal pellame reazioni naturali e del tutto uniche.collanti, sostituiti da resine vegetali. La riduzione del- Promuovere un sistema logistico ecosostenibile èle colle naturali, inoltre, è stata possibile anche dalla invece l’obiettivo di 40 aziende calzaturiere del ma-scelta di un’antica tecnica di lavorazione, il Goodyear, ceratese e del fermano che hanno deciso di aderirenel quale l’assemblaggio di tomaia e fondo avvienemediante cucitura. Naturali sono anche lo spago, re- Le analisi di laboratorio condotte da TEKNOCHIM s.r.l., di Monte 100alizzato in lino, la cera d’api, impiegata al posto della San Giusto (MC). GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 163
  • 154. al progetto Micro Green Logistic, ideato e promos- battute ben 2.412,55 tonnellate di CO₂, si otterrebbeso dalla CNA e che vede la partecipazione di Manas, un risparmio sul costo del carburante superiore ai 3importante brand del made in Italy, con le imprese milioni di euro e si toglierebbero dalla strada mille vei-contoterziste ad essa collegate. È nata così una piat- coli. Se il nuovo sistema logistico venisse addiritturataforma innovativa e immateriale che vede le aziende adottato da tutte le aziende del distretto, si otterrebbeprenotare per via informatica il viaggio delle merci, una riduzione delle emissioni di C02 pari a circa 8milaindicando numero dei colli, tempi e destinazione. La tonnellate, un risparmio nell’acquisto di carburante diditta TWS, Trasporti e Logistica, con il suo personale oltre 10milioni di euro e una riduzione di più di 70milaspecializzato, provvede al ritiro e alla consegna dei Km percorsi ogni anno. Micro Green Logistic è un verocomponenti e dei semilavorati, sulla base delle indi- e proprio prototipo che può essere diffuso e adattatocazioni fornite da un software realizzato dall’Univer- in tutti gli altri distretti italiani che si caratterizzano,sità di Camerino, che elabora le prenotazioni al fine come quelli calzaturieri, per l’intenso e consistente in-di ottimizzare tempi e percorsi. Significativi i numeri terscambio di componenti e semilavorati tra impreseche raccontano i vantaggi economici e ambientali di leader e aziende fornitrici. Un’esperienza virtuosa chequesta esperienza. Nei primi tre mesi di quest’anno, contribuisce a consolidare dei rapporti già informal-le 40 aziende che partecipano al progetto hanno per- mente esistenti tra le PMI, attraverso la costituzionecorso 9mila Km rispetto ai 20mila percorsi nello stesso di una vera e propria rete. L’iniziativa, inoltre, rappre-periodo dell’anno scorso con il tradizionale sistema senta il primo passo di un progetto ben più ampio edi movimentazione merci: 11mila Km in meno, con ambizioso che punta all’applicazione di una strategiauna riduzione delle distanze percorse pari al 55,92%. carbon free nei distretti industriali italiani.Importante anche l’abbattimento delle emissioni di Nell’ambito delle iniziative di eccellenza della coope-C02, ben il 42,69%. Con il sistema tradizionale, nei razione pubblico-privato, promosse dal ministero ita-primi tre mesi dell’anno, le aziende interessate avreb- liano dell’Ambiente in occasione di Rio+20, il ministrobero prodotto 3.075 Kg di C02, rispetto agli attuali Corrado Clini, insieme a Instituto E/Osklen, Forum1.762,22, e consumato 1.465 litri di carburante invece Das America e l’Associazione brasiliana per l’industriadi 903,7: ben il 38,1% in meno. Analizzando l’azienda- tessile, ha presentato, durante la Fashion week di Santipo del distretto, risulta che il nuovo sistema logistico Paolo, i risultati dell’innovativo progetto italo-brasi-permette alle singole imprese un risparmio tra i 9mila liano per valutare l’impronta sociale, ambientale e die i 15mila euro, tenendo conto dei risparmi sul car- carbonio dei prodotti Osklen. Il progetto sulla Carbonburante, pari al 17,36%, sul personale e su una quota footprinting ha consentito di individuare gli impattidei costi fissi. Se solo il 30% delle aziende del distretto sociali e ambientali di un settore che ha un’improntacalzaturiero maceratese/fermano, aderisse a Micro ecologica tra le più rilevanti nell’industria manifattu-Green Logistic, si eviterebbe di percorrere ogni anno riera. È il primo progetto di questo tipo e rappresentauna distanza di oltre 21 milioni di Km, verrebbero ab- un modello da replicare nel settore delle produzione164 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 155. tessili dei paesi in via di sviluppo. Il progetto è stato stato lanciato nell’ambito dell’accordo di coopera-avviato l’anno scorso e finora ha coinvolto numero- zione ambientale tra Italia e Brasile del 2004, e rap-se imprese italiane, tra le quali spiccano la Pirelli, la presenta una nuova tappa della partnership tra i dueTelecom e il gruppo Illy. L’intesa con Osklen conferisce Paesi per lo sviluppo sostenibile.al progetto una dimensione internazionale, poiché è3.2.3 CeramicoQuella della ceramica italiana è una storia esempla- l’Italia un passo avanti rispetto alla concorrenza deglire che mette assieme leadership del mercato globale altri Paesi103. Il 90% delle emissioni di piombo e fluoro- con circa 400 milioni di metri quadrati di piastrelle e il 99% delle emissioni di polveri è abbattuto dagliprodotte all’anno e una quota export dell’80% - in- impianti di depurazione104. Negli anni, inoltre, sononovazione e sostenibilità ambientale. Nei suoi ses- state realizzate una serie di azioni finalizzate a ridur-sant’anni di storia, il settore si è caratterizzato per re l’inquinamento a monte del processo produttivo,una costante ricerca di prodotti e processi produtti- tra cui l’utilizzo di materie prime atossiche e il ricorsovi sempre più efficienti, arrivando al reimpiego della all’innovazione tecnologica e impiantistica. Rispettomaggior parte dei propri scarti, riducendo in modo al 1980, la produzione è raddoppiata, ma i consumisignificativo i prelievi di acqua e le emissioni, consu- energetici si sono dimezzati, grazie a una serie di mi-mando energia in modo più efficiente e confermando sure105: l’introduzione di forni monostrato, il ricorso aun impegno di responsabilità sociale verso le persone cicli produttivi monocottura, il recupero dell’energiae i territori. Ci sono i numeri a dimostrare la portata di termica dagli impianti e dai fumi tramite sistemi diquesta rivoluzione verde. L’investimento della filiera scambiatori aria-aria, l’utilizzo di impianti di cogene-in operazioni “green” è pari a 450milioni di euro (il razione (produzione combinata di energia elettrica10% del fatturato annuo complessivo del settore che e calore che fornisce il 27% dell’elettricità utilizzataammonta a 4,5 miliardi di euro101). Dal 1998 al 2009, le dal settore106), la produzione di energia da fonti rin-emissioni di piombo, fluoro e polveri, a valle degli im- novabili, la razionalizzazione dei consumi energetici,pianti di depurazione, sono diminuite di circa il 65%102:un livello di eccellenza che raggiunge prestazioni an- la realizzazione di una banca dati di settore sui con-che migliori degli standard europei dell’ecolabel, de-terminando una performance ambientale che tiene 103 I livelli di emissione gassose delle aziende italiane si collocano a livelli inferiori dei valori fissati dalle Bat (best available techniques. 104 Assopiastrelle, Rapporto Integrato dell’Industria Italiana delle101 Assopiastrelle, Rapporto Integrato dell’Industria Italiana delle Piastrelle di Ceramica, 2010Piastrelle di Ceramica, 2010. 105 Ibidem102 Ibidem 106 Ibidem GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 165
  • 156. sumi energetici. Grazie a questi interventi, oggi, per cui si aggiunge il risparmio sull’energia elettrica datoprodurre una tonnellata di piastrelle, il settore consu- che il sistema, completamente automatizzato, portama meno della metà dell’energia utilizzata negli anni l’aria all’essiccatore tramite una ventola che funzionaOttanta107. L’innovazione legata all’impiantistica è solo quando c’è bisogno.senza dubbio quella che ha prodotto i maggiori risul- Sulle energie rinnovabili ha puntato, invece, il Gruppotati in termini di risparmio energetico. Ad esempio, la Florim che, nel 2011, ha investito oltre 38 milioni diSacmi Forni ha lanciato sul mercato EcoKiln, una tec- euro nella demolizione e ricostruzione di 40.000 mqnologia innovativa, oggi in funzione presso un’impor- di capannoni a Fiorano Modenese, rivestiti con oltretante azienda ceramica del distretto sassolese, che ha 16.000 mq di pannelli fotovoltaici. L’impianto, ultima-cambiato il modo di cuocere le piastrelle in ceramica, to nel giugno 2012, ha una potenzialità complessivaassicurando una gestione completamente automatiz- nominale di circa 2,7 MW peak e permetterà una sen-zata, con una riduzione dei consumi e delle emissioni. sibile riduzione sia delle emissioni di CO₂ nell’aria, siaSi tratta del primo forno a lunghezza variabile della dei consumi di energia elettrica aziendali pari al 65%storia delle macchine per la ceramica. In sostanza, del fabbisogno totale annuo. A marzo dello scorsocon Eko Kiln, i flussi di calore non attraversano longi- anno, inoltre, presso l’azienda è entrato in funzionetudinalmente, in controcorrente, il canale di cottura, anche il nuovo impianto di co-generazione costitui-ma entrano trasversalmente in tante celle termiche to da turbina a gas con potenza elettrica pari a 6.300modulari. Il risultato è la possibilità di “ridisegnare” MW ISO.il profilo termico del forno su un numero inferiore di Per quanto concerne i consumi idrici, grazie ai no-celle, disattivando, volta per volta, quelle non neces- tevoli investimenti ambientali negli scorsi decenni, ilsarie. In altre parole, è come disporre di un forno a settore è riuscito a realizzare un rilevante risparmio,lunghezza variabile, nel quale si mantiene costante il puntando sul recupero delle acque reflue e sull’intro-consumo specifico, anche nel caso in cui diminuisca- duzione di macchine più efficienti. La quasi totalitàno i volumi produttivi effettivamente in cottura, con delle aziende non scarica acque reflue (in fognaturaconseguente riduzione del consumo di combustibile. o nei corpi idrici superficiali), ma le riutilizza integral-Una risposta alle esigenze di contenimento dei costi mente (percentuale del 100 %) nel proprio ciclo pro-economici e ambientali, fatta propria da una pluralità duttivo o presso altri stabilimenti108. Per alcuni cicli didi imprese ceramiche italiane. Novabell, azienda della fabbricazione, infatti, le imprese sono in grado di ri-Provincia di Reggio Emilia, ha invece un impianto che ciclare sia le acque reflue prodotte internamente, siapermette di recuperare l’aria usata per raffreddare le quelle provenienti da altri stabilimenti. Questo riciclopiastrelle, riutilizzandola nella fase di essiccazione, ri- comporta una riduzione dello scarico di inquinantisparmiando 1000 metri cubi di metano al giorno, a nell’ambiente e un consistente risparmio di acque107 Ibidem 108 Ibidem166 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 157. fresche prelevate dall’ambiente stesso. Per quanto ri- all’interno delle aziende, ma anche come scambioguarda l’acqua utilizzata per la preparazione dell’im- fra le stesse, secondo l’approccio cradle to cradle. Lapasto, il 70% proviene da acque riciclate, mentre il Cooperativa Ceramica d’Imola112, ad esempio, pro-30% è costituito da acqua prelevata da acquedotto o duce il proprio gres porcellanato con un impasto chepozzo109. Il consumo idrico delle industrie ceramiche unisce, alle miscele tradizionali, materiale derivanteitaliane ha così raggiunto soglie di alta efficienza. Per dal recupero degli sfridi e dei residui di depurazione.quanto riguarda l’impiantistica, l’azienda Bmr ha lan- Nello specifico, questa linea di prodotti, lanciata sulciato sul mercato una nuova macchina, Squadra Dry, mercato con il marchio Biogres, ha le seguenti carat-che prevede l’eliminazione di una fase del processo teristiche distintive: riutilizzo del 100% degli scartidi rettifica110 delle piastrelle di monoporosa partico- crudi, con riduzione dell’uso di nuove materie pri-larmente dispendiosa dal punto di vista del consumo me e salvaguardia delle risorse naturali; riutilizzo delidrico. Il sistema di rettifica, infatti, viene tradizional- 100% delle acque di processo e conseguente riduzio-mente effettuato con macchine a umido dotate di ne del fabbisogno idrico, riciclo del 100% degli scartiutensili raffreddati ad acqua che prevedono: sistemi cotti, recupero del 100% dei residui di depurazione,di aspirazione acqua in superficie, impianti di riciclo riduzione del 20% dei consumi energetici, diminuzio-dell’acqua utilizzata ed essiccazione delle piastrelle in ne del 15% delle emissioni di CO₂, assenza di sostanzeessiccatoi a gas metano o gpl. Grazie a Squadra Dry, organiche volatili, contenimento delle emissioni in at-invece, è possibile effettuare questa lavorazione a mosfera, molto inferiori ai limiti ambientali richiestisecco, utilizzando utensili diamantati senza raffred- dalla legislazione italiana.damento ad acqua ed eliminando sia l’aspirazione La demolizione delle piastrelle conclude il ciclo diacqua in uscita macchina, sia l’essiccatoio a gas. La vita del prodotto ceramico. I detriti che ne risulta-tecnologia è attualmente utilizzata da diverse azien- no, per natura inerti, vengono da sempre impiegatide, fra cui lo stabilimento Marazzi di Sassuolo e la in altri settori, in primis l’edilizia. A Civita Castellana,Cooperativa Ceramica d’Imola. 12 imprese del Centro Ceramiche113 hanno di recen-A differenza di altri settori industriali, quello delle te investito 350mila euro per realizzare un impiantoceramica è in grado di riassorbire la maggior parte hi-tech che consente di recuperare gli scarti ceramicidei rifiuti di produzione: gli scarti solidi riutilizzati co- e, in particolare, il gesso esausto derivante dalla la-prono il 12% degli input di materie prime minerali111. vorazione. Questa tecnologia innovativa, in grado diQuest’attività di recupero dei rifiuti avviene non solo separare il solfato di calcio ibridato dalle particelle109 Ibidem 112 Nata nel 1874, è la più antica cooperativa di produzione e la-110 Il processo di rettifica è una fase del processo di finissaggio fina- voro d’Italia.lizzata a rendere ortogonale (quindi a levigare) la superficie delle 113 Il Centro Ceramiche è un consorzio che raggruppa micro, pic-ceramiche. cole e medie imprese che operano nel distretto ceramico di Civita111 Ibidem Castellana. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 167
  • 158. di ferro, cemento e plastica, è stata messa a punto pio, i rifiuti elettronici. L’introduzione e la diffusioneda una società di ingegneria di Bologna, la Cams, ed dei nuovi dispositivi a schermo piatto sta comportan-è stata brevettata in proprio. Il prodotto recuperato do un forte incremento della rottamazione delle tvviene poi venduto ad un’azienda che produce cemen- obsolete, con conseguenti problemi di smaltimento.to, in modo da chiudere l’intero ciclo. Questa solu- Da qui l’esigenza di sperimentare nuove possibilità dizione ha consentito alle imprese di abbattere i costi utilizzo per il vetro ricavato dal trattamento dei RAEEdi smaltimento in discarica dei rifiuti industriali che (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche).stavano diventando insostenibili. Le aziende hanno Refin Ceramiche è stata la prima a lanciare sul mer-investito nell’impianto in una modalità aggregata, cato una linea di piastrelle il cui impasto contiene ilottimizzando in questo modo costi di struttura e di 20% di vetro proveniente da schermi di vecchi mo-funzionamento. Ecocer è invece un progetto a cui nitor e televisori a tubo catodico. Questo prodotto èsta lavorando l’azienda Cottafava allo scopo di rici- frutto della collaborazione con ReMedia, il principaleclare completamente i rifiuti derivanti dalla produ- consorzio italiano dell’industria elettronica per la ge-zione delle piastrelle ceramiche o dalle demolizioni, stione ecosostenibile dei RAEE. Ceramiche Coem haattraverso processi ad elevata efficienza energetica lanciato di recente l’ultima versione della collezionee senza fare uso di risorse naturali, come ad esem- Pietra Jura che alla resa estetica associa la ricercapio l’acqua. Il tutto per ottenere inerti di alta qualità ecologica: è realizzata con l’utilizzo del 30% di vetroadatti alla produzione di asfalto-cemento, in grado di riciclato post consumo e attraverso un ciclo produtti-sostituire completamente la pietra naturale attual- vo ad alta efficienza energetica. I laboratori dell’azien-mente utilizzata, con un ulteriore vantaggio in termi- da sono riusciti ad ottenere, per questo particolareni di riduzione del consumo di risorse naturali e non prodotto, un ciclo di cottura che - sfruttando al massi-rinnovabili. Il nuovo impianto che verrà realizzato mo la caratteristica diffondente del vetro - abbatte lagrazie al progetto permetterà di produrre fino a 400 normale temperatura di cottura di ben 100°, fino adm3 di inerte al giorno, riciclando al 100% il materiale ottenere una riduzione del consumo energetico deldi scarto in ingresso. I benefici attesi a fronte di tale 30% rispetto agli altri prodotti Ecolabel.capacità produttiva sono: possibilità di riciclare fino a Un altro filone di innovazione legato al prodotto com-960 tonnellate di rifiuti ceramici al giorno; produzio- prende quelle tecnologie che fanno sì che le piastrellene di aggregati per asfalto-cemento ad elevate pre- possano acquisire determinate proprietà. Le superficistazioni; nessun uso di acqua o risorse naturali; minor ceramiche hanno caratteristiche di salubrità, dal mo-consumo di energia elettrica rispetto alla macinazio- mento che non emettono Composto Organici Volatiline di pietre e ghiaia (-75%); costi paragonabili o infe- (VOC); possono essere inoltre progettate e createriori ai tradizionali materiali inerti di origine naturale. in modo da produrre un servizio aggiuntivo, ovveroDiverse sono poi le aziende che utilizzano come ma- essere funzionalizzate. Recentemente, ad esempio,teria prima gli scarti di altre filiere, come, ad esem- si è parlato della piastrella antibatterica, realizzata168 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 159. con un tipo di materiale che per le sue caratteristi- impianto, che sorge su un’area appositamente dedi-che risulta particolarmente adatto per la cucina e cata all’interno del perimetro aziendale.per i luoghi pubblici che prevedono standard di igie- Su questo fronte si è mossa anche GranitiFiandre conne elevati. A Cersaie114 2012, Calsalgrande Padana la sua linea di ceramiche di nuova generazione cheha presentato la linea di grès porcellanato autopu- contribuiscono a purificare l’aria che respiriamo e alente Bios Self Cleaning Ceramics® che permette, rendere più puliti e salubri pavimenti e rivestimen-mediante un processo nanotecnologico, di abbattere ti. La tecnologia messa a punto dall’azienda, Activeal 99,9% i quattro principali ceppi batterici. Il tutto Clean Air & Antibacterial Ceramic, trasforma le lastreutilizzando la tecnologia HYDROTECT®, ideata dall’a- di GranitiFiandre in una sorta di “supermateriale”zienda giapponese Toto, di cui Casalgrande è diven- eco-attivo, antinquinante e antibatterico. Active inte- ragisce infatti con l’ambiente riducendo fino al 70%tata titolare esclusiva per il settore ceramico. Gli in- agenti inquinanti come ossidi di azoto, ossidi di zolfo,volucri di facciata, tradizionali o ventilati, rivestiti con generati da impianti di riscaldamento, condiziona-Bios Self Cleaning Ceramics ®, garantiscono elevate mento, fumo di sigaretta, odori, ammoniaca, anidrideprestazioni autopulenti, così come di abbattimento solforosa, benzene, etanolo. All’azione antinquinan-dei principali inquinanti presenti nell’aria, offrendo te si aggiunge quella antibatterica: questa piastrellaun apprezzabile contributo al miglioramento della elimina pericolosi ceppi batterici che normalmentequalità ambientale degli insediamenti urbani. intaccano superfici e rivestimenti, agenti patogeniBasti pensare che una facciata di 150 mq rivestita di malattie potenzialmente gravi. Il tutto grazie alcon Bios Self Cleaning Ceramics® ha la capacità di biossido di titanio (TiO2) che, fissato sulle lastre adpurificare l’aria in misura paragonabile a un bosco alta temperatura, con la semplice esposizione alladelle dimensioni di un campo di calcio, oppure luce sia naturale che artificiale, attiva il processo dieliminare i NOx (ossidi di azoto, sottoprodotti della fotocatalisi responsabile dell’azione antinquinantecombustione) emessi da 11 automobili nel corso e battericida. Questo trattamento viene effettuatodi una giornata. Nelle applicazioni in interni, quali attraverso una nuova, sofisticata ed esclusiva meto-pavimentazioni, rivestimenti di bagni e cucine, se ne dologia produttiva, essa stessa ecologica, messa aapprezzano le elevate prestazioni antibatteriche, di punto da GranitiFiandre. Assolutamente diversa daiigienizzazione e abbattimento dei cattivi odori. Per sistemi basati sulle nanotecnologie, la metodologial’industrializzazione e la commercializzazione di Bios Active mantiene nel tempo le proprietà eco-attive delSelf Cleaning Ceramics®, Casalgrande Padana ha re- biossido di titanio ed esclude ogni rischio per la salutecentemente completato la costruzione di un nuovo dell’uomo e per l’ambiente durante la fabbricazione. Test effettuati dall’Università di Milano confermano È il Salone internazionale della ceramica per l’edilizia e l’arredo-114 che 100 mq di queste piastrelle degradano, in seibagno che si tiene ogni anno a Bologna. ore, una quantità di agenti inquinanti Nox (ossidi di GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 169
  • 160. azoto e loro miscele) pari al lavoro giornaliero di 30 Un’altra delle innovazioni di questi ultimi anni è quel-alberi, corrispondenti a 22 mq di superficie fogliare115. la che ha portato alla realizzazione di piastrelle sot-Le piastrelle, inoltre, possono integrarsi, mediante tilissime. Proposti qualche anno fa da un ristrettouna pellicola fotovoltaica di silicio amorfo applicata numero di pionieristiche aziende, questi modelli sisulla superficie, con l’energia pulita, diventando il trovano oggi nei cataloghi di quasi tutte le principa-supporto per un rilancio del fotovoltaico perfetta- li imprese del settore, declinate in diverse forme emente inserito nel profilo dei tetti. Fra le prime lastre interpretazioni estetiche. Si tratta di lastre con unoceramiche fotovoltaiche, lanciate già da un paio di spessore di 3-5 millimetri, molto inferiore rispetto aanni, ci sono Laminam Energia del Gruppo System e quella standard di 8 millimetri: una differenza tecnicaKerlite KW dell’azienda Cotto D’Este. I due prodotti, che amplia l’uso e le possibili applicazioni della cera-molto simili, utilizzano lo stesso supporto: una lastra mica, con innumerevoli vantaggi. La leggerezza, pri-in gres porcellanato spessa 3 millimetri, che può es- ma di tutto, che rende le piastrelle particolarmentesere grande da 75 centimetri per un metro fino a un indicate per rivestimenti in edifici con specifiche esi-metro per un metro e mezzo. Sulla lastra sono spal- genze di contenimento del peso. Ma anche duttilitàmate celle fotovoltaiche di silicio monocristallino, in- nel taglio e nella lavorazione, versatilità e flessibilità,capsulate fra due fogli protettivi e ricoperte da uno in cambio di prestazioni analoghe (resistenza, dura-strato di vetro temperato. Il tutto non supera gli 8 mil- bilità, facilità di manutenzione) a quelle delle lastrelimetri di spessore finale e ha diversi vantaggi rispetto tradizionali. Lo spessore ridotto rende questi prodot-ai pannelli fotovoltaici tradizionali: elevate proprietà ti particolarmente indicati nelle ristrutturazioni, permeccaniche, resistenza alle aggressioni atmosferiche rivestire superfici senza dover eliminare il materialeanche saline e calpestabilità, a fronte di una gran- preesistente. E poi c’è l’aspetto della sostenibilità,de leggerezza e di un rendimento elettrico analogo ambientale ed economica: le ceramiche sottili sonoa quello dei migliori pannelli sul mercato, attorno al più facili da trasportare, da posare e da smaltire e20%. Le lastre ceramiche fotovoltaiche possono esse- si prestano bene a essere utilizzate nelle nuove co-re utilizzate per coperture inclinate e campi fotovol- struzioni che prevedono “cappotti” per l’isolamentotaici sui tetti, direttamente come manto di copertura termico degli edifici, in alternativa a soluzioni comeal posto delle tegole. l’intonaco o la pittura. Non solo. Rispetto ai prodot- ti di spessore standard, comportano minori costi di115 Lo studio è stato effettuato simulando quanto avvenuto a produzione, perché dimezzano la quantità di mate-Milano nel mese di novembre 2011 (centralina di Via Pascal-Città rie prime da usare e riducono i consumi di acqua edStudi) e i risultati hanno dimostrato che questo materiale è in gra- energia. Nonostante l’alto contenuto di innovazionedo di riportare valori di inquinamento sotto la soglia dei 40 mi- tecnologica, il prezzo (dai 40 ai 100-200 euro al mq)crog/m3 in poco più di tre ore. In caso di livelli critici di ossidi diazoto, le piastrelle hanno addirittura degradato l’inquinante ripor- è analogo a quello dei prodotti tradizionali. In futuro,tandolo sotto la soglia limite in 6/7 ore. la piastrella diventerà sempre più sottile, pur mante-170 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 161. nendo intatte le sue proprietà, e tenderà a farsi più alla progettazione architettonica le ampie e originaligrande, in modo da formare sui pavimenti un reticolo soluzioni stilistiche della ceramica.meno serrato. In questo ambito, una delle aziende Un’altra delle sfide che il settore sta affrontando èpioniere è Panariagroup, titolare del completo know- quella relativa alla logistica. L’efficienza energeti-how per produrre le grandi lastre sottili attraverso la ca si è estesa a tutto il ciclo di produzione, inclusi itecnologia gres laminato, che permette di ottenere trasporti: miglioramento viario dei collegamenti conlastre 100x300x0.3 mm, un formato che apre nuove autostrade e scali ferroviari; interventi per l’ottimiz-prospettive progettuali nel mondo dell’architettu- zazione della logistica delle operazioni di carico e sca-ra e del design. Ceramiche Lea, invece, ha messo a rico merci; promozione del carsharing (l’ auto con-punto Lea Slimtech, una tecnologia di laminazione e divisa) e del carpooling (organizzare insieme a unocompattazione del gres porcellanato che rivoluziona o più amici il tragitto casa lavoro)116. Nel Distretto diil processo produttivo tradizionale ed ottiene così un Sassuolo, in cui si concentra l’80% della produzioneprodotto che ha uno spessore di soli 3 mm che gli italiana di piastrelle in ceramica, sono in corso diver-conferisce flessibilità, leggerezza ed un elevato grado se azioni per raggiungere una mobilità maggiormen-di maneggevolezza. te sostenibile delle merci e delle persone. CeramicheI rivestimenti in ceramica sono inoltre considerati Sant’Agostino, duramente colpita dal recente terre-una delle componenti ideali per la nuova architettura moto in Emilia Romagna, ha realizzato un servizioecosostenibile perché, oltre a non emettere compo- di consegna rapido per soddisfare le richieste dellasti organici volatili e radon, consentono importan- clientela, soprattutto piccola, e ridurre quanto piùti risparmi energetici e offrono soluzioni estetiche possibile il consumo di carburante. La contrazione deidi avanguardia. Non a caso molte aziende italiane volumi di spedizione ha portato ad aumento dei tem-realizzano prodotti in ceramica per le facciate ven- pi di attesa dei materiali: per questo motivo è statotilate. Le piastrelle sono una delle migliori soluzioni messo a punto un sistema di consegna espresso, perper questo tipo di rivestimento, in quanto sono resi- pallet a fasce di peso, in grado di consegnare la mercestenti alla maggior parte dei fenomeni di deteriora- ordinata in 24-72 ora, particolarmente competitivomento che interessano le pareti esterne. Inoltre, un per ordini al venduto e per i piccolo clienti che nonedificio dotato di tale sistema risulta più efficiente hanno consegne settimanali. Il materiale ceramicodal punto di vista energetico del 35%. Con la colla- entra così in un network di spedizioni che muove an-borazione di un’eccellenza del settore come ABACO che altre merci, determinando un maggiore accorpa-Solutions, Atlas Concorde ha sviluppato un proprio mento dei carichi, con relativa riduzione di combusti-sistema di facciate ventilate che consente isolamento bile e di emissioni in atmosfera.ottimale e protezione dai fenomeni atmosferici e dairumori quotidiani, offrendo contemporaneamente 116 Assopiastrelle, Rapporto Integrato dell’Industria Italiana delle Piastrelle di Ceramica, 2010. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 171
  • 162. Sul fronte dell’innovazione, nel periodo 2007-2011, il vero made in Italy - quello nato dalle maestranzel’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) ha pubblicato e dalle fabbriche italiane - e rispondere ai bisogni di1845 domande di brevetto europeo riconducibi- trasparenza del consumatore, oggi sempre più atten-li a tecnologie green nel settore ceramico117. L’Italia, to alle caratteristiche di eco-sostenibilità dei prodotti.con 77 brevetti presentati, detiene il 4,2% di queste L’industria ceramica italiana è, inoltre, la protagoni-richieste, posizionandosi alle spalle di Germania e sta del Festival della Green Economy di Distretto,Francia. Il Nord-Est guida la produzione brevettuale giunto quest’anno alla seconda edizione. L’eventoin Italia con una quota del 52,8%, grazie al significa- - che per il nostro Paese rappresenta la manifesta-tivo contributo dell’Emilia Romagna che, da sola, co- zione più significativa in tema di economia verde dipre il 32,7% delle domande di brevetto. La Lombardia distretto - è promosso da Confindustria Ceramica ee il Veneto - rispettivamente con il 22,7% e il 17,5% dagli otto Comuni del distretto ceramico emiliano,delle richieste – seguono la regione emiliana. Alle ri- con il patrocinio dell’Unione Europea e del Ministerochieste di brevetto hanno contribuito 47 imprese che, dell’Ambiente. L’obiettivo dell’iniziativa è fornire uncomplessivamente, ne detengono l’83,3%. Gli Enti di momento di riflessione sulle opportunità offerte dal-ricerca e le Università contribuiscono per il 7,1%. Le la green economy per il Distretto Ceramico Italiano,tecnologie brevettate rientrano nelle categorie: par- sia sotto l’aspetto più prettamente istituzionale cheticelle fotocatalitiche, materiali compositi, matrici ce- socio-economico. Le buone pratiche ambientali, op-ramiche, rivestimento ceramico, metodi di produzio- portunamente applicate alle economie di distretto,ne di piastrelle ceramiche, sanitari a basso consumo possono rappresentare, infatti, un valido strumentod’acqua, riciclo dell’acqua. di rilancio per le imprese, i territori e le aree più colpi-Il comparto è inoltre impegnato nel garantire la quali- te dalla crisi economica e dal recente sisma, con con-tà del prodotto, anche dal punto di vista ambientale, seguente beneficio per le comunità locali.con l’introduzione di un apposito marchio, il Ceramicsof Italy118, che si applica alle piastrelle prodotte inte-ramente in fabbriche italiane secondo determinaticriteri, fra cui la tutela e la salvaguardia della salu-brità nei posti di lavoro, la completa eliminazione diogni materiale che possa risultare tossico, la costanteattenzione al tema della responsabilità sociale di im-presa. Questa scelta ha un valore strategico: tutelare117 Elaborazioni Dintec - Consorzio per l’Innovazione Tecnologica- su dati dell’Osservatorio Unioncamere Brevetti Marchi e Design.118 Il marchio è stato introdotto da Confindustria Ceramica.172 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 163. 3.2.4 Automotive*Per contrastare gli effetti di una perdurante congiun- fronte: se nel 2009 le emissioni erano ancora pari atura negativa del settore dell’automotive, da più parti 136,3 grammi, dagli inizi del 2011 si è scesi sotto ilsi invoca, come uno dei rimedi, un cambio di para- limite europeo fissato per il 2015, fino a raggiungeredigma delle imprese che sia orientato allo sviluppo una media di 126,7 grammi a settembre 2012.di beni e tecnologie cosiddette “verdi”. Tecnologie e Le trasformazioni in atto non riguardano solo il latomodelli di auto che potrebbero (da qui a dieci anni) dell’offerta ma anche la domanda: una maggiore sen-cambiare i sistemi propulsivi, con ricadute nella pro- sibilità per le tecnologie verdi si fa strada anche tragettazione delle vetture e di alcuni sistemi (trazione, le scelte d’acquisto dei consumatori italiani. Lo dimo-raffreddamento, propulsione, stoccaggio, etc.). strano i dati relativi alla composizione del parco circo-Le case automobilistiche di tutto il mondo stanno lan- lante autovetture per alimentazione, in una prospet-ciando nuove proposte di autoveicoli elettrici o ibridi tiva di lungo termine. Dal 1990 ad oggi, i cambiamentie, in ogni caso, tutte sono impegnate nell’efficienta- più eclatanti sono quelli che riguardano l’aumentomento delle vetture. L’inversione di tendenza si è ma- quadruplicato dei motori a gasolio, ma anche la cre-nifestata in modo sorprendentemente rapido: segno scita quasi triplicata dei motori bifuel benzina/meta-che, a livello tecnico, l’evoluzione era attesa e i pro- no. Crescono anche le auto bifuel benzina/GPL, anchegettisti avevano già cominciato a lavorarci. Il cambia- se meno intensamente (poco più del 50%), mentre inmento in atto è quindi il frutto della convergenza fra diminuzione del 10% sono i veicoli a benzina119.quello che gli ingegneri auspicavano e la sostanziale Anche la filiera italiana si sta muovendo su questosterzata nell’atteggiamento del pubblico. L’obiettivo fronte, in particolare dallo scorso anno, come con-è avere automobili ugualmente sicure e confortevoli, fermano i dati, riferiti al 2011, dell’Osservatorio dellama con consumi inferiori, grazie a motorizzazioni più Filiera autoveicolare italiana (ed. 2012), ricerca realiz-contenute e più efficienti. Per capire più a fondo le ra-gioni di queste trasformazioni, bastano due dati: l’an- zata dalla Camera di commercio di Torino in collabo-damento del prezzo del carburante e le nuove norme razione con ANFIA e con la Camera di commercio diin tema di emissioni. A questo proposito, l’Unione Chieti120. Il 46% delle imprese piemontesi ed il 43% nelEuropea ha posto il limite a chilometro di 130 grammidi CO₂ per il 2015 e a 95 grammi per il 2020. I dati sul- 119 Fonte ACI. 120 L’indagine è basata: sui questionari compilati online diretta-la media delle emissioni delle nuove auto vendute in mente da un campione di 272 imprese della filiera automotive ita-Italia indicano che qualcosa già si è mosso su questo liana (di cui 146 con sede legale in Piemonte) fra il mese di aprile e l’inizio di maggio 2012; sull’analisi dei bilanci di 2.489 società di * Paragrafo realizzato con il contributo di ANFIA, Associazione capitali censite dall’Osservatorio, di cui sono stati stimati i ricaviNazionale Fra Industrie Automobilistiche 2011. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 173
  • 164. resto d’Italia ha promosso, di recente, progetti ed in- ce preferito rafforzare la propria posizione di leader-vestimenti in questo settore, in particolar modo nelle ship mondiale nel campo delle motorizzazioni pernuove motorizzazioni ibride o elettriche (il 15,4% del GPL‐metano e nel downsizing123 dei propulsori. Cosìcampione), nell’ideare e commercializzare compo- facendo, Fiat S.p.A. ha mantenuto il proprio posizio-nenti più efficienti (il 13% del campione) o materiali namento tra i leader di sostenibilità, come dimostratoalternativi. dai riconoscimenti ottenuti dalle principali agenzie diNegli ultimi anni le immatricolazioni di auto a combu- rating e organizzazioni internazionali. In particolare,stibile ecologico sono cresciute in modo esponenzia- per il quarto anno consecutivo, Fiat S.p.A. è stata con-le, tanto che la maggior parte dei modelli offerti dalle fermata nei Dow Jones Sustainability Indexes (DJSI)case automobilistiche, oltre che nelle tradizionali ali- World e Europe con un punteggio di 91/100124 rispet-mentazioni a benzina e gasolio, vengono offerte an- to a una media di 74/100 delle aziende del settoreche nelle versioni a GPL e a metano. Le ragioni di que- Automobiles analizzate da SAM, società specializzatasta crescita vanno ricercate nel forte risparmio (fino negli investimenti di sostenibilità.125 Fiat S.p.A. ha ot-al 60%) assicurato da questi carburanti verdi rispetto tenuto il massimo punteggio in quasi tutte le aree dialla benzina. La soluzione preferita dal mercato tra analisi della dimensione ambientale (strategia per lale due è senza dubbio il GPL, che vende 2,5 volte in lotta ai cambiamenti climatici e per la riduzione dellepiù rispetto alla soluzione a metano. Considerato che emissioni, politica e sistema di gestione ambienta-il prezzo dei due carburanti ecologici è attualmente le, gestione responsabile dei prodotti) e nella sezio-molto simile121, la preferenza del GPL si spiega con la ne sociale, per lo sviluppo e la gestione del capitaledisponibilità di un numero maggiore di impianti sul umano, la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro,territorio italiano: 3120, contro gli 920122 impianti a il coinvolgimento degli stakeholders e la filantropia.metano. La strategia seguita in questa fase di grandi Massimo riconoscimento anche per la gestione deicambiamenti dalla più importante casa automobili- rischi, la gestione dei marchi, il processo di innova-stica italiana, il Gruppo Fiat S.p.A., è una cartina al zione e la gestione della catena di fornitura. Questi ri-tornasole rispetto a quanto detto finora. Il Gruppo ha sultati testimoniano come il processo di integrazioneinfatti deciso di ritardare gli investimenti e le uscitecommerciali di vetture ibride o elettriche, nell’intento 123 Termine che indica la riduzione delle dimensioni.di diminuire i costi di investimento e i rischi affrontati, 124 In lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, pari a 94/100.a patto che ci si tenga aggiornati per recuperare in 125 Il DJSI World e il DJSI Europe sono i più prestigiosi indici bor-fretta il gap con gli altri Gruppi quando questo merca- sistici ai quali accedono solo le società giudicate migliori per lato diventerà profittevole. Il Gruppo torinese ha inve- gestione del proprio business secondo criteri di sostenibilità. Sono ammesse infatti solo quelle aziende leader sia dal punto di vista economico-finanziario sia da quello sociale e ambientale. Per121 Il costo attuale del metano è di 0,959 euro al litro, mentre quel- l’anno 2012/2013, per il settore Automobiles nel DJSI World sonolo del GPL è di 0,899 euro al litro. presenti, oltre a Fiat, BMW e Volkswagen, mentre nel Dow Jones122 Rilevazioni disponibili sul sito Fiat Europe sono state ammesse solo Fiat e BMW.174 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 165. tra Fiat e Chrysler abbia permesso di ampliare e con- tra i 10 Best Engines. Significativi progressi sono statisolidare ulteriormente l’attenzione verso i temi della ottenuti anche nella riduzione dell’impatto ambien-sostenibilità, facendo leva sui rispettivi punti di forza tale dei processi produttivi: rispetto al 2010, gli sta-e condividendo le migliori pratiche. Anche sul fronte bilimenti di carrozzeria e stampaggio di Fiat Groupdella riduzione dell’impatto ambientale dei veicoli, Automobiles e di Chrysler Group hanno ridotto delnel 2011 il marchio Fiat ha mantenuto, per il quinto 10% le emissioni di CO₂ e del 18,5% i consumi idricianno consecutivo, la propria leadership tra i principali per veicolo prodotto.brand automobilistici più venduti in Europa, grazie al L’alimentazione a metano è quanto caratterizza lapiù basso livello di emissioni medie di CO₂ delle pro- nuova Lancia Ypsilon TwinAir, che verrà lanciata sulprie auto: negli ultimi 5 anni Fiat Automobiles ha ri- mercato tra fine 2012 e inizi 2013, versione a gas na-dotto le proprie emissioni medie del 14%, portandosi turale della compatta citycar italiana, che abbina allada 137,3 a 118,2 g/km di CO₂, andando molto oltre ricercatezza degli interni e al comfort di bordo la pos-rispetto al target previsto dall’Unione Europea per il sibilità di viaggiare risparmiando, oltre ovviamente2015, fissato a 130 g/km. Così, per il quinto anno con- ad inquinare meno rispetto alle versioni a benzina esecutivo, il Gruppo mantiene il primato nella specia- diesel. Alla Lancia prosegue il lavoro di sviluppo conle classifica JATO, che misura il livello di emissioni di le consuete prove su strada della nuova autovettura.CO₂ medie per brand delle vetture vendute in Europa. Tra i modelli in prova ce n’è uno spinto dal propulsoreTutti questi risultati testimoniano l’impegno di Fiat bicilindrico di 900 cc di casa Fiat, lo stesso che ha de-nel campo della tutela ambientale, anche grazie allo buttato da poco sulla Fiat Panda a metano e che ero-sviluppo di soluzioni semplici e ingegnose come il ga una potenza massima di 80 cavalli. Il compatto duemotore TwinAir, propulsore turbo a benzina ecologi-co; l’uso di carburanti alternativi quali Metano/GPL; cilindri promette emissioni notevolmente contenutee, infine, lo sviluppo di tecnologie innovative quali in questa sua variante. Basti pensare che sulla Fiateco:Drive, l’applicativo che aiuta ad avere uno stile Panda assicura una riduzione delle emissioni di ossididi guida più responsabile ed eco-compatibile e che di azoto pari al 90% rispetto ai motori diesel, per arri-ha permesso ad una buona parte dei clienti che lo vare ad abbassare del 75% gli idrocarburi incombustiutilizzano assiduamente di ottenere risultati di emis- e del 23% la CO₂ rispetto ai propulsori a benzina disioni addirittura migliori rispetto ai valori di omologa- pari livello. La nuova arrivata in casa Lancia andrà adzione. In particolare, l’innovativo motore bicilindrico inserirsi in una gamma più ampia che, oltre a dei mo-TwinAir è stato nominato International Engine of the tori a benzina e diesel, presenta la variante YpsilonYear 2011 da una giuria internazionale composta da Ecochic, ovvero la Lancia Ypsilon a GPL, dotata del76 giornalisti ed esperti di settore e, per il secondo motore 1.2 Fire EVO II, già in regola con la normativaanno consecutivo, il Pentastar V-6, motore ad alta antinquinamento Euro 5 e capace di erogare una po-efficienza, è stato nominato da Ward’s Automotive tenza massima di 69 cavalli. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 175
  • 166. Riguardo alle motorizzazioni elettriche ed ibride, i vanno lette le misure incluse nel Decreto Sviluppo diveicoli elettrici circolanti sulle strade italiane rappre- quest’estate127: da un lato, il decreto sembra tende-sentano ancora un volume davvero limitato: si parla re la mano alla mobilità elettrica, spostando l’atten-dello 0,01% di immatricolazioni totali126. Nel nostro zione, per la prima volta, al tema della riconversionePaese, quindi, lo sviluppo di questo settore è solo dei motori tradizionali in motori a trazione elettrica.agli inizi. Per un suo decollo vero e proprio manca la Dall’altro lato, Il decreto spinge la mobilità elettricacosiddetta “scintilla”, ossia la riduzione dei costi, gli sia a livello di infrastrutture sia in termini di incentivi:incentivi, i bonus fiscali. Attualmente c’è solo una a partire dal giugno 2014, i comuni dovranno infattiproposta di legge, firmata da 80 parlamentari, per ri- adeguare i propri regolamenti per imporre l’instal-durre progressivamente l’iva sui veicoli elettrici, fino lazione di colonnine di ricarica per i veicoli elettricial suo azzeramento. Molte sono ancora le criticità da negli edifici di nuova costruzione, a uso diverso darisolvere: a partire dalla carenza di colonnine per la quello residenziale. Le strutture coinvolte sarannoricarica e di personale formato per la manutenzio- quelle con una superficie di almeno 500 metri quadri.ne dei veicoli, fino alla scarsa conoscenza di queste Si pensi quindi ad uffici, esercizi commerciali o strut-tecnologie da parte dell’utente. La direzione defi- ture industriali. I comuni della Penisola dovrebberonita dal Ministero dell’Ambiente ha fissato a una su aver già autonomamente portato avanti la causa: lacinque il contributo delle auto elettriche, nel totale prenotazione di automobili elettriche messe a dispo-delle vetture nostrane, entro il 2020. Raggiungere sizione dalle amministrazioni, riguarda 12 comuniquesto obiettivo, vorrebbe dire ottenere, per il 2020, italiani, per un totale di 618 vetture.128 Infine, chi èun risparmio di oltre 5 miliardi di litri di benzina e interessato ad acquistare un veicolo ecologico conquasi 6 milioni di tonnellate in meno di CO₂. Resta emissioni di CO₂ tra 50 e 120 g/km, a partire dal 2013da vedere se il sistema Paese sarà in grado di potrà contare su incentivi statali che variano da 2 aoffrire infrastrutture e incentivi tali da sostenere la 5 mila euro per il 2013-2014 e da 1.800 a 3.500 eurodomanda e favorire la riconversione industriale del per il 2015. Per i veicoli con emissioni comprese frasettore in direzione della sostenibilità. Quello delle 50 e 95 g/km di CO₂, almeno il 70% del fondo saràmotorizzazioni elettriche e ibride è un settore di destinato ad acquirenti di veicoli ad uso terzi o comesviluppo strategico in cui l’industria italiana, che per beni strumentali, percentuale che raggiunge il 100%un ritardo di visione complessiva è stata sorpassatanella corsa verso l’auto elettrica, potrebbe reinserirsi per i veicoli con emissioni comprese fra 96 e 120 g/sfruttando una lunga leadership nell’ideazione delle km di CO₂.piccole auto, oggi più che mai attuali perché adattealla città. Nell’intento di colmare queste lacune, 127 Approvato dal Senato e diventato automaticamente legge ve- nerdì 3 agosto. 128 Dato aggiornato allo scorso febbraio e relativo alle iniziative126 ANIAS, Secondo Rapporto sul noleggio veicoli, 2010 consorziate al circuito nazionale iniziativa Car Sharing.176 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 167. E a proposito di veicoli elettrici, Briò, dell’azienda de France, grazie al progetto Autolib, promosso dalfriulana Estrima, è la minicar più venduta in Italia nel Comune della capitale francese. Ispirato al fortunato2010 (oltre il 50 % del mercato). Tutti noi abbiamo esempio del noleggio delle biciclette, che nel giro disicuramente visto sfrecciare nelle strade della no- pochissimo tempo ha conquistato la città, il proget-stra città lo scooter a 4 ruote tutto italiano, provvisto to Autolib ha messo a regime 2.000 vetture elettri-di un tetto e due portiere che si possono smontare che made in Italy, a disposizione dei cittadini in ol-d’estate. Il veicolo elettrico è immatricolabile come tre 250 stazioni. Molteplici i vantaggi della BlueCar,un normale scooter, ma al suo interno, al posto del che può essere ricaricata in poche ore, grazie ad unamanubrio, ci sono pedali e volante, oltre a due posti presa di corrente, mentre l’autonomia di ogni ricari-comodi e tutte le dotazioni che si vorrebbero in una ca è pari a 250 km. È la Cecomp (Centro Esperienzeminicar, compresa l’autoradio. L’alimentazione elet- Costruzione Modelli e Prototipi), azienda alle portetrica avviene grazie a due motori brushless da 48 V di Torino, la produttrice di queste auto elettriche che,posizionati nelle ruote posteriori. con le batterie al litio prodotte dal francese Bolloré,La mobilità elettrica è arrivata anche in Vaticano gra- hanno invaso Parigi. Dal 1978 Cecomp si occupa dizie a Nwg, azienda pratese che ha messo a punto realizzare maquette e prototipi, ossia, in pratica, diNWG Zero, l’innovativa citycar a emissioni zero inte- tradurre in realtà i disegni di stilisti e progettisti. Perramente made in Italy, alimentata dalla sola elettricità la realizzazione delle innovative BlueCar l’aziendaimmagazzinata nella batteria. Piccola, agile ed ecolo- si è rivolta al gruppo Pininfarina, che le ha affittatogica, questa eco-car, uscita da poco sul mercato, van- un ramo d’azienda, tra cui lo stabilimento di Bairota un prezzo decisamente abbordabile per la sua ca- Canavese (Torino), i 57 dipendenti che vi lavorano etegoria e assicura costi di ricarica intorno ai due euro, le relative attrezzature. Le vetture made in Piemonte,mentre l’autonomia è di 140 km. Un suo esemplare è oltre a non emettere alcun gas dannoso per l’atmo-stato di recente donato alla Sede Apostolica per uso sfera e nessun odore, sono molto silenziose. Le lorodella sala stampa vaticana. Considerato che il ciclo di caratteristiche di eco-compatibilità non si limitanovita medio di un gruppo batterie Nwg varia dai 1200 alla sola propulsione: sulla Bluecar è presente ancheai 2000 cicli, la media dei chilometri che la NWG può una serie di cellule fotovoltaiche collocate sul tettopercorrere prima di cambiare totalmente la batteria che servono ad alimentare le utenze ausiliarie, men-oscilla tra i 190 e i 220mila chilometri, ossia le stesse tre gli interni sono realizzati con materiali naturaliprestazioni del GPL, quanto a chilometraggio. Certo, (per esempio, il simil-cuoio di origine vegetale) chela macchina a gas consente di fare viaggi ad ampio impattano in maniera contenuta sull›ambiente inraggio senza il problema della ricarica, ma la NWG si fase di realizzazione e permettono un elevato gradorivela migliore quanto a rispetto dell’ambiente. di riciclabilità.La mobilità elettrica made in Italy oltrepassa anche Come già accennato all’inizio di questo testo, le autole Alpi e arriva a Parigi e in altri 40 comuni dell’Île di nuova immatricolazione rispettano già le normati- GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 177
  • 168. ve europee sempre più stringenti in tema di emissio- d’immissione del carburante originale del veicoloni, ma i long term target previsti dall’Unione europea ad alimentare il motore, senza che questo rechi al-saranno ancora più sfidanti. Interessanti sono quindi cun problema, nella fase di installazione, nella resale proposte di aziende che offrono soluzioni innovati- termodinamica e nei consumi successivi. Newgas ève per la trasformazione in ibride di auto già in com- compatibile anche con i motori diesel, in cui, finora, imercio, rendendo così maggiormente eco-compatibi- tentativi di conversione a GPL erano generati dall’in-le un veicolo, semplicemente agendo in aftermarket, nesco della combustione direttamente dal gasolio.evitando la spesa per l’acquisto di un modello ibrido Brum ha sperimentato l’uso allo stato liquido misce-nuovo e contribuendo a rendere più pulito il parco lato con il gasolio. Questa miscela, alla temperaturaauto circolante. È quanto permettono di fare le due giusta, genera la combustione. Risultato: non si alter-nuove tecnologie messe a punto da Landi Renzo per nano le funzionalità elettroniche e meccaniche della mobilità ecologica. Con il Sistema Ibrido Elettrico motore che non deve cambiare il circuito di iniezione,Retrofit è ormai possibile trasformare normali auto se ne migliora il rendimento con consumi in calo econ motore endotermico in moderne ed efficienti potenza in crescita, si abbassano le emissioni di gasauto Ibride. La tecnologia Dual Fuel si applica, invece, inquinanti a costi inferiori. Passare dalla benzina adalle auto diesel. Grazie alla miscelazione di gasolio e un sistema di alimentazione ibrida è anche l’offertametano, i veicoli pre-Euro 5 senza filtro antipartico- di un kit ecologico che sta per essere messo in com-lato che ora subiscono limitazioni al traffico, posso- mercio da una neonata società: la Electric &Hibrid-no tornare a circolare. L’applicazione di Dual Fuel su Drive Company, in sintesi E-Co, formata dall’unioneauto, autobus e mezzi commerciali assicura una ridu- del Politecnico di Milano con la Ireth e la Mecapromzione delle emissioni di PM10 e CO₂, oltre che una Technologies. L’azienda avrà la sua sede in Valle d’A-riduzione dei costi di rifornimento. In più, l’auto può osta e impegnerà i tre soci fondatori nella ricerca ditornare al funzionamento diesel in qualsiasi momen- soluzioni in ambito meccatronico, per la progettazio-to. Anche il secondo brevetto della giovane start up ne e lancio sul mercato di sistemi propulsivi attentiBrum va in questa direzione, andando incontro a chi all’ambiente. Infine, c’è chi per rendere utilizzabili vei-vuole convertire a GPL l’alimentazione di un motore coli di età superiore ai 15-20 anni, attualmente equi-a benzina. Oggi è già possibile farlo, installando un paggiati con motori Euro 0-1-2, promuove un “riusosecondo canale di immissione a costi elevati. Grazie di lusso”, in cui si coniugano perfettamente il rispar-a Newgas tutto diventa più facile e meno costoso, mio di materiali e l’applicazione di nuove tecnologie.grazie ad un sistema che prevede solo l’inserimento È quanto avviene con il nuovo progetto della Faam didel GPL e la sua trasformazione in un combustibile Monterubbiano, leader europeo nella costruzione disimile a benzina o diesel. Nonostante il GPL produca batterie al litio di nuova generazione e veicoli elettri-più calore degli altri carburanti, Brum riesce ad alter- ci. In collaborazione con Magneti Marelli, Pininfarinanare il volume specifico, in modo che sia l’impianto e Gruppo Torinese Trasporti, l’azienda ha lanciato il178 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 169. nuovo progetto Hybus - Revamping Concept, attra- con motori ecologici.131 Si tratta di piani di rinnovo,verso cui è possibile rigenerare vecchi autobus in vei- non di acquisti immediati, che però danno un’indica-coli con trazione ibrida seriale, operando un restyling zione di come si sta muovendo il mondo del business.delle parti di carrozzeria esterna e interna e ripristino Il 55% dei gestori delle flotte ha intenzione di prestaredelle parti funzionali danneggiate. attenzione alle emissioni del suo parco, cercando diPer quanto riguarda le flotte aziendali ecocompati- ridurre la CO₂. Il 22% è orientato a prendere vetturebili, i numeri non sono ancora granché significativi: di più piccole, il 19% manifesta il desiderio di sposarefatto le green car in flotta che oggi circolano su strada l’auto elettrica. Infine, metano e GPL raccolgono ilsono appena il 4,25% del totale. La parte del leone 15%, a testa, delle preferenze.132 In questo scenario dila fa il metano (2,4%), seguito da GPL (1,0%), ibride aziende attente alla green economy, se ne distingue(0,6%) ed elettriche (0,1%). Le politiche green adotta- una fra tutte: Poste Italiane, con una lunga storia dite dalle aziende italiane mostrano grande sensibilità innovazione alle spalle. Il gruppo ha avviato le primeverso gli standard più avanzati di eco-sostenibilità: sperimentazioni sui veicoli elettrici nel 1980 e ogginel 2011, il 70% dell’immatricolato per le flotte era è in prima fila nella ricerca di eco-sostenibilità: congià Euro 5129. Il motivo dell’accresciuta sensibilità am- più di 1.500 mezzi, infatti, vanta la più grande flottabientale nel mondo del business è semplice: in me- postale a metano d’Europa. L’ultima novità è l’inseri-dia, un’auto aziendale immatricolata nel 2010 ha ge- mento di uno specifico quadriciclo elettrico per la di-nerato un risparmio di 162 euro rispetto a un modello stribuzione della posta in ambito cittadino, che sosti-inserito in flotta nel 2008. Su un parco di 300 auto, tuirà progressivamente gli altri mezzi a motore finoraquesta riduzione dei consumi, con i prezzi attuali del utilizzati. Entro la fine del 2012 questi veicoli sarannocarburante, rappresenta un potenziale risparmio di più di mille e copriranno le esigenze di distribuzioneoltre 160 mila euro per i prossimi tre anni.130 Spinte postale dei centri storici e delle zone a traffico limita-quindi dalla necessità di contenere i costi e dal diktat to. Passi avanti anche per quanto riguarda le modalitàdi riduzione delle emissioni di CO₂ stabilito dall’Ue, le di approvvigionamento dei veicoli: autovetture e fur-aziende italiane hanno sposato la linea della sosteni- goni della flotta operativa sono rinnovati ogni quattrobilità: oggi oltre l’80% delle imprese monitora rispar- anni con contratti di nolo a lungo termine, che con-mi ed emissioni di anidride carbonica, mentre il 27% sentono di utilizzare veicoli “giovani”.del totale ha in programma di rinnovare il parco auto L’attivismo delle imprese italiane prosegue nell’ide- are e commercializzare componenti più efficienti o materiali alternativi. Uno tra i filoni più battuti è sicuramente quello delle batterie. A rappresentare129 Ibidem.130 Fonte Ge Capital, uno dei maggiori istituti finanziari in Europa 131 È quanto emerge da un sondaggio del Centro studi auto azien-attivo nella gestione delle flotte aziendali e nel mercato del noleg- dali su un campione di 200 imprese.gio a lungo termine. 132 Ibidem. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 179
  • 170. l’Italia nell’emergente mercato delle batterie al sale stato di carica della batteria, funzioni di carica e sca-per trazione elettrica c’è l’azienda vicentina FIAMM. rica. Se, poi, questo è dotato di una scheda Gsm, agliForte della sua esperienza pluridecennale, l’azienda operatori è possibile monitorare e gestire le batteriedi Montecchio Maggiore ha realizzato le innovative anche in remoto via internet, come avviene per unabatterie SoNick, utilizzando materiali a basso costo flotta di bus elettrici di Lione, le cui batterie al salecome il nichel di facile reperibilità e il sale da cucina, sono controllate in tempo reale da Altra Spa (societànote anche con l’appellativo di Z.E.B.R.A. (acronimo del gruppo Iveco) a Genova. Fiamm fornisce inoltre ledi Zero Emission Battery Research Activities). Si tratta batterie SoNick per la gamma di furgoni Iveco Dailydi una tecnologia che presenta notevoli vantaggi in Elettrici che, a soli due mesi dal lancio, hanno ottenu-termini ecologici (risparmio energetico, riciclabilità al to in Germania lo European Award for Sustainability100%) e di efficienza (massima resistenza agli sbalzi in Transport. La tecnologia delle batterie al sale ètermici, alto numero di cicli, nessuna manutenzione, particolarmente adatta alle flotte perché consentemassima sicurezza, una lunga durata e una consisten- un’autonomia maggiore a parità di pesi e ingombri,te riduzione dei costi di gestione), tanto da essere adattandosi perfettamente alle più comuni missioniritenuta la soluzione migliore per quei settori in cui in ambito urbano, come la distribuzione porta a portai tradizionali accumulatori al piombo non risultano e il trasporto urbano di persone. A partire dalla se-adeguati. Quando il pedale dell’acceleratore viene ri- conda metà del 2013, FIAMM consoliderà la proprialasciato, il motore elettrico lavora come un generato- presenza sul mercato con diversi modelli marchiatire andando a “stoccare” l’energia nelle batterie; alla Renault e Nissan, equipaggiati con batterie FIAMMpressione del pedale del freno, l’effetto rigenerativo Stop&Start. Il funzionamento di queste batterie alviene ulteriormente aumentato. Il mercato delle bat- sale si avvale della tecnologia AFB (Advanced Floodedterie al sale per trazione elettrica si sta sviluppando: Battery), caratterizzata da una resistenza al ciclaggiogli accumulatori FIAMM sono già utilizzati sugli auto- due volte maggiore se confrontata con una batteriabus elettrici in servizio in diverse capitali europee e tradizionale: in coda oppure ai semafori, queste bat-metropoli statunitensi, mentre cresce anche la richie- terie forniscono energia a tutti i componenti elettricista dal settore auto. Inoltre, a breve, l’azienda france- quando il motore è spento ed assicurano in modo af-se Brandt Motors equipaggerà 6 mila veicoli elettrici, fidabile l’avviamento della vettura appena si innestadestinati alle municipalizzate francesi per la raccolta la frizione. FIAMM ha inoltre rafforzato il suo sodali-di rifiuti urbani, con le batterie FIAMM Sonick. Pur es- zio con Ducati: in occasione del World Ducati Week, ilsendo strutturalmente semplici, questi accumulatori più importante appuntamento per i ducatisti di tuttosono prodotti di alta tecnologia capaci di prestazio- il mondo, l’azienda ha presentato la nuova serie dini molto elevate, infatti necessitano di un “cervello batterie moto marchiate Ducati. La nuova gammaelettronico”, il Bmi (Battery Management Interface) propone due diverse tecnologie: la FB Technology,che gestisce tutti i processi: controllo temperatura, dedicate al mondo degli scooter e del turismo legge-180 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 171. ro, e la AGM Technology133, dedicata a mezzi più per- da microcar/citycar, pur rispettando il vincolo dei 350formanti e moderni. kg di peso (contro i 700 di una smart). Perfetta perDai dispositivi elettrici alla meccanica più classica: l’uso cittadino grazie alle dimensioni ridotte, la nuovala ricerca di materiali più ecologici riguarda tutte le vettura gonfiabile italiana potrà essere spinta da uncomponenti dell’auto, dai rivestimenti alla mescola motore tradizionale termico diesel, da un’unità ibridada battistrada, fino ai materiali compositi per le so- o da una motorizzazione elettrica. Anche dal punto dispensioni. E se parliamo di rivestimento non si può vista dello stile attrae, grazie al design accattivante enon parlare di Blow Car, microcar gonfiabile desti- la possibilità di cambiare vestito, secondo la “logicanata a diventare realtà a fine 2012. Ideata prenden- dello Swatch”.do spunto dalla tecnologia aerospaziale Inflatable Se invece parliamo di mescola da battistrada non puòSystems, la Blow Car sarà caratterizzata da degli ele- non venirci in mente l’innovativa tecnologia Greenmenti gonfiabili simili a quelli utilizzati per realizza- performance di Pirelli, dove la mescola battistrada ère i grandi airbag delle sonde spaziali o degli scivoli stata rinforzata con ingredienti specifici che aumenta-d’emergenza sugli aeroplani. La gomma utilizzata per no la resa chilometrica senza sacrificare la tenuta. Leil rivestimento è totalmente riciclabile. Il debutto uf- gomme “verdi” sono capaci di ridurre la resistenza alficiale dell’innovativa microcar “made in Abruzzo” è rotolamento del pneumatico. Il vantaggio, oltre cheavvenuto al Motor Show di Bologna 2011, con l’espo- ambientale, è anche economico: i pneumatici sonosizione di due prototipi. La realizzazione del proget- responsabili di circa il 20% dei consumi di un’automo-to di Dario Di Camillo è frutto della società Blowcar, bile. Quindi, se si riesce a ridurre il rotolamento, si ot-su iniziativa della Fondazione Pescarabruzzo, della tiene una riduzione dei consumi di carburante. PirelliConcept Inn, della Domal Company e della Proma. Il ha, inoltre, eliminato gli olii altamente aromatici sinprogetto marcia spedito e presso la sede abruzzese dal 2008, ed ha sostituito il carbon black con la menodell’azienda sono già state allestite gran parte delle impattante silice, nella funzione di collante all’internocomponenti meccaniche, mentre in Piemonte, gra- della mescola. Secondo quest’ottica nel 2011 Pirellizie alla collaborazione di locali disponibilità di mae- ha lanciato il Cinturato P1, espandendo alle city-carstranze specializzate in questo settore, è in corso di la gamma della famiglia Cinturato Pirelli, inauguratarealizzazione tutto il necessario alla messa a punto tre anni fa con il Cinturato P4 e P6, e successivamentedella originale scocca. Grazie al minor peso dovuto arricchita dal Cinturato P7 per le vetture di media ci-alla struttura gonfiabile, la Blow Car sarà la sola, ri-spetto alle sue concorrenti, a poter offrire una mag- lindrata. Anche l’ultimo nato della famiglia Cinturatogiore abitabilità e quindi dimensioni più da auto che è stato sviluppato nel centro di Ricerca e Sviluppo di Milano, cuore pulsante della tecnologia Pirelli dove vengono studiati anche i pneumatici da competizio-133 Le batterie AGM (Absorbent Glass Material) funzionano a cir-cuito chiuso e sono autosufficienti, senza alcuna emissione di gas ne per la Formula 1. Cinturato P1 è stato progettatoall’esterno e senza consumo di acqua. per rispondere pienamente alle normative europee GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 181
  • 172. in tema di etichettatura che entreranno in vigore nel e di integrare queste informazioni incrociandole con2012. Sin dai primi test ufficiali l’ultimo nato Pirelli le condizioni del fondo stradale, ottenendo beneficisi è imposto su tutti i concorrenti, quanto a rispar- nella sicurezza e in fatto di riduzione dei consumi. Ilmio carburante e riduzione delle emissione acusti- pneumatico “intelligente” Cyber tyre sarà disponibileche, due parametri fondamentali per assicurare un per la vendita entro il 2012. Ma l’innovazione ecologi-alto “grading ambientale”. Rispetto al prodotto pre- ca messa in campo dal gruppo non si limita ai prodot-cedente, grazie alla scelta di soluzioni tecnologiche ti: In seguito all’accordo volontario siglato con il mini-innovative, Cinturato P1 presenta un peso inferiore stero dell’Ambiente a gennaio 2012, in occasione deldel 15% e consente quindi una riduzione della resi- “Sustainability day”, il gruppo ha adottato un pianostenza al rotolamento fino al 25%, garantendo così di sostenibilità che lo impegna a sperimentare pro-una riduzione di consumi ed emissioni inquinanti fino cessi produttivi sempre più efficienti. Così, nel 2011al 5%. Un esempio: percorrere con il Cinturato P1 la gli stabilimenti del gruppo hanno consumato il 6% ditratta Milano-Roma significa risparmiare circa 2 litri energia e il 20% di acqua in meno rispetto al 2010,di carburante. Nel 2012 Pirelli ha presentato il nuo- con una minore emissione specifica di CO₂ (dell’1%vo Cinturato P7 Blue, il primo pneumatico in assolu- sul 2010 e di oltre il 5% sul 2009).to contrassegnato dalla “AA” dell’etichetta europea. In tema di materiali compositi per le sospensioni inDestinato alle vetture di medio-alta cilindrata, è già grado di ridurre il peso e i consumi dei veicoli, è inve-disponibile sul mercato e si affianca al Cinturato P7, la ce intervenuta la Sogefi, società di componentisticaprima gomma ecologica ad alte prestazioni presentata per autoveicoli del gruppo CIR. FRP Coil Springs sononel 2009, di cui rappresenta un’evoluzione. Cinturato delle molle elicoidali in fibra di vetro e resina epossi-P7 Blue ha spazi di frenata ridotti, bassa resistenza dica, con un peso tra il 40 e il 70% inferiore rispettoal rotolamento ed è in grado di migliorare la frenata alle tradizionali molle in acciaio, applicabili su auto esul bagnato fino a 2,6 metri rispetto a pneumatici di veicoli commerciali leggeri, che consentono di ridurrecategoria “B”, e di abbassare la rolling resistance del il peso delle vetture di 4-6 kilogrammi, con benefici in23% rispetto ad uno pneumatico di classe “C”. Tale termini anche di minori consumi (fino a 0,5 g per vei-risultato comporta benefici in termini di consumo di colo). Grazie a tutti questi vantaggi, le rivoluzionariecarburante fino al 5,1% e risparmi fino a oltre 90 euro molle sono state adattate alle richieste di Audi e fa-l’anno. E per i pneumatici destinati all’autotrasporto, ranno il loro debutto su un nuovo veicolo del colossoPirelli ha pensato a soluzioni innovative, come il servi- automobilistico tedesco. All’innovazione di prodottozio Novateck, che consente di sostituire la sola fascia l’azienda affianca anche un significativo miglioramen-battistrada usurata con un conseguente risparmio di to dell’impatto ambientale del processo di produzio-materie prime e di energia. In più, da anni l’azienda è ne rispetto a quello tradizionale: la realizzazione delleattiva nello studio di sensori capaci di monitorare la nuove molle richiede un utilizzo di energia tra le tre epressione e la temperatura interna del pneumatico, le cinque volte inferiore e consente di ridurre le emis-182 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 173. sioni di anidride carbonica. Il nuovo processo, inoltre, teria può essere ricaricata più volte. Inoltre, i nuoviavviene molto più rapidamente e con una minore materiali sono abbondanti in natura e godono di unaproduzione di rifiuti, peraltro interamente riciclabili. maggiore stabilità termica rispetto a quelli utilizzatiL’applicazione delle nanotecnologie rappresenta uno nelle comuni batterie agli ioni di litio. Tuttavia, le nuo-dei filoni di ricerca più interessanti nel segmento del- ve batterie al litio-zolfo non sono ancora state inseritela componentistica per auto. Al riguardo, esistono sia in un processo di industrializzazione. In un’ottica diprospettive a breve-medio termine, sia a lungo ter- lungo termine, invece, l’applicazione delle nanotec-mine. Nel primo caso, le rivoluzioni più importanti nologie al settore, va in direzione dell’elaborazione disaranno inerenti l’ambito delle batterie: molto deve dispositivi per auto, noti come ultra-capacitori, cheessere ancora fatto per renderle capaci di immagazzi- possano rilasciare elevati quantitativi di energia innare quantitativi sempre più alti di energia, perché di- pochi secondi, per esempio in fase di accelerazione,ventino più leggere, poco ingombranti, economiche, il che non è possibile con una semplice batteria. Sonovelocemente ricaricabili e in grado di sostenere mi- tutte sfide notevoli su cui si stanno facendo grandigliaia di cicli di carica e scarica senza perdere drasti- passi verso la loro soluzione.camente in capacità. È grazie alle nanotecnologie, ad Quello della componentistica e la ricerca di materialiesempio, che in Italia sono state messe a punto delle alternativi, è il segmento in cui il Piemonte vanta unanuove batterie al litio-zolfo, cinque volte più poten- specializzazione, con il 26% del campione regionaleti di quelle attualmente sul mercato. Le pile, stando impegnato su questo fronte, contro il 13% del restoa quanto ipotizzato dal professor Bruno Scrosati, d’Italia. In Piemonte i progetti di ricerca, sviluppo eresponsabile del progetto e ricercatore presso il innovazione nel campo delle tecnologie verdi sonoDipartimento di Chimica dell’Università di Roma, po- spesso promossi sotto impulso dei clienti tradizionalitranno trovare impiego nelle auto elettriche a lunga (per il 70% del campione), mentre nel resto d’Italiapercorrenza e nei computer portatili. Le nuove batte- il green tech è vissuto maggiormente come una levarie possono raggiungere un’energia di 1.200 wattora per intercettare nuovi clienti, soprattutto all’estero.135per chilogrammo, finora mai raggiunta con batterie Non a caso, il bando regionale dedicato ad aziendeconvenzionali. Le nuove pile, più sicure rispetto al con produzione in Piemonte, ha ottenuto una granderischio di infiammabilità ed esplosione, funzionanoconvertendo il solfuro di litio in zolfo e rilasciando liquido contenente ioni di litio, racchiuso in una membrana diioni di litio134. Poiché il processo é reversibile, la bat- gel-polimero. 135 Fonte: Osservatorio della filiera auto veicolare italiana - Ed. 2012. L’indagine è basata: sui questionari compilati online diret-134 Le batterie sono state ottenute utilizzando un materiale nano- tamente da un campione di 272 imprese della filiera automotivestrutturato, costituito da particelle di stagno delle dimensioni di italiana (di cui 146 con sede legale in Piemonte) fra il mese di apri-millesimi di millimetro racchiuse in una matrice di carbone. Le le e l’inizio di maggio 2012; sull’analisi dei bilanci di 2.489 societàbatterie sono inoltre composte da un catodo a base di un com- di capitali censite dall’Osservatorio, di cui sono stati stimati i ricaviposito solfuro di litio-carbone e da un elettrolita formato da un 2011 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 183
  • 174. partecipazione: 40 grandi imprese, 130 Pmi, 28 dipar- nuova e reale immagine di tecnologia pulita. Per il fu-timenti universitari e 5 centri di ricerca. Nove sono turo, il centro di ingegneria GM di Torino concentrai progetti presentati, per il finanziamento dei quali la propria attenzione nello sviluppo di tecnologie persi prevede un investimento di 145 milioni136. Iveco, il trattamento degli NOx nei gas di scarico, di sistemiCentro Ricerche Fiat, Pininfarina e General Motors di alimentazione ad elevate capacità grazie ad unaPowertrain sono alcuni dei “big” che fanno da ca- pressione di iniezione più elevata, di sistemi di con-pofila ad altrettante idee progettuali, in cui si spazia trollo più reattivi, sistemi EGR con capacità di flussoda veicoli ad elevata efficienza a motorizzazioni die- più elevata e migliorata gestione della temperatura.sel di nuova generazione, dallo sviluppo di materiali Ma non finisce qui. L’efficienza non riguarda solo lopolimerici e al litio, a nuovi powertrain a biometano, svolgimento dei programmi di sviluppo ma tocca unfino all’utilizzo delle più avanzate tecnologie per rea- aspetto importante per quanto riguarda il risparmiolizzare telai ultraleggeri, adattabili a veicoli di diversa energetico. Il 21 marzo 2011 è iniziato il conteggiotipologia. Blue Engineering, nove milioni di ricavi e dell’energia prodotta presso le sale prova motore delun centinaio di addetti, si distingue tra tutte le pmi Centro. Infatti, queste strutture sperimentali moltopartecipanti, data la sua partecipazione in ben cin- avanzate permettono la trasformazione dell’energiaque dei nove progetti presentati (tutti legati all’effi- prodotta dal motore in energia elettrica da riversarecienza energetica e alla creazione di nuovi materiali). in rete. In dodici mesi i kilowattora sono stati 300.000.Tra i “big”, Il Centro di ingegneria General Motors Questo permette ad esempio ai mezzi di calcolo deldi Torino, responsabile del settore diesel per GM, centro di essere alimentati direttamente con l’energiaha all’attivo numerosi programmi globali. L’ultimo in prodotta nelle sale prova.ordine di tempo è il nuovissimo motore di cilindrata In Piemonte, i segnali di dinamismo delle imprese2.5/2.8 appena lanciato sul mercato asiatico, all’avan- per lo sviluppo di innovazione, non riguardano sologuardia in un segmento – quello dei pick up truck – il campo della componentistica, ma anche lo svilup-davvero importante per il settore. Nell’ultima deca- po delle motorizzazioni elettriche, come dimostrato,de, i motori diesel hanno visto notevolissimi progressi ad esempio, da Amifevs. Rete d’impresa costituita dain termini di nuova tecnologia. L’implementazione dei sei aziende: Polimodel, Modarte, Ifevs, Istituto Ipm,sistemi common rail e l’introduzione della combu- Rossovivodesign, Integrare e Bitron (il maggior pro-stione “closed loop” hanno portato a livelli di efficien- duttore mondiale di contatori elettrici intelligenti).za, rumorosità e pulizia di funzionamento impossibili Questi piccoli imprenditori torinesi si sono uniti pernegli anni passati. Inoltre le applicazioni di sistemi investire in un progetto che ambisce alla realizzazionedi filtraggio del particolato hanno azzerato questo della smart city del futuro. Il prototipo è già pronto:problema contribuendo a dare ai motori diesel una Torino (significativo il nome scelto) è un’auto elettrica concepita per la mobilità urbana, con un’autonomia136 Con una richiesta di finanziamento pubblico di 74 milioni. di 150 chilometri. Si tratta di una tre posti superleg-184 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 175. gera che pesa solo 640 chili, pensata per la circolazio- so l’utilizzo di un sistema chiamato Kers (acronimo dine di persone, ma anche come veicolo commerciale Kinetìc Energy Recovery System). L’energia cinetica èe professionale. Il prototipo entrerà in produzione quell’energia che possiede un corpo quando si trovatra il 2013 e il 2015 e Il suo costo si aggirerà intorno in movimento. Dissipata durante la fase di decelera-ai 15mila euro. La sua leggerezza rende possibile la zione, quest’energia produce calore. È qui che inter-mobilità grazie al ricorso ad una batteria a litio-ioni viene il hy-Kers, il nuovo propulsore ibrido che tagliadi 11 kw (che consuma 70 Wh al chilometro) e al tet- il 35% delle emissioni. Grazie a questo dispositivoto fotovoltaico realizzato con sottosistemi elettronici innovativo, infatti, è possibile recuperare una parteBitron e St Microelettronics e celle solari ad alta effi- di energia cinetica sotto forma di energia meccanicacienza che assicurano un’autonomia aggiuntiva di 20 o elettrica. Quando il pilota frena, il motore quindichilometri. La rete oggi sta lavorando a un ulteriore ricarica la batteria sfruttando l’energia cinetica accu-progetto ambizioso: dimostrare che la mobilità elet- mulata dal veicolo in movimento. Le riserve di kWatttrica è possibile e vantaggiosa anche sulle medie di- sono Immagazzinate in una batteria la litio. L’energiastanze. Le aziende coinvolte stanno attrezzando tutti i recuperata viene utilizzata per raggiungere un piccoloro stabilimenti disseminati tra le province di Torino di potenza massima in determinate situazioni di gara.e Cuneo, per creare un asse attrezzato di stazioni di L’ecologia quindi sembrerebbe c’entrare poco, se siricarica veloce sull’autostrada da Torino a Savona considera che l’energia recuperata ha solo la finalitàlungo le maggiori arterie. L’altra regione italiana che di rendere più veloce una vettura di Formula Uno.vanta un tessuto imprenditoriale dinamico e di alta Tuttavia, bisogna pensare ai benefici che questa inno-qualità nel campo della componentistica per auto è vazione può avere in termini di risparmio energeticosicuramente l’Emilia Romagna: qui sono circa 50 le su un’auto di serie, dove può essere utilizzata sia perPmi italiane che si occupano di mobilità elettrica, la trazione sia per alimentare l’elettronica di bordo.fattesi notare in questi anni per qualità, ricerca tec- E il riutilizzo della potenza generata dalle auto in fre-nologica all’avanguardia e riconoscimento internazio- nata è anche l’obbiettivo perseguito da Undergroundnale. Non a caso la cosiddetta Motor Valley emiliana Power, altra start up italiana che mira a recuperareè culla di marchi storici come Ferrari e Ducati, che questa energia altrimenti sprecata, per rimetterla inoggi rappresentano il simbolo della nuova rivoluzio- circolazione nella rete elettrica. Se si considera chene motoristica che cambierà il modo di pensare la presso un qualsiasi incrocio in Italia transitano, in me-mobilità. A tal proposito, anche un colosso come la dia, 10 mila vetture al giorno, e che ognuna di questeFerrari ha trovato doveroso misurarsi con la grande frena, circa 20 wh di energia vengono rilasciate in at-sfida ambientale, per sviluppare tecnologie innovati- mosfera. Apparentemente poca cosa, ma nel giro di unve in grado di tracciare il futuro dell’auto di serie. La anno si parla di 100 milakWh, ossia un quantitativo diparola chiave è, in questo caso, recupero. In Formula elettricità sufficiente a soddisfare il fabbisogno ener-Uno il recupero dell’energia cinetica avviene attraver- getico di 40 nuclei famigliari. Ed è qui che intervengo- GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 185
  • 176. no gli innovativi power bumps: piccoli dossi stradali a parità di prestazioni auto, il 25% in meno di emis-realizzati con gomma riciclata da pneumatici esausti, sioni di anidride carbonica, oltre che la minore usurada installare nei punti in cui il traffico rallenta, dotati di valvole, cilindri, testata e sistema di raffreddamen-di un meccanismo che converte l’energia cinetica delle to. Per ora Brum è in trattativa con due aziende pervetture in elettricità. Gli impianti sono modulari e per- l’industrializzazione di due brevetti: la Brovedani, conmettono di coprire una lunghezza di 5,10,15 metri o un giro d’affari di 70 milioni, grazie alla realizzazionepiù. Un impianto da 10 metri costa 75mila euro, chiavi di componenti meccaniche in tutto il mondo; e Zavoli,in mano, e renderebbe 15 mila euro l’anno se installa- società di Cesena che progetta e vende componentito in prossimità di un incrocio. e impianti di conversione a gas metano e GPL, con unRecuperare l’energia, questa volta non cinetica, ma fatturato di 11 milioni di euro.quella utilizzata dal motore a combustione che viene Sul fronte dell’innovazione, nel periodo 2007-2011,eliminata per un 60% nell’atmosfera, sottoforma di ca- l’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) ha pubblicatolore e gas di scarico inquinanti, è quanto si prefigge 9.373 domande di brevetto europeo riconducibili adi fare Brum, giovane start up che conta già 15 bre- tecnologie green nel settore automotive137. L’Italia de-vetti, basati tutti su motori per automobili in grado di tiene il 5,4% di queste richieste138. Dall’analisi delle do-recuperare il calore sprecato. Acqua Power è la prima mande di brevetto green italiane (in tutto 505) emergetecnologia messa a punto dalla start up, con cui si ri- che il Nord-Est guida la produzione brevettuale in Italiaesce a convertire in lavoro parte dell’energia disper- con una quota del 53,8%, con il significativo contribu-sa, senza dover sostituire il motore a combustione. Il to della Lombardia (27,9%) e del Piemonte (26,5%). A seguire il Veneto e l’Emilia Romagna - rispettivamentecalore viene recuperato tramite l’utilizzo di acqua e con il 14,7% e il 12,3% delle richieste. Alle domandegas refrigeranti. Il liquido sottoposto al riscaldamento di brevetto hanno contribuito 176 imprese che, com-provocato dal normale funzionamento del motore a plessivamente, ne detengono l’85,5%. Gli Enti di ricer-combustione, pratica un’espansione del suo volume, ca e le Università contribuiscono per l’1,1% – pari a 3esattamente come accadeva in tutti i motori a vapore soggetti richiedenti distinti – distanziati dalle personecostruiti nella storia. Sommando il rendimento del- fisiche con una quota del 12,7% Fra le domande di bre-la macchina a combustione interna con quello della vetto che sono cointestate a più richiedenti, si rileva lamacchina a vapore, si ottiene una macchina termica collaborazione con 7 soggetti stranieri. Le tecnologieperfetta. Il motore può funzionare anche direttamente brevettate riguardano le categorie: propulsione ibridaa vapore: si riesce, infatti, a generare un sottociclo di per automezzi, funzione “start” per autoveicoli, tratta-funzionamento contemporaneo a quello della macchi- mento dei gas di scarico.na a combustione. Il prototipo vero è stato realizzatosu una Fiat Punto serie 176 e poi su una Grande Punto 137 Elaborazioni Dintec - Consorzio per l’Innovazione Tecnologicaserie 199, entrambi con motori a benzina 1200 cc. Il - su dati dell’Osservatorio Unioncamere Brevetti Marchi e Designrisultato è stato una diminuzione dei consumi del 20% 138 Ibidem186 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 177. 3.2.5 ConciarioConceria e ambiente: un tempo concetti opposti, oggi tà, quali la messa a punto di processi efficienti e la se-scelta di impegno. La conceria italiana è un settore lezione/acquisto di macchinari ad elevata efficienza,virtuoso, che, sotto la spinta originaria di vincoli nor- monitorati da precise contabilizzazioni dei consumi.mativi molto severi, ha effettuato investimenti im- Ad esempio, Conciaricerca141 ha ideato un’innovativaportantissimi per il rispetto dell’ambiente e continua linea di macchinari per operazioni di concia/riconcia/tuttora a farli. La tendenza attuale è quella di supera- tintura/ingrasso in continuo che garantisce una seriere la logica end of pipe, ossia l’intervento a fine ciclo, di vantaggi sia ambientali che economici. In primis,investendo sulla riduzione a monte dell’impatto am- è possibile diminuire l’impatto ambientale alla fonte,bientale, attraverso l’introduzione di tecnologie che riducendo dell’80% i consumi idrici in conceria, grazierendano i processi produttivi più efficienti. I dati lo di- all’eliminazione dell’acqua nelle fasi di nobilitazionemostrano. In nove anni, dal 2002 a 2011, il consumo ad umido142 e al riutilizzo del 75% di quelle trattate143.di acqua si è ridotto del 23,5%: si è passati dai 136 litri Questa tecnologia, denominata Tanfast, permetteusati nel 2002 per ogni metro quadro di prodotto, ai inoltre di ridurre del 3-5% i consumi energetici e del108 del 2011139. Le concerie lavorano costantemente 15-20% quelli di prodotti chimici per tintura e ingras-con l’obiettivo di ridurre i consumi idrici per unità di so144. Dal punto di vista strettamente economico, que-prodotto140: questo implica lo sviluppo di varie attivi- sti macchinari consentono di semplificare il processo produttivo, riducendo del 50% la durata della lavora- zione delle pelli (concia e nobilitazione ad umido); di139 UNIC, Rapporto Socio-Ambientale, 2012. La ricerca è stata rea- diminuire i costi di produzione, con un consumo dilizzata attraverso una raccolta dati sul campo presso concerie chehanno dato disponibilità a collaborare. I criteri di selezione adot- prodotti chimici per la nobilitazione ad umido paritati per la selezione delle aziende del campione sono di tipo terri- al 25-30% di quello attuale; di rispondere più rapi-toriale, di produzione specifica, di importanza relativa nei contesti damente alle richieste di mercato, anche per piccoliproduttivi locali. Le concerie selezionate contribuiscono infatti arappresentare la struttura del settore a livello nazionale, in terminidi distribuzione geografica, valore della produzione e occupati. Le30 aziende che hanno collaborato sono ubicate prevalentemen- 141 Conciaricerca è il braccio tecnico-scientifico dell’associazionete nei tre principali distretti produttivi nazionali, rappresentano imprenditoriale di categoria, Unic. Suo compito è promuove edin totale il 18,6% del valore della produzione nazionale del 2011. effettuare la ricerca per la filiera della pelle.140 L’acqua funge da solvente dei prodotti chimici utilizzati per la 142 Con questa espressione si indicano i trattamenti post-concia:realizzazione dei processi produttivi delle diverse fasi di lavora- riconcia, tintura, ingrasso.zione. L’acqua è inoltre utilizzata per il lavaggio delle pelli, delle 143 Dati Concia Ricerca.macchine e degli ambienti di lavoro. 144 Ibidem GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 187
  • 178. ordinativi; di ampliare la gamma di articoli e di colori menti chimico-fisici, il cromo contenuto nei liquidi diofferti al cliente145. concia147, riducendone la concentrazione in ingressoOltre all’approvvigionamento idrico, il disinquinamen- nei sistemi depurativi che ne completano l’elimina-to delle acque di scarico rappresenta uno degli aspet- zione. A tale scopo, nel distretto di Santa Croce è sta-ti ambientali più rilevanti per l’industria conciaria, sia to istituito il Consorzio Recupero Cromo148, impiantodal punto di vista fisico che economico. Nei principali centralizzato che si occupa di recuperare il cromodistretti si sono create strutture consortili per la de- trivalente, prodotto usato dalla maggior parte dellepurazione delle acque che sono un esempio virtuoso concerie del comprensorio del Cuoio. Le aziende con-di collaborazione interaziendale per la sostenibilità segnano all’impianto consortile i bagni esausti dellaambientale. La situazione odierna vede anche un im- fase di concia al cromo trivalente: dopo lo stoccag-portante contributo di questi consorzi alla depurazio- gio in appositi serbatoi, il solfato di cromo recuperatone dei reflui civili del territorio. Continui investimenti, viene riconsegnato alle imprese - in proporzione alleaccordi di programma locali e nazionali, innovazione quantità consegnate - che lo riciclano nel loro cicloe ricerca hanno portato la depurazione conciaria a produttivo149. Il tutto con benefici di diversa natura.risultati importanti, permettendo di abbattere quasi C’è innanzitutto un risparmio energetico, in quantoil 100% dei componenti inquinanti. Il processo depu- il processo di recupero avviene a freddo, senza ap-rativo, però, rimane molto oneroso, arrivando a co- porto di calore; c’è poi un risparmio economico perprire la quasi totalità dei costi collegati agli scarichi le aziende che riutilizzano il cromo recuperato, grazieidrici. Nei dieci anni di indagine, si è assistito ad un ad un minore costo dello stesso rispetto a quello disostanziale raddoppio del costo di gestione della ri- mercato; c’è infine un vantaggio per l’ambiente graziesorsa idrica, a fronte di una diminuzione dei consumi all’eliminazione del cromo dai fanghi di risulta dellaunitari di acqua146. Per far fronte a questa situazione,le aziende stanno cercando di ridurre a monte il li- 147 La concia avviene utilizzando sostanze che si fissano irreversibil- mente alle fibre della pelle e ne impediscono la decomposizione,vello di inquinanti negli scarichi idrici, sviluppando rendendole stabili e durature, senza alterarne le proprietà natura-processi a minor impatto e utilizzando prodotti meno li. Esistono tipi diversi di concia e le sue fasi sono molto differentinocivi. Ad esempio, le tecnologie a disposizione del a seconda dei processi e dei prodotti di destinazione: la concia alsettore permettono di recuperare, attraverso tratta- cromo, la concia vegetale e le conce organiche e miste. La concia più diffusa è quella al cromo, effettuata in bottali (macchinari si- mili ad una lavatrice) con il prodotto conciante in un bagno a pH145 Ibidem acido.146 Secondo il Rapporto Socio-Ambientale 2012, nei dieci anni di 148 Al Consorzio aderiscono circa 250 aziende fra concerie e terzi-indagine, l’incidenza media dei costi di gestione delle acque sul sti, residenti nei comuni di: Santa Croce sull’Arno, Castelfranco difatturato è dell’1,90%, con i valori 2010 e 2011 che registrano un sotto, Fucecchio, San Miniato e Montopoli Val d’Arno, nelle pro-forte incremento rispetto al passato. Il valore 2011 si attesta infat- vince di Pisa e Firenze.ti al 2,96% del fatturato, con un incremento rispetto al 2002 del 149 Il cromo così recuperato può essere riutilizzato nel processo di107% circa. concia sostituendo il 20-35% del sale di cromo fresco.188 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 179. depurazione e a un minor sfruttamento del metallo in quisto di macchinari. Relativamente a questo ultimonatura. Un’alternativa al recupero è l’utilizzo di con- aspetto, interessante è il progetto, realizzato all’in-cianti al cromo ad alto esaurimento che garantisco- terno del distretto di Santa Croce, di modifica e in-no gli stessi risultati di quelli tradizionali con dosaggi tegrazione degli impianti di pigmentazione a spruz-minori. Con questa tecnica, utilizzata diffusamente zo che ha consentito un notevole contenimento deinel Distretto di Arzignano, gli agenti concianti sono consumi151, migliorando al contempo la qualità delmodificati per migliorare l’assorbimento fino al 90%. pellame lavorato. L’iniziativa ha coinvolto 38 azien-Se nella concia convenzionale vengono rilasciati nei de del cluster toscano che hanno installato dei nuovibagni esausti 2-5 kg di sali di cromo per ogni tonnel- inverter e sostituito le pistole ad alta pressione152 sulata di pelli grezze bovine, con la concia al cromo ad 108 impianti di verniciatura, con risultati significativi.alto esaurimento si arriva a 0,05-0,1 kg per tonnellata Innanzitutto una consistente riduzione del consumodi pelli grezze bovine: una quantità così esigua da non energetico che rappresenta una voce importante deldover essere recuperata. In questo modo, negli ultimi bilancio aziendale, visto che circa il 40% dell’energiacinque anni, il distretto è riuscito a ridurre del 50% il elettrica di una conceria media è consumata nellalivello di cromo presente nelle acque di scarico150. fase di rifinizione. Queste modifiche hanno inoltreLe diverse lavorazioni che vengono svolte in conce- portato a riduzioni del consumo di metano, di acqua,ria implicano consumi energetici di diversa natura. di prodotti chimici utilizzati e di emissioni atmosferi-Energia elettrica, per il funzionamento di macchinari che inquinanti. Il totale dei risparmi realizzati, sottoed impianti, ed energia termica, utilizzata per portar- tutte le forme, rappresenta non solo un vantaggione altri a temperatura (come ad esempio i tunnel di ambientale, ma anche economico: il risparmio cheessiccamento), per riscaldare le acque di processo e le 38 aziende conseguiranno è di circa 1 milione egli ambienti di lavoro. Mentre gli approvvigionamen- 500 mila euro per anno. Se esteso a tutte le impreseti di energia elettrica sono molto vari, con un mix di dell’area, il progetto farebbe risparmiare al distrettoproduzione dei fornitori altrettanto variabile, l’ener- circa 9 milioni di euro all’anno.gia termica è ricavata prevalentemente attraverso Sempre sul fronte del risparmio energetico, Uniccombustione di gas naturale e altri combustibili fos- (Unione Nazionale Industria Conciaria) guida un par-sili. Dai dati del Bilancio Socio-Ambientale del setto- tenariato europeo composto da 16 membri che hare, emerge che alcune concerie soddisfano i propri avviato, con il supporto della Commissione Europea,fabbisogni energetici con quote anche significative INDECO (Industry Alliance for reducing energy con-(fino ad oltre il 40% del totale) di produzione da fonti sumption and CO₂ emissions). Il progetto, iniziato nelrinnovabili. Ridurre i consumi energetici in conceriasignifica agire prevalentemente nella selezione e ac- 151 Il progetto, che nasce da uno studio dell’Arpat di Pisa e che ha coinvolto le associazioni di categoria, è stato finanziato nell’ambi- to del bando sul risparmio energetico della Regione Toscana.150 Dati Agenzia Giada. 152 Queste pistole sono state sostituite da pistole a bassa pressione. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 189
  • 180. maggio 2012, è finalizzato a promuovere investimenti imprese aggregate. L´impianto trasformerà gli scartiin efficienza energetica nelle concerie e in altre azien- in cuoio rigenerato che verrà destinato agli accessoride della filiera pelle. Tramite audit energetici, si pun- — scarpe, portafogli, cinture — nonché a selleria e di-ta ad individuare i principali ambiti di miglioramento vani per auto. Il materiale ricavato ha un prezzo mol-dell’efficienza energetica in conceria e nella filiera; to più basso della pelle e può essere lavorato neglia identificare, nel panorama nazionale ed europeo, stessi opifici di Solofra senza cambiare le attrezzature.le migliori soluzioni tecnologiche; ad accompagnare Attualmente il rifiuto solido viene spedito fuori dallale aziende verso lo sviluppo di piani di investimento. Campania, negli impianti di smaltimento dei distret-Attraverso INDECO, per le concerie sarà anche pos- ti conciari di Arzignano e di Santacroce sull´Arno. Ilsibile avvalersi della consulenza gratuita di esperti e Contratto si avvarrà di un fondo comune patrimonia-beneficiare di accordi con operatori specializzati nel le per investimenti tecnici fatto di risorse provenientimercato dell’energia, banche europee ed istituti di da imprese, banche e istituzioni pubbliche, ma anchecredito nazionali e locali, finalizzati a favorire l’acces- destinatario, per legge, di finanziamenti pubblici e diso al credito per gli investimenti in efficienza. incentivi fiscali.La filiera della concia è particolarmente virtuosa an- Uno dei principali rifiuti del ciclo conciario è il carnic-che per quanto concerne la gestione dei rifiuti: le cio, residuo animale prodotto durante la fase dellapercentuali di raccolta differenziata, dal 2002, non scarnatura, che, attraverso un particolare processo,sono mai scese al di sotto del 91% dei rifiuti prodot- può essere trasformato in prodotti destinati a variti, fino a toccare il 98% nel 2010 e nel 2011, valore mercati, quali, per esempio, quello dei saponi, dellamassimo assoluto153. Ma non solo. Una volta raccolta, depurazione e dell’agricoltura. Il recupero di questola maggior parte di questi rifiuti viene riciclata, con scarto è di vitale importanza per il settore, in quantouna percentuale di recupero che, nel 2011, è stata del si elimina il problema del suo smaltimento, riducen-71%. Un risultato, questo, possibile grazie all’azione do così l’impatto ambientale e tutte le problematichecongiunta delle concerie e degli impianti di tratta- legate alla sua collocazione a valle della produzione.mento a valle che permette di riciclare e recupera- In questo ambito si collocano due interessanti espe-re quantità significative di rifiuti, attraverso l’utilizzo rienze imprenditoriali legate ai territori della concia.di tecnologie specifiche applicate alle diverse fasi di La prima è quello di Sicit S.p.a, azienda veneta conlavorazione. In questo senso si sta muovendo il di- più di cinquant’anni di esperienza nel recupero di sot-stretto di Solofra dove alcune aziende hanno siglato toprodotti di origine animale154, provenienti dall’in-un contratto dei rete che prevede la costruzione di dustria conciaria di Arzignano, che vengono utilizzatiuno stabilimento per il trattamento del rifiuto solido per produrre idrolizzati proteici per il settore agricolo(scarti, ritagli e cascami della pelle), al servizio delle e industriale. La società – costituita da un gruppo di153 UNIC, Rapporto Socio-Ambientale, 2012 154 Principalmente carniccio ma anche rasature, pezzamino e pelo.190 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 181. imprenditori conciari della zona – è da sempre all’a- colo dei fanghi prodotti dalle aziende che concianovanguardia in ricerca e sviluppo, con diversi brevetti al vegetale, avvalendosi della collaborazione delleregistrati. Ora si sta lavorando a nuovi progetti: quello Facoltà di Agraria di Pisa e Piacenza. Da questi stu-dello sfruttamento dei grassi estratti dal carniccio per di è nato il progetto Fertilandia che ha l’obiettivo diottenere energia in motori a combustione interna di produrre un nuovo fertilizzante di natura organica, iltipo speciale; quello del recupero del pelo per produr- cosiddetto pellicino integrato. Questa sostanza è ot-re un fertilizzante; quello della produzione di gelatine tenuta dal trattamento dei fanghi proteici provenien-tecniche dalle spaccature. Il secondo caso è quella del ti dalla depurazione delle acque e dai sottoprodottiConsorzio Sgs – società privata a cui aderiscono 230 organici delle concerie di Ponte a Egola, che si con-concerie dell’area di Santa Croce sull’Arno – che lavo- traddistinguono per l’utilizzo del processo al vegeta-ra il carniccio, estraendone grassi e proteine che poi le, basato su concianti naturali quali i tannini, estrattivengono commercializzati sotto forma di prodotti per dalla corteccia delle piante. Il fango che risulta dallaagricoltura e zootecnica. L’azienda ha anche ottenuto, depurazione è caratterizzato, unico esempio in Italiaper la sua linea di fertilizzanti, la certificazione dell’As- per il settore, da una bassa concentrazione di cromo,sociazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB), da una maggiore presenza di sostanze derivanti dagliin quanto le materie prime provengono da materiali estratti naturali di origine vegetale e da una superiorebiologici di origine animale che non hanno preceden- quantità di sostanza organica di origine proteica, deri-temente subito alcun tipo di lavorazione. vante dallo scarto delle pelli. Il pellicino ha dato risul-Per quanto concerne i fanghi di depurazione, la loro tati molto positivi in termini di efficienza agronomicagestione rimane l’aspetto più problematico del pro- tanto che il Ministero dell’Agricoltura ha dato parerecesso di trattamento dei rifiuti, soprattutto in consi- favorevole per il suo riconoscimento come concimederazione degli alti costi di smaltimento in discarica. organo-azotato da inserire nell’elenco dei fertilizzanti.Anche in questo caso, quindi, si sta puntando su tec- Per i fanghi contenenti cromo, invece, la destinazio-nologie innovative di trattamento che ne garantisca- ne d’uso può variare. Sempre a Santa Croce operano il recupero. I fanghi che non contengono cromo Ecoespanso, società mista pubblico-privata156, chepossono, ad esempio, essere utilizzati in agricoltura, garantisce la completa trasformazione dei fanghi dipoiché ricchi di materiale organico. Nel distretto to- concia al cromo in filler per l’edilizia e in calcestruz-scano opera Cuoidepur155, consorzio che da tempo zi. Gli esiti positivi delle analisi effettuate dall’Arpatconduce sperimentazioni sul riutilizzo in campo agri- e l’autorizzazione della Provincia di Pisa hanno per- messo l’immissione sul mercato di questi conglome-155 Il Consorzio è costituito da 150 aziende che insieme al Comunedi San Miniato ne costituiscono la compagine sociale. Ha una po- 156 La società gestisce l’impianto di trattamento dei fanghi prodottitenzialità di trattamento di 10.000 mc/giorno di scarichi e tratta dai depuratori comprensoriali situati sulla riva destra dell’Arno. Hamediamente 1.300.000 mc/anno di scarichi industriali e 1.200.000 una una capacità di trattamento di 100-120.000 t/annue di fanghimc/anno di scarichi civili. di depurazione. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 191
  • 182. rati bituminosi e cementizi. In pratica, le concerie ci volatili, che derivano dai solventi della concia, il cuiinviano le acque utilizzate per il processo produttivo consumo è passato dalle 18.500 tonnellate del 1996ai depuratori; il fango di risulta viene poi convogliato alle 6.700 del 2011158. Un risultato, questo, possibileverso l’impianto di Ecoespanso dove viene trattato e grazie alla sostituzione, nella fase di rifinizione, deitrasformato in un materiale inerte, attraverso un pro- prodotti a spruzzo a base di solvente con equivalenticesso costituito da tre fasi principali: essiccamento, a base acquosa. Ed è così che oggi, nel distretto, sipirolisi e sinterizzazione. L’impianto è dotato di siste- utilizzano 45 grammi di solvente per mq di pelle con-mi di recupero del calore che - tramite alcune turbine ciata, contro i 150 fissati dalla normativa europea159.recentemente installate – viene trasformato in ener- Anche la chimica conciaria è in continua evoluzio-gia elettrica e ridistribuito alle aziende del distretto. ne. Prodotti più efficaci e a maggiore compatibilitàPer quanto riguarda le emissioni in atmosfera, in con- ambientale vengono continuamente sviluppati gra-ceria, i principali parametri che influenzano la quali- zie a una collaborazione tra concerie e produttori.tà dell’aria sono rappresentati da composti organici Nella fase di tintura, è possibile ridurre l’impattovolatili (COV), polveri e idrogeno solforato che è re- ambientale scegliendo coloranti ad alto esaurimento,sponsabile del cattivo odore. Queste sostanze sono coloranti a limitato consumo di sale, coloranti liquidiconvogliate a specifici dispositivi di abbattimento/ al posto di quelli in polvere, sostituendo l’ammoniacaaspirazione, garantendo il rispetto dei limiti di legge. come agente penetrante. In fase di rifinizione,Lo sviluppo di processi a ridotto inquinamento atmo- invece, si sta sperimentando la sostituzione dellesferico, l’uso di prodotti meno inquinanti, la selezione tecnologie di rifinizione a spruzzo con un sistema ae acquisto di macchinari ad elevata efficienza per le rulli a microschiuma che consentirebbe di ridurre ilemissioni in atmosfera, la gestione e manutenzione consumo di prodotti chimici del 30-40%.degli abbattitori, le analisi sulle emissioni sono le atti- Altre attività condotte in conceria includono la gestio-vità che vengono condotte in conceria per minimizza- ne delle informazioni di sicurezza dei prodotti chimi-re le emissioni. Inoltre, per ridurre l’inquinamento da ci utilizzati, la formazione del personale, la correttaCOV (e in misura minore da polveri) si sta procedendo gestione di movimentazioni e la manutenzione dellealla sostituzione, nella fase di rifinizione, dei prodotti aree di stoccaggio.a spruzzo a base di solvente con equivalenti a base Il settore si sta muovendo anche sul fronte delle certi-acquosa. In generale, le imprese del campione han- ficazioni. Nel 1994, su iniziativa delle principali azien-no ridotto, dal 1996 al 2010, il consumo di solventi di de della filiera, è stato costituito l’ICEC, l’Istituto diquasi il 70%157. Nel distretto di Arzignano, in particola- Certificazione della Qualità per l’area pelle, unicare, negli ultimi 15 anni la qualità dell’aria è migliorata, struttura in Europa e nel mondo specifica per il set-grazie ad una costante riduzione dei composti organi- 158 Dati Agenzia Giada.157 UNIC, Rapporto Socio-Ambientale, 2012 159 Ibidem192 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 183. tore. L’ICEC ha predisposto degli schemi di certifica- e di denominazione d’origine e schemi specifici perzione di prodotto che permettono di apporre il mar- l’area pelle. Ad oggi le concerie certificate sono 200 echio di conformità ICEC ed UNI sul cuoio o sulla pelle, coprono oltre il 20% del fatturato del settore.a garanzia delle caratteristiche e della qualità degli Ad Arzignano, l’Agenzia Giada ha creato uno standardstessi. Per quanto riguarda l’ambiente, si segnala l’at- per la dichiarazione ambientale delle pelli bovine fi-testazione BAP (Bilancio Ambientale di Prodotto), nite (EPD, environmental product declaration), rico-uno schema che certifica gli impatti ambientali di una nosciuto a livello mondiale. Si tratta di un marchiopelle - da quando è ancora pelle grezza fino a quando internazionale di qualità ecologica che consente didiventa prodotto finito - indipendentemente da dove identificare i prodotti e i servizi migliori dal punto divengono effettuati i singoli processi (internamente o vista ambientale, che possono così diversificarsi daipresso terzisti)160. I principali parametri considerati concorrenti presenti sul mercato. Con l’EPD un pro-sono: prelievo e scarichi idrici, emissioni in atmosfe- duttore può comunicare l’effettivo impatto ambienta-ra, produzione di rifiuti, utilizzo di energia e di pro- le del prodotto nel suo intero ciclo di vita162. Tre aziendedotti chimici, trasporto. Attualmente si sta lavorando del distretto hanno già ottenuto la dichiarazione. Unasu una certificazione Uni per pelli a ridotto impatto novità importante si registra sul fronte dell’improntaambientale (pelli ecologiche). La norma intende uni- di carbonio (carbon footprint)163. UNIDO (l’organizza-formare a livello nazionale i criteri ambientali e le zione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale)caratteristiche funzionali in base ai quali una pelle ha commissionato, proprio in Italia, uno studio persi può definire a ridotto impatto ambientale. Questa armonizzare, a livello internazionale, la metodologiacertificazione – che vedrà l’applicazione anche di un LCA utilizzata per calcolare l’impronta di carbonio delapposito logo di riconoscimento – ha l’obiettivo di prodotto pelle, al fine di stabilire regole certe e con-identificare una serie di requisiti quantificabili, con- divise. Il punto chiave della ricerca è la definizione deidivisi e verificabili, che consentano di qualificare, “confini del sistema”, ossia l’individuazione precisasenza equivoci, una pelle come ecologica. Secondo delle fasi del ciclo di vita del prodotto da considerarealcune stime161, infatti, le aziende conciarie italiane nel calcolo. Lo studio ha stabilito – e in questo sta ilsubiscono annualmente un danno, in termini di fat- suo carattere innovativo - che per le pelli finite, rea-turato, di circa 800 milioni di euro (che corrisponde lizzate con il manto di capi abbattuti per scopi alimen-al 20% dell’attuale fatturato conciario complessivo) acausa della concorrenza sleale che deriva dall’errato 162 Per ogni singola certificazione vengono presi in considerazioneuso della parola ecopelle. ICEC, inoltre, eroga anche i principali aspetti ambientali come la qualità dell’acqua e dell’aria,servizi di certificazione di Sistemi di Gestione Qualità la protezione dei suoli, la riduzione dei rifiuti, il risparmio energe- tico, la gestione delle risorse naturali, la protezione della fascia di ozono, la sicurezza ambientale e l’impatto di biodiversità.160 Sono esclusi dall’analisi gli impatti ambientali generati nella 163 È la misura dell’impatto che le attività umane hanno sull’am-fase a monte della pelle grezza e quelli successivi alla sua vendita. biente in termini di ammontare di gas serra prodotti, misurata in161 UNIC, Rapporto Socio-Ambientale, 2012 unità di diossido di carbonio. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 193
  • 184. tari, le analisi di calcolo di LCA (e di conseguenza di contribuito 45 imprese che, complessivamente, necarbon footprint) devono escludere le fasi di agricol- detengono l’85,4%. Gli Enti di ricerca e le Universitàtura e allevamento, che sono quelle maggiormente contribuiscono per il 2,4% – pari a 4 soggetti richie-inquinanti. Ad esempio, il 90% dell’acqua utilizzata denti diversi – dietro alle persone fisiche con unaper la produzione di pelli viene consumata a monte, quota dell’11,5%.cioè proprio per l’allevamento dei capi bestiame. Un Fra i casi più interessanti, c’è la Conceria Montebellorisultato importante, questo, che orienterà, a breve, di Arzignano che è fra le aziende che hanno ottenutola definizione di una nuova metodologia per calcolare la certificazione ambientale EPD di cui sopra. Da tem-l’impronta di carbonio del prodotto pelle. po l’impresa ha abbracciato una filosofia green nellaSul fronte dell’innovazione, nel periodo 2007-2011, gestione dei processi, che parte dalla consapevolezzal’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) ha pubblicato 541 degli impatti che l’attività produce sull’ambiente e sidomande di brevetto europeo riconducibili a tecno- concretizza in importanti investimenti in tecnologielogie green nel settore della concia 541164. L’Italia, con sostenibili e nella diffusione di una cultura azienda-82 domande presentate, detiene il 15,2% di queste le volta al risparmio energetico e alla riduzione deglirichieste, posizionandosi davanti alla Francia (3,3%) sprechi. In 3 anni, alla Montebello si è investito qual-e alle spalle della Germania (30,1%). Considerando cosa come 2, 5 milioni di euro per la riduzione deiun intervallo temporale di 5 anni (2007 -2011), il tas- consumi di acqua ed energia e di produzione di rifiuti.so di crescita medio annuo italiano rimane negativo Sempre ad Arzignano c’è il Gruppo Dani che sta por-(-3,3%), ma comunque più contenuto rispetto alla tando avanti il progetto Ecolife, sviluppato con altreFrancia (-29,3%), alla Germania (-3,7%) e alla tenden- aziende ed organizzazioni della filiera pelle. Questaza presso l’EPO (-6,5%). Il Nord-Est guida la produ- ricerca ha seguito tre linee guida. La prima riguarda lazione brevettuale in Italia con una quota del 39,6%, messa a punto di tecnologie che permettano di con-grazie al significativo contributo del Veneto che, da ciare le pelli senza l’uso di metalli pesanti. L’aziendasolo, copre il 37,4% delle domande di brevetto. La ha così sperimentato, su scala laboratorio, metodiLombardia – con il 24,4% delle richieste – si posiziona di concia basati sull’utilizzo di enzimi e polisaccaridial secondo posto. Lo sviluppo tecnologico nel con- (concianti organici) e sull’uso di metalli alternativi alciario green è concentrato in poche aree territoriali cromo, quali titanio e alluminio (spiegare i vantaggi inche, oltre alle due regioni già citate, comprendono le termini ambientali dell’uso di tali tecniche). La secon-Marche e la Toscana. Sommando il contributo di que- da linea di ricerca riguarda la sperimentazione su scalaste quattro regioni viene coperto l’85% della produ- industriale di tecniche di depilazione delle pelli sen-zione brevettuale dell’Italia. Alle 82 domande hanno za l’uso del solfuro, uno dei più fastidiosi inquinanti dell’industria conciaria, responsabile del tipico cattivo164 Elaborazioni Dintec - Consorzio per l’Innovazione Tecnologica odore che si respira nelle concerie. Il terzo punto con-- su dati dell’Osservatorio Unioncamere Brevetti Marchi e Design. templa l’avvio, a breve, di un nuovo sistema logistico-194 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 185. produttivo per la lavorazione di pelli fresche in cui le quali solventi, formaldeide e simili. Tutte le pelli Danioperazioni di scarnatura e rifilatura165 saranno svolte sono infatti accompagnate dalla certificazione Leatherquasi totalmente prima delle fasi di rinverdimento, de- from Italy Full Cycle, uno standard volontario che at-pilazione e calcinaio166, consentendo così di mandare testa come i prodotti siano interamente lavorati inin lavorazione una minore quantità di pelle, di ridurre Italia e quindi siano privi di agenti non idonei o tossicil’utilizzo di acqua e di prodotti chimici, di usare meno e realizzati con le più innovative tecnologie. Sempresale - uno tra i maggiori inquinanti delle acque scari- sul fronte dell’innovazione di prodotto, l’azienda, checate dalle concerie – e di eliminare quasi totalmente il ha da poco conseguito la Dichiarazione Ambientalecosto degli scarti (per esempio di carniccio o di pelo), di Prodotto EPD- Environmental Product Declaration,poiché questi non saranno più contaminati da prodot- punta ora ad ottenere l’Impronta climatica di prodottoti chimici e potranno essere smaltiti gratuitamente. (Carbon Footprint of Product - CFP).Il tutto supportato da un’ottimizzazione dei traspor- La conceria Incas di Santa Croce ha invece messo ati che minimizzerà l’inquinamento da polveri sottili punto il processo Hi-Co (High-Contents), certificatoe gas serra oltre che i costi di trasporto tra macelli e da ICEC, per la produzione di pelli naturali metal-free,azienda. Altro progetto messo in campo dall’azienda è totalmente ottemperante alle normative mondiali piùBioful, destinato allo sviluppo di nuove tecnologie per restrittive per linee baby e per la tutela dell’ambien-il trattamento, recupero e valorizzazione delle acque te. Il processo Hi-Co si caratterizza per i seguenti ele-reflue e nato da una stretta sinergia fra Dani e Ilsa Spa, menti: le fasi di concia presentano peculiarità rispettoin collaborazione con Istituti di ricerca e Università. La al normale processo di concia al vegetale; il partico-sperimentazione ha permesso al Gruppo di raggiun- lare processo di lavorazione viene effettuato usandogere importanti risultati in termini di minor consumo estratti tannici naturali, nel pieno rispetto dell’am-di risorse idriche e prodotti chimici e nella produzione biente e si propone come obiettivo la realizzazione didi fanghi di scarico esenti da metalli pesanti, quindi un prodotto eco-sostenibile; il processo di lavorazionepotenzialmente utilizzabili come fertilizzanti a medio/ ad umido, dotato della più moderna automazione,alto contenuto di azoto. L’azienda inoltre si sta prodi- viene controllato interamente in modo informatizzatogando per sostituire tutti i prodotti e le materie pri- per avere un completo controllo del processo produt-me di carattere chimico con prodotti environmentally tivo e mantenere massimi standard di qualità.friendly, eliminando dalle pelli sostanze pericolose165 Operazioni con cui si asporta il grasso e il tessuto sottocutaneo,il cosiddetto carniccio.166 Sono operazioni fatte in bottali con lo scopo rispettivamente di:portare le pelli alla corretta idratazione e togliere le impurità pre-senti sulle stesse con l’uso d’acqua e di altre sostanze come bat-tericidi; rimuovere il pelo e parte delle sostanze grasse presenti. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 195
  • 186. 3.2.6 CartarioL’industria cartaria italiana - 222 mila addetti diretti Europa169. Questi risultati hanno permesso una forte(5% occupazione manifatturiera complessiva) e cir- riduzione della materia prima utilizzata nel ciclo pro-ca 36 miliardi di fatturato167 - avanza nel percorso di duttivo: più della metà della carta prodotta sul nostroriconversione ecosostenibile della propria filiera pro- territorio nasce dal riciclo. Più nel dettaglio, il 57,2%duttiva, investendo nel miglioramento della raccolta della materia prima è ottenuta dal macero170. Il no-e del riciclo della carta da macero, nella riduzione dei stro Paese è, infatti, il quarto utilizzatore europeoconsumi energetici e idrici, nella valorizzazione degli di macero con 5 milioni di tonnellate: risultato rag-scarti di produzione. Rimangono tuttavia alcune cri- giunto grazie alla presenza di cartiere ben radicate nelticità. Ancora molto deve essere fatto, ad esempio, territorio. Tuttavia, In questo ultimo anno, il consumonell’ambito dei rifiuti di processo, che, in misura mag- di macero si è ridotto del 2,9%, a fronte di una produ-giore di quella attuale, potrebbero costituire un’im- zione cartaria in leggera crescita (+0,5%). La causa delportante fonte di energia per il settore. In parallelo, minor utilizzo interno è riconducibile alla contrazionepossono crescere i risparmi energetici, aumentando del settore degli imballaggi (-2,2%) che, in percentua-ulteriormente l’approvvigionamento da cogenera- le maggiore che le altre produzioni, fa ricorso a fibrazione. Infine, in un’ottica d’integrazione, le cartiere da recupero171.potrebbero ampliare la gamma di servizi offerti alla La produzione di carta e cartoni per imballaggio rap-collettività, allargando la loro attività al recupero di presenta infatti il 46% del totale della produzionerifiuti propri e delle città. cartaria.Con 2000 chili recuperati al secondo, la carta è il Tra le linee di indirizzo perseguite dai produttori dimateriale più riciclato in Europa168. Il tasso di riciclo carta e cartone, l’alleggerimento dei materiali è sicu-nel nostro Paese, ovvero la quantità percentuale di ramente quella prioritariamente seguita e, negli anni,imballaggi immessi al consumo che vengono recu- ha portato a risultati molto significativi.perati e riciclati, è fortemente cresciuto negli ultimi L’impegno dei produttori di cartone ondulato, cheanni. Per il 2011 è pari al 79,6%, in crescita dello 0,9% rappresenta il 70% degli imballaggi immessi al consu-sull’anno precedente: dato che ci posiziona sopra la mo, verso la riduzione delle risorse (punto 1, allegatomedia europea. Se a questo si aggiunge quello relati- L) è un’attività molto concreta e in continuo sviluppovo al recupero energetico degli imballaggi, il tasso di tanto da raggiungere una grammatura media di 568recupero raggiunge l’87,6%. L’Italia, quindi, recupera g/m2 nel 2011, quando nel 2005 era di 600 g/m2e ricicla 9 imballaggi su 10, posizionandosi ai vertici in 169 Comieco, Rapporto Annuale sulla Raccolta di Carta, 2012.167 Fonte Assocarta. 170 Assocarta, Rapporto Ambientale, 2012.168 Fonte Comieco. 171 Il tasso di utilizzo per unità di prodotto è del 110-120%196 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 187. (fonte GIFCO, Gruppo Italiano Fabbricanti Cartone come nel caso delle Cartiera Saci, specializzata nellaOndulato). Mediamente per i fogli si è raggiunta una produzione di carte da imballo per uso industriale dariduzione di 6 grammi rispetto al 2010 e per le casse materie prime riciclate al 100%. Di recente, l’aziendadi 4 grammi si è fortemente impegnata nella produzione di cartaLe carte destinate al macero sono quindi una risor- per la raccolta di rifiuti da avviare a compostaggio.sa preziosa, oggetto di un’elevata domanda di mer- Di fatto, l’uso della carta migliora la qualità del com-cato. Per questo la raccolta di carta e cartone è de- post, grazie alla notevole quantità di fibre di lignina,cisiva: in Italia, nel 2011, la raccolta differenziata ha di cui generalmente il rifiuto organico urbano è scar-registrato una lieve diminuzione del 0,9% rispetto so. Partendo dall’esperienza di alcune realtà nordeu-all’anno precedente, da attribuire al calo dei consumi ropee, Cartiera Saci, in collaborazione con Aspic, ha(-0,9%) e dei rifiuti urbani (stimato intorno al 2,5%)172. investito nello studio dei benefici che la carta apportaComplessivamente, sono state raccolte oltre 3 milioni alla raccolta differenziata del rifiuto organico. È cosìdi tonnellate di carta e cartone, con un procapite me- che Aspic, dopo due anni di ricerca, è arrivata a bre-dio di 50,6 kg/ab173. vettare e commercializzare il sistema Sumus®, perLa filiera della produzione-riciclo di carta e cartone la raccolta del rifiuto organico domestico, resistenteè cresciuta a ritmi importanti: le imprese sono oggi alle peggiori condizioni di stress e clima. Il sacchettooltre 4.000 (140 produttori di materia prima, oltre Sumus® è realizzato in carta riciclata postconsumo,3.000 aziende produttrici di imballaggi, 250 aziende biodegradabile e compostabile, certificato Fsc, Pfecimpegnate nei servizi di raccolta, oltre 700 operatori e e Cic. E sempre il tema del compostaggio è al centropiattaforme impegnati nel trattamento per il riciclo). dell’innovazione realizzata da Policarta di Bassano inIl riciclo di carta e cartone è un vero fiore all’occhiello Teverina (Viterbo). Questa volta la novità messa indella green economy italiana: considerando occupa- campo da un’azienda che da 150 anni è impegnatazione e indotto, valore della materia prima generata nello studio, progettazione e realizzazione di imbal-dal riciclo e i mancati costi di smaltimento, i benefici laggi in carta ed altri materiali flessibili, consiste in uneconomici che il sistema ha prodotto nel 2011 sono packaging alimentare che, pur impiegando materialipari a 478 milioni di euro - dal 1999 ad oggi sono circa diversi (a base cellulosica e di bio film) è riciclabile4 miliardi di euro. Dal 1999 al 2011, grazie ai risultati insieme agli scarti di alimenti nella produzione didella raccolta differenziata, si è evitata la costruzione compost. Così facendo Policarta raccoglie l’indirizzodi ben 248 nuove discariche, 26 solo nel 2011174.Ed è così che nel tempo alcune cartiere si sono in- della normativa europea che richiede di preveniredirizzate proprio nella produzione di carta riciclata, la produzione di rifiuti non facilmente riciclabili e di promuovere, invece, imballaggi che favoriscano il rici- clo. Inoltre, l’imballaggio è utilizzabile con le normali172 Fonte Assocarta.173 Comieco, Rapporto Annuale sulla Raccolta di Carta, 2012. macchine confezionatrici automatiche: caratteristica174 Ibidem. che ne facilita la diffusione. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 197
  • 188. Proprio dalla consapevolezza del valore della car- ni fa ha brevettato l’alga carta, una carta prodottata destinata al macero, ha origine la decisione del utilizzando farina di alghe essiccate. Questo progettoGruppo PRO-GEST, primo gruppo italiano nel riciclo originario è stato successivamente declinato in variedella carta, di allargare la filiera all’attività di raccolta forme, con l’inserimento nel processo produttivo die macero di rifiuti di carta e cartone. Il gruppo, che residui di frutta, di uva, di caffè e cacao: tutti scartiogni anno re-immette sul mercato oltre un milione di che si sarebbero trasformati in rifiuti e che così, inve-tonnellate di carta riciclata sotto forma di prodotto di ce, hanno contribuito a risparmiare cellulosa. Il 10%confezionamento e packaging in cartone, ma anche delle materie prime utilizzate oggi dall’azienda con-mobili e strutture di arredamento e design ecososte- siste in fibre riciclate, con un risparmio di circa 4milanibile, nel 2012 ha realizzato una piattaforma per il tonnellate di cellulosa l’anno. In più, con il progettomacero a Istrana (TV), in uno stabilimento di 6000 carta a “impatto zero”, l’azienda inserisce e riciclametri quadrati, dando lavoro ad alcuni dipendenti in nel processo produttivo i residui della lavorazione dimobilità di una delle aziende del gruppo. L’intenzione zucchero, capaci di assorbire grandi quantità di CO₂.è quella di attivare un servizio di raccolta di rifiu- Si ottiene così una carta che di fatto assorbe la stes-ti di carta e cartone in tutte le cartiere d’Italia (per sa quantità di CO₂ immessa in atmosfera per la suaora è stato già ottenuto il permesso per la Cartiera produzione. Sul fronte energetico, infine, la cartieradi Cagliari, mentre l’azienda è in attesa per quella di produce il 50% del suo fabbisogno, tramite turbineTolentino, nelle Marche). La raccolta diretta di rifiuti idroelettriche e due impianti di cogenerazione. C’è in-rappresenta, infatti, un risparmio per l’azienda, che vece chi ha investito nel riciclo degli imballaggi, grazieevita di acquistarli sul mercato; inoltre, va a vantaggio ad un innovativo sistema di sovrastampa brevettato.anche delle municipalizzate a cui l’azienda applica ta- È il caso dell’azienda Rotoprint, grazie ai suoi ultimiriffe migliori. Il gruppo veneto è in continuo fermen- investimenti in ricerca e sviluppo che oggi le permet-to e, sempre quest’anno, ha presentato l’innovativo tono di abbattere gli sprechi, di tutelare l’ambiente eplateaux green & waterproof, vera e propria alter- far risparmiare le imprese. Come? È presto detto. Glinativa alla plastica, realizzato con cartone riciclato e imballaggi di moltissimi prodotti vengono stampati inperfettamente riciclabile, ma capace di rispondere anticipo, per essere a disposizione delle linee di pro-alle esigenze tecniche del trasporto di prodotti umidi, duzione. Ma poi cambiano le leggi sulle etichette, igrazie ai sottilissimi film di poliestere resistenti all’u- colori del marchio, oppure il settore marketing decidemidità. Tra i primi clienti a credere in questo plate- di rinnovare la grafica del prodotto. Per questo moti-aux c’è il Consorzio di Tutela del Radicchio di Treviso vo, ogni anno, migliaia di metri di imballaggi nuovi maIGP, prodotto principe del trevigiano e riconosciuto in inutilizzabili, vengono mandati al macero. Per evitaretutto il mondo come eccellenza del made in Italy. Ma questo spreco, Rotoprint ha ideato questo particolarec’è anche chi non si ferma alla sole carte destinate sistema con cui è possibile modificare con precisio-al macero. Cartiere Favini, ad esempio, già vent’an- ne piccoli dettagli, ma anche operare un riciclo tota-198 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 189. le che cambia completamente volto all’imballaggio, candosi dalla logica del monocromo e del floreale,così da destinarlo addirittura ad articoli diversi da preferendo una grafica dal sapore vintage. L’utilizzoquelli per cui era nato. Le aziende evitano così costi di citazioni di grandi creativi del passato, i cosiddettidi stoccaggio e smaltimento dei rifiuti, peraltro in co- Quotes, conferisce al prodotto una forte carica emo-stante aumento. In parallelo, l’ambiente ringrazia: in tiva che, unita alle valenze simboliche della carta diun solo anno arrivano a Rotoprint, pronti a iniziare la pietra, rende il prodotto estremamente personale,loro nuova vita, oltre 18 mila chilometri di materiali una sorta di seconda pelle su cui scolpire i propriaccoppiati in bobina, come dire un viaggio di andata pensieri. L’unicità della materia prima, del prodottoe ritorno fra Milano e Rio de Janeiro. e delle grafiche ben rappresentano l’unicità di Ogami,Ma l’innovazione tecnologica e di prodotto può con- perché “è quello che scriviamo a renderci unici”.sentire di evitare l’utilizzo di fibra vergine, anche sen- Quando la necessità di determinate caratteristicheza ricorrere la riciclo, con la produzione di una nuova prestazionali richiede l’impiego di fibra vergine,carta trees-free: la carta di pietra. È la carta repap l’industria italiana ricorre a cellulose e pasta legno(anagramma di paper), composta per l’80% da car- prodotte senza l’impiego di cloro gassoso, in largabonato di calcio, impermeabile e quindi ideale per parte di importazione175. La produzione nazionale co-prodotti esposti alle intemperie, oltre che resistente pre, infatti, poco più del 10% del fabbisogno totale.all’usura meglio delle carte tradizionali. Ma anche se L’industria cartaria sostiene l’adozione da parte deiè la pietra la sua materia prima principale, questa propri fornitori di standard riconosciuti per la gestio-carta innovativa appare vellutata al tocco e soft nella ne delle foreste, quale garanzia oggettiva di sosteni-consistenza. Inoltre, repap è sostenibile anche perché bilità ambientale, sociale ed economica: il 67% dellanecessita di una quantità d’inchiostro inferiore alle cellulosa impiegata dalle cartiere italiane è dotatacarte tradizionali, è riciclabile al 100% per produrre di certificazione forestale176. Dati macro che trovanonuova carta repap e, per la sua produzione, utilizza riscontri in aziende di eccellenza, fortemente impe-meno energia ed emette meno CO₂ rispetto alle carte gnate nell’aumento costante della percentuale ditradizionali. Tutti questi motivi rendono unico il pro- legno proveniente da foreste certificate per la fab-dotto, che ha convinto il Gruppo Cartorama (leader bricazione di cellulose e pasta legno, come nel casonel mondo delle licenze nel mercato della cartoleria e di Burgo Group, realtà imprenditoriale per la qualedella grande distribuzione) ad ottenere la distribuzio- questa percentuale oggi corrisponde al 60% circa. Mane esclusiva in Italia del brevetto industriale della car-ta di pietra, registrato da Repap Ltd di Hong Kong. Ed 175 In Europa il rispetto per gli standard internazionali di certifica-è così che è nato il primo marchio del gruppo: Ogami, zione delle foreste ha permesso una crescita del 30%, dal 1950 ad oggi, della foresta europea. Questo fa sì che buona parte dellauna linea di taccuini, che dal punto di vista delle gra- fibra vergine necessaria all’industria cartaria italiana (ben l’88%)fiche ricorda il razionalismo tedesco. In un momento provenga dal continente europeo.di crisi, il design proposto mostra originalità affran- 176 Assocarta, Rapporto Ambientale, 2012. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 199
  • 190. l’impegno ambientale di quest’azienda non si ferma percentuale di energia prodotta con impianti di co-alla fibra vergine. Anche la sua produzione di carta ri- generazione ad alto rendimento: si parla di un 60%.ciclata è in aumento: in particolare, nello stabilimen- Oltre all’elevato rendimento energetico, la cogenera-to di Mantova dedicato alla produzione di carta per zione offre un’elevata compatibilità ambientale, gra-quotidiani, la percentuale di utilizzo di carta riciclata zie alle emissioni inquinanti estremamente ridotte,è oggi del 100%. Sul fronte dei processi produttivi, impiegando il gas naturale in sostituzione dell’ olioal primato di autosufficienza energetica, si aggiun- combustibile. È così che grazie alla diffusione di que-gono la razionalizzazione dei consumi, la riduzione sta tecnologia ogni anno si evitano 1 milione di ton-dei combustibili e soprattutto il potenziamento dello nellate di CO₂177. Tuttavia, l’elevato potenziale di svi-sfruttamento di energia cogenerativa, con impian- luppo della cogenerazione rimane ancora inespressoti di nuova costruzione che vanno nella direzione di a causa dell’incertezza normativa che paralizza gliuna sempre maggiore efficienza combinata. Il siste- investimenti. In questo ambito forte è invece l’im-ma energetico integrato Burgo permette un doppio pegno del Distretto Cartario di Capannori (Lucca)178scambio che moltiplica il rendimento: i residui della che, da anni, porta avanti una politica di eco-soste-produzione cartaria e i fanghi prodotti dagli impianti nibilità a 360°, tradottasi in una serie di primati. Piùdi depurazione delle acque reflue vengono utilizzati nello specifico, la cogenerazione permette di coprireper la produzione di energia; parallelamente, il vapo- il 50% del fabbisogno annuo di energia del distrettore impiegato per la produzione di energia viene poi attraverso la produzione combinata di energia e diriutilizzato per la fase di asciugamento della carta. calore: il calore prodotto durante i processi produttiviLa questione energetica rimane al centro di molte cartari viene riutilizzato per la produzione di energiapolitiche d’investimento green in un settore energive elettrica. Il distretto si è anche affermato come lea-intensive, in cui gli approvvigionamenti di fonti ener- der nell’ottimizzazione dei consumi di acqua graziegetiche sono pari al 20% dei costi del ciclo produt- al progetto Paperbref, finanziato al 50% dall’Ue, chetivo. Questo il motivo di fondo che ha spinto il set- ha consentito una riduzione del 30% del fabbisognotore ad impegnarsi su questo fronte, per rafforzare idrico nel processo di produzione della carta. Semprela tendenza positiva che ha visto, negli ultimi sedicianni, l’efficienza energetica aumentare del 20%. Metà 177 Ididem.dell’energia di cui il comparto necessita è prodotta 178 Il Distretto comprende un’area di 12 Comuni (Capannori, Porcari, Altopascio, Pescia, Villa Basilica, Borgo a Mozzano,utilizzando il gas naturale, ossia la fonte combusti- Fabbriche di Vallico, Gallicano, Castelnuovo Garfagnana, Barga,bile fossile meno impattante quanto ad emissioni. Coreglia Antelminelli, Bagni di Lucca) distribuiti fra le province diTuttavia, quando la disponibilità di gas naturale è Lucca e Pistoia, per un’estensione di circa 750 kmq ed una popola- zione di circa 121.000 abitanti. Con le sue 115 imprese, il distrettoscarsa, si ricorre all’impiego di olio combustibile. rappresenta il 70% della produzione nazionale di carta tissue (17%Solo il 2% dell’energia utilizzata nel settore proviene del dato europeo) e il 40% della produzione di cartone ondulatoda impianti idroelettrici. Molto più alta è invece la nazionale (5% del dato europeo.200 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 191. sul fronte della cogenerazione, non mancano altri suo consumo è da sempre al centro dell’attenzionecasi di eccellenza. Uno è Cartiere del Garda, azien- delle aziende, impegnate ad ottimizzarne il riciclo.da leader in Italia nella produzione di carta patina- Questo impegno ha portato a risultati evidenti, tantota senza legno, che ha progettato e realizzato una che sono stati dimezzati, a parità di carta prodotta, icentrale di cogenerazione a ciclo combinato capace quantitativi impiegati nell’arco degli ultimi trent’an-di soddisfare i fabbisogni elettrici e termici della car- ni. Più nello specifico, l’impiego di acqua da parte deltiera e, attraverso un sistema di teleriscaldamento, settore nel 2011 è stato di 240 milioni di metri cubi,anche quelli di circa 4mila cittadini della città di Riva in linea con l’anno precedente (223 milioni)179, tenutodel Garda. La centrale rappresenta un esempio ben conto della maggiore produzione. Non sempre però,riuscito di integrazione fra industria e servizi, in cui è tecnicamente possibile superare le difficoltà che sil’impianto di cogenerazione ha offerto un’opportu- presentano quando si tenta di ridurre l’uso dell’acqua,nità di sviluppo socio-economico e ambientale al e spesso le controindicazioni, anche a carattere am-territorio. Il sistema di teleriscaldamento si adatta bientale, diventano prevalenti. La riduzione dell’im-agevolmente sia alle nuove costruzioni che a quelle piego di acqua fresca comporta un incremento dellavecchie, favorendo l’elevata adesione dei cittadini al concentrazione delle acque di processo, con conse-servizio. Includendo il teleriscaldamento, si stima un guente crescita biotica, corrosione dell’attrezzaturarisparmio di combustibile pari a 40mila tonnellate di e, in generale, perdita di qualità del prodotto. Nonpetrolio annue: di conseguenza, le emissioni di CO₂ necessariamente quindi, in un’ottica di approccio in-in atmosfera risultano notevolmente ridotte (-52%). tegrato, la riduzione dell’impiego di risorse idriche èCi sono poi soggetti imprenditoriali, che hanno rag- la soluzione ambientalmente preferibile.giunto performance energetiche ottime, puntando Le acque tecnologiche, dopo essere state più volte ri-su altre fonti rinnovabili, come quella fotovoltaica. È ciclate all’interno dell’impianto, vengono avviate allaquesto il caso dell’abruzzese ICC - Industria Cartoni depurazione, effettuata con procedimenti di tipo chi-Cellulosi specializzata, dagli anni ’80, nella produzio- mico-fisico seguiti, se necessario, da trattamenti bio-ne di accessori d’imballo in cartone a nido d’ape con logici (aerobici e/o anaerobici). Gli inquinanti presenticarte riciclate e riciclabili. L’azienda, posizionata sul nelle acque reflue di cartiera sono essenzialmente disito di una vecchia centrale idroelettrica, ha allestito origine naturale (cellulose, amidi, e cariche mineralidue impianti fotovoltaici, uno da 50 kwp e uno da 100 inerti). I valori medi di emissione del settore mostra-kwp. A fronte di 100.000 kwh/anno consumati, riesce no nel tempo un continuo ridimensionamento, atte-così a produrre circa 200.000 kwh/anno: una quantità standosi sempre ben al di sotto dei limiti di legge. Ladi energia doppia rispetto al proprio fabbisogno. Cartiera di Villa Lagarina, ad esempio, oltre ad averDai consumi energetici a quelli idrici. L’acqua rap- raggiunto la completa autosufficienza energetica, si èpresenta il motore del processo di formazione dellacarta. Proprio per questo motivo, la riduzione del 179 Ibidem. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 201
  • 192. dotata di un impianto di depurazione di ultima gene- duta in appositi cassoni per lo smaltimento. Grazierazione. L’avanzato sistema di gestione delle acque le alla maggiore disidratazione che l’innovativa pressaconsente di consumare pochi litri per chilogrammo di permette, questo tipo di scarto è stato smaltito, nelprodotto finito. La cartiera ha così ottenuto nel corso 2011, per una quantità pari a 4.907 tonnellate, con-del 2012 la certificazione 14001, relativa ai consumi tro le 5.489 del 2010. Oltre al reimpiego delle fibreenergetici, che si va ad aggiungere a quelle che atte- scartate, alto è l’impegno dell’azienda nel recuperostano ottimi standard di qualità e sicurezza, oltre che delle acque di lavaggio181. Quello che prima del 2008alle certificazioni Fsc e Pefc. veniva smaltito come rifiuto, oggi funge da coloranteIl settore migliora anche nella valorizzazione degli e, insieme ad altri additivi, conferisce all’impasto ilscarti di produzione: il conferimento in discarica dei tipico colore marroncino. Infine, ICO recupera ancheresidui si è ridotto negli ultimi anni a meno del 25%, gli scarti prodotti da altre imprese. Il rifiuto prodottomentre la percentuale di residui dell’industria avviata da FATER, leader nel mercato italiano per i prodottia recupero energetico è del 33%. Dato quest’ultimo assorbenti per la persona, ossia una polpa fatta dimolto al di sotto della media EU, pari al 46%180. Un scarti di fibre e particelle di superassorbente, diluitomaggior recupero energetico dei residui (a base di con acqua, viene utilizzato nel processo di produzio-biomassa) costituirebbe una grande opportunità per il ne della carta.settore. Basti pensare che i residui prodotti ogni anno L’adozione di sistemi di gestione ambientale da partesono equivalenti a 86.000 TEP, in grado di alimentare delle cartiere italiane è iniziata già a partire dal 1997.4/5 cartiere di media dimensioni (ovvero lo 0,05% del A dicembre 2011 si contano 54 impianti certificatifabbisogno nazionale). In controtendenza vanno im- ISO 14001 e/o registrati EMAS in attività, aventi unaprese come la ICO - Industria Cartoni Ondulati che produzione complessiva di circa 6 milioni di tonnel-considera gli scarti di produzione come risorse utili da late di carta. Con la crisi economica il numero di im-immettere nuovamente nel proprio ciclo produttivo. pianti è calato, ma si è comunque confermato il loroLa società si è specializzata nella lavorazione del car- peso nel quadro della produzione nazionale, indicatotone ondulato ed è oggi l’unica azienda nazionale ad dalla crescente percentuale di carta prodotta dagliavere, in uno stesso stabilimento, l’intero ciclo pro- impianti certificati (pari al 65% della produzione na-duttivo di carta, cartone e scatole. Tra le innovazioni zionale e all’intera produzione nazionale di paste dipiù recenti, c’è l’installazione di una pressa a coclea legno per carta)182. È quanto avvenuto, ad esempio,con filtro, a valle di altri due impianti filtranti, con cuisi recuperano parte delle fibre scartate re-immetten-dole nel processo, mentre lo scarto rimanente viene 181 Le acque di lavaggio dei cliché e dei cilindri retinati e gomma- ti dei gruppi stampa delle linee di produzione dello scatolificio didisidratato dalla pressa a coclea e depositato a ca- Pianella confluiscono, attraverso delle grate poste sul pavimento, all’interno di canalizzazioni che le convogliano in 4 pozzetti di rac- colta: per ogni linea è presente un pozzetto.180 Assocarta, Rapporto Ambientale, 2012. 182 Assocarta, Rapporto Ambientale, 2012.202 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 193. nell’industria cartaria veneta, impegnata in un per- A livello di sistema, interessante è il progetto coor-corso di riconversione ecosostenibile della propria dinato da Assocarta, Two Sides, il lato verde dellafiliera produttiva. In questi anni, grazie anche all’a- carta185, nato con l’obiettivo di diffondere dati eddozione di sistemi volontari di gestione ambientale, informazioni sulla carta e sulle sua caratteristiche dimolte imprese del comparto hanno migliorato le pro- naturalità, rinnovabilità e riciclabilità. C’è poi Ricicloprie prestazioni, ottenendo risultati positivi su diversi Aperto (2011), l’iniziativa organizzato da Comiecofronti: non è un caso, quindi, che in Veneto siano circa con la collaborazione di Assocarta, Assografici, Fise26 le aziende cartarie che hanno conseguito la certi- Unire, Fise Assoambiente, Federambiente, Anci e conficazione Iso 14001. il patrocinio del Ministero dell’Ambiente. Durante laSul fronte dell’innovazione, nel periodo 2007-2011, manifestazione è stata data particolare rilevanza all’a-l’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) ha pubblicato spetto sociale e ambientale che le cartiere, le piat-1.955 domande di brevetto europeo riconducibili a taforme di selezione e le cartotecniche rivestono atecnologie green nel settore cartario183. L’Italia, con livello territoriale. L’operazione di comunicazione si84 domande presentate, detiene il 4,3% di queste è poi completata nel 2012 con la realizzazione delrichieste184, piazzandosi al secondo posto in Europa. nuovo kit Viva la carta, destinato alle scuole ma oggiNel biennio 2010-2011, si rileva una accelerazione anche in libreria.(+9,3%) degli investimenti italiani nello sviluppo enella tutela di tecnologie green rispetto al triennioprecedente, in controtendenza rispetto al rallen-tamento a livello europeo dove, in livelli assoluti, sipassa da una media annua di 399 brevetti pubblica-ti a 379 (-2,9%). Il Nord-Ovest guida la produzionebrevettuale in Italia con una quota del 35,5%, grazieal contributo della Lombardia che, da sola, copre il25,0% delle domande di brevetto. La Toscana e l’Emi-lia Romagna - rispettivamente con il 22,6% e il 15,5%delle richieste - seguono la regione lombarda. Le tec-nologie brevettate rientrano nelle categorie: raccoltadi materiale di scarto, pulitura, asciugatura, riciclo,sostanze inquinanti.183 Elaborazioni Dintec - Consorzio per l’Innovazione Tecnologica- su dati dell’Osservatorio Unioncamere Brevetti Marchi e Design184 Ibidem 185 www.twosides.info/it GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 203
  • 194. 3.2.7 NauticaLa crisi globale, nuove normative internazionali186 e di sistemi propulsivi innovativi, in grado di ridurre, sel’aumento dei prezzi del carburante stanno spingen- non azzerare, le emissioni, la rumorosità e le vibra-do il settore della nautica italiana a spostarsi sempre zioni della navigazione a motore. Nel 2008 il Gruppopiù verso un approccio green. La tendenza generale Ferretti ha lanciato, attraverso il proprio brand Mochiè quella di sperimentare innovazioni tecnologiche Craft, Long Range 23, un’imbarcazione appartenenteeco-compatibili su alcuni prodotti: si studiano motori al segmento expedition boat (concepita dunque perefficienti e poco rumorosi, si lavora allo sviluppo di gli amanti delle crociere a lungo raggio) e dotata ditecnologie per gestire il fine vita delle imbarcazioni, si due fondamentali innovazioni tecnologiche che siutilizzano materiali meno inquinanti. Le grandi impre- combinano e rafforzano l’una con l’altra: il sistemase, rivolte per lo più ad un mercato di fascia alta, han- di propulsione ibrido e la carena trans-planante FER.no intrapreso da qualche anno questa strada; solo di WEY (Ferretti Wave Efficient Yachts). La propulsionerecente, il fenomeno sta interessando anche aziende ibrida unisce l’affidabilità del sistema diesel tradizio-più piccole, che producono unità di taglio inferiore. nale alla possibilità di navigare a zero emissioni. InRimane ancora poco diffuso un approccio teso al questa modalità, Long Range 23 può navigare grazieraggiungimento della piena sostenibilità ambientale, all’ausilio di due motori elettrici sincroni da 70 kW, ali-sia dei processi che dei prodotti. Ma il mercato sta mentati da un banco di batterie agli ioni di litio, senzacambiando e vuole consumi inferiori. In questo cam- emissioni inquinanti, in assoluto silenzio, e, raggiuntipo, gli investimenti maggiori riguardano lo sviluppo gli 8 nodi, senza nemmeno lasciare la scia. La carena FER.WEY permette poi all’imbarcazione di navigare186 Le emissioni inquinanti provengono anche dal settore na- con grandi risparmi energetici (e comfort) alle me-vale, tra i più inquinanti in assoluto. Ecco perché l’International die velocità. L’efficienza di questa carena, rispetto aMaritime Organisation (Imo) punta alla riduzione delle emissioni una planante, è sempre superiore fino ai 20 nodi. Ilmediante un piano operativo ad hoc che partirà a gennaio 2013 esi prolungherà fino al 2030. Si tratta di una strategia che combi- vantaggio in termini di consumi alle velocità di 13-15na l’applicazione di tecnologie innovative con azioni di efficienza nodi è pari al 30% - 40% rispetto ad una tradizionaleenergetica. Grazie a tale piano e alle sue strategie il settore nava- carena dislocante di pari dimensioni. In casa Azimutle risparmierà mediamente 151 milioni di CO2 ogni anno entro il2020 fino ad un massimo di 330 milioni di tonnellate per il 2030. è invece nato il modello Magellano 50 che può na-In pratica, saranno adottate misure specifiche che prevedono, per vigare spinto sia da due motori diesel common railesempio, che per realizzare nuove imbarcazioni con stazza uguale Cummins da 425 cavalli con gestione elettronica deio superiore alle 400 tonnellate, verranno inoltre imposti soluzioni consumi, sia da motori elettrici alimentati da batte-tecniche e requisiti che obbligheranno ad applicare l’Energy effi-ciency design index (regole per costruire in base a criteri a basso rie. In quest’ultima modalità può raggiungere gli ottoconsumo di energia. nodi per brevi navigazioni giornaliere da 6 a 12 mi-204 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 195. glia, nel massimo silenzio e con estrema precisione gestione delle vele e delle manovre di ormeggio chedi manovra. Non appena viene richiesta una velocità facilitino la conduzione, come ad esempio magic trimsuperiore, entrano in azione i motori tradizionali. Il e joystick di governo, sono solo alcuni degli aspettipassaggio da una propulsione all’altra può avvenire che caratterizzano l’imbarcazione. A livello proget-in modalità automatica e il pilota deve soltanto de- tuale, le particolarità tecniche sono numerose, unacidere a quale velocità condurre l’imbarcazione sen- su tutte l’adozione di un sistema di propulsione ibridoza azioni aggiuntive. Ma le innovazioni tecnologiche che permette l’utilizzo alternato di un motore dieselverdi, a bordo del Magellano 50, non finiscono qui. e di un motore elettrico. In questo modo è possibileL’intera struttura dello scafo e’ stata progettata per navigare a velocità di governo con il solo ausilio delridurre al minimo la resistenza all’acqua, grazie al motore elettrico alimentato da batterie e avere cosìsistema di carena denominato dual mode che offre accesso, ad esempio, a zone marine protette in tota-stabilità e assetto in ogni situazione di mare. Pellicole le silenzio e armonia con la natura. Il V 50.02 Hybridanti raggi UV diminuiscono lo scambio termico lungo otterrà la notazione di classe addizionale Green Starle superfici dei cristalli; i consumi e i livelli dei serba- Plus Platinum187. Da Adriasail, a Fano, si fanno barchetoi sono costantemente tracciati elettronicamente, a vela su misura, di medie e piccole dimensioni, edcon storico di carichi e scarichi. L’illuminazione e’ ecologiche. L’ultima novità è l’Adria Frers 64, con gli in-a LED. Tutti gli interni sono realizzati in materiali ri- terni di Gae Aulenti: ha un motore ibrido diesel elettri-ciclabili o con fibre e tessuti naturali, gli arredi e le co, finestre ampie, arredi bassi e leggeri in bambù chestrutture in teak provengono da foreste controllate. non prevaricano, ma creano un legame con lo scafo.Le nuove tecniche di lavorazione del legno consento- Anche la Perching ha lanciato di recente un modello,no di utilizzare il 90% della pianta. Per questo motivo, il Perching 108, che ha un motore frazionabile in tre:l’imbarcazione ha ottenuto anche la certificazione quando si naviga a velocità ridotta se ne usano due oFSC (Forest Stewardship Council) che garantisce che persino uno solo, riducendo i consumi e la rumorosità.il legno impiegato a bordo proviene da foreste gesti- Interessante è anche il progetto Activ-e che prevedete secondo criteri di eco-sostenibilità. C’è poi il V50 la costruzione di una barca per il trasporto passeggeriHybrid di Vismara Marine ideato e progettato con a propulsione elettrica al 100%. A realizzarla, entrol’obiettivo di diventare un punto di riferimento nella il 2013, sarà il Cantiere Anselmo Mauri di Sirmione del Garda. Activ-e è spinto da due motori elettriciproduzione globale di imbarcazioni a vela da diporto tipo pod immersi, direct drive, da 10 kW ciascuno;eco-compatibili. La filosofia alla base del progetto è può viaggiare a velocità di crociera a 8 nodi, mentrela stessa che guida il cantiere Vismara sin dalle sueorigini e che affonda le radici nel concetto di barca 187 Si tratta di una delle più severe classificazioni ambientali, emes-fruibile e tecnologica. Interni spaziosi e luminosi, una se nello specifico dal RINA SpA, in grado di assicurare che ognicoperta ben organizzata e vivibile che favorisce l’inte- parte della nave, dallo smaltimento dei rifiuti ai filtri dei motori,razione uomo-natura e sistemi di automazione della sia eco-compatibile. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 205
  • 196. la velocità massima è di 14 nodi e l’energia è fornita sul miglioramento dell’efficienza delle imbarcazioni.da batterie a polimeri di litio. I tempi di ricarica sono Nel Lazio il progetto SEALAB, promosso dalla Regionedi 60 minuti per quella veloce, 240 per quella com- e l’Università La Sapienza, punta allo sviluppo di unpleta. L’autonomia a velocità media è di 150 minuti di veicolo dotato di un doppio sistema di propulsione:navigazione. Si possono anche compiere breve ricari- un waterjet ad azionamento elettrico e scarico in ariache parziali da 15 minuti (soluzione ideale per l’uso di per le manovre fino alla planata, al quale viene pro-Activ-e come taxi). Le batterie sono gestite da un so- gressivamente sovrapposto, nelle manovre ad altafisticato software che organizza al meglio, a secondo velocità, un impianto a reazione micro-turbogas chedelle esigenze dell’utente, il loro utilizzo e la loro rica- resta attivo nella fase di jumping controllato. Il siste-rica per assicurarne massima durata e rendimento. Le ma propulsivo è anche ibrido, nel senso che a bassapersone imbarcabili sono 28 più il pilota. Sofisticata velocità l’impianto micro-turbogas ricarica il gruppola tecnica di costruzione, eseguita con materiali com- batterie che alimenta il water jet elettrico. In SEALABpositi di qualità e mediante infusione a membrana si- si stanno inoltre sviluppando innovative micro-turbi-liconica, un processo estremamente ecologico (evita ne a ciclo rigenerato, denominate UMGTG UDR, cheinfatti l’impiego di materiali a perdere) che assicura permettono migliori prestazioni in termini di autono-prestazioni meccaniche superiori poiché permette di mie e consumi. Infine, per il controllo delle vibrazio-avere un riscontro esatto della quantità e della distri- ni e dell’emissione acustica di pannelli vibranti, allabuzione del materiale utilizzato durante l’infusione. Sapienza sono in fase di avanzata sperimentazioneL’imbarcazione verrà impiegata come servizio taxi dal dispositivi di tipo piezoelettrico. Più che affinare tec-comune di Sirmione sul Lago di Garda. Eco-Motion nologie esistenti, il progetto SEALAB vuole proporneMarine ha lanciato una nuova gamma di battelli rea- di nuove. La presenza di fondi pubblici diminuisce dilizzati con materiali riciclabili e una dotazione di batte- fatto il rischio imprenditoriale e ciò ha consentito dirie al gel di ultima generazione in grado di consentire investire in tecnologie per le quali la probabilità dialla barca una propulsione esclusivamente elettrica in successo è più bassa, ma nel caso in cui si rivelasserototale assenza di C02. Queste imbarcazioni assicurano trasferibili al mercato, l’intera filiera università-impre-ai passeggeri ambienti piacevolissimi in totale assen- sa-realtà locali avrebbe un ritorno straordinariamen-za di rumori e cattivi odori di carburante, garantendo te più elevato. In Liguria, il Distretto Ligure Tecnologieinoltre una navigazione capace di abbattere al mas- Marine – DLTM, che oggi coinvolge oltre 120 impre-simo il moto ondoso. La progettazione dei battelli è se liguri, l’Università di Genova, CNR, Enea, l’Istitutoispirata alla tecnologia Plug and Play e prevede, al po- Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sta puntandosto di comando, un monitor touch screen e leve elet- sullo sviluppo di carene innovative e piani propulso-troniche capaci di assicurare una governabilità asso- ri ottimizzati, oltre che sull’integrazione di fonti diluta. Oltre alle singole aziende citate, ci sono diverse energia rinnovabile, per conseguire minori consumireti di soggetti pubblico-privati che stanno lavorando e quindi assicurare minori emissioni. Prima dell’inter-206 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 197. vento del distretto, solo un numero esiguo di aziende senza dispersioni e, grazie a un particolare dispositi-locali poteva permettersi di investire nella tecnologia vo, di fornire indicazioni per correggere l’assetto dellaper il calcolo ad alte prestazioni - oggi indispensabi- nave, migliorandone l’idrodinamica. Questo softwa-le supporto alla progettazione industriale per lo stu- re, ad esempio, suggerisce al comandante dove edio e realizzazione di modelli complessi - sia a causa come spostare la zavorra, rispetto al carico. Il sistemadei costi elevati, sia per la rapida obsolescenza degli fornisce i dati in tempo reale, sia al comandante siastessi, senza contare che occorre avere a disposizio- alla compagnia, e permette di garantire un risparmione un capitale umano altamente qualificato. Il DLTM energetico del 5-10% per nave, a fronte di una spe-ha quindi puntato sullo sviluppo di un’infrastruttura sa di installazione iniziale cha va da 30mila a 80milaICT a disposizione delle aziende della filiera nautica euro, più una fee per la manutenzione del software.appartenenti al bacino dell’alto mediterraneo, offren- Sulla riduzione delle emissioni si focalizza il progettodo una serie di servizi fruibili tramite il web, per la NGShip, coordinato da Wartsila Italia con l’Universitàcondivisione di tecniche avanzate di progettazione e di Trieste e Udine, Area Science Park, Rina Services,gestione di processi aziendali, tramite interfacce web Navalprogetti ed Energy Automation. Duplice l’obiet-ed accesso remoto. Sempre allo scopo di ridurre le tivo dello studio: tagliare i costi dei rifornimenti peremissioni, il Distretto Tecnologico Navale e Nautico le navi da carico e le relative emissioni nocive (ossididel Friuli Venezia Giulia (DTNN FVG) e CETENA, cen- di zolfo e azoto, CO₂), sostituendo l’olio combustibi-tro di ricerca navale del Gruppo Fincantieri, stanno le con il gas naturale liquefatto (gnl). L’utilizzo di gnlinvece lavorando al progetto OpenSHIP incentrato porta indubbi vantaggi sia per l’abbattimento dellesull’utilizzo di carene ottimizzate con cui è possibile emissioni sia in termini di risparmio, considerandoridurre la resistenza all’avanzamento della potenza che il suo costo rispetto ai combustibili tradizionali èinstallata e, di conseguenza, assicurare l’alimenta- inferiore e destinato a scendere ulteriormente. Tantozione dell’imbarcazione con minori consumi. Il pro- da poter risparmiare fino a 70 milioni di euro sui costigetto sviluppa una metodologia di previsione delle di gestione, calcolati su venti anni, per una nave diprestazioni idrodinamiche del sistema carena-elica, medie dimensioni a lungo raggio.attraverso la simulazione di fluidodinamica computa- Anche il fotovoltaico può avere un impiego nellazionale (CFD) di alta qualità in ambiente open-source, nautica. Tra le aziende attive nel settore c’è Solbianpermettendo un miglioramento delle prestazioni del- Energie Alternative che dal 2007 produce impianti fo-la nave, tra cui il perfezionamento della qualità della tovoltaici flessibili per la nautica e la mobilità sosteni-scia nel disco elica, riducendo così la rumorosità del bile. Il velista Giovanni Soldini ha realizzato, assiemepropulsore, e la diminuzione dei costi di gestione. all’azienda, gli impianti fotovoltaici per diverse im-Sempre CETENA sta sperimentando il software EGO, barcazioni da competizione in ambito internaziona-Energy Governance, che consente, nelle imbarcazio- le. Tra le principali novità di Solbian ci sono i pannellini, di verificare se vi sia un utilizzo dei carichi elettrici fotovoltaici della serie SP: flessibili, calpestabili, con GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 207
  • 198. un peso di circa 1/8 rispetto ai pannelli tradizionali kg. Utilizza il solare anche GS4, prodotta dal piccoloin vetro e una resa superiore al 22,5% . La tecnologia cantiere trentino GardaSolar: una barca solare-elet-con la quale sono realizzati, ideata dalla Sunpower trica di nuova generazione realizzata con materiali(della quale Solbian è esclusivista mondiale) li ren- totalmente riciclabili. Lunga 3,85 metri e larga due,de particolarmente resistenti all’ambiente marino e Gs4 porta fino a quattro persone ed è dotata di 400quindi idonei per essere applicati nel settore nautico. watt di celle solari. Il motore elettrico ha una potenzaAnche il Dinghy 12 piedi firmato dall’inglese George variabile da 800 a 4mila Watt capace di spingerla aCockshott, ideato come tender a vela per grandi 4 nodi. A bordo tutto è all’insegna della semplicità.yacht, ha abbraccia la tecnologia solare. Il Dinghy è Invece del timone c’è un joystick, mentre lo scafo inun guscio di noce lungo 3 metri e 66 centimetri: l’idea polietilene multistrato non richiede manutenzione.per una versione eco-compatibile è nata lungo le rive L’asso nella manica della Gs4 sono un pc di bordo edel lago di Garda, più precisamente nel cantiere Terra uno smartphone che consentono di creare una nuvo-e Mare di Manerba. In questi capannoni, il titolare la wi-fi a bordo, ma anche di gestire la posizione gps,Roberto Benedetti ha studiato una soluzione per l’ab- il caricamento delle batterie, l’irraggiamento solare,bondante acqua che sul Dinghy viene costantemente l’autonomia e i consumi del motore. Altro punto diimbarcata appena l’onda inizia a formarsi: un motore forza è un sistema che trasforma la barca, una vol-elettrico per una pompa alimentata da un pannello ta ormeggiata, in un generatore di kW da immetteresolare. Così è arrivato il Piccolo Lord, il primo Dinghy nella rete elettrica e in grado di beneficiare degli in-12’ Old Style ad impatto ambientale zero. La soluzio- centivi del nuovo “conto energia”. Auto-produzione dine è stata provata e testata su una carena in legno energia elettrica da pannelli fotovoltaici, trattamen-opera dei cantieri di Daniele Riva, eredi di Ernesto to delle acque nere e contenute emissioni di gas diRiva, storico costruttore del lago di Como. Il pannello scarico contraddistinguono invece i progetti Arcadiasolare alimenta un motorino in grado di scaricare 38 Yachts, che quest’anno presenta lo yacht Arcadia 115’.litri di acqua al minuto, grazie a batterie da 12 volt Analogamente a quanto avviene per altri settori in-ricaricabili. Il pannello è flessibile, sottile e leggerissi- dustriali, anche nel comparto della nautica si stamo. Il sistema ha un’autonomia di 80 minuti in conti- cercando di adottare la metodologia LCA188 per ra-nuo e senza connessione. Se attivato, garantisce una gionare attorno al tema dei cicli di vita dei prodot-autonomia illimitata grazie a un regolatore di tensio- ti. Tra i progetti più avanzati in questo ambito c’ène che consente al motore di avere un’alimentazio- ELB (End of Life Boats), promosso e sviluppato dane corretta in qualunque momento. L’attrezzatura èazionata dal timoniere pressando col piede un pul- 188 Lyfe Cycle Assesment (LCA) è una metodologia di progettazione che consente di valutare e di ridurre l’impronta ambientale di cia-sante al centro della barca a poppavia della scassa di scuna delle fasi di cui si compone l’intero ciclo di vita, a monte ederiva, quindi senza interrompere le manovre di rega- a valle della produzione, come stabilito dalle direttive europee inta. L’intero sistema di svuotamento pesa solo un 1,5 tema di risparmio energetico e di riduzione dei rifiuti.208 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 199. UCINA-Confindustria Nautica189 allo scopo di creare utilizzarli come materia prima-secondaria193 sia nellainfrastrutture e tecnologie per una gestione soste- nautica che in altri comparti produttivi. Altro aspettonibile del fine vita ispirata ai principi del design for fondamentale del progetto ELB è il tentativo di finan-disassembling e del design for recycling. Il progetto ziare il disassemblaggio delle nuove unità nauticheELB prevede lo sviluppo su scala nazionale di due tipi con un’assicurazione che ogni azienda produttrice dovrà attivare al momento dell’acquisto del propriodi piattaforme industriali: una per il disassemblaggio prodotto da parte di un cliente; la polizza verrà at-delle unità nautiche e degli stampi, dalle quali i vari tualizzata con premi annuali da parte dei proprietari,componenti e materiali saranno avviati a riutilizzo e permettendo la copertura del trattamento di fine vitariciclo, l’altra per la trasformazione e valorizzazione del prodotto, senza gravare sul proprietario finale odei materiali plastici termoindurenti (FRP) risultanti sulla società.che, grazie ad un’innovativa tecnologia italiana190 ba- C’è poi il progetto Green Boat Design, coordinato dasata sul WSMC (Waste Sheet Moulding Compound) un gruppo di lavoro che comprende, fra gli altri, l’Areasaranno finalmente riciclabili. Si tratta di un’iniziativa Science Park di Trieste. L’obiettivo è innovare l’interamolto importante, se si considera che circa il 90%191 catena del ciclo di vita di un’imbarcazione da dipor-delle 90.000192 unità da diporto immatricolate fino al to, definendo specifiche di progettazione e processi2008 nel nostro Paese ha uno scafo e una coperta in di produzione che facilitino lo smaltimento a fine vita.FRP e che tale materiale è largamente usato nel set- In particolare Green Boat Design intende modificaretore dei camper e delle roulotte, oltre che nell’edili- il processo produttivo in modo da ridurre sia il con- sumo di energia sia le emissioni nocive per la salute ezia e nella costruzione di pale eoliche. La vera sfida l’ambiente - proprie dei processi di lavorazione delledel progetto risiede inoltre nel rendere economica- plastiche - attraverso l’uso di compositi contenenti fi-mente vantaggioso il recupero di questi materiali che bre naturali e resine prodotte con biomasse tramiteattualmente non hanno valore di mercato, inseren- l’applicazione della tecnologia dell’infusione. Inoltre,doli nuovamente in altri cicli di lavoro. Le due piat- si punta a migliorare il prodotto attraverso l’utilizzotaforme, infatti, permetteranno di riciclare l’FRP e il della propulsione ibrida, diesel elettrica, solo elettricapolistirolo (provenienti anche da altre filiere) e di ri- - quest’ultima alimentata da celle fotovoltaiche - non- ché la realizzazione di una carena a bassa resistenza189 Associazione che raccoglie circa 500 aziende operanti nel set- e di peso contenuto, l’utilizzo di illuminazione LED, latore del diporto. gestione integrata dell’energia, la riduzione degli sca-190 In parte appartenenti all’ICTP/CNR di Pozzuoli. richi a mare. In questo modo sarà possibile prolungare191 Ucina, Rapporto 2010 dell’Osservatorio Nautico Nazionale.192 Essi non comprendono tutte quelle imbarcazioni in vetroresinanon immatricolate, che ammontano a circa 518.000 unità. Si stima 193 L’FRP e il polistirolo (EPS) vengono miscelati con l’uso di solventiche l’insieme di unità nautiche e stampi obsoleti rappresentano a ciclo chiuso. Il nuovo materiale che si ottiene è un tecnopolime-circa 200.000 ton. ro n-volte riciclabile. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 209
  • 200. la vita dell’imbarcazione e favorirne poi lo smaltimen- na attività elementare, componente, parte, impianto,to, attraverso il contenimento quantitativo dei mate- materiali e sottosistema, per arrivare alla definizioneriali e l’utilizzo, ove possibile, di materiali riciclabili. Il di procedure idonee ad elevare gli attuali standard. Ilprogetto é stato avviato a ottobre 2010 e terminerà progetto prevede inoltre un’attività di ricerca di nuovinello stesso mese del 2013. Una menzione merita an- materiali e di soluzioni tecnico-organizzative e logisti-che il progetto ENA, gestito dalla Provincia di Pesaro che relative al disassemblaggio, smaltimento e riusoUrbino in qualità di soggetto capofila, con il coinvolgi- dei materiali utilizzati.mento della Provincia di Ancona, del Consorzio Navale Interessanti novità si registrano anche nel settoreMarchigiano, di Linset, Camm e Adriatic Festival. Il degli accessori e dei materiali dove si stanno diffon-progetto, realizzato con il contributo dello strumento dendo prodotti innovativi come i gelcoat ecologici,finanziario LIFE dell’UE, punta a costruire il prototipo le resine poliestere o i detergenti, in sostituzione deidi una eco-imbarcazione di seconda generazione che solventi (per la pulizia delle attrezzature per la for-rispetti l’ambiente, integrando, sin dalla fase proget- matura del FRP). La tendenza è quella di arrivare allatuale, i principi dell’ecodesign, dell’impronta ecologi- totale sostituzione delle resine a base di solventeca (carbon footprint) e della gestione ambientale con con altre a base di acqua. Stesso obiettivo da rag-l’eco-management e la valutazione ciclo-vita. Nello giungere nei cicli di finitura, dove gli attuali prodottistesso tempo, si vuole rafforzare il know how delle im- a base di solvente vengono sostituiti con compostiprese del bacino industriale nautico marchigiano sul organici volatili (VOC) grazie all’applicazione dellafronte della gestione dei rifiuti, della riduzione delle tecnologia dei polimeri ad alto sodio. Sullo sviluppoemissioni inquinanti e del risparmio energetico. Frutto di questi materiali e prodotti per cicli di finitura ecodi questo processo di ottimizzazione è la maggiore ac-cessibilità delle imbarcazioni anche ai diversamente friendly si concentra, ad esempio, l’attività di Boero.abili, sviluppando nuove logiche di ergonomia. C’è poi Si lavora anche all’impiego di compensati marini inil progetto So Main promosso da imprese operanti nel- grado di sfruttare incollaggi che non rilasciano alcu-la filiera nautica toscana, cofinanziato dalla Regione na emissione di formaldeide o all’utilizzo di pannellicon il coordinamento di Navigo, Centro di Innovazione compositi completamente riciclabili come quelli dellae Sviluppo della Nautica Toscana. L’obiettivo del pro- Bellotti SpA. E in tema di compensati marini ecolo-getto è rafforzare la competitività della filiera puntan- gici, si segnala anche la milanese Nord Compensati,do su un approccio progettuale modulare ispirato ai azienda leader nella produzione di legno compensatoprincipi dell’eco-design, arrivando così a una gestione che ha fortemente investito nella ricerca di soluzio-industriale dell’intero ciclo di vita di ciascun materia- ni all’insegna del rispetto e della responsabilità am-le, componente e modulo che compone un’unità da bientale, ottenendo nel 2008 la certificazione PEFCdiporto. Punto di partenza è l’analisi delle prestazioni, (Programma per il riconoscimento degli schemi didell’impatto ambientale e della sicurezza per ciascu- certificazione forestale) e nel settembre 2010 il cer-210 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 201. tificato FSC (Forest Stewardship Council)194. Il cantiere permettono la preparazione di superficie evitando laEDIMARE, invece, ha realizzato Seagull, piccolissima quasi totalità delle fasi di lavorazione legate alla pre-e tecnicissima imbarcazioni a vela, 100% legno, senza parazione delle stesse, mediante trattamento fisico-un solo grammo di vetroresina, senza formaldeide o meccanico (sabbiatura, carteggio, etc.), consentendoaltre sostanze nocive per l’ambiente, varata lo scorso un risparmio nei tempi di processo e migliorando l’a-ottobre. Gli interni sono 100% carbon free, composti desione dei coating.da oggetti di utilità di bordo a base di materiali termo Da più parti si sta cercando inoltre di promuovere laigrometrici di lana di pecora, terra cruda ed ecceden- diffusione, anche nella nautica, delle fibre naturali, ca-ze e sottolavorazioni agricole no food, come la sansa ratterizzate da un contenuto energetico decisamentedi olio di oliva o le vinacce di cannonau. C’è poi il pro- inferiore per la loro produzione, da un minor pesogetto di ricerca SuRF, volto a sviluppare dei pretrat- specifico e da una maggiore capacità di assorbimentotamenti chimici per superfici metalliche e plastiche, di energia, che le rende particolarmente adatte all’as-nato dalla collaborazione tra otto aziende lombarde sorbimento di impatti e vibrazioni. A tal proposito, al-attive nel settore nautico, la Fondazione Politecnico cuni cantieri hanno già avviato, a livello sperimentale,di Milano e il Consorzio Interuniversitario Nazionale un processo di sostituzione di materiali fibrorinforzatidi Scienza e Tecnologia dei Materiali (INSTM). Il pro- originariamente ottenuti con fibre di vetro o poli-getto punta a sviluppare due tecnologie emergenti meri caricati, con fibre naturali, per la realizzazionenel settore dei pretrattamenti superficiali: il sol-gel e i di elementi complementari dell’allestimento internotrattamenti plasmochimici atmosferici. La tecnologia (come plance, cruscotti e rivestimenti). Sul versantesol gel consente di depositare coating ibridi organico- imprese, è sufficiente citare i pannelli di rivestimentoinorganici nano-strutturati con migliorate caratteristi- utilizzati nell’imbarcazione Zeydon ’60, realizzata dalche di resistenza meccanica e di protezione dei pro- cantiere Zeydon in collaborazione con BMW o le fibrecessi di invecchiamento e corrosione, a cui i materiali naturali utilizzate dal già citato Magellano 50 dei can-per la nautica sono generalmente soggetti. I vantaggi tieri Azimut-Benetti. Per le imbarcazioni di più ridotteapportati riguardano sia il prodotto, in termini di al- dimensioni, ci ha pensato invece il cantiere milaneselungamento della vita dell’accessorio, sia il processo, Zar Formenti, che ha sviluppato e prodotto lo ZAR 57grazie all’eliminazione di alcune fasi di preparazione Ecolution, un gommone di quasi 6,00 m realizzato condelle superficie. Ma saranno i trattamenti plasmo- fibre di lino. La lino-resina, oltre a consentire miglio-chimici a rappresentare il vero salto tecnologico. Del ri perfomance ambientali, darà al nuovo modello untutto prive di solventi, le tecniche plasmo chimiche nuovo look, attraverso le sfumature di colore e la tra- ma della “livrea” tipiche del lino. Per quanto riguarda le certificazioni, si registra un194 Si tratta del più rilevante certificato di qualità e idoneità aglistandard eco-sanitari internazionali, che estende il concetto di crescente interesse per i certificati emessi in base alleeco-sostenibilità a tutta la filiera produttiva, dall’origine del mate- norme ISO 9000 e/o 14001, riguardanti non solo l’in-riale fino alla realizzazione del semilavorato finale. GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 211
  • 202. novazione di prodotto ma anche quella di processo, buto della Lombardia che, da sola, copre il 31,5% dellecome i sistemi di gestione della qualità e la gestione domande di brevetto. La Liguria – con il 22,0% delle ri-ambientale per le aziende. Alcune imbarcazioni, per chieste – segue la regione lombarda. Alle domande dilo più di grande dimensione, sono dotate di certificati brevetto hanno contribuito 48 imprese che, comples-di prodotto Green Star e Green Plus. Si tratta delle più sivamente, ne detengono il 72,6%. Gli Enti di ricercasevere classificazioni ambientali, emesse nello specifi- e le Università contribuiscono per il 3,6% – che corri-co dal RINA SpA, in grado di assicurare che ogni parte sponde a 3 soggetti richiedenti – a cui si aggiungonodella nave, dallo smaltimento dei rifiuti ai filtri dei mo- le persone fisiche con una quota del 23,8% . Le tec-tori, sia eco-compatibile. Di recente, per la prima vol- nologie green più ricorrenti196 nelle domande italianeta, una barca a vela ha ricevuto la certificazione Green del settore nautico sono: sistemi di generazione dell’e-Star. Il riconoscimento è andato al Better Place del nergia per il controllo automatico delle vele (6,0%) ecantiere Wally. Un altro superyacht, l’Aslec 4, del can- sistemi di propulsione ibrida (4,8%)per imbarcazioni.tiere Rossinavi, e’ stato premiato con la Green Plus.Con l’assegnazione di queste certificazioni, vengonopremiate, oltre all’adempimento di una serie di nor-me sostenibili, le soluzioni progettuali e le procedureoperative messe in atto volontariamente durante lacostruzione o la navigazione, al fine di portare le pre-stazioni al di sopra del livello minimo richiesto dallenorme internazionali sulla salvaguardia ambientale.Sul fronte dell’innovazione, nel periodo 2007-2009,l’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) ha pubblicato1522 domande di brevetto europeo riconducibili atecnologie green nel settore nautico195. L’Italia detieneil 5,5% di queste richieste, posizionandosi alle spalle diGermania (26,7%) e Francia (7,6%). Considerando unintervallo temporale di 5 anni (2007 - 2011), il tassodi crescita medio annuo italiano si presenta positivo(+2,2%) al pari di quello della Germania (+2,3%). IlNord-Ovest guida la produzione brevettuale in Italiacon una quota del 60,7%, grazie al significativo contri- 196 Le tecnologie green più ricorrenti sono selezionate in base alla195 Elaborazioni Dintec - Consorzio per l’Innovazione Tecnologica classe tecnologica e alla frequenza delle parole chiave utilizzate- su dati dell’Osservatorio Unioncamere Brevetti Marchi e Design. nei titoli dei brevetti.212 GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi
  • 203. 3.2.8 ChimicaIl 2012 ha visto la pubblicazione da parte della ricerca ed innovazione per il periodo 2014-2020 cheCommissione Europea della prima strategia dedi- succederà al 7 Programma Quadro di Ricerca.cata alla Bioeconomia, nella quale la chimica verde Contando su una struttura aziendale più robusta ingioca un importante ruolo di rilievo. Questo provve- termini dimensionali, ma anche in termini economi-dimento pone enfasi sull’importanza delle industrie ci grazie alla forza della domanda estera (che apparebio based delle bioraffinerie per rispondere alle sfide quasi a-ciclica), il comparto chimico spicca tra i settoridel pianeta. Successivamente alla pubblicazione del analizzati nel capitolo due della ricerca con quasi ladocumento, la Commissione Europea ha iniziato del- metà delle imprese (41%, pari a circa 2mila 500) chele discussioni con stakeholders industriali attivi nel negli ultimi tre anni hanno investito, o lo faranno nelcampo della chimica verde197, della carta e del mondo 2012, in tecnologie green.agricolo sulla possibilità di lanciare una Partnership Per quanto riguarda i prodotti, un filone interessantePublico Privata dedicata al tema del bio based. è quello dei biopolimeri o bioplastiche che possonoImportanti azioni a sostegno della chimica verde sono essere di origine sintetica - come ad esempio i derivatistate prese anche a livello nazionale. Il MIUR ha iden- da alcuni poliesteri alifatici e alifatico-aromatici o datificato la chimica verde come settore prioritario nel alcol polivinilico - oppure di origine vegetale, ossiabando dedicato ai Cluster Tecnologici Nazionali in li- derivati da materiali naturali e quindi rinnovabili,nea con gli obbiettivi identificati dalla Commissione come l’amido e le miscele di amido. Si tratta di unEuropea in Horizon 2020, il programma dedicato alla mercato ancora agli albori ma nel quale l’Italia può avere una posizione di rilievo perché nel nostro197 Per chimica verde si intende l’insieme di processi (esistenti o Paese c’è una cultura dei polimeri, ci sono imprese diinnovativi) che utilizzano materie prime rinnovabili (di origine bio- trasformazione, c’è una raccolta dell’umido in crescitalogica) con caratteristiche di sostenibilità ambientale superiori a e ora anche una legge che bandisce gli shopper.quelle tradizionalmente usate, e i cui prodotti, nel fine vita, of-frono possibilità di recupero e riciclo. Ne sono un esempio le bio- L’Italia, infatti, ha fatto da apripista abolendo, dal 1plastiche, i biocarburanti, i biolubrificanti e gli intermedi chimici. gennaio 2011, la produzione di sacchetti di plasticaAnche il nostro Paese è attivo su questo fronte, come dimostra che ora vengono sostituiti da sacchi di stoffa, carta e,il moltiplicarsi di investimenti in tecnologie innovative non legateal petrolio. Le produzioni a basso impatto, le risorse rinnovabili ovviamente, bioplastica.e la ricerca di nuovi modelli di economia di sistema sono le tre Nel settore dei biopolimeri , un caso di eccellenza èlinee guida per rilanciare la chimica italiana secondo un approccio quello di Novamont, azienda di Novara , la sua mis-che coniughi competitività e sostenibilità ambientale e sociale. La sione è la produzione di biochemicals e biomaterialichimica verde nel nostro Paese comprende un gruppo di impresedi grandi e medie dimensioni, visionarie e pioniere, fortemente in bioraffinerie di terza generazione con una forte in-orientate all’innovazione. tegrazione tra chimica e agricoltura. Novamont con il GreenItaly 2012 L’economia verde sfida la crisi 213
  • 204. Mater-bi - una bio-plastica contenente materie prime a diventare una delle maggiori bioraffinerie integraterinnovabili come amidi e oli vegetali, completamente di terza generazione nel territorio al mondo, utilizzeràbiodegradabile e compostabile - ha rivoluzionato il tecnologie Novamont e materie prime rinnovabili permondo della chimica Caratteristica vincente di que- la realizzazione di monomeri bio, lubrificanti bio, bio-sto innovativo materiale è quella di avere proprietà fillers, intermedi/additivi bio per elastomeri e biopla-d’uso simili alla plastica, ma con in più la possibilità stiche. Il progetto vuole creare virtuose sinergie condi essere smaltito come un normale rifiuto organico. la realtà agricola e le colture locali, facendo leva sullaLe applicazioni del Mater-bi sono molteplici: sacchet- forte vocazione agricola del territorio sardo e degliti, stoviglie mono-uso, vaschette e pellicole per ali- ecosistemi locali e creando inoltre importanti oppor-menti, accessori per animali. La seconda generazione tunità di crescita e differenziazione a livello di entratedell’innovativa bioplastica cerca di usare sempre più (income) per le realtà agricole del posto.scarti agricoli o prodotti provenienti da terreni margi- Un altro importante progetto di riconversione porta-nali per evitare di entrare in competizione con le col- to avanti da Novamont è la realizzazione del primoture alimentari. Il successo dell’azienda piemontese impianto su scala industriale dedicato alla produ-è testimoniato dalla constante crescita, negli ultimi zione di butandiolo da risorse rinnovabili attraversoanni, del fatturato, che ha ampiamente ripagato gli una joint venture con Genomatica, società americanainvestimenti R&S (il 30% del personale è dedicato ad leader nel campo delle biotecnologie industriali ap-attività di R&D&Ii). plicate alla chimica verde. Novamont sta procedendoNovamont in linea con la propria mission è attual- alla riconversione di un impianto a Bottrighe, inat-mente impegnata in due grandi progetti di riconver- tivo dal 2006, e utilizzerà la tecnologia Genomaticasione di impianti in bioraffinerie con l’obiettivo di per produrre butandiolo da risorse rinnovabili cheagire in zone fortemente in difficoltà e rivitalizzare il verrà utilizzato per la produzione delle bioplastichetessuto locale attraverso investimenti lungimiranti in Novamont.innovazione. Il futuro della chimica verde, secondo Novamont, èIl primo progetto di riconversione si sta attuando in promuovere un’economia di sistema che utilizzi ma-Sardegna attraverso Matrica ,joint venture paritetica terie prime rinnovabili a basso impatto e metta insie-con Eni, che, nel segno della chimica verde, punta al me filiere corte e scarti agricoli per produrre prodottirilancio di uno dei settori chiave della ricerca e inno- ad alto valore aggiunto (biomateriali e biochemicals).vazione dell’economia italiana. Obiettivo del progetto Di estremo interesse ambientale (ma di minor inte-è la realizzazione e la gestione di un nuovo Polo Verde resse per il settore agricolo) sono le sperimentazioniall’interno del sito petrolchimico di Porto Torres di per produrre bioplastiche da materiali di scarto, comeproprietà dell’Eni. Il sito che verrà composto da 7 ad esempio quelli deri