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3«fascistissime» smantellano il vecchio edificio liberale, che tutelava i diritti civili, e modellano, coni provvedimenti ...
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8Ben altri, invece, sono gli orientamenti prevalenti nelle società europee, specialmente in Italia, dovesta avvenendo la s...
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Diritti, cittadinanza, legalità nel labirinto della storia contemporanea

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Di Francesco Soverina. Contributo pubblicato sulla rivista "MERIDIONE. Sud e nord nel mondo", n. 1 gennaio-marzo 2010, ESI, Napoli, pp. 131-147

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Diritti, cittadinanza, legalità nel labirinto della storia contemporanea

  1. 1. 1 Diritti, cittadinanza, legalità nel labirinto della storia contemporanea di Francesco SoverinaPubblicato sulla rivista MERIDIONE. Sud e nord nel mondo, n. 1 gennaio-marzo 2010, ESI, Napoli, pp. 131-147.Ad onta di quanti tendono a darne una definizione rigida e astratta, il concetto di legalità è pregno distoricità, essendo stato declinato in vari modi e significati, a seconda dei contesti e dei periodi, deirapporti tra le forze politiche e sociali di un dato momento storico1. Non si esaurisce, pertanto, nelrispetto della legge - è l’accezione formalistica e riduttiva - nell’ossequio di procedure, giacchéquello di legalità si lega inscindibilmente ad altri due concetti-chiave, cittadinanza e democrazia,connotati storicamente dalle dinamiche e dai processi della tarda modernità e dell’etàcontemporanea.Va detto subito, a chiarire quanto intendiamo allorché ci riferiamo al trinomio legalità-cittadinanza-democrazia, che decisiva è la comparsa e l’affermazione, con la rivoluzione francese, del concettodi cittadinanza in uno Stato che non si identifica più con un monarca assoluto2. Si tratta però - èbene sottolinearlo immediatamente - di una cittadinanza monca, dimidiata, da cui a lungorimangono escluse le donne, il polo della soggettività femminile. Tre generazioni di dirittiConviene ora mettere a fuoco il termine cittadinanza, che nell’uso moderno ha assunto duesignificati distinti: uno più propriamente giuridico, l’altro teorico-politico. Nel primo caso ci siriferisce all’appartenenza di un individuo a uno Stato, con i diritti e doveri che da ciò discendono;nel secondo alla titolarità, da parte di una persona, di diritti civili e politici e, a partire dal ventesimosecolo, sociali. Sulla base della tripartizione messa a punto da Thomas H. Marshall3, intorno allametà del Novecento, si può senz’altro sostenere che il tema della cittadinanza si incrocia con ilsusseguirsi e intrecciarsi delle tre generazioni dei diritti: civili, politici e sociali.Com’è noto, i diritti civili - la libertà personale, di espressione, di associazione - sono stati postulatidal pensiero liberale, che attribuisce allo Stato la funzione precipua di eliminare gli ostacoli aldispiegarsi della libertà individuale. Accanto ad essi, il pensiero democratico ha rivendicato i dirittipolitici, cioè la possibilità per il cittadino di partecipare direttamente o indirettamente al governodello Stato, e ha chiamato, così, in causa il diritto elettorale, sia attivo (scegliere i proprirappresentanti), sia passivo (essere eletti). A sua volta il pensiero socialista ha invocato ilriconoscimento dei diritti sociali, chiedendo allo Stato di farsi carico dei problemi dei lavoratori edei cittadini più svantaggiati, in modo da mettere tutti in un’effettiva condizione di uguaglianza.L’estensione della cultura dei diritti, con l’allargamento dell’area dei soggetti individuati comedepositari e destinatari, è un processo in corso dalla fine del Settecento, ma l’ampliamento dellasfera dei diritti e dei suoi beneficiari non si è svolto secondo modalità e ritmi lineari, all’insegnadelle «magnifiche sorti e progressive»; esso è stato frutto, invece, di lotte spesso lunghe e sofferte,di battaglie aspre e intense. Ciascuna fase d’espansione dei diritti - si è osservato - è statacontrastata da una risposta conservatrice, da una mobilitazione reazionaria4. I diritti civili, retaggio1 Percorsi storici sul tema della legalità, arricchiti da riattraversamenti letterari e filosofici, si trovano in C. Bucciero,Lezioni di Educazione alla legalità, Massa Editore, Napoli 2005.2 Si tengano presenti i quattro, corposi volumi di P. Costa, Civitas. Storia della cittadinanza in Europa, pubblicati daLaterza, nonché S. Veca, Cittadinanza. Riflessioni filosofiche sull’idea di emancipazione, nuova edizione, Feltrinelli,Milano 2008 e, soprattutto in chiave didattica, A. Cavalli - G. Deiana, Educare alla cittadinanza democratica. Eticacivile e giovani nella scuola dell’autonomia, Carocci, Roma 1999.3 T. H. Marshall, Citizenship and Social Class and other essays, Cambridge University Press, Cambridge 1950.Marshall ritornerà sull’argomento in scritti successivi a questo che rimane il suo testo fondamentale.4 A. O. Hirschmann, Retoriche dell’intransigenza. Perversità, futilità, messa a repentaglio, Il Mulino, Bologna 1991; F.De Giorgi, Le forme della politica tra diritto, economia ed etica in Idem (a cura di) Approfondire il Novecento. Temi eproblemi della storia contemporanea, Carocci, Roma 2001.
  2. 2. 2della Grande rivoluzione e propugnati dai liberali, sono stati cruentamente avversati dai movimenticontrorivoluzionari e sanfedisti, messi al bando nei regimi legittimisti della Restaurazione,confutati da ideologi reazionari come De Bonald e Lamennais. I diritti politici democratici sonostati messi in discussione, tra Otto e Novecento, dalle dottrine politiche elitiste (Pareto, Mosca),vilipesi dalle destre autoritarie e antiparlamentari, conculcati dalle dittature e dai totalitarismi.Infine, negli ultimi decenni del Novecento i diritti sociali sono stati ridimensionati e duramentecolpiti dall’offensiva neoliberista promossa, sulle due sponde dell’Atlantico, dai ceti e gruppi che siriconoscevano nei leader conservatori Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Legalità illegittima e illegalità legittimaÈ opportuno adesso esplicitare che dentro il passaggio storico dalla condizione di sudditi a quella dicittadini si situa il concetto di legalità quale «matrice culturale della civiltà del diritto». Un sistemadi regole condivise, oggettive e razionali «diventa [..] - nota Francesco Bilancia - la fonte dellalegalità e della giustizia sottraendo al sovrano ogni possibile strumento di autoritarismo»5. Lalegalità, quale concretamente viene prendendo corpo con l’adozione delle Costituzioni nel corso delXIX secolo, si ispira ad un universalismo ristretto, incentrato sul “cittadino proprietario”. È lalegalità borghese: essa promana, discende da istituzioni statuali che riflettono - nonmeccanicamente, è ovvio - quanto si dà e matura nella realtà materiale, che rispecchiano gliequilibri, i rapporti tra classi, ceti e forze politiche.In paesi come l’Italia le agitazioni, le spinte rivendicative suscitate dal ribollire della «questionesociale» vengono considerate come un problema d’ordine pubblico, da risolvere manu militari. Ildiritto di sciopero sarà legalizzato con il nuovo codice penale del 1889, che peraltro abolisce la penadi morte, successivamente reintrodotta dal fascismo. Ma negli ultimi anni dell’Ottocento, di frontealla crescita dei movimenti popolari, l’oligarchia liberale al potere si attesta su una linea di totalechiusura, ricorrendo alle maniere forti in occasione della «crisi di fine secolo», esplosa nel 1898 conuna serie di manifestazioni e tumulti contro il carovita. A Milano il generale Bava Beccaris ordinadi sparare sulla folla: decine e decine i morti e feriti. Sul terreno politico-istituzionale SidneySonnino, con il suo appello Torniamo allo Statuto (1897), Di Rudinì e Pelloux, con i loro progettiliberticidi, cercano di risospingere indietro il movimento operaio e socialista attraversoun’interpretazione restrittiva dello Statuto albertino. Tuttavia, il disegno degli ambienti conservatorie reazionari viene battuto per la ferma opposizione di socialisti e radicali, a cui si aggiungono ideputati liberali della sinistra costituzionale.Nonostante siano poste, così, le premesse della svolta che avrà in Giovanni Giolitti il suo principaleartefice, continuano nel Mezzogiorno gli eccidi polizieschi di braccianti e lavoratori. In segno diprotesta per i fatti sanguinosi di Cerignola (Bari), Buggerru (Cagliari) e Castelluzzo (Trapani), dal16 al 21 settembre 1904, in molte città del Centro-nord, nei maggiori centri del Sud e nellecampagne dove è più avanzata l’organizzazione dei contadini, si svolge il primo sciopero generaledella storia italiana.Se durante la «crisi di fine secolo» si sfiora «il colpo di Stato della borghesia» (U. Levra), «ilsovversivismo delle classi dirigenti» (A. Gramsci) riemerge, si riaffaccia prepotentemente nel primodopoguerra, trovando il suo strumento più efficace nel fascismo, che combina la violenzasquadristica con la presenza e l’azione in Parlamento e nelle istituzioni. Grazie all’uso spregiudicatodi metodi legali ed antilegali, la formazione politica capitanata da Benito Mussolini si insedia algoverno del Paese nell’ottobre 1922 per rimanervi sino al 25 luglio 1943. Nel 1925, alcuni mesidopo il delitto Matteotti, il fascismo instaura in Italia una vera e propria dittatura, ma non abroga loStatuto, anche se nella sostanza lo modifica fino a stravolgerlo. Con le leggi «fascistissime»,emanate tra il 1925 e il 1926, riduce o azzera le libertà personali, scioglie i partiti di opposizione,controlla la stampa con la censura, assegna un ruolo costituzionale ad un organo di partito come ilGran Consiglio del Fascismo, proibisce gli scioperi e proclama il corporativismo. Le leggi5 F. Bilancia, Il valore della legalità nello Stato democratico rappresentativo in «Critica marxista», n. 5/2007.
  3. 3. 3«fascistissime» smantellano il vecchio edificio liberale, che tutelava i diritti civili, e modellano, coni provvedimenti per la difesa dello Stato (dalla pena di morte all’istituzione del Tribunale speciale edel confino), un regime di polizia senza precedenti nella storia dell’Italia unitaria.Da ciò che sin qui si è detto risulta evidente come la tematica della legalità sia più complessa diquanto apparentemente sembri. Correlata con la nozione di cittadinanza, la legalità chiama in causail concetto di legittimità, intendendo con esso ciò che è coerente con principi superiori, quali i valoridi libertà, solidarietà, pace, uguaglianza e giustizia sociale che sono alla base del pattocostituzionale italiano e che costituiscono gli imprescindibili punti di riferimento dei processi dicostruzione democratica. Riteniamo, perciò, feconda la distinzione tra una legalità illegittima, qualesi rinviene nelle dittature fasciste, e una illegalità legittima, quale è espressa dai movimenti diResistenza nell’Europa assoggettata al Terzo Reich. Un caso esemplare di legalità illegittima: il regime nazistaDella prima coppia categoriale il regime nazista rappresenta un caso esemplare. Esso ridefiniscel’idea di cittadinanza6 sulla base della presunta identità razziale della Volksgemeinschaft, del mitofondativo del Volk, secondo il dispositivo dentro-fuori, secondo la contrapposizione noi-loro: da unlato i membri della comunità di sangue e suolo, dall’altro gli estranei alla stirpe7. L’enfatizzazionedi questa dicotomia, codificata nelle Leggi di Norimberga del 1935, consente la creazione del“confine interno”, della figura del nemico, individuato in chi non è Volksgenosse, nel diverso, incolui che attenta all’integrità della stirpe, nel deviante. E la devianza «è lo stigma di una diversitàbiologica, è l’espressione di quella “degenerazione” che ossessionava l’antropologia e lacriminologia tardo-ottocentesca»8.Sin dalla fondazione del regime, il nazismo, che si ispira ad un’ideologia in cui confluiscono teorieeugenetiche, dottrine razziali e stereotipi socialdarwiniani, attua una biopolitica coattiva9. Infatti, giàil 14 luglio 1933, è emanata la legge sulla sterilizzazione di individui affetti da malattie considerateereditarie (frenastenia, schizofrenia, epilessia, cecità e sordità genetiche, alcolismo), che è losbocco, la traduzione legislativa del percorso dell’eugenetica europea. È la prima tappa dellalegalizzazione dei crimini contro i diversi. Si arriva poi ad erigere il male a norma, ad arrogarsi ildiritto di vita e di morte, a sopprimere le «bocche inutili», le «vite indegne di essere vissute», aperseguire l’obiettivo del genocidio di interi gruppi umani come gli ebrei, i sinti e rom.La lotta contro tutti i «portatori di sangue straniero», la «rigenerazione fisica attraversol’eliminazione», il male industrializzato ex lege partoriscono il killer di Stato e il burocrate dellosterminio, «lo scrivano della fine delle vite altrui, colui del quale lo Stato autoritario si serve perdare una veste giuridico-organizzativa all’omicidio seriale dei propri oppositori o nemici»10. IlLager - incarnazione del progetto e delle finalità del totalitarismo nazista - è la materializzazionedella neutralizzazione del crimine, lo spazio in cui si opera la reificazione della vittima con lanumerazione dei deportati come Stücke (pezzi), con la loro riduzione a merce di «fabbriche dellamorte», di campi d’annichilimento fisico e psicologico. Il contro-illuminismo politico e ideologico6 Nel Mein Kampf essa è concepita non in senso giuridico-formale, ma come un vincolo di razza e sangue che codificaed esalta le differenze.7 Si veda P. Costa, Civitas. Storia della cittadinanza in Europa. 4. L’età dei totalitarismi e della democrazia, Laterza,Roma-Bari 2001, pp. 306-368, nonché Andrea Bienati, Dall’inchiostro al sangue. Quando il crimine è legalizzato,Proedi, Milano 2003.8 P. Costa, cit., p. 349.9 A Michel Foucault si deve un’acuta riflessione sul concetto di biopolitica. Secondo il filosofo francese il poterecoercitivo-disciplinare incide sull’anima lavorando sul corpo.10 A. Bienati, cit., p. 78. È appena il caso di ricordare che il regime nazista premia il disumano zelo nel «compimentodelle proprie mansioni»: coloro che partecipano alla lotta contro il diverso fanno carriera, salendo i gradini della scalasociale e burocratica.
  4. 4. 4del nazismo dà vita all’universo concentrazionario, che costituisce il ribaltamento, la negazioneestrema della cittadinanza quale era stata concepita dalla rivoluzione francese in poi.Ogni atto, ogni provvedimento del regime nazista viene fondato sul Führerprinzip, formulato comemeglio non si potrebbe da Carl Schmitt. Nel giustificare la «notte dei lunghi coltelli» - il sanguinosoregolamento di conti del 30 giugno 1934 - il giurista e politologo tedesco sostiene che qualunquedecisione del Führer ha valore di legge, in quanto il Führer è il sovrano e perciò la fonte stessa deldiritto, colui che ha «l’autorità di giudicare». Egli teorizza, così, la necessità di concentrare lapotestà di comando in un capo, che deve combattere i nemici del Volk e a cui si deve prestare ungiuramento di fedeltà, anziché alle norme astratte ed impersonali di una Costituzione.Secondo Franz Neumann, esponente della Scuola di Francoforte, il Führerprinzip, cioè la facoltà diarbitrio e di potere nelle mani di Adolf Hitler, dà luogo a un non-Stato, al regno dell’illegalità edell’anarchia, dove di fatto è completamente assente la legge. Uno Stato - come ha messo in rilievoJan Kershaw - dove dal febbraio del 1938 non si tengono più le riunioni collegiali del consiglio deiministri, uno Stato che così si avvia verso la decomposizione11. Cosa il nazismo intenda per legalitàlo chiarisce ancora una volta Carl Schmitt: «solo colui che esercita un potere statale [..] senza averedalla sua parte la maggioranza del 51% è illegale e quindi “tiranno”. Chi detiene questamaggioranza non commetterà più non-diritto, anzi trasformerà in diritto e legalità tutto ciò che fa» 12.Si tratta di una legalità basata sul consenso plebiscitario - non importa in qual modo ottenuto -, sullaforza, sulla codificazione di qualsiasi atto di potere.Tenendo conto di tutto ciò, Franz Neumann, nella sua penetrante analisi sul regime nazista apparsanel 1942 e intitolata con il nome del mostro biblico del caos, Behemot, individua «due nozioni dilegge, una politica, l’altra razionale. In un senso politico, la legge è qualsiasi misura di un poteresovrano, indipendentemente dalla sua forma o dal suo contenuto. Dichiarazioni di guerra e di pace,leggi fiscali e civili, misure di polizia e sequestri, sentenze e norme legali applicate nell’emetterle,sono tutte manifestazioni della legge in quanto espressioni di sovranità. La legge è dunque volontà enull’altro. Il concetto razionale di legge, invece, è determinato dalla sua forma e dal suo contenuto,non dalla sua origine. Non ogni atto del sovrano è legge. In questo senso, la legge è una norma,comprensibile razionalmente, aperta a un’interpretazione teorica e contenente un postulato etico,principalmente quello dell’eguaglianza. La legge è ragione e volontà. Molti teorici giusnaturalistiarrivano sino a distinguere completamente la legge dalla volontà del sovrano. Per costoro, la legge èun sistema di norme valido anche se la legge positiva dello Stato la ignora»13. La stagione dei diritti socialiNel vivo di una guerra di proporzioni gigantesche, quale è stato il secondo conflitto mondiale, allalegalità illegittima del nazifascismo, all’utopia negativa del Nuovo Ordine di Hitler e di Himmler siopporrà l’illegalità legittima dei movimenti di Resistenza, che si battono per la libertà, la giustiziasociale e coltivano un’idea di Europa non più rosa dal tarlo dei nazionalismi. I fascismi, capeggiatidalla loro versione più radicale, non riescono ad imporre il razzismo e il nazionalismo qualiconnotati di una sintesi comunitaria poggiante sull’esclusione e sullo sterminio dell’altro, deldiverso, del nemico. Vince, invece, la piattaforma politica dell’antifascismo, fondata sulla«ricomposizione tra nazione e democrazia», ricomposizione che sussume quella «tra classe e11 J. Kershaw, Hitler e l’enigma del consenso, Laterza, Roma-Bari, pp. 168-178.12 Carl Schmitt, Legalità e legittimità [1932], parzialmente tradotto in Idem, Le categorie del «politico» , Il Mulino,Bologna 1972, p. 234.13 F. Neumann, Behemot. Struttura e pratica del nazionalsocialismo. Introduzione di Enzo Collotti, Feltrinelli, Milano1977, p. 394.
  5. 5. 5nazione» e che è il presupposto del successivo Welfare State. L’antifascismo rappresenta, dunque, il«punto d’arrivo di un’esperienza che contribuisce a definire» il Novecento14.In particolare, in Italia «la lotta di Liberazione - ha osservato Luciano Canfora - ebbe, nei principiaffermati nella prima parte della nostra Costituzione, il suo coronamento e la sua codificazione.Principi positivi, affermazioni grandi e impegnative. È lì la prova che l’antifascismo non era solocontro qualcosa, ma era soprattutto per qualcosa: per un ordine più uguale, più umano» 15. Alla basedel cammino democratico intrapreso all’indomani del 1945, non senza contraddizioni e battuted’arresto, c’è quindi la Resistenza con il suo carico di lotte e di speranze. Il patrimonio ideale epolitico dell’antifascismo viene posto, nella Costituzione italiana, a fondamento di una nuova e piùavanzata idea di cittadinanza, in una situazione marcata dalle difficoltà della ricostruzione edall’incombere della guerra fredda». La Carta del 1948 fa parte delle Carte di «nuova generazione»,che accolgono, accanto ai diritti civili e politici, i diritti economico-sociali. L’aspetto maggiormenteinnovativo di queste Carte è l’inserimento a pieno titolo dei diritti sociali16, con l’attribuzione delcompito ai pubblici poteri di superare progressivamente sperequazioni e dislivelli. Nella fasecostituente del secondo dopoguerra il principio di uguaglianza, non soltanto formale, dei cittadini equello della partecipazione popolare, organizzata liberamente in partiti politici forti di un seguitoelettorale e sociale, innervano sistemi istituzionali imperniati sulla divisione dei poteri e sul criteriodella rappresentanza.Va sottolineato che una cospicua produzione normativa caratterizza la stagione dei diritti sociali,segnata dal diffondersi del Welfare State nell’Europa nord-occidentale, dall’acquisizione di unostatus di cittadinanza in una prospettiva tendenzialmente egualitaria. Si cerca di assicurare l’accessoa beni essenziali attraverso la creazione o il potenziamento di una rete di protezioni e servizi acarico della collettività: istruzione, formazione, casa, sanità, sostegno agli infanti, disabili e anziani,pensioni, sussidi di disoccupazione. Quello della sicurezza e del benessere sociale e materiale deicittadini viene assunto dallo Stato, nelle sue articolazioni istituzionali e territoriali, come uno degliobiettivi prioritari. Frutto della saldatura, nelle costituzioni postbelliche, degli aspetti democratico-formali e di quelli democratico-sociali, risultato da un lato delle rivendicazioni dei lavoratori,dall’altro dello sforzo dei ceti dirigenti di integrare le masse popolari nello Stato attenuando laconflittualità politica e sociale, il Welfare State, o Stato sociale, si contraddistingue per unarilevante presenza pubblica nella previdenza e assistenza sociale, nella sanità, nellistruzione eedilizia popolare. Questa linea politica si sposa generalmente a un indirizzo dirigistico nella vitaeconomica, sia a livello legislativo, sia attraverso la programmazione economica e la gestione diimprese pubbliche. Da cittadini a sudditi?Il Welfare State impronta di sé fortemente l’assetto interno dei paesi capitalistici più avanzati di tipodemocratico sino a quando si riesce a coniugare sviluppo economico, incremento dell’occupazionee redistribuzione della ricchezza a favore del lavoro dipendente. Questo circolo virtuoso vien menoin seguito alla crisi energetica e monetaria degli anni Settanta, quando il finanziamento delleistituzioni dello Stato sociale, a causa dei costi crescenti dovuti pure agli sprechi di gestioniclientelari, porta ad una «crisi fiscale» dello Stato.Contemporaneamente si avvia la ristrutturazione del capitalismo internazionale che prende il nomedi globalizzazione, all’insegna del neoliberismo e del tentativo di restituire alle imprese un dominiopressoché incontrastato. La globalizzazione neoliberista, incentrata sulla liberalizzazione deimercati finanziari, sottrae quote significative alla sovranità fiscale degli Stati nazionali e restringe14 F. De Felice (a cura di) Antifascismi e Resistenze, «Annali della Fondazione Istituto Gramsci», VI, La Nuova ItaliaScientifica, 1977, pp. ..15 La citazione è tratta dall’intervista di Luciano Canfora apparsa su «Liberazione» del 23 aprile 1998.16 Occorre precisare che i diritti economico-sociali sono stati riconosciuti per la prima volta dalla Costituzione tedescadi Weimar del 1919.
  6. 6. 6notevolmente l’area di contrattazione e compensazione degli interessi di ceti diversi, su cui ilriformismo tradizionale e la spinta rivendicativa dei sindacati avevano esercitato la loro pressione.A partire dalla fine degli anni Settanta, le forze che inneggiano all’efficienza del privato e allacentralità del mercato sferrano un pesante attacco al Welfare e ai diritti sociali, invocando laprivatizzazione di ampi settori (pensioni, sanità, trasporti pubblici) e più recentemente di un benepubblico per eccellenza come l’acqua17. La flessibilità che esse propongono come panacea delledisfunzioni del sistema economico diventa sinonimo ben presto di precarietà, incertezza, rotturaverticale della coesione sociale, come attesta la proliferazione, tra la fine del XX e l’inizio del XXIsecolo, degli impieghi atipici, dei contratti a tempo determinato, del part-time, dei co.co.co e deico.co.pro18. Con il declino della programmazione di stampo socialdemocratico non ci sono piùmodelli di integrazione sociale. Di fronte al dispiegarsi di una globalizzazione sospinta da uncapitalismo che non vuole essere più intralciato da «lacci» e «lacciuoli» non paiono esserci piùinteressi costituiti del tutto garantiti, né ceti stabili. Tutti, o quasi, possono ritrovarsi fra gliimpoveriti, come insegna quanto è accaduto in Argentina nel 2001. Tutti, o quasi, sono angosciatida una pervasiva sensazione di fragilità e vulnerabilità. È la «modernità liquida» di cui parlaZygmunt Bauman, quella che produce «vite da scarto», i derelitti che popolano le periferie urbanedel nostro Paese: rom, immigrati regolari ma senza alloggio, clandestini, nuovi poveri.Con il ridimensionamento del Welfare State e la considerevole riduzione dei diritti sociali vienemessa in discussione l’idea di cittadinanza quale era stata proposta e articolata da Thomas Marshallalla metà del secolo scorso: credibilità e prospettive della democrazia risultano seriamente incrinate,indebolite. C’è chi, come il filosofo della politica Danilo Zolo, non esita a sostenere che sia in attouna vera e propria regressione politica, che si manifesta attraverso processi diesclusione/inclusione19. A rischio è l’intero sistema dei diritti, sotto la pressione del capitalismofinanziario globalizzato, che si ripromette di mettere in mora la natura egualitaria della democrazia.Con la cancellazione delle conquiste fondamentali del Novecento, si vuole una sorta di ritornoall’Ottocento, come se il secolo XX fosse stato un incidente di percorso: un grande, radicale balzoall’indietro.Dopo la fine del bipolarismo, nell’età della globalizzazione, caratterizzata dalla crescenteinterdipendenza economica, dalla continua ristrutturazione della divisione internazionale del lavoro,dall’emergere di nuovi competitori come Cina e India, la cittadinanza - con inevitabili ricadute sullalegalità - sta subendo una profonda ridefinizione nelle società occidentali, nel corso di un passaggiostorico che vede l’estendersi dei fenomeni di precarietà della manodopera, l’evaporazione dei partitidi massa, la mortificazione dei meccanismi delle istituzioni parlamentari. In mano a ristrettecerchie, i partiti sono diventati per lo più comitati elettorali, che si affidano, per la diffusione deipropri messaggi, delle proprie politiche, ai canali delle tv pubbliche e private. È sempre più lalogica della pubblicità commerciale a permeare notevolmente la propaganda politica; e sempre piùl’idea di cittadinanza democratica viene ad essere svuotata dalla videocrazia e sondocrazia, dallaspettacolarizzazione e personalizzazione della politica.Con l’avanzare della concentrazione e accumulazione nel campo dei mass-media si assiste al totaleribaltamento nel rapporto tra controllori e controllati, alla vanificazione della partecipazionepolitica20. È ormai assodato che i centri di potere politico, con l’ausilio dei mezzi di comunicazionedi massa, sono in grado di esercitare una notevole influenza sulle inclinazioni politiche dei cittadini,17 Si è calcolato che il 60% delle risorse idriche mondiali è destinato ad essere privatizzato.18 Sui costi umani, sulle conseguenze sociali dirompenti del modello capitalistico imperniato sulla flessibilità-precarietàsi leggano, tra gli altri, R. Sennett, L’uomo flessibile. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale,Feltrinelli, Milano 2001, B. Ehrenreich, Una paga da fame. Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco delmondo, Feltrinelli, Milano 2002, A. Nove, Mi chiamo Roberta, ho 40 anni e guadagno 250 euro al mese, Einaudi,Torino 2006. Si consulti pure il Rapporto sui diritti globali, Ediesse, Roma 2004.19 D. Zolo, Da cittadini a sudditi. La cittadinanza politica vanificata, Edizioni Punto Rosso/Carta, Milano 2007.20 Ha osservato Colin Crouch in Postdemocrazia (Laterza, Roma-Bari 2003) come nella curva discendente dellaparabola democratica, nella fase dell’entropia della democrazia il dibattito elettorale sia essenzialmente uno spettacologuidato da esperti della comunicazione, con i cittadini ridotti ad interpretare un ruolo passivo.
  7. 7. 7che corrono il rischio di essere trasformati in «nuovi sudditi». Attraverso la grande emittenzatelevisiva, pubblica e privata, che costituisce l’anello centrale del «potere invisibile», si diffondono«l’abulia operativa, la docilità sociale, la passività consumistica, la venerazione del potere e dellaricchezza altrui, la dipendenza cognitiva e immaginativa…»21. È indispensabile, perciò, condurreuna lotta per l’autonomia cognitiva, per non ritrovarsi «servi inconsapevoli di una tiranniasubliminale»22. La dicotomia cittadino/stranieroNon si può non rilevare, a questo punto, un fenomeno paradossale della situazione odierna, ilchiudersi delle frontiere in un mondo in movimento, accompagnato dalla tendenza a frantumarel’universalismo della cittadinanza. Mentre la globalizzazione ha impresso una vorticosaaccelerazione ai flussi delle merci e delle informazioni, si cerca di negare il diritto (o la possibilità)di circolazione a uomini e donne. Gli Stati si sforzano di ripristinare il ruolo immunizzante deiconfini, la distinzione tra il dentro e il fuori, con l’individuazione o l’invenzione di nuovi nemici(gli extracomunitari, i rom, i romeni). La qualifica di cittadino, dunque, da un lato è sottoposta a unsostanziale svuotamento dalle dinamiche in atto nella politica e nelle società occidentali, dall’altroviene giocata in opposizione a quella di straniero, con i processi di esclusione o di assimilazionesubalterna riguardanti gli immigrati.L’arrivo in Europa e in Italia di un esercito di badanti, colf, muratori, pizzaioli, portinai, braccianti agiornata e operai anelanti a un futuro migliore è avvenuto in un contesto contraddistintodall’offuscarsi del Welfare State e dall’affermazione della globalizzazione neoliberista. Nellesocietà europee la diversità portata dai migranti è vissuta spesso come insidia, come sfida pericolosaa paesi basati sul mito dell’omogeneità etnica e culturale, tipica dei nazionalismi. Dinanziall’irrompere delle diversità è emersa la spinta a rinserrarsi, a mettere l’accento sulla propriaidentità culturale. Roland Henri, direttore del Centro di ricerca dell’Institut du Monde Arabe etislamique, ha senza mezzi termini affermato: «Gli europei ci vogliono come loro, con loro, ma nonda loro». Bisogna superare, invece, sia la strategia fondata - per dirla con Levi-Strauss -sull’antropofagia (l’assimilazione degli stranieri), sia la strategia del «rigetto vomico», che mette albando «gli inadatti ad essere come noi».Con la loro diversità, i migranti chiedono di fatto la riformulazione dell’idea di cittadinanza, lacostruzione di una società nella quale le differenze siano lievito, fattori positivi della convivenzacivile e politica23. La presenza di individui non facenti parte delle comunità locali deve indurre arivedere alcuni principi fondamentali, in particolare la concezione della cittadinanza identificatasulla base dell’appartenenza nazionale. Si deve passare dal buio della cittadinanza negata allacittadinanza come idea unificante e non come concetto che differenzia e divide le persone. SecondoStefano Rodotà - fine giurista, civilmente impegnato - i diritti di cittadinanza debbonoaccompagnare il cittadino indipendentemente dalla relazione che intrattiene con un territorio o conun gruppo. Occorre guardare in modo più aperto al tema, sempre controverso, dell’universalità deidiritti. La nuova nozione di cittadinanza non può che muovere da una considerazione integrale dellapersona, ponendo al centro di essa diritti sociali e politici universalmente garantiti. La legalità securitaria21 D. Zolo, op. cit., p. 7.22 Ivi.23 Sul nodo dell’accesso alla sfera dei diritti di cittadinanza, nel loro significato formale e sostanziale, si veda C.Mantovan, Immigrazione e cittadinanza, Franco Angeli, Milano 2007. Sulla ridefinizione dei diritti alla luce deimovimenti migratori e della multiculturalità si legga pure N. Ammaturo e M. Antonietta Selvaggio (a cura di),Globalizzazione e cittadinanze, C.E.I.M. Editrice, Mercato S. Severino (Sa) 2006.
  8. 8. 8Ben altri, invece, sono gli orientamenti prevalenti nelle società europee, specialmente in Italia, dovesta avvenendo la saldatura tra razzismo istituzionale e razzismo popolare24. Il controllosull’immigrazione, irregolare e regolare, sempre più dettato dall’imporsi di semantiche xenofobe, hafinito con il partorire una legalità securitaria,persecutoria, slittando sovente nell’incostituzionalità più evidente, come nei casi del rifiutod’ingresso, del trattenimento senza motivo legale, dell’espulsione ingiustificata e delle vessazioni(sino alla tortura) ai danni di non pochi stranieri islamici. A ciò si sono aggiunte la proposta diistituire classi “differenziali” per stranieri, la legalizzazione delle ronde di quartiere, l’istigazionealla delazione contro i clandestini che ricorrono alle cure mediche. Infine, nel 2009 il governo dicentro-destra ha incluso nel «pacchetto sulla sicurezza» il reato d’immigrazione clandestina, per cuisi è puniti non sulla base di un comportamento delittuoso, ma a causa della condizione in cui ci sitrova25.La violazione di principi e diritti basilari, a cui è stato dato il crisma della legalità e che è unamanifestazione dell’attacco alla democrazia costituzionale, relega i cosiddetti clandestini nellacondizione di non-persone26. I migranti, sia irregolari che regolari, pur costituendo il 10% dellaforza-lavoro, non hanno rappresentanza politica27; nel loro complesso essi sono i nuovi «meteci»,cioè lavoratori senza diritti di cittadinanza o con diritti limitati, in uno scenario in cui si va facendopiù difficile per loro l’accesso ai servizi sociali, alla sanità e all’istruzione28. Chi è incluso neicircuiti dell’economia, ma non detiene diritti civili e politici, più facilmente può diventare ilbersaglio, il capro espiatorio di campagne securitarie, in cui recitano un ruolo non secondario imass-media29 e quanti tendono a ricondurre ogni atto degli immigrati all’operato di un racket, di unclan o di organizzazioni terroristiche.La cosa si aggrava e complica ulteriormente in presenza di una crisi economica, come quellaesplosa nel settembre 2008 per effetto della speculazione finanziaria sui sub-prime. Infatti, con ildilagare della disoccupazione, con il diffondersi dell’incertezza generata dal malessere sociale, il«razzismo dei piccoli bianchi» si esacerba, si incrudelisce la lotta tra “ultimi” (i nuovi arrivati) e“penultimi”, coloro che individuano negli stranieri dei concorrenti, dei nemici, i responsabiliprincipali delle loro traversie economiche. Molti tra i “penultimi”, i vinti della globalizzazione,premiano le forze di destra e d‘estrema destra, che invocano l’instaurazione di un potere forte e diuna società chiusa, che paventano i pericoli dell’invasione, della disintegrazione del sistema divalori della civiltà occidentale, della perdita irrimediabile di un’identità plurisecolare.In un clima avvelenato da una vera e propria deriva xenofoba si fanno più frequenti, più ricorrentigli episodi di violenza a sfondo razzistico30: dall’uccisione a Milano, il 14 settembre 2008, di AbdulSalam Guibre, un ragazzo nero italiano, al massacro camorristico, di lì a qualche giorno, di seiextracomunitari a Castel Volturno, a quanto è accaduto a Brescia, nell’agosto 2009. In questoprospero e laborioso centro del Nord una donna marocchina di 54 anni, in compagnia della madre di83, è stata multata per 100 euro per essersi seduta su un gradino di piazza della Loggia; il 21 agosto,24 A. Rivera, Regole e roghi. Metamorfosi del razzismo, Dedalo, Bari 2009, p. 11.25 Il reato d’immigrazione clandestina, cioè «l’ingresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato», viene punitocon ammenda da 5 a 10.000 euro, processo davanti al giudice di pace ed espulsione. Va segnalato che il reatod’immigrazione clandestina e il prolungamento della detenzione nei Centri d’identificazione ed espulsione, gli ex Cpt,sono già presenti nelle legislazioni di altri paesi europei.26 Riprendo questa definizione da A. Dal Lago, autore di un penetrante saggio, Non-persone. L’esclusione dei migrantiin una società globale, Feltrinelli, Milano 2004.27 Secondo le stime della Caritas in Italia gli immigrati irregolari ammontano nel 2009 a 1 milione, di cui il 35% èarrivato via mare.28 Il leader della Lega Umberto Bossi ha puntualizzato: «niente case per gli stranieri»; il ministro Sacconi ha proposto diprivilegiare la manodopera italiana persino per i lavori stagionali.29 Basti pensare, a tal proposito, al caso dello «stupro della Caffarella» (2009), con i «mostri» rumeni sbattuti in primapagina.30 Sono numerose ormai le vittime di raid e aggressioni razzistiche. Già il 7 ottobre del 1989 decine di migliaia dipersone sono scese in piazza a Roma per la prima grande manifestazione italiana contro il razzismo, testimoniando illoro sdegno per l’assassinio a Villa Literno - il precedente 24 agosto - del rifugiato politico sudafricano, Jerry EssanMasslo.
  9. 9. 9il trentottenne di origine algerina, Abdallah Lakhdara, è stato insultato e pestato da quattro vigiliurbani, poi è stato rinchiuso per ore in una piccolissima stanza maleodorante e infine processato. ABrescia, inoltre, una norma vieta ai call-center di esporre avvisi in lingua straniera e circolari dellapolizia locale legano il 70% dei premi di produttività al controllo degli extracomunitari31.Sempre nell’agosto 2009 73 eritrei hanno perso la vita mentre cercavano di raggiungere le costedell’Italia. Avvistati da almeno dieci navi, i migranti alla deriva hanno subito l’omissione disoccorso a catena. Si è trattato dell’ennesima morte collettiva, dell’ennesima ecatombe nelle acquedel Mediterraneo, che si va trasformando in un grande cimitero marino. I respingimenti da parteitaliana e l’inasprirsi dei pattugliamenti libici, in base al trattato del 30 agosto 2008 siglato dai duecapi di governo Berlusconi e Gheddafi, che viola palesemente il rispetto dei principi umanitari dellaconvenzione di Ginevra, hanno reso ancor più rischiosa la traversata fra l’Africa e Lampedusa.Sorte peggiore tocca poi a coloro che cadono nelle mani della Libia, dove i migranti o richiedentiasilo rinchiusi in carceri, in cui languono in condizioni disumane sino alla morte. Un ultimo esempio: l’illegalità dell’industria del crimineTratta di immigrati clandestini, di donne e minori, gioco d’azzardo, estorsione, usura, contrabbando,traffico di stupefacenti, di armi, di materiali nucleari, di organi umani, smaltimento dei rifiuti tossicie non, sono le attività su cui l’industria del crimine fonda le sue fortune. Ad uno sguardosuperficiale l’illegalità di tipo mafioso e/o camorristico sembra di facile, immediata identificazione.Le cose, invece, sono meno semplici di quanto appaiono. Come dimostra la letteraturasull’argomento, la nuova fisionomia delle grandi organizzazioni criminali, tra cui quelle campane, èdata dalla loro capacità di agire in maniera efficace nella terra di confine tra legalità e illegalità 32. Illoro nuovo volto si nasconde dietro l’anonimato delle operazioni finanziarie, dietro la penetrazionenegli investimenti legali, rendendo più difficile distinguere le reti dell’economia legale da quelledell’economia illegale. Dal colossale giro d’affari che esse alimentano dipendono imponenti flussifinanziari e commerciali, nonché tantissimi posti di lavoro. Grazie all’enorme patrimonio,all’ingente quantità di denaro liquido di cui dispongono, esse si incuneano mediante la corruzionenelle istituzioni pubbliche, si insediano negli interstizi più vulnerabili degli organismi statali,prosperano sulle zone grigie di illegalità e di scarso controllo, approfittando delle sacche diemarginazione, di povertà e di sottosviluppo. Beninteso, la violazione e l’aggiramento della leggecostituiscono la regola e la sostanza della loro identità33.Di pari passo con la mondializzazione dei circuiti economici e informatici legali, le multinazionalidell’illecito hanno assunto dimensioni e proiezione globali. Si sono giovate della liberalizzazionedel sistema dei cambi e della possibilità di spostare somme gigantesche per via elettronica al fine dioccultare o riciclare danaro sporco. Danaro proveniente specialmente dal traffico degli stupefacentie dei rifiuti tossici, ma pure dalla gestione dei viaggi degli immigrati clandestini.È da notare l’emergere piuttosto recente delle mafie slave, che sono cresciute all’ombra del caospolitico determinato dalla caduta dei regimi del «socialismo reale». In Russia, Ucraina, Bulgaria,Albania, Kosovo, Serbia e Croazia i gruppi criminali si sono rapidamente arricchiti rifornendo didroghe le piazze occidentali e obbligando giovani donne a prostituirsi e a vivere di fatto da schiave.Tornando alle grandi reti criminali italiane, va detto che esse dimostrano d’avere acquisito - ormaida tempo - propensione e attitudini imprenditoriali34. Associazioni basate su una cultura familisticae privatistica, attraverso l’intimidazione e la violenza perseguono esclusivamente il proprio31 Brescia è considerata il feudo del sindaco Adriano Paroli, vicino ai cattolici di Comunione e Liberazione, ma di fattoè amministrata dal vice Fabio Rolfi, che si è formato alla scuola dei leghisti Borghezio e Tosi.32 Tra i numerosi titoli recentemente apparsi in libreria si vedano I. Sales (con la collaborazione di M. Ravveduto), Lestrade della violenza. Malviventi e bande di camorra a Napoli, L’ancora del Mediterraneo, Napoli 2006, R.Capacchione, L’oro della camorra, Bur Rizzoli, Milano 2008.33 È appena il caso di notare come, per lo più, sia assente la grande criminalità nelle opere storiche sull’Italiacontemporanea, quasi non avesse contribuito a segnarne, talvolta pesantemente, vicende e percorsi.
  10. 10. 1tornaconto e profitto. Fornitrici di beni e servizi illeciti, come di beni leciti, esse sono le artefici diun sistema ramificato di illegalità diffusa, che depaupera e stravolge la democrazia per imporre unacultura della sudditanza, imperniata sull’accettazione della differenza ineliminabile tra chi domina echi è dominato.Se l’illegalità della mafia, che spesso si tinge dei colori grevi del sangue, ora indossa le vestiall’apparenza «inodori» dell’accumulazione economica, se la ‘ndrangheta calabrese può contare suuna liquidità superiore a quella della consorella siciliana, la camorra tra XX e XXI secolo haassunto una fisionomia sempre più plurale, essendo un conglomerato di organizzazioni locali,sovente in conflitto tra loro. Con una configurazione di tipo orizzontale, essa si prefigge il controllodi tutte le attività illegali sul territorio, intrattenendo con esso svariate e complesse relazioni.Alla fine degli anni Ottanta, l’Alleanza di Secondigliano - dopo il tramonto di Raffaele Cutolo -mette in atto il secondo progetto di unificazione delle numerose bande urbane, almeno a Napoli etra la città e i comuni limitrofi a Nord. Essa riunisce cinque clan, senza che ciascuno perda la suaspecificità, con una cassa unica, ma i proventi ripartiti tra cinque35. Anche questo tentativoabortisce, in seguito alla sanguinosa faida scatenata dagli “scissionisti”, che farà registrare più di500 morti tra l’inizio del 2004 e il 2008. Proprio alla frammentazione in numerose articolazioni èriconducibile la pericolosità della camorra, ma pure il suo forte radicamento, la capacità cioè diaderire plasticamente alle varie forme di illegalità estesesi nella vita economica e sociale di Napoli edel suo entroterra.Imprenditori di illegalità, di violenza urbana, i camorristi di Napoli, costretti a interminabili periodidi latitanza, sempre più sono affiancati dalle «matrone dell’illegalità», mogli e figlie, che esibisconodoti decisionali e gestionali nella cura dei traffici illeciti.Un discorso a parte merita - ma qui si può fare solo un cenno - il clan dei casalesi in provincia diCaserta, più simile per impianto e caratteristiche alla mafia siciliana. I suoi boss si sono trasformatiin veri e propri manager, che controllano una miriade di attività (aziende agricole, alberghi, localinotturni, supermercati), riuscendo a mettere le mani sugli appalti di grandi opere del nostro Paese,tra cui l’Alta Velocità, inserendosi lucrosamente nella raccolta della spazzatura, con la complicità diesponenti del ceto politico. Come documentano inchieste giornalistiche e giudiziarie, essi perdecenni hanno provveduto a versare in discariche abusive i rifiuti tossici prodotti dalle industriesettentrionali, inquinando gravemente intere zone della Campania. *****Dalle osservazioni sin qui svolte, dagli esempi sinora proposti riteniamo che traspaiasufficientemente come alla luce del trinomio diritti-cittadinanza-legalità possa essere riconsideratala storia dell’età contemporanea, nei suoi aspetti cruciali, nelle sue varie fasi e scansioni. Insiemecon gli altri strumenti dell’educazione democratica, tra cui la conoscenza della Costituzione, deldiritto e delle carte internazionali, la storia consente di tracciare itinerari didattici finalizzati allaformazione di un cittadino consapevole, dotato di un orizzonte critico, in grado di confrontarsi conle identità plurime dell’odierno mondo globalizzato. Il punto irrinunciabile, non mediabile è laquestione dei diritti, della globalizzazione dei diritti, dentro cui si situa, deve situarsi laproblematica della legalità. Difesa del diritto ad un’esistenza decorosa, sicurezza di godimento deifondamentali servizi collettivi (sanità, istruzione, ma pure infrastrutture di trasporto collettivo,tutela, specialmente delle fasce più deboli, dagli assalti, truffe e insicurezza generate da unacriminalità comune ed economica), fruibilità dei beni pubblici, finanziati prioritariamente sulla basedella solidarietà fiscale34 R. Catanzaro, Il delitto come impresa. Storia sociale del crimine, Bur Rizzoli, Milano 1991. Di grande utilità è pure lalettura di I. Sales, La camorra le camorre, Editori Riuniti, Roma 1988.35 Cfr. I. Sales, Le strade della violenza, op. cit..
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