Trascrizione diplomatica di un estratto dal diario di Giuliano Iannotta,riferito alla battaglia del Volturno              ...
Ci mettemmo in marcia. Usciti da Caserta prendem-mo la direzione dei monti. Attraversammo quei paesettidietro Caserta, Tuo...
pasceva la vista di quello spettacolo, il maggiore Gua-dagni, commosso fino alle lagrime, chiamò intornoa se gli uffiziali...
Noi fino a quel momento eravamo ignari del perico-lo che ne sovrastava; quindi al solo pensiero che per-dendosi la giornat...
date meglio, soggiunsi, son tuttaltro che donne. In quelmomento la nostra avanguardia diete l’allarme! E ciavvertì che die...
abitanti vedento l’attacco vicino e temendo forse qualcheoltraggio per le loro donne dovettero farle nascondere inun vallo...
tirarla verso di noi e mantenerla impegnata, cosìil Maggiore Guadagni ordinò retrocedere nuovamen-te, battendoci sempre in...
sulla cima della montagna, ma non volle discende-re; si fortificò dietro i macigni e riprese il fuoco:da parte nostra si f...
che aveva occupata Caserta Vecchia. Assicuratomidonde partivano quelle voci che prima aveva udite,ritornai alla Legione; n...
sassini in agguato – seguitemi, dissi loro, ma sempre adieci passi di distanza. M’inoltrai intanto verso quellaparte, ove ...
portuno abbandonare quella posizione e ritirarci sullamontagna di Centurano, che era dietro di noi, a fiancodel convento d...
to che pochi passi, ed uno sbocco di fumo, seguito dal fi-schio del projettile, contemporaneo al tuono del cannone, par-tì...
ve, per incordonare Caserta, temendosi forse di qual-che sorpresa da parte del nemico, nel corso della notte.Verso le diec...
continuate di fucileria si udivano verso le mon-tagne di Caserta Vecchia, segno che i borbonici giàerano stati attaccati –...
spingevano indietro: grida, bestemmie, urti fra noi...non si badava più a quelche diavolo si faceva... durava quel bispigl...
si raggiungevano dai nostri, venivano condotti prigio-nieri in Caserta. Ad un luogo, con una quarantina diuomini della nos...
prigionieri; e se io avessi saputo, riprese il mag-giore, che dovea esser trattato da prigioniere diguerra, mi sarei battu...
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Estratto dalle "pagine": trascrizione diplomatica del racconto della battaglia del Volturno

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Trascrizione diplomatica di un estratto del diario di Giuliano Iannotta, garibaldino della Legione del Matese

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Estratto dalle "pagine": trascrizione diplomatica del racconto della battaglia del Volturno

  1. 1. Trascrizione diplomatica di un estratto dal diario di Giuliano Iannotta,riferito alla battaglia del Volturno La Legione del Matese il giorno 1° e 2 Ottobre 1860La mattina del 1° Ottobre ci alzammo prestissimo edil combattimento già era incominciato: ci schierammoin mezzo al mercato. Il nostro maggiore de Blasiis, findal giorno precedente se n’era partito per Napoli e nonera più ritornato. Campagnano ed io eravamo alla te-sta delle nostre compagnie, attendendo ordine per pren-dere azione. Io avrei desiderato di gettarci da noi in unluogo qualunque per fare il nostro dovere: Campagna-no al contrario, mi faceva osservare essere necessarioattendere un comando, perché non si poteva conosce-re lo scopo dello Stato Maggiore Generale, o che pren-dendo azione a nostra volontà, avremmo potuto trovar-ci in un punto, ove l’opera nostra non sarebbe sta-ta utile. Attendemmo ancora. Finalmente verso le7½, vedemmo spuntare un uffiziale a cavallo per lastrada del teatro, che a tutto galoppo, veniva verso dinoi. Giunse; Lui e il cavallo erano bagnati di sudore;era il maggiore Guadagni di Firenze, pallido, affrantodalla lunga corsa,…era venuto di carriera da S. Mariamandato da Garibaldi. Campagnano ed io ci avanzam-mo verso di lui, ma egli non potea parlare: presealquanta lena, mezzo distratto e come assorto in gravi pen-sieri, ci disse, che corpo è questo? – Legione del Matese, ri-spondemmo – e chi nè il comandante? – non ci è, perora la comandiamo noi – Ebbene, riprese, io ho ordinedal Dittatore di prendere qualunque forza trovo per adem-piere a un importante servizio; voi permettete cheio prenda il comando della vostra Legione per questagiornata? – volentieri – dunque seguitemi.
  2. 2. Ci mettemmo in marcia. Usciti da Caserta prendem-mo la direzione dei monti. Attraversammo quei paesettidietro Caserta, Tuoro, Casolla ed altri. Eravamo alla finedi uno di quei paeselli, che giungeva quasi fin sotto la fal-da della montagna ed il maggiore ordinò un po di riposo.In quel mentre due o tre dei nostri militi, che eranorimasti un po indietro nella marcia, corsero avanti, dalmaggiore e gli dissero che passando per sotto ad unafinestra, ove vi era affacciato un prete, che parlan-do con altro individuo dirimpetto aveva detto: ora sareb-be buono schioppettiare tutti quanti questi f…. Il maggioreGuadagni, abbattuto com’era, trasse il suo revolver;indicatemi, disse, l’abitazione di quel cane prete!...e si avviò di buon passo, unito a quei militi. Mipassarono per vicino; chiesi e seppi di che si trat-tasse. Maggiore, dissi, volete che vi accompagni?grazie, Capitano, voglio andarvi solo. Chiamaiallora una decina dei miei e seguimmo il mag-giore fin sotto il portone. Il maggiore salì, tro-vò il prete, gli puntò al petto il revolver e glidisse delle parole che meritava. Il prete, spaventa-to, si gittò ai piedi del maggiore chiedendo miseri-cordia,…il maggiore così lo lasciò. Smontata la scali-nata gli chiesi che cosa avesse detto il prete; si è av-vilito il carognone, rispose il maggiore. Ritor-nammo uniti alla Legione, proseguimmo il nostrocamino salendo la montagna. Giungemmo ad unacerta altezza che vi era un piccolo piano quasi orizzon-tale; il maggiore ordinò alto…Da quel punto eleva-to si udiva un fuoco continuo in tutti i quartie massime dalla parte di Capua vedeva alzarsiun fumo biancastro, prodotto dalle tante boccheda fuoco che mano mano si diradava nell’aere. Mentreognuno aguzzava l’udito per sentire le scariche e si
  3. 3. pasceva la vista di quello spettacolo, il maggiore Gua-dagni, commosso fino alle lagrime, chiamò intornoa se gli uffiziali della Legione ed imprese a dire:Fratelli!... La battaglia di questa giornata è decisi-va per la causa d’Italia. Se oggi vinceremo l’Italiaè fatta; ma se perderemo, quanto finora si è fattoè nulla. Il nemico, col favor della notte, è riuscitoattaccare improvisamente tutte le nostre posizionicon forze molto maggiori alle nostre; e fra le tanteforze nemiche, il Dittatore è a conoscenza di una co-lonna di riserva forte di 6000 uomini che si na-sconde su queste montagne, ed ha per divisamentodi portar soccorso alle armate nemiche, che operanoai Ponti della Valle ed a S. Angelo [in Formis], attaccando allespalle i nostri. Il Dittatore mi ha pure manife-stato, che se quella numerosa colonna di riservapotrà mettere in esecuzione il suo piano, qualun-que sforzo potranno fare i nostri in quelle dueposizioni sarà sempre vano: il Dittatore perciòmi ha ordinato di attaccare quella colonna diriserva, fosse anche con un sol milite, per tenta-re di mantenerla impegnata e neutralizzarla.Allora il maggiore ci chiese quanti eravamo di numero.Noi fin dalla mattina avevamo chiamato l’appello ed era-vamo in tutto 191: quindi gli dicemmo esser presenti191 individui. Vedete, riprese il maggiore, con si picco-lo numero dobbiamo andar di fronte a 6000 uomini;ma coraggio!... alla scarsezza del numero supplirà il no-stro valore!...facciamo ognuno il proprio dovere. Io hopresagio che oggi di noi nessuno perirà; combattere-mo in modo da stancare il nemico, e tenerlo impegna-to per tutta la giornata e così otterremo lo scopo. S’im-magini il lettore quale impressione dovettero fare sul-l’animo nostro quelle poche parole dette dal maggiore.
  4. 4. Noi fino a quel momento eravamo ignari del perico-lo che ne sovrastava; quindi al solo pensiero che per-dendosi la giornata noi avremmo potuto ricadere sotto gli artiglidei Borboni, noi, che quasi tutti eravamo compromes-si politici ci sentimmo rabrividire, ed un grido qua-si unanime scoppiò dai nostri petti, avanti!.. Si vin-ca o si muoia!...Riprendemmo la marcia giungemmo sulle vettedella montagna, guardammo per quei luoghi maniuna forza nemica ci apparve. Incominciammoa inoltrarci verso Nord=Est; caminammo qualchepajo di chilometri attraverso quelle campagne,che si componevano di balze, piccoli colli e pog-gi. I contadini, che stavano lavorando per queidintorno, appena scorgevano la nostra Legione,si davano in fuga cacciandosi innanzi a noi.Passammo un paesello, Casola, mi sembra; doman-dammo ma nessuno seppe o volle darci contezzadel luogo ove si nascondeva il nemico. Ci avan-zammo al di là di quel paesello per meno diun altro chilometro. La nostra piccola avan-guardia ci precedeva. Avevamo di fronte una speciedi collinetta che si estendeva verso settentrione; allafalda dell’estremità di essa, a meno di un chilometro didistanza da noi, incominciò ad apparire un gruppo dipersone con degli abiti bianchi: ci arrestammo e tuttigli sguardi erano rivolti a quella parte. Il maggioresmontò da cavallo, prese il cannocchiale, lo poggiò ad unmuretto vecchio a forma di antico epitaffio, che ivi era,e si pose ad osservare. Io ad occhio nudo vedeva chequel gruppo erano dei soldati con dei cappotti bianchi. Miavvicinai al maggiore e gli chiesi cosa scorgesse ese era convinto che quelle genti erano soldati: no, Ca-pitano, rispose, mi sembrano donne che lavorano: guar-
  5. 5. date meglio, soggiunsi, son tuttaltro che donne. In quelmomento la nostra avanguardia diete l’allarme! E ciavvertì che dietro quella collinetta stava schiera-ta la colonna nemica. Contemporaneamente quelgruppo di soldati, che era a nostra vista, si ve-deva aumentare rapidamente di numero, si schie-rava in battaglia e apriva il fuoco. Ci stendem-mo anche noi in cordone e ci dividemmo in tresezioni. Una cinquantina di noi, che restammo pro-prio di fronte al nemico, prendemmo una piccola al-tura e rispondemmo pei primi al fuoco dei ne-mici; le altre due sezioni, che si erano distese alla no-stra sinistra aprirono pure il fuoco. Mentre il combat-timento incominciava tutta la colonna dei borboniciappariva sulla cima della collinetta e così ci trovam-mo di fronte ad una forza imponente di numero etutta in azione: eravamo a circa cinque o seicento metridi distanza: le palle nemiche poco giungevano a noi,i nostri tiri andavano meglio; una parte di noi era-vamo cacciatori e diversi portavamo delle cartucce ag-giustate e fatte di proprie mani, con certa scagliainglese potentissima che ci avevamo procurata primadella spedizione. Il fuoco durò circa mezzora a quella di-stanza ma ognuno ritenne la propria posizione. Era-no circa le dieci e mezzo ed il nemico incominciò le sueevoluzioni; distese le sue ali a forma di una gran curva,come ad un arco di cerchio. La sua destra si avanzavadi più prendendo la direzione di mezzogiorno; quel movimen-to ci fece sospettare che il nemico tentava di metterciin mezzo. Noi allungammo ancora il nostro cordonecercando di contendergli il passo; ma eravamo troppopochi e non potevamo tenergli fronte a campo aperto.Allora incominciammo un fuoco di ritirata piegan-do verso il paesello, che era rimasto dietro di noi. Gli
  6. 6. abitanti vedento l’attacco vicino e temendo forse qualcheoltraggio per le loro donne dovettero farle nascondere inun vallone boscoso, che partiva dal paese e si diriggevaverso Sud=Est; difatti, io con diversi militi dellamia compagnia, nella ritirata, attraversando quelvallone, mi trovai innanzi due avvenenti giovinet-te, che si erano rifugiate in quella boscaglia. Nel ve-derci, le poverine incominciarono a piangere, supplican-do in nome della madonna, che non le avessimo toc-cate: non temete di noi, dissi loro, noi non vi faccia-mo niun male, ma badate, appresso a noi verrannoi soldati Borbonici;…quindi nascondetevi meglio,acciò non possano vedervi; così le feci appiattaresotto una macchia foltissima, ov’era difficile po-terle scoprire. Passammo quel burrone, e con gli altriche retrocedevano dall’altra parte del paese, ci riunimmotutti dietro la chiesa, che restava un po’ fuori dell’abita-to alla parte di mezzogiorno.A quella nostra ritirata i borbonici presero coraggio;si restrinsero alquanto sul loro centro, e si avanzavanoverso il paese per assalirci; un pugno di bavaresi li pre-cedeva di molto ed era giunto quasi a mezzo tiro da noi:uscimmo allora da dietro le mura dall’una e dall’altraparte ed il primo nostro scarico lo ricevettero quei gradas-si dei cappotti bianchi che scapparono in dietro disor-dinati e si confusero fra le fila della colonna. Allanostra ripresa azione di fronte la colonna nemi-ca si arrestò, ed un combattimento regolare conti-nuò per pochi altri minuti: poscia la colonna in-cominciò novellamente ad allungare le sue alie formare la solita curva per prenderci ai fian-chi: noi volteggiando in diverse guise la tenevamofrenata; ma siccome era nostro scopo di allontana-re quella riserva dal luogo, ov’era stata destinata,
  7. 7. tirarla verso di noi e mantenerla impegnata, cosìil Maggiore Guadagni ordinò retrocedere nuovamen-te, battendoci sempre in ritirata. Al primo nostromovimento, piegammo un po sulla nostra sinistraverso Caserta Vecchia, che restava al nostro occidente.Il nemico dovette credere che noi pieghevamo verso quella par-te per andare ad occupare quel paese, e siccome vi si tro-vava più vicino di noi, vi si spinse a passo sforzato,occupando quella posizione con buona parte della co-lonna. Noi vedemmo con piacere l’occupazione diCaserta Vecchia, da parte del nemico, (che certo nonavrebbe mai abbandonata per timore l’avessimorioccupata noi), mentre con quella occupazione, siera ottenuto lo smembramento in due parti di quellaforte colonna di riserva. Il maggiore Guadagni, assalitoda febbre, percorreva a cavallo le nostre file e con vocerauca regolava la nostra ritirata, che veniva eseguitain pien’ordine, mentre l’altra parte della colonna,rimasta ad operare contro di noi, si avanzava a pas-so lentissimo. Era circa mezzogiorno quando ritornam-mo sulla vetta della montagna di Caserta. Quel luo-go sarebbe stato per noi una ottima posizione, per-ché da dietro dei sassi avremmo potuto tener a ba-da il nemico, e senza probabilità di essere circondati.Ma noi volevamo tirare i regi fino alla disce-sa della montagna, dalla parte di mezzogiorno,per non renderlo reperibile in caso fosse stato richie-sto per una riscossa a Maddaloni, o a S. Angelo,secondo il piano, che i regi avevano formato: quindiincominciammo a discendere, e quando fummo versola metà della montagna, ci riordinammo, stendendo-ci in cordone lungo una specie di vecchio sentiero,che ivi era, costeggiato da una piccola ripa fornitadi molte piante di querce ed altro. Il nemico giunse
  8. 8. sulla cima della montagna, ma non volle discende-re; si fortificò dietro i macigni e riprese il fuoco:da parte nostra si fece lo stesso; ma combattendoentrambi a petto coverto era difficile poterci ferire.Da quel punto, ov’eravamo, sentivamo il combattimen-to su tutta la linea; il cannone tuonava verso S. Maria,S. Angelo e Maddaloni, misto a prolungate scarichedi fucileria. [Inserito a margine: Dalle vicinanze / di Caserta Vecchia /unpezzo di artiglie- / ria nemica spesso / tirava verso di noi, / ma i projettilipas- / savano ad una certa altez- / za senza portarci / danno.]Il maggiore Guadagni non si vidde più,o che la febbre gli si aumentò, o forse credette chelo scopo era stato ottenuto dovette ritirarsi. Il Ca-pitano Campagnano, un po’ stanco, si pose a riposaresotto un albero e m’incaricò di sorvegliare e diriggere l’a-zione.Erano circa le due p.m. ed un venticello di ponente tra-mandava al mio orecchio un tumulto di voci indistin-te, che venivano dalla parte di occidente; da primami sembrò che quelle voci fossero venute da Caserta,ne avvertii il collega Campagnano, manifestandogliil mio sospetto, cioè: che Caserta si fosse ribellata:Ci troveremmo in una brutta condizione, ei rispose.Si alzò, ma nulla egli potette udire. Io allora disce-si la montagna di altri pochi passi ed incominciaia scorgere le prime abitazioni di quei villaggi diCaserta, sotto le falde della montagna. Vidi dallelogge e dalle finestre di quelle abitazioni, sventolarlenzuola e bandiere bianche, e grida continue si udi-vano di... viva il re!... Da quel medesimo puntoscorsi pure la falda della montagna sottostante aCaserta Vecchia, ed una massa di popolo, che senza[interruzione usc]iva dai paesi sottoposti e salivala montagna per unirsi alla truppa borbonica,
  9. 9. che aveva occupata Caserta Vecchia. Assicuratomidonde partivano quelle voci che prima aveva udite,ritornai alla Legione; ne feci consapevole il colle-ga Campagnano e risolvemmo restar fermi inquella posizione, perché dicevamo fra noi, quantun-que il primo di quei paesi si estendesse qua-si fino alle nostre spalle, e che una sortita diforza di là avrebbe potuto tagliarci la ritirata,pure dalla nostra posizione favorevole, calando incolonna serrata, avremmo sempre potuto attaccarlaalla bajonetta e aprirci il varco. Passammo inquello stato altre due ore circa; su tutti i puntiil combattimento parea che andasse diminuendo. Era-no circa le quattro p.m. e nell’atto che io percorrevail cordone mi accorsi che un milite si era allonta-nato dal suo posto, calato un po’ giù per la monta-gna e che poi ritornava di tutta fretta volgendosispesso di capo a dietro. Immaginai qualche altra novi-tà quindi mossi ad incontrarlo. Cosa è? gli dissi a bas-sa voce. Sig. Capitano ci attaccheranno alle spalle –Abbassate la voce, di che si tratti? Io, disse il mi-lite, sono andato in quel pagliaio – e si vedeva –per trovare una bevuta d’acqua, e da quel puntoho intesa una voce in quella boscaglia – e ne indica-va la direzione – che ha detto, avanti avanti!... Sedunque sono nemici, pensai, devono essere vicinissimi tan-to che se n’è intesa e distinta la voce. In ogni mo-do, dissi al milite, ritornate al vostro posto, e fateil vostro dovere e guardatevi di parlarne a chi che sia..continuai intanto a percorrere il cordone. Giunto all’e-stremità ov’erano gli ultimi militi, chiamai tre va-lorosi giovini, i due fratelli De Pertis e Paolo Campa-gnano, giovinetto trilustre e pieno di coraggio – che nona guari abbiamo dovuto piangere trafitto da palle di as-
  10. 10. sassini in agguato – seguitemi, dissi loro, ma sempre adieci passi di distanza. M’inoltrai intanto verso quellaparte, ove si voleva essere partita la voce, avanti avanti.Era uno dei luoghi più folti di piante di quei dintor-ni; e come piano inclinato del monte, non vi mancava-no delle piccole balze, fossati, e specie di sentieri incassa-ti. Mi era avanzato di circa un centinajo di passi, e ficcan-do sempre lo sguardo fra quelle ombre fitte ed altipiani,scorsi da 5 o 6 militari dalle divise borboniche, i quali da pri-ma si movevano confusi e poscia si appiattarono: solo uno diessi rimase fermo, come fosse stato una vedetta. Senza per-der tempo gli tirai una fucilata; dal movimento che essofece la palla dovette rasentarlo di poco, e si nascose dietro unalbero. Quel piccolo drappello di militari, per essere aduna buona distanza e fra le ombre di quella boscaglia nonpotetti scernere se avevano armi. Rimasi quindi sem-pre nel dubbio se poteva essere una forza ostile per cir-condarci nella nostra posizione, o che fossero stati deidisertori Borbonici, che si aggiravano per quei luoghi.I compagni, che mi scortavano, i quali nulla avevano ve-duto, mi chiesero di che si trattasse; di nulla loro dissiritorniamo.Intanto a quell’ora la battaglia di quella giornata sem-brava esser finita, ma ne ignoravamo l’esito, solo qual-che colpo di cannone a rare volte si faceva sentire ver-so i Ponti delle Valli; noi eravamo ancora in azione, enel dubbio di esser rimasti accerchiati dai nemici. Perdare un’idea della nostra posizione, s’immagini untriangolo isoscile, ad un angolo erano i regi, che tene-vamo di fronte; ad un altro angolo stavano i paesirivoltati, da cui partivano sempre le voci di... vivail re!... e si vedevano ancora issate le bandiere bian-che; al terzo angolo si trovavano quei militari da me os-servati, ed in mezzo eravamo noi. Allora credemmo op-
  11. 11. portuno abbandonare quella posizione e ritirarci sullamontagna di Centurano, che era dietro di noi, a fiancodel convento di S. Lucia. Da quel punto avremmo potutoaver comunicazione con Caserta, sapere qualche cosa dell’esitodella giornata. Quindi radunammo pian piano i nostri militi tuttiad un punto, e così serrati ci mettemmo in marcia scendendo il re-sto della montagna. Presa che avemmo la pianura sottoposta iregi si accorsero della nostra ritirata, si schierarono lungola cima della montagna, ed impresero un fuoco generale, ma noi era-vamo già fuori del tiro. Continuammo il camino attraversola campagna, costeggiammo quei paeselli che erano ancorain sommossa e proseguimmo verso la montagna di Centu-rano. In quel mentre scorgemmo un’altra piccola colonnadi Garibaldini, che dalla parte di Caserta veniva in nostrosoccorso, alla cui testa andava un colonnello; questi, giun-to alla nostra direzione, e veduto che noi ci ritiravamo,si fermò coi suoi sulla strada. Arrivati vicino, il colonnel-lo ci chiese, cosa si era fatto; gli dicemmo aver tenuta impe-gnata la colonna borbonica per tutta la giornata, el’avevamo trasportata fino al punto, ove si vedeva, e chela sua ala destra si stendeva fino a Caserta Vecchia,che era stata occupata prima del mezzogiorno. Chiedem-mo anche noi a Lui cosa si era fatto negli altri punti:vittoria su tutta la linea, ci disse, questo è stato il te-legramma di Garibaldi.Erano circa le cinque passate. Il colonnello disse, non es-ser convenienza riattaccare il nemico, perché questi ave-va artiglieria e cavalleria, e noi ne mancavamo; ma ri-tornare in Caserta, ove dal Dittatore si sarebbe dispo-sto il da fare. Mentre ci disponevamo per partire,niuno aveva fatto caso di un piccolo gruppo di soldatinemici, che si vedeva in una vallata della montagnadi Caserta, che restava un po al di sotto della suacresta. Ci mettemmo in marcia. Non avevamo fat-
  12. 12. to che pochi passi, ed uno sbocco di fumo, seguito dal fi-schio del projettile, contemporaneo al tuono del cannone, par-tì da quel gruppo di soldati; la palla passò sopra le no-stre teste ed urtò contro i macigni della montagna opposta.Il colonnello smontò da cavallo e diede ordine che tutti, avan-zando il passo, avessimo guardato verso quella parte, da doveil colpo era partito; ed appena scorto il fumo ci fossimo but-tati a terra. L’ordine venne eseguito per pochi altri colpi,in modo che al quarto o quinto non si badò al fumo ed ilprojetto colpì in mezzo alla colonna: un giovine rimase qua-si spezzato per mezzo. Noi che formevamo la sinistra del-la nostra colonna, lo vedemmo giacer boccone, immerso in unlago di sangue, colla testa un po’ alzata, e guardava ai com-pagni che gli passavamo per vicino, come avesse volutodarci l’ultimo addio. Non piangeva, non gridava, solo duelacrime gli solcavano le gote impolverate ma il suo aspet-to era calmo e mostrava morir contento per la patria. Eraun giovane imberbe dell’alta Italia, dei Cacciatori delleAlpi. Continuammo il passo, schivando sempre le palleche a piccoli intervalli, ci mandava quel pezzo nemicofino a che non passammo una curva della strada, che cipose al coverto di quei tiri. Oltrepassammo il villaggiodi Centurano e c’incaminammo verso Caserta. Lungoquel tratto di strada da Centurano a Caserta, il nemico cirivide e riprese il fuoco [aggiunto a margine: con quel medesimo pezzo] ma iprojettililanciati da quel pezzo non più arrivavano a noi. Arrivammo vi-cino alla città – ove molto popolo era uscito, quasi sbigot-tito ad osservare la truppa borbonica che si vedevaschierata sulla cima della montagna – ed ivi trovam-mo l’ordine, che la nostra Legione si fosse piazzataall’estremità del corpo, ove si tocca il campo di Falcia-no, per tener guardato quel punto. Il sole era tramon-tato. Intanto forze di volontarii giunsero da ogni do-
  13. 13. ve, per incordonare Caserta, temendosi forse di qual-che sorpresa da parte del nemico, nel corso della notte.Verso le dieci di sera giunse il nostro maggiore de Blasiis daNapoli: si congratulò con noi, pel servigio che avevamoreso nel giorno e perché nessun di noi era perito; mostrando-si dolente solo perché non si era trovato anche luinell’azione. Poco dopo diversi militi della Legione chieseroal maggiore se fosse stato possibile ritirarsi, perché sen-tivano del freddo, pel sudore che gli si era prosciugato ad-dosso, e che non avendo mangiato il giorno avevano fame.Il Maggiore ne parlò ad un Generale, che era lì vici-no, il quale, in vista delle operazioni eseguite dalla Legio-ne nella giornata innanzi, permise che ci fossimo ritirati, efece occupare quel posto da tre compagnie di calabresi, cheerano venute fresche da Napoli. Caserta, a quell’ora, eratutta chiusa e quindi fu inutile prendere qualche ristoro. Acirca mezza notte giungemmo al nostro quartiere un po stan-chi ed armati com’eravamo, ci gettammo sulla paglia, mapoco o nulla potemmo prender sonno.La mattina seguente – 2 Ottobre – uscimmo prestissi-mo; solo tre militi della mia compagnia rimasero inquartiere, perché, dissero, essere ammalati [nella minuta: Solo tre militi dellamia compagnia non vollero sortire scusandosi di sentirsi ammalati per lefatiche sostenute il giorno prima]. Per le strade diCaserta si avvertiva un movimento delle forze, chesi diriggevano verso la Reggia; fummo anche noi av-vertiti di portarci a quella volta. L’ordine era che tut-ti i corpi Garibaldini si fossero radunati nel granlargo semicircolare innanzi al palazzo; quindi non pas-sò un’ora, e quello spazio si vidde colmo di armati:forze venute da S. Maria, da Maddaloni, da Napoli –tutte piombarono allora in quel sito; ordine che[niuno si fosse] portato senza superiore comando.Intanto fin dai primi albori del giorno, scariche
  14. 14. continuate di fucileria si udivano verso le mon-tagne di Caserta Vecchia, segno che i borbonici giàerano stati attaccati – poche compagnie di volontariivi erano state spedite per provocarli ed attirarli versoCaserta – a misura che la giornata si avanzava, sentiva-mo avvicinarsi il combattimento; erano circa le undici edil fuoco già ferveva entro la città. All’estremità della stra-da del Teatro presso l’angolo del mercato i nostri eresserouna barricata – il mercato era occupato dai Borbonici.I miei tre militi rimasti ammalati nel quartiere,udito vicino il fuoco, sbalzarono fuori e si trovaronofra la barricata e i nemici; necessità quindi di batter-si a petto scoverto e si difesero bravamente – fu per lo-ro una buona medicina, ché all’istante gli spezzò la feb-bre. Il palazzo del Governo venne chiuso a tempo dalGuardaporta Nicola Aieti... Lo stemma sul portone sividde forato da diverse palle nemiche. Durando l’azionesi raccoglievano i feriti e si trasportavano verso la stazi-one, passando per mezzo a tutti quei volontarii accalcati avan-ti palazzo che impazienti attendevano un comando per accor-rere al combattimento; ma quando poi si vidde condurreferito il valoroso Capitano Sgarallini [alias Sgarallino, nella minuta èaggiunto: ferito ad una coscia], da tutti noi cono-sciuto, sopra una sedia versando sangue, e che agitando inalto il [chepì] andava gridando nel massimo entusiasmo, vivaGaribaldi!... viva l’Italia!... vi fu un movimentogenerale.... Tutti i corpi di volontarii, raccolti sotto irispettivi comandanti, si spinsero verso la strada chepassa per innanzi alla reggia, onde accorrere al conflit-to; [nella minuta: Alla vista dei feriti ci fu una mezzora di perfetta confusione;tutti i corpi si affollavano per accorrere al conflitto, ma diversi Generali eduffiziali superiori schierati sul marciapiede che rasenta la strada innanzipalazzo, colle sciabole in alto, gridavano a squarciagola di tenerci fermiperché non vi era un ordine; comandi non se ne sentivano più; colle mani ci
  15. 15. spingevano indietro: grida, bestemmie, urti fra noi...non si badava più a quelche diavolo si faceva... durava quel bispiglio, quando ecco dalla Reggiasortono cinque o sei pezzi di artiglieria, che slanciati a tutto galoppoaccorrono al combattimento; gli artiglieri fanno allargare i compagni,puntano contro la barricata e la fanno saltare in aria: attaccano a mitragliarei regi, che subito voltano le spalle e si danno alla fuga.] ma diversi generalied altri uffiziali superioriche si tenevano lungo il marciapiede di quella stra-da, si sforzavano per contenere l’ardore di quelle schie-re irrompenti, facendo loro comprendere non esservi an-cora ordine di entrare in azione. In quel mentre ve-demmo schiudere le porte della Regia e sortire l’arti-glieria con cinque o sei pezzi da campagna, che a tutto galoppoaccorse al mercato, ove si sbarazzò della barricata ed impresea mitragliare i regi per tutta la piazza che tenevano occupata; iborbonici senza far troppa insistenza voltarono le spalle e sgombra-rono Caserta.Allora tutte le forze Garibaldine che erano state concentra-te avanti alla Regia ebbero ordine di inseguire il nemico,quindi attraversammo la città; ci stendemmo in lungo cordone,ed incalzammo i regi che si ritiravano disordinati verso le mon-tagne; ma quelle montagne erano state già occupate dai gene-rali Bixio e Medici, che si erano avanzati da Maddalonie da S. Angelo ed avevano congiunte le loro colonne e dall’altodi quei monti i Garibaldini intimarono la resa alle primecolonne Borboniche, che si erano loro avvicinate.Dunque lo avere provocati i regi fin dalla mattina; a-verli attirati fin dentro Caserta, ed aver loro tagliatal’unica ritirata che essi avevano per sopra le monta-gne, fu il piano stupendo di Garibaldi in quella gior-nata, per averli tutti prigionieri. I regi, quando siaccorsero esser stati chiusi da tutti i lati dalle forzeGaribaldine, come si trovarono divisi in gruppi ed inpiccole colonne, così si arrestarono: ed a misura che
  16. 16. si raggiungevano dai nostri, venivano condotti prigio-nieri in Caserta. Ad un luogo, con una quarantina diuomini della nostra Legione, ne raggiungemmo unbattaglione. Appena veduti, a certa distanza, fra quegliarbusti, i nostri militi incominciarono a far fuoco;ma noi li frenammo, vedendo che quelli davano segni diresa. Arrivammo a loro; erano circa 450, si compone-vano per lo più del 6° ed 8° reggimento di linea epochi altri di cavalleria. Alla testa vi era il maggioreNicoletti: protestavano che loro non avevano mai avutaazione contro i Garibaldini e che niente avevano fattodi male. Si erano alleggeriti dei loro sacchi a pelo ed il me-glio che portavano se lo avevano messo nei sacchi a pane.Il maggiore Nicoletti ci chiese in favore di entrarein Caserta con tutte le armi, gli venne accordato. Cosìegli pose in ordine il battaglione e lui a cavallo allatesta sfilammo verso Caserta. Parte di noi precedevae parte seguiva i prigionieri. Giun-gemmo nella città per la Rifreda, ed inoltratici nella stra-da di S. Antonio incontrammo il generale Sirtori se-guito dal suo Stato maggiore; ci fu un momento d’i-larità in quell’incontro. Il Generale ridendo ci disse –son prigionieri? – Sì, rispondemmo – No, Signore, dis-se il maggiore, noi non siamo prigionieri – mase siete in mezzo alla forza, replicò il Generale. Ilmaggiore Nicoletti non sapeva con chi parlava: ilGenerale non portava distintivi; aveva in testa uncappello alto un po acuminato; addossava la camiciarossa e cingeva la semplice sciabola. Il maggiore con-tinuava: Signore, io non so Lei chi è, ma chiunqueElla sia, io protesto che noi non possiamo esser trat-tati come prigionieri di guerra perché abbiamocapitolato; ed il Generale sempre con un sorriso edolce come una dama, rispose: ma siete sempre
  17. 17. prigionieri; e se io avessi saputo, riprese il mag-giore, che dovea esser trattato da prigioniere diguerra, mi sarei battuto fino all’ultimo sangue,almeno per l’onor della bandiera. Il Generale sen-za rispondere ci fe cenno di avanzare. Conducemmoi prigionieri nella Reggia di Caserta, ove furono disarma-ti; vennero pure rovistati i loro sacchi a pane e vi si rinven-nero molti oggetti che erano stati rapinati nel sacco di Cajaz-zo – Poi quando fu sera tutta quella truppa Borbonica chevolle veder l’alba del due Ottobre dalla cima delle monta-gne di Caserta, si trovò prigioniera di Garibaldi. ––––Nella gloriosa giornata del 1° Ottobre 1860, - che resteràimperitura nella storia perché con essa si completò l’operadell’unione all’Italia delle provincie meridionali – tuttii corpi Garibaldini che vi presero parte gareggiarono invalore. La Legione del Matese, che si componeva di uomi-ni, tutti della provincia di Terra di Lavoro, contribuì allavittoria di quella giornata per aver trattenuta e tenuta im-pegnata, per tutto il giorno quella forte colonna nemicadi riserva, sconcertando così il piano di guerra formatodai generali Borbonici. Il Generale Garibaldi, che tuttoebbe sottocchio ammirò l’importante servigio reso allapatria in quella giornata dalla Legione del Matese; e perdarle [aggiunto nella minuta: non avendo come altro] un segno di distin-zione, volle di motoproprio [aggiunto nella minuta: e senza niuna richiesta]for-nirla di cappotti in preferen-za degli altri corpi; e siccome seppe dalla relazione delmaggiore Guadagni, che la detta Legione, contava presentiin quel giorno non più di 191 individui, dispose che 191cappotti le fossero stati dati, come premio a quei soli che ebberoparte all’azione. ––Novembre 1879Giuliano Iannotta

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