13. Architettura romana - Ordini architettonici- Archi e Volte

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  • 1. GLI ORDINI ARCHITETTONICINELL’ARCHITETTURA ROMANA
  • 2. La grande attenzione dedicata alla spazialità e alle tecniche costruttive non deve far credere che gliarchitetti romani non abbiano curato anche gli aspetti formali.L’ordine architettonico, anche se in maniera diversa rispetto a quanto accade nel mondo greco,costituisce un punto di riferimento e un sistema di regole da seguire.L’ordine dorico non è molto utilizzato dagli architetti romani, ma i Romani introdussero altri duetipi di colonne che costituirono:1. lordine tuscanico, una variante del dorico con colonna da fusto non scanalato, che presentarastremazione e entasi poco pronunciate; la colonna poggia su una base a plinto quadrato,sormontato da un toro e da un tondino e da una gola rovesciata. Il capitello si compone, in genere,da un basso abaco e da un echino dal profilo a quarto di cerchio;2. l’ordine composito, che nasce dall’incontro di elementi formali dell’ordine ionico e di quellocorinzio, che si differenzia dagli altri prevalentemente nel capitello, prevedendo sopra il fusto ionicoun più ornato capitello corinzio. Questo capitello impiega nella parte inferiore le forme corinzie,costituite da 2 ordini di foglie, mentre nella parte superiore utilizza 4 volute del capitello ionico,separate fra loro e sostenenti un abaco di tipo corinzio.L’ordine ionico, a partire dal I secolo a.C. e durante tutto il periodo imperiale, si rifà ai modelliellenistici, introducendo in alcuni casi delle varianti soprattutto nel capitello, le cui volute sischiacciano e le cui forme divengono meno sinuose e più geometriche.L’ordine corinzio subisce le maggiori trasformazioni nel capitello, che assume forme più slanciatee un profilo più frastagliato, mentre le foglie d’acanto risultano più sporgenti.Comunque, gli ordini in epoca romana persero la loro funzione esclusivamente strutturale peressere impiegati in una varietà di modi interamente o parzialmente decorativi.Infatti, il contributo propriamente romano consistette nel combinare l’uso superficiale,puramente decorativo, degli ordini greci con l’uso dell’arco ed elaborando e valorizzando inchiave formale le possibilità costruttive offerte dal calcestruzzo.La muratura e l’arco rendevano inutile la funzione della colonna come elemento portante, magli architetti romani la usano ugualmente come motivo decorativo, intercalandola agli archioppure ripetendola in ordini sovrapposti.Infatti, viene elaborato un sistema di coordinazione degli ordini che vengono sovrappostiponendo in basso gli ordini più robusti e in alto quelli più slanciati. La tipologia più frequente eraquella che sovrapponeva, partendo dal basso:• l’ordine dorico o tuscanico,• Lo ionico,• il corinzio• il composito.Per i Romani, dunque, gli ordini, divenuti elementi decorativi, potevano essere sovrapposti(Colosseo, Teatro di Marcello, ecc.): i Greci, invece sovrapponevano gli ordini soltanto all’internodei templi, per sostenerre le travi dei tetti e negli stoà (portici a due piani).I Romani spesso non usarono una colonna vera e propria, ma una semicolonna, addossata allaparete oppure parzialmente immersa nella muratura.
  • 3. L’ORDINE TUSCANICOIl Tuscanico è un ordine architettonico proprio dellarchitettura romana esuccessivamente rinascimentale italiana.Fu descritto da Vitruvio, che gli attribuì unorigine etrusca. IIn realtà è un adattamento in terra italica dellordine dorico, di cuimantiene quasi tutte le caratteristiche più importanti, anche segeneralmente abbandonava il fusto scalanato e lechino era molto ridottodi spessore.La distinzione dal dorico è spesso accademica e difficile da interpretarenelle realizzazioni architettoniche.La sua supposta origine etrusca ne favorì il largo utilizzo nel Granducatodi Toscana a partire da Cosimo I.Caratteristiche salienti:Base presente: il tipo propriamente tuscanico è costituito da un semplicetoro, omodanatura con profilo a semicerchio convesso.Fusto come nellordine dorico, oppure liscio. Tuttavia molti dei fusti cheoggi sembrano lisci avevano in realtà in origine un rivestimentoin stucco che riproduceva le scanalature, oggi scomparso.Capitello tuscanico, più grosso rispetto allordine dorico.Labaco era più grande e lechino più schiacciato ma più rigonfio rispettoallordine dorico.Architrave teoricamente come nellordine dorico.Fregio teoricamente come nellordine dorico.Cornice teoricamente come nellordine dorico.
  • 4. Schema dellOrdine tuscanico secondoVignola
  • 5. Tuscanico secondo Andrea Palladio
  • 6. Capitello tuscanico con collarino di lesenaRoma, Mercati di Traiano, ordine di inquadramento delle finestre alsecondo piano del Grande Emiciclo (età traianea), in travertino.Lesemplare presenta lechino con profilo a gola diritta, sormontato da unpiccolo toro, dal quale è distinto per mezzo di un listello, e seguitoinferiormente da un tondino. La successione delle modanature assimila ilcapitello ad una sorta di coronamento di pilastro. Il collarino è distinto dalfusto per mezzo delle modanature del sommoscapo (tondino e listello,sporgenti per la terminazione superiore del fusto a cavetto).Il capitello èintagliato insieme a parte di un blocco che costituisce parte della parete.Lordine presenta basi e capitelli in travertino, mentre i fusti delle lesene ela trabeazione sono realizzati in mattoni.
  • 7. ORDINE COMPOSITOLordine composito è uno degli ordinI architettonici dell’architettura romana ed ècaratterizzato dalla sintesi del ordine ionico italico e corinzio.Il capitello composito fu inventato dai romani dopo il 25 a.C., infatti Vitruvio nonmenziona questordine tra i suoi, le sue applicazioni nellarchitettura romana ebberomolteplici funzioni decorative.I primi resti di capitelli compositi si hanno peròsullArco di Tito (80-90 d.C.).Successivamente fu scoperto da Leon BattistaAlberti e utilizzato nel XVIsecolo da Sebastiano Serlio.La colonna è formata da una base simile aquella corinzio;il fusto è alto dieci volte il suo diametro equindi rende la colonna slanciata;il capitello che raccoglie dellordine ionicole volute sugli spigoli mentre dellordinecorinzio le foglie dacanto ed altro.Larchitrave è diviso in tre fasce sulla quale èsormontato il fregio con la decorazionea bassorilievo e infine la cornice e decorata dadentelli.
  • 8. Il capitello composito è costituito da un kalathos corinzio, con le sue duecorone di foglie dacanto, ma privo di caulicoli, calici, elici e volute, a cui sisovrappone un capitello ionico a quattro facce e terminantesuperiormente con un abaco di nuovo corinzio, ossia non quadrato comenei capitelli dorici e ionici, ma con i lati incurvati e modanati, decorati alcentro dal fiore dellabaco. Negli spazi rimasti liberi tra le foglie dellaseconda corona vengono introdotti dei viticci terminanti in spirali conrosette "viticci fioriti". Spesso il canale delle volute è decorato da unafronda vegetale.Il tipo è uninvenzione romana, elaborata nella prima età augustea einizialmente dovette rappresentare solo una delle tante varianti chevennnero proposte nel momento di formazione dellarte decorativaromana. Nacque probabilmente dalla tradizione dei capitelli ionici italici aquattro facce, alcuni dei quali presentavano collarini decorati con fogliedacanto che richiamavano le corone del capiello corinzio.Come nel caso del capitello corinzio, il capitello composito puòpresentarsi "figurato" o a "foglie lisce" o nel tipo "asiatico". Lo schemacompositivo poteva presentare delle varianti, come ad esempio la partesuperiore del kalathos rivestita da baccellature (capitello composito "conkalathos baccellato").
  • 9. Capitello composito di colonnaRoma, Foro Romano, Arco di Tito (epoca domizianea), in marmolunense.Il capitello presenta sul kalathos della parte corinzia due corone di foglie dacanto e due viticci fioritinascenti dietro le cime delle foglie della prima corona, al posto dei caulicoli. I viticci sono costituitida foglie dacanto allungate di profilo, terminanti in una spirale con rosetta. Le foglie dacantoangolari della seconda corona sorreggono le spirali delle volute.Nella soprastante parte ionica si distinguono lechino decorato con kyma ionico (nel qualelestremità superiore degli sgusci e dellasta della freccetta sono ricoperte da "lunette") esottostante astragalo a fusarole e perline. Il canale delle volute, incurvato seguendo la curvaturadei lati dellabaco, è occupato da una fronda vegetale, che si origina al centro dei lati e prosegueallinterno del nastro delle volute per gran parte della spirale. Sono presenti le semipalmette,nascenti da un calice con foglie dacanto, che coprono le estremità del kyma ionico dellechino.
  • 10. Capitello composito di colonnaRoma, Foro Romano, Arco di Settimio Severo (202-203), in marmoproconnesio.Si presenta decorato con le canoniche due corone di foglie dacanto, decorate da una fogliaallungata di rivestimento sopra la costolatura centrale. I viticci fioriti ad andamento verticale sonocostituiti da uno stelo sottile terminante a spirale in una rosetta, quasi interamente rivestito da unafoglia dacanto allungata di profilo.Nella sparte ionica lechino è canonicamente decorato da kyma ionico e astragalo a fusarole eperline. Il canale delle volute, ridotto in altezza rientra rispetto alla curvatura dellechino ed èinteramente occupato dalla fronda vegetale, che prosegue anche nel nastro delle volute fino allocchio.La curvatura dei lati dellabaco è ridotta e il fiore dellabaco al centro copre anche il centro delcanale delle volute.http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Guida_/_Voce_%22Oggetto%22_/_Vocabolario_/_Ordini_architettonici_/_Capitelli_/_compositi
  • 11. POMPEI
  • 12. Vari tipi di laterizio
  • 13. LA COLONNA TRAIANA A ROMAE’ un monumento onorario e funebre eretto dal Senato e popolo romano in onore diTraiano all’interno del Foro omonimo, nel II secolo d.C.Le dimensioni della colonna sono notevoli:lo zoccolo su cui poggia, composto di otto blocchi in quattro filari, è alto m 5,37;sopra lo zoccolo vi è un basamento con la porta di accesso: si tratta di un unicoplinto alto m 1.68;la colonna soprastante è di marmo: ha il fusto è alto m 26,62 e aggiungendovi toro ecapitello raggiunge m 29,78 cioè esattamente cento piedi romani (colonna"centenaria");il fusto della colonna ha un diametro medio di m 3.45;infine la base cilindrica della statua è alta m 4,66.Il fusto della colonna si compone di 17 enormi rocchi di marmo Carrara sovrapposti asecco del diametro di m 3,83 e di m 1,56 di spessore; presenta, a circa un terzodallimoscapo, il tradizionale rigonfiamento (èntasis) utile a migliorare leffetto ottico,data la notevole altezza.Nell’interno si svolge una scala elicoidale che portava all’abaco del capitello ornatodi ovuli.La decisione di rendere la colonna accessibile mediante una scala interna deveessere stata presa quando il modello disegnato già era compiuto: ciascuno deiblocchi della colonna è scavato internamente dai gradini della scala a chiocciola. Laconnessione fra un rocchio e laltro era assicurata, oltre che dallampia superficie dicontatto, da perni alloggiati in appositi fori.Il rilievo esterno a nastro è stato eseguito quando la colonna era già stata montata: ibassorilievi in 23 zone a spirale, salienti dal basso all’alto nel fusto della colonna,raffigurano i trionfi di Traiano sui Daci.Sono capolavori dell’arte storica dei romani e si svolgono per una lunghezzacomplessiva di 200 metri.
  • 14. COLONNA ANTONINA O DI MARCO AURELIO A PIAZZACOLONNA A ROMAAltra colonna commemorativa a Roma simile a quella di Traiano è quella ANTONINA o di MarcoAurelio eretta a Piazza Colonna. Ad imitazione del modello traianeo fu costruita, entro il 193, la colonna di Marco Aurelio, anchessacentenaria (fusto di m 29,60 con diametro inferiore di m 3,80 e superiore di m 3,66, senza èntasi) ein rocchi marmorei percorribili al loro interno. Il basamento è costituito da una parte inferiore diquattro filari di blocchi di marmo, alta m 6,14 e una superiore di tre filari, alta m 4,38. Il fusto sicompone di 19 blocchi comprendenti base e capitello e di un blocco cilindrico di sostegno allastatua posta in cima.
  • 15. COLONNE COCLIDILe colonne coclidi si differenziano dalle colonne doriche sia per il materialestrutturale (marmo in luogo di pietre porose) sia per le dimensioni.Infatti, mentre da un lato le dimensioni in pianta maggiori comportano blocchi moltopiù tozzi, dallaltro le notevoli altezze rendono le colonne coclidi, prese nel loroinsieme, molto più snelle.Tali colonne evidenziano dissesti senzaltro legati a eventi sismici, come dimostratodagli spostamenti dei fregi che ricoprono i rocchi della colonna Antonina. I fregidocumentano chiaramente spostamenti relativi diversi (per alcuni punti glispostamenti sono prevalentemente radiali, per altri tangenziali) dei rocchi contiguidovuti ad urti durante il moto sismico innescati da rotazioni intorno a centri istantaneilocalizzati in punti differenti sulla superficie di appoggio.A volte a Roma veniva innalzata una colonna isolata per commemorareun evento importante o onorare un imperatore o un capo militare.Tale uso della colonna a fini celebrativi deriva probabilmentedallarchitettura del Vicino Oriente.Colonne isolate con fusto, alto circa 30 m, scavato allinterno per ospitareuna scala a chiocciola e costituito di enormi rocchi marmorei sovrapposti asecco la cui connessione era assicurata, oltre che dalla grande superficiedi contatto, da perni alloggiati in appositi fori.Inaugura la tipologia monumentale della colonna coclide, colonna isolata decoratada un fregio a spirale e contenente allinterno una scala a chiocciola, la colonnaTraiana, concepita probabilmente da Apollodoro di Damasco, larchitetto delforo Traianeo e terminata nel 113 d.C. dopo cinque anni di lavori.
  • 16. Roma. Colonna Traiana come rappresentata in spaccato da unincisione di G. B. Piranesi.
  • 17. L’ARCO
  • 18. IL SISTEMA AD ARCONel caso del sistema ad arco la ripartizione dei pesi, ed il loro scarico a terra, avviene in manieradiversa. Gli elementi che costituiscono un arco sono detti «conci».Di questi, quello posto più in alto è detto «concio in chiave».Questo concio, per effetto del suo peso, tende a cadere in verticale.Se ciò non gli è consentito, è per il mutuo contrasto che esiste con i due conci che lo sostengonosui due lati. Pertanto il suo peso si ripartisce su questi due conci con due forze perpendicolari allasuperficie di contatto.A loro volta questi due conci trasmetteranno questa forza, più quella dovuta al loro peso, ai conciseguenti.È facilmente comprensibile come, in questo modo, i conci vengono ad essere soggetti tutti allamedesima sollecitazione: ossia di compressione. Sollecitazione che può facilmente essereassorbita da quasi tutti i materiali da costruzione.Un arco, quindi, può essere costruito con mattoni o con pietre di dimensioni notevolmente piùpiccole di quelle impiegate nel sistema trilitico.Tuttavia, pur impiegando materiali lapidei di dimensioni ridotte, un arco può coprire luci superiori aquelle che normalmente si riesce a coprire con il sistema trilitico.Diverso è invece la sollecitazione che un arco trasmette ai suoi sostegni – siano esse pilastri,colonne, muri o altro.Nel caso del sistema trilitico la sollecitazione che l’elemento orizzontale trasmette ai piedritti èperfettamente verticale.Nel caso degli archi tale sollecitazione non è perfettamente verticale, ma è inclinata verso l’esternodell’arco.Tale sollecitazione, detta di pressoflessione, tende non solo a comprimere la struttura, ma anchea spingerla verso l’esterno. In questo caso, si dice, infatti, che l’arco trasmette ai suoi sostegni non solo una spinta verticalema anche una spinta orizzontale.È facilmente comprensibile che, mentre la spinta verticale è contrastata dalla resistenza delmateriale, quella orizzontale, per essere contrastata deve trovare una forza uguale e contraria chele si oppone.Questa forza, nella maggior parte dei casi, risulta essere il peso stesso dei piedritti. Ossia la spinta orizzontale dell’arco è equilibrata dal peso dei sostegni verticali.Per questa ragione, gli archi necessitano di sostegni verticali di notevoli dimensioni e spessore.
  • 19. Il sistema costruttivo ad arco fu inventato dai Romani in seguito a dei tentativi giàmessi in atto precedentemente dagli Etruschi (l’Arco di Volterra) e grazie all’uso delmattone cotto, anch’esso di loro invenzione.Il sistema costruttivo ad arco genera le seguenti strutture: la volta a botte, la volta acrociera, la cupola, in base alla pianta dello spazio da coprire.La volta a botte, che è costituita da una successione di archi, chiude spazia piantarettangolare;La volta a crociera, ad arco a tutto sesto e ad arco a sesto ribassato, a arco a sestoacuto, ecc., chiude spazi a pianta quadrata e rettangolare;La cupola, che è una successione di archi che ruotano su un asse, chiude spazia apianta circolare. VOLTE Le volte sono coperture di spazi o parti di coperture incurvate, in tensione reciproca tra loro o tra le imposte. In senso stretto, analogamente alle costruzioni ad arco, si dicono “volte proprie” soltanto quelle realizzate con pietre a cuneo in murature con giunti disposti in senso radiale. I l loro utilizzo esclusivo si riscontra tuttavia in poche epoche storiche.
  • 20. L’arco è l’elemento architettonico per eccellenza” che, nel corsodei secoli, ha subito molteplici accorgimenti e miglioramenti, siadal punto di vista estetico che statico, raggiungendo la suamassima capacità espressiva nel periodo romano.Nella preistoria, era in uso un abbozzo di arco, noto come “falsoarco” o “arco a mensola”, ottenuto mediante la progressivasovrapposizione di pietre piatte che, a partire dai due sostegnilaterali, venivano appoggiate l’una sopra l’altra tendendo via via aridurre la distanza intermedia, fino a congiungersi nel centro: siotteneva, così, una struttura “a scalini”, staticamente ben diversadallarco (giacchè scaricava il peso sostanzialmente soloverticalmente).Nel corso dei secoli, la tecnica costruttiva si affinò con gli egizi, ibabilonesi e i greci, che usavano generalmente gli archi nellecostruzioni civili (magazzini, fognature); con gli assiri, a cui sidevono i primi palazzi con soffitti a volta; e con gli etruschi, cheutilizzavano gli archi soprattutto nei ponti e nelle porte.Ma il momento più importante fu raggiunto grazie ai Romani, chelo utilizzarono per le costruzioni civili (edifici privati e pubblici,anfiteatri, ecc), per grandiose opere ingegneristiche (si pensi aimaestosi acquedotti), per ragioni simbolico/celebrative (archi ditrionfo, atti ad esaltare le vittoriose battaglie dellimperatore agliocchi della folla: la cerimonia dei trionfi durava pochi giorni, malarco ne prolungava il ricordo nei secoli, insieme allopera deipoeti e degli storici) e come punti di riferimento posti allincrociodi più strade.
  • 21. L’arco è costituito da una serie di elementi, ciascuno avente una precisacollocazione e termine tecnico come di seguito precisato: intradosso: la superficie che limita inferiormente larco estradosso: la superficie che limita superiormente larco spessore: la distanza tra intradosso ed estradosso larghezza: la distanza tra le fronti fronti: le due superfici verticali che limitano larco anteriormente e posteriormente piani dimposta: le superfici da cui ha inizio la costruzione dellarco conci di imposta conci intermedi conci di controchiave concio di chiave piani alle reni: sono i piani inclinati di circa 30° rispetto al piano orizzontalepassante per il centro dellarco (che non necessariamente coincide con il pianodimposta) luce (o corda): è la distanza tra i due piedritti. In altre parole è la distanza minimatra i due punti di appoggio dellarco. freccia (o saetta, o monta): è la distanza massima tra l’intradosso ed il piano
  • 22. Larco può essere costruito nei materiali più vari. Nel corso dellastoria, sono stati principalmente impiegati la pietra (per la qualeoccorrono abili scalpellini per la preparazione cuneiforme deiconci e in mattoni. Naturalmente può essere usato anche ilcemento armato.La tipologia di arco è determinata anche dai centri geometrici di costruzione; fra inumerosissimi tipi di archi, quelli di maggior importanza sono: -a tutto sesto o pieno centro, quando la sua curva è una semicirconferenza -a sesto ribassato (a monta depressa) -policentrico ribassato e policentrico rialzato -a sesto acuto -ellittico -parabolico -tudor -fiammeggiante o inflesso -a ferro di cavallo -lobato -rampante, quando appoggia su piani dimposta di diversa altezza -zoppo
  • 23. L’esecuzione dellarco richiede un’opera provvisionaleparticolarissima: la centina. Con questo nome viene indicato ilcomplesso delle strutture di varia forma e materiale che occorreimpostare tra i piedritti. La complessità della centina, tipicamenterealizzata in legno o in elementi di ferro, aumenta in proporzionedella luce dell’arco.Una volta eseguita la centinatura, la costruzione dellarco vieneeffettuata cominciando simultaneamente dalle due imposte perfinire, come ultima operazione, alla chiusura con il concio dichiave, indipendentemente dal materiale impiegato.Quando larco è completo, dopo il tempo necessario allastagionatura ed assestamento dei materiali, si procedealloperazione delicatissima del disarmo della centina, che deveessere tolta con abbassamenti graduali, uniformi e micrometrici,affinché larco entri progressivamente in carico, evitando shockimprovvisi che potrebbero criticizzarne la staticità.
  • 24. Le volte
  • 25. LE VOLTELe volte sono coperture di spazi o parti di coperture incurvate, in tensione reciprocatra loro o tra le imposte.In senso stretto, analogamente alle costruzioni ad arco, si dicono “volte proprie”soltanto quelle realizzate con pietre a cuneo in murature con giunti disposti in sensoradiale.Il loro utilizzo esclusivo si riscontra tuttavia in poche epoche storiche.Larco è definibile come una struttura bidimensionale (ovvero, più precisamente,come una struttura caratterizzata da una modesta importanza dello spessore, ripettoalle altre due componenti della “luce” e della “freccia”).Lunione di più archi nel senso dello spessore (definito “generatrice”) dà luogo allastruttura tridimensionale della volta, ottenuta geometricamente dalla traslazione odalla rotazione di archi; di conseguenza, tutti gli elementi già visti per l’arco, siritrovano nella volta e conservano quindi la stessa denominazione, con laggiunta didue elementi distintivi: la citata linea dritta della “generatrice” e la linea curva (profilodellarco) della “direttrice”.Le volte sono sostanzialmente suddivisibili in semplici (quelle costituite da superficiappartenenti ad un unico solido) e composte (quelle costituite da superficiappartenenti a corpi solidi diversi) e, al pari dellarco, possono essere costruite in varimateriali (pietra da taglio, laterizi, muratura a secco, conglomerato cementizio... ecc).Tra le volte semplici, troviamo la volta a botte a tutto sesto, la volta policentrica,la volta ellittica, la volta a sesto acuto e la volta a bacino (meglio nota comecupola); tra le volte composte, troviamo la volta a crociera (formata da quattro“unghie”) e la volta a padiglione (formata da quattro “fusi”), entrambe aventi originedallintersezione di due volte cilindriche.
  • 26. VOLTA A BOTTE E VOLTA A CROCIERA