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  • 1. Diego MisciosciaNuove frontiere delle culture giovanili
  • 2. Verso dove va la cultura giovanile di fine millennio? Le sue diverse manifestazioni, a prima vista,sembrano prive di una direzione precisa, spesso sono anche in contrasto tra loro. Graffitiincomprensibili, forte e ritmata musica heavy metal, techno, hip hop o rap da una parte, riscopertadall’altra delle melodie e dei ritmi degli anni sessanta. Assenza quasi totale dalla scena politico-sociale, ma anche presenze in aumento nel volontariato e partecipazione sempre più massiccia aimegaconcerti tenuti negli stadi. Rifiuto della moda, piercing sul sopracciglio, sulla lingua e in altreparti del corpo, tatuaggi, capelli colorati ed altre bizzarrie della cosiddetta “body-art”, e, al tempostesso, abiti griffati, pantaloni a zampa e scarpe con la zeppa altissima.Oggi con Internet e coi satelliti per la telecomunicazione siamo arrivati alla diffusione in temporeale delle informazioni e delle proposte culturali. I giovani possono quindi accogliere piùfacilmente stimoli e suggestioni provenienti da altre culture.Il mondo è diventato veramente un unico sistema e nei giovani il sentimento d’identità collettiva siè rafforzato e radicato profondamente.Ma dove va, alla fine degli anni ‘90, a trent’anni dal ‘68, la cultura giovanile, visto che sembra averabbandonato la strada dell’impegno sociale e politico?E’ forse divenuta schiava del modello dei consumi e si è votata ad uno sterile e rassegnatonichilismo edonistico? O, al contrario, sta seguendo un suo percorso di ricerca, sotterraneo, menovisibile, più intimista, ma forse proprio per questo più vero ed incisivo per ciò che riguarda laformazione delle nuove generazioni?La cultura giovanile nacque in America negli anni cinquanta ed entrò nella storia con il rock’n’roll,i blue-jeans e la voglia di protagonismo della prima generazione del dopoguerra. Elvis Presley,James Dean e Marlon Brando, i primi miti giovanili, in quegli anni rappresentavano il desiderio dilibertà dei ragazzi, la loro esigenza di ritagliarsi uno spazio autonomo e indipendente tra l’etàinfantile e l’età adulta, tra il ruolo di figlio e quello di genitore.Il corpo che si agita libero al ritmo del rock’n’roll, gli atteggiamenti anticonformisti e di sfida deiprimi “teddy-boys”, i blue-jeans e i giubbotti di cuoio, furono i primi segnali che delimitavano unanuova area culturale che si appoggiava alle caratteristiche specifiche dell’adolescenza.Nei decenni precedenti le grandi trasformazioni collegate al progresso tecnologico, e al conseguentemiglioramento delle condizioni di vita in occidente, avevano modificato profondamente lecaratteristiche della famiglia ed il rapporto tra le generazioni. Con lo spostamento dalle campagnealle città alla famiglia patriarcale, accentratrice e piuttosto autoritaria, s’era andata sostituendo lafamiglia nucleare, più permissiva e democratica; con l’allungamento della vita ed il maggiornumero d’anni passati a scuola, inoltre, si erano spostate le frontiere biologiche della riproduzione equindi si erano modificate le distanze tra le generazioni. L’ultimo fattore che aprì le porte allacultura giovanile è rappresentato dai cambiamenti di mentalità tra gli adulti; durante i primi decennidel novecento, infatti, si erano affermati numerosi movimenti artistici, letterari e musicali chespostavano l’accento sulla ricerca e sulla sperimentazione e che avevano raggiunto una granpopolarità grazie a nuove forme d’intrattenimento come il cinema e la televisione. Tali movimentierano stati direttamente influenzati dall’accelerazione della tecnologia e dallo sviluppo dellascienza, un ruolo importante, inoltre, era stato svolto dalla psicoanalisi che fin dai primi anni delnovecento aveva portato nella cultura un modo nuovo di guardare all’uomo. La cultura adulta cheusciva dal secondo dopoguerra, dunque, era molto più aperta che in passato rispetto alcambiamento, anche se, nella mentalità comune, tali spinte di rinnovamento si affiancavano albisogno di stabilità e di conservazione dei vecchi valori; fu anche per questo che, soprattutto neglianni sessanta e settanta, spaventati dal carattere innovativo e rivoluzionario della nuova culturagiovanile, molti adulti reagirono criticamente, assumendo spesso atteggiamenti conservatori eautoritari verso i giovani.La cultura giovanile, proprio per il suo forte impatto anticonformista sulla società, già in quegli anniinfluenzò numerosi artisti, poeti, scrittori e musicisti, alcuni dei quali aderirono al movimento“beat” che, più di altri, diede una grand’enfasi ai valori giovanili di trasformazione e di critica alsistema. Il movimento beat sosteneva il rifiuto del consumismo e del denaro, l’uso della droga per
  • 3. ampliare la mente e per modificare la percezione della realtà, la bisessualità ed il rifiuto dei valoridella borghesia. La cultura beat, tuttavia, durante quel periodo non riuscì a fare molta presa suigiovani. I ragazzi degli anni cinquanta si limitarono a festeggiare la loro nascita sociale, il lorosentirsi “diversi” dagli adulti e meno condizionati da una visione rigida e moralista della vita. Ilmovimento beat, molto di là del periodo in cui era sorto, continuò ad esercitare una forte influenzasulla cultura giovanile. I suoi valori di spontaneità, autenticità, d’apertura mentale e di ricerca di sestessi sono stati per i giovani di tutte le generazioni, dagli anni cinquanta in poi, un punto diriferimento ideale per accompagnare la loro crescita e la ricerca del proprio Sé; al tempo stesso,tuttavia, l’attacco indiscriminato alle regole della società borghese, la voglia d’andare oltre el’invito ad usare droghe nella ricerca di sè, in tutti questi anni, hanno rappresentato un orientamentomolto pericoloso per le scelte fatte da tanti giovani. Jack Kerouac, uno degli esponenti piùimportanti della cultura beat insieme con Allen Ginsberg, nel romanzo “On the road” del 1957 farea Dean Moriarty, il protagonista, alcune affermazioni che sono rappresentative di un modo nuovo diguardare alla vita, dove ciò che acquista valore non è più un progetto materiale o un particolareobiettivo ideale da raggiungere, ma è l’azione stessa dello spostarsi e del cambiare punto di vista:“La strada è la vita, il tormento si placa spostandosi…se non sai dove stai andando, non potrai maiperderti”.La cultura giovanile nacque negli USA, la maggiore potenza commerciale, l’unica, quindi, in gradodi diffondere nel mondo, insieme ai suoi prodotti, la propria cultura. Bisognerà, tuttavia, aspettaregli anni sessanta per assistere ad una sua reale diffusione in tutto il pianeta. Alcuni storici fannorisalire proprio a questo periodo la nascita della cultura giovanile, ponendo l’accento sull’impegnodei giovani in campo politico e sociale nel corso di quegli anni. In effetti, l’impegno di tanti giovaninel movimento per i diritti civili, nella lotta contro la guerra in Vietnam e nella contestazionestudentesca segnò un’epoca, che va dal 1967 al 1978, al termine della quale il mondo non sembròpiù lo stesso. Il maggiore pluralismo culturale, la fine del dominio dell’autoritarismo in campoeducativo, l’emancipazione dei neri in America, la nuova mentalità ecologica che si diffuse in tuttoil mondo sostenuta soprattutto dal movimento degli hippies, la società più permissiva nei confrontidella sessualità e dei diritti delle minoranza gay e tutte le conquiste del femminismo furono risultaticonseguiti anche grazie all’impegno dei giovani in campo politico e culturale. Il vero collante dellacultura giovanile, tuttavia, ciò che diede un forte senso d’appartenenza e d’orgoglio alla nuovagenerazione degli anni sessanta fu soprattutto la musica, in particolare quella dei Beatles. Ilsuccesso dei Beatles si può dire che abbia trascinato quello degli altri gruppi musicali dopo di loroed abbia consacrato, quindi, il ruolo della musica come linguaggio principale e come strumentod’aggregazione tra i giovani; come nota il biografo dei Beatles, il musicologo Ian Mac Donald: “Lospirito di quel tempo si è sparso attraversando le generazioni, diffondendo nel mondo occidentaleun senso freschissimo di libertà paragonabile alla gioia di un’uscita da scuola prima del previstoin un pomeriggio di sole … le canzoni dei Beatles ‘Penny Lane’, ‘I want to hold your hand’ e ‘Eightdays a week’ alimentarono il sublime e solare ottimismo degli anni sessanta …inoltre i Beatlesagirono come il più importante canale d’immissione di energia, carattere e sensibilità neri nellacultura bianca, aiutandola a rivitalizzare la sua denutrita sensualità e avviando così la rivoluzione‘permissiva’ del comportamento sessuale” (I. Mac Donald, 1994). Nel corso degli anni sessanta lamusica si affermò anche con artisti come i Rolling Stones, Bob Dylan, Janis Joplin, Jimi Hendrix eJim Morrison, che, rispetto ai Beatles, radicalizzarono nelle loro canzoni i contenuti trasgressivi e diprotesta sociale, preparando così il terreno per le lotte studentesche del 1968.Verso la fine degli anni settanta gradualmente i giovani s’allontanarono dalla contestazione edall’impegno politico. L’entusiasmo dei giovani per l’impegno in campo politico si spense non soloper le degenerazioni di questa lotta, in Italia, in particolare, per colpa del terrorismo, ma soprattuttoperché il movimento giovanile in quegli anni aveva conseguito risultati importanti ed ai ragazzi,dunque, il mondo adulto apparve finalmente meno chiuso ed ostile di prima. In quel periodo,inoltre, l’aumento del numero dei tossicodipendenti gettò un’ombra negativa sulla cultura giovanileche fu vista come troppo compromessa nel sostenere l’uso di sostanze stupefacenti, in particolare
  • 4. nell’ambito delle sottoculture hippies, psichedelica e in alcuni settori della musica rock. A partiredagli anni ottanta, quindi, s’iniziò a parlare di movimento giovanile associandolo sempre di più aldisagio ed ai diversi rischi dell’adolescenza. In realtà, la cultura giovanile non era mai entrataveramente in crisi, rispetto ai decenni precedenti essa aveva preso soltanto nuove strade, cheponevano l’accento soprattutto sull’importanza dell’individuo rispetto al sociale. Quello che allorasembrò un radicale abbandono dei valori precedenti, inoltre, a ben vedere rappresentò uno sviluppocoerente delle premesse poste negli anni cinquanta, sessanta e settanta: negli anni ottanta, infatti, lacultura giovanile si mosse sempre più alla ricerca del “vero Sé”; l’enfasi posta sulla dimensioneindividuale spostò l’interesse dei ragazzi verso l’esplorazione in campo sociale delle possibilitàd’uso degli oggetti di consumo, mentre nel mondo interno s’accentuò il riferimento alle diversedimensioni del narcisismo. LA FUNZIONE DELLA CULTURA GIOVANILEOccuparsi di cultura giovanile significa entrare in un mondo un po’ speciale dove la fantasia èpotenziata al massimo tanto che la percezione della realtà appare confusa, dove molto spesso illimite, la moderazione, la prudenza e il buon gusto non esistono, mentre al contrario latrasgressione, la provocazione e l’eccesso sono di casa; significa parlare d’emozioni forti e di statid’animo intensi: a 20 anni non è ancora tempo di sintesi, d’integrazioni, le emozioni sono ancoraallo stato puro, ci si entusiasma e si è delusi per pochissimo, ma tutti gli stati d’animo si vivono inogni caso in modo pieno e totalizzante.Questo è il clima un po’ particolare di questo mondo, ma perché è stato inventato? Perché anche inepoche di chiusure e di localismi regionali i giovani di tutto il mondo si chiamano, si scambianoprodotti musicali o letterari intensi e appassionati, ma anche oggetti culturali molto più poveri,enigmatici e bizzarri? Per quale fine insomma cercano insieme, in una sorta d’abbraccio collettivo,di tenere in vita una propria cultura di riferimento?Utilizzando gli strumenti dell’analisi psico-sociale, a mio avviso, è possibile comprendere le diversefunzioni che svolge la cultura giovanile e i significati profondi che essa esprime. Il mio obiettivo inquesto capitolo, dunque, sarà quello di mettere in evidenza i principali meccanismi psicologici chesottendono il discorso culturale e che governano i cambiamenti della cultura giovanile nelle diverseepoche.La cultura mette a disposizione degli adolescenti diverse possibilità espressive, che permettono dirappresentare emozioni, affetti e desideri erotici o aggressivi tipici di quest’età ed anche disoddisfare bisogni narcisistici ed esibizionistici, ad esempio, il puro piacere che si può ricavaredalla rappresentazione dei propri stati d’animo o l’emozione d’essere sotto lo sguardo degli altri.L’oscillazione adolescenziale tra sé infantile e sé adulto trova un’ampia eco nelle diversemanifestazioni culturali giovanili. Il linguaggio dei ragazzi, il loro modo di vestire, di danzare, discrivere, di dipingere, ecc. contiene, al tempo stesso, significati erotici, affettivi ed etici di carattereadulto, ma anche fantasie infantili onnipotenti. Tali aspetti infantili, a volte sono presenti solo comecoloritura di fondo, in altri casi, invece, costituiscono il contenuto principale del messaggio.I ragazzi che producono cultura creano senza sosta, lavorando in uno spazio mentale profondo, piùvicino al corpo, al desiderio e agli affetti che alla mente razionale. Il loro linguaggio, diconseguenza, è poco razionale ma saturo di significati affettivi, erotici ed aggressivi; per talemotivo essi preferiscono comunicare i propri messaggi con la danza, l’abbigliamento, la musica e lapittura. Il linguaggio verbale è utilizzato più per le sue possibilità espressive che per quelleesplicative: perciò è ricco d’ironia, sarcasmo, di toni forti ed è più vicino alla poesia che al saggioerudito.La maggioranza dei giovani fruisce passivamente della cultura, cogliendo dai diversi prodotticulturali importanti stimoli e suggestioni; identificandosi con i maggiori protagonisti in campoculturale essi possono altresì disporre di precisi modelli di riferimento per la costruzione dellapropria identità. Molti ragazzi riescono anche a produrre direttamente cultura e a viverla da
  • 5. protagonisti; il loro arricchimento personale, in questo caso, è molto più importante. Suonare,dipingere, scrivere poesie o racconti, ecc., infatti, sono attività che permettono di esprimere meglio ipropri significati ed anche di mettere alla prova le nuove capacità adulte. In questo modo unragazzo riesce a staccarsi con più forza dall’infanzia e acquisisce inoltre più sicurezza personale emaggiore valore sociale.La cultura giovanile parla soprattutto del lento e complesso processo della crescita fisica e psichica.Essa, quindi, si alimenta soprattutto a partire da motivazioni profonde, bisogni fase-specifici che igiovani riescono ad esprimere e in parte soddisfare attraverso l’appartenenza ad un’area culturalesentita come propria.Il possesso di una cultura di riferimento, innanzi tutto, dà maggiore identità e sicurezza agliadolescenti poiché essa appare davanti a loro come se fosse un gran cartello indicatore che,all’interno di un territorio sconosciuto e ostile, li sprona ad aver fiducia nel futuro e li orienta versoprecisi percorsi etici e comportamentali che facilmente i ragazzi riconoscono come propri. Essa,quindi, li aiuta ad uscire da quel senso di vuoto, di noia ed apatia che caratterizza l’adolescenza. Ilsegno culturale, infatti, rende pensabili queste emozioni complesse, permette, in altre parole, diconoscerle meglio e di contenerle. Esso consente di comunicare a se stessi e agli altri stati d’animoche altrimenti non sarebbero rappresentabili. I sentimenti d’inadeguatezza, di mortificazione ed’angoscia tipici dell’adolescenza, una volta trasformati in un messaggio culturale, acquistano unsignificato meno negativo poiché il soggetto può orientarsi meglio al loro interno e, se necessario,può prenderne le distanze utilizzando le indicazioni e i suggerimenti della sua culturad’appartenenza. E’ proprio per questo che la cultura giovanile, pur svolgendo sul piano psicologicoprevalentemente una funzione utile, a volte può orientare verso percorsi pericolosi.Oltre a rassicurare i ragazzi, la cultura giovanile si rivela utile poiché permette di decifrarerapidamente i segnali del corpo e quindi il nuovo valore della sessualità. Potersi orientarerapidamente utilizzando linguaggi riconosciuti come propri, infatti, vuol dire poter nominare undesiderio che altrimenti rischia di restare a lungo muto e senza espressione; la cultura giovanile, perfortuna, mette a disposizione rituali estetici, mimici e verbali che aiutano a capire rapidamentequale relazione intrattenere con il proprio corpo erotico e con l’altro sesso. Una serata passata indiscoteca per un giovane adolescente può essere più istruttiva di tanti discorsi fatti dagli adulti sullasessualità. La propria cultura di riferimento, ovviamente, può anche ostacolare la percezione divalori e di significati fondamentali per un buon rapporto con l’altro sesso. E’ stato così in questiultimi anni per ciò che riguarda la prevenzione dell’Aids: la mentalità giovanile, al cui internoprevalevano valori di libertà, di spontaneità ed il gusto per il rischio, ha ritardato a lungol’assunzione di un atteggiamento prudente nei confronti della sessualità.La propria storia personale, dunque, condiziona a volte in modo decisivo la scelta dei propri ideali,il rapporto col mondo d’ogni ragazzo e le sue scelte etiche e culturali, tuttavia, sono nellamaggioranza dei casi influenzati anche dalla più vasta cultura generazionale. Essa spinge le nuovegenerazioni verso scenari diversi: verso la creatività, la ricerca e la sperimentazione, oppure verso lacontestazione e la rivendicazione; a volte, tuttavia, alcuni falsi miti della cultura giovanile possonoimpoverire l’ideale dell’Io adolescenziale, spingendolo verso strade disegnate coi coloridell’adolescenza ma in fondo alle quali, in realtà, abitano solo vecchi miti ed illusioni di marcainfantile.Molti adulti, specialmente quelli che hanno vissuto il ’68, credono che la vitalità di una generazionedipenda dal livello del suo impegno politico e dalla capacità che essa ha di mettere in discussione ivalori delle generazioni precedenti. In realtà è vero il contrario: quando una generazione è costrettaa spostarsi verso una logica di protesta, essa perde parte della sua creatività e della speranza diraggiungere i propri ideali. Una ricca cultura giovanile che possa esprimersi liberamente con l’aiutodegli adulti e soprattutto con un atteggiamento di rispetto da parte loro rappresenta, per ogni una
  • 6. nuova generazione di preadolescenti, un buon amplificatore per dar voce ai propri valori ed è unforte acceleratore per la loro crescita.I ragazzi con il loro consenso decretano molto rapidamente la nascita di un idolo e, con la stessavelocità, anche la sua fine. Un idolo, spesso, è destinato a restare a lungo vivo nella memoria deiragazzi e nella storia della cultura giovanile. Un tale personaggio, tuttavia, deve avere moltepliciqualità; è sufficiente, in ogni caso, che egli non sia troppo compiacente verso il mondo adulto e chesappia rappresentare con passione almeno un valore giovanile, perché possa godere per un certoperiodo d’una buona popolarità presso molti giovani. Alcuni idoli sono stati nominati tali dallacultura giovanile senza che essi avessero alcuna intenzione di diventarlo; Ernesto Che Guevara, adesempio, è diventato un vero e proprio mito per molte generazioni di giovani, non per le sue ideepolitiche, ma proprio per la capacità che ha avuto d’interpretare splendidamente diversi mitiaffettivi adolescenziali: quelli della ribellione al potere costituito, dell’avventura, dellatrasgressione, della forza, della bellezza, dell’autenticità, della spontaneità, della giustizia e delladifesa dei più deboli.Gli adolescenti spesso vivono un forte sentimento di solitudine, alimentato dalla necessità biologicae sociale di staccarsi dalla dipendenza affettiva dai genitori e dalle difficoltà di stringere nuovilegami con i coetanei del proprio e dell’altro sesso. Dopo aver abbandonato l’illusione diun’appartenenza totale alla propria famiglia naturale, il riconoscersi in una medesima area culturale,dunque, rappresenta uno strumento utile per la realizzazione della propria autonomia affettiva;sentire di far parte di un vasto gruppo culturale regala ai ragazzi un prezioso sentimentod’appartenenza che è capace di mitigare anche la condizione di solitudine di un giovane senzaamici. Il far parte di una generazione di cui si condividono valori e gusti culturali, infatti, significaaver finalmente trovato una patria e non essere quindi più così soli. Il rituale collettivodell’accompagnare durante un concerto la canzone del proprio idolo musicale con migliaia di lucidegli accendini, è un esempio della funzione simbolica affettiva dell’evento culturale, che permettedi superare la propria individualità per celebrare insieme con gli altri un sentimento d’appartenenzae fraternità.I PERCORSI TRADIZIONALI DELLA CULTURA GIOVANILEGli interessi culturali dei giovani alla fine degli anni ’90 sono perlopiù ancora di tipo tradizionale.Essi dedicano la maggior parte del proprio tempo libero ad ascoltare musica e a suonarla, aiconcerti, al ballo, al cinema, alla televisione, alla lettura, alla scrittura di poesie, racconti e diaripersonali, allo sport praticato attivamente o seguito nel ruolo di tifosi più o meno appassionati, e adaltri interessi minori. Attraverso questi strumenti culturali, apparentemente simili a quelli degliadulti, ma in realtà molto differenti nei contenuti, i giovani fanno arrivare al mondo i loro messaggi,celebrano i propri valori, vivono le proprie passioni ed elaborano le difficoltà o il disagio di questoperiodo della vita.Rispetto al passato, tuttavia, il modo di fare cultura dei ragazzi è cambiato ed anche l’importanza daloro attribuita a questi diversi strumenti culturali s’è notevolmente modificata.Per ciò che riguarda la fruizione passiva della cultura, va registrato innanzi tutto uno spostamentod’interesse da parte dei giovani. Secondo i recenti dati del quarto rapporto Iard, negli ultimi anni viè stato un costante calo dell’interesse per la lettura tra chi è adolescente: dal 44% del 1987, siamopassati al 36% del 1992 al 30% d’oggi; è aumentato, invece, l’interesse per la televisione, vistaregolarmente dal 92,2% dei ragazzi, alto anche l’ascolto della radio (85,7%), la frequenza delcinema (40%) e delle discoteche (il 75% dei giovani è andato a ballare negli ultimi mesi).Già da questi primi dati, è possibile scorgere una tendenza abbastanza chiara verso una fruizionedella cultura più semplice e suggestiva, com’è quella della televisione e del cinema, a scapito dellalettura che impegna in processi d’elaborazione più complessi e faticosi. Analizzando i contenuti,poi, risultano ancora più evidenti i bisogni regressivi e simbiotici, le paure ed il bisogno di fuga
  • 7. dalla realtà di questa generazione, ma anche le sue preferenze per alcune scelte culturali cherappresentano interessi e motivazioni più creative di quelle dei giovani delle generazioni precedenti.I giovani d’oggi sono attratti in eguale misura da prodotti culturali che celebrano la dimensionedegli affetti, dellamicizia e dell’amore, è il caso ad esempio delle serie televisive “Beverly Hills,90210”, e “Bay watch” e da prodotti culturali che affrontano le loro paure partendo da tematichehorror, violente, di fantascienza o del mistero, è il caso ad esempio delle immagini inquietanti dellaserie “X-files” ideata da Chris Carter. Nella speranza di esorcizzare queste paure, dunque, affollanoi cinema per vedere storie di serial killer e di criminali psicopatici (hanno avuto un gran successopresso il pubblico giovanile film come “Natural born killer”, “Il silenzio degli innocenti”,“Seven”, “Il collezionista”, ecc.). Un’altra difesa di questa generazione è rappresentata daltentativo d’uscire dalla realtà rifugiandosi nel nirvana dei mondi virtuali (è il caso di film come “Iltagliaerbe”, “Jhonny Mnemonics”, “Strange days”, “Nirvana”, ecc.) o in videogiochi sempre piùcomplessi e suggestivi. Lo sparuto gruppo di lettori, scelgono in uguale misura storie d’amore,d’amicizia o di trasgressione, di violenza e d’orrore (gli autori preferiti dai ragazzi sono Andrea DeCarlo, Herman Hesse, Daniel Pennac, Charles Bukowski, Arthur Rinbaud, Stephen King o i nuovigiovani scrittori Enrico Brizzi, Isabella Santacroce e Nicolò Ammanniti).La scelta di tematiche horror e splatter, sia nella letteratura sia al cinema, risponde al bisogno dielaborare le intense angosce di morte legate ai processi di separazione e al bisogno d’integrarementalmente l’idea della morte. Questi compiti evolutivi, come abbiamo visto, oggi sonoparticolarmente rallentati. Questa generazione, infatti, fatica a sconfiggere i propri fantasmi infantiliinvestendo sul futuro attraverso progetti forti o attraverso proposte culturali particolarmente creativeed elaborate. I giovani, quindi, cercano di rassicurarsi attraverso le immagini sdrammatizzanti el’ironia dei film splatter ed horror. Altra area di forte interesse è quella della comicità: spettacoli come “Mai dire goal”, “Illaureato”, “Su la testa”, “Pippo Kennedy show”, “Scatafascio” o “La posta del cuore”raccolgono un gran consenso tra i giovani. L’umorismo e la comicità, infatti, rappresentano unaforte difesa contro queste angosce: decretando la morte del senso e denunciando ironicamente lecontraddizioni della realtà, i comici mostrano come sia possibile preservare l’ottimismo infantile efare trionfare la vita sulla morte. Il linguaggio dei comici, inoltre, piace molto a questa generazione,oggi, infatti, i ragazzi sono abituati ad essere molto più informali, non solo con gli amici, ma anchein famiglia e qualche volta perfino a scuola.L’impegno attivo in campo culturale, altra caratteristica positiva degli adolescenti attuali, è forsel’elemento di maggiore speranza di questa generazione. Fedeli alle consegne ricevute durantel’infanzia, i giovani oggi sono più protagonisti e creativi di un tempo in campo culturale: suonanomolto di più, dedicano più tempo alla scrittura, fanno più attività sportive, mentre frequentano menogli stadi come semplici tifosi.Analizzando i cambiamenti nel campo della scrittura giovanile, troviamo alcune novità interessanti.Innanzi tutto la scrittura giovanile si è fatta più veloce, più ironica ed essenziale. Essa segue sempredi più le caratteristiche di spontaneità ed informalità tipiche del linguaggio giovanile. Le suefunzioni, però, si sono leggermente modificate: nella scrittura giovanile, attualmente, appare piùimportante la ricerca di un effetto estetico e ludico, rispetto agli obiettivi d’introspezione e autoconsapevolezza cui il messaggio scritto permette di accedere più facilmente. I ragazzi oggi scrivonospesso soltanto per il puro piacere di imporre i propri messaggi all’attenzione degli altri e perrisultare, quindi, visibili. Proprio per questo, la scrittura giovanile si appropria di nuovi spazipubblici: non solo i bagni delle scuole, ma anche gli zaini, gli autobus, i treni, i propri pantaloni emagliette diventano pagine su cui scrivere i propri messaggi e attraverso cui comunicare.La scrittura poetica, invece, ha mantenuto la propria funzione di rappresentazione e contenimentodelle emozioni, in particolare del disagio giovanile; i suoi contenuti, in ogni modo, come rivelanoClara Capello e Paola D’Ambrosio autrici del libro “il giardino segreto. Far poesia in adolescenza”,parlano meno del mondo dei valori sociali o politici e più invece d’ecologia o di sentimenti riferitiall’amicizia intesa come gruppalità.
  • 8. Il diario personale ha acquisito maggiore importanza ed è diventato un gran contenitore creativodell’immaginario giovanile; come osserva Cristiani nel suo libro “Smetamorfosi. Adolescenza ecrescita nei diari dei ragazzi” (C. Cristiani 1994), il diario oggi è sempre meno segreto ed è semprepiù strumento di socializzazione tra ragazzi, esso accoglie di tutto: idee, riflessioni, poesie,citazioni, canzoni, foto d’attori, di campioni dello sport e di cantanti, disegni e oggetti vari.MODA E BODY-ARTLa moda, negli ultimi due decenni, ha acquistato anch’essa sempre maggiore importanza presso igiovani; se negli anni sessanta i ragazzi puntavano più che altro a distinguersi dalla “corrotta econsumista” società borghese, utilizzando abiti semplici e poveri (l’eschimo, i jeans e leminigonne), oggi, invece, la moda tra i giovani copre un ventaglio dinteressi e di motivazioni piùampio. L’immagine corporea e i vestiti, innanzi tutto, sono un elemento di supporto nel processod’integrazione del Sé; in questo caso il tentativo è quello d’appoggiarsi ad oggetti esterni perfacilitare l’emergere di rappresentazioni di una parte di sé, cui si sta cercando di dare più valore edimportanza. Oggi, tuttavia, è sempre più forte il bisogno d’utilizzare la moda per esprimere bisogniregressivi d’omologazione e di fusionalità con il gruppo dei pari e per cercare una relazionenarcisistica al limite della perversione con un oggetto o con una parte del corpo che vienefeticizzata.E’ molto difficile, dunque, dire con precisione quale sia oggi l’area di significazione affettiva in cuisi collocano la body-art e la moda.Dai dati d’una recente ricerca su questi temi, curata dall’Istituto Minotauro per conto dell’Asl diMilano, è evidente che la body art, in parte, ha mantenuto l’originaria vena di creatività espontaneità della cultura hippy, senza più fare riferimento, tuttavia, ai valori di pacifismo e diritorno alla natura tipici di questa cultura. Attualmente, la body-art trae ispirazione e motivazionesoprattutto dai bisogni espressivi, seduttivi ed esibizionistici dei giovani di fine millennio. In questosenso, tale cultura fornisce agli adolescenti strumenti utili e creativi, poiché permette lorod’esteriorizzare la propria soggettività e d’elaborare meglio i compiti evolutivi fase specifici, inparticolare, essa sostiene i compiti di separazione e individuazione, l’integrazione mentale del corpoerotico e l’acquisizione di un’identità sociale più chiara. I significati affettivi cui fanno riferimento iragazzi vicini alla body-art, tuttavia, sono legati soprattutto ad un’ispirazione di caratterenarcisistica, provocatoria e antisociale.L’ARTE DEI GRAFFITILa cultura dei graffiti nasce nei quartieri ghetto di New York negli anni ’70 come forma espressivadella cultura hip hop, diffusa tra i giovani di colore e gli immigrati. Lo spirito che anima questacultura rappresenta un tentativo di reagire al disagio dell’emarginazione sociale, attraverso unatteggiamento dinamico e attivo nel rapporto con la realtà. L’obiettivo ufficiale è quello dicombattere la noia e il grigiore dei quartieri ghetto, dando libero sfogo alle proprie capacitàespressive negli spazi sociali. Questa tensione creativa, per le sue caratteristiche trasgressive,avventurose e per la scelta di spazi sociali a volte pericolosi, coinvolge soprattutto gli adolescentimaschi. Fin dall’inizio, essa si sviluppa in due differenti direzioni: quella dei “writers” e quella dei“bombers” (da to bomb = colpire, bombardare). I giovani che si riconoscono nella prima posizionesi definiscono artisti trasgressivi; nell’approccio a questa cultura essi mettono in primo pianoesigenze decorative e tensioni riparative, centrate sull’idea che la città abbruttita e spenta abbiabisogno di loro per ritrovare bellezza e fantasia. La loro passione, dunque, li porta a decorare iluoghi più desolati (muri di periferia, fabbriche abbandonate, ecc.) con disegni o dipinti.Quelli più vicini alla seconda posizione, invece, praticano prevalentemente la scrittura illegale, insostanza, ripetono in modo monotono il proprio nome o sigla, con una cura che è rivolta soltanto
  • 9. allo stile e all’accostamento di colori. Essi sono attratti soprattutto dagli aspetti trasgressivi diquesta cultura e la loro azione, perlopiù, è rivolta a soddisfare intenti esibizionistici e provocatori. Adifferenza dei writers, più semplicemente, i bombers hanno in mente questi due obiettivi: creare unproprio stile inconfondibile, per farsi riconoscere e farsi pubblicità, e rivendicare un proprio spazioper potersi esprimere. La loro ricerca, infatti, si orienta in modo particolare nella scelta di spazipubblici proibiti, che sono “bombardati” come se si volessero punire gli adulti, percepiti comeindifferenti, ostili, suscitando al tempo stesso una loro reazione.Nel writing traspare soprattutto una preoccupazione per gli aspetti artistici ed estetici, nel bombing,invece, l’accento è posto sulla provocazione, sulla sfida agli adulti e sul coraggio di avventurarsi inluoghi inaccessibili, proibiti o pericolosi (tunnel di metropolitane, stazioni, treni, metro, autobus,muri d’edifici nuovi o in costruzione) per “devastare”, come dicono i bombers stessi, ossia, permettervi le proprie “tags” (firme o sigle stilizzate).In entrambi i casi, si manifesta un bisogno narcisistico di apparire, di lasciare un proprio segno;possiamo tuttavia considerare il writing un’espressione narcisistica più matura, tanto che leamministrazioni di molti comuni hanno assegnato ai writers muri su cui dipingere i loro graffiti,riconoscendone così ufficialmente il valore artistico. L’orientamento artistico dei writers ètestimoniato anche da artisti famosi come Jean Michel Basquiat e Keith Haring, che hanno iniziatoa dipingere partendo dai muri.L’azione dei writers, dunque, sembra prevalentemente ispirata dal mito affettivo del bambinomessia che arriva a ridare luce, colore e speranza ad una città grigia e triste.L’azione dei bombers, invece, sembra ispirata soprattutto da un mito affettivo negativo; al suointerno c’è una sorta d’angelo vendicatore (il bomber) che, come un bambino abbandonato da unamadre egoista e indifferente (la città), per farle dispetto, s’appropria d’una sua parte per sporcarla elasciare così, come Zorro, un segno inconfondibile del proprio passaggio.Gli adulti, negli ultimi anni, sono stati abbastanza ambivalenti di fronte a queste manifestazioniculturali: se in qualche caso sporadico v’è stata una certa valorizzazione d’alcune opere dei writers,più spesso, presidi, amministratori pubblici e sindaci di molte città hanno denunciato i graffitarisorpresi “al lavoro”.L’arte dei graffiti, specialmente nell’azione dei bombers, forse oggi rappresenta l’unica ecircoscritta espressione collettiva di sfida alla cultura adulta da parte dei giovani; dietro questalimitata forma di protesta, tuttavia, v’è un disagio più esteso e profondo, vissuto da moltissimiadolescenti e giovani che non riescono ad accedere neanche a queste forme minime e primitived’impegno culturale. Per questo è importante riflettere sul significato psicologico che può avere, pertutti i ragazzi, la risposta adulta a queste sfide giovanili.Le due risposte più comuni da cui è tentata la cultura adulta sono l’indifferenza e la punizionesevera. Queste risposte, tuttavia, sono entrambe pericolose poiché non fanno altro che confermare lefantasie negative da cui trae origine il mito dei bombers: l’indifferenza, infatti, in altre parole illasciare “devastare” dai bombers edifici, treni, tram, metropolitane e, a volte, perfino monumenti edopere d’arte, sembra una copia dell’atteggiamento d’una madre indifferente o troppo passiva perchécolpevole; viceversa, anche la tentazione di punire severamente i bombers somministrando loromulte sempre più salate, somiglia molto al comportamento d’una madre cattiva, che punisce emortifica un bambino che si sente già molto povero e trascurato. Una risposta creativa, a mioavviso, dovrebbe sostenere e premiare il lavoro dei writers più seri e somministrare, invece, una“punizione intelligente” ai bombers; per essere percepita come tale dalla maggioranza dei giovani,tuttavia, essa dovrebbe obbligare i ragazzi a riparare il danno fatto, ma anche valorizzare il lorodesiderio di fare cultura, impegnandoli in qualche lavoro creativo di restauro di parti degradate dellacittàGLI SPORT ESTREMI
  • 10. L’attività sportiva ha sempre rappresentato un veicolo fondamentale per la crescita, in particolare,in adolescenza la pratica dello sport è sempre stata un’attività al servizio dei compiti evolutivi fasespecifici.Grazie allo sport, infatti, fin dalla preadolescenza i maschi e le femmine possono facilmentecanalizzare e scaricare grandi quantità d’energia legate allo sviluppo fisico ed alla crescita dellemasse muscolari, essi riescono, inoltre, ad acquisire un’immagine più adeguata del sé corporeo e,infine, possono gestire meglio il desiderio erotico e le rappresentazioni mentali relative al corpoerotizzato.Sul piano relazionale lo sport facilita la socializzazione e sostiene il processo di separazione edindividuazione. La sfida con se stesso, contro i propri limiti, la competizione con gli altri, ilriconoscimento ed il rispetto di regole precise e l’accettazione dell’eventuale sconfitta accelerano ildistacco dalle fantasie onnipotenti infantili ed aumentano la consapevolezza dei propri limiti e diquelli della realtà, favorendo, nello stesso tempo, il rapporto di scambio positivo anche in situazionicompetitive.Negli anni ottanta e novanta tra i giovani è cresciuto soprattutto l’interesse per gli sport estremi;sempre più ragazzi sono attratti dalla sfida contro i propri limiti fisici e le paure o contro quelli dellanatura: il vuoto, l’altezza, le rapide, il vento e la velocità.Il 12% dei giovani in Italia praticano uno sport estremo. I più diffusi tra i giovani sono il freeclimbing, lo snowboard, il rafting, il deltaplano, il parapendio, il bungee jumping e ilparacadutismo.Gli appassionati di questi sport possono anche contare su una rivista molto seria dal titolo “Nolimits world” che sostiene e diffonde questa cultura. Il numero di coloro che praticano questi sportnon accenna ad arrestarsi in nessun paese. Dall’inizio degli anni ottanta ad oggi, ad esempio, gliappassionati di free climbing nel mondo sono passati da 50.000 a 500.000; anche gli sport estremipiù pericolosi come il deltaplano e il parapendio raccolgono oggi l’interesse di molti giovani (10.00solo in Italia).Questa passione per lo sport estremo è strettamente collegata alla cultura del rischio in adolescenza,presa in esame nel libro a cura di Franco Giori “Adolescenza e rischio” (F. Giori, 1998). La ricercadel rischio, tuttavia, non ha un retroterra culturale vero e proprio; essa si appoggia soprattutto sulmeccanismo dell’agito impulsivo in adolescenza e sul bisogno d’esteriorizzare i conflitti interni.Coloro che praticano uno sport estremo, invece, rivendicano per sé una filosofia di vita più matura eriflessiva. Essi affermano che il loro desiderio di “superare i limiti” è espressione di unatteggiamento adulto di coraggio, autonomia e indipendenza.Oggi non disponiamo di ricerche che permettano di fare una valutazione oggettiva del fenomeno,tuttavia, credo si possa dire con una certa sicurezza che gli sport estremi attirano due tipologiediverse di giovani.Una prima tipologia è quella di soggetti abbastanza sicuri di sé che attraverso questi sport voglionoentrare in contatto con emozioni e stati d’animo adulti d’autonomia, forza, sicurezza, competenza,coraggio e libertà. Coloro che appartengono a questo primo gruppo evitano con attenzione ipericoli, danno molto valore soprattutto al rapporto con la natura e sono alla ricerca di stati d’animodi competenza ed abilità. Le loro fantasie convergono verso il mito affettivo della virilità, delcavaliere senza paura che si spinge di là dai confini alla ricerca di se stesso.Una seconda tipologia, invece, è quella di soggetti spaventati dalla vita ed incapaci di misurarsi conl’idea della morte. Nello sport estremo costoro cercano soprattutto le situazioni di rischio e di sfidaalla morte, per mostrare a se stessi e agli altri di non temerla e di saperla controllare. Il mitoaffettivo che anima inconsciamente la loro passione è quello del bambino onnipotenteperennemente in lotta contro le angosce di castrazione; anche quando questi soggetti raggiungonoun buon risultato sportivo non sono mai contenti. Il loro timore inconscio, infatti, è quello di poteressere come il cavaliere della canzone “Samarcanda” di Roberto Vecchioni che, dopo averincontrato la morte, ed essere riuscito a fuggire correndo per miglia e miglia sul “cavallo più veloceche c’è”, la ritrova proprio a Samarcanda, nel luogo dove è fuggito. A causa delle proprie paure,
  • 11. dunque, per abbassare almeno per un po’ di tempo l’ansia e la tensione che provano, questi soggettiaffrontano le situazioni più rischiose e pericolose. Chi appartiene a questo secondo gruppo, tuttavia,si sente perennemente “inseguito” dalle fantasie di morte, non può quindi illudersi, in questo modo,di superare definitivamente il proprio disagio. E’ solo un vero impegno creativo, infatti, che puòrivitalizzare un individuo e risolvere in suo favore la difficile contesa psicologica con la morte.LA FRONTIERA DEL CYBERSPAZIOIl computer come strumento di lavoro, comunicazione e conoscenza sta avendo, negli ultimi anni,un fortissimo sviluppo. Il numero di persone abbonate ad Internet, ad esempio, nell’arco di soli treanni, è passato da tre milioni di persone in rete nel 1995 ad ottanta milioni d’abbonati nel 1998; inItalia attualmente i “navigatori” sono un milione e mezzo, di questi quattrocentomila, in gran partegiovani, accedono spesso ad una Chat line. Una Chat line è un luogo virtuale dove incontrarsi perscambiarsi messaggi, conoscersi e fare amicizia; entrare è facile e gratuito, ma è necessario dareuno pseudonimo (nick name). Chi naviga su una Chat line può lasciare dei messaggi, dialogare epoi sparire per sempre; solo quando vuole aprire una corrispondenza con altri utenti è necessarioche lasci il proprio indirizzo privato di posta elettronica (E-mail), senza essere obbligato, tuttavia, asvelare la propria identità.Molti ragazzi delle ultime generazioni sono cresciuti con un computer in casa e per loro questostrumento è ormai familiare, come lo erano il telefono e la tv per i loro genitori. Il computer, cometutte le altre “protesi” che la tecnologia ha messo a disposizione dell’uomo negli ultimi cento anni,migliora il rapporto con la realtà, ma, allo stesso tempo, modifica il rapporto con se stessi e con ilmondo. Così, navigare in rete permette di comunicare in tempo reale con chiunque nel mondo; èpossibile, inoltre, abbassare molte difese ed essere subito spontanei e diretti, visto che si puòmantenere il silenzio sulla propria identità e corporeità. Può, quindi, succedere come ai dueprotagonisti del film “C’è posta per te” di Nora Ephron, che, pur disprezzandosi nella vita reale,s’innamorano incontrandosi in una Chat line. D’altra parte, però, se la comunicazione via Internetpuò unificare il mondo e dare ai giovani nuove opportunità di conoscenza e di lavoro, essa finisceanche per impoverire la qualità emotiva dello scambio e la possibilità di conoscersi veramente. Inogni caso, il computer è senz’altro uno strumento utile per un adulto, ma è ancora troppo presto,probabilmente, per valutare con esattezza l’influenza psicologica che esso esercita sui giovani.L’impressione che ho ricavato dialogando con molti ragazzi, incontrandoli nelle scuole o incolloqui privati, è che il computer, nel complesso, sia un buono strumento per loro, paragonabileper certi aspetti alla televisione, ma senz’altro migliore di essa; come la tv, infatti, anche ilcomputer si presta facilmente a diventare uno strumento di desocializzazione e di ritiro dalla realtà,tuttavia, a differenza della tv, il computer permette ai ragazzi di restare attivi e di sentirsiprotagonisti. Col computer, in ogni caso, ci si può avvicinare molto vicino alla realtà vera, sipossono superare le frontiere, andare in un paese lontanissimo e, attraverso un “add-on”, unsoftware di traduzione, è possibile conversare anche con chi parla cinese o arabo. Non vannodimenticate, poi, le abilità concrete e le nuove conoscenze cui esso consente d’accedere. In questianni, inoltre, ho conosciuto diversi ragazzi che, pur avendo utilizzato a lungo il computer comestrumento consolatorio, per colmare almeno in parte il proprio vuoto esistenziale, lo spegnevanoimmediatamente e senza rimpianti quando al loro orizzonte comparivano nuovi amici o altriinteressi.Molti ragazzi, fin da giovanissimi, hanno acquisito notevoli abilità nel muoversi in modo creativonella rete e nel programmare nuovi giochi. Durante l’adolescenza, alcuni di loro diventano, a volte,dei “pirati” della rete, mettendo le proprie abilità al servizio di finalità trasgressive; essi entranoabusivamente all’interno delle segretissime banche dati dell’esercito o di multinazionali conl’intento di compiere operazioni di sabotaggio o anche solo per curiosare. E’ a questi Robin Hooddel ventesimo secolo che si riferisce lo scrittore cyber-punk William Gibson nei suoi romanzi“Monna Lisa cyberpunk”, “Neuromind”, “Neuromind nel cyberspazio”. Quest’attività avventurosa,
  • 12. forse, nei prossimi anni potrebbe essere per gli adolescenti una nuova frontiera del rischio e dellatrasgressione.Una riflessione a parte è necessaria, a mio avviso, se pensiamo all’uso del computer come“macchina per giocare”. In Italia, attualmente, almeno il 31% dei ragazzi dedica parte del propriotempo libero ai videogiochi.Riferendosi al tema delle abilità che i videogiochi permettono di sviluppare, J. C. Herz, un espertoamericano di computer, nel libro “Il popolo del joystick” scrive: “I videogiochi costituiscono unaperfetta formazione alla vita nell’America ‘fin de siècle’, dove l’esistenza quotidiana richiedeabilità di saper amministrare sedici tipi diversi d’informazione lanciateci simultaneamente addossoda telefoni, fax, televisori, cercapersone, agende elettroniche, sistemi vocali di messaggeria, laposta normale, quella elettronica in ufficio e Internet. Le notizie internazionali vengono aggiornateogni mezz’ora, e il posto di lavoro ha un piede nel cyberspazio. Ed è necessario elaborare tuttoquesto istantaneamente. E’ necessario saper riconoscere i differenti modelli in questo vorticed’informazioni, e in fretta. I nati col joystick in mano sono avvantaggiati. Checché ne dicano ipolemici luddisti, i ragazzini svezzati a videogiochi non sono piccoli zombi illetterati, moralmentefragili, carenti nell’arte della concentrazione e dediti ai massacri per aver giocato troppo a ‘MortalKombat’. Sono semplicemente acclimatati a un mondo che assomiglia sempre più a una specie diesperienza da sala giochi.”.Credo si possa dubitare del fatto che i videogiochi costituiscono una “perfetta formazione alla vita”,Herz, infatti, al di là degli aspetti operativi, non prende per nulla in considerazione le conseguenzepsicologiche negative subite dai ragazzi che trascorrono un lungo periodo davanti ai videogiochi.Lui stesso, tuttavia, nota che, già nel 1981, anno del boom in America delle sale giochi video, lemacchine per giocare “…risucchiavano venti miliardi di monete da un quarto di dollaro e 75.000anni-uomo all’anno”. A differenza del computer, le “macchine per giocare” (i computer stessi e lemacchine da gioco come la Playstation o il Nintendo 64, diventati negli ultimi anni oggetti di cultosoprattutto tra i giovanissimi) distraggono molto di più dalla realtà. Passando molte ore davanti aivideogiochi i ragazzi tolgono spazio, non solo allo studio, ma anche all’amicizia, all’amore e a tuttigli altri compiti evolutivi della crescita. La distinzione tra realtà e fantasia, inoltre, in loro si fameno chiara e, come hanno notato molti ricercatori, le abilità simboliche-rappresentatives’impoveriscono.I videogiochi, in ogni caso, non devono preoccuparci tanto per il loro contenuto violento (ad es.:macchine che vanno in pezzi o che travolgono la folla, giustizieri che fanno strage di nemici o dialieni, una mietitrice che investe un pedone, lo stritola e ne sparpaglia i resti, ecc. ecc.), questicontenuti, infatti, sono presi dai ragazzi in senso ironico e servono, anzi, a sdrammatizzare le loropaure profonde. Più preoccupante, invece, è la funzione distraente rispetto alla realtà che svolgonoattualmente i video giochi nel complesso panorama della cultura giovanile di fine millennio.LA MUSICALa musica sicuramente è l’area d’interessi in cui più si esprime la creatività giovanile. E’ in questosettore della cultura, dunque, che possiamo aspettarci d’individuare le novità più interessanti e lerappresentazioni affettive più chiare di ciò che significa essere giovani oggi.E’ negli anni sessanta, con le canzoni dei Beatles e di tutti gli altri gruppi e cantanti sorti al loroseguito, che la musica ha avuto per la prima volta la sua consacrazione come linguaggio principaledel mondo giovanile. Oggi, inoltre, questo linguaggio sembra veramente lo strumento principe perprendere contatto con emozioni e stati d’animo legati alla crescita; come abbiamo visto, infatti, négli altri interessi dei giovani, né lo stesso gruppo dei pari sembrano più capaci d’esercitareun’adeguata funzione di stimolo in questa direzione. La musica, invece, mette in contatto direttocon gli affetti, le ansie e i conflitti dei giovani. Essa arriva molto in profondità, scavalca difese epaure e rende finalmente pensabili i sentimenti dell’adolescenza e i nuovi bisogni, desideri eimpulsi sessuali che, una volta acquisiti a livello cosciente, possono essere facilmente trasformati in
  • 13. parole e in azione. Il rapporto con la musica serve ai ragazzi per riconoscersi tra loro e per stabilirelegami d’appartenenza, sia con il piccolo gruppo d’amici, sia, per la prima volta, con il collettivogenerazionale che, nel corso di concerti o d’altre manifestazioni musicali, è acquisito come partedella propria identità e della propria storia.La musica, dunque, svolge una fondamentale funzione di rispecchiamento e di guida. Essa conducei ragazzi attraverso gli stati d’animo che devono essere pensati ed elaborati nel corso della crescita:trasforma la percezione del proprio corpo e fa scoprire il desiderio erotico, fa battere il cuore erende consapevoli del proprio bisogno d’amare e d’essere amati, rende molto tristi e costringe aprendere coscienza della propria solitudine nel mondo, dell’essere ormai ineluttabilmente separatidall’infanzia, infine, restituisce gioia, euforia ed orgoglio poiché celebra la potenza affettiva delnuovo Sé adulto, erotizzato ed indipendente.I maschi nella musica cercano soprattutto di dare senso alla propria virilità, cogliendo i passaggiforti, distorti, la perfezione tecnica del suono; la capacità del loro idolo di fare ricerca esperimentazione e, quindi, il suo avviarsi su strade nuove ed inesplorate. Le ragazze, invece, percogliere meglio le caratteristiche della propria femminilità, cercano di mettersi in contatto con leinfinite sfumature degli affetti e con la delicatezza di certe emozioni e stati d’animo rappresentatidalla musica.La musica, inoltre, come nessun altro interesse, coinvolge direttamente adolescenti e giovani: tra i10 e i 13 anni si avvicina ad uno strumento il 53% dei ragazzi, tra i 14 anni e i 17 anni suona l’80%degli adolescenti; solo dopo i 25 anni c’è un progressivo calo d’interesse in questo campo (a 40 annisuona uno strumento solo il 10% degli adulti).I ragazzi più creativi, oltre a suonare direttamente uno strumento musicale e a cercare di comporre aloro volta brani musicali, studiano con attenzione il significato profondo delle canzoni del loroidolo; s’interessano ai testi, al modo in cui é suonato un pezzo, colgono con piacere o con delusioneil suo più piccolo cambiamento di stile o anche la semplice introduzione di diversi strumenti e dinuovi effetti musicali.La ricerca di un proprio genere musicale è un compito molto importante per qualsiasi giovane. Chinon fa questa ricerca e s’accontenta di scegliere la musica degli amici o dei fratelli maggiori, partesvantaggiato nel percorso più importante e difficile per un essere umano durante l’adolescenza el’età giovanile: la scoperta e l’affermazione del Vero Sé e della propria vocazione nella vita.Il narcisismo giovanile ed il bisogno d’idealizzare i propri idoli e il proprio gruppo d’appartenenza,spesso, fanno ritenere a molti ragazzi che in campo musicale vi siano generi di serie A e altri diserie B. In realtà, ciò che crea la differenza tra un genere e un altro non è la qualità del tipo dimusica, ma gli oggetti differenti di cui essa parla.Osservando i gusti dei giovani, non mi sembra si possa affermare che esiste un genere per i maschie un altro per le femmine; anche se, indubbiamente, i maschi sono più incuriositi dai suoni forti,dalla tecnica con cui è suonato un pezzo musicale o dai nuovi filoni di ricerca all’interno dellostesso genere. Le femmine, al contrario, sono attratte soprattutto da una musica capace di portare agalla le emozioni più profonde e le sfumature più delicate.Nella scelta di un genere musicale, invece, conta molto di più il periodo di vita che si staattraversando o, più semplicemente, lo stato d’animo del momento. Così, ad esempio, l’interesseper un nuovo cantante che suona musica molto ritmata e vivace, può servire in un certo periodo perfar emergere ed integrare nella personalità una parte di sé più virile, mentre una musica più dolce eromantica può accompagnare l’integrazione d’una parte di sé più tenera e femminile.La maggioranza dei giovani, in ogni caso, si ritrova anche oggi soprattutto nel rock, poiché è illinguaggio musicale con la sintassi più semplice e più libera. Altro genere musicale capaced’interpretare molto bene il bisogno creativo dei giovani d’abbattere qualsiasi barriera, di passare iconfini, d’ampliare la mente e di rinascere psicologicamente è la “world music”, genere promossonegli anni settanta da Peter Gabriel. Questo genere, attraverso le contaminazioni del rock con lamusica etnica di diversi paesi, è capace di trasportare i giovani nello spazio e di far loro scoprire,grazie al comune vocabolario degli affetti e del desiderio, il modo di sentire e d’amare d’altre
  • 14. culture. Grazie alla world music, negli ultimi vent’anni è molto cresciuta tra i giovani la passioneper la musica etnica. In questo campo, l’interesse di molti ragazzi sembra sia rivolto ad integrarenella propria cultura originali modalità espressive, nuove sensibilità e ritmi.La maggioranza dei giovani, nonostante abbia una forte curiosità per tutte le novità e per i diversigeneri esistenti in campo musicale, solitamente mantiene a lungo lo stesso interesse per un unico oper pochi generi musicali. Il forte legame identificatorio con i propri idoli ed il sentimentod’appartenenza al gruppo d’amici, che si sperimentano in adolescenza, infatti, impediscono airagazzi d’esplorare con piacere gli altri generi esistenti. Molti giovani, in ogni caso, non si fermanoad un unico genere musicale, ma s’immergono indifferentemente nel suono heavy del rock, nelritmo del rap e dell’hip hop, nelle sonorità etniche del reggae, reso famoso negli anni settanta daBob Marley o negli altri filoni della “black music” (blues, soul, spiritual, rythm‘n‘blues, funk),oppure, essi vanno alla ricerca delle delicatissime suggestioni emotive della musica di Enya e diLoreena Mc Kennit, due artiste impegnate da anni, attraverso l’utilizzo della musica tradizionale edetnica, in un’esplorazione delle particolari sfumature dei sentimenti umani. Il panorama dellaricerca fatta dai giovani in campo musicale, come si vede, è molto ricco e vario e sembratestimoniare una gran vitalità creativa all’interno della cultura giovanile. Questa ricchezza in partesmentisce l’impressione d’originalità, ma anche di povertà di contenuti e di significati psicologici,degli altri percorsi culturali intrapresi dai giovani negli anni ottanta e novanta. Alcuni generimusicali, tuttavia, negli ultimi anni sono andati in una direzione contraria rispetto a quella vista finqui, hanno seguito, infatti, percorsi centrati soprattutto sulla provocazione o sullo svuotamento disignificato del messaggio musicale: mi riferisco al “glam rock”, al movimento “punk” e alla discomusic e alla musica “techno”.Il glam rock (contrazione di “glamorous”: affascinante) rappresenta una sorta di rivolta estetica.Esasperando la teatralità del rock degli anni sessanta, all’inizio degli anni settanta, David Bowie,Iggy Pop e Brian Ferry lanciarono questa nuova moda fatta di rock duro, musica elettronica, droga,bisessualità, ma soprattutto d’un look eccessivo, eccentrico e provocatorio, che sfocia spesso neltravestitismo o nell’uso, anche da parte degli uomini, di rimmel, rossetto, fard e di vestiti conlustrini, piume e paillettes. Questa moda influenzò profondamente il costume giovanile successivo,rafforzando la ricerca in campo estetico ed il gusto per la provocazione.Questo movimento culturale è stato ripreso negli ultimi anni dal cantante Marylin Manson, nomed’arte di Brian Warner che nasce dall’unione di due opposti miti americani: l’angelica MarilynMonroe ed il criminale psicopatico Charles Manson. Truccandosi fisicamente in modo da sembrareandrogino, satanico e anoressico, nei suoi album (“Antichrist superstar” e “Mechanical animals” idue più famosi) Marilyn Manson esaspera in senso provocatorio violento e blasfemicol’esibizionismo della cultura glam, raggiungendo un gran successo presso molti giovani, nonostanteche la sua musica sia soltanto dell’heavy metal di discreta qualità. Il bisogno di molti ragazzid’identificarsi con questo personaggio, mostra quanto sia forte oggi l’esigenza di cercare stradealternative per elaborare la propria rabbia e il disagio personale.Il movimento punk, invece, è esploso verso la metà degli anni settanta, in particolare con il grupporock dei Sex Pistols, ed è diventato ben presto un modo di pensare ed una filosofia di vita. I punksono contro tutto: contro la tradizione e contro la società borghese, contro il presente ma anchecontro il futuro. Nel loro modo di vestire sono attratti da ciò che è brutto e provocatorio: capellicolorati, spille sul viso, giacche di pelle con borchie e, in più, anelli, collane e braccialetti moltokitsch. A differenza del glam verso cui è molto critico, il movimento punk è maggiormentepoliticizzato ed è apertamente contro il sistema. Il suo nichilismo anarchico, tuttavia, sembra averraccolto l’entusiasmo solo di pochi giovani, in particolare, di quelli che non riescono a tenereseparati dentro di sé i propri ideali dalla tristezza e dalla rabbia.La disco music e la techno, la prima nell’ultima parte degli anni settanta, la seconda all’inizio deglianni novanta, hanno spostato l’attenzione dei giovani sul ballo. La techno, in particolare, hariscosso molto successo, rivoluzionando costumi e linguaggi musicali; un segno del suo successo èla “Love parade”, grande festa techno con parata per la città, che si tiene a luglio da nove anni a
  • 15. Berlino e che nel 1998 ha visto la partecipazione di più d’un milione di giovani giunti da tuttal’Europa. Nella musica techno non conta la bellezza di una canzone, ma la sua forza, l’energia cheha dentro e la capacità che ha con il suo ritmo rock elettronico vertiginosamente accelerato discuotere e fare ballare chi l’ascolta. Le sue varie sigle (nu house, hardcore, ambient, progressive,trance, jungle e big beat), in sostanza, indicano un unico genere musicale ed una sola filosofia: “loseyourself” (perditi) e “let the rhythm take control” (fatti prendere dal ritmo). Coerentemente conquesti obiettivi, i suoi fans l’ascoltano nei rave party (rave sta per delirante), nelle discoteche e neidisco-bar, ballando ininterrottamente fino a che non sono esausti. In questi posti, sono utilizzate, perperdersi meglio e per resistere più tempo a ballare, varie droghe, soprattutto l’ecstasy; l’uso di drogarappresenta praticamente la normalità, soprattutto nei rave, ritrovi illegali in capannoni abbandonatio altri edifici periferici, dove s’arriva solo attraverso il passa parola e dove sono organizzate festeche durano 24 ore o anche più giorni. Il protagonista della serata non è quasi mai una rock star, masono uno o più dee jay, molto esperti di musica elettronica e, in genere, capaci di combinareinsieme in modo perfetto suoni e ritmo; a differenza degli altri generi musicali, tuttavia, questefigure restano, di solito, sullo sfondo e non diventano degli idoli per il loro pubblico, essi sono solodei celebranti d’una liturgia che ha come scopo il raggiungimento di stati simili al trance da partedel pubblico. La significazione degli affetti, dunque, anche per ciò che riguarda lo specialissimorapporto tra il pubblico e il suo idolo musicale, s’impoverisce e si ridimensiona.Le provocazioni del glam e del punk e il riduzionismo della disco music e della techno nonrappresentano, a mio avviso, soltanto delle particolari deviazioni negative dal percorso creativo chela musica ha intrapreso negli ultimi decenni; esse, invece, esprimono anche con coerenza laprofonda vocazione della musica d’interpretare tutte le diverse sfaccettature dell’animo giovanile. Imovimenti musicali del glam e del punk, in particolare, permettono ai ragazzi d’entrare in contattocon la propria forza ed aggressività e consentono quindi, anche a parti di sé ferite e piene di rabbiadei ragazzi di questa generazione, di trasformarsi all’interno del discorso musicale in un linguaggiopiù chiaro e meno distruttivo. La disco music e la techno, invece, aprono una sorta di gran luna parkconsolatorio per molti giovani che, essendo incapaci di pensare al futuro, sentono spesso il bisognodi perdersi e di fuggire da una realtà per loro troppo difficile e complessa.Non sono, dunque, i generi glam, punk, la disco music e la techno a creare una cultura violenta eprovocatoria o a spingere i ragazzi verso la fuga dalla realtà. Essi, più semplicemente, attiranoragazzi curiosi, trasgressivi o che già stanno male e offrono loro un supporto culturale piuttostoelementare, ma vicino al loro modo di sentire.L’utilizzo della droga, fatto spesso da chi va in discoteca e soprattutto ad un rave, i gravi incidentiautomobilistici che a volte accadono quando, dopo aver ballato per molte ore di seguito, si esce atarda notte stanchi, storditi e ancora “fuori di testa”, non sono un segnale della patologia di questeculture, moltissimi giovani, infatti, frequentano discoteche e raves senza mai fare uso di droghepesanti; indicano, tuttalpiù, quanto sia pericoloso, per chi è debole e senza alcun orientamentoculturale, appoggiarsi a queste forme di divertimento, quanto poco, in sostanza, la cultura delperdersi e dell’andare fuori di testa, proposta in alcune discoteche e nei raves, aiuti chi sta male enon sa controllarsi a trovare un buon rapporto con la realtà. La cultura della discoteca e del rave, alpari di quella del glam, del punk e di altri generi culturali come la body-art e i graffiti, è debole esvolge prevalentemente una funzione di tipo difensivo. Essa, infatti, se da una parte aiuta i giovani aliberarsi e a scoprire la propria corporeità erotica, dall’altra, sul piano psicologico, più che altroanestetizza e consola rispetto al proprio disagio personale, ma non orienta quasi mai verso unorizzonte affettivo ed etico più maturo, capace di trasformare creativamente il proprio malessere.La grande passione dei giovani per la musica sta lentamente cambiando il loro rapporto con ilmondo. Grazie al potere che ha la cultura giovanile d’influenzare anche i comportamenti e valoriadulti, inoltre, questa passione sta gradualmente modificando i riferimenti culturali ed etici in unambito più vasto.La musica giovanile, prima di tutto, sta cambiando profondamente la percezione del proprio spaziod’appartenenza, facendo sentire i giovani, come mai prima d’ora, cittadini del mondo. La fruizione
  • 16. simultanea di una stessa canzone o di uno stesso video-clip in diverse parti del mondo e leconvivenze sonore di più culture presenti all’interno della world music, hanno anticipato di moltianni la globalizzazione.Questo processo d’unificazione è senz’altro merito soprattutto della musica rock. Il rock, infatti, èun genere musicale che non ha barriere, è uno strumento comunicativo immediatamente traducibilein tutte le culture. Con le canzoni dei Beatles, per la prima volta nella storia, v’era stata lapossibilità di una fruizione simultanea della stessa musica, almeno in tutto il mondo occidentale.L’universalità del rock, inoltre, ha orientato la cultura giovanile verso un altro orizzonte etico:l’impegno per una cultura di pace e per la giustizia sociale.Il “Bed-in” di John Lennon e Yoko Ono nel 1969, la prima e più singolare forma di protesta per lapace, è stata seguita da altri numerosi eventi musicali, i più importanti sono stati i concerti disolidarietà. Il primo fu quello organizzato da George Harrison nel 1971, per la raccolta di fondi infavore delle popolazioni alluvionate del Bangladesh. Nel 1984, promosso da Bob Gheldof, conpersonaggi del calibro di Sting, Bono, Bob Dylan, Paul Mc Cartney, Elthon John, Phil Collins, iQueen e i Led Zeppelin, si tenne un doppio concerto a Wembley e a Philadelphia per aiutare levittime della carestia in Etiopia; a questo concerto assistettero un miliardo di persone da 147 paesicollegati grazie ai satelliti artificiali. Altro momento importante, fu il concerto per Mandela e control’apartheid, nel 1980, ancora a Wembley.Molti cantanti, come John Lennon, Bob Dylan, Sting, Peter Gabriel, Bruce Springsteen, TracyChapman, il senegalese Youssou N’Dour, i R.E.M. e gli U2, inoltre, hanno dedicato molte canzonidel loro repertorio a questi temi. Tra le canzoni più famose vi sono: quella di John Lennon “Givepeace a chance”, di Bob Dylan “Masters of war” e “Blowing in the wind”, di Sting “They dancealone”, dedicata alle madri dei desparecidos argentini e cileni, e, infine, “Aquarius”, il più celebrebrano dal musical “Hair”. Queste canzoni, negli ultimi anni, hanno rappresentato la colonna sonorad’un importante processo di cambiamento culturale e, al tempo stesso, un importante veicolo dipresa di coscienza per molti giovani dei valori di pace e giustizia sociale.Un altro orizzonte etico della cultura giovanile in campo musicale è rappresentato dai concerti. Ilconcerto è ormai diventato un rituale cui ogni idolo musicale deve sottostare periodicamente. Esso èfinalizzato a celebrare la reciproca appartenenza tra il cantante e il suo pubblico e, al tempo stesso,la loro comune devozione ad ideali ed affetti profondi.La cultura giovanile negli ultimi quattro decenni s’è mossa lungo strade nuove, affascinanti, ma, altempo stesso, anche pericolose. I diversi percorsi culturali che i giovani hanno affrontato dagli annicinquanta ad oggi sono stati ispirati soprattutto dai desideri e dalle fantasie dell’adolescenza; anchei rapporti spesso conflittuali con gli adulti e l’esperienza culturale delle generazioni precedenti,tuttavia, hanno profondamente influenzato la loro ricerca. Essi sono andati fino ai limiti estremidella propria fisicità, hanno esplorato nuove dimensioni della mente e della realtà virtuale, hannoridisegnato la geografia dei rapporti sessuali, affettivi e sociali, hanno scoperto, infine, nuove formeespressive e comunicative.I ragazzi non hanno creato una propria cultura solo per motivi ludici o consolatori, essi hanno anchecercato di trovare una risposta ad ognuno dei grandi quesiti dell’adolescenza e della vita: l’amore, lamorte, il desiderio, la solitudine, la scoperta di sé e del proprio futuro, le scelte etiche.Le strategie sperimentate dai giovani, in sostanza, propongono tre differenti soluzioni.La prima, di marca infantile, è fondata sulla regressione e sulla fuga dalla realtà per affrontare ildolore ed il disagio della crescita. Essa, quindi, suggerisce di recuperare il piacere ed il benesserenell’ambito della fantasia e dell’illusione. L’esperienza eccitatoria della musica techno e d’alcunesituazioni di rischio, il grande spazio onirico aperto dalle droghe e dalla realtà virtuale, ladimensione del gioco e del consumo, sono i luoghi privilegiati in cui si realizza concretamentequesto tipo di ricerca. Chi si rifà a quest’area culturale, tuttavia, in qualche caso riesce adanestetizzare il proprio disagio, ma difficilmente può impostare un progetto valido per la vitaadulta; al contrario, muovendosi lungo questa strada si rischia di ipotecare negativamente tutto il
  • 17. proprio futuro, dando troppo potere ad una parte di sé infantile ed onnipotente che non è in grado digestire le situazioni più complesse e le responsabilità della vita adulta.La seconda strategia utilizza la trasgressione e la provocazione per richiamare l’adulto alle sueresponsabilità e per elaborare le difficoltà dell’adolescenza. Questa seconda strada facilita losviluppo d’atteggiamenti critici ed anche propositivi a livello sociale. E’ quello che è successo conla contestazione degli anni sessanta e con l’innovazione culturale favorita da molti movimentialternativi. E’ anche vero, tuttavia, che la trasgressione e la provocazione, oltre a rappresentaredegli elementi di rischio, da sole non costituiscono degli ingredienti sufficienti per un vero progettocreativo.La terza strategia, infine, la più creativa, prefigura un modo nuovo di guardare al futuro, più caricod’affettività, pace e socialità. Essa s’appoggia sulle capacità intuitive ed artistiche dei giovani, elascia intravedere più chiaramente una realtà futura in cui potranno aprirsi nuovi spazi espressivi ecomunicativi.La cultura giovanile, come abbiamo visto, quando non è alla ricerca di soluzioni difensive econsolatorie, è capace di cogliere creativamente i mutamenti in corso nella società e riesce asostenere la nascita di nuovi valori. Essa, dunque, in questi anni, ha partecipato attivamente a unasorta di “mutazione genetica” dei valori sociali.I cambiamenti sociali sponsorizzati direttamente dalla cultura giovanile, infatti, vanno nelladirezione di una società più pacifica e interculturale, all’interno della quale gli individui, grazie aduna comunicazione più informale e spontanea, tipica del linguaggio giovanile, possono avererapporti di scambio più veri e affettuosi. La diffusione della musica, che spesso sembraaccompagnare i giovani nell’arco di tutta la loro giornata, testimonia l’esigenza dei ragazzi d’averepiù calore affettivo; essi ricercano forme comunicative più vere e coinvolgenti, impregnate disignificati affettivi forti, che possano aiutarli a superare la solitudine ed il proprio senso divulnerabilità e che riescano, nello stesso tempo, a ricostruire un sentimento d’appartenenza socialenon più infestato da fantasmi paranoici nazionalistici.Un’altra caratteristica della cultura giovanile è quella di lasciar intravedere il futuro del mondo.Studiando le nuove tendenze culturali, i gusti e gli orientamenti dei ragazzi, infatti, è possibileprevedere, come nella sfera di cristallo di un mago, l’evoluzione della società. Il mito del “perdersi”e del fuggire nella fantasia, presente nella cultura giovanile fin dalla sua nascita, come abbiamovisto, oggi ha trovato nei nuovi interessi culturali dei giovani di fine millennio un terreno fertile emolto pericoloso. E’ possibile, dunque, ipotizzare un futuro molto difficile per i ragazzi di questagenerazione; anche per questo, oggi c’è urgentemente bisogno di un’alleanza tra tutti gli adulti chenon si sono “persi” nel corso della loro adolescenza e i giovani dell’ultima generazione. Questaalleanza servirà soprattutto ai ragazzi, ma potrà essere utile anche agli adulti, per trovare nuoverisposte e soluzioni a molti quesiti esistenziali che, nel corso della loro crescita, essi hanno dovutolasciare in sospeso.BIBLIOGRAFIAAgosti A., Passerini L., Tranfaglia N., a cura di, 1991, La cultura e i luoghi del ’68, Franco Angeli.Bevilacqua E., 1990, Guida alla beat generation, Theoria.Brizzi E., 1996, Bastogne, Mondadori, Milano.Coupland D., 1992, Generazione X, Interno Giallo, Milano.Capello C., D’Ambrosio P., 1993, Il giardino segreto, Bollati Boringhieri, Torino.Capanna M. 1994, Speranze, Rizzoli, Milano.Cristiani C., 1994, a cura di, Smetamorfosi. Adolescenza e crescita nei diari dei ragazzi, Baldini eCastoldi.Da Empoli G., 1996, Un grande futuro dietro di noi, Marsilio.Fornari F., 1966, Psicoanalisi della situazione atomica, Rizzoli, Milano.
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