Elena RivaFemmine adolescenti tra identità personale e identità di genere
Durante un colloquio con una paziente sedicenne particolarmente brillante, nelperiodo in cui cominciavo a riflettere su qu...
“Reviving Ophelia” richiama l’attenzione degli adulti sul malessere delleadolescenti, lacerate dal conflitto fra l’espress...
di genere, ripristinando una femminilità valorizzata che orienti tanto il suo ruolofemminile quanto il suo desiderio sessu...
figlia adolescente reagisce come se effettivamente avesse il compito di influenzarlanell’area della femminilità, come se s...
la signora K., bensì quello di ignorare il suo compito di garante dell’onorabilità dellafiglia adolescente, cioè di difens...
anoressica sceglie, come Dora, di identificarsi con il padre potente e idealizzato erifiuta disprezzandolo il modello mate...
perno la sacrificalità del “dare tutto senza avere niente in cambio” è funzionale allarelazione madre bambino e in quest’a...
corteggiamento, che Fornari considera come un esempio lampante dell’asservimentodei valori della femminilità a quelli dell...
coniugale: ciò avviene con la fondazione affettiva del legame genitori figliattraverso relazioni piutto che vincoli social...
tono più euforico che preoccupato parla della paura di “lasciarsi andare”. Le faccionotare che non sembra davvero preoccup...
BibliografiaE.Dio Blechmar Il femminismo dell’isteria Cortina, Milano, 1994G. Devereux Saggi di etnopsichiatria generale A...
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Elena Riva - Femmine adolescenti tra identità personale e identità di genere

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Elena Riva - Femmine adolescenti tra identità personale e identità di genere

  1. 1. Elena RivaFemmine adolescenti tra identità personale e identità di genere
  2. 2. Durante un colloquio con una paziente sedicenne particolarmente brillante, nelperiodo in cui cominciavo a riflettere su questa relazione, mi è capitato di pensarequale avrebbe potuto esserne il titolo nel linguaggio di una delle dirette interessate:Identità a sedici anni: essere “un tipo” o essere “la tipa”?Nel racconto di Irene la differenza concettuale fra i due termini era chiara. Nelgruppo classe, con gli amici e le amiche a scuola, lei è certamente “un tipo”, terminecui si potrebbe far seguire una serie di aggettivi in cui ha imparato a riconoscersi e asentirsi riconosciuta: un tipo simpatico, un tipo attraente, un tipo intelligente, un tipoorgoglioso e permaloso; aggettivi che riflettono caratteristiche individuali più omeno positive, pregi e difetti, aspetti del suo carattere ma anche valori che le sonostati proposti dagli adulti e che lei sta faticosamente cercando di vagliare e farpropri, integrandoli nell’identità personale.Quando però torna Alessandro, il ragazzo “grande” che vive e frequenta l’Universitàin un’altra città, Irene smette di essere “un tipo” e diventa “la tipa”, termine chenella grammatica relazionale del gruppo degli amici di lui regge non numerosiaggettivi ma un unico complemento, definibile forse “di possesso”: Irene è “la tipadi Alessandro”.Per Irene essere “un tipo” o “una tipa” significa avere una sorta di doppia vita in cuiinterpreta due diversi personaggi. Durante la settimana è un tipo confuso ma libero,incoerente e coraggioso: ogni scelta ha il prezzo di conflitti interni e relazionali dacui qualche volta esce un po’ malconcia, ma con la sensazione di essere più forte.Durante il weekend invece le sembra di “vivere sulle nuvole” ed “essere unaprincipessa”, ammirata e un po’ viziata; in queste situazioni scegliere non serve: nonle importa vedere un film o un altro, frequentare l’uno o l’altro locale, uscire incoppia o con gli amici; le importa di essere con Alessandro, sentire le sue attenzionie godere nel gruppo del prestigio che deriva dall’essere la sua ragazza. A volte sisente strana, non si ritrova in questa trasformazione, le sembra di stare benissimo einsieme di perdere non solo lo spirito critico ma perfino la capacità di riconoscere ipropri desideri, di smarrire autonomia, determinazione, intraprendenza, tutte lequalità insomma che di solito le vengono attribuite e che sembrano sparire inpresenza di Alessandro e dei suoi amici. Con loro sente di “brillare di luce riflessa”e non capisce come ci si possa sentire contemporanaeamente raggianti e svuotate.Irene è in terapia perché “fa pasticci con il cibo”. Benché non possa essere definitaanoressica o bulimica alterna diete rigorose a periodi in cui ogni mutamentod’umore si trasforma in una fame nervosa che la “obbliga” a ingoiare tutto ciò che didolce trova per casa. “Reviving Ophelia” di Mary Pipher, qualche anno fa un best seller negli Stati Uniti,descrive parecchie adolescenti simili a Irene, ragazze disorientate dalla distanza fraquelle che hanno imparato a considerare caratteristiche adeguate alla vita adultanella società in cui vivono, qualità e valori appresi in famiglia e a scuola, e ciò checon l’adolescenza scoprono circa le caratteristiche dell’identità di genere apprezzatedall’altro sesso.Il riferimento a Ofelia, eroina shakesperiana, è indicativo: nell’infanzia Ofelia eralibera e felice, ma in adolescenza si perde; s’innamora di Amleto ed è dilaniata dalconflitto fra lui e il proprio padre; si sforza di compiacere entrambi, poiché dallaloro approvazione fa derivare il proprio valore: quando Amleto la rifiuta perché èuna figlia obbediente, si uccide.
  3. 3. “Reviving Ophelia” richiama l’attenzione degli adulti sul malessere delleadolescenti, lacerate dal conflitto fra l’espressione del proprio Sé autonomo e ilbisogno di essere femminili; secondo la Pipher sarebbero responsabili di questodisagio gli orientamenti culturali della società contemporanea, in virtù dei quali leadolescenti, scoprendo la difficoltà di essere insieme adulte e femminili, rinuncianoal vero sé e scelgono l’accettabilità sociale.La Pipher opta per un’interpretazione psicosociale del malessere adolescenzialefemminile.Emilce Bleichmar invece, da un vertice psicoanalitico innanzitutto distinguel’identità di genere, cui ineriscono gli aspetti psicologici, sociali e culturali dellafemminilità, dall’identità sessuale, che riguarda le componenti biologiche eanatomiche, oltre all’orientamento sessuale; quindi definisce l’identità di generecome una struttura rivestita di valori e di significati dal sistema narcisistico delsoggetto, che costruisce l’ideale di genere utilizzando dapprincipio come modellirappresentazioni idealizzate degli oggetti genitoriali.In questa prospettiva il primo abozzo di identità femminile si strutturerebbe nellarelazione primaria con la madre: l’Altro speculare coincide per la bambina con ilproprio doppio, il che favorisce l’instaurarsi precoce dell’identità di genere; fra labambina e sua madre non esiste disarmonia anatomica né d’identità: la bambina amaun oggetto con il quale simultaneamente s’identifica, e costruisce dunque unaprecoce immagine femminile, un nucleo d’identità forte e idealizzato. Questomodello entra in crisi da un lato con la scoperta della differenza anatomica fra isessi, dall’altro osservando la diversa valutazione sociale della femminilità e dellamascolinità; tali elementi, che mettono in discussione la funzione narcisizzanteprimaria della madre, determinano la perdita dell’ideale femminile primario e ilturbamento del sistema narcisistico della bambina, cui è inflitta una duplicedelusione, relativa a se stessa e alla madre. La riparazione narcisistica dellafemminilità avviene in genere attraverso la ricerca del padre, cosicché il desideriosessuale della bambina si mescola indissolubilmente al desiderio di riconoscimentonarcisistico. Qui il percorso dei due generi si differenzia: mentre il maschio siaspetterà dalla donna il piacere sessuale e le cure anaclitiche, dall’uomo ilriconoscimento narcisistico che erige il padre a ideale di un genere socialmentevalorizzato, nella femmina dopo la delusione materna il padre interviene nellacostruzione di un Ideale dell’Io femminile secondario, favorendo l’istituzione dicomportamenti, desideri, interessi e valori maschili come ideali. Sarà poi il contestosocio culturale a decidere se tali traguardi potranno essere perseguiti e consideratiraggiungibili in proprio o dovranno essere dirottati sui propri oggetti d’amore, ilpartner e/o i figli, su cui il narcisismo femminile verrà investito.Alla bambina spetta dunque il compito di ricostruire un sistema narcisistico di ideali
  4. 4. di genere, ripristinando una femminilità valorizzata che orienti tanto il suo ruolofemminile quanto il suo desiderio sessuale verso il conseguimento del progetto ditrasformarsi in donna: costruire insomma un Ideale dell’Io femminile. Tale compitola impegnerà soprattutto durante l’adolescenza.L’intreccio fra il percorso evolutivo individuale e variabili psicosociali nellacostruzione degli ideali, e dunque anche dell’ideale di genere, rende opportunialcuni rilievi sui cambiamenti della famiglia negli ultimi trent’anni, e sulle loroconseguenze nella relazione genitori figlia e nella costruzione degli oggetti interni edei modelli di relazione oggettuale di quest’ultima.I genitori delle adolescenti anni ‘90 sono padri e madri “di transizione”, che hannointeriorizzato modelli parentali e ruoli sessuali “tradizionali”, poi spesso criticati emodificati nel corso della vita adulta; si tratta dunque di genitori in conflitto con ipropri modelli interni nella gestione del ruolo sessuale e di quello parentale, il che lirende qualche volta incerti e contraddittori, inducendoli a fornire alle figlieindicazioni ambigue su ciò che si aspettano da loro.Oggi in famiglia - come a scuola e nei diversi ambiti di socializzazione - a maschi efemmine si insegnano le stesse cose e si richiedono analoghe prestazioni scolastichee sociali, uguali dimostrazioni di competenza, competitività e iniziativa.I genitori di solito sostengono l’uguaglianza fra i sessi e propongono lo stessomodello educativo per fratelli e sorelle; durante l’infanzia spesso sono coerenti contali propositi, mentre con l’adolescenza diventano più “cauti” con le figlienell’acconsentire uscite serali e vacanze di gruppo, o addirittura l’uso del motorino;le “conquiste” d’autonomia vengono dilazionate nel tempo con motivazioni varie(mai esplicitamente la differenza sessuale) mentre rispetto ai fratelli si fanno piùelevate le aspettative di un comportamento responsabile e collaborativo.L’evidenza di quanto in passato tali disuguaglianze fossero ancor più marcate, oltread essere esplicitamente attribuite al diverso destino familiare e sociale, induce achiedersi se l’avere che fare con una coppia di genitori tradizionali, con modelli digenere ben differenziati, o invece con la coppia formata da un “nuovo padre” e una“nuova madre”, modifichi il processo di costruzione dell’identità di genere.Come si è detto l’adolescente femmina si riferisce in modo primario alla figuramaterna per costruire la propria femminilità, mentre chiede al padre lavalorizzazione del Sé personale e sociale.Ai processi identificatori e controidentificatori rivolti alla madre fin dall’infanzia,nella prima adolescenza si aggiunge e spesso si contrappone l’incessante attivitàelaborativa del gruppo monosessuale femminile, garante del cambiamento nei valoriche sostengono la nuova identità femminile e la nuova contrattualità affettiva framaschi e femmine adolescenti. Scrive Charmet: “La madre avverte unaresponsabilità particolare nel formare il sentimento dell’identità femminile... e la
  5. 5. figlia adolescente reagisce come se effettivamente avesse il compito di influenzarlanell’area della femminilità, come se subdolamente si apprestasse a plasmarla adimmagine e somiglianza di una figura femminile precostituita”. E’ a questo puntoche intervengono le amiche del cuore, a sostenere la spinta all’autonomia dalmodello materno nella scelta dei valori che ispirano l’identità di genere e aintrodurre la “crisi” fra i modelli di ruolo sessuale più o meno inconsciamenteinteriorizzati e l’elabozione emotiva e culturale del gruppo generazionale.D’altra parte anche le madri cambiano; se viene meno un uniforme e coerentesostegno culturale al modello femminile-materno “tradizionale” di una donnadipendente e passiva, sacrificalmente votata all’accudimento della famiglia esostanzialmente sottomessa al partner, e compare sulla scena sociale una “nuovamadre” orientata alla realizzazione di sé attraverso il successo sociale eprofessionale, volta dunque a promuovere in se stessa e nella figlia maggiorautonomia, la costruzione della femminilità della figlia avverrà attraverso percorsidiversi e con l’assimilazioni di diversi valori.Pure sul versante paterno la situazione è fluida e cangiante; se spetta al padre lavalorizzazione della femminilità della figlia, il sostegno narcisistico di un padreaffettuosamente vicino, meno idealizzato o temuto che in passato, ma più capace disostenere la nascita sociale della ragazza proponendole realizzazioni personali esociali non precluse da una definizione socialmente svalutata della femminilità e deisuoi possibili traguardi, può fornire alla figlia un’autostima e un sentimento delproprio valore meno fragile di quello derivante dal rapporto con un padre chemortifica la femminilità della figlia, anche solo attraverso l’esibizione di un rapportodi coppia asimmetrico.E’ interessante a questo riguardo la rilettura che la Bleichmar propone del caso diDora, la femmina adolescente più famosa della storia della psicoanalisi; secondoquest’autrice all’origine della malattia di Dora non sono i conflitti pulsionali, ladinamica fra desideri e divieti sessuali rivolti all’uno e all’altro genitore, bensì leprofonde mortificazioni narcisistiche della femminilità inflitte da entrambi le figureparentali e dai loro sostituti; scrive la Bleichmar: “L’interesse di Dora eramanifestamente rivolto più alla donna che all’uomo, ma non alla donna in quantosesso, bensì in quanto essere dotato di femminilità. Si rifletteva qui la ricerca di unideale dell’Io femminile che in Dora appariva piuttosto confuso.. Come poteva lamadre, donna di pochi lumi, totalmente squalificata agli occhi di un padre per ilquale la moglie “non contava niente”, capace solo di regnare sugli oggetti domestici,rappresentare l’ideale di una ragazza come Dora, descritta da Freud come “unaragazza matura e dal giudizio molto indipendente”? La signora K. pareva molto piùindicata ad essere e a rappresentare il modello di una femminilità da ammirare,oggetto di predilezione del padre di Dora, lettrice di libri di argomento sessuale, unprototipo dunque di maggior valore..”.Al padre, oggetto idealizzato cui Dora rivolge non solo il desiderio edipico ma ancheil bisogno di valorizzazione narcisistica che la sostenga nell’oltrepassare i confinidel mondo domestico materno, “non viene imputato il fatto di preferire sessualmente
  6. 6. la signora K., bensì quello di ignorare il suo compito di garante dell’onorabilità dellafiglia adolescente, cioè di difensore del narcisismo della sua incipiente femminilità..L’indignazione di Dora esprime la lucida percezione della sua poca importanzacome essere umano, come altro significativo per suo padre, padre che leiconsiderava come Ideale dell’io, ideale che non solo non la riconosceva, ma neppureriusciva a sostenersi in quanto tale”.Se è opinione comune che l’isteria - di cui Dora rappresenta il prototipo nella storiadella psicoanalisi - sia il linguaggio del malessere femminile del secolo scorso, èl’anoressia a proporsi oggi come segnale della sofferenza delle femmine nuove.L’allarme sul dilagare dei disturbi del comportamento alimentare è forte: basta unosguardo fra i banchi di liceo per constatare che una seria patologia psichiatrica si ètrasformata nell’arco di un decennio in un comportamento diffuso su basegenerazionale e sessuale, che in quanto tale denuncia un disagio specificodell’adolescenza e della femminilità nell’ambiente socio culturale in cui viviamo. Devereux ha coniato per quelle patologie che compaiono in modo disomogeneonelle popolazioni e nei loro diversi strati il termine “disturbo etnico”. Si tratta disindromi che esprimono angosce e problemi irrisolti specifici di una determinatacultura e conservano una certa continuità con forme di comportamento “precliniche”diffuse nello stesso ambiente (il “culto” del corpo magro ad esempio); esse rivelanoconflitti fondamentali e tensioni psicologiche comuni, che solo in qualche casoassumono carattere patologico. In questa prospettiva possiamo sostenere che “lanatura” femminile prodotta dalle definizioni culturali del nostro tempo sia unelemento essenziale nella genesi dei disturbi del comportamento alimentare. In quanto indici di una sofferenza psichica specifica dell’adolescenza e dellafemminilità attuali, i disturbi alimentari rappresentano un ambito privilegiato peranalizzare la costruzione dell’identità femminile oggi; troveremo infatti enfatizzatenelle ragazze anoressiche e bulimiche le stesse difficoltà presenti in forme menospecifiche e patologiche in molte adolescenti, difficoltà alle quali le anoressiche siilludono di aver trovato soluzione attraverso il sintomo.E tuttavia il diffondersi epidemico dei disturbi del comportamento alimentare mostrapiuttosto l’impatto travolgente che non gli esiti del mutamento valoriale che orientala costruzione dell’identità femminile; per questo è azzardato generalizzarerischiando di voler predire il futuro, ed è più opportuno limitarsi a qualcheconsiderazione clinica e osservazione fenomenologica.La letteratura clinica suggerisce che le adolescenti che soffrono di disturbi delcomportamento alimentare abbiano a che fare con un modello di coppia parentaleipertradizionale, che accentua e militarizza, rendendole stereotipate esostanzialmente inconsistenti, le caratteristiche della coppia genitoriale del passato.Oggi però questa coppia è agli occhi della figlia “diversa”, per quanto riguarda ladeclinazione affettiva dei ruoli sessuali, dai modelli socialmente diffusi. La figlia
  7. 7. anoressica sceglie, come Dora, di identificarsi con il padre potente e idealizzato erifiuta disprezzandolo il modello materno sacrificale. Sarebbe dunque il conflitto ifra valori tradizionali agiti in famiglia e le nuove definizioni della femminilità asostenere il disagio anoressico?In una situazione di transizione fra passato e futuro, madri e padri in conflitto con ipropri modelli interni di ruolo, che scelgano di adeguarsi o differenziarsi, risultanocomunque narcisisticamente più fragili. Le nuove madri si considerano meno capacidi accudimento e inadeguate al confronto della disponibilità sacrificale delle propriemadri, mentre le madri tradizionali si sentono personalmente e socialmente svalutatee soffrono del mancato riconoscimento della “dignità” del ruolo femminile maternonella coppia. I nuovi padri si ritengono meno capaci dei loro predecessori di imporreregole e proporre valori e sentono meno riconosciuta in famiglia la propria autoritàvirile, mentre quelli tradizionali soffrono l’isolamento affettivo cui li costringe ladeclinazione “autoritaria” del ruolo paterno. Ne deriva per tutti una maggior fragilitànarcisistica, dunque più ambiguità e timori di fallimento nel compito parentale; suifigli vengono proiettate angosce di fallimento e aspettative più elevate, volte arassicurare i genitori della “bontà” propria e delle proprie scelte educative.L’effetto di queste aspettative massicce quanto ambigue è efficacemente descritto dauna famosa “striscia” di cartoons, in cui una Mafalda freneticamente impegnata acambiare ambienti, abiti ed accessori, così riflette fra sé: “Per essere donna bisognapensare come un uomo, comportarsi come una signora, sembrare una ragazzina.. e,come se non bastasse, lavorare come una matta!!” Si tratta di un pensiero chepotrebbe essere eletto a manifesto delle adolescenti destinate a diventareanoressiche, ragazze impegnate su tutti i fronti: bravissime a scuola, ordinate eobbedienti in famiglia, ascoltatrici disponibili e pazienti con gli amici, attente alproprio aspetto e in perenne lotta con i brufoli o i chili di troppo; fino a quando,appunto, non “diventano matte” e trasformano quelle che fino a quel momentol’ambiente aveva considerato delle virtù in ossessioni terribili con cui tiranneggianose stesse e gli altri.In un articolo del 1976 Franco Fornari faceva derivare i disturbi della sessualitàfemminile da un conflitto fra i valori del codice materno e quelli del codicefemminile risolto a spese della femminilità, con l’annullamento cioè del desiderio edel piacere sessuale.Analizzando il contesto affettivo della società contemporanea, più volte Fornaririleva un’inflazione di codice materno, alleato al codice complementare del bambinoonnipotente, a spese dei valori affettivi inerenti ad altri codici, in particolare quellopaterno.Il codice materno, fondato su una contrattualità onnipotente pregenitale che ha come
  8. 8. perno la sacrificalità del “dare tutto senza avere niente in cambio” è funzionale allarelazione madre bambino e in quest’ambito necessario alla sopravvivenza. Il codicefemminile si colloca invece nell’ambito di relazioni di scambio reciprocamenteconvenienti, di cui è espressione l’accoppiamento genitale.Secondo Fornari le teorie freudiana e kleiniana della femminilità, pur opposte fraloro, tendono entrambi a confondere i valori del codice femminile con quelli delcodice materno quando fondano la femminilità sulla triade: narcisismo, passività emasochismo; questa inerisce infatti piuttosto al codice materno e alla contrattualitàsacrificale implicita nella relazione primaria madre-bambino, che non al codicefemminile fondato sul reciproco scambio.L’intrusione di valori materni nella relazione fra i sessi e l’asservimento del codicefemminile a quello materno, sebbene “naturalmente” fondato dal desiderio delladonna di garantire il legame per proteggere la genitorialità, da un lato producel’infantilizzazione del partner maschile attraverso l’onnipotenza materna del “daretutto senza aver nulla in cambio” spostata dalla relazione madre bambino al rapportodi coppia, dall’altro ha come esito patogeno i disturbi della sessualità femminile.Possiamo osservare come il declinarsi confusivo dei codici affettivi nella dinamicarelazionale di coppia descritta da Fornari sia la stessa che compare fra i genitoridell’adolescente anoressica.La loro relazione coniugale viene infatti descritta come il legame fra una madresacrificale e un bambino onnipotente, con il sacrificio degli erotemi ai parentemi;tale dinamica deriverebbe da una contrattualità di coppia originariamente fondatasulle mancanze subite da entrambi nella famiglia d’origine, la madre in termini diriconoscimento, il padre in termini di accudimento e nutrimento affettivo; la madrecercherà l’apprezzamento del partner “facendo tutto per lui senza chiedere nulla”, ene attenderà in cambio il riconoscimento che la compensi di quello mancato nellafamiglia d’origine; il padre esigerà attenzioni e cure, qualcuno che si occupi di luipiù di quanto sia avvenuto nell’infanzia. Questo modello relazionale finisce perdeludere entrambi e soprattutto per uccidere la relazione erotica, fondata sulreciproco scambio di piacere.La figlia anoressica apparentemente si identifica con entrambi questi genitori, conuna madre che nutre senza poter essere nutrita e con un padre narcisisticamentechiuso che protesta di essere affamato e mal nutrito.Come la nuova declinazione di valori del codice femminile si intreccia con talimodelli relazionali? La sedicenne di oggi apprende, prima nel gruppo monosessualefemminile, poi nelle prime esperienze di coppia, una contrattualità fra i sessi diversada quella introiettata in famiglia identificandosi con la coppia parentale.Particolarmente indicativi al riguardo sono i mutamenti del rituale di
  9. 9. corteggiamento, che Fornari considera come un esempio lampante dell’asservimentodei valori della femminilità a quelli della maternità: “Il corteggiamento prescrive cheil maschio sia continuamente tentante la ragazza e chieda il rapporto sessuale comeprova d’amore (..) ciò si spiega in base al fatto che il rapporto sessuale vengasimbolizzato secondo il codice materno non come fruire di un possesso attraverso unpossedersi reciprocamente, ma come un pasto molto desiderato che la donna offreall’uomo come prova dell’amore materno”; questa simbolizzazione orale confusivadella genitalità nega il desiderio sessuale femminile, in nome del bisogno materno digarantire il legame.Non occorre essere osservatori particolarmente attenti per rilevare che gliadolescenti di oggi, maschi e femmine, hanno radicalmente trasformato i rituali dicorteggiamento nella direzione di una maggior reciprocità ed intercambiabilità diruoli; le nuove adolescenti sono senza dubbio più intraprendenti delle loro madrinell’affermare il proprio desiderio sessuale e nell’assumere un ruolo attivo nelrituale di corteggiamento.Anche in questo caso il carattere recente del cambiamento invita alla prudenzanell’interpretarne il significato. Se ne osserviamo gli esiti sul versante maschiledobbiamo notare l’effetto inibitorio che la rivendicazione del desiderio femminileprovoca negli adolescenti maschi, spaventati e confusi anche perché hanno lasciatoda poco l’infanzia e confondono l’intraprendenza femminile delle compagne conl’intrusività della madre dell’infanzia che vorrebbe trattenerli legati a sé. Tuttavia lanuova contrattualità della coppia adolescente, pur con tutte le ambiguità dei processidi transizione, sembrerebbe andare verso il riconoscimento di un desideriofemminile simmetrico a quello maschile.La fenomenologia attuale della relazione di coppia fra giovanissimi appare in ognicaso difficilmente compatibile con la triologia di masochismo, passività enarcisismo che Freud attribuisce alla femminilità e Fornari al codice materno.E’ possibile ipotizzare che l’allentarsi dei legami fra sessualità e maternità derivantedalla scoperta degli anticoncezionali abbia contribuito ad una maggior separazionefra codice materno e codice femminile, il che avrebbe sulla fondazione dei valoridella femminilità lo stesso significato di svolta epocale che la situazione atomica haavuto nella declinazione del codice paterno.La sottomissione del codice femminile al codice materno allo scopo di fondare illegame garante della parentalità è forse meno necessaria alla sopravvivenza dellaspecie in un contesto socio-culturale in cui la struttura familiare va modificandosi informazioni sempre più complesse e in cui sia la scelta che la permanenza dellagenitorialità tende a svincolarsi dal destino della coppia; i membri di una coppiaconiugale meno solida e duratura che nel passato, devono poter garantire ilpermanere del legame parentale a prescindere dal perdurare o meno di quello
  10. 10. coniugale: ciò avviene con la fondazione affettiva del legame genitori figliattraverso relazioni piutto che vincoli sociali e di ruolo.Anche qui è opportuna una certa prudenza interpretativa per non confondereelementi contingenti con mutamenti di fondo. Rimanendo ancorati dunque al pianodell’osservazione, possiamo rilevare che l’adolescente femmina non sembra piùdisposta ad usare la sessualità come merce di scambio sull’altare del legame e che,avendo interiorizzato l’autonomia come valore integrato nell’identità personale, èriluttante a spenderlo in cambio della passività e della dipendenza che culturalmente,anche dalla psicoanalisi, vengono attribuite all’identità femminile.Forse la nuova femmina adolescente si sta dando tanto da fare, sia pure in modoconfuso e con molta sofferenza, per liberare il codice femminile dalla tirannia delcodice materno, da cui dipenderebbe una relazione con l’altro sesso improntata allasacrificalità piuttosto che allo scambio.In questo senso la “sindrome culturale” anoressica esprime in modo radicalizzatofino ad essere caricaturale i conflitti fondamentali della nuova femminilità. Laprotesta simbolicamente espressa dal comportamento anoressico può infatti essereletta come un’espressione estrema dell’onnipotenza materna, della sacrificalità chenega ogni bisogno e ogni dipendenza, rappresentata dall’assillo di nutrire gli altrisenza tenere nulla per sé; e insieme come una negazione del corpo femminile,trasformato dall’identificazione fallica, e della relazione di scambio, annullatadall’estrema chiusura narcisistica che elimina magicamente ogni dipendenza.La patologia anoressica potrebbe essere dunque un’espressione caricaturale emilitarizzata della madre onnipotente che impedisce l’accesso alla femminilità; essarappresenterebbe in questo senso l’ammissione di un fallimento nel tentativodell’adolescente di integrare identità personale e di genere, fallimento che si esprimenell’incapacità di prendere le distanze dall’imperiosità dei propri modelli interni perinstaurare una nuova relazione di scambio nella coppia genitale.Vorrei concludere queste riflessioni con il racconto di una seduta di psicoterapia diSara, anoressica diciassettenne; al quarto anno di psicoterapia Sara ha ripreso peso evita sociale, e da quasi un mese frequenta per la prima volta un ragazzo.“Devo dirle due cose: intanto ho una gran paura d’ingrassare, mi guardo nellospecchio e mi vedo enorme; poi devo chiederle un consiglio...”Mi guarda con un’espressione furba, come a dire “so benissimo che non si può!” eracconta di Marco, ventidue anni, che le ha chiesto di cenare a casa sua uno di questigiorni: “Ci vado? Le mie compagne e mia madre dicono che bisogna farsi desideraree io ho una gran paura di fare la cosa sbagliata.”Chiedo cosa desideri lei: “Andrei al volo!!..Però prima di decidere volevo sentirecosa ne pensa..”. Sono preoccupata dell’idealizzazione di Sara e temo possasostituirmi alla madre come oggetto da compiacere senza poter essere davverolibera; tergiverso cercando di evitare una risposta diretta.Racconta di essere “sulle nuvole” dall’ultimo incontro con Marco e che per la primavolta oggi non ha preso appunti durante le lezioni: “Ho la testa altrove..”. Con un
  11. 11. tono più euforico che preoccupato parla della paura di “lasciarsi andare”. Le faccionotare che non sembra davvero preoccupata e le chiedo se non prendere appuntiabbia qualche rapporto con la paura di ingrassare: “Adesso che lo dice sì, però nonci avevo pensato..”. Parliamo, usando il linguaggio costruito in questi anni di lavorocomune, di come “Sara grassa” sia l’equivalente di una Sara che “si lascia andare”,che “non prende appunti” e rischia di perdere il controllo.“Mi fa venire in mente un sogno: eravamo in un locale con Marco, ci baciavamo, poilui però mi dava delle “regole” per stare con lui; erano tante, però io ricordo solo chedovevo fare l’amore ogni volta che voleva lui e che lui poteva farlo anche con lealtre. Non mi ricordo se gli dicevo qualcosa, so che pensavo che io non me lasentivo di fare l’amore e che però l’avrei perso se non fossi stata alle sue regole. Poimi accompagna a casa e c’è anche mio padre con noi..”. Mi limito a commentareche questo Marco del sogno ricorda Enrica, l’amica del cuore di Sara; si apre il temadelle relazioni compiacenti, in cui lei è disposta a “far da tappetino” pur di nonperdere l’altro.Sara afferma di non capire perchè Marco desideri stare proprio con lei: lui è piùgrande, ha avuto altre ragazze, lei “non sa come si fa”, nemmeno rispetto al “farsidesiderare” di cui parlano le sue amiche. Sta ancora cercando aiuto per decideresull’invito a cena, che in questo momento le interessa più del suo sogno. Parliamodel timore di perdere l’altro se non si sta alle sue “regole” e della mancanza diautostima; davvero bisogna sottomettersi alle regole dell’altro, come nel sogno, o“darsi delle regole”, tenere le distanze, “farsi desiderare”, come dicono le suecompagne? “Allora secondo lei non faccio male ad andare?”, traduce subito Sara. Ledico che mi sembra importante che si renda conto del rischio, presente nel sogno enei suoi discorsi, di avere con Marco una relazione in cui è più importante far quelloche lui desidera per piacergli e compiacerlo, che tener conto dei propri desideri edelle proprie paure. Se fa attenzione a questo rischio può decidere da sola, senzaascoltare me, sua madre o le sue amiche: “Allora ci vado!”“Però io mi chiedo cosa ci faccia tuo padre nel sogno..” riprendo; “Me lo sonochiesta anch’io..”. E’ più disposta a riflettere ora che ha deciso. “Mi sembra che èmia madre che cerco di accontentare, non mio padre..”; “Cerchi di accontentare tuamadre perchè temi che si arrabbi e non ti parli, oppure che stia male; però tienimolto alla stima di tuo padre..”; “Ah sì! Per esempio è per lui che voglio andar benea scuola; però lui non me l’ha mai chiesto, mentre mia madre mi ripete sempre comedovrei essere o non essere..”; “Tuo padre non è di tante parole, ma tu sai bene cosapensa, e siccome lo stimi ti dai un gran da fare per non deluderlo..”; “Sì, anche se luinon mi chiede niente..”; “Quindi non sai cosa pensi del tuo rapporto con Marco?”;“Lo so sì, pensa che alla mia età queste cose son tutte bazzeccole!!”; “Il chesignifica che prima di tutto non devono distrarre dalle cose importanti?”; sorride:“Sì, che non bisogna avere la testa fra le nuvole..” “..nè perdere il controllo..”continuo con lo stesso tono ironico, “diventando una ragazza grassa e stupida..”,conclude Sara, ridendo divertita e sollevata.
  12. 12. BibliografiaE.Dio Blechmar Il femminismo dell’isteria Cortina, Milano, 1994G. Devereux Saggi di etnopsichiatria generale Armando Roma 1978G.Pietropolli Charmet: Amici compagni complici Franco Angeli, Milano,1997G.Pietropolli Charmet L’adolescente e lo psicologo, Franco Angeli, Milano 1998G.Pietropolli Charmet, E.Riva: Adolescenti in crisi, genitori in difficoltà F.Angeli, Milano,1995F.Fornari: Codice materno e disturbi della femminilità, in “Ginecologia psicosomatica epsicoprofilassi isterica. Atti del I Congresso di psicoprofilassi ostetrica” a cura di R. Ceruti, Piccin,Padova,1976F.Fornari Carmen adorata Longanesi, Milano, 1985M.Palazzolo Selvini, S.Cirillo, M.Selvini, A.M. Sorrentino: Ragazze anoressiche e bulimicheCortina, Milano,1998M.Pipher Reviving Ophelia Saving the selves of adolescent girls Ballantine Books, New York,1975W.Vandereycken R.van Deth Dalle sante ascetiche alle ragazze anoressiche Cortina, Milano1995

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