Eventounico

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Eventounico

  1. 1. L’utente anonimo come riflesso della comunità Pasquale Esposito
  2. 2. Questo è il resoconto di un esperimento condotto non da un ricercatore ma da un blogger, da uno qualsiasi che scrive in Rete. Si tratta di un esperimento pensato e costruito per mettere alla prova un’ipotesi: l’avatar, quell’immagine che, unita al nick-name, ci accompagna nelle interazioni in rete, influenza in modo decisivo il nostro essere on line e il nostro essere percepiti on line dagli altri utenti. L’esperimento è durato la “vita” di due post ed è stato in una certa misura trasversale in un gioco di rimandi tra di essi, in una continuità tra il ruolo di anonimo acquisito nel primo e lo sfruttamento di tale ruolo nel secondo post. Il primo post, dal titolo In rete come in gruppo , è del 15 gennaio 2008, scritto e pubblicato da pensierobondo, ha generato 137 commenti. Il secondo post, dal titolo Sensiblog 8. Immaginazione migrante è del 16 gennaio 2008, scritto da Chiccama e pubblicato da Barbara34, ha generato 257 commenti.
  3. 3. Il problema: La comunità di Ibridamenti, nella sua ricerca di un metodo di analisi, tra le altre, si stava chiedendo: che relazione esiste tra l’ avatar e l’Io? Quanto i commenti in un post sono influenzati dall’ avatar e quanto invece sono percepiti per la loro essenza ? E ancora: come reagisce una community all’ingresso di un disturbatore, un utente anonimo e, in particolare, come reagirebbe Ibridamenti ? “ Ibridamenti resisterebbe. Isolerebbe l’anonimo in quanto lo riconoscerebbe portatore di un diverso atteggiamento e di una diversa cultura. Potrebbe beneficiare della sua caratteristica di Community debole , per assorbire l’incidente critico , adattandosi ed eventualmente assumendo, proprio in virtù di questa sua assenza di strutture rigide, una nuova configurazione .” Questa la risposta prima dell’esperimento.
  4. 4. “ Bisogna distinguere tra il progetto, la mission che viene portata avanti e l'interazione tra i membri della community, le relazioni. Non è affatto detto che se il primo è molto sentito, anche la relazione sia forte. Più l'obiettivo è sentito in maniera individuale (ognuno per sè per narcisismo o altro) e più le relazioni saranno deboli, ma proprio per questo più adattabili, capaci cioè di una veloce riconfigurazione del sistema di relazioni stesse. Inoltre un disturbatore si scopre più facilmente se esiste una differenza tra la sua cultura e quella della community “ Avevo esposto in un commento direttamente la mia tesi, ma quella affermazione veniva letta dagli altri partecipanti alla discussione, come esposta da me , o meglio dal sistema nick-avatar che tutti già conoscevano, da Eventounico. L’idea: costruire un nuovo avatar con la maschera dell’anonimo Per riuscire a mettere alla prova la mia tesi e, al tempo stesso, tentare di trovare le risposte alle altre domande, dovevo, dunque, privare le mie parole della coercitiva presenza del mio avatar. Il mio Io si aggira per la Rete, ma è un Io ostaggio dell’avatar.
  5. 5. Dovevo quindi disporre di una nuova presenza. Una presenza vergine , deprivata dell’assegnazione di senso che discende dall’avatar. Come nel concetto di "realtà psichica" introdotto da Freud, parimenti nella realtà subliminata, fantasmatica, virtuale della Rete, è possibile individuare un contesto all’interno del quale non siano indispensabili le manifestazioni dell’oggettività degli individui e divengano invece pregnanti i momenti del divenire della nostra coscienza. Si qualifica in tal modo un contesto che, da una parte, consente la rinuncia all’avatar (inteso come epifania, come manifestazione oggettiva dell’individuo) dall’altra rende agevole la trasformazione di una tesi, di un assunto teorico, in esperienza – in assunto esperito attraverso il blogging - attraverso l’interazione con il vissuto emozionale di tutti coloro che partecipano all’esperimento. Un vissuto ibrido
  6. 6. L’anonimo privo di nick e di avatar è stato una presenza mascherata . Una maschera che in realtà non voleva nascondere, ma rivelare le istanze presenti nell’inconscio. L’anonimo è “p ersona" alla Jung, dunque non falsità o manipolazione, bensì identificazione con alcuni aspetti che prendono il sopravvento, al di là del ruolo sociale assunto nella comunità. L’anonimo come “archetipo” della percezione. Generare attenzione è la matrice comune alla maggior parte dei blogger, voglia di essere, esistere, piacere, attrarre. L’approccio tenuto nell’esperimento, nella sua “rappresentazione”, doveva partire dalla forte componente narcisistica che anima l’azione del blogger. Eco e Narciso, attraverso un vero e proprio gioco di illusionismo linguistico-visivo, riescono a comunicare. Le parole che Eco-sasso, rimanda a Narciso che parla alla sua immagine, sono la voce stessa di Narciso, sono le stesse parole di Narciso prestate ad Eco, sono l’eco che Eco presta all'immagine di Narciso. Avatar (Narciso) e anonimo (Eco), possono comunicare efficacemente tra loro perché recuperano tutta l’attrazione della loro complementarietà mitologica.
  7. 7. L’esperimento: i dati Nel primo post [ anonimo presente per il 53% dei commenti ] è stato focalizzato maggiormente il “caso” dell’ingresso dell’utente anonimo in una comunità. Nel secondo [ anonimo presente per l’87% dei commenti ] ha trovato maggiore spazio l’influenza dell’avatar.
  8. 8. L’esperimento: l’interpretazione L’ingresso dell’anonimo [ commento #62 del primo post ] è stato accolto dalla comunità di Ibridamenti con la convinzione che essa gli avrebbe resistito. Eppure quella identità nascosta è riuscita ad affermarsi per il tramite delle sue parole [ suoi rispettivamente il 23% ed il 25% dei commenti ai quali ha assistito nei due post ]. Essa ha attratto [ 37% e 26% commenti diretti verso di lui ], forse anche diviso, ma ha catalizzato attenzione su ciò che diceva [ primo messaggio di consenso a 7 e 3 commenti dal suo primo intervento nei due post ]. L’anonimo è stato solo l’eco delle affermazioni degli altri, rendendo così possibili rielaborazioni di concetti già espressi in quelli come in post precedenti. La presenza dell’anonimo è risultata progressivamente “inutile” perché la comunità stava interiorizzando quella esperienza.
  9. 9. L’anonimo è stato “corteggiato” [ 22% e 5% dei commenti a lui diretti nei due post ], ha destato curiosità, ma senza riuscire mai a produrre accentuazioni troppo evidenti dell’affettività nei suoi confronti (è rimasto pur sempre un anonimo all’interno di una comunità che fa ricerca). Ha ricevuto, inoltre, cenni di consenso in parallelo alla sua azione mediante decine di messaggi in pvt, nei quali alcuni che sapevano della sua identità ed altri che cercavano di scoprirla, gli confermavano la bontà dell’azione, assecondandolo e dandogli il coraggio di proseguire in quella che di fatto si presentava come un nascondimento. Alla fine, comunque, è stato necessario che l’anonimo si rivelasse, perché, venendo meno la sua funzione, non aveva più motivo di indossare la maschera.
  10. 10. L’esperimento: le conclusioni L’anonimo ha dunque consentito ai partecipanti della Community, che erano all’oscuro dell’esperimento, di vedere le proprie idee riaffermate, “rimandate” da qualcuno che, non essendo nessuno di loro, poteva in qualche modo ribadire, nel fascino del mistero, concetti già presenti e validi, ma non fermati, scivolati sull’inevitabile filtro che si crea tra identità che si conoscano. La comunità ha avuto uno sprone a riflettere su sé stessa. L’anonimo ne è stato solo il “riflesso”. “ ... così si genera più tensione, più attenzione a quello che si dice, in un certo senso l'archetipo dell'ibrido che aleggia tra noi ci invoglia a interagire ...” [Madmapelli, comm. #94 al post del 16/01/08] .

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