ESTRATTO della PREFAZIONE,a cura del Prof.MASSIMILIANO CHITVIC (fisico):
'Questo è un libro sull’Essere.Su come l’Essere appaia ai nostri occhi, spezzettato in tanti frammenti.Sulla fatica che molti di questi piccoli frammenti, che chiamiamo Uomo,fanno per cercare di ricomporre l’Unità. E anche dell’inutilità di questi sforzi.Giacchè la frammentazione è solo apparente,una sorta di velo di Maya. L’Essere,l’Unità,pervade l’intero Universo; forse dire Universo equivale a dire Essere. L’Essere si presenta ai nostri occhi come energia (vale la pena di ricordare l’equivalenza massa-energia,secondo la quale la materia altro non è che energia in una forma particolare.E=mc^2),e come tale è in ogni luogo. Ogni cosa si forma per mezzo dell’energia (Logos?) e all’energia ritorna ed è energia.L’energia è la fonte,la sorgente,di ogni informazione,codificata secondo opportune leggi che piano piano stiamo scoprendo.Basti pensare a tutte le informazioni che ricaviamo sulla struttura dell’Universo visibile per il tramite dei raggi di luce; o anche misurando, ove questo sia possibile,la materia. Abbiamo così realizzato la formula tanto cara ai nostri catechismi: Dio (l’Energia) è in ogni luogo,è onnipotente, è onnisciente.Il titolo del libro è dunque appropriato. In quanto materia,ovvero energia sotto altre spoglie,anche noi uomini (e non solo noi,ma anche tutti gli esseri viventi e le cose che ci circondano) facciamo parte dell’Essere,o,forse,siamo l’Essere e lo abbiamo dimenticato. A queste conclusioni erano già giunti nell’antichità gli gnostici,non importa di quale setta.Il tratto comune delle loro dottrine era la persistenza in ogni essere umano di una scintilla di energia divina che tenta ripetutamente di ricongiungersi con la sorgente primigenia.Questa scintilla divina non è che un nome dato da antichi uomini all’energia'.
NOTA DELL’AUTORE:
Vi è una piccola nota,non presente nella prefazione del libro, che vorrei esporre qui, riguardo ai miei espliciti riferimenti (riportati nel libro e presenti persino in alcune equazioni lineari che ho usato per facilitare ai lettori la comprensione di alcuni concetti socio-economici), alle “razze umane”. Immaginando già a priori, il potenziale vespaio di critiche negative e polemiche che susciterà un tale approccio (tacciabile se non compreso nei minimi dettagli, di xenofobia), nella spiegazione dei vari aspetti e tipologie del genere umano, mi permetto di specificare quindi in questo breve commento (onde evitare tale vespaio ingiustificato) quanto segue: Con razza umana, io non intendo mai in alcun caso definire una determinata differenziazione di carattere puramente fisico o biologico tra i diversi popoli del pianeta; bensì unicamente una sorta di distinzione tra i diversi popoli, causata (indiscutibilmente) da tutto ciò che l’ambiente ad essi circostante (attraverso usi e costumi e l’indottrinamento di una cultura antica e moderna, propri di ogni popolo), opera nei loro confronti in modo del tutto naturale ed impercettibile. Per concludere,vorrei ricordare le parole del famoso Herbert Simon : 'Un uomo, considerato come sistema soggetto di comportamento, è piuttosto semplice. L’apparente complessità del suo comportamento nel tempo è in larga misura un riflesso della complessità dell’ambiente in cui si trova'.
Dio=Mc2 - Oltre l'Universo Olografico (LIBRO) - Document Transcript
FAUSTO INTILLA
Fausto Intilla,inventore e divulgatore scientifico,è di origine italiana ma vive e
lavora in Svizzera (Canton Ticino).
Nell’editoria,ha debuttato nel ’95 con “Viaggio oltre la vita” (ed.Nuovi
Autori,Milano),un avvincente racconto sul genere fantasy che testimonia la
poliedricità dell’autore. Nel campo delle invenzioni invece,il suo nome è legato alla
“Struttura ad albero”,una delle più note strutture anti-sismiche per ponti e viadotti
brevettata in Giappone e negli Stati Uniti.
(si veda: www.uspto.gov). Il suo indirizzo e-mail è: f.intilla@bluewin.ch
Introduzione a cura del Prof. Massimiliano Chitvic,fisico.
Questo è un libro sull’Essere.Su come l’Essere appaia ai nostri occhi, spez-
zettato in tanti frammenti.Sulla fatica che molti di questi piccoli frammenti,
che chiamiamo Uomo,fanno per cercare di ricomporre l’Unità.
E anche dell’inutilità di questi sforzi.Giacchè la frammentazione è solo ap-
parente,una sorta di velo di Maya.
L’Essere,l’Unità,pervade l’intero Universo; forse dire Universo equivale a
dire Essere. L’Essere si presenta ai nostri occhi come energia (vale la pena
di ricordare l’equivalenza massa-energia,secondo la quale la materia altro
non è che energia in una forma particolare.E=mc2),e come tale è in ogni
luogo. Ogni cosa si forma per mezzo dell’energia (Logos?) e all’energia
ritorna ed è energia.L’energia è la fonte,la sorgente,di ogni
informazione,codificata secondo opportune leggi che piano piano stiamo
scoprendo.Basti pensare a tutte le informazioni che ricaviamo sulla struttura
dell’Universo visibile per il tramite dei raggi di luce; o anche misurando,
ove questo sia possibile,la materia.
Abbiamo così realizzato la formula tanto cara ai nostri catechismi: Dio
(l’Energia) è in ogni luogo,è onnipotente, è onnisciente.Il titolo del libro è
dunque appropriato.
In quanto materia,ovvero energia sotto altre spoglie,anche noi uomini (e
non solo noi,ma anche tutti gli esseri viventi e le cose che ci circondano)
facciamo parte dell’Essere,o,forse,siamo l’Essere e lo abbiamo dimenticato.
A queste conclusioni erano già giunti nell’antichità gli gnostici,non importa
di quale setta.Il tratto comune delle loro dottrine era la persistenza in ogni
essere umano di una scintilla di energia divina che tenta ripetutamente di
ricongiungersi con la sorgente primigenia.Questa scintilla divina non è che
un nome dato da antichi uomini all’energia.
Ma noi “moderni”,uomini evoluti e tecnologicamente avanzati,abbiamo
dimenticato tutto ciò.In un momento imprecisato del XVIII secolo abbiamo
permesso alla materialità – che pure essa stessa partecipa all’Essere – di
chiudere le nostre menti alla consapevolezza.Da allora il nostro cammino si
è fatto più arduo. Non possediamo più l’immediatezza percettiva di
appartenenza all’Essere ( come invece possedeva ancora l’uomo del
Medioevo), abbiamo la necessità di procedere a recuperare i frammenti uno
dopo l’altro, con fatica. E tutto ciò che ricaviamo è solo una serie di visioni
parziali,settoriali dell’Unità.
Vale veramente la pena di ricordare quanto affermò Parmenide nel proemio
al suo “Poema sulla Natura”: “Bisogna che tu tutto apprenda: e il solido
cuore della Verità ben rotonda e le opinioni dei mortali, nelle quali non c’è
una vera certezza. Eppure anche questo imparerai,come le cose che
appaiono bisognava che veramente fossero, essendo tutte in ogni senso”.
Per Parmenide l’Essere non va interpretato come un Uno monolitico, ma
come un Intero,che non respinge e non annulla il molteplice,ma in sè lo
include e ne garantisce e tutela la realtà. Di conseguenza,per Parmenide
l’Essere è il senso ultimo del reale, il “cuore della Verità”,mentre le cose
che appaiono,i fenomeni,sono il Suo manifestarsi nei Suoi contenuti.Il vero
significato delle cose che appaiono lo si apprende solo comprendendo le
loro relazioni con l’Essere e come l’Essere abbia concreta sussistenza
proprio nel suo molteplice apparire.Parmenide pone un’identità fra termini
che noi non sapevamo più essere tali.
Come si diceva più sopra,noi uomini abbiamo dimenticato di far parte
dell’Essere,negandolo (in molti modi,anche religiosi) e giungendo ad
affermare assurdamente il nulla.Facendo ciò diamo delle affermazioni
errate sull’apparire delle cose e sul significato dell’esperirle.Questa è la
conseguenza,errata,della dimenticanza della quale abbiamo detto.Al
contrario,non dobbiamo negare l’esperienza delle cose e degli
eventi,relegarli nella più assoluta materialità,dobbiamo bensì confutare
questa visione errata dell’esperienza,altrimenti ci manteniamo lontani
dall’Essere e costruiamo una figura d’uomo mostruosa.
È,quindi,questo che significa recuperare i vari frammenti che riconducono
all’Unità (frammenti solo in apparenza, e dovuti alla nostra visione
occidentale di scissione del rapporto tra scienza e filosofia /
teologia).Questo è il compito che ci aspetta,che ne siamo consapevoli
oppure no.Il libro di Intilla vuole andare in questa direzione.
Gli sforzi che l’uomo compie per cercare di ricomporre la perduta Unità
sono riconducibili all’indagine scientifica e a quella filosofica.Ma in
nessuno dei due casi l’uomo può raggiungere il suo obiettivo operando
settorialmente.Occorre uno sforzo per superare le divisioni specialistiche.
Il riduzionismo è un metodo molto comodo per risolvere i problemi,si
decompone il problema in tanti problemi minori,fino a quando non si ottiene
la soluzione di questi e si risale,di soluzione in soluzione,sino al punto di
partenza.Così facendo,però,si perde di vista quell’assioma fondamentale che
ci dice che l’Intero è superiore alla somma delle sue parti.
Lavorando a compartimenti stagni l’uomo non fa che peggiorare la
situazione; non ci sono,difatti,teorie scientifiche che provino oltre ogni
ragionevole dubbio,la partecipazione di ogni cosa all’Essere.Possiamo solo
“pescare” qua e la dei vaghi “accenni” (per esempio dalle meccaniche
quantistica e relativistica) e soffermandoci a riflettere sul loro significato
(forzandolo,a volte) estrapolare degli “indizi”. Ma questo è tutto.
Neanche le GUT,le teorie di Grande Unificazione,quelle che,in ultima
analisi,in un’unica formulazione dovrebbero “spiegare” l’Universo,sono in
grado di aiutarci.Anche loro ci forniscono solo indizi,più cogenti, ma
sempre e solo indizi.Cosa succede quando volgiamo il nostro sguardo alla
cosmologia? Succede che passiamo dalla disperazione più nera del
materialismo assoluto all’entusiasmo per ritenere di aver trovato il nostro
posto nell’Universo.Posizioni entrambe sbagliate.Disperazione,perchè i dati
a nostra disposizione ci dicono che l’Universo è destinato alla morte
termodinamica, e noi con lui.Ci afferra,così,il senso dell’inutilità della
nostra presenza al mondo,ci domandiamo cosa vale affannarsi a cercare se
poi tutto è destinato a finire.Disperazione perchè l’interpretazione
materialistica ci dice che siamo frutto del caso e che ci troviamo dove siamo
solo perchè si sono verificate,casualmente,delle condizioni che ci
hanno,sempre casualmente,consentito di essere qui.
Entusiasmo,perchè i dati,interpretati in altra chiave,ci dicono che
l’Universo presenta delle condizioni tali che era inevitabile la comparsa di
“osservatori”, cioè di esseri intelligenti che indagassero sull’Universo, e
quindi su loro stessi.
Entusiasmo perchè l’analisi di queste condizioni ci dice che variandone
anche solo una e di pochissimo,noi non ci saremmo,che quindi il nostro
apparire nel cosmo era “programmato”,per così dire,nel DNA
dell’Universo.
Posizioni contrastanti,inconciliabili tra loro,dipendenti dall’interpretazione
che si vuole dare agli stessi elementi valutativi.Dipendenti,in ultima
analisi,dalle convinzioni personali di chi interpreta e,con ciò,non oggettivi.
Non va meglio con la filosofia.Anche in essa abbiamo,pur con le mille
sfaccettature consentite dal filosofare,le due posizioni già viste
sopra,essenzialmente riconducibili alle correnti del materialismo,che nega
ogni partecipazione all’Essere (di più,negando l’esistenza stessa
dell’Essere),e a quella dell’ontologia dell’Essere,per cui tutto è finalizzato
alla dimostrazione dell’Essere e alla comprensione delle sue manifestazioni.
A fare chiarezza non contribuiscono certo le varie teologie e fedi religiose
che,arroccate nelle loro certezze,mutuamente escludentesi,generano dogmi
il cui unico scopo non è di illuminare il cammino della consapevolezza
dell’uomo,ma quello di controllarne le coscienze.
Eppure,a ben guardare,abbiamo una prova.Un’unica prova.Non un indizio
o un’opinione soggetta ad interpretazione,ma una prova.Cioè qualcosa che
ci da una certezza.Questa prova è un teorema dimostrato dal logico Kurt
Goedel (quello del Teorema di Incompletezza,quello che nel 1949 a
Princeton sbalordì il suo amico e collega Einstein,dimostrando che era
possibile il viaggio nel tempo partendo dalle equazioni della Relatività
Generale),che dimostra l’esistenza di Dio.È un Dio diverso da quello
presentato da tutti i credo religiosi, e forse per questo il teorema è stato
“dimenticato”,studiato solo da matematici specialisti (viene fatto di pensare
che se Dio esiste – e Dio esiste,secondo l’ineccepibile dimostrazione di
Goedel – la lingua con cui parla è la matematica).
Il libro è avvolto come in una nebbia dal pensiero cosmologico indiano.E
non so quanto ne sia consapevole l’autore.Nel pensiero indù non trova posto
alcun dualismo irriducibile,alcuna opposizione reale nel logico dei contrari
all’interno del quale funzionano tutte le nostre percezioni.
Che il contrasto sia spirito e materia,cosciente o incosciente,inerte o
vivente,bianco o nero,bene o male ecc...,si tratta sempre di opposizioni fra
elementi complementari e interdipendenti che esistono solo l’uno in
rapporto all’altro.
L’Universo,secondo il pensiero indù,è una speculazione,un gioco di
probabilità,di possibilità che non è unico,che potrebbe essere differente,che
è differente in altre dimensioni,in altri spazi (la scienza moderna lo scopre
ogni giorno un po’ di più).L’Essere Cosmico immagina incessantemente
altri Universi che esistono in altri piani rispetto a quello che noi
percepiamo.Anche all’interno del mondo che noi crediamo di conoscere
esistono altri mondi,ordini differenti di dimensione e di percezione che
danno nascita a realtà differenti.Separati su certi piani,essi rimangono
tuttavia collegati su altri.Nell’ordine di ciò che è percepibile per noi,non c’è
soluzione di continuità tra i diversi livelli della creazione,fra la materia,la
vita,il pensiero e la coscienza.Non esistono che differenze di dimensione,di
modalità,di momenti,di gradi.
Secondo la cosmologia indù non vi sono limiti alla possibilità di mondi
contenuti gli uni negli altri.
Anche al livello delle percezioni umane,dicono gli indù,esiste un’infinità di
mondi stellari e planetari paragonabili al nostro,ove vivono esseri che
potrebbero essere simili a noi,che ci assomigliano in realtà sotto molti
aspetti.La Terra e l’uomo non costituiscono un fenomeno unico e isolato.
In chiusura di questa introduzione,mi sia consentito di parlare brevemente
di un argomento che mi è molto caro.Un argomento che,in un certo qual
modo,pervade e attraversa tutto il libro di Intilla,come un’unica nota che lo
accompagna dall’inizio alla fine,in mezzo alla sinfonia dei vari
argomenti,unita eppure distinta da essa.
Mi riferisco all’influenza della psiche sulla materia,o,meglio della mutua e
vicendevole influenza,essendo psiche e materia due aspetti di un’unica
realtà.Che la materia influenzi la psiche è noto ; intendendo qui la psiche
nella più ristretta accezione di “psiche personale dell’uomo”.Basti pensare
alla Luna,che con i suoi effetti di marea influenza l’umore degli individui
(che difatti la tradizione popolare chiama “lunatici”).Ma psiche e materia si
influenzano anche in modo diverso.È il caso delle coincidenze acausali, o
sincronismi.Quella della sincronicità è una teoria sviluppata da C.G.Jung in
collaborazione con il premio Nobel W.Pauli (quello del principio di
esclusione,riguardante i vari orbitali che un elettrone può o meno occupare
nella nuvola elettronica che circonda il nucleo dell’atomo).In
breve,accadono degli avvenimenti esteriori che hanno un preciso riscontro
in una situazione psicologica interiore, e viceversa.Per chiarire meglio
questo punto ricorrerò ad un esempio personale.
Anni fa passeggiavo per le strade della mia città,nei pressi della stazione
ferroviaria.Io e la mia fidanzata di quel periodo ci eravamo lasciati.Anzi,fu
lei a lasciare me.Trascorsi un lungo periodo senza riuscire a capire il
perchè della sua scelta,scivolando nella malinconia e poi nel rancore.
Ma,come si dice,il tempo è galantuomo e a poco a poco guarisce tutte le
ferite.Quel giorno,dunque,riflettevo proprio sulla capacità del tempo di
curare le ferite dell’anima.Mi sedetti su una panchina e dentro di me sentii
che il dolore e il rancore per l’abbandono subiti erano passati,e mi dissi:
“Ma sì, F.È trascorso tanto tempo,quello che è stato è stato,non provo più
alcun rancore nei tuoi confronti.Anzi,ti auguro di trovare ciò che cerchi e di
essere felice.Va in pace F.”.In quel preciso istante una colomba bianca è
atterrata,posandosi ai miei piedi.
Il nesso tra i due eventi,la mia situazione interiore e l’accadimento esterno
occorso,è evidente.
Normalmente la gente tende a rilevare queste situazioni,ma le relega tra le
coincidenze bizzarre che ogni tanto accadono a ciascuno di noi,senza dare
importanza all’accaduto,perdendo così l’occasione di entrare in contatto
con la fonte primigenia della vita psichica.Con l’Essere stesso.In questi
fortunati momenti siamo in grado di renderci conto che non siamo entità
isolate,bensì facciamo parte di un Tutto e che qualunque cosa noi
diciamo,facciamo o pensiamo (sì: il pensiero è creazione) andiamo a
modificare l’Universo stesso.
C’è,ovviamente,un altro modo in cui la psiche influenza la materia,un modo
più consono alla mentalità dell’uomo occidentale.Mi riferisco all’azione
conseguente ad una riflessione razionale.
Un esempio molto banale è dato dalla decisione di costruire una casa,in cui
la decisione presa influenza pesantemente la materia,trasformando materiali
inerti in una struttura complessa. E influenzando e trasformando l’ambiente
circostante.L’esempio è banale,lo so,ma il processo razionale in causa è
identico a quello,ad esempio,di scavare un pozzo o dichiarare guerra ad uno
Stato.
Mi fermo qui,altrimenti tutti gli spunti e le riflessioni derivanti dalla lettura
del libro di Intilla mi porterebbero lontano,molto lontano.Ma mi auguro che
chi leggerà il libro faccia altrettanto.
Intilla ci ha dato un occasione per riflettere e ce l’ha data in maniera intelli-
gente.
Prof. M.Chitvic;
Cecina,settembre 2003.
“Dear Dr.Intilla,
you should not apologize for “crazy ideas”;they are the only things
that move human knowledge forward.In my opinion,the most serious
problem facing contemporary science is the arrogance of its
practitioners,who seem incapable of saying the two simply phrases “I
don’t know” and “I was wrong”.But without the humility implied by
these,it is impossible to learn something new.One can only reinforce
what one thinks one already knows.
We are touched by your enthusiasm for our work (...).Although this
topic continues to be regarded as controversial by most mainstream
scientists,it does seem to be attracting a growing interest and
respect,especially among younger people.Perhaps the paradigm is not
as far from that long-predicted shift as we had thought (...).
Sincerely,
Brenda Dunne
PEAR Laboratory Manager
Princeton University
Princeton Engineering Anomalies Research”
\"Io non condivido le tue idee, ma darei la
vita, affinché tu possa esprimerle\".
Voltaire
PARTE I
TESTO
Tra Bene e Male
„Io crederò solo a ciò di cui sono convinto perchè sono convinto io, senza prestare fede alle
parole di nessuno“.
René Descartes.
„Tutto induce a credere che esista un certo punto dello spirito da cui la vita e la morte, il
reale e l' immaginario, il passato e il futuro, il comunicabile e l' incomunicabile, l'alto e il
basso, cessano di essere percepiti come opposti“.
André
Breton.
È ancora acceso e ben definito nella mia mente il ricordo di quella mattina
di una fresca e luminosa giornata primaverile, in cui insieme ad un mio
amico di infanzia mi apprestavo, camminando in modo sciolto e assai
scomposto, a raggiungere la scuola primaria del mio paese nativo (credo
fosse nei primi anni ottanta, forse al quinto ed ultimo anno di studi primari).
Lungo il tragitto, che distanziava la nostra spensierata vita familiare da
quella un po' più rigida e noiosa della scuola, in un istante di illuminazione
che potrei ora definire il frutto di una breve e inconsapevole meditazione
(stimolata forse da un mio progressivo distaccamento mentale dagli impulsi
che mi forniva la \"realtà condizionale\"1 dell'ambiente mutevole a me
circostante), ebbi l'intuizione2 più aberrante che un ragazzino possa mai
avere in quei fuggenti anni di vita in cui solitamente tutto l'Universo sta
sotto ai propri piedi e inconsapevolmente ci sentiamo a quella età, il
\"Centro del-l'Attenzione Universale\".
Con assoluta naturalezza, mi rivolsi quindi al mio giovanissimo amico e gli
posi le seguenti domande:
\"Patrick, secondo te perché io sono io e non sono invece qualcun altro?
Perché sono nato nel 1972 a Bellinzona, in Svizzera, e non per esempio nel
1927 a Nuova Dehli, in India, o in qualche altra parte del mondo?\" e
ancora... \"Perché appartengo a questa specie animale? Perché sono nato su
questo pianeta e non su di un altro, magari in un altro sistema solare o
addirittura in un'altra galassia distante milioni di anni-luce dalla Terra?\"
Ricordo ancora la sua reazione.
Voltò lentamente la testa verso di me e nel momento in cui pose lo sguardo
sul mio viso, ebbi l'impressione che le sue cupe pupille, stessero cercando di
scrutare oltre il consentito, nell'intento di scoprire cosa si celava nei
meandri della mia psiche.
Con una leggera e circostanziale balbuzia ed un volto pallido proprio della
sua natura, dopo aver riflettuto per qualche istante mi rispose di \"non
averne la più pallida idea\" e che tutto sommato, sapere o meno tali cose, non
avrebbe cambiato in alcun modo la nostra vita.
Logicamente a tutt'oggi, non sono ancora riuscito a dare una risposta a tutte
queste domande che porto con me da oltre vent'anni, ed è scontato che mai
riuscirò a compiere tale impresa infinitamente ardua. Tuttavia, nell'immenso
sforzo psichico in cui mi sono cimentato da parecchi anni a questa parte, nel
tentativo di riuscire a trovare una risposta più o meno \"soggettivamente
accettabile\" a tutte queste domande impossibili, in una distinta frazione di
secondo in cui il mio pensiero toccò il limite di quanto è consentito
conoscere ad ogni essere umano (oltre al quale trova spazio solo la
matematica, poiché tutto diventa infinitamente irrazionale; si potrebbe forse
affermare che la matematica sia la \"Voce di Dio\"), ebbi quella meravigliosa
ma anche sconcertante intuizione (forse quella dell'Aleph3, come la avrebbe
definita Jorge Luis Borges; o forse quella del punto Omega, come l'avrebbe
invece definita padre Teilhard de Chardin) che mi portò a formulare la
seguente considerazione: \"Essere e Non Essere, Esistenza e Non Esistenza,
non sono nient'altro che le due facce di una stessa medaglia\".
Esistenza e Non Esistenza, si potrebbero immaginare come due rette
parallele tangenti, che si estendono per una distanza infinita, al termine
della quale si ricongiungono alla loro origine (punto di partenza) formando
un cerchio geometricamente perfetto e di dimensioni infinite. Se infine
vogliamo ampliare tale concetto ridefinendolo, non più su un piano
euclideo, bensì in uno spazio definito da coordinate gaussiane (tenendo
quindi conto anche della \"multidimensionalità\" dello spazio-tempo),
potremmo congiungerlo a quel tratto di filosofia Nietzscheana che pone il
concetto di Esistenza (in termini universali), nell'ambito di quella Eterna
Spirale4 in cui il Tutto si ripete; ove in questo caso il cerchio perfetto
rappresenterebbe uno degli infiniti \"anelli\" che costituiscono l' Eterna
Spirale.
Quel tipo di comportamento generalmente istintivo di ogni specie animale e
che potremmo definire di \"amore per (o verso)la vita\", trae quindi essen-
zialmente origine da una forma di pensiero (propria di ogni specie animale
ancor giovane) ben lontana dalla possibilità di accedere a quella forma di
pensiero molto più evoluta che, plasmata da milioni e milioni di estreme
intuizioni, diventa pura consapevolezza di una Realtà Assoluta.
Per una civiltà in cui un tale grado di consapevolezza fosse facilmente
raggiungibile, non sarebbe per nulla difficile, immaginare un alto tasso di
suicidi e un tasso di natalità estremamente basso.
Ma fino a che punto il suicidio (ovviamente quello di un individuo privo di
qualsiasi turba o malattia psichica) può rappresentare qualcosa di folle e
innaturale per un essere umano?
Tutto ciò che noi concepiamo e classifichiamo sotto quel parametro che
designamo con il termine: \"Bene\", rientra nel quadro di un riflesso condi-
zionato dalla nostra stessa natura. Contrariamente, tutto ciò che noi con-
cepiamo e classifichiamo sotto quel parametro che designamo con il
termine: \"Male\", rientra nel quadro di un riflesso distorto, condizionato in
questo caso, da un'insolita ed originale forma della natura, che non rientra
ovviamente più nei canoni di quella ordinaria natura che possiamo
unicamente concepire e alla quale siamo tanto affezionati. Se andiamo ora
ad analizzare questi due parametri: Bene e Male5, su un piano concettuale
assai più alto, completamete distaccato da quella natura ordinaria e
condizionante definita dal codice genetico di qualsiasi essere vivente del
regno animale, una natura che non ci permette di concepirne altre al di
fuori di essa, ci accorgiamo che questi due parametri concettuali: Bene e
Male, non hanno alcun valore assoluto; essi non sono nient'altro che un
riflesso, a volte originale ma il più delle volte ordinario, della nostra natura.
Scendendo su un piano concettuale più basso, e quindi basandoci
unicamente sull'ordinaria natura di ogni entità biologica (del regno
animale) terrestre, potremmo sicuramente affermare che, usando le stesse
parole di Oscar Wilde: \"Tutto ciò che è capito è bene\".6
L' anima errante
\"Tutto ciò che so e ho appreso mi conduce a pensare che il mondo della nostra presente
coscienza è solo uno dei tanti mondi di coscienza esistenti e che quegli altri mondi devono
contenere esperienze valide anche per la nostra vita; e, sebbene in genere quelle esperienze e
quelle di questo mondo rimangano separate, ci sono comunque fra i due dei punti di contatto
in cui le energie filtrano dall' uno all'altro rendendoli così un unicum\".
William James
Vorrei ora passare ad analizzare quel concetto tanto caro ai teologi e a
milioni di credenti di ogni religione, il concetto di \"anima\".7
Secondo i teologi, ogni essere umano, a differenza di tutte le altre specie
animali, possiede un'anima; quest'ultima secondo costoro, è paragonabile
ad una sorta di \"energia\" inosservabile, inquantificabile e soprattutto
inestingui-bile che ogni essere umano possiede durante la propria vita
terrena e, essendo inestinguibile, anche dopo la morte.
Essa è quindi considerata, sempre secondo i teologi, come una sorta di
energia che pervade il nostro corpo (taluni invece credono che essa sia
concentrata unicamente nel cervello) capace, nel momento in cui muoriamo
(ossia quando il nostro elettroencefalogramma8 si presenta piatto e quindi
non vi è più alcuna attività neuronale) di dissociarsi dal corpo e di
continuare ad esistere eternamente in un mondo che rappresenta il lato
oscuro della medaglia: quello della Non Esistenza.
Tale forma di energia9 viene inoltre considerata, secondo la religione
cristiana e moltre altre religioni, colei che consente alla vita di manifestarsi
come tale, in parole povere: Essa è la Vita. Ogni essere umano quindi, viene
considerato come una specie di macchina il cui carburante in questo caso
prende il nome di: \"anima\"; senza la quale essa (la macchina) non potrebbe
muoversi, non potrebbe interagire con l'ambiente in cui vive e quindi, per
dirla in termini un po' più umani, non potrebbe vivere.
Quando si arriva al concetto di anima, la visione meccanicistica della vita
(in questo caso riferita al singolo essere umano), è riscontrabile in quasi
tutte le religioni (quasi a voler testimoniare che l'uomo, sin dalla notte dei
tempi10, non ha mai voluto accettare l'idea di dover prima o poi, con la
morte, scomparire definitivamente nel nulla); anche se alcune di esse, come
il Buddhismo, lo Zen, il Tao e in genere tutte le religioni orientali, sembre-
rebbero divergere nel modo più assoluto dalla visione meccanicistica della
vita, del Mondo e dell' intero Universo.
Tutte queste religioni o filosofie di vita infatti non seguono, gli schemi
classici e per ora naturali del pensiero umano in cui quest' ultimo, si ritrova
costantemente intrappolato e in lotta continua con le solite strutture binarie
(proprie di ogni specie animale ancor giovane); ma tale contrasto con
l'usuale modello di pensiero umano, lo si riscontra unicamente su un piano
in cui vengono considerati gli aspetti globali dell'intera esistenza.
La teologia, ammette quindi l'esistenza di due forme di anima: una \"terrena\"
(che è quella che ci consente di vivere, poiché essa è la vita e ci accompagna
fino alla morte), fusa nel modo più assoluto e indissociabile con corpo e
mente; e una \"extracorporea\", ossia quella che nel momento in cui
muoriamo, si dissocia dal nostro corpo per poi continuare ad esistere in
eterno in un mondo extrafisico.
Analizziamo ora il concetto di anima terrena, associata al corpo di ogni
essere umano durante tutta la sua vita, con quanto viene comunemente
ritenuto in ambito scientifico sul manifestarsi della vita. Sembrerebbe quasi
incredibile, ma in questo caso la scienza ci propone una visione
assolutamente sistemica della vita di un singolo essere umano (Tutto é
correlato al tutto); analizziamo il seguente assunto medico:
\"Nel momento in cui un essere vivente animale non presenta più alcuna
attività a livello neuronale e quindi il suo elettroencefalogramma ci appare
piatto, lo si può definire clinicamente morto\".
In termini scientifici quindi, l'anima, si potrebbe definire come una sorta di
energia psichica prodotta dall’attività dei neurotrasmettitori11 nel cervello
[nel modo in cui una determinata quantità di lavoro meccanico12,si
trasforma (produce) in una determinata quantità di energia calorica; così
una determinata quantità di lavoro cerebrale o neuronale, si trasforma
(produce) in una determinata quantità di energia psichica]. \"Nulla si crea e
nulla si distrugge, tutto si trasforma\"13.
Essa quindi può esistere (anima o energia psichica, che dir si voglia), solo ed
esclusivamente durante l'attività neuronale; nel momento in cui quest'ultima
dovesse cessare, qualsiasi forma di energia psichica (frutto di un'attività
neuronale e inconcepibile come entità indipendente e auto-organizzantesi,
poiché tutto è correlato al tutto) si dissiperebbe immediatamente
nell'ambiente circostante; ovvero si trasformerebbe immediatamente,
interagendo e quindi divenendo parte dell' ambiente circostante.
È ormai da molti secoli che l'uomo sta cercando di dare una spiegazione,
soprattutto abusando di termini scientifici, al concetto di anima14 e in
special modo a quella extracorporea. Sovente, nel tentare di dare una
spiegazione a tutti i costi a tale concetto assai delicato che da parecchi
millenni è caro ad ogni essere umano, si commette quell'imperdonabile
errore, di usare dei termini scientifici per spiegare qualcosa che non ha
nulla a che vedere con la realtà fisica in cui noi viviamo; una realtà, in cui
non è assolutamente possibile osservare ciò che appartiene al lato oscuro
della medaglia: quello della Non Esistenza.
Ciò che comunemente sentiamo dire o leggiamo a proposito de l'anima
umana, è che essa sia una sorta di energia psichica inestinguibile, o di sfera
energetica auto-organizzantesi... energia, energia, energia...
Generalmente i sostenitori dell'anima energetica, ci parlano di questa’ultima
come di qualcosa di etereo, inosservabile dalla nostra realtà fisica ma
comunque, paradossalmente, in stretta correlazione con essa; usufruendo
(ma forse sarebbe meglio dire abusando) del termine \"energia\", ogni
qualvolta tentano di definire questa eterna sopravvivenza oltre la vita.
Ammettere l'esistenza di una qualsivoglia forma di energia, che non sia
essenzialmente il frutto della trasformazione di un'altra forma di energia,
sarebbe come voler ammettere che in natura possano esistere, sparse qua e
la nello spazio, delle sfere di energia calorica, auto-organizzantesi e inestin-
guibili; il che andrebbe contro tutte le leggi e i principi della
termodinamica15, i quali sono degli assunti,che vengono presi per buoni
finchè non si verifica sperimentalmente una contraddizione.La forma più
moderna per esempio per il II Principio della Termodinamica è la
seguente:”È estremamente improbabile (non a priori impossibile) che il
calore passi spontaneamente da un corpo più freddo ad un corpo più
caldo”.
Infatti persino l' energia psichica si potrebbe definire come la
trasformazione di una parte di ogni singolo neurotrasmettitore, in una altra
forma di energia; se è vero che E=mc2, ogni neurotrasmettitore non
rappresenta nient'altro che una forma complessa di energia16.
Persino l'uomo rappresenta sostanzialmente una forma complessa di
energia (auto-organizzantesi ma non per questo inestinguibile); calcolando
*1
che in 1 kg di massa17 sono \"racchiusi\" qualcosa come venticinque
miliardi di kWh di energia, lascio a voi fare il calcolo di quanta energia
rappresenti un uomo che pesi circa settanta kg.
Infine, tornando al concetto di anima, dobbiamo concludere che esso non è
assolutamente definibile in termini fisici o comunque scientifici. Se vogliamo
considerare che l'uomo abbia davvero un'anima che si dissocia dal corpo
*1 Stando all'equivalenza di massa-energia, non sarebbe propriamente giusto parlare di energia
racchiusa in una massa, visto che fondamentalmente massa ed energia rappresentano un unico
concetto,definito con due parole diverse.
dopo la morte (accettando quindi ciò che William Blake circa duecento anni
fa ebbe a dire, ossia che: \"Tutto ciò che possa essere creduto, è un'immagine
della realtà\"), essa non potrà mai e poi mai rivelarsi alla realtà fisica in cui
noi viviamo; e mai potrà essere osservata o rilevata con strumenti fisici18.
Qualcuno ora potrebbe ricordare quanto ho detto precedentemente sul
concetto di Esistenza e Non Esistenza, ovvero che entrambe non siano
nient'altro che le due facce di una stessa medaglia (comprendente una realtà
fisica ed una extrafisica); chiedendosi quindi: \"Ma se l'anima appartiene al
lato oscuro della medaglia, ossia a quello della Non Esistenza, e se è vero
che Esistenza e Non Esistenza si potrebbero concepire come due rette
parallele (di lunghezza infinita) tangenti, per quale motivo Esistenza e Non
Esistenza non possono interagire fra loro?\"
Bè, io credo che in ogni istante della nostra vita, noi interagiamo con tutto
ciò che appartiene al mondo dell'Inesistenza; e tutto ciò che noi \"compiamo\"
nella nostra vita, non è nient'altro che il frutto dell'interazione che sussiste
tra Esistenza e Non Esistenza.
Tutte le nostre azioni, il movimento in sè di un'intera vita di ogni essere
umano, è paragonabile a quello di una particella elementare19 ; essa infatti
può esistere unicamente in quanto frutto di interazioni e interdipendenze fra
altre particelle subatomiche. Ogni interazione tra Esistenza e Non Esistenza,
si manifesta quindi contemporaneamente su due piani fondamentalmente
diversi: quello fisico (reale) e quello extrafisico.20-22
Ecco quindi risolto l'enigma del dualismo onda-particella; ecco che
riusciamo a concepire diversamente, il fatto che un elettrone possa passare
da un orbitale atomico 1s ad un orbitale 2s, scomparendo21 da un punto
nello spazio per poi ricomparire in un altro; ecco che riusciamo a
concepire diversamente, il fatto che un singolo elettrone possa passare
contemporaneamente, attraverso due fori di una lastra metallica; ecco che
riusciamo a concepire diversamente ... il \"gatto morto-vivente\"22 di
Schrödinger, e così via.
Al di là dell'evoluzione
\"È molto più importante che un' asserzione sia interessante piuttosto che veritiera“.
Alfred North Whitehead
L'oggetto spaziale, dal colore e lo splendore dell'oro fuso, decelerò brusca-
mente passando da una velocità prossima a quella della luce ad uno stato di
quiete assoluta. Di forma bizzarra all'occhio umano, l'oggetto extraterrestre,
pareva costituito da due solidi geometrici con basi sovrapposte, di forma
piramidale.
*2
Immobile nella mesopausa , sopra immense nubi madreperlacee, a circa
ottanta chilometri di distanza dal suolo terrestre e resa lucente dai raggi
solari, la perfetta macchina spaziale mutò il suo aspetto geometrico come
fosse costituita da una sorta di materia plastica, assumendo una forma
sferica. Donò il suo fascino ineffabile a pochi eletti del pianeta blu e dopo
pochi istanti si rese invisibile nel modo più assoluto, scomparendo nel
cronotopo in una frazione di secondo. Ma dall'invisibile, occhi e menti non
umane stavano per dare il via ad attente riflessioni.
\"Guarda Alem! Questo è il pianeta dell'acqua. È popolato da moltissime
specie animali, ma quella predominante è la specie umana\" disse la piccola
creatura dalla testa conica e sproporzionati occhi a mandorla al suo
compagno di viaggio.
\"È davvero un pianeta incantevole\" osservò Alem con sguardo rapito.
\"Ma dimmi un po' Aleph, questa specie animale di cui parli, ha già
raggiunto la terza fase evolutiva?\" chiese in un secondo tempo la piccola
creatura dallo stesso aspetto fisico di Aleph.
Aleph dischiuse la sua piccola bocca triangolare e sorrise mostrando il
lungo e compatto tessuto osseo che costituiva la sua dentatura:
\"No, la specie umana deve ancora superare la prima. Gli umani si evolvono
assai lentamente; questo fatto credo sia dovuto alla conformazione del loro
cervello23. Vedi, il cervello degli umani non ha forma conica come il nostro.
Il loro cervello è simile a quello della specie animale \"più evoluta\"24-26 del
pianeta Godar nel Sistema Ross 248\".
*2 Fascia atmosferica situata a circa 80-90 km di distanza dalla superficie terrestre, in cui la
temperatura oscilla tra i 70 e gli 80 gradi Celsius. Oltre questa fascia atmosferica la temperatura
aumenta vertigino-samente fino a raggiungere un valore di circa 2'200°C attorno ai 400 km di
distanza dalla superficie terrestre.
\"Parli dei Meracis?\" chiese Alem.
\"Sì,esatto. Essi però sono già passati alla seconda fase evolutiva.
Un tempo quella dei Meracis era la specie predominante del pianeta Godar
con circa dieci miliardi di individui, ora ne sono rimasti circa due miliardi.
Ancora adesso stanno cercando di porre rimedio agli errori fatti durante la
loro prima fase evolutiva\".
Alem rimase assorto per qualche istante e poi, con un interesse sempre più
vivo per l'argomento lasciato in sospeso, riprese a discorrere con Aleph:
\"Credi che i Meracis si salveranno dall'estinzione prematura?\".
\"Sì, credo di sì, anche se sono soltanto agli albori della seconda fase
evolutiva e purtroppo sono rimasti in pochi\".
\"Raggiungeranno la terza fase evolutiva?\" riprese Alem. Aleph sorrise
nuovamente e disse: \"No... è impensabile una cosa simile, la conformazione
del loro cervello non consente un tale avanzamento evolutivo.
E ovviamente neppure gli umani raggiungeranno mai la terza fase
evolutiva\".
\"Quindi sia gli umani che i Meracis sono esposti a un'estinzione prematura
dovuta al fattore cosmico25o sbaglio?\" continuò Alem smanioso di sapere.
\"Alem! Ma che cosa stai dicendo? Tutte le specie animali dell’Universo
prima di raggiungere la terza fase evolutiva, sono soggette ad una possibile
estinzione prematura. Persino la nostra specie animale ha rischiato
l'estinzione da fattore cosmico.
La prima fase evolutiva è una fase critica; ma anche la seconda fase
evolutiva è critica, perché oltre al rischio di una estinzione prematura
dovuta agli errori commessi dalla specie nella prima fase evolutiva, vi è il
rischio di una estinzione prematura dovuta al fattore cosmico\".
\"Ma la nostra specie non ha commesso molti errori durante la prima fase
evolutiva\" osservò sagacemente Alem.
\"Sì, è vero. Noi ci siamo evoluti velocemente e facendo pochi errori nella
prima fase evolutiva grazie alla conformazione conica del nostro cervello.
Se avessimo avuto un cervello simile a quello degli umani o dei Meracis,
non avremmo mai raggiunto la terza fase evolutiva e ci saremmo estinti
sotto il ghiaccio perenne che da parecchi detlan ricopre il nostro pianeta
d'origine\".
Aleph, dall'alto della sua conoscenza, rispondeva pazientemente ad ogni
domanda stupida o ragionata che Alem gli ponesse, senza mai variare il
tono blando ed eloquente della sua voce.
Alem osservò la Terra rimanendo in cogitazione, puntando i suoi grandi
occhi a mandorla su una vasta e isolata terra emersa che gli umani
chiamano Australia; poi, scosso dal dubbio, riprese l'argomento:
\"Quindi se si esclude il fattore cosmico, gli umani e i Meracis potrebbero
evitare l'estinzione prematura ma resterebbero perennemente nella seconda
fase evolutiva\".
\"Esattamente\" confermò Aleph. \"Se si esclude il fattore cosmico potrebbero
sopravvivere per altri tre o quattro deifron prima di estinguersi\".
\"Anche noi ci estingueremo?\"
\"È assai probabile. Secondo le scienze primitive, scienze che risalgono
addirittura alla nostra prima fase evolutiva, ogni specie animale di questo
Universo è destinata ad estinguersi presto o tardi26“
\"Credi che esista una quarta fase evolutiva? \"chiese Alem quasi eccitato.
Aleph rimase zitto e titubante a rispondere per pochi attimi, come se quella
domanda posta in modo così ingenuo, l'avesse inconsciamente turbato, ma
poi con aria smagata rispose: \"Mi è stato detto che esistono degli esseri che
viaggiano in capsule scindibili e che riescono a spostarle nello spazio
sfruttando la forza cerebroelettrogravitomagnetica27.
Questi esseri potrebbero aver raggiunto una quarta fase evolutiva\".
\"E noi, raggiungeremo mai tale fase evolutiva?\"
\"Bè, i nostri scienziati stanno scoprendo solo ultimamente le innumerevoli
applicazioni dello psicoelettrogravitomagnetismo. E ricordiamoci anche,
che sono trascorsi solo alcuni nano-detlan, dalla nostra grande scoperta
dell'energia temporale. Un tempo credevamo che antimateria e Tempo
fossero due cose ben distinte, oggi sappiamo che grandi concentrazioni di
energia temporale28, danno origine a particelle di antimateria.
La specie umana, in modo più o meno indiretto e grossolano, è già a
conoscenza dell'energia temporale; infatti gli umani (grazie al pensiero di
Setinein*3, un grande scienziato della loro prima fase evolutiva) hanno già
distinto lo spazio-tempo in due settori che essi definiscono: Ad alto
potenziale gravitazionale29 e a basso potenziale gravitazionale. Quando gli
umani constateranno che in regioni assai lontane dalla Terra, il numero
medio di particelle di antimateria presenti nello spazio, è assai minore del
numero medio di particelle di antimateria che si originano sulla Terra,
giungeranno probabilmente alla conclusione che Tempo e antimateria, non
sono nient'altro che due forme diverse di una stessa energia. Come puoi tu
stesso intuire quindi, sono tante le sorprese che ci può riservare il corso
dell'evoluzione.
In questo Universo non bisogna mai dare nulla per scontato. Un grande
filosofo della prima fase evolutiva, che se non sbaglio si chiamava
*3
Anagramma di Einstein
*4
Storialete disse: Colui che cerca di istruirsi deve prima di tutto saper
dubitare, perché il dubbio dell'intelletto conduce a scoprire la verita30\".
Alem, ingenuamente, chiese al suo compagno: \"Ma non ti sembra un po'
incoerente il fatto che tu riprenda concetti di filosofi primitivi, per poi
introdurli a scopo d'insegnamento, nella realtà dei nostri tempi?\". Aleph a
quel punto si incollerì: \"Stupido! Nulla rende gli intelletti così imprudenti e
vani quanto l'ignoranza del tempo passato e il disprezzo delle opere antiche“;
*5
e credo che Jertoub avesse proprio ragione\".
Alem rimase zitto a lungo, meditando su quanto di estremamente importante
aveva appreso dai discorsi filosofici di Aleph e poi, senza alcun rancore, si
rivolse serenamente ad egli: \"Poc'anzi tu hai detto che in questo Universo
non bisogna mai dare nulla per scontato e che occorre sempre saper
dubitare di ogni cosa; ora, in base a queste tue affermazioni io ti chiedo:
Qual'è il motivo che ti spinge ad affermare con certezza che gli umani e i
Meracis non raggiungeranno mai la terza fase evolutiva?\".
Aleph, dopo l'acuta e attenta riflessione di Alem in merito a quanto egli
aveva precedentemente affermato, rimase attonito, forse sorpreso da quella
domanda semplice, ma per sua sfortuna imbarazzante.
\"Bè, illustri scienziati della nostra storia contemporanea hanno stabilito
che...\" Per qualche attimo Aleph azzittì, intuendo che stava per cadere in un
grosso errore, un errore che avrebbe inevitabilmente distrutto il complesso
puzzle filosofico che regnava da tempo nella sua mente, infine disse:
\"Sai una cosa Alem? Questo è il classico esempio in cui l'allievo supera il
maestro. Mi congratulo con te Alem, qualche volta dimostri una perspicacia
davvero inconsueta“.
Alem sorrise compiaciuto e chiese:
\"Di te non ho mai capito una cosa Aleph, ossia: per quale motivo, un grande
cultore di tutte le scienze come te, nonostante l'immenso bagaglio di
conoscienze scientifiche e filosofiche di cui dispone, si esprima sempre con
un linguaggio così semplice e poco ricercato per costruire e definire
concetti, talvolta assai profondi e di grande valore filosofico\".
Aleph, socchiuse lievemente i suoi grandi occhi a mandorla e con voce
pacata disse: \"Sapevo che prima o poi mi avresti fatto questa domanda.
Sappi Alem, che è dalle parole e dai discorsi più semplici, che bisogna
trarre i pensieri e gli insegnamenti più profondi e quindi più vicini alla
verità. Storialete disse:
*4
Anagramma di Aristotele
*5
Anagramma di Joubert
\"Le parole sono inferiori alla sapienza che devono ispirare”. Più semplici
sono le parole e i discorsi e meno ostacoli troverà il pensiero nella sua
infinita ascesa verso la verità.
Alem, dubbioso, chiese: \"Ma se tu dici che l'ascesa del pensiero verso la
verità é infinita, allora ciò significa che presumi, che la Verità Assoluta sia
irraggiungibile?\"
\"Mi compiaccio con te Alem, e sai perchè? Semplicemente perché tu, sei
stato in grado di collegare quanto è stato detto poc'anzi sul dubbio
dell'intelletto, con la tua ennesima domanda. Tu hai detto:... ciò significa
che presumi... non hai detto... ciò significa che ritieni... il fatto che tu abbia
usato il verbo presumere è assai significativo, poiché da ciò si può dedurre
che hai afferrato perfettamente l'insegnamento di Storialete riguardo al
dubbio dell'intelletto e inconsciamente, poiché così credo sia stato, te ne sei
servito in questa tua ultima domanda.
Alem rimase di stucco di fronte alle brillanti constatazioni di Aleph, poiché
come giustamente Aleph aveva creduto, egli si era veramente servito
inconsciamente dell'insegnamento sul dubbio dell'intelletto.
Non fu un ragionamento preelaborato a suggerirgli, nella sua ultima
domanda, di usare il verbo presumere, bensì il suo subconscio.
Ciò significava che l'insegnamento sul dubbio dell'intelletto, aveva benevol-
mente messo le radici nella sua schiusa mente.
Aleph, senza che Alem gli avesse chiesto nulla, rispose alla domanda
lasciata in sospeso e riprese ad esporre le sue idee sul rapporto semplicità-
pensiero:
\"Non ho ancora risposto alla tua domanda Alem; mi chiedevi se presumessi
che la Verità Assoluta sia irraggiungibile, vero?\"
Alem annuì.
\"Ebbene sì, io credo che la Verita Assoluta sia irraggiungibile. I gradini
della conoscenza sono infiniti Alem; e la Verità Assoluta, si trova proprio al
termine di questa scala infinita.
Ma ora vorrei riallacciarmi al discorso di poc'anzi e parlare del rapporto
che sussiste tra la semplicità, intesa come caratteristica di quanto è definito
da pochissimi elementi e l'utilizzazione della materia. Per raggiungere i
livelli più alti e più ambiti della tecnologia, occorre densificare
ininterrottamente schemi e modelli tecnologici che apparentemente ci
appaiono perfetti e non modificabili ma che in realtà, appartengono ad un
basso livello di evoluzione tecnologica. Aumentendo la densità degli schemi
e dei modelli la tecnologia e le scienze non applicate acquistano valori
sempre più alti. Ti faccio un esempio: vedi quel tasto triangolare che si
trova al centro del quadro comandi?\" disse indicandoglielo,\" quel tasto può
svolgere ben otto funzioni, ossia quante sono le dita delle nostre mani;
poiché a dipendenza del dito con cui viene premuto, esso potrà azionare i
trasformatori elettrogravito-magnetici, oppure far virare la capsula in una
direzione prestabilita, o far aumentare la velocità della capsula nello
spazio... capisci dove voglio arrivare? Per raggiungere un alto livello
tecnologico, non bisogna conti-nuamente aumentere il numero degli
elementi presenti negli schemi e nei modelli e associare ad ognuno di essi
una singola funzione, bensì occorre cercare di ridurre il più possibile il
numero degli elementi e di moltiplicarne le funzioni\". Alem si grattò la punta
del cono cranico e rimase assorto per lungo tempo, cercando di fare ordine
in quella moltitudine di insegnamenti assimilati in brevissimo tempo,
amalgamando idee e concetti nei modi più svariati e bizzarri che una mente
non umana potesse concepire.
Dopo quel lungo lavoro psichico, si rivolse di nuovo ad Aleph: \"Una volta
*6
lessi qualcosa di un filoscienziato di tempi antichi, mi pare che si
chiamasse... Ramul, o Ramel...\".
*7
\"Ramond, si chiamava Luap Ramond il filoscienziato di cui parli\" precisò
tempestivamente Aleph, \"tempo fa lessi anch'io alcune delle sue opere;
continua Alem\" lo pregò infine.
\"In una sua espressione egli disse questo a proposito dell'intelligenza:
L'intelligenza è una, attraverso strutture diverse, come il bisogno di vivere al
coperto è uno, attraverso mille architetture.
Tu che ne pensi Aleph, sarà davvero così?\".
\"Bè, io credo che Ramond avesse ragione, però concordo solo in parte con
quanto egli affermava. Secondo me è il pensiero, l'entità singola capace di
spaziare attraverso molteplici strutture cerebrali.
L'intelligenza è figlia del pensiero, essa non potrebbe esistere senza un
pensiero che la generi; e la qualità dell'intelligenza e il suo grado di
elevatezza dipendono dal modo e dalla velocità con cui il pensiero viaggia
attraverso le varie strutture cerebrali. Il pensiero31 degli esseri umani, come
del resto anche quello dei Meracis, viaggia prevalentemente attraverso
strutture binarie. Essi non dispongono di un pensiero binario-analogico-
deduttivo come il nostro ed è per questo quindi che gli umani e i Meracis
non sono in grado di predire, a grandi linee, il futuro. Anche la nostra
specie in origine non disponeva di un pensiero in prevalenza analogico-
deduttivo; ma poi con l'evoluzione e soprattutto grazie alla conformazione
*6
Termine composto da due parole: filosofo e scienziato
*7
Anagramma di Paul Morand
conica del nostro cervello, entrando nella terza fase evolutiva, il nostro
pensiero ha potuto intraprendere tutte quelle importanti trasformazioni che
ora ci consentono di ragionare in modo binario-analogico e quindi di poter
predire, grossolanamente, il futuro.
È vero però che tra gli umani esistono alcuni individui, da essi chiamati in
genere mistici, o maghi, o chiaroveggenti che sono in grado, anche se non
dotati di un cervello di forma conica, di raggiungere il terzo stato psichico;
*8
ossia lo stato di risveglio , quello in cui è possibile utilizzare gli sconfinati
poteri della supercoscienza. Come questi individui raggiungano lo stato di
risveglio, i nostri filoscienziati non sono ancora riusciti a scoprirlo; ma sta
di fatto che taluni riescono addirittura a comunicare telepaticamente con
noi, ovviamente in modo assai primitivo, poichè non conoscendo i segnali e i
codici del linguaggio telepatico, non riescono a trasmettere alcun messaggio
che abbia un senso. Probabilmente gli umani, tra dieci o quindici detlan,
ossia quando disporranno di un cervello più voluminoso di quello che hanno
tuttora, potranno usufruire di alcuni poteri della supercoscienza che per
ora, solo alcuni eletti della loro specie inspiegabilmente conoscono e sono
in grado di servirsene\".
A quel punto Alem, telepaticamente pose ad Aleph una domanda: \"Cosa ti fa
pensare che gli umani, tra dieci o quindici detlan, pur disponendo di un
cervello più voluminoso e quindi di un potenziale intellettivo molto più
elevato, non riusciranno ugualmente ad usufruire di tutti i poteri della
supercoscienza?\".
Aleph fece una smorfia insignificante e dopo aver sospirato, rispose ad Alem
verbalmente: \"Vedi Alem, purtroppo il grosso problema degli umani è che la
natura non li ha forniti di un cervello di forma conica. Gli umani ed anche i
Meracis, a causa di questo scherzo della natura, possono usufruire solo di
un misero 10% del loro grande potenziale intellettivo32.
Ora, per poter utilizzare tutti i poteri della supercoscienza, occorre che
l'individuo disponga del 100% del suo potenziale intellettivo. Tra dieci o
quindici detlan, gli umani disporranno al massimo del 70% del loro
potenziale intellettivo, perché purtroppo il loro cervello non ha forma
conica.
*8
Per poter apprendere pienamente il significato di stato di risveglio e quello del termine
supercoscienza, è di fondamentale importanza la lettura degli ultimi capitoli (III parte, cap.V, VI,
VII, VIII) del libro: \"Il mattino dei maghi\", di Pauwels e Bergier (Ed.Mondadori, Milano).
Capisci ora perché sono del parere che gli umani non riusciranno mai a
disporre di tutti i poteri della supercoscienza e che di conseguenza sarà
assai improbabile che riusciranno ad entrare nella terza fase evolutiva?\".
Alem annuì lievemente ed entrò in meditazione.
Aleph, in ogni sua risposta,sembrava che seguisse costantemente uno
schema logico fittamente ramificato e difficilmente confutabile; uno schema
che induceva unicamente a riflettere e soltanto raramente a contestarne i
punti più delicati, lasciando così Alem in uno stato di inconscia e continua
frustrazione. Ma nonostante questa inevitabile situazione, dovuta alle
profonde differenze di maturità intellettuale (legate soprattutto
all'esperienza), che vi erano tra egli ed Aleph, Alem raramente lasciava che
il suo intelletto cadesse nel passivo; tutt'altro, anche se il più delle volte
implicitamente di fronte ad Aleph, egli imponeva al suo intelletto di dubitare
di ogni cosa, anche di quelle che secondo Aleph si presentavano palesi e
inconfutabili. La sua era una mente forte e di ciò ne era pienamente
consapevole; sapeva che presto o tardi quando anch'egli avrebbe avuto lo
stesso bagaglio di esperienze e di conoscenze di Aleph, sarebbe divenuto un
grande cultore di tutte le scienze come il suo compagno di viaggio.
D'un tratto il suo pensiero scivolò contro corrente, andando a riesaminare
tutto ciò che Aleph aveva espresso inizialmente sull'evoluzione della specie
umana e su ciò che egli aveva limitatamente definito... errori.
Si rivolse ad Aleph e si servì della lingua: \"Sai Aleph, dopo un'attenta
riflessione su quanto tu mi hai inizialmente esposto riguardo al modello
dell'evoluzione umana, mi sono accorto che vi è ancora qualcosa che pone il
mio intelletto in uno stato di profonda perplessità; è qualcosa che all'inizio
credevo di aver capito perfettamente, ma che ora purtroppo apre nel mio
pensiero una breccia colma di incertezze.
Si tratta del concetto di errore, Aleph; che cosa intendi esattamente quando
parli di errori commessi dalla specie umana durante la prima fase
evolutiva?\" chiese con animo inquieto.
\"Bè, a me piacerebbe molto Alem, discutere con te sugli errori della specie
umana, ma purtroppo l'autore di questo programma mi ha appena
comunicato telepaticamente che preferisce farlo lui in un'altra realtà
multimediale\".
\"Ma che cosa stai dicendo Aleph? Di quale programma stai parlando?... e
chi, ha comunicato telepaticamente con te? \"chiese Alem sgranando gli
occhi con aria attonita.
\"L'autore del programma Alem, è lui che ha comunicato telepaticamente con
me \"rispose Aleph in tutta tranquillità e con un leggero sorriso.
\"Noi non apparteniamo alla realtà fisica, siamo esseri immaginari, creati
dalla fantasia dell'essere umano che in questo momento sta generando tutti i
nostri pensieri attraverso i circuiti stampati del suo computer. I nostri
pensieri in realtà appartengono a colui che ci ha generati, l'autore del
programma; tutte le nostre riflessioni non sono nient'altro che il frutto del
lavoro psichico di questo primitivo animale, trasportato dalla sua
immaginazione nella realtà multimediale in cui noi viviamo\".
Alem, dopo quelle parole, trasecolò in modo addirittura inquietante,
cercando impazientemente uno sbocco da quell'enorme caos psichico che si
era formato all'interno della sua testa conica. \"Sto per impazzire Aleph. Tu
quindi vuoi farmi credere che noi in realtà non esistiamo? Che
apparteniamo alla fantasia di un rude e primitivo essere umano e che quindi
potremmo scomparire nel nulla da un momento all'altro senza neppure un
preavviso?\"
\"Bè, teoricamente sì, ma ciò accadrebbe soltanto se colui che ci ha generati
annullasse l'intero programma contenuto nel file del suo computer in cui
noi esistiamo. Dubito fortemente che l'umano in questione arrivi a
commettere un'azione così meschina nei nostri confronti, ma comunque, se
le mie opinioni non bastano a tranquillizzare il tuo stato d'animo, puoi
sempre chiedere direttamente ad egli, quali siano le sue intenzioni\".
\"Intendi dire... che posso dialogare anch'io con quell'essere, l'umano del
programma?\".
\"Sì Alem. Noi apparteniamo a lui, al suo pensiero, non possiamo
nascondergli nulla. La realtà in cui noi viviamo l’ha generata lui con la sua
fantasia; i nostri pensieri in realtà sono i suoi... so che per te tutto ciò è
estremamente difficile da comprendere e da accettare, ma purtroppo la
realtà é questa. Forza Alem, puoi chiedergli tutto quello che vuoi\".
\"Bè...io...\" \"Forza! In questo momento lui è qui con noi, chiedigli qualcosa,
puoi farlo anche telepaticamente!\".
Alem si guardò attorno con un'espressione intimorita e formulò verbalmente
la seguente domanda: \"Io... volevo solo chiederti, quali sono... o quali
saranno le tue intenzioni nei nostri confronti, voglio dire... ci lascerai vivere,
vero?\"
Aleph non seppe trattenersi dal sorridere e si coprì la bocca con la mano
palmata.
\"NON PREOCCUPARTI, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI FARVI
SPARIRE\"
Alem deglutì allentando così il nodo alla gola.
\"PERÒ DEVI PROMETTERMI CHE NON MI DARAI PIÙ DEL RUDE O
DEL PRIMITIVO, OK\"?
\"Sì, sì... certo, promesso. Posso fare nient'altro per te? \"chiese col
batticuore.
\"NO, CREDO PROPRIO CHE PER ORA SIA TUTTO. RILASSATI ALEM,
NON VORRAI MICA MORIRMI D'INFARTO PROPRIO ORA CHE TI HO
DATO UNA BELLA NOTIZIA\".
Il viso di Alem divenne subito di un rosso acceso e il sorriso di Aleph mutò
in una risata.
\"Mi ha parlato telepaticamente Aleph! \"disse tutto concitato. \"Mi ha detto
che... ma che cos'hai da ridere?\".
\"Lo so, lo so Alem... ho sentito tutto\" smise di ridere e tornò di nuovo serio.
\"Bè, ora non hai più motivo di preoccuparti della tua... incolumità. Sorridi
Alem, d'altronde non è poi così brutta... la realtà multimediale\".
I due esseri grigi rimasero a lungo in silenzio, finché Alem non lo
interruppe: \"Aleph, che ne dici di scendere su questo incantevole pianeta
e fare conoscenza con qualche umano?\".
\"Ma sei pazzo? Sono esseri primitivi, scendendo fra loro non faremmo altro
che spaventarli e oltre tutto non sappiamo come potrebbero reagire. Mi
*9
sembra che tu abbia dimenticato la prima regola dell'etologia Alem\".
\"Ossìa?\"
\"Non disturbare gli animali che vengono osservati. Non molto tempo fa una
delle nostre capsule che si inoltrò nell' atmosfera di questo pianeta, ebbe un
guasto agli amplificatori antigravitazionali e precipitò su un punto solido
del pianeta. Nonostante il forte impatto sulla superficie del pianeta i piloti
riuscirono ugualmente a salvarsi. La loro capsula era semidistrutta, ma
riuscirono comunque a segnalare la loro posizione ad altre due capsule che
si trovavano fortunatamente nel sistema solare Alpha 21.
Ebbene quando le due capsule entrarono nell'orbita di questo pianeta alla
ricerca dei piloti da soccorrere, il segnalatore d'emergenza della capsula
precipitata smise improvvisamente di emettere onde glairion, impedendo
così alle due capsule soccorritrici di individuare il punto in cui si trovavano
i piloti. Per molto tempo le due capsule soccorritrici e altre ancora
perlustrarono l'intera superficie solida del pianeta, ma i piloti e la loro
capsula non furono mai più ritrovati\".
\"Pensi che sia stata opera degli umani?\"
\"Sì, molti la pensano così, compreso io. Secondo me i piloti di quella
capsula sono ancora vivi; quei primitivi staranno sicuramente studiando da
*9
Disciplina biologica che studia le abitudini e i costumi degli animali e l'adattamento all'ambiente
delle piante
tempo la nostra tecnologia aerospaziale. Chissà cosa sperano di scoprire.
Forse le formule e i segreti dell'energia elettrogravitomagnetica, oppure le
leggi dei campi neri, quest'ultimi in grado di contrarre lo spaziotempo.
Poveri illusi.\"
\"Ricorda Aleph, non bisogna mai dare nulla di scontato in questo Secondo
Universo\" lo ammonì scherzosamente Alem. \"Già, forse alcuni umani sanno
più di quanto noi crediamo e probabilmente... anche più di quanto molti
umani credano\".
Errando discitur
\"A volte la verità fa il suo ingresso nella storia, cavalcando in sella all' errore\".
Reinhold Niebuhr.
\"Chi non ha mai commesso un errore non ha mai fatto una scoperta\".
Samuel Smiles
A che cosa mi riferisco quando parlo di: errori della specie umana durante la
prima fase evolutiva?
Per prima cosa occorre dire che questi errori sono connessi principalmente
al progresso scientifico-tecnologico e alla sfera politico-economica che
prende forma e si sviluppa attorno a quest'ultimo. Siccome l'argomento da
trattare é estremamente complesso ed esteso, affinchè nella mente di
qualsiasi persona (indipendentemente dal proprio livello culturale o di
conoscenze scientifiche), possa innescarsi il fenomeno delle \"riflessioni
(deduzioni) a catena\", è opportuno ridimensionarlo ad un semplice esempio:
immaginiamo che l'uomo nel corso della propria evoluzione, abbia inventato
(o fatto, o creato, o scoperto, che dir si voglia. Potete spaziare con le vostre
conoscenze in qualsiasi campo della scienza, ma anche in quello politico ed
economico) ben cento \"cose\".
Di settanta \"cose\" l'uomo ne conosce i lati positivi ma non quelli negativi
che esse potrebbero celare. Questo non è grave, poiché per queste settanta
*10
\"cose\" i lati negativi non esistono.
Di venti \"cose\" l'uomo ne conosce i lati positivi, ma non conosce però i lati
negativi o danni che queste a lungo termine (in misura di poche centinaia di
anni) recano all'ambiente terrestre e/o al comportamento della specie
umana [direttamente o indirettamente (attraverso l'alimentazione ed altre
sostanze organiche immesse volontariamente o involontariamente nel nostro
ciclo biologico, vaccini, medicamenti, droghe...)] e/o ad altre speci animali.
Aver creato queste venti cose (o scoperto, o inventato, o fatto...), significa
aver commesso degli errori involontari (o secondari).
Di dieci \"cose\" l'uomo ne conosce i lati positivi e conosce persino i lati
negativi o danni che queste a lungo termine arrecano all'ambiente terrestre
e/o al comportamento della specie umana (direttamente o indirettamente)
e/o ad altre specie animali.
Aver creato queste dieci \"cose\", significa aver commesso degli errori
volontari (o principali).
A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi: perché l'uomo ha voluto creare
(o fare, costruire...) queste dieci \"cose\", nonostante fosse consapevole di
tutti i lati negativi di cui queste ultime erano sature?
Avrebbe potuto limitarsi a sviluppare queste \"cose\" a livello teorico,
studiare se fosse stato possibile crearle con altri criteri scientifici, oppure
abbando-narle e cercare altre strade scientifiche. Per quale motivo ha
voluto crearle ugualmente? Una risposta a questo grande enigma potrebbe
essere la seguente: vi sono degli scienziati che impiegano quasi tutta la loro
vita per arrivare ad una \"grande\" (ma forse sarebbe meglio dire
rivoluzionaria) scoperta scientifica e quando arrivano alla meta, il desiderio
*10
Ciò non sarebbe esattamente vero, poiché ogni entità di questo Universo, sia essa organica o
inorganica, non potrà mai essere in assoluta armonia con l'ambiente che la circonda. Per ogni entità
esistono sempre i due lati della medaglia, positivo-negativo, il fatto è che il più delle volte queste
entità, presentano un lato negativo della medaglia talmente piccolo e inosservabile per il genere
umano, che siamo abituati a definirle\"entità perfette\" oppure entità in perfetta armonia con
l'ambiente che le circonda. In genere questi aspetti negativi in origine inosservabili per la specie
umana, assumono dimensioni più ampie e quindi divengono più o meno osservabili per la nostra
specie, solo dopo parecchi millenni o addirittura decine di millenni. (Purtroppo è sempre tutto
maledettamente relativo! Tutto é correlato al tutto e non vi è nulla in questo mondo che si possa
concepire come entità singola e indipendente, se ci spostiamo col pensiero attraverso una
concettualizzazione generale dell' Universo).
Tuttavia, per semplificare il filo concettuale delle cento \"cose\", è opportuno omettere l'esistenza di
questi aspetti negativi (d'altronde in tale contesto estremamente indeterminanti).
di annunciare all'umanità la loro \"scoperta\" è così grande, che anche se
questa fosse satura di lati o aspetti negativi, essi riuscirebbero a
distinguerne soltanto quelli positivi (anche se limitati); ma di questo
purtroppo non possiamo biasimarli. Il loro cervello non ha forma conica
come tanta brava gente crede; sono anch'essi dei comuni esseri umani e la
loro anima è suscettibile, oltre che di gioia e di dolore, di orgoglio, avidità e
presunzione (specialmente quando oltre alla fama e agli onori, entra in
gioco anche il denaro). Volete sorridere?
Bè, non è poi così difficile se si pensa che grazie a queste dieci \"cose\",
l'uomo rischia di... estinguersi prematuramente.
„The energy produced by the breaking down of the atom is a very poor kind of thing... Any
one who expects a source of power from the transformation of these atoms is talking
moonshine... We hope in the next few years to get some idea of what these atoms are, how
they are made and the way they are worked“.
(dodici anni più tardi gli abitanti di Nagasaki e Hiroshima scoprirono a loro spese di che cosa
era capace l' atomo. N.d.A.).
Questo era uno stralcio di un articolo apparso su un giornale britannico il
dodici settembre del l933, in cui Ernest Rutherford esprimeva il suo dissenso
sulla possibilità di ottenere energia dal nucleo atomico.
Nel dicembre del l938, i due scienziati tedeschi Otto Hahn e Fritz
Strassmann, scoprirono la fissione nucleare. Bombardando l'Uranio con
neutroni, scoprirono fra i prodotti di reazione alcuni elementi di numero di
massa intermedio, come il Bario radioattivo, la cui presenza inizialmente
era inspiegabile. Nel l939, Lise Meitner e Otto Frisch, annunciarono la
*11
soluzione di questo enigma . Il due agosto del 1939, Albert Einstein,
ragguagliò il presidente F. D. Roosevelt sul pericolo di una bomba tedesca
scrivendo quella fatidica lettera che segnò l'inizio del programma
americano per la realizzazione di una bomba atomica. Il due dicembre del
l942, sotto la guida di Enrico Fermi, alla Università di Chicago venne
messo in funzione per alcuni minuti il primo reattore nucleare del mondo.
La sua potenza era inizialmente di 0,5 W, pari a 1010 fissioni al secondo.
L'esperimento confermò la possibilità di una reazione a catena.
*11
Queste scoperte diedero ad Einstein la conferma dell'equivalenza di massa ed energia (E=mc2), da
egli teoricamente prevista nella legge della relatività ristretta, esposta in un celebre articolo,
pubblicato quando non aveva ancora ventisei anni:il nucleo dell'atomo di Uranio si spezzava in due
liberando una energia di entità rilevantissima.
Secondo voi che cosa avrebbero dovuto fare tutti questi scienziati, cucirsi la
bocca come fecero per tanti secoli gli alchimisti? Oppure rivolgersi
all'intera umanità proclamando: \"Dopo parecchi anni di ricerche, abbiamo
scoperto il modo di ottenere energia dal nucleo atomico. Con questa energia
non occor-rerà più che vi forniate di tonnellate di carbone o di petrolio per
usufruire dell'elettricità nelle vostre case; basteranno settanta grammi di
Uranio naturale33 ad approvvigionare di elettricità la vostra abitazione per
un pe-riodo di un anno.In ogni caso per il vostro bene,preferiamo mantenere
nascosti i procedimenti fisici che permettono lo sfruttamento di tale energia;
energia che noi reputiamo altamente pericolosa, specialmente se usata per
scopi bellici. Abbiate quindi la pazienza di attendere altri cento anni e
probabilmente allora (è importantissimo questo \"probabilmente\", poiché è
qui che...casca l'asino), avrete dell'energia \"pulita\"; e considerando le
illimitate riserve di deuterio nell'acqua di mare, probabilmente anche
gratuita\".
E se fra qualche decennio l'uomo riuscisse ad usufruire della fusione
nucleare34 per scopi di approvvigionamento energetico, sfruttando così le
immense risorse di deuterio presente nell'acqua di mare, e dopo altri venti o
trent'anni scoprisse che tale processo fisico rappresenta una fonte di energia
satura di lati negativi? E che dire inoltre, spostandoci nel campo delle
biotecnologie, della manipolazione genetica?*12 Quali sorprese ha in serbo
per noi il futuro per i prossimi trenta o quaranta anni?
Ora, affinchè riusciate a comprendere nel migliore dei modi il concetto di
errore, è opportuno che vi faccia subito qualche esempio: secondo voi
l'invenzione del motore a scoppio (Lenoir, 1860), in quale insieme
potremmo collocarla? Molti la collocherebbero sicuramente nell'insieme di
quelle venti \"cose\" che presentano dei lati negativi nascosti o perlomeno
inosservabili e inquantificabili entro breve termine, poichè ritengono che
Lenoir nel 1860 non poteva affatto immaginare quali danni (a lungo
termine) la sua invenzione avrebbe causato all'ambiente terrestre, alla
specie umana e ad altre speci animali [considerando ovviamente tutto ciò
che ha causato lo sfruttamento del petrolio, sia tra le fragili strutture del
*12
Eseguita sulle cellule degli animali da allevamento e su quelle dei vegetali usati per l'alimentazione
umana; questi ultimi indirettamente a rischio per l'uomo (vegetali transgenici) se usati per l'alimen-
tazione degli animali da allevamento.
*13
W.S (King Lear)
*14
W.S (King Lear)
nostro ecosistema e sia in ambito politico ed economico. Le multinazionali
del petrolio e in particolar modo il loro potere illimitato (si potrebbe
addirittura pensare che esse possano decidere sulla sorte dell'intera
umanità), rappresentano il peggiore dei mali che Lenoir avrebbe mai potuto
immaginare]. Egli non poteva prevedere il grado di sviluppo industriale,
economico e politico al quale una parte del genere umano sarebbe giunta
col passare dei decenni. Egli non poteva prevedere il notevole aumento
demografico a livello mondiale, che dall'inizio di questo secolo fino ad oggi
(nonostante le due grandi guerre) graficamente ha seguito una curva
esponenziale. Ed oltre a tutto ciò, a dargli l'imput decisivo, ci ha
sicuramente pensato il fattore \"fama-onori-denaro\"; e se proprio vogliamo
chiudere in bellezza, mettendola su un piano puramente umanitario-
idealistico, andate un po' a rivedere il discorso sulla scissione nucleare e
guardate anche bene dove... \"cascava l' asino\".
*13
\"In questo Teatro di pazzi , come disse qualcuno già quattrocento anni fa, l'uomo non é
nient'altro che... \"un povero attore che avanza tronfio e smania la sua ora sul palco, e poi
14
non se ne sa più nulla\".*
Ma non limitiamoci a considerare unicamente questo banale esempio;
spostiamoci in un altro campo della scienza, in quello biomedico: secondo
voi che cosa dovrebbero fare i biologi e i medici di tutto il Mondo, svegliarsi
una mattina di un giorno qualunque e proclamare all'intera umanità: \"Dopo
molti decenni di studi e di ricerche, siamo giunti alla conclusione che il
*15
40% dei farmaci35 che utilizziamo per curare i vostri semplici e comuni
malanni, possono, anche a distanza di parecchi anni, generare delle forme
di cancro sia nel soggetto che ha fatto uso di tali farmaci, sia nei figli (anche
dopo diversi decenni dalla nascita) che egli avrà messo al mondo nel corso
della sua esistenza. Senza parlare poi dei vaccini36, i quali indeboliscono il
vostro sistema immunitario e talvolta innescano nel soggetto, malattie che
senza la vaccinazione non avrebbero mai avuto modo di manifestarsi. Noi
crediamo quindi, che in trecento anni di storia la medicina non abbia fatto
altro che indebolire sempre di più la specie umana. Ciò che è giusto e ciò
che è sbagliato noi non lo sappiamo e nessuno può saperlo; purtroppo
*15
In questa percentuale, sono inoltre inclusi tutti quei farmaci di cui si conoscono o si sospettano le
potenzialità teratogene oppure iatrogene; o di entrambe nel peggiore dei casi.
anche la scienza medica ha dei gradini da salire. Dobbiamo fermarci a metà
scala, piangere sul latte versato e quindi ridiscendere con il volto rosso di
vergogna, oppure continuare a salire i gradini nella speranza di giungere,
un domani, ad abbracciare almeno un ramo della Verità Assoluta?
L'istinto di sopravvivenza è insito in ogni essere vivente, e non non abbiamo
quindi alcuna intenzione di morire di fame dopo trecento anni di studi e di
ricerche, d'altronde le multinazionali farmaceutiche non ce lo
consentirebbero, perché ci ucciderebbero prima. Abbiamo quindi optato per
la continuazione di questa lunga e faticosa scalata.
Voi siete liberi di fare ciò che meglio credete; se non riuscite da giovani a
guarire da una semplice influenza usando metodi fitoterapeutici, od
omeopatici o psicologici (e chi più ne ha più ne metta), sappiate che avete
sempre sue scelte:
a) o morire a vent'anni per una semplice influenza, dando così un misero
contributo al rafforzamento della specie umana;
b) o assumere degli antibiotici ed evitare quindi di morire nel fior fiore della
vostra vita; tenendo presente ovviamente che forse a quarant'anni vi si
svilupperà un cancro al fegato.”
Qualsiasi persona sana di mente sceglierà di assumere degli antibiotici, è
scritto nel nostro codice neurogenetico e si legge: istinto di sopravvivenza.
Cosa è bene e cosa è male quindi? Se analizziamo la cosa da un punto di
vista che trae origine dalla nostra stessa natura (che, ricordando il pensiero
di Oscar Wilde sul concetto di Bene e male, potremmo definire Wildiano),
potremmo affermare che l'assunzione di antibiotici da parte di quella
persona malata, rientra nel quadro di tutto ciò che noi concepiamo e
classifichiamo sotto quel parametro che designamo con il termine di bene;
poiché ciò che egli ha fatto (ossia assumere degli antibiotici) è concepibile
unicamente come un riflesso condizionato dalla sua stessa natura animale
(comune ed ordinaria).
Ma torniamo un secondo su quanto ha proclamato il nostro caro medico
poc'anzi; egli in una frase ha detto (gettando un'ombra scura sul
Giuramento di Ippocrate37): \"in trecento anni di storia, la medicina non ha
fatto altro che indebolire sempre più la specie umana\". Ora, la cosa che
forse potrà sembrarvi paradossale, è che questa situazione che ha avuto
modo di svilupparsi lentamente in trecento anni di storia (l'indebolimento
biologico della nostra specie), trae origine dal nostro... istinto di
sopravvivenza\". Che cosa quindi è giusto o sbagliato fare in questa breve
vita terrena? Dobbiamo continuare a salire i gradini della scienza,
accettando così nel modo più assoluto ciò che Dante affermò qualche secolo
fa, ossia: \"Fatti non foste per viver come bruti, ma per acquisire virtute e
canoscenza\"; o fermarci e iniziare ad andare contro la nostra natura?
(poiché così faremmo se iniziassimo a voler sopprimere il genio e la
creatività umana). La scienza, ovvero il suo sviluppo, non è nient'altro che
un riflesso condizionato dalla nostra stessa natura. Voler sopprimere lo
sviluppo scientifico, significherebbe voler sopprimere il genio e la creatività
umana; significherebbe voler invertire il flusso del tempo (innescando così
una sorta di involuzione umana).
Sperare in un tale avvenimento, sarebbe come sperare che la Terra prima o
poi scivoli inesorabilmente tra le fauci di un Buco Nero38; ma neppure in
questo caso l'uomo sarà costretto ad una inevitabile involuzione ed
estinzione (anche se in questo caso sarebbe più opportuno parlare di
annichilazione totale), se egli quel giorno, avrà già raggiunto lo stesso
livello tecnologico-evolutivo dei nostri cari visitatori.
Come già avrete sicuramente intuito, porre delle invenzioni o delle scoperte
scientifiche, nell'insieme di quelle settanta \"cose\" che presentano
unicamente dei lati positivi, oppure nell'insieme di quelle venti \"cose\" che
presentano sì dei lati positivi, ma anche dei lati negativi nascosti; oppure
infine, nell'insieme di quelle dieci \"cose\" che presentano degli evidenti e
cospicui lati negativi, comporta l'impiego di ragionamenti a catena assai
lunghi e complessi da effettuare, mettendo così in seria difficoltà colui che
cerca di fare la giusta scelta al fine di collocare l'invenzione o la scoperta
scientifica nell'insieme più appropriato.*16
Riporterò ora, nelle prossime righe, uno stralcio di un articolo apparso
sulla rivista italiana \"Scienza & Vita\" (gen. '95), in cui viene trattata la
questione: Vaccini e loro rapporti con il mondo dell'economia industriale; un
articolo che io ritengo alquanto significativo al fine di comprendere i
complessi meccanismi della \"Logica del denaro\", che da parecchi decenni a
questa parte, hanno alterato in modo apparentemente irreversibile la
*16
Una curiosità: Molti demografi, attorno agli anni cinquanta, credevano che alle soglie del terzo
millennio, la produzione di generi alimentari sulla Terra, a causa del forte incremento demografico,
non sarebbe più stata sufficiente a sfamare una grande parte della popolazione mondiale. Ebbene
questi demografi, non avevano fatto bene i conti con lo sviluppo scientifico e tecnologico degli anni
sessanta-settanta. A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: E come la mettiamo con i paesi del
Terzo Mondo? Ebbene purtroppo questi paesi, sono soggetti alla Logica del denaro; una logica che
fa sì che i paesi più ricchi diventino sempre più ricchi, mentre quelli già poveri, sempre più poveri.
[Non è poi così difficile intuire in che modo e in quale misura siano strettamente interconnessi, il
principio di Gause dell'esclusione competitiva (in questo caso riferito alle varie razze umane; infatti
solitamente il principio di Gause lo si può intendere ed associare unicamente ai vari aspetti della
convivenza tra diverse speci animali) e il fenomeno succitato della Logica del denaro.]
coscienza del genere umano; rendendo così quest'ultima, la principale causa
di tutti i mali che affliggono l'umanita. (Le guerre per esempio, ossia uno di
questi mali, significano miliardi di dollari, per le multinazionali della
morte).
Ma eccovi ora lo stralcio di quell'articolo:
\"La rivista scientifica americana Science (...) ha intervistato il meglio della vaccinologia
mondiale, ben cento fra ricercatori, responsabili della salute pubblica e produttori di
farmaci, ripetendo la domanda: quali sono i vaccini necessari? Il primo della lista è quello
contro l'AIDS (...) per il Terzo Mondo la lista prosegue con il vaccino contro la malaria e con
uno nuovo contro la tubercolosi (...) mentre il mondo occidentale chiede vaccini contro RSV e
pneumococco. Saranno disponibili fra dieci anni? (ha chiesto Science): \"No\", hanno risposto
in coro i ricercatori. \"Nonostante i vaccini siano lo strumento più efficace e l'intervento
medico con il rapporto costo/beneficio più favorevole, l'industria non investe in questo
settore\". \"Già, perché il capitale investito nella ricerca dei vaccini non rende, meglio investirlo
in farmaci sintomatici, quelli si che sono una miniera d'oro...\". (...) Sembrerebbe una risposta
cinica, ma i dati danno loro ragione. Secondo uno studio dell'UNICEF l'intero mercato
mondiale dei vaccini oggi disponibili, che garantiscono l'immunità per tutta la vita, vale tre
miliardi di dollari l'anno, contro i 3,5 del solo Zantic, uno dei tanti farmaci contro l'ulcera.
Un dato sconcertante, perché l'ulcera, l'infiammazione che gradualmentre erode la mucosa
gastrica, è dovuta a un batterio: l'Helicobacter pylori e potrebbe essere definitivamente
debellata con un vaccino. Invece, nonostante l'Helicobacter colonizzi lo stomaco di circa tre
quarti della popolazione mondiale, e favorisca la formazione del carcinoma gastrico,
all'industria, a conti fatti, un vaccino non conviene e quindi non s'ha da fare. Se poi i vaccini
dovessero servire prevalentemente al Terzo Mondo, il gioco vale ancor meno la
*17
candela...(...)\".
Tempus omnia medetur
\"Il tempo non è altro che la forma della nostra intuizione interna Se da esso si elimina la
condizione particolare della nostra sensibilità, anche il concetto di tempo svanisce:il tempo
non inerisce agli oggetti stessi, ma semplicemente al soggetto che li intuisce\".
Immanuel Kant
*17
Anche in questo caso comunque, a confondervi le idee e a farvi capire quanto sia sempre tutto così
maledettamente relativo, vi basterà leggere in seguito alcuni paragrafi in cui vengono analizzati tutti
gli aspetti negativi di quel vasto campo della farmacologia, in cui sono inclusi anche i vaccini.
Se tracciamo un grafico in funzione del tempo, delle cento \"cose\" che l'uomo
nel corso della propria evoluzione ha \"generato\", noteremo che le settanta
\"cose\" che presentano unicamente dei lati positivi, risalgono a tempi
antichissimi, mentre le venti \"cose\" che celano degli aspetti o lati negativi
appartengono a tempi più recenti e le dieci \"cose\" che presentano dei palesi
e numerosi lati negativi a tempi recentissimi (odierni).
Si arriva quindi a questa conclusione: più aumenta la complessità della
sfera scientifico-tecnologico-politico-economica, e più l'uomo è incline a
commet-tere degli errori volontari ed involontari.
L'aumento degli errori involontari è direttamente proporzionale all'aumento
della complessità della sfera scientifico-tecnologico-politico-economica.
L'aumento degli errori volontari è dovuto essenzialmente a due fattori, uno
*18
predominante (a) e uno di importanza secondaria (b):
a) la complessità sempre maggiore della sfera scientifico-tecnologico-
politico-economica.
b) l'influenza del denaro sull'uomo. (che tratterò ed approfondirò in uno dei
prossimi paragrafi).
In questi ultimi tempi l'uomo sta cercando di porre dei rimedi a tutti gli
errori volontari e involontari che ha commesso nel corso della propria
evoluzione. Per quelle dieci \"cose\" che presentano dei palesi e cospicui lati
negativi, l'uomo ha dovuto creare (e sta creando tuttora) dei rimedi che
presentano degli evidenti lati positivi.
Ma siamo proprio sicuri che questi rimedi, in fondo in fondo, non celino
numerosi lati negativi?
E il virus dilaga... a venti errori involontari, si congiungono altri cinque
errori involontari; gli errori involontari \"acquistano maggior consistenza\" e
si congiungono ad altri dieci errori volontari (più gravi), poi l'uomo crea
altre dieci \"cose\" (non necessariamente soltanto in campo scientifico-
tecnologico) che presentano molti lati positivi (ma alcuni negativi nascosti)
e così facendo commette altri dieci errori involontari... e così via...
La complessa funzione fratta schizzata a pagina 39, culmina in questo caso,
in un futuro ipotetico attorno all'anno 2'200 d. C. (tale culmine in ogni caso,
potrebbe essere raggiunto dalla specie umana anche prima dell'anno 2'200
*18
Einstein, negli ultimi anni della sua vita, dopo essersi soffermato in una breve valutazione di tutti gli
sviluppi in ambito scientifico, tecnologico, politico ed economico che in circa cinquant'anni ebbero
modo di compiersi grazie a quel breve periodo di grande creatività che nei primi anni di inizio
secolo mise in luce tutto il suo talento, se ne uscì con questa breve autocritica:\"Se avessi
saputo,avrei fatto l'idraulico\"
d. C. o, contrariamente, anche molti secoli dopo. Ma non possiamo neppure
escludere il caso che tale culmine sia già stato raggiunto dalla nostra specie
animale e che in questi ultimi anni, l'umanità si trovi già in una fase che
potremmo definire di: \"recupero della coscienza\"). Se questo culmine verrà
raggiunto nei secoli a venire, esso potrebbe rappresentare nel peggiore dei
casi, l'estinzione della nostra specie animale; cosa di cui dubito fortemente,
considerando la grande adattabilità biologica della specie umana ai
mutamenti ambientali che possono essere causati da un fattore cosmico
oppure dalla nostra stessa specie con errori volontari e involontari, i quali
possono influire direttamente sull'uomo o in modo indiretto (principalmente
con l'alimentazione). Nel migliore dei casi invece, se questo culmine verrà
raggiunto nei secoli a venire, esso potrebbe rappresentare una sorta di
punto di svolta, di cambiamento di rotta, di recupero della coscienza; in
altri termini il pensiero umano inizierebbe a viaggiare attraverso alcune
strutture analogico-deduttive, rimanendo comunque prevalentemente
aggrappato alle solite strutture binarie, proprie di ogni specie animale
ancor giovane.
Quando parlo della nostra specie animale, rimarcando che essa sia una
specie ancor giovane, mi riferisco al fatto che, se consideriamo l'intera
storia della vita sulla Terra39 (iniziata circa 3'000 milioni di anni fa con la
comparsa delle prime cellule viventi) e la confrontiamo con la storia
dell'uomo40 (iniziata \"appena\" settanta milioni di anni fa), ci rendiamo
facilmente conto di quanta strada ha ancora da percorrere la nostra specie
sul piano dell' evoluzione.
Tornando al concetto di punto di svolta, si potrebbe presumere che quando
ciò avverrà [ammesso che non sia già avvenuto; e tutte le iniziative e i
movimenti ecologici di questi ultimi decenni, (volendo fare gli idealisti e
quindi ammettendo che in questo caso il denaro non c'entri), lo starebbero a
testimoniare], l'influenza del denaro sull'uomo inizierebbe a scemare
lentamente. La duplice equazione:
+ denaro = + potere = + libertà
inizierebbe anch'essa a perdere lentamente il suo illusorio valore, nella
mente degli individui più \"colti\", lasciando così spazio allo sviluppo di una
mentalità meno meccanicistica e assai più sistemica nei confronti della vita e
di tutto ciò che le sta attorno. Se ora andiamo nuovamente ad analizzare il
grafico di pag. 39, noteremo che dopo il culmine sull'asse delle ordinate
(\"cose\"), la specie umana nel corso dei secoli, commetterà ancora errori
volontari e involontari e ciò è naturale che accada, poiché dei veri e propri
cambiamenti significativi in una specie animale si possono osservare solo su
lassi di tempo dell'ordine di millenni (tenendo comunque conto
dell'aumento, col passare dei millenni, di ciò che in biologia evoluzionistica,
viene comunemente definita \"facilitazione evolutiva\", dei mutamenti
significativi potrebbero anche verificarsi l'uno dopo l'altro, entro lassi di
*19
tempo estremamente brevi, ossia quantificabili in secoli).
Terminato il periodo degli errori volontari e involontari, l'umanità si vedrà
proiettata in un futuro ricco di idee, scoperte e invenzioni che potremmo
definire più o meno \"neutre\" e che col trascorrere dei secoli tenderanno a
stabilizzarsi su un piano scientifico-tecnologico più o meno neutro.
(confr.grafico pag. 39)
Ora, ciò che erroneamente si potrebbe pensare, è che tali idee, scoperte,
invenzioni che col passare dei secoli divengono sempre più \"neutre\", siano il
frutto di una crescente \"contrazione\" del progresso scientifico-tecnologico,
una sorta di \"dietrofront\" in ogni campo della Scienza Universale (in cui
troviamo le scienze economiche, politiche, fisiche, biologiche, ecc...).
Tutto ciò è assolutamente inveritiero. La Scienza Universale, continuerà nel
corso dei secoli e dei millenni, a salire quei gradini che portano, al termine
della Scala Infinita, alla conoscenza della Verità Assoluta.
Il progresso scientifico e tecnologico quindi, raggiungerà fra molte
centinaia di anni, vette così elevate che l'umanità di oggi potrebbe
difficilmente im-maginare. Ma non sarà più uno pseudoprogresso scientifico
e tecnologico, ossia un progresso in contrasto con la natura che ci circonda,
un progresso che ci toglie indirettamente la vita, succhiando lentamente la
vita a colei che ci ha generato e dalla quale dipendiamo (credo sia superfluo
specificare che sto parlando della nostra Terra... ma purtroppo l'ho fatto).
Sarà invece un progresso in simbiosi con la natura, una sorta di
ecoprogresso in una quasi perfetta (non dimentichiamo che anche i dischi
volanti bruciano l'erba sulla quale atterrano quando vengono a farci
*20
visita) armonia con l'ambiente terrestre ed extraterrestre. Tanto per
intenderci, facendo un semplice esempio, non vedremo più macchine volanti
gironzolare rumoro-samente nei cieli spargendo nella aria tonnellate e
*19
In biologia evoluzionistica, il concetto di facilitazione evolutiva è inteso in questi termini, ossia :il
modo in cui i geni sono organizzati, oltre al modo in cui gli agenti mutageni influiscono su di loro,
facilita l'incanalarsi dell'evoluzione in certe direzioni.
*20
In realtà il fenomeno sembrerebbe non aver nulla a che vedere con gli apparenti effetti da
combustione, ma bensì con effetti dovuti all'azione di intensi campi costituiti da onde
elettromagnetiche simili alle micro-onde.
tonnellate di gas combusti del Kerosene, ma vedremo macchine che non
saranno più in contrasto con la natura, macchine che si sposteranno nello
spazio grazie alle stesse forze della natura (campi gravitazionali, magnetici,
ecc...), macchine (forse di forma discoidale?) che, interagendo con le forze
della natura riusciranno a compiere nei cieli, formidabili evoluzioni
caratterizzate da cambiamenti di velocità in direzione e intensità impensabili
(e talvolta anche inosservabili) per l'uomo odierno.
Denarius Nummus
\"Tutto proviene dal nulla e da questa comunanza di origine deriva il dovere di fratellanza e di
pietà verso tutte le creature\".
Buddha ,563-483 a.C.
\"Tutto ciò che vive è il tuo prossimo\".
Mahatma Gandhi
L'influenza del denaro sull'uomo
Quel fattore, che abbiamo precedentemente riconosciuto come la causa
secondaria di tutti gli errori volontari umani e che abbiamo designato con i
termini :\"influenza del denaro\", viene generalmente concepito in termini
positivi (su un piano individuale e persino, talvolta, globale) dall'essere
umano più \"colto\", unicamente come un riflesso della seguente equazione,
ossia:
+ denaro = + potere = + libertà;
una duplice equazione in perfetta armonia con il pensiero meccanicistico e
quindi riduzionistico dell'uomo, che conobbe il suo maggior sviluppo, con
l'avvento dell'era Cartesiana-Newtoniana.
La concezione meccanicistica della vita, si potrebbe dire che è nata con la
nascita del'uomo, poiché essa è sostanzialmente, il frutto di un pensiero che
viaggia attraverso (prevalentemente) strutture binarie; ma in modo assai
significativo ha messo le sue radici nella mente dell'uomo solo alcuni secoli
*21
fa, con l'avvento appunto, dell'era Cartesiana-Newtoniana.
In tale equazione (che in qualsiasi individuo, se accettata e assimilata
inconsciamente nel modo più assoluto, porta ad una forma esasperata di
*21
Per poter apprendere pienamente il significato dell'espressione: Era Cartesiana-Newtoniana, è di
fondamentale importanza la lettura del libro: \"Il punto di svolta\", di Fritjof Capra (Ed.G.Feltrinelli,
Milano)
individualismo), non vengono dunque tenuti in considerazione quegli aspetti
di fondamentale importanza, della vita dell'intero genere umano, ossia:
a) Raggiunto un certo livello sulla scala dell'evoluzione, ogni essere umano,
dipende l'uno dall'altro.
b) La nostra vita è nelle mani dei nostri simili; come la loro vita, è nelle
nostre mani.
c) La nostra vita, quella degli altri esseri animali e vegetali, della nostra
Terra e dell'intero Universo, rientra nel quadro di un complesso gioco di
interdipendenze.
Credo sia superfluo specificare che la succitata equazione (+ denaro = +
potere = + libertà), non solo non ha alcun senso su un piano individuale
(cosa che per molti potrà sembrare alquanto inverosimile),bensì, se la si
considera su un piano globale, riferito all'intero genere umano, assume il
preoccupante aspetto di una filosofia autodistruttiva.
La visione meccanicistica della vita
Principalmente per ragioni di praticità, quando il livello di informazioni e
quindi di nozioni relativo ad un determinato settore della scienza (anche in
quelle politiche, economiche, sociali, ecc...) raggiunge il top (ossia il
massimo che la mente di un comune individuo possa assimilare in
relativamente pochi anni di studi, per poter poi sfruttare le sue conoscenze
durante i rimanenti anni della sua vita), ecco subentrare l'inevitabile
necessità di classificare questa neonata branca della scienza con un nuovo
nome che trae origine dalla scienza madre da cui deriva; ed ecco che dalla
biologia nasce la fisiologia, la zoologia, la botanica e così via. Il punto al
quale voglio arrivare, è far capire al lettore che quelle che l'uomo nel corso
dei secoli, si è affrettato a classificare come scienze madri (la fisica, la
biologia, la chimica, la psicologia...) non sono niente altro che branche di
un'unica scienza madre che potremmo definire: Scienza Universale.
È solamente in questi ultimi anni che l'uomo si sta lentamente accorgendo
delle strette interdipendenze che sussistono tra le diverse scienze madri; e
così fenomeni biologici vengono spiegati e definiti in termini psicologici e
viceversa, fenomeni chimici in termini antropologici, geologici o addirittura
astronomici41.
Tutto è in correlazione col tutto42.
La vita ci appare quindi come un gioco di interdipendenze; l'uomo può
esistere, solo se esiste ciò che gli sta attorno. Se noi distruggiamo l'ambiente
in cui viviamo, distruggiamo noi stessi. Ed è ciò che sta accadendo
purtroppo, da parecchi anni a questa parte; l'uomo sta implacabilmente
distruggendo la nostra unica e vera madre, colei che ci ha generato, la
nostra Terra.
Secondo l'inglese James Lovelock43, persino la Terra (che egli chiama Gaia,
nome della divinità femminile Terra presso gli antichi greci) potrebbe essere
considerata come un organismo vivente e quindi \"pensante\"; e non è detto
che un giorno, essa si ribellerà contro quella specie animale che le sta
succhiando la vita: la specie umana, ovvero il cancro della Terra.
Ma forse lo sta già facendo, con il buco nell'ozono. E come nella cura del
cancro l'uomo uccide, oltre alle cellule cancerogene, anche molte cellule
sane del suo corpo, così la Terra purtroppo dovrà fare altrettanto,
uccidendo lentamente oltre all'uomo (se vi riuscirà), anche altre speci
animali e vegetali.
*22
A questo punto è lecito quindi porsi una domanda: \"quanti millenni”
dovrà ancora attendere la specie umana (ammesso che non si estingua
prematu-ramente), affinchè possa liberarsi completamente da quegli impulsi
*23
neuro-genetici di antico stampo tanto pericolosi per la sua sopravvivenza
(superbia, avarizia, lussuria, ira, invidia, gola e accidia... guarda caso
proprio i sette vizi capitali) e da quella mentalità meccanicistica (anch'essa
ovvia-mente pericolosa per la sopravvivenza della nostra specie) che
continua ad oscurarci la vista di una realtà ben diversa da quella che
attualmente conosciamo?
Se l'uomo è ancora altamente influenzabile da determinati impulsi neuro-
genetici, quali odio, invidia, egoismo, avidità, (materialismo), razzismo
[ebbene sì, io sono del parere che anche il razzismo sia frutto di tali
impulsi, sebbene siano in molti a considerarlo (o forse sarebbe meglio dire
a mascherarlo), come un fenomeno che scaturisca da una marcata
ignoranza individuale o collettiva], ciò significa che si trova ancora ad un
livello medio sulla propria scala evolutiva.
*22
Mutamenti più o meno significativi durante l'evoluzione di una specie animale, sono osservabili
unicamente su lassi di tempo di alcune decine di migliaia di anni. Nei casi più fortunati comunque,
come per esempio nella specie umana, tenendo in considerazione che essa si trova ormai in uno
stadio in cui le potenzialità della facilitazione evolutiva (confr. note precedenti), hanno raggiunto dei
valori estrema-mente alti, é possibile il verificarsi di mutamenti significativi anche in lassi di tempo
quantificabili in secoli.
*23
L'argomento sugli impulsi neurogenetici verrà maggiormente approfondito nel quart'ultimo
capitolo.
Ora, se è vero che l'evoluzione, nel corso dei millenni a venire, fornirà alla
nostra specie un ulteriore o ulteriori strati di corteccia cerebrale, il pensiero
umano potrebbe iniziare ad inoltrarsi attraverso altre strutture cerebrali,
non necessariamente di tipo prevalentemente binario.
Attraverso strutture binario-analogico-deduttive (ossia prevalentemente
analogiche) l'uomo forse, potrà scoprire i segreti del suo inconscio senza
dover ricorrere all'ipnosi. Attraverso tali strutture \"alternative\", il pensiero
umano potrà quindi dare il colpo di grazia alla visione meccanicistica della
vita (definibile come il frutto di un pensiero che viaggia prevalentemente
attraverso strutture binarie) per passare ad una visione più ampia
dell'esistenza, sistemica, fondata sulla consapevolezza dell'essenziale
interrelazione di tutti i fenomeni: fisici, biologici, psicologici, sociali e
culturali.
Analogamente quegli impulsi neurogenetici di antico stampo che da millenni
caratterizzano la nostra mente, verranno soffocati ulteriormente con la
formazione di una nuova corteccia cerebrale nella quale (forse
principalmente nella corteccia di associazione44, ovviamente molto più
sviluppata grazie ad un nuovo strato di sostanza grigia), tutte le informazioni
o stimoli che giungeranno dal sistema reticolare di attivazione e dal sistema
limbico45, potranno venire maggiormente analizzati e differentemente
elaborati, grazie a dei circuiti prevalentemente analogici.
Tale teoria però, presenta anch'essa i due lati della medaglia; nel senso che
potrebbe essere corretta, come potrebbe non esserlo affatto.
Per prima cosa, occorre ricordare che i parametri: bene e male (che sono
sostanzialmente dei riflessi condizionati dalla nostra stessa natura, come
abbiamo precedentemente visto), raggiunto un certo grado di evoluzione
della specie animale in questione, tendono a fondersi l'uno con l'altro,
perdendo in modo più o meno significativo ogni sorta di valore o identità
che la nostra specie animale ancor giovane, è abituata ad attribuir loro.
Per definire infine in modo un po' più completo il lato oscuro della
medaglia, ossia il netto contrasto con la teoria esposta precedentemente,
userò le stesse parole di F.Capra: \"(...)
La neocorteccia ebbe origine nella fase evolutiva più antica dei mammiferi e
si sviluppò nella specie umana ad un ritmo esplosivo, senza precedenti nella
storia dell'evoluzione, stabilizzandosi infine circa 50.000 anni or sono.
Sviluppando la nostra capacità di pensiero astratto a un ritmo così rapido,
pare che noi abbiamo perduto l'importante capacità di ritualizzare i conflitti
sociali. Nell'intero mondo animale l'aggressività raramente si sviluppa sino
al punto da condurre alla morte di uno dei due avversari. La lotta viene
infatti ritualizzata e termina di solito quando il perdente ammette di essere
stato sconfitto, restando però relativamente indenne. Questa saggezza
scomparve, o almeno rimase sommersa in profondità nell'emergente specie
umana.
Nel processo della creazione di un mondo interno astratto, pare che noi
abbiamo perduto il contatto con la realtà della vita e che siamo diventati gli
unici organismi che spesso non riescono a cooperare con i loro simili e che
spesso anzi, li uccidono(...).\"
Esisteranno quindi nell'Universo, gli \"alieni cattivi\"?
È assai probabile che se esistiamo ancora (nonostante gli enormi danni che
abbiamo causato a questo pianeta in appena cento anni), lo dobbiamo al
fatto che forse a qualcuno, da qualche parte nell'Universo, siamo utili.
\"La grande abilità consiste nel nascondere il male sotto l'apparenza del bene\".
C.Jaquinot e J.Delaye
L'uomo del futuro avrà solo un vago ricordo di ciò che ora associamo ai
concetti di affetto e sentimentalismo, ma non per questo sarà più crudele
verso il suo prossimo e privo di ogni forma di rispetto. L'uomo del futuro,
dotato di un pensiero prevalentemente astratto-analogico-deduttivo,
comprenderà, aiuterà e rispetterà profondamente i suoi simili e qualsiasi
altra entità biologica terrestre, poiché sarà pienamente cosciente degli
enormi vantaggi (sul proprio stile di vita) che un tale comportamento può
concedergli.
L'egoismo accompagnerà l'uomo sino al giorno della sua estinzione; esso
però muterà col tempo, assumerà aspetti assai più complessi e inesplicabili
e forse ci farà persino dimenticare della sua esistenza; ma credetemi, sarà
sempre con noi, poiché è solo grazie ad esso che possiamo sopravvivere.
L'egoismo è un riflesso condizionato dal nostro istinto di sopravvivenza e
col tempo, \"imparerà\" a celarsi dietro quella fitta rete di rapporti sociali,
che fin'ora ci ha concesso di progredire (ma soprattutto di sopravvivere) e
che in futuro ci consegnerà sicuramente un'altra grossa fetta di libertà.
Le equazioni dell'evoluzione
\"Un uomo, considerato come sistema soggetto di comportamento, è piuttosto semplice.
L'apparente complessità del suo comportamento nel tempo è in larga misura un riflesso della
complessità dell'ambiente in cui si trova\".
Herbert Simon
Per dare un aspetto un po' più completo a questo breve capitolo
sull'evoluzione umana, vorrei ora tornare a parlare del concetto di:
\"influenza del denaro sull'uomo\".
Innanzi tutto occorre dire che non é propriamente giusto parlare di un
aumento in questi ultimi tre secoli dell'influenza del denaro sull'uomo (come
in molti potrebbero presumere, considerando il fatto che all'incirca tre
secoli fa, la visione meccanicistica della vita ebbe modo di imporsi
significati-vamente e di iniziare quindi la sua lenta azione di \"inebriamento\"
del pensiero umano, con l'avvento dell'era Cartesiana-Newtoniana), poiché il
denaro, sin dal giorno in cui è stato concepito e quindi coniato, ha sempre
influito più o meno significativamente sulla psiche di ogni essere umano.
Se in tutti i secoli passati non potevamo renderci pienamente conto di
quanto il denaro influisse sulla psiche umana, lo dobbiamo al fatto che
questa \"influenza\" si trovava ad esistere in un periodo di basso livello di
complessità della sfera politico-economico-scientifico-tecnologica in cui
essa, ovviamente, non poteva essere ingiustamente tacciata (come vedremo
più avanti) di essere la causa principale di tutti i mali della nostra civiltà,
visto che tali mali erano ancora in attesa di venire alla luce e che sarebbero
quindi emersi unicamente quando il livello di complessità della sfera P-E-S-
T avrebbe raggiunto un certo grado di sviluppo.
Ora che questa \"influenza del denaro\" si ritrova proiettata in un periodo
storico che potremmo definire di alto livello di complessità della sfera P-E-
S-T, ecco comparire i primi danni significativi al nostro pianeta, che
minacciano seriamente la nostra sopravvivenza.
Fino a che punto quindi è giusto affermare che gli errori volontari siano
causati anche dall'influenza del denaro sull'uomo?
Ebbene tale affermazione potrebbe essere giusta, unicamente se concepiamo
gli errori volontari, come il prodotto matematico dell'influenza del denaro
per il livello di complessità della sfera P-E-S-T (mi é sembrato opportuno
facilitare la comprensione di tali concetti utilizzando delle semplici
equazioni lineari):
Eq.1.0
( I D ) x ( Liv.c.s.P-E-S-T ) = # errori volontari
Analizziamo ora questa equazione.
In questo caso ID (influenza del denaro) è definita come costante, mentre
Liv.c.s.P-E-S-T (livello di complessità della sfera politico-economico-
scientifico-tecnologica) rappresenta una variabile.
Ora, fino a che punto possiamo concepire ID come costante? ID varia in
funzione dell'evoluzione biologica (da non confondere assolutamente con il
progresso scientifico) della specie umana, ossia: ogni gradino che noi
saliamo sulla scala dell'evoluzione fa scemare il valore di ID. Ma in che
misura ID, in funzione dell'evoluzione umana, perde gradualmente di
valore?
Supponendo che ogni gradino, sulla nostra scala evolutiva, rappresenti in
termini numerici un valore di circa 0,0001 unità, possiamo facilmente
intuire quanto sia lungo il \"tempo di dimezzamento\" del valore ID (si
potrebbe addirittura parlare di millenni).
Volendo quindi aggiungere il fattore evoluzione nella precedente equazione
otterremmo:
Eq.1.1
I D x (Liv.c.s.P-E-S-T) = # errori volontari
F.ev.
Dove F.ev rappresenta il fattore di evoluzione al quale diamo un valore
simbolico di 1. Ad ogni gradino sulla scala dell'evoluzione umana,
aggiungiamo al F.ev il valore 0,0001 (1 + 0,0001= 1,0001). Notiamo quindi
che il valore di ID rimane più o meno costante in periodi di tempo della
F.ev
misura di diversi secoli.
Se andiamo ora ad analizzare la variabile che abbiamo definito con il
termine di: \"Livello di complessità della sfera P-E-S-T\", noteremo che
quest'ultima, varia più o meno considerevolmente in periodi di tempo della
misura di alcuni secoli. Stando quindi all'equazione 1.1, ci appare chiaro ed
evidente che l'aumento degli errori volontari é dovuto principalmente
all'aumento del Liv.c.s.P-E-S-T, e secondariamente all'influenza del denaro
sull'uomo.
Ora, noi sappiamo che l'influenza del denaro sull'uomo é dovuta
essenzialmente al fatto che il nostro pensiero, viaggiando prevalentemente
attraverso strutture binarie, ci porta a sintetizzare, se non stiamo bene
attenti, la seguente equazione che, basandosi su un piano individualistico, si
offre a noi come segue:
+ denaro = + potere = + libertà
Il nostro pensiero, con l'evoluzione, si ritroverà a viaggiare attraverso
strutture alternative, in gran parte analogiche; il concetto quindi di stampo
binario che ora si impone in ogni mente umana con la succitata duplice
equazione, col passare dei millenni perderà di valore, facendo così scemare,
analogamente e in modo direttamente proporzionale, l'influenza del denaro
sull'uomo.
Volendo potremmo quindi sostituire, nell'equazione 1.1, il fattore evoluzione
con un altro fattore che potremmo definire: \"Grado di analogismo del
pensiero umano\". Quel giorno in cui il valore di ID sarà
F.ev
pressoché nullo, ossia quando il genere umano avrà raggiunto il \"culmine\"
dell'evoluzione e di conseguenza il livello di complessità della sfera P-E-S-T
avrà raggiunto il top, l'uomo non dovrà più preoccuparsi dei suoi nuovi
errori volontari (visto che non ne commetterà più); bensì dei suoi vecchi
errori volontari. E per ciò che riguarda gli errori involontari?
Essi si potrebbero definire con la seguente equazione:
Eq.1.2
Liv.c.s.P-E-S-T = # errori involontari
F.ev
Con l'aumento del grado di evoluzione fino a che punto gli errori involontari
tendono a scomparire, visto che rispettivamente aumenta anche il Liv.c.s. P-
E-S-T? La tragica conclusione é purtroppo questa: l'uomo è destinato,
finché sisterà a porre costantemente dei rimedi ai propri errori involontari
che sicuramente commetterà nel corso della sua lenta e irreversibile
evoluzione. Sulla base di queste ultime conclusioni possiamo quindi
sintetizzare un'ultima e globale equazione, ossia:
Eq.1.3*24
*25
(Liv.c.s.P-E-S-T) x (1 + ID) = # errori volontari e involontari
F.ev
In un futuro lontano, forse alle soglie del quinto millennio, gli uomini colti
inizieranno ad accumulare ricchezze non per acquisire maggior potere e
sfruttare quindi i propri simili a loro piacimento (poiché avranno finalmente
capito che la libertà ottenuta in questo modo é rischiosa ed effimera; e le
innumerevoli guerre che hanno caratterizzato la storia dell'intera civiltà
umana, sono là, tra le righe di milioni di libri a dimostrarlo), ma per
ripartire equamente ogni sorta di bene tra tutti gli abitanti di questo pianeta,
*24
Confr. con grafico a pag.39
*25
In base a quest'ultima equazione, non sarebbe per nulla azzardato affermare che persino l'evoluzione
umana, è definibile con una semplice stringa algoritmicamente compressibile.
poiché sapranno che da un tale comportamento potranno ricavarne
unicamente dei vantaggi.
Ma è ancora troppo presto perché tutto ciò avvenga. Col passare dei secoli,
lentamente, quella che oggi chiamiamo economia di mercato, si trasformerà,
senza neppure darcelo ad intendere, in una sorta di economia pianificata.
Ciò che Marx sognava più di un secolo fa si avvererà soltanto tra qualche
millennio. Di solito si dice che i geni rappresentino l'uomo del futuro; ma
sono estremamente rari, i geni che nascono con qualche millennio
d'anticipo.
Umano, troppo umano
\"Se dunque i membri di tutte le società scientifiche sono anche troppi per un solo oggetto
della scienza umana, il loro complesso risulta viceversa insufficiente per elaborare la
scienza dell'uomo in generale\".
Diderot
Impulsi neurogenetici di antico stampo46
Gli impulsi neurogenetici di antico stampo sono insiti nella mente di ogni
individuo, indipendentemente dalla razza umana a cui appartiene. Tutti
questi impulsi sono radicati nel nostro subconscio e sembrano garantire la
nostra sopravvivenza. (Purtroppo però non di ogni etnia; infatti il principio
di G.F. Gause*26 dell'esclusione competitiva, è osservabile persino fra le
diverse razze del genere umano. Basti pensare a come l'uomo di razza
bianca nord-occidentale sia in grado di manipolare a proprio vantaggio il
comportamento di intere civiltà di qualsiasi razza, su vastissime aree di ogni
continente terrestre, sfruttando così la manodopera indigena e organizzando
talvolta, quando è necessario, delle guerre civili... a scadenza indeterminata.
(Colui che crede che colonizzare significhi unicamente apportare benessere
a civiltà tecnologicamente meno evolute della nostra si sbaglia di grosso).
*26
Il principio di Gause afferma che qualora due speci competano tra loro per le stesse limitate risorse,
in situazioni in cui sono entrambe presenti, una delle due sarà più capace di sfruttare o controllare
l'accesso a questa risorsa e, alla fine, eliminerà l'altra.
L'Intensità di Impulso Neurogenetico varia da individuo a individuo e nella
nostra specie animale (umana), persino da razza a razza. Sembrerebbe che
l'evoluzione della nostra specie abbia fatto sì che alcuni impulsi si siano
\"assopiti\" col passare del tempo, poiché non più così necessari a garantire
la sopravvivenza di almeno una razza umana. Ciò potrebbe anche essere
vero, ma resta il fatto che alcuni impulsi, purtroppo (i quali a parer di molti
sarebbero scemati parecchio a distanza di secoli), come l'impulso razziale
ad esempio, sembrano essere assai predominanti (a livello di specie) in una
moltitudine di impulsi neurogenetici*27 i quali (a livello di etnia) e a seconda
delle loro principali caratteristiche e rispettive potenzialità, danno origine al
fenomeno dell'esclusione competitiva umana; un fenomeno quindi necessario
(per ogni specie animale ancor giovane) a garantire la sopravvivenza di
almeno una razza umana. A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: \"ma
se è risaputo da tempo che basterebbe una giusta ripartizione delle risorse
economiche a livello mondiale, per cancellare definitivamente la fame dalla
faccia della Terra, fino a che punto sono poi così limitate queste risorse sul
nostro pianeta? E fino a che punto quindi è giustificabile il fenomeno della
esclusione competitiva umana?\"
Ebbene a questa domanda io risponderei così: \"il fenomeno dell'esclusione
competitiva umana è anche in questo caso un riflesso condizionato da una
serie di impulsi neurogenetici di antico stampo; quando questi impulsi
scemeranno col passare dei millenni, tale fenomeno tenderà a scomparire.
E a quel punto non vi sarà più motivo di preoccuparsi di quanto sarebbero
realmente limitate le risorse sulla Terra per una popolazione che dovesse
superare i dieci miliardi di individui, perché grazie al benessere intere
*27
Tra cui troviamo l'impulso di aggressività, l'impulso razziale, l'impulso sessuale [inteso come
predisposizione naturale-intenzionale ad incrementare il tasso di natalità, ovvero come una sorta di
\"istinto di procreazione\", che in genere si manifesta con l'innescarsi del fenomeno
dell'innamoramento. L'impulso sessuale inteso unicamente come: \"ricerca del piacere personale\",
per non complicare troppo le cose, non viene invece tenuto in considerazione in questa teoria sugli
impulsi neurogenetici. Si sappi comunque che quest'ultimo impulso, gioca un ruolo importante
nell'incremento del tasso di natalità, solo nei paesi del Terzo Mondo, in cui vi è un bassissimo livello
di educazione scientifico-culturale; mentre non ha alcuna influenza sul tasso di natalità, nei paesi
più \"progrediti\".
Si hanno quindi due tipi di impulso sessuale:
Imp.sess. (A) = \"istinto di procreazione\"
Imp.sess. (B) = \"ricerca del piacere personale.\"
Quando si calcola l' Intensità individuale di impulso neurogenetico di un individuo che vive in un
paese del Terzo Mondo, il valore numerico della potenzialità del suo impulso sessuale (A), dovrà
quindi essere aumentato a causa dell'influenza dell'impulso sessuale di tipo B. Per semplificare le
cose si potrebbe calcolare un valore che sia la somma dei due impulsi sessuali (A+B)], l'impulso
emotivo, ecc... .
civiltà umane tenderanno ad avere un tasso di incremento demografico
pressoché nullo\".
Fare una distinzione tra gli impulsi neurogenetici che si sono \"assopiti\" a
causa dell'evoluzione e quelli che invece sono rimasti più o meno costanti
sin dalla notte dei tempi, si dimostra quindi un'impresa assai ardua.
(L'unico impulso che potremmo inserire nella categoria di quegli impulsi
che sono rimasti più o meno costanti sin dalla notte dei tempi, é forse quello
sessuale; ma ciò mi sembra più che normale, poiché è quello che princi-
palmenete garantisce la sopravvivenza della nostra specie).
Ciò che comunque dobbiamo tener presente è che l'evoluzione gioca un
ruolo importante nel mutamento degli impulsi neurogenetici. Questi
mutamenti di potenzialità degli impulsi neurogenetici sono indispensabili e
quindi di primaria importanza per garantire la sopravvivenza dell'intero
genere umano. Tenendo in considerazione che l'influenza del denaro
sull'uomo scemerà col passare dei millenni (o dei secoli, se saremo più
fortunati) e che quindi aumenteranno i mezzi di sostentamento (cibo, acqua
e un tetto sotto cui vivere, prevalentemente) per tutte le civiltà di questo
pianeta, l'intensità dell'impulso sessuale diminuirà proporzionalmente
all'influenza del denaro; questa diminuzione di intensità dell'impulso
sessuale sarà comunque dovuta unicamente a un radicale cambiamento delle
condizioni dell'ambiente esterno, ciò vale a dire che il livello di potenzialità
biologica di tale impulso, sarà paragonabile e quindi più o meno identico
all'attuale anche a distanza di secoli o addirittura di millenni.
Un errore che non si deve comunque commettere, è quello di credere che se
in tutte le civiltà estremamente povere di questo pianeta é assai marcato
l'impulso sessuale (inteso sempre come predisposizione naturale-
intenzionale ad incrementare il tasso di natalità), ciò sia dovuto ad un
fattore biologico. Questo è assolutamente inveritiero.
Infatti ogni impulso neurogenetico, compreso quello sessuale, può venire
notevolmente amplificato o attenuato a dipendenza delle condizioni
dell'ambiente esterno (definite anche significativamente dai modelli di
insegnamento e istruzione scientifico-culturale dell’ ambiente*28in
questione) relative al singolo individuo o alla razza umana in questione,
conservando comunque sempre il suo livello di potenzialità biologica.
L'Intensità individuale di Impulso Neurogenetico è da intendersi come il
valore della Potenzialità Media di Impulso Neurogenetico (ottenuto som-
*28
*Con ambiente in questo caso si intende un paese, una nazione, una città... ossia qualsiasi area o
regione della Terra delimitata da confini politici.
mando i valori di potenzialità di ogni singolo e ben determinato impulso
neurogenetico dell'individuo in questione, fratto il numero di tali impulsi),
diviso per la Costante Evolutiva (un valore fisso che dipende dal livello
evolutivo biologico della specie animale in questione; in questo caso quella
umana) e moltiplicato per il Grado di Ostilità dell'Ambiente Esterno (in
determinati ambienti per esempio, in cui mancano gli elementi e le
infrastrutture per raggiungere un buon livello di istruzione scolastica
scientifico-culturale, tale Grado di Ostilità aumenta considerevolmente di
valore) . Otteniamo così la seguente equazione:
Eq.2.0
Iind. IN = (P0 + P1+ P2+...Pn ) . Gost
n p . kE
dove Iind. IN é l'Intensità individuale di Impulso Neurogenetico; P è il
valore di Potenzialità di un singolo e ben determinato impulso neurogenetico
(per esempio quello emotivo);
np è il numero degli impulsi neurogenetici presi in considerazione; kE
è il valore della Costante Evolutiva e Gost è il valore del Grado di Ostilità
dell'Ambiente Esterno.
L' Intensità di Razza di Impulso Neurogenetico (Iraz. IN) è da intendersi
come il valore del Coefficiente di Potenzialità di Impulso Neurogenetico
relativo ad una determinata razza umana (αp), diviso per la Costante
Evolutiva (kE) e moltiplicato per il Grado di Ostilità dell'Ambiente Esterno.
Otteniamo così la seguente equazione:
Eq.2.1
αp . Gost
Iraz IN =
kE
L' Intensità di Specie di Impulso Neurogenetico
(Ispec. IN), è da intendersi come il valore medio ottenuto sommando i valori
di \"Iraz. IN\" e dividendo il tutto per il numero delle razze umane (nraz.).
Otteniamo così la seguente equazione:
Eq.2.2
Ιspec. IN = (αp1 . Gost1) +... (αpn . Gost.n)
kE . nraz.
NB: Il Grado di Ostilità dell'Ambiente Esterno, nell'equazione 2.0 é relativo all'area d'azione
(ambiente di lavoro specialmente + vari aspetti di vita quotidiana in paese o città)
dell'individuo in questione; nell'eq. 2.1 è relativo ad un vasto territorio che può comprendere
una o più nazioni, mentre nell'eq. 2.2 è relativo all'intera superficie del pianeta.
Considerazioni sui differenti Gradi di Ostilità dell’ambiente esterno al
soggetto percipiente:
Nell’Intensità Individuale di Impulso Neurogenetico,i fattori che ad esempio
potrebbero innalzare il Grado di Ostilità dell’ambiente esterno al soggetto
percipiente,sono i seguenti: pressioni psicologiche / maltrattamenti da parte
dei superiori nell’ambiente lavorativo,pressioni psicologiche /maltrattamenti
in ambito familiare, continue discussioni o litigi con un partner per nulla
compatibile con la natura del soggetto in questione,e via dicendo.Tali
fattori,costituiscono il Grado di Ostilità Reale dell’ambiente esterno al
soggetto percipiente.Vi sono invece altri fattori,che vanno a costituire il
Grado di Ostilità Virtuale dell’ambiente esterno al soggetto in questione.Il
Grado di Ostilità,è quindi scindibile in due modelli tipologici,la cui somma
definisce il valore “assoluto” di tale Grado.I fattori che ad esempio
potrebbero innalzare il “valore” del Grado di Ostilità Virtuale dell’individuo
preso in considerazione,sono i seguenti: un abuso sessuale subito in giovane
età, il ricordo di un fatto di sangue (morte violenta o per omicidio)
visto/vissuto personalmente ,il ricordo di un furto subito nella propria
abitazione,e via dicendo.Tutti questi fattori/ricordi, impressi nei circuiti
mnemonici del soggetto in questione,rimangono tuttavia latenti e quindi
relativamente poco influenti sull’equilibrio psicofisico di tale individuo,solo
e soltanto se essi non vengono stimolati da fattori esterni.Nel caso dell’abuso
sessuale quindi,il Grado di Ostilità Virtuale accrescerebbe solo se al
soggetto in questione venissero fatte delle avances troppo “pronunciate” da
parte di estranei o peggio ancora di parenti ; nel caso di un omicidio per
esempio, al quale si è assistito personalmente,il Grado di Ostilità Virtuale
accrescerebbe in modo esponenziale alla sola vista di una persona con
un’arma in mano (anche se questi si trovasse ad un poligono di tiro!); nel
caso del ricordo di un furto nella propria abitazione,il Grado di Ostilità
Virtuale accrescerebbe ogni volta che il soggetto in questione si ritrova a
dover decidere dove andare in vacanza...rinunciando talvolta alle stesse per
paura di non trovare più nulla al momento del rientro!
Per ciò che riguarda l’Intensità di razza di Impulso Neurogenetico,il Grado
di Ostilità è legato soprattutto a dei fattori di carattere politico /sociale
relativi al paese (Nazione) preso in considerazione e alle condizioni
climatiche dello stesso.
Lo stesso discorso vale per l’Intensità di Specie di Impulso Neurogenetico.
Conclusioni:
Quando l'Intensità di Impulso Neurogenetico di un singolo individuo (Iind.
IN), rientra nei valori medi relativi alla razza umana a cui appartiene, il
soggetto in questione potrà godere di un buon equilibrio psichico. Ogni
individuo ha però una sua particolare struttura biochimica (definita da un
suo particolare genoma che lo differenzia dagli altri sei miliardi di individui
della sua stessa specie) e un suo particolare funzionamento neuronale (che
non sarebbe propriamente giusto definire livello di intelligenza) che in un
complesso gioco di interazioni, determinano la potenzialità dei suoi impulsi
neurogenetici e quindi il valore della Potenzialità Media di Impulso Neu-
rogenetico (P0 +P1+...Pn) relativo alla sua psiche.
np
Quando il valore della Potenzialità Media di Impulso Neurogenetico di un
individuo, supera il valore medio relativo alla razza umana a cui appartiene
(definito precedentemente con il simbolo αp), oppure tale individuo si
ritrova a vivere in un ambiente il cui Grado di Ostilità supera i valori medi
accettabili per un determinato equilibrio psichico, o (nel peggiore dei casi)
questi due fattori abbiano entrambi contemporaneamente e costantemente
valori più o meno alti, otteniamo un valore dell'Intensità Individuale di
Impulso Neurogenetico altrettanto alto; il che vale a dire che il soggetto in
questione, soffrirà sicuramente di determinate turbe psichiche.
Quando l'Intensità Individuale di Imp. Neurogenetico tocca dei valori
estremamente alti, sopraggiungono quelle turbe psichiche assai intense che
fanno perdere al soggetto ogni contatto con la realtà fisica, portandolo così
a compiere degli atti di follia o comunque irrazionali; atti che vengono
comu-nemente associati a quel gruppo di turbe psichiche denominate:
psicosi funzionali (che comprendono la schizofrenia, la paranoia e la psicosi
maniacodepressiva).
L' Indice di Estinguibilità di una specie é dato dal numero dei suoi errori
volontari e involontari e dall' Intensità di Specie di Imp. Neurogenetico. Tale
indice è ottenibile con la seguente espressione matematica:
IEST.SPEC =[ (αP1 . GOST1) +...(αPn . GOSTn )]. (Liv.c.s.P-E-S-T). (1+ ID)
(kE)2 . nRAZ.
NB: In questo caso ho sostituito il fattore evolutivo (F.ev.) della equazione 1.3 del capitolo
precedente, con la Costante Evolutiva (kE), ottenendo così a denominatore il prodotto di
(F.ev).kE= (kE)2
L'altra faccia del tempo
\"Il tempo viaggia in posti diversi con persone diverse. Ti dirò con chi il tempo va all'ambio,
con chi al trotto, con chi al galoppo, e con chi sta fermo\".
William Shakespeare
In questo breve paragrafo intendo presentare una sorta di \"Relatività
biologica\", in cui verrà analizzato lo stretto rapporto che unisce il fattore
tempo con il \"Grado di Informazione Utile\" relativo ad ogni essere vivente
di qualsiasi specie animale (compreso l'uomo).
Innanzi tutto inizierò con l'affermare che: \"La percezione dello scorrere del
tempo, varia da animale ad animale a dipendenza della propria estensione
(dimensioni) nello spazio, delle proprie interazioni con la materia (e quindi
con tutti i suoi rispettivi stati molecolari) che lo circonda e principalmente a
dipendenza del volume del suo cervello“.
Qualsiasi animale, principalmente nello stato di veglia, riceve dall'ambiente
che lo circonda un certo numero di informazioni (o impulsi sensoriali) al
secondo tramite i propri cinque sensi (vista, udito, tatto, olfatto, gusto).
Questi cinque sensi sono definiti da differenti parametri di informazione
sensoriale che variano da specie a specie animale e persino, talvolta, tra
animali di una stessa specie. I parametri di informazione relativi ai sensi
possono variare a dipendenza delle interazioni che sussistono tra l'animale
in questione e la materia dell'ambiente che lo circonda (per esempio il para-
metro di informazione visiva relativo ad un pesce non potrà mai essere
paragonato a quello di un animale che vive fuor d'acqua. Come del resto
anche altri parametri sensoriali) e a dipendenza delle proprie dimensioni
nello spazio. (L'umidità relativa dell'aria per esempio, sull'uomo e sulle
altre speci animali di dimensioni più o meno \"notevoli\", influisce
minimamente se non addirittura per nulla sui parametri di informazione
sensoriale; su una mosca o su qualsiasi altro insetto di piccole dimensioni
però, essa acquista un'influenza notevole sui loro parametri di informazione
sensoriale, poiché in questo caso il vapore acqueo può imporsi con più
determinazione nella vita di questi insetti così vicini al mondo
microscopico). Tutti questi parametri di informazione sensoriale però (alla
faccia di tutti i vivisezionisti), non dipendono dal volume del cervello
dell'animale preso in considerazione. I parametri dell'informazione
sensoriale uditiva, visiva, tattile, olfattiva e gustativa relativi alla specie
animale che vien presa in esame, saranno quindi per comodità definiti da un
unico parametro che chiameremo \"Coefficiente di informazione sensoriale\"
σ (proprio di ogni specie animale e definibile per esempio con il valore
medio dei cinque parametri sensoriali). A questo punto possiamo definire la
seguente equazione:
Eq.3.0
σ . IS(v,u,t,o,g) = IA
sec. sec.
Dove “σ “ è il Coefficiente di Informazione Sensoriale, IS rappresenta il
numero delle informazioni sensoriali o impulsi sensoriali (visivi, uditivi,
tattili, olfattivi e gustativi) apparente e IA il numero delle informazioni
sensoriali assoluto. Il Grado di Informazione Utile relativo ad ogni specie
animale, sarà quindi definito dall'equazione:
Eq.3.1
GIU= IA /sec.
Vc . v
dove IA/sec è il numero assoluto di informazioni che il cervello riceve in un
secondo (elaborabili e non elaborabili), Vc é il volume del cervello
dell'animale e v è la velocità di elaborazione dell'informazione espressa in
\"Informazioni assolute elaborabili\" in un secondo. Da quest'ultima
equazione notiamo che con l'aumentare del volume del cervello e della sua
velocità di elaborazione degli impulsi sensoriali, il Grado di Informazione
Utile tende a diminuire; ciò significa che con l'aumentare dell' intelligenza
vi è la tendenza a perdere un elevato numero di informazioni sensoriali.
Questa perdita porta così a un contatto sempre più astratto, tra la mente
dell'animale in questione e l'ambiente in cui vive (vi ricordate delle parole di
F.Capra riguardo agli aspetti negativi della nostra intelligenza? Bè, mi
sembra che questa teoria presenti molte analogie con quanto da lui esposto
in poche ma essenziali frasi). Qualcuno ora potrebbe chiedersi: \"Ma cosa
c'entra il fattore tempo con tutto ciò?\" Ebbene la percezione temporale,
ovvero quella percezione che ogni essere animale ha dello \"scorrere del
tempo\", varia da animale ad animale a dipendenza del proprio \"Grado di
Informazione Utile\".
Per esempio per un essere umano, il cui Grado di Informazione Utile è
relativamente basso, il tempo scorrerà più lentamente rispetto al tempo che
potrebbe percepire un topo nella sua breve vita frenetica in cui il suo
minuscolo cervello è letteralmente invaso da milioni, anzi miliardi, di
informazioni sensoriali. L'intensità della vita di un animale, è quindi definita
dal Grado di Informazione Utile di cui esso dispone. Possiamo quindi
definire a questo punto un \"Tempo biologico\", definito dal fattore tempo e
dal Grado di Informazione Utile dell'animale in questione, secondo
l'equazione:
Eq.3.2
TBIO = t
GIU
dove TBIO è il \"Tempo Biologico\" e t è il tempo che siamo abituati a
determinare con dei comuni orologi meccanici o elettrici. Ogni animale di
questa Terra, avrà quindi un suo tempo biologico, ovvero una sua durata di
vita media, a dipendenza del proprio Coefficiente di informazione sensoriale
σ, del proprio numero di impulsi sensoriali (elaborabili e non elaborabili)
apparente che il suo cervello riceve mediamente in un secondo allo stato di
veglia, del volume del suo cervello, della velocità di elaborazione dell'infor-
mazione nel suo cervello e infine a dipendenza della nostra percezione del
tempo; ossia della: percezione temporale dell'osservatore (di cui non ho
tenuto conto nelle equazioni per non complicare troppo le cose).
Pensiamo ora alla velocità con cui mosche, formiche, api, farfalle e tanti
altri insetti che vivono su questo incantevole pianeta blu, compiono i propri
movimenti. Vi siete mai chiesti quanti \"passettini\" compia una formica per
attraversare il vostro balcone in un tempo di dieci secondi? Centinaia!
Ora, quanti passi credete che riuscirebbe a compiere un uomo in un tempo
di dieci secondi? Forse cento, duecento? Bè, certamente no... forse dieci,
quindici al massimo, oppure sessanta, se proprio vogliamo farlo correre.
Vi siete mai chiesti quante volte una farfalla in volo sbatta le proprie ali in
un tempo di dieci secondi?
Oppure quante volte le \"sbatta\" un ape, o una coccinella?
Tutti questi esempi o constatazioni, servono a farvi capire che la realtà in
cui vivono gli insetti, è ben diversa da quella in cui vive l'uomo. Se questi
esseri viventi, così infinitamente piccoli rispetto a noi, riescono a muoversi a
velocità così elevate, è perché vivono in un'altra dimensione, in un'altra
realtà. Due minuti trascorsi nella nostra realtà, probabilmente nella loro
realtà, equivalgono a cento minuti del nostro tempo! (se non di più). Vi siete
mai chiesti perchè la vita di un insetto sia così breve? Bé, la risposta
potreste darvela da soli, se andate a rivedere l'ultima equazione sul Tempo
Biologico.
Ogni volta che osserviamo il volo di un'ape o di una farfalla, oppure
osserviamo il moto rapido e nervoso di una formica operaia, gettiamo lo
sguardo, su una realtà che non ci appartiene. Se un uomo si trovasse di
colpo \"miniaturizzato\" e quindi alto appena due millimetri, con molta
probabilità gli accadrebbe questo: innanzi tutto, se vi fossero delle persone
accanto a lui, egli vedrebbe questi \"super-giganti\", muoversi con movimenti
estremamente lenti. Dinanzi ad un televisore acceso, le immagini di un
cartone animato per esempio, gli apparirebbero con una sequenza assai
lenta, egli vedrebbe ogni singolo fotogramma della pellicola! Quest'uomo
forse vivrebbe solo tre anni, se osservato dalla nostra realtà; ma morirebbe
ugualmente di vecchiaia, perché nella sua realtà, sarebbero già passati
quaranta dei nostri anni! (Secondo voi perchè è così difficile acchiappare le
mosche?).
\"Siamo educati a considerare il tempo assoluto newtoniano come l'unica misura valida in
un mondo oggettivo e razionale.
Noi misuriamo la realtà con il nostro orologio da cucina e per questo ci stupiamo della
velocità del topolino e proviamo noia per la lentezza dell'ippopotamo.
Eppure entrambi vivono secondo il giusto ritmo del loro orologio biologico. I piccoli
mammiferi muoiono presto, ma vivono ad un ritmo accelerato e bruciano rapidamente; i
grandi mammiferi vivono a lungo, ma lentamente.
Se si prende in considerazione il loro orologio biologico, mammiferi di dimensioni diverse
tendono tutti a vivere la stessa quantità di tempo\".
Stephen Jay Gould
\"Le api non sono così indaffarate come noi crediamo. È solo che non possono ronzare più
lentamente\".
Kin Hubbard
Astronomia, breve storia cronologica
\"Ogni dogma prima o poi deve morire\"
Herbert George Wells
\"Ogni grande movimento conosce tre fasi: prima viene deriso,poi discusso e,infine, adottato“
John Stuart Mill,1806-l873
Per circa duemila anni si credette nella cosmologia Aristotelica, secondo la
quale il Sole, i pianeti, la Luna e le stelle erano fissi all'interno di otto sfere
cristalline che ruotavano attorno alla Terra, sfere costituite dall'etere, una
sostanza perfetta che non poteva essere né mutata né distrutta.
La materia era composta unicamente da terra, acqua, aria e fuoco e la
Terra si trovava al centro dell'Universo.
Con l'opera di Copernico sulla \"Rivoluzione delle sfere celesti\" (pubblicata
nel 1543, poco prima della sua morte), caderro i fondamenti della
Cosmologia Aristotelica. Secondo Copernico la Terra non era il centro
dell'Universo, ma lo era invece il Sole, attorno al quale orbitavano la Terra
e gli altri pianeti. Iniziò così l'era della cosmologia Copernicana,
cosmologia sostenuta in seguito da Galileo Galilei, il quale, scoprì le fasi di
Venere e in base a queste stabilì che tale pianeta gira attorno al Sole e non
intorno alla Terra, come voleva la dottrina Tolemaico-Aristotelica. Con il
\"Dialogo sopra i massimi sistemi\" (1632), Galileo demolì per sempre il
sistema Tolemaico.
La gloria maggiore di Galilei, ha le radici nel suo metodo di ricerca, che
enunciò da filosofo ed attuò da scienziato, gettando così le basi del pensiero
scientifico moderno. La concezione di un Universo limitato e statico, così
come apparve ad Aristotele, Copernico e Galileo, venne definitivamente
sostituita con quella di un Universo infinito e statico nel 1687, con l'opera
fondamentale di Newton: \"Philosophiae naturalis principia mathematica\",
nella quale il grande fisico e matematico inglese, divide con Galileo il
merito di avere posto, le basi della meccanica.
All'inizio del ventesimo secolo (1915) Albert Einstein modifica, con le teorie
della Relatività Generale, la gravità di Newton, collegando ciò che egli
definiva massa-energia allo spazio-tempo. Quella \"forza gravitazionale\" che
secondo Newton agiva fra stelle e pianeti, Einstein la definì come l'effetto
della massa sulla geometria dello spazio; egli fuse i principi di inerzia e le
leggi della gravità attraverso il concetto di uno spazio-tempo curvo.
Einstein, nonostante le sue equazioni inducessero a pensare ad un Universo
dinamico, rimase costantemente legato alla concezione di un Universo
statico. Tra il 1924 e il 1929, le misurazioni dell'astronomo americano
Edwin Hubble, mostrarono che le righe spettrali delle galassie più lontane
presentavano uno spostamento verso il rosso (attribuito all'effetto Doppler),
si arrivò quindi alla conclusione che le galassie si allontanano le une dalle
altre; in altri termini alla concezione di un Universo in espansione. Einstein
dovette così ricredersi sulla staticità dell'Universo, accettando pienamente
le sue equazioni e ammet-tendo di aver commesso: \"Il più grande errore
della sua vita\".
la Relatività Generale, dopo aver imperato per più di ottant'anni, è oggetto
di discussione tra alcuni scienziati che alla luce degli esperimenti più
attuali, si propongono di rivederla e forse di ritoccarla. Studiando i sistemi
binari di stelle di neutroni (pulsar binarie), gli scienziati sperano di riuscire
a verificare la validità della teoria della Relatività Generale, che ha le
fondamenta proprio nella descrizione gravitazionale dell'Universo.
Uno di questi studiosi, Thibault Damour, fisico e professore all'Institut des
hautes études scientifiques, sostiene che i corpi non cadono nello stesso
modo in un campo gravitazionale o, in altri termini che la caduta dipende
dalla loro massa e dalla loro natura, negando così che massa inerziale e
massa gravitazionale siano uguali e sostenendo che nessuno finora aveva
avuto la possibilità di accorgersene perchè sulla Terra la variazione della
costante gravitazionale è troppo piccola per essere misurabile.
Quando due stelle di neutroni formano un sistema binario le condizioni
fondamentali per poter osservare gli effetti relativi alla parte non lineare
dell'equazione di Einstein, che in definitiva racchiude tutta la complessità
delle equazioni stesse, sono soddisfatte. Registrando sistematicamente le
emissioni radio di queste stelle, ci si è accorti che il loro segnale nel corso
degli anni subiva delle variazioni nei tempi di arrivo, comprovando così
l'esistenza di una perturbazione nell'equilibrio del sistema.
L'interpretazione teorica di queste perturbazioni, si basa sui termini non
lineari dell'equazione di Einstein. E per ciò che riguarda il futuro della
ricerca sperimentale? Purtroppo, a causa di energie sempre più elevate
richieste per accelerare le particelle, molte teorie fisiche degli anni ottanta,
sono e rimarranno per lunghissimo tempo non verificabili sperimentalmente
(in ogni caso non prima del XXII secolo). Una di queste teorie è quella della
\"Grande Unificazione\", che si propone di unire le tre forze di pertinenza
quantistica, ossia: quella forte, quella debole e quella elettromagnetica. Ma
15
tale teoria richiede un'energia così elevata per poter essere verificata (10
GeV), che per il momento, neppure con le macchine più grandi e sofisticate,
è possibile raggiungere. Senza parlare poi della \"Teoria del Tutto\", ossia
quella che si propone di unire le quattro forze fondamentali della natura: le
tre forze di pertinenza quantistica più la gravità (che agisce su grande
scala).
Tale teoria, per poter essere verificata, richiede un'energia di
19 19
10 GeV, ossia di 10 miliardi di elettronvolt!.*29
\"(...) c'è una tendenza, nella scienza del XX secolo, a dimenticare che vi sarà una scienza del
XXI secolo, dalle cui posizioni la nostra conoscenza dell'Universo potrà apparire del tutto
diversa dall'attuale: forse soffriamo di un provincialismo di ordine temporale, una forma di
arroganza che ha sempre irritato i posteri\".
Joseph Allen Hynek
\"Raramente un'importante innovazione scientifica si fa strada convincendo e convertendo
gradualmente i suoi oppositori. Ciò che accade è che, gradualmente, gli oppositori scompa-
iono e la nuova generazione si familiarizza con l'idea fin dalla nascita\".
Max Plank,1858-1947
Vis Vitalis
\"Se noi vogliamo dare il nome di anima a tutto quello che ha percezioni e appetizioni (...),
tutte le sostanze semplici o monadi create possono essere chiamate anime\".
Leibniz
La scienza purtroppo fin'ora, non è ancora riuscita a dare una definizione
chiara e completa, al concetto di \"vita\"; ossia, ciò che non si è ancora
riusciti a capire è il motivo per cui determinate forme complesse di energia
(stabili) diano origine a delle entità biologiche (o meglio sarebbe dire:si
*30
presentino sotto forma di E.B ), mentre altre no. Ebbene in questo
paragrafo, esporrò su tale argomento, una brevissima teoria prettamente
personale e quindi del tutto confutabile, che si propone principalmente di
porre in un altro punto focale e quindi in un'altra ottica di idee, i concetti
con cui vengono definite le parole \"vita\" ed \"anima\". Inizierò quindi con
suddividere le varie forme di energia presenti in natura, in tre principali
modelli tipologici, definiti in base alle caratteristiche di stato dell'energia
che vien presa in considerazione. Otteniamo così tre distinte classi
energetiche che ho così denominato:
*29
Tutte le informazioni contenute in questa ultima parte di carattere prettamente scientifico, sono
tratte dalla rivista \"Scienza & Vita\" (gen.'95).
*30
Da ora in poi, la sigla E.B, starà a significare: Entità Biologica.
a) Energia primaria: è rappresentata da forme complesse di energia
(stabili), inattive e di durata più o meno illimitata (difficilmente degradabili
in natura e di durata illimitata in assenza di agenti atmosferici, ossia nello
spazio). In questa classe rientrano quindi tutti quei corpi che vengono
comunemente definiti inerti.
b) energia secondaria: è rappresentata da forme complesse di energia
(stabili), attive (E.B) che possono restare tali (attive), unicamente
assorbendo continuamente energia e formando quindi un sistema o ciclo di
scambio energetico. Il fattore tempo in questo caso, altera le funzionalità
dell'E.B intesa come mezzo di scambio energetico. L'E.B diventa inattiva
(ossia non assorbe più energia) e facilmente degradabile, quando si
interrompe (per cause naturali o artificiali) il ciclo energetico confinato
nella natura dell'E.B (cyclus mater) oppure il ciclo energetico definito
dall'E.B e l'ambiente ad essa circostante (ciclo sistemico o primario). In
ternini popolari, tale fenomeno è in sintesi definito dalla parola morte. La
fase di degradazione dell'E.B inizia dapprima con la cessazione dell'attività
cinetica dell'intera entità (ovviamente se si tratta di un'E.B appartenente al
regno \"animale\". Il perché ho messo tra virgolette il termine animale, lo
capirete quando in seguito scoprirete quanto siano sottili e difficili da
stabilire, quando si analizzano le caratteristiche di entità micro-scopiche, i
confini tra regno animale e regno vegetale), e poi con la graduale
cessazione dell'attività di scambio energetico, di tutti gli elementi (molecole
organiche) che la costituiscono.
c) Energia terziaria: è rappresentata dal calore e da altre forme di energia
dispersiva.
Ora, la domanda da un milione è la seguente:
\"Da cosa nasce l'attività cinetica di un'entità biologica?\"
Ebbene per stabilirlo, occorre innanzi tutto prendere in considerazione i
seguenti aspetti della natura, descrivibili in termini fisici e quindi facilmente
concepibili: alcuni elementi (C,H,O,N; tra cui l'elemento principale è il
Carbonio, poiché è sempre presente in qualsiasi molecola organica), combi-
nandosi tra loro danno origine a dei composti o molecole organiche che, a
dipendenza del numero degli elementi di cui sono formati, vengono
denominati binari, ternari o quaternari. Due composti, anche se formati
entrambe dallo stesso tipo di elementi ed hanno quindi la stessa formula
grezza, possono differire notevolmente l'uno dall'altro a causa di una loro
differente formula di struttura (tale fenomeno é detto Isomeria di struttura
ed è dovuto ad una differente unione degli atomi fra loro) oppure a causa di
una diversa posizione occupata da qualche atomo o gruppi atomici
(isomeria di posizione).Qualsiasi molecola organica, per poter
\"sopravvivere\", deve costantemente assorbire energia dall'ambiente ad essa
circostante, per poi immetterla nuovamente in tale ambiente, sotto forma di
calore.
Durante questa fase o ciclo energetico, la molecola in questione presenta
delle oscillazioni infinitamente piccole (attività cinetica), dovute al costante
scambio energetico tra la molecola stessa e l'ambiente ad essa circostante.
Qualsiasi molecola organica (o entità biologica) è quindi concepibile come
un mezzo di scambio energetico. (In realtà tutti i composti di natura
inorganica sono costituiti da atomi in costante vibrazione, e si potrebbero
quindi anch'essi concepire come dei mezzi di scambio energetico, solo che,
anche combinandosi tra loro in infiniti schemi, avranno sempre una
potenzialità di scambio energetico estremamente bassa e quindi non
potranno mai in ogni caso manifestare, neppure la più misera attività
cinetica). In tale ottica di idee, occorre quindi considerare il carbonio, come
un elemento dotato di un'alta PSE (potenzialità di scambio energetico).
Tale elemento, combinandosi con altri elementi (H,O,N) molto
probabilmente anch'essi dotati di una certa PSE, accresce notevolmente la
sua PSE dando origine al fenomeno dell'attività cinetica (oscillazioni), più o
meno impercettibili, delle molecole organiche. La PSE delle molecole
organiche, accresce in modo esponenziale quando queste ultime si
combinano tra loro formando composti organici costituiti da milioni di
molecole.
Ora resta comunque il seguente enigma: perché alcuni \"milioni\" di molecole
organiche danno origine per esempio ad un batterio (ossia ad una entità
biologica auto-organizzantesi) mentre altri \"milioni\" di molecole danno
origine a delle comuni cellule vegetali?
Ebbene una risposta potrebbe essere la seguente: quando la PSE di un
determinato composto organico accresce oltre ogni limite, innesca in tale
composto un'attività cinetica così elevata da riuscire a provocare al suo
interno, una sorta di reazione in cui tutti i circuiti molecolari (definiti da
determinate reazioni chimiche di scomposizione degli elementi), si uniscono
secondo determinati schemi e danno quindi origine ad una sorta di
\"intelligenza\" il cui principale scopo è quello di coordinare l'attività cinetica
dell'intero composto organico al fine di ottenere un determinato modello di
auto-organizzazione energetica, all'insegna del più basso spreco di energia.
Ecco forse come nascono i batteri e tante altre entità biologiche \"pensanti\";
ecco forse come nasce la vita animale.
Di una cosa l'uomo può sicuramente vantarsi, ossia di essere il più
complesso mezzo di scambio energetico presente sulla Terra.
PARTE II
Analisi del Testo
1) „Che cos'è un'idea?
È un'immagine che si dipinge nel mio cervello.Tutti i vostri pensieri sono dunque immagini?
Certamente; poichè le idee più astratte altro non sono che figlie di tutti gli oggetti che ho
percepito. Non pronuncio la parola essere in generale, solo perché ho conosciuto esseri
particolari. Non pronuncio la parola infinito solo perché ho visto dei limiti, e respingo questi
limiti nel mio intelletto per quanto posso; ho idee solo perché ho immagini nella testa“.
Voltaire
La mente umana è definita da un complesso gioco di interazioni fra due tipi
di coscienza: razionale ed intuitiva.
La coscienza razionale, trae origine dalle esperienze quotidiane che
abbiamo interagendo con oggetti ed eventi del nostro ambiente. Una
coscienza che potremmo definire il frutto di un pensiero costretto a fluire
prevalentemente attraverso strutture binarie, nelle quali ogni cosa viene
sistematicamente e inesorabilmente ordinata, misurata, divisa, confrontata e
catalogata.
Il Buddhismo, definisce questa interminabile serie di distinzioni psichiche di
opposti (concepibili unicamente in reciproco rapporto): coscienza (o cono-
scenza) relativa.
La coscienza relativa, presenta una fondamentale caratteristica:
l'astrazione. Tale caratteristica è dovuta al fatto che, per poter confrontare,
ordinare e selezionare l'immensa varietà di oggetti, di forme e di fenomeni
che ci circondano, non si possono prenderne in considerazione tutti gli
aspetti, ma se ne devono scegliere solo alcuni significativi. Ogni cosa
quindi, in questo stato di coscienza, viene ridotta ai propri contorni. Usando
le stesse parole di F. Capra, possiamo dire che: “La coscienza razionale è
un sistema di concetti astratti e di simboli, caratterizzata dalla struttura
lineare e sequenziale tipica del nostro modo di pensare e di parlare. Nella
maggior parte dei linguaggi questa struttura lineare è resa esplicita dall'uso
di alfabeti che servono a comunicare esperienze e riflessioni con lunghe file
di lettere“.
È facilmente intuibile quindi che la realtà ultima delle cose, la Realtà
Assoluta (espressa dalla filosofia cinese con l'antico simbolo chiamato
T'aichi T'u, in cui Yin e Yang sono i due componenti di una simmetria
*1
rotazionale in continuo movimento ciclico) , quella che il pensiero umano,
essendo caratterizzato da strutture lineari e sequenziali non potrà mai
raggiungere e toccare, è destinata a rimanere al di fuori di ogni possibile
schema di ragionamento e quindi indimostrabile.
Esistono quindi, secondo il Buddhismo e molte altre religioni o filosofie
orientali, due tipi di coscienza (o conoscenza): una „coscienza relativa“ e
una „coscienza assoluta“; come esistono due tipi di „verità“: una verità
condizionale e una verità trascendentale. Considerando quindi che esistono
ben due diverse realtà, una „assoluta“ ed una assai più ridotta relativa al
pensiero umano, possiamo tranquillamente distinguerle in :“realtà assoluta“
e„realtà condizionale“.
2) La conoscenza assoluta delle cose (presumibilmente quella intuitiva),
riusciamo talvolta a sfiorarla in quei millesimi di secondo in cui il nostro
pensiero imbocca alcune strutture binario-analogico deduttive del nostro
cervello, nelle quali, in un tempo infinitamente piccolo, vengono analizzate,
elaborate e fatte interagire milioni e milioni di informazioni relative per il
*1
Nell'induismo la“Realtà Ultima“ delle cose, la Realtà Assoluta, viene chiamata Braham.
10% alla nostra realtà condizionale e per il restante 90% ad una realtà
semi-assoluta che concepiamo unicamente ad un livello inconscio.
In tali frazioni di secondo infinitamente piccole, scaturiscono talvolta dalla
mente umana, le intuizioni.
Secondo William James: “La normale coscienza dello stato di veglia, che
chiamiamo coscienza razionale, è soltanto un tipo di coscienza particolare,
mentre tutto intorno ad essa, separate da schermi sottilissimi, esistono forme
potenziali di coscienza completamente diverse“.
Le intuizioni, per una comune mente umana, sono estremamente rare e
preziose. Il frutto di ogni intuizione, lo si può descrivere unicamente in
termini matematici (affinchè ciò che si intende definire o dimostrare risulti
chiaro ed evidente nel modo più assoluto); e non vi è e non vi è mai stato
nessuno scienziato al mondo che almeno una volta nella vita non abbia
utilizzato delle leggi fisiche o matematiche per definire il frutto o i frutti
delle sue intuizioni. Einstein per esempio, sfruttò il suo intuito per definire la
stretta connessione che sussiste tra spazio e tempo (ricavandone tutta la
Relatività), fu il suo intuito a permettergli di stabilire l'uguaglianza tra
*2
massa ed energia (E=mc2). De Broglie a sua volta, intuì che mc2 è uguale
al prodotto della frequenza delle vibrazioni (f ) per la costante di Plank (h),
e questo ben ventitre anni dopo che Plank aveva definito l'energia come il
prodotto di hf. Ci vollero poi altri quattro anni prima che Heisenberg, nel
1927, intuisse e quindi formulasse il principio di indeterminazione secondo il
quale il prodotto di ∩ x per ∩p non può mai essere minore di h/4◊ (∩x ∩p
Υ h/4◊; dove ∩x rappresenta l'indeterminazione della posizione di una
particella e ∩p invece, l'indeterminazione della quantità di moto di tale
particella).
Da questi esempi riusciamo a capire ancor meglio quanto delle „semplici“
intuizioni possano essere estremamente rare e preziose per un comune
essere umano (anche se dotato di grande intelligenza). La matematica è la
Voce di Dio, poiché come disse Pitagora:“Tutto è numero“. Galileo si
dichiarò invece convinto che il Libro della Natura sia scritto in linguaggio
*2
Supponendo inoltre che Einstein abbia costruito la teoria della Relatività Generale sulla base delle
intuizioni di William Clifford (il quale a sua volta si dice sia stato illuminato dalle idee di Riemann)
potremmo senza indugio affermare che, per dirla con Mademoiselle Bertin:“Nulla c'è di nuovo se
non ciò che è dimenticato“. K.Popper, più recentemente, si espresse invece così:“Il cammino della
scienza è lastricato di teorie abbandonate che un tempo si consideravano dimostrate“. Se vogliamo
quindi continuare ad accrescere celermente le nostre conoscenze in ambito scientifico, dobbiamo
umilmente accettare tutto ciò che il passato della scienza ha da offrirci; poiché soltanto
rielaborandolo, esso potrà finalmente assumere un aspetto dignitoso e al passo coi tempi, mostrando
così tutta la sua importanza a quella parte di umanità ormai troppo orgogliosa e inflessibile del XXI
secolo.
matematico. Persino Einstein, quando verso la fine della sua vita disse: “Mi
domando fino a che punto la natura faccia sempre lo stesso gioco“, si
riferiva al fatto che, dove termina il pensiero razionale umano, inizia quello
di Dio, definito essenzialmente da numeri reali e irrazionali, con un
complesso e neppur lontanamente immaginabile sistema di funzioni
algebriche (anche se in molti potrebbero intenderla diversamente). Il futuro
si cela dietro il nostro pensiero razionale e binario, ma basta una semplice
intuizione ed esso è presto smascherato. Passato, presente e futuro hanno
tutti uno stesso comun denominatore, definito da un semplice e breve nome
femmineo: Analogia.
Ed è questo comun denominatore che talvolta lascia intravedere alla mente
umana, come disse William Blake: “l'Universo in un granello di sabbia e
l'Eternità in un'ora“. Ogni intuizione della mente umana, non è nient'altro
*3
che una misera parte di quella infinita matrice composta da numeri reali e
irrazionali (e forse anche complessi e immaginari), che potremmo definire
la:“Mente di Dio“.
Il pensiero del matematico Georg Cantor riuscì a toccare almeno un aspetto
di questa infinita matrice; ma quando si propose di dimostrare l'inesistenza
di insiemi infiniti di potenza intermedia tra quella dei numeri naturali e
quella dei numeri reali (chiamata Ipotesi del Continuo), si dice che nel
tentativo di giungere a tale dimostrazione sia stato travolto dalla follia (il
problema è rimasto tuttora irrisolto). Il matematico Kurt Gödel dal canto
suo, parlando degli assiomi di scelta, disse: “Anche degli oggetti della
teoria degli insiemi, per quanto siano lontani dall'esperienza sensoriale,
abbiamo una qualche percezione, come si può vedere dal fatto che gli
assiomi ci impongono la propria verità. Non vedo alcuna ragione per cui di
questo tipo di percezione, cioè dell'intuizione matematica, dovremmo fidarci
meno che della percezione sensoriale*4 (...)
Anche quegli enti possono rappresentare un aspetto della realtà oggettiva“.
„Guarda il cielo, la terra, il mare; tutto ciò che è luminoso in essi o sopra di essi; tutto ciò
che striscia, vola o nuota; tutte queste cose hanno forma perché tutte hanno numero.
Togli loro il numero ed esse non saranno più nulla (...) Domanda che cosa ti allieta nella
danza e il numero ti risponderà: “Eccomi, sono io“. Osserva la bellezza della figura umana e
*3
In matematica la matrice è intesa come un quadro di elementi numerici disposti per righe orizzontali
e colonne verticali.
*4
„Il criterio della verità sta nell'evidenza posseduta dalle sensazioni, fondamento di tutta la
conoscenza“, Epicuro.
scoprirai che ogni cosa è al suo posto grazie al numero. Osserva la bellezza del movimento
del corpo e scoprirai che ogni gesto è al momento giusto grazie al numero.
St.Agostino
3) Gli Aleph vennero concepiti dal matematico G. Cantor, per definire una
intera gerarchia di infiniti (trattati alla stregua delle altre grandezze
matematiche) di differenti dimensioni. Il più piccolo di questi era l'insieme
dei numeri naturali, che fu denominato Aleph 0.
I numeri reali hanno una cardinalità maggiore di quella dei numeri naturali
e tale cardinalità è indicata con l'insieme dei numeri infiniti Aleph 1.
Tale insieme è il numero di tutte le curve razionali possibili contenute nello
spazio. Aleph 2 corrisponde già ad un numero maggiore di tutto ciò che si
possa concepire nell'Universo. Considerando che gli Aleph si estendono
all'infinito, possiamo facilmente intuire che essi in sostanza rappresentino la
Mente Universale, ovvero la mente di Dio.
4) Secondo il matematico Eric Temple Bell, la spirale potrebbe
rappresentare il modello della struttura di ogni evoluzione: energetica,
vitale e della coscienza; una concezione dell'esistenza quindi non molto
dissimile da quella nietzscheana.
5) Il breve testo che esporrò qui di seguito è uno stralcio, composto essen-
zialmente da alcune frasi significative, dell'introduzione di una novella di
Arthur Machen (Caerlson-on-Usk, 1863 - Londra 1946) intitolata „The
White People“:
(...) Gli esseri estremamente perversi fanno anch'essi parte del mondo spirituale. L'uomo
comune, carnale e sensuale, non sarà mai un gran santo. Né un gran peccatore. Noi siamo,
per la maggior parte, soltanto esseri contradditori e tutto sommato, trascurabili. Seguiamo la
nostra strada di fango quotidiano senza capire il significato profondo delle cose, ed è per
questo che il bene e il male, in noi, sono identici: occasionali, senza importanza. (...)
Coloro che sono grandi, nel bene come nel male, sono quelli che abbandonano le copie
imperfette e vanno verso gli originali perfetti. Per me, non ho alcun dubbio: i più grandi Santi
non hanno mai fatto una „buona azione“ nel senso corrente del termine. E d'altra parte,
esistono uomini che sono discesi in fondo agli abbissi del male, e che in tutta la loro vita non
hanno mai commesso (...) una „cattiva azione“.(...) L'assassino non uccide per ragioni
positive, ma negative; gli manca qualche cosa che i non-assassini hanno. Il male, invece, è
interamente positivo. Ma positivo nel senso cattivo. Ed è raro (...) Che cosa provereste se il
vostro gatto o il vostro cane si mettessero a parlarvi con voce umana? Se i ciottoli della
strada iniziassero a ingrossare sotto i vostri occhi? Se le rose del vostro giardino si
mettessero a cantare? Ebbene, questi esempi possono darvi una vaga idea di ciò che è
realmente il peccato. (...)
Il peccato per me consiste nella volontà di penetrare in modo vietato in una sfera diversa e
più alta. Dovete dunque capire perché è così raro. Pochi uomini, in verità desiderano
penetrare in altre sfere, siano esse alte o basse, in modo consentito o vietato. Ci sono pochi
Santi. E i peccatori, nel senso in cui li intendo io, sono ancora più rari.(...) Il vero male,
nell'uomo, è come la santità e il genio. È un'estasi dell'anima, qualche cosa che supera i limiti
naturali dell'intelletto, che sfugge alla coscienza. Un uomo può essere infinitamente,
orribilmente malvagio e non sospettarlo mai.(...)“.
Diderot, più di due secoli fa affermava: “Virtù e vizi dipendono dall'eredità
fisica e psichica, atti oggi considerati mostruosi furono giudicati stimabili
un tempo“.
In „Aurora“ (opera nietzscheana del 1881), il filosofo tedesco espone una
propria visione alquanto originale del mondo, considerandolo in termini
assoluti, privo di alcun significato estetico, religioso e tanto meno morale. In
„Al di là del bene e del male“ e in „Genealogia della morale“ (altre due
opere nietzscheane) il pensatore tedesco, indagando sull'origine
psicologico-antropologica e giuridico-politica dei comportamenti morali,
scopre una duplice origine della coscienza morale: espressione da un lato
della volontà di dominio dei signori, dall'altra del risentimento dei servi;
constatando inoltre che la morale contribuisce, col costringere l'uomo a
vergognarsi dei suoi istinti e a ricacciarli nel profondo, allo sviluppo di una
civiltà fondata sul conflitto intrapersonale e interpersonale e sulla menzogna
individuale e collettiva e perciò di una società malata alle radici.
6) Nella sua prigione di Reading, Oscar Wilde scopre che l'inattenzione
dello spirito è la colpa fondamentale, che l'estrema attenzione svela
l'accordo perfetto tra tutti gli avvenimenti e tutti i movimenti del Creato,
l'armonia di tutte le cose; ed esclama: “Tutto ciò che è capito è bene“.
7) “L'anima è un corpo fatto di atomi, che con la morte del rivestimento carnale si dissolve.
L'unica cosa che resti è il piacere sereno nella tranquilla pace dell'anima, che si deve godere
senza proporsi vanamente di renderlo durevole, poiché l'immortalità, l'estensione infinita
della durata, è solo un'illusione. Non al futuro quindi deve mirare il saggio per cercarvi
un'impossibile felicità, ma al passato e al piacere goduto“.
Epicuro - filosofo greco, Samo 341 - Atene 270 a.C
8) Tutte le informazioni provenienti sia dall'ambiente esterno che da quello
interno sono ricevute dal sistema nervoso e poi trasmesse rapidamente
attraverso le sue fibre e i suoi corpi cellulari agli appropriati centri di
controllo del cervello o del midollo spinale. I centri di controllo elaborano
le informazioni ricevute e poi trasmettono le istruzioni agli effettori, come i
muscoli o le ghiandole. Le informazioni vengono trasportate dai singoli
neuroni in forma di segnali elettrochimici, detti impulsi nervosi. Tali impulsi
passano da neurone a neurone attraverso giunzioni dette sinapsi, general-
mente grazie a trasmettitori chimici (neurotrasmettitori). Gli impulsi nervosi
possono essere registrati da strumenti elettronici. L'apparecchio mediante il
quale si effettua l'elettroencefalografia, è detto elettroencefalografo. L'elet-
troencefalogramma è il tracciato ottenuto mediante il succitato apparecchio.
Gli impulsi di un qualunque neurone sono tutti uguali, ossia hanno tutti la
stessa durata e intensità. L'intervento di uno stimolo sensoriale o psichico,
determina la scomparsa delle onde alfa, riscontrabili in condizioni normali,
e la loro sostituzione con onde beta, molto più piccole e frequenti.
9) Berzelius (Jöns Jacob, chimico svedese, Vaversunda 1779 - Stoccolma
1848), credeva che in ogni organismo vivente vi fosse un quid misterioso che
ne permettesse la vita, che denominò: Vis Vitalis. Secondo il chimico
svedese, nessun composto organico avrebbe mai potuto essere preparato
artificialmente; poiché il Vis Vitalis rappresentava, secondo lui, una sorta
di entità insita in ogni essere vivente e impossibile da generare con mezzi
fisici.
Nel 1828 il chimico tedesco Wöhler preparò artificialmente l'urea, partendo
da due composti minerali: il cloruro di ammonio e il cianato di potassio;
distruggendo così la teoria del Vis Vitalis.
10) L'uomo di Neanderthal usava seppellire i propri morti, spesso con cibo e
armi e in alcuni casi, persino con dei fiori.
Sepolture formali di questo tipo fanno pensare che credessero in una sorta
di „vita dopo la morte“.
11) Nella maggior parte dei mammiferi la trasmissione dell'impulso nervoso
nelle sinapsi avviene mediante sostanze chimiche dette neurotrasmettitori.
Tali sostanze sono contenute in numerose vescicole presenti nell'estremità
ingrossata (bottone terminale) dell'assone. Quando arriva un impulso
nervoso, le vescicole scaricano il loro contenuto nello spazio intersinaptico.
I neurotrasmettitori, dopo essere stati liberati, o vengono distrutti
rapidamente da enzimi o sono nuovamente assorbiti dai bottoni terminali.
Tale eliminazione del neurotrasmettitore pone fine al suo effetto.
12) Uno dei più importanti princìpi della scienza è il principio di conser-
vazione dell'energia: l'energia totale di un sistema e di ciò che lo circonda
non varia. Se l'energia di un sistema diminuisce, c'è sempre un corrispon-
dente aumento di energia nell'ambiente esterno o in un altro sistema.
„La somma del calore fornito a un sistema e del lavoro compiuto su di esso, è uguale alla
variazione dell'energia interna del sistema“ (primo principio della termodinamica).
13) Tale aforisma viene generalmente associato alla scoperta della legge di
conservazione della massa da parte di Lavoisier (Antoine-Laurent, chimico
francese, Parigi 1743-1794) nel 1774:
„In ogni reazione chimica la somma dei pesi (masse) delle sostanze che reagiscono, è sempre
uguale alla somma dei pesi (masse) delle sostanze che si ottengono dalla reazione“.
Questa legge, valida nelle reazioni chimiche comuni, nelle quali è
piccolissima e praticamente imponderabile la massa che si trasforma in
energia, alla luce delle attuali leggi della fisica moderna, non può più essere
accettata come vera in senso assoluto. Nelle sostanze radioattive, per
esempio, è evidente la costante trasformazione della massa in energia.
14) “L'anima è il principio che dà vita al corpo per cui ha la vita per
essenza“... e ancora, secondo la dottrina della reminiscenza (anamnesi):
“L'anima umana che ha contemplato in una vita anteriore le idee, entrando nel corpo le
dimentica, ma poi, a contatto con le cose materiali riesce a ricordarle e a ritrovare entro di
sè il vero sapere, che non deriva quindi, se non indirettamente dall'esperienza“.
Platone, filosofo greco, Atene 427-347 a.C
„L'anima è la forma del corpo che realizza le funzioni essenziali della vita intellettiva,
vegetativa e sensitiva“.
Aristotele, filosofo greco. Stagira; Macedonia 384 - Calcide; Eubea 322 a.C
Sulla scia di Lovejoy, persino Jung pose il concetto di anima in quell'insieme
di elementi (definiti da Lovejoy „primitive energetics“) che comprende l'idea
di anima, spirito, Dio, salute, fertilità, influsso, potenza, natura,
prestigio...e che rappresenta nella storia millenaria della specie umana,
un'immagine ben definita di come in tempi antichi e remoti l'uomo,
concepiva l'esistenza di tutte le cose e il modo in cui queste interagivano con
l'ambiente ad esse circostante. Potremmo inoltre azzardare l'ipotesi che egli
vide nel concetto di anima quella forza vitale individuale partecipe delle
forze psichiche universali (da cui creò il concetto di inconscio collettivo,
dominio degli archetipi della psiche arcaica) che ravvisò nel concetto freu-
diano della libido.
„L'idea dell'energia e della sua conservazione deve essere un'immagine originaria che era
latente nell'inconscio assoluto (...) Le religioni più primitive nelle più diverse zone del mondo
sono fondate su questa immagine“.
C. Gustav Jung, psicologo svizzero. Kesswyl 1875 - Kusnacht, Zurigo 1961.
Nella concezione buddhista e primitiva della metempsicosi (trasmigrazione
dell'anima), troviamo l'idea di un'illimitata capacità dell'anima di trasfor-
marsi rimanendo „costante“.
15) La misura del disordine di un sistema è chiamata entropia. L'entropia di
un sistema dato può aumentare o diminuire, ma l'entropia di un sistema
sommata a quella dell'ambiente esterno (detta anche entropia dell'Universo),
non diminuisce mai. Questo è un enunciato del secondo principio della
termodinamica, equivalente agli enunciati di Kelvin-Plank e di Clausius.
In un processo reversibile la variazione dell'entropia dell'Universo o di un
qualsiasi sistema isolato è nulla; in un processo irreversibile invece (per
esempio una tazzina in ceramica che cade da un tavolo e si frantuma in
mille pezzi), l'entropia di un sistema isolato aumenta. Sebbene l'entropia di
un dato sistema possa diminuire durante un processo irreversibile, la
variazione totale dell'entropia dell'Universo (ossia di un sistema più
l'ambiente ad esso circostante) è sempre positiva.
L'Universo si muove sempre verso uno stato di minore ordine.
16) Nella fisica moderna la massa non viene più concepita come una
sostanza materiale e le particelle di cui è composta quindi non
rappresentano più neanch'esse delle entità composte da una sorta di
sostanza basilare, bensì dei fasci o concentrazioni di energia; per dirla con
Capra:
“Le particelle subatomiche devono essere concepite come entità quadrimensionali nello
spaziotempo. Le loro forme devono essere intese dinamicamente, come forme nello spazio e
nel tempo. Il loro aspetto spaziale le fa apparire come oggetti con una certa massa, il loro
aspetto temporale ce le presenta come processi implicanti l'energia equivalente. Così l'essere
della materia e la sua attività non possono essere separati; essi non sono altro che aspetti
diversi della stessa realtà spaziotemporale.(...) In una descrizione relativistica delle
interazioni fra particelle, le forze che si esercitano fra di esse (la loro reciproca attrazione o
repulsione), vengono rappresentate sottoforma di uno scambio di altre particelle.
Questo fenomeno connette le forze agenti fra certi componenti della materia alle proprietà di
altri componenti della materia, unificando in tal modo i due concetti, forza e materia, che
sembravano fondamentalmente diversi nella fisica newtoniana. Oggi pare che tanto la forza
quanto la materia abbiano la loro origine comune in quelle strutture dinamiche che
chiamiamo particelle. Queste strutture energetiche del mondo subatomico formano le
strutture stabili (nucleari, atomiche e molecolari) che compongono la materia e che le danno
il suo aspetto macroscopico solido, facendoci credere in tal modo che essa sia composta da
una qualche sostanza materiale. Al livello macroscopico questa nozione di sostanza è
un'approssimazione utile, ma al livello atomico non ha più alcun senso. Gli atomi sono
formati da particelle, e queste particelle non sono fatte di alcuna sostanza materiale.
Quando li osserviamo non vediamo mai alcuna sostanza; ma unicamente strutture dinamiche
che si trasformano di continuo l'una nell'altra: la danza continua della energia“.
17) Se un sistema cede l'energia E la sua massa diminuisce di E/c2.
Viceversa se facciamo diminuire di ∩m la massa di un sistema, allora viene
liberata l'energia:
E=∩mc2; se si potesse diminuire di ∩m= 1kg la massa di un corpo
qualsiasi, otterremmo l'energia:
E=∩mc2= 1kg . 9.1016 m2/s2 = 9 .1016 J = 25 . 109 kWh
Questa energia è chiamata: energia a riposo di un corpo perché, a
differenza dell'energia cinetica, è presente anche quando il corpo è in
quiete.
18) Qualsiasi strumento fisico costruito dall'uomo, essendo il frutto di
interazioni e interdipendenze tra Esistenza e Non-Esistenza (ossia il frutto di
una realtà quantistica trasportata e concepita ad un livello macroscopico,
come spiegherebbe il fisico americano Hugh Everett), non potrà mai
osservare, definire, misurare e quindi rivelare i contorni di fronte all'occhio
umano, di entità che appartengono a due simmetriche dimensioni: la
dimensione pura di ciò che noi definiamo Esistenza e la dimensione pura di
ciò che noi definiamo Inesistenza (sulla base di quest'ultima ipotesi si
potrebbe addirittura immaginare che ogni essere umano possegga due
„anime“). Tutto ciò che noi possiamo osservare e misurare con strumenti
fisici, sono unicamente delle „interazioni energetiche“. Per ciò che riguarda
il corpo umano però, la questione si fa un po' più complessa.
L'uomo infatti dispone di un Filo d'Arianna che gli consente il contatto con
altre dimensioni spaziotemporali, e tale collegamento con l'Aldilà è definito
dal nostro pensiero; il quale quando entra in contatto con entità di altre
dimensioni spaziotemporali (fantasmi?) stimola il nostro cervello prevalen-
temente ad un livello inconscio (si tratta forse del famoso sesto senso?) e in
taluni casi anche a dei livelli più „alti“ della nostra psiche (tutto dipende
dall'intensità del fenomeno), il quale a sua volta suscita in noi delle sensa-
zioni a livello corporeo e quindi tutta una serie di alterazioni biologiche-
psichiche (paura, ansia, angoscia, ecc.) nel nostro complesso organismo.
Il nostro pensiero è quindi l'unico strumento che possediamo per poter
constatare l'esistenza di entità soprannaturali. In linea di principio sarebbe
possibile costruire un congegno fisico in grado di definire i contorni (am-
messo che li abbiano) e l'attività di entità appartenenti ad altre dimensioni
spazio-temporali, facendo interagire i circuiti al carbonio-silicio di tale con-
gegno, con gli impulsi psichici e biologici dell'individuo „sensitivo“ in gra-
do di percepire tali entità. Credo comunque che la realizzazione di uno stru-
mento fisico così complesso, rimanga ancora un'impresa infinitamente
ardua per l'uomo odierno con la tecnologia di cui dispone; ma potrei anche
sba-gliarmi di grosso, visto che il livello tecnologico che ci offre la „scienza
uffi-ciale“, è ben poca cosa rispetto al livello tecnologico al quale un
ristretto numero di scienziati può far capo grazie a cinquant'anni di studi,
ricerche e sperimentazioni top-secret.
Il pensiero umano (e forse non solo il nostro), può essere solo in parte
influenzato dallo „scorrere del tempo“ che noi percepiamo nella realtà
„fisica“ in cui viviamo; esso può superare le barriere spaziotemporali della
nostra realtà per entrare in contatto con altre dimensioni spaziotemporali,
poiché esso non è il frutto di una quantità impressionante di interazioni
energetiche che definiscono la nostra realtà fisica, bensì una risonanza
multidimensionale di tali interazioni.
In fisica è ormai dato per scontato un fatto che è già stato dimostrato più
volte sperimentalmente, ossia: nessun corpo o particella può muoversi ad
*5
una velocità uguale o superiore a quella della luce .Se prendiamo per
esempio in considerazione un orologio che si muove con una velocità v
dinanzi a una serie di orologi in quiete in un sistema inerziale, esso, in base
alla relazione relativistica della dilatazione del tempo (ossia: t = t0√1 -
(v/c)2 , dove „ t “ rappresenta il tempo dell'orologio in moto, t0 il tempo
degli orologi fermi, v la velocità relativa dell'orologio in moto e c la
velocità della luce), ritarda rispetto agli orologi fermi,del fattore: √1 - (v/c)2
e il ritardo aumenta man mano che la sua velocità si approssima ad
eguagliare quella della luce.
Con una velocità v superiore a quella della luce, risolvendo matematica-
mente il radicando 1 - (v/c)2, si otterrebbe un valore negativo sotto radice,
ossia un valore immaginario del tempo. Ovviamente, nella realtà fisica in
cui noi viviamo, non possiamo accettare ciò che la matematica in questo
caso ci propone, poiché tale risultato sarebbe privo di significato. A questo
punto però, qualcuno potrebbe chiedersi:
“Ma un valore immaginario del tempo, ossia un valore ricavato da una
semplice espressione matematica e che quindi non ha nulla a che vedere con
la nostra realtà fisica, non potrebbe rivelarsi riconducibile o adattabile ad
un'altra realtà, ossia a quella „psichica“?
Tutte queste ipotesi, comunque, lasciano sfortunatamente una scia di incer-
tezze: è stato dimostrato scientificamente che quando, durante la notte,
*5
*CΨ 300'000 km/sec.
sognamo e poi al mattino ci svegliamo credendo di aver sognato per diverse
ore di seguito (a causa dei numerosi fatti che si sono svolti durante il o i
sogni), in realtà i nostri sogni si sono verificati (nella realtà fisica) in
intervalli di tempo di pochi minuti e talvolta addirittura in intervalli di pochi
secondi! Come possiamo spiegare questo fatto se non con l'ipotesi che il
nostro „pensiero“ (durante la fase onirica) si sia mosso ad una velocità
prossima a quella della luce, toccando così altre dimensioni
spaziotemporali?
In questo caso per esempio non possiamo affermare che il „pensiero“
durante la fase onirica del sonno si sia mosso con la stessa velocità della
luce; poiché se così fosse stato, il tempo si sarebbe annullato e un osserva-
tore, anche con i macchinari più sofisticati, non avrebbe assolutamente
potu-to rilevare alcuna eccitazione organica, o psichica o relativa ai sensi e
quindi per dirla in breve, nessun sogno.
Comunque, se quanto abbiamo precedentemente ipotizzato sul pensiero
(ossia che esso in alcuni casi si muova nello spaziotempo a velocità più
elevate di quella della luce), corrispondesse a verità, avremmo un valido
motivo per poter credere in una duplice adattabilità dell'espressione relati-
vistica della dilatazione del tempo, in funzione della realtà fisica o psichica
in cui questa è destinata ad operare.
„Forse quello che chiamiamo tempo immaginario è davvero più importante, mentre quello
che chiamiamo tempo reale è solo un'idea inventata per descrivere il nostro modo di
pensare l'Universo“.
Stephen Hawking
19) “Le particelle materiali isolate sono astrazioni poiché le loro proprietà sono definibili ed
osservabili solo mediante la loro interazione con altri sistemi“.
Niels Bohr, fisico
„Una particella elementare non è un'entità non analizzabile, dotata di un'esistenza
indipendente. Essa è, essenzialmente, un insieme di rapporti protesi all'esterno verso altre
cose“.
Henry Stapp, fisico
„Al livello subatomico gli oggetti materiali solidi della fisica classica si dissolvono in modelli
di probabilità simili a onde. Questi modelli, per di più, non rappresentano probabilità di
cose, ma piuttosto probabilità di interconnessioni. Un'analisi accurata del processo di
osservazione in fisica atomica dimostra che le particelle subatomiche non hanno alcun
significato come entità isolate, ma possono essere intese solo come interconnessioni fra i vari
processi di osservazione e misurazione“.
F. Capra, fisico
20) In elettrodinamica quantistica le interazioni fra particelle possono esten-
dersi in ogni direzione dello spaziotempo quadrimensionale, muovendosi
quindi all'indietro e in avanti nel tempo secondo diagrammi spaziotemporali
in cui non vi è definita alcuna direzione del tempo. Nei processi che queste
particelle rappresentano, non vi è né un prima e né un poi, esse esistono e
non esistono. In questi processi non vi è alcuna relazione lineare di causa-
effetto; tutti gli eventi sono interconnessi tra loro in un continuo quadri-
mensionale detto spazio-tempo.
21) Ogni elettrone può muoversi in una sfera di spazio attorno al suo
nucleo, ma senza percorrere mai archi di cerchio; ossia si muove a segmenti
in quanto il suo momento angolare è zero. Quando questo elettrone viene
eccitato può passare in un secondo orbitale atomico detto 2s (dove s sta per
sferico e 2 rappresenta il numero quantico principale). Qui, questo elettrone
ha più gradi di libertà ma il problema sta nel come questo elettrone sia
passato da una zona di spazio 1s mediamente vicina al nucleo, ad una zona
2s, molto più „lontana“. La risposta che le funzioni matematiche danno è
univoca: l'elettrone è scomparso da un punto per comparire in un altro.
Infatti non è possibile trovare l'elettrone in una zona di spazio intermedia;
per la meccanica quantistica tutto è quantizzato, ossia espresso da quanti di
energia indivisibili. Questi „pacchetti“ di energia consentono all'elettrone
di trovarsi in un punto o nell'altro dello spazio, ma mai in uno spazio inter-
medio.
22) Il paradosso ideato da Erwin Schrödinger (fisico austriaco, 1887 -1961)
servì ad illustrare l'assurdità della fisica quantistica se la si applica al
*6
mondo macroscopico della nostra realtà quotidiana . Tale paradosso
consisteva nell'immaginare quanto segue: si chiude un gatto in una scatola
in cui vi è una sostanza radioattiva che ha una possibilità su due di emettere
una particella in un'ora. Questa sostanza presenta un comportamento
quantico, ovvero si trova in una superposizione di stati: particella emessa -
particella non emessa. Ora, l'emissione di una particella aziona un
dispositivo che rompe un flacone di veleno e uccide il gatto. Cosicché il
povero gatto, di cui la sorte è sospesa a quella della particella, deve
anch'esso forzatamente trovarsi in una superposizione di stati: gatto morto-
gatto vivente. Ciò è evidentemente assurdo, poiché i gatti obbediscono alle
*6
In seguito vedremo che potrebbe non essere così assurda come si è spinti facilmente a credere.
leggi della fisica classica. Tra i gatti e le particelle esiste quindi un livello
intermedio detto mesoscopico, in cui possono coesistere comportamenti
quantistici e classici. (Tali teorie vengono ancor oggi accettate da un gran
numero di scienziati). Ora vi chiedo: fino a che punto possono essere
considerate vere e inconfu-tabili queste ultime affermazioni? Esisterà
davvero un livello intermedio della realtà, detto mesoscopico? Bè, se è vero
quanto ho affermato nelle prime pagine del testo, ossia che tutto ciò che noi
compiamo nella nostra vita, non è nient'altro che il frutto della interazione
che sussiste tra Esitenza e Non-Esistenza, e se è vero che ogni interazione
tra Esistenza e Non-Esisten-za si manifesta contemporaneamente su due
piani fondamentalmente diversi (quello fisico e quello extrafisico), allora in
fondo in fondo, tutto ciò che noi consideriamo reale, potrebbe non esserlo
affatto. Noi potremmo esistere, come potremmo non esistere; in questo caso
il detto „Cogito, ergo sum“, perderebbe ogni significato. Secondo il fisico
americano Hugh Everett, il quale ci offre una concezione dell'esistenza
definita in base alle leggi e alla logica della meccanica quantistica,
l'Universo in cui viviamo si scinderebbe costantemente e indefinitamente in
due Universi paralleli in cui ogni entità appare sdoppiata a causa degli
infiniti cambiamenti di stato degli atomi che la compongono.
„Il giardino dei sentieri che si biforcano“ è un'immagine incompleta, ma non falsa, dello
Universo quale lo concepiva Ts'ui Pên. A differenza di Newton e di Schopenhauer... (egli) non
credeva in un tempo uniforme, assoluto. Credeva in infinite serie di tempo, in una rete
crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli. Questa trama di tempi che
s'accostano, si biforcano, si tagliano o s'ignorano per secoli, comprende tutte le possibilità.
Nella maggior parte di questi tempi noi non esistiamo; in alcuni esiste lei e io no; in altri io, e
non lei; in altri, entrambi. In questo, che un caso favorevole mi concede, lei è venuto a casa
mia; in un altro, traversando il giardino, lei mi ha trovato cadavere; in un altro io dico
queste medesime parole, ma sono un errore, un fantasma“.
Jorge Luis Borges
Una visione della vita questa che a mio parere abbraccia in tutti i sensi il
concetto di duplice realtà definito dai due fondamentali parametri: Esistenza
e Non-Esistenza.
Ma forse tutto ciò Gödel lo intuì già più di mezzo secolo fa, quando nel 1931
enunciò il teorema di incompletezza. Egli infatti riuscì a dimostrare che
nella matematica esistono enunciati che sono veri, ma la cui verità non può
mai essere dimostrata. Tali enunciati sono detti indecidibili, poiché
*7
prendono forma da assiomi aritmetici che contengono meno informazione
di altri en-unciati aritmetici, di fondamentale importanza per la
determinazione di una loro verità o falsità.
Se quindi, in fondo in fondo, una parte della matematica non è nient'altro
che...un'opinione, non vedo per quale motivo non credere che anche l'intera
esistenza (la nostra e dell'intero Universo) sia soltanto una sorta di organiz-
zazione energetica prodotta ed elaborata da una Mente Divina e concepita
dagli esseri umani solo approssimativamente, dalla quale trae origine una
pseudorealtà che l'umanità è solita definire con il termine di realtà fisica e in
cui solo ciò che è osservabile appartiene (secondo ogni comune mente uma-
na) a tale realtà.
Il paragone con la matematica non è stato molto probabilmente uno dei
migliori, ma spero sia servito a farvi capire che a volte, anche ciò che ci
appare ovvio, scontato, inconfutabile ma soprattutto „reale“ nel modo più
assoluto, potrebbe anche non esserlo affatto. L'uomo potrebbe quindi anche
non essere il frutto di un Divin Pensiero, bensì rappresentare, ovvero essere
una piccola parte integrante di tale pensiero; poiché, in sostanza, noi tutti
non rappresentiamo altro che forme complesse di energia, auto-organiz-
zantesi... ma fino a un certo punto.
Dio c'è: è l'Universo, e ogni forma di energia, è una parte di Dio.
Si dice che Dio sia Eterno e Onnipresente e a dimostrarcelo vi sono due
leggi fisiche inconfutabili:la prima, espressa dal primo principio della
termo-dinamica, ci dimostra che l'energia si conserva sempre; la seconda,
espressa dalla Relatività Generale, ci dimostra che non può esistere uno
spazio „vuoto di campo“ (ossia di energia).
hf,mc2,Γ p2c2 + m2c4 ... ecc. sono soltanto alcuni di una lunga serie di nomi
che solitamente usiamo per definire i numerosi aspetti delle infinite parti di
Dio. Molto probabilmente, ciò che avremmo letto sulla portaerei Enterprise
se fosse stato un teologo a sviluppare la Teoria della Relatività, sarebbe
stato: Dio = mc2.
„Un programma abbastanza complesso da includere osservatori esiste necessariamente.
L'idea di partenza è che tutti i processi fisici possano essere rappresentati da un programma
per calcolatore: quindi, un programma sufficientemente complesso può simulare l'Universo
*7
Gli assiomi sono costituiti da simboli le cui verità indimostrabili vengono universalmente accettate e
dalle quali e possibile ideare e costruire tutte le leggi e i teoremi delle matematiche. Gödel,dal canto
suo, si guardò bene dal mettere in dubbio le verità assiomatiche, ritenendo del tutto logico e naturale
affidarsi in taluni casi alla semplice percezione sensoriale.
intero. Infatti, se la simulazione fosse perfetta, per definizione sarebbe del tutto indistin-
guibile dall'Universo reale: ogni persona e ogni azione di ciascuna persona avrebbero un
ben preciso corrispettivo nella simulazione. In base alle osservazioni simulate delle persone
simulate nell'Universo simulato, esse stesse sarebbero reali, esisterebbero; anche noi
potremmo essere una simulazione del genere. Non vi sarebbe alcun modo di rivelare
dall'interno la simulazione di cui fossimo parte: il software non può dire su quale hardware
viene fatto girare. In realtà non c'è alcuna ragione per la quale debba esserci un qualsiasi
hardware; come sostiene Minsky, „l'Universo semplicemente non esiste“.
Dunque, se un programma o, più in generale, una teoria fisica che contenga osservatori
esiste in senso matematico, necessariamente esiste in senso fisico, nell'unica accezione
ragionevole di esistenza fisica: gli osservatori osservano sé stessi esistere“.
Frank Tipler
23) Il fatto che in questa analisi dell'evoluzione umana vengano tenuti in
considerazione e messi i rilievo, oltre ai parametri strutturali interni del
cervello umano, anche quelli relativi alla sua conformazione nello spazio
(uno di questi parametri potrebbe essere rappresentato dal fatto che esso sia
suddiviso in due emisferi: destro e sinistro) ci porta a comprendere meglio
quanto possano essere significative e assai determinanti le condizioni
iniziali che permettono l'origine e l'evoluzione di ogni essere vivente
nell'Universo. Sulla Terra, per esempio, i fattori essenziali che hanno
*8
determinato le nostre condizioni iniziali , più di tremila milioni di anni fa
(ossia quando ebbero origine le prime forme di vita sulla Terra), sono stati i
seguenti:
a) lo stato di pressione, temperatura e composizione dell'atmosfera.
b) la conformazione dell'habitat terrestre (caratterizzato da una massiccia
presenza di acqua).
c) il numero degli elementi naturali (92) e i loro rispettivi stati atomico-
molecolari che compongono l'intero pianeta e la sua atmosfera.
d) e infine vi è il carbonio, quell'elemento da cui dipende ogni forma di vita
sulla Terra, dalla meno complessa (unicellulare) fino alla più complessa (le
specie animali).
Qualsiasi entità biologica ha le proprie radici nella chimica del carbonio,
det-ta anche chimica organica, per cui ogni essere vivente (vegetale o
animale) deve la propria esistenza ad un complesso gioco di combinazioni e
interdi-pendenze tra quattro semplici elementi:
Carbonio (C), Idrogeno (H), Ossigeno (O) e Azoto (N); da cui nascono tutte
le molecole organiche. In genere, stando alle leggi fisiche e chimiche che
*8
Come tutta la matematica dipende dagli assiomi, anche la nostra esistenza dipende da un certo tipo di
assiomi, definiti dalle nostre...condizioni iniziali.
determinano la nostra esistenza, si è propensi a credere che non possa
esistere alcuna forma di vita nell'Universo che non dipenda essenzialmente
dal Carbonio e, con un semplice ragionamento a catena, dalla costante di
*9
interazione nucleare forte (che ha consentito la formazione del Carbonio
nell'Universo e l'originarsi dell'acqua al momento della nucleosintesi
primordiale), dalle interazioni nucleari forte e debole (che stanno alla base
dell'esistenza dei nuclei) e dalla forza elettromagnetica (che sta alla base del
metabolismo di ogni organismo); per dirla in breve: dalla „regolarità“ delle
fondamentali costanti fisiche che consente la stabilità della materia.
*10
„Se le costanti di natura differissero dai loro valori osservati per più dell'uno per cento
circa, i mattoni fondamentali della vita non sarebbero abbondanti quanto occorre,
nell'Universo“
John D.Barrow
Ma tornando a prima, fino a che punto possiamo affermare con assoluta
certezza, che vi sia solo ed esclusivamente il Carbonio alla base dell'origine
di ogni forma di vita nell'Universo? E se l'uomo nel corso della propria
evoluzione riuscisse a sintetizzare uno o più elementi artificiali (oltre agli
attuali) che combinandosi tra loro o con altri elementi naturali, dessero
luogo ad altre entità di natura organica (biologiche) in cui fosse assente
ogni sintesi col Carbonio?
E infine, volendo estendere la nostra concezione della esistenza oltre quei
limiti che ci impone la nostra stessa natura, potremmo chiederci: esisterà
*11
oltre a quello che attualmente conosciamo uno o più „Universi instabili“
(in cui ovviamente crollerebbero tutte le leggi fisiche relative al nostro
Universo) paralleli al nostro, dove altre forme di vita per noi sicuramente
inconcepibili e neppure lontanamente immaginabili, siano in grado di
originarsi?
*9
Secondo i recenti studi di un gruppo di fisici del Max-Plank Institut für Astrophysik di Monaco, se
questa costante fosse stata più elevata di una decina di punti percentuali, al momento della nucleo-
sintesi primordiale tutto l'Idrogeno sarebbe stato convertito in elio; il cosmo sarebbe allora stato per
sempre privo di acqua, sostanza che per la maggior parte dei biologi è indispensabile alla genesi
della vita.
*10
Costante di struttura gravitazionale, costante di struttura fine e alcune altre costanti matematiche
come ad esempio pi greco (◊).
*11
Non dimentichiamoci del fatto che la porzione a noi accessibile dell'Universo è limitata dall'oriz-
zonte cosmico. Dalle regioni distanti più di tredici miliardi di anni-luce, la luce non può essere
ancora giunta fino a noi. Senza parlare poi della favoletta secondo la quale il 98% dell'intero
Universo sarebbe costituito da una sorta di „materia oscura“.
„Non vi è alcuna ragione logica per cui l'Universo debba contenere irrazionalità o elementi
arbitrari privi di connessione con il resto“.
John D.Barrow
24) Quando si parla di evoluzione occorre sempre tener presente che il
fattore tempo non è l'unico fattore che sta alla base di tutti i cambiamenti
significativi che avvengono durante l'evoluzione di una specie animale o
vegetale, anzi, talvolta il tempo si rivela estremamente indeterminante se si
cerca di identificarlo come la principale causa di ogni mutazione evolutiva.
Se prendiamo in considerazione alcuni tipi di alghe marine, per esempio,
noteremo che queste in più di 400 milioni di anni di evoluzione, non hanno
subito alcuna mutazione significativa, ossia sono rimaste pressochè identi-
che, per un lasso di tempo incredibilmente lungo, al modello iniziale e origi-
nario della loro specie. Ciò che è estremamente determinante invece, e
quindi identificabile come il principale fattore che sta alla base di ogni
mutazione evolutiva, sono i mutamenti ambientali e climatici,i quali possono
far compiere a speci animali o vegetali, dei „salti di qualità“ sulla propria
scala evolutiva, in lassi di tempo incredibilmente brevi, talvolta della misura
di poche migliaia di anni.
Detto ciò, non dobbiamo però dimenticare che vi è un altro fattore (in
un'equazione, definibile come il prodotto del fattore tempo per il fattore:
“mutamenti ambientali e climatici“) di grande importanza che entra in gioco
*12
nell'evoluzione di una specie animale o vegetale: la selezione naturale.
Infatti, se volessimo dare una spiegazione del tutto plausibile all'aumento
del volume del cervello nell'evoluzione della nostra specie animale,
dovremmo ripiegare e quindi affidarci a questa semplice deduzione: ossia
che esso sia dovuto principalmente alle forti pressioni selettive in favore di
una maggiore intelligenza. Tale aumento ci appare quindi sostanzialmente
*12
Siccome la mia intenzione è quella di scrivere un breve saggio in cui vengano trattati principalmente
in „chiave matematica“ (ossia con „stringhe“ algoritmicamente compressibili), numerosi argomenti
e teorie scientifiche pertinenti ai più svariati aspetti della nostra realtà odierna e (entro i limiti di
quanto mi è concesso supporre in base a delle semplici deduzioni...“binario-analogiche“) futura, e
non un voluminoso e inutile libro di biologia (visto e considerato che ve ne sono in circolazione fin
troppi), occorre che teniate ben presente che in questo caso, con il termine: selezione naturale
intendo quel fattore evolutivo nel quale sono incluse un'infinità di componenti che i biologi
definiscono comunemente con questi nomi: selezione artificiale; mutazioni; flusso genico; deriva
genetica; incroci non casuali; mantenimento e incremento della variabilità genetica nelle
popolazioni (dovuto a: riproduzione sessuata, diploidia, superiorità dell'eterozigote,ecc...); selezione
stabilizzante; selezione divergente; selezione direzionale; speciazione allopatrica e simpatrica;
cambiamento filetico; cladogenesi; radiazione adattativa e se infine volessi tener conto di tutti i
parametri del comportamento sociale, la lista si estenderebbe assai oltre.
correlato alla „spada impietosa“ della selezione naturale. L'uomo, in un
futuro assai lontano, avrà una scatola cranica meno massiccia e quindi
molto più fragile e delicata di quella che possiede tuttora e un'intelligenza di
gran lunga superiore all'attuale. Molti biologi, sono del parere che
l'aumento dell'intel-ligenza umana, non avverrà principalmente con
l'aumentare delle dimensioni del cranio (che ha già una grandezza
„massima“ rispetto al canale del parto), ma con l'acquisizione di funzioni
differenti da parte dei due emisferi cere-brali. Tale teoria, come potete voi
stessi constatare, abbraccia e porta a con-validare quindi nel modo più
completo, la precedente teoria sull'evoluzione e sull'aumento del „Grado di
13
analogismo“* del pensiero umano ad essa cor-relato.
L'errore che comunque commettono questi biologi è quello di sottovalutare
il fatto che col trascorrere dei millenni la nostra scatola cranica si
assottiglierà sempre di più. Questo fatto, che di primo acchito potrebbe
sembrare irrisorio, ad un'attenta riflessione ci rivela tutta la sua
importanza: è risaputo ormai che dei quasi cento miliardi di cellule nervose
del cervello umano, circa dieci miliardi si trovano nella corteccia cerebrale,
un sottile strato di materia grigia dello spessore di circa 1,5 - 4 mm che
ricopre la parte esterna del cervello. Ora, se è vero che la nostra scatola
cranica si assottiglierà sempre di più col trascorrere dei millenni, dovrà
anche essere vero (secondo una logica elementare) che quella zona di spazio
in più che verrà a crearsi gradualmente all'interno del cranio, non la
ritroveremo di certo colma d'aria, bensì di un ulteriore strato di materia
grigia composto da altri dieci o quindici miliardi di cellule nervose che si
ritroveranno ad interagire con gli attuali dieci miliardi di cellule nervose
che compongono la nostra corteccia cerebrale.
Per concludere,possiamo quindi affermare che l'aumento dell'intelligenza
umana potrà compiersi grazie a due principali fattori; ovvero all'assot-
tigliamento della scatola cranica (con relativa formazione di un ulteriore
strato di materia grigia) e al proporzionale (ammesso che lo sia) aumento
del „Grado di analogismo“ del pensiero umano (o come dicono i biologi:
all'acquisizione di funzioni differenti da parte dei due emisferi cerebrali).
Uno degli aspetti più affascinanti del cervello umano è la sua evoluzione per
stadi lungo un arco di tempo di oltre 500 milioni di anni. È come se si fosse
verificata una sovrapposizione di strati, dove ad ogni parte del cervello
competono facoltà particolari determinate dall'era in cui la parte si
*13
Inteso come capacità di elaborazione dell'informazione della mente umana, prevalentemente
attraverso strutture „binario - analogicodeduttive“.
sviluppò. Sembrano esserci tre differenti stadi evolutivi nello sviluppo del
cervello umano. Lo stadio più primitivo che ha assunto la forma attuale
circa 500 milioni di anni fa, è rappresentato dal cervello „da rettile“, posto
in cima al corpo midollare; lo si ritrova anche nelle tartarughe, negli
alligatori e nelle lucertole. Questa parte del nostro cervello è responsabile
dello stato generale di „vigilanza“, ma non delle facoltà della mente
superiore.
Il secondo stadio è quello del cervello da antico mammifero, associato al
cosiddetto sistema limbico che condividiamo con i mammiferi inferiori come
i roditori, i canguri e i cavalli. In senso lato da esso dipendono le facoltà che
gli animali svilupparono quando passarono dall'ambiente marino a quello
delle terre emerse, circa duecento milioni di anni fa. Il cervello da antico
mammifero sovrintende alle emozioni principali e agli stimoli sensoriali
quali sete, fame, paura e spavento. Registra anche risposte di aggressività o
difesa, in caso di bisogno. Infine, il cervello più recente dal punto di vista
evolutivo è quello da nuovo mammifero, o neocortex, altamente sviluppato
nei primati, specialmente nell'Homo Sapiens. Il neocortex, che include tutta
la corteccia tranne la sezione dell'olfatto e le cosiddette aree ippocampale e
piriforme, è stato descritto come una coperta che copre il resto del cervello.
Incominciò a crescere mezzo milione di anni fa, nel Pleistocene. Molto più
abile nel trovare nuove forme di adattamento, questo cervello superiore ha a
che fare con i movimenti volontari, a differenza degli altri due stadi, che
concernono princi-palmente le risposte involontarie. Per ciò che concerne i
due emisferi del cervello, essi sembrano essere specializzati in processi
cognitivi differenti: quello sinistro è associato al pensiero logico-analitico e
alla comunicazione che si serve di parole e concetti matematici, mentre
quello destro è invece connesso al pensiero „olistico“, a realizzazioni artis-
tiche, formali e a relazioni spaziali.Questi emisferi comunicano reciproca-
mente per mezzo del corpo calloso, anche se sembra che agiscano in modo
semi-indipendente.
Queste due modalità possono essere così schematizate:
Emisfero sinistro: verbale, analitico, scompositore, sequenziale, razionale,
orientato dal tempo e discontinuo.
Emisfero destro: non verbale, globale, sintetico, intuitivo temporalmente
illimitato, diffusivo.
„Le acquisizioni più alte sono il risultato della polarità e dell'integrazione di questi due modi
di coscienza, cioè del lavoro complementare di intelletto e intuizione“.
Robert Ornstein, neurologo
„I modelli analitici e olistici sono complementari; ciascuno ha delle funzioni che mancano
all'altro. Artisti, scienziati e matematici a proposito della loro attività sono concordi nel dire
che è basata su un'integrazione armoniosa di entrambe le modalità“.
David Galin, neurologo
25) Sulla Terra potrebbero verificarsi catastrofi climatiche improvvise e
rapidissime, capaci ad esempio di trasformare il clima europeo in un
inverno canadese nel giro di qualche decina di anni. Con tutta probabilità,
noi siamo ancora dentro fino al collo nell'era glaciale. La nostra fortuna è
quella di trovarci a vivere in uno dei brevi interludi caldi. Quelle che
riporterò qui di seguito, sono alcune informazioni (risulati) provenienti
dalla ricerca europea GRIP (Greenland Ice Core Project):
„L'analisi dei cento metri di „carota“ contenenti i ghiacci accumulati in Groenlandia nel
corso dell'Eemiano traccia il ritratto di un periodo di frequenti e bruschi cambiamenti
climatici.I primi 8000 anni dell'Eemiano sono stati caratterizzati da ampie e brusche
fluttuazioni, anche di una decina di gradi nel giro di dieci o trent'anni. Tantissimo, se
pensiamo che la differenza di temperatura media tra oggi e il culmine dell'ultima glaciazione
è di circa 4-5 gradi Celsius. Sono seguiti 2000 anni di caldo, interrotti da un moderato
ritorno al freddo durato ben 5000 anni. Altri mille anni di caldo, poi sono iniziate una serie
di oscillazioni climatiche molto frequenti, alcune delle quali sono già state esaminate in
dettaglio. Un primo raffreddamento si è verificato 132'000 anni fa, quando la temperatura si
abbassò di 10° C nel giro di 750 anni. Ma è il secondo, verificatosi verso la fine del periodo,
ca.115'000 anni fa, che è impressionante.
Nel giro di appena vent'anni la temperatura terrestre si abbassò di ben 14° C, rimase così
bassa per circa 70 anni e poi in altri venti ritornò su livelli normali. Se un colpo di freddo
simile dovesse accadere oggi, sarebbe la fine per la nostra civiltà. (...)
Le nuove analisi ci dicono che un clima di pochi gradi più caldo di quello attuale può
cambiare improvvisamente diventando più caldo o più freddo. Inquinando l'atmosfera con
gas a effetto serra, potremmo costringere il clima ad entrare in un nuovo equilibrio, più
instabile, in cui grandi cambiamenti climatici naturali potrebbero colpire con la rapidità del
*14
fulmine“.
Willi Dansgaard, Claus Hammer - climatologi all'Università di Copenhagen e tra i promotori
del progetto GRIP.
Un'altra componente del „fattore cosmico“ è identificabile con il potenziale
rischio da parte della Terra, di entrare in collisione con comete e asteroidi.
L'impatto con un corpo celeste di notevoli dimensioni è improbabile, ma se
ciò accadesse l'energia liberata sarebbe così enorme che la nostra fragile
civiltà verrebbe del tutto cancellata.*15
Le comete più conosciute sono quelle che si ripresentano ad intervalli rego-
lari, come la cometa di Halley, che ha un periodo di 76 anni. La probabilità
che una simile cometa collida con la Terra è estremamente piccola dato che
i passaggi sono così infrequenti; ma le previsioni sull'andamento delle
orbite indicano che nei prossimi millenni le comete di Halley e Swift-Tuttle
*14
In questo caso gli sconvolgimenti sulla superficie terrestre che potrebbero portare ad un'estinzione
prematura della specie umana sarebbero dovuti ad una forma abnorme del fattore cosmico“,
innescata principalmente da errori volontari e involontari umani.
*15
I dinosauri, con tutta probabilità, scomparvero a causa di un simile impatto, che segnò l'inizio
dell'era dei mammiferi.
(che ha un periodo di 130 anni) a volte si avvicineranno un po' troppo alla
Terra.
Le comete con orbite piccole e periodi brevi (della misura di dieci anni)
sono più preoccupanti di quelle che passano nelle vicinanze della Terra a
intervalli di circa un secolo. Una collisione con una cometa di breve periodo
potrebbe avvenire circa una volta ogni tre milioni di anni, ma le
conseguenze di un simile evento sarebbero disastrose. Le orbite delle comete
sono spesso molto inclinate rispetto a quella terrestre; occasionalmente una
cometa può addirit-tura procedere in direzione opposta al nostro pianeta.
Pertanto hanno tipica-mente un'elevata velocità relativa rispetto alla Terra;
la Swift-Tuttle, per esempio, del diametro di circa 25 km, procede ad una
velocità di 60 km al secondo, più che sufficiente per provocare un
cataclisma.
Il maggior pericolo per la Terra è costituito dagli asteroidi. Come le comete,
anche questi piccoli corpi percorrono orbite normalmente circolari e stabili
intorno al Sole. Tuttavia la fascia degli asteroidi è così affollata che una
collisione è sempre possibile. I frammenti di queste collisioni possono
portarsi in orbite instabili in risonanza con l'orbita di Giove. A causa della
sua massa enorme, Giove compete con il Sole per il controllo dei moti di
questi frammenti, soprattutto se l'orbita di un asteroide è in risonanza con
quella di Giove. Così, per esempio, se l'asteroide compie tre orbite intorno
al Sole nel tempo impiegato da Giove per compierne una, l'influenza
gravita-zionale del pianeta sull'asteroide è notevolmente amplificata. Le
„spinte“ ritmiche di Giove fanno sì che l'asteroide finisca per abbandonare
la sua orbita iniziale e assumerne una sempre più eccentrica. Quando ciò
avviene, l'asteroide può lasciare il sistema solare oppure avviarsi verso il
suo centro, in direzione dei pianeti vicini alla Terra, dove prima o poi finirà
per collidere con Marte, il sistema Terra-Luna, Venere, Mercurio o anche il
Sole. Un frammento di grandi dimensioni raggiunge il sistema solare
interno circa una volta ogni dieci milioni di anni e sopravvive in questa
regione dello spazio per un tempo altrettanto lungo. Per stimare la
probabilità che un simile corpo colpisca la Terra, è necessario in primo
luogo classificare gli asteroidi in base alle loro dimensioni. I più piccoli tra
quelli osservabili, con un diametro raramente superiore a qualche decina di
metri, non riescono quasi mai ad attraversare la nostra atmosfera, poiché
l'attrito dell'aria genera abbastanza calore da „vaporizzarli“.
Gli asteroidi del diametro pari a cento metri od oltre rappresentano invece
una minaccia concreta. Vi sono circa centomila di questi corpi, denominati
Near-Earth-Objects (NEO), nel sistema solare interno, entro l'orbita di
Marte; ma il pericolo più grave è posto dai mille-duemila NEO di un
chilometro o più di diametro. Si ritiene che collisioni fra uno di questi aste-
roidi e la Terra si verifichino una volta ogni trecentomila anni circa. Questa
stima però è solo una media statistica; un simile impatto potrebbe avvenire
in qualsiasi momento: fra un anno, fra vent'anni o fra più di un milione di
anni.
L'energia liberata nella collisione con un corpo celeste di questo genere
sarebbe immensa. L'energia cinetica (per corpi macroscopici con velocità di
gran lunga inferiore a quella della luce) può essere calcolata con la formula
classica dell'energia:½ mv2, dove m è la massa dell'oggetto e v la sua
velocità di caduta. Supponendo una densità di circa tre grammi per
centimetro cubo (pari a quella di molti meteoriti) e una velocità media di
venti km al secondo, un oggetto con un chilometro di diametro colpirebbe la
Terra con un'energia equivalente a quella di decine di miliardi di tonnellate
di tritolo, ossia milioni di volte l'energia liberata nel 1945 a Hiroshima.
Ovviamente gli asteroidi non emettono radiazione nucleare che causò gli
orrori di Hiroshima; tuttavia un'esplosione di questo tipo farebbe ben più
che distruggere alcune città, o anche alcune nazioni.
L'atmosfera terrestre verrebbe sconvolta a livello globale e si
instaurerebbero condizioni simili a quelle ipotizzate nell'inverno nucleare:
immense nubi di polvere si solleverebbero nell'atmosfera fino ad oscurare il
Sole, portando a prolungati periodi di oscurità, temperature bassissime e
violente tempeste. Ancora più pericolosi sono i NEO di maggiori dimensioni,
aventi un diametro di circa dieci chilometri. Fortunatamente questi oggetti
minacciosi non sono molti, forse solo una decina. Una collisione fra un
asteroide di queste dimensioni e la Terra avviene in media solo una volta
ogni cento milioni di anni circa. Se si scoprisse che un oggetto di notevoli
dimensioni è diretto verso la Terra con cinquant'anni o più di preavviso,
sarebbe possibile lanciare un veicolo spaziale capace di far esplodere un
missile nei pressi dell'asteroide. I più potenti missili balistici
intercontinentali potrebbero togliere di mezzo un corpo celeste di dimensioni
non troppo grandi. Sembra probabile, tuttavia, che avremmo a disposizione
un secolo o più per prepa-rarci; in questo caso una modesta esplosione nelle
vicinanze dell'asteroide sarebbe sufficiente a fargli cambiare rotta.
L'esplosione dovrebbe alterare la traiettoria del corpo celeste solo di quel
tanto che basta a far sì che una volta giunto all'altezza della Terra esso
passi innocuamente accanto al nostro pianeta.
Esistono poi altre componenti del fattore cosmico, anch'esse identificabili
con rischi altrettanto elevati per la sopravvivenza della nostra specie (una di
queste potrebbe essere per esempio l'inversione dell'asse terrestre), ma non
mi prolungherò oltre per elencarle, poiché richiedono talvolta un'analisi
troppo lunga e particolareggiata per esporle in questa breve nota sul fattore
cosmico.
26) Le probabilità di sopravvivenza di una specie sono di gran lunga
maggiori se essa è ricca di variazione genetica, sia essa ereditata dai suoi
antenati oppure acquisita durante il suo arco di esistenza.
La nostra specie, come quasi tutte le altre, contiene nel suo pool genetico
quantità immense di variabilità genetica.
Questa variabilità è una risorsa preziosa, perché alimenta il processo di
evoluzione. Ma se una popolazione perde troppa variabilità può rischiare
l'estinzione. Ogni essere umano, nel corso della sua vita preriproduttiva,
accumula nelle cellule molte mutazioni trasmissibili alla generazione succe-
ssiva (non tutte queste mutazioni comunque, vengono trasmesse alla gene-
razione successiva... ma non credo sia il caso di discutere in questa breve
nota di alleli dominanti e recessivi); ne consegue che il „succo“ dell'evo-
luzione è determinato da un'incredibile varietà di mutazioni.
La grande maggioranza di queste mutazioni sono in maggiore o minor misu-
ra dannose e vanno rapidamente perdute. Altre hanno scarse conseguenze e
altre ancora, pochissime, sono „benefiche“. La maggior parte di queste mu-
tazioni (anche quelle benefiche) vanno immediatamente perdute perché
all'inizio sono estremamente rare. Le poche mutazioni „benefiche“ che so-
pravvivono possono diffondersi totalmente o soltanto in parte nella popo-
lazione.
Ad ogni generazione i geni vengono rimescolati mediante il processo della
ricombinazione. Di conseguenza, ad ogni generazione un allele può trovarsi
in una compagnia genetica totalmente diversa, di modo che i suoi effetti
sull'organismo possono essere del tutto diversi. I suoi effetti possono anche
cambiare in accordo con i mutamenti dell'ambiente.
L'accumularsi di queste modificazioni nel pool genetico, introdotto dalla
mutazione e governato dalla selezione naturale, dalla ricombinazione e dal
caso, rappresenta l'essenza del processo evolutivo.Il modo in cui i geni sono
organizzati, facilita l'incanalarsi dell'evoluzione in certe direzioni.
Gli „accomodamenti“ del gene nel processo evolutivo, producono una più
efficiente organizzazione del genoma. Una specie è un gruppo di organismi
che hanno il potenziale di accoppiarsi fra loro e produrre della prole.
Esattamente come gli individui che la compongono, la specie ha un suo arco
di vita, anche se esso può essere misurato in centinaia di migliaia o in
milioni di anni. Alla fine, così come tutti gli organismi muoiono, tutte le
specie si estinguono.
Così come certi organismi muoiono senza lasciare discendenti, la maggior
parte delle specie si estinguono prima di aver dato origine a nuove specie.
I dinosauri e le trilobiti sono buoni esempi di gruppi di speci che non hanno
lasciato diretti discendenti (sempre che non si contino gli uccelli, che molti
paleontologi considerano diretti discendenti di un gruppo di piccoli
dinosauri).
Vorrei ora ricollegarmi brevemente alla nota 24 e riprendere il discorso su
quel fattore che ritengo stia alla base di ogni significativa mutazione
durante il processo evolutivo e che ho denominato:“mutazioni ambientali e
clima-tiche“.
Quando i paleontologi prendono in considerazione la documentazione fos-
sile, spesso vengono riscontrati dei lunghi periodi (della misura di milioni di
anni), durante i quali non succede più o meno nulla; questi periodi però,
sono intervallati da altri periodi molto più brevi, caratterizzati da mutamenti
notevoli e significativi. Questo fenomeno è stato chiamato da Niles Eldredge
e Stephen Jay Gould:“equilibrio punteggiato“. Tale fenomeno sta a signifi-
care che l'azione evolutiva vera e propria al livello della specie si concentra
in brevi momenti nel tempo geologico, ossia quando l'ambiente terrestre, o
parte di esso, subisce un drammatico cambiamento. Durante questi periodi
la consistenza numerica delle popolazioni si riduce, e questo avvantaggia le
speci che sono ricche di variabilità genetica. Le increspature mutazionali si
allargano più rapidamente in questi pool genetici più piccoli. Mutazioni che
non sarebbero mai sopravvissute in periodi di stasi ambientale, perchè
sarebbero state troppo estreme, in questo caso sopravvivono e si diffondono,
determinando cambiamenti molto maggiori di quelli che si avrebbero in
periodi di equilibrio. Le specie che non sono in grado di farlo si estinguono,
mentre quelle che possono farlo sopravvivono.
27) Con forza „cerebroelettrogravitomagnetica“, intendo un tipo di forza-
energia(ho voluto di proposito unire i due concetti: forza ed energia, poiché
se è vero che ogni campo nasce da uno scambio di particelle ed ogni parti-
*16
cella è quindi la materializzazione di un campo, forza ed energia debbono
essere intese come i due lati di una stessa medaglia) che trae origine dalla
interazione tra quattro forme ben distinte di energia: cerebrale o psichica,
elettrica, gravitazionale e magnetica.
*16
Per esempio la forza gravitazionale è mediata dallo scambio di gravitoni; la forza elettromagnetica
dallo scambio di fotoni, l'interazione debole dallo scambio delle particelle di grande massa W o Z,
l'interazione forte tra quark dallo scambio di gluoni,ecc...).
In natura, quella forza predetta da Einstein nella teoria della Relatività
Generale, che egli definì gravitomagnetica, pare sia stata verificata solo
recentemente da alcuni ricercatori italiani. Questa forza viene generata da
una massa in rotazione (come la Terra) in aggiunta a quella gravitazionale
ed è dovuta solo alla sua rotazione. La forza gravitomagnetica è di intensità
infinitamente minore rispetto alla forza gravitazionale e decresce molto
rapidamente allontanandosi dal corpo che la genera, poiché decresce con
l'inverso del cubo della distanza.
(Più avanti nell'Analisi del Testo, azzarderò persino l'ipotesi che anche il
Tempo rappresenti una certa fonte-forma di energia e che le particelle di
antimateria siano in sostanza, dei punti di elevata concentrazione di tale
energia). Secondo il fisico russo Mihail Ostrikov, esiste una sorta di recipro-
ca trasformazione tra Forza e Energia.
Egli infatti ha enunciato (durante la Conferenza internazionale sulle nuove
idee nelle scienze, svoltasi a San Pietroburgo nel giugno del '96) la formu-
lazione della legge di natura per la Forza, definita come segue:
- il cambiamento dell'Energia nel Tempo crea la Forza;
- la Forza è la misura quantitativa del cambiamento per l'Energia nel
Tempo;
- come una Forza applicata ad un corpo può trasferirgli energia,così se un
corpo libera una certa energia,questa può risultare nell’applicazione di una
Forza.Ne segue che:
∆E / ∆T = Potenza (W)= F . v ,dove “.”,significa prodotto scalare e v è la
velocità del corpo su cui si applica la forza.In conclusione,ciò che si può
affermare in generale è che una forza,compiendo lavoro su un corpo,può
trasferirgli energia.
Non possiamo quindi escludere l'ipotesi che anche il Tempo (inteso come
una fonte-forma di energia) possa venir „impiegato“ in una tecnologia aero-
nautica spaziale altamente evoluta.
E infatti non sono pochi gli scienziati convinti che gli UFO (in questo caso
intesi come dischi volanti pilotati da entità biologiche extraterrestri), per
passare da una zona dello spazio ad un'altra zona distante magari centinaia
di anni-luce dalla prima, riescano ad aprirsi un varco nello spazio-tempo
utilizzando dei buchi neri (o campi neri) controllabili, che creano con campi
gravitazionali ruotando attorno al proprio asse.
Questi scienziati però, nonostante credano nei buchi neri e nell'esistenza
degli UFO, non sono mai stati sfiorati dall'ipotesi-intuito che anche il tempo
possa essere considerato come una fonte-forma di energia (ad eccezione del
fisico russo che ho citato poc'anzi).
Paragonando il moto di un UFO a quello di un elettrone che si muove
attorno ad un nucleo atomico, potremmo concludere che anche gli UFO si
spostino nello spazio con moti prevalentemente quantizzati (ossia esprimibili
con leggi fisiche simili alle equazioni di Schrödinger). L'accelerazione di un
UFO quindi, paragonandola a quella di un elettrone il cui momento
angolare equivale a zero (confr. Nota #21), risulterebbe pressochè... infinita.
Il disegno rappresenta una piccola frazione di spazio quadrimensionale.
In elettrodinamica quantistica le antiparticelle vengono definite come particelle che
viaggiano a ritroso nel tempo. Ora, volendo ridefinire il concetto di antiparticella sulla base
del concetto di „energia temporale“ che ho esposto in questa pagina con un semplice schema,
potremmo aggiungere che un'antiparticella si muove a ritroso nel tempo, poiché essa è
essenzialmente il frutto di un tempo, che rifluisce su sé stesso. Nel momento in cui una
antiparticella si scontra con una particella, l'antiparticella assorbe la particella portandola
con sé all'origine del tempo; ecco perché si annichilano entrambe in un lampo di energia che
„cavalca un'onda temporale tendente ad espandersi nuovamente all'infinito (e il gioco
continua, con altri gorghi e altre antiparticelle). È probabile quindi che il Tempo (onde
temporali), sia generato da forme complesse di energia (masse). Il Tempo quindi non
verrebbe in alcun modo influenzato e deformato dalla massa (come ci viene indicato dalla
Relatività Generale),bensì, esso sarebbe generato e definito dalla massa.
Un'audace teoria questa, che per certi aspetti ricorda quell'antica e poco conosciuta teoria di
Kelvin secondo la quale ogni atomo non è nient'altro che un vortice in un... sostrato fluido
etereo (la quale tra l'altro, presenta anche delle strette analogie con l'attuale teoria delle
„corde“ o „supercorde“).
Il buco nero, gli elettroni e gli UFO hanno tutti un punto in comune: la
rotazione attorno al proprio asse.
L'elettrone, avendo uno spin negativo e uno positivo (-½ e +½), può assu-
mere rotazioni orarie ed antiorarie; gli UFO di forma discoidale sembrereb-
bero ruotare quasi tutti attorno al proprio asse, mentre il buco nero sembra
esistere solo se in movimento rotante anch'esso attorno al proprio asse.
Come un buco nero attrae ogni tipo di radiazione e in più il tempo (distor-
gendo così lo spazio quadrimensionale attorno a sé stesso), così un UFO
potrebbe aprirsi un varco nello spaziotempo passando in un'altra zona dello
spazio molto più lontana, servendosi unicamente di un buco nero control-
labile e quindi orientabile in qualsivoglia direzione. Questi UFO riuscireb-
bero quindi a contrarre lo spaziotempo a loro piacimento in qualsiasi mo-
mento essi vogliano, generando dei buchi neri con dei complessi campi
gravitazionali che alimentano ruotando attorno al proprio asse. Gli UFO
inoltre, non spostano mai l'aria che attraversano. Quando un'aereo si sposta
nell'atmosfera, urta le molecole di aria che si trovano sul suo passaggio e
grazie alle turbine, le invia meccanicamente dietro di sé. In questo caso
viene a crearsi sulla „punta“ dell'aereo un accumulo di molecole o fronte di
energia,che tende a frenarlo. L'elasticità dell'aria permette la dissipazione
dell'energia concentrata davanti all'aereo; ma quando quest'ultimo
raggiunge la velocità del suono (331m/s), il fronte di energia non ha il tempo
di dissiparsi. Per oltrepassare questa velocità l'aereo deve attraversare il
muro del suono, producendo un bang caratteristico.
*17
Nei sistemi MHD (magnetoidrodinamici), gli strati di aria che avvolgono
l'oggetto volante vengono rigettati all'indietro da una forza magnetica che
forma una sorta di vento. Contrariamente al caso classico, delle molecole di
aria si accumulano nella parte posteriore dello oggetto volante, spingendo
quest'ultimo dal momento che nella parte anteriore di tale velivolo la loro
rarefazione da origine ad un „vuoto aspirante“. Non ci sono più in questo
caso dei muri energetici che si oppongono alla progressione del velivolo: il
disco volante può tranquillamente oltrepassare la barriera del suono senza
causare alcun bang supersonico. In più, questo fenomeno non è meccanico
ma magnetico: esso non genera che un suono, quello delle molecole d'aria
che si urtano dietro l'oggetto volante producendo un leggero sibilo.
Un campo magnetico ha il potere di mettere in movimento delle particelle
cariche (elettroni e ioni). L'aria non dovrebbe essere sensibile a un campo
magnetico, poiché le sue molecole (O2; N2) non sono cariche; queste ultime
divengono cariche solo ionizzando (apportando elettroni) l'atmosfera,
rendendo così cariche positivamente le molecole di cui è composta.
Oltre ad un generatore di campo magnetico, un sistema di propulsione
MHD (relativo ad una tecnologia aerospaziale), deve dunque contenere uno
ionizzatore, ossia un sistema di elettrodi capace di creare un campo elettrico
oppure un sistema pulsante di micro-onde.
Nell'acqua di mare per esempio, che ovviamente contiene degli ioni di Cloro
e Sodio, un sottomarino con propulsione MHD potrebbe fungere da ioniz-
zatore. Quando l'aria attorno ad un oggetto volante a propulsione MHD
viene ionizzata, diventa fluorescente*18;un fenomeno questo che potrebbe far
ricordare le descrizioni dei testimoni di avvistamenti UFO, i quali solita-
mente parlano di bolle di luce volanti. Il forte campo magnetico generato da
un motore MHD, potrebbe essere all'origine di altri fenomeni: spegnimento
del motore delle automobili ad esso vicine, malessere generale delle
persone, alterazioni cellulari in organismi vegetali, ecc...Nella tecnologia
UFO, rimane comunque il mistero di come essi possano sfuggire alla
*19
gravità terrestre. Un'ipotesi potrebbe essere quella che questi oggetti
*17
Apparsa verso la fine degli anni sessanta, la MHD è una tecnologia di propulsione i cui principi sono
a cavallo tra la teoria del magnetismo e la meccanica dei fluidi.
*18
Alcuni fisici comunque, sono del parere che la luminosità della maggior parte degli UFO che sono
stati fotografati e filmati fin'ora, sia dovuta ad una sorta di radiazione di sincrotone da essi emessa.
*19
Il fisico russo V.Y.Kashuba ha recentemente illustrato in una conferenza la forza di Anti-Gravità in
un sistema di due masse rotanti: Per mezzo di un semplice tentativo alla superposizione dei vettori è
dimostrato come in ogni dipolo di massa rotante in un campo gravitazionale di un pianeta è creata
volanti, come già detto precedentemente, uscendo da un buco nero, si
immobilizzino nell'atmosfera opponendosi alla gravità terrestre.
Infine, mi rimane da analizzare un'ultima forma elementare di energia che
ho definito con il termine di: “energia psichica“ (o cerebrale). Per fare
subito un esempio di come viene utilizzata in certi settori attualmente tale
„ener-gia“, potrei dirvi che esistono delle società statunitensi in grado di
costruire dei microprocessori con una tecnologia altamente evoluta ed una
microlitografia estremamente complessa, che permettono ai disabili di lavo-
rare al computer usando le onde cerebrali, con un'interfaccia elettrochimica
a contatto con la corteccia cerebrale.Tramite il potenziale corneale-
*20
retinico , con opportuni circuiti elettronici, è possibile rilevare le
minuscole fluttua-zioni di tensione che si manifestano sul viso di una
persona quando gli occhi cambiano direzione; questi impulsi sono detti:
segnali elettro-oculografici o EOG.
Dalle misure di potenziale corneale-retinico è possibile ricavare anche indi-
*21
cazioni sulla direzione dello sguardo . I dispositivi che rilevano i segnali
EMG (elettromiografici, ossia relativi ai muscoli) ed EOG permettono di
collegare un essere umano a un calcolatore in un'ampia gamma di situazioni
pratiche, ma in tutti i casi il metodo si basa su minuscole tensioni che hanno
origine nei muscoli o nell'occhio.
Esiste comunque la possibilità di costruire un collegamento neurale senza
questi „intermediari“, sfruttando l'attività elettrica del cervello.
Il cervello umano produce dei segnali elettrici misurabili EEG (abbrevia-
zione di elettroencefalogramma), che possono essere rilevati mediante
elettrodi applicati al cuoio cappelluto. Si ritiene che la sorgente delle
tensioni EEG si trovi nelle cellule piramidali della corteccia cerebrale. Per
sfruttare questa attività elettrica allo scopo di controllare un calcolatore,
alcuni ricer-catori hanno tentato di isolare particolari segnali EEG che il
soggetto possa variare ad arbitrio. I tentativi di controllare un calcolatore
con segnali EEG continui sono perlopiù basati sul rilevamento dei ritmi
una forza attorno al suo asse di rotazione. Ragione di ciò è il fatto che entrambe le masse del dipolo
sono attratte al centro del pianeta ma non verticalmente. Si è calcolato che per una massa ad anello
con il raggio R=15 metri e la massa M=104, il 100% di perdita di peso è creato se la velocità di
rotazione è uguale a v = (gR)0,5; dove g = 9,81 e R= 6'371 km.
*20
Fenomeno elettrico dovuto al fatto che la retina, sede della massima attività metabolica all'interno
dell'occhio, presenta una tensione leggermente negativa rispetto alla cornea.
*21
Disponendo in modo opportuno gli elettrodi, la variazione della tensione EOG risulta proporzionale
alla rotazione dell'occhio in un intervallo di circa 30 gradi dal centro.
*22
alfa o mu; dato che con un opportuno sforzo psichico il soggetto può
imparare a modificare l'ampiezza di questi due segnali (distinguibili grazie
ai loro propri intervalli di frequenza in cui si manifestano), è possibile
conseguire questo risultato, per esempio, richiamando qualche immagine
molto stimolante o innalzando il livello d'attenzione.
Vi sono inoltre delle sofisticate apparecchiature per la misurazione dei ritmi
cerebrali, che rilevano la cosiddetta attività di potenziale evocato (EP) del
cervello. Il segnale EP nasce in risposta a certi stimoli (come un forte
rumore o un lampo di luce) una frazione di secondo dopo la causa che l'ha
provo-cato. Il rilevamento dei segnali EP è stato impiegato da numerosi
ricercatori per controllare un calcolatore mediante l'attività elettrica del
cervello.
Erich E. Sutter, ricercatore dello Smith-Kettlewell Eye Research Institute di
San Francisco, ha messo a punto un sistema che consente a persone disabili
di scegliere parole o frasi da un menù di quadratini lampeggianti sullo
schermo di un calcolatore.
Mantenendo per un secondo o due lo sguardo fisso sul quadratino scelto, il
soggetto può inviare un comando al calcolatore tramite elettrodi collegati al
cuoio cappelluto. La macchina rileva l'istante e la forma della risposta EP e
può quindi stabilire quale dei lampi codificati abbia causato l'attività
elettrica cerebrale evocata. Così il calcolatore può estrarre l'elemento
prescelto dall'insieme di parole o frasi che compaiono sullo schermo.
Riporterò ora qui di seguito degli stralci di un articolo apparso sulla rivista
Nexus (ed.italiana) nell'agosto del '96, in cui, stando alle opinioni degli
autori, verrebbero svelate le attività segrete della US National Security
Agency:
„La NSA di Ft. Meade nel Maryland ha potuto disporre, sin dai primi anni sessanta, dei più
avanzati computer a livello mondiale, ed ha sviluppato ed applicato le sue tecnologie in
segretezza rispetto a società private, ambienti accademici ed opinione pubblica.
(...) La missione di spionaggio dei segnali della NSA si è evoluta in direzione di un
programma di decodificazione delle onde EMF (Frequenze elettromagnetiche) nell'ambiente
per l'intercettazione di computer senza l'uso di cavi e l'individuazione di persone tramite le
cariche elettriche dei loro corpi. Lo spionaggio dei segnali si basa sulla nozione che
nell'ambiente qualsiasi cosa dotata di carica elettrica possiede intorno a sé un flusso
magnetico che emette onde EMF; la NSA e il Dipartimento della Difesa hanno sviluppato
delle esclusive attrezzature digitali avanzate che possono analizzare a distanza tutti gli
oggetti dotati di attività elettrica, siano essi organici o costruiti dall'uomo.
*22
Gli impulsi di attività delle onde alfa possono essere prodotti a volontà, per esempio allentando
l'attenzione.
(...) La rete di sorveglianza elettronica della NSA, (...) ha la capacità di condurre operazioni
di controllo psicologico occulto per fare in modo che ad un soggetto venga diagnosticata una
malattia mentale. (...) questa rete si basa su dei congegni a composizione cellulare che
possono controllare l'intero spettro EMF.
(...) Il campo bioelettrico di un soggetto può essere individuato a distanza in modo che tale
soggetto sia controllato ovunque si trovi. Tramite le speciali apparecchiature EMF i
crittologi della NSA possono leggere a distanza i potenziali evocati dalle EEG; questi
potenziali possono essere decodificati in pensieri e stati mentali di una persona; tale
soggetto viene quindi controllato a distanza. Gli agenti NSA possono sintonizzarsi su
chiunque all'interno degli USA (...).
Lo spionaggio dei segnali della NSA usa la stimolazione EMF del cervello per il Controllo
Neurale a Distanza (RNM) e per la Connessione Elettronica del Cervello (EBL).
(...) La NSA dispone di attrezzature elettroniche esclusive che analizzano a distanza l'attività
elettrica negli esseri umani; la loro mappatura del cervello generata dal computer può
controllare in continuazione tutte le attività elettriche del cervello. La NSA registra e
decodifica mappe del cervello individuali (relative a centinaia di migliaia di persone) per
scopi di sicurezza nazionale; la stimolazione EMF del cervello è anch'essa segretamente
adoperata dai militari per collegamenti cervello-computer (ad esempio nei caccia militari da
combattimento).
(...) Per scopi di sorveglianza elettronica l'attività elettrica dei centri del linguaggio del
cervello può essere tradotta in pensieri verbali del soggetto: l'RNM può inviare alla corteccia
uditiva del cervello dei segnali in codice, permettendo così comunicazioni audio dirette col
cervello (scavalcando le orecchie).
Gli agenti NSA possono farne uso in segreto per debilitare i soggetti, stimolando in essi
allucinazioni uditive tipiche della schizofrenia paranoide.
(...) Senza alcun contatto con il soggetto, il Controllo Neurale a Distanza (RNM) può
tracciare l'attività elettrica della corteccia visiva del cervello di un soggetto e mostrare
immagini del cervello del soggetto su un monitor video; gli agenti NSA vedono ciò che gli
occhi del soggetto sotto controllo stanno vedendo e possono vedere anche la memoria visiva.
L'RNM può inviare immagini direttamente alla corteccia visiva,“scavalcando“ occhi e nervo
ottico; in tal modo gli agenti NSA possono collocare furtivamente immagini nel cervello del
soggetto sotto controllo, mentre esso si trova in stato di sonno REM, per scopi di
programmazione cerebrale.
(...) Discorsi, suono a 3D e audio subliminali possono essere inviati alla corteccia uditiva del
cervello del soggetto e immagini possono essere inviate alla corteccia visiva: l'RNM può
alterare le percezioni, gli stati d'animo ed il controllo motorio di un soggetto.
(...) Lo spionaggio dei segnali della NSA possiede la capacità esclusiva di controllare a
distanza e in modo non invasivo le informazioni contenute nel cervello umano, decodificando
digitalmente i potenziali provocati dalle emissioni elettromagnetiche del cervello nella
gamma da 30 a 50 Hz, 5 milliwatt. L'attività neuronale del cervello crea un modulo elettrico
mutevole che possiede un flusso magnetico mutevole e tale flusso emette un'onda
elettromagnetica (EMF) costante di 30-50Hz, 5 milliwatt.
Nell'emissione elettromagnetica del cervello sono contenuti dei picchi e degli schemi
chiamati: “potenziali evocati“.
(...) Ogni pensiero, reazione, comando motorio, evento uditivo e immagine visiva del cervello
ha un corrispondente potenziale evocato o serie di potenziali evocati. Le emissioni EMF del
cervello possono essere decodificate in pensieri attuali, immagini e suoni nel cervello del
soggetto. Lo spionaggio dei segnali della NSA adopera la Stimolazione del Cervello via EMF
come sistema di comunicazione per trasmettere informazioni (come anche messaggi al
sistema nervoso) agli agenti dei servizi ed anche per trasmettere ai cervelli degli elementi
impegnati in operazioni segrete (ad un livello non percepibile).
(...) La stimolazione EMF del cervello funziona inviando un segnale elettromagnetico ad
impulsi codificato in modo complesso per far scattare i potenziali evocati (eventi) nel
cervello, formando così immagini visive e sonore nei circuiti neurali del cervello; la
stimolazione EMF del cervello può inoltre alterare gli stati mentali di una persona ed influire
sul controllo motorio.
(...) Il Collegamento Cerebrale a due vie viene eseguito controllando a distanza informazioni
audiovisive neurali e nel mentre trasmettendo immagini vaghe alla corteccia visiva:le
immagini appaiono nel cervello come schermi fluttuanti a due dimensioni“.
Potete ora quindi facilmente intuire quanto possa essere importante
l'impiego delle onde cerebrali (energia psichica) nel contesto di una
tecnologia terrestre o extraterrestre altamente evoluta legata all'aeronautica
spaziale.
Detto ciò, occorre ricordare che vi sono moltissimi scienziati in tutto il
mondo, i quali sono del parere che gli UFO siano dei velivoli sperimentali
segreti dell'esercito russo o americano.
Alcuni di questi scienziati ritengono che tali velivoli, siano il frutto di circa
cinquant'anni di studi e ricerche compiuti su modelli di tecnologia extra-
terrestre, ottenuti casualmente grazie al recupero di velivoli aerospaziali
extraterrestri precipitati incidentalmente sulla Terra nel corso degli ultimi
*23
cinquant'anni . Da un punto di vista oggettivo non ritengo sia da sotto-
valutare una simile ipotesi; ma ciò nonostante, resto fermamente del parere
che almeno il 98% degli oggetti volanti non identificabili che rientrano nella
categoria UFO siano effettivamente di origine extraterrestre. A tutti coloro
che fossero scettici sull'esistenza di civiltà extraterrestri molto più evolute
rispetto alla nostra, posso ricordare che facendo un semplice calcolo
matematico che tenga in considerazione l'immenso numero di sistemi solari
simili al nostro sparsi in miliardi di galassie nell'Universo, le probabilità
che vi siano altre (e sicuramente molte e dai più svariati aspetti) civiltà
sparse nell'Universo in molti casi assai più evolute della nostra,
raggiungono il 100%.
Per concludere questa breve nota sugli UFO con un tocco di mistero,
riporterò qui di seguito uno „spezzone“ di un'intervista televisiva al fisico
americano Bob Lazar (tratta dal film-documentario di M. Hesemann
intitolato:“Secrets of the Black World“), il quale sostiene di aver lavorato
*24
per parecchi anni nella famosa Area 51 , zona in cui si presume che
vengano studiati (da ormai mezzo secolo a questa parte) alcuni modelli di
tecnologia aerospaziale extraterrestre:
(...) B.L:“Quando sono entrato nell'hangar ho visto con i miei occhi una nave spaziale aliena
che il Servizio Segreto della Marina degli Stati Uniti stava analizzando“.
„Per lei il velivolo era sicuramente alieno?“
B.L: “Assolutamente sì, alieno, non c'è dubbio“.
„Perché?“
B:L: “Prima di tutto lo scopo del progetto era di analizzarlo; se si fosse trattato di un mezzo
degli Stati Uniti non avremmo perso tempo a cercare di capire come lo avevano costruito. In
secondo luogo per le dimensioni delle attrezzature interne, per le dimensioni dei sedili e dei
materiali utilizzati a noi totalmente estranei e poi per il carburante: l'elemento 115, che è
virtualmente inesistente. Ho sommato questi fattori alle informazioni che mi erano state
fornite in cui veniva chiaramente indicato che si trattava di un mezzo extraterrestre“.
„Le hanno detto come funzionava il sistema di propulsione?“
B.L: “Faceva parte del mio lavoro di retroingegneria, cioè capire il funzionamento del
sistema di propulsione. Avevano già fatto qualche progresso, ma non so esattamente da
*23
Uno di questi eventi di cui si è molto parlato dal giorno in cui è accaduto sino ai nostri giorni, è
sicuramente quello successo a Roswell nel luglio del 1947.
*24
L'Area 51 è una zona militare che si estende per circa 26'000 km quadrati nel deserto del Nevada,
confinante a sud con la cittadina di Mercury, ad ovest con l'autostrada 95, a nord-ovest con Tonopah e a
nord con Chrystal Springs. Diversi chilometri più a sud di tale area vi è la grande città di Las Vegas.
Nell'Area 51 si trovano le istallazioni sotterranee in cui vengono eseguiti i test nucleari per il
Dipartimento dell'Energia e il poligono di Tonopah, dove sono stati collaudati gli F-117 e sviluppati i
cosiddetti „Black Projects“.
quanto tempo il velivolo si trovasse lì o se lo stessero esaminando da uno o dieci anni...
comunque con scarsi progressi.
Il sistema è decisamente impressionante; è composto da due parti: dagli amplificatori di
gravità e dal reattore che fornisce energia. Il reattore funziona ad annichilazione completa
alimentato ad antimateria. L'annichilazione completa è praticamente la reazione nucleare più
*25
efficace che esista tra le tre; ovvero fusione, fissione ed annichilazione . Il reattore utilizza
un elemento superpesante: l'elemento 115, questa sarebbe la sua collocazione sulla tavola
periodica, che sulla Terra non è stato ancora sintetizzato.
A mio avviso in alcuni sistemi stellari, questa sintesi avviene spontaneamente.
Questo elemento viene bombardato in un accelleratore di dimensioni estremamente ridotte.
L'elemento che viene bombardato subisce una fissione spontanea e produce particelle di
antimateria; queste, grazie ad un dispositivo termoelettrico efficace al 100 %, interagiscono
con la materia gassosa e vengono trasformate in elettricità. Ora, l'efficienza al 100% per
qualunque dispositivo elettrico è sostanzialmente impossibile; lo dice la prima legge della
termodinamica, giacché si devono verificare dispersione di calore ed altre perdite del genere,
ma io in questo sistema non ne ho rilevata alcuna... è una tecnologia assolutamente
stupefaciente.
L'incredibile quantità di energia che viene generata dal sistema, alimenta gli amplificatori e
*26
come prodotto collaterale del bombardamento dell'elemento 115 si genera un fenomeno
interessantissimo e cioè una particolare onda: la cosiddetta gravitazionale A.
Tale onda viaggia in modo molto simile alle microonde; viene applicata agli amplificatori
gravitazionali e per mezzo della corrente elettrica generata dal reattore, viene amplificata e
focalizzata. Il segnale così amplificato viene reso leggermente afasico e grazie a questo è
*25
Se potessimo annichilare un kg di materia (di qualsiasi tipo), per esempio con un intenso raggio
costituito da particelle di anti-materia, otterremmo una quantità di energia impressionante (25. 109
kWh) che, se controllabile, permetterebbe di soddisfare per vari giorni le necessità di energia di
un'intera nazione come la Francia, l'Italia, la Germania o di qualsiasi altro paese europeo.
*26
Glenn T.Seaborg, del Berkeley National Laboratory in California, ha pubblicato un articolo in cui
prospetta le eventuali proprietà di elementi non ancora sintetizzati fino all'elemento 168.
Nell'articolo (pubblicato sulla J.Chem. Soc., Dalton Trans, 1996, 3899) con riferimento al lavoro
precedente di Keller ed altri (J. Phys. Chem., 78, 1974, 1945), si spiega che, usando un sistema di
calcolo chiamato Relativistic Hartree-Fock-Slater (Rel HFS) dal nome dei suoi autori, si può predire
non solo l'esistenza dell'elemento 115 ma una vasta gamma di sue proprietà. L'elemento 115 sarebbe
stabile con numero d'ossidazione +1 e +3,si comporterebbe quindi o come il Tallio +1 o come il
bismuto +3; il suo potenziale d'ossidazione sarebbe di 1,5 eV, il calore di sublimazione di 34 Kcal
(g.Atomo) - 1, il raggio atomico 2.0 Angstrom, punti di fusione ed ebollizione simili all'elemento 113.
Questo elemento 115 troverebbe posto sotto il bismuto ed il suo nome sarebbe appunto Ekabismuto.
È interessante inoltre rilevare che, dai calcoli quantomeccanici e relativistici effettuati da Dirac,
l'elet-trone più vicino al nucleo, che sarebbe situato nel primo orbitale sferico 1s, avrebbe una
velocità estremamente elevata, quasi quella della luce, e produrrebbe delle contrazioni
spaziotemporali tali da permettere l'ottenimento di effetti sicuramente non ben prevedibili, se non la
contrazione dello spazio-tempo relativo ad alcuni orbitali dell'Ekabismuto. Quest'ultima proprietà
dell'elemento 115 lo potrebbe mettere in relazione non tanto alla produzione di anti-materia, come
sostiene Lazar, ma alla creazione di forti e localizzati campi gravitazionali capaci di generare effetti
simili a quelli che tutti i testimoni di eventi ufologici descrivono, ormai da anni, con dovizia di
particolari.
possibile attirare o respingere un qualsiasi corpo gravitazionale. Il velivolo è in grado di
decollare, anche utilizzando un solo amplificatore.
Questa nave in particolare era dotata di tre amplificatori e quando attiva un solo
amplificatore per allontanarsi dalla Terra utilizza la cosiddetta configurazione Omicron.
Per viaggiare nello spazio la nave ruota su un lato, focalizza i tre amplificatori su un unico
punto situato ad enorme distanza (per es. un pianeta o una stella N.d.A) e poi gli
amplificatori e il reattore vengono portati alla massima potenza e „tirano“ il tessuto stesso
dello spazio; distorcono lo spazio-tempo e lo attirano verso la nave, che così è in grado di
coprire enormi distanze in un lasso di tempo... praticamente nullo.
La nave non si sposta in modo lineare perché distorce lo spazio; il tessuto stesso dello spazio
e quindi anche i campi gravitazionali ed il tempo sono strettamente interconnessi.
Quando si distorce un campo gravitazionale, si distorcono anche lo spazio ed il tempo;
queste non sono semplici teorie, sono cose che già conosciamo da molto tempo, solo che non
abbiamo la possibilità di poterle verificare (su quest'ultima affermazione vi sarebbe molto da
discutere, n.d.a).
Apparentemente questa civiltà è riuscita a metterle in pratica“.
„E voi,siete mai riusciti a farne volare uno?“
B:L: “Sono stati fatti molti collaudi, ma non al di fuori dell'atmosfera. Erano voli brevi, a
bassa quota, del resto... hanno un oggetto di valore inestimabile e non intendono correre dei
rischi inutili o distruggerlo a causa del campo gravitazionale terrestre o volando a quote
troppo elevate; ma ho assistito ad alcune prove al di fuori della recinzione di sicurezza e in
un'occasione ho visto tutto... da non più di trenta metri dal velivolo“.
„L'oggetto come manovrava in volo?“
B.L: “Era molto silenzioso; si alzava generando un debole sibilo e la superficie inferiore
emanava una luce azzurra, probabilmente dovuta all'altissimo voltaggio generato.
Dopo un po', man mano che aumentava di quota, la luce scompariva e sembrava che
galleggiasse dolcemente nell'aria per poi poggiarsi al suolo; il tutto in modo assolutamente
tranquillo e quasi totalmente silenzioso“.
(...)
28) “Il tempo ha avuto inizio contemporaneamente al mondo o dopo di esso. Infatti, poiché il
tempo è uno spazio misurato dal movimento del mondo, e poiché il movimento non potrebbe
essere antecedente all'oggetto che si muove, ma deve per forza venire dopo di esso o
simultaneamente ad esso, ne segue di necessità che anche il tempo o è coevo al mondo o è
nato dopo di esso“.
Filone d'Alessandria, filosofo ebreo, 25 a.C. - 40 d.C ca.
„Allora certamente il mondo fu fatto, non nel tempo, ma simultaneamente al tempo.
Perché ciò che è fatto nel tempo è fatto sia dopo che prima di un certo tempo: dopo ciò che è
passato, prima di ciò che è futuro.
Ma nulla allora poteva essere passato, perché non c'era alcuna creatura in base ai movimenti
della quale la sua durata potesse essere misurata.
Dunque simultaneamente al tempo fu fatto il mondo“.
St.Agostino
29) L'energia potenziale gravitazionale tra due masse M e m, distanti tra
loro r, vale:
U= - GMm eq.1.0
r
dove G è la costante di gravitazione universale, e si è posta l'energia poten-
ziale uguale a zero quando la distanza tra le masse è infinita. L'energia po-
tenziale riferita all'unità di massa in prossimità di una massa M è chiamata
potenziale gravitazionale ed è espressa con il simbolo ∈ :
∈= - GM eq.1.1
r
Secondo la teoria della Relatività Generale, gli orologi sono più lenti nelle
regioni di basso potenziale gravitazionale; e poiché il potenziale gravitazio-
nale è negativo, come si può vedere dall'equazione 1.1, si hanno potenziali
gravitazionali bassi in prossimità della massa, dove il valore assoluto del
potenziale è grande.
In una zona ad alto potenziale gravitazionale, supponendo che la densità
dell'energia temporale sia minore rispetto alla densità dell'energia temporale
presente nelle vicinanze della superficie terrestre (zona di basso potenziale
gravitazionale), potremmo azzardare un'ulteriore ipotesi: ossia che in zone
ad alto potenziale gravitazionale, essendoci una densità temporale estrema-
mente bassa, possono originarsi solo in rarissimi casi, dei „vortici“ di
energia temporale (vale a dire delle antiparticelle).
Secondo l'equazione di Ostrikov (∩E/∩T=W) quindi, il valore della densità
dell'energia temporale (∩T) che si otterrebbe attorno a delle masse poste in
zone ad alto potenziale gravitazionale, risulterebbe estremamente basso;
poiché vi sarebbe una quantità irrilevante di energia che dissociandosi dalla
massa e mutando in tempo (energia temporale), andrebbe ad unirsi alla
energia temporale dello spazio in cui è collocata la massa.
Ciò spiegherebbe perché gli orologi che si trovano in una zona ad alto
potenziale gravitazionale, vadano „più in fretta“.
Se considerassimo come una sorta di orologio le frequenze delle oscillazioni
*27
naturali di certe transizioni atomiche tra stati di differente energia ,
*27
Per esempio in un atomo di Cesio il tempo necessario perché si verifichi una di queste transizioni è
determinato dalle seguenti costanti di natura:dalla velocità della luce nel vuoto, dalle masse
dell'elettrone e del protone, dalla carica dell'elettrone e infine dalla costante di Plank (h).
L'intervallo di tempo di un secondo è quindi definito dal numero delle oscillazioni di frequenza di
determinate transizioni atomiche.
in cui è posto l'ele-mento chimico per l'esperimento, e poi inviate sulla Terra
per esser con-frontate con il numero di emissioni di raggi gamma di un
analogo elemento posto sulla Terra, registrato contemporaneamente
durante un identico inter-vallo di tempo di mille anni.
Se è vero che il Tempo è costantemente generato da forme di energia comp-
lesse (masse) ed elementari e che esso, sostanzialmente, rappresenti (per
dir-la con Ostrikov) un mutamento di tali energie in altre forme energetiche
a noi ancora sconosciute (forse quelle che costituiscono... l'Aldilà) , potrem-
mo tranquillamente giungere alla conclusione che il Tempo non sia niente
altro che una sorta di... risonanza energetica.
A questo punto, sulla base di tutte queste ipotesi, occorrerebbe ridefinire il
concetto di spaziotempo, sostituendo il termine spaziotempo con quello più
appropriato di spazio-energeticotemporale.
Inoltre, se è vero che il tempo è manipolabile, facendo interagire dei campi
elettromagnetici con la risonanza magnetica nucleare a fasce ELF, esso deve
per forza di cose rappresentare il frutto o lo „status dimensionale“ di un
„mutamento energetico“.
Nella realtà fisica in cui noi viviamo, questo cambiamento spontaneo di
stato della energia (in accordo con le intuizioni di Ostrikov), rapresenta la
più elementare trasformazione delle forze che noi possiamo concepire.
Ulteriori mutamenti energetici assai più complessi, si possono ottenere solo
*28
artificialmente , facendo interagire onde elettromagnetiche con onde ELF
(derivanti dalla risonanza magnetica nucleare).
Con tali mutamenti dell'energia, si passa quindi da uno spazio-tempo
quadri-mensionale (ossia dalla nostra realtà fisica) ad uno spaziotempo a
più di-mensioni. Persino gli oggetti che noi definiamo „solidi“, ossia quelle
forme complesse (stabili) di energia di cui è composta la realtà fisica che ci
circon-da, possono essere proiettate artificialmente in altre dimensioni
spazio-temporali.
Se il Tempo quindi non fosse strettamente legato ai parametri di Forza-
Energia, esso non potrebbe in alcun modo venire alterato e modificato da
tali parametri; ma siccome l'esperienza ci ha portato a riconoscere che
Tutto è correlato al Tutto e che ogni „grandezza fisica“ per l'uomo è
*28
Si presume comunque che possano auto-innescarsi eccezionalmente in alcuni luoghi della Terra in
cui interagiscano determinate forze gravitazionali e magnetiche (Triangolo delle Bermuda,
Triangolo del Diavolo, ecc...). Ai lettori a cui interessasse approfondire quest'argomento e quindi
saperne di più in merito alle interazioni che sussistono tra spaziotempo, campi elettromagnetici e
Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) a fasce ELF, consiglio il libro:“Esperimento Philadelphia“, di
Charles Berlitz.
facilmente manipolabile, dobbiamo concludere che anche il Tempo o meglio
lo spazio-tempo, è da includere nell'anima di quella medaglia in cui i due
lati si fondo-no fra loro creando il concetto di Forza-Energia.
Ora, ciò che non dovrebbe assolutamente stupirci, è il fatto che tale conce-
zione della realtà, Einstein la intuì già nel 1916, quando enunciò la teoria
della Relatività Generale; infatti nelle ultime pagine dell'edizione italiana
del libro: “Über die spezielle und allgemeine Relativitäts-theorie“ (Relativi-
tà: Esposizione Divulgativa, 1967 ed. Bollati & Boringhieri) si legge
questo:“ (...)
Secondo la meccanica classica e secondo la teoria della Relatività Ristretta, lo spaziotempo
ha un'esistenza autonoma rispetto alla materia o al campo (infatti nella Relatività Ristretta
Einstein non integrò il concetto di spaziotempo con le strutture di campo, n.d.a.).
(...) Per poter descrivere in generale ciò che riempie lo spazio e che dipende dalle coordinate,
lo spaziotempo o il sistema inerziale con le sue proprietà metriche deve essere pensato come
già esistente a priori, poiché altrimenti la descrizione di „ciò che riempie lo spazio“ non
avrebbe significato. Secondo la teoria della Relatività Generale, invece, lo spazio non ha
un'esistenza separata rispetto a „ciò che riempie lo spazio“ e che dipende dalle coordinate.
(...) Non esiste un qualcosa come uno spazio vuoto, ossia uno spazio senza campo.
Lo spaziotempo non pretende di avere un'esistenza per proprio conto, ma soltanto una qualità
strutturale del campo.
Descartes non era dunque così lontano dal vero quando credeva di dover escludere
l'esistenza di uno spazio vuoto. Tale nozione appare invero assurda finché la realtà fisica
viene vista esclusivamente nei corpi ponderabili.
Solo l'idea del campo come rappresentante la realtà, in combinazione con il principio
generale di Relatività, riesce a rivelare il vero nocciolo dell'idea di Descartes: non esiste
spazio „vuoto di campo“.
Se a quei tempi fosse già chiara la natura e la struttura dei campi (ossia che
essi nascono da uno scambio di particelle e che ogni particella è in sostanza
la „materializzazione“ di un campo; concetti questi che nacquero solo verso
la fine degli anni sessanta con la costruzione dei primi accelleratori di
particelle e quindi con lo studio delle forze che agiscono fra le diverse parti-
celle elementari mediante esperienze di diffusione ad alta energia),
probabil-mente Einstein non avrebbe incontrato alcuna difficoltà nel
sostituire il termine spazio-tempo, con quello più integro di „spazio-
energeticotempo-rale“.
„Nessuna teoria fisica potrebbe avere in sorte un destino più benigno, che quello di indicare
la strada per la costruzione di una teoria più ampia, in cui essa continua a vivere come caso
limite“.
Albert Einstein
30) “In ciascun uomo è insita la verità, onde è dovere rendersene consapevole (conosci te
stesso)“.
Socrate, filosofo greco, Atene 469 - 399 a.C.
31) „Il cervello è il più efficiente compressore algoritmico di informazione in cui ci siamo
finora imbattuti in natura: esso riduce sequenze complesse di dati sensoriali in semplici
forme abbreviate che rendono possibile l'esistenza del pensiero e della memoria.
I limiti imposti dalla natura alla sensibilità dei nostri occhi e delle nostre orecchie ci
proteggono dal rischio di essere sovraccaricati d'informazioni sulla realtà che ci circonda;
essi garantiscono che il cervello riceva una quantità ragionevole di informazione quando
guardiamo un'immagine: se potessimo vedere tutto, fino alla scala subatomica, il cervello
dovrebbe avere una capacità di elaborazione dell'informazione infinitamente grande; inoltre,
la velocità di elaborazione dovrebbe essere maggiore di quanto sia ora, per dare alle
reazioni del nostro corpo rapidità sufficiente a evitare gli eventi naturali pericolosi“.
J.D. Barrow
Un esempio che tenga in considerazione il limite di elaborazione di
informazione del nostro cervello, ci è dato dall'indeterminazione
quantistica; essa infatti è dovuta all'impossibilità del pensiero e
dell'osservazione umana di toccare i confini della conoscenza assoluta.
Ma per una Mente Divina, come la intesero Laplace e Poincaré, non vi è
nulla di indeterminabile, tutto è regolato da un rapporto di causa-effetto;
persino nel campo dell'elettrodinamica quantistica, in cui le particelle che si
ritrovano ad interagire l'una con l'altra e con l'ambiente a loro circostante
(compreso chi le osserva), appartengono sia al passato, che al presente, che
al futuro; e tra le quali l'uomo ovviamente, non può stabilire alcun rapporto
di causa-effetto.
Per una Mente Divina, il moto di ogni elettrone o di qualsiasi altro puntino
di energia (anche immensamente più piccolo di un singolo elettrone), è
determinabile; e di conseguenza determinabili saranno i suoi effetti in rela-
zione alle particelle (punti di energia) che lo circondano e con le quali
interagisce e persino in relazione con l'intero Universo.
Si potrebbe per concludere affermare che il grado di elaborazione binario-
algoritmico-analitico-analogicodeduttiva dell'informazione e la velocità di
attuazione di tale elaborazione della succitata... Mente Divina, debba per
forza di cose toccare un valore inconcepibilmente grande, infinito.
„Sembra che in base al teorema di Gödel le fondamenta ultime delle audaci costruzioni
simboliche della fisica matematica siano destinate a rimanere per sempre saldate a quel
livello più profondo del pensiero che è caratterizzato dalla saggezza ma anche dalla vaghezza
delle analogie e delle intuizioni.
Per il fisico attento agli aspetti filosofici, ciò comporta che la precisione della certezza abbia
limiti, che anche nel pensiero puro della fisica teorica sia presente un confine, come in tutti
gli altri ambiti di riflessione“.
Stanley Jaki
„Il tipo di descrizione matematica della natura che abbiamo imparato a conoscere e ad
amare, quella delle equazioni causali con condizioni di partenza; è soltanto il frutto
artificiale delle categorie di pensiero da noi preferite e niente più che un'approssimazione
della vera natura delle cose“.
J.D. Barrow
Ogni aspetto della realtà fisica che noi percepiamo con i nostri cinque sensi,
viene elaborato e concepito dal nostro cervello attraverso un continuo ed
inesorabile processo di filtrazione delle percezioni.
Per esempio nell'occhio umano, in cui una quantità infinitamente grande di
informazione (circa un trilione di fotoni al secondo, questa è la quantità di
luce che esso riceve in condizioni normali) giunge dapprima sulla pupilla ed
è poi fatta convergere dal sistema cornea-cristallino sulla retina (costituita
da uno strato di cellule nervose che riveste la superficie posteriore del bulbo
oculare) per poi essere infine trasmessa al cervello tramite il nervo ottico
grazie al lavoro di circa 125 milioni di recettori (tra coni e bastoncelli)
situati sulla retina, soltanto una piccolissima parte di tutta questa
informazione viene effettivamente trasmessa al cervello ed elaborata da
quest'ultimo come... realtà fisica.
„La coscienza personale è orientata verso l'esterno e sembra essersi evoluta con lo scopo
principale di assicurare all'individuo la sopravvivenza biologica (...)
Prima si selezionano, fra tutta la massa di informazioni che riceviamo, le modalità sensoriali
della coscienza personale.
Questo avviene attraverso un processo di filtro a più livelli, che per la maggior parte risulta
da stimoli legati alla sopravvivenza. Poi si è messi in condizione di costruire una coscienza
stabile a partire dagli imput filtrati“.
Robert Ornstein
Il fisico americano David Bohm dal canto suo, affermò che le ristrette moda-
lità di percezione abbiano limitato notevolmente la nostra comprensione sci-
entifica. Il suo lavoro sulla fisica dei quanti lo indusse a pensare che l'Uni-
verso, nel suo livello fondamentale, sia caratterizzato da un „tutto non frat-
turato“; ossia da una totalità dell'esistenza in cui spazio, tempo ed energia
ponderabile (materia) e non ponderabile (quanti) siano intimamente inter-
connessi e interdipendenti.
Una realtà unica delle cose che egli chiamò: ordine ripiegato o implicato.
Ogni essere umano quindi, a causa delle sue ristrette modalità di
percezione, ha una visione dell'Universo assai limitata che lo porta alla
percezione di una realtà illusoria definita da un'infinità di parti separate che
Bohm chiama l'ordine dispiegato o esplicato.
Secondo Bohm tutte le cose devono la loro esistenza al „tutto non fra-
tturato“, ossia a quel processo interminabile definito da un flusso costante
che egli chiama „ olomovimento“. Egli credeva che l'Universo fosse simile
ad un organismo (concetti ripresi recentemente da Lovelock), in cui le parti
hanno senso solo in uno stretto rapporto di interconnessioni e interdipen-
denze fra di esse.
Parlando poi della coscienza umana egli affermò che: “Ad un livello fonda-
mentale la coscienza individuale deve far parte di una coscienza totale,
universale; poiché l'intelligenza al suo livello più profondo è radicata
nell'olomovimento“.
(Una concezione dell'esistenza questa, che a mio avviso, presenta parecchie
analogie con le idee di Jung sull'inconscio collettivo. N.d.a).
„Ad un livello più intimo tutto l'Universo è interconnesso; la coscienza individuale è un'il-
lusione; la finzione che conosciamo come coscienza individuale contiene in essenza tutti i
potenziali della Coscienza Universale e la realtà di cui siamo così convinti rappresenta forse
la piccola parte di uno spettro più grande con cui non possiamo adeguatamente sintonizzarci
con l'apparato, senza dubbio limitato, delle nostre facoltà mentali“.
Nevill Drury,antropologo
„Non c'è soluzione di continuità nella coscienza cosmica, contro la quale la coscienza dei
singoli individui può costruire solo barriere assai fragili: molte menti attingono a questa
coscienza cosmica e affondano in essa come in un mare o in un grande bacino d'acqua“.
William James, psicologo,1842-1910
32) È ormai risaputo da tempo (circa mezzo secolo) che i nove decimi del
cervello umano non sono utilizzati nella vita cosciente normale, e il dottor
Wilder Penfield ha dimostrato scientificamente che esiste in noi questo vasto
campo silenzioso.
33) L'approvvigionamento di elettricità di un'abitazione richiede all'anno:
1'000kg di carbone, oppure, 700 kg di petrolio, oppure,70 g di Uranio
naturale, oppure, 3,6 milioni di litri d'acqua con un'altezza di caduta di 365
metri.
Riporterò ora alcuni stralci di un paragrafo estratto dal libro „Fisica 3“
(testo scolastico, ed. Zanichelli) in cui viene esposta la situazione energetica
in Europa all'inizio degli anni ottanta:
„Nel 1978 l'intera Comunità Economica Europea consumava: 11'000 Twh =1,1 . 1013 kWh
=4,0 . 1019 J ; esso corrisponde a un consumo medio superiore ai 100 kWh per abitante al
giorno, anche se naturalmente vi sono grandi variazioni da un paese all'altro, legate sia a
fattori climatici (riscaldamento) sia allo sviluppo economico e industriale. (...)
Le risorse europee sono date dal carbone (la cui estrazione diventa sempre più difficile, dai
giacimenti di petrolio e di gas, soprattutto del Mare del Nord, il cui sfruttamento è iniziato
da pochi anni. I paesi alpini e quelli scandinavi utilizzano anche notevoli quantità di energia
idroelettrica. Quest'ultima presenta vantaggi notevoli, perché le perdite di trasformazione da
energia idrica a energia elettrica sono basse, intorno al 10%, mentre una centrale termo-
elettrica ha un rendimento solo del 35%. Tuttavia le difficoltà economiche e ambientali (...)
impediscono un'espansione rilevante di questo tipo di fonte energetica.
Le importazioni di energia sono costituite soprattutto da petrolio, proveniente principalmente
dal Medio Oriente. (...)
Oltre all'enorme costo delle importazioni, occorre ricordare che le riserve di combustibili
come petrolio e gas diminuiranno notevolmente nei prossimi decenni, almeno per la parte che
può essere estratta senza grandi difficoltà. Già ora il petrolio del Mare del Nord viene
estratto solo con alti costi e gravi rischi. Le riserve di carbone sono sufficienti per vari secoli,
ma la sua estrazione e il suo uso danneggiano l'ambiente e la salute in misura rilevante;
anche il trasporto risulta molto costoso. Per questi motivi sono in corso intense ricerche
dirette allo sviluppo di nuove fonti di energia (nel '78 la sola Repubblica Federale Tedesca
spendeva, a livello governativo, quasi un miliardo di dollari). (...)
L'energia elettrica, nonostante lo spreco necessario per produrla, ha enormi vantaggi: può
essere distribuita con grande facilità, non inquina, non richiede impianti costosi. (...) Attual-
mente l'unica nuova fonte adatta alla produzione di energia elettrica su grande scala, oltre ai
combustibili tradizionali, è l'energia nucleare. (...) Invece l'energia solare, quella del vento e
delle maree, quella geotermica e quella della fusione nucleare sono ad uno stadio meno
avanzato di sviluppo e non possono diventare competitive in breve tempo (...)“.
Ora, riporterò alcune pagine estratte dal libro „Il punto di svolta“, di Fritjof
Capra (ed. Feltrinelli) in cui vengono esposti i pericoli e tutti gli aspetti
negativi relativi all'utilizzo dell'energia nucleare:
„(...) La costruzione e la manutenzione di centrali termonucleari stanno diventando sempre
più costose in conseguenza delle complesse misure di sicurezza imposte all'industria nucleare
per le proteste del pubblico; incidenti nucleari hanno minacciato la salute e la sicurezza di
centinaia di migliaia di persone; e sostanze radioattive avvelenano di continuo il nostro
ambiente. I rischi dell'energia nucleare per la salute sono di natura ecologica e operano su
una scala estremamente grande, tanto nello spazio quanto nel tempo.
Centrali termonucleari e impianti militari liberano sostanze radioattive che contaminano
l'ambiente, incidendo in tal modo su tutti gli organismi viventi, compresi gli esseri umani. Gli
effetti non sono immediati ma graduali, e si accumulano di continuo sino ai livelli più
pericolosi. Nell'organismo umano queste sostanze contaminano l'ambiente interno, con molte
conseguenze a medio e a lungo termine. Il cancro tende a svilupparsi dopo un periodo di
tempo compreso fra dieci e quarant'anni, e le malattie genetiche si manifestano in
generazioni future. (...) Nel processo della produzione di energia elettrica da combustibili
nucleari tanto i lavoratori dell'industria nucleare quanto l'intero ambiente naturale sono
contaminati da sostanze radioattive a ogni passo del „ciclo di combustibile“.
Questo ciclo comincia con l'estrazione, la macinatura e l'arricchimento dell'Uranio, continua
con la fabbricazione di barre di combustibile e con l'operazione e la manutenzione del
reattore e termina con la manipolazione e l'immagazzinamento o il ritrattamento delle scorie
nucleari. Le sostanze radioattive che sfuggono nell'ambiente in ogni fase di questo processo
emettono particelle (alfa, elettroni e fotoni) che possono essere altamente energetiche,
penetrando nella pelle e danneggiando le cellule somatiche.
Sostanze radioattive possono essere anche ingerite con cibo o acqua contaminati e produrre
quindi il loro danno all'interno. Quando consideriamo i rischi a cui la salute è sottoposta per
opera della radioattività, è importante notare che non esiste un livello di radiazione
„sicuro“, contrariamente a ciò che l'industria nucleare vorrebbe farci credere. Gli scienziati
medici sono oggi generalmente d'accordo nel sostenere che non ci sono prove dell'esistenza
di una soglia al di sotto della quale si possa dire che la radiazione sia innocua; persino
minime quantità possono produrre mutazioni e malattie. Nella vita quotidiana siamo esposti
di continuo a radiazioni di fondo di basso livello, che hanno investito la Terra dallo spazio
per miliardi di anni e che provengono anche da sorgenti naturali presenti in rocce, nell'acqua
e in piante e animali. I rischi connessi a questa radiazione di fondo naturale sono inevitabili,
ma accrescerli significa giocare d'azzardo con la nostra salute. (...) Il fattore umano
implicato in tutte le fasi della tecnologia nucleare, militare e civile, rende inevitabili gli
incidenti. Incidenti che hanno come risultato la liberazione di materiali radioattivi altamente
velenosi nell'ambiente. Una fra le possibilità più deprecabili è la fusione di un reattore
nucleare, con la fuoriuscita dell'intera massa dell'Uranio fuso che, aprendosi la via verso
l'interno del suolo, vi determinerebbe un'immane esplosione di vapore, con la conseguenza di
disseminare all'intorno materiali radioattivi mortali. Gli effetti sarebbero simili a quelli di
una bomba atomica. Migliaia di persone morirebbero per l'esposizione diretta alla
radiazione; altri decessi avrebbero luogo dopo due o tre settimane in conseguenza di malattie
acute da radiazione; grandi aree sarebbero contaminate e rese inabitabili per migliaia di
anni. (...) Meno noti, ma non meno spaventosi, sono gli incidenti implicanti le armi nucleari,
che si sono ripetuti tanto più spesso quanto più sono andati crescendo il numero e la capacità
di tali armi. (...) Ogni reattore produce ogni anno varie tonnellate di scorie radioattive che
rimangono tossiche per migliaia di anni. Il Plutonio, il più pericoloso dei sottoprodotti
radioattivi, è quello dalla vita più lunga; esso rimane velenoso per almeno 500'000 anni. (...)
Nessuna tecnologia umana è in grado di creare contenitori sicuri per un intervallo di tempo
così sterminato. Di fatto non è stato trovato alcun metodo permanente sicuro per
l'eliminazione o l'immagazzinamento delle scorie nucleari, nonostante i milioni di dollari
spesi in tre decenni di ricerche. (...) Le previsioni fatte dall'industria nucleare parlano di un
totale di 575 milioni di litri di scorie di „alto livello“ intendamente radioattive nell'anno
2'000, e benchè le esatte quantità di scorie radioattive militari siano tenute segrete, ci si può
attendere che esse siano enormemente maggiori di quelle prodotte dai reattori industriali.
Il Plutonio, così chiamato da Plutone, il Dio greco degli inferi, è di gran lunga il più mortale
fra tutti i prodotti di rifiuto nucleari. In quantità inferiore a un milionesimo di grammo, è
carcinogeno. Meno di mezzo chilo, se fosse distribuito in modo uniforme, potrebbe indurre il
cancro ai polmoni in tutte le persone sulla Terra. Dati questi fatti, è veramente spaventoso
apprendere che ogni reattore nucleare produce da 180 a 230 kg di Plutonio all'anno.(...)
Una volta prodotto, il Plutonio deve essere isolato dall'ambiente in pratica per sempre, dal
momento che anche la minima quantità lo contaminerà per millenni. È importante rendersi
conto che il Plutonio non svanisce con la morte dell'organismo che ne è stato contaminato.
Un animale morto contaminato, per esempio, può essere mangiato da altri animali, oppure
può decomporsi, e la sua polvere può essere disseminata dai venti. In ogni caso il Plutonio
resterà nell'ambiente e continuerà la sua azione micidiale, passando da un organismo
all'altro, per mezzo milione di anni. (...) È stato stimato che se l'industria nucleare americana
si espanderà secondo le previsioni fatte nel 1975, e se riuscirà a mantenere il suo Plutonio
con un'efficienza del 99,99% (una efficienza che rasenta il miracolo), provocherà 500'000
casi fatali di cancro al polmone per ogni anno per circa cinquant'anni a partire dal 2020. Ciò
equivarrà a un aumento del 25% nel tasso di mortalità totale negli USA. L'energia nucleare
crea anche molti altri problemi e rischi, fra cui il problema irrisolto di smantellare i reattori
nucleari al termine della loro vita utile; lo sviluppo di „reattori autofertilizzanti a neutroni
veloci“ che usano il Plutonio come combustibile e che sono molto più pericolosi dei comuni
reattori commerciali; la minaccia del terrorismo nucleare (...) L'impatto totale delle minacce
senza precedenti della tecnologia nucleare dovrebbe rendere abbondantemente chiaro a tutti
che essa non è sicura, è antieconomica, irresponsabile e immorale: totalmente inaccettabile“.
A questo punto, basandomi su tutto ciò che è stato preso in considerazione
in questa breve nota sulla produzione e l'utilizzo dell'energia (disponibilità
delle risorse energetiche e rispettivi costi di estrazione ed esportazione,
pericoli e danni a breve o a lungo termine dovuti all'utilizzo dell'energia
nucleare relativi all'ambiente terrestre e quindi direttamente o
indirettamente (alimentazione) alla specie umana e ad altre speci animali e
vegetali, ecc...), la domanda da un milione che vi pongo è la seguente:
Tenendo conto della limitatezza delle risorse energetiche fossili (gas, carbo-
ne, petrolio) presenti sulla Terra e del fatto che in una certa misura lo sfrut-
tamento di tali risorse comporta anch'esso degli svantaggi e dei perico-
*29
li per l'ambiente terrestre e quindi per tutte le specie vegetali e animali
che lo popolano, tenendo conto che attualmente l'unica fonte di energia
„pulita“ e rinnovabile (relativamente economica, ma sfortunatamente
ottenibile in quantità piuttosto limitate) è rappresentata dalle centrali
idroelettriche, e tenendo conto infine del costante aumento della
popolazione mondiale; fino a che punto è giusto criticare duramente
*30
l'impiego della energia nucleare unicamente per scopi di
approvvigionamento energetico?
Nel corso dei millenni a venire la selezione naturale provvederà, se neces-
sario (in attesa di altre fonti di energia più „pulite“), a rendere alcune
specie animali assai più resistenti alle radiazioni nucleari e la specie
umana, molto probabilmente, sarà inclusa nel gruppo delle più fortunate
(ammesso che Dio continui ad essere sempre così indulgente con la nostra
sporca specie animale).
Il giorno in cui, con un semplice ed economico procedimento fisico, saremo
in grado di rendere completamente stabile qualsiasi elemento o composto
radioattivo, il problema delle scorie nucleari non potrà che farci sorridere.
*29
Utilizzando il carbone per coprire il fabbisogno energetico medio per famiglia nell'arco di un anno
(ca.5'000 kWh in Europa, secondo i dati attuali), verrebbero rilasciate nell'atmosfera circa cinque
tonnellate di anidride carbonica, 3,8 tonnellate utilizzando il petrolio e 2,7 tonnellate utilizzando il
gas; ed è risaputo che una delle principali cause dell'accrescimento dell'effetto serra è proprio
l'emissione nell'atmosfera di CO2. Un dato di fatto è che le centrali termonucleari non rilasciano
nell'atmosfera anidride carbonica e ne tanto meno ossido di azoto o diossido di zolfo. Sarebbe giusto
ora chiedersi: ma non è possibile creare degli impianti in cui vengano trattenuti i residui della
produzione di energia fossile (CO2, ossido di azoto, diossido di zolfo, ecc...) per poi eventualmente
riutilizzarli per numerosi altri scopi? Ebbene ciò sarebbe sicuramente possibile, grazie ai mezzi
tecnologici altamente evoluti di cui disponiamo oggigiorno, ma a demolire in partenza soluzioni di
questo tipo vi è sempre quel famoso gioco di interessi economici che purtroppo sta alla base
dell'intero processo di sviluppo del progresso scientifico-tecnologico e politico-economico in ogni
paese di questo piccolo pianeta.
*30
Dovuto in parte a svariati interessi politico-economici (sia in campo civile che in campo militare)
che nonostante tutto, consentono alle persone meno abbienti dei paesi nord-occidentali di vivere nel
benessere e di avere un tenore di vita che avrebbe sicuramente fatto invidia a qualsiasi operaio del
19mo secolo.
34) “Con la formazione di un chilogrammo di elio mediante la fusione di nuclei di deuterio
2H secondo la reazione:
2
H + 2H } 4He; viene liberata un'energia pari a circa 200 mio di kilowattora. L'energia di
legame dell'elio è infatti considerevolmente più grande di quella del deuterio. Ciò è dovuto al
fatto che tra le quattro particelle che compongono il nucleo di elio agiscono sei interazioni e
quindi il legame è molto forte,mentre nel deuterio vi è una sola interazione. (...) Sfortuna-
tamente la fusione nucleare non può avvenire seguendo la semplice reazione ora indicata,
perché dovendo conservarsi l'energia e la quantità di moto sono possibili altre reazioni.
Quella più facilmente realizzabile è la seguente: 2H + 3H } 4He + 1n.
Tale reazione richiede però l'uso di un isotopo radioattivo artificiale: il trizio.
Per fondere i due nuclei di deuterio in un nucleo di elio bisogna però vincere la repulsione
elettrostatica e portare i due nuclei così vicini l'uno all'altro che le forze nucleari a corto
raggio possano diventare efficaci... Non appena i nuclei si trovano nel raggio d'azione delle
forze nucleari inizia la fusione nucleare e viene emessa l'energia di legame. Per far urtare fra
loro i due nuclei con sufficiente energia essi potrebbero essere lanciati uno contro l'altro per
mezzo di grandi acceleratori. Con questo metodo è stato possibile osservare reazioni di
fusione con singoli nuclei. Però in questo modo l'energia liberata è considerevolmente
minore dell'energia spesa per accelerare le particelle. Infatti occorre accelerare molte
particelle, per realizzare solo pochi urti in cui realmente si innesca la fusione. Possiamo però
realizzare la fusione sfruttando il moto di agitazione termica. Non appena l'energia dei vari
urti termici è abbastanza elevata da superare la repulsione elettrostatica, si innesca la
reazione di fusione. Le energie necessarie valgono circa 1 MeV, corrispondenti ad una tem-
peratura di 1010 Kelvin. Tuttavia, anche a temperature inferiori, vi è sempre una piccola
percentuale di particelle che possiedono un'energia termica considerevolmente superiore a
quella media. Così, già a una temperatura di 108 K si trova una sufficiente frazione di nuclei
di deuterio con energie tali da poter dar luogo alla fusione. (...) Anche nel Sole e nelle altre
stelle avvengono processi termonucleari, poiché l'energia che si libera mantiene la
temperatura necessaria. Molto più difficile è riuscire a realizzare la fusione nucleare
controllata in condizioni di laboratorio. È necessario riscaldare il deuterio (o altri elementi
di basso numero di massa) fino a molti milioni di Kelvin.
A queste temperature gli elettroni, a causa degli urti, vengono svincolati dal nucleo e si
ottiene un plasma di nuclei e di elettroni. Tale plasma non può essere contenuto in un
recipiente qualsiasi, perché o distruggerebbe il recipiente, o si raffredderebbe molto rapida-
mente a contatto con le pareti. Per mantenere il plasma lontano dalle pareti si può usare un
campo magnetico. Nei dispositivi più comuni, i Tokamak, le linee del campo magnetico sono
chiuse ad anello, in modo che le particelle del plasma si muovono a spirale intorno ad esse,
restando intrappolate come le particelle ionizzate della ionosfera. Per evitare che le orbite
delle particelle si allarghino, si fa passare una corrente nell'anello di plasma così ottenuto:
poiché le correnti parallele si attraggono, il plasma si mantiene compresso da solo. Inoltre il
passaggio della corrente contribuisce a riscaldare il plasma; per raggiungere la temperatura
di fusione si immette poi ulteriore energia, per mezzo di radio-onde o di particelle
energetiche.
Ogni progetto sperimentale costa molte centinaia di miliardi di lire e costituisce un rischio
finanziario elevato. Occorre quindi coordinare gli sforzi di diverse nazioni, come avviene per
esempio nel progetto europeo JET.
Malgrado le difficoltà, si spera di riuscire a risolvere il problema energetico con l'aiuto della
fusione nucleare, poiché le riserve di deuterio nell'acqua del mare sono praticamente
illimitate“.
Tratto dal libro „Fisica 3“, di Sexl Raab Streeruwitz, ed. Zanichelli
Dopo diversi decenni di ricerche sperimentali, purtroppo il controllo e l'uti-
lizzo dell'energia derivante dalla fusione nucleare si è rivelato un compito
assai complesso e difficoltoso per i numerosi scienziati impegnati in questo
ambito di ricerca in ogni parte del mondo e il traguardo, anche se da parec-
chie fonti informative scientifiche vengono espresse ogni anno previsioni e
dichiarazioni prettamente ottimistiche nei confronti di tale ricerca, continua
ad essere sempre piuttosto lontano.
35) In realtà la percentuale di tali farmaci si aggira attorno al 20-25%
(stando alle attuali statistiche), ma sulla totalità dei farmaci che esistono in
commer-cio e considerando l'enorme quantità di nuovi farmaci che ogni
anno ven-gono commercializzati e di cui ovviamente non è possibile
valutarne gli ef-fetti a lungo termine sulla nostra specie (si potrebbe
tranquillamente affer-mare che ogni individuo funge da „cavia“ per il
progresso della medicina, dal giorno in cui nasce sino al giorno in cui
muore), tale percentuale po-trebbe anche aggirarsi attorno al 30-40%.
È bene comunque tener presente che l'attendibilità di queste statistiche, de-
finite da semplici osservazioni sulle risposte biologiche di alcune migliaia di
individui-cavia, tutti fondamentalmente diversi (su un piano biologico in cui
vengano considerati, oltre agli aspetti comuni di una determinata specie ani-
male, anche quelli propri o caratteristici di ogni singola entità biologica) gli
uni dagli altri, è assai discutibile.
Infatti le grandi difficoltà che si riscontrano in campo biomedico nel voler
definire le potenzialità CTI (cancerogene-teratogene-iatrogene) di qualsivo-
glia composto chimico medicinale, sono dovute al fatto che... “purtroppo“,
ogni individuo, è caratterizzato da una sua particolare struttura biologica;
ossia da una propria e ben determinata risposta immunitaria, da una sua
particolare attività enzimatica e infine da un suo particolare status psichico
soggetto a continue mutazioni e quindi definibile unicamente in funzione di
determinati intervalli temporali di breve o lunga durata. Tutti questi fattori
(che solitamente variano col passare del tempo, ossia cambiano in modo
sfavorevole con l'invecchiamento dell'individuo in questione), oltre ad essere
strettamente connessi l'uno con l'altro, sono a loro volta definiti dal
particolare tipo di genoma dell'individuo preso in considerazione, dal suo
funzionamento neuronale (strettamente connesso al suo codice genetico) e
infine dai più disparati fattori ambientali di natura circostanziale e quindi
mutevoli (che possono andare dalle tensioni in ambito familiare fino all'in-
tensità delle macchie solari). Lo stato emotivo dell'individuo, gioca anch'es-
so un ruolo importante in tale contesto.
Come dulcis in fundo, vi è poi quella vasta gamma di prodotti farmaceutici
che oltre ai classici effetti collaterali, possono innescare nel soggetto che ne
fa uso (ovviamente a dipendenza della quantità che viene assunta e dalla
struttura biologica dell'individuo in questione), tutta una serie di conse-
guenze negative per il suo organismo che alla fine si manifestano come
semplici e brevi allergie oppure nel peggiore dei casi, come vere e proprie
malattie di breve o lunga durata.
E non è tutto, considerando che molte di queste sostanze, potrebbero
benissimo far parte di quel famoso 40% di prodotti ad alto potenziale CTI, è
lecito chiedersi: „Ma quanti e quali sono quei prodotti farmaceutici del tutto
innocui per l'organismo umano?“.
Ebbene se si considera che ogni essere umano rappresenta un Universo
biologico, la risposta è semplice: nessuno. Per dirla in altre parole: non
esiste alcun elemento o composto chimico (presente in natura o sintetizzato
in laboratorio) assolutamente innocuo per qualsiasi essere umano; poiché
su sette miliardi di individui (ognuno con una propria e ben determinata
struttura biologica, legata principalmente al proprio codice genetico; si dice
che la base dell'individualità umana sta nell'esistenza di molti alleli per un
solo gene), ve ne sarà sempre almeno uno, allergico o comunque suscettibile
di una certa incompatibilità chimico-biologica (ad effetto immediato o a
lungo termine) con un determinato elemento-sostanza chimica o biologica.
Non dobbiamo quindi meravigliarci più di quel tanto nel constatare che
alcune persone possono rischiare di morire „soffocate“ semplicemente
mangiando del comune pesce di mare (ovviamente in questo caso non a
causa di eventuali lische ingoiate involontariamente) oppure di sviluppare
reazioni orticaroidi mangiando delle appetitose e succulenti fragole rosso-
vermiglio. Considerando poi che esistono un'infinità di allergie che si origi-
nano unicamente col contatto cutaneo prolungato con l'elemento o la so-
stanza chimica chiamata in causa, è facile intuire quanto possa essere incre-
dibilmente elevato il numero di quegli individui... giocati dalla natura.
È un peccato che al mondo, quelle persone (ed io sono fermamente convinto
che esistono) insensibili e quindi immuni da qualsiasi effetto biodevastante
dovuto al contatto o all'ingestione di ben note sostanze tossiche (talvolta
letali anche in dosi estremamente piccole) per l'organismo umano o addi-
rittura insensibili a „dosi“ massicce di determinate radiazioni nucleari, si
possano contare sulla punta delle dita di una mano; poiché credo che lo stu-
dio del genoma di simili individui, porterebbe a delle scoperte sicuramente
sensazionali.
Ma eccovi ora alcuni esempi di medicina negativa:
Il Dietilstilbestrolo (un ormone sessuale sintetizzato nel '38), somministrato
alle donne gestanti, provoca il cancro vaginale o il cancro uterino nel 95%
delle figlie, in un'età variabile dai sette ai 27 anni.
Perciò, i primi sospetti sorsero soltanto una ventina di anni dopo che il
medi-camento era stato messo in commercio.
„Nelle donne trattate con Dietilstilbestrolo, aumento dei casi di cancro delle mammelle e di
tumori benigni dell'utero; nei figli maschi, aumento dell'incidenza di tumori del testicolo; nei
figli di ambo i sessi aumento, fino al doppio dei casi di disturbi psichici“.
Medical Tribune, ed. Italiana, apr.1984
Vi sono poi i cosiddetti farmaci teratogeni (teratogeno è il termine che viene
impiegato in farmacologia per indicare sostanze che possono causare ano-
malie fetali), nella cui lista figurano gli anestetici (che agiscono sul feto non
soltanto attraverso la madre, ma anche attraverso lo sperma), gli analgesici
(come l'acido acetilsalicilico, la fenacetina, il paracetamolo), gli anticonvul-
sivi e gli psicofarmaci (come il diazepam, il primidone, il troxidone, ecc...),
gli anticancerosi (ossia gli agenti alchilanti come il Busulfan, il Chlorambu-
cil, le Mostarde Azotate, ecc...), gli antibiotici (come la strepto-micina, la
gentamina, la kanamicina, ecc...), gli ormoni sintetici non sessuali (come il
prednisolone che, oltre a causare malformazioni, può uccidere il feto), gli
ormoni sintetici sessuali (androgeni ed estrogeni), gli anti-coagulanti, gli
antimalarici (come la chinidina), ecc...
Cosa che a molti potrà sembrare incredibile, è il fatto che ancor oggi venga-
no commercializzati farmaci a base di talidomide, un composto i cui effetti
dannosi (soprattutto sul sistema nervoso) si erano palesati sin dal 1959,
ossia circa due anni dopo che fu messo in commercio il Contergan, un
tranquil-lante che a quei tempi si riteneva fosse innoquo e „adatto
soprattutto alle gestanti“. Ma il fatto che ha maggiormente sconvolto
l'opinione pubblica è l'azione teratogena della talidomide, definita da
innumerevoli effetti indesi-derati colpevoli di aver dato alla luce in tutto il
mondo, migliaia di bambini focomelici.
Alcuni farmaci a base di talidomide attualmente in commercio, sembrano
essere efficaci nella cura di malattie della pelle come l'acne o il Lupus
erythematosus systemicus. Nel libro „Il Vitello d'Oro“ (una guida ai farmaci
dannosi derivanti dalla vivisezione) di Milly Schär-Manzoli, leggiamo:
“Nel mese di settembre 1985, il Catergen (un epatoprotettore a base di
cianidanolum prodotto dalla Zyma di Nyon-CH ) veniva ritirato in Italia
perché aveva causato la morte di tre persone e ne aveva intossicato molte
altre. Questo farmaco destinato a curare epatiti di varia origine provocava in
realtà danni irreversibili ai reni e gravi anemie emolitiche, cioè la
dissoluzione dei globuli rossi nel sangue. Esso veniva tranquillamente
prescritto malgrado fossero stati segnalati fin dal 1980 alcuni casi di anemia
emolitica da Catergen, di cui tre con esito mortale. Inoltre in un congresso
svoltosi nel 1981 a Crans-Montana (CH) era stata sottolineata la „scarsa
efficacia“ del farmaco, che tuttavia rappresentava per la Zyma il 15% del
volume annuale d'affari, qualcosa come 340 milioni di franchi.
Nel novembre del 1985 la società farmaceutica americana Warner-Lambert
ritirava l'antiartritico Isoxicam che aveva causato la morte di otto persone e
che, diffuso in 14 paesi fra cui la Svizzera, provocava la sindrome iatrogena
di Lyell, malattia mortale caratterizzata dalla formazione di placche rosso
scuro leggermente infiltrate ed ematose, e da grandi bolle che si riempiono
aprendo la pelle la quale secerne siero e sangue come se si trattasse di una
forte scottatura“.
Potrei farvi decine e decine di esempi sul potenziale teratogeno,
cancerogeno e iatrogeno di svariati prodotti farmaceutici attualmente in
commercio, ma non ho alcuna intenzione di scrivere un libro sulle lacune
della scienza biomedica e ne tanto meno sull'inutilità della vivisezione,
poiché anche in questo caso ritengo che in commercio di tali libri ve ne
siano già abbastanza (occorrerebbe solo cercarli, comprarli e possibilmente
leggerli).
A supplemento di questa breve nota sulla parte oscura e dolente della
farmacologia e delle scienze biomediche, voglio unicamente ricordarvi che
anche in questo settore della scienza (che dovrebbe in linea di principio
essere rappresentato da quella parte del genio umano motivato e quindi
sorretto unicamente da impulsi umanitari), a imbrattare di tetri colori il
quadro dello stato attuale delle cose ci pensa, immancabilmente, quel
famoso gioco di interessi economici sul quale ruota forzatamente l'attuale
sistema politico-sociale-economico-scientifico delle civiltà più „progredite“
del pianeta (dalle quali ovviamente dipendono quelle più „deboli“ ma assai
più vicine a madre natura).
36) “Il vaccino è un preparato derivante da una sospensione di batteri o virus (vivi,
attenuati o uccisi) oppure di tossine da essi ricavate, che dovrebbe indurre nel vaccinato una
produzione artificiale di anticorpi.
Si distinguono vaccini monovalenti (preparati con un solo ceppo batterico o con un solo tipo
di virus), polivalenti (preparati con più ceppi delle stessa specie)e misti (che contengono
germi o tossine di una pluralità di malattie). I primi due tipi sono impiegati per prevenire
un'unica malattia infettiva, il terzo per prevenire una pluralità di malattie. Sono in
commercio vaccini „antitossici“ (costituiti da batteri, come l'antitifico, l'antitubercolare,
l'antipestoso, l'antigonococcico) e „antivirali“ (costituiti da virus, come l'antipoliomelitico,
l'antirabbico, l'antivaioloso, l'antinfluenzale, ecc...).
Buona parte dei vaccini è fabbricata coltivando le sostanze tossiche, batteriche o virali sul
corpo dell'animale, o su particolari organi dell'animale (reni di scimmia, ventre della pecora,
cervello e midollo spinale del coniglio e del cane, cervello della scimmia, ecc...); altri vaccini
sono coltivati su prodotti dell'animale (uova di pollo o di anatra), altri su cellule e tessuti
umani, altri sono ottenuti con la manipolazione genetica. Nessun tipo di fabbricazione può
garantire l'innocuità del vaccino,in quanto le sostanze tossiche, batteriche o virali che esso
contiene possono avere effetti imprevedibili nel corpo del vaccinato.
Sotto questo profilo non è la qualità del vaccino che è messa in causa, e neppure il tipo di
fabbricazione, ma il principio stesso della vaccinazione, che molti definiscono utopistico.
La presenza di virus estranei nei vaccini coltivati sull'animale o su prodotti dello animale
aumenta notevolmente i rischi. In questo caso il vaccino, come è stato più volte provato, può
contenere (oltre agli agenti patogeni della malattia da cui si vuole immunizzare) altri agenti
patogeni, i cui effetti indesiderati si manifestano presto o tardi in modo dannoso. Gli animali
sono infatti portatori di virus latenti (cioè virus che vivono allo stato di latenza,durante il
quale non scatenano malattie) tipici della loro specie: inoffensivi per l'animale sano che vive
nel proprio ambiente naturale, in quanto originari e congeniti, facenti parte del suo
patrimonio genetico, ma in grado di passare dallo stato di latenza a quello di virulenza se
introdotti in altre specie. Questa prerogativa risulta del tutto evidente, se si pensa che il virus
introdotto col vaccino nell'uomo si trova in un ambiente nuovo per lui, su un altro „terreno“.
(...) Certamente i vaccini coltivati su cellule umane sono meno rischiosi, in quanto non
inficiati dai virus specifici delle diverse specie animali.(...)
Questo non prova tuttavia che i vaccini coltivati su cellule umane siano innocui né che,
attraverso l'impiego di uno strumento migliore, tutta la casistica della profilassi vaccinale
debba uscirne assolta. È invece importante, proprio nella valutazione del rapporto rischio-
beneficio, soffermarsi sul valore dell'immunità offerta dal vaccino.(...) Il dottor Buttram
afferma che esistono molte pubblicazioni importanti che trattano dei danni al sistema
immunitario in seguito a vaccinazione, ma che queste opere sono ignorate: non soltanto dal
grosso pubblico, ma anche da coloro che sono preposti alle organizzazioni della salute
pubblica. Poiché l'effetto nocivo delle vaccinazioni è sovente ritardato, indiretto o
mascherato, Buttram pensa che carenze immunitarie che si manifestano molto tempo dopo la
vaccinazione possano anche essere attribuite alla vaccinazione stessa“.
Tratto da: „Il Tabù delle vaccinazioni“, di M. Schär-Manzoli, ed. ATRA
“Molti bambini con ritardi mentali, incapaci di inserirsi nell'ambiente scolastico, disadattati
e con turbe caratteriali, devono questi handycaps agli effetti delle vaccinazioni. Sono i fatti
che parlano: molti docenti hanno constatato che allievi dapprima diligenti sono diventati
svogliati e incapaci di concentrarsi dopo essere stati vaccinati. Una conferma viene da
indagini cliniche: il cervello dei vaccinati reagisce negativamente al virus vaccinale
forzatamente inoculato, con la conseguenza che il potere di concentrazione viene annulato a
favore di un'instabilità emotiva, di sensi di angoscia e di depressione. Si tratta quindi di
modificazioni del carattere e del comportamento. (...) Ecco, in breve, quanto riferito dalla
letteratura medica riguardo ad alcuni danni di tipo neurologico, relativi ai vaccini (...):
Antipertosse: Convulsioni e danno cerebrale permanente accompagnati da ritardo mentale
(“Medecine et Hygiène, 1979).
Antidifterica: Turbe nervose, encefaliti, disturbi psichici e ritardi mentali sono fra le
conseguenze di tipo neurologico della vaccinazione.
Antitetanica: Complicazioni neurologiche sono conosciute da tempo (“Le Concours
Médical“, 1977).
Antipoliomelitica: Lesioni cerebrali con conseguente perdita dell'intelligenza (“Acta Medica
Empirica“,# 5,1986), convulsioni (“Medecine et Hygiène“, #2, '81), paralisi, sclerosi a
placche, ecc...
Vaccino combinato Difterite-Tetano-Pertosse: Una commissione d'esperti, nominata in GB,
ha concluso che il vaccino combinato è molto probabilmente la causa di disordini nervosi.
Secondo il dottor Gordon T.Stewart, (...) tale vaccinazione può produrre delle lesioni
cervicali leggere che vengono al momento sottovalutate o neppure constatate, ma i cui effetti
si verificano più tardi sotto forma di ritardi nell'apprendimento o con problemi a livello
motorico.(...)“.
Tratto dalla rivista: „Orizzonti della medicina“,dic.1996
„(...) le amebe sono delle forme protozoiche molto diffuse e alcune di esse sono state ritenute
come causa di gravi malattie in animali e umani. È anche assodato come le amebe siano
importanti contaminanti di colture di tessuti usati nelle preparazioni biologiche, ed i vaccini
sono le più importanti perché sono largamente iniettati in neonati e bambini. (...)
Un grande numero di casi di meningoencefalite e di gravi infezioni respiratorie in bambini e
neonati possono venir collegate all'assunzione di vaccini che hanno un'alta possibilità di
essere contaminati dalle amebe presenti nell'aria e sulle superfici dei laboratori“.
Tratto dalla rivista: „Nexus“, ed.italiana, agosto 1996
37)Giuramento di Ippocrate
„Giuro per Apollo medico e per Asclepio e per Igea e per Panacea e per tutti
gli Dei e Dee, chiamandoli a testimoni, che adempirò secondo le mie forze e
il mio giudizio questo giuramento e questo patto scritto.
Terrò chi mi ha insegnato quest'arte in conto di genitore, e dividerò con lui i
miei beni, e se ne avrà bisogno lo metterò a parte dei miei averi in cambio
del debito contratto con lui, e considererò i suoi figli come miei fratelli, e
insegnerò loro quest'arte, se vorranno apprenderla, senza richiedere
compensi né patti scritti.
Metterò a parte dei precetti e degli insegnamenti orali e di tutto ciò che ho
appreso, i miei figli e i figli del mio maestro e i discepoli che avranno sotto-
scritto il patto e prestato giuramento medico, e nessun altro.
Sceglierò il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e secondo il
mio giudizio, e mi asterrò dal recar danno e offesa. Non somministrerò a
nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai
una iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per
procurare l'aborto. Conserverò pia e pura la mia vita e la mia arte.
Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma cederò il posto a chi è
esperto in questa pratica.
In tutte le case che visiterò entrerò per il bene dei malati, astenendomi da
ogni offesa e da ogni danno volontario. Tutto ciò che io vedrò e ascolterò
nello esercizio della mia professione, o anche al di fuori della professione nei
miei contatti con gli uomini,e che non deve essere riferito ad altri, lo tacerò
considerandolo cosa segreta.
Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti
della vita e dell'arte, stimato in perpetuo da tutti gli uomini; se lo trasgredirò
e spergiurerò, possa toccarmi tutto il contrario“.
Ippocrate di Cos,460-377 a.C.
38) Secondo la teoria generale della Relatività, se la densità di un corpo,
come una stella, è abbastanza grande, l'attrazione gravitazionale sarà così
grande che, una volta all'interno di un certo raggio critico, nulla potrà
sfuggire, neanche la luce e le altre radiazioni eletromagnetiche. Una
proprietà notevole di un tale oggetto è che nulla di ciò che avviene al suo
interno può essere comunicato al mondo esterno. Perché un corpo di massa
uguale a quella del nostro Sole sia un Buco Nero, il suo raggio dev'essere di
circa tre chilometri. Poiché da un Buco Nero non viene emessa alcuna
radiazione e ci si aspetta che il suo raggio sia piccolo, la rivelazione di un
tale corpo non è facile. La migliore possibilità di rivelazione si avrebbe se
un Buco Nero costituisse un sistema stellare binario con una stella normale.
La misura dello spostamento Doppler della luce (red-shift) proveniente da
una stella normale potrebbe, ad esempio, permettere un calcolo della massa
della stella invisibile, per determinare se essa sia tanto grande da essere un
Buco Nero. Attualmente vi sono parecchi ottimi candidati (uno nella
costellazione del Cigno, uno nella Piccola Nube di Magellano, e forse uno
nella nostra stessa galassia), ma i dati disponibili non sono decisivi. Le
equazioni che definiscono un Buco Nero classico nella Relatività Generale,
presentano delle simmetrie. Aprono la via all'esistenza di un anti-Buco
Nero, che viene giustamente chiamato „Buco Bianco“. Per rispettare tali
simmetrie, gli anti-Buchi Neri, invece di „inghiottire“ tutto, devono eiettare,
come per magia, materia e radiazioni. Esiste un legame, nella struttura
spazio temporale di uno stesso Universo, tra il Buco Nero e il suo alter ego,
il Buco Bianco. Tale legame, detto cunicolo spaziotemporale, rappresenta
una sorta di scorciatoia che collega appunto queste due singolarità
cosmiche. Un aspetto interessante di questo „tunnel“ o „cunicolo“, consiste
nel fatto che esso permetterebbe, attraversandolo, di viaggiare nel tempo
(per esempio verso il passato) senza dover necessa-riamente superare la
velocità della luce che, in base alla teoria della Relatività Ristretta, è la
massima raggiungibile in natura.
39) I primi filamenti di DNA, ebbero modo di svilupparsi nelle acque
(probabilmente in corrispondenza degli estuari dei fiumi) circa 4'000 milioni
di anni fa. I primi composti chimici diffusi negli oceani si depositavano
spesso nel fango degli estuari, in cui l'alternarsi di umidità e siccità e gli
effetti catalitici del fango stesso collaborarono al fine di promuovere le
trasfor-mazioni chimiche necessarie alla formazione degli acidi nucleici
primitivi, i quali aggregandosi fra loro e con molecole differenti diedero
origine alla materia vivente.
Questa materia, nei suoi ulteriori sviluppi, liberò ossigeno che lentamente si
accumulò nell'atmosfera. Gli acidi nucleici e le proteine primitive furono le
prime importanti molecole organiche a catena che si formarono sulla Terra.
Col passare del tempo (circa 3'500 milioni di anni fa) alcune molecole
acquisirono una caratteristica completamente nuova: esse raggiunsero
progressivamente un livello tale di organizzazione da riuscire a duplicarsi.
Queste molecole, che costituirono probabilmente i precursori degli acidi
nucleici, furono avantaggiate rispetto ad altre la cui formazione era dovuta
al caso, e si diffusero molto più di quest'ultime. In seguito (circa 3'000
milioni di anni fa) alcuni di questi primitivi acidi nucleici riuscirono, nel
loro processo di riproduzione, ad utilizzare in qualche modo le proteine e
cominciarono ad organizzarle; si instaurò così uno stretto rapporto tra i due
tipi di molecole.
Isolatisi dal resto del mondo con una sottile membrana proteica, proteine e
acidi nucleici formarono le prime cellule (forse più semplici della più
semplice cellula attuale). Allorché le cellule divennero più complesse (circa
2'500 milioni di anni fa), alcune si trasformarono in batteri ed altre, capaci
di sfruttare la luce solare, in alghe. Col passare del tempo (circa 1'700
milioni di anni fa), il DNA delle cellule iniziò ad isolarsi dal resto del
protoplasma formando un vero e proprio nucleo. Nel periodo che va dai
2'000 mio di anni fa fino a circa un miliardo di anni fa, venne prodotto
ossigeno; che in parte contribuì a formare l'atmosfera e in parte si legò ad
altri elementi.Verso la fine di questo periodo, l'ossigeno non utilizzato nelle
reazioni di ossidazione e rimasto perciò nell'atmosfera, si trasformò (sotto
l'azione di scariche elettriche e dei raggi ultravioletti) negli strati alti di essa
in Ozono (O3). Al di sotto della zona di formazione dell'Ozono, l'Ossigeno
rimase libero insieme ad altri gas.
Filtrando i raggi ultravioletti nocivi alla materia vivente, lo schermo di
Ozono rese possibile l'evoluzione (circa 700 - 800 milioni di anni fa) di
cellule più complesse. Quando ebbe inizio la vita vegetale, la produzione di
Ossigeno e la quantità di esso nell'atmosfera aumentarono fino al livello
attuale.
40) La storia dell'uomo è iniziata da „appena“ 70 milioni di anni. Durante
la prima metà di questo periodo si sono evoluti vari gruppi di scimmie, e
probabilmente circa 35 milioni di anni fa, da uno dei più evoluti di questi
gruppi ebbe origine il primo ceppo di Ominoidi, la famiglia primitiva dalla
quale si originarono gli attuali Pongidi (le grandi scimmie Antropomorfe), e
gli Ominidi (gli umani). Esistono poche testimonianze fossili di questo
periodo come ad esempio alcuni frammenti del Ramapithecus, un ominide
che risale probabilmente a 14 milioni di anni fa, trovati in India e in Africa.
Il gruppo di fossili immediatamente successivo è rappresentato dai resti
delle Australopi-tecine, che risalgono a circa tre milioni di anni or sono.
Durante l'evoluzione di questo gruppo si verificarono importanti
cambiamenti strutturali a livello del bacino, delle cosce, dei piedi e della
testa, che si concretarono nell'assunzione della statura eretta. Sebbene il
cervello non si fosse evoluto parallelamente al corpo, tuttavia i cambiamenti
avvenuti a livello dello scheletro caratterizzarono una nuova famiglia,
quella dei Pitecantropi eretti.
A questo punto iniziò l'incremento della massa cerebrale: il Pitecantropo
imparò a far uso di utensili di pietra ben modellati e utilizzò il fuoco per
arrostire le carni. Un ulteriore sviluppo si verificò 250'000 anni fa, come è
documentato dai crani di Swanscombe e di Steinheim.
Gli antenati diretti dell'Homo Sapiens non sono ancora conosciuti con
esattezza; sono state infatti formulate molte teorie in proposito,generalmente
però si considera l'uomo di Neanderthal come l'antenato più probabile degli
uomini del Paleolitico superiore.
Gli uomini di Neanderthal (che prendono il nome dalla città tedesca in cui
fu scoperto il primo teschio appartenente a questa specie) vissero da
110'000 a circa 35'000 anni fa; essi abitavano tutta l'Europa e il Medio
Oriente e parte del Nord-Africa. (L'uomo di Solo e quello della Rhodesia
furono suoi contemporanei. Questi uomini erano intelligenti, superstiziosi,
abili e spesso dotati di capacità artistiche). Strutturalmente sembra che per
la maggior parte fossero tozzi e robusti, di bassa statura, con lineamenti
pronunciati, arcate sopraccigliari prominenti e dotati spesso di un cervello
più voluminoso di quello dell'uomo attuale.
L'uomo di Neanderthal rappresenta l'archetipo dell'uomo dell'Età della
pietra, abitava in grotte, indossava pelli di animali e usava utensili e armi
già abbastanza perfezionati. Fu il primo uomo che lasciò testimonianze di
una certa cultura. Circa trentamila anni fa, durante il Paleolitico Superiore,
l'uomo di Cromagnon soppiantò gli ultimi discendenti dell'uomo di
Neanderthal.
Più di 25'000 anni fa, questi uomini per sfuggire alle glaciazioni, si rifugia-
rono in alcune grotte che hanno conservato i loro resti fino ad oggi.
I fossili più importanti di questo gruppo sono stati rinvenuti nella Dordogna,
in Francia. Appartengono a questo periodo molte delle pitture murali
ritrovate sulle pareti delle grotte ed i primi monili ed ornamenti costruiti
dall'uomo.
Vi sono anche prove delle attività „magiche“ e dei riti propiziatori che
venivano praticati in questo periodo come pure della presenza di un
linguaggio parlato seppur primitivo.
*31
41) Studi e ricerche sul ciclo undecennale delle macchie solari hanno
evidenziato che l'aumento di attività geomagnetica è in grado di influenzare
la vita sulla Terra.
Le macchie solari sono aree della superficie solare dove a un freddo
anorma-le si associa un'intensità magnetica molto alta; emettono grandi
quantità di altre radiazioni ed emanano anche particelle cariche. Le
radiazioni impiega-no circa otto minuti a raggiungere la Terra e le
particelle cariche un giorno o più.
Le macchie solari producono anche un aumento del vento solare, una
corren-te continua di gas ionizzato che esce dal Sole. Non si sa perché il
Sole abbia queste macchie, né si sa per certo che cosa esse siano in realtà;
esse appaiono e scompaiono continuamente. La loro durata è soggetta a una
grande varia-bilità, alcune durano solo un paio di giorni, mentre altre
possono durare oltre un mese, ma prese nel loro insieme hanno un
andamento ciclico che aumenta fino a un massimo di attività mediamente
ogni 11,1 anni.
La psiche non sembra essere immune dagli effetti dei venti solari.
*31
La scoperta della periodicità delle macchie solari, ossia del ciclo undecennale, fu documentata e
descritta da un astronomo dilettante, H. F. Schwabe, nel 1843.
Relazioni tra l'intensità delle macchie solari e i suicidi erano state ipotizzate
già da molto tempo.
B.e T.Dull, più di sessanta anni fa, comunicarono dopo anni di studi, che
avevano osservato sensibili aumenti di suicidi (circa l'8%) in giorni di
grande attività solare. Una stretta correlazione vi è anche tra l'aumento
degli infarti al miocardio e certi periodi di massima attività solare e punte di
agitazione geomagnetiche. Lo scienziato russo A. L. Tchijewsky (1897-
1964), scoprì un evidente parallelismo tra le epidemie in genere, le guerre,
le grandi migrazioni e le rivoluzioni in rapporto al ciclo undecennale delle
macchie solari. La sua tesi è che tutte le epidemie e i grandi cambiamenti
so-ciali mostrano una periodicità undecennale. Era conosciuta e da molto
tempo, una periodicità di circa undici anni per la difterite, ma se ne
ignorava il motivo; Tchijewsky ne evidenziò la stretta correlazione col ciclo
unde-cennale del Sole (la stessa correlazione vi è inoltre per la meningite
cere-brospinale). Per più di vent'anni il biologo giapponese Maki Takata
lavorò sul test che serviva a misurare l'albumina del siero sanguigno. Il test
(deno-minato „Reazione di Takata“) consente il calcolo dell'“indice di
floccu-lazione“ dell'albumina nel sangue. L'indice è piuttosto costante nei
soggetti maschili sani, nella femmina invece, è influenzato dalle
mestruazioni. L'“in-dice di flocculazione“, in alcuni periodi, varia
improvvisamente. Takata sco-prì che queste improvvise impennate
dell'indice avvenivano parallelamente su scala mondiale poiché si
verificavano in più persone, anche lontanissime tra loro. Egli pensò che il
fenomeno avesse una certa correlazione con l'atti-vità solare. In una serie di
lavori studiò e descrisse il fenomeno constatando, tra l'altro, che l'indice
aumenta ogni qualvolta che l'attività solare è massima o quando le eruzioni
o le macchie appaiono al centro del disco solare.
Il sangue è pure influenzato dai venti solari.
Schulz aveva osservato che la configurazione del sangue delle persone sane
è sottoposta a continue modificazioni che dipendono anche dalla variabilità
delle radiazioni solari.
Quello che appare fin troppo chiaro è che il Sole con le eruzioni è in stretta
correlazione con le epidemie più gravi quali il colera, la difterite, il tifo,
ecc... .
42) Qualsiasi malattia, nell'uomo come in altre speci animali, trae essen-
zialmente origine da determinate „alterazioni biochimiche“ all'interno
dell'organismo che, interagendo con l'intera „struttura biologica“ di questo
ultimo, talvolta possono innescare una sorta di „run-away“ biologico che fa
perdere all'organismo in questione il proprio equilibrio „biodinamico“ con
l'ambiente ad esso circostante. Persino quelle malattie che vengono definite
„puramente psichiche“ e quindi concepite come delle forme di „distorsione
*32
della coscienza“ hanno le proprie radici se non addirittura nel genoma
dell'individuo in questione sin dalla nascita, perlomeno tra le maglie o
interconnessioni di certe alterazioni biochimiche con l'intera struttura biolo-
gica del soggetto. Quando queste alterazioni biochimiche rimangono entro
certi limiti di tolleranza variabili da soggetto a soggetto, vengono presto
modificate dal sistema immunitario o da altri sistemi biologici attivi affinché
l'intero organismo non perda il proprio equilibrio biodinamico; nel caso in
cui invece tali alterazioni biochimiche superino i limiti di tolleranza propri e
caratteristici del soggetto in questione, ecco innescarsi il fenomeno del
„run-away“ biologico, un fenomeno al quale diamo comunemente il nome di
malattia e che porta lentamente il soggetto verso una perturbazione sempre
maggiore del proprio equilibrio biodinamico.
I fattori responsabili di determinate alterazioni biochimiche all'interno di un
organismo, possono essere pochi e facilmente identificabili, oppure innume-
revoli e per nulla (o solo in parte) identificabili.
Da quest'ultima osservazione possiamo facilmente intuire quanto sia estre-
mamente importante il ruolo che riveste l'ambiente esterno nella feno-
menologia relativa al processo di equilibrio biodinamico di qualsiasi entità
biologica. Nella cura di malattie come il cancro per esempio, non sarebbe
per nulla sbagliato intraprendere nuove strade nella sperimentazione umana
in cui vengano tenuti in considerazione e quindi di volta in volta modificati e
fatti interagire tra essi, determinati fattori relativi all'ambiente esterno
all'individuo di cui si vuole ristabilire l'equilibrio biodinamico; alcuni di
questi fattori potrebbero essere:
- temperatura, umidità, pressione e composizione chimica dell'aria che viene
respirata dal soggetto. (una modifica di un parametro di tale fattore
potrebbe essere per esempio effettuata alterando leggermente, gradualmente
e ad intervalli regolari di tempo i valori di Azoto e Ossigeno dell'aria,
oppure inserendo nella stessa altri gas costituiti da uno o più elementi).
*32
Nelle prime pagine del Testo, viene spiegato chiaramente che la coscienza non è una sorta di
„energia psichica“ completamente separata dall'organismo e quindi capace di „autodefinirsi“ in
molteplici forme indipendentemente dal „contesto biologico“ in cui è situata; ma forse sarebbe
meglio dire... da cui è generata, visto che la coscenza non è nient'altro che una sorta di „risonanza
energetica“ che prende forma e si sviluppa attraverso un'infinita serie di processi bio-chimici unici e
caratteristici di ogni essere umano di questo pianeta.
- illuminazione dell'ambiente in cui è situato il soggetto. (una modifica di
tale fattore potrebbe essere effettuata per esempio utilizzando per l'illu-
minazione, diversi tipi di radiazione elettromagnetica (luce visibile) mono-
cromatica; ossia fasci di luce che abbiano una propria e ben determinata
fre-quenza e lunghezza d'onda).
- onde sonore nell'ambiente in cui è situato il soggetto. (una modifica di tale
fattore potrebbe essere effettuata per esempio privando il soggetto della
facoltà uditiva - per esempio con delle apposite cuffie - e facendogli perce-
pire unicamente, ad intervalli regolari di tempo, onde sonore di ogni genere;
partendo con dei semplici e brevi ultrasuoni, sino alle sinfonie più
complesse di Mozart o Beethoven).
Vi sono poi altri fattori, relativi all'ambiente esterno, che purtroppo per ora
non possono ancora essere modificati a nostro piacimento, quali l'intensità
del campo gravitazionale terrestre, l'intensità dei raggi cosmici, l'influsso
dell'attività delle macchie solari, ecc... .
L'uomo è ormai da tempo consapevole del fatto che ogni organismo è in
stretta correlazione col Tutto, con l'intero Universo, ma le interazioni che
sussistono tra qualsiasi organismo e il Tutto sono talmente numerose e
complesse, che talvolta quando si ricercano le vere cause di un determinato
squilibrio biologico, si finisce con l'accettare la sconfortante conclusione
che purtroppo, è ancora ben poco ciò che ci è concesso di sapere.
Fiumi di veleni dovranno ancora scorrere nelle nostre vene fino a che non ci
sarà dato di conoscere tutti i segreti delle forze della natura che governano
la vita di ogni entità biologica su questo pianeta.
43) Lo scienziato inglese James Lovelock è l'autore della teoria che vede la
Terra come un grande organismo vivente, capace di autoregolarsi e nel
quale l'uomo è uno dei tanti elementi.
„La maggior parte degli scienziati preferisce considerare la Terra ancora come una palla di
roccia inumidita dagli oceani. Secondo loro, noi e il resto degli esseri viventi siamo solo dei
passeggeri che si sono adattati alle condizioni che hanno trovato. Ci vedono come dei viag-
giatori che hanno intrapreso un lungo viaggio per mare, che possono abbellire le loro cabine,
ma mai interferire con la rotta della nave. Se hanno ragione, e la Terra è così, allora
potrebbe non importare che cosa facciamo per sopravvivere finché non inquiniamo la Terra
tanto da mettere in pericolo noi stessi, i raccolti e il bestiame.
E se invece la Terra fosse un „superorganismo“? In esso le speci sono sacrificabili.
Se una di esse insozza il nido, col tempo la selezione naturale la spazzerà via e lascerà il nido
pulito.
Se la Terra è così, e vogliamo sopravvivere, dobbiamo modificare il nostro cuore e la nostra
mente e imparare a essere parte di Gaia, e non separati da essa. Gaia è una teoria da cui
potrebbe emergere una teologia morale.
Nel sottolineare l'importanza di tutti i viventi, a parte gli esseri umani, può sembrare che io
sia indifferente ai bisogni dell'uomo.
Non è così. Però per sopravvivere dobbiamo prenderci cura della Terra. Non c'è diritto di
possesso per nessuno su questo pianeta, neppure per una specie“.
James Lovelock
44) La proporzione tra area di associazione e corteccia motoria e sensoriale
è molto maggiore nei primati che in altri mammiferi ed è molto grande negli
esseri umani. Questo suggerisce che tali aree abbiano a che fare con ciò che
è unico della mente umana. Inoltre, circa la metà delle aree di associazione
della corteccia si trova nei lobi frontali, la parte del cervello che ha avuto lo
sviluppo più rapido durante la recente evoluzione di Homo Sapiens.
Attualmente si ritiene che la cosiddetta corteccia di associazione sia interes-
sata alla capacità di progettazione a lungo termine, all'organizzazione delle
idee e all'integrazione degli stimoli sensoriali in arrivo con la memoria e le
emozioni.
45) Il sistema reticolare di attivazione è costituito dalla formazione
reticolare, un ammasso di tessuto diffuso nel tronco cerebrale e neuroni nel
talamo che funzionano come un'estensione di questo sistema. La formazione
reticolare ha un interesse particolare in quanto responsabile dello stato di
veglia e di quello stato, di difficile definizione, che viene detto consapevo-
lezza.
Tutti i sistemi sensoriali inviano fibre a questo sistema, che sembra filtrare
gli stimoli in arrivo e discriminare quelli importanti da quelli non
importanti. La stimolazione del sistema reticolare, sia artificialmente che
mediante im-pulsi sensoriali, provoca un aumento dell'attività elettrica in
altre aree del cervello.
Il sistema limbico è una rete di neuroni (soprattutto subcorticali) che avvol-
gono l'interno del cervello, connettendo l'ipotalamo con la corteccia cere-
brale. Lo si considera un circuito mediante il quale impulsi ed emozioni,
come la sete, la fame e gli impulsi sessuali, vengono tradotti in azioni
complesse e finalizzate (cercare cibo, bere, corteggiare un partner).
46) Uno studio condotto negli Stati Uniti da alcuni ricercatori operanti nel
campo delle neuroscienze, sul comportamento e le abitudini di gemelli
omozigoti separati sin dalla nascita e quindi vissuti per lungo tempo in
luoghi diversi (ricevendo altresì un'educazione diversa l'uno dall'altro), ha
fatto rilevare, grazie alle incredibili e molteplici similitudini di comporta-
mento e abitudini di questi individui, che l'ambiente in sè influisce relativa-
mente poco sulle scelte e gli eventi più importanti (come ad esempio la scel-
ta della persona con cui sposarsi, degli hobbies, del tipo di occupazione...
tutte straordinariamente simili) relativi alla vita di queste persone.
Ciò che sembra giuocare un ruolo estremamente importante invece, nel
destino a tratti predefinito di questi individui, è il loro DNA (che li
caratterizza e li distingue da altri sette miliardi di esseri umani). Ciò che i
loro geni non trovano a portata di mano, vanno inevitabilmente a cercarlo
altrove... e il successo è quasi sempre assicurato.
Da queste considerazioni giungiamo inevitabilmente alla conclusione che,
per quanto insoliti e poco chiari possano apparire questi „dati di fatto“, la
rete neurale-neuronale di ogni essere umano, debba essere necessariamente
connessa alla sequenza genetica propria di ogni individuo.
Da questa premessa, nasce l'idea di un impulso psichico la cui origine è da
ricercarsi sia tra le varie interconnessioni neurali-neuronali, sia tra quelle
genetiche specifiche dell'individuo in questione; ecco quindi che subentra la
necessità di coniare un nuovo termine legato al concetto di impulso, definito
appunto come: neurogenetico.
Bibliografia
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„Sulle tracce dell'antenato universale“ (gennaio '96, pp. 38-43).
„Quel virus è un affare“ (gennaio 1995, pp. 12-19).
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Le Scienze (ed. italiana di Scientific American):
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„Ecologie, la révolution scientifique“ (ottobre 1996, pp. 83-99).
„Dossier OVNIS“ (agosto 1996, pp. 75-85).
Orizzonti della medicina:
„Turbe mentali e disadattamento sociale“ (dicembre 1996, p. 13)
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„Sole, epidemie e rivoluzioni“ (giugno 1996, pp. 39-42).
„Le attività segrete della NSA“ (agosto 1996, pp. 19-21).
„Arrivano i Russi“ (agosto 1996, pp. 38-42).
„Germi mangiacervello e vaccinazioni“ (agosto '96, pp. 41-45).
ARKHÈTYPON
„You cannot petition
the Lord with prayer“
L'alieno fissò attentamente il cristallo,contemplandolo per qualche minuto;
poi si rivolse al saggio e lo rese consapevole del suo futuro.“Tutto è già
scrit-to nelle stelle“,gli disse,“e nulla la tua volontà o quella di chiunque
altro po-trà cambiare.La tua volontà e quella dei tuoi simili,fanno parte di
un'unica volontà dai fini imperscrutabili per l'essere umano; come del
resto,per qual-siasi altra civiltà notevolmente evoluta di questo Universo.La
volontà sog-gettiva di qualsiasi entità biologica è mera illusione.Noi
desideriamo ciò che ci viene imposto di desiderare;chi sta al gioco
lotta,soffre e non ottiene nulla. È`così che Dio si diverte,questo è il suo
passatempo preferito.C`è persino chi lotta per morire,ma è costretto a
sopravvivere.Il tumore uccide solo chi lo te-me.Ansia,paura e depressione
accrescono a dismisura il volume di un tumo-re. Hai paura di morire?Di
scoprire ciò che vi è dall'altra parte del muro? Ebbene la tua ora non
tarderà sicuramente ad arrivare.“
Dopo aver udito queste ultime parole,il saggio, spaventato,chiese subito
all'alieno:“Perchè mi parli di un tumore?Sono dunque malato?Morirò
presto, è questo ciò che vuoi dirmi?“
L'alieno,pacatamente,rispose:“Il tumore di cui io parlo ha mille facce,e su
di ognuna di esse vi è l'impronta mnemonica di ogni tua sofferenza.Su una
fac-cia vi è il volto aggraziato di una donna insensibile,su di un'altra
l'immagine di alcuni fogli dattiloscritti...una tesi di laurea,su un'altra ancora
gli occhi scuri e lucenti di un bambino gioioso...in ben altre seicento facce vi
è l'im-magine dei tuoi geni racchiusi in una gabbia dorata.Tutte le altre
facce, debbono ancora formarsi completamente.Io ti parlo di un tumore
virtuale,ma se continuerai imperterrito a desiderare,esso potrebbe divenire
reale.Se starai al gioco,ossia se cercherai di ottenere a tutti i costi ciò che
desideri,soffrirai le pene dell'inferno e così facendo ti avvicinerai sempre di
più a Dio.Torno a ripeterti che la volontà soggettiva non esiste,chi decide di
stare al gioco, de-siderando e quindi lottando contro il programma,non fa
altro che eseguire ciò che Dio vuole che venga eseguito.L'Onnipotente fa
soffrire solo coloro che ne hanno bisogno;poichè è solo con la sofferenza
che si impara ad amare e a rispettare i propri simili.“
Il saggio si strinse nelle spalle e iniziò a riflettere intensamente su quanto
l'alieno gli aveva esposto e nel momento in cui la sua mente raggiunse lo
sforzo massimo,i suoi occhi videro il cristallo scivolare dalle mani
dell'alieno e infrangersi rumorosamente al suolo; lasciò lo sguardo
meravigliato rivolto al suolo e disse: “Oh mio Dio! Avrei potuto salvarlo
ben cento volte, tanto è stata lenta la sua caduta“.Tosto l'alieno
rispose:“Non meravigliarti di tutto ciò,di “mia” volontà ho lasciato che il
cristallo cadesse proprio nel momen-to in cui ti stavi maggiormente
lambiccando il cervello, per farti capire che talvolta la velocità con cui
pensiamo è assai più elevata di quella con cui viviamo e ci muoviamo“.
„E così ora,senza quel cristallo,non potrai più svelarmi il futuro“ opinò il
saggio preoccupato.L'alieno sorrise e si rivolse ad egli con voce blanda:
“L'informazione relativa al tuo futuro è incisa in ogni luogo...sulle tue
unghie,su quel sassolino accanto al mio piede destro “disse
indicandoglielo“ ... sull'iride del mio occhio sinistro,sui petali delle rose che
abbelliscono il tuo giardino...su ogni corpo ponderabile di questo Universo,
ma non sui quanti di energia;poichè essi sono... l'informazione.Il cristallo è
uno dei mezzi ottimali per riuscire a carpire e a decodificare tutta
l'informazione che ci circonda,relativa al nostro passato,presente e
futuro;parametri temporali che nella realtà assoluta delle cose non
esistono.Esiste unicamente un unicum spazio temporale a più dimensioni.“
L'alieno a tal punto,frugò in una tasca interna della sua tuta color
panna,ed estrasse un piccolo disco ultra-piatto,trasparente e incolore,dalle
caratte-ristiche fisiche simili al vetro,e lo pose delicatamente nelle mani del
saggio, prontamente apertesi per accoglierlo. Sospirò,guardò il saggio
seriamente negli occhi e disse: “Ciò che stai ammirando nelle tue mani non
è nient'altro che un dischetto olografico;se saprai farlo ruotare nel giusto
senso e alla ve-locità giusta,nonchè colpirlo nel punto giusto e con la giusta
frequenza di vibrazione elettromagnetica,e sarai in grado di catturare su un
supporto ma-gnetico tutte le immagini che esso produrrà,nonchè di
decodificarle nel mo-do giusto...se sarai in grado di fare tutto ciò,allora
l'intero film della tua vita verrà proiettato dinanzi ai tuoi occhi in tutta la
sua pienezza e magnifi-cenza“.
Ogni essere umano,dal giorno in cui nasce sino al giorno in cui muore,si ri-
trova a vivere in una sorta di cunicolo energetico dal diametro pari alla sua
altezza e di una lunghezza sconfinata,simile ad un serpente che striscia,si
at-torciglia su se stesso e si muove tracciando,su tutta la superficie della
Terra e forse anche in buona parte dell'Universo,una serie interminabile di
arabeschi dalle forme più insolite,che apparirebbero banali e
indecodificabili di fronte all'occhio umano(se questi ovviamente potessero
venire osservati);ma con-trariamente,totalmente traducibili e ricchi di
significato al cospetto di una Mente Divina.
Alcuni credono che sia ...Specie Umana il nome sel softwere e Universo il
nome dell'hardwere;ma se fosse Universo il nome del softwere,quale
sarebbe il nome dell'hardwere?Forse...Dio?Possono gli hardweres azionarsi
auto-nomamente ed auto-organizzarsi?Molto probabilmente quelli più
evoluti sì;altrimenti occorrerebbe immaginare,oltre ad una serie infinita di
Aleph, anche una serie infinita di Padreterni.
In un unico cunicolo energetico,possono „convivere“ due,tre,quattro o
addirittura centinaia (se non migliaia) di esseri umani;e così un individuo,
senza saperlo,potrebbe benissimo essere legato tramite una sorta di
funzione d'onda ad un altro individuo che magari vive sul lato opposto del
globo a ventimila chilometri di distanza da egli.Quando due esseri umani
percepis-cono che tra di loro vi è una certa affinità di pensiero,è assai
probabile che si trovino nello stesso cunicolo energetico.
L'incontro tra due individui che avvertono spontaneamente una certa affinità
di pensiero,può apparire in alcuni casi ,agli occhi di qualsiasi comune os-
servatore appartenente al genere umano,sia esso poco o molto intelligente
(come del resto agli occhi dei diretti interessati),totalmente acausale e
quindi inspiegabile da un punto di vista razionale,tenendo in considerazione
esclu-sivamente gli eventi più recenti e significativi delle vite di queste due
per-sone e facendo infine un piccolo calcolo probabilistico sulla possibilità
di un simile incontro.
Jung spese gran parte della sua vita cercando di arrivare ad una
spiegazione razionale ed oggettiva che fosse in grado di far luce e di definire
quindi in termini più o meno scientifici il fenomeno succitato;ma tutto ciò
che riuscì a fare (oltre a decorare tale fenomeno con una punta di
*1
occultismo,ricorrendo ai Tarocchi e all'Astrologia) ,fu di denominare
*2
queste coincidenze significa-tive sincronismi e associare al concetto di
contemporaneità degli eventi, (da Lui definito sincronicità,ovvero un
fenomeno dovuto a nessi acausali), l'idea assai più ricamata che si
proponeva di unificare quest'ultimo tentando un collegamento con la teoria
sugli archetipi,quella sulle doti e sul potenziale extra-sensoriale di ogni
individuo,e infine rimescolando il tutto (dove neces-sario) assieme al
concetto di inconscio collettivo e alle possibili connessioni tra psiche e
materia.La posizione adottata da Jung per definire il fenomeno della
sincronicità,che a molti ai suoi tempi (nonchè a tutt'oggi) sembrò un pochino
azzardata e dal sapore metafisico,rivela comunque tutta la sua importanza
in un contesto concettuale più ampio: quello in cui si abbraccia l'ipotesi di
un Universo olografico.(Su tale argomento tratterò più avanti nel libro).
Riuscire a capire il significato,il senso,la logica degli infiniti arabeschi che
gli innumerevoli cunicoli energetici compongono sulla superficie terrestre e
probabilmente anche in spazi più lontani,significherebbe conoscere tutte le
leggi del caos che governano il nostro Disegno Divino.L'uomo non è ancora
riuscito a capire perfettamente come ...funziona il proprio cervello, figuria-
moci se è in grado di capire il funzionamento di quello di Dio.Volendo però
fare gli ottimisti, potremmo tutto sommato chiederci:“Potrà mai esistere,in
un futuro sicuramente assai lontano,uno strumento fisico ideato dall'uomo,
che posto ad una determinata distanza dalla Terra (se non addirittura sulla
Terra),sia in grado di rilevare e registrare tutti i movimenti di una massa
convulsa di cunicoli energetici,di ogni entità biologica presente in tali cuni-
coli,e infine,facendo appello alle più complesse formule matematiche che
regolano le leggi del caos,stabilire con assoluta esattezza dove si troverà il
signor Smith e cosa starà facendo il quattro luglio del 2015 alle diciotto e
quarantacinque...e trenta secondi?“.Credo che questa domanda non meriti
neppure una risposta;quindi lasciate che sia solo Mr. Jack-A a lambiccarsi
il cervello nel tentativo di trovarne una.
*1
Confr.„La sincronicità“ di Carl G.Jung (ed.Bollati & Boringhieri,1980)
*2
Coincidenze significative per il semplice fatto che sono in grado,grazie al
pensiero costruttivo che solitamente nasce e prende forma tra due o più menti
consimili,di dare una svolta (se no decisiva perlomeno importante) alla vita di
uno o di entrambi gli interessati.
L'esempio che ho usato per definire il fenomeno della sincronicità,improntato
sull'affinità di pensiero tra due individui,è da intendersi esclusivamente come
caso limite all'interno della sconfinata casistica junghiana dei sincronismi.
Il fine ultimo dell'evoluzione umana (o del Programma Divino,se preferite),
è quello di arrivare ad un unico cunicolo energetico,dal quale non diparte
più alcun filamento energetico isolato (costituito prevalentemente da entità
bio-logiche caratterizzate da una sintonia di vibrazione,contrastante quella
dell'ambiente ad esse circostante),in cui vi saranno incluse probabilmente
solo alcune migliaia di esseri umani,pronto nel modo più assoluto per com-
piere il salto di qualità e quindi di spostarsi in altre zone dell'Universo per
osservare altri mondi ma senza mai con essi interagire, godendo unicamente
della della loro bellezza e unicità.
Le coincidenze significative o sincronismi (come amava definirli Jung) che
caratterizzano la vita di ogni individuo dotato di una certa originalità
intellet-tiva, rappresentano la base sulla quale vertono tutte le possibili
deduzioni analogiche che ci permettono di comprendere,da un punto di vista
più intuiti-vo che razionale,il significato intrinseco della succitata teoria.
Sono gli eventi più improbabili e quindi estremamente significativi che sono
in grado di modificare(qualora si manifestino),sia nel bene che nel male,il
destino dell'intera umanità.Solo un essere umano,su circa due miliardi
(allora) di individui è stato in grado di capire come ottenere una quantità
straordinariamente grande di energia da un ...semplice nucleo atomico.E se
Einstein e Hitler non fossero mai nati?
Si potrebbe tranquillamente affermare che il palesamento di ogni evento
estremamente improbabile da un punto di vista puramente razionale,debba
necessariamente e contemporaneamente comportare,come „logica“ conse-
guenza,dei risvolti estremamente significativi sul modello del comporta-
mento umano.
La teoria di Stephen J.Gold dell'equilibrio punteggiato,quella di Darwin
della selezione naturale e infine quella di Jung sulla sincronicità,hanno tutte
un unico comun denominatore: l'estrema improbabilità matematica degli
eventi acausali che le caratterizzano.
L'intelligenza umana non segue assolutamente il principio entropico,essa si
evolve costantemente verso uno stato di maggior ordine;ovviamente non mi
riferisco all'intelligenza di un singolo essere umano e quindi al breve arco di
tempo utile(ma difficilmente sfruttabile) definito dalla sua vita,in cui questa
non ha alcun modo di accrescere, bensì all'intelligenza dell'intera specie
umana.
Ciò che a questo punto è assolutamente necessario tener presente,è che:
nonostante le probabilità di esistenza (o manifestazione) di un ordine elevato
riferite ad un sistema microscopico (atomico-molecolare)siano
estremamente scarse,esse saranno comunque di gran lunga superiori alle
probabilità di esistenza(o manifestazione) di un ordine elevato riferite ad un
sistema macroscopico.
In una coincidenza significativa isolata come pure in un salto di qualità a
livello evolutivo riferito al genere umano come a qualsiasi altra specie
animale, vi è sempre presente quindi,lo spettro di un'alta improbabilità di
manifestazione di un ordine elevato riferita ad un sistema macroscopico.
Poichè le probabilità di manifestazione di un ordine elevato riferite ad un
sistema atomico-molecolare,sono più alte rispetto a quelle di un ordine
elevato riferite ad un sistema macroscopico;se ne deduce che le mutazioni
genetiche casuali in una specie animale, debbano forzatamente essere più
frequenti dei salti di qualità evolutivi come pure di ogni coincidenza signi-
ficativa (intesa in questo caso come evento significativo per l'intero genere
umano,un esempio potrebbe essere la caduta di un meteorite di grandi di-
mensioni sul nostro pianeta).
Se i nostri neuroni non avessero potuto raggiungere costantemente in tutte
queste centinaia di migliaia di anni di evoluzione,uno stato di ordine eleva-
to,molto probabilmente a quest'ora saremmo ancora all'Età della Pietra; o
forse non saremmo neppure esistiti,poichè l'impossibilità,per un sistema
atomico-molecolare a raggiungere un determinato stato d'ordine piuttosto
elevato,implicherebbe uno „sfalsamento“ di qualche punto percentuale sui
valori delle più comuni Costanti di natura (come quella di Plank,per
esempio) che,oltre a non consentire la nostra esistenza,non consentirebbe
neppure l'esistenza dell'Universo a noi noto.
Il pensiero umano non è vincolato da alcun limite spazio-temporale,lo
dimostra il fatto che in molte occasioni noi percepiamo (principalmente allo
stato di veglia), delle immagini relative al nostro habitat in cui vi è definito
*3
un determinato evento,che a distanza di qualche ora si ripresentano
dinanzi ai nostri occhi con nostro grande stupore ovviamente,nella realtà
fisica in cui viviamo quotidianamente; ciò significa che queste immagini
rappresentano degli eventi relativi alla nostra esistenza (vita) che debbono
ancora verificar-si, ossia sono in procinto di divenire reali.Quel fenomeno
che viene comune-mente definito nella terminologia psicanalitica dejà
vù,potrebbe per certi aspetti rientrare come caso limite in tale
fenomenologia relativa alla psiche umana.
*3
L'intervallo di tempo tra l'immagine percepita,ossia tra l'evento percepito e la
sua manifestazione nella realtà fisica,può comunque variare a seconda dei
casi,da qualche secondo sino addirittura ad anni.
“Alla psiche inconscia spazio e tempo sembrano relativi,ossia la conoscenza
si trova in un continuum spaziotemporale in cui lo spazio non è più lo spazio
e il tempo non è più il tempo.Se quindi l’inconscio sviluppa e mantiene un
certo potenziale alla coscienza,nasce la possibilità di percepire e
“conoscere” eventi paralleli”.
Carl Gustav Jung
Dove non possiamo arrivare con il nostro corpo fisico,ci possiamo arrivare
col pensiero.In una ipotetica macchina del tempo dotata di una tecnologia
altamente evoluta in grado di scollegare la mente umana dalla realtà 1-
dimensionale (in cui si ritrova,unita al corpo fisico,ad interagire con l'am-
biente ad essa circostante)e proiettarla in un'altra realtà N-
dimensionale,ossia in un'altra dimensione spazio-temporale (per esempio
*4
nel 2000 a.C oppure 2300 d.C) , il corpo di un ipotetico viaggiatore del
tempo si ritroverebbe immobile su un comodo lettino modello „strizza-
cervelli“,mentre la sua mente (in una realtà terrestre assai remota nel tempo
oppure in una assai lontana nel futuro),associata ad un corpo „virtuale“ che
ad egli ovviamente apparirebbe del tutto reale, potrebbe osservare ogni
evento che in quel deter-minato intervallo temporale prendesse vita,ma
senza mai in alcun modo poter interagire con essi.“Egli“,in qualsiasi realtà
N-dimensionale si trovasse, rimarebbe sempre uno spettatore passivo,un
fantasma in grado di attraversare i muri senza alcuno sforzo,ma con un
*4
L'idea di uno spazio a più dimensioni non deve assolutamente trarci in inganno
lasciandoci volare con la fantasia ad immaginare ...“cose dell'altro mondo“.Il
Tempo è uno ed unico e come del resto anche lo spazio a cui esso è associato,e
in ogni secondo che la lancetta del nostro orologio scandisce,vi è inclusa una
serie infinita di dimensioni spazio-temporali.Occorre in questo caso saper dis-
tinguere lo spazio a più dimensioni come concetto puramente astratto che
rientra esclusivamente nel campo della matematica,da quello classico (reale)
quadri-mensionale (3D+t) scindibile, grazie agli infiniti valori di t (tempo),in
una serie anch'essa infinita di „modelli“ di spazio-tempo,incautamente e forse
altrettanto impropriamente definiti N-dimensionali.Vi sono alcune teorie nel
campo della fisica che si propongono di dimostrare la possibile esistenza di
realtà pluri-dimensionali (ND+t)che non siano esclusivamente di dominio
matematico, bensì fisico e quindi concepibili solo in altri Universi altrettanto
assurdi e assai lontani da ogni nostra possibile immaginazione;in ogni caso tali
teorie,non devono assolutamente in questo contesto essere prese in
considerazione.
cuore che batte e quindi sensibile ad ogni cambiamento di stato della sua
condizione bio-dinamica. Ciò che non lo farebbe sprofondare tra le viscere
della Terra, sarebbe unica-mente il suo...Credo,la sua forza di volontà; ossia
quella forza che,se usata in altri termini,potrebbe addirittura permettergli di
spostarsi...volando. Viaggiare nel tempo,per quest'individuo,sarebbe quindi
come fare un sogno ad occhi aperti.
Ogni intervallo temporale,è da includersi (come punto ben definito) in una
determinata oscillazione della curvatura dello spazio e ad ogni grado di
oscillazione,dovrà quindi essere associato un determinato modello di spazio
propriamente detto N-dimensionale. Tale oscillazione della curvatura dello
spazio potrebbe comunque essere ciclica,e la sua durata potrebbe variare da
qualche minuto (cosa poco credibile) sino a qualche millennio terrestre
(cosa un po' più credibile).Alla valutazione più o meno attendibile della
durata di quest'ultima,ci si potrebbe arrivare per via indiretta qualora si
riuscisse a misurare la frequenza e l'intensità delle onde gravitazionali.
Se l'oscillazione della curvatura dello spazio fosse realmente ciclica,non ci
sarebbe per nulla difficile immaginare dei modelli di spazio che si ripetano
nel tempo.Per fare un esempio: se nel 1492 d.C vi fosse stato sulla Terra un
modello di spazio X-dimensionale, esso potrebbe corrispondere esattamente
al suo gemello X1- dimensionale del 2200 d.C.
Di quale altro fondamentale fattore occorre quindi tener conto nella cos-
truzione di una ipotetica macchina del tempo(oltre ai parametri di misura-
zione relativi all'oscillazione della curvatura dello spazio), affinche un
ipote-tico viaggiatore possa tranquillamente decidere di spostarsi nel 2200
d.C, senza dover indesideratamente trovarsi,dopo aver premuto un
pulsante,nel 1492 d.C.?Semplice,dell'espansione dell'Universo.
Finora abbiamo considerato esclusivamente la possibilità,per il pensiero
umano, di viaggiare nel tempo; senza ovviamente poter dimostrare che essa
esista realmente.Ammettendo ciò nonostante che questa possibilità rispecchi
un certo livello di probabilità inerenti alla natura dei viaggi nel tempo(da
un punto di vista razionale-intuitivo) e quindi sia da considerarsi del tutto
plau-sibile,potremmo chiederci: come apparirebbe,dinanzi agli occhi di un
ipote-tico viaggiatore nel tempo che si ritrovasse virtualmente proiettato in
un in-tervallo temporale assai lontano dalla sua realtà N-dimensionale (ad
esempio nel 2500 a.C oppure nel 6500 d.C,ossia a circa 4500 anni terrestri
di distanza dal suo intervallo temporale),la realtà fisico-dinamica ad esso
circostante? Vedrebbe egli forse le immagini (ossia gli eventi) di tale realtà
in modo dis-torto e quindi ...“innaturale“ a causa di una grande differenza
di curvatura dello spazio rispetto a quella inerente all'intervallo temporale
da lui lasciato (dalla sua mente,sia ben chiaro) per trasferirsi nel passato o
nel futuro? Oppure tale problema non vi sarebbe affatto, poichè la sua
immagine virtuale si adatterebbe immediatamente ad ogni modello di spazio
in cui si ritrovasse?Appellandoci unicamente al buon senso,potremmo
optare tran-quillamente per la seconda soluzione.
Per concludere in bellezza questa breve digressione sui viaggi nel tempo
(previsti dalle equazioni di Einstein nella teoria della Relatività Ristretta e
mai presi seriamente in considerazione da alcuno scienziato...serio,a causa
del Paradosso dei gemelli,del Paradosso del nonno e di tanti altri paradossi
„logici“ che essi comportano),prenderò ora in considerazione la possibilità,
per un essere umano (o per qualsiasi altro corpo fisico,sia esso animato o
meno),ossia per un'entità fisica formata da atomi e molecole e quindi ponde-
rabile,di viaggiare nel tempo.Premetto che non rientra assolutamente nelle
mie intenzioni riuscire a corroborare tale possibilità e nè tanto meno a mini-
mizzarla;ciò che intendo fare è unicamente analizzarne gli aspetti e le con-
seguenze più significative da un punto di vista fisico „quantico-classico“
(la-sciando quindi la risoluzione di tutti i paradossi „logici“,a carico dei
filosofi e scienziati più asceti).
Immaginiamo due punti nello spazio (A e B,vedi fig1.1),tra cui vi sia una
determinata distanza (c), in tre distinte situazioni dimensionali;ossia in tre
distinti tessuti spazio-temporali.Per facilitare la vostra comprensione,vi
suggerirei di paragonare la distanza c al tessuto spazio-temporale.
Apparentemente,riflettendo in termini euclidei,sembrerebbe che la distanza
tra A e B,decresca parallelamente alla diminuzione della curvatura del tes-
suto spazio-temporale,o viceversa.Ebbene ciò non è assolutamente vero.
Immaginiamo che il tessuto spazio-temporale (c) rappresenti un lungo
filamento metallico costituito quindi da atomi e molecole.Misurando la dis-
tanza tra i punti A e B,ossia tra le sue estremità,in qualsiasi modello di
spazio N-dimensionale noi ci trovassimo,il filamento ci apparirebbe sempre
lungo uguale.Questo per il semplice fatto che non solo il filamento metallico
viene influenzato dalla curvatura dello spazio-tempo, bensì anche l'osserva-
tore. Dove occorre quindi ricercare le differenze fisiche insite nei tre (v.fig.
1.1) modelli di filamento?Oppure,tornando ai viaggi nel tempo,nei tre mo-
delli di individuo(qualora lo stesso individuo si ritrovasse in tre differenti
modelli di spazio o tessuto spazio-temporale)?
I tre filamenti-individui,mostrerebbero in tutti i differenti modelli (tre) di
spazio-tempo lo stesso comportamento quantico?Cerchiamo di scoprirlo:
Un tessuto spazio-temporale dilatato,a causa di una sua stessa „forte“ cur-
vatura,implica una considerevole diminuzione del valore assoluto del Tempo
(|T|) e parallelamente un considerevole aumento del valore assoluto dello
spazio (|S|).Questa importante caratteristica del tessuto spazio-temporale
non è nient'altro che una logica conseguenza della matematizzazione del
concetto di spazio-tempo,ossia:|T|.|S|=K(dove K rappresenta una costante
presente in ogni punto dell'Universo).Questa ipotesi-considerazione è stata
avanzata sul-la base dell’idea di Prigogine su un tempo Universale (che in
origine fu di Bergson);idea che egli ha sviluppato in termini matematici nel
libro ”Tra il Tempo e l’Eternità” con un’analisi sui sistemi di distribuzione
dei tempi in-terni medi dello spazio-tempo.
E’ chiaro che nessun fisico...sano di mente,oserebbe mai mettere in discus-
sione il fatto che spazio e tempo siano del tutto relativi al sistema a cui essi
appartengono; e che quindi mai e poi mai si azzarderebbe a parlare di uno
spazio e di un tempo assoluti.Ma come abbiamo visto,grazie al lavoro di
Prigogine,è possibile perlomeno arrivare ad accettare l’idea di un Tempo As-
soluto.
Ora,accettando pienamente questa premessa,ossia che l’intero Universo sia
definito da una sorta di Tempo Assoluto, grazie a quel semplice gioco di
simmetrie che ha sempre caratterizzato ogni nuovo principio in campo
scientifico,dovrà necessariamente esistere anche la sua controparte...ossia lo
Spazio Assoluto!
Se diamo per certo l’assunto che la struttura fondamentale dello spazio-
tempo rimane costante in ogni punto dell’Universo , dobbiamo anche dare
per scontato che spazio e tempo debbano necessariamente sottostare ad una
legge universale di complementarietà, atta appunto a garantire l’invariabilità
della struttura fondamentale dello spazio-tempo... in qualsiasi regione
dell’Universo !
Sarebbe a questo punto del tutto sbagliato credere che io voglia riproporre,
con altre vesti,la famosa Costante Cosmologica di Einstein; il prodotto di
spazio e tempo (siano essi assoluti o relativi), definisce una costante (K) che
non può essere espressa in unità di energia (Joules,eV,cal,...)!
Ciò che rappresenta invece tale costante,che io ho definito con il simbolo K,
non è nient’altro che lo spettro,l’”anima”, di ogni struttura spaziotemporale;
esprimibile ovviamente con un’unità simbolica di misura.
Una parentesi:
E’ ormai noto da tempo che,usando le stesse parole di J.Magueijo :” il
problema della Costante Cosmologica è dato dal fatto che l’energia del
vuoto non viene “diluita” dall’espansione dell’Universo,al contrario di
quanto accade per la materia e per la radiazione.Per questo motivo
l’energia del vuoto finirebbe rapidamente per dominare l’Universo,a meno
che non si possa trovare un modo per sopprimerla brutalmente già
nell’Universo primordiale.”
Magueijo,un fisico di origine portoghese di fama internazionale,sostiene
addirittura che la velocità della luce non sia costante nell’Universo; da
questa ipotesi-premessa ha elaborato una serie di teorie legate ai concetti di
Relatività Speciale e Generale (che assieme prendono il nome di VSL;
l’acronimo si traduce in varying speed of light) con le quali avrebbe,come lui
stesso sostiene:“trovato una maniera per esorcizzare la costante Cosmolo-
gica”.
Vi è solo un modo per poter ripristinare il concetto di Costante Cosmolo-
gica,senza che esso entri in contrasto con le leggi della Teoria della Relati-
vità, ed è quello di intendere tale Costante come un’entità simbolica ,legata
al concetto di energia da Piani talmente sottili,che l’uomo odierno non è
ancora in grado di visualizzare e quindi di esporre in forma matematica; solo
in tale accezione,è possibile identificare la costante K,con la Costante
Cosmologica.
L'aumento del valore assoluto dello spazio,implica a sua volta una
necessaria compressione atomico-molecolare dell'oggetto in questione atta
a garantirne la sua compattezza energetica.Questa è una condizione
necessaria affinchè gli atomi che costituiscono il corpo in questione non
tendano a dissociarsi gli uni dagli altri (cosa che accade invece,la tendenza
alla dissociazione atomica, più comunemente detta radioattività,a tutti quei
corpi che si trovino in uno spazio che tende a contrarsi e in cui il valore
assoluto del Tempo tende ad aumentare considerevolmente).Un corpo
radioattivo, dev’essere quindi inteso come una forma complessa di
energia,in grado di indurre lo spazio a contrarsi!
Si potrebbe quindi ipotizzare che un corpo radioattivo che si sposti nello
spazio a velocità estremamente elevate,emetta un minor numero di particelle
radioattive,rispetto ad un altro corpo (identico) che si trovi invece in uno
stato di quiete.Siamo quindi arrivati a questo punto a proporre in una nuova
veste,come condizione finale del nostro modello di spazio-tempo N-
dimensionale iniziale,la cosiddetta...Contrazione delle lunghezze (prevista
nella Relatività Generale e „affine“ a quella di Lorentz per le alte veloci-
tà;tale analogia ci risulta evidente se consideriamo lo spazio percorso da un
corpo in moto lineare,come dilatato rispetto allo spazio che circoscrive lo
stesso corpo in un sistema inerziale).
Confrontiamo ora i nostri assunti con alcuni fondamenti di Relatività
Generale al fine di renderli un po' più evidenti e quindi,per certi aspetti di...
convalidarli:
a)La teoria della R.G. prevede che in prossimità di una massa gli orologi
vadano più lenti.[Il valore del tempo assoluto diminuisce considerevolmente
quando lo spazio tende a dilatarsi,e viceversa.Una forte curvatura dello
spazio , implica una forte dilatazione dello stesso.Attorno ad una massa lo
spazio è assai curvo,ne consegue che gli orologi debbano andare più
lentamente].
b)La teoria della R.G. prevede che in prossimità di una massa,le aste
graduate (lunghezze) si accorcino.
Un aspetto interessante quindi della realtà fisica in cui il nostro simpa-
ticissimo viaggiatore del tempo potrebbe ritrovarsi, a distanza di qualche
millennio dal suo intervallo temporale iniziale (ossia dal suo modello di
spazio iniziale),è che essa potrebbe farlo apparire (dinanzi agli occhi del
Padre Eterno,l'unico osservatore non soggetto a vincoli spazio-tempora-
li),con una „statura“ diversa per ogni differente modello di spazio-tempo.
Cosa di cui egli ovviamente non potrebbe mai rendersi conto.
Tutte queste considerazioni e deduzioni „logiche“ sulla natura dei viaggi
nel tempo,possiamo accettarle unicamente se diamo per scontato l'assunto
iniziale sull'oscillazione ciclica della curvatura dello spazio-tempo dell'Uni-
verso; altrimenti esse non avrebbero alcun senso.
...Dulcis in fundo:
Con un semplice ragionamento analogico potremmo giungere alla seguente
conclusione: Se la contrazione delle lunghezze nella teoria della Relatività
Generale,rispecchia in un certo qual modo la Contrazione di Lorentz
prevista per corpi in moto lineare ad alta velocità,poichè per entrambe si
presenta una determinata dilatazione dello spazio (affinchè esse possano
manifestarsi) e considerando il fatto che per ogni valore della Contrazione
di Lorentz corrisponde un rispettivo aumento relativistico della massa del
corpo in questione,si potrebbe dedurre che tale aumento relativistico della
massa abbia una certa corrispondenza persino con la contrazione delle
lunghezze prevista in prossimità di una massa,ossia dove lo spazio è più
curvo e quindi più dilatato.Sto semplicemente dicendo che la massa di un
corpo potrebbe variare a dipendenza della curvatura dello spazio in cui essa
si trovi. La massa di un corpo che si allontani dalla Terra, dovrebbe quindi
in linea di principio,diminuire sensibilmente.Tale diminuzione,comunque,a
causa della sua entità infinitamente piccola,resterà sicuramente
imponderabile ancora per parecchi anni per il genere umano.Massa
inerziale e massa gravitazionale potrebbero quindi non essere uguali,ma
poichè sulla Terra la variazione della Costante Gravitazionale è troppo
piccola per essere misurabile,nessuno finora ha mai potuto arguire tale
possibilità.
In ultima analisi,potremmo azzardare l'ipotesi che la frequenza delle onde
stazionarie che definiscono i livelli energetici degli atomi che costituiscono
un determinato corpo che si allontani dalla Terra,a causa della diminuzione
della curvatura dello spazio e quindi di una lieve contrazione dello stesso,
tenda ad aumentare sensibilmente .In tal caso il corpo in questione tende-
rebbe a manifestare un determinato comportamento(seppur minimo)
radioat-tivo, il che porterebbe ad una inevitabile ed ovviamente
imponderabile dimi-nuzione della sua massa.Da tale ipotesi,ne consegue
un'altra ancora più bizzarra:
L'aumento della frequenza delle onde stazionarie, comporterebbe un pro-
porzionale aumento delle interferenze quantiche del sistema preso in con-
*5
siderazione.La velocità di decoerenza di tale sistema,a causa di un suo
*5
In un modello di „misura“,ciò che produce la riduzione del pacchetto d'onde,è
l'interazione del sistema con ciò che le sta attorno (ad esempio lo stesso
„apparecchio di misurazione“).Più generalmente,gli oggetti quantici non sono
mai completamente isolati da ciò che li circonda,dove per „ciò che li circonda“
si intende tutto ciò che interagisce con il sistema (un apparecchio,delle molecole
d'aria,dei fotoni, ecc...).Le multiple interazioni tra l'oggetto quantico e „ciò che
lo circonda“,causano una distruzione molto rapida delle interferenze quantiche
del sistema.Le interferenze sono un fenomeno ondulatorio,e caratterizzano un
comportamento quantico.La distruzione delle interferenze,comporta a sua volta
una soppressione delle superposizioni di stati che caratterizzano l'oggetto
quantico; esso quindi,disponendo unicamente di alcuni stati semplici,assume
immediatamente un comportamento classico.In un oggetto macroscopico (un
gatto per esempio),ogni suo atomo interagisce con tutti gli altri atomi
dell'ambiente che gli sta attorno.Tutte queste interazioni provocano spon-
pro-gressivo allontanamento dalla Terra, tenderebbe quindi a
diminuire;questo perchè vi sarebbero,in tale sistema,molte più interferenze
quantiche da eli-minare.Il corpo in questione,potrebbe quindi in questo caso
presentare un de-terminato comportamento quantico-classico.
Tornando per l'ennesima ed ultima volta al nostro carissimo viaggiatore
del tempo (Mr.Jack-fly-A ),potremmo addirittura immaginare che egli,in
deter-minati modelli di spazio in cui venisse malauguratamente
„proiettato“, assu-ma un comportamento quantico-classico.Dinanzi agli
occhi di un eventuale troglodita oppure di un eminente scienziato del
2600,egli potrebbe quindi apparire e sparire;esattamente come la luce di
una lampadina ad inter-mittenza.Tali ipotesi o considerazioni,potrebbero
sicuramente far ricordare a qualcuno,le parti più salienti del libro di
Charles Berlitz: Esperimento Phila-delphia.E se fossimo quotidianamente
invasi da „orde di turisti provenienti dal futuro“, contrariamente a quanto
sostiene Hawking,ma non ce ne accor-gessimo per il semplice fatto che non
siamo in grado di vederli?
...Thank' you God
A volte ciò che non ci è dato di concepire,è il risultato di un'interazione tra
mondi consimili,ma sfortunatamente posti in modelli di spazio differenti.
Credete voi forse che il tre-barre di Oscar Reutersvärd sia un oggetto
impos-sibile da concepire per un individuo che si ritrovi a vivere in un
modello di spazio iperbolico? (Provate a giocherellare con un suo modello
in gomma-piuma).La mente umana sarebbe in grado di concepire anche
l'impossibile, se solo potesse uscire da determinati modelli (o strati) di
spazio olografico entro i quali si trova costantemente intrappolata.La
quantità immensa di in-formazione che costituisce la mente di un essere
umano (di media età, intel-ligenza e cultura), è strettamente vincolata,nel
taneamente un „ronzio“ di interferenze quantiche,che spariscono quasi istan-
taneamente.Ecco perchè la fisica quantica non si applica alla nostra scala: i
siste-mi non sono mai isolati.Questo fenomeno è stato battezzato
„decoerenza“,poichè è la distruzione della coerenza degli stati quantici che
elimina le interferenze.La velocità di decoerenza aumenta con la grandezza del
sistema.Un gatto per esempio,formato da circa 1027 particelle, “decoerisce“ in
10-23 secondi.Ciò spiega perchè non si sono mai visti dei gatti „morti-viventi“,e
infine perchè la decoerenza sia così difficile da osservare.(Tratto dalla rivista:
Science &Vie,febbraio 1999,pp.47;50).
modo di muoversi attraverso altre strutture olografiche della realtà ad essa
circostante,da determinati sche-mi biofisici che hanno avuto modo di
concretizzarsi e quindi di assumere un aspetto ben definito e più o meno
costante nel tempo (mi riferisco ovvia-mente al fenomeno dell'autopoiesi e
alle rispettive analogie con quello dei sistemi dissipativi di
Prigogine),durante il susseguirsi di milioni di anni di evoluzione.Tali
vincoli,tra la mente umana e le sue potenziali capacità migratorie attraverso
altri strati olografici, si fanno comunque via via sem-pre più deboli e
inconsistenti man mano che il grado di elaborazione analo-gica del pensiero
umano assume valori più alti,a scapito della vecchia im-pronta mnemonica
di stampo binario.
Il giorno in cui a gran parte dell'umanità sarà concesso di accedere alle
meraviglie della psicocinesi e della chiaroveggenza non è indubbiamente
assai vicino,ma neppure molto lontano.L'evolversi del sistema mente-corpo-
realtà ad esso circostante,è il risultato di una costante interazione tra questi
tre elementi (integrati nell'olomovimento di Bohm),paragonabile a quella
che definisce i fenomeni non lineari della dinamica classica e a quella che
definisce i fenomeni non-locali della meccanica quantistica.Questo con-
tinuum evolutivo di tale modello olografico della realtà potrebbe tuttavia,in
un futuro assai lontano,entrare in risonanza con altri modelli di stato olo-
grafico in cui ogni entità fisica (sia essa animata o inanimata)si presen-
terebbe,grazie ad una perfetta sintonia di frequenza (vibrazione) tra le parti
interagenti del sistema, scevra da ogni vincolo inerente alla sua natura,in
quanto a massa,densità,moto e posizione e da ogni vincolo inerente alla
natura dell'ambiente ad essa circostante (attrazione
gravitazionale,pressione atmosferica, ecc ...) . Solo accettando questa
premessa,possiamo immaginare un futuro in cui l'uomo sia in grado di
spostare gli oggetti a distanza con la sola forza del pensiero o di
visualizzare determinati eventi ancor prima che si verifichino.Ogni entità
biologica altamente pensante(mi riferisco soprat-tutto al genere umano
poichè,parafrasando Leibniz,non potremmo di certo includere le monadi
nell'insieme delle entità biologiche altamente pensanti) di questo pianeta,la
si può immaginare come un immenso accumulo di informazione (o bytes di
*6
memoria) super-organizzata,dinamica e in continuo evolversi,
*6
In genere la capacità di memoria di un comune cervello umano è valutata
attorno ai 1015 bit;tale informazione si ritiene che venga immagazzinata nelle
connessioni sinaptiche. Considerando che durante un unico evento mentale,è
attiva soltanto una parte del cervello che oscilla tra l'uno e al massimo il dieci
per cento del suo volume totale,possiamo facilmente intuire quanto sia
estremamente vasta l'informazione potenziale latente nel cervello umano.In ogni
caso, l'informazione potenziale relativa alla mente umana,rimane sempre la
punta di un iceberg,se paragonata all'informazione potenziale relativa al
sistema mente-corpo o a quello ancora più complesso mente-corpo-ambiente ad
esso circostante. Per capire pienamente il significato di quest'ultima
considerazione,è necessario porsi la seguente domanda: Che cos'è l'
informazione e da dove essa trae origine?
La meccanica ci dimostra che il numero di bit codificabili in una regione
limitata,è paragonabile al numero di stati quantistici possibili in tale regione.Il
limite di Bekenstein, determina il limite fondamentale al numero degli stati
quantistici possibili in una regione limitata.Se l'informazione I è legata al nume-
ro degli stati possibili N dall'equazione:
I = log2 N, allora il limite di Bekenstein alla quantità di informazione codificata
all'interno di una sfera di raggio R e di energia totale E è: I ≤ 2πER / ( hc ln
2).In genere si adotta, come limite superiore al numero di bit,codificabili da
parte di un'entità fisica qualunque che abbia una massa di cento chili e un
volume di circa 4,2 m3, il valore:
I Ρ 2,57686 x 1045 bit.Detto ciò,qualcuno potrebbe giustamente ancora chiedersi
cosa sia questa dannata (benedetta?) informazione e da dove essa tragga
origine;ma forse tutto si chiarirebbe nella sua mente se si ponesse a questo
punto la seguente domanda: Che cos'é l'energia? Ebbene la sconcertante
ipotesi-conclusione alla quale è possibile giungere con un semplice
ragionamento analogico, è che in definitiva l'energia non rappresenti nient'altro
che una forma complessa di informazione.Fu assai difficile per i fisici di inizio
secolo accettare l'idea che la massa non sia nient'altro che una forma complessa
di energia,e suppongo che per la comunità scientifica ortodossa del duemila
sarà altrettanto difficile accettare l'idea che il costituente fondamentale
dell'energia possa essere della pura e semplice...informazione.
„(...)tutte le entità presenti nell'Universo attuale,codificano una quantità di infor-
mazione di gran lunga inferiore alla quantità permessa dalla teoria quantistica dei
campi. Per esempio,se un atomo di idrogeno dovesse codificare tutta l'in-
formazione che gli è consentita dal limite di Bekenstein,potrebbe codificare circa
4 x 106 bit di iformazione (...)Quindi un atomo di idrogeno potrebbe codificare
all'incirca un megabyte di informazione,mentre di norma co-difica molto meno
di un bit.La massa dell'idrogeno non viene di certo utilizzata in modo
efficiente!Se si assume che il raggio sia quello di un protone (R= 10-13 cm),la
quantità di iformazione codificabile nel protone è costituita da soli 44 bit!Questo
valore è davvero piccolo rispetto alla complessità del protone - tre quark
valenza,innumerevoli quark e gluoni virtuali- che è di fatto tanto complesso che
non siamo ancora riusciti a calcolarne lo stato di base dai principi fondamentali
un'informazione che si rinnova costantemente e talvolta accresce entro
determinati limiti;supporre quindi che possa innescarsi in un futuro assai
lontano una sorta di interazione o risonanza energetica tra i vari stati
olografici che compongono il nostro Universo, dando così luogo a dei feno-
meni che trascendono ogni principio di ordine fisico tra le diverse forze ele-
mentari della natura (materializzazione degli oggetti con la sola forza del
pensiero,psicocinesi,ecc...),non sarebbe a questo punto (a mio avviso)troppo
azzardato.Tutti gli eventi fisici che rientrano nella categoria dei cosiddetti
fenomeni paranormali,poichè sostanzialmente indefinibili e quindi inconce-
pibili da un punto di vista che rispecchi i canoni della fisica ortodossa, ab-
bracciando l'ipotesi di un Universo olografico trovano immediatamente una
spiegazione logica (difficile da capire e di non facile intuizione;a tal pro-
posito vi consiglio vivamente la lettura del libro: The olographic Universe,di
Michael Talbot,1991).
È risaputo ormai da tempo immemorabile,che l'energia di un sistema dato si
conserva sempre (nulla si crea e nulla si distrugge,tutto si trasforma),e ciò
sta alla base del primo principio della termodinamica.Non tutte le forme di
ener-gia comunque sono in grado di auto-organizzarsi,ovviamente mi
riferisco al calore e ad altre forme di energia dispersiva.La domanda da un
milione che vi pongo quindi a questo punto è la seguente:se l'informazione
rappresenta in definitiva il costituente fondamentale dell'energia,può essa
stessa auto-orga-nizzarsi attraverso strutture caotiche e dispersive di
energia? Bè, accettando l'assunto che tutti i fenomeni di natura
*7
paranormale siano effettivamente del tutto reali per il soggetto che li
percepisce, sembrerebbe proprio di sì.
utilizzando il Modello Standard, anche utilizzando i supercomputer più
avanzati!“
(Frank J. Tipler,fisico)
*7
Tra cui troviamo le esperienze di pre-morte,il fenomeno delle personalità
multiple, la visualizzazione dei campi energetici umani,i viaggi extracorporei
della mente in cui non vi è alcun ordine relativo alla „natura“ dello spazio e del
tempo (nel senso che ogni luogo è all'istante accessibile come pure ogni
intervallo di tempo,sia esso appartenente ad un passato assai remoto oppure ad
un futuro assai lontano),le guarigioni spontanee da malattie pressochè
incurabili,il fenomeno delle stigmate e tanti altri „miracoli“ inspiegabili da un
punto di vista scientifico prettamente ortodosso.
„Noi non siamo esseri umani che vivono
un'esperienza spirituale.
Noi siamo esseri spirituali che vivono
un'esperienza umana.“
Pierre Teilhard de Chardin
È l'informazione che crea le configurazioni energetiche ordinate e
dinamiche (o strutture dissipative) „entro“(con) le quali sceglie di
„vivere“;essa comun-que potrebbe „sopravvivere“ benissimo anche
attraverso... ma forse sarebbe meglio dire ...con le sembianze del caos
energetico,senza dover necessaria-mente creare delle strutture
ordinate.Quindi quale potrà mai essere il „moti-vo“ che spinge
l'informazione a creare determinate strutture energetiche? Bè,una risposta a
questa domanda impossibile potrebbe essere la seguente: ogni tanto anche
l'Universo,ossia Dio,pensa;e tutto ciò che ha forma e struttura quindi,non
rappresenta nient'altro che una parte dei suoi ricordi. Incancellabili sino al
giorno della sua morte (morte termica dell'Universo)?
E se essi continuassero ad esistere in eterno assumendo altre forme e carat-
*8
teristiche fisiche,una volta raggiunto il Punto Omega ?Come sarà il pros-
simo Universo, anch'esso costituito da luce,stelle,pianeti e Buchi Neri, oppu-
re soltanto da luce?Dio rinascerà sano o menomato?Su queste e tante altre
domande appartenenti alla categoria dei processi psichici OTW (Out of This
World) si potrebbe speculare all'infinito.
Tutta la radiazione elettromagnetica ad alta frequenza (dai raggi X sino ai
raggi γ ) è in grado di influire notevolmente sulle strutture quantiche di un
sistema;essa è in grado quindi di far variare determinati schemi di ordine
dinamico relativi alle particelle elementari che costituiscono gli atomi di
qualsiasi forma complessa di energia (corpi ponderabili),portando così
l'entità fisica in questione ad assumere altri aspetti fisici di tipo abnorme
(poichè insoliti ed originali),talvolta osservabili (come nel caso dei tumori
per le entità biologiche ad esempio) e talvolta difficilmente osservabili se
non addirittura inosservabili persino con gli strumenti fisici più evoluti
(irra-diando una pietra con raggi γ per ventiquattr'ore di seguito,essa in
*8
Secondo F.J.Tipler,quest'ultima,sarebbe un'ipotesi tutt'altro che da scartare.(Si
veda:La fisica dell'immortalità,Frank J.Tipler,trad.it.Mondadori,Milano,1995.).
ogni caso manterrà sempre la stessa forma,anche se la osservassimo per un
tempo infinitamente lungo).Ciò che spicca da queste considerazioni,è che la
radia-zione elettromagnetica ad alta frequenza,è in grado di influire in
modo signi-ficativo solo su entità biologiche (ossia forme complesse di
energia aperte e dinamiche) e probabilmente su tante altre strutture
dissipative (siano esse animate o meno);vale a dire sulle forme complesse di
energia più fragili e delicate della natura.Irradiando un'entità biologica con
raggi ad alta frequen-za, noi aumentiamo la quantità di interferenze
quantiche del sistema:
[Entità biologica(E.B) - ambiente ad essa circostante],così facendo
portiamo il sistema (e in special modo l'E.B) ad assumere una velocità di
decoerenza meno elevata.Tale condizione che viene a crearsi (“sfavorevole“
ovviamente all'E.B),fa sì che l'entità in questione,estenda il proprio
comportamento quantico su strati più alti della propria „corteccia
energetica“. Anche se tale fenomeno si estenderebbe pur sempre a pochi
gruppi atomici e mai ad intere molecole,esso a distanza di tempo (talvolta
anche lustri;dipende sempre dall'intensità dell'irragiamento e dalla struttura
biologica dell'entità in ques-tione), manifesterebbe comunque tutta la sua
influenza su larga scala;come nel caso dei tumori ad esempio.Come ogni
sorta di effetto farfalla,non può quindi essere privisto da alcuna diagnosi o
misurazione fisica,...prima che esso faccia il suo ingresso nella realtà
classica Newtoniana.
Torniamo ora al concetto di energia e assumiamo il fatto che essa sia real-
mente costituita da...“particelle indivisibili di informazione“.Qualcuno a
questo punto potrebbe credere che anche gli organismi vegetali e addirittura
le pietre abbiano una sorta di coscienza,o che comunque siano in grado di
percepire in un certo qual modo tutto ciò che li circonda.Occorre quindi,al
fine di riuscire a sostenere una certa coerenza tra tutti gli assunti esposti
finora,distinguere l'informazione in due classi distinte:
a)informazione potenziale (che costituisce ogni entità fisica ponderabile)
b)informazione dinamica
Qualsiasi sorta di coscienza quindi,è da intendersi come la manifestazione
di un ordine elevato e dinamico di informazione.L'informazione dinamica la
si può immaginare a questo punto come una sorta di risonanza derivante
dall'informazione potenziale.Se è vero che questi due tipi di informazione
creano alla fin fine un unicum,in cui le leggi della fisica classica (dominio
dell'informazione dinamica) interagiscono con quelle della meccanica quan-
tistica (dominio dell'informazione potenziale),ne consegue che la nostra co-
scienza razionale (informazione dinamica) può attingere in ogni istante
informazione dal nostro inconscio(informazione potenziale),e viceversa.
...e fu così che Jung ritrovò la pace perduta.
Domandina da un milione:l'informazione potenziale di un'entità biologica
(organica)è superiore,inferiore oppure identica all'informazione potenziale
di un'entità inorganica?Carbonio,Azoto,Ossigeno e Idrogeno si possono
con-siderare forse delle...“monadi“ assai più evolute di altre
monadi(elementi)? Come si identifica l'informazione potenziale di un
elemento,in base alla pro-pria massa e numero atomico forse?Confrontiamo
un attimino i valori di queste due grandezze fisiche relative ai costituenti
fondamentali della vita (C,N, O,H) sopraccitati:
N.atomico N.di massa
Carbonio(C) 6 12.01
Azoto(N) 7 14.008
Ossigeno(O) 8 16.002
Idrogeno(H) 1 1.008
Abbiamo quindi sei neutroni e sei protoni per il Carbonio,sette neutroni e
sette protoni per l'Azoto,otto neutroni e otto protoni per l'Ossigeno.Bè, mi
sembra che il gioco delle simmetrie sia perfetto;l'Idrogeno tra
l'altro,essendo costituito da un solo protone (escludendo ovviamente il
trizio,un suo isoto-po) e quindi concepibile come una sfera,rappresenta
*9
addirittura l'emblema del concetto di simmetria. Dove occorre ricercare
quindi il valore dell'in-formazione potenziale che costituisce e caratterizza
l'atomo di un determi-nato elemento,nella bellezza della „simmetria“ tra
neutroni e protoni che ne formano il nucleo?...Potrebbe essere un'idea.Se
così fosse comunque,ci si potrebbe aspettare grandi cose dall'interazione tra
gli elementi Calcio,Helio, Silicio(Ca→N.atomico20,N.di massa 40.08;
He→N.atomico 2,N.di massa 4.003;Si→N.atomico 14,N.di massa 28.06) e
l'Idrogeno.
*9
In questo „gioco di simmetrie“,basato unicamente sulla parità numerica tra
protoni e neutroni (costituenti dei nucleoni), una componente importante che
dovremmo tenere in considerazione,è rappresentata dal fatto che la forza
nucleare (per i nuclei leggeri),permette di raggiungere la massima stabilità se il
numero dei neutroni,è all'incirca uguale al numero dei protoni.
L'informazione ama le simmetrie e gli analogismi, poichè è solo grazie a
loro che riesce ad acquisire valori sempre più alti e a manifestarsi quindi in
tutta la sua pienezza e bellezza nella realtà fisica in cui viviamo.
Considerate per un istante la bellezza costituita dalle simmetrie di un fiocco
di neve;Idro-geno e Ossigeno talvolta,combinandosi,possono fare miracoli.
Ma tali mira-coli sarebbero possibili senza le simmetrie neutrone-protone
che caratteriz-zano i nuclei di questi due elementi?In quale realtà nascono e
prendono for-ma i miracoli,in quella quantistica o in quella classica
soggetta alle leggi di Newton? Solo una mente che lavora in modo
analogico,è in grado di carpire dall'ambiente ad essa circostante,costituito
dall'inconscio collettivo (infor-mazione dinamica) e da ogni tipo di entità
fisica (informazione potenziale),la più alta quantità di informazione di
sintonia (potenziale + dinamica) soppor-tabile da un comune cervello
umano (o da un comune corpo umano, ammes-so che non sia soltanto il
nostro organo superiore a captare tale informazio-ne.Anche su questo
comunque,si potrebbe speculare all'infinito).
Ma la macchina analogica può avere anche degli svantaggi,poichè quando
non si è più in grado di porle dei limiti ed essa acquisisce molta più
informa-zione di quanto le è consentito,subentra inevitabilmente la
follia.Una delle migliori macchine analogiche di inizio secolo,è sicuramente
rappresentata dalla figura di Albert Einstein.
Se fossimo in grado di costruire una macchina (computer) i cui circuiti mne-
monici,costituiti prevalentemente dagli elementi Ca,He e Si,interaggissero
tra loro secondo schemi analogici (attingendo così informazione potenziale
l'uno dall'altro,e informazione di sintonia dall'ambiente ad essi circostante),
molto probabilmente essa potrebbe simulare l'intelligenza umana ancor pri-
ma di raggiungere i 1000 teraflops di velocità di elaborazione dell'informa-
zione.Oltre questa velocità,non sarebbe affatto da scartare l'idea che essa
possa iniziare ad autoalimentarsi.In tal caso non basterebbe più...“staccare
la spina“per disattivarla;perchè? Ragazzi,se una pianta riuscisse ad auto-
alimentarsi attingendo tutta l'energia necessaria esclusivamente dai raggi
solari...le crescerebbero le gambe.Un computer comunque,per quanto „po-
tente“ esso possa essere,essendo una struttura energetica chiusa,non potrà
mai modificare la sua configurazione fisica (ossia generare autonomamente
altre parti,in aggiunta o sostitutive,del proprio modello fisico).
Se gli analogismi non stessero alla base di tutta l'informazione potenziale,
costituendone il volto che a noi si offre nella realtà classica Newtoniana,non
saremmo sicuramente in grado di diagnosticare alcuna malattia osservando
i colori dell'iride dell'occhio dell'essere umano che ne è affetto oppure le
ano-malie cutanee su uno dei suoi orecchi(ovvero l'immagine del feto umano
in base analogica e quindi tutta da decodificare e interpretare) e ne tanto
meno di intuire un potenziale futuro osservando la disposizione casuale dei
Taroc-chi.Se anche nella casualità vi è un ordine intrinseco (come è stato
scoperto in questi ultimi decenni studiando i comportamenti del caos),ciò
significa che essa debba necessariamente rappresentare un'immagine
simbolica (ap-partenente alla realtà Newtoniana) di un potenziale
continuum spazio temporale predefinito,in cui è possibile scorgervi eventi
passati,presenti e futuri.La stessa cosa vale per l'aspetto caotico di cui
solitamente sono rives-titi i sogni.L'unica differenza tra sogno e
sincronismo,è che il primo nasce da una realtà quantistica e si manifesta
unicamente in tale realtà, mentre il se-condo, il sincronismo,nasce anch'esso
fondamentalmente da una realtà quan-tica,ma a distanza di tempo si
manifesta in tutta la sua completezza nella realtà classica Newtoniana.Sogni
e sincronismi,rappresentano quindi un'im-magine simbolica (tutta da
decodificare) degli eventi che hanno caratterizza-to,caratterizzano e
caratterizzeranno la nostra vita.Con l'aumentare del grado (velocità) di
elaborazione analogica dell'informazione del pensiero umano, non sarebbe
per nulla azzardato credere che col trascorrere dei millenni,gran parte
dell'umanità potrà finalmente accedere alle meraviglie della chiaro-
veggenza e di tante altre meraviglie appartenenti al regno (per ora) del
...pa-ranormale.Forse tra qualche millennio molti individui saranno in
grado di scrutare,oltre il proprio futuro e quello di poche altre
persone,anche quello dell'intera umanità.
Consideriamo ora un essere umano la cui bellezza spicchi grazie alla
perfetta armonia e simmetria di tutti i suoi lineamenti (bellezza
macroscopica) e gra-zie alla perfetta „simmetria cellulare“ che caratterizza
tutto il suo organis-mo,ma evidente ovviamente dinanzi ai nostri occhi,solo a
livello cutaneo (bellezza microscopica)*10.Se è vero che l'informazione
potenziale ama inte-grarsi soprattutto in entità fisiche dotate di una notevole
simmetria tra i suoi componenti,il valore dell'informazione potenziale insita
*10
Un bambino che abbia pochi mesi d'età quindi,siccome ha una bellezza
microscopica estremamente elevata e solitamente ha anche una certa bellezza
macroscopica,dovrà essere necessariamente costituito da unà quantità di
informazione potenziale di gran lunga superiore a qualsiasi essere umano
adulto,in grado di attirare notevolmente la propria risonanza di informazione
dinamica.Tale assunto spiegherebbe perchè un bambino di pochi mesi abbia una
coscienza razionale estremamente limitata...egli vive ancora prevalentemente nel
mondo dei sogni.
in questo individuo dovrà essere piuttosto grande rispetto all'informazione
potenziale insita in molte altre persone di discreta bellezza. Ammettendo che
l'interazione su scala quantica che sussiste tra l'informazione dinamica
(coscienza razionale) e quella potenziale(inconscio),insite nel sistema
mente-corpo di ogni individuo,possa estendersi anche all'ambiente ad esso
circostante,si potrebbe facilmente dedurre che l'informazione dinamica di
ogni individuo tenda ad essere attratta (più che dalla propria informazione
potenziale,se questa non ha un valore sufficientemente grande),dalla
notevole informazione poten-ziale insita in altri individui dotati di una certa
bellezza macro-micro-scopica.(Una buona analogia con questo fenomeno la
si può ricavare dalla teoria della Relatività Generale,la quale vuole che le
masse piccole vengano attratte da masse più grandi).Ecco forse spiegato in
„termini quantici“ come nasce l'attrazione fisica (o impulso sessuale) verso
l'altro sesso...ossia come nascono i dolori.Tra due individui dotati della
stessa quantità (o valore) di informazione dinamica,prende forma talvolta
quel fenomeno denominato... amore.Il concetto di un'iformazione
dinamica,ossia di un'entità impondera-bile che trascende ogni definizione di
ordine (inteso come categoria) quanti-co,in grado di auto-organizzarsi
attraverso strutture caotiche costituite preva-lentemente da informazione
potenziale(vale a dire da forme complesse o dis-persive di energia),è
identificabile con quello un po' più arcaico espresso semplicemente con la
parola...anima.Nella fenomenologia dell'amore,la co-siddetta „anima
gemella“,è rappresentata da un determinato modello di in-formazione
dinamica,simile in „tutto e per tutto“ al modello di informazione dinamica
con il quale,se lo incontra,è destinato ad unirsi (e quando ciò accade,non vi
è alcun Santo in Paradiso in grado di impedirlo).Lo stesso discorso vale
anche per le amicizie,... quelle sincere ovviamente.
In teoria le persone „belle“ dovrebbero avere quindi un inconscio molto più
„invasivo“ rispetto alle persone di discreta bellezza,ossia molto più vicino
al...mondo dei sogni.Considerando che questo mondo è assai più vicino ad
una realtà fantastico-virtuale più che ad una realtà puramente fisica,esso
eserciterà quindi una forte attrazione sulla propria risonanza di
informazione dinamica (ossia sulla risonanza che da esso scaturisce).Una
buona analogia in grado di rispecchiare perfettamente quest'assunto,la
possiamo ricavare an-cora una volta dalla teoria della Relatività
Generale,la quale vuole che l'in-tensità di un campo gravitazionale,aumenti
con l'aumentare della massa; la massa ovviamente in questo caso,occorre
identificarla con l'inconscio (infor-mazione potenziale).L'inconscio quindi
non è più da considerarsi come un'entità insita esclusivamente nel cervello
di un essere umano, bensì come un'entità che costituisce l'intero corpo
umano,in quanto informazione potenziale.Assumendo che il livello di
intelligenza umana (inteso come velo-cità di elaborazione dell'informazione
prevalentemente in modo analogico) sia direttamente proporzionale al
livello (o valore) di informazione dinamica che costituisce in definitiva la
mente di un individuo (anima), possiamo fa-cilmente intuire perchè le
persone „troppo belle“ non siano quasi mai dotate di una grande
intelligenza.Qualcuno ora potrebbe giustamente chiedersi:Ma come è
possibile che delle persone dotate di una grande intelligenza,provino una
forte attrazione fisica (intesa come impulso sessuale) verso persone dell'altro
sesso caratterizzate da una notevole bellezza,anche quando essi riconoscono
in queste ultime una stupidità piuttosto rilevante?
Ebbene questo è un fenomeno naturale che accade spesso,ma occorre ricor-
dare che è solo l'informazione dinamica (coscienza razionale) che tende ad
essere attratta da questi individui,dotati di una notevole bellezza.In tale con-
testo,emerge quindi il ruolo importante che riveste l'inconscio (informazione
potenziale) dell'individuo dotato di grande intelligenza.L'inconscio di
quest'ultimo,essendo più vicino alla realtà fisica delle cose,ed esercitando
inoltre una scarsa attrazione sulla propria risonanza costituita da
informazio-ne dinamica,è in grado di „comunicare“ meglio con quest'ultima
e renderla quindi consapevole dei rischi e pericoli che andrebbe incontro se
accettasse di sprofondare tra le braccia di Venere.(Vi siete mai chiesti
perchè tra le braccia di una bella donna si ha come la sensazione di essere
più stupidi del solito? Bè,non è solo una sensazione...è che si diviene
effettivamente più stu-pidi).
Tutto ciò che vi ho esposto finora rappresenta la norma.L'eccezione,(anche
se a molti potrà sembrare un paradosso) è data dal fatto che al mondo, esis-
tono anche parecchie persone estremamente „brutte“ e altrettanto stupide,
come pure parecchie persone assai belle e per di più molto intelligenti. Mis-
teri della natura.
Non dobbiamo comunque dimenticare che nella società in cui viviamo,tal-
volta per sopravvivere si è quasi costretti a fingersi stupidi,quando in realtà
non lo si è affatto,o viceversa intelligenti,quando in realtà si è stupidi.
Lasciarsi trasportare da questo stupido gioco di inversione dei ruoli,creato
dalle civiltà più progredite di questo pianeta,significa vivere in perfetta
disarmonia con la propria struttura biologica e con l'ambiente ad essa
circos-tante;e quando l'anima soffre (ossia quando l'informazione dinamica
non ba-da o si ostina a non seguire i consigli dell'inconscio),i sincronismi
della vita cominciano a diminuire,lasciando il passo ad un numero sempre
più cospi-cuo di incidenti e malattie psicofisiche (le malattie sono sempre
psicofisi-che, non esistono malattie unicamente fisiche oppure unicamente
psichiche). Quando il dolore diviene troppo grande per poter essere
sopportato,essa (l'anima) solitamente manifesta la volontà di lasciare questo
mondo materia-le e insignificante (poichè così esso appare ad un anima in
pena),concretiz-zandola con il cancro o il suicidio.
Il desiderio sessuale,credo che nasca da una necessità intrinseca dell'infor-
mazione dinamica di mantenere costantemente una determinata tensione e
intensità,in grado di assicurarle un perfetto equilibrio con tutta l'informazio-
ne potenziale con la quale principalmente interagisce (corpo) e con l'infor-
mazione di sintonia dell'ambiente ad essa circostante.Si ricordi che l'infor-
mazione di sintonia è costituita dall'informazione potenziale di ogni entità
fisica(ossia quella insita persino nelle pietre),più quella dinamica collettiva
(Jung la definì „inconscio collettivo“,ma siccome ho già usato il termine
„inconscio“ per definire l'informazione potenziale di un essere umano,
sareb-be un po' un contro senso usarlo nuovamente per definire
l'informazione dinamica collettiva...rappresentata dalle anime degli esseri
umani ancor vivi oppure defunti da secoli.).Qualsiasi malattia o disturbo
psico-fisico,trae fon-damentalmente origine quindi da un costante „mancato
raggiungimento“ di tale equilibrio.Quest'ultima constatazione,come in molti
potranno notare, è in perfetta sintonia con le basi della psicanalisi
Freudiana.Quando l'infor-mazione dinamica(anima) di un individuo,si
„impone“ di raggiungere un determinato obbiettivo,solitamente tende a
soffocare il desiderio sessuale al fine di giungere ad una determinata
tensione-intensità (definita da un com-plesso schema dinamico-
organizzativo),in grado di innescare tutti i processi di elaborazione
analogica dell'informazione di sintonia,che le consentiranno quindi di
raggiungere un determinato livello di intelligenza,necessario per il
conseguimento dello scopo finale della sua esistenza terrena.
Lo scopo finale dell'anima,da essa prestabilito nell'istante in cui decide di
reincarnarsi,ossia dal momento in cui il feto ha già assunto una certa
dimen-sione,potrebbe essere per esempio quello di capire cosa si provi a
vivere un'esistenza contrassegnata da un'estrema povertà e sofferenza,
oppure cosa si provi ad essere estremamente ricchi;potrebbe essere quello
di capire cosa si provi ad amare profondamente ed essere profondamente
amati,di capire cosa si provi ad essere un Don Giovanni dedito
esclusivamente alla vita mondana e al sesso promiscuo, di capire cosa si
provi a diventare delle cele-brità...ma talvolta,per chissà quale
motivo,l'anima cambia idea e decide di tornare nell' Aldilà;se ciò avviene
nei primi tre mesi di vita (e solitamente questa è la norma,poichè è raro che
l'anima decida di lasciare spontanea-mente il proprio corpo dopo dieci,venti
o trent'anni di vita...quando si è in ballo... occorre ballare),tale fenomeno
viene comunemente accettato (più che spiegato)dalla comunità scientifica
ortodossa e definito con il termine: morte bianca. Mentre se ciò avviene in
età più avanzata,esso viene (a rigor di logi-ca) considerato come qualcosa
di innaturale,assai misterioso e ovviamente quindi,scientificamente
inspiegabile.Possiamo accettare l'idea quindi che l'anima in taluni
casi,voglia sperimentare cosa si provi nell'atto del suicidio, oppure cosa si
provi a morire investiti da un'automobile o uccisi da una pal-lottola;ma
difficilmente possiamo farci un'idea del perchè l'anima in raris-simi altri
casi, decida di lasciare il proprio corpo in modo spontaneo e natu-
rale.Forse esiste un tipo di sofferenza talmente grande(anche quando il cor-
po ci appare in un perfetto stato fisico),che ovviamente l'anima ha deciso di
sperimentare nello stesso giorno della propria reincarnazione,in grado di
farle abbandonare un corpo biologicamente funzionale,per sempre oppure
per un determinato intervallo temporale,in modo spontaneo e naturale. Come
potremmo spiegare altrimenti la morte di individui sottoposti a torture
atroci, nonostante che al momento del distacco dell'anima, essi abbiano an-
cora a disposizione un corpo biologicamente funzionale?Non è per nulla dif-
ficile immaginare per quale motivo le anime di questi individui non tornino
quasi mai più indietro nella realtà fisica.
sembrerà forse un'idea assurda,ma quando un'anima decide di reincarnarsi,
essa alla fin fine è come se avesse deciso di soffrire ancora...di imparare an-
cora. Ma imparare che cosa?Si chiederà sicuramente qualcuno.Chi è colui
che muove i fili di questo stupido gioco dell'esistenza umana?Credo proprio
che non lo scopriremo neppure quando andremo in Paradiso, poichè proba-
bilmente neanchè Dio,conosce lo scopo della sua esistenza.Considerate per
un istante la fantastica ipotesi che le immagini di un determinato videogame
possano uscire dallo schermo del vostro PC e comunicare con voi,esse ri-
marrebbero ovviamente sconcertate nell'apprendere la loro „reale“ natura
fisica e lo scopo della loro esistenza.Di fronte al Dio onnisciente che le ha
create (ossia voi) e che sarebbe in grado di farle sparire nel nulla quando e
come vuole,esse accetterebbero sicuramente a testa bassa la loro condizione
di inferiorità ed ignoranza.Ciò che emerge da queste considerazioni è
questo: se esse (le immagini) non sono per nulla consapevoli del fatto che
voi non siete degli esseri onniscienti,voi in ogni caso lo siete (consapevoli).E
se il nostro Universo,ossia Dio,fosse consapevole del fatto di non essere
un'Entità Onnisciente? Chi stà al di là del nostro Universo e muove i fili di
quest'ulti-mo?E se ci fosse ancora „qualcuno“ oltre Colui che sta al di là del
nostro Universo?Ecco quindi che arriviamo al concetto di Infinito, un
concetto oltre il quale nessuna forma di informazione potenziale o dinamica
è in grado di arrivare.Anche riuscendo a concepire il concetto di Vuoto di
Informazione, esso stesso,essendo da noi creato, deve necessariamente
esistere. L'inesis-tenza non può non esistere.
Si prenda ancora in considerazione il modello umano, come base di sviluppo
concettuale della meccanica dell'Informazione,ovvero dei principi naturali
che regolano gli infiniti schemi di interazione fra tutti gli strati olo-
energetici che costituiscono l'intero Universo.
Il processo di invecchiamento di un essere umano,inizia fondamentalmente
nel momento in cui esso viene strappato dal grembo materno e dato alla luce
della realtà terrena.Se si considera tale processo,come una continua ed ine-
sorabile rottura di simmetrie cellulari,esso in sostanza non
rappresenterebbe nient'altro che una conseguenza del secondo principio
della termodinamica (entropico).Ora ,assumendo che l'informazione
dinamica(coscienza razio-nale) di un essere umano possa svilupparsi e
continuare ad accrescere, solo col verificarsi di un progressivo
distaccamento dalla propria informazione potenziale(corpo fisico) dalla
quale è costantemente generata,potremmo de-durre che tale fenomeno sia in
stretta correlazione con il principio entropico. Generalizzando,si arriva alla
conclusione che l'intelligenza umana, non se-gue il principio d'entropia nel
senso comune del termine,andando quindi costantemente verso uno stato di
maggior disordine (o disorganizzazione), ma lo segue in modo inversamente
proporzionale;ossia essa accresce,con l'aumentare del disordine
energetico.Se l'Universo quindi sta andando verso un'inevitabile morte
termica,l'informazione dinamica che continua di pari passo,a svilupparsi ed
accrescere (col trascorrere dei millenni),attraverso l'evoluzione di migliaia
e migliaia di speci animali (che popolano il nostro pianeta e probabilmente
anche molti altri in altre galassie e sistemi solari),sta andando verso la
perfetta organizzazione, verso la Grande Unificazione...o come direbbe
Tipler,verso il Punto Omega.
È risaputo ormai da parecchio tempo (grazie al lavoro di S.Grof),che
l'assun-zione di determinate dosi di LSD da parte di individui senza alcun
apparente disturbo psico-fisico,è in grado di portare questi ultimi a vivere
delle espe-rienze in cui la loro informazione potenziale (i.p.) prevale
nettamente su quella dinamica (i.d.). Tale fenomeno,potrebbe essere quindi
essenzialmente dovuto a due possibili cause relative ad un'alterazione
momentanea della lo-ro i.p.: la prima sussiste in una possibile
amplificazione della forza di attra-zione dell'i.p.,su quella dinamica;la
seconda,in una possibile diminuzione della produzione di tale risonanza
(i.d.) da parte dell'i.p. .
È assai probabile che la prima causa (ossia l'amplificazione della forza di
at-trazione dell'i.p.),sia quella più vicina alla realtà effettiva delle
cose.Infatti se l'i.d. non avesse,durante l'intervallo di tempo in cui si trova
inglobata nell'i.p. (a causa dell'effetto dell'LSD),un valore piuttosto alto di
tensione-intensità,essa non sarebbe in grado di interagire
fruttuosamente[durante un determinato intervallo di tempo(incluso in quello
più ampio definito dall'as-sunzione del farmaco) in cui venga applicata
l'ipnosi regressiva],con la pro-pria i.p. e neppure con quella dinamica di
antico stampo (ossia con quella costituita dalla somma delle informazioni
dinamiche delle vite precedenti) in essa inglobata (nell'i.p.) sin dal giorno in
cui nacque l'individuo in questio-ne;e quindi non potrebbe affiorare nella
realtà fisica vissuta da quest'ultimo, alcun ricordo risalente al periodo di
prenascita (ossia quand'egli si trovava ancora nel grembo materno) come
neppure alcun ricordo risalente ad antiche vite passate.
“Ogni stato emotivo causa una modificazione della coscienza,modificazione
che Pierre Janet ha definito “abaissement du niveau mental”: ciò significa
che subentra un certo restringimento della coscienza e al tempo stesso un
rafforzamento dell’inconscio,come anche i profani della materia possono
facilmente constatare specialmente in presenza di affetti intensi.Il tono
dell’inconscio si alza in una certa misura,il che provoca facilmente un gra-
diente dall’inconscio nella coscienza.Di conseguenza la coscienza cade sotto
l’influenza di impulsi e contenuti inconsci istintivi”.
Carl Gustav Jung
Queste constatazioni,restano in ogni caso delle semplici ipotesi,poichè non è
da escludere il fatto che l'informazione dinamica,durante un'esperienza do-
vuta all'assunzione di LSD,venga effettivamente prodotta (o generata)
dall'i.p. in quantità assai ridotte.Oppure che i due fenomeni (amplificazione
del potere d'attrazione dell'i.p. + diminuzione della capacità di produzione
di i.d. da parte di i.p.),avvengano,durante queste esperienze,contemporanea-
mente.
Considerando il fatto che l'entropia (∆S) di un sistema, aumenta quando au-
menta l'energia (∆E) ;il rapporto ∆E/∆S (ossia la derivata dell'energia
rispet-to all'entropia)rappresenterà quindi una quantità importante che
denomine-remo con la lettera T.
A questo punto,identificando T con la temperatura assoluta otterremmo:
Eq.1
T = 1 . ∆E ; dove K è la costante di Boltzmann
K ∆S
Assumendo che E = (i.p) . (i.d) ,ossia che l'energia sia uguale al prodotto
dell'informazione potenziale per quella dinamica,otterremmo la seguente
equazione:
Eq.2) (i.d) = E = T . K . ∆S
i.p i.p
Notiamo,osservando quest'ultima equazione,che con l'accrescere del valore
dell'entropia (∆S),si ha un proporzionale aumento dell'informazione dinami-
ca.Tale equazione,porta così a convalidare maggiormente l'ipotesi di Tipler
sul „raggiungimento finale“ del Punto Omega.
L'attività del cervello di un essere umano,è definibile in base alla quantità e
al tipo di onde elettromagnetiche che esso emana e quindi immette nell'am-
biente ad esso circostante.Tali onde,sono costituite da un immenso numero
di particelle di energia infinitamente piccole che si disperdono nell'ambiente
in cui è situato l'individuo in questione.Queste particelle,sono tuttavia costi-
tuite fondamentalmente da informazione potenziale.Assumendo(come abbia-
mo precedentemente ipotizzato) che l'informazione dinamica venga costan-
temente generata dall'informazione potenziale,si potrebbe addirittura
dedurre che le particelle succitate,siano „schermate“ da una certa quantità
di infor-mazione dinamica (ovviamente inosservabile e inquantificabile da
alcuno strumento fisico);ossia che esse siano „racchiuse“ dentro un
sottilissimo „strato sferico“ di informazione dinamica.Ecco che arriviamo
quindi inevi-tabilmente al concetto di informazione dinamica collettiva (o di
inconscio collettivo,come l'avrebbe definita Jung).
L'anima di un essere umano (ossia la propria informazione dinamica),è
quin-di concepibile come qualcosa di dinamico che si rigenera
costantemente e si disperde nell'ambiente (probabilmente rimanendo pur
sempre collegata alla sorgente-corpo) ad essa circostante.
L'informazione dinamica collettiva,dovrà quindi essere costituita da una
cer-ta percentuale di „pensieri umani“ (ossia di „pensieri“ di esseri umani
ancor vivi) e da una restante percentuale di informazione dinamica
costituita da forme complesse-complete di „pensieri umani“ (ossia di anime
di esseri umani defunti).A tale conclusione,si arriva ovviamente solo se
accettiamo l'ipotesi che l'informazione dinamica di un essere umano,nel
momento in cui cessano tutte le sue funzioni vitali,sia in grado di auto-
organizzarsi perfetta-mente, assumendo così una forma assai complessa,e
quindi di dissociarsi automaticamente dall'informazione potenziale che l'ha
costantemente gene-rata.
Ciò che gli esseri umani sono soliti definire con il termine: „sofferenza“,non
è nient'altro che una condizione di disequilibrio di un sistema i.d -
i.p,oppure di un sistema i.d -i.d,oppure di un sistema i.p - i.p.(Versando
mezzo litro di acqua a 60° C,in un litro di acqua a soli 10°,il sistema i.p- i.p
considerato soffrirà sino a quando non verrà raggiunto l'equilibrio termico.
Tenete ben presente che tale sistema è composto da mezzo litro d'acqua (i.p)
e da un litro d'acqua + l'ambiente ad esso circostante ,la cui somma
equivale ancora una volta ad i.p).
Se prendiamo in considerazione una singola entità biologica
„pensante“,tale sistema sarà quindi costituito dalle componenti: mente
*11
(anima o i.d) - corpo (i.p) - ambiente ad essa circostante (i.p + i.d)
Ogni entità biologica,rappresenta una piccola parte integrante del sistema
i.d - i.p che costituisce l'intero Universo.In un essere umano,qualsiasi turba
psi-chica (dalla schizofrenia sino alla depressione),è dovuta
fondamentalmente ad una condizione di disequilibrio del sistema : [mente -
corpo - ambiente ad esso circostante].Una determinata forma di
sofferenza,per un comune essere umano,può durare addirittura per tutto
l'arco della sua vita,se egli non com-pie il minimo sforzo per cercare di
seguire i „consigli“ del suo inconscio (i.p) e di trovare quindi l'ambiente
„giusto“ che gli permetta di vivere serenamente.Ovviamente,non sempre è
possibile „muoversi liberamente“ quando e come ne abbiamo voglia;ma
l'inconscio (concepibile come un'an-tenna in grado di assorbire
costantemente informazione di sintonia) comun-que,se lo si „ascolta“ nel
migliore dei modi,è in grado di fornirci le indica-zioni/soluzioni necessarie
*11
Non dimentichiamoci del fatto che sulla Terra,l'ambiente circostante all'entità
biologica presa in considerazione,è costituito a sua volta da innumerevoli entità
biologiche „altamente pensanti“ (esseri umani) e da moltissime altre entità
biologiche meno evolute (animali e vegetali);un ambiente quindi,ricco di
informazione dinamica.
per uscire da una determinata condizione di disequilibrio energetico.Tali
indicazioni,se le si segue „alla lettera“,non sem-pre sono ad effetto
immediato; anzi,nella maggior parte dei casi occorrono decenni per riuscire
a ritrovare quella perfetta armonia perduta o addirittura mai „goduta“ sin
dalla nascita.
In genere le persone con la maggior predisposizione alla sofferenza sono
quelle: o molto stupide,oppure „troppo intelligenti“.E ciò,purtroppo,è
dovuto al fatto che l'intera civiltà umana è costituita per la maggior parte da
indivi-dui di intelligenza mediocre.
Quando l'informazione dinamica di un essere umano non riesce a comunica-
re con il proprio corpo (i.p o inconscio,che dir si voglia),o i tempi di attesa
per uscire da una determinata condizione di disequilibrio (sofferenza) si
rive-lano troppo lunghi per l'individuo in questione (tutto dipende
dall'intensità dell'informazione dinamica: più essa è grande,e più sarà in
grado di soppor-tare tempi d'attesa via via più lunghi),subentrano
inevitabilmente malattie come il cancro o l'atto estremo del suicidio.
La condizione di disequilibrio energetico del sistema i.p-i.d inerente ad una
specie animale (ad esempio quella umana);termina unicamente nel momento
in cui essa si estingue.Il Paradiso Terrestre non può esistere,perchè
andrebbe contro il secondo principio della termodinamica.L'unica
condizione di equi-librio assoluto,è quella definita esclusivamente da
informazione dinamica.Se l'anima umana non fosse costantemente alla
ricerca dell'equilibrio assoluto, non avrebbe combattuto guerre per migliaia
d'anni,creando alla fine la bom-ba atomica.
Dawkins ha ragione nel sostenere che che i geni (DNA) umani si comportino
in modo egoistico;l'unico sistema di cui dispone l'informazione dinamica di
una specie ,per raggiungere il suo scopo finale (ossia l'equilibrio assoluto),è
quello di indurre i geni ad assumere un comportamento egoistico, selezio-
nandoli a favore di una maggiore intelligenza (cocepibile a sua volta come
una maggior tensione dinamica... l'informazione dinamica dell'Universo è
un bambino che pian piano sta crescendo).La specie umana comunque sarà
destinata ad attraversare degli stadi di equilibrio energetico,forse secondo
intervalli di tempo ciclici e più o meno regolari;poichè l'egoismo dei nostri
geni,col tempo,imparerà a celarsi sempre meglio al fine di rendere meno
sofferta l'esistenza degli individui che li ospitano e di condurli quindi dol-
cemente verso l'equilibrio assoluto.Quando tutto finirà,forse non ce ne
accor-geremo nemmeno.
No one here gets out alive
Ciò che viene comunemente definito come „volontà soggettiva“ (relativa ad
un individuo),non è nient'altro che un complesso gioco di cause-effetto (le
cui origini si perdono nella notte dei tempi) di un sistema,le cui componenti
prendono il nome di: mente - corpo - ambiente ad esso circostante.Ogni
*12
scel-ta o decisione che ogni essere umano è „costretto“ a prendere
quotidiana-mente durante l'arco della propria vita,è il risultato di uno
scambio di informazione tra le componenti: mente-corpo-ambiente ad esso
circostante, del sistema a cui appartiene,in accordo con il secondo principio
*13
della termo-dinamica .Un essere umano è sempre alla ricerca di qualcuno
che lo com-prenda,poichè la com-prensione reciproca non è nient'altro che
uno scambio di informazione (dinamica per le amicizie;e dinamica +
potenziale tra due persone che si amano in modo profondo ed intimo...quindi
anche tra due omosessuali) necessario per conseguire un determinato
equilibrio nel sistema [mente - corpo - amb.ad esso circostante] di un
individuo.
Un buon livello di equilibrio energetico lo si può raggiungere andando fre-
quentemente dal proprio analista...ammesso che egli riesca a capirvi (a me
per esempio fanno solo innervosire);mentre quello ottimale,è raggiungibile
unicamente se si ha l'immensa fortuna di trovare il vero amore,ossia la per-
fetta armonia che nasce da uno scambio totale di informazione.Non esiste
alcuna malattia letale per un essere umano,se ad egli è concesso di curarsi
con la sola forza dell'amore.
Bibliografia
Libri:
Frank J.Tipler,The physics of Immortality.
*12
Per fare un esempio,siccome a me piacciono le bionde,forse ciò è dovuto al fatto
che in molte altre vite precedenti io mi sia sposato con donne dai capelli chiari
(...col tempo poi ho capito che portano solo guai).I gusti non nascono dal
nulla;ogni effetto ha la sua causa.
*13
Ma siccome in questo contesto entra in gioco anche l'informazione
dinamica,occorrerebbe parlare di secondo principio della termo-mente-
dinamica.
[trad.it.La fisica dell'Immortalità,A.Mondadori,Mila-no,1995].
Barrow J.D.,Impossibility,The limits of Science and the Science of
Limits,Oxford University Press,1998.
[trad.it.Impossibilità,Rizzoli,Milano,1999].
Richard Dawkins,The Selfish Gene,Oxford University Press,1976.
[trad.it.Il gene egoista,A.Mondadori,Milano,1995].
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[trad.it.L'Universo oltre lo specchio,RED,Como,'98].
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Berkley Group,New York,1997.
[trad.it.Nulla succede per caso,A.Mondadori,Milano, 1998].
M.Von Franz,Psyche und Materie,Daimon Verlag, Einsiedeln,CH,1988.
[trad.it.Psiche e materia,Bollati & Boringhieri,Torino 1992].
Michael Talbot,The Olographic Universe,1991.
[trad.it.Tutto è uno,Urra,Milano,1997].
C.G.Jung,La sincronicità (1952);Gli archetipi dello inconscio collettivo
(1934/1954),Bollati & Borin-ghieri,Torino,1998].
Hawking S.W.,A Brief History of Time,Bantam,New York,1988.
[trad.it.Dal Big Bang ai Buchi Neri.Breve storia del
Tempo,Rizzoli,Milano,1989].
Grof Stanislav,Psychology of the Future,S.U.N.Y,2000.
[trad.it. Psicologia del futuro,RED Edizioni,2001]
STARGATE
“You cannot petition
the Lord with prayer”
J.M.
Non aprite quella porta…
In questo preciso istante il mio pensiero sta analizzando una serie infinita di
possibili strutture …mi chiedo quale sceglierà per iniziare a modellarsi e
quindi a dare i suoi frutti.
Vedo una scala .In cima a questa scala vi è una porta.Cosa ci sarà dietro
quella porta? Proviamo a salire…ecco la porta,sono dinanzi a essa.
Poggio la mia mano sulla maniglia.Chissà,sarà aperta oppure chiusa?Mi bas-
terà fare una leggera pressione sulla maniglia per scoprirlo…et voilà,ecco
che la porta inizia ad aprirsi…
Il luogo in cui mi ritrovo è davvero incantevole,forse è bene che io vi riman-
ga …almeno per un po’,diciamo…qualche minuto.
Uno ….due….tre….quattro minuti…ora è meglio che io rientri a casa, si è
fatto tardi.Tornero’ domattina.Esco.Richiudo la porta e scendo le scale.
Ed eccomi il giorno dopo.La stessa scala;la stessa porta.Salgo le scale.Sono
dinanzi alla porta.Chissà,quest’oggi sarà ancora aperta oppure no?Mi basterà
fare una leggera pressione sulla maniglia per scoprirlo…et voilà,ecco che la
porta inizia ad aprirsi…
Il luogo in cui mi ritrovo è sempre lo stesso.Vi rimango solo tre minuti,poi
esco.Richiudo la porta e scendo le scale.Tornero’ domattina.
Passano le ore…
……………il giorno dopo………
Ci risiamo,ecco la scala ed ecco la porta.Salgo le scale.Sono dinanzi alla
porta e penso: “Molto probabilmente sarà aperta”.
In modo piuttosto disinvolto poggio la mano sulla maniglia…et voilà,per la
terza volta consecutiva la porta era effettivamente aperta.Non ne sono affatto
meravigliato.Ancora lo stesso luogo.Vi rimango per circa due minuti.Poi
esco,richiudo la porta e scendo le scale,promettendomi di ritornare in quel
posto l’indomani.
Il giorno successivo…
Ecco la solita scala e la solita porta.Inizio a salire le scale.
“Allora,vediamo…oggi devo andare dal barbiere,andare in posta a spedire
delle lettere,controllare la posta elettronica,passare da mia madre a riportarle
la pirofila…ma comunque ora entriamo in questo stupendo luogo di pace
dall’aspetto idilliaco”.Mi mancano tre gradini e avrò raggiunto la porta;mi
vedo già oltre la soglia,all’interno di quel luogo ameno.Ho la certezza
inconscia pressoché assoluta che tra pochi istanti poggerò la mano su quella
maniglia e aprirò quella porta,niente e nessuno potrà ostacolarmi.Abbozzo
un sorriso e in modo assai deciso abbasso la maniglia gettandomi in avanti
con impeto…colpo di scena!…la porta non è aperta,e io per poco non ci ho
sbattuto contro la testa.
Ancora una volta,come accade spesso a tutte le persone nell’arco di una vita
(…o di più vite), gli ultimi pezzi di un semplice puzzle sembrano non voler
combaciare con le proprie aspettative.Delle aspettative inconsce che rispon-
dono soltanto ad una logica,quella propria e soggettiva di ogni essere umano.
Ragazzi,la logica dell’Universo è assai più complessa.
Ogni volta che le nostre aspettative si trasformano in qualcosa di più “soli-
do”,ossia in strutture mentali che non danno più spazio ad ogni sorta di dub-
bio,e che quindi definiscono un potenziale futuro come qualcosa che in defi-
nitiva non ha più nulla di potenziale,poiché viene dato quasi completamente
per scontato;ebbene in questo preciso istante,tutte le funzioni d’onda che il
nostro sistema (corpo-mente-anima) è riuscito a far collassare in precedenza
a proprio favore (creando quindi una realtà “positiva”),cambiano completa-
mente direzione per dar spazio invece ad una realtà meno favorevole.Lo
sapete che cosa significa questo? Significa che sono le nostre aspettative,i
nostri desideri più accesi,le nostre stupide convinzioni,le nostre stupide illu-
sioni…a far sì che la realtà muti attorno a noi nel modo più sfavorevole!Per
farvi un banalissimo esempio,per quale motivo credete che le borse abbiano
iniziato il loro lento ed inesorabile declino,esattamente allo scoccare dell’an-
no 2000?Ragazzi,il primo gennaio del 2000,l’euforia degli investitori era alle
stelle!
Le aspettative di milioni e milioni di investitori,avevano ormai raggiunto il
massimo della positività,poiché tutti credevano in una crescita spropor-
zionata in tutti i mercati finanziari (soprattutto nell’ambito delle tecnologie e
delle telecomunicazioni).Ma per quale motivo credete che da duemila anni a
questa parte,tutte le religioni del mondo professino sempre le stesse cose?
Qualcuno,già duemila anni fa ,si era accorto che l’unica salvezza per l’uomo,
può scaturire solo da una mancanza assoluta di stupide illusioni e desideri ;e
questo molto tempo prima che tutti gli scienziati del mondo “scoprissero” la
meccanica quantistica e che quindi cambiassero completamente il loro con-
cetto di realtà.
Questa strana legge cosmica,vale in tutti gli ambiti della sfera umana.Chi
desidera ardentemente la ricchezza sfrenata,non la otterrà mai;chi desidera
arduamente un partner per la vita (il vero amore,come si suol dire),non lo
troverà mai!…e via di seguito.
Tutto il veleno che non vi occorre…
Il cuore è una fabbrica di desideri,ma si realizzano solo se si è in grado di
custodirli segretamente dentro di esso;nel momento in cui i desideri affiora-
no troppo in superficie,andando ad intaccare il cervello,ogni potenziale rea-
lizzazione di questi ultimi svanisce (e quelle poche volte in cui si realiz-
zano,il prezzo che si paga non è indifferente).Ma come è possibile(si chiede-
rà sicuramente qualcuno) custodire segretamente i desideri nel proprio cuore,
sperando che questi si realizzino,senza che il nostro “organo supremo” e il
nostro corpo si mettano in moto per realizzarli?Ebbene a questa domanda io
risponderei così: Vi sono due modi per portare la nostra anima verso ciò che
più di ogni altra cosa desideriamo;il primo è quello di analizzare tutti i “dati
apparenti” che la realtà in cui noi viviamo (ambiente familiare,ambiente di
lavoro,circoli,bar conosciuti,amici,parenti,…) è in grado di fornirci,utilizzan-
do in seguito il cervello per elaborare un piano del tutto razionale atto a rag-
giungere il nostro obiettivo e in ultimo il nostro corpo per attuarlo.Il secondo
modo è quello di sdraiarsi su un letto comodo e di lasciare che il nostro
corpo (cervello compreso ovviamente),assorba tutta l’informazione che l’in-
tero cosmo è in grado di fornirci;nel momento in cui la nostra anima ha deci-
so in quale parte del globo terrestre trasferirsi,occorre semplicemente far sì
che il nostro corpo e la nostra mente (pensiero razionale) si alzino contem-
poraneamente dal letto e la seguano…senza muovere alcuna obiezione.
Usando il primo metodo,avreste sicuramente un venti per cento di probabi-
lità di realizzare i vostri sogni;usando il secondo,le probabilità si aggirano at-
torno al settanta per cento.
Il punto ora è questo: nessuno è in grado di conoscere quali siano di preciso i
sogni,le aspirazioni,i desideri più grandi che si nascondono all’interno del
proprio nucleo inconscio.Seguire la propria anima quindi,significherebbe an-
dare incontro a dei potenziali eventi di cui non possiamo assolutamente co-
noscerne (neanche in minima parte) gli sviluppi,siano essi positivi o negativi
per il diretto interessato,o per altre persone coinvolte.
In questo caso,ciò che compiremmo,sarebbe esclusivamente un atto di fe-
de,senza (come già detto)conoscerne gli esiti.
Esiste un antico proverbio cinese che recita come segue:“Dio ti punisce,
quando ti fa ottenere ciò che desideri”.
Ora,secondo voi,in quale dei due casi Dio potrebbe provvedere a punirci?
Nel primo caso,in cui sappiamo esattamente ciò che desideriamo e che alla
fine otteniamo,oppure nel secondo caso,in cui non sappiamo esattamente ciò
che desideriamo,ma che alla fine (con un buon settanta per cento di proba-
bilità) ci verrà implicitamente rivelato e quindi offerto su un piatto d’argen-
to?La risposta,credo che possiate darvela da soli.
Se qualcuno ritiene che io non sia stato abbastanza chiaro,posso ancora ag-
giungere questo: il primo metodo,quello basato sui “dati apparenti” (…in-
gannevoli) e sul pensiero razionale che attorno ad essi prende forma,non fa
di certo la felicità dell’anima (come forse ho inizialmente ed erroneamente
lasciato presupporre),ma solo quella “fisica” e in parte psichica.Il secondo
metodo invece,basato sull’informazione cosmica e sul nucleo inconscio,
potrebbe porre l’anima,se non in uno stato di “felicità”,perlomeno in un am-
biente ad essa più consono,e quindi assai più correlato alla natura dell’essere
umano in questione.
Sento già le voci di molti uomini saggi che mi stanno ammonendo…”Solo
un pazzo potrebbe abbandonare tutto ciò che ha costruito in tanti anni di
sacrifici e duro lavoro,per andare a morire di fame chissà dove!” …”Di
solito le persone che si comportano in quel modo,presto o tardi finiscono al
manicomio!”…”Se Dio ci ha dato il dono del cervello,forse è perché ogni
tanto occorrerebbe usarlo!”…e via dicendo.
Bè,tutto sommato non hanno neppure tutti i torti.Chi lascia la strada vecchia
per quella nuova,sa quello che lascia ma non sa quello che trova,recita un
vecchio proverbio.Di solito chi segue costantemente questo proverbio,non
potrà aspettarsi molto dalla vita.Il Sacro Graal della ...felicità ,è solo per i più
impavidi.
C’è invece chi è convinto che la vera rivoluzione stia nella normalità;bè,per
certi aspetti potrebbe anche essere vero.Ma la vita,quella vera,quella che a
volte stando bene attenti,la si sente scorrere nelle proprie vene con un ritmo
incalzante,potrà mai rivelarsi in una realtà fatta di comfort,routine, pondera-
tezza e di uno spietato razionalismo hegeliano?Quali sogni si potranno mai
realizzare,in una simile realtà;forse quelli in cui Dio ti punisce una volta rea-
lizzati?E il vecchio saggio a questo punto se ne esce con la sua risposta :
“Occhio ragazzo,Nicholson insegna,solo poche persone riescono a volare sul
nido del cuculo senza farsi male”.
Occorre soffrire,per poter apprendere…
Circa un anno fa,conobbi una ragazza di qualche anno più giovane di me;suo
padre era di origine rumena,mentre la madre aveva origini serbo-croate.Un
metro e settantatre di altezza,cinquantotto chili senza scarpe e vestiti,occhi e
capelli castani e una mente affilata come un rasoio.La classica femme fatale
dal fascino slavo,in grado di incantare chiunque (compreso l’idiota che in
questo momento sta scrivendo).Senza entrare nei dettagli,in un modo o
nell’altro riuscii a fare colpo su di lei e nel giro di qualche settimana portai
tutti i miei stracci a casa sua,iniziando così a convivere con Miss Universo.
All’inizio le cose sembravano andare bene,ma ogni volta che mi guardava
negli occhi e diceva d’amarmi e di volere restare con me per tutta la vita
(…ed anche “oltre”),nella buona e nella cattiva sorte,poiché l’amore che lei
nutriva per me (a suo dire) era pressoché sconfinato,ebbene ogni qualvolta se
ne usciva con queste idiozie,io avvertivo sempre ed immancabilmente uno
strano malessere nella zona del plesso solare,che saliva verso l’alto fino ad
arrivare ad intaccare il cuore.Era come se lei “succhiasse”,ogni volta che
posava lo sguardo su di me,una parte del mio elan vital.Fu così che
iniziarono,da li a poco,quelle che lei riteneva fossero esclusivamente,delle
mie stupide paranoie e nient’altro.Presto finii in uno stato di profonda
depressione;stavo male,e non sapevo chi ringraziare per questo mio strano ed
ingiustificato malessere…ora lo so: solo me stesso!
Ragazzi,quando si avverte uno strano malessere nella zona del plesso solare,
occorre interpretarlo come un campanello d’allarme!Il nostro inconscio in
quel momento (oppure il sistema corpo-mente-anima,se preferite),ha già
“filtrato” ed elaborato tutta l’informazione cosmica,la quale a sua volta,è
stata in grado di definire a livello inconscio appunto,tutta una serie di poten-
ziali futuri (che si potrebbero realizzare quindi),del tutto sfavorevoli alle
aspettative della persona-vittima in questione.
I suoi genitori non erano mai stati molto aperti nei miei confronti,anzi, senti-
vo in loro un certo odio e disprezzo nei mie confronti.Non che me l’avessero
mai confermato esplicitamente o fatto capire in altri termini,ma comunque lo
sentivo;ogni volta che li incontravo la “tensione” nell’aria era palpabile.
Questo stato di cose,continuava ad opprimermi sempre di più;finchè un gior-
no decisi (come qualsiasi yankee che si rispetti,pronto a farsi giustizia da
solo e senza mezzi termini),di rompere il ghiaccio prendendo il toro per le
corna.Litigai con i suoi genitori(questo scontro avvenne in assenza della mia
“dolce metà”),e da buono psicologo autodidatta,feci emergere tutto ciò che
vi era di marcio in questa storia dai contorni…dai contorni …non mi viene
l’aggettivo…trovatelo voi.
Secondo loro,per una semplice questione di differenze culturali e di …edu-
cazione (secondo questi signori io non ero sufficientemente educato per la
loro principessina),io non rappresentavo l’uomo ideale per la loro pargoletta
dai modi fini e raffinati.
IL giorno seguente rividi quella che sarrebbe dovuta diventare la mia futura
moglie,Miss Universo.Mi guardò negli occhi con evidente disprezzo e
sfoderando tutto il suo orgoglio mi disse:”Questa volta l’hai fatta davvero
grossa,ma come ti sei permesso di aggredire in quel modo i miei genito-
ri?Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ti chiamerò io
per dirti quando passare a casa mia a prendere la tua roba.Se tu non avessi
litigato con i miei,molto probabilmente ci saremmo anche sposati e avrem-
mo avuto dei bambini.Addio”. Una risposta che stava a significare che c’era
ben altro sotto,da parecchi mesi a quella parte,ma che lei ovviamente,per
paura di perdere il suo cagnolino sempre pronto a soddisfare ogni suo
desiderio,non ebbe mai il coraggio di rivelarmi.Tutto ciò avvenne mentre
io,da perfetto idiota,mi dimenavo davanti a lei in un mare di lacrime,sup-
plicandola di ripensarci e di perdonare l’enorme sbaglio che secondo lei
commisi,nel litigare con i suoi.
Sul suo volto,non scivolò neanche mezza lacrima.
In quell’istante capii di aver interagito per un intero anno della mia vita,con
una donna impietosa,assolutamente fredda,meschina e senza un bricciolo di
cuore.
Qualche giorno dopo la nostra separazione,le scrissi questa lettera: “Forse
non avrei dovuto desiderare troppo il tuo amore;forse non avrei dovuto
desiderare troppo l’amore dei tuoi genitori;forse non avrei dovuto deside-
rare troppo una vita semplice ed equilibrata.Così facendo,non ho fatto altro
che far collassare tutte le funzioni d’onda nella direzione sbagliata,e il
futuro che ne è scaturito,è stato per me tutt’altro che favorevole.
Ma come può un essere umano rinunciare al desiderio d’amore,proprio nel
momento in cui ritiene di averlo trovato?
Forse è proprio qui che sta’ il segreto.L’incanto dura solo fintantoché si
vive nell’inconsapevolezza dell’IO-DOVE-QUANDO;nel momento in cui si
aprono gli occhi e al contempo le porte della percezione,l’amore, l’incan-
to,svanisce in un batter d’occhio.L’incontro con l’anima gemella, quella che
non tutti hanno la fortuna di incontrare nell’arco di una vita,può avvenire
solo in un momento di grande sofferenza (…o viceversa),in cui tutte le porte
della percezione sono completamente aperte;un momento…un istante in cui
il tempo sembra cristallizzarsi,in cui il ticchettio dell’orologio sembra cessa-
re di colpo,è come il passaggio tra la vita e la morte…in cui il silenzio regna
sovrano,e nella propria mente,nel proprio Universo,si ode solo un coro di
voci che ripete sempre lo stesso ritornello…Amazing Grace,una melodia
dolce che ti penetra nelle ossa facendoti tremare e piangere al contempo
dalla gioia.In questo preciso istante,in cui il cielo sembra tingersi improv-
visamente di rosso,blu,bianco e di tutti gli altri colori della vita,si ha la con-
sapevolezza assoluta che la persona che vi sta accanto,vi seguirà per il resto
della sua esistenza terrena”.
La vita è come un quadro di Pollock,se si scava fino in fondo,anche nel caos
è possibile riscontrare un certo ordine,una certa logica degli eventi, che man
mano che si susseguono, definiscono la vita di ogni essere umano.
Diamo ancora un’occhiata alle ultime cose che Miss Universo mi disse pri-
ma di pronunciare l’ultima parolina magica che pose fine all’incantesi-
mo:”…Se tu non avessi litigato con i miei,molto probabilmente ci saremmo
sposati e avremmo avuto anche dei bambini…”.Bè,ora,col senno di poi,ci
rido sopra;ma vi assicuro che in quel momento,ero talmente sconvolto che
avrei persino accettato di porgere le mie scuse ai suoi genitori,pur di conti-
nuare a restare con lei.Quanta cecità,quanta incoscienza da parte mia,quanta
ingenuità…ad occhi chiusi,accecato dagli ultimi lampi di passione,stavo per
commettere il più grosso errore della mia vita!Fortunatamente aprii gli occhi
e non commisi quello stupido errore.
Analizziamo ora l’ipotesi in cui io avessi porto le mie scuse ai suoi genito-
ri.Nel migliore dei casi,essi avrebbero accettato le mie scuse,continuando co-
munque (e forse maggiormente) a nutrire un certo odio-disprezzo nei miei
confronti.Miss Universo dal canto suo,avrebbe anch’essa nutrito un certo as-
tio nei miei confronti,almeno per un po’ di tempo,finchè la tensione tra noi
due non sarebbe pian pianino scemata.Ma quanto avrebbe potuto durare
questo stato di cose?Questa relazione fasulla,in cui i suoi genitori non pote-
vano far altro che influire negativamente nei nostri confronti?Forse il tempo
di sposarci e di mettere al mondo qualche bambino?Bè,la risposta credo che
già la conosciate.
Tutti i nodi presto o tardi vengono al pettine.Volendo prendere il toro per le
corna,e subito,io non ho fatto altro che accelerare i tempi di un’inevitabile
separazione;evitando così le conseguenze più disastrose (molti sanno cosa
comporti una separazione legale,soprattutto quando ci sono di mezzo anche
dei figli).
Esistono dei passaggi,nella vita di ogni essere umano,ai quali le nostre anime
non possono sottrarsi,per il semplice motivo che sono state esse stesse...a
”programmare” tali passaggi!
Pochi mesi dopo la nostra separazione,nel momento in cui stavo iniziando a
ritrovare un certo equilibrio psico-fisico,scrissi al mio analista la seguente
lettera:
“Egregio Dott.M.,
le scrivo questa lettera,affinchè lei possa rendersi conto,di come io (col sen-
no di poi) veda la realtà a me circostante,e quindi,di conseguenza,possa
analizzare nel modo più completo ed oggettivo possibile,l’intero contesto
fisico-psicologico a cui io ho “malauguratamente” preso parte (dico malau-
guratamente tra virgolette,poichè ritengo che ogni esperienza negativa della
vita,debba essere vista e interpretata come una sorta di insegnamento,atto a
migliorare ogni approccio che qualsiasi essere umano presto o tardi è
costretto ad affrontare,con tutte le avversità della vita).
Lei è uno psicologo,e quindi,saprà meglio di me che l’uomo ha bisogni e
motivazioni di cui non è consapevole (Freud costruì tutto il suo sistema
analitico intorno a questa intuizione di base).Il punto è che nessuno sa quali
siano i “veri” bisogni dell’uomo.Lo stesso Freud cambiò idea per ben tre
volte sulla natura dei desideri e degli istinti dell’uomo.Inizialmente parlò di
istinto sessuale e di sopravvivenza;poi parlò di piacere e di aggressività;
infine di istinto vitale e di pulsione di morte.Da allora,gli psicoterapeuti,
hanno sempre tentato di comprendere quali siano i “veri” bisogni dell’uo-
mo.
Per esempio Rank enfatizzò il bisogno di una volontà forte e costruttiva,
Adler parlò di ricerca del potere,Ferenczi del bisogno di amore e di accetta-
zione (e forse il mio caso rientra proprio in questa scuola-sfera della psico-
terapia...ma solo apparentemente,sia ben chiaro),Horney del bisogno di
sicurezza,H.S.Sullivan di soddisfazione biologica e di sicurezza,Fromm del
bisogno di significato,Perls del bisogno di crescere e maturare,Rogers di
auto-difesa e di auto-miglioramento,Glasser di bisogno di amore e rispetto
di sè,e via dicendo.
Ciò che se ne deduce,alla fine,è che l’uomo è inconsapevole di alcuni aspetti
del proprio sè (vale a dire della sua Ombra,per usare un termine Junghia-
no);ed oltre a ciò,volendo scavare fino in fondo,risulta chiaro ed evidente
che ciascuna delle principali scuole di psicoterapia,si rivolge ad un diverso
livello dello “spettro della coscienza”.Tutte queste scuole quindi,arrivano a
conclusioni complementari.
Il profilo psicologico della ragazza con la quale io ho convissuto per circa
un anno,come lei giustamente mi ha fatto notare durante una delle nostre
sedute,è sì contraddistinto da una marcata ambizione nei confronti di tutto
ciò che la vita stessa è in grado di offrirci,ma oltre a ciò,è contraddistinto
anche da un marcato atteggiamento proiettivo di qualità negative (quali
snobbismo,malizia,falso pudore,ecc...).
Tutte queste proiezioni di qualità negative,che hanno sempre caratterizzato
la natura della mia ex compagna,sono sempre (ovviamente) entrate in con-
flitto con le proiezioni che invece caratterizzano la mia natura;ossia pro-
iezioni di qualità positive,quali la gentilezza,la forza,la saggezza,ecc...
Questa interazione forzata,tra due nature così diverse fra loro,ossia tra me e
la mia ex compagna,influenzata oltretutto dagli sviluppi tutt’altro che
positivi dell’interazione tra me e il padre della mia ex compagna (anch’egli
dominato da un atteggiamento definito quasi esclusivamente da una quantità
sproporzionata di proiezioni di qualità negative - cosa assai insolita per un
medico - ;di cui egli non può rendersene conto,poichè tutto questo materiale
negativo è stato da parte sua dissociato, alienato,ripudiato,gettato via,ma
che nonostante ciò,tale riserva di potenziale,è sempre rimasta a sua
disposizione in forma di proiezioni.Il motivo di questo suo profilo-atteggia-
mento psicologico nei confronti della società,che del resto caratterizza
anche sua figlia,la mia ex compagna,credo sia dovuto in parte a tutte le
avversità della vita che ha dovuto affrontare come straniero,in terra -a lui-
straniera) ,non poteva far altro che risolversi,presto o tardi,in un’inevitabile
separazione.
L’implausibile ipotesi che da tutto ciò scaturisce,è che tutto ciò che vediamo
negli altri o nel mondo sia soltanto proiezione.
Cosicchè noi potremmo riassimilare o recuperare le nostre proiezioni pro-
iettandoci a nostra volta completamente nell’altra cosa o persona.In teoria,
occorrerebbe attuare l’opposto della alienazione,vale a dire l’identificazio-
ne.Come lei ben saprà,un lavoro da parte mia di identificazione con la
compagna da me scelta per la vita,non avrebbe mai potuto aver luogo,
poichè fortemente contro corrente rispetto alla mia natura.Un tale lavoro,
solitamente lo si compie solo quando si ha interesse a psicanalizzare un
determinato soggetto per fini terapeutici.
Ciò che vi è di più assurdo in tutto ciò,è che alla fine da lei ci sono finito io,e
non la mia ex compagna!
Ma alla fine tutto si bilancia,facile e difficile si completano,alto e basso pog-
giano l’uno sull’altro,avanti e dietro si susseguono...non esistono montagne
senza valli,e coloro che tentano di eliminare le valli,saranno costretti a
demolire le montagne.Coloro che dicono di volere la giustizia senza il suo
correlativo,l’ingiustizia,o un buon governo senza mal governo,non compren-
dono i grandi principi dell’Universo,nè la natura di tutta la Creazione.
L’odio del male rinforza il male,e l’opposizione rinforza ciò a cui ci si
oppone.È una legge la cui esattezza è matematica.La continua denuncia del
male e dei suoi emissari non fa che incoraggiare la sua crescita nel
mondo,una verità rivelata a sufficienza nei Vangeli,ma alla quale restiamo
ostinatamente sordi.
Ciò che la mia ex compagna e i suoi genitori dovrebbero comprendere (ma
dubito fortemente che un giorno riescano a farlo),è che il cinismo moderato
è da sempre caratteristico delle persone di grande cultura e umanità.Tutta
la possibilità di autentico affetto tra gli esseri umani dipende dal saper
conoscere ed accettare un elemento di irriducibile furfanteria,in sè stessi e
negli altri.(È davvero un peccato,che un tale modo di essere e vedere la
realtà,sia una caratteristica quasi esclusiva dei popoli anglosassoni;frasi
come ...che gran figlio di...! e simili,in determinati contesti, possono venire
intese come un complimento solo in città come New York o Los Angeles).
La forza del fanatismo,per quanto “efficace” possa essere,viene sempre
comprata al prezzo dell’inconsapevolezza,e sia che abbia o meno una buona
causa,si rivela invariabilmente distruttiva,perchè opera contro la vita: essa
nega l’ambivalenza del mondo naturale.
“Potrei vivere nel guscio di una noce,e credermi Re di uno spazio infinito,se
non fosse per certi sogni cattivi”.Shakespeare aveva visto giusto,sono
proprio i bad dreams,ovvero le ambizioni,a mutare il destino di ogni essere
umano (...e di conseguenza quello dell’intera umanità!)nel modo più
sfavorevole che si possa immaginare.Il mio fortunatamente,sta riprendendo
la giusta direzione...la “selva oscura”,è ormai un vago ricordo del mio
passato.
Sinceramente,
F.Intilla
L’anima creatrice…
Secondo voi che cos’è l’ispirazione?Chissà quanta gente dotta in questo mo-
mento,con un sorrisino pieno di orgoglio e sicurezza di sé,ricorderà quella
famosa affermazione di Edison…e visto che questo è un libro per gente dot-
ta,a che servirebbe scriverla?
Volete davvero sapere che cos’è l’ispirazione?Ebbene ora andrò a rivelarve-
lo…
L’ispirazione è il momento in cui la vostra anima precede il vostro corpo,la
vostra mente!…è il momento in cui vi ritrovate davanti ad una pietra grezza
con uno scalpello in mano…davanti a dei fogli bianchi con una penna in
mano…davanti ad una tela con un pennello in mano…davanti ad un piano-
forte con le dita sulla tastiera…,e non vi è modo di capire come abbiate fatto
a ritrovarvi li!Un attimo prima eravate in un altro luogo,facendo altre cose,e
poi improvvisamente vi trovate nel punto esatto in cui tutte le forze dell’Uni-
verso confluiscono per dar esito ad un atto di creazione!E inizialmente la
vostra mente rimane allibita,arrivando a porsi la seguente domanda: ma io
che diavolo ci faccio qui?Poi,in una frazione di secondo,arriva dal cielo una
risposta,e le vostre mani,come per magia,iniziano a muoversi ininterrotta-
mente secondo degli schemi che appartengono ad una logica Divina,caoti-
ca,irrazionale…e in quel preciso istante,ogni consapevolezza del Io-Dove-
Quando,svanisce nel nulla!Ogni senso d’identità viene smarrito,un’energia
dirompente pervade tutto il vostro corpo,e voi siete il dipinto,la musica,la
pietra,l’amore…voi siete l’intero Universo,voi siete Dio!
Carmina Burana……….introduction……….
Ambizione è sinonimo di desiderio,e i desideri,come abbiamo visto prece-
dentemente,sapete a cosa portano.Occorre abbandonare ogni stupida illusio-
ne,ogni stupido desiderio,per poter accedere alle porte dell’Infinito!Per poter
…non osservare…ma essere,l’Aleph…il punto Omega…un’unghia,un albe-
ro,un pianeta,una stella!Per poter vedere l’Eternità in un’ora,e l’Universo in
un granello di sabbia.Eppure è così semplice,ripulire le porte della percezio-
ne,basterebbe compiere un semplice atto di fede. Blake aveva visto giusto;e
camminando sulle sue impronte,anche Huxley ,Grof,Castaneda e molti altri.
Stargate è la parola magica…chi oltrepassa almeno una volta nella vita
questa soglia,non vedrà più la realtà come ha sempre creduto che fosse…ma
la vedrà come realmente è: infinita,spettrale,senza spazio e ne tempo.
Sottile è il Signore…
Restiamo ancora un attimino sul concetto di amore.Quanti di voi si saranno
sentiti dire almeno una volta nella vita,da parte di amici,parenti o addirittura
dai propri genitori,la seguente idiozia:”Se non esci mai di casa,non potrai
mai incontrare l’anima gemella!”.Ebbene ragazzi,questa è la più grossa men-
zogna,la più grossa idiozia,alla quale purtroppo miglioni e miglioni di perso-
ne credono e ahimè,sulla quale tutta la loro sfera sentimentale prende forma,
imboccando le direzioni più stupide,più sfavorevoli e più malsane che una
povera anima umana possa mai seguire nel corso di una vita (…o di più
vite!).Believe me.
Nessuno può sfuggire al proprio destino,nessuno può sfuggire ai meccanismi
sincronistici (e quindi apparentemente casuali…ma solo apparentemente,sia
ben chiaro) dell’Universo (…Jung insegna),nessuno può sfuggire alla poten-
za di Dio!
Ma forse è bene che vi faccia un banalissimo esempio,raccontandovi una
storia di pura fantasia (ma che in ogni caso non mi stupirebbe,se fosse acca-
duta realmente!):
Jack era un uomo di trent’anni, alto,robusto,affascinante e faceva il broker a
Manhattan.Conduceva una perfetta vita da scapolo e abitava in un
bellissimo loft a Long Island,nel Queens.Aveva una Chevrolet Corvette e un
sostanzioso conto in banca.Le sue giornate lavorative iniziavano alle 7.30
A.M,con un toast francese scaldato in tutta fretta nel forno a micro-onde,e un
decilitro di caffè bollente addolcito con quattro cucchiaini di zucchero.Alle
8.45 A.M le sue chiappe erano già poggiate su una comoda sedia rivestita di
stoffa,a qualche ventina di metri d’altezza dal suolo ancora umido e quasi del
tutto in ombra di Wall Street,in mezzo a miglioni di metri cubi di cemento,in
attesa che la campanella del New York Stock Exchange,alle 9.00
esatte,desse il via agli scambi.Dopo l’inferno delle prime quattro ore di
scambi,in cui i titoli solitamente raggiungono i picchi massimi della
giornata,vi era la solita pausa pranzo che consisteva in un hot-dog ancora
fumante affogato in un decilitro di ketchup e senape e patatine francesi,il
tutto ingurgitato in posizione eretta all’angolo tra la Broadway e Pine
Street.Ancora un piccolo sacrificio tra le due e le quattro PM e poi,a fine
scambi, vi era la solita birra nel Greenwich con i soliti stronzi,che dopo aver
perso i soliti dieci bigliettoni con qualche titolo spazzatura,non vedevano
l’ora di imprecare e di gettare fiumi di merda sugli analisti della Merryl.
E alla fine via…casa,dolce casa,dove ad aspettarlo vi erano solo le ultime
bollette ancora da pagare,qualche avanzo del giorno prima in frigorifero e
alcuni messaggi in segreteria di qualche zoccola di turno,in cerca di qualche
pollo da spennare…e magari a vita.Le donne non gli mancavano di certo,e
forse ne aveva anche troppe.E infine vi era il week-end,che
solitamente,quando era libero da qualsiasi impegno galante,trascorreva con i
suoi genitori in una piccola casa del Woodside,discutendo con suo padre
delle solite stronzate inerenti agli anni d’oro dei Giants e al futuro del
Superbowl.
Jack in teoria aveva tutto…un bellissimo loft nel Sunnyside,una bella
macchina,molti soldi da sperperare e un sacco di donne avvenenti alle quali
non doveva neppure fare troppo il filo per portarsele a letto.Tanto volevano
sempre tutte una cosa sola:i suoi soldi;e di soldi Jack,ne aveva veramente
tanti.
Ma in mezzo a tutto questo ben di Dio,a Jack,mancava ugualmente
qualcosa.Qualcosa che non avrebbe mai potuto comprare neanche con tutto
l’oro del mondo;qualcosa in cui,col passare degli anni,aveva quasi smesso di
credere,ma che al contempo,lasciava in lui una ferita aperta in grado di
portarlo di giorno in giorno, in uno stato di depressione sempre più
profondo.Questo qualcosa in genere,viene espresso con una semplice
parolina di cinque lettere: AMORE.
Era questo che a Jack mancava,l’amore…l’amore vero,quello profondo,
onesto,caldo,sincero…una perfetta fusione tra egli ed una compagna
ideale,in cui in ugual misura,si da e si riceve incondizionatamente,senza
false premesse,aspettative o vincoli di ogni sorta.
E così,un giorno,al termine di una delle sue tante sedute infruttuose con il
suo psicanalista,salì come al solito sulla sua Chevrolet e si diresse verso
casa.La sua disperazione era ormai giunta alle stelle,desiderava tanto una
compagna per la vita,ma il buon Dio,sembrava non voler dar ascolto alla sua
richiesta d’aiuto.
[Si consideri che nei momenti di grande sofferenza psichica,solitamente le
“porte della percezione” sono assai più “aperte” del consueto,ossia,di
quando un individuo gode di un certo equilibrio psico-fisico]
Poco prima di arrivare a casa,fermò l’auto davanti a un drug-store. L’inten-to
era quello di entrarvi e comprare i soliti psicofarmaci.Girò la chiavetta e il
motore della sua possente Chevrolet Corvette color rosso amaranto,smise di
commutare l’energia termica in lavoro meccanico utile.Sospirò con lo
sguardo ancora sul volante,e poi alzò lentamente il suo volto carico di
tristezza,finchè il suo raggio visivo non fu perfettamente orizzontale, permet-
tendogli così di leggere senza alcun impedimento,la scritta a caratteri cubi-
tali,stampata sul lunotto dell’auto parcheggiata proprio di fronte alla sua:
CALIFORNIA DREAMIN’.
In quel momento Jack,rivide tutta la sua vita in un batter d’occhio;e di li a
poco,iniziò a porsi una serie interminabile di domande:”Ma che senso ha
tutto ciò?Ho tutto,Cristo ho proprio tutto…ma in realtà non ho nulla!Non ho
nulla,io non ho nulla…
Il grande, magnifico ed onnipotente Jack…Jackass…non ha proprio nulla!
La mia vita è vuota,stupida,insignificante.Ma che diavolo ci faccio qui?Che
diavolo ci faccio io qui?..Fanculo…mi senti Dio?Fanculo! …fanculo, fancu-
lo,fanculo e fanculo ancora una volta!”.Guardò l’ingresso del drug-store, poi
iniziò ad osservarsi le mani.Smise di osservarsi le mani e fissò quella scritta
sul lunotto dell’auto di fronte a sé…la fissò intensamente per qualche
secondo,poi d’improvviso,portò la mano destra sulla chiavetta d’accensione
e riaccese il motore.Uscì dal parcheggio e qualche isolato più avanti imboc-
cò la 495ma in direzione est;circa sette km più avanti imboccò la 678ma in
direzione sud.A circa dodici km più a sud,la 678ma non poteva che termina-
re in un solo posto…al Kennedy Airport!…e Jack,era proprio li che voleva
andare!
Non aveva con sé niente di niente,tranne il suo cappotto di lana,il passapor-
to, un paio di shades [occhiali da sole;da:sunglasses…nella grande mela
marcia si chiamano così]e la sua MasterCard coperta fino a centoventimila
dollari.
In circa trenta minuti arrivò al Kennedy Airport;parcheggiò l’auto in sosta
vietata e nel giro di pochi minuti si ritrovò davanti ad una lunga serie di
check-in relativi ad una moltitudine di compagnie aeree.La prima cosa che
fece,fu di informarsi sull’orario di partenza del primo volo per…Los
Angeles! Miracolosamente,trovò un posto libero proprio sul primo volo che
sarebbe partito nel giro di un paio d’ore.Acquistò un biglietto di sola anda-
ta,e si sedette tra gli altri viaggiatori in attesa dell’imbarco.
Quattro ore dopo,mise piede a Los Angeles.
In tasca,in contanti,aveva circa settanta dollari;prese un taxi e si fece portare
in un Travelodge nei pressi di Venice Beach;per sua fortuna,trovò subito una
stanza.Erano le ventitre esatte di un giovedì d’inizio settembre;un giorno che
Jack,avrebbe ricordato per il resto della sua vita.Si tolse il cappotto di lana e
si sdraiò con un tonfo sul letto.Fece un lungo sospiro con la bocca
semiaperta,incrociò le mani sul ventre e chiuse gli occhi.Era spossato.Pensò
al suo posto di lavoro a New York,consapevole che al suo rientro…qualora
fosse mai ritornato…l’osso,l’avrebbe già afferrato al volo qualcun altro.
Ma in ogni caso,non aveva alcun ripensamento,alcun dubbio o preoccu-
pazione di ogni sorta…poiché in cuor suo sapeva di aver fatto la cosa gius-
ta;Jack in quel preciso istante,sapeva di essere la persona giusta,nel posto
giusto e al momento giusto!
Qualcosa di non ben definito,nella sua mente,continuava a rassicurarlo cer-
cando di convincerlo sempre più,che tutto ciò che aveva compiuto nel giro di
poche ore,apparteneva ad una sorta di disegno Divino.Doveva essere fatto,
punto e basta!
Iniziò così a vagabondare a piedi o in bicicletta per le strade di Los Ange-
les,senza alcuna meta,senza alcun progetto per il suo futuro,sentendosi come
una sorta di “barbone di lusso”;con i soldi che aveva da parte,poteva benis-
simo vivere in quel modo per almeno sei o sette anni.Nei primi giorni,si pre-
occupò di farsi recapitare le fatture dei premi assicurativi contro malattie e
infortuni, presso il Travelodge in cui alloggiava.Durante le prime settima-ne,
chiamava spesso i suoi genitori,cercando invano di sedare la loro colle-ra e
disperazione…l’aveva combinata davvero grossa,e ne era pienamente
consapevole.Ma era consapevole,in cuor suo,anche di un’altra cosa;ossia che
nonostante il dolore che aveva causato ai suoi genitori con quel suo folle
gesto, in ogni caso non sarebbe mai più tornato indietro sui suoi passi.
Col passare dei mesi,le sue telefonate a New York,a casa dei suoi,divennero
sempre più rare;Jack si limitò presto a spedir loro qualche cartolina di tanto
in tanto,rassicurandoli sempre sul suo perfetto stato di salute.
Quando non passeggiava per Main Street o su Santa Monica Blvd,trascor-
reva le sue giornate accovacciato da qualche parte sulla incantevole spiag-
gia di Venice,leggendo romanzi di Asimov o di Clark,aveva sempre amato
la fantascienza.
Il primo inverno per Jack,non fu poi così tremendo come egli aveva inizial-
mente previsto,immaginato…quando faceva troppo freddo,invece di
gironzo-lare come un cane bastonato per Venice,se ne stava rintanato nella
sua stan-za al Travelodge,
leggendo o ascoltando delle vecchie canzoni di Garth Brooks,di John Den-
ver,dei Beach Boys,dei Doors…gli piaceva la musica country,ma amava
anche la west coast music degli anni sessanta…anni in cui,stando a quanto
gli raccontava spesso suo padre,portarsi a letto una donna era facile quanto
andare a bersi una birra al bar.
Alle porte dell’estate,Jack iniziò a sentirsi maledettamente triste e sconsola-
to,ancor più di quanto lo era a New York,poche ore prima che s’imbarcasse
per Los Angeles.Nella sua mente,aveva iniziato a farsi avanti qualche ragio-
nevole dubbio su quella sua improvvisata,repentina e irrazionale partenza da
New York, dove aveva lasciato senza preavviso chiunque ed ogni cosa,
persino un lavoro sicuro da centomila dollari l’anno.Ma piangere sul latte
versato,a quel punto era davvero inutile,e di questo se ne era fatto una
ragione.
Era partito con la speranza,alimentata principalmente da quel singolare
evento1 (che egli reputò come un vero e proprio segno del destino) della
scritta sull’automobile davanti al drug-store nel quale stava per entrare,di
incontrare la sua anima gemella;ma purtroppo,durante i suoi primi sette
mesi di soggiorno a Los Angeles,non ebbe il piacere di conoscere neanche
una donna,che avrebbe potuto seppur lontanamente dargli l’impressione di
rispecchiare le caratteristiche di una potenziale anima gemella.
Era pienamente consapevole della sua nuova immagine;era cosciente del
fatto che davanti agli occhi di qualsiasi donna o ragazza che avesse incon-
trato e conosciuto,egli sarebbe apparso unicamente come un perdente.Come
qualcuno che assai presto,davanti alla triste insegna Salvation Army,avreb-
be fatto la fila insieme a tanti altri per una minestra e un pezzo di pane.
Col passare del tempo,si era convinto quasi completamente che nessuna
donna sana di mente avrebbe mai accettato di intraprendere una relazione
sentimentale con lui,perlomeno fin quando non avrebbe mostrato il minimo
interesse nel cercarsi un nuovo impiego.Il punto è che ad egli mancava la
motivazione,per cercarsi un nuovo impiego.E tale motivazione,ossia la
voglia di tornare a combattere per una vita dignitosa,era convinto di poterla
riacquisire unicamente con l’appoggio,la comprensione e l’amore incondi-
zionato di una compagna disposta a seguirlo nella buona e nella cattiva
sorte.Jack si trovava quindi tra il martello e l’incudine,e ciò gli impediva di
decidere quali pesci pigliare.Era una situazione davvero assurda,dalla qua-
le non sapeva più come uscire.Tornare a New York non sarebbe servito a
nulla;era nella sua mente che avrebbe dovuto scattare qualcosa,il problema
era dentro di lui,ne era cosciente,ma non sapeva in che modo estirparlo.
Ciò che inizialmente gli apparve come un segno del destino (la scritta
sull’automobile:California Dreamin’),ora gli appariva come un tranello,
come una beffa da parte dell’Onnipotente.
Luglio,iniziò con delle giornate in cui la temperatura verso le due del pome-
riggio,saliva fino a trenta-trentadue gradi Celsius;ed è proprio durante una
1
Singolare e dai contorni simbolici solo per lui ovviamente,ovvero dal suo punto di
vista,prettamente soggettivo e strettamente correlato al contesto-situazione in cui
egli in quel frangente venne suo malgrado a trovarsi.
di queste giornate che Jack,ormai sempre più depresso e senza più alcuna
motivazione per continuare a vivere,decise d’intraprendere l’ultimo viaggio
della sua vita.Uscì verso le nove del mattino dalla sua stanza al Travelodge
e si diresse verso il Boardwalk di Venice;lungo il tragitto che separava il
suo Motel da Venice Beach,passò davanti a un piccolo negozio di liquori.Lo
superò di qualche metro e poi improvvisamente si fermò;si accertò (con
esito positivo) di avere con sé la sua carta d’identità,si voltò e con passi
decisi ripercorse quei pochi metri che lo separavano dall’entrata di quel
negozio.Pose la mano sulla maniglia della porta a vetro ed entrò senza alcu-
na esitazione.Due giovani messicani lo guardarono in modo assai distacca-
to, neutro;Jack comprò una bottiglia di whiskey e uscì da quel negozietto,
incamminandosi nuovamente verso la spiaggia di Venice.
Quindici minuti dopo giunse sul Boardwalk di Venice;camminò per altri
dieci minuti verso sud ,tra poca gente dal volto ancora assonnato e poi si
fermò davanti all’ingresso di un altro negozio.Non si trattava questa volta di
un negozio di liquori,e ne tanto meno di un drug-store nel quale avrebbe
potuto entrare per acquistare degli psicofarmaci.Vi entrò e posò il sacchetto
di carta contenente la bevanda omonima poco prima acquistata,su uno
stretto bancone rivestito da una lucente formica bianca.
Fissò per qualche istante il personaggio che stava dall’altra parte del ban-
cone,un tizio alto e robusto sulla quarantina e poi se ne uscì con questa
stronzata : “Io …avrei un problema…”, disse in tono assai blando.L’unica
risposta che quel tizio al di là del bancone avrebbe mai potuto dargli,che
ovviamente non tardò a raggiungere le sue orecchie,fu la seguente:”Amico
tutti hanno un problema a Los Angeles”.Jack sorrise con occhi mesti e
smarriti alla battuta e poi continuò la frase :”…mi occorrerebbe una muta e
una tavola da surf,solo per quest’oggi…”.
Circa venti minuti dopo,Jack poggiò accanto a sé la tavola da surf che ave-
va appena noleggiato,un grosso sacchetto di carta nel quale aveva infilato il
whiskey e la muta anch’essa appena noleggiata, e infine poggiò le sue
chiappe sulla sabbia ancora umida di Venice Beach.Si accese una sigaretta
e cominciò a contemplare l’oceano;poi si guardò attorno per accertarsi che
non ci fossero dei poliziotti nelle vicinanze o persone comuni che avrebbero
potuto infastidirlo con qualche osservazione da “cittadino modello”, estras-
se la bottiglia di Jack Daniel’s che aveva nel sacchetto grande e la aprì
lasciandola comunque nel suo piccolo sacchetto di carta con il quale gli era
stata venduta.
Fece altri sei tiri di fumo,poi spense la sigaretta nella sabbia e cominciò a
sorseggiare il whiskey.Nel giro di un’ora Jack si scolò l’intera bottiglia.
Ormai completamente ubriaco,con la mente totalmente annebbiata e per di
più con qualche sintomo allucinatorio ,afferrò la tavola accanto a sé e si
alzò da terra barcollando.In quel preciso istante, un ragazzino dai capelli
biondi gli passò accanto e con un sorriso beffardo gli fece la seguente rac-
comandazione:”Hey amico,se fossi in te non uscirei con quel fossile2”.
Jack,non capì neppure le semplici parole di quel ragazzino;era talmente
andato che udì solo una sorta di eco di cui non riuscì a localizzarne l’origi-
ne,e forse non notò neppure la sagoma del ragazzino che gli passò ac-
canto.Qualche istante dopo,si ritrovò tra le acque gelide e fortunatamente
quel giorno poco mosse del Pacifico.Tutti i suoi ricordi terminarono li,tra le
onde dell’oceano,a poche ventine di metri dalla sabbia fine e ormai tiepida
di Venice Beach.
Trascorsero altre sedici ore…
Quando Jack riaprì gli occhi,osservò le pareti della stanza in cui si trovava
e poi il letto nel quale era stato comodamente adagiato,deducendone che si
trovava in una camera d’ospedale.
Indubbiamente qualcuno, sedici ore prima,accortosi del suo stato,era riusci-
to a strapparlo dalle acque gelide del Pacifico.
Jack era ancora vivo,ma in quel momento egli non sapeva se rallegrarsene
oppure mettersi a piangere.L’unica cosa che continuava a chiedersi,era a
quale scopo Dio l’avesse salvato.
Rimase in quella camera,sotto stretta sorveglianza,per altre sei ore,poi,ver-
so le sette di sera un’infermiera gli chiese se volesse mangiare in camera
oppure al piano terra,nella sala mensa.
Jack,decise di andare a cenare in sala mensa,e così fece.Si mise addosso un
training ,che gli era stato gentilmente offerto dall’ospedale,e si fece accom-
pagnare dall’infermiera al pian terreno,fino all’ingresso della sala mensa.A
quel punto l’infermiera lo lasciò ed egli entrò senza alcuna esitazione in
un’enorme sala gremita per la maggior parte di pazienti,oltre che dal
personale medico dell’ospedale,tutti seduti a dei tavoli da sei-otto persone e
intenti a consumare la prima portata del pasto serale del giorno.Jack andò a
prendere la sua razione di cibo al bancone che delimitava la sala dal locale
cucina,e poi andò a sedersi in uno dei pochi posti rimasti ancora liberi tra i
2
Il tizio che gli aveva noleggiato la tavola da surf,gli aveva rifilato una vecchia
tavola in legno della Bear (con questo non voglio dire che le tavole della Bear siano
delle “cattive” tavole,ma semplicemente che dopo trent’anni di vita qualsiasi tavola
di qualsiasi marca ,non dovrebbe più stare in acqua, ma in un museo…tipo quello
del surf ,di Santa Cruz).
circa venti tavoli ormai quasi pieni che coprivano almeno due terzi della
superficie dell’intera sala.Di fronte ad egli,c’era ancora miracolosamente
un posto libero.
Iniziò a mettere in bocca e a masticare lentamente i primi bocconi di car-
ne,con l’aria di chi avesse appena perso l’intera famiglia in un incidente
aereo.In quel mentre,a circa venti metri da egli, un’infermiera varcò l’in-
gresso della sala mensa spingendo una carrozzella sulla quale vi era seduta
un’incantevole donna sulla trentina dai lunghi capelli biondi lisci e
setati;subito l’infermiera posò lo sguardo su quel posto libero di fronte a
Jack e si rivolse alla paziente in carrozzella.
“Guardi signorina Dunne,mi sembra di vedere ancora un posto libero la
infondo,vicino a quel tizio con il training azzurro” [Jack].La signorina
Dunne,si ravviò con una mano i capelli e poi disse la sua:”Mmm…da lon-
tano si direbbe un bel ragazzo;scommetto che non esiterà nemmeno un
minuto a farsi avanti sfoderando tutto il suo Ego nella speranza di apparire
simpatico ed interessante…oh Dio,mi sento già assalita dalla noia ancor
prima di sedermi a quel tavolo”.
L’infermiera le sorrise e la accompagnò fino al posto libero di fronte a
Jack;spostò la sedia e vi mise al suo posto la carrozzella,poi si diresse verso
il bancone della cucina per prenderle la prima portata.Si salutarono en-
trambi con un salve assai sommesso;Jack le abbozzò un sorriso e poi tornò
immediatamente serio , riponendo nuovamente lo sguardo sul suo piatto e
rialzandolo di tanto in tanto , per osservare con aria smagata il resto del
mondo attraverso le vetrate della sala mensa.Dopo qualche istante, l’in-
fermiera tornò al loro tavolo e posò davanti alla signorina dai capelli dorati
il vassoio con la prima portata.
Jack,le abbozzò ancora un sorriso e si servì nuovamente delle corde vocali.
“Buon appetito”,le disse.
Lei lo ringraziò con un semi-sorriso ,e poi prese a mangiare.
Quella donna gli piaceva moltissimo,persino l’energia che emanava,sem-
brava essere positiva.E la cosa più incredibile per Jack,è che non sembrava
nemmeno stupida;anzi,nonostante non avessero ancora intrapreso un vero e
proprio dialogo,gli appariva come una donna assai colta e intelligente.Era
come se il suo sesto senso,gli stesse facendo capire che con quella donna,se-
dutasi per puro caso proprio di fronte a lui,avrebbe potuto discutere di qual-
siasi cosa.
Senza neppure presentarsi,la signorina Cathrine Dunne,fissò Jack per un
istante e poi se ne uscì con questa frase:”Guardi che Dio se la gode un
mucchio nel vederla così triste e sconsolato.”.Al che egli rispose: ”Mmm…
non credevo che Dio fosse così stronzo”.Ed essa ribattè:”Oh…lo è più di
quanto lei possa immaginare”,stese il suo braccio destro verso di lui e si
presentò con un sorriso smagliante:”Piacere,mi chiamo Cathrine…Cathrine
Dunne”.Jack le strinse la mano e si presentò a sua volta:”Jack…Jack
Caster… come il generale”.
Jack e Cathrine,rimasero seduti a quel tavolo per circa quattro ore, come se
una forza misteriosa li avesse costretti ad un “dialogo forzato” ma al
contempo maledettamente armonioso e rasserenante per entrambi.
Verso mezzanotte,Jack accompagnò Cathrine fino all’ingresso della sua ca-
mera,salutandola e augurandole la buona notte con un sorriso e una stretta
di mano.Tornò poi nella propria camera,si infilò a letto,ma non chiuse
occhio per tutta la notte.
Anche Cathrine quella notte non riuscì a dormire.
La mattina seguente,i due si rividero nuovamente in sala mensa,questa volta
per la colazione.Si sedettero entrambi allo stesso tavolo,uno di fronte all’al-
tro,e nel momento in cui i loro sguardi si incrociarono per l’ennesima vol-
ta,capirono entrambi che avrebbero trascorso ancora molto,anzi moltissimo
tempo , insieme.
Jack,aveva finalmente trovato la donna della sua vita.
L’insegnamento che occorre trarre da questa storia strappa lacrime e dai
contorni surreali, è che nulla succede per caso.
Tutti gli eventi,compresi quelli che ci appaiono più casuali e qundi privi di
qualsiasi significato intrinseco, appartengono ad un Piano Divino che non
può essere in alcun modo decifrato da una comune mente umana.Persino gli
eventi più tragici e dolorosi appartengono a questo Piano Divino;è solo dopo
il Male,che può sopraggiungere il Bene…e viceversa! Dice Lao Tzu:
Esiste differenza tra il sì e il no?
Esiste differenza tra il bene e il male?
Devo temere ciò che temono gli altri? Sciocchezze!
Avere e non avere emergono insieme
Facile e difficile si completano
Lungo e corto si bilanciano
Alto e basso poggiano l’uno sull’altro
Avanti e dietro si susseguono.3
3
Lao Tzu ,Tao Te Ching,il libro della via e della virtù,Milano,Mondadori,
Ma non addentriamoci troppo, per ora,in questo tipo di riflessioni.
Nel breve racconto che vi ho esposto poc’anzi,è possibile notare facilmente
in che modo in alcuni casi,si manifestino dei veri e propri sincronismi.In
questo caso specifico (come del resto in tanti altri),entrambi gli individui in
questione (Jack e Cathrine) non furono sfiorati dalla benché minima inten-
zione-volontà di volersi conoscere (anzi,Cathrine addirittura avrebbe preferi-
to evitare di sedersi a quel tavolo,poiché credeva di dover interagire,suo mal-
grado,con un individuo poco digeribile).La loro mente,poco prima che i loro
corpi si avvicinassero,era sgombera da qualsiasi genere di aspettativa o
desiderio nei confronti di chi stavano per conoscere (Cathrine stava per
conoscere Jack,e viceversa).In questo caso,si può parlare di vere e proprie
“forze esterne” che hanno spinto i corpi (e successivamente le menti)dei nos-
tri due simpaticoni ad interagire l’uno con l’altro.Cathrine è stata avvicinata
al tavolo di Jack per una semplice scelta dell’infermiera che la stava accom-
pagnando;che a ben guardare è stata a sua volta una scelta quasi del tutto ob-
bligata, dettata dalle condizioni dell’ambiente in quel preciso momento (in-
fatti il posto di fronte a Jack,era uno dei pochi rimasti liberi ,e fu l’unico a
poter essere individuato dal campo visivo dell’infermiera da quel punto della
sala!).
Per quanto riguarda Jack ,egli non aveva altra scelta che rimanere li.Anche la
sua in questo caso fu una scelta quasi del tutto obbligata, ed i motivi sono i
seguenti:
a) La sala mensa era assai gremita e quindi molto difficilmente (anche se
nella sua mente fosse frullata l’idea di cambiare posto) avrebbe trovato un
altro posto a sedere;di questo egli ne era pienamente consapevole.In questo
caso l’azione di “forze esterne” è stata determinante.
b) Per una semplice questione di rispetto ed educazione,egli difficilmente si
sarebbe alzato da quella sedia proprio nel momento in cui stava per sedersi
qualcuno di fronte a lui.In questo caso è stata determinante l’azione di una
“forza interna”, relativa alle funzioni più “alte” della sua sfera psichica, che
a loro volta governano tutti i processi del comportamento.
c)La donna che si era seduta di fronte a lui,era assai attraente;e per giunta
rispecchiava i canoni di bellezza fisica a lui più congeniali.Qualcuno ora
potrebbe erroneamente pensare che ciò,ovvero il fascino assai marcato di
questa donna,sia da intendersi come una sorta di “forza esterna” nei con-
fronti del povero Jack;ebbene ciò è assolutamente falso.Sono stati gli impulsi
più primordiali di Jack,ossia quelli legati principalmente alla sua libido,a
1978
determinare una sorta di forza in grado di tenerlo saldamente incollato a
quella sedia.Anche in questo caso quindi,è stata determinante l’azione di
“forze interne”.
Ragazzi, quando le cose debbono accadere,accadono.Punto e basta.Parlare di
volontà soggettiva,è sempre altamente aleatorio.
“Veniamo trascinati dal fato verso ciò che ci rifiutiamo di avvicinare
camminando a testa alta”.
Carl Gustav Jung
In Introduction to Tantra : A Vision of Totality,vi è una bellissima consi-
derazione sul modo in cui,al Livello Egoico,la nostra coscienza interagisce
con le altre Bande-livelli (biosociale,esistenziale e transpersonale)che ne de-
finiscono l’intero spettro.Secondo il Lama Yeshe :
”Il nostro Ego(...) la mente nevrotica che si afferra a un solido senso di iden-
tità personale per trovare sostegno,è estremamente potente,e lotterà contro
qualsiasi visione possa minacciare la sua sicurezza.E’ profondamente tur-
bato dalla possibilità che l’Io,come qualsiasi altra cosa,sia semplicemente
frutto del pensiero concettuale. Pertanto,dobbiamo attenderci enorme resis-
tenza quando meditiamo sulla non-esistenza autonoma dell’Io.È una cosa
naturale,si tratta soltanto del nostro Ego profondamente radicato che lotta
contro il proprio annichilimento”.
Facendo alcune ipotesi,più che considerazioni,sulla natura delle varie Bande-
livelli che definiscono l’intero spettro della nostra coscienza e i modi in cui
interagiscono fra loro, possiamo giungere tranquillamente alla conclusione
che siano in ultima analisi questi ultimi (Bande-livelli e relative interazioni
reciproche) a deteterminare lo status psichico del soggetto in questione e di
conseguenza la conformazione del terreno sul quale avrà modo di nascere
oppure no,ogni singolo evento sincronistico.Occorre quindi essere predispos-
ti,affinchè possa innescarsi un evento sincronistico all’interno della nostra
sfera psico-fisica e quindi avviarci verso un determinato tipo di evoluzione,
sia essa positiva o negativa.Ogni status psico-fisico comunque,predispone ad
un determinato evento sincronistico;non si è mai immuni quindi dai sincro-
nismi,poichè anche in essi,esiste una sorta di livello gerarchico.Si parte dal
sincronismo più semplice,quello per esempio in grado di cambiarci una
giornata noiosa con una molto più allegra e interessante,magari dopo un
incontro ...”del tutto casuale”...al mercato,con un amico di vecchia data che
non vedavamo più da molto tempo;fino al sincronismo più complesso e
significativo in grado di cambiare, a volte, l’intero percorso della nostra
vita.(come ad esempio quello che da l’avvio al fenomeno dell’innamora-
mento).
Un Universo di...Informazione...
In Arkhétypon, sostenni fermamente l’idea che il costituente fondamentale
dell’energia sia l’informazione.
Da questa considerazione,ne dedussi delle altre ancora più importanti;ossia:
. Qualsiasi entità fisica (organica o inorganica) ponderabile di questo Uni-
verso ,oltre a rappresentare una forma complessa di energia (energia allo
“stato solido”),rappresenta anche una forma complessa di informazione,che
io ho denominato informazione potenziale.
. Tutte le forme dispersive di energia (ad esempio un gas oppure il fumo di
una sigaretta),anche se difficilmente ponderabili,sono costituite da migliardi
di atomi,ed ogni atomo è da considerarsi come una forma complessa
d’informazione.
. Qualsiasi particella subatomica,è a sua volta da considerarsi come una
forma complessa di informazione.
. I fotoni,ossia i quanti di energia,poichè privi di massa e quindi
imponderabili,rappresentano la forma complessa d’informazione più piccola
conosciuta dall’uomo.
Qualcuno a questo punto potrebbe facilmente commettere l’errore di credere
che l’intero Universo sia costituito fondamentalmente da informazione po-
tenziale.No signori,le cose non stanno affatto così.Esiste un’altra forma d’in-
formazione,che io ho denominato informazione dinamica,e che a sua volta
rappresenta il costituente fondamentale delle seguenti “parti” dell’Universo;
ossia:
_dell’inconscio collettivo Junghiano;
_di ogni singolo pensiero che prende forma all’interno di un cervello umano.
_di ogni singolo pensiero che prende forma all’interno di un cervello non
umano.
_di ogni parola,frase o discorso di senso compiuto pronunciato da un essere
umano.Se lo farà in presenza di uno o più esseri umani (o di macchine, ro-
bots,computers,ecc...)in grado di assimilare anche soltanto una misera per-
centuale di tale informazione,si parlerà di informazione dinamica attiva;men-
tre se lo farà in assenza di esseri umani o “di macchine intelligenti”, si parle-
rà di informazione dinamica non-attiva.Tale informazione dinamica ,non-
attiva,a mio avviso è in grado di congiungersi con l’inconscio collettivo Jun-
ghiano.
La stessa cosa vale per ogni parola,frase o discorso di senso compiuto che
viene trasmesso con i mezzi di comunicazione conosciuti (libri ,televisione,
radio,ecc...).Affinchè si possa parlare di informazione dinamica attiva,occor-
re che qualcuno legga e capisca almeno in minima parte ciò che vi è scritto
in un libro,oppure ciò che vien detto in televisione,o per radio,ecc... .
L’informazione dinamica non-attiva contenuta in un libro, qualora quest’ul-
timo non venisse mai letto da nessuno,non è comunque in grado di congiun-
gersi con l’inconscio collettivo...o almeno non credo ...ragazzi non chiede-
temi troppo...anche la mia intelligenza ha un limite!.
Per farvi comprendere nel migliore dei modi il concetto di informazione di-
namica,forse è bene che vi faccia un banalissimo esempio di come essa operi
all’interno dell’Universo.Restiamo quindi con i piedi per terra e osserviamo
semplicemente cosa accade nel momento in cui prendiamo un libro tra le
mani e iniziamo a leggerlo.Se si tratta di un saggio scientifico,ogni singolo
concetto che viene espresso in tale libro,nel momento in cui viene da parte
nostra compreso e quindi assimilato,va a costituire nella nostra mente un cer-
to numero di bit di informazione.Ciò che se ne deduce da questa conside-
razione,è che più aumenta la quantità di informazione all’interno della nostra
scatola cranica ,e più la quantità di energia di cui dispone il nostro cervello
aumenta.Questo per il semplice fatto che informazione ed energia rappre-
sentano la stessa cosa!
Parlare di informazione o parlare di energia,significa parlare sempre della
stessa identica cosa!Si tratta di una pura e semplice dicotomia,equiparabile a
quella che sostenne per primo Einstein nel momento in cui scoprì che massa
ed energia sono la stessa identica cosa,poichè la massa non è nient’altro che
una forma complessa di energia.Oggi gli scienziati hanno finalmente capito
che a sua volta l’energia non è nient’altro che una forma complessa di in-
formazione!
Oggi i fisici parlano di informazione,codificabile da un atomo di qualsivo-
glia elemento;in un futuro non molto lontano i fisici parleranno di quanta
informazione costituisce,rappresenta,un determinato elemento.Si arriverà
quindi a dire che un Joule di energia (o un elettronvolt di energia)equivale a
tot bit di informazione.
Ogni essere umano,è quindi da considerarsi come una forma complessa di
energia;il che equivale a dire che esso è costituito da una certa quantità di
informazione potenziale (corpo) e da una certa quantità di informazione di-
namica (mente). In Arkhétypon,diedi anche un nome al sistema che prende
forma dalla somma di questi due tipi di informazione (potenziale + dina-
mica),e lo denominai : informazione di sintonia. Riferendomi poi ad una par-
ticolare struttura della mente umana, dissi:”Solo una mente che lavora in
modo analogico,è in grado di carpire dall’ambiente ad essa circostante,
costituito dall’inconscio collettivo (informazione dinamica) e da ogni tipo di
entità fisica (informazione potenziale),la più alta quantità di informazione di
sintonia (potenziale + dinamica) sopportabile da un comune cervello umano
(o da un comune corpo umano,ammesso che non sia soltanto il nostro
organo superiore a captare tale informazione...)”.
Poc’anzi,abbiamo quindi stabilito che la quantità di energia che costituisce la
mente di un essere umano,è equiparabile alla quantità di informazione (o bit
di memoria) di cui tale mente è in ultima analisi costituita.Per concludere,
possiamo dire che la quantità di energia di cui è costituito un corpo umano,è
incrementabile sostanzialmente in due modi:
Il primo,è quello di carpire la maggior quantità di informazione possibile
(con l’istruzione e l’apprendimento in qualsiasi campo,sia esso scientifico,
politico,militare,ecc...),al fine di accrescere la propria informazione dinami-
ca.
Il secondo invece, è quello di potenziare le proprie capacità fisiche (per
esempio praticando dello sport,o del body building) al fine di accrescere la
propria informazione potenziale. Aumentare la propria massa muscolare, si-
gnifica incrementare la propria energia muscolare (non dimenticate che mas-
sa ed energia sono la stessa identica cosa),il che significa in definitiva au-
mentare la propria “informazione potenziale muscolare”.Detto così sembra
qualcosa di ridicolo,ma vi assicuro che questa è la realtà effettiva delle cose.
Un buon livello energetico,si acquisisce quindi nel momento in cui incre-
mentiamo contemporaneamente, sia l’informazione potenziale che quella di-
namica.
Il cucchiaio magico...
Uno dei risultati più sensazionali della Teoria della Relatività Generale,è che
in vicinanza di masse pesanti,qualsiasi previsione che si basi sulla geometria
euclidea , è da considerarsi del tutto inattendibile.Fu da questa importante
scoperta,che si arrivò all’idea di uno spazio curvo.E’ risaputo ormai da pa-
recchio tempo,che non esiste alcuna “colla gravitazionale” 4(come si
sosteneva erroneamente ai tempi di Newton e Keplero) tra stelle e pianeti
che popolano il nostro Universo.
La Terra,non ruota attorno al Sole a causa di un non ben identificato effetto
gravitazionale,ma vi ruota perchè tale “strada” è l’unica che essa può per-
correre in vicinanza della nostra stella.Ciò è dovuto al fatto che lo spazio, at-
torno al Sole,è curvo.La geometria dell’Universo,non ha assolutamente nul-
la... di euclideo.Ma questo per la gente comune,non è affatto un concetto
facile da comprendere.Ciò comunque,a mio avviso, non dovrebbe assoluta-
mente spaventarvi;ma se dovessi sbagliarmi,posso tranquillizzarvi rendendo-
vi attenti sul fatto che in commercio vi siano migliaia di libri che trattano in
dettaglio (per i profani,e quindi in modo assai semplice) gli svariati temi
della Relatività Ristretta e Generale.
L’intero Universo è strutturato secondo campi di energia, caratterizzati a loro
volta da una propria forma e intensità. Qualsiasi oggetto “solido” che appar-
tiene al nostro Universo (dalla scatola di fiammiferi fino alla stella più enor-
me che sia mai stata individuata),non è nient’altro,fondamentalmente,che un
campo di energia.Noi stessi,non siamo altro che campi di energia...ovvero
onde di probabilità.Considerando il fatto che circa il 98% di un atomo è
costituito da uno “spazio vuoto”,e che ogni cosa nell’Universo (compreso
l’uomo) è costituita a sua volta da atomi,a qualcuno ovviamente potrebbe
sorgere qualche dubbio sulla nostra “reale esistenza”.Forse aveva ragione
Minsky,nel sostenere che in definitiva l’Universo...non esiste!
Se poi vogliamo davvero chiudere in bellezza,basta semplicemente consi-
derare il fatto che la risultante tra i due potenziali gravitazionali (positivo e
negativo) che costituiscono l’intero Universo...è nulla!E’ da quest’ultima
considerazione,che molti scienziati hanno cominciato a dubitare sulle origini
dell’Universo dovute ad un Big Bang ; ritenendo che esso (l’Universo) possa
essersi benissimo generato dal ...nulla!E quindi senza alcun Big Bang ini-
ziale.
4
In astrofisica comunque,per questioni di praticità inerenti alle operazioni di
calcolo,vengono ancor oggi accettate e largamente usate un sacco di costanti e unità
di misura che si rifanno alle prime leggi di Newton sulla gravitazione.
Così, come nell’Universo esistono delle “strade obbligate” tra stelle ,comete
e pianeti; anche sulla Terra esistono tali “strade” (obbligate) tra tutte le entità
organiche e inorganiche che la popolano.In Arkhétypon,considerai tali
“strade” come dei cunicoli energetici, nei quali qualsiasi entità fisica (uomo
compreso)vi si ritrova intrappolata ed è costretta a seguire un determinato
percorso,seguendo degli schemi predefiniti.
A partire da queste ipotesi-considerazioni,è quindi possibile mettere in
discussione il concetto di volontà soggettiva e il concetto di tempo.Nel
momento in cui tali concetti vengono messi in discussione,giungiamo inevi-
tabilmente all’idea di un futuro predeterminato; la freccia del tempo scom-
pare e iniziamo ad intravedere un ponte tra la realtà quantistica e quella ma-
croscopica Newtoniana.
Quella scomposizione in passato,presente e futuro che usiamo per definire
una determinata freccia del tempo,esiste solo nelle nostre teste;nella realtà
assoluta delle cose questa freccia del tempo non esiste,non esiste uno scorre-
re del tempo,ma soltanto un unicum spazio-temporale a più dimensioni.E’
vero che ogni valore del tempo è relativo al sistema inerziale a cui si riferi-
sce (e la Relatività Ristretta è li a dimostrarcelo), ma un valore assoluto del
tempo (che inglobi tutti questi tempi “relativi” al proprio sistema inerziale),
come sostenne H.Bergson e poco più avanti I.Prigogine,deve necessariamen-
te esistere.
Nelle ultime pagine del libro Tra il Tempo e l’Eternità,Ilya Prigogine e Isa-
belle Stengers,a conclusione di un discorso sulla distribuzione dei tempi me-
di nello spazio-tempo,si espressero così:
“Contrariamente a quanto sembra risultare dalla Relatività Ristretta,esiste
dunque un tempo universale che parte dall’osservazione di un fenomeno fisi-
co relativistico,in questo caso la propagazione dell’onda.[Qui Prigogine si
riferisce all’esempio di un isola e all’osservazione dell’”onda di modernizza-
zione” che la concerne.Tale onda permetterebbe di rompere l’omogeneità
dello spazio-tempo dell’isola.N.d.A].Nella descrizione minkowskiana,gli os-
servatori si osservano reciprocamente.Qui essi osservano,in più,l’evoluzione
del campo,sistema dinamico instabile che permette l’introduzione di un tem-
po interno.(...)L’introduzione di processi dinamici instabili permette così di
riconciliare l’idea fondamentale di Einstein di tempi molteplici legati a
osservatori diversi con l’esistenza di un divenire Universale,sostenuta da
Bergson”.
Si è detto fin qui, che parlare di massa, oppure di energia o di informazio-
ne,significa parlare sempre della stessa identica cosa;ovvero di un’ ”entità”
che costituisce l’intero Universo in tre differenti stati di esistenza.(Per esem-
pio per una pietra si parla di massa;per i raggi del Sole si parla di energia-
quanti di luce-;mentre per la mente si può benissimo parlare di informazio-
ne).Ma dove potremmo collocare il Tempo,quello assoluto bergsoniano?In
Dio = mc2 ,proposi l’idea che il Tempo,sia da intendersi come una sorta di
risonanza energetica prodotta dai tre differenti stati dell’energia(massa ,en-
ergia, informazione), mente compresa.Mentre per il pensiero umano,sostenni
la seguente ipotesi:
“Il pensiero umano (e forse non solo il nostro),può essere solo in parte
influenzato dall’illusorio “scorrere del tempo” che noi percepiamo nella
realtà fisica in cui viviamo;esso può superare le barriere spazio-temporali,
pochè esso non è il frutto di una quantità impressionante di interazioni
energetiche che definiscono la nostra realtà fisica,bensì una risonanza
multidimensionale di tali interazioni”.
Sia il Tempo che i pensieri umani,secondo queste ipotesi,non sarebbero
nient’altro che una sorta di risonanza energetica.
La mente,ovvero l’informazione dinamica,sarebbe in grado di generare quin-
di,oltre ai propri pensieri,anche il Tempo!
L’illusorio “scorrere del tempo” quindi,varierebbe da soggetto a sogget-
to.Come del resto sosteneva già Einstein all’inizio del secolo scorso;tutti
ricorderanno sicuramente quella famosa spiegazione assai ironica che egli
diede a un giornalista, smanioso di capire nel migliore dei modi il concetto
di Relatività.In Dio = mc2, proposi persino una teoria personale sul concetto
di tempo biologico.
E dopo questa breve digressione sui ...misteri del Tempo,vorrei tornare
un’attimino sui miei passi riprendendo il discorso sui campi di energia che
costituiscono l’intero Universo.Il modo in cui siamo abituati a vedere la
realtà che ci circonda,non vi aiuterà di certo a capire facilmente ciò che sto
per spiegarvi,ma di questo non vi dovete preoccupare,anch’io inizialmente
faticai a vedere la realtà delle cose con altri occhi.Non scoraggiatevi quindi,
se ciò che sto per esporvi vi sembra tratto da un romanzo di fantascienza o
dall’introduzione un po’ pompata di un manuale di Yoga.Nella vita vi è un
tempo anche per capire,ma nessuno vi impone...dove e quando (capire);sarà
il vostro fato a determinare principalmente il se ,e secondariamente il dove e
il quando.
Ma veniamo al dunque...
Osservate attentamente questi due disegni schematici riportati qui di seguito,
e le varie formule che li accompagnano:
dove ”m” sta per massa;”E ” sta per energia;”c ” sta per velocità della luce;
“F “ sta per forza e “g ” sta per accellerazione gravitazionale (intensità del
campo terrestre).
Ora,supponiamo di avere un sostegno cilindrico di forma allungata confic-
cato nel suolo (vedi fig.1),in grado di sopportare qualsiasi tipo di forza venga
su di esso applicata, senza mai rompersi o piegarsi. Poggiamo quindi su di
esso una sbarra di metallo,un parallelepipedo allungato con base quadrata,
esattamente nel suo punto mediano (asse centrale orizzontale),affinchè
“sporgano” da ambedue i lati del sostegno due bracci della stessa misura.A
questo punto applichiamo una forza F1 su ambedue le estremità di questa
sbarra di metallo,che abbia un valore sufficientemente grande da riuscire a
piegare appunto quest’ultima.La forza (F1) applicata su entrambe le
estremità della sbarra in metallo,è da intendersi come il prodotto di una
massa (m) fittizia, per l’accellerazione del campo gravitazionale (g).In
questo caso quindi,occorre considerare una massa qualsiasi,ossia una certa
quantità di energia...allo stato solido, che ”preme”,andando così ad invadere
un’altra quantità di energia (ossia la sbarra).Nel momento in cui applichiamo
questa forza,assistiamo ad uno scambio di particelle elementari.La quantità
di energia più grande (F1),va a “cozzare” contro una quantità di energia più
piccola,costituita da una sbarra.Nel momento in cui questo processo
termina,e viene ristabilito l’equilibrio energetico,noi crediamo che la sbarra
si sia piegata,ma in realtà c’è semplicemente stato uno scambio di particelle
tra due potenziali energetici (o quantità di energia,che dir si voglia),tra due
campi di energia,uno più “forte” e l’altro più “debole”.C’è stata una
deformazione del tessuto spazio-temporale circoscritta all’evento (ai mate-
riali dell’esperimento), proprio in concomitanza di questo scambio di parti-
celle.La forza che è stata applicata (F1),può essere considerata come energia!
Infatti E = (F . c2 ) / g ; e la si può esprimere per esempio in Mev o in Gev
(rispettivamente Mega o Giga elettronvolt)...oppure in Joules.
Anche se espressa in newton, la forza rimane sempre una forma di energia
dinamica,ovvero il frutto di uno scambio fra particelle elementari.Tant’è
vero che F = (E . g ) / c2 !
Non è il cucchiaio a piegarsi ; è lo spazio attorno ad esso che si deforma.
...insegna loZen....
Un lavoro ingrato...
Nessuno è in grado di sapere quale sia il vero senso della vita,ma qualcuno
perlomeno, è stato in grado di capire cosa rappresentino in definitiva,le varie
attività che da secoli governano e modellano l’esistenza umana.Verso la fine
del libro “Il principio antropico”,gli autori, J.D.Barrow e F.J.Tipler ,a tal
proposito si espressero così:
“(...)tutte le attività della vita,siano esse ricerca scientifica,produzione eco-
nomica o meditazione mistica,sono una forma di elaborazione della infor-
mazione.(...)Un limite superiore alla quantità totale di informazione che può
essere prodotta usando la totalità delle risorse materiali di un sistema
solare è 1070 bit.Dato che 1019 bit / s (1010 bit / persona al secondo x
109persone) rappresenta un limite inferiore per il ritmo di elaborazione
dell’informa-zione nella nostra civiltà,il nostro sistema solare sarà
completamente consu-mato in meno di 5000 anni se la scienza continua a
crescere in modo espo-nenziale al ritmo attuale per tutto questo lasso di
tempo.Pertanto tra poche migliaia di anni,qualunque siano le attività a cui
essa si dedica,una civiltà avanzata avrà bisogno di nuove risorse.”
Aggiungendo,qualche decina di pagine più avanti:
“(...)Pertanto,tutto quanto un essere intelligente fa,e non solo i suoi pensieri,
non è altro che elaborare informazione in una forma o in un’altra.Ne con-
segue che tutti i pensieri e le azioni immaginabili di ogni possibile forma di
vita, sono in ultima analisi soggetti ai vincoli imposti dalle leggi fisiche che
regolano l’elaborazione dell’informazione.”
Ogni entità biologica di questo pianeta,è da considerarsi come una sorta di
“mezzo di scambio energetico”.Queste entità,rappresentano in ultima analisi
delle strutture (o dei sistemi,che dir si voglia) aperte (assai fragili) verso
l’ambiente ad esse circostante, in grado di carpire da tale ambiente tutta l’en-
ergia che necessitano per vivere.
Nel momento in cui un essere umano assume del cibo,egli non fa nient’altro
che elaborare (parafrasando Barrow e Tipler) informazione allo “stato soli-
do”(il cibo appunto),in altre forme di informazione meno complesse,passan-
do dall’energia calorica fino a della pura e semplice informazione dinamica,
la quale in definitiva costituisce tutti i nostri pensieri.
Nulla si crea e nulla si distrugge,tutto si trasforma...diceva qualcuno qualche
secolo fa.A questo punto,sarebbe comunque sbagliato credere che siano sol-
tanto le entità biologiche ,in grado di autoalimentarsi (in quanto strutture
aperte) e di riprodursi.
Anche se potrà sembrarvi incredibile,non vi è soltanto la chimica del
Carbonio,ad essere in grado di generare entità fisiche di questo tipo; ovvero
delle strutture aperte in grado di autoalimentarsi e di riprodursi.
Nel 1950,Von Neumann,ipotizzò una macchina in grado di autoriprodursi,il
cui ciclo di replicazione risultava sorprendentemente simile a quello dei
virus.Ne Il principio antropico,Barrow e Tipler spiegano con le seguenti
parole il funzionamento di una macchina di Von Neumann:
“Nello schema di Von Neumann una macchina che si autoriproduce è
composta di due parti, un costruttore e un deposito d’informazione che
contiene le istruzioni per il costruttore.Quest’ultimo è una macchina che
manipola la materia quanto è necessario per fare le varie parti della
macchina autoreplicante e assemblarle nell’assetto finale.La complessità del
costruttore dipende tanto da quella della macchina autoreplicante che dai
materiali disponibili nell’ambiente.Il modello più generale di costruttore,
detto costruttore universale,è una macchina,o se preferite un robot,capace
di fare qualunque cosa purchè le si diano le istruzioni appropriate.(...)
Il deposito di informazione è costituito dalla memoria di un calcolatore
contenente istruzioni dettagliate su come il costruttore deve manipolare la
materia: per prima cosa fornisce le istruzioni per fare una copia di un
costruttore senza deposito di informazione,o di un costruttore con una
memoria di calcolatore vuota.Il deposito di informazione viene quindi
duplicato,ovvero si registra l’informazione contenuta nella memoria del
calcolatore.Da ultimo,il deposito di informazione e il costruttore vengono
assemblati,così da formare una copia della macchina originale.La copia
possiede tutta l’informazione dell’originale,ed è dunque capace di
autoriprodursi nello stesso ambiente”.
Qualcuno a questo punto però,potrebbe obiettare sul fatto che la macchina di
Von Neumann sia da intendersi come un’entità fisica aperta verso l’ambiente
ad essa circostante(nonostante il fatto che sia in grado di autoriprodursi);e
infatti avrebbe tutte le ragioni di questo mondo per farlo.La macchina di Von
Neumann descritta da Barrow e Tipler,è certamente in grado di autoripro-
dursi,ma non è assolutamente in grado di autoalimentarsi,condizione essen-
ziale per poter parlare di un’entità fisica aperta verso l’ambiente ad essa
circostante.Tale macchina,per produrne delle altre simili ad essa in tutto e
per tutto,deve compiere un lavoro,il che significa consumare dell’energia.
Essa quindi potrà produrre soltanto un numero limitato di macchine, un
numero che sarà in relazione ovviamente alla propria autonomia (ossia alla
durata delle proprie batterie!).Le macchine che vengono prodotte,saranno a
loro volta vincolate dalla quantità di energia di cui inizialmente dispongono,
destinata a scemare man mano che esse ne producono delle altre.Per poter
parlare quindi di una macchina, simile in tutto e per tutto ad un sistema vi-
vente,ossia ad un’entità fisica aperta verso l’ambiente ad essa circostante e in
grado quindi di autoalimentarsi e secondariamente di riprodursi,occorre che
quest’ultima sia in grado di carpire costantemente energia dall’ambiente ad
essa circostante ...senza mai usufruire di alcun intervento da parte dell’uo-
mo!È sulla base di questi principi,che potremo elaborare,in un futuro sicu-
ramente non molto lontano,una sorta di macchina ...a moto perpetuo.Per le
macchine in grado di auto-replicarsi comunque,occorrerà aspettare ancora
molto...moltissimo tempo.
La creazione di tali machine,in grado di rispecchiare dei veri e propri sistemi
viventi,non è comunque impossibile.Una soluzione potrebbe essere quella di
far sì che esse si alimentino con l’energia solare;ma purtroppo con la tecno-
logia di cui disponiamo oggigiorno,esse comunque non riuscirebbero ad ac-
cumulare costantemente quantità sufficientemente elevate di tale energia per
potersi riprodurre.Occorrerà aspettare quindi ancora qualche centinaio d’an-
ni, per produrre delle simili macchine.Finchè l’uomo non sarà in grado di
progettare e produrre in serie,dei motori ad annichilazione totale,il film
Terminator non avrà mai nulla di profetico.Credetemi.
Ammesso comunque che un giorno la scienza arrivi a creare dei mostri
simili,ovvero delle macchine in grado di autoriprodursi,c’è da augurarsi che
esse operino sempre e in qualunque caso per il bene dell’umanità.
“Le scienze,ognuna tesa nella propria direzione,finora non ci hanno nuociu-
to gran che;ma un giorno,il confluire di frammenti di conoscienza dissociati
schiuderà panorami della realtà talmente terrificanti...che o impazziremo
per la rivelazione,o fuggiremo dalla sua luce mortale,cercando rifugio nella
pace e nella sicurezza di nuovi secoli bui”.
H.P.
Lovecraft
Gli scienziati,negli ultimi decenni,si sono avvicinati moltissimo all’equa-
zione che sta alla base di tutto il Creato,ossia:
massa = energia = informazione;essi però purtroppo,considerano ancora l’in-
formazione come qualcosa di ben distinto dall’energia.Qualcosa che è sì,in
stretta correlazione con l’energia, ma le cui proprietà intrinseche hanno poco
a che vedere con tale entità (energia).
Il fisico svizzero Daniel Spreng ,è riuscito a dare del suo meglio ideando una
sorta di triangolo,omonimo tra l’altro (Triangolo di Spreng),che definisce le
relazioni simbiotiche tra energia,tempo e informazione.In tale triangolo,
qualsiasi combinazione di due delle tre variabili sopraccitate,è in grado di
modificare il valore della variabile restante (o viceversa;ossia: qualsiasi va-
riazione in una di queste tre entità-variabili,è in grado di compiere una modi-
ficazione combinata nelle altre due).
t=0
Massima disponibilità
di energia.(uomo
moderno;era
industriale)
Massima disponibilità
di informazione.
(Filosofo
meditabondo)
I=0 E=0
Massima disponibilità
di tempo (uomo primitivo)
Ogni punto del triangolo rappresenta una possibile combinazione di informa-
zione,tempo ed energia necessaria per adempiere un determinato lavoro.Il
vertice superiore del triangolo,rappresenta il punto di massima energia;men-
tre quello in basso a destra,definisce il punto in cui l’energia “richiesta” è
apparentemente nulla.Il vertice in basso a sinistra del triangolo,rispecchia il
mondo dell’uomo primitivo,in cui,essendo pressochè nulla l’informazione
necessaria a costruire strumenti in grado di ridurre il lavoro fisico,occorreva
spendere molto più tempo ed energia in qualsiasi ambito dell’attività
umana.Il filosofo meditabondo,o il fisico intento ad elaborare la tanto
desiderata Teoria del Tutto,si trovano in E=0;punto in cui occorre impiegare
molto tempo e informazione al fine di giungere a dei risultati concreti.Il
mondo attuale,moderno e assai avanzato da un punto di vista tecnologico,lo
troviamo in prossimità del vertice superiore del triangolo di Spreng,dove egli
ha dato al tempo un valore nullo;poichè in tale contesto,in cui vengono
impiegate grandi quantità di energia e informazione,ogni attività umana vie-
ne notevolmente accellerata.
Bibliografia
Libri:
John d.Barrow – Frank J.Tipler, The Anthropic Cosmological Principle.
[trad.it. Il Principio Antropico,Adelphi,Milano,2002]
Ken Wilber, The Spectrum of Consciousness.
[trad.it. Lo Spettro della Coscienza,Edizioni Crisalide,Spigno Saturnia,1993]
Jenny Randless,Time Storms.
[trad.it.Ritorno dal futuro,Armenia,Milano,2002]
Ilya Prigogine – Isabelle Stengers,Entre le temps et l’éternité, Librairie
Arthème Fayard,Paris,1988.
[trad.it.Tra il Tempo e l’Eternità,Bollati Boringhieri,Torino,
1989]
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