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L'universo concentrazionario nazista
 

L'universo concentrazionario nazista

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Di Alessandra Chiappano. Pubblicato in I Lager nazisti. Guida Storico Didattica, Giuntina, Firenze 2007

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    L'universo concentrazionario nazista L'universo concentrazionario nazista Document Transcript

    • Luniverso concentrazionario nazista Di Alessandra ChiappanoCenni sulla storia dei campi1Il 30 gennaio 1933 Adolf Hitler divenne cancelliere. Il suo era un governo di coalizione, ma benpresto gli istituti democratici su cui si reggeva la Repubblica di Weimar furono distrutti e preseavvio la dittatura hitleriana. In realtà, già dal 1930, i governi che si succedettero, rispettivamentequelli del cattolico Heinrich Brüning, (1930-1932) dell’aristocratico cattolico Franz von Papen(1932) e quello del generale Kurt von Schleicher (1932-1933) erano privi di una maggioranzaparlamentare e si ressero grazie all articolo 48 della Costituzione di Weimar, che permetteva alcancelliere di governare mediante decreti legge avvallati dal Presidente della Repubblica. Varicordato, in questo contesto, che von Papen il 20 luglio 1932 dichiarò decaduto il governo a guidasocialdemocratica della Prussia, uno dei Länder territorialmente più vasti, assumendo in primapersona il ruolo di Commissario: si trattava di un autentico colpo di stato che tuttavia non incontròpraticamente alcuna opposizione.Nelle elezioni che si succedettero dal 1928 al novembre del 1932, la NSDAP2 registrò una serie disuccessi: in quelle del 1930, ottenne 107 seggi, diventando il secondo partito tedesco dopo quellosocialdemocratico, nel luglio 1932 la NSDAP arrivò a 230 seggi: Hitler aveva ottenuto il 37, 4 deiconsensi, nelle elezioni che si tennero nel novembre 1932, per l’impossibilità di von Papen digestire una situazione politica sempre più incandescente, la NSDAP subì invece una lieve flessione.In questa situazione anche grazie alle pressioni di una parte della finanza e dell’imprenditoria1 Per una sintesi sulla storia dei campi di concentramento, Andrzei J. Kaminski, I campi di concentramento dal 1896 aoggi.Storia funzioni, tipologia, Torino Bollati Boringhieri 1997 e Olga Wormser-Migot, Le systéme concentrationnairenazi (1933-1945), Presses Universitaires de France, Paris 1968, nonchè la sintesi di Enzo Collotti, Il sistemaconcentrazionario nazista in L’Europa nazista. Il progetto di un nuovo ordine europeo, Giunti, Firenze 2002, pp. 303-323.2 Nazionalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei. 1
    • tedesca, l’ormai anziano presidente Hindenburg, dopo il fallimento del governo Schleicher affidòl’incarico di formare un nuovo governo a Hitler.3Lavvenimento che permise ai nazisti di avviare una politica repressiva nei confronti deglioppositori e di eliminare la democrazia fu lincendio del Reichstag, il parlamento tedesco, avvenutanella notte del 27 febbraio 1933; Hitler accusò i comunisti di aver ordito l’incendio, anche seprobabilmente fu soltanto opera di Marinus van der Lubbe, un comunista olandese e ne approfittòper far votare una serie di leggi liberticide. Infatti subito, il 28 febbraio stesso, venne emanato undecreto presidenziale per la difesa del popolo e dello stato: le limitazioni alla libertà personale eranole basi per il consolidamento della dittatura. Il 5 marzo 1933 si tennero nuove elezioni e in un climadi violenze e intimidazioni il partito nazista ottenne il 43,9% dei consensi: la NSDAP non riuscì adottenere la maggioranza assoluta, ma si consolidò ulteriormente. Il 22 marzo venne aperto il primo campo di concentramento a Dachau.A tappe ravvicinate, il 23 e 24 marzo 1933, fu votata all’unanimità, con la sola opposizione deisocialdemocratici e in assenza dei deputati comunisti che si trovavano o in carcere o erano allamacchia, avvallata dal Zentrum, il partito cattolico che mirava in questo modo ad ottenere ilConcordato con il Vaticano (che effettivamente fu ratificato il 20 luglio 1933), la legge speciale chegarantiva a Hitler il potere assoluto, (Ermächtigungsgesetz4). Il 14 luglio 1933 si concluse ilprocesso di eliminazione del sistema democratico con il riconoscimento legale del solo partitonazista.Göring già dal 26 aprile 1933 provvide a nazificare la polizia segreta prussiana, che era stataistituita in precedenza; questa divenne polizia segreta di Stato (Geheime Staatspolizei, Gestapo) nelnovembre del 1933.A partire dal 1° aprile 1933 si ebbe la prima iniziativa antiebraica; si trattava del boicottaggio degliesercizi ebraici: da allora fino alla fine del regime nazista gli ebrei divennero le vittime di un feroce3 Cfr. E. Collotti, La Germania nazista, Einaudi, Torino 1962, pp. 61-81. vedi anche Ian Kershaw, Hitler. 1889-1936,Bompiani, Milano 1999, pp. 548-630; Norbert Frei, Lo stato nazista, Laterza, Roma-Bari 2002.4 Legge per i pieni poteri ufficialmente denominata Gesetz zur Behebung der Not von Volk und Staat del 24 marzo1933, cfr. il sito: http://www.ns-archiv.de. 2
    • sistema che dalla negazione dei diritti arrivò, attraverso una serie di tappe, di accelerazioni e disospensioni, fino allideazione dello sterminio di massa.Nel 1933 i primi KL vennero creati per eliminare gli oppositori: in questa prima fase si trattavasoprattutto di esponenti e militanti comunisti, socialdemocratici o sindacalisti. Questi primi campi,situati in edifici preesistenti abbandonati, erano posti, per lo più, sotto la giurisdizione delle SA(Sturmabteilungen), squadre dassalto, comandate da Ernst Röhm. Tuttavia i primi grandi campicome quelli di Dachau e Oranienburg si distinsero immediatamente per le loro notevoli dimensionie fin dallinizio furono controllati dalle SS.5Gli arresti potevano essere compiuti grazie allistituto della Schutzhaft, larresto di sicurezza, normagià esistente nel codice prussiano, ora utilizzata per stroncare lopposizione politica. Il 14 ottobre1933 fu autorizzato l’istituto della detenzione preventiva.6 Grazie a questa norma la Gestapo potèinviare nei campi tutte le persone non grate al regime.Nel giugno del 1934 ci fu una resa dei conti allinterno del partito nazista: le SA e Röhm stessocostituivano un intralcio nei rapporti fra Hitler e l’esercito: i vertici militari si dimostravanoperplessi di fronte alle pretese militari delle Squadre d’assalto. D’altro canto Hitler aveva bisognodel sostegno dei generali, sia per portare avanti la sua politica di riarmo, sia per poter vincere nelleelezioni presidenziali che si profilavano imminenti. Così dopo aver costruito a tavolino le prove diun complotto da parte delle SA e di Röhm ci fu la resa dei conti: nella notte del 30 giugno 1934, a5 Schutzstaffel, Squadre di sicurezza. Le SS (Schutzstaffeln) furono create nel 1923 come guardia del corpo di Hitler.Himmler, divenuto comandante delle SS nel 1929 diede loro una struttura complessa creando le unità «generali»(Allgemeine-SS) e le unità da combattimento (Waffen-SS). Le Waffen-SS erano vere e proprie unità armate che crebberogradatamente sino a raggiungere 35 divisioni. Prima delle Waffen-SS, nel 1938, Himmler creò le unità «Testa dimorto», (SS-Totenkopfverbände) il cui compito consisteva nella gestione dei campi di concentramento e sterminio.Allinizio della guerra le «Teste di morto» erano quasi 24.000. Infine va ricordato il corpo Leibstandarte, che purefaceva parte delle SS ed era la guardia personale di Hitler.6 Cfr. Olga Worrmser-Migot, Le systéme concentrationnaire nazie, Presses Universitaire de France, Paris 1968, pp. 47-8. La custodia preventiva viene prevista dalle leggi speciali emanate nel 1933 e rafforzata da un decreto del 14 ottobre1933. La legge del 25 gennaio 1938 rafforza ancora la custodia preventiva e vi si precisa che l’ordine sulla detenzionepreventiva appartiene esclusivamente alla SIPO. In questa stessa legge si afferma che il detenuto in custodia preventivadeve essere tradotto in campo di concentramento. 3
    • Bad Wiessee, i capi delle SA e Röhm furono arrestati ed eliminati immediatamente o nei giornisuccessivi; crebbe in questo contesto il potere di Heinrich Himmler7 e delle SS.Egli, in questa fase alleato di Göring, riuscì a farsi nominare capo della polizia politica allinfuori diquella della Prussia. In realtà Himmler, coadiuvato da Reinhard Heydrich, mirava ad accrescereulteriormente il suo potere, così come quello delle SS. Attraverso una serie di tappe, il 17 giugno1936, concentrò nelle sue mani tutte le leve della polizia tedesca.8 Nel 1939 fu creato lRSHA,9 ilcui capo supremo era Himmler, e la Sipo si fuse con lo SD (Sicherheitsdienst), il servizio disicurezza delle SS.Il consolidamento del potere di Himmler ebbe notevoli ripercussioni anche allinternodellorganizzazione dei campi di concentramento. Infatti reparti speciali delle SS, i cosiddettiTotenkopfverbände (Unità «Testa di morto»), esercitavano attività di sorveglianza nei campi.Furono chiusi i primi KL e lintero sistema venne riprogettato. Il campo di Dachau diventò in questosenso un modello per tutti i campi e il sistema di Theodor Eicke fu esteso ai lager che man manovennero costruiti nel territorio del Reich. A Dachau venivano addestrate le SS che sorvegliavano icampi; qui fu sperimentato un regolamento, che venne poi progressivamente esteso, che regolavagli orari, le punizioni, lapplicazione della pena capitale.Da un punto di vista meramente numerico i prigionieri politici rinchiusi nei KL diminuironoconsiderevolmente: la battaglia contro lopposizione politica poteva ritenersi conclusa.Ma il nazismo si prefigurava di modificare la società tedesca: chiunque per motivi biologico-razziali non era considerato parte integrante della Volksgemeinschaft non era considerato uncittadino tedesco a tutti gli effetti. Il progetto di purificare lintera società portò alla persecuzione di7 Heinrich Himmler (1900-1945). Diplomato in agraria si avvicinò al partito nazista nel 1924. Nel 1929 fu nominatocapo delle SS. Dopo lascesa di Hitler al potere divenne comandante della polizia di Monaco e successivamente di tuttala Baviera. Il suo potere aumentò dopo la notte dei lunghi coltelli. Nel 1936 alla carica di capo supremo delle SSaggiunse quella di comandante della polizia unificata. Nel 1939 fu creato l Ufficio centrale per la sicurezza del Reichposto sotto il suo controllo. Il suo potere aumentò nel corso della guerra. Soltanto nelle ultime settimane la sua fedeltànei confronti di Hitler iniziò ad incrinarsi e Himmler prese contatti con gli Alleati. Quando Hitler lo venne a sapere loprivò di tutti i poteri. Dopo la resa tedesca, mentre cercava di nascondersi, fu arrestato dagli inglesi il 21 maggio 1945.Si suicidò con una capsula di cianuro il 23 maggio 1945.8 Cfr. la voce Gestapo in Pierre Milza, Serge Berstein, Nicola Tranfaglia, Brunello Mantelli, Dizionario dei fascismi,Bompiani, Milano, 2005², pp. 290-292.9 Reichssicherheitshauptamt Ufficio centrale per la sicurezza del Reich, costituito nel settembre del 1939. Cfr. P.Milza,S. Berstein, N. Tranfaglia, B. Mantelli, op. cit., pp. 625-626. 4
    • una nutrita categoria di persone: gli ebrei, gli "asociali",10 gli zingari11, i vagabondi, i renitenti allavoro, i testimoni di Geova, gli omosessuali, i criminali comuni.12Il 25 gennaio del 1938 fu emanato un nuovo decreto che rinforzava l’istituto della detenzionepreventiva, seguirono nuove ondate di arresti, rivolte a portare nei KL soprattutto tutte quellepersone che vivevano ai margini della nuova società forgiata dal nazismo. In questo modo i detenutipolitici diventarono una minoranza. In teoria i detenuti potevano essere scarcerati una volta scontatala loro pena e in effetti fino allinizio della guerra molti politici, così come altre categorie diprigionieri, poterono lasciare i campi. Con lavvento della guerra le scarcerazioni furonolimitatissime:la detenzione preventiva fu trasformata in pena sostitutiva dalla durata indefinita, applicabile a tutti coloro che la poliziaavrebbe considerato socialmente "marginali".13Qualsiasi tentativo da parte della magistratura di sottrarre i prigionieri dei KL alla giurisdizionedelle SS fallì: non mancarono tensioni fra il Ministro degli Interni Frick, quello della GiustiziaGürtner e Himmler, ma in realtà quest’ultimo riuscì ad impedire che la magistratura potesseinterferire nella gestione dei campi14.Gli anni che vanno dal 1936 al 1939 furono estremamente importanti: in questa fase vennero creatinuovi grandi campi: Buchenwald nel 1937, Sachsenhausen nel 1936, Flossenbürg nel 1938,Mauthausen in Austria nel 1938 e Ravensbrück, destinato alle donne nel 1939. In questi anni iniziòdunque a configurasi la geografia dei principali KL nazisti, situati nel territorio del Reich. Essi sonostati costruiti tenendo presente un principio geografico e territoriale.10 La prima grande azione contro gli asociali si ebbe per ordine di Himmler nel giugno del 1938.11 Cfr. il saggio di Michael Zimmermann, La persecuzione nazista degli zingari, in AA. VV., Storia della shoah, vol.II, La distruzione degli ebrei, UTET, Torino 2005, pp. 352-379.12 Cfr. Cornelia Essner, La Volgemeinschaft e lesclusione dei diversi in AA. VV. Storia della shoah, vol II, Ladistruzione degli ebrei, Torino UTET 2005, pp. 282-327.13 Cfr. Wolfang Sofsky, Lordine del terrore, Laterza, Roma-Bari 1993, p. 52.14 Cfr. Ian Kershaw, Hitler 1899-1936, Bompiani, Milano 1999, p. 813. 5
    • Nel 1938 le SS cercarono di dar vita al loro impero economico e per la manodopera si servirono deiprigionieri rinchiusi nei campi: se nei campi il lavoro era sempre stato utilizzato come mezzo dirieducazione e di punizione, a partire da questo momento diventò finalizzato alla costruzione di unconsistente numero di imprese, di cui le SS erano direttamente proprietarie. In particolare vannoricordati due colossi: la DEST15, fondata nel 1938, che gestiva le cave e la produzione di materialida costruzione, e la DAW16, fondata nel 1939, che comprendeva imprese specializzate nellalavorazione del legno e del ferro. Infine va ricordata anche la Texled, presente soprattutto aRavensbrück, dove si producevano prodotti tessili. Tuttavia tutti questi cartelli industriali nonpoterono mai competere fino in fondo con le industrie private e si può parlare di sfruttamento totaledella manodopera concentrazionaria soltanto a partire dal 1942.Dopo il pogrom noto come la notte dei cristalli, il 9-10 novembre 1938 furono rinchiusi nei lagercirca 20.000 ebrei. Non si trattava ancora di una eliminazione pianificata: essi, dopo essere statimaltrattati e terrorizzati, se, dopo aver lasciato praticamente tutti i loro beni al Reich, accettavano diemigrare, venivano rilasciati. Infatti fino al 1941 la politica antiebraica nazista era volta soprattuttoverso lemigrazione coatta della popolazione ebraica dal Reich. Diversa sarà invece la situazione inPolonia: immediatamente furono scatenate eliminazioni "selvagge" e ben presto la popolazioneebraica venne rinchiusa nei ghetti,17 tuttavia lidea predominante era ancora quella dellemigrazioneverso territori lontani: il Madagascar e infine un indefinito Est, a conclusione della conquistadell’Unione Sovietica.Allo scoppio della guerra la popolazione dei Lager era complessivamente di circa 24.000prigionieri, ma essa aumentò subito con lingresso nei campi dei prigionieri provenienti dallaPolonia e in seguito dallUnione Sovietica.1815 Deutsche Erd- und Steinwerke GmbH.16 Deutsche Ausrüstungswerke.17 Per una ampia ricostruzione sui ghetti si veda Gustavo Corni, I ghetti di Hitler. Voci da una società sotto assedio1939-1944, il Mulino, Bologna 2001.18 Si ricordi che i prigionieri sovietici furono oggetto di una politica di eliminazione sistematica: erano infattidoppiamente colpevoli agli occhi dei nazisti: appartenevano alla "razza" slava ed erano bolscevichi. Si calcola che sianomorti, soprattutto nei campi amministrati dalla Wehrmacht, circa tre milioni di prigionieri di guerra sovietici. Cfr.Gerhard Schreiber, Prigionieri di guerra e sterminio in AA. VV., Lager, totalitarismo, modernità, Bruno Mondadori,Milano 2002, pp. 146-156. 6
    • Con la guerra i campi subirono altre profonde trasformazioni: innanzi tutto la popolazione dei KLandò sempre più internazionalizzandosi: i primi stranieri a entrare nei lager furono i polacchi, poi isovietici, gli spagnoli19, i francesi, gli olandesi, nel 1943 gli italiani, nel 1944 gli ungheresi. Sitrattava di resistenti, oppositori politici, ma anche di cittadini rastrellati un po’ ovunque in Europa ecostretti a lavorare come schiavi nelle industrie tedesche. Sorsero nuovi grandi campi in Polonia, tracui Auschwitz nel 1940 e Gross- Rosen, nellAlta Slesia, e Natzweiler in Alsazia.La guerra di Hitler fu una guerra di rapina e di distruzione, 20 l’occupazione nazista tuttavia non fuidentica in tutti i territori: mentre a Ovest fu riconosciuta una parvenza di autonomia agli statioccupati, a Est, sia in Polonia che in Unione Sovietica, si trattò di una guerra di sterminio cheprevedeva la distruzione di milioni di persone: il nuovo ordine europeo che Hitler vagheggiavaprevedeva il trasferimento delle razze inferiori sempre più a Est, mentre coloro che eranoconsiderati tedeschi di stirpe dovevano essere ricondotti nel Reich. Per attuare questi propositinell’inverno del 1940-1941 scienziati e demografi studiarono i piani per il trasferimento - e laprobabile morte - di milioni di polacchi e di ebrei.21Per quel che concerne gli stati occidentali sottoposti a occupazione essi subirono ondate dirastrellamenti che riguardavano soprattutto sabotatori e partigiani. In questo ambito va ricordatalazione Notte e Nebbia firmata da Keitel il 7 dicembre 1941 che prevedeva larresto e ladeportazione in Germania di tutti gli individui sospetti. Furono colpiti da questo dispositivomoltissimi prigionieri francesi e olandesi e in ultimo anche gli italiani arrestati e inviati nei campi apartire dallautunno del 1943. Nei campi erano contrassegnati da un segno speciale e non potevanoricevere pacchi né spedire o ricevere corrispondenza.Con la guerra si accentuò, fino a arrivare allo sterminio fisico, la persecuzione degli ebrei. La stradaper arrivare a Auschwitz e alle camere a gas fu tortuosa: dapprima furono creati in tutta l’Europa19 Si trattava di coloro che avevano combattuto contro Franco nella guerra civile spagnola e che si erano in seguito allasconfitta rifugiati in Francia. Qui furono internati e successivamente deportati nei KL dai nazisti.20 Cfr. il Kommissarbefehl firmato da Keitel del 16 giugno 1941 in cui si ordinava l’eliminazione di tutti i commissaripolitici, il 17 luglio tale ordine fu esteso ai funzionari del partito comunista sovietico e agli ebrei sovietici. Cfr. EnzoCollotti, La Germani nazista, Einaudi, Torino 1962, p. 242.21 Cfr. gli studi di Götz Aly e Susanne Heim Architets of Annihilation, Princeton University Press Princeton 2002 eGötz Aly, Final Solution, Arnold, London 1999. 7
    • orientale i ghetti, in cui furono concentrati in condizioni spaventose gli ebrei, poi a partiredall’agosto del 1941 in Unione Sovietica le Einsatzgruppen,22 che seguivano nelle retrovielavanzata dellesercito tedesco, iniziarono i massacri indiscriminati di donne, uomini, bambini. Loscenario dei massacri era molto simile: uomini, donne, vecchi e bambini venivano fatti uscire dalleloro case e giunti in luoghi defilati rispetto ai villaggi o alle città venivano costretti a scavare enormifosse comuni e qui uccisi mediante fucilazione. Si calcola che siano stati eliminati in questo modocirca un milione e mezzo di ebrei.23 Molto probabilmente nell’autunno del 1941 fu presa le decisione di eliminare fisicamente tutta lapopolazione ebraica24: tra la fine del 1941 e la primavera del 1942 entrarono in funzione i campidella morte: a Chelmno gli ebrei venivano uccisi immediatamente utilizzando i Gaswagen, neicampi di Sobibór, Treblinka, Belzeč gli ebrei, soprattutto quelli del Governatorato Generale, furonogassati immediatamente dopo il loro arrivo; venivano mantenuti in vita solo i pochissimi cheservivano al funzionamento dei campi. Tali campi, denominati campi dellAktion Reinhard nondipendevano dallIspettorato generale dei campi, ma dalla centrale delle SS che aveva sede aLublino e era posta sotto la giurisdizione di Odilo Globocnik. Il numero delle vittime fuimpressionante: per il solo campo di Treblinka la cifra oscilla fra 700.000 e 900.000 morti.25 Il luogo deputato per lo sterminio degli ebrei occidentali fu l’immenso lager di Auschwitz-Birkenau: nato come sottocampo di Auschwitz, diventò uno dei campi di sterminio più grandi; quifurono installati i grandi complessi della messa a morte: i crematori e le camere a gas capaci dicontenere migliaia di vittime. Ma Auschwitz, non fu solo un campo di sterminio, fu anche uncampo di lavoro. A Auschwitz III o Monowitz lavoravano per la IG Farben circa diecimilaprigionieri. Più complessa è la storia del campo di Majdanek, presso Lublino: sicuramente fu uncampo di lavoro dove a più riprese vennero effettuate uccisioni di massa mediante fucilazione e22 Sugli Einsatzgruppen si veda il capitolo su Auschwitz.23 Cfr. Richard Rhodes, Gli specialisti della morte, Mondadori, Milano 2005.24 Il dibattito sulla questione del processo decisionale che portò alla “soluzione finale” è molto ampio. Fra i molti studisu questo si segnalano: Peter Longerich, The unwritten order, Tempus, Stroud, 2005²; Ian Kershaw, Il ruolo di Hitlernell’Olocausto in AA.VV. Storia della Shoah,, La distruzione degli ebrei, vol. II, UTET, Torino 2005, pp. 75-105.25 Si veda il saggio di Brunello Mantelli, I campi di sterminio in AA VV, Storia della Shoah, UTET, Torino 2005, vol.II, pp. 537- 559. 8
    • anche utilizzando le strutture di messa a morte con il gas, che non avevano tuttavia le dimensioni diquelle in uso negli altri campi di sterminio.A partire dal 1942, quando la guerra lampo non fu più una realtà concreta, i nazisti cominciarono aavere bisogno di manodopera per far funzionare le loro industrie, in particolare quelle belliche. Sidecise allora di fare ricorso in modo sempre più massiccio ai deportati. In realtà la situazione eracomplessa: il 1° febbraio 1942 venne creato lUfficio centrale per le questioni economiche eamministrative delle SS (WVHA) da cui, con decreto di Himmler, dipendeva anche lIspettorato deiKL; per esattezza dei campi si occupava lufficio D; il WVHA (Wirtschafts-und-Verwaltungshauptamt) era posto sotto la direzione di Oswald Pohl. Himmler cercò di fare in modoche le SS potessero costruirsi un loro impero di industrie pesanti, ma questa opzione si scontrò conla linea adottata da Albert Speer, il potente Ministro degli Armamenti, che in questo era sostenutosia dagli industriali privati che dalla Wehrmacht stessa, le loro argomentazioni convinsero Hitlerstesso. Si arrivò quindi alla logica dellaffitto della manodopera alle industrie. E in questa chiaveche va considerata la circolare, emanata da Oswald Pohl il 30 aprile 1942, in cui si invitavano icomandanti dei lager a sfruttare i prigionieri come forza lavoro alle dipendenze dei direttori difabbrica. Il lavoro doveva essere produttivo e in ragione di questo dovevano essere ridotti i tempiper gli appelli, i pasti ecc.26 Le SS dunque affittavano alle grandi industrie tedesche manodopera schiava; laffitto di questaforza lavoro era di 6 marchi al giorno per i lavoratori specializzati e di 4 per i manovali. Questofatto ebbe una rilevanza enorme per la struttura dei campi: fu a partire dalla fine del 1942 e ancorpiù negli anni che seguirono che sorse un numero impressionante di sottocampi:27 essi dipendevanodal campo madre, ma potevano anche essere ubicati a centinaia di chilometri, ovunque vi fosse26 Cfr. AA. VV, La circolare Pohl, Consiglio Regionale del Piemonte-ANED-Franco Angeli, Milano 1991, pp. 51-52.27 Gudrun Schwarz nel 1990 ha recensito 22 campi principali e 1202 sottocampi o comandi esterni. Cfr. GudrunSchwarz, Die nationalsozialistischen Lager, Campus, Frankfurt am Main-New York 1990. Si tenga conto che accantoai KL e ai campi di sterminio cerano campi per la manodopera coatta, campi di educazione al lavoro, campi perprigionieri di guerra, campi di smistamento e infine circa 900 campi di lavoro per ebrei collocati nei territori dellEst.Cfr. anche Karin Orth, Das System der nationalsozialistischen Konzentrationslager. Eine politischeOrganisationsgeschichte, Hamburger Edition, Hamburg 1999 e K. Orth, Die Konzentrationslager-SS. SozialstrukturelleAnalysen und biographische Studien, Wallstein, Göttingen 2000. 9
    • necessità di manodopera, le industrie facevano richiesta all’ispettorato dei KL che aveva sede aOranienburg, nei pressi di Berlino, e se la richiesta era accettata venivano inviati i prigionieri. Inaltri casi venivano collocati dei veri e propri campi all’interno dei Lager. Naturalmente quando iprigionieri arrivavano allo stremo delle loro forze venivano eliminati nei modi più svariati esostituiti con manodopera fresca:E ovvio che interesse precipuo delle SS diventava, a questo punto, lincremento del numero dei deportati in KL: lungidal migliorare le loro condizioni di vita per aumentarne la produttività e ridurne il tasso di mortalità, il WVHA scegliedi puntare sullo sfruttamento quantitativo: è così che si spiega lincredibile proliferare di campi, sottocampi,Kommandos di lavoro e con la crescita esponenziale della popolazione concentrazionaria dai 60.000 in media del 1941si passa ai 123.000 nel gennaio 1943, che raddoppieranno nellagosto (224.000), si quintuplicheranno dopo un altroanno (524.000 nellagosto del 1944) per toccare il tetto nel gennaio 1945 (750.000).28Il tasso di mortalità aumentò considerevolmente nonostante i palliativi introdotti dalle SS; aesempio la possibilità di ricevere pacchi da casa (ma ebrei, sovietici e italiani così come i prigioniericontrassegnati "Notte e nebbia" furono esclusi da questo provvedimento) e a partire dal 1943 ilbonus di produttività che poteva essere utilizzato per comprare qualcosa nello spaccio del campo.Nel 1944 questo sistema raggiunse l’apice: nel tentativo di rovesciare le sorti di una guerra ormaipersa, Hitler fece collocare all’interno di gallerie scavate dai prigionieri nei fianchi delle montagnedello Harz meridionale le fabbriche che dovevano produrre le armi segrete, denominate V1 e V2.Questa fino alla fine della guerra fu forse la fase peggiore dell’esistenza dei KL. Mentre il sistemanazista collassava e le armate alleate si avvicinavano ai confini del Reich millenario, i prigionieri incondizioni di vita sempre peggiori erano costretti a lavorare senza sosta: la mortalità cresceva per ilsovraffollamento, le epidemie, le razioni di cibo sempre più scarse.A partire dalla fine del 1944 i nazisti iniziarono a evacuare i campi posti più a Est, ebbero cosìinizio le micidiali marce della morte29 che provocarono migliaia di vittime. Tuttavia i nazisti non si28 Cfr. Brunello Mantelli, La circolare Pohl in AA. VV., op cit., p. 44.29 Vedi la voce nel Glossario. 10
    • arresero: fino alla fine continuarono a spingere per le strade di una Germania ormai ridotta inmacerie i deportati, nel tentativo di sottrarli alle truppe sovietiche o angloamericane cheavanzavano. Fino all’ultimo continuarono a infierire soprattutto sugli ebrei: i pochi scampati allosterminio sistematico posto in essere a Est furono fino all’ultimo le vittime designate delle angheriedelle SS, rese ancor più fanatiche nell’imminenza della fine del loro potere.Non è possibile stabilire con certezza, perché mancano fonti precise in merito, se ci sia stato o menoun ordine di Himmler che ordinava l’uccisione di tutti i prigionieri dei KL perché non cadesseronelle mani degli alleati, tuttavia è certo che durante gli ultimi giorni non mancarono stragi diprigionieri, uccisioni, gassazioni, eliminazioni di prigionieri ritenuti portatori di segreti.La struttura dei KL e il tempo nei LagerLanalisi delle mappe dei campi nazisti permette di comprendere che furono costruiti tenendopresente una struttura particolare: quasi sempre la pianta del campo era rettangolare (fa eccezioneSachsenhausen) e a differenza delle normali case di pena i campi erano costruiti da baracche inlegno o muratura. Al centro del lager cera la piazza per lappello. Oltre alle baracche abitativecerano altri edifici di servizio e infine la sede del comando del Lager. Tutto intorno ceranorecinzioni di filo spinato, sovente attraversate dalla corrente elettrica. Al di fuori dello spazio delcampo per i prigionieri sorgevano le caserme delle SS e ancora più distanti le case degli ufficiali edel comandante: si trattava solitamente di abitazioni comode e spaziose. 11
    • Per converso le strutture abitative destinate ai prigionieri erano disagiate e costringevano iprigionieri a coabitare in molti in uno spazio fisico angusto.Il lager era diviso anche in zone lavorative. Ogni spazio era diviso: la suddivisione in zone serviva aseparare i prigionieri dalle SS e le varie categorie di prigionieri.Il reticolato che circondava i lager aveva un funzione simbolica: segnava il confine tra il mondoesterno e il lager; aveva la stessa valenza simbolica la porta dingresso, su cui spesso si potevanoleggere iscrizioni come "Il lavoro rende liberi" oppure "A ciascuno il suo". Varcare la soglia dellager significava per il prigioniero abbandonare la vita precedente, e attraverso una serie di azionisimili a un rito di passaggio, egli entrava a far parte della popolazione senza nome del campo.Infatti, come nei riti di passaggio, liniziando prima viene separato dal gruppo; poi dopo ilsuperamento di una serie di prove, viene accettato come parte integrante di un nuovo gruppo, ilprigioniero, appena entrato nel campo, dopo un viaggio spesso massacrante e disumano, venivasottoposto a una serie di operazioni brutali e umilianti che avevano lo scopo di fiaccareimmediatamente il suo spirito e di ridurlo al rango di un essere inferiore, privo di dignità. Infatti intutti i campi la procedura di arrivo era identica: i prigionieri dovevano spogliarsi completamente,abbandonare i loro vestiti e tutto quello che avevano con sé. Quindi completamente nudi venivanorasati completamente, sottoposti alla doccia che era sempre o caldissima o freddissima, infinericevevano la divisa dei prigionieri e in questo modo entravano a far parte della popolazione delcampo. Questa procedura era spesso accompagnata da bastonate e violenze che servivano adisorientare ancora di più il prigioniero. Lultima fase del processo di iniziazione consisteva nellaregistrazione del prigioniero che perdeva la sua identità e il suo nome per diventare un numero:esso testimoniava la trasformazione dellindividuo in uomo massa, la metamorfosi della società degli individui nellasocietà seriale dei senza-nome.3030 Wolfgang Sofsky, Lordine del terrore, Laterza, Roma-Bari 1993, p. 126. 12
    • Dopo la registrazione il prigioniero veniva assegnato a una baracca. Ma dopo linizio della guerra inuovi arrivati venivano isolati dal resto del campo per la paura delle epidemie. Il periodo diquarantena durava in genere tre settimane. I prigionieri avevano pochissimo tempo per abituarsi allavita del Lager: se volevano sopravvivere dovevano capire in fretta le regole base per lasopravvivenza. Le baracche offrivano al detenuto uno spazio minimo e soprattutto nella fase finalei prigionieri erano costretti a dormire in uno stesso pagliericcio in due o anche in tre. Solo iProminenten potevano avere una cuccetta tutta per loro e godere di una certa privacy. Una talemancanza di spazio generava spesso lotte e liti furibonde. Allinizio, a norma di regolamento, nellebaracche, come nel campo stesso, dovevano regnare ordine e pulizia, ma col tempo questedisposizioni persero significato.La vita quotidiana nei lager seguiva uno schema fisso: la sveglia era alle 4 o alle 4.30 del mattino(dinverno unora più tardi). In tutta fretta bisognava rifare i letti, vestirsi, fare colazione. Poi seguivail rito dellappello, che poteva durare anche due ore, con ogni tempo. Dopo lappello venivanocostituite le squadre di lavoro: alcune lavoravano allinterno del campo, altre allesterno. Amezzogiorno cera una breve pausa, la giornata lavorativa si concludeva alle 17 o alle 18. Una voltaritornati nel campo cera lappello serale, la consumazione del pasto e infine alle 21 veniva impostoil silenzio. La domenica pomeriggio di norma non si lavorava e i prigionieri potevano riposarsi unpoco e dedicarsi a varie occupazioni: cucire i vestiti, scrivere (a quelli a cui era permesso), andare atrovare compagni che alloggiavano in blocchi diversi.Per i prigionieri era pericoloso da un punto di vista psicologico sia pensare al passato, alla famiglia,alla vita antecedente al Lager, sia al futuro che, in tali condizioni, appariva impossibile. Cosìlunico rimedio era vivere in un continuo presente cercando di adattarsi a una vita che era segnata dauna unica regola: quella della mera sopravvivenza. Avevano più possibilità di reagire coloro chetrovavano qualche ancoraggio nella religione o nella fede politica; lappartenenza politica potevapoi creare forme di solidarietà tra prigionieri, importantissime per cercare di superare il traumacausato dal Lager. 13
    • Lamministrazione del lager e la classificazione dei prigionieriAllinterno di ogni lager cerano cinque sezioni: il comando centrale, la sezione politica che nondipendeva dal comando, ma direttamente dallRSHA, ed era lunico ufficio che poteva disporre deiprigionieri, la sezione III cui spettava il funzionamento del lager e la giurisdizione sulluso dellamanodopera. Da questo ufficio dipendeva lorganizzazione delle squadre di lavoro dei prigionieri.La sezione IV custodiva i beni dei detenuti e si curava di provvedere al rifornimento di cibo e divestiario. La quinta sezione si occupava delle questioni sanitarie: da essa dipendevano i medici gliinfermieri e i blocchi ospedalieri. Ciascuna di queste cinque sezioni godeva di una certa autonomiae da qui i conflitti e le rivalità che spesso sorgevano allinterno dei lager.Allinterno della popolazione del lager erano presenti essenzialmente due classi: quella deicosiddetti prominenti, che a loro volta costituivano una complessa gerarchia, e quella della massadei prigionieri che lottavano ogni giorno per sopravvivere.Lappartenenza alla classe nobile del campo dipendeva anche dalla classificazione di ciascunprigioniero. Infatti fin dal 1936 le SS introdussero i triangoli che distinguevano le varie categorie diprigionieri: verde per i criminali, nero per gli "asociali", grigio e poi nero per gli zingari, rosso per ipolitici, giallo per gli ebrei. I detenuti stranieri portavano cucita allinterno del triangolo la letterainiziale della loro nazione: P per i polacchi, I per gli italiani e così via. I prigionieri arrestati in virtùdel decreto “Notte e nebbia” portavano una croce sulla schiena affiancata a destra e a sinistra dallasigla NN. Questo sistema permetteva di riconoscere immediatamente il prigioniero che si aveva difronte, ma serviva anche a dividere i prigionieri fra di loro, secondo il modello del divide et impera.Naturalmente queste classificazioni riprendevano la logica razziale che era uno dei princìpiessenziali della visione della vita del nazismo: gli ebrei, gli zingari, gli slavi erano considerati esseriinferiori, i cittadini danesi e norvegesi erano considerati più ariani dei francesi e degli spagnoli. Tra 14
    • i politici un gradino molto basso era quello riservato agli italiani. I detenuti tedeschi per quantoconsiderati pericolosi o per la loro appartenenza politica o religiosa o per il fatto di essere asocialierano comunque più vicini al centro del potere delle altre categorie. Tra i prigionieri tedeschi eranoparticolarmente vessati gli omosessuali.Questo sistema non era rigido, poteva cambiare, senza però che venissero intaccate le sue regolefondamentali. A esempio gli spagnoli a Mauthausen allinizio furono sottoposti a un trattamentoparticolarmente duro, tuttavia a partire dal 1943, quelli di loro che sopravvissero, ottennero ancheposti di rilievo nella gerarchia del campo. I cambiamenti erano anche dovuti al fatto che lapopolazione dei lager cambiava moltissimo a seconda dellarrivo di nuovi prigionieri: gli italiani cheentrarono nei KL alla fine del 1943 erano molto malvisti e non poterono ambire a nessun posto dirilievo perché questi erano già tutti occupati da prigionieri arrivati in precedenza. La rigidadivisione in classi e in categorie faceva sì che anche allinterno dei lager si mantenessero intatte lerivalità nazionali così come i pregiudizi, soprattutto nei confronti degli ebrei. Così spesso iprigionieri finivano per scagliarsi contro altri prigionieri senza capire che i veri responsabili delloloro terribile situazione erano i nazisti.Ovviamente lappartenere a una determinata categoria era importante anche per lassegnazione allediverse squadre di lavoro, il ricoprire una carica, anche bassa allinterno della gerarchia del Lager,poteva significare un cambiamento di status notevolissimo. Ovviamente quanto più un prigionierogodeva di una posizione di rilievo nella gerarchia del campo tanto più era circondato da altriprigionieri che si ponevano al suo servizio per poter godere della sua protezione. Infatti i notabilidel campo potevano disporre di cibo, di un letto singolo, di un armadio, di vestiti adeguati. Coloroche vivevano nellorbita di costoro potevano accedere, anche se in misura inferiore, al suo benesseree in virtù di questo potevano sperare di sopravvivere. Facevano parte della gerarchia del campo tuttii prigionieri che, per il lavoro che svolgevano, potevano avere accesso alle cucine o ai magazzinidove venivano ammassati i beni dei prigionieri. In questo modo potevano introdurre nel campo quei 15
    • beni che potevano essere scambiati con razioni di pane: nei lager infatti vigeva larte del baratto edello scambio.Ai vertici della società concentrazionaria cerano i criminali comuni e i politici: fra questi gruppiinfuriavano vere e proprie lotte per la conquista del potere, al di sotto si collocavano i testimoni diGeova, i prigionieri nord europei, gli spagnoli (dal 1943) i belgi, gli olandesi e i polacchi. Sottoancora cerano i francesi e gli italiani e infine tra le categorie più basse cerano i prigionieri di guerrasovietici, gli zingari, i civili russi, gli omosessuali e gli ebrei.Allinterno del campo le SS entravano raramente, gestivano il potere attraverso un meccanismo didelega: affidavano ad alcuni prigionieri il potere sugli altri. In questo modo si creava una élite cheesercitava un potere pressoché assoluto su una massa di prigionieri inermi. I prigionieri a cuivenivano affidati posti di comando erano tenuti allobbedienza assoluta nei confronti delle SS espesso agivano imitando i loro padroni; altre volte invece cercavano di aiutare i propri amici ecompagni.Al vertice della complessa gerarchia di autogoverno del lager cerano gli "anziani" del lagernominati dalle SS a cui rispondevano. Poi cerano i responsabili dei vari blocchi: gli anziani dellager nominavano un capo baracca per ogni blocco. A loro volta i capi baracca nominavano dei loroassistenti: insomma cera una notevole varietà di prigionieri che disponeva di un certo potere suglialtri. Analoga era la struttura delle squadre di lavoro: al vertice cerano i capisquadra che eranosottoposti alle SS. Le squadre di lavoro di notevoli dimensioni avevano un capo superiore enumerosi sottocapi. Rivestivano una notevole importanza anche i prigionieri che lavoravano negliuffici; essi prestavano servizio sia negli uffici della fureria sia in quelli della statistica del lavoro.Questa struttura che si reggeva sullautogoverno dei prigionieri si mantenne sostanzialmente intattafino alla fine:è difficile immaginare un potere più grande di quello che riesce a fare delle proprie vittime i carnefici di se stesse.3131 Wolfgang Sofsky, op. cit., p. 216. 16
    • Punizioni e morteCome si è detto, nei lager era in vigore un regolamento, composto nel 1933 da Eicke e poiprogressivamente esteso a tutti i campi. In realtà le punizioni erano del tutto arbitrarie e servivanosolo a mantenere il terrore fra i detenuti. Inoltre spesso venivano emanate norme contraddittorie,oppure venivano fatte richieste impossibili, al solo scopo di poter esercitare un potere vessatorio neiconfronti dei prigionieri. Essi, se volevano sopravvivere, dovevano cercare di rendersi il piùpossibile invisibili. Le punizioni venivano spesso eseguite sul posto ed erano sorveglianti o i Kaposa infliggerle, ossia erano prigionieri che infierivano su altri prigionieri. Per le punizioni corporaliufficiali cera bisogno invece dellautorizzazione dellIspettorato dei campi per gli uomini e diHimmler stesso per le donne. La punizione più diffusa consisteva nel somministrare al prigioniero,sdraiato su un cavalletto e denudato, 25, 50 o 75 colpi. Il prigioniero doveva contare i colpi. Moltospesso la violenza dei colpi era tale che il detenuto non sopravviveva. Tali punizioni venivano disolito eseguite durante lappello della sera e tutti i prigionieri dovevano presenziare.La pena capitale, che di solito consisteva nellimpiccagione, era riservata a chi era accusato di avercompiuto atti di sabotaggio, di resistenza o per aver tentato la fuga. Cerano poi infinite varianti ditorture utilizzate sia dalle sezioni politiche, soprattutto per smascherare i nuclei di resistenza che sivennero costituendo allinterno dei campi, sia da singoli sorveglianti o uomini delle SS,particolarmente sadici.Infine alcune categorie di detenuti venivano sistematicamente sottoposte a una violenza maggiore: isovietici, gli ebrei, gli omosessuali.Praticamente in ogni Lager cerano luoghi deputati alle uccisioni: si trattava sia di persone arrestateche la Gestapo faceva eliminare allinterno dei KL sia di prigionieri del campo destinati alla morte.Lesistenza di un crematorio, presente quasi ovunque, non significa necessariamente che il campo 17
    • fosse dotato di una struttura di messa a morte mediante gas venefico. Infatti i forni crematorivennero costruiti in quasi tutti i campi per smaltire lalto numero di cadaveri. Le camere a gasfurono attive e operanti in tutti i campi dellAktion Reinhard, a Auschwitz-Birkenau, e in tali campilo sterminio assunse una dimensione industriale: erano stati pensati e progettati per questo scopo; aMauthausen, a Gusen, a Ravensbrück, Natzwailer, Stutthof, Sachsenhausen, Neuengamme furonoinstallate delle camere gas, ma la loro dimensione fa escludere che siano state utilizzate percompiere stermini di massa, anche se furono usate soprattutto nelle fasi finali della guerra. ADachau furono costruite, ma non furono utilizzate.Infatti in questi campi, generalmente, i prigionieri indesiderabili erano inviati nei centri perl’eutanasia sparsi nel Reich: fin dal 1941 i prigionieri dei lager considerati inabili e indesiderativennero eliminati facendo ricorso allazione 14f13: essi, dopo una sommaria visita medica,venivano inviati verso tali strutture e eliminati nelle camere a gas. A intervalli regolari nei campiavvenivano delle selezioni che avevano il compito di eliminare le bocche inutili.Gli italiani nel sistema concentrazionario nazistaGli italiani entrarono relativamente tardi nei campi, tuttavia a partire dal luglio 1943 fino allaLiberazione più di ottocentomila32 si trovarono a essere rinchiusi nelle strutture del Terzo Reich.Occorre però fare subito dei distinguo: solo circa quarantamila di essi entrarono nei KL o nei campidi sterminio. Infatti occorre ricordare che c’erano in Germania migliaia di lavoratori che avevanoaccettato, attratti dalle condizioni economiche migliori, di andare a lavorare in Germania.33 Il 2732 Cfr. Brunello Mantelli, Deportazione dall’Italia, in Enzo Collotti, Frediano Sessi, Romano Sandri (a cura di)Dizionario della Resistenza, vol. I, Storia e geografia della Liberazione, Einaudi, Torino 2000, pp. 124-140.33 Sulle vicende dei lavoratori italiani n Germania si veda il volume di Brunello Mantelli, “Camerati del lavoro”. Ilavoratori italiani emigrati nel Terzo Reich nel periodo dellAsse 1938-1943, La Nuova Italia, Firenze 1992 e il lavorodi Cesare Bermani, Al lavoro nella Germania di Hitler, Bollati Boringhieri, Torino 1998. 18
    • luglio 1943 Himmler con un decreto li bloccò nel territorio del Reich, trasformandoli in lavoratoricoatti. A questi si aggiunsero altri centomila lavoratori rastrellati dai tedeschi o dalla Repubblica diSalò. Essi vennero portati in Germania come lavoratori coatti e alloggiati negli Arbeitslager, gestitidalle industrie che li utilizzavano oppure dagli Uffici del Lavoro. Sebbene essi, dopo l’8 settembre,siano stati vittime di soprusi e di angherie e abbiano sofferto molte privazioni, la loro sorte non èaffatto paragonabile a quella di coloro che entrarono nel circuito dei KL o nei campi di sterminiodirettamente dipendenti dalle SS.Bisogna poi ricordare i seicentocinquantamila Internati Militari Italiani34: soldati e ufficiali italianiche furono catturati dalla Wehrmacht nel momento in cui fu reso noto l’armistizio e l’esercitoitaliano, privo di ordini, era allo sbando. Grazie alla formula di IMI i tedeschi li sottrassero allaConvenzione di Ginevra. Fino all’agosto 1944 gli IMI furono rinchiusi in campi di prigioniamilitare, gli ufficiali negli Oflager e i soldati nei cosiddetti Stalag. Questi campi erano gestitidall’autorità militare e non erano dipendenti dalla SS. Soltanto un sesto di loro accettò di arruolarsinelle file di Salò, pur sapendo che in questo modo avrebbero potuto lasciare la Germania.35Nell’agosto del 1944 essi furono trasformati in lavoratori civili coatti e vennero trasferiti nei campidi lavoro.Infine circa quarantamila persone furono arrestate e inviate nei campi di concentramento o disterminio. Va ricordato in questo quadro l’alto numero di uomini e donne che furono deportati inseguito agli scioperi del marzo 1944.36Dall’Italia e dai territori che allora facevano parte del Regno d’Italia. partirono 123 trasporti37, ilprimo da Merano il 16 settembre con destinazione Auschwitz, l’ultimo il 22 marzo 1945 perDachau.34 Cfr. Gabriele Hammermann, Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945, il Mulino, Bologna 2004.35 G. Hammermann, op. cit., p. 18.36 Cfr. Gli scioperi del marzo 1944, a cura di Claudio Dellavalle, Consiglio Regionale del Piemonte, ANED-FrancoAngeli, Milano 1986 e Laura Danese, Maria Paola Del Rossi, Edmondo Montali, La deportazione operaia nellaGermania nazista. Il caso di Sesto San Giovanni, Edizioni Ediesse, Roma 2005.37 Per una ricostruzione sulle deportazioni dall’Italia in generale si veda Brunello Mantelli, Deportazioni dall’Italia, inAA. VV., Dizionario della Resistenza, vol. I, Storia e geografia della Liberazione, Einaudi, Torino 2000, pp. 124-140.Sui trasporti e la loro composizione Italo Tibaldi, Compagni di viaggio. DallItalia ai Lager nazisti. I "trasporti" deideportati, Consiglio Regionale del Piemonte-Aned-Franco Angeli, Milano 1994. 19
    • I trasporti più numerosi in partenza dal territorio italiano furono indirizzati verso tre campi: Dachau,Auschwitz, Mauthausen. Un numero minore di trasporti fu inviato a Buchenwald, Ravensbrück,Bergen-Belsen38, Flossenbürg.Occorre tenere presente che a Auschwitz furono inviati soprattutto i deportati per motivi razziali, 39 ipolitici che vi giunsero rimasero nel campo poche settimane o pochi mesi e furono poi trasferiti. Gliebrei giunti a Auschwitz furono sottoposti alla selezione all’arrivo e la grande maggioranza di essifu sterminata immediatamente.I deportati verso gli altri campi erano immatricolati e sottoposti a una vita durissima checomportava nel giro di poco tempo l’eliminazione di tutti coloro che non erano idonei al lavoro.I trasporti più numerosi partirono da Trieste, Bolzano, Carpi, Verona, Milano, Roma.38 Il campo situato ad un centinaio di chilometri da Amburgo ha una storia alquanto singolare. Esso fu aperto nel 1941per ospitare i prigionieri di guerra ed aveva la funzione di ospedale (Lazarettlager). Nell’inverno 1941-42 vi furonointernati soprattutto prigionieri di guerra russi. Nel 1943 il Lager passò sotto la giurisdizione delle SS e iniziarono ilavori di ampliamento. Qui furono internati migliaia di ebrei con passaporto straniero per essere usati in caso discambio, in realtà tali scambi furono pochissimi. A partire dal 1944 Bergen-Belsen diventò un campo di raccolta perprigionieri malati e inabili al lavoro provenienti da altri campi. Verso la fine del 1944 il campo divenne la meta dinumerosissime marce della morte così come di micidiali trasferimenti e a causa del sovraffollamento scoppiaronotremende epidemie di tifo. Qui arrivarono Anne e Margot Frank provenienti da Auschwitz-Birkenau e qui morirono nelmarzo del 1945. Il campo fu liberato dagli inglesi il 15 aprile 1945. Moltissimi prigionieri morirono anche dopo laliberazione. Dal momento che le SS in fuga hanno distrutto tutta la documentazione è molto difficile stabilire il numerodi deportati passati per Bergen-Belsen nonché il numero delle vittime. Sulla liberazione del campo si veda: BenShepard, Dopo l’alba. La liberazione di Bergen-Belsen, 1945, Corbaccio, Milano 2005.39 Per una analitica ricostruzione delle deportazioni degli ebrei dallItalia, si veda Liliana Picciotto, Il libro dellamemoria, Mursia, Milano 2002². 20