Cos'è l'introversione. Dal pregiudizio alla conoscenza

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    Cos'è l'introversione. Dal pregiudizio alla conoscenza - Presentation Transcript

    1. Cos’èl’introversione. Dalpregiudizioallaconoscenza
      Conferenza del dott. Luigi Anepeta
      “TIMIDO, DOCILE, ARDENTE”Essere introversi: un limite o un valore?
      FNISM – Federazione Nazionale Insegnanti26 ottobre 2007 – Terni
      LIDI – Associazione ONLUS
      LegaItaliana per la tuteladeiDirittidegliIntroversi
      www.legaintroversi.it
    2. La conoscenzadell’uomo
    3. Scienzae sensocomune
      Coniati da C. G. Jung, in un libro che si può ritenere il suo capolavoro (Tipi psicologici), i termini estroversione e introversione hanno avuto uno straordinario successo, diventando di uso corrente
      Il senso comune, appropriandosene, ha dato però ad essi un significato diverso da quello originario: li ha qualificati associando all’introversione una connotazione negativa, pregiudiziale
      Il pregiudizio incide sullo sviluppo della personalità e sulla vita dei soggetti introversi, inducendo in essi una percezione di anormalità, inferiorità e inadeguatezza rispetto agli altri
      E’ possibile sormontare tale pregiudizio in nome della conoscenza?
    4. Definizioni
      Per il senso comune l’introverso è un soggetto tendenzialmente solitario e asociale
      Anche nei dizionari più recenti, la definizione dei termini introversione ed estroversione implica un giudizio di valore
      L’estroversoè aperto, sicuro, comunicativo, cordiale, affettuoso, espansivo, esuberante; l’introverso, viceversa, è chiuso, timido, silenzioso, riservato, freddo, distaccato
      Quanto c’è di vero in queste attribuzioni?
      Molto stando alle apparenze, poco per quanto riguarda l’esperienza interiore, che è fervida e intensa
      Lo scarto tra un comportamento sociale mediamente “inibito” e un mondo interiore passionale è l’essenza dell’introversione
      Come sipuòspiegarequestoscarto?
    5. L’uomo come prodotto
      L’uomo viene al mondo come ente naturale, dotato di attributi specie-specifici (comuni a tutta le specie e maturati nel corso di una lunga evoluzione) e di potenzialità di sviluppo che, per realizzarsi, richiedono l’interazione con un ambiente umano (affettivo e culturale)
      La personalità è un prodotto dell’interazione tra la “natura umana”, le opportunità di sviluppo offerte dall’ambiente sociale e il modo in cui il soggetto le utilizza
      Il termine “prodotto” va preso alla lettera: esso implica la trasformazione di una “materia prima” per effetto di un “lavoro”
      Ogni società, per assicurare la sua continuità nel tempo, ha bisogno di investire una quota di risorse nella produzione di uomini
    6. La “materia” prima
      La “materia prima” è null’altrocheilcorredogeneticoindividuale(ilgenotipo), che è unacombinazioneunica e irripetibile del pool geneticoumano
      Il corredogeneticoindividualecontienepotenzialitàcomunia tutta la specie (come la capacitàdiacquisireillinguaggio) e potenzialità o attitudiniparticolari(come l’orecchio musicale, la predisposizione per la matematica, l’abilitàmanuale, ecc.) il cui sviluppodifferenziagliindividui
      Ogni corredo genetico implica una “norma di reazione”, vale a dire un spettro definito di possibilità di sviluppo diverse (i fenotipi) la cui realizzazione dipende dall’ambiente
    7. Educazione
      Il corredo genetico non è una tabula o una creta, non può essere modellato a piacere perché ha i suoi vincoli. Per sviluppare le sue potenzialità – generiche e particolari – l’uomo va educato
      Educare (ex-ducere) significa permettere a qualcosa di venire fuori: in termini scientifici, l’educazione promuove la fenotipizzazione del genotipo
      Per produrre un uomo occorre investire risorse – affettive, economiche, culturali – e applicare “tecniche” finalizzate a realizzare un progetto‏
      Il progetto, comune a tutte le culture esistenti, è la produzione di un soggetto “normale” in rapporto al contesto in cui vive, capace cioè di adattarsi ad esso
    8. Istituzionipedagogiche
      La Famiglia e la Scuola sono le “agenzie sociali” alle quali è affidato il compito di produrre l’uomo o meglio il “cittadino”, vale a dire un essere capace di inserirsi nella società e di ricoprire i ruoli assegnati o scelti: in breve, di adattarsi ad un determinato sistema
      La finalità adattiva implica l’adozione di un modello normativo che, nella nostra società, è estroverso
      Esso valorizzal’adesione e la partecipazioneallarealtà, la capacitàdicomunicare e di stare con glialtri, un certogradodicompetitività, lo spiritopratico, il non porsitroppiproblemi, ildarsida fare, ilprendere la vita come viene, ecc.
    9. Il modellonormativo
      Il modello normativo dominante, che, negli ultimi anni, si è accentuato al punto che si può definire estrovertito, rappresenta un handicap per gli introversi, poiché forza i tempi e i modi di sviluppo programmati nel loro corredo genetico
      L’omologazione normativa induce negli introversi uno sviluppo della personalità solitamente negativo
      Il modello normativo vigente (estrovertito) si può ritenere globalmente disfunzionale perché, per promuovere l’adattamento al mondo esterno e il darsi da fare, riduce al minimo la conoscenza e la familiarità con il mondo interno
    10. Mondoesterno e mondointerno
      In quantoautoconsapevole, ogniuomovive nell’interfacciatra due mondi: quelloesterno, al qualelo vincolano le percezioni e sulquale è letteralmenteaffacciato, e quellointerno, che non puòesserevisto o toccato, ma è esperito
      Questidue mondi, perpetuamentecomunicantitraloro ma irriducibili, rappresentano la totalitàdell’esperienzasoggettivaumana
      Un certo grado di estroversione, di affacciamento, di contatto e di interesse per il mondo esterno, e un certo grado di introversione, di vita interiore, di introspezione e di riflessione sono costitutive di ogni esperienza umana
    11. Estroversione e Introversione
      In conseguenza della loro costituzione genetica, gli estroversi sono portati a privilegiare il rapporto con il mondo esterno, hanno bisogno di mantenere con esso un contatto assiduo e tendono all’adattamento
      Gli introversi hanno una particolare propensione per il mondo interno, tendono al raccoglimento e alla riflessione e hanno tempi più lunghi di adattamento rispetto alla media
      Estroversione e introversione definiscono, dunque, in sé e per sé, solo modi diversi di rapportarsi dell’essere umano ai due mondi nella cui interfaccia egli vive
    12. Lo spettrotipologico
      In ogni individuo l’orientamento estroverso e quello introverso si combinano nelle formule più varie, secondo uno spettro che esclude gli estremi. Non esiste un introverso o un estroverso puro
      Lo spettro tipologico non è continuo. La prevalenza dell’introversione riguarda il 5-7% della popolazione: 1 cittadino su 20
      Tale distribuzione è misteriosa, ma di sicuro ha un grande significato evoluzionistico, essendosi mantenuta costante nel corso del tempo
      Estroversione e introversione svolgono entrambe una funzione importante
    13. La funzionedell’estroversione (1)
      L’estroversione favorisce l’adattamento al mondo esterno e, in conseguenza dello spirito pratico che la connota, promuove anche l’intraprendenza, il darsi da fare per trasformarlo
      Senza la spinta motivazionale dell’estroversione, l’umanità sarebbe presumibilmente rimasta ferma al modo di essere originario, incentrato sulla caccia e sulla raccolta
      All’estroversione si può ricondurre, in misura rilevante, l’esplorazione del mondo fisico, la produzione della cultura materiale, lo sviluppo della tecnologia, del commercio, dell’industria, ecc.
    14. La funzionedell’estroversione (2)
      L’estroversione facilita l’adattamento al modello normativo vigente in un determinato contesto sociale e culturale
      L’adattamento estroverso concorre a stabilizzare la società, ad assicurare ad essa un’identità culturale, una certa coesione e la continuità nel tempo
      Il limite dell’estroversione sta nella sua tendenza al conformismo, nella naturalizzazione della cultura e nell’assolutizzazione dei valori normativi
    15. La funzioneintroversione
      L’introversione comporta l’esplorazione dei mondi e dei modi di essere possibili
      Il patrimonio della Cultura non materiale – religione, filosofia, letteratura, arte, scienza, ecc. -, è stato prodotto, in una misura assolutamente rilevante (intorno al 60%), da soggetti introversi
      Un elenco dei Grandi Introversi che hanno contribuito alla civilizzazione della specie umana occuperebbe un’enciclopedia. Basterà citare Gesù, Budda, Socrate, Rousseau, Darwin, Nietzsche, Freud, Kafka, Einstein
      Pochi introversi sono geni, ma molti geni sono introversi
    16. L’introversioneoggi
      Il pregiudizio che vige nel nostro mondo nei confronti dell’Introversione ha un fondamento empirico
      Incontrare un introverso sereno ed equilibrato, autentico e appagato del suo modo di essere, è un evento eccezionale
      Più spesso, gli introversi hanno dei tratti di comportamento che sembrano attestare un qualche disagio psicologico: sono riservati (sino alla chiusura), poco loquaci e comunicativi, spesso visibilmente impacciati, talora addirittura cupi e ombrosi
      Per quanto inoffensivi, gli introversi, in genere, determinano un campo d’interazione sgradevole. Se non è vero che sono scostanti e altezzosi – per cui evocano un moto di antipatia -, si intuisce facilmente che non sono spontanei, nutrono diffidenza, sembrano impegnati a celare qualcosa
      Se si giunge a conoscerli da vicino, si rimane sorpresi della loro sensibilità umana, delle doti intuitive e della ricchezza del loro mondo interiore. Al tempo stesso, si recepisce in genere un atteggiamento rigido e ipercritico nei confronti del mondo
    17. L’introversionefenotipica
      L’Introversione nel nostro mondo è una condizione fenotipica: essa manifesta tratti che sono sviluppi negativi del genotipo (per esempio la timidezza che è uno sviluppo della riservatezza)
      Lo sviluppo psicologico degli introversi e il loro modo di essere da adulti è fortemente e negativamente influenzato dal modello normativo dominante, estroverso e estrovertito
      Tale modello richiede un adattamento che mortifica le potenzialità di sviluppo dell’introversione e obbliga a simulare un comportamento “normale”
    18. Il problemadellasocializzazione
      La normalizzazione investe le fasi precoci dello sviluppo, a partire dalla socializzazione
      Per molti genitori e insegnanti il bambino introverso è un essere che va normalizzato, aiutato a diventare come gli altri
      Il trattocomportamentalepiùallarmante per glieducatori è la tendenza del bambino o dell’adolescente a non legare con glialtri, ad isolarsi e a fantasticare (distrarsi)
      Le cause diquestotrattosono: la predilezione per gliadulti, ilrifiutodell’istituzionalizzazione(affollamento, rumorosità, iperattivitàmotoria), l’attrazioneesercitatadalmondointeriore(emozioni, fantasia)
    19. Le caratteristichegenotipichedell’introversione
      un corredo di emozioni superiore alla media, associato, talora, ad un'intelligenza vivace
      un senso di pari dignità e di giustizia precoce, persistente e d'intensità drammatica (intuizione viscerale dei diritti individuali)
      un orientamento innato di tipo idealistico, che si esprime nel "sogno" di un mondo caratterizzato da rapporti interpersonali "corretti” e “delicati”
      una tendenza a stabilire con le persone, gli animali e le cose legami  affettivi  intensi, profondi e tenacemente conservatori
      un orientamento incline alla riflessione, all'introspezione e alla fantasia più che all'azione
      una predilezione per interessi intellettuali e per attività creative, alimentata dal piacere del funzionamento della mente, sempre spiccato
    20. L’emozionalitàintroversa
      Il corredoemozionaleparticolarmentericcoè l’aspettopiùspecifico del mododiessereintroverso, quellochesiriflette in tutte le altrecaratteristiche (anchenellavivacitàintellettiva)
      Nelnostromondo, cheprivilegia la razionalità, le emozionigodonounacattivafama
      Il sentire è il continuum dell’esperienzaumana, il mare sulqualegalleggiamo e nelqualescorriamo
      L’emozionalitàè unospettro le cui polaritàestremesonointimamentecorrelate
      Le personepiùricchediemozionalitàsonocapacidisperimentare in manierapiùintensarispettoalla media l’interospettrodelleemozioni
    21. Emozionidi base edemozionispecificamenteumane
      L’uomo ha ereditato dagli animali la capacità di sperimentare le emozioni. La tavolozza di base delle emozioni (piacere, dolore, paura, rabbia, tristezza, gioia, ecc.) è comune a tutti gli animali superiori
      L’emozionalità umana, però, ha caratteristiche sue proprie. Le emozioni di base si sono ristrutturate in rapporto ad una dimensione previsionale (il futuro) che non esiste in alcun altro animale (per esempio l’allarme animale fa riferimento ad un pericolo immediato, l’ansia umana ad uno remoto)
      La tavolozza delle emozioni umane è, però, anche molto più ricca rispetto a quella di qualunque altro animale
      Si danno, infatti, nel patrimonio umano, almeno tre emozioni specie-specifiche: l’empatia, il senso di dignità e di giustizia e l’infinito
    22. L’empatia
      Si tratta di una capacità intuitiva complessa che permette di sentire ciò che l’altro sente: il suo stato d’animo, le aspettative, i desideri, le paure
      Questa capacitàdiidentificarsi con l’altrosembraspiccatasoprattutto in rapporto a statidisofferenza. Essa produce unadisponibilitàspontaneaall’aiuto
      L’empatiaè la capacitàdi un soggettodiidentificarsi con l’altro, dimettersineisuoipanni e diricostruire la suaesperienzadentrodisé‏
    23. Sensodidignità e digiustizia
      E’ dubbiochetalidirittisianoeffettivamentenaturali, se è veroche la civiltà è giunta a riconoscerli e a sancirligiuridicamente solo dapoco, e continuanoad essereviolati
      E’ certocheessisonorappresentatinelcorredogeneticoumano sotto forma di un sentirepreriflessivo e precognitivo
      Rappresentanoilfondamentodellapercezioneinnatachel’individuo ha disé come esseredotatodidirittinaturali
      Il sensodidignità e ilsensodigiustiziasonoprofondamenteradicatinelcorredogeneticoumano
    24. La categoria del possibile è la matrice dell’utopia, dell’arte, della letteratura e della scienza
      L’infinitoemozionale
      E’ una medaglia a due facce. Per un verso, genera la consapevolezza della realtà esistenziale dell’uomo: il suo essere finito, vulnerabile, precario e destinato a finire; per un altro, apre la soggettività umana al mondo del possibile, dell’immaginario, del simbolico, vale a dire sull’universo della cultura
      L’intuizione emozionale dell’infinito, misconosciuta dalla psicologia, affiora lentamente nel corso dello sviluppo, ma giunge ad influenzare tutta l’esperienza soggettiva umana
      Essa riverbera su tutta la sfera emozionale infinitizzandola
    25. Emozionalità e ritardonellosviluppo
      Rispetto agli altri animali, l’uomo è un essere drammaticamente ritardato nello sviluppo: prematuro alla nascita, impiega venti anni ad evolvere e conserva da adulto caratteristiche anatomiche fetali (neotenia)
      Come riesce chiaro dall’addomesticamento degli animali, la neotenia comporta anche modificazioni del carattere e del comportamento. Gli animali neotenici mantengono caratteristiche da cuccioli (emozionalità più viva e più plastica)
      Nella storia della specie umana, la neotenia ha contribuito potentemente a produrre l’organizzazione sociale, sulla base della solidarietà e dell’allevamento dei piccoli
      Il ritardo nello sviluppo evita che la mente umana venga catturata e irretita dal mondo esterno
      Esso mantiene per un certo tempo il primato del mondo interno su quello esterno e, in conseguenza di questo, apre l’uomo all’intuizione dei mondi possibili, vale a dire sull’infinito
      La lunghezza della fase evolutiva della personalità è dovuta in gran parte alla ricchezza delle emozioni e alla necessità di una loro lenta maturazione, che si può realizzare solo via via che il soggetto acquisisce strumenti cognitivi che ne permettono la canalizzazione
    26. In quanto dotati di un’emozionalità di intensità superiore alla media i BAMBINI INTROVERSI:
      La lentezza della maturazione è dovuta a due aspetti
      I bambini introversi
      sono esseri delicati, squilibrati (in quanto sentono intensamente prima di poter capire)
      maturano lentamente (anche se appaiono, spesso, sorprendentemente precoci)
      l’integrazione delle strutture emozionali e di quelle cognitive è particolarmente complessa
      senza saperlo, devono raggiungere un livello di individuazione, di differenziazione della personalità superiore alla media (devono, in breve, raggiungere una soglia minima di autorealizzazione che, se tutto va bene, non può essere raggiunta prima di 25-30 anni)
    27. Le due carriereintroverse
      I comportamenti globali tipici sono quello del bambino d’oro (che concerne la maggioranza) e quello del bambino oppositivo, difficile (una quota minoritaria)
      Se ci si chiede com’è possibile che, dato un corredo genetico introverso, si definiscano due orientamenti apparentemente antitetici, la risposta è semplice:
      - L’EMPATIA definisce l’intensità del bisogno di appartenenza che, nel bambino, si traduce nel desiderio di essere quello che gli altri vogliono che egli sia
      - Il SENSO DI DIGNITA’ E DI GIUSTIZIA, viceversa, definisce il bisogno di individuazione, vale a dire l’esigenza di affermare la propria vocazione ad essere, la volontà propria anche in contrasto con l’ambiente
    28. Il FIGLIO D’ORO, in nomediun’empatiaspiccata, registra le aspettative e idesidericonsci e inconscidegliadultie
      Il bambino d’oro
      Il PERFEZIONISMO INFANTILE è una “patologia” perché implica che il bambino non dà spazio ai suoi bisogni naturali, eccezion fatta per la sua disperata volontà di fare contenti gli adulti e di esserne confermato. Apprezzato dai grandi, il bambino d’oro risulta spesso antipatico ai coetanei, che lo avversano e lo invidiano. Sulla base di quest’antipatia
      siobbliga ad esserequellocheglialtrivoglionochesia al fine diricevereconferme, di non deludere e non dispiacere
      si realizzano con una frequenza inquietante vere e proprie “persecuzioni”, fatte di prese in giro, derisioni, attacchi verbali e fisici che inducono ferite non facilmente rimediabili
      La tendenza degli adulti , e soprattutto degli insegnanti, a proporre agli alunni il bambino d’oro come modello concorre ad attizzare l’avversione dei coetanei
    29. Alcuni bambini vengono al mondo apparentemente predisposti ad interagire negativamente con l’ambiente: hanno difficoltà a dormire, a mangiare, sono irrequieti, capricciosi. Alcune volte, con lo sviluppo, tali difficoltà si appianano. Altre volte si perpetuano, cronicizzano e progressivamente si esasperano. L’INTROVERSO DIFFICILE:
      Il bambino difficile
      si attesta su di un registro di opposizionismo e di negativismo perché registra precocemente le contraddizioni che si danno (in famiglia, a scuola e nel mondo)
      non riesce a rispettare nessuna regola se non viene persuaso della sua giustezza e se non se ne appropria. Non tollera di essere iperprotetto né di essere comandato né di essere abusato in nome del suo essere piccolo
      Pur trattandosi di bambini particolarmente vivaci e intelligenti, i quali, in alcuni momenti, manifestano anche una straordinaria sensibilità, la loro carriera scolare spesso è contrassegnata da una cattiva condotta, da un mediocre rendimento, ecc. Al fondodiquesteesperienzesidà un potenzialed’individuazioneenorme e precocementeattivo
    30. Introversione e disagiopsichico
      Il paradosso dell’introversione nel nostro mondo è che una condizione di potenziale ricchezza si traduce troppo spesso in un’esistenza soggettivamente penosa e oggettivamente contrassegnata da disturbi psichici
      I BAMBINI D’ORO talora si cristallizzano in un perfezionismo ossessivo sotteso dalla paura di crollare, altre volte si insabbiano, vanno in rottura come i cavalli da trotto, si disordinano e si perdono
      I BAMBINI DIFFICILI spesso rimangono emarginati, non riescono a mettere a frutto le loro potenzialità, e finiscono sul terreno della devianza
    31. Gliintroversiadulti
      Tranne rare eccezioni, gli introversi adulti, quando non convivono con un disagio psicologico franco manifestatosi nell’adolescenza, sperimentano un sotterraneo malessere
      Tale malessere è dovuto a persistenti vissuti di radicale inadeguatezza (sentirsi piccoli in un mondo di grandi), al sentirsi diversi dagli altri (difettosi e “sbagliati”), al covare rabbie più o meno intense nei confronti del mondo così com’è, sottese spesso da un’invidia patologica nei confronti di chi prende la vita come viene
    32. Il significato ultimo dell’introversione
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