CRISTINA COLLI                                                              Il lavoro con i genitori dell’adolescente     ...
Prevale in molti casi nei confronti del figlio un vissuto di estraneità forte, rispetto allamaterializzazione di unidentit...
definito e rigidamente prefissato; la diversità possibile spesso assume nel vissuto emotivo di questi genitori icontorni d...
In questi casi, in genere, il reato esprime il bisogno di unuscita possibile da una relazione duale troppoinvischiante, at...
Fondamentale risulta lelemento rappresentato dalléquipe interdisciplinare, che prevede lacollaborazione stretta psicologo/...
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Cristina Colli - Il lavoro con i genitori dell'adolescente deviante

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Cristina Colli - Il lavoro con i genitori dell'adolescente deviante

  1. 1. CRISTINA COLLI Il lavoro con i genitori dell’adolescente deviante La linea di tendenza attuale del lavoro con i genitori nellambito della clinica psicoanaliticadelladolescenza si può sintetizzare così ( vedi le rassegne sullargomento negli ultimi lavori di Charmet,Maggiolini, Giacobbi, Lancini):"alla contrapposizione fra lapproccio intrapsichico che prevede il lavoroesclusivo sulle rappresentazioni interne genitoriali del paziente escludendo dal lavoro diretto i genitori realie lapproccio interpersonale che comporta il coinvolgimento dei genitori e familiari nella consultazione enegli interventi terapeutici si sono sostituite varie forme di coniugazione dei due approcci" Lo psicoterapeuta è passato dal difendersi dall "intrusione negativa" dei familiari di cui già parlavaFreud e a cui si è ispirata per un periodo molto lungo la pratica clinica con gli adolescenti, al pensare aigenitori come polo necessario di confronto per comprendere il disagio del figlio e, ove si può, risorsa neltrattamento . "Per capire il rapporto interno, fantasmatico e interpersonale che i genitori vivono ed esprimono con ifigli è necessario capire tutto lintrapsichico che essi riversano in tale rapporto (insieme di proiezioni,identificazioni, scissioni) e per capire ladolescente, il suo intrapsichico è necessario conoscere bene qualidinamiche interpersonali figlio-genitori caratterizzano il passato ed il presente della vita delladolescente". Oggi lorientamento clinico sembra quindi più capace di farsi carico delle ragioni affettive e dellasofferenza di entrambe le parti, figli e genitori. Si è inoltre sviluppata una nuova linea di ricerca clinica - teorica che utilizza la dimensionetransgenerazionale: per capire e quindi aiutare gli adolescenti ed i loro genitori occorre entrare nella storiadella famiglia " per fare un individuo bisogna entrare nel flusso esistenziale e mentale di tre generazioni,affrontando anche gli aspetti inconsci della storia familiare". Il lavoro coi genitori a cui attualmente, come Minotauro, ci riferiamo ci sembra coniughi queste pro spettive differenti: si centra infatti sullanalisi della cultura familiare sottesa alla crisi attuale, e sulruolo affettivo che i membri della famiglia occupano; nei genitori i ruoli parentali si intrecciano con ladimensione e le dinamiche di coppia. Un altro polo di riflessione è fornito dall approccio transculturale, nei casi di adolescenti stranieri,situazione frequente nelle problematiche devianti: le famiglie "daltrove" sia quando sono assenti ( casi diminori soli) sia quando sono presenti e impegnate, spesso con coinvolgimento psicologico e talvolta fortedisagio personale nel processo difficile di integrazione sociale, portano tematiche relazionali e dinamicheaffettive specifiche; i processi di individuazione e separazione, la trasmissione delle regole, del senso diresponsabilità individuale, il rapporto fra obiettivi di realizzazione personale e identità sociale assumonovalenze diverse. Stiamo iniziando ad affrontare, sia clinicamente che teoricamente, solo di recente, in confronto ad altrerealtà europee, questi temi; il riferimento è alletnopischiatria e alletnopsicoanalisi e molto resta da fare inquesto campo. Il lavoro con i genitori delladolescente deviante. Alcune considerazioni sulla specificità della relazione genitori- ragazzo deviante in generale - Il comportamento deviante, soprattutto se si connota come reato e prevede lingresso nel circuitopenale, costituisce quella che si può definire un"esperienza di individuazione traumatica" sia per il ragazzoche per i genitori: Uso questa espressione perché mi sembra raccolga due elementi importanti: innanzitutto sancisce lanascita, anche se negativa, di una nuova identità che fa il suo debutto, spesso eclatante, sulla scena sociale;rappresenta in sostanza lincontro per i genitori, con la realtà di un ragazzo diverso, spesso del tuttosconosciuto, talvolta inaspettato, talvolta inconsciamente "previsto" ma negato.
  2. 2. Prevale in molti casi nei confronti del figlio un vissuto di estraneità forte, rispetto allamaterializzazione di unidentità estranea, portatrice di elementi di rischio e di aggressività non soloautoriferiti ma socialmente riprovevoli e sanzionabili In secondo luogo, vede limprovvisa materializzazione di un " terzo" che si inserisce di forza nelprivato familiare e nella relazione genitori - figlio : la Giustizia ed i suoi rappresentanti con cui, sino allaconclusione della vicenda, sia ladolescente che gli adulti saranno di fatto tenuti a rapportarsi. Se è vero che ogni manifestazione forte di disagio adolescenziale costituisce un evento altamentetraumatico per la famiglia, è però vero che lesposizione sociale a cui i reati, soprattutto quelli gravi,espongono sia ladolescente che i familiari risultano particolari. Basti per questo fare riferimento sia al risalto mediatico che alcuni reati in età adolescenziale hanno,sia ai timori riferiti ad una valutazione e di un "giudizio" non generico ed impersonale o attribuito adoperatori con funzioni di supporto, scelti dai genitori stessi, ma un giudizio rappresentato da figureistituzionali, che impone dallesterno una inevitabile rivisitazione della storia familiare e sottopone i genitoria sentimenti di vergogna sociale, oltre che di colpa. - Lagito deviante rappresenta inoltre la crisi o in taluni casi il fallimento di una funzione specificadella relazione genitori - figli: il supporto genitoriale alla costruzione del senso di responsabilità individualeed il rapporto con le regole di convivenza sociale Il lavoro con i genitori del ragazzo deviante nellottica della psicologia e della psicoterapia evolutivedelléquipe psicologica del Minotauro, sia in ambito consultoriale privato, sia nellattività realizzata neiServizi del Penale Minorile, ha lo scopo di creare uno spazio specifico di elaborazione di vissuti personali edi supporto al ruolo genitoriale; cerca di offrire una sintesi dotata di senso sia dellagito deviante che dellacomplessità della persona del ragazzo, sintesi che mira ad individuare sì le aree di fragilità, ma anche, esoprattutto, le capacità e le risorse da far emergere e su cui ladolescente, e la sua famiglia, possono contarenel ripensarsi e ripensare il futuro. Si cerca cioè di dare senso allopacità dellagito sia nel bilancio psicologico individuale che inrelazione agli equilibri relazionali familiari La gravità della ferita narcisistica, la presenza e la qualità dellinvestimento sulla possibile nascita ecrescita sociale del figlio, la possibilità di delegare, talvolta in parte, talvolta totalmente ( come nel caso delricorso allinserimento in comunità) la funzione educativa agli operatori tollerando emotivamente tale delegasono fattori da considerare e su cui lavorare nel tempo. Il ruolo dei genitori, e le modalità con cui si organizza la loro reazione, sia allevento reato che nellefasi successive, assumono quindi molta rilevanza sia nella fase di valutazione che di accompagnamentoallintervento sul figlio. Questo risulta particolarmente evidente quando la famiglia non ha mai avuto problematiche devianti:si assiste in questi casi ad una reazione assimilabile ad una vera e propria "angoscia dellestraneo": è unestraneo il ragazzo ed è estranea, oltre che angosciante, tutta la vicenda che si è innescata improvvisamente. La possibilità di integrare, nellimmagine del figlio, gli aspetti di disagio, di differenza, di sofferenza odi carenza che in genere stanno alla base dellagito deviante, tollerandone limpatto emotivo, e,parallelamente, di poter esprimere i propri vissuti di rabbia, delusione, colpa, vergogna, appare unacondizione importante sia nellaffrontare il reato, che nel poter sostenere o, comunque, affiancare, nonostacolandolo, il percorso di elaborazione del figlio. Talvolta, si tratta di ragazzi in cui la dimensione della responsabilità è presente, in alcune aree benprecise di vita; lagito deviante, o il reato vero e propri, rivelano spesso un atteggiamento scisso fra unabuona tenuta in alcuni campi, talvolta nella scuola oppure in famiglia o in altri contesti sociali diappartenenza, e, al contrario, gravi carenze nella capacità di valutare il senso e la portata dei propri gesti, odi identificarsi nei bisogni dellaltro, o disprezzo delle regole, in ambiti diversi da quelli abituali, spesso nelgruppo dei pari. I genitori spesso sono presenti ed attivi seppure a livelli e con capacità diversi,affettivamente ed educativamente, ma risulta evidente come frequentemente il figlio "visto" e pensatocorrisponda solo molto parzialmente al ragazzo adolescente che hanno di fronte, per motivi diversi. Una situazione frequentemente incontrata è quella in cui limmagine del figlio è ferma regressivamentea quella infantile, in cui gli aspetti di crescita, come la maturazione sessuale, o il rivolgersi allesterno verso icoetanei, o la riuscita nellapprendimento, stentano a prendere corpo nella mente dei genitori e ad essereinvestiti di attenzione, e di considerazione reali, soprattutto quando sono presenti nel ragazzo difficoltà ariguardo, che non vengono considerate. Altre volte, laspetto prevalente sembra essere la difficoltà a mettersi in relazione con aspetti didistonia rispetto ai progetti, allideale familiare in cui sia gli adulti che ladolescente hanno un posto ben
  3. 3. definito e rigidamente prefissato; la diversità possibile spesso assume nel vissuto emotivo di questi genitori icontorni di qualcosa di rischioso, di eccessivamente conflittuale, che spesso rimanda ad aree problematiche,non esplicitate nelle relazioni familiari. In casi del genere, in effetti lagito deviante del figlio ha il significato di un appello violento ed è,contemporaneamente, loccasione per far emergere aspetti affettivi ed aggressivi a lungo negati e compressi. La ferita narcisistica profonda, comunque presente, nei genitori resta il primo problema in questi casisu cui appare opportuno lavorare, ma che a volte può essere trascurato, o sottovalutato per lurgenza esternadi prendere decisioni Una sofferenza molto acuta nei genitori, soprattutto quando viene esibita, trova in generecorrispondenza in vissuti altrettanto forti nel ragazzo, di marca depressiva. Il percorso di elaborazione delle condotte devianti da parte del ragazzo rischia così di trasformarsi inuna sorta di "espiazione" dedicata alla famiglia Se prevale lintento riparativo nei confronti del tradimento perpetuato ai danni dellideale familiare tende ad affermarsi nei genitori linvestimento sul figlio che ha come compito il risarcimento delleferite narcisistiche inferte in famiglia, più che sul figlio impegnato nella sperimentazione di un nuovo sésociale positivo. Il ripristino della situazione pre- reato, come se nulla fosse successo, può risultare una negazionepesante per il ragazzo del tempo e della fatica del percorso fatto e della nuova consapevolezza di séraggiunta; si rischia di svalutare quel faticoso, ma necessario lavoro di integrazione nel sé del ragazzo dellapropria parte deviante, che era carente in alcuni aspetti, ma aveva le sue ragioni affettive; laresponsabilizzazione e la dimostrazione a sé e agli altri di avere maggiori capacità, raggiunte attraverso illavoro psicologico e/o educativo fatto fanno parte di una storia dotata di senso, ed è importante che vengariconosciuta anche dagli adulti. Il lavoro di sostegno psicologico agli adulti in queste situazioni, talvolta richiesto dai genitori stessi,ha come fulcro proprio l elaborazione della ferita narcisistica, dei timori che le difficoltà, e il sostegno allapossibilità di mantenere vivo il confronto con gli aspetti di positività sul piano delle competenze sociali edellautonomia acquisite dal figlio, sostenendone nel tempo il valore. Frequentemente ladolescente deviante è gravato da insuccessi scolastici, è spesso inserito in gruppi dicoetanei a rischio, dimostra interessi molto incerti riguardo ad un possibile inserimento lavorativo; ladimensione del futuro è di fatto poco presente, non solo per il ragazzo, ma per gli stessi adulti del suo nucleofamiliare Nellincontro con i genitori, più frequentemente solo la madre, emerge talvolta come limmagine delpossibile ingresso sulla scena sociale del figlio sia connotata o da aspettative di riuscita e comunque di tenutaad esempio in ambito scolastico, non sostenute però sul piano reale, o, in alcuni casi, non sia presente deltutto. La dimensione prevalente in cui talvolta sia il ragazzo che i suoi stessi genitori sembrano immersi èquella del presente, vi sono scarse competenze nelle funzioni genitoriali di controllo ed insieme di protezionenei confronti del figlio. Se, quindi, il reato appare un agito aspettato anche se talvolta non consapevolmente, il problemaprincipale nella relazione con i genitori sembra quello della tollerabilità di una possibile delega aglioperatori, siano essi psicologi, educatori o assistenti sociali della gestione di una funzione importante, cheessi faticano ad attivare nei confronti del figlio: la condivisione di uno spazio di pensiero, in cui progettareun proprio futuro possibile, oltre i confini conosciuti del quartiere e oltre le abitudini familiari, in cuimisurare laderenza alla realtà delle proprie aspettative, e la propria tenuta nel rispetto delle regole e degliimpegni assunti. In questi casi, il sostegno ai genitori assume quindi una funzione di difesa di questo spazio e,contemporaneamente, di stimolo alla possibilità di attivarsi nel pensare al figlio ed al suo percorso,ritagliando del tempo in quotidianità spesso scandite quasi esclusivamente da problemi e urgenze. Si tratta di rendere accessibili, alla percezione e allinvestimento da parte dei genitori, gli aspetti dibisogni evolutivi, di carenze nell autostima e nella percezione di sé come soggetto sociale portatore dicompetenze realistiche, di alimentare lemergere di alternative al percorso, per certi versi già preventivato, di" carriera" deviante Assumono una particolare importanza i casi in cui il nucleo familiare è costituito da lungo tempo dallacoppia formata da madre e figlio, in assenza di figura paterna.
  4. 4. In questi casi, in genere, il reato esprime il bisogno di unuscita possibile da una relazione duale troppoinvischiante, attraverso limplicito richiamo allintervento del "terzo" separante rappresentato dallinterventoesterno degli operatori e/o delle istituzioni. Lambivalenza costante fra delega agli operatori delle parti non più controllabili del figlio da un lato, erichiamo forte alla relazione simbiotica dallaltro, rappresenta il tema di fondo che attraversa il lavoropsicologico. Quando nel lavoro con le figure adulte si può realizzare una bonifica di questi aspetti illavoro con ilragazzo risulta tutelato, in caso contrario è alto il rischio di una realizzazione parziale o di un esito negativo. La buona riuscita della presa in carico del ragazzo con comportamenti devianti sembra quindisoprattutto passare attraverso il confronto e lintegrazione, sia per il ragazzo che per gli adulti, con le partinon viste che il reato ha fatto emergere. 3) I contesti di lavoro: Un accenno sulle caratteristiche di setting e sulle diversità degli obiettivi di intervento nei contesti incui operiamo - AEG : gli obiettivi del lavoro sono quelli esplicitati in precedenza; lassetto e modello di intervento èparagonabile al lavoro consultoriale e terapeutico utilizzato nella presa in carico sia in fase di consultazioneche terapeutica del ragazzo e dei genitori con setting e modelli differenti: talvolta è lo stesso psicologo chegestisce la relazione con il ragazzo ed i genitori nella fase della consultazione, talvolta linterevento sidifferenzia, anche in fase di consultazione; i colloqui possono avvenire sia congiuntamente con la coppia digenitori, sia separatamente. - Servizi del Penale Minorile: CPA, USSM, IPM: Il lavoro psicologico si realizza mirando allintegrazione di cultura giuridica e psicologica, nellacornice istituzionale posta dal Nuovo Codice di Procedura Penale, spesso occasione per organizzzare rispostemirate e puntuali, non altrettanto possibili in ambito di diritto Amministrativo o Civile Il nuovo Codice di procedura penale minorile italiano, emanato nel 1988, ha infatti sancito unaprofonda evoluzione nel campo della giustizia minorile e nel modo di valutare e trattare i minori devianti. Nel Codice, ad esempio, viene stabilito il principio che nel corso del processo a carico di imputatiminorenni si debba tener conto delle "particolari condizioni psicologiche del minore, della sua maturità edelle esigenze della sua educazione". Viene, di conseguenza, messo l accento sulla necessità di acquisire, in vista delle misure da decidere,una conoscenza approfondita della personalità del ragazzo, della sua situazione socio - ambientale, delle suerisorse evolutive e di mettere in atto Lorganizzazione e la tenuta nel tempo di una risposte che richiedono alleanza fra adulti e competenzediverse che hanno il compito di elaborare insieme il progetto educativo più adeguato a rimettere in moto unacrescita positiva. CPA: Il lavoro psicologico nellambito del Centro di Prima Accoglienza per quanto riguarda la valutazionedellambiente familiare, è finalizzata ad individuare rapidamente gli elementi più espliciti ed osservabili delledifficoltà familiari, con lobiettivo di supportare le decisioni immediate che il GIP dovrà assumere sulragazzo nelludienza di convalida ( ricordo che per legge deve essere effettuata entro 48 ore). Risulta determinante il fattore tempo: rapidità dellosservazione; interscambiabilità e contiguità di ruolialta fra psicologo ed educatore caratterizzano questo tipo di intervento: sulla differenziazione professionaleprevalgono le esigenze di immediatezza; il contatto con le famiglie avviene in modo difficilmenteprogrammabile ed in un setting poco organizzabile ( larrivo dei genitori, la composizione delléquipepresente al momento è variabile). Si cerca di coniugare lesigenza di raccogliere elementi osservativi con la necessità di sostenereragazzo e famiglia in un momento post- traumatico: è un momento ad alta intensità emotiva ( è il momentodi ricongiungimento ragazzo-famiglia); proprio per questo, prezioso per cogliere elementi di osservazioneche non si ripeteranno. USSM: E la fase di valutazione più approfondita sia del ragazzo che della famiglia, dellelaborazione delprogetto educativo in vista delle udienze processuali vere e proprie, e del sostegno sia del ragazzo che dellafamiglia lungo tutto il periodo di intervento del Penale Minorile.
  5. 5. Fondamentale risulta lelemento rappresentato dalléquipe interdisciplinare, che prevede lacollaborazione stretta psicologo/ assistente sociale e lintervento di altri operatori: educatori, orientatori,operatori di comunità. Lintervento psicologico, nella fase valutativa precedente al processo, non è pensato tanto in termini"peritali", finalizzato cioè a distinguere fra "normalità" a cui applicare pene o "patologia" per cui organizzarecure, quanto piuttosto a collocare il reato nel bilancio attuale evolutivo del ragazzo, dandogli significato ecogliendo il legame con le sue principali difficoltà e con il suo ambiente di sviluppo. In seguito, il lavoro psicologico sia che prenda la strada di un accompagnamento diretto al ragazzo, edin alcuni casi ai genitori, sia che si realizzi indirettamente come contributo alléquipe degli operatorieducativi o sociali che seguono il ragazzo,ha come obiettivi principali i seguenti - sostenere la ripresa del percorso di crescita del ragazzo - presidiare un diverso ingresso sulla scena sociale che non abbia i connotati della negatività e nonincorra quindi in nuove inevitabili sanzioni; - integrare il punto di vista dellistituzione, e del diritto, con la percezione soggettiva del reato da partedelladolescente, e della sua famiglia: a volte queste percezioni ed i vissuti relativi sono simili, a voltedistanti, talvolta, almeno inizialmente, sembrano inconciliabili e spesso questa integrazione costituisce ilpunto di arrivo non facile di tutto il progetto di intervento. La misura della MAP è una modalità particolare di intervento, che assume un significato particolare:sipuò considerare come uno spazio plausibile di sperimentazione di "nascita sociale protetta,"per il ragazzo,che i genitori si trovano ad affiancare, delegando talvolta agli operatori una funzione di sostegno, madovendo anche riconoscerne la funzione di valutazione dei progressi del figlio. Quando questo è, almeno in parte, raggiunto, è possibile che il termine dellintervento con esitopositivo sia salutato da tutti, ragazzo, genitori, operatori, con sollievo, come la fine di un periodo difficile,ma anche con la consapevolezza, in alcuni casi espressa, di avere fatto unesperienza evolutiva, che haportato a cambiamenti sia nelladolescente che negli adulti e che ha reso il percorso penale non solo unamisura punitiva ma l occasione, appunto, di "provare" nuove immagini di sé, nuove posizioni e nuovi ruoli,sia allinterno della famiglia, che nei confronti dellesterno. Comunità:il lavoro con il genitore assente Il lavoro rivolto ai genitori può riguardare diversi aspetti:fra gli altri, lelaborazione della separazione,il rapporto con il cambiamento avvenuto fuori dal contesto familiare, la gestione del rientro e dellautonomiadel figlio. La permanenza in comunità inoltre è segnata da fasi importanti, anche per quanto riguarda il rapportocon le famiglie; in particolare: - Il momento dellingresso in comunità: di fatto non solo viene sancita la separazione, ma si"ufficializza" il giudizio, anche sociale, sullassenza o grave inadeguatezza dellambiente familiare : sia sulversante degli adulti di riferimento, sia dei minori coinvolti, si tratta di confrontarsi con questo problemaesplicitato e comunicato; pur essendo in precedenza già vissuta, spesso pesantemente, in modo diretto, lacarenza di riferimenti affettivi ed educativi e le difficoltà relazionali possono sul piano consapevole essererimosse o negate. - In comunità il ragazzo, deve accettare, fidarsi e dialogare con ladulto: tollerare la dipendenza sia sulpiano educativo che emotivo dopo aver imparato a farne a meno può risultare difficile per i ragazzi; - Durante il percorso: più il lavoro educativo e la permanenza in comunità procedono positivamente,più può risultare importante tener presente lambiente esterno. Tanto più il ragazzo riprende evolutivamente la sua crescita, e più, per certi versi, questo cambiamentopuò risultare difficile da assimilare alla famiglia, spesso rimasta ferma al figlio conosciuto in precedenza esulla cui identità a volte si è appoggiata. - Luscita : il distacco dalla "famiglia" della comunità, anche se graduale può riattivare i vissuti diabbandono e di confronto fra "le due famiglie" e può portare a regressioni in alcuni casi; nelle situazionipositive può invece condurre ad una "sintesi" personale; latteggiamento tenuto dai familiari da un lato edagli educatori dallaltro può favorire questa evoluzione. Uscire dal circuito penale"non significa quindi chiudere solo i conti con la "Giustizia", ma averraggiunto una maggiore consapevolezza e aver conquistato unimmagine di sé più complessa, di cui il reato,ed il percorso fatto, hanno un posto nella mente delladolescente e dei suoi genitori, in quanto esperienzavissuta e non evento da rimuovere.

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